The Place

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THE PLACE

THE PLACE

PERSONAGGI

U = Uomo (diavolo/angelo al tavolo)

E = Ettore (poliziotto)

S = Suor Chiara

AZ = Azzurra (moglie che rivuole il marito)

O = Odoacre (meccanico)

AX = Alex (spacciatore figlio di Ettore)

MR = Martina (ragazza)

L = Luigi (padre bambino malato)

F = Fulvio (cieco)

AN = Angela (barista)

MC = Marcella (donna anziana)


TESTO DELLA SCENEGGIATURA

E: Ho fatto quello che mi hai chiesto.

U: Che cosa hai fatto esattamente?

E: Quello che mi hai chiesto. Ho picchiato a sangue un tizio.

U: Chi hai picchiato?

E: Ma che c*** te ne frega di chi ho picchiato? L'ho fatto e basta.

U: Abbassa la voce. Voglio i dettagli. Fa parte dell'accordo.

E: C'era una manifestazione. C'è stato qualche tafferuglio e io ne ho approfitta. C'era 'sto ragazzetto che aveva voglia di menare le mani e io l'ho accontentato.

U: Gli hai fatto male?

E: Abbastanza.

U: Abbastanza evidentemente non è abbastanza, altrimenti avresti avuto quello che volevi.

E: Senti... io non ho tempo da perdere. Devo trovare quei soldi.

U: Tu picchia un uomo a sangue e li troverai.

U: Signora Marcella!

MC: Buongiorno! Come sta?

U: Giornata piena.

MC: Bene! Mi fa piacere.

U: Lei come procede?

MC: Bene!

U: Ha trovato del materiale utile?

MC: Sì! Guardi è sorprendente come su internet si trovi di tutto. E poi spediscono tutto a domicilio, come al supermercato qui all'angolo. Bene. Penso che sarà pronta in una settimana.

U: Quindi procede veloce. Mi racconti.

MC: La parte più difficile sono i piccoli pezzi, non ho più una buona manualità. Mi tremano le mani, e poi ho difficoltà a rimanere concentrata.

U: A cosa pensa mentre lavora?

MC: Sono spaventata... Sì... Perché penso a tutte le persone che moriranno e mi fa stare malissimo tutto questo. Sa per loro tutto accadrà in un attimo, ma io penso ai loro cari, a tutte le persone che restano e loro soffriranno, soffriranno a lungo.

U: Pensa ancora di volere continuare?

MC: Sì Sì! Io voglio che mio marito torni a casa. Tornerà vero? Quando sarà tutto finito?

U: Se lei farà quello che le ho chiesto, tornerà.

MC: Ma lei obbliga tutti quelli che vengono qui a fare del male?

U: No, sole alcuni.

AN: Ecco qua. Insalata tonno, pomodori, rughetta?

U: Grazie.

AN: E questa è la Coca Cola light.

U: Grazie.

U: L'hai trovata?

L:  Sì. Sì. Questo è il suo nome e il suo indirizzo.

U: Quanti anni ha?

L: Circa sei.

U: Perché lei? Come l'hai scelta?

L: E' una bimba, come da accordi.

U: Perché proprio lei?

L: Non lo so. E' molto piccola, non  ha vissuto abbastanza. I genitori sono giovani, avranno tempo per dimenticarla... Non lo so. L'ho vista che giocava ai giardinetti. Basta. Ti prego.

U: Hai un piano?

L: L'ho seguita fino a casa. La bambina e i suoi genitori. Non so se ce la faccio.

U: Ricordati che non sei obbligato.

L: Se non lo faccio mio figlio morirà?

U: ...

S: Una cosa però me la deve dire.

U: Cosa?

S: Come faccio a sapere che lei non è il diavolo.

U: Non lo può sapere.

S: Sono suora da undici anni. Ho sentito la chiamata che ero ancora una bambina. Ho sempre voluto prendere i voti. Sentivo la presenza di Dio. La sentivo ovunque.

U: E cosa sentiva esattamente?

S: Sentivo lui. Era come un conforto costante e adesso non lo sento più. L'ho perso.

U: Vuole lasciare l'ordine?

S: No, no. Voglio sentire di nuovo Dio. Può aiutarmi?

U: Si. Posso aiutarla.

S: Cosa dovrei fare?

U: Adesso vediamo. Deve rimanere incinta.

S: Sono una suora.

U: Se vuole sentire nuovamente Dio deve rimanere incinta.

S: Non posso farlo.

U: Tecnicamente sì.

S: Mi sta chiedendo di andare con uomo, è una richiesta assurda!

U: Ma lei mi ha chiesto di ritrovare Dio, eh.

S: E se lo faccio, sentirò di nuovo Dio?

U: Come all'inizio.

MR: Senti io non lo so come si fa a fare una rapina.

U: Neanche un neonato sa come si cammina. Comincia.

MR: Che comincio? Dai, dammi un'altra cosa. Non la voglio fare una rapina.

U: Non farla.

MR: Però voglio essere più bella.

U: E allora basta che fai quello che ti ho chiesto. Non mi far perdere tempo per favore.

MR: Palle. Vabbè senti... ci sarebbe questa mia amica, che ha una villa fuori città. Sabato siamo andati a ballare e mi ha detto che la nonna le ha lasciato un sacco di gioielli, cose preziose tipo diamanti. Se io li rubo, poi li vendo ad un compro oro e ci faccio i soldi, vale?

U: Vale. Basta che siano centomila...

MR: ... e cinque centesimi. Ho capito. Che ci farai mai te con questi cinque centesimi...

U: Te l'ho detto. Non sono per me.

MR: Ma tu veramente pensi che io sia in grado di fare una cosa del genere?

U: Penso che la gente sia in grado di fare molto di più di quello che crede.

MR: Se lo dici tu...

U: Ma tu pensi veramente che sarai più felice quando sarai più bella?

MR: Sì. Comunque se mi beccano dico che è colpa tua, che mi hai costretto.

U: No. Non lo farai.

MR: Sì invece.

U: Ti assicuro di no.

U: Allora... Hai deciso.

O: Sì. Ho deciso. Ho scelto questa.

U: Perché proprio lei?

O: Mah... in officina ho quattro poster. Amanda è stata la prima che ho appeso, e tutte le mattine ci prendo il caffè insieme. Sceglierne un'altra mi sarebbe sembrato scorretto.

U: Vada per Amanda. Vuoi che si innamori di te.

O: No no... Che innamori? Non saprei nemmeno come gestirla. Una notte... Una notte intera con lei.

U: Una notte. Si può fare. Devi aiutare una bambina.

O: Aiutare una bambina. A fare cosa?

U: Se vuoi passare una notte intera con Amanda, devi entrare nella vita di una bambina e proteggerla, come un angelo custode.

O: Proteggerla da cosa?

U: Da quello che c'è là fuori..

O: Una bambina qualunque.

U: No. Questa.

O: E per quanto tempo?

U: Due settimane.

O: Vabbè. Ci provo.

MC: Cosa succederebbe se non lo facessi?

U: Le cose seguirebbero il loro corso.

MC: E cioè?

U: L'Alzheimer di suo marito potrebbe continuare a peggiorare. Oppure no. Potrebbe anche regredire.

MC: I medici dicono che non può regredire.

U: Si dice anche che nessuno si salvi da un incidente aereo, epure a qualcuno è successo.

MC: Non potrei fare qualcosa di diverso? Invece di usare questa orribile... cosa che sto fabbricando?

U: No. Deve usare la bomba. Ha già deciso dove metterla?

MC: Sì. Hanno aperto un nuovo locale, sa, nel quartiere. Si chiama m...vm... Verde mela che è vegano. Io penso che lo metterò lì, perché nel fine settimana c'è un pienone...

U: Vuole metterlo nel fine settimana?

MC: Sì. Sì, così raggiungerò il numero di persone che lei ha chiesto.

L: Non voglio che la bambina soffra.

U: Sta a te decidere come.

L: Ho pensato ad una cosa molto rapida: una busta sulla testa. Potrebbe funzionare. Che ne pensi?

U: Tu che ne pensi?

