Theobroma Cacao

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Theobroma cacao

Processo brillante al CIOCCOLATO

Atto unico

di

Kramer Moggia

Socio S.I.A.E.: autori n° 88397 – 31/12/ ’89 qualità D.O.R. autore parte letteraria

26041 CASALMAGGIORE ( Cremona) Via Cairoli, 93 tel, 0375 41110 cell. 3396821681

kramer33@alice.it

PERSONAGGI :

Piero  Imparziali    ( PIERO)                                                                   Giudice

Olga Gomma        ( OLGA )                                                                   Cancelliere

Mario Defendi      ( MARIO)                                                                   Avv. della difesa

Giusy Arditi   (GIUSI )                                                                     Avv. dell’accusa

 Eva   Rompilioni  (EVA     )                                                                  Testimone

Aldo Olmi                                                                                                 Testimone

 Dott. Ugo Infriati                                                                                     Testimone

Cioccolato ( attore truccato da manichino)                                                 Imputato

Jole                                                                                                             Spettatrice

SCENOGRAFIA

Fondalee quinte nere.

                                                     PRESIDENTE

                                                           PIERO                                            

                                                                                       ( sedia testimone )

                                                                                                                     Cancelliere

                                                                                                                      OLGA

                                                                                                      

         Imputato (Attore truccato da manichino) 

 Avv. Difesa                                                                                                 Avv. Accusa  - Vittima

MARIO                                                                                                                 GIUSY 

                                               

SCENA UNICA

Poiché i personaggi principali rimangono sempre in scena, dividere le azioni in “ scene” ( per le

prove ci si riferirà alle pagine del copione)

Il Presidente e gli avvocati sono facilitati, nella loro interpretazione, dal copione che avranno sul tavolo e che potranno consultare  come pro-memoria per il dibattito. Tutti gli altri interpreti non avranno questo vantaggio.

Prima dell’inizio dello spettacolo il palcoscenico non sarà illuminato.

Al terzo squillo del campanello di scena, cioè all’inizio dello spettacolo, il palcoscenico s’ illuminerà, mentre rimarrà in penombra la sala.

Quando ancora il palcoscenico non è illuminato, appena prima di esserlo, nella gabbia entrerà l’imputato (attore truccato da manichino con tuta color cioccolato vestito da prigioniero), rimarrà in piedi contro le sbarre.

          ( dal fondo della platea, con già in dosso la toga, entra, titubante, l’avvocato della difesa   e va, salendo la scaletta del palcoscenico, a parlare con l’imputato)

(Prima dell’ingresso in sala, su un tavolo, vi sarà un pacco di cioccolatini con una scritta: Preghiamo lor signori di prendere un  cioccolatino o anche più per  loro gusto, affinché dopo il processo possano esprimere il loro verdetto sull’imputato, mettendo in uno dei due cestini COLPEVOLE – NON COLPEVOLE,  il proprio voto ( cioccolatino)”     

          Al centro in fondo,  sopra un palco piuttosto alto, sta il seggio del Presidente del Tribunale.  A  dx il Cancelliere. Davanti alla cattedra del Presidente la scritta “ LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI “ più sotto la bilancia della giustizia ( funzionante)

Sul lato sx la gabbia degli imputati. Davanti alla gabbia il tavolo della difesa con sedie.

Sul lato dx. il tavolo dell’accusa con sedie.

Sotto la cattedra della Presidenza a dx: la sedia per i testimoni. 

Ovviamente tutta la Corte è rivolta verso il pubblico.

La Giuria popolare è rappresentata dallo stesso pubblico.

PIERO: ( rivolto all’imputato ) Spero che i giudici, quando si ritireranno in camera di consiglio per decidere della sua sorte, siano “addolciti”.   Vista la loro esosità ho fatto mettere dall’usciere un assaggio di cioccolatini nella sala riunioni ( ascolta ciò che dice l’imputato) -Perché mi chiede?- E’ molto importante: importantissimo, caro signore. Un giudice allegro soddisfatto e ben nutrito, è una cosa importantissima cui sperare.( ascolta)  Lei si meraviglia? Un giudice malcontento e con la bocca amara, caro signore, è sempre propenso a dar ragione all’accusa.( ascolta)- Ah, lei non ne capisce la ragione?-  Mah, forse per risparmiare tempo. Quando i giudici si riuniscono in sala riunioni, per decidere, se hanno quel bel dolce in bocca causato dal cioccolato che senz’altro si son messi in tasca come scorta - ( ascolta) - E’ inutile che lei faccia assumere al viso quella espressione. Questa è esperienza.- Discutere sull’innocenza dell’imputato comporta una perdita di tempo, perché si debbono valutare i pro e i contro. Dare torto all’imputato è quasi logico, direi consequenziale, perché il ragionamento che seguono loro è il seguente- mi perdoni il bisticcio di parole:-“Se gli investigatori sono giunti alla determinazione di ritenere l’imputato colpevole avranno pur avute le loro brave regioni… E allora? Perché confutargliele?”–(ascolta )Lei dice? Sono pur essi uomini! ( ascolta) -Lei si chiede come andrà a finire?- Visto che le sbarre sono di ferro…per fare gli scongiuri si attacchi a quelle o al gesto abituale di noi uomini!      

 (Poi, con calma, va al proprio tavolo e sistema i documenti che avrà tolto dalla borsa  portata con sé.

Poi,

dal fondo della platea entra l’avvocato della vittima, con la toga sulla spalla, seguito dalla stessa vittima, salutata  con strette di mano da diverse persone ( personaggi dello spettacolo fra il pubblico) e osannata dalle stesse.

La vittima indossa un vestito succinto ma nero a mo’ di lutto e il suo stesso comportamento è funereo, tanto esasperato da suscitare il riso

Le due donne salgono sul palco e mentre la vittima va a sedersi al tavolo dell’accusa, l’avvocato va a stringere la mano all’avversario. Poi va verso il suo tavolo, applaudita, con già l’aria della vincitrice.

Dalla quinta di Sx. esce la Cancelliera. S i porta verso il pubblico e:

OLGA  ( rivolta verso il pubblico) Tutti in piedi!  (pausa) Entra la Corte! Presiede il giudice: dottor Piero  Imparziali

( le donne recitanti in platea si alzeranno dando l’avvio,  con il gesto delle mani,  ad alzarsi a tutto il pubblico ( sperando che lo faccia)

PIERO  ( entra con già la toga indosso sta per andare ad occupare il suo posto ma vede che non tutto il pubblico si è alzato e quindi, rivolto alla  Cancelliere a mo’ di rimprovero) Beh? … E allora? (mentre ritorna fra le quinte)

OLGA   (rivolta alla Presidente) Io gliel’ho detto di alzarsi… ma non è facile… Provo ancora (rivolta al pubblico) Tutti in piedi!  

PIERO  (rientra e va verso  la platea per vedere se si sono alzati tutti. Non tutti si sono alzati.(scocciato rivolto a Olga con il gesto chiede “ …E allora?” Poi va occupare il proprio posto)

OLGA  (va alla cattedra del presidente e, pur rivolgendosi a lui , si volge verso il pubblico) Signor Presidente, li deve scusare. Un tempo qui a Casalmaggiore c’era il tribunale già dall’800, che è durato fino dopo la seconda guerra, poi è stato eliminato e sostituito dal  Giudice di pace. Ora questo processo è troppo importante, lei lo sa meglio di me, per cui è stato necessario chiedere al tribunale della Provincia di trasferire una sua sezione,  per questo processo, qui a Casalmaggiore. Ormai il locale del tribunale di un tempo non c’è più, per cui, l’Amministrazione ha dovuto cedere questo bel Teatro Comunale come sede provvisoria per questo evento. Non essendoci lo spazio per la giuria è stata scelta la stessa platea come banco dei giurati. Quelli che lei vede in prima fila sono i giurati, oltre quelli c’è il pubblico.

PIERO           (con il gesto) Va bene. Procediamo.

 

OLGA                        (portandosi verso la ribalta,rivolta ai giurati, riferendosi al processo)

Signori giurati, confesso che dopo tanti anni che svolgo questa mia incombenza di cancelliere del tribunale,questa specifica occasione mi trova in imbarazzo. Il mio preciso dovere è di esporre i fatti con la massima imparzialità, ma confesso che non ho mai disdegnato una tavoletta di cioccolato. Credo che anche alcuni di voi, se non tutti, una tazza di cioccolato caldo preso al bar, insieme agli amici, non ve lo siate negato. Scusate  se mi sto commovendo ricordando quando da bambina insieme alla mia nonna Giulia andavo alla domenica pomeriggio alla pasticceria Scurelli all’Isola Bella o a quella di Bianchi in via Cavour… (osservando il pubblico) Vedo che alcune persone, non più verdi in età, si stanno commovendo pure loro. Chiediamoci se questa commozione è dovuta al cioccolato caldo con magari l’aggiunta della panna montata o al ricordo  della giovinezza ormai trascorsa. Magari entrambe unite da un’epoca, ormai passata, ma che ha lasciato i segni di una fratellanza, fra i concittadini di quel tempo dovuta alla povertà post-guerra che univa i nostri nonni.

Scusatemi, ma mi è balzato in mente ciò che mi raccontava la mia nonna, che data l’età, mi ripeteva quasi ogni giorno a proposito della cioccolata. So che non è il luogo ne il momento, ma certi aneddoti della vera vita servono anche a portare, a certi dibattiti legali,  motivi difensivi..Mi diceva, nel suo bel dialetto di Casalmaggiore

 (racconta)

. Ricordo, che andavo con mio marito, quando eravamo morosi, nel caffè che c’era sotto il portico del  Municipio dove ora c’è l’anagrafe.  C’erano i tavolini di vimini con le tovaglie rosse. Le abatjour di vimini anche loro, avevano in testa dei foulard rossi con dei gran fiocchi.

Noi andavamo sempre… dio… sempre… quando ci andavamo sotto al palchetto, e altre volte sul soppalco… quando volevamo smorosare un po’, perché se ti sbagliavi a stare un po’ troppo vicini, tutti ti piantavano gli occhi addosso. Io diventavo rossa come un  peperone!... Ricordo che prendevo la cioccolata calda che mi piaceva tanto, lui, invece, il caffè, perché la cioccolata era una cosa da donne…

(con commozione ) Come mi manca la mia nonna. (riprendendosi) Scusatemi!

(se l’attrice è in grado di parlare il diletto il brano su indicato può essere detto il vernacolo)

Am ricordi che andavi cum me maré che alura l’era al me murus, in dal cafè ca gh’era suta al portac dal municipio andua adès gh’è l’anagrafe. Gh’era i tauleñ at vimini cum sõ li tuaj rusi. Li abatjour at vimi anca lur,, i gava in testa di foulard russ cum di gran fiocc.

