Teresa Desqueyroux

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Commedia in tre atti

di Diego FABBRI

dal romanzo di François Mauriac

da IL DRAMMA n. 296 - Maggio 1961

LE PERSONE

TERESA DESQUEYROUX

BERNARDO, suo marito

Il SENATORE LARROQUE, suo padre

M.ME DE LA TRAVE

ANNA, sua figlia

La ZIA CLARA

BARDERE, domestico

BALIONTE, domestica

DEGUILHEM

IL GIUDICE ISTRUTTORE

L'AVVOCATO DUROS

IL DOTTOR PÉDEMAY

GIOVANNI AZEVEDO

IL SEGRETARIO DEL TRIBUNALE

L'USCIERE


ATTO  PRIMO

La stanza del Giudice istruttore. L'arreda­mento è quello solito di questi ambienti: una specie di cattedra su una predella di legno, e una poltrona dalla spalliera alta e barocca per il Giudice. In fondo, a sinistra, una porta na­scosta da un tendaggio; verso destra, quasi di angolo, una finestra. Nella parete di destra una porta imbottita. La parete di sinistra comu­nica (con una porta)  con l'anticamera di cui la scena fa vedere una parte. Un lungo banco di legno con spalliera, a sinistra un tavolinetto con tre sedie imbottite in fondo la finestra; e sempre verso il fondo, nella parete di sinistra, la porta che conduce fuori. È mattina, all'apertura dell'udienza. Buio in scena quando si leva il sipario; poi la luce si alza concentrandosi su Teresa. È sola, seduta di sbieco, quasi di profilo al pubblico: sta accendendosi una sigaretta col mozzicone di un'altra, da cui ha finito di aspirare l'ultima boccata. Schiaccia il mozzicone con cura chi­nandosi verso il portacenere ch'è sul tavoli-netto, poi si appoggia al dorso della sedia. Per un momento sembra che non sia nemmeno lei a parlare.

Teresa                 ...finché avrò paura fumerò... e avrò paura finché non m'avranno detto: « Beh, non ti seccheremo più con questa storia... finia­mola una buona volta con la commedia... vat-tene in pace anche tu... ». (Sogghigna)  Sì, in pace! Che bella pace sarà! Ho anche comin­ciato a compassionarmi... (Stacco, rauca)  Se non in pace, almeno libera ogni cosa si mette­rebbe al meglio, a sentir l'avvocato... dunque di che ho paura? che da un momento all'al­tro, prima che ci mettano una pietra sopra, salti fuori il « fatto nuovo »... Ci può essere, allora, un « fatto nuovo? ». Non uno, cento... Nella mia vita ci sono stati sempre « fatti nuo­vi ». Ma loro non lo cercano, a loro non inte­ressano i « fatti nuovi ». Loro vogliono soltanto stabilire se sono stata io o no a tentare d'avve­lenare mio marito... Se, in che modo e perché... Deliberatamente o per distrazione... Quante, quante bugie! (Ride piano, gorgogliando un po', poi, all'improvviso, abbandonandosi alla pena, all'angoscia più autentiche)  Eppure giuro, dico « giuro »... ma a chi giuro? Insomma, « giuro » non ho mai voluto, proprio voluto, mai quello di cui m'incolpano. Non so quel che ho voluto, non lo so! Dovreste credermi. Io non ho mai saputo a che cosa tendesse questa potenza for­sennata che è in me e fuori di me... mi sfugge e mi trascina... io stessa sono atterrita per quel che ha già distrutto sulla mia strada... come se mi portassi dietro una gran fiamma... dietro o davanti a me, che brucia tutto... questa è la verità, non sono immagini... (Fuma ancora)  Ma se nonostante tutto, e contro tutte le previ­sioni « lui » si alzasse e dicesse: « Teresa non può essere rilasciata perché è sorto un fatto nuovo... ». (Ha un brivido).

(La luce finora con­centrata su Teresa si diffonde schiarendo prima l'anticamera e poi la stanza del Giudice. Quan­do il sen. Larroque entra, venendo da fuori, la luce è ormai stabilizzata).

Larroque             (alla figlia)   È ancora dentro?

Teresa                 Se non è qui!

Larroque            Ma che cosa fanno?

Teresa                 Si sapesse!

Larroque             (per prendersela con qualcosa)   E tu sempre a fumare! Te l'ho detto: depone male, nonostante l'andazzo dei tempi, vedere una donna che fuma in questa circostanza!

Teresa                 Finché avrò paura, fumo.

Larroque            Hai paura, tu? (Biascica)  A suo tempo dovevi averla la paura... (Va verso la fi­nestra del fondo).

(Dall'interno della stanza del Giudice entrano l'avvocato Duros e il Segretario del tribunale. Attraversano la stanza, sulla porta l'Avvocato si congeda).

L'Avvocato         (stringendogli la mano)   E gra­zie... di tutto.

Il Segretario     Mi raccomando, comunque...

L'Avvocato        Come non detto. (E apre).

Il Segretario     (allontanandosi)   Un minutino ancora di pazienza e la chiamiamo. E i miei ri­spetti al senatore.

(Il Segretario scompare per l'uscio interno. L'Avvocato è nell'antica­mera. Teresa lo guarda; Larroque gli viene in­contro).

L'Avvocato        I rispetti del segretario, se­natore...

Larroque             (assente con la grossa testa)   E allora?

L'Avvocato         (con un mezzo sorriso, facendoli un po' aspettare)   Non dovrebbero più esserci altre sorprese.

Larroque            Come « dovrebbero »...? Dopo la ultima deposizione di mio genero... non « de­vono » più essercene.

L'Avvocato        Splendida deposizione, davvero. (Volgendosi a Teresa)  Stavolta, signora, è stato esplicito: « non contavo mai le gocce », ha detto. E ha firmato il verbale.

Teresa                  (tra sé)   Il santo! Martire e santo!

Larroque            E allora!

L'Avvocato        Ma lei sa bene, Larroque, quel che vale in questo genere di inchieste, la testi­monianza della vittima...

Teresa                  (scattando, togliendosi la sigaretta di bocca)   Non c'è stata nessuna vittima!

L'Avvocato        Volevo dire: vittima della pro­pria imprudenza, signora.

Larroque            Sst! Vuoi smetterla di far la su­scettibile, tu! (All'Avvocato)  E allora?

L'Avvocato        Eccellente, dicevo, l'ultima de­posizione del signor Desqueyroux, ma non è tutto. Rimane da sistemare la faccenda della ricetta.

Teresa                  (tremante)   Si ricomincia con la ricetta. Che vogliono ancora?

L'Avvocato        Insomma, parliamoci chiaro: si tratta di un falso. Se ricorressero alla perizia calligrafica... diverrebbe evidente.

Teresa                 La perizia... adesso?! Non finirà più...

L'Avvocato        No. Niente perizia. Ma lei (co­sciente di averla in sua mano), signora, do­vrebbe dare una spiegazione più plausibile. Lo sconosciuto incontrato per strada, di notte...

Teresa                 Di sera - ho detto - ci si vedeva poco... e non saprei dire né chi era né com'era...

L'Avvocato         (con un risolino, a Larroque che aggrotta la fronte)   Quello che vuole: di­ciamo di sera; che le consegna una ricetta perché la passi in farmacia...

Teresa                 Doveva dei soldi al farmacista... non gli avrebbero dato niente se si fosse presen­tato...

L'Avvocato        Ma sì, ma sì, tutto quel che vuole, signora! Però, Santo Iddio, come si può far accettare una versione simile! (Accennan­do allo studio del Giudice)  Hanno un cervello anche loro e... un'esperienza! (Più piano, insi­nuante)  Eppure lei ha fantasia... ha letto tanti romanzi...

Larroque            Quante volte te l'ho detto: inventa qualche altra cosa, disgraziata, qualche altra cosa...

L'Avvocato        Appunto, qualche altra cosa! Però, anche così, tutto ha già preso una buona piega.

Larroque            Ma si eviterà o no la Corte d'As­sise?

(L’usciere, che ha attraversato la stanza del Giudice, spalanca l'uscio e si affaccia nell'anti­camera; fa un leggero inchino non si sa a chi, e chiama)

L'Usciere             La signora Teresa Desqueyroux.

(Teresa si alza e senza guardare né il babbo né l'avvocato si avvia).

Larroque             (sibilando)   E buttala!

(Allora Te­resa si toglie di bocca la sigaretta, si volge, si china verso il portacenere e schiaccia il mozzi­cone; poi entra).

L'Usciere             Il giudice entrerà a momenti. (E si avvia verso l'interno).

Teresa                  (va a sedere su una poltrona a fianco del tavolo del giudice. All'usciere)   Questa... è la mia.

(L'usciere ha una smorfia di sorriso e se ne va. Intanto nell'anticamera, da fuori, è entrato il dottore Pédemay. Si guarda at­torno).

Larroque            Sì. Siete in ritardo. È già entrata.

Pédemay              Avrei voluto tanto...

L'Avvocato        Non importa, ormai tutto si ri­duce a una sola domanda: « Riconosce la ricet­ta come sua? ».

Pédemay              Ho già risposto: « forse ».

L'Avvocato         Se potesse rispondere « forse " sì " », sarebbe anche meglio. Una piccola ac­centuazione positiva. Forse... « sì ».

Larroque            Avvocato,  non  in  mia presenza queste raccomandazioni ai testi... perché non salti poi fuori che l'istruttoria è stata abborracciata! Io ho la candidatura al Senato in corso. Lo sa o no?

L'Avvocato        Con questo po' po' di chiasso, e le minuzie dell'istruttoria, « abborracciata »? Per questo può dormire tra due guanciali, se­natore.

(I tre uomini, parlottando, si avviano verso il fondo e si fermano alla finestra. Nello studio, preceduti dall'usciere, sono entrati il giudice e il segretario).

Il Giudice            Eccoci qua, signora Desqueyroux... (E va a sedersi).

Teresa                 Buongiorno.

(Il Segretario prima di sedersi al suo posto prende e sfoglia varie cartelle).

Il Giudice            ... e sempre per cercare di veder più chiaro.

(Teresa ha un sorriso. Il giudice la guarda) 

Sorridete?

Teresa                 Sorrido? Non me n'accorgo mica.

Il Giudice            Peggio! (Di colpo)  Ieri dunque siamo stati nuovamente da vostro marito. Lo sapete.

Teresa                 So e non so.

Il Giudice             Ma sì che lo sapete!

Teresa                 Da quando sono cominciati gli inter­rogatori, in tribunale, ho deciso di fermarmi in città. Abito nella casa di mio padre.

Il Giudice            E non vedete vostro marito?

Teresa                 Lo vedo, ma non ogni giorno.

Il Giudice            Capisco. Lo vedete quando serve.

Teresa                 Ho saputo della vostra visita, senza particolari.

Il Giudice            Come mai nella casa di vostro padre?

Teresa                 Andare continuamente avanti e in­dietro sarebbe stato uno strapazzo. Queste « sto­rie » sono cominciate quando Bernardo era ancora in ospedale.

Il Giudice            E la bambina? Non l'abbiamo vista.

Teresa                 Maria è con mia suocera.

Il Giudice            Sgambetterà, immagino?

Teresa                 Appena. Dicono che le prime volte che ha provato è caduta, e adesso si rifiuta di andare da sola. Eppure una « prima volta » deve pur esserci!

Il Giudice            L'ho trovato bene, il signor Desqueyroux, proprio bene! Così bene che perfino non si direbbe, a giudicare dall'aspetto, che abbia subito quel po' po' di collasso...

Teresa                  (sorride ironica)   Non si direbbe, no! Purtroppo non si può giudicare dall'aspetto!

Il Giudice             Non siate nervosa, signora. Non c'è motivo. (Pausa. Riprendendo)  E con la sa­lute dev'essergli ritornata anche la chiarezza di certi ricordi, perché... (La guarda).

Teresa                 Perché?

Il Giudice            Lo si capisce dai particolari... (Secco)  Le gocce.

(Teresa ha un movimento d'impazienza) 

Che volete farci, signora: gira e rigira si deve ritornare sempre sulle stesse cose. Le famose gocce arsenicate « liquido di Fowler ». Dunque! Altra volta il signor Des­queyroux ci aveva dichiarato...

(Fa un gesto caratteristico e un po' buffo al segretario che nel frattempo ha continuato a sfogliare le sue carte).

Il Segretario      (legge lo stralcio di un vecchio interrogatorio verbalizzato con rapidità uni­forme e cantilenata) « Prendevate regolar­mente le gocce? » -                « Risposta. Sì, sempre, da quando me le ordinò il dottor Pédemay » -        « Quante? » - « Risposta. Cominciai con venti. Dovevo arrivare a cinquanta, aumentandole due al dì » - « Facevate voi stesso il conteggio delle gocce oppure se n'incaricava qualcuno di ca­sa? » - « Risposta. Ho sempre preparato le gocce da solo finché sono arrivato alle cinquanta. Temevo che Teresa non si ricordasse a quante si era restato il giorno avanti ».

Teresa                  (intervenendo)   Ma come! Pensate che notava ogni giorno il numero progressivo sull'etichetta della bottiglia, ai margini.

Il Giudice            L'abbiamo visto.

Teresa                 E allora!

Il Giudice             Lasciate, signora. Leggiamo per fare insieme un po' la storia. (Altro gesto al Segretario perché riprenda).

Il Segretario     « Quando arrivai a cinquanta, cioè dopo due settimane - è sempre il signor Desqueyroux che depone - credo che Teresa mi abbia preparato qualche volta la dose... ».

Teresa                  (secca)   No. Mai.

Il Giudice            Ssst. Ci arriviamo. (E fa cenno al Segretario di riprendere).

Il Segretario     « Credete di aver commesso qualche errore nel conteggio? » - « Risposta. Da venti a cinquanta no. Quando la dose si stabilizzò a cinquanta, forse qualche goccia in più o in meno poté sfuggirmi ». - « E come mai? ». -                  « Risposta. Beh, lasciavo cadere le gocce in un cucchiaio, e poi versavo il tutto in un bicchiere con due o tre dita d'acqua e col cucchiaio mescolavo. M'ero accorto nel ri­petere quella manovra che cinquanta gocce facevano poco più di mezzo cucchiaio. Allora smisi di contare e versai così, a occhio. Devo anche dire che qualche volta non ho nemmeno versato nel cucchiaio, ma direttamente dalla bottiglia nel bicchiere... ». - « E la signora Te­resa ha fatto qualche volta per voi questa stessa operazione? ». - « Risposta. Può darsi ».

Teresa                 Non può darsi affatto. Non è mai accaduto.

Il Giudice             Esatto. Mai accaduto.

Teresa                 Come?

Il Giudice             Il signor Bernardo Desqueyroux ha infatti dichiarato in modo esplicito nel colloquio di ieri che, per quanto riguarda le gocce, ha sempre fatto tutto lui. Solo lui: il conteggio... col cucchiaio, senza cucchiaio... in­somma tutto e sempre e solo lui.

Teresa                 Ah, che bellezza! Una suora, quand'ero in collegio, io ho studiato in collegio... dalle suore...

Il Giudice             Me ne compiaccio.

Teresa                 ... Ci raccomandava, a proposito di medicine, di non fare come quel tale che anzi­ché prendere una pasticca, come gli era stato prescritto, ne prendeva due e anche tre, per­ché se una pasticca faceva bene, due o tre dovevano certo fare meglio, e finì all'ospedale o al camposanto, non ricordo più. Era una storiella di collegio, che però...

Il Giudice             Che però? finite...

Teresa                 Potrebbe perfino applicarsi e spie­gare tutta la nostra faccenda... con quella sma­nia che Bernardo aveva di guarire... presto... subito... La smania che ha la gente forte, in carne; quelli che ti dicono: « mai avuto un mal di testa in vita mia! », e al primo mal di testa muoiono di paura e invece d'una pasticca ne prendono due o... tre. No?

Il Giudice             (guardandola)   Avrebbe potuto. Sarebbe bastato che vostro marito ci avesse raccontato la... storiella di collegio. Invece non l'ha fatto. Comunque col colloquio di ieri ab­biamo chiuso egualmente il capitolo delle gocce. Rimane adesso da chiudere quello delle ricette.

Teresa                 E chiudiamo anche quello!

Il Giudice            Non speriamo di meglio. Ricor­date bene quel che ci avete detto su quest'al­tro... capitolo?

Teresa                 Perfettamente.

Il Giudice            Ci avete... ripensato.

Teresa                 Sì.

Il Giudice            Avete forse qualcosa da retti­ficare o da aggiungere... magari con l'aiuto di un'altra storiella di collegio?

Teresa                 No. Niente.

Il Giudice             (guarda il Segretario, poi Teresa)  Mantenete la deposizione... dello sconosciuto incontrato per strada che vi ha pregato di riti­rargli quella ricetta...