L: Senti... ma... se io uccido la bambina, e mi scoprono, mio figlio sopravvive lo stesso, no?

U: Sì. Assolutamente sì.

L: E se mi mettono in prigione?

U: Devi fare attenzione.

L: Sono un buon padre. Non voglio che mio figlio pensi che io sia un mostro o che mia moglie soffra. Sono queste le cose che volevi sapere, vero? I famosi “dettagli” a cui tieni tanto?

U: Sì, sono queste le cose importanti Luigi. I tuoi  pensieri.

E: Questa volta l’ho fatto davvero. Ho picchiato a sangue un ragazzo.

U: Raccontami.

E: Facevo il turno di notte in commissariato. Hanno portato due spacciatori. Uno faceva casino e protestava. Io l’ho provocato un po’, lui ha alzato le mani e io ho tirato fuori il manganello.

U: Davanti a tutto il commissariato?

E: No, no. Davanti ai suoi amici. Il mio collega era fuori a fumare.

U: Ti è costato picchiarlo?

E: Lo sai che mi è costato. Altrimenti non me l’avresti chiesto.

U: Pensi che io sia un sadico?

E: No, io penso a ritrovare i soldi della rapina. Gli ho rotto un paio di costole, staccato la retina, e probabilmente perderà l’occhio. Mi sembra possa bastare no?

U: Direi di sì.

E: E allora dove sono i miei soldi?

U: Li avrai molto presto.

E: Quando?

U: Rispondi.

E: Cosa?

U: Rispondi al telefono.

E: (al telefono) Sì. Arrivo subito. (all’uomo) Era la centrale. Ci sono sviluppi sulla rapina.

U: Avrai i tuoi soldi.

E: Altrimenti ti vengo a cercare.

U: Possiamo considerarlo un addio.

AN: Vuole altro?

U: Sì. Un altro caffè. Grazie.

AN: Oggi ne ha bevuti sei. Sono tanti.

U: Li ha contati?

AN: E’ un po’ che ne sta qui tutto il giorno. Che lavoro fa? Sono curiosa.

U:  (silenzio)

AN: di poche parole lei, è? Se indovino? Se indovino da sola, me lo dice?

U: Provi.

AN: Allora... parla con persone diverse... prende appunti... Per me lei è una specie di psicologo. Uno che vuole creare un ambiente amichevole. Sa quelle teorie alternative... Ho letto qualcosa su internet. Ho indovinato?

U: No.

AN: Lei comunque di amichevole ha ben poco, è? Se lo lasci dire.

U: Mi dispiace averle dato questa impressione.

AN: Ah ah ah! “Mi dispiace averle dato questa impressione...” Lo sai che non riesco ad inquadrarti? Eppure sono brava ad inquadrare la gente.  Ma tu mi sfuggi...

U: Lo prendo come un complimento.

AN: Prendilo come vuoi. Tanto è una qualità che non mi serve a niente. Infatti sto qui. La dice lunga su di me.

U: Sei infelice?

AN: Ma che domande fai? Non si deve. Non è carino. E’ come chiedere l’età. Forse pure peggio.

U: Scusa. Scusa ma sono davvero stanco. Non volevo...

O: L’ho trovata. Sono andato all’indirizzo che m’hai dato. Sono rimasto in macchina a guardare la bambina. Giocava nel cortile del palazzo col padre. Un bel posto. La bambina, il padre, il cane... era come se il vetro della macchina fosse uno schermo e io stessi vedendo un bellissimo film.

U: Avresti potuto chiedere anche tu una famiglia felice. Magari con Amanda.

O: Non sono fatto per quelle cose lì.

U: Che tipo di felicità cerchi?

O: Mah... non ci ho mai pensato. Ma la famiglia mi spaventa. Preferisco le mie amiche appese al muro.

U: Che cosa ti spaventa esattamente?

O: Dovermi occupare di qualcuno. .. Ma c’è qualcuno che vuol fare del male alla bambina? Per questo mi hai chiesto di proteggerla?

U: Non è un problema mio.

O: Di chi è?

U: E’ tuo. Solo tuo. Tocca a te decidere se accettare o lasciar perdere.

U: Devi violentare una donna.

F: Come?

U: Per ottenere quello che mi hai chiesto devi violentare una donna.

F: Non farei mai una cosa del genere.

U: D’accordo.

F: Che vuol dire “D’accordo”? Non puoi darmi una speranza e poi levarmela.

U: Non te la sto levando. E’ ancora qui. Puoi accettare o non accettare. Dipende da te.

F: Chi sei tu?

U: Questo non ti riguarda.

F: Hai una voce così gentile... Perché mi chiedi una cosa così orribile? Non ha senso.

U: Non deve necessariamente averne.

F: Non puoi cambiarmi compito?

U: No.

F: Non violenterò una donna. Non sono io.

AZ: Ho trovato la coppia. Non sono proprio amici, ma li conosco abbastanza bene. Abitano nel nostro palazzo... io e mio marito ogni tanto ci usciamo. Credo che sarà facile farli lasciare.

U: Facile? Perché?

AZ: Perché sono già scoppiati. Si vede. Sono spenti, noiosi, molto educati tra di loro, ma è chiaro che non c’è più passione...

U: Hai un piano?

AZ: Sì. Lui si chiama Andrea, lavora da casa con il computer. Vende polizze on-line. IO domani gli suono con la scusa che voglio cambiare assicurazione, tanto la moglie insegna, non c’è mai la mattina.

U: E poi? Che pensi di fare?

AZ: Mi mostro disponibile... lo provoco un po’... La sera poi gli mando qualche messaggio, lo invito a casa e faccio in modo che la moglie ci scopra.

U: Che vi scopra?

AZ: Eh... a letto.

U: Mmm.

AZ: Non ho intenzione di andare fino in fondo. Tanto è sufficiente che lei ci scopra mentre lo stiamo per fare, no?

U: La cosa importante è che uno dei due vada via di casa.

AZ: Ma sì... sono sicura che lei lo manderà via.

U: Non ti pesa questa cosa?

AZ: Ma no, te l’ho detto. Sono tristi... Penso di fargli un favore.

U: Un favore?

MR: Ti devo raccontare una cosa...

U:  D’accordo.

MR: Sono andata di nuovo a ballare con la mia amica, quella che voglio rapinare. La sto vedendo spesso così non sembrerà strano quanto le dirò che voglio andare a dormire da lei.

U: Giusto.

MR: Comunque... in discoteca ho conosciuto un ragazzo...

U: Un ragazzo.

MR: Mi ha dato una pasticca, gratis. E’ troppo carino... Insomma... alla fine gli  ho dato il mio numero.

U: E cosa c’entra questo col nostro accordo?

MR: E un attimo! Se mi fai finire di parlare te lo dico. Siamo usciti. Due volte. Ma lui non è solo bello, è? E’ sveglio. Spaccia acidi, fa piccoli furti, cose così perché è sempre nei casini coi soldi. E io ti volevo chiedere: posso farmi aiutare?

U: Il come lo decidi tu.

MR: Va bene. Allora glielo chiedo.

U: Dici che accetterà?

MR: Ma sì. E’ un colpo facile. Poi visto che a te non servono i soldi, li lascerò a lui.

AN: Vuoi un caffè?

U: No. No grazie. Devi dirmi qualcosa?

AN: E’ molto bello come ascolti le persone. Mi ha colpito. Con te sembrano aprirsi veramente... Quando vanno via sembra che... che siano trafitti...

U: Trafitti? E’ una parola curiosa.

AN: Sì. Lo è. Non so perché mi è venuta.

O:  Mi sono fatto assumere al bar che sta proprio davanti al palazzo della bambina. Da lì c’è una bella visuale.

U:: Fai il barista?

O: Part time. Mi danno una miseria...

U: E col lavoro in officina come fai?

O: Mi sono organizzato. La mattina seguo la bambina fino a scuola e poi vado in officina. Quando Matilde esce da scuola la seguo fino a casa e attacco al bar fino alle otto, e da lì la tengo d’occhio.

U: Ti stai dando parecchio da fare.

O: non credere che mi diverto. Ma così avrò la ragazza.

U: Sei contento di avere un obiettivo?

