TE IN CASA PICASSO
Saggio scenico semifantastico
di GIOSE RIMANELLI
PERSONAGGI
SYLVETTE XIII
PAZZO DI BARCELLONA
MAESTRO
BIZARRO
VECCHIO CHITARRISTA
BEVITRICE DI ASSENZIO
ARLECCHINO 1915
RAGAZZO VESTITO DI BLU
DONNA CHE BRUCIA
GIOCOLIERE 1905
ARLECCHINO ROSA-VERDE-CELESTE
MA-JOLIE
MADAME CANALS
DONNA IN CAMICIA
SIGNORINA
OTTO SILHOUETTES
DONNA DORMENTE
DONNA IN BLU
RAGAZZA DI AVIGNONE
LUI, LEI: GLI AMANTI
COM PARSE: IL GRUPPO DELLA VITA, CIECO CHE MANGIA, DONNA SULLA SEDIA A DONDOLO, ecc.
Lo studio del Maestro, a Cannes. Oggi.
PRIMO QUADRO
La sezione destra del palcoscenico rischiarata dal giallo cromo, mentre quella sinistra avviluppata nel blu di Prussia. Sylvette XIII, di profilo come Nefertiti, immobile nella cornice, addossata a un mucchio di tele sotto il finestrone laterale. A destra, sul proscenio, s'apre l'arco del corridoio d'ingresso. Un cartello a freccia, subito visibile a chi entra, porta la scritta a mano : Accomodarsi in salotto . Pomeriggio d'estate. Da una radio invisibile si diffonde pelle pelle un ritmo stridente cantato sulla chitarra di un teenager . La voce del Maestro, che ripete smemoratamente la cantilena del Roi Ranaud , a volte domina la radio e a volte ne sopraffatta. Essa viene dal bagno, dove egli sta prendendo una doccia. Dalla zona del blu di Prussia irrompono a tratti risate sfocate, brani confusi di conversazione e rumori vari. Tuttavia la sezione del giallo cromo riposa in un'atmosfera allucinata di acquario.
Due figure appaiono dal corridoio d'ingresso. Lui l'Arlecchino-rosa-verde-celeste dalla faccia di seminarista; lei la carnale Madame Canals. Si fermano un attimo a leggere il cartello. La donna ride. Quindi attraversano lo studio e spariscono nel blu di Prussia.
Sylvette gira furbescamente gli occhi, sporge il braccio di l della cornice e alza il volume della radio.
La voce del Maestro - (in un urlo) Ammazza quella radio!
Sylvette - (riabbassa il volume) Uffa che noia... (Pausa).
La voce del Maestro - Mi butti un asciugamano, Sylvette?
Sylvette - Stanno dietro la porta del bagno.
La voce del Maestro - Non vedo niente. Tu non ne hai uno di l? (Un braccio nudo, peloso, esce fuori da una tenda. Un asciugamano vola attraverso il palcoscenico) Grazie (Il braccio peloso sparisce con l'asciugamano) Vieni ad asciugarmi la schiena, Sylvette?
Sylvette - No e poi no! Mai pi. (Pausa).
La voce del Maestro - Sei arrabbiata?
Sylvette - S.
La voce del Maestro - Bene. (Di nuovo la cantilena del Maestro).
Il Pazzo - ( da qualche secondo apparso nell'arco del corridoio. Alto, i capelli arruffati, la corta mantellina negligentemente buttata sulle spalle. Striscia lungo la parete e giunge di soppiatto alle spalle di Sylvette) Ughhh!
Sylvette - (sobbalzando) Ooh!...
Il Pazzo - Ti ho pescata, finalmente.
Sylvette - (portandosi un dito sulle labbra) Ssst!
Il Pazzo - Vieni... esci da questa cornice. Non vedi che sei prigioniera?
Sylvette - Ci sto bene... E tu chi sei?
Il Pazzo - Paquito... il Pazzo di Barcellona.
Sylvette - Oh, Dio!
Il Pazzo - Ma non mangio le ragazzine... (La strappa quasi di forza dalla cornice) Accompagnami in un valzer... (Canticchia, invitante, Danubio blu , e accenna passi di danza) Laralaral-lar-lar...
Sylvette - Smettila di fare il cretino... (Pi docile) E poi il valzer chi lo conosce? Hai mai provato questo? (Accenna movimenti di twist).
Il Pazzo - ( imitandola) Ole!
La voce del Maestro - Chi , Sylvette? Con chi parli?
Sylvette - Il Pazzo di Barcellona.
La voce del Maestro - Che?
Sylvette - Il Pazzo di Barcellona, s.
La voce del Maestro - Mandalo subito con gli altri.
Sylvette - (sbuffando) E va bene. (Al Pazzo) Hai sentito?
Il Pazzo - Sempre il solito dittatore, il Maestro. Lo sai che a me non mi ha mai potuto soffrire?
Sylvette - E perch?
Il Pazzo - Mah, chi lo sa? Eppure io l'ho sempre capito... (Considerando con occhio clinico lo studio) Aria di soldi, qua dentro... Muy bien. L'appetito stato saziato, e l'arte non se n' svantaggiata. (Allungando la mano per una carezza) Basta vedere te.
Sylvette - (indicando la zona del blu di Prussia) Vai di l, per favore.
Il Pazzo - ( vagamente) Di l? E cosa c' di tanto interessante di l?
Sylvette - Gli altri.
Il Pazzo - Gli invitati? (Ride) Ma io non sono nella lista.
Sylvette - Be', fa lo stesso.
Il Pazzo - ( con moto improvviso) Fammi toccare la tua coda di cavallo... (Le tocca i capelli) Cos...
Sylvette - (ritraendosi) Gi le zampe!... Tu sai che mi pari?
Il Pazzo - ( mimando) No. Dimmelo.
Sylvette - Una ruvida coda di toro.
Il Pazzo - Claro che s!
Sylvette - (portandosi sul petto il fiume nodoso di capelli che le scende sulle spalle) Un vecchio toro spelacchiato e sporcaccione...
Il Pazzo - ( approvando col capo) Positivamente!
La voce del Maestro - Con chi parli, adesso, Sylvette?
Sylvette - Con me stessa. (Al Pazzo, in un bisbiglio) Vai di l, su. Non farti trovare qui. E' capace di arrabbiarsi.
Il Pazzo - Lui s, ma io no... Non mi arrabbio mai. (Abbracciandola) Coda di cavallina por los mejores artistas para nosotros...
Sylvette - (divincolandosi e dandogli calci e pugni)
- Lasciami o grido!
Il Pazzo - ( lasciandola) Ehi, uch!...
Sylvette - Cos impari a fare il dritto.
Il Pazzo - ( riaggiustandosi la mantellina sulle spalle)
- Delicada... delicia... delito... Code de caballo e gli slip... Ragazze con un piccolo punto de oro in basso... su tutte le spiagge della terra... e un piccolo punto de nada qui. (Si tocca la testa)...
Sylvette - Va' via, o chiamo il Maestro.
Il Pazzo - Porque vives tu? (Saltella, cantando) Las pelotas de tus ojos verde-mar, son dos... cha cha cha...
Sylvette - (ride) Sei un buffone.
Il Pazzo - No. Io sono pazzo.
Il Maestro - ( appare in accappatoio di spugna. E' un uomo sui settanta, ma ancora vigoroso, la testa di idolo antico) Paquito!
Il Pazzo - ( imperturbato) Cha cha cha...
Il Maestro - Bestione stupido. Sei pazzo?
Il Pazzo - ( indietreggia verso il blu di Prussia) Positivamente, hombre... Vengono i turisti al Museo di Barcellona e dicono : Questo il famoso Pazzo. Il Maestro lo ha dipinto quando non aveva che diciannove o vent'anni. Non espressivo?
Sylvette - E impulsivo, anche.
Il Maestro - Chi ti ha detto che davo una festa? A te non ho mandato l'invito.
Il Pazzo - Esatto. Niente invito perch Paquito non niente... Nada pues nada pues nada... Anzi... solo un acquerello di quando il Maestro aveva diciannove o vent'anni... Ma sono venuto lo stesso perch le feste mi piacciono... E poi volevo rivederti, Maestro. Vedere cosa fai, come vivi... e queste ragazzine che ti circondano... Sai che potrei essere tuo nonno?
Il Maestro - Te lo do in testa tuo nonno.
Il Pazzo - Posso restare?
Il Maestro - Dal momento che ci sei... Con che sei venuto?
Il Pazzo - Auto-stop. Mi buttavo in mezzo alla strada, morto. Quelli si fermavano e io salivo con loro.
Sylvette - E se non ti prendevano?
Il Pazzo - Mi prendevano sempre... dopo le presentazioni. Allora cambiavano tono, e mi offrivano di portarmi dove volevo, e anche da mangiare e da bere... (Ridacchiando) Avessi visto che fughe, sulle autostrade! Pareva che avessero pi fretta di me di farmi completare il viaggio. (Al Maestro) Non vero che la gente pazza quando ha paura dei pazzi?
Il Maestro - La gente ha paura anche dell'aria, ecco perch gente.
Sylvette - Io non ho paura di lui.
Il Pazzo - ( ammiccando) Allora ci verresti con me?
Sylvette - Fossi matta!
Il Maestro - ( bonario) Sylvette non va con nessuno, ma resta con me. Vero Sylvette?
Sylvette - Purtroppo!
Il Maestro - ( al Pazzo) Ora va di l, tu, ci vedremo fra poco... E non spaventarli.
Il Pazzo - ( a Sylvette) Hasta luego, donosa. (Scompare nel blu di Prussia).
Il Maestro - Ma guarda un po'... mi ero dimenticato di lui. E tu perch ti sei mossa? Lo sai che per le ragazzine pericoloso uscire dalla cornice?
Sylvette - Tu mi hai detto di mandarlo in salotto. La colpa mia, adesso, se lui ha tentato di baciarmi?
Il Maestro - Baciarti? Cosa ha tentato di fare?
Sylvette - Mi ha abbracciata e ha tentato di baciarmi anche. E mi ha chiamata coda di cavallo. Non carino?
Il Maestro - Carino? Lo trovi carino? Ti darei due scapaccioni, invece. (Afferra un paio di pantalo-nacci che sono su di un trespolo e se li infila al di sotto dell'accappatoio) Altro che carino! E' un criminale.
Sylvette - Ma non mi ha fatto niente di male.
Il Maestro - Non l'ha fatto ora perch non ne ha avuto il tempo... ma lo avrebbe fatto. (Breve pausa) Dovr mettere un lucchetto a quella cornice, cos non salti pi fuori.
Sylvette - E cos io sono pi morta che viva.
Il Maestro - ( pensieroso) Ti piaceva?
Sylvette - Che cosa?
Il Maestro - Come ti ha abbracciata.
Sylvette - (alzando le spalle) Uh, puzza. (Va ad alzare il volume della radio. Afferra il cerchio rosso dell'hula-hoop e se lo fa roteare intorno ai fianchi) Uno... cinque... nove...
Il Maestro - ( si toglie l'accappatoio e infila un maglione) Spegni la radio e smettila con quel cerchio. Tanto passato di moda.
Sylvette - (esegue, contrariata) Mi proibisci sempre tutto. Volevo un cavallo e me lo hai proibito...
Il Maestro - Ci risiamo con la solita lamentela.
Sylvette - ...perch, secondo te, molta gente morta cadendo da cavallo.
Il Maestro - E questo vero.
Sylvette - Volevo un televisore e me lo hai proibito perch la televisione fa diventare stupidi.
Il Maestro - E questo anche vero.
Sylvette - Sei un tiranno. Mi proibisci sempre
tutto.
Il Maestro - Non esagerare. (Paternamente) Quante volte debbo ripeterti che una brava ragazza non dovrebbe fare capricci...
Sylvette - Ma io non voglio essere una brava ragazza.
Il Maestro - Tu sei una brava ragazza, e non potrai cambiare.
Sylvette - Uh, che noia le brave ragazze! Non fanno questo, non fanno quello... Non respirano neanche, per paura di disturbare qualcuno.
Il Maestro - Sono belle.
Sylvette - Ti sbagli, sono morte. E poi vanno tutte in paradiso. Una barba, ecco.
Il Maestro - ( con un sorriso) Il paradiso una sciocchezza.
Sylvette - Esatto.
Il Maestro - Ma se - mettiamo il caso - un paradiso esiste, perch tu non dovresti andarci? Ci vanno tutte le belle creature del mondo, l.
Sylvette - Io non voglio pensare al paradiso. Mi fa diventare triste.
Il Maestro - ( trascinandola a s, sul suo petto) Vieni qua, selvaggia...
Sylvette - (lo bacia sulle guance, subito leziosa) Mi compri gli sci d'acqua? Tutte le ragazze di qua ce li hanno.
Il Maestro - E a te cosa importa? Tu non sei fatta per andare a sciare.
