Tempi moderni

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TUTTI I DIRITTI RISERVATI. PER OGNI UTILIZZAZIONE DOVRA’ ESSERE RICHIESTA PREVENTIVA AUTORIZZAZIONE ALLA SOCIETA’ ITALIANA AUTORI ED EDITORI (S.I.A.E.) VIALE DELLA LETTERATURA 30, 0144 ROMA - PRESSO LA QUALE L’OPERA E’ DEPOSITATA

ALESSANDRO TRIGONA OCCHIPINTI

TEMPI MODERNI

(ovvero Quel lungo giorno caldo)

epilogo (un giorno qualsiasi)

È un giorno qualsiasi, frenetico, caldo, anche afoso, che non lascia niente al caso: tantomeno alla vita: tempi moderni.

Salotto di una abitazione borghese: sulla sinistra, la porta d’ingresso; sulla destra, una porta che da’ su altre stanze. Forse anche un mobile bar e un televisore. Sul divano, al centro della scena: un uomo, Tullio, che appare sconvolto con la testa "avvolta" dalle mani. Dietro di lui: Giuliana, la moglie. L’uomo appare immerso nella propria disperazione mentre la donna lo rimprovera, lo incalza: cattiva.

Giuliana: Allora?

Tullio: Non so...come sia potuto accadere!

Giuliana: Come fai a non saperlo? Io dico come?

Tullio: È stato tutto così confuso, così rapido che io... la mente, i pensieri, tutto il giorno davanti a quel dannato...! (indica un computer)

Giuliana: A quel dannato...?

Tullio: A niente.

Giuliana: A niente?

Tullio: Io sono… io sono niente.

Giuliana: Tu? (Tullio, senza guardarla, annuisce) E lui? Dov’era lui?

Tullio: Lui era là. E mi guardava. Era come se mi stesse guardando. Dio! Gli occhi aperti, ancora aperti. Fissi su di me e invece... (pausa) mi guardava, era come se fosse ancora... ed invece... essiccato!

Lunga pausa. Giuliana esce. Tullio rimane "appeso" alla sua disperazione.

alcune settimane prima

Le luci "pulsano", mentre dei rumori strani "solleticano" l’aria, quasi impercettibili, come degli ingranaggi che… si muovono, scattano… quasi impercettibilmente, quasi...

Tullio è come se si scuotesse, come se "gettasse" via il suo stato d’animo e… Il tempo è come se si fosse "riavvolto": il suo atteggiamento, il suo stesso modo di essere è mutato, trasformato. È indaffarato, studia delle carte, ci si "immerge" dentro. Prende il cellulare, telefona. Impreca. Apre un computer portatile: lavora. È un uomo deciso, impegnato, forse appare fin da subito stanco, ma pur sempre proiettato in una dinamica di estrema capacità professionale. Dietro di lui appare Giuliana: la donna ha perso il tono inquisitorio che aveva; si manifesta subito come una donna forte, dinamica, sicura di sé che domina il proprio tempo, che vuole affermare il suo essere padrona del tempo, del proprio tempo: "tempi moderni". Con lei, Teresa, la sorella. Tullio accenna appena a voltarsi.

Giuliana: Ancora a lavoro? Con questo caldo?

Tullio: Ho parecchie cose da fare. Per quel corso, allora…

Teresa: Ti dai da fare.

Tullio: Mi do’ da fare. Piuttosto voi, non dovevate andare in palestra? Oggi è sabato e…

Giuliana: Mamma si è sentita male e così ho dovuto provvedere io al "piccolo".

Tullio: I postumi dell’operazione?

Teresa: (servendosi da bere) Un calo di pressione. Nulla di ché.

Giuliana: Non potevo certo pretendere che fosse mamma a portarlo dal medico.

Tullio: Per carità.

Giuliana: In fin dei conti è nostro figlio. E siamo noi, ogni tanto, a dovercene occupare.

Tullio: Mi sembra giusto.

Giuliana: (correggendolo) Opportuno.

Tullio: (correggendosi) "Opportuno…"

Giuliana: Lei prende il "piccolo", lo porta dal dottore, a casa, lo fa giocare, lo fa mangiare, dormire.

Tullio: Senza alcun dubbio.

Giuliana: Non possiamo sempre contare su di lei. Bisogna che anche noi, ogni tanto… (tace)

Tullio: Ci mancherebbe, povera donna.

Giuliana: Tullio, certe volte assumi degli atteggiamenti che non mi piacciono. Sei l’ultima persona che ha diritto a dire qualcosa.

Tullio: Come no.

Giuliana: Tu non ci sei mai.

Teresa: Non vorrete mica litigare, in mia presenza?

Tullio: Giuliana, io sto lavorando, sodo. Sto organizzando un corso, elaborando un progetto e…

Giuliana: Fai carriera.

Tullio: Faccio carriera, è vero. E tutto questo ha un prezzo, un prezzo che… sapevamo.

Giuliana: Questo però non ti autorizza a parlare in questo modo.

Teresa: Giuliana, Tullio stava scherzando.

Tullio; Scherzavo.

Giuliana: Proprio.

Tullio: Era solo una battuta.

Teresa: Una battuta.

Giuliana: Idiota.

Teresa: Idiota.

Tullio: Non volevo certo mettere in discussione tua madre.

Teresa: (a Giuliana) Lo vedi?

Giuliana: (a Teresa) Delle volte usa certi toni.

Tullio: Mea culpa.

Teresa: Dai, su Giuliana, che non è successo niente, (sillabando) nie-nte.

Giuliana: Con tutto quello che mamma fa per noi...

Tullio: Maledetta ingratitudine.

Giuliana: Esatto. Ingratitudine.

Teresa: Non voleva certo offendere.

Giuliana: Oggi poi è stata una giornata di inferno.

Tullio: Non ne parliamo.

Giuliana: Tutto il giorno in Tribunale e poi... la mamma.

Tullio: A proposito, il "piccolo" dov’è?

Giuliana: Sta dormendo.

Teresa: Edith l’ha messo subito a letto.

Tullio: Il medico che dice?

Teresa: Gastrite.

Tullio: Gastrite? Ha appena un anno e ha già...

Giuliana: L’essere sbalestrato a destra e sinistra, sembra che lo...

Tullio: Gastrite? Incredibile!

Teresa: Il male del secolo.

Tullio: E io che pensavo fosse il cancro.

Giuliana: Cosa?

Tullio: Invece: la gastrite.

Teresa: Ogni giorno si scopre qualcosa.

Tullio: Già.

Edith: (fuori scena) Signora…? Signora….?

Tullio: Edith. Ti chiama.

Giuliana: Edith. Mi chiama. Il "piccolo" avrà bisogno di me. (esce)

Tullio: La "mamma".

Tullio e Teresa, rimasti soli, si guardano con qualche imbarazzo.

Tullio: Come stai?

Teresa: Come mi hai lasciata l’altra sera.

Tullio: La riunione è finita tardi e allora…

Teresa: Potevi chiamare.

Tullio: Avrei voluto farlo ma…

Teresa: Il lavoro.

Tullio: Il lavoro, la riunione, la testa che non c’è. E questo caldo.

Teresa: Anche Giuliana era preoccupata.

Tullio: Lei è sempre in pensiero.

Teresa: Non vive il presente.

Tullio: Mentre tu invece…?

Teresa: Anche troppo.

Tullio: Scelte.

Teresa: Scelte. Opportune, ragionate, meditate. Non si dice così?

Tullio: Sì, si dice così.

Teresa: Alla buon’ora, ingegnere. Alla buon’ora. E poi, fammi sapere quando arriverà il tuo presente. Chissà che non ci si debba incontrare da qualche parte.

Tullio: Forse domani.

Teresa: (andando verso l’ingresso) Attento, uomo: che il tuo futuro è già passato.

Tullio: Che vuoi dire?

Teresa: L’altra sera era un tempo, oggi è un altro, domani, un altro ancora. (esce)

Tullio: …?

Teresa: (affacciandosi) Non disturbarti. Non c’è bisogno. Conosco la strada.

Tullio: (alzandosi e andando da lei) Scusami, Teresa. Mi sono confuso e allora…

Teresa: (spingendo indietro Tullio) Ti capita un po’ troppo spesso ultimamente.

Tullio: Cosa?

Teresa: Confonderti.

Tullio: È solo…

Teresa: Il lavoro, lo stress, il caldo. Torna pure a lavorare e fai il bravo altrimenti Giuliana potrebbe pensare chissà ché.

Tullio: La verità?

Teresa: Se esiste… una verità. (esce)

Tullio, rimasto per un attimo interdetto, torna a lavoro.

Giuliana: E Teresa?

Tullio: È andata via. Ti salutava.

Giuliana: Avevo bisogno di parlarle.

Tullio: Dello studio?

Giuliana: Alcune informazioni.

Tullio: Problemi?

Giuliana: Neanche pochi. Con la scusa della maternità, Filippo ha preso in mano la situazione.

Tullio: Gestisce lui lo studio?

Giuliana: Ha riempito il vuoto che io...

Tullio: Il "piccolo".

Giuliana: ...ho creato con la maternità.

Tullio: E lui se n’è approfittato.

Giuliana: Ha riempito il vuoto.

Tullio: Bella riconoscenza! Dopo quello che avete fatto per lui!

Giuliana: Ha fatto quello che avrebbe fatto chiunque. Anche in uno studio legale ci sono certe regole e quando qualcuno manca, c’è sempre chi...

Tullio: Fa carriera.

Giuliana: ... fa carriera!

Tullio: Allora?

Giuliana: Mi dovrò dare da fare.

Tullio: Un abboccamento?

Giuliana: Trovare un’intesa, un modo di stare insieme al mondo.

Tullio: Yalta?

Giuliana: (ride) Sì: Yalta.

Tullio: Roosevelt e Stalin che si spartiscono le spoglie dello studio legale "Di Scordio e Figlie". Per fortuna tu sei una delle "figlie", se no...

Giuliana: Ero già fuori.

Tullio: Già.

Giuliana: Comunque mio padre stravede per Filippo.

Tullio: Sarà pure un ottimo ragazzo, io non l’ho mai potuto sopportare. Quel suo modo di fare: eternamente "ammiccante".

Giuliana: È un eccellente avvocato. Ed è uno che sta facendo carriera.

Tullio: A scapito tuo.

Giuliana: A prescindere. È uno che mastica il "diritto", che ci gioca come tu col computer. Il fatto che io sia la figlia del titolare non significa nulla. Certo nessuno mi potrà estromettere ma devo stare comunque attenta.

Tullio: Un abboccamento, allora.

Giuliana: Adesso è a Milano, per una transazione. Rientra giovedì. L’ho invitato a cena, qui da noi, sabato prossimo.

Tullio: Sabato? C’è la partita, sabato.

Giuliana: E allora?

Tullio: Volevo vederla.

Giuliana: Ma sai che mi interessa a me della partita.

Tullio: È la nazionale.

Giuliana: È la mia professione.

Tullio: Capisco ma...

Giuliana: Quando però si tratta della squadra di calcetto, però...

Tullio: Hai ragione, però...

Giuliana: Quando mi costringi ai tuoi week-end con i responsabili di settore.

Tullio: Va bene.

Giuliana: I viaggi premi con i tuoi colleghi.

Tullio: Mi arrendo: a che ora viene?

Giuliana: Vengono. C’è anche Teresa. Non potevo certo escluderla.

Tullio: Una vera e propria Yalta!

Giuliana: C’era anche la Thatcher a Yalta, il primo ministro inglese, no?

Tullio: La Thatcher è venuta quarant’anni dopo. A Yalta c’era Churchill.

Giuliana: Churchill? Thatcher? Che importanza ha?

Tullio: Nessuna.

Giuliana: Appunto. Quindi non stiamo a cavillare e pensiamo a sabato.

Tullio: Certo, sabato. A che ora vengono?

Giuliana: Non ti preoccupare. Anche Filippo vorrà vedersi la partita.

Tullio: Meno male.

Giuliana: Anche lui, quindi...

Tullio: Filippo verrà solo? Oltre a Teresa?

Giuliana: Solo.

Tullio: E quella che stava con lui?

Giuliana: Lasciata.

Tullio: Anche questa?

Giuliana: Filippo rimarrà scapolo impenitente.

Tullio: Come tua sorella!

Giuliana: Loro ci tengono alla libertà.

Tullio: Niente figli, affetti, o altro: solo distrazioni. Così lui può avere anche mano libera.

Giuliana: Cosa?

Tullio: Non avendo limiti.

Giuliana: A cosa vuoi alludere?

Tullio: Ho notato con che occhi ti guarda.

Giuliana: Non essere geloso.

Tullio: Non sono geloso. Volevo solo dire...

Giuliana: Filippo è sempre stato molto corretto con me.

Tullio: Ti è sempre venuto dietro.

Giuliana: Mi ha sempre rispettata.

Tullio: Certo: sei una delle figlie del titolare dello studio legale "Di Scordio & Figlie" quindi...

Giuliana: Mi avrebbe rispettato comunque.

Tullio: Lo ha fatto... guarda caso solo per questo.

Giuliana: Non ti sopporto quando fai così.

Tullio: Appena tocco l’argomento studio, tu...

