Teatrino di Montandon

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                                            TEATRINO DI MONTANDON

                                                           Talk show

                                                 In due tempi con rinfresco

                                                                   di

                                                    KATIUSCIA  PATRIZI

                                                          INTRODUZIONE

“Benvenuti nel Teatrino di Montandon! Si tratta di un gioco…nemmeno così nuovo…un gioco vecchio come Pirandello (e quasi arrossisco nel citarlo), che fu tra i primi a tentare di portare in scena “VITA VERA”. Così comincia il Programma si sala di questo singolare teatrino, nel quale si raccontano personaggi che, nell’apparente finzione, svelano le loro verità altrimenti inconfessabili. Tema centrale del testo è la diversità umana che può essere divulgata nella paradossale irrealtà (o iperrealtà) del palcoscenico per superare gli ostacoli che l’immaginario perbenista a costruito. All’interno di un teatro dismesso, “ in pausa”, in cui tuttavia coagulano i segni del tempo, di una finzione divenuta storica, il mondo del teatro si tramuta nel teatro del mondo, microcosmo rappresentativo di una realtà “vera” che non vuole più nascondersi. Ecco allora sfilare il gay, la lesbica, l’handicappato, il meridionale: Montandon, simbolo dell’universo consensuale che si copre di un falso anticonformismo in cui specchiare la “nuova” coscienza di un demagogico rinnovamento. Infatti, come nel passato, ciclicamente, il “negativo” viene “positivizzato”, o per meglio dire, nel coevo contesto di consumo culturale, strumentalizzato, monetizzato in termini di attenzione, di “audience”. E si svela così il miserabile destino dell’oppresso, anche oggi sopraffatto da una condizione gattopardianamente inamovibile, come conferma l’amaro, imprevisto, finale.

L’autrice ha individuato una strada sicura e vincente, quella di un teatro postmoderno in cui la linearità della narrazione declina e lascia emergere un testo costantemente spezzato, frammentato in brandelli di storia, in cui si dissolvono le coordinate spazio-temporali e l’integrità dei personaggi.

Le citazioni del teatro futurista e surreale, della frammentazione pirandelliana, disseminate nel testo, costituiscono un assunto di partenza, un omaggio a un teatro “diverso”; ma il testo attualizza le suggestioni di quel teatro superandolo e fornendo nuovi percorsi drammaturgici. Il testo si costruisce seguendo moti televisivi, mimando un “talk-show” disordinato, che mostra il prodotto e il processo, ciò che si vede e ciò che accade “dietro”; l’andamento è saltellante e a tratti concitato, mosso quasi a tradurre il ritmo dello “zapping” che affastella immagini e parole, poesia e prosa,, urlo e lacrime. Il “programma narrativo”, quindi, non può che manifestarsi come negazione della “Bildung” dei personaggi che,  scavando nella loro interiorità, portano a galla il loro discorso. E un teatro siffatto  fa ampio ricorso alla musica, ai suoni, alle luci, a un linguaggio fortemente connotativo che inquieta e turba, che confonde ritmi contemporanei e classici, gigantografie e minuti dettagli, sullo sfondo di un ambiente reso acido dalle frequenti stroboscopiche.

La giovane Katiuscia Patrizi si muove con disinvoltura, manifestando una sicura padronanza del mezzo espressivo, unita a una inedita capacità creativa. La sensibilità umana e sociale e la volontà di parlare di un mondo di libertà in cui siano distrutte le barriere di un opprimente Senso Comune trovano la loro più congeniale espressione in quest’operazione che è – anche- metalinguistica, ché indica, sul solco di una tradizione dello spettacolo, un “ dover essere” del teatro di certa, futura diffusione.

         

                                                                                                                                 Mario Ruotolo

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Benvenuti nel Teatrino di Montandon! Si tratta di un gioco…nemmeno poi così nuovo….Un gioco veccho come Pirandello (e quasi arrossisco nel citarlo), che fu tra i primi a tentare di portare in scena “Vita Vera”. Questo tentativo, “esperimento” paradossale, in un luogo che è per antonomasia la culla della finzione, diventa nel mio teatrino il pretesto per un Talk- Show dove sfileranno ospiti particolarissimi con storie raccontate come confessioni. Storie strane, segregate ai margini del perbenismo e del legittimo; o semplicemente del “digerito” e perfettamente inserito in una società moderna,variegata e cosmopolita. Oggi, sfiorare argomenti di diversità, o di handicap, o di divari regionalistici (tuttora esistenti nonostante che, su più grande scala, si ambisca a parlare di nazioni senza barriere)…vuol dire tentare di  rappresentare in condensato mille altre forme di diversità esistenti, ma ancora latenti. E’ un po’ come compiere un esorcismo verso il luogo comune  che ghettizza e mette da parte e che spesso è ancora legge imperante; o verso una cultura spicciola, annebbiata dai mass-media, che riesce, davvero raramente, a ricalcare le orme di una cultura senza barriere, ideale, ma solo astratta: lontana chilometri e chilometri da realtà paesane e di piccole città…E’ chiaro…non c’è altra spiegazione: nonostante l’apertura delle barriere, la “cultura media2 è ancora ferma, circa certe forme di diversità, a trent’anni fa…raggomitolata nell’ovattata omertà di una cittadina di provincia. Non ho fatto la scoperta del secolo: ho soltanto esposto delle perplessità…forse simili a quelle che provano i miei ospiti, che nell’ombra dei rotocalchi e dei divi, giorno dopo giorno convivono con piccoli malesseri che a volte diventano…piccoli drammi quotidiani! Il punto centrale del discorso – del “Talk-Show” è che, qualsiasi bizzarra storia si racconti, è comunque una storia di “persone” più che di categorie uname: e le persone, in quanto esseri unici ed irripetibili, hanno diritto ad una storia propria e non  ad un riassunto di “casta”. Per questo un gay, una lesbica, un portatore di handicap o un meridionale non sono mai “il” Gay, “la” Lesbica, “il” Portatore di Handicap e “il” Meridionale…Errore, questo, commesso talvolta anche da molti (e sono sempre di più) esempi cinematografici che propongono “prototipi” talmente ricorrenti da diventare copie di se stessi, sempre più distanti dalla realtà dei fatti. In quasi tutti i film “il” Gay è una macchietta rosa-shocking; “il” Portatore di Handicap è un buono-poetico (forse per compensazione); “il” Meridionale è caciarone e truffatore…Nel mio teatrino si racconteranno storie private come confessioni, e non come finzioni. Sul filo del rasoio della simulazione e dello sberleffo del Luogo Comune…Si ironizza sul teatro stesso (ormai disincantato. Magia di cui si svela il trucco) e si fa il veerso, nel nostro piccolo, a certi talk-show e show-man televisivi illuminati…come “Montandon, il Mangiafuoco scopritore!”. Nonostante gli argomenti ho cercato di stabilire, attraverso una scarna tessitura da cui…”Si recita a soggetto”…uno spettacolo disinvolto, leggero e talvolta ironico.

                                                                                                             Buon divertimento

                                                                                                              Mario  Montandon

 

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Personaggi ospiti:

MONTANDON        presentatore della serata

VITO                          venditore ambulante

GUALTIERI                avvocato di provincia quarantenne

COSIMO                    attore disabile

DEBORH                    commessa trentacinquenne

SONIA                        trentenne divorziata

MISASI                      critico teatrale de “ Il Mondo”

                                                    PROFILO DEI PERSONAGGI

MONTANDON

Fuori: In smoking. Pingue e brizzolato. Tutto sorrisi e falso ascolto del viso. Gestualità delle mani come se fosse un illusionista. Mefistofelico.

Dentro: E’ davvero diabolico! Sa gestire la vita degli altri ed incastrarla ai casi di altri ancora: se ne serve per fare spettacolo come un burattinaio. E’ diplomatico all’eccesso fino a diventare ipocrita. Usa talvolta parole tipo “ pardon”, “pathos”, “pour-parlaer”; e il nome stesso, “Montandon” (forse un nome d’arte), come fossero segno di supremazia solo perché danno un tono di internazionalità. Si estranea dal gruppo non solo perché presentatore e quindi pilota della serata, ma anche perché “pulito”, senza confessioni da fare, e francese! E’  logorroico e le sue lungaggini diventano melodie ricorrenti per il solo gusto di sentirsi parlare. La serata che organizza sotto le false spoglie di un “esperimento” è di nuovo il pretesto per far soldi. Sostanzialmente è un arricchito alle spalle degli altri, fintamente colto e profondamente annoiato: il più bisognoso di confessione.

VITO

Fuori: Meridionale. Poveramente vestito con grembiule di lavoro e cappellino. Un po’ gualcito il tutto. Ha una cassettina da lavoro appesa al collo (probabilmente rimediata anche questa). Faccia scura e un po’  “rintronata”.

DENTRO:  E’ un buono. E’ il “popolino” che Montandon deride. E’ l’inferiorità (apparente) opposta alla superiorità (apparente) di Montandon. Per questo è stato chiamato, più che per vendere noccioline: per far sentire Montandon (francese) più forte (sul curioso meridionale) e per regalare al pubblico annoiato uno “ stralcio esotico-folklotistico”…Ma Vito non è stupido; forse gioca a fare la “macchietta”, per “compiacere il capo” e per  necessità: perché davvero ha una famiglia che cresce “cu e mullichelle” e ha bisogno di soldi. Nonostante ciò mantiene una sua dignità e dimostra, talvolta, forte ironia e sensibilità. E’ il “ padre buono popolare”…e più che padre…addirittura nonno: usa a volte proverbi e modi di dire con cui resuscita una cultura popolare lontana davvero chilometri e chilometri da Montandon e dal pubblico medio. Guarda tutto da fuori, dalla platea, perché ancora ha lo stupore dei bambini che guardano tragedie TV…ma non se ne estranea: è partecipe e commosso; ride e piange con gli “attori”: è uno di loro…”Diverso”.

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GUALTIERI

Fuori: Avvvocato di provincia. Presenza ingombrante per alterigia e per mole. Virile, alto brizzolato, barba e baffi. Indossa un completo scuro con panciotto e orlogio a catena. Addirittura è un po’ retrò. Misurato per gesti tanto da poter, a volte, sembrare impacccaito dentro una strana esibizione di integrità. E’ quel che sembrerebbe un uomo tutto d’un pezzo.

DENTRO: E’ colui che vive peggio di tutti la sua condizione di “diversità” (perché anche lui, oltre l’apparenza integerrima, ha un “piccolo neo”. E’ combattuto tra l’immagine di sé che gli altri si aspettano e il suo vero io…La sua nevrosi è data dal graduale scollamento di queste due condizioni antitetiche fino ad esplodere nella finzione opposta della carnevalata tra il primo e il secondo atto (che è solo uno sfottò, un gioco di “Ruoli”, e lo sberleffo estremo del Luogo Comune). E’ tentato dall’idea di confessarsi, ma è quello che lo fa con più titubanza, e una volta fatta, la “confessione”, la difende come se tenesse un’arringa avanzando diritti e costatando carenze sociali della propria condizione. Uomo di cultura, non la ostenta ma la utilizza per far valere le sue ragioni. Leale, nutre un profondo disprezzo per il mellifluo Montandon e se ha accettato di partecipare alla sua “esibizione”, l’ha fatto solo per “urgenza” di giustizia”.

COSIMO

Fuori: E’ un uomo maturo con i capelli più lunghi dei comuni tagli. Indossa una camicia delle bretelle e una cravatta dai disegni stravaganti. Pantaloni rossi. Da’ l’idea di un genio pazzo, creativo.

Dentro: Il suo, è il “Male Irrisolvibile” di cui a volte parlare può risultare superfluo perché rara è la soluzione; poiché la soluzione è solo in parte nel far cadere ostacoli fisici che bloccano la sedia a ruote dove sta da quindici anni…Il vero problema per Cosimo è la solitudine a cui tale condizione lo ha paralizzato…Solitudine diversa da quella degli altri: più alienante, più crudele, perché oltre al problema fisico, ha difficoltà a trovare una persona che lo ami per quello che casualmente (forse un incidente) è diventato…Prima com’era? Magsri un latin-lover…magari un superficiale…magari un egoista…Ora è un ironico, un sarcastico, un orgoglioso, uno che non chiede pietà e che dice di trovarsi seduto sopra “una sedia di scena”,  “una sedia finta”…Lui sarebbe soltanto un attore! Le sue battute pungenti…la sua stanchezza verso le confessioni degli altri…il voler tagliar corto senza troppe complicazioni, nascondono, a volte, una certa invidia: non cattiva, è l’invidia di chi sa che quel male (degli altri) sarebbe risolvibile con l’intelligenza degli uomini…il suo, solo con un miracolo della scienza medica. Anche Cosimo si confessa ed è il primo che capisce il geniale meccanismo del palcoscenico: attraverso la finzione, loro per la prima volta, parlano davvero di sé stessi come se fossero personaggi…E’ lui recita fino alla fine…perché la sua vera confessione è presto rinnegata da battute tipo: “Un bel monologo davvero, l’ho imparato a memoria…”

DEBORAH

Fuori: Bella, sensuale, femminile. Indossa un abito di seta rosso.

DENTRO: Categorica, non ha mezzi termini. Qualcuno o le piace o non lo tollera (vedo Montandon) e se anche uno le piacesse, quando la morde sul vivo…diventa nervosa, attaccabrighe, senza peli sulla lingua. Sa il fatto suo, perché già molte volte si è dovuta “difendere” con lo sforzo doppio che

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spetta ad una donna che comunque, per luogo comune di vecchio stampo, appartiene al “sesso debole”. Non è cattiva: semplicemente per reazione non si lascia mai mettere sotto da nessuno…per orgoglio e dignità. E’ forte e se fosse stata un uomo sarebbe di sicuro diventata un leader o un pugile…ma da donna (e donna d’un certo tipo) non ha potuto scalare alte vette sociali (e forse neanche è stata questa la sua preoccupazione. Essendo presa da cicliche crisi affettive). Ex insegnate elementare, ora fa la commessa guadagnando quanto basta per vivere e mantenersi. La sua ricerca è volta verso traguardi amorosi e affannosamente si barcamena tra un profondo bisogno di serenità e un oasi di stabilità in tal senso: tutto il resto è puramente funzionale ad esistere.

SONIA

Fuori: Bella, femminile, sensuale, maliziosa. Indossa una sottoveste lunga di seta. Attrice bugiarda.