Sylvette - Vorrei imparare. (Guardando verso la finestra) Le vedo sempre dalla finestra, anche di notte, quando sciano. Sembrano statue che si muovono... (Pausa) Me li compri?
Il Maestro - ( la respinge, turbato) Ho detto di no. (Accende una sigaretta e osserva Sylvette, pensieroso) Quanti anni hai, Sylvette?
Sylvette - Se non lo sai tu chi pu saperlo? Il Maestro - Sedici, vero?
Sylvette - Non si vede dal mio corpo che sono una donna?
Il Maestro - Questa, poi!
Sylvette - Allora guardami bene. Mi manca qualcosa?
Il Maestro - Ma no, niente. Non ti manca assolutamente niente. Sei l'ideale. Eppure... Se ripenso al Pazzo mi viene il sangue alla testa.
Sylvette - (di nuovo infantilmente seduttiva) Allora mi compri il motoscafo?
Il Maestro - ( sorpreso) Il motoscafo?
Sylvette - Be'... se ci sono gli sci ci dev'essere anche il motoscafo, ti pare?
Il Maestro - E un bagnino che lo guidi?
Sylvette - (lo abbraccia, ridendo) Sei un tesoro.
Il Maestro - Mi chiami sempre tiranno.
Sylvette - S, anche tiranno. (Un orologio a pendolo suona le ore. Sylvette si distacca) Le cinque. Non dovevano venire alle cinque?
Il Maestro - Fra poco saranno qui. Bizarro sempre puntuale.
Sylvette - Se non vengono fra poco, quelli di l (e indica il blu di Prussia) si spazientiscono.
Il Maestro - Oh, quelli... Possono aspettare.
Sylvette - Perch non hai invitato soltanto quelli del periodo blu? Sono pi civili e pazienti.
Il Maestro - Sono tutte creature mie. Come potevo essere imparziale?
Sylvette - Certi hanno delle facce che non vorrei proprio sognarmi la notte, tanto sono brutte.
Il Maestro - Che ci posso fare? Ognuno ha la sua faccia.
Sylvette - Avresti potuto dipingerli un pochino meglio, questo l'avresti potuto fare.
Il Maestro - Io non posso fare niente. Ognuno quello che .
Sylvette - Non mi piacciono.
Il Maestro - Ecco, ecco. Il piacere prima di tutto. E invece bisognerebbe accettare la gente cos com', con le sue facce e i suoi difetti, e non come noi vorremmo che fosse.
Sylvette - (con un'alzata di spalle) Per me... io mi prendo ci che mi piace. Ci che mi piace lo ruberei persino. Perch se una cosa mi dispiace come faccio a prendermela?
Il Maestro - Se imparassimo a dare, invece che a prendere solamente...
Sylvette - Bravo. Perch non incominci tu col darmi gli sci e il motoscafo?
Il Maestro - Io alludevo a un'altra cosa.
Sylvette - No, non ritirare la parola, adesso. Se no come faccio a credere a tutto ci che dici?
Il Maestro - E va bene, va bene... Vedremo... (Cambiando discorso) Sono venuti in molti?
Sylvette - Gli invitati?
Il Maestro - S.
Sylvette - E' gi tutto pieno, di l. Una vera insalata mista: nobili e plebei, ricchi e poveri, pazzi e...
Il Maestro - Speriamo almeno che bastino le tazze. (Un fracasso fuori scena. Sylvette corre verso la grande tla invisibile che separa il giallo cromo dal blu di Prussia. Sparisce nel blu di Prussia) Hanno fracassato le tazze. Scommetto che hanno fracassato le tazze.
Sylvette - (riapparendo) Era il Giocoliere del 1905.
Il Maestro - Ha buttato in aria le tazze?
Sylvette - Macch, magari. A quelle bada la Donna in camicia. Ha messo tutto in ordine per il t. Anzi, il tavolo non poi tanto grande, e cos a qualcuno toccher di bere il suo t in piedi.
Il Maestro - Ma cosa gli preso a quel Giocoliere? Ha forse rotto il piatto delle mele?
Sylvette - (divertita) Ha cercato di allungare la mano sinistra, quella che tiene sempre sul petto, e afferrare le quattro mele della natura morta con piatto. Ma il Pazzo gli ha dato un calcio sulla mano e lui ha perso l'equilibrio e ha sbattuto la testa sul tavolo. Era cos buffo, poverino!
Il Maestro - Incosciente!
Sylvette - Allora me li compri gli sci e il motoscafo? (Si ode un portone che sbatte. Passi veloci per le scale).
Il Maestro - Ecco che arrivano. Va, va ad aprire, Sylvette.
Sylvette - E' aperto.
Il Maestro - ( gridando verso l'ingresso) Sei tu, Don Chisciotte?
Bizarro - ( appare sulla porta, agitando il bastone) Tu la devi smettere di chiamarmi Don Chisciotte. Non corrisponde.
Il Maestro - Quando vedo te la mia mente si affolla di parole.
Bizarro - ( gi in difesa) Davvero? E quali?
Il Maestro - Amore, creatura, rottame, follia, balbettio, violenza, invalidit, esistenza...
Bizarro - Grazie, un complimento.
Il Maestro - ...fantasia, ribellione, vaudeville, limonata, ovaia, enigma...
Bizarro - Stop, per carit! Tu mi riempi di doni che non merito affatto.
Il Maestro - ( corrugando la fronte) Sei solo?
Bizarro - S.
Il Maestro - E i tuoi personaggi?
Bizarro - ( un uomo che assomiglia stranamente a Salvador Dati, e di questi ha i gesti e le esteriorit. Si toglie i guanti pian piano, quasi fossero di pelle sua da staccare con tutti i riguardi per non sentire dolore) Sylvette?
Sylvette - Comandi?
Bizarro - ( le porge il bastone di cristallo e i guanti)
- Grazie, cara. Sei adorabile.
Sylvette - (accenna una breve riverenza) Grazie, signore.
Il Maestro - ( disilluso) Non li hai portati.
Bizarro - Ascolta, abbi pazienza... Avrei voluto telefonarti e avvertirti che non potevo portarli. Ma non riesco mai a comporre i numeri. Mi sfuggono dalle dita come elementi liquidi, mi comprendi?
Il Maestro - Certo. Ma non comprendo perch debba pretendere di comporre numeri con le dita guantate.
Bizarro - La ragione un'altra. Io sono il cugino in primo grado di un idiota quando si tratta di prendere in mano il telefono. E cos eccomi qua, solo.
Il Maestro - Peccato. La festa finita.
Bizarro - Ma neanche per idea... I miei personaggi, guarda, cerca di capire... non li posso portare per le strade, di giorno, tra la gente. Se attraverso la citt con loro succede un pandemonio. La gente mi lincerebbe. Non che io mi vergogni di loro, mai. Sono creature mie, dopo tutto. Ma fuori non posso portarle. Ti immagini l'orrore dei borghesi se mi vedessero passeggiare a braccetto col Cannibalismo dell'Estate ? (Osserva un blocco informe di creta su di un trespolo, con dentro confitto un manubrio di bicicletta) Magnifico, stupendo, insuperabile. Cos', un'altra capra?
Il Maestro - ( leggermente irritato) Oh niente, niente... tentativi... Sempre tentativi.
Bizarro - Sempre modesto, tu. Hai gi dimenticato la Capra incinta? . E' un capolavoro, quello, non un tentativo.
Il Maestro - Sar. Ma io mi dico sempre : dimentica capolavori che hai fatto ieri, se li hai fatti, e pensa a quelli che dovrai creare oggi...
Bizarro - L'oggi mi terrorizza. (Pausa).
Il Maestro - Be', visto che il progetto di farli parlare insieme, i tuoi e i miei personaggi, fallito...
Bizarro - Niente affatto. Con i tuoi, intanto, ci parlo io. Dove sono? (Appaiono sulla porta, impolverati e stanchi, il Vecchio Chitarrista e la Bevi-trice di Assenzio).
Il Maestro - Sono di l. Andiamo.
Sylvette - (corre incontro ai nuovi venuti) Scusate... avete l'invito?
La Bevitrice di Assenzio - Guarda com' carina, la ragazza cittadina...
Il Vecchio Chitarrista - ( mostrando un cartoncino) Siamo stati invitati a un t, per oggi... Ecco qui l'invito.
Il Maestro - ( girandosi, vedendoli, con calore) Oh bene. Venite, venite... Sylvette, lasciali passare. Questi sono vecchissimi amici. (Dando uno scapaccione sul sedere della Bevitrice) E bene, Georgette. Che piacere rivederti. Fatto buon viaggio?
La Bevitrice di Assenzio - Da cane. Quasi tutto a piedi. Neanche a morire gli automobilisti francesi ti danno un passaggio. Ma questo si capisce benissimo. Sono vecchia, adesso, e quelli imbarcano solo le giovanette.
Bizarro - Eh, il mondo cambia.
La Bevitrice di Assenzio - Oh no. La vita una ruota. Solo certe leggi sono fisse.
Il Maestro - E tu, vecchio Jean, come va la podagra? (Presentandoli a Bizarro) Conoscete il signor Bizarro Grs, catalano?
Il Vecchio Chitarrista - ( stringendo la mano a Bizarro, con molti inchini) Piacere tanto, signore.
La Bevitrice di Assenzio - ( con un cenno della mano) - Hello.
Bizarro - ( bacia la mano della Bevitrice, e la trattiene per un attimo nella sua) Sempre belle mani, lei, sensibili e morbose. Toulouse-Lautrec le ha regalato lo scialle e il mistero, ma le mani sono unicamente del Maestro, vero?
Il Maestro - Non ci giurerei. Ero troppo influenzato dal Greco, in quell'epoca.
Bizarro - Lei, per me, una donna-leggenda. Perci bellissima.
La Bevitrice di Assenzio - ( estaticamente) Che uomo affascinante... e come parla bene, vero Jean?
Il Vecchio Chitarrista - Il signore, qui, sa come trattare le signore. E' una cosa che si nota subito.
Bizarro - E lei, Jean, cos bizantino, sa suonare sempre quel vecchio strumento?
Il Vecchio Chitarrista - E' l'unica cosa che mi resti, a dir la verit. (Pizzica le corde con le sue dita agili e livide) Non sono molto bravo, e si vede, si sente...
La Bevitrice di Assenzio - ( con una gomitata nel fianco del Chitarrista) E non fare sempre il modesto... Anche se non sai fare niente non dire mai che non sai fare niente... se no la gente ti butta va, e addio. Capito?
Il Vecchio Chitarrista - Be', io non dico che non so fare niente. (A Bizarro) Qualche motivo so sempre accompagnarlo. Ora ho fatto societ con Georgette. Lei canta e io accompagno. Dico bene, Georgette?
La Bevitrice di Assenzio - Se non fosse per la mia voce saresti morto di fame, te lo dico io... Ma la giovent moderna vuole altra roba. Mentre le mie canzoni non fanno pi senso, ormai. Belle epoque, dicono. Facci vedere la gamba, dicono. (Si alza le sottane fino alla cintola ed esegue un passo da can-can) E io faccio vedere tutto. (Sfila dal corpetto una bottiglia di alcool e beve) Ma poi la gente pensa: poveretta! (Al Maestro) Le cose di Piazza Ravignan chi le ricorda pi? E' passato pi di mezzo secolo... e tu eri un giovanotto a quel tempo, un signorino appena venuto a Parigi dalla Spagna... (Si tocca la fronte) Non c' memoria, qui?
Il Maestro - Hai buona memoria.
La Bevitrice di Assenzio - ( nostalgica) Ci siamo conosciuti in Piazza Ravignan... e subito tu mi sei venuto dietro. Eri timidissimo e portavi un fazzoletto al collo, come tutta la gente della bohme... Non ho buona memoria?
Il Maestro - Ti ho voluto bene non appena ti ho vista.
La Bevitrice di Assenzio - Che bugiardo! Mi sei venuto dietro perch ero un'ubriacona e volevi farmi il ritratto.
Bizarro - Lei si vergogna di essere un'ubriacona? La Bevitrice di Assenzio , - lo mi vergogno solo quando non mi vergogno. Ho sempre saputo di essere un'ubriacona.
Bizarro - ( indicando la. bottiglietta di alcool) Assenzio?
La Bevitrice di Assenzio - No, acqua distillata.
Il Vecchio Chitarrista - Con lei non c' futuro, ma solo vita. Beve tutti i soldi che guadagnarne La Bevitrice di Assenzio - Chiudi il becco tu, pappagallo. Io sono quella che sono e non mi cambia pi nessuno.
Il Vecchio Chitarrista - ( mortificato) Georgette... non volevo mica offenderti... La Bevitrice di Assenzio - Avanti, attacca. Facciamo sentire qualcosa di allegro a questa gente. (Il Vecchio Chitarrista accenna le prime note della tradizionale canzone d'Israele Hava nagila . // Maestro e gli altri gli fanno cenno di continuare. La Bevitrice di Assenzio canta:
Hava nagila v'nism'cha
Hava n'ran v'nism'cha.
