Tocc i gròp i ve al pèten

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TÖC I GROP I VE AL PETEN

  TöCc  I  GRóP  I  VE  AL  PÈTEN

Commedia dialettale bergamasca in tre atti

di Guglielmo Antonello Esposito

Personaggi:

Arch. Franco Tavelli                                                Sindaco del paese

Giulio Tavelli                                                             Padre di Franco                                    

Anna                                                                          Madre di Franco                                  

Elena                                                                                      Figlia di Franco   

       

                        

Cecilia                                                                        Amica di famiglia                                  

Dott. Valdo                                                                 Principale di Franco                           

Renzo                                                                        Figlio del Dott. Valdo                            

Sig. na Matilde                                                          Vicina di casa                                       

Sig. na Jessica                                                         Pubblic Relation             

                     

 

Sig. Baldanzoni                                                        Commissario di polizia      

Il Fotografo                                                                Complice della Sig. na Jessica


E’ una commedia ambientata ai giorni nostri,nella quale fa da cornice un tema d’attualità.

E’ la storia di un architetto di professione e sindaco di un piccolo paese.

L’architetto e sindaco Franco Tavelli è un quarantacinquenne vedovo da quattro anni a causa di un incidente automobilistico dove la moglie Chiara, perse la vita.

Vive da allora con la figlia ventenne (Elena) a casa dei genitori: il papà Giulio, di professione falegname artigiano e la mamma Anna.

I genitori e la figlia di Franco, si accorgono che in lui c’è qualcosa che non va: è preoccupato e giù di morale. Lui accenna ai famigliari il motivo di questa sua inquietudine: il suo principale, il Dott. Valdo, titolare dell’impresa edile presso la quale  Franco svolge la sua mansione di architetto, vorrebbe parlargli a quattrocchi, fuori dall’orario di lavoro, di un “affare” che riguarderebbe l’appalto pubblico di una nuova scuola del paese.

I genitori non capiscono subito, ma entra in scena Cecilia,  un ‘amica di famiglia, la quale informa la Sig.ra Anna di aver sentito voci  di una tresca fra il sindaco ed il Dott. Valdo, per vincere la gara d’appalto riguardante la costruzione delle nuove scuole.

Anna è sconcertata e qui entra in scena,  la Sig.na Matilde una vicina pettegola, a confermare il tutto,  mostrando il giornale del paese  che riporta queste testuali parole:   “L’impresa Valdo probabile vincitrice della gara d’appalto pubblica riguardante la costruzione delle nuove scuole, grazie al sindaco architetto tavelli”.

La madre indignata per queste insinuazioni contro il figlio, si comporta in modo brusco con Matilde, che offesa per questo trattamento nei suoi confronti, lancia l’ultima provocazione rivelando che la nipote Elena esce con Renzo, il figlio del Dott. Valdo e se ne va risentita.

Entra in scena Franco con la valigia: spiega alla madre che vorrebbe andarsene qualche giorno.

Dopo qualche minuto, entra anche il padre, Giulio dal suo laboratorio,  per un breve spuntino mattutino e fra i tre, comincia a delinearsi tutta la problematica della storia: c’è chi vorrebbe “scappare” per qualche giorno affinché le cose si aggiustino per conto proprio e chi invece, consiglia di affrontare la realtà, non fuggendo dalle proprie responsabilità.

Franco si convince e decide di rimanere: riceve la telefonata di un suo consigliere comunale che  lo invita ad accettare le proposte che il suo principale, il Dott. Valdo, verrà ad offrirgli.

Durante il susseguirsi dei fatti, si evidenzia anche un ritorno di fiamma tra Franco e Cecilia che ricorderanno con piacere, i bei momenti della loro infanzia.

Il Dott. si presenta a casa di Franco dove tenterà di corromperlo per l’aggiudicazione della gara d’appalto: ma Franco, ritrovando il coraggio e l’orgoglio per paura dimenticati, lo manda a quel paese, licenziandosi e Valdo, offeso e risentito,  promette di vendicarsi.

Il finale del 1° atto, vede Franco che racconta gli ultimi risvolti della sua posizione di dipendente ai genitori e l’entrata in scena della figlia Elena, che presenterà Renzo, figlio del Dott. Valdo, come suo ragazzo  fra lo sgomento di Franco.

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Il 2° atto inizia un sabato pomeriggio di alcune settimane dopo.

Franco è più rilassato, si è licenziato dall’ impresa Valdo e adesso lavora con il padre, nel suo laboratorio di falegnameria.

Franco, confessa ai genitori il suo interessamento per Cecilia: infatti i due avranno modo di trovarsi a tu per tu per ricordare, rispolverare i vecchi sentimenti, chiarire i fatti più salienti delle ultime settimane e confidarsi.

Vengono interrotti dall’entrata in scena dei due fidanzatini (Renzo ed Elena).

Franco, nonostante quanto sia successo con il suo ex-principale, accetta di buon grado il figlio di quest’ultimo che si è dimostrato migliore del padre. I due ragazzi vengono lasciati soli (Franco e Cecilia sono usciti per i rispettivi impegni) e cominciano a fare il punto della situazione sulle loro famiglie e di come tutto questa storia potrebbe influenzare il loro rapporto.

Ad un certo punto Renzo sente dei rumori sospetti  e pensa subito ad un malintenzionato. Chiede ad Elena di non muoversi, intanto lui esce di scena per dare un’occhiata.

Si sentono grida, colpi e botte.

Rientrano in scena Franco malconcio e Renzo che non sa più come giustificarsi: non avendo riconosciuto il suo futuro suocero e malmenandolo (Franco cercava di entrare in casa scavalcando il cancello, dimenticante delle chiavi lasciate in garage per non disturbare nessuno), si ritrova a doversi difendere dalle ingiurie di Franco che lo accusa di assecondare il padre nella sua vendetta.

Il tutto sotto gli occhi di Matilde (la vicina pettegola) che avvisa subito  Anna, Giulio e Cecilia di quanto è appena successo. Tutti entrano in casa preoccupati, cercano di sapere come e il perché di questo accanimento: ma sarà lo stesso Franco, che capendo il “qui pro quo” congeda tutti rimanendo solo con Cecilia.

Quest’ultima cura amorevolmente Franco: e qui l’uomo si dichiara apertamente ed anche Cecilia confessa il suo amore tra abbracci e baci.

Vengono interrotti dal campanello che annuncia la visita della Sig.na Jessica, Pubblic Relation dell’Impresa Ravizzoni, presso la quale Franco aveva presentato una domanda di assunzione.

Ma  anche qui c’è un altro tentativo di corruzione: Franco nuovamente rifiuta e la Sig.na Jessica con un espediente (brindare per un avvenimento importante) riesce a mettere del sonnifero nel bicchiere e con l’aiuto del suo complice (un fotografo) si farà fotografare in “desabille” compromettendo ancora una volta, l’onestà del sindaco per poterlo poi ricattare.

Il fotografo uscendo, sbatterà la porta e Cecilia (che finora era affaccendata in altre mansioni fuori dalla scena) rientra.

Vedendo la Sig.na Jessica ancora mezza nuda tra le braccia di Franco, sviene.

Il 3° atto inizia due mesi dopo gli ultimi fatti del 2° atto, un tardo pomeriggio, sempre in casa Tavelli.

Franco se n’è andato, Elena piange (sa dov’è il  padre e  sa anche che non ha il coraggio di tornare per quelle fotografie compromettenti uscite sul giornale del paese), il nonno e la nonna tentano di consolarla, le dicono che Franco tornerà presto: ma la nipote affermando che le cose non sono così semplici, rispolvera a loro il motivo principale della fuga di Franco mostrando il giornale di due mesi prima, con questo titolo in prima pagina: “Il sindaco franco tavelli spende i soldi della corruzione con champagne, note modelle e festini a luci rosse”.

Arriva anche Cecilia e tra un’ ipotesi e l’altra confessa ai genitori il suo amore per Franco, sbocciato e troncato sul nascere; ma il fatto che lui sia sparito, non giova certo alla sua situazione anzi è come confessare di essere colpevole.

Cecilia ed Elena escono per fare una passeggiata, per stare un po’ da sole.

Giulio ed Anna sono in parte contenti perché almeno Cecilia ha reso ufficiale l’ amore per  Franco.

Entra in scena Matilde (la vicina pettegola) con nuove notizie: il Cav. Ravizzoni ha chiuso l’impresa ed è fuggito con i soldi in qualche paradiso fiscale a causa di certi alterchi giudiziali fra lui e il Dott. Valdo e tutto questo giocherà a favore del sindaco.

Confessa poi di essere stata lei ad informare la sig.na Jessica dell’aggressione avvenuta fra Renzo e Franco, in cambio di una sua probabile assunzione al giornale come “reporter”, cosa che si è dimostrata poi priva di fondamento.

E per questo, sinceramente pentita, chiede perdono a Giulio ed Anna per essersi comportata in modo sleale nei loro confronti. Questi ultimi, senza nessun rancore e capendo che anche la sig.na Matilde è stata una vittima di tutto questo “imbroglio”, la rassicurano e questa si congeda definitivamente da loro.

Giulio ed Anna discutono tra di loro sull’ evolversi degli ultimi avvenimenti: finché non si presenta in casa il commissario di polizia, seguito dal Dott. Valdo e dal figlio Renzo. I genitori allarmati, chiedono spiegazioni: è successo qualcosa a Franco? O forse, è qui per arrestarlo?

Qui, entra in scena Franco che irrompe in casa fra la sorpresa di tutti e, ritrovando il coraggio,  affronta  il commissario.

Quest’ultimo gli riferisce degli ultimi sviluppi della tresca che il Cav. Ravizzoni aveva ideato per corromperlo ma la Sig.na Jessica, vedendo le fotografie sul giornale, non essendo questi i patti che aveva concordato con il Cavaliere, si è sentita tradita e lo ha denunciato, dimostrando la corruzione con prove dettagliate, scagionando completamente il sindaco da questa faccenda.

Anche il Dott. Valdo chiede perdono a Franco e confessa al commissario il suo comportamento meschino: grazie al figlio Renzo si è ricreduto capendo quanto fosse ignobile il suo modo di agire e per questo, Valdo,  lascerà al figlio l’impresa riconciliandosi così con quest’ultimo. Dopo l’abbraccio fra padre e figlio, Valdo ed il commissario escono di scena.

Rientrano Cecilia ed Elena.

Fra baci ed abbracci, richieste ufficiali di matrimonio, Renzo chiede a Franco di ritornare a lavorare per la sua impresa: ma Franco rifiuta, affermando che aprirà un suo studio privato, precisando che in questi ultimi mesi ci ha quasi rimesso la salute a causa delle falsità dette, figuriamoci cosa direbbe la gente del sindaco alle dipendenze del genero: “quante agevolazioni per quest’ ultimo e  per  la  figlia!”

Il finale è di Giulio che afferma: dopo tutto questo ginepraio “tutti i nodi sono venuti al pettine”…….ma che male!

P.S.: l’intera storia alterna momenti di comicità e momenti di riflessione.


PRIMO ATTO

(ai giorni nostri, un sabato mattina)

Scenografia: salotto di casa Tavelli

Scena 1a

Giulio è seduto al tavolo,  legge il giornale mentre la moglie Anna prepara il caffè canticchiando.

Anna:   tòh,  ü bèl café prima de comincià la giornàda.

Giulio: grassie Anna ..….. che manéra  gh’è gnemò ché la Cecilia?

Anna: la gh’éra de portà la sò mama a fà öna visita, la ègnerà piö tarde. Però Giulio, àrda che l’è mìa la nòsta sèrva, a nòter, la ghe dà dòma öna mà in cà, e spöl mìa pretènd ché la séss ché prèst e pò….. la gh’a mìa de timbrà ól càrtélì.

Giulio:  l’è  che  ‘nsè ösàcc a èdela ché prèst  Anna! De quand ‘l nòst  scèt l’è restàt de per lü, se ghe födès mìa lé a dàt öna mà ……….. l’è pròpe braa.

Scena 2a

Elena:   buongiorno nonni!

Anna:    ciao Elena, sèntes zó che gh’è pront la colassiù.

Elena:   grazie nonna, un buon caffè, lo bevo volentieri (sorseggia il caffè).

Anna:   Elena……. töem  vià öna curiosità……e  fàcc comè a ègn  a  cà de l’università ier se gh’ éra sciopero di mèss pöblec?