Giuliana: Ho la mia dignità di donna.

Tullio: ...ti chiudi a riccio.

Giuliana: Non permetterei a nessuno di mettere in discussione il mio lavoro, la mia professionalità.

Tullio: Sei una donna forte.

Giuliana: Ho il mio orgoglio.

Tullio: Per questo ti ho sposata.

Giuliana: Solo per questo?

Tullio: Anche per questo. (stringendola a se) Anche.

Giuliana: No, Tullio. Non adesso. Fammi andare di là, dal "piccolo". Non vorrei...

Tullio: La gastrite?

Giuliana: Povero "piccolo"! (esce)

Tullio: (sconsolato) Povero "piccolo".

Rimasto solo, squilla il cellulare, Tullio risponde.

Tullio: Come? Chi? Maria? Bene. Bene. Ottimo. Fantastico. Eccellente. (chiude) Merda!

Giuliana: (entrando) Chi era?

Tullio: Maria.

Giuliana: La tua segretaria?

Tullio: Lei

Giuliana: Problemi?

Tullio: L’ha chiamata il direttore. Dice che è partito il progetto...

Giuliana: Quale progetto?

Tullio: Quello della nuova informatizzazione delle ferrovie.

Giuliana: È bene, no?

Tullio: Mi stanno sempre più coinvolgendo.

Giuliana: Ottimo!

Tullio: Mi daranno una barca di soldi.

Giuliana: Fantastico! Così potremo comprarci...

Tullio: Solo che non so se ce la faccio.

Giuliana: (incupendosi) Perché?

Tullio: A Giugno ci sono i corsi professionali. Quelli finanziati dall’Unione europea.

Giuliana: Quelli? Ci tenevi così tanto!

Tullio: Mi preoccupa la concomitanza di date. C’è il rischio che mi trovi affogato negli impegni.

Giuliana: Quando parte il progetto?

Tullio: A settembre.

Giuliana: Allora potresti...

Tullio: Devo studiarmi alcune cose, seguire il corso, preparare gli assistenti.

Giuliana: Un casino!

Tullio: Dovrò prendermi una settimana di ferie. Per organizzare tutto! Così poi potrò dedicarmi, con tutta tranquillità, alle ferrovie.

Giuliana: È un’idea.

Tullio: Solo che mi brucio una settimana di ferie.

Giuliana: Ottimizzi il tempo.

Tullio: Certo. Solo che sono stanco, terribilmente stanco. Poi con questo caldo. Avrei proprio bisogno di una vera settimana di pace.

Giuliana: Agosto è vicino.

Tullio: È questo che mi salva.

Giuliana: Ti riposerai.

Tullio: Solo bisogna vedere se c’arrivo.

Giuliana: Non esagerare. Va bene che sei sotto stress ma non la metterei giù così dura.

Tullio: Sapessi!

Giuliana: Avremo delle ferie di tutto riposo.

Tullio: Dai tuoi?

Giuliana: Andremo da loro, al mare. Al "piccolo" fa bene.

Tullio: Già, il "piccolo"! Addio vacanze ai tropici!

Giuliana: Un figlio ti cambia la vita. Del resto, lo sapevamo.

Tullio: Delle volte penso... forse ci conveniva aspettare ancora.

Giuliana: Ancora? Io ormai ho trentasei anni e poi tu... magari finivamo con il non poterne più avere. Hai visto i Galiffa?

Tullio: No. certo. Hai ragione. Non potevamo più aspettare. Era tempo. Solo che con tutto il lavoro che abbiamo, tu lo studio, io, l’azienda...mi sembra che...

Giuliana: Rimpianti?

Tullio: Vorrei solo essere più tranquillo, gestire meglio il mio tempo e poterne avere un po' da dedicare al "piccolo".

Giuliana: Lo so che sei un tenerone.

Tullio: Diciamo che vorrei esserlo.

Giuliana: Lo sarai. (fa per uscire)

Tullio: Mi lasci solo?

Giuliana: Tu… tu hai da lavorare. Le ferrovie… il corso…

Tullio: Quanto vorrei invece…

Giuliana: (uscendo) Le ferrovie… il corso…

Tullio: Le ferrovie… il corso… merda!

Tullio si immerge nel suo lavoro. Suona il cellulare. Tullio risponde.

Tullio: Ah, sei tu? Si. Ora, ora sono solo. Sì. Come te? Non proprio. Sì. Giuliana è di là. Con il "piccolo". Sì, anch’io. Fare l’amore con te. Lavoro permettendo.

Tullio esce. Cambio luci. Gli ingranaggi, meccanici, tornano a "solleticare" l’aria: l’atmosfera.

un altro giorno

Entrano Giuliana e Teresa.

Teresa: Allora, per quando hai organizzata la cena?

Giuliana: Per sabato. Saremo io, te, Tullio e Filippo.

Teresa: Tullio?

Giuliana: Lui.

Teresa: Lavoro permettendo.

Giuliana: È così preso, in questo periodo. Tanto, troppo lavoro. Una serie di impegni che si stanno concentrando. Cose ottime però… troppe!

Teresa: Poi con questo caldo.

Giuliana: Povero Tullio.

Teresa: Povere noi. (servendosi da bere)

Giuliana: A proposito, dimenticavo. (ad alta voce all’indirizzo dell’altra stanza) Edith? Edith?

Edith: (entra) Si, signora?

Giuliana: Edith, quante volte te l’ho devo dire che voglio che tu mi chiami "avvocato?

Edith:Sì, avvocato. Mi scusi, "avvocato". Come desidera lei, signora "avvocato".

Giuliana:Senti, Edith, dai da mangiare al "piccolo", poi mettilo a letto, passa l’aspirapolvere, la cera, lava i piatti, prepara la cena e metti in ordine camera mia. Va bene?

Edith: Come ordina lei, signora "avvocato". (esce)

Teresa:Non è che dimentichi qualcosa?

Giuliana: Hai ragione. Edith?

Edith: (rientrando) Come ordina signora… "avvocato".

Giuliana: La cosa più importante: preparami un bel bagno, un bel bagno caldo. Che ne sento il bisogno.

Edith: Come dice lei, "avvocato" signora. (fa per uscire)

Giuliana:Edith, scusa, l’ingegnere?

Edith: Ha telefonato: dice che tornerà tardi questa sera.

Giuliana: Immaginavo.

Edith: Una riunione. Non lo aspetti per cena. Poi ha detto che non vede l’ora di tornare, che le vuole bene e smack. (esce)

Teresa:Smack?

Giuliana: Il lavoro lo sta prendendo sempre di più. Non lo lascia più vivere.

Teresa: Smack?

Giuliana: Come?

Teresa: Ha detto: "smack".

Giuliana: Ah, sì, quello! È un modo affettuoso di dire: "bacio".

Teresa: Affettuoso?

Giuliana: Come nei fumetti.

Teresa: Affettuoso.

Giuliana: Sì, affettuoso.

Teresa: (come tradendosi) Con me non l’ha mai fatto.

Giuliana: Chi?

Teresa: (riprendendosi) No, niente. (mentendo) Dicevo che a me nessuno mi ha mai detto "smack".

Giuliana: È solo un modo affettuoso di dire.

Teresa: Mi hanno sempre fatto complimenti, "avances", apprezzamenti vari, anche cose pesanti, volgari ma…

Giuliana: Un modo affettuoso.

Teresa: …"smack" nessuno, mai.

Giuliana: Questo perché tu non sei mai stata con uno dolce come Tullio.

Teresa: Questo lo dici tu.

Giuliana: Vuoi dire che anche tu…?

Teresa: Uno "carino", "affettuoso" ce l’ho anch’io.

Giuliana: E chi? Se è lecito.

Teresa: Non lo conosci.

Giuliana: Non mi dire quello con la Porsche?

Teresa: Mica quello.

Giuliana: Quello della villa alle Canarie?

Teresa: Figuriamoci: un vaccaro.

Giuliana: E allora?

Teresa: Uno nuovo.

Giuliana: Non me ne hai mai parlato.

Teresa: Non ne ho avuto il tempo.

Giuliana: Ed è carino?

Teresa: Da morire.

Giuliana: Ti ama?

Teresa: Passione, quella sì.

Giuliana: È importante.

Teresa: È tutto. Tu lo sai come la penso.

Giuliana: Ed è ricco?

Teresa: Si sta facendo.

Giuliana: Allora, è quello giusto!

Teresa: Non vorrai scherzare?

Giuliana: Non dirmi che…

Teresa: È sposato.

Giuliana: Una pena.

Teresa: Non più di tanto.

Giuliana: Può sempre divorziare.

Teresa: Non sarebbe poi così facile.

Giuliana: Ha figli?

Teresa: Sì. (ci ripensa e poi, mentendo platealmente) No. Voglio dire: no, non ne ha.

Giuliana: E allora?

Teresa: Ha la moglie… (inventando) Sì, la moglie malata, molto malata.

Giuliana. Morirà?

Teresa: Forse. Forse sì. Anzi, sicuramente.

Giuliana: Poveretto!

Teresa: E poi è meglio così.

Giuliana: Come?

Teresa: Lo sai come la penso del matrimonio.

Giuliana: Addio libertà.

Teresa: Marcia nuziale per ritrovarsi poi la sera, da sola a casa come (in alternativa "con") una minestra riscaldata. Con quello che torna, stanco, abbrutito e ti vomita addosso tutte le sue frustrazioni, nevrosi.

Giuliana: E lui è così? Noioso, frustrato…

Teresa: Per adesso no. Il momento che lo diventa, vorrà dire che l’avrò già lasciato. Da tempo. Non sono mica masochista.

Giuliana: Ma se ti piace.

Teresa: Lui?

Giuliana: Puoi anche sopportare certi sfoghi, certi malumori. È normale.

Teresa: E tu sopporti quelli di Tullio?

Giuliana: A malapena.

Teresa: Allora?

Giuliana: Lui com’è?

Teresa: "Carino", "affettuoso", (ci pensa e cambia tono) …sensuale, eccitante…

Giuliana: Non è che il fatto che sia sposato ad…

Teresa: Eccitarmi?

Giuliana: Il gusto dell’intrigo.

Teresa: Devo ancora capirlo. Quando lo scoprirò, sarai la prima a saperlo. Intanto, mi godo la vita,

Giuliana: Forse perdi qualcosa.

Teresa: "Smack"?

Giuliana: "Smack".

Teresa: Forse. Ma intanto, considera i vantaggi: faccio sesso quando e come voglio. Con gli uomini che mi capitano, quelli che voglio. E non mi trovo la sera con qualcuno che mi sbrodola addosso le sue angosce. Mi bastano le mie.

Giuliana: E bevi.

Teresa: Quel tanto per farmi stare allegra.

Giuliana: Disponibile.

Teresa: Il giusto che basta per andare avanti.

Giuliana: Annegare.

Teresa: Non certo nella noia. O nella depressione.

Giuliana: Questo lo dici tu.

Teresa: Non vedo altre persone che possano permettersi di farlo.

Giuliana: Il tuo cinismo delle volte è disarmante.

Teresa: Perché? (cattiva) Tu credi di essere poi tanto diversa da me?

Le due donne si guardano come a sfidarsi.

Giuliana: Tanto diversa, forse no. Ma io penso, credo di essermi posta dei limiti.

Teresa: L’ipocrisia?

Giuliana: Pensi che io sia ipocrita?

Teresa: Non tu.

Giuliana: La società?

Teresa: Non spetta a me fare la morale, né mi interessa.

Giuliana: Allora?

Teresa: Oggi non esistono limiti. E guai ad averne.

Giuliana: Ne sei così convinta?

Teresa: Io faccio quello che voglio. Sono bella, ricca…

Giuliana: Una donna moderna!

Teresa: Una donna che gestisce il suo tempo, la propria vita.

Giuliana: Tempi moderni?

Teresa: E anche tu sei una donna moderna, padrona del proprio tempo.

Giuliana: Solo che io mi sono fermata al limite.

Teresa: I prìncipi?

Giuliana: Quelli.

Teresa: Se ne hai, non me ne sono accorta.

Giuliana: Questo non lo puoi dire. Io sono una donna, un "avvocato", un avvocato stimato, ammirato, che applica le leggi, il diritto…

Teresa: È solo una questione professionale: serbe a non pregiudicare degli interessi. O, tutt’al più, per affermarli.

Giuliana: Questa è pura follia!

Teresa: E si sa: se il cliente è soddisfatto, paga e paga bene. Altrimenti…

Giuliana: Niente giustizia?

Teresa: È solo un vizio di forma.

Giuliana: Non pensavo che tu, un giorno, potessi dire pensare certe cose. Di me, di noi.

Teresa: Se poi parli del matrimonio…

Giuliana: Quello.

Teresa: Il matrimonio, si sa, dura poco, il tempo di una messa.

Giuliana: Tullio?

Teresa: Si chiama così? Non c’avevo fatto caso.

Giuliana: E il "piccolo"? Dove lo metti il "piccolo"?

Teresa: Ecco: quello. Quello è il tuo limite, il tuo vero limite.

Giuliana: Lui?

Edith: (fuori scena) Signora?

Teresa: Il tuo vero, unico limite.