Uru achim b'ievsa meach.
(Dopo la prima strofa, anche gli altri si uniscono al canto).
Bizarro - ( alla fine della canzone batte le mani, imitato dal Maestro e da Sylvette) Ma bravi... bravissimi.
Una Voce - ( un urlo lacerante, dalla zona del blu di Prussia) Aiuto! Aiuto!
La Bevitrice di Assenzio - ( spaventata) Mamma mia! E cos'?
Il Veccho Chitarrista - Stanno ammazzando qualcuno?
Il Maestro - Niente... di l, in salotto. Si divertono. (Risate e frastuono fuori scena) Sentite? Si divertono.
La Bevitrice di Assenzio - Che paura!
Il Vecchio Chitarrista - Mi ricorda il tempo delle torture, nei campi di concentramento...
Bizarro - Oh, la guerra passata... finita. Non ci saranno pi queste sciocchezze.
La Bevitrice di Assenzio - Speriamo bene.
Il Maestro - Passiamo di l? Ci aspettano per il t. (Avviandosi verso il blu di Prussia).
Sylvette - (afferra per un braccio il Maestro) E io che faccio?
Il Maestro - Rientra in cornice e fa la brava.
Sylvette - Io l dentro non ci torno. Mi annoio.
Il Maestro - Allora fa un po' quello che ti pare.
Bizarro - ( alla Bevitrice di Assenzio, con un inchino galante) Prima le signore.
La Bevitrice di Assenzio - ( impettita) - Merci, Monsieur. Di qua, vero?
Il Maestro - S, di qua. (Escono).
Sylvette - ( indecisa se rientrare nella cornice o no. Infine gira la manopola della radio nascosta e il solito ritmo di teenager invade lo studio. Sylvette raccatta da terra il cerchio rosso dell'hula-hoop e se lo fa roteare intorno ai fianchi) Uno... cinque... sette... nove...
FINE PRIMO QUADRO
SECONDO QUADRO
Un istante successivo.
Il blu di Prussia si trasforma in giallo cromo, e la scena cos si allarga, accogliendo in un tutt'uno anche quella precedente. In un angolo, un lungo tavolo apparecchiato per il t. I Personaggi vi si affollano intorno, chiacchierando fra di loro. Altri sono sparsi in punti diversi della scena, vanno e vengono; altri sono assolutamente immobili e come in disparte, remoti a se stessi e agli altri; altri ancora sono seduti su sedie e poltrone oppure intorno al tavolo del t che presieduto dal Cieco che Mangia. Appoggiati alla finestra, che riverbera su di loro un tenero azzurro, sono gli Amanti. Il Giocoliere fa ruotare in aria tre cerchi. Per circa tre minuti questi personaggi si muovono e gestiscono o ridono improvvisando immaginari passi di danza, con nel sottofondo la musica di Sylvette. Si interrompono solo quando si accorgono del Maestro, Bizarro, la Bevitrice di Assenzio e il Vecchio Chitarrista.
Bizarro - Buon giorno, signori. Disturbiamo?
I Personaggi - Buon giorno.
Prego, accomodatevi pure.
Nessun disturbo.
Ma chi quel tizio coi baffi?
Guarda... sono arrivati anche gli straccioni.
La Bevitrice di Assenzio - ( si avvicina, aggressiva, all'Arlecchino 1915) Straccione sarai tu, tua madre, tuo padre...
LArlecchino 1915 - ( dondola il suo corpo cilindrico, e i denti battono l'aria in un riso cadaverico) Ihhh! Ihh!
La Bevitrice di Assenzio - ( indietreggia, spaventata, e si rannicchia contro il petto del Chitarrista) Questo pazzo. Jean, oh Jean...
Il Vecchio Chitarrista - ( si appressa con autorit forzata all' Arlecchino. Quando sotto la sua faccia d uno strappane alle corde della chitarra che emettono un suono rabbioso e discordante) Toh!
LArlecchino 1915 - ( si raddrizza a sua volta, di scatto) O-oh!
La Bevitrice di Assenzio - E' pazzo. Si vede subito... dalla faccia.
Il Pazzo - ( irritato) Chi ha nominato il Pazzo?
La Bevitrice di Assenzio - Mio Dio, e chi quest'altro?
Il Pazzo - Voglio mettere in chiaro una questione di principio. Se qui dentro c' un pazzo quello sono io.
La Bevitrice di Assenzio - Scusi, scusi tanto, signore... Non volevo offenderla.
Il Ragazzo vestito di blu - ( con tono glaciale) State a vedere, adesso, che la pazzia un privilegio.
Il Pazzo - Nient'affatto. Io dico soltanto - e lo sottolineo- che nessun altro pu essere io.
Bizarro - Pi che giusto. A Cesare quel ch' di Cesare. Cos, a ognuno la sua pazzia. E quel pazzo l si tenga la sua, se ci tiene tanto.
Il Pazzo - ( avvicinandosi a Bizarro) Caro signore, lei forse pazzo?
Bizarro - Io no... almeno spero, anche se molta gente crede che lo sia.
Il Pazzo - ( infastidito) Oh la gente, la gente... il sentimentalismo della gente che crede di credere sempre a tante cose... Tonteria, JJd... Se una persona una cosa, solo quella cosa, non due insieme. E io... essendo pazzo, eh s, loco... per definizione e per destino... para siempre, sono unico, Ud. Nessuno, neanche per ischerzo, pu essere ci che sono io.
La Bevitrice di Assenzio - ( al Maestro) E' un pazzo pericoloso?
Il Maestro - Solo con le minorenni.
Il Pazzo - La personalit, caro lei, il segno dell'originalit, non vero?
Bizarro - Pare proprio di s.
Il Pazzo - Dunque le personalit originali sono differenti fra di loro. (Alla Bevitrice) Mi sono spiegato?
La Bevitrice di Assenzio - Molto bene, grazie...
Il Pazzo - De nada. Ora ho fame. (Va al tavolo del t e incomincia a sgranocchiare pasticcini).
Il Maestro - ( a tutti) Servitevi liberamente.
Bizarro - ( al Maestro) Questi tuoi personaggi sono strani.
Il Maestro - Be', sai, pretendono di essere originali.
Il Ragazzo vestito di blu - No, Maestro. Non una pretesa. Purtroppo lo siamo.
Bizarro - Perch purtroppo?
Il Ragazzo vestito di blu - Perch nessuno vorrebbe essere ci che - ad eccezione di quel pazzo - e noi non possiamo essere altro che noi stessi.
Bizarro - E non sei contento?
Il Ragazzo vestito di blu - No. Essere ci che si miserabile... una condanna. Ci negato tutto... voglio dire ogni possibilit di sviluppo, e anche d'illusione.
Bizarro - Ma no. Tu prendi te stesso... e la vita, troppo sul serio. Bisogna essere pi larghi, pi elastici. In fondo l'uomo ha mille sfumature.
Il Ragazzo vestito di blu - Dice davvero?
Bizarro - Eh, mi pare... Che parlo, allora, solo per rassicurarti?
La Bevitrice di Assenzio - ( al Chitarrista) lo non ci capisco niente. Di che parlano?
Il Vecchio Chitarrista - Mi pare che vogliano litigare.
La Bevitrice di Assenzio - Allora meglio svignarsela in un posticino... Andiamo vicino a quel Cieco che Mangia... (Si appressano al tavolo e cominciano a mangiare).
Il Ragazzo vestito di blu - ( guardando fissamente Bizarro, con malinconica seriet) Soltanto lei pieno di sfumature.
Bizarro - Io?
Il Ragazzo vestito di blu - Lo sa che assomiglia in modo impressionante al pittore Dal?
Bizarro - ( lusingato) Sono amico e ammiratore di Salvador Dal. Grand'uomo, eh? Ma io mi chiamo Bizarro.
Il Ragazzo vestito di blu - Bizarro?...
Bizarro - S... Bizarro Grs.
Il Ragazzo vestito di blu - Piacere, signore. Mi toglie una curiosit?
Bizarro - Anche due, anche tre... se posso.
Il Ragazzo vestito di blu - Ci mette la pece nei baffi?
Bizarro - Assolutamente niente, mio giovane amico. I baffi sono cos perch non potrebbero essere differentemente.
Il Ragazzo vestito di blu - E perch sono cos?
Bizarro - Perch sono antenne elettroniche, il radar della vita, l'indice dell'estrema sensibilit... hem... hem...
Il Ragazzo vestito di blu - Vede? Avevo ragione io.
Bizarro - In che senso?
Il Ragazzo vestito di blu -Lei una sfumatura. Lei confonde le sfumature con le cose serie. Perch ha nominato il radar?
Bizarro - Il radar una cosa seria, spero.
Il Ragazzo vestito di blu - Il Maestro ha tutta una sua idea circa il radar.
Bizarro - Tu? Possibile?
Il Maestro - lo non so niente.
Bizarro - Ho sempre creduto che tu fossi una specie di barbaro rinascimentale, un Masaccio o un Pisanello, non un Leonardo. Da quando in qua ti occupi di scienze?
Il Maestro - Non dargli retta a quel ragazzo.
Il Ragazzo vestito di blu - Il radar stato inventato per gli imbecilli, tanto vero che gli esseri forniti di sensibilit non ne fanno uso. (Breve pausa) Il radar un mezzo scientifico per captare e valutare le cose. Ma il piccione viaggiatore, lui, ha l'istinto, dice il Maestro... Il piccione possiede un radar proprio, dentro, un radar naturale - gli otoliti, cio - che molto pi importante della scoperta scientifica...
Il Pazzo - ( che sta divorando pasticcini) Esto es una estupidez. Il Maestro rare volte dice cose cos stupide, e questa non pu essere sua. (A Bizarro) E lei, Sefior Mostacho, non stia a pendere dalla bocca di questo liceale.
Il Ragazzo vestito di blu - ( indignato) Io sono sicuro che il Maestro...
Il Pazzo - ( facendogli il verso) Io sono sicuro che il Maestro... Que bobo!
Il Maestro - ( tagliando corto) Va bene, va bene. Pu darsi che questa idea sul radar sia proprio mia. Anzi proprio mia, ora che ricordo. Mi venne in mente come una cosa curiosa, un giorno che passeggiavo sulla spiaggia di Antibes, e guardavo i piccioni che andavano in Africa. Quale intuito, che senso di direzione hanno... Ecco perch, poi, mi venuto logicamente di ridere pensando al radar...
Il Ragazzo vestito di blu - Maestro, voi avete detto un giorno che se si sapesse dove si va forse non si andrebbe. Quando si sa quel che si cerca, avete detto, non si sa quel che si trova, e non si cerca veramente se non quando la cosa gi stata trovata. E' vero?
Il Maestro - E' vero.
Il Ragazzo vestito di blu - Voi siete dunque per l'istinto, non per la ragione. Se posso definirvi voi siete... (Esita).
Il Maestro - Vai avanti.
Il Ragazzo vestito di blu - Voi siete un essere fantastico, irrazionale ed emotivo, perci siete contro la matematica e la scienza. Io ricordo bene quella sera sulla spiaggia di Antibes, quando avete tirato fuori la vostra idea sul radar. Mi ha colpito, ecco tutto.
Il Maestro - Io, comunque, non sono contro il radar... per il semplice fatto che non m'interessa.
Bizarro - Questo tuo ragazzo che ha una cos buona memoria dev'essere un amico segreto di Vermeer.
Il Ragazzo vestito di blu - E chi Vermeer? Non conosco nessun Vermeer. E poi io non ho amici, ma solo padroni...
Bizarro - ( divertito) Vermeer un nome sconosciuto? Il grande Vermeer uno sconosciuto? Bene, il tempo ci fa giustizia. Ragazzo, sai che ti dico? Mi piaci.
Il Ragazzo vestito di blu - Grazie. Ma importante piacere?
Bizarro - Be', francamente... credo che ci aiuterebbe un poco negli affari...
Il Ragazzo vestito di blu - A me non importa. Il piacere solo uno stato d'animo, una congiuntura, un'occasione. E io vorrei non piacere. Durerei di pi.
Bizarro - ( pazientemente) Bravo. Ma le cose brutte non hanno valore, mio giovane amico. Il mondo pieno di cose abominevoli, se ci pensi bene, di quotidiano uso... che forse durano di pi come dura il cattivo gusto della gente. Ma le cose belle, rare... Eh no, ascolta. Le cose perfette... tu pensi che durino di meno delle cose brutte?
Il Ragazzo vestito di blu - Durare, sopravvivere... ci siamo!
Bizarro - Guarda... Io, per me, non sono la perfezione, proprio perch ci aspiro. Ma tu non hai da lamentarti. Se tu duri proprio perch, probabilmente, sei stato dipinto quasi classicamente... come un giovane Cesare scontento. Ecco il segreto.
