Teddy e il suo patner

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TEDDY E IL SUO PARTNER

Commedia in tre atti

di IVAN NOE’

Traduzione di M. Miserocchi

PERSONAGGI

LUI

TEDDY

IL DIRETTORE DEL MUSIC-HALL

PRIMO GIORNALISTA

SECONDO GIORNALISTA

GROOM

IL FOTOGRAFO

UN SIGNORE

IL BANCHIERE

IL REGISTA

LEI

LA STENODATTILOGRAFA

LA CAMERIERA

UNA RAGAZZA

LULU’

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

La scena rappresenta la sala di stenografia e dattilografia in un grande albergo di Parigi. Semplice ma molto elegante. A sinistra, la Stenografa è a un piccolo banco. Macchina da scri­vere. Scaffale a reparti. Cassa automatica. Te­lefono. Alle spalle, piano inclinato con gran li­bro mastro.

Nel fondo a destra e a sinistra due porte; una verso l'hall dell'albergo, l'altra verso l'interno dell'albergo.

La stenodattilografa     - (legge un giornale man­dando grida d'ammirazione) Oh! Oh! Oh!... (Al telefono) Allò!... Susanna, hai visto cosa di­ce il giornale di lui? Che cosa? Che stai facen­do?... Lavori?... Fammi ridere!... Pianta il tuo lavoro un momento. Aspetteranno. Voglio leg­gerti quesito pezzo... (Leggendo) «Ieri sera a teatro è stato un trionfo. Dopo Grook non si era mai visto niente di simile... ». Senti? Dopo Grook non si è mai visto niente di simile... Teddy è stato un fenomeno. « Mai ci fu dato applaudire un acrobata e un clown musicale di sì alto stile. L'emozione che scaturisce da questo essere straordinario, allucinante, prodi­gioso, che vi strappa le lagrime mentre vi fa ridere, è unica ». Te l'avevo detto subito ieri sera?... Un fenomeno. E' proprio così! Ciao!... (Riattacca il microfono).

Il groom                        - (entrato da qualche momento) Bi ava! Avrete finito di chiacchierare!

La stenodattilografa     - E tu che vuoi?

Il groom                        - La posta dei clienti da battere a macchina. Per l'appartamento 62. Questo per il 180. Questo per il 251. Quesito per F83. Il 304 verrà a dettare lui stesso dalle due alle tre.

La stenodattilografa     - (prende nota) Hai altro?

Il groom                        - Altro. Posso andare?

La stenodattilografa     - Puoi.

Il groom                        - Grazie. (Per uscire) Sentite...

La stenodattilografa     - Che c'è?

Il groom                        - Il signor Teddy...

La stenodattilografa     - Ebbene?

Il groom                        - Bob m'ha detto che è rientrato alle 3 del mattino con una donnina!... (Gesto).

La stenodattilografa     - (curiosa) Davvero?

Il groom                        - Sì. E poi che...

La stenodattilografa     - (riprendendosi) Ba­sta eh? Non voglio saper nulla. E non mesco­larti negli affari degli altri.

Il groom                        - Che c'è di male?

La stenodattilografa     - La sola qualità di un groom è quella di non accorgersi mai di niente.

Il groom                        - Ciò non m'impedisce di vedere...

La stenodattilografa     - Levati dai piedi! (Appena il groom è uscito riprende a telefo­nare) Allò, Susanna? Ne vuoi mia? E' rien­trato stamane alle 4 con una donna... sì, cara, bella, alta e bionda. Di quelle chic!... (Alla ragazza che è entrata:) Signorina...

Ragazza                        - C'è una fattura. Il portiere mi ha detto di venire da lei...

La stenodattilografa     - Grazie. Per il si­gnor Teddy!

Ragazza                        - Sì.

La stenodattilografa     - Oh! Tutto cham­pagne?

Ragazza                        - Sì. E' stato due ore al tabarin dopo lo spettacolo.

La stenodattilografa     - Con una signora bionda, alta...

Ragazza                        - Come lo sapete?

La stenodattilografa     - So tutto.

Ragazza                        - Cosa sono stati capaci di bere! Il mio padrone lo aveva già conosciuto a Vienna l'anno scorso, e allora non ha voluto presen­targli il conto...

La stenodattilografa     - ... Fino a stamane.

Ragazza                        - Per lusingarlo! E' della pubbli­cità. Fa così con tutti i clienti celebri. Essi sono contenti! ...

La stenodattilografa     - (riguardando la nota) Io non ho avuto ordini, non so se debbo...

Ragazza                        - Telefonate.

La stenodattilografa     - Ordine di non di­sturbare il signor Teddy prima che suoni.

Ragazza                        - Ma non voglio...

La stenodattilografa     - Aspettate. (Al te­lefono) Allò? Datemi il 19. Allò? Il segretario del signor Teddy? Signore, c'è qui un conto di champagne per il signor Teddy. Sta bene, grazie. (Alla ragazza) Posso pagarvi. Ecco. (E-seguisce).

Ragazza                        - Grazie. A rivederla, signorina.

La stenodattilografa     - Buon giorno. (Uscita la ragazza, telefona) Allò, Susanna? Sì... Sai dove è stato questa notte fino alle 5 della mattina? Al tabarin, sì cara mia, al tabarin contire donile bionde, alte, sai di quelle... Cham­pagne, fiori, coniandoli, stelle filanti... sì, sì... (Riattacca).

Lui                                - (in fretta) Scusi, signorina...

La stenodattilografa     - Il signore desi­dera?...

Lui                                - Avrei delle lettere da farvi scrivere...

La stenodattilografa     - Ma io ho molto da fare.

Lui                                - Avrei preferito dettare io stesso...

La stenodattilografa     - Sarà un po' diffi­cile. ..

Lui                                - Scusate, le altre possono aspettare, pazienza; ma c'è una lettera importante che... il signor Teddy vuole sia spedita...

La stenodattilografa     - Teddy?...

Lui                                - Sì. Sono, il suo segretario.

La stenodattilografa     - Oh! Sedetevi, si­gnore.

Lui                                - Molto gentile, ma avete da fare!

La stenodattilografa     - No. A quest'ora piuttosto mi annoio. Sedete.

Lui                                - Eccomi.

La stenodattilografa     - Siete voi che mi avete risposto al telefono per il conto?...

Lui                                - Naturalmente.

La stenodattilografa     - Teddy non si sve­glia tanto presto.

Lui                                - Lo spettacolo lo affatica, e poi dopo teatro esce e torna molto tardi...

La stenodattilografa     - Già, al tabarin!...

Lui                                - Voi capite, quando si è lasciata Pa­rigi per un anno!...

La stenodattilografa     - E voi l'accompa­gnate?

Lui                                - No. Io vado a dormire.

La stenodattilografa     - Ali!

Lui                                - Permettete? Dimenticavo... Un tele­gramma. Lo dò al portiere e ritorno.

LA stenodattilografa    - Vi aspetto.

Luì                                - (falsa uscita) Vorrei domandare una cosa...

La stenodattilografa     - Domandate, signore. Che cosa?...

Lui                                - Aspetto gente, e allora...

La stenodattilografa     - Ma sì, avvertite il portiere. Sarete più tranquillo qui, e intanto mi detterete la vostra posta...

Luì                                - Grazie.

La stenodattilografa     - Volete che telefoni al portiere?

Lui                                - No, è inutile: un momento, e torno. (Esce).

La stenodattilografa     - (al telefono) Allò, Susanna? Sai chi è venuto?... Ma no, idiota! Il suo segretario. Mi deve dettare dei contratti. Pensa che gioia!...

(Suona un altro telefono).

La stenodattilografa     - Allò? Sì. Il conto del 211. Per mezzogiorno. Sta bene. (Prende nota) 211. (Al primo telefono) Allò Susanna? Sì... Ti terrò al corrente... (Riattacca e si mette a lavorare al libro mastro).

Il groom                        - (mettendo la testa dentro) Signorina Maddalena?

La stenodattilografa     - Che c'è?

Il groom                        - Per il signor Teddy. Dei fiori...

La stenodattilografa     - Da pagare?

Il groom                        - Ma no. Incominciamo..,

La stenodattilografa     - Chi?

Il groom                        - Le ammiratrici.

Là stenodattilografa     - (alza le spalle, ritorna al libro mastro. Il groom esce. Lui rientra su­bito. La stenodattilografa si precipita).

Lui                                - Non interrompete il vostro lavoro, prego.

La stenodattilografa     - Può aspettare, vi dico...

Lui                                - Grazie. Vediamo...

La stenodattilografa     - Siete contento del vostro debutto?

Lui                                - Molto! Avete letto cosa dicono di lui, i giornali?

La stenodattilografa     - Sì. « Dopo Groock non si era mai visto niente di simile... ».

Lui                                - Gli ho preparato i ritagli, incollati, elencati, tutto per bene, in ordine. Li leggerà quando si sveglia. A proposito, quanto vi deb­bo per quel conto?...

La stenodattilografa     - (presentando il conto) Ho pagato 2070 franchi, ma non c'è fretta.

Lui                                - Preferisco regolare al momento. So­no molto ordinato io. Ecco. (Firma un asse­gno)... sul conto del signor Teddy alla succur­sale B. Pagherò tutto a questo modo.

La stenodattilografa     - Grazie, signore. E' una bella responsabilità, per voi, avere La sua firma!

Lui                                - Fosse soltanto questa!...

La stenodattilografa     - Ah, sì?

Lui                                - Tutti i suoi affari sono io che li sbri­go. I contratti li faccio io prima che lui li firmi. E poi i viaggi, ì biglietti, i bagagli, i ma­nifesti! ...

La stenodattilografa     - Che lavoro!

Il groom                        - (entrando) Un signore per il si­gnor Teddy.

Lui                                - Fate entrare.

Il groom                        - Sta bene. (Esce).

La stenodattilografa     - Ne vedrete della gente!...

Lui                                - Ah sì, molta!

La stenodattilografa     - Deve essere divertente!...

Lui                                - Sempre la stessa cosa!

Giornalista                    - (entrando) Il signor Teddy?

Lui                                - Che cosa desidera il signore?

Giornalista                    - Sono redattole della grande Rivista mondiale il Music-Fiali.

Luì                                - Benissimo. Si tratta di una intenvi-Sfia?

Giornalista                    - Lei è il signor Teddy?

Lui                                - No. Il segretario e partner.

Giornalista                    - Molto lieto, signore, ma io vorrei parlare col signor Teddy in persona.

Luì                                - Impossibile, signore, in questo mo­mento...

La stenodattilografa     - Dorme.

Giornalista                    - Posso tuttavia tentare...

Lui                                - Vi assicuro, è inutile. Ma ho modo di darvi tutte le informazioni che volete e par­larvi come se fossi lui.

Giornalista                    - Posso dire di averlo visto?

Lui                                - Certamente. Non smentisce nessuno, ma non vuole essere annoiato.

Giornalista                    - (prende appunti) Come voi volete. Trionfo completo ieri sera?

Lui                                - Come sempre!

La stenodattilografa     - Sì. Dopo Groock non si è mai visto niente di simile...

Giornalista                    - E' la prima volta che viene a Parigi?

Lui                                - La prima, e per una settimana sol­tanto.

Giornalista                    - Ma ritornerete?

Lui                                - Fra qualche mese.

Giornalista                    - Ha già nuovi contratti?

Lui                                - Non mandieranno.

Giornalista                    - Qual'è il suo titolo, il suo nome esatto?

Lui                                - Teddy, musico e acrobata.

Giornalista                    - E' veramente un musicista?

La stenodattilografa     - Che domanda!

Lui                                - Moltissimo. Da ragazzo - suo padre è direttore di un Circo - ha imparato l'acro­bazia, e ha gettato le prime basi del suo avve­nire. Un po' alla volta il suo talento lo ha portato a realizzare il numero che avete visto ieri. Da solo occupa la scena per cinquanta minuti.

Giornalista                    - Prima di Parigi è stato sem­pre all'estero?

 Luì                               - Il suo ultimo giro in America, l'anno scorso, e la Germania, da dove veniamo, hanno consacrato la sua gloria. Gli mancava il bat­tesimo di Parigi.

Giornalista                    - Adesso l'ha!

La stenodattilografa     - E che battesimo!

Luì                                - E' stato veramente grande!

Giornalista                    - Il successo del suo numero a mio parere è dovuto soprattutto alla sensi­bilità che mette nella sua ironia.

Lui                                - E' proprio così.

Giornalista                    - E appunto in questo sta il segreto del comico moderno. Conosco a fondo questa partita... Io scrivo...

Lui                                - Ma eravate venuto per delle notizie su...

Giornalista                    - Teddy? Me ne avete già date molte. Con queste che io ho « qua », imbastirò un articolo, uno di quegli articoli!... Me lo saprete dire, signore! Non seguite le mie cro­nache nel Music-hall?

Luì                                - Ho tante cose da fare sempre!

Giornalista                    - Tutti le trovano interessanti!

Lui                                - Davvero? Allora, vediamo. (Rileggen­do gli appunti) Trionfo incondizionato. Teddy musico e acrobata, clown dalla nascita, 50 mi­nuti... America... Germania... Battesimo di Parigi... Sensibilità ironica...

Giornalista                    - Signore, al piacere di rive­dervi. Vi lascio il mio indirizzo. Se il nostro grande amico Teddy avesse bisogno un giorno di un articolo di concetto...

Lui                                - (con dignità) Il signor Teddy non domanda mai niente!

Giornalista                    - Infine, non si sa mai. (Per partire) A proposito, signore, volete un sof­fietto anche per voi?

Lui                                - Per me? No, no.

Giornalista                    - Avete detto che siete il suo partner...

Luì                                - Sì, ma non compaio nel numero. No, non parlate che di lui. Parlare di me sarebbe fuori posto. Nessuno mi ha mai ricordato nei giornali. Non ne vale la pena.

Giornalista                    - (grand'aria) Non. volete che vi dia una spinta?

Luì                                - No, veramente. Grazie.

Gornalista                     - Come volete. Arrivederci, caro amico. (La mano).

Luì                                - Signore! (Giornalista esce, ed egli a se) Caro amico, di già!...

(Il giornalista uscendo si è scontrato col Di­rettore del (Music-Hall introdotto dal groom).

Giornalista                    - Ah, caro amico, voi qui?

Lui                                - (fra sé) Un altro.

Il direttore                     - Sì, son qui.

Giornalista                    - Sulle tracce?

Il direttore                     - Si tenta...

Giornalista                    - Un affare! Teddy? Volete che vi presenti?

Il direttore                     - Non ne ho bisogno.

Giornalista                    - Bene, bene, addio. Leggerete il mio articolo! (Esce).

Il direttore                     - Addio. Il signor Teddy?

Lui                                - Signore?

Il direttore                     - (con gran calore) Tutte le mie felicitazioni per il magnifico successo di ieri sera!

Lui                                - Siete in errore, io non sono Teddy, ma il suo partner. E il signore?...