Nüatar andavum sempar… dio… sempar… quant g’andavum, suta al lalcõt , e d’jatri volti in dal soppalco.. quant vurevum smurusà an po’, parchè sa ta ta sbagliavi da stà an po’ trop davseñ,töti it piantava j’occ ados. Me gnevi rusa müte an pivroñ! Am ricordi ca turei la ciculata calda cl’am fava gnì mata dal piaser, lö, inveci, al cafè, parchè la ciculata l’era na roba da duni.

(con commozione ) Come mi manca la mia nonna. (riprendendosi) Scusatemi!

PIERO           (rivolto ad Olga, con un dolce rimprovero) Cancelliere! Capisco che certe rievocazioni possono portare al cuore di noi tutti dei dolci ricordi, ma le rammento che siamo in un tribunale e che il dibattito deve procedere in forma un po’ più legale.

OLGA                       Mi scusi signor Presidente!

JOLE             Cara la me siura, cum al sò ricordo am sa da sentar amò al duls in buca  dal lat e mel e dla ciculata cla ga stava suta.

PIERO           (rivolto alla signora fra il pubblico, battendo il martello sul tavolo) Signora. Questo è un tribunale, non è ammesso l’intervento del pubblico. Prego tutto il pubblico di astenersi da interventi critici ed altro.

JOLE             Mi scusi signor  Giudice. Cercherò di contenermi… forse!

OLGA                        (spiritosa) Bando a le ciance che il tempo stringe. Il processo che si sta svolgendo in questo            teatro-tribunale è a carico di quel signore che sta dietro le sbarre e che è il “CIOCCOLATO”. E’ indubbio che abbia notevoli pregi ma è altresì chiaro che del suo abuso può portare anche a conseguenze spiacevoli e a volte a situazioni incresciose. La signora che sta alla mia destra che chiameremo “vittima” difesa dall’avvocata Giusy Arditi è stata succube del marito (indicandole sbarre) per colpa di quel signore, che sta dietro quelle sbarre, in forma, direi pesante, per la golosità che ha suscitato in suo marito.         Una golosità che a volte direi irrefrenabile.

PIERO           (rivolto a Olga) Dottoressa, la prego. Ci siamo dilungati un po’ troppo  nella presentazione di questo processo.

OLGA                       Mi scusi, signor Presidente, se mi son fatta prendere la mano ma dato l’ambiente in cui ci troviamo un po’ diverso dal tribunale ufficiale, considerando un pubblico, alquanto notevole, e forse non tutto preparato ad un normale processo, ho creduto opportuno fare una, me lo consenta, una presentazione non del tutto ufficialmente legale.

PIERO           Bene.  Raggiunga il suo posto. (rivolto all’assemblea)

(Olga raggiunge il suo posto)

E’ indubbio che questo processo sia alquanto anomalo. Nella gabbia degli imputati vedete trovarsi il CIOCCOLATO.   Non è un essere umano, ma bensì un alimento del tutto particolare, che prende vita già dalla terra dei Maya. Che a grandi linee sul cioccolato si sappiano tante cose è ovvio. Ma mi sembra opportuno che se ne sappia ancor di più.  Ciò attribuirà all’imputato quella, direi: personalità, che gli da motivo di essere giudicato in questo Tribunale. Mi si permetta di portare questa assemblea in un’atmosfera direi poetica. 

La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya.. Un'altra leggenda, questa volta azteca, dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro. Quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù di quella. Ritornando alla nuda realtà: alla vostra destra vedete una delle diverse vittime,che si presenteranno a questo tribunale,  per chiedere giustizia per le condizioni in cui si son trovate a causa e per colpa, se vogliamo impropria, dell’imputato.

Do quindi la parola all’avvocata Giusy Arditi che rappresenta,  diciamo così, le vittime per colpa dell’imputato e che , perciò, possono darne una testimonianza (rivolto a Giusy) La prego.

GIUSY           (rispondendo) Grazie signor Presidente. E’ indubbio che nella storia l’imputato (indica Cioccolato) abbia raggiunta una notevole fama. Una fama che ha portato molte persone ad un eccesso del suo consumo. Ed in particolare, nel caso specifico, ad una situazione particolare che vede la vittima (indica Eva)  sofferente per una condizione in cui si è venuta a trovare, e cioè, la richiesta di separazione dal marito. Bene. Il marito, prima con gli amici e poi nella solitudine, si è dato alla consumazione del cioccolato in forma talmente eccessiva da considerarsi come un dipendente di droga. Purtroppo questa eccessiva assunzione del prodotto lo ha portato ad un eccessivo umore, diciamo folcloristico ed ad un desiderio eccessivo sessuale, che sembra essere una prerogativa del cioccolato.

Anzi a questo punto vorrei ricordare che proprio Giacomo Casanova univa al suo fascino naturale l’offerta alle sue conquiste di buone tazze di cioccolata che avevano il preciso scopo di dare loro un certo stimolo sessuale. Purtroppo data l’età della signora, questa eccessività sembra essere eccessiva, scusate la ripetizione, per cui, per la signora, le continue richieste erano non solo troppo numerose ma anche foriere di dolori intimi. La signora, ben educata dalla madre, la quale le ha sempre detto di non dire: “mai”, ha soggiaciuto al volere del marito il quale, non ancora contento, si è rivolto ad altre signore per la stessa cura. Voi capite bene che fin quando le cose si svolgono in famiglia una risoluzione si trova sempre, ma quando si va fuori casa la dignità và a farsi benedire. Scusate l’espressione, ma ci voleva; giusto per fissare bene la causa della richiesta della separazione. (rivolto a Eva) Signora: ci vuol dire o meglio raccontare l’evolvesi di questa situazione per evidente colpa dell’imputato?

PIERO           (rivolto a Giusy) Avvocato: lei sa bene che non si può rivolgere alla sua protetta in forma privata. Ciò che le deve chiedere lo deve fare in forma legale. Sa bene che dopo di lei l’avvocato della difesa potrà rivolgere alla sua assistita domande che riterrà opportune.

GIUSY           Mi scusi signor Presidente. (rivolto alla sua assistita) Signora: vuole andare a sedersi sulla sedia dei testimoni?

(Eva va a sedersi)

Signora: vuol riferire alla Corte come si son svolti i fatti per cui è giunta alla determinazione di chiedere a suo marito il divorzio?

EVA               Confesso che è imbarazzante da parte mia raccontare fatti che sono strettamente privati. Capisco, però, che è pur necessario.

GIUSY           Ci dica signora.

EVA               E’ incominciato il tutto, quando l’anno scorso in occasione della festa del cioccolato che si è svolta in piazza a Casalmaggiore mio marito con i suoi amici ha fatto il giro degli stands  per curiosare perché, effettivamente, il cioccolato era trattato non solo come dolce ma anche come materia per oggetti artistici. Siccome mio marito è sempre stato goloso di dolci, assaggiane uno assaggiane un altro ci ha preso gusto. Naturalmente era una cosa normale. Anch’io con le  mie amiche non ho fatto da meno.

GIUSY           Signora: la capisco, ma andiamo oltre. 

EVA               Il fatto è che dopo alcuni giorni vedevo mio marito che ogni tanto metteva la mano in tasca e prendeva qualche zolletta di cioccolato, ma non ci facevo caso. Ho fatto caso però, che con il passare dei giorni il mio “tatone” scusate: ma mi veniva spesso di chiamarlo così.

GIUSY           Mi scusi signora, ma andiamo oltre.

EVA               Stavo appunto arrivandoci. Notavo che il suo modo di fare stava cambiando. Era più allegro, direi perfino spiritoso. Mi faceva dei complimenti che, non dico da anni, ma da molto tempo ormai non mi faceva. Naturalmente mi faceva piacere. Mi faceva una specie di corte come quando ci siamo conosciuti un giorno al Lido ad un pomeriggio danzante. Mi faceva piacere tanto, che anch’io ci ho preso gusto. Era come ritornare alla gioventù ormai passata. Addirittura mi  mettevo, in un certo senso, elegante quando tornava a casa. Mi mettevo anche un po’ di trucco per invogliarlo. E dico; mi faceva anche piacere. Solo che la sua corte si faceva sempre più direi; accanita. Le sue mani scorrevano sul mio corpo con una certa sollecitudine. E anche lì mi stava bene. E’  che sotto le coperte non stava fermo un momento. Va bene una cosa normale, ma quando diventa eccessiva, diventa una mania. E la mania dell’uno comporta una noia per l’altra, tanto da diventare per me una sofferenza. Ho cercato di difendermi fin che ho potuto, ma poi la mia difesa suscitava in mio marito una certa repulsione, si insomma, cominciava ad offendermi.

JOLE             (intervenendo) Toh! Inveci da esar cuntenta… Qul s’la fös capitada a me che bèl la sarös stada. Pensè quanti duni li vurös esar stadi al sò post. Inveci che tanti maré müte i veñ a lèt is pirla e i cumincia a runfà.

EVA               (rivolta a Jole) A me è sembrata una cosa esagerata!

PIERO                       (a Jole) La prego signora! Veda di contenersi. Comprendiamo benissimo che lei è in astinenza perenne. Ma questa non è la sede per esprimere  le recondite speranze. (rivolto a Eva ) La prego.

 EVA              ( riprendendo) Dopo un po’ da quel tanto siamo passati al niente. Alla sera usciva spesso, ciò che non faceva da anni, e quel che è peggio è che tornava non alla sera tardi ma al mattino presto. Confesso che ho cominciato ad impensierirmi, tanto che  mi sono fatta prendere da un certo panico. Ho interessato una mia amica perché tramite il suo compagno- amico di mio marito- mi riferisse dove andava  di notte. Il suo compagno non sapendo la finalità della mia  amica e quindi mio, si divertiva a ,raccontare ciò che faceva Osvaldo, cioè mio marito.

GIUSY           Questo comportamento di suo marito si protrae da molto?

EVA               E’ iniziato con il cioccolato e da allora continua. Solo che il mio consorte di un tempo ora è irriconoscibile.

GIUSY           Perché?

EVA               Il suo comportamento è cambiato.

GIUSY           In che senso?

EVA               Non dico nei miei confronti che ormai il nostro rapporto è di ghiaccio…

GIUSY           Non sarà per il suo drastico diniego ai  vostri rapporti intimi?

EVA               Ammetto che il diniego sia stato un po’ troppo risoluto ma capirà; avere a fianco un marito che magari ha addosso il profumo di un’altra…

GIUSY           Io che sono donna posso capirlo senz’altro. Ma forse, noi donne per poter tener vivo un rapporto matrimoniale, dobbiamo mandar giù certi rospi che certamente gli uomini non potrebbero mandar giù, non fosse altro che per una presunzione mascolina.

EVA               Quello la dignità mascolina se l’è scordata. Quello va in giro facendosi un vanto delle conquiste che ha fatto e  non si accorge che, non gli sconosciuti, ma anche i suoi amici cercano di tenere con lui una certa distanza…

GIUSY           Questo non lo capisco. Se c’è un vanto di cui si lodano gli uomini è proprio per le conquiste che fanno.

EVA               Direi proprio di no!

GIUSY           Come è sicura nella sua affermazione.

