S.I.A.E.
Teatro Comico Napoletano
TIRO ALLA FUNE
Atto unico
di
Colomba Rosaria Andolfi
(2013)
Non sono consentiti adattamenti, riduzioni e variazioni del titolo.
Eventuali traduzioni in altre lingue e dialetti devono essere espressamente autorizzate dallautrice.
S.I.A.E.
Teatro Comico Napoletano
TIRO ALLA FUNE
Atto unico
di
Colomba Rosaria Andolfi
(2013)
Personaggi
Renato Rosati
Clelia, sua moglie
Chiarina, sorella di Clelia
Teo, amico bresciano di Renato
Flavia, moglie di Teo
Vittorio, amico di Renato
Valeria, moglie di Vittorio
Roberto, amico di Renato
Silvana, moglie di Roberto
Commissario Bianchi
Nicola, marito di Martina
Luisella, figlia del portiere
Trama: Un sereno e consolidato rapporto coniugale viene turbato dal ritrovamento di una foto e dalla improvvisa ricomparsa di vecchi amici di lui che rievocano, davanti alle rispettive mogli, i loro amori di giovent, forse mai sopiti. Questo comportamento scatena immediatamente un piano di vendetta da parte delle quattro donne per rendere ai propri mariti pan per focaccia. Eventi fortuiti concorrono a insaporire la vendetta, ma
S.I.A.E.
Teatro Comico Napoletano
TIRO ALLA FUNE
Atto unico
di
Colomba Rosaria Andolfi
(2013)
Scena: quasi in proscenio, allestrema sinistra, un divano con due poltrone a favore del pubblico; fra le poltrone e il divano due tavolini. Pi indietro, sulla parete sinistra, un mobiletto con ribalta sul quale poggiato un telefono fisso; in fondo, nellangolo, la comune. Sulla parete frontale un lungo mobile basso con sopra un vaso e qualche gingillo. Sulla parete destra, verso il proscenio, un mobiletto con sopra un televisore; pi indietro, un balcone praticabile con tenda aperta, dove si intravedono alcune piante e possibilmente delle corde per stendere i panni. Al centro della scena, un po spostato sulla destra, un tavolo tondo con tre sedie (la quarta sedia vicino alla parete, dopo il balcone). Quadri e altri eventuali elementi (abat-jour, lampadario, ecc.) completano larredamento di gusto.
La vicenda si svolge agli inizi di maggio.
Renato e Teo, due cinquantenni, chiacchierano seduti sul divano.
RENATO: Teo, ma quando sei arrivato?
TEO: La settimana scorsa. Il tempo di sistemarmi ed eccomi qua. Il tuo numero e quello di Roberto li ho trovato sullelenco telefonico.
RENATO: Io ti facevo definitivamente a Brescia. Chi avrebbe detto che ci saremmo rivisti!? Ma raccontami di te.
TEO: C poco da dire. Mi sono sposato e ho un figlio di ventanni che rimasto su con i nonni. E tu che cosa mi dici?
RENATO: Io e Clelia abbiamo una figlia di ventitre anni. Lavora a Varese; adesso ha anche un compagno.
TEO: Sai, Renato, ieri per strada ho incontrato Katia. Te la ricordi?
RENATO: Katia, la mora. Certo che me la ricordo! Mi ricordo pure la sbandata che avevi preso per lei.
TEO: Gi. Flavia, mia moglie, stata sempre un po gelosa di Katia, forse perch una volta le confidai che il primo amore della mia vita era stato una ragazza napoletana e gliene dissi anche il nome. Se vedesse com ridotta adesso Katia, sai quante risate si farebbe! Io non lavevo nemmeno riconosciuta; mi ha chiamato lei.
RENATO: Spesso il tempo ha un effetto devastante. Anni fa sulla spiaggia di Posillipo, una vecchia e rinsecchita signora mi mostr la foto di quando era una giovane stellina del cinema. Non avresti mai detto che era la stessa persona ritratta in quella foto.
TEO: Io cerco di mantenermi in forma con un po di ginnastica.
RENATO: Io non ne ho bisogno; mi sento ancora un leone.
TEO: Ho capito, sei rimasto il solito sbruffone.
Renato e Teo ridono.
CLELIA (entra in scena in gonna e maglietta): Perch non fate ridere anche me?
RENATO: Stavamo rievocando dei ricordi di giovent.
TEO: Bei tempi!
RENATO: Teo si diplomato con me.
TEO: Mio padre era un ufficiale dellesercito. Il suo lavoro ci costringeva a spostarci da una citt allaltra. Quegli anni di permanenza a Napoli sono stati per me indimenticabili. Avrei piacere di rivedere tutti gli amici di allora.
CLELIA: strano sentire un bresciano parlare cos di noi napoletani.
RENATO (sorride): Si vede che, grazie a me, ha conosciuto il meglio.
TEO: stata la nostalgia che mi ha spinto a ritornare qui. Flavia, mia moglie, non stata affatto contenta di questo trasferimento. Si convinta a seguirmi perch sa che ci fermeremo soltanto due anni. Non sa per che sono stato io a propormi allazienda per questo posto a Napoli e non sa neppure che i due anni sono rinnovabili.
RENATO: E farai bene a non dirglielo.
TEO (sorride): Di sicuro penserebbe che sono tornato a Napoli per rivedere qualche mia vecchia fiamma.
RENATO: E potrebbe anche essere vero. I ricordi di giovent sono difficili da cancellare.
CLELIA (nervosa): Gi!
RENATO (a Teo): Clelia aveva diciotto anni, quando ci siamo fidanzati.
CLELIA: Tu per ne avevi venticinque. Chis quanti ricorde e giuvent tiene!
RENATO: Ormai roba vecchia.
CLELIA: A pruposito e robba vecchia, sha da sfratt o stanzino. Ce sta nu scatulone tujo, chino e cianfrusaglie.
RENATO: E che fastidio te d?
CLELIA: Aggi a f spazio pe ce mettere a scarpiera.
RENATO: Per, primma e jett quaccosa, spiammello a me. (Traduce a Teo) Mia moglie deve fare spazio nel ripostiglio perch ha ordinato una scarpiera.
TEO: Flavia di scarpe ne ha una vera collezione.
CLELIA: Permesso un momento.
TEO (si alza): Clelia, io ti saluto; devo andare (Stretta di mano) stato un piacere conoscerti.
CLELIA (sorride): Anche per me.
Renato si alza anche lui.
TEO (a Clelia): Ciao; sicuramente ci rivedremo.
CLELIA: Ciao (esce di scena).
TEO (a Renato): Cerchiamo di organizzare una bella rimpatriata (va verso la comune).
RENATO (seguendolo fuori scena): Certamente. (Voce fuori campo) Ciao. Ci sentiamo.