Il direttore                     - Il direttore del Grand Palace. Desidero parlare a Teddy.

Lui                                - Impossibile, signore. Mi rincresce. In ogni modo sarebbe per...

Il direttore                     - Scritturarlo al mio teatro, cosa a cui tengo moltissimo.

Lui                                - Tratto tutti gli affari di Teddy, e sono quindi a vostra disposizione.

Il direttore                     - Veramente? Avete pieni po­teri?

Lui                                - Pieni poteri. (La stenografa esce).

Il direttore                     - Allora conto su di voi. Ad ogni costo voglio Teddy, pagherò qualunque somma. Mi ha forse preceduto qualche con­corrente?

Lui                                - No, nessuno.

Il direttore                     - Respiro! Lo voglio a qua­lunque prezzo!

Lui                                - Eh, là! là!...

Il direttore                     - Non mi farete un torto spe­ro... Sono il direttore del primo Music-hall di Parigi. Firmo subito il contratto!

Lui                                - Contratto? Per quando?

Il direttore                     - Dopo questo corso di recite.

Lui                                - Non è possibile. Partiamo la sera stes­sa dell'ultima rappresentazione.

Il direttore                     - Per dove?

Lui                                - Per l'Italia.

Il direttore                     - Per quanto tempo?

Lui                                - Due mesi.

Il direttore                     - E dopo?

Lui                                - Londra. Debutto con nuovo pro­gramma.

Il direttore                     - Ma fra l'Italia e Londra?

Lui                                - Staremo quindici giorni a Parigi.

Il direttore                     - Benissimo! Datemi questi quindici giorni!

Lui                                - Ah no.

Il direttore                     - Avete un contratto con altri?

Lui                                - No.

Il direttore                     - Quanto prendete per sera?

Luì                                - Tremila franchi.

Il direttore                     - Io vi darò, per i quindici giorni in questione a Parigi, quattromila fran­chi per sera e firmo subito il contratto.

Lui                                - Ma!

Il direttore                     - Con un considerevole anticipo alla firma.

Lui                                - Ma!...

Il direttore                     - E assicuro una pubblicità sba­lorditiva!

Lui                                - Sto dicendo...

Il direttore                     - D'accordo, allora!

Lui                                - Niente affatto!

Il direttore                     - Oh!

Lui                                - Oh!

Il direttore                     - Che ve ne fate di quindici giorni spezzati?

Lui                                - Egli vuole approfittare di questa pa­rentesi per prendersi un po' di vacanze.

Il direttore                     - Vado forse in vacanze io?

Luì                                - Voi? Voi fate lavorare gli altri!

Il direttore                     - Non discutiamo su ciò!

Lui                                - In ogni caso vi ripeto che non posso accettare.

Il direttore                     - Ma chiedendolo personal­mente a lui...

Lui                                - Non otterrete nulla.

Il direttore                     - (vedendo la Stenodattilografa) Permettete?

Lui                                - Che cosa?

Il direttore                     - Telefonargli. (Alla Stenodat­tilografa) Signorina...

Lui                                - Questo no. E' proibito disturbarlo!

Il direttore                     - Lasciate fare. Signorina, da­temi il signor Teddy.

Lui                                - Insomma!

Il direttore                     - Eseguite i miei ordini.

La stenodattilografa     - Allò? Allò?... L'appartamento 21... Il signor Teddy? La deside­rano al telefono.

Il direttore                     - Allò? Signor Teddy? Sono il direttore del... Che cosa? Allò! Allò! Pronto?... (Riattacca furioso).

Lui                                - Ebbene?...

Il direttore                     - Oh!

Lui                                - Che ha detto?

Il direttore                     - Non rompetemi le...

Lui                                - Ve lo avevo detto! (Pausa. La steno­dattilografa sta per scoppiare dal ridere e si mette a lavorare al libro mastro).

Il direttore                     - A voi, dà retta?

Lui                                - Come?

Il direttore                     - Quando gli fate qualche pro­posta , insomma...

Lui                                - Ascolta, riflette, decide.

Il direttore                     - Voi potete passargli la pro­posta, insistere e appoggiarmi...

Lui                                - Tenterò...

Il direttore                     - (tastando il terreno) Se voi volete... io potrei... non domando di meglio...

Lui                                - Per...?

Il direttore                     - Vi sarei riconoscente del vo­stro aiuto in una circostanza simile. (Mano al portafoglio).

Lui                                - Oh!

Il direttore                     - Senza complimenti!

Lui                                - Vi prego...

Il direttore                     - Se riuscirete a convincerlo...

Luì                                - Non insistete, signore, non ho l'abi­tudine di trattare simili affari!

Il direttore                     - Sta bene, sta bene...

Lui                                - (alzandosi) Signore...

Il direttore                     - Se vi ho parlato così era, sem­plicemente per impedire che voi deste la pre­ferenza, al caso, a un mio concorrente.

Lui                                - Non ho preferenze. Presenterò a Ted­dy qualunque proposta.

Il direttore                     - Anche quelle degli altri?

Lui                                - Sì.

Il direttore                     - Almeno che la mia sia la prima!

Lui                                - Poiché è la prima per ordine di tempo.

Il direttore                     - L'essenziale è che io sia in. testa ai concorrenti. Uri locale come quello che dirigo!

Luì                                - Certo, certo... arrivederci, signore.

Il direttore                     - Permettetemi un'ultima pa­rola... Fate male, giovanotto... Gli affari sono affari. Fate un affare, è giusto che...

Luì                                - (secco) Signore...

Il direttore                     - Beh, sta bene, arrivederci!...

Luì                                - Che porco!

La stenodattilografa     - Che modi!...

Lui                                - Vi chiedo scusa.

La stenodattilografa     - Che cosa vi ha fatto?

Lui                                - Mi offre del denaro perché persuada il padrone.

La stenodattilografa     - Siete pazzo?

Lui                                - Allora perché vi meravigliate se io?...

La stenodattilografa     - E' un'altra cosa!

Lui                                - Il padrone mi paga perché lo aiuti, ma non perché approfitti della sua fiducia e prenda i denari da un altro!

 La stenodattilografa    - Quanto guadagnate?

Lui                                - 2500 il mese.

La stenodattilografa     - E hai?

Lui                                - 3000 per sera.

La stenodattilografa     - Ah, bene.

Luì                                - Però lui ha del genio, è qualcuno. E... voi, quanto guadagnate?

La stenodattilografa     - Mille e cinque.

Lui                                - Il giorno?

La stenodattilografa     - Il mese.

Lui                                - E il vostro padrone?

La stenodattilografa     - Non so.

Lui                                - Press'a poco... un milione!

La stenodattilografa     - Forse sì.

Lui                                - Vedete bene...

La stenodattilografa     - Vi ripeto che non è la stessa cosa.

Lui                                - Non sapete che cosa Teddy ha fatto per me!

La stenodattilografa     - Ah, sì?

Lui                                - Quando mi ha trovato... io ero... sì insomma, un po' di tutto. Una sera, son già passati tre anni, usciva dalla stazione e non c'erano tassì. Gli ho portato la valigia fino all'albergo. Mi ha rivolto qualche parola. Ho risisosto. Chi sa perché ha avuto compassione... Quella sera! Non gli capita sovente... Aveva messo alla porta segretario e partner, i quali erano d'accordo per derubarlo, e, allora, sicco­me suonavo parecchi strumenti...

La stenodattilografa     - Suonate il piano?

Lui                                - Sì.

La stenodattilografa     - Non so perché, pro­vo una certa sensazione quando sento che un uomo suona il piano! Mi piacerebbe essere amata da un pianista!

Luì                                - Prima della guerra, suonavo in un ci­nematografo. Non mi hanno ripreso. Ho fatto alla meglio, come ho potuto, per qualche tem­po. Poi mi sono ammalato, avvilito. Così non poteva andare. Che brutti giorni! Adesso ho ri­preso coraggio! Ho un po' di danaro da parte...

La stenodattilografa     - Ah sì?

Lui                                - Non c'è male! Prima mi dava 500 franchi il mese, poi 1000. Da sei mesi mi ha aumentato. Da allora ho quasi cinque biglietti da mille alla banca. Lui avrà anche qualche milione: ma lui è lui!

La stenodattilografa     - E non avete mai pensato di guadagnare di più, di avere molto danaro?

Lui                                - E voi?

La stenodattilografa     - Io, sì.

Lui                                - Io, no. Non ne ho bisogno. Il tetto  non mi manca, non bevo vino, non mi piaccio­no i dolci. Lui mi passa le sue cravatte e non le porta più di una volta... per reclame! Ha tante cravatte!

La stenodattilografa     - E il cuore?

Lui                                - Come?

La stenodattilografa     - Le donne?

Lui                                - Come le cravatte. Non più di una volta.

La stenodattilografa     - Vi passa anche quelle?

Lui '                               - No. Già, non vorrebbero loro e neanch'io del resto... Capirete, io non ho quel... non posso piacere...

La stenodattilografa     - (gentile) Siete di­stinto...

Lui                                - Vedete?

La stenodattilografa     - Non volevo dir que­sto.

Lui                                - Ma l'avete detto.

La stenodattilografa     - Scusate.

Lui                                - Non fa niente. La donna che penso io, dovrebbe essere così in alto che non può ac­corgersi di me!

La stenodattilografa     - (incoraggiante) Non si sa mai!

Lui                                - Adesso mi fate coraggio! Lavoriamo.

La stenodattilografa     - E voi non avete a-vuto occasioni? Almeno una?

Lui                                - Sì, ma non facevamo la stessa strada.

La stenodattilografa     - E lui?

Lui                                - Il padrone? (Gesto) A grappoli!

La stenodattilografa     - E' strano.

Lui                                - No.

La stenodattilografa     - Perché? (Pausa).

Luì                                - Io... per voi... niente?

La stenodattilografa     - Come?

Lui                                - Suono il piano, sapete!

La stenodattilografa     - Vi conosco da sta­mattina.

Lui                                - Fra otto giorni, fra un anno sarebbe la stessa cosa.

La stenodattilografa     - Chiacchiero con voi con simpatia, molta simpatia!

Lui                                - Perché vi parlo del padrone. Ci sono abituato! ...

La stenodattilografa     - Siete incorreggibile. Vi immaginate delle cose ridicole! Sarete ben infelice così! Reagite! Dell'audacia ci vuole con le donne, e così nella vita!

Luì                                - Vi piacciono gli audaci?

La stenodattilografa     - Certamente. Biso­gna sapersi gettare in mare al momento buono. Tanto peggio per chi s'annega.

Lui                                - Io non mi annegherei!

La stenodattilografa     - Vedete dunque?

Lui                                - Prenderei un raffreddore di testa.

La stenodattilografa     - Non fate lo stupido.

Lui                                - Lo sono. Questo è il guaio. Vedete il padrone? Sembra niente, ma egli cammina con le mani.

La stenodattilografa     - Come?

Lui                                - Sì, cammina con le mani.

La stenodattilografa     - Sì...

Lui                                - Ebbene, non immaginerete mai l'ef­fetto che ciò fa sulle donne. Io, quando mi pro­vo, mi rompo la testa. (Da questo momento un'orchestra dal bar dell'hotel suona qualche canzone alla moda durante Fora dell'aperitivo) La mia lettera! Presto, vi prego!

La stenodattilografa     - (facendo la punta al lapis) Oh, pardon. E' molto intelligente il signor Teddy?

Lui                                - Sì, molto.

La stenodattilografa     - Quello che mi pia­ce di più è quando fa il gioco delle uova.

Lui                                - L'avete visto?

La stenodattilografa     - Ieri era la mia gior­nata libera, e allora sono andata a teatro. Co­m'era bello!

Lui                                - (con ammirazione) E' molto bravo!

La stenodattilografa     - E quando l'uovo rosso, che è il più bello, casca e si rompe, lui piange come un bambino. E rompe le altre ova per dispetto, e getta via tutte quelle che gli portano perché le trova brutte.

Lui                                - (estasi) Vi è piaciuto, eh?

La stenodattilografa     - Immensamente.

Lui                                - Come mi fate piacere!

La stenodattilografa     - Perché?

Lui                                - Perché... No.

La stenodattilografa     - Dite.

Lui                                - No, niente.

La stenodattilografa     - Volevate dire qual­che cosa.

Lui                                - Sì, ma non ha importanza.

La stenodattilografa     - Avanti, parlate. Non lo dirò a nessuno.

Lui                                - Sul serio?

La stenodattilografa     - Promesso.

Lui                                - La trovata delle uova è... mia. Sì, ma non me ne importa. Il numero lo fa lui. Non gli ho dato che l'idea. E' lui che...

La stenodattilografa     - Avete qualche altra trovata vostra?

Lui                                - Perché?

La stenodattilografa     - Avanti, dite.

Luì                                - Il violino...

La stenodattilografa     - Il violino... Suona­te anche il violino?

Lui                                - Sì, il violino! Sembra che lo suoni lui? Invece sono io, invisibile, nascosto dietro il paravento.

La stenodattilografa     - E' sorprendente!

Lui                                - Non lo raccontate a nessuno. Ho la vostra parola.

Il groom                        - (con un pacchetto) Il signor Teddy?

Lui                                - Che c'è?

Il groom                        - Questo per il signore.

Lui                                - (prende l'involto e gli dà la mancia) Grazie, piccolo. (Alla stenodattilografa) Cra­vatte! Ha la mania delle cravatte!

Il groom                        - Grazie, signor Teddy! (Esce).

La stenodattilografa     - Come vi chiamate?

Lui                                - (prendendo appunti sul taccuino) Per­mettete? Segno la mancia sul conto del pa­drone. (Pausa).

La stenodattilografa     - Qual'è il vostro nome?

Lui                                - V'interessa?

La stenodattilografa     - Così per saperlo.

Lui                                - E' tanto tempo che non ho un nome, che non me ne ricordo più. Lui mi ha chia­mato Jack. E' molto inglese. Non ho bisogno di un nome. Quando arriviamo in un albergo io scrivo: «Teddy e il suo partner ». Basta. Il partner sono io.

La stenodattilografa     - Perché nei mani­festi non mettete allora « Teddy e il suo partner? ».

Lui                                - Perché io non mi mostro, non com­paio mai in scena.

La stenodattilografa     - Però lavorate...

Lui                                - Dietro il paravento. Nessuno mi vede. Suono il violino, lancio le ova, faccio l'eco dell'ocarina, tutto dietro il paravento.

(Suona il telefono).

La stenodattilografa     - Allò? Come? Non può esserci errore. Bene, signor direttore. Ven­go da lei. (Fra se) Che zuppa! (Esce senza vedére che una signora è entrata, diretta verso di lei, ma, vedendola uscire, si siede a destra ad aspettarla. Intanto entra il groom).

Il groom                        - Signor Teddy?

Lui                                - Che c'è? (// fotografo entra dietro il groom).

Il fotografo                   - Avevo telefonato per una fotografia!

