Tomba di
cani
di
Letizia Russo
Johnny, 30-35 anni
Vin, 35-40 anni (amico di Johnny.)
Mnia, 25-30 anni (moglie di Luther e amante di Johnny.)
Luther, 30-35 anni (marito di Mnia e soldato in guerra.)
Glauce, 70-75 anni (madre di Johnny.)
Alto grado dell'esercito, 55-60 anni
Terzo uomo, 55-60 anni.
Nel tempo presente. In una nazione sta per finire una lunga guerra.
ATTO I
I scena
(La vecchia, Glauce, cieca, con Mnia, una donna giovane, incinta da qualche
tempo. Sono sedute al tavolo, Glauce sempre sulla sedia a rotelle. Mnia gioca
con un bicchiere facendolo roteare col dito. Accanto al bicchiere una bottiglia
di vetro e un posacenere con una sigaretta accesa.)
(Mnia si alza dalla sedia dove era seduta da un po'.)
GLAUCE-
Che te ne vai?
MANIA-
No.
GLAUCE- Ti sei alzata.
MANIA- E allora?
GLAUCE- No pensavo che te ne tornavi a casa.
MANIA- (Guarda un ipotetico orologio sul muro.) Ancora no. (Pausa. Si siede.)
GLAUCE- Insomma ci sta il sole fuori.
MANIA- S.
GLAUCE- Ma che non ti va di parlare oggi.
MANIA- Come no. (Pausa.)
GLAUCE- Se non ti va dillo eh.
MANIA- Non si preoccupi. (Pausa.)
GLAUCE- Insomma ci sta il sole oggi.
MANIA- S.
GLAUCE- E c' la luce quindi.
MANIA- S.
GLAUCE- Ho capito. (Pausa.) Non me la ricordo pi la luce.
MANIA- Se esce la sente addosso.
GLAUCE- S ma vederla. Non me lo ricordo.
MANIA- Quello un peccato davvero eh.
GLAUCE- Un peccato, vero?
MANIA- Mh.
GLAUCE- Deve essere bello vederla eh.
MANIA- Vuole mangiare?
GLAUCE- No no grazie. No... (Pausa.)
GLAUCE- E bello?
MANIA- A volte s. Certe volte non puoi proprio dire che bello.
GLAUCE- (Non convinta.) Non lo so. Non lo so come fa a essere bello certe volte
e brutto altre.
MANIA- (Pausa.) E' come. Certe volte come quando uno felice. Certe volte
invece come quando in una via la folla si mette a parlare tutta insieme,
troppo.
GLAUCE- (Pausa.) Vuoi un po' d'acqua?
MANIA- No. No grazie ce l'ho qui. Non si preoccupi. Grazie.
GLAUCE- Ah era gi sul tavolo, qualcuno l'aveva gi messa sul tavolo
l'acqua?
MANIA- Suo figlio. Ce l'ha messa lui prima di uscire. Lei gli ha chiesto di
metterla sul tavolo cos la trova subito.
GLAUCE- Gliel'ho chiesto io.
MANIA- S.
GLAUCE- E' che non me lo ricordo proprio.
MANIA- Non fa niente. Ora lo sa.
GLAUCE- E' che non la vedo.
MANIA- (Comprensiva.) Certo.
GLAUCE- (Ride.) Che poi, se non stava sul tavolo, me lo dici tu come facevo a
prendertela? (Ride.) Eh, non solo il problema degli occhi, che sono
vecchia, vero?
MANIA- No...
GLAUCE- S invece. Quei vecchi che vivono sui monti nelle caverne che dice che
campano quanto la terra sono meno vecchi di me, lo sai?
MANIA- Beh, insomma... Quelli sono... storie...
GLAUCE- E' che dovevo morire. Fare a cambio con la vita di qualche giovane.
MANIA- No...
GLAUCE- S invece. (Pausa.) Mi ridici com'. Com' che sembra la luce a
vederla.
MANIA- (Paziente, un po' maestrina. Parla a voce alta come si fa con i vecchi
istupiditi dall'et.) Certe volte come quando uno felice. Certe volte la
luce ti cade addosso. E ti fa bene. E lo senti che ti fa bene e allora uguale
a essere felice per qualcosa che... successo. Ma questo uno lo sente per lo
pi quando bambino, quando mattino presto. Invece poi altre volte capita
come se il sole vuole bruciare tutto e pure a te in mezzo al tutto e allora senti
che ti stordisce. Si vede tutto blu e come se una folla ti parla tutta
insieme dentro agli orecchi.
GLAUCE- Vuol dire che senti un rumore nelle orecchie? Vuol dire che la luce si
sente cogli orecchi?
MANIA- S. Voglio dire no, non proprio. Non un rumore. E' come un rumore. Che
ti prende in giro e non ti fa capire per un po' dove sta la terra che devi
mettere sotto ai piedi. E' come un rumore.
GLAUCE- Non lo so come ho fatto a non ricordarmi pi com' la luce. Quando non
vedevo i primi tempi mi dicevo che la luce me la sarei sempre ricordata, perch
a quel tempo davvero me la ricordavo. Non lo so qual stata la mattina che non
mi sono pi ricordata com' la luce. (Pausa.)
MANIA- Vuole qualcosa da mangiare?
GLAUCE- No, non mi va, no. Non ci ho pi molta fame questo periodo. (Pausa.) Lo
sai che io avevo una figlia?
MANIA- (Sbrigativa.) S s lo so.
GLAUCE- Aveva qualche anno pi di te.
MANIA- S.
GLAUCE- E' morta lo sai?
MANIA- S...
GLAUCE- E' morta. S, certo che lo sai. Mi ricordo che sei venuta al funerale.
Mi ricordo. Che piangevi.
MANIA- Piangevano tutti.
GLAUCE- Certo. Era giovane. Piaceva a tutti. Agli uomini anche. Agli uomini.
Grandi, anche. (Silenzio.) Tu lo sapevi?
MANIA- Erano cose che qualcuno diceva.
GLAUCE- Lo dicevi pure tu.
MANIA- No!
GLAUCE- S s!
MANIA- No non le/
GLAUCE- (Senza cattiveria, con involontaria ironia.) Le dicevi, ti dico. Come
fai a non ricordartelo scusa? Ci avevi una lingua... Lei me lo raccontava. Mi
diceva che parlavi insieme a tutti. Di lei. Mi diceva che eri brava a
raccontare storie con inizio e fine come in un libro, sulle cose che faceva
lei.
MANIA- Un giochino, era. Eravamo delle bambine. (Imbarazzata.) Mica parlavo di
lei. Erano i personaggi della fantasia.
GLAUCE- S, una favola, proprio. (Pausa.) Lei mi diceva che parlavi le tue
favole perch a te gli uomini grandi ti piacevano di pi di quanto gli
piacevano a lei.
MANIA- Non vero. Non vero non le dicevo quelle cose non mi piacciono gli
uomini non avevo niente contro di lei.
GLAUCE- Non ti devi arrabbiare. Lei adesso una santa. Lei morta e con la
morte diventata una santa. E' bastato poco. Poco. Uscire invece di restare a
casa. E' bastato quello e con le tue fiabette ci si fatta l'aureola. E'
bastato veramente poco. Non sei contenta?
MANIA- (Acida.) S...
GLAUCE- Adesso ti racconto una cosa che non la sa nemmeno suo fratello. Lo sai
cosa mi hanno detto al campo?
MANIA- S, s lo so. Lo so.
GLAUCE- Ah. Il fratello non lo sa e tu invece s.
MANIA- Erano cose che qualcuno diceva.
GLAUCE- Allora inutile che te lo racconto. (Pausa.) Insomma mi hanno
detto che era stata fortunata perch l'avevano violentata solo un po'.
MANIA- Lo so lo so lo so.
GLAUCE- No, ma io lo dicevo cos per vedere se erano le stesse cose che sapevi
tu eh... (Pausa.) Solo un po', hai capito? Perch forse ci sapeva stare. Hai
capito? Cosa mi hanno detto. Che era stata fortunata, che ci sapeva stare e
quindi l'avevano violentata solo un po' all'inizio, poi lei c'era stata, e ci
era stata "bene", mi hanno detto. Che io non gli ho mai chiesto che
voleva dire "bene". Mi consolavano Ci sapeva stare, signora.
"Era tutta sua mamma!" mi scappato di dire. Eh lo so, che ci vuoi
fare? Quelli si sono messi ridere, io me la sono portata via e non ho detto
niente. Ma adesso una santa.
MANIA- (Non ce la fa pi.) Va bene.
GLAUCE- Perch il suo fidanzato di allora al funerale si portato la vernice
bianca in un barattolo e ha verniciato la bara con le mani. E al funerale ha
pure detto che l'amava e che era morta vergine. Pensavo Mo' qualcuno si mette a
ridere. E invece piangevate tutti, lo sapevate che non era vero niente e per
piangevate tutti. Lo sapevate che non era vero e per stato come se ci avete
creduto tutti quanti. E adesso lei una santa. (Pausa.) Lei una santa. Ed
mia figlia. Vedi come l'ho partorita bene?
MANIA- (Si versa un bicchiere d'acqua.)
GLAUCE- Oh. Ma che ti sarai mica offesa?
MANIA- (Silenzio.) No.
GLAUCE- Stai bene?
MANIA- S s. (Pausa.)
GLAUCE- Hai sete?
MANIA- ...Un po'... S.
(BUIO)
II scena
(Johnny, Vin e un terzo uomo dall'aria calma, all'aperto, sul lato sinistro del
palco, con uno spot ambra da destra, tra una vecchia fermata di autobus [con la
scritta a pennarello "fuga bello"] e una cabina telefonica.)
3 UOMO- No guarda lascia stare.
JOHNNY- (Cerca di essere spigliato.) L'hai guardato bene?
3 UOMO- Appunto.
JOHNNY- Oro bianco. Ma quando lo trovi da queste parti, di questi tempi. Guarda
che ti conviene.
VIN- (Al terzo uomo.) Oro bianco. (A Johnny.) Forse non l'ha capito. (Al terzo
uomo.) Magari non sai nemmeno che l'oro bianco. Guarda che ti conviene. Ma
quando lo trovi.
3 UOMO- E io poi che ci faccio.
JOHNNY- E' un bene. Vale. Da qua a quando crepi.
VIN- Un bene. ...'Ndo crepi.
3 UOMO- E allora perch non te lo tieni tu. Se lo fai per generosit lascia
perdere, eh. Io per te una cosa cos non la farei.
VIN- (Saggio.) Hai fatto la prima linea, eh?
3 UOMO- (A Vin, con un sorrisetto.) A Cinossma. Sei mesi. Sei mesi
che non ho dormito mai. Poi sono tornato. Era l'inizio di tutto. (Ridacchia.)
Sono tornato salvo. Sono uscito dalla Tomba. Vivo. Dalla Tomba di Cani. (A
Johnny, dopo una breve pausa.) Che ci faccio io con questo secondo te.
JOHNNY- (Silenzio. Comincia a perdere il controllo ma si trattiene.) Ascolta.
Te lo devi prendere. Mi devi un favore. Io non te lo volevo ricordare. Mi ci
hai costretto tu. Te lo devi prendere. Mi devi un favore, non ti puoi
rifiutare, non lo puoi fare per un anello del cazzo che ci guadagni pi tu di
me. Non te lo volevo ricordare, eh, colpa tua, mi devi un favore.
3 UOMO- Favore.
VIN- Fa il vago. Guarda che questo fa il vago, stiamo qua a perdere tempo forse
meglio se/
3 UOMO- Che favore.
JOHNNY- (Ride.) Che bastardo.
VIN- (Ride davvero.) 'Stardo!..
3 UOMO- Dimmelo per cortesia. Dimmelo tu il favore che mi hai fatto.
VIN- (Si accorge che non stanno scherzando.) Oh, dai. Oh, su. Lasciamo stare
tanto questo non lo vuole, dai ci ho un amico che magari/
JOHNNY- Il culo. Il culo t'ho salvato.
3 UOMO- S?
JOHNNY- (Ride.) Che bastardo. Se non era per me.
VIN- Lascia stare, dai, ti dico che quello l, il mio amico se ci parlo io vedi
che/
3 UOMO- Se non era per te cosa.
JOHNNY- Ci avresti i vermi a roderti gli occhi a quest'ora, stronzo, saresti
una merda in una fossa, un'altra merda in un'altra fossa! Se non era per me
quelli prima ti inculavano e poi ti mangiavano! Stronzo! Se non era per me!
Stronzo! (Johnny agitato, il 3 Uomo malinconico.)
3 UOMO- (Calmo.) Ma che favore m'hai fatto. Che m'hai lasciato vivere? Dovevo
morire. Che favore m'hai fatto. A sopportarmi a me che non ho mai pi dormito a
sopportarmi a me che mi muoio di fame a sopportarmi a me sopra alla tomba di
mia moglie che se la sono profanata, e con gran gusto, devo dire. Ma che favore
m'hai fatto. A qualcun altro magari gli sarebbe andata meglio. A qualcuno gli
andata meglio davvero. A me m' andata male. Proprio male.
JOHNNY- (Piano.) Pigliati l'anello. E poi ammazzati se non ti piace tutto.
Pigliati l'anello e dammi la cosa giusta, poi ammazzati. Fai sempre in tempo.
Vedrai che dio ci ha misericordia di te, che t' andata male. Pigliati l'anello
e dammi il giusto. Adesso ti tocca salvarmi adesso.
3 UOMO- Ormai me l'hai tolta l'unica cosa bella, che era proprio morire, il
morire lungo, steso sulla terra.
JOHNNY- Ammazzati.
3 UOMO- Era morire piano, con dignit e onore. Era morire e stare felice
nell'aldil.
VIN- Non ci sta con la testa. Non ci sta pi. Quell'amico mio sicuro te lo
prende/
3 UOMO- Io mi pensavo sempre che morivo e dopo morto mi ricordavo le cose che
avevo fatto per bene nel mondo, e ero felice per quello nell'aldil.
JOHNNY- Ammazzati. Ammazzati. Ammazzati.
3 UOMO- E invece non va cos perch tu m'hai fatto il favore. Se adesso mi
muoio me lo dici tu a che penso, sotto la terra. A come cammina mia figlia storta,
a mia moglie storta dentro alla tomba, a me storto per il dolore. Sei passato
quando non serviva.
JOHNNY- Ci ho passato una notte a levarti le schegge dalle gambe. Stavamo in
mezzo al fango e non ho mangiato per te e non ti ho mai lasciato.
3 UOMO- S eri l'unico che passava l quella notte e mi hai trovato nel fango
e mi hai fatto bere per non farmi sentire male. E io per bevevo e non capivo,
dicevo grazie a dio che mi faceva morire l che la guerra era appena iniziata.
Cos morivo bene e non vedevo niente di brutto e mi ricordavo dopo morto le
cose compiute e finite per bene che avevo fatto da vivo. E bevevo. E non
capivo. E ero felice e dicevo grazie a dio. E non lo sapevo che tu mi stavi
salvando.
JOHNNY- (Pregante.) Non puoi fare cos.
3 UOMO- Io non te l'avevo chiesto di salvarmi.
JOHNNY- Non puoi fare cos. Non t'ho mai lasciato quella notte non sono tornato
a casa per non lasciarti quella notte.
3 UOMO- Dovevi farlo. lo sentivi che dicevo grazie a dio che mi faceva morire
bene.
JOHNNY- (Gli prende le mani, gli d l'anello.) Prendilo. Prendilo per favore.
Prendilo. E dammi il giusto e vattene. Non niente in confronto a quello che
ho fatto per te. Solo il giusto. Non tanto. Prendilo. (Pausa.)
3 UOMO- C' tanta genta che glielo puoi vendere. Non lo voglio. Io non volevo
niente da te. (Se ne va.)
(BUIO)
III scena
(Luther, divisa militare, in piedi di profilo al pubblico con un unico faretto
sopra di lui. A poco spazio da lui, un alto grado dell'esercito, con le spalle
al pubblico, mentra fuma un avana. Anche su di lui un unico faretto)
ESERCITO- Quindi voi siete le nuove leve. (Silenzio. Poi urla) QUINDI VOI SIETE
LE NUOVE LEVE!
LUTHER- Sissignore!
ESERCITO- Bravi. Dovete sempre rispondere quando vi faccio una domanda. Tutti
dello stesso anno?
LUTHER- (Si guarda intorno con lo sguardo interrogativo)
ESERCITO- Non fa niente. Non che poi conti tanto quanti anni avete. Capito?
LUTHER- Sissignore!
ESERCITO- E sapete perch?
LUTHER- Nossignore!
ESERCITO- Sedetevi pure per terra. (Luther si siede a gambe incrociate) Non
l'et che vi far vivere o morire. Se vogliamo essere precisi il nemico che
vi fa vivere o morire. Ma questo vale anche per voi nei confronti del nemico.
Quindi siete pari, partite con lo stesso piede. Volete fare domande?
LUTHER- Io signore!
ESERCITO- (Si gira per un secondo a guardare Luther) Prego.
LUTHER- Dove ci manderete signore?
ESERCITO- Come?
LUTHER- Volevo sapere signore, qual la nostra destinazione.
ESERCITO- La domanda non esatta. Qualcuno vuole riformularla nel modo
corretto? (Silenzio) La domanda giusta "Ci manderete al fronte?" E
la risposta "S, naturalmente". Ma la vera domanda che mi aspetto
da voi "Come volete che combattiamo?" E per rispondere a questo vi
dir: premieremo i migliori. Premieremo chi avr iniziativa. Chi avr fantasia
nell'iniziativa. O chi verr ferito. E premieremo anche chi morir.
(BUIO)
IV scena
(Johnny e Glauce. Johnny si muove per la scena, cerca delle cose.)
JOHNNY- Ti preparo qualcosa.
GLAUCE- Non ci ho fame. Non mi preparare. Non ci ho pi tanta fame questo
periodo.
JOHNNY- Ti preparo. Quando ti va te lo mangi.
GLAUCE- Quando mi va.
JOHNNY- Quando ti va.
GLAUCE- E' che non ci ho pi tanta fame questo periodo. (Pausa.) E' un peccato.
JOHNNY- Cosa.
GLAUCE- Se poi non mi va. E' un peccato se tu cucini e io poi non mangio.
JOHNNY- Un peccato, s.
GLAUCE- Lo so. Ti costato molto quello che hai comprato?
JOHNNY- (Silenzio.)
GLAUCE- Non l'avrai rubato.
JOHNNY- No. No. Ma mi costato un po', s.
GLAUCE- Quanto?
JOHNNY- Un po'.
GLAUCE- Diecimila?
JOHNNY- (Silenzio.) Quanto costa un anello.
GLAUCE- (Si tocca la mano sinistra. Pausa.) Me lo potevi chiedere. (Silenzio.)
JOHNNY- Te l'ho chiesto. L'altra mattina mentre dormivi. Ti ho svegliato. Mi
hai risposto di s. Te l'ho chiesto. Me l'hai dato.
GLAUCE- A che ora.
JOHNNY- Presto. Dormivi pesante. (Divaga.) Russavi. Lo sai che russi molto?
GLAUCE- Sono vecchia. Ho diritto di russare. Te l'ho dato.
JOHNNY- Come?
GLAUCE- Dico l'anello. Te l'ho dato dopo che mi hai svegliato e me l'hai
chiesto. Che ora era.
JOHNNY- Presto. Prima dell'alba.
GLAUCE- E te l'ho dato.
JOHNNY- S.
GLAUCE- Mi sembra strano. Era di mia figlia. Mi sembra strano. Era suo. Non
l'avrei mai dato per di pi nel sonno. Potevi chiedermelo.
JOHNNY- L'ho fatto ti dico. L'ho fatto mi hai detto di s te lo sei tolto sono
uscito che ancora dormivi con l'anello perch me l'hai dato tu e ti ho preso
roba da mangiare, per te, eh, non per me. Per te.
GLAUCE- Sei buono. Ma mi sembra strano.
JOHNNY- Ti sembra strano!
GLAUCE- Mi sembra strano. Ho diritto che mi sembri strano.
JOHNNY- Certo sei vecchia hai diritto di russare e che ti sembri strano. Hai
anche diritto di cacarti e pisciarti nel letto. Sei vecchia. Hai diritto.
Scoreggia pure in libert. Sei vecchia, hai diritto. (Pausa.)
GLAUCE- Adesso sarebbe davvero un peccato di dio, vero? Se non mi viene fame.
Era di mia figlia devo cercare di farmi venire fame.
JOHNNY- Mi sto vendendo di tutto. Ci provo, almeno. Me l'hai dato tu, te l'ho
chiesto e mi hai detto di s. Lo sai, lo sapevi ieri notte, sono... Disperato.
Vatti a fare una passeggiata. Ti viene fame. (Silenzio.)
GLAUCE- Dove lo metti.
JOHNNY- Cosa.
GLAUCE- Quello che cucini. Dove lo metti.
JOHNNY- Eh, nella pentola, no?, sul fuoco, dovr cuocerlo o no?
GLAUCE- (Paziente.) S ma dopo. Dico quando cotto. Dove lo metti. Lo so che
lo devi cucinare. Voglio sapere dove lo metti dopo. O vuoi che seguo la pista
dell'odore.
JOHNNY- Sul tavolo.
GLAUCE- Che cosa ?
JOHNNY- La solita cosa. Non va bene?
GLAUCE- E' uguale. Qualsiasi cosa fai uguale. Va bene. Non ci sento pi tanto
i sapori questo periodo. Basta che mi dici dov' che lo metti.
JOHNNY- Sul tavolo, ti ho detto sul tavolo!
GLAUCE- Lo so ho capito. Dicevo per dire. Non ti devi arrabbiare. (Sarcastica.)
Non colpa mia se non mi sono ancora morta. Se non mi muoio mai. (Silenzio.)
Secondo te quanto vivo ancora?
JOHNNY- Lo devi chiedere al medico. Io che ne so. Chiediglielo a lui.
GLAUCE- Tu lo sai. Il medico al campo te l'ha detto. Parlavate piano l'altra
volta. Quando un parente tuo parla piano con un medico perch quello gli sta
dicendo quanta ti resta. Dimmelo.
JOHNNY- Non mi ha detto niente. Te lo sei sognato. Chiediglielo, vai, vai da
lui a sapere quanto ti manca. Ti ci voglio vedere. "Dunque, signora, vuole
sapre quanto le resta. Mi faccia vedere le pupille. Oggi cos'? Il 4? Beh, otto
giorni le do, a occhio e croce. Direi non di pi. Arrivederci avanti il
prossimo." Ti ci voglio vedere. La mezzanotte del giorno prima ti ci
voglio vedere.
