Tango, monsieur?

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ALDO LO CASTRO

ALDO LO CASTRO

Tango, monsieur?

Scherzo tragico in un Prologo ed un Epilogo

Testo tradotto e  rappresentato anche in Romania (Bucarest – Sibiu – Festival Internazionale)  dove  ha ottrnuto il Premio UNITER

            Personaggi  (in ordine d’entrata):

CARLO SPINELLI,  maggiordomo di casa Anselmi

CLELIA DI BENEDETTO, la fidanzata di Marco

AMANDA MARINI, moglie di Marco

STEFANIA FLORIO, altra moglie di Marco

MARISA PITTI, altra fidanzata di Marco

MARCO ANSELMI, il Marco... di cui trattasi

IL NOTAIO

L’azione si svolge in Sicilia – negli anni ’50 – in una lussuosa villa sul mare di Taormina.

PROLOGO

Estate. Il lussuoso salone di Villa Anselmi. Sul fondo, una grande porta a vetri che dà su una terrazza, il giardino e quindi verso l’esterno. Porte a destra e a sinistra. L’arredamento è molto elegante e raffinato: un divano, delle poltrone, un tavolo, alcune sedie e, fra le altre ricercatezze, in un angolo, un prezioso mobiletto antico con giradischi...

All’apertura del sipario, il giradischi diffonde una musica d’epoca.

In scena, il maggiordomo – Carlo – che spolvera i mobili in modo impeccabile, quasi maniacale.

Suonano al cancello d’ingresso. Carlo si ferma, spegne il giradischi ed esce.

Rientra un momento dopo, preceduto dall’irruente Clelia.

1-

CLELIA – Beh?

CARLO – (non capisce) Eh?

CLELIA – Ha capito?

CARLO – Che cosa?

CLELIA – Io sono Clelia Di Benedetto.

CARLO – (s’nchina ossequioso) Onoratissimo.

CLELIA – (tra sè) Stupefacente! Dove l’ha pescato, Marco, questo qui? (A Carlo) Senta, vuole degnarsi di avvertire il signor Anselmi, sì o no?

CARLO – Avvertirlo? E di che? E’ successo qualcosa?

CLELIA – (urla) Non ancora!

CARLO – Meno male. Sa, le brutte notizie arrivano proprio quando non te le aspetti.

CLELIA – (c.s.) Corra a chiamare immediatamente il signor Anselmi! Mi ha sentito?

CARLO – Sì.

CLELIA – E allora, perchè rimane qui come un salame?

CARLO – Personalmente, non avrei nulla in contrario a chiamare il signor Anselmi...

CLELIA – Davvero?

CARLO – Certamente. Il guaio è che non c’è.

CLELIA – Non c’è?

CARLO – Confermo: non c’è.

CLELIA – (smarrita) In che senso?

CARLO – Nel senso che se ci fosse, sarebbe qui, adesso. Ma, considerata la sua chiara ed inequivocabile assenza, egli non c’è.

CLELIA – (c.s.) Egli?!

CARLO – “Egli” sta per il signor Marco Anselmi.

CLELIA – Non è possibile!

CARLO – Non vedo perchè.

CLELIA – Non è assolutamente possibile!

CARLO – Lei ribadisce inutilmente un concetto già espresso.

CLELIA – Dunque... non è in casa...?

CARLO – Le assicuro che il signor Marco è talmente assente che se ora fosse in  casa, ebbene, io non crederei ai miei occhi.

CLELIA – (lo osserva stravolta) Ma lei è scemo!

CARLO – Dando per scontato che io lo sia, ciò non cambia la sostanza delle cose: il signor Marco, come avrà intuito, non è in casa.

CLELIA – Questo è un bel casino!

CARLO – Anche la signora Maria – requiescat in pace! – anche lei, povera donna, guardandosi intorno, in questa villa, si esprimeva spesso allo stesso modo. Diceva esattamente così: “Questo è un bel casino”. E, se vuole un mio parere, credo che la signora Maria – la mamma del signor Marco, dico – non avesse poi tutti i torti. (Sottovoce) C’è sempre stato un bel giro di sottane, qui...

CLELIA – (agitata, insegue i propri pensieri) No, no... è davvero un gran bel casino!

CARLO – Se mi posso permettere, persino l’intonazione mi ricorda la povera signora Maria.

CLELIA – Ma chi diavolo è questa signora Maria?

CARLO – Le ho appena detto che è – anzi, era poichè adesso dorme il sonno dei giusti – la mamma del signor Marco.

CLELIA – (stordita) La mamma...?

CARLO - ... del signor Marco.

CLELIA – Ma chi se ne frega della madre! Io sono qui per il figlio!

CARLO – Capisco. Ma come le stavo a dire, la prima dorme il sonno...

CLELIA - ... dei giusti!

CARLO – Appunto. Quanto al figlio, il signor Marco...

CLELIA - ... non c’è!

CARLO – Ottimamente. Mi ha capito alla perfezione.

CLELIA – Bene. E allora, sa cosa faccio?

CARLO – Se mi consente, non ne ho la più pallida idea.

CLELIA – Io mi siedo qui. (Si siede) E aspetto.

CARLO – Se mi consente, aspetta... chi?

CLELIA – Non certo la defunta signora Maria!

CARLO – Condivido. Sarebbe estremamente insensato.

CLELIA – E dunque, aspetto Marco! Chi vuole che aspetti?

CARLO – Se mi consente, ritengo che quest’attesa sia altrettanto inutile.

CLELIA – “Se mi consente”, credo che debba pur tornare a casa!

CARLO – Lei crede?

CLELIA – Lei no?

CARLO – Non saprei. Tuttavia giudico assai improbabile un rientro del signore, diciamo, a brevissima scadenza.

CLELIA – Io aspetto e basta. Aspetto per l’intera giornata, se necessario!

CARLO – Fosse stato necessario, glielo avrei consigliato io stesso di aspettare.

CLELIA – Insomma, lei mi ha stufato! E mi ha fatto perdere la pazienza!

CARLO – Le ricordo, cara signorina, che io non c’entro minimamente. E’ il signor Marco ad essere assente. Io, come vede, sono qui, pronto a servirla.

CLELIA – (implorante) Senta, sia buono, mi dica: quando rientrerà il signor Marco?

CARLO – Se mi è concesso l’ardire... lei non deve usare questo tono dimesso e persino implorante. M’imbarazza oltremodo, creda. Le ricordo, cara signorina, che io sono un umile servitore.

CLELIA – (quasi fosse colta da un raptus, lo afferra per il collo) Quando torna, disgraziato?

CARLO – (con voce flebile) La prego... se posso permettermi... le sarei molto grato se allentasse un tantino la presa: da bambino, ho avuto fastidi alla gola.

CLELIA – Quando?

CARLO – Avevo circa otto anni...

CLELIA – Imbecille! Quando torna Marco?

CARLO – Ah... non prima di lunedi.

CLELIA – (molla la presa) Bisogna usare le maniere forti con te!

CARLO – Questa è una frase che ho già sentito mille altre volte, nella mia vita.

CLELIA – Lunedi?! Hai detto lunedi?

CARLO – Il primo giorno della settimana, a servirla.

CLELIA – E l’ultimo della sua vita!

CARLO – Come fa ad esserne così certa?

CLELIA – (angosciata) Oggi è appena martedi!

CARLO – A servirla. E’ appena martedi. Ma c’è della gente che giurerebbe che oggi è “già” martedi. Vede come tutto è estremamente relativo?

CLELIA – (gli mostra un telegramma) Dimmi, tu che la sai lunga, cos’è questa buffonata?

CARLO – Se posso esprimere una mia opinione...

CLELIA – Esprimi in fretta.

CARLO – Questo è un telegramma.

CLELIA – No! E’ una buffonata.

CARLO – Non insisto. Questa è la dimostrazione lampante che ai servi non dovrebbe essere permesso esprimere pareri. Sono ottusi.

CLELIA – (gli porge il telegramma) Leggi.

(Si sente suonare alla porta)

CARLO – Mi permetta, hanno suonato. (Via. Rientra un attimo dopo, con Amanda).

2 –

AMANDA – Non è un problema. Aspetto. (Mentre siede, scorge Clelia) Buon giorno.

CLELIA – Buon giorno. (A Carlo) Chi cavolo è?

CARLO – (sottovoce) Dice di chiamarsi Amanda.

CLELIA – E che cavolo vuole?

CARLO – Indovini un pò.

(Per qualche istante, Clelia e Carlo stanno ad osservare la nuova arrivata).

AMANDA – (a Clelia) Vi sarei grata se, anziché continuare a guardarmi in quel modo, uno di voi due mi portasse qualcosa da bere.

CLELIA – Cosa? Lei vuole scherzare?!

MANDA – Bene. A dir la verità, Marco mi aveva parlato di una servitù, per così dire, “sui generis” ma non m’aspettavo francamente tanta ineducazione! Vedrò di farla licenziare, cara la mia ragazza!

CLELIA – Ma la smetta di dire sciocchezze!

AMANDA – Prego...? Sciocchezze...?

CLELIA – O stronzate, se preferisce!

AMANDA – Come... come ha detto, scusi?

CARLO – Perdonate... non vorrei interferire ma credo, anzi, sono certo che sta maturando un grosso equivoco.

AMANDA – (a Carlo)- E lei, stia al suo posto! Non mi era mai successo: aggredita da due camerieri!

CLELIA – Ma cameriera ci sarà lei!

AMANDA – Come, come? Voi due non siete i domestici?

CLELIA – Io sono la signorina Clelia Di benedetto, se permette. Quanto a lui, non so se è un domestico. Non ho ancora capito nemmeno se è un essere umano!

AMANDA – Clelia... Di Benedetto, dice?

CLELIA – Sì, così dico.

AMANDA – E... posso domandarle, se non sono indiscreta, cosa ci fa in questa casa?

CLELIA – Ad essere franchi, stavo per rivolgerle la stessa domanda!

AMANDA – Guarda un pò.

CLELIA – Già. Curioso, vero?

AMANDA – Notevolmente. E io dovrei raccontare i fatti miei ad una emerita sconosciuta?

CLELIA – Dei fatti suoi, in tutta sincerità, me ne strafotto. Lei deve solo spiegarmi la ragione della sua conturbante presenza, qui!

AMANDA – Io “devo”?! Non sono affari che la riguardano minimamente.

CLELIA – Creda, mi riguardano.

AMANDA – La prego, non insista. Non so per quale motivo lei si trovi in questa casa ma la prego, abbia almeno il buon gusto di stare al suo posto e di non seccarmi.

CLELIA – Davvero? La sto seccando?

AMANDA – In maniera considerevole.

CLELIA – Quanto me ne dispiace! Comunque, considerato che, prima o poi, arriveremo alle spiegazioni, le confido subito un piccolo segreto.

AMANDA – (aria annoiata) Dica pure.

CLELIA – Io sono Clelia, la fidanzata di Marco.

AMANDA – (scoppia a ridere) Ma non mi dica?!

(Suonano ancora alla porta).