EVA               Qui da noi c’è un certo farfallone che va in giro a raccontare a tutti le sue conquiste. Conquiste che per dire la verità sono anche notevoli quanto veritiere, lo fa con una certa presunzione.

GIUSY           Questo dimostra quanto sia vero ciò che ho detto pocanzi.

EVA               Se vogliamo è anche facilitato da un aspetto  giovanile. E’ che se ne vanta tanto da suscitare una certa repulsione in chi l’ascolta.

GIUSY           Io credo che dipenda solo da una certa invidia. L’invidia dell’uomo che ha per un altro uomo quando nota  in lui delle doti che lui non ha.

EVA               Sarà…

GIUSY           C’è da dire che il conquistatore amoroso segue una certa regola teatrale. Segue certi schemi che raffinati con il tempo hanno su noi  donne un certo fascino.

EVA               Il bello è che le sue conquiste sono tutte  giovani donne, le quali credendo che con il “ vecchio” (con le mani indica i trattini) si  lasciano  prendere dalla foga di essere conquistate e passare una notte folle,  perché tanto tutto il combattimento finisce dopo pochi giorni e chi s’è visto s’è visto.

PIERO           (rivolto ad entrambi le donne) Signore: vi ricordo che siamo in un tribunale non in un bar in cui sedute ad un tavolino con davanti magari una tazza di cioccolato caldo, visto che questo è il tema, chiacchierate, e direi fate pettegolezzi. Vi prego di rimanere in tema.

GIUSY           Ci scusi signor Presidente.

PIERO           Però vorrei sapere una cosa. Perché lei signora  (rivolto a Eva)  ha scelto questo, diciamo aneddoto? Che finalità voleva raggiungere?

EVA               Signor Presidente: perché mio marito sta seguendo le orme del farfallone, e come si è detto suscita ilarità in tutti coloro che lo ascoltano. Alcuni gli danno corda perché racconti sempre di più, in modo da trarne un divertimento, altri lo allontanano proprio perché sono invidiosi.

PIERO                       Bene! Ora procediamo!

GIUSY           (rivolto a Eva) Vi sono altri argomenti per cui lei è giunta alla sua drastica decisione?

EVA               Certo. Il lavoro, per esempio. Mio marito fa il panettiere. Voi sapete benissimo che quello è un lavoro che inizia molto presto al mattino e troppo spesso rientra delle sue “scampagnate” un attimo prima di intraprendere il lavoro. Capita spesso che si addormenti e con il forno avviato non è certo simpatico, può essere pericolo.

GIUSY           Questo è indubbio.

EVA               In un certo senso c’è anche un lato comico, se ci lasciamo andare a certe tolleranze. I panini che prepara non sono più con forma tradizionale, no… no… si diverte a dar loro forme di parti intime umane. Potete figurarvi cosa dicono le nostre clienti. Alcune lo prendono in ridere altre invece proprio no, in quanto presentando i panini indiscreti in tavola, davanti ai propri mariti arrossiscono di vergogna…

GIUSY           Basterebbe che quelle clienti cambino negozio.

EVA               Questo è pur vero. Però quelle signore sono mie amiche. Per me sarebbe un’offesa. Ma soprattutto, poiché sanno della mia situazione, cercano di non appesantirla troppo (sfogandosi)   questa situazione!!

GIUSY           Sono sicura che la Giuria la comprenda.

JOLE             Non solo! Ma anche il pubblico femminile. Quello è uno che gli si dovrebbe tagliare… lasciamo stare. ( Non solo! Ma anca nüatri duni. Qullà l’è n’om che büsögnarös tajac… lasum stà.)

PIERO                       (rivolto a Jole) Signora! Vediamo di non scendere troppo in basso! 

GIUSY           (rivolto verso il Pubblico Ministero) Bene. Mi sembra di aver trattato tutti i motivi per cui la mia assistita abbia le giuste motivazioni per chiedere il divorzio.

EVA               (intervenendo decisa) Direi di “no”!

GIUSY           Ancora?

EVA               Non abbiamo ancora affrontato il lato economico.

GIUSY           Cioè? Intende chiedere un risarcimento?

EVA               No. Non intendevo quello.

GIUSY           Quindi?

EVA               (con triste spiritosaggine)  Non sembra a questa Corte che l’Harem abbia un certo costo?

Mio marito non è certo un Casanova. Le donne non cadono ai suoi piedi. Se mai si inginocchiano per raccogliere i soldi che offre loro. Per dire la verità più che far cadere il denaro, lo stesso lo mette – non fatemeli dire- Ma nei films non si vedono le ballerine  di spogliarello che offrono ai clienti la intima tasca dove riporre il denaro? Beh! Penso che mio marito faccia lo stesso. Ma purtroppo non è solo quello. Sta trascurando talmente il lavoro che lo stesso sta diminuendo, mentre le cambiali aumentano. Le banche non  sono enti benefici,  non elargiscono prestiti senza una pari copertura… quindi  quel caro ragazzo ha già messo sulla casa una ipoteca a favore delle banche… e la moglie fra un po’ sul lastrico.

GIUSY           Anche questa situazione va a favore della giusta richieda del divorzio.

PIERO                       Bene! Ora passiamo la parola alla difesa. Avvocato (rivolto a Mario)  A lei la parola.

MARIO         Grazie signor Giudice. Mi permetta, la Corte, di far osservare che questo processo è alquanto anomalo. Fino ad ora abbiamo sentito dalla parte dell’accusa che la signora Eva intende chiedere il divorzio per il comportamento abnorme del marito. Però mi chiedo, e vi chiedo: cosa c’entra in tutto questo il mio assistito? Se il marito della signora ha perso la testa, lo ha fatto solo perché ha una predisposizione diciamo caratteriale. Il fatto che si sia dato a gustare il cioccolato anche in forma eccessiva  non è detto che  tutto l’accaduto sia colpa del mio assistito. Se una persona si droga o si da all’alcool e durante una guida procura un incidente, la colpa viene data alla persona non alla grappa o al lambrusco che ha bevuto. Mi sembra che questo sia logico, ma soprattutto un esempio coerente al nostro caso.

PIERO           E’ pur vero anche ciò che sta dicendo l’avvocato…

MARIO         Al fine di sviare le accuse della parte avversa verso il mio cliente, vorrei porre alcune domande alla signora Eva. Poiché ho la netta impressione che, diciamo il  “ dissesto” fra i due coniugi sia più a carico della moglie che del  il marito.

PIERO           ( a Mario)  Proceda pure.

MARIO         ( rivolto a Eva) Signora!? Sono passati molti anni dal primo bacio conseguente all’elogiato primo ballo al lido Po?

EVA               Direi una infinità…

MARIO         …Che naturalmente è sfociato del matrimonio.

EVA               Purtroppo! Nella vita si fanno certi errori ai quali non si può porre rimedio. Speriamo , almeno, che questa volta vada meglio.

MARIO         Immagino che in quei primi anni il vostro rapporto sia stato buono.

EVA               Direi: idilliaco.

MARIO         (stupito) Addirittura?!

EVA               Eh…Sì.

MARIO         E come mai si è così tanto raffreddato.

EVA               Immagino che lei sia sposato. Non mi dirà che  anche  lei con sua moglie fate ancora i “ cippi cippi” dei primi  momenti di fidanzamento.

MARIO         Beh. Data l’età sarebbe un tantino assurdo…Comunque il problema che dobbiamo risolvere è il suo non del sottoscritto.

EVA               Mi sembra che con il passare del tempo l’andazzo fra moglie e marito sia sempre lo stesso. Nei primi  momenti è tutto rose e fiori. Ma come lei ben sa i fiori appassiscono…

MARIO         …Addirittura muoiono come lei vorrebbe del suo matrimonio…

EVA               Mi sembra di averne il motivo…

MARIO         (fingendo di essere preso da dolci ricordi) Che bei momenti erano allora. Che belle discussioni facevamo a tavola o a letto… A volte si litigava anche… ma poi diciamo che tutti i santi finivano in gloria… (cambiando tono) Capitava così anche a voi?

EVA               Certo. Ora però le cose sono cambiate. Stiamo ore se non giorni zitti. A tavola, per esempio, se non ci fosse la televisione accesa ci sarebbe un silenzio assoluto.

MARIO         Come mai?

EVA               Perché mio marito a volte esce con delle sciocchezze che non vale la pena di sentire…

MARIO         Quali per esempio?

EVA               …Certi ricordi dei tempi lontani… Quando, per esempio, si usciva con gli amici a cena…Cose che ormai da anni non si fanno più.

MARIO         Come mai?

EVA               Si figuri se io devo uscire con delle “ chitarre inverse” come le  mie amiche…E’ pur vero che ogni tanto ci si riunisce alla “ canottieri” per fare qualche partita… ma poi per  una carta data male ne nasce una  lite che non finisce più.

MARIO         Penso che il desiderio di tutti i giovani sia quello di viaggiare e conoscere non dico tutto il mondo ma almeno la nostra patria.          Non credo che lei e suo marito facciate un’eccezione…

EVA               Affatto. Non appena sposati dei viaggi e delle gite ne abbiamo fatte a iosa, e ci siamo divertiti anche. Dopo però le cose si sono cambiate. Andare in giro con un uomo che non desidera altro che vedere bei paesaggi mostre importanti ed opera d’arte… mi sembra un po’ una barba. Si figuri che siamo arrivati persino a Roma e in Vaticano abbiamo visto la scultura credo… mi sembra…  della Pietà

di Michelangelo o uno di quelli li. Mentre io con il gruppo, sono andata sulla cupola per mirare il panorama, quello là è stato davanti alla scultura credo più di un’ora. Chissà cosa c’era da vedere?(sprezzante)Dopo che le hai dato una sbirciatina cambia zona, no…

MARIO         Veramente quella scultura è così perfetta che ogni suo particolare affascina. Basti solo pensare quanto bravo sia stato l’artista nel dare alle sue creature, mi permetta forse di esagerare, ma  un’anima.

EVA               (sprezzante) Sì…un’anima! Guardi che quella è di marmo.

MARIO         (spiritoso)  Ah, già… mi era sfuggito il particolare.

EVA               Pensi che mio marito, preso dalla foga di viaggiare, aveva pensato di acquistare un camper. Lui diceva: pensa com’è bello andare dove vuoi, noi due soli,  stare insieme come due innamorati… Se lo immagina lei avere vicino uno che ti fa gli occhio di striglia, con le borse sotto gli occhi? Dopo tutti gli anni che l’ho sopportato?

MARIO         (c.s.) Lo immagino. Però ciò dimostra che suo marito è ancora innamorato di lei.

EVA               ( sprezzante) Ma dai…

MARIO         Signora? Ripensando a ciò che disse pocanzi quando è stata interrocata dal suo avvocato, cioè che quando suo marito tornava a casa lei si faceva diciamo “ bella” perché lo faceva se prima ci ha detto che le davano fastidio gli occhi di triglia?

