Ti voglio tanto bene

TI VOGLIO TANTO BENE

Commedia in un atto

di GUGLIELMO GIANNINI

PERSONAGGI

alessandro astari

tullio pardi

carlo sivieri

morozzi, direttore di scena

NICHI, cameriere

VIERI, suggeritore

VALENTINA SIVIERI

AMELIA SIVIERI

VANNA, modella

CATERINA, cuoca

Lazione si svolge in casa di Tullio Pardi. Epoca presente.

Commedia formattata da

Salotto in uno studio di scultura. A sinistra avanti una larga entrata (sinistra) mette nelle altre stanze dell'appartamento. Poco dopo lentrata a sinistra la parete sinistra piega verso il fondo, e nel centro ha un'altra entrata (fondo) larga, coperta da una tenda. A met del fondo, e dritta verso la destra, una vetrata, alta, ampia, da cui entra la luce del sole, mitigata da varie tende. Fra la vetrata al fondo e l'inizio della parete destra, un largo passaggio mette nello studio dove Tullio lavora. A destra la parete, partendo dal passaggio, viene avanti fino alla ribalta.

Vari abbozzi e calchi, in gesso ed in creta. Alcune statue. Qualche quadro. Verso destra un modello di statuetta rappresentante una giovine donna nuda. Due poltrone di stoffa, vari sgabelli, un pianoforte contro il fondo. A destra avanti un divano, largo, basso, con molti cuscini di vivaci colori. Uno sgabello turco accanto al divano con su pipe, sigari, sigarette, una bottiglia di liquore piena a met, due bicchierini. Nel mezzo della scena, verso il fondo, una colonna di marmo, su cui dovrebbe essere una statua: e non c'. Solo un panno copre il posto della statuetta: un pezzo di legno qualunque ne fa le veci.

Sono le undici del mattino, ma l'ambiente in penombra, perch le tende coprono completamente la vetrata in fondo. Unica luce: la lampada elettrica sul tavolinetto turco, accanto al divano.

Tullio - (all'alzarsi del sipario steso sul divano, profondamente addormentato, in abito da lavoro, camiciotto sporco di creta, berretto basco in testa. E immobile, e si confonde fra i vari cuscini, sotto uno dei quali ha nascosto la testa completamente. Quando s'alzer sar un bell'uomo sulla quarantina, forte, un po' rozzo, violento appassionato).

Nichi - (trenta-sessant'anni, cameriere, tenuta da mattina, timido, docile, buono, entra dal fondo sollevando la portiera e facendo strada ad Alessandro) Ecco, signor conte, accomodatevi.

Alessandro - (lo segue dal fondo. Trentacinque-quarant'anni, gi brizzolato, squisita eleganza, bastone, guanti: porta il monocolo, ma non ne abusa).

Caterina - (cinquantacinque anni, grossa, robusta, cuoca zelante e petulante. Entra dalla sinistra quasi contemporaneamente a Nichi ed Alessandro. Allarmata) Chi ?

Nichi - (seccato) Io, Caterina!

Caterina - Chi c' con voi?

Alessandro - (bonario) Io, Caterina: non vi spaventate.

Caterina - Oh signor conte, ma siccome il maestro non c'...

Alessandro - (venendo avanti) ... Lo aspetter. Grazie, Caterina.

Caterina - (esitante) Il maestro non vuole che entri nessuno qui quando non c' lui...

Alessandro - Vi giuro che non ruber niente.

Nichi - (andando verso la vetrata) Dove devo farlo aspettare, nel giardino? (Tira dispettosamente le tende, l'ambiente si rischiara subito).

Alessandro - (guardando verso il divano) Ma...

Caterina - (ha visto anche lei Tullio addormentato) Oh Signore! Non ha riposato nemmeno stanotte!

Alessandro - Mi pare che si stia riposando con tutte le sue forze!

Caterina - Quando non dorme nel suo letto non si riposa... (A Nichi, astiosa) E voi ieri sera m'avete detto che era uscito!

Nichi - Perch lui m'ha ordinato di dirvi cos!

Tullio - (svegliandosi, sollevando il cuscino, guardando intorno) Cosa c'? Mercato?

Nichi - (timidamente) C' il signor conte Astari.

Tullio - (levandosi a sedere) Oh, addio, Petronio.

Alessandro - Ciao, Prassitele. Sono le undici!

Tullio - Perdinci (A Nichi) La marsina, subito. (Fa per alzarsi).

Alessandro - Sono le undici del mattino!

Tullio - (sbalordito) Oh! Allora ho dormito quattordici ore! Un po' di caff. (Si alza, si stira).

Caterina - (s'accosta al tavolinetto turco per metter ordine. Spegne la lampadina, fa per prendere il vassoio)

- Ma... (Fissa Tullio con uno sguardo carico di rimprovero).

Alessandro - (prende dal vassoio un tubetto di vetro contenente ancora tre o quattro compresse, lo mostra a Tullio con uno sguardo pieno di riprovazione) Hai bevuto mezza bottiglia di liquore, inghiottito un etto di narcotico... Sfido che si dorme .quattordici ore cos!

Tullio - Il caff (Caterina fa per parlare), senza commenti e senza consigli.

Caterina - (esce dalla sinistra, scuotendo la testa).

Tullio - E il bagno, di corsa,

Nichi - (esce per la sinistra).

Tullio - (si fruga in tasca, prende una sigaretta, l'accende, e subito comincia a tossire).

Alessandro - (ha deposto cappello, bastone, guanti, cava il portasigarette, e accender e fumer anche lui pi avanti) Tossisci come un asmatico.

Tullio - (con lieve fastidio) La mattina sempre cos... Poi... (Tossisce) E' un po' di faringite.

Alessandro - E' un enfisema. (Accende la sigaretta) Almeno al mattino potresti non fumare, lo ci sono riuscito. (E fuma).

Tullio - (aspro) Se non mi sbaglio mattina e fumi.

Alessandro - (Mattina per te, caro. Io mi sono alzato alle sette, ho fatto un bagno freddo, mezz'ora di cavallo, la prima e la seconda colazione, ho scritto l'articolo per oggi: sto in piedi da mezza - (giornata!

Tullio - (lo fissa, poi) Quanti anni hai, adesso?

Alessandro - Trentanove.

Tullio - (fa spallucce) Mh! (Si muove, nervoso).

Alessandro - (contento di se) Non si direbbe, eh?

Tullio - (voltandosi) Certo. Ne dimostri almeno quarantacinque.

Alessandro - (seccato) Ho avuto una vita molto intensa, caro...

iNichi - (sul fondo) C' la signorina Vanna.

Tullio - Ah, bene, falla entrare. (Ad Alessandro) Scusa, ma ho un angelo per le mani...

Alessandro - Mi mandi via?

Tullio - Se vuoi assisti, ma senza distrarmi.

Alessandro - (sbalordito) Ma cosa dici?

Tullio - Debbo finire un angelo, per una tomba!

Alessandro - Ah, un angelo di marmo...

Tullio - Di pietra! (A Nichi, andando verso la destra) Falla entrare.

Nichi - (esce dal fondo).

Tullio - (ad Alessandro) Una brava figliola, bel corpicino... come angelo l'ideale.

Alessandro - Non so come fai a contentarti delle modelle.

