Testimone d’accusa

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A^rTHA CHRl^rl£-

TESTIMONE D’ACCUSA

DI

AGHATA CHRISTIE

Witness for the Prosecution

(Traduzione di Laura Grimaldi)

Personaggi

 (in ordine di apparizione)

CARTER

GRETA

JOHN MAYHEW

LEONARD VOLE

SIR WILFRED ROBARTS

ROBERT HEARNE, ispettore di polizia

AGENTE INVESTIGATIVO

ROMAINE HEILGER

JUSTICE WAINWRIGHT, presidente della corte

CONSIGLIERE

ALDERMAN

MYERS

USCIERE

STENOGRAFO

CANCELLIERE

GUARDIA

PRIMO AVVOCATO

SECONDO AVVOCATO

TERZO AVVOCATO

QUARTO AVVOCATO

QUINTO AVVOCATO

SESTO AVVOCATO

CAPO GIURIA

SECONDO MEMBRO DELLA GIURIA (donna)

TERZO MEMBRO DELLA GIURIA

POLIZIOTTO

WYATT

JANET MACKENZIE

THOMAS CLEGG

L'ALTRA DONNA

UNA RAGAZZA BIONDA

Epoca: anni Cinquanta

Nota per il lettore  

Poiché il processo penale inglese differisce da quello italiano sia nella procedura sia nella composizione delle corti, si è ritenuto di rispettare nella traduzione questi elementi di diversità. Il "consigliere" (the judge's clerk) è "persona legalmente qualificata, che siede con la corte per consigliare i giurati sulle specificità della legge". L'alderman (che nel testo è rimasto in inglese in quanto intraducibile) è "un membro anziano del consiglio locale, eletto da altri consiglieri" o "membro del corpo legislativo comunale, dipendente direttamente dal sindaco della città". In quanto al Queen's Counsel (nella commedia, Sir Wilfrid) è un avvocato "scelto dal Consiglio della Corona su raccomandazione del Lord Cancelliere, con diritto a sedere all'intemo del recinto della corte". Si è ritenuto, quindi, di definirlo "pubblico difensore" .

ATTO PRIMO

La scena rappresenta lo studio del pubblico difensore Sir Wilfrid, una stanza stretta, con una porta sulla sinistra e una finestra sulla destra. La finestra ha un sedile incassato sotto il davanzale e da su un alto muro di mattoni. Sulla parete centrale, un caminetto, con ai due lati mensole cariche di grossi volumi. Leggermente spostata sulla destra, una scrivania con da una parte una poltrona girevole e dall’altra una sedia ricoperta di pelle, dallo schienale alto. Davanti alle mensole, a sinistra della scrivania, un altra sedia uguale alla prima. Nell'angolo di sinistra un alto leggìo e in quello di destra alcuni appendiabiti infissi nella parete. Di sera. lo studio è illuminato da appliques e da una lampada da tavolo posta su un angolo della scrivania. L'interruttore è vicino alla porta. A sinistra del caminetto, il cordone del campanello. Sul ripiano della scrivania, oltre al telefono, molti documenti legali messi disordinatamente. Anche il sedile sotto la finestra è cosparso di documenti . Quando si alza il sipario, è pomeriggio e dalla finestra penetra una striscia di sole. Lo studio è vuoto. Entra immediatamente GRETA, la segretaria di Sir Wilfrid. E’ una ragazza dai lineamenti cavallini, sicura di sé. Si avvicina al caminetto e prende un foglio da una cassetta metallica sulla mensola. Subito dopo entra CARTER. Il cancelliere capo, con in mano alcune lettere. GRETA si gira e quando vede CARTER attraversa la scena ed esce senza dire una parola. CARTER va a mettere le lettere sulla scrivania. Suona il telefono. CARTER alza la cornetta.

CARTER           - (parlando al telefono) Studio di Sir Wilfrid Robarts…. Oh, è lei Charles ….. No, Sir Wilfrid e in aula... Arriverà sul tardi... Si, il caso Shuttleworth…Ma... con Myers all'accusa e Banter che s'impegna a quel modo... Parla da più di due ore…No, non è una serata tranquilla. Siamo pieni di impegni. Posso fissare un appuntamento per domani... No, è impossibile, mi creda. Da un momento all'altro dovrebbe arrivare Mayhew, sa... Mayhew, dello studio Mayhew è Brinskill ...Be', a risentirci... (CARTER posa la cornetta e riordina i documenti sulla scrivania)

GRETA              - (entra, laccandosi le unghie) Preparo il tè, signor CARTER?

CARTER           - (guardando l'orologio) È ancora presto, GRETA.

GRETA              - Il mio orologio dice che è l'ora.

CARTER           - Allora il suo orologio va male.

GRETA              - (avanzando) L'ho regolato con la radio.

CARTER           - Allora va male la radio..

GRETA              - (con tono scandalizzato) Oh, non è possibile, signor CARTER. La radio non può sbagliare!

CARTER           - Questo orologio era di mio padre; Spacca il secondo. Non ne fanno più, di orologi come questo .(Scuote la testa, poi cambia espressione e prende un foglio dattiloscritto) Ma Greta, non imparerà mai a scrivere a macchina? Fa sempre degli erro-ri. (Si avvicina a GRETA) Ha dimenticato una parola.

GRETA              - Oh, be', se è solo una... Può capitare a chiunque .La parola che ha dimenticato è la parola non, la cui omissione altera completamente il senso del la frase.

GRETA              - Ma davvero? Divertente, a pensarci bene. (Fa una risatina.)

CARTER           - Divertente? Neanche un po'. (Straccia la lettera in due e la porge a GRETA). La riscriva. Forse ricorderà che la scorsa settimana le ho parlato del famoso caso Bryante Horsfall. Ilcaso di un testamento e di un fondo fiduciario, che unicamente per colpa dell'incuria di una dattilografa ...

GRETA              - (interrompendolo) Se non sbaglio, il denaro finì alla moglie sbagliata.

CARTER           - Una donna dalla quale il defunto aveva divorziato ben quindici anni prima. Esattamente l'inverso di ciò che il testatore desiderava, come ha dovuto ammettere perfino Sua Grazia. Ma bisognava rispettare la lettera del testamento, e nessuno ha potuto farci niente.(Attraversa la stanza per andare a fermarsi a destra della scrivania.)

GRETA              - Anche questo mi sembra divertente. (Fa un'altra risatina.)

CARTER           - Lo studio di un pubblico difensore non è un posto in cui si può parlare di divertimento. La Legge, GRETA, è una cosa seria, e da tale va trattata.

GRETA              - Non la penserebbe così, se sentisse certe battute dei giudici.

CARTER           - Quel tipo di battute può permetterselo solo la Corte.

GRETA              - I giornali continuano a parlare di "risate in tribunale".

CARTER           - Ma se la risata non è provocata dal commento di un giudice, stia tranquilla che l'aula verrà sgomberata.

GRETA              - (avviandosi alla porta) Vecchio bisbetico. (Poi si volta e si avvicina alla scrivania) Signor CARTER, sa che cos'ho letto, l'altro giorno? (Parla in tono cattedratico.) "La legge è ottusa". E guardi che non sto mancando di rispetto a nessuno. È una citazione .

CARTER           - (gelido) Una citazione faceta, che non va presa seriamente. (Guarda l'orologio) Può preparare il tè...(s'interrompe, aspettando il secondo esatto) ...ora, GRETA.

GRETA              - (allegra) Oh, grazie, signor CARTER. (Si avvia in fretta verso la porta.)

CARTER           - Fra poco arriverà il signor Mayhew, dello studio Mayhew e Brinskill. Dovrebbe arrivare anche un certo Leonard Vole. Potrebbero venire insieme o separatamente.

GRETA              - (visibilmente eccitata) Leonard Vole? (Ritorna verso la scrivania) Ma è il nome che ho letto sul giornale!

CARTER           - (con tono di rimprovero) GRETA, il tè ...

GRETA              - E quello che ha chiesto di parlare con la polizia perché poteva fornire informazioni utili ...

CARTER           - (alzando la voce) II tè!

GRETA              - (raggiunge la porta, poi si volta) È stato solo ...

CARTER fissa la ragazza con occhi furenti.

 Sì, il tè, signor CARTER. (Mortificata, ma insoddisfatta, la ragazza esce dallo studio.)

CARTER           -(continua a riordinare le carte, borbottando fra sé) Queste ragazze. Spregiudicate... distratte... chissà che ne sarà delle aule di giustizia. (Esamina un documento dattiloscritto, emette un'esclamazione di rabbia, prende una penna, e fa una correzione.)

GRETA              - (entra annunciando) II signor Mayhew.

Entrano Mayhew e Leonard Vole. Mayhew è il tipico avvocato di mezza età, astuto e segaligno, dai modi controllati. Leonard è un giovanotto simpatico e cordiale, sui ventisette anni, ma in questo momento pare preoccupato. Mayhew ha con sé una borsa.

MAYHEW        - (consegnando il cappello a Greto) Si accomodi, signor Vole. (Attraversa lo studio e si ferma accanto alla scrivania) Buongiorno, CARTER, (Posa la borsa sulla scrivania.)

GRETA prende anche il cappello di Leonard, va ad appendere i due cappelli ai ganci accanto alla porta, poi esce, dando un'ultima occhiata a Leonard, di sopra una spalla.

CARTER           - Buongiorno, avvocato. Sir Wìlfrid non dovrebbe tardare molto, anche se non si sa mai, con il giudice Banter. Vado in aula per avvertirlo che è arrivato con... (Esita, si avvicina alla scrivania e si ferma accanto a Leonard Vole.)

MAYHEW        - ... con il signor Leonard Vole. Grazie, CARTER. Mi rendo conto che abbiamo fissato l'appuntamento con troppo poco anticipo, ma questo caso è...mh... piuttosto urgente .

CARTER           - si avvia alla porta.Come va la lombaggine?

CARTER           - (voltandosi) La sento solo quando il vento viene da est. Grazie per esservi ricordato della mia lombaggine, avvocato. (Esce in fretta.)

MAYHEW si siede a sinistra della scrivania, mentre Leonard passeggia nervosamente .

MAYHEW        - Si sieda, signor Vole .

LEONARD       - Grazie, ma... preferisco camminare. Certe... certe cose innervosiscono. (Procede fino all'angolo di sinistra.)

MAYHEW        - Sì, Capisco ...

GRETA              - (entra, parla con MAYHEW, ma fìssa LEONARD, interessata e affascinata) Gradisce una tazza di tè, avvocato MAYHEW? L'ho appena preparato .

LEONARD       - (con entusiasmo) Grazie, lo berrei volentieri ...

MAYHEW        - (interrompendolo con risolutezza) No, grazie.

GRETA si volta per uscire.

LEONARD       - (rivolto alla ragazza) Mi scusi. (Le sorride.)

GRETA risponde al sorriso di LEONARD, poi esce. Una pausa di silenzio.

(LEONARD percorre lo studio fino all'angolo destro, poi assume repentinamente un'espressione perplessa, che lo rende ancora più simpatico.) Insomma, non riesco a credere che stia succedendo proprio a me. Continuo a pensare che dev'essere un sogno e che prima o poi mi sveglierò.

MAYHEW        - Sì, capisco che ci si possa sentire così.

LEONARD       - (amicinandosi alla scrivania) Voglio dire che...che mi sembra così stupido.

MAYHEW        - (con voce dura) Stupido, signor Vole?

LEONARD       - Be', sì. Oh, insomma, sono sempre stato un tipo socievole... sono sempre andato d'accordo con tutti... Non sono un uomo da fare... be', niente di violento. (Si interrompe per un attimo) Ma andrà ,tutto bene,vero? Insomma, in questo paese non si viene condannati per qualcosa che non si è fatto. No?

MAYHEW        - A mio parere il sistema giudiziario inglese è il migliore del mondo.

LEONARD       - (non ha l'aria mollo convinta. Si porta dall'altra parte della scrivania e si ferma) Be'... però c'è stato il caso di quel... come si chiama... Adolf Beck. L'ho letto proprio l'altro giorno. È stato in galera per molti anni, prima che scoprissero che il vero colpevole era un certo Smith. Allora gli hanno concesso la grazia. Che strana cosa... concedere la "grazia" per qualcosa che non si è commesso.

MAYHEW        - E’ un termine legale indispensabile.

LEONARD       - (prende la sedia che si trova a sinistra della scrivania e la porta al centro del proscenio) Be', non mi sembra giusto.

MAYHEW        - L'importante è che Beck sia stato rimesso in libertà.

LEONARD       - Diciamo che gli è andata bene. Se si fosse trattato d'omicidio.. (Si siede a cavallo della sedia) Se si fosse trattato d'omicidio,sarebbe stato troppo tardi. Beck sarebbe già stato'impiccato.

MAYHEW        - (è rigido, ma gentile) Via, stgnor Vole, non bisogna essere morbosi.

LEONARD       - (con tono quasi patetico) Mi dispiace."avvocato, ma vede,comincio a essere su di giri.

MAYHEW        - Tenti di calmarsi, allora. Fra poco arriva Sir Wilfrid Robarts, e voglio che lei gli racconti la storia esattamente come l'ha raccontata a me.

LEONARD       - D'accordo, avvocato.

MAYHEW        - Nel frattempo, forse potrebbe riesaminare con me alcuni particolari... secondari. Se non vado errato, attualmente lei è disoccupato.

LEONARD       - (imbarazzato) Sì, ma ho un po' di soldi da parte. Non sono molti, ma se lei trova la via giusta per.....

MAYHEW        - (scandalizzato) Oh, ma non pensavo a... al mio onorario. Tentavo solo di aver chiaro il... be', il quadro della situazione. Il tipo di vita che conduce e... diciamo le circostanze. Da quanto tempo è disoccupato?

LEONARD       - (senza esitare, con prorompente cordialità) Da un paio di mesi.

MAYHEW        - E prima, di che cosa si occupava?

LEONARD       - Lavoravo da un garagista... ero una specie di meccanico, insomma.

MAYHEW        - Per quanto tempo ha lavorato in quel garage?

LEONARD       - Oh, per tre mesi, giorno più giorno meno.

MAYHEW        - (con tono accusatorio) Ed è stato licenziato?

LEONARD       - No, me ne sono andato io. Avevo avuto una discussione con il capo officina. Un vero e proprio figlio di p... (Si interrompe) Insomma, era un tipo insopportabile, che continuava a provocare.

MAYHEW        - Mh! E prima?

LEONARD       - Ho lavorato presso un distributore di benzina, ma poi mi sono trovato in una situazione imbarazzante e me ne sono andato.

MAYHEW        - Imbarazzante? Cioè?

LEONARD       - Be'... la figlia del padrone... era solo una ragazzina, ma... si era presa una specie di cotta per me...Intendiamoci, non c'è stato niente, fra noi, ma il padre si è arrabbiato e ha detto che facevo meglio ad andarmene. È stato molto corretto, però, e mi ha dato una generosa buonuscita. (Si alza, e all'improvviso sorride) Prima ancora, vendevo sbattiuova su commissione. (Va a riportare la sedia vicino alla scrivania.)

MAYHEW        - Senti, senti.

LEONARD       - (facendo qualche passo verso il proscenio) Che lavoraccio. Se mi ci fossi messo, avrei potuto inventarlo perfino io, uno sbattiuova meglio di quello. (All'improvviso capisce l'atteggiamento di Mayhexv) Penserà che sono un incostante. In un certo senso è vero... ma non come pensa lei. Il servizio militare mi aveva leggermente sfasato...''Sa l'ho fatto all'estero. In Germania. Non era male, là. È in Germania che ho conosciuto mia moglie. Faceva l'attrice. È da quando sono tornato a casa che non riesco a sistemarmi come dovrei. Non capisco che cosa voglio fare esattamente... Mi piace soprattutto lavorare sulle macchine e inventare nuove diavolerie meccaniche. Lo trovo interessante. Ma...

Entra Sir Wilfrid Robarts, seguito da CARTER. Sir Wilfrid indossa il soggolo da camera di consiglio, e ha in mano la toga e la parrucca. CARTER porta la giacca e la cravatta a papillon che Sir Wilfrid indossa quando non è in aula.

SIR WILFRID  - Buongiorno, John.

MAYHEW        - (alzandosi) Buongiorno, Wilfrid.

SIR WILFRID  - (porgendo la toga e la parrucca a CARTER) Tè l'ha detto, CARTER, che ero in aula? Banter ha superato se stesso. (Guarda LEONARD) E questo è il signor...il signor Vole? (S; avvicina a LEONARD.)

MAYHEW        - Sì, è il signor LEONARD            Vole.

LEONARD       - Mollo lieto, signore.

MAYHEW        - si avvicina al caminetto, senza parlare.

SIR WILFRID  - Piacere, Vole. Perché non si accomoda?

LEONARD si siede a sinistra della scrivania.

SIR WILFRID  - Come va la famiglia, John? (Si avvicina a CARTER, che lo aiuta a infilare la giacca e a togliere il soggolo.)

MAYHEW        - Molly ha avuto la sua solita influenza periodica.

SIR WILFRID  - Mi dispiace!

MAYHEW        - Già. Com 'è andato il precesso, Wilfrid? Hai vinto tu? 

SIR WILFRID  - Sono lieto di poter rispondere di sì.

MAYHEW        - Ti da sempre una grande soddisfazione battere Myers, vero?

SIR WILFRID - Mi da soddisfazione battere chiunque.

MAYHEW        - Ma soprattutto Myers.

SIR WILFRID (prendendo da CARTER la cravatta a papillon) Soprattutto Myers. (Si avvicina allo specchio) È un... un tipo irritante. (Si mette la cravatta) Riesce sempre a tirarmi fuori il peggio di me..

MAYHEW        - A quanto pare, è reciproco. Tu lo irriti perchè non gli permetti, mai di finire una frase.

CARTER esce, portando con sé parrucca, toga e soggolo.

SIR WILFRID  - E lui mi irrita perché è troppo affettato. (Si volta, fermandosi a destra della scrivania) È questo... (Si schiarisce la gola e si sistema un'inesistente parrucca) che mi fa perdere la testa. E quel suo modo di pronunciare la erre! Rro-barts... Rrobarts! Ma è un ottimo giurista. Se solo ricordasse di non fare domande quando sa benissimo che non potrebbe! Ma veniamo a noi.

MAYHEW        - (avvicinandosi alla scrivania) Sì. Ho portato il signor Vole perché voglio che ti racconti la sua storia esattamente come l'ha raccontata a me.(Estrae dalla borsa dei fogli dattiloscritti) A quanto pare, la questione riveste una certa urgenza.(Consegna i fogli a SIR WILFRID.)

SIR WILFRID  - Davvero?

LEONARD       - Mia moglie è convinta che finirò in manette.(Appare imbarazzato) È molto più intelligente di me... quindi, forse ha ragione.

SIR WILFRID  - In manette per che cosa?

LEONARD       - (ancor più imbarazzato) Be'... per omicidio.

Sir Wilfrid si siede sull'angolo della scrivania, senza rispondere.

MAYHEW        - (andando verso il centro dello studio) Si tratta del caso Emily French. Probabilmente ne avrai letto sui giornali.

SIR WILFRID    fa un cenno d'assenso.

Emily French era una zitella che viveva sola in una casa di Hampstead. Sola, a parte una vecchia governante. Alle undici di sera del quattordici ottobre, rientrando, la governante ha trova to la casa a soqquadro e la sua padrona morta, con la nuca fracassata. (A LEONARD) È così?

LEONARD       - Sì. Sono cose che succedono normalmente, al giorno d'oggi. Poi, l'altro giorno, i giornali hanno detto che la polizia era ansiosa di interrogare un certo LEONARD Vole, che la sera dell'omicidio era andato a far visita alla signorina French. Secondo la polizia, questo LEONARD Vole poteva fornire informazioni importanti. Naturalmente, mi sono presentato subito, e loro mi hanno fatto un sacco di domande.

SIR WILFRID  - (con voce severa) L'hanno avvertita delle conseguenze?

LEONARD       - (con aria vaga) Non lo so. Cioè, mi hanno chiesto se ero disposto a rilasciare una dichiarazione e a firmarla, e mi hanno detto che la dichiarazione poteva essere usata in tribunale. È questo, avvertirmi delle conseguenze?

SirWilfrid scambia un'occhiata con MAYHEW e parla più a lui che a LEONARD

SIR WILFRID  - (alzandosi) Oh, be', ormai è fatta. (Si porta all'altro lato della scrivania.)

LEONARD       - Sa cosa le dico? Che tutta quella storia mi è sembrata stupida. Ho raccontato tutto quello che sapevo, e i poliziotti sono stati molto gentili, oltre che sembrare soddisfatti. Quando sono tornato a casa e ho detto a Romaine quello che avevo fatto... Romaine è mia moglie... lei si è arrabbiata. Secondo lei... be'... quelli potevano essersi messi in testa che ero stato io.

SIR WILFRID prende la sedia a sinistra del caminetto e la porta verso il proscenio, vicino a MAYHEW, che si siede.

E così ho pensato che forse avrei fatto meglio a cercarmi un avvocato. (Si rivolge a MAYHEW) Per questo sono venuto da lei. Pensavo che potesse dirmi che cosa dovevo fare. (Guarda ansiosamente i dueuomini.)

SIR WILFRID  - (allontanandosi di qualche passo da Mayhew) La conosceva bene, questa signorina French?

LEONARD si alza, ma SIR WILFRID gli fa cenno di restare seduto.

LEONARD       - Oh, sì, era sempre stata molto gentife con me. (Si rimette a sedere) Be', qualche volta era terribilmente noiosa... Insomma, si preoccupava troppo per me. Ma lo faceva a fin di bene, e quando ho letto sui giornali che era stata uccisa, ne sono rimasto sconvolto, perché, vede, le ero molto affezionato.

MAYHEW        - Racconti a SIR WILFRID quello che Ha detto a me, gli spieghi come aveva conosciuto la signorina French.

LEONARD       - (voltandosi ubbidiente verso SIR WILFRID) Be' è stato un giorno in Oxford Street.Ho visto una vecchia che attraversava, carica di pacchi. Proprio in mezzo alla strada, i pacchi le sono caduti. Mentre lei tentava di raccattarli, per poco non è stata investita da un autobus.

SIR WILFRID si sposta lentamente dall'altra parte della scrivania.

Ho fatto appena in tempo di portarla in salvo fino al marciapiede. Poi sono andato a ricuperare i pacchi in mezzo alla strada, li ho ripuliti dal fango come meglio potevo e ho legato lo spago a uno che si era aperto, macchiando la povera vecchia dalla testa ai piedi. Insomma, sa come vanno queste cose.

SIR WILFRID  - E la signorina French le ha dimostrato la sua gratitudine?

LEONARD       - Oh, sì, mi è sembrata molto grata. Ha continuato a ringraziarmi, come se le avessi salvato la vita, invece dei pacchi.

SIR WILFRID  - Non poteva proprio aver pensato che le avesse salvato la vita? (Apre il cassetto della scrivania e ne estrae un pacchetto di sigarette.)

LEONARD       - Oh, no. Non c'è stato niente di eroico, in quello che ho fatto. Comunque, per pura coincidenza, due giorni dopo mi sono trovato seduto dietro di lei, a teatro. La signorina French si è guardata attorno, mi ha riconosciuto e ci siamo messi a parlare. Alla fine, mi ha invitato ad andare a trovarla.

SIR WILFRID  - E lei ci è andato?