Il Ragazzo vestito di blu - Scontento? E sa perch sono scontento? Perch sono un giovane Cesare e non un giovane Bruto. Ecco l'origine della mia scontentezza, la mia condanna... Essere un eroe positivo, di fronte al quale le madri si commuovono.
Bizarro - E tu lascia che si commuovano. Che male c', dopotutto?
Il Ragazzo vestito di blu - Le ucciderei tutte.
Il Maestro - Non dire sciocchezze. Perch non bevi del t?
Il Ragazzo vestito di blu - ( con slancio) Volevo andare a combattere per la libert, in quelle guerre per la libert che sempre ci sono nel mondo... anzich finire nella collezione di Edward Warburg. L mi faccio guardare soltanto, mentre cresco di prezzo. L arrivano le madri e dicono : Sembra mio figlio! . Una ha perduto il figlio in Cina, in una spedizione, tentando di provare che i cinesi sono antropofagi, e ogni volta che viene a vedermi esclama: Oh, il mio Roland! . Un'altra ha perduto il suo idiota in un idiotico raid aviatorio, e ogni volta che viene a contemplarmi dice : Gli manca solo il monoplano alle spalle, se no assomiglierebbe alla fotografia del mio povero George... . E dire che il mondo sarebbe pi equilibrato senza l'amore delle madri... Ma un giorno bisogner armarsi di santa pazienza e incominciare il massacro di tutte le madri.
Il Maestro - Quel giorno, forse, potresti accorgerti di avere una madre anche tu.
Il Ragazzo vestito di blu - E a che mi servirebbe? non sono un personaggio pirandelliano in cerca dell'autore. Io avrei voluto farne a meno dell'autore, ed essere io, solo io... Mentre adesso non sono pi capace di piangere n rimpiangere n amare n soffrire. L'autore ha fatto tutto lui, non lasciando a me niente. (Al Maestro, accusando) La colpa vostra.
Maestro - (sorpreso) Mia?
Il Ragazzo vestito di blu - Non siete stato voi a volermi cos? Con questa testa, con questo cervello, con questi occhi assorti e scontenti? Non siete stato voi?
Il Maestro - ( a Bizarro) Incredibile. Hai sentito? (Ai Personaggi) Avete sentito? Ora la colpa mia...
Bizarro - ( che vuole ancora ironizzare) Forse non ha tutti i torti, quel ragazzo...
Il Maestro - Gli dai ragione?
Bizarro - ( con sufficienza, spiegando) Amico mio, un'opera esprime spesso pi di quanto il desiderio dell'autore ha voluto che esprimesse. Guarda bene questo ragazzo. Cosa ti dice questo ragazzo? Guarda colore e disegno. Come il disegno penetra l'oggetto, cos il colore suggerisce le forme che determinano il soggetto. Dunque la sua accusa legittima.
Il Maestro - Secondo te questo ragazzo sarebbe stato determinato dal colore?
Bizarro - Senza alcun dubbio. Guarda, osserva bene quel blu. (Il Ragazzo Vestito d Blu si lascia liberamente studiare) Non ti dice niente il suo blu?
Il Maestro - Il blu tutto lui, lo so bene. Non avevo mai supposto per che un giorno questo ragazzo potesse rivelarmi i suoi sentimenti.
Il Ragazzo vestito di blu - ( con amarezza) Sarebbe stato meglio, Maestro se ci aveste fatti senz'anima - come certe sculture cieche che si abbandonano nei giardini...
Il Maestro - Ti ho forse sbagliato? ti ho deluso? non sei forse perfetto?
Il Ragazzo vestito di blu - ( stancamente) Io, Maestro, ho orrore dell'eternit... orrore delle cose perfette. L'eternit una morte troppo crudele... volevo nascere per vivere solo un istante. Il tempo necessario per compiere un gesto...
Bizarro - Come Bruto?
Ragazzo vestito di blu - I dittatori di tutta la terra mi danno il voltastomaco...
Bizarro - Scusa, dimmi una cosa. Non hai mai pensato di poter essere un giovane tolstojano, una specie di junker per esempio, come quel bravo Nikolj Rostv, che si batte per salvare le iconi familiari dall'avanzata del barbaro?
Il Ragazzo vestito di blu - Io non saprei che cosa salvare. E poi non ho mai pensato a ci che ero, Signore, ma a ci che potevo diventare. Ma lui, il Maestro, mi ha fissato nel tempo per la mia inquietudine, senza permettermi di avere nessuna evoluzione.
Il Maestro - ( scattando) Evoluzione? Bravo. Evoluzione. Bella parola... Riempie la bocca, conforta e d coraggio... E invece no, io me ne infischio dell'evoluzione. Io sono.
Il Pazzo - ( chiamando sottovoce) Prospero?
Il Maestro - E in arte non c' passato n futuro. L'arte che non nel presente come potr essere nel futuro?
Il Pazzo - Prospero?
Il Maestro - ( apostrofandolo) Sta' zitto!
Il Pazzo - Va bene, sto zitto.
Il Maestro - ( al Ragazzo) E tu vivi e vali, ragazzo, proprio perch sei nel presente.
Il Pazzo - ( cantilenando) Io sono, tu sei, egli ... Infinito: essere!
Il Ragazzo vestito di blu - Io sono il figlio di tutte le madri.
Il Pazzo - ( al Ragazzo) No, a te manca una rotel-lina... (indica la sua testa) qui. Una Donna che brucia (attraversa la scena con le mani alzate come se fosse avvolta dalle fiamme)
- Aiuto!... Aiuto!...
Il Ragazzo vestito di blu - ( istericamente) Non si potrebbe ucciderla quella madre?
Bizarro - ( portandosi le mani al volto per non vedere) Santa Vergine, terribile! Sembra una vera madre che bruci!
Il Maestro - Guernica. E' voluta venire anche lei... per paura che dimentichiamo cosa le successo.
Bizarro - ( che comincia a non sentirsi pi a suo agio) Qui dentro comincia a far caldo. (Prende un pasticcino e lo inghiotte. Gli altri Personaggi sono sparsi in crocchio, qui e l, come in una piazza, e mangiano e chiacchierano sottovoce fra di loro, tranne gli Amanti che sono sempre vicino alla finestra, abbracciati).
Il Giocoliere 1905 - ( allunga furtivamente la mano al piatto dei pasticcini, ma subito il Pazzo vi assesta un colpo) Ohi, bada!
Il Pazzo - Non si tocca.
Il Giocoliere 1905 - Ma tu sorvegli soltanto me?
Il Pazzo - Io sorveglio tutto. A me niente sfugge. Ma sorveglio specialmente te.
Il Giocoliere 1905 - E perch specialmente me?
Il Pazzo - Perch sei carino.
L'Arlecchino 1915 - Ihhh! Iiiiiiih!
Bizarro - Sono sempre cos allegri?
Il Maestro - Pare.
Bizarro - ( si sente un pochino rinfrancato quando gli viene incontro l'Arlecchino rosa-verde-celeste col suo viso triste di seminarista giovane) Oh, ecco una persona equilibrata. Noi ci siamo conosciuti al Museo d'Arte Moderna di Barcellona, vero?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Non saprei... Comunque, se ci siamo visti dopo il 1917. Io sono nato nel 1917.
Bizarro - ( al Maestro) Non appartiene anche lui alla serie degli Arlecchini?
Il Maestro - S... ma lui un incrocio. L'Arlecchino rosa-verde-celeste (subito allarmato) Io un incrocio?
LArlecchino 1915 - ( battendo i denti) Ihhh! Iiiiiihh! E ti lamenti?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Mi dicono che sono un incrocio e dovrei saltare dalla gioia?
L'Arlecchino 1915 - Fratello, sai cosa sono io?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Non m'interessa cosa sei tu.
L'Arlecchino 1915 - La mia immagine, dicono i critici, indicata dalle strutture delle forme, pi che dai loro particolari. Ci capisci niente?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Ho detto che non m'interessa.
L'Arlecchino 1915 - E il mio corpo non un corpo... iiiiih! ma solida architettura! Capito, adesso?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - No.
L'Arlecchino 1915 - Se io sono architettura e non corpo, la tua figura- fratello - da ricercare fra corpo e architettura, tra maschio e femmina, iiiiih!, tra pagliaccio e prete...
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Maestro, dimmi che non vero.
Il Maestro - E' vero. Pensavo, infatti, a due cose quando ti ho dipinto. Ma non allarmarti.
Bizarro - A che cosa?
Il Maestro - A un torero che si era fatto incornare a Madrid - era tutto rosa, di sole e di sabbia -e a un seminarista di Valladolid. Lo incontrai sul crepuscolo verde-celeste... e camminava leggero, come se volasse, col suo passettino mistico e affrettato.
L'Arlecchino 1915 - Ihhh! Iiiiiiih!
Il Maestro - Poi, quando mi sono messo a dipingere, sei venuto fuori tu, col gomito poggiato a una balaustra, dietro un tendaggio rosso. E tu mi hai chiesto di restare, ricordi?
Il Pazzo - ( sottovoce) Prosperoooo? L'Arlecchino rosa-verde-celeste (sconcertato) S, vero, ho chiesto di restare... Ma solo perch mi piace la vita, il mondo, e le cose semplici... i bambini che giocano per le strade, i vecchi seduti sui muretti delle chiese... Ma credevo di essere normale, non un... incrocio.
Il Maestro - Come spiegarti che solo essendo un incrocio puoi essere tu, cos... rosa-verde e celeste... unico al mondo? Potevo confonderti con gli altri?
Bizarro - ( indicando l'Arlecchino 1915) Per fortuna non hai la loro tragica fisionomia... la loro aria di fame.
L'Arlecchino 1915 - Ihhhhhhhhh!
Il Maestro - Lui destinato a sognare un mondo migliore, e a dare speranza alla gente. Forse avrei dovuto mettergli una zappa in mano e un breviario, anzich quel cappello.
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Mi sarebbe piaciuto di pi. Ma purtroppo non so leggere.
Il Maestro - Tu sei un libro aperto per gli altri. Ed per questo che mi sei caro. Prenditi una tazza di t, mangia, divertiti... e non farti prendere dai brutti pensieri.
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Grazie. Ma io volevo approfondire...
Il Maestro - Meglio non approfondire... (Voltandogli le spalle, a Bizarro) Ti ricordi di Ma Jolie? Eccola l, venuta anche lei.
Bizarro - ( avvicinandosi a Ma Jolie) Non cambiata affatto. Mi sembra per muta e deserta.
Il Ragazzo vestito di blu - Per forma, una Natura Morta...
Il Maestro - Oh, lei pu essere chiunque, e qualunque cosa.
Bizarro - Prover a chiamarla. Se una natura morta, come quel ragazzo insinua, non potr rispondere. Una pera, una mela, una ciliegia...
Il Ragazzo vestito di blu - Un bric--brac.
Bizarro - ...un bric--brac, s, non parlano. Si lasciano solo possedere. Ma se, invece... (Tende la mano a Ma Jolie, ma non stringe nulla perch la mano di Ma Jolie non esiste) Ma Jolie... Mi senti, Ma Jolie? (Pausa) Ma Jolie... Vuoi dirci chi sei? Ma Jolie (rauca, come una cantante tedesca di tabarin) Non sono n una Natura Morta e n un Personaggio.
Bizarro - Chi sei, dunque, Ma Jolie? Un ormone stanco, o un mignolo di Dio? Ma Jolie - Io? Ah, io... chi sono io?
Bizarro - ( ansioso) S, chi sei tu?
Il Pazzo - Porque vives tu?
Ma Jolie - Sono un'allusione alla canzone popolare...
L'Arlecchino 1915 - Ihhhh!
La Bevitrice di Assenzio - La prenderemo allora con noi nelle nostre tourne.
Bizarro - Silenzio, per favore! Ma Jolie, e poi... e poi?
Ma Jolie - Oh... ah.
Il Pazzo - Lasciatela stare. E' malata. Ma Jolie - E rappresento i caratteri dell'alfabeto cirillico...
L'Arlecchino 1915 - Ihhh!
Bizarro - Straordinario. Grazie, cara... (Si sente mancare l'aria) Tu lo sapevi che era un'allusione alla canzone popolare, e... e rappresenta i caratteri...
Il Maestro - Io non lo so, ma loro lo sanno.
Bizarro - Francamente comincio a non capirci pi niente. Mi sta venendo un crampo alla testa... Vorrei quasi sedermi. Non hai una sedia disponibile?
Il Maestro - Disgraziatamente sono tutte prese. Una piena della Donna in Blu, come vedi...
Bizarro - Vedo. Ma non si capisce bene dove la poltrona incominci e dove finisca la donna.
Il Maestro - In quell'angolo, invece...
Bizarro - Vedo. C' la Donna Sulla Sedia a Dondolo, eccetera, eccetera... Credo che dovr sedermi per terra.
Il Pazzo - A lei ci penso io.
Bizarro - No grazie, molto gentile, non voglio che lei si disturbi...