O: Mi interessa di avere il risultato. Pensi che avrò bisogno di un’arma?

U: UN’arma?

O: Eh... hai detto che la devo proteggere da qualche malintenzionato.

U: Io non ho mai detto questo.

O: Tu non dici mai niente, è? Tu sei furbo.

U: Puoi fermarti quando vuoi.

O: Ah... (scuotendo la testa in segno di no).

U: Tu che ci fai qui?

E: E’ scappato.

U: Chi?

E: Il tizio che aveva rubato i soldi. Quello che stavo cercando.

U: Ma hai ritrovato i soldi.

E: Quelli sì.

U: E’ quello che avevi chiesto.

E: Volevo anche il ladro.

U: Tu hai chiesto i soldi.

E: Credevo che trovando i soldi avrei trovato anche il ladro.

U: Non sei stato chiaro.

E: Dimmi dov’è.

U: Non ne ho idea.

E: Col c***! Tu lo sai dov’è!

U: No. Non lo so.

E: Tu sai tutto!

U: Perché non ti calmi e mi dici com’è andata?

E: Ieri notte io e un mio collega eravamo di pattuglia. C’è stata una soffiata. Siamo andati in questa specie di magazzino, solo che lui ci ha sentiti arrivare, ha lasciato i soldi per terra ed è scappato.

U: Perché mi stai mentendo?

E: No, non sto mentendo.

U: Chi è il ladro? Dimmi chi è questo ladro!

E: Senti... basta con questi c*** di giochetti! Dimmi dov’è e chiudiamo la cosa.

U: TI ho già detto che non ne ho idea.

E: Io ho quasi ammazzato una persona per te!

U: Mettiamo le cose in chiaro: tu hai quasi ammazzato una persona per te, non per me.

E: E che cosa vorresti allora? Che facessi qualche altra cazzata? E’? Un altro dei tuoi patti di merda? Senti... vaff***! Scrivilo.

U: Come va?

S: Male.

U: Perché?

S: Sono stata in dei locali notturni, ma ho trovato una massa di ubriachi che mi voleva soltanto portare a letto.

U: Devi solo rimanere incinta.

S: No, così non voglio. Se lo devo fare voglio che almeno sia con una persona che mi piace.

U: Non serve al nostro accordo.

S: Serve a me. E’ troppo difficile trovare un uomo.

U: Capisco.

S: Capisce? Ma se davvero lei capisce, Se veramente può farmi sentire di nuovo Dio, perché non lo fai e basta?

U: Perché non posso.

S: La prego.

U: Lei deve fare soltanto quello che le ho chiesto.

S: Non può costringermi.

U: Non la sto costringendo.

S: Ho fatto un voto.

U: E allora mantienilo e resta senza Dio. Oppure rompilo, rimani incinta, partorisci, dai il bambino in adozione, ritrova il tuo Signore e torna alla tua vita da suora. Non lo saprebbe nessuno.

S: Lo saprei io. E come ha detto lei, il mio Signore. Lei ne ha uno?

U: Tutti ne abbiamo uno.

MC: Ho finito la bomba.

U: L’ha finita.

MC: Ieri l’ho portata al Verde Mela.

U: Ma non l’ha fatta esplodere?

MC: Ma chi sono io, per uccidere tanta gente, solo perché rivoglio mio marito.

U: Può sempre scegliere di non farlo.

MC: Sì, ma poi mi sono detta anche: “Ma chi sono io per non farlo?” C’è tanta gente che uccide, no? In un modo o nell’altro, per ottenere quello che vuole... Passerò in quel bar per il fine settimana.

L: Qualcuno sta sorvegliando la bambina. Un uomo. Ho visto che le ronza intorno. E’ il barista del chiosco di fronte al palazzo. Lo vedo a scuola, sotto casa, quando va a nuoto, ovunque. Dove c’è lei, c’è anche lui.

U: Il barista.

L: Sì, lo so, sembra assurdo, ma sono sicuro che è così. Posso cambiare la bambina?

U: No.

L: Sì invece. Devo salvare mio figlio. Voglio un’altra bambina.

U: Quello che cominci lo devi portare a termine.

L: Ma quel tizio si è messo in mezzo.

U: Sono le regole del gioco.

L: Forse sa qualcosa. Hai detto a qualcuno di me?

U: Non ho detto a nessuno di te.

L: Sicuro?

U: Smettila.

L: Ho notato qualcosa. Appena la bambina resta indietro, fa un capriccio qualsiasi, i genitori alzano la voce, e la picchiano anche.

U: La picchiano?

L: A schiaffi proprio.  E questo è solo quello che si vede in mezzo alla gente. Chissà quello che fanno a casa.

U: Questo ti fa stare meglio?

L: E’ folle, lo so.

O: L’ho incontrata.

U: Chi?

O: La ragazza del calendario.

U: L’hai incontrata?

O: Sì! Questa mattina è entrata in officina una macchina con la gomma a terra, apro la portiera ed era lei. Proprio lei: Amanda. Io zitto, ho cominciato a mettere la macchina sul ponte, lei ha visto il poster attaccato alla parete e ha detto: “Ma quella è una foto vecchia, ma te ne porto una nuova!”. E’ stata una cosa bellissima! Mi ha trattato come se non fossi un meccanico. Questa è una prova. E’ perché sto facendo bene il mio compito, vero?

U: E’ probabile.

O: Non sei sicuro?

U: Non ho tutto sotto controllo.

O: Cioè?

U: Cioè le cose non dipendono da me.

O: Quindi tu sei solo un tramite... Ma chi sta dall’altra parte non me lo dirai.

E: E’ mio figlio.

U: E’ tuo figlio?

E: Sì, l’uomo che sto cercando è mio figlio. Sono due anni che sta fuori di casa, non mi parla. Mi manda solo queste provocazioni.

U: E’ lui il rapinatore?

E: Non è un delinquente. LO devo provare subito prima che faccia qualche cazzata, prima che magari qualche collega gli spari.

U: Vuoi fare un nuovo accordo.

E: (annuisce)

U: Se vuoi ritrovare tuo figlio devi insabbiare una denuncia di violenza fatta da una donna.

E: Questa mi sembra una stronzata.

U: In commissariato raccogli una denuncia fatta da una donna, e poi la insabbi. La fai sparire.

E: Questa è una porcata. Direi che ho già dato, no?

U: Nuova richiesta, nuovo accordo.

E: Deve essere per forza una donna?

U: Sì.

E: Perché chiedi cose così orrende tu?

U: Perché c’è chi è disposto a farle.

MR: Avevo ragione!

U: Riguardo a?

MR: Alex. Il ragazzo che ti dicevo.

U: Il ragazzetto sveglio che spaccia acidi?

MR: Sì. Gli ho chiesto di aiutarmi a rubare i gioielli ed ha accettato.

U: E ti senti più sicura ad avere un complice?

MR: Certo. Quella è piena di filippini, non posso farcela da sola. E comunque non è un complice... tu fai sempre sembrare tutto così losco... Gli ho parlato del mio piano: di andare a dormire dalla mia amica e tutto il resto. E lo sai che ha detto?

U: No. Che ha detto?

MR: Che è un ottimo piano e che sono intelligente.

U: E sei felice perché ti ha detto che sei intelligente?

MR: No... non solo per quello. TI volevo dire una cosa privata.

U: Vai.

MR: Perché ti prendi la penna? Ti ho appena detto che è privata! Abbiamo fatto l’amore. E’ stato bellissimo. Bellissimo e disperato allo stesso tempo.

U: Perché disperato?

MR: Dopo ha pianto. Mi ha tenuta stretta e ha pianto. E io con lui. Vorrei che non mi lasciasse mai.

U: Se vuoi possiamo cambiare desiderio.

MR: No, no. Tanto so che lì la tua magia non funzionerebbe: mi lasciano sempre. Però sono sicura che se divento ancora più bella riuscirò a tenerlo. Adesso scusa, mi sta aspettando.

F: Gli eschimesi hanno sette parole diverse per dire “bianco”. Lo sapevi?

U: No.

F: Io invece ho solo un colore, anzi tecnicamente il nero non è nemmeno un colore.