TEO (voce fuori campo): Senzaltro.
Squilla il telefono.
RENATO (rientra in scena e solleva la cornetta): Pronto!......... Roberto Ambrosio!..... Si propio tu?........ O ssaccio ca Teo sta a Napule; laggio pure visto. No, o nummero e Vittorio nun o tengo. Allora chiammalo tu e famme sap. Ciao (abbassa la cornetta).
CLELIA (entra in scena con in mano la fotografia di una giovane donna e legge ad alta voce la dedica sul retro): A Renato, in ricordo dei tanti giorni felici che il tempo non potr cancellare, Tilde.
RENATO (contento): Famme ved!... (Prende la foto) Add steva?
CLELIA: Steva dint a chillu scatulone Penzo ca se p jett.
RENATO: E pecch?... (Prende il portafoglio dalla tasca) Vaco nu mumento a maccatt o giurnale. (Ammira la foto e sorride) Cu sta fotografia aggi a f schiatt dinvidia a llamice mieje (Mette la foto nel portafogli e esce di scena).
CLELIA: Puozze schiatt tu!... Aveva ragione pap quando diceva Figlia mia, tu si ancora guagliona; chillo nu vulpone, te sape arravugli. Aggio tenuto e ccorna pe tutt a vita, senza saperlo. E m a chi o ddico?! Chillu fetente, nnanze a me, senza scuorno, a natu ppoco s a vasava pure chella fotografia!
Bussata insistente di porta (campanello).
CLELIA (nervosa): Vengo! Nu mumento! (Voce fuori campo) Chiar, si tu?... Trase.
CHIARINA (entra in scena con un fascio di rose rosse in mano): Stongo comm a na pazza Staje sola?
CLELIA: S. Pecch?
CHIARINA: Pecch maggi a sfug! Sulo tu ca me si sora me pu d nu cunziglio (poggia il fascio di rose sul tavolo).
CLELIA: Int a stu mumento, biato chi me cunziglia a me!
CHIARINA: Chis chi ha deciso e marruvin?!... Sicuramente ha da essere nu pazzo E vv sti rrose?
CLELIA: Comme so belle!
CHIARINA: Me lhanno cunzignate stammatina cu nu biglietto Add laggio miso? (Fruga nelle tasche della giacca) O v ccanno! (Tira fuori il biglietto dalla bustina e legge) Adorata, sei diventata la mia dolce ossessione. Vivo nellattesa di vederti affacciare al tuo balcone. Ma tu capisce!?... Nun sia maje o ssapesse Nicola!
CLELIA: E fa na cosa, stu fascio e rose dammillo a me.
CHIARINA: Nun ce st nemmanco o nomme d o fioraio pe sap chi me lha mannate.
CLELIA: Meglio accuss Lasseme pure o bigliettino.
Chiarina, perplessa, le consegna la bustina col biglietto
CLELIA (le restituisce la bustina): No, a busta jettela!... Chiar, o purtiere steva abbascio, m ca si sagliuta?
CHIARINA: No, int a guardiola nun ce steva nisciuno.
CLELIA: Buono!... M vattenne; po te chiamm io.
CHIARINA: Ma io vulevo nu cunziglio.
CLELIA: M no Va! (la spinge verso la comune). Ciao, Chiar! (Voce fuori campo) Ciao, ce sentimmo. (Rientra in scena, apre la ribaltina e prende una una bustina e una penna) Sta penna pure blu. M maggi a divert nu poco. (Si siede vicino al tavolo) meglio ca scrivo stampatello. (Scrive sulla bustina, sillabando) SIGNORA CLELIA ROSATI (vi inserisce il bigliettino e poggia la bustina accanto al fascio di rose). Famme astip a penna (conserva la penna e richiude la ribaltina).
Bussata di porta (campanello).
CLELIA: Vengo! (Voce fuori campo) Ren, grazie! Che bella surpresa ca mh fatto! (Entrando in scena) Comme so belle!
RENATO (col giornale piegato in mano, la segue in scena): Che cosa?
CLELIA (indica il fascio di rose sul tavolo): E rrose ca m h mannato. (Contenta) Vaco a mettere nu poco dacqua dint a stu vaso (prende il vaso dal mobile) Quando o fioraio me lha cunzignate stevo a telefono (esce di scena col vaso in mano. cantando) Rose rosse per te ho comprato, mia Clelia.
RENATO (guarda le rose): E chi lha mannate? (Poggia il giornale sul tavolo, apre la bustina e legge ad alta voce il biglietto) Adorata, sei diventata la mia dolce ossessione. Vivo nellattesa di vederti affacciare al tuo balcone (Rabbioso, va verso il balcone) Io, si trovo a stu strunzo, laccido!
CLELIA (entra in scena, cantando): Grazie dei fior.
Renato nasconde il bigliettino con la busta in tasca e torna verso il tavolo.
CLELIA (rimette il vaso sul mobile): Marricordo ca natu fascio e fiore m o faciste quanno parturette.
RENATO: Overo!?
CLELIA: Erano garofane. (Asciugandosi le mani umide sulla gonna, va a prendere il fascio di rose) Chis sti rrose quanto h spiso!... (Ammira le rose) Per so propio belle (Guarda sul tavolo) E add st o bigliettino?
RENATO (con voce suadente): Chello ca ce st scritto t o ppozzo dicere i stesso A Clelia, con tutto il mio amore, Renato.
CLELIA (lo guarda, fingendo un sorriso): Che belli pparole! (prende il fascio di rose). Pap aveva ragione, quanno diceva ca tu ce sapive f (va verso il mobile e mette il fascio di rose nel vaso).
RENATO: Overo diceva accuss?
CLELIA: E chillo pap taveva capito buono.
RENATO: Aveva capito ca te vulevo bene.
CLELIA: Gi (va verso il balcone).
RENATO: Add vaje?
CLELIA: Voglio sistem meglio chelli ppiante.
RENATO (la blocca, mantenendo chiuso il balcone): No, nun asc! Tira viento.
CLELIA: Qua viento!?
RENATO (tono imperioso): Taggio ditto e nun asc!
CLELIA: Ren, ma che tiene?!
RENATO: Nun voglio ca pe ddoje piante tabbusche nu malanno.
CLELIA: Io esco sempe fore balcone e nun me piglio maje niente. E po na bella giurnata.
RENATO (deciso): Da ogge ppiante ce penzio.
CLELIA (fingendosi remissiva): E va be.
RENATO (guarda di fronte): Nh, ma chillo e rimpetto che tene a guard?
CLELIA: Ah, chillo ll fore assettato ce passa llore.
RENATO: Ma nun tene che f?
