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                                       TERESA

                                      DRAMMA IN TRE ATTI

                                                          di

                                  Kramer Moggia

                                 Liberamente tratto dal romanzo

                           ”TERESA” di NEERA(Anna Radius Zuccari)  

Socio S.I.A.E.: autori n° 88397 – 31/12/ ’89 qualità D.O.R. autore parte letteraria

26041 CASALMAGGIORE ( Cremona) Via Cairoli, 93 tel, 0375 41110 cell. 3396821681

kramer33@alice.it

Anna Radius Zuccari, in arte NEERA, figlia dell’ing. Zuccari Fermo progettista del duomo di Casalmaggiore, per anni abitante in questa città,  ha localizzato il suo racconto in questa stessa città. Salvo i nomi fantastici dei personaggi, tutto il resto è reale. La precisione del racconto fa supporre che la vita di Teresa sia per buona parte biografica, almeno per ciò che concerne il modo di vivere  di quel tempo. Fino alla prima guerra mondiale quel modo di vivere, in ambiente provinciale  si è mantenuto.

CONSIGLI ALLA REGIA

Il teatro ha lo scopo di suscitare sentimenti e pensieri cui dare un’attenta risposta.

Questo testo non ha una trama se non il racconto della vita triste e scialba, condotta da Teresa, succube  della mentalità retrograda del tempo in cui si svolge.

Per tutto lo svolgimento del dramma l’atmosfera deve essere “depressa” proprio per trasmettere allo spettatore lo stato, in cui vivevano le donne in quel tempo, dovuto alla stupida presunzione dell’uomo che della famiglia non era il capo ma il dittatore.

Uscendo dal teatro lo spettatore, facendo un ampio respiro,possa dire:” Meno male che vivo in un tempo più giusto e più sereno in cui la donna ha raggiunto la sua giusta e meritata posizione sociale.”a dispetto degli uomini che stanno  perdendo dignità.

EPOCA:

 Fine ‘800, primi ‘900 

SCENOGRAFIA: unica

Parete di fondo: camino centrale con ai  lati finestre con grate e sedili scavati nel muro

Parete di destra: porta  rivolta alla parte notte e buffet

Parete di sinistra: porta verso l’entrata.

Quadri alle pareti: in cui spicca, naturalmente, il ritratto del  nonno , e sottostante la sua  famiglia.

Arredamento: Tavolino con sedie e divano in stile ‘800 modestamente arredato.

PERSONAGGI: nel  III atto avanzeranno negli anni

TERESA                                  anni: 19

Caccia      suo padre                    “    50

Soave        sua madre                  “    45

Carlo         suo fratello                “    20  

Dafne         amica di famiglia     “    45

Orlandi  Paolo                             “    25

     

    

ATTO PRIMO

(Novembre, pomeriggio)

SCENA PRIMA: Soave, Dafne.

SOAVE       ( è inferma per cui è costantemente sdraiata sul divano)  Che notte cara la mia amica… che notte!

DAFNE       ( è seduta accanto all’amica ed ogni tanto si alza a va alla finestra)       E…  perché?

SOAVE       …E mio marito che è voluto andare sull’argine…

DAFNE       Che vuole? Un uomo è un uomo; ci sono tutti laggiù; il sottoprefetto, il sindaco, il tenente...

SOAVE       E la campana, mio Dio, se suonasse la campana d'allarme... come farei a fuggire?

DAFNE      Poi c’è Teresa  che la può aiutare. E lei sa che lo farebbe con piacere. Sappiamo tutti quanto Teresa voglia bene alla propria famiglia.

SOAVE         E’ vero.                                

DAFNE        Si dia pace. Già, questa della campana è una precauzione, ma non succederà. Nel caso,suo marito che si trova sul posto, avrà tempo di provvedere. Braccia e persone di buona volontà non ne mancano. Si figuri che perfino i cantanti, quei poveri cantanti che erano venuti qui nella speranza di poter fare una buona stagione nel nostro teatro, ebbene; anche quelli furono requisiti.

SOAVE      Poveri ragazzi anche loro. Visto che mi ha ricordato il teatro, mi viene in mente quella volta che sono andata al Sociale con mio marito, che per dire la verità non impazzisce ad uscire con me, a vedere  la “Cavalleria rusticana” Mi vien da ridere. Giulia, una mia cara amica che per dire la verità è di una vera bellezza, è stata assunta, come comparsa, per formare la processione delle donne che entravano in chiesa. Il gradino era formato da un pezzo di legno appoggiato su due pietre, non so come; la mia amica è inciampata ed è caduta. Si può immaginare le risate del pubblico, ed il rimprovero di mio marito perché anch’io ho riso, e la vergogna della mia amica. Mio marito, in pubblico, ama comportarsi con un certo tono, proprio come gli aristocratici.

DAFNE      (continuando il discorso) L'impresario li ha minacciati di non pagarli, se non avessero prestata  la loro opera. Il tenore ha preferito fuggire, rinunciando al compenso, ma tutti gli altri si sono rimboccate le maniche, e fin da questa mattina lavorano sull'argine. ( continuando il discorso ) Carlino è in casa, non è vero?

SOAVE       Veramente suo padre gli ha imposto di rimanere in casa ma lui ha voluto a tutti i costi raggiungere gli amici che sono sull’argine. Già per dare una mano in caso di bisogno, ma anche perché, se lo immagina lei stare con i suoi amici, magari corteggiando le ragazze?

DAFNE       Sarà difficile  che i padri  lascino le figlie libere sull’argine. ( cambiando tono) E Teresina?

SOAVE       Teresina è di là.  Le due gemelle si sono coricate belle e vestite... nel caso ci sia bisogno ... Ma che notte, che notte! Ah, signora Dafne, sono proprio sfortunata.

DANFE       Io credo che non dovrebbe preoccuparsi  in questa maniera.  Non le fa certo bene. Lei  non pensi al Po; pensi ai fatti suoi.

SOAVE       Certo che dei figli ne ho.

DAFNE       Chi va al mulino si infarina. D’altra parte se ci guardiamo attorno nelle nostre famiglie i figli non mancano. Credo proprio che anche la chiesa ne sia un po’ la cagione.

SOAVE       Mi vergogno a dirlo: ma i preti questa preoccupazione non l’hanno. I figli bisogna mantenerli. Ai maschi si deve dare una posizione, visto che saranno i capi famiglia, e sarà compito loro mantenere  famiglia che  si sono create, e alle figlie  procurare un marito…

DAFNE       … Che non le accettano se non hanno una cospicua dote.

SOAVE       Come è vero ciò che dice! ( pensando)  Si ricorda quante ore abbiamo dedicato alla nostra dote? Quante ore di ago e filo… E quante creste  han dovuto fare le nostre mamme sulla spesa all’insaputa del loro padre?

DAFNE       Io ricordo quello che diceva sempre mio nonno; “ Ai maschi si deve lasciare una maggiore eredità, proprio per il dovere verso la loro nuova famiglia.”

SOAVE       E intanto noi donne tiriamo la carretta! Però, per dire la verità, se lo facciamo per i nostri figli non ci costa nessuna fatica… anzi lo facciamo con piacere. Vorrei tanto vivere a lungo, ma purtroppo la mia salute non mi da una gran fiducia.  

DAFNE       “Non tiri fuori i panni per gli annegati…”Questo è un problema che abbiamo tutti. A proposito ha sentito ieri? Il fratello del sindaco, quel pezzo di uomo che pareva il ritratto della salute?... In un “ jesus”, nemmeno il tempo di dire  amen, stava leggendo una lettera; paf, era morto. Non si deve pensare alla morte. Quando viene, è perché deve venire; del resto noi donne abbiamo sette anime e un animino... allegra dunque. E non è detto che verso la Fontana, al camposanto  si stia male. ( spiritosa) Magari  monotona… ma stabile.

SOAVE            Vorrei tanto avere il suo stesso ottimismo.

 TERESA       ( da fuori scena)  Mamma!

SOAVE            Che vuoi Teresina? Non ti sei coricata un poco?

TERESA            Oh! Com’è possibile? Sto alla finestra ad aspettare Carlino ed il papà. Caramella,  mi ha detto di stare tranquilli, che pericolo per il momento non c'è. Papà verrà presto.

SOAVE            Dio sia lodato! Va' a letto Teresa, va' a letto.

TERESA          E tu mamma?

SOAVE             Ora ci vado.

DAFNE          ( osservando il ritratto del nonno e quelli sotto) Non ricordo mai se il ritratto di quel signore è suo padre o suo suocero.

SOAVE          Secondo lei ? Potrebbe essere di mio padre? Mio marito dà sempre la precedenza alla sua  famiglia. Se ci fa caso si assomigliano anche. Ha fatto caso alla disposizione dei quadri?

DAFNE          Come, no. Ancora una volta il capo famiglia deve sovrastare su tutti gli altri della famiglia.

TERESA        Sai mamma? Carlino mi ha detto, con il suo particolare sorriso mellifluo, quando insieme eravamo alla finestra del piano su, che la Tisbe era in piedi da due ore, con le sue posate d’argento nel grembiule ed il cagnolino sotto il braccio. Mi ha anche detto:” Se potessi  farei una scappate per vedere meglio. Credi che non sarei capace di scendere dalla finestra?”

TERESA        Mio fratello quelle spiritosaggini le saprebbe fare sicuramente. Vado di là a vedere se le gemelle hanno bisogno di qualche cosa. (esce)

SCENA SECONDA: dette Cuccia, Carlo.

(entrano in scena Cuccia e Carlo)

SOAVE          ( preoccupata)  Sono ansiosa di sentire le ultime notizie.

CARLO          Le case vicine a San  Rocco sono già state tutte demolite.

CACCIA        Toni, il barcaiolo, che di piene se ne intende perché ne ha vedute parecchie, diceva al sindaco che la faccenda era brutta un bel po’. Comunque il sindaco gli ha risposto:”  Noi facciamo il nostro dovere, Toni, e il resto alla provvidenza. “

CARLO          Tutti i barcaioli e operai si stanno dando da fare per trasportare fascine, sacchi di terra, cocci, mattoni, ciottoli per fare un muro di difesa contro l’acqua. Certo che il sindaco è preoccupato.

CACCIA        Alcuni barcaioli sono andati in barca sulla sponda parmigiana, perché sembra che l’argine abbia rotto, per dare una mano a quei poveri disgraziati. Il cielo continua ad essere molto nuvoloso. Ormai sono trentaquattro giorni che piove.

CARLO          La pietra sulla quale sono  segnati i gradi d'altezza delle precedenti inondazioni, è già tutta coperta.

CACCIA        L’acqua continua a salire con lentezza ma  implacabile. Ha già invaso il bancone e già sta toccando l’argine superiore.

CARLO          I boscaioli  segano gli alberi, i muratori demoliscono le vecchie case vicine al fiume, quelle che sono di maggior pericolo.

SOAVE          Immagino quella povera gente  che abbandonando le case fuggono con quella poca roba che riescono a portare.

DANFE          Ora cosa faranno quelle povere persone che hanno perduta la casa?

CARLO          Una vecchia ottuagenaria, alla quale avevano tolto il letto per trasportarlo in posto più sicuro, si avvicinò agli uomini che sorreggevano quel povero mobile tarlato, e disse loro piangendo: “  Gettatelo dentro anch'esso, tanto domani io non vi potrò più dormire.”

“  Sì, gettatelo,” aggiunse il sindaco  “  ne farò dare un altro a questa povera donna.”

CACCIA        Dopo un po’ è giunto il sottoprefetto ed il tenente dei carabinieri che erano andati ad ispezionare la sicurezza delle rive. Meno male che hanno assicurato il sindaco che il pericolo non c’era.

CARLO          Ha messo un po' di sgomento l'ordine di poco fa, di non coricarsi per tutta la durata della notte, e star pronti al suono della campana.

CACCIA        Ho sentito quando il sottoprefetto rivolgendosi, in disparte al tenente gli ha detto:”   Ma ditemi un poco, se c'è stato senso comune a fabbricare un paese in queste condizioni, coll’acqua sul capo! Dietro all'argine il suolo digrada con un pendio spaventoso, e laggiù, quella buca, dove hanno fabbricato il loro maledetto paese, par proprio la coppa destinata al brindisi.

DAFNE          Ho sentito dire che se si dovesse rompere l’argine l’acqua andrebbe a finire fino a Mantova.

CACCIA        Pur troppo questa è una pura verità. Sembra che la punta della torre campanaria di Mantova sia alla stessa altezza della nostra piazza Grande.

SOAVE          In che brutta situazione ci troviamo. Perché non fanno una processione in onore di San Giovanni Nepomuceno, che è protettore delle acque, e che ha fatto miracoli?

CARLO          Il sottoprefetto rivolgendosi al sindaco : ”  Che fanno qui le donne? Via le donne. Andate a casa. E i bambini? Anche i bambini? Via i bambini. Via, via, via. Andate a casa.”

DAFNE          Aveva proprio ragione quel signore…

CACCIA        Il sindaco rispose al sottoprefetto:”   Che mai vuole che facciano nelle loro case? se non possono nemmeno coricarsi in questa notte sciagurata!  Ed il sottoprefetto:”   È vero; è vero; ma le donne non le posso soffrire, mi urtano i nervi. “

DAFNE          (con disprezzo) Però, non è che sia molto simpatico quell’uomo!” (umiliandosi, verso gli uomini) Scusatemi! Per dire la verità abbiamo anche noi un esempio in casa.

CACCIA        Hanno già telegrafato al  Ministero per farsi dare delle sovvenzioni dato l’ingente danno che stiamo subendo.

SOAVE          Mi meraviglio come mai Monsignore non si sia ancora fatto vedere.

CACCIA        Lui è indisposto, ma ha mandato il suo servo a chiedere informazioni e se è il caso andare a Po. Mio cognato mi ha anche avvertito di cosa sta succedendo a Cremona.  Uno spavento. In una cascina presso Bosco, morì annegata una famiglia intera; padre, madre e cinque figli, colla moglie di uno dei figli. Non si poté salvare nessuno.

DAFNE          Madonna!

CACCIA        I fondi del marchese d'Arco sono tutti allagati; il frumento rovinato; dell'uva non se parla nemmeno. Cinquanta famiglie di contadini ,che non sapranno che cosa mangiare quest'inverno!

SOAVE          Pazienza ancora. Quegli altri della cascina sarebbero contenti a non saper che cosa mangiare quest'inverno.

TERESA        ( entrando) Le gemelle stanno studiando.

CARLO          Ad un certo punto uno degli uomini  vedendo galleggiare  una massa nera la indica dicendo che è la solita legna che scende sul pelo dell’acqua specialmente quando il Po è ingrossato. Un altro invece lo corregge dicendo che è una tavola.

CACCIA        Altro che tavola! Era una barca. Si vedeva muovere qualcuno, forse poveri naufraghi cacciati dalle loro case; che andavano verso una morte certa. Tutti si meravigliarono, perché sembrava impossibile che qualcuno la potesse guidare. Invece era vero.

DAFNE          Quante brutte cose mi tocca sentire!

CARLO          Gli ingegneri mandati dal magistrato del Po presa una torcia a vento, si avanzarono, risalendo l'argine. Il sottoprefetto e il sindaco li seguirono, e così man mano tutti; paurosi, curiosi, trepidanti.

Alcune donne recitavano sommessamente il rosario, stringendosi sotto il mento la pezzuola che avevano in capo, non osando avanzarsi troppo.   “È proprio una barca.” disse qualcuno.  Tutti si sono messi a chiamare.

CACCIA        Si distingueva una forma d'uomo, ritta in piedi in mezzo alla barca, lottando fortemente coi remi per allontanare l'urto dei tronchi d'albero che la corrente trascinava nei suoi vortici; e tutto intorno il fiume mugghiava sollevando una grossa spuma giallastra, torbida, alla superficie della quale galleggiavano cenci, pezzi di legna, mobili infranti, cadaveri d'animali.

CARLO          Ad un certo punto uno dei barcaioli grida:” E’ l’Orlandi… è l’Orlandi!” Naturalmente il sindaco conoscendo l’Orlandi non si è meravigliato. Orlandi è uno di Parma ma che tutti qui conoscono. Figuratevi il popolo quando ha capito che la barca era al sicuro quanto entusiasmo hanno espresso. Orlandi è sceso ,bagnato, coi panni in disordine, colle mani lacerate, eppure baldanzoso ancora come avesse fatto una gita di piacere, tutti quei barcaioli lo circondarono, ubriacandolo di domande.

CACCIA        Prima di rispondere a qualcuno , Orlandi prese dal fondo della barca un fardello, ravvolto in una coperta di lana, e lo gettò nelle braccia della prima donna che si trovò accanto.  “ Ecco!” ha detto,:” un bambino che vi arriva senza fatica vostra.”

TERESA        ( fa un gran gesto di terrore, poi seguendo i discorsi pone molto interesse) ( fra sé) Quel signore deve essere proprio un eroe, ha messo la sua vita in pericolo per salvare un bambino. Quanto vorrei conoscerlo e ringraziarlo.

 

DAFNE          ( addolorata) Santa Vergine! Figuriamoci le donne; vedendo qual corpicino lo avranno preso cercando di scaldarlo.

CACCIA        Orlandi disse d'averlo salvato per miracolo, in un misero casolare, dal quale erano fuggiti tutti, resi pazzi e crudeli dal terrore.

CARLO          “Ma lei, caro Orlandi “ gli disse: “Tiene  la sua vita in così poco conto da esporla sul fiume con una notte simile? “ Orlandi  rispose che erano tre giorni che andava  in giro, in barca, fra le cascine a portare soccorso. Ha raccontato che era in  Arese quando il Po ha invaso le acque dei boschi, ha presa una barca vi ha messo su il bambino e poi si è abbandonato  nelle mani della Provvidenza.

CACCIA        Finalmente la crescita del Po si è fermata e quindi a poco a poco anche la gente è ritornata a casa.   E anche noi eccoci qua. Ed ora sarà meglio che vada a sbrigare le mie cose. Se trascuro l’esattoria delle tasse, molta gente ne approfitta.

CARLO          … Ed io vado a studiare.

(Teresa deve apparire  molto colpita da questo avvenimento)

SCENA TERZA: Teresa, Soave, Dafne.

(mentre Soave è sempre sdraiata sul divano, Dafne le è seduta accanto, Teresa va a sedersi sulla seggiola accanto alla finestra  e guarda incuriosita sulla strada)

TERESA        Non riesco a scordarmi l’impresa eroica di quel signore, Orlandi, hanno detto che si chiama. Non tutti saprebbero sacrificarsi per altri esseri umani.

SOAVE          Non dire così. Tu non lo avresti fatto?

TERESA        Caramella, il venditore di pere cotte, con la sua carriola piena di pere cotte fumanti  che lasciano un dolce e caldo profumo sta vendendo la sua mercanzia. Si è fermato davanti alla tabaccheria ed è entrato.

DAFNE          Sicuramente è andato a farsi un bicchierino di grappa.

SOAVE          Un bicchierino di grappa non ci sta nemmeno male per gli uomini. Purtroppo sta giungendo anche troppo presto l’inverno.

TERESA        Le sta offrendo pere per le sue bambine. Ma sembra che non ne voglia. Infatti, si è mosso un po’ indispettito. Si è fermato per vendere le pere a Tisbe, la cameriera dei Portalupi.

DAFNE          Quelli si che sono ricchi. Ora dovranno pensare di sistemare le loro tre figlie da marito.

SOAVE          Per la dote non penso che abbiano preoccupazioni.

TERESA        Ora lo zoppo sta passando davanti alla casa di don Giovanni Boccabadati.

DAFNE          Quello e don Giovanni di nome e di fatto.

SOAVE          Sembra che abbia una vita un po’ misteriosa ed equivoca.

DAFNE          In quella casa sembra che entrino ed escano belle donne. Infatti, le ragazze della Portalupi le guardano sdegnosamente, e si mordono le labbra.

TERESA        ( sempre guardando dalla finestra) Certo che c’è un bel  frescolino…

SOAVE          E tu togliti dalla finestra.

TERESA        Il portalettere si è fermato davanti alla porta della Calliope che è sempre chiusa. ( fra sé) Però, quanto è importante questa nostra strada “ San Francesco “ E la via dove ci sono i più  ricchi e nobili palazzi.

SOAVE          ( rivolta a Teresa) Visto che c’è Caramella, va a comperare qualche pera per le gemelle.

TERESA        Va bene mamma. ( esce)

SOAVE          Certo che Calliope è un tipo ben strano. Non passa uomo davanti alla sua finestra senza che dica loro qualche improperio. Infatti, la considerano una pazzoide.