DENTRO:  E’ l’opposto di Deborah. Debole, insicura, sottomessa…E’ fondamentalmente una pacifica, ma se stuzzicata, ha l’acume di colpire in profondità. Nei punti deboli, privati e scottanti (vedi con Deborah), diventando cinica e cattiva. Anche il suo problema irrisolto è l’amore, nella ricerca del quale, confusa, combatte tra il residuo di una separazione ed una storia 8sempre rifiutata) con Deborah. Scissa, indolente, stanca, spossata, psicologicamente fragile, non ha altra arma che il cinismo e la bugia con cui difendersi di fronte alle accuse di diversità. Ossessionata dalle etichette della gente, arriva a baciare pubblicamente Deborah, per subito rinnegare l’evidenza, di fronte alla platea che ha appena assistito. Come personaggio è funzionale a mettere in evidenza quanto, nonostante gli sforzi, certe forme di amore ancora siano indietro nella non facile conquista di una “dignità sociale”, quando persino gli amori stessi si combattono dal di dentro della coppia.

MISASI

Fuori: Critico teatrale della rivista “Il Mondo”: ospite in platea.

Dentro: E’ il “bastian contrario” (quando è pubblico), critico di professione, che riufiuta la stravagante messa in scena…ma che mano a mano, se ne lascia convincere…Ironico, quasi sarcastico, è fondamentalmente invadente, come spettatore, più per bisogno di protagonismo che per puro scrupolo intellettuale. Nel finale si trasforma e diventa…”Il colpo di scena” che risolve la storia d’amore ingarbugliata tre le due donne “come deve essere”. Personaggio doppio e soggetto alla “simulazione”. È l’unico “mascherato” con barba e baffi finti. Quando si svela in palcoscenico, liberandosi della maschera posticcia e dichiarandosi Mario di Sonia, si fa arrogante, schietto, dal linguaggio “sporco” e talvolta mellifluo…Sa dove far leva, quali punti deboli toccare, forte della propria “normalità”. In poche battute finali capovolge la situazione chiusa e ghettizzata del “palcoscenico come denuncia” e riporta l’ordine immutabile e prestabilito dal Luogo Comune: dagli uomini, dalla natura e da Dio!...I “suoi” uomini, la “sua” natura…il “suo” Dio…In parte determina il fallimento del TALK-Show, contro il Luogo Comune.

                                                                                      

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Accoglienza pubblico:  Si dovrà dare l’illusione agli spettatori di apprestarsi ad assistere ad una vera e propria “conferenza”- Talk-Show con rinfresco organizzata in un teatro in “pausa”. Il pubblico riceverà, insieme al programma di sla firmato dallo stesso Montandon, una sorta di “invito-depliant” con la seguente dicitura:

                                La S.V. è invitata a partecipare al Talk-Show di Montandon

                                                            L’argomento della serata è:

                                                     DIVERSITA’: UN MONDO A PARTE”

                                                  Testimonianze e dibattito degli illustri ospiti:

                                                        Sig.    Antonio   Gualtieri  (avvocato)

                                                        Sig.    Cosimo    Micheli    (attore)

                                                     Sig.a    Deborah  Fusaroli   (commessa)

                                                   E con la partecipazione di:  FRANCO MISASI

                                                            Critico teatrale  de “ Il Mondo”

                                                  Assistente di sala:   Il Sig.  VITO SPATAFORA

                                                  Direzione Artistica:  KATIUSCIA PATRIZI

                                                Presenta la serata il Sig. Mario Montandon

      Si informa il gentile pubblico che tra il I e II tempo è previsto un rinfresco nel foyer del teatro

                                                                                    

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                                                                           PRIMO ATTO

Tempo: i nostri giorni. Sipario chiuso. Al suo interno la scena sarà così sistemata: teatro “nudo”, completamente privo di un apparente, canonico “allestimento” scenografico precostituito: qualche sedia di diversa forma e un finto trono da dramma di Shakespeare con a fianco una sedia a ruote per paraplegici, sono lasciati con apparente noncuranza sul fondo; alcune quinte sembrano sistemate alla meglio; a vista delle corde e una catinella scesa a mezz’asta con qualche proiettore appeso in attesa di puntamenti luce…Residui di vecchie scenografie stanno accantonate in un angolo, mentre in proscenio all’estrema sinistra, fuori sipario, c’è un modernissimo appendiabiti in ferro (stile quasi futurista reinventato) con appesi un abito di paillette da gran diva anni ?20, un boa e cappelli di varie epoche tra cui due pagliette e una bombetta e una “tammorra”. Posto a destra sempre verso proscenio, ma interno al sipario, c’è un portaombrelli con ombrelli e spade di scena. Un letto in ferro battuto è capovolto 8la rete è a vista del pubblico) e appoggiato in verticale sulla parete di fondo. Il teatro apparirà come in “pausa”, privato di ogni allusione alla messa in scena.

Montandon, un signore di circa 50 anni, presentatore della serata, entra dalla platea e sale sul palco con il piglio di un conferenziere. Montandon ha una cartella con degli appunti scritti dalla quale di tanto in tanto sbircia per proseguire il discorso. Microfoni a terra sostengono la voce.

MONTANDON -  Bellissime signore, gentilissimi signori buonasera e benvenuti nel mio splendido teatrino! La serata cui assisterete ha un  carattere insolito come già accennato dal programma di sala: non consiste nella rappresentazione di un dramma, o tantomeno di una commedia nella quale vi chiediamo di immedesimarVi…Si tratta piuttosto di una esibizione “dal vivo” di testimonianze dei nostri ospiti che seguiranno “a braccio” un canovaccio da me scritto sulla falsariga delle loro storie vissute. Senza offendere l’illustre Pirandello…questa sera qui  si recita a soggetto!...Prendendo a prestito l’idea di più rinomati talk-show televisivi..e così portando, grazie ai nostri ospiti, “vita vera”, spontanea qui!...Pur se rafferma in una sorta di vetrino da laboratorio quale è la scena. Ma portare “vita vera” in teatro presenta sempre un rischio: quello di non essere creduti! (sorride) E proprio su questo noi faremo leva: sul “dubbio della finzione” che si instilla nel solcare il limite tra platea e palcoscenico! Dubbio c he useremo come scudo e alibi per proteggere la “Persona” dietro l’immagine del “Personaggio”! sicuro di questo gioco assurdo…dal grande calderone così genialmente creato da madre Natura ho scelto tre fra le storie meno rappresentabili nella 2vita vera”: quelle sotterranee…quelle un po’ vergognose secondo il luogo comune; o comunque quelle che già per se stesse hanno pudore a svelarsi…In una parola oggi, qui, faremo sfoggio di “Diversità”! O forse soltanto di varia “Umanità”, signori miei…di Umanità all’ennesima potenza, che nel suo sfacciato eccesso di Diversità per l’uomo comune, cioè noi spettatori taciti, trascende in anomalia. L’unica occasione di esistere di fronte a noi senza finzioni, per queste strane storie disgraziate, è proprio quella di scorrerci di fronte da quassù: dalle tavole d’un palcoscenico…come se tutto quanto ciò che qui accadrà, sia una “reale simulazione” di episodi rari e perimetrale alla “vita vera”, “normale”! gli ospiti, “attori” per l’occasione, interpreteranno se stessi celati dall’unica attenuante d’essere “una maschera” che qui sopra soltanto, da dietro un sipario che si spiega, può avere diritto a uno sfogo e dignità di esistere.

                                                                                       

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(Quasi magico) Da quassù tutto è possibile signori miei, e potrete dubitare perfino di me, restando impigliati nel malinconico dubbio se io sia “davvero io”, o soltanto il frutto in carne e ossa, d’una fantasia d’autore…Spetterà  a voi intendere quando di ciò  che stasera vedrete “vivere” appartiene alla finzione precostituita e quanto ad una delle tante bizzarre, possibili ipotesi che la “Vita” propone e che poi, vergognosamente, costringe a nascondere come figli malati!...Scusatemi per la lungaggine: questo prologo ci era necessario…Grazie, signori miei…Buon divertimento ed andiamo subito a presentare gli ospiti della serata. Musica maestro!

Le luci si fanno più intime di un grigio-celeste come film in bianco e nero. Parte una musica da epoca cinematografica. Montandon accompagna l’aprirsi lento e solenne del sipario, con ampio gesto al ralleny del braccio ad  indicarlo. Cade una pioggia sparsa di brillantini argentati dai “celetti”. Il sipario svela –come per magia- una sagoma in penombra che ricorda la siluette di Charlot. La sagoma è illuminata in controluce da un sagomature rosso posto al centro, sulla cantinella in fondo scena. E’ un istante surreale; d’improvviso il nastro distorce e la musica si blocca all’istante. Attimo di buoio totale.

Montandon (grida)   LUCEEEEEE! (si accendono le luci di platea: il sipario riappare chiuso) VOCE!

Qualcuno da dietro il sipario intona immediatamente una nota canzone napoletana “ O Cardillo”, come a rimediare per l’errore. E’ Vito, venditore ambulante meridionale.

Montandon (al tecnico luci  Che succede?....

Tecnico                 Problemi col nastro…

Montando        L’abbiamo intuito! Proprio all’apertura! Bene, bene, bene…Gli imprevisti della diretta! Cominciamo bene! (ride) Oh…oh…(appoggia l’orecchio al sipario come ad ascoltare)…Ma abbiamo un tenace usignolo partenopeo che canta per noi…(pomposo). E allora ladies ang gentleman anche senza musica…ho il piacere e l’onore di presentarvi il signor Vito from Neaples! (applaude vistosamente)

Vito ( che a continuato a cantare, esce, dal sipario con un piccolo saltello a mò di Pulcinella e si inchina al pubblico) E thank you…E thank you very much! (anche lui applaude ancora più vistosamente)

Montando (blocca l’applauso) Basta così, grazie!

Vito               Come volete.

E’ evidente la differenza d’abito tra i due. Montandon è in frac e Vito è in abito da lavoro.

Montandon          Vito come? Mi scusi ma ho dimenticato il cognome….

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Vito                E che problema c’è? (Vito fa per dire il cognome, ma l’altro lo interrompe)

Montandon  Non che sia fondamentale, di fatto lei continuerebbe lo stesso a vendere ciò che vende e a fare la miserabile vita che fa, ma il “cognome” serve a distinguerla e a riconoscerla. Un po’ come una numerazione, capisce, no?

Vito                  Miserabbile! (fa per dire il cognome, ma l’altro lo interrompe ancora)

Montandon    Ed inoltre il “cognome”, a seconda se uno ce l’ha buono o cattivo dà prestigio e credibilità ad una persona. Il mio per esempio è un cognome particolare. Mi chiamo Montandon…

Vito                  Puveriello! (fa per dire c.s.)

Montandon   Eh? E’ di origine francese, sa…

Vito                   Mi dispiace! (fa per dire c.s.)

Montandon      E’ comunque senz’altro un cognome poco conosciuto e con poche influenze storico- politiche…direi…un cognome comune…E non comune per intendere il largo uso che se ne fa, quanto piuttosto il fatto che è di un uomo qualunque…di quegli uomini che non lasciano segni nella storia, eh, già! Sono un po’ logorroico, eh?

Vito                   Lo..che?

Montandon   Niente, niente…

Vito                    Ahe, e che chiacchiera che tenete, eh?

Montandon     Appunto, logorroico…

Vito(risentito)  Dice a me?

Montandon      No, io sono logorroico…

Vito                     Gesù! E’ infettivo?

Montandon       No…no…no…stia tranquillo.

Vito  (pausa: lo scruta, deduce) Ho capito tutto. Voi avete un attacco di logorrea! Uh! Maronna mia e come facite?! A me se’ntorzano ‘a panza e addeventa’nu tamburo, tosta, tosta!...vi faccio una bella camomilla medicamentosa e vedrete che tutto si sistema…Ah io in quanto à logorrea sono un mago, cchiù mago di un dottore universitario…che poi sarebbe avvocato, o no? (crescendo arrabbiato) Ma cò stà confusione ‘e nomme e cò ‘stì inciuci ‘e leggi può esercitare due mestiieri: o dottore e l’avvocato…e se je piacesse, pure ‘o mago, Mutandone…

Montandon     Montandon, mi chiamo Montandon: è di origine francese, sa…

Vito                    Ho capito! Mutandone, Mutandone.

Montandon      Montandon, Montandon…

Vito                     Perdoni, tengo ‘o slang meridionale!

    

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Pausa

                                                                                        

Montandon           Di dove è di preciso?

Vito                          Ischia mare: sempre dritto, in fondo a destra: Casamicciola. Perché?

Montandon          Mi ha incuriosito il suo accento…

Vito (tenta di parlare in perfetto italiano) In effetti trattasi di una lingua tutta mia; sono cosmonapolitano  io: pe’ tagioni di lavoro aggio viaggiato assai…Nel ‘70 ero emigrante pendolare. In America spesso andavo e venivo, ma sostavo poco. Piuttosto…andavo e venivo per seervizi veloci: America-Italia, Italia-America, America-Italia, Italia-America….Appunto: pendolavo!

Montandon (pomposo)  Ah, l’America!

Vito (sconsolato) Eh, l’America! Io commerciavo in sigarette, avete saputo?

Montandon           No.

Vito                       ….Senza malizia: p’arremmedià ‘a jurnata…

Montandon (pungente)Commerciava!

Vito                   Si capisce! Con regolare e sudatissima licenza di venditore ambulante di sigarette di contrabbando! (pausa)…Ma la mia grossa influenza sgrammaticale è data dai viaggi in Italia continentale, su e giù e qua e là, qui pro quo….e accussì oggi parlo chiù lingue…in una…tutt’assieme! E chi mi capisce è bravo! (pausa)

Si guardano reciprocamente e scoppiano a ridersi in faccia in un crescendo graduale e irrefrenabile come a ridere l’uno dell’altro. Sfumando, quasi in coro dicono:

Vito                   Oh Gesù, Gesù…

Montandon    Oh Dio mio…Dio mio

Si guardano di nuovo e ancora scoppiano a ridere; è un istante, perché Montandon blocca.

Montandon   Basta ridere in nome di Dio

Vito                  Io non rido di Lui!

Montandon   Di chi?

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Vito                  Dio! Lo rispetto!...E’ un Signore!

Pausa

Montandon   E’ così folkloristico lei!

Vito                   E che so, ‘na cartulina?

Montandon    Simpatico, davvero simpatico, complimenti.

Vito                    E’ natura…

Montandon    Vito….cognome, scusi?

Vito                    Ancora?!  ( scandisce esageratamente) Spatafora…da non confondersi con Sputa’e fora…ch’è ‘n’ata cosa! Pecchè?

Montandon    Pour parler…

Vito                   Eh? S’approfitta?! Se cominciassi io a parlà dialetto stretto e fino, lei nun ce capisse ‘na cappa!

Montandon    Mi perdoni, dignor Spatafora…cognome di nobile famiglia meridionale o sbaglio?

Vito                  Nobbile sicuro: (malinconicamente ironico) io so ‘o patre d’i galantuomene e ò patre d’i mariuole…

Montandon   Ha moglie e figli?