U: Hai deciso di accettare il nostro accordo?

F: Se è l’unico modo che ho per riacquistare la vista, proverò a farlo.

U: Pensi di non essere in grado?

F: Anche le cose più semplici per me diventano un problema. La cosa che mi stai chiedendo, oltre ad essere orribile, richiede anche un’organizzazione molto precisa.

U: L’hai già scelta la donna?

F: No che non l’ho scelta. Ci ho pensato, e non può essere una persona che conosco, ovviamente, ma deve fidarsi di me. Non posso permettermi reazioni improvvise, almeno fino all’ultimo. Sarà difficile.

U: A che pensi?

F: Che faccia hai? Che espressione hai in questo momento? Posso toccarti il viso?

U: No.

F: Secondo me sei triste.

AN: Com’è andata oggi?

U: Bene grazie.

AN: Vuoi un altro caffè?

U: Magari.

AN: Eccolo. Lo sapevo.

U: Grazie.

AN: Perché non vai a scrivere a casa? Non hai nessuno che ti aspetta?

U: A tutti i tuoi clienti fai tutte queste domande?

AN: Tu mi incuriosisci.

U: E cosa ti incuriosisce esattamente?

AN: Sembri stanco. Stanchissimo. Come se non dormissi da anni.

U: In effetti è così.

AN: Vedi che sono brava ad inquadrare le persone.

AZ: Sono andata da Andrea. Mi ha dato una mano con quella assicurazione. E’ stato gentilissimo. Io mi sono fatta offrire un po’ di vino, ho fatto la carina e stava flirtando anche lui, ne sono sicura.

U: E poi?

AZ: Poi alla sera gli ho scritto qualche messaggio. Lui ha risposto. Era cauto ma intrigato, si vedeva.

U: Dimmi i dettagli.

AZ: Allora... Io: “Ma secondo te esiste una assicurazione sulla felicità?”. Faccina che ride. Lui: “Purtroppo no.” Faccina triste. Io: “E sull’amore?”. Lui: “Troppo rischiosa. Perché? Vorresti assicurarti?”. Io: “Nooooo” con tante “o”. “Mi piace rischiare”. E poi ho messo il diavoletto. E dopo un po’ anche lui ha messo il diavoletto. A quel punto con tutti questi diavoletti gli ho chiesto se potevo tornare da lui per capire un po’ meglio questa faccenda dell’assicurazione. E stavolta era chiaro che era tutta una scusa. Solo che appena ho provato a baciarlo, lui si è smorzato.

U: E tu?

AZ: Io ho provato a insistere, a minimizzare la cosa, capita a tutti di concedersi una scappatella ogni tanto. Ma l’avessi fatto! S’è irrigidito... mi guardava come.... Gli facevo pena.

U: Ti ha detto così?

AZ: Ha detto che sono vent’anni che non guarda altra donna che non sia sua moglie... E’ felice... Ah, e che non rovinerebbe la sua storia per nulla al mondo. Che palle!

U: Sei arrabbiata?

AZ: Eh sì! Mi ha offesa! Poteva anche risparmiarsi di giudicarmi, no? Che comunque, dicendo tutte quelle cazzate sulle coppie, di fatto mi ha giudicata.

U: Ma non è esattamente quello che volevi tu?  Un marito che amasse follemente la propria moglie?

S: Ho conosciuto un uomo.

U: Pensavo avessi rinunciato.

S: Non posso rinunciare a Dio.

U: Raccontami.

S: Ero a messa, e c’era questo ragazzo, seduto in fondo. L’ho notato perché stava pregando molto intensamente. Finita la messa mi sono seduta accanto a lui. Ovviamente non gli ho detto che sono una suora. Gli ho detto solo “Ciao”. Lui mi ha detto che ho una bella voce. Ha detto che ho una voce “pulita”. E poi abbiamo parlato tanto, e mi sono sentita completamente a mio agio.

U: Di cosa avete parlato?

S: Di Dio. Strano, no?

U: Pensi che lo rivedrai?

S: Mi ha chiesto, se volevo prendere un caffè con lui.

U: E tu? Cosa gli hai risposto?

S: Che non bevo caffè, perché mi rende nervosa. Lui ha riso e ha detto: “Allora una centrifuga” e mi ha invitato. Domani sera, in un bar sotto casa sua.

U: Che posto?

S: Un bar vegano. Si chiama Verde Mela. Lo conosce?

U: Sì. L’ho sentito.

S: Io credo che sia la persona giusta.

U: Come fai ad esserne sicura?

S: Perché con lui non mi vergogno.

U: Ah, no? E perché?

S: E’ cieco.

U: Cieco?

S: Sì.

MR: Lui è Alex. Il ragazzo di cui ti parlavo.

AX: Martina dice che te realizzi i sogni della gente.

U: Diciamo che offro delle possibilità.

AX: Cazzate. Non ti credo.

MR: Prova. Chiedigli qualcosa? Può farlo vero?

AX: E come so che no sia un truffatore?

MR: Te lo dico io, fidati.

AX: Ok. Ok. Dammi una prova.

U: Normalmente le persone vengono qui perché lo hanno scelto di loro spontanea volontà.

AX: Senti... sono qui perché l’ho scelto io.

U: Eh?

AX: Perché lo voglio io. Ma forza! Dammi una prova.

U: Dimmi una cosa semplice che vorresti in questo momento.

AX: Il codice di sicurezza per crakkare Amazon.

U: Ho detto una cosa semplice.

AX: Vabbè dai. Dei fiori per Martina.

U: Mh. Si può fare. Aiuta dieci signore ad attraversare la strada.

AX: Che cosa?

MR: Accetta. E’ una cosa semplice.

AX: Ok. Va bene. Proviamo.

MC: Non riesco a credere che lei mi abbia spinta a fare una cosa così atroce.

U: Non ho costretto nessuno.

MC: No, certo. Lei non costringe nessuno. Ma a volte, sa... non è vero che siamo liberi di scegliere. Perché sa... il fatto di avere una opportunità ci può spingere in una direzione sbagliata. C’è qualcosa di terribile in ognuno di noi. Chi non è costretto scoprirlo è molto fortunato. Io sono vecchia e c’era quasi, quasi arrivata. Invece il mio demone, no?, si è fatto vivo proprio all’ultimo. E comunque: è per domani sera in quel bar. Si tenga pronto a ridarmi mio marito.

O: Stavo tenendo d’occhio la bambina, mentre lavoravo al bar, ad un certo punto è sceso il padre in cortile, l’ha presa per mano e si sono avviati verso la loro automobile. E ho visto un tizio, che li spiava, da un’auto.

U: Chi te lo dice che li stava spiando?

O: E’ un po’ che l’avevo notato. Lì per lì non ero sicuro, ma ho avuto una brutta sensazione, e allora ho mollato tutto e mi sono avviato verso la bambina.

U: Aspetta. Che tipo di sensazione?

O: Beh... un presentimento. Questo tipo stava in un’auto, molto pulita... Aveva anche dietro l’adesivo “bambino a bordo”, hai presente? Però era strano, nervoso, parcheggiato storto. Sembrava... fuori posto. Fuori posto.

U: Vai avanti.

O: Ho continuato ad andare verso la bambina... intanto il tizio ha messo in moto ed è partito sgommando.

U: Verso la bambina?

O: Sì! E allora io mi sono messo a correre come un pazzo, l’ho raggiunta, e l’ho spinta via fuori dalla strada. E il tizio con la Golf mi ha sfiorato e mi ha mancato per un pelo ed è scappato. Qualcuno la vuole uccidere, vero?

U: Così sembra.

O: E tu lo sapevi? Me lo devi dire?

U: Sì. Qualcuno vuole ucciderla.

O: E quando avrò finito il mio tempo, ma come farà la bambina? Manca solo una settimana...

U: Avrai quello che hai chiesto...

O: E Matilde?

U: Continuerà a vivere la sua vita.

O: Aspetta... continuerà ad essere in pericolo.

U: Siamo tutti in pericolo là fuori.

E: Io non la posso fare una cosa così.

U: Perché?