EVA               Io credo che sia una questione psicologica. Una forma di vanità, ma neanche, di speranza. Dopo l’apatia di tutti gli anni passati, vedersi corteggiata, è come ritornare alla gioventù; a tutti quei bei momenti che non tornano più. Insomma un’illusione. E a volte cosa c’è di più bello che illudersi magari per un momento?

MARIO         E’ indubbio che lei abbia una certa sensibilità. Lo ha dimostrato con ciò che ci ha detto. Ma è altresì, pur vero, che fino a prima di quella turbolenza al cioccolato il suo rapporto con il marito era alquanto raffreddato solo e soltanto, mi pare da parte sua.

EVA               ( decisa) Se la pensa così, sono fatti suoi!

MARIO         Non è, signora; che lei si sia chiusa nel suo egoismo e abbia lasciato fuori dalle mura del castello suo marito?

EVA               E chi  le dice che la castellana non abbia lasciato giù il ponte levatoio?

MARIO         (rivolto al Giudice ma soprattutto alla Giuria) Giunti a questo punto mi sembra logico e consequenziale che della intera vicenda per la quale la signora Eva chiede il divorzio dal marito non sia da attribuire affatto al mio cliente. Anzi, per dire la verità, direi quasi che dovrebbe essere il mio assistito, tramite mio; chiedere i danni, per diffamazione, e non è detto che non si possa giungere a una vera richiesta danni. E’ sì, signori… Stiamo offendendo ciò che è considerato da secoli il “ cibo degli dei”; Il cui consumo, come già è stato detto:  era riservato solo ad alcune classi della popolazione  come sovrani, nobili e guerrieri.

GIUSY           (intervenendo in forma spiritosa) Visto che sta parlando di “Dei” direi che fortunatamente Giove non ha conosciuto o per lo meno non è stato affascinato da quel dolce alimento, tanto da esserne drogato e quindi, spinto da desideri erotici, tradire il letto della moglie Giunone.

MARIO         (c.s.)    Visto che la mia collega vuol essere tanto spiritosa da tirare in ballo Giove, le ricordo che Giove ha sparso per il mondo  una infinità di figli, e non ha avuto certo lo stimolo del Cioccolato. Comunque ringrazio la mia collega perché mi ha dato  il destro  per ritornare alla realtà attuale.

GIUSY           (al collega) Mi scusi collega. Ma volevo alleggerire l’atmosfera dell’ambiente.

MARIO         (alla collega)  Lei sa benissimo che io la stimo molto per i suoi motti di spirito. (cambiando tono. Ritornando alla Giuria) Mi sembra evidente che il comportamento del marito  della signora assistita dalla mia collega sia dovuto a ben altro che ad una ipotetica droga. Il fatto sta, e mi sembra evidente, che la moglie dopo i primitivi slanci d’amore seguenti il matrimonio si sia raffreddata alquanto. Mentre il marito, evidentemente innamorato della moglie tanto da sperare di viaggiare insieme e passare insieme giorni felici nell’intimità, la signora abbia allontanato il coniuge con un fare alquanto freddo criticando ogni sua espansione d’affetto. Il signor Osvaldo, che ricordo essere, la seconda parte in causa, in un primo momento ha sopportato il gelo della moglie ma poi come capita anche ai santi ha perso la pazienza, e poiché in lui gli ormoni erano ancora vivi non ha potuto fare a meno di soddisfarli. E per ciò che ho detto mi rivolgo agli uomini, presenti in sala, per  avere la loro sicura comprensione.

JOLE             Sì, parchè? Li duni no!

PIERO                       Signora! Per favore!

JOLE             Al ma scüsa siur Giudice,  ma a pensà a me marè; gl’ho mia cavada a tasar.

MARIO         Pensate che bello sarebbe stato se la signora avesse continuato ad assecondare  il marito. Il loro matrimonio avrebbe avuto l’avvio per una nuova luna di miele.

GIUSY           (decisa) Escludendo la sofferenza della moglie!

MARIO         (al Giudice) Signor Giudice, la mia difesa che ritengo impropria perché riferita più al marito che al mio assistito termina qui. Insieme alla mia collega, penso, mi rimetto al giudizio suo e della Giuria.

GIUSY           (al Giudice) Signor Giudice: ho altri testimoni da presentare per consolidare le mie accuse.

PIERO                       Vengano pure presentate.

OLGA                       ( raggiungendo la ribalta, con in mano un fascicolo) Noto, dalla mia documentazione, che il prossimo testimone, portato dall’accusa, è un signore che ritiene di avere dei gravi problemi famigliari da risolvere, che hanno  preso avvio, per colpa dell’imputato. (giusto per coinvolgere il pubblico,) Questo signore è il genero della suocera. Dico la verità che quando affronto questo argomento mi trovo imbarazzata perché non so definire bene  suocera, genero, nuora. Aiutatemi. Se una persona è suocera del genero vuol dire che è la mamma della moglie. Se invece, è la suocera della nuora, vuol dire che è la mamma del marito. Mah, speriamo che sia così!

Sta di fatto che quando si parla del suocero… Apro una parentesi: si dice lo suocero  o il suocero? Questa è una domanda che vi potrà tenere occupati per un po’. Magari fino a quando andrete a consultare la grammatica. Dicevo: del suocero di norma se ne parla bene, della suocera direi proprio di no. Chissà perché?  Forse perché il suocero occupato a procurare il reddito per la famiglia non si dedica ai figli come la madre, che per inciso, li ha messi al mondo e seguiti per una intera vita, tanto da non riuscire a staccarsene anche quando si sposano, per cui rimane invadente e a volte addirittura prepotente. E’ anche vero che il carattere dell’uomo e della donna sono ben diversi. Sulla suocera se ne son dette di tutti i colori. Una battuta, detta da un artista, che mi è rimasta impressa  è :Volevo fare qualcosa di carino così ho comprato una sedia a mia suocera. Adesso però non vogliono farmi inserire la spina nella presa della corrente elettrica.

Scusatemi questo piccolo calembour, anche se in un certo senso mi irrita essendo io donna.

 Ritorniamo alla realtà.

 Riprendendo  l’oggetto del dibattito ritorno a ricordare che il prossimo testimone cita in giudizio il “ cioccolato” perché per sua colpa, la suocera, che se non fossimo in un tribunale direi che è una “ rompigliona”, tanto da rovinargli l’esistenza e magari aggredire lo stesso suo matrimonio…

PIERO                      Cancelliere. Non le sembra di essere andata oltremodo fuori dal seminato? Va bene che il luogo dove ci troviamo si concilia con ciò che ci ha detto, ma in questa occasione deve ritenerlo un Tribunale, perciò manteniamo una certa correttezza legale.

OLGA                       Mi scusi, signor Giudice: la persona  della quale  si parlerà in appresso è una suocera, cioè una donna; e lei capirà, che a noi donne può suscitare  un certo fastidio…

PIERO                       (spiritoso)  …  E a noi uomini un certo sorrisino. (pausa) Ora però do la parola all’accusa. (rivolto a Giusy) Prego avvocato.

GIUSY           Chiamo  al mio fianco il signor Aldo Olmi.

(Aldo, seduto in platea, raggiunge l’avvocato)

GIUSY           Come nel caso precedente anche questo accusa l’imputato indirettamente. Le colpe sono delle persone che le commettono, ma è pur vero che la causa, in questo caso, sia l’imputato. Il cioccolato è un dolce che attrae; dai bambini agli adulti. Su di lui sono state scritte tante cose. Dall’imperatore Montezuma attraverso Cortèz  è giunto fino a Carlo V di Spagna… fino a raggiungere le più dolci città d’Italia come Firenze, Venezia e Torino. Poeti, letterati, artisti, ne sono stati affascinati. Addirittura Maria Antonietta moglie di  Luigi XVI  viaggiava con il suo cioccolataio personale. Questo caso, per esempio, non ci dice, chiaramente, che può diventare una vera droga, se non si usa un po’ di moderazione? Perciò: perché una semplice donna come la suocera del mio testimone non ne può essere stata contagiata a tal punto di rovinare, sì, signori, rovinare la vita del mio assistito?

La signora in oggetto, dal nome storico Assunta Spina, ne ha ingurgitato tanto e  continua a farlo da esserne vittima. E’ notorio che questo prodotto  afrodisiaco che letteralmente significa stimolatore sessuale ha anche la proprietà  di ringiovanire, se non il fisico,  almeno lo spirito. La vita della signora è cambiata come dal giorno alla notte.

PIERO                       (puntualizzando un po’) E’ notorio che cadere nell’enfasi e in una certa teatralità è una prerogativa degli avvocati. Mi sovviene che in un certo film  Vittorio De Sica, nelle vesti di avvocato, con la sua esuberante smania artistica, paragonandosi al celebre scultore Fidia fece assolvere la sua cliente.  Veda di non imitarlo.    Ma veniamo un poco al sodo.

GIUSY           Sì, signor Giudice. Chiedo che al banco dei testimoni vada a sedersi il signor Olmi.

(Aldo va  a sedersi sulla poltrona dei testimoni)

GIUSY           Signor Olmi. Vediamo di tracciare le basi di questa storia. Racconti alla  Corte come ebbe inizio questo suo calvario.

ALDO                        Il tutto nasce quando la Pro Loco della nostra città fece una gita a Perugia. Quel tal giorno in quella città si festeggiava il cioccolato. Vi erano infiniti stands e  pasticcerie che offrivano l’assaggio del loro prodotto a tutti i partecipanti. Mia suocera che per natura era, allora, una (sottolineando allora)  tirchia e aggiungo golosa, per ogni stand che visitava si metteva in tasca una bella “manata” scusate la parola, ma mi sembra appropriata, di confezioni di cioccolato, tanto che giunta a casa, si ritrovò una scorta per qualche settimana. Per quel nettare prese una tal passione che quasi viveva di quella leccornia….

GIUSY           …Faccio notare all’assemblea quanto quella, per la signora stava diventando una droga.

ALDO                        Col passare dei giorni il carattere di “quella là”…

PIERO                       (con rimprovero a Aldo) Stiamo nel corretto!

ALDO                        (correggendosi) … Di mia suocera cambiava progressivamente. Andava alla rovescia della vecchiaia. Ringiovaniva sempre più. Direi, quasi,  che stava andando verso l’ infantilismo  della pubertà.

PIERO                       (c,s.) Signor Olmi…?!

ALDO                        Mi scusi, signor Giudice, ma per farmi capire devo esprimermi come penso.

PIERO                       …E va bene…

GIUSY           (a Aldo) Sua suocera ha una certa età, mi sembra che lasciarla vivere nella sua illusione non sia poi tanto grave…in un certo senso è pure invidiabile.

ALDO                        Sì… sì… se vivesse a casa sua. E’ che dopo la morte di suo marito, quella simpatica di mia moglie ha ritenuto importante portarsi in casa la madre. Ed avere in casa una signora che sembra inebetita non mi sembra una gran vincita al lotto.