DAFNE          ( maliziosa) Ha allontanato Teresina per parlare più liberamente di Calliope?

SOAVE          Sì. Non vorrei che la prendesse per esempio .

DAFNE          Non penso. Teresina ha già un’età ed un’intelligenza che le permette di scernere il bello dal brutto.

SOAVE          Certo che il mistero rimane. Si dice che sia stata accolta da una contessa, altri addirittura dicono che sia sua figlia. Sta di fatto che la contessa le ha dato l’amore di una madre e l’ha fatta studiare presso un vecchio prete.

DAFNE          Hanno vissuto, sole,  per un po’ in una cascina sperduta nei boschi del Po. Ecco perché è cresciuta come un maschio. Va in giro per i boschi  di pioppi zufolando ed imitando il canto degli uccelli  imbracciando un fucile da caccia.

SOAVE          E’ stata una gran bella donna, magari con lineamenti mascolini. Il dottor Tavecchia che l’aveva curata quella volta che era caduta da un albero ha sempre detto che è stata la più bella donna che abbia conosciuto.

DAFNE          Infatti, andava in giro vestita da uomo con un cappellaccio in testa  che sembrava una amazzone. Anzi, direi meglio un “ maschione”

SOAVE          Prima raccontavano che si era accompagnata con un ufficiale francese, disertore in fuga e poi si sia ritirata  in un convento per due anni. Quando è giunto il momento di prendere i voti è scappata dal convento.

DAFNE          Certo che stiamo parlando di una quindicina di anni fa. Dove finalmente l’hanno lasciata in pace.

TERESA        (entrando) Mamma non appena ho portato alle gemelle le pere li hanno divorate e poi si sono lamentate perché avrebbero voluto mangiarle con il formaggio. ( mentre le due donne parlano Teresa, ascoltandole, con molto interesse,  si sposta qua e là appoggiandosi ai mobili)

DAFNA         ( intervenendo) Allora il detto è ancora valido “ Quanto è buono il formaggio con le pere”

SOAVE          Le mie gemelle hanno un’età che il pane lo divorano. Guardandole mangiare mi viene in mente quando, alla loro età, andando in piazza a comperare  il pane, durante il tragitto lo mangiavo quasi metà. Quanti rimproveri mi faceva mia madre. Mi diceva:” Se hai sempre tanta fame perché non mi dici di comperarne di più.” Fortunatamente    in casa dei miei genitori  si viveva con una certa tranquillità economica.

DAFNE          Domenica scorsa penso che i Portalupi siano andati alla festa da ballo che si teneva in casa Arese.

SOAVE          E’ un’abitudine che la famiglia Arese ha assunto ogni quindici giorni. Che sfoggio, però, eh?

DAFNE          Vogliono proprio maritarli i loro tre scorpioncini.

SOAVE            È della seconda che si parlava, credo.

DAFNE          Per il sottoprefetto? Ma essi tentano di gabellargli la prima. La mia opinione è che non ne prende nessuna. Andare a fidarsi di questi meridionali! Io ci sono stata quattro anni laggiù, e li conosco.

SOAVE            Hanno una bella dote.

DAFNE            Almeno si dice; noi però, cara signora, non ci siamo maritate per la nostra dote, nevvero?

SOAVE          ( incrociando il suo scialino sul petto, quasi  per nascondere i rimpianti che essa solo conosceva) Si fa quel che si può.

DAFNE          ( guardando Teresa)  Sicuro, capisco, quando si hanno delle figlie da maritare... le mie, per fortuna, sono ancora piccine. Lei no, che ha qui una ragazza grande, fatta...

(Teresa mostra di vergognarsi)

SOAVE          Teresina è ancora giovane.

DAFNE          Sì, ma se le capitasse un buon partito?...

SOAVE          ( rassegnata) Tutto è destino

DAFNE          Vi auguro tanta fortuna. ( cambiando tono)   Bene! Ora sarà meglio che tolga il disturbo come si suol dire.

SOAVE          Questo è un disturbo che vorrei si ripetesse ancor più spesso. Veda di tornare che mi farà felice.

TERESA        ( rivolta a Dafne) A  presto signora !

(Dafne esce di scena)

SCENA QUARTA: Soave, Teresa.

SOAVE          (con un gran respiro)  Dafne è una vera amica. Quando sei andata a Marcaria in casa della zia, lei mi ha fatto una gran compagnia. Pensa che ha anche accudito le gemelle.

TERESA        ( sedendosi accanto alla mamma) Che bei giorni ho passato con la zia Rosa.

SOAVE          Il papà non voleva darti il permesso di andare. Io con un coraggio insolito, quasi supplicandolo, l’ho persuaso dicendo che un po’ di distrazione ti avrebbe fatto bene.

TERESA        Lo puoi dire. Per dire il vero ero, però, un po’ preoccupata. Doverti lasciare sola con le gemelle abituate, come sono, a farsi servire. Ed i papà, nella sua superba arroganza non certo si abbassa ad accudire delle semplici femmine.

SOAVE          ( atterrita)  Per l’amor d’Iddio non dire così! Pensa se ti sentisse.( cambiando tono)  Però ce l’ho fatta.

TERESA        Quando ho dovuto salutarti mi è venuto un groppo alla gola…

SOAVE          Mi sono accorta. Tu però non ti sei accorta del mio.

TERESA        Però, lo sai mamma, quanto ti voglio bene. Mi ricordo che Carlino mi disse:” Sembri la maggiore delle Portalupi, quando saluta il sottoprefetto.”

SOAVE          Tuo fratello ha sempre una gran fantasia.

TERESA        Che piacere ho provato quando allontanandomi in carrozza con la zia e guardando dal finestrino, vedevo il signor Luzzi, fumando il toscano, davanti al caffè mi salutava. Perfino Giovanni Boccabadati mi ha salutato. Due signore e la moglie del sindaco e la sorella del dottor Tavecchia  che erano davanti alla chiesa mi sorrisero. Mamma… mi sentivo una regina. Durante il tragitto, abituata in casa nostra ad essere sempre occupata, vedermi in carrozza in un momento di ozio mi sentivo una signora.           

Durante il viaggio pensavo quanto avrebbe voluto essere al mio posto Carlino. ( cambiando tono) Non te l’ho mai detto. Quando in carrozza, con la zia Rosa, stavamo andando a casa sua, un calesse ha urtato la ruota della nostra carrozza, tanto che i raggi volarono via.

SOAVE          Santo Cielo!

TERESA        Io presi un bello spavento ma la zia mi tranquillizzò. Il giovanotto che conduceva il calesse sai chi era?

SOAVE          ( spiritosa) Secondo te?

TERESA        La zia disse.” Giovani spensierati!” Ed il vetturino.” Quello è il più spensierato di tutti.” La zia gli chiese chi fosse e lui:” E come non conoscerlo? Lo si incontra dappertutto; oggi qui, domani a Mantova; la mattina in calesse per le campagne, la sera a Parma o a Cremona. È l'Orlandi.

SOAVE          ( corrucciando la fronte pensando) E chi era?

TERESA        Era quell’Orlandi di cui ci ha parlato il papà.

SOAVE          E cioè?

TERESA        Quell’Orlandi che poi salverà quel bambino durante l’alluvione.

SOAVE          Però! Non mi hai ancora detto se ti sei divertita.

TERESA        ( si alza a va ad appoggiare il gomito sul camino)Sì. Tanto.

SOAVE            Gli zii erano buoni?

TERESA        Tanto buoni; specie la zia Rosa, che non va mai in collera, né mai si lagna di nulla. È  felice, non è vero?

SOAVE          Chi è mai felice a questo mondo!... Teresina, tu non lo conosci ancora, no, non lo conosci.

TERESA        E’ tanto che te lo volevo dire ma non ho mai avuto il coraggio.

SOAVE          I figli debbono dire tutto ai genitori. Loro capiscono molto di più dei figli perché la giovinezza l’hanno vissuta prima e quindi hanno provato tutte le sensazioni.

TERESA        ( allega aggiungendo le mani) Ho ballato.

SOAVE            Hai ballato? A Marcaria? Non in casa dello zio, suppongo.

TERESA          No, in casa dell'impiegato postale.

SOAVE          E chi c'era?

TERESA          Il dottore, sua moglie, il figlio dell'oste, due ragazze Cacciamali... Ora ti racconto, anche se mi vergogno un po’.

SOAVE          ( incoraggiandola) Non ti preoccupare. Sono la tua mamma.

TERESA        ( ritorna a sedersi vicino alla mamma) Tutte le mattine un giovanotto lungo e magro passava sotto le finestre della zia Rosa, proprio quando schiudeva le griglie. “ Non so cos’abbia Cecchino, che lo vedo passare di qui cinque o sei volte al giorno, Cecchino del maestro delle poste.” Mi diceva la zia. Era un divertimento vederlo passare tutte le mattine, ed era comodo per l'ora: Cecchino significava che erano  sette e mezzo in punto.

SOAVE          ( sorridendo) Mi sbaglierò, ma mi sembra di immaginare il resto.

TERESA        La zia Rosa, non seppe dire di no quando il mastro delle Poste venne a chiederle se lasciava che io andassi a casa loro a fare quattro salti al suono dell’organetto. Ti puoi immaginare, io che non avevo mai ballato,  mi sono sentita un tuffo al cuore. Il mio terrore era quello di sentirmi goffa e screanzata. Quando siamo entrati in quella stanza, come ho visto una fila di sedie alle pareti sono andata a sedermi su quella più appartata, tant’è che la zia dall’altro lato della stanza mi  ha invitato ad uscire da quell’angolo.

SOAVE          Conoscendoti immagino quanto tu fossi a disagio.

TERESA        Ho sentito una voce che mi diceva: “ Posso?”  La prego favorisca. Solamente un confetto.” Mi stava offrendo un confetto, dentro ad un cartoccino. Io temevo che fossero sassolini o mollica di pane. Sai che mio fratello più di una volta mi ha fatto quello scherzo…

SOAVE          Data la festa in cui ti trovavi, non poteva essere uno scherzo.

TERESA        “Balla?” mi disse quella voce. “ Non ho mai ballato.”. “Non sa ballare?” disse. “Oh, a scuola… oppure con le mie sorelline.” Risposi. “Ma è la stessa cosa. Mi favorisca un giro; sono persuaso che lei balla divinamente.” Mi disse. Mettendomi il grosso confetto in tasca e alzandomi dissi:” Temo che mi girerà la testa...”  Niente paura; ho il braccio saldo, con me non può cadere.” Mi disse.

SOAVE          ( sorridendo)  Si vede che non ti ha fatto molto effetto… mi stai dicendo parola per parola…

TERESA        Dopo qualche ballo la soggezione mi è passata. “Come mi dispiace che passino queste ore!“ disse Cecchino. “Perché ?” chiesi. “Per dovermi separare da una persona tanto simpatica.” rispose.

SOAVE          Conoscendoti, penso che avrai passata una notte insonne.

TERESA        ( vergognandosi) Lo puoi dire. Sono stati giorni felici quelli che ho passati dalla zia. Poi il papà  mi è venuto a prendere e la vacanza è finita. “L’uccello è andato sulla vite e la favola è già finita” (detta in dialetto: L’usèl lè andà in sla vida e la fola lè bèla fnida.)(fa un gran sospiro con espressione innamorata)

SOAVE          Speriamo che zia Rosa venga ad invitarti per la prossima estate.

TERESA        Speriamo. Ti ricordi che Cecchino mi aveva offerto un grosso confetto? Me lo sono tenuto per ricordo. Eccolo qui.( dalla tasca prende il confetto  e lo fa vedere alla mamma.)

SOAVE          ( cambiando tono) Tuo padre è di cattivo umore; non te ne sei accorta? Gli interessi vanno male.

TERESA        Quali interessi? 

SOAVE          Il lavoro, naturalmente.

SCENA QUINTA: dette Carlino.

(Mentre Teresa fa vedere alla mamma il confetto, entra Carlino che come vede il confetto nella mano della sorella glielo prende)

CARLO          Questo me lo mangio io!.

TERESA        ( stizzita) Rendimi il mio confetto!

CARLO          Proprio no!

TERESA        ( con le lacrime agli occhi) Voglio il mio confetto!

SOAVE          Teresina? E’ solo in confetto?

TERESA        Per me è un ricordo! (constatando la decisione del fratello, con dolore, lascia che il fratello lo spacchi in due con i denti)

CARLO          ( si accorge nello spaccare il confetto che nel confetto c’è un biglietto. Se lo toglie dalla bocca)  Ma questo è un confetto parlante…

TERESA        Almeno quello dammelo!

CARLO          Prima lo leggo.

TERESA        No. E’ mio!

CARLO          Non  è più tuo.

TERESA        Sì!

CARLO          No! ( legge il biglietto) ““Ricorda, tiranna  —  dal cuore crudele, —  l'amante fedele —  che muore per te”.

TERESA        Dammelo! ( nel prendere il biglietto dalle mani del fratello, il biglietto si straccia) Perché violare i sentimenti altrui? (piangendo  esce di scena)

SOAVE          ( al figlio)  Tu sai quanto è sensibile tua sorella… Era proprio necessario offendere nei ricordi i suoi sentimenti? Spero che tua le chieda scusa.

CARLO          Lo farò.

BUIO      

( qualche giorno dopo, al mattino)

 

SCENA SESTA: Carlo, Teresa.

TERESA        ( mentre mette in ordine la stanza, al fratello)  Perché voi maschi dovete avere tutti i diritti e noi ragazze subire sempre le vostra prepotenza.

CARLO          Perché lo dici?

TERESA        Quante volte avrei voluto andare, almeno una volta, ad assistere ad un’opera al Teatro Sociale. Il papà non me lo ha mai permesso. Non fa altro che dire:” Le donne debbono stare in casa. Gli uomini, per costruirsi un avvenire, debbono frequentare la società.”  Non abbiamo anche noi i nostri desideri?

CARLO          Sai quanto il papà è all’antica. Per noi la donna non è altro che una semplice costola dell’uomo.

TERESA        ( cambiando discorso) Ieri sera tu hai avuto la fortuna di andare ad assistere in teatro il “Rigoletto” di Verdi.

CARLO          Sì. E’ una storia in po’ strana. Rigoletto, il buffone di corte del duca, fa tenere dalla serva, come in clausura, la figlia.

TERESA        ( ironica, riferendosi al padre) Non mi sembra che sia una cosa nuova… Quello mi sembra un aguzzino. Anzi, direi che un esempio l’abbiamo anche noi in casa.

CARLO          ( la rassicura) In ultimo si rivela un vero padre che ama la figlia.    Gilda conosce in chiesa uno studente del quale si innamora. Quello studente era il duca di Mantova. Infatti, ricordando, canta il famoso pezzo “ Tutte le feste al tempio”

TERESA        ( sedendosi) Di Mantova? Ma allora è  successo quasi da noi.( in estasi) Immagino quanto si sia innamorata.

CARLO          Inizialmente doveva svolgersi in  una città diversa, che non ricordo, ma che politicamente,  al tempo di Verdi non era opportuno. Così, Verdi a fatto svolgere la vicenda in Italia.

TERESA        Quanti tappi deve “ stoppare” la nostra patria!

CARLO          ( sedendosi) I cortigani rapinano Gilda e la portano al duca.

TERESA        Volevo ben dire che le cose non potevano andar lisce. ( decisa)  I soliti uomini che imperversano sulle giovani donne.

CARLO          Cosa vuoi che interessasse a loro. L’importante prendere in giro il buffone di corte.

TERESA        ( con disprezzo) Che bella soddisfazione!

CARLO          Però è servita per far cantare a Rigoletto “ Cortigiani vil razza dannata” E lì, capisci tutto il disprezzo di Rigoletto per i “ cortigiani  del duca”.

TERESA        ( delusa)  Perché certi uomini debbono comportarsi sempre in quella maniera.

CARLO          E’ il nostro divertimento.

TERESA        ( risentita) E tu dagli ragione. Dovreste vergognarvi trattare noi ragazze come pezze da piedi. Noi che vi mettiamo al mondo, vi culliamo, come madri vi assistiamo finché mettete su casa e magari anche oltre.

CARLO          Rigoletto, però, poi si vendica e chiede a Sparafucile, che è uno che ammazza la gente per denaro, di uccidere il duca.  Sparafucile  si fa aiutare da sua sorella.

TERESA        Anche allora c’erano delle donnacce.

CARLO          Solo che anche lei si è innamorata del duca, che poi salverà da morte certa.

TERESA        Meno male. Mi stava diventando antipatica.

CARLO          Solo che ci rimetterà le penne Gilda.

TERESA        ( preoccupata) Perché cose succede?

CARLO          … Che Sparafucile  uccide Gilda, la mette in un sacco e poi da il sacco a Rigoletto da buttare nel  fiume. Naturalmente Rigoletto crede che sia il duca.

TERESA        Come faceva Gilda a essere là?

CARLO          Innamorata come era, e direi anche gelosa, lo ha seguito fino alla casa dell’amante.

TERESA        E’ proprio un dramma!

CARLO          Rigoletto scopre che nel sacco non c’è il duca perché sente da lontano la famosa aria che il tenore canta:” La donna è mobile”

TERESA        Immagino il terrore di Rigoletto.

CARLO          Il baritono  apre il sacco e vede che il morto è il tenore. E’ proprio vero il detto “ Chi la fa l’aspetti” Rigoletto è andato per suonare ed è rimasto suonato.

TERESA        Non  mi sembra il caso di fare lo spiritoso.

CARLO          Infatti. Quella ultima scena è stata così commovente. Ha commosso così tanto il pubblico che molti di loro hanno pianto. Per dirti la verità è un pezzo che non riuscirei più a reggere nemmeno io.

TERESA        Lo credo bene trovarsi fra le braccia la figlia morta, della cui morte ne ha colpa…  (sentenziando)  Ancora una volta le giovani donne debbono sopportare  l’arroganza degli uomini. ( triste)  Che desolazione!

CARLO          ( spiritoso) Dovresti essere riconoscente al papà che ti evita di soffrire andando a teatro.

TERESA        Sì, fai anche lo spiritoso! ( decisa) Perché non sono nata un uomo!?

SCENA SETTIMA: Dafne, Teresa, Carlo (che poi esce di scena)

DAFNE          ( da fuori) Non c’è nessuno di casa? ( entra) Oh:  siete voi ragazzi. ( rivolta a Teresa) Proprio te cercavo.

CARLO          Bene! Io ne approfitto per lasciarvi sole e andare a studiare. ( spiritoso)  Quei maledetti libri che non vogliono studiarsi da soli! (esce)

TERESA        ( compiaciuta) Che piacere rivederla!

DAFNE          Sei sola?

TERESA        Sì, sono sola. La mamma è di sopra... ha l’emicrania. Le gemelle , combinazione, sono  uscite col babbo... Dio sa quanto lo faranno ammattire!

DAFNE          Oh! non troppo. Tuo padre ha per quelle bambine una predilezione; ne sopporta tutti i capricci... e non è dir poco, davvero. ( sedendosi)  Giornata discreta, nevvero?

(Teresa accenna di sì, con il capo)

TERESA        ( chiede, strizzando l'occhio)   È poi vero?...

DAFNE          Eh, sì, che è vero. È andato stamattina a fare la domanda formale; l'ho saputo dal cancelliere;

che è amico intimo di Luzzi.

Che cosa voglion  dire i denari, eh? Perché nessuno mi farà credere che Luzzi la sposi per la sua bella faccia! Quando mai, senza andare a cercar lontano una faccia un po’ più simpatica...

TERESA        ( interrompendo  in fretta, divorando le parole)   Si diceva che l'avrebbe sposata il prefetto.

DAFNE          Sììì... il prefetto; quello è un furbo! Finché vi sono le lenzuola degli altri non vuol sciupare le sue.

TERESA        Però…

DAFNE          Dimmi il vero, qui tra noi... non hai mai pensato che Luzzi potesse venire per te in questa via San Francesco?

TERESA        ( turbata) Egli non me lo ha mai fatto capire, certamente; né io avrei osato immaginarlo. Chi vuol mai che pensi a me?

DAFNE          To’. Perché non si potrebbe pensare a te? Non sei una ragazza come le altre?   E a parte i complimenti: le Portalupi te le mangi tutte in un boccone.

TERESA        Ma sono povera.

DAFNE            Ah!... questo...

TERESA        A casa nostra, ora ci sono delle ristrettezze. Da quando mio fratello sta frequentando il liceo a Parma e c’è da pagare la pensione… Si figuri che sono tre mesi che mi occorrerebbero un paio di stivaletti nuovi. Sì, campa cavallo che l’erba cresce.