Vito                  Quattro: figli, s’intende…l’aggio cresciuti cu i mullichelle…Isaura, Marianna, Luis Antonio e Andrea Celesta! Scusate’enomme: ‘a mugliera…chella è troppo ‘a fissazione che tene p’è telenovelle brasiliane!

Montandon         Ce ne vuol parlare?

Vito                    No! Io sto accà pe’ vendere e parlare ‘e casa non mi piace: del più del meno, dell’una tantum, ne parlo anche, ma la famiglia è cosa sacra e fatta in casa…(perentorio) E “la confidenza è mamma d’a mala creanza!.

Montandon         …Benissimo! Cos’ha qua? (sbircai nella cassettina di Vito)

Vito                       Poppe-corni, ‘a bbirra, ‘a cocca-cola…sigarette…

Montandon         Sigarette? Non si può!

Vito                        Stavo pazzianno, Mutandone…pazziavo!

Montandon  (affettato, al pubblico) Bene, così ladies and gentleman, tra un dramma e l’altro, potrete sgranocchiare qualcosa…

Vito                  Uè,uè…

Montandon    Sìììì?!...

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Vito                  Quanto dura la recita?

Montandon   Dipende dagli “atttori”…Ma lei sc enda in platea ora..da qui: à gousce…

Vito                   ‘e ccosce…’e ccosce!

Montandon     Vada, vada, vada….

Vito                     Vaco, vaco, vaco. Ma a una cert’ora chiudiamo baracca e burattini, eh! (scendendo al pupplico) Buona sera, buona sera…(a mò di strillone) Camomilla medicamentosa? A disposizione! (biascicando) Perché i denari se ne vanno comm’a l’acqua, e senza denari nun se cantano messe!

Montandon   Grazie! (fa un sorriso complice al pubblico)

Vito                 Muntandone, ma a voi vi pagano per queste recite?

Mutandon    Ma certamente: è lavoro!

Vito                  E j vaco a travajà! Ma tenete à mente  questo: “I denari de ‘infinfirinfi se ne vanno c’ù ‘nfanferanfà”!

Montandon   Grazie! Vi pregherei, comunque, signori e signore, di non abusare del servizio gentilissimo che vi offriamo al fine di non disturbare lo svolgimento della “perfomance”…Signori gentilissimi, io per ora ho terminato il mio articolato preambolo e mi andrò a nascondere da qualche parte senza, lasciare la sala, per essere sempre a vostra disposizione…Buon divertimento e soprattutto: SIPARIO!

Sipario. Parte una pomposa musica di trombe con una voce registrata che annuncia: “DAL TEATRINO DI MONTANDON, IL MONTANDON’S WONDERFUL.SHOW!”

Si apre il sipario: il teatro si presenta “nudo” come sopra descritto, ma nessuno entra in scena. La musica termina, il palco è ancora vuoto. Dalla platea si sente il borbottio di Vito che va cantilenando la sua filastrocca pubblicitaria:

Vito              Camomilla medicamentosa, patatine, noccioline e poppecorne, caffè cu ‘a machinetta, cabbala e numeri a lotto, 47 muorto che parla; pane asciutto, pane cu l’uoglio, pane francese, pane peruto, pane rattato e pane niro e sudatu…

Montandon (solo in voce e non a vista, parla con un megafono come un regista sul set) Alllora? Su non siate timidi…Chi è che vuole venire per primo? Forza, che non vi mangia nessuno…(riappare attraversando la scena da quinta a quinta, col megafono in mano, e parla a voce nuda) Scusate, signori, mi tocca andarli a prendere con una gru…(ride imbarazzato e schiocca le dita a Vito come comando; Vito intona la canzone napoletana “O cardillo” in platea: il palco è sempre vuoto. Dalle quinte si intuiscono frammenti di discorso)

Montandon     Sonia, Deborah…su, volete uscire fuori o no?

Deborah            No, stiamo finenso col trucco, chiami qualcun altro.

Montandon       Avvocato Gualtieri…su faccia il cavaliere…esca lei per cortesia che il pubblico aspetta!

Gultieri                    E che aspettino! Per quel che me ne importa!

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Montandon (fa capolino dalla quinra, lievemente innervosito) Scusate, pazientissimi signori, permettete un istante soltanto che vada a controllare cosa sta succedendo in quinta. Qualche problema tecnico sez’altro! Eh già: gli imprevisti della diretta! Andremo a cominciare al più presto…Bravo Vito! Bella canzone….Ancora, ancora!

                                                                                    

Montandon scompare di nuovo. Vito, dalla platea fa segno al tecnico luci.

Vito         Uè, uè…Lucifero! Se ci sei, dammi un faro!

Occhio di bue su Vito in platea che riprende a cantare la stessa canzone “impostato” e con più enfasi. Dalle quinte si sentono nuovi frammenti di discorso…:le battute sono veloci e accavallate, come se stesse per scoppiare una vera e propria discussione in “compagnia”.

Montandon     Allora?! Che vogliamo fare, li vogliamo cacciare via questi signori? Avanti quanto dura questo scherzo? Forza, chi esce?

Gualtieri           Ci vada lei a raccontare i fatti suoi là fuori!

Montandon       Gualtieri ma lei mi stupisce!

Gualtieri              E si stupisca!

Montandon        Ma che dice?!...Lei non può rifiutarsi ora! Non più!

Gualtieri               Non posso cosa?! Io la denuncio per truffa!

Sonia                    Parlate piano, che si sente!

Deborah              Fa scena!

Gualtieri              Per quel che me ne importa!

Montandon       Ma siete impazzito Gualtieri…C’è un contratto: mi ha dato la sua parola…

Gualtieri              Bhè, me la riprendo e la finiamo subito con questa buffonata. Vado là fuori e dico a tutti che siamo stati truffati.

Deborah              Parli per lei…io voglio farla la buffonata!

Gualtieri (andando) Testarda come sempre!

Sonia                Per carità! Non litigate…dobbiamo stare uniti: andiamocene tutti…

Montandon    Ma è una sommossa?!

Gualtieri           Appunto!

Esce irruente dalle quinte l’avvocato Gualtieri. È un uomo sui 40 anni, avvocato di provincia, robusto, barba e baffi, alto e brizzolato. Vito smette di cantare…

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Gualtieri               Signore e Signori…(rimane per un attimo intimorito dalla platea) Gentilissime signore e illustrissimi signori sono il signor Antonio Gualtieri e…mi spiace rendervi noto che la

                                                                                     

Rappresentazione di questa sera non avrà luogo per malore della prima attrice e indisposizione del secondo attore…Ci scusiamo tutti sentitamente per l’inconveniente e vi preghiamo di passare dal botteghino ove vi sarà restituito tempestivamente il vostro denaro…Buona notte e sogni d’oro! Grazie…Sipario!

Vito              E che jurnata  (al pubblico) Vi canto un’altra canzone?

Il sipario fa per chiudersi…Vito riattacca a cantare più velocemente la stessa canzone…Dalla platea sbotta il critico teatrale Misasi.

Misasi          Ma che è questa pagliacciata? Volete cominciare o no?! Buffoni!

Vito (smette intimorito di cantare) Camomilla medicamentosa’

Gualtieri (riappare a vista col sipario bloccato a metà) E’ proprio per non fare il buffone che non incomincio un bel nienteio, ha capito?

Misasi             Ma se ne vada….E lasci lavorare gli altri!

Montandon  Per carità un po’ di contegno…vi pre go di avere ancora un attimo di pazienza signor Misasi e gentilissimi signori tutti…iniziamo….iniziamo…Gualtieri…venga via…venga via…la prego…(fa per tirarlo per un braccio)

Gualtieri          Non mi tocchi…Me ne vado! La saluto Montandon! Ma non finisce qui! (fa per scendere)

Cosimo (dalle quinte.è come un grido) GUALTIERIII…comincio io!

Vito                   E che burdello!

Montandon     Musica!

Va  in sottofondo una malinconica sinfonia di archi. Entra un uomo su un a sedia a rotelle: si blocca al centro palco, scruta la platea, poi avanza in proscenio. Gualtieri si blocca a metà scala tra palco e platea.

Cosimo            E’ per salvarsi la faccia Montandon! (al pubblico) Buona sera, buona sera a tutti. Come va? Vi vedo bene…

Gualtieri            Lasci perdere Cosimo…

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Cosimo              Abbia fede Gualtieri…Non se ne vada, la prego! (a Montandon) Perché non ha fatto il mio nome, prima? Temeva l’impatto troppo brusco con il pubblico o forse voleva salvaguardare la mia sensibilità? (sogghigna amaramente)

Montandon     Ma noooo, si figuri…

Cosimo          Non si preoccupi, sono abituato a stare per ultimo…(irrequieto si accorge della musica)  E tolga questa musica patetica! (Montandon fa cenno e la musica sparisce) Ha già iniziato male Montandon, perché se voleva “far sfoggio di diversità” (gli fa il verso) avrebbe dovuto presentarmi subito…Non che il problema sia il più grave, ma certamente è il più evidente.

GUaltieri      Non si rende ridicolo. Signor Cosimo…Lo dico per il suo bene. Venga via e lasci solo questo cialtrone con le beghe che si è procurato.

Cosimo         Mi è simpatico Montandon, tanto è avvezzo alla simulazione…Voglio salvargli la serata e divertirmi un po’ anch’io.

Gualtieri     Lei deve salvare solo la sua faccia…e non quella di un Gran Buffone che vende le disgrazie degli altri come fenomeno da baraccone….

Montandon    Sempre molto gentile!

Cosimo          Non abbia paura per me, Gualtieri. In fondo siamo a teatro ed io ho sempre sognato di fare l’attore.

Gualtieri       Sogni!

Cosimo         …Solo, sa, avevo un piccolo problema…In confidenza le dirò, sa…alle corde vocali! Una fastidiosissima faringite cronica…(ride ironico) Che aveva capito?! ….(Montandon ride esageratamente) Non sia compiacente, Montandon, si rende odioso.

Gualtieri          Lacchè!

Montandon    Grazie!

Cosimo             Vorrei chiedere una cortesia soltanto all’efficientissimo signor Montandon…

Montandon     Dica, dica, dica….

Cosimo              Gradirei rifare il mio ingresso, visto che per ora è servito soltanto ad interrompere il vostro pacifico scambio…

Montandon      Senz’altro: à disposizione! Oh, pardon, sto prendendo lo slang!

Vito                      E sfotte….sfotte una continuazione!

Cosimo                Vorrei entrare, si…ma con un bell’effetto fumo davanti a me e un dito di blu notte che mi offuschi…così per rendere più “teatrale” l’impatto con la mia sedia a ruote…che tra l’altro, signori miei, state pur tranquilli…è finta!

Vito                       E’ finta? Maronna, la tecnologia! E’ tale e quale: sembra vera, ‘o giuro!

Gualtieri             Dipende da chi ci sta seduto!  

Cosimo              Già…si tratta di una sedia a ruote di scena…tale e quale a quelle vere. E noi, cialtroni, truffatori, saltimbanchi, la usiamo così per suscitare in voi, carissimo pubblico, un po’ di  

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compassione e di lieve interesse a questa strana rappresentazione senza capo né coda, che altrimenti sarebbe solo una gran noia! Diciamolo!

Montandon          Nooo, signor Cosimo!

Cosimo             Mi lasci dire, e non si preoccupi che non la rovinerò la messa in scena, anzi…La renderò soltanto un po’ più “ intrigante”…vuol provvedere al mio effetto fumo?

Montandon       Provvedo. Provvedo.

Cosimo           Bravo! E scenda in platea…(ironico) a giudicare se il risultato è abbastanza suggestivo.

Montandon (convinto) Senz’altro…vado. (al tecnico, urla) Effetto fumo, grazie!

Tecnico             Pronti!

Gualtieri           Buffone!

Montandon     Grazie! (fa un ampio inchino al pubblico)

Cosimo (a Montandon) Vada, vada, vada…(facendogli il verso)

Gualtieri             Cosimo, andiamocene, la prego…

Cosimo               Abbia fede! Mi stia vicino…e sia gentile: spinga per me questo trabiccolo fin là. (indica con un dito il fondo scena, verso la penombra)

Gualtieri          Oh, signor Cosimo noooo(fa per spingerlo fuori quinta)

Cosimo (alzando la voce) Per favore, laggiù!...Signor Gualtieri. Nell’ombra, grazie!

Gualtieri          Ma…

Cosimo           Niente ma, la prego…Si avvii pure. Adesso! (i due partono) Ecco bravo, arrivi giù sino alla paretye di fondo.(gridando) Montandon, spegnete tutto: voglio un bel corposo buio totale fin quando non chiederò la luce!

Montandon   Certo, certo, certo! Ha capito perfettamente!

Cosimo           Sono “disabile”, mica scemo!

Montandon   Pardon. (con il piglio del regista) Se non le spiace le suggerisco di arrivare all’angolo destro di fondo e avanzare da lì verso il centro tagliando la scena in diagonale…Una volta lì fate un giro panoramico come se foste a passeggio in un giardino autunnale, con il fumo che è una timida nebbia ottobrina…(lirico) E voi siate terra arata…siate…foglia secca…siate zolla bagnata…

Cosimo  (interrompendolo) Montandon…faccio come mi pare!

Silenzio. Confusione di luci in scena come a provare i colori, su uno si bloccano.

Montandon   Questa luce le piace? (è ghiaccio)

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Cosimo             No. Sa d’ospedale…butta freddo…(prendendolo in giro)

Montandon    E questa le piace? (è il proiettore rosso dalla cantinella: Cosimo appare per un istante in controluce in siluette: fermo-immagine tragico. Poi lui stesso sdrammatizza)

 Cosimo             No! Questo rosso sa di night. Mette sesso…Ma il blu che le ho chiesto non ce l’ha? Mi piace quello: sa d’infanzia e di notti stellate…

Montandon  (gli mostra il blu) Questa?

Cosimo            Sì, santo cielo! Quanto ci vuole!? Ora faccia buoio e dopo vada con il blu.

Montandon    Eseguo.

E’ buio totale.

Vito                   Mo’ facimmo i botti e i tricche-tracche.

Misasi               Ssssst! Silenzio!

Vito                   Una parola ho detto: una!

Misasi               Ssssst!

Gualtieri (bisbigliando al buoio) Ma che diavolo vuol fare, Cosimo?

Cosimo             Non pronunci quel nome invano!

Gualtieri         Chi, diavolo?