Il Segretario      (intromettendosi con la lettura del verbale)   « Risposta. Io gli dissi: perché non andate da solo, la farmacia è a due passi. -  Non posso, signora mia... devo dei soldi al farmacista e son sicuro che non mi darebbe niente... è la moglie che lo spinge ad essere così spietato con la povera gente... ».

Teresa                 Sì, sì. Va benissimo. Accettai. Fu un'opera di carità, la mia, o almeno io così la intesi. Vivevo in una casa in cui tutti erano dediti alle opere di bene, e mi si presentava un'occasione di mettermi in linea con lo... spi­rito della famiglia... Non me la lasciai sfuggire!

Il Giudice            Ironizzate sempre?

Teresa                 Non sulla famiglia, ma su me stessa, per quel che me n'è venuto, da questa opera buona.

Il Giudice            Dunque, per le ricette, non c'è niente da aggiungere, signora.

Teresa                 Niente, per parte mia.

Il Giudice             (si alza)   Sospendiamo, allora.

(Teresa si alza anche lei) 

Vi dispiace se vi faccio aspettare di qua... (E indica una porta interna)  Non vorrei che nell'anticamera vi di­straeste...

(E si avvia seguito da Teresa. Apre la porta interna e rimanendo nello studio la fa passare, richiude la porta e ritorna verso la scrivania).

Il Segretario      (che ha guardato Teresa man­giandosela un po' cogli occhi, al Giudice)   La trovate sempre bella?

Il Giudice            Non ci si domanda se è bella o brutta, una donna così! Si subisce il suo fa­scino. (Pausa)  Vorrei vederla quando dorme.

Il Segretario     Oh, oh! (E ha un sorriso fur­besco).

Il Giudice             No. Non si può veramente pen­sare a questa donna addormentata in pace... serena, non si può, non me la posso figurare...

(Suona un campanello. Si presenta l'Usciere) 

Fate pure entrare.

L'Usciere             Tutti?

Il Giudice            Il dottore e, se crede, l'avvocato.

L'Usciere             C'è anche il senatore.

(Il Giudice contrariato, sguardo al Segretario).

Il Segretario     Non si può ignorarlo.

Il Giudice            Dite che ce la farà anche stavolta, al Senato?

Il Segretario     Penso di sì.

Il Giudice             Che entrino allora tutti insieme... (E avanza nel mezzo della stanza).

L'Usciere              (va alla porta, l'apre)   Vogliono passare... (A Larroque che dà la precedenza agli altri)  Anche lei, senatore...

(Larroque si precipita dentro. Gli altri due lo seguono).

Larroque             (al Giudice)   Grazie, signor giudice, per il disturbo che le diamo e per la sua ama­bilità... (E intanto cerca con gli occhi Teresa)  Scomparsa?

Il Giudice            Voglio che stia tranquilla il più possibile... l'ho trovata molto nervosa. È di là.

Larroque            Sfido! Ipersensibile com'è! E te­starda! E la verità, sempre, anche quando le nuoce!

Il Giudice             (ride malignamente)   Soprattutto quando le nuoce! La ricetta... le ricette... ah! ah! Testarda davvero!

Larroque            Come diceva delle ricette?

Il Giudice            Ha confermato la primissima de­posizione  dell'incontro casuale... ah!  ah!

Larroque            Chi la crederebbe!

Il Giudice            E magari, sarà proprio quella la verità... che a noi, invece, puzza...

Larroque            Puzza, eh, puzza?

Il Giudice            Un po'... un pochino... Vedremo se il dottore ci sa dare altri lumi... (E saluta Larroque accompagnandolo alla porta).

Larroque             (sottovoce) Da parte mia, oltre ai ringraziamenti, una sola raccomandazione:   il tempo... mi raccomando, il tempo... sono terri­bilmente in ritardo con la mia campagna... elettorale.

Il Giudice            Oh, in quanto al tempo, stia tranquillo: qui siamo, come si dice, alla frutta.

Larroque            Speriamo che non sia acerba... (Volgendosi agli altri)  Sono al caffè della Po­sta.

(Ed esce; in anticamera sbuffa un po', poi si dirige alla porta d'uscita) 

Alla frutta, eh!

(Il Giudice si siede, pare distratto, poi fissa il Dottore, fa altri gesti al Segretario che vogliono dire di cercare il punto, il Segretario infatti s'è messo a sfogliare con accanimento).

L'Avvocato        Posso restare anch'io?

Il Giudice            Vostro diritto. (Al Dottore)  Si potrebbe quasi concludere che voi siete il vero responsabile di tutto questo pasticcio...

Il Dottore          (sorridendo)   Io?

Il Giudice             (severo)   Voi! E dico sul serio.

Il Dottore         Ma... il mio dovere, signor giu­dice...

Il Giudice            Il dovere un corno!  Poiché il senso del dovere senza quello della responsa­bilità può causare dei danni.

Il Dottore         Ma... non capisco.

Il Giudice            Un bel giorno voi sollevate que­sto vespaio, con una denuncia ben  precisa: avvelenamento.

Il Dottore         Veramente toccò a me... fare la denuncia materiale... ma fu il mio più illustre collega a constatare... il mio collega chiamato a consulto dai Desqueyroux... col mio consenso, beninteso. Polso galoppante e sottotempera­tura...  E si trovò l'arsenico. Avvelenamento. Non c'era dubbio. Le dosi erano state troppo forti, non quelle prescritte da me, ma quelle ingerite. Il poveretto sentiva il sapore amaro dell'arsenico perfino nel cioccolato,  e beveva ugualmente... Come mai tanto... veleno?

Il Giudice            Ed ecco saltar fuori il farma­cista con le famose ricette falsificate.

Il Dottore         Come potevo non denunciare.

Il Giudice            Ma voi dite e poi disdite.

Il Dottore         Non  sull'avvelenamento;  sulle ricette, semmai.

L'Avvocato         (intervenendo)   L'avvelenamento è una cosa - e nessuno lo contesta, ci sono i risultati dell'analisi - benché, forse, visto lo statodi salute del signor Desqueyroux, si possa anche pensare che si sia un poco esagerato; ma le ricette sono tutt'altra cosa.

Il Giudice             (fa un gesto al Segretario che gli porge due ricette) Sono vostre? Riconoscete la vostra calligrafia?

Il Dottore          (prendendone una con la punta del­le dita)   Ecco, questa soltanto mi fu presen­tata in un primo tempo dal farmacista. Questa: (Leggendo)              « Cloroformio, grammi 10 - Aconitina. grammi 2 - Digitalina, grammi 20 ». E io dissi, no: non è mia.

Il Giudice             E lo confermate?

Il Dottore          Sicuro che lo confermo.

Il Giudice             (rendendola al Segretario)   Questa definitivamente, no. Ma non ci fa avanzare di un millimetro, perché all'esame nessuna trac­cia di queste tre sostanze... (Al Dottore)  mortali?

Il Dottore           Eh, sì, una dose abbastanza for­te... certo mortale se presa in una sola volta.

Il Giudice             (proseguendo) ... nessuna trac­cia di queste sostanze dai nomi direi floreali è stata trovata nei visceri di Bernardo Desquey­roux. (Alludendo all'altra ricetta)  E quella?

Il Dottore         Questa... che mi fu sottoposta dal farmacista in un secondo momento... (Len­tamente, guardando la ricetta)  È senza dub­bio una mia ricetta...

Il Giudice            Interamente?

(Il Dottore sta si­lenzioso a guardare la ricetta; per veder me­glio s'è alzato gli occhiali sulla fronte).

Anche i due flaconi di « Liquido di Fowler »...  in basso... che sembrano essere stati aggiunti in un secondo momento... con un'altra calligrafia? È scrittura vostra?

Il Dottore          (rendendo la ricetta)   Mi pare proprio di sì.

Il Giudice             (secco)   Un perito calligrafo che volesse divertirsi, non potrebbe per caso smentirvi?

L'Avvocato         (bonario)   I periti, calligrafi o no, possono tutto, ma chi ci crede?

Il Giudice            Allora vuol dire che siamo serviti.

L'Avvocato        Non capisco.

Il Giudice            Voglio dire che finalmente i conti tornano. Grazie.

L'Avvocato        Sembra che vi dispiaccia, si­gnor Giudice.

Il Giudice            Manco di sentimenti, in questo momento.

L'Avvocato        Avete quasi aggredito il nostro ottimo dottor Pédemay.

Il Giudice             Perché si decidesse a riconoscere o no come sua questa ricetta che sembrava scritta da due mani. Ci sono riuscito. Direi che mi merito un ringraziamento proprio per il metodo. Penso al tempo che s'è perduto... (Qua­si tra sé)  Alle volte invidio... i confessori...

(Risata dell'Avvocato).

L'Avvocato         Lo diremo ai vostri amici radi­cali!

(Si ride).

Il Giudice             (si alza e li saluta)   Andate pure in vacanza...

(Escono, attraversano l'anticamera e vanno a raggiungere il Senatore al Caffè della Posta).

Il Giudice             (tra sé)  Eppure la frittata non sarebbe ancora fatta... come credono... se quel Desqueyroux non scoppiasse di salute e non si avesse l'impressione di accanirsi per punire solamente delle intenzioni. (Accennando alla porta dov'è Teresa)  Dal momento che abbiamo messo in moto quell'altra macchina. Credete che sarà una sorpresa?

Il Segretario     Oh, credo di sì.

Il Giudice            Comunque... andiamo avanti an­cora un po'. Chiamatela.

(Il Segretario si alza, apre la porta).

Il Segretario     Signora.

Teresa                  (entra con una sigaretta accesa tra le dita)   Posso... o spengo?

Il Giudice            Al contrario... Ne fumerò una anch'io...

(E tende due o tre dita verso il Se­gretario che ha subito estratto il pacchetto. Il Giudice ne sfila una, il Segretario gliela accen­de, poi se ne mette in bocca una anche lui e l'accende. Un tempo. I tre fumano. Il Giudice attacca sul piano della divagazione) 

Il senatore vostro padre è entrato per salutarvi, un momento fa... Immaginate che anche per lui la vostra versione della... ricetta puzza un po'... ah, ah!

Teresa                 Perché un padre dovrebbe capire di più, scusatemi, di un giudice? Avete tutti lo stesso male!

Il Giudice            Cioè?

Teresa                 La logica, la matematica! E invece, spesso, nella vita, almeno nella nostra vita di donne, nella mia (Si innervosisce)  Ecco, nella mia, io parlo solo per me, negli atti della mia vita due e due fanno spesso cinque o tre, rara­mente quattro. Ma come si fa poi a spiegarlo? Bisogna per forza mentire un po'...

Il Giudice            Eppure con vostro padre mi ave­vate detto che l'accordo era pieno.

Teresa                 Ci comprendevamo. Anzi, debbo dire che avevo per lui un'ammirazione sconfinata. Lo consideravo un po' come... un santo laico.

Il Giudice            Adesso non più.

Teresa                 Adesso... vedete... è diverso:  anzi­tutto, non credo più ai santi laici.

Il Giudice            E agli altri?

Teresa                 Uhm!  Sarebbe un discorso troppo lungo... e soprattutto un discorso che non c'en­tra. Divaghiamo, mi pare. Che significa?

Il Giudice            Finiamo la sigaretta.

Teresa                 Ah!

Il Giudice            Diventate diffidente, o mi sbaglio? Non eravate così nei primi giorni.

Teresa                 È vero. Scusatemi.

Il Giudice            È, per caso, colpa mia?

Teresa                 No no. Non vostra. È la cosa in sé, questo continuo rimasticare lo stesso piatto, che mi ha messo a poco a poco in orgasmo... Ormai io vi ho già detto tutto. Che c'è ancora da scoprire? Per questo divento diffidente. Non potendo tirarmi fuori più niente, forse mi ten­deranno qualche trabocchetto, penso; e qual­cosa dentro di me si mette in guardia.

Il Giudice            Voi sentite giusto, signora. Si va infatti in cerca di altro; di quell'altro... che voi chiamate « trabocchetto »... (Ha aperto  il cassetto della scrivania e, lentamente, ne ha tirato fuori una foto)  Poiché io non sono pago di quel che s'è trovato finora, anzi di quello che non s'è trovato.

Teresa                  (con tono di sfida)   Ah, non siete pago?

Il Giudice            No. Bisognerebbe cercare in al­tra direzione... e proprio in quella direzione dove due e due non fanno quasi mai quattro... avete ragione, signora, perfettamente ragione... E, sono - direi - zone segrete... Mi direte che sono le vostre zone... Siete voi, in un certo senso, che mi invitate ad entrarvi... (Volge ver­so Teresa all'improvviso la fotografia che aveva in mano)  La riconoscete?

Teresa                  (allunga la testa, poi si ritrae)   È del giovane Giovanni Azevedo; ma perché la mo­strate a me e non a mia cognata Anna?

Il Giudice            L'abbiamo trovata in casa vostra, nei vostri cassetti...

Teresa                 Ieri? Nella perquisizione di ieri?

Il Giudice            Allora lo sapete che ieri c'è stata anche una... chiamiamola così, perquisizione? (Silenzio)  Tremate?

Teresa                 Non di paura, di sdegno.

Il Giudice            Tra i nostri compiti, signora, c'è anche quello di frugare. D'altra parte non ieri, ma il giorno della prima visita a casa vostra, è stata trovata questa fotografia. Ieri non s'è trovato più niente.

Teresa                 Insomma, volete ricominciare per­ché siete convinto che io sia colpevole.

Il Giudice            Sì. Ma - tranquillizzatevi - la mia convinzione personale non conta:  ci vo­gliono le prove.

Teresa                 E la ragione, il movente?

Il Giudice            Appunto, vi ho mostrato la foto­grafia del giovane Azevedo per prendere forse la buona strada, per finirla veramente col dot­tore, col farmacista, con le gocce e il liquido di Fowler. Apriamo una finestra dove si respi­rerà un'altra aria.

Teresa                  (sfidandolo)   Apriamola  pure,  anzi spalanchiamola se volete. Vi dirò che mi sento subito di più a mio agio.

Il Giudice            Voi non amavate Bernardo Desqueyroux.

Teresa                 Trovo che la vostra è un'afferma­zione quasi puerile per essere quella di un giudice.

Il Giudice            Ammettiamolo; ma rimane vera.

Teresa                 Potrei rispondervi di sì o di no senza che niente cambi del nostro affare.

Il Giudice            E se fosse stato proprio il si­gnor Bernardo a confermarmelo?

Teresa                 Impossibile.

Il Giudice            Perché?

Teresa                 Bernardo ha trovato in me tutti quei piaceri che desiderava.

Il Giudice            Tutti?

Teresa                 L'ho detto, tutti. Non vorrete che mi metta, adesso, ad elencarli; un po' di pudore, signor giudice.

Il Giudice            Gli avete fatto perdere la testa ben presto, eh?

Teresa                 Oh, Bernardo non è uomo che perda la testa dietro una donna. Solo in un momento si perdeva completamente: la notte, a letto. Ma era per il suo piacere momentaneo. E al mattino se n'era del tutto dimenticato.

Il Giudice            Per il suo piacere e per il vostro.

Teresa                 Niente, nell'amore, ci separa mag­giormente dal nostro complice che il suo de­lirio: ho sempre veduto Bernardo sprofondarsi nel suo piacere, ed io facevo la morta, come se quel pazzo, quell'epilettico, al minimo ge­sto potesse strangolarmi...

Il Giudice            Voi rimanevate abbastanza lucida per vederlo e giudicarlo; e aver disgusto di lui...

Teresa                 E anche di me.

Il Giudice            Eravate vergine quando l'avete sposato.

Teresa                 L'ho sempre creduto.

Il  Giudice           Non  nascondetevi  dietro una frase.

Teresa                 Il mio corpo era vergine; ma son bastate poche notti diciamo pure d'amore, per­ché diventassi tanto esperta nel gioco del pia­cere da chiedere a me stessa quando e come avevo potuto imparare tanta scienza d'amore. Non avevo conosciuto, prima, altri uomini e pure riuscii ben presto a fingere con lui il desi­derio, la gioia, la stanchezza beata... e ad ap­passionarmi per quello strano piacere... del piacere..., ancora un gioco di parole, scusatemi.

Il Giudice            È stato questo giovane, allora (accennando alla fotografia)  che ha goduto per primo il vostro amore... senza finzioni?

Teresa                 Ma... diventate matto!

Il Giudice             (la guarda)   L'avete guardata bene questa fotografia?

Teresa                  (irritata)   Ma sì.

Il Giudice            E non vi siete accorta che è... parlante!

Teresa                 Sentiamola, allora! Dica pure tutto quanto sa!