E: Perché è complicata. Già è complicato far sparire una denuncia normale, figuriamoci una per violenza.

U: E’ solo questo il problema?

E: Senti... io non notizie di mio figlio. Magari fa qualche cazzata. Perché non dai una mano, eh?

U: Perché se n’è andato?

E: A volte io torno dal lavoro stanco, e non lo so. Diciamo intemperante. Le uniche cazzate della mia vita, gli sbagli che ho fatto, li ho riversati su mio figlio. Ma adesso voglio rimediare. O è troppo tardi?

U: Non è tardi. Credo.

AN: Ciao.

U: Ciao,

AN: Com’è andata oggi?

U: Bene. Grazie.

AN: Hai un attimo per parlare?

U: Per parlare?

AN: Mh.

U: Di solito le persone vengono da me per chiedermi qualche cosa.

AN: Beh. Io voglio solo parlare. Lo trovi così assurdo?

U: No. E’ che la gente mi chiede cose più complicate.

AN: La gente... la gente... la gente. E’ diversa da me la gente.

U: Mi volevi parlare?

AN: Piacere. Mi chiamo Angela.

U: Piacere Angela.

AN: E tu il tuo nome non me lo dici?

U: No. Non è così importante.

AN: Di solito gli uomini amano parlare di se stessi.

U: A me interessano più gli altri.

AN: E che ci trovi negli altri?

U: Di tutto.

AN: Cose belle o cose brutte?

U: Cose... inaspettate.

U: Cosa è successo?

L: Ho fatto un casino. Non mi sbagliavo su quell’uomo.

U: Su chi?

L: Il barista.

U: Raccontami.

L: Mi stanno cercando... la polizia. Sicuramente qualcuno avrà visto la targa...

U: Raccontami com’è andata.

L: Ero nella mia macchina, la guardavo dal finestrino. Avevo la gola secca, male alla pancia, stavo quasi per abbandonare, ma poi mi sono detto: “Se non lo faccio ogni volta che tornerò a casa la stanza di mio figlio sarà vuota, ogni giorno vuota. E allora, cazzo, ho spinto l’acceleratore e ho puntato dritto verso di lei. E lei mi ha guardato, la bambina, si è voltata e mi ha guardato negli occhi. E allora quel tizio è spuntato fuori dal nulla e l’ha spinta via e io l’ho mancata per pochi centimetri e sono scappato. Ho abbandonato la macchina nel parcheggio di un centro commerciale e sono tornato a casa a piedi. Ho detto a mia moglie che me l’avevano rubata. Non è questo il padre che volevo diventare.

U: Perché l’hai cercata in chiesa?

F: C’ero andato per pensare. Per stare un po’ da solo. E’ lei che si è avvicinata a me. E’ stata molto gentile e disponibile. E allora ho pensato che, forse, con una così, una che crede, ecco... sarà più facile farla fidare di me. E’ una cosa orrenda, vero? E’ molto magra, questo è importante.

U: Perché?

F: Perché non potrà difendersi.

U: Come fai a sapere che è magra?

F: Non l’ho toccata. Le ho toccato il viso, le spalle. E’ minuta.

U: E lei si è lasciata toccare?

F: E’ molto timida. Ma le ho spiegato che è l’unico modo che ho per vedere una persona, e me l’ha lasciato fare. Ieri sera ci siamo visti, in un bar sotto casa mia, e abbiamo bevuto una cosa.

U: Com’era? A suo agio?

F: Sono uscito con altre ragazze vedenti. So cosa succede. Si fidano. Chiunque si fida di un cieco. Un cieco non può farti del male, Cristo.

U: Il prossimo passo?

F: Ci vedremo domani. Stesso bar. Ma prima voglio parlarci e basta. Non voglio invitarla subito a casa. Ho paura che possa rifiutare.

U: Come farai a violentarla?

F: Io non voglio violentare nessuno.

U: Rinuncia. Puoi farlo.

MC: L’ho fatto. L’ho fatto, l’ho fatto. Ho messo la bomba in quel bar.

U: Signora Marcella...

MC: Mio marito ora starà bene. Vero? L’Alzheimer è scomparso, giusto? E allora potrà ritornare a casa, come...

U: Signora Marcella.

MC: Sì...

U: Lei non ha fatto esplodere la bomba.

MC: L’ho fatto!

U: No. Non l’ha fatto.

MC: L’ho fatto...

U: Altrimenti non sarebbe qui a parlarmi di suo marito e dell’Alzheimer.

MC: Mi dispiace.

U: Può decidere di lasciar perdere-

MC: Sì. Sì sì. Lascerò perdere.

U: E’ stato un piacere.

AX: Come c*** hai fatto.

U: Non l’ho fatto io. L’hai fatto tu.

AX: Si, vabbè. Io ho preso delle vecchiette e gli ho fatto attraversare la strada, ora però te mi dici come c*** hai fatto.

U: Hai portato a termine il tuo compito e in cambio hai ottenuto quello che hai chiesto.

AX: No, non ci credo. L’hai organizzata.

U: Non crederci. Se non vi dispiace però, io avrei da lavorare.

AX: Vabbè, ok. Ti credo. E voglio chiederti una cosa anch’io, Voglio fare un patto. Posso?

U: Cosa vuoi?

AX: Voglio che mio padre mi lasci stare.

U: Cosa vuol dire?

MR: Che suo padre è uno stronzo.

AX: E’ un pezzo di merda che ha rovinato la vita a me e a mia madre. E io non lo perdonerò mai. Ma lui mi cerca. Mi perseguita. Usa i suoi trucchetti da poliziotto del c*** per trovarmi e io voglio che sparisca per sempre dalla mia vita.

U: Per sempre. Sei sicuro?

AX: Sì.

U: Si può fare. Devi aiutare Martina. Aiuta Martina a rubare centomila euro e cinque centesimi, e entrambi avrete quello che avete chiesto.

AX: Tutto qui.

AZ: Mi ha dato uno schiaffo.

U: Come mai?

AZ: Ieri sono tornata da lui. E questa volta sono stata più aggressiva.

U: E lui ti ha dato uno schiaffo.

AZ: Gli sono saltata addosso. Non so che mi ha preso... una specie di voglia... Mi spogliavo e cercavo di baciarlo e lui mi ha dato uno schiaffo.

U: E tu cosa hai fatto?

AZ: Gli ho dato uno schiaffo anch’io con tutta la forza che avevo, ero incazzata nera. E poi sono scappata.

U: Perché eri così arrabbiata?

AZ: Perché vorrei che anche mio marito fosse così.

O: Oggi in officina è tornata Amanda. E’ tornata a chiacchierare con me cinque minuti. Mi ha portato una foto nuova. Mi ha detto: “Le altre falle sparire. Sono gelosa”. Capito? E’ gelosa di me! Quando se ne è andata ho guardato dietro la foto e c’era il numero di telefono. Porca puttana oh... direi che funziona molto bene quello...

U: Ti stai avvicinando all’obiettivo. Mancano tre giorni, no?

O: Si ma c’è un tizio che vuole ammazzare una bambina. Non è che la posso abbandonare e fare finta di niente.

U: Dillo ai genitori. Chiama la polizia...

O: Che gli dico? Non mi crederanno mai. Lo sai benissimo... Devo fare tutto io. Mi devo procurare un’arma... La proteggo io bene bene bene bene.

E: C’è stata una complicazione. La pistola c***.

U: Cosa?

E: Mi hanno rubato la pistola d’ordinanza.

E: E levati quel sorrisetto perché ti spacco la faccia! L’avrei dovuta mettere in cassaforte, e invece io come un co*** l’ho tenuta sul comodino. Adesso torno nei casini, vedi? C’entri tu con ‘sta storia?

U: Perché pensi questo?

E: Perché sono abituato a farmi delle domande. Ancora non riesco a capire tu chi c*** sei.

AN: Ne vuoi un po’? Alla tua. Allora ce l’hai una donna? Mh? Vabbè, te lo dico io. Tu sei sposato, separato da tre, quattro anni, senza figli, con una scottatura che non guarisce, mh? Vabbè... allora visto che non parli, facciamo un gioco che facevo quando ero ragazzina. Il gioco del silenzio. Lo conosci? Perde chi ride prima.