Lui                                - Ah, benissimo!

Il groom                        - (indicando Jack) Ecco il si­gnore.

 Il fotografo                  - Ah, scusi, signore. Non vi avevo mai visto da vicino! Ho telefonato per pregarvi di posare per la nostra Casa. Il no­stro direttore sarà orgoglioso di avere la vo­stra fotografia!

Lui                                - Sta bene. Mercoledì prossimo alle tre. (Dopo aver consultato il suo taccuino).

Il fotografo                   - Col trucco e in costume, per piacere!

Lui                                - Sta bene.

Il fotografo                   - Molte grazie, signore.

Lui                                - Prego.

Il fotografo                   - Allora a mercoledì. Arrivederla, signor Teddy.

Lui                                - Arri vederla.

Il fotografo                   - (s'inchina ed esce. Lui ritorna a destra per prender nota. La signora, dopo un po' d'incertezza, avanza verso di lui).

Lei                                 - Signore, scusatemi... (Tace).

Lui                                - Desiderate?

Lei                                 - Non so come cominciare... Sono com­mossa. ..

Lui                                - (a sua volta impacciato non sa che dire) Sedete, vi prego, signora. (Pausa).

Lei                                 - Ieri sera vi ho visto.

Lui                                - Ah?

Lei                                 - E ho applaudito.

Lui                                - Me? (Si siede vicino).

Lei                                 - Sì ero sconvolta.

Lui                                - Perché?

Lei                                 - La vostra interpretazione!

Lui                                - E' meglio che vi dica subito...

Lei                                 - No, vi prego, non dite niente. Se vi ho disturbato, vi domando scusa. Non ho pen-sato a quello che facevo. Ma trovarmi davanti a, voi a un tratto, senza aspettarmelo...

Lui                                - Vi prego, signora, signorina, io...

Lei                                 - Se non sopportate i complimenti, non ve ne farò. Ma lasciate che vi dica...

Lui                                - Vi garantisco che è inutile!

Lei                                 - Non vi annoierò troppo. Ieri sera ero talmente turbata. Tutto il teatro rideva, io in­vece ho pianto, perché quello che facevate sembrava che nascondesse un'idea così triste!

Lui                                - Triste?

Lei                                 - Sì. Non vi annoio? Non so come spie­garmi. Sono un po' sciocca!

Lui                                - Oh, no, no.

Lei                                 - Vorrei dirvi che cosa ho provato ascol­tandovi, e che ora, dopo avervi visto, mi sem­bra di essere meno sola, meno triste!

Lui                                - Siete sola?

Lei                                 - Sì spesso. Vorrei sapere che uomo c'è dentro di voi. Le ragazze hanno delle strane idee, sapete! Una volta sognavano il principe azzurro, oggi mancano di fantasia. Io... alme­no... Quando io penso... all'uomo, all'uomo che... sì, insomma... Curioso, vi dico queste cose, così, per nulla!...

Lui                                - Forse... "

Lei                                 - Sì, è piuttosto un uomo, come dire?

Lui                                - Un clown?

Lei                                 - No... Sì, un clown che deve essere nello stesso tempo intelligente, delicato e svel­to, e un po'... poeta, capite? Non di quelli che fanno dei versi, ma poeta nei gesti, nelle intenzioni, nelle idee... Allora ieri, tutto a un tratto... non ho pensato a voi, naturalmente; ma quello che facevate e dicevate sulla scena ri­spondeva a qualche cosa che avevo qui, in me e che adesso non so dire...

Lui                                - Sì.

Lei                                 - Non siete in collera?

Lui                                - No.

Lei                                 - Vi ho detto qualche cosa che non avrei dovuto. Ma parto... Fra poco. Probabil­mente non ci vedremo più, le mie parole sono un po' di riconoscenza per quello che ho pro­vato ieri sera...

Lui                                - Sono molto di più. Io non vi ho dato niente, e voi invece venite a offrirmi una cosa rara...

Lei                                 - Che cosa?

Lui                                - La vostra sincerità... E vi ringrazio.

Lei                                 - Non dovete... Scusatemi. Vi lascio... (Si muove, egli si rimette al lavoro, esita, poi osa).

Lui                                - Signorina, scusatemi.

Lei                                 - Dite...

Lui                                - Ci ritornereste questa sera al teatro?...

Lei                                 - Oh, sì!

Lui                                - (sopra una carta di visita scrive mentre parla) Ma debbo confessarvi nello stesso tempo che io non sono...

Lei                                 - Che cosa?

Lui                                - (la guarda e legge nei suoi occhi tale am­mirazione che risponde) No, niente, scusate. (Le dà la carta) Ecco. Con questa vi presen­terete al botteghino da parte mia... (Da questo momento egli è ogni tanto preoccupato di ve­der apparire da Un momento all'altro Teddy).

Lei                                 - Grazie. (Restituisce il biglietto) Due posti? Uno basta.

Lui                                - Voi...

Lei                                 - Verrò sola.

Lui                                - Ieri, eravate?...

Lei                                 - Sì.

Lui                                - Ah! (Pausa).

Lei                                 - Avete molto da fare...

Lui                                - Perché me lo domandate?

Lei                                 - Niente. O piuttosto sì. Siete molto gentile ad ascoltarmi. Una sera vorrei venire nel vostro camerino...

Lui                                - (subito) Non si può.

Lei                                 - Siete sposato?

Lui                                - No. Ma non sarebbe più la stessa cosa. E poi prima di lavorare io ho bisogno di calma, di raccoglimento...

Lei                                 - E dopo?

Lui                                - Dopo... no, vi prego... Non venite...

Lei                                 - Allora non vi rivedrò più.

Lui                                - (stupito) Vorreste rivedermi?

Lei                                 - Sì.

Lui                                - Una donna come voi?

Lei                                 - Adesso siete voi che vi burlate di me. Fate male!

Lui                                - Oh, no. Vi parlo sul serio.

Lei                                 - Ohi sa quante donne carine avete co­nosciuto!

Lui                                - No. (Riprendendosi) Volevo dire... Certamente ne ho conosciute, ma carine come voi, mai!

Lei                                 - Siete solo?

Lui                                - Sì, no... in compagnia di una quan­tità di pensieri, di sogni...

Lei                                 - Quello che dite è così bello! Proprio come ieri sera, quando vi ascoltavo.

Lei                                 - Che avete? Siete diventato triste tutt'a un tratto.

Luì                                - (la guarda) Sì, per causa vostra.

Lei                                 - Mia?

Lui                                - Voi siete venata e fra poco ve ne andate.

Lei                                 - Se non mi conoscete...

Lui                                - Appunto! E tutt'a un tratto ridete!... mi viene la voglia pazza di trattenervi qui, di impedire che ve ne andiate!... di dirvi delle cose stupide... Potrete ascoltarmi senza ran­core, e andarvene con un ricordo senza ironia, non dico per Teddy, ma per l'uomo che in questo momento vi parla?

Lei                                 - Chi sa a quante donne più carine di me, avete detto le stesse cose.

Lui                                - Ebbene, supponete che non sia vero, che nessuna si sia interessata di me, o che io le abbia respinte, o che io non abbia sa­puto quale amare... ebbene questa felicità questa speranza oggi voglio afferrarla, fermar­la, tenerla per me! ...

Lei                                 - Teddy!

Lui                                - Non chiamatemi Teddy.

Lei                                 - Perché?

Lui                                - Teddy è il nome... dei manifesti, del­la strada... Chiamatemi come volete, Jack se vi piace.

Lei                                 - Ebbene, sì, Jack.

Lui                                - Abitate in questo hotel?

Lei                                 - Ero venuta a vedere un'amica. Aspetterà.

Lui                                - Ma allora, dite, volete far colazione con me?

Lei                                 - Sì.

Lui                                - E vorrete vedermi in seguito?

Lei                                 - Sì. Se non vi dispiace troppo di uscire con una sconosciuta.

Lui                                - Chi può riconoscere me?

Lei                                 - E' vero.

Lui                                - E non dispiace a voi?

Lei                                 - Parigi è così grande!

Un signore                    - Signore?

Lui                                - Che c'è .ancora?

Il signore                       - Il signor Teddy?

Lui                                - Ah, no.

Il signore                       - Come, non siete?...

Lui                                - No... sono il segretario.

Lei                                 - (sorride).

Il signore                       - Benissimo. Appunto, mi hanno detto che Teddy non riceve nessuno e che voi fate per lui...

Lui                                - Chi vi ha raccontato questa storia? Riceve benissimo.

Il signore                       - Mi hanno detto il contrario.

Lui                                - Vi hanno preso in giro!

Il signore                       - Allora, quando posso?...

La stenodattilografa     - (rientra).

Lui                                - ...alla mattina fra le tre e le sei...

Il signore                       - Avete detto?

Lui                                - Fra le tre e le sei. (Lo spinge fuori) A domattina, signore. (Uscito vi signore ritorna a Lei) Non ve ne andrete, è vero? Dopo la nostra colazione non ve ne andrete!

Lei                                 - No.

Lui                                - Fareste male. Non ho più che qualche giorno da stare a Parigi. Dopo, via.

(In questo momento la donna volta le spalle alla stenodattilografa e Jack la guarda. Il telefono suona. La stenodattilografa entra e ri­sponde all’ apparecchio).

La stenodattilografa     - Sì, sì, signore... Ali! (Fa cenno a Jack che è per lui. Egli im­pallidisce e fa un gesto di supplica per non an­dare) No, signore, non è qui. E' uscito. (Jack ringrazia a gesti) E' andato a far colazione fuo­ri, saranno cinque minuti. (Jack approva) Ha detto che sarà di ritorno verso le due... Sì, si­gnore. (Riattacca).

Lui                                - (in grande agitazione che tenta nascondere) Allora, signora, signorina.., vogliamo andare?

Lei                                 - Se volete.

Lui                                - Non un minuto di più, qui. Avete visto. Ogni momento mi cercano. E anche adesso al... telefono. (Con disinvoltura, alla stenodattilografa) Era per me, è vero?

La stenodattilografa     - Sì, era il signor...

Lui                                - (interrompendola) Non ne dubito, il direttore del Casino Royal!

La stenodattilografa     - Già!

Lui                                - (seguitando l'intesa) Avete risposto benissimo. Uscito per la colazione. (Alla si­gnora) Allora vogliamo andare?

Lei                                 - Sì. Ragazzo!

Il groom                        - (entrando) Comandi!

Lui                                - Un tassì.

Il groom                        - Subito. (Esce).

Lui                                - (alla signora) Volete aspettarmi in vettura? Due minuti e vi raggiungo.

Lei                                 - Sì. (Esce).

Lui                                - (si precipita alla cassa) Grazie. Mi avete salvato.

La stenodattilografa     - Io?

Lui                                - Era lui?

La stenodattilografa     - Il signor Teddy. Ma ho pensato che non volevate essere disturbato.

Lui                                - Che paura avevo che venisse giù!

La stenodattilografa     - Perché?

Lui                                - Perché, perché avrebbe voluto che fossi rimasto a mangiare con lui.

La stenodattilografa     - E invece voi... (In­dica la porta per dove è uscita la signora).

Lui                                - Avete capito.

La stenodattilografa     - Con le vostre arie sentimentali. Siete un seduttore e un donnaio­lo, voi!

Lui                                - Io?

La stenodattilografa     - (con bonaria compli­cità) Andate là!...

Lui                                - Non vi si può nascondere nulla! Sol­tanto, ascoltate... ho pagato un mucchio di note oggi. Non ho più niente con me per con­durre al ristorante quella signora. Allora, se

Voi...

La stenodattilografa     - Posso darvi del da­naro dietro assegno. Ma sempre sul conto Teddy.

Lui                                - Certamente... D'altra parte, ve l'ho detto, ho delle economie a mio nome... gliele rimborso.

La stenodattilografa     - Quanto vi occorre? Un biglietto da mille?

Lui                                - Da mille!

La stenodattilografa     - Per ogni evenienza.

Lui                                - Sta bene. (Tira fuo­ri il libretto degli chèque», si ferma) Credete che  io possa prendere del denaro dal con­to di Teddy?

La stenodattilografa     - Perché no, se glielo rendete?

Lui                                - Naturalmente. (Fir­ma l'assegno) Ecco fatto.

La stenodattilografa     - In­tero, o due da cinquecento?

Lui                                - Due da cinque... nò, meglio intero. E' più chic!

La stenodattilografa     - A voi. (Eseguisce. Egli esita pri­ma di intascare il danaro).

Lui                                - (per uscire e toma) Dite, dove si va con una signo­ra elegante? Farei una pessima figura!

La stenodattilografa     - (ro-montica) Al Bois de Boulogne. C'è un ristorante sotto le cascate.

Lui                                - Bois de Boulogne... cascate... (Per uscire e rien­tra) Mi pare un sogno! In quanto all'assegno... Siamo in­tesi... Non una parola con lui!...

La stenodattilografa     - Che cosa vi prende?

Lui                                - Niente, niente. E' meglio che non ci pensi! Te­lefonate a Teddy... conte se voi aveste... per colpa... vo­stra, dimenticato di dirgli da parte mia che non ho voluto disturbarlo e... svegliarlo. E che ritorno subito... dopo co­lazione... capito tutto?

La stenodattilografa     - Il cappello!

Lui                                - E' vero. Grazie.

La stenodattilografa     - E la lettera!...

Luì                                - Ah, no. Più tardi! (Esce, fuori di se. Un colpo di vento lo investe).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Il salotto di un appartamento elegante nell'albergo del primo atto: fiori ovunque, e fotografie di Lei sparse da per tutto. Nel fondo, due porte, una dà sul corridoio, l'altra nella camera da letto. Telefono sul tavolo.

Lui                                - (fa dei conti)  E' incredibile! Da qua­lunque parte la rivolti, questa addizione mi dà lo stesso risultato. (Ricomincia) Non c'è niente da fare. (Prende una foto di Lei e la contem­pla. Bussano) Avanti.

La cameriera                 - (entra e indica la camera da letto) Posso: rifar la stanza?

Lui                                - Aspettate. (Bussa).

Lei                                 - (di dentro) Chi è?

Lui i                              - Sei pronta?

Lei                                 - (c. s.) Fra cinque minuti.

Lui                                - Grazie. (Alla cameriera) Cinque mi­nuti. Volete mettere un po' d'ordine qui, in­tanto?

La cameriera                 - Sì, signore. Il signore tiene l'appartamento anche stasera?

Lui                                - No, partiamo. Parto questa notte do­po lo spettacolo. (Fra sé) Già ima settimana!

La cameriera                 - Ci sono delle settimane che dovrebbero durare degli anni!

Lui                                - Sì. (Guarda la cameriera e a un tratto gli viene un'idea) lì vostro lavoro vi rende molto, è vero? Siete contenta?...

La cameriera                 - Sì, non mi lagno.

Lui                                - Tanto meglio.

La cameriera                 - E lei?