Il Giudice            Chi l'ha forata, qui... dalla parte del cuore? Lo vedete, qui, questo foro... fatto con uno spillo... o con un ago?

Teresa                  (scoppia in una lunga risata)   Ma che cosa vi salta in mente! Vorreste farmi credere che non conoscete la storia del giovane Aze­vedo e di mia cognata Anna?

Il Giudice              Vorrei conoscerla da voi.

Teresa                  (accennando alla foto)   Sono nostri vicini; e i due giovani - dico Anna e Azevedo - alla prima occhiata s'innamorarono. Me lo scri­ve Anna mentre ero ancora in viaggio di nozze...

Il Giudice            Dove?

Teresa                 A Parigi. Eran giusto gli ultimi gior­ni. Mi parla di questo giovane che non cono­scevo nemmeno... mi supplica di aiutarla... per­ché la famiglia di lei si opponeva. Sapete, le famiglie!  Lo credevano ammalato di petto...  e giuravano che erano ebrei... ma Anna l'amava e voleva affrontare la morte per lui. Così almeno mi scriveva.

Il Giudice            Avete le lettere?

Teresa                  (secca)   No.

Il Giudice            Difatti non ne abbiamo trovato traccia.

Teresa                 Le ho stracciate, in tanti minuscoli pezzettini, una mattina all'alba, a Parigi, all'albergo dove eravamo scesi, mentre Bernardo dormiva... stracciate e buttate dalla finestra... distrutte... disperse...

Il Giudice            Come mai?

Teresa                 La sera prima, tenendomi abbrac­ciata, a letto, Bernardo mi aveva pregato di indurre Anna, appena fossimo di ritorno, ad abbandonare quella pazzia, ed io avevo pro­messo che avrei fatto del mio meglio. E difatti mantenni la promessa: fui una buona moglie. Tutto finì. Ho dovuto prestarmi a manovre di cui debbo vergognarmi un po'... come forse anche voi, certe volte, pur di raggiungere lo scopo... Ho dovuto parlare col giovanotto... in­tercettare della corrispondenza, un paio di let­tere... E nell'ultima, lui, aveva messo quella fotografia, per Anna... E quando tutto è stato finito - lui partito - e l'ordine nella famiglia ristabilito per merito mio, riconosciuto da tut­ti, un giorno, mettendo a posto le mie carte, m'è capitata sott'occhio quella fotografia... e mi son detta: in fondo è come se gli avessi tra­fitto il cuore... e m'è venuto di forarglielo dav­vero, lì, con l'ago che avevo in mano... stavo, ricordo, lavorando al corredo di Maria... ero già incinta di quattro o cinque mesi...

Il Giudice            Voi dunque avete avuto occa­sione di parlargli, al giovane Azevedo.

Teresa                 Sì. Quattro o cinque volte in tutto.

Il Giudice             E come lo trovaste?

Teresa                 Mi resi conto perché Anna aveva per­duto completamente la testa.

Il Giudice            Perché?

Teresa                 Perché portava con sé i suoi discorsi... il suo modo, tutto... portava con sé un altro mondo, mi pareva che avesse l'odore di Parigi.

Il Giudice            Così che Anna perse completa­mente la testa.

Teresa                 Completamente... beh: come la si può perdere a diciotto anni.

Il Giudice             (dopo una pausa) E vorreste dirmi come si può perderla, invece, a ventinove, quan­ti, pressappoco ne avevate voi a quell'epoca?

Teresa                  (lo guarda a lungo; lentamente)   Vi sbagliate.

Il Giudice            Ne ho la prova.

Teresa                  (incredula)   Con Azevedo?

Il Giudice            Dopo gli incontri... di dovere, non l'avete mai più rivisto?

Teresa                 Partì. Lasciò il paese. Da allora non è più tornato.

Il Giudice            Non era necessario che tornasse alla proprietà perché poteste incontrarvi.

Teresa                 Era a Parigi.

Il Giudice            Sicché non l'avete mai più incon­trato?

Teresa                 Mai: lo giuro!

Il Giudice            Non giurate. (Apre il cassetto e tira fuori una lettera)  Non è vostra?

Teresa                 E con questo?

Il Giudice            È stata o no indirizzata da voi al giovane Azevedo... (Sottolineando)  a Parigi?

Teresa                 Sì.

Il Giudice            Gli annunciate il vostro arrivo e gli chiedete di vederlo.

Teresa                 D'accordo.

Il Giudice            Lascio giudicare a voi.

(Teresa tace e trema; tira fuori una sigaretta e macchi­nalmente l'accende) 

Dunque ci siete stata, a Parigi.

Teresa                 Sì.

Il Giudice            È stato « un altro » viaggio... dopo quello di nozze.

Teresa                 Un altro, naturalmente. Lo si vede dalle date. Quasi un anno e mezzo dopo. Ave­vamo deciso con Bernardo di andarci insieme... era il mese dell'Esposizione... Me l'aveva pro­messo. Ebbene... poco tempo prima Bernardo cominciò a risentire i primi sintomi di quel suo disturbo allo stomaco e n'ebbe tanta paura da pregarmi dì andare sola. Non se la sentiva di affrontare il viaggio. Gli dissi che sarei ri­masta anch'io... ma lui mi supplicò di par­tire: non avrebbe sopportato il rimorso di avermi privato all'ultimo momento di quel viaggio a cui sapeva che tenevo tanto.

Il Giudice             (duro)   Così voi, che forse ave­vate previsto lo scoppio di quel male...

Teresa                 Previsto?

Il Giudice            Provocato addirittura, andaste senza di lui, come volevate, ad incontrarvi col vostro amante!

Teresa                 Fantasticate... Dio mio...

Il Giudice            Gli scriveste sì o no preannun­ciando il vostro arrivo? Lo invitaste o no a pre­pararvi tutti i migliori itinerari parigini... (Leg­gendo)  « Voi che li conoscete così bene... Tutto quel che mi avete raccontato... tutta la gente che m'avete descritta devono diventare ormai cose vere. Sono ansiosa »... eccetera.

Teresa                 Che male ci trovate dal momento che avevo deciso d'andare da sola e avevo bi­sogno d'una compagnia, di una guida? Che prova credete d'avere in mano? Nessuna!

Il Giudice            Anna, la fidanzata, aveva rotto ogni rapporto, grazie al vostro sollecito, pre­muroso e abile intervento - un servizio reso alla famiglia, d'accordo - ma voi, in compenso, non avevate rotto affatto: al contrario! Eravate ri­masta in ottimi rapporti. Voi siete spregiudi­cata, voi anelate con tutta voi stessa a Pa­rigi... voi li disprezzate tutti quelli di qui... dunque! Siate fino in fondo il vostro perso­naggio; ammettete che Giovanni Azevedo è stato, forse in un certo senso è ancora, il vo­stro amante.

Teresa                 Ah no, no e no! Gli amanti me li scelgo da sola, non me li lascio imporre da voi! (L'Usciere batte leggermente alla porta ed entra prima ancora che gli abbiano risposto. Il Giu­dice e il Segretario gli rivolgono un'occhiata interrogativa e l'Usciere risponde affermativo inclinando il capo. Allora il Giudice ha un fug­gevole sorriso e getta un'occhiata al Segreta­rio. Poi a Teresa con tono leggermente canzo­natorio).

Il Giudice            Volete riposarvi un po'?

Teresa                 Se credete...

(Si alza bruscamente e si avvia verso la porta interna, ma il Giudice e il Segretario contemporaneamente le chiudono il passo. Teresa interdetta) 

Non ero di qua, prima?

Il Giudice            Di là, signora... (E indica la porta dell'anticamera)  Pazientate un momento...

(Teresa si avvia verso l'anticamera; il Giudice fa cenno all'Usciere di seguirla, e l'Usciere obbe­disce. Teresa entra nell'anticamera, si siede, l'Usciere fa per rientrare, ma il Giudice gli dice) 

Restate di là.

(L'Usciere ritorna in anti­camera, quando già Teresa ha cominciato il suo soliloquio. Intanto il Giudice si è seduto di nuovo, rimette nel cassetto la lettera, prende la fotografia, chiude un occhio, cercando di vedere la luce attraverso il foro; ha un altro sor­riso quasi puerile. Poi, al Segretario) 

Volete occuparvi voi... di fare entrare...

(Il Segretario,dopo aver chiuso una cartella, si alza e va alla porta interna).

Teresa                 Che vorrà fare? Che inventerà, adesso - Non è un giudice, quello... è un persecutore...  L'avevo dubitato, ma ormai lo so di certo che anche Bernardo sospetta che io abbia amato Giovanni Azevedo... Certe informazioni, certi documenti da chi possono venire, se non da lui... o da sua madre... La fotografia... Ma la let­tera? Quella l'ho imbucata io, con le mie mani... Oh, stupida, stupida che sono! La ragazza Monod, l'impiegata postale! E lei che l'ha inter­cettata... avrà pensato che fosse una lettera di Anna e l'ha fermata come aveva già fatto pri­ma... Ah, ah! « È in nostro potere, la ragazza Monod... ubbidirà senza far chiacchiere... », me l'aveva detto... Povera Teresa, continui ad es­sere una stupida e ti considerano un mostro...

(Il Segretario ha introdotto un giovane sui ven­tidue, ventiquattro anni: Giovanni Azevedo. Si capisce che deve essere arrivato da poco dal viaggio perché tiene sul braccio un impermea­bile e, nella mano, una borsa di cuoio. È piut­tosto eccitato e perfino preoccupato. Entrando saluta. Il Giudice senza alzarsi gli indica una sedia, accanto alla scrivania. Il monologo di Teresa è finito da un istante. Durante l'interro­gatorio di Azevedo, Teresa si accende una sigaretta).                      

Il Giudice            Arrivato adesso?

Azevedo              Adesso. Il treno ha avuto un po' di ritardo.

Il Giudice            Da Parigi?

Azevedo              Da Parigi.

Il Giudice            Avete informato qualche parente di questa... chiamata?

Azevedo              No.

Il Giudice            È meglio che ci diciate la verità.

Azevedo              Ho detto di no. Io sono completa­mente indipendente.

Il Giudice            Meglio così. State pur certo che noi non abbiamo nessuna intenzione di spin­gere le cose allo scandalo... nessunissima. Del resto in questo paese essere l'amante di una donna sposata non ha mai costituito un reato. Aggiungerò che io sono già adesso assoluta­mente persuaso che voi siate del tutto estra­neo sia all'intenzione sia, tanto più, all'attua­zione dei gesti criminosi. Voi, lo so, vi siete limitato all'atto... d'amore che, v'ho detto, non è mai stato e non è nemmeno in questo caso, crimine. In fondo tutti vi invidieranno, e noi tutti vi invidiamo, in un certo senso... d'essere stato l'amante della signora Teresa Desqueyroux.

Azevedo              Ma, signor giudice... sento che qui si fanno dei castelli in aria! Io l'amante di... Pri­ma mi accusano di aver circuito la piccola...

Il Giudice            Chi vi accusa?

Azevedo              La famiglia... I De la Trave... Di cir­cuirla per volerla sposare, e fanno un  com­plotto per mandare a monte un matrimonio a cui non ho mai per un solo istante pensato... e che non ho mai desiderato...

Il Giudice            Eppure i fatti  sembrerebbero dire il contrario...

Azevedo              Che fatti?

Il Giudice            La signorina De la Trave, che voi chiamate « la piccola », potrebbe vedere le cose diversamente. Volete che la chiamiamo?

Azevedo              Come volete. Io però vi prego di la­sciarla in pace. Mi piacque per quella sua inge­nuità curiosa ed eccitante di collegiale che si affaccia alla vita dell'amore...

Il Giudice            Dunque ammettete che vi piac­que...

Azevedo              L'ammetto. Ero convalescente, com­pletamente in ozio... Mi piacque star con lei... una volta!e dissi, credo, « tu sei la cosa più importante della mia vita... per il momento »... e la piccola s'infiammò... Ma, vi giuro, signor giudice... ch'io non ho mai, volutamente, e senza eccessivo sforzo, del resto, sorpassato certi limiti... Le ho acceso, penso, qualche so­gno non disprezzabile, le ho donato un piccolo ma prezioso capitale di sensazioni che forse la salverà domani dall'abbrutimento della vita di qui... provinciale, voglio dire...

Il Giudice            Siete pretenzioso... signore!

Azevedo              No. Sono soltanto lucido. E in ogni rapporto so quel che dò e quel che ricevo.

Il Giudice            Di già. E così giovane. Temo che ben presto vi si presenterà un problema di noia.

Azevedo              Affar mio. Per questo, sto a Parigi. Lo dissi alla signora Desqueyroux, la prima volta che ci incontrammo: come potete cre­dermi capace di desiderare un simile matri­monio, di ancorarmi tra queste sabbie o di supporre che mi possa caricare sulle spalle, a Parigi, quella ragazzina? Non avete da persua­dere me, ma lei. Io, signora, sono già persuaso.

Il Giudice            E in quella conversazione vi do­veste accorgere che la signora Desqueyroux si era prontamente convinta delle vostre inten­zioni.

Azevedo              Difatti fece in modo che Anna si allontanasse, e non soffrisse troppo per questo suo amore. A quell'età le ragazzine amano l'a­more... credo.

Il Giudice            La signora Desqueyroux non era una ragazzina: non aveva l'ingenuità collegiale dell'altra...

Azevedo              Oh, no... benché anche la signora fosse senza dubbio un prodotto della pro­vincia...

Il Giudice            Ma che comunque aveva già tro­vato il coraggio di superare « quei limiti »... e voi non aveste certo ritegno di superarli con lei.

Azevedo               (filato)   Mai. Nemmeno... un bacio. Del resto partii quasi subito. Lei mi promise vagamente di venirmi a trovare a Parigi...

Il Giudice            Ecco, ci siamo. Forse la promessa fu vaga come i discorsi degli amanti... ma: ven­ne. Vi vedeste. Vi incontraste tra il 18 novem­bre e il 5 dicembre di quell'anno.

Azevedo              Non ho mai più incontrato la si­gnora, vi dico! Forse venne a Parigi. Anzi venne senz'altro, e dovette cercarmi. Me lo disse la padrona di casa. Mi lasciò anzi un biglietto. Io, a quell'epoca, ero partito per la Spagna... potete controllare sul passaporto... (Fruga ner­vosamente nella borsa)  Eccolo... (Glielo porge)  In Spagna... quasi due mesi ci sono restato...

Il Giudice            Effettivamente...

Azevedo               (secco) Non sono tipo che s'incapricci delle Bovary di provincia... La signora Desqueyroux m'interessava per la curiosità ap­passionata che i miei discorsi riuscivano a de­starle... una specie di avidità...

Il Giudice             (dopo aver gettato un'altra occhiata al passaporto)   Sì, sì... Per noi invece avete parlato abbastanza... e la nostra curiosità s'è già estinta. Vi abbiamo fatto fare un viaggio inutile... ce ne rammarichiamo.

Azevedo              Non trovate che... diciamo la giu­stizia manca un po' troppo di conoscenza di uomini e... di cose... direi che manca di pre­parazione filosofica... e diciamo più modesta­mente psicologica. (Si alza)  Sono offeso... per­ché m'avete mescolato a una massa da cui do­vrei distaccarmi a colpo d'occhio... Non sono mai andato alla ricerca o alla caccia di una signora Desqueyroux... ma del senso delle cose... diciamo dell'assoluto! Mi ritiro con un'impres­sione di mortificazione e di pena...

Il Giudice            Difatti questo « affare » è morti­ficante e penoso. Buon viaggio.

(Azevedo esce di dove è entrato. Il Giudice al Segretario) 

Chiudiamola in fretta quest'istruttoria... e non la­sciamo traccia con verbali di questo... scacco. Possibile che la signora abbia detto la verità?

Il Segretario     Possibile o no, a noi compete di stare ai fatti, e i fatti ormai l'assolvono.

Il Giudice            Eh,  sì!  Chiamiamola...  vorrei congedarmi bene... da lei.

Il Segretario      (sorridente)   Signora... Volete entrare...

Teresa                  (si alza ed entra)   Rientrare... (Sorride gorgogliando un po').

Il Giudice            Sedete, per carità... Vi resti­tuisco, per cominciare, alcuni strumenti del me­stiere... (Porgendo la foto)  Ecco la fotografia... è vostra!

(Teresa un po' stupita apre la borsa e vi ripone la fotografia) 

... Ecco la lettera... (E le porge la lettera).

Teresa                 Ah no! Quella non è più mia! Io l'imbucai il giorno avanti della... data. Non so come sia arrivata fin qui... e non voglio nem­meno saperlo...

Il Giudice             (rimettendo nel cassetto la lettera)   Come volete... (Con una mano sul cassetto)  ... Ed ecco...