Tullio - (sussulta) Io modelle?

Alessandro - E' come con le cameriere e le impiegate. Non concepisco servirsi d'una dipendente per...

Tullio - Ma chi ti dice ch'io me ne serva?

Alessandro - Sono dieci anni che vivi come un orso, senza un'amica... In qualche modo dovrai arrangiarti...

Tullio - (ferito) Ma non dire scempiaggini... Prima di tutto una modella non ha sesso per uno scultore, poi.

Nichi - (riappare sul fondo, facendo strada).

Vanna - (venticinque anni, abito da mattina, molto elegante) Buongiorno, maestro...

Tullio - Cara piccola, scusa sai, ma...

Vanna - Mi mandate via anche oggi?

Tullio - Ti pago la posa ugualmente...

Vanna - Ma io non voglio esser pagata senza lavorare...

Tullio - Scusa, cara...

Vanna - E' gi la quinta volta...

Tullio - Ho altro da fare.

Vanna - Aspetter.

Nichi - L'acqua si raffredda.

Caterina - (sulla sinistra) Il caff pronto.

Tullio - (a Vanna) Aspetta. Del resto hai ragione a insistere. Il lavoro dev'esser finito.

Vanna - Vedete? (Si muove verso la destra) Allora solo testa o mi spoglio?

Tullio - Visto che ci sei, spogliati... (Va verso la sinistra) Oh... il conte Astari... Vanna, la mia bambola di biscuit. (Esce dalla sinistra).

Vanna - (s' tolto il cappellino e ha cominciato a sbottonarsi labito) Piacere... quello del giornale?

Nichi e Caterina - (hanno seguito Tullio uscendo per la sinistra).

Alessandro - (rispondendo a Vanna) S, signorina.

Vanna - (uscendo dalla destra, cominciando a sfilarsi il vestito) Oh... piacere davvero... scusate, eh? (Esce per la destra).

Alessandro - (si muove dopo una pausa, guarda le sculture, poi s'avvicina alla destra.) Si pu?

Vanna - (dall'interno) Venite, venite pure, sto dietro il paravento.

Alessandro - Allora non c' sugo.

Vanna - (ride).

Alessandro - E' una fortuna per Tullio avere una modella come voi!

Vanna - E' una fortuna per me avere un maestro come lui!

Alessandro - Lo costringete a lavorare anche quando non ne ha voglia... Dovrebbe coprirvi d'oro!

Vanna - Ha fatto di pi... Sono diventata famosa per lui... Tutti mi vogliono, e tutti mi pagano il doppio e anche il triplo!

Alessandro - Ah? Vi sfrutta pure, quel brigante?

Vanna - Mi d quello che gli chiedo. (Rientra dalla destra, stringendosi l'accappatoio nella vita: senza calze, in pantofole di velluto) Ecco fatto. (Viene avanti).

Alessandro - (la guarda, ammirato).

Vanna - (sorprende il suo sguardo, voltandosi) Cosa c'?

Alessandro - Niente... Constato che siete bella anche cos!

Vanna - Non mi sono mica messa una maschera... la faccia la stessa... (Prende una sigaretta di Tullio).

Alessandro - Non mi riferisco alla faccia, ma al... (Indica col pollice levato: a tutto il resto). Anche cos non si perde niente... (Le offre laccendisigaro).

Vanna - Oh, spero bene... (Accende, fuma). Il mio corpo tutto il mio capitale... Peccato che diminuisce continuamente...

Alessandro - (stupito) Eh?

Vanna - Ogni giorno che passa un giorno.

Alessandro - Questo anche vero.

Vanna - Dieci anni fa ero perfetta.

Alessandro - E adesso?

Vanna - (siede, incavalca le gambe) Oh... ho mille difetti.

Alessandro - Non si direbbe.

Vanna - Bisogna guardarmi ad occhio nudo per scoprirli.

Alessandro - Se l'avessi pensato sarei venuto dietro al paravento.

Vanna - Nessuno ve l'ha proibito.

Alessandro - Come! Avete detto...

Vanna - ... sto dietro il paravento, ma non ho detto: non venite dietro il - (paravento!

Alessandro - Oh che bestia!

Vanna - Del resto avevo gi l'accappatoio addosso. Poi, quando una fa la modella da tanto tempo, non d pi importanza...

Alessandro - Gi.

Vanna - lo mi turbo un po' solo quando mi sorprendono spogliata in movimento...

Alessandro - Non capisco.

Vanna - Quando sono in posa, immobile, un'altra cosa. Mi pare d'essere vestita.

Alessandro - Tullio mi diceva circa lo stesso, poco fa... Per uno scultore la modella non una donna...

Vanna - Dicono tutti cos! Poi si sa...

Alessandro - Ah, ah... E, naturalmente, anche Tullio... si sa.

Vanna - (volubile) Oh, il maestro non un uomo...

Alessandro - Questa frase comincia a diventar monotona!

Vanna - Quello che conta in una figura come Tullio Pardi la mano!

Alessandro - Ah?

Vanna - II pollice! Ci pensate? Quante creature sono nate dalle sue dita miracolose! Il nostro cimitero pieno di vita! Io ci sono almeno venti volte, in tutte le pose!

Alessandro - Una cosa molto allegra!

Vanna - Ci siete mai stato al cimitero?

Alessandro - No, grazie. M'intendo poco di scultura.

Vanna - M'avevano detto che 6iete amici da tanti anni...

Alessandro - S, ma fuori... il marmo, la creta... quei panni sempre bagnati... mi raffreddano.

Vanna - (pensosa) Dovreste andarci al cimitero.

Alessandro - (con lieve agitazione) Ma una mania... Se per veder voi, scusate, preferisco ammirarvi qui, viva...

Vanna - (pensosa) E' un'altra cosa.

Alessandro - Certo... e anche un po' monotona, suppongo... Sempre la stessa persona su venti tombe...

Vanna - (quasi scattando) Ah no... ah no! Mai la stessa... Io son sempre io, ma in ogni scultura c' qualcosa di diverso... Avete mai provato a far cinque o sei fotografie una dopo l'altra?... Quando le stampate vedete che ogni posa ha un'altra vita, alle volte sembra quasi un'altra persona! E' qui l'arte di Tullio Pardi... Pu fare cento volte la stessa donna e sar sempre un'altra...

Alessandro - Perch fate la modella? Avete gusto, intelligenza...

Vanna - (E che dovrei essere cretina?

Alessandro ; - Voglio dire... una donna, con le vostre qualit, bella...

Vanna ' - Diciamo simpatica.

Alessandro - Diciamo anche simpatica... avrebbe potuto trovare...

Vanna - Che cosa?

Alessandro - Non so... qualcosa di meglio.

Vanna - Per trovare bisogna cercare. Io non ho mai cercato.

Alessandro - Mai?

Vanna - (Non sono tipo di puntare un uomo, incretinirlo, prenderlo in trappola e attaccarmici sopra come un'ostrica... Quando m' piaciuto uno... l! Fatto.

Alessandro - E poi?

Vanna - Non ho mai pensato al poi. Lavoro, io.

Alessandro - Capisco... ma basta?