CARLO – (tra sè) Gran bella giornata! (Alle due donne che non lo stanno nemmeno a sentire) Scusino... hanno suonato... (Esce e rientra, subito dopo, preceduto da Stefania e Marisa)

3 –

MARISA – (a Stefania) Che antipatica!

STEFANIA – (a Marisa) Vuole andarsene, per favore? (Scorge la presenza delle altre due) Beh?

MARISA – (osserva le donne) Non credevo si trattasse di un party!

STEFANIA – Carletto! Chi diavolo sarebbero queste qui? E dov’è il signor Marco?

CARLO – Ecco, signora Stefania...

AMANDA – “Queste qui”? Lei ha un bel modo di esprimersi!

STEFANIA – Stia zitta e mi faccia parlare col mio maggiordomo!

CLELIA – Il “suo”... maggiordomo?!

STEFANIA – Dunque, Carletto, vuoi rispondermi? Chi sono queste... signore? E dov’è mio marito?

AMANDA – CLELIA – MARISA – (insieme) Marito?!

CARLO – Certo, signora... ma è accaduto tutto così rapidamente...

STEFANIA – Cosa è accaduto?

CARLO – Ah, nulla, in definitiva... cioè, sì. Le signore hanno chiesto del signor Marco il quale, come lei stessa può constatare facilmente, non è in casa. Tuttavia, le signore insistono nell’affermare che devono vedere il signor Marco. Ecco.

AMANDA – (a Stefania) Lo scherzo è durato abbastanza, non crede, signorina?

STEFANIA – “Signora”, prego! E davvero non capisco a quale scherzo si riferisca.

AMANDA – Ah, lei non capisce.

MARISA – Per la verità, sono io che non ci capisco più nulla!

AMANDA – (a Stefania) Vede, cara “signora”, io sarei seriamente tentata di spaccarle la testa...

STEFANIA – Ma... come si permette?

AMANDA - ... ma poichè la ragione, l’educazione e, se mi consente, la classe mi impongono un comportamento civile, ebbene, io mi limito a chiederle – con calma, come vede – il motivo per cui lei si spaccia per la moglie di mio marito.

STEFANIA – Non mi spaccio affatto per la moglie di suo marito che non ho neppure il piacere di conoscere! Ma, insomma! Questa è bella, davvero! Dopo tre mesi di assenza, arrivo a casa mia e chi trovo? Una ragazzetta idiota che al cancello mi chiede se Marco abita qui e mi si appiccica addosso, il mio salotto requisito da un paio di mentecatte non meglio identificate e un maggiordomo che s’è rincoglionito! Ammetterete che è un pò troppo! Ed ora, sarei grata a tutt’e e tre se mi diceste chi siete e cosa volete!

(Amanda, Clelia e Marisa rispondono conteporaneamente urlando)

            Carletto!

CARLO – Sì, signora.

STEFANIA – Hai trenta secondi per chiarire questo pò pò di casino e dieci per buttarle fuori da casa mia!

AMANDA – Lei non butta fuori proprio nessuno!

CLELIA – E guardi che il casino c’era già da prima!

MARISA – Questi scherzetti cretini a me non piacciono! Marco mi spiegherà...!

STEFANIA – Marco, Marco, Marco! Posso sapere, almeno, che volete da mio marito?

CLELIA – E insiste col “marito”!

CARLO – Domando venia... Signora Stefania, se mi consente, azzardo un’ipotesi che potrebbe sciogliere l’inghippo.

STEFANIA – E allora, fa’ presto: azzarda e sciogli.

CARLO –Le due signore... e anche la signorina, da quel che ho intuito, probabilmente sono le vittime inconsapevoli del medesimo stupidissimo scherzo. Qualcuno, spacciandosi evidentemente per il signor Marco, ha dato loro appuntamento qui, alla stessa ora...

STEFANIA – E’ verosimile. Bene. Chiarito l’inghippo. Fa’ le nostre scuse alle signore per l’increscioso equivoco e accompagnale alla porta.

CLELIA – Mi concede di parlare liberamente?

STEFANIA – Sì ma faccia presto.

CLELIA – Il suo rincoglionito domestico ha azzardato un’ipotesi da demente e non ha sciolto nessun inghippo. Perchè questo buontempone che avrebbe fatto lo scherzetto, non poteva essere a conoscenza che io e Marco stamo per sposarci!

TUTTE – Sposarvi?!

STEFANIA – Che fantasia!

AMANDA – Di bene in meglio. E, di grazia, chi lo dice?

CLELIA – Io lo dico. Marco lo dice. Questo telegramma lo dice! (Lo mostra)

AMANDA –Dia a me.

STEFANIA –(più lesta, afferra il telegramma) No, dia a me! Sono io che ho il diritto e il dovere di assicurarmi se mio marito stia per sposarsi, non le pare?

AMANDA – (glielo strappa dalle mani) Dal suo punto di vista, potrebbe avere anche ragione ma, dal mio, no, visto che Marco mi ha sposata la settimana scorsa!

MARISA – Oddio! Marco avrebbe... due mogli... e una fidanzata?!

STEFANIA – (ad Amanda) Signora, la prego... Non è il momento di battutacce infelici, questo!

AMANDA – (legge il telegramma) “Raggiungimi subito in indirizzo che conosci, stop. Nostro matrimonio da celebrarsi al più presto, stop. Ti spiegherò, stop. Ti amo, stop”.

MARISA – Va a fa ‘nculo, stop!

CARLO – Ma... signorina...!

MARISA – Signorina, un corno!

CARLO – Anche lei sposata con il signor Marco?

MARISA – Non ancora! Ma quel giuda mi aveva promesso... (scoppia a piangere)

STEFANIA – Anche le lacrime, adesso!

AMANDA – (a Clelia) Vuole tradurmi, per favore, il contenuto di questo telegramma?

CLELIA – Non le sembra sufficientemente chiaro?

AMANDA – No, bella mia. A me sembra tutto sufficientemente pazzesco!

CLELIA – Senta, io conosco Marco da un anno e non ho alcun motivo ragionevole per dubitare della sua onestà e dei suoi sentimenti!

STEFANIA – I casi sono due: o questa è una diabolica messinscena architettata da chissà chi per ragioni che mi sfuggono oppure debbo seriamente pensare che mio marito conduca una doppia vita!

AMANDA – Se ho fatto bene i conti, una triplice vita!

MARISA – Se permettete, quadrupla!

AMANDA – E già. No, è troppo. Sarebbe troppo persino per un mostro, direi.

STEFANIA – E allora è più ragionevole concludere che vi state pigliando gioco di me.

CLELIA – Di lei? Ma se fino a un momento fa, io non sapevo neppure che lei esistesse!

AMANDA – No, no, un momento. Sulla buona fede di ciascuna di noi, credo non ci siano dubbi...

STEFANIA – E allora?

AMANDA – E allora si tratta di un maledetto imbroglio del quale dobbiamo venire a capo con un pò di calma.

STEFANIA – Io non capisco perchè sto ancora a sentirvi. Io, fino a prova contraria, sto in una botte di ferro: sono la moglie di Marco, questa è casa mia, costui è il mio maggiordomo e dunque...

CLELIA – Troppo semplice e troppo sbrigativo, cara mia. E’ tutto da dimostrare ancora.

STEFANIA – Io non devo dimostrare un bel niente a nessuno! Perciò, fate il favore...

CLELIA – E smettila, una buona volta! Ma chi credi di essere?

STEFANIA – Mi dà del tu?

CLELIA – Ti dò quello che mi pare! Ti dò anche un pugno in testa se non la pianti con tutte le tue arie da padrona del castello incantato!

STEFANIA – Ma... come osa? Fuori da casa mia!

CLELIA – (le si avvicina minacciosa. Stefania si allontana. Ne consegue un accanito inseguimento) Adesso io ti strappo quel bei capelli, poi, col tuo scalpo in mano, mi metto a urlare per tutta questa maledettissima casa e, alla fine, mi lancio in una sfrenata danza della morte!

STEFANIA – (fugge di qua e di là) Ma questa è pazza! Carletto!

CARLO – E’ scesa sul sentiero di guerra, signora!

STEFANIA – (a Carlo) Fa’ qualcosa...! Ferma la pazza!

(L’inseguimento continua mentre le altre due, incuranti di quel che avviene, sbuffano e riflettono sul da farsi).

CARLO – (a Clelia tentando di fermarla) Signorina, per carità...

CLELIA – Sta’ fermo dove sei, servo! Non immischiarti! (Riesce ad afferrare Stefania. La trascina per i capelli poi la fa cadere sul divano e le salta addosso)

AMANDA – (continua a non accorgersi del pandemonio) Sì. Soltanto con la calma, riusciremo a capirci qualcosa. Siete d’accordo?

CLELIA – (ancora addosso a Stefania) E’ quello che sto cercando di far capire a questa qui!

STEFANIA – (stremata) Tolga il ginocchio dal mio stomaco, la prego.

CARLO – Signorina, sia gentile, tolfa il ginocchio dallo stomaco della signora.

CLELIA – Non state a seccarmi! Devo riflettere!

CARLO – Sull’opportunità di togliere il ginocchio, signorina?

CLELIA – Ho riflettuto. Siamo in troppe. (Lascia Stefania) Troppe donne, dico io.

CARLO – Anche la signora Maria lo diceva spesso. “Troppe donne! Troppe donne girano per questa casa!”

MARISA – La signora Maria? E chi sarebbe?

AMANDA – Un’altra moglie? No, eh!

CLELIA – No, quella, la signora Maria è morta.

AMANDA – Ah! Ne ha già seppellita una, di mogli, il mostro!

CARLO – Ma che dite?

AMANDA – Non l’ha seppellita?

CARLO – Ma sì che l’ha seppellita...

AMANDA – Meglio. Sarò cinica ma almeno c’è una moglie in meno con cui dover discutere!

CARLO – Ma che moglie! La signora Maria, requiescat in pace, era la madre del signor Marco!

MARISA – Che schifo! Anche incestuoso!

CARLO – No, adesso, basta! Qui si oltrepassa ogni limite, signore mie!

AMANDA – (a Marisa) Ma non hai capito che era la madre?

MARISA – Appunto. Che porco!

(Squilla il telefono)

STEFANIA – (a Carlo) Rispondi. Dio voglia che sia Marco...!

CARLO – (stacca il ricevitore) Casa Anselmi, buon giorno.

TUTTE – E’ Marco?

CARLO – No. (Al telefono) No, non dicevo a lei... Dica pure.

(Durante tutto il tempo della telefonata, le donne discutono animatamente tra loro)

            Sì... Sì... Sì... Ho capito: la fidanzata. (Realizza con orrore) Lei è la fidanzata? (Terrorizzato, sta per riattaccare ma, dopo un attimo di smarrimento, riprende a parlare) Ha sbagliato numero. Sì, ne sono assolutamente certo. Sì, signorina, confermo: questa è casa  Anselmi... Il numero è proprio quello che lei ha fatto, tuttavia ha sbagliato ugualmente. Ha sbagliato giornata, ha sbagliato momento, ha sbagliato tutto, gentile signorina. Ah, non se ne dia pensiero: non è la sola a non aver capito. Sì, naturalmente: la risentirò volentieri in un giorno meno infausto. E adesso, voglia gradire le mie scuse e i miei più deferenti saluti. (Riattacca il ricevitore)

STEFANIA – (a Carlo) Chi era?