DAFNE          Sei giovane. Però senti: conosci il professor Luminelli, quello che fa la quarta e la quinta?

Che è d’Ostiano? Che porta gli occhiali?... No?... che va attorno così, dimenando le braccia?

TERESA          Aah!

DAFNE          Ti ricordi adesso?

TERESA          Che ha una bambina?

( si siedono una accanto all’altra)

DAFNE            Giusto. Ha una bambina, ma non ha moglie; e la cerca. (guardando Teresa intensamente) 

Cerca una brava ragazza, sana, senza pretese, senza lusso…    Tu non lo prenderesti? ( vedendo Teresa molto preoccupata)  Rispondi!

TERESA        Ma se non lo conosco...

DAFNE            Non è una ragione.

TERESA          È tanto più vecchio di me.

DAFNE            È vero, ma...

TERESA          È vedovo.

DAFNE            Peuh!, Per questo, mia cara, gli uomini sono sempre più o meno vedovi.

TERESA          Ma ha una bambina…

DAFNE          Infine non ti piace?

TERESA          Proprio no.

DAFNE            Fa’ come vuoi. È un buon partito però. Un uomo posato, senza vizi, che lavora, che ha già la casa piantata; io l’ho vista. Fior di mobili di noce, e il letto con baldacchino.

TERESA        E poi; questo signore non l’ha mica la voglia di sposarmi!

DAFNE            Glie la si fa venire. Passa sempre la sera con mio marito, al caffè, ed è stato parecchie volte anche in casa nostra... E’ facile mettersi d'accordo. Purché tuo padre si disposto a fissarti un piccolo assegno...

TERESA        ( con una gran voglia di piangere) Proprio ora… Si figuri se mio padre sarebbe disposto a spendere una sola lira per me. E’ più facile che il prete prenda moglie. ( vergognandosi)  Mi scusi.

DAFNE          ( con un fondo di indulgenza canzonatrice ) Capisco. Tu aspetti il principe Camaralzaman, quello delle Mille ed una notte, lo sogni, e ti figuri che i mariti si taglino su quel modello là. Povera delusa.

TERESA          Non è...

DAFNE          Lascia dire. Siete tutte così, benedette ragazze, e non volete mai approfittare dell'esperienza di quelle che ne sanno più di voi. Si ha un bel dirvi: non cercate la bellezza del marito, non cercate l'aria sentimentale, non cercate l'eleganza, non cercate la poesia... sono corbellerie, razzi, fuochi fatui. Ma che! Finché non ci sbattete contro  il naso...

TERESA        Però, la mamma, sposò il babbo perché ne era innamorata. I miei nonni sono stati ben felici di dare alla figlia un’onorevole dote.

DAFNE          ( ironica) Domanda a tua madre se è stata contenta. Ha mangiate più... Basta, mi faresti dire uno sproposito.

TERESA          E lei?

DAFNE          Io? Oh! Le ho avute anch’io le mie disillusioni; ma quando vidi che gli anni passavano,sposai il pretore, che era allora cancelliere, che di illusioni me ne poteva dar ben poche…   e che per compenso, mi diede un figlio tutti gli anni.

(Teresa mostra di essere turbata)     

DAFNE          Ebbene, grullina, che pensi? Vuoi il compendio della saviezza in poche parole? Un Luminelli che sposa è sempre superiore ad un Luzzi che non sposa... o sposa un’altra.

TERESA        ( triste)  Non so cosa dire.

DAFNE          Dunque:  niente Luminelli. Peccato. Avrei combinato questo affare volentieri; senza dire che egli è uomo influente in materia di studi, ha molte relazioni e potrebbe giovare anche a tuo fratello...

(Teresa piange)

DAFNE          Via, via, non ne parliamo più; sei tanto giovane... Capiterà di meglio... Speriamolo. Oh!Dio, vedete qui questa bella ragazza che piange, priva d'amore, e tanti uomini invece... (stringe i pugni in alto contro ipotetici uomini) Guarda, se tu sapessi... Se potessi solamente dirti come non valgono niente... Infine verrà un giorno che capirai ogni cosa e allora dirai: La Dafne aveva ragione. ( si alza con l’intento di andarsene)

TERESA        Se n va?

DAFNE          Sì. È l’ora che tornano a casa i monelli dalla scuola. Se non mi trovano presente, succede un finimoldo. Io, lo sai, ho un sistema spiccio per farli star cheti...

TERESA        Lo credo.

DAFNE          Sì, sì, hai la tua bella croce. E le gemelle, eh? Quelle furbacchione... pelano la gallina senza farla gridare, tutt’e due d'accordo, che quel che dice l’una dice l’altra; sono due corpi in un’anima sola.

(mentre dopo essersi alzate vanno verso la porta di sinistra)

TERESA        Mi dispiace che se ne vada…

DAFNE          Fai la mamma innanzi tempo, tu... Cara Teresina, vero come c’è Dio, se non ti voglio un bene di sorella! Magari la mia Giulia e la Bice e l'Estella e la Norina ti assomigliassero; sarei una madre fortunata.

( si abbracciano)

DAFNE          ( accarezzando i capelli di Teresa)  Così, stai meglio.

TERESA        Non ho mai tempo di pettinarmi a modo.

DAFNE            Povera ragazza!

TERESA        ( alla porta)  Arrivederci.

DAFNE          Saluta la mamma.

TERESA        Senta.( vorrebbe dire qualche cosa ma si trattiene. Dafne capisce)

DAFNE          Presto i confetti, dall'altra parte della strada; e, chi sa, forse presto anche da questa parte...

(Teresina crollò il capo, ridendo, per mostrarsi forte.)

TERESA                      Oh! se lei dice che gli uomini non valgono nulla, che sono egoisti, brutali, avidi, calcolatori...

DAFNE          E sono pronta a ripeterlo. Ma, che vuoi, è un po’ come le cipolle; vi è cosa più volgare, che ammorba dove tocca, che fa piangere solamente a maneggiarla, doppia da non riuscire mai a contarle le pelli, comune che si trova dappertutto, disgustosa al punto che nessun animale la mangia? Eppure si pretende che senza cipolla è impossibile fare un manicaretto gustoso. Addio. (esce)

FINE DEL PRIMO ATTO

           

ATTO SECONDO  

(    sono passati alcuni mesi. Estate, mattino.)

SCENA PRIMA: Caccia, Carlo, (poi) Teresa.

CACCIA        ( rivolto a Carlo rimproverandolo) Certo che in questi dieci mesi che son passati da che studi a Parma al liceo, dei cambiamenti ne hai fatti. Ti trovo molto elegante, mi sembri un damerino di città. Mi sembra che tu ti sia lasciato andare a laute spese.

CARLO          (, con  un principio di baffi sul labbro, vestito con una certa eleganza) Papà, studio a Parma. Parma è una città. La gente là e più emancipata che da noi. Io debbo seguire le loro abitudini. Se mi presentassi un po’malvestito, i miei amici avrebbero da ridire anche sui miei genitori, E questo penso che neanche tu lo voglia.

CACCIA        Ti rendi conto dei sacrifici che la tua famiglia fa per mantenerti agli studi? Persino per le tue sorelle, certe spese utili non ce le possiamo permettere. Non ti parlo del mio lavoro perché, tanto non ne sai e non ti interessa, ma anche quello procede a stento.

CARLO          Papà, questo mi dispiace molto. Però ti assicuro che le spese che ho fatto erano solo e proprio indispensabili.

CACCIA        Va bene. Lasciamo perdere questi problemi. Piuttosto dimmi della scuola. Come ti sei comportato. Dato i sacrifici dei tuoi genitori penso e spero che tu ce l’abbia messa tutta.

CARLO          ( molto a disagio) Purtroppo debbo darti una brutta notizia. Però, guarda non è tutta colpa mia, io … ho cercato… ma … insomma: in due materie non sono riuscito. Abbiamo un professore che non si preoccupa troppo dei suoi allievi. Al lunedì quando viene a far lezione, sembra che sia ancora preso dai fumi dell’alcool de giorno prima.

CACCIA        Per favore non dare la colpa al professore. Se c’è una cosa che mi indispone è sentire che la colpa è sempre degli altri. I sacrifici per acquistare i libri   li facciamo, perciò è su quelli che devi studiare.  (cambiando tono) In quali materie non sei riuscito?

CARLO          In Latino e greco.

CACCIA        ( deciso) Bravo! Proprio le materie più importanti.

CARLO          E’ vero che debbo studiare sui libri, ma se il professore non ci spiega bene l’argomento è anche difficile studiare.

CACCIA        Ti rendi conto che non abbiamo le possibilità di mandarti a lezione da qualcuno di qui?

CARLO          Papà. Non ti preoccupare; durante l’estate ce la metterò tutta e vedrai che agli esami di riparazione tuo figlio farà bella figura.

CACCIA        Te lo auguro, me lo auguro.

TERESA        ( entra. Non si aspettava che ci fosse anche il padre) Oh, papà. Scusami. Ero convinta che Carlo fosse solo. E’ tornato ieri sera, ci siamo solo salutati, ed ora volevo sentire come sta… come è andata la scuola…

CACCIA        ( ancora nervoso) Perché non avevi altro da fare? Sai che tua  mamma certi lavori non li può fare. Le gemelle hanno sempre bisogno di qualcosa, anche se loro hanno già un’età che qualche cosa potrebbero fare.

TERESA        ( amareggiata) Vengo ora dalla mamma. Sta bene. Le gemelle stanno studiando. Era tanto che non vedevo mio fratello e sentivo il bisogno di sentire come sta… Ho già sistemato i vestiti delle mie sorelle…

CACCIA        Voi femmine non pensate altro che al lusso.

TERESA        …Proprio lusso… direi di no. Avrei bisogno anche di un paio di scarpe…

CACCIA        Quante volte   debbo ripetervi che la vostra virtù principale deve essere la modestia, l’umiltà. Se vi dovete sentirvi importanti lo dovete sentire fra le  mura domestiche. Questo è il vostro regno! Quando capirete che è all’uomo che dovete sottomettervi. E’ l’uomo che si preoccupa e che ha il dovere di pensare alla famiglia.

CARLO          ( timidamente) Papà: mia sorella si è sempre preoccupata, e anche molto della famiglia. Se le gemelle sono sempre in ordine e se sono seguite nella scuola mi sembra che lo si debba a Teresa.

CACCIA        Dalle ragione anche tu. Cosa ti scorre nelle vene, sangue donnesco? L’uomo deve essere uomo,. e la donna stare al suo posto.

TERESA        Papà: io cerco di fare del mio meglio. Sai quanto voglio bene alla mia famiglia…

CACCIA        ( con arroganza) Brava! Continua così. ( cambiando tono) Sarà meglio che vada a preoccuparmi del mio lavoro, se vogliamo che la famiglia prosegua con una certa dignità.

TERESA        ( timida) Papà se hai bisogno di…

CARLO          ( c.s.) Io… papà…

CACCIA        Cercate di mettervi in riga voi due! (esce)

SCENA SECONDA: Carlo, Teresa.

(Teresa prende la valigia del fratello la mette sulla sedia e toglie gli indumenti che dispone sul tavolino)

( Il comportarsi di Teresa deve essere mesto e lei deve stupirsi di tutto ciò che non conosce, umiliandosi  per la sua ignoranza della conoscenza del mondo esterno) 

TERESA        Quante volte mi sono rimproverata di non essere nata un uomo, ma se un uomo ha le idee e si comporta come il babbo, forse, credo, che l’essere nata donna sia un vantaggio se non altro umano.

CARLO          Non hai tutti i torti. Dobbiamo, però, pensare che sulle spalle del papà c’è una famiglia piuttosto pesante da sostenere. E’ l’unico che  porta a casa un po’ di denaro.(sorridendo,cambiando tono) Non facciamocene un cruccio.

TERESA        (si avvicina toccando col rovescio della mano la gota)  Come è morbida la tua “ novella” barba. (gli da un bacio sulla guancia. Poiché Carlo stava  fumando il sigaro, gli sta vicino aspirandone il fumo)

CARLO          (  curioso) Hai l’amante  tu?

TERESA        (  vergognandosi)  No…no.

CARLO          ( dubbioso)  Mah…

TERESA        ( togliendo dalla valigia una camicia)  Io non la so stirare così..

CARLO          Purtroppo.

TERESA        Qui però manca un bottone, e i colletti sono sfilacciati. Chi ha cura della tua biancheria?

CARLO          La mia padrona di casa.

TERESA        Veh, i polsini di lana  che ti ho fatto io! Sono ancora nuovi. Non li hai portati?

CARLO            No, di sicuro.

TERESA        ( mortificata ) L'anno passato li portavi...

CARLO            Prova, tu, a mettere dei calzerotti di filugello, tutto a nodi, grosso come lo spago; prova tu a metterli, dentro a un paio di scarpe strette...

TERESA        Ah! se porti le scarpe strette...lo credo.

CARLO            Sta a vedere che porterò i ciabattoni come Caramella.

TERESA        L’anno passato li portavi

CARLO            Oh! l'anno passato, l'anno passato...

TERESA        Soffrivi tanto il freddo alle mani.

CARLO          Non lo soffro più. ...

TERESA          E i calzerotti di filugello... intatti anche questi...

CARLO          Non li ho messi.

TERESA        ( prendendo un fazzoletto)  Che fazzoletto elegante! E “Carlo “ ricamato a mano... non te l'ho fatto io questo.

CARLO          È un dono della mia padrona di casa. Gentile, nevvero?

TERESA          Oh! Gentilissima...

CARLO          ( andando a sedersi accanto alla sorella) Fa adagio, non sciuparmi le cravatte.

(nel levare un farsetto scappa dalla tasca un ritrattino; una fotografia di donna)

TERESA        Che è questo?

CARLO          ( strappando dalla mano della sorella la foto) Non è niente…E’ l’amante di Orlandi.

TERESA          Conosci Orlandi tu?

CARLO          Come no? Stando a Parma e facendo la vita dello studente è impossibile non conoscerlo.

TERESA          Ma Orlandi è dell'università.

CARLO             Che importa? Egli è il decano di tutti gli studenti, il capo della gioventù parmigiana; senza di lui non si mette in piedi nessun divertimento.

(pausa)

TERESA          ( pregandolo) Fammi veder quel ritratto.

CARLO           Curiosa.

TERESA          ( insiste) Dai: fammelo vedere.

(Carlo con il capo nega)

TERESA          Fammelo vedere.

CARLO           Tutte uguali, voi donne. Guardalo. (glielo fa vedere per un attimo,   ma Teresa glielo strappa di mano)

TERESA          (osserva la foto e vedendo una bella ragazza quasi nuda, vergognandosi)  Sarà anche bella, ma questa qui è nuda! (getta la voto che Carlo raccoglie)

CARLO           Bella, vero?

TERESA          Sarà anche bella ma antipatica. Oserei dire anche: scostumata.

CARLO           Ma no... tutt'altro. Si direbbe che sei invidiosa.

TERESA        Io?...(esprime una certa gelosia, che scarica arrabattando nella valigia.  Trova una fettuccia di raso rosso, in mezzo alla quale è  appuntato un cagnolino di carta argentata. Con il gesto chiede al fratello cos’è)

CARLO          Sai che cos'è?

TERESA        No.

CARLO            È una figura di cotillon.

TERESA          Una figura di cotillon?

CARLO            Non capisci?

TERESA        No

CARLO          Il cotillon è un ballo. Ci si mette in tanti giovani e in tante ragazze; si distribuiscono dei gingilli, come questo, e in cento altre fogge; poi ogni uomo balla con quella donna a cui corrisponde il dono ricevuto. Io per esempio ebbi questo cagnolino, e andai a cercare una signora che aveva la cagnolina. Capisci adesso?

TERESA        ( con il capo accenna di:sì) Hai ballato a Parma?

CARLO            Per tutto il carnevale.

TERESA          Oh! Raccontami... (gli prende la mano con amore)

CARLO          Che vuoi che ti racconti?... .( Il mezzo sigaro non tirava più; lo gettò via)

TERESA        ( raccoglie il sigaro gli da una tirata ) Peuh! …(lo getta via)  … Dove hai ballato?

CARLO          Dappertutto. In teatro, al Circolo, in famiglie particolari...

TERESA         E c'erano delle ragazze?

CARLO            Sicuro.

TERESA          ... Belle?

CARLO          Belle e brutte.

(Teresa sospira )

CARLO          All'ultima festa del Circolo studentesco ho veduto le Portalupi.

TERESA        Sì? Come erano vestite?

CARLO            Figurati se lo ricordo! Non le ho nemmeno guardate.

TERESA          Perché?

CARLO            Perché non mi piacciono; e poi là, in mezzo a tante altre, avevano proprio l'aspetto dei pifferai di montagna; goffe,  mal vestite... non so come, ma  male certo.

TERESA        Eppure sono sempre così eleganti!

CARLO            Fammi il piacere! Come vuoi giudicare tu dell'eleganza? Che non hai mai messo l naso fuori casa

TERESA        Beh…La colpa non è mia. Debbo accudire la casa… E poi come pensi che la prenderebbe il babbo?  

CARLO          Non per farti torto sai? Ma bisogna uscire da questo paese, e sopratutto da questa casa per sapere come vestono le signore eleganti. Tu vedi la mamma, la pretora, la moglie del sindaco, la sorella del dottor Tavecchia, la cuoca di Monsignore, alla domenica, quando mette l'abito di “gros,” e,in mezzo a tutte queste, le Portalupi ti sembrano uno splendore. ( cambiando tono) Avessi veduto la marchesina Varisi...

TERESA        Come? I Varisi non stanno a Cremona?

CARLO            ( dondolandosi sulla sedia) Sì; ma la marchesina si trovava questo carnevale a Parma, in casa di una parente. Una figurina da silfide vaporosa, eterea; una grazia da sirena, una distinzione da gran dama. Vestiva sempre di velo bianco, e portava un fiore sul petto; il fiore solo cambiava, ora bianco come l'abito,ora roseo, ora vermiglio cupo, ora del più pallido azzurro; una volta lo mise nero, di velluto... e si disse che era un segno di lutto per una persona a lei cara.

TERESA          Ed è tanto bella, dici?

CARLO            Un angelo.

TERESA          Bionda o nera?

CARLO          Castana.

TERESA        Era la più bella di tutte?

CARLO            Di tutte... non saprei. C'era la moglie dell'avvocato Neri che le contendeva discretamente .la palma, in ricchezza e di corteggiatori..

TERESA        ( balbettando) Ma se questa signora è maritata?

CARLO            Ebbene?...

TERSA             Nulla, nulla (pausa)   Ed è vero che alle feste da ballo le signore vanno scollate?

CARLO            Certamente.

TERESA        ( esitò ancora, ma la curiosità la vinse. Con vergogna)   ... Fin dove?

CARLO            Fin dove vogliono.

TERESA          E tu non hai ballato mai?

CARLO            Mai.

( Pausa. In modo diverso i fratelli con lo sguardo verso l’alto pensano. Carlo ricordando, Teresa sognando )

SCENA TERZA: Detti, Soave.

SOAVE          ( entra camminando a fatica, sofferente. Va a sedersi aiutata dalla figlia. E’ preoccupata) Ditemi cosa è successo?

CARLO          Cosa deve essere successo?

SOAVE          Vostro padre mi ha raggiunto in cucina mentre stavo preparando qualche cosa…

TERESA        Mamma. Lo sai che non devi affaticarti. Lo sai benissimo che le faccende di casa le sbrigo io. A parte il fatto che qualche cosa potrebbero fare anche le gemelle…

SOAVE          Lo sai che le tue sorelle si sono abituate  farsi servire da te. E  se vogliamo, la colpa è anche tua. Ma lasciamo stare.  Vostro padre era alquanto inquieto.

CARLO          Non capisco perché.

SOAVE          ( rivolto a Teresa) Tu sai come è fatto tuo padre. Sai benissimo che non vuole che tu parli devi  solo rispondere alle sue domande. Poi, con tutte le preoccupazioni che ha gli hai fatto notare che hai bisogno delle scarpe.

TERESA        Ma quella è stata una cosa  così…

SOAVE          …Che naturalmente non dovevi fare.

TERESA        Scusami.

SOAVE          ( rivolta a Carlo)  Non solo era arrabbiato ma soprattutto impensierito. Gli hai detto che hai due materie da riparare a settembre… Questo non lo sapevo nemmeno io.

CARLO          Mamma… sono tornato  solo ieri sera. Non mi è sembrato che fosse il caso di darvi un dispiacere. Era tanta la gioia che avevo di vedervi.

SOAVE          ( implorando) Figlio mio… mi raccomando… fa in modo di non dare altre preoccupazioni a tuo padre che già ne ha tante.