Edith: (fuori scena) Signora? (tossisce) "Avvocato"? Signora "avvocato" venga. Il "piccolo" non vuole mangiare. Vuole lei, "avvocato".

Giuliana: Un limite. (come sconfitta esce)

Teresa:Non dimenticarti di presentargli la fattura.

Teresa, compiaciuta di sé, si guarda intorno bevendo sempre qualcosa.

Teresa: "Smack"? Che cosa ridicola: smack! (poi esce)

giorni dopo

Gioco di luci e suoni. Entra Tullio e appare indaffaratissimo: sta "spulciando" dei fogli, consulta dei manuali, prende appunti, apre un computer portatile. Squilla il telefono. Tullio non risponde, sembra non accorgersi che il telefono suona.

Giuliana: (fuori campo) Tullio? Tullio? Non rispondi?

Tullio sembra non accorgersi di niente.

Giuliana: (entrando e andando a rispondere) Pronto? Si? Si. (porge il telefono a Tullio) E per te. È Maria.

Tullio la guarda, sorpreso.

Tullio: Maria?

Giuliana: Maria.

Tullio: Maria?

Giuliana: Maria.

Tullio: E che vuole?

Giuliana: Te.

Tullio: Maria?

Giuliana: Maria.

Tullio risponde al telefono mentre Giuliana esce.

Tullio: (al telefono) Maria? Tullio. Cosa...? Cosa? Ma por...

Tullio riattacca e comincia a riflettere. Poi, frenetico, comincia a fare diverse telefonate. Ogni volta che qualcuno dall’altro capo del telefono risponde, noi sentiamo solo "pronto?" detto da Tullio. Il resto delle telefonate viene sommerso da rumori, suoni o anche musica. Sconfortato, Tullio siede. Entra Giuliana.

Giuliana: Che voleva Maria?

Tullio: Il professor Tàlice, per il corso, non può più venire.

Gelo.

Giuliana: Il professor Tàlice? Ma tu avevi incentrato tutto il corso su di lui

Tullio: E lui non può più venire.

Giuliana: E perché?

Tullio: L’hanno invitato a New York, a una conferenza sulla fame nel mondo.

Giuliana: Un docente d’informatica per una... sulla fame nel mondo?

Tullio: Il professor Tàlice è un nome.

Giuliana: Lo so che è un nome ma invitarlo per una conferenza sulla fame nel mondo non mi sembra logico.

Tullio: Di logico non c’è niente. Maria mi diceva che avevano richiesto Benigni.

Giuliana: L’attore comico?

Tullio: Lui.

Giuliana: Alla conferenza?

Tullio: Sta girando un film e non può andare così al Ministero hanno fatto il nome del professor Tàlice e lui ha detto sì.

Giuliana: Ma lui che c’entra?

Tullio: Il professore è famoso. Fa gioco a tutti, allora lo mandano là. E al culo le competenze.

Giuliana: E hanno fottuto te?

Tullio: E hanno fottuto me!

Giuliana: E che farai, ora?

Tullio: Dovrò sospendere il corso.

Giuliana: Sospendere il corso? Ma è una follia!

Tullio: Venendo meno il professor Tàlice, il corso non ha più senso.

Giuliana: Ma l’Unione Europea ha già erogato il contributo?

Tullio: Proprio ieri è arrivato l’OK.

Giuliana: Cristo, tutti quei soldi!

Tullio: Cristo, tutti quei soldi.

Giuliana: E tu non puoi...

Tullio: Sostituirlo?

Giuliana: Ci sarà pure qualcuno.

Tullio: Un attore comico?

Giuliana: Puoi sempre provarci. Se a New York chiedono un docente di informatica per una conferenza sulla fame nel mondo, tu potresti presentare un comico a un corso di informatica, o no?

Tullio: Non essere ridicola.

Giuliana: Non sono ridicola, cerco solo di essere pratica.

Tullio: Pratica?

Giuliana: Chiama quella buona a nulla di Maria e dille di telefonare a...

Tullio: Già fatto.

Giuliana: E allora?

Tullio: Maria mi ha detto che è sabato.

Giuliana: E allora?

Tullio: È a casa.

Giuliana: Vada in ufficio e...

Tullio: Dice di aspettare lunedì.

Giuliana: Aspettare lunedì? Ti pare che... ma vada in ufficio e chiami subito l’onorevole Arborio?

Tullio: Ha detto che si licenzia. Non ne può più di lavorare in questo modo. Dice che le sto stressando la vita e che... non ne può più.

Giuliana: Licenziala.

Tullio: Il marito è disoccupato.

Giuliana: Licenziala.

Tullio: Ha una bambina di tre anni.

Giuliana: Licenziala.

Tullio: L’ho già fatto.

I due si guardano negli occhi.

Giuliana: Bene. (esce)

Tullio: Bene il cazzo!

Tullio, rimasto solo, si attacca al cellulare. Cambio luci. Suoni, cigolii qualcosa che "scatta": i nervi.

quel sabato sera

Entra Giuliana. Tullio è ancora immerso nel suo lavoro.

Giuliana: (entra dall’altra stanza) Tullio, senti... Tullio? Ancora sui libri?

Tullio: (distratto) Come?

Giuliana: (avvicinandosi) Stasera viene Filippo a cena e tu stai ancora lavorando?

Tullio: (distratto) Finisco la relazione e...

Giuliana: (arrabbiandosi) Io devo preparare ancora tutto. C’è da andare a prendere il "piccolo" da mia madre e tu...

Tullio: (distratto) Solo un attimo.

Giuliana: Tullio!

Tullio: (arrabbiandosi) Senti, cara, io... io mi sto ammazzando di lavoro per quel corso, il professore m’abbandona propria ora e...

Giuliana: Ho capito ma... anch’io ho da fare e...

Tullio: Non puoi certo pretendere che trascuri il lavoro? Proprio ora.

Giuliana: No, certo.

Tullio: Allora, lasciami in pace, per favore... "amore".

Giuliana: Io speravo che potessi andarci tu a prendere il "piccolo".

Tullio: Giuliana!

Giuliana: Sì, certo: il tuo lavoro.

Tullio: Non ora, Giuliana. Non apriamo fronti polemici proprio ora. Vedrai che presto tutto si aggiusta e non ti creerò più problemi. Ma ora, ora lasciami in pace, per favore.

Giuliana: Certo, certo. Lasciamo perdere. Dio, che caldo fa anche oggi! (esce)

Musica. Entra Edith che comincia a mettere ordine mentre Tullio, parlando al cellulare, esce. Poi Edith scompare dalla scena.

sera

Suonano alla porta. Musica. Giuliana attraversa la scena e va ad aprire. Rientra con Teresa e Filippo. Dall’altra stanza entra Tullio. Scambio di convenevoli che vengono coperti dalla musica. Poi Teresa e Giuliana escono mentre Tullio e Filippo siedono sul divano, di fronte al pubblico e lo fissano come se stessero guardando una televisione. Dietro di loro, proiettate sullo sfondo, si intravedono le immagini di una partita.

Filippo: Guarda te che partita!

Tullio: Se continua così saremo fuori dall’Europa.

Filippo: Beh, in Europa ormai ci siamo. Bisogna solo vedere se il dollaro non massacrerà l’Euro.

Tullio: Sembra che ci speri.

Filippo: Ho una certa "liquidità" in dollari. E se l’Euro va giù...

Tullio: Tu ci guadagni.

Filippo: Solo per divertirmi un po’.

Tullio: Comunque io parlavo di calcio.

Filippo: E io di finanza.

Tullio: Non ti stanchi mai?

Filippo: E’ la mia passione. Finito il lavoro di giurista, indosso i panne del broker.

Tullio: Ti piace, eh?

Filippo: Solo qualche spicciolo tanto per togliermi qualche sfizio.

Tullio: Uno sfizio di quanti zeri?

Filippo: Che fa, lavori per la Finanza ora?

Tullio: Dicevo per scherzare.

Filippo: Su certe cose è meglio non farlo. Pensa che un mio cliente lo hanno beccato con le mani nel sacco.

Tullio: Furto?

Filippo: Magari.

Tullio: Tangenti?

Filippo: Sarebbe stato fortunato.

Tullio: Evasione?

Filippo: Totale! In quindici anni non aveva mai pagato una lira di tasse. Evasore totale: qualcosa come cinquanta milioni di Euro.

Tullio: Minchia!

Filippo: Ora è nei guai. Credo che se avesse sgozzato il padre e stuprato la madre rischierebbe di meno.

Tullio: E che può fare?

Filippo: Andarsene all’estero.

Tullio: Ci sta pensando?

Filippo: Ci sto pensando io.

Tullio: Vuoi dire...

Filippo: Voglio dire che se mi dice bene mi intasco centomila Euro "esentasse". Come si dice?

Tullio: Minchia!

Filippo: Esatto: minchia!

Tullio: Un colpaccio.

Filippo: Credo che forse lo conosci.

Tullio: Chi è?

Filippo: È...

Tullio: (forte ma senza alcuna passione) Gol!

Entra Giuliana con Teresa e, anche loro, cominciano a guardare la partita.

Filippo: Lo conosci?

Tullio: Chi?

Giuliana: Allora, ragazzi, come va la partita?

Teresa: Chi ha segnato? L’Italia?

Tullio: Credo.

Filippo: Lui mi ha detto di conoscerti.

Giuliana: Allora vinciamo?

Tullio: Non credo.

Filippo: Eppure lui dice di sì.

Tullio: È solo l’inizio.

Giuliana: Sono più forti di noi?

Filippo: Mi diceva che siete "pappa e ciccia".

Tullio: Temo che andrà a finire male.

Teresa: Perderemo?

Filippo: Se non riesco a portarlo all’estero, sì.

Tullio: Fuori dall’Europa.

Teresa: Che peccato! A me piacciono così tanto le partite della nazionale!

Filippo: Bahamas.

Tullio: Speriamo riesca a passare.

Giuliana: Vinceremo il campionato?

Filippo: Una vera fortuna: cinquanta milioni di Euro!

Tullio: Allora, speriamo bene.

Filippo: Eh, già!

Giuliana e Teresa: Speriamo. E forza Italia.

Gioco di luci. Squilla un telefono, un campanello, una voce chiama.

Filippo: Come?

Tullio: Dove?

Giuliana: Per chi?

Teresa: Cosa?

Filippo: È caldo oggi.

Tullio: È sempre più caldo.

Giuliana: Caldo come?

Filippo: Caldo come il ghiaccio.

Teresa: Poi passa.

Filippo: Se vuole.

Tullio: Poi.

Teresa: Inevitabilmente...

Tullio: Inevitabilmente?

Giuliana: Inevitabilmente!

La partita è finita. Gli attori si sono diversamente distribuiti nell’ambiente.

Tullio: Allora? Come va lo studio?

Filippo: Una favola!

Tullio: E mia moglie? Si applica mia moglie?

Filippo: Vuoi sapere se studia?

Tullio: È diligente?

Giuliana: Tullio, ma che domande fai?

Filippo: Più che diligente: è lei che vuole gestire tutto.

Giuliana: Per chi mi hai preso? Per una scolaretta?

Filippo: Era solo una battuta.

Giuliana: Bel modo di...

Tullio: Mica volevo offenderti. Dicevo solo così, per dire.

Giuliana: E dici male.

Teresa: Giuliana, lascia perdere. Tullio stava solo scherzando.

Giuliana: Non è certo questo il modo di farlo: sulla mia professione.

Filippo: Solo un modo di dire.

Teresa: Una parola sbagliata. Dopo una dura giornata.

Tullio: Di lavoro.

Filippo: È chiaro.

Giuliana: Come se invece da noi, a studio...

Tullio: …una dietro l’altra.

Giuliana: …non ci fermiamo mai…

Tullio: …mi sembra di scoppiare.

Giuliana: …troppe cose.

Tullio: Presto dovrò anche dedicarmi all’informatizzazione delle ferrovie e allora non avrò più tempo per...

Filippo: Giuliana mi diceva che è importante questo corso.

Teresa: Tullio è uno che si sta facendo valere. Questo è il suo momento.

Tullio: Certo: il mio momento.

Giuliana: Anche noi, nel nostro piccolo... vero, Filippo? (Filippo annuisce) A proposito, è proprio di questo che ti volevo parlare... (alludendo a Teresa) ...che "vi" volevo parlare.

Filippo: Sono tutt’orecchie. (rivolto a Teresa) "Siamo" tutt’orecchie.

Giuliana: Ho visto che, ultimamente, data anche la mia assenza…

Tullio: La maternità.

Giuliana: (infastidita) Si certo, la maternità, hai preso in mano tu la…

Filippo: Non potevo certo lasciare lo studio senza una direzione?

Giuliana: Certo, certo.

Filippo: Tuo padre, (rivolto a Teresa) "vostro" padre è sempre in giro in rappresentanza. Così mi sono permesso di… non mi sembra di aver commesso poi chissà che cosa.

Giuliana: Niente. Certo.

Filippo: Del resto, Teresa… (a Teresa) …non ti offenderai spero? (a Giuliana) …per certe cose, la gestione di uno studio, non è che sia molto portata.

Teresa: Mi annoia a morte.

Filippo: E così…!