Teresa                  (guarda il Giudice, sorridente, che con­tinua a tener la mano dentro il cassetto, un po' irritata)   Siamo ai giochi di prestigio?

Il Giudice             (tirando fuori un pacchetto di ta­gliandi d'entrata dell'Esposizione)  ... Sono vostri! (E li fa sventagliare tra le dita).

Teresa                  (prende il pacchetto; fissa il Giudice)  Ingressi... dell'Esposizione.

Il Giudice            Li avevate conservati... Certo, se non avete occupato il vostro tempo col giovane Azevedo... ne sono persuaso... vi credo sulla parola... non  si può dire che  l'abbiate occu­pato visitando assiduamente l'Esposizione. (Ac­cennando al pacchetto di tagliandi)  Sono an­cora tutti lì... meno uno, il primo.

Teresa                 È vero. (Lo guarda intensamente)  Eppure vi assicuro che non mi sono annoiata, in quei giorni, a Parigi.

Il Giudice            Lo credo.

Teresa                 Eh sì, potete crederlo.

Il Giudice            Eh! Dovrei essere un confessore, non un giudice!

Teresa                  (improvvisamente eccitata)   Pensate sempre al segreto!

Il Giudice            A quest'ora me l'avreste già detto!

Teresa                 Ma in confessione! Non avreste po­tuto servirvene per i vostri fini!

Il Giudice             (amaro)   I miei fini! (Poi brusco, ma sottovoce)  Non siete religiosa?!

Teresa                 Chiedetelo al prete del nostro paese. È tutt'altro che sciocco.

Il Giudice              Religiosa, non in quel senso, vo­levo dire.

Teresa                 Non lo so. Non chiedetemi più nien­te, ve ne prego.

Il Giudice            Scusate. E adesso che farete? È un'altra domanda.

Teresa                  (sorride e sorride anche il Giudice)  Che farò? Se mi lascerete in pace...

Il Giudice            Perché, avete dubitato anche per un solo istante di non essere lasciata in pace?

Teresa                 Sapete, non credo mica molto nella giustizia... umana!

Il Giudice            Sicché, sono perfino riuscito a farvi paura? Almeno un po' paura?

Teresa                 Paura... Ma non a me, per quel che sono veramente,  no... paura  di  perdere,  per un... equivoco, la mia libertà.

Il Giudice            Ed ora che l'avete ritrovata che farete? Andrete a Parigi?

Teresa                 Magari!

Il Giudice            Chi vi tiene?

Teresa                 Mille cose. Devo star lontana da Pa­rigi, lo so.

Il Giudice            Allora... arrivederci, signora Te­resa Desqueyroux... (Le tende la mano). Teresa Mi dite arrivederci?

Il Giudice            Se non partite... ci si potrebbe anche incontrare... mi avete detto che abitate da vostro padre...

Teresa                 Oh, sarà finita! Dovrò tornare al paese.

Il Giudice            Comunque! Qui non ci rivedre­mo più.

(Teresa fissa il Giudice che è in piedi, gli stringe la mano, poi va dal Segretario e stringe la mano anche a lui; si guarda attorno, tocca la spalliera di legno della « sua » pol­trona, quindi si allontana verso la porta dell'anti­camera; si volge ancora al Giudice, e di lon­tano, con un gesto quasi infantile gli getta un piccolo bacio sulla punta delle dita. Il Giudice rimane immobile. Teresa esce, lasciandosi la porta aperta alle spalle; nell'anticamera l'a­spetta l'Avvocato).

Il Giudice             (al Segretario) Che donne dà la  nostra provincia! Che donne! E...quello le disprezza!

(Ed infilano tutt'e due la porta interna).

L'Avvocato         (a Teresa)   Beh? Stavo un po' in pensiero!

Teresa                 Penso che non ci sia più bisogno di voi!

L'Avvocato        Davvero?

Teresa                 Potete credermi. Lo sapete che non sono mai stata ottimista.

(Allora l'Avvocato si precipita alla finestra dell'anticamera, la spa­lanca e fa dei gesti grandi a qualcuno che aspetta sotto al Caffè della Posta. Poi ridiscende l'anticamera, infila la porta che è rimasta aperta ed entra nella stanza del Giudice, vuota; in quel mentre, dall'interno, viene l'Usciere che s'in­contra con l'Avvocato. L'Avvocato prontamen­te gli mette qualcosa in mano, certo una man­cia, che l'Usciere intasca con destrezza).

L'Usciere             Sono là... andate pure... (E indica l'interno).

(L'Avvocato sparisce per la stessa por­ta, donde sono usciti il Giudice e il Segretario. L'Usciere è entrato nell'anticamera, e Teresa non lo sente nemmeno. La fissa).

Teresa                  (tra sé)   Tanto combattere... e il peg­gio non è cominciato ancora... Se si potesse non ritornare... a casa... Se si potesse sparire da un'altra porta... (Mormora)  Se si potesse... se si potesse...

Larroque             (irrompe affannosamente; ansima per le scale, e non può nemmeno parlare)  Bene! Bene!

Teresa                 Papà... (Gli va vicino, affettuosa per­ché bisognosa di affetto)  Ma lo senti che non puoi nemmeno parlare... Bene!

(Larroque chiede a monosillabi e gesti) 

Bene... ma bene... come?...

(In quel mentre, dopo aver traversato quasi di corsa la stanza del Giudice irrompe l'Avvocato che si precipita su Larroque).

L'Avvocato        Domani avrò la notizia ufficiale... ma ormai la torta è fatta!

(Teresa come folgorata, scoppia, adesso, in un pianto-riso iste­rico).

Larroque             (fa per fermarla)   Vieni via di qui...

L'Avvocato        Ma lasciatela piangere... si sfoga...

Larroque            Avrà tutto il tempo di sfogarsi lungo la strada...

(Teresa continua a stridere, singhiozzando. Larroque la fa alzare e se la fa passare davanti per avviarla alla porta. Larro­que all'Avvocato, e di più all'Usciere) 

Larroque          Tutte isteriche, queste figlie, quando non sono idio­te... tutte isteriche... (E spinge fuori Teresa).

(L'Usciere li guarda uscire. Tira fuori di tasca la mancia dell'Avvocato e la conta).


ATTO SECONDO

La casa di Argelouse. Un'ampia stanza dove, in questo momento, si cena per festeggiare il ritorno di Teresa, liberata da ogni ombra di colpa. Hanno allungato la tavola rettangolare perché tutti i convitati possano trovare posto. Ci sono: Bernardo, in poltrona, a un capo della tavola, il senatore Larroque all'altro capo, di fronte a Bernardo, e poi alternati secondo le norme di una etichetta elementare, Teresa, alla destra del marito, M.me De la Trave, il dottor Pédemay, Anna, la zia Clara e l'avvo­cato Duros.

La tavola è situata lungo la parete di fondo, non ci sono porte e le due finestre sono spa­lancate con le tende ondeggianti. Una gran porta, sormontata da una lunetta, si apre a sinistra, quasi in quinta: si intravede un cor­ridoio che conduce all'ingresso. Nella parete di destra una apertura ad arco immette nella scala e una porta conduce agli ambienti interni. In questo momento, i due servitori Bardère e Balionte, marito e moglie, vanno avanti e in­dietro dalla cucina con i piatti e le ultime por­tate. Siamo alla frutta.

Bardère ha infatti deposto da pochi istanti un cesto di frutta sulla tavola, pere, mele, uva secca e aranci, e sta ritornando verso la cucina, proprio mentre Balionte entra tenendo in una mano un vassoio su cui sono disposte le chic­chere del caffè e nell'altra una caffettiera fu­mante.

Balionte              (porgendo  al  marito  la  caffettiera)   Reggi almeno questa! 

(Bardère la prende e si avvia. Balionte richiamandolo) 

Dove vai!... (Prende il vassoio a due mani e anziché av­viarsi alla tavola, induce il marito a venire più verso il proscenio. Un po' segretamente) 

Lui quando l'ha vista... l'ha baciata sì o no?

Bardère               Mi pare di sì...

Balionte             Come ti pare?

Bardère               L'ha abbracciata e l'ha anche ba­ciata. Io gli ero proprio alle spalle.

Balionte             Allora... le chiacchiere dovrebbero essere finite una buona volta! (E piroettando s'incammina)   Andiamo,  su!  

(Si sono sentite le voci della tavolata).

Voci                      Pera, a me!  Pera pera!

Ancora dell'uva, così, in questa stagione!?

Ma è uva passa!

Pare fresca!

Chi divide questa mela con me?

Larroque            Si faccia onore alla frutta, mi rac­comando! Stamattina, quando sono entrato da lui, il giudice m'ha detto: « Non dubiti, sena­tore, ormai siamo alla frutta! ». Allora mi s'è allargato il cuore perché ho capito ch'era dav­vero finita. Siamo alla frutta! (Risate).

L'Avvocato        Una frutta, che s'è fatta sospi­rare!  Aveva cominciato piano,  il  nostro giu­dice, quasi a malincuore, e poco alla volta ci aveva  preso  gusto!   Non  voleva  finirla  più...

(Bardère e Balionte hanno intanto posato il vassoio e la caffettiera sulla mensola e stanno armeggiando con i cucchiaini e lo zucchero).

Teresa                  (che ha Balionte alle spalle, si volge)  Vuoi chiudere le finestre, per piacere: mi sen­to tutta l'aria nella schiena...

Larroque             (che ha sempre tenuto d'occhio la fi­glia, balza su)   No! Non si chiude! (A Te­resa)  Ti prenderai, magari ci prenderemo tutti, un solenne raffreddore, ma non si chiude!

Teresa                  (stupita)   E perché?

Larroque            Perché debbono sentirlo tutti, fuo­ri, tutti quanti stanno a spiarci con le orecchie spalancate,... credete che ce  ne siano  pochi? Tremano dal freddo, ma non si muovono! Deb­bono sentirlo tutti! (Quasi gridando)  che siamo contenti, fe-li-ci! Siamo una gran famiglia che ha ritrovato la concordia, la pace...

Teresa                 Per questo basterà lasciare aperta la finestra laggiù... (E indica la finestra d'angolo)  Ma questa, Balionte, me la chiudi.

Larroque             (levandosi, rosso)   Tutt'e due dico! Spalancate!

(Si fa silenzio).

Bernardo             (di malumore, a Teresa)   Che ti costa!  (A Balionte)  Porta un «golf» alla si­gnora.

(Balionte esce, ritorna con un golf che Teresa s'infila).

Larroque            Comincio proprio adesso, di qui, da queste finestre spalancate, la mia controf­fensiva, e tu vorresti attutire l'eco di questa squilla di vittoria, per uno spiffero d'aria!

Teresa                  (ironica)   Non lo sapevo... (E guarda le finestre)  Che cominciasse di qui...

L'Avvocato        Per conto  mio,  senatore,   non avrei aspettato stasera! Io, al suo posto, avrei già attaccato!

Larroque            Perché « quelli » avessero creato complicazioni? C'era mia figlia di mezzo.

L'Avvocato        Capisco bene. Adesso, però, la cosa va presa di petto. Domenica sul « Semi­natore » ci vorrebbe un titolo così: « L'infame calunnia »... e un articolo fulminante!

Larroque             Non sul « Seminatore ». Direb­bero: bella forza, è il suo giornale! L'articolo, lo  farà invece... indovinate chi?

(Sguardo interrogativo dei commensali) 

« La Landa conservatrice »!

Il  Dottore        Come? La biscia che si morde la coda!

Larroque            Sembrerà: di fatto sarà la biscia che si lecca soltanto la coda.

Il Dottore         Cioè? Spieghiamoci, senatore.

Larroque            Eppure, voi, dottore, ne dovreste sapere pur qualche cosa! (Sporgendosi verso il centro della tavola, misterioso)  Il direttore è in mio potere.

M.me De La Trave   Allora ha cambiato padrone. Sapevo ch'era in potere dei preti...

Zia Clara             (sorda, annaspando)   Eh! Che pre­ti? (Guardando qua e là)  Dove sono i preti?

Larroque            Lo è ancora. E proprio per questo la cosa mi pare importante!

M.me De La Trave   Mah! La politica... chi ci capisce!

Larroque            Non avete sentito parlare, dot­tore... e anche voi, avvocato, di quella certa storia di minorenni...

(Alla parola « minorenni » l'attenzione diviene spasmodica).

Il Dottore          (goloso)   Ah, ah! C'entrerebbe... « lui »?

Larroque            C'entra, e come!  Per questo vi assicuro che l'articolo di difesa ci sarà! L Avvocato Magari con un accenno alla... corruzione delle minorenni!

M.me De La Trave   Ssst... (Guardando Anna).

Anna                    Che cosa sporca la politica!

Larroque            Rapporto di forze, bambina mia: non conta farsi amare, in politica. Occorre farsi temere soltanto!

M.me De La Trave    (alludendo al direttore della « Landa »)   E quel porco... continua... a impartire benedizioni dalle colonne del gior­nale senza scomporsi?

Larroque            Pare!

M.me De La Trave   Non lo leggerò più!

Zia Clara            Io l'ho sempre saputo quel che succede nei conventi.

M.me De La Trave   Ssst! Zia Clara, c'è della gioventù!

Teresa                 Mi pare che adesso sarebbe meglio chiuderle, no? (E accenna alla finestra e sor­ride ironica).

(Teresa fa un segno a Balionte che chiu­de entrambe le finestre senza che nessuno pro­testi. La vivacità si smorza quasi di colpo. Hanno finito di prendere anche il caffè).

Larroque             (riprende piano, con una certa gra­vita)   Domani, per cominciare, andrò a tro­vare il Prefetto...

Bernardo            Perché il Prefetto, una volta che il giudice s'è già pronunciato!

Larroque            Oh, non per parlargli della « fac­cenda »... no, no...

Teresa                  (continuando)   Soltanto  per  prote­stargli ancora una volta  la sua  indefettibile devozione nella democrazia! Ah ah ah!

Larroque            Ssst!

Teresa                 È chiuso... nessuno ci sente... (To­gliendosi di colpo il golf)  Uff! Adesso, però, fa troppo caldo... (E si alza di scatto).

(Tutti si alzano prendendo posto qua e là sulle poltro­ne o sul divano, o rimanendo in piedi a chiac­chierare. Teresa è andata verso la sua borsa, ch'è rimasta al proscenio, su una « consolle », l'ha aperta, ha trovato le sigarette e se ne sta accendendo una. Larroque le viene alle spalle).

Larroque            Sarai contenta?

Teresa                 Sono soltanto sfinita... e mi sento soffocare qua dentro... dall'aria e dalle vostre chiacchiere. (Aspira una boccata)  Se tornassi con te per un po'...

Larroque             (sbalordito, spaventato)   Ma di­venti matta? Lasciare tuo marito in questo momento? (A Bernardo che, rimanendo un po' indietro, li guarda)  Bernardo, le dicevo che bisogna che voi siate come le due dita della mano... Io, vi aspetterò a casa mia tutti i gio­vedì di mercato, come al solito, eh? Verrete come siete sempre venuti, siamo intesi?!

(Bernardo si avvicina un po', senza raggiungerli del tutto e senza rispondere se non con una smorfia. Larroque forte) 

Adesso me ne andrei... perché ritornare di notte finisce per essere una sfacchinata... è un po' pericoloso per la gran nebbia.

Il Dottore         Coi primi freddi d'autunno non si scherza!

M.me De La Trave   Fino alla stazione vi possiamo accompagnare noi... se vi fidate...

Larroque            Chi guida? questa amazzone?

Anna                    Vi potete fidare, sapete!

M.me De La Trave   Oh sì, sì! È pru­dente e sicura.

Larroque            Prendo il rischio, quando mi toc­ca!  Sono fatto così. Ma l'avvocato...

Anna                    Viene anche lui, se vuole...

L'Avvocato         (annuisce)    Volentieri...   E  voi, dottore?

Il Dottore         Io? Sono a due passi.

(Larroque e l'Avvocato allora vanno nel corridoio, e si infilano i cappotti).

M.me De La Trave    (si avvicina a Bernar­do)   Come ti senti? stanco?

Bernardo            Un po' la testa...

M.me De La Trave    (tirandolo da parte)   Di'  quel che le devi dire. Quel che s'è de­ciso: poche parole e senza aprire discussioni, mi raccomando. E poi va subito a dormire.

(Bernardo rimane un po' a testa bassa, senza rispondere).

M.me De La Trave   Vuoi che restiamo anche noi per stanotte?

Bernardo             (netto)   No. Ci mancherebbe altro!

Anna                     (che ritorna nella stanza con la pelliccia e il cappello, sollecita la mamma)   Mamma, aspettano te.

M.me De La Trave    Vengo... vengo... (E si avvia nel corridoio, seguita da Bernardo. Teresa e Anna si trovano, così, vicine).

Teresa                 Maria... mi cerca?