CARLO – Qualcuno che ha sbagliato.

CLELIA – (nervosissima) Questa storia mi farà impazzire!

AMANDA – Gli isterismi non servono. Bisogna mantenere la calma.

CLELIA – (c.s.) E’ da mezzora che vai predicando la calma! Ma chi sei, Santa Placidina da Val Serena? Io non sono calma, non mi va d’essere calma, non intendo essere calma e dubito fortemente che riusciate a calmarmi!

CARLO – D’accordo... ma stia calma...

CLELIA – Ma che fa questo qui, sfotte? Bada, brutto anatroccolo impettito...!

AMANDA – Adesso basta! Smettila! Io sarò forse Santa Placidina ma tu sei un ciclone...!

CLELIA – Non mi conosci abbastanza. Quando mi girano, sono anche peggio!

STEFANIA – Carletto, per favore, lasciaci sole. Puoi ritirarti.

CARLO – Con immensa gioia, signora.

CLELIA – No! Il Carletto rimane dov’è! Il Carletto è il solo che, al momento, è in grado di fornirci uno straccio di spiegazione! (A Carlo) Siediti!

(Carlo non sa che fare e guarda Stefania, in attesa di istruzioni)

STEFANIA – Non hai sentito? Fa’ come ti si dice e siediti. Io non ho più la forza per oppormi a niente e a nessuno. Aspetto con rassegnazione il colpo di grazia.

AMANDA – In effetti, Carletto potrebbe chiarirci alcuni punti. Dimmi, Carletto, sei in grado di confermare che la signora (indica Stefania) è la moglie del signor Marco Anselmi?

CARLO – Senza alcun indugio. La signora Stefania è la moglie del signor Marco.

AMANDA – Ciò vuol dire che il signor Marco...

CARLO - ... è il marito della signora Stefania.

AMANDA – Non interrompermi! Questo significa che il signor Marco l’ha sposata.

CARLO – Se mi consente, ottima capacità deduttiva, la sua.

AMANDA – E... quando si sarebbero sposati?

CARLO – I signori festeggeranno il primo anniversario giorno dieci del mese prossimo... alle ore undici esatte.

CLELIA – Io non credo.

CARLO – Le assicuro che l’ora è proprio quella: le undici.

CLELIA – No, io non credo che festeggeranno!

CARLO – Perchè mai? Il signore ha già organizzato la festa.

CLELIA – La festa la organizzo io! Ma non sarà una festa... Sarà un funerale!

AMANDA – Bene. Assodato che Marco ha sposato Stefania l’anno scorso, ne consegue che, in ordine rigorosamente cronologico, Stefania è la prima moglie.

STEFANIA – Finalmente l’avete capito! Dio sia ringraziato!

CLELIA – (a Stefania) Guarda che ha detto “la prima” non “l’unica”.

AMANDA – E poichè Marco – esattamente otto giorni fa – ha sposato anche me...

CLELIA - ... ne consegue che, in ordine rigorosamente cronologico, tu sei la moglie numero due!

MARISA – Ma da quando, in Italia, è possibile sposarsi più volte?

CLELIA – E’ vero. La bambolina ha ragione. Come cavolo avrebbe potuto sposarsi due volte e in un anno?

STEFANIA – Il mio matrimonio è stato celebrato a Rio, on Brasile.

AMANDA – Il mio, in Messico.

CLELIA – Ed io ho una prenotazione in territorio italiano.

MARISA – Io, invece, non posso esibire nemmeno una promessa di matrimonio!

AMANDA – Dovresti esserne felice, bimba mia! Ti sei salvata dalle grinfie di quello “sposomane”. (A Clelia) E, in definitiva, anche tu puoi ritenerti fortunata. Le sole, le vere offese siamo noi due (si riferisce a se stessa e a Stefania)

CLELIA – Voi due soltanto?! Di’, sei scema? Ti ho appena mostrato un telegramma!

AMANDA – Ma non ti ha ancora sposata, mi pare!

CLELIA – E che vuol dire?

AMANDA – Vuol dire che voi due uscite di scena. Vi autoeliminate. E io e Stefania sbrigheremo questa curiosa faccenda.

CLELIA - Ma va? Che bella idea! E se, invece, fossi io a eliminare voi?

MARISA – (tra le lacrime) Se c’è qualcuno da eliminare, quello è Marco! Lui, il giuda, il vigliacco, il mostro, l’incestuoso!

CLELIA – Questa è la cosa più sensata che abbia sentito, oggi. Brava!

CARLO – (tra sè) Se questa è la cosa più sensata, Dio ci guardi dalla meno sensata!

AMANDA – A ben rifletterci, non ha poi tutti i torti. In realtà, abbiamo trascurato un dettaglio sostanziale: il vero colpevole di tutto è Marco. Noi quattro dopotutto siamo solo le sue vittime.

CLELIA – Che abbia tradito ciascuna di noi, è ormai un dato inconfutabile... ma continuo a non capire la ragione di questo scherzetto. Perchè questa strana e improvvisa “convocazione”, qui, oggi?

STEFANIA – Per quel che mi riguarda, Marco non mi ha “convocato” affatto. Io sono semplicemente rientrata a casa, da Milano.

AMANDA – E lui sapeva del tuo arrivo, oggi?

STEFANIA – Ma certo. Ci siamo sentiti due giorni fa, al telefono. Mi aveva anche assicurato che sarebbe venuto a prendermi in aereoporto...

AMANDA – (a Marisa) E tu? A proposito, come ti chiami?

MARISA – Marisa, mi chiamo e sono la più infelice delle donne!

AMANDA – Rimandiamo a momenti più opportuni le dissertazioni sull’umana infelicità. Dimmi piuttosto quando Marco ti ha invitata a venire qui.

MARISA – Mi ha telefonato ieri. Mi ha detto che voleva parlarmi, che aveva bisogno del mio aiuto...

CLELIA – Che genere di aiuto?

MARISA – Non me l’ha detto.

AMANDA – Dunque, è chiaro come il sole che il nostro bel Marco ha organizzato ogni cosa con il preciso scopo di farci incontrare.

STEFANIA – Ma questo è inverosimile! Dove starebbe la logica?

CLELIA – Personalmente, non saprei. Di solito, un uomo normale si dà da fare per nascondere le proprie avventure extraconiugali, non per organizzare assemblee di amanti!

AMANDA – Evidentemente, ci troviamo di fronte ad un caso del tutto patologico, fuori da qualsiasi casistica...

CLELIA – Fuori di testa, direi!

AMANDA – Conclusione: Marco non è normale.

CLELIA – (ironica) Ma no?

AMANDA – Voglio dire che è un pazzo, un incosciente, un esaltato. Un individuo che si eccita solo in presenza di situazioni abnormi. Chiaro?

MARISA – Non del tutto. Avrei qualche difficoltà ...

CLELIA – Come dire, uno stronzo. Hai capito, ora?

CARLO – Diagnosi essenziale ma efficace.

MARISA – Che delusione! Ed io, stupida, che pensavo d’avere incontrato un uomo straordinario!

AMANDA – Ma l’hai incontrato, carina, il tuo uomo straordinario! Peccato che adesso se la rida chissà dove e con chi... gongolante e fiero di se stesso! E noi, qui, a soffrire e a litigare per lui, solo per lui. Lui, il maschio, al centro dell’universo e noi, piccoli, graziosi, inutili satelliti che gli ruotiamo attorno, ossequiosi e grati perchè ci permette di esistere!

MARISA – Era così tenero, affettuoso...! Sapete come mi chiamava nei momenti di intimità?

TUTTE – “Fiorellino”!

MARISA – Come fate a saperlo?

CLELIA – Facciamo parte dello stesso giardino, ricordi?

STEFANIA – Sono letteralmente annichilita e disgustata! E’ tutto talmente assurdo...! Carletto!

CARLO – Sì, signora.

STEFANIA – Carletto, è il momento della verità.

CARLO – Della... verità, signora?

STEFANIA – Sì. Tu conosci fin troppo bene il signor Marco. Conosci perfettamente le sue abitudini. Da dieci anni sei al suo servizio e dunque avrai certo colto le sue stravaganze e, diciamo pure, il suo singolare modo di vivere...! Carletto, secondo te, cosa diavolo frulla nel cervello del tuo padrone?

CARLO – Col dovuto rispetto, signora, le ricordo che io sono soltanto il servitore di questa casa...

STEFANIA – Non ricominciare col solito ritornello dell’umile maggiordomo! So benissimo che tutto ciò che accade in questa casa a te non sfugge!

CARLO – E’ naturale. Il mio compito è proprio quello di badare a questa casa. Un compito che io spero di assolvere nel migliore dei modi...

STEFANIA – Concordo. Assolvi benissimo il tuo compito! Ed è proprio per questa ragione che non potevi ignorare che Marco ha, in atto, due mogli e un numero imprecisato di “fidanzate”!

CARLO – Signora... posto che io ne fossi a conoscenza, come avrei potuto interferire nella vita del signore? Io non sono che...

TUTTE - ... un umile servitore!

CARLO – Precisamente.

STEFANIA – Non hai ancora risposto.

CARLO – Vede, signora mia... nonostante la pochezza del mio ruolo e l’insignifican-za della mia persona, io, sull’argomento, avrei un’opinione. Ma lo zelo e la discrezione m’impongono di tenerla in serbo per me.

CLELIA – Quest’idiota è da sopprimere insieme al suo padrone!

STEFANIA – Ti affranco dallo zelo e dalla discrezione. Parla!

CARLO – Se la signora insiste...

STEFANIA – Insisto!

CLELIA – Insisto anch’io: sopprimiamo costui.

CARLO – ...  se mi consente, dunque, la libertà... io credo che il signor Marco sia un uomo esuberante, estroso, passionale...

STEFANIA – E allora?

CARLO – E allora non è del tutto escluso che egli...

CLELIA – (spiega alle altre) “Egli” sta per il signor Marco.

CARLO – ... egli, accecato dalla passione, travolto dal suo spirito irrequieto, abbia commesso talune ingenuità. Ma, beninteso, per eccesso d’irruenza e a causa della sua straordinaria sensibilità al fascino femminile. Escludo del tutto, quindi, che il comportamento del signore sia sostenuto da un animo volgare o incline alla slealtà.

MARISA – Che ha detto?

AMANDA – Se è una difesa d’ufficio, la trovo verbosa e irrilevante.

CLELIA – Fa schifo. (A Carlo) Ascoltami bene, animaletto da salotto, rispondi a modo e rapidamente alle mie domande, altrimenti ti stacco un orecchio con un morso. Hai capito?

CARLO – Certo, signorina.

CLELIA – Sapevi o no che Marco ha due matrimoni “internazionali” alle spalle?

CARLO – Lo sapevo.

CLELIA – E sapevi o no di tutte le altre relazioni?

CARLO – Sì, sapevo.

CLELIA – Ed eri già a conoscenza che aveva organizzato questo bel consesso di donne?

CARLO – No, signorina, se mi consente, questo lo ignoravo.

CLELIA – Ne sei assolutamente certo?