Cosimo            No, Cosimo. (ridacchia)

Silenzio

Cosimo (urlando) Che sia luce! (in crescendo lentissimo la scena viene invasa da un corposo blu notte e da nebbioso fumo; immagine violenta e surreale: il palcoscenico sulla sedia a ruote è spinto dal fondo verso il pubblico quasi al rallenty. Inizia il monologo su un sottofondo di violino malinconico) Già! Ottime pièce di teatro, le nostre vite! (crescendo nervoso) Non ci capiterà mai più un’occasione così senza…doverne pagare le conseguenze in “società”. Diranno tutti: “Era per finta! E finché è per finta vogliamo fare i conservatori? Facciamo, per finta anche noi, finta di capire!... (recitando) Teatro delle mezze verità…Teatro della crudeltà! Grosso ventre di balena che divora storie e le risputa fuori truccate con brillanti di bigiotteria e dorate paillettes…e stelle filanti e colori argentei di simulati pleniluni…Questo è il dispettoso scherzo di una maschera…il purpureo velluto d’un sipario che arroscisce di menzogne! Questa è la “messa in scena vera”: di carta pesta e gelatine dove i segreti e le bugie, possono replicare indisturbate la loro verità…e fare e rifare all’infinito la scena più bella di un dramma personale…da fare e rifare ancora per poter spigre..con una mezza verità teatrale…chi fosse Otello…chi l’infido Jago…e di quanta dolorosa passione fu nel cuore dell’autore innamorato e geloso come un lacerato Otello della sua Desdemona. Delirio ed

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incubo e spossante desiderio strappalacrime…Da fare e rifare ancora per denunciare ogni volta l’omicidio di un amore! (pausa) E allora Gualtieri: in nome della Verità! Parli …dica il “Vero” e basta..che da qui dietro parrà bugia!

 Gualtieri            Non voglio parlare. Voglio solo andar via!

Cosimo              Vada lì in mezzo  e si persuada con coraggio  a disperarsi veramente dei suoi drammi…non tema…

Gualtieri             Non so recitare, io! Non sono un animale da sventrare…

Cosimo          Confessione…confessione sant’Iddio! E ne guadagnerà in salute!...Mentre in poltrona, impassibili tutti, resteranno ad ammirarla con infinita meraviglia per le sue doti di “Gran Mattatore” che regaleranno al pubblico rapito attimi di “grande verità”! e qui nessuno oserà salire, qui, ad insultarla, a riderle appresso, a farle il verso scompigliato dello storpio…nooo…da qui sopra la sua faccia imbalsamata dal dolore, le sue rughe intagliate dallo strazio…la sua storia confessata come “scherzo”…daranno vita ad un “pupazzo” di teatro “interessante”! (ride un po’ isterico)

Gualtieri         Lei sta delirando…usciamo…

Cosimo (gridando)  Aspetti no! Non ho finito il mio monologo! (ricomponendosi al pubblico) Vado avanti, signori…(sospira, chiude gli occhi come in un raccoglimento interiore) E se la commozione spingerà forte…forte a comprimere il cuore…se la malinconia rubasse il posto dei sorrisi…e dovesse scapparle di mano una furtiva lacrima, davanti ad una incredula platea…non sia ingenuo…non s’aspetti che qualcuno salga a chiederle: “ Si sente male, signor Gualtieri…le dò una mano?” Perché qui non s’interrompe, e la farsa dovrà continuare…Tutti saranno ben educati. I bei signori e le signore impellicciste…e tutti in coro nel vederla piangere, applaudiranno il roboante, commosso Gran Finale  del grande attore, signor Gualtieri Antonio, l’affabulatore! (ridacchia isterico)

Gualtieri         Lei mi fa paura, Cosimo…

Cosimo          Non io…non deve aver paura di me…io sono come lei: siamo fratelli di disgrazie, amico mio…Le nostre madri sono prostitute sterili senza speranza d’essere spose…”stacca sarcastico) Bella battuta questa…(la ripete) Le nostre madri sono prostitute sterili senza speranza d’essere spose…(ride c.s.)

Gualtieri          Non rida così, mi fa scoppiare il cervello!

Cosimo             Amico mio, ascolti, ascolti: se saprà pilotare il cinismo immobile dell’assurdo meccanismo, oggi si divertirà lei per primo. Si sfoghi, lo faccia e ne acquisterà in salute…

Gualtieri (urla)   Noooo!

Cosimo  (incalzando)  Perché già domani, quel pubblico cinismo tornerà a subirlo per strada arrogante più che mai: senza uno straccio di dignità per lei, un barlume cieco di possibilità, un’occasione di sfogo, di gioco, di riscatto! (apoteosi di fanatismo. Parte in sottofondo, crescendo, un frammento dei “Carmina Burana” di Carl Orff) E allora che aspettate…uscite anche voi, mie povere ragazzine, uscite…uscite tutti, mostriciattoli rannicchiati…avanzi marci di galere…Marionette spaurite del gran ladro di anime !Signor Montandon, il Mangiafuoco scopritore”…uscite, uscite, randagi bastonati…storpiati cani appesi a gonne di padroni…uscite orgogliosi e mostratevi come pavoni incolori al pubblico impaziente. Compiacetelo e fatelo

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divertire. E urlate, cantate, piangete e ballate goffamente sulle punte fino a sudare sangue: e quanto più urlerete disperando, tanto più la sua risata sarà lunga!

Acme dei “Carmina Burana” che poi sfumano lenta insieme alle luci. Buio.

                                                                                  

Montandon (interrompendo da un palchetto di secondo ordine)  Stoooop! Luce!

Vito                   Teneva i cuniglie ‘n cuorpo!

Si riaccendono soffuse le luci di sala e anche in palcoscenico.

Montandon (dal palchetto) Bello! Era splendido quel monologo! E l’effetto fantastico, almeno da quassù.

Gualtieri           Già: dall’alto è sempre tutto più bello.

Montandon    Una bella tirata davvero! L’avrà mica imparata a memoria, signor Cosimo? (ride affettato)

Cosimo            Sempre avuto pessima memoria, io!

Vito                 Mutandone, ma le pare ‘a maniera…rompere accussì ‘e parole ‘mmocca a uno, mentre stava sfoganno!

Montandon      E’ da copione, Vito. Mi hanno scritto così…Spero sia stato di gradimento anche per il signor Misasi, che gentilmente ci esortava a cominciare la nostra buffonata…o ha detto giullarata?!

Misasi               Sì, era un bel fiume di parole deliranti e senza senso:

montandon      Ah, non lo nego…di non facile approccio, anche troppo aulico, antiquato…costruito, ridondante, direi,ecco…Falsamente poetico e perfino retorico…Gliel’ha scritto un autore romantico di quart’ordine…tra l’altro sconosciuto, proprio perché “poco commerciale”…scrive drammi noiosissimi e commedie che non fanno ridere…Si figuri! Un fallito! (ride)

Miasi               E comunque non mi sono ancora goduto una storia, un intreccio degno di essere chiamato “trama”…Se poi lei interrompe sempre…

Vito                Rompe ‘e parole ‘mmoccca, è ò vero!

Gualtieri        Andiamo in bagno. Gli è presa l’arsura a Cosimo. Scusate. (escono senza che Montandon li ascolti)

Montandon       Signor Miasi, questo mi offende! Detto da lei che così tanto stimo…Non sta forse vedendo qui ora, un’idea “geniale” nell’esibire, di fronte a lei, “vive”, delle maschere grottesche” che lei, così uguali a stasera potrebbe incontrare domani, per strada, senza “effetto fumo”, chiaramente! (ride c.s.)

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Miasi                 Sul grottesco sono pienamente d’accordo! Ma le pare una trovata tutta questa messa in scena? Vecchiume…vecchiume…C’è di meglio in giro, Montandon…e Pirandello non è proprio cosa vostra!...Glie lo dico da amico. Lasci perdere…torni all’amatoriale!

Montandon        Immagino non scriverà una buona critica…

Misasi              Bisognerà accordarci…ma sarà dura, con tutta la buona volontà…

Montandon        Fa niente…purchè se ne parli!

Montandon fa segno a Vito di offrire da bere a Misasi; dal palchetto torna in palcoscenico.

Vito (da sotto proscenio offre da bere a Misasi) Il bicchiere è pulito!

Misasi             Molto gentile…

Montandon (inscena con piglio da padrone, prende anche lui da bere)…Mi spiace, perché ci tenevo al suo giudizio. No,no,no, dico sul serio, sa…ma più me ne dispiaccio perché con lei forse ho già fallito…proprio lei che mi è così necessario…è un vero peccato!

Misasi          “Criticare” è il mio mestiere…ma chissà…forse, andando a vanti…

Si sentono dei gorgheggi dalle quinte. Qualcuno scalda la voce.

Montandon    La prego comunque di restare fino alla fine, se non si annoierà troppo, e di intervenire quando vuole…i suoi consigli ci sono preziosi…

Misasi              Grazie. Ma arrivi presto al dunque, altrimenti farà svuotare la platea…Qualcuno è già scappato, ha visto?!

Montandon  (sorride)  Ha gradito da bere?

Vito (ripete a ruota)  Ha gradito da bere?

Misasi             Sì, grazie…ma non tergiversiamo…quella sedia a ruote, poi! Ma chi vuole impietosire…va bene, so che ci sono persone sfortunate al mondo: le rispetto e mando soldi per beneficenza…

Vito                Come la famosa cassa del Mezzogiorno: si fanno le due e i soldi so spariti!

Misasi            Le pare onesto Montandon  fare spettacolo, esibendo il “Paraplegico” e aizzarlo contro di noi ad uno sfogo? La gente vuole ridere a teatro, paga per questo, ha capito?! Di male ognuno ha il suo e ognuno si dovrebbe tenere il suo, possibilmente ben nascosto se vuole avere avere vita facile…

Vito              Parole sante!

Gualtieri entra in scena nervoso. I gorgheggi aumentano

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Gualtieri         Ma se quel “male” sono gli altri a farcelo sentire come tale, mentre per noi stessi è soltanto “natura”, modo d’essere…diverso. Ma comunque modo d’essere?!

Montandon (al tecnico)  Luci, spegni! Vai con la musica! (esce di corsa)

Misasi                Eccone un altro!

Vito (vendicandosi)  Sssssst! Silenzio!

Misasi                Ancora lei!

Vito (sottomesso) Pazziavo….stavo pazziando!

I gorgheggi diventano una melodia lirica come lamento da lontano. Buoio. Solo  “occhio di bue” su Gualtieri.

Gualtieri (con crescendo continuo molto aggressivo) Se il nostro disagio, il nostro malessere esistesse solo nel momento in cui “gli altri” si fossero appropriati completamente della possibilità di giudicarci…mettendosi di fronte a noi come specchio di imperturbabile giustizia, bene, normalità!?Togliendoci il fiato, facendoci sentire così perversamente anomali, così diabolicamente malsani, mentre per noi stessi, noi vorremmo soltanto essere altri da quello che per una beffa del destino c’è toccato d’essere…Allora come la metteremmo, signori miei,eh?

Gualtieri fa un gesto ampio e nervoso al tecnico ed esce dalla luce dell’occhio di bue che resta vuoto, puntato al centro. Parte un sensualissimo tango di Astor Piazzolla. Entrano in luce, nell’occhio di bue, due donne che ballano abbracciate. Entrambe sono molto belle e soprattutto estremamente femminili. Indossano abiti di ariosa seta chiara che lasciano intuire le forme, lunghi e scollati a mostrare la schiena. Senza apparire volgare, l’immagine della loro danza dovrà risultare giocosa e sensuale al tempo stesso. Va a sfumare l’occhio di bue e in proiezione, in gigantografia sul fondale del palcoscenico, andrà componendosi l’immagine in diapositiva de “Il Bacio” di Klimt; fermo immagine sul bacio: le due donne bloccano la danza, si avvicinano e si baciano davvero in scena. Buio. Luce. Sonia si va a nascondere, scappando di corsa in ombra, nel fondale. Si chiuderà a guscio rannicchiata su se stessa in posizione fetale. Le sue risposte sono precedute da continui, ritmici “No”. Deborah parla.

Deborah            Sissignori! Avete visto bene: si trattava di un bacio!

Sonia (da dietro) No!no! non è vero! Non è stato un bacio!

Deborah       Certo, c’è stato molto di più! Su, bambina mia, non negare…hai una intera platea che ti ha vista stasera. Non puoi continuare a nasconderti!

Sonia           No! No! Non era un bacio vero!

Deborah  (ridendo) Perché come sono i baci veri?

Sonia            No! No!...Tra un uomo e una donna!

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Deborah      Già! E’ questo il problema.

Sonia              No! Io non volevo!

Deborah       Perché, non capivi quello che si faceva?

Sonia                No! Io…no! Ballavo soltanto!

Deborah           Allora sei una sciocca? Ammetti davanti a tutti di essere una sciocca?

Sonia                  No! No! Non sono una sciocca, sei tu che sei pazza!

Deborah            Non ti ho mica costretta a fare certe cose!

Sonia                   Nooo….no, ma mi ci hai portato a poco a poco, facendo l’amica

Deborah              Lo ero.

Sonia                     No! No, che non lo eri!

Deborah                E cos’ero, allora? Avanti, dillo!

Sonia (crescendo)  No, io no!! Non voglio rispondere. Vattene, voglio andare a casa.

Deborah (avvicinandosi a lei)  Avanti, amore piccolo, dimmi cos’ero…

Sonia                       No! No! Non mi toccare e non chiamarmi amore! Amore…amore no!

Deborah             Perché, ne hai vergogna?

Sonia 8gridando)  Nooo…No! Non è amore, non può esserlo, lo vuoi capire?

Deborah (incalzando)  E chi pensa sia amore è un pazzo malato, non è vero?

Sonia     (in un singhiozzo di pianto)     Sìììì!!

Silenzio Sonia si nasconde il viso disperata e continua a singhiozzare.

Deborah (accende una sigaretta) Non piangere…non serve a cambiare le cose…piangere! (stacco)Vito, ha un goccio da bere per me? (ironica) Sono tutta un fuoco!

Vito               Dice a me?

Deborah       Cero, chi è Vito qui?

Vito (avvicinandosi) Ah, avete ragione…sono io Vito, qui. Vito Spatafora…da non confondersi con Sputa ‘è fora che è un’altra cosa! (imbarazzato porge da bere)…E’ bella la recita, eh?

Deborah          Quale recita?(pausa. Beve.) Grazie vito…

Vito               Servo vostro, signora.

Deborah (stacco netto: formale, disinvolta e ironica) Buona sera signori e signore…Bentrovati! Disgustati  dal mio ingresso?...Spero di no, perché non sono cattiva…Già! Anche noi ospiti del

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“Mangiafuoco Montandon”…Io mi chiamo Deborah e faccio la “forte”…perché brucio dentro…Lei è Sonia e fa la vittima! Siamo amiche. Omosessuali!

Sonia     (grida)    Tu! Non io!