LEONARD       - Sì. Lei ha insistito perché decidessi il giorno. Mi sembrava scortese rifiutare. E così, le ho detto che sarei andato il sabato dopo.

SIR WILFRID  - Quindi, è andato a trovarla nella sua casa di… (Guarda i fogli sulla scrivania.)

MAYHEW        - Di Hampstead.

LEONARD       - Appunto.

SIR WILFRID  - Che cosa sapeva della signorina French, quando e andato a trovarla per la prima volta? (Si siede sull’angolo della scrivania.)

LEONARD       - Be', in realtà niente, a parte quello che mi aveva detto lei. Sapevo che abitava sola e che non aveva molti amici. Qualcosa del genere.

SIR WILFRID  - La signorina French abitava con la sola governante?

LEONARD       - Sì. In compenso, aveva otto gatti. Otto, dico. La casa era elegante e piena di belle cose, ma odora va un po' di gatto.

SIR WILFRID  - Aveva ragione di ritenere che la signorina fosse ricca? (Si alza dalla scrivania e fa qualche passo )

LEONARD       - Be , da come parlava, sì.

SIR WILFRID  - E lei, è ricco? (Attraversa parte della scena per avvicinarsi a LEONARD.)

LEONARD       - (con allegria) Oh, io non ho il becco d'un quattrino, sono al verde da un bel po' di tempo.

SIR WILFRID  - Che peccato.

LEONARD       - Già. Oh, vuole dire che la gente può pensare che frequentavo la signorina French per succhiarle dei quattrini?

SIR WILFRID  - (disarmato) Non mi sarei espresso esattamente con questi termini, ma sì, essenzialmente è quel lo che la gente potrebbe pensare.

LEONARD       - Ma non è vero, gliel assicuro. In realtà, mi faceva pena. Era molto sola. Sono stato cresciuto da una vecchia zia, zia Betsy, e i vecchi mi piacciono.

SIR WILFRID - Vecchi, dite. Sa quanti anni aveva la signorina French?

LEONARD       - Be', prima non lo sapevo. L'ho scoperto leggendo i giornali. Aveva cinquantasei anni.

SIR WILFRID - Cinquantasei. Lei la considerava vecchia, signor Vole, ma dubito che la signorina French si considerasse tale.

LEONARD       - Be', non la si può certo definire giovane.

SIR WILFRID - (fa qualche passo, poi torna a sedersi sull'angolo della scrivania) Continuiamo. Andava spesso a trovare la signorina French?

LEONARD       - Sì. Un paio di volte alla settimana.

SIR WILFRID  - Veniva anche sua moglie?

LEONARD       - (leggermente imbarazzatoNo, no.

SIR WILFRID  - Come mai?

LEONARD       - Be'... be', sinceramente, non credo che sarebbero andate d'accordo.

SIR WILFRID  - Si spieghi meglio. Per colpa di sua moglie o per colpa della signorina French?..

LEONARD       - Della signorina French. (E’ esitante.)

MAYHEW        - Continui, continui.

LEONARD       - La signorina French si era molto affezionata a me.

SIR WILFRID  - Intende dire che si era innamorata di lei?

LEONARD       - (scandalizzato) Oh, no! Niente del genere. Si limitava a coccolarmi, a viziarmi. Cose così.

SIR WILFRID  - (dopo una breve, pausa) Vede, signor Vole, sono sicuro che parte dell'accusa della polizia contro di lei... ammesso che vi sia un'accusa, e per il momento non ho ragione di ritenere che vi sia...parte dell'accusa, dicevo, poggerebbe indubbiamente su un interrogativo. Perché lei, giovane, attraente, sposato, dedicava tanto del suo tempo a una donna anziana con la quale non doveva avere molto in comune?

LEONARD       - (all'improvviso è di cattivo umore) Già, lo so che penseranno che le stavo attorno per i soldi. E in un certo senso è vero. Ma solo in un certo senso.

SIR WILFRID  - (disarmato) Be', se non altro è sincero, signor Vole. Potrebbe spiegarsi meglio?

LEONARD       - (Si alza e si avvicina al caminetto) La signorina French non nascondeva di essere piena di quattrini. Come le ho detto, io e Romaine... Romaine è mia moglie... siamo praticamente al verde.(Si avvicina alla sedia, ma resta in piedi) Ammetto che speravo che mi prestasse dei soldi, se proprio ne avessi avuto bisogno. Lo dico sinceramente.

SIR WILFRID  - Le ha chiesto un prestito?

LEONARD       - No. Cioè, la mia situazione non era disperata.(All'improvviso assume un'espressione preoccupata, come se si rendesse conto per la prima volta della gravità della situazione) Capisco che può suonare male. (Si rimette a sedere.)

SIR WILFRID  - La signorina French sapeva che lei era sposato?

LEONARD       - Oh, Sì.

SIR WILFRID  - Ma non le ha mai chiesto di portare sua moglie con lei?

LEONARD       - (leggermele imbarazzato) No. Lei... be', sembrava dare per scontato che mia moglie ed io non andassimo d'accordo.

SIR WILFRID  - Lei aveva fatto qualcosa per darle questa sensazione?

LEONARD       - No. Proprio no. Ma lei... be', ne era convinta, ed io ho pensato che se avessi portato Romaine….forse la signorina French avrebbe perso l'interesse per me. Non volevo esattamente spillarle dei quattrini, ma avevo inventato un nuovo marchingegno per le macchine... un'ottima idea... e se fossi riuscito a convincere la signorina French a finanziarmi, be', lei ci avrebbe messo i soldi, ma io le avrei fatto guadagnare un bei po'. Oh, è molto difficile da spiegare... ma non le spillavo dei soldi. Mi creda, Sir WILFRID.

SIR WILFRID  - Che cifre ha ottenuto dalla signorina French, durante questo periodo?

LEONARD       - Neanche un soldo. Mai.

SIR WILFRID  - Mi parli della governante.

LEONARD       - Janet MacKenzie? Una vecchia arpia, quella Janet. La povera signorina French era una vittima, nelle sue mani. Oh, Janet aveva cura di lei, certo, ma quando c'era Janet, la povera vecchia non poteva neanche fiatare. (Pensieroso) Janet non aveva simpatia per me, neanche un po'.

SIR WILFRID  - Sa dirmi come mai?

LEONARD       - Oh, probabilmente era gelosa. Secondo me, non le andava giù che aiutassi la signorina French nei suoi affari.

SIR WILFRID  - Ma guarda, e così lei aiutava la signorina French nei suoi affari!

LEONARD       - Sì. Era preoccupata per i suoi investimenti e non era capace di riempire formular; e cose simili, e così le davo una mano io.

SIR WILFRID  - Signor Vole, sto per farle una domanda molto seria. Ed è di vitale importanza che lei risponda sinceramente. Lei era in cattive acque, dal punto di vista economico, e aveva mano negli affari della signorina French. Ha mai utilizzato a suo beneficio le somme che maneggiava?

LEONARD sta per respingere con vigore l'accusa. 

Aspetti un attimo, prima di rispondere. Vede, signor Vole, esistono due punti di vista: O lei è in grado di provare la sua onestà, oppure, se ha raggirato in qualche modo quella donna, dev'essere pronto a sostenere che non aveva nessuna ragione per ucciderla, dato che. rappresentava per lei una sicura fonte di reddito. Può capire da solo che ognuno di questi punti di vista ha i suoi vantaggi. Io voglio la verità. Prenda pure tempo, prima di rispondere.

LEONARD       - SIR WILFRID, le assicuro che.ho giocato sempre pulito e che non scoprirà niente che possa sbugiardarmi. Sempre pulito, Ho giocato.

SIR WILFRID - Grazie, signor Vole. Questo mi solleva molto. Le riconosco troppa intelligenza, per pensare che possa mentire su una questione tanto importante. E adesso occupiamoci di quel giorno d'ottobre... il... (Esita.)

MAYHEN         - Il quattordici.

SIR WILFRID - Quattordici. (Si alza) È stata la signorina French a invitarla ad andare da lei, quella sera?

LEONARD       - No, veramente no. Ma avevo trovato un nuovo marchingegno e pensavo che potesse piacerle. E così, sono andato da lei. Sono arrivato verso le otto meno un quarto. Era la serata libera, per Janet MacKenzie, e sapevo che la signorina French era sola e magari si sentiva triste.

SIR WILFRID - Era la serata libera, per Janet MacKenzie, e lei lo sapeva.

LEONARD       - (allegramente) Oh, sì, sapevo che Janet usciva sempre, il venerdì sera.

SIR WILFRID - Non mi sembra un elemento a suo favore.

LEONARD       - Perché no? È più che naturale che scegliessi quel- la sera per andare a trovare la signorina French.

SIR WILFRID - La prego di continuare, signor Vole.

LEONARD       - Be', sono arrivato verso le otto meno un quarto.La signorina aveva già finito di cenare, e così abbiamo bevuto il caffè insieme. Poi abbiamo giocato a Doublé Demon. Alle nove, l'ho salutata e sono andato a casa.

SIR WILFRID    percorre la scena fino all'angolo a sinistra.

MAYHEW        - A me ha detto che quella sera la governante è rientrata più presto del solito.

LEONARD       - Sì, l'ho saputo dalla polizia che era tornata a prendere una cosa che aveva dimenticato e che ha sentito... qualcuno parlare con la signorina French. Be', so solo che non ero io.

SIR WILFRID  - Può provarlo, signor Vole?

LEONARD       - Certo che posso provarlo. A quell'ora, ero già a casa con mia moglie. La polizia ha continuato a interrogarmi su questo punto. Dov'ero alle nove e mezzo. Be', a volte capita di non ricordare dove si era, no? Per fortuna, ricordo benissimo che quella sera sono tornato diritto a casa da Romaine e che non siano usciti.

SIR WILFRID  - (portandosi verso il proscenio) Vive in un edificio con più appartamenti?.

LEONARD       - Sì. Abbiamo un appartamentino minuscolo su un negozio, dietro la stazione di Euston.

SIR WILFRID  - (mettendosi accanto a LEONARD) L'ha vista rientrare qualcuno, quella sera?

LEONARD       - Non credo. Perché?

SIR WILFRID  - Potrebbe tornare a suo vantaggio, se qualcuno l'avesse vista.

LEONARD       - Ma non può pensare che... Voglio dire, se la signorina French è stata veramente uccisa alle nove e mezzo, mi basta e avanza la testimonianza di mia moglie, no?

SIR WILFRID e Mayhevv si scambiano un'occhiata, poi SIR WILFRID attraversa la scena fino alla parete di sinistra.

MAYHEW        - E sua moglie è pronta a testimoniare che a quell'ora lei era a casa?

LEONARD       - Ma certo.

MAYHEW        - (alzandosi ed avvicinandosi al caminetto) Lei è molto affezionato a sua moglie, e sua moglie a lei, vero?

LEONARD       - (il suo viso si addolcisce) Romaine mi ama profondamente. È la moglie più devota che un uomo potrebbe desiderare.

MAYHEW        - Capisco. Il suo è un matrimonio felice.

LEONARD       - Felicissimo. Romaine è una donna meravigliosa. Assolutamente meravigliosa. Vorrei che la conoscesse, avvocato.

Bussano alla porta.

SIR WILFRID  - (alzando la voce) Avanti.

GRETA              - (entra con un giornale) Il giornale della sera, SIR WILFRID. (Indica un paragrafo, mentre consegna il giornale a Sir Wilfrid.)

SIR WILFRID - Grazie, Greta.

GRETA              - Gradisce una tazza di tè, signore?

SIR WILFRID - No, grazie. Oh, e lei, signor Vole?

LEONARD       - No, grazie.

SIR WILFRID - No, grazie, Greta.

GRETA esce, mentre SIR WILFRID fa qualche passo e si porta accanto alla scrivania

MAYHEW        - Ritengo che sarebbe utile che noi incontrassimo sua moglie.

LEONARD       - Intende dire una'riuniohe vera e propria, attorno a un tavolo?

SIR WILFRID va a sedersi alla scrivania.

MAYHEW        - Signor Vole, mi chiedo se lei si renda conto della gravità della situazione.

LEONARD       - (appare innervosito) Certo. Certo, ma... be', insomma, sembra un brutto sogno. Non riesco a credere che stia accadendo proprio a me. Omicidio. È una cosa di cui si legge sui libri e sui giornali, ma come si fa a pensare che possa accadere proprio a noi? È per questo, forse, che continuo a buttarla sul ridere, anche se non c'è proprio niente da ridere.

MAYHEW        - No, temo proprio di no.

LEONARD       - Ma va tutto bene, vero? Insomma, se la signorina French è stata uccisa alle nove e mezzo ed io ero a casa con Romaine...

MAYHEW        - Com'è andato a casa? In autobus o in metropolitana?

LEONARD       - A piedi. Ci ho messo venticinque minuti, ma era una bella serata, anche se c'era vento.

MAYHEW        - Ha incontrato qualcuno che conosceva, durante il tragitto?

LEONARD       - No, ma che importanza ha? Insomma, Romaine...

SIR WILFRID  - La testimonianza di una moglie devota, non suffragata da altre testimonianze, può risultare non del tutto convincente, signor Vole.

LEONARD       - Vuol dire che potrebbero pensare che Romaine è disposta a mentire per me?

SIR WILFRID  - È già accaduto, signor Vole.

LEONARD       - Oh, Romaine lo farebbe, ne sono sicuro, solo che in questo caso non ne ha bisogno. Insomma, le cose sono andate proprio così. Lei mi crede, vero? SIR WILFRID

SIR WILFRID - Si, le credo, signor Vole, ma non deve convincere me. Lei sa, vero, che la signorina French l'ha lasciata suo erede universale?

LEONARD       - (assolutamente sbalordito) Erede universale? Sta scherzando!

SIR WILFRID  - Non scherzo affatto. È sul giornale del pomeriggio. (Porge il giornale a Vole.)

LEONARD       - (legge l'articolo) Be', non riesco a crederci..

SIR WILFRID  - .Non ne sapeva niente?

LEONARD       - Certo che no. La signorina French non ne ha mai fatto parola. (Porge il giornale a MAYHEW.)

MAYHEW        - Ne è proprio sicuro, signor Vole?

LEONARD       - Sicurissimo. Sono molto grato alla signorina French... anche se, in un certo senso, preferirei che non l'avesse fatto. Insomma, suona male, visto come stanno le cose.

SIR WILFRID  - Questo le fornisce un movente adeguato. Cioè, glielo fornirebbe se lei avesse saputo come stavano le cose... ma lei nega di averlo saputo. La signorina French non le ha mai accennato che voleva fare testamento?

LEONARD       - Una volta ha detto a Janet: "Hai paura che cambi il testamento", ma non aveva niente a che fare con me. Cioè si è trattato solo di un litigio fra loro due (All'improvviso sembra preoccupato) Pensa che mi arresteranno?

SIR WILFRID  - Penso, signor Vole, che lei debba prepararsi a un'eventualità del genere.

LEONARD       - (aliandosi) Farà... farà del suo meglio per aiutarmi, non è vero, SIR WILFRID?

SIR WILFRID  - (con tono amichevole) Caro signor Vole, può stare sicuro che farò tutto ciò che posso per aiutarla.Non si preoccupi, si fidi di me.

LEONARD       - Si occuperà anche di Romaine, vero? Romaine sarà sconvolta.

SIR WILFRID  - Non si preoccupi, ragazzo mio, non si preoccupi.

LEONARD       - (si rimette a sedere e quando parla guarda MAYHEW) C'è anche la parte economica di cui preoccuparsi. Ho qualche soldo ma non molti. Forse non avrei dovuto chiedere il suo aiuto.

MAYHEW        - Ritengo che riusciremo a organizzare una difesa adeguata. Provvede il tribunale, quando gli imputati sono nullatenenti.

LEONARD       - (alzandosi e avvicinandosi alla scrivania) Non riesco a crederci Non riesco a credere che io, LEONARD Vole, potrei trovarmi sul banco degli accusati e dire: "Sono innocente". "Con la gente che mi fìssa. (Rabbrividisce visibilmente, come se volesse riscuotersi da un brutto, sogno,poi si rivolge a MAYHEW) Non riesco a capire come mai non hanno pensato che si sia trattato di un ladro. Insomma, la finestra era fracassata e c'era della roba sparsa sul pavimento. Così dicevano i giornali, almeno. (Si rimette a sedere) Sembra molto più probabile che si sia trattato di un ladro, no?

MAYHEW        - La polizia deve aver avuto le sue buone ragioni per pensare che non si sia trattato di un ladro.

LEONARD       - Be', secondo me...

Entra CARTER 

SIR WILFRID – Si Carter?

CARTER           - Chiedo scusa, Sir Wilfrìd, ma ci sono due signori che chiedono del signor Vole.

SIR WILFRID - Polizia?

CARTER           - Sì.

MAYHEW si alza.

SIR WILFRID  - (anche lui si alza e si avvia verso la porta) Sta' tranquillo, John. Me ne occupo io.

Sir Wilfrid esce, seguito da CARTER

LEONARD       - Santo cielo! Ci... ci siamo? Temo di sì. Masi calmi, non si perda di coraggio.(Si avvicina a Vole e gli batte una mano sulla spalla) Non apra bocca. Lasci fare a noi. (Riporta la sedia vicino al caminetto.) Ma come hanno fatto a sapere che ero qui? Probabilmente le avevano messo qualcuno alle calcagna. 33

LEONARD       - (ancora incapace di credere a quello che succede) Ma allora sospettano veramente di me.Entrano

SIR WILFRID  - . l'ispettore Heame e un agente investigativo in borghese. L'ispettore è alto, attraente.ISPETTORE (parla mentre entra, rivolto a

SIR WILFRID  - ) Spiacente di disturbarla, SIR WILFRID.

SIR WILFRID  - (restando dov'è) Questo è signor Vole. Leonard si alza.

ISPETTORE      - (avvicinandosi a Vote) Lei è LEONARD Vote?

LEONARD       - Sì.

ISPETTORE      - Io sono l'ISPETTORE Heame. Ho con me un mandato d'arresto a suo nome. È accusato di aver ucci. so la signorina Emily French. Ho il dovere d'avvertirla che qualunque cosa dica potrà essere '-usata contro di lei.

LEONARD       - Okay (Guarda nervoso SIR WILFRID, poi va a prendere il cappello dall'attaccapanni) Sono pronto.

MAYHEW        - (avvicinandosi all'ISPETTORE) Buongiorno, ISPETTORE Hearne. Io sono l'avvocato MAYHEW, difensore , del signor Vole.

ISPETTORE      - Molto lieto, avvocato. Porteremo il signor Vole con noi e formuleremo subito l'accusa.

L'agente investigativo esce con LEONARD, mentre l'ISPETTORE si avvicina a SIR WILFRID, pur continuando a parlare rivolto a MAYHEW

Bella giornata, oggi. E pensare che ieri sera la città era coperta di ghiaccio. Ci vediamo più tardi, avvocato. (Si avvia alla porta) Spero di non averla importunata troppo, SIR WILFRID.

SIR WILFRID  - Nessuno riesce mai a importunarmi.

L'ISPETTORE ride educatamente ed esce.

(Chiude la porta) Devi ammettere, John, che quel giovanotto è in un guaio peggiore di quanto si renda conto.

MAYHEW        - Altro che. Che ne pensi di lui?

SIR WILFRID  - (avvicinandosi a MAYHEW) Eccezionalmente ingenuo, eppure, in un certo senso, astuto. Intelligente, direi. Ma indubbiamente non si rende conto di quanto sia pericolosa la situazione.

MAYHEW        - Pensi che sia colpevole?

SIR WILFRID  - Non ne ho idea. In prima battuta però, direi di no. Sei d'accordo?

MAYHEW        - (estraendo la pipa dal taschino) Sì.

SIR WILFRID va a prendere il contenitore del tabacco dalla mènsola del camino e lo porge a Mayheiv, che gli si avvicina, lo prende e si ferma vicino alla scrivania per riempire la pipa.

SIR WILFRID  - Be', a quanto pare ci ha fatto ùii'impressione favorevole. Chissà perché, poi..Non ho mai sentito un racconto più sgangherato. Non so proprio cosa potremo fare. L'unico elemento a suo favore pare essere la moglie... e chi crederà a sua moglie?

MAYHEW        - (ironico) Be', è già accaduto.

SIR WILFRID  - Per giunta, quella donna è straniera. Fra i giurati, nove su dodici saranno convinti che gli stranieri mentono sempre. Arriverà sul banco dei testimoni tesa e sconvolta e non capirà le domande dell'accusa. Comunque, dobbiamo parlarle.Vedrai, si farà venire una crisi isterica qui, nel mio studio.

MAYHEW        - Forse preferisci non accettare la difesa di Vole

SIR WILFRID  - E chi lo dice? Non dovrei accettarla solo perche quel ragazzo racconta una storia idiota?

MAYHEW        - (si avvicina a SIR WILFRID e gli restituisce il contenitore del tabacco) Ma vera.

SIR WILFRID  - (rimettendo il contenitore sulla mensola del camino) Già, dev'essere vera. Non sarebbe tanto stupida, se non lo fosse. Prova a mettere i fatti nero su bianco, e vedrai che risultato.

Mayhew si fruga in tasca, alla ricerca dei fiammiferi.

Malgrado questo, quando il ragazzo racconta tutte quelle idiozie, ci si rende conto che potrebbe essere andata esattamente come dice lui. Maledizione, anch'io ho avuto l'equivalente di una zia Betsy. Le volevo molto bene.

MAYHEW        - Secondo me, Vole ha una personalità gradevole. E’ simpatico.

SIR WILFRID  - (esimendo di tasca una scatola di fiammiferi e porgendola a MAYHEW) Si, dovrebbe fare buona impressione sulla giuria. Il presidente, però, non si lascerà commuovere. E poi, Vole è un sempliciotto, di quelli che è facile fare a pezzi, quando sono sul banco degli accusati.

MAYHEW si accorge che la scatola di fiammiferi è vuota e la getta ne! cestino della carta straccia.

Dipende molto dalla moglie.

Bussano alla porta.

Avanti!

Entra GRETA , che appare eccitata e spaventata insieme. Chiude la porta.

Sì, GRETA? Che c’è?

GRETA              - (in un sussurro) C'è la signora Vole

MAYHEW        - La signora Vole?

SIR WILFRID  - Venga qui. Ha visto quel giovanotto? È stato arrestato per omicidio.

GRETA              - (avvicinandosi a SIR WILFRID) Lo so. Come eccitante!

SIR WILFRID  - Pensa che il signor Vole sia colpevole?

GRETA              - Oh, no! Sono certa di no

SIR WILFRID  - Oh, e come mai?

GRETA              - È troppo simpatico.

SIR WILFRID  - (a MAYHEW) E così, siamo in tre. (A GRETA) Faccia accomodare la signora Vole... Probabilmente siamo tre ingenui (Si avvia verso la sedia vicino alla scrivania)... irretiti da un simpatico giovanotto. (Si siede, pronto a ricevere Romaine.)

CARTER           - (entra, annunciando con voce stentorea) La signora Vole!

Entra Romaine. È una donna evidentemente straniera di erande personalità, molto composta. Quando parla, usa un tono stranamente ironico..

MAYHEW        - (avvicinandosi a lei) Cara signora Vole. (Assume un aria di grande comprensione, ma è lievemente sbilanciato dalla personalità della donna.)

CARTER esce chiudendosi la porta alle spalle.

ROMAINE        - Oh, lei è l'avvocato'MAYHEW……

MAYHEW        - Sì, e questo è SIR WILFRID Robarts, che ha accettato di difendere suo marito.