Giulio:  se gh’éra mìa i mèss, la sarà égnida a cà con chì ‘ntréch! Dèm, ……la sarà égnìda a cà con  ergü  in machina.

Elena:   si proprio, è venuto un mio amico a prendermi, Renzo,  con la sua auto.

Anna:    e l’é égnìt zó apòsta?

Elena:   si nonna, gli ho telefonato e lui è venuto a prendermi a Milano.

Giulio:  ta gh’ét pagàt almeno la benzina? A che la cósta  de ché a Milà e tornà ‘ndré ……….. l’è mìa la strada de l’órt!

Elena:  ma nonno…. Non si fa così… è un caro amico ed io, avrei fatto lo stesso per lui!

Giulio:  ‘ncö gh’ ì pròpe töt. Chi teléfunì lé  per esèmpe…. i tà risòlf la situassiù in póc tép. Se i gh’ éra quando mé laorae sóta padrù a Milà, quand perdìe l’öltima coriera, avrèss püdit ciàmà a cà ‘nvéce de fala töta a pé. A riàe a cà la matina dopo, ol tép de laàm zó, mangià ergòt e pó tornà ‘ndré  ön‘ótra ölta.

    Anna:  püdie isse èghén di telefunì, ma gh’éra mìa la machìna per ègn à töt….. Giulio, i éra öter  tép……… quate ölte tà riaét mìa e mé sére in pensér.

Giulio:   Tè ta serét in pensér ?!  E mé ..........gh’ére de fà 40 km. a pè.

Anna:   pròpe…….. 40 km………… (sognante) öl me Filippo a Maradona, chèl che cùria  tant.  ’Lla stödiàt la Elena a scöla………. né Elena?..........…

Giulio:  cosa ghe èntra ol Filippo e ‘l Maradona? Àrda, che ‘l Maradona al giögàa al balù.

Elena:  ma no, nonni…..non Filippo ma Filippide!!! Si tratta della famosa battaglia nella Piana di Maratona, avvenuta fra gli Ateniesi e gli invasori Persiani il 10 agosto del 490 a.C e Filippide era il famoso corriere di Maratona. (mentre racconta i nonni la guardano meravigliati).

Giulio:  i gh’éra pó alùra i coriere?......... Èco perchè chèl lé al cùria tànt………svèt ché  i  à  perdìa póa lü!

Elena:  nonno, hai sempre voglia di scherzare…. ascolta….. Quando gli Ateniesi hanno visto le navi persiane al largo, hanno mandato il Filippide in cerca di aiuto a Sparta, a circa 220 km. di dìstanza da Maratona e quando è arrivato, ha riferito tutto agli Spartani ed è morto di sfinimento.

Giulio:  mé no però… èh èh… o fàcc tace km. a pe  e  só ché amò mé!

Elena:  dopo che i Greci, hanno vinto la battaglia, hanno dedicato a questo episodio, la famosa gara podistica…… la Maratona.

Anna:  Giulio, la tò gnorànsa, la gh’à mìa lìmiti……. Elena, ……… ‘ndét  ‘ndoè  ‘ncö che l’è sàbat?

Elena:  non lo so, penso che andrò a Bergamo con gli amici!

Giulio: sèmper in gir èh? Tant…. al pàga ‘l papà… l’Arch. Franco Tavelli. A  próposét, ma ‘l tò papà, cossa spètel  a ègn zó?

Elena:  arriva nonno, arriva …………però………

Giulio:  però cossè?

Elena:  il papà in questi ultimi giorni, mi sembra preoccupato…. La mamma ormai sono quattro anni che non c’è più… ma credo che non sia per questo!

Giulio:  l’è che ön òm,     sé ‘l sa sfòga mìa……

Anna:   sét dré a cöntà sö cossè Giulio? Di bambossade?

Giulio:  örie dì, che per ön òm de la sò età, che l’ è stàcc spùzat per sedes àgn, l’è düra restà  sènsa öna dòna in cà.

Elena:  è vero, ma per me non è questo il motivo!

Scena 3a

Franco entra dalla porta che conduce alle stanze.

Franco: ciao papà, ciao mama, Elena (facendo un cenno di saluto con il capo).

Anna: sèntes zò, Franco, che gh’è pront ol café (portandogli la tazzina del caffè).

           Sö… bìel ‘ntàt che l’è bèl colt.

Elena: io scappo, ciao papà, ciao nonni (e bacia tutti). Ci vediamo in giornata.

(Tutti salutano Elena e si prodigano in consigli (stà atenta ecc.).

Scena 4a

Franco:    ‘ncö ‘ndò mìa ‘nfò de cà, ‘ndò gnà in cümü.

Anna:    che manéra……. stétt  mìa bé….. ta gh’ é  la févra…ta fà màl  ergót?

Giulio:  ét passàt öna nòcc agitàda? Te gh’avrèsset  asentàss öna quàch ölte dai consèi comünai, almeno a chèi che richiét mìa la tò prezènsa come sindec e issé ta ‘ndarèsset in lècc öna quàch ölte prèst….. opür, te presiederèsset al consèi d’öna scetorlòta, che magàre la te tirerèss zó chèl müs lé.

Anna:  Giulio, i tò  consèi tègnei per tè…… ol nòst Franco l’è l’architèt del’ impresa Valdo e sindec del paìs, con töte i preocupassiù che ‘nà derìa, e l’è mìa il “Marengone Giulio Tavelli” che töcc i dé ‘l ma dà de scuà sö töta la segadüra ché ‘l mà pórta  ‘n cà, e l’è gran brao de mèt i gambe sota ‘l tàol e  dì la sò frase storica: “Alüra,…….. bèla zét……… sà mangia?”

            

Giulio:  Anna, lü l’è dientàt architèt e anche sindec,  perché Giulio “il Marengù”, óter a la segadüra, l’à portàt in cà póa i palanchine per fal stödià, per fal spuzà. Dopo sédés àgn, l’è tornàt amò ‘n cà nòsta co la Elena….. e noter ‘nsà sèmper la sò faméa l’è ira, ma lü la ricominciàt a dàm i preocupassiù compagn de quand l’era ü scèt, dòma che alura ‘nséra zuén………. ‘nvece adèss  n’ gh’avrèss öl dirito de piö èghèi serte crösse.

Franco: papà, mama, tachì mìa béga. Mama, òl papà ‘l gh’à rezù….. in chèsce öltem tep,  ‘n cümù e suratöt in öfece, gh’ó di rogne e ma dìspiàs riersàle sö de öter dü e sö la Elena, ma va prométe che ‘na egnérò fò… Per esèmpe, ier sira, dopo ol consiglio comünal, ól mé principàl ‘l Dutùr Valdo,  ‘l m’à dìcc che stamatina ‘l sarèss égnìt ché per pàrlàm de questiù che riguarderèss ol lato politico e economico dell’apalt  per la costrussiù di scöle nöe.

Giulio:   oh bèla…….. perché  ‘nà pàrlì mìa lönedé  in öfesse?

Franco: “Per ragioni di estrema riservatezza” come ‘l dìss  ol Dutùr Valdo…..  e in   öfesse,   la  riservatèssa la gh’è mìa.

Giulio:  màh!  ‘l sarà. Però àdess lassìm ‘ndà zò ‘n laboratòre, se nò al sa fà tarde e rìe mìa a portà ‘ncà la segadüra ‘ncö, che l’è sàbat, e l’è segadüra de straordinare (facendo segno con le dita al denaro).

Anna:    adà Giulio, matucù,  và… và….fenéssela de töem  in gir.

Franco: mama, ‘ndò de là póa mé  ‘nde stöde...... se ergù al ma sirca, tàl sét  ‘ndo sò.

(Giulio e Franco escono, Anna rimane che sparecchia, squilla il campanello della porta).

Scena 5a

Anna: la sarà la Cecilia (esce e rientra con Cecilia).

           E la tò mama? Cossa la dìcc  ol dutùr?

Cecilia: Negót, la dìcc che i è “acciacchi dovuti all’età”, ma però n’pó de müimènt al ghe farèss be ‘nsèma ai cüre  che ‘l gh’à prescricc….. pötòst,  a so preocupada per ol sciur Franco!

Anna:   che manéra?

Cecilia: in ambulàtore….. i parlàa de lü.

Anna:  oh bèla, ó ést stamatina che l’era ‘mpó zó, ma che l’è malàt e ‘lla sa töcc  fò che mé……. chèsto no!

Cecilia: no, no, i parlàa de sèrte ‘mplicassiù politiche per la costrussiù dela scöla nöa, perchè lü al laùra sóta l’impresa Valdo,  che la concór in gara d’apalt, e alura i ùss, i è mìa de serto bèle.

(Suona il campanello).

Anna: chi ‘l sarà? ‘Ndét té a dèrvé Cecilia? Mé ‘ntàt a spàrechie ól tàol (fra sé): i persùne quàch  ölte i è malegne e catìe e i è mìa bune de fàss i afari sò. Mah………… che mont.

Scena 6a

(Cecilia entra con Matilde, pettegola vicina di casa).

Cecilia: sciura Anna……… gh’è ché la signorina Matilde.

Anna:    la ègne…..la sa sènte zó.

Matilde: bongiorno.

(Matilde si siede).

Matilde:  …. passàe de ché e ma so dìcia: perché ‘n và mìa a fà dò pàrole co la sciura  Anna… ché magàre… la ma ofrirà anche ‘l café, dato che la situassiù economica come spöl dì ….. dela famea Tavelli l’è “in fase di miglioramento”.

Cecilia: Anna, mé  ‘ndó de là a fà sö i lècc.

Anna: no Cecilia…. stà ché póa té con noter, che ta bieré póa té ol café! L’ó apéna fàcc.

Cecilia: Grassie sciura Anna, piö che ulentéra.

(Anna versa il caffè nelle tazzine porgendole a Cecilia e a Matilde, poi rivolgendosi a Matilde): per fà dò pàrole gh’è mìa problema, ma che la nòsta

situassiù  economica la migliurerà ……… ‘lla sà dòma lé…….. nóter ‘nsà gnàmò nigót,  però ma pàr che la nòsta situassiù atual,  la sess mìa critica al punto dé mìa ofréga  ’l café.

Matilde:   no, no, ‘ntendìe mìa chèsto. Però la zét la pàrla, la comènta i notissie scrice söl   giornàl del paìs égnìt fò stamatìna.

Anna:     cosa ‘ngà  èntra noter col giornàl? Sét érgot té Cecilia?

Cecilia:   màh, verament só dóma chèl ché gh’ó dìcc prima!

Matilde: a gh’ó ché ol giornàl, l’ó portàt apòsta, la arde: (mostra il giornale e legge)

“L’impresa Valdo probabile vincitrice della gara d’appalto pubblica riguardante la  costruzione delle nuove scuole, grazie al sindaco architetto Tavelli”.

Anna:   adèss  capésse………….

Matilde:  Natüralmènt la zét ‘lla sà ché ‘l sindec l’è dipendènt dirèt del Dutùr  Valdo e la spetégola…. ma mé nò…… mé só conteda per ol vòst scèt e pèr óter.

Anna:   a sèrto, lé l’è sincera, la spetégola mìa …………… lé l’è dóma contéda ché  ‘l me scèt al fàghe la figüra del corót….. o sbaglie?

Matilde: ma cóssa dìzela sciura Anna………. la sbaglia, a mé ma dìspiàss tànt…….la ma scüse (alzandosi per andare) a gh’ó pròpe de  ‘ndà……

              Mé, ma permètérèss mai de daga dèl corót al sò scèt, dìzèm…… che i è “affari di famiglia”  tant piö che ültimamet la sò néuda Elena, la à ‘nfò col scèt del Dutùr Valdo, ol Renzo.  Grassie del café e bongiorno!! (esce un po’ risentita accompagnata da Cecilia che rientra subito).

Scena 7a

Anna:    chèla lé, l’è come ol Filippide.

Cecilia: cossa l’à  dìcc?

Anna:   chèla lé, l’è come ol Filippide, ü déla storia chél curìa a portà i masàgi.

Cecilia:   adèss o capìt! Al sò chi l’éra ol Filippide, ma al curia è l’è mòrt per portà ü  mesagio dé aiuto, mìa i masàgi.