CLELIA (divertita): Che significa?! Purio ogne tanto m affaccio pe pigli nu poco daria.
RENATO: E quanno vuo pigli laria, m o ddice e ce ne scennimmo.
CLELIA (sorride): E comme faccio? Tu vaje a fatic.
RENATO: Ma o sabato e a dummeneca stongo cc V dicere ca llati giorne aspiette a me che torno a sera.
CLELIA (ride): E che so nu cane!? (esce di scena).
RENATO (continua a guardare fuori del balcone): Vide si chillo a fernesce e guard cc! (Fa le boccacce al dirimpettaio) O ssaje ca si strunzo? T ghiuta malamente cu e rrose. O biglietto tujo o tenghio. (Punta lindice col pollice alzato, come se impugnasse una pistola, e prende la mira)O vv?Te putesse accidere na bellezza Statte accorto!... M h capito?
CLELIA (torna in scena con dei panni in una bacinella): Cu chi staje parlanno?
RENATO (girandosi): Cu nisciuno Penzavo a alta voce.
CLELIA: Comm e pazze. (Va verso il balcone) Famme stennere sti panne.
RENATO (nervoso, le si para davanti): Taggio ditto che fa viento... Tu cu sta gonna fore o balcone nun jesce. Che vuo d spettacolo?
CLELIA (divertita): Ren, ma che te sta venenno?
RENATO: Niente. Nun vulesse ca a gente me redesse arto.
CLELIA: E va buo, nun tarraggi. M e stenno dint o bagno. Pe furtuna so panne piccerille Ren, pecch nun te ne scinne nu poco?
RENATO: Pecch voglio sta cc.
CLELIA: E statte lloco. Lieggete o giurnale (esce di scena, portando via la bacinella con i panni).
Squilla il telefono.
RENATO (solleva la cornetta): Pronto!.. Ah, Rob, dimme. Me fa piacere ca vene pure Vittorio S, allora ce vedimmo dimane assera casa mia. E che problema ce sta?... Clelia, mia moglie, ne sarr felice.
CLELIA (entra in scena): Chi era?
RENATO: Era Roberto, namico mio ca nun veco da na vita. Dimane assera vene cc nzieme a Vittorio, nato ca nun cunusce, accuss facimmo na bella rimpatriata pe f cuntento a Teo.
CLELIA: Veneno cu e mmugliere?
RENATO: E certamente Dimane accatto duje dulcine. Cl, a tenimmo na butteglia e Martini?
CLELIA: Me pare che s (esce di scena).
RENATO: Aggio capito! Doppo vaco a ved io. (Prende il giornale dal tavolo e si avvicina al balcone) Chillo sta sempe ll fore. (Parla col dirimpettaio) Ma nun te scucce e guard? E guardeme, gua! (esce di scena).
BUIO
Ticchetto di orologio per indicare il passaggio del tempo
LUCI
Sera successiva (domenica) - Stessa scena.
Di lato al balcone c una bellissima pianta da interno con carta colorata intorno al vaso. Clelia vestita accuratamente. Renato indossa una polo scura.
Sul mobile, vicino al vaso con le rose, un vassoio di cartone con i dolcini avanzati, una bottiglia di Martini e un vassoio vuoto di metallo. Sul tavolo e sui tavolini del salotto i bicchieri con ancora un po di Martini.
Seduti al tavolo con i bicchieri di Martini quasi vuoti, i quattro amici cinquantenni. Sedute sul divano e sulle poltrone le loro mogli.
CLELIA (a Flavia): Grazie ancora della pianta. meravigliosa.
FLAVIA: Sono contenta che ti sia piaciuta.
SILVANA: stata veramente una piacevole serata (sorseggia un po di Martini).
RENATO: Vitt, comme se chiammava chella guagliona ca te purtave sempe appriesso?
VITTORIO: Se chiammava Elisa, Elisa Giacalone.
CLELIA (guarda verso il tavolo - a voce pi alta): Per caso, questa Elisa Giacalone abitava a Capodimonte?
VITTORIO: S. (Sospira) Che bella piccerella!
CLELIA (a Valeria): Ma qua bella piccerella! Chella a stiento se puteva guard Io ero amica d a sora Val, m si a vide, addeventata nu scuorfano. (Traduce per Flavia) Questa Elisa Giacalone era bruttina gi da ragazza. Io la conoscevo perch ero amica della sorella. Ora diventata inguardabile.
Le donne ridono. Silvana poggia il suo bicchiere vuoto sul tavolino.
FLAVIA (prende dal tavolino, che accanto a lei, il suo bicchiere di Martini): Teo mi ha parlato spesso di una sua vecchia fiamma, una certa Katia (sorseggia un po di Martini).
VALERIA: Katia, il nome promette bene. (Rivolta agli uomini) Che ci dite di Katia, la fidanzatina di Teo?
ROBERTO: Teo ne era innamoratissimo (sorseggia un po di Martini).
VITTORIO: Ora la sua Katia si fatta una bombarda. Non so chi me lha detto.
FLAVIA (fingendosi rammaricata): Come mi dispiace!... Hai sentito, Teo? (ripone il suo bicchiere vuoto sul tavolino).
TEO: S, Flavia, ho sentito.
ROBERTO: Io e Renato di fidanzatine ne cambiavamo in continuazione. Ce chiammaveno e sciupafemmene.
SILVANA: Rob, qua sciupafemmene!? Nun me f ridere!
VITTORIO: Rob, meglio ca te staje zitto. Tu e Renato site state sempe duje palliste.
RENATO (tira fuori il portafogli dalla tasca del pantalone e ne estrae la foto con dedica della bellissima ragazza): E di questa ragazza, Vitt, che mi dici? (porge la foto a Vittorio).
VITTORIO (guarda la foto e sospira): Dico che stupenda!
RENATO: Leggi la dedica.
VITTORIO (gira la foto e legge ad alta voce la dedica che scritta sul retro): A Renato, in ricordo dei tanti giorni felici che il tempo non potr cancellare, Tilde.
VALERIA: E tu, Clelia, non dici niente!?
CLELIA: E che devo dire?
VITTORIO (guarda di nuovo la ragazza della foto): un vero capolavoro!
ROBERTO (a Vittorio): E dammella! Fammella guard pure a me.
VITTORIO: Asp!
RENATO (agli amici): Io ancora me la sogno (rimette il portafogli in tasca).
SILVANA: Si Roberto tenesse dint o portafoglio a fotografia e nata femmena, io laccedesse.
FLAVIA (apre la borsetta e tira fuori tre bigliettini da visita che porge alle donne): Qui c il mio numero di cellulare; laltro quello di Brescia. (A bassa voce) Se siete daccordo, direi di coalizzarci per una piccola vendetta.