GLAUCE- Guarda che non ho paura di morire.
JOHNNY- Certo.
GLAUCE- Non ho paura. (Pausa.) E se quello mi dice Signora! Lei immortale! Tu
saresti felice?
JOHNNY- Come no. (Pausa.)
GLAUCE- Otto giorni. E' cos poco? Te l'ha detto lui? Manca cos poco?
JOHNNY- No. Non mi ha detto cos. Non me l'ha detto.
GLAUCE- Secondo me ci ho un paio d'anni ancora. Un paio e poi basta. Sono
giusti due anni ancora. E' abbastanza, no? Voglio dire, sono stati abbastanza
fino a oggi. Per essere stata al buio. Al buio tutto raddoppia. Va bene cos.
S. Due anni ancora poi basta. E' tanto che sto al buio.
JOHNNY- Dove sta il sale?
GLAUCE- Da dove sto io tre passi poi due. Alzi il braccio e ci sta la mensola.
E' la terza cosa da sinistra. E' un barattolo freddo. E' il terzo. Rimettilo l
dopo. L senn non lo trovo dopo.
JOHNNY- Non potevi dire direttamente la mensola, no. (Pausa. Poi, un po' per
punirla:) Ah, domani ti fai il bagno.
GLAUCE- L'ho fatto la settimana scorsa. La vicina si disturba. Gliela chiedi
sempre a lei l'acqua. Anche l'altra volta. Vado bene cos. Fa pure freddo
meglio se non me lo faccio il bagno. Che poi si disturba pure.
JOHNNY- Gliel'ho gi chiesto ha detto di s. Non si stanca, gentile.
GLAUCE- Ti piace la vicina?
JOHNNY- Domani ti fai il bagno.
GLAUCE- Da sola?
JOHNNY- Ti aiuto per la schiena. Il resto te lo fai da sola. Te lo puoi fare da
sola.
GLAUCE- A spogliarmi anche mi devi aiutare. Che ci ho la schiena che mi si
spezza. Che poi mi fai urlare come un cane alla luna, per il dolore.
JOHNNY- Quello va bene. Gi che ci stiamo mettila a lavare la maglia, che te la
vedo sempre addosso, solo quella.
GLAUCE- (Silenzio. Poi, come ricordasse:) Domani cinque. Ci devono dare
l'affitto dell'altra casa. Come faccio a fare tutte le cose. Il bagno,
l'affitto. Stanno lontani quelli, come si fa. (Dispiaciuta per finta:) Mi sa
che dobbiamo rinunciare al bagno. (Accomodante:) Io tanto sporca non sono,
comunque. Non ti preoccupare. Lo faccio volentieri, andare a prendere l'affitto
senza farmi il bagno.
(Entra Vin.)
VIN- (Sovrappensiero.) Non c' niente da fare oggi.
JOHNNY- Sei tu.
VIN- La porta aperta. E' per questo che sono entrato. Perch era aperta.
JOHNNY- E' rotta. E' un mese. Entra di tutto. Non ti preoccupare. Topi cani. A
te chi ci fa caso.
VIN- (Alla vecchia.) Buongiorno.
GLAUCE- (Non risponde.)
JOHNNY- (Alla vecchia, toccandola.) Ti ha salutato.
GLAUCE- Ah. Buongiorno. Anche a lei, certo. Certo. Buongiorno. Scusi. Per
favore.
VIN- (Non capisce.) Per favore?
JOHNNY- Lo dice apposta. Ti fa credere che sta male con la testa. Non grave,
non ti preoccupare.
VIN- (Vedendo che il primo uomo sta cucinando:) Ce l'hai fatta a comprarti la
roba tu. Io ci ho provato ma che sono arrivato tardi. Avevano finito tutto.
Pure la roba scaduta. Che di solito avanza. Invece stavolta pure quella
finita. Ma ormai siamo alla fine. Ormai ci manca poco.
GLAUCE- (A Johnny.) Sei sicuro domani. Io, mi pare che l'affitto pi
importante.
JOHNNY- Fai come ti dico io. Ci vai di pomeriggio a prendere l'affitto. Che non
scappano quelli. Lo sai che non scappano. Sono sette mesi che non ci pagano.
Che cazzo vuoi che gliene freghi, se ci vai. Un mese in pi uno in meno.
VIN- Dice che nella capitale ci sta un gran polverone. Dice che cos tra un po'
finisce tutto.
GLAUCE- (A Johnny.) Lo so che non scappano. Me lo devo fare per forza il
bagno.
JOHNNY- Non lo so poi vediamo. Anzi s. Lo fai.
VIN- (Non lo ascoltano.) Oh, comunque oggi brutto fuori. Oggi non c' niente
da fare. Ci sta un vento proprio brutto. Secondo me per quello che c' nella
capitale. E' un cattivo giorno.
GLAUCE- (A Johnny.) Mi spogli tu almeno per favore?
JOHNNY- Ti ho detto di s. Ti ho detto di s.
VIN- Capito cosa dicevo?
JOHNNY- Cosa.
VIN- Del tempo.
GLAUCE- E' brutto fuori?
VIN- Uno basta che si affaccia. (Imbarazzo.) S, c' brutto, fuori, tanto. Ci
sta il vento. Non uscito nessuno stamattina, neanche dai campi sulle
montagne. Perch c' troppo vento. Al mercato per finito tutto uguale. Non
c' pi niente. Niente. Ma come fa la gente a non uscire di casa e finire lo stesso
tutta la roba del mercato.
GLAUCE- E' stato il vento a portare via le cose?
JOHNNY- (Ride.) S...
VIN- Dice che oggi ci doveva stare il sole, il tempo bello. Per una settimana.
Non vero. Va a finire che piove, anche.
GLAUCE- Devo stare attenta domani allora. Devo stare attenta se piove. Mi devo
asciugare bene alla nuca. Se prendo freddo poi mi ammalo. Cos poi altro che
due anni. Dice che fa vento pure domani?
VIN- Eh secondo me fa tre giorni. Non lo so se piove. Ma faranno tre giorni di
vento.
JOHNNY- Non piove.
GLAUCE- No?
JOHNNY- Non piove. Asciugati, quello s, la nuca, per bene. Ti fa male a uscire
con la nuca bagnata se c' vento. Forse il vento c' ma non piove. Il cielo
corre. Non resta fermo qua.
GLAUCE- No?
JOHNNY- (Come ad una ragazzina stupida.) Non ti vuole far ammalare.
VIN- (Ride. Pausa.) E' passato da voi?
GLAUCE- Mi devo asciugare per bene.
JOHNNY- S. No.
VIN- S o no.
JOHNNY- S a lei, che si deve asciugare per bene. No. Non venuto.
GLAUCE- Chi?
VIN- Uno. Non lo conosce.
JOHNNY- Guarda che questa sente tutto. Sicuro lo conosce.
VIN- E che ci sta da sentire quando viene quello. Semmai s'addormenta secondo
me.
GLAUCE- Ma chi , quello l che entra e si toglie il cappotto e siede e parla e
non se ne va mai via?
JOHNNY- Lo vedi.
VIN- S ma non se lo ricorda di sicuro quello che dice. S'addormenta di sicuro.
Pure io mi capita che mi addormento con quello che parla.
GLAUCE- Eh, ma che vuoi, pure l'unico che entra in casa qua dentro. Me ne
accorgo perch fa rumore il cappotto quando lo lascia cadere. Fa un rumore che
fruscia che qui non si sente mai perch tu il cappotto non ce l'hai. Si sposta
l'aria. Fa vento quando cade e se gli sto vicino lo sento sulla faccia e sulle
mani. Puzza di naftalina. Tutto l'anno. Lo riconosco pure per quello.
VIN- E se lo ricorda di che parla?
GLAUCE- Dice nomi. Dice anni. Tanti. Di seguito. Certi nomi tornano. Gli anni
no. Poi sento che si prende i soldi. Se li conta due volte. Forse per stare
sicuro. E se ne va. Saluta sempre.
JOHNNY- E certo.
VIN- Lo Sparta Praga. Dal '25 a oggi. Comprese panchine e riserve. Uno dice sei
il capo da venti anni che bisogno ci sta di queste cazzate. Che bisogno ci sta.
Che ci ha da sempre la fissa dello Sparta. Oltre che ruba i soldi. Pure la
fissa dello Sparta si permette. Dico sei il capo da venti anni. (Breve pausa.)
No ma poi l'hai visti gli occhiali.
GLAUCE- Che mi hai cucinato?
JOHNNY- (Alla vecchia, stanco.) La solita roba. (Precedendola.) Te la metto sul
tavolo. (Pausa.)
VIN- Dicevo gli occhiali.
JOHNNY- S.
VIN- (Si era preparato da molto la battuta:) Ci ha due televisori degli anni
'70 al posto delle lenti. Con tutta la cornice marroncina intorno.
JOHNNY- Quello perch fanno schifo che non se li lava mai.
GLAUCE- Sei sicuro domani che la vicina ci d l'acqua. L'altra volta mi ha
detto che per farmi lavare a me non ha lavato il figlio piccolo.
JOHNNY- Cos ti ha detto.
GLAUCE- Non me l'ha detto con cattiveria. Me l'ha raccontato come una cosa
normale.
JOHNNY- Allora va bene.
(Pausa.)
VIN- (Arrabbiato.) E' un coglione fino al midollo.
JOHNNY- Quello del pizzo.
VIN- S. Non vale niente. Ma come ha fatto a arrivare l. E' un idiota. A
averci la pistola. Non dovrebbe esistere gente come lui. Dovrebbe morire. Non
perch chiede il pizzo. Perch coglione.
(Pausa lunga.)
JOHNNY- Quanto ci hai di debito con lui.
VIN- Ottocentoquarantasettemila. (Pausa lunga. Cambio umore.) Lo sai una volta
ho visto il figlio di quella che ti lava la vecchia che si infilava un
bicchiere dentro alla tinozza di fuori. E se la beveva.
JOHNNY- L'acqua.
VIN- S.
JOHNNY- Della tinozza.
VIN- S.
JOHNNY- E allora?
VIN- Il fatto che ci si erano fatti il bagno in tre prima. Madre fratello e
un amichetto del fratello.
JOHNNY- E allora?
VIN- Allora siccome poi il ragazzino venuto verso di me perch andava a
giocare gli ho chiesto com' che si beveva l'acqua del bagno.
JOHNNY- E lui?
VIN- Dice che ci abituato perch ce ne hanno poca di acqua e allora siccome
dice che non sono tanto sporchi lui se la beve.
JOHNNY- Secondo te si bevono pure la sua (Indica la vecchia.)?
VIN- Non lo so.
(Pausa.)
GLAUCE- Quand' che me lo ridanno?
JOHNNY- Cosa?
GLAUCE- L'anello. Che mi hai preso. Quand' che me lo ridanno?
JOHNNY- (I due uomini si alzano.) Se ti presenti l e gli rivomiti tutta
intatta la roba che ti ci ho comprato. Allora ti ridanno l'anello. Ma gliela
devi rivomitare tutta intera come nuova.
GLAUCE- Me lo potevi almeno chiedere. Era di mia figlia. Hai rubato l'anello di
una santa. Hai fatto peccato.
JOHNNY- S s. Va bene. (Escono. A parte:) Vecchia stronza.
GLAUCE- Neanche se non mangio? Neanche se gli riporto tutta la roba
cucinata?
(Porta che si chiude.)
(BUIO)
V scena
(Johnny, Mnia. In un non-luogo.)
JOHNNY- Ma come fai a riderci.
MANIA- Dovrei piangerci? Secondo te io dovrei?
JOHNNY- Non una cosa facile.
MANIA- E' che a qualcuno gli tocca che i figli glieli spara un cecchino. Io mi
toccato che gliela levo io la vita. Se guardi bene gli faccio pure un favore
a farlo finire io.
JOHNNY- Allora facile. Scusa. Detta cos proprio facile. (Pausa.)
MANIA- La sai quella del bambino che nasce morto.
JOHNNY- Che fai?
MANIA- Non la sai. Una madre va a partorire in ospedale. E' una madre carina,
di quelle con le treccine che non mai cattiva e aspetta da tanto il suo
bimbo. Il suo bambino che gli cresciuto dentro che sono mesi lunghi e corti.
Il suo bambino bello, chiss se biondo come me o moro come pap. Che quello
che hanno fatto lei e il pap per fare a lui non pi per niente sporco, per
niente peccato. Allora finalmente va a partorire in ospedale, con la macchinina
del maritino e le treccine belle composte, la valigietta con il necessario e il
completino per il bimbo: un maschietto. E lei pensa ai viaggi diversi che
stanno a fare loro tre sulla macchinina. Il maritino fa il suo viaggio che
pensa alle sigarette che tra un po' si fumer tutte insieme e felice, e pensa
alla mogliettina e zitto zitto prega che rimane sempre bella cos pure sopra al
letto dell'ospedale, pure dopo che il loro bel bambino, speriamo che biondo
come lei, uscito. La mogliettina fa il suo viaggio che lo sa che adesso non
ci sta nessuno che pi importante di lei in quel momento. Che il maritino e
il bambino adesso adesso in quel momento proprio sono solo suoi e poi magari
non pi per adesso s. E il bimbo che sta a galla dentro alla pancia dentro
alla mamma dentro alla macchinina come un pesciolino nella boccia se lo porti
in giro e fa il suo viaggio che un po' gli dispiace di lasciare la sua
spiaggetta il cuore della mammina che batte sempre uguale e viaggia e pensa che
ci deve essere pure un altro mare e per sogna gli orizzonti del mondo e i
pesci e le vele e il sale e le mani che battono sopra all'acqua e tutto
bello, proprio bello, pure se non lo sa bene che cosa sono pure se non lo sa
che sulla terra non si galleggia e allora tutto cos bello che non gli
dispiace poi tanto di uscire dopo mesi. L'ultimo semaforo gli ultimi metri
l'ospedale ci ha la faccia di un vecchio colla bocca spalancata ma una bocca
buona senza cattiveria. La mammina scende. Adesso a dire il vero non che
pensa. Entra in ospedale, saluta il maritino, saluta pure la macchinina, cos,
per tenerezza, e dice, alla macchinina, vedrai, la prossima volta saremo in
tre. E nessuno sa niente di quello che succeder. Perch nessuno lo sa mai. Un
altro bacino al maritino, ciao, scompare dietro la porta dell'ospedale.
Naturalmente c' la pace, tutto al suo posto, i medici, gli infermieri,
neanche una macchia per terra. La mettono sul letto. Un posto pulito, con una
bella luce.
Sta bene signorina?
(Recita, fa la stizzita.) Signora, prego, signora, mio marito fuori che mi
aspetta.
S mi scusi, signora, vedr che andr tutto bene. Gi deciso il nome?
Non lo so siamo indecisi tra il nome del padre di mio marito e di mio zio ma
anche tra quello del cugino di mio nonno e della madre di mio marito,
naturalmente al maschile per, glielo dicevo mentro venivo a mio marito che
anche /
Va bene va bene, per adesso pensi a stare gi, non sprechi fiato, respiri
profondo eh, ci vediamo tra un po'.
La mammina sta gi come gli ha detto il medico, respira bene, pensa al
nascituro, pensa a quando sar un famoso architetto o un ingegnere o un
politico... Pensa a che vestito si metter per farsi la foto insieme a lui
prima che parte militare, pensa a quanto sar bello, per niente debole, non
pianger mai non chieder mai niente a nessuno. Pensa al maritino e gli sembra
che magari adesso fuori sta sudando e fumando ma scuote la testa e pensa che
non cos, lui non fuma e ci ha sempre fiducia in lei.Per magari meglio se
non mi vede mentre partorisco. Che dice che un po' di sangue esce sempre e non
bello farlo vedere. E arriva il momento che bisogna farlo uscire a questo
bambino, a questo figlio.
Adesso soffro, pensa, chiss come devo soffrire, che l'ha detto dio che tocca
soffrire, ma va bene anche cos, il mio bel bambino il mio bel bambino,
partorir senza dire parolacce, per non offenderti le orecchie, eh bambino mio,
urler piano cos non piangerai per la paura quando vieni fuori.
E il bambino viene fuori. Per niente difficile, niente dolore.
JOHNNY- (Sotto sotto moralista.) Liscio come una pisciata.
MANIA- (Imbarazzo, ma finge di no.) Eh. Cos. Il medico guarda un po' cos
l'infermiera e l'infermiere. La mammina pensa Non avranno mai visto un bambino
tanto bello. Bello di mamma, neanche mi ha fatto soffrire, neanche un urlo mi
ha fatto fare, bello di mammina sua...
Il medico se ne va, l'infermiere pure. L'infermiera li segue ha il bambino
avvolto in un asciugamano. La mammina sogna. Il medico parla.
Questo qua nato morto.
Sembra un vitello avvizzito- fa l'infermiere.
JOHNNY- Hai finito?
MANIA- No no aspetta.Tanto mica ti scandalizzerai per una cosa del genere no?
JOHNNY- No no.
MANIA- (...) Allora. Sembra un vitello avvizzito- fa l'infermniere.
JOHNNY- Gi l'hai detto.
MANIA- Se mi interrompi ogni volta. Allora. Il vitello... S.
E adesso chi glielo dice a quella?, fa il medico.
Ma che vuole, fa l'infermiera, manco gli si sono scomposte le treccine, beata a
lei. Mica pu avere tutto dalla vita, manco uno strillo, e lo voleva pure vivo?
E adesso chi glielo dice a quella?, ripete il medico, che uno
sensibile.
Tiriamo a sorte- dice l'infermiere. Esce il medico.
No no, io ci ho un'immagine, e mica mi posso mettere appresso a tutte le madri
fallite dell'ospedale, che poi mi vengono tutte intorno a me Dottore dottore
come mai che morto mio figlio, dottore mi fidavo di lei ho passato la
mazzetta all'usciere per farmi dare il suo nome dottore dottore come mai... No
no non se ne parla, che oltretutto sono pure un po' sensibile a queste
cose...
Turno dopo. Esce l'infermiere.
No aspettate non si pu, lo sapete com' che quando qualcuno mi strilla contro
io mi viene di menargli, no? E come faccio con quella secondo voi? Sai gli
strilli che tira? No, no, vacci tu- fanno all'infermiera.
Va bene va bene- fa quella- ho capito. Si rassetta la gonna sotto al camice, si
d una guardata allo specchio, prende il ragazzino e va.
Me lo fa vedere? La mammina un po' gelosa, tutta seria, quel figlio suo,
quel figlio tanto bello. Dopotutto passata un'ora e questi che ancora non
glielo fanno vedere. Che se glielo portano e brutto li denuncia per scambio
nella culla. La mammina tende le braccia. E' imbronciata e felice. L'infermiera
si ferma. Allarga le gambe e fa/
JOHNNY- Basta.
MANIA- Non lo vuoi sapere come va a finire?
JOHNNY- No.
MANIA- Ma perch, guarda che ti fa ridere.
JOHNNY- Basta.
MANIA- Proprio all'ultimo.
JOHNNY- S. Basta. Non voglio sentire niente. E ci hai pure due figli.
MANIA- Pure tua madre ce ne ha due. Sai quante donne ci hanno due figli.
(Pausa.) Oggi mi ha fatto stare male tua madre. (Pausa.)
JOHNNY- Te l'ha detta lei la storiella del nato morto?
MANIA- No, quella gi la sapevo. (Capisce in ritardo.) Mi ha fatto stare male
sul serio.
JOHNNY- Ti ha raccontato.
MANIA- Non quello. Di solito racconta e basta. Di tua sorella di come
morta. (Insinuante, per fargli male.) Che il cecchino gli ha sparato prima alla
gamba. Che ha fatto secca a parecchia gente che correva l a salvare a lei. Un
tiro a lei, che la faceva strillare e non la faceva morire- due, tre morti. Un
tiro a lei e due tre morti... Ma lei c'era?
JOHNNY- Chi.
MANIA- Tua madre. La vecchia. Stava l?
JOHNNY- (Sfugge.) Non lo so non me lo ricordo.
MANIA- (Saputella.) No perch ci ha un bel freddo al cuore. Se ci stava l e ha
visto e non si corsa a salvare alla figlia. Ci ha un bel freddo al cuore. Che
poi manco mi stupirei.
JOHNNY- (Stanco, disturbato.) Se li tolti l gli occhi. Quella volta. Quando
gli hanno detto che la figlia/
MANIA- La figlia. Era pure tua sorella.
JOHNNY- S ma da morta diventata del tutto sua figlia, solo sua figlia.
(Riprende il discorso.) Quando gli hanno detto che la figlia stava stesa, a
trecento metri dal campo degli eserciti e era morta.
MANIA- Allora non c'era l, al momento.
JOHNNY- C' andata. Appena gliel'hanno detto andata l e l'ha vista.
MANIA- E salita su tutti quei cadaveri che gli si erano fatti intorno.
JOHNNY- Si cavata gli occhi. E' qualcosa gi da solo, questo, penso.
MANIA- Che vuol dire.
JOHNNY- Niente. E' che dico che gi qualcosa che si cavata gli occhi. Non
c' bisogno di dire tanto altro.
MANIA- L'hanno pure violentata. A tua sorella. Alla figlia di tua madre.
JOHNNY- Hai finito. Che cosa vuoi.
MANIA- (Punitiva.) Pure io volevo dirgli basta a tua madre. Oggi non ha solo
raccontato. Oggi mi ha messo in mezzo anche a me oggi.
JOHNNY- Non l'aveva mai fatto.
MANIA- Forse sta per morire. Sta per morire e ha deciso di dire tutto. Che io/
JOHNNY- Parlavi di mia sorella. Parlavi di lei.
MANIA- (Ride.) Lo sapevano tutti tranne me. (Seria.) Mi ha fatto stare male.
Sono cose passate. (Ride.) Io non parlo dei morti. Mai ho parlato dei morti.
Quelle altre sono cose passate.
JOHNNY- Ti giustifichi.
MANIA- (Birichina.) E' che certe volte. La notte mi viene la paura. Le anime
trasudano su per il pavimento. Ti sto raccontando una debolezza, mi ascolti?
(Pausa.) Certe volte di notte non so dormire. Mi dimentico come si fa a
chiudere gli occhi. Certe volte di notte mi metto a chiamare il piccolo e lui
tutto impaurito, che non sa se corre in un sogno o in una casa, viene da me.