Anna:  ‘nvece, sé l’éra lé al pòst dél Filippide, la stàa là ‘ndé Piana, ‘nsèma al Maradona, e  i  à brüsàa töcc chi di nàv, perchè la gh’ à mìa öna bòca……. la gh’ à ü lanciafiame….  e l’è dóma gelùsa perché ‘l mé Franco, nonòstant  i              continue insistènse déla signorina Matilde, lù ‘lla rènt mìa pàrtecipe dél sò “presunto miglioramento economico”.

Cecilia: la ghe dàghe mìa tràa…… la signorina Matilde l’è stàcia tagliènt co la bóca, però l’à portàt in cà chèl ché la zét la dìss, sèrto màgare amplificàt del‘ invidia e forse dela gelosia, ól sciur Franco l’è èdof ormai de quatr àgn e l’è ün òm afascinànt e per i dòne libere l’è ü punto d’atrassiù, anche per ol fat ché ‘l gh’à  ün’ òtima pusissiù sociàl e  economica.

Anna:   mah…. ‘l sarà, ma ‘ntàt  i è dré a spàrlàga ai spàle…… isse,   i ghe fà dél mal.

Scena 8a

(Franco entra con una valigia in mano).

Anna:     se fét con chèla alìss  le?

Franco:  adèss  ta spieghe…. (guarda Cecilia imbarazzato) Ciao Cecilia…….

Cecilia:  bongiorno sciur sindec,  ‘l ma scüze. (esce verso le camere).

Anna:    alùra……. ölet spiegàm?

Franco: (dìsinvolto) mama, mé  ‘ndó vià öna quàch dé.

Anna:    ma te spetàet mìa ol Dutùr Valdo stamatina?

Franco: apunto……. L’è per chèl che öle ‘ndà vià per  in pó de tép……..

Anna:     al sarà mìa per chèle us chi gira….. e adiritüra ‘na pàrla póa  ‘l giornàl!

Franco: che uss i gira?? E pó,  cossa ghe èntra  ‘l giornàl?

Anna:    i uss i dìss che té ta sét  “pappa e ciccia” col Dutùr Valdo per la gara d’apàlt sö la costrussiù di scöle nöe, e ‘l giornàl, in manera diplomatica, al dìss la stèssa ròba. L’ó  èst coi mé öcc.

Scena 9a

(Giulio entra tutto impolverato).

Giulio: oèla bèla zét, töcc ché ‘nsèma  pér ü bèl pà co la pansèta ché a st’ura l’è ü toccasana.

Anna:   Giulio, te apéna fàcc colassiù….. e pó, tàl sét che la pansèta la ta fà ‘ndà sö ol polistirolo e i tricicli.

Giulio:  éh… almeno an mèterà sö öna ditta de ‘mbalà i biciclète… Va bé, però ta gh’é rezù…………..  mangeró pà e salàm.

Anna:   adà…. se pròpe te ölet ü pà, prepàrel té, perché mé el Franco ‘n gh’à de pàrlà de ròbe serie.

Giulio:  scüssìm…….….. scüssìm se só mìa abastansa serio per sàei póa mé chi  laùr le.    Per ol pà ma rànge mé……… parlì,   parlì pür…….

Franco: papà, l’è giöst che tà sèntet póa té chèl che l’è dré  a sücét …..e che, bé o mal, al coinvolgerà póa óter, dato che la zét ormai la mèt in gir us “vere e false”.

Giulio:   oh bèla, cósa dìzeràla la zét? La dìzerà che te sét èdof e che l’è üra che ta tróet öna dòna, che ta sé rifàghet öna éta….. ma chèsto ‘lla dìss depertöt quand gh’è ‘n gir ü quarantasinquèn lìber e suratöt benestànt e sindec….. e magàre i è pròpe chèle chi spéra  “nella propria candidatura”…… a propóset Anna, fà  ègn chè la signorina Matilde…. ól so tàol,   o finìt de restauràl.

Anna:    oh Giulio, se  segütèt a fà di  ‘nsinuassiù.

              (rivolta a Franco) Sö  Franco, dìga töt.

Franco:  Va bé, ol Dutùr Valdo al völ coinvolgém politicament per fà in mànera ch’él vènze la gara de apàlt,  per la costrussiù di scöle nöe, ma mé pöde mìa,       la me cosciensa la dìss de nò….. e chèsto sicüramet al tocherà la mé situassiù professional e economica. I detai de chèsto gróp i conosse mìa, eco perché stamatina ol Dutùr al vülìa ègn che a parlàm a cà……… Ma mé ghe la fó mìa a afrontà chèsta situassiù…….e preferésse ‘n da vià öna quàch dé in mànera che la storia la sa sgonfie sènsa che mé séss coinvòlt.

Anna:     tà gh’é rezù Franco, tà gh’è  pròpe rezù.

Giulio:    tà gh’è  rezù ü bèl nigót.

Anna:    Giulio làssa pert…… e và zó  ‘n laboratore, và!

Giulio:  o dìcc che ‘l gh’à rezù ü bèl negót él ripéte…….. ma pàr de capé che te mètét la cua in mèss ai gambe e te scàpet denàcc al cà piö gròss, Franco mé só ü marengù e amò adèss a laùre e so contét de fàl…. perché col me laurà tó fàcc stödià e té ta sét riàt  a èga öna bèla pusissiù sia in impresa che in cümü. Ma töt chèsto  li sparéss denàcc ala tò mancansa de responsabilità….. in chèsto momènt, ol tò prìm duér l’è chèl del prìm sitadì denàcc al paìs e mìa chèl del’agiàt  architèt Tavelli……….. i sólcc  la cosciensa l’à compra mìa.

Franco: se papà, i tò consei iè giöscc….. però mètess in dì me pàgn, i è àgn che so sóta pressiù e adèss i ma dìss de fà ü laùr che mé öle mìa, l’è  contra i me prensépe, però adèss per i me prensépe…… völ dì restà sènsa laurà e mé pöde mìa…….. di ölte pènse che se föss mort mé ‘n del’incidènt de quàtro àgn fà, al sarèss stàcc mèi………

Giulio e Anna:    sét  dré a dì cossè………

Giulio:  afronta la situassiù,  te gh’ét töt ol nòst apògio. Sö, sö, te sét o nò ol me scèt?

             Se regórdet de zùen, póa alùra ta serét  ‘n pó timurùss, ta zügàet al balù e mé tà égnìe a èt………. ta serét ü bèl medià…. Finìt la pàrtida, ‘ndoe ta zügaet té, gh’era piö l’erba. Però di ölte… ta sà perdìet, perché ta pensàet che l’aversare l’era piö fort de té e mé dala tribüna dizìe: “Franco, deciss söl balù, mìa söi gambe, söl balù” e té… te me sentìet… e alura ol tò aversare al gh’era piö scamp.

Franco: se papà, (si alza, mani in tasca e guarda nel vuoto) ma chèla storia che,  a  l’è mìa come zügà al balù……se ghe dìze de no, pérde ol laurà!… Só in d’öna bröta situassiù… però o capìt … ta gh’ét rezù… afronterò i me problemi!

Anna:  cià ‘ndèm, làssela lé  la aliss che la mèteró a pòst dopo,  adèss ‘ndo dela zia Giulia. Ma ….. (Rivolta a Giulio) ta gh’éret mìa de mangià ol pà có la pansèta?

Giulio: al se fàcc tròp tarde, dopo göste piö la pastasöcia a mesdé. Mé turne in laboratòre.

(Giulio si ferma e guarda il viso tirato del figlio).

Giulio:  sö, sö afronta la situassiù, ta èderét che dopo ta staré mèi.

(Anna e Giulio escono).

Scena 10a

(Squilla il telefonino di Franco. Guarda il dìsplay):

Giorgio, Giorgio, Giorgione,  a té di ölte a gh’ó  üt  òia de entràt in pó söi gambe…. però o sèmper ciapàt ol balù…. Séntèm cossa ‘l völ ól me consiglier..… dìm Giorgio…. Se, ò sentìt del giornàl…..come fó a ciapà i dìstanse dal Dutùr Valdo, a l’è ól me principàl…………dopo a mangià ègné a cà tò???? Ah? Dopo püdì modificà l’articól söl giurnàl??? Àdess l’è tarde… cossè, cossè???? Fàm capì……al so che ‘l gh’à ü fradèl senàtur… no, no, no…..”un aiuto alla grande capacità imprenditoriale del Dott. Valdo per il paese???”… no, e pó no!!!! No caro Giorgio, chèsta l’è mìa politica, l’è corussiù …..ól sò fradèl senàtur, per mé al pöl restà a Roma!!! (spegnendo il telefonino e pàrla fra sé e il pubblico).

Te capìt ól Giorgione….. me gh’avrèss de licensiàss per mìa spurcà ól dutùr… Dato che só ü sò dipendènt, el parerèss ü conflitt d’interèss……E dòpo… gh’avrèss de faurél, ól Valdo, perchè al gh’à de èns la gara d’apàlt, perchè al gh’à ü fradèl potènt a Roma chél pöderèss ègn bù «allo sviluppo economico, politico del paese». No, mé ü precedènt  al làsse mìa ai pòsteri, chèsta l’è mìa politica…….

  Scena 11a

  (Mentre Franco  è in piedi, pensieroso, entra Cecilia dalla cucina con la borsa della spesa).

Cecilia: L’è ché  sciùr Franco………’l ma scüze..…. só dré andà a proèt.

Franco: Cecilia, éssa ché ün atèm….póa denàcc ai óter ormai, ciàmem piö sciùr e dàm del té, ta préghe, almeno chèsto ‘l ma farà sènt ‘n pó de calùr in dèl cör, perché só stöf che töcc i ma ciàmé sciùr Franco, sciùr Tavelli, sciùr sindec….ciàmem Franco (deciso).

 

Cecilia: và bé……. Franco…….. ma i tò genitur cossa  penserài e chi óter?

Franco: i pènse chèl chi gh’à  òia…. dopo töt de scècc  a  ‘nsè sèmper stàcc amìs.

Cecilia: se Franco, ma mé öle mìa  ‘ntèrferé  ‘n dèl tò dulùr per la mancansa dela Chiara.

Franco: Chiara l’è quatr’àgn che la gh’è piö, ol sò ricordo l’è sèmper ìv…… ma ol dulùr almeno al s’é calmàt. Cecilia …………. ma piàsserès èss amò amìs come öna ölta, sé ta fà piassér.

Cecilia: serto che ma fà piassér… Franco.

Franco: grassie…..però adèss… a  gh’ ó di óter dulùr.

Cecilia: Franco tà sé sèmper stàcc fórt e te sèmper afrontàt töcc i problemi che te capitàt  ‘nde éta…. mé tà osérvae, de lóntà….. ma tà osérvae e de chèsto   gh’ ó mìa dì döbe…….

Franco (sorridendo): delbù Cecilia?

Cecilia: se Franco.

(Suona il campanello).

Franco: Cecilia  ‘ndét  té a èt chi l’è? Grassie!

Cecilia: söbét.  (esce e rientra col Dottor Valdo).

Cecilia: gh’è   ‘l  dutùr Valdo. (Cecilia esce).

Scena 12a

Valdo:   architèt,  bongiorno!

Franco: avanti, al sà sènte zó!!...... Pöde ofréga  érgót de bìf?

Valdo:   no, grassie, gh’ò mìa tàt tép…….. ölerèss definé chèsta storia ala svèlta.

Franco: prego, al dìze.

Valdo:   al sènte, architèt,  l’ insinuassiù söla nòsta complicità per vèns la gara d’apàlt  di scöle l’è dientàda  insoportàbel,  e mé ölerèss mèt  fì a töt chèsto.

Franco: prego, só töt orège.

Valdo: sigür che gh’è nissü che l’è dré a scoltà?

Franco: al sarèss contra ól me interèss, al dìze pür.

Valdo:  giöst, giöst. Alura, mé ghe propone unuruse dimissiù dal’impresa in manéra che la zét e ól giornàl i pàrle piö de complicità; natüralmènt mé la gara öle ènzela e ‘l sò “aiuto”, dìcc frà nóter, al völerèss dóma de sindec e mìa de dipendènt ……. perché chèsto, ai öcc dela zét,  al somèa ü conflìt de interèss, ü complòt. Ma se lü al sà dimèt, töta chèsta storia la svanirà e la zét la gh’avrà piö negòt de dì.

             Quìndi, lü “come primo cittadino indiscusso” al möerà i giöste pedine in manéra che mé ènze la gara d’apàlt. Lü natüralment per töt chèsto al sarà ricompensàt con öna piö che “ottima buona uscita dall’impresa”.