VALERIA (sorridendo, conserva il bigliettino in borsa - a bassa voce): Io ci sto. Ti chiamo domani.
SILVANA (fa scivolare il bigliettino nella borsetta): Anchio.
CLELIA (nasconde il bigliettino in petto): Daccordo.
ROBERTO (conquista la foto e ammirando la ragazza ritratta): Quant bella!
SILVANA: Nun t a mangi ca te vene nindigestione!
TEO: Voglio vederla anchio. (Guarda la foto) stupenda!
FLAVIA: Dopo passatecela. Vorremo dare il nostro giudizio su questa Tilde.
VITTORIO: Lasciatecela guardare ancora un po (ammira di nuovo la foto).
RENATO: E basta, la stai divorando con gli occhi! (Si alza, prende la foto e la porge a Flavia che seduta sulla poltrona) Mi raccomando, signore, trattatela con cura.
FLAVIA (guarda la foto): Niente male (la passa a Clelia che le siede vicino).
RENATO: Niente male!!! Chella nu capolavoro! (torna verso il tavolo).
Clelia passa la foto direttamente a Silvana che le siede accanto sul divano.
SILVANA: E tu nun a guarde?
CLELIA: A saccio gi.
SILVANA (osserva la foto): Si, va b; per st in posa. Se vede ca nun naturale (passa la fotografia a Valeria che siede sulla poltrona alla sua destra).
ROBERTO: Ha parlato lesperta.
VALERIA (guarda la foto e inizia a ridere): Ahaah ahaah ahaah, io nun ce pozzo credere! Ahaah ahaah ahaah!
CLELIA: E facce ridere pure a nnuje.
VALERIA: Chesta a fotografia e zia Matilde, a primma sora e pap. (Ride) morta e vicchiaia duje anne fa. Puverella, da giovane aveva girato nu film e da allora ha campato e ricorde E chesta fotografia nun saccio quanta copie sera fatta stamp; a deva a tutte quante. (Ride) Ren, chella puteva essere a nonna toja (gli rid la foto).
Risata generale. Renato, imbarazzato, mette la foto in tasca e guarda Clelia.
CLELIA (ride e rivolta a Flavia): Flavia, hai capito?
FLAVIA (con un risolino): S, ho capito che Renato era innamorato di una vecchia.
RENATO (finge una risata e rivolto agli amici): Per ci siete cascati tutti.
VITTORIO: A me me pareva strano Se tu avessi avuto una ragazza cos bella, avresti messo i manifesti per tutta Napoli (finisce il suo Martini).
TEO: Gi, sbruffone comeri, ce lavresti detto sicuramente.
ROBERTO: Chi di noi non se ne sarebbe vantato!?
FLAVIA: Questo conferma che gli amori veri sono quelli inconfessati. Quasi ogni donna custodisce nel suo cuore un piccolo segreto, che so un amore di giovent o una sbandata per un altro uomo, ma si guarda bene dal farne parola.
VALERIA: Gi. Chi di noi confesserebbe al marito di avere uno spasimante?!
CLELIA: Nessuna.
SILVANA: evidente.
FLAVIA: Invece gli uomini si fanno vanto anche di ci che non stato.
Le donne ridono.
ROBERTO (agli amici): A me me pare ca ce stanno sfuttenno.
RENATO (si siede): Me pare pure a me.
SILVANA: stata una serata indimenticabile.
FLAVIA: Una serata da ripetere.
VITTORIO (agli amici): Le nostre signore hanno legato molto.
TEO: Direi di andare prima che ci massacrino (si alza).
ROBERTO: S, meglio.
CLELIA: Che ne direste di rivederci domenica prossima?
VALERIA: Per noi va benissimo. Io e Vittorio non abbiamo impegni.
SILVANA: Anche per noi va bene.
FLAVIA: Per noi non ci sono problemi. Io e Teo a Napoli siamo soli. (si alza e va verso il tavolo).
CLELIA: Allora vi aspetto Ne abbiamo di cose da dirci!
FLAVIA: Per poi dovrete venire da noi.
TEO: Abbiamo preso in affitto un appartamento a Marechiaro. C un bellissimo terrazzo che d sul mare.
VITTORIO: Io e Valeria ci siamo conosciuti proprio a Marechiaro.
VALERIA: Gi. Ebbi un crampo mentre nuotavo e lui mi port a riva.
FLAVIA: Quel terrazzo sul mare incantevole, per le stanze e la cucina sono piccolissime.
CLELIA: Da casa nostra il mare non si vede. In compenso, abbiamo una cucina molto grande. Venite! Ve la faccio vedere (esce di scena per fare strada).
Flavia, Teo, Valeria e Vittorio varcano la comune per seguire Clelia.
Silvana si ferma vicino al balcone e guarda fuori.
SILVANA: Rob, viene nu mumento!
Roberto e Renato vanno verso il balcone, dove sta Silvana, mentre gli altri escono di scena.
ROBERTO: Silv, ch stato?
SILVANA: Guarda, Rob!... Ma chella nun a casa dAlfredo?
ROBERTO (guarda il palazzo di fronte): overo. O purtone, per, st via appriesso. (Rivolto a Renato) Alfredo nu cugino mio ca, puveriello, ha perzo a vista. Fore a chillu balcone ce passa llore sane.
RENATO (interessato): Quale balcone?
ROBERTO: Ll o quarto piano, propio e rimpetto a te. Chis quanta vote ll h visto!
RENATO (mentendo): S, me pare.
TEO (voce fuori campo): La cucina davvero spaziosa.
VITTORIO (si affaccia alla comune): Rob, tu rimane a durm cc?
ROBERTO (sorride): No, veniamo (esce di scena, seguito da Silvana e da Renato).
Saluti fuori campo.
RENATO (entra in scena e guardando il vassoio con molti dolcini avanzati): Comme se vede ca e ffemmene stanno a dieta!
CLELIA (prende il vassoio vuoto che sul mobile, lo poggia sul tavolo e vi mette i bicchieri vuoti): Passeme chillati bicchiere Io pe cena me mangio duje dulcini e me bevo nu bicchiere e latte.
RENATO (raccoglie i bicchieri dai due tavolini e li mette nel vassoio): Stevo penzanno e f a stessa cosa pur io.
CLELIA: E allora piglia chilli dulcine e puortele int a cucina (esce di scena con il vassoio di bicchieri).
RENATO: Si m vengo. (Va verso il balcone e, pensoso, guarda fuori): Ma si nun chillo e rimpetto, chi p essere? (Nervoso, guarda di fronte, sopra, sotto, a destra e a sinistra) Pure si tannascunne, giuro ca te trovo.
CLELIA (torna in scena e prende il vassoio di dolcini): Ren, nun viene?
Bussata di porta (campanello)
RENATO: E chi sarr?