CARLO          Gliel’ho promesso che mi darò da fare. Vedrai che studierò.

SOAVE          Meno male. Mi raccomando. ( cambiando tono) prendiamola su un po’ più dolce. Dimmi come sono andati quei mesi passati a Parma.

CARLO          A parte la scuola: bene. Ho passato dei bei giorni. Mi sono fatto degli amici muovi…

TERESA        Ecco. Raccontaci.

CARLO          Beh: uno è Edmondo che ci fa passare belle ore suonando la chitarra e l’altro e Franceschino abbastanza normale, solo  che suo padre ha in città una pasticceria… non so se mi spiego.

TERESA        ( spiritosa), Una amicizia dolce… insomma.

CARLO          L’amico più intimo direi che è l’Orlandi.

TERESA        ( meravigliata) Non sarà mica quell’Orlandi della bambina salvata dal Po?

CARLO          Certo. E’ proprio quello. C’è una certa differenza d’età: lui è da qualche anno che frequenta l’università. E’ iscritto alla facoltà di diritto, ma non diventa matto nel frequentarla.. Tu puoi cercare l’Orlandi dove vuoi meno che all’università.

SOAVE          ( curiosa) È dunque un cattivo giovane?

CARLO          Un cattivo studente sì, ma un cattivo giovane no. Ha moltissimo ingegno, moltissimo cuore, ma gli piace divertirsi. È naturale.

TERESA        Lo credo bene. Guarda come si è comportato durante l’alluvione… Ci sarebbe da farci un monumento.

CARLO          Con lui si riesce a passare delle belle ore. E’ molto intelligente. Sa parlare molto bene e con la gioia di vivere  fa delle conoscenze femminili che procurano ai suoi amici delle notevoli invidie.

TERESA        ( molto curiosa) Raccontaci qualche cosa di  suo interessante.

SOAVE          Immagino che i suoi genitori ne siano orgogliosi. Magari per le sue conquiste femminili un po’ meno, penso.

CARLO          Direi che è molto corretto. Al ballo di carnevale al Regio, con il suo fare simpatico, ha conosciuta una ragazza che, in assoluto, era la più bella della  festa.

TERESA        ( un po’ invidiosa)  Oh… adesso non esagerare…

CARLO          Era molto bella e poi, se pensi che è la figlia dell’ambasciatore francese, venuto a Parma ospite della nobiltà… Figurati quanta invidia ha suscitato nei giovanotti presenti in sala.

TERESA        …E altrettanto  nelle ragazze.

CARLO          Avevano il naso tutti rivolti a qual palco di primordine.

SOAVE          Immagino quanto fosse lusingato suo padre.

CARLO          Beh… data la sua posizione penso che sia abituato.

TERESA        ( compiaciuta)  Sai… Parli tanto bene dei tuoi amici  che quasi quasi mi sembra di conoscerli anch’io.

CARLO          Dì pure che vorresti conoscere l’Orlandi.

TERESA        ( vergognandosi) Per piacere non farmi arrossire.

CARLO          Sono appena tornato a casa e già ho un invito.

TERESA        Cioè?

CARLO          Sorellina, oggi vado a mangiare l’anguria.

TERESA          Oggi, quando?

CARLO          Dopo pranzo.

TERESA        Dove?

CARLO            Dalla signora Letizia, la zia dell’Orlandi, che ha una bella cocomeraia poco lontana da qui, sulla strada della Fontana. Vuoi venire anche tu?

TERESA        Oh! ... Ma io non conosco la signora Letizia.

CARLO          Sì che la conosci. La vedi in chiesa le domeniche, nel terzo banco a destra; distratta tutto il tempo della messa per osservare se suo nipote si trova in chiesa. Lei ti conosce; mi ha detto che le sembri una buona ragazza e se volevo condurti qualche volta a trovarla.

TERESA        No, no,..io non la conosco.

SOAVE          Cari i miei ragazzi: sentite un po’. Che ne direste di andare dalle vostre sorelle? Anche loro han voglia di vedere il loro fratello.

CARLO          ( spiritoso) Bene prendiamo su i nostri stracci e andiamo. ( va ad aiutare la mamma, sofferente)

TERESA        ( al fratello) Prevedo: abbracci a te e lamentele per me. Che non sono una novità.

 

( Orlandi da fuori, attraverso la finestra chiama Calo)

CARLO          ( rispondendo a Orlandi.) Oh, Paolo… ti vengo ad aprire.  /rivolto a Teresa) Teresa aiuta tu la mamma ( esce)

SCENA QUARTA: Detti, Orlandi..

TERESA        ( preoccupata) Proprio ora deve venire l’amico di Carlo? Guarda come sono in disordine.

SOAVE          Perché ti preoccupi? Sei in casa tua, stai facendo i lavori di casa, non credo che l’Orlandi si stupisca.  Mica sei in una sala da ballo, da essere in abito da sera.

TERESA        Mamma, non fare la spiritosa,  ti prego, che l’abito da sera non so nemmeno com’è fatto.

SOAVE          Scusami figlia mia. Non era proprio il caso che uscissi con una tale battuta. Conoscendo tuo padre, penso, che rimarrà un sogno.

 ( entra Carlo seguito da Orlandi) Ti faccio strada. (in forma ufficiale) Signore:  vi presento il mio migliore amico, un futuro avvocato con i fiocchi.

ORLANDI     ( a Carlo)  Si, fai lo spiritoso. Campa cavallo che l’erba la cresce. Lo diventerò anche, ma  debbo decidermi a studiare.( rivolto alla donne) Non ci fate caso, signore al mio amico. Per noi scherzare è un “modus vivendi” (Orlandi osservando Teresa ne rimane colpito. Teresa, vergognandosi, gli allunga la mano incerta che Orlandi prende e trattiene dolcemente, aumentando la vergogna di Teresa)

CARLO          ( rivolto alla mamma) Siediti, mamma,  un momento; che ci tengo che tu conosca il mio amico.(rivolto a Orlandi, riferendosi alla sorella) Questa è Teresa, mia sorella.

ORLANDI     ( a Carlo) Pensi che abbia dei dubbi? ( rivolto a Teresa)  Sa quante volte ho sentito parlare di lei? Magari non direttamente, ma attraverso i discorsi ed i ricordi di suo fratello ho imparato a conoscerla, e direi che ne sono stupito, perché …

TERESA        ( vergognandosi) Lo credo bene. E ne sarà anche deluso.

ORLANDI     Proprio: no. Anzi… (rivolto a Soave) Mi scusi signora se sono stato tanto maleducato. Costume usa porgere gli ossequi alla signora che della casa è regina.

SOAVE          ( sorridendo) Io non mi meraviglio. Lei è proprio come me lo sono immaginato sentendo parlare di lei da mio figlio.

ORLANDI     Carlo mi diceva che era indisposta… Io la trovo un fiore.

SOAVE          ( rassegnata) Alquanto appassito.

CARLO          ( spiritoso a Orlandi ) Ora che i salamelecchi sono giunti alla fine, mi dici qual è il morivo che ti ha spinto a raggiungere questa nostra  modesta dimora?

ORLANDI     (vedendo che Teresa non sapeva se sederi o meno) La prego signorina. ( con il gesto la invita a sedersi)  

CARLO          ( rivolto a Teresa) Non stupirti dei suoi modi “ cortigiani” E nell’ambiente che frequenta  che ha assunto questa sua eleganza.

TERESA        ( rivolta al fratello) Ti prego Carlo. Non farmi vergognare più di tanto.

ORLANDI     ( tornando alla realtà, rivolto a Carlo) Mia zia Letizia mi ha pregato di venirti a prendere per andare alla poponaia. Mi diceva appunto che ti aveva rivolto un ufficial invito.

CARLO          Sì, infatti.

ORLANDI     Mia zia mi ha pregato di invitare la signorina Teresa.

TERESA        Oh! ... Ma io non conosco la signora Letizia.

CARLO            Sì che la conosci; la vedi in chiesa le domeniche, nel terzo banco a destra; distratta tutto il tempo della messa per osservare se suo nipote si trova in chiesa. Lei ti conosce; mi ha detto che le sembri una buona ragazza. Anzi;  mi ha detto  se volevo condurti qualche volta a trovarla. Non ti accorgi che mi fai dire le stesse cose?

TERESA        No, no. Non mi sono accorta che mi osservasse. Sarà anche perché se il prete vede noi ragazze girare  lo sguardo , ci mette un attimo a redarguirci di fronte a tutti. Abbiamo il terrore che succeda.

CARLO          Quello, sarebbe meglio che procurasse di preparare meglio i suoi sermoni,  visto che quando ci si metti d’impegno riesce a non disturbare gli astanti nel loro disteso sonno.

SOAVE          ( al figlio) Ti prego, Carlo. ( rivolto a Orlandi) Però mio figlio dice il vero.

ORLANDI     Ci credo bene. Mia zia mi dice che non è la sola a dover tenere gli occhi aperti, anzi mi ha anche raccontato che molte signore quando capiscono che è l’ora della penitenza, mi scusi volevo dire della predica, si dispongono comode per poter fare un sonnellino indisturbato. Alcune signore addirittura allargano le braccia per aver più spazi, altre allontanano  il predellino davanti loro per essere più distese nel dormire.

CARLO          ( a Orlandi) Lo puoi dire. Però, c’è anche da dire che lo stesso sacerdote, non si preoccupa più di tanto;  tanto che anche lui si mette comodo.

TERESA        ( rivolta a Carlo) Carlo? Stai parlando del nostro parroco, non di Caramella…

CARLO          …Che nel suo lavoro mette una certa professionalità.

ORLANDI     ( rivolto a Carlo) E’ tanto che siamo amici e da anni che studiamo a Parma. Non hai mani pensato di portare tua sorella con te per qualche giorno in città.

TERESA        Mi scusi signore, ma forse non ha la minima idea delle regole di questa nostra  famiglia. Per me è già un’avventura arrivare fino al Santuario della Fontana. In piazza riesco ad andarci poche volte in un anno. Andare in piazza per la fiera di novembre è già un avvenimento.

CARLO          (a Orlandi) Non meravigliarti ma mia sorella sta dicendo la pura verità.

SOAVE          Io che non sto bene, le mie gemelle che debbono essere aiutate nello studio, la casa da tenere in ordine… il tempo per uscire rimane poco. Comunque non siamo i soli a non allontanarci da casa. Probabilmente è costume dei piccoli centri.

ORLANDI     Beh, certo che in città è tutto un altro vivere…

CARLO          A Parma poi… evoluta per  una regale mentalità francese anche le persone sono più emancipate.

ORLANDI     In città si cura molto la parte esteriore, quella più appariscente. Io, però, apprezzo più la sincerità. Mi piace scoprire nelle  persone, nei loro comportamenti, i veri sentimenti, (rivolto a Teresa) che mi pare di capire respirando l’atmosfera di questa casa.

TERESA        Forse perché non abbiamo altro da offrire. Direi quasi che lei stesso ha espresso questi sentimenti il giorno in cui ha salvato, non curandosi della propria incolumità, quella bambina dalle acque del Po. Mio fratello ci ha raccontato con dovizia di particolari come è stato quel salvataggio.

CARLO          E’ vero.

ORLANDI     Non ho fatto niente di più di ciò che avrebbe fatto qualsiasi persona in quelle condizioni.

TERESA        Però, è lei che l’ha fatto, suscitando l’ammirazione di tutti i presenti. Noi stessi ne siamo stati colpiti.

SOAVE          Quante volte mi è venuto alla mente quel dramma. Può immaginare quanto io ne sia stata colpita, essendo mamma.

ORLANDI     ( cambiando tono) Lasciamo quelle angosce. ( rivolto a Teresa) Suo fratello mi diceva di essere stata colpita dal racconto di Rigoletto. Quell’opera io l’ho vista al  Regio, e per dire la verità, ha colpito anche me.

CARLO          E’, sì. Avrei tanto voluto portare con me  mia sorella. E dico: non nel palco reale del nostro teatro, ma in loggione.

TERESA        Figuriamoci se nostro padre mi permette di uscire di sera anche se insieme a mio fratello.

SOAVE          Per dire la verità anch’io ho pregato mio marito perché la lasciasse andare; ma figuriamoci. TERESA            Quello è un racconto molto avvincente. Mi ha colpito molto perché mi sono sentita nei panni di Gilda, non già perché oppressa dal padre, ma perché si è innamorata di uno studente che sembrava del par suo…

ORLANDI     …Anziché essere il duca di Mantova.

TERESA        Credo che Gilda sia stata colpita dal desiderio di avere una speranza, un motivo di vita valido, come dire, di sperare in  un avvenire la cui possibilità sembrava troppo remota.  Si è affidata a quel sogno tanto profondo che l’ha portata alla morte.

ORLANDI     Un sogno  che si è rivelato tanto misero. Si è innamorata di un libertino che aveva l’unico scopo di soddisfare le sue  ambizioni perverse. Era certo un nobile, ma non nei sentimenti.

CARLO          E cosa dire dei cortigiani. Sembravano nullità fatte persone.

ORLANDI     ( rivolto a Teresa) Mi scusi se ho scelto quell’argomento, ma avendola conosciuta attraverso suo fratello, ci tenevo a capire i suoi sentimenti.  E di ciò son pago.

TERESA        Non mi illudo di avere troppe qualità, ma di una vado fiera, ed è la sincerità. D’altra parte cosa mi resterebbe…

CARLO          ( cambiando discorso) Paolo: ci stiamo scordando l’invito di tua zia.

ORLANDI     Ah, già.

CARLO          Vado di là a prendere la giacca. (esce)

(come Carlo è uscito, Orlandi si avvicina a Teresa e,non visto da Soave, nello stringerle la mano le lascia un biglietto nelle sue mani . Teresa, attonita  non sa come nascondere il biglietto. Lo infila nella camiciola coprendo il gesto con il ravvivarsi dei capelli.)

CARLO          ( entrando) Son pronto. Se vogliamo andare…

ORLANDI     ( rivolto a Teresa) Lei  non viene?

TERESA        ( molto a disagio) La ringrazio ( con il capo nega)

ORLANDI     ( rivolto a Soave e stringendole la mano ) Ho provato un gran piacere nel conoscerla.  (guardando Teresa) Spero di rivederla presto.

TERESA        ( timida) Divertitevi.

( i due giovanotti escono)

SOAVE          ( compiaciuta) Ha proprio l’aria di essere una bravo ragazzo. Sono molto contenta che sia amico di Carlo.

( Teresa emette un gran sospiro)

SOAVE          Chissà cosa staranno facendo le bambine.

TERESA        ( sempre con aria pensierosa) Starando facendo i compiti. Se li fanno senza di me , domani piove!

SCENA QUINTA: Teresa, Dafne, Soave ( che poi esce)

DAFNE          ( dalla strada attraverso la finestra) Donne siete in casa?

TERESA        C’è Dafne. (andando alla finestra) Dafne, entri, siamo qui. (esce. E poi rientrano insieme)

SOAVE          ( sorridendo, rivolta a Dafne) Lei ha fatto una domanda impropria. Non ricordo il tempo di essere uscita.

DAFNE          Eh, lo so.

SOAVE          Che bella sorpresa. Era tanto che non si faceva vedere. Lo sa che lei è il nostro gazzettino padano per le notizie sull’andazzo del paese.

DAFNE          Tutte robe vecchie. Niente di nuovo. Mentre credo che voi ne abbiate. Ho incontrato Carlo con il suo amico.

SOAVE          Orlandi è venuto ad invitare Carlo per andare a mangiare l’anguria da sua zia Letizia. Ora vi lascio libero il “confessionale”, perché immagino che mia figlia senta il bisogno di scaricare ad un’amica tutte le sue apprensioni.

TERESA        ( con dolce rimprovero) Cosa dici mamma?

SOAVE          Basta vederti in faccia. ( a fatica si alza e sta per uscire.)

TERESA        Mamma ti aiuto.

SOAVE          Lascia ce la faccio. Raggiungo le gemelle. ( esce)

TERESA        Che voglia avevo di vederla.

DAFNE          Immagino che ci siano novità.

TERESA        Tante. Ho visto Orlandi per la prima volta. E’ esattamente come lo immaginavo. Ha presente una cascata di acque? Beh, quando lui parlava  io ero sotto a bere quelle limpide acque.

DAFNE          ( stupita) Ma che cotta! Stai diventando una poetessa.

TERESA        Chissà che impressione gli avrò fatto. Mi sento tanto sciocca.

DAFNE          Non dire sciocchezze.

TERESA        Prima di uscire Orlandi, nel dami la mano ( intanto prende il biglietto dalla camiciola) mi lascia nella mano questo biglietto. Se mi crede non ho nemmeno il coraggio di leggerlo. Se sapesse; da quel momento ad ora quanti pensieri mi son venuti. Che patema d’animo. Ho cercato di immaginare cosa poteva comunicarmi. Una persona che ha avuto così tante avventure, che lascia fotografie di belle donne addirittura discinte in giro. Mio fratello me ne ha fatto vedere una. Che ora mi crea un dubbio. Se c’è quella fotografia che, come mi ha detto mio fratello è quella della sua morosa, come posso interessarlo.

DAFNE          Beh, se quella fotografia ce l’ha tuo fratello, vuol dire che al tuo innamorato  non gli fa molta ombra.

TERESA        Veramente è ciò che ho pensato pure io. Ma forse mi serviva solo per calmare la mia gelosia. Sì, perché è di gelosia che si tratta.

DAFNE          Scusa tesoro: ma non fai prima a leggerla?

TERESA        Non ne ho il coraggio.  Se non è una lettera che esprime il suo amore, ma un semplice insignificante saluto,  come posso vivere ancora io?

DAFNE          Fatti coraggio. Anzi, se permetti te la leggo io. Tu intanto siediti, perché non vorrei che ti venisse una sincope.

( Teresa dà la lettera a Dafne. Dafne la prende ed anche lei è presa da una certa apprensione. Legge)

“Ho bisogno di parlarle da solo a sola; non mi neghi questo favore. Stasera, dalle dieci alle undici, passeggerò finché ella abbia la bontà di aprire la finestra terrena.

Aspetto e spero. “

TERESA        Come può pensare Paolo che possa andare a quell’appuntamento? No! Non posso. Gli rimando questa lettera.

DAFNE          ( incredula)  Sì: e io ci credo.

TERESA        Mi sento invasa da una soavità d’amore. Per le vene mi sento scorrere un giubilo nuovo, come se mi attendesse una felicità nuova. La mia vita, chiusa fino ad ora, sento che si sta aprendo a orizzonti sconfinati.

DAFNE          Come puoi sperare in queste gioie se non lo incontri? Ti rimarrebbe un dubbio indicibile.

TERESA        Ho il terrore che mio padre possa scoprire qualche cosa. Ora dove nascondo questa lettera?

DAFNE          ( scherzosa)  I posti sono tanti. Puoi bruciarla. ( da a Teresa la lettera)

TERESA        Come può pensare ad una cosa simile? Questa lettera oramai fa parte della mia vita. Solo sul cuore la posso tenere ( infatti, infilando la lettera nella camicetta la mette sul cuore) E se dovessi svenire e i miei mi aprissero la camicetta…?

DAFNE          Semplice: vedi di non svenire.

TERESA        Io sono presa dal terrore, e lei si prende gioco di me.

DAFNE          Mia cara bambina. Io gioisco per te. Le tue preoccupazioni non sono altro che contrasto alla tua  felicità. E non sai quanto riesci a trasmetterla a questa povera vecchia. Nella tua gioia rivivo la mia ormai lontana gioventù.

TERESA        Mi vengono alla mente certi discorsi uditi, che per perdere una donna, basta un minuto. Che l’onore di una donna si appanna, come un cristallo ad un soffio. Mi sento tremare.

DAFNE          Calmati. E pensa ad un avvenire di felicità. Una felicità che ti meriti.

TERESA        Quanto le sono grata per essere venuta. Come avrei potuto scaricare le mia ansie altrimenti?

DAFNE          Ora calmati. Lasciati andare. ( cambiando discorso) Mi sembra che sia opportuno raggiungere tua mamma. Non vorrei alimentare le sue preoccupazioni. Quando sono venuta avevi un’espressione…

TERESA        Ha ragione forse è meglio.

DAFNE          Come dice la tua mamma: abbandoniamo il “confessionale”.

(escono)

( scena vuota. Il variare dell’illuminazione indica che è sera. Sono circa le 10. Teresa entra in scena preoccupata.)