(Ride.) Mi dice Mamma perch gridi, io gli mento e dico che era un sogno
brutto, che io non ho detto niente, e che per se ha paura pu dormire insieme
a me. Allora io lo stringo e lui mi chiede Quando torna pap e io gli dico
presto e cos che sono passati due anni. (Ride.) Certe volte di notte viene
la paura e sale su dal pavimento e sale sul letto e mi sussurra e mi chiama...
(Pausa. Torna seria e offesa.) Io non ho mai parlato di morti. E' lei che lo
fa. E' la vecchia. (Pausa.)
JOHNNY- Quando torna.
MANIA- Chi? Lui? Luther?
JOHNNY- (Spazientito.) Tuo marito, certo. Ce n'hai uno di marito, no? Quando
torna dal confine.
MANIA- Mi ha scritto tre mesi fa. Non c'era manco una parola sul ritorno. Non
mi ha manco chiesto di scrivergli. Mi ha detto solo che passato di grado. Che
a Cinossma gli hanno fatto la cerimonia.
JOHNNY- Ancora casino fanno a Cinossma. Vanno a finire tutti l.
MANIA- Mi ha detto che quello il posto in cui ti mandano se sono sicuri che
sai ammazzare come si deve. Quello proprio il confine. Non ti ci mandano se
sei una leva semplice. Lui stato bravo e l l'hanno fatto passare di grado.
Con tutta la cerimonia.
JOHNNY- Sei sicura che sta bene.
MANIA- Chiss se me lo chiedi col cuore o col calcolo. (Pausa.)
JOHNNY- (Sospira.) Sei sicura che sta bene.
MANIA- (Ride.) Secondo me invulnerabile. Me lo immagino alla cerimonia che
gli hanno fatto. Sotto le bombe degli aerei. E lui l, con la divisa buona e il
cordone rosso intorno al braccio e i guanti bianchi e il fuoco che non lo
colpisce. Mi ha detto che gli hanno fatto delle foto, che me le mander presto.
JOHNNY- E' felice a Cinossma.
MANIA- Non lo so. Ma torna. Non oggi. Neanche domani. Ma torna.
JOHNNY- Forse non ti ha chiesto di scrivergli perch la verit che sta in
pericolo.
MANIA- In pericolo?
JOHNNY- E' il confine quello. Non finito niente. Non basta che parlino nella
capitale. Non finito proprio niente e quello il confine.
MANIA- Ormai lui ha i guanti bianchi e il cordone. Vuol dire che dio non vuole
che muoia. Non mi ha chiesto di scrivergli perch a ogni lettera ha perso un
pezzo d'anima. A ogni lettera era un po' meno se stesso. Me ne ero accorta
piano piano. Non mi mette paura. Lo fa per non morire. Si svuota un po' ogni
giorno, per non morire, e per fare bene quello che deve fare per lo stato.
Quando sar tornato vorr che lo riempia io.
JOHNNY- Chiss perch sei stata con me.
MANIA- Che significa.
JOHNNY- Non era una frase difficile. Capisco che non hai la risposta pronta. Ma
la domanda la capisci, almeno, no? Perch sei stata con me.
MANIA- Ti amo.
JOHNNY- A chi?
MANIA- (Non per niente seria.) A te. A te io ti amo. Sul serio.
JOHNNY- Non mi devi dire le cose che non sono vere.
MANIA- Non me lo sarei preso il tuo seme se non ti amavo. Se non ti amavo per
me il tuo seme era sporco e non lo volevo.
JOHNNY- (Vittima.) Che ne so, magari ti sei chiusa il naso e chiuso gli occhi e
hai sentito solo quello che ti andava di sentire.
MANIA- Che devo fare io secondo te. Non voglio dirti pi che ti amo.
JOHNNY- Ecco brava. Che almeno mi risparmi il falso.
MANIA- Io ti sto pagando la libert. Io mi apro il corpo e ti pago la libert.
Se lui torna e mi vede gonfia di te tu muori. Che altro devo fare secondo te.
Se secondo te non amore questo, pagarti la libert. E' passato di grado a
Cinossma, per le azioni sui monti.
JOHNNY- E' stato bravo.
MANIA- Fa quello che deve fare. Ammazza chi deve ammazzare e chi vuole
ammazzare e ha i guanti bianchi anche dopo aver ammazzato trenta persone.
JOHNNY- (Ride.)
MANIA- Che se tu stai qui e sei stato con me e non sei andato a morire sopra a
una montagna dentro al freddo, col freddo dentro, perch lui sta l a morire
per lui e per te.
JOHNNY- L'hai letta sul giornale questa.
MANIA- E' la verit.
JOHNNY- Guarda che non ho disertato.
MANIA- No.
JOHNNY- Ma che ne sapevamo a quel tempo della guerra. Ci avevo diciassette anni
quando mi hanno detto che non avevo le misure del soldato. Quanto mi hanno
preso per il culo tutti. Tutti puliti, tutti con la divisa e il basco nero. Io
no, ancora coi pantaloni corti e le mutande di una settimana. Ti dico che
quando morto quello che mi prendeva per il culo pi di tutti, sono stato
felice, come non lo sono mai stato in vita. Quel porco di merda. Due mesi di
mare a farsi seghe e strategie intelligenti, poi un siluro, dritto dritto da
non si sa dove e ciao. Alla madre gli hanno spedito le medagliette e un
telegramma di congratulazioni.
MANIA- Di condoglianze semmai.
JOHNNY- No, no. Di congratulazioni. Per aver dato il figlio allo stato. Tu non
lo puoi sapere quanto ho goduto. Essere vivi. Quelle medagliette morte contro
me vivo.
MANIA- Ringrazia dio che non lo sai che la guerra.
JOHNNY- Certo che lo ringrazio. Tutti i giorni e tutte le sere. Manco te lo
sai. Lo ringrazi pure tu dio tutte le sere?
MANIA- Io lo so che cosa la guerra. Perch so che cosa vuol dire aspettare
anni che finisce tutto. Cos finalmente si pu dire ai figli che abbiamo fatto
come si fa a diventare normali, mediocri. Mentre i figli degli altri, negli
altri posti, con le altre lingue, sanno come si fa a diventare felici.
JOHNNY- (Silenzio. Poi:) Mi ami?
MANIA- S. (Ride.) Non glielo raccontare alla vecchia. Intendo tutto quanto,
che ti pago la libert con l'aborto. Che se lo sa che io che sono una femmina
te la pago a te che sei un uomo crepa. (Ride.) Oddio, poi se glielo vuoi dire,
cos ci leviamo un pensiero... Vedi come cambiano tutte le cose? Adesso se
c'era la pace e i ristoranti aperti ti potevo offrire il pranzo e nessuno
avrebbe avuto di che ridire. Se mi va ti pago il pranzo o la libert e lo posso
fare.
JOHNNY- Se lui non torna?
MANIA- (Seria.) Torna.
JOHNNY- Se non torna io voglio vedere come ti esce da dentro una vita che ho
fatto io.
MANIA- Torna. Non oggi. Non domani. Ma torna. Ha due figli qui, e me. Torner
per questo. Si svuota ogni giorno di pi, lo fa per resistere, per tornare.
(Pausa.) Eppoi comincia a essere tardi. Sono gi due mesi. Lo sai pure tu che
tra un po' non pi legale neanche in guerra.
JOHNNY- (Lungo silenzio. Poggia la testa sulla pancia di Mnia, pensa a tutto
quello che stato detto.) Mi ami?
MANIA- (Non lo ascolta.) Dove si fanno queste cose quando l'ospedale non c'?
JOHNNY- Mi ami?
MANIA- Mh?
JOHNNY- (Amaro.) Al campo degli eserciti. Qualche crocerossina aiuta a non
soffrire, mi sa che per un paio d'ore prima ti fanno i test per capire se devi
farlo o no. Test della mente, anche.
MANIA- Passer tutti i test. Ero brava a scuola, avevo tutti sette.
JOHNNY- Ci vogliono molti soldi.
MANIA- Certo. Mi pare anche abbastanza giusto. Sono vite in fondo.
JOHNNY- Soldi che io non ho.
MANIA- (Ride.) Non mi guardare. Io l'oro l'ho dato tutto allo stato per la
guerra.
JOHNNY- Cercher qualcosa da fare. Da vendere. Ieri ci ho provato, non ci sono
riuscito. (Pausa.) Quando lui torna tu mi lasci vero.
MANIA- Non siamo sposati. Come faccio a lasciarti. (Pausa.) Vuoi che cambi la
serratura di casa e faccia finta di non conoscerlo e fargli credere che
diventato pazzo al confine?
JOHNNY- Che te lo chiedo a fare.
MANIA- E' mio marito. Tutti si aspettano che io mi comporti cos quando
torner. I bambini, soprattutto. Ma non vuol dire che non ti rivolger pi la
parola. E' mio marito. Ti amo.
JOHNNY- (Si stacca.) Ti ricordi domani di far lavare mamma. Ne ha bisogno.
MANIA- Non lo so. Non so se decider di affogarla. Dopo aver lavato i
piccoli.
(BUIO)
VI scena
(Johnny, Glauce, a casa.)
GLAUCE- Che ora . (Silenzio.) Scusa sai l'ora? Oh ma ci sei ? Oh? (Urla.)
Sapete l'ora? Sapete l'ora? Qualcuno sa l'ora?
JOHNNY- (Poggiato con la testa sul tavolo, le braccia conserte. Non risponde,
ma fa un verso.)
GLAUCE- (Infastidita.) Ah c' qualcuno allora. Ci sei. Fai come tuo padre. Che
era il vizio che ci aveva lui di non rispondere. Fai come lui. Uno chiede una
cosa e non ci ha risposta. (Pausa. Pi forte.) Che ora ?
JOHNNY- Le due meno venti.
GLAUCE- Tanto ci voleva. Che vizio brutto che ci avete tutti e due. Quello non
c'era una volta che rispondeva. Figurati poi se ci avevo bisogno di soldi. Se
gli dovevo chiedere qualche soldo. Manco mi guardava. Una vita ho mandato
avanti tutto quanto con quei quattro soldi del salario che mi dava e che non si
nascondeva non so dove. Una vita. (Pausa.) Scusa che ora ?
JOHNNY- (Scatta in piedi.) Le due meno venti. Sei un po' nervosa oggi.
MANIA- Non sono ancora le due meno un quarto? Non sono passati ancora cinque
minuti? (Johnny non risponde. Rabbia.) E non risponde. Non sono ancora passati
cinque minuti? Non sono ancora passati? Oh, proprio come lui. Ma a chi sei
figlio tu? Non t'ho cresciuto io a te? T'ho cresciuto io a te, perdio! (Si
accorge della bestemmia, si fa il segno della croce e di conseguenza:) Devo
andare a confessarmi. Accompagnami dal prete.
JOHNNY- No.
(Johnny si alza e comincia ad andare via.)
GLAUCE- (Cambia tono, si accorta che Johnny sta andando via.) Dove vai? Vai
via? Mi lasci sola? Perch esci?
JOHNNY- (Dolce dolce, sarcastico.) Sono passati cinque minuti. Vedi che sono
passati cinque minuti? A forza di strillarli li hai fatti passare cinque
minuti, sono scappati per i tuoi strilli, si sono messi paura i cinque minuti.
(Apre la porta.)
GLAUCE- Dove vai? (Johnny non risponde, se ne va.) Dove vai? Vai via? Dov' che
puoi andare alle due meno un quarto?.. Ti serve qualcosa? Ti manca qualcosa?
Niente. (Lunga pausa. Magari si sente il ronzio di una lampada o di un
frigorifero.) Niente. Guarda che t'ho visto. (Pausa.) Ah ma allora te ne sei
proprio andato. Che si fa. Quand' cos. A una cieca fare pure muta e sorda non
proprio una bella cosa eh. (Guarda in alto d'ora in poi, di tanto in tanto.)
Che a te ti disturbo? No dillo eh. Non che mi offendo. Eh lo so ci hai
ragione. Ti chiamo solo se sto da sola. Con Johnny non ti ci faccio parlare
mai. Eh ma figlia mia, lo vedi come mi tratta? Lo vedi come fa? Non buona
educazione no. (Pausa.) No s s guarda cinque minuti e basta ti rubo cinque e
basta. Che con qualcuno devo pure parlare. Sei mia figlia no. Io lo so che mi
vuoi bene, tu. Tu, lui no. Guarda che in fondo tu hai fatto la cosa migliore ad
andartene via senza fare figli. Magari adesso pare brutto che te lo dico
davanti a dio e a tutti i santi che stanno l (Segno della croce.), ma hai
fatto proprio bene. (Pausa.) Oh ma lo sai quanta gente c'era al funerale? Mi
pareva di vederli l in chiesa. Vederli proprio. Tutti quegli uomini. C'era
pure qualche avvocato. Te l'ho gi raccontato, vero? (Pausa.) Hai fatto davvero
il miglior affare. Quel giorno era tuo fratello che mi diceva chi c'era in
chiesa. Mi teneva sottobraccio in piedi. Siamo stati in piedi tutto il tempo.
In peidi al primo banco. Non ci siamo seduti mai. I fiati della gente. Tutti li
sentivo. Tutti addosso che non ci stava pi spazio. I fiati, suonavano. Non ci
stava l'organo, niente. Solo i fiati. Io col dito passavo sopra alla targhetta
attaccato sul banco. C'era un nome e un cognome. Mi sforzavo di ricordarmi chi
era quello segnato l, che cogli occhi sani sicuro l'avevo letto e invece
niente. Johnny mi diceva chi c'era, io quasi li vedevo. E quando il prete
faceva le domande. I fruscii delle parole che non andavano mai insieme.
Lontano, dalla porta non la smettevano mai di entrare scarpe. Dall'inizio alla
fine. Due o tre botte ho sentito pure. Nella fila dietro a me. Era uno che
svenuto tre volte penso. E i nasi che soffiavano. Alla fine li riconoscevo pure
se erano nasi maschi o femmine. E le pacche sulle spalle a Johnny e le carezze
a me. No sulla faccia per. I fiati. Di quelli che passavano da me a dirmi
condoglianze. Tutti sulle spalle li sentivo. Che vuol dire che non mi
guardavano. Che ancora mi usciva sangue dagli occhi. E la benda l'ho cambiata
tre volte al funerale. A pensarci adesso non mi sentivo cos felice per tutta
la gente che c'era da quando quella volta hai fatto la comunione e avevo
invitato tutti i parenti e gli amici, e la gente che conoscevamo poco anche.
Che poi, magari me lo sono solo sognato eh, per mi sa che un avvocatone
grosso, coi baffi, che stava in prima fila e piangeva a cascata, c'era anche
quel giorno, quell'anno della comunione. La stessa mano che mi stringeva la mia
proprio. Stesso anello al mignolo. Magari me lo sono sognato, eh. Per. Per.
(Complice.) Mi pareva che era proprio lui. Figlia mia, manco a farlo apposta ti
sarebbe riuscito un capolavoro cos. Un miracolo. Manco io ti avrei saputo dare
un consiglio fatto cos bene. Mille uomini a piangere per te, mia figlia!,
dentro a una chiesa. A piangere a piangere. (...) Che poi io penso che qualche
occhiataccia storta se la sono pure tirata, qualcuno, tra di loro, eh, "E
che ci fai tu qua? E che ti piangi?" (Ride.) Poi si saranno girati
dall'altra parte per non farsi vedere. E per non far vedere che vedevano. E per
non pensare male di te, che stavi l per terra stesa dentro alla bara. Che poi
pensare male di te significava solo capire che non erano unici, nessuno di
loro.
(Ride.) E invece che capolavoro hai fatto, figlia mia! Il teatro, proprio. Che
a un certo punto si fatto silenzio. Ci stava solo il fischio dentro alle mie
orecchie. E due scarpe sole che vanno sopra all'altare. E una cosa di metallo
che cade. Poi 'schiaff schiaff' comincia un lamento Che io l'amavo che lei
morta vergineeee... (Ride.) Come il teatro. Era la voce di quel tuo ragazzo. La
cassa di legno che ci stavi dentro tu e lui sopra. Tuo fratello mi ha descritto
con la voce tutta la scena, lui tutto disperato sopra la bara, col pennello e
il barattolo di vernice. Schiaff schiaff Io l'amavooo. Schiaff schiaff Voglio
morire pure iooo. Poi altre quattro scarpe che salgono su e si portano via quel
bravo figlio. Non ci stava manco bisogno che lo diceva tuo fratello. Era chiaro
tutto quanto. (Riflette.) Parlava tanto tuo fratello quella volta, e parlava
pure bene. Solo adesso gli prende che deve fare come il padre, che non
risponde. (Ride.) Ma che capolavoro, figlia mia! Io non lo sapevo che eri cos
intelligente. Che ti sei santificata con una morte sola!
Se lo sapevo che avevi fatto una mossa cos intelligente, neanche me li cavavo
gli occhi, ma ti guardavo, tutta stesa e composta. E forse ti avrei visto
sorridere per come eri riuscita bene a fare la tua idea.
Ma lo sai cosa mi succedeva a me, se morivo quand'ero giovane come te? Solo tuo
padre ci avevo al funerale. E manco lo so se piangeva. Solo i suoi tacchi sul
marmo della chiesa. Eh, santuomo. (Si corregge, con risentimento e sarcasmo:)
Porcuomo. E con chi se li lanciava gli sguardi. Da solo. Che magari poi pensava
a altro. Mentre si guardava l'orologio e le punte delle scarpe. Pensava magari
a tutti i panni che non avevo lavato quel giorno, perch non avevo fatto in
tempo, dato che ero morta all'improvviso. Al letto sfatto, alla polvere. Che
non avevo sistemato niente prima di morire. "Potevi morire domani".
Questo avrebbe pensato, mentre eravamo soli pure dentro alla chiesa. Io e lui.
E il prete, certo. Magari un po' in ritardo per, che lui magari gli diceva
"Faccia, faccia con comodo, non una cosa importante, solo mia moglie.
Pensi un po' lei, mi ha lasciato tutta la casa in disordine. S adesso mi tocca
a me metterla a posto. Eh, per cui, se vuol essere cos gentile che mi fa un
ritardo piccolo, un ritardino insomma, cos la seppelliamo e a me non mi tocca
passare tutto il giorno in casa..."
E invece tu come le attrici sei uscita di vita, con una morte sola ti sei
santificata in cielo e in terra. Che ormai non c' pi nessuno che parla di te,
stai sicura. E non hai manco lasciato figli. E hai fatto bene. Che poi non lo
so come avrai fatto, con tutti quegli amici che ci avevi. Mah, avrai avuto i
tuoi metodi... Comunque brava figlia mia, mi viene voglia di darti una pagella
con tutti dieci come quando eri piccola e io il sabato ti davo un voto per
tutte le cose che facevi. Come rifacevi il letto, annaffiavi le piante,
cucinavi le prime cose... (Comincia ad andare via.) Un bel dieci ti darei, il
dieci con la lode. L'undici mi inventerei per te. Che poi non lo so se tu i
figli, un figlio, magari, lo volevi. Secondo me no. Ma guarda che tanto hai
fatto bene cos. Tutto bene, il miglior affare. Guarda tuo fratello, mio
figlio!, come s' fatto, che neanche risponde pi.
(BUIO)
VII scena
(Il 3 uomo in piedi. Ogni tanto, come in tutte le sue scene, si passa una
mano sulla testa calva e si pulisce gli occhiali. Alterna momenti di
aggressivit a momenti di sottomissione. Arriva Vin da un lato.)
3- Siediti.
VIN- Ci abbiamo molto da parlare.
3- Solo due minuti.
VIN- Allora. Allora resto in piedi.
3- Io penso che ti devi sedere.
VIN- No grazie non mi va.
3- Siediti.
VIN- Cazzo vuoi.
3- Siediti e basta.
VIN- Parla e fammi andare via.
3- Ti siedi per favore.
VIN- No. Manco ti conosco e mi dai gli ordini.
3- Te lo sto a chiedere. Come favore. Siediti.
VIN- Se stiamo a fare una gara lascia perdere. (Pausa. Il 3 uomo demorde, si
gira di fianco per non guardare Vin.) Io alla fine mi pensavo che te lo
prendevi l'anello.
3- Eri tu che dicevi. Che ci avevi un altro a cui darglielo no. Quello. Che ha
fatto. L'ha preso.
VIN- No.
3- E allora perch me lo dovevo prendere io.
VIN- Perch lui. Johnny ti ha. Salvato.
3- Non gliel'ho chiesto io.
VIN- S per alla fine /
3- Alla fine che.
VIN- Alla fine /
3- Che.
VIN- Niente. (Pausa.)
3- (Tira fuori dalla tasca un libretto nero. Sfoglia le pagine. E' pi sicuro
di s.) Com' che ti chiami tu.
VIN- Vin.
3- Di cognome.
VIN- Ti interessa cos tanto.
3- Non mi ricordo. Se ti hanno segnato col nome o col cognome.
VIN- Segnato a che.
3- Qua sopra.
VIN- (Guarda il libretto. Silenzio.) Che vuole dire.
3- Non sei tu quello.
VIN- Quello chi.
3- Quello. Che ci ha i debiti. Da prima. Della guerra.
VIN- (Finge.) Mi sa che ti stai a sbagliare.
3- Eppure.
VIN- Mi sa che ti stai proprio a sbagliare.
3- Eppure. Eppure. (Pausa.)
VIN- Da quando . Che queste cose girano. Da quando che uno che non mi
conosce a me sa quello che faccio io.
3- Da quando il capo mi ha dato a me questo lavoro..
VIN- (Stupito.) Questo lavoro.
3- Quello di andare a prendere i soldi da quelli che stanno segnati qua sopra.
VIN- E perch te l'ha dato a te. Chi sei tu. Il figlio.
3- Non ci ha figli.
VIN- Non ci credo.
3- Lo vedi il libretto mi pare. Adesso non ci credi. Ma vedi che tra un po'.
VIN- Che facevi tu prima.
3- Prima di che.
VIN- Della guerra.
3- Non lo so.
VIN- Che vuole dire.
3- Che non lo so. Tu te lo ricordi. Quello che facevi prima della guerra.
VIN- Io non facevo niente. (Pausa.)
3- (Sospiro patetico.)
VIN- Che ci hai.
3- E' che. Non ci vedo. (Si pulisce gli occhiali. Tiene gli occhi
semichiusi.)
VIN- Non ci vedi.
3- Gli occhiali. Mi servono. Un po' pi forti.
VIN- Ancora pi di quelli che ci hai gi.
3- Non ci vedo niente.
VIN- Niente.
3- Niente.
VIN- (Con la mano mezza nascosta gli fa un gesto, ma non per capire se ci vede
o no, glielo fa e basta.)