ROMAINE        - (avanzando verso il proscenio) piacere, SIR WILFRID.

SIR WILFRID  - II piacere è mio.

ROMAINE        - Vengo dal suo studio, avvocato MAYHEW. Mi han no detto che era qui con mio marito.

SIR WILFRID  - Già.

ROMAINE        - Mentre arrivavo, mi è parso di vedere LEONARD salire su una macchina. C'erano due uomini, con lui.

SIR WILFRID  - Via, signora Vole, non deve allarmarsi.

ROMAINE appare tutt'altro che allarmata, mentre SIR WILFRID  è leggermente sconcertato.

Perché non si accomoda?

ROMAINE        - Grazie. (Prende posto sulla sedia a sinistra della scrivania.)

SIR WILFRID  - (spostandosi all'altro lato della scrivania) Non c'è ragione di allarmarsi, per il momento, e lei non deve cedere. (Si mette dietro la scrivania.)

ROMAINE        - (dopo una pausa) Oh, no, non cederò.

SIR WILFRID  - Come forse ha già sospettato, suo marito è stato tratto in arresto.

ROMAINE        - Per l'omicidio di Emily French?

SIR WILFRID  - Temo di sì. Ma la prego, non si allarmi.

ROMAINE        - Continua a ripeterlo, SIR WILFRID, ma io non sono allarmata.

SIR WILFRID  - No. No, lo vedo che possiede una grande forza d'animo.

ROMAINE        - La chiami pure così, se preferisce.

SIR WILFRID  - L'importante è mantenere la calma e affrontare la situazione con ragionevolezza.

ROMAINE        - Sono d'accordo. Ma lei non deve nascondermi niente, SIR WILFRID. Non deve risparmiarmi. Voglio sapere tutto. (Con un'intonazione leggermente diversa) Voglio sapere... il peggio.

SIR WILFRID  - Splendido. Splendido. È così che bisogna affrontare le situazioni. (Si sposta a destra della scrivania) E ora, cara signora Vole, niente allarmismi o sconforti. Esamineremo i fatti con serenità e ragionevolezza. (Prende posto alla scrivania) Suo marito ha stretto amicizia con la signorina French circa sei mesi fa. Lei era... mh... al corrente di questa amicizia?

ROMAINE        - LEONARD mi ha detto di aver salvato una vecchia e i suoi pacchetti in mezzo a una strada affollata. Mi ha detto anche che lei lo ha invitato ad andare a trovarla.

SIR WILFRID  - Naturale, naturale. E suo marito ci è andato.

ROMAINE        - Sì.

SIR WILFRID  - E i due sono diventati grandi amici.

ROMAINE        - Evidentemente.

SIR WILFRID  - È successo mai che lei accompagnasse suo marito?

ROMAINE        - Secondo LEONARD era meglio di no.

SIR WILFRID  - (dandole un'occhiata) Secondo LEONARD era me glio di no. Capisco. Ma fra di voi, ha spiegato mai perché riteneva che era meglio di no?

ROMAINE        - Era convinto che la signorina French preferisse così.

SIR WILFRID  - (leggermente innervosito, lascia cadere l'argomento) Sì, sì, capisco. Be', ci torneremo sopra in un altro momento. Suo marito, quindi, è diventato amico della signorina French e le ha fatto vari favori. La signorina era una donna sola, anziana, aveva molto tempo a disposizione e trovava con geniale la compagnia di suo marito.

ROMAINE        - LEONARD sa essere molto simpatico, quando vuole.

SIR WILFRID  - Sì, ne sono certo. Indubbiamente, riteneva che fosse gentile, da parte sua, andare a far compa gnia a una vecchia signora.

ROMAINE        - Penso di sì.

SIR WILFRID  - E lei non trovava niente da ridire sull'amicizia di suo marito con questa vecchia signora?

ROMAINE        - Mi pare di non aver mai obiettato, no.

SIR WILFRID  - Signora Vole, naturalmente lei ha piena fiducia in suo marito. Conoscendolo come lo conosce..

ROMAINE        - Sì, lo conosco benissimo.

SIR WILFRID  - Signora Vole, non trovo le parole per dirle quanto ammiro il suo coraggio e la sua calma. Sapendo quanto sia devota a suo marito...

ROMAINE        - E così, sa quanto gli sono devota?

SIR WILFRID  - Naturalmente.

ROMAINE        - Mi scusi, ma io sono straniera, e non sempre trovo la parola adatta, nella vostra lingua. Ma non avete un detto secondo il quale bisogna fidarsi solo della conoscenza diretta delle cose? E lei non lo sa per conoscenza diretta che io sono devota a mio marito, vero, SirWilfrid? (Sorride.)

SIR WILFRID  - (leggermele sconcertato) No, no, ha ragione. Ma me l'ha detto suo marito.

ROMAINE        - LEONARD le ha detto che io gli sono devota?

SIR WILFRID  - Infatti. Ha parlato della sua devozione in termini addirittura commoventi.

ROMAINE        - A volte penso proprio che gli uomini siano stupidi.

SIR WILFRID  - Come ha detto?

ROMAINE        - Non importa. Continui, la prego.

SIR WILFRID  - (si alza e si mette davanti alla scrivania, verso il proscenio) Questa Emily French era molto ricca e non aveva parenti. Come molte donne anziane un po' originali amava fare e disfare testamenti. In vita sua, ne aveva redatti parecchi. Poco dopo aver conosciuto suo marito, ne ha fatto uno nuovo. A parte qualche piccolo lascito, suo marito è l'erede universale.

ROMAINE        - Sì.

SIR WILFRID  - Lo sapeva?

ROMAINE        - L'ho letto sui giornali, stamattina.

SIR WILFRID  - Capisco. Ma prima di leggerlo sui giornali, non ne aveva idea? E suo marito, non ne aveva idea?

ROMAINE        - (dopo una breve pausa) Questo le ha detto LEONARD?

SIR WILFRID  - Sì. Lei suggerisce qualcosa di diverso?

ROMAINE        - No. Oh, no. Non suggerisco niente.

SIR WILFRID  - (Si avvicina nuovamente alla scrivania e si siede) Sembra non ci siano dubbi che la signorina French considerasse suo marito come un figlio, o come un nipote prediletto.

ROMAINE        - (con inequivocabile ironia) Pensa davvero che la signorina French considerasse mio marito come un figlio?

SIR WILFRID  - (scandalista) Sì. Certo che lo penso. E penso che sia naturale, date le circostanze.

ROMAINE        - Che razza di ipocriti siete, in questo paese.

MAYHEW va a sedersi sulla sedia a sinistra del caminetto.

SIR WILFRID  - Ma cara signora Vole!

ROMAINE        - L'ho scandalizzata? Mi dispiace.

SIR WILFRID  - Capisco, capisco. Lei considera la situazione con mentalità continentale. Ma le assicuro, cara signora, che è un atteggiamento sbagliato. Le sconsiglio vivamente di suggerire in qualche modo che la signorina French nutriva per LEONARD Vole sentimenti... be', sentimenti diversi da quelli di una... be', madre... o, diciamo, zia.

ROMAINE        - D'accordo, diciamo zia, allora, se pensa che sia meglio.

SIR WILFRID  - Signora Vole, bisogna pensare alle reazioni dei giurati.

ROMAINE        - Sì, certo, me he rendo conto. Ci ho pensato molto.

SIR WILFRID  - Bene. Dobbiamo lavorare insieme. E ora, parliamo della sera del quattordici ottobre. È passata poco più di una settimana. Ricorda quella sera?

ROMAINE        - La ricordo benissimo.

SIR WILFRID  - LEONARD Vole è andato a far visita alla signorina French. La governante, Janet MacKenzie, era fuori. Il signor Vole ha giocato a Doublé Demon con la signorina French e poi, verso le nove, è tornato a casa a piedi... così dice... ed è arrivato verso le nove e venticinque. (Guarda ROMAINE con aria interrogativa.)

ROMAINE si alza per avvicinarsi al caminetto. Si alzano anche SIR WILFRID     e MAYHEW.

ROMAINE        - (pensierosa, inespressiva) Alle nove e venticinque.

SIR WILFRID  - Alle nove e mezzo, la governante è tornata a casa per prendere qualcosa che aveva dimenticato. Passando davanti alla porta del salotto, ha sentito la signorina French chiacchierare con un uomo e ha dedotto che l'uomo fosse LEONARDVole. A quanto sostiene l'ISPETTORE Hearne, è stata questa dichiarazione di Janet MacKenzie a provocare l'arresto di suo marito. Il signor Vole, però sostiene di avere un alibi inoppugnabile, dato che a quell'ora era a casa con lei.Una lunga pausa.

ROMAINE non parla, malgrado che SIR WILFRID continui a guardarla. E così, non è vero? Suo marito era a casa con lei, alle nove e mezzo? 

SIR WILFRID e MAYHEW continuano a fissare ROMAINE.

ROMAINE        - È questo che dice LEONARD? Che alle nove e mezzo era a casa con me?

SIR WILFRID  - (con voce dura) Non è così?

Un altro lungo silenzio.

ROMAINE        - (raggiunge la sedia a sinistra della scrivania). Ma certo. (Si siede.)

SIR WILFRID  - (sospirando di sollievo, prende posto di nuovo alla scrivania) La polizia l'ha già interrogata su questo punto, signora?

ROMAINE        - Oh, sì, sono venuti ieri sera.

SIR WILFRID  - E lei? Cos'ha detto?

ROMAINE        - (parlando come se ripetesse frasi imparate a memoria) Ho detto che quella sera LEONARD è rientrato alle nove e venticinque e non è più uscito.

MAYHEW        - (lievemente a disagio) Ha detto... Oh (Va a sedersi vicino al caminetto.)

ROMAINE        - Va bene, no?

SIR WILFRID  - Che intende dire, signora Vole?

ROMAINE        - (dolcemente) È questo che LEONARD voleva che dicessi, no?

SIR WILFRID  - È la verità. L'ha appena confermato.

ROMAINE        - Devo capire bene... per essere sicura. Se dico di sì, se dico che LEONARD era con me, alle nove e mezzo di quella sera... lo rilasceranno?

SIR WILFRID    e MAYHEW sono visibilmente sorpresi dall'atteggiamento di ROMAINE.

Lo rilasceranno?

MAYHEW        - (si alza per avvicinarsi a ROMAINE) Se dite tutti e due la verità, allora la polizia dovrà... be', dovrà rilasciarlo.

ROMAINE        - Ma quando ho detto... questo, be', non credo che la polizia mi abbia creduta. (Non appare minimamente turbata. Anzi, sembra lievemente soddisfatta.)

SIR WILFRID  - Cosa le fa pensare che non le abbiano creduto?

ROMAINE        - (con improvvisa malizia) Forse non l'ho detto bene.

Sir Wilfrid e MAYHEW si scambiano un'occhiata. MAYHEW si rimette a sedere. Lo sguardo freddo, impudente, di ROMAINE incontra quello di SIR WILFRID. Fra loro si è instaurato un inequivocabile antagonismo.

SIR WILFRID  - (cambiando tono) Signora Vole, non capisco proprio il suo atteggiamento..

ROMAINE        - Non lo capisce? Be', forse non è facile..

SIR WILFRID  - Ritiene forse che la posizione di suo marito non sia del tutto chiara?

ROMAINE        - Le ho appena spiegato che desidero sapere quanto è grave la posizione di mio... di mio marito. Ho detto alla polizia che LEONARD era con me, alle nove e mezzo, e loro non mi hanno creduta. Ma chissà, forse c'è qualcuno che l'ha visto uscire dalla casa della signorina French, o lungo il tragitto, mentre tornava a casa. (Osserva con sguardo astuto prima SIR WILFRID, poi Mayhexv.)

SIR WILFRID interroga MAYHEW   con gli occhi.

MAYHEW        - (si alza, riluttante, e si avvia verso il proscenio) Suo marito non riesce a ricordare niente di utile a questo proposito.ROMAINE, Quindi, sarà solo la sua parola... e la mia. (Con foga) E la mia! (Si alza di scatto) Grazie, è quello che volevo sapere. (Si avvia verso la porta.)

MAYHEW        - Ma signora Vole! Non se ne vada. Dobbiamo discutere molte altre cose.

ROMAINE        - Non con me.

SIR WILFRID  - Perché no, signora Vole?

ROMAINE        - Dovrò giurare di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Non è così? (Sembra divertita.)

SIR WILFRID  - Sì, dovrà prestare questo giuramento.

ROMAINE        - (attraversa la scena e va a mettersi vicino alla sedia a sinistra della scrivania; ha assunto un atteggiamento di aperta derisione) E se quando lei mi chiederà... (Imita una voce maschile) "A che ora è arrivato LEONARD Vole, quella sera?" io rispondessi...

SIR WILFRID  - Be'?

ROMAINE        - Potrei rispondere molte cose.

SIR WILFRID  - Signora Vole, è innamorata di suo marito?

ROMAINE        - (spostando lo sguardo ironico su Mayhew) Leonard sostiene di sì.

MAYHEW        - LEONARD ne è convinto.

ROMAINE        - Ma LEONARD non è molto intelligente.

SIR WILFRID  - Signora Vole, lei sa, vero che la legge non le permette di testimoniare a sfavore di suo marito?

ROMAINE        - Comodo.

SIR WILFRID  - Suo marito potrebbe.....

ROMAINE        - (interrompendolo) Non è mio marito".

SIR WILFRID  - Come?

ROMAINE        - LEONARD Vole non è mio marito. Abbiamo contratto una specie di matrimonio a Berlino prima che lui mi portasse fuori dalla zona orientale e poi in questo paese. A LEONARD non l'ho detto, ma all'epoca avevo un marito. Vivo.

SIR WILFRID  - LEONARD Vole l'ha portata in salvo fuori dalla zona orientale di Berlino e poi in questo paese? Dovrebbe essergli molto grata. (Duro) O no?

ROMAINE        - La gratitudine può stancare.

SIR WILFRID  - LEONARD le ha mai fatto del male, in qualche modo?

ROMAINE        - (sprezzante)

LEONARD       - Farmi del male? Bacerebbe la terra dove poso i piedi.

SIR WILFRID  - E lei? I loro sguardi si affrontano di nuovo, come in un duello, poi ROMAINE ride e distoglie gli occhi.

ROMAINE        - Lei vuole sapere troppo. (Raggiunge la porta.)

MAYHEW        - Dobbiamo essere estremamente chiari, riguardo a questa storia. Le sue dichiarazioni, invece, sono state ambigue. Che cos'è accaduto con esattezza la sera del quattordici ottobre?

ROMAINE        - (con voce monotona)

LEONARD       - è rientrato alle nove e venticinque e non è più uscito. Gli ho fornito un alibi, no?

SIR WILFRID  - (alzandosi) Già. (Le si avvicina) Signora Vole... (La fissa negli occhi e si interrompe.)

ROMAINE        - Sì?

SIR WILFRID  - Lei è una donna eccezionale, signora Vole.

ROMAINE        - E lei è soddisfatto di me, spero. (Esce.)

SIR WILFRID  - Altro che soddisfatto!

MAYHEW        - Già, altro che soddisfatto.

SIR WILFRID  - Quella donna premedita qualcosa... ma cosa? Non mi piace, John.

MAYHEW        - Certo che non si è fatta venire crisi isteriche, come temevi.

SIR WILFRID  - Fredda come un pezzo di marmo.

MAYHEW        - (sedendosi a sinistra della scrivania) Che cosa accadrebbe, se la chiamassimo sul banco dei testimoni?

SIR WILFRID  - (avanzando verso il proscenio) Chi lo sa.

MAYHEW        - La pubblica accusa la farebbe crollare in pochi minuti, soprattutto se la pubblica accusa fosse Myers.

SIR WILFRID  - Se non affideranno il caso al procuratore generale,probabilmente sarà lui.

MAYHEW        - Allora, che linea intendi adottare?

SIR WILFRID  - La solita. Continuerò a interrompere... con tutte le obiezioni possibili.

MAYHEW        - Quello che mi sorprende è che il giovane Vole sia convinto della devozione della moglie.

SIR WILFRID  - Non mi meraviglierei, se fossi in te. Qualunque donna può ingannare un uomo, se lo desidera, e se lui l'ama.

MAYHEW        - Certo che Vole l'ama. E si fida ciecamente di lei.

SIR WILFRID  - Povero sciocco. Mai fidarsi delle donne.

SIPARIO

ATTO SECONDO

Il tribunale di Londra, più noto come The OIdBa'iley, sei settimane dopo. E’ mattina. L'aula è dominata da una pedana che occupa la scena da destra al centro. Sulla pedana, le scrivanie e le poltroncine del presidente della corte, del consigliere e dell'alderman. Alla pedana si accede attraverso una porta in fondo a destra e da alcuni gradini che salgono dall'aula, sempre sulla destra. Sulla parete alle spalle del presidente, lo stemma della casa reale e la spada della giustizia. Davanti alla pedana, in basso, le piccole scrivanie e le sedie del cancelliere e dello stenografo. A destra delle scrivanie, uno sgabello per l'usciere. Il banco dei testimoni è accanto all'estremità della pedana, al centro della scena. Sul fondo, una porta conduce nello spogliatoio degli avvocati, e subito accanto una porta a vetri im- mette su un corridoio e sul resto dell'edificio. Fra le porte, due banchi, il primo per la difesa e l'accusa, il secondo per gli avvocati con davanti, verso il proscenio, un tavolo con tre 'sedie e uno sgabello. Il banco degli imputati è a sinistra e vi si accede attraverso una porta subito oltre e da un cancelletto sul fondo. Sul banco degli imputati, due sedie, una per LEONARD e l'altra per la guardia. Il banco della giuria è a destra, e dalla platea si vedono solo gli ultimi tre posti. Quando si alza il sipario, il caso è già stato dichiarato aperto. Il presidente, Justice Wainwright, è seduto al centro, con a sinistra /'alderman e a destra il consigliere. Il cancelliere e lo stenografo sono al loro posto, in basso davanti alla corte. Il pubblico accusato re Myers è seduto sulla destra della prima fila dei banchi, con accanto Usuo assistente. Sullo stesso banco, a sinistra, il pubblico difensore SIR WILFRID, con al suo fianco l'assistente. Sulla seconda fila dei banchi sono seduti quattro avvocati, fra i quali una donna. LEONARD è in piedi sul banco degli imputati, con vicino la guardia.Wyatt ha preso posto sullo sgabello a destra del tavolo. L'ISPETTORE è seduto all'estremità destra dello stesso tavolo, con MAYHEW a sinistra. Fra le porte, un poliziotto, in piedi. Dei tre membri della giuria visibili, il primo è un uomo, capo giuria, il secondo una donna e il terzo un altro uomo. L'usciere sta facendo prestare giuramento alla donna, che è in piedi.

UNA GIURATA - (tenendo fra le mani la Bibbia e il cartoncino con il giuramento)... alla nostra sovrana e all'imputato alla sbarra, che qui mi viene affidato, impegnandomi a emettere un verdetto unicamente in base alle prove. (La donna restituisce ali'usciere laBib.-'biaeilcartoncino,poisirimetteasedere.)

L'usciere consegna i due oggetti al capo giuria.

CAPO GIURIA         - (alzandosi) Giuro su Dio Onnipotente che opererò con rigore e coscienza onde rendere egual servizio alla nostra sovrana e all'imputato alla sbarra, che qui mi viene affidato, impegnandomi a emettere un verdetto unicamente in base alle prove. (il capo giuria restituisce all'usciere la Bibbia e il cartoncino e si siede.)

L'usciere posa i due oggetti sul ripiano del banco dei giurati, poi si siede.

CANCELLIERE - (alzandosi)

LEONARD       - Vole, lei è imputato dell'omicidio di Emily Jane French, avvenuto il quattordici ottobre nella contea di Londra. LEONARD Vole, si dichiara colpevole o innocente?

LEONARD       - Innocente.

CANCELLIERE - Signori giurati, LEONARD Vole è imputato dell'omicidio di Emily Jane French, avvenuto il quattordici ottobre. L'imputato si è dichiarato innocente. Spetta ora a voi decidere, unicamente in base alle prove, la sua colpevolezza e la sua innocenza. (il cancelliere fa cenno a LEONARD di sedersi, poi si siede a sua volta.)

LEONARD e la guardia prendono posto, mentre si alza Myers.

PRESIDENTE   - Un attimo, avvocato Myers.

Myers abbozza un inchino verso il presidente e si risiede.

(Rivolto ai giurati) Signori della giuria, la legge prevede che io riassuma le prove e vi informi sulla procedura dopo che avrete ascoltato tutte le testimonianze. Ma poiché 1a stampa ha fatto molto rumore su questo caso desidero dirvi subito una cosa. Con il giuramento che avete appena prestato, vi siete impegnati a emettere il verdetto unicamente in base alle prove. Il che significa in base alle prove che state'per vedere e ascoltare. Significa anche che non.dovrete prendere in considerazione niente di quello che avete sentito o letto prima di prestare giuramento. Dovrete dimenticare tutto, tranne ero che accadrà in quest'aula" Non dovrete permettere alle vostre menti di restare influenzate in alcun-modo prò o contro l'imputato. Sono certo che assolverete il vostro compito in piena coscienza, così come vi ho indicato.. Proceda, avvocato Myers.

Myers si alza. si schiarisce la gola e si sistema la parrucca, con gli stessi gesti che ha fatto SIR WILFRID nella scena precedente.

MYERS             - Signor presidente, signori giurati, insieme al mio dotto amico avvocato Barton, rappresento in questo caso la pubblica accusa, mentre i miei dotti amici SIR WILFRID Robarts e Brogan-Moore rappresentano la difesa. Si tratta di un caso di omicidio. I fatti sono semplici, e fino a un certo punto irrefutabili. Vi sarà raccontato come l'im putato, un uomo giovane e, come potete vedere, alquanto attraente, ha conosciuto la signorina Emily French, una donna di cinquantasei anni. Come è stato da lei trattato con gentilezza e per fino con affetto. In quanto alla natura di questo affetto, sta a voi deciderla. Il dottor Wyatt vi dirà che è sua opinione che la morte ha avuto luogo fra le nove e trenta e le dieci della sera del quat tordici ottobre, ultimo scorso. Ascolterete la te stimonianza di Janet MacKenzie, che era la go vernante fedele e devota della signorina French. Il quattordici ottobre... un venerdì...era la serata libera della signorina MacKenzie, ma in quel l'occasione la signorina è dovuta tornare a casa per qualche minuto, verso le nove e mezzo. Ha aperto la porta con la sua chiave e mentre si avviava per salire in camera sua, è passata da vanti al salotto. Vi dirà lei stessa che dal salotto le sono giunte le voci della signorina French e dell'imputato, LEONARD Vole.

LEONARD       - (alzandosi) Non è vero, non ero io.

La guardia afferra LEONARD per il braccio e lo costringe a rimettersi a sedere.

MYERS             - La signorina MacKenzie è rimasta sorpresa perché, a quanto le risultava, quella sera la signorina French non aspettava LEONARD Vole. Comunque, è uscita nuovamente e quando è tornata, alle undici, ha trovato la signorina French assassinata, la stanza in disordine, una finestra fracassata e le tende gonfiate dal vento. Agghiacciata, Janet MacKenzie ha chiamato immediatamente la polizia. A questo punto, mi resta da dirvi che l'imputato è stato arrestato il venti i ottobre. La pubblica accusa sostiene che Emily Jane French è stata uccisa fra le nove e trenta e le dieci della sera del quattordici ottobre, con un colpo d'arma da taglio. Sempre secondo la pubblica accusa, il colpo è stato inferto dall'imputato. A questo punto, chiamo a testimoniare l'i.spettore Hearne.