SCENA SESTA: Teresa, Orlandi

(l’azione si svolge alla finestra)

TERESA        ( entra in scena, e camminando per la stanza. Fra sé)  Non so cosa fare. Come comportarmi. Il biglietto indicava che sarebbe venuto tra le dieci e le undici. Sono le dieci. Fortunatamente mio padre è già rientrato ed è già a letto. In casa è tutto tranquillo. Che momenti ho passato. Le gemelle non volevano lasciarmi libera. Volevano che dormissi con loro. Mio fratello non mi da nessuna preoccupazione. E’ uscito per incontrare i suoi amici e chissà a che ora tornerà.

( Va alla finestra. Fra sé) Non gli parlo, faccio solamente per vedere se c’è.

ORLANDI     Grazie. ( afferra le mani di Teresa e gliele stringe con passione)    

(Teresa non risponde né alla stretta né alle grazie, ma trema così straordinariamente, che…)

ORLANDI     ( sorridendo un poco)  Sono stato ardito, le chiedo scusa... se mi fossi immaginato di darle dispiacere...

(Teresa scuote il capo)  

ORLANDI     No?... Non dispiacere forse, ma certamente un disturbo. Oh! Mi assicuri. Mi dica che questa sua bontà per me non le procurerà delle noie in famiglia...

(Teresa anziché rispondere stringe le mani di Orlandi che imprigionano le sue.)

ORLANDI     ( con un slancio di gioia) Siamo soli?

TERESA        Sì.

(pausa. Entrambi sono commossi)

ORLANDI     Sa cosa volevo dirle?

(Teresa trema)

ORLANDI     Non lo indovina?

(Teresa tanta di ritirare le mani)

ORLANDI     È la prima volta che un uomo le parla così?

TERESA          Oh! Sì…

ORLANDI     L’amo, L’amo!

(cade un po’ di pioggia che bagna Orlandi)

ORLANDI       Mi dica qualche cosa... l'ho offesa?

TERESA        No, signore...

 (quel “signore” fa sorridere Orlandi)

ORLANDI       Una parola ancora... Mi permette di amarla?

TERESA          Oh Dio...

ORLANDI       Mi permette? Il mio sarà un amore nobile e puro.

TERESA        Ho paura.

(Orlandi torna a sorridere)

ORLANDI     Cara... non si fida di me? ( le accarezza le mani dolcemente, incrociandole le dita)

( I due amanti si guardano intensamente)

ORLANDI     Domani dovrò partire per Parma, sarei felice di portare con me una parola di speranza. Le scriverò. Mi risponderà?

TERESA        Come potrò ricevere le sue lettere?

ORLANDI       Perché?

TERESA        Se mio padre lo sapesse!

ORLANDI     Non lo saprà.

TERESA          Io non esco sola.

ORLANDI       Basta parlare col postino. È un buon uomo, ci aiuterà. Ella stia pronta quando passa, nient’altro... qui a questa finestra. Non è difficile. Non  mi lasci in apprensione.

(Teresa con il capo risponde: sì)

(si sentono sopraggiungere dei passi zoppicanti)

TERESA        Per l’amor de cielo. ( sta per chiudere la finestra)

ORLANDI     No, aspetti… mi lasci vedere…

TERESA        Si allontani, per carità…

ORLANDI     Aspetti un momento: E’ Caramella.( fa finta di togliersi l’acqua d’addosso ) Non si è accorto. Ho fatto finta di togliermi l’acqua d’addosso. Un’ultima parola…

TERESA        ( che aveva chiuso un po’ i vetri li riapre)  Buona notte.

ORLANDI     Buona notte.  Pensi a me…

TERESA        Addio.

ORLANDI     Addio. Verrò presto… ( si ritira)

TERESA        ( allontanandosi dalla finestra, barcollando ) Chissà che notte passerò! ( esultando)  Mi ama… mi ama! ( rivolgendo lo sguardo verso l’alto)  Gesù: ti ringrazio di avermi dato una felicità insperata. ( a se stessa) Quanto sei sciocca Teresina. Avresti potute chiedergli tante cose, ed invece ammaliata dal suo fascino non hai detto niente. Come ha potuto scegliere fra mille ragazze emancipate e belle che ha conosciuto proprio me che della vita, della società non conosco nulla.

(la luce in penombra che era piano raggiunge il buio)

(pausa)

(il palco ritorna ad essere ( illuminato)

(sono passati diversi mesi per cui la stanza ha qualche mobile spostato giusto per dare la sensazione del tempo passato) ( estate. Mattino avanzato)

SCENA SETTIMA: Teresa, Caccia, Soave, Carlo, (poi) Dafne.

(Teresa è seduta sulla seggiola alla finestra. Soave e Carlo seduti Caccia in piedi)

CACCIA        ( a Carlo, continuando un precedente discorso)  …Cosa mi dicevi per gli esami all’università?

CARLO          Che stanno andando bene. Per  ogni giusta scadenza mi presento e fino ad ora sono andati bene. Non arrivo a 30 e lode, però li passo.

CACCIA        Cerca di darti da fare perché sai quanti sacrifici fa la tua famiglia per mantenerti agli studi.

SOAVE          ( a Carlo) Lo sai come mi rendi felice quando torni a casa e mi dai queste belle notizie.

TERESA        ( a Carlo) Ed i tuoi amici che avevi al liceo ti hanno seguito all’università?

CARLO          Franceschino ha pensato bene di andare ad aiutare il padre in pasticceria, d’altra parte non è nato per lo studio. Penso che seguendo il padre abbia fatto bene.   Edmondo ha scelto farmacia. Di veri amici che frequento anche all’università mi è rimasto Orlandi.

CACCIA        Orlandi? E’ una persona che non mi piace molto e penso che (rivolto a Carlo) non ti sia di buon esempio.

CARLO          Perché dici così?

CACCIA        Mi sembra di aver sentito che si è mangiato parecchie volte i denari per la laurea, e che non riesca a far nulla di buono.

CARLO          Rimane però un caro amico.

CACCIA        Sarà…

CARLO          Orlandi sta mettendo giudizio e penso proprio che entro la fine dell’anno si laurei sicuramente.

CACCIA        Molto probabilmente la sua famiglia non ha probblemi finanziari, ma non è una buona ragione per approfittarne.

TERESA        Io da casa non esco mai e quindi delle amiche non ne ho, però penso che avere un amico al quale chiedere aiuto in caso di bisogno e  magari anche confidarsi, specie all’università… se poi  è più avanti negli studi , ha   una maggior esperienza…

CACCIA        Senti, senti l’avvocato delle cause perse…

TERESA        Se me lo lasci dire, papà, mi sembra che il comportamento dell’amico di mio fratello abbia dato prova di essere una brava persona al tempo dell’alluvione.

CACCIA        ( alla figlia)  Non credi che se tu invece di stare incollata a quella finestra tutto il girono, sarebbe meglio che tu curassi un po’ di più le tue incombenze di casa?

TERESA        ( con molta timidezza, togliendosi dalla finestra) Credo di fare il mio dovere. Sto alla finestra perché non potendo uscire vedo passare le persone. Mi sembra quasi di essere fra loro.

CACCIA        Non mi sembra che la cura che avevi nel tenere in ordine il mio ufficio, un tempo, sia pari ad ora. L’altro giorno ho notato una ragnatela proprio attorno al quadro del re.

SOAVE          Teodoro, hai ragione. Solo che non potendo curare io la cucina come prima, Teresa occupa più tempo là.

CACCIA        Andiamo bene. Sei andata a toccare il punto giusto. Ieri sera, per esempio il brodo non aveva nessun sapore. Vi ho detto tante volte di metterci un sedano a bollire.  Mi sembra che non l’abbiate messo.

SOAVE          ( a Teresa) Non lo hai messo che lo avevo preparato sul tavolo?

TERESA        Scusatemi. Ero distratta. Stavo preparando il tavolo.

CARLO          Certo che se le gemelle aiutassero un po’ di più Teresina non sarebbe una brutta cosa.

SOAVE          Loro sono molto impegnate nello studiare.

CACCIA        Non è che eri presa  dal pensiero perché pensavi ad ” addobbarti”. E’ un po’ di tempo che ti vedo alquanto in ordine.

TERESA        Tenendomi in ordine mi sento più nella mia età.

SOAVE          Teresina ha già un’età per cui pensare all’avvenire…

CACCIA        Se pensi ad un marito, direi che non è il caso. E’ un’incombenza che spetta al padre. Non potendo dare alle figlie una dote il padre deve cercare un marito per le figlie che dia loro una certa sicurezza economica.

SOAVE          Quando ci siamo sposati avevo circa l’età di mia figlia. Ci siamo sposati per amore. Non credo che tu l’abbia fatto per la mia dote.

CACCIA        Quella dote è servita per la famiglia, non certo per i miei intrallazzi. (seccato) Oh, sentite: sarà meglio che diamo un taglio a questa discussione. Ho tante cose da fare in ufficio. Me ne vado. Comunque vi ricordo che il capo famiglia è sempre il sottoscritto.  (esce)

CARLO          ( rivolto a Teresa) Sai sorellina che mi hai stupito non poco? E’ la prima volta che ti sento rispondere a nostro padre senza essere interrogata.

TERESA        ( stupita)  Non so come ho fatto. Però, mi sembrava giusto  difendere il tuo amico.

SOAVE          E’ un po’ che non lo vedo il tuo amico.

CARLO          Ora è impegnato nella preparazione della tesi di laurea. Però, ogni settimana o due viene a trovare sua zia Letizia. Anzi, a proposito: l’ultima volta che ci siam visti  mi ha pregato di salutarvi. Direi che lo ha fatto con un certo piacere. Comunque non c’è da meravigliarsi, lui la gentilezza l’ha innata.

TERESA        Mi fa piacere che siate amici. (torna alla finestra)

SOAVE          Ora ragazzi vi lascio. Vado in cucina a vedere se riesco a fare qualche cosa. (sorridendo) Cercherò di mettere il sedano nel brodo, per la felicità di vostro padre: ( a fatica si alza ed esce)

TERESA        (con gelosa curiosità) Mi ha fatto impressione quella volta che mi hai raccontato che al Regio di Parma il tuo amico aveva fatto la corte  niente meno che alla figlia dell’ambasciatore francese… Non si è più saputo nulla?

CARLO          Quella è stata un’avventura di una sera, senza coda.

TERESA        Ti ricordi una certa fotografia che mi hai mostrata quest’autunno, una donna... così, col braccio stretto alla vita... vestita di bianco?

CARLO          Uhm!

TERESA        L’avevi nella valigia... ti sembrava molto bella...

CARLO            Ebbene?

TEREA           Dovresti mostrarmela ancora.

CARLO            Adesso?

TERESA          No, non adesso, quando vuoi.

CARLO          Non l'ho più. Devo averla resa all'Orlandi.

TERESA          A Orlandi?

CARLO            Sì, era sua.

TERESA           ( guardando fuori dalla finestra) Veh, sta arrivando la nostra amica Dafne.

CARLO          Bene, bene. Così vi lascio.

TERESA        Aspetta un attimo. Se la saluti anche…

TERESA        (a Dafne) Entri. Siamo qui.

DAFNE          ( entrando) Oh, guarda chi c’è! Il vice-capo famiglia.

CARLO          Buon giorno Signora.

DAFNE          Ho sentito dell’università. Avremo l’onore di avere un avvocato in famiglia. Ci sarà da preparare il trono, almeno per l’orgoglio di vostro padre.

TERESA        Direi anche di nostra madre.

CARLO          Ora, però, vi lascio. Prima di andare a tavola vorrei andare a dare un’occhiata in centro. Vorrei vedere se sul giornale “ L’Ignorante” nella pagina della storia  c’è  qualche cosa sulla nostra città nei primi dell’800. Un mio amico vorrebbe fare la tesi di storia dell’arte su Giuseppe Diotti. ( con l’inchino) I miei ossequi signore: (esce)

SCENA OTTAVA: Dafne, Teresa.

TERESA        ( felice) Quanto tempo che l’aspetto. Se non mi sfogo scoppio. Ho appena preso un cicchetto da mio padre perché mi sono permessa di parlare senza essere interrogata. Ma è stato più forte di me. Dovevo difendere il mio amore. Mi è sembrato, quasi, di sentirmelo vicino.

DAFNE          ( compiaciuta) Ma come sei decisa.

TERESA        Per un momento ho avuto il terrore che mio padre subodorasse qualche cosa. Se lo immagina cosa succederebbe?

DAFNE          Fai senza dirmelo.

TERESA        Finalmente sotto la finestra è passato il portalettere che mi ha consegnata la lettera del mio amore.

DAFNE          Siete sicuri che non vi tradisca.

TERESA        Certo. Ho ricevuto, questa volta,  una vera lettera d’amore, con parole brucianti e con frasi da darti le vertigini. Sono andata in cortile, e nella piena solitudine me la sono letta. Ma che letta! Ho respirato  il profumo di quelle parole.

DAFNE          Sì, insomma, ti sei ossigenata.

TERESA        Purtroppo lo vedo troppo poco. Il terrore che mio padre possa avere qualche dubbio mi terrorizza. Per Natale, con la scusa di portare gli auguri di sua zia, Paolo è venuto a casa. Me lo sono mangiato con gli occhi. Ero così presa dal suo fascino che non ricordo nemmeno cosa ci siam detti.

DAFNE          Mi sbaglio o questa espressione  l’ho già sentita.

TERESA        Non è impossibile. (estasiata guarda il cielo verso l’alto attraverso la finestra)

DAFNE          Questo tuo ragazzo, lo veni o non lo vedi?

TERESA        Sì, che lo vedo. Però solo attraverso la finestra. Quando in strada non c’è nessuno si ferma. Io azzardo a mettere le labbra fuori dell’infuriata.

DAFNE          Bimba: non è che stai esagerando?

TERESA        ( vergognandosi e scusandosi) Solo per stargli più vicina.

DAFNE          ( cambiando discorso) Tu guardi verso la finestra, ma in realtà verso Parma dove c’è l’Orlandi. E smettila di arrossire.

TERESA        Ci provo.

DAFNE            Non negare sai, è inutile. Il tuo è il segreto di Pulcinella.

TERESA          Come?...

DAFNE          Come avviene sempre di questa sorta di segreti. A proposito: apriamo una parentesi. Non ti sembra il caso che d’ora in poi tu mi dia del “ tu”? L’amicizia annulla la differenza di età. E poi credo che ti venga meglio il confessarti. E’ più intimo.

TERESA        Grazie. ( felice) Che amica che sei.

DAFNE          Per dire la verità la sono dal primo momento che ti ho conosciuta. Ho capito subito che, data la tua particolare famiglia, avevi  bisogno di un’amica.

 TERESA       Vedi se l’ho trovato l'amore ardente e puro? Esiste! 

(Dafne guarda Teresa senza  parlare)

TERESA        Ebbene, non credi?

DAFNE          Che cosa?

TERESA        Che Paolo mi ami.

DAFNE          Oh! Sì... lo credo.

TERESA        E allora perché fai quella faccia scura?

DAFNE          Perché... non saprei, ma non sono d’opinione ch’egli possa renderti felice.

TERESA        Non è un buon giovane?

DAFNE          Te lo accordo.

TERESA          Hai visto, quando ci fu l’inondazione, come si prestò senza compenso alcuno, con rischio della vita? Tutti allora parlavano di lui come di un eroe.

DAFNE            È vero

TERESA        Ha ingegno.

DAFNE          Senza discussione.

TERESA        È simpatico, bello...

DAFNE            E questi sono, non v’ha dubbio, i suoi meriti più evidenti.

TERESA        Se poi lo conoscessi, nell’intimità, quant’è caro...

DAFNE            Anche di ciò sono persuasa. Ma è una testa calda, capisci? Piena di grilli, con poca tenacia di propositi, con  nessuna voglia di lavorare.

TERESA          Sembri mio padre!  (  esclama con dispetto.  )  Come se tutti al mondo dovessero essere posati, seri e noiosi per riuscire a far  qualche cosa di buono.

DAFNE          ( continuando)  È un fatto  che da tre anni si mangia regolarmente i denari della laurea.

TERESA          Ma quest'anno no. Me lo ha promesso.

DAFNE          Voglio ammettere. E dopo?

TERESA          Dopo ci sposiamo.

DAFNE          Così?

(Teresa  mostra di non comprendere.)

DAFNE            Non può esercitare l'avvocatura prima di averne fatta la pratica.

TERESA          La farà.

DAFNE           Altri due anni.

TERESA          Pazienza.

DAFNE            Egli di casa sua non è ricco...

TERESA        Insomma finiscila. Io l'amo.

DAFNE          Infine, posso ingannarmi. Orlandi non è cattivo; se ti ama veramente, saprà compiere il miracolo.

TERESA        Mi ama!

DAFNE            Quando fa conto di sposarti?

TERESA          Appena finita la pratica.

DAFNE          Dove pratica?

TERESA          Dal primo avvocato di Parma, il Sandri.

DAFNE          Tua madre non s’è accorta di nulla?

TERESA          Non credo.

DAFNE            Diglielo

TERESA        Ho cercato di dirglielo, ma poi mi sono trattenuta perché non ero convinta di far bene. Sai che la mamma è un po’ apprensiva, e non vorrei che con il papà si imbrogliasse.

DAFNE          Mah… Forse hai ragione.

TERESA        Sai una cosa che mi da pensiero?…Quando esco dalla chiesa, noto che tante persone mi squadrano; specialmente le ragazze. Con lo sguardo mi esaminano  dalla testa in giù. Ciò che non era mai capitato prima.

DAFNE          Io credo di saperne il motivo.

TERESA        E quale sarebbe?

DAFNE          Ho sentito che si sussurra,  fra le pettegole, che vedono spesso Orlandi passare per questa via   che abbiano indovinato il motivo. Sembra che le ragazze non se ne diano pace, perché, come mai  il più bel giovane dei dintorni si possa innamorare di quella là. Che poi saresti tu.

TERESA        Speriamo che tutti questi pettegolezzi non arrivino all’orecchio di mio padre.

BUIO

SCENA NONA: Orlandi, Caccia.

(Caccia è seduto al tavolino che sta consultando dei documenti. Ha sempre la sua solita aria superiore. Ad un certo punto entra Orlandi. Caccia vedendo  Orlandi si fa cupo. )

CACCIA        ( alzandosi da seduto per metà a mo’ di saluto) A che posso attribuire?...

ORLANDI     Le porto anzitutto i saluti di suo figlio.

CACCIA          Mio figlio!... Non ha altro da fare  che mandarmi dei saluti. Tuttavia s’accomodi. Spero non avrà altri incarichi da parte di mio figlio?...

(Orlandi notando la freddezza di Caccia sta per uscire. Caccia si avvede di aver esagerato nella battuta)

ORLANDI       Scusi, vedo che la incomodo. Se vorrà ricevermi un altro momento, la prego di farmi conoscere l’ora in cui posso trovarla libera.

CACCIA        No, prego, s'accomodi. Deve compatire se ho  risposto un po’ irritato all’udire il nome di mio figlio. Quando si dedica tutta la vita ad un’idea, quando del dovere di padre di famiglia si è fatta una religione, quando per spese e sacrifici, tutto si affronta per il bene dei propri figli, è assai duro il vedersi così male corrisposti, come lo dimostra un giovane che non ha né puntiglio, né delicatezza, né cuore.

ORLANDI     Dubito che un istante di collera, certamente giustissima, ma forse un po’ eccessiva, le faccia giudicare a torto...

CACCIA          Giudicare a torto? Osservi questa lettera, e lei, che è amico di mio figlio, mi sappia dire, se lo sa, dove, come e quando si possa fare un debito di cento lire. E noti che non gli manca nulla! Alloggio, vitto, vestiario, tutto pagato.

(Orlandi fa un’espressione come per dire : Non  mi sembra una gran cifra.)

ORLANDI     Beh, sa… L’età, l’occasione.. l’esempio… i compagni…

CACCIA        ( con uno sguardo fulminante) Appunto i compagni!

ORLANDI     E’ un po’ di tempo che non frequento assiduamente Carlo.(cambiando tono) Il motivo che qui mi conduce, è di natura così opposta alle preoccupazioni in cui la vedo assorto, che temo...

CACCIA          Parli pure liberamente; sono avvezzo a far tacere i miei sentimenti particolari. Quando si occupa un posto di pubblica fiducia... Dica, insomma, dica.

ORLANDI       Lei saprà che ho terminato la pratica d’avvocato nello studio di Sandri.

CACCIA          Mi pare, infatti, di averlo sentito dire. Gliene faccio i miei complimenti.

ORLANDI       Grazie! Ma, come può credere; non è per questo che son venuto. Ho premesso il fatto de’miei studi compiuti per ispirarle la fiducia della quale ho bisogno...

CACCIA        Dica.