3- Non lo fare il coglione.
VIN- Io non /
3- Non lo fare il coglione. Hai capito.
VIN- Non lo stavo. Facendo a te.
3- No.
VIN- Sul serio. (Breve pausa.) Per comunque mi pare che. Non ci hai bisogno di
altri occhiali. Mi devi dire. Qualche altra cosa.
3- Quello che ti ho detto te lo dovevo dire. Del libretto e tutto. Ho detto a
tutti quelli che ci stanno sopra al libretto di venire qua in questo posto.
Loro non lo sanno perch e manco tu.
VIN- Un cambio della guardia.
3- Bravo. La gente lo deve sapere.
VIN- Ma tu sei almeno un parente lontano del capo.
3- No.
VIN- E allora perch ti ci hanno messo a te al posto suo.
3- Per via degli occhiali.
VIN- Che ti fanno una faccia intelligente.
3- Me la fanno brutta ma che uno non pensa che posso fare male. Male a chi non
dice di s. O alle sue cose, anche.
VIN- Beh insomma brutta... Alla fine non che ti stanno cos /
3- (Duro e patetico.) Guarda che lo so da solo come mi stanno.
VIN- Volevo solo essere gentile. (Pausa.)
3- E non ti scordare. Che passo tutti i mesi.
VIN- Dove.
3- A casa tua. E degli altri.
VIN- Va bene. Adesso. Me ne posso andare.
3- Ricordati che. I soldi me li devi dare. A proposito. Che cosa che ci hai
fatto con quei soldi prima della guerra.
VIN- (Breve pausa.) Non me lo ricordo.
3- Non me lo vuoi dire.
VIN- Non me lo ricordo e basta.
3- Fa' come ti pare. Non me lo dire se non ti va.
VIN- Lo sai tu. Non che metti tanta paura. Non sei. Come quell'altro.
3- Perch.
VIN- Perch. Parli. Quelli che stanno zitti. Quelli che gli chiedi le cose e
non ti rispondono. Quelli che dicono sempre le cose false e vogliono fare
credere agli altri che sono le cose vere. Quelli. Li odio. Ma tu. Parli e
rispondi e pare che sei proprio capitato qua che non ti andava.
3- Non lo dire. In giro che faccio cos. Non lo dire. Che me l'avevano detto.
Eh. Capito. Me l'avevano detto che bisogna stare zitti. Per per me. E' pure.
La prima volta capito.
VIN- Non sei tu il capo.
3- Sono io. Perch dici di no. (Si guardano. Il 3 uomo non regge lo sguardo.
Pausa. Amichevole.) Allora adesso che fai.
VIN- Niente. Me ne posso andare adesso.
3- S. E se incontri qualcuno che mi cerca digli qual la strada. (Vin si
alza e comincia ad andare via.) Dai. Che quando passo a casa tua. Magari ci
facciamo quattro chiacchiere.
(BUIO)
VIII scena
(Johnny con la faccia sul tavolo, la giacca sulla spalliera della sedia. Entra
Glauce sulla sedia a rotelle, lo urta perch non si accorge che l.)
GLAUCE- Ah, chi ?
JOHNNY- Io.
GLAUCE- Io Johnny?
JOHNNY- No Johnny e basta.
GLAUCE- Non l'ho capita. Che significa?
JOHNNY- Niente lascia stare.
GLAUCE- No scusa, io t'ho detto Chi ? Tu mi fai Io. Allora io ti dico Io
Johnny?, per capire se eri tu o no, che c'entra rispondermi / No Johnny e basta
JOHNNY- Sono le nove lo sai?
GLAUCE- Che cosa hai detto scusa?
JOHNNY- Che sono le nove.
GLAUCE- E allora?
JOHNNY- (Fa spallucce.) Cos.
GLAUCE- Non l'ho capita manco questa.
JOHNNY- (Spiega.) E' che mi chiedi sempre che ora .
GLAUCE- Non vero. Solo certe volte te lo chiedo. Quando mi serve per qualche
motivo. Se non me lo dici te lo chiedo finch non rispondi, ma non sto sempre a
chiedere l'ora a te. Che poi la maggior parte delle volte non mi serve saperlo.
Che poi certe volte mi fa anche male saperlo.
JOHNNY- (Tira fuori dalla tasca della giacca l'anello d'oro della vecchia e lo
getta sul tavolo. Glauce cerca di prenderlo, ha riconosciuto il rumore, ma non
ci riesce.)
GLAUCE- (Muovendo le mani sul tavolo.) Chi te l'ha dato? Dove l'hai preso? Me
lo prendi per favore, che non lo trovo.
JOHNNY- (Glielo d, lei lo annusa.)
GLAUCE- Non se l' messo tanta gente. Non se l' messo nessuno, non c'
l'odore. Come mai te l'hanno ridato al campo? Glielo hai chiesto per me? Sei
stato cos buono?
JOHNNY- S. (Pausa.)
GLAUCE- Come no. Non l'ha voluto nessuno, vero? Il campo... S s proprio al
campo l'avevi venduto. E' che non l'ha voluto nessuno, vero?
JOHNNY- Mi sa che non manco oro.
GLAUCE- No guarda, a essere oro oro. A tua sorella, a mia figlia, mica gli
facevano i regali finti.
JOHNNY- Mi hanno detto tutti di no. Tutti, eh, non ce n' stato uno che ci ha
creduto, manco per un secondo.
GLAUCE- E certo. Ai contadini glielo vai a chiedere. Che ne sanno quelli
dell'oro, che sono mezze bestie.
JOHNNY- Pi di te e di me, mi sa. E non erano tutti contadini. C'era pure
qualche soldato, qualche collezionista.
GLAUCE- Guarda che hai solo sbagliato modo.
JOHNNY- Te l'ho riportato. Pure la lezione mi devi fare.
GLAUCE- Lo dico per te. Lo dico per te. Se sei nei guai e ti servono soldi.
Devi capire come si fa a vendere.
JOHNNY- (Ride.) Allora ci aveva ragione pap quando diceva che la tua era una
famiglia di quella "razza". Vedi come sei felice quando si tratta di
vendere. (Ride.)
GLAUCE- (Rabbia.) Non siamo mai stati di quella razza. (Pausa.) Tuo padre non
ha mai saputo niente della mia famiglia. Tuo padre vi diceva quello, sulla
"razza", per farci disprezzare da voi, da te e tua sorella. I miei
genitori andavano nelle chiese cristiane. Abbiamo sempre pregato a cristo, noi.
E alla madonna. E abbiamo sempre fatto l'elemosina e non ci abbiamo mai avuto
un negozio. (Pausa.) A me tuo padre non mi dava i soldi per mangiare. Hai
capito.
(Silenzio. Johnny si accende una sigaretta, voltando le spalle alla vecchia ma
rimanendo seduto. Glauce si infila l'anello in tutte le dita di tutte e due le
mani. Scende la calma.)
GLAUCE- Che tempo fa fuori.
JOHNNY- E' notte. Che importanza ha il tempo che fa.
GLAUCE- Piove?
JOHNNY- Sono anni che piove tutti i giorni. E' notte. Non ci pensare, di notte,
che tempo fa. Tanto non potresti uscire lo stesso. E' buio.
GLAUCE- Johnny, perch io non posso vedere?
JOHNNY- Ti sei cavata gli occhi, mamma. Te li sei cavati per tua figlia.
GLAUCE- Ho fatto bene?
JOHNNY- Era molto di pi di quello che la gente si aspettava da te, da una
madre. Non lo so se hai fatto bene o hai fatto male. Non ci vedi pi. Non
vedrai mai pi. Ma non vuol dire niente. Se lei adesso tua, tua figlia e
basta, forse hai fatto bene.
GLAUCE- Non vedr mai pi?
JOHNNY- Penso di no.
GLAUCE- Neanche al campo possono ridarmela la vista? Neanche gli eserciti hanno
qualcosa per farmi vedere?
JOHNNY- Penso di no.
GLAUCE- Tua sorella era intelligente.
JOHNNY- Mia sorella morta. Per questo dici che intelligente.
GLAUCE- No. Non per questo. Non la morte che fa diventare intelligenti.
Guarda tuo padre. Da vivo era un idiota, non meno idiota adesso che sta sotto
terra. Tua sorella no. Tua sorella era intelligente sul serio.
JOHNNY- La odiavi.
GLAUCE- No.
JOHNNY- S. Quando nata era tua figlia. Poi non pi. Tu la crescevi ma la
odiavi. La odiavi, cercavi di fargli male, di fargli credere che avere marito e
figli e pulire la casa era la cosa pi bella. Tu lo sapevi che non era cos. Tu
lo sapevi ma la odiavi e hai cercato di fargli fare la tua stessa fine.
GLAUCE- Pensi che non vedr mai pi?
JOHNNY- No. Non vedrai. Vorresti che ti dicessi il contrario?
GLAUCE- Vorrei vedere una volta la sua tomba.
JOHNNY- Te l'ho descritta tante volte.
GLAUCE- Vorrei vederla. Non c' un modo?
JOHNNY- Prega a cristo, come hai fatto sempre. Bestemmialo pure un po', cos ti
sente e ti d retta. Magari in sogno te la fa apparire.
GLAUCE- (Si fa il segno della croce.) Vorrei vederla davvero. Non mi ricordo
pi. Aveva i capelli lunghi tua sorella quando morta?
JOHNNY- No. Se li era tagliati. Dieci giorni prima di morire. Aveva paura di
tutto gli ultimi giorni. Aveva paura anche a portare i capelli lunghi. Credeva
che coi capelli corti la guardavano di meno.
GLAUCE- Tra un po' mi scorder anche come era il suo viso, vero? Gi mi sembra
pi sfocato. (Pausa.) Si era tagliata i capelli perch aveva paura che la
guardavano. Secondo te lo sapeva che stava per morire?
JOHNNY- Forse s.
GLAUCE- Perch non me l'ha detto?
JOHNNY- Cosa avresti fatto?
GLAUCE- Sarei morta con lei.
JOHNNY- Se te l'avesse detto avresti riso. Saresti stata contenta al pensiero e
insieme non ci avresti creduto. Neanche io ci ho creduto.
GLAUCE- Lo sapevi.
JOHNNY- Sei giorni prima di morire mi ha parlato. Mi ha preso le mani e mi ha
detto con tanta calma che ci ha sempre odiato, tutti quanti. Me lo ha detto
sorridendo, io sorridendo gli ho chiesto perch lei mi ha risposto che era
naturale. Che era la cosa pi naturale che avesse mai provato. Ho capito che
stava per morire. Ma l'ho capito solo per un secondo, quando mi ha guardato.
Sorrideva. Gli occhi grigi. Era gi morta. Dentro, era gi morta. Mi ha detto
che ci odiava. Ho capito che stava per morire solo per un secondo. Poi non ci
ho creduto o non l'ho pi pensato.
GLAUCE- L'ha fatto apposta.
JOHNNY- Cosa.
GLAUCE- Morire. L'ha fatto apposta. (Guarda in alto.) Se ci avessi avuto gli
occhi al funerale, davvero l'avrei vista ridere. Di me. Ridere di santit e di
vendetta. L'ha fatto apposta. Cos diventata mia figlia senza diventare io la
madre. (Rabbia.) Mi scorder di te. Un paio d'anni che mi restano, mi scordo di
te, come mi sto a scordare la tua faccia e quella di tuo padre. Tua sorella era
proprio intelligente. Intelligente e furba. (Si tocca l'anello.)
JOHNNY- Levatelo.
GLAUCE- No.
JOHNNY- Cos' la prima cosa che si scorda dopo che uno si cavato gli occhi?
GLAUCE- Non me lo voglio levare. (Stende la mano.) Vedi come mi sta bene?
(Riporta la mano al petto.) Attaccata a me devi stare, non ti devi muovere mai
pi. (Pausa.)
JOHNNY- Qual stata la prima cosa che ti sei dimenticata.
GLAUCE- Come si muovono gli occhi tutti e due insieme e come si chiudono.
JOHNNY- E la seconda?
GLAUCE- I colori. Poi mi sono scordata le lettere dell'alfabeto. Poi tante
cose. Poi mi sono scordata com' la luce.
JOHNNY- E basta?
GLAUCE- Altre cose le sto ancora scordando. Vorrei sapere com' la luce.
JOHNNY- (Sbrigativo.) E' un vestito che ti fa vedere le cose.
GLAUCE- Vorrei vedere la sua tomba.
JOHNNY- Non si pu.
GLAUCE- Dicevi sul serio? Dicevi sul serio che ti ha detto quelle cose?
JOHNNY- S. Stava per morire. Sono le cose pi vere e pi false che abbia mai
potuto dire. Stava per morire. Ha detto quello che pensava. Non lo so se era
quello che aveva sempre pensato o qualcosa che gli era venuta in mente solo
quella sera. Mentre mi teneva le mani.
GLAUCE- Johnny.
JOHNNY- Mh.
GLAUCE- Perch.
JOHNNY- Cosa.
GLAUCE- Perch non mi hai mai dato uno dei tuoi occhi.
JOHNNY- Mh?
GLAUCE- S. Perch. Ne hai due. Sono tua madre. Tua sorella mi odiava ma tu /
JOHNNY- Anche tu la odiavi.
GLAUCE- S ma tu non mi odi. Dammi uno dei tuoi occhi.
JOHNNY- (Ride.) Vuoi giocare a biglie?
GLAUCE- Voglio vedere! Voglio vedere! (Pausa.) Non ho fatto la cosa giusta quel
giorno.
JOHNNY- Non dovevo raccontare.
GLAUCE- No. Forse non dovevi raccontare. Forse dovevi avere un po' di amore per
tua madre.
JOHNNY- Scusa.
GLAUCE- Dovevi avere un po' di amore. Voglio vedere, Johnny. Vedere la sua
tomba e decidere se ho fatto bene o no quel giorno.
JOHNNY- (La rassicura.) Hai fatto bene. Lei tua ormai. Anche se ti ho detto
di come mi ha preso le mani. Lei tua. Nessuno ti ha imbrogliato.
GLAUCE- Non vedr mai pi. Per colpa sua. Perch non mi ha detto che stava per
morire. Adesso sono stanca. Adesso voglio andare a dormire.
JOHNNY- (Va alla finestra, ancora con la sigaretta.) Buonanotte.
GLAUCE- (Se ne va, sulla sedia a rotelle.) Non me l'ha voluto dire. Buonanotte,
Johnny.
(BUIO)
IX scena
(Il 3 uomo seduto, si pulisce gli occhiali. Arriva Vin.)
3- Vieni.
VIN- Perch m'hai fatto chiamare.
3- Vieni qua. Siediti.
VIN- Grazie. Io. Preferisco stare in piedi.
3- Siediti pure.
VIN- Io /
3- Siediti.
VIN- (Si siede. Sono uno davanti all'altro. Il 3 uomo si alza, senza smettere
di pulire gli occhiali.) Mi devi dire qualcosa.
3- Ci hai fretta.
VIN- Io /
3- Non mi pare che ci hai fretta.
VIN- E' che /
3- Ce l'hai il lavoro.
VIN- No.
3- Allora. Non ci hai fretta. (Pausa cambio di tono.) Hai sentito. Lo Sparta.
Ha vinto.
VIN- Chi.
3- Lo Sparta. Ha vinto.
VIN- Pure tu la stessa storia. Ah ma allora ve lo fanno proprio un corso. Mi
devi chiedere i soldi indietro.
3- E' la quarta volta capito. Due di seguito.
VIN- Se li vuoi adesso io te lo dico guarda non ce l'ho proprio.
3- Sempre con quella formazione.
VIN- Se era questo che mi dovevi dire. Non ci ho lavoro e tutto il resto. Mi
senti.
3- Perch Hasek ci sa fare.
VIN- Allora poi che cosa mi fate se non vi pago.
3- Perch ci ha messo Vlastimil Svoboda e Zdenek Svoboda e Pavel Novotny e Jan
Flachbart al centro
VIN- Se questo che mi devi dire. Non che mi interessa tanto capito. E' pure
meglio se non lo so. Quello che mi fate.
3- E alla difesa ci stavano Jiri Novotny e Roman Lengyel e Mynar.
VIN- Meglio capito. Se non lo so.
3- E stato Martin Prohaszka a farli vincere capito. Che gliene ha fatti due
e poi l'ha data a Josef Obajdin e quello pure ha segnato.
VIN- Se mi dovete. Fare qualche cosa. Venite qua e basta. Mi senti.
3- E l'ultimo attaccante era Horst Siegel.
VIN- E fate tutto e andatevene.
3- Che quello in porta stava bene che non gli hanno fatto manco un punto. A
Kolar.
VIN- Allora. Che fate se non vi do i soldi.
3- E finita cos che lo Sparta ha vinto ancora. (Breve pausa.) Magari ti
ammazziamo. (Breve pausa.) E allora Blasek Grygera Hornak Bolf Labant e
Paponsek Sloncik Rosicki Krizonac Hasek e Jarosik Jun Kincl Sionsko. Sopra alla
panchina. Stavano proprio felici. (Breve pausa.) Hai capito.
VIN- (Rassegnato.) S. Me l'hai gi raccontato.
3- E per io per me preferisco ancora quelli che giocavano anni fa. Capito.
VIN- S. Lo so.
3- Che ci stava Jarabinsky che allenava
VIN- S.
3- E Petr Kostelnik Petr Koubla Jan Blazka erano i portieri
VIN- S.
3- E Peter Gunda Michal Hornak Jiri Novotny Tomas Pozar /
VIN- S. Mi devi dire qualche cosa.
3- Non ho finito. E Miroslav Rada Tomas Repka Tomas Votava alla difesa
VIN- S.
3- E Pavel Nedved Vaclav Budka
VIN- S. Allora che cosa che mi devi dire.
3- Aspetta.
VIN- Io non /
3- Lumir Mistr Zdenek Svoboda Roman Tyce
VIN- S.
3- Roman Vosanek Martin /
VIN- S.
3- / Frydek al centro.
VIN- S.
3- E Jan Koller
VIN- Lo so.
3- Vratislav Lokvenc
VIN- S.
3- Josef Nemec Petr Pejsa
VIN- S.
3- Radek Petrak Petr /
VIN- Me l'hai detto gi.
3- / Prokop Ludek Straceny in attacco.
VIN- S.
3- Erano meglio capito.
VIN- S. Allora. (Pausa.)
3- Erano meglio. Erano pi. Bravi. Io. Mi piacevano di pi. Pure se ha vinto
quest'anno con quegli altri giocatori.
VIN- Va bene. Allora. Che cosa che mi devi dire. (Pausa.)
3- Ci ho un regalo per te.
VIN- Un regalo.
3- (Tira fuori da un sacco dei vestiti scuri.) E' per te.
VIN- Non mi servono. Grazie.
3- Non . Buona educazione. Dire di no ai regali degli altri.
VIN- Non mi devi fare nessun regalo.
3- Non buona educazione. Hai capito.
VIN- E' che /
3- Mettiteli. Te li ho pure presi. Della taglia tua.
VIN- Non mi servono. Non siamo amici che mi devi fare i regali.
3- L'educazione.
VIN- L'educazione ti devo dire grazie. Io grazie te lo dico. Grazie. Per no.
Grazie no. I regali. Non li voglio.
3- Prenditeli dai. Che poi questo. E' pure un colore che ti sta bene secondo
me.
VIN- Perch pure questo. Perch non. -Non ti incazzare.- Ma perch. Non ti.
Prendi i soldi e. Basta e non te ne vai. E basta.
3- Ti sto a fare un regalo e mi tratti cos.
VIN- Non lo voglio. Riportateli. L'hai pagati.
3- S.
VIN- Allora segnati sul libretto. Pure questi soldi. Segnateli sui debiti che
ci ho e portati via i vestiti. Vedi che prima o poi. Ti rid tutto e stiamo
pace.
3- Non hai capito allora. Non capisci niente.
VIN- Io /
3- Non capisci proprio niente. Prenditeli.
VIN- Io /
3- Prima ti ho detto siediti ti sei seduto. Adesso pigliati i vestiti.
VIN- E' che /
3- Parli troppo lo sai. Parli proprio troppo. (Pausa.) Perch prima. Non mi
hai aperto.
VIN- Quando.
3- Prima. Non fare finta di no. Ho bussato da te. Che di solito. Capita certe
volte che ci facciamo. Due chiacchiere e. Io ho bussato e tu ci stavi dentro e
per non mi hai aperto.
VIN- Veramente che (...) non ci stavo a casa stavo /
3- T'ho pure visto. Dietro alla finestra. Stavi colla testa sopra al tavolo.
VIN- Allora lo vedi. Che non ci hai bisogno degli altri occhiali.
3- Allora lo vedi. Che dentro casa ci stavi sul serio.
VIN- Volevo dire che ci hai gli occhiali cos forti che ti fanno pure vedere le
cose che non esistono.
3- Lo sapevi e non mi hai voluto aprire e mi hai fatto capire che a te ti d
fastidio che io ci vengo l.
VIN- (Comincia ad avere paura.) Non cos che non ci stavo a casa te l'ho
detto.
3- Ti d fastidio e allora non mi hai aperto cos ti pensavi che io me ne
andavo via e non ti vedevo.
VIN- Non ti puoi incazzare per tutte le cose te l'ho detto non ci stavo a casa
/
3- Ti credevi che mi facevi fesso a me. Ti credevi che eri furbo.
VIN- Guarda il fatto /
3- Ma ti pensi che a me me ne frega un cazzo di venire a parlare con te. Ti
credi che mi facevi fesso e mi facevi pure male a fare cos che non hai aperto.
VIN- Il fatto /
3- A me non me ne mai fregato un cazzo di venire a parlare da te hai capito.
VIN- E' che ero. Stanco. (Pausa.)
3- Allora stavi a casa.
VIN- S.
3- Se continuavi un altro po'. A dirmi che non ci stavi. Magari alla fine ci
credevo pure. E invece ci avevo visto bene.
VIN- Ero stanco e dormivo.
3- E' che sei un - (Pausa.) Sei un -
VIN- Cosa.
3- Non fare finta. Sei un - (Pausa.) Un co -
VIN- (Breve pausa.) 'glione.
3- Ripetilo.
VIN- (A mezza bocca.) 'glione.
3- Non ho sentito bene.
VIN- Coglione. Co. Glione.
3- Dillo intero.
VIN- Sono un. Coglione. Io.
3- Bravo.
VIN- Un coglione. Io. Sono un. Coglione.
3- Bravo.
VIN- Sono un coglione. Io sono un coglione. (Pausa.)