L'ISPETTORE si alza. Ha m mano dei fogli, che continuerà a consultare durante la deposizione. Consegna un foglio dattiloscritto al cancelliere e un altro allo stenografo. Poi sale sul banco dei testimoni. Il cancelliere consegna il foglio al presidente. L'usciere si alza e si avvicina al banco dei testimoni. L' ISPETTORE prende il cartoncino del giuramento e la Bibbia.

ISPETTORE      - Giuro su Dio Onnipotente che la testimonianza che renderò sarà la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Mi chiamo Robert Hearne e sono ISPETTORE del dipartimento di indagini criminali di New Scotland Yard. (Posa il cartoncino e la Bibbia sul ripiano del banco.) L'usciere torna al suo posto.

MYERS             - ISPETTORE Hearne, la sera del quattordici ottobre ultimo scorso lei era di servizio, quando ha ricevuto una chiamata urgente. Giusto?

ISPETTORE      - Sì.

MYERS             - E che cosa ha fatto?

ISPETTORE      - Mi sono recato al numero ventitre di Ashburn Grove insieme al sergente Ràndén. Entrato in casa, ho stabilito che la pròprietaria era morta.In seguito, ho appurato che la defunta era Emily French. La French era a faccia in giù ed era stata colpita alla nuca. La finestra recava segni di un tentativo d'effrazione effettuato con uno strumento che poteva essere uno scalpello. Il vetro era rotto vicino alla serratura e il pavimento cosparso di schegge di vetro. Inseguito, hotrovato qualche scheggia di vetro/anche fuori dalla finestra.

MYERS             - Ammette qualche significato il fatto di aver trovato delle schegge di vetro tanto dentro quanto fuori dalla stanza?

ISPETTORE      - II vetro all'esterno è in contraddizione col fatto che la finestra possa essere.stata forzata da fuori.

MYERS             - Intende dire che se era stata forzata dall'interno, l'assassino aveva tentato di far credere che era stata forzata dall'esterno?

SIR WILFRID  - (alzandosi) Obiezione. Il mio dotto collega suggerisce le risposte al teste. Dovrebbe attenersi maggiormente al rispetto delle prove. (Si risiede.)

MYERS             - (all'ISPETTORE) Si è occupato di numerosi casi di effrazione e di scasso?

ISPETTORE      - Sì, molti.

MYERS             - E in base alla sua esperienza, quando una finestra viene forzata dall'esterno, dove cade il vetro?

ISPETTORE      - All'interno.

MYERS             - Le era mai capitato, in caso di finestre forzate dall'esterno, di trovare frammenti di vetro fuori, sul terreno, a qualche distanza?

ISPETTORE      - No.

MYERS             - No. Vuole continuare lei?

ISPETTORE      - Abbiamo effettuato una ricerca, scattato delle fotografie e rilevato le impronte digitali.

MYERS             - E quali impronte digitali avete trovato?

ISPETTORE      - Quelle della signorina French, quelle di Janet MacKanzie e altre che, in seguito, sono risultate quelle dell'imputato, LEONARD Vole.

MYERS             - Nessun'altra?

ISPETTORE      - Nessun'altra.

MYERS             - Più tardi, avete parlato con il signor Vole?

ISPETTORE      - Sì. Janet MacKenzie non ha saputo darci il suo indirizzo, ma a seguito di un appello trasmesso per radio e sui giornali, LEONARD Vole si è presentato spontaneamente.

MYERS             - E il venti ottobre, quando è stato arrestato, l'imputato cos'ha detto?

ISPETTORE      - Ha detto: "Okay, sono pronto".

MYERS             - Ora ISPETTORE, lei ha dichiarato di aver avuto l'impressione che nella stanza fosse stato commesso un furto.

SIR WILFRID  - (alzandosi) L'ISPETTORE non ha detto niente del genere! (Rivolto al presidente) Come certo ricorda, signor presidente, quest'ipotesi è stata avanzata dall'avvocato Myers... del tutto impropriamente... ed io ho obiettato.

PRESIDENTE   - Ricordo, SIR WILFRID

Myers.si siede.

Nel contempo, non sono certo che l'ISPETTORE            non abbia il diritto di evidenziare dei fatti che potrebbero provare che il disordine della stanza poteva non essere dovuto a una persona entrata dall'esterno per commettere un furto.

SIR WILFRID  - Signor presidente, mi permetta di acconsentire. Fatti, certo. Ma non la mera espressione di opinioni, senza l'esposizione dei fatti su cui si basa. (Si siede.)

MYERS             - (alzandosi) Forse, signor presidente, se formulo la domanda in termini diversi, il mio illustre collega non avrà niente da eccepire. Ispettore, da ciò che ha verificato, è in grado di stabilire se si era trattato di un'effrazione dall'esterno?

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signor presidente, sono costretto a insistere sulla mia obiezione. Il mio illustre collega tenta di nuovo di strappare un'opinione al teste. (Si siede.)

PRESIDENTE   - Obiezione accolta. Avvocato Myers, dovrà stare più attento.

MYERS             - ISPETTORE, ha trovato niente che smentisse un'effrazione dall'esterno?

ISPETTORE      - Solo il vetro.

MYERS             - Nient'altro?

ISPETTORE      - No, nient'altro. 

PRESIDENTE   - Avvocato Myers, a quanto pare, non abbiamo scoperto niente di nuovo su.questo punto.

MYERS             - La signorina French aveva indosso gioielli di qualche valore?

ISPETTORE      - Portava una spilla di brillantini e due anelli, sempre di brillanti, per un valore di circa novecento sterline.

MYERS             - E non erano stati toccati?

ISPETTORE      - NO.

MYERS             - Era stato rubato qualcosa?

ISPETTORE      - Secondo Janet MacKenzie non mancava niente.

MYERS             - In base alla. sua esperienza quando qualcuno commette un'effrazione per entrare in una casa, poi se ne va senza prendere niente?

ISPETTORE      - No, a meno che non sia stato interrotto.

MYERS             - Ma in questo caso, non sembra che il ladro lo sia stato.

ISPETTORE      - No.

MYERS             - Presenta una giacca come reperto, ISPETTORE?

ISPETTORE      - Sì.

L'usciere si alza, si avvicina al tavolo, prende la giacca e la conse- gna all' ISPETTORE .

MYERS             - È quella?

ISPETTORE      - Sì. (Restituisce la giacca all'usciere.) L'usciere la rimette sul tavolo.

MYERS             - Dove l'ha trovata?

ISPETTORE      - Nell'appartamento dell'imputato, dopo che avevo effettuato l'arresto. In seguito, l'ho consegnata al dottor Clegg, del nostro laboratorio, perché cercasse eventuali tracce di sangue.

MYERS             - Per finire, ISPETTORE, produce il testamento della signorina French?

L'usciere prende il testamento dal tavolo e lo consegna all'ISPETTORE.

ISPETTORE      - Sì.

MYERS             - II testamento è datato otto ottobre?

ISPETTORE      - Sì. (Restituisce il testamento all'usciere.)

L'usciere lo mette sul tavolo, prima di tornare a sedersi.

MYERS             - A parte alcuni lasciti, il grosso del patrimonio va all'imputato?

ISPETTORE      - Proprio così.

MYERS             - E a quanto ammonta, il patrimonio?

ISPETTORE      - A quanto è dato di sapere al momento, a circa ottantacinquemila sterline.

Myers si siede, e subito si alza SIR WILFRID.

SIR WILFRID  - ISPETTORE, ha dichiarato che le uniche impronte trovate nella stanza appartenevano alla signorina French, all'imputato e a Janet MacKenzie. In base alla sua esperienza, quando i ladri entrano in una casa lasciano le impronte o portano i guanti?

ISPETTORE      - Portano i guanti.

SIR WILFRID  - Sempre?

ISPETTORE      - Quasi sempre.

SIR WILFRID  - Quindi, l'assenza di impronte in un caso di furto non la sorprenderebbe.

ISPETTORE      - No.

SIR WILFRID  - Ora, i segni di scalpello sulla finestra. Erano all'interno o all'esterno.

ISPETTORE      - 'All'esterno.

SIR WILFRID  - E questo non indica... e dico solo indica... un'effrazione dall'esterno?

ISPETTORE      - L'uomo potrebbe essere uscito dopo, avvocato, o potrebbe aver lasciato quei segni dall'interno.

SIR WILFRID  - Dall'interno, ISPETTORE ? E come avrebbe fatto?

ISPETTORE      - Nella stanza ci sono due finestre vicine, tutte e due a vetrata e con le maniglie una accanto all'altra. Sarebbe stato facile per chiunque, nella stanza, aprire una finestra e forzare la serratura dell'altra.

SIR WILFRID  - Mi dica, ISPETTORE, ha trovato uno scalpello in casa French o nell'appartamento dell'imputato?

ISPETTORE      - Nell'appartamento dell'imputato.

SIR WILFRID  - Davvero?

ISPETTORE      - Ma non collimava con i segni sulla finestra.

SIR WILFRID  - La sera del quattordici ottobre c'era il vento, vero?

ISPETTORE      - Non ricordo. (Consulta i suoi appunti.)

SIR WILFRID  - Secondo il mio illustre collega, Janet MacKenzie ha detto che le tende erano gonfiate dal vento. L'ha notato anche lei?

ISPETTORE      - Be', sì, le tende svolazzavano.

SIR WILFRID  - II che significa che c'era vento. Avanzo l'ipotesi che se un ladro ha forzato la finestra "dall'estemo, e la finestra ha sbattuto per il vento, qualche scheggia di vetro può essere caduta fuori. E’ possibile, ISPETTORE?

ISPETTORE      - Sì.

SIR WILFRID  - La criminalità, come tutti purtroppo sappiamo, è in aumento. Lei è d'accordo, vero?

ISPETTORE      - Di recente ha superato i livelli normali.

SIR WILFRID  - Diamo il caso che alcuni giovani criminali abbiano forzato la finestra per derubare la signonna French. È'possibile che uno di loro abbia colpito la signorina, poi si siano accorti che era morta e siano fuggiti in preda al panico, senza prendere niente? Oppure che cercassero il denaro e avessero paura a toccare qualcosa di diverso, come i gioielli?

MYERS             - (alzandosi) Ritengo che sia impossibile per l’ISPETTORE Hearne ipotizzare, cosa può essere scattato nella mente di giovani criminali totalmente ipotetici. (Si risiede.)

SIR WILFRID  - L'imputato si è presentato spontaneamente e si è lasciato interrogare di buon grado?

ISPETTORE      - Sì.

SIR WILFRID  - Lei conferma che l'imputato si è sempre dichiarato innocente?

ISPETTORE      - Sì.

SIR WILFRID  - (indicando il coltello sul tavolo) Hearne, le dispiace esaminare quel coltello?

L'usciere si alza, prende il coltello e lo consegna all'ISPETTORE.

L'ha mai visto?

ISPETTORE      - Potrei averlo visto.

SIR WILFRID  - Quel coltello è stato preso dal tavolo della cucina di LEONARD Vole e le è stato consegnato dalla moglie dell'imputato, la prima volta che ha parlato con lei.

MYERS             - (alzandosi) Signor presidente, per far risparmiare tempo alla corte, ammettiamo che il coltello è di proprietà di LEONARD Vole ed è stato consegna to all' ISPETTORE dalla signora Vole. (Si siede.)

SIR WILFRID  - È così, ISPETTORE?

ISPETTORE      - Sì.

SIR WILFRID  - Se non sbaglio, quel tipo di coltello viene chiamato coltello francese da verdura, vero?

ISPETTORE      - Credo di sì.

SIR WILFRID  - Passi le dita sul taglio della lama... con prudenza.

L'ISPETTORE fa come SIR WILFRID gli ha chiesto.

È d'accordo che la lama e la punta sono taglienti come un rasoio?

ISPETTORE      - Sì.

SIR WILFRID  - E se lei tagliasse... diciamo del prosciutto... anzi, se l'affettasse, e la mano le scappasse su quel coltello, secondo lei, la lama potrebbe provocarle un brutto taglio, di quelli che sanguinano molto?

MYERS             - (alzandosi) Obiezione. È questione di opinioni, e per giunta di opinioni mediche.(Si siede.)

l'usciere prende il coltello dell'ISPETTORE  , lo mette sul tavolo e torna a sedersi.

SIR WILFRID  - Ritiro la domanda. E invece le chiedo, ISPETTORE, se l'imputato, quando lei l'ha interrogato sulle macchie di sangue trovate sulla manica della sua giacca, ha attirato la sua attenzione su una ferita che aveva sul polso... ferita recente, causata da un coltello da cucina, mentre affettava il prosciutto?

ISPETTORE      - Così ha detto.

SIR WILFRID  - E la moglie dell'imputato ha sostenuto la stessa cosa?

ISPETTORE      - La prima volta. In seguito...

SIR WILFRID  - (con voce dura) Un semplice sì o no, se non le dispiace. La moglie dell'imputato le ha mostrato quel coltello, dicendo che suo marito si era tagliato il polso mentre affettava il prosciutto?

ISPETTORE      - Sì.

MYERS             - (alzandosi) ISPETTORE  , che cosa ha attirato la sua attenzione su quella giacca?

ISPETTORE      - II fatto che la manica sembrava essere stata lavata di recente.

MYERS             - E le è stata raccontata questa storia di un incidente con un coltello da cucina?

ISPETTORE      - Sì.

MYERS             - E lei ha notato una ferita sul polso dell'imputato?

ISPETTORE      - Sì

MYERS             - Ammesso che la ferita fosse stata provocata da questo coltello, era possibile stabilire se la ferita era stata accidentale o provocata deliberatamente?

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signor presidente, poiché il mio illustre collega risponde da solo alle proprie domande, la presenza del testimone appare del tutto superflua. (Si siede.)

MYERS             - (con aria rassegnata) Ritiro la domanda. Grazie, ISPETTORE  .

L'ISPETTORE si alza, si avvia verso la porta a sinistra ed esce. Il poliziotto richiude la porta alle sue spalle.

Dottor Wyatt.

Il dottor Wyatt si alza e sale sul banco dei testimoni. Ha in mano degli appunti. L'usciere si alza, si avvicina e gli porge la Bibbia e il cartoncino del giuramento.

WYATT             - Giuro su Dio Onnipotente che la testimonianza che renderò sarà la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.

L'usciere posa la Bibbia e il cartoncino sul ripiano del banco, poi torna a sedersi.

MYERS             - Lei è il dottor Wvatt?

WYATT             - Sì.

MYERS             - È il medico della polizia di Hampstead?

WYATT             - Sì.

MYERS             - Dottor Wyatt, sia tanto gentile da dire alla giuria quello che sa sulla morte di Emily French.

WYATT             - (leggendo gli appunti) Alle undici di sera del quattordici ottobre ho visto il cadavere della donna che in seguito è stata identificata come Emily French. L’esame effettuato sul cadavere mi ha convinto che la morte era sopravvenuta a seguito di un colpo alla testa, inferto con un oggetto simile a un coltello. La morte doveva essere stata praticamente istantanea. Dalla temperatura del corpo e da altri elementi, ho stabilito che la morte doveva risalire a non meno di un'ora prima e a non più di un'ora e mezzo. In altri termini, che la morte era sopravvenuta fra le nove e trenta e le dieci.

MYERS             - Emily French aveva lottato con il suo aggressore?

WYATT             - Non esistevano prove in proposito. Direi, al contrario, che era stata presa alla sprovvista.

Myers torna a sedersi.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Dottore, su che punto esatto della testa era stato inferto il colpo? E il colpo è stato uno solo, vero?

WYATT             - Sì, uno solo, ed era stato inferto sul lato sinistro.del asterion.

SIR WILFRID  - Come ha detto? Dove?

WYATT             - Del asterion. La congiuntura fra le ossa parietali, occipitali e delle tempie.

SIR WILFRID  - Capisco. E in termini profani, cosa sarebbe?

WYATT             - Dietro l'orecchio sinistro.

SIR WILFRID  - Questo potrebbe indicare che il colpo era stato inferto da una persona mancina?

WYATT             - E’ difficile da stabilire. Il colpo pareva essere stato inferto da dietro, perché il taglio era perpendicolare. Direi che è del tutto impossibile stabilire se era stato inferto da un mancino o no.

SIR WILFRID  - Ancora non sappiamo se l'aggressore era un uomo, dottore. Ma dalla posizione del colpo, è d'accordo, se dico che con ogni probabilità era stato inferto da una persona mancina?

WYATT             - E’ possibile. Ma preferirei dire che non è sicuro.

SIR WILFRID  - Al momento in cui il colpo è stato inferto, è probabile che il sangue della vittima sia schizzato sulla mano o sul braccio dell'aggressore?

WYATT             - Sì, certo.

SIR WILFRID  - E solo su quella mano e sul quel braccio?

WYATT             - Probabilmente solo su quella mano e su quel braccio, ma è impossibile essere categorici in proposito.

SIR WILFRID  - Indubbiamente, dottore. Ora, è occorsa molta forza per sferrare quel colpo?

WYATT             - No. Dalla posizione della ferita, non è occorsa molta forza.

SIR WILFRID  - Quindi, non è stato necessariamente un uomo.Avrebbe potuto farlo anche una donna?

WYATT             - Certo.

SIR WILFRID  - Grazie. (Si siede.).

MYERS             - (alzandosi) Grazie, dottore. (Si rivolge all’usciere) Chiami Janet MacKenzie.

Wyatt si alza ed esce dalla porta. Contemporaneamente, l'usciere si porta verso il proscenio.

USCIERE          - Janet MacKenzie

POLIZIOTTO   - (chiama ad alta voce) Janet MacKenzie. Dalla porta sulla sinistra entra Janet MacKenzie: È una scozzese alta dall espressione ostinata, dura. Ogni votta che guarda Leo nard assume un'aria disgustata. Mentre il poliziotto richiude la porta, Janet raggiunge il banco dei testimoni. L'usciere le si avvici na e si ferma accanto al banco. Janet prende la Bibbia con la mano sinistra.

USCIERE          - L'altra mano, per favore. (Le porge il cartoncino del giuramento.)

JANET               - (passando la Bibbia nella destra) Giuro su Dio Onnipotente che la testimonianza che renderò sarà la verità, tutta la verità, nient altro che la verità. (Porge la Bibbia all'usciere.) L'usciere deposita la Bibbia e il cartoncino sul ripiano, poi toma a sedersi al suo posto.

MYERS             - Lei è Janet MacKenzie?

JANET               - Si... sono Janet MacKenzie.

MYERS             - Ed era la governante e la dama di compagnia della defunta Emily French?

JANET               - Ero la sua governante, sì. In quanto a dama di compagnia, è un termine che non mi piace. Le dame di compagnia non combinano niente, hanno paura di sporcarsi le mani con i lavori domestici.

MYERS             - Capisco. Intendevo dire che la signorina French provava affetto e stima per lei, che eravate amiche, che fra voi non esisteva il classico rapporto padrona domestica.

JANET               - (guardando il presidente) Vent'anni. Sono stata con lei e l'ho accudita per vent'anni. Mi conosceva e aveva fiducia in me. Quante volte le ho impedito di fare delle sciocchezze!

PRESIDENTE   - Signorina MacKenzie, si rivolga alla giuria, quando parla.

MYERS             - Che tipo di donna era la signorina French?

JANET               - Era una donna affettuosa... troppo, a volte. Impulsiva, anche. Addirittura irragionevole. E poi, era sensibile alle lusinghe.

MYERS             - Quando ha visto per la prima volta l'imputato LEONARD Vole?

JANET               - Venne a casa verso la fine di agosto.

MYERS             - In seguito, ritornò spesso?

JANET               - All'inizio, una volta alla settimana, ma poi di più. Due e anche tre volte alla settimana. Restava con lei e le faceva un sacco di complimenti... le diceva che era giovane e notava tutti i vestiti nuovi che la signorina sfoggiava.

MYERS             - (in fretta) Capisco, capisco. Ora, signorina MacKenzie, vuole raccontare alla giuria quello che è accaduto il quattordici ottobre?

JANET               - Era un venerdì, e il venerdì era la mia serata di libertà. Sono andata da un'amica che abita in Glenister Road, a sì e no tre minuti dalla casa della signorina French. Sono uscita alle sette e mezzo. Avevo promesso alla mia amica di portarle le istruzioni di una giacca di lana che le era piaciuta. Quando sono arrivata in Glenister Road mi sono accorta di averle dimenticate, e così dopo cena sono tornata a casa... Erano le nove e venticinque. Ho aperto la porta con la mia chiave e sono salita nella mia stanza. Passando davanti al salotto, ho sentito l'imputato parlare con la signorina French.

MYERS             - E sicura che fosse l'imputato?

JANET               - Altro che. La conosco bene, la sua voce. Era sempre per i piedi... Bella voce, fra l'altro. Non posso negarlo. Chiacchieravano e ridevano. Ma non erano affari miei. Così, sono salita in camera, ho preso le istruzioni, sono scesa e sono tornata dalla mia amica.

MYERS             - Vorrei chiarire bene la questione dell'ora. Ha detto di essere tornata a casa alle nove e venticinque. Esatto?

JANET               - Sì. Erano appena passate le nove e venti, quando sono uscita dalla casa di Glenister Road. 

MYERS             - Come fa a esserne certa?

JANET               - Avevo appena controllato l’orologio sulla mensola del caminetto, paragonandolo ai mio, e l'ora era la stessa.

MYERS             - Ha detto che ci vogliono circa tre minuti, per arrivare da Glenister Road alla casa della signorina French. Quindi è arrivata verso le nove e venticinque, ed è rimasta in casa..

JANET               - Una decina di minuti. Ci ho messo un po’ a trovare le istruzioni, perché non ricordavo deve le avevo lasciate.

MYERS             - E poi cos'ha fatto?

JANET               - Sono tornata in Glenister Road. La mia amica è rimasta entusiasta della qualità dalle istruzioni. Mi sono fermata là fino alle undici meno venti, poi ho salutato la mia amica e sono tornata a casa. Sono entrata nel salotto per vedere se la mia padrona aveva bisogno di qualcosa, prima di andare a letto.

MYERS             - E cos'ha visto?

JANET               - La signorina French era sul pavimento, poveretta, e tutti i cassetti erano per terra, con il contenuto sparpagliato. C'era anche un vaso rotto, e le tende svolazzavano al vento.

MYERS             - Cos'ha fatto, a questo punto?

JANET               - Ho chiamato la polizia.

MYERS             - Ha pensato realmente che ci fosse stato un furto?

SIR WILFRID  - (bahando in piedi) Signor presiderite, sono costretto a obiettare! (Si risiede.)

PRESIDENTE   - Avvocato Myers, non posso permettere che la teste risponda alla sua domanda. Non avrebbe dovuto formularla.

MYERS             - Signorina MacKenzie, le chiederò un'altra cosa, allora. Cos'ha fatto, dopo aver chiamato la polizia?

JANET               - Ho frugato in tutta la casa.

MYERS             - Come mai?

JANET               - Per vedere se c'era qualcuno.

MYERS             - E ha trovato nessuno?

JANET               - No. Il resto della casa era in ordine.

MYERS             - Che cosa sapeva, rispetto all'imputato?

JANET               - Sapevo che aveva bisogno di soldi.

MYERS             - Che le risulti, l'imputato aveva chiesto prestiti alla signorina French?