Il Pazzo - Nessun disturbo. (Al Giocoliere) Alzati. Mi serve la tua sedia.
Il Giocoliere 1905 - Questa sedia mia e me la tengo.
Il Pazzo - ( imperativamente) Alzati, ho detto.
Il Giocoliere 1905 - ( ubbidendo con riluttanza) Ma chi credi di essere?
Il Pazzo - Pazzo sono.
Bizarro - Calma, calma. Per carit, non voglio suscitare baruffe. Lei, signor Giocoliere, stia pure comodo. Io posso fare a meno della sedia, dopo tutto.
Madame Canals - ( avvicinandosi con un vassoio di paste) Prego. Al signor Bizarro far posto sulla mia chaise-longue... se il signor Bizarro disposto a sedersi accanto a una signora.
Bizarro - ( galante) Per me un onore. Grazie.
Madame Canals - ( inarca ancora un pochino il sopracciglio destro e posa su Bizarro ano sguardo enigmatico) Ho desiderato sempre di conoscerla, signor Bizarro. Lei un uomo di mondo, mentre questi qua... (e indica i Personaggi con disprezzo).
Bizarro - Lei una signora molto gentile. Se non sbaglio il suo nome ...
Madame Canals - Madame Canals.
Bizarro - Oh, Madame Canals...
Madame Canals - Le confesso un segreto.
Bizarro - Dica.
Madame Canals - Io sono stata sempre curiosa
della mia persona, perci mi guardo sempre nello specchio... I pettegoli dicono che invecchio...
Bizarro - Capisco.
Madame Canals - Invece mi guardo nello specchio perch vorrei conoscermi.
Bizarro - Nobile attitudine. Tutti vorremmo conoscerci. Chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo.
Madame Canals - Non sono vecchia, vero?
Bizarro - Ma neanche per idea.
Madame Canals - Vorrei sapere cosa la gente vede in me. Il naso, la bocca, la testa... Cosa vede la gente?
Bizarro - Signora... se sapessi cosa vede e cosa vuole la gente...
Madame Canals - Lei, per esempio... Come mi avrebbe dipinta?
Bizarro - Be', io... non saprei...
Madame Canals - Con un mazzo di rose al posto della testa?
Bizarro - Se la testa valesse qualcosa in una donna...
Madame Canals - Cosa vale in una donna?
Bizarro - Ha mai avuto amanti, lei?
Madame Canals - Uh, anche troppi.
Bizarro - E ne ha ancora?
Madame Canals - Oh s, sempre. Sono cos divertenti...
Bizarro - Bene. Secondo me questo vale in una donna.
Madame Canals - Ma gli amanti vogliono sempre una sola cosa... non si stancano mai.
Bizarro - Che sia benedetta quella cosa, dunque. Lo sa che lei molto bella?
Madame Canals - Non sono vecchia? Dice davvero?
Bizarro - Lei molto bella.
Madame Canals - ( felice) Il Maestro, a me, non mi ha sbagliata?
Bizarro - Ma niente affatto.
Madame Canals - E' vero, Maestro, che sono bella... che non invecchier mai, mai?
Il Ragazzo vestito di blu - Uh, che oca!
Il Maestro - ( impersonalmente) Un quadro buono messo in mezzo a quadri brutti diventa un brutto quadro. Ma un quadro brutto in mezzo a buoni quadri finisce col diventare buono.
Madame Canals - ( inarcando il sopracciglio) E' un'allusione che mi riguarda?
Il Maestro - Ma no. Parlavo di estetica.
Madame Canals - Estetica? Proprio lei, Maestro, che l'estetica la lascia dietro le quinte, visibile solo a lei? Di quale estetica parla?
Il Maestro - ( offrendole una pasta) Buoni questi bign. (Ne mangia uno) Li avete presi dal vecchio La Tour?
La Donna in camicia (che sta versando il t nelle tazze) No, da Legrange. Le verso una tazza?
Il Maestro - Cos', Ceylon?
La Donna in camicia - No, Lipton. E' buono quanto il Ceylon, e costa di meno. Lo vuol provare?
Il Maestro - Il t non mi piace, dopo tutto.
Madame Canals - ( a Bizarro, indicando la Donna in Camicia) Ha visto come va vestita?
Bizarro - Vedo come va svestita.
Madame Canals - Non un'indecenza?
Il Maestro - Non scandalizzatevi. E' di casa.
Bizarro - Lo vedo. Se non si sentisse a suo agio non andrebbe in giro in camicia. Bella ragazza, per.
Madame Canals - ( con invidia) Per me troppo ovvia. La donna avrebbe bisogno di un po' di mistero.
Bizarro - ( al Maestro) Da dove l'hai incominciata? Dalla testa o dai piedi?
Il Maestro - ( mangiando una pasta) E chi si ricorda? Comunque dovresti saperlo che tutto l'interesse dell'arte sta nell'incominciare. Dopo gi la fine... Incominciare in armonia con la natura.
Madame Canals - ( scioccamente) E in solitudine.
Il Maestro - Esatto, Madame. Niente si pu fare senza la solitudine.
Madame Canals - Oh, io ho fatto certe cose anche nei giardini pubblici...
Il Maestro - S, Madame, lo so... Ma io mi sono creato un ritiro che nessuno pu supporre.
Bizarro - ( alludendo allo studio) Qui?
Il Maestro - ( indicando il suo cuore) Qui.
Il Ragazzo vestito di blu - ( con petulanza) Volete dire che ci avete creati con entusiasmo... con cuore?
Il Maestro - E con piet, ovunque vi ho incontrato, nei baracconi da circo e sui marciapiedi, nelle osterie e sulle spiagge...
La Signorina - ( che appena arrivata, e ha potuto raccogliere le ultime battute) E io ci credo... perch a me, il Maestro, deve avermi incontrata su qualche marciapiede, visto che sono frutto di mormorazioni e di chiacchiere da marciapiede.
Il Maestro - ( contento d vederla) Oh, Gisle! Avanti, vieni avanti. Fatto buon viaggio?
La Signorina - Hum! Ho preso uno di quei treni orribili e lenti, pieni di odore di carbone e di letame... Un disastro!
Il Maestro - Comunque... ora sei qui.
La Signorina - Avrei bisogno di un bagno tiepido per tirarmi su.
Madame Canals - Come la capisco! Ma prima, cara, mangi qualcosa. (Le offre delle paste).
La Signorina - No, quelle fanno ingrassare. Sono a dieta.
Madame Canals - E' da tanto tempo che non viaggio pi in treno. L'aereo pi veloce, ma meno interessante. Quando viaggiavo in treno avevo sempre compagnia, invece... sempre delle piccole, divertenti avventure...
La Signorina - Uh, quelle, poi... A un certo momento un commesso viaggiatore entrato nello scompartimento, e ha incominciato con l'offrire una sigaretta, poi a chiedere il nome, chi ero e da dove venivo e dove andavo... poi, senza troppi complimenti, si messo a palparmi di qua e di l...
Madame Canals - Che divertente!
La Signorina - E ha incominciato a dire che bel seno, che belle gambe, che bella bocca...
Madame Canals - ( in estasi) Meraviglioso! Doveva essere un uomo di gusto.
La Signorina - E poi voleva portarmi in albergo.
Madame Canals - ( rimproverandola) E non ci sei andata?
La Signorina - Ma certamente no. Mi aveva preso per una di quelle, cos, facili insomma... e questo fatto mi ha irritata.
Madame Canals - Come ti capisco, cara! Sanno essere cos brutali gli uomini, a volte...
La Signorina - Disse che ho un'espressione eloquente.
Bizarro - Lei un frutto d'arte, ecco la ragione.
La Signorina - No, una prostituta, a sentire la gente. Maestro, cosa hai voluto fare di me?
Il Maestro - Gisle, Gisle... non farmi domande, per favore. Qui tutti mi fanno domande. E' una riunione di famiglia questa, o un processo?
Il Pazzo - ( afferra selvaggiamente il Giocoliere per i capelli, e lo allontana dal piatto di paste) Hai finito un piatto di bign. Ora basta. Sono stufo di vederti mangiare.
Il Giocoliere 1905 - Lasciami, mi fai male!
Il Pazzo - Non ti lascio, no.
La Signorina - La gente mi crede calda, e invece sono frigida. Sono una menzogna. E' dal 1929 che la gente mi viene a trovare, e mi crede una cosa che non sono. Maestro...
Bizarro - Il fatto che la gente non comprende la pittura.
La Signorina - E tuttavia vuole penetrarmi. Mi sbaglio, Maestro?
Il Maestro - No, ma ci vuole pazienza. Tutto il mondo vuol comprendere la pittura, ma a suo modo, si capisce...
La Signorina - Una cosa che non tollero.
Il Maestro - Perch non si cerca invece di comprendere il canto degli uccelli? Il Giocoliere 1905 - ( dimenandosi) Lasciami!
Il Maestro - Perch amiamo la notte, i fiori, tutto quello che circonda l'uomo senza cercare di comprendere? Eppure, quando si tratta della pittura tutti vogliono capirla. Perch?
Il Pazzo - Ma quando vede quest'idiota la gente esclama, estasiata : Guarda che bel Giocoliere! Me lo appendo nel salotto . E se lo appende nel salotto, sopra il divano... Non stupida, la gente?
Bizarro - ( ai Personaggi) Se fossi in voi me ne infischierei della gente.
11 Ragazzo vestito di blu - Gi, ma senza la gente come esisteremmo noi? Non la folla che ci pro duce? Non siamo, noi, gente?
Bizarro - Voi siete frutti d'arte.
Il Ragazzo vestito di blu - Oh la smetta, con l'arte!
Bizarro - Ragazzo mio... Tu sei un ragazzo con la mente nelle nuvole, mi pare... un pochino confuso. (Al Maestro) Dico bene?
Il Maestro - Se avessi pensato alla gente, mentre lavoravo, non avrei fatto niente. La gente importante, si capisce. E' quella che giudica, ammira o disprezza... Ma un artista deve tenere soprattutto a se stesso.
Madame Canals - Egoisticamente.
Il Maestro - Un artista deve badare al proprio sole nel ventre, come una madre incinta... Vedete Matisse? Ha il sole nel ventre, Matisse. E' per questo che ha sempre qualcosa da dire.
Il Pazzo - ( abbandona il Giocoliere e si avvicina) Quel Giocoliere mi annoia.
Madame Canals - ( con un gridolino isterico) Per carit di Dio allontanate quel pazzo!
Il Pazzo - Niente paura. (Si fa sotto il volto di Bizarro e agita le sue lunghe mani catalane) Anche lei, Senor, non abbia paura. Io, vede, sono un pazzo patetico, non un violento come quel Cieco che Mangia. Non sono capace di far del male a nessuno.
Il Giocoliere 1905 - ( gridando) Mente!
Il Pazzo - Io sono un pazzo per modo di dire. E' vero che ogni tanto faccio delle stranezze... Mi piacciono le code di cavallo, e le cavalline...
Bizarro - Le ragazzine, vuoi dire.
Il Pazzo - Ma che ci posso fare? E' il Maestro che mi ha fatto con questa natura.
Il Maestro - Sbagliato. Quella la tua natura, io non c'entro.
Il Pazzo - Qualche volta mi scambiano per San Giovanni Battista, quello del Greco...
Il Maestro - Il Greco stato uno dei miei migliori maestri.
Il Pazzo - E intanto dicono di te pi di quanto non dicano del Greco. Alcuni dicono che sei un genio. Ma esistono veramente i geni? Maestro, esistono?
Il Maestro - Il genio? Io? Mah... la gente spesso si esalta, va fuori della realt. Sentite questa. A Val-lauris, alla fornace di Madoura, hanno messo in cornice un mio ritratto: una fotografia grande come un quadro, 130x97 cm. E il visitatore ha come l'impressione di essere entrato in una chiesa, un museo, che so io? Non ci sono le scritte proibito parlare , ma la gente sta muta, e quando parla bisbiglia, come per non disturbare qualcuno... me, forse, che sono l grande e grosso, nel ritratto. E questa la cosa strana: la gente mi ha santificato. Non sono ancora morto e la gente gi mi guarda nel ritratto come se fossi morto, come se fossi nel cielo (con ironia) il cielo dei santi e dei geni, degli immortali... Non ridicolo?
Il Ragazzo vestito di blu - Per noi cos : immortali. Perch non dovrebbe essere cos anche per voi? Che differenza c' tra noi e voi? Belli e immortali, brutti e immortali... (Quasi con rabbia) Immortali, immortali, immortali...
Le Voci - E' vero...
- Non vero assolutamente...
Il Maestro un uomo, noi siamo invece...
Non giusto...
Falsit, falsit...