CARLO – Come sono assolutamente certo che la mia posizione, al momento, non è proprio da invidiare.

CLELIA – Però, conoscendo il mostro, ti sarai fatta un’idea dello scopo per cui ci ha fatte venire qui!

CARLO – I servi, signorina, non hanno idee perchè non pensano e se, per disgrazia, s’accorgessero che un’ideuzza stesse per nascere... abortirebbero immediatamente, signorina.

CLELIA – Tua madre avrebbe dovuto abortire!

CARLO – Condivido. Anche mio padre lo suggerì più volte a quella povera donna ma, anche lei come me, era priva di idee ancor che di spirito d’iniziativa.

CLELIA – Questo pinguino inamidato mi farà impazzire!

CARLO – Tuttavia, giacchè mi è stato chiesto, il mio parere è il seguente. Il signor Marco, verosimilmente turbato dalla situazione anomala e, immagino, spinto da un atroce rimorso... ecco, credo abbia agito d’istinto...

CLELIA – Sì! Come un avvoltoio in cerca della preda!

CARLO – E il suo istinto di uomo fondamentalmente onesto gli avrà suggerito di confessare i suoi errori, di liberarsi la coscienza dal peso della colpa.

AMANDA – Cosicchè, secondo te, quest’incontro di donne tradite equivale ad una pubblica confessione.

CARLO – Credo proprio di sì. La sua assenza, dunque, è assolutamente voluta.

CLELIA – Nessuno l’aveva sospettato!

CARLO – E sono certo che il signor Marco non s’aspetta alcun perdono. E’ pronto a subire una giusta condanna. E badino che, avendo rinunciato alla difesa, sa perfettamente che la condanna sarà dura e inappellabile.

CLELIA – Va bene. Lo condanneremo in contumacia.

AMANDA – Chissà quale condanna si aspetta...

CLELIA – Io ne avrei un paio sottomano!

AMANDA – (a Stefania) Non credi che il nostro Carletto possa ritirarsi, adesso?

STEFANIA – (a Carlo) Puoi andare e di’ alla cuoca di preparare per quattro. (Alle altre) Naturalmente siete mie ospiti.

CARLO – Mi occupo io di tutto, signora. (Esce)

4 –

MARISA – Francamente, speravo di pranzare con Marco, oggi, non con le sue mogli!

CLELIA – Poteva capitarti di peggio.

MARISA – Cioè?

CLELIA – Non pranzare.

AMANDA – Amiche mie, sapete come la penso, io?

CLELIA – Anzichè giocare agli indovinelli, non perdiamo altro tempo e decidiamo in fretta.

STEFANIA – “Cosa” dovremmo decidere?

CLELIA – Andiamo bene! Ma che avete nelle vene, sangue o acqua minerale?

AMANDA – E tu, cos’hai tu in quella testa vulcanica? Solo lava incandescente?

CLELIA – Insomma, io, per conto mio, ho già deciso. Voi fate un pò come vi pare.

STEFANIA – (allarmata) Hai... deciso?

CLELIA – Sul fatto che dobbiamo eliminarlo, siamo tutte d’accordo, no?

(Silenzio grave per qualche istante)

            Bene. Chi tace, acconsente. Non resta che da decidere il modo.

TUTTE – Il modo?!

CLELIA – Oh, sveglia! Il modo d’ammazzarlo!

(Altro silenzio raggelante)

            Dico, non vorrete mica che la faccia franca?! Quella bestia assetata di sesso ci ha tradite e umiliate! Ha giocato coi nostri sentimenti! Ha sconvolto la nostra vita! E se qualcuna di voi è disposta a metterci la classica pietra sopra...! Ebbene, costei non è una donna, non è un essere umano! E’ solo un fantoccio con due gambe, due braccia, due tette ma senza un grammo di cervello!

AMANDA – Hai finito?

CLELIA – Devo concludere!

AMANDA – E allora, concludi.

CLELIA – Ammazziamolo.

AMANDA – E a chi di noi sarà concesso il privilegio della prima pugnalata?

CLELIA – Tireremo a sorte.

STEFANIA – (particolarmente impressionata) Ma... state scherzando, vero? Sì, dico, ammazzare, pugnalare... Mi sembra leggermente eccessivo. Io, questi gusti satanici...

CLELIA – Eccole là: senza sangue e senza cervello! Non importa. Lo ammazzo io, da sola. Voi, invece, consolatevi pure con le lacrime! Un bel pianto meglio si addice a delle donnette stupide. Ci è capitata questa malaugurata disgrazia? Pazienza. Piangiamoci sopra. Ci è crollato il mondo addosso? Che possiamo farci? Nulla! Possiamo piangere – questo sì! – e piangere tanto! Il mondo è pieno di donne che piangono e di stronzi che ridono! E dunque, piangete! E non abbiate vergogna se non avete la forza di alzare la testa, di reagire, di battere i pugni, di difendervi! Tutti capiranno: sarete persino commiserate giacchè siete... soltanto delle donne! Se v'’spettate, però, che io sprechi una sola lacrima per quel miserabile, vi sbagliate di grosso! Perchè io non piango! Non piango, avete capito? (Scoppia a piangere) Io ho tanta rabbia in corpo, tanto veleno che potrei ammazzare un elefante con uno sputo!

AMANDA – Non ho alcun dubbio. (Le si avvicina affettuosamente) Sta’ calma...

CLELIA – (fra le lacrime) Non ricominciare, eh?

AMANDA – Lo so. Sono Santa Placidina da Val Serena. Ma ti assicuro che non sono una stupida. E la rabbia, il veleno... ce l’abbiamo tutte. Il sangue, nelle nostre vene, scorre esattamente come nelle tue. Credi che io non sia tentata di bucargli quella bella testolina con un colpo di pistola? Però, se vogliamo conseguire una vittoria vera, completa, trionfante, è necessario essere razionali e unite. Soprattutto, unite. La vendetta, mia cara signorina Clelia, è una pietanza che si gusta fredda.

CLELIA – Io, invece, vado pazza per i piatti caldi e forti!

AMANDA – Di tanto in tanto, è consigliabile cambiare le proprie abitudini alimentari. (Pausa. Sorride) Chiaro? Rigorosamente razionali. Vedrete, sarà una grande sorpresa per Marco. Probabilmente sperava che questo nostro incontro sortisse ben altri effetti...! Adesso, se permettete, desidero illustrarvi il mio progettino...

(Lentamente buio).

SIPARIO   

 

 

 

                     

  

  

EPILOGO

La scena è identica alla precedente. Qualche tempo dopo,in una tarda sera d’estate.

All’apertura del sipario, il salone è poco illuminato. Carlo, sonnecchiando su una poltrona, ascolta della musica. Dopo qualche istante, si sente il campanello d’ingresso. Quindi, il rumore d’un cancello che si chiude e, finalmente, la voce di Marco che chiama più volte Carlo).

CARLO – (sobbalza) Arrivo! E che Dio vegli su questa casa! Ah, signora Maria, come aveva ragione! (Sta per uscire ma Marco lo anticipa e gli si para davanti alquanto contrariato: ha una valigia in mano).

MARCO – Ma dove cavolo ti eri rintanato?

(Carlo accenna a prendere la valigia)

            Lascia perdere. Va’ al cancello, invece, muoviti! Paga il tassista, non ho spiccioli.

CARLO – Subito, signore. (Esce)

(Marco posa la valigia, si toglie la giacca e si sbottona il colletto della camicia. Poi, visibilmente stanco del viaggio, si lascia cadere su una poltrona. Improvvisamente, la porta di destra si apre. Entra, notevolmente svestita, Marisa che finge di non accorgersi di Marco. Questi, paralizzato dalla sorpresa, segue con lo sguardo la ragazza che attraversa la scena ed esce dalla porta di sinistra).

CARLO – (rientra) Fatto, signore.

MARCO – Ma cos’hai fatto, disgraziato?

CARLO – Non dovevo?

MARCO – Imbecille! Ed io, stupido, che vado a fidarmi di te!

CARLO – Ma... me l’ha detto lei, signore, di pagare il tassista.

MARCO – Che c’entra il tassista?

CARLO – Ha ragione. Non c’entra.

MARCO – Io mi riferisco a quella lì! Come cacchio t’è venuto in mente di farla rimanere a casa mia?

CARLO – “Quella lì?” A chi si riferisce esattamente il signore?

MARCO – A quella ragazzina, a Marisa!

CARLO – Ah, ha già visto la signorina Marisa?

MARCO – Sì!! E avrei una voglia matta di sbatterti fuori a calci in culo! Ti rendi conto che l’hai combinata grossa?

CARLO – Io?!

MARCO – E’ inaudito! (Pausa) Carletto!

CARLO – Sì, signore?

MARCO – Sei il servo più coglione della terra!

CARLO – Sì, signore.

MARCO – E non ripetere “Sì, signore” come un demente!

CARLO – No, signore... Sì, signore...

MARCO – Da quando si trova qui?

CARLO – Da cinque giorni, signore. Da martedi scorso, per l’esattezza.

MARCO – Cinque giorni?! E’ pazzesco!

CARLO – Condivido pienamente, signore.

MARCO – E’ evidente che questa casa garantisce l’ospitalità a qualsiasi donna venga in mente di suonare il campanello! Entrate! C’è posto per tutte!

CARLO – (sospira) Lo dice a me, signore?

MARCO – E a chi dovrei dirlo, animale? Sei tu il responsabile! (Pausa. Tenta di calmarsi) E Stefania? E’ chiaro che la signora non è ancora rientrata...

CARLO – La signora è rientrata, signore. Martedi scorso.

MARCO – Appunto. Doveva infatti rientrare martedi.

CARLO – Appunto.

MARCO – Cioè lo stesso giorno in cui è arrivata Marisa.

CARLO – Appunto.

MARCO – Dov’è, adesso, in camera?

CARLO – In camera, signore. Vuole che l’avverta che lei è arrivato?

MARCO – Non ora. E... Marisa?

CARLO – Se non è nella sua stanza, starà certamente girando per casa seminuda.

MARCO – (riflette) E’ mai possibile?

CARLO – Eppure le assicuro che è solita gironzolare in maniera decisamente discinta, signore.

MARCO – (c.s.) Non posso crederci...!

CARLO – Se mi è permesso, neanch’io all’inizio ma poi l’occhio si è abituato.

MARCO – L’occhio...?

CARLO - ... si è abituato.

MARCO – Ma che stai bofonchiando? Manteniamoci calmi.

CARLO – E’ necessario, signore.

MARCO – Tu mi hai detto che Marisa si trova qui da cinque giorni.

CARLO – L’ho detto, signore.

MARCO – E hai aggiunto che Stefania, ora, è in camera da letto.

CARLO – Ho aggiunto anche questo, signore.

MARCO – Insieme... da cinque giorni?! Questo non l’avevo previsto. E... mia moglie come ha preso... la faccenda?

CARLO – Sua moglie, signore... Quale delle sue mogli, signore?

MARCO – Carletto... ho l’impressione d’avere sbagliato qualcosa...

CARLO – Se posso osare, signore, lo credo anch’io.

MARCO – Eppure il mio piano “doveva” funzionare. Calmiamoci.