PIERO                       “Inebetita” mi sembra un aggettivo un po’ troppo forte.

ALDO                        E’ vero!  E’ che si comporta come se avesse l’età della figlia; e mia moglie è ancora giovane. Il suo comportamento  è cambiato completamente.

GIUSY           In che senso? Come sarebbe?

ALDO                        I vestiti, per esempio. Non dico che porti la minigonna… ma quasi…Le scolature… Le cose che ha sotto non credo  che diano la  protuberanza alla camicetta o alla magliettina. Mi sembrano quasi una cosa discendente, una specie di cascata delle Marmoree.

PIERO                       E’ pur vero che lei parla per metafora, ma è altrettanto vero che il pubblico capisce…

ALDO                        …Così se ne fa un’idea. E’ arrivata persino al punto di farsi fare un tatuaggio su una spalla.

GIUSY           (stupita) Questa non la sapevo!

ALDO                        Una valchiria che abbraccia il “mondo” con sotto la scritta: “ Il mondo è mio” Ve lo immaginate quando, fra qualche anno la pelle si rattrappirà ancor più come sarà ridotto quel “ mondo”?

MARIO         Scusate se mi permetto di intervenire. Tutto ciò che sta raccontando il testimone va a vantaggio del mio cliente. Vedere una signora ringiovanire ed affrontare la vita con tanto slancio mi sembra che sia una cosa invidiabile. E tutto questo per “colpa” del mio assistito.

ALDO                        (dubbioso) Sarà…! Come faceva prima dell’”incantesimo”,ancora al pomeriggio con le sue amiche va a prendersi il caffè, anzi,-per dire la verità, lei non tradisce la sua cioccolata calda- Solo che ora si sente troppo giovane fra quelle “ vecchiacce” come dice lei. Naturalmente quelle signore se ne sono accorte e quindi risentite, tanto che hanno cominciato giudicarla malamente, e visto che sono femmine a “ spettegolare”con altre persone. Ma lei imperterrita come l’imperatore Montezuma!

GIUSY           (a Aldo) Mi scusi Ma questa non gliela perdono nemmeno io.

ALDO                        Cioè?

GIUSY           Non sono certo solo le signore a lasciarsi andare a pettegolezzi. Mi sembra che anche i signori uomini quando ci si mettono non sono da meno.

MARIO         (intervenendo) Si, con altro stile, però. Con meno malignità!

PIERO           (condividendo) Stiamo parlando di signore. Lasciamo stare gli uomini!

ALDO                        Una cosa che proprio non mi va giù è che vada a ballare.

GIUSY           Quante persone, uomini e donne anziani vanno a ballare. Anzi, sembra che sia una forma di ginnastica che faccia bene al corpo quanto allo spirito. In televisione si vedono spesso persino delle gare di ballo per attempati…

ALDO                        …Finché i tempi sono del walzer, del tango o della mazurca mi sta anche bene, ma quando si passa all’hulla hope  … E poi non è mica finita qui. Se per caso in quella sala da ballo c’è anche una pertica si mette a fare quei movimenti equivoci… Ma lasciamo stare! A me sembra un’ indecenza! Ci manca  altro che faccia la cubista!  (deciso) Credo proprio che il vaso sia colmo! (riferendosi alla suocera, rivolta a Giusy) Essendo sua figlia, mia moglie la difende ma anche lei vedo che fa un po’ fatica. La serenità che c’era nella nostra famiglia, ora non c’è più. E’ questa una situazione che non può continuare.

GIUSY           E da qui prendo l’avvio io! Già da come si è espresso il mio cliente si comprende che è giunto al traguardo della sopportazione. Per me, essendo io donna, è piuttosto difficile ed imbarazzante contrastare la suocera  in favore del signor Olmi. Ma facendomi forza con l’etica professionale cercherò di essere imparziale. La situazione del mio cliente nella sua famiglia è del tutto insopportabile. Le dicerie che vanno prendendo piede  nell’ambito delle loro amicizie portano discredito alla famiglia stessa. Se ne deduce facilmente, che anche per la sua attività commerciale  questa situazione non è un amore. Il mio cliente si è trattenuto dal dire che anche la situazione economica in casa va peggiorando. La suocera con le sue manie giovanili, sta sperperando quel  capitale  che ha portato in famiglia,  e del quale il genero ne faceva conto per la sua attività, e aggiungo: per un certo benessere della famiglia stessa. Ciò che questa accusa sostiene è che si imponga alla signora di trattenersi dalla sua droga, cioè dell’abuso di cioccolato. Questa piccola regola, che le verrà imposta, potrà  farla ritornare alla saggezza di un tempo che la signora suocera ha sempre dimostrato. Vorrei tanto che in questa famiglia ritorni la serenità tanto indispensabile, per una normale sopravvivenza. Semplicemente è questo che chiedo alla Giuria e al Giudice.

PIERO                       Bene. Ora la parola passa alla difesa.

MARIO         Grazie, signor Giudice. ( con magniloquenza)  Se non fossimo in un tribunale e se questo processo non fosse così particolare, mi verrebbe da sorridere di contentezza nel sentire dalla mia collega

e dal suo cliente, argomentazioni che vengono a nostro favore. Come è già stato detto ed è bene ripetere tutti i dispiaceri e dolori del signor Olmi derivano da una netta caratteristica  del mio cliente.

La mia collega ha iniziato la sua invettiva dichiarando testualmente: Un dolce che attrae bambini e adulti. (rivolto alla Giuria) Ditemi, voi signori, se c’è qualche cosa di più bello, di più confortante che vedere il sorriso , la gioia di un bimbo con un in mano un pezzo di cioccolato. Un adulto non gioirà così, ma nello sciogliere in bocca il cioccolato  e sentirne il dolce aroma pensa anche all’energia che il mio cliente gli dona.

Se mi permettete vorrei dire che, per avere anche un riscontro percettivo del prodotto che difendo, mi sono premunito di cioccolato fondente al fine di essere maggiormente convinto della mia difesa.

 (a Aldo) Signor Olmi: nel ricordarci che sua suocera tornando da Perugia era stracolma di cioccolato; ha puntualizzato sulla frase “ allora era tirchia” Vuol dire che ora non l’è più.

ALDO                        Infatti, ora, nell’intento di mantenere la sua nuova giovanile personalità è brillante un po’ con tutti e, come dicevo, sta sperperando. Quando va in discoteca al suo tavolo si raccolgono molti giovani che, illudendola, fan finta di divertirsi per le sue battute ed intanto ordinano champagne da mettere sul suo conto. E ricordiamoci che lo champagne non è vino torchiato.

MARIO         Signor Olmi. Lei ci ha parlato anche di un certo abbigliamento di sua suocera un po’ “osé”. Mi sembra che il tutto sia da rapportare all’età della signora. Ci dica quanti anni ha sua suocera?

ALDO                        E’ attorno ai 60 anni.

MARIO         Direi che non è un’età troppo avanzata. Al giorno d’oggi signore di 40 anni sono considerate ragazze. Sua   suocera si potrebbe stimare “donna” “signora” ed un abbigliamento moderno non mi sembra eccessivo, specie se è aiutato da un fisico non dico atletico, ma giovanile.

ALDO                        Se debbo essere sincero il suo fisico in un certo senso può essere invidiato dalle sue coetanee. Ma il suo cervello, il suo carattere, in questo momento mi sembra fuori tempo, o meglio fuori buonsenso.

MARIO         Capisco. Comunque il comportamento di sua suocera non ci sembra eccessivo come lei dice.

ALDO                        Lei dice? Vorrei aggiungere un particolare. Il letto che suo marito, buona anima ha lasciato libero lei vorrebbe occuparlo. E’ meglio che sia più chiaro. Vorrei semplicemente dire che, anche se noi della famiglia cerchiamo di farle compagnia, lei vorrebbe avere un partner,  una persona con la quale passare alcune ore, diciamo liete, complete…

Poiché mi piace essere sincero dopo la dipartita del marito lei è caduta in una forte depressione, che addirittura allarmava non solo la figlia  ma anche me.

MARIO         Mi scusi: ma questo la disturba? Penso che dovrebbe essere contento, sempre che lei provi un certo affetto per la sua parente acquistata…  Saperla felice anche per sua moglie, dovrebbe essere addirittura una gioia…

ALDO                        Beh, non direi… I farfalloni che le girano attorno non è che siano proprio disinteressati… Uno di loro sembra che si sia già informato attraverso un amico, che lavora nella sua banca, del capitale che possiede,             e che abbia già fatto un pensierino nell’idea di convolare mia suocera a giuste nozze per poter, un domani, entrare nell’eredità…

MARIO         Mi scusi… Ma data l’età della signora ed il suo stato di salute dovrebbe aspettare un po’ troppo…

ALDO                        E’pur vero, ma intanto la pensione è assicurata… Adesso poi che anche su nelle alte sfere la pensione è tanto discussa…

MARIO         …Sempre, che verso il viale della Fontana non  vada prima il competitore alla proprietà…

ALDO                        Direi che ciò è un po’ improbabile data la sua giovane età. E’ sì, perché lei va a pescare dove l’acqua è frizzante.

MARIO         Ritornando a bomba come si dice… Non le sembra che il dedicarsi al cioccolato sia stato quasi come un farmaco alla depressione?

ALDO                        Può anche darsi… Ma come si fa a saper se una persona è depressa?

MARIO         Non è certo facile, proprio perché la persona depressa non lo manifesta. E’ una sensazione che prova e si tiene per sé. Direi quasi che la persona depressa si vergogni di esserla proprio per non destare compassione e quindi essere compatita. Nella lunga carriera non solo mia ma anche della mia contendente, immagino; mi è capitato di trattare questo argomento piuttosto spesso e quindi di avere sentito ogni sensazione spiacevole del depresso.

GIUSY           (intervenendo) Mi associo pienamente al mio avversario. Infatti, se permettete, posso riferire di un caso particolare in cui un mio cliente, implicato in un incidente stradale, per il quale la colpa era da attribuire esclusivamente a lui, è stato, direi in via straordinaria, assolto da questa colpa.

MARIO         ( intervenendo) Questo è senz’altro   un caso interessante…

GIUSY           … Il giudice ha ritenuto che in quel momento l’accusato non fosse pienamente in grado di intendere e volere , come si suo dire, proprio perché è stato convinto dal suo avvocato.

PIERO                       ( con interesse ma con sufficienza) Visto che non si è mai finito di imparare, vorrei tanto sentirne il motivo;  anche perché a quella conclusione, che mi sembra un po’ opaca, è giunto un mio collega.

GIUSY           … Il mio cliente alla guida della sua vettura, mentre incrociava con altri mezzi, si sentiva attratto da loro. Questa attrazione diventava sempre più intensa, tanto che a fatica, il mio cliente riusciva a tenere la strada. Sentiva quasi il bisogno di andare a sbattere contro uno di quei mezzi. In poche parole, con il progredire del tempo sentiva il bisogno di suicidarsi, anche se questa risoluzione sembra un po’ azzardata. … E’ stata quella una sensazione terribile. A fatica si tratteneva dal farlo. Siccome era una persona intelligente, sensibile ad argomenti psicologici, si chiedeva come mai aveva questi impulsi,  diciamo,  distruttivi. E’ andato, a spulciare nei suoi pensieri, per cercare di capire il motivo di queste sue sensazioni.