Il Maestro - ( alzando la voce) Ridicolo. Io non sono un santo, e nemmeno un genio... Ho sudato e sanguinato per arrivare fin qui. Credete forse che si dipinge ispirati da un santo o da un medium? Quelli del Rinascimento non avevano angeli accanto, che guidavano la loro mano. Prendete Raffaello, prendete Michelangelo... Soltanto amore. Ecco, l'amore. Se la mia mano stata guidata da uno spirito, questo ha un nome solo: amore.
Il Ragazzo vestito di blu - ( con un sorriso scettico) Esattamente. Anche l'amore immortale. Ma cos'? Non una pena, non una piaga? Non siamo, noi, delle piaghe?
Il Maestro - Lo so cosa vuoi dire. Ti ho messo dentro tanta fredda sapienza che quasi mi spaventi. Ma ti sbagli. L'amore creazione, e gioia...
Il Ragazzo vestito di blu - Goya, El Greco, i negri, i precolombiani, i giapponesi, quelli della scuola di Urgel... tutti erano guidati dall'amore? Anche il Pisanello, che era addirittura crudele quando tracciava un segno con la matita? Ed era amore quando dipingesti noi, con azzurri freddi e nebbiosi, o semplicemente ti interessava il segno e il colore, per arrivare a qualcosa di pi espressivo, arrivare dove sono arrivati tutti i maestri?
Il Maestro - Che parola strana, piena di equivoci, l'amore... L'amore bisognerebbe chiamarlo con un'altra parola, meno sciupata di questa... Oppure bisognerebbe strappare gli occhi ai pittori, come si fa con i canarini, per farli cantare meglio e di pi, se hanno l'amore dentro.
Il Pazzo - L'amour, c'est le got de la prostitution? Che ve ne pare del mio francese?
Madame Canals - E' pazzesco, come lei. Perch non la smette di interrompere?
Sylvette - (entrando in scena) Scusate se interrompo. (Al Maestro) Sono arrivate proprio adesso le Otto Silhouettes con un messaggio da parte dell'Uomo col Guanto Rosso. Posso farle entrare?
Il Maestro - E l'Uomo col Guanto Rosso dov'?
Sylvette - Non lo so. Si sar fermato per strada... Comunque, le Otto Silhouettes sono qui...
Il Maestro - Falle venire. (Sylvette si allontana verso l'arco del corridoio d'ingresso dove aspettano le otto ragazze) Quell'Uomo col Guanto Rosso un guaio.
Bizarro - Cosa gli succede?
Il Maestro - Mi accusa, ogni volta che lo pu fare, di avergli messo sotto il cappello di paglia la passione per le scienze occulte, la maga, che so io? Mi accusa che non trova pace in cornice, che deve andare per le citt come uno zingaro, come un Nostradamus, a indovinare alla gente il passato e l'avvenire, a predire a questo e a quello la felicit o i guai. L'ultima follia sai qual ? Vuole andare in pellegrinaggio a Roma, a far visita al Papa... E io non mi sono mai sognato di dargli una religione...
Bizarro - Avr incontrato un missionario e s' convertito.
Il Maestro - Quando gli ho mandato l'invito per il t di oggi mi aveva categoricamente assicurato che sarebbe venuto senza guardarsi intorno... senza correre dietro alle ragazze... perch un fatto sicuro: corre dietro alle ragazze con la scusa di leggere la mano.
Il Pazzo - Se mi dai il permesso vado a cercarlo e te lo trascino qui davanti per le orecchie. Immagino anche dove si fermato: a Saint-Tropez...
Il Maestro - No. E tu togliti dalla testa che devi fare il violento, Paquito. Tanto non lo sei.
Il Pazzo - Che disgrazia.
Sylvette - (entrando in scena seguita da otto splendide ragazze) Ecco le sorelle. Evelina, Barbara, Costanza, Donna, Elena, Maria, Angelica e Bettina.
LArlecchino 1915 - ( dondolando furiosamente il suo corpo cilindrico) Ihhhhh! Iiiih!
Il Pazzo - ( gli chiude la bocca con la mano) E sta' buono! Non hai mai visto indossatrici? Evelina (al Maestro) L'Uomo col Guanto Rosso ci ha fermate a Saint-Tropez, e ha detto che lui era stanco, si fermava in casa di certi suoi amici...
Il Maestro - Donne? Evelina (esitante) Be', veramente...
Il Maestro - Coraggio.
Evelina - Stava con una cantante negra... ma io non so altro. Ha detto di scusarlo.
Bizarro - Carino, per, da parte sua mandare le scuse con queste belle figliole.
Evelina - Ci ha detto di riferire che, finalmente, riuscito a portare a termine uno studio sulla grafia del Maestro, e...
Il Maestro - La mia calligrafia?
Bizarro - Si vede che oltre ad essere un libertino anche grafologo. Uomo d'ingegno.
Evelina - Abbiamo un messaggio per lei, orale...
Vuole sentirlo?
Il Maestro - Niente affatto. Che ha d'interessante da dirmi quel...
Le Voci - Vogliamo sentirlo.
Avanti, dite quel che dovete dire.
Fatele ballare.
Zitti.
Falsit, falsit...
Il Maestro - E va bene. Sentiamo.
Evelina - L'Uomo col Guanto Rosso ha testualmente detto che il Maestro... maneggia armi.
Il Maestro - Armi? io, armi?
Le Voci - Silenzio!
Le lasci parlare.
Falsit, falsit...
Evelina - Il Maestro cerca di proteggere il suo povero io, ma quello urta sempre contro il prossimo. Non desidera essere rovinato da nessuno... E' influenzato generalmente da forze mediocri, ma ricettivo a onde che agiscono su di lui in modo strano e intenso.
Barbara - La sua esaltazione troppo vasta, visionaria...
Costanza - Ha sempre desiderio di slancio generoso verso gli altri. Ma questo desiderio un ponte irrealizzabile. Egli appartiene a un'altra epoca: cavalleresco, infantile, folle.
Donna - Ha paura di abbandonarsi al suo nervosismo ed costretto a ricorrere, per salvare l'equilibrio, a procedimenti che se usati da altri darebbero risultati opposti. E questi a causa della loro brutalit, a causa dell'intensit della sua forza.
Elena - La sua vita attraversata da catastrofi che egli stesso si procura, a causa della sua assoluta mancanza di furberia e di senso comune.
Maria - Il denaro non conta niente per lui, ma costretto a dargli una grande importanza. Il denaro lo prende alla gola. Pi denaro possiede e pi ne ha bisogno. Vorrebbe farne a meno, ma non pu.
Angelica - E' molto dolce oppure molto duro: ignora il giusto mezzo e la ponderazione.
Bettina - La sua sensibilit istantanea su certi soggetti. E' conquistatrice dopo essere stata seduttrice. E' molto complicata. E' sensuale. E nella sensualit ricerca sempre uno slancio puro, ma l'abbandona nel momento stesso in cui si accorge che potrebbe approfittarne.
Evelina - Ama intensamente e uccide ci che ama.
Barbara - E' triste. Cerca quindi uno spunto, un'idea, ed esce finalmente dalla sua tristezza con una creazione pura. La gioia, la felicit lo annoiano. La tristezza gli serve.
Costanza - Non bisogna tentare di ottenere qualcosa da lui con l'adulazione, perch in quel caso egli diventa falso.
Donna - E' temperamento sanguigno e bilioso. I suoi nervi sono soggetti a grandi scariche emo tive, seguite poi da apatia. L'apatia come la morte.
Elena - Il sistema ghiandolare influenzato dalla fatica. E' ipofisario e tiroideo.
Maria - La sua vista debole per le immagini lontane. Regolare, ma sfocata, sulle immagini vicine. L'occhio sinistro il pi offeso.
Evelina - E questo tutto quanto ci ha detto di raccontare l'Uomo col Guanto Rosso.
Il Maestro - ( si tocca istintivamente l'occhio sinistro) Ma questo terribile. Questo un processo.
La Voce - E' la verit.
Il Maestro - Oh, la verit! L'ho sempre cercata la verit, nella vita privata e nella vita pubblica, e specialmente dipingendo loro... Adesso ecco il risultato: le mie creature mi giudicano, mi si avventano contro...
Madame Canals - Via, non drammatizziamo.
Evelina - Noi dovremmo ripartire. Se il Maestro ce lo permette...
Il Maestro - Non volete una tazza di t?
Evelina - Grazie, ma troppo tardi per noi. Dobbiamo fare molta strada.
Il Ragazzo vestito di blu - Le aspettano gli amanti.
Il Maestro - Addio. Sylvette, accompagnale.
Sylvette - La porta aperta. Ciao. (Le Otto Silhouettes si avviano e spariscono nell'arco del corridoio).
Il Maestro - ( fra s) La verit... E questi mi vengono a parlare della verit. (Ai Personaggi) Avanti, mangiate, bevete. Mi pare che la conversazione stia scivolando su cose malinconiche... gli esami grafologici. (A Sylvette) Sylvette muoviti, fa qualcosa. Riempi i bicchieri a chi vuol bere. La Bevitrice di Assenzio - Non ci sarebbe qualcosa di pi... forte, pi sostanzioso del t?
La Donna in camicia - C' una bottiglia di whisky dietro quella lampada...
La Bevitrice di Assenzio - ( afferrandola con avidit) Grazie, cara. Se non bevo svengo, dopo tutte queste chiacchiere.
Il Pazzo - ( si accosta a Bizarro) Ha sentito con quanta violenza il Maestro parla di verit? E poi la verit lo brucia. Ma neanche lui conosce la verit.
Bizarro - Davvero?
Il Pazzo - Io soltanto conosco la verit. Posso farle una confessione?
Bizarro - Sentiamo.
Il Pazzo - A me non d da mangiare.
Bizarro - ( come a un bambino) Possibile?
Il Pazzo - Potrei giurarlo. Quelli, per esempio, li vede? Appartengono al gruppo della vita . Anche loro sono affamati. E quella madre l mi d un colpo al cuore ogni volta che la guardo. Era il periodo blu, capisce? E in quel tempo il Maestro ci credeva.
Bizarro - Ci credeva? A che cosa?
Il Pazzo - A tutto. Al dolore, alla gente, al coraggio. Poi non ha creduto pi a niente, specie quando cominci a dire io lavoro per il popolo . Lo sa che ha guadagnato miliardi? Ha guadagnato miliardi ed ha incominciato a difendersi.
Bizarro - Questo strano. Non mi risulta.
Il Pazzo - No, non dai soldi. Ma da se stesso, come artista...
Bizarro - E questa sarebbe la verit?
Il Pazzo - ( stendendo la mano nel segno del giuramento) Lo giuro. Mi crede pazzo anche lei?
Bizarro - Ma... non so pi chi pazzo e chi saggio, qua dentro. La testa mi scoppia.
Il Maestro - ( offre i pasticcini in giro, e indicando alcuni personaggi gi in fondo alla stanza che non hanno mai parlato, come se le loro bocche fossero chiuse da un sordo rancore, li invita a servirsi) Avanti, su, non fate complimenti. Dico a voi, laggi. Cosa state congiurando? Oggi festa, e io faccio festa in onore vostro e dell'amicizia... (A Bizarro) Non ti ho presentato ancora a quella gente l.
Bizarro - ( distogliendo lo sguardo per non vedere con che bocca mangiano quelli del periodo cubista) Eppure uno spettacolo che fa male. Sembrano dei minorati fisici, dei grandi malati...
Il Pazzo - ( mettendo una mano sulla spalla di Bizarro) Non si ecciti. (Quindi di scatto si rivolge al Giocoliere) E tu posa quelle mele, subito.
Il Giocoliere 1905 - ( prende le quattro mele dal piatto e le lancia in aria) Io faccio quello che mi pare.
Bizarro - ( trattenendo il Pazzo che vorrebbe avventarsi sul Giocoliere) Non eccitarti.
Il Pazzo - Questo qui mi fa quasi impazzire.
Il Giocoliere 1905 - ( a Bizzarro, indicando il Maestro) Anch'io conosco la verit. E' dal 1905 che mi fa stare fermo. E' una tortura terribile vedere queste mele e non poterle lanciare in aria.
Il Maestro - ( brusco, al Giocoliere) Anche tu mi rimproveri qualcosa?
Il Giocoliere 1905 - ( timidamente) Io? No... no... niente...
Il Maestro - ( prende una mela dal piatto e gliela regala) Se hai voglia di frutta, prendi. A me non sono costate niente.
Il Pazzo - ( indispettito dalla generosit del Maestro) Ma guarda! (A Bizzaro) Ha visto? Non vuole essere considerato avaro, e non vuole essere contradetto in niente. E' una specie di tiranno.
Sylvette - E' un Dio.
Il Pazzo - Ah, sei tornata, coda di cavallo...
Sylvette - (afferra un tridente e lo minaccia) Non t'avvicinare...
Il Ragazzo vestito di blu - Quel pazzo non poi tanto pazzo.
Il Pazzo - Anche Don Chisciotte era un pazzo che poi non era tanto pazzo. La Donna dormente (tira su il capo con stanchezza, e la sua figura poderosa appare giallo-rosa-arancio contro la tappezzeria marrone della parete) Che succede?