Deborah     Ok…Lei no…soltanto io!...Già perché io potrei innamorarmi di tutto nella vita: d’un romanzo, d’una pièce teatrale…d’un uomo! Sì, d’un uomo! Che ci crediate o no, sono stata lì lì per sposarmi…sì! Potrei innamorarmi di tutto, sì: anche di una donna, se mi va! (rivolgendosi a lei, ma guardando il pubblico) Vedi? L’amore non ha sesso, non ha età, non ha limiti mentali…(ride) L’amore è socialista…

Silenzio. Deborah si avvicina alla compagna e l’abbraccia accarezzandole la testa e dandole dei teneri baci come fa una mamma col suo bambino. Rientrano, in prossimità di una quinta. Cosimo e Gualtieri che osservano la scena come pubblico.

Deborah       Ssss…sss, piccina mia, non è niente…calmati che adesso passa…Non avere paura, ci sono qua io…Nessuno ti farà del male, nessuno…

Sonia              Ti prego, portami via. Non voglio farmi vedere.

Deborah         Ma è per finta, amore piccolo…E’ solo un gioco. Non ricordi più? E’ per finta, tesoro mio…Poi con i soldi guadagnati ce ne andremo nel Mar Rosso…Sai che bello? Lontano, lontano…lontano dal caos, lontano da tutto… (rivolgendosi a Gualtieri e a Cosimo) Non è vero, signor Gualtieri…glielo spieghi lei, signor Cosimo, che è tutta una carnevalata!

Cosimo         Ma certo, signorina Sonia. E’ per finta!

Gualtieri       Sì, ma lei soffre per davvero…ma su smettetela, portatela via…Andiamocene tutti. È uno spettacolo patetico!

Cosimo          Si aspettava una commedia, signor Gualtieri? Visti i protagonisti…E poi esistono anche drammi…Ed io ci vado a nozze per quelli! Mi fanno sentire meno solo…

Deborah            Ma  forse il signor Gualtieri ha paura di confessare: per questo insiste tanto ad andarsene!

Gualtieri (avanza da solo al centro) Certo che ho paura! E non me ne vergogno…

Deborah             Almeno di questo!

Gualtieri            Ma non lo capite che cerco di difendere anche i vostri interessi?

Deborah           Avvocato delle cause perse!

Gualtieri    Vi siete lasciati affascinare, tutti e due, dalle idee balzane di quel vecchio pazzo di Montandon e vi siete ridotti a essere i giullari alla sua corte…Ma lo volete capure che la vita vera non dura la follia di una sera?

Cosimo         Sembra una canzone di Iglesias….(Cosimo e Deborh ridono)

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Gualtieri         Domani tornerete tutti as essere quel che eravate prima di salire quassù…e con che faccia vi presenterete alla gente, dopo aver raccontato tutte le vostre più diaboliche brutture…Vi scanseranno tutti, lo capite?

Deborah  (irruente in un crescendo nervoso)  E che mi importa, se loro sanno accettarmi solo per quello che non sono!

 Cosimo           Questo è Pirandello, invece…(sorride)

Deborah          Sono stanca di nascondere la testa sotto la sabbia…è ora di finirla, perché io non rubo niente a nessuno!...Io non rubo!

Gualtieri            Ahh, “non rubo niente, non rubo niente”…(facendole il verso) Bambolina, qui non si tratta di un dramma di Ibsen…come diavolo parla?!

Deborah          Parlo come mi viene! Mi consenta qualche mala parola, avvocato dei miei stivali! La vede quella piccina là: piange! Vede come l’hanno ridotta, quelli?!

Gualtieri       Quelli chi? e’ colpa sua se è nata male…

Deborah       Che dice, sciocco! La vede? Ha paura di fare tutto: di scherzare, di parlare, di chiedere. Ha paura persino di respirare, povera piccola, perché teme che qualcuno un giorno o l’altro la “scopra”…

Gualtieri       E non capisce che la ucciderà, così, supplicandola?!

Deborah    “Scopra” che, poi?!...Che fa di male?!

Gualtieri (quasi gridando)  E’ lei che la fa scoprire…Così!

Deborah     Io?! Proprio no! La gente parlerebbe lo stesso…da sé! Sono gli altri intorno a me che intuiscono, scrutano e deducono e forti di un “segreto” penetrano il privato come aghi nelle intimità. Mi è capitato, cosa credete, di essere “etichettata” in “Società”! Mi è capitato sul serio!...E sapesse quanti rospi ho ingoiato per difendermi…ma a poco vale quando si ha a che fare con lingue di provincia biforcute piene di rancore e di stupore: morbose, maligne malelingue maliziose dalla coscienza sporca: avezze a deridere e a sporcare…meterore impazzite di noia  e di routine e d’insoddisfazione…che non conoscono “Amore”, né “Amicizia”…né Rispetto…né Compassione…che hanno bisogno di riempirsi la bocca sporcando la vita degli altri…e dalla sconfitta degli altri goder in “Società” di rispettabilità! E visto che una parola tira l’altra, e di parola in parola s’inventano drammi e abnormi mostruosità…dalla “vaga percezione” di un “Amore Diverso”…eppur degno di tutto rispetto…le lingue morbose…e maligne…ne fecero leggenda di un folle , e cattiveria e arroganza…e stillicidio…e invezione di fasulle verità…A che scopo poi? Non si sa…Forse per il gusto di dar “Forma” e “Giudizio” ad ogni costo: per distruggere…togliere credibilità e far dell’ Amore…di tutto il mio Amore…una chiacchiera da bar!..E dopo la “Mala-leggenda” che riempie i pasti  quotidiani delle mense d’impiegati nei Comuni…dopo aver ucciso l’intimità..per loro tutto torna a posto: e si passa innocenti ad una nuova chiacchierata da bar! Questi sono “Omicidi”, avvocato Gualtieri! Queste sono “Morti Civili “, avvocato Gualtieri! Perché qualcuno va a rimetterci in tranquillità sociale…e qualcun altro, bersagliato e deriso e leso nell’intimità…avrà problemi al lavoro…per inaffidabilità!...Sì, è successo così, signori miei…Ho perso il mio impiego in una scuola elementare! Sissignori: inadeguata…m’hanno detto! Inadeguata!...E gli amici di vecchia data mi hanno schivata, e qualche falso amico ha approfittato del momento di profonda debolezza e di sconforto…e di dolore…per sfogare altro rancore…e fare intorno a me…tabula rasa e condanna di solitudine…cui sono avvezza, signori miei, per

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abitudine!...Così nessuno più…(uno straccio di uomo interessante!)…più nessuno mi invitò a ballare…imbarazzato dalla “ Verità”!::: E, sfinita, in un giorno di sibili e confuse paure…di lacrime e manie persecutorie…un giorno in cui non c’era più spazio per discutere del “Bene” e del “Male”…anche lei, l’ultima amica, m’abbandonò! Piansi sola  buttata come cencio in un cantone…con mia madre anziana che ascoltava dalla porta di nascosto e a cui mai…mai saprò spiegare il perché e il per come…(indica Sonia) “Lei” mi lasciò! (Sonia scappa di scena

Gualtieri    Come deve essere…

Deborah    ….E tutto questo perché non ha fatto come tutti gli altri si aspettavano che facesse, per chissà quale “politica”…madre snaturata. Sposare un uomo…uno qualunque sarebbe andato bene, anche lei…e comunque sarebbe stato meglio di me!

Gualtieri         Senz’altro.

Deborah   (nervosa e incattivita)   E’ ora di finirla, amico mio, perché io non rubo niente! E poi parliamo di anime! E io che sono, eh? Solo due cosce ben fatte e un seno prorompente?! Beh, allora vorrà dire che queste cosce e questo seno li hanno messi alla testa sbagliata…E guai a chi si permette di dirmi che sono maaa…maaa…maaa.maaammaaaa…maaalaaataaa! Perché io non rubo niente a nessuno…a nessuno! Tutti aperti! Tutti liberi e spregiudicati quando si parla di sesso…ma la cultura è dura a morire! E io le vedo le smorfie e i sogghigni alle spalle di chi, per mano di un Dio “minore” è nato come me: diverso!

Silenzio. Deborah cammina nervosa qua  e là in proscenio. Vito osserva come un bambino al cinema con la testa tra le mani e le braccia appoggiate sul proscenio.

Cosimo (applaude plateale come a spezzare un silenzio imbarazzante)  Brava! Brava! Bis!... Grande monologo da prima donna! Complimenti vivissimi! Brava! Brava!

Gualtieri   …Non sia ridicolo Cosimo1 questo non è un gioco…

Lei riprende tranquilla come se nulla fosse accaduto.

Deborah         Già: qui non si scherza con la Vita! (accende un’altra sigaretta. Fa qualche tiro, poi si rivolge a Gualtieri) Da bambino ha mai fatto il gioco della verità?

Gualtieri       No…non potevo…non ero abbastanza furbo da saper dire bugie…

Deborah      Ma da grande ha imparato a dirne, di bugie…

Gualtieri      Da grande sì…per quieto vivere!! Per socialità! Io sono avvocato, signora, ed è una pagliacciata, per me, trovarmi qui sopra…diavolo a me e quando mi sono lasciato convincere!

Deborah       Si vede che ne aveva bisogno!

Gualtieri        Di che, eh? Di uno scandalo?

Deborah        Anche di quello, se serve a cambiare le cose!

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Gualtieri        Nossignora! Io preferisco non dire, starmene al mio posto.

Deborah        Quale posto? Quello che fa più comodo agli altri?

Gualtieri         Quello che fa più comodo anche a me, signora mia…perché io con la gente ci vivo! Lei è stata  “scoperta”…io no! E continuerò a mentire….a negare…a recitare…Non posso permettermi il lusso di sfogare la mia rabbia come lei fa! L’ha detto lei: le chiacchiere l’hanno distrutta! E me ne guardo bene dal farne fare sul mio conto…Il mio è un lavoro dove è fondamentale la buona etichetta e la credibilità…Lei ha perso il suo impiego…

Deborah        …Ne ho un altro! Commessa in un negozio di animali!

Gualtieri           Bell’affare! Io sono avvocato, signora mia e non mi ci trovo a commerciare canarini! Sono avvocato io! E sa che vuol dire? Che rappresento la Legge! Il buon senso…l? Educazione Civica! E non posso permettermi certe alzate d’ingegno come voi!

Deborah      Lei è come me…anche se commercio cibo per cani!...Solo che lei, pur di non mettersi contro gli altri si mette contro se stesso…io no! Oggi sono serena con me stessa e conservo intatta la mia dignità! E non perché ho meno da perdere…

Gualtieri    Io preferisco così! Preferisco starmi contro, alle piazzate! E a lei converrebbe fare altrettanto, senza voler fare l’eroina…o dovrei dire “eroe”?

Deborah(gli batte le mani a sfottò)  Ah…ah…ah…Ma che bravo! Ma proprio lei, proprio lei fa delle battute così spiritose sulla “cosa” ? anziché difendermi, mi si mette contro!

Gualtieri   (cnclusivo ed irruente)  Sissignora. Mi metto contro! Sa come si dice, no? “Vizi privati e pubbliche virtù! E farebbe bene a segnarselo nell’agendina, quel motto, ed impararselo a memoria…Se lo stampi qui (colpendole ripetutamente la fronte col palmo della mano) bene, in questa testa matta  che le frulla senza senso!

Deborah        Non mi tocchi! Non s’azzardi più a toccarmi a quel modo…

Cosimo        Calmi…manteniamo la calma…

Silenzio. Le luci si fanno più intime.

Gualtieri (smarrito) Mi perdoni…mi perdoni, signora. Ho perso il controllo. Forse era questo il disegno di Montandon…metterci contro! Oh, sono un vigliacco, lo so…sono debole e irrisolto…lo so…Mi confondo perché non so da che parte devo stare…

Deborah    Lei mi fa solo pena…e mi faccio pena anch’io! Eppure non dovremmo essere patetici…dovremmo vivere orgogliosi e strafottenti…i nostri amori…

Gualtieri      ….Ma lei sa, signora mia,il tormento che cos’è? …Quando sente premere dentro due voci, che smembrano e scindono con un’eco ripetuta all’infinito: l’insinuante, nascosta, unica voce della coscienza…Eppure sono due, due che battibeccano tra loro e fanno a gara dentro me per adularmi…E mi tormentano di giorno dicendomi ciascuna a modo suo che cosa devo fare…”Che devo fare il buono…che sono un disgraziato se faccio altrimenti…che esistono confini tra Bene e Male che vanno rispettati…” Ma poi c’è l’Altra, nascosta dietro l’angolo, che mi ronza in testa e dice “no”…”No..no, che non è vero niente…che il Bene e il Male sono un’invenzione della gente..” E ronza cupa e maliziosa quella voce che più ascolto: come nenia ripetuta nel cervello…come

                                                                                   

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rimbombo cupo d’un pallone di bambino mai cresciuto, che batte ritmicamente sul muro fino all’ossessione…

Montandon  (accavallandosi)  Finta! Frase finta!

Misasi                Silenzio!

Si spengono le luci e Gualtieri viene isolato da un sagomature che lo inquadra di taglio. Come luce che proviene da una cella di prigione.

Gualtieri        Quella voce si ribella e dice no! Dice che i miei desideri non sono “male2…Che anche il suo…(indicando Deborah e poi se stesso, battendo il pugno sul petto come “Mea culpa”)sissignori!  Anche il mio è…”Amore”, perché mi far star bene…perché mi fa star bene come non sono mai stato…E che io devo difenderlo quell’amore “malsano”…perché, perché…perché sì!…Io quell’Uomo rannicchiato nel mio letto…(gridando) uomo sì!...Che mi dorme a fianco di nascosto, nelle nottate ingoiate dal buoio più pesto affinchè nessuno ci veda…Quell’uomo che gode con me con la stessa paura di fare troppo rumore, eppure..con la stessa mia voglia di urlarlo quel godimento, quel gemito sommesso come grido di passione…io.signora mia…quell’amico indifeso e nudo…sìììì, signora mia…(bisbiglia) io lo amo…Oh, sapesse quanto!..E talvolta me ne vergogno anche a pensarlo…anche solo a sussurrarlo “T’amo”…anche solo a dirlo. “Amore”…”T’amo…t’amo!”…Perché so che sulle mie labbra suonerebbe come una bestemmia stonata che non può più neanche offendere, ma solo far compassione…Come…come…come se a dirlo “Amore” fosse uno di quegli stolti giovanotti di campagna, scemi del villaggio da deridere…eppure timorati di Dio fino al tremore!  (Si batte ripetutamente i pugni sul cuore, mentre è ormai accasciato a terra in ginocchio e ride amaramente come un bambino indifeso. Buio. Sipario)

Lievi luci di platea. Attacca immediatamente Montandon.

Montandon       Vito! Vai con un’altra canzone!

Vito                    ‘O giullare. À disposizione!