OLGA                       ( intervenendo decisa) Scusatemi ma questo racconto  mi attrae moltissimo perché, non so, ma riesco a capire, direi addirittura chiaramente, lo stato d’animo di quel signore. Direi quasi che mi è familiare.

PIERO                       (rivolto a Olga con rimprovero) Anche lei ci si mette…?

OLGA                       Mi scusi signor Giudice.

GIUSY           …Si è chiesto ad un tratto come è stata la sua vita fino a quel momento o meglio, quali siano stati gli errori che ha commesso  per ridurre la sua esistenza quasi ad una: nullità.

MARIO         (intervenendo)  Come la capisco quella sensazione. Credo proprio che ognuno di noi quella domanda se la sia fatta. Chi di noi non si accusa degli errori fatti nel corso della propria vita? Però se vogliamo essere obbiettivi, o per lo meno scusarci, tante cose le abbiamo fatte e positive anche. Abbiamo conseguito  chi un titolo di studio, chi una professione qualsiasi, chi un lavoro onesto. Ci siamo sposati… abbiamo messo su casa… abbiamo fatto il possibile perché la nostra famiglia abbia una vita decente, onorevole, dignitosa. Queste sono cose positive…

           

ALDO                        (intervenendo a sproposito) Quel che dico anch’io… Solo che mia suocera sta esagerando…

GIUSY           (rimproverandolo) Stia zitto per piacere! (riprendendo il tono iniziale) Ciò che ha detto il mio collega è molto vero e direi condivisibile da tutti. Quel signore, di cui ci stiamo interessando, per compensare il suo stato d’animo ha pure lui cercato fatti positivi nella sua vita, ma la parte negativa  prevaleva. Troppo errori ha creduto di aver commesso. Troppe cose disdicevoli di cui non poteva andare fiero...

MARIO         …Dobbiamo ammettere che anche certi stati d’animo certe preoccupazioni intime sono dovute, spesso, allo stesso carattere della persona. Alcune persone pessimiste per natura vedono tutto nero… altri invece per il loro ottimismo innato,  trovano tutto roseo… una positiva spiegazione a tutto…

GIUSY           …In quel caso, però, mi chiedo, se quella è pura intelligenza o invece ignorante presunzione.

MARIO         … Non è certo da escludere, aggiungerei,  il periodo  della vita  della persona. Non è certo una novità se dico che il tempo della gioventù vede tutto rosa e fiori ma con il passar del tempo i colori si sbiadiscono e  tendono al grigio… fino a raggiungere il nero più intenso come quello, mi par di capire, della persona in oggetto.

PIERO           …Se proprio vogliamo addentrarci nella psicologia, direi che la depressione può essere anche ereditaria… proprio perché insita nel DNA…

ALDO                        (ancora a sproposito) Direi che in  mia suocera si è  evidenziato un DNA alquanto “ allegro” .

GUSY                        ( a Aldo, decisa) Veda di tacere!

PIERO                       Mi scusi avvocato, ma vediamo di concentrare un poco l’argomento…

GIUSY           Certo, signor Giudice. Il mio cliente, che credo proprio sia una persona ragionevole, ad un certo punto sempre alla guida della sua automobile mi ha anche affermato che ha cercato di contrastare quel pessimismo eccessivo pensando che la vita può essere anche bella, piacevole, non fosse altro che per godere della bellezza del creato e dell’affetto dei suoi figli e ancor più dai suoi nipoti che solo sopravvivendo ne potrà godere del loro avvenire, che ahimè, purtroppo, data la situazione attuale non sembra proprio rosea… Quella sua concentrazione nella speranza dell’avvenire è stata talmente intensa che giunto alla rotonda non si è accorto del sopraggiungere di una vettura, alla quale non ha dato la precedenza e da lì l’incidente. Non grave per le persone ma molto per le vetture.

PIERO                       Meno male. Però non capisco come quell’incidente sia sfociato in un  processo penale. Direi al massimo: colposo.

GIUSY           Ora qui dobbiamo entrare in un lato, direi comico. La vettura controparte era guidata da una persona, diciamo nata in altro luogo, con quel particolare DNA comune negli abitanti di quella zona,  la quale per poter sfruttare la situazione ed ottenerne un certo guadagno, si è finta colpita da un eccessivo colpo di frusta al collo con dolori lancinanti in tutto il corpo che è stato giudicato guaribile in oltre 10 giorni  da un medico, oriundo dalla stessa zona del denunciante,  per cui è subentrata la denuncia penale.

PIERO                       (incredulo)  Sarà… Ma, a parte la parte legale che mi sembra faccia acqua da tutte le parti,  mi sembra che al mio collega non sia stata raccontata giusta… Ma lasciamo stare. Come ha detto lei; vediamolo dal lato comico. Anche se tutto ciò ha preso l’avvio da un punto alquanto serio, cioè la depressione. (cambiando tono, rivolto a Mario) (pausa) A lei la parola.

MARIO         Chiedo scusa a tutti voi se vi ho coinvolto in questa discussione perché ritengo la depressione uno stato d’animo così nero che se il mio cliente riesce ad attutirne la gravità va a suo favore il verdetto finale. Non è detto che la depressione nasca solo da uno stato negativo, a volte può derivare da una circostanza favorevole, per esempio una vincita al totocalcio o da una lotteria.

OLGA                       (briosa)  Vorrei tanto che capitasse a me quel tipo di depressione…

GIUSY           …Far derivare uno stato di depressione da una vincita mi sembra un po’ eccessivo…

MARIO         Certo. Se la vincita è di qualche centinaia o anche migliaia  di  euro per una persona normale il problema non sorge …Impegna la vincita nell’acquisto di un appartamento o in qualche cosa d’altro e finisce tutto lì. Immaginatevi, invece, se la vincita è di molti milioni di euro… se il vincitore è uno molto ricco abituato a trattare  moltissimo denaro, oppure un notaio un commercialista il problema non sorge in quanto è a livello delle loro andazzo normale, ma immaginate invece se il vincitore è una semplice persona che ha sempre vissuto del proprio salario… vedersi colpito, si signori: dico colpito da una situazione talmente al disopra della sua immaginazione… quello impazzisce. E’ preso da un’ansia talmente grave da sfociare, col tempo in una vera depressione. Se poi ha una fantasia negativa viene colpito dalla risoluzione di mille problemi…   si trova in mano un bigliettino che vale milioni… Come fa ad incassarlo?...

PIERO                       …Va in quella città dove c’è l’ufficio apposito e lo riscuote…

MARIO         Ma come fa a sapere, o meglio essere sicuro, che quello sia il vero ufficio? E se lo indirizzano in un ufficio fasullo?...

GIUSY           Si rivolge ad un notaio e da lui l’incarico di incassare…

MARIO         Ma è sicuro il disgraziato che anche il notaio, abbagliato da tanti milioni non perda la testa e lo imbrogli?...

GIUSY           …Per i notai non si è mai sentito nulla di simile.. Si fa fare una ricevuta dal notaio e quello provvede all’incasso.

MARIO         Ricordiamoci che il disgraziato ha perso la testa. Per lui è già un problema, nel frattempo nascondere in luogo sicuro il biglietto.

OLGA                       Per me la legnaia o anche in mezzo ad un libro in biblioteca sembra un luogo sicuro…

MARIO         …Sempre che per una iettatura la casa non prenda fuoco…

OLGA                       Scusi. Lei mi sembra più pessimista di quel disgraziato…

MARIO         Guardi che mi son messo nei panni di lui…Pensate per un attimo la sua preoccupazione di come impegnare tanti milioni. Avete mai seguito in televisione questo argomento? Al vincitore chiedono come impegnare i soldi. E lui risponde: prendo un appartamento oppure faccio un bel viaggio… Tutto qui. Tanti milioni solo per un bel viaggio. Quello non ha la minima idea di cosa sia un immenso capitale.

ALDO                        (spiritoso) Li da a mia suocera e lei provvede a far fuori quel  malloppo…

GIUSY           (rimproverando) Mai che ci prenda una sola volta a stare zitto!

OLGA                       Lo faccia mettere nella cassaforte di un suo amico…

MARIO         Avete visto il film di Guareschi in cui Peppone ha consegnato il biglietto vincente  della lotteria a Don Camillo per che glielo conservasse?

GIUSY           Altro che!

MARIO         Solo che ogni ora Peppone in piena notte andava a controllare se tutto era in ordine… fino a quando ha preferito farsi restituire da Don Camillo il biglietto perché temeva che gli potesse venire un accidente…

ALDO                        (spiritoso) Immagino dove abbia messo le mani in quel momento!

GIUSY           (a Aldo, rimproverando) Ora anche volgare!

MARIO         Credetemi miei signori:  quando uno è preso da un’ansia intollerabile, e per giunta come dicevo, ha una fantasia negativa  la sua ansia finisce in depressione congenita. Ma fermiamoci qui.

 Io debbo chiedere, a questa assemblea ed in particolar modo a lei signor Giudice, scusa se mi sono permesso di trascinare la Corte in un dibattito che mi sembra più teatrale che giudiziario. Ho voluto coinvolgere tutti voi per poter convincere voi tutti che la depressione è uno stato d’animo assai grave che lede la personalità e direi anche in certi casi la salute di un individuo per cui se ci fosse, come c’è un antidoto utile a combattere questa  che definirei “maledizione” questo farmaco ce lo da il mio assistito cioè il “ cioccolato” !

ALDO                        ( sbottando) E’ proprio vero che un buon avvocato se vuole te le mette nelle penne!

PIERO           (deciso, a Aldo) Signor Olmi si contenga!!

GIUSY           (sorridendo, riferendosi  a ciò che ha detto Aldo, e rivolgendosi a lui) E’ proprio vero! E io che ci sono cascata…?

PIERO           Ora per procedere nel dibattito do la parola all’accusa. (rivolto a Giusy) Avvocato Arditi a lei la parola.

GIUSY           Grazie signor Giudice. Cosa mi rimane da dire. ? La mania che ha preso la signora di vestirsi in modo giovanile, veramente eccessivo, accompagnato da un tatuaggio che se vogliamo è anche originale, ma che è indicibile per una sessantenne basterebbe a definire una strada pessima presa dalla signora. Se poi aggiungiamo il comportamento che usa quando, insieme alle sue amiche,  mette loro in imbarazzo sottolineando la loro “vecchiaia”… è sì, signori, l’intento è quello; proprio per far risaltare la sua raggiunta fasulla giovinezza. Vi sembra logico che una tal signora sperperi il capitale che a fatica e  con sudore ha accumulato il marito? Denaro che è giusto passi alla figlia. E’ si signori! Il padre ha un solo precipuo scopo nella vita, assicurare il benessere dei figli. E per ultimo, lasciatemelo dire:  farsi corteggiare da giovani uomini e quel che è peggio cadere nelle grinfie di un spasimante che di spasimo non ha altro che il malloppo della signora… Questo mi sembra che chiuda il cerchio, per cui io chiedo alla Corte, che si imponga all’imputato di chiudere la sua borsa impedendogli di elargire tutte quelle gioie ingannevoli ad una signora che farebbe bene a impegnare la sua vita per la gioia della figlia.