Il Pazzo - Sssst! El sueho es sagrado, amigos.
La Donna dormente - Che mal di testa. Perch tanto chiasso?
Il Maestro - Niente. Un po' di amici. Si discute. La Donna dormente (appoggia il volto triangolare sulla mano e gira gli occhi intorno, incredula) Quanta gente! E a me fa male la testa... Dio, non ricordo pi nulla. So soltanto di essere un'opera di transizione tra il periodo dell'influenza iberica e l'arte negra. Sono un ponte. Se mi muovo casca tutto.
La Signorina - ( con nastro blu nei capelli, la sfiora passando, quasi senza vederla, ma pensa ad alta voce) Sei una strega, non un ponte.
La Donna dormente - (stancamente) Giovent senza cuore. Potrei essere sua nonna.
La Signorina - ( voltandosi a guardarla) Ti stai struggendo per niente. Il tuo un rancore inutile e malato, da vecchia.
La Donna in blu - ( alzandosi di scatto dalla poltrona) Vergogna, vergogna...
Bizarro - Ma che succede?
La Donna in blu - ( si avvicina al Maestro trascinandosi dietro la poltrona, come se i braccioli di questa fossero incollati alle sue mani) E lei permette che ci insultino?
Il Maestro - Io non permetto niente.
La Donna in blu - ( guardando la Signorina) Lei cammina leggera, lei, col suo nastro sulla fronte... e fa anche finta di offendersi quando i viaggiatori le fanno certe proposte. Lei cammina leggera, con passo leggero, ed bella, e insulta...
Il Maestro - Calmati, siediti.
La Donna in blu - Sedermi? Io che vorrei camminare, muovermi, saltare, rotolarmi per terra io sedermi? E non sono sempre seduta, eternamente seduta, con le piaghe che mi sono nate sotto?
Il Maestro - Non alzare la voce, per piacere.
La Donna in blu - ( sempre pi eccitata) Ma mi vede? E poi mi dice anche siediti, non alzare la voce... (Divincola disperatamente le braccia che sono incollate ai braccioli della poltrona). Non riesco a districare le mani. E dove sono le mie dita? Al posto delle dita ho due grumi rosa. (Cerca di toccare il Maestro con quei grumi rosa, senza riuscirci. Con un grido rotto) Cosa le ho fatto di male?
Il Maestro - ( costernato, ma cercando di restare calmo) Sta' calma, per favore, sta' un po' calma.
La Donna in blu - Perch sono cos? Mi dica, Maestro, perch sono cos? Ma non mi ha vista?
Il Maestro - S che ti ho vista. Ma questo cosa c'entra?
La Donna in blu - Oh se c'entra, certo che c'entra. E' la mia vita... Ma non dico ora... Dico quando mi ha dipinta. Non mi ha vista, dentro?... No, non mi ha vista! (Pausa) Ma perch, mio Dio, perch... (Con un grido) Perch mi ha ridotta in questo stato miserabile? (Singhiozza) Ero felice, ero libera... e ora non riesco a sciogliermi dalla poltrona. Me la porto dietro come un castigo, come una maledizione... Ma che genere di artista lei?
Il Maestro - ( nervosamente) E voi cosa credete che sia un artista? Un imbeccille che ha degli occhi se pittore, delle orecchie se un musicista, una lira per tutti i piani del suo cuore se un poeta, e se un boxeur dovrebbe avere soltanto dei muscoli?
La Donna in blu - Io non lo so... Ma un tempo l'arte era differente, tutto sembrava dolce e riposante... E c'era speranza. Ora, invece...
Bizarro - Tutto cambiato perch il mondo non mai lo stesso.
Il Maestro - Siamo noi che cambiamo. C'era sofferenza anche prima, come sempre, e c'era l'amore, come c' oggi. La differenza che oggi lo sappiamo, mentre prima eravamo ciechi.
La Donna in blu - E dov' il vantaggio? Cosa significa sapere, se sapere mi fa morire? Cosa significa vivere, se non posso cambiarmi? Perch mi ha dipinta cos e non in un altro modo?
Il Maestro - La pittura che io faccio non adatta per decorare gli appartamenti e le chiese. Quel tempo morto e sepolto. La pittura soprattutto uno strumento di guerra, di offesa e di difesa-contro chiunque.
La Donna in blu - Anche contro di me, dunque? E a che scopo? Sconfiggere me, umiliarmi, togliermi libert e dignit... a che scopo? Mi risponda, Maestro, a che scopo?
Bizarro - ( per calmarla) Ascolti... Quando il Maestro ha dipinto lei le prospettive erano diverse...
La Donna in blu - Diverse? Ma io sono qui, oggi e sempre, con le coltellate sulla faccia! Le vede? Nella mia faccia c' una crepa verde. E mi duole costantemente. E' un taglio che non si rimargina pi. (Ricade a sedere, come sfinita. Singhiozzando appena) Dio mio, mi faccio orrore... Tutti i guai del mondo sono sulla mia faccia e sul mio corpo, e lui ci ha goduto...
Il Maestro - ( tristemente) No, non ci ho goduto. Non colpa mia se del mondo ho visto soltanto morte e errori...
La Ragazza di Avignone (dal suo angolo lontano, con voce tagliente) Intanto questi guai il Maestro li ha visti, li ha scoperti. (Facendosi un pochino avanti, accusando, al Maestro) lo le domando: c'era soltanto il male sulla faccia della terra? C'era soltanto la morte dietro le illusioni? (Indicando i personaggi del periodo cubista) C'erano soltanto questi mostri? (Pausa. Poi, con amarezza) Evidentemente s, c'erano soltanto questi mostri... cio noi... e lui li ha tirati fuori dalle tenebre e li ha sventolati come bandiere... per svergognarci.
La Signorina - Smettila! Non vedi che hai la voce rauca, volgare, che viene fuori da una bocca stinta, troppo succhiata?
La Ragazza di Avignone (si slancia contro la Signorina e la percuote coi pugni chiusi, selvaggiamente) Tu... tu hai raccolto gli spiccioli per strada... n pi n meno come noi... E poi sei salita, sei salita... puttana di alto bordo. Ma la tua bocca non meno succhiata della mia...
La Signorina - ( cercando di liberarsi) Mi ammazza!
La Ragazza di Avignone (completamente sconvolta dalla collera, si avventa quindi contro la inerme Donna in Camicia) E tu anche... con quella camicia da notte...
La Donna in camicia - (strillando) Ma che ti ho fatto, io?
Il Pazzo - (si fa avanti e respinge dolcemente la Ragazza di Avignone) Non cos... La Ragazza di Avignone (liberandosi dalla stretta del Pazzo) Se lui, il Maestro, ti avesse dipinta pi tardi, quando ha dipinto noi, ti avrebbe dipinta col fiele e le vipere ti sarebbero uscite dal seno... Ma allora, al tempo tuo, egli ci credeva, e vi ha lasciate cos com'eravate, senza deformarvi... mentre noi siamo diventati la sua ribellione, il suo strumento di guerra contro l'umanit retrograda... cos poco intelligente... cos vigliaccamente buona, umana, attaccata alla terra e alle radici della terra... (Rivolgendosi ai Personaggi) Guardiamoci... guardiamoci dunque, e contempliamo il nostro schifo. (Pausa. Quindi si rivolge al Maestro) Cosa crede di essere lei, un giustiziere?
Il Maestro - ( dimena la testa) Voi siete le mie creature...
La Ragazza di Avignone - Nostro creatore, s... nostro padre, s... nostro tutto... uguale a noi, mostro come noi... (Istericamente) lo ti odio!...
Il Pazzo - ( le circonda le spalle con un braccio, ma dolcemente, e la riaccompagna verso la parete di fondo, in ombra, fra Personaggi muti) E non muoverti pi. Sta' calma. Anche l'inferno pu essere piacevole, a volte... Sta' calma. La Ragazza di Avignone (scossa da brividi nervosi) Io sono tutto, un vaso di tutto. Infanticida, pervertita, disgraziata...
Il Pazzo - Meglio cos. Almeno non sei sola. Perch anch'io... (con triste allegria) vedi che vita allegra faccio io, in un mondo in cui tutti mi chiamano pazzo? (Pausa).
Bizarro - ( che profondamente turbato) Be'... forse meglio che io vada...
Il Maestro - Aspetta. Non volevi sentirli parlare? (Si avvicina agli Amanti, ed appare un po' stanco, pi vecchio, disilluso. Alza il viso di Lei che reclinato sulla spalla di Lui, e il velo verde scivola gi, lasciandole scoperti i capelli: un nodo tiepido dietro la nuca) Ti hanno spaventata le loro grida?
Lei - No, Maestro. Non le ho neanche sentite.
Il Maestro - ( a Lui) E tu?
Lui - Non m'importa niente di loro.
Lei - Stiamo cos bene, insieme...
Il Maestro - Lo so che state bene insieme. L'amore una cosa, la sofferenza un'altra. (Rivolgendosi a Lei) I tuoi occhi sono buoni e profondi, v' dentro tutto l'amore del mondo... Ho sbagliato anche te?
Lei - Non credo, Maestro.
Il Maestro - ( osservando il riquadro azzurro del cielo di l della finestra) Vedi... quest'azzurro ti segue anche in mezzo alla stanza... come una aureola... perch in te c' armonia... La pace del grano e delle stagioni... e tutto il tempo dimenticato. (Pausa) Credi anche tu, come loro, che ho raccolto soltanto il male dalla vita?
Lei - Sono cos felice, Maestro... che non mi accorgo se gli altri soffrono. Per me il male non esiste.
Il Maestro - Invece esiste... e me ne fanno una colpa.
Bizarro - ( contemplando Lei) E' tranquilla e concentrata come una statua cieca.
Il Maestro - Ma io non ne ho colpa, se il male esiste.
Lei - No... lei non ne ha colpa. Io la ringrazio, Maestro... (Distoglie lo sguardo dal Maestro, guarda verso la figura rossa del suo amante, con una malinconia di tramonto estivo, tutto fulgori moribondi).
Il Maestro - ( ai Personaggi, ma principalmente agli scontenti) Voi eravate pieni di sbagli. C' un pianeta intero pieno di sbagli. Io me li sono presi e ci ho messo sotto la firma. Questo tutto. Ma qualcuno, ogni tanto, si salva... sfugge alla condanna. E allora diventa intoccabile... (indica Lei) come questa donna.
La Donna in blu - Ma noi abbiamo troppi sbagli, troppe ferite. Lei deve cambiarci.
Il Maestro - Non posso cambiarvi. Nessuno pu cambiare il mondo. E' gi abbastanza che la salvezza esista almeno per alcuni di noi... E' questa certezza - che la salvezza esiste, se riusciamo a ricercarla in noi stessi - che potr alleviarci un po' della pena... perch ci consente di sperare.
Il Pazzo - Sperare? Con questo cancro nel corpo? No, io mi rifiuto.
Il Maestro - Perch non accetti, allora, chi sei?
Il Pazzo - Accettare di essere pazzo? Ma certo... lo sono.
La Donna in blu - Io voglio essere cambiata.
11 Pazzo - Un momento, amici. (Ai Personaggi) Qui mi pare che si siano dette molte cose vere e molte cose ingiuste e sballate... Ma io ho capito una cosa. Non m'importa nulla se sono pazzo...
Il Ragazzo vestito di blu - Ed perch non te ne importa che parli?
Il Pazzo - M'importa chiarire ima cosa... Io non voglio atteggiarmi a giudice del Maestro, come avete fatto voi... e non voglio neanche difenderlo. Comunque... volete accettare il punto di vista di un Pazzo?
Sylvette - Parla... ma stai attento a quello che dici.
Il Pazzo - ( sorridendo a Sylvette) Cara coda di cavallina... non dubitare. Dicevo... il Maestro, secondo me, ha avuto il coraggio - non la vigliaccheria - di guardare in faccia la realt... sia quando ci ha creduto che quando non ci ha creduto pi... E qualcuno di noi, se si salvato, perch ne stato capace e ha avuto fortuna... Tuttavia questo qualcuno non pu essere pi felice di noi - o almeno per molto tempo - per il semplice fatto che ha lasciato dietro le sue spalle migliaia di morti... di dimenticati... di sfortunati che volevano anche loro mettersi in salvo, e non sono riusciti... Altri hanno ucciso, hanno fatto la fame, hanno strisciato sulla terra bagnata per salvare questo qualcuno. Perch per uno che si salva migliaia ne pagano il debito... Ma in definitiva: perch vi lamentate? Perch ci lamentiamo? E' toccato a noi restare qui con le coltellate sulla faccia e il semaforo rotto nel cervello. Voglio dire che dal momento che toccato a noi... noi dovremmo fare punto e basta, e smetterla di lamentarci. Io ho la mia parte di gioia proprio per questo: perch toccato a me... Preferisco che sia toccato a me, un pazzo, e consentire a loro (indica gli Amanti) di fare all'amore secondo natura e secondo il loro cuore. Sono contento, se devo pagare per gli altri.