Anna                    Veramente... no. Sai come sono i bam­bini a quell'età...

Teresa                 Dille che la vengo a trovare... pre­sto, domani... o magari me la porti tu qui... Bisognerà che ritorniamo a vederci... come una volta, Anna.

Anna                     (chiusa)   Fa decidere a Bernardo... è la cosa migliore, credo. (Andando verso il corridoio) Scappo...  

(Vocio di saluti e apparizione di qualche volto).

M.me De la Trave   Non uscire, Bernar­do... non prendere freddo...

Bernardo            No, no... vi accompagno...

(Le voci si allontanano. Poi si sentirà il motore di una automobile, tenuta troppo su di giri, come ac­cade quando guida una donna. In scena sono rimasti Teresa, zia Clara e i due servitori che stanno sparecchiando).

Zia Clara             (abbracciando Teresa)   Non mi hanno nemmeno dato modo di darti un bacio... (E la bacia)  approfitto di questo istante... poi ti lascerò a Bernardo... Quando t'ho vista e hanno detto: « Non luogo », è come se mi fos­se scoppiato il cuore... qualcosa che si sciogliesse... la pena di questi due mesi... Io, ri­cordalo, l'ho detto subito: sono « quelli là » che si rifanno vivi... e con la stessa tattica... è l'« affare Dreyfus » che ricomincia...                  « Calun­niate, calunniate, qualche cosa resterà... ». Oh! i repubblicani hanno avuto torto a non schiac­ciare la testa una volta per tutte a « quelli là »... Perché quelli rifiatano per un po'... e subito si rimettono a sputar veleno.... È stato tutto un complotto per saltare addosso a tuo pa­dre... sono « quelli là » sai, che hanno mandato l'uomo nella notte con la ricetta... appostato ad aspettarti... per fare due vittime: padre e figlia insieme!

Teresa                  (con un  tremito,  mormorato)   Per fortuna, non ce l'hanno fatta.

Zia Clara            Eh? come dici?

Teresa                  (forte)   Non ce l'hanno fatta!

Zia Clara            Ma rimangono sempre dei mostri.

(L'automobile s'è allontanata. Bernardo dopo un istante ricompare col bavero della giacca tirato su) 

Hai voluto fare il bravo e  ti sei preso freddo! Vuoi un liquore? Ti scalda den­tro... Non vorrei che ti si fermasse la digestione...

Bernardo             (pensa ad altro, seccato)   No. Non voglio niente. (Teresa verso la zia Clara, scuo­te negativamente la testa).

Zia Clara            Neanche tu. Allora lo prendo io... perché mi sento imbarazzata... e un po' inton­tita... (Va alla credenza e si versa un liquore. Poi, anziché ritornare verso Bernardo e Teresa, si mette a dare una mano ai domestici che stanno sparecchiando. Zia Clara cantic­chia con una voce sottile e tremula).

Teresa                 Canti, anche?

(Zia Clara la guarda, senza capire, e passandole accanto con dei piatti le sorride e rinforza il canto perdendosi in cucina) 

Non l'avevo mai sentita cantare... pensa... (E si volge verso Bernardo).

Bernardo             (si è come rannicchiato in fondo alla scena, e guarda il va e vieni di Bardère, Balionte e di zia Clara che hanno quasi finito di spa­recchiare. Di colpo, come infastidito)   Mi fate girare la testa col vostro avanti e indietro. Smettetela! Finirete domattina...

(Tutti e tre si fermano con la roba ancora in mano. La zia, che è vicina alla tavola, rimette giù i piatti che aveva in mano, mentre Bardère e Balionte scompaiono in cucina).

Zia Clara            Volete restar soli... ho capito. Allora... andrò a letto.

Bernardo            Va' a letto. È meglio. Buonanotte.

(Zia Clara fa per dirigersi verso le scale, poi ridiscende la scena fino a Teresa, la bacia e barcollando un po' si mette a salire la scala, dietro di lei, dopo un istante, s'incamminano anche i due servi che rientrano dalla cucina).

Bardère e Balionte Buona notte.

Teresa                 Buona notte.

(Bernardo non rispon­de. Dopo un momento va a guardare verso la scala; poi va alla porta di cucina e la chiude a chiave. Teresa lo segue con la coda dell'oc­chio, sempre al proscenio. Bernardo risale la scena, si siede di traverso, accanto alla tavola mettendosi a piluccare un po' d'uva. Nel si­lenzio che s'è fatto si sente che si è levato il vento e fischia sugli alberi che si agitano. Bernardo masticando l'uva va alla finestra di fon­do, quella rimasta aperta, e la chiude. Silen­zio. Il vento s'è ridotto a un sibilo lontano. Bernardo guarda Teresa che gli volge le spalle; d'improvviso si raschia la gola per incominciare il suo discorso. Ma Teresa lo previene) 

Teresa                  C'è proprio bisogno di parlare stasera? Non si po­trebbero rimandare a domani le spiegazioni? (E si volge per la prima volta verso di lui)  È meglio, Bernardo. Abbiamo tutti i nervi a pezzi...

Bernardo            Sta tranquilla. Le spiegazioni non saranno lunghe. Anzi, non ci saranno nem­meno spiegazioni. Che spiegazioni vuoi che ci siano?

Teresa                 Allora, tanto meglio!

Bernardo            Devo farti conoscere soltanto al­cune disposizioni, e vorrei farlo subito, a scan­so... Poi andremo a dormire. (E intanto ha ti­rato fuori un foglietto che guarda).

Teresa                  (come impaurita)   Aspetta, Bernardo. Prima d'aprire falle, ascolta me...

Bernardo            No. Tu hai finito d'incantarmi di parole.

Teresa                 Ho finito, sì. Ma senti. (In fretta)  Lascia ch'io scompaia, Bernardo. Così non ci sarà più bisogno di dire niente! Lascia che me ne vada.

Bernardo             (allora si alza, il sangue alla testa)  Andartene dove? (E le viene alle spalle, vio­lentissimo)  Osi ancora fare delle proposte, o di avere una tua opinione, esprimere un deside­rio? Basta! Sta zitta! Non hai ancora capito che ti resta una sola cosa da fare, una sola?

Teresa                 Cioè?

Bernardo            Ricevere i miei ordini e ubbidire! Se no...

Teresa                 Se no?

Bernardo            Obbedire a quanto s'è deciso in famiglia... (E batte un dito sul foglietto che tiene in mano).

Teresa                 Se no?

Bernardo            Non ti rendi ancora conto che sei in mio potere?

Teresa                 Anch'io? Come il Direttore della « Landa Conservatrice »? In tuo potere! Lo credi tu! Ti dimentichi d'aver testimoniato in mio favore? Non puoi rimangiarti quel che hai giurato. Ti accuserebbero di falsa testimo­nianza!

Bernardo            Dunque. La signora, arrivando, aveva già fatto i suoi conti! Bene. Ho testimo­niato, e ho anche giurato, ma si può sempre scoprire un fatto nuovo... che rimette tutto in ballo... Niente è chiuso definitivamente.

Teresa                  (con un tremito)   Quale fatto nuovo...

Bernardo            Uno. C'è. E l'ho io. La « prova ».

Teresa                 Che prova?

Bernardo            La « prova » chiusa nel mio se­cretaire. E sai bene che per reati come il tuo non c'è, grazie a Dio, « prescrizione ». Ah, ah! T'ho detto che sei in mio potere. Non parlo a vanvera, io. Dunque, abbassa la cresta!

Teresa                 Che c'entra la cresta...

Bernardo            Abbassala, ti dico.

Teresa                 Badi al tono?

Bernardo            Bado a tutto! Bado a quel che mi pare.

Teresa                 Bene. (A bassa voce)  Che cosa volete da me? Sentiamo.

Bernardo             (si raschia di nuovo la gola e con­sulta di nuovo l'appunto)   Non credere che sia una ripicca personale... Potrei, sarebbe an­che umano... dopo quel che ho ricevuto da te... È perfino mostruoso che noi si sia ancora qui, uno di fronte all'altro, a parlarci... Ma io, co­me persona, non c'entro... La mia persona scompare... proprio come volevi tu... ch'io non ci fossi più... Quello che conta è la famiglia. Soltanto l'interesse della famiglia mi ha spinto a fare quel che ho fatto: ingannare la giusti­zia, e giurare! Testimoniare il falso... Un gior­no Dio mi giudicherà... Ora, però... (Teresa fa per interromperlo)  Sst... ora, proprio per il buon nome della famiglia, è necessario che tutti - dico tutti - ci credano uniti, in pace.

Teresa                  (ironica)   Le finestre aperte...

Bernardo            ...e senza che nessuno possa pen­sare ch'io metto minimamente in dubbio la tua innocenza...

Teresa                 Questo si sapeva già: l'unione, la pace agli occhi di tutti. E ho già detto che sono... dispostissima a fare quel che occorre.

Bernardo            Sei dispostissima? Bene. D'altra parte, non ho nessuna intenzione di espormi ancora... - voglio dire - che desidero non mettere nuovamente a rischio la mia persona­le sicurezza...

Teresa                  (di slancio)   Hai paura che io voglia... Hai paura di me?

Bernardo            Paura? No orrore!

Teresa                 Che aspetti, allora, che aspettate tutti, per strapparmi dall' « album di famiglia »... (E brandisce un album di fotografie che è sulla consolle)  come avete fatto con Giulia Bellade solo perché un giorno se n'è andata senza il vostro permesso... a rifarsi la vita come le piaceva? Non l'avete forse cancellata dai vostri ricordi?... Più un ritratto, più una fotografia qualunque... È diventata un volto sconosciuto per tutti, non se ne deve sapere più niente! Bravi! Perché, allora, non fate lo stesso anche con me? Io scompaio e voi mi cancellate dai vostri ricordi.

Bernardo            T'ho detto basta. Non voglio più sentirti parlare! Non hai diritto né a ribattere né a polemizzare. Ascolta, e basta. Alla fine, dirai sì o no. Facciamo presto. Primo: domani si lascia questa casa e si va ad abitare nella mia casa qui di fianco. Non voglio avere più tra i piedi tua zia Clara. Verrà a baciarti di là, se proprio non può fare a meno di questo sfogo. I tuoi pasti ti saranno serviti in camera tua, dove starai, « sempre ».

Teresa                 Come, « sempre »?

Bernardo            Sempre, perché non ti permetterò di entrare nelle altre stanze. Se vorrai prender aria potrai passeggiare nei boschi finché vorrai.

Teresa                 Grazie.

Bernardo             (gettando un'occhiata agli appunti)   Secondo: alla domenica assisteremo insie­me alla Messa cantata. Bisogna che ti vedano al mio braccio. Terzo: il primo giovedì del mese andremo  in  carrozza  aperta  alla fiera,  e  ci fermeremo a colazione da tuo padre, in città, come abbiamo sempre fatto.

Teresa                 Me l'avevate già detto, questo.

Bernardo             (la guarda. Teresa non batte ciglio. Allora Bernardo piega in quattro il foglietto)   È tutto.

Teresa                 E... mia figlia Maria?

Bernardo             (che si stava avviando)  Maria?... Ah! Credevo che non sollevassi nemmeno que­sta questione.  Maria parte domani all'alba: mia madre la condurrà in riviera.

Teresa                 E il motivo?

Bernardo            Credo sia un motivo di salute.

Teresa                 Non è vero! T'avverto che la figlia non me la lascio portar via... Voglio vederla!

Bernardo            Certo che la vedrai, a suo tempo, quando tornerà...

Teresa                 Siete dei mostri! Volete che mi cre­sca lontano, senza il mio amore... volete che mi veda il meno possibile e che mi creda una madre... snaturata...

Bernardo            Ma, dico, credi ch'io prenda sul serio questo tuo scoppio di amore... materno? Il tuo amore! Non ci pensavi a Maria, quan­do?... Eh? Allora non ci pensavi! Lo vuoi ca­pire che ormai non c'è più niente di tuo? Niente! Avevi sperato che la lasciassimo nelle tue mani, cresciuta, educata da te? Ma devi proprio considerarci degli imbecilli, per i quali nessuna lezione conta! Ti sei sbagliata. Anche Maria viene messa al sicuro.

Teresa                 Avreste paura anche per Maria? Paura di me... per Maria?

Bernardo            Non fare la commedia dell'onore! Ragioniamo: a ventun anni, morto io, tutte le mie proprietà passano a Maria. Sì o no?

Teresa                 Credo.

Bernardo             Non  « credi ».  Lo  sai.  Ebbene. Tutto ciò che riguarda la proprietà, i boschi, i pini, tu conosci a menadito. Via il marito, anzitutto... hai pensato. È andata male. Per­ché, dopo il marito, non la figlia?

Teresa                  (grida)   Noooh! Non è possibile...

Bernardo            Ssst!

Teresa                 Allora... tu credi ch'io l'abbia fatto per i boschi... per le proprietà? Solo nella vo­stra testa poteva nascere un pensiero simile!

Bernardo            E perché altro l'avresti fatto? Pro­cediamo per eliminazione... Ti sfido a trovare un altro movente valido! Credi che non abbia pensato a tutto in questa settimana? Oh, lo so bene! Tu ci terresti a far balenare che deve esserci una ragione misteriosa... un segreto inaccessibile... ci terresti a circondarti di un alone di interesse... Ma, questa, sarebbe in ogni caso soltanto la maschera... perché il mo­tivo vero, concreto, è un altro, è quello, sol­tanto. (Pausa)  Del resto, adesso, la cosa è senza importanza. Non mi interessa più. Ho fi­nito di pormi delle domande, di fare delle ipotesi.

Teresa                 Povero Bernardo, quanto ti sei af­faticato! E invano!

Bernardo             (ironico)   Appunto. Dunque, restia­mo ai fatti. (Secco)  Tu non sei più nulla.

Teresa                 L'hai già detto.

Bernardo            Lo ripeto. Più nulla. Devi soltanto inginocchiarti e ringraziare. Ringraziarci tutti! qualunque cosa facciamo di te. Perché è il no­stro nome, quello che porti anche tu che t'ha salvato. Se non avessi portato questo nome, a quest'ora saresti già in galera! Ma il nome - purtroppo - non lo si può né cancellare, né strappare! È stata la tua fortuna! E allora... hai capito bene? hai capito tutto quello che t'ho detto? tutto ciò che devi fare?

Teresa                 Ho capito.

Bernardo            Forse tra qualche mese... ma non so ancora quanti... quando la gente si sarà convinta della nostra intimità... quando mia sorella Anna avrà sposato il giovane Deguilhem.

Teresa                 Lo sposa, poi?

Bernardo            Lo sposa, sì. S'è arresa... ha ce­duto. Adesso però sono i Deguilhem che par­lano di rinvio... di pensarci su...

Teresa                  (ironica)   Colpa mia.

Bernardo            No, mia! Comunque quando tutto sarà rientrato nell'ordine, allora, forse, io po­trò andarmene stabilmente a vivere altrove con mia madre e mia figlia, e tu rimarrai qui. Ci libereremo l'uno dell'altro. Sarà un passo avanti. Addurremo come causa la nevrastenia... o altro...

Teresa                  (ironica)   La pazzia, per esempio.

Bernardo            No. La pazzia, no. Farebbe del male a Maria, un giorno. Ma il motivo lo tro­veremo. Non dubitare. Così ti libererai anche della mia presenza che ti da tanto fastidio.

Teresa                 Ti dovrei ringraziare?

Bernardo            Che importanza ha?

Teresa                  (lo fissa)   E pensare che durante il tragitto, fin qui, dopo che m'avevano liberato di quest'incubo, mi son detta con tremore di speranza: se Bernardo vedendomi mi buttasse le braccia al collo e mi scongiurasse di non parlare più di niente, come se niente fosse ve­ramente accaduto... io davvero sarei capace di buttarmi in ginocchio e di amarlo... Se fosse capace d'una simile grandezza... d'un simile gesto d'amore...

Bernardo            È su questo, infatti, che voi con­tate: la grandezza degli altri, il gesto d'amore degli altri! La bontà degli altri! Per profittarne e per riderci sopra appena passato il momento del pericolo. È troppo comodo, è troppo fa­cile! ma ti sei sbagliata. Stavolta hai fatto i conti male. Non ci casco più nella tua trap­pola.

Teresa                 Dunque si dovrebbe concludere che sono proprio in mano tua, in tuo potere.

Bernardo            Concludi quel che ti pare!

Teresa                 E credi davvero che riuscirai a trat­tenermi con la forza?

Bernardo            Fa come vuoi: puoi dire sì o no. Hai la scelta. Ma sappi che uscirai di qui sol­tanto ammanettata.

Teresa                 Esagerato! Non fare il terribile, ti conosco. Tu non esporrai mai la famiglia ad una simile vergogna. L'hai detto tu quel che hai fatto, l'hai fatto soltanto per la famiglia. Non mi fai paura.