PIERO           Bene avvocato. Ora do la parola all’avvocato Defendi. ( rivolto a Mario) A lei la parola avvocato.

MARIO         Grazie, signor Giudice. ( con un sorriso di compatimento e rivolto alla Giuria) Signori miei; stavo pensando: se invece di accusare il mio cliente e magari ardire di condannarlo, gli facessimo scolpire un bel monumento da un insigne scultore, non so, per esempio un Dio dalle cui mani scenda una cascata  di cioccolato e questo cioccolato venga preso con le mani  aperte e imploranti  da giovani donne con lo sguardo rivolto al cielo… Non sarebbe meglio?

PIERO           ( a Mario) Beh, forse l’idea di  una scultura che esalti le doti dell’imputato è forse eccessiva, ma  un attestato che esalti la  fantasia di lei avvocato mi sembra giusta.  La sua opera scultorea mi ricorda un po’ quella che vediamo in Piazza Vecchia della nostra città…

MARIO         Quella si riferisce al grande fiume Po, e per dire la verità l’idea mi è venuta proprio ricordando quella composizione… Solo che vorrei renderla più “dolce”… Potrebbe anche darsi che chi la contempla, pensando alla gioia che dona il suo aroma e ai benefici che ne conseguano… pensi di gustarlo magari in modo  corretto, giusto per non cadere nell’errore delle persone di cui si è parlato.  Mi sembra che ciò evidenzi la mia intenzione e ancor meglio la certezza dell’ assoluzione per il mio cliente.

PIERO           Bene signori. Possiamo così giungere alla conclusione e chiedere alla Giuria il verdetto finale.

OLGA                       Mi scusi, signor Giudice: ci sarebbe un nuovo testimone.

PIERO                       (scoraggiato) Nooooooooo!

OLGA                       (portandosi alla ribalta, e verso la Giuria) Non dite: “ancora quella lì viene a rompere le scatole?” Purtroppo è il mio compito annunciare il prossimo testimone. La giustizia deve fare il suo corso e se un testimone porta al dibattito un elemento in più per un verdetto più giusto ben venga. Finora abbiamo sentito le lamentele  di una moglie per le- diciamolo chiaro e tondo- corna che le fa il marito; poi gli andicap, piuttosto notevoli che la  suocera  porta nella famiglia del genero, ora, addirittura, le eccessività, cui un notevole gruppo di persone è giunto per colpa dell’imputato.

PIERO           (a Olga)   E le persone del gruppo chi sarebbero?

OLGA                       I carcerati!

MARIO         E come mai i carcerati?

OLGA                       Vede avvocato: quando nel mese di ottobre dello scorso anno  qui da noi c’è stata la festa  del cioccolato gli organizzatori ed in particolare l’Amministrazione Comunale hanno voluto rendere felici il più gran numero di persone, e visto che un gran pubblico ha partecipato alla manifestazione e gustato l’oggetto della festa, qualcuno ha prospettato l’idea di far felici persone che proprio, data la loro precaria situazione, non lo sono. Una persona, già partecipe al taglio del nastro,  ha indicato come persone bisognose di un po’ di gioia i carcerati. Ecco la spiegazione! Comunque, senz’altro  l’avvocato dell’accusa potrà porta ulteriori elementi al raggiungimento del verdetto finale.

(Olga raggiunge il suo posto) 

GIUSY           (rivolta al giudice a alla giuria) Non sto a ripetere ciò che ha già detto la cancellerie, per i danni che l’imputato a portato a singole persone, vorrei ora evidenziare come questo danno può condizionare una intera comunità. Chiedo, perciò, che raggiunga il posto dei testimoni il direttore delle carceri del capoluogo di provincia.

(Ugo  va a sedersi nel posto del testimone)

PIERO           (rivolto a Ugo) La prego di presentarsi.

UGO              Il mio nome è Ugo Infriati e sono direttore delle carceri.

GIUSY           ( rivolta a Ugo) Dottor Infriati, al fine di rendere più chiaro ciò che verrà esposto vorrei che lei  raccontasse al Giudice e alla Giuria ciò che ha potuto constatare sull’evolvere dei fatti, nel luogo da lei diretto, fin dall’inizio.

UGO              Un bel giorno mi vedo arrivare, francamente senza preavviso, una gran quantità di cioccolato accompagnato da una lettera del sindaco di questo comune con la quale mi si diceva che l’allegato prodotto è stato offerto a questo Ente con il preciso scopo di portare un po’ di letizia agli ospiti   dell’istituto. Francamente il fatto mi ha stupito un poco, ma poi pensandoci su mi è sembrata una buona idea, anzi tanto buona che mi son sentito in dovere di rispondere al mittente con sinceri ringraziamenti e dichiarando di far buon uso del prodotto offerto.

PIERO           La quantità di prodotto era così notevole?

UGO              Direi proprio di si. Infatti, la quantità era talmente rilevante che non di un solo assaggio ma sufficiente per  una distribuzione in diversi giorni ai nostri  ospiti. Ho creduto opportuno riunire nel cortile, destinato all’aria, tutti i ragazzi, così li chiamo io, giusto per rendere più famigliare l’ambiente, e dire loro del dono che ha fatto questa vostra Amministrazione. Dai miei secondini ho fatto distribuire un primo assaggio. Dirò che non tutti ne son stati entusiasti. Molti di loro hanno una certa presunzione, specie quelli che si sentono capi, e prendere del cioccolato sembrava loro un gesto puerile. Poi però visto il movimento della bocca  degli altri che dimostrava una notevole soddisfazione  anche loro, con sussiego, ne hanno accettato una zolletta. Una zolletta che poi si è tramutata in quantità. Son passati diversi giorni ed ogni giorno i miei dipendenti distribuivano ai ragazzi quadratini di cioccolato. Beh, proprio quadratini: no, diciamo alcune tavolette.

GIUDY          E per questo uso progressivo del prodotto non notava nessuna variazione di comportamento? Non so? Magari una certa gratitudine per l’omaggio che ricevevano. Uno stato d’animo diverso?

UGO              Certo! Erano più gioiosi, si capiva che erano quasi in trepida attesa della distribuzione di quel “nettare” che qualcuno, fra loro con una cultura un po’ superiore, definivano. E se debbo dire la verità i miei subalterni nella distribuzione del prodotto gioivano. Il vedere quei volti radiosi dava loro una certa soddisfazione.  Sentirsi schiavi in quel luogo si sentivano in un certo senso:  bloccati.

GIUSY           Lo capisco bene. Il vostro non è certo un paradiso…sono sempre detenuti.

UGO              Avvocato. Io non parlavo dei detenuti. Io stavo parlando dei secondini. I miei “ragazzi”come ripeto, li chiamo io  in un certo senso, non dico che stiano a meraviglia ma con il passare dei mesi, in alcuni casi anni, si fanno una certa cerchia di amici, si fanno confidenze, insieme passano giorni non dico felici ma passabili. Capisco che vivono in celle strette…  Ora, però, sembra che l’aria che respirano sia più leggera più libera. A differenza dei miei dipendenti che si sentono oppressi dall’ambiente, forse perché il dono fatto dall’ Amministrazione non è per loro, ma a loro è solo assegnato il compito della distribuzione. 

GIUSY           Mi sembra, da ciò che ci sta dicendo che la detenzione sia più accettabile dal momento della distribuzione del cioccolato.

UGO              In un certo senso: sì. In un certo senso si sentono liberi, il loro spirito è  allegro felice. Vorrebbero evadere… Vivere in quel piccolo spazio del cortile nei giorni di sole in un certo senso li opprime… Più di una volta mi hanno chiesto di fare una gita al mare, o al lago, qualche passeggiata in montagna, ma voi capite bene che ciò non è possibile, ora poi che siamo soggetti a ristrettezze economiche….. Organizzare gite in pullman è una spesa che non possiamo permetterci.

PIERO                       Visto che tutti questi cambiamenti di umore  sono prodotti dall’assunzione dell’imputato, perché non ha pensato di ridurne la distribuzione o addirittura sospenderla.

UGO              Mi scusi signor Giudice. Può certo essere una soluzione, cui peraltro abbiamo pensato. Ma come si può considerare di ridurre la gioia di vivere a persone che per tanto tempo ne hanno sentito il bisogno? In un certo senso quel loro stato d’animo alleggerisce il nostro compito. E’ più facile per noi assolvere il nostro incarico.

GIUSY           Noto che il variare del comportamento dei suoi ospiti è piuttosto notevole. L’aria che si sta respirando nel suo istituto è, diciamo: primaverile.

UGO              Senz’altro. Solo che ora le cose si complicano un poco.

GIUSY           Come mai? Non capisco.

UGO              Lei sa, voi sapete che nelle carceri si sente il bisogno dell’altro sesso. Non è una novità che appesi ai muri delle stanze, che chiamo così, per non appesantire l’ esatta terminologia degli ambienti, sono esposte fotografie dell’altro sesso in posizioni provocanti; sulle quali i ragazzi fantasticano per ore. Ora però mi debbo correggere. Dovrei dire: fantasticavano. E’, sì. Quelle foto non sono più sufficienti, ora i ragazzi vogliono vedere in pelle ed ossa le signore esposte…e se mi permettete, assaporarle.

GIUSY           (correggendo) Mi scusi, Voleva dire “carne ed ossa”.

UGO              No, no, “pelle ed ossa” anche perché la superficie della donna è più diciamo poetica, rispetto alla carne sottostante.  ( riprendendo il discorso) Non sopportano più di stare chiusi in casa, vogliono  evadere. I mariti  ed i  fidanzati desiderano, anzi chiedono, anzi impongono di voler tornare a casa per qualche giorno per vivere con le loro femmine. Avrei dovuto dire donne, ma mi sembra una definizione riduttiva, dato il loro entusiasmo. Ed io, francamente non so come accontentarli.

GIUSY           Lo credo bene!  ( notevolmente spiritosa)  Perché non lo chiede ai suoi superiori, magari al Ministero?

UGO              Questa mi sembra una battuta.

GIUSY           Si, è vero. Scherzavo. (cambiando tono)  Comunque direttore, francamente; sentire un direttore di penitenziario  parlare dei suoi carcerati in un modo che direi proprio paterno, suscita  in noi una notevole stima nei suoi confronti. A noi sembra quell’ambiente molto particolare che geli i caratteri e  che lo stesso personale addetto alla sua gestione si adegui. Lei ci dimostra il contrario. (con tono più serio) Però, Direttore; non si rende conto che quella variazione di umori così sereni  sono destinati a cambiare drasticamente una volta che la distribuzione del cioccolato sarà finita? Quell’ambiente cadrà nella precedente  gelida desolazione.