Franco: à…… pensàe diersamént, la pensàe piö semplice. Ergòt al ma dìs che la zemò sentìt la me upiniù dal me consigliér.

Valdo:  dizèm de se……! Ol so consigliér a l’è ün òm de larghe “vedute politiche ed economiche”, e la capìt söbét ol me sügeriment… dizèm che, per ordine gerarchico,  a gh’è tocàt prima al sciùr Giorgio sögèréga l’afàre.

Franco: alùra… se sbàglie mìa…. mé gh’àvress de licensiàss, restà sènsa laurà in cambe de öna gara d’apàlt enzida da la sò impresa “onestamente”……… Dù piö dù uguale a mé corót con in pó de sólcc e sènsa laurà…. e lü nèt e vìncitur….

Valdo:  sö.. sö Tavelli… i è afàre, l’è öna röda, “oggi a me … domani a te” … o sé     n’ völ, l’è ol lato piö fì dèla politica.

Franco: serto spöl mìa dì che l’afàre al séss mìa interessànt…. E quàt la àlerèss …..dizèm ….la me  “collaborazione”???

Valdo:    vìnteméla  ‘ncö,  piö cìnquàntaméla a gara enzìda.

Franco:  fiiiiiiii (fischio) el giornàl sél dìzerà?

Valdo:  dìzèm che póa  i giornàlescc  ì gh’à ü prèze, e ol prossém artìcol al dizerà: “Il Dott. Valdo vincitore della gara d’appalto per la costruzione delle nuove scuole grazie alle sue qualità imprenditoriali e strategiche messe a dìsposizione del paese”.  Natüralmènt,   lü al paserèss in de l’ómbrea, li sparirèss sènsa smàgia come sdìss… ma co i sacòce piene…

             Alura….???   Se ‘nà dìss?

Franco: saró ciàr come l’è stàcc lü………. La gara d’ apàlt la sa farà in manéra regolàr e sènsa pressiù sö nìsü e mé…..ma  licènsie sènsa ol sò consiglio, öle dóma la me onèsta liquidassiù e al piö prèst e adèss al lasse ai so impègn piö importàncc.

Valdo:  al dìzerà mìa söl serio.

Franco: poà söl Brèmb e sö l’Àda. Adèss l’indàghe.

Valdo:   mè al rüineró, la fenéss mìa ché.

Franco:   …l’ indàghe!

(Dott. Valdo esce arrabbiato).

 Scena 13a

Franco: (guardando la fotografia dei genitori parla fra se e il pubblico) oooh.. stó mèi!…oh papà… te gh’éret pròpe rezù, se a ‘n s’éra a öna partìda de balù al sarèss sücedit isse: “ol Giorgione l’è ègnìt zó sö l’ala, l’à crossàt al centro, Valdo “stoppa di petto”,  al mèt zó ol balù per tèra, “sta per tirare……. arriva in scivolata Tavelli”  e tòh… al ciàpa ol balù ma póa la gamba… Tavelli al và in              contra pé, tiro e gooolllll………………. 1 a 0.  Palla al centro”.

              Al sarà contét ol papà!!...

Scena 14a

(In quel momento entrano Anna e Giulio).

Anna: set dré a di cossè Franco? Sèrto che l’è contét ol papà, ma per cossè???

Franco: mama, papà …….o segnàt!!!

Giulio: brào ….al sére che te ghé segnàet al dutùr! A l’è stàcc ü bèl gòl?

Franco:   “incrocio di pali”………. papà.

Anna:   a si dré a dientà màcc töi dù?! Se gh’è sücedìt al dutùr Valdo?

Franco: l’à ciapàt ol gòl e la partida, al momènt, la ènze mé.

Anna:  eco perché  ‘ndel vègn zó di scale al ma parìa ü toro imbùfalito.

Giulio: Anna….se l’è ü toro al pöl mìa èss imbùfalito, se nò al sarèss ü bufalo!

Anna: Giulio, ta sét la me cruss, smètela de cöntà sö di bambossade.

Giulio: ada che per fà öna cruss, ghe öl dù lègn…. e tè,   ta sét chèl piö gròss.

Anna: Giulio, basta, fenéssela fò. (Rivolta a Franco) Alùra Franco, se l’è sücedìt?

Franco: a l’è sücedìt negót mama, ma só dóma licensiàt dal’impresa Valdo. Papà…. ta gh’ét bisògn amò d’ öna mà  in laboràtore?

Giulio:  serto che gh’ò bisògn d’ öna mà,  póa dò!!!

Franco: alùra, per adèss, só ai tò  dipendense.

Scena 15a

(Entrano  Elena e Renzo Valdo).

Elena: papà, nonni c’è qui Renzo, Renzo Valdo, figlio del tuo principale, papà.

Franco: lü ….’l völerèss cossè????    ma pàr che gh’ò zémò dìcc töt al sò papà.

 

Elena: ma papà…. Volevo presentarvelo… perché………perché ....è il mio ragazzo.

Franco: ragazzo ??? Muruuuuss! 

(Rivolgendosi a Renzo)  Lü…. al zöga al balù!!!

Renzo: se…….. “centro avanti di sfondamento”!

(Franco, si aggrappa ad una sedia e si siede).

Franco: ‘nsè a pòst…. Ma sa sènte……..ma sa sènte… ma sa sènte zó.

SECONDO ATTO

(15 giorni dopo: primo pomeriggio di sabato)

- stessa scena del I° Atto -

Scena 1a

(Anna arriva in soggiorno con vassoio e caffè, sistema le tazzine ecc. sul tavolo e nel frattempo si sente un martellare in corridoio).

Anna:   Giulio….. Giulio, Franco, sö, i finìt de giöstà chèl mòbel le ‘n curidùr? Èh… l’è mìa tat làrch, ma l’è looooonccc. Sö, ol café l’è pront!

Scena 2a

(Entrano Giulio e Franco).

Anna: ada le…… ta gh’èt de ‘nda in cümü e ta sét tòt pié de pòlver……… .

Franco: a gh’ó dacc öna ma al papà………

Giulio:  essà de là té a mètel a pòst che ta sét piö braa de noter. Co la lèngua! Però… (intanto si siedono) al sàbat, dopo öna setimàna de laurà, sèmper de frèssa, ol café l’è bèl bìel ché… rilassàt e magàre corèt… nè Anna!

Anna:   à  sèrto……. té ta fét prèst………… tel fé mìa té ol café, gh’è la sèrva!!!

Giulio: oh sèrva, tel fé mìa gnàa té ol café,  ’lla fà la mòka.

Anna: sèrto che se la mòka te la prepàre mìa… ol café al sa fà piö………

Giulio:  ….o pèr ü motif o pèr l’oter, mé ol café gh’ó sèmper  de  biél  corèt………

              a polemica!!!!!!

Franco:   sö, piantìla de tacà bega töte i olte che ü di dù al fà ergót…..Mé so restàt de permé, co la Elena, e ó passàt ü bröt  periodo, ma ó capìt che sighetà a brontolà,   l’è töt tép bütat vià.

Anna:   Franco, ada che mé el papà  ‘n sé mài tegnìcc sö ol müss, chèsce batibèc che gh’è tra noter, i riguarda i stüpidade e mìa i laùr seri, i è ‘mpó come ol pìer söla pitànsa.

Giulio:  a mé ‘l pìer söla pitànsa al me piàss mìa, ma la màma la facc ol pàragù giöst, a noter i moìne i gh’è mai egnìde fò be, per esèmpe, ma regorde in viass de nòse, ‘nsera alogiàcc ‘n dü albergo in Romàgna, e tàl sé in serte ocasiù te fe amicissia coi oter còpie…….. i sentìe parlà  fra de lur, i sa dizìa tate paròle dólse. Alùra mé, öna sira, per faga öna sorpresa ala tò mama, o ülìt fà póa mé ol sdulcinàt……. So ‘ndàcc in càmera, töt al fosc, e o cominciàt a ciamàla: “Stelina, stelàsa de or” e patatàm me riàt öna legnada söl co ….e o ést i stèle, e pó so svenìt.

Anna:    O Giulio, esagera mìa, l’era dóma  ‘l scagnì  del bàgn.

Giulio:   a mé… ‘l  me parìt ü treno.

Anna:   potà…….. l’era töt ol dé che té ta seret al bar coi òmegn di oter còpie che m’à conossìt……. e a mé l’era töt ol dé che ü zùen al ma fàa la corte, al ma dàa fastìde….. E quand, töt al fosc in de la stansa, o sentìt ciamàm “Stelina,  stelàsa de or”…. pensàe che l’era chèl zùen là……  Alura, o ciapàt ol scagnì e pó gh’ó dìcc: ”Tò…! Ciàpa chèsto, sigulòt! ….Ti fó èt mé  i stèle e i stelìne!”

Giulio: de alura àn se prometìcc de ès noter, magàre brontolù come prima, ma sincér… A propóset de còpie, ma pàr de èss notàt da part tò, ü sert interèss per la Cecilia o sbàglie?

Franco:  …. l’è öna bèla persùna, la ma fà sènt bé….. nèt…… rilassàt come dopo èss facc ü bagn.

Giulio:    óela Franco, la t’à fàcc ‘nfìna dientà ü poeta la nòsta Cecilia.

Anna:     a se, l’è pròpe öna bràa scèta e ma piaserèss che….

Giulio:    Anna, tègn a freno la tò fantasìa e séra sö chèla boca.

Franco:  ma papà ……la schèrsa.

Giulio:  piotöst, come ala in laboratòre? Tàl sét che mé pöde mìa passàt ü stipènde, però magare, chèl che guadègne, al diideró con té, e pó ta staré mìa sèmper ché……….. ta set ön architèt  tè…

Franco:   papà, a pàrt i òss rócc per ol laurà,  ‘l va töt bé e per chèl che riguarda i  sólcc, a  fì zemò tant per mé e per la Elena, che chesto l’mà  ripàga de töt.

Anna:  ta sét ü brao scèt, se, pròpe.

Franco:  grassie mama. Però esàgera mìa.

Giulio:  Franco, se fèrmet chè adès?

Franco:  se papa…. l’è prèst per ‘ndà  ‘n cümü. Gh’ó de scrìv di làur che ma ocór dòpo.

Anna: Sö Giulio, al sa fà tarde….. Noter   ‘nva   ‘nzò dela zia Giulia, ciao Franco.

(Giulio ed Anna escono).

Scena 3a

(Franco scrive.  Dopo un po’ entra Cecilia).

Cecilia:   Ó  Franco…… pensàe mìa de troàt ché….. ma… i gh’è mìa i tò?

Franco:  preocupéss mìa Cecilia, al só che tà gh’ et i ciav del purtunsì d’entràda, ad ogni mànera, ché l’è come cà tò……. La mé mama, ol mé papà, Elena, i ta öl bé e mé….. mé ta ède olentéra…….. Adèss so dré a scriv dù làur, chi ma ocór dòpo ‘n cümü.

Cecilia:   Grassie Franco  per chèl che te me dìcc ……ma fà prope piàsser.

(Franco guarda Cecilia e poi guarda nel vuoto come per cercare ricordi e poi sorride rivolgendosi a lei).

Franco:  Cecilia…. sé regordét quand  ‘n séra  ‘n di medie? Mé gh’ere trédes àgn e té öndess.

Cecilia:    ma regorde, ma regorde.

Franco:    quate bòte che to dàcc.

Cecilia:    a sére sèmper murela….. Se ghe pense…… i ma fà màl amò.

Franco:  e…. dài…, i  era mìa prope bòte fórte….. Ma regorde come ‘l födèss adèss, ta  spetàe al’àngol dela scöla e quand te riàet (ridendo) ta cassàe sö ol sàc di patate e pó  zò spissigòcc. E quand te se liberàet, te me tiràet dre i scarpe e pó quate te me  ‘n dìziet.

Cecilia:  ta séret pròpre ü birbànt……e se regordét chèla ölta che ‘l Giorgio, ‘l Giorgione ol tò consigliér de adèss, l’à ülit imitàt  ‘n di mé confróncc?