Intona l’allegro ritornello della canzone “Limon Limonero”: giusto un giro per spezzare il “dramma”. Da dietro il sipario Cosimo, Gualtieri e Deborah reclamano:

Tutti          Sipario! Sipario! (Il sipario si riapre, Vito smette di cantare)

Cosimo (a Vito)  Ha delle patatine?

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Vito           E’ la mia specialità! Pronti…(gli passa un pacchetto di patatine che Cosimo sgranocchia in scena mentre riprende il discorso con Gualtieri)

Gualtieri   (ricomponendosi, come se nulla fosse accaduto) No, non più onesto! E poi lei…sì…capisce le difficoltà? Tutti credono che…che quelli come me, le checche…

Montandon      I gay…

Vito                  I femminielli….

Cosimo             Gli omosessuali….

Deborah          Diversi, solo diversi…

Gualtieri        …se ne vadano in giro con i bigodini in testa e le sciarpine di shiffon…Ma non è sempre così, amico mio…

Cosimo             Patatina? (Gli altri ne assaggiano. Il palco è invaso da un corposo color rosso, parte una stroboscopica: la scena diventa surreale. Ritmicamente i tre portano patatine alla bocca senza mangiare, con gesto ripetuto e sincronizzato, a mò di teatro danza accompagnato da un ritmico battito di cuore: dicono in coro)

Coro          Una checca può anche essere alto, muscoloso e peloso…e non odiare le donne…può avere la barba ed essere di destra…può essere di buona famiglia o un disgraziato, può avere genitori divorziati o felicemente sposati…può essere ebreo, milanese, siciliano o nero…può essere un pedofilo o cercare uomini maturi…può bruciare avventure da una sera o desiderare di legarsi ad un solo uomo per tutta la vita, può prostituirsi ma può fare anche l’avvocato….può essere sieropositivo o essere sano…Siamo diversi, siamo in tanti, siamo persone distinte…E se i più si fanno ricordare per atti osceni in luogo pubblico è perché soltanto questo fa eco nei giornali dei “Normali”! Per questo noi saremo sempre come alieni. Sciacalli di passaggio in Terra Santa!

Stacco netto, torna l’atmosfera “reale”.

Gualtieri        Già! E’ proprio questo il problema: per l’apparente superiorità del “normale” sul “perverso”, del “lecito” sull’illecito”, del “buono” sul “cattivo”…il massimo risultato ottenibile è una distaccata sopportazione penzoloni dall’alto…a cui rispondere con la segretezza! E questo lo è ancora ovunque, a parte sporadiche oasi di “eccessi nevrotici” come l’Olanda, Mikonos, le estati di Ibiza o qualche sperduta discoteca e sauna privè…per soli uomini…ghetti! Perché in ghetti ci riducono!

Cosimo            Suvvia, ghetti! 8ironico) In fondo oggi nessuno va più al rogo per certi vizietti…a parte morti indotte da malattie di “casta”…

Gualtieri             Altro luogo comune! Ci sono più Etero che omo…malati di  AIDS…lo sa?!

Cosimo               …Voglio dire che in genere oggi c’è più tolleranza: pensate quando c’era davvero la galera o la pena di morte…Oscar Wilde insegna!

Deborah           (sbotta altezzosa)   La sua “tolleranza” è la forma di pietà più diplomatica…e a me non mi deve tollerare nessuno, l’ha capito? Semmai sono io che tollero “loro”!

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Cosimo               Beh, signora, non esageriamo

Deborah                  Perché’ non può essere? Non potrebbe essere il contrario, eh?

Cosimo                     Ne dubito, signora…

Deborah                   E perché?

Cosimo                      Perché voi…mi scusi, eh…per l’appunto, l’avete detto voi…siete una minoranza e non rappresentate la “normalità”!

Gualtieri                     Che fa ora, si dissocia?

Vito            (che fraintende)   Chi si sposa?

Deborah                      E lo sapevo che andava a parare lì!

Cosimo                          Nei dati di fatto, signora mia!

Deborah                       Ma quali?

Cosimo        (ironico)   Quelli statistici.

Deborah                     Normalità? Perché la maggioranza fa così e quindi è necessariamente giusto che sia così?

Montandon     (dall’alto)      E’ natura, signora…

Gualtieri                          Da dove sbuca?

Debora  (parla verso l’alto incattivita)   Ma quale natura se la natura stessa ci ha creati!

Cosimo     (conclusivo)   Oh, insomma, che volete di più? In certi posti potete perfino sposarvi!

Vito        (che equivoca ancora)  Chi si sposa?!

Gualtieri                 Sposarci?! Quei matrimoni sembrano riti africani! Non voglio un “ contratto di matrimonio” posticcio! Pretendo solo quello che tutti vogliono. Vivere serenamente e amare!

Pausa

Cosimo     (ironizza)     Lo sa che i miei nonni avevano un cane gay? (scoppia a ridere)

Deborah                    Stupido!

Vito                         ‘Nu cane femminiello…(ride)

Cosimo                 Si chiamava Zagor perché gli abbiamo dato il nome prima di sapere come fosse “dentro”. Poi è diventato di tutti: “Fifì”! (ride sguaiatamente)

Montandon       (dall’alto)   Io avevo un pesce rosso gay! (ride anche lui)

Vito                            Una sirenetta! (ridono tutti sguaiatamente, tranne Deborah e Gualtieri)

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Gualtieri             (sfuma la risata) Nemmeno voi sapete resistere. Siamo solo barzellette….

Deborah    (irrequieta a Cosimo)    Ma proprio lei parla così…il “Paraplegico”! per lei il rispetto della gente è amplificato dalla compassione che li muove…invece, lo sa? Per me la gente prova soltanto schifo! Ma entrambi, compassione e schifo, sono sentimenti non propriamente adatti a un essere umano! Siamo sulla stessa barca, vede?

Cosimo    (che si è fatto serio)     Si, lo so.

Debora     8incalza)  No, no che non lo sa se fa tanto il sarcastico! Perché lei, per esempio, può essere invalido e starmi lo stesso antipatico e non per questo io dovrei parar migli davanti con la mano protesa e sorridendo dirle “Buongiorno, signor Cosimo (sfottendolo) la vedo in gran forma oggi!” E dietro pensare: “Crepa storpio”!

Vito            Chi si sposa?!

Cosimo  (serio)  Se io scherzo lei non deve credere che le sia contro! Se io rido le non deve pensare che sia ebete!  Abbiamo un male in comune, noi, lo so! E li riconosco uno ad uno quelli come noi, cosa crede? Ho quindici anni di carriera su questa sedia e riconosco anche la gente ipocrita…Di una mi ero pure innamorato…ma poi chi vuole che se lo piglia uno come me, (ironico) senza neanche una buona pensione! Lei è troppo incattivita, signora mia…è peggio d’un toro ferito! Non so a me chi mi da la forza di scherzare ancora, certe volte, perché gli occhi hanno patito più delle gambe, sa?  Eppure io sono un ottimista. Eppure io sono un ironico, eppure io sono felice, e adoro vivere anche così: da paraplegico! Perché credo che in fondo ognuno nasca con una “impossibilità”…Noi, poi, i più esteriori…i più additati: attori di disgrazie plateali…siano solo i capri espiatori d’una “Normalità” astratta e solo inventata…Talvolta ho qualche fitta di nostalgia anch’io, cosa crede?! Alle gambe, sa…come un formicolio: è il mio bisogno di normalità, di integrità, di osmosi col mondo…è un forte rimpianto per una corsa nei prati o un tutto nel mare…o del fare all’amore…Ma capita solo nelle notti malinconiche di plenilunio: quando il vento tira forte e tutt’intorno sembra una mezza morte..Nelle altre notti, mi rotolo nel letto tutto d’un pezzo…e corro…corro via nei prati verdi con la Fantasia…E a chi mi chiama storpio, signora mia, io…sbadiglio in faccia!

Montandon             Sooop! Sipario! Perfetto! Pausa sigaretta!

Il sipario si chiude. Gli attori si lamentano a soggetto per l’improvvisa interruzione, qualcun altro chiede luce in palcoscenico; Montandon finge di non sentire.

Montandon     Prima di terminare, qualcuno ha da aggiungere qualcosa’

Vito     (alza la mano)     Io!

Montandon         Dica!

Vito    (tempo)        …Ma chi si sposa?!

Montandon               Per favore Vito, stia al suo posto!

Vito                          Stavo pazziando…pazziavo…

Montandon           Ha preparato spumante e pasticcini?

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Vito                         Sì, sì…è di là

Montandon                   Nel foyer?

Vito                                E fuimmo! Aspettavo voi per stappare…

Montandon    (al tecnico)   Sala e servizi, grazie! Bene! Signor Misasi una riflessione?

Misasi                          E’ tutto molto interessante e si commenta da sé…Vorrei solo raccontare una barzelletta…

Montandon             Dica…dica…dica…

Misasi                     Beh, c’è un tale che dopo un amplesso chiede al travestito: “Da quando anche tu porti il reggiseno?” …e lui:  “Da quando mia moglie ne ha trovato uno in macchina! Credeva la tradissi con un’altra!”….

Montandon         Grazie! Un triplo salto mortale! Signori: spumante e pasticcini nel foyer! Vito, faccia strada…

Vito    (si avvia verso il foyer, cantinelando la sua “pubblicità” ) Jammo, jammo: seguite à me! Camomilla medicamentosa, patatine, noccioline e poppe-corne! Cafè cu’a machinetta, cabbala e numeri a lotto, 47 muorto che parla, pane asciutto, pane cu’ l’uoglio, pane francese, pane peruto, pane rattaro, pane niro e sudato…’o pane comme l’onno e’ fatto ‘e mille maniere e sempre pane rimane…e c’u tiempo se fa mulliche…

Parte ancora un frammento musicale dei “Carmina Burana”. Fine primo atto. Montandon scende dal palcoscenico in platea e va verso Misasi col quale si dirige verso il Foyer per bere qualcosa .Resteranno tra il pubbblico, nel foyer dove è davvero allestito un piccolo rinfresco, continuando a parlare dello spettacolo e della ipotetica recensione a soggetto. Misasi ha con sé, sotto il braccio, una copia de “Il Mondo”. Vito fa da cameriere e serve spumante al pubblico.

                                                                      SECONDO ATTO

Una voce registrata avverte il pubblico che sta per cominciare la seconda parte del talk-show. Sipario chiuso. Montandon avanza dalla platea in proscenio. Vito è in fondo in platea. Parla disinvolto al pubblico.

Montandon         Allora…ben trovati, gentili signori…ci siete tutti? (finge di contarli) Ah, signor Vito. La intravvedo a malapena da laggiù…Può andare a casa, se vuole. Per oggi ha finito, grazie.

Vito                    Resto ancora un poco, se non vi dispiace: voglio vedere come finisce.

Montandon sbircia dal sipario nel palcoscenico e si rivolge agli attori.

Montandon     Bene. Allora, come va qui dietro’ siete pronti?

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 Gualtieri        Aspettiano lei, signor Montandon.

Montandon (al pubblico)   Perfetto. Andiamo a ricominciare. Ci sarà il signor Cosimo con un pezzo imparato a memoria…(ridacchia) E poi la signorina Deborah che vuole leggerci una certa lettera assieme alla…alla…alla sua…

Deborah  (a voce alta pungente)  Compagna, amica, sorella….

Montandon      Altro da aggiungere?

Deborah            No! Non c’è altro da aggiungere. Se ci vuol lasciar soli cominciamo, grazie.

Montandon      Sì,sì,sì…si figuri. (fa un buffetto alla platea e quasi bisbigliando) Buon divertimento! ( si appresta a scendere poi riprende) Ah, signori, necessitate di una luce particolare, di un’atmosfera suggestiva?

Deborah      (stizzita)   Basterà abbassarle, le luci, grazie.

Montandon      Dovere, signora. Siete pronti?

Tutti  (urlando)  Sììììììì!

Montandon  (magico)    Sipario!

Vito                    ‘O mago Merlino!

Buio. Sipario: luce. In scena è presente soltanto Cosimo, al centro, in siluette con un controluce rosso che proviene dal solito proiettore della cantinella. Inizia il suo pezzo: ha un plaid poggiato sulle gambe e un copione tra le mani, come se stesse leggendo. Gli altri sono in penombra, dietro, di spalle e non chiaramente definiti.

Cosimo    Il più grande ostacolo per questa sedia è la solitudine…Ah, la solitudine…E’ mia moglie da quindici anni!...La mia dama di compagnia, mia madre, la mia amante…la mia barriera architettonica più grande! Amante Solitudine è deforme e abnorme…è grassa e sudaticcia…e a occhi spalancati sul cinismo della gente e ha fauci larghe, assetate di risate come adolescenti innamorate…Ma poi, quando mi fermo e La contemplo, -amante solitudine- La scopro maligna, rosicchiarmi lenta, come un tarlo, nutrirsi del mio corpo stanco…mi toglie ancora forza dalle gambe, coraggio dalle braccia, perché è uno strano oracolo che non conosce né Dio né consolazione…Signora Solitudine è un monologo triste, un s.o.s. gridato dal mare …che fa il cuore paralitico oppure, a piacer suo, emozionato se solo rubo uno sguardo…un sorriso distratto fatto da un qualsiasi Tal dei Tali incrociato per via…Ed io me l’incarto, quel cenno istantaneo…quella poesia degli occhi…e la porto a casa mia, a braccetto…Ricurvo sulle gambe che girano estranee alla mia mente..prendo quella gioia a cavalluccio sulle spalle, pesante come un bimbo da crescere…mi rimbocco le coperte nel mio letto di rimpianti, mentre lo guardo, quel sorriso, e lo immagino carezzarmi…Reinventandolo dal niente come in un delirio…ne disegno bisognoso i lineamenti di un viso bianco- latteo di donna che innamora. Oh…pittore immobile e perplesso, abbozzo l’amore tra le righe di un sorriso…prima che il sogno si faccia sonno e tutto il mio corpo, gambe dormienti…Butto le ossa dentro il pigiama , come un sacco…E domani è un altro giorno, e domani

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è un altro battere di ciglio…(sospira malinconico: si estranea da quanto citato e rivolto al pubblico) Un bel pezzo, vero? (ride disperatamente)

                                                                                     

Escono dal buio i suoi compagni eccetto Gualtieri. Deborah parla in un megafono. Anche Vito sale di corsa dalla platea sul palco. Prende in mano la “tamorra” dall’appendiabiti.

Deborah    Solitudine? Ma quale solitudine, Cosimo?! Sveglia! Ci siamo noi a farle compagnia…fratelli di disgrazie! Si balla!

Gualtieri     (ancora in ombra chiede a Montandon, battendo due colpi di nacchere)  Musica maestro!