CLELIA: E vide! (rimette il pacchetto sul mobile).
Altra bussata di porta (campanello)
RENATO (va ad aprire - voce fuori campo): Chi ?
VOCE MASCHILE (fuori campo): Aprite, Polizia!
CLELIA (allarmata): A Polizia! E che sarr succieso?!
RENATO: Prego, accomodatevi!
COMMISSARIO (voce fuori campo): Grazie! (entra in scena, seguito da Renato e gli mostra un tesserino): Sono il commissario Bianchi della squadra mobile. Abita qui la signora Clelia Cianciullo?
CLELIA: S, sono io. Cianciullo il mio cognome da signorina.
COMMISSARIO: Avete una sorella che si chiama Chiara?
CLELIA: S, pecch?... (Agitata) Ll succieso quaccosa?
COMMISSARIO: Non lo sappiamo ancora. Il marito ne ha denunciato la scomparsa oggi pomeriggio. Speravamo che fosse qui.
CLELIA: No, qua non c Io le ho parlato stamattina.
COMMISSARIO: E vi sembrata preoccupata?
CLELIA: S, assai.
COMMISSARIO: Perch?
CLELIA: Non lo so. Io avevo fretta.
COMMISSARIO: Lei dunque ha visto sua sorella molto preoccupata, ma non gliene ha chiesto il motivo.
RENATO: Mia moglie non ha potuto perch, mentre parlava con la sorella, ha bussato il ragazzo del fioraio.
COMMISSARIO (guarda le rose): Vedo. (Rivolto a Renato) E al ragazzo del fioraio non poteva aprire lei?
RENATO: Veramente io non cero. Ero uscito a comprarmi il giornale.
COMMISSARIO: E allora come fa a sapere?
RENATO: Perch me l ha detto mia moglie, quando sono tornato.
CLELIA (preoccupata): Povera Chiarina!... Chis add st?... Avete chiesto agli ospedali?
COMMISSARIO: Indagheremo. Voi escludete che possa trattarsi di un rapimento?
RENATO: Certamente!
COMMISSARIO: E lei, signora?
CLELIA: Ogge ce stanno tanta pazze in giro. Mia sorella una bella donna.
COMMISSARIO (porge un bigliettino a Clelia): Qui ci sono i miei numeri di telefono. Se le dovesse venire in mente qualcosa, anche un piccolo indizio, mi chiami (va verso la comune).
CLELIA (con un filo di voce): S.
RENATO (seguendo il commissario fuori scena): Senzaltro.
CLELIA (si accascia sulla sedia): Povera Chiarina! Chis che me vuleva dicere?... Nun laggio dato nemmanco o tiempo e parl.
RENATO (rientra in scena): E nun st accuss!... Te faccio ved ca a trovano.
CLELIA (sfiduciata): Sh, sh!
RENATO: Cirche e tarricurd si tha ditto quaccosa.
CLELIA (voce lamentosa): na parola!
RENATO: Prova a penz.
CLELIA (guarda le rose e tira su col naso): E rrose
RENATO: Gi; accidenti a sti rrose!... Si o guaglione d o fiuraio nun tuzzuliava, tu a Chiarina nun larrunzave.
Bussata di porta (campanello)
CLELIA (salta su dalla sedia): Forse essa!
RENATO: Statte assetata. Vaco a arap io (esce di scena - voce fuori campo) Gu, Nic! Allora?
NICOLA (trafelato, entra in scena, seguito da Renato): Avite saputo?
RENATO: S, poco fa venuto nu certo commissario Bianchi.
NICOLA: E chillo o frate e namico mio. Se vede ca gi se st interessanno. Mhanno ditto ca p a cerc hann a pass almeno vintiquattore.
CLELIA: E doppo add a trovano cchi!
RENATO: Ma tu che pienze?
NICOLA: Io nun penzo niente. Saccio c avimmo fatto storie e essa se n asciuta. Nun ha lavato nemmanco e piatte. Aggio fatto ciento telefonate. Aggio chiammato pure cc, in continuazione, ma nisciuno mha risposto.
RENATO: Se vede ca sbagliato o nummero.
NICOLA: Vaggio chiammato pure ncopp o telefonino.
RENATO: E io o tenevo stutato.
CLELIA: Purio. Nic, h telefonato a zia Rusina a Caserta?
NICOLA: No, a zia Rusina nun ce aggio penzato (guarda le rose sul mobile).
CLELIA: M a chiamm io. Tengo o nummero ncopp o telefonino (esce di scena).
NICOLA: Sperammo ca st ll. Ren, saje si Chiarina stammatina venuta cc?
RENATO: No, cc nun venuta. E assettete!... Ma pecch avite fatto storie?
NICOLA (si siede): Pecch a gelusia na brutta bestia Tu nun me pu cap.
RENATO: E chi te lha ditto!?
NICOLA: Stammatina ce aggio mannato nu fascio e rose. (Indica le rose sul mobile) Nu fascio comm a chillo, tale e quale. (Tira fuori dalla tasca un foglietto - tono confidenziale) Pe f ved ca e rrose ce e mannava nu spasimante, aggio scritto dint o bigliettino (legge ad alta voce) Adorata, sei diventata la mia dolce ossessione. Vivo nellattesa di vederti affacciare al tuo balcone.
RENATO (ride, sollevato): H scritto propio accuss?
NICOLA: S, ma nun ridere! Vulevo ved si Chiarina me diceva a verit E invece aggio scuperto ch na busciarda.
RENATO: Pecch che tha ditto?
NICOLA: Niente. Quanno so turnato a casa e rrose nun ce steveno.
RENATO: Forse o fiuraio nun ce lha cunzignate.
NICOLA: Che cosa! Chillo o guaglione mha ditto pure cha avuto a mancia. Vulesse propio sap chelli rrose che fine hanno fatto. Aggio guardato finanche dint o bidone d a munnezza.
RENATO: Forse lavr regalate.
NICOLA: E a chi? Cu na bella maniera ll aggio pure spiato Chiar, ce stanno nuvit?. E essa cu na faccia tosta: Che nuvit vu a me?. stato allora ca nun ce aggio visto cchi e llaggio sunato nu pacchero.
RENATO: E essa?
NICOLA: Dint a nu mumento, ha pigliato a borza, ha araputo a porta e se n ghiuta.
CLELIA (contenta, entra in scena): Chiarina sta a Caserta da Zia Rosina.
NICOLA (scatta in piedi): Dio, te ringrazio!
CLELIA (a Nicola): Ha ditto ca nun te v ved.
NICOLA: Me lha da dicere nfaccia.
RENATO (si alza): Siente a me, stanotte falla durm ll.
NICOLA: Che cosa!
CLELIA: Nic, tu si pazzo!