JANET               - Era troppo intelligente per farlo.

MYERS             - L'imputato aiutava la signorina French nei suoi affari? Ad esempio l'aiutava a fare la dichiarazione dei redditi?

JANET               - Be', sì... anche se non ce n'era bisogno.

MYERS             - Si spieghi meglio.

JANET               - La signorina French era capacissima di badare ai suoi affari.

MYERS             - Quando ha saputo quali erano le disposizioni testamentarie della signorina French?

JANET               - La signorina cambiava testamento a seconda delle giornate; Era molto ricca e aveva un sacco di soldi da lasciare. Per giunta, non aveva parenti stretti. "I miei soldi devono andare a chi può utilizzarli meglio", continuava a ripetere. Una volta li lasciava agli orfani, un'altra agli ospizi per vecchi, un'altra ancora alla protezione degli ' animali, ma alla fine il risultato era sempre lo stesso. La signorina litigava con la gente, tornava a casa, strappava il testamento e ne faceva un altro.

MYERS             - Sa quando ha fatto l'ultimo?

JANET               - L'otto ottobre. L'ho sentita parlare con l'avvocato Stokes, al quale ha detto di venire il giorno dopo, perché voleva fare un nuovo testamento. Lui era là, in quel momento... l'imputato, voglio dire... e continuava a protestare, a dire di no.

LEONARD       - scrive in fretta un appunto.E la mia padrona ha detto: "Ma io voglio farlo, caro ragazzo. Ricorda il giorno in cui per poco non sono stata investita da un autobus? Potrebbe accadere di nuovo da un momento all'altro."

LEONARD si sporge dal banco e consegna un biglietto a MAYHEW che lo passa a SIR WILFRID.

MYERS             - Quando era stata l'ultima volta che la sua padrona aveva fatto testamento?

JANET               - In primavera, l'aveva fatto.

MYERS             - Signorina MacKenzie, sapeva che LEONARD Vole era sposato?

JANET               - No, certo che no. Non lo sapeva neanche la padrona.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signor presidente, obietto. La signorina MacKenzi può fare delle congetture su ciò che la signorina Frènch sapeva o non sapeva.(Si siede.)

MYERS             - Mettiamola così, allora Aveva avuto ragione di pensare che LEONARD Vole fosse scapolo? E ha qualche fatto per suffragare questa opinione?

JANET               - I libri che la mia padrone ordinava, ad esempio. La vita della baronessa Vurdeii Cqutts e un altro su Disraeli e sua moglie. Tutti e due parlavano di donne che avevano sposato, uomini, molto più giovani di loro. Sapevo che.cosa. pensava.

PRESIDENTE   - Temo di non poter accettare questa considerazione.

JANET               - Perché?.

PRESIDENTE   - Signori della giuria, vi ricordo che una donna può leggere la vita di Disraeli senza contemplare per questo il matrimonio con un uomo più giovane.

MYERS             - Il signor Vole ha mai nominato sua moglie?

JANET               - No, mai.

MYERS             - Grazie, signorina MacKenzie. (Si siede.)

SIR WILFRID  - (si alza e quando parla usa un tono cortese, comprensivo) Sappiamo tutti quanto lei fosse affezionata alla sua signora.

JANET               - Sì, le volevo molto bene.

SIR WILFRID  - E aveva influenza su di lei?

JANET               - Be'... forse.

SIR WILFRID  - Nell'ultimo testamento della signorina French...cioè, nel testamento fatto in primavera... la signorina French la lasciava praticamente erede universale. Lei ne era al corrente?

JANET               - Me l'aveva detto lei. "Grandi imbrogli, queste istituzioni caritatevoli", ha detto. "Spese di qua, spese di là, e i soldi non vengono mai usati per quello che si vuole. E così ho lasciato tutto a te, Janet. Potrai utilizzare i miei soldi come riterrai più opportuno."

SIR WILFRID  - Grande dimostrazione di stima, da pane della signorina French. Nell'ultimo testamento, invece, le ha lasciato solo un piccolo lascito. Il principale beneficiario è l'imputato, LEONARD Vole.

JANET               - Sarebbe un'orribile ingiustizia, se quell'uomo toccasse anche un solo centesimo.

SIR WILFRID  - Lei ha dichiarato che la signorina French non aveva molti amici, ne molte conoscenze. Come mai, secondo lei?

JANET               - Non usciva molto.

SIR WILFRID  - Quando la signorina French ha stretto amicizia con LEONARD Vole, lei ne è rimasta molto seccata molto offesa, vero?

JANET               - Non mi andava di vedere la mia cara padrona trattata con prepotenza.

SIR WILFRID  - Ma se lei stessa ha dichiarato che il signor Vole non si imponeva! Vuole dire forse che non le andava di vedersi soppiantare da qualcun altro e perdere L’influenza sulla signorina French?

JANET               - La mia padrona si appoggiava molto a lui. Troppo, secondo me.

SIR WILFRID  - Più di quanto a lei piacesse?

JANET               - Certo. L'ho appena detto. Ma pensavo solo al bene della mia padrona.

SIR WILFRID  - E così, il signorVole aveva grande influenza sulla signorina French, e lei nutriva molto affetto per lui. Giusto?

JANET               - Sì, era così.

SIR WILFRID  - Quindi, se l'imputato avesse chiesto dei soldi alla sua padrona, lei glieli avrebbe dati vero?

JANET               - Non l'ho mai detto, questo.

SIR WILFRID  - Ma l'imputato non ha mai avuto soldi dalla signorina French, vero?

JANET               - Forse. Ma non perché lui non avesse tentato.

SIR WILFRID  - Tornando alla sera del quattordici ottobre, lei ha dichiarato di aver sentito l'imputato e la signorina French parlare nel salotto. Che cosa ha sentito dire a LEONARD Vole.

JANET               - Non ho sentito le parole esatte.

SIR WILFRID  - Vuoi dire che ha sentito solo un mormorio di voci?

JANET               - Quei due ridevano.

SIR WILFRID  - Quindi, lei ha sentito una voce di donna e una voce di uomo che ridevano. Giusto?

JANET               - Sì.

SIR WILFRID  - Diciamo quindi che quello che lei ha sentito con esattezza è stato una voce di donna e una voce di uomo che ridevano. Non quello che dicevano Che cosa le ha fatto pensare che la voce dell'uomo fosse quella di LEONARD Vole?

JANET               - La conosco bene, la sua voce

SIR WILFRID  - La porta era chiusa, vero?

JANET               - Si.

SIR WILFRID  - Lei ha sentito un mormorio di voci, dietro una porta chiusa e sostiene softo giuramento che una era la voce di LEONARD Vole. Secondo. me, questa convinzione scaturisce dall'antipatia che lei prova per LEONARD Vole.

JANET               - Era la sua voce, le dico.

SIR WILFRID  - A quanto pare, lei è passata due volte davanti a quella porta. Una volta arrivando e.una volta uscendo. Giusto?

JANET               - Giusto.

SIR WILFRID  - Indubbiamente, lei aveva fretta di. prendere le istruzioni e di tornare dalla sua amica.

JANET               - Non avevo una fretta particolare.Avevo tutta la serata a disposizione.

SIR WILFRID  - Voglio dire che tutte e due le volte lei è passata in fretta davanti a quella porta.

JANET               - Ho avuto il tempo necessario per sentire quello che ho sentito.

SIR WILFRID  - Via, signorina MacKenzie, sono certo che non vuole dare alla giuria l'impressione che stesse spiando.

JANET               - Non ho fatto niente del genere! Lo utilizzo meglio, il mio tempo.

SIR WILFRID  - Esatto. Naturalmente, lei è in regola con il versamento dei contributi.

JANET               - Certo. Tutte le settimane pago quattro sterline e sei pence. E’ una somma enorme, per una che lavora.

SIR WILFRID  - Già, sono in molti a pensarlo. Signorina MacKenzie, se non vado errato, di recente lei ha fatto domanda perché l'assistenza pubblica le concedesse un apparecchio acustico.

JANET               - L'ho chiesto sei mesi fa, e ancora non s'è visto

SIR WILFRID  - Ma allora lei non ci sente molto bene! (Abbassa la voce) Signorina MacKenzie, se affermo che non può riconoscere una voce attraverso una porta chiusa, lei cosa risponde? (S'interrompe) Può ripetere quello che ho detto?

JANET               - Non riesco a sentire, se uno borbotta

SIR WILFRID  - Infatti non ha sentito quello che ho detto, malgrado che io sia a pochi passi da lei, in un'aula aperta. E tuttavia, lei sostiene di aver riconosciuto la voce di LEONARD Vole mentre passava in fretta davanti a una porta chiusa.

JANET               - Le dico che era lui.

SIR WILFRID  - La verità è che lei vuole che fosse lui. Perche ha dei preconcetti su LEONARD Vole.

JANET               - Chi poteva essere, se no?,

SIR WILFRID  - Esatto. Chi poteva essere? E così che ha funzionato la sua mente. Ora mi dica, signorina MacKenzie, la signorina French non soffriva forse di solitudine, la sera?

JANET               - Macche solitudine! Aveva i suoi libri.

SIR.WIEFRID  - Ascoltava forse la radio?

JANET               - Sì, anche.

SIR WILFRID  - Magari le piaceva ascoltare le conferenze, oppure qualche radiodramma.

JANET               - Sì, la radio le piaceva.

SIR WILFRID  - E non è possibile che quella sera, passando davanti alla porta, lei abbia sentito in realtà le voci di due attori, un uomo e una donna? Quella sera, alla radio, davano una commedia intitolata Fuga d'amore.

JANET               - No, non era la radio.

SIR WILFRID  - Perché no?

JANET               - Quella settimana la radio era a riparare.

SIR WILFRID  - (leggermente disorientato) L'idea che la signorina.French volesse sposare l'imputato deve averla sconvolta.

JANET               - Certo. Sarebbe stata una follia.

SIR WILFRID  - Tanto per cominciare, se la signorina French avesse sposato l'imputato, lui avrebbe potuto convincere la signorina a licenziarla.

JANET               - La mia padrona non l'avrebbe mai fatto, dopo tutti quegli anni.

SIR WILFRID  - Ma non si sa mai, vero? Non si sa come possono comportarsi le persone, se subiscono l'influenza di qualcuno.

JANET               - Certo che lui l'avrebbe usata la sua influenza. Altro che. Avrebbe fatto di tutto per liberarsi di me.

SIR WILFRID  - Capisco. Lei riteneva che l'imputato rappresentasse una grossa minaccia per la sua tranquillità.

JANET               - Avrebbe cambiato tutto.

SIR WILFRID  - Già. Terribile. Non mi meraviglia che nutra tanto risentimento nei confronti dell'imputato. (Si siede.)

MYERS             - (alzandosi) II mio illustre collega si è dato molta pena per strapparle una dichiarazione ostile nei confronti dell'imputato...

SIR WILFRID  - (senza alzarsi, parla chiaramente a benefìcio della giuria) Un'operazione indolore... del tutto indolore.

MYERS             - (ignorandolo) Signorina MacKenzie, pensava veramente che la sua padrona potesse sposare l'imputato?

JANET               - Altro che. L'ho appena detto.

MYERS             - Già, l'ha appena detto. E lei pensa che l'imputato avesse tanta influenza sulla signorina French da convincerla a licenziarla?

JANET               - Mi sarebbe piaciuto vederlo alle prova. Sono convinta che non ci sarebbe riuscito.

MYERS             - L'imputato'le aveva mai dimostrato antipatia?

JANET               - No; E’ sempre stato educato.

MYERS             - Un'ultima domanda. Ha affermato di aver riconosciuto la voce di LEONARD Vole attraverso la porta chiusa. Vuole spiegare alla giuria come ha fatto a capire che era la sua?

JANET               - La voce di una persona si riconosce anche se non si sente che cosa sta dicendo con esattezza.

MYERS             - Grazie, signorina MacKenzie.

JANET               - (rivolta al presidente della corte) Buongiorno. (Si alza e si avvia verso la porta sulla sinistra.) Chiamo a testimoniare Thomas Clegg.

IL poliziotto apre la porta.

USCIERE          - (alzandosi e avanzando verso il proscenio) Thomas Clegg.

POLIZIOTTO   - (ad alta voce) Thomas Clegg.

Mentre Janet esce, entra Thomas Clegg. Clegg ha con sé un taccuino. L usciere si avvicina al banco dei testimoni e prende la Bibbia e il cartoncino del giuramento. Quando Clegg è salito sul banco dei testimoni, l'usciere gli consegna i due oggetti.

CLEGG             - (recita il giuramento senza guardare il cartoncino) Giuro su Dio Onnipotente che la testimonianza che renderò sarà la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. (Mette la Bibbia e il cartoncino sul ripiano del banco.) L'usciere torna al suo posto.

MYERS             - Lei è Thomas Clegg?

CLEGG             - Sì

MYERS             - Ed è assistente al laboratorio di medicina legale di New Scotland Yard?

CLEGG             - Sì.

MYERS             - (indicando la giacca sul tavolo) Riconosce quella giacca?

L'usciere si alza, si avvicina al tavolo e prende la giacca.

CLEGG             - Sì, mi è stata, consegnata dall'ISPETTORE Hearne, ed io l'ho esaminata per appurare se c’erano macchie di sangue.

L'usciere porge la giacca a Clegg, che l'allontana con un gesto brusco. L'usciere depone la giacca sul tavolo e toma a sedersi.

MYERS             - Le dispiace dirmi qual è stato il risultato delle sue ricerche?

CLEGG             - Le maniche della giacca erano state lavate, ma non stirate molto bene. Comunque, grazie a un'analisi ho potuto stabilire che sui polsi c'erano tracce di sangue.

MYERS             - E questo sangue era di un gruppo o di un tipo particolare?

CLEGG             - Sì. (Consulta il taccuino) Gruppo zero.

MYERS             - Le è stato consegnato anche un campione di sangue da analizzare?

CLEGG             - Sì. Sul boccettino c’era un etichetta con la scritta: "Sangue di Emily French". Il gruppo sanguigno era dello stesso tipo, zero.

Myers si rimette a sedere.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Ha detto che c'erano tracce di sangue su tutti e due i polsi?

CLEGG             - Proprio così.

SIR WILFRID  - Forse si sbaglia. Ritengo, infatti, che vi tessero tracce di sangue su un solo polso... il sinistro.

CLEGG             - (consultando di nuovo il taccuino) Sì. Mi scusi, mi sono sbagliato. Solo sul polso sinistro, sì.

SIR WILFRID  - Ed era stato lavato solo il polso sinistro?

CLEGG             - Appunto.

SIR WILFRID  - Lei sa, vero, che l’imputato ha dichiarato alla polizia di essersi tagliato il polso sinistro e di aver macchiato la giacca?

CLEGG             - Sì, lo So.

Sir Wilfrid si fa consegnare un certificato del suo assistente.

SIR WILFRID  - Questo certificato attesta che LEONARD Vole è un donatore di sangue del North London. Hospital e che il suo gruppo sanguigno è del tipo zero. È lo stesso gruppo sanguigno che lei ha identificato, vero?

CLEGG             - Sì.

SIR WILFRID  - Quindi, le macchie di sangue potevano provenire dal polso dell'imputato?

CLEGG             - Sì.

SIR WILFRID    - si rimette a sedere. Si alza Myers.

MYERS             - (alzandosi) II gruppo sanguigno zero è molto comune, vero?

CLEGG             - Oh, sì. Almeno il quarantadue per cento della gente ha questo gruppo sanguigno.

MYERS             - Chiamo a testimoniare ROMAINE Heilger.

Clegg si aka e si avvia verso la porta a sinistra.

USCIERE          - (alzandosi e portandosi verso il proscenio) ROMAINE Heilger.

POLIZIOTTO   - (aprendo la porta e chiamando) Romaine Heilger!

Clegg esce. Entra ROMAINE. Nell'aula si sente un brusio, mentre lei raggiunge il banco dei testimoni. Il poliziotto chiude la porta e l'usciere si avvicina al banco per prendere la Bibbia e il cartoncino del giuramento.

USCIERE          - Silenzio! (Consegna la Bibbia a ROMAINE e alza il cartoncino perché lei possa leggere.)

ROMAINE        - Giuro su Dio Onnipotente che la testimonianza che renderò sarà la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.L'usciere deposita la Bibbia e il cartoncino sul ripiano del banco.poi toma al suo posto.

MYERS             - Lei è ROMAINE Heilger?

ROMAINE        - Sì.

MYERS             - Conviveva con l'imputato, LEONARD Vole?

ROMAINE        - Sì.

MYERS             - Ed è sua moglie?

ROMAINE        - Abbiamo contratto una specie di matrimonio, a Berlino. Ma il mio primo marito è ancora vivo, e così il matrimonio non è... (S'interrompe.)

MYERS             - Non è valido.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signor presidente, obietto con vigore. A mio parere, questa teste non dovrebbe essere ascoltata. Abbiamo la prova irrefutabile che fra lei e l'imputato estate contratto un matrimonio, mentre non ci risulta nulla del cosiddetto matrimonio precedente.

MYERS             - Se il mio collega non avesse abbandonato la sua abituale pazienza e avesse aspettato un'altra domanda, al signor presidente sarebbe stata risparmiata quest'ulteriore interruzione.

SIR WILFRID    si rimette a sedere

(Prende un documento) Signora Heilger, sa dirmi se questo è il certificato di matrimonio fra lei e Otto Gerthe Heilger, celebrato a Lipsia il diciotto aprile del millenovecentoquarantasei?

L'usciere si alza, prende il certificato da Myers e lo consegna a ROMAINE.

ROMAINE        - Sì.

PRESIDENTE   - Vorrei vederlo anch'io.

L'usciere consegna il certificato al cancelliere, che lo passa al presidente.

Se non vado errato, è il reperto numero quattro.

MYERS             - Credo proprio di sì, signor presidente.

PRESIDENTE   - (dopo aver esaminato il documento) SIR WILFRID, ritengo che la teste abbia il diritto di parlare.(Restituisce il certificato al cancelliere.)

Il cancelliere consegna il certificato all'usciere, che lo passa a MAYHEW e poi torna al suo posto. May hew mostra il certificato a SIR WILFRID.

MYERS             - Comunque, signora Heilger, è disposta a testimoniare contro l'uomo che ha sempre chiamato suo marito?

ROMAINE        - Sì,

LEONARD balza m piedi, imitato dalla guardia.

LEONARD       - ROMAINE! Ma che fai? Che stai dicendo?

PRESIDENTE   - Silenzio. Come può dirle il suo avvocato, Vole, fra non molto lei avrà l'opportunità di parlare in sua difesa.

LEONARD e la guardia si rimettono a sedere.

MYERS             - (rivolto a ROMAINE) Le dispiace raccontarci che cose avvenuto la sera del quattordici ottobre?

ROMAINE        - Io ero a casa.

MYERS             - E LEONARD Vole?

ROMAINE        - E’ uscito alle sette e mezzo.

MYERS             - E quando è tornato?

ROMAINE        - Alle dieci e dieci.

LEONARD balza di nuovo in piedi, imitato dalla guardia.

LEONARD       - Non è vero ! Lo sai che non è vero. Erano le nove e venticinque, quando sono arrivato.

Myers si alza, si sporge verso LEONARD e gli sussurra di stare zitto.

Chi ti costringe a dire questo?. Non capisco.(Si ritrae, nascondendosi la faccia fra le mani.Poi sussurra) Non... non capisco. (Si rimette a sedere.) Si siedono anche MAYHEW          e la guardia.

MYERS             - Dunque, lei sostiene che LEONARD Vole è rientrato alle dieci e dieci. E poi che cos'è successo?

ROMAINE        - LEONARD ansava e sembrava molto eccitato. Si è strappato la giacca di dosso e ha esaminato le maniche. Poi mi ha detto di lavare i polsi. I polsi erano macchiati di sangue.

MYERS             - Vole ha parlato del sangue?

ROMAINE        - Ha detto: "Maledizione, sono sporchi di sangue".

MYERS             - E lei cos'ha risposto?

ROMAINE        - Gli ho detto che cos'aveva fatto.

MYERS             - E l'imputato?

ROMAINE        - Ha detto: "L'ho uccisa".

LEONARD       - (balzando in piedi, fuori di sé) Non è vero! Vi dico che non è vero.

La guardia si alza a sua volta, afferrando Leonard per un braccio.

PRESIDENTE   - La prego di controllarsi.

LEONARD       - Non c’è neanche una parola di vero! (si siede).

La guardia rimane in piedi.

PRESIDENTE   - (rivolto a Romaine) Sa quello che sta dicendo, signora Heilger?

ROMAINE        - Devo dire la verità, no?

MYERS             - L’imputato ha detto: “L’ho uccisa”. E lei ha capito a chi si riferiva?

ROMAINE        - Sì, certo. Alla vecchia che andava a trovare spesso.

MYERS             - Poi cosa è accaduto?

ROMAINE        - Leonard mi ha chiesto di dire che era rimasto a casa con me per tutta la sera, insistendo che dovevo sostenere in particolare che era arrivato alle nove e mezzo. Io gli ho chiesto: “Ma la polizia sa che l’hai uccisa”? e lui: “No, penseranno a un furto. Comunque, devi dire che dalle nove e mezzo sono rimasto a casa con te”:

MYERS             - E in seguito lei è stata interrogata dalla polizia?

ROMAINE        - Sì.

MYERS             - E cosa ha detto?

ROMAINE        - Che Leonard era a casa con me.

MYERS             - Ma adesso ha cambiato la sua versione. Perché?

ROMAINE        - (con foga improvvisa) Perché si tratta di un omicidio. Non posso continuare a mentire per salvare Leonard. Io gli sono grata, certo. Mi ha sposata e mi ha portata in questo paese. Ho sempre fatto tutto quello che mi ha chiesto, appunto perché gli sono grata.

MYERS             - Non perché l’amava?

ROMAINE        - No. Non l’ho mai amato.

LEONARD       - Romaine!

ROMAINE        - Non l’ho mai amato.

MYERS             - Era grata all’imputato perché l’aveva portata in questo paese. E quando lui le ha chiesto di fornirgli un alibi, all’inizio ha acconsentito, ma in seguito ha ritenuto che non fosse giusto. È così?

ROMAINE        - Sì, è esatto.

MYERS             - Perché ha pensato che non fosse giusto?

ROMAINE        - Ma si tratta di omicidio! Non posso presentarmi in tribunale e mentire sostenendo che LEONARD era con me. Non posso. Le dico che non posso.

MYERS             - Allora ci spieghi che cos'ha fatto.

ROMAINE        - Non sapevo come comportarmi. Non conosco il vostro paese e ho paura della polizia. E così scrivo una lettera al mio ambasciatoree gli dico che non voglio più mentire, che voglio dire la verità.

MYERS             - E la verità è che LEONARD Vole, quella sera, è tornato alle dieci e dieci, che aveva del sangue sulle maniche e che le ha detto: "L'ho uccisa. È questa la verità, davanti a Dio?

ROMAINE        - Sì.

Myers si rimette a sedere.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Quando l'imputato ha contratto quella specie di matrimonio con lei, era consapevole che il suo primo marito era vivo?

ROMAINE        - No.

SIR WILFRID  - Quindi, ha agito in buona fede.

ROMAINE        - Sì.

SIR WILFRID  - E lei gliene è grata?

ROMAINE        - Sì, molto.

SIR WILFRID  - E gli ha dimostrato la sua gratitudine venendo a testimoniare contro di lui?

ROMAINE        - Devo dire la verità.