Giuliana: Data la fiducia che mio padre, "nostro" padre ha nei tuoi confronti...

Filippo: Ho solo cercato di fare il mio dovere.

Giuliana: Mi sembra corretto.

Filippo: Non credo di averne approfittato.

Teresa: Figurati!

Giuliana: Solo che ora…

Filippo. Sei tornata. E rivuoi il tuo ruolo.

Giuliana: Voglio solo riprendere il controllo della situazione.

I due si scrutano negli occhi.

Filippo: Vuoi che me ne vada?

Teresa: Andarsene? Questo non puoi volerlo.

Tullio: Giuliana, veramente tu…

Filippo: Tu sai che se me lo chiedi, io sono pronto a…

Teresa: Vuoi la sua testa?

Filippo fissa negli occhi Giuliana che rimane impassibile.

Filippo: Domani parlerò con tuo padre e gli spiegherò la situazione. Gli dirò che è meglio che io...

Teresa: È una follia!

Tullio: Giuliana, è assurdo quello che chiedi!

Giuliana: Filippo, tu non parlerai con mio padre.

Filippo: Vuoi farlo tu? Personalmente?

Giuliana: Forse non mi sono spiegata bene.

Filippo: Allora?

Giuliana: C’è solo bisogno che io e te si trovi un accordo.

Filippo: Non chiedo di meglio. Dove devo firmare?

Giuliana: Non vuoi neanche sapere i termini della questione?

Filippo: Giuliana, tu sai come stanno le cose. Sono venuto a studio da tuo padre, uno dei migliori in città, che mi ero appena laureato. Tuo padre mi ha cresciuto, mi ha insegnato tutto quello che c’era da imparare, mi avete fatto carriera. Io non mi metto contro lo studio "Di Scordio & Figlie". Piuttosto preferisco andarmene.

Giuliana: Andartene? E dove? Allo studio dell’avvocato Egano?

Filippo: Vedo che sei al corrente.

Giuliana: Certo che sono al corrente. Certe voci, al Tribunale, fanno presto a girare.

Teresa: Filippo, tu vuoi andare da… ?

Filippo: Così potrai tranquillamente riprende il controllo della situazione. Senza più problemi.

Giuliana: Ti daranno diecimila Euro l’anno in più rispetto a quello che ti diamo noi.

Filippo: Sai anche questo?

Giuliana: Anche questo. (breve pausa) Filippo, il fatto di essere diventata "mamma" non significa che mi sia del tutto rincoglionita. Va bene pappette, biberon e pannolini sporchi. Ma non fino a questo punto.

Filippo. Mi sorprendi.

Tullio: Giuliana ha sempre saputo quello che faceva.

Filippo: Su questo non ci sono dubbi.

Giuliana: Allora? Accetterai?

Filippo: Dipende…

Giuliana: Da che?

Filippo: Da te! Da quello che vuoi tu che io faccia. Sei stata tu - vero? - ad ispirare l’avvocato Egano?

Teresa: Come?

Giuliana: Diciamo che ho solo suggerito all’avvocato l’idea.

Teresa: E perché questo?

Filippo: Semplice: per togliermi dai piedi.

Giuliana: Allora accetti?

Filippo: Tu cosa vuoi che faccia?

Giuliana: Il problema è tuo.

Entra Edith.

Edith: Signora… "avvocato"… suo figlio piange.

Giuliana: Come vedi, in questo momento, ho altri problemi da affrontare.

Filippo: Pappette, biberon, pannolini sporchi.

Giuliana: Esatto. (esce)

Filippo:E lo studio "Di Scordio & Figlie".

Lunga pausa. Filippo si volta e fulmina con lo sguardo Teresa.

Teresa: Io non ne sapevo niente. Sai che di queste cose si è sempre occupata mia sorella. Io mi limito solo a qualche consulenza e a qualche rappresentanza.

Filippo: Lucrose consulenze e dispendiose rappresentanze.

Teresa alza le spalle. E va a servirsi da bere.

Tullio: Sono i vantaggi dell’essere "figlia" dello studio "Di Scordio & Figlie".

Filippo: Certo… "Di Scordio & Figlie". (scruta Tullio)

Tullio:E non guardare me perché sono cose nelle quali – lo sai - io non ci voglio nemmeno entrare: ho il mio lavoro…

Filippo: … i tuoi computer…

Tullio:…i miei computer che mi spolpano la vita. Quindi…

Lunga imbarazzata pausa. Poi rientra Giuliana.

Tullio: Il "piccolo"?

Giuliana: Soliti capricci.

Filippo: Soliti capricci?

Tullio: Gastrite!

Teresa: Promette bene.

Filippo: Promette quello che sono i tempi.

Teresa: Tempi moderni.

Filippo: Certo: tempi moderni.

Giuliana: Allora? Dove eravamo rimasti?

Filippo: A me.

Giuliana: Allora? Hai deciso?

Filippo: Non credo di avere molta scelta, vero?

Giuliana: No, non ne hai affatto.

Filippo: Domani chiamerò tuo padre e… (fa per andare via)

Giuliana: Quindicimila!

Filippo: (arrestandosi) Cosa?

Teresa: Che hai detto?

Giuliana: Quindicimila! Ho detto quindicimila Euro.

Filippo: Non capisco.

Giuliana: Per restare allo studio "Di Scordio & Figlie".

Teresa: Ma sei impazzita?

Tullio: Incredibile.

Filippo: Ma stai scherzando? Prima fai di tutto per mandarmi via, poi…quindicimila Euro!

Giuliana: Allora?

Filippo: Non capisco, Giuliana, non capisco cosa ti passa per la mente.

Teresa: Dove vuole arrivare?

Giuliana: Filippo, sono stata io ad insistere perché l’avvocato Egano ti facesse quella proposta.

Filippo: Questo l’ho capito, non capisco però il senso di questa tua proposta?

Giuliana: Se rimani da noi, deve essere chiaro: è perché lo voglio io, alle condizioni che…

Filippo: …imponi tu…

Giuliana: …propongo io. E non per altro.

Filippo: Come dire: mi compri.

Giuliana: Logiche di mercato, si dice così oggi no?

Tullio: Linguisticamente impeccabile.

Teresa: Giuliana, tu sei imprevedibile.

Filippo: (anche affascinato) …straordinaria.

Giuliana: Sono una donna.

Filippo: E che donna.

Tullio: Dopo cinque anni di matrimonio, me ne stupisco ancora.

Giuliana: Allora? Accetti?

Filippo: Il mio sangue è qui. Dove devo firmare?

Giuliana: (soddisfatta) Bene.

Teresa: Bene. Visto che stiamo raggiungendo un accordo forse è meglio…

Tullio: …che io vi lasci soli per definirne i contorni.

Teresa: No, non tu da solo: che "noi" li lasciamo soli.

Tullio: Non rimani a stabilire le rispettive "aree" di influenza?

Teresa: Sono cose che mi annoiano, quindi… mi sta bene tutto.

Filippo: Ma io credo che potete anche rimanere. Tanto non è che ci sia nulla di segreto. O no?

Teresa: Non sopporto la vista del sangue.

Filippo. Siamo a questo punto?

Teresa: Il patto si firma con il sangue, allora…

Filippo: (scherzando) Se si tratta di questo, allora, verrò anch’io di là.

Teresa: Tu devi rimanere: le forche caudine.

Filippo: Abbasserò il capo.

Teresa: (rivolgendo la battuta a Giuliana) Bene. Così Tullio mi potrà far vedere quella raccolta di farfalle di cui mi parlava l’altro giorno.

Tullio: Farfalle?

Teresa: O francobolli. Non ricordo. Ma in fin dei conti che differenza fa. Per il resto, come si dice: smack.

Filippo: Smack?

Giuliana: (fulminando con gli occhi Teresa) Su certe cose, è meglio non scherzare.

Teresa. Ma io non scherzavo, non scherzavo affatto. Smack. (esce con Tullio)

Filippo: (perplesso) Smack?

Giuliana: È solo un gioco, Filippo. Uno stupido gioco che io e Teresa ci portiamo dietro da quando eravamo bambine.

Filippo: Tu e Teresa, bambine: non riesco ad immaginare.

Giuliana: Ecco, appunto, non immaginare e, torniamo a noi.

Filippo: Non chiedo di meglio.

Giuliana: Definiamo il nostro accordo e…

Filippo: A casa mia? Domani?

Giuliana: Non è il caso.

Filippo: È solo per manifestarti la mia "gratitudine".

Giuliana: La chiami così?

Filippo: Ovviamente la mia non è solo "gratitudine". (le si avvicina, Giuliana gli sfugge) Qualcosa di più. Di meglio!

Giuliana: "Stima".

Filippo: "Ammirazione". Ecco sì, chiamiamola così: "ammirazione".

Giuliana: Lascia perdere.

Filippo: È solo un modo per…

Giuliana: Non è la prima volta che tu…

Filippo: Non sarà neanche l’ultima.

Giuliana: (perentoria) Mi sembra già di essere stata abbastanza chiara su questo.

Filippo: Chiara, ma non definitiva.

Giuliana: Credevo di esserlo stata.

Filippo: E invece no.

Giuliana: No?

Filippo: Fin da ragazzo ho desiderato una donna come te.

Giuliana: Come no.

Filippo: Una donna che sapesse come parlare, cosa dire. Quello che c’è da "fare".

Giuliana: Finirò veramente col mandarti via.

Filippo: Vorrei farti l’amore, adesso.

Giuliana: Siamo in casa mia.

Filippo: Questo mi eccita di più

Giuliana: Mio marito, mia sorella sono di là.

Filippo: Perché se no?

Giuliana: Sarebbe lo stesso.

Filippo: Non lo credo, non lo credo più.

Giuliana: Stiamo siglando un patto d’intesa. Non una dichiarazione d’amore.

Filippo: E chi ha parlato d’amore. Io stavo parlando di altro: di me e di te.

Giuliana: Filippo, sei proprio uno stronzo.

Filippo: Smack.

Giuliana: Un vero stronzo.

Filippo: Io, sì. Io uno stronzo, e tu?

Giuliana: Cosa, io?

Filippo: Ci fai ancora l’amore con lui?

Giuliana: Per quanto riguarda l’amministrazione dello studio, penso che…

Filippo: Non è che ha un’altra?

Giuliana: Per le cause, invece, dovremmo…

Filippo: Secondo me, ti trascura.

Giuliana: Quelle più importanti…

Filippo: Io non ti trascurerei, mai.

Giuliana: …potremmo dividerci i clienti più succulenti….

Filippo: Certo, "succulenti".

Giuliana: …e qualche caso, seguirlo insieme.

Filippo: Quanto mai "insieme".

Giuliana: Tu sei bravo.

Filippo: Non sai quanto.

Giuliana: Ci sai fare.

Filippo: Ci sono donne che ancora mi rimpiangono.

Giuliana: Conosci il diritto come le tue tasche.

Filippo: Di quelle posso anche farne a meno…

Giuliana: Filippo!

Filippo: …delle tasche, dei pantaloni, di tutto. Mi vestirei solo di te.

Giuliana: Filippo! Ma mi vuoi stare a sentire?

Filippo: Quello che sto facendo: sentirti.

Giuliana: Se tu continui con questa…

Filippo: …corte…?

Giuliana: …"pretesa": sei fuori. Fuori da qui. E dallo studio "Di Scordio & Figlie".

Filippo: È una minaccia?

Giuliana: Una certezza.

Filippo: Io pensavo che tu, che anche tu volessi qualcosa di più.

Giuliana: Con te?

Filippo: Con me. Pensavo che ti piacesse…

Giuliana: Ecco bravo: pensa, pensa pure a quello che ti ho detto, alla proposta che ti ho fatto. Tira pure le tue conclusioni. E poi dimmi che cosa ti conviene fare: seguire i miei consigli oppure… (tace)

Filippo: Dove devo firmare?

Giuliana: Bene così.

Entra Tullio. Appare provato, particolarmente stanco.

Tullio: Cos’è bene?

Filippo: L’accordo. Si parlava dell’accordo. Solo di quello.

Tullio: Ed è un buono accordo?

Filippo: Il migliore. Ora comunque credo che…

Giuliana: Si è fatto tardi.

Teresa: Come?

Giuliana: Tardi.

Teresa: Ci mandi via?

Giuliana: È mezzanotte.

Teresa: Le undici e mezza.

Tullio: In effetti, Giuliana, è un po’ presto per…

Filippo: Un altro bicchierino?

Giuliana: Domani, Tullio si deve svegliare presto…

Filippo: Ma è domenica?

Tullio: Fino ad Agosto, per me non esistono domeniche.

Giuliana: È per quel corso.

Teresa: Quello dell’Unione Europea?

Tullio: Quello.

Filippo: Se ti serve una consulenza legale, conosco un buon avvocato.

Giuliana: (fulminandolo con lo sguardo) Sono io, un buon avvocato!

Filippo: (con un mezzo sorriso amaro) È proprio a te stavo pensando.

Teresa: (tagliando corto) Vedrai che tutto andrà bene.

Tullio: Lo spero proprio. Sarebbe un grosso colpo per la mia carriera.

Giuliana: Oggi non si fa che parlare di carriera. Dà da pensare.