3- Adesso. Hai capito allora.
VIN- Che cosa.
3- Ancora non hai capito.
VIN- No.
3- I vestiti. Prenditi i vestiti.
VIN- Io. Veramente non ho. Capito.
3- Alzati.
VIN- Me ne posso andare.
3- Alzati e vieni qua e stai zitto.
VIN- (Si alza e si avvicina al 3 uomo. Il 3 uomo gli mette una mano sulla
spalla e con l'altra mano indica in lontananza.)
3- Lo vedi.
VIN- Che cosa.
3- Guarda. E' notte. Quella luce l in fondo.
VIN- L'hai fatto.
3- Te l'avevo detto. Io ti faccio le proposte e ti dico pure pensaci e dopo i
giorni tu ancora fai finta che non hai capito.
VIN- Casa mia. L'hai distrutta.
3- No. Solo. Un pezzo. Ti conveniva. Pensarci un po' e poi dirmi di s. (Il 3
uomo toglie la mano. Vin si allontana, si siede. Con qualcosa, ad esempio un
bastoncino, fa dei segni sul terreno. Lunga pausa.)
VIN- Che cosa che devo fare.
3- Pigliati i vestiti.
VIN- (Si alza, va a prendere i vestiti.) Che cosa che devo fare.
3- Domani. Fatti rivedere qua. A quest'ora. Coi vestiti addosso. Poi ti
spiego. Tutto quanto. L'hai mai guidata una macchina.
VIN- Qualche volta. In cambio. Che cosa mi dai.
3- (Ride.) Niente. (Pausa.) Chi ci stava. In difesa sette anni fa allo Sparta.
VIN- Non lo so.
3- Te l'ho detto tante volte. Chi ci stava.
VIN- Non lo so.
3- Dai.
VIN- (Breve pausa. La butta l sapendo di sbagliare.) Grygera Novotny Labant.
3- Nedved Budka Mistr. Ti sei sbagliato. Un'altra volta.
(BUIO)
X scena
(Luther e un grado dell'esercito che fuma un Avana, con impermeabile, di
spalle)
ESERCITO- Non ha studiato la teoria dell'addestramento al tiro?
LUTHER- S.
ESERCITO- Perch non riesce a sparare. E' un bersaglio.
LUTHER- E' un bersaglio mobile.
ESERCITO- Siamo in guerra, caporale. I bersagli sono tutti mobili. Non ci sar
nessuno fermo in mezzo alla pianura che che le indicher col dito dove deve
mirare.
LUTHER- Vorrei sapere come faccio a distinguere i bersagli da colpire dagli
altri.
ESERCITO- Lei tiri caporale.
LUTHER- A qualsiasi cosa.
ESERCITO- Tiri e basta caporale. Se dovesse succedere un incidente la
proteggeremo noi. Li punisca caporale. I nemici fanno un peccato mortale a
muoversi. Li punisca, spari. Li educhi. Siamo qui per questo. Educare le
persone. Educare loro e dar da bere a noi. Vada a posto. (Luther torna a
sedere). Oggi voglio sapere da voi: che cos' la guerra.
LUTHER- Non l'ho ancora vista signore.
ESERCITO- Ottimo. E' quello che voglio sentirvi dire. Voi non l'avete mai
vista. La percezione, questo che vi far soldati. Ma adesso voglio darvi la
mia idea sulla guerra. E lo far come faceva il buon vecchio Cristo, con una
parabola. Tu, con gli occhiali, l in fondo. (Luther si gira e resta a guardare
indietro.) Tu, con gli occhiali. Tu morirai. (Luther si guarda attorno,
interrogativo.) Avete capito la parabola?
LUTHER- Nossignore.
ESERCITO- C' un criterio con cui dio scegli i miopi. Un criterio con cui dio
fa i miopi, come anche gli storpi. E c' un criterio con cui la guerra decide
chi uccidere.
LUTHER- Quelli con gli occhiali muoiono tutti signore?
ESERCITO- Era un esempio caporale. Un esempio. Cos' la guerra soldati?
LUTHER- Una cacata, signore.
ESERCITO- La guerra, soldati, una grande rissa. Vince chi guarda il generale
invece del particolare. Chi non combatte con un solldato che gli sta davnti, ma
con tutta l'armata che gli corre addosso. Ed una grande madre, la guerra,
signori miei. Buona partenza. E buona permanenza, soldati.
(BUIO)
XI scena
(Stessa situazione della VI scena. Johnny alla finestra, continua a fumare.
Entra Vin, in silenzio. Si siede al tavolo, naturale. Johnny finisce la
sigaretta e si gira. Ha un attimo di paura, poi riconosce Vin.)
JOHNNY- Sei tu.
VIN- La porta aperta.
JOHNNY- E' sempre aperta, forse non te ne sei accorto. Avverti quando entri.
Non puoi piombare di notte cos.
VIN- Non c' il campanello.
JOHNNY- Bussa, che cazzo!
VIN- Ho bussato, non mi hai sentito.
JOHNNY- Va bene, va bene. (Pausa.)
VIN- Hai venduto?
JOHNNY- Niente.
VIN- Neanche l'anello.
JOHNNY- Gliel'ho ridato. Perch stai qui a quest'ora.
VIN- Non riuscivo a dormire.
JOHNNY- Come i ragazzini.
VIN- E' una vita che non dormo. Penso di essere malato. Non riesco mai a
dormire. (Si giustifica.) Per questa la prima volta che ti disturbo. Questa
la prima volta che vengo da te. Siamo amici, tanto, no? Ho pensato: Siamo
amici, lui l'unico che non mi mander via.
JOHNNY- Io veramente stavo andando a dormire. (Silenzio.)
VIN- (Gli dispiace un po'.) Hai ragione. Vai, vai pure, io sto un po' qua se
per te va bene.
JOHNNY- E' la vecchia.
VIN- Cosa.
JOHNNY- Mi stanca. Mi ha stancato.
VIN- Forse sta per morire.
JOHNNY- Dici anche tu cos. Ma non vero. Allora se tu non hai paura a stare
da solo io vado via. Se non mi devi dire qualcosa.
VIN- In che senso.
JOHNNY- No, dico cos, magari mi devi dire qualcosa e per questo che vieni di
notte, non lo so. Volevo dire questo.
VIN- No. No non ho niente da dirti. Vai. Io sto un po' qua. Sento te e la
vecchia respirare, cos magari mi addormento anch'io.
JOHNNY- Guarda che lei russa che uno spavento, eh. Non ho un divano per
fartici dormire.
VIN- No va bene anche qui. Il tavolo va bene, ci sono abituato.
JOHNNY- Vuoi qualcosa?
VIN- Acqua. Un po' d'acqua se ce l'hai.
JOHNNY- La bottiglia l sopra. Attaccatici pure. Tanto la vecchia non si fa
problemi. Se non se ne accorge.
VIN- Posso fumare qui? Ti d fastidio se mi accendo una sigaretta?
JOHNNY- Che cazzo hai. E' proprio notte fonda. Di giorno una domanda cos non
la faresti.
VIN- Mi dai il posacenere?
JOHNNY- Non ce l'ho. Butta per terra, domani pulisco. Oppure non pulisco.
Tanto.
VIN- Va bene. (Silenzio.) Vai pure. Buonanotte. Grazie.
JOHNNY- (Se ne va. Poi torna.) Mi dispiace che non ci ho niente per farti
dormire. Pare brutto se ti dico vieni a letto con me. No, per se vuoi facciamo
i turni.
VIN- Non ti preoccupare. Il tavolo va bene. Pure a casa quando ogni tanto mi
addormento sto sempre sul tavolo. Dopo che ho guardato la televisione. Ma la
verit che non dormo quasi mai.
JOHNNY- Non lo sapevo che eri un insonne. E non ti fa male la schiena a dormire
sopra al tavolo.
VIN- No. No, all'inizio, magari. Adesso non mi fa pi male. Basta che uno ci si
abitua. (Pausa.)
JOHNNY- Dai magari sto due minuti. (Si siede anche lui.)
VIN- Grazie per se non...
JOHNNY- (Non lo ascolta.) Allora niente televisione stasera.
VIN- No.
JOHNNY- Come mai.
VIN- Sempre le stesse cose.
JOHNNY- Non sono giorni che uno pu stare a pensare a quale cosa finta mandare in
televisione. Le cose vere vivono per conto loro.
VIN- S s questo lo so. Ma tanto io non che mi guardo i film.
JOHNNY- (Ride.) E che ti guardi, i telegiornali?
VIN- No. No. Sempre le stesse cose pure l. Mi metto su un canale che non
sintonizzato.
JOHNNY- (Ironico.) Bello.
VIN- Di quelli grigi che ronzano.
JOHNNY- E che ci vedi dentro.
VIN- Niente.
JOHNNY- (c. s.) Bello.
VIN- Non ci ho chi mi dice che cosa normale e cosa non normale.
JOHNNY- Ti serve per addormentarti.
VIN- S. (Pausa. Si confida:) Certe volte invece ci ho visto qualcosa.
JOHNNY- Tipo?
VIN- Delle facce.
JOHNNY- Delle facce.
VIN- Mh.
JOHNNY- Delle facce e basta. Non parlano.
VIN- No.
JOHNNY- Sei sicuro. Non che ci sta qualche interferenza.
VIN- No no. (Pausa.) Io guardo le facce e le facce guardano me e basta. Ma
capita poche volte.
JOHNNY- Secondo me qualche interferenza. Qualche canale che ci si intromette
sopra. I telegiornali arrivano dappertutto. (Silenzio.)
VIN- Una volta ci ho visto Ehrn.
JOHNNY- Chi?
VIN- (Infastidito.) No niente lascia stare.
JOHNNY- Scusa, scusa, non ho capito, ripetimelo, no?
VIN- Mio fratello, Ehrn.
JOHNNY- Ah. Scusa.
VIN- No niente. Non te lo puoi ricordare.
JOHNNY- La faccia me la ricordo, ma un po' sfocata. Me ne hai parlato qualche
volta per. (Pausa.)
VIN- Da quanto abitano qui i tuoi?
JOHNNY- Trentacinque anni.
VIN- Trentacinque.
JOHNNY- Pi o meno, s. (Si alza.) Vuoi qualcosa.
VIN- Quello che prendi tu. (Johnny prende due bicchieri e una bottiglia. Da
questo momento in poi bevono.) Trentacinque anni.
JOHNNY- S, pi o meno.
VIN- Ehrn morto trent'anni fa.
JOHNNY- Di gi.
VIN- Non sembra eh?
JOHNNY- Vuol dire che stiamo diventando vecchi. Lui resta giovane, almeno lui.
VIN- (Puntualizza.) Era un bambino.
JOHNNY- Un bambino, certo. Ero bambino anch'io quand' morto. Ero proprio
piccolo.
VIN- Non ho avuto paura quando ho visto che mi guardava dalla televisione.
JOHNNY- Sorrideva?
VIN- Perch?
JOHNNY- No, cos. Dice che quando uno si sogna un morto mentre gli sorride vuol
dire che quello sta bene, che sta pi o meno in paradiso. Non lo so se cos
pure quando vedi un morto in televisione. Penso di s.
VIN- Era un bambino. Certo che sta in paradiso. Se non ci va un bambino in
paradiso, chi ci deve andare. Anche se non mi sorrideva.
JOHNNY- Certo. Dicevo cos.
VIN- (Dopo una pausa.) Lo sai che colpa mia vero?
JOHNNY- Mi hai detto che successo per caso. La storia della moneta. Il treno.
VIN- (Amarognolo.) La moneta.
JOHNNY- Cos mi hai detto. Che giocava sulla ferrovia. Che aveva messo la moneta
sul binario per farla schiacciare dal treno. Che poi la moneta caduta e lui
mentre la rimetteva a posto non ha visto il treno. Questo mi hai detto.
VIN- Sono stato io.
JOHNNY- (Gelido, ma fa finta di no.) L'hai fatto apposta.
VIN- Eravamo bambini. Non sapevo niente della morte. Io bambino magro e
arrabbiato. E Ehrn. Ragazzino biondo e cicciottello. Ehrn. Neanche lui sapeva
niente della morte. Gli ho risparmiato la guerra, no Johnny? Quella gliel'ho
risparmiata. L'ho fatto morire prima invece che mandarlo al confine o in mare,
no? Eravamo bambini. Che ne sapevo che poteva morire.
JOHNNY- Si crepa anche prima. Prima o dopo. A morire, per chi muore, dico, non
deve essere tremendo come pensano tutti.
VIN- (Non gli d troppo ascolto.) Che ne sapevo che poteva morire. (Ride.)
"Ehrn! Se non mi vai a prendere i biscotti ti ammazzo!" Lo minacciavo
con un fucile di plastica con la punta rotta. Aveva una paura. Certe volte io
avevo paura del suo modo di spaventarsi. "Ehrn! Per una settimana devi fare
quello che ti dico io, devi essere il mio schiavo!" Quando la mattina
camminavamo insieme per andare a scuola lo prendevo per il collo. "Mi fai
male" "Me l'ha detto mamma di stare attento. Se ti mettono sotto se
la prendono con me". Era una specie di crimine autorizzato. "Sei un
ciccione, non lo farai mai il militare!". Questo gliel'ho risparmiato
davvero, questo, eh, Johnny? Mi immagino quanto gli facevano male le ginocchia
quando camminava con me. Lo facevo apposta. Andavo veloce per fargli venire
male. Non mi ha mai detto nessuno che non era una cosa giusta quella. Non lo so
ancora oggi se era giusta o no.
JOHNNY- Vin, uno certe cose non le fa, certe cose esistono da sole. Succedono e
basta.
VIN- Ci sei mai stato alla ferrovia vicino al lago.
JOHNNY- Qualche volta. A scopare. Di notte.
VIN- Dicevo da bambino. Dicevo di giorno, da bambino.
JOHNNY- Non lo so. Forse s, ma per me non ci stava niente di divertente.
VIN- Io ci andavo sempre. Ci portavo Ehrn, gli facevo vedere come ammazzavo i
serpenti. Gli facevo vedere che ero bravo, che ero coraggioso. Erano serpenti
che non mordevano. Erano docili. Scappavano poi si facevano ammazzare e non
reagivano pi di tanto. Lui aveva paura. Sia dei serpenti che di me.
JOHNNY- Che ne sai che non erano velenosi.
VIN- Erano troppo grossi. Erano ciccioni anche loro. Quasi simpatici. Erano
ciccioni come Ehrn. Forse ammazzavo loro per fare finta di ammazzare lui.
JOHNNY- (Per fargli proseguire il racconto.) Comunque.
VIN- La ferrovia ci aveva intorno solo canne. Davanti c'era il lago.
JOHNNY- C'era pure qualche barchetta messa sulla spiaggia di ghiaia. Quelle le
ho viste pure io.
VIN- Mi sono andato a nascondere dentro a una di quelle dopo che morto Ehrn.
Poi non lo so come ho fatto. Sono tornato a casa. Non volevo che si accorgessero
che ero stato io. Ho ingoiato tutto e sono tornato. Non ho detto niente. Ho
mangiato. Mi sono messo a dormire. E' bastato non dire niente per non far
capire che c'entravo io. Ho dormito fino a notte fonda e non ho sognato niente.
Mi sono alzato e c'era mamma che piangeva. Pap alla finestra. Non c' stata
una parola tra di noi. Poi me l'hanno detto. Io mi ricordo solo il silenzio.
Forse non me l'hanno detto. Me l'hanno detto col pensiero. O non c'era bisogno
che me lo dicevano.
JOHNNY- Non penso che loro potevano immaginare che eri tu. Magari poi sei
proprio tu che ti sei sbagliato. Magari non c'entri davvero, una cosa che ti
immagini.
VIN- L'ho spinto. Mi ricordo la sua schiena sotto le mie mani, come si mossa
brusca la testa verso dietro perch non se l'aspettava, le ginocchia scomposte
che cercavano l'equilibrio, poi lui fermo. E solo la testa girata verso il
treno. E il treno grosso, enorme. E basta. Non me lo sono sognato.
JOHNNY- Voglio dire che eri un bambino. Magari quella notte non vero che non
hai sognato. Magari... O no. Lo sai tu. Solo tu lo devi sapere. Se ci stavi o
no su quella ferrovia lo sai tu. Io no di sicuro. (Pausa.) Lo volevi ammazzare?
VIN- Non lo sapevo che esisteva la morte. Non lo sapevo con la testa. Con le
mani lo sapevo. Ce l'ho spinto, con le mani.
JOHNNY- Non lo volevi ammazzare. Eravate ragazzini.
VIN- Ormai. Ormai andata cos. (Pausa. Ride.) Domani vado alla polizia e dico
"Buongiorno. Trent'anni fa ho ammazzato mio fratello. Siccome mi apparso
in televisione ho deciso di costituirmi. No, guardi, inutile che si mette a
guardare il fascicolo. Non le avete proprio prese le misure, i... rilevamenti.
E' stata una disgrazia, avete detto. Ce l'ho buttato io sotto. Ho creato una
disgrazia".
JOHNNY- Ti ha messo paura quando l'hai... visto...
VIN- No. Quando l'ho visto no. Dopo s, il giorno dopo, giorni dopo, mi ha
messo paura. Pensavo sul serio che mi stava dicendo che dovevo confessare tutto
e andare in galera o che mi stava chiamando.
JOHNNY- Non ti ha detto niente.
VIN- No ma i giorni dopo ho pensato che senza parlare mi stava... chiamando.
Che mi diceva cogli occhi che stavo per morire.
JOHNNY- Quanto tempo che l'hai visto.
VIN- Non lo so. Mesi. Un anno. Che ne so. (Sorride.) Comunque non sono
morto.
JOHNNY- (Scherza.) E chi me lo dice? Magari pure tu hai deciso di apparire.
(Ridono.) Dai, secondo me era solo un canale che si intromesso.
VIN- No. No. Era lui. Ma non mi stava chiamando come i morti chiamano i vivi.
JOHNNY- Ti voleva solo fare una visita. E' giusto anche questo.
VIN- Mi ha perdonato.
JOHNNY- Di averlo spinto.
VIN- Di averlo fatto morire.
JOHNNY- Ti ha perdonato di non sapere che esisteva la morte.
VIN- Mi ha perdonato di quello che ho fatto, di perch l'ho fatto.
JOHNNY- E te l'ha voluto dire dalla televisione.
VIN- (Spiega.) In chiesa non ci vado mai.
JOHNNY- Un sogno era gi pi normale.
VIN- Non dormo tanto, te l'ho detto. Poi che ne so. Adesso mi ha perdonato.
L'ho capito perch ho anche trovato un lavoro.
JOHNNY- (Stupito, avido, di scatto.) Mh?
VIN- S. E' stato lui che me l'ha trovato. In un anno, non mi ha fatto morire e
mi ha trovato un lavoro.
JOHNNY- (Invidia.) Che cazzo dici. (Ride, fa finta di niente.) Pure mia sorella
morta, per un lavoro non me l'ha trovato. Dio solo sa se mi serve. (Pausa.)
Tu lo sai che mi serve vero?, almeno tu...
VIN- Mh.
JOHNNY- (Ride.) A me un lavoro mia sorella. (Rabbia.) 'Sta zoccola. (Ride.) Non
me l'ha trovato. (Ride, un po' ubriaco, come Vin.)
VIN- Si vede che non accendi mai la televisione.
JOHNNY- Sono dieci anni che rotta.
VIN- Allora prova ad andare in chiesa.
JOHNNY- Pure quella rotta che sono anni. (Silenzio.) Un lavoro.
VIN- (Un po' imbarazzato.) S...
JOHNNY- Un lavoro buono.
VIN- Non penso di saper dire cosa buono e cosa cattivo in questi
anni.
JOHNNY- Certo qualsiasi lavoro buono adesso.
VIN- E' quello che penso anch'io.
JOHNNY- Dici che stato... Ehrn, quindi.
VIN- S. Penso di s. (Silenzio, poi:) E' tardi. E' notte spessa. Pensare che
stato lui mi fa felice. Magari solo questo.
JOHNNY- (Azzarda, ride.) E non vuoi mica mollarlo adesso il vecchio stronzo
Johnny, non lo vuoi mica mollare cos...
VIN- (Si sovrappone.) Non mi chiedi che lavoro ? (Lunga pausa.)
JOHNNY- (E' lucido.) No. No. Voglio sapere se c' un posto pure per me. Lo
voglio sapere. Non lascerai il vecchio stronzo Johnny a fare la fame. No,
vero?, adesso che ci ha bisogno di soldi. Adesso che si deve pagare la libert.
E la vita. Non lo vuoi mollare, vero?, adesso che ci ha bisogno. Ci ho bisogno.
Lo sai. Mnia. L'aborto. Se torna Luther. E Luther torna. Non voglio morire
Vin. Adesso che ci ho bisogno. Non mi mollerai adesso.
VIN- Johnny.
JOHNNY- Davvero. Lo sai. L'hai visto. Non si vende niente. Al campo degli
eserciti nessuno vuole niente. Vin. Ci danno gli aiuti e noi ce li pigliamo
pure scaduti e loro da noi non prendono niente. Vin. Non la faranno mai
abortire gratis. Vin. Non voglio morire. Mi fucilano se mi prendono che ho
fatto un figlio con la moglie di un combattente. Vin. O mi ammazza lui o mi
ammazza lo stato. Vin.
VIN- Johnny io. (Pausa.)
JOHNNY- Tu.
VIN- Non dipende da me.
JOHNNY- (Riso amaro.) Certo.
VIN- Davvero.
JOHNNY- Certo. Davvero non dipende da te. Come io ho bisogno del lavoro.
Davvero. Vedi che tutto vero. Tutte le cose che diciamo sono vere. Per c'
qualcosa che non va. Che non funziona.
VIN- Lo so che non dovrebbero andare cos le cose.
JOHNNY- Meno male che lo sai.
VIN- Johnny, non dipende da me.
JOHNNY- Neanche da me. (Pausa.) Che cazzo ci sei venuto a fare qua, a dirmi
questa cosa.
VIN- Non riuscivo a dormire.
JOHNNY- Potevi lasciarmi dormire a me almeno. Potevi prenderti il tuo lavoro e
andartene via e non farti vedere. Ti avrei sempre pensato come amico. Dovevi
fare questo. Non venire a raccontarmi. Dovevi andare via e non farti vedere mai
pi. Col tuo lavoro sottobraccio. Dovevi sparire senza dire niente, senza
lasciare nessun biglietto. Ti avrei sempre pensato come un amico.
VIN- Non l'ho cercato alle tue spalle il lavoro. Non l'ho cercato proprio.