Franco:   purtròp  se,  al mà lassàt ol sègn…

Cecilia: té, ta l’é afrontàt e te gh’é dìcc: “zò i mà dela me murùsa” e té …. te l’é ciapàt per ol colèt dela camìsa….. quate bóte che  ‘l tà dàcc lü a te…… E mé  ‘ntàt zò bóte söla schéna del Giorgione……… ‘ntàt che tè  ta serét a tèra, lü al ta tempestàa de pögn e mé tempestàe de pögn lü….

Franco:  se…. a pensàga i ma fà mal amò adès, però ol Giorgione l’era ol dópe de mé.

Cecilia:   ol dé dòpo, a scöla, tè ta serét töt sgrafàt e con d’ün öcc nìgher e mè s’ ere fera  denàcc ai me amìse…. perché ‘l Franco dela tersa “C”,  ‘l s’era batìt per mé.

Franco: alùra ghe l’ére fàcia??!!  Perché… ol fato de picàt  ‘n pó, l’era la me mànera de  mètem in mostra, perché ……ta mà piazìet.

Cecilia:   àaaah… bèla mànera… chissà se tà piazìe mìa? Però ...poà  tè, te me  piazìet.

Franco: a sèee??…… Però dòpo i laùr iè ‘ndàcc diersàment….  ó fàcc i esàm de tersa media e so ‘ndàcc in colegio per i superiùr, dòpo l’università e ‘n s’è perdìcc de esta. Ó conussìt Chiara, l’ó spuzàda e de té piö nigót fino a quàtr àgn fà…..…… che bèi tép che ma passat,  ‘nvece adèss,  con töte chèste preocupassiù…

Cecilia: i tò genitur, i  ède issè contecc per ol fàt che ta sé riprendìt ala svelta dopo la tò disaventüra col tò ex principàl.

Franco: se….. lur i là pensa issè. Ma l’è mìa ira, par che ‘l Valdo l’abbie bötàt in gir di bröte uss sö de mé, e töcc i à cambiàt ategiamènt  ‘n di me confroncc:   i dite ‘ndóe sirche ü laurà,  i ma dìss che i gh’à mìa bisògn, anche se l’è mìa ira, ‘n    cümü la zét la fà fadìga a salödàm ……... Ma öle mìa che i me genitùr i stàghe in pensér…….. per lur…. mé gh’ó de èss contét.

(Suona il campanello).

Cecilia: scüsa Franco, ‘ndo a derv! (va ad aprire)

             … … egnì sö… gh’è che la Elena e Renzo.

Franco: (rivolgendosi al pubblico) l’è ü brao scèt ol Renzo, l’è mìa ira chèl dèt  “Tale padre, tale figlio”………… almeno in chèsto caso,  e dopo töt ol Renzo,  al zöga mei del sò papà al balù…..

Scena 4a

(Elena e Renzo entrano salutando).

Elena:  ciao Cecilia, ciao papà stamattina ho dimenticato a casa le chiavi, per fortuna ci siete voi.

Franco: i ciàv me mai desmetegàle in cà se gh’è nisù, ta pöderèsset  ìga bissògn de tornà de urgensa, e ‘mpöderèss ìga di bröte isite….   Eh….??? Per esèmpe…. i làder …….si troèss i ciàv, i gh’avrèss via libera depèrtöt e i ghe porterèss vià la machina in garàg ….. e  ‘n piò…. ‘n gh’avrèss de  rifà töte i seradüre de la cà.

Elena:  hai ragione papà, scusami. Oggi io e Renzo, siamo stati in giro tutta mattina. A mezzogiorno siamo andati a mangiare una pizza, e adèsso siamo un po’ stanchi. Ci fermiamo qui a casa ………Non dìsturbiamo vero?

Franco: no, no…… adèss ‘ndó ‘n cümü per di pratiche importàncc e sa fermerò là ‘nfina stassìra tàrde…. crède.

Cecilia:   poà  mé  ‘ndo ……. sére egnìda ché per parlà cola sciura Anna, ma ó ést che la gh’è mìa e alùra  ‘ndo dela me cüsina Mariuccia.

Franco: Renzo, ta racomànde, ta sét ol custode dela cà e ‘l tutore dela Elena, decórde??

Renzo:   ‘l sà preocùpe mìa sciur Franco, al làssa töt  “in mani forti e sicure”.

(Franco e Cecilia escono salutando i ragazzi).

Scena 5a

Elena: il papà mi sembra allegro …..sereno…

Renzo: beh, a l’è normàl, mé spere che m’abbìe mìa dìstürbàt, ma i ögiade che i curìa frà lü e Cecilia iéra piötòst ciàre.

Elena:  loro pensano che nessuno sospetti, però in famiglia lo sappiamo tutti che si vogliono bene e aspettiamo che siano loro a pàrlarci del loro amore, per non metterli in imbarazzo.

Renzo: l’è öna roba piötòst delicada per lur, mé crède eh!….. specialmènt  ‘n di tò confróncc.

Elena:  Cecilia, è una brava persona e il papà lo sa che io la stimo ed approvo la loro relazione. Glielo fatto capire in tutti i modi, dopotutto lui ha sèmper approvato le mie scelte ed io sono contenta di approvare le sue.

Renzo: ‘nvéce ol me papà al sà stöfa mìa de parlàm mal del tò…… Ma mé gh’ó dicc de fenéla perché ol sciur Franco al conòsse be poà mé. Ma lü, l’è ün arivista sènsa scrupoi e ‘l völ vendicàss col tò papà de ergót che gh’è sücedìt fra lur dù, adiritüra……. L’à  sircàt de proebém de èdet.

Elena:  sarebbe il colmo, io come farei senza di te. E se tuo padre riuscisse nel suo intento, per me sarebbe un gran dolore……… quasi come l’improvvisa  mancanza della mamma.

Renzo: Elena, mé o ést söbét che póa dòpo  i contràscc fra i nòscc genitur, ‘l tò papà al se sèmper comportàt con onestà ‘n di me confróncc…….. ‘l mà asetàt söbét, sènsa döbe…… al s’é fidàt in manéra céca de tè ……. ‘nvéce ol me, l’à sircàt, el sirca, de ‘nfangà  ‘n töte i mànere ol tò…… adiritüra… l’è egnìt a dìm che l’arch. Tavelli l’à sircàt de estòrsega di sólcc per faurè la ditta Valdo in d’öna gara d’apàlt.

              Ma mé, al conosse ol me papà e gh’ó mìa credìt…………Ma gh’ó pura chèl tènte ergót de piö.

Elena:   in qualche modo…. tutto questo influenzerà il nostro rapporto?

Renzo: No Elena….. me so dré a tentà de portà ol me papà söla giösta strada, ma manca öna quàc tassèi perché töt al sa ‘ncàstre ala perfessiù……………

(Si sentono dei rumori dall’esterno).

Renzo:   coss’el chèsto rumur??? Spèta che, ‘ndo mé a èt!

(Renzo guarda fuori dalla finestra).

Renzo: oé… lü.. cossa l’è dré a fà?

             Elena…möess mìa de lé.

(Gran vociare, colpi, botte).

Scena 6a

(Renzo rientra in scena sostenendo Franco malconcio).

Renzo:   ‘l ma scüse sciur Franco…….  pensàe  mìa…..

Elena:  Renzo……….. cosa è successo……… rispondi?

Renzo: mé so ‘ndàcc zó de corsa e o ést ü làder söl cancèl. Lü ‘l mà ultàa i spale…      ‘l ma edìa mìa…….. Mé decìs… lo brancàt per tiràl zó. Ma al molàa mìa ‘l cancèl…… e alùra… o cominciàt a petàga…

Franco:  ol tò presünt murùss, al m’à dàcc bòte de legnamér…. Chè…. pròpe in cà me. Chi  ‘l tà dìcc de fàm chèsto eh?    ‘l  tò papà, per intimurém amò de piò?

Renzo:    cossa dìzel sciur Franco? Mè ülìe mìa … mé pensàe che…

Franco:   cossè üliét mìa? Ta me tiràt zó del me cancèl, ripéte del me cancèl, chè in cà me,  pó  ta me dàcc ü sàc de legnàde.

Renzo:  lü ‘l m’era dìcc che Elena e la cà iéra in di me mà e mé ma só sentìt responsàbel.

Franco:   se, se ma regórde. “Mani forti e sicure”, forte i ó proàde….. sigüre mìa tàt.

Renzo:    mé ó sentìt di rumùr, só ‘ndàcc de fò e ó ést öna persuna che la scaalcàa     ‘l cancèl e ó pensàt söbet a ü malintensiunàt…… e gh’ó piò ést dela ràbia.

                 Ma lü… gh’é égnìt  ‘n mènt cossè de scaalcà  ‘l cancèl…??

Franco:  ó desmentegàt i ciàv in garàg, e ó scaalcàt  ‘l cancèl per recüperàle……… ülie mìa dìstürbà.

Elena:     papà … tutto questo dopo la ramanzina  che mi hai fatto perchè stamattina ho dimenticato a casa  le chiavi e tu le hai dimenticate addirittura in garage e magari …..sul cruscotto della macchina????

Scena 7a

Entrano Cecilia, Giulio, Anna e Matilde. Si prodigano, ognuno, in voler spiegazioni del tipo “Cos’ el sücedit ecc. ecc.).

Elena:  è successo…  un piccolo incidente.  Renzo …. ha picchiato il papà!

TUTTI: cos’èèèèèèèè?!?

Giulio:  oé…. züenòt,  tà comincét be col  tò futuro suocero….. e té, signorina… tà ma pàret decórde. Se la fàcc cossè de mal, per picàl, èeeeh?!?

(Intanto gli altri si curano di Franco, tranne Renzo affranto e Matilde che guarda quasi compiaciuta).

Elena: è stato uno sbaglio, nonno, non lo ha fatto apposta.

Anna: per fürtüna, se l’era mìa ü sbài chissà  comé  ‘la consàa.

Matilde: ‘l sarà stàcc ü sbài, ma mé ó ést töt……. Sére  de là dela strada e sére quase tentàda de ciamà i carabiniér, dòpo tata violènsa.

Renzo: la esagere mìa co la violènsa sö……… so mìa stàcc issé brütal.

Franco: Renzo, per té l’è mìa stacc brütal, ma per mé abastànsa, serto che l’impègn al te mìa mancàt e pó dòpo, fàssess mìa sö ol có, ta ghe ne mìa bisògn tè……. Sö dai, ó capìt che te se sbagliàt e che te set in buna fede….

Matilde: mé però…. ma só preocupàda per ol nòst sindec e ó telefunàt söbet ala Cecilia söl sò telefunì e po’ basta  o piò dervìt boca con nissù, vel giùre.

Giulio:  la lasse pèrt i giüramèncc. Se la seràt sö la boca, scomète che l’à facc i segnài de föm come i indiani,  e ghe fó sö ü butigliù, che ‘lla sa zemò mèss paìs.

Matilde:  lü sciur Giulio, ‘l ma giüdica mal…… mé so sèmper stàcia izì ala òsta famea e sensibèl ai òste crösse.

Giulio:  tròp sensibèl per i me göscc…….ma adèss Anna bisogna tornà dela zia Giulia, issè la sà chièterà….. dópo che l’à ciamàt la Cecilia de ègn a cà söbet, l’era preocupada, la tremàa compàgn  d’öna fòia.

Matilde:  adèss…. so piò rilassada…  ‘ndo poà mé …………e auguri de pronta guarigiù, sciur Franco.

Franco:  la ringrassie, la salüde.

(Matilde, accompagnata dai genitori di Franco, escono di scena).

Scena 8a

Renzo:   sciur Franco… al ma scüze, ma mé adèss  so ‘mpò a tèra …. ölerèss ‘ndà ……. a gh’ó  bisògn de stà  ‘n po’ de per mé, dópo chèl che gh’è sücedìt.

Franco:  ta scüze, ta scüze… và, và pür………. Mé  ‘nvece ‘n cümü, ‘ncö, ‘ndó piö… i sa rangerà!

Elena:   Renzo, vuoi che venga anch’io con te?

Renzo:   ma farèss piasser, ma  ol tò papà, al gh’à bisògn de té!

Cecilia:  sto che mé col Franco, ‘ndì pür oter dù, sét decórde Franco?

Franco:   se, se … và be.

(Escono anche i ragazzi).

Scena 9a

(Cecilia medica amorevolmente Franco).

Franco:  Cecilia…

Cecilia:  se….

Franco:  se regórdet chèl che ‘nséra dré a dì prima, che mé a so ‘ndàcc in colégio e che ‘nsera perdìcc de esta?