CARLO – E’ indispensabile, signore.

MARCO – Dimmi: cos’è successo esattamente in questo dannato martedi?

CARLO – Esattamente non lo so. Posso solo dirle, signore, che c’è stato – mi perdoni la licenza – un gran casino.

MARCO – Lo immagino.

CARLO – Non credo.

MARCO – Dove ho sbagliato? Dunque... il mio piano prevedeva il loro incontro...

CARLO – C’è stato, signore.

MARCO – Ad un certo punto, Clelia – Clelia è la più impetuosa...!

CARLO – Non lo dica a me, signore.

MARCO – Clelia, schiumante di rabbia, si è avventata sulle rivali...!

CARLO – E’ così, signore.

MARCO – Quindi è andata via urlando e imprecando.

CARLO – Peccato. E’ l’ipotesi finale che indebolisce il suo piano, signore.

MARCO – Non è andata così?

CARLO – Assolutamente no, signore.

MARCO – Ma allora, parla, idiota!

CARLO – La signorina Clelia ha schiumato di rabbia, ha urlato, imprecato... ma non è andata via.

MARCO – Non è andata via?!

CARLO – Niente affatto. La signorina è qui, ospite della signora Stefania...

MARCO – Aspetta, aspetta, aspetta... E... Amanda?

CARLO – Anche.

MARCO – Tutte qui... dentro casa mia?! E perchè mai sono rimaste? Che hanno in mente?

CARLO – E’ la stessa domanda che mi sono posto anch’io più volte, signore. Ed è angosciante, creda.

MARCO – Ho capito. E’ tutto chiaro.

CARLO – Davvero, signore? Il signore ha capito tutto?

MARCO – Speravo di liberarmene facilmente... ma ho solo peccato di presunzione. Ad ogni modo, vedremo chi la spunta! E se conosco bene le mie gallinelle – ed io le conosco bene! – credo di intuire cosa intendono fare. Vogliono mettermi in difficoltà, in imbarazzo: gridarmi in faccia che sono un fedigrafo, un essere abietto, un mostro e così via...!

CARLO – Mi auguro che fra queste gallinelle, lei non faccia la fine del pollo, signore.

MARCO – Non prenderti troppe licenze!

CARLO – Mi perdoni, signore... Dicevo così, per dire e anche perchè la sua vita mi sta a cuore.

MARCO – (ride) Non preoccuparti, imbecille, la mia vita è al sicuro!

CARLO – Come disse Giulio Cesare entrando in Senato per l’ultima volta.

MARCO – Ti dico che conosco le mie gallinelle e so io qual è la ricetta per cucinarle a dovere. Si sono coalizzate contro di me? Bene. Vogliono mettermi sotto accusa? Bene. Intendono processarmi, farmi sprofondare nella vergogna e nel ridicolo? Bene. Ma sai cosa c’è?

CARLO – No, signore.

MARCO – Io non mi vergogno e non m’importa un fico secco di sprofondare nel ridicolo...!

CARLO – Bene.

MARCO – So io cosa fare. Vedrai che andranno via tutte. Mi lasceranno in santa pace, alla fine! Scapperanno da questa casa, Carletto...! Sconcertate dal mio comportamento! (Ridacchia) Sono stanco. Salgo in camera mia: una bella dormita e mi rimetto a posto. Domattina, credo che ne vedremo delle belle...!

CARLO – E’ quello che temo.

MARCO – Pensa a disfare la valigia e va’ a letto anche tu. Buona notte. (Esce)

CARLO – Buona notte, signore.

(Carlo spegne le luci del salone ed esce.

Buio per qualche istante. Brevissimo stacco musicale.

Il mattino successivo). 

2 –

(Carlo è in scena. Immobile e compìto, attende i signori per servire la colazione).

STEFANIA – (entra) Buon giorno, Carletto.

CARLO – Buon giorno, signora. Le comunico che il signore è rientrato ieri sera.

STEFANIA – Lo so. E’ pronta la colazione?

CARLO – Sì, signora. La servo subito o aspetta le asignore?

STEFANIA – Sì, aspetto le signore e... il signore. E’ già sveglio?

CARLO – Vado a sincerarmene, signora.

STEFANIA – Pregalo di scendere giù.

CARLO – Certo, signora. (Esce)

3 –

(Entrano Clelia e Amanda)

CLELIA – ‘ Giorno.

AMANDA – Buon giorno, Stefania.

STEFANIA – Buon giorno, ragazze. Dormito bene?

AMANDA – Come un sasso.

CLELIA – Io, invece, non ho chiuso occhio l’intera nottata. Mi sento sottosopra.

STEFANIA – Una colazione abbondante e un buon caffè ti rimetteranno in sesto.

CLELIA – Un caffè? Se prendo un solo cucchiaino di caffè, brucio le valvole! Sono una centrale elettrica, stamattina!

AMANDA – Da’ una controllatina all’impianto e sta’ buona. Non dimenticare che...

CLELIA – Sì, lo so! Ma la tentazione di strozzarlo è decisamente forte. Lo odio!

AMANDA – Attenta, Clelia... L’odio offusca il cervello.

CLELIA – Cercherò di reprimere il mio impulso omicida.

STEFANIA – E Marisa? Ancora a letto?

4 –

MARISA – (entra) Sono qua. Buon giorno a tutte. Si fa colazione?

STEFANIA – Si aspetta... il principe dell’harem, naturalmente.

MARISA – Dio, come sono eccitata!

(Rumore di passi, qualche colpo di tosse...)

AMANDA – Eccolo che arriva! Mi raccomando: nervi saldi!

5 –

(Entra Marco. E’ ancora in vestaglia ma rasato e pettinato. Osserva le donne con finta meraviglia)

MARCO – Questa sì che è una bella sorpresa!

STEFANIA – Tesoro! (Corre a baciarlo affettuosamente, imitata da Amanda)

AMANDA –Amore mio, come stai?

MARISA – (lo abbraccia con trasporto e lo bacia) Il mio bel principe azzurro!

CLELIA – (Rimane seduta sulla poltrona) Brutto omaccione cattivo! Perchè non sei venuto a salutarmi, ieri sera? Vieni subito a darmi un bacio, se vuoi che ti perdoni!

(Marco, sconcertato e del tutto nel pallone,  esegue come un automa)

AMANDA – Ma... cos’hai, Marco? Sei così strano, oggi!

STEFANIA – Sei pallido, caro... Chissà come ti sarai stancato, in questi giorni...!

AMANDA – Hai lavorato molto, amoruccio?

MARCO – (non si è ancora ripreso) No... Le solite... riunioni...

CLELIA – Adesso basta: vietato parlare di lavoro! Il nostro Marcuccio ha bisogno di tanto riposo.

MARISA – E di tanta pappa!

MARCO – Pappa?!

MARISA – Ma certo. Devi nutrirti, bambolotto mio!

AMANDA – Su, facciamo colazione. (Chiama) Carletto!

CARLO – (entra con un enorme vassoio attrezzato per la colazione) Sono qui, signora. Servo io le signore?

STEFANIA – No, ci pensiamo noi, puoi andare.

MARCO – (d’istinto, quasi a implorare soccorso) Carletto!

CARLO – Dica, signore.

MARCO – (c.s.) Non andare via!

STEFANIA – (a Carlo) E vai!

CARLO – Sì, signora. (Sospira, allarga le braccia sconsolato ed esce)

(Stefania e Amanda versano il caffè nelle tazze. Clelia e Marisa imboccano il sempre più intontito Marco con dei toasts imburrati...)

AMANDA – Un buon caffè nero è proprio quello che ci vuole!

MARCO - ... ci vuole.

STEFANIA –Quanto zucchero?

MARCO – (sempre assente e disorientato) Quanto zucchero?

STEFANIA – Che stupida! Ma una zolletta, come al solito!

MARCO - ... zolletta...

MARISA – Meglio due zollette.

MARCO - ... meglio due...

CLELIA – Perchè non tre zollette? Marco ha bisogno di energie!

MARCO - ... tre energie...

AMANDA – (porge la tazza a Marco) Ecco qua. Ma prima un bacio!

MARCO – (la bacia smarrito) Ecco qua... tre zollette...

(Con gesti automatici, Marco consuma la sua colazione. Le donne fanno altrettanto e scherzano fra di loro. Marco, con l’aria più imbecille di questo mondo, guarda ora l’una ora l’altra...).

MARISA – Ho una gran voglia di muovermi! Facciamo un giro in bici?

STEFANIA – Perchè no?

CLELIA – Vorrei finire la mia colazione, prima. (Sorseggia il caffè e osserva sorridendo Marco) E allora, noi siamo qui, tesoro. Di’ pure.

MARCO – (non capisce) Eh?

CLELIA – Amore mio, ti sei scordato?

MARCO – Che cosa?

CLELIA – Oh, santa pazienza! Non sei stato tu a chiamarci, a volerci tutte qui? Ebbene, noi siamo corse da te! Dal nostro bel pulcino innamorato che ha tanto bisogno di noi. Perchè tu sei innamorato, non è vero? Dillo che ci vuoi tanto bene! Su, dillo...! Mi sembri leggermente turbato. (Alle altre) Non sembra anche a voi un tantino frastornato?

STEFANIA – E’ stanco, poverino!

AMANDA – E noi stiamo a torturarlo...! Che sciocche?

CLELIA – E’ vero. Che stupide! (Lo bacia) Sei forse preoccupato per il nostro matrimonio, Marcuccio? Se è per quello, non devi assolutamente preoccuparti. Stiamo organizzando tutto noi. Tu non devi pensare a nulla! Hai già tanti pensieri, tesoruccio mio...!

MARISA – Abbiamo avuto un’idea bellissima! Ma se a te non piace...

AMANDA – Il matrimonio con Clelia lo celebreremo nelle Bahamas. Contento?

MARCO – Nelle... Bahamas.

MARISA – Per il mio, invece, è stata scelta San Francisco! La California mi ha sempre affascinato!

MARCO – Certo. San Francisco. Ma... perchè... San Francisco?

STEFANIA – Te l’ha detto: le piace la California!

CLELIA – Non vorrai sposarti in Italia?

AMANDA – Ci mancherebbe! E’ così “deja vu”, così volgare...!

STEFANIA – Ma certo! In Italia, continuerai ad essere uno scapolone!

CLELIA – Il nostro scapolone d’oro! Ma... non sei felice?

MARCO – (esplode improvvisamente) Voi siete pazze! Voi siete assolutamente, irrimediabilmente pazze! Oppure... avete deciso di fare impazzire me!

AMANDA – Ma che dici?

STEFANIA – Tesoro...! Farti impazzire?!

CLELIA – Ma se noi ti amiamo!

MARISA – Perchè dici queste cattiverie?

MARCO – Finitela! Finitela! Basta!

AMANDA – Forse è il caso di lasciarlo un pò tranquillo, da solo. Il lavoro lo ha massacrato!

STEFANIA – Sapessi quante volte gliel’ho raccomandato! “Marco, tesoro, devi lavorare di meno. Non puoi stremarti così”! Ma lui, niente! Non vuole ascoltarmi!