La Donna in blu - Ma perch toccato a noi e non agli altri?
Il Pazzo - Perch gli altri siamo ugualmente noi.
Il Ragazzo vestito di blu - Bugia! Gli altri sono gli altri.
La Donna in blu - ( reclinando la testa sul grembo) Io non ci capisco pi nulla.
Il Pazzo - ( rivolgendosi all'Arlecchino rosa-verde-celeste) Tu, seminarista, vieni un po' qua. Fai sentire anche la tua voce, ti dispiace? L'Arlecchino rosa-verde-celeste (timidamente) ~ Cosa volete da me?
Il Pazzo - Anche tu non capisci pi niente?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Io credo di aver capito finalmente me stesso... da quando il Maestro mi ha rivelato la mia natura.
La Ragazza di Avignone (con astio) Sei felice di essere un incrocio?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - No, signorina. Chi potrebbe essere felice delle cose che vorrebbe e non ha? Ma da ora in poi non mi lamento pi, io... Perch so chi sono.
La Ragazza di Avignone (con disprezzo) Un impuro, un ibrido.
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - S, un impuro, un ibrido... Ma io. (E sorride) Capite cosa voglio dire? Io, cio me stesso, non una cosa inventata... La Ragazza di Avignone - No, non capisco. (Indicando il Pazzo) Tu sei pi pazzo di lui. L'Arlecchino rosa-verde-celeste (dolcemente) Non sono pazzo, signorina, ma sono io... Tante volte, nel passato, mi sono chiesto: chi sono io? Io mi commuovo di ogni cosa... di un tramonto, di un bambino, di un nulla che accade nella natura. Sono pronto di cuore e vorrei stare in pace con tutti. Ma sempre qualcuno mi venuto addosso... che mi voleva uccidere. E io rispondevo sorridendo... che potevo fare? Quel sorriso mi ha salvato da pianti e da dolori pi duri... perch era mite, e sembrava un'ironia. E' per tutto questo che spesso mi domandavo: chi sono io? Perch la gente vorrebbe ferirmi e poi se ne va con la testa bassa? Ero sempre inquieto... e malinconico... e non ho mai fatto nulla di positivo. (Pausa) Stasera ho avuto la risposta. Io sono un incrocio... un bastardo. Ora mi spiego perch la gente mi veniva addosso. Sono un bastardo. Ma adesso che lo so... potr difendermi meglio. Perch mi sento pi uomo, ora...
La Donna in blu - E noi chi siamo? Io non ho la pazienza di interrogarmi, n di aspettare una risposta. Io non mi rassegno, io non mi consolo... Chi siamo noi? Spazzatura?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Noi siamo il mondo... perch il mondo bastardo, sbagliato e incompreso... Ecco cosa siamo, noi: una forza, un'entit, un'infinit...
La Donna in blu - E' stupido! Il mondo bello... e vario... e vasto... Solo noi siamo brutti. Noi non possiamo essere il mondo. Sarebbe un mondo orribile... di menomati... E se il mondo siamo noi... di chi la colpa di questo brutto mondo?
L'Arlecchino rosa-verde-celeste - Non del Maestro... ma nostra. Perch siamo incapaci di guarire, di liberarci dai rancori.
La Ragazza di Avignone (ribellandosi) No! Io non posso accettare di essere colpevole. L'imperfezione mi fa paura. Ho sofferto troppo, io... Non posso accettare di soffrire ancora... (Al Maestro, implorante) Maestro... tu che ci hai dato la vita... tu che hai disposto di noi liberamente... non puoi rimediare ai nostri errori? (77 Maestro resta muto, pensieroso) Con un semplice colpo di pennello... non potresti cambiare tutto? (Il Maestro non risponde. Pausa).
Bizarro - ( come scusandosi) Be', io credo che... gi tardi per me. Debbo andare... (Si schiarisce la voce, cercando di apparire naturale) Scusate la mia presenza... forse troppo estranea ai vostri problemi. Ma... credere o no, io vi sono grato. (Si schiarisce la voce) Ehm... Ero venuto per parlarvi, conoscervi... e divertirmi, farmi anche gioco di voi... Ero venuto per tutte queste cose, e voi mi avete parlato... Che serata, ragazzi! Ero venuto per scoprire, e voi avete scoperto me... a me stesso. Mi avete insegnato qualcosa... (Con voce determinata, come se avesse improvvisamente deciso qualcosa) Sylvette? Guanti e bastone, per favore.
Sylvette - (prende i guanti e il bastone e li consegna) Eccoli, signore. Fuori piove. Avete bisogno di un cappello?
Bizarro - No, grazie. E' meglio farsi bagnare dal cielo, una volta tanto. Ho sempre odiato l'acqua. Ora mi ci rotolerei... (Stringe il bastone con le due mani, lo poggia sulle sue ginocchia e lo spezza in due. Quindi getta il bastone e guanti in un cestino per la carta) Con questi aggeggi si pu fare bella figura in un mondo elegante... per apparire originali e eleganti... ma non si se stessi, e non si pu far l'arte. (Prende delle forbici da un trespolo. Con due colpi recisi si taglia le antenne dei baffi) Anche con questi baffi... buoni soltanto alla curiosit dei fotografi, non si pu fare buona arte... E cos, ora, mi sono rimesso il mio vestito vero... Sembro un altro, vero? E invece sono io... Perch l'altro che sembravo io non ero io... (Respirando a pieni polmoni) Mi sento meglio e forse potr ricominciare a lavorare, ora... e sul serio. Dipingere, creare... tutto d'accapo... Come il primo uomo davanti alla prima tela. Grazie, grazie a tutti... Addio...
Madame Canals - Addio, Monsieur Bizarro.
Bizarro - Addio, signora. Addio a tutti, amici... (Si avvia, poi si ferma. Guarda verso il finestrone su cui picchia la pioggia) Ah!... Un tuffo nella pioggia... Addio... Addio... (Esce. Pausa).
La Bevitrice di Assenzio - ( per rompere il silenzio) E noi cosa facciamo? (Scuote la sua bottiglia di whisky, vuota) Qui finito tutto.
Il Maestro - ( ai Personaggi) Voi siete mie creature, e adesso mi state intorno come aspettando qualcosa... Ma tutto gi stato detto. Io non posso fare altro. Non sono un taumaturgo.
La Donna in blu - ( debolmente) Ci lascia con tutti questi peccati addosso?
Il Maestro - Non vi posso cambiare. Neppure io posso cambiare me stesso. (Indicando la Ragazza di Avignone) Quella ragazza lo ha detto: anch'io sono uno di voi, uno come voi, un mostro. Ma non posso cambiare me stesso... e non posso cambiare voi. (Pausa) Non posso neanche pentirmi di avervi dipinti cos, n quando mi vedo nello specchio posso pentirmi di essere io, cos, nella maniera in cui sono... (Pausa) Vedete, cercate di capirmi... Ma anche questa una confessione. Certe volte, per esempio, io entro addirittura nella farsa... forse per mascherare un momento di ansia, di perdizione assoluta. E certe volte realmente mi sento cattivo. Tuoni e fulmini invadono il creato... Sono scontento di me stesso. Ma contro di voi... mai. La mia cattiveria non mai indirizzata contro di voi... anche se vi colpisce. (Pausa) Per esempio... a volte penso che mi sarebbe piaciuto nascere ai tempi di Giotto o di Raffaello... quando l'umanit era ancora ingenua, e poneva dei limiti agli artisti... voglio dire che li guidava quasi per mano - per voci di papi e di cardinali, di principi e mecenati -e diceva loro ci che essi dovevano dipingere... Era un tempo felice per gli artisti... Essi avevano dei temi fissi, obbligati, e tutto era grande, era per sempre,., sia la povert che la ricchezza. Era un mondo ordinato... Se fossi vissuto in quel tempo, forse anch'io sarei riuscito a chiudere gli occhi per non vedere gli schiavi e il dolore... Anch'io, come gli altri, avrei forse dipinto Giudizi Universali e Madonne. Anch'io sarei nel mito, come quegli artisti, e i palazzi e le chiese gotiche parlerebbero anche di me... Oggi - se io fossi vissuto allora -nessuno potrebbe rimproverarmi... E invece io sono un artista di oggi, di questo mondo qui... che ha distrutto i miti... e io debbo avere gli occhi aperti su tutto... Mi tocca interpretare la vita ora per ora, senza illusioni... e far pesare la giustizia, gridare la ribellione... Capite, adesso? Capite perch non posso cambiarvi? (Pausa) Andate, ora... Siete liberi.
Il Ragazzo vestito di blu - Io torno alla Collezione Warburg. Ho un aereo che mi riporta a New York. Viene nessuno come me?
La Signorina - Io verrei, ma debbo fare un'altra strada. Torno a Parigi, al Museo d'Arte Moderna.
Voci - Addio, Maestro.
Grazie per il t.
Ci venga a trovare qualche volta.
Arrivederci.
Ci sar un treno diretto per Calais?
Il Mistral.
Arrivederci.
Arrivederci.
Il Maestro - Arrivederci.
Il Vecchio Chitarrista - Vi suono qualcosa Maestro?
Il Maestro - Grazie, Jean. Cerca di fare un buon viaggio.
Il Vecchio Chitarrista - Allora arrivederci. (Ansioso chiama la Bevitrice di Assenzio che si confusa agli altri Personaggi mentre sfollano) Georgette?... Mi aspetti, Georgette?
La Bevitrice di Assenzio - ( dal corridoio, alzando una mano) Sono qua, babbeo... Sbrigati!... (Lo studio si svuota man mano, e sulle sedie, sul pavimento, sul tavolo rimasto qualcosa degli invitati: un foulard, una borsetta, un paio di occhiali).
Il Maestro - ( si guarda intorno e sbadiglia. Poi vede il Pazzo, accucciato in un angolo) E tu che fai qui? Non vai con gli altri?
Il Pazzo - ( risollevandosi) Io a Barcellona non ci torno... Resto qui, per la strada.., in mezzo alla gente, nelle osterie... a parlare con qualcuno che ti dice come stai e come non stai... Bella giornata, vero?
Il Maestro - ( con stanchezza) Bellissima.
Il Pazzo - lo ti ringrazio, Maestro.
Il Maestro - Ma niente affatto. Di che?
Il Pazzo - Di non avermi dato dei doveri. Io sono libero.
Il Maestro - Infatti, sei libero.
Il Pazzo - ( a Sylvette) Tu, cavallina, perch non| vieni con me?
Sylvette - E cosa mi dai, in cambio?
Il Pazzo - ( si gratta la testa, pensieroso) La strada... la libert...
Sylvette - No, caro. Preferisco rimanere qui.
Il Pazzo - ( allargando le braccia, rassegnato) Come vuoi. Ciao..,
Sylvette - (mentre il Pazzo si allontana fino a sparire nell'arco del corridoio) CiaooooL. (Un portone sbatte sulla strada. Sylvette raccatta da terra e da sopra le sedie e il tavolo le cose smarrite. Ili Maestro accende una sigaretta. Man mano il blu di Prussia si riintegra nel fondo dello studio, e lai scena riacquista l'aspetto del suo inizio. Silenzio. Solo la pioggia, ora, contro i vetri della finestra.Stancamente) Uh, che giornata faticosa! Odio i, parties e i ricevimenti... non li posso proprio soffrire. E poi si fanno tante chiacchiere! Perch, poi, avevano tanto da gridare e da protestare?
Il Maestro - Vai a nanna, adesso. Abbiamo avuto una lunga giornata.
Sylvette - A me piacevano gli Amanti. Credo che si volessero proprio bene, quelli l... (Sospirando) Ah, che bello avere un amante!
Il Maestro - Stai diventano scema?
Sylvette - (candidamente) Perch, ho detto unaj cosa che non va?
Il Maestro - Va... Va a dormire.
Sylvette - Mi vuoi spiegare cosa c' di male se mi prendo un amante?
Il Maestro - Va... te lo spiego domani.
Sylvette - E se mi prendo... il Pazzo?
Il Maestro - Ti rompo la testa.
Sylvette - (sorridente, lo bacia) Geloso?
Il Maestro - ( respingendola debolmente) Buona notte.
Sylvette - Me lo compri il motoscafo?
Il Maestro - S, s, te lo compro. Ma adesso va a nanna, tardi.
Sylvette - Buona notte, pap... (Si aggiusta i capelli sulla nuca, rientra nella sua cornice e resta immobile. Il Maestro accende un'altra sigaretta. Si aggira per lo studio, sbadigliando. Infine prende dei fogli, si siede per terra, sotto un trespolo che contiene un'informe scultura di creta, e incomincia a disegnare, prima lentamente, poi furiosamente. Il giallo cromo si fa terra di Siena a poco a poco, poi blu di Prussia).
FINE
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