Bernardo             (calmo, riflessivo)   Neanche tu. Poiché tu improvvisi sotto l'impulso delle pri­me reazioni - e sei molto più brava di me nell'improvvisazione - mentre io parlo perché ho tutto ponderato. Tu non hai molta fiducia nella mia... ponderazione? Me l'hai detto tante volte e me l'hai anche fatto vedere, e come! Ma stavolta, vedi, non ho ponderato da solo, ci si son messi tutti quelli della famiglia, e le conclusioni non sono tanto mie, quanto di tutti.

Teresa                 Capisco. Riflettono lo spirito della famiglia.

Bernardo            Se tu scappi - puoi farlo anche stanotte, non ti tengo, chi ti potrebbe tratte­nere con la forza! - se tu scappi, pensaci be­ne, è come se ti riconoscessi colpevole. E al­lora a che scopo noi dovremmo continuare a coprirti? Non c'è più ragione. Sei tu stessa che scopri le carte andando via. E la famiglia, allora, ti ripudia pubblicamente, al cospetto di tutti, dice chi sei, quel che hai fatto. Era proprio questa la decisione che mia madre vo­leva, pensa un po'! Che credi? Siamo stati lì lì per lasciare che la giustizia seguisse il suo corso: e se non avessimo pensato ad Anna e a Maria... Ma siamo ancora in tempo... Non hai nemmeno bisogno di decidere adesso se vai o stai alle condizioni che ti ho posto. Ti lascio tutta la notte per pensarci su. Domat­tina mi darai la risposta.

Teresa                 Mi resta mio padre.

Bernardo            Tuo padre? Ma con tuo padre sia­mo perfettamente d'accordo. Lui ha la sua carriera, il suo partito, le idee che rappresen­ta. Ha avuto un solo pensiero: soffocare Io scandalo, a qualunque costo. Ti dico che siamo perfettamente d'accordo. Non hai più nessuno che ti stenda una mano. Devi sbrigartela da sola. Pensaci. (La guarda, poi si avvia alla scala. Verso Teresa)  Tu non sali?

Teresa                 Non ancora. Devo pensare. (Bernardo fa due passi)  Comunque, domattina avrai la risposta.

(Bernardo si allontana su per le scale. Teresa è sola. Va alla finestra, la spalanca, poi, volgendosi) 

Adesso, lo odio. (Stacco)  È per abitudine che si da un'im­portanza infinita all'esistenza di un uomo, ma non è vero, in fondo... non è vero per tutti... per lui, almeno, non è vero... Robespierre ave­va ragione, e anche Napoleone, e anche Lenin... (Stacco)  Eppure è lui che dice « sei in mio potere », « devi ubbidire a quanto ha deciso la famiglia »... Ed è vero. Non posso fare altri­menti... Dopo tutto la colpa è solo mia: non ho saputo uscire a tempo dagli ingranaggi del meccanismo familiare, e l'ingranaggio, ormai, mi tiene prigioniera, mi stritola... (Stacco)  Sa­rebbero capaci di farlo, senza alcun dubbio! Ma la « prova »... che « prova » sarà mai? C'è solo « quella »... E se non è « quella » ha men­tito... (Scende lentamente la scena)... nella ta­sca della vecchia mantellina... il pacchetto dei veleni... intatto...

(Si guarda attorno, va furtiva a un vasto armadio che è nella parete di sini­stra, al proscenio, apre. Prende una sedia, vi sale; e sfila da un ripiano alto una mantella scura. La tiene per il collo e fa entrare il brac­cio nell'interno, affonda la mano in una tasca. Il volto le si illumina) 

C'è... ma c'è?!

(Butta la mantella sulla spalliera di una sedia e guar­da il pacchetto. Legge:)

« Cloroformio, gram­mi 10; Aconitina, grammi 2; Digitalina, centigrammi 20 ». (Poi si irrigidisce)  E come fai, allora, a tenermi in tuo potere? Se io voglio... Tutto, ma non in tuo potere... Non mi terrai più... Mi troverai in casa tua... sul divano… stesa... morta... (Trema)  Non bisogna guar­darla in faccia la morte... no... che cosa devo fare? Versare l'acqua... diluire la polvere... be­re d'un colpo... e stendermi...

(Va al divano e ci passa la mano sopra, come una carezza. Poi si butta a sedere) 

Che cos'è la morte? Non si sa che cosa sia... il nulla... un sonno lungo... (Stacco)  No, non c'è nessuno, non c'è più nessuno, dopo... però non sono proprio sicura che non ci sia più niente... ed è per questo che sento un tremore... Sarò vile... ma tremo, dentro... (Stacco)  Beh, se esiste, allora, questo Essere, distolga la mano criminale prima che sia troppo tardi; e se invece la sua volontà è che una poveretta come me compia il trapas­so, Egli accoglierà lo stesso con amore questo mostro, questa creatura sua... È lui che mi ha fatta così... Sei tu...

(Va alla tavola a mezzo sparecchiata, prende un bicchiere, vi versa dell'acqua, viene al proscenio, posa il bicchiere sulla consolle, versa le polveri nel bicchiere, fa girare il bicchiere perché il veleno si sciol­ga, alza il bicchiere e fissa il liquido bianca­stro. Ma all'improvviso si sente un vocio con­fuso su per le scale. Teresa arretra. Qualcuno scende pesantemente le scale. Allora Teresa ha paura, depone il bicchiere come se temesse di essere scoperta).

Balionte              (appare nel vano)   Signora...

Teresa                 Che c'è?

Balionte             La signorina Clara...

Teresa                 Zia Clara?

Balionte             La signorina è morta... L'ho tro­vata morta sul letto... tutta vestita... Venga... su!

(Allora Teresa con un movimento brusco rovescia il bicchiere; poi si dirige verso le scale. Ma Bernardo appare, in vestaglia, al sommo).

Teresa                 È morta?

(Bernardo annuisce con la testa. Teresa lo fissa e quasi sillabando) 

Ha preso il mio posto.

(Bernardo la guarda. Teresa lo scosta bruscamente e si mette a sa­lire le scale chiamando) 

Zia Clara, zia Clara...

(Balionte le va dietro. Bernardo rimane solo in mezzo alla scena, mentre scende rapidissi­mo il sipario).


ATTO   TERZO

La stessa scena del secondo atto. C'è un sole chiaro, uno dei quei primi soli cristallini che annunciano la primavera. Dalle finestre si ve­de la corte  e, più in là, la campagna.  Uno scampanio discreto. Bardère sta lucidando un fucile da caccia; Balionte stende un  tappeto sulla tavola di fondo e guarda di tanto in tan­to oltre le finestre.

Balionte             Ci siamo.

Bardère               Vengono?

Balionte             Ma sono ancora in fondo! Vanno così piano...

Bardère               Sfido! È stata una prepotenza vo­lerla portare alla Messa a tutti i costi, in quel­lo stato!

Balionte             Prepotenza un corno! Se la lasci fare, quella lì non si muove più dal letto! Sen­za toccar cibo. Solo bere, e sigarette.

Bardère               E finiscila con queste sigarette! Sembra che sia un sacrilegio!

Balionte             Sai che ha bruciato perfino le lenzuola? S'addormenta con la sigaretta tra le dita... una vergogna! Un giorno o l'altro bru­cerà la casa. Ha le dita e le unghie tutte gialle... Per me ha fatto bene a scuoterla un po' appena è arrivata. Il signor Bernardo del resto è fat­to apposta per addomesticare i cani ribelli! Ti ricordi com'era bravo a mettere il « collare di forza » senz'essere morsicato?

Bardère                (brontolando)   Sì... sì... il « collare di forza »...

(E viene alla finestra a guardare; poi si allontana col fucile lucidato. Anche Ba­lionte si allontana dalla finestra. Si apre la porta: entrano Teresa e Bernardo. Teresa è molto dimagrita, e pallida; ha un vestito scu­ro, porta il cappello; Bernardo ha il cappotto).

Teresa                  (togliendosi il cappello, posandolo sulla consolle e afflosciandosi su una delle poltrone di proscenio)   Non mi reggo in piedi!

Bernardo            Prendi qualcosa.

Teresa                 No.

Bernardo            Un po' di vin di Spagna. È straor­dinario per ridare le forze. Teresa(volgendosi a Balionte)   Solo un goccio.

(Balionte esce. Poi tornerà con due bic­chierini su un vassoio e l'ampolla del vin di Spagna).

Bernardo            M'hanno detto che ti rifiuti di man­giare.

Teresa                 Non ho appetito.

Bernardo             Forse mangeresti con maggior appetito qui con noi... che in camera tua!

Teresa                 Che differenza fa? (Beve il bicchie­rino).

Bernardo             (a Balionte)   Prepara per la si­gnora il solito posto, alla tavola... (Le indica la tavola di fondo. Balionte annuisce un po' stupita)  Vai pure, Balionte.

(Balionte esce).

Teresa                  (sorseggiando)   T'è preso paura... per me... per la mia salute, vedendomi così sciupata?

Bernardo            No, no... ma non sono inumano, io... Comunque, senti...

Teresa                 Altri discorsi? Arrivi ieri sera - era già notte - dopo quasi un mese e mezzo di assenza, e ricominci subito con i discorsi.

Bernardo            Devo.

Teresa                 Se devi, parla.

Bernardo            Non ho potuto farlo stanotte... data l'ora...

Teresa                 Ero sveglia. T'ho sentito.

Bernardo            Ho dovuto riaccompagnare mam­ma, Anna e... Deguilhem, e s'è fatto tardi. (Una altra pausa)  Si sono finalmente fidanzati.

Teresa                  Ah! S'è decisa anche al fidanzamento.

Bernardo            La cosa però non è ancora uffi­ciale. Deguilhem ci tiene molto a vedere te, prima.

Teresa                 Me? Che c'entro io?

Bernardo            Questione di riguardo, dice; ma ho il sospetto che voglia farsi un'idea intorno a tutta... la vicenda. Annusare...

Teresa                 Anche lui.

Bernardo             (irritato)   Certo, anche lui, dal momento che sta per entrare nella famiglia. (Poi Bernardo, frenando l'irritazione)  Ora tu sei troppo... intelligente per non uscire bene da queste prove.

Teresa                 Volevi dire: « Tu sei troppo com­mediante », è vero?

Bernardo            Che c'entra! Insomma: mi fido di te. Ricordati che gli abbiamo detto che sei stata ammalata e che il tuo morale è un po' intaccato...

Teresa                  (lo guarda)   Mi mettete sempre di mezzo!

Bernardo            Per forza. Non è che ti mettia­mo: ci sei, in mezzo. (Trattenendosi dal pole­mizzare)  Saprò essere riconoscente... dello sforzo che farai per aiutare la felicità di Anna, per non compromettere la riuscita di questo progetto così conveniente, sotto tutti gli aspetti, per la famiglia. Ti dico altrettanto chiaramen­te che non esiterei a farti pagare caro ogni ten­tativo di sabotaggio. Ma sono certo che non c'è nulla da temere da te.

Teresa                  (ironica)   E come pensi d'essermi ri­conoscente?

Bernardo            Per esempio... d'ora in poi ti di­spenso dalla Messa. So che ti pesa.

Teresa                 Grazie. Ma, in fondo, non mi dispia­ceva affatto andarci.

Bernardo            Ma dal momento che la Messa, per te, non significa niente... Basta con la com­media.

Teresa                 Avevamo imparato a recitarla così bene che il dottore Pédemay pare abbia detto una volta incontrandoci: la cosa più straordi­naria è che non hanno affatto l'aria di re­citare una commedia!

Bernardo             (come preso da un'improvvisa eufo­ria)   Oh, sotto questo aspetto le cose si sono sistemate molto prima e molto meglio di quan­to pensassi. Siamo riusciti così bene a dipin­gerti come una povera vittima innocente, fe­rita a morte dalla calunnia... che stenta a sol­levarsi dal colpo ricevuto... che la gente l'ha creduto.

Teresa                 La gente, dopo un po', crede tutto. Torniamo alla  tua riconoscenza.  Ma esentar­mi dalla Messa è una sciocchezza.

Bernardo             (con un sorriso)   E se ti dicessi che ho deciso di... liberarti dalla catena?

Teresa                 Come?

Bernardo            Sei libera.

Teresa                 Libera? Spiegati.

Bernardo            Libera di andartene di qui... dove vuoi.

Teresa                 Quando?

Bernardo            Subito. Appena avrai visto Anna e il fidanzato, puoi partire, se vuoi.

Teresa                  (dura)   Giuralo.

Bernardo            A te posso giurarlo.

Teresa                 E per la gente, per gli altri che ra­gione troverai?

Bernardo             La salute; che stai bene solo quando viaggi. Così ti sei messa a viaggiare... t'abbiamo indotto a viaggiare.

Teresa                 E... noi? che vuoi fare per mettere le cose in chiaro?

Bernardo             (aggrottandosi)   Cioè?

Teresa                 Divorzio o... separazione legale?

Bernardo             (affrettato)    Oh,  niente,  niente! Tutto resta com'è. Solo che te ne vai: viaggi.

Teresa                 D'accordo. Io lo dicevo per te. Te­mevo che non volessi che io mi portassi in giro il nome, il tuo nome...

Bernardo            Certo che il nome... ma credo che quando sarai libera sarai anche più ragione­vole. Tiri calci  solo quando sei attaccata al carretto. Ne è convinto anche tuo padre.

Teresa                 Forse.

Bernardo            Ad ogni modo, io corro l'alea.

Teresa                 Del nome?

Bernardo            Già.

Teresa                 Posso riprendere il mio nome di signorina, se vuoi.

Bernardo            Se lo vuoi tu. Lontana, liberissima!

Teresa                  (con la voce che trema, alzandosi)  Grazie, Bernardo.

Bernardo            Ma anzitutto, l'incontro.

Teresa                 Non ho paura!

Bernardo            Lo so bene! Tu hai il genio delle situazioni false!

Teresa                 Quando arrivano?

Bernardo            Saranno qui da un momento all'altro... Erano tutti alla Messa... non li hai visti?

Teresa                 No. Io non mi guardo mai attorno, alla Messa. Allora, lascia che mi riposi un mo­mentino. È quel vin di Spagna che m'ha vinto, a stomaco vuoto... (E va a sedersi sulla pol­trona in fondo alla scena).

Bernardo            ...o piuttosto la notizia?

Teresa                 Forse, sì! La notizia m'ha fatto gi­rare la testa... (E comincia a salire la scala)  Quando arrivano mi avverti... eh...

Bernardo            Ci penso io... li sentirò di lonta­no... vengono in automobile... (Esce).

Teresa                  (ferma a metà della scala, appoggiata alla ringhiera)   Se mi dà un po' di denaro scappo a Parigi... subito, immediatamente... E anche se non mi dà un soldo parto... oh! star sola a Parigi, guadagnarsi da vivere, non di­pendere da nessuno! Essere senza « fami­glia », lasciare soltanto al cuore la scelta dei parenti... sceglierli non secondo il sangue, ma secondo lo spirito, la simpatia e secondo la carne, anche; scoprire i propri parenti veri per quanto dispersi e occasionali essi siano... gli incontri... le sorprese... Oh! Parigi, Parigi...

(Sembra singhiozzare, nasconde la testa nell'incavo del braccio; un silenzio; poi sale gli ultimi scalini scompare. Balionte furtiva, met­te la testa dentro e avanza senza fare il mini­mo rumore con dei rami verdi in mano con qualche bacca fiorita: riempie di quel verde abbastanza primaverile alcuni vasi posati qua e là per la stanza, sui vari mobili. Si sente qualcuno venire affrettatamente: è Bernardo. Va verso il corridoio d'ingresso, in primo pia­no, e riappare con la mamma, M.me De la Trave).

M.me De la Trave    (piuttosto ad alta vo­ce)   Fanno una passeggiata! Ho detto: la­sciate lì la macchina e andate a piedi... con questo sole! Saranno qui a momenti... Sono venuta avanti oltre tutto per rendermi con­to io...

Bernardo            Ssst! (Indica le stanze di sopra)  S'è buttata un momento sul letto...

M.me De la Trave    (allarmata)   Che ha?

Bernardo            Sfinita. Basta che posi la testa e già dorme. Proprio sfinita.

M.me De la Trave   Non bisogna mai prenderle alla leggera queste cose! In chiesa, la guardavo e mi dicevo: Dio mio, com'è pal­lida! Ma poi ho pensato che fosse il riflesso delle vetrate, sai quel giallo e quel verde che rendono le facce spettrali.

Bernardo             (alla mamma che tace)   Che pen­si? sei preoccupata?

M.me De la Trave   Non vorrei che si ammalasse in casa... e magari...