JOHNNY- No, sicuro, stato Ehrn, stato Ehrn che un anno fa uscito dalla
tomba e si ficcato in un canale grigio della televisione passando dentro ai
fili e ti ha benedetto senza parlare. E ti ha fatto trovare il lavoro. Anzi te
l'ha trovato. E' stato lui. S.
VIN- Ehrn l'ho visto. Non puoi dire che non vero perch non c'eri.
JOHNNY- Ma che cazzo me ne frega di Ehrn.
VIN- (Si scaglia addosso a Johnny, lottano.) E' mio fratello! Non devi mai
parlare dei morti, Johnny, o loro ti chiameranno!! Ehrn mio fratello e
morto tu non devi dire niente di lui, hai capito, o lui ti chiamer!! (Finisce
la violenza. Molto lentamente Johnny si mette a sedere al tavolo, le spalle
alla platea, la testa bassa. Beve, Johnny, beve molto. Dopo un silenzio:) Io ho
pagato Johnny. Ho pagato per Ehrn. Ho vissuto per tutti e due, per Ehrn e me.
Pago sempre per tutto quello che faccio. Dentro. Anche stavolta pago. Ho pagato
anche per questo lavoro. Hai capito?
JOHNNY- S? Mi pare strano. Pagare per lavorare.
(In fondo appare Glauce.)
GLAUCE- Che c'? Johnny, non stai dormendo ancora?
JOHNNY- (Senza alzare la testa.) Vattene mamma. Vattene a letto.
GLAUCE- Che successo? Sei solo? Non c' nessuno con te?
JOHNNY- Non c' nessuno. Non c' nessuno. Siamo solo io e te mamma.
GLAUCE- Ma che successo Johnny?
GLAUCE- (Cattivo.) Siamo morti mamma. Siamo morti e siamo saliti in paradiso.
Cos puoi rivedere quella puttana di mia sorella e quella santa di tua figlia.
Siamo morti mamma. E siamo soli io e te per tutto il paradiso. Adesso vattene a
dormire. Domani te lo faccio fare un giretto per il paradiso.
GLAUCE- Johnny dici/...
JOHNNY- Vai a dormire mamma. Vai via.
GLAUCE- .../davvero? (Pausa.)
JOHNNY- (Calmo.) No mamma. Vai a dormire.
GLAUCE- Mi tocca proprio farlo il bagno...
VIN- Non c'entrano i soldi.
JOHNNY- No. Col lavoro non c'entrano i soldi. C'entra il sentirsi bene perch
si lavora. C'entra questo. Non c'entra comprarsi roba per mangiare, non c'entra
comprarsi l'acqua, no. C'entra farlo per non stare annoiato tutto il giorno.
Sei nato nella parte sbagliata Vin. In anni che non c'entrano un cazzo con
quello che vuoi fare tu. Qua chi lavora lavora per non crepare. (Pausa.)
VIN- Il lavoro me l'ha dato lui.
JOHNNY- "Lui"? Ancora con Ehrn.
VIN- LUI, Johnny. Hai capito.
JOHNNY- No.
VIN- Lui. Quello del pizzo. Che va in giro a prendere i soldi per conto di
quello. Che mi ha fatto il prestito prima della guerra.
JOHNNY- Che cazzo dici.
VIN- E' stato lui. Anch'io lavoro per non crepare Johnny. L'altro giorno l'ho
incontrato. Mi ha detto del lavoro. Io guardavo per aria, non lo volevo
ascoltare. Mi ha detto che era l'ultima cosa che potevo fare. Mi ha detto
Pensaci. Stava serio. Fumava. E se n' andato. Io gli volevo dire che lo sapevo
che X. l'aveva fatto cacare sotto con la pistola e che non avevo paura di lui.
Ma non era cos. Non cos. Non ho detto niente. Quattro notti fa mi hanno
bruciato mezza casa.
JOHNNY- Non me l'avevi detto.
VIN- Mi ha lasciato un biglietto. L'altra mattina gli ho detto di s. Non
dipende da me Johnny.
JOHNNY- Che cosa ti fa fare.
VIN- Trasporto... merci. Mi fanno una settimana di scuola. Mi danno dei
vestiti. Mi insegnano a guidare un'altra volta. Poi mi mettono a. Trasportare.
Da luned.
JOHNNY- Ti pagano un po'.
VIN- (Ride.) Basta Johnny. Non ci puoi trovare nessun torto da me a te. Non puoi
trovarci niente che mi fa pi felice di te.
JOHNNY- Non pensavo a quello.
VIN- Non fa niente. Non fa niente. Scherzavo. (Pausa. In Vin c' un velo di
urgenza ben mascherato.) Johnny perch non te ne vai.
JOHNNY- Da dove? Da casa?
VIN- Da qui. Ti porti tua madre. Te ne vai dove non c' la guerra. Domani ti
fai le valigie/
JOHNNY- E chi ce le ha.
VIN- /e te ne vai. Pure a piedi. Guarda che certe volte basta pure poco, pure
allontanarsi poco e uno... salvo.
JOHNNY- Mnia. Non ti devo dire altro.
VIN- Non ti fa andare via.
JOHNNY- (Intenso.) Non questo. (Pausa.)
VIN- Va bene. Ma qualche mese. Un anno al massimo e andrebbe bene. Se te ne vai
e torni fra qualche mese un annetto tutto va... bene. Non tanto un anno. Non
tanto e poi non te ne devi andare manco troppo lontano.
JOHNNY- No. Il fronte non l'ho fatto ma non voglio andarmene via. Non devo
avere paura di non so che cosa. (Pausa. Vin cambia tono. Indaga
velatamente.)
VIN- Johnny.
JOHNNY- S.
VIN- Da quanto tempo stanno qua i tuoi.
JOHNNY- Trentacinque anni. Te l'ho detto prima.
VIN- S vero. Scusa.
JOHNNY- Pensi ancora a Ehrn.
VIN- Non lo so...
JOHNNY- Sono trentacinque anni. (Pausa.) Mia madre veniva del sud. Si sono
sposati a quindici anni. No diciotto. Diciotto anni. Dopo non so quanto sono
venuti qui. Dieci, quindici anni. Deve essere stato brutto per mia madre
camparci tanto insieme. Quando morto lei deve essere stata felice. Anzi era
felice. Si vedeva proprio. Per sapeva fingere coi suoi parenti. Di mio padre.
Faceva le lacrime. La faccia bianca. Ci portava tutti i giorni i fiori, alla
tomba. Poi l rideva. Li portava per riderci sopra. Per prendersi la rivincita.
VIN- E i parenti non se ne accorgevano?
JOHNNY- Ce la facevano andare da sola alla tomba. Era come se lei andava da lui
per farci l'amore, secondo loro. Allora la lasciavano sola. Era come se una
moglie andava dal marito per farci l'amore. Marito e moglie lo possono fare, e
uno non va a guardare come scopano due che lo possono fare.
VIN- Questo quello che pensavano i parenti di tuo padre?
JOHNNY- S.
VIN- E tua madre andava l e gli rideva sopra invece. Invece di andare l con
la... fica... aperta, andava l con i fiori e rideva.
JOHNNY- S.
VIN- Era sul serio una rivincita. Che lavoro facevano da te?
JOHNNY- Mio padre era geometra. Mia madre non faceva niente.
VIN- Mio padre faceva un po' di tutto.
JOHNNY- Ma che la serata dei ricordi.
VIN- (Non gli d retta.) I miei andavano d'accordo. Anche dopo che morto
Ehrn. Non lo so come facevano. Hanno fatto finta di niente dopo che morto. Si
sono guardati e si sono sorrisi, dopo qualche giorno, e Ehrn quella volta
finito davvero. Una volta per tutte.
JOHNNY- Non hanno fatto un altro figlio.
VIN- Neanch'io l'avrei fatto al posto loro. Per da piccolo pensavo che non ne
facevano un altro per rispettare la memoria di Ehrn. Io vivevo con la paura
brutta e perenne che se facevano un altro figlio io poi ammazzavo pure a lui.
(Pausa.)
JOHNNY- (Pace tra i due.) La vecchia (Si gira intorno, abbassa la voce.) La
vecchia a mio padre lo odiava. Io non lo so come si fa a odiare uno che non
conta un cazzo come lui.
VIN- Tu gli volevi bene?
JOHNNY- Non me ne fregava un cazzo. Lei invece no. Lei lo voleva ammazzare.
Odiava pure a mia sorella. Per dopo che morta diventata sua figlia e adesso
pensa solo a lei. Invece mio padre pure se morto lei lo odia lo stesso. Non
ho capito mai perch.
VIN- A te t' andata bene.
JOHNNY- Che non m'ha odiato? Boh. Magari mi odia ma non me lo dice. Pure a loro
non che glielo diceva. Si cacava sotto a dirglielo. Li odiava piano. Quello
che la faceva incazzare di pi era quando mio padre gli diceva che era di
quella razza. Ma non voleva dire razza vera e propria. Voleva dire... che ne
so. Educazione. Soldi di famiglia. Studi. La cosa che la faceva incazzare di
pi era quando lui gli diceva che doveva andare a vendere la roba al mercato,
che l ce la vedeva proprio bene.
VIN- E lei si incazzava.
JOHNNY- Non sai quanto.
VIN- E perch?
JOHNNY- Lui diceva cos per dire due cose. Che era affamata di soldi e che ci
aveva la testa per il commercio. Non erano complimenti nessuno dei due.
VIN- (Vuole sapere.) Era vero? Cio gli piacevano veramente i soldi e vendere?
JOHNNY- La vecchia ha sempre detto di no. Pure oggi se glielo chiedi si incazza
e ti dice di no.
VIN- S ma era vero?
JOHNNY- Non lo so. Certe cose non me le sono mai chieste. Non lo so se mio
padre lo diceva solo per farcela vedere inferiore o no. Oppure per farla
incazzare. Non c' mai stato niente che l'ha fatta incazzare cos. Pure poco
tempo fa gliel'ho detto. Scherzavo. Ha cambiato colore in faccia.
VIN- Tu non hai mai provato a capire chi ci aveva ragione?
JOHNNY- Che cazzo me ne frega. Tanto se era vero non che posso andare da mio
padre a dirgli Ci avevi ragione!
VIN- No, va bene, solo per capire, per sapere qual il modo giusto per pensare
a loro due.
JOHNNY- Vin. Non ci ho l'ossessione della memoria.
VIN- Io s. Forse proprio un'ossessione.
JOHNNY- Magari per questo che non dormi.
VIN- Magari non dormo solo perch non ho niente da fare.
JOHNNY- Vedrai che il lavoro ti far bene.
VIN- Ti aiuter Johnny. Per Mnia e tutto quanto.
JOHNNY- Non ti dico di no, Vin. Non ti dico Non ti preoccupare, non fa niente.
Mi sa tanto che accetter.
(BUIO)
ATTO II
I scena
(Mnia e Glauce. Penombra. Un oggetto che fa da vasca. Glauce dentro nuda
magari di spalle. Mnia ha le maniche tirate su e sfrega la schiena di Glauce.)
GLAUCE- Mi devo lavare anche i capelli.
MANIA- Non lo so. Perch. Ce li ha sporchi.
GLAUCE- No.
MANIA- Allora non li deve lavare.
GLAUCE- Sei sicura.
MANIA- Di che.
GLAUCE- Che non me li devo lavare.
MANIA- L'ha detto lei. Che non ce li ha sporchi. Che sono puliti. Quindi non ci
sta bisogno di lavarli.
GLAUCE- L'hai detto tu allora.
MANIA- Lo direbbero tutti.
GLAUCE- Poi a lui. A mio figlio. Johnny. Glielo dici tu.
MANIA- Non ci sta bisogno di dirgliela una cosa del genere. E' normale no. E'
normale. Che se i capelli sono puliti uno non se li lava.
GLAUCE- Per qua dietro. Sento che me li hai bagnati. Qua dietro. Adesso come
si fa.
MANIA- A fare che.
GLAUCE- Me li devo asciugare dopo.
MANIA- S.
GLAUCE- Me li devo asciugare. Che se ci riesco. Devo pure andare a prendere
l'affitto da quelli.
MANIA- Quelli chi.
GLAUCE- Non lo sai.
MANIA- No.
GLAUCE- Quelli che ci devono dare l'affitto di quell'altra casa.
MANIA- L'affitto.
GLAUCE- S.
MANIA- Quindi soldi.
GLAUCE- S.
MANIA- Non lo sapevo.
GLAUCE- Eh magari non te l'ho mai raccontato. Lo vedi una cosa che mi credevo
che la sapevi non la sai, le cose sulla mia figlia morta mi pensavo che non le
sapevi e invece /
MANIA- E dove sta questa casa.
GLAUCE- Non lo so.
MANIA- E come ci va se non lo sa.
GLAUCE- Non lo so colla testa. Ci vado e basta. Ma se te lo devo dire a te.
Magari una volta se ci vuoi venire ci andiamo insieme.
MANIA- Ci ho sempre da fare penso che non posso.
GLAUCE- E' una passeggiata. (Pausa.) Tanto vedi. Che prima o poi Johnny. Te lo
chiede lo sai. Te lo chiede pure questo.
MANIA- Che cosa.
GLAUCE- Di portarmi in giro. A fare le passeggiate.
MANIA- Secondo me no.
GLAUCE- Secondo me s.
MANIA- Gli posso sempre. Dire di no.
GLAUCE- Sul serio. Gli dici di no.
MANIA- Io. Non sono sua figlia.
GLAUCE- Questo lo so. Mia figlia . Morta. Tu no.
MANIA- Adesso bisogna ricominciare.
GLAUCE- Che cosa.
MANIA- La solita cosa.
GLAUCE- No no.
MANIA- Tiri su un braccio.
GLAUCE- Quale.
MANIA- Quello che ti pare. Quello che le pare.
GLAUCE- Mi hai dato del tu.
MANIA- Mi sono sbagliata.
GLAUCE- Mi hai dato del tu.
MANIA- Mi sono sbagliata. Non lo volevo fare.
GLAUCE- Guarda che. Non mi sono. Offesa.
MANIA- Va bene. (Mnia lava il braccio di Glauce.)
GLAUCE- Mi fai male.
MANIA- A che.
GLAUCE- Al braccio.
MANIA- La sto lavando.
GLAUCE- Fai troppo forte. Pure sulla schiena. Scommetto che. Mi lasci tutti i
segni.
MANIA- Tanto non li vede nessuno.
GLAUCE- Guarda che un giorno magari glielo dico a Johnny.
MANIA- Ah s.
GLAUCE- S.
MANIA- E che gli dice.
GLAUCE- Quello che vero. Che mi lasci i segni.
MANIA- Io a voi. Vi faccio un favore. Anzi due. Che se non vi do l'acqua io se
non la lavo io a lei non lo so che facevate. Che se a Johnny non gli sta bene.
Potete pure smettere di prendervi alla mia acqua.
GLAUCE- Sei arrabbiata.
MANIA- No.
GLAUCE- Sei sicura.
MANIA- S.
GLAUCE- Allora perch parli cos.
MANIA- Cos come.
GLAUCE- Che pare che ce l'hai con me e con Johnny.
MANIA- Io non ce l'ho con nessuno. Mi dia l'altro braccio.
GLAUCE- C'entra con questo vero.
MANIA- Che cosa.
GLAUCE- Con questo. Che sto nuda.
MANIA- E allora.
GLAUCE- E' che quando stiamo vestiti. Tu di me ci hai paura. Adesso per. Stai
sopra a me e mi puoi pure lasciare i segni e nessuno ti dice niente. Che magari
alla fine del bagno io ti devo pure dire grazie.
MANIA- Questo non . Che mi interessa tanto.
GLAUCE- (Non la ascolta.) E allora per questo. E' perch io sto nuda e tu no
che vinci vero.
MANIA- A me non me ne frega di vincere niente. Che mi viene pure male alla
schiena per lavare a lei. (Pausa.)
GLAUCE- Senti perch.
MANIA- Che cosa.
GLAUCE- Perch mi metti sempre. Dentro all'acqua che ci hai lavato prima ai
tuoi figli.
MANIA- Proprio per quello. Perch sono i miei figli.
GLAUCE- E' che una volta ogni tanto mi piacerebbe pure l'acqua pulita. Mi
piacerebbe pure. Se proprio me lo devo fare questo bagno ogni due settimane.
MANIA- Sono bambini. Non sono sporchi.
GLAUCE- Come no. Io li sento lo sai. I bordi qua. Dentro alla vasca. Li sento
che ci hanno tutta la loro pelle morta attaccata. Dico una volta no. Me la
potresti pure lasciare. L'acqua pulita.
MANIA- Sono bambini e basta. Perch invece. Non gliela andate a chiedere a
qualcun altro l'acqua.
GLAUCE- Non conosciamo a nessun altro da queste parti.
MANIA- Allora magari. Certe volte. Perch non sta zitta.
GLAUCE- E' per questo allora.
MANIA- Che cosa.
GLAUCE- Ci avevo ragione. E' perch sto nuda. Che tu vinci. Che io non ti posso
dire niente. Vero.
MANIA- Ancora.
GLAUCE- Tutti gli altri giorni. Non me lo dici mai di stare zitta.
MANIA- Ma come fa. A essere cos sporca.
GLAUCE- Sono sporca.
MANIA- S.
GLAUCE- Non vero. Lo dici solo. Per farmi sentire che sono ancora pi nuda.
MANIA- No vero. Io non lo so come mai. Ma pi ci passo le mani. Pi viene via
roba.
GLAUCE- Faccio schifo.
MANIA- Un po'.
GLAUCE- E' che. Io lo dico sempre. Dovevo. Morire prima. Fare a scambio colla
vita di qualche giovane. Era meglio. Se morivo giovane.
MANIA- S.
GLAUCE- Pensi pure tu la stessa cosa.
MANIA- S.
GLAUCE- Davvero.
MANIA- S. (Pausa.)
GLAUCE- Ma io lo dicevo. Solo per dire.
MANIA- Peccato. (Breve pausa.)
GLAUCE- Non ci voglio pi parlare con te.
MANIA- Davvero.
GLAUCE- Non ci voglio pi parlare con te. Quando sto nuda. Non ci sta niente.
Da dire. Quando sto nuda.
MANIA- Va bene.
GLAUCE- Oggi dici di s a tutte le cose.
MANIA- Non sei contenta. Non contenta.
GLAUCE- Mi hai dato /
MANIA- Un'altra volta del tu mi sono sbagliata.
GLAUCE- Lo vedi come cambia. A stare nudi davanti a un altro uno perde tutto.
Che non conta pi che sei vecchio. Conta che stai nudo e la gente ti pu dire
quello che gli pare. Lo vedi. Lo vedi che grande truffa che la vecchiaia. Che
uno pensa. Che da vecchio ti rispettano tutti e invece. Basta che. Stai nudo
una volte e. Non sei pi niente. Lo vedi che. E' come dico io. Le prossime
volte. Me lo faccio con la maglia il bagno va bene.
MANIA- Va bene.
GLAUCE- Me lo faccio con la maglia e pure le mutande magari.
MANIA- Va bene.
GLAUCE- E tu per come fai a lavarmi dopo.
MANIA- Non lo so.
GLAUCE- Non lo sai.
MANIA- No. Per magari si pu lavare da sola.
GLAUCE- Io. Non ce la faccio da sola. Non lo vedi. Come sto.
MANIA- Seduta. S s lo vedo.
GLAUCE- Che fai scherzi pure adesso.
MANIA- No. Dico sul serio. Sta seduta e basta. Non ci sta altro che fa di
giorno e di notte no. Lei sta seduta. E basta. Questo quello che fa questo
quello che vedo.
GLAUCE- Dico dentro. Dico dentro e nel corpo. Non lo vedi come sto.
MANIA- Lei. Sta seduta e basta.
GLAUCE- Non mi credevo. Che eri cos cattiva.
MANIA- (Ride.)
GLAUCE- Che ci sta da ridere.
MANIA- Niente.
GLAUCE- Dimmelo che ci sta da ridere.
MANIA- Ho detto niente. Adesso basta a parlare. Aveva detto che con me non ci
voleva parlare pi quando stava nuda.
GLAUCE- Infatti. Non ci sta niente da dire. (Breve pausa.) Quanto ci vuole
ancora.
MANIA- Gliel'ho detto. Pi ci passo le mani pi esce roba.
GLAUCE- Per fai presto. Che devo andare a prendere i soldi da quelli.
MANIA- Quanto vi devono dare.
GLAUCE- Duecento al mese.
MANIA- Ah.
GLAUCE- Per sono sette mesi che non ci danno niente. Prima. Ci andava Johnny a
prenderli. Ci doveva passare un giorno intero e per alla fine glieli davano.
Poi a lui. Non gli andato pi di camminare fino a l e allora ci vado io.
Solo che a me. I soldi non me l'hanno mai dati. Ogni volta vado. E sto davanti
alla porta e. Busso. E quelli stanno dentro che io lo sento che io sento pure
se respira una mosca. E io busso e loro stanno dentro e io lo so e. Invece non
mi aprono. E io resto l davanti che sembrano pure le ore infinite prima che me
ne posso tornare. E quelli per stanno dentro e non aprono che si credono che
io penso che loro non ci stanno. E invece io lo so. E ci passo le ore davanti alla
porta e questa la mia vendetta ogni mese. Che loro non me li vogliono dare i
soldi e per io allora sto davanti alla loro porta e non mi muovo e cos manco
loro si possono muovere. Che alla fine di me ci hanno paura pure loro. Tutti ci
hanno paura di me. Quando ci ho addosso i vestiti.
MANIA- Io non ho paura di nessuno.
GLAUCE- S invece. Quando ti parlo. Di mia figlia. Tu ci hai paura.
MANIA- Mi d fastidio e basta. Mi d fastidio. Che io a sua figlia non gli ho
mai fatto niente di male e invece lei parla come se l'ho fatta morire io.
GLAUCE- Non ho mai detto una cosa cos. Morire. L'ha fatto lei da sola. Che ha
fatto bene. Che diventata /
MANIA- Una santa e tutte le altre cose.
GLAUCE- Ecco. Lo vedi che lo sai pure tu. Lo vedi che non sei stata tu. A farla
morire.
MANIA- No che non sono stata io.
GLAUCE- Era una cosa. Troppo intelligente perch la potevi fare tu. (Pausa.
Mnia offesa.)
MANIA- Asciugati.
GLAUCE- Mi hai dato un'altra volta /
MANIA- Sta' zitta e asciugati. Alzati. E poi vattene.