SIR WILFRID  - (furibondo) Ma è la verità?

ROMAINE        - Sì.

SIR WILFRID  - Io sostengo che la sera del quattordici ottobre LEONARD Vole è stato con lei dalle nove e mezzo in poi, ora in cui è stato commesso l'omicidio. Sostengo che tutta la sua versione dei fatti è un'invenzione maligna, che lei ha qualche ragione di risentimento nei confronti dell'imputato e che questo è il suo modo di esprimerla.

ROMAINE        - No.

SIR WILFRID  - Si ricorda di essere sotto giuramento?

ROMAINE        - Sì.

SIR WILFRID  - Signora Heilger, stia attenta. Anche se non gliene importa niente dell'imputato, pensi a se stessa. La pena per falsa testimonianza è pesante.

MYERS             - (alzandosi per interrompere SIR WILFRID) La prego, signor presidente! Non so se questo atteggiamento melodrammatico sia utilizzato solo a beneficio della giuria, ma faccio rispettosamente presente che non c'è ragione di pensare che la teste abbia mentito.

PRESIDENTE   - Avvocato Myers, stiamo discutendo un caso di omicidio, e nei limiti del ragionevole desidero concedere alla difesa ampi spazi. Continui, SIR WILFRID.

Myers si siede.

SIR WILFRID  - Allora. Lei ha dichiarato che c'erano macchie di sangue sui due polsi della giacca.

ROMAINE        - Sì.

SIR WILFRID  - Su tutti e due?

ROMAINE        - L'ho appena detto. Così sostenne LEONARD.

SIR WILFRID  - Andiamo, signora Heilger. Lei ha dichiarato: "Mi ha detto di lavare i polsi. I polsi erano macchiati di sangue.

PRESIDENTE   - Esatto, SIR WILFRID. Corrisponde anche ai miei appunti.

SIR WILFRID  - Grazie, signor presidente. (A ROMAINE) Lei stava dicendo, comunque, di aver lavato tutti e due i polsi.

MYERS             - (alzandosi) Ora è il mio collega a essere inesatto, signor presidente. La teste non ha mai detto di aver lavato i due polsi della giacca. Anzi, non ha detto neanche di averne lavato uno. (S( siede.)

SIR WILFRID  - II collega ha ragione. Allora, signora Heilger, ha lavato o no i polsi della giacca?

ROMAINE        - Ora ricordo. Ne ho lavato solo uno.

SIR WILFRID  - Grazie. Chissà, magari la sua memoria riguardo al resto della storia è altrettanto inattendibile.Se non sbaglio, secondo la prima versione da lei rilasciata alla polizia, il sangue proveniva da un taglio che Vole si era provocato affettando il prosciutto.

ROMAINE        - Sì, ma non era vero.

SIR WILFRID  - Perché ha mentito?

ROMAINE        - Avevo ripetuto quello che LEONARD mi aveva chiesto di dire.

SIR WILFRID  - Arrivando al punto di consegnare il coltello col quale LEONARD Vole aveva affettato il prosciutto?

ROMAINE        - Quando LEONARD si è accorto di essersi sporcato di sangue, si è tagliato, in modo da far pensare che il sangue fosse il suo

LEONARD       - (alzandosi) Non è vero!

SIR WILFRID  - (rivolto a LEONARD) La prègo, la prego.

LEONARD       - si rimette a sedere.(a ROMAINE) Allora ammette che là versione originale che ha reso alla polizia era tutta una menzogna? A quanto pare, lei è una mentitrice molto abile...,

ROMAINE        - Me l'aveva detto LEONARD, quello che dovevo dire.

SIR WILFRID  - La questione è se ha mentito allora, o se mente adesso. Se veramente era sconvolta per l'omicidio, poteva dire la verità alla polizia al primo interrogatorio.

ROMAINE        - Avevo paura di LEONARD.

SIR WILFRID  - (indicando la figura accasciata di LEONARD) Aveva paura di LEONARD….paura di un uomo al quale lei ha appena spezzato il cuore e infranto le speranze. Ritengo che la giuria saprà a quale dei due credere. (Si siede.)

MYERS             - (alzandosi) ROMAINE Heilger, le chiedo di nuovo se la testimonianza che ha reso è la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.

ROMAINE        - Sì.

MYERS             - Signor presidente, l'accusa ha terminato. (Si siede.)

ROMAINE si alza e si avvia verso la porta sulla sinistra, che viene aperta dal poliziotto.

LEONARD       - (mentre ROMAINE gli passa davanti) ROMAINE!

USCIERE          - (alzandosi) Silenzio!

ROMAINE esce, e il poliziotto chiude la porta alle sue spalle, mentre l'usciere riprende il suo posto.

PRESIDENTE   - SIR WILFRID.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signor presidente, signori della giuria, non sosterrò, come potrei, che l'imputato non ha niente da cui difendersi. Siamo di fronte a un caso indiziario, in cui gli indizi appaiono molto gravi. Avete ascoltato la polizia ed altri esperti, che hanno reso la loro testimonianza con imparzialità e correttezza, come loro dovere Non ho niente da dire contro di loro. Dall'altra parte avete ascoltato Janet MacKenzie e la donna che si fa chiamare ROMAINE Vole. Potete credere che la loro testimonianza non sia insincera? Janet MacKenzie... che è stata tagliata fuori dal testamento perché scalzata, del tutto involontariamente, da questo sfortunato ragazzo. (Fa una pausa) E ROMAINE Vole... Heilger... comunque si chiami, che si è fatta sposare da LEONARD Vole nascondendogli di avere già marito. Quella donna deve a LEONARD Vole più di quanto potrà mai ripagargli. L'ha usato per farsi trarre in salvo dalla persecuzione politica. E dichiara di non amarlo. Ormai, LEONARD Vole è servito allo scopo. Vi consiglio di essere molto guardinghi rispetto alla sua testimonianza, la testimonianza di una donna che, per quanto ne sappiamo è stata allevata nel credo pernicioso che la menzogna è un'arma da usare ai propri fini. Signori della giuria, chiamo a testimoniare l'imputato LEONARDVole.

L'usciere si alza per avvicinarsi al banco dei testimoni men tre LEONARD si avvia verso lo stesso banco, dove prende posto La guardia lo segue, mettendosi alle sue spalle. L'usciere prende la Bibbia e il cartoncino del giuramento e li consegna a Leonard.

LEONARD       - Giuro su Dio Onnipotente che la testimonianza che renderò sarà la verità, tutta la verità, nient altro che la verità. (Posa la Bibbia e i! cartoncino su! ripiano.)

L'usciere si siede a destra del tavolo.

SIR WILFRID  - Signor Vole, abbiamo sentito della sua amicizia con la signorina French. Ora vorrei sapere quan to spesso andava a trovarla.

LEONARD       - Ci andavo di frequente.

SIR WILFRID  - Come mai?

LEONARD       - Be', era molto gentile con me, ed io le ero affezio nato. Era come mia zia Betsy

SIR WILFRID  - Zia Betsy sarebbe la zia che l'ha allevato?

LEONARD       - Sì. Era un tesoro, e la signorina French me la ricordava.

SIR WILFRID  - Ha sentito la signorina MacKenzie dichiarare che Emily French pensava che lei fosse scapolo, e che nell'aria c'era la possibilità che vi sposaste. C'è qualcosa di vero in tutto questo?

LEONARD       - Neanche per sogno. È un'idea assurda.

SIR WILFRID  - La signorina French sapeva che lei era sposato?

LEONARD       - Sì.

SIR WILFRID  - Quindi non esisteva l'eventualità di un matrimonio fra voi due.

LEONARD       - Certo che no. Gliel'ho già detto. La signorina French mi trattava come una'zia indulgente. Quasi come una madre

SIR WILFRID  - E in cambio, ler faceva del suo meglio per aiutarla.

LEONARD       - (con semplicità) Le volevo molto bene.

SIR WILFRID  - Vuoi raccontare alla giuria che cos'è accaduto la sera del quattordici ottobre?

LEONARD       - Be', avevo trovato una spazzola per gatti... un nuovo tipo di spazzola... e ho pensato che potesse piacerle. E così, quella sera gliel'ho portata. Non avevo altro da fare.

SIR WILFRID  - Che ora era?

LEONARD       - Sono arrivato da lei poco prima delle otto e le ho dato la spazzola, che le è piaciuta molto. L'ab biamo provata su uno dei suoi gatti ed ha funzio nato benissimo. Poi abbiamo giocato a Doublé Demon... e poi me ne sono andato.

SIR WILFRID  - Sì, ma non ha...

PRESIDENTE   - SIR WILFRID, non capisco di cosa stia parlando il teste. Cos'è una spazzola per gatti?

LEONARD       - E una spazzola per spazzolare i gatti!

PRESIDENTE   - Oh!

LEONARD       - Una spazzola con pettine incorporato. La signo rina French amava i gatti, ne aveva otto, e la casa sapeva un po'...

SIR WILFRID  - SÌ, SÌ.

LEONARD       - Avevo pensato che la spazzola potesse essere utile.

SIR WILFRID  - E ha visto Janet MacKenzie?

LEONARD       - No, mi ha aperto la signorina French.

SIR WILFRID  - Sapeva che Janet MacKenzie era fuori?

LEONARD       - Be', non ci avevo pensato.

SIR WILFRID  - A che ora ha lasciato casa French?

LEONARD       - Poco prima delle nove. Sono tornato a casa a piedi.

SIR WILFRID  - Quanto ci ha messo?

LEONARD       - Oh, direi dai venti ai trenta minuti.

SIR WILFRID  - E a che ora è arrivato a casa?

LEONARD       - Alle nove e venticinque.

SIR WILFRID  - E sua moglie... la chiamerò sua moglie... era in casa?

LEONARD       - Sì, certo. Penso... penso che sia diventata pazza...

SIR WILFRID  - Lasci perdere. Continui il suo racconto. Ha lavato la giacca, quando è rientrato?

LEONARD       - Ma no!

SIR WILFRID  - E chi l'ha lavata?

LEONARD       - ROMAINE, la mattina dopo. Ha detto che l'avevo macchiata di sangue, quando mi ero tagliato il polso.

SIR WILFRID  - Si era tagliato il polso?

LEONARD       - Sì. Guardi. (Tende il braccio) C'è ancora il segno.

SIR WILFRID  - Quando ha saputo del delitto?

LEONARD       - L'ho letto sul giornale del pomeriggio, il giorno dopo.

SIR WILFRID  - E che cos'ha provato?

LEONARD       - Sono rimasto sbalordito. Non riuscivo a crederci. Ero anche sconvolto. Il giornale parlava di furto. Non ho mai pensato che potesse trattarsi d'altro.

SIR WILFRID  - E poi, cos'è successo?

LEONARD       - Ho letto che la polizia voleva interrogarmi, e naturalmente mi sono presentato.

SIR WILFRID  - Si è presentato alla polizia e ha rilasciato una deposizione?

LEONARD       - Sì.

SIR WILFRID  - Ed era nervoso? Riluttante?

LEONARD       - Ma no! Volevo rendermi utile il più possibile.

SIR WILFRID  - Ha mai ricevuto denaro dalla signorina French?

LEONARD       - No.

SIR WILFRID  - Sapeva che la signorina aveva fatto testamento in suo favore?

LEONARD       - Mi aveva detto che avrebbe chiamato l'avvocato per cambiare il testamento. Io le ho chiesto se le capitava spesso di cambiare testamento, e lei ha risposto "di tanto in tanto".

SIR WILFRID  - Sapeva quali sarebbero state le disposizioni del nuovo testamento? 

LEONARD       - Giuro che non lo sapevo.

SIR WILFRID  - La signorina le ha mai fatto capirebbe le avrebbe lasciato qualcosa?

LEONARD       - No.

SIR WILFRID  - Ha sentito la testimonianza resa qui in aula da sua moglie... cioè, dalla donna che lei considerava sua moglie.

LEONARD       - Sì, l'ho sentita... Non riesco a capire...

SIR WILFRID  - (interrompendolo) Signor Vole,. mi rendo conto che è sconvolto, ma le chiedo di lasciare da parte le emozioni e di rispondere alla mia domanda in modo chiaro ed esplicito. Ciò che la teste ha detto risponde alla verità o no?

LEONARD       - No. Certo che no.

SIR WILFRID  - Quella sera è arrivato a casa alle nove e venticinque e ha cenato con sua moglie?

LEONARD       - Sì.

SIR WILFRID  - Poi è uscito di nuovo?

LEONARD       - No.

SIR WILFRID  - Signor Vole, lei è per caso mancino?

LEONARD       - No, uso la destra.

SIR WILFRID  - Signor Vole, le farò un'altra sola domanda. Ha ucciso la signorina French?

LEONARD       - No.

SIR WILFRID    si siede.

MYERS             - (alzandosi) Ha mai tentato di ottenere denaro da qualcuno?

LEONARD       - No.

MYERS             - A che punto della sua conoscenza con la signorina French ha scoperto che la signorina era ricca?

LEONARD       - Be', la prima volta che sono andato a trovarla non lo sapevo.

MYERS             - Ma quando l'ha saputo, ha deciso di coltivare Quell'amicizia.

LEONARD       - Capisco che lo si possa pensare. Ma la signorina French mi era simpatica. Il denaro non aveva niente a che fare con questa simpatia.

MYERS             - Sarebbe andato a trovarla ugualmente, se avesse saputo che era povera?

LEONARD       - Naturalmente. Sì.

MYERS             - In quanto a lei, vive in ristrettezze?

LEONARD       - Lo sa che è così.

MYERS             - La prego di rispondere con un sì o con un no.

LEONARD       - Si.

MYERS             - A quanto ammonta il suo stipendio?

LEONARD       - Be', a dire la verità in questo momento non ho un lavoro. Non ce l'ho da un po' di tempo.

MYERS             - E’ stato licenziato dal suo ultimo posto?

LEONARD       - No... me ne sono andato io.

MYERS             - Al momento dell'arresto, quanti soldi aveva in banca?

LEONARD       - Be', poche sterline. Aspettavo un po' di denaro nel giro di un paio di settimane.

MYERS             - Quanto?

LEONARD       - Non molto.

MYERS             - Glielo chiederò in altri termini, allora. Era alla disperata ricerca di soldi?

LEONARD       - No, non disperata. Diciamo che ero un po' preoccupato.

MYERS             - Era preoccupato per i soldi, ha incontrato una donna ricca e ha coltivato assiduamente la sua amicizia.

LEONARD       - Detta da lei, sembra una cosa indegna. Gliel'ho spiegato, la signorina French mi era simpatica.

MYERS             - È stato detto che la signorina era solita consultarla per la stesura della denuncia dei redditi.

LEONARD       - Infatti. Sa come sono quei moduli. Non ci si capisce niente... O almeno lei non ci capiva niente.

MYERS             - Janet MacKenzie ha dichiarato che la signorina French era un'ottima donna d'affari, capacissi- ma di amministrarsi.

LEONARD       - Be', la signorina French sosteneva il contrario, diceva che quei moduli la preoccupavano terribilmente.

MYERS             - Riempiendo i moduli della denuncia dei redditi, è venuto certo a sapere l'esatto ammontare del patrimonio della signorina French.

LEONARD       - No.

MYERS             - No?

LEONARD       - Cioè... certo, sì.

MYERS             - Sì, eh? Come mai, signor Vole, non ha mai portato sua moglie dalla signorina French?

LEONARD       - Non lo so. Non ne è mai capitata l'occasione.

MYERS             - Lei ha dichiarato che la signorina French sapeva che era sposato.

LEONARD       - Sì.

MYERS             - E tuttavia, la signorina non ha mai invitato sua moglie a casa sua?

LEONARD       - No.

MYERS             - Perché no?

LEONARD       - Oh, non lo so. Le donne non le piacevano, penso.

MYERS             - Vogliamo dire, allora, che preferiva i giovanotti attraenti? E lei non ha insistito per portare sua moglie?

LEONARD       - No, certo che no. Vede, la signorina sapeva che mia moglie era straniera e...oh, noriso, masi era messa in testa che non andassimo d'accordo.

MYERS             - E questa l'impressione che lei le aveva dato?

LEONARD       - No. Non io. Be'... credo che preferisse pensare così.

MYERS             - Intende dire che la signorina French era infatuata di lei?

LEONARD       - No, non infatuata, ma... be', era come sono le madri con i figli.

MYERS             - Cioè?

LEONARD       - Non vogliono che s'innamorino, o si fidanzino o roba del genere.

MYERS             - Lei sperava di trarre qualche vantaggio economico dall'amicizia con la signorina French, non è vero?

LEONARD       - Non nel senso che lei pensa.

MYERS             - Non nel senso che penso? Ritiene di sapere meglio di me quello che penso? In che senso, allora, riteneva di trarre qualche vantaggio economico? (Pausa) Ripeto, in che senso riteneva di trarre qualche vantaggio economico?

LEONARD       - Vede, avevo inventato un aggeggio. Una specie di tergicristallo che funziona anche quando nevica. Cercavo qualcuno che mi finanziasse e pensavo che forse l'avrebbe fatto la signorina French. Ma non e ia sola ragione per la quale la frequentavo. Gliel'ho detto, mi era simpatica.

MYERS             - Sì, sì, ce lo siamo sentiti ripetere spesso, quanto le era simpatica.

LEONARD       - Be', è vero. (È imbronciato.)

MYERS             - Signor Vole, credo che una settimana prima del la morte della signorina French lei sia andato in un'agenzia di viaggi a informarsi sulle crociere.

LEONARD       - E se anche l'ho fatto? Non è reato, no?

MYERS             - Certo che no. Molta gente si concede una crociera, quando può pagarsela. Ma lei non poteva pagarsela, vero, signor Vole?

LEONARD       - Ero al verde. Gliel'ho detto.

MYERS             - E tuttavia è andato in quest'agenzia di viaggi...con una bionda... una bionda fragola, a quanto mi dicono... e...

PRESIDENTE   - Una bionda fragola, avvocato Myers?

MYERS             - E un termine per indicare una donna dai capelli di un biondo rossastro, signor presidente.

PRESIDENTE   - Pensavo di sapere tutto sulle bionde, ma una bionda fragola... Continui, avvocato Myers.

MYERS             - (a LEONARD ) Be?

LEONARD       - Mia moglie non è bionda, e poi è stato solo per divertirmi.

MYERS             - Ammette di aver chiesto non di qualche viaggetto economico, ma delle crociere più costose e di lusso? Come pensava di poter pagare?

LEONARD       - Non lo pensavo affatto.

MYERS             - A mio parere, lei sapeva che nel giro di una settimana avrebbe ereditato una grossa somma di denaro da una gentile signorina anziana.

LEONARD       - Non sapevo niente del genere. Non ne potevo più... e sulla vetrina c'erano quei manifesti... palme e cocchi e mari azzurri, e così sono entrato a chiedere. L'impiegata mi ha guardato dall'alto in basso... ero piuttosto malmesso... e questo mi ha indispettito. E così, mi sono messo a recitare... (Sorride all'improvviso, come se si divertisse al ricordo della scena) e a chiedere informazioni sui viaggi più costosi che esistevano... quelli di lusso, con cabina sul primo ponte.

MYERS             - Si aspetta veramente che la giuria le creda?

LEONARD       - Non mi aspetto che nessuno creda niente. Ma è andata così. Può essere stato infantile e stupido, se le pare... ma io mi ci sono divertito.(All'improvviso appare patetico) Non pensavo di uccidere nessuno, ne di ereditare dei quattrini.

MYERS             - Quindi, è stata solo una coincidenza che la signorina French sia stata uccisa pochi giorni dopo, lasciandola suo erede.

LEONARD       - Gliel'ho detto, non l'ho uccisa io.

MYERS             - La sua versione è che la sera del quattordici ottobre lei è uscito da casa French alle nove me no quattro minuti, è rientrato a piedi, è arrivato a casa sua alle nove e venticinque e non è più uscito.

LEONARD       - Sì.

MYERS             - Ha sentito ROMAINE Heilger smentire questa versione, in questa stessa aula. L'ha sentita dichiarare che lei è arrivato a casa non alle nove e venticinque, ma alle dieci e dieci.

LEONARD       - Non è vero!

MYERS             - Che lei aveva la giacca sporca di sangue e che ha ammesso di aver ucciso la signorina Frehch.

LEONARD       - Le dico che non è vero. Non c'è una sola parola di vero...

MYERS             - Può darci una qualunque ragione perché quella donna, che passava per sua ragione, possa aver mentito deliberatamente?

LEONARD       - No, non posso. E questo è il terribile. Non esistono ragioni. Secondo me, è impazzita.

MYERS             - Secondo lei è impazzita? A'me è parsa estremamente equilibrata. Ma l'unica ragione che lei riesce a suggerire è la pazzia.

LEONARD       - Non capisco più niente. Oh, Dio, che cos'è successo... che cosa l'ha cambiata così?

MYERS             - Molto efficace, signor Vole. Ma in quest'aula noi ci occupiamo dei fatti. E il fatto è, signor Vole, che abbiamo solo la sua parola che ha lasciato la casa di Emily French all'ora che dice, che è arrivato a casa sua alle nove e venticinque e che non è più uscito.

LEONARD       - (fuori di sé) Ma qualcuno deve pur avermi vistoin strada... o mentre entravo in casa...

MYERS             - Già, è quello che viene fatto di pensare... ma l'unica persona che l'ha vista tornare a casa, quella sera, sostiene che è arrivato alle dieci e dieci. La stessa persona sostiene che aveva la giacca sporca di sangue.

LEONARD       - Mi ero tagliato il polso.

MYERS             - Semplicissimo da farsi, in caso di domande im barazzanti.

LEONARD       - (accasciandosi) Lei distorce tutto. Distorce tutto quello che dico. Mi fa apparire totalmente diver so da quello che sono.

MYERS             - Lei si è tagliato il polso deliberatamente.

LEONARD       - No. Non è vero. Non ho fatto niente, ma lei riesce a far pensare che ho fatto tutto. Me ne accorgo anch'io.

MYERS             - Lei è rientrato alle dieci e dieci.

LEONARD       - Non è vero. Deve credermi. Deve credermi!

MYERS             - Ha ucciso la signorina French

LEONARD       - NO. No!

Le luci si smorzano in fretta, lasciando due riflettori su Myers e su LEONARD. Poi anche i due riflettori si smorzano, mentre LEONARD     finisce di parlare e cala il sipario.

Non l'ho uccisa. Non ho mai ucciso nessuno.

Oh, Dio! E’ un incubo. E’ un orribile sogno!

SIPARIO

ATTO TERZO

Scena Prima

 Lo studio di Sir Wilfrìd Robdrts, la stessa sera. Quando si alza il sipario la scena è deserta e immersa nella semioscurità. Le tende della finestra sono aperte. Entra immediatamente GRETA che tiene aperta la porta, e subito dopo entrano MAYHEW e SIR WILFRID. MAYHEW ha con sé una borsa.

GRETA              - Buona sera, SIR WILFRID. Brutta serata.

Greta, esce, chiudendosi la porta alle spalle.

SIR WILFRID  - Maledetta nebbia. (Accende le appliques, girando I interruttore vicino alla porta e si avvia verso la finestra.)

MAYHEW        - Serata da lupi. (Si toglie cappotto e cappello, e li appende ali attaccapanni.)

SIR WILFRID  - (va a chiudere le tende della finestra.) Non e e proprio giustizia. Usciamo da una soffocante aula di tribunale con la voglia di una boccata d'aria tresca, e cosa troviamo? (Accende la lampada da tavolo) Nebbia!