PIERO                       ( da lasciare o togliere) Questa considerazione dell’avvocato mi porta a ricordare, data la mia ormai lunga esperienza, di una signorina  che ormai giunta alla piena maturità, che nella sua vita ha dovuto affrontare notevoli disagi e direi sfortune, sentendo il bisogno di aprire il suo cuore o meglio il suo spirito a sentimenti più felici e sereni, quasi come ancora di salvezza,  si è illusa  di accettare la corte di un uomo  che le ha promesso un grande amore ma che si risolverà in una bolla di sapone. Quella signora, con l’energia della gioventù che più non ha,cadrà, come per i carcerati, in una desolazione insopportabile.  Scusatemi ma questo parallelismo credo serva per capire meglio quelle conseguenze.

GIUSY           (a Ugo) Purtroppo quelle illusioni temporanee che la conseguenza delle tali  porterà gran danno ai suoi ospiti, non sono terminate. Dottor Infriati vuol dire al Giudice e ai Giurati quali altri guai ha prodotto l’imputato?

UGO              Purtroppo, direi gravi; proprio perché non riusciamo a trovare una soluzione.  Nell’ambiente carcerario il DNA è vario per ogni individuo. Ci sono i buoni ed i cattivi i prepotenti ed i deboli, e, purtroppo, fra gli eterosessuali ci sono gli omosessuali.  Nelle  schede individuali dei detenuti sono evidenti questi tipi e naturalmente noi ne conosciamo i nomi.  Ci guardiamo bene di non diffonderli fra i detenuti; e gli stessi omosessuali si tengono questo loro segreto ben stretto perché diventerebbero gli zimbelli degli altri e sarebbero sottoposti a notevoli angherie. Ora però le cose si sono rovesciate, e credetemi, sono disperato! L’ambiente che si è creato così euforico, così ottimistico, è foriero di desideri sessuali incontrollabili. Ci sono ragazzi che stanno letteralmente impazzendo. E  a questo punto uscendo dalle quinte e raggiungendo la ribalta questi omosessuali fanno una bella mostra di sé. Offrono nel mercato del sesso se stessi. Diciamo che se non  si può avere la padrona ci si accontenta del servo. Questi detenuti gay si sono creati dei vestiti femminili e si sono truccati in modo così femminilmente perfetto da suscitare maggiormente l’ingordigia dei detenuti normali. Questi ultimi per avere le loro attenzioni giungono persino a liti incontrollate tanto che i secondini non sanno come sedare le risse. Alcuni gay sono arrivati al punto di farsi pagare.                       

GIUSY           (al giudice  e alla giuria)   Signor Giudice, signori Giurati, so bene che mi sto ripetendo. Da tutto ciò che abbiamo sentito dai vari testimoni appare evidente che i danni provocati dipendono esclusivamente dagli eccessivi errori e comportamenti  delle persone interessate, ciò non di meno il tutto nasce da “quel ben di dio” il cui uso eccessivo  si tramuta in una nefasta droga. Se una pianta produce frutti nefasti basta tagliare la pianta. E’ ciò che io chiedo a questa Corte. Con questo ho concluso.

PIERO                       Bene avvocato. Ora cedo la parola  alla difesa. (rivolto a Mario) A lei la parola, avvocato Defendi.

MARIO         Normalmente l’avvocato della difesa per poter contrastare l’accusa va alla ricerca di tutto ciò che per l’accusa può essere un valido motivo. Francamente ho cercato in Internet tutti gli svantaggi che l’uso del mio cliente può portare. Nel modo più assoluto non ne ho trovato uno. Sì. è vero; può provocare l’obesità, ma solo se viene assunto in modo eccessivo da persone sedentarie ed è anche vero che   alte dosi producono tremore, insonnia, tachicardia e ipertensione. Ma non mi sembra che si siano verificati tali anomalie in quel carcere.    Per le persone dinamiche è un apporto di energie. Addirittura, nell’esercito, ai corpi   specializzati si distribuisce cioccolato in dosi persino  eccessive.

(a Piero) Signor Giudice vorrei rivolgere qualche domanda al testimone.

PIERO                       La prego avvocato.

MARIO         (a Ugo)  Signor Direttore quando ha notato la variazione di comportamento dei suoi detenuti? Anzi, come si è accorto di quel variare di umore?

UGO              Quando al mattino vengono aperte le celle perché i detenuti escano per andare in cortile per l’ora d’aria, i miei secondini mi hanno fatto notare che i prigionieri uscivano dalla loro cella con una certa indolenza, addirittura assonnati. Ad un certo punto, e per essere chiari, dopo il trattamento di quell’ambrosia, all’ora prevista per il cortile, i ragazzi si presentavano euforici, desiderosi di uscire, impazienti e a volte loquaci. Ciò che non accadeva nel passato.

MARIO         E non vi siete chiesti il motivo di tanta euforia?

UGO              Certo. Abbiamo pensato che forse era la prima aria di primavera. Mentre prima, in cortile, capitava spesso a  quasi tutti di sedersi, formare crocchi per parlare, o deambulare lentamente ora, meglio allora, correvano, facevano ginnastica, addirittura allegramente lottavano fra loro. Insomma erano esuberanti.

MARIO         E non ancora vi chiedevate il motivo.

UGO              Non è che ci siamo preoccupati più di  tanto. Anzi vederli così vivi, e vispi ci faceva piacere. Ai secondini dava addirittura una certa ilarità. Senza contare che la loro sorveglianza veniva alleggerita alquanto.

MARIO         Mi dica Direttore. E’ inutile che le chieda se avete la televisione in carcere. Orami è noto. Non sarà che certi programmi televisivi, certi films, certe presentatrici provocanti, non eccitino i loro sensi sessuali?

UGO              Quello è una domanda che ci siam sempre fatta. Infatti, nella scelta dei programmi mettiamo una certa oculatezza. Se vogliamo, al sabato sera lasciamo correre un po’ e certi spettacoli, direi, che sono un po’ osé li mettiamo in programma.  Ma tutto lì.

MARIO         E questo avviene nella sala delle riunioni?

UGO              Certo.

MARIO         Ora i detenuti nelle proprie celle possono avere la televisione, non solo ma anche un lettore DVD  per i quali  i familiari e meglio ancora gli amici possono portare ai reclusi i dischi.

UGO              Beh, sì. Anche se facciamo un certo controllo, ma è pur vero che i guardiani allo sportello il più delle volte chiudono un occhio…

MARIO         … Magari per chiedere, a loro volta ai carcerati di passare loro il disco.

UGO              ( scusandosi) Di qua e di là delle inferite ci sono uomini. Uomini con uguali esigenze.    

MARIO         …E non credo che nei DVD ci siano cronache della visita  al Santuario di Lourdes.

UGO              (spiritoso) Magari sulla custodia dei DVD può darsi che ci sia anche.

MARIO         In definitiva, lei ammette che quelle eccitazioni possono derivare dalla visione di spettacoli particolari della televisione.

UGO              Non vedo perché: no. Se poi aggiungiamo agli spettacoli osé anche il cioccolato l’affare s’ingrossa.

MARIO         (serio) Non andiamo oltre! (al giudice) Non avrei altre domande. Signor Giudice, signori Giurati, nella mia vita di avvocato è la prima volta che mi trovo a difendere un imputato che di imputazione non ha nulla. Per cui la difesa mi è estremamente facile.

Presso i maya il cioccolato veniva chiamato kakaw uhanal, ovvero "cibo degli Dei", e il suo consumo era riservato solo ad alcune classi della popolazione (sovrani, nobili e guerrieri). E noi lo vogliamo tacciare come nefasta droga?

In realtà è stato anche definito cibo del diavolo, forse perché induce in tentazione vista la sua golosità, ma non ci sono ancora spiegazioni teologiche a questa associazione demoniaca. Ma l’uomo non ha la propria intelligenza da poterne dosare l’uso? Scusate un rapporto infelice: ma se un uomo dà una coltellata ad un altro uomo la colpa è del coltello? Chiedo ancora scusa. Per concludere, mi sembra che sia stato ampiamente dimostrato, addirittura dalla mia stessa antagonista, che il mio cliente sia indubbiamente innocente, che la sua innocenza sia talmente palese da suscitare persino fra il pubblico una certa noia nel sentirlo accusato e un certo: disgusto.

(con enfasi) Signor Giudice, signori Giurati per il mio cliente chiedo una piena assoluzione!!! Ho finito!

PIERO           (rivolto a Olga) Cancelliere lei ha preso nota di tutto ciò che è stato dichiarato?

OLGA                       Sì, signor Giudice.

PIERO           Lei non ha nulla da dichiarare o perlomeno da aggiungere?

OLGA                       Signor Giudice, durante il dibattito è stato detto e ripetuto con insistenza e testualmente leggo: “ Non sopportano più di stare chiusi in casa,- questo detto dai carcerati-  vogliono  evadere. I mariti  ed i  fidanzati desiderano, anzi chiedono, anzi impongono di voler tornare a casa per qualche giorno per vivere con le loro femmine. (sognante e detto ben distintamente) Signor Giudice come vorrei essere una di quelle femmine!

PIERO                       (a Olga con rimprovero) Cancelliere1  Lei ha voluto proprio stimolare un applauso!

JOLE             E io mi associo!

OLGA                       Signor Giudice… Non giova forse allo spirito un’ applauso? Non fosse altro perché pone fine al dibattito. Magari molte persone desiderano, finalmente tornarsene a casa.

PIERO           Mi sa tanto che lei sia una psicologa! Comunque il verdetto e d’obbligo. Voglia andare dalla rappresentanza della Giuria per ritirare il verdetto.

(Olga scende in platea per avere  il biglietto del  verdetto, che poi consegna al giudice)

PIERO                       (alzandosi in piedi) E’ indubbio che questo processo è molto particolare. Lo stesso luogo dove si è svolto è del tutto innaturale per questo dibattimento. Ma è pur vero che ha coinvolto tutto il pubblico. Ecco perché voglio apportare alla consuetudine giudiziaria una leggera variante. Chiedo al pubblico il verdetto finale. (al pubblico) Come avete notato all’entrata in platea vi era un avviso in cui vi era scritto:  : Preghiamo lor signori di prendere un  cioccolatino affinché dopo il processo possano esprimere il loro verdetto sull’imputato, mettendo in uno dei due cestini COLPEVOLE – NON COLPEVOLE,  il proprio voto ( cioccolatino)” 

Uscendo  vi chiedo di farlo.  Poiché presenti in sala vi sono i cronisti dei giornali locali, domani potrete leggere sui quotidiani stessi il verdetto finale. Grazie.

CALA IL SIPARIO  

Casalmaggiore, li 8 novembre 2011, ore 18,40 tempo instabile.

                                   

 

  

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