Bernardo            Scommetto che, adesso, ti fa com­passione: ti senti un po' intenerita?

M.me De la Trave    (ambigua)   Beh!

Bernardo            Vedi come siamo fatti! Passa un certo tempo, e quasi ci dimentichiamo di quel che è accaduto.

M.me De la Trave   Ah, no! Qui ti sba­gli, nessuna dimenticanza, almeno da parte mia. Pensavo piuttosto che se ti si ammalasse grave o ti morisse, Dio ci scampi, in casa... altre noie, altri scandali, e con quello che c'è stato.

Bernardo            Adesso ti metti a esagerare.

M.me De la Trave   Affatto! Te lo ricor­di l'affare della « sequestrata di Poitiers »? E non si può dire che non ne avesse di colpe, quella disgraziata! Ma tutta la famiglia che l'aveva, in una maniera o nell'altra, tenuta chiusa in casa, ci andò di mezzo. E l'opinione pubblica fu tutta per lei! Immaginarsi! Ma come ha fatto a ridursi così, mi domando.

Bernardo            Dicono che rifiutava il cibo, si­stematicamente.

M.me De la Trave   Una vendetta!

Bernardo            Su se stessa?

M.me De la Trave   Capace di tutto! E non hanno mai avvertito i servi... che deperiva?

Bernardo            Mai.

M.me De la Trave    Potevano scrivere! Zotici!  Hanno scritto per tante sciocchezze, sulla proprietà... (Scuote la testa).

Bernardo            Vedrai che strigliata darò a quei due!

M.me De la Trave    Beh, adesso non la­sciarti trascinare dagli impulsi. Tu sì che sei spinto a esagerare, sempre. Non vorrei che se la prendessero e se ne andassero sbattendo la porta.

Bernardo            Ma sbattano tutte le porte che vo­gliono. Che ce n'importa!

M.me De la Trave    Sanno troppe cose... e Bardère è il solo che conosca bene i confini della proprietà; piuttosto, devi sbarazzarti di lei, al più presto, adesso che le voci si sono placate e hanno preso tutt'altra piega! Porte aperte, e ponti d'oro. Quando vuole andare... si accomodi pure.

Bernardo            Già fatto, questo.

M.me De la Trave   Come?

Bernardo            Ho già parlato. Accetta. E come! Anzi, non crede ancora ch'io voglia lasciarla an­dare davvero.

M.me De la Trave    Ma nel frattempo... teniamola su, mi raccomando!  Che parta in piedi. Poi, quand'è lontana, può anche...

Bernardo             Mamma! Non ti posso sentire quando parli così... Mi fai pena!

M.me De la Trave   Ah, ti faccio pena! povero sciocco! basta che ricordi... certi partico­lari per ritornare un'altra! Quella poltrona... È la sua ipocrisia, vedi, ch'è senza perdono, più di quel gesto spaventevole, mostruoso... più, più! Io ti faccio pena, eh, e lei?

Bernardo            Orrore!

M.me De la Trave   Ah! Io arrivavo col cuore in gola... tu eri terreo... prostrato dalla crisi, e lei: « Mamma, siedi qui, in poltrona, quella, quella! starai più comoda... » e di te: « Povero caro, ha così paura di morire, che un consulto, io sono stata sempre per il consulto, che un consulto sarebbe la sua fine! ». Oh, se ci ripenso! Per questo ti ripeto: non fidiamoci, Bernardo, non fidiamoci mai, mandiamola via, adesso! Che fa, sopra?

Bernardo            Dorme...

M.me De la Trave   Fingerà di dormire?... capace di tutto, di tutto!

Bernardo            Insomma, mamma: non facciamo sempre dei castelli in aria. (Seccato)  Stiamo ai fatti. Ha accettato di ricevere... come si deve Deguilhem... Poi preparerà la sua partenza. Di­ciamo due parole su quest'incontro, vuoi? L'ul­tima commedia, spero.

M.me De la Trave   L'ultima!

Bernardo            Insomma! Tu vai incontro a Tere­sa... l'abbracci, la baci... Anna farà altrettanto...

M.me De la Trave   Anna, se crede, lo farà, ma io no! Non chiedermi di baciarla!

Bernardo            Sei anche suscettibile! (Alzando la voce)  Mica l'ho voluta io questa scena di fa­miglia!

M.me De la Trave    Tutto quello che vuoi. Ma non puoi chiedere al cuore d'una madre di baciare... Oh! Per me sarà già una cosa terribile toccare la sua mano...

(Si sente l'avvicinarsi dell'automobile).

M.me De la Trave   Eccoli.

Bernardo            Non facciamo storie. Arrivano...

(Va verso l'ingresso. Un istante, poi dal corridoio di ingresso appare Anna).

Anna                    Si può?...

(Viene avanti insieme a Deguilhem).

M.me De la Trave   Avanti... avanti...

Bernardo            Ma entrate... (Sempre sul fondo, vi­cino alla scala)  Teresa... Teresa... Scendi, per fa­vore...

(Deguilhem ha un cappotto foderato di pelliccia. Anna una pelliccia di « petit gris » e un cappellino di feltro senza nastri né coccarde. Anna fa per togliersi la pelliccia).

Deguilhem           Io la tengo... scusatemi... Questi bei saloni di campagna non si scaldano nem­meno con questo sole!

Anna                     (che si era mezzo sfilata la pelliccia, se la rimette)   Hai ragione! tanto più che siamo accaldati, per la corsa che abbiamo fatto...

Deguilhem            (a Bernardo che gli ha stretto la mano)   Sotto, c'è cantina?

Bernardo            No, qui sotto no.

Deguilhem            Allora  state  attento:   il  pavi­mento finirà per mancare... (E  batte col ba­stone sul pavimento)  ... a meno che non met­tiate una gettata di cemento...

(Si sente scendere le scale. Tutti si voltano. Entra Teresa. Un ronzio di voci con acclamazioni di giubilo e di meraviglia all'apparire di Teresa. Degui­lhem ha ammutolito e guarda Teresa).

Teresa                  (si ferma un momento sorridente sulla soglia  della scala,  poi si dirige  verso  M.me De la Trave)   

Che bella novità! Mamma! (L'abbraccia)  E tu, Anna...

(Abbraccio e bacio; guarda Deguilhem sorridente, senza muoversi).

Anna                    Il mio fidanzato...

Teresa                 Vuoi che non l'avessi capito? Stavo guardando se si merita tutta questa... fortuna! (E gli tende la mano. Deguilhem la stringe. Ad Anna)  Ma anche tu, sai... (Allontanandosi, a De­guilhem)  Quando mi sono sposata io, voi dove­vate essere un bambino... in confronto a Bernardo... altrimenti, forse, non sarebbe toccata a lui, questa... non so se dire fortuna o sfor­tuna!

Deguilhem           Fortuna, fortuna, certo!

Teresa                 Grazie! Ma perché restate in piedi... E lascia che ti guardi bene, Anna dopo... tanto tempo.

Anna                     (alla mamma)   Vedi che è già un'altra?

Teresa                 Io?

Anna                    Basta un minuto, e cambi del tutto espressione.

Teresa                 Perché?

Anna                    In chiesa ci avevi un poco allarmati per il gran pallore.

Teresa                 Lo saprete che sono stata ammalata.

M.me De la Trave   Se lo sappiamo! Abbiamo trepidato!

Teresa                 Ammalata più di quanto ho lasciato credere...

Deguilhem           Ma, è una grave responsabilità che vi siete presa!

Teresa                 Lo so. Ma sono fatta così, io. Le responsabilità, chiamiamole pure così, non mi spaventano...

Anna                    Adesso hai tutt'altro colore!

Teresa                 È bastato un po' di vin di Spagna, è vero Bernardo?

Bernardo            Un bicchierino appena! Teresa ha una gran fortuna: assimila subito!

Teresa                 Il peggio era che l'appetito non vo­leva venire, e anche adesso, sapete... in più la pioggia m'impediva di uscire e di stimolarlo un po'... Credevo di non veder più il sole! Da principio mi son detta: dopo tutto, meglio di­magrire un po' che ingrassare, ma poi... Insomma! Il sole, eccolo qua! Ora parliamo di te, Anna, della tua felicità...

Anna                    Da noi, è vero mamma?, il tempo è stato buono.

Teresa                 Levati almeno il cappello... che ti ri­trovi intera...

(Anna si sfila il cappello e l'appoggia sulla consolle).

M.me De la Trave    (intanto)   Figurati, Teresa, che così liscio com'è costa più caro dei nostri cappelli d'una volta, con le loro piume e le loro aigrettes. È vero che il feltro è finis­simo... e il modello è di Reboux, ma, ti dico io, costa un'esagerazione!

Bernardo            E se noi andassimo, intanto che si parla di cappelli, a dare un'occhiata alla fat­toria...

Deguilhem           Andiamo... andiamo pure...

Bernardo            Mi piacerebbe sentire il vostro pa­rere... su certe questioni...

M.me De la Trave   Vi seguo anch'io? Lasciamo i giovani un po' soli...

Teresa                  (ha un istante di smarrimento negli occhi, poi si riprende)   Bravi! Mi prendo quel « giovani » come un augurio!

(Escono Bernardo, Deguilhem e M.me De la Trave).

Teresa                 Non ti dispiace restar sola con me?

Anna                    No, affatto; ma ti pare? (Teresa la guarda, tace)  Non dirmi delle falsità, tanto sai...

Teresa                 Per quello che si può vedere e capire, credo sinceramente che sarà un buon marito.

Anna                    Il che non significa niente! Detto poi da te!

Teresa                 Senti, Anna: io, dopo... quest'incon­tro me ne vado... Bernardo mi lascia libera di fare ciò che voglio, e io me ne andrò. Ti vo­levo dire... L'amavi veramente Azevedo... pro­prio come mi scrivevi?

Anna                    Perché lo vuoi sapere?

Teresa                 Se mi dicessi che si trattava d'una in­fatuazione... mi sentirei la coscienza più leggera...

Anna                    Beh, l'amavo. L'amavo come posso amare io. Se penso quel che puoi aver fatto tu, se è quello a cui si può giungere quando si ama e si odia veramente, mi viene da conclu­dere che non ho mai amato, nemmeno Azevedo. E forse non amerò mai.

Teresa                 Eppure io t'ho invidiata.

Anna                     (incredula)   Me?

Teresa                 Quel tuo stato di meravigliosa com­bustione d'amore in cui ti trovavi quando mi scrivesti le prime lettere... Ti ricordi?

Anna                    A Parigi. Stavi per rientrare e volevo avvertirti... eri la mia confidente... Vuoi dire che tu m'hai invidiata?

Teresa                 Sì, perché avevi già quel ch'io non avevo e non avrei mai avuto... questo smarri­mento d'amore in cui tutto s'annulla... e lo sentivo ingiusto: tu sì, io no. (Triste)  Ero in viaggio di nozze. Sono ritornata con quell'a­marezza, e con quella rivolta.

Anna                    E mi hai ingannata... mettendoti dalla loro parte, contro di me.

Teresa                 Ti chiedo di perdonarmi.

Anna                    Ma lui, dimmi, lui...

Teresa                 Azevedo?

Anna                    Sì... credi che mi amasse? (Le due donne si guardano)  Che ti costa, ormai, dirmi la verità... essere generosa? Perché m'hai detto che il suo era un capriccio... un amore di con­valescente... che quasi rideva di me...

Teresa                 Non dovevi rivederlo mai più... era stato deciso in famiglia.

Anna                    Ma mi amava... davvero?

Teresa                  (mentendo)   S'è messo a viaggiare... in Spagna... Africa... per togliersi dal cuore... quel sentimento... e l'immagine...

Anna                    Mia?

(Teresa annuisce. Anna raggiante)  

Chi te l'ha detto?

Teresa                 Lui. A Parigi. Lo... rividi, e me lo disse... era straziato.

Anna                     (si asciuga una lacrima)  Ti ringrazio, Teresa, nonostante tutto, di avermelo detto.

Teresa                 E sono... contenta anch'io di esser­mi liberata di questo peso... Partirò più leggera.

Anna                    Quando parti?

Teresa                 Il più presto possibile. (Prendendole le mani)  Ti dirò che non penso che a partire... fuggire, fuggire...

Anna                    E non mi chiedi niente di Maria?

Teresa                 È vero... è vero: parliamo di Maria.

Anna                    S'è abituata a noi, sta tranquilla.

Teresa                 Adesso parlerà? Non solo le parole... ma anche le frasi, eh?

Anna                    Oh, per questo, le si fa dire tutto quel che si vuole. È da morire dal ridere. Basta che senta un gallo, un clacson d'automobile e subito alza il ditino e dice: « Centi musica! ». È proprio un amore, un vero tesoro.

Teresa                 Certo mi divertirebbe tanto udirla... certo che mi commuoverei... mi vedreste pian­gere in disparte... Ma, vedi, lasciami dire, Anna, e non spaventarti, dopo un poco m'annoierei.

Anna                    Di Maria, vuoi dire?

Teresa                  (annuisce)   ...e sarei impaziente di ritrovarmi sola con me stessa. (Un silenzio im­barazzato)  Lo so, sai, che cosa pensi di me, Anna, in questo momento... Tu mi disprezzi... mi consideri un mostro... Una madre che si disinteressa   della   propria  creatura...   non   ci sono scuse... Lo so bene! Eppure, come spie­garti, io sono fatta così, Maria, prima - quando la portavo - e dopo, non mi ha mai colmato interamente. Ti confiderò una cosa, Anna: in fondo, io sono piena di me stessa, mi occupo tutta! Tu, forse, non aspetti che dei figli per an­nientarti  in  loro, come  ha  fatto  tua  madre, come hanno fatto tutte le donne della fami­glia... diciamo pure tutte le donne; ma io, devo sempre ritrovare me stessa, io mi sforzo sem­pre, appena divago un po', di raggiungere me stessa. Tu, Anna, ne sono certa, dimentiche­rai la tua adolescenza, le nostre estati... dimen­ticherai le carezze di Giovanni Azevedo, appena sentirai il primo vagito del bimbo che avrai avuto con Deguilhem... magari senza amore... Le donne, in generale, aspirano a perdere la loro esistenza individuale; ed è bello, questo dono totale di sé, alla specie, sento la bellezza di questo scomparire e annientarsi, ma io, io no... io son fatta in altro modo... non per di­struggermi negli altri, ma per ritrovarmi più vicina a me stessa... Anna Magari a loro spese.

Teresa                 Magari. Di' che mi disprezzi, Anna?

Anna                    Non ti capisco. Quando arrivi a certi estremi, non ti seguo più.

Teresa                 E pensare che non ci arrivo, ma ci sono sempre a quel punto che tu chiami « certi estremi ».

(Si sentono voci che si avvicinano. Entrano, ognuno con una bottiglia in  mano, Bernardo, M.me De la Trave, Deguilhem; i tre si fermano sull'entrata prevedendo la rea­zione di Teresa e di Anna che scoppiano, in­fatti, in una risata un po' sforzata).

Anna                     Come  « ingresso »  non  c'è  proprio male!

M.me De la Trave   E voi? La chiacchierata è stata interessante? Avete per lo meno fissato la data del matrimonio!

Teresa                  (improvvisando)   Oh, ma su questo punto non siamo affatto d'accordo. Anna sa­rebbe per il settembre, alla caduta delle foglie... io sono assolutamente per fine maggio, giugno; partite subito dopo per Beaulieu... o altrove, con tutta l'estate davanti a voi per... riposarvi!

(Deguilhem la guarda e gli altri, ammirati, la la­sciano dire) 

Perché vorreste fare il sacrificio d'una attesa tanto... lunga, con l'amore dipinto in faccia...

Deguilhem           Io sono del parere... (Sospen­sione)  della signora Teresa. Cento per cento.

Teresa                  (ad Anna)   Ho vinto io! Dovrai ub­bidire!

Bernardo            Non ci resta allora che aprire la bottiglia... (Chiama)  Bardère! Balionte!

(Compaiono i due servi e mentre essi sturano e riempiono i bicchieri, la conversazione conti­nua un po' sovreccitata).

Bernardo             (alzando il bicchiere rivolto ad Anna e Deguilhen)   Alla salute...

(Sorrisi ed esclamazioni).

Deguilhem            (a Teresa)   Ho visto dei pini dav­vero magnifici... e il signor Desqueyroux m'ha detto che glieli avete portati voi!

Teresa                 Oh! Anna ve ne porterà una parte di più belli ancora.

Deguilhem           Lo spero bene; è una questione di attaccamento, non di valore economico! Mi piacciono i pini. E io non ne ho di così belli! Davvero! Senza complimenti... anche perché, da noi, i raccoglitori di resina non sono bravi come qui.

Bernardo            Oh! sono gli stessi, dappertutto...