Lui                                - Così, dipende, non c'è male! (Pau­sa. Seguita a considerarla come una vittima) Tuttavia è noioso, come capita a me, di vede­re il danaro solo a biglietti di grosso taglio. Non si conta più che per mille... diecimila... E malgari delle volte ti mancano gli spiccioli per comprare un giornale o un caffè.

La cameriera                 - li signore ha ragione.

Lui                                - Oppure per una piccola spesa di cento o duecento franchi... Ah! Biglietti da mille quanti ne vuoi, ma i piccoli, quelli utili, da avere pronti alla mano, mai!..

La cameriera                 -? ...

Lui                                - ... Si è costretti ricorrere a qualcuno per un prestito... poi gli si lascia il resto, e... su duecento franchi, fa quaranta o cinquanta di regalo.

La cameriera                 - Una bella fortuna!

Lui                                - (indugia nei conti) A proposito, non hanno portato un pacchetto stamane? Delle cravatte? ...

La cameriera                 - No.

Lui                                - (disinvolto) Se lo portano, fatemi il piacere di pagare voi. Saranno centocinquanta franchi. Ve ne restituirò duecento.

La cameriera                 - Grazie, signore.

Luì                                - (pausa, disinvolto sempre) Non vi as­sentate ora?

La cameriera                 - No. Sono tutta la giornata qui.

Lui                                - i A questo piano?

La cameriera                 - Sì, tranne un momento che debbo scendere in amministrazione per un ser­vizio.

Lui                                - Seccante! Verranno proprio in quel momento! Ci sarò io, pazienza! Pagherò. (Cercando nelle tasche) Ci siamo, certamente non ho denaro... Ne avete voi?...

La cameriera                 - Quanto?

Lui                                - Datemi soltanto duecento franchi. Questa sera esco e ve li restituirò.

La cameriera                 - Non c'è fretta. (Apre il portamonete e gli dà due biglietti da cento).

Lui                                - (intasca) Grazie.

La cameriera                 - Prego, signore. (Bussano).

Lei                                 - (entrando, con serietà) Adesso, Giu­seppina, (potete andare di là...

La cameriera                 - Sta bene, signora... (Esce).

Lei                                 - (appena è uscita, salta al collo di Jack).

Lui                                - Dovresti vergognarti. Sai che ora è?

Lei                                 - Non ne ho un'idea.

Lui                                - Le quattro.

Lei                                 - (ridendo) E' spaventoso!

Lui                                - Semini il disordine in questo albergo. Dai l'esempio di una vita dissoluta!

Lei                                 - Lamentati! Anzitutto la colpa è tua!

Lui                                - Mia?

Lei                                 - (molto dolce) Sì.

Lui                                - (Za guarda) Esci?

Lei                                 - Sì, signore.

Lui                                - Con me?

Lei                                 - (sorridendo) No, signore.

Lui                                - Dove vai?

Lei                                 - Stz!...

Lui                                - (perdendo la gaiezza) Non me lo puoi dire?

Lei                                 - (ridendo) Sì, sei il mio amante!

Lui                                - Oh!

Lei                                 - Non ho detto questo! Tu sei il più gran clown dell'universo, l'uomo sorprendente, l'uomo...

Lui                                - E tu sei la donna mistero!,..

Lei ;                               - Sono La donna che tu vuoi. Chi vuoi che sia? Una Sovrana? Miss Europa? La figlia del Maharajah di non so dove?...

Lui                                - (ride di questa idea bizzarra) Tu sei la mia regina... ma sono geloso di tutto quello che è intorno a te, che io so e tu mi nascondi. (Breve pausa).

Lei                                 - (triste) Domani sarai contento, non ani potrai più sgridare! (Pausa. Bussano. Non sen­tono. Bussano ancora, la porta s'apre  è la Stenodattilografa).

La stenodattilografa     - Oh, pardon!

Lei                                 - No, no, entrate. (A Jack) Io esco.

La stenodattilografa     - Posso ritornare. Era per la... posta.

Lei                                 - Restate.

Luì                                - Ma quando torni?

Lei                                 - Fra un'ora.

Lui                                - Non tardare.

Lei                                 - (con una punta dì rimprovero) Ma no! Vengo subito. (Esce).

La stenodattilografa     - Chiedo ancora scusa...

Lui                                - Ma di che, mio Dio!

La stenodattilografa     - Ero venuta per quel denaro.

Lui                                - Volete prestarmi del denaro?...

La stenodattilografa     - No.

Lui                                - Che peccato!

La stenodattilografa     - Quello che vi ho già prestato!

Lui                                - Non c'era bisogno che vi foste scorno-data per questo...

La stenodattilografa     - Ma io non l'ho più!

Lui                                - Neanch'io.

La stenodattilografa     - Ve l'ho prestato sul conto di cassa.

Luì                                - Che imprudenza!

La stenodattilografa     - Avete sempre voglia di scherzare!

Lui                                - Sono contento!

La stenodattilografa     - Voi?

Lui                                - Sì. Non ho mai avuto tante seccature come in questo momento, ma non le sento, sono felice!

La stenodattilografa     - Ah, bene!

Lui                                - Mentre altre volte avevo, sì, delle pic­cole soddisfazioni, ma il resto andava così ma­le, che non me ne accorgevo affatto. E allora i vostri due biglietti da mille?

La stenodattilografa     - Questa sera debbo fare il rendimento di cassa, e allora... se non li ho...

Lui                                - Non ve la prendete così!

La stenodattilografa     - Purché me li rendia­te quest'oggi!

Lui                                - »... O domani.

La stenodattilografa     - Domani sarete par­tito.

Lui                                - Che fretta di mandarmi via!

La stenodattilografa     - Allora?

Lui                                - Allora volete proprio questi duemila franchi?

La stenodattilografa     - Certamente che li voglio.

Lui                                - Ebbene, li avrete.

La stenodattilografa     - Quando?

Lui                                - Chi lo sa?

La stenodattilografa     - Che cosa?

Lui                                - Lo sapete voi?

La stenodattilografa     - Io no.

Luì                                - E come posso saperlo io?

La stenodattilografa     - Questa è bella! Mi avete messo in un curioso imbarazzo!

Lui                                - Andiamo, state tranquilla.

La stenodattilografa     - (un po' rassicurata) Sono dolente di dover insistere...

Lui                                - Anch'io sono dolente... In questi gior­ni ho fatto delle spese straordinarie... Andiamo. Farò un sacrificio. Volete ritornare da qui a un momento? Non: ho denaro con me.

La stenodattilografa     - Posso contare su voi?

Lui                                - Naturalmente. (Suona il telefono) Pronto... Si... Che? Voglio parlargli. Fate sa­lire. (Riattacca) Vedete? Il denaro sta per ar­rivare, a mucchi, da non sapere che farne!...

La stenodattilografa     - Siete ben fortunato!

Lui                                -  E' vero! Tutto va bene da un po' di tempo!...

La stenodattilografa     - Se poco fa ho insi­stito... non era per mancanza di fiducia...

Lui                                - Certamente. Ma avrete più fiducia in me, quando vi avrò restituito quello che vi deb­bo. Arrivederci, signorina Maddalena. Ritor­nate verso le sei. Ah... mandatemi il groom, ho delle comunicazioni della più grande impor­tanza da fargli.

La stenodattilografa     - Al groom?

Lui                                - Bisogna servirsi di chi è più furbo di noi.

signor

La stenodattilografa     - Sta bene, Teddy...

Lui                                - E state tranquilla per i duemila franchi!...

La stenodattilografa     - Ma che cosa dite! ..( esce).

Lui                                - E' curioso! Quando ero povero mi mancavano sempre i venti soldi, più tardi ave­vo dei chiodi di cento franchi, adesso si cam­mina a mille franchi per volta, fra poco avrò dei debiti di un milione!

(Il Direttore bussa culla porta rimasta aperta).

Lui                                - Entrate, entrate, caro amico.

Il direttore                     - Grazie, buongiorno, signore. Non avevo più notizie di voi e allora mi son permesso di venire...

Lui                                - Avete fatto benissimo. Sedete.

Il direttore                     - Eccomi qua. Vorrei sapere se, prima della vostra partenza, posso sperare di ciò che vi dissi al principio della settimana.

Lui                                - Potete sparare.

Il direttore                     - Avete fatto la proposta al si­gnor Teddy?

Lui                                - Si.

Il direttore                     - E lui?

Lui                                - Lui, lui... non si è mostrato troppo entusiasta.

Il direttore                     - Avete insistito?

Lui                                - Con tutte le mie forze.

Il direttore                     - Gli avete detto che cosa gli offrivo?

Lui                                - Ha aumentato un po' di più.

Il direttore                     - Avevo già superato i possibili concorrenti, che non sarebbero mai saliti al prezzo da me proposto.

Lui                                - Ecco, qui vi sbagliate.

Il direttore                     - Come? Si è presentato qualcuno ....

Lui                                - Eh! Eh!...

Il direttore                     - Ma non con un'offerta pari alla amia!

Lui                                - Proprio come la vostra.

Il direttore                     - Aumento. Non avevo detto l'ultima parola.

Lui                                - Mio caro... gli altri hanno fatto delle offerte strabilianti.

Il direttore                     - Sul serio?

Lui                                - I vostri concorrenti si sono mostrati veramente signori!

Il direttore                     - Ah, vi avrebbero offerto?...

Lui                                - Hanno fiutato l'affare, ecco la verità!

Il direttore                     - Del danaro per il vostro di­sturbo?...

Lui                                - Erano disposti a un sacrificio.

Il direttore                     - Ma mi faceste credere...

Lui i                              - Che cosa?

Il direttore                     - ... Io capii, cioè non capii... Infine, anch'io vi feci delle offerte!

Lui                                - Qualche parola vaga...

Il direttore                     - Il torto è mio, Io riconosco. Chiedo scusa.

Lui                                - Non che io sia interessato... per carità!  Ma voi capite: gli affari sono affari. Io sono, come voi, uomo d'affari...

Il, direttore                    - Capisco di non aver insistito abbastanza l'altro giorno con voi...

Lui                                - i Diciamo piuttosto che non avete in­sistito affatto.

Il direttore                     - (dal portafoglio, di nascosto, tira fuori dei biglietti di banca che mette in tasca) Il male è che non ho molto con me...

Lui                                - E poi non voglio e non posso, rispetto a me stesso, farvi delle preferenze gratuite... per simpatia pura e semplice. Simpatia? Perché, se vi conosco appena. Sarebbe illogico. Ma d'altra parte non intendo prendervi per il collo. Quale sarebbe la vostra intenzione?

Il direttore                     - Sono proprio confuso. Non ho che 2 o 3 biglietti...

Ltri                                - (prendendoli) Oh, è troppo. No, te­nete ... Mi bastano due...

Il direttore                     - Perché?

Lui                                - Non uno di più. (Sta per rendere gli altri, ma si pente e ne prende ancora uno) Ec­co... due bastano, tanto per farvi piacere.

Il direttore                     - Siete troppo buono.

Lui                                - In questo modo, ho la coscienza a posto per...

Il direttore                     - Concludere l'affare...

Lui                                - Per proporlo soltanto.

Il direttore                     - E ve ne sarò veramente grato.

Lui                                - Niente riconoscenza, per carità. Sia­mo in affari!

Il direttore                     - Come vi piace. A quando al­lora una risposta?

Lui                                - Sentite: appena in Italia, vi scriverò come stanno le cose. Riceverete una mia lunga lettera. Va bene?

Il direttore                     - Va bene. (Pausa. Non se ne va).

Lui                                - Sarete soddisfatto, spero.

Il direttore                     - Eh! Sì... (Non se ne va an­cora. Bussano).

Lui                                - Avanti. (Entra il groom) Un mo­mento...

Il groom                        - Signore, desidera...

Lui                                - Ah, sì. (Al direttore) Ebbene, sono molto contento di esservi stato utile...

Il direttore                     - Mah...

Lui                                - Non ringraziatemi.

Il direttore                     - (stupefatto) Grazie a voi, si­gnore, grazie...

Luì                                - No, no, no... Al piacere di riveder­vi... (Lo spinge alla porta).

Il direttore                     - Arrivederci, signore. Non di­menticherò mai...

Lui                                - Ma sì, che dimenticherete... (Chiude la porta dietro il direttore) Almeno lo spero. (Con ansia) Ebbene?

Il groom                        - Ancora niente.

Lui                                - Ma cosa sai fare allora?

Il groom                        - Se lei crede che sia facile!...

Lui                                - (fuori di se) Oh!

Il groom                        - Ho interrogato tutti. Nessuno sa niente.

Lui                                - E sulle Americane?

Il groom                        - Su loro quante notizie volete.

Lui                                - Avanti dunque.

Il groom                        - Si tratta di certa signora Johnson con figlia di Filadelfia. Una grossa fortu­na. Il marito lavora nelle automobili in Ame­rica. Della buona società di laggiù. Magnifici gioielli, grandi bagagli... Passano tre mesi dell'anno in Francia.

Lui                                - Hai parlato a questa gente?

Il groom                        - Sono ripartite ieri alle cinque.

Lui                                - Tutto è perduto! E la signora veniva spesso da loro?

Il groom                        - L'ho vista una decina di volte.

Lui                                - Ma su lei, sulla signora, che cosa hai saputo?

Il groom                        - (ricordandosi) Ah, ieri, quando la signora è uscita, mi ha ordinato un tassì. Quando ha aperto la borsa per darmi la man­cia - fra parentesi mi ha allungato dieci fran­chi - ho visto una busta, una fattura a suo nome, con questa intestazione « Susanna e Gi­sela » il grande sarto di Rue de la Paix.

Lui                                - A suo nome? Quale nome?

Il groom                        - Non sono arrivato a vederlo.

Lui                                - . Ac...!

Il groom                         - Non potevo domandarle il per­messo di leggere.

Lui                                - Dovevi andare subito da « Susanna e Gisela ».

Il groom                        - Ci sono andato.

Lui                                - E allora?...

Il groom                        - Ci sono 4283 nomi di clienti.

Lui                                - E quale indirizzo ha dato al tassì?

Il groom                        - L'Opera.

Lui                                - Oh!

Il groom                        - Come indicazione è un po' va­ga...

Lui                                - (con la testa fra le. mani) Niente, non saper niente! Cosa ne pensi?...

Il groom                        - Forse è una principessa russa.

Lui                                - Idiota! Non sai cavare un ragno da un buco.

Il groom                        - (offeso) Un ragno da un buco? Le proibisco di ripeterlo, signore. (Dopo un momento) Mi domando perché perdo tutto que­sto tempo e... sostengo delle spese, soltanto par farvi piacere...

Lui                                - Hai avuto delle spese?...

Il groom                        - Come no...

Lui                                - (cerca in tasca e tira fuori i due biglietti da cento della cameriera) Prendi.

Il groom                        - (mossa di rifiuto, ma poi accetta) Come volete...

Lui                                - Allora, cosa sai?

Il groom                        - (esitando) Ebbene...