Cecilia:   come pöderès desmentegà …. Ma regórde töt chèl che te me dìcc.

Franco:   e… se…  De quand  n’séra scècc i è passàcc tance àgn, öna trentìna…..

                Adèss, l’è ‘mpó che ta ègnet in cà nòsta…’nsà conòss bé…. Mé te ritègne come öna de la fàmea.

Cecilia: Franco, mé ta ringrassie per chèsto…

Franco:   mà……. mé…….. ma contènte piö de la tò amicissia.

                Cecilia, mè ta öle bé… e … so ‘nnamuràt de té… Lè ‘mpó che ta              osèrve e ma pàr de capì che… poà té, ta sèntet ergótt per mé..…

Cecilia:   sé, l’è ira…. Ma la Elena?… öle mìa creàga di crösse….

Franco:  La Elena????  Per lé, té ta sét come öna sorèla, gh’è nissù crösse…. Cecilia, tà ma ölét bé???? Alùra????

Cecilia:   se… se …. Franco, ta öle bé... tànt.....

(Si abbracciano e si baciano).

(Suona il campanello, Cecilia si sistema e si asciuga le lacrime).

Franco:  mà….chi ‘l sarà….?

Cecilia:  andó a ét……... spèta.

(Dopo un po’ Cecilia rientra).

Cecilia: Franco, gh’è che la signorina Jessica del’Impresa Ravizzoni. Ta la     conòsset?

Franco:  al sarà per la domanda de laorà che gh’ó fàcc… sperèm, fala ègn  det per piassér.

Scena 10a

(Entra una ragazza avvenente 25 – 30 anni, molto sexy).

Jessica:  Architetto Tavelli, buongiorno. Sono Jessica, Pubblic Relation dell’Impresa  Ravizzoni.

(Si stringono la mano).

Franco:  bongiorno, la sà comode. Pöde ofréga ergót de bìf?

Jessica:  Le propongo di meglio! Facciamo un brindisi,  per festeggiare qualcosa di molto importante!

                Quello che sto per dire, le farà un enorme piacere.

                Il Cavalier Ravizzoni è convinto che lei, sia il suo cavallo di battaglia………. Il cavallo vincente.

               

Franco:  bene!!! (sinceramente contento, serto di un nuovo lavoro).

                Cecilia, per favore guarda se c’è una bottiglia di spumante in frigorifero.

Cecilia:  Franco, anche due bicchieri immagino…

Franco: che mànera dù ? Ta ghe sét poà té !!!!.

Jessica:  no, no… per favore. Quello che sto per dire, preferirei lo sentisse solo lei.    Poi….. valuterà se esternare anche ad altri,  le mie  proposte ... o meglio… le proposte del Cavalier Ravizzoni.

Franco:  va be, scüza Cecilia.

(Cecilia esce di scena per prendere bottiglia e bicchieri).

Franco: allora…?!?  Lei è una rappresentante……di ……

Jessica: mi occupo per l’esattezza,  di relazioni extra-aziendali per conto del Cavalier Ravizzoni…. Comunque, ogni cosa a suo tempo… dipenderà esclusivamente da lei..

(Cecilia rientra con spumante e due bicchieri).

Cecilia:  ecco qua… (un po’ infastidita).

Franco:  scüza amò, Cecilia.

Cecilia:   de cossè Franco? I proposte de laorà, i ‘nterèsa té…… mi scusino.    (Esce).

Scena 11a

Franco:  allora… mi dica. (intanto stappa la bottiglia e versa il vino nei bicchieri).

Jessica:  (si avvicina a Franco)

                …come lei saprà, il Cavalier Ravizzoni è concorrente diretto del dottor Valdo ed io sono qui, per conto del Cavaliere, per farle una proposta interessantissima e molto, molto lucrosa… non so se mi spiego..

Franco:   dica, dica, la stò ascoltando.

Jessica:   (falsamente dispiaciuta)

 …si è saputo che lei è stato vittima di una aggressione fisica da parte della   famiglia Valdo e sappiamo anche che i  suoi rapporti di lavoro, con il dottore, si  sono interrotti ...

Franco:   ala facìa dela Matilde…. “Ó dervìt bóca con nissù, vél giüre!”

Jessica:   come….. scusi?

Franco:   niente, niente, fantasticavo.  Prego…vada avanti.

Jessica:  il punto è questo: il Cavalier Ravizzoni, le offre la testa del Dottor  Valdo su di un  piatto d’argento.

Franco:   a capésse mìa……

Jessica:  un titolo di giornale del tipo: “Il sindaco Architetto Tavelli, aggredito in casa propria dal figlio del Dottor Valdo”…….Questo annullerebbe tutte le calunnie che il dottore le sta gettando addosso e allo stesso tempo, la gente capirebbe che l’ha aggredita per vendicarsi di un suo rifiuto alla richiesta….. di collaborazione, per accedere più facilmente ad aggiudicarsi la famosa gara d’appalto.

(Franco sta al gioco).

Franco:   bene…bene  e quale sarebbe la contropartita?

Jessica: una piccola agevolazione, nella gara della scuola, all’impresa Ravizzoni e, naturalmente, tutto in cambio di qualche migliaio di euro (mostrando una bustarella) e la sua assunzione immediata nella nostra impresa.                     Mi sembra un’offerta molto vantaggiosa…..

Franco:   senta….. il Cavaliere non ha nessuna prova che il dottor  Valdo abbia cercato di corrompermi e non ha nessuna prova che io sia stato aggredito dal figlio, sono solo pettegolezzi messi in giro così gratuitamente, ad ogni modo, finiamola qui, beviamo lo stesso e dica al Cavalier Ravizzoni che come architetto la cosa non mi interessa e come sindaco, faccio finta di non aver sentito!

Jessica: peccato…. davvero un peccato (assaggia) Potrei avere del ghiaccio?  Questo champagne è ….troppo caldo!!

(Franco si alza, va in cucina. Jessica versa nel bicchiere di Franco gocce di sonnifero.  Franco torna con il ghiaccio che offre a Jessica).

Jessica: agli affari, anche se questo ….non si è concluso.

(Entrambi bevono).

Scena 12a

Franco, lamentandosi di stare poco bene, si accascia sul divano.

Jessica si accerta che Franco abbia perso conoscenza.

Si alza, esce e rientra con una persona munita di macchina fotografica.

Jessica si mette in desabille e in posizione compromettente sulle ginocchia di Franco, mentre il fotografo scatta alcune fotografie e poi esce furtivamente sbattendo  forte  la porta.

Scena 13a

(Entra  Cecilia).

Cecilia: …..che manéra de serà la pórta……L’è   ‘ndàcia vià la signorina………..

(Guarda Jessica che si sta sistemando la camicetta ancora sulle ginocchia di Franco… e sviene).

TERZO ATTO

(alcune settimane dopo)

- stessa scena del I° e II° Atto -

Scena 1a

(Anna è seduta lavora all’uncinetto, Elena legge).

Anna:  Elena ‘ndét mìa ‘nfò ‘ncö dopommesdé? Èeeeeh?  Àda che bèla giornada, ta ciàperé almeno ‘n pó de sùl.

Elena:   non ne ho voglia, nonna.

Anna:  comè ta gh’ét mìa òia? Àda  che se tàndét  ‘nacc issè, ‘na risenterà póa ‘l tò fidansamènt.

Elena: no, non preoccuparti nonna. Renzo comprende.

Scena 2a

(Entra Giulio, si para davanti ad Elena).

Giulio: Ciao. …….óe,  signorina!....... Tira zó chèl müss le, ta mà pàret quàse ‘l tò papà.

(Elena scoppia in lacrime).

Anna: Giulio, ta sét pròpe delicàt compàgn d’ ün elefànt  ‘n d’öna cristàleria.

Giulio: va be, scüza Elena.

Elena:  fa niente nonno. Mi fa bene piangere un po’.

Anna:  Elena, a l’è de quand ol tò papà a l’è ‘ndàcc  vià che ta sighètet a löcià…. ta ghe fet quase concorènsa ala fóntana che gh’è in piassa.

Elena:  il papà è andato via…. perché ha  bisogno di stare un po’ da solo, me lo dice sempre quando  telefona. E l’ho detto anche a Cecilia, perché lui me l’ha raccomandato.

Giulio: e alùra? Perché ta löcét.…. e po’ Cecilia se la dìss, cossa la ghe entra?

Anna:  Giulio, te gnemò capìt?

Giulio: capit cossè?

Anna:  a ta sét pròpe ü tambor, capìt che  ‘l Franco e la Cecilia i è  ‘namuracc, i sà öl bé.

Giulio:  chèsto al so poà mé …. Però lur dù, ‘lla dichiaràt a nissü.

Elena:  io però, penso a tutto il fango che hanno gettato addosso al papà.

Anna:  fango? Paciüc! Mé capésse  töt ol tò dulùr……. ma te gh’àvrè mìa adiritüra di alücinassiù?

Giulio:  àda Elena, che mé l’öltima ölta  che o ést  ‘l tò papà, l’éra nèt, ghe fàa mal ‘n pó la schena per i bòte  ciapàde del Renzo,  ma l’era mìa spaciögàt sö.

Anna:   se se, al gh’à rezù ol nono, l’era mìa spórc de paciüc, tel garantésse….

Elena:  ma cosa avete capito? Quello che hanno scritto sul giornale e le fotografie. Questo è il fango…… guardate, questo è il giornale di due mesi fa, quando il papà ha deciso di andarsene!…..

(Elena legge): “Il sindaco spende i soldi della corruzione con note modelle, champagne e  festini a luci rosse”.

Anna:  a se, se, l’è gròssa, l’è pròpe gròssa, tant piö che mé i lampadine rósse i ó mai metìde sö, nèh Giulio?!?

Giulio:  àda Anna, lassa pèrt, a te capìt negót…… “luci rosse” l’è come dì … che ‘l nòst Franco ‘l fàa di laùr… come spöl dì… … coi dòne bióte….

Anna:   póer Franco …. L’è mìa ira! Ol nòst scèt, l’è stàcc drogàt, cossa i ghe entra i lüss rósse e póa  ‘l paciüc?

Giulio:  ol paciüc a l’è öna… come dìzì óter zùegn  “öna meteora”.

Elena:  nonno, si dice una “metafora”.

Giulio:  aé! Chi laùr lè ‘nsóma…….

Anna:   Giulio,  làssa pèrt  la gastronomìa che l’è mìa ol tò mestér.

Giulio:  però, só mìa pròpe ü gnòc……… mé prima ülie fà grignà ‘n pó la Elena…… töt che…. mà pàr che ghe n’abìe bisògn. (Rivolto ad Elena) Serto l’è gròssa bütàga adòss  töta che l’infamìa le al Franco, ricatàl, e dopo töcc i sò rifiücc, bütàl söl giornàl in manéra isse scandalosa…. l’è pròpe catìeria ‘nfinìda…... Quand chèsta storia lè cominciada, al vülià scapà….. l’era zemò preparàt la alìss e mé gh’ó dìcc de afrontà i crösse de òm e de sindec e lü ‘l ma scoltàt.    Adès, dopo chèsto scandol, al capésse, ghé na fó mìa öna colpa… Ma se l’è ira che prima o dopo i laùr i sa ólta ‘n del vèrss giöst, alura ol gróp al vegnerà al pèten, te èderé Elena.

Elena:  Ma in questo momento non c’è nessun testimone a favore del papà. La storia si risolverà col tempo. Certo……..il tempo sistema le cose, ma quanto ce ne vorrà? E poi magari, il papà si ammalerà e  finirà tutto come con la mamma! (commossa e in lacrime).

Anna:  Ma cosse dìzet Elena? …….. fa mìa isse, che ta ma fét löcia póa mé….Perché ta ghe dìzet mìa de ègn a cà quand  ‘l ta  telefona!!!

Elena:  gliel’ ho detto. Ma lui mi ha risposto, che tornerà solo quando sarà sicuro di se stesso.

Scena 3a

Cecilia:  permèss, sà pöl?

Anna:    ciao Cecilia, ve sà…. èndét…… éssa…

Cecilia:  bongiorno a töcc. ciao Elena.

Anna:   ‘nséra dre a tiràga sö ol moràl a chèla scèta ché, che la sòfre per chèl chì gh’à fàcc al sò papà…. chèl chì  i à  scrìcc söl giornàl.