U: A quanto pare fate sul serio.

MR: L’abbiamo rubata a suo padre.

U: L’avete?

MR: Io facevo da palo, mentre lui è entrato dalla finestra. E’ stato fichissimo.

U: Però ora suo padre passerà dei guai.

AX: Fatti suoi. E’ per domani sera.

MR: La mia amica parte con i genitori.

AX: Martina è stata brava. E’ riuscita anche a fare una copia delle chiavi di casa.

MR: Andrà tutto liscio.

AX: E domani avremo i soldi. E io non vedrà mai più mio padre. Corretto?

U: Corretto.

MR: E io diventerò più bella.

L: E’ stata rapita. Qualcuno ha rapito la bambina.

U: Cosa? Come rapita?

L: Scomparsa. Da un giorno all’altro. Tu c’entri qualcosa con questa storia?

U: No.

L: No? E io penso di sì.

U: E io ti ho detto di no.

L: Tu mi chiedi di uccidere una bambina, e mentre ci provo, prima qualcuno si mette a proteggerla, e poi la bambina sparisce, strano no? Tu c’entri qualcosa.

U: Cosa cambierebbe?

L: Tutto.

U: Dimmi come ti senti in questo momento.

L: Lascia perdere i tuoi giochetti di merda. Tu stai giocando con la vita di mio figlio, e io ti ho chiesto di non illudermi.

U: Qualcuno sta proteggendo quella bambina.

L: Perché?

U: Un uomo è venuto da me, ha fatto una richiesta, ho aperto l’agenda e dentro c’era scritto di proteggere quella bambina.

L: Perché proprio la mia?

U: Non lo so. C’era scritto proprio così.

L: Ah sì? C’era scritto sull’agenda... Bene. Vediamo!

U: Lasciala.

L: Ma io voglio...

U: Lasciala.

L: Perché mi hai messo contro quel tizio?

U: Non te l’ho messo contro. Non sa niente di te.

L: Tu mi hai affidato un compito che io non posso portare a termine.

U: Io non affido incarichi impossibili a nessuno. Possono solo complicarsi. Tutto qui.

L: Io vado alla polizia.

U: No. Non lo farai.

L: No. Non lo farò.

U: Sei in anticipo.

AZ: Ha funzionato.

U: I dettagli.

AZ: Ieri sono andata da Andrea, per scusarmi dello schiaffo. Dopo cinque minuti di convenevoli, gli ho chiesto se potevo andare in bagno, e invece mi sono infilata nella sua camera. Ho messo un paio di mutandine mie sotto il letto, qualche capello sul cuscino della moglie, ho pensato anche al profumo, qualche spruzzatina qua e là. E niente... è bastato questo.

U: E’ bastato questo per cosa?

AZ: Ieri stavo cenando con mio marito quando lo chiama Andrea. Saranno stati al telefono tipo un’ora. Poi lui torna in cucina, provato e mi dice: “La moglie di Andrea l’ha cacciato di casa perché pensa che lui la tradisca.”

U: E tu che gli hai detto?

AZ: Che era vero. “E che ne sai, tu?”. E io gli ho detto: “Lo so, perché l’ha tradita con me”.

U: E perché gli hai detto così? Non è vero.

AZ: Perché volevo farlo soffrire.

U: E ti è piaciuto?

AZ: E’ stato incredibile. Invece di arrabbiarsi, si è messo a piangere, ha cominciato a dire che era tutta colpa sua, che è stato lui ad allontanarsi per primo da me, che aveva rovinato tutto, era disperato. E poi abbiamo fatto l’amore come non lo facevamo da tempo.

U: Mh.

AZ: Mh.

U: Bene. Hai ottenuto quello che volevi. Direi che possiamo salutarci qua.

S: Ci vediamo tutti i pomeriggi, in quel bar.

U: Sempre lì?

S: Dice che quel posto ha un buon odore. Dice che anche io ho un buon odore.

U: E’ un buon inizio.

S: Ieri sera abbiamo fatto tardi. Molto tardi. O molto presto.

U: Avete...

S: No... no no no! Abbiamo solo parlato. Non voglio accelerare i tempi, e poi lui è all’antica, è timido, gentile. IO vorrei che fosse lui a fare il primo passo.

U: Stai sentendo di nuovo Dio?

S: No. Devo prima rimanere incinta. Il nostro patto prevede questo, giusto?

U: Si... sì sì. E’ che ti vedo così contenta...

S: Ma perché potrei risentire Dio anche senza...

U: Certo. Esistono molte soluzioni allo stesso problema. Io ne offro una delle tante.

S: Lei crede in Dio?

U: Io credo nei dettagli.

O: Ho rapito la bambina.

U: Ho letto. Perché?

O: Per proteggerla.

U: Non c’è bisogno. Hai ottenuto quello che volevi. Hai portato a termine il tuo compito. Ora puoi avere Amanda.

O: Non posso fregarmene. E’ una bambina.

U: Ma ti rendi conto delle conseguenze? La staranno cercando tutti.

O: Lo so. Mi sono organizzato bene.

U: E come?

O: Non ti voglio dire dove sta.

U: E’ sola in questo momento?

O: Sì. E’ al sicuro.

U: Ti ha visto? Ti ha riconosciuto?

O: Con lei porto sempre una maschera. Faccio bene, no?

U: Perché l’hai rapita?

O: Voglio essere un eroe. Un eroe. Così potrò avere ciò che voglio e non dovrò chiedere niente a gente come te.

F: Sono pronto. La inviterò a cena.

U: Cosa farai esattamente?

F: Ho studiato tutto nei dettagli. La inviterò a casa. Una volta entrata, la spingerò in bagno, è un ambiente piccolo. Funzionerà.

U: Perché non lo hai fatto prima?

F: Te l’ho detto. Avevo paura che avrebbe rifiutato. Adesso sono sicuro che accetterà.

U: Come fai ad esserne così sicuro?

F: Credo di piacerle. Le donne di solito scappano da me. Non subito, dopo un po’. Con mille scuse, tanto il motivo è sempre lo stesso.

U: Tu la vorresti una ragazza non vedente se riacquistassi la vista?

F: Tu non hai pietà.

U: Spesso neanche voi.

U: Che succede?

E: Mio figlio ha cercato di fare una rapina.

U: E tu che ne sai?

E: L’ho riconosciuto, dalla telecamera di sorveglianza. Erano in due, avevano il colto copero, ma l’ho riconosciuto lo stesso. Aveva la mia pistola in mano, c***.

U: L’hanno preso?

E: E’ riuscito a scappare. Ma io lo devo aiutare.

U: Finisci il tuo compito e lo riavrai.

E: E cos’è? Lo capisci che non c’è tempo? Non è che è fuori controllo, che potrebbe finire male, lo capisci?

U: Potrebbe. Tu finisci il tuo compito.

E: Tu non servi a un c***. Così a me non mi servi a un c***.

MC: Mio marito mi ha parlato.

U: Sta meglio?

MC: No, non lui veramente. L’ho sognato. E mi guardava e mi diceva “Tienimi con te, non mi lasciare, non mi lasciare andare.”. E era triste, sa? Triste. Tristissimo.

U: Mi dispiace.

MC: Allora io metterò la bomba e lo farà veramente.

U: Pensavo volesse rinunciare.

MC: Beh ho cambiato idea. Posso farlo. Posso ancora far guarire mio marito.

U: Sì.

MC: A volte qualcuno deve morire, no? Perché si ottenga quello che si vuole. Succede da sempre, no?

U: Sì. E’ così.

L: Vengo ora dall’ospedale.

U: E?

L: Mio figlio. Sta molto meglio. Gli ho raccontato una fiaba e lui non si addormentato fino alla fine. E quando l’ho preso in braccio mi è sembrato già più... più pesante. Forse perché ho quasi trovato la bambina?

U: Raccontami-

L: Ho scoperto chi l’ha rapita.

U: E chi sarebbe?

L: Il tizio che l’ha salvata. Il barista del chiosco.

U: E come hai fatto?