Teresa: È parte integrante della nostra vita.

Filippo: È la nostra vita.

Tullio: Schiavi del sistema!

Teresa: Non cominciamo con la politica! Per carità!

Filippo: No. Niente politica.

Teresa: Discorsi da comunisti.

Giuliana: Già, da comunisti…

Teresa: Filippo, visto che ci "sfrattano", mi daresti un passaggio?

Filippo: Ne dubiti?

Teresa: No, certo. Avevo chiesto solo per rispettare la forma.

Filippo: Bene. Allora, Giuliana, grazie per la… magnifica serata.

Giuliana: Già, magnifica.

Teresa: Del resto non capita tutte le sere di essere invitato a cena per poi ritrovarsi con quindicimila Euro in più in tasca.

Filippo: Dovremmo farle più spesso di cene così.

Giuliana: Non contare troppo sul mio buon cuore.

Filippo: Conto su qualcos’altro. (quasi a scandirla) Su qualcos’altro.

Tullio lo fulmina con gli occhi.

Teresa: (nell’orecchio a Giuliana) Poi mi racconti: quel "qualcos’altro".

Filippo: E ora, fuori.

Teresa: Agli ordini, generale.

Escono tutti. Dopo un po’ rientra Tullio che appare corrucciato.

Teresa: (voce fuori scena) La borsa! Dimenticavo la borsa!

Teresa rientra, recupera la borsa e fa per andarsene ma improvvisamente, come ricordandosi, torna da Tullio e lo bacia in bocca.

Tullio: Teresa…?

Teresa: (toccandogli il sesso) Per quello che è successo prima, nel bagno… (bacio sulle labbra) …non fa niente. Capita. Ti rifarai domani. Almeno spero.

Teresa lo ribacia e va via. Pausa. Entra Giuliana.

Giuliana: Tullio, che hai? Mi sembri stravolto.

Tullio: No, niente.

Giuliana: Non direi, guarda che faccia!

Tullio: È solo stanchezza. Troppo lavoro.

Giuliana: Stress?

Tullio: Poi con questo caldo.

Giuliana: Sembra ti sia passato addosso un Tir.

Tullio: Un Tir, no.

Giuliana: Mia sorella?

Tullio: Che c’entra tua sorella?

Giuliana: No, dicevo solo così, per dire.

Tullio: Sono stanco. E poi fa caldo, un caldo bestia.

Giuliana: Si, certo. Un caldo bestia.

Tullio: Piuttosto, mi sembra che la serata sia andata piuttosto bene. Sarai soddisfatta.

Giuliana: Devo dire di si. Pensavo però che Filippo fosse un osso più duro.

Tullio: Cosa avrà voluto dire?

Giuliana: Quando?

Tullio: Alla fine, quando è andato via.

Giuliana: Ma niente, una sciocchezza. Semplicemente…

Tullio: È sempre così allusivo.

Giuliana: È un bell’uomo, capace. Sa di esserlo, allora…

Tullio: Fa lo stronzo.

Giuliana: Proprio.

Tullio: Non lo sopporto, non lo sopporto proprio.

Giuliana: A chi lo dici.

Tullio: Se tuo padre non stravedesse per lui…

Giuliana: Lo avrei già mandato via, con piacere.

Tullio: Insopportabile.

Giuliana: Ma che ti raccontava prima? Durante la partita.

Tullio: Della sua passione.

Giuliana: Dei cavalli?

Tullio: Della borsa.

Giuliana: (facendo per uscire) A proposito: come va?

Tullio: Sale.

Giuliana: Sale?

Tullio: Soprattutto le Olivetti.

Giuliana: Le Olivetti?

Tullio: Le Olivetti.

Giuliana: Allora Colannino ce la fa?

Tullio: La scalata alla Telecom? (lei annuisce felice) Sembrerebbe.

Giuliana: Bene! Filippo aveva proprio ragione. Vedrai che ci facciamo un po' di soldi con questa operazione. Ci pagheremo la pensione!

Tullio: Altro che pensione: ci compreremo tutto il pensionato!

Giuliana: Esagerato!

Tullio: Fatti i conti.

Giuliana: Bene. Cambieremo la barca. (esce)

Tullio: Certo, la barca.

Anche Tullio esce. Gioco di luce (o cambio di luce) si sente una musica (Rachmaninov, concerto N°3) e un rumore di ingranaggi che scattano.

qualche giorno dopo

Entra Tullio che appare immerso e concentrato su alcune carte che tiene in mano e che va distribuendo per l’ambiente. Appare ora visibilmente provato, stanco. Vaga per l’ambiente poi accende un computer portatile. Squilla il cellulare.

Tullio: Come? Chi? Natalia? Natalia chi? Ah la nuova segretaria? Bene. Cosa? È lì? Il professor Tàlice? Ma ditegli di andare a… È lei professore? Io pensavo che lei… Sì. Quando, quando vuole. (riattacca) Maledetto! (si immerge nei suoi fogli) Maledetto bastardo! Questa è la volta che cambio mestiere!

Entra Giuliana.

Giuliana: Che fai tu?

Tullio: Cosa?

Giuliana: Dico: che fai?

Tullio: Cambio mestiere.

Giuliana: Non fare storie.

Tullio: Non faccio storie. Solo che…

Giuliana: Ora per quell’idiota di un professore…

Tullio: Pensa che lo voleva con se anche Bill Gates!

Giuliana: (ironica) E con questo?

Tullio: Come a dire…

Giuliana: …un idiota!

Tullio: …il massimo!

Giuliana: Il massimo è solo quello che tu vuoi che sia il massimo

Tullio: Che vuoi dire?

Giuliana: Non perdere tempo dietro le cose inutili.

Tullio: Io non perdo tempo dietro le cose inutili.

Giuliana: E allora? Qual è il problema? Hai fatto fuori la tua segretaria, fallo anche con l’eminente professor Tàlice.

Tullio: Era lui al telefono.

Giuliana: Ah! E che voleva "l’esimio"?

Tullio: Vuole vedermi. Scusarsi. E parlarmi.

Giuliana: Mandalo a quel paese!

Tullio: Ha saputo delle ferrovie.

Giuliana: Bene.

Tullio: Cercherà qualcuno degno che lo possa sostituire per il corso a patto che…

Giuliana: Le ferrovie?

Tullio: Le ferrovie!

Giuliana: Ti occorre un abboccamento.

Tullio: Una Yalta?

Giuliana: Abbiamo piegato Filippo piegheremo anche l’esimio professor Tàlice! Lo inviteremo qui, a cena, una sera.

Tullio: Una cenetta di quelle indimenticabili.

Giuliana: Se poi c’è da forzare la mano… faccio venire anche Teresa.

Tullio: Tua sorella?

Giuliana: Lei ha sempre avuto una passione per i cervelloni.

Tullio: Dicono che il professore abbia certe tendenze.

Giuliana: (dopo averci pensato) Allora inviteremo Filippo. Chissà che…

Tullio: …non si sa mai?

Giuliana: Filippo è un bel ragazzo, è in gamba, ci sa fare. Magari il professore vedendolo si ammorbidisce! E poi… chissà, da cosa nasce cosa. (ride) Qualche tendenza nascosta, chissà! (fa per uscire)

Tullio: Dove vai?

Giuliana: Fa caldo. Da morire. Voglio andare al mare. A fare un bagno. Non è che per caso, per una volta, non ci puoi pensare tu a portare il "piccolo" da mia madre? (Tullio allarga le braccia a palesare la sua condizione "oggettiva" di impossibilità) Va bene, va bene. Come non detto. Tu hai il tuo lavoro…

Tullio: Lo vedi come sto?

Giuliana: …gli impegni, il corso, le ferrovie, e non puoi occuparti del "piccolo".

Tullio: Lo sai, Giuliana, non è che non voglia, ma…

Giuliana: Certo, certo. La carriera!

Tullio: Fammi chiudere qui, la partita, e poi vedrai che anch’io avrò tempo da dedicare al "piccolo".

Giuliana: È solo una questione di mesi. Di anni. Di… secoli.

Tullio: Scusami.

Giuliana: Certo, scusami e intanto io mi trovo a combattere tra le pappe, i pannolini, e te, non so più che fare.

Tullio: Manco a dirlo!

Giuliana: Cerca solo di non stancarti troppo. Teresa mi ha detto che ti ha trovato stanco.

Tullio: Teresa?

Giuliana: Dopo la cena dell’altra sera, mi ha detto di averti trovato particolarmente stressato.

Tullio: Forse non ha torto.

Giuliana: Prenditi il tuo tempo. E fregatene del professor Tàlice. Quello lo sistemiamo noi.

Tullio: Una cenetta qui.

Giuliana: (fermandosi prima di andare via) Ah, dimenticavo: Edith viene con me.

Tullio: Edith?

Giuliana: Lascio Edith e il "piccolo" da mamma e vado al mare. Dopo l’operazione, è meglio non lasciare da sola la mamma con il "piccolo".

Tullio: Giusto.

Giuliana: Sei solo.

Tullio: Bene! Con una valanga di lavoro che mi assedia.

Giuliana: Un normale week-end di lavoro. (esce)

Tullio: Già!

Rimasto solo, Tullio si immerge nel suo lavoro. Suonano alla porta. Tullio non sente. Suonano di nuovo. Tullio di nuovo non si accorge del trillo. Ora squilla il cellulare. Tullio risponde.

Tullio: (al cellulare) Cosa? O ti apro la porta o violenti il postino? Teresa, ma cosa dici? Alla porta? (si volta verso la porta) Sei alla porta, hai suonato, ed io non ho neanche sentito. (suonano di nuovo alla porta) …minchia! (si alza e va ad aprire) Non è neanche male chi? Il postino?

Esce e rientra abbracciato e baciato da Teresa.

Tullio: Non ti aspettavo.

Teresa: Dovevi immaginarlo: sono stata io a suggerire a Giuliana di portarsi dietro Edith così… noi due… campo libero.

Tullio: Teresa, tu sei matta!

Teresa: Sì un po’. Solo un po’.

Tullio: Decisamente è una sorpresa.

Teresa: Spero bella?

Tullio: Certo, certo. Solo che stavo lavorando.

Teresa: (insidiandolo) Certo, lavorando. E io ho voglia di te. Tutto questo caldo mi sa che mi dà alla testa, mi eccita.

Tullio: Sono tremendamente indietro.

Teresa: Volevo fare sesso e così: o te o il postino? Per fortuna hai aperto, se no…

Tullio: Questo corso mi sta ammazzando...

Teresa: (spingendolo e buttandogli addosso sul divano) Giuliana mi ha detto.

Tullio: ...temo di non farcela...

Teresa: Ce la farai, ce la farai.

Tullio: ...troppe cose.

Teresa: Adesso però facciamo una bella pausa. L’altra sera ti sei fatto desiderare, molto desiderare.

Tullio: Ero stanco, molto stanco. Non riuscivo proprio a concentrarmi. Poi, di qua, c’erano Giuliana, Filippo, il "piccolo", le chiacchiere.

Teresa: Bene. Dove lo facciamo?

Tullio: (non capendo) Cosa?

Teresa: L’amore! Vuoi farlo qui, o andiamo di là?

Tullio: Cristo, Teresa, io non so…

Teresa: Lascia perdere il lavoro e…

Tullio: Anch’io ho voglia ma…

Teresa: Mi vuoi far rimpiangere il postino?

Tullio: Il postino? No. Che c’entra il postino?

Teresa: (sempre più pressante) Sembrava piuttosto prestante.

Tullio: (liberandosi dalla "marcatura" stretta di Teresa e alzandosi in piedi) Teresa, cristo, aspetta!

Teresa: Tullio!

Tullio: Tullio, il cazzo!

Teresa appare contrariata. Si sistema il vestito. E fa come per andare via.

Tullio: Teresa, no aspetta! Che fai?

Teresa: Non lo vedi? Vado, vado via. Come vuoi tu.

Tullio: Io non ho detto questo.

Teresa: No, non l’hai detto ma me lo hai fatto capire.

Tullio: Io dicevo solo…

Teresa: Se non ti va di fare l’amore con me, lo puoi sempre dire.

Tullio: Non mi fraintendere.

Teresa: Se vuoi, possiamo anche rompere la nostra relazione. In fondo sono la sorella di tua moglie e questo fatto mi crea qualche scrupolo di coscienza…

Tullio: Non è questo.

Teresa: (riflettendoci) …o eccitazione?

Tullio: Come?

Teresa: Forse mi hai già sostituita.

Tullio: Che dici?

Teresa: Magari con quell’idiota della tua segretaria.

Tullio: Giusto quella!

Teresa: Licenziala!

Tullio: L’ho già fatto.

Teresa: Allora, te la fai con quella nuova?

Tullio: Natalia? Mi ci vuole solo questo.

Teresa: Allora te la fai con Edith.

Tullio: Orrore!

Teresa: E che ne so io dei tuoi gusti.

Tullio: Mi piaci solo tu.

Teresa: Una volta!

Tullio: Ora, subito, adesso!

Teresa: Smack?

Tullio: Smack?

Teresa: Smack!

Tullio: Smack.

Teresa: Adesso?

Tullio: Di là.

Teresa: Così mi piaci.