MAYHEW        - Già, ma non fitta quanto la nebbia nella quale ci ha piombati l'esibizione della signora Heilger. (Si avvicina alla scrivania e depone la borsa.)

SIR WILFRID  - Accidenti a quella donna. L'ho capito appena 1 ho vista che significava guai. Sapevo che stava tramando qualcosa. E dura e vendicativa, e troppo complessa per quel giovane sciocco sul banco degli imputati. Ma a cosa mira? Dove vuole arrivare? Tu lo capisci? (Si avvia oltre la scrivania. verso sinistra.)

MAYHEW        - A quanto pare, vuoi fare condannare il giovane Vole per omicidio.

SIR WILFRID  - (tornando verso destra) Ma perché? Dopo quello che ha fatto per lei!

MAYHEW        - Forse ha fatto troppo.

SIR WILFRID  - (fermandosi a destra della scrivania) E lei lo disprezza per questo. Si, probabile. Animali ingrati le donne. Ma perché essere tanto vendicativa? Dopo tutto, se era stanca di lui, non doveva far altro che lasciarlo. (si sposta a sinistra della scrivania) A quanto pare, non aveva nessuna ragione economica per restare con lui.

GRETA              - (entra con un vassoio e due tazze di tè, e si avvicina alla scrivania) Sir Wilfrid, le ho portato il tè. Ne o portato uan tazza anche per l’avvocato Mayhew. (depone una tazza su un lato del ripiano della scrivania e l’altra sul lato opposto).

SIR WILFRID  - (sedendosi accanto al caminetto) Tè? Abbiamo bisogno di qualcosa di forte, altro che tè!

GRETA              - O Sir Wilfrid, ma se il tè le piace tanto! Com’è andata oggi?

SIR WILFRID  - Male.

Mayhew va a sedersi sulla sedia a sinistra della scrivania.

GRETA              - (avvicinandosi a Sir Wilfrid) Oh, no! Spero proprio che lei si sbagli. Perché non è stato lui. Sono sicura che non è stato lui. (si avvia alla porta).

SIR WILFRID  - E ‘ ancora convinta che non sia stato lui, eh? (la osserva pensierosamente) Come mai?

GRETA              - (In tono confidenziale) Perché non è il tipo. È simpatico…. Capisce cosa voglio dire?…. Molto simpatico. Non accoltellerebbe mai una vecchietta. Ma lei riuscirà a farlo scagionare, non è vero, Sir Wilfrid?

SIR WILFRID  - Lo farò scagionare, certo.

Greta esce.

                           (si alza e parla sottovoce, quasi fra sé) Sa Dio come. C’è solo una donna, nella giuria…. Peccato. Evidentemente alle donne piace, anche se non capisco perché….. in fondo non è particolarmente………. (si porta dall’altra parte della scrivania) bello. Forse possiede qualcosa che risveglia l’istinto materno. Pare che alle donne faccia venire la voglia di proteggerlo.

MAYHEW        - Evidentemente, la signora Heilger non è un tipo materno.

SIR WILFRID  - (prendendo la tazza di tè e avviandosi verso sinistra) No, non sembra proprio capace di tenerezza. Sotto quel gelido autocontrollo, poi, dev'essere molto aggressiva, capace di accoltellare un uomo, se la tradisce. Dio, come mi piacerebbe farla crollare. Dimostrare che mente. Smascherarla per quello che realmente è.

MAYHEW        - (si alza, esimendo la pipa dalla tasca) Scusami, Wilfrid, ma non stai trasformando questo caso in un duello personale fra te e quella donna? (Si avvicina al caminetto, prende uno scovolino da un barattolo e pulisce la pipa.).

SIR WILFRID  - Pensi? Forse, hai ragione. Ma quella donna è una vipera, John, ne sono convinto. E dal risultato di questo duello dipende la vita di un uomo.

MAYHEW        - Non credo che alla giuria sia piaciuta.

SIR WILFRID  - In quanto a questo, hai ragione. Non dev'essere proprio piaciuta. Tanto per cominciare, è straniera, e in quanto tale poco affidabile. Inoltre, non è sposata con quel ragazzo... anzi, più o meno ha ammesso di essere colpevole di bigamia.

MAYHEW getta lo scovolino nel caminetto, poi si avvia verso sinistra

Tutto questo non ha fatto certo buona impressione. Per giunta, quella donna non si è schierata al fianco del marito nel momento del bisogno. È una cosa che non piace, in questo paese.

MAYHEW        - Per fortuna.

SIR WILFRID  - (spostandosi verso la parte opposta della scrivania) Già, ma non basta. Non possiamo corroborare in alcun modo le dichiarazioni di

LEONARD       - (Mette la tazza sulla scrivania.)

MAYHEW        - toma sui suoi passi, portandosi dall'altra parte della scena.scena.Lui ammette di essere stato con Emily French, quella sera, ha lasciato le sue impronte dapper- tutto, noi non siamo riusciti a trovare nessuno che l'abbia visto tornare a casa, e per giunta c'è il grave problema del testamento. (Si appoggia alla scrivania) La questione dell'agenzia viaggi poi non migliora certo le cose. La donna fa testamento in suo favore, e lui corre a informarsi sulle crociere di lusso. Peggio di così

MAYHEW        - (avvicinandosi al caminetto) Già. La sua spiegazione, poi, non è stata molto convincente

SIR WILFRID  - (ali improvviso cambia completamente atteggiamento e appare intenerito) Eppure, John, mia moglie lo fa.

MAYHEW        - Che cosa?

SIR WILFRID  - (sorridendo, indulgente) Chiede alle agenzie di viaggio di prepararle degli itinerari per lunghe escursioni all'estero. Per tutti e due. (Prende il portatabacco dalla mensola del caminetto e lo mette sulla scrivania.)

MAYHEW        - Grazie, Wilfrid. (Si mette a sedere e riempie la Pipa.)

SIR WILFRID  - Studia tutto nei minimi particolari, poi, magari trova la scusa che la nave perderebbe una coincidenza alle Bermuda. (Si sposta dall'altro lato della scrivania) A me dice che se prendessimo l'aereo guadagneremmo tempo, ma non vedremmo niente, e (si siede) mi chiede che ne penso Io rispondo: "Per me va tutto bene, tesoro. Decidi tu. Sappiamo entrambi che è un gioco, e alla fine il risultato è sempre lo stesso... restiamo a casa.

MAYHEW        - Mia moglie, invece, ha la mania delle case

SIR WILFRID  - Cioè?

MAYHEW        - Le visita tutte. Secondo me, non esiste una sola casa messa m vendita in Inghilterra che mia moglie non abbia visto. Decide anche come arredarle e come ristrutturarle. Arriva perfino a scegliere le tende e le coperte, e a stabilire le tonalità dei colori. (Si alza. rimette il portatabacco sulla mensola del caminetto e si fruga in tasca alla ricerca dei fiammiferi.) I due uomini si scambiano un'occhiata e abbonano un sorriso indulgente.

SIR WILFRID  - Mmm... be'... (Riassume il ruolo del grande avvocato) Per sfortuna, le manie delle nostre mogli non possono essere esibite come prova, anche se ci aiutano a capire perché il giovane Vole è andato a informarsi sulle crociere.

MAYHEW        - Castelli in aria.

SIR WILFRID  - (prendendo una scatola di fiammiferi dal cassetto della scrivania) Tieni, John. (Mette la scatola sul ripiano.)

MAYHEW        - (avvicinandosi alla scrivania per prendere la scatola)Grazie,Wilfrid.

SIR WILFRID  - Al contrario, con Janet MacKenzie siamo stati alquanto fortunati.

MAYHEW        - Parli dei suoi preconcetti?

SIR WILFRID  - Appunto. Ha dimostrato troppa acredine.

MAYHEW        - (sedendosi accanto alla scrivania) Il vero colpo l'hai fatto tu, quando hai tirato, fuori la sua sordità.

SIR WILFRID  - Sì, è vero. Ma lei si è presa la rivincita con la storia della radio.

MAYHEW scopre che la scatola dei fiammiferi è vuota, la getta nel cestino della carta straccia e si rimette in tasca la pipa.

Non fumi, John?

MAYHEW        - No, non ne ho voglia.

SIR WILFRID  - John, che cos'è accaduto realmente, quella sera? Si è trattato davvero di un tentativo di furto con successivo omicidio? La polizia deve ammettere che esiste questa probabilità.

MAYHEW        - Ma non lo pensa. Ed è difficile che commetta errori. L'ISPETTORE è convinto che si sia trattato di un lavoro dall'interno... che la finestra è stata manomessa dal di dentro.

SIR WILFRID  - (alzandosi a portandosi a sinistra della scrivania) Be', potrebbe sbagliarsi.

MAYHEW        - Mah!

SIR WILFRID  - In questo caso, chi era l'uomo che Janet MacKen zie ha sentito parlare con Emily French alle nove e mezzo? Secondo me, esistono due risposte a questo interrogativo.

MAYHEW        - E cioè?

SIR WILFRID  - Primo, la donna ha inventato tutto, quando si è accorta che la polizia non era convinta che si fosse trattato di un semplice tentativo di furto.

MAYHEW        - (scandalizzato) Ma non farebbe mai una cosa simile!

SIR WILFRID  - (avanzando verso il proscenio) Be', ma cos'ha sen tito, in fin dei conti? Non dirmi che era il ladro che chiacchierava amabilmente con la signorina French... (Estrae di tasca il fazzoletto) prima di colpirla alla testa. (Colpisce MAYHEW con il fazzoletto.)

MAYHEW        - Poco probabile.

SIR WILFRID  - Non credo che quella vecchia arcigna esiterebbe a inventare una cosa del genere. Anzi, non credo che esiterebbe di fronte a niente. No... (in tono significativo) a niente.

MAYHEW        - (ancor più scandalizzato) Santo cielo! Intendi dire...

CARTER           - (entra e si chiude la porta alle spalle) Mi scusi, SIR WILFRID, ma c'è una signorina che chiede di parlare con lei. Dice che riguarda LEONARD Vole.

SIR WILFRID  - (senza scomparsi) La solita mitomane?

CARTER           - Oh, no, SIR WILFRID. Le riconosco, quelle.

SIR WILFRID  - (avvicinandosi alla scrivania e prendendo le due tazze) Che tipo è? (Si sposta verso il centro.)

CARTER           - (prendendo le tazze da SIR WILFRID) Volgaruccia, con un modo di parlare alquanto popolaresco.

SIR WILFRID  - E cosa vuole?

CARTER           - (citando con una certa dose di disgusto) Dice di sapere qualcosa che ci può tornare utile all'imputato.

SIR WILFRID  - (con un sospiro) Molto improbabile. Falla entrare.

CARTER esce, portando le tazze con sé.

Che ne pensi, John?

MAYHEW        - Oh, be', non possiamo lasciare niente di intentato.

Entra CARTER, facendosi precedere dalla donna, che è sui trentacinque anni, vestita in modo sgargiante ed economico. I capelli biondi scendono a nasconderle un lato del viso. È truccata in modo eccessivo, volgare. Ha con sé una borsa sformata. MAYHEW si alza.

CARTER           - La signorina. (Esce.)

DONNA            - (spostando lo sguardo astuto da SIR WILFRID            a Mayhew) E questa? Andate a coppia? Io non parlo, se siete in due. (Si volta per uscire.)

SIR WILFRID  - Questo è l'avvocato MAYHEW, difensore di LEONARD Vole. E io sono SIR WILFRID Robarts, pubblico difensore.

DONNA            - (sbirciando Sir Wilfrid) Ah, ma è proprio lei, tesoro. Non l’avevo riconosciuta senza parrucchino. Siete tutti assai carucci con la parrucca.

Mayhew dà di gomito a Sir Wilfrid, poi si porta davanti alla scrivania.

                           Stavate confabulando, eh? Be’ chissà che non vi posso aiutare, se vedo che ne vale la pena.

SIR WILFRID  - Signorina….

DONNA            - (andando a sedersi vicino alla scrivania) Niente nomi. Se anche vi dico un nome, magari non è quello vero. No?

SIR WILFRID  - Come preferisce. Lei sa che è suo dovere fornire tutte le informazioni in suo possesso?

DONNA            - Uffa! Ho detto che so qualcosa? Ho qualcosa, e questo sì che è importante.

MAYHEW        - E cos’ha signora?

DONNA            - Piano, piano! Ero in tribunale, oggi, e ho sentito quella sgualdrina. Tranquilla e sicura di sé, per giunta. È una vipera, una vigliacca, ecco che cos’è.

SIR WILFRID  - Siamo d’accordo. Ma veniamo all’informazione che può fornirci…..

DONNA            - (con espressione astuta) Già, ma io che cosa ne ricavo? Vale, quello che ho. Vale cento sterline. E cento ne voglio.

MAYHEW        - Spiacente, ma non possiamo incoraggiare atteggiamenti di questo genere. Tuttavia, se ci dice qualcosa di più su quello che ha da offrire….

DONNA            - Insomma, non pagate se prima non consumate, eh?

SIR WILFRID  - Consumiamo?

DONNA            - Già, come a letto, no?

SIR WILFRID  - Oh! Sì…sì.

DONNA            - Ce l’ho eccome, qualcosa contro quella. (apre la borsa) Lettere, ecco che cos’ho. Lettere.

SIR WILFRID  - Lettere scritta da Romaine Vole all’imputato?

DONNA            (con una risata roca). All’imputato? Non mi faccia ridere. Povero disgraziato, quello. È stato solo preso in giro. (ammicca). Ho qualcosa da vendere, tesoro, non se lo dimentichi.

MAYHEW        - (persuasivo) Se ci fa vedere le lettere, forse potremo dirle se sono pertinenti o meno……

DONNA            - Usa i paroloni diffìcili, eh? Be', l'ho già detto che lo capisco, che non pagate se prima non consumate. Ma patti chiari, amicizia lunga. Se queste lettere servono davvero, se tirano fuori dai guai quel ragazzo e schiaffano dentro quella sgualdrina straniera, be', allora ci sono cento sterline per me. D'accordo?

MAYHEW        - (tirando fuori il portafoglio ed estraendo dieci sterline) Se le lettere contengono informazioni utili Per la difesa a compenso delle spese da lei sostenute per venire qui... sono disposto a darle dieci sterline.

DONNA            - (quasi urlando) Dieci luride sterline per lettere come queste? Pensaci sopra amico

SIR WILFRID  - (avvicinandosi a MAYHEW e togliendogli ilportafoglio dalle mani) Se ha una lettera capace di provare 1 innocenza del nostro cliente, penso che venti sterline siano una cifra equa, per le spese. (Si porta dall'altra parte della scrivania, prende dieci sterline dal portafoglio, restituisce il portafoglio vuoto a MAYHEW e toglie dalla mano di MAYHEW le altre dieci sterline.)

DONNA            - Cinquanta, e fate un affare. Sempre che siete ' soddisfatti delle lettere

SIR WILFRID  - Venti. (Mette le banconote sulla scrivania.)

La donna lo segue con lo sguardo, inumidendosi le labbra È troppo, per lei.

DONNA            - E va bene, accidenti a voi. To', prendetele. Guardate quante sono! (Estrae le lettere dalla borsa) La prima è quella che farà il miracolo. (Mette le lettere sulla scrivania, poi fa per prendere le banconote.)

SIR WILFRID più svelto di lei, prende le banconote. La donna si affretta ad afferrare le lettere.

SIR WILFRID  - Un momento. Siamo sicuri che la grafia è quella di ROMAINE Heilger?

DONNA            - Altro che. Le ha scritte lei, una dopo l'altra. Niente truffa, niente imbroglio.

SIR WILFRID  - Abbiamo solo la sua parola.

MAYHEW        - Un attimo. Ho una lettera della signora Vole Non qui, nel mio studio.

SIR WILFRID  - Be', signora, a quanto pare dovremo fidarci di lei... (Le porge le banconote)..,. per il momento.(Ritira le lettere, le alliscia e comincia a leggere )

La donna conta attentamente il denaro, osservando i due uomini. Mayhew si avvicina a Sir Wilfrid e legge, sbirciando di sopra la sua spalla. La donna si avvia verso la porta.

(a Mavhew) Incredibile. Veramente incredibile.

MAYHEW        - (leggendo di sopra la spalladi Sir Wilfrid) Che gelido spirito vendicativo

SIR WILFRID  - (avvicinandosi'alla donna) Come ha fatto a entrarne in possesso?

DONNA            - E’ una storia lunga.

SIR WILFRID  - Che cos'ha contro ROMAINE Vole?

La donna ritoma verso la scrivania e all'improvviso con fare drammatico, getta indietro la testa, alza lampada da tavolo in modo da illuminare il lato del viso che è sempre rimasto nascosto dai capelli, sposta i capelli e scopre la gancia piena di cicatrici, sfigurata. Sir Wilfnd si ritrae, con un'esclamazione sorpresa

DONNA            - Visto?

SIR WILFRID  - È stata lei?

DONNA            - (avanzando verso il proscenio) No, non lei. Il tizio con il quale stavo. E ci stavo fissa. Era un po' più giovane di me, ma mi voleva bene, e io l’amavo. Poi è arrivata lei, si è presa una cotta per il mio uomo e se le portato via. All'inizio si vedevano di nascosto, ma poi lui mi ha piantata. Sapevo dov’era finito. Gli sono andata dietro e li ho beccati insieme. (Si siede vicino alla scrivania) Ho detto a quella sgualdrina quello che pensavo di lei e lui si e scatenato. Faceva parte di una di quelle ban- de che vanno in giro con i rasoi nella cintura Be , e stato proprio con il rasoio che mi ha conciata così "Ecco", ha detto, adesso stai fresca che qualche uomo ti guarda più".

SIR WILFRID  - Ma non ha sporto denuncia alla polizia?

DONNA            - Chi io? Neanche per sogno. E poi, la colpa non era del mio uomo. La colpa era di quella sgualdrina, che me l'aveva portato via e me l'aveva rivoltato contro. Ma io so aspettare. L'ho seguita e 1 ho tenuta d'occhio. Le conosco, le cose che combina. E conosco il tizio che lei va a trovare di nascosto. Ecco come ho fatto a trovare quelle lettere. E adesso, la sa tutta la storia. (Si aka, spingendo indietro i capelli e sporgendo il viso) Vuole darmi un bacio?

SIR WILFRID si ritrae.

La capisco. (Si avvia a sinistra.)

SIR WILFRID  - Mi scusi. Mi scusi... Hai cinque sterline, John?

MAYHEW gli mostra il portafoglio vuoto.

(Tira fuori il proprio ed estrae una banconota da cinque sterline) Ecco... Facciamo altre cinque.

DONNA            - (strappandogli la banconota dalla mano) Ah, hai fatto il furbo, eh? Eri disposto a cacciare altre cinque sterline! (Avanza verso SIR WILFRID)

SIR WILFRID    indietreggia verso MAYHEW

L'avevo capito che ero troppo buona con voi due.Quelle lettere sono grandi, eh?

SIR WILFRID  - Ritengo che saranno di molta utilità. (Si rivolge a MAYHEW  e gl iporge una lettera) Tieni,John, da un'occhiata a questa.

La donna scivola in fretta fuori dalla porta.

MAYHEW        - Faremo effettuare una perizia calligrafica, tanto per andare sul sicuro. Casomai, chiameremo il perito a testimoniare.

SIR WILFRID  - Avremo bisogno del nome e dell'indirizzo di quest'uomo.

MAYKEW        - (guardandosi attorno) Ehi, dov'è andata? Non può piantarci senza fornirci altri particolari!

SIR WILFRID  - (corre alla porta ed esce, gridando) CARTER! CARTER!

CARTER           - (da fuori) Sì, SIR WILFRID?

SIR WILFRID  - (da fuori) Dov'è andata quella donna?

CARTER           - (da fuori) E’ uscita di corsa.

SIR WILFRID  - (da fuori) Non avremmo dovuto lasciarla andare.Dica a Greta di inseguirla.

CARTER           - (da fuori) Subito, SIR WILFRID.

SIR WILFRID rientra e si avvicina a MAYHEW.

MAYHEW        - Se ne andata?

SIR WILFRID  - Si, le ilo mandato dietro Greta ma con questa nebbia abbiamo poche speranze, accidenti! Dobbiamo procurarci il nome e l'indirizzo di quest'uomo..

MAYHEW        - Non ci riusciremo mai. Quella donna ha previsto tutto. Non ha voluto dirci come si chiamava, e appena ci ha visti assorti nelle lettere, è scivolata via come un'anguilla. Non oserà mai salire sul banco dei testimoni. Visto come l'ha conciata, quell'uomo?

SIR WILFRID  - (poco convinto) Avrebbe una scorta.

MAYHEW        - Davvero? E per quanto? Prima o poi, quell'uomo la troverebbe, o la troverebbero i suoi amici. Ha già rischiato venendo qui. E lei non intende trascinare l'uomo in questa storia. È ROMAINE Heilger che vuole colpire.

SIR WILFRID  - Che bei tipo, la nostra ROMAINE. Ma finalmente, abbiamo qualcosa su cui lavorare. In quanto alla procedura...

SIPARIO

Scena Seconda

L'Old Baley, la manina dopo. Quando si alza il sipario. Sa corte è in attesa del presidente. LEONARD e la guardia sono seduli nel banco degli imputati. Due avvocati hanno già preso posto nel secondo banco riservato ai legali. SIR WILFRID e il suo assistente sono ai loro posti. MAYHEW, in piedi parla con Sir Wilfrid. Anche il consigliere, il cancelliere e lo stenografo sono già seduti, come i tre mèmbri della giuria visibili. Il poliziotto sia davanti alla porta a sinistra, con le mani dietro la schiena, mentre l'usciere e in attesa sull'ultimo gradino in alto.entrano Myers, il suo assistente e altri due avvocati. Myers si avvicina a SIR WILFRID e comincia a parlare, irato. L'assistente e i due avvocali si mettono a sedere. Si sente bussare tre volte alla porta del presidente. L'usciere scende i gradini e si sposta verso il centro.

USCIERE          - In piedi!

Si alzano tutti, mentre dalla porta entrano il presidente e l’alderman, che raggiungono i loro posti. Tutti coloro che hanno ulteriori azioni da compiere di fronte alla corte d'udienza e sentenza e amministrazione generale delle pene, la quale agisce in nome e per conto della corte centrale criminale di sua maestà la regina, si facciano avanti! Dio salvi la regina.

Il presidente si inchina alla corte, poi tutti si siedono. L'usciere prende posto sullo sgabello.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signor presidente, da quando l'udienza è stata aggiornata, sono entrato in possesso di elementi a dir poco straordinari. Elementi tali da farmi assumere la responsabilità di chiedere alla corte di richiamare sul banco dei testimoni la teste dell'accusa, ROMAINE Heilger.

Il cancelliere si alza e sussurra qualcosa al presidente.

PRESIDENTE   - SIR WILFRID, dica con esattezza alla corte quando è entrato in possesso di questi nuovi elementi..

SIR WILFRID  - Mi sono stati consegnati ieri sera, dopo che la corte aveva aggiornato l'udienza.

MYERS             - (alzandosi) Signor presidente, sono costretto a obiettare contro la richiesta del mio illustre collega. Per l'accusa, il caso è chiuso e...

Sir Wilfrid si rimette a sedere.

PRESIDENTE   - Avvocato Myers, non intendevo deliberare sulla questione senza aver prima rispettato la norma di invitarla a esprimere il suo parere. Sì, SIR WILFRID?