La luce rossa si diffonde tutta sul palco sostenuta da una lieve stroboscopica. Deborah e Sonia indossano due maschere grottesche da cartone animato. Rappresentano un uomo (tipo Popeye) e una donna (tipo Olivia): hanno due enormi martelli di gommapiuma in mano, con i quali si colpiscono ripetutamente e ritmicamente. Ridono mentre Gualtieri, ancora in ombra, suona delle nacchere. Vito indossa una mascherina da Pulcinella e un cappello da Mago Merlino. Batte forte un ritmo energico di “tamorra” accompagnato da suoni vocali, come gridi tribali. Entra in luce Gualtieri. È travestito da Carmen con una rosa rossa tra i denti. Cosimo indossa un cappellino di Carnevale e fa suoni con una trombetta: accenna un ritmo con il busto e la sua “sedia” diventa un cavallo. E’ carnevale: è una festa grottesca e rumorosa. Gualtieri balla al ritmo di “tamorra” non bene, ma con grande convinzione. Le due litigano sul fondo prendendosi a martellate ritmicamente e quando Gualtieri passa loro davanti , colpiscono anche lui. Sono tutti fintamente sovraeccitati. La “musica” sfuma, tutti stanchi ancora sorridono. Mentre ognuno si priva della propria maschera e Gualtieri  toglie l’abito di Carmen e resta per qualche istante a dorso nudo, Vito va al centro  della scena ancora mascherato e dice malinconico, su un tintinnnio di campanellini come magia:

Vito       Se fossi stato ‘o veramente Mago Merlino, Maronna mia, ‘e cose ch’avrei accunciate…Gualtiero, sarebbe diventato Debbora e poi Debbora si sarebbe trasformata come per magia, in Gualtiero. E qui stiamo a posto! E Sonia, sempre Sonia rimane…ma va a stare con Gualtiero, che poi sarebbe Debbora…e accussì stano assieme core à core, senza più pazzià! E poi a Cosimo…se fossi ‘o veramente Mago Merlino…a Cosimo farei fare le Olimpiadi di corsa agli ostacoli in America…currenno, currenno…e lo farei attivare primo alla faccia degli americani! E per me c’aggio à dicere…un desiderio avrei…umo solo! Vorrei un lavoro fisso, e qualche lira in più dintà sacca..perchè i figli è ò vero sì! L’aggio cresciuti cù ‘e mullichelle, ma a forza di crescere a risparmio o stannno i chili sotto peso, oppure addiventano mariuoli! (sospirando) E Mutandone, Mutandone nun lo cambierei: è un bell’ommo accussì, ‘nu poco spiritoso, pecchè è francese…ma io c’ho faccio credere che è cchiù furbo ‘e me: fino a che mi conviene, io faccio ‘o scimpanzé!

Fa un inchino, posa la “tamorra” e si toglie la maschera di Pulcinella. Comincia a canticchiare la canzone napoletana: 2Amaro è ò bene”, mentre, insieme a Gualtieri, dispongono il letto, buttato sulla parete di fondo, in mezzo alla scena, centrale. Le luci diventano più intime, di un rosa pallido. Vito, proseguendo a cantare, riprende la sua scatola da lavoro e scende in platea. Intervengono le due donne. Sonia fa l’azione di rifare il letto e Deborah, butta in terra, in proscenio, delle lettere,

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mentre gli altri, Cosimo e Gualtieri, fanno da spettatori. Vito, ormai in platea, sfuma la sua canzone. Il letto sarà sfruttato come “luogo d’azione”.

Deborah    La nostra storia, tra me e lei, cominciò tre anni fa. La vidi ad una cena di amici. Col marito. Mi piacque subito. Lei! Col tempo ci incontrammo ancora e diventammo amiche. Poi lei lasciò il marito e venne a stare da me in un piccolo appartamento fuori città. E’ tutto! Né più né meno di quanto non possa succedere ad una coppia normale.

Sonia             No! Perché lei fece di tutto per farmi innamorare…

Deborah         Allora sei innamorata?!

Soni                 Ho detto che tu facesti del tutto, ma non ci riuscisti! Anzi: rettifico! Lei fece di tutto per portarmi a letto! Mi mandava fiori …mi scriveva delle lettere strane. Dolci, ma profondamente ambigue. Mi copriva di attenzioni sotto finte spoglie di un’amica!

Deborah            Ma tu non rifiutasti le mie attenzioni…

Sonia                 Era un periodo difficile per me: mio marito mi trascurava…tra noi non era più come prima e per di più m’ero messa in testa che mi tradisse con un’altra…Così una persona che mi desse un po’ d’affetto era un appoggio per me. E imparai a volerti bene così: da amica.

Deborah          E poi, in un giorno un po’ più di malinconico degli altri, finimmo a letto insieme…ma da amiche, vero’

Sonia    (telegrafica) Raggiungesti il tuo scopo! Non so che mi prese quel giorno: bevemmo del whiski…fumammo marjuana…ero stordita confusa…sola…e tu certo non mi aiutavi a veder di buon occhio il mio uomo…anzi, mi aizzavi contro…

Deborah  (tenera, lentamente)   Quel giorno ricordi?...Facemmo all’amore…

Sonia   (immediata a sfottò) …Ma quale amore! Eravamo ubriache, patetiche…due disadattate! Io non volevo!

Deborah       Già!...Eravamo ubriache…patetiche! Drogate!...per ciò venisti a vivere con me…

Sonia         Non volevo star sola! Seppi che lui mi tradiva…mi sentii umiliata, ferita. Tu eri così disponibile…generosa…dolcissima…mi desti dei soldi…non avevo niente da perdere!

Deborah    Facemmo ancora l’amore nei mesi a seguire..ancora e ancora…così per due anni, ricordi?!

Sonia               Eri buona con me…eri bella…

Deborah         Mi trovi bella?

Sonia                Sei pazza!

Deborah          Posso anche esserlo, ma tu…tu mo trovi bella?

(Pausa)

Sonia  (sottovoce)  Certo. Perché negare un dato di fatto.

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Deborah         Mi basta: quando qualcuno ci stringe il cuore tra le mani, basta così poco per farci felici…

Sonia          Ti accontenti di niente…

Deborah     La mia natura me l’impose.

Sonia           La tua natura è deforme.

Deborah     Non avrei mai voluto farti del male…

Sonia       Senza volere me ne hai fatto…Perché poi, passata l’incoscienza delle prime volte, cominciai a farmi degli scrupoli e un sacco di problemi…ad avere paura di tutto…che qualcuno scoprisse qualcosa…e fu lì che cominciai a nascondermi alla gente…e piano piano a negarti tutto…Perché tu mi derubavi, tu mi saccheggiavi…

Deborah  (ride amaramente)   Come sei ingenua, piccola mia…come vuoi sembrare ingenua..tu ci stavi, piccolina…tu ci stavi!

Sonia           Non avevo di meglio!

Deborah      Non sapevi come trastullarti?!

Sonia           Perché adori così tanto farti trattar male…

Deborah      Perché ogni volta mi confermi del bene!

Sonia            Tu mi tiri fuori la parte peggiore…

Deborah     E’ pur sempre parte di te…e poi, peggiore per chi? Non ti ho mai indotta a far del male a qualcuno, o a rubare, o a bestemmiare…

Sonia           Amare così è come una bestemmia!

Deborah    Lo credi davvero?

Sonia           Mi hanno educata a crederlo….

Deborah    Perché non leggi qualcosa di mio…vediamo se tutto l’Amore è così disdicevole..(le porge delle lettere che Sonia tiene in mano con noncuranza)

Sonia           Non servirebbe…E’ passato! E noi stiamo dando uno spettacolo disdicevole!

Deborah      Ti aspettavi una fars?...Sono stanca di recitare…ti prego…non dimenticare! Leggi qualcosa di mio, io sono lì, per intero, in quelle parole d’amore!...E un animo disdicevole può soltanto parlare in modo disdicevole…non saprebbe mai parlar d’amore…

Sonia  (esplode in una crisi nervosa, accartoccia le lettere e le butta in faccia a Deborah, violenta, in un gesto di rifiuto estremo)  Vuoi lasciarmi in pace?! Non è vero niente! Non c’è mai stato niente! Io non ti voglio…Io non ti sopporto! Io non ti amo! Mi ripugni! Come te lo devo dire! Vattene..lesbica!

Deborah (raccoglie le lettere da terra, ad una ad una, lentamente…ricurva come un animale ferito…poi le consegna un po’ a Cosimo e un po’ a Gualtieri mentre Sonia è a terra che piange)

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Non sai fare altro che disperarti…come sei debole…non sai fare altro che disprezzarmi! Cosimo, Gualtieri, conservatele almeno voi queste parole…(citando) Fratelli di disgrazie, già…le nostre madri sono prostitute sterili senza speranza d’essere spose…già! Forse saprete leggerci qualcosa di più di una bestemmia…forse qualcosa di buono c’è!..E voi non vi scorderete di me! Vado in toilette, scusatemi…(Buio in palcoscenico: Cosimo e Gualtieri parlano accavallandosi)

Cosimo         Crisro Santo, Montandon…dov’è la luce?!

Gualtieri       Ma no, signorina…non se ne vada…

Cosimo          Deborah…non litigate…

Deborah  (da lontano, al buio)  Non abbiamo affatto litigato: mi ha soltanta per l’ennesima volta. Ma è giusto..è giusto così. Così dev’essere…

Gualtieri       Signorina…torni indietro…

Cosimo          Luce, Cristo! Luce!...

Si riaccendono lentamente le luci ambrate…

Sonia            Lasciatela andare. E’ già abbastanza testarda di suo…Domani mi telefonerà undici volte e mi manderà dei tulipani bianchi con undici rose rosse…e con altre parole…accade sempre così tra noi…

Gualtieri           Undici…

Sonia                 Perché l’undici novembre del 1993 ci baciammo per la prima volta…pioveva…cos’è che ha in mano, Cosimo? Che data?

Cosimo             21 Luglio 1994

Sonia                 Già…ricordo. Eravamo al mare insieme quel giorno…facemmo il bagno a lungo, l’acqua era calda e pulita…e mangiammo tanto pesce: vongole, calamari, seppie e due sogliole…Ci baciammo quattro volte durante il pranzo, di nascosto dal cameriere…Bevemmo del buon vino e passeggiammo mano nella mano lungo la scogliera…Ci distendemmo sulla sabbia…lei mi accarezzava i capelli…Mi addormentai come fanno i bambini sotto le carezze tenui delle madri…e mentre dormivo lei scriveva poesie per me…21 Luglio 1994, poesia…com’è che faceva? La legga…no, anzi, aspetti..la conosco..la conosco a memoria…

“Ho balbuzie di baci

Ho singhiozzi di passione.

Tutto si fa eterno con te

mentre  bocche dischiuse suggellano un patto

minuti e giorni stavo con le orbite sanguigne

a fissar pareti chiare

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di alchimie poliiche:

famiglie di padri e madri

mi scorrevano davanti

come tragici film muti.

Ed io desideravo un Amore bianco contro il Tempo:

è oggi pensiero di te, è un legame di mani…

…E’ il tuo bel corpo sparso nel letto…

col ventre come piana…

e il seno come materne dune…

Contro i dogmi

convenzioni sociali

stanno come sardine compresse

passioni mai espresse.

Ed io solo oltre la mia carne

Io potrei essere.

Mi sorpasso: oltre il seno

vado oltre e vedo amore.

Non dico come, perché un nome non esprime.

Il sesso, bianco o nero,

non contiene.

E’ vuoto di parole, l’amore.

Vado oltre: Ascensione.

Risorgo nei tuoi occhi:

nuda anima,

bianca candida

come nuvola.”

Tutti applaudono

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Sonia           Non dovete applaudire me. E’ lei che l’ha scritta. (tutti ammutoliscono) Che altro ha in mano? Che data?

Cosimo        Scelgo a caso, ce ne sono tante…

Sonia           Una.

Cosimo        11 novembre 1994

Sonia            Legga. Legga, per piacere. E’ l’ultima che m’ha scritto. Il 9 novembre io la lasciai. Perché non sopportavo più! Legga…legga per piacere…

Cosimo (leggendo)    “Un pupazzo! A questo mi hai ridotto: “un pupazzo”! “Ora dice”…scusi ho difficoltà a leggere, senza i miei occhiali…

Gualtieri        Leggo io, leggo io…posso signorina?

Sonia              Per favore, grazie.

Gualtieri       …..”Ora dice d’essere una donna, ora dice di essere un uomo, il pupazzo…si sdoppia continuamente, perché non sa ancora bene d’essere qualcosa di anormale…e oscilla nel vano tentativo di convincerti a restare…”

Sonia  (riflettendo)   Parla di se stessa in terza persona.

Gualtieri       “…Ma tu lo vedi, e ne ridi, e non credi…Non credi più ad una parola di quel che dice goffamente, come gli è più congeniale; goffamente, come meglio s’addice a chi si porta dietro un fardello d’illusioni strampalate, che lo fanno incedere con un impazzito, pesante, slegato rotolare in basso…Dice di essere una donna, il pupazzo. E ha messo il rossetto che tu, da donna vera, gli hai prestato…poi l’hai pettinato da pupazzo per ricordargli che lui non è nulla: né uomo né donna…mentre intanto vanamente, tentava di mettersi un abito elegante, per piacerti un po’ di più…

Entra Deborah irruente, orgogliosa, ferita…proseguendo a memoria rivolgendosi direttamente a Sonia, guardandola negli occhi e parlando, ora, in prima persona.

Deborah     “…Quando mi hai lasciata ho pianto, ma tu non mi hai creduta. Mi hai chiesto perché fossi così melodrammatica…in fondo, giocavamo! A buon rendere…grazie di tutto: Amore e Strazio. Ora vorrei dimagrire e dei capelli cambiar colore…per poter piacere a qualcun altro che sappia voler bene ad un pupazzo magro e imbellettato da signora! Andrò a piangere con qualche amico, figlio diverso di un Dio cattivo….Forse andrò a piangere con qualcuno, perché da sola non posso sopportare il pesante sconforto della Disperazione. La mia è tanta, è grande, e bisogna dividerla con cento altre per poterle resistere e smussare tutta, fino a ridurla ad un pianto…soltanto ad un pianto..esorcizzando la Malinconia ed imballandola in un pacchetto nuovo da donare a qualcun altro. Uomo-donna, un po’ incompiuti, offrensi…a disposizione!...E come un giro sulla giostra, tutto avrà tempo breve, gioia effimera..per far cadere ogni articolato progetto che esce dalla mente stolta d’un pupazzo…Tu avrai un “Marito” vero e una Famiglia di bambini allegri, svegliarti a colazione di mattina e vezzeggiarti…io resterò un’ombra distante, senza corpo e senza tetto, a sbirciare ogni tanto da lontano nel tuo nido. E star serena per te…per le tue gioie

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Quotidiane e speranze future…E sarà geniale la mia resistenza al Dolore: priva di rancore, con la forza dell’Amore…davvero come un ladro, ruberò sorrisi alla vita degli altri da lontano…immaginandomi abbracci caldi e parole di amanti stese…in letti fertili di prole”.