Vanna - Oh Dio... quando basta? Mai! I soldi s ne vanno come l'acqua, e anche se mi capita la gran fortuna son sempre pochi. Ma non ho mai pensato a vivere di rendita su un'ora d'ubriacatura.

Valentina - (ventisei anni, bella, fresca, quasi angelica, senza cappello bench vestita per uscire, entra dal fondo? si ferma un po' imbarazzata vedendo Alessandro e Vanna) Oh...

Vanna - ( balzata in piedi) Scusate, signorina...

Valentina - Prego... Buongiorno, conte...

Alessandro - (ossequioso) Signorina...

Vanna - (confusa) II maestro occupato e allora mi son fermata a far due chiacchiere con il signore-Se permettete... vado nello studio.

Valentina - Andate, andate.

Vanna - (esce per la destra).

Alessandro - (appena Vanna uscita, afferra la mano di Valentina, la bacia con furia sulla palma).

Valentina - (spaventata) Ma siete pazzo?

Alessandro - E' un'ora che t'aspetto.

Valentina - Non ho potuto scendere prima.

Alessandro - Perch ?

Valentina - C' mio fratello...

Alessandro - Valentina, tu mi fai impazzire! Hai parlato ai tuoi?

Valentina - Non ne ho avuto il coraggio... M'avete promesso d'aver pazienza...

Alessandro - Non voglio morire pazientando. Ti amo come un forsennato...

Valentina - 'E' quello che non capisco... Io sono una donna cos tranquilla... Credo di poter ispirare un affetto profondo... tenace, se volete, ma calmo e pacifico... La vostra costante ebollizione mi terrorizza...

Alessandro - (si passa una mano sulla fronte) Valentina, se speri di calmarmi con la dolcezza, ti sbagli... Credi di gettar acqua sul fuoco e invece vi getti benzina... (Fa per afferrarla).

Valentina - ((atterrita) No... (Se ci sorprendessero... impazzirei di vergogna...

Alessandro - (frenandosi) Valentina, tu mi fai morire! Fammi parlare con tua madre, con tuo fratello, con chi vuoi, ma finiamola con questa tortura! (Fa per afferrarla).

Amelia - (dall'interno) Valentina...

Valentina - (bassa) La mamma.

Amelia - (dal fondo, quarantacinque anni, portali con gran disinvoltura, perfetta eleganza, anche lei vestita per uscire e senza [cappllo. Sembra un po' impaziente: vede Alessandro) Oh...

Valentina - H conte Alessandro Astari... Mia madre.

Alessandro - (bacia la mano di Amelia) Signora...

Amelia - Molto piacere... (A Valentina) E Pardi? Cosa fa questo benedetto uomo! E' quasi mezzogiorno...

Valentina - Sai com... (Ad Alessandro) Dobbiamo andare alla Galleria d'Arte per presentare una signorina al Direttore... Il maestro ci ha promesso una raccomandazione e non trova mai il tempo di scriverla...

Alessandro - (radioso) Se solo per questo, io...

Amelia - (ad Alessandro E' un benedetto uomo, io gli voglio un bene dell'anima...

Valentina - (Mamma!

Amelia - Ma cos sregolato! Poi ha dei periodi addirittura frenastenici. Da tre mesi, per esempio, una belva... (L'altro ieri ha picchiato una modella, ha rotto una statua, ha urlato tutto il giorno... Ed tanto buono e caro. Pensate che noi viviamo per lui...

Valentina - Mamma!

Amelia - Chi ci pagherebbe quello che ci paga lui per quest'appartamento? Quando mio marito morto mi sono trovata con questo villino e due bambini da tirar su...

Lei - (indica Valentina) e Carlo...

Valentina - Ma cosa vuoi che interessi al conte questa storia...

Alessandro - (vivamente) M'interessa moltissimo, invece.... Dite, dite signora...

Amelia - Ho detto... Valentina aveva dieci anni, e Carlo otto.... Pardi prese l'appartamento e sono sedici anni che lo tiene...

Valentina - Questo un modo molto carino per far sapere che ho ventisei anni...

Amelia > - (Figlia mia, pensa a quanti ne ho di pi io... avessi ventisei anni farei ventiseimila salti! (Ad Alessandro) Tullio Pardi un tesoro, se non avesse queste parentesi di pazzia furiosa! Sono tre mesi che una 'belva.

Valentina - L'hai gi detto, mamma.

Amelia - Scusa, cara, bisogna essere indulgenti coi vecchi... (Guarda l'orologio) Mezzogiorno e cinque! Non faremo in tempo!

Alessandro - Se permettete, signora... Potrei presentarvi io al Direttore della Galleria... Lo conosco benissimo.

Amelia - (gratamente sorpresa) Oh... Artista anche voi?

Valentina - (Ma no, mamma... Il conte giornalista, redattore del Tempo , di cui anche il maggiore azionista...

Amelia - Oh... ma allora una vera fortuna... Potr farci avere dei biglietti per il teatro...

Valentina - Mamma...

Alessandro - Ma certo, signora... col massimo piacere... Intanto vi accompagner alla Galleria d'Arte... Ho l'automobile, gi.

Amelia - Corro a mettermi il cappello... mezzo minuto.

Valentina - Diciamo dieci minuti: pi onesto.

Alessandro - Fino all'una c' tempo.

Amelia - E poi, con l'automobile... (A Valentina) Andiamo? Con permesso, conte.

Tullio - (entra dalla sinistra: vestito diversamente, appare pi fresco, accuratamente rasato e pettinato).

Carlo - (Ventiquattro anni, abito da mattina, cappello, dal fondo) (Beh? Andiamo? (Vede Tullio) Oh, ciao, maestro.

Tullio - Addio. Dove andate?

Carlo - Alla Galleria d'Arte.

Tullio - Ah gi, devo raccomandarvi...

Alessandro - Non occorre. Le accompagno io.

Tullio - (lo fissa) Ah.

Alessandro - Gi. (A Carlo) Permettete... Alessandro Astari... (Molto lieto.

Carlo - (stringendogli la mano) Fortunato...

Tullio - Ora conosci tutta la famiglia.

Alessandro - E ne sono felice.

Amelia - Andiamo Valentina. (Esce per il fondo).

Valentina - (la segue).

Carlo - (a Tullio) Se non ti dispiace aspetto qui...

Tullio - Perch dovrebbe dispiacermi? Siedi, accomodati, accampati, bivacca.

Carlo - (lo fissa) Stai per mordere?

Tullio - (vincendo il suo malumore) Scusami, Carlo. Almeno tu abbi piet di me.

Carlo - Sembri una tigre pronta a slanciarsi. (E sorride).

Tullio - Niente di pi stupido delle tigri. Siedi. (Gli lancia U pacchetto delle sigarette) Sigaretta?

Carlo - (prende il pacchetto a volo, sceglie una sigaretta, siede).

Tullio - (ad Alessandro) E' un ragazzo di talento, questo disgraziato.

Alessandro - Ah?

Tullio - Morr di fame.

Alessandro - (a Carlo) Se fossi in voi direi crepi l'astrologo.

Carlo - Comincio a convincermi che ha ragione, invece. Lui ch' un artista idi genio vive perch s' adattato alla scultura commerciale... Io diventer forse ricco se riuscir a comporre musichetta americaneggiante.