CLELIA – Ci vuole pazienza, Stefania. Su, andiamo adesso, lasciamolo riposare.

MARISA –(lo bacia) Ciao, amore!

STEFANIA – (lo bacia) A presto, tesoro!

AMANDA – (lo bacia) Ciao, bruttone!

CLELIA – (lo bacia) Mi prometti che te ne starai buono e rilassato? Ciao!

(Le donne escono allegramente. Marco rimane solo, gli occhi fuori dalle orbite, visibilmente choccato).

6 –

MARCO – (urla disperatamente) Carletto!

CARLO – (si precipita in scena, allarmato) Sì, signore. E’ successo qualcosa?

MARCO – Sì! No! Non lo so! No: non è successo niente! Di tutto ciò che avevo previsto, non è successo assolutamente niente!

CARLO – Dovrebbe rallegrarsene, allora.

MARCO – O forse, è accaduto qualcosa ed io non me ne sono accorto...?

CARLO – Questa eventualità mi pare improbabile, signore.

MARCO – (disperato, fra le lacrime) Vogliono distruggermi, Carletto! Vogliono farmi impazzire! Hanno deciso di trasformarmi in una marionetta! Una marionetta nelle loro mani: senza cervello, senza volontà, senza libertà! Sono finito!

CARLO – Può sempre ribellarsi, signore!

MARCO – Cosa?

CARLO – E’ ancora in tempo per ribellarsi, signore!

MARCO – Ribellarmi...? E... in che modo?

CARLO – Io non conosco il modo, signore. Lei capisce, nel vocabolario di un servitore, la parola “ribellione” non esiste. Tuttavia, ne intuisco il significato.

MARCO – No... non credo di averne la forza...

CARLO – Se posso permettermi, lei prova questa sgradevole sensazione d’impotenza perchè oppresso dalle colpe. Schiacciato dagli scrupoli. E’ così, signore?

MARCO – Forse.

CARLO – E allora, liberi la coscienza da questo inutile fardello. Lei, signore, non ha alcuna ragione di sentirsi in colpa.

MARCO – Dici?

CARLO – Poiché lei, signore, non ha colpe.

MARCO – Hai ragione: non ho nessuna colpa da farmi perdonare!

CARLO – Ottimamente, signore. E’ già un buon inizio. Recupererà presto tutte le sue energie vitali!

MARCO – Io sfido qualsiasi tribunale a condannarmi!

CARLO – Lo sfidi, signore!

MARCO – Mi si vuole condannare solo per avere amato tanto? E’ assurdo!

CARLO – Inconcepibile, signore.

MARCO – E’ vero: ho sposato due donne diverse, lo ammetto...

CARLO – Solo perchè non poteva sposare due volte la stessa donna.

MARCO – Eccesso di amore: questo è il mio reato, la mia grave colpa. Si può condannare un uomo per “eccesso d’amore”?

CARLO – Impensabile, signore.

MARCO – Stavo per sposarmi una terza volta. Anche questo è vero. Ma perchè? Per egoismo, forse?

CARLO – No!

MARCO – Per leggerezza?

CARLO – Stiamo scherzando?

MARCO – Per sadismo?

CARLO – Non diciamo eresie!

MARCO – No, signori, no. Solo... per amore. Per eccesso d’amore! (Pausa) Ma che cazzo sto dicendo?

CARLO – Non si perda d’animo, signore, continui! Va benissimo! Continui!

MARCO – Sì... continuo... Io lo confesso: ho amato queste donne. Le ho amate tutte. E, forse, ne amerò altre ancora. Sì, signori! Contemporaneamente e, soprattutto, in egual misura!

CARLO – Cuore nobile!

MARCO – E’ follia? No, amici miei. Sudditismo, devozione nei confronti della donna, oggetto e soggetto dei nostri desideri, dei nostri sogni erotici... “Paucis verbis”: fonte suprema di piacere! Strumento di straordinario godimento!

CARLO – Eccezionale, signore!

MARCO – Grazie. (Continua la virtuale arringa) E ora mi si chiede di vergognarmi? E di che? Ma si vergogni chi non ha mai amato, invece! Si vergogni quell’esse-re infelice, socialmente riprovevole, il cosidetto “sposo fedele”! Incapace di donare amore se non ad una sola donna! Costui, signori, è il vero mostro, l’egoista per antonomasia! Egli, in verità, è una squallida macchina d’amore ad uso esclusivamente privato ed individualista! In definitiva, costui è un essere sostanzialmente inutile se non dannoso...! Poichè costui non persegue affatto il nobile scopo per cui madre natura l’ha creato! E cioè: darsi, offrirsi totalmente e incondizionatamente. Quello stesso scopo, invece, che sta sempre in cima ai miei pensieri e per il quale sacrifico la mia vita e, mi sia consentito, i miei genitali.

CARLO – (applaude) Bravissimo, signore! Assolutamente positivo, razionale e convincente!

MARCO – Davvero? Ti ho convinto?

CARLO – Del tutto, signore!

MARCO – Strano. Io stesso non ci ho capito un granchè.

CARLO – Sgombri del tutto la coscienza, signore e vedrà che il cervello girerà a pieno regime! Lasci che siano i mediocri a guazzare nella cultura del perbenismo e dell’ipocrisia! Lei, signore, appartiene a ben altra dimensione! Fuori da qualsiasi sfera etica! Lei è un amorale per eccellenza!

MARCO – Bravo. Al bando le ipocrisie. Io sono un amorale puro! Carletto, mi hai assolutamente convinto.

CARLO – E’ lei che ha convinto me, signore.

MARCO – (si siede) E adesso, rimango in comoda attesa delle signore. Pronto a sferrare il mio poderoso attacco.

CARLO – Bene, signore.

MARCO – (viene assalito da dubbi improvvisi) E... se ricominciassero a blaterare che mi amano...? Lo so: continueranno a colmarmi di gentilezze... saranno mielose, remissive... Ah, ma fingono, sai, fingono! So bene che hanno una gran voglia di gridarmi in faccia che sono uno stronzo! Clelia, poi, mi ammazzerebbe volentieri! Invece, niente! Nemmeno un piccolo insulto... Sorride anche lei... Anche lei fa la gattina innamorata... Fingono! Ma... perchè? Qual è il loro scopo?

CARLO – Qualunque sia il loro atteggiamento e il loro scopo, lei, signore, vada dritto per la sua strada! Pianti loro addosso uno sguardo duro e deciso! Non usi il fioretto ma la spada! Faccia in modo che vengano allo scoperto e poi... colpisca, colpisca!

MARCO – Sì, sì, va bene. Ora, lasciami solo. Devo riflettere. Devo perfezionare il mio piano strategico.

CARLO – Vado, signore. Colpisca, signore! (Esce)

7 –

(Marco si alza, accende nervosamente una sigaretta che spegne subito dopo. Poi, con gesto rapido, solleva la vestaglia con un braccio, così come farebbe un retore romano e, novello Cicerone, inizia un’appassionata arringa difensiva).

MARCO – Vergognati! Vergognati, mi si dice. Di cosa dovrei vergognarmi? Di essere fortemente, indiscutibilmente maschio? Ebbene, io non me ne vergogno! Anzi, ne vado fiero! (Finge di rivolgersi alle donne) Ora basta! A quale gioco volete giocare? Smettetela con questa infelice farsa che lungi dall’essere una farsa, assomiglia piuttosto ad una tragedia. No. Lungi dal sembrare una farsa... Lungi dall’apparire una farsa... Ma perchè cazzo mi sono fissato con ‘sto “lungi”? Ragazze, finiamola! Mi avete rotto le scatole! Finitela di scherzare! Non mi sopportate? Bene. Avete ragione. Vi ho tradito! Sì, con premeditazione! Che volete farmi? Volete ammazzarmi? Eccomi qua, fate pure! Volete, invece, abbandonarmi al mio destino? Giustissimo. Questa è casa mia, quella è la porta e amici come prima! Le legittime mogli riceveranno regolari alimenti mensili e le altre... beh, diciamo un importo “una tantum” come liquidazione. E chi s’è visto, s’è visto. E ora che tutto è a posto, toglietevi dalle...

(S’interrompe perchè sente le donne che sopraggiungono)

8 –

(Tutte vanno a salutarlo e ad abbracciarlo)

AMANDA – Sei più tranquillo, ora?

(Marco si lascia cadere su una poltrona poi sta per rialzarsi ma Stefania lo blocca).

STEFANIA – No, no, no. Devi stare comodo e rilassato.

MARCO – Devo andare a prendere una sigaretta...

CLELIA – Non hai che da chiedere, amore. Ogni tuo desiderio è un ordine, mio sultano! (Accende una sigaretta e gliel’accosta alle labbra) Ecco fatto.

(Marisa s’inginocchia ai suoi piedi, con un posacenere fra le mani. Stefania e Amanda lo coccolano).

CLELIA – Desideri qualcos’altro?

MARCO – Sì. Qualcosa di forte!

AMANDA – No! Niente roba alcoolica! L’alcool uccide. E noi ti vogliamo ben vivo!

MARCO – (con un filo di voce) Perchè fate così?

STEFANIA – Perchè ti vogliamo bene.

MARISA – E tu non ci vuoi bene?

CLELIA – Masì che ci vuole bene! Ci vuole un mondo di bene!

AMANDA – Quanto ci vuoi bene? Ce lo dici?

STEFANIA – Ce lo dici?

MARCO – Basta, ora! Lo scherzo è durato abbastanza, mi pare!

AMANDA – Che scherzo?

CLELIA – Temi, forse, che noi stiamo fingendo?

MARCO – Ecco, brava! State fingendo! E anche male!

STEFANIA – E perchè dovremmo? Di’, c’è una sola ragione per cui dovremmo fingere di amarti?

MARCO – (si alza. Si solleva la vestaglia come nella prova di prima e tenta di ricordare) Dunque... Sì. Adesso, basta!

MARISA – Questo l’hai già detto, bambolotto!

MARCO – E tu, smettila di chiamarmi “bambolotto”!

MARISA – Non ti piace più? Prima ti piaceva tanto...

MARCO – Signore!” A quale gico volete giocare?

CLELIA – Non saprei. Ma se ti fa piacere giocare, sceglilo tu, il gioco... (maliziosa) Purchè sia divertente!

MARCO – Non m’interrompete! Altrimenti, perdo il filo. Lungi! Ecco, lungi dal sembrare una tragedia... Lungi dall’apparire una farsa... Lungi... Insomma, questa è una tragedia! Capito?

AMANDA – Ma che stai farfugliando?

CLELIA – Totale stato confusionale. Non sta ancora bene.

MARCO – Sto benissimo, io! Io... io lo so perchè vi comportate in questo modo! Volete fare di me un fantoccio...!

AMANDA – E perchè mai dovremmo trasformarti in un fantoccio? A noi piaci così come sei: tu il padrone e noi le schiave.

MARCO – Ragazze, confessatelo! Voi non mi sopportate! Mi odiate! E’ inutile negare! Bene. Avete ragione. Io vi ho tradito e voi “dovete” odiarmi!

STEFANIA – Dai, non scherzare...

MARCO – Vi ho tradito con regolare goduria... con... Questa è casa mia, quella è la porta... Insomma, smettetela!