Lui                                - Avanti...

Il gboom                       - L'ho seguita in tassì.

Lui                                - Bravo! E allora?

Il groom                        - Allora, allora... Abita al Viale del Boìs de Boulogne.

Lui                                - Numero?...

Il groom                         - Questo non posso dir velo.

Lui                                - Perché?

Il groom                        - (confondendosi) Perché... ho promesso...

Lui                                - A chi?

Il groom                        - Alla... cameriera.

Lui                                - L'hai interrogata?

Il groom                        - ... L'ho sedotta. (Stropiccia i bi­glietti che ha avuto da Lui).

Lui                                - Davvero?

Il groom                        - Proprio così, e l'ho comprata.

Lui                                - Come si chiama?

Il groom                        - Giustina.

Lui                                - Non la cameriera, la signora...

Il groom                        - Anche questo non lo posso dire.

Lui                                - (furente) Cos'è che puoi dire?

Il groom                        - Tutto il resto.

Lui                                - E dillo.

Il groom                        - Ha un marito terribilmente ge­loso.

Lui                                - E' sposata?

Il groom                        - Se ve lo dico! Se sapesse che la cameriera ha cantato!... Sarebbe capace di uc­cidere sua moglie.

Lui                                - O te.

Il groom                        - O voi. Ma ho preso tutte le mie precauzioni. Egli è in viaggio. Nessun rischio.

Lui                                - E' ricco?

Il groom                        - Molto. I gioielli che la moglie porta valgono più di un milione!

Lui                                - (accorato) Allora è felice!

Il groom                        - No, poiché viene da voi...

Lui                                - Che sai ancora?

Il groom                        - (gesto) Eh!...

Lui                                - Parla.

Il groom                          - Hanno una villa nel Mezzogior­no, vicino ad Antibes, un'altra a Biarritz...

Lui                                - Ma lei, lei...

Il groom                        - Lei?...

Lui                                - Sì.

II. groom                       - Non so più niente. Del resto che ve ne importa, se voi partite?

Lui                                - Ho bisogno di sapere...

Il groom                        - (fiero di sé) Mi pare che ne sap­piate abbastanza. Non direte più che non son buono a nulla!

Lui                                - No.

Il groom                        - Non sono un principiante. Ca-pisco queste cose. Anch'io ho fatto delle passim per una donna!

Lui                                - Una principessa?

Il groom                        - Sì, per una cameriera. Ne va­leva la pena. Adesso marcia in automobile.

Lui                                - Sei stato tu a... comprargliela?

Il groom                        - Non sono così bestia. Ma faccio per dirvi che non era una donna qualunque. Voleva far carriera. Dopo sei mesi tutto era fi­nito. Ed ero come voi... ragazzo mio! Cotto!...

Lui                                - Beh?

Il groom                        - Chiedo scusa, signore!

Lui                                - Sì, senti... seguita a far ricerche, e se hai altre informazioni prima che io parta, vieni nel mio camerino questa sera. Non te ne pentirai. (La porta si è aperta. Lei entra. Il Groom fa cenno a Jack che la signora è là. Egli si riprende in fretta) Ah! (Al Groom) Allora, inteso, in camerino questa sera, con tutti gl'iti­nerari possibili. (Il telefono suona mentre egli va verso Lei) Permetti? Pronto! Come? Chi? Ah!... (Fa capire che è Teddy) Sì, signore, bene signore... scendo subito... no, non s'inco­ino di. Va bene. Sono da lei... (Alla donna) Scusa, torno subito. Mi chiamano giù. (Esce come un fulmine, dalla paura che Teddy salga da lui. Il Groom fa per seguirlo).

Lei                                 - Di' un po', tu...

Il groom                        - Signora, comandi.

Lei                                 - Cosa stavi dicendo al signore?

Il groom                        - Mah...

Lei                                 - Fuori la verità. Parlavate di me? Ho sentito, sai!

Il groom                        - Allora, ebbene, sì...

Lei                                 - Cosa gli hai detto?

Il groom                        - Voleva sapere. Non poteva farne a meno...

Lei                                 - Allora tu?...

Il groom                        - Allora gli ho detto tutto quello... che voleva.

Lei                                 - Tu sai chi sono io?

Il groom                        - No. Ho inventato.

Lei                                 - Che?

Il groom                        - (fiero) Ma, chic! Che abitate al Bois de Boulogne, marito geloso, un esercito di domestici, ville a Biarritz, conoscenze ad Antibes...

Lei                                 - Perché hai inventato tutte queste storie?

Il groom                        - E' romantico, lui! Allora ho creato di fantasia. Ma la signora... chi è? A me può ben dirlo!

Lei                                 - (non risponde, pensa ad altro) Pre­sto, chiamami la cameriera. E a lui non una parola. Prometti?

Il groom                        - Non una parola.

Lei                                 - E non lo aiuterai a cercarmi?

Il groom                        - Sta bene.

Lei                                 - E' detto.

Il groom                        - E' detto.

Lei                                 - Aspetta: tieni. (Apre la borsa).

Il groom                        - Non posso accettare. Non è il caso,

Lei                                 - Come vuoi. La cameriera, subito.

Il groom                        - Corro. (Esce. Ella entra nella camera. La cameriera sopraggiunge. La signora ritorna con oggetti da riporre nelle valigie).

Lei                                 - Presto, mettete dentro.

La cameriera                 - Bene, signora.

Lei                                 - (passandole indumenti) Questo qui, e poi questo, e ancora questa sciarpa...

La cameriera                 - Allora, la signora, parte?

Lei                                 - Sì.

La cameriera                 - (fra sé) Ah, santo Dio!

Lei                                 - Che dite?

La cameriera                 - Niente.

Lei                                 - Perché: santo Dio!

La cameriera                 - ... Perché penso...

Lei                                 - Non potete pensare senza brontolare?

La cameriera                 - Doveva proprio finire così!

Lei                                 - Che c'è?

La cameriera                 - A un tratto... La signora parte... (Alza le spalle) Tutti uguali gli uomini!

Lei                                 - Ebbene?

La cameriera                 - Lo so io! E so quel che mi dico. Comincia sempre fra sorrisi e baci, e poi... dopo la festa... addio!

Lei                                 - Siete un po' pazza.

La cameriera                 - Anche a me è successo così.

Lei                                 - Chiudete questa valigia, fatela scen­dere e dite al groom che mi chiami un tassì.

(Lui entra in fretta. Resta stupito davanti ai preparativi della partenza, e teme che ella se ne vada perché sa chi è, o per la elefonata di Ted­dy o per una indiscrezione del groom. Resta im­mobile a guardarla).

La cameriera                 - (confusa) - Debbo far chiama. re il tassì?

Lei                                 - No, grazie. Andate. (Cameriera esce).

Lui                                - Te ne andavi?

Lei                                 - Sì.

Lui                                - Senza vedermi?

Lei                                 - Sì.

Lui                                - (con terrore) Perché?

Lei                                 - (si getta fra le sue braccia) Ti doman­do perdono.

Lui                                - (felice) Ma nulla. (Con gravità) E tu avevi il coraggio di andartene senza una parola? Sarei entrato qui, non ti avrei più trovata... Avresti fatto molto male...

Lei                                 - Ma no. Forse era meglio! La nostra avventura sarebbe terminata così, senza addio! Del passato non ci restano che le ore più tristi!

Lui                                - Ma io, pei- vivere un'ora di più con te, avrei sofferto non so che cosa. Aspettiamo almeno di abituarci al pensiero di doverci la­sciare!

Lei                                 - Da sei giorni non penso che a questo.

Lui                                - Da sei giorni non penso che a te. Ti amo! E sono stato felice! (Ride di questa feli­cità).

Lei                                 - Tu puoi ridere?

Lui                                - Tanto.

Lei                                 - Ti riesce male. In fondo sei più triste di me. Soltanto, tu hai il tuo lavoro... le noie della partenza. Ti telefonavano per questo, prima?

Lui                                - Sì...

Lei                                 - Una seccatura...

Luì                                - I passaporti...

Lei                                 - Chi era?

Lui                                - Il mio partner...

Lei                                 - Lo chiamavi « signore »...

Lui                                - ... Certamente... I passaporti non era­no in regola.

Lei                                 - Perché non si occupa il tuo partner di queste cose?...

Luì                                - Non ne indovina una! Non ha impor­tanza ormai, la faccenda è risolta. Sono libero, tranquillo, possiamo andare a pranzo insieme.

Lei                                 - Per l'ultima volta.

Lui                                - Non ci devi pensare. Andiamo a pran­zo insieme come ieri l'altro, come ieri, come sempre... Dopo andrò a teatro come ieri, co­me ieri l'altro, come sempre... Non ci diremo addio!...

Lei                                 - Mi lascerai sulla porta del ristorante...

Lui                                - Non dir niente. Che hai fatto da quando mi hai lasciato?

Lei                                 - (stanca) Oh!

Lui                                - Brava, raccontami. Hai pensato a me?

Lei                                 - Ho cercato di non pensare a te per abituarmi... Non ho potuto...

Lui                                - Che diresti se, come me, non sapessi nulla della creatura che ami?

Lei                                 - Forse soffrirei meno!

Lui                                - Mi ameresti... se non fossi Teddy?

Lei                                 - Ma lo sei.

Lui                                - Supponi che non lo sia.

Lei                                 - Mi è difficile.

Luì                                -  Ma supponi che io sia il mio... part­ner...

Lei                                 - Che non ne indovina una!

Lui                                - Noti è sempre vero...

Lei                                 - Me l'hai detto adesso.

Lui                                - No, non c'è male, ha delle qualità...

Lei                                 - Ma non è te!

Lui                                - Naturalmente... Ma è simpatico, af­fettuoso, buono...

Lei                                 - Ma tu hai del genio!

Lui                                - E' forse colpa sua se non ne ha? For­se se avesse avuto un po' di fortuna...

Lei                                 - Ma l'ha avuta!

Lui                                - Quale?

Lei                                 - Quella d'incontrare te. Me l'hai detto. Ti deve tutto. Non ti sembra una fortuna?

Lui                                - Oh!

Lei                                 - (ridendo) Vivere con te tutti i giorni, all'ombra di un uomo celebre, del mio grande uomo celebre... Baciami! (Lo bacia civettuola).

Lui                                - Allora non mi avresti amato se non fossi stato Teddy?

Lei                                 - Dovresti essere orgoglioso che non ab­bia potuto amare che te.

Lui                                - (sbalordito) Sì.

Lei                                 - Quando torni a Parigi?

Lui                                - Non lo so.

Lei                                 - (con dolcezza) Ah, quando potrò ri­vederti! ...

Lui                                - No... non cercare di rivedere Teddy, mai più. Teddy è morto questa notte fra le tue braccia!

Lei                                 - Ti dico una cosa pazza!  Vuoi che lasci tutto? Che accompagni Teddy attraverso il mondo?

Lui                                - Non è possibile!  Bisognerebbe che al­lora tu sapessi... Che io avessi il coraggio di dirti...

 Lei                                - Che cosa?

Lui                                - (la guarda) No... Sai, non è così sem­plice vivere secondo la volontà             - (degli altri... sempre città nuove... E quando cominci ad at­taccarti alle cose, devi ripartire e mettere il cuore dentro una valigia, questo cuore che t'im­barazza e non sai dove lasciarlo... Non potresti abituarti a questa vita da zingari...

Lei                                 - Sono pronta a tutto per te.

Lui                                - No, te ne supplico... Ascolta, è tardi. Porta via la tua roba... Mi raggiungerai al ri­storante come gli altri giorni...

Lei                                 - Vedi? Adesso tu... sei triste!

Lui                                - Avevi ragione... Mi credevo più forte. Che sciocco! (Chiude la valigia) Vuoi suonare? (Lei suona. Restano muti di fronte. La came­riera entra) Portate giù i bagagli della signora. E chiamate una vettura.

La cameriera                 - Sta bene, signore. (Esce).

Lei                                 - (uscita la cameriera, si getta fra le sue braccia e poi si allontana) Ah, senti... Volevo dirti che avevo una commissione da fare... Ho dimenticato il danaro a casa... Vorresti pre­starmi...

Luì                                - Ma certamente...

Lei                                 - Non molto. Due, o tre...

Lui                                - Cento?...

Lei                                 - ... No, mila...

Lui                                - Ah! Ecco! (Glieli dà).

Lei                                 - , A fra poco al ristorante.

Lui                                - (esce con lei. La stenodattilografa non tarda a tornare. Aspetta. Egli rientra).

La stenodattilografa     - Disturbo un'altra volta... Ma sono quasi le sei. Ho il rendiconto di cassa...

Lui                                - Ah sì.

La stenodattilografa     - Appunto.

Lui                                - Allora alle sei dovete dare il rendi­conto...

La stenodattilografa     - Ve l'ho detto. (Con leggera inquietudine) Capirete che se non...

Luì                                - Capisco.

La stenodattilografa     - (sollevata) Ah, me­no male. Allora, li avete?...

Lui                                - Che cosa?

La stenodattilografa     - I due mila fran­chi...

Lui                                - Li avevo... Non li ho più.

La stenodattilografa     - Me li volete o non me li volete dare? Non ho che pochi minuti...

Lui                                - Ebbene, c'è ancora una speranza... una piccola speranza che un terremoto, e anche un incendio, distrugga in questi otto minuti l'albergo e la vostra contabilità!...

Là stenodattilografa     - Diventate pazzo?

Lui                                - Ah, povera ragazza!

La stenodattilografa     - Povero voi!

Lui                                - Io non ho più niente.

La stenodattilografa     - Ma non è venuto quel tale che doveva portarvi del danaro?

Lui                                - E' venuto.

La stenodattilografa     - Allora?

Lui                                - Ma è venuto qualcun altro che se l'è portato via.

La stenodattilografa     - E io che faccio a-desso?

Lui                                - Volete la valigia, le mie cravatte? Prendete, portate via tutto. Non fate compli­menti.

La stenodattilografa     - Sentite, signore, ba­sta con gli scherzi.

Luì                                - Non scherzo mai.

La stenodattilografa     - Mi bisogna il da­naro o una cambiale.

Luì                                - Una cambiale di duemila franchi?

La stenodattilografa     - Sì.

Luì                                - Facciamo un altro affare. Voi mi date altri duemila franchi e io vi firmo due cambiali.

La stenodattilografa     - Fossi pazza. Fir­matemi un assegno sul conto di Teddy, piut­tosto.