Musica. Teresa si sfila la sottoveste e la lascia sul divano. I due escono.

Suoni di giochi elettronici che si inseguono. Luci che "respirano". E ora il rumore di ingranaggi che scattano. Squilla il cellulare. Riappare Tullio. È sempre più provato. La camicia è aperta, i pantaloni abbottonati a stento. I capelli scompigliati. Risponde.

Tullio: Chi? Ah sì? Cosa? Ingegnere! Come sta? Mi dica? Anticipare i tempi per le ferrovie? A quando? A Luglio? Ma è una follia? Cosa? Venire da lei quando? Domani? Sì. Va bene. A domani.

Tullio chiude il telefono. Siede sconsolato sul divano.

Tullio: Fottuto, sono fottuto.

Entra Teresa.

Teresa: Cosa c’è?

Tullio: Non ne riesco a venirne a capo. Di tutta la vicenda.

Teresa: (indisponendosi) Lavoro?

Tullio: Lavoro.

Teresa: (c.s.) Bene.

Tullio: Era l’ingegnere.

Teresa: Chi?

Tullio: Il capo struttura tecnica delle ferrovie. Dice che ci sono dei problemi per quanto riguarda il progetto.

Teresa: Anche per quello?

Tullio: È come se tutto, in questo momento, si stesse mettendo contro di me, merda!

Teresa gli massaggia malvolentieri le tempie.

Teresa: Prendi fiato, cerca di prendere fiato.

Tullio: Quello ci vuole.

Teresa: Ecco, così. Rilassati.

Tullio: Con questo caldo!

Teresa: Non puoi andare sotto pressione, altrimenti scoppi.

Tullio: Ci manca anche quello.

Teresa: Lasciati guidare.

Tullio: Come dice lei, comandante.

Teresa: E vedrai che tutto si sistema.

Tullio: Come gli salta in mente: anticipare i tempi!

Teresa: Non ci pensare.

Tullio: Facile dirlo per te che te ne stai lì con le mani…

Teresa: (insofferente e alzando le mani come a volerle mostrare) …nella merda.

Tullio: Nella merda! Proprio!

Teresa: Cerca di restare calmo.

Tullio: (alzandosi e quasi irato) Calmo? Ma io sono calmo, calmissimo. Non lo vedi?

Teresa: Vaffanculo!

Tullio: Che significa?

Teresa: Non lo sai? Significa: vaf-fan-cu-lo!

Tullio: Non dico questo, intendo…

Teresa fa per andarsene.

Tullio: Teresa! Teresa, aspetta!

Teresa: Cosa? Che tu continui a trattarmi come… come una sciacquetta qualsiasi.

Tullio: Che dici?

Teresa: Non vado a letto con un uomo sposato per farmi trattare peggio di una moglie.

Tullio: Non capisco cosa…

Teresa: Stai con me e sei stanco, stressato, insofferente, con l’umore a terra, Perdi i capelli, ti pisci nelle mutande, ti lamenti. Non scopi e...

Tullio: Tu vaneggi?

Teresa: …se deve essere così, allora tanto vale che mi prenda un marito tutto per me e mi faccia trascurare da lui. Non certo da quello di mia sorella.

Tullio: Teresa, io non volevo…

Teresa: Vengo qui. Rischio di sputtanarmi con Giuliana. E tu? Tu che fai? Fai il maritino indisponente. Bene se è così io, io non ci sto.

Tullio: Teresa?

Tullio segue Teresa nell’altra stanza.

un po’ di tempo dopo

Giochi di luce e suoni. Rumori di ingranaggi. Suonano alla porta. Tullio attraversa la scena e va ad aprire. Rientra con Filippo.

Tullio: Scusami, Filippo, ma stavo… lavorando.

Filippo: Ma non eri in ferie?

Tullio: Ho preso le ferie proprio per questo.

Filippo: Per lavorare? Con questo caldo?

Tullio: Per lavorare. Con questo caldo.

Filippo: Contento te.

Tullio: Contento io.

Filippo: Comunque non ti preoccupare: sono di passaggio.

Tullio: Giuliana non c’è. È al…

Filippo: Al mare, con sua madre, Edith e il "piccolo". Almeno loro si "rinfrescano".

Tullio: Già.

Filippo: Dovevo solo consegnarle questa. È una sentenza. Domani vado a Milano e a lei le serviva con urgenza, così sono passato io stesso a portargliela.

Tullio: Il ragazzo di bottega?

Filippo: Ogni tanto occorre fare pure questo.

Tullio: Ogni tanto.

Filippo: Quando il padrone chiama…

Tullio: La voce del padrone.

Filippo: Quella.

Tullio: Scusami, Filippo, se non ti faccio entrare ma…

Filippo: …stavi lavorando.

Tullio: Quel corso mi sta massacrando.

Filippo: Ancora la storia del professor Tàlice?

Tullio: Giuliana ti ha detto.

Filippo: Sì. È un vero peccato che…

Tullio: Se non trovo una soluzione, sono bello che fregato.

Filippo: Non esagerare.

Tullio: Comprometto la mia credibilità, la mia carriera.

Filippo: Potresti sempre offrire al professore le ferrovie in cambio della sua partecipazione al corso.

Tullio guarda con sospetto Filippo.

Tullio: Vedo che Giuliana non ha lesinato particolari.

Filippo: In fin dei conti, si tratta solo di una conferenza sulla fame nel mondo!

Tullio: Sai anche questo.

Filippo: Per quella ci vorrebbe un attore comico, non un…

Tullio: …professore di informatica!

Filippo: Certo che se lui rinunciasse alla Conferenza, tu potresti sempre coinvolgerlo nel progetto…

Tullio: …delle ferrovie….

Filippo: Basta che non mandi all’aria il corso. Esatto?

Tullio: Esatto.

Filippo: Ti serve un abboccamento.

Tullio guarda ancora con sospetto Filippo.

Tullio: Già. Un abboccamento.

Filippo: E che ci vuole? Basta una cena!

Tullio: Certo.

Filippo: Una Yalta!

Tullio: (sorpreso) Certo. Una Yalta. Giuliana ti ha detto anche questo?

Filippo: Si tratta solo di una cena e noi siamo qui per questo.

Tullio: Comunque adesso, io…

Filippo: Si mi devi salutare: il lavoro.

Tullio: Il lavoro, certo.

Filippo: E… (simulando imbarazzo) …salutami Teresa.

Tullio: (sorpreso) Teresa?

Filippo: (indica la sottoveste sul divano) Lei.

Tullio: (imbarazzato) Ah, sì, quella… sai, il disordine… Giuliana è sempre un po’ distratta, fa confusione…

Filippo: Ho regalato io quell’indumento a Teresa. È seta. Pura seta. Ripensandoci, mi è costato anche qualche soldo.

Tullio: Giuliana se l’è fatto prestare da lei e deve ancora restituirglielo. L’ha lasciato lì proprio per questo.

Filippo: Devo dire che le stava bene, proprio bene. Quanto mi piaceva quando se la toglieva. Anche con te fa lo spogliarello?

Tullio: Vuoi scherzare?

Filippo: Nove settimane e mezzo? Solo che Teresa è meglio!

Tullio: Ti stai sbagliando, confondi.

Filippo: È meglio di… come si chiamava?

Tullio: Forse è qualcosa…

Filippo: Kim Basinger!

Tullio: …di simile.

Filippo: Lei, proprio lei.

Tullio: Certo.

Filippo: Comunque qui c’è la sentenza che Giuliana cercava. Quando torna dal mare dille… dille… va bhe. (si volta e fa per andare via) Ciao. Ah, Teresa, ci vediamo domani, a studio. (esce)

Tullio: Fanculo!

Teresa: (entrando in vestaglia o altro) Avrà capito?

Tullio indica la sottoveste sul divano.

Teresa: Però, è vero che mi sta bene. Anche a te piace quando…

Tullio: Fanculo. Sono nella merda!

Teresa: "Siamo" nella merda.

Siedono sconsolati sul divano.

Teresa: Pensi che lo dirà a…?

Tullio: Se fossi in lui, non esiterei a farlo. Sarebbe un ottimo modo per…

Teresa: …vendicarsi.

Teresa si alza e fa per andare nell’altra stanza.

Tullio: Dove vai?

Teresa: A cercare due corde.

Tullio: Due?

Teresa: Per impiccarci. Non mi va di farlo da sola.

Teresa va nell’altra stanza. Tullio rimane solo, comincia a tormentarsi, ad angosciarsi. Prevedibile un cambio di luci, magari a sfumare mentre i rumori degli ingranaggi si muovono, scattano… quasi impercettibilmente, quasi... Tullio sembra "consumarsi" nel suo stato d’animo.

Tullio: Ci voleva solo questo: la nebbia che si infittisce. Dentro questa casa. Come setutto dovesse precipitare… dentro. (ha delle convulsioni, come di scatti nevrotici) Prevaricazione dell’inutile. Indefinibilità dell’essenza. Globalizzazione del niente! (pausa) E poi, il "piccolo"! (sommesso) Il "piccolo" non si compiacerà di questo. Mi guarderà ancora, sempre, mentre io... no (pausa) "La giustizia degli uomini non mi tocca. Nessun tribunale della terra saprebbe giudicarmi. Nessuno!"

Giorni dopo

Nella penombra, Tullio aspetta seduto sul divano. Entra Giuliana.

Giuliana: Dio, che caldo che fa qui! Si soffoca! Edith? Edith, vedi il "piccolo" se piange ancora! Per favore che io… (si avvede di Tullio) Tullio? Che fai?

Tullio: (con estrema freddezza) Aspettavo.

Giuliana: Cosa?

Tullio: (con estrema freddezza) Che il tempo si muovesse.

Giuliana: Come?

Tullio: E mi venisse a trovare.

Giuliana: Tullio, ma che dici… (luci, Giuliana si avvede dello stato di prostrazione di Tullio) … ma tu, tu stai male!

Tullio: (con estrema freddezza) Ho solo bisogno di riposo.

Giuliana: Sei stravolto.

Tullio: (con estrema freddezza) Qualcosa è successo… ma… ma non ricordo più cosa.

Giuliana: Tu hai bisogno… un medico.

Edith: (entrando) Signora… avvocato… il "piccolo" piange.

Giuliana: Non ti preoccupare è la gastrite, solo la gastrite. Bisognerà riportarlo dal pediatra.

Tullio: (alzandosi ma sempre con evidente freddezza) Ci penso io.

Giuliana: Con quella faccia? Ma non mi fare ridere!

Tullio: Io non rido.

Giuliana: Sembra che ti sia passato un Tir addosso.

Tullio: Forse è stato quello.

Giuliana: E dove vai, ora?

Tullio: A lavoro. In ufficio.

Giuliana: Ma non eri in ferie.

Tullio: In ferie. Per lavorare, di più. Ho una riunione alle undici. Non so se torno per cena.

Giuliana: Alle undici? E non sai se torni?

Tullio: È per le ferrovie. C’è un ritardo nel progetto, un’inconveniente ed io…

Giuliana: …devi mettere a punto tutto.

Tullio: Esatto. (esce)

Giuliana: Quest’uomo mi preoccupa, mi preoccupa non poco. (si scuote) Edith? Edith? Dio che caldo!

Edith: (entrando) La signora… "l’avvocato" signora ha chiamata me?

Giuliana: Edith, senti… guarda che casino qui. Metti in ordine. L’ingegnere, l’ingegnere ha lasciato un po’ di roba in giro. Metti in ordine, metti pure in ordine e… non buttare niente però non vorrei che… (Edith comincia a mettere in ordine) …brava così.

Suona il telefono.

Giuliana: (rispondendo) Mamma? Sì, mamma. Come? Tullio? È andato in ufficio. Sì, anche oggi. Per via del corso e di quel progetto. Sì, lo so, lo so. Il "piccolo"? Domani da te? Chi vuoi che ce lo porti? Io, no! Come sempre. Tullio? No, non è il caso adesso. È troppo impegnato, troppo preso dal lavoro per stare appresso al "piccolo". Sì, ci penso io, io. Teresa? (Edith ha riassettato il salotto ed è andata via) No, non l’ho… ah, è lì. Mi vuole parlare? Passamela. Teresa? Dimmi. Filippo? No. È ancora a Milano per quella transazione. No, non l’ho sentito. Sì, doveva passare. A portarmi a casa una sentenza. No. Non ne so nulla. Ma perché me lo chiedi? Tullio? Perché lo cerchi? Ah, non lo cerchi. Va bene. Ciao. (perplessa chiude) Edith! (esce)

Pausa. Suona di nuovo il telefono. Appare Giuliana. Risponde.

Giuliana: Pronto? Tullio? Tullio, ma tu… tu sei appena andato via e già mi cerchi, mi chiami… Sì. Dimmi. Filippo? Che c’entra… Se l’ho sentito? No, non l’ho sentito. Perché? Era passato… doveva passare? Sì, una cosa di studio: una sentenza. Ma non so… non l’ho sentito. Ma com’è che tutti cercate… (si discosta dalla cornetta) …cercate Filippo? Ha chiuso.

Perplessa guarda la cornetta prima di riattacare poi si guarda intorno e si apre in un sorriso cattivo ed illuminante di chi – forse – ha capito.