L: L’ho seguito fino a casa sua, poi quando è uscito sono entrato dal retro dell’officina. Ho frugato nella spazzatura. E c’era uno scontrino di un negozio di giocattoli. La data era la stessa del giorno in cui hanno rapito la bambina. E’ lui.

U: Potrebbe.

L: E’ lui. E’ lui. Ed è quello che hai mandato per proteggerla. Hai mentito. Hai detto che non davi mai dei compiti impossibili, ma per uno di noi due il compito è impossibile.

U: Non doveva esserlo. Quell’uomo doveva smettere di proteggere la bambina una settimana fa.

L: Senti... visto che hai fatto questo casino, adesso mi dici dove la nasconde.

U: Non lo so.

L: Mi hai mentito, almeno aiutami.

U: E’ molto cauto. Non me l’ha voluto dire. Come ti sei sentito quando sei entrato in casa sua?

AX: Mi sono sentito... mi sono sentito forte.

U: Forte.

AX: Ho combattuto per raggiungere un obiettivo. Ho fatto una scelta. In vita mia ho fatto sempre tutte le cose in automatico, ragioneria, posto banca, la famiglia, ho sempre fatto la cosa giusta da fare. Ma non mi sono mai sentito di scegliere, scegliere qualcosa davvero.

U: E com’è?

L: Scegliere? Grandioso, c***.

F: L’ho fatto. L’ho invitata a cena domani sera.

U: Ha accettato?

F: Sì. Ere felice. Ha detto che sta bene con me. E l’assurdo è che anch’io sto bene con lei. Quando non penso a quello che devo fare. Ho capito che voglio innamorarmi di nuovo. Non voglio più avere paura che una donna si stanchi di me o che stia con me per compassione. Voglio vedere di nuovo. E io lo farò, e lo farò domani sera.

U: Cosa pensi di lei?

F: Che non sarà lei.

U: Non sarà lei cosa?

F: La donna che amerò. Sarà la prossima.

AZ: Io non lo voglio più.

U: Non capisco.

AZ: Io non voglio più mi marito.

U: Come non lo vuoi? Hai distrutto una coppia per averlo.

AZ: Lo so.

U: Perché hai cambiato idea?

AZ: Perché ho imparato. Ora ha gli occhi pieni di amore, ma non mi scalda. E poi col tempo tornerà ad essere quello che era prima. Si annoierà, mi tradirà, la gente è fatta così. Non cambia.

U: Se credi veramente che la gente non cambia, perché sei venuta da me?

AZ: Perché l’ho capito dopo. L’ho capito guardando Andrea, il suo sguardo, l’amore per la sua donna. Lui e mio marito sono fatti di una materia diversa, ed è qualcosa di troppo profondo per provare a giocarci. Adesso che lo so non lo voglio più. Sta diventando violento.

U: Come violento?

AZ: Lui mi ha picchiata. E’ impazzito. Pensa che continui a tradirlo con il vicino. Dice che senza di me non può vivere, ma questo non è vivere.

AX: E’ successo un casino...

U: Dov’è Martina?

AX: E’ ferita. Niente di grave, ma è ferita.

U: Che cosa è successo?

AX: Te l’ho detto! Un casino. Quel c*** di cane si è messo ad abbaiare, i filippini si sono svegliati, hanno chiamato il vigilante che ci ha beccato. Noi abbiamo cercato di scappare, ma poi quello stronzo ha sparato un colpo che ha colpito Martina al braccio.

U: (all’arrivo di una macchina della polizia). Tranquillo. Non sono qui per te.

AX: E te che ne sai?

U: Lo so. Continua. Non ti voltare.

AX: Cristo.

U: Continua.

AX: Senti io voglio che Martina rinunci alla sua richiesta.

U: Parlane con lei.

AX: Non ne vuole sentir parlare. Dice che vuole essere più bella, che lo fa per me. Io ho cercato di dirle che non me ne frega un c***, che per me lei è stupenda così com’è, ma non mi dà retta. E’ convinta che la lascerò. E sta già organizzando un’altra rapina. Tu dei annullare l’accordo.

U: Non dipende da me.

AX: C***! Certo che dipende da te!

U: Abbassa la voce.

AX: Fermala. Tu puoi.

U: Non posso farlo.

AX: Ti prego. Ti prego. Io non voglio perderla.

U: E’ quello che vuoi veramente?

AX: Sì.

U: Ti propongo un accordo.

AX: Un altro? Quello che abbiamo fatto con mio padre?

U: Lo annulliamo. Un accordo alla volta.

AX: Ok. Ok.

U: Devi vedere tuo padre.

AX: Che cosa?

U: E dirgli che gli vuoi bene.

Ax: Te sei completamente matto. Io  una cosa del genere non la farò mai.

U: E allora non farlo.

AX: Senti… fammi fare un’altra cosa. Qualunque altra cosa.

U: O questo, o niente.

AX: Ok. Ok. Va bene. Lo faccio.

U: Angela? Perché sei così sola?

AN: Tu perché lo sei?

U: Ho le mie ragioni.

AN: Immagino diverse da quelle degli altri.

U: Immagini bene. Tocca a te.

AN: Aspetto l’amore. Da tanto tempo.

U: E’ una confidenza che non fai spesso vero?

AN: Non ho nessuno a cui farla.

U: Ed è sempre stato così?

AN: Fino a ieri la mia vita era piena di pioggia, poi tu mi hai sorriso e tutte le mie sofferenze sono sparite! Questa canzone dice così.

U: Ah.

AN: Ti dispiace se alzo il volume?

U: No. Fa pure.

AN: (canta …)

U: Hai l’aria stanca.

O: non ho dormito.

U: Come sta la bambina?

O: Sta lì. Senti, non posso restare tanto.

U: Ci sono problemi?

O: Problemi? E’ un c*** di casino. Ieri sono dovuto passare da casa e c’era quel tizio, quello che voleva ammazzare la bambina, appostato in macchina davanti all’officina che m’aspettava. Sono rimasto lì nascosto, finché ha mollato e se ne è andato. E allora l’ho seguito io.

U: L’hai seguito.

O: Sì, certo. Ora lo so dove abita, quel bastardo pedofilo. Lo devo uccidere.

U: Lo devi uccidere?

O: Sì certo. Lo devo uccidere. Altrimenti uccide la bambina. A meno che…

U: A meno che?

O: A meno che non facciamo un nuovo accordo.

U: Cosa vorresti?

O: Salvare la bambina.

U: Non si può. Non posso dare a nessuno un compito impossibile.

O: Perché impossibile?

U: Se fosse possibile per te salvarla, sarebbe impossibile per lui ucciderla.

O: Cosa? Quindi se tu che hai ordinato a quel tizio di ucciderla. Ma che razza di bastardo sei? Fammi capire. Ma tu da che parte stai?

U: Da questa.

O: E quindi non mi lasci altra scelta.

U: Hai molte altre scelte possibili invece.

O: Sì. Ma la mia scelta è questa. Ammazzerò il tizio che hai mandato ad uccidere la bambina. Io vinco. Tu perdi.

F: Perché non è successo niente?

U: Sei sicuro di averlo fatto?

F: Certo che sono sicuro.

U: Che cosa hai fatto esattamente?

F: Quello che dovevo fare. L’ho portata in bagno, ho chiuso a chiave, l’ho  buttata per terra, l’ho violentata. Lei piangeva, urlava, mi supplicava di smettere e io non ho smesso.

U: Stai mentendo. Non è quello che è successo.

F: Invece sì.

U: Tu non l’hai violentata.

F: Invece sì!

U: Se l’avessi fatto saresti qui a guardarmi negli occhi.

F: dammi un’altra possibilità.

U: Era questa la tua possibilità.

F: Ti prego. Io voglio vedere.

U: Non dipende da me.

U: Che hai fatto lì?

L: Quell’uomo, quello che ha rapito la bambina, ha cercato di uccidermi.

U: Quando?

L: Ieri notte. E’ entrato dentro casa mia.

U: Cosa è successo?

L: L’ho accoltellato.

AX: Ti devo parlare.

U: Sono impegnato.

AX: E’ urgente.

U: Devi aspettare.

AX: Ti dico che è urgente.