Lui                                - Del resto perché non dovrei farlo? La prima volta che pagai con un assegno di Teddy delle spese mie, mi fece una cattiva impressione. Ma oggi mi metterei a firmare per un anno. Ne volete? Ma non fate quella faccia. (Tira fuo­ri il libretto degli chèques) Ecco, basta che met­tiate i nomi, le date, le somme. (Firma) Questo per voi, questo per il direttore del Grand Palace che mi ha prestato tremila franchi, questo per il fioraio che verrà fra poco, e questo per il groom che se li è ben guadagnati. Questo per la cameriera e questo al ristorante dove andremo a pranzo e che non ho mai pagato. E se qual­cuno ne vuole ancora, non avete che a mandar­melo. Pago a pronta cassa. La vita è bella e il resto non conta. (Il telefono suona) Allò! No, ... il suo segretario... Sì, il segretario di Teddy. Che cosa? Sì, sì... La Banca?... Sì. Un amman­co di venticinquemila sul conto di Teddy? Non è possibile! Sì, sì, vi credo sulla parola... Avver­tire? Naturalmente lo avverto subito. Il signor Teddy verrà in persona prima che chiudiate gli sportelli. No, no, state tranquilli. Arrive­derci, signore. (Riattacca) Mi agito, forse, io? E tuttavia sono proprio io...

La stenodattilografa     - Signor Jack!...

Lui                                - Che avete?

La stenodattilografa     - Che cosa succede? Questo ammanco? ... Voi! ...

Lui                                - Non capite ancora?...

La stenodattilografa     - Che avete fatto!

Lui                                - Non capite che l'amo, che l'amo sen­za sapere chi è, che l'amo fino a firmare assegni tutta la vita sopra un conto che non è mio, e che finalmente per otto giorni, dopo tanta mi­seria, ho goduto!... Ah, per Dio, ci volevan bene venticinque stupidi biglietti da mille!

La stenodattilografa     - Ma le vostre eco­nomie?

Lui                                - Ma quanto potevano durare? Dovevo pagar molto di più la mia felicità! E' una merce a caro prezzo, e adesso!... (Con un singhiozzo).

La stenodattilografa     - Perché avete fat­to ciò?

Lui                                - Non siete mai stata innamorata? Eb­bene, quando lo diventerete, date le vostre di­missioni di cassiera!

Là stenodattilografa     - E io che vi credevo così per bene!

Lui                                - Ma Io sono! Sono onesto. Se non lo fossi non sarei sicuro di cavarmela. Ma non so­no troppo sicuro...

La stenodattilografa     - Tutto questo per lei?

Lui                                - No, per me.

La stenodattilografa     - E dire che esistono delle donne fortunate per le quali gli uomini fanno quello che avete fatto voi!

Lui                                - Piangete? No, perché?... Cosa volete che mi succeda, ora?...

La stenodattilografa     - Non è per voi che piango.

Lui                                - Allora... per lei?

La stenodattilografa     - No, per me.

Lui                                - Per voi!

La stenodattilografa     - Tutto quello che mi avete raccontato... a me non è mai capitato...

Lui                                - Veramente?

La stenodattilografa     - Sì. Adesso capisco che otto giorni, come avete passato voi, non li avrò mai nella mia vita!

Lui                                - Non si sa mai.

La stenodattilografa     - (singhiozza) Oh! Oh!... No, no.

Lui                                - Non vi disperate così... Sapete, la vita è un'altalena. Vedete, oggi tocca a me andare in prigione... Domani, forse... ohi sa... Spera­te!... Bisogna sempre sperare...

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

L'anticamera del camerino di Teddy che ser­ve anche al suo partner. Dei manifesti teatrali, dei bagagli, gl'istrumenti necessari allo spetta­colo e un piano per le prove. In fondo, la porta che dà ai camerino. A destra la porta sul corri­doio del music-hall.

Durante tutto l'atto si sentirà in sordina il brusio dello spettacolo: musica e applausi.

(All'alzarsi del sipario siamo alla fine del numero di Teddy and Partner. L'eco giunge accompagnato da un uragano di applausi, qui nel camerino, dove sono seduti sopra delle casse una giovane donna, una girl in mutandine, Lu­lù, e la cameriera del secondo atto. Il groom ascolta attraverso la porta semiaperta. Il Diret­tore cammina in lungo e in largo, nervoso. Qualche minuto).

Il groom                        - Nove chiamate! (Salve di ap­plausi interni. Rumore di sipario che si alza e si abbassa') Dieci chiamate.

Il direttore                     - Ma non andrà a finire così.

La cameriera                 - Che cosa dite?...

Il direttore                     - Niente. (Altri applausi).

Il groom                        - Undici. (Pausa) Credo che sia finito.

La cameriera                 - E' al signor Teddy che fanno tanti applausi?

Il groom                        - Naturalmente. Undici chiamate.

Il direttore                     - Undici chiamate? Ma sentirà la mia dopo.

La cameriera                 - Che?...

Il direttore                     - Niente.

La cameriera                 - Potrebbe essere più gentile, lei.

Il direttore                     - Lo sono.

La cameriera                 - Ah, no davvero.

Il direttore                     - Che dite?

La cameriera                 - Niente. (Pausa. Al groom) Viene qui adesso?

Il direttore                     - Chi?

La cameriera                 - Non è a lei che parlo. (Al groom) Torna qui il signor Jack?

Il, direttore                    - E' lui che volete vedere?

La cameriera                 - E lei, chi cerca?

Il direttore                     - Anch'io lui. (Al groom) An­che tu?

Il groom                        - Anch'io. (Tutti sì voltano dalla parte di Lulù).

Lulù                              - (semplice e grandiosa) lo, invece, aspetto Teddy in persona.

Il direttore                     - (impaziente apre la porta e va a vedere nel corridoio se giunge Teddy).

La cameriera                 - Purché abbia del denaro.

Il groom                        - La signorina Maddalena te l'ha detto, quando hai intascato gli chèques, che non c'erano fondi alla Banca?

La cameriera                 - I duecento franchi che gli ho prestato io erano denari contanti, ma [piuttosto che perdere tutto, ho preso uno chèque...

Il groom                        - Allora non ti lagni...

La cameriera                 - Mi rassegno. Mio marito forse aveva ragione quando diceva: «Diffida degli chèques ».

La cameriera                 - Lui è pratico, sta da dieci anni alla Borsa... come scopino. Ebbene, se­condo lui, quando si emette uno chèque, non si hanno mai fondi alla banca.

Lulù                              - Allora perché si firmano questi chèques?

La cameriera                 - Appunto perché non ci sono quattrini.

Il direttore                     - (entrando) Eccolo. (Silenzio generale. La musica riprende in lontananza).

Teddy                           - (entra nel costume e truccato da clown. Tiene fra le braccia una mezza dozzina di bottiglie di champagne. Parlerà con un ac­cento piuttosto inglese. Si ferma meravigliato davanti ai quattro che si sono alzati in piedi. Lulù resta seduta, gambe in aria. Egli li guar­da, uno a uno, prima il Direttore poi la cameriera, infine il Groom. Nessuno osa parlare. Lo sguardo di Teddy si posa sopra Lulù. Si av­vicina a lei, ella sorride, si alza. La Cameriera fa cenno al Groom di parlare).

Il groom                        - (alla cameriera) Parla tu.

La cameriera                 - No.

Il groom                        - Poiché è stato tuo marito ad av­vertirti...

Teddy                           - (a Lulù) Signorina...

Lulù                              - Vorrei una... fotografia, signore...

Teddy                           - Che cosa?...

Lulù                              - Sono una girl... La terza a sinistra... del corpo di ballo.

Teddy                           - Ah! Ah!

Lulù                              - Ho aspettato l'ultima sera. (Falsa timidezza) Sono così timida...

Il direttore                     - Scusi, signor Teddy, ho vo­luto vedervi per...

La cameriera                 - E anch'io...

Il groom                        - E' la moglie dello scopino...

Il direttore                     - lo sono il Direttore di...

La cameriera                 - Lei mi ha già visto al...

Il groom                        - Al Palace Hotel...

Teddy                           - (a Lulù) Voi volete una mia foto­grafia? ...

Lulù                              - Sì.

Il direttore                     - Signor Teddy...

La cameriera                 - Per favore... signore...

Il groom                        - Scusi,

Teddy                           - (ai due) Rivolgetevi al mio segretario.

Il direttore                     - Appunto, signore, lasciate che vi dica...

La cameriera                 - Proprio per questo, bisogna assolutamente che...

Il groom                        - Siamo qui per spiegarvi...

Teddy                           - Ma non parlate tutti in una volta. (I due parlano insieme. Proteste) Vi ho detto di rivolgervi al mio segretario.

Il direttore                     - Si tratta del contratto...

Teddy                           - Non mi occupo di contratti.

La cameriera                 - E il mio chèque...

Il groom                        - E anch'io...

Teddy                           - Non sono io che sbrigo queste fac­cende. (A Lulù) Signorina...

Il direttore                     - Che manicomio!

La cameriera                 - Questo è troppo.

Il groom                        - E' incredibile!

Teddy                           - (« Lulù) Volete passare nel mio camerino? Voglio farvi la dedica.

Lulù                              - Grazie.

Teddy                           - (chiamando) Jack.

Lui                                - (entra. Sta trascinando un pesante baule. Ha il Musone turchino da lavoro. Tutti si voltano istintivamente verso lui, tranne Lulù che entra nel camerino di Teddy e Teddy, mentre fa passare Lulù, getta al segretario le sei bot­tiglie di champagne che egli prende a volo, poiché sono bottiglie di caucciù incollate in­sieme per lo spettacolo. 1 tre hanno un gesto dì terrore).

Lulù                              - (con ammirazione) Oh, bravo!

Teddy                           - (ha un gesto di sufficienza mentre den­tro si sentono altri applausi, e passa nel ca­merino dopo Lulù).

Il direttore                     - (a Lui) Finalmente vi trovo.

La cameriera                 - E i miei duecento franchi?

Lui                                - Ah no, non tutti e due insieme. Che cosa vi salta in testa di venire qui a far questo cancan nel camerino di Teddy.

Il direttore                     - Volete ascoltarmi?

Lui                                - Sì, ma soltanto uno alla volta. (Alla cameriera) Permettete? (Trae il direttore da una parte) Allora?...

Il direttore                     - Ho visto Bervil, il direttore del Circo Moderno, e sapete che cosa mi ha detto?

Lui                                - Non ne ho la più piccola idea.

Il direttore                     - Che gli avete promesso i primi quindici giorni liberi di Teddy.

Lui                                - Ebbene?

Il direttore                     - Come « ebbene ». Se avete garantito a me...

Luì                                - Se qualcuno avrà quei quindici gior­ni, quello sarete voi. Ma come dovevo fare a tenere a bada i concorrenti? Ho promesso a loro quello che ho promesso a voi.

Il direttore                     - Capisco adesso. Bravo.

Lui                                - Allora, che significa questo assem­bramento? Avete gettato l'allarme fra questa gente... Siete di una imprudenza!...

Il direttore                     - Faccio le mie scuse.

Lui                                - Vi ho promesso una lettera dall'I­talia, e voi l'avrete. Siamo intesi. Arrivederci, signore.

Il direttore                     - Allora, arrivederci...

Lui                                - (lo spinge fuori e si rivolge alla came­riera) Voi, cosa volete?

La cameriera                 - Signore, ero venuta...

Lui                                - Avanti, coraggio...

La cameriera                 - Si tratta dello chèque...

Lui                                - Che chèque...

La cameriera                 - Quello che mi ha passato la signorina Maddalena.

Lui                                - E allora, cos'ha questo chèque? (Bus­sano) Avanti.

Il regista                        - (che è entrato, nel frattempo) per voi. (Gli porge una carta e grossa busta).

Lui                                - Ah, sì.

Il regista                        - La firma? Non si può distur­bare Teddy. (Con intenzione, verso il came­rino ove è chiuso con la ragazza) Natural­mente...

Il regista                        - (dandogli il foglio da firmare) Ecco.

Lui                                - (firma) Fatto.

Il regista                        - 3500, esatto?

Lui                                - Esatto. Grazie. (Getta disinvolto la busta sulla tavola sotto il naso della cameriera. Applausi dal di dentro. Il regista esce. Lui si avvicina ancora alla cameriera) Allora, diceva­te?... Questo chèque.

La cameriera                 - Non voglio farvi perdere del tempo... Più tardi.

Lui                                - E' vero... Ho molta fretta...

La cameriera                 - Allora, arrivederci, signo­re... (Esce).

Lui                                - (ha appena chiuso la porta dietro la donna che si rivolge rapidamente verso il groom) Ebbene, che c'è di nuovo?

Il groom                        - Ma...

Lui                                - Siediti. Perché sei venuto?

Il groom                        - Perché io so di sicuro che in quanto allo chèque, non c'è niente da spenare...

Lui                                - Allora?

Il groom                        - Allora, perso per perso, prefe­risco dirvi lo stesso quello che so.

Lui                                - Sai ancora qualcosa?

Il groom                        - Certamente.

Lui                                - Parla.

Il groom                        - La signora non ha mai avuto un amante.

Lui                                - E il suo nome?

Il groom                        - Impossibile. Sarebbero tragedie.

Lui                                - Oh!...

Il groom                        - Molti uomini le stavano intor­no, ma lei... (Gesto per dire niente).

Lui                                - (in estasi) Che amore!... (Ma si frena subito davanti al groom).

Il groom                        - A capo d'anno ha ricevuto molti fiori e dei cioccolatini... per oltre cinquemila franchi. Legge romanzi d'amore...

Lui                                - Ah, sei un ragazzo in gamba, tu. Vor­rei ringraziarti in qualche modo.

Il groom                        - Non importa...

Lui                                - Sì, sì. (Si cerca nelle tasche inutil­mente) Ah!...

Il groom                        - Perché disturbarvi?

Lui                                - Sì, aspetta. Toh, il mio orologio. Vuoi il mio orologio?

Il groom                        - Oh...

Lui                                - Cosa ne faccio dell'orologio, ormai?

Il groom                        - (tenendo in mano l'oggetto) Ma...

Lui                                - Se credi che ti vada... Non è un cat­tivo affare. Sei giorni fa, per fare un bel gesto, l'ho pagato millecinquecento franchi, sotto i suoi occhi.

Il groom                        - Può essere una buona occasione a tremila, per il primo imbecille che capita. In tal caso vi restituisco lo chèque. (Eseguisce).

Lui                                - (come in un sogno, lasciando l’orologio (il groom) E adesso parto... Fra tre ore un treno correrà nella notte, e allora tutto sarà veramente finito. (Tristemente) Ah!... Anche il paradiso non è eterno!

Il groom                        - Se avrò ancora delle notizie, ve le mando per lettera...

Lui                                - Sì, scrivimi. Cerca di sapere soprat­tutto se lei è felice, e che cosa fa... (Si sente rumore nel camerino di Teddy) Via, scappa. Di là. Viene gente. (Lo spinge fuori ed esce con lui. Subito si apre la porta del fondo da dove vengono Teddy e Lulù. Ancora applausi di dentro).

Lulù                              - Oh, veramente non avete un minuto di tempo?

Teddy                           - Non uno, mi rincresce, ma ormai...

Lulù                              - Ah, non dimenticherò mai...

Teddy                           - Che cosa?

Lulù                              - Tutto.

Teddy                           - Volete dire niente.

Lulù                              - Siete stato così gentile!...