Vanna - (appare sulla destra, guarda Tullio, ha un gesto di dispetto) Maestro!

Tullio - (voltandosi) Eh?

Vanna - Vi siete vestito?

Tullio - Volevo accompagnare la signorina alla Galleria d'Arte...

Vanna - Dio santo, nemmeno oggi lavorate!

Tullio - Lavoro, perch il conte Astari s' incaricato lui dell'accompagnamento. (Si toglie la giacca e la porge a Vanna) Tieni, fatti dare un camice...

Vanna - (esce, con la giacca, dalla sinistra).

Tullio - Brava ragazza... Se non mi spingesse lei... Mah! Finir con lo sposarla!

Carlo - (Addirittura!

Tullio - Tutti i salmi finiscono in gloria. Bisogna pure decidersi a prendere una donna, ad una certa et.

Alessandro - (pensoso) E' vero.

Carlo - Non vero.

Alessandro - Voi siete giovine.

Carlo - Ma non me ne lagno.

Vanna - (torna dalla ministra con un camice pulito, e lo porge a Tullio).

Tullio - (indossando il camice, aiutato da Vanna) Stavo facendo il tuo elogio, sai Vanna?

Vanna - Davvero?

Carlo - Diceva che finir con lo sposarvi.

Vanna, - Ah! Non accetter mai!

Tullio - Perch ?

Vanna - Vi voglio troppo bene.

Tullio - Quasi ci credo.

Vanna - Andiamo a lavorare?

Tullio - Aspetta che mandi via questi signori. Poi rimarremo soli e lavoreremo finche ci sar luce.

Vanna - Avrei preferito che rimanesse qualcuno.

Alessandro - E' cos pericoloso?

Vanna - A volte fa paura.

Tullio - (stupito) Ma dici davvero?

Vanna - Quando v'arrabbiate, s.

Tullio - (l'accarezza) Ti prometto che non accadr pi.

Alessandro - Cos' accaduto?

Vanna - Oh... non ho il coraggio di dirlo... una cosa orribile!

Alessandro - (a Tullio) Come, tu fai ancora delle cose orribili?

Tullio - Sciocchezze... Ho strozzato una statua!

Carlo e Alessandro - (ridono).

Vanna - Se aveste visto... Mi pareva che uccidesse me...

Alessandro - (con un brivido) Ma sei davvero un mostro, sai...

Carlo - Una belva pronta a slanciarsi...

Tullio - (ha un gesto furioso, poi si domina) N mostro n belva... Sono un vecchio: ecco tutto.

Alessandro - (stupito)Un vecchio?

Vanna - (fissa Tullio sbalordita).

Tullio - Che non sa ancora rassegnarsi.

Vanna i - (Ma cosa dite, maestro? Vecchio voi?

Tullio - Non mi chiami maestro? Se fossi giovine mi daresti del tu!

Vanna - Ma io non oso...

Tullio - Appunto: non osi. In questo il guaio. Sai quanti anni ho, io?

Vanna - Ma... Quaranta... forse!

Alessandro - Senza forse. Almeno quarantadue.

Tullio - Ne ho cinquanta.

Carlo - (sbalordito) Ma cosa dici?

Tullio - La verit. Quarantanove anni, undici mesi e dieci giorni. Cinquanta fra tre settimane.

Vanna - Sembrate un giovanotto!

Tullio - Sembro. I nostri padri a quarantanni avevano barba e pancia, aspetto serio e dignitoso, e spirito in armonia con l'aspetto. Erano vecchi e s'accorgevano di esserlo. Noi, invece... facce rase, nutrimento razionale, cure, sport... A cinquantanni ne dimostriamo trentacinque, ci confondiamo con gli ancora giovani... E' terribile.

Alessandro - (con un po' di sgomento) Perch terribile?

Carlo - Direi anzi ch' un bene...

Vanna - Riuscire ancora a darla ad intendere... Pensate un po'...

Tullio - Darla ad intendere... A chi? Agli altri: non a te. Fuori la pelle liscia, ma dentro si vecchi! Che sciocchezza, il sogno di Faust...

Alessandro - (Scusa, perch ?

Tullio - Si finisce sempre con l'incontrare una Margherita... ed amarla... pazzamente... poi disperato bisogno d'amore di chi si sente morire... (Ci sentiamo trascinati a fare le stesse sciocchezze dei giovani... spaventose per noi che ci vigiliamo e ci sentiamo ridicoli... E scopriamo che anche gli altri... l'altra... ci vede e ci sente ridicoli, e ride dentro di s... Che c' di strano se vedendo sul volto d'una statua quel terribile riso le mie mani cedano all'impulso di distruggere... '

Vanna - (atterrita) Maestro -

Alessandro e Carlo - (si guardano spaventati).

Tullio - (fremente) Ho voluto fermare uno dei suoi mille aspetti... rendere eterno un attimo in cui m'era apparsa cos mia... Le labbra che chiedono ed offrono un bacio, in un sorriso meraviglioso... Ma le mie dita pazze non tirano fuori dalla creta altro che quell'orribile riso di scherno... Le mani allora strangolano la figura oscena e deforme... il collo si schiaccia e mi scivola fra le dita, la testa si stacca e cade...

Alessandro - (terrorizzato) Tullio...

Carlo - (spaventato) Calmati...

Vanna - (dolorosa) Siete troppo stanco...

Tullio - (non li ha ascoltati) Pure una volta l'ho colto quel sorriso... l'ho avuto quel bacio... perch lei me li offriva, sinceramente... perch sentivo ch'erano miei, come lei era mia, tutta, corpo, sorriso... Guardate-guardatela... ditemi se c' nulla di pi perfetto... (Con un gesto violento Tullio strappa il panno che copre la colonna a sinistra: appare il pezzo di legno. Tullio ha un gesto di terrore).

Alessandro, Carlo e Vanna - (hanno un uguale, sincrono gesto di spavento).

Tullio - (smarrito, si volge a guardare i tre, col panno in mano).

Alessandro - (smarrito, tentando a"aiutar e Tullio) Evidentemente la statua non c.

Vanna - Non c'... proprio cos...

Carlo - (muovendosi verso la destra, alzando un po' la voce) La statua non c'!

Tullio - Vedo anch'io che non c'...

Alessandro - Forse l'hai mandata a riparare?

Tullio - No, ma... aspetta: ora che ricordo, l'ho fatta mettere di l nello studio... Vado a prenderla. (Esce dalla destra).

Alessandro, Vanna Carlo - (si guardano, imbarazzati, poi cominciano a muoversi disordinatamente in cerca di qualcosa da dire). ,

Alessandro - Strano che non ci sia, vero?

Vanna - Gi, strano.

Carlo - Molto strano.

Alessandro - E ancora pi strano che Tullio l'abbia nello studio.

Carlo - Lo studio non certo il posto adatto...

Vanna - Del resto uno studio di scultura...

Alessandro - Ma che fa quel caro Tullio? (Chiamando) Tallio? (Pausa) Sempre mattacchioni questi scultori!

Vanna - (sulle spine) Lasciano la gente nel salotto, se ne vanno di l a cercare una statua, e non tornano pi! (Chiamando) Tullio?

Alessandro - Oh... lo chiamate Tullio? Non pi maestro?