ORLANDI     … Nel  momento in cui  vengo a chiederle la mano di sua figlia Teresa.

( Pausa. Caccia rimane pietrificato)

CACCIA          Obbligatissimo dell'onore... ma... la sua posizione...

ORLANDI       Non è assicurata, è vero; tuttavia quell’amore che mi fece superare i primi ostacoli, mi aiuterà a vincere gli altri. Solo ch’ella voglia darmi appoggio.

CACCIA          E quale appoggio?

ORLANDI       Quando avessi una piccola somma per l'avviamento...

CACCIA        Ah! Ed ella conta su di me per questo? Mia figlia non ha dote. Ho tre ragazze, signore, e se dovessi dare una dote a tutte tre, non resterebbe altra risorsa a mio figlio che quella di andare a fare il contadino.

CACCIA        ( alzandosi deciso ad interrompere all’istante il colloquio) No. Mia figlia non è per lei.

ORLANDI     ( sconvolto)  Signor Caccia, amo sua figlia, e le mostrerò che non ho bisogno della dote. Se ella avesse avuto un po’ di fiducia in me, un po’ d'affetto per Teresina, noi saremmo più prontamente felici.

Così è una questione di tempo, e per parte mia avrò il piacere di non doverle nulla. A rivederla! (esce bruscamente)  

Pausa

SCENA DECIMA: Soave, Caccia.

(Caccia si alza alquanto inquieto. Pensando passeggia un momento e poi… va alla porta a chiama la moglie)

CACCIA        Soave, vieni qui un attimo!

(pausa)

SOAVE          ( entra claudicante) Che hai Prospero?

(Caccia va a chiudere a chiave la porta)

SOAVE          Ebbene?

CACCIA        ( con la solita presunzione)  Non ti sei mai accorta che Teresina amoreggi con qualcuno?

SOAVE          ( presa alla sprovvista abbassando gli occhi) Sai bene, le ragazze...

CACCIA          Come?  È di mia figlia che debbo udire queste cose? Sono questi i principii da me inculcati? Sono questi gli esempi dati?

SOAVE            Volevo dire... Non c'è niente di male in ciò. Teresina ha quasi ventitre anni ; sarebbe tempo che si mettesse a posto.

CACCIA          E per mettersi a posto fa la civetta cogli scapestrati!

SOAVE            Come puoi dire così di una ragazza tanto buona?

CACCIA           Era una buona ragazza, o almeno la credevo  tale, il che è certamente più esatto; perché una figlia rispettosa non si sarebbe mai arrischiata a incoraggiare, senza il consiglio dei genitori, l'amore di un giovane ozioso e vagabondo.

SOAVE          ( si copre in viso con le mani) Forse l’ho anche intuito dal comportamento diverso di mia figlia che adoro, ( pausa. Con un certa curiosità) Infine cosa avvenne?

CACCIA          Quello spiantato di Orlandi è venuto a chiedermi la sua mano.

SOAVE            ( felice) Dunque l'ama davvero? 

CACCIA        Che ne sanno dell'amore questi giovinastri senza legge né parte, dediti al piacere; che passano la vita gozzovigliando, immemori dei più sacri doveri!

SOAVE          ( timida) L’amore è amore… Pare che egli metta giudizio. Ha terminato gli studi, ha fatto la pratica...

CACCIA          E poi... e poi non ha un soldo. Non ha una professione. Aspettando che gli capitino i clienti vorrebbe mangiarsi la dote della moglie. Bel partito!

SOAVE          E però, se egli mostrasse di far bene veramente, se ottenesse un impiego, che so io? Un mezzo per crearsi una posizione onorevole, non saresti disposto ad anticipare qualche cosa a quella povera ragazza?

CACCIA        Si vede proprio che non hai un’idea pratica della vita, che sei una donnicciola, non capace che di cianciare.

SOAVE          ( timida) La mia dote...

CACCIA        La tua dote, divisa in quattro , non darebbe a ciascuno il pane. E abbiamo il maschio, il sostegno della famiglia! È per lui che dobbiamo fare dei sacrifici. Quando saremo vecchi non è dalle ragazze che potremo sperare aiuto. Il maschio porta il nome e l’onore dei Caccia. Non posso trascurare il suo avvenire per dare alle femmine una dote, che andrebbero a portare in casa altrui.

( Soave assume un atteggiamento come per ritenere ragionevole ciò che ha detto il marito)

SCENA UNDICESIMA: Soave, Teresa.

(Teresa, convinta che non ci fosse il padre entra decisa)

TERESA        Mamma! ( sorpresa) Papà…

(Caccia sgarbatamente esce)

SOAVE          Perché non  mi hai mai detto niente?

TERESA        ( confusa) Ho cercato diverse volte, ma poi mi bloccavo. Non volevo crearti altre preoccupazioni o addirittura  gravi dispiaceri.  Ero sicura che il papà, da come si è espresso tempo fa,, mi avrebbe disapprovato. ( piange) Mamma: io amo Paolo. Non riuscirei a vivere senza di lui. Gli ho confessato il mio amore che sarà finché vivrò. E penso di essere corrisposta.

SOAVE          Come vedo in te il carattere risoluto di tuo padre. Trovo in te l’energia e la fermezza di lui.

TERESA        Mi è data dall’amore di Paolo.

SOAVE          Che giorni terribili mi vedo dover affrontare. Sei decisa a resistere con coraggio contro tuo padre?

TERESA        Sì

SOAVE          Di disobbedirgli?

TERESA        ( affermando con il capo) Disobbedirgli veramente…non credo… ma nemmeno rassegnarmi.

SOAVE          Figlia mia!   Non vorrai dare a me e a tuo padre il dolore di maritarti, senza la nostra benedizione!?

TERESA        Ti assicuro, mamma, che non farò nulla che porti disonore o dispiacere alla nostra famiglia.

SOAVE          E allora?

TERESA        Aspetterò.  Orlandi mi ama ed io ho fede in lui. Fra un anno egli avrà una posizione così brillante che mio padre non potrà più rifiutarlo come  genero.

SOAVE          Mi sembra di vedere in te un raggio di luce. Che Dio ti ascolti e ti benedica!

(Soave contempla la figlia, la tira a sé, l’abbraccia, ravvivandole i capelli sulla fronte)

FINE DEL SECONDO ATTO

 


ATTO TERZO

( Orlandi si è già laureato e sta facendo pratica presso l’avv, Sandri)

SCENAPRIMA: Teresa, Dafne.

(sempre scena unica: il solito soggiorno. Considerando il tempo passato è bene che l’ambiente lo dimostri con qualche variazione di mobilio, e gli stessi personaggi  adeguatamente invecchiati)

DAFNE          Dopo che Orlandi si è laureato sono passati già diversi mesi. Com’è il vostro rapporto, se mi permetti di chiedertelo?

TERESA        Non dirlo nemmeno per scherzo. Sai bene che tu sei l’unica e sola amica  in cui io confido. Se non ci fossi tu non saprei come sfogare le mie apprensioni e raccontare, gioendo, il mio, anzi il nostro amore fra Paolo e me. Lui mi dice costantemente che mi vuol bene. Quelle poche volte che si siamo visti, purtroppo attraverso  quella grata, me lo ha confermato con quei gesti sinceri di innamorato…

DAFNE          …Che tu naturalmente hai corrisposto.

TERESA        Le stesse sue lettere me lo confermano.

DAFNE          Sono felice per te.

TERESA        Presa la laurea sta facendo pratica presso l’avv. Sandri ma credo di avertelo già detto.

DAFNE          Infatti.

TERESA        E’ da un po’ di tempo che cambiando l’osteria dove andava a mangiare, ora  frequentandone un’altra, credo che si chiami l’Aquila, ha conosciuto alcuni giornalisti con i quali ne è nata una buona amicizia.

Sembra che da quelle frequentazioni sia nato, in Paolo, un nuovo interesse, che purtroppo non conosco ancora.

DAFNE          …E che naturalmente ti mette a disagio.

TERESA        ( prende la lettera dal seno) Mi ha spedita questa lettera. (gliela da)

DAFNE          ( la prende e a voce alta la legge)

 “Ho abbandonato lo studio di Sandri e la carriera legale. Ho un progetto grandioso; te lo comunicherò a voce. Sta di buon animo. Tutto va bene ed io ti adoro come sempre.”

TERESA        La settimana scorsa ho avuto la gioia di poterlo abbracciare, là: infondo al giardino. Fra un abbraccio e l’altro, mentre io gli accarezzavo il suo bel volto mi ha riferite tutte le novità, che mi sembrano molto importanti.

DAFNE          Cioè?

TERESA        Il progetto era la fondazione di un giornale politico-letterario; indipendente da qualsiasi partito, non soggetto a scuole od a chiesuole.

DAFNE          Da quello spirito che ha, almeno da  quello che ho capito, conoscendo la sua indole -  vedi il gesto dell’alluvione -  vorrà proclamare la verità sempre, a qualunque costo. Immagino che vorrà aiutare i deboli e disprezzare i prepotenti, smascherando i birboni.

TERESA        E’ proprio quello che mi ha detto. Come fai?...

DAFNE          Quando arriverai ad avere la mia età ti saranno chiari questi concetti che sono universali per le brave persone.

TERESA        Quanto vorrei avere la tua età…

DAFNE          Intanto non dire sciocchezze.

TERESA        Una cosa che mi ha preoccupato molto;  è stata  quando mi ha detto che avrebbe intenzione di manifestare a mio padre, chiedendogli per la seconda volta la mia mano, quasi a titolo di sfida, il titolo di “direttore di giornale.”

DAFNE          ( compiaciuta) Mi sembra un lavoro molto importante.

TERESA        (prendendo dal seno una seconda lettera) Sì, ma…( le da la lettera)

DAFNE          ( la  prende e legge a voce alta)

“ Devo andare a Milano. Speravo di venire prima a salutarti, ma non posso. Gli affari vanno a gonfie vele; almeno quanto a promesse. Al mio ritorno saprò dirti qualche cosa di positivo. Starò assente otto, dieci giorni, secondo le circostanze. Scrivimi fermo  posta. Ti amo e penso a te continuamente.”

(restituisce la lettera)

TERESA        ( affranta)Saranno giorni interminabili?

DAFNE          Per piacere Teresina. Vediamo di non farne un dramma.

TERESA        Sai della Calliope?

DAFNE          La mattoide è  morta improvvisamente e misteriosamente come è vissuta.

TERESA        Nella mattina dell’Epifania l’hanno trovata distesa sul letto, vestita, col suo fazzoletto giallo intorno al capo e la fisionomia calma. Era agghiacciata. Il dottor Tavecchia ha dichiarato  che una sincope ha  determinata la morte, ma già la povera donna soffriva di mal di cuore.

DAFNE          Ne abbiamo già parlato, mi pare, che sembra essere stata la figlia della contessa, quella che l’ha cresciuta. Ma è rimasto un mistero. Sembra che abbia avuto un innamorato ufficiale francese.

TERESA        Evidentemente quell’amore è finito in niente… Mah!

DAFNE          Il dottor Tavecchia ha sempre detto che a vent’anni era la più bella in assoluto del paese.

TERESA        Una bellezza che non le è servita a niente…Mah.

DAFNE          E’ un po’ che hai ricevuta questa ultima lettera?

TERESA        Dieci giorni. Sono molti vero?

DAFNE          Molti? Non saprei tutto è relativo.

TERESA        E’ andato a Milano.

DAFNE          Allora si capisce!

TERESA        Ma no, non è una ragione. Tanto può scrivermi da Milano come da Parma.

DAFNE          Se è andato per affari…

TERESA        Sicuro. Ha tutti quei progetti in mente…

DAFNE          Tuo padre non s’è mai accorto che continui la corrispondenza?

TERESA          Se lo sapesse, povera me.

DAFNE          La mamma però...

TERESA          Oh! La mamma... le dico tutto.

DAFNE            Fai bene.  E sai perché la mamma ti compatisce? Perché è donna. Non c’è che le donne per comprendere l'amore.

TERESA          Amano anche gli uomini però.

DAFNE          Sii... alla loro maniera; ma non è mai come le donne. (cambiando tono) Ora però ti debbo lasciare. Le mie figlie mi staranno aspettano a casa. ( sta per uscire)

TERESA        Ti vengo a salutare dalla finestra.

(mentre Dafne esce Teresa va alla finestra)

(pausa)

TERESA        ( facendo cenno con la mano) Ciao. Torna presto.

(pausa)

TERESA        ( sola, guardando fuori dalla finestra con gli occhi rivolti al cielo) Cosa starà facendo il mio Paolo? Quanto vorrei che fosse qui. Questi giorni passati sono stati interminabili.

(pausa)

TERESA        (continuando a guardar fuori vede sopraggiungere il postino)  Gesù fa che mi porti buone notizie. IL postino mi ha visto. Sembra dal suo sguardo solito quando ha qualche cosa per me, che abbia  qualche cosa. (al postino) Sono qua. Sono qua. ( allunga la mano fuori dalla finestra ed il postino le consegna  una lettera) Grazie. Dio la benedica! Signore fa che siano buone notizie. Mi sembra che il cuore si stia fermando. (prende la lettera e quasi tremando la apre con particolare riguardo. Alza gli occhi al cielo e poi legge)

“ Non ti ho scritto prima, ma credi senza colpa. Appena giunto mi trovai ingolfato in un ginepraio d’affari e di divertimenti, di piaceri e di seccature che non mi lasciarono un momento libero. Non hai idea della vita giornalistica, come non puoi averla di Milano. Ho già fatto una quantità di conoscenze; ho trovato dei compatrioti, degli amici, dei compagni d’università. Tutte le sere vado a teatro. Alla Scala c’è uno spettacolo stupendo; la Wrozlinger è la più bella prima donna che io abbia mai vista;( Si ferma ed ha una fitta al cuore. Pausa. Si riprende e legge)  anche il ballo è spettacoloso. Insomma mi vedi in estasi come un vero provinciale.

Invece di una settimana prolungherò il mio soggiorno a tutto gennaio. Avvennero dei cambiamenti che non posso spiegarti per lettera; modifico i miei progetti relativi alla fondazione di un giornale. Persone competenti me lo  hanno sconsigliato, almeno per ora. Non rinuncio però alla carriera di pubblicista; il mio avvenire è qui. Vorrei dirti mille tenerezze, ma sono interrotto. Domani, quando riceverai questa lettera sarò a pranzo della contessa Bernini, una parente degli Arese.

(ha letto la lettera da seduta. Ora si alza e particolarmente pensierosa, con il gesto del volto sembra che rilegga la lettera. Sente sopraggiungere la madre. Nasconde la lettera in seno)

SCENA SECONDA: Soave, Teresa.

(Soave entra in scena  dalla porta di  destra sempre claudicante. Osserva sua figlia e la vede alquanto preoccupata)

SOAVE          Cos’hai figlia mia? Hai un’espressione che non mi piace.

TERESA        ( cercando di darsi un contegno) E’ appena andata via la nostra amica Dafne. Si parlava dei funerali di Calliope. La conoscevamo da sempre… Stavamo parlando di lei.

SOAVE          ( dubbiosa) Sarà… Figlia mia: credi proprio che una madre non capisca le preoccupazioni e direi anche, il dolore delle figlie?

TERESA        Perché dici così mamma?

SOAVE          Basta osservarti per capire il tuo stato d’animo.

TERESA        Hai ragione mamma. Nella mia vita l’unico amore che ho avuto è stato per la mia famiglia. Ora però, il mio cuore, i miei sentimenti sono rivolti ad un’altra persona. In lei ho riposto  tutti i miei sentimenti. Sentimenti che sono tormentati  da  una continua assenza di Paolo. Il tempo passa ed io non vedo una felice conclusione ai miei tormenti.

SOAVE          Ti capisco figlia mia. Questi tuoi nuovi sentimenti fanno parte dell’evolversi della vita. Ormai sei una donna  e questi tuoi sentimenti  sono naturali. Le sofferenze che stai provando tu, in gioventù le abbiamo provate tutte. Il tempo e l’ambiente in cui si vive; le prepotenze degli uomini, che impongono la loro arroganza a noi povere donne, ne fanno del nostro vivere un calvario. Chissà se, con il passar del tempo, anche questa nostra illogica sottomissione avrà una fine.

TERESA        Della vita non ho una gran esperienza, però confido nella nostra intelligenza nella nostra sensibilità. Sarà un sogno: ma a volte penso che noi stesse primeggeremo sugli uomini. Penso quasi, che sia una cosa naturale.

SOAVE          ( sospirando) Hai detto bene figlia mia: quello è un sogno.

TERESA        Tu dici? Quando, purtroppo, quelle poche volte che  Paolo mi parla, noto che nei confronti di noi donne abbia una concetto molto diverso da quello così lugubre del  papà.

SOAVE          Può darsi. L’influenza del vivere cittadino che naturalmente, è già più evoluto, potrà giungere anche nel retrogrado paese, che però, comunque, amiamo.

TERESA        Hai detto bene mamma. E ciò mi preoccupa. Paolo a Milano frequenta  teatri, salotti  di un certo prestigio, e, purtroppo, incontra signore con un stile di vita, una tale emancipazione che mi terrorizzano, perché potrebbero allontanare da me il mio Paolo.

SOAVE          Figlia mia. L’amore quando è ben riposto in persone degne, è destinato a rimanere. Raffrontata a quel esuberante  modo di vivere la tua semplicità può essere un’oasi  di felicità.

TERESA        ( seduta ai piedi della mamma e appoggiando il capo sulle sue ginocchia) Ti ringrazio mamma. Sento che mi sei vicina, che comprendi le mie ansie.

(in silenzio, Soave accarezza i capelli della figlia. Il suo sguardo è dolce e pieno d’amore. Dopo una lunga pausa)

SOAVE          ( cambiando tono)  Figlia mia dobbiamo tornare alla realtà. Le ragazze sono di là e temo che abbiano bisogno che tu dia loro un aiuto per i  loro studi.

TERESA        Va bene ,mamma. Ora vado. Il papà, dov’è?

SOAVE          E’ fuori per il suo lavoro. Credo che fra poco tornerà.

TERESA        Vorrei non incontrarlo. Ogni volta è un tormentoso rimprovero. Come vorrei che mi comprendesse…

SOAVE          Non illudiamoci figlia mia.

( Teresa esce dalla porta di destra)

SOAVE          (con lo sguardo verso l’alto molto tenero) Quanto amo le mie figlie! (pausa)

SCENA TERZA:  Caccia, Soave.

(Soave  stesa sul divano sempre sofferente.) 

CACCIA        ( entrando arrabbiato) Sei qui!.

SOAVE          Cos’hai che ti vedo adirato?

CACCIA        C’ho una collera addosso che non mi so trattenere.

SOAVE          Perché mai?

CACCIA        Girando l’angolo in piazza  del duomo mi imbatto in Monsignore. Lo saluto con un certo riguardo e lui mi prende il braccio e mi trattiene. Mi sono meravigliato  alquanto, perché quel gesto mi sembrava del tipo famigliare. In un primo momento mi ha anche fatto piacere, ma poi quando ne ho compreso il motivo, mi sono sentito subito a disagio.

SOAVE          ( stupita) Proprio tu che  sei  sempre così  accorto.

CACCIA        Naturalmente ha cominciato con i soliti preamboli tipo: “Come sta la sua famiglia, sua moglie in particolare che ho sentito essere indisposta.” Anzi ti manda i suoi saluti che mi sono anche sembrati sinceri.

SOAVE          Che sia una persona gentile non c’è dubbio.

CACCIA        “E suo figlio? Sta facendo l’ultimo anno di legge. Spero che entro l’anno si laurei. E sua figlia maggiore” quando la maritiamo?” Mi sono sentito gelare, e anche molto imbarazzato. “ Sembra una indiscrezione ma non lo è.”  E continua: “ Noi siamo nella stessa sfera. Lei nella sua famiglia, io nella grande famiglia della chiesa, e l’onore e la felicità delle nostre figliole in Cristo ci premono più della vita.”

SOAVE          Ma che belle parole. ( spiritosa)  Te le ha dette dal pulpito?

CACCIA        ( nervoso) Per favore! …La felicità di mia figlia è ben collocata fra sua madre e me.” dico io: “ quanto l’onore della mia famiglia…”

SOAVE          Hai detto bene.

CACCIA        Lui poi continua:” Tutto il paese  sa di sua figlia con l’avvocato Orlandi e che lei ne ha rifiutato la mano.”

SOAVE          Beh,? Ma come fa ad essere nota così questa situazione.

CACCIA        Chiedilo a lui!... Poi mi rimprovera di non acconsentire, visto che ormai l’età Teresa l’ha già e che sciupare gli anni migliori della sua vita non è certo giusto.