Teddy                           - Perché voi siete gentile!...

Lulù                              - Un uomo come voi..E dire che se venivo otto giorni fa...

Teddy                           - Sì... Anche ieri sera bastava... ma (guarda l'orologio) non ho che un'ora e qua­rantacinque minuti... coi bagagli, la stazione... troppo poco tempo...

Lulù                              - Peccato! E per questa stupidissima ragione... io non potrò!... Son sicura che Ginetta sarebbe stata furente!...

Teddy                           - Ginetta?

Lulù                              -  Un'amica. Se avesse saputo... in­somma... che io e voi...

Teddy                           - Ah era per questo?...

Lulù                              - Sì.

Teddy                           - Se vi fa piacere, potete raccontare che la... cosa ha avuto luogo lo stesso...

Lulù                              - Non mi crederà.

Teddy                           - Sì, state tranquilla. Ho una solida reputazione.

Lulù                              - Che bellezza! E' proprio vero che siete un genio.

Teddy                           - Chi? Io?

Lulù                              - Eppure è qualche cosa poter pensare che io ero sul punto... con un genio... (Sospira).

Il regista                        - (entrando) Scusi, signore.

Teddy                           - Che c'è?

Il regista                        - Un signore chiede di parlarvi.

Teddy                           - Parli con Jack.

Il regista                        - Chiede proprio di voi. Dice di essere della polizia.

Teddy                           - Eh? (Si rimette in piedi. Altri ap­plausi dentro).

Lulù                              - Permettete? Io me ne vado...

Teddy                           - Grazie.

LulÙ                             - Arrivederci e grazie a... voi, grazie di... tutto. (Con intenzione perché c'è il regi­sta).

Teddy                           - Arrivederci. (La ragazza è uscita) E' una fissazione!...

Il regista                        - Faccio entrare?

Teddy                           - Un momento. Mi tolgo il trucco. Ditegli che aspetti. Chiamo io.

(Teddy si avvicina al tavolo dello specchio e si guarda il volto. Si spalma della vaselina per togliersi il trucco. La porta si apre piano. Ella entra e si ferma sulla soglia).

Lei                                 - Amore!

Teddy                           - (rivolto allo specchio) Ancora una? (Guarda l'orologio) Non ho proprio fortuna.

Lei                                 - Mi senti?

Teddy                           - (si rivolta e la guarda) Eh?

Lei                                 - Zitto. Non gridare.

Teddy                           - Non ci penso affatto.

Lei                                 - Non dir niente, soprattutto con questa voce da palcoscenico.

Teddy                           - Oh, ma...

Lei                                 - (implorante) No, no... So che è proi­bito entrare nel camerino' di un artista, ma non ho potuto farne a meno. Dovevo assolutamente vederti qui. Non è soltanto curiosità. Non so io stessa che cosa mi attiri, ma è come il bi­sogno di avvicinarmi, di conoscere questo es­sere fantastico che fa ridere e piangere insieme . e che tu hai creato...

Teddy                           - Vi ringrazio molto, signora...

Lei                                 - (ride suo malgrado) E' straordinario che tu faccia questa voce... E il trucco. Com'è brutto da vicino. (Si china verso di lui e lo guarda nello specchio) E il tuo sguardo... si direbbe che hai cambiato perfino gli occhi...

Teddy                           - Straordinario infatti.

Lei                                 - Non parlare così, mi fai quasi paura...

Teddy                           - Perché paura?

Lei                                 - (impaurita fa qualche passo indietro) No!

Teddy                           - Non ho nessuna intenzione...

Lei                                 - (c. s.) Non scherzare...

Teddy                           - Oh.

Lei '                               - Perdonami. Sono un po' nervosa. E' la tua partenza. Da due ore cammino come una disgraziata... Mi sembra che la vita sia sparita da me. Tu non devi partire.

Teddy                           - (rivolto a lei) Sono molto com­mosso!

Lei                                 - Ti supplico. Non prenderti gioco di me. Questi sei giorni sono stati tutta la mia vita. Non saprai mai quello che mi hai dato. Ti ho amato... ti amo...

Teddy                           - (stupito) Ma!...

Lei                                 - No, ascoltami. Non mi guardare. Non avrei mai il coraggio. (Teddy riprende il suo lavoro di toeletta allo specchio, guardandola ri­flessa nello specchio con una curiosità nuova) Ti avevo promesso di essere ragionevole, di lasciarti partire... Non posso. Non devi abbando­narmi così. Che cosa ne sarà di me, sola?

Teddy                           - Ma scusate...

Lei                                 - Non domando quasi nulla. Lo so... un artista deve essere libero, me l'hai detto. Non devi accettare nessun legame, nessun amo­re... ma lascia almeno che ti scriva... Mi ri­sponderai qualche volta... Quando potrai... (Teddy di tanto in tanto si ferma non solo me­ravigliato, divertito dalle parole romantiche della donna, ma addirittura commosso) E poi un giorno se ritorni... mi farai l'elemosina di qualche ora, qualche ora rubata alle tue av­venture, alla tua gloria, per me sola... Tu hai conosciuto altre donne. Non so in che modo ti abbiano amato. Forse il tuo nome le spingeva verso di te. Io invece ti ho amato, è vero, per il tuo ingegno... te l'ho detto, ma dopo... sono sincera... Amavo te per te solo, per quello che sei, l'amico tenero, modesto, non il grand'uomo, ma quello che è stato l'amante meravi­glioso di questi sei giorni. Tu mi hai proibito sempre di chiamarti Teddy, e hai voluto un nome per noi due... Jack...

Jack                               - (A questo nome Teddy sorride perché ha capito tutto) Ti amo così, per quello che hai detto a me... Vuoi che ti scriva qualche volta, di'?...

Teddy                           - Ma sì.

Lei                                 - E poi... (Teddy rapidamente si asciu­ga la faccia, si toglie la parrucca e si volta) Oh! (Essa resta terrificata. Egli sorride divertito del suo stupore. Lei vorrebbe parlare) Ma, ma!...

Teddy                           - (poiché bussano alla porta) Avanti. (La porta si apre e un uomo grave, cupo, cor­retto, col cappello in mano, entra e s'inchina).

L'uomo                          - Signore, mi rincresce di forzare la consegna, ma è già tardi, e...

Teddy                           - Ah, voi siete?

L'uomo                          - Non sono della Polizia coinè mi ero fatto annunciare, ma, di fronte agli or­dini che avevate dato, ho creduto necessario presentarmi sotto questa veste. (Gli allunga una carta d'ufficio).

Teddy                           - (tranquillizzato) Ah! (Leggendo) Siete il direttore della Banca?

L'uomo                          - Sì, signore.

Teddy                           - E in che cosa posso esservi utile?

L'uomo                          - Signore, ho telefonato prima di uscire dall'ufficio al vostro segretario...

Teddy                           - (dà un'occhiata alla donna) Il mio segretario?

L'uomo                          - Sì. Non vi ha detto nulla?

Teddy                           - Assolutamente nulla. Di che si tratta?

L'uomo                          - Il vostro segretario mi aveva for­malmente promesso che sareste passato in banca prima che si chiudessero gli sportelli. Avrei preferito parlarvi da solo a solo.

Teddy                           - Potete parlare davanti alla signo­rina. Noi siamo... intimi!

L'uomo                          - In questo caso...

Teddy                           - Perché dovrei passare in banca?

L'uomo                          - Per pagare un conto scoperto a vostro nome di 25.698 franchi.

Teddy                           - Come?

L'uomo                          - Ho detto chiaramente: un conto scoperto di 25.698 franchi. E siccome so che partite col treno di stanotte.

Teddy                           - Non è possibile. Non posso avere un tale deficit, cogli incassi che faccio.

L'uomo                          - Non crediate che io abbia un solo dubbio a vostro riguardo, ma di fronte al mio Consiglio d'Amministrazione, sono obbligato...

Teddy                           - D'altra parte non sono io che mi occupo di queste questioni.

L'uomo                          - Appunto. Le spiegazioni che mi ha dato il vostro segretario mi sembrano un poco sospette.

Teddy                           - Tuttavia egli è al corrente della cosa. Volete che...

L'uomo                          - No, preferisco che sbrighiamo que­sta faccenda fra di noi. Ecco la posizione... (Gli tende altra carta).

Teddy                           - (guardando) Che? Che? Ma... io non ho mai ordinato tanti fiori... Che cosa me ne debbo fare? Non ho mai avuto un fioraio, e tanto meno un gioielliere a Rue de la Paix. C'è un errore. Vi siete sbagliato di persona...

L'uomo                          - No, signore. Questi conti sono stati regolarmente pagati dietro ordine del vo­stro segretario con chèques che portano la vo­stra firma. Voglio sperare che non vi siano al­tri chèques in circolazione col vostro nome. Al­lora saranno spese personali del vostro segre­tario!

Teddy                           - Il mio segretario? Ma ha un conto a nome suo.

L'uomo                          - Sì, ma il suo conto è a zero da qualche giorno.

Teddy                           - (che comincia a, veder chiaro) Ah! Ah!... (Guarda lei).

L'uomo                          - Ho creduto mio dovere avvertirvi a tempo.

Teddy                           - Avete fatto bene. Qual'è la vostra impressione personale in questa faccenda?...

L'uomo                          - E' una cosa delicata... ma mi sembra che il vostro segretario abbia senz'altro abusato della vostra firma per delle spese sue proprie...

Teddy                           - (occhiata a lei) Già, già.

L'uomo                          - In ogni caso, voi adesso siete al corrente della situazione. Sapete come rego­larvi.

Teddy                           - Vale a dire?

L'uomo                          - Da parte mia sono al sicuro... ma vorrei che mi firmaste questo assegno prima della vostra partenza.

Teddy                           - Io dovrei...

L'uomo                          - E' più semplice.

Teddy                           - Ma non posso pagare delle spese che non ho fatto.

L'uomo                          - Gli assegni portano la vostra firma che voi avete accettato fino a questo momento. In caso contrario ci vedremo costretti di av­vertire la polizia.

Teddy                           - Ah questo poi!...

L'uomo                          - Mi rincresce infinitamente, ma...

Teddy                           - E' incredibile!

L'uomo                          - Ho preso le mie precauzioni per evitarvi perdite di tempo, preparando l'asse­gno di rinnovo. Volete avere la bontà di fir­mare?

Teddy                           - Ebbene, firmiamo...

L'uomo                          - Grazie. Siamo a vostra disposi­zione in tutto quello che crederete fare... O in caso che vogliate prendere dei provvedi­menti giudiziari...

Teddy                           - Pensate che dovrei...

L'uomo                          - Come credete. Ho l'onore, signo­re... (Esce con dignità).

Teddy                           - Non c'è male, è vero? Non fa sol­tanto delle conquiste a mio nome, ma se le paga col mio danaro. Grazioso. Divertente.

Lei                                 - (interdetta).

Teddy                           - (guarda le carte) 25.698 franchi, non è poco. E dire che avevo: la massima fiducia in lui. Una persona pulita!...

Lei                                 - Non è possibile. Non è passibile!...

Teddy                           - Siete ricca voi?

Lei                                 - Sì.

Teddy                           - Siete stata attenta ai vostri gioiel­li... da quando... siete la a mia amante»?...

Lei                                 - Ma...

Teddy                           - Li avete controllati? Non vi è man­cato niente?

Lei                                 - Ma no...

Teddy                           - E' sorprendente!

Lei                                 - Allora siete voi...

Teddy                           - Naturalmente. Sono io che calu­mino con le mani...

Lei                                 - E il pezzo che egli suona dietro il pa­ravento?

Teddy                           - Voi avete visto come passo attra­verso una sedia? Bene, è vero? Il primo clown del mondo...

Lei                                 - Il violino dietro il paravento, siete voi?...

Teddy                           - Evidentemente... Il primo, vi dico, l'inimitabile, lo straordinario, l'unico. La setti­mana prossima lavorerò in Italia. Una paga fantastica. Bel paese l'Italia. E le donne (Ge­sto) ...Voi avete un po' il tipo italiano. Siete una bella creatura. Mi piacciono molto le belle donne. Le altre anche!

Lei                                 - Ma lui?...

Teddy                           - Cosa vuol dire: lui?

Lei                                 - Che incarico aveva presso di voi?

Teddy                           - Così... partner, segretario, un po' di tutto. Teneva i conti, sbrigava le mie com­missioni, faceva i miei bagagli... delle volte mi puliva le scarpe. Aveva fatto progressi. Pri­ma apriva le porte...

Lei                                 - Oh!

Teddy                           - Andiamo, non fate quella faccia. Le lagrime non giovano alle donne. Rimette­tevi... Torno subito... Vado a regolare questa piccola faccenda.

Lei                                 - Come?

Teddy                           - Un colpo di telefono...

Lei                                 - Che cosa volete fare?

Teddy                           - Non ha importanza.

Lei                                 - Credete? Questo danaro per voi non rappresenta una forte somma.

Teddy                           - Non volevo dir questo.

Lei                                 - Allora?...

Teddy                           - Un po' di prigione non gli farà male.

Lei                                 - Perché?...

Teddy                           - Vi stupisce?

Lei                                 - Ditemi che cosa si può fare perché voi non...

Teddy                           - ; Non capisco...

Lei                                 - Se qualcuno vi rimborsa...

Teddy                           - Metterei Jack alla porta soltanto. Ma chi è questo qualcuno? Voi?

Lei                                 - Io.

Teddy                           - Già. Voi siete ricca.

Lei                                 - Non ho qui con me 25 mila franchi, ma...

Teddy                           - Questo vezzo di perle vale molto di più.

Lei                                 - Ah, non le mie perle!...

Teddy                           - Voi l'amate molto... ma non fino a privarvi dei vostri gioielli! (Ride).

Lei                                 - Non ridete, ve ne prego.

Teddy                           - Sono allegro, non è colpa mia. Perché prendete la cosa al tragico? Vi dico che tutto ciò non ha importanza. Volevate avere un flirt con... Teddy... Vi siete sbagliata. Ma siete ancora in tempo!

Lei                                 - Che dite?...

Teddy                           - Capisco la vita. Siete come tutte le donne che hanno visto recitare Teddy.

Lei                                 - No.

Teddy                           - Ma sì.

Lei                                 - Lasciatemi...

Teddy                           - Non chiedo che di riparare a questo errore.

Lei                                 - Ve ne prego...

Teddy                           - Ci sono state delle donne molto ricche, in America, in Germania, anche in Francia che avrebbero pagato... purché io vo­lessi...

Lei                                 - Ci sono degli imbecilli in tutte le parti del mondo.

Teddy                           - Come dite?

Lei                                 - Non ha importanza.

Teddy                           - Mi dicono sempre che so baciare... Volete che cammini con le mani?

Lei                                 - No. Non voglio vedervi a rovescio. Ne ho abbastanza di tutto! (Allude a lui e alla stanza).

Teddy                           - Non siete come le altre donne.