NICOLA: Aje ragione, so pazzo pecch a voglio troppo bene (va verso la comune).
RENATO: Nic, a polizia lavvierte tu?
NICOLA (si gira): Si ce penzio. Per primma m a vaco a pigli (esce di scena, seguito da Renato).
CLELIA (a voce alta): Si sulo a tuocche, te manno ngalera.
RENATO (voce fuori campo): Facce sap!
CLELIA (apre il balcone e guarda fuori): Pateterno mio, te ringrazio!
RENATO (rientra in scena e guarda le rose): Overo so belle sti rrose!
CLELIA: Ma che v chillu scemo e rimpetto?... Me sta salutanno.
RENATO (sorride, divertito): E tu rispunne.
CLELIA (si volta, meravigliata): Comme!? (rientra dal balcone).
RENATO (si affaccia al balcone e, senza guardare, agita la mano in segno di saluto): Accuss. (Rientrando, guarda fuori - sconcertato) Ma nun chillo e rimpetto. chillo d o piano e sotto.
CLELIA: E che differenza fa?... Chi te capisce!... (Prende il vaso con le rose e porgendolo a Renato) Tie, miette sti rrose fore o balcone, si no sammosciano.
RENATO: S. Ah, me so pugnuto!
CLELIA: Statte accorto!... Doppo viene a cen (prende il vassoio di dolcini dal mobile e esce di scena).
RENATO (sistema il vaso fuori al balcone e guarda perplesso il dirimpettaio del terzo piano): Nh, ma chillo che v? Sta salutanno pure a me Ha da essere nu poco abbunato. (Agita la mano) Ciao, ciao Va te cocca! (Chiude il balcone e esce di scena).
BUIO
MUSICA per indicare il passaggio del tempo
LUCI
Stessa scena. Due settimane dopo (sabato mattina). Sul mobile c il vaso senza rose. I personaggi sono vestiti in modo diverso.
CLELIA (entra in scena, parlando a cellulare): S, zia Rus, tutto bene. Hanno fatto pace. Ajere so state cc addu nuje. Avite fatto buono.
Renato entra in scena in pantalone e maglietta.
CLELIA (va verso il balcone e lo apre): A Nicola ce laggio ditto purio. Isso nun lha da vattere nemmanco cu nu fiore. No, io o sabato matina nun esco quase maje. Zia Rus, allora ce sentimmo Arrivederci. (Chiude il cellulare e guarda fuori) Ren, viene a ved! (Si volta ridendo) Chillo d o terzo piano e rimpetto s vestuto tutto e rosa. Me pare nu cunfietto.
RENATO (andandole vicino): Pe me nu poco abbunato.
CLELIA: Penzo pur io (esce di scena).
RENATO (resta sul balcone e guarda ancora di fronte): Ma che v?... M me saluta nata vota. (Agita la mano) S, ciao, ciao (rientra e chiude i vetri).
Bussata di porta (campanello)
RENATO (esce di scena e va ad aprire - voce fuori campo): Gu, Luis, viene!
LUISELLA (ragazzina scialba, entra in scena, seguita da Renato): Chesta scatola pe vuje (poggia sul tavolo una scatola trasparente, legata con un nastrino, con dentro tre orchidee).
RENATO (legge la bustina che sulla scatola - meravigliato): propio pe me!
LUISELLA: Ve laggio ditto.
RENATO: E chi lha purtata?
LUISELLA: Nun se sape. Steva dint a guardiola.
RENATO: E che venuta d o cielo?
LUISELLA: P essere (Guarda le orchidee) Ma e fiore se danno pure a lluommene?
RENATO: Accuss pare.
LUISELLA: A bustina che st ncoppa chiusa. Nun larapite?
RENATO: S, doppo larapo Grazie, Luis! Taccumpagno (la precede verso la comune).
LUISELLA (voce fuori campo): Arrivederci.
RENATO (rientra in scena e toglie la bustina dalla scatola): Ce st scritto propio o nomme mio. E chi me lha mannate? (Apre la bustina e legge ad alta voce il biglietto) Tre orchidee, perch tre sono le cose che desidero da te: baci, carezze e amore. Affacciati e dirmi di s (Disgustato) A chi!!!
CLELIA (voce fuori campo): Rena, h visto o telefonino mio? (entra in scena in gonna e maglietta).
RENATO (nasconde la bustina e il biglietto in tasca): No.
CLELIA (guarda sul mobile): Chis add laggio miso. (Vede la scatola con le orchidee sul tavolo) Che belle orchidee!
RENATO (prontamente): Te lha purtate Nicola. sagliuto nu mumento (si siede).
CLELIA: Nicola! E pecch?
RENATO: Forse pe te ringrazi. Si stata tu a truv a Chiarina.
CLELIA (sorride): Eh gi. (Prende la scatola con le orchidee) Che bellu penziero! (Mette la scatola con le orchidee in vista sul mobile) Che dice, o chiammo?
RENATO: E m casa nun o truove.
CLELIA: O pozzo chiamm ncopp o telefonino.
RENATO: Io, si fosse a te, nun o chiammasse.
CLELIA: Aje ragione! Doppo chello cha fatto a mia sorella, se penza e mabbabbi cu sti sciure. M faccio accuss: o ringrazio, quanno sento a Chiarina.
RENATO: Faje buono.
CLELIA (va verso il balcone e lo apre): Che bella giurnata!... Chillo e rimpetto sta gi assettato fore o balcone a pigli o sole.
RENATO: Puveriello cecato.
CLELIA: O ssaccio. Spisso laggio visto p a via sott o braccio d a mugliera (Esce sul balcone e guarda il dirimpettaio del terzo piano) Ma che sta dicenno?... Io nun o capisco. (Si gira) Ren, chillo d o terzo piano e rimpetto sta facenno cierti segni strane.
RENATO: Nun o penz.
CLELIA: Viene a ved che v.
RENATO: Lassalo perdere!
CLELIA: Che te costa e taffacci nu mumento?
RENATO: Nun ce penzo propio. Siente a me, trasetenne e chiude e llastre.
CLELIA (rientra): Ma pecch? (chiude i vetri).
RENATO: Pecch chillo ha pigliato o stipo p o mbrello.
CLELIA: Che vuo dicere?
RENATO: Voglio dicere ca nun abbunato, sulo
CLELIA: sulo che?...
RENATO: Nu cunfettiello rosa.
CLELIA (ride): Overo?! E comme lh capito?
RENATO: Laggio capito e basta.
CLELIA (allarmata): Parla!... Ce si asciuto nzieme?
RENATO: Si pazza!
CLELIA: E allora parla!
RENATO (tira fuori dalla tasca la bustina col biglietto): Ecco qua comme laggio capito (le porge la bustina col biglietto).