GLAUCE- Ti sei offesa.
MANIA- Alzati e vattene.
GLAUCE- Non ti volevo offendere. E' vero quello che ho detto. Per non devi
capire che sei stupida. Non l'ho detto.
MANIA- Vattene. (Le lancia un asciugamano.)
GLAUCE- (Cerca di recuperare.) Allora da oggi mi dai del tu. Va bene. Da oggi
mi dai del tu come sei siamo vecchi amici. Va bene. A me mi sta pure bene. Che
mi pare. Di non essere proprio cos vecchia.
MANIA- Non lo so se continuiamo a parlarci da oggi.
GLAUCE- Ti sei offesa.
MANIA- Asciugati e vattene che ti aspettano quelli dell'affitto. E di' a
Johnny. A tuo figlio. Che l'acqua io l'ho finita. E adesso alzati e vattene e
non ti fare pi vedere.
GLAUCE- Ma veramente ti sei offesa. Per una parola che ho detto.
MANIA- Vattene che meglio.
GLAUCE- Ti sei offesa.
MANIA- Ho finito l'acqua hai capito. L'ho finita e non ve la posso dare pi
quindi vattene.
GLAUCE- E' finita cos. Senza manco avvertire con le ultime gocce.
MANIA- Che cosa strana eh. Adesso alzati da l e vattene.
GLAUCE- Ci ho ancora. La pelle morta attaccata. Non mi hai manco tolto la
pelle.
MANIA- Toglitela da sola. Non ti voglio sentire pi. Vattene che meglio pure
per te.
GLAUCE- Perch. Che mi fai senn.
MANIA- (La afferra per i capelli. Le parla nell'orecchio. Glauce resta
assolutamente ferma e zitta.) Io adesso ti ammazzo hai capito. Io te l'avevo
detto. Di andartene via. Io te l'avevo detto e tu non mi hai voluto ascoltare.
Io adesso. Ti metto la testa dentro all'acqua e. Ti ammazzo hai capito. Una
volta per tutte e finisce tutto va bene. Dentro all'acqua ti ammazzo. Eh. Hai
capito. Adesso chiamala a tua figlia chiama a Johnny. Che non ti sente nessuno.
Chiamali. Strilla. Dai. Strila pure quando ci hai la testa sotto l'acqua.
Strilla. Che non ti sente nessuno che ti finisce prima il fiato che crepi e non
ne parliamo pi non ne pariamo pi sul serio.
GLAUCE- Guardami.
MANIA- Adesso ti ammazzo.
GLAUCE- Guardami. Tu che lo puoi fare guardami.
MANIA- Cos non ne parliamo pi. Cos non parli pi.
GLAUCE- Guardami. E' per questo che ci stanno i vecchi. Per guardarli.
MANIA- Allora prendi il fiato se ti va di resistere ancora.
GLAUCE- Guardami e vediti a te dentro a me.
MANIA- Io non sono te e adesso ti ammazzo.
GLAUCE- Guardami. E' questo quello che pure tu diventi fra anni lunghi e corti.
Guardami.
MANIA- Io non sono a te.
GLAUCE- Fra poco e fra tanto. Guardami. Poi ammazzami va bene. Per prima
guardami. L'ho fatto pure io una volta anni fa quando ero giovane.
MANIA- Prendi il fiato.
GLAUCE- Ho guardato a mia madre che io ero giovane e lei era vecchia e ho visto
che era uguale a me solo che la carne scendeva verso la terra.
MANIA- Prendi il fiato se vuoi resistere ancora.
GLAUCE- Era uguale a me capito. Uguale a me solo che scendeva verso la
terra.
MANIA- Perch non stai zitta adesso almeno. Perch devi sempre rovinare tutto.
GLAUCE- Io per anni pensavo che non c'entravo niente con lei e invece era la
stessa cosa il suo corpo e il mio.
MANIA- Tu non sei mia madre io non ti sono figlia.
GLAUCE- Guardami lo stesso. Quello che vedi adesso fra anni sarai tu. Guardami
lo stesso. Che i corpi vecchi vivono apposta per farsi guardare. Che lo devi
sapere. Lo devi sapere che cos che diventi pure tu. Lo devono sapere tutti.
Guardami.
MANIA- Magari c' anche certi che non ci diventano come te come i vecchi.
GLAUCE- Adesso. Che sto nuda. Guardami. Diventi cos pure tu un giorno.
MANIA- Questo che c'entra.
GLAUCE- Niente. Te lo volevo solo dire. Te lo volevo dire prima che mi ammazzi
perch non ti devi credere. Che se sto nuda davanti a te perdo tutto. Sono vecchia
hai capito. Sono vecchia e ci ho la morte in tasca e posso guardare dietro pi
che avanti e tu invece no. Tu non lo sai. Che cosa diventi fra anni. Io invece
lo so che cosa ero. Allora guardami. Te lo dico per te. Che almeno non ti
pensi. Che se sto nuda davanti a te tu sei qualcosa pi di me. (Pausa.)
MANIA- (La lascia. Si volta. Glauce prende l'asciugamano e si alza nella vasca.
Esce. Ha i piedi bagnati e non se li asciuga. Raccoglie i vestiti dopo averli
cercati con le mani e comincia a andarsene.) Io. L'acqua. Non te la do pi.
GLAUCE- Figurati. Che a me manco mi piace farmi il bagno. (Breve pausa.) E non
provarci ancora. A darmi del tu. (Esce.)
(BUIO)
II scena
(L'alto grado dell'esercito, sempre di spalle al pubblico, sempre con l'avana.
Mnia ha in mano un foglio, in piedi. Al tavolo, seduto, Johnny beve. Mnia e
l'alto grado si alternano nelle battute, tutte parte del foglio che ha Mnia.)
ESERCITO- Cinossma
MANIA- Ventotto giugno.
ESERCITO- Cortese signora. Lo stato maggiore firmatario di questa missiva
desidera con orgoglio
MANIA- rendere lei partecipe del grado di professionalit che il soldato Luther
ha acquisito nella permanenza a Cinossma. (A Johnny.) Allora vero quello che
mi ha scritto. Chiss se dice del passaggio di grado (Ricomincia a leggere.)
ESERCITO- Tutto ci che a un soldato richiesto- dalla calma al sacrificio- il
soldato Luther si dimostrato in grado di compierlo.
MANIA- Siamo sinceramente felici di avergli consegnato, in data venti febbraio,
il grado di colonnello- (A Johnny.) Vedi lo dice qui- con cerimonia ufficiale,
nonostante il grado fino a quel momento raggiunto da suo marito non
permettesse, secondo il protocollo, una promozione simile.
ESERCITO- Voglia essere sicura della nostra stima e della nostra costante
presenza futura, per quel che riguarda
MANIA- Il futuro suo e dei suoi figli, in assenza di Luther. (A Johnny.)
Assenza? E che significa? (Legge.) Voglia accettare, cortese signora, la
medaglia al valore militare che le consegneremo in data quindici luglio
prossimo. E voglia accettare
ESERCITO- le nostre pi sentite condoglianze per la morte di Luther. Lunga vita
allo stato. Lo stato maggiore. (Buio sull'alto grado dell'esercito.)
(Johnny salta in piedi dalla sorpresa. Mnia immobile. Ovviamente Johnny
felice.)
JOHNNY- Mnia. Che vuol dire.
MANIA- Non lo so.
JOHNNY- Mnia. Quando ti arrivata quella lettera.
MANIA- (Silenzio.)
JOHNNY- Mnia.
MANIA- Non lo so.
JOHNNY- Ieri? Ti arrivata ieri?
MANIA- Non lo so.
JOHNNY- Sei sicura che una lettera vera? Non uno scherzo?
MANIA- Il timbro. E' dell'esercito. Viene da Cinossma.
JOHNNY- (Prende la lettera e la legge.)
MANIA- Riportamelo qui.
JOHNNY- Forza.
MANIA- Ridatemelo. Ridammelo Johnny. Vai a prenderlo e riportamelo qui. Lo
voglio qui vicino a me.
JOHNNY- Mnia questo vuol dire/
MANIA- Riportamelo Johnny. Cosa ho fatto.
JOHNNY- /non devi pi pensare. Possiamo vivere insieme.
MANIA- Ti ho tradito Luther. Cosa ho fatto. Lo voglio lavare io.
(Johnny abbraccia Mnia, ma Mnia non lo abbraccia. Contrasto tra la commozione
di Johnny che si sente come un condannato a morte graziato l'ultimo giorno e
Mnia stordita dalla disperazione. Lungo silenzio.
(BUIO)
III scena
(Mesi dopo. Johnny e Glauce in cucina. Johnny ha completamente perso la
serenit.)
GLAUCE- Cosa cucini oggi.
JOHNNY- La solita cosa mamma. Non ti stanchi a farmi sempre la stessa
domanda.
GLAUCE- Com' il tempo fuori.
JOHNNY- Vedi un po' che cosa ti dicono i reumatismi. Ti serviranno pure a
qualcosa.
GLAUCE- Stai diventando simpatico.
JOHNNY- Dici?
GLAUCE- Che ne so. Fai sempre battute. Almeno capita qualcosa di nuovo.
JOHNNY- Da quant' che non ti fai il bagno?
GLAUCE- Stavi andando bene Johnny, stavi dicendo qualcosa di nuovo, e adesso
invece mi caschi cos sul bagno.
JOHNNY- Quant' ti ho chiesto.
GLAUCE- Non lo so. Se ti chiedo che ora non mi rispondi. Se ti chiedo che
giorno non mi rispondi. Proprio come faceva tuo padre. Poi per vuoi sapere
quanti giorni che non mi faccio il bagno.
JOHNNY- Sar una settimana pi o meno.
GLAUCE- Imprati a rispondere. Vedrai che poi il conto me lo tengo da sola.
JOHNNY- Comunque ora.
GLAUCE- Puzzo?
JOHNNY- Non lo so. Non ti vado certo a ficcare il naso sotto alle ascelle.
GLAUCE- E allora come fai a dire che ora. Se non puzzo non ora. Sono molto
pi pulita di quello che pensi tu.
JOHNNY- Non mangio a casa oggi.
GLAUCE- Ancora? Ormai mi lasci sempre da sola. Non ci sei mai. Neanche per
mangiare. Stai provando a ammazzarmi col silenzio?
JOHNNY- Magari. Dici che funziona?
GLAUCE- Dove vai tutti i giorni? Dove vai a mangiare?
JOHNNY- Non vado a mangiare.
GLAUCE- E allora che fai?
JOHNNY- Cammino. Me ne vado un po' in giro.
GLAUCE- Tutti i giorni? E non mangi pi? (Johnny non risponde.) Johnny?
JOHNNY- Mh.
GLAUCE- Che fine ha fatto quella ragazza.
JOHNNY- Chi.
GLAUCE- Johnny, una ce ne stava che gironzolava per casa. Quella che mi faceva
il bagno. Che la conosceva pure tua sorella. M...
JOHNNY- Mnia.
GLAUCE- S lei proprio.
JOHNNY- Non lo so.
GLAUCE- Io mi pensavo che ti piaceva. Che quasi quasi te la sposavi.
JOHNNY- Se tu ci avessi gli occhi soffrirei di meno pure io.
GLAUCE- Se n' andata via?
JOHNNY- Penso di no.
GLAUCE- Non gli piacevi?
JOHNNY- E' sposata mamma.
GLAUCE- Ah vero. Beh, allora s, certo. Se cos come dici tu, le cose sono
diverse. Me lo chiedevo sempre com' che ci aveva quei due bambini.
JOHNNY- Adesso poi sta... male.
GLAUCE- Male? Si presa una malattia?
JOHNNY- Sta male con la testa. Per il marito. E' morto.
GLAUCE- Ah. Mi dispiace. Per, che vuoi, ne crepano tanti...
JOHNNY- Mamma.
GLAUCE- S.
JOHNNY- Ti senti bene in questo periodo.
GLAUCE- Mi stai chiedendo se sto per morire.
JOHNNY- Non volevo dire/
GLAUCE- Non ti devi preoccupare. Penso che ancora un paio d'anni ci riesco a
farli.
JOHNNY- Non volevo dire quello che pensi tu.
GLAUCE- Fa lo stesso. Ero io che te lo volevo dire.
JOHNNY- La roba te la metto sul tavolo. Cos la trovi facilmente.
GLAUCE- Perch non andata bene tra te e Mnia.
JOHNNY- E' capitato cos mamma. Non ci posso fare niente.
GLAUCE- Puoi trovare sempre qualcun altro. Sei sempre un bel ragazzo.
JOHNNY- Detto da una cieca...
GLAUCE- Sono tua madre, lo so come sei. Lo sai Johnny. Stanotte pensavo.
JOHNNY- Dovresti dormire. Lo sai che se pensi ti viene la tristezza.
GLAUCE- Pensavo. E a un certo punto mi sono come disegnata una storia.
JOHNNY- Una storia triste, di sicuro.
GLAUCE- No. Cio non pi triste di quello che ho vissuto io.
JOHNNY- E che storia .
GLAUCE- Stanotte mentre dormivo ho capito. Qual la cosa che mi mette pi
paura. Cio che mi metteva. Perch quando uno le capisce le cose, poi non ha
pi paura, no Johnny?
JOHNNY- Dicono.
GLAUCE- La mia cosa la scomparsa. Quella che mi mette- che mi metteva- paura.
JOHNNY- Cio la morte?
GLAUCE- No. Vedere come piano piano tutti quanti se ne sono andati via. Tuo
padre. E quello va bene, non che mi ha proprio fatto star male. Poi tua
sorella. E Mnia. Neanche il tuo amico Vin ho visto pi.
JOHNNY- Lavora.
GLAUCE- Adesso anche tu, te ne vai. Esci, non torni mai a casa.
JOHNNY- Adesso sono qui.
GLAUCE- Per tra un po' te ne vai.
JOHNNY- Vuoi che resti.
GLAUCE- Non ho pi paura Johnny. Non mi fa paura pensare che non vedr mai pi
una persona. Prima s. Mi faceva paura. Adesso penso che se anche tu te ne vai,
io non avr pi niente che mi fa paura.
JOHNNY- Attenta, che di questo passo diventi immortale.
GLAUCE- No. Solo un paio d'anni ancora. E' cos che funziona, no Johnny? La
paura non un pensiero. Quando diventa un pensiero davvero non esiste pi.
(Pausa.) Che lavoro fa il tuo amico?
JOHNNY- Non lo so. Mi ha detto che c'entra qualcosa col trasporto merci. E' un
lavoro che deve fare per uno che conosce.
GLAUCE- E che merci ci stanno da trasportare?
JOHNNY- Non lo so. Ma mi sa che c'entra qualcosa con i militari. Gli danno
anche una divisa.
GLAUCE- E' felice?
JOHNNY- Non l'ho pi visto.
(BUIO)
IV scena
(Mnia, quasi partoriente, seduta di spalle, e Luther, con la sacca militare e
la mimetica. E' sporco, stanco. E' notte. Piove.)
MANIA- Sei tu?
LUTHER- Io.
MANIA- Perch sei tornato.
LUTHER- E' casa mia. Sono vivo.
MANIA- Non vero.
LUTHER- Guardami.
MANIA- Ti vedo anche cos.
LUTHER- Dove sono i bambini.
MANIA- Via. Dormono.
LUTHER- Mnia. Che c'?
MANIA- Sei morto. Ho pregato per te tutte le notti. Perch solo adesso sei
venuto da me? Cinque mesi.
LUTHER- Mnia. Guardami.
MANIA- Ti vedo anche da qui.
LUTHER- Mnia. Sono tornato. Sono stanco Mnia. Voglio dormire.
MANIA- Non stata colpa mia Luther. E' stato un errore.
LUTHER- Che cosa.
MANIA- Ma tu perch sei qui. Io ho pregato per te, ho fatto quello che dovevo
fare. Sono tanti giorni che prego per te e tu non sei mai venuto. Ieri sera
soltanto non ho pregato e adesso stai qui.
LUTHER- Sono qui da te Mnia. Hai pregato per farmi tornare vivo. Dai Mnia,
vieni qui. Io non ce l'ho la forza di venire da te.
MANIA- Sei morto.
LUTHER- No.
MANIA- Ho pregato a dio, gli ho chiesto di farti venire da me. Gli ho chiesto
di farti venire qui e di parlarmi ancora anche se sei morto. Ma ieri non l'ho
fatto.
LUTHER- Vieni qui Mnia. Sembra tutto un po' strano stanotte, ma domani vedi
che tutto a posto.
MANIA- Ho pregato tutte le notti e adesso non ci ho pi niente da dire.
LUTHER- Sono tornato Mnia. Salutami e poi andiamo a dormire. E' una merda l
fuori. Vieni qui.
MANIA- Sono andati via cinque anni da quando sei partito. Adesso sei morto e
torni. Dopo cinque anni e morto.
LUTHER- Non sono morto.
MANIA- Sei freddo?
LUTHER- Non sono morto. Non sono morto.
MANIA- Se ti tocco sei freddo? Non voglio toccarti.
LUTHER- Basta.
MANIA- Chiamer qualcuno per aiutarmi a vestirti. Non ti voglio toccare. Mi
riprendo tutte le preghiere che ho fatto. Non ti voglio vedere. Vai via. Sei un
morto.
LUTHER- Basta!
MANIA- Non mi sento pi tanto bene Luther. Se mi amavi dal cielo dovevi fare il
miracolo e non fare arrivare il foglio.
LUTHER- (Capisce ma non parla.)
MANIA- Non mi amavi Luther? Io ho sbagliato ma tu non mi amavi.
LUTHER- Dammelo.
MANIA- Sto male da quando c' questo foglio. Non mi amavi Luther? Non mi amavi?
Io non volevo sapere una cosa cos.
LUTHER- Dammi il foglio.
MANIA- (Da sopra un mobile prende un origami a forma di airone.) Vedi Luther.
La tua tomba qui. L'ho fatta qui sopra. E' il simbolo della tua armata vero
Luther? L'ho messo qui vicino a me. Perch non mi hanno mai detto dove sta il
tuo cimitero. Ma tu sei uno spirito Luther? O vieni qui per farti seppellire?
LUTHER- Che cosa ti ha fatto la guerra Mnia. Che cosa ci ha fatto.
MANIA- Mi far aiutare da qualcuno per lavarti e vestirti. Non ti voglio toccare
se sei freddo.
LUTHER- (Si avvicina. La tocca da dietro. Mnia urla per la paura. Poi si
calma. Si alza in piedi. Si volta verso Luther. Uno spot su Mnia rivela il suo
corpo poco a poco. Sar tutto illuminato alla fine della prossima battuta. E'
alla fine della gravidanza.)
MANIA- Luther. Esiste il paradiso?
LUTHER- (Devastazione silenziosa. Luther pieno di schifo nel vedere Mnia
incinta di un altro e al colmo della disperazione nel vedere Mnia impazzita
per la sua morte. Forse mille pensieri gli passano per la testa. Non riesce a
calmarsi se non dopo tanto. Mnia immobile. Non vede e non sente. Poi Luther,
che d le spalle a Mnia, con un filo di voce:) Chi stato...
MANIA- (In piedi, non risponde.)
LUTHER- (Si volta. E' un animale ferito.)
(Lunghissimo silenzio. Mnia ha due gessetti accanto a s, uno bianco, uno
rosso. Nel silenzio della scena, scriver moltissime volte "JOHNNY" e
"MANIA" su un muro col gessetto bianco. Poi con il gessetto rosso
scriver, enorme, "LUTHER". Luther dopo molto si gira. Mnia nel
frattempo andata via. Legge. Sta fermo un secondo, poi esce.)
(BUIO)
V scena
(L'alto grado dell'esercito, di spalle, si pulisce la mani con uno straccio che
poi getta per terra. Non ha il cappotto, ma un camice bianco. Mnia su un
letto, Dietro un paravento. Si sente un elettroencefalogramma che segna la
vita. Luther seduto su una sedia, la testa piegata.)
ESERCITO- Ha figli, colonnello?
LUTHER- Due.
ESERCITO- Fa niente. Il giorno pi bello della sua vita questo.
LUTHER- Dov'?
ESERCITO- Il giorno in cui lei ha salvato il suo onore. Ha fatto benissimo a
chiamarmi.
LUTHER- Dove l'avete messo adesso?
ESERCITO- Messa, colonnello, messa. E'- era una femmina. Comunque l dove
deve stare. Se ne occuper qualcuno.
LUTHER- Vorrei vederla.
ESERCITO- Ottimo proposito colonnello. Cosa vuole vedere esattamente in quella
bambina?
LUTHER- Quello che . Una bambina morta.
ESERCITO- Ma se lei facesse attenzione, colonnello, vedrebbe il suo onore
salvato in quel corpicino viola.
LUTHER- Quanto ci avete messo.
ESERCITO- Pochissimo. Le ho gi detto che ha fatto benissimo a chiamarmi. E'
andato tutto alla perfezione.
LUTHER- Mia moglie ha sofferto?
ESERCITO- Non sapevo esattamente cosa fare. Non sapevo quale era la sua
volont, se farla stare male o farla morire o non farle sentire niente. Perci
mi sono mantenuto su una via di mezzo. E' contento?
LUTHER- (Silenzio.)
ESERCITO- Trover sempre un padre nel nostro grande esercito. Un grande
padre.
LUTHER- Posso vederla?
ESERCITO- Sua moglie?
LUTHER- Mh.
ESERCITO- Tra poco.
LUTHER- Anche l'altra.
ESERCITO- Non lo so. Comunque non perde niente di bello, colonnello. (Pausa.)
Mi dispiace che tutto sia successo per noi, mi creda.
LUTHER- Non capisco cosa c'entrate.
ESERCITO- Se non ci fosse stata la guerra non sarebbe successo niente.
LUTHER- La guerra l'ho voluta fare e l'ho fatta. Mia moglie voleva fare quello
che ha fatto. Non c'entra niente nessuno.
ESERCITO- Sa chi stato.
LUTHER- S.
ESERCITO- Dovrebbe ammazzarlo.
LUTHER- Lo far. (Pausa.) Dov'.
ESERCITO- Dove deve stare. Per un po' star l. Poi vedremo.
LUTHER- Voglio bruciarla.
ESERCITO- Dar ordine.
LUTHER- Voglio farlo io.
ESERCITO- Non penso si possa fare.
LUTHER- Se lei mi copre si pu fare.
ESERCITO- Abbiamo perso, colonnello. Glielo devo ricordare?
LUTHER- Mi basta un posto un po' nascosto. Faccio presto. E' il mio onore, deve
capire.