Vanna - E' che a volte... capite, signor conte... io... (Scoppiando) Oh, insomma, caro Stivai, spiega cos' successo e fa calare il sipario... Io non ne posso pi! (Siede affranta).

Carlo - (cade a sedere anche lui).

Alessandro - (ridiventato l'attore, si rivolge al pubblico) Signore e signori... vogliate perdonarci... un banale incidente di palcoscenico... ci doveva essere la statua e non c'... Ninchi doveva continuare la sua scena descrivendoci minutamente il capolavoro... Ha tentato di rimediare inventando l per l che la statua era nello studio e andando a prenderla... ma dev'esser successo qualche altro pasticcio... Far calare il sipario e...

Tullio - (rientrando affannato dalla destra) Mio caro conte, la statua l'ho mandata dal formatore per farne delle copie. Ora ve ne far la descrizione come se fosse qui. Permettete intanto che copra la colonna. (Rimette il panno sulla colonna).

Alessandro - (pietoso) Ci diamo del voi, adesso?

Tullio - (sussultando) Ah gi... del tu... (Ma sono cos distratto. La scultura fa questi scherzi... (Fissa i tre, stupefatto).

Alessandro - (s' seduto, affranto, e lo guarda sconfortato).

Vanna e Carlo - (fissano Tullio scuotendo la testa).

Tullio - (smarrito) Co... cos' successo?

Vanna - Niente... Non hanno ancora sparato sul palcoscenico... Vedi com' buono il pubblico?

Tullio - (ad Alessandro) Ma...

Alessandro - Eh gi. Stavo per far calare il sipario quando tu sei rientrato con la trovata del formatore. Abbiamo fatto una gran bella figura. Sipario, eh! (Pausa, poi, al suggeritore) Lo date questo segnale del sipario?

Il Suggeritore - (dalla buca) E' un quarto d'ora che suono!

Alessandro - (seccato, atta destra) Volete decidervi a calare questo sipario?

Morozzi - (dall'interno a destra) Non c' nessuno per calarlo!

Alessandro - Eh?

Morozzi - (e. s.) L'atto avrebbe dovuto finire fra venti minuti, e i servi di scena sono ancora all'osteria!

Alessandro - Venite qui... fatevi ammirare anche voi! (Lo tira in scena).

Morozzi - (entrando) Eccomi, signor Stivai, ma io non ho nessuna colpa.

Alessandro - Nessuna colpa?

Morozzi - La didascalia dice: una colonna di marmo coperta da un panno... La colonna c', e il panno anche. Io sono a posto.

Alessandro - Ma disgraziato! Ci voleva la statua sotto il panno!

Morozzi - Bisognava specificarlo! Si doveva dire: una colonna di marmo, con statua da scoprire , coperta da un panno...

Alessandro - Ma cosa vi faceva metterci anche la statua sulla colonna?

Morozzi - Mi faceva che avrei dovuto pagare il noleggio anche della statua e non della sola colonna, mentre un pezzo di legno non costa nulla. In teatro tutto finzione: l'arte che fa sembrar vero ci che falso!

Alessandro - (gli stringe la mano) Bella battuta! Ed ora come si rimedia?

Morozzi - La statua l'ho mandata a prendere. Fra un quarto d'ora sar qui.

Alessandro - Ed io cosa racconto al pubblico durante questo quarto d'ora?

Morozzi - Scusate, ma un affare che non mi riguarda. Io faccio il direttore di scena, non il primo attore. Con permesso, ho da fare.

Alessandro - Andate, andate... E un'altra volta state attento alle prove!

Morozzi - (esce dalla destra).

Alessandro - Ed ora che facciamo?

Vanna - Visto che non ci hanno ancora lanciato nessun pomodoro, tiriamo avanti... Tassani potrebbe suonare, io e te fare un balletto...

Carlo - Ah, io suono in scena solo se c' il maestro che suona dietro le quinte!

Alessandro - Ha ragione! E poi cosa farebbe Ninchi?

Vanna - Potrebbe battere il tempo con le mani e fare ih ah... ogni tanto.

Tullio - Grazie per la gran parte.

Vanna - Ho espresso un'opinione.

Tullio - L'ho sempre detto che questa commedia era troppo complicata... Che bisogno c' di fare della psicologia...

Alessandro - (con lieve enfasi) Non soltanto psicologia... La descrizione della statua, tutti quei particolari tecnici sulla scultura sono forse un po' pesanti, ma la grande scena fra noi due bellissima, e all'entrata della Cellini davvero impressionante...

Tullio - Troppo drammatica. (Recitando) Quest'attimo meraviglioso io l'ho fermato nel marmo! Ogni volta che quest'attimo ritorner nella mia esistenza quella donna sar mia!

Valentina - (appare sul fondo, col cappello e la pelliccia, terminando d'infilarsi un guanto) Quale donna, maestro ?

Amelia - (segue Valentina, cappello, pelliccia) Avete finalmente una donna vostra?

Tullio, Carlo, Alessandro e Vanna - (guardano costernati Valentina e Amelia).

Alessandro - (al pubblico) Questo significa entrare sulla battuta di soggetto. Al sar mia di Ninchi dovevano entrare Giana Cellini e Gina Sammarco, e non hanno tardato un secondo. Sono attrici preziose.

Valentina e Amelia - (sono sbalordite).

Valentina - Ma cos' successo?

Vanna - Scatascio: disastro.

Amelia - S' fermata la commedia?

Vanna - Pare di s.

Amelia - (scoppiando a piangere) Oh Dio santo!

Valentina - Cosa c'?

Amelia - Io che m'ero fatto questo vestito proprio per questa scena!

Alessandro - La riprenderemo... appena arriva la statua...

Amelia - S... dopo che s' sciupato tutto l'effetto... Andate a spender soldi, sacrificatevi per i capocomici, arricchite le sarte: ecco cosa si guadagna...

Alessandro - Calmati, Ginotta, vieni avanti, siedi e sorridi... E tu, Giana, coraggio e aiutaci. Finch voi sorridete tutto pu ancora salvarsi. Anche tu, Tilde, fa' vedere i dentini...

Vanna - (sorride di scatto)

Alessandro - Ma no, santo Cielo, un sorriso vero... sembri la pubblicit d'un dentifricio... (Vanna sorride giusto) Oh, meno male... (Al pubblico) Non c' niente di strano se ci diamo del tu... Gli attori si danno tutti del tu, di solito. Quando, dopo due o tre giorni dalla riunione, s'insiste ancora sul voi, allora si, segno che gatta ci cova... Nelle grandi Compagnie... non nella nostra, di giovani... noi siamo piccoli e c'ingrandiamo soltanto della nostra speranza di crescere... Nelle grandi Compagnie, dicevo, si dice sempre voi, per... Baciamani, inchini... Signora, come avete dormito? Bene grazie, signor attore, e voi?

Amelia - Frasi inutili: lo sanno benissimo come hanno dormito, tutti e due!

Valentina - Oh... datemi tutti del tu, d'ora in poi-Anche voi, flMinchi, per favore...

Tullio - Ma s, cara... Come hai dormito?

Vanna - E falle una domanda meno stupida, no?

Tullio - Ho cercato di dir qualcosa... Io non ho lo spiritaccio di Stivai che sta parlando da un quarto d'ora a soggetto... Mi ci vuole una battuta, magari cretina, ma mi ci vuole!