CLELIA (legge ad alta voce il bigliettino): Tre orchidee, perch tre sono le cose che desidero da te: baci, carezze e amore. Affacciati e dirmi di s. Allora storchidee te lha mannate isso!?
RENATO (imbarazzato): Gi.
CLELIA (legge la bustina): E sape pure comme te chiamme?
RENATO: Se sarr nfurmato Io fore a chillu balcone nun esco cchi.
CLELIA: Accuss va a fern ca ce o truvammo cc. (Decisa) Tu invece m jesce ll fore abbracciato cu me.
RENATO (si alza): E te vaso Jammo! (esce sul balcone abbracciato con Clelia e la bacia).
Renato e Clelia entrano dal balcone ridendo.
RENATO (contento): M sicuramente lha capito cha pigliato nu zarro.
CLELIA (sorride): Storchidee e ppurtammo dimane a Flavia.
RENATO: E pecch?
CLELIA: Te si scurdato ca Teo e Flavia ce hanno invitato a pranzo?
RENATO: Ah, gi!
Squilla il telefono
CLELIA (solleva la cornetta): Pronto!...... S, te lo passo. Ciao. (Porge la cornetta a Renato) Roberto.
RENATO: Gu, Rob, dimmi!... Certo ca pu sagl Viene.
CLELIA: Io vaco a cucen quaccosa Storchidee m e pporto a ll, accuss Roberto nun e vvede (esce di scena).
RENATO: Faje buono, accuss nun e vveco nemmanchio. (Guarda lorologio) Vulevo j a maccatt o giurnale Pacienza!
Bussata di porta (campanello)
RENATO (va ad aprire- voce fuori campo): Rob, trase!
ROBERTO (entra in scena, seguito da Renato): So venuto a truv a mio cugino, chillo che st e casa e rimpetto, e aggio penzato e sagl nu mumento.
RENATO: E assettete! (indica il divano).
ROBERTO (si siede): Ren, aggio bisogno e nu cunziglio.
RENATO (gli siede accanto): E che se tratta?
ROBERTO: Aggio passato na settimana nera! Penzo ca Silvana mannasconne quaccosa. Clelia nun tha ditto niente? Saccio ca lloro se sentono.
RENATO: E che mavev a dicere?
ROBERTO: Lunned sera, quanno so turnato casa, aggio truvato na bella rosa rossa dint a llacqua. Silvana ha ditto ca se l accattata essa, ma io nun ce aggio creduto.
RENATO (ride): Io, doje settimane fa, e rose rosse naggio truvato addirittura nu fascio. Se vede ca se stanno divertenno spalle noste.
ROBERTO: Tu dice?
RENATO: Certamente. Chella rosa, stanne certo, se l accattata overamente essa.
ROBERTO: Ah, e ffemmene!
CLELIA (entra in scena col telefonino in mano): Ren, o telefonino laggio truvato. (Si avvicina a Roberto) Ciao, Rob!
ROBERTO: Ciao, Clelia Stevemo parlanno e fiore A Silvana lle piaceno e rrose.
CLELIA: E tu regalancelle!
ROBERTO: Gi. (Si alza) Voglio pass a salut a mio cugino.
RENATO: Si taffacce o balcone, o vide.
ROBERTO: Puveriello, me fa na pena!
CLELIA: A me fa cchi pena a mugliera.
ROBERTO: propio na santa femmena Allora ce vedimmo dimane addu Teo.
RENATO: S.
ROBERTO: Silvana sta appriparanno na torta.
CLELIA: Nuje purtammo dduje fiore.
ROBERTO (saluta Clelia con una stretta di mano): Ciao.
CLELIA: Ciao, Rob. Saluteme a Silvana.
ROBERTO: Senzaltro (va verso la comune).
RENATO: Asp, scengo purio. (Rivolto a Clelia) Me vaco a accatt o giurnale. Vengo subito (esce di scena dietro a Roberto).
CLELIA: S, va be. (Chiama un numero memorizzato sul cellulare) Silv, ciao. venuto Roberto. (Ride) A rosa ha fatto effetto. E m vide! Ciao, ce vedimmo dimane. (Chiude il telefonino) Chis a Teo che lle sta aspipato!?
Squilla il telefonino
CLELIA: Pronto. Ciao, Val! T piaciuto o messaggino?...... (Ride) Si sicura che Vittorio lha letto?....... Allora fra quacche giorno te ne manno nato. Taggi a lasci; st venenno Renato S, ce vedimmo dimane. Ciao (Chiude il telefonino e lo poggia sul mobiletto accanto al telefono fisso).
RENATO (entra in scena, scorrendo la prima pagina del giornale): Guarde cc! Ati ttasse... Povere a nnuje!
CLELIA: E se sape. Nuje pavammo e lloro se ngassano (esce di scena).
RENATO: Propio accuss. (Si siede sul divano e scorre la seconda pagina) sempe a stessa canzone. Ogni partito dice peste e corna e nato; ma quanno se tratta e magn ncuollo a nnuje stanno sempe daccordo.
Squilla il telefono
RENATO (si alza e va a rispondere): Pronto!.... Vitt, ch stato?........ Che te si fatto?.......
CLELIA (entra in scena): Chi ?
RENATO (a Clelia): Vittorio; st o spitale.....
CLELIA: Uh, Ges!
RENATO (a telefonino): Vitt, Valeria st cu te?...... Che significa ca nun a vu ved?......... S, va b, m vengo. (Abbassa la cornetta e rivolto a Clelia) Io vaco o spitale addu Vittorio M chiammo a Roberto; chillo st addu o zio cc e rimpetto. P essere ca vene purisso. (Tira fuori il telefonino dalla tasca dei pantaloni) Nun saccio quanno me spiccio (esce di scena).
CLELIA: E m che faccio!?... Chi ce o ddice a Valeria?!... Stu guajo nun ce vuleva propio! (Va verso il balcone e distrattamente guarda fuori) O cunfettiello rosa sta ancora ll. (Nervosa) Ma che v?!
Bussata di porta (campanello)
CLELIA (esce di scena - voce fuori campo): Flavia, entra!
FLAVIA (entra in scena, seguita da Clelia): Teo sta parcheggiando la macchina. Vittorio lo ha chiamato sul cellulare, ma caduta la linea. riuscito soltanto a dirgli che era in ospedale. Abbiamo provato a richiamarlo, ma niente Eravamo proprio qui nei paraggi; abbiamo pensato che voi potevate saperne di pi. In quale ospedale lhanno portato?
CLELIA: Non lo so; Renato non me lha detto. Ho sentito che Vittorio non vuole pi vedere Valeria.
FLAVIA: Povero, Vittorio! Deve averla presa proprio male. (Sorride) Ma che diceva il messaggino?