AMANDA – Poverino! La colpa è nostra: l’abbiamo disorientato. Avremmo dovuto spiegargli...

MARCO – Ecco, spiegatemi. Non chiedo altro se non di capire...

AMANDA – Mi sembra giusto e legittimo. Vedi, tesoro, noi ci siamo incontrate, abbiamo discusso e siamo giunte ad una decisione.

MARCO – Quale?

AMANDA – Vogliamo stare con te. Tutte e quattro con te... d’amore e d’accordo. Perchè? Semplice. Per due ragioni fondamentali. La prima è che noi ti amiamo. La seconda è che tu hai estremamente bisogno di ciascuna di noi, nessuna esclusa.

MARCO – Io non ho bisogno di nessuno! Chi vi ha messo in testa queste idee?

CLELIA – Eh, eh, eh! Le bugie hanno le gambette corte! Tu hai bisogno di noi, devi ammetterlo. E, se no, perchè ci avresti invitate qui? A me, poi, hai mandato un telegramma, ricordi? “Raggiungimi presto, stop. Nostro matrimonio da celebrarsi subito...” Ricordi? E Marisa? L’hai chiamata tu, per telefono. Anche a lei hai chiesto di raggiungerti presto... perchè avevi bisogno del suo aiuto...

AMANDA – Da parte mia, ho il dovere di starti accanto: sono tua moglie! E, quanto a Stefania, vorresti che proprio lei, la tua prima moglie, ti abbandonasse? Via, che senso ha?

CLELIA – Ma la ragione principale, tesoro, è che noi siamo innamorate di te. E non ti lasceremo mai. Non usciremo da questa casa... mai! Mettitelo bene in testa.

MARCO – E voi credete che io sia tanto scemo da bere queste fandonie? Tanto imbecille da credere che quattro donne umiliate, offese e tradite – perchè io vi ho umiliato, offeso e tradito! – queste donne, dunque avrebbero deciso di vivere con me e servirmi?! Ma smettetela! Siate serie e sommergetemi d’insulti!

STEFANIA – Io non capisco davvero la tua meraviglia. Noi abbiamo sempre creduto in te, nel tuo amore. Adesso, perchè ti è così difficile credere nel nostro affetto?

AMANDA – Certo, è pur vero che, inizialmente – messe brutalmente di fronte ad una situazione che ignoravamo – è stata dura anche per noi...

CLELIA – Venire improvvisamente a conoscenza che esisteva un numero insospettato di mogli e amanti ci ha – come dire? – confuse, ecco. Pensa: abbiamo persino litigato...!

MARCO – Appunto!

CLELIA – Ma poi, il buon senso ha avuto la meglio sull’orgoglio. La ragione sulla voglia matta di ammazzarti.

AMANDA – Perchè abbiamo finito col riconoscere che tu sei un uomo fondamentalmente onesto. In fondo, avresti potuto – e chissà per quanto tempo – nasconderci tutto, come avrebbe fatto chiunque. Tu, invece, hai deciso di confessare le tue colpe a tutte le tue donne, riunite insieme. E questo, tesoro, l’abbiamo apprezzato. La sincerità va sempre premiata... anche se un tantino tardiva e... indiretta, come nel tuo caso. No, Marco, noi non siamo delle donne tradite ma amate. Non sarebbe giusto, quindi, che tu ti privassi di una sola di noi. Sappiamo bene che sei pronto a concedere a tutte e in egual misura, la tua anima e il tuo corpo. Chi mai potrebbe biasimarti? Come si può condannare un uomo che possiede tanta capacità d’amare? Che si esalta nell’amore! Che vive d’amore!

MARCO – (dopo un momento di perplessità, scoppia in una risata liberatoria) Questa, poi! Ed io che temevo... Sì, ero certo che avevate congegnato chissà quale piano diabolico per punirmi e magari per togliermi di mezzo!

STEFANIA – Ucciderti? Povero amore mio!

CLELIA – Ma noi... ti uccideremo. (Un attimo di silenzio imbarazzante) Coi nostri baci... le carezze...! Morirai d’amore, Marco!

MARCO – (ride compiaciuto) E allora, così sia! Questa è la morte che ho sempre desiderato. Ciascun uomo dovrebbe poter morire in un amplesso d’amore! Finire nell’attimo stesso in cui sei travolto dalla divina passione! Morire e vivere per l’eternità!

MARISA – Com’è bello ciò che dici, bambolotto!

STEFANIA – Sei adorabile!

MARCO – Siete voi adorabili! Siete straordinarie! Mi sembra di sognare! Di sognare! (Chiama) Carletto!

CARLO – (entra rapidamente) Sì, signore?

MARCO – Carletto, champagne! Voglio un fiume di champagne!

CARLO – Alle undici del mattino, signore?

MARCO – Fosse anche l’alba, ti ho chiesto dello champagne e, dunque, lascia che anneghi nello champagne! Vai!

(Carlo esce e rientra subito dopo con lo champagne e alcune coppe. Le donne ridono allegramente e abbracciano Marco, soffocato da baci e carezze. Stefania si avvicina al giradischi. Un attimo dopo, un tango travolgente).

AMANDA – (a Marco) Tango, monsieur?

MARCO – Tango, madame!

(I due si allacciano in un tango appassionato. Tutte balleranno, a turno, con Marco).

MARCO – Torno subito, dolcissime creature! Indosso il costume da bagno e, poi, tutti giù, in piscina! (Via, allegramente)

9 –

AMANDA – Il cerchio va chiudendosi, amiche mie. Marco è caduto nella trappola come un topino alla vista del formaggio. Tutto come previsto.

STEFANIA – Non cantiamo vittoria troppo presto. Il nostro piano ha appena superato la prima fase.

AMANDA – Quella pià delicata. Dunque, possiamo concludere che il èiù è fatto. (Alza la coppa di champagne) Auguri!

CLELIA – Alla buona riuscita del nostro progetto! E al nostro... condominio d’amore! (Tutte brindano ridendo. Poi, via)

10 –

(Carlo rientra a mettere ordine e a portar via bicchieri e bottiglia. Entra, in costume da bagno, coperto da un accappatoio, Marco).

MARCO – Carletto! Siamo caduti...

CARLO - ... in trappola?

MARCO - ... in errore! Siamo caduti nell’errore più grossolano! Mi amano, capisci? Mi adorano! Al punto che sono disposte a coabitare tutte insieme, qui, con me!

CARLO – Tutte e quattro hanno deciso di vivere con lei, signore? Mi perdoni, signore, ma non capisco perchè la faccenda la faccia gioire tanto. Se non sbaglio, lei, signore, intendeva sbarazzarsene e al più presto.

MARCO – Naturale. Perchè credevo che mi odiassero... che fossero diventate una palla al piede...!

CARLO – Quattro palle al piede, signore.

MARCO – Ma adesso, sono certo della loro sincerità. Il che non può che farmi piacere. Anzi, ti dirò: questa sorta di amore plurimo mi entusiasma, mi esalta!

CARLO – E’ proprio certo di questa sorta di amore plurimo?

MARCO – Assolutamente sì. Me lo hanno detto e ripetuto mille volte!

CARLO – L’ammirazione loda, l’amore è muto. Proverbio inglese.

MARCO – Smettila! Se ti dico che sono sincere, devi credermi!

CARLO – Le parole sincere non fanno piacere. Le parole che suonano soavi non sono sincere. Proverbio cinese.

MARCO – Smettila con ‘sti proverbi! Non sciupare tutto con la tua ottusa diffidenza. Mi amano e tanto basta. Amano questo maschio possente, bello e appassionato. Mi sembra abbastanza naturale, no? Tangp, monsieur?

CARLO – Prego?

(Marco lo afferra e lo costringe a ballare.

Rientrano le donne, anch’esse in costume da bagno, coperto da accappatoio).

11 –

CLELIA – (ironica) E no! Adesso basta con le avventure, ti pare? (Lo bacia) Carletto, se sarai sorpreso ancora a ballare con il signore, ti licenzieremo su due piedi!

CARLO – (imbarazzato) Ma signorina... veramente...

MARCO – Dai, scemo! Non vedi che scherza? Va’ pure.

CARLO – Certo, signore. (Esce)

MARISA – (si toglie maliziosamente l’accappatoio e corre ad abbracciare Marco) Come sto, bambolotto?

MARCO – Divinamente!

CLELIA – Marisa, non andare oltre, cara. Sarà bene rispettare i turni fin dall’inizio.

STEFANIA – Via, Clelia, non mortificarla, poverina. E’ talmente giovane, esuberante...!

AMANDA – No, ha ragione Clelia. Abbiamo stabilito, di comune accordo, un pacchetto di regole che vanno assolutamente rispettate. E, in questo contesto, i rapporti sessuali hanno una cadenza ben precisa e preordinata: proprio per evitare disparità e favoritismi.

MARCO – (sorride compiaciuto e divertito) Organizzazione perfetta! Complimenti. E, visto che sono parte in causa – entusiasta parte in causa! – desidererei avere un’idea del modo con cui avete pensato di gestire le mie... prestazioni.

CLELIA – E’ giusto. Amanda!

AMANDA – (tira fuori un blocchetto e legge) Lunedi, mercoledi e venerdi: ore 21, rapporto con Stefania. Ore 1,30, con Amanda. Martedi, giovedi e sabato, stesse fasce orario, rapporto con Clelia e Marisa. Domenica...

MARCO – Pausa, spero.

AMANDA – No. La domenica, solo una di noi verrà estratta a sorte per passare tutta la notte con te.

MARCO – Non vi pare che abbiate un tantino sopravalutato la mia prestanza nonchè le mie capacità di tenuta e di recupero?

CLELIA – Tu sei un uomo semplicemente eccezionale e i tuoi tempi di recupero non possono che essere altrettanto eccezionali!

AMANDA – Verissimo. Tu sei un professionista dell’amore.

MARCO – Oddio, ho solo una discreta dimestichezza nel settore, una sufficiente pratica erotica...

STEFANIA – Sappiamo, sappiamo...

MARCO – E non nego di essere lusingato. Tuttavia... (ad Amanda) caro ragioniere, non vorrei tradire le vostre legittime aspettative... e deludervi nel malaugurato caso in cui non riuscissi ad onorare il calendario fino in fondo...

CLELIA – Andrai fino in fondo, puoi starne certo. La modestia non ti si addice.

MARCO – Bene. Come dice il Poeta: “Qui si parrà tua nobilitate”! Giù, in piscina, adesso! Ho bisogno di rinfrescarmi le idee! (Si toglie l’accappatoio imitato dalle donne) Che giorno è oggi?

MARISA – Lunedi.

MARCO – Sotto a chi tocca, allora!

STEFANIA – Il turno comincerà stasera!

MARCO – Chi ha tempo, non aspetti tempo!

(Marco insegue le ragazze che scappano via ridendo. Via tutti.

Lentamente, buio.

 Si risente il tango di prima. Il disco s’inceppa su un solco. La musica va in distorsione sui toni bassi, fino a sembrare quasi una sonora “pernacchia”).