Carlo - Certo, senza testo non so com' possibile continuare...

Valentina - Bravo, Tassani, dite qualcosa anche voi, cos la scena non si raffredda...

Carlo - Vi pare, signorina, faccio del mio meglio per aiutare la barca, ma anche voi...

Alessandro - (fissando Tullio, Vanna e Amelia) Si danno del voi!

Valentina - Oh Dio, Tassani, parla... Dammi del tu!

Carlo - Ma s, cara... Come stai?...

Valentina - Bene grazie, e... tu?

Carlo - Non c' male... Come va il biroccio?...

Alessandro - Dite qualcosa di pi spirituale, se vi riesce...

Carlo - (a Valentina) Che ne dici della commedia? Ti piace la parte?

Valentina - Oh, la parte... Per quella ch' ridotta la mia parte, dopo quest'incidente...

Amelia - E la mia!

Valentina - La Mercandalli riuscita a dirla quasi per intero... Tutte le lodi saranno per lei, domani!

Alessandro - Non cominciamo a discutere le parti, adesso... Un vero attore non se ne lagna mai!

Valentina - S, parlate voi, ora... cio, parla tu! Le migliori le arraffa sempre lui...

Alessandro - Scusa, colpa mia se le parti per uomo sono in maggioranza?

Valentina - Voi uomini state sempre intorno agli autori, scrivimi questo, scrivimi quest'altro... ed ecco perch vi favoriscono!

Alessandro - Potreste darvi da fare anche voi donne!

Valentina - Vai, vai, che nel teatro la donna sempre sacrificata!

Amelia - Per avere una paga decente si deve urlare tutta l'estate! Poi tutto se ne va fra sarte e modiste...

Valentina - Si avesse almeno la soddisfazione di recitare... Di Signore dalle camelie ne vien fuori una al secolo!

Amelia - Ogni cosiddetta rivoluzione teatrale si risolve a beneficio degli uomini... Il grottesco porta avanti il primo attore, il giallo mette in candeliere l'ispettore e l'assassino...

Alessandro - Scusa: Il processo di Mary Dugan per donna...

Valentina - Gi, col fratello protagonista! Andiamo!

Alessandro - Io dico che anche con una parte piccolissima un vero artista pu farsi valere.

Amelia - S, la conosciamo questa storia... E ne siamo stufe!

Alessandro - Vuoi scommettere che una battuta si pu dire in dieci modi differenti, variandone significato, importanza, carattere?

Valentina - Da quando stai nel Teatro Moderno sei diventato possibilista.

Alessandro - (balzando) Eh? Cosa, scusa?

Valentina - Possibilista... Credi tutto possibile, come il principale... Lui per se ne scappa al caff le sere di prima, e si fa telefonare i risultati, mentre noi stiamo qui a tribolare!

Alessandro - Dammi una battuta qualunque e ti far vedere in quanti modi si pu dirla. (Valentina tace) Avanti: la battuta pi facile e insignificante... la prima che ti viene in mente.

Valentina - Oggi rimango a casa... e magari ci fossi rimasta!

Alessandro - Oggi rimango a casa o magari ci fossi rimasta?

Valentina - Oggi rimango a casa!

Alessandro - Benissimo. Stai attenta. (A Vanna, semplicemente) Oggi rimango a casa. (A Valentina) E uno. (Ad Amelia, come per dire: Oggi pretendo rimanere a casa e basta!) Oggi rimango a casa! (Finge d'aprire un'immaginaria finestra, tende la mano per vedere se piove, poi, a Carlo, come per dire: Oggi sto in casa, tanto cattivo tempo) Oggi rimango a casa. (Mette la mano davanti alla faccia come uno specchio, si guarda la lingua, poi scuotendo la testa) Oggi rimango a casa! (Piegandosi teneramente su Vanna, pieno di languore, invitando) Oggi rimango a casa...

Valentina - Oh Dio!

Alessandro - (saltellando come un bambino, tutto contento, canterellando) Oggi rimango a casa! Oggi rimango a casa!

Valentina - Cos' quest'ultima sublime interpretazione?

Alessandro - Pierino, che ha saputo che il maestro s rotto una gamba e che quindi non va a scuola!

Tullio - (a Carlo) Vedi? Spiritaccio... E' capace d'andar avanti altre due ore cos.

Vanna - Quando il pubblico non spara...

Amelia - Scusa, perch dovrebbe sparare? Divertente lo , senza dubbio; mi sto divertendo anch'io...

Amelia - Chi s'interessa si diverte.

Carlo - Il teatro non solo divertimento...

Tullio - Scusa, Aristofane divertiva...

Valentina - Ma interessava, anche.

Amelia - Chi s'interessa si diverte.

Tullio - Stavo per dirlo io... Curioso, ora parlo anche senza testo... Il fatto vero che a teatro bisogna interessare, facendo ridere o piangere... E non posso soffrire le commedie che pretendono di trasformare la platea in aula e il palcoscenico in cattedra. Chi vuole istruirsi vada all'universit... Che bisogno c'era di metter su questa commedia che si limita a descrivere l'anima d'uno scultore eccezionale, l'anima d'una ragazza eccezionale, l'anima... uff! La migliore commedia del mondo quella che racconta un fatto, senza fronzoli!

Alessandro - (con una certa sufficienza) Vedi, Ninchi... arrivato ad una certa et, e rappresentato un certo numero di commedie col fatto dentro, solide, quadrate, coi ruoli a posto, commerciali, insomma... un autore deve scrivere un lavoro polemico, una di quelle commedie pensose, accorate...

Tullio - Scocciantissime e pesanti...

Alessandro - ... ma piene di significati, magari reconditi. Anzi pi il significato recondito pi importante la commedia.

Valentina - Certo, ci sono autori che diventano celebri per aver scritto delle cose che nessuno capisce.

Alessandro - Vedi? Un lavoro del genere d'obbligo scriverlo per un autore, come per un attore che si rispetti d'obbligo metter su un Amleto ad un certo punto della sua carriera. Un lavoro del genere , in sostanza, tutto quanto l'autore avrebbe voluto scrivere e non ha saputo. Il creatore vero crea, infischiandosi delle resistenze esterne, supera modi, forme, tradizioni: se ha il capolavoro dentro lo mette fuori, e ci muore sopra, nel caso. Ma se dentro ha solo l'embrione del capolavoro, non mette fuori che una commedia polemica, che dimostra, e magari convince, ma col ragionamento, non con la possente persuasivit del fatto. Ora io mi domando: arte teatrale la polemica? Nel s o nel no sta tutto il problema.

Valentina, Tullio, Amelia, Vanna e Carlo - (si guardano stupiti).

Valentina - (dopo una pausa, ad Alessandro) Scusa, non ho capito bene. Vuoi ripetere?

Alessandro - E' una parola! Chi si ricorda?

Morozzi - (entrando affannato dalla destra) Ecco la statua. (E porge qualcosa avvolta in un giornale, legata con uno spago rosso).

Alessandro - Benissimo. Riprendiamo dal punto interrotto.

Valentina - Benone, cos la rappresentazione finisce alle due.

Tullio - Come vuoi fare? L'azione deve svolgersi...