Myers si siede.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signor presidente, ritengo che in caso la difesa entri in possesso di elementi di importanza vitale per l'imputato, e questo prima che la giuria si sia ritirata per deliberare, sia non solo ammissibile, ma auspicabile, che tali elementi possano essere presentati alla corte. Per fortuna, esistono precedenti autorevoli a supporto della mia tesi e possono essere rintracciati negli atti del processo Stillman, come dal numero millenovecentoventitre dei Processi d'Appello, pagina quattrocentosessantatre., (Apre un volume che ha di fronte.)

PRESIDENTE   - Non si disturbi a citare i precedenti, Sir Wilfrid. Li conosco abbastanza bene. Preferisco sentire cos'ha da dire l'accusa. La prego, avvocato Myers.

SIR WILFRID    si siede.

MYERS             - (alzandosi) È mia modesta opinione; signor presidente, che, salvo casi eccezionali, la tesi avanzata dal mio collega sia senza precedenti. Posso chiedere quali sono gli straordinari elementi di cui SIR WILFRID   parla?

SIR WILFRID  - (alzandosi) Lettere, signor presidente. Lettere di ROMAINE Heilger.

PRESIDENTE   - Vorrei vederle, SIR WILFRID  

Sir Wilfrid e Myers si siedono. L'usciere si alza, si avvicina a Sir Wilfrid, prende le lettere e le passa al cancelliere, che le consegna al presidente. Il presidente le studia, mentre l'usciere toma al suo posto.

MYERS             - (alzandosi) II mio collega è stato tanto cortese da dirmi che intendeva avanzare questa proposta, ma l'ha fatto solo quando siamo arrivati in quest'aula. Non ho quindi avuto l'opportunità di esaminare le lettere. Ma a quanto mi sembra di ricordare, nel processo Porter, numero novemilatrecento, la sentenza...

PRESIDENTE   - No, avvocato Myers, il caso Porter è il numero novemilatrecentouno. Io stesso rappresentavo l'accusa.

MYERS             - Se la memoria non mi tradisce, la medesima obiezione, avanzata dal signor presidente, venne accolta.

PRESIDENTE   - Per una volta, avvocato Myers, la memoria, invece Ja tradisce. La mia obiezione venne respinta dai presidente Swindon... così come la sua viene ora respinta da me.Myers si siede.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Chiamo a testimoniare ROMAINE Heilger.

USCIERE          - (alzandosi e avanzando verso il proscenio) ROMAINE Heilger.

POLIZIOTTO   - (apre la porta e annuncia) ROMAINE Heilger.

PRESIDENTE   - Se quelle lettere sono autentiche, sollevano dei problemi molto gravi. (Consegna le lettere al cancelliere.)

Il cancelliere passa le lettere all'usciere, che le restituisce a SIR WILFRID. Durante la breve attesa che segue, LEONAR appare molto nervoso, parla con la guardia, poi si nasconde la faccia fra le mani. L'usciere toma a sedersi sullo sgabello, mentre MAYHEW si alza e sussurra qualcosa a LEONARD, tentando di calmarlo. LEONARD scuote la testa: appare sconvolto e preoccupato. Da sinistra entrano ROMAINE, che raggiunge il banco dei testimoni. Il poliziotto chiude la porta.

SIR WILFRID  - Signora Heilger, le ricordo che lei è ancora sotto giuramento.

ROMAINE        - Lo so.

PRESIDENTE   - Signora Heilger, lei è stata richiamata a testimoniare perché SIR WILFRID possa rivolgerle delle altre domande.

SIR WILFRID  - Signora Heilger, conosce un certo Max?

ROMAINE        - (trasalendo visibilmente nel sentire il nome) Non capisco.

SIR WILFRID  - (ironico) Eppure è una domanda molto semplice.Conosce o non conosce un certo Max?

ROMAINE        - No.

SIR WILFRID  - Ne è certa?

ROMAINE        - Non ho mai conosciuto nessun Max. Mai.

SIR WILFRID  - Eppure, mi sembra un nome abbastanza comune, in questo paese. Vuoi proprio dire che non ha mai conosciuto nessun Max?

ROMAINE        - (con voce esitante) Oh, in Germania forse... sì...forse. Non ricordo. È passato tanto tempo.

SIR WILFRID  - Non le chiedo un simile sforzo di memoria. Basterà che lei torni indietro di qualche settimana. Diciamo... (Prende una lettera e la spiega, accentuando ogni movimento) al diciassette ottobre ultimo scorso.

ROMAINE        - (sorpresa) Cos'ha, lì?

SIR WILFRID  - Una lettera.

ROMAINE        - Ma di che cosa sta parlando?

SIR WILFRID  - Sto parlando di una lettera. Una lettera scritta il diciassette ottobre. Forse ricorda questa data.

ROMAINE        - Non in modo particolare; Perche?

SIR WILFRID  - Perché ritengo che quel giorno lei abbia scritto una certa lettera, una lettera indirizzata a un uomo chiamato Max..

ROMAINE        - Non ho fatto niente del genere. Lei sta mentendo. Non capisco dove vuole arrivare.

SIR WILFRID  - La lettera è una delle tante scritte allo stesso uomo durante un considerevole periodo di tempo.

ROMAINE        - (cominciando a perdere la calma) Bugie tutte bugie!

SIR WILFRID  - A quanto pare, lei era in... (Con tono significativo) rapporti alquanto intimi con quest'uomo.

LEONARD       - (balzando in piedi) Come osa dire una cosa del genere?

La guardia si alza e tenta di bloccare LEONARD che lo ferma con un gesto.

Non è vero!

PRESIDENTE   - L'imputato farà bene a tacere, lo dico nel suo interesse.

LEONARD e la guardia si rimettono a sedere.

SIR WILFRID  - Il tono generale delle lettere mi interessa poco Ma una di queste lettere è molto significativa (Legge) Max, amore, è accaduta una cosa straor dinaria. Credo che tutte le nostre difficoltà stia no per finire...

ROMAINE        - (interrompe la lettura, agitatissima) È una bugia Non L’ho mai scritta. Come ha fatto a trovare quella lettera? Chi gliel'ha data?

SIR WILFRID  - Come ho fatto a entrarne in possesso è del tutto irrilevante.

ROMAINE        - L'ha rubata. Lei è un ladro, oltre che un bugiardo. O gliel ha data una donna? Sì, vero? Non mi sbaglio!

PRESIDENTE   - La prego di limitarsi a rispondere alle domande dell avvocato.

ROMAINE        - Non intendo ascoltarlo Continui, SIR WILFRID.

SIR WILFRID  - Finora ho letto solo le frasi d'apertura della lettera. Devo dedurre che lei nega tassativamente di averla scritta?

ROMAINE        - Certo che non l'ho scritta. È falsa. È una vergogna che io sia costretta ad ascoltare tutte queste menzogne... menzogne inventate da una donna gelosa.

SIR WILFRID  - Io penso che lei abbia mentito. Che abbia mentito costantemente e clamorosamente davanti a questa corte, e per giunta sotto giuramento. E la ragione per la quale ha mentito è resa chiara da...(Batte le di(a sulla lettera) questa lettera... da lei scritta nero su bianco.

ROMAINE        - Lei è pazzo, Perché avrei dovuto scrivere tutte quelle sciocchezze?

SIR WILFRID  - Perché di fronte a lei si era aperta una via verso la libertà... e nel decidere di imboccarla, il fatto che un innocente potesse essere mandato alla morte non aveva nessun significato. Ha perfino aggiunto quel micidiale tocco finale su come era riuscita a ferire accidentalmente LEONARD Vole con il coltello.

ROMAINE        - (stravolta dalla rabbia) Non ho mai scritto una cosa simile. Ho scritto che si è ferito da solo, affettando il prosciutto... (La voce di ROMAINE muore lentamente.) Tutti gli occhi sono fissi su di lei.

SIR WILFRID  - (con tono trionfante) E così, lei sa che cosa c'è scritto in questa lettera... prima che io l'abbia letta.

ROMAINE        - (abbandonando ogni ritegno) Accidenti a te! Accidenti a te! Accidenti a te!

LEONARD       - (urlando) Lasciatela in pace! Non maltrattatela!

ROMAINE        - (guardandosi attorno con sguardo folle) Voglio andarmene di qui... voglio andarmene. (Esce dal banco dei testimoni.)

 L'usciere si alza e la blocca.

PRESIDENTE   - Usciere, dia una sedia alla teste.

ROMAINE si lascia cadere sullo sgabello dell'usciere, singhiozzando istericamente, con la faccia nascosta fra le mani. L'usciere va a sedersi sullo sgabello.

SIR WILFRID, la prego di leggere la lettera ad alta voce, in modo che la giuria possa sentire

SIR WILFRID  - (leggendo) "Max, amore, è accaduta una cosa straordinaria. Credo che tutte le nostre, difficoltà stiano per finire. Posso raggiungerti.senza timore di mettere a repentaglio il prezioso lavoro che stai svolgendo in questo paese. La vecchia della quale ti ho parlato è stata uccisa, e credo che LEONARD sia sospettato dell omicidio. Era stato da lei, quella sera, e le sue impronte Sono state trovate da tutte le parti. A quanto pare, la vecchia è stata uccisa alle nove e trenta. LEONARD era già ritornato a casa, a quell'ora; mà il suo alibi dipende da me... da me. E se io dicessi che è rientrato più tardi e che aveva il vestito macchiato di sangue? In realtà, la manica della giacca gli si è sporcata di sangue, perché a cena si era tagliato il polso... Come vedi, tutto tornerebbe. Posso arrivare a dire che mi ha confessato di averla uccisa lui. Oh, Max, amore! Dimmi che posso realizzare questo progetto... sarebbe meraviglioso non dover più recitare la parte della moglie innamorata e piena di gratitudine. So che innanzitutto vengono la Causa e il Partito, ma se LEONARD fosse condannato per omicidio, potrei raggiungerti tranquillamente e restare con te per sempre. Ti adoro. ROMAINE."

PRESIDENTE   - ROMAINE Heilger, ritorni sul banco dei testimoni!

Romaine si alza ubbidisce.

Ha sentito quella lettera. Che cos'ha da dire?

ROMAINE        - (pietrificata, sconfitta) Niente.

LEONARD       - ROMAINE, digli che non l'hai scritta tu. So che non l'hai scritta tu.

ROMAINE        - (voltandosi e parlando come se sputasse le parole) Certo che l'ho scritta io!

SIR WILFRID  - E questo, signori della corte, conclude il caso per la difesa.

PRESIDENTE   - SIR WILFRID, ha qualche indicazione sul destinatario di quelle lettere?

SIR WILFRID  - No, signor presidente. Non conosco l'identità di chi me le ha date, e ancora non c'è stato tempo di appurare altri fatti. È probabile che il destinatario sia entrato illegalmente in questo paese e che sia impegnato in attività sovversive.

ROMAINE        - Non saprete mai chi è... mai! Non m'importa di quello che farete a me. Non lo saprete mai.

SIR WILFRID  - Vuole interrogare di nuovo la teste, avvocato Myers?

Sir Wilfrid si siede.

MYERS             - (alzandosi, ha l'aria sconfìtta) Signor, presidente, in realtà lo trovo alquanto difficile, visti i sorprendenti sviluppi del caso. (A ROMAINE) Signora Heilger, mi sbaglio, o lei ha un sistema nervoso piuttosto infiammabile? Essendo straniera, forse non si rende conto a pieno della responsabilità che ci si assume quando, in un tribunale inglese si giura di dire la verità. Se è stata 'costretta a dire qualcosa di non vero, se ha scritto quella lettera per imposizione o per credulità, non esiti a dirlo.

ROMAINE        - Ma deve proprio continuare a torturarmi? L'ho scritta io, quella lettera. E ora lasciatemi andare.

MYERS             - Signor presidente, a mio parere la teste è in tale stato di agitazione da non sapere quello che dice o ammette.

PRESIDENTE   - Forse, avvocato Myers, non ricorda che durante la prima deposizione della teste, SIR WILFRID le ha fatto presente la sacralità del giuramento da lei reso.

Myers si siede.

Signora Heigel, tengo a ricordarle che la questione non finisce qui. In questo paese non si può commettere spergiuro davanti a una corte senza doverne rendere conto. Posso assicurarle che tra breve sarà sporta contro di lei una denuncia per falsa testimonianza. La sentenza per un reato del genere può essere molto pesante. Può andare.

ROMAINE si alza e, mentre il poliziotto apre la porta, si avvia. Quando ROMAINE è uscita, il poliziotto richiude.

SIR WILFRID può procedere con l'arringa difensiva.

SIR WILFRID  - (alzandosi) Signori dèHa giuria? quando è evidente, la verità parla da sé.Nessuna mia parola può aggiungere nulla all'impressione fatta su di voi dal racconto sincero dell'imputato e dal maligno tentativo di incriminare l'imputato stesso, tentativo al quale avete appena assistito...

Mentre Sir Wilfrid parla, le luci si attenuano gradualmente, fino a spegnersi. Dopo pochi secondi, si riaccendono, e nello stesso istante la giuria che era uscita dall'aula rientra pe rriprendere posto.

CANCELLIERE       - (alzandosi) Vole, in piedi

LEONARD si alza..

Membri della giuria, avete raggiunto un verdetto unanime?

CAPO GIURIA         - (alzandosi) Sì.

CANCELLIERE - Secondo il vostro verdetto, l'imputato è colpevole o innocente?

CAPO GIURIA         - Innocente.

Dall'aula si alza un brusio d'approvazione.

USCIERE          - (alzandosi e portandosi al centro del proscenio) Silenzio!

PRESIDENTE   - LEONARD Vole, lei è stato dichiarato innocente dall'accusa di aver ucciso Emily French. La corte ordina quindi la sua immediata scarcerazione.(Si alza.) Si alzano tutti. Il presidente si inchina ed esce dalla porta a destra.seguito dal segretario e dal cancelliere.

USCIERE          - Tutti coloro che abbiano ulteriori azioni da compiere di fronte alla corte di udienza e sentenza e amministrazione generale delle pene, che agisce in nome e per conto della corte centrale criminale di sua maestà la regina, si ripresentino in quest'aula domani mattina alle dieci, ora a cui viene aggiornata l'udienza. Dio salvi la regina.L'usciere, i giurati e lo stenografo escono dalla porta a destra. Gli avvocati con gli assistenti e il cancelliere escono da quella al centro, mentre la guardia e il poliziotto escono da quella sinistra.

LEONARD       - lascia il banco degli imputati e si avvicina a MAYHEW.

MAYHEW        - Congratulazioni, ragazzo mio!

LEONARD       - Non so come ringraziarla.

MAYHEW        - (indicando SIR WILFRID) È lui che deve ringraziare.

LEONARD si avvia verso il centro della scena per avvicinarsi a SIR WILFRID, ma s'imbatte faccia a faccia con Myers, che gli lancia un1 occhiataccia e poi esce dalla porta al centro. SIR WILFRID si accosta a LEONARD.

LEONARD       - (rivolgendosi a SIR WILFRID) Grazie, avvocato. (il suo tono è meno spontaneo di quando ha parlato con Mayhew. Sembra quasi che provi antipatia per SIR WILFRID) Mi... mi ha tirato fuori da un bel pasticcio.

SIR WILFRID  - Un bei pasticcio! L'hai sentita questa, John? Be', ragazzo mio, ormai i suoi guai sono finiti.

MAYHEW        - (avvicinandosi a LEONARD e mettendosi alla sua sinistra) Si rende conto, vero, che ne è uscito di stretta misura?

LEONARD       - (esitante) Si, credo di sì.

SIR WILFRID  - Se non fossimo riusciti a far cedere quella donna...

LEONARD       - Ma doveva proprio essere tanto duro con lei? E’ terribile, com'è crollata. Non riesco ancora a crederci...

SIR WILFRID  - (con tutta la sua autorevolezza) Stia a sentire, Vole, lei non è il primo giovanotto che ho conosciuto che sia stato accecato dall'amore. Quella donna ha fatto del suo meglio per metterle un cappio attorno al collo.

MAYHEW        - E non lo dimentichi.

LEONARD       - Sì, ma perché? Non riesco a capire perché. Sembrava così innamorata... L'avrei giurato che mi amava. E invece, se l'intendeva con quell'altro.(Scuote la lesta) Incredibile... C'è qualcosa che non capisco.

GUARDIA        - (entra portandosi alla sinistra del tavolo) Ancora un paio di minuti, avvocato. Usciremo dalla porta posteriore, per raggiungere la macchina.

LEONARD       - C'è ancora molta gente, fuori?

Entra ROMAINE, scortata dal poliziotto.

POLIZIOTTO   - (dalla soglia) Sarà meglip.chè aspetti qui signora. La folla è molto irrequieta. E’ opportuno che la disperdano, prima che lei esca.

ROMAINE        - (avvicinandosi al tavolo) Grazie.

Il poliziotto e la guardia escono dalla porta a sinistra, mentre ROMAINE si avvicina a LEONARD.

SIR WILFRID  - (bloccandola) No.

ROMAINE        - (divertita) Protegge LEONARD da me? Le assicuro che non ce n'è bisogno.

SIR WILFRID  - Lei gli ha già fatto abbastanza male.

ROMAINE        - Non posso neanche congratularmi con LEONARD perché è libero?

SIR WILFRID  - Grazie, no.

ROMAINE        - E perché è ricco.

LEONARD       - (insicuro) Ricco?

MAYHEW        - Be', signor Vole, penso proprio che lei erediterà un bel po' di soldi.

LEONARD       - (in tono alquanto infantile) I soldi non significano granché, dopo quello che ho passato. ROMAINE , non capisco...

ROMAINE        - (con voce soave) LEONARD, posso spiegarti tutto...Sir Wilfrid e ROMAINE si guardano in cagnesco.

ROMAINE        - Mi spieghi una cosa... quello che ha detto il giudice significa che potrei finire in prigione?

SIR WILFRID  - Lei sarà indubbiamente accusata di falsa testimonianza e processata per questo. Con ogni probabilità, finirà in prigione, sì.

LEONARD       - (impacciato) Sono sicuro che tutto si risolverà per il meglio. Non preoccuparti, ROMAINE.

MAYHEW        - Ma non capirà mai, Vole? Ora dobbiamo occuparci della situazione economica... La questione del testamento, ad esempio...

MAYHEW prende LEONARD per un braccio e lo porta verso sinistra, dove si fermano a parlare a bassa voce. SIR WILFRID  e ROMAINE rimangono dove sono, a sfidarsi con lo sguardo.

SIR WILFRID  - Forse le interesserà sapere che le ho preso le misure fin dalla prima volta che l'ho vista. Già da allora mi sono impegnato con me stesso a smascherare i suoi giochetti, e perdio, ce l'ho fatta. Ho tirato LEONARD fuori dai guai... malgrado lei.

ROMAINE        - Malgrado... me.

SIR WILFRID  - Non può negare che ha fatto del suo meglio per farlo finire sulla forca.

ROMAINE        - Mi avrebbero forse creduta se avessi detto che quella sera LEONARD era a casa con me? Se avessi detto che non era più uscito? Mi risponda.

SIR WILFRID  - (leggermente a disagio) Perché no?

ROMAINE        - 'Perché si sarebbero detti: questa donna ama quell'uomo... farebbe o direbbe qualsiasi cosa per lui. Avrebbero provato simpatia per me, certo, ma non mi avrebbero creduta.

SIR WILFRID  - Se avesse detto la verità, le avrebbero creduto eccome.

ROMAINE        - Non ne sono sicura. (S'interrompe) Non volevo la trovo simpatia... volevo che non avessero fiducia in me, che non mi accettassero, che credessero che ero una bugiarda. E poi, quando le mie bugie fossero state smascherate... mi avrebbero creduta... (Con l'accento sguaiato della donna che è andata a trovare SIR WILFRID nel suo studio) Ora sai tutto, bello mio... Vuoi darmi un bacio?

SIR WILFRID  - (sbalordito) Santo cielo!

ROMAINE        - (tornando se stessa) Si, la donna delle lettere...Le ho scritte io, quelle lettere. Gliele ho portate io.Ero io la donna. Non è stato lei a far liberare

LEONARD       -. Sono stata io. E per questo finirò in galera. (Chiude gli occhi) Ma alla fine, io e

LEONARD       - saremo di nuovo uniti. Felici... innamorati.

SIR WILFRID  - (commosso) Ma mia cara, perché non si è fidata di me? Vede, noi siamo convinti che il sistema giuridico inglese possa condurre solo alla verità.Saremmo riusciti a scagionare LEONARD Vole.

ROMAINE        - Non potevo correre il rischio. (Lentamente) Voi pensavate che fosse innocente...

SIR WILFRID  - (cogliendo al volo il significalo) E lei lo sapeva innocente. Capisco.

ROMAINE        - No, lei non capisce proprio. Io lo sapevo colpevole.

SIR WILFRID  - (sbalordito) Ma non ha paura?

ROMAINE        - Paura?

SIR WILFRID  - A legare la sua vita a quella di un assassino?

ROMAINE        - Lei continua a non capire... Noi ci amiamo.

SIR WILFRID  - La prima volta che ci siamo visti ho detto che lei è una donna notevole. Non ho ragione di cambiare parere. (Si avvia-ed esce al centro.

Si sente del chiasso fuori dall’aula, poi una ragazza entra di corsa da sinistra. È bionda, ben fatta bella ma volgare. Corre da Leonard e lo raggiunge al centro del proscenio.

 RAGAZZA      - Leonar tesoro sei libero! (lo abbraccia) che meraviglia” non volevano farmi entrare. Amore è stato terribile. Stavo per diventare pazza.

ROMAINE        - (con improvvisa durezza quasi con violenza) Leonard… chi è questa ragazza?

RAGAZZA       - (a Romaine con tono di sfida) sono la ragazza di Leonard. So tutto di lei. Lei non è sua moglie. Non lo è mai stata. (si avvicina a Romaine) potrebbe essere sua madre, e gli ha messo le sgrinfie addosso… ha fatto del suo meglio per farlo finire impiccato. Ma ora è finita. (a Leonard) andremo all’estero, faremo una crociera in uno di quei posti meravigliosi, come hai detto tu….

ROMAINE        - E’ vero? È la tua ragazza Leonard?

LEONARD       - (esita, poi decide di affrontare la situazione) Sì.

La ragazza si mette al fianco di Leonard.

ROMAINE        - Dopo quello che ho fatto per te... Lei che cosa può fare di paragonabile a questo?

LEONARD       - (abbandonando qualunque finzione di garbo e diventando all’ improvviso rozzo, brutale) È più giovane di te di quindici anni. (ride)

ROMAINE si ritrae, come se fosse stata colpita.

(Avvicinandosi a lei con fare minaccioso) Sono ricco, sono stato assolto e non posso più essere processato, quindi chiudi quella boccacciase non vuoi finire impiccata come complice (Si volta verso la ragazza e l’abbraccia.)

ROMAINE        - (prendendo il coltello dal tavolo e gettando la testa all’indietro in un improvviso impeto di dignità) No, non accadrà. Non mi processeranno come complice. Non mi processeranno neanche per falsa testimonianza. Mi processeranno per omicidio... (Accoltella LEONARD nella schiena) l'omicidio dell'unico uomo che ho amato.

LEONARD cade a terra. La ragazza urla. MAYHEW si china su LEONARD e, dopo avergli tastato il polso, scuote la testa.

(Guardando verso lo scanno del presidente) Mi dichiaro colpevole..-

SIPARIO

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