Cecilia: ‘Ilà pròpe fàcia gròssa…. se ghe pènse stó màl ……e lü …..l’è ‘ndàcc i vià…..isse la zét la pensa chel séss colpeol….. che chèl che i à scrìcc söl               giornàl al séss  ira….. Ma  gh’è tata zét chi conòss de izì ol Franco, che i crèt ala sò onestà.

Giulio:  serto che l’è düra, denàcc a chèste fotografee, pó mètega amò ol quase zènder  che l’è  ol scèt del sò principàl, che a so ölta al sarèss ol sò “corruttore”….. ‘nsoma…. come minestra… la sa mèscia sö be….

              L’è quase öna proa schisant…. Se tri mìs fa,  ‘l venzìa lü, adèss a l’è in serie B… Chèla partìda ché, l’è dré a pèrdela con d’öna goleada.

Elena:  sì, ma in verità non c’è nessuna prova concreta…….. ufficialmente il papà è via per problemi di salute e sono solo diffamazioni da parte di qualcuno potente al quale gli è stato negato un favore dal sindaco, per vendetta io penso, o per mettere in cattiva luce la concorrenza.

Cecilia: e mé, o póa sentìt dì chi l’è ol potènt….   Quand chèla signorina là, la s’é presentada “Pubblic Relation dell’impresa Ravizzoni”. Ma l’era póa stàcc minaciàt dal Dott. Valdo.

              Come sa fà a capéga det ergót de töt chèsto? Mé, ol nòm del Ravizzoni l’ó sentìt dì …….ma chi  ‘l ma crederès?  La me parola contra i potencc del paìs.

Giulio: al pöl mìa dàss, che ‘l Valdo l’abbie dorvàt ol nòm del concorènt per endicàss del Franco? Per sporcà la concorènsa,  e lü egnén fò nèt? Al sarèss pròpe come ciapà du piviù con d’ü grà de mergòt. A l’è prope ü gróp.

Elena:  e intanto…… come starà il papà? Ma….!!! Al telefono sembrerebbe sereno, ma pur di non darci dispiaceri, sarebbe capace di fingere.

Giulio:  al völ mìa dà de pensà………..e te Cecilia, se  ‘nna pènset?

Cecilia: per mé l’è seré…. se ma, dopo töt, i sarèss mìa laùr che ma riguarda.

Giulio:   i è laùr póa tò, neèè Anna?

Anna:   se Cecilia, té ta sé piö chìeta de quand  ‘l Franco a l’è  ‘ndàcc……e l’è ura che a ‘ntàl dìze che mel’sa töcc. La próa l’è stàcia quand te ést Franco ‘nsèma a chèla svampìda là …… e tà sét svenida. Te ghe le dìcc té che tà sét svenida. O no….?

Cecilia: (imbarazzata) sé…. sé…a só svenida perché ere prometìt de mìa entrà. La signorina Jessica la ülia parlà de per lé col Franco e la sera asicürada che mé ‘ndèss vià….. Ma dopo ‘n pó, ó sentìt a sbàt la porta d’entrada e ó pensat che la signorina, l’era ‘ndacia vià……..però, quand so egnìda ‘ndét, só restàda talmènt mal a èdela le amò, che só svenida…

Anna:    a sa svenéss mìa de imbaràss, per ü laùr del gèner……. sö sfóghet …

(Cecilia tenta di trattenersi ma poi si lascia andare)

Cecilia: ma Franco al  völerèss mìa, al sarèss giöst che ‘l  föss ché póa lü ….perchè mé… a dìze…  e va bé, mé e Franco ‘n sé ‘nnamuracc (piangendo) el ma manca tànt, tànt…

Anna:    löcìa, löcìa….. che  ‘l ta fà bé .... sö… sö.

(Anna consola  Cecilia).

Cecilia: l’è stàcia öna soferensa……….. ède amò la scena de quand só egnìda ‘ndét….. e chèla là adòss al Franco… Me parìt  che ‘l mont  ‘l mà borlèss adòss. Quand só rinveìda ó ést Franco che l’era amò ‘ncosciènt e la signorina la gh’éra piö… e quand ‘l sé riprendìt,  ‘l sà regordàa adóma che l’era dré a bif  ‘l spumante. E le… le ó capìt töt… ma gh’ére mìa de dübità de lü!

Giulio: calma, calma, denàcc a öna scena come l’è fotografada söl giornàl, a l’è normal èga di döbe. Ma adèss, co la dichiarassiù üficial del tò amur per Franco, ma tiràt  vià ü gróp picinì a töta chèsta ‘mbruiàda……. Almeno chèsto l’è üficial … ò….che liberassiù….

Anna:   se pròpe Cecilia… (Anna guarda Elena, triste e assorta nei suoi pensieri) Adèss, dato che la Elena la öl mìa ‘ndà de fò…….. pórtela té a fà ü gir e pàrliss  ‘n pó fra de óter, tirìss  sö ‘n pó  ‘l moràl….. Sö… ‘ndì.

Cecilia: Elena, mé gh’ó  de ‘ndà a fà di spese. Ma farèsset compagnea??………

Elena:   ma certo, Cecilia….

(Cecilia ed Elena escono dalla porta d’entrata).

Scena 4a

Giulio:  Ò…. la Cecilia la ma tiràt zó ü pìss de stòmec ……..A proposét de pìss sö stòmec…….Cossa sa màngia stasìra, è??

Anna:  dopo töcc i crösse che ma dìscütit ‘nfina adès, tè ta pènset al mangià?!?… Giulio… ta sét pròpe ü satù.

Giulio:  comè satù, a gh’ó fàm e pènse al mangià. Te crèdet  chel  Franco al séss contét se ‘n digiüna? E pó, a mé, ma piàss mangià a tàola roba genüina, perché ‘nfina adèss  o sentìt parlà de maìoni che i è dré a rüinà  ‘l nòst scèt e la nòsta faméa.

(Suona il campanello).

Anna:   chi ‘l sarà adèss? Gh’ó de prepàrà la sena e i vé ché a dìstürbà… ‘ndó a èt.

Scena 5a

(Entra con Matilde).

Anna:  la ègne ‘ndét signorina, prego la sa còmode, bìela ergót? (Giulio saluta e Matilde ricambia).

Matilde:  no, no grassie, doma quàc menücc……. gh’ó de dìf ergót de ‘mportànt che  riguarda chèl artìcol de du miss fà söl giornàl… a sì i prìme persùne che ‘nfurme…

Giulio:     I prìme??? A gh’ó de crèdega???…

Anna:      la dìze, la dìze pür.

Matilde:  sembra che ghe séss stàcc di “azioni penali” fra ol Valdo el Ravizzoni, per chèl articol   ‘ndóe  ‘l sindec… (Giulio interrompe).

Giulio:    cossa ghe  èntrei lur dù? Söl giornàl, a gh’era sö  ‘l Franco…

Matilde:   i ghe èntra, i ghe èntra………I particolàr  i só mìa, però ol fato sbalorditìf l’è che ol  Ravizzoni la seràt l’impresa e l’è scapàt coi sólcc a l’estero, i dìss…. in  “qualche paradiso fiscale”.

Giulio:     a gh’è ergót chel ma tùrna mìa.

Matilde:   la zét la dìss, che chèl fato ché, al ciarirà töt in faùr del sindec, perché ol   sciur  Franco, l’è öna persuna onesta , la zét la gh’à fidücia in lü!

Giulio:     sura töcc lée, eeè? Ma l’è rìada in ritàrd.

Anna:      Giulio, sera fò chela bucàssa le!

Matilde:  al varde sciùr Giulio, che mé  ‘l só che Franco e Cecilia i è ‘nnamuracc e so  conteda per lur dù….. Serto, nasconde mìa che póa mé, aspiràe al sciùr Franco, ma … pasiensa…. A só rasegnàda e  só izì a töta la òsta faméa, perché i dimostràt de èss persune oneste, si dré a sofrè per  ‘l vost scèt ma, nonostant  töt, i mai incriminàt nissù, i mai sbarbelàt ai spàle di óter e spere

                che töta la erità la ègne fò (commossa) perché in chesta situassiù so dré a capè quàt o sbagliàt.

Giulio:    sbagliàt?! Sbagliàt cossè?! Che l’è ‘n pó petégola mel sà… ma cossa la ghe entra lé  con chesta storia?

Matilde:  la signorina Jessica l’éra egnìda de mé, la s’era facia passà per öna giornalista e la dìcc de referéga töt chèl che de strano, al söcedìa in cà del sindec. E …quand l’è söcedìt ol fato col Renzo….. gh’ó telefonàt söbet!

Anna:      ah…..’lla pròpe cümbinada gròssa…… E adèss  la sa rincórs?

Matilde:  la m’éra dìcc che gh’ere di òtime “qualità investigative” e chèsta la sarèss stàcia la próa per la me assunsiù al giornàl come reporter. Ma so stàcia ‘nganada, gh’i töte i rezù de mìa perdonàm….

Giulio:   serto che l’è düra… l’è mìa facile perdunà! Ol Signùr la dìcc de perdunà i nemìss… lé Matilde l’è mìa pròpe üna nemìsa… nè Anna…

Anna:   ma sé Matilde, dopo töt le stàcia öna vitima poà lé! Chèl che l’è stac, l’è stacc e noter me la perduna. Sa èt che l’è sincéra,  pentìda.

Matilde:  grassie sciùra Anna e grassie anche a lü, sciùr Giulio, adès ma sa sènte mèi.  Buonasera. Adèss, va salüde contéda. (esce commossa).

Scena 6a

Giulio:    a confèsse che la m’à quase comòss.

Anna:   ‘nfì di cöncc, a l’è in po’ petegola, ma l’è mìa catìa…. Ma gh’è chèla storia le del Ravizzoni e del Valdo chi scàpa  ‘nsèma in paradìs… la m’è mìa ciara…

Giulio:  Anna, i è mìa scapàcc ‘nsèma, dóma ol Ravizzoni l’è scapàt,  e mìa in paradìs come tal intèndet té, ma “in un paradiso fiscale”… ‘n d’ü pòst ‘indóe te pórtet töcc i sólcc che ta ölet, sènsa che nissù i ta domande come ti ét fàcc e sura töt, ta pàghet mìa i tàse al goèrno.

Anna:   ah….. ta sét pròpe inteligènt, te fàcc i scöle olte, al’öltém pià e sess mìs sö növ, dré a la lavàgna col capèl de àsen.

Giulio:  (marpione e ironico) làssa stà la scöla, a l’è ché lèze i giornài: quand i ma pórta i mòbei de giöstà, fra ü panèl e l’otro, i mèt di fòi de giornàl perché i sa sgràfe mìa… eco perché, mé i lèze…

Anna:  … se…. magàre i è notissie de des àgn fà!……Serto che se l’è scapàt, ergót de mal  ‘la fàcc…. Ma a chèla zét le, i ghe a  be töte… In paradìs i scàpa.

Giulio: Anna, alura te capìt negót.

(Suona il campanello).

Anna: ‘ndem a èt chì ‘l pöl vèss.

Scena 7a

(Entra con Renzo, il Dott. Valdo e il commissario Baldanzoni).

Anna:   prego, al vègne comisàre… Al vègne póa lü, dutur Valdo, sö Renzo endèt.

(Giulio allarmato si rivolge al commissario).

Giulio:  se gh’è sücedìt??? Gh’è capitàt  ergót de gràve al Franco??… ‘l völ arestàl? Sa pöl mìa, perché al gh’è mìa!!

Baldanzoni: non si preoccupi Sig. Tavelli, sono venuto per metterla a conoscenza di alcuni fatti che riguardano il sig. sindaco. Ma dato che non c’è, li riferisco a lei, con la speranza che suo figlio ne venga informato… Veniamo al dunque.

Scena 8a

(Franco irrompe in casa).

Anna e Giulio: Franco… sét turnàt!  Stét bé? ............ecc. ecc.

Franco: papà, mama dopo va spieghé töt. Sciùr comisàre, sel völ arestàm a so ché, però ‘l làghe stà la me faméa, ànse, al gh’éra gnàa de ègn dét in chèsta cà e pó, cossa al ghe  èntra ol Valdo, che l’è l’öltima persùna che öle èt!!!

Baldanzoni: signor sindaco, stia calmo per favore e stia a sentire prima di dare giudizi.