Vanna - Per me io ho quasi finito...

Carlo - Gi, ma io ho tutta la scena con lo scultore...

Valentina - Ed io tutta la scena con mio fratello...

Alessandro - La sola scena veramente importante la mia...

Valentina - Eccolo: sentite?

Alessandro - La mia con la Sammarco, eppure propongo di tagliarla...

Amelia - Lo sapevo che finiva cos!

Alessandro - Spieghiamo brevemente cosa succede e attacchiamo il finale...

Valentina - Ma s, meglio... A quest'ora, ormai...

Amelia - Non so come il pubblico possa capire il finale senza aver visto quello che lo prepara!

Alessandro - Scusa, le battute ci sono, no? Basta dirle bene!

Amelia - Ma l'atmosfera drammatica? Come fai a formarla di nuovo?

Alessandro - Cara, quella se c' c', e se non c' Dio ce la mandi buona... (Alla buca) Vieri, passate al finale...

Vieri - (dalla buca) Gi fatto.

Morozzi - Ed io?

Alessandro - (severo) Voi riportate la statua dove l'avete presa!

Morozzi - (esce dalla destra con la statua).

Alessandro - (al pubblico) Un p d'attenzione, signori... Dunque, qui c' uno scultore, innamorato pazzo d'una signorina. Lui cinquantanni, lei (indica Valentina) ventisei. Nessuno sa di questa folle passione, scoppiata dieci anni prima. Valentina ha subito il fascino dell'artista: tutte le curiosit, le inesperienze, le impazienze della sedicenne l'hanno portata a darsi, ma in dieci anni diventata donna attraverso il travaglio di questo amore segreto e bruciante. L'artista non pi che un uomo per lei, e un uomo di cinquant'anni. In Tullio invece l'amore non fa che divampare sempre di pi: la tenerezza diventata tempesta, uragano. La distanza fra lui e Valentina aumenta ogni giorno: egli la sente, l'indovina. Tremando le ha detto un giorno: non pretendo che tu leghi la tua vita alla mia. Quando sarai stanca dimmelo. Sapr affrontare con serenit il terribile momento della separazione. E questo momento venuto. Un amico dello scultore, il conte Alessandro Astari, giornalista, di dieci anni pi giovine di Tullio, ha notato quella figura soave di donna, se n innamorato profondamente, vuole sposarla. Non sospetta della tresca: nessuno lo potrebbe. Si confida con Tullio, lo prega d'aiutarlo, di chiedere, per lui, la mano di Valentina alla madre. Lo schianto dello scultore terribile: la vecchiezza che sente in se e che si sforza di tener nascosta, ora sembra che affiori. E' improvvisamente invecchiato: ha la sua et... dieci... quindici anni gli sono piombati sulle spalle in pochi secondi...

Valentina, Amelia, Carlo e Vanna - (durante la battuta di Alessandro sono usciti di scena quasi inosservati, uno per volta).

Tullio - (si seduto, sconvolto da un terribile dolore: un po' curvo, le mani gli tremano leggermente).

Alessandro - (fissa Tullio, poi, con dolcezza) Il mio racconto ti ha sorpreso.

Tullio - (reprimendo lo strazio) Ti... ti confesso di s...

Alessandro - Parlerai a sua madre?

Tullio - S...

Alessandro - Quando?

Tullio - Quando vorrai...

Alessandro - Subito. L'indugio diventato un supplizio:.. Bisogna finirla...

Tullio - S... finirla... terribile aspettare... illudersi in un'attesa straziante... Una sola cosa voglio chiederti... Lei... ti ama?

Alessandro I - Mi ama.

Tullio - Lo credi... o te l'ha detto?

Alessandro - Me lha detto.

Tullio - (s'alza con sforzo, e vacilla).

Alessandro - (fa per sorreggerlo).

Tullio - Oh... sciocchezze... il cuore... bisogna star attenti al cuore.

Alessandro - Non sapevo che soffrissi...

Tullio - Nemmeno io credevo di dover soffrire tanto...

Valentina - ((entra dal fondo, senza cappello, un po' inquieta, si (ferma guardando i due).

Alessandro - (la fissa, estatico) Valentina...

Tullio - (vacilla).

Valentina - (allarmata, a Tullio) Ma... cos'avete?

Tullio - (riprendendosi) Niente... nulla... sciocchezze (La guarda, poi guarda Alessandro).

Alessandro - (ha capito che Tullio vuol parlare a Valentina, e chiede a questa) La mamma in casa?

Valentina - S.

Alessandro - Allora salgo a salutarla... e torno subito... Tullio ha qualcosa da dirvi...

Valentina - (sussulta, fissa prima Alessandro, poi Tullio).

Alessandro - (esce dal fondo).

Valentina - (ha seguito con lo sguardo Alessandro: ora turbata, fissa Tullio).

Tullio - ((la guarda, cupo, poi) Cos... finita...

Valentina - (senza guardarlo) E' finita.

Tullio - Lo ami?

Valentina - Si.

Tullio \ - (E stanotte... sei stata ancora qui.

Valentina - (ostinata) Lo ani.

Tullio - Come ogni notte... scivolando come un'ombra fra porta e porta, nel camice nero del pretesto di lavoro, in punta di piedi sulle suole di gomma.,.

Valentina - Lo amo!

Tullio - Non lo ami. Non ami pi me, non puoi amare nessuno. Tutto l'amore che avevi l'hai dato a me, nel tuo cuore non c' pi niente. Cosa vuoi, cosa speri di trovare in lui? Nulla.

Valentina - Nulla? Un nome, una casa, una posizione... non e nulla, questo, per te?

Tullio - Io son pronto a sposarti: lo sai...

Valentina - (Non possibile... sospetterebbero, scoprirebbero... Mi ricordano tutti con le vestine corte e il nastro fra i capelli... Sarebbe come confessare un incesto.

Tullio - Confessa che non mi ami, invece.

Valentina - Non ti amo.

Tullio - Ed io ti am sempre. Ti voglio tanto bene. Pi di quanto tu possa immaginare, pi di quel primo istante in cui vidi nel tuo sguardo che potevo osare... Ti toccai la mano e tu me la stringesti... ti presi... ti sollevai come una piuma, ti tenni sulle braccia, distesa, e t'accostai alla bocca quasi senza chinar la testa, e sentii 1^ tua pelle e i tuoi capelli sugli occhi e sulle labbra... E ancora oggi, come allora, ti voglio tanto bene.

Valentina - Mi dicesti d'essere franca e leale, di non mentire. Mi promettesti di non trattenermi per forza.

Tullio - Non voglio trattenerti per forza.

Valentina - Non puoi trattenermi diversamente... Io debbo andarmene, ne ho il diritto, voglio vivere!

Tullio - E non hai vissuto con me? Non vivi? Ma sai tu cosa sia possedere l'amore sconfinato d'un uomo? Sai tu quale forza quest'amore, quanta vita pu darti?

Valentina - Anche lui mi ama.

Tullio - Ti ama e non s' accorto di nulla? Ti ama e non geloso di me? Ma io sentii il pericolo dal primo istante e subito ti dissi di non mentirmi, d'esser franca e leale con me... Non te l'avevo mai detto prima.