Giuliana: (sospettosa) Forse è ora che nevichi. Fa troppo caldo qui. (esce)

Giochi di luci, suoni.

E gli "ingranaggi" che continuano a scattare, a "pulsare", a "vivere".

tempo dopo

Suonano alla porta. Giuliana attraversa la scena e va ad aprire. Passando vede il telefonino di Tullio. Lo prende in mano.

Giuliana: È di Tullio. Si è dimenticato anche questo. Di questo passo, chissà che cosa finirà col dimenticarsi. Capisco il lavoro, ma… (esce) Sì? (fuori scena) Filippo? Tu? (rientrano in scena Giuliana e Filippo) Come mai qui?

Filippo: La sentenza. Quella che aspettavi.

Giuliana: Ah, sì quella.

Filippo: Te l’avevo portata. Non so se Tullio te l’ha…

Filippo ha un atteggiamento sicuro, di chi si sente padrone della situazione e crede di poterla gestire.

Giuliana: Tullio? No, non mi ha detto.

Filippo: Eppure sono stato qui, l’ho lasciata a lui l’altro giorno. L’avevo anche raccomandato di… non è che se n’è dimenticato.

Giuliana: Tullio è stanco, molto stanco in questo periodo. Non riesce più a seguire le cose, a starci dietro.

Filippo: Troppo preso?

Giuliana: Troppo preso.

Filippo: Allora è vero che ti trascura?

Giuliana: Ancora con questa storia.

Filippo: Mi dispiacerebbe se così fosse. Sei una così bella donna.

Giuliana: Filippo, non vorrai…

Filippo: (comincia ad insidiarla anche fisicamente) Dico che è tempo che noi si stabilisca meglio le clausole del nostro accordo.

Giuliana: Mi sembrava che l’altra sera, a cena, noi si fosse chiarito anche questo.

Filippo: L’altra sera.

Giuliana: Poi?

Filippo: Poi i giorni, il tempo passa e accadono delle cose.

Giuliana: Delle cose?

Filippo: Sembrano sciocchezze. In un primo tempo lo possono anche essere. E invece, poi pensandoci, riflettendoci e mettendo sotto la giusta luce ecco che tutto appare per quello che è: diverso, e, quanto mai, universalmente, rilevante.

Giuliana: Rilevante?

Filippo: Universalmente rilevante.

Giuliana: E che cosa sarebbe "universalmente rilevante"?

Filippo: Bisogna prima che ti racconti, ti spieghi, ti dice e poi, anche tu potrai costatare che…

Giuliana: (avvicinandosi al mobile bar) Ho capito… vuoi qualcosa da bere?

Filippo: (la insidia da dietro, la bracca) È una proposta?

Giuliana: (lei lascia fare) Dipende.

Filippo: (la bacia sul collo) Da che?

Giuliana: Da te. (si volta e gli porge un bicchiere)

Filippo: (prende il bicchiere e la fissa) È un modo di porgersi?

Giuliana: È un modo di capire dove vuoi arrivare. Ancora.

Filippo: A te.

Giuliana: Solo a me?

Filippo: È quello che mi interessa. Sempre.

Giuliana: Sempre?

Filippo: Solo. (posa il bicchiere, abbraccia da dietro e bacia sul collo Giuliana che lascia fare) Sei splendida.

Giuliana: Come?

Filippo: Come nessuna.

Giuliana: (discostandosi da lui) E poi?

Filippo: Poi cosa?

Giuliana: E dopo di me, cosa?

Filippo: Niente! Dopo di te, niente!

Giuliana: Lo studio?

Filippo: Non vorrai dirmi che io… per lo studio?

Giuliana: Perché non dovrebbe? In fin dei conti lo studio "Di Scordio & Figlie" manca di diretti discendenti. E allora…

Filippo: Giuliana, ma sei impazzita? Ci sei tu e…

Giuliana: Io ho il "piccolo": tante, troppe distrazioni.

Filippo: Tua sorella?

Giuliana: Ci sei già andato a letto, vero? (Filippo non risponde, sorride bevendo) A lei basta poco. Basta concederle qualche "ricca" rappresentanza e il gioco è fatto. Visto che amministrare lo studio "l’annoia a morte".

Filippo: Tuo padre?

Giuliana: Mio padre ne ha le palle piene.

Filippo: ……!

Giuliana: Credo che io e te dobbiamo rivedere i termini del nostro accordo.

Filippo: Che vuoi dire?

Giuliana: Dovresti ponderare meglio la proposta che ti ha fatto l’avvocato Egano.

Filippo: Mi stai cacciando via?

Giuliana: Diciamo che avevo delineato i termini di un’intesa e tu… mi spiace.

Filippo: Giuliana, io…

Giuliana: Credo che ci siamo detti tutto, oppure…?

Filippo: Oppure.

Giuliana: Cosa:

Filippo: Quello che è successo. L’altro giorno.

Lunga gelida pausa. Giuliana lo scruta. Lui la guarda sardonico.

Giuliana: La porta è quella.

Filippo. Anche l’altro giorno, la porta era quella. Ed era sempre caldo.

Giuliana: ……?

Filippo: Sempre caldo. Ma la situazione era diversa. Diciamo che era l’altro giorno… oppure un altro, ieri, o uno qualsiasi (come mimando) "Oh, Filippo, tu qui? Come mai qui? Oh, io no. Sono solo. Stavo lavorando…"

Giuliana:Tullio?

Filippo: "Sai il corso, le ferrovie, il professor Tàlice. Come si dice: un casino!"

Giuliana: (non comprendendo ancora ma forse anche divertita) Un casino?

Filippo: "Ah, la sentenza! Quella che Giuliana… No! Giuliana non c’è. È al mare da sua madre, con questo caldo, ed io… io sono solo… vero, Teresa, che sono solo?"

Giuliana: (cercando sempre di capire le intenzioni di Filippo) Teresa era qui? Con lui?

Filippo: "Buona sera, Teresa, come va’? Bene? Anch’io…"

Giuliana: Anche tu…?

Filippo: "Sei anche tu qui di passaggio? Bene. Se vuoi possiamo andare via insieme? Se ti rivesti, posso sempre darti uno strappo"

Giuliana: (cominciando a capire) Ti rivesti?

Filippo: "Bella quella sottoveste, Teresa. Credo che anche a Tullio piaccia molto, vero? O preferisce quando tu, con lui, te la sfili?

Giuliana: È questa la storiella?

Filippo:Carina vero?

Giuliana: (dopo averci riflettuto a lungo) Cosa vuoi, Filippo? La mia riconoscenza per avermi svelato chissà che?

Filippo: Della tua riconoscenza non so che farmene, voglio solo te.

Giuliana: Solo me?

Filippo: (cerca di abbracciarla) Tu mi piaci, mi piaci da…

Giuliana: (mentendo) Di Teresa e di Tullio, io lo sapevo da tempo.

Filippo: Cosa?

Giuliana: Sì, lo sapevo. Cosa credi che la maternità mi abbia… No, Filippo. Ti sbagli. Non è così. Sapevo di Teresa. E di Tullio. Ho preferito lasciar perdere, fingere niente. Perché… (incerta e inventando) … perché Teresa me lo teneva buono, con me. Mentre io, il "piccolo". Meglio lei di chissà chi altra: una segretaria, magari.

Filippo: Maria?

Giuliana: Maria non c’è più. Magari un’altra.

Filippo: Natalia!

Giuliana: Sono tante quelle pronte a sbrodolarsi dietro ad uno che… ad uno che fa carriera, con la speranza di fare anche loro carriera. Ce ne sono tante che per uno come Tullio farebbero follie… tante! Se solo lui volesse…

Filippo: E chi ti dice che…?

Giuliana: Teresa! Finché c’è lei… io non corro rischi.

Filippo: Ma tu lo ami?

Giuliana: È il padre di mio figlio. L’uomo con il quale ho avuto un figlio.

Filippo: E ti basta questo?

Giuliana: Per ora è qualcosa, è già qualcosa. Per ora.

Filippo: (proponendosi) Per ora.

Giuliana: Tu invece sei uno stronzo, Filippo. Un povero stronzo.

Filippo: Che dici?

Giuliana: Ed hai commesso un errore: venire qui, alitarmi sul collo, pensando di avere più assi nella manica.

Filippo: Più assi?

Giuliana: Tu mi piacevi, Filippo. Anzi: tu mi piaci.

Filippo: E allora, perché non ti lasci andare? A me?

Giuliana: Se tu fossi venuto qui, per me, senza altro per la testa: Teresa! Allora, forse sì, probabilmente io… Ma hai sbagliato. Hai confuso il tutto, ti sei smarrito e hai finito coll’offendermi.

Filippo: Offenderti?

Giuliana: Sei un’idiota, Filippo, solo un povero idiota.

Filippo: Non ho più possibilità, vero?

Giuliana: Adesso no.

Filippo: Bene.

Giuliana: Quella proposta dell’avvocato… fai meglio a ripensarla. Anzi no. Fai una cosa: qui, in città, è piccola questa città, troppo piccola per te. Tu hai bisogno di spazi, di grandi spazi per farti valere, al meglio.

Filippo: Vuoi dire…

Giuliana: Cambia città. Ti conviene.

I due si scrutano. Poi Filippo esce.

Giuliana: Povero idiota!

Giuliana fa per uscire. Suona un telefonino: è quello di Tullio. Dopo un attimo di incertezza, Giuliana risponde.

Giuliana: Pronto? Chi? Ah, è lei professor Tàlice? Chi, Tullio? No, non è qui. Credo che sia… (ci riflette) … in ufficio? No. In ufficio, no. Ho provato anch’io prima ma no, non c’era. Sì, il telefonino è quello suo. Se l’è dimenticato. È un periodo che lui – sì - si dimentica tutto, proprio tutto… anche il cellulare. No, certo. Non si preoccupi. Se lo sento glielo dico, sì, che ha chiamato lei. La faccio chiamare anche se… (ci riflette, si sentono scattare alcuni marchingegni meccanici) … anche se, credo, mi diceva che… ha già trovato qualcun altro… per il corso, per sostituirla. (guarda il telefonino beffarda) Ha riattaccato. (compiacendosi di se, beffarda, si guarda allo specchio. Suona il telefonino) Tullio, sei tu? Sì. A casa. Pensavi di averlo perso? Di averlo lasciato chissà dove? No. È qui. A casa. Con me. Bene. Sei ancora in ufficio? Tornerai a casa dopo mezzanotte? Ma è sabato! La riunione prosegue? Il corso? Le ferrovie? Sei distrutto. Si sente. No. (ci pensa) Non ha chiamato nessuno. Il professor Tàlice? No. Non ha chiamato, non ha chiamato proprio. (sorridendo cattiva guarda il telefonino) Ha riattaccato.

Prima di andare nell’altra stanza, si guarda di nuovo allo specchio, beffarda, compiacendosi e con un sorriso cattivo ora dipinto sulle labbra.

Giuliana: Sì. Filippo ha ragione: sono ancora bella. Forse anche di più! (uscendo) Dio, che caldo!

Le luci "sciamano" nella penombra.

Quel giorno, molto presto

In silenzio e sempre nella penombra, entra Filippo. È distrutto. Senza accendere la luce, si toglie la giacca e si butta sul divano. Accende la Tv: la luce dello schermo lo investe, lo infastidisce anche. Rumori di ingranaggi che, a fatica, a stento, scattano meccanicamente. La luce nell’altra stanza si accende: emerge Giuliana.

Giuliana: Sei qui?

Tullio: Sono qui.

Giuliana: Sono le tre. Non vieni a letto?

Tullio: Non so se ce la faccio.

Giuliana: Sei stato al lavoro fino ad esso. Oppure…

Tullio: Oppure?

Giuliana: Dovresti essere così stanco da dormire un mese intero.

Tullio: Se solo potessi! (la guarda smarrito) Ho le convulsioni in testa: tutto il giorno davanti a quel maledetto computer: tutti quei numeri. Non credo di riuscire a dormire. Ho bisogno di distrarmi.

Giuliana: Teresa?

Tullio: (sussultando) Che vuoi dire?

Giuliana: (dopo averci riflettuto) Ha telefonato. Cercava te.

Tullio: (guardandola con sospetto) Me?

Giuliana: Te.

Tullio: E che voleva?

Giuliana: E che ne so io! Mica sono la tua… (dopo averci riflettuto) …segretaria.

Tullio: Pensavo te l’avesse detto.

Giuliana: Sono cose che non mi riguardano… più!

Tullio: Hai un tono!

Giuliana: Sono le tre del mattino. Che tono vuoi che abbia?

Tullio: Pensavo ce l’avessi con me.

Giuliana: E perché dovrei avercela con te? Solo perché non ci sei mai? Solo perché stai dando tutto te stesso per il tuo lavoro e per… (tace)

Tullio: Anche tu hai il tuo studio.

Giuliana: Esatto! Anch’io ho il mio studio.

Tullio: Stiamo sbagliando?

Giuliana: Inevitabilmente.

Tullio: Inevitabilmente?

Giuliana: Inevitabilmente. (fa per andare via)

Tullio:Non è che ha telefonato…

Giuliana: …nessuno!