12 –

Dopo qualche istante di buio, la scena è rischiarata in modo sinistro, solo dai bagliori dei fulmini. Si sentono i tuoni e lo scrosciare violento della pioggia.

Suonano al campanello d’ingresso. Carlo accorre e va ad aprire. Un momento dopo, entra il Notaio: un uomo di mezza età. Il suo ombrello gronda acqua).

CARLO – Buona sera, signor Notaio.

NOTAIO – Buona sera un cacchio! Un tempo infame!

CARLO – Dia a me l’ombrello. Si accomodi. Le signore scenderanno subito. Prego, se vuol togliere il soprabito...

NOTAIO – (si libera del cappotto) Eh, caro Carletto, così va il mondo! E’ tutto così strano... senza senso...! Mah!

CARLO – Col dovuto rispetto, signor Notaio e non per contraddirla, io trovo che un temporale, in questa stagione, sia un evento assolutamente prevedibile.

NOTAIO – Ma io mi riferisco al povero Marco!

CARLO – Ah, capisco. (Sospira)

NOTAIO – Andarsene via così, a trentacinque anni!

CARLO – La morte non conosce l’età nè il giorno!

NOTAIO – La morte non ha calendario.

CARLO – La morte è una falce e gli uomini sono fili d’erba.

NOTAIO – A questo mondo niente è sicuro se non la morte e le tasse.

CARLO – Povero signor Marco! Requiescat in pace!

NOTAIO – Amen. (Si sente un tuono) Qui, fra poco, si scatena il finimondo!

CARLO – Teme che le signore possano andare in escandescenze?

NOTAIO – Cosa?

CARLO – Il finimondo... per via del testamento, forse...

NOTAIO – Ma io mi riferivo al tempo!

CARLO – Ah, capisco. (Sospira)

NOTAIO – Bah, pazienza... Siamo tutti nelle mani di Dio. Ma, voglio dire, è successo qualcosa che potesse far presagire una catastrofe simile?

CARLO – Sì. Io, per conto mio, ne ero certo.

NOTAIO – Ne eri certo?

CARLO – Talmente certo che ho fatto una scommessa col lattaio. Scommessa che, come vede, ho vinto.

NOTAIO – Ma questo è cinismo!

CARLO – E perchè? E’ stato lui a sfidarmi. Era talmente sicuro dei fatti suoi, per via che ha fatto il marinaio... che conosce i venti, le nuvole...

NOTAIO – E... che c’entra il marinaio?

CARLO – Gliel’ho detto anch’io che non c’entrava un fico secco. Ma lui niente, testardo, a insistere che stasera non avrebbe piovuto.

NOTAIO – Ma che stai dicendo? Io mi riferivo al povero Marco! Fammi il piacere, tu e il tuo lattaio!

CARLO – Non avevo capito, signor Notaio, mi perdoni.

NOTAIO - /guarda distrattamente verso la vetrata) Io, davvero, non riesco a capire.

CARLO – Si riferisce al tempo o al povero signor Marco, signore?

NOTAIO – Ancora col tempo? Ma ti sei fissato! Parlo di Marco. Non riesco a capire come cavolo sia potuto succedere...

CARLO – Per la verità, signor Notaio, io l’avevo previsto o, per meglio dire, temevo che ciò potesse verificarsi.

NOTAIO – Non parlerai ancora del tempo?

CARLO – No, signore. Mi riferisco proprio alla disgrazia. L’affaticamento, egregio signor Notaio... il logorio nervoso lo hanno ucciso! (Si commuove. Si soffia il naso)

NOTAIO – Eh, lo so... Un uomo della sua posizione... Troppo lavoro!

CARLO – No, troppo sesso, signor Notaio.

NOTAIO – Ma va?!

CARLO – Sei mesi di sesso!

NOTAIO – No?!

CARLO – Lei ha presente una donna famelica, insaziabile... Decisa – scusi il linguaggio – a spremerti come un limone?

NOTAIO – Sì, va bene ma non capisco...

CARLO – La moltiplichi per quattro. Ha moltiplicato? Bene. Qual è il risultato?

NOTAIO – Un infarto.

CARLO – Esatto, signor Notaio.

NOTAIO – Ma allora, le signore... cioè, quelle quattro arpie...

CARLO – Hanno spremuto ben bene il loro limone e poi l’hanno gettato via.

NOTAIO – Spremi e getta, insomma. Inaudito! E pensare che lo presi in giro quando venne nel mio studio – un mese fa, mi pare – per depositare il suo testamento olografo. “Alla tua età, gli dissi, fai già testamento! Sarà uno dei tuoi scherzi!” Lui sorrise e mi rispose tranquillamente: “Amico mio, al momento, sono in trincea! E in trincea non si sa mai quello che può capitarti”. Dunque, per “trincea”, intendeva alludere...

CARLO – Al letto. E alle battaglie d’amore che era costretto a sostenere senza sosta.

NOTAIO – E magari, adesso, quelle là s’aspettano un testamento a loro favore!

CARLO – Ah, ne sono certo anch’io. E’ l’epilogo fatale. Il signor Marco è stato totalmente plagiato e dunque...

(Entrano le quattro donne, rigorosamente in nero. Salutano il Notaio).

13 –

NOTAIO – Buona sera. Lasciate che esprima loro le mie condoglianze più sentite.

TUTTE – Grazie.

NOTAIO – E’ stato doloroso apprendere...

AMANDA – Faccia presto, signor Notaio. Non intendiamo abusare di lei e della sua disponibilità.

NOTAIO – (per un istante incrocia lo sguardo di Carlo) Abusare di me...? Beh, sì, facciamo in fretta. Devo ancora stipulare due atti, stasera e con questo tempaccio...!

CLELIA – Proceda pure.

NOTAIO – Sì, ecco. (Tira fuori dalla borsa una busta sigillata) Posso aprire?

STEFANIA – Naturalmente.

CARLO – Col permesso delle signore, io mi ritiro...

STEFANIA – E perchè mai? Non v’è ragione per cui tu non debba assistere all’apertura del testamento.

CARLO – Sì, signora.

NOTAIO – Passo alla lettura del testamento. “Io sottoscritto Marco Anselmi, di mia spontanea volontà e nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, con questo testamento, scritto interamente di mio pugno, per il tempo in cui avrò cessato di vivere, dispongo come segue: nomino eredi universali di tutti i miei beni mobili e immobili le signore Stefania Florio, Amanda Marini, Clelia Di Benedetto e Marisa Pitti...”

CLELIA – Grazie, signor Notaio.

NOTAIO – Non ringrazi me ma il defunto. In ogni caso, non ho ancora finito di leggere. “Lascio, inoltre, l’usufrutto delle mie due industrie – la Anselmi Tessili e la Autoanselmi – nonchè della villa di Taormina, attualmente mia fissa dimora, al mio amato e fedele Carlo Spinelli. E ciò in remunerazione dei servigi e della assistenza morale e materiale che il suddetto mi ha sempre prestato con affetto e onestà. Queste sono le mie ultime volontà e non altre. Taormina, 20 dicembre 1055. Firmato: Marco Anselmi”.

CLELIA – Subdolo e traditore fino alla fine.

MARISA – Che cos’è... l’usufrutto?

NOTAIO – E’ un diritto di godimento, signora.

MARISA – Di godimento?

NOTAIO – Nella fattispecie, il godimento di tutti i proventi delle due industrie Anselmi nonchè il godimento di questa villa.

STEFANIA – Il che equivale al godimento di circa un miliardo di reddito annuo.

CARLO – A me... un miliardo... annuo?!

CLELIA – In parole povere, noi quattro – tutte regolarmente coniugate con il caro estinto – siamo eredi universali di... niente!

NOTAIO – Tutte e quattro... coniugate?

CLELIA – Regolarmente.

NOTAIO – Capisco. Cioè, non capisco. Comunque... mi permetto di ricordare loro che esiste del denaro liquido depositato in diverse banche italiane per un ammontare di circa cinquecento milioni...

AMANDA – Signor Notaio, noi non ne facciamo una questione venale ma di principio.

NOTAIO – Sì, certo.

MARISA – E per quanto tempo durerà questo prezioso usufrutto?

NOTAIO – Carletto, fino a quando sarà in vita, avrà questo suo diritto. Alla sua morte – mi auguro fra mille anni – l’usufrutto viene estinto e, automaticamente, loro entreranno nel pieno possesso legale e materiale di tutte le proprietà Anselmi.

MARISA – Ah, ecco.

AMANDA – Abbiamo il dovere di rispettare le ultime volontà del nostro Marco. Complimenti, Carletto!

CARLO – Io, signora... la prego di credermi... sono confuso... Non immaginavo...

NOTAIO – Non è proprio il caso di vergognarsene, ti pare? Auguri. Spero, comunque, che, nonostante il miliardo annuo, tu continuerai a servire questa casa?

CARLO – Ah, fino alla morte, signor Notaio.

CLELIA – Ne eravamo certe.

NOTAIO – Questo ti fa onore. E adesso, care signore, debbo proprio lasciarle...

STEFANIA – Grazie di tutto, caro Notaio.

NOTAIO – Ma che dice? Sempre a loro disposizione.

STEFANIA – La disturberemo ancora per la successione.

CARLO – Il suo soprabito, signor Notaio.

NOTAIO – Grazie, caro. (Indossa il cappotto) Buona sera e di nuovo le mie condoglianze più sincere.

TUTTE – Grazie. Buona sera.

NOTAIO – (si avvia) Tempo da lupi!

CARLO – Il suo ombrello..

NOTAIO – Sì, grazie. Per ripararmi, mi dovrebbe bastare. (Abbassa la voce) A te, invece, occorrerà ben altro per ripararti da... certi temporali! Tempo da lupi!

(Esce.

Un tuono squarcia la casa)

14 –

STEFANIA – E bravo il nostro Carletto!

CLELIA – Sembrava solo un alieno e invece...

AMANDA – E invece, è un uomo vero. Un uomo che sa quello che vuole. Vero, Carletto? (Gli accarezza la mano)

MARISA – Adesso che lo guardo meglio, mi sembra persino bello. (Gli accarezza la nuca)

AMANDA – Bello? Un vestito è bello o un cagnolino...

CARLO – Io non credo, signora...

AMANDA – Carletto è semplicemente stupendo. (Lo svestono rapidamente) Via questa stupida giacca da maggiordomo! Tu sei il padrone, adesso. (Continua ad accarezzarlo)

CARLO – Ma... signore mie... cosa fate? Vi prego, io intendo rimanere l’umile servitore che sono sempre stato. Un servo non può improvvisarsi padrone!

CLELIA – Ti abituerai presto. E un miliardo annuo è un buon viatico per intraprendere questo viaggio fantastico verso il mondo dei ricchi! (Gli accarezza il sedere con ostentata platealità).

(Mentre un lampo illumina il salone e un tuono lo stordisce, Stefania mette in funzione il giradischi. Si risente il tango di prima).

AMANDA – Tango, monsieur?

TUTTE – Tango, monsieur?

CARLO – (inebetito, terrorizzato e rassegnato) Tango, mes dames.

(Le quattro donne, a passo di tango, portano via l’indifeso Carlo.

Lentamente, buio.

SIPARIO

  

 

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