Valentina - (cupa) Non ho pi sedici anni. Non sono pi una bimba, ma una donna che si sente gi invecchiare...

Tullio - Come bestemmi...

Valentina - (c. s.) Non ho pi bisogno d'un fuoco divoratore.... Forse non lo resisterei pi: sento che davvero ho dato a te tutti gli eroismi di cui ero capace... Oggi m'occorre un fuoco tranquillo, sicuro...

Tullio - Ed io non sono sicuro... sono vecchio! Ed in questo momento lo sembro ancor di pi... Sento tremarmi le mani... le mani che pure hanno chiuso la tua maledetta bellezza in certo forme... (Indica intorno, accenna alla destra) Guarda... guardale, guardati... In tutta l'opera mia non ci sei che tu, la tua nudit allucinante che io conosco come nessuno conoscer mai. Tu sei cosa mia, anima, corpo, arte, bellezza, tutto... m'appartieni, per quello che sei stata per me, per quello che t'ho dato!

Valentina - (sdegnosa) Cosa m'hai dato?

Tullio - La mia vita!

Valentina - (c. s.) La tua vita era gi finita quando i tuoi occhi stanchi m'hanno guardato la prima volta come una donna...

Tullio - (atterrito) Valentina...

Valentina - No, parler io, ora. Tu non vuoi accorgerti del dolore che anch'io soffro... Non hai avuto piet di me, io non ne avr per te... S, io avevo sedici anni quando m'innamorai pazzamente di te che ne avevi quaranta... Fosti il mio primo amore ed ero per te l'ultimo. Io nascevo appena, tu stavi gi per dare un addio alla vita... Hai preso la 'mia giovinezza, te la sei innestata nel sangue, sei rinato, ritornato giovine, forte, maschio, hai ripreso a lavorare, hai espresso il capolavoro, hai riempito il mondo del tuo nome e della tua opera, sei diventato Tullio Pardi... Di chi tutta questa vita? (Mia, tutta mia! La lacrima che hai messa nello sguardo dell'Amante abbandonata l'ho pianta io, la prima volta che m'hai fatto soffrire! Il sorriso di gioia sulle labbra della Baccante era sulla mia bocca, quando la mia passione m'ha sollevata fino alla follia... La fronte pensosa dell'Attesa la mia: la mia attesa, a volte lunga, piena di paure... Tu andavi alle Accademie, e nelle Gallerie a inchinarti alla Gloria, io t'aspettavo notti intere alle volte, giungendo all' aberrazione di godere la mia sofferenza... Avevo ancora delle riserve di giovinezza, avevo ancora qualche goccia di sangue fresco nelle vene! Ora non pi: son vecchia, la bella e fresca corteccia d'un frutto marcito dentro; hai preso tutto di me, non c' pi nulla, non ho nient'altro da darti, e niente da prendere da te! Sono una pianta malata, ho bisogno d'un'altra terra... Debbo andare, tentare... Non ti chiedo che di lasciarmi vivere... e t'ho dato tanta vita, io... tutta la vita che avevo.

Tullio - ( atterrito, ancora pi curvo, ancora pi invecchiato e tremante. Dopo una pausa, con rancore)Vattene.

Valentina - (lo guarda, poi fa per muoversi).

Tullio - (Non mi dici nemmeno addio?

Valentina - (si ferma, esitante, poi gli corre incontro).

Tullio - (tende le braccia, i suoi occhi sembrano allucinati, splendenti di febbre).

Valentina - (commossa) Mio povero Tullio... (Lo bacia).

Tullio - (la ghermisce come una preda, la stringe furiosamente, la bacia).

Valentina - (tentando di liberarsi dopo la pausa) Lasciami andare, ora.

Tullio - ( impazzito) Un bacio, prima!

Valentina - Te l'ho dato...

Tullio - Un altro!

Valentina - (lo bacia di nuovo, fa per staccarsi da lui).

Tullio - (trattenendola) Questo non un bacio...

Valentina - (intimorita) Non un bacio?

Tullio - (c. s.) Non un bacio d'amore... come quelli che tu sai dare, che io conosco... (La stringe).

Valentina - (atterrita) Tullio...

Tullio - (stringendola) Sulle tue labbra io voglio un altro sorriso... non questo di scherno... di paura...

Valentina - (terrorizzata) (Ma tu mi fai paura...

Tullio - (ferocemente) Ah io ti faccio paura... Io ti faccio paura... (L'afferra per il collo, la getta sul divano, la strangola).

Valentina - (resiste qualche istante, poi s'abbandona, morta).

Tullio - (lascia il corpo esanime: le mani sono ancora atteggiate a stringere, le dita convulsamente contratte) Valentina... perdonami... Non posso averti fatto tanto male... Ti voglio tanto bene... (Le s'inginocchia accanto, la stringe disperatamente) Valentina... Rispondimi...

Alessandro - (viene dal fondo, si ferma sbalordito vedendo Tullio inginocchiato accanto a Valentina riversa) Ma... (Accorre presso i due) Cos' successo?

Tullio - (allucinato) E' morta...

Alessandro - (con un grido) Morta?

Tullio - (c. s.) Le volevo tanto bene...

Alessandro - (si precipita su Valentina, la scuote, osserva, vede, indovina, fissa Tullio con orrore) Tu... l'hai uccisa...

Tullio - (istupidito dal terrore) Le volevo tanto bene... le mie mani si sono strette non so come... era una statua... la mia ultima statua... Volevo un sorriso sulla sua bocca e non potevo fermarlo...

Alessandro - (cava fulmineamente la rivoltella).

Tullio - S, uccidimi... (Le voglio tanto bene... (Mette un braccio sulla morta, con infinita tenerezza) Uccidimi... vicino a lei... con lei...

Alessandro - (spara. Il colpo non parte. Spara di nuovo, e il colpo non parte nemmeno la seconda volta. Alessandro s'indispettisce, tira e spinge la pistola, si arrabbia, prova di nuovo a sparare: ma il colpo non parte. Allora fissa smarrito Tullio).

Tullio - ( sconcertato, guarda Alessandro, poi, come suggerendo) Strangolami...

Alessandro - (fuori di se) Ma che strangolare... Sei il doppio di me... ridicolo...

Valentina - (rialzandosi) Ma cos'altro e'?

Alessandro - (furibondo) Ce.., c'... (mostra la pistola) c' che ci dev'esser qualche iettatore in giro! (Urlando) Morozzi!

Morozzi - (entrando a precipizio per la destra) Eccomi!

Alessandro - Non avete caricato la pistola?

Morozzi - Io? Vorrete scherzare!

Alessandro - E com che non spara?

Morozzi - (prende la pistola, l'esamina, poi ha una espressione indignata) Ma se non togliete la sicura, Dio santo!

Alessandro - Se l'ho spostata venti volte! E' scarica!

Morozzi - Scarica? (Prova la pistola, e, senza volerlo, fa partire il colpo: guarda Alessandro confuso, poi) Guardate un po' se era scarica!

Tullio, Valentina e Alessandro - (sono costernati, hanno un gesto di sconforto).

Alessandro - (s'asciuga la fronte madida) T servi di scena sono tornati?

Morozzi - In questo momento.

Alessandro - E allora gi il sipario. Il troppo troppo. (Al pubblico) Signori... scusateci.

FINE

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