Tullio: …il professor Tàlice?

Giuliana: Nessuno! (fa per andare via) Ah, a proposito: ora ricordo.

Tullio: Cosa?

Giuliana: Perché Teresa ti stava cercando… per Filippo.

Tullio: (trasalisce) Filippo?

Giuliana: Filippo. Dice che ti deve dire una cosa che riguarda lui.

Tullio: Cosa?

Giuliana: Non lo so. Forse questioni di borsa. O forse quel tuo amico che deve andare all’estero.

Tullio: Sì, forse è quello.

Giuliana: Non mi ha detto. Del resto… sono cose che a me, non riguardano più… davvero!

Giuliana esce. Tullio, agitato, la osserva andare via e rimane con gli occhi sulla porta finché non vede la luce spegnersi. Poi riflette e si precipita sul telefonino e, di nascosto, chiama. Nella penombra oltre la porta si intravede, si deve intravedere magari in controluce, la silhouette di Giuliana.

Tullio: Pronto, Teresa? Come? Che ora è? Le tre. Se ti chiamo a quest’ora è per sapere perché mi hai chiamato? Come quando? Prima. Me l’ha detto… (il tono agitato si smorza) …Giuliana. Si. Prima. Mi ha detto che tu mi avevi cercato… per dirmi una cosa… su Filippo… Non è così? Non mi avevi cercato? (riattacca) Una trappola?

La silhouette di Giuliana dietro scompare. Tullio rimane con gli occhi fissi nel vuoto. È sconvolto. Si passa ripetutamente la mano sul capo, sulla faccia. Blatera anche qualcosa. Poi si adagia, nervoso sul divano e con difficoltà, alla luce dello schermo, si addormenta. Cambio e giochi di luci.

la mattina di quel girono

Dall’altra stanza entra Giuliana che, avvicinatasi, spegne il televisore. Con aria sprezzante guarda Tullio.

Giuliana: La miseria umana non ha confini.

Tullio: (svegliandosi) Come?

Giuliana: Io ho quello che ho donato!

Tullio: Giuliana, tu,,,? Ma dove…?

Giuliana: Hai dormito lì, sul divano… tutta la notte.

Tullio: Sul divano…?

Giuliana: Come un cane.

Tullio: Lavoravo e così…

Giuliana: (non senza disprezzo) Sì, lavoravi.

Tullio: Mio dio, sono… distrutto. Che ora è?

Giuliana: Le otto e mezza.

Tullio: Le otto e mezza! Tra un’ora ho una riunione e…

Giuliana: Porto il "piccolo" dalla mamma.

Tullio: (ancora intontito) Sì, certo. Il "piccolo".

Giuliana: Non sembra neanche figlio tuo per quanto te ne occupi.

Tullio: Il "piccolo"?

Giuliana: Lui.

Tullio: Che c’entra? Io… io ho un sacco da fare: il lavoro, il corso, il professor…

Giuliana: Stanotte ha pianto tutto il tempo: la gastrite.

Tullio: Mi potevi chiamare.

Giuliana: Tu neanche te ne sei accorto.

Tullio: Ho lavorato fino a tardi e…

Giuliana. Non l’hai neanche sentito.

Tullio: Giuliana, tu hai ragione ma io…

Giuliana: Si, lo so. Hai il tuo maledetto lavoro, il corso, eccetera, eccetera. E del "piccolo"? E di me? Che cosa…?

Tullio: Giuliana, se io mi ammazzo di lavoro è perché… (tace)

Giuliana: Ecco: è a questo che devi rispondere: perché?

Tullio: Io… io…?

Giuliana: Comincia con il chiedertelo, hai tutta la vita per risponderti.

Suona il telefono.

Giuliana: (al telefono) Chi…? Teresa? Cosa? Filippo? Ti ha buttato giù da letto? Siete a studio? Cosa vuole…? Prendere le sue cose? È furioso? Arrivo. Digli… digli che arrivo. Subito.

Riattacca e va nell’altra stanza. Tullio rimane perplesso, seduto sul divano, a guardarsi le scarpe. Poi si volta verso l’altra stanza.

Tullio: Giuliana…?

Entra Giuliana che fa per andare via.

Tullio: Giuliana, e il "piccolo"?

Giuliana: Devo andare allo studio. Filippo se ne sta andando…

Tullio: …andando…?

Giuliana: Lascia lo studio. Ora non vorrei che con sé si portasse via… che so… qualche documento, qualche dossier… mi capisci?

Tullio: Certo, certo. Ma il "piccolo"?

Giuliana: Pensaci tu al "piccolo". Per una volta.

Tullio: Io?

Giuliana: Devi solo portarlo da mia madre.

Tullio: Da tua madre? Io?

Giuliana: Si, tu. Non sei forse ancora tu il padre?

Tullio: Ancora?

Giuliana: Allora? Occupatene un po’ tu, di lui. Per una volta.

Tullio: Ma io devo andare in ufficio. Ho una riunione. Per il corso. Con il professor…

Giuliana: Balle!

Tullio: …quello che forse sostituirà il professor Tàlice.

Giuliana: Non mi interessano i tuoi problemi, il tuo lavoro, i tuoi corsi. Non mi interessano più. Ho i "miei" problemi da risolvere, il "mio" studio, la "mia" professionalità da difendere.

Tullio: E il "piccolo"?

Giuliana: Portalo da mia madre: lì sta benissimo.

Tullio: Ed Edith?

Giuliana: È in ospedale. Una sua cugina si è rotta la gamba e allora è dovuta andare.

Tullio: Il "piccolo"?

Giuliana: Ricordatelo: da mia madre. E non da… (cattiva) …da mia sorella. (esce)

Tullio: Da "mia" sorella…?

Suona il telefonino.

Tullio: (risponde) Chi? Teresa? Sì, Giuliana è andata via. Cosa? Sei allo studio? Come? (suona il telefono) Teresa, aspetta. Ho un’altra telefonata.(all’altro telefono) Chi? Natalia? Cosa vuoi…? Il professore è già lì? Come? Ma se la riunione era per le… (posa il cellulare dove in attesa c’è ancora Teresa guarda l’orologio) Le nove e mezza! Arrivo, Natalia, arrivo subito. Mi cambio la camicia e… il "piccolo"! (comincia a spogliarsi mentre parla ancora al telefono) No, Natalia. Non dico a te. Dicevo solo… (attacca il ricevitore) …a me… il "piccolo"! (corre verso l’altra stanza ma si ricorda) Teresa! (corre a riprendere il telefonino) Teresa? Teresa, sei ancora in linea? No, non mi sono dimenticato solo che… (continua a spogliarsi) …la riunione: sono in ritardo. Come? Filippo ti ha chiesto dei soldi… (si blocca) …per non dire niente a Giuliana? E tu? Gli hai detto che ci devi pensare? Ma guarda che così sembra che sei… debole! (lunga pausa) Giuliana, sta venendo a studio. Sì. Digli, dì a Filippo va bene. Digli che… gli daremo dei soldi. Quanto chiede. (riattacca. È come fuori di se) Troppi! La riunione! (esce)

L’ambiente rimane deserto. Rumore di ingranaggi e giochi di luce oltre la porta dell’altra stanza. Poi appare Tullio e, con furia, esce. Con sé un fagotto: il "piccolo".

Tullio: (uscendo) …proprio oggi: il "piccolo", la riunione, Filippo. Merda!

Tullio esce tutto trafelato. L’ambiente rimane deserto. Rumori di ingranaggi in crescendo. Le luci si fanno sempre più intense ad abbagliare, a "bruciare". Nel momento di maggiore intensità, si sente un rumore di ingranaggi che si inceppano.

epilogo di un giorno qualsiasi

Tullio entra in scena: mogio, distrutto. Siede sul divano. Le luci tornano normali. Dietro di lui, Giuliana. Tullio è immerso nella propria disperazione mentre la donna lo incalza ad inquisirlo: cattiva.

Giuliana: Allora?

Tullio: Non so...

Giuliana: Cosa?

Tullio: Come sia potuto accadere!

Giuliana: Come fai a non saperlo? Io dico come...?

Tullio: È stato tutto così confuso, così rapido che io... la mente, i pensieri, tutto il giorno davanti a quel dannato...!

Giuliana: ... a quel dannato...?

Tullio: ... a niente...

Giuliana: ...a niente?

Tullio: Io sono… io sono niente!

Giuliana: Tu? (Tullio, senza guardarla, annuisce) E lui? Dov’era lui?

Tullio: Lui era là. E mi guardava. Era come se mi stesse guardando. Dio! Gli occhi aperti, ancora aperti. Fissi su di me e invece... (pausa) mi guardava, era come se fosse ancora... ed invece... essiccato!

Giuliana: Essiccato? (Tullio annuisce affondando la testa tra le mani) E questo allora?

Tullio: È questo.

Giuliana: Nostro figlio... essiccato?

Tullio: Dentro quella macchina!

Giuliana: (urlando disperata) Ma io dico: come? Come hai potuto? Nostro figlio? Un anno! Un solo anno... (sussurrato) ...essiccato...

Tullio: Io... io l’ho preso, l’avevo preso. E l’ho portato in macchina, l’ho messo in macchina, dietro, come fai tu, nel suo... suo seggiolone…

Giuliana: ...essiccato...

Tullio: …poi il traffico… è luglio… la gente va a lavoro, al mare… io avevo premura…

Giuliana: Premura?

Tullio: …il lavoro: avevo la riunione alle nove e mezza…

Giuliana: …alle nove e mezza?

Tullio: …si, alle nove e mezza. Il traffico. Le macchine. La riunione. Il telefonino che squillava... squillava: Natalia: il professore è furioso, aspetta, anche gli altri aspettano… me! E io?

Giuliana: Era tardi...

Tullio: Io le ho detto, le ho fatto: lasciali, lasciali aspettare…

Giuliana: Tardi...

Tullio: …ma quelli incalzavano: il lavoro, la riunione, il corso. Natalia, Maria, Maria, o come diavolo si chiama la nuova segretaria: Natalia. Teresa….

Giuliana: Teresa, no, proprio no!

Tullio: …e poi il traffico, l’ingorgo, l’incidente. La testa scoppia E poi… ancora…

Giuliana: Il caldo?

Tullio: …sì, certo: il caldo!

Giuliana: Ancora di più?

Tullio: Di più. L’afa. L’aria condizionata che sembra non bastare, non bastare mai. E il claxon che suona, la sirena, l’incidente, il traffico che monta, cresce, lievita, impazzisce e si ingolfa… (sussurrato) …il caldo…

Giuliana: Il caldo?

Tullio: Come la testa, la mia testa che pesa piombo, con quei pensieri maledetti che montano, crescono, lievitano, impazziscono e si ingolfano…

Giuliana: (svuotata) Certo: si ingolfano...

Tullio: Io, io mi sembra di impazzire in quella scatola di carne, carne umana. Non so più cosa fare, cosa dire, dove andare, perché andare. Quale ragione poi… tutto questo. Squilla il cellulare e non rispondo, non rispondo più. Suona un claxon e faccio finta di niente. La radio si incanta. Una sirena strilla. Il "piccolo" piange, sì, piange, e io faccio finta di niente, di niente. Mi chiudo in me stesso e cerco di regolare il flusso: il flusso dei miei pensieri, regolarizzarne il corso, gli sviluppi, il corso degli eventi. Capirne il senso. Dare le priorità, inseguire il tempo e scegliere cosa fare, dove andare. Arrivo in ufficio. È tardi. Ma, incredibilmente, ora mi sento tranquillo, padrone di me, del mio tempo. Tutto è silenzio, tutto. Trovo un posteggio. Al sole. Fa caldo, afa. Fa niente. Fermo la macchina, scendo. Chiudo lo sportello. Mi avvio: la riunione. Mi avvio: calmo, compassato, tranquillo. Ora so cosa fare, cosa dire. Ora sì, sono padrone, padrone del mio tempo: tempi moderni. Vado alla riunione, parlo, mi scuso, mi confronto, ho ragione, so di avere ragione e l’ottengo. Tutti sono con me. Si convincono. L’operazione è mia, nelle mie mani. Ed io, io sì, ne sono padrone… (improvvisamente, meravigliato) Natalia invece non capisce, mi chiama: "ingegnere, sua moglie: vuole sapere perché non ha portato il "piccolo" da sua madre…" Il "piccolo"! Il "piccolo"! In macchina… al sole… sotto l’afa… dalle dieci. E ora… ora sono le… tredici! Le tredici! (pausa) Mi alzo, mi muovo, scatto, lascio la riunione, esco dall’ufficio. Corro! Il "piccolo"! Il "piccolo" avrà avuto caldo, afa, starà piangendo, ancora. In quella macchina: chiuso a soffocare di caldo. Afa! Chiuso in quella scatola, in quella scatola di carne umana. In macchina! Il "piccolo", avrà sete, sarà disperato, affamato, assetato, sudato, furioso, povero "piccolo"… (trascinandolo) ...essiccato!

Giuliana: ...essiccato...

Tullio: L’ho trovato così: morto, essiccato. Dal caldo, l’afa. In quella scatola…

Giuliana: ...di carne umana...

Tullio: ...io ho quel che ho donato...

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