SOAVE          Scusami Prospero, ma fin qui direi che ha anche ragione.

CACCIA        Finiscila per favore!  E’ di come me lo ha detto non mi ha convinto.” Mi scusi ma non capisco. “ dico io. Poi mi dice queste esatte parole: “Perché ella permette che la sua buona, la sua brava figliuola sciupi gli anni migliori, il cuore, la riputazione, ogni affetto gentile dell’animo in un amorazzo vuoto, senza fondamento per l'avvenire?” “Se vuole continuare questo scandalo lasci che si sposino  e che sia finita. “

SOAVE          Beh’ Ma cosa stava dicendo?

CACCIA        Stava dicendo che quell’Orlandi è uno sbrigliatello; si immischia  ora di politica e giornalismo… cose che no si sa mai dove vanno a finire.

SOAVE          Ha cominciato con un pero ed è finito in una mela.

CACCIA        Se un prelato di tal sorte la pensa a quel modo, credo che aver proibito a mia figlia di avere quella relazione sia stata una cosa giusta.

SOAVE          ( chiedendosi) Però, come fa a sapere della nuova attività di Orlandi?

CACCIA        E’ una domanda che gli ho anche fatta. E lui mi ha risposto:” Caro signor Caccia, guardi che la chiesa è anche  a Milano… A noi gli informatori non mancano… Poi: il giornale edito a Milano giunge naturalmente anche qui, e gli articoli a firma del giornalista Orlandi non mancano. Articoli che non si fanno tanto riguardo né scrupolo  ad attaccare anche la chiesa. La chiesa non combatte, la si onora.

SOAVE          ( irritata, fra sé) Se poi pensasse agli affari suoi sarebbe anche meglio.

CACCIA        Cosa dici?

SOAVE          Niente…niente. 

CACCIA        Sta’ a vedere che non sarò padrone in casa mia! Una sciocca ragazza si permette di resistermi ed io lascerò che il nostro nome serva di zimbello agli sfaccendati? ( arrabbiato) E’ una cosa che non si può tollerare. Ora mi sente!  Dov’è tua figlia?

SOAVE          ( timida)  E’ di là dalle ragazze. ( implorando)  Prospero: ti prego…

CACCIA        Ed io prego te di non intervenire! ( va alla porta di destra a chiama) Teresa!... Teresa…Vieni qui subito!

SCENA QUARTA: detti Teresa.

(Teresa intimorita entra. Rimane in piedi con il capo reclinato)

CACCIA        ( anche lui in piedi parlando con disprezzo)  Tu sei l’obbrobrio della famiglia, Il disonore dei miei capelli bianchi. Ostinandoti in quell’obbrobrioso amorazzo mi accorci la vita. Per causa tua le tue sorelle, innocenti, perdono la loro reputazione.

(Teresa si sente talmente colpevole che non riesce nemmeno a piangere. Si avvolge nelle sue vesti quasi a voler coprire la sua nudità morale)

SOAVE          ( implorante) Prospero…

CACCIA        ( deciso) Ti prego!

CACCIA        ( a Teresa)  Ora, tu, qui davanti ai tuoi genitori, che con il tuo comportamento hai umiliato  di fronte alla gente e a Monsignore stesso, devi giurare di non pensare più a quell’Orlandi!

(Teresa si reclina su se stessa, e come risposta si perde nei singhiozzi)

CACCIA        (indicando la finestra) E sia ben chiaro che tu a quella non ti sporgi più.  (fra sé) Avrei dovuto accorgermi di quanto interesse mettevi sedendoti a quella finestra. (rivolto a Soave)  Ora vado in ufficio. Vedi di aprire un po’ gli occhi anche tu. Non voglio più ritornare su questo  increscioso argomento. (esce)

TERESA        Come il papà mi può proibire di affacciarmi alla finestra che è l’unico punto di contatto con il mondo estremo? Mi sento relegata come in prigione.  Perché non devo avere anch’io il diritto di vivere la mia vita. La mia gioventù che si sta allontanando.

SOAVE          Calmati Teresina. Devi capire anche tuo padre. Lui ha una dignità da mantenere e sai quanto ci tiene. Mi sentirò segnata a dito come una svergognata.

TERESA        Ti rendi conto mamma, in quanti lunghissimi mesi sto trascinando questa mia vita?

SOAVE          Figlia mia, per il bene della famiglia abbandona questo tuo sogno. Cerchiamo di confidare in un futuro migliore.

TERESA        Mamma: non sono più una bambina; gli anni sono passati anche per me. Come posso sperare in un futuro? Ma è mai possibile che l’unico tempo non tormentato  sia il  sonno?

Una fanciulla non è mai libera. Non le si concede nemmeno la libertà di mostrare le sue sofferenze.

SOAVE          Bimba mia, non ti accorgi di quanto fai soffrire la tua mamma?

TERESA        Come posso fare? Ribellarmi al padre? Far soffrire te mamma? Come posso rompere tutte le tradizioni della famiglia, mancare ai doveri di figlia ubbidiente e sottomessa?

SOAVE          Capisci anche tu che comprendi i disagi che questo mondo meschino ci impone.

TERESA        Immagino già, quando uscirò per strada, quelle pettegole che invidiose del  mio amore mi odiavano, ora come si faranno gioco di me.

SOAVE          Non ti curar di loro, ben altri problemi dobbiamo risolvere.

BUIO

SCENA QUINTA: Orlandi, Teresa.

(mentre la scena è buia,  una panchina vien illuminata da un unico faro, in modo da apparire una scena diversa. E’notte)

( Orlandi entra nel fascio luminoso e allunga le braccia vedendo giungere Teresa. I due amanti si abbracciano, senza parlare, quasi temendo di perdere tempo. Teresa si avvinghia al collo di Orlandi  lo bacia sulle guance, sulle orecchie, sul collo. Ella lo abbraccia e della sua espressione si nota la sua grande felicità. Orlandi ne è lusingato)

TERESA        Quanto ho desiderato… sognato questo momento! E che paura ho preso quando al ballo di carnevale al Teatro Sociale mi hai chiesto di ballare. Non avevo capito subito che eri tu con quel bel costume, Quando lo capii mi prese un colpo pensando che mio padre avrebbe potuto conoscerti.

ORLANDI     ( spiritoso)  Sono sempre stato un buon attore. Quanto mi sei mancata, amor mio. (la bacia sulle labbra) Vieni con me, fuggiamo.

(Teresa si stacca da lui e lo guarda )

ORLANDI     Vieni con me. Tuo padre non acconsentirà mai alle nozze finché non vi sia costretto. Ti condurrò a Parma, dalle mie sorelle: vuoi?

TERESA        Paolo? E’ questo il tuo progetto? Come comprendo di quanto mi ami. Quanto lo vorrei… quanti sogni ho fatto su questa tua idea…  No…   no…   non posso. Ho promesso a mia madre.

ORLANDI       Che hai promesso?

TERESA          Di non darle dispiaceri… 

ORLANDI       E di rinunciare a me?

TERESA          Oh! Questo no.

( Un lieve imbarazzo appare sulla fronte di Orlandi. Circondandole col braccio la vita, se la tira accanto)

ORLANDI     Ragioniamo. Posso io presentarmi a tuo padre?

TERESA          Sì... quando hai un impiego sicuro e conveniente.

ORLANDI       Ecco appunto quello che non ho.

TERESA          Ma mi avevi scritto… 

ORLANDI     Il progetto non andò bene. Io vivo ora alla macchia, scrivendo per l’uno o per l'altro giornale.

TERESA          Ma perché ti sei dato al giornalismo?

ORLANDI     Chi lo sa! Una passione come un’altra, e che non esclude le altre...

TERESA        Intendi continuare con il giornalismo?

ORLANDI     Non so.

(La stringe dolcemente, cercando di nuovo la sua bocca, con un sorriso d’uomo felice.)

Pausa lunga

ORLANDI       Ma tu hai freddo...

(Orlandi si leva il mantello e ne avvolge Teresa con una sollecitudine quasi materna, osservandone le guance pallide, che portano le tracce della notte perduta)

TERESA        Adesso avrai freddo tu!...

ORLANDI       Io?... Il mio amore per te mi infonde calore.Se mi permetti di stare qui non avrò più freddo.

TERESA        ( stringendo  a sé Orlandi)  In attesa di questo momento, non ho dormito, non ho mangiato, e  ciò nonostante questo freddo mi da una certa voluttà. Mi fa sentire quanto sono libera dai tormenti che la mia famiglia mi impone. Sento un certo tepore col  nostro abbraccio.

ORLANDI     Dunque vieni?

TERESA        Sai, non posso!

ORLANDI     E allora che vuoi che facciamo?

TERESA        Aspetto. Non so perché e come aspettare. Forse l’incerto, l’ignoto, un miracolo forse.

ORLANDI     Cara; la gioventù passa presto sono ormai anni che ci amiamo inutilmente.

TERESA        Perché dici inutilmente? L’amore è sempre amore, quando si ama si spera. Io di questa speranza, vivo. Nelle lunghe ore in cui ti penso, mi assale il terrore di perderti, ma nello steso tempo, forse per corregge quell’incubo penso al nostro amore ed allora mi pervade un senso di felicità.

ORLANDI     Essere io l’oggetto del tuo amore mi lusinga.

TERESA        Che brutta parola “ oggetto.”  Tu sei un  angelo che il buon Dio mi ha mandato per sorreggermi dalla monotonia di questa mia vita.

ORLANDI     Probabilmente mi trasferisco a Milano.

(Un subitaneo sgomento appare negli occhi di Teresa)

TERESA        Milano è più lontana di Parma. Ciò che mi terrorizza che la differenza fra la mia meschinità dovrà essere raffrontata con la vita intensa ed esuberante delle persone che incontrerai. Mi sentirei di dirti:” portami via con te.” Ma come posso infrangere il giuramento fatto ai miei genitori…(nasconde la faccia nel petto di lui)

ORLANDI       Vedi, vedi? Te lo dissi che questa vita è impossibile. Ho rimorso di veder sciupare la tua giovinezza; Teresa, mia povera Teresa...

TERESA          Oh! Sì chiamami tua perché lo sono! (gli si abbandona sul petto con tale impeto disperato  poi rallenta la stretta e si accascia tenendo il viso fra le mani)

(Orlandi contempla quella testolina di vergine prostrata davanti a lui.)

ORLANDI     Cosa intendi fare?

TERESA        Amarti, sempre, qualunque cosa accada, qualunque sia il mio destino.(Orlandi le prende la mano e la bacia. Esce dal fascio di luce, si allontana. Teresa fa un gesto come se volesse seguirlo, ma poi, rassegnata sofferente, abbassando il viso, fra sé) Ho uno strano presentimento. Chissà quando rivedrò il mio Paolo? Prevedo il mio futuro assai triste.  (esce dal fascio di luce e si allontana )

BUIO

SCENA SESTA: Carlo, Caccia,  Soave, Teresa.

(E’ passato molto tempo. Perciò è bene che la scenografia lo dimostri. Appeso ad una parete vi è il diploma di laurea di Carlo. Lo stesso trucco degli attori deve indicare il tempo che è passato.)

( Mattino)

(Soave, sofferente, è sdraiata sul divano. Carlo le è seduto accanto. Caccia in piedi. Teresa seduta un po’ in disparte.)

SOAVE          (a Carlo) Sei qui da pochi giorni e già te ne vai.

CARLO          Mamma, ora che sono laureato debbo pensare al futuro.

CACCIA        (a Soave)  Gli uomini hanno i loro impegni…

CARLO          I miei amici, che già hanno più esperienza di me mi hanno consigliato di percorrere la carriera giudiziaria, la più pronta, la più sicura, che mi permetterà di aiutare prima la mia famiglia. Spero di avervi data quella soddisfazione che avete sempre agognata durante i miei studi.

CACCIA        Tuo padre ne va orgoglioso.

CARLO          Papà, questo mi fa piacere. Fa inorgoglire pure me. Certo che è sta dura la preparazione della tesi. Quante ore ho perso su quei libri. Mi sono stati utili anche i consigli datomi dal mio amico Orlandi.

(Teresa lo guarda e ha una fitta al cuore)

CACCIA        ( irritato) Bada di non dimenticare i buoni esempi avuti dalla tua famiglia.

TERESA        ( a Carlo) Il pensiero che d’ora in poi ti vedrò molto poco mi rattrista. Pur non di meno pensando alla tua carriera, sono lusingata di avere un fratello avvocato. E per te ne sono felice. L’unica con la quale potrò compiacermi è Dafne, l’unica mi amica.

CARLO          Lo dici in un modo triste.

TERESA        Le mie sorelle sono già grandi con già l’età da marito, tu te ne vai, il mio cuore non ha più lo slancio della prima giovinezza, incomincia ad essere stanco, e a misurare il dolore.

CACCIA        ( deciso a Teresa) Ti rimangono i tuoi genitori. Poterti dedicare a tua mamma inferma dovrebbe essere per te, non dico  un sollievo, ma una certa gratificazione. 

TERESA        Certo.

Il sollievo che mi davano i racconti di Carlo quando tornava da Parma non li avrò più. Quelli mi davano tanta gioia.

SOAVE          (a Teresa)  Figlia mia, la vecchiaia non porta certo gaiezza  in una famiglia, ma certamente porta tanta riconoscenza da parte mia per tutto ciò che fai per me.

TERESA        (a Soave) Sai quanto ti voglio bene mamma.

CARLO          ( cercando di rallegrare l’ambiente) Questa mattina non ho ancora visto le altre due mie sorelle…

SOAVE          Le gemelle hanno stretto una relazione con gli inquilini della casa di Calliope. I Ridolfi:  hanno due figlie simpatiche; sono andate da loro.

CACCIA        (a Carlo) Sai che il minore dei Luminelli ha chiesto la mano di Maria la gemella più anziana…

TERESA        ( inspiegabilmente decisa) Perché l’ha accettata senza dote!

(Caccia guarda serio  Teresa )

CARLO          ( sorpreso)  Questa poi non la capisco. Se sono gemelle, le mie sorelle, hanno la stessa età. E’ ovvio.

SOAVE          Qui intervengo io perché esperta in questo campo. Qui l’unica mamma sono io. Si dice che la prima  a vedere la luce sia la più vecchia, giusto per avere un riferimento delle conversazioni. Maria è nata prima.

TERESA        Eppure alcune affermano che c’è già una certa diversità.

CARLO          Maria, infatti,  sembra che abbia i lineamenti più definiti.

TERESA        A proposito di carattere Maria sembra più matura.

CARLO          Di pure più prepotente.

TERESA        E Giuseppina la succube.

CARLO          ( spiritoso)  La prima ha preso dal papà e la seconda dalla mamma.

TERESA        ( dolcemente curiosa) E la prima in assoluto?

CARLO          La prima è un angelo!

TERESA        Dopo la tua  partenza prevedo la mia vita ancor più solitaria..

CACCIA        (a Teresa)  Forse perché lo vuoi. Forse tuo padre non è burbero come sembra. Ti ricordo la festa di carnevale.

CARLO          Io non c’ero, ma mi ricordo che ha partecipato a quella festa al Teatro Sociale il mio amico Orlandi. Anzi, mi è rimasto impressa la gioia che ha provato raccontandomi la serata.

(Teresa si sente terrorizzata)

(Caccia corruga la fronte pensando)

CACCIA        Ho permesso alle gemelle di partecipare a quella festa, le quali certo non potevano andar sole. Infatti, la mi idea era quella di fare in modo che tu Teresina, con il compito di accompagnatrice, andassi  a divertirti e magari inserirti un po’ nella società.

TERESA        Io non mi sentivo proprio.

CACCIA        Rimanendo tu a casa avresti privato le tue sorelle del divertimento, ecco perché ho insistito che tu le accompagnassi,  l’idea era favorire te.

TERESA        Per le mie sorelle, acconsentii. ( pensando come in  un sogno) Entrata il quel teatro per la prima volta mi sono ricordata, del racconto che ( rivolta a Carlo)  tu Carlo mi hai fatto quando sei andato ad assistere al “ Rigoletto” In solitudine mi capita spesso di canticchiare “ Tutte le feste al tempio” quel pezzo che sento più mio.

SOAVE          Non è stata, forse, quella sera che Maria ha incontrato il suo futuro fidanzato?

CACCIA        Direi di: sì. Prova evidente che la mia intenzione nei riguardi di Teresina era giusta.

TERESA        Mi guardavo attorno riconoscendo molte persone della nostra via, ma tutto quel lusso, quello sfarzo, quei costumi insoliti , mi stornavano la mente.

CACCIA        ( a Teresa)  Ti ricordi quanto ho insistito perché tu facessi un giro di danza con quella bella maschera che doveva essere il professore? Quello che aveva prima ballato con tua sorella?

(Teresa ha una fitta al cuore. Si mette la mano alla bocca per trattenersi. Era l’Orlandi che le chiedeva l’appuntamento che sarà tanto importante)

TERESA        ( ora con eccessiva non curanza) E chi se lo ricorda quello. Non faceva altro che parlare…

CACCIA        Non ti sembra di aver persa un’occasione per fare una conoscenza?

CARLO          (cambiando tono)  Ora, miei cari vi debbo proprio lasciare. Salutate le mie sorelle. Vado a prendere la valigia già pronta poi vi lascio. Spero tanto che il mio destino sia felice. ( bacia la mamma, va a baciare Teresa che gli va incontro, dà la mano al padre. Va alla porta, si rigira, saluta di nuovo e poi esce da sinistra)

TERESA          Ecco, egli va a formarsi il suo avvenire come vuole, dove vuole!

CACCIA        Con la nostra benedizione.

SOAVE          Quanto mi mancherà il mio bambino.(  triste) Chissà se lo rivedrò.

CACCIA        Penso che accompagnerò Carlo per un tratto di strada verso la stazione. (esce da sinistra)

SCENA SETTIMA: Soave, Teresa.

SOAVE          Come stai Teresina? Mi hai spaventato quando ti sei sentita male in camera tua. Abbiamo chiamato subito il dottor Tavecchia. Eri pallida ed avevi le convulsioni. Il dottore ci ha detto che poteva essere un  isterismo o nervoso. Cos’è che ti preoccupa figlia mia? Il medico ci ha detto che poteva venire per una particolare tensione.

TERESA        Mamma lo sai o comunque l’hai capito che il mio cuore rimarrà sempre accanto al cuore di Paolo. Ora Maria si sposa. La sua felicità si nota ogni qual volta il suo fidanzato viene da noi. Basta osservarli nel momento in cui  lui se ne torna a casa. L’invidia che provo è ciò che procura le mie convulsioni.

SOAVE          Il dottore ti ha ordinato di prendere il ferro.

TERESA        Sì: il ferro. Ci vorrebbe ben altro. L’altro giorno mentre ricamavo i festoncini alle camice della futura moglie felice, dopo quattro ore che lavoravo mi sono sentita mancare. Sai qual è stata la considerazione di Maria? “ Se fosse il tuo corredo —  disse crudelmente la sposina —  non ti stancheresti”  La battuta era di per se stessa insignificante, anche se in quel momento l’avrei schiaffeggiata, ma è servita a suscitare in me la gioia che avrei provato se quei  festoncini li avessi ricamati sulla mia camicia da sposa, e la delusione, invece,  che quel desiderio è solo una chimera.

SOAVE          E tu credi, figlia mia che non me ne sia accorta?

TERESA        Forse per la continua assenza, il babbo si è convinto che la mia relazione    con Paolo sia finita. Ma come può  l’unica ancora di salvezza  che sostiene la mia vita non trovare un punto dove aggrapparsi ? Eppure preferirei  scomparire nella profondità della terra anziché essere scoperta per la terza volta dal babbo.

SOAVE          Ti imploro, figlia mia, cerca di non pensare più a Paolo. Tutto il tuo essere  prova dolore inutilmente. Vedi che anche la tua salute ne soffre. Hai una mamma che a fatica si aggrappa   a questa terra  per poter vedere realizzato il sogno di almeno una sua figlia, non procurarle altro dolore.

TERESA        ( rimproverando) Mamma, non ti rendi conto che così mi escludi? Perché non devo avere anch’io il diritto di avere una avvenire normale? Lascia almeno che con te io mi sfoghi. ( andandosi a sedere sul divano a fianco della mamma) Dafne, che  riceve le lettere che Paolo mi manda, lei stessa insiste che questa corrispondenza termini, poiché non ha nessun avvenire.

SOAVE          Quante volte anch’io ti pregai di interrompere quella relazione.

TERESA        Anzi, una volta, si decise a scrivergli lei stessa, esortandolo  a non trattenermi con vane speranze.