Lei                                 - Certamente no.

Teddy                           - Ma con voi sono molto gentile...

Lei                                 - Me ne accorgo.

Teddy                           - Non uso della mia forza.

Lei                                 - Provate.

Teddy                           - Well.

Lei                                 - Sapete cos'è uno schiaffo?

Teddy                           - (ridendo) Conosco questa storiella. Tutte le donne che vogliono per cinque mi­nuti resistere, promettono' uno schiaffo. (Si avvicina a lei, e lei le dà un sonoro ceffone).

Lei                                 - Servito!

Teddy                           - F"a male, quando è dato sul serio! (Resta stupito e non capisce quello che sta per accodare).

Lei                                 - Adesso, se vi avvicinate ancora, vi rompo questo vaso sulla testa, e chiamo. Avete visto che mantengo la parola.

Teddy                           - Sì, ho... sentito! Allora, mio Dio, allora... (Sorriso ironico, poi, con tono di mi­naccia, verso la porta) Ebbene, tanto peggio. (Esce).

Lei                                 - Signor... Teddy, non fate ciò... Ted­dy, vi scongiuro... (Ma egli è già uscito. Ella resta senza poter far nulla e sta per uscire men­tre Lui entra con vari strumenti di musica, trombone, violoncello, ecc. L'orchestra della sala at­tacca il finale dello spettacolo).

Luì                                - No, non là.

Primo macchinista         - Allora dove?

Lui                                - Nell'angolo là.

Primo macchinista         - Ti diverti a farci an­dare a destra e ,a sinistra. Dovresti far tu que­ste cose...

Lui                                - Brontolate sempre.

Primo macchinista         - Ci pagherai almeno da bere.

Lui                                - Questo sì. (Posa gli strumenti) Auf! (/ due macchinisti escono, e lui rientra in mez­zo alla scena. Si ferma stupito).

Lui                                - Tu qui? Perché sei venuta?

Lei                                 - Sì, son qui...

Lui                                - Ti avevo detto...

Lei                                 - Lo so...

Lui                                - Che hai?...

Lei                                 - Nulla.

Lui                                - Sì. Sei tutta sconvolta. Qualcuno è venuto nel camerino.

Lei                                 - Ah!...

Lui                                - Chi? Parla? Parla dunque.

Lei                                 - Lasciami andar via. (Sta per uscire).

Lui                                - No. Non te ne vai, ora. (Lei si ferma) Ti hanno detto?... Chi?

Lei                                 - Sì.

Lui                                - (comprende che è stato Teddy) Oh!

Lei                                 - Perché hai fatto ciò?... Ti sei preso gioco di me!...

Lui                                - Oh, no.

Lei                                 - Te ne prego!

Lui                                - La gente per essere amata deve aver un volto felice. Ho temuto dicendovi la verità che... Io vi amavo.

 Lei                                - Non ti ho dato abbastanza prove d'a­more?... E adesso il mio sogno è spezzato. Co­me soffro!...

Lui                                - Avrei dato la vita perché non sapeste mai la verità.

Lei                                 - Per pietà, forse.

Lui                                - No, perché vi amo.

Lei                                 - ' Se mi avessi amato avresti avuto fidu­cia in me.

Luì                                - Che cosa avrei dovuto fare?

Lei                                 - (stanca) E poi... quello che è suc­cesso. ..

Lui                                -  Che cosa vi ha detto?

Lei                                 - Tutto.

Lui                                - Che cosa?

Lei                                 - La tua vita... le valigie, i conti... quan­do aprivi le porte... Ah, non .mi ha risparmiata!

Luì                                - Oh!

Lei                                 - Ma non è questo che ti rimprovero. Che cosa vuoi che me ne importi se l'uomo che io amo era un portiere... Ma quando mi parla­sti la prima volta, tu dovevi capire che l'uomo che io ammiravo non era il clown che passa at­traverso una sedia o cammina con le mani, ma colui che fa parlare la sua anima con delle pa­role nuove, e fa singhiozzare un violino invisi­bile che trasporta nel paese dei sogni... E tu mi hai fatto credere...

Luì                                - Ma... Debbo spiegarvi...

Lei                                 - Non spiegare nulla. Ti ho dato tutto senza riflettere... E c'erano in me tanti sentimenti di cui ero gelosa... Ne hai approfittato. Tanto meglio per te. (Per uscire).

Luì                                - Non andate. Ascoltatemi.

Lei                                 - Lasciami andare. (Dalla borsa prende un piccolo involto) Avevo portato questo prima di dirci addio... per l'uomo che amavo... (La porta si apre ed entra Teddy).

Teddy                           - (molto naturale, tira la sua veste da camera a Jack) Nella valigia! (Jack stupefat­to eseguisce) La scatola del trucco. (Jack la va a cercare nella stanza vicina e ritorna con una valigia aperta) Tira la portiera. C'è corrente d'aria. (Jack eseguisce, ma si ferma a un gesto di Teddy che grida) La portiera. Le portiere. Chiudi, tirale, tutte. (Ride) Allora? Ha detto le sue ragioni, la bella signora? ... (I due resta­no silenziosi) Quanto tempo è che portavi le valigie alla stazione? Eh? Tre anni fa?... « In Italia, quando si parla di teatro, subito si parla della Duse e ohi parla della Duse ha su­bito le lacrime agli occhi. Questo è molto bello per la Duse, ma è ancora più bello per l'Italia ».

Lui                                - Vi scongiuro...

Teddy                           - Che c'è?

Lui                                - Vi chiedo di tacere.

Teddy                           - Bene. Un quarto d'ora di silenzio. Fra un quarto d'ora la polizia sarà qui. (Pau­sa) Naturalmente, non ti pago il mese... Siamo intesi. (Pausa) Le casse sono pronte? Tutto è in regola?

Lui                                - Sì. (Da una valigia tira fuori delle uova).

Teddy                           - Cosa fai?

Lui                                - Le uova. Porto via le uova. L'idea delle uova è mia. Un'idea che vi ha permesso di saltare da 1000 franchi a 1500 il giorno. La sveglia al mattino... Pensateci voi, adesso! Ah, il cuore, un povero cuore che batte a solo... Che peccato! Vi mancherà al vostro numero. E vi fece saltare da 1500 a 2000 fratelli per sera. E il trucco della sedia? E il violino? Dite?... Naturalmente non ve ne importerà più niente! (Movimento di Teddy) Mentre io sono, in pri­gione!... E il violino... il vostro grande succes­so. D'un colpo 3000 franchi e la gloria!...

Teddy                           - (nervoso prende una sigaretta) Un cerino! (Lui accende, ritorna dove era, pren­de il violino).

Teddy                           - (furioso, prende il foglio della Banca e glielo mette sotto gli occhi) Questo, cosa vuol dire? Guarda un po' qui: 25.698 franchi!

Lui                                - Non di più?

Teddy                           - Che?

Lui                                - Avrei creduto!...

Teddy                           -  Mi diventi insolente, adesso?

Lui                                - Vi fa meraviglia?

Teddy                           - Direi.

Lui                                - Voi avete il diritto di umiliarmi, di insultarmi...

Teddy                           - D'insultarti? Mi hai derubato.

Lui                                - Sì, ho rubato, ho rubato! Non volevo morire senza aver conosciuto un po' di quella felicità per la quale gli uomini fanno molto peggio di quello che ho fatto io. Non mi avete derubato voi, a vostra volta?...

Teddy                           - Io?

Lui                                - Sì. Voi non sapete pensare, voi. E tut­tavia ho vissuto accanto a voi, con voi. Davanti a voi io dicevo tutto quello che mi diceva il cuore, tutti i miei desideri di povero diavolo tradito dalla vita. Non avete capito, ma questi miei sentimenti voi li avete bevuti e restituiti al pubblico sotto il vostro ironie, per la vostra for­tuna e ne avete fatto la vostra gloria. Non vi ho mai chiesto dei diritti di autore. Ero troppo timido anche per domandarvi un grazie, e troppo bestia. Ero tanto felice, dopo tutto, di dire a qualcuno quello che mi suggeriva il cuore!...

Lei                                 - Perché prima non mi hai detto niente di tutto ciò?

Lui                                - Ah... perché, perché, a forza di dare, avevo finito per credere che queste idee non fossero mie, non mi appartenessero più... Quan­do suonavo, dimenticavo che c'era un pubblico che mi ascoltava e applaudiva un... altro.

Lei                                 - E invece eri tu...

Luì                                - (alza tristemente le spalle. Teddy è mol­to seccato. Non sa che dire. Cammina in lungo e in largo, poi improvvisamente si ferma, scop­pia).

Teddy                           - Perché non dirmi prima queste co­se? Dovevi spiegarmi...

Lui                                - Si possono forse spiegare certe situa­zioni?

Teddy                           - Come dovevo capirle io, allora? E' già difficile capirti quando parli. Sei così com­plicato... con tutte le tue fantasie. Io non com­plico niente. La vita è così semplice. Lo dici an­che tu delle volte. Non sapevi quello che tu fa­cevi per me, come potevo saperlo io? Bisogna essere logici. Non sono un cattivo diavolo... La prova l'hai... questi 25 mila franchi... Ebbe­ne... Li ho pagati per te... Non è un gesto que­sto?

Lui                                - Sì.

Lei                                 - (timida) Non potevate fare altrimenti.

Teddy                           - E' vero... ma infine... L'essenziale è che ho pagato. Potresti dirmi grazie.

Lui                                - Vi ringrazio.

Teddy                           - Allora tutto è accomodato, non ne parliamo più. Dunque, le valigie sono pronte?

Lui                                - Sì.

Lei                                 - A che ora partite?

Teddy                           - A un'ora e quarantadue,

Lei                                 - Solo?

Teddy                           - Ma no, naturalmente.

Lei                                 - Perché, lui non lo mandate più in prigione?

Teddy                           - Ma no, l'ho detto ora. Perdono tutto.

Lei                                 - Ah sì?

Teddy                           - E' inteso.

Lei                                 - Io non voglio che parta.

Teddy                           - Che dite?

Lei                                 - Egli deve restare con me, qui.

Teddy                           - Che bella idea. E perché?

Lei                                 - Perché lo amo.

Teddy                           - Ma è sciocco quello che dite.

Lui                                - (a lei) Grazie. Ma non posso accettare.

Teddy                           - Meno male che sei ragionevole, tu.

Lui                                - Vi chiedo soltanto di perdonarmi.

Lei                                 - Che cosa? Di aver rischiato la tua li­bertà per me?

Lui                                - Una donna come voi...

Lei                                 - Oh, era per questo che mi amavi?

Lui                                - Non soltanto...

Lei                                 - Allora se mi fossi chiamata Susanna e se fossi stata una povera ragazza così... da nulla... tu non...?

Lui                                - Vi avrei amata lo stesso, ma voi non siete una povera ragazza, siete fine, dolce, in­telligente...

Lei                                 - E non si può essere come voi dite e chiamarsi semplicemente Susanna ed essere una povera ragazza che ha saputo guardare intorno a sé e prendere dalle altre quello che costitui­sce la loro eleganza, la loro ricchezza?...

Lui                                - Ma voi siete ricca.

Lei                                 - /Ammettete che non lo sia, che sia per esempio una che lavora e... quel giorno, fossi venuta all'hotel per portare degli abiti a una cliente...

Lui                                - (con un debole sorriso) E poi... e que­sto?... (Le tocca il vezzo di perle).

Lei                                 - Potrebbe essere falso.

Lui                                - E questo?... (Le tocca il vestito).

Lei                                 - Potrebbe essere un abito della casa dove sono impiegata e che mi hanno prestato; e so come si porta un abito, ho visto le mannequins che insegnano alle signore della so­cietà.

Lui                                - Ma, siete libera tutta la giornata?

Lei                                 - Ho chiesto otto giorni di permesso, vo­levo vivere in otto giorni tutta la vita.

Lui                                - Il palazzo al Bois de Boulogne, il ma­rito. ..

Lei                                 - Invenzioni del groom... Tutti dob­biamo vivere...

Teddy                           - Ah, questa, poi!...

Lui                                - Per me? Hai saputo recitare questa parte per me?

Lei                                 - E tu non hai recitato la tua?

Lei                                 - (mostra il pacchetto che ha lasciato) Tieni. Il dono d'addio, l'ho comprato con i due mila franchi che ti avevo chiesto nel pomerig­gio... La colpa è tua. Avevi la mania delle grandezze.

Lui                                - Ero uno sciocco.

Lei                                 - No, avevi dell'ambizione. Anch'io. Ma avevamo paura della nostra ambizione! Non avevamo il coraggio di essere noi stessi; Forse soltanto adesso cominciamo ad essere quello che siamo.

 Teddy                          - Potete dire, voi due, che siete pro­prio due fenomeni!

Lui                                - Perché?

Teddy                           - E avete anche della immaginazione!

Lei                                 - Ci amiamo.

Teddy                           - Lo vedo. Mi accorgo che non siete una donna come le altre. (Le passa una mano sulla guancia teneramente) Me ne avete dato una prova... scottante. Ah, non mi raccapezzo... E' strano come avvengano certe cose... Credevo di avere della esperienza... L'amore... Che com­plicazione!...

Lei                                 - Ma no...

Lui                                - E' così semplice.

Teddy                           - No, no, no. Se ciò si chiama fare all'amore... io sono vergine. E Dio sa se ho del­le omissioni...

Lui                                - Silenzio!

Teddy                           - Che c'è? Ah, sì... E' vero. Certe cose non si debbono dire davanti a lei. Hai avuto una bella fortuna di trovare una donna così... Non la lasciare... 

Lei                                 - Portami con te.

Teddy                           - (risoluto e pratico) E partirà con noi. Eh, sì, con delle idee simili! Faremo il numero insieme, tutti e tre.

Lei                                 - (ridendo) Ma non dietro il paravento.

Teddy                           - Naturalmente! Che cosa sapete fa­re? Il piano?

Lei                                 - No.

Teddy                           - Il violino?

Lei                                 - No, e poi lo suona lui.

Teddy                           - Non sapete camminare con le ma­ni? No, quello lo faccio io. Allora? Vediamo. Eh, voi... Mio Dio... (Lui è silenzioso e sogna) Non è vero?... io sto pensando... non trovo nul­la... (A lui) E tu che dici? Che fai là? Dammi un'idea.

Luì                                - (con semplicità, senza rispondere, si avvicina al piano) Aspettate.

La voce del regista        - (di dentro) Fra un quarto d'ora si chiude. (La luce difatti si spe­gne, non resta che una lampada che illumina solo la donna, rendendola irreale).

Lui                                - Mettiti là. (La guarda) Sai cantare?...

Lei                                 - Ma...

Lui                                - Prova...

Lei                                 - (cantando) « Fra le tue braccia mi sento così piccola, amor mio!... ».

Lui                                - (accompagna al piano mentre Teddy lo segue. Ella seguita a fior di labbra la frase mu­sicale, mentre cala lentamente la tela),

FINE

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