Altro applauso. Anche se Montandon è in scena.

Cosimo        Brava! Proprio ben scritto!

Gualtieri     Complimenti, signora!..Ha tutto il mio rispetto…

Vito               Pare ‘a Maronna addolorata!

Cosimo  (al pubblico)   Beh, era un bel pezzo davvero, no? Al di là dell’argomento un poco osè….Applaudite…Applaudite…Montandon ne sarà contento.

Montandon     Può ben dirlo….Signora, ha mai pensato di fare l’attrice sul serio? (ride)

Silenzio

Deborah (a Sonia)  E tu? Tu non dici niente?

Sonia    (sottovoce, nascondendo il viso dalla vergogna e dal rimorso)  Non ti disprezzo…ma è meglio così. Starci lontane…non potremmo essere nulla, noi…Noi siamo madri sterili. I nostri figli sono aborti  come fantasmi nati già morti…Ricordi?

Deborah               Scusate…devo tornare in toilette! (scappa)

Gualtieri               Ma nooo, signorina, santo cielo…E lei potrebbbe starci più attenta, no? Santo cielo, ad una che le scrive certe cose, lei risponde così?

Cosimo                  Arrivederci e grazie! (ride amaramente)

Montandon           In effetti, signora Sonia…il tatto, il savoir faire è la prima cosa nei rapporti, senza però apparire gelidi e cinici…mi comprende?..Per certi spiriti un po’… fragili…direi fragili, sì…certe docce fredde possono essere letali…La sensibilità di una mente vulnerabile può restare sconvolta da un nonnulla…Ora starà senz’altro dando di stomaco…vada a calmarla…Su: vada, vada, vada…

Sonia esce.

Vito                Mutandone, posso dire una poesia pur’io? L’ho scritta io…parla di un mio parente alla lontana…

Montandon    Dica, dica…se poi è sua, dica, dica, dica..

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Vito                   …E un momento! La dico!

Recita la sua poesia come una filastrocca….

Vito                “Antonio, ò fijo dell’arrotino”. Titolo. Mo’ seguono ‘e parole.

“Antonio, ò fijo dell’arrotino

quando passa p’a via

tutti j’arridono appriesso…

E che risate gruosse che se fanno!

Assieme a chi je tira dietro

‘na brecchetta ‘e sasso

pe’ stuzzicallo un poco.

E lui niente:

passa zitto, va dritto e non risponde.

…Ma Dio solo sa

che gruviglio di dolori

si tiene dint’ò core…

Eh, ‘u poro ‘Ntonio

È ‘nnammurato…

E l’ammore, comme ‘a tosse e ‘a rogna

Nin se possono annasconnere!

E’ ‘nnammurato di Felice

un altro ommo

cchiù ommo d’Adamo…

e quanno passa ‘Ntonio innanzi a Felice

issu je strilla: (urla davvero come se fosse)

“ Piezo ‘e catapiezzo…

ommo ‘e sfaccimme…

e’ passata ‘a femminella…”

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Accussì je strilla

Senza cuntegno

Pe’ farsi vedere forte miez’à aà piazza

E ‘a piazza tutt’intera

si riempie di risate

come quando di domenica

suonano ‘e campane…

Ma  ‘Ntunetta

cerca ‘o male comme i medici

e ‘u jorno appriesso

comm’a ‘nu rilorgio

ripassa puntuale…

Se lo guarda comme ‘nu cane

Co’ ammore, a Felice

e se tiene le bestemmie

come fossero carezze.

(drammatico) Ma ‘nfracetarse ‘n cuorpo

p’ ammore  non risposto a poco vale:

e comme dà confiette ai puorce…

Eppure ‘u femminiello è buono comm’o pane:

e quanno passa ‘na mano p’a cuscienza

chiede scusa pe’ l’errore e pensa:

“Piacesse a Dio

di accogliermi ancora

quando pur’io

sarò ‘na purcheria de morte!”

Montandon            E bravo!

Vito                         Vi è piaciuta?

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Montandon              Pregevole! Le dico bravo…

Vito                          E sa…noi meridionali ‘a poesia ce l’avimmo dint’ò core comm’ò sole sta miez’a sabbia…e che malinconia de culuri ce portammo appriesso…

Montandon          Bene, grazie, grazie…Passiamo oltre. (continua rivolgendosi al pubblico) Domani sera, altra performance, sempre con me e il fedelissimo Vito!

Vito                     E che so, ‘nu cane?

Montandon  (sorride)…E Faremo sfoggio di altri stravaganti ospiti…(estrae dal taschino la lista) Vediamo un po’…vediamo un po’…(inforca gli occhiali per leggere) Ah, sì, s’…domani è il turno di Franco, un barbone di Roma; di un certo signor “Il forcella”, detenuto in attesa di giudizio da sette anni…si parla di ergastolo…

Vito                      ‘U conosco, ‘U conosco…

Montandon      …E la signora Marianna, che da due anni attraversa una fase depressiva acuta. E’ ciclotimica…(quasi compiaciuto) e oscilla tra fasi bulimiche e fasi anoressiche! E telefonicamente…saremo collegati con Remo, latin-lover irriducibile…ahimè, malato terminale di AIDS…un bel carnet…Bene! Ora io, carissimi signori e gentilissime signore, vado a concludere questa piacevole serata, non prima di certo di avere interrogato il nostro amico-critico in platea…Allora, mi dica, signor Misasi…

Misasi                Franco Rispoli.

Montandon     Prego?

Misasi                Ho detto: Franco Rispoli…Non che il nome sia una cosa importante, ma seerve a distinguerci, no, come in una numerazione…

Si blocca per un istante interdetto.

Montandon      Prego?...Come ha detto che si chiama?

Misasi  (sorride)   Franco Rispoli…lo sa bene!

Montandon       Lei è…

Rispoli                Il marito! Oh, no, anzi: non più…l’ex marito di Sonia, per la precisione.

Montandon     Finalmente. La Verità! Complimenti. È un buon attore…

Rispoli                   …Se sono stato al gioco era soltanto per godermi la scena, non certo per far piacere a lei, Montandon…Mia moglie che rifiuta un’altra donna! E’ ridicolo. (Ride, si alza e va verso il palco)

Montandon       Beh, via ridicolo…interessante, direi, interessante!

Rispoli              ….Comunque, non dubiti, non sono qui per sfogarmi anch’io…e ne avrei, di che sfogarmi…Semplicemente rivoglio mia moglie! E guarda tu dove la vado a trovare! Ma Sonia è

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sempre stata inaffidabile: come una ragazzina. S’innamora di tutto e di tutti, ma non s’impegna mai con niente e con nessuno…e come vedo non è cambiata d’un palmo!

Montandon (tentando un’intervista)    Che mestiere fa, Rispoli?

Rispoli             Le ho detto che non voglio parlare di me! Dio, quant’è ridicolo, Montandon: sembra un pinguino diplomatico…Comunque sono un consulente finanziario, lo sa benissimo..(cantinelando come se rispondesse a domande già fatte) Mi vuole intervistare? Vuol sapere se sono ricco? Di solito sono io che lo  chiedo agli altri…Sì, lo sono abbastanza…(s’infervora) senz’altro più di una commessa lesbica! Ma non è per soldi che lei m’ha lasciato…E’…per “sete di vita” (le fa il verso), perché io la schiacciavo…io le parpavo le ali…

Rientrando Sonia e Deborah, sorridenti, per mano: sembrano aver fatto pace. Si intuisce un residuo di discorso che Rispoli coglie al balzo.

Deborah       Mi fai arrossire! Sei pazza…

Rispoli (intervienne irruente)  Certo che è pazza, altrimenti non mi scambiava con te! (Sale sul palcoscenico e stringe la mano agli attori e a Montandon) Buonaseera, signori…Buonasera, signore…Complimenti…

Sonia    (realmente stupita)  Tu? Che ci fai qui?

Rispoli      Ti sono venuto a riprendere, “tesoro mio”…hai visto che bel travestimento? (Si toglie platealmente barba e baffi finti)

Sonia          Come hai fatto a trovarmi?

Rispoli         Niente di più facile…Montandon mi ha scritturato! (Ride) Io sono il “colpo di scena”! non te lo aspettavi, eh? (ride ancora)

Deborah  (furiosa)   Montandon, lei…lei è schifosamente viscido! Come si può giocare con la vita degli altri?

Montandon        Prima o poi sarebbe successo…prima o poi avreste dovuto rincontrarvi…meglio qui che altrove: io vi pago per questo…

Sonia (al marito)  Vattene!

Rispoli                  Andarmene? Per niente al mondo: c’ho messo un anno a ritrovarti…non ci speravo quasi più…e guarda dove se ne sta il mio passerottino: a fare l’attricetta nei teatrini…

Gualtieri  (a Sonia)  Signora, possiamo fare qualcosa?

Rispoli                   Qualcosa? E che vorresti fare tu? Saresti capace, tu, a metterti contro un uomo?

Gualtieri         Signore, scenda e se ne vada: lei sta interrompendo una rappresentazione dove non era prevista la sua presenza…

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Rispoli             Da lei, non da Montandon…E’ lui il “Produttore”…e a Montandon piacciono le complicazioni…..E’ lui che comanda qui: voi siete solo “marchette”..

Tutti danno segno di nervosismo.

Gualtieri  (prendendo in mano la situazione)  Scenda e non ci saranno complicazioni…

Rispoli       Complicazioni? E cosa vorresti farmi…un avvocato checca…cosa potresti farmi? E poi mia moglie appartiene a me. Siamo solo in via di divorio, “avvocato”…per la Legge siamo ancora marito e moglie…Lei è roba mia! Tss, avvocato! (cammina sicuro intorno a tutti gli attori impietriti. Poi si rivolge strafottente a Deborah ) E tu, “mezzo uomo”, non dici più niente? Ti sei ammutolita’ e fai bene…fai bene ad avere paura di me..perchè anch’io sono matto! E quando mi prende la pazzia è come un fuoco: non ci vedo più!  Io e te siamo alla pari, no? L’hai sostenuto fino ad ora. Quindi potrei anche prenderti a schiaffi!  (lei non raccoglie, lui prosegue sicuro di sé. Sorride) …Ma in fondo mi fate solo pena…(sussurrando all’orecchio di Deborah) Ti do un consiglio. Lasciala! Lasciala da sola. S’aggrapperebbe a chiunque riesca a darle sicurezza per un po’…lasciala tu per prima o altrimenti sarà lei a farlo…(prendendola in giro)…e allora ti spezzerà il cuore! E per te, poi, sarà ancora più dura che per me: io di donne ne posso avere a bizzeffe e se non ce l’ho posso pagarmene una…Ma tu? Tu dove te le vai a cercare? Nemmeno a pagamento io ti scoperei…(Deborah fa per schiaffeggiarlo ma lui la blocca)

Vito                Uè,uè…accuorto a comme parli!

Rispoli (gli ride in faccia)    Ancora un minuto, mi diverte quest’intreccio…lui, lei, l’altra….

Vito                  Ma j’atevenne, và!

Sonia              Mi fai schifo.

Rispoli              Ti faccio schifo? Sei ripetitiva, amore…ma come vedo ancora non hai scelto nulla in vita tua!

Sonia               Ho scelto di non stare con te!

Rispoli              Ma neanche con lei. E chi ti vorrà più dopo questo scandalo. Una separazione…una storia con una lesbica risaputa! (spalanca le braccia) Io ti perdono…Tu perdonami una scappatella..”che tutti fanno una volta nella vita”…Vieni, angelo mio…(mellifluo) Torna da me: solo io ti posso dare tranquillità.

Deborah   (stancamente come ultima speranza) Ce ne andremo da qui…cambieremo città…lavoreremo…

Rispoli (aggressivo)  Scappereste sempre come ladre! Pazze! Quale futuro potreste mai avere? Non un matrimonio, non una famiglia…niente figli…puoi ancora salvarti. Sonia. Io non ti disprezzo…mi sei mancata, amore…

Deborah   (debole)  Sai dove andare a parare!

Rispoli               Ma che diavolo cerchi tu?! Non puoi uscirne vincente…è la natura che lo impone! E se la natura non bastasse…c’è Dio che giudica!

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Deborah           Tu…tu parli di Dio? Tu che hai promesso davanti a lui fedeltà?!

Rispoli              Io posso…tu no! Tu: senza Dio

Sonia  (titubante è sull’orlo di una crisi di pianto)   Non litigate…non è colpa vostra..è colpa mia..E’ solo colpa mia…non ce la faccio, non ho coraggio…sono stanca Deborah…sono depressa..non ho la forza per resistere…Perdonami, amore..perdonami…avrei voluto star con te, ma m’impediscono..(va verso Deborah e le dà un leggero bacio sulla guancia) E’ meglio così per tutti..t’assicuro…è meglio così.

Deborah  (l’accarezza lenta, quasi sotto shock) Addio, pulcino..non mi scordare…

Silenzio. Rispoli rompe il ghiaccio: tira via Sonia per un braccio.

Misasi    Via , via, lasciala perdere. E’ una povera pazza! Andiamocene.

L’abbraccia e scendono attraversando la platea. S’intuiscono frammenti di discorso.

                  …Andremo da un dottore…ti curerà…tornerai forte. (Escono)

Deborah (raggelata li segue con gli occhi, andar via) E’ giusto..è giusto: così dev’essere!

Cosimo       Ne troveremo un’altra…un’altra che lei sappia voler bene…

Deborah      No. Non più..mai più! Lei… era speciale. (Sorride amaramente) Ogni quindici novembre le manderò undici garofani rossi per ricordarle un amor emorto ammazzato…

Montandon  (conclusivo)  Dolente, signori: io devo chiudere.

Deborah          Chiuda…chiuda…e inchiniamoci al nostro pubblico..

Tutti s’inchinano.

Deborah         Chiuda! …Chiuda…

Montandon   E’ solo teatro, signori miei…E’ solo teatro. (Al tenico) Sipario! Musica finale!

Va per l’ultima volta un frammento, in crescendo, tratto dai “Carmina Burana” di Orff. Sonia e Rispoli non escono per i saluti finali. Passerelle degli altri che si immobilizzano in scena come marionette; cadono brillantini argentati dai celetti, sparsi in tutto il palcoscenico. Lentamente sale la cantinella in fondo scena. Buio, luce…buio.

                                                                             SIPARIO

 

 

                                              

                 

   

         

         

 

 

                                  

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