SOAVE          Dafne è una donna giudiziosa e quel consiglio è stato più che giusto.

TERESA        Paolo ha risposto in modo evasivo. Le ha anche scritto che ha già tentata questa separazione, visto che troppo lontana è la possibilità di un matrimonio. Ma come potete pensare che io possa acconsentire, , avere il coraggio di spezzare il mio cuore?

SOAVE          Come è inutile il tuo tormento.

TERESA        ( fra sé)  Un giorno mi capitò fra le  mani il giornale che le amiche delle gemelle hanno avuto dalle sorelle Ridolfi. Portava un articolo che mi fece gelare il sangue.  Si diceva che una giovane dalle forme giunoniche artisticamente esposte in elegante costume di Diana cacciatrice era accompagnata  da un noto giornalista la cui lettera iniziale del cognome era una “O” (sempre fra sé)  Puoi immaginarti il mio tormento. Quell’incontro si svolgeva in un giardino con fiori stupendi e con musica inebriante. Pensa? Quelle signore lo possono stringere sul loro cuore.  Ma perché egli andava ai balli? Poteva divertirsi? Poteva sorridere ad altre, stringere altre?... Mentre io sono mesi che nemmeno lo vedo.

SOAVE          Sai qual è il mio tormento? Quando io non ci sarò più, chi ti amerà figlia mia?

TERESA        ( gettandosi fra le braccia della madre)  Paolo mi ama.

SOAVE          ( con dolcezza)  Dio ti ispiri, e ti guidi, figlia mia. Non ti lascio altro consiglio che questo: Segui il tuo cuore.

TERESA        Quanto sei di conforto, mamma. Quanto ci comprendiamo noi…

BUIO 

SCENA OTTAVA: Teresa, Dafne.

TERESA        ( continuando un discorso)  Quando il Luminelli minore viene da Maria spesso la segue il fratello maggiore.

DAFNE            Se tu lo avessi sposato suo padre   saresti già maritata da dieci anni, più bella, più fresca, senza che egli poi abbia peggiorato in bruttezza; poiché è la specialità dei brutti quella di conservarsi inalterabili. Aggiungi che la figlia gli è morta... non era proprio un cattivo partito.

TERESA        Ti confesso che ho pensato a lui, a tutte le buone qualità che tutti gli riconoscono, ma ammetterai che in quanto a bellezza con Paolo c’è una bella differenza.

DAFNE          Dopo tutto,   anche per Orlandi gli anni passano. Luzzi, che è stato a Milano uno di questi giorni, lo ha veduto, e dice che non è più quel bel giovane d’una volta. Anche lui si trova a mezzo cammino con la gioventù alle spalle. Mi sa che abbia perduti anche lui i suoi begli anni, Le sue forti illusioni non avendo ricavato nessun partito né dal suo ingegno, né dalla sua bellezza, né dalla sua salute sono svanite. Sai che le notizie volano.

TERESA        Lo so, e non sempre sono un vantaggio per  alcuni.

DAFNE          I suoi amici si chiedono:”  Come mai Orlandi non si è ancora creata una posizione? Uno che lo conosceva bene, lo definì con due parole: Orlandi non ha la costanza del lavoratore e non ha la furberia dello scroccone; è un uomo mancato. “

TERESA        Però, conserva in fondo al cuore un affetto sincero, misto di riconoscenza e di pietà, per la fanciulla che lo ama con tanta abnegazione.

DAFNE          Ho capito. Egli ha rimesso dell’olio nella lampada.

TERESA        ( cambiando discorso) Cambiando discorso. Il maggiore dei Luminelli ha chiesto la mano dell’altra gemella, la Giuseppina, che naturalmente ha accettato. Pare che i due matrimoni si facciano contemporaneamente.

DAFNE            Vedi? Tua sorella ha otto anni meno di te, eppure si adatta a sposarlo.

TERESA        A parte il fatto che le mie sorelle per certi versi sono sempre state un enigma, queste nozze senza amore provocano in me una certa repulsione. . Quale infame ingiustizia pesa dunque ancora sulla nostra società, che si chiama incivilita, se una fanciulla deve scegliere tra il ridicolo della verginità e la vergogna del matrimonio di convenienza?

DAFNE          Hai ragione. Il nostro tempo e proprio retrogrado. Chissà come sarà negli anni futuri?

TERESA        Si è sempre parlato di mio fratello come di una certa  risorsa, che, però, sembra inconsistente. Mi chiedo se dopo che  le gemelle saranno sposate, sia  il caso di raggiungerlo, formando una casa sola. A meno che egli riesca a farsi trasferire qui. Sarà un pochino difficile.

DAFNE          E tuo padre cosa dice?

TERESA        Nel suo studiolo non fa altro che pensare alle spese dei matrimoni e al figlio lontano che non promette le risorse tanto sperate.

DAFNE          Ne passa delle ore nel suo studiolo tuo padre. Ora dov’è.

TERESA        E’ andato in città per commissioni. Tornerà questa sera con l’ultimo treno.

DAFNE          ( spiritosa) Ti sentirai sola…

TERESA        Proprio no.

( si sente bussare al portone. Teresa va alla finestra e vede Orlandi. Ha un tonfo al cuore)

TERESA        ( volgendosi verso Dafne) E’ Paolo!

DAFNE          Noooo.

(Teresa uscendo dalla porta sinistra va incontro a Orlandi e poi insieme rientrano)

TERESA        ( molto preoccupata) Ma se ci fosse stato mio padre?

ORLANDI     Lo so che di lui hai terrore. Ma sta tranquilla. Mentre io scendevo dal treno da Parma, lui saliva verso il senso opposto.

TERESA        Dal terrore passo alla felicità nel vederti. ( a Dafne) Te lo saresti  mai immaginato di vederti comparire il mio Paolo?

DAFNE          Proprio no. ( dubbiosa) Ma mi fa piacere.

TERESA        ( a Orlandi) Come mai?

ORLANDI     Un telegramma di mia zia... per affari. Riparto stanotte.

TERESA          E se non mi vedevi?

ORLANDI     Ti vedo (col suo bel sorriso)  Non ho avuto  il tempo di avvertirti, ma ero deciso di vederti a qualunque costo. Non ci vuole una gran fantasia nel credere che tu sia sempre in casa.

(Teresa prende il braccio di Orlandi e trascina a sedere sul divano)

DAFNE          A questo punto Dafne toglie le tende. ( nell’uscire, un po’ preoccupata) Mi raccomando. (esce da sinistra)

ORLANDI       Mi trovi cambiato?  ( e con un sorriso triste le mostrò i capelli radi sulle tempie)

TERESA          ( gli si stringe contro, fino a posargli la bocca sul petto, mormorando) Ed io, dunque?

( tacciono, quasi abbracciati, ascoltando i loro respiri, potendo baciarsi, eppure non baciandosi)  

TERESA        Mi scrivi così di rado...

( gli  dice ciò a bassa voce, guardandolo dolcemente per attenuare il rimprovero)

( lui si passa una mano sulla fronte)

ORLANDI       Sono occupato tutto il giorno e gran parte della sera.

TERESA          Dove vai alla sera?

ORLANDI     Nei teatri prima, poi alla redazione del giornale. Faccio la cronaca. Non mi piace questo mestiere, io vagheggio la critica d'arte...

( Gli trapela nella voce un’amarezza, come uno scoramento di persona avvilita).

TERESA          E non puoi farla?

ORLANDI     No... no... sono cose che tu non capisci.

TERESA        (  standogli  accanto immobile, cogli occhi fissi)  Ti aspetteranno a casa...

ORLANDI       Oh! Ancora un minuto...

TERESA        Non avrei voluto parlartene, ma su un giornale ho letto che: e cosi tante volte che sono in grado di dirtelo a memoria: “La signora A. dalle forme giunoniche, artisticamente esposte in un elegante costume di Diana cacciatrice, era accompagnata da uno de’ nostri più brillanti giornalisti, il signor O.”. Quella “O” mi tormenta ancora: Sei tu?

ORLANDI     Mia cara, il mio lavoro si svolge in quell’ambiente. E’ logico che debba frequentare certe persone.

TERESA        L’articolo poi continuava:” Le coppie  trovarono dolci e voluttuosi riposi. “ Lo immagini questa frase come mi ha e  ancora  mi tormenta?

ORLANDI     L’articolo generalizzava, non si riferiva strettamente a me. Se anche frequento certe persone con le quali posso avere anche una certa confidenza, nel mio cuore ci sei solo tu. E sempre rimarrai.

TERESA        Le tue parole mi danno sollievo.

ORLANDI     Perché sincere.

TERESA        ( sono abbracciati) Come vorrei rimanere per sempre così fino alla fine.

ORLANDI     Quando mi sentirò morire, verrò a morire presso a te. Ora ti debbo lasciare.

TERESA        Così poco rimani con me?

ORLANDI     Mia zia mi sta aspettando. Poi ci sono le tue sorelle, penso?

TERESA        Purtroppo sì. Sono nella loro stanza.

(insieme escono dalla porta di sinistra)

BUIO

( è passato tanto tempo. Soave è morta)

SCENA NONA: Teresa, Caccia.

 ( Steso sul divano, molto sofferente sta Caccia. Teresa sta preparando la medicina per il padre)

TERESA        Da quando la mamma ci ha lasciato per andare a vivere in un mondo più sereno, che a volte invidio;  di lei mi manca l’affetto suo illimitato  che tanto mi ha confortato, nella mia solitudine.

CACCIA        Tua mamma è stata per anni sofferente.  Ora dove si trova sta meglio. Mentre per me le preoccupazioni rimangono. Ora per quel che posso, debbo procurare a mio figlio la possibilità di diventare lui il capo famiglia. Mi sono tanto sacrificato per procurargli un avvenire. Vorrei procurargli una bella moglie con una pingue dote.

TERESA        Papà, queste sono preoccupazioni che solo mio fratello può risolvere. Purtroppo tu non hai più la vitalità di un tempo.

CACCIA        Lo so. Tu mi  devi vestire , svestire, coricarmi e darmi da mangiare, e ciò mette a disagio il mio orgoglio.

TERESA        Questo è il dovere di una figlia.

(pausa) (Teresa da la medicina al padre)

CACCIA        Ho notato che il giovane medico che il dottor Tavecchia ci ha mandato ha una particolare attenzione verso di te.

TERESA        Penso che sia una persona molto a modo.

CACCIA        Credo che l’interesse che lo spinge a venire a trovarmi con la scusa di far quattro chiacchiere, non sia per l’interesse alla politica, ma il desiderio di vederti. D’altronde non mi sembri neppure tu indifferente alle sue attenzioni. 

TERESA        Il suo eloquio è piacevole. Ha un certo modo di guardare, di  sentire, di esporre le sue idee che indiscutibilmente affascinano. A volte è persin poeta. ( declamando) “  ... L'amore è lo sguardo che vola ratto come il dardo, è la parola che il labbro balbetta appena, è il desiderio che l’emozione paralizza..”. Così recitò un giorno in giardino.

CACCIA        Non riesco a capir bene quale sia la sua età. Credo che ti superi di pochi anni. Sarebbe per te un buon partito. Se  dovesse chiedermi la tua mano penso che gliela concederei.

TERESA        ( tristemente spiritosa) Magari chiedendomi prima se lo amo.

CACCIA        Un padre deve, soprattutto, pensare alla sistemazione delle figlie. L’amore è una conseguenza.

TERESA        ( con una punta di nervosismo) Non ti sei chiesto se è in grado di mantenermi?

CACCIA        Da ciò che ho capito mi sembra che la sua famiglia sia abbiente. D’altra parte ha già un lavoro che mi sembra dia i suoi frutti.

TERSA           ( c.s.) Anche colui che mi ti chiese in moglie aveva un avvenire certo. E’ un avvocato. La stessa laurea di mio fratello. Quando venne a chiederti la mai mano stava già svolgendo la sua professione presso un illustre avvocato di Parma. Tant’è che lo stesso avvocato approfittando della sua presenza, del suo modo di fare, gli incarichi più importanti li passava a lui.

CACCIA        Il suo successo  non mi sembra così brillante. Comunque quando venne a chiedermi la tua mano, forse avrò sbagliato a chiedergli se sarebbe stato in grado di mantenerti, ma certo è, che al contrario mi chiese  una aiuto economico per l’avvio del suo lavoro.

TERESA        (c.s.)) Mi sembra che tu sia stato drastico nel negargli la mia mano. Ricordo bene quel giorno che dopo aver parlato, se mi permetti, “sfogato” con la mamma, mi chiamasti e le tue esternazioni  furono abbastanza esplicite.( Andando alla finestra e osservando il cielo azzurro) Osservando questo cielo, inspiegabilmente mi è venuto alla memoria quando giovane, così lieta, partii per Marcaria su quello stradone lungo, tutto soleggiato, che non finiva mai, dove il sediolo di “ un tale” correva in mezzo ad un nuvolo di polvere. Pensandoci mi sembra una profezia. “Quel tale” mi è passato accanto, fuggendo. Ah! Come vorrei ricominciare la vita ora che la conosco meglio.

CACCIA        Come potete voi donne, ed in specifico, tu; non capire che per un padre di famiglia i doveri sono tanti. I  miei introiti non sono mai stati tali da non  ponderare  il loro impiego. Il mantenere tuo fratello agli studi è stato un continuo sacrificio. Pensa solo  quanto ho dovuto spendere per il matrimonio delle tue sorelle.

TERESA        (c.s.)  Mi consola il fatto che  il mio matrimonio  non è pesato alcunché alla mia famiglia.   (afflitta) Avrei potuto avere una vita felice che tanto ho desiderato. Quante notti ho sognato una vita raggiante, e come ho invidiato le mie sorelle. Ora l’unica invidia che ho,  è la stessa sorte della mamma.

CACCIA        Essendo tu la figlia maggiore, era tuo dovere aiutare tua madre e le tue sorelle.

TERESA        Hai fatto tanto affidamento nell’avvenire di tuo figlio…  Ti sei illuso di poter provvedere mio fratello di una moglie degna della sua laurea di avvocato. E poi, confinato nel meridione si è sposato con la figlia di un panettiere. Nemmeno il tuo consenso ti chiese Sia ben chiaro che; se Carlo ama ed è corrisposto da sua moglie io ne son ben felice. E’ l’amore che è ragion di vita.

CACCIA        Se è così che la pensi, vedi di assecondare i desideri del dottore. Io sento che la mia vita sta raggiungendo il culmine: ti chiedo solo di attendere la mia morte. Vorrei che questi miei ultimi giorni siano assistiti da una delle mie figlie.

TERESA        Dì pure, che di questo sei sicuro, papà.   

BUIO

SCENA ULTIMA: Teresa, Dafne.

( Per la stanza vi sono abiti. Oggetti di biancheria  gettati alla rinfusa sui mobili- Una valigia a terra aperta. )

(Teresa appare invecchiata, vestita a lutto  E’ sola. Sta sistemando  i vestiti.)

DAFNE          Che cosa vedo? Ti decidi finalmente ad andare dai Luminelli?

( Teresa non risponde subito. E’ molto preoccupata, ma poi, prese le mani dell’amica…)

TERESA        Egli mi ha scritto. Paolo è molto ammalato, povero, senza aiuto alcuno. Ho avuto l’impressione che parlasse come un figlio alla mamma, con la stessa fede.

DAFNE            Ti ha scritto ancora? Che vuole?

TERESA          Nulla.

(Dafne crolla il capo.)

TERESA          È ammalato.

DAFNE          Ah!

TERESA          Solo

(pausa)

TERESA        (sta piegando un vestito, dando le spalle all’amica. )  Vado via domattina.Raggiungo Paolo

( si volta, coll’abito sul braccia.)(  Gli sguardi delle due donne si incrociano. Dafne comprende. Tace un momento, intanto che Teresa assesta la valigia. Ad un certo punto le due amiche si abbracciano.

DAFNE            Hai riflettuto?

TERESA        Sì.

DAFNE          E sei decisa?

TERESA        Decisa.

DAFNE            ( tenta la via del sarcasmo, dicendo con un sorriso freddo) Vai a fare l’infermiera!

TERESA        Quel che Dio vuole

DAFNE            Che cosa penseranno le tue sorelle, tuo fratello? La gente?

TERESA        ( stringendosi nelle spalle)  La gente…

DAFNE            Oh! la gente poi...   Tuttavia... se mi facessero delle osservazioni, a me, tua amica?

TERESA        Ebbene dirai agli zelanti che ho pagato con tutta la mia vita questo momento di libertà. È abbastanza caro nevvero? (torna a sorridere e si liscia le mani)

DAFNE          Ci rivedremo ancora?

TERESA        Lo spero.

DAFNE          Hai una brutta giornata.

TERESA        ( quasi sognando) Ti ricordi quel primo giorno in cui sentimmo per la prima volta il nome di Orlandi?

DAFNE          Era apparso come un eroe.

TERESA        Chi avrebbe mai detto che sarebbe diventato il mio eroe?

DAFNE          Un eroe apprezzato da tutti.

TERESA        Sulla strada per Marcaria, egli ci attraversò la strada. Sentii un tonfo al cuore.

DAFNE          C’è chi dice che sia un presentimento.

TERESA        Quante volte Paolo mi è apparso nelle vesti del duca di Mantova del Rigoletto. Quante volte ho sussurrato “ Tutte le feste al tempio.”

DAFNE          ( sorridendo)  E quante volte me lo hai detto.

TERESA        “Signore:  vi presento il mio migliore amico, un futuro avvocato con i fiocchi.” Così ci presentò mio fratello, Paolo. Ed io mi vergognai per come ero discinta?

DAFNE          Pur essendo uno splendore.

TERESA        Come mi sentivo appagata quando mio fratello, suo intimo amico, mi parlava di Paolo. Gli attribuivo sovrumane doti.

DAFNE          In realtà, molti lo apprezzavano.

TERESA        Ed il primo appuntamento? ( ripensandoci)“Ho bisogno di parlarle da solo a sola; non mi neghi questo favore. Stasera, dalle dieci alle undici, passeggerò finché ella abbia la bontà di aprire la finestra terrena.”

DAFNE          E’ stata quella volta al Santuario della Fontana, mi sembra.

TERESA        Come a stento passarono quelle ore. La grata della finestra per diverse volte tenne lontani le nostre labbra. I nostri sguardi, però, erano intensi che già ci davano l’ebbrezza degli innamorati.

DAFNE          Conoscendo la tua sensibilità non mi è difficile vedere quella scena.

TERESA        Non sempre te ne parlavo perché mi  vergognavo di come i sentissi dentro. Sempre temendo che il mio amore fosse impuro.

DAFNE          Dal tuo sguardo capivo che vi incontravate. Hai scordato forse che corrispondevi con il tuo Paolo tramite mio, e con la complicità del portalettere?

TERESA        Ricordo ancora, perché stampato nel cuore, quell’alba in cui ci vedemmo  in giardino. Quanto terrore di essere scoperti da mio padre, ma quanta gioia, quanta felicità in quei momenti. Momenti puri, ecco perché intensi.

DAFNE          Più l’amore è puro e più è intenso. Forse, anzi, solo per noi donne. L’uomo è più esigente, più terreno.

TERESA        (sorridendo) Quella volta che al teatro Sociale, per carnevale,  una maschera mi chiese un giro di danza, e mio padre, mi rimproverò perché persi un’occasione di fare una nuova amicizia e magari mettere le basi per un eventuale matrimonio bene: quella maschera era Paolo!

TERESA        L’ultimo giorno di mio padre, lo vidi abbattuto, vinto nelle sue forze maggiori, ridotto così gramo da dover implorare l’altrui compassione, spoglio di ogni potere, in balia dell’unica figlia che gli era rimasta accanto.

DAFNE          Certo quella figlia non era la prediletta. Anzi, troppe volte ti aveva disconosciuta, rendendoti vittima del suo assolutismo.

TERSA           Mio padre fu causa dei miei dolori e delle mie sofferenze. La mia vita nelle sue mani fu stritolata, eppure quando lo composi nella sua bara, non seppi trattenere le lacrime. Ora lo vedo accanto alla mamma distesa serena, nell’eternità.

DAFNE          Mi vien da piangere pensando alla tua sensibilità. Non è vero che ebbi un’amica. No: ho una figlia in più.

( si abbracciano)

 (Teresa prende la valigia che durante il dialogo aveva preparato )

DAFNE          Ti accompagno in stazione. ( escono di scena)

FINE DEL DRAMMA.

Casalmaggiore,  mercoledì 8 febbraio 2012, ore 20,37 Sereno. Freddo. Questa notte, forse, nevicherà.


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