CLELIA: E chi si ricorda!... Forse io e Valeria abbiamo esagerato.
FLAVIA (ride): Sapessi Teo come sta! Da tre giorni non mi parla. Penso che lho fatta davvero grossa.
CLELIA: Perch? Che ti sei inventata?
FLAVIA (ride): Una figlia.
CLELIA: Una figlia!!!
FLAVIA: S, una figlia, avuta prima di conoscere lui. Lidea mi venuta chattando con Valeria.
CLELIA: Povero, Teo!
Bussata di porta (campanello)
FLAVIA: Deve essere lui.
CLELIA: Flavia, siediti! (Va ad aprire - voce fuori campo): Ciao, Teo. Entra!
Flavia si siede sul divano.
TEO (entra in scena, seguito da Clelia): Si sa niente di Vittorio?
CLELIA: No, niente. Renato e Roberto sono con lui. Ma accomodati! (indica il divano).
TEO (ignorando Flavia, si siede sulla poltrona pi distante): Ho chiamato Valeria a casa. Poverina non sapeva ancora niente.
FLAVIA: Dio mio!
TEO (a Clelia): Ma perch nessuno laveva avvertita?
CLELIA: Perch Vittorio non voleva A quanto pare, hanno litigato.
TEO: E io che ne potevo sapere?
Bussata di porta (campanello)
CLELIA (va ad aprire - voce fuori campo): Ciao, Silv!
SILVANA (entra in scena, seguita da Clelia): Ciao a tutti. Roberto mi ha chiamato per dirmi di Vittorio. Lui e Renato stavano con lui in ospedale.
TEO: Quale ospedale?
SILVANA: Non glielho chiesto. Ci sono notizie?
FLAVIA: No, non sappiamo niente. Abbiamo provato a telefonare, ma forse l non c campo.
SILVANA (si siede accanto a Flavia): E Valeria?
CLELIA: Lha saputo da Teo. Vittorio, per, si rifiuta di vederla.
FLAVIA: Sembra che abbiano litigato.
SILVANA: Speriamo che Vittorio si rimetta presto!
TEO: Roberto e Renato potrebbero anche farsi sentire.
Bussata di porta (campanello)
CLELIA: Saranno loro (va ad aprire - voce fuori campo): Vitt, che te si fatto?
Teo, Flavia e Silvana si alzano e guardano verso la comune.
VITTORIO (col braccio fasciato, entra in scena, seguito da Renato e da Clelia): Mi andata bene. Me putevo struppi.
RENATO (rivolto a Silvana): Roberto sta parcheggiando.
TEO (va incontro a Vittorio): Vitt, siediti qua (indica il divano).
VITTORIO: S, meglio (siede sul divano accanto a Flavia).
TEO (gli siede accanto sulla poltrona): Ma com stato?
Clelia si avvicina per sentire. Roberto si siede vicino al tavolo.
VITTORIO: stato ca so caduto, pecch nun aggio visto nu scalino. Se vede ca nun ce stevo cu a capa.
CLELIA (traduce a Flavia): Non ha visto un gradino perch non ci stava con la testa.
FLAVIA: Ah, capisco.
TEO (a Vittorio): Ho telefonato a Valeria per avvertirla.
VITTORIO: Io nun a voglio ved.
FLAVIA (blocca Clelia che sta per tradurre): Ho capito. (Rivolto a Vittorio) Ma perch ce lhai con Valeria?
VITTORIO: Non mi va di parlarne.
CLELIA (prende il suo telefonino): Il perch forse lo so io. (Armeggia un po col telefonino e glielo porge) Vitt, leggi! E liegge!
VITTORIO (perplesso, legge ad alta voce il messaggino): Luned sar a Napoli. Ti aspetto solita ora, solito posto. Mi manchi!. (Rivolto a Clelia) Ma allora si stata tu?
CLELIA: S; era uno scherzo. Valeria voleva farti ingelosire un po.
VITTORIO (nervoso): E c riuscita.
RENATO (sorride): Te lha fatta!
VITTORIO: Gi.
Bussata di porta (campanello)
RENATO: Sar Roberto. (Va ad aprire - voce fuori campo) Ciao, Val. Vittorio sta qua.
VITTORIO: Ora la sistemo io.
VALERIA (entra in scena, seguita da Roberto e da Renato): Dio, ti ringrazio!
ROBERTO: Vitt, io laggio ncuntrata abbascio o palazzo.
VALERIA (preoccupata, si precipita verso il marito): Vitt, che te si fatto?
VITTORIO: Niente; sciucchezza. Pe guard a na bella femmena, nun aggio visto nu scalino.
VALERIA (nervosa): E te st buono!
Ridono tutti, tranne Teo.
CLELIA (a Valeria): Qua bella femmena!... Val, nun o d retta!
VALERIA: Teo, ma che c? Ti vedo assente.
FLAVIA: Ce lha con me.
VALERIA: E perch?
CLELIA (ride): Non mi dire che ha scoperto il tuo segreto!?
SILVANA: Fate ridere anche me.
CLELIA: Flavia si inventata una figlia, una figlia avuta prima di conoscere Teo.
SILVANA (ride): Davvero?
VALERIA: La parte della figlia abbandonata alla nascita, che entra in chat su facebook con la madre naturale, modestamente lho fatta io.
TEO: Tu?!
VALERIA: Sono stata brava, vero?
RENATO: A quanto pare le nostre mogliettine si sono coalizzate contro di noi.
VITTORIO: Ma perch?
TEO: Gi. Perch?
VALERIA: E lo chiedete pure?!
CLELIA: Elisa, Katia, Tilde (Rivolta a Renato) Io quella fotografia te lavrei fatta mangiare!
RENATO (sorride): Ma nun era overo niente.
ROBERTO: Proprio cos.
TEO: Era uno scherzo.
CLELIA (con un risolino): Anche noi abbiamo scherzato.
FLAVIA: Poi faremo sul serio. Comunque, linvito a pranzo per domani sempre valido. Roberto, te la senti di venire?
SILVANA: Certamente!
VITTORIO (agli amici): Non che stanno pensando di avvelenarci?
TEO: Chiss?!
Risata generale.
Cala il sipario
FINE
Libri finora pubblicati da Colomba Rosaria Andolfi:
Chicchi di grano Poesie - Macchiette - Teatro in versi - Testi di canzoni (Ed. Guida 2005);
Facile facile. Impariamo la lingua napoletana (Ed. Kairs 2008);
LAntenna del Cuore - Narrativa (Ed. Kairs 2012).
I libri citati sono in vendita on-line e nelle principali librerie di Napoli.
Per contattare lautrice, scrivere a: corandolfi@libero.it
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