Franco: pròpe mé darèss di giödesse… Va bé… ‘l pàrle pür… ma se al gh’à de mèt in imbaràss  i me genitùr, ‘l mà pórte in presù söbet che l’è mèi…

Giulio:  Franco,  stà chièt, a gh’ó zemò üt di anticipassiù.

Baldanzoni: dunque, il Cavalier Ravizzoni, titolare della omonima impresa è fuggito….

Franco: a sé??? E a mé… cossa ma ‘nterèsa???

Baldanzoni: stia a sentire la successione dei fatti: la signorina Jessica, che lei ricorderà, quando ha visto l’articolo e soprattutto le fotografie sul giornale che la riguardavano, s’è sentita tradita perché non erano quelli i patti col Cavalier Ravizzoni. Le fotografie sarebbero servite solo come un ricatto nei suoi confronti, sig. sindaco. Ma quando le ha viste sul giornale, alla vista di tutti, ha deciso di raccogliere tutte le prove possibili, assegni bancari, ricevute di pagamento, prenotazioni d’albergo…. Ed è venuta al commissariato, per denunciare il Cavaliere. Così facendo, ha discolpato completamente lei. Questo è tutto. Il giornale, un’ora fa, mi ha intervistato sui fatti che le ho appena esposto e domani mattina, tutti i nostri concittadini sapranno la verità.

Franco:         però… ghe n’è ülit né??? Sére quase dré a ciapàmela!

Valdo:         adèss, sciùr Franco, ölerès parlà mé e  aprofìte del comisàre   perché  ‘l ma fàghe de testimone: ó sbagliàt, ó facc forsa söla me pusissiù economica ‘n di sò confróncc per sircà de corómpel (guarda il commissario). Se comisàre, dopo al fàghe chèl che al gh’à de fà. Dopo ol sò rifiüto, l’ó minaciàt, ma ó mài fàcc negót e avrèss mài fàcc negót, perché Renzo al m’à parlàt de lü e dela sò scèta… al m’à fàcc capè che ol poter e i solcc i è mìa töt in de la éta.  Ghe domànde scüza püblicament… e benedése ol fidansàmet di nòscc scècc. Ma ritìre üficialmet dal’impresa, la làsse in ma a ü zùen che l’è migliùr de mé… Renzo (indicando il figlio).

                      E adèss, comisàre, al procéde pür (porgendo  i polsi per le manette).

Baldanzoni: signor sindaco, questa è una confessione davanti a pubblici ufficiali, lo arresto.

Franco:  no… no, al làsse pèrt el fàghe finta de èss sentìt nigót. Sciùr Valdo, mé al perdùne, anche se chèl che l’è sücedìt fra de nóter al m’à ferìt pesantemet. Ol sò pentimét a l’è sincér e sàl vèt… E perdùne póa la signorina Jessica, che l’è stacìa vitima póa lé in quàc mànera, del Cavalier Ravizzoni e spere sinceramét che chèsta esperiensa, la ghe fàghe capì, de üsà la sò bèlessa, in dü nótra mànera.

Valdo:    grassie sciùr Franco.  Al ma tira zó ü pìss gròss de stòmec …. e té Renzo, riscàta col bé  ol màl che gh’ó fàcc mé al tò futùro suòcero, perché  ‘l mèrita.

Franco:   Renzo al gh’à bisògn de riscatà nigòt! Perché lù, a pàrte i bòte chèl m’à  dàcc, ol bé ghe la dàcc a töcc nóter ol prìm de che l’è égnìt in chèsta cà!

Renzo: grassie sciùr Franco, però adèss ölerèss dìga ergót al me papà: “Papà,  con chèsto àto de coràgio e de ümiltà, te me rèndet amò urgugliùss de èss ol tò scèt e ta ringrassie. (Commossi padre e figlio si abbracciano).

Baldanzoni:  signor sindaco, se questo è tutto, noi toglieremmo il dìsturbo e non inoltrerò nessuna azione penale.

Franco:   se l’è töt, le pròpe töt…. Spere…

Valdo:     al salüde póa mé, sciùr Franco…

(Baldanzoni e Dott. Valdo escono accompagnati da Giulio).

Anna: Franco, pöde saé  ‘ndóe ta sét stàcc  ‘nfina adèss?

Franco:  mama, papà…… a sére  a l’èstero. Però dù dé fà, so tornàt e ó alugiàt in d’ün albergo sö in sità. Ó nolegiàt öna machina e ‘ntat a tegnìe d’öcc la nòsta cà, sperando de rientrà ‘n dela normalità, de troà ol coràgio de fàl…

                E ‘ntàt che sére dré a parchegià ché denàcc, o èst ol comisàre, Renzo el sò papà che i vegnìa sö in cà …….e l’è ó decidìt che l’era riàt ol momènt de afrontà la realtà, in del bé o ‘n del màl.

Anna:     come fàcc a ègn de dét? Chi  ‘lta dervìt?

Franco:  ho scaalcàt ol cancelì e so ‘ndàcc a tö i ciàv in garàg.

Giulio:    arda… che la tò manera de ègn det in cà, la te zemò costàt ü quase scandól e ‘n pó de bòte…. La pròsima ölta, al pöderèss sücedét de pègio, nè Renzo?

Renzo:    à no… spere pròpe de no…

Franco:   e ‘nvèce se Renzo, a t’é dimostràt de mantègn la pàrola dàcia a me scàpet e ta ringrassie… póa se te m’é amacàt ‘n pó. E l’è pròpe per chèsto che i ciàv, sta ölta, i ó portàde dré…… prima papà…. schersàe …..öna lessiù la me bastada (ridono tutti) e la me ànsa.

Scena 9a

(Entrano Cecilia ed Elena trafelate).

Elena:  papaaaà!………… (corre ad abbracciarlo) …allora è vero quello che ci ha  appena detto il commissario…… (poi si stacca e va vicino a Renzo).

(Franco e Cecilia sono uno di fronte all’altra).

Cecilia: Franco… ciao… ben tornàt (sinceramente emozionata. Lui la fissa negli occhi).

Franco: ciao Cecilia! Te ma sét mancàda.

Giulio: Anna ‘ndèm zó dela Giulia a dìga che ‘l sindec a l’è tornàt e oter dù (rivolto a    Renzo ed Elena) ‘ndì a fà ü gir, opür  ‘ndì de là in cüsìna… ‘nsóma… spàrì de chè.

Anna:   ma Giulio, a l’è ùra de preparà la sena e stassìra ‘nsè ‘n tànce. Va zó té dela Giulia.

Giulio:   ta sét pròpe ü gnòc……. prima de capè i laùr, ghe nà öl… èeehh???

Franco:  tachì mìa béga, ve l’ó  zemò dìcc e stì che töcc….. stìm a sènt: ölerès che …. se Cecilia l’è decórde…

Cecilia:  decórde de cossè???

Franco:  se tà sét decórde, de dìga ai me… che… che mé e té… ‘insóma…

Cecilia:   Franco, ‘lla sà zemò che mé e té ‘nsà öl bé…… o düzit dighél, perché ‘n tò mancansa, ghéla fàe piö a tègn chèsto segreto.

Franco:  te fàcc bé… ma gh’è ün óter laùr che…ülie dìt….

Cecilia:  dìmel  Franco.

Franco:   va be… saró franco…. cioè ülie dì che… pènse che ormai l’è passàt ‘n pó de àgn e la Chiara, che l’è ‘n paradìs, la capesserà. Adèss al dipènd de té.....…. Ta ölet spuzàm?

(Cecilia commossa piange e abbraccia Franco).

Cecilia: se, se l’è la domànda piò bèla che te püdiét fàm.

Giulio: …so pròpe contèt…. bisogna festegià!

Elena:  papà scusa…..ma….. (rivolgendosi a Renzo) glielo diciamo adesso?

Renzo: scüzim töcc, ma mé e la Elena …………

Franco: Renzo?  Alura ta sà spieghét?

Elena: diciamoglielo……

Anna: cosè sanformento?… si dientàcc töcc  betegù  ‘ncö?

Renzo: l’esperiensa che m’à passàt in chèsce öltem mìs, la gh’à marüdat töcc dù e ‘ngà   rìa piö a stà ön atém sensa èdess….. e m’à decidìt de spuzàs………..

Anna: spuzàs…??? Ma scècc! Si amò zùegn…….

Giulio: cosa gh’ì de nascónt óter dù? A sarì mìa zemò dré a fàm dientà bisnóno?

Renzo: naturalmént se óter si decórde………quand töt al s’è sistemàt

(Tutti tacciono e guardano Franco... un po’ accigliato).

Elena: Allora, papà?!?.......

Franco: ma serto…serto….

(I ragazzi felici, si abbracciano).

Elena:  papà, Cecilia, nonni, ascoltate: noi vorremmo sposarci insieme a voi, lo stesso giorno, nella stessa chiesa e con una sola cerimonia.

Anna:  al sarèss pròpe bèl... nè Giulio? Come mé e té, ol stèss dé col Carlì Bigarlù e Gina Bütighéra, se regordét?

Giulio: cossa ghe èntra Carlì Bigarlù e Gina Bütighéra.… lùr i se spuzàcc a dés ure e nóter a mesdè.

              Adèss... ‘nvéce, ol Franco e la Cecilia, Renzo e la Elena i va sö l’altàr töcc ‘nsèma… i sa spùza ol papà e póa la scèta……… Anna… che bèla cerimonia…. Ol preòst al sarà contét póa lü, a li spùza dò copie e li schìa öna mèsa. Té Franco e té Cecilia…. e pó óter dù (rivolto ad Elena e Renzo) a meritì öna bèla cerimonia e finalment …. mé e la nóna, ‘nfarà ü bèl viagèt in quàc paradìs tropicài………

Anna:  adà Giulio, tira mìa in bàl de ‘ndà a ‘ntrumpegàss ‘n dél paradìs del raissù… perché…

Giulio: ma no,  ‘nva mìa nóter ‘n dél paradìs del raissù ...cioè del Ravizzoni… cosse te  capìt?

(Tutti ridono).

Giulio: dài… dài… che,   ghe öl chèla butìglia de spumànt che gh’è ‘n frìgor e öna  quàc biciér….. che gh’è de fà ü  brìndisi töcc ‘nsèma.

(Anna, Cecilia  ed Elena vanno in cucina a prendere bottiglia e bicchieri).

Scena 10a

Renzo:  sciùr Franco, ‘l ma scüze.

Franco:  cossa ölet, dìm Renzo.

Renzo: adèss l’impresa l’è mé..... Per ol momènt a ma ‘nterèsa mìa i gare d’ apàlt pübliche, a comince da zero e ölerèss che lü al turnèss ai dipendènse            dela  me  impresa....

Franco: No Renzo, scüzem, öle piö stà ai dipendènse de nissù. Ó decidìt........Derveró ü me stöde privàt, ma ta ofriró stèss la me consulènsa, se te me pagherét natüralmènt, perché so stöf de la zét che la pàrla per ol nigót e figürèmess cossa i  dìserèss del sindec… che l’è ai dipendènse del zènder! Quate agevulassiù per la sò scèta el sò zènder???? No, no, l’esperiensa la me bastàda. Noter òmegn, ‘nsè gnemò marücc per rià a fàss i afàre nòscc..... Sèrte persùne i è restàde rüinàde ‘n del’ animo e ‘n del portafòi per colpa di üss  false, me ‘na so egnìt fò, magàre ‘n pó malconcio, ma grassie a óter... so egnìt fò.

                 Ma di óter persùne ‘nvece, i gh’à lassàt adiritüra la salute per colpa di maldicènse, che di ölte, i è di mèzi chi serve ai potèncc per rüinà la zét che ghe da fastìde.

Giulio: adà Franco, adèss làssa pèrt la predica, ma pàr quàse che t’àbiet sbagliàt mestér…

              Scolta ü momènt… de töta l’imbroiàda che gh’è stàcc.. töcc i gróp i è egnìcc al pèten.......... ma che màl… nè Anna...

Scena 11a

(Rientrano Anna, Cecilia  ed Elena).

Anna:   se gh’ét amò…cósa ta fà màl!!!

Giulio:  èco bràe… dài che ‘n festègia…

              An brindà per nóter che m’à sofrìt e póa per la zét onèsta che la pàrla mìa a spropóset ....e póa per chi óter che magàre i sa ‘ndresserà e…. regordèmes töcc che “UN BEL TACERE NON FU  MAI  SCRITTO” e adès:                               “A la salüte…”

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