Deguilhem           No no! Da noi, ranno quattro raccolti al massimo; qui, invece, arrivano a sette ed anche otto!

Bernardo            In questo caso vuoi dire che non lavorano! Con quel che ci viene pagata la re­sina...

Deguilhem            (a Teresa)   Ditelo un po' al sena­tore vostro padre, che li protegge!

M.me De la Trave   La politica!

Deguilhem           La politica! Ma dove si va a finire, noi, i produttori? A chi ci dobbiamo rivolgere, noi? Lo sapete che, oggi, un resinaio si guadagna giornate di... di... senza con­tare gli annessi, assicurazioni, invalidità vec­chiaia... di... (Guarda Teresa)  Ma la signora Teresa è stanca... e dobbiamo lasciarla ri­posare...

M.me De la Trave   Possiamo anche partire...

Deguilhem            Esco  di   qui  veramente   con­tento... vorrei dire commosso... se non temessi di esagerare...

Teresa                 Oh!

Bernardo            Chi guida? voi o Anna?

Deguilhem           Venendo, ho guidato io... adesso lascerò il volante ad Anna... Io mi fido: c'è chi non vuol salire se è una donna che guida, ma io... (Saluto a Teresa)  Grazie! Siete, permette­temi... una gran donna...

Teresa                 Oh!

(Baci ad Anna; anche M.me De la Trave si decide e la bacia).

Bernardo            Li accompagno... tu non uscire...

(escono)

Teresa                  (va alla finestra e finge di guardarli)  Balionte...

Balionte             Signora!

Teresa                 Va  in camera  mia...  e  porta giù quella valigia... con la copertura di tela mar­rone... è dentro l'armadio...

Balionte             Sopra l'armadio?

Teresa                 Non sopra, dentro; apri, la prendi e me la porti giù...

(Si sente il rumore della mac­china. Teresa alza un braccio in segno di sa­luto. Getta un bacio. Ancora qualche gesto, poi la macchina se ne va. Teresa si allontana dalla finestra. Dopo un istante rientra Bernardo).

Bernardo            Perfetto! Perfetto! (Poi, come per farsi scusare quell'euforia)  Facevo una certa fatica, sai...

Teresa                 Tu?

Bernardo            Sì, anch'io. Dico sul serio. Mi sem­brava di contribuire a mettere un laccio al collo.

Teresa                  (lo guarda)   Degli scrupoli, adesso.

Bernardo            Le... esperienze contano pure qual­cosa.

(Teresa lo fissa più attenta).

Balionte              (scende con la valigia e l'alza per mostrarla a Teresa)   È questa che volevate, signora?

Teresa                 Quella, sì.

(Balionte gliela porge e se ne va).

Bernardo             (osservando Teresa che l'apre)   Che ne vuoi fare?

Teresa                 Parto, Bernardo.

Bernardo            Subito?

Teresa                 Subito, subito. Non vorrei poi che mi mancasse il coraggio... o la forza... Non vor­rei ammalarmi in casa, e dovervi restare.

(Bernardo la guarda accigliato) 

Non ti rimangerai, spero, quel che hai promesso...

Bernardo            Ah, no, no! Ho promesso! Fa' pure quel che vuoi. Non pensavo però che tu avresti preso una fuga così...

Teresa                 Pensaci un momento, e vedrai che ti abitui subito al pensiero...  (Apre la valigia)  Piuttosto volevo chiederti... come pensi di... aiutarmi? Innanzi tutto: pensi o no di aiutarmi?

Bernardo            Ti spetta un aiuto.

Teresa                 Bene. Come vuoi fare?

Bernardo            Ti manderò ogni anno, per la festa dei Santi, il reddito delle tue terre. E adesso, intanto, posso anticipare.

Teresa                 Benissimo.

Bernardo            Sai già dove andare? Hai una meta precisa, o...?

Teresa                 Vado a Parigi. Scenderò in albergo... poi cercherò un appartamentino... una camera... Manderò l'indirizzo...

Bernardo            E che pensi di fare?

Teresa                 Vedrò... frequenterò delle lezioni... conferenze, concerti... vorrei rifarmi un'edu­cazione... una mentalità... quando sono lì, ve­drò...

(Bernardo annuisce con la testa, gravemente, un po' accasciato) 

Vado sopra un momento... a prendere qualcosa... appena il neces­sario. (E accenna alla valigia)  Mi aspetti?

Bernardo             (annuisce).

(Teresa sale le scale)  Bardère! Balionte! (Dopo un momento appaio­no i servi; disinvolto)  Poiché... la signora par­te... passeremo subito nella casa accanto... Co­minciate pure a preparare la vostra roba... e quello che è indispensabile, di là...

Balionte             Non manca uno spillo, di là, si­gnor Bernardo. Meglio che qua. L'avevamo già preparata prima che morisse la signorina Clara... Si ricorda?

Bernardo            Già... già... Allora, tanto meglio! Andate pure...

(I due servi escono. Bernardo toglie un carnet di assegni ne riempie uno dopo averci meditato guardandolo, lo asciuga soffiandoci sopra, lo lascia sulla tavola, aspet­ta. Teresa scende tenendo la valigia aperta sulle braccia. Si intravede della biancheria. Po­sa la valigia sulla tavola senza vedere l'assegno. Bernardo lo sfila prontamente da sotto la vali­gia, lo riguarda e lo porge a Teresa).

Teresa                  (vi getta appena un'occhiata)   Oh, gra­zie! (E lo infila in tasca o nella borsa; poi va verso l'armadio e lo apre cercandovi dentro qualcosa).

Bernardo            Senti, Teresa...

Teresa                  (volgendosi)   Eh?

Bernardo            Giacché siamo ormai arrivati a questo punto...

Teresa                 Sì...

Bernardo            Volevo domandarti...

(Teresa cambia posizione come per sostenere meglio l'attacco) 

Adesso puoi dirmelo, tanto... (Una reti­cenza)  Perché l'hai fatto? Lo vorrei sapere... è una faccenda mia, interna... non so se mi puoi capire...

Teresa                 Capisco.

Bernardo            Perché mi detestavi, perché ti fa­cevo orrore... o disgusto, non so, oppure... beh... vorrei saperlo!

Teresa                  (lo guarda con occhi umani, quasi di compassione)   Non credi più allora che l'ab­bia fatto per prendermi tutti i pini? (Canzona­toria)  E invece sì: è perché volevo essere la proprietaria di tutto!

Bernardo             (alza le spalle)   Non lo credevo nemmeno quando te l'ho detto. E adesso meno che mai. Un po', un pochino, ti conoscerò an­ch'io, no?

Teresa                  (con la stessa ironia)   Non so perché l'ho fatto. Non c'è stato un motivo concreto che si possa dire, né spiegare. Ma forse, ades­so, conosco il motivo, ma solo adesso, figurati! Potrebbe darsi che avessi compiuto quel gesto per vedere nei tuoi occhi un'inquietudine, una curiosità, un turbamento, insomma. Quell'an­sia che vedo in questo momento...

Bernardo            Vuoi proprio fare dello spirito fino all'ultimo! Parla sul serio; dimmi perché?

Teresa                  (seria, adesso)   Un uomo come  te conosce sempre i motivi di tutti i propri atti?

Bernardo            Ma certo!

Teresa                 Pensaci, prima di rispondere.

Bernardo            Ma senza dubbio... Mi pare, almeno...

Teresa                 Ho tanto desiderato, credimi, e lo desidero anche adesso, che nulla ti rimanga nascosto... Sapessi a che tortura mi sono sot­toposta, per vederci chiaro! Ma tutte le ragioni che posso portare... mi sembrano false appena dette...

Bernardo            Le complicazioni! Ma, dico io, ci sarà pur stato un giorno, un momento in cui ti sei decisa... in cui hai fatto il primo gesto!

Teresa                 Sì, c'è stato.

Bernardo            Comincia di lì.

Teresa                 Il giorno del grande incendio di Ora­no, te lo ricordi?

Bernardo            Lo ricordo benissimo.

Teresa                 Io ero tornata la sera prima, da Pa­rigi;   ricordi,  anche  questo? Mi  avevi  richia­mata perché continuavi a star male, anzi, di­cevi, eri peggiorato...

Bernardo            Infatti.

Teresa                 Arrivai ch'era quasi notte. E appe­na mi coricai... tu mi volesti... io ti resistevo un po' perché mi sembrava che, se davvero il tuo male era tanto serio, quell'energia che... sprecavi ti avrebbe come avvicinato all'ora della morte. E te lo dissi... E tu che rispondesti?

Bernardo            Non lo ricordo proprio!

Teresa                  Che...  quell'amplesso  era  necessa­rio, indispensabile... Avremmo avuto un bam­bino, e così ci saremmo tolti quel pensiero!

Bernardo            Dissi così? Non ricordo!

Teresa                 Ma io ricordo tutto.

Bernardo            Vuoi dire che rimanesti male? mi giudicasti volgare, brutale?

Teresa                 Non voglio dire niente. Racconto i fatti. M'hai chiesto d'essere precisa nei fatti. Ed io sto dicendoti come è stato.  Il giorno dopo scoppiò l'incendio. Eravamo nella stanza da pranzo, in penombra, come sempre a mez­zogiorno. Tu parlavi con la testa un po' rivolta a Balionte, e dimenticavi di contare le gocce che cadevano nel tuo bicchiere. Io contavo per te, senza pensare:  dodici... tredici... quattordici... ventidue... ventitré... Avevi già quasi  raddop­piato la dose, ma ero così abbrutita dalla ca­lura che non mi passò nemmeno per la testa di avvertirti... Avevo contato, ma come un bambino a scuola. Tu avevi tracannato d'un fiato. Eravamo tutti preoccupati dell'incendio... Poi, ricordi, entra correndo Bardère a dire che l'incendio va dalla parte di Orano, e si può star tranquilli... Tu sospiri di sollievo... e rima­niamo soli... D'un tratto mi chiedi: « Ho preso le mie gocce? ». « Non lo so », ti rispondo. Ma fu per stanchezza, per pigrizia, perché forse, ti credevo un  malato  immaginario.  Impossi­bile ch'io abbia avuto una qualunque premedi­tazione... e poi premeditazione di che? Ripren­desti le gocce, la notte ti sentisti male. « Che siano state tutte quelle gocce? ». Forse. « E per­ché non l'ho avvertito? Perché ho taciuto? ». C'era qualcosa che emergeva in me, come se mi rendessi conto che un oscuro, involontario desiderio di farti del male... si precisasse a poco a poco nella mia coscienza. Due giorni dopo eri in piedi, come se non fosse accaduto nulla; e fui certa, allora, che a provocare la crisi era stato proprio  « quella  cosa »...  « le gocce », quelle poche gocce cadute... in più... « Ma possibile che basti così poco... ». Ti giu­ro, Bernardo, che non avevo ancora il senti­mento di essere già preda dell'orribile tenta­zione... si trattava, pensavo, solo di curiosità un po' pericolosa da soddisfare. Qualche giorno dopo, quando aspettandoti in sala da pranzo feci cadere per la prima volta le gocce di Fawler nel tuo bicchiere, ricordo d'essermi detta « Una volta sola... e basta... una volta sola per vedere se con queste poche gocce... ». Ecco.

Bernardo             (sogghigna)   Ma andiamo, Teresa! Per chi mi prendi? Mettiti nei miei panni: lo crederesti tu, se te lo raccontassero?

Teresa                 Forse no...

Bernardo            E allora! In ogni caso l'idea ti sarebbe venuta dopo: dopo che la « prova » ti sembrò riuscita!

Teresa                 Precisamente. Dopo. (Lo guarda)  Senti, Bernardo, quello che ti dico ora non è per convincerti della mia innocenza, tutt'altro. Poi mi resi conto ch'io già volevo, ancor pri­ma d'aver voluto, deliberatamente. Allora misi ogni cura, e una specie di lucido accanimento, e tutta l'astuzia di cui dispone la mia natura incline alla doppiezza, perché quello che or­mai volevo si compisse. Niente più m'arre­stava. Mi ero già assolta di fronte a me stessa. Mi sentivo crudele solo quando la mia mano esitava: mi sembrava una colpa prolungare le tue sofferenze. Dovevo fare presto, ormai che avevo deciso. Obbedivo a uno spaventoso dove­re; sì, era un dovere!

Bernardo            Quante frasi! Cerca di dirmi, in­vece, una buona volta, perché lo volevi. Il moti­vo, la ragione. Dimmelo, se ne sei capace!

Teresa                 Sto sforzandomi di dirtelo...

Bernardo            Cioè?

Teresa                 Cercavo di ristabilire un equilibrio, di riparare in quel modo criminoso a un'ingiustizia!

Bernardo            Ma quale ingiustizia? l'ingiustizia... universale?

Teresa                 Forse!

Bfrnardo            Ma fammi ridere!

Teresa                  (lo fissa, scuote la testa)   È inutile... (Rimettendosi a  cercare nell'armadio)  Sei  tu che mi hai  stuzzicata, che hai cominciato a domandare...

Bernardo            E adesso sono io che chiudo.

Teresa                 Ma non senti com'è brutale, com'è ingiusto questo chiudere e aprire quando ti pare?

Bernardo            E che vorresti che facessi? Che continuassi ad ascoltarti mentre ti diverti a spaccare il capello in quattro? Non parlia­mone più di « quello ». Se hai qualche altra cosa da dirmi, dimmela e salutiamoci.

Teresa                 Sì. Voglio chiedere il tuo perdono un'ultima volta, Bernardo.

Bernardo            T'ho detto: non parliamone più.

Teresa                 Ti sentirai molto solo, lo so. Anche senza essere presente occuperò un posto. Sa­rebbe stato meglio che fossi morta, di’ la verità...

Bernardo            Non preoccuparti per me. Ogni generazione di Desqueyroux ha avuto il suo vecchio scapolo. Dovevo essere io. Mi dispiace solo che abbiamo avuto una figlia: il nome si spegne. È vero se anche fossimo rimasti in­sieme non avremmo voluto altri figli! Dun­que, in definitiva, tutto va bene così. (Si allon­tana ed esce).

Teresa                  (finisce di riempire la valigia come se non l'avesse visto uscire. La chiude, si sente lo scatto secco delle chiusure metalliche. S'infila un impermeabile. Se lo stringe alla vita con la cintura. Prende la valigia. Si avvia... Poi, fer­mandosi di lato, in faccia al pubblico)   

E adesso me ne vado... sempre con lo stesso desi­derio d'amore inappagato... Son accadute tante cose... eppure è sempre il desiderio di conoscere l'amore quello che mi spinge... è un desiderio che mi possiede e mi acceca nello stesso tempo... che mi getta su tutte le strade morte, mi sbatte contro tutti i muri, mi butta, estenuata, in fos­sati pieni di fango... Eppure vado ancora a cercarlo... come la sola cosa terribile che vai la pena di cercare... (Va verso la porta e chiama sottovoce)  Bernardo... Bernardo...

(Nessuno risponde; brusca, ma sempre sottovoce) 

Non voglio aspettare nessuno... meglio sparire così... (Se ne va).

(Alcuni istanti a scena vuota. Poi Bernardo scende).

Bernardo            Teresa... avevi chiamato? (Si guarda attorno)  Teresa... Teresa... (Va alla finestra, la vede, chiama)  Teresa? Teresaaa?

(Lei non s'è nemmeno voltata) 

Perché scappa via... che paura ha? (Ridiscende la scena)  Ha ragione suo padre: quando non sono stupide, sono tutte isteriche!

(Dalla porta sono entrati i due dome­stici con alcuni fagotti e con alcune coperte sulle spalle, Bardère porge un grosso mazzo di chiavi a Bernardo).

Bardère               Queste sono le chiavi... Noi andiamo avanti...

Bernardo             (annuisce, prende le chiavi. I due do­mestici escono. Bernardo agita le chiavi, poi len­tamente va alla finestra e chiude le imposte)  E prima di rimetterci piede, chiamerò un prete che benedica la casa...

Alla prima rappresentazione di questa commedia, al Teatro Quirino di Roma, il 3 marzo 1961, le parti furono così distribuite:

Anna Proclemer (Teresa Desqueyroux), Antonio Battistella (Bernardo), Mimo Billi (Larroque), Olga Solbelli (M.me De la Trave), Maria Teresa Lauri (Anna), Isabella Riva (La zia Clara), Mario Bardella (Il giudice), Cesare Boni (L'avvocato Duros), Arrigo Barabandi (Il dottor Pédemay), Davide Montemurri (Azevedo), Enzo Bottoni (Deguilhem), Adolfo Spesca (Il Segretario del Tribunale), Dante Miraglia (L’Usciere), Marisa Pizzardi (Balionte), Adolfo Spesca (Bardère).   Regia di Giorgio Albertazzi.

Copyright 1961 by Diego Fabbri

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