U: Ti dico che devi aspettare.

U: Che vuol dire che l’ahi accoltellato? Continua.

L: Aveva un coltello, mi è saltato addosso e abbiamo lottato. Poi sono riuscito a togliergli il coltello dalle mani e gliel’ho… gliel’ho ficcato nello stomaco. E’ svenuto. Mia moglie si è svegliata, abbiamo chiamato la polizia, l’ambulanza. Prima però ho frugato dentro alla tasche, e aveva un mazzo di chiavi e nel portafogli aveva anche un biglietto da visita di un’agenzia immobiliare. Ho chiamato.

U: E?

L: So dov’è la bambina.

U: Che farai ora?

L: Quello che devo fare.

AX: Martina è impazzita. Mi ha rubato la pistola perché vuole rapinare un negozio. Doveva rinunciare. Te lo ricordi questo? Era questo il patto.

U: Evidentemente non hai fatto quello che dovevi fare.

AX: Ma certo che l’ho fatto e non sai quanto m’è costato.

U: I dettagli.

AX: I dettagli. Ho visto mio padre, c’ho parlato e gli ho detto che gli voglio bene. Tanto.

U: Non basta andare lì e dire “ti voglio bene” e poi andarsene via. Non funziona così.

AX: No…

U: No. Non funziona così. Devi sentirlo.

AX: Ma questo tu non me l’avevi detto.

U: Era implicito nella richiesta.

AX: E come c*** faccio io, è? Io non gli voglio bene.

U: Trova il modo di volergliene.

AX: Tuo padre ti riempiva di botte ogni sera soltanto perché finiva la bottiglia? Allora non puoi capire.

U: E pensare che tra tutte le cose che poteva chiedermi sai cosa voleva?

AX: Mio padre… mio padre è stato qui da te?

U: Lo sai cosa?

AX: No, non lo so che cosa e non me ne frega un c*** e non lo voglio sapere.

S: Io e Fulvio abbiamo fatto l’amore. E’ stato bellissimo. All’inizio lui era distaccato, confuso, sembrava preda di se stesso, era agitato, sbatteva ovunque. Io gli ho detto che doveva stare tranquillo. Ha capito? Io gliel’ho detto! Gli ho preso le mani, e gli ho detto che andava tutto bene e che ero felice di essere lì con lui.

U: eri davvero felice di farlo?

S: (annuisce) Ero felice di farlo con lui.

U: Il nostro accordo prevedeva che tu sentissi di nuovo Dio. Allora? E’ così. Lo senti?

S: Sì. Lo sento anche adesso.

U: E che dice?

S: Che presto avrò un bambino.

U: Hai detto al ragazzo che diventerà padre?

S: No.

U: Perché?.

S: E’ una sensazione strana. E’ come se dovessi andare avanti da sola.

U: Quindi non glielo dirai?

S: No.

U: Bene. Noi qui abbiamo finito.

S: Le posso fare una domanda?

U: Sì, ma non quella che stai pensando. Non potrei risponderti.

S: Grazie.

E: Mi ha chiamato mio figlio. Siamo usciti. Me l’ha chiesto lui. Siamo andati a mangiare una pizza,ma ha parlato poco. A un certo punto, così, s’è alzato e di punto in bianco ha detto “Ti voglio bene”.

U: Continua.

E: Mentiva. Mentiva. Non era sincero. Non mi ha guardato nemmeno negli occhi.

U: Perché avrebbe dovuto mentirti?

E: Ma perché voleva qualcosa in cambio! E’ figlio di un bugiardo. Che cosa pretendo?

U: E’ tornato. Hai avuto quello che hai chiesto.

E: No, non è tornato. E poi comunque ho avuto quello che mi merito. Sai quella denuncia, quella che ho insabbiato? Era una donna, giovane, diceva che il marito aveva cominciato a picchiarla, che era gelosissimo. Era spaventata, era convinto che lei lo tradisse col vicino di casa. Piangeva, era terrorizzata. Aveva un occhio nero, e i lividi su un braccio. E io lo sai che ho fatto? Ho aperto il cassetto sbagliato, e ho fatto scivolare la sua vita dentro a quello dei furti di motorini. Hai capito che merda? Ieri l’hanno trovata morta. Fratture multiple al cranio da percosse. Sono stato un pessimo marito, poi un pessimo padre, ma la verità è che sono anche un pessimo poliziotto. Niente di buono da me: voglio parlare con i miei superiori, mi voglio costituire.

U: E’ davvero quello che vuoi?

E: Sì. E’ quello che voglio. Sì. Io devo ripartire da qualcosa, e per farlo stavolta non ho bisogno di te.

L: Ho trovato la bambina. Era in un monolocale orribile, sporca, in mezzo a bambole e pacchi di biscotti. Mi ha guardato e mi fissava. Non diceva nulla, mi fissava. Sperava che fossi andato lì per salvarla, invece non ero andato lì per salvarla. E mentre camminavo verso di lei con questo straccio per soffocarla, ho pensato a mio figlio.

U: E?

L: L’ho presa in braccio e l’ho portata via. Ho chiamato la polizia e ho detto che l’avevo trovata.

U: E tuo figlio?

L: Subito dopo sono andato in ospedale e pensavo: “mi metterò accanto a lui, e morirà mentre lo tengo tra le braccia.”. Ma mi hanno detto che il cancro era sparito, non in remissione: sparito! Ieri stesso: miracolo.

U: Sono contento per te Luigi.

L: Ma io non ho fatto quello che dovevo.

U: Non ti ho detto che sarebbe morto se non l’avessi fatto.

L: Ho quasi ammazzato una bambina perché me lo hai chiesto tu.

U: L’hai fatto per te. Ricordatelo sempre.

L: Sei un mostro.

U: Diciamo che do da mangiare ai mostri.

U: Quindi? Altre rapine in vista?

MR: No... basta rapine.

U: Rinunci al tuo compito?

MR: (annuisce)

AX: Abbiamo deciso di andare a vivere insieme.

U: Ottima idea. Direi che qui abbiamo finito allora.

MR: Grazie. E non faccia troppi danni con le sue magie.

AX: Ieri ho rivisto mio padre. E’ in stato di fermo, lo sapeva? L’ho visto al parlatoio del carcere, si è costituito. Dice che una donna è morta perché lui ha fatto male il suo lavoro. Mi ha fatto pena.

U: Pena?

AX: Pena. Per la prima volta in vita mia. L’ho sempre e solamente odiato, ma ieri era, era solo un disperato, non era neanche mio padre. Era solamente un uomo che... un uomo solo che ha sbagliato tutto. E adesso gli rimango solo io, giusto?

U: E’ probabile, sì.

AX: Al carnefice, resta solo la vittima. Sa... non gli ho detto che gli voglio bene, ma credo che l’abbia sentito. E’ per questo che Martina ha cambiato idea, vero?

U: Può darsi.

MC: Ho deciso. Non metterò più la bomba in quel bar.

U: Ah no?

MC: No. La metterò qui. Questa sera. Ecco. Sente? Sente? Tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac… è proprio come nei film. E questo, serve per farla esplodere. Vede? Basta schiacciare questo pulsante... Eh... non mi dica che ora si preoccupa per quelle persone, eh? Sa... c’ho pensato tanto, e mi sono detta: “Se devo uccidere tanti innocenti, allora almeno uccido un colpevole, no?” Ma poi mi sono detta... ma quando mio marito sarà guarito e tornerà a casa, lucido, seduto sulla poltrona, davanti a me, come lo guarderò negli occhi? Che cosa gli dirò? Lui, sarà di nuovo lui. Ma io? Io non sarò più io. Io sarà come lei, e lei mi fa orrore. Questa la porto via io. Hai visto mai che gli venga la voglia di farlo usare a qualcun altro.

AN: Ciao.

U: Scusa. Ultimamente non dormo molto bene.

AN: Finalmente mi dici una cosa privata. Dai... dimmene un’altra. Non hai anche tu un sogno, un desiderio? Prova a raccontarmelo.

U: Vorrei smettere di fare quello che faccio. Vorrei non dover più sentire i mali del mondo.

AN: Si può fare.

FINE

 

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