ESERCITO- Devo consultare i miei superiori. (L'elettroencefalogramma manda
segnali sempre pi ravvicinati fino a un solo segnale lungo. Nel frattempo
l'alto grado si volta per un secondo di profilo a guardare Mnia, mentre Luther
abbassa la testa. L'alto grado se ne va.) Arrivederci colonnello. Le far
sapere.
(BUIO.)
VI scena
(Johnny e Luther, a casa di Johnny.)
LUTHER- Come va?
JOHNNY- (Pausa. Non risponde. Luther molto calmo.)
LUTHER- Come va?
JOHNNY- Bene.
(Silenzio.)
LUTHER- Posso sedermi.
JOHNNY- Fai.
LUTHER- Ti sei messo paura.
JOHNNY- No...
LUTHER- La porta era aperta allora / ho pensato che potevo entrare.
JOHNNY- S lo so non ti preoccupare va bene rotta la porta. (Silenzio.)
LUTHER- Perch non ti siedi.
JOHNNY- Non...
LUTHER- Siediti. (Johnny esegue. Silenzio.)
JOHNNY- Come mai.
LUTHER- Cosa.
JOHNNY- Stai qui.
LUTHER- Sono tornato.
JOHNNY- Lo vedo.
LUTHER- (Ride.) Ci credi? Solo tu te ne sei accorto. Gli altri, non se n'
accorto nessuno. Dico, ma ci credi? Sono tornato da una guerra! Uno torna da
cinque anni di guerra e la gente manco lo saluta.
JOHNNY- Che dicono da quelle parti, ... finita?
LUTHER- Pi o meno. Ricominciano a mandarci a casa. Abbiamo perso comunque. Ci
rimandano a casa. Dopo cinque anni. Non ho fatto una licenza io lo sai? E uno
torna che ha dato il culo per tutti e manco ti vedono, non esisti proprio.
JOHNNY- Dagli tempo. Qui non sapevamo mai quando era finita e quando no. Dieci
giorni di calma e ricominciavano. Dieci giorni e ricominciavano. Mai undici
giorni. Solo dieci. E poi ricominciavano. Adesso vedrai che torna tutto
normale.
LUTHER- Non lo so. Uno torna e non lo vede nessuno. Sono morto? Dimmelo tu se
sono morto. Devo andare per tutte le case e farmi vedere e dire Sono qui mi
vedete che sono qui? Ho dato il culo pure per quelli che se ne sono sbattuti e
si sono nascosti. (Silenzio. Guarda Johnny.) Non mi riferivo a te.
JOHNNY- Lo so. (Breve pausa.) Chi ha vinto.
LUTHER- Loro.
JOHNNY- Staranno bene adesso.
LUTHER- Ne sono morti tanti. Anche loro.
JOHNNY- Ma i vivi /
LUTHER- (Continua il suo discorso.) Anche se non c'entra un cazzo quanti ne
crepano. E' che a un certo punto si sono seduti e hanno deciso chi doveva
perdere e chi doveva vincere.
JOHNNY- Avremo perso troppa terra. Troppa carne.
LUTHER- Noi stavamo andando bene alla fine. Parlo per quelli che stavano
insieme a me. La brigata. In cinquemila. Potevamo darlo ancora per dieci anni
di fila il culo, ce la facevamo. Potevamo distruggere tutto in cinquemila. Noi
da soli contro quegli altri e tutta la loro roba. Invece no, hanno deciso che
dovevamo perdere noi.
JOHNNY- Cinquemila eravate quelli su a Cinossma. Neanche gli inviati di guerra
ci arrivavano lass. Non arrivavano mai notizie di voi.
LUTHER- Io ho scritto sempre a Mnia. Tutti i giorni gli scrivevo. Eravamo i
migliori. Posso dirti tutti e cinquemila i nomi. Eravamo tutti insieme sempre.
Alla fine hanno dovuto fare cinquemila colonnelli. Da sottotenente a
colonnello. Da caporal maggiore a colonnello. Da maresciallo maggiore a
colonnello.
JOHNNY- Non una cosa regolare.
LUTHER- E tu che pensi, che andavamo a dare il culo per loro e ce ne tornavamo
a casa a fare finta di niente, senza manco una stella sulla spalla. Potevamo
spaccare tutto. Ci hanno voluto mandare a casa, va bene. Ma adesso ci dovete
mantenere come colonnelli. Ci hanno voluto mutilare della guerra, va bene.
Adesso mi metto una bella stella sulla spalla e (Portando l'indice al naso nel gesto
del fare silenzio.) fate tutti quanti pippa.
JOHNNY- Adesso che finita e abbiamo perso che succede. Diventa peggio della
guerra.
LUTHER- Non c' niente peggio della guerra. La fame, s. Un po' di fame per
tutti. Non la guerra. Le mani che saltano via. Il sangue. Quello accanto a te
che cade gi e trema e muore. E i funerali che diventano sempre di pi sempre
pi brevi. Un segno del prete e avanti un altro. Un segno del prete e avanti un
altro. E il buio. E la pioggia che non smette mai. E le fosse. E il silenzio. E
i nemici. E l'isonnia. E la disperazione. (Silenzio.)
JOHNNY- L'altro giorno ho letto che ricominceranno a dare l'acqua a tutte le
case tra una settimana. Sono due anni e mezzo che non ci danno l'acqua. Siamo
stati met guerra senza acqua.
LUTHER- Io a Mnia avevo fatto fare un allaccio abusivo. Tutte le famiglie dei
soldati dovevano avere un allaccio abusivo per l'acqua. L'esercito ha dato i
soldi per attaccarsi.
JOHNNY- Di chi era l'acqua?
LUTHER- Dei nemici. C' un acquedotto enorme che passa qui sotto. E' il loro.
Va dal mare alle loro citt. Mi sempre sembrata una cosa di cui andare fieri.
Abbiamo bevuto la loro acqua per anni e pure durante la guerra.
JOHNNY- (Cerca di seguirlo.) Gliel'abbiamo messo in culo.
LUTHER- Tutto intero.
JOHNNY- Gi.
LUTHER- Che poi la guerra l'abbiamo fatta solo per quel condotto.
JOHNNY- (Non ci crede.) Mh?
LUTHER- Non lo sapevi perch facevamo la guerra?
JOHNNY- No. Pensavo che la facevamo per... dio. Perch quegli altri non
capiscono un cazzo di vita e morte.
LUTHER- Per l'acqua. Per altre cose, pure. Ma soprattutto per l'acqua abbiamo
fatto la guerra. A noi il primo giorno ci hanno detto: voi vi credete che state
qui a fare la guerra per dio e per la madonna. E' sbagliato dirvi questo. Voi
state qua perch volete l'acqua. E' sbagliato dirvi che combattete per dio e la
madonna. L'acqua dio e la madonna. Noi vi diamo una cosa reale per
morire.
JOHNNY- E adesso che abbiamo perso?
LUTHER- Niente. Adesso che abbiamo perso scaveremo per trovare un altro acquedotto
di qualcun altro. E' cos che va. E' pi facile di quello che pensi.
JOHNNY- Da quanto tempo ti hanno rimandato a casa?
LUTHER- Tre giorni fa. Le prime due notti a casa dopo cinque anni non ho
dormito. (Breve pausa.) Dovevo fare delle cose.
JOHNNY- (Teso.) Certo.
LUTHER- Non mi chiedi che cosa dovevo fare?
JOHNNY- Non sono fatti miei.
LUTHER- Giusto. (Tira fuori da dietro i pantaloni una pistola e la mette sul
tavolo. E' una specie di gesto mafioso. Johnny la guarda e resta in silenzio.)
Mi dava fastidio. Ma se vuoi la levo.
JOHNNY- (Risolino isterico.) Basta che non parte un colpo. Non sarebbe
simpatico lasciare mamma da sola. Dopo quello che successo. Lo sai, no, a mia
sorella.
LUTHER- Come sta?
JOHNNY- Mamma?
LUTHER- Mh.
JOHNNY- Su una sedia a rotelle. Ti ho detto tutto. Ma non sta per morire. Tutti
vengono da me e mi dicono, eh, cazzo, mi dispiace, sta per morire, e mi danno
una pacca sulla spalla e tengono gli occhi mezzi chiusi con le sopracciglia
alzate. Lo sai quant' che va avanti?
LUTHER- No.
JOHNNY- Sette anni. Da prima che moriva mia sorella.
LUTHER- (Ride.)
JOHNNY- Non ce la faccio pi ti giuro. Non vuole crepare.
LUTHER- Bisogna essere buoni coi vecchi. Io non ho mai ammazzato vecchi. Solo
due tre per sbaglio.
JOHNNY- Nostri o loro?
LUTHER- Solo uno era nostro. Ci faceva sempre da spione. Era piccolo e svelto.
Un giorno lo vedo che arriva al campo vestito di nero, tutto piegato, che si
nasconde tra gli alberi, che si guarda intorno e sopra e addosso. Non l'avevo
riconosciuto. Che dovevo fare. Volevo stare sicuro. L'avevo visto solo io. Era
l'alba. Sparo. Poi vado a vedere chi . Qualcuno si incazza. "E chi cazzo
ci va adesso, tu, a fare lo spione?" Io non rispondo. Volevo stare sicuro.
Ho fatto bene.
(Silenzio. Luther tira fuori dalla tasca sulla coscia un pacchetto di carta
argentata. Droga. Fa delle strisce sul tavolo.)
JOHNNY- Ci avete vie privilegiate voialtri. Dove la trovi quella roba.
LUTHER- Questa robetta. Non ho trovato altro. Qua non c' quella roba che a
noi ci passava il medico di campo, prima di qualche azione nelle case.
JOHNNY- Posso anch'io?
LUTHER- Ce ne abbiamo tutti bisogno.
JOHNNY- Non ci ho soldi per.
LUTHER- Mi paghi in qualche altro modo.
JOHNNY- Non dire cazzate.
LUTHER- Sto scherzando. Pippatene quanta te ne pare. Non l'ho pagata manco
io.
(Tirano una striscia per uno. Johnny non molto abituato. Lungo silenzio.
Sovreccitazione.)
E' il bene pi prezioso che uno ci ha.
JOHNNY- Che cosa.
LUTHER- Il cervello. Santo chi si inventato questa roba. Chi ti fa riposare
il cervello da tutto.
JOHNNY- (Come uno che fuma la prima volta.) Che cazzo...
LUTHER- Una volta ho parlato con dio, lo sai?
JOHNNY- (Non molto in s.) Che cazzo sei, un asceta.
LUTHER- No, la roba. Ero al fronte da sei giorni. Sei giorni seimila morti.
Mille al giorno.
JOHNNY- E l che ti apparso dio.
LUTHER- Il medico al campo mi ha dato la roba. Stavo male di testa. Non avevo
mai visto tutta quella carne spappolata. Era tutt'uno con la carne di qualcun
altro e con la merda. Mi ha dato quella roba miracolosa.
JOHNNY- E che ti ha detto dio?
LUTHER- Mi ha detto Vai, ubbidisci. Mi ha detto Sei il pi forte. Prenditi la
vita dei tuoi nemici. Fallo per me. E cazzate simili.
JOHNNY- E com'era fatto dio?
LUTHER- Non me lo ricordo.
JOHNNY- Proprio la cosa pi interessante.
LUTHER- Tutti quanti lo vedevano dio in quel periodo. La roba faceva a tutti lo
stesso effetto.
JOHNNY- Era fatto apposta.
LUTHER- Pu essere. Certi li ho visti che diventavano scemi perch non sapevano
pi se dovevano morire per dio o per l'acqua.
JOHNNY- C' differenza?
LUTHER- No. (Pausa.)
JOHNNY- Dammene un altro po'.
LUTHER- E' la prima volta?
JOHNNY- No- la seconda. La prima a scuola. Ero giovane. Non capivo un cazzo.
Adesso invece capisco e apprezzo. Dammene un altro po'.
(Luther gli prepara un'altra striscia e Johnny la sniffa tutta.)
Mi sono sempre cacato sotto per queste cose. Non mi piaceva che poi mi si
bruciava il cervello. Invece adesso non me ne frega un cazzo. Anzi voglio
bruciarmi. Adesso, cos non ci penso pi.
LUTHER- Non volevo tornare io, lo sai?
JOHNNY- No?
LUTHER- No.
JOHNNY- Qual la cosa pi bella che uno fa in guerra?
LUTHER- Ammazzare.
JOHNNY- Allora tutta la guerra bella.
LUTHER- Ammazzare e non essere ammazzati.
JOHNNY- Ma la fica. La fica, ti mancava quando stavi laggi.
LUTHER- No.
JOHNNY- Perch uno che deve stare in guerra ci ha diritto almeno alla fica, no?
LUTHER- Io non volevo tornare.
JOHNNY- La fica che c' l meglio di quella che ci abbiamo noi?
LUTHER- Sono le ragazzine.
JOHNNY- Mh?
LUTHER- Le ragazzine. Quattordici quindici anni. Con le tette che appena
cominciano a uscire fuori che sembrano due pugni e sono dure. Con quella pelle.
E poi le guardi e sai che un cazzo non ci mai entrato.
JOHNNY- Mica tutte.
LUTHER- Certe. Certe soltanto. Sei mai stato con una cos?
JOHNNY- No. Non mi mai venuto.
LUTHER- Quella fica profumata. Gli apri le cosce e hanno la fica profumata e
non sanno dire di no. Il mondo non ha mai fatto niente di pi perfetto delle
ragazzine. Io non volevo tornare.
JOHNNY- Per una ragazzina?
(Luther improvvisamente si alza e afferra la pistola, Johnny ha appena il tempo
di accorgersene, si alza per scappare, Luther gli spara a una gamba. Johnny
cade, soffre cos tanto che non ha pi voce. Luther una furia calma, senza
razionalit.)
LUTHER- Ragazzina. S. Una ragazzina. Una nemica. Una ragazzina nemica. Che non
parla la mia lingua. Che non mi capisce. Io non volevo tornare. Ce l'avevano
detto. Di farlo. Di prenderle e sentire cosa avevano. In mezzo alle. Gambe. Ce
l'avevano detto. Di farlo e basta. Di scoparle e andare via. Ragazzina. Che non
mi capisce. Gli ho preso la testa. L'ho baciata. Tanto tempo. Gli erano gi
stati sopra in otto. L'ho baciata tanto. L'ho toccata. Perch era cos pulita?
Non parlava. Non sapeva dire di no. La baciavo non mi diceva di no. L'ho
toccata. Era sempre tesa la sua pelle. Era tesa e scura e profumata. Perch non
mi ha detto di no? L'ho baciata per tanto tempo. Era mia subito. Nessuno mi ha
detto niente. Il padre non strillava pi. Mi guardavano tutti e basta. Era mia.
Lo sapevano. L'ho baciata per tanto tempo e poi l'ho spogliata. Non avevo pi
le mani sporche addosso a lei. Le mie mani pi bianche sopra alla sua pelle.
Stava sempre in silenzio. Mi ha guardato una volta sola. Era. Assoluta. Non
volevo pi tornare via. Io, l, davanti a tutti e addosso a lei ci ho perso la
vita. Poi gli ho aperto le gambe. E gliel'ho messo dentro. E ho fatto piano.
Perch era come se toccava a me per primo. Io ero davanti a dio. E non bisogna
essere cattivi con dio. Poi ho fatto un po' pi forte. E ancora un po' pi
forte. Non vedevo pi niente... Pi forte. E ancora pi forte. Io non volevo
pi tornare via. Non ho detto niente di falso nella lettera. Ero morto sul
serio per questo paese. Io volevo stare l. I giorni dopo passavo sotto alla
finestra della casa dove stava e guardavo e lei era l ma non mi guardava.
Quella lettera era vera. Ero morto per questo paese. Ero morto per Mnia. Per
tutti.
Un giorno si impiccata. Morta. La mia ragazzina che non mi capiva si
impiccata. (Pausa.) Pure Mnia morta. Capito? Pure Mnia morta. Sono qui
per farti pagare. Per aiutarti a lavare il peccato che hai fatto. (Pausa.) Devi
pagare perch Mnia era mia anche se io ero morto per lei. Dovevi pagare.
(Spara un colpo per ogni frase; uno solo, non per forza l'ultimo, colpisce di
nuovo la gamba di Johnny. Il rumore degli spari non deve esistere, ogni sparo
deve essere sostituito da un lampo. O da un buio.) Devi pagare perch sei stato
stupido, dovevi sapere. Che ti avrei fatto pagare. Ho tutti i modi per farti
pagare. Automatico. Semiautomatico. Deutsche Waffen. M-15. M-16. Calibro 7 e
62. Tutto ci hanno insegnato, tutto. Tula's A-91M calibro 7 e 62 per 39
millimetri. Sappiamo tutto noi, di come ammazza la gente di tutto il mondo. 5 e
56 per 45 millimetri N.A.T.O.. Sopmod M4, A-94, Russia, Izmash. M249 SAW, M4
Carbine, U.S. Army. 57-N-231, 57-N-231U, Cecenia. (Pausa. Non spara pi. Guarda
la pistola. La porta alla tempia. Con calma infinita.) Justine. Justine. Nove
Due. F.S. Para. Bellum.
(BUIO)
VII scena
(Vin, con indosso una drop nera e atteggiamenti goffamente militareschi. Glauce
dorme, la testa sul tavolo. E' seduta su una sedia, non ha pi la sedia a
rotelle. Sul tavolo, un posacenere con una sigaretta accesa.)
VIN- (Tossisce per svegliare la vecchia. Non si sveglia. Batte i tacchi. Non si
sveglia. Bussa su un muro. Niente. Si avvicina, la tocca con un dito:) Psss! Mi
scusi!
GLAUCE- Johnny?
VIN- (Si ricompone, fa il militare duro.) No.
GLAUCE- Ah. E chi ?
VIN- Vin.
GLAUCE- Ah, l'amico di Johnny. E che fine avevi fatto?
VIN- (Silenzio.)
GLAUCE- Scusa ma che ora ?
VIN- L'una e mezza.
GLAUCE- Vedi che bravo, risponde subito. Glielo devi far sentire pure a Johnny,
come rispondi subito. Ma giorno o notte?
VIN- Notte.
GLAUCE- (Tende l'orecchio, sente dei rumori fuori.) E che questo rumore
all'una e mezza di notte?
VIN- Rumore?
GLAUCE- Fuori. Che non lo senti?
VIN- No...
GLAUCE- Sar una festa. Che giorno oggi?
VIN- Quindici.
GLAUCE- Ma di marzo o di aprile?
VIN- Marzo.
GLAUCE- E allora non pu essere per il patrono.
VIN- Io non sento niente.
GLAUCE- Ma che sei sordo? Sembrano botti. Mica sar la guerra, no? Dice che
finita. Johhny mi ha detto che finita.
VIN- Quasi. Tra un po' finisce davvero. Per bisogna aspettare ancora. Dice che
non si sa mai.
GLAUCE- Com' che non sei pi venuto da Johnny?
VIN- Lavoro.
GLAUCE- E che fai?
VIN- Trasporto... merci.
GLAUCE- Ah s, me l'aveva detto Johnny. E' una bella fortuna, no?
VIN- Finch dura.
GLAUCE- Perch, ti possono cacciare?
VIN- Mi hanno dato un tempo preciso. Poi smetto.
GLAUCE- Mi dispiace. Comunque sempre una fortuna un lavoro adesso.
VIN- Dipende.
GLAUCE- Sputi pure sopra a quello che fai?
VIN- E' che lo devo fare. Sa. Non mi danno niente.
GLAUCE- Neanche da magiare?
VIN- No. Mi hanno dato solo i vestiti.
GLAUCE- E perch non te ne vai allora? Che ti frega di stare l.
VIN- Me l'ha chiesto una persona che non gli posso dire di no. Eppoi, ecco, non
fa niente. Tanto ormai a casa guardavo solo la tv. (Pausa.)
GLAUCE- Ecco perch Johnny non si arrabbiato. Perch non ti danno
niente.
VIN- Johnny un. Amico. Ha capito, quando gli ho spiegato le cose. Ha capito
tutto.
GLAUCE- Mah, che poi a lui, non glielo dire eh, ma non che gli va tanto di
lavorare. Uno che si va a vendere l'anello della sorella morta uno che non
gli va di lavorare.
VIN- Ma poi gliel'ha ridato.
GLAUCE- L'anello? S. Ma mica perch buono. Perch non se l' preso nessuno.
Perch non sa neanche vendere.
VIN- (Ride.) Perch, lei s?
GLAUCE- ...S...
VIN- Non sapevo che vendeva. Pensavo che era sempre rimasta a casa.
GLAUCE- E che ti credi, che riuscivo a mandare avanti tutto da sola, con lo
stipendio che mi dava quello l? Una volta pure le mutandine mi sono dovuta
vendere. Se l' prese uno che si eccitava a annusare le mutandine delle
vecchie. Non sai la vergogna. Non l'ho manco guardato. Gli ho dato le
mutandine, mi sono presa i soldi e sono scappata.
VIN- Non l'ha mai detto a nessuno.
GLAUCE- No. Certo che no. Per non sono stata stupida. Non sono stata stupida
solo perch mi stavo vendendo le mutandine e mi vergognavo. Mentre correvo li
ho contati i soldi, per vedere se c'erano tutti.
VIN- E se non c'erano?
GLAUCE- Gli correvo appresso a quello, sai. Non mi ha mai fregato nessuno a me.
VIN- (Sorride.) Perch non gliel'ha insegnate queste cose a Johnny?
GLAUCE- Per il padre. Perch il padre gli ha fatto sempre credere che ero una
bestia per questo, perch sapevo vendere. Allora ho combattuto tutta la vita
per non fargli credere a nessuno dei miei due figli che a me mi piaceva vendere
e che lo sapevo fare.
VIN- Ma non c' niente di male.
GLAUCE- Non lo so. Non lo so pi. Non lo so pi nemmeno se servito a qualcosa
che ho lottato per non far credere a loro due che ero inferiore.
VIN- Perch?
GLAUCE- (Come se ricordasse.) Ah, ma, tu, siediti. Che fai, stai in piedi?
Siediti, eh, se stai ancora in piedi, io non ci vedo ma tu non devi fare i
complimenti.
VIN- Grazie. Resto qui alla finestra. Vedo se torna Johnny.
GLAUCE- Ma guarda che Johnny qua a casa. Dove pensi che sta all'una di notte?
VIN- Pensavo che lei lo stava aspettando, per questo stava sul tavolo.
GLAUCE- Ah, no. E' che mi ero messa a pensare un po'. Sai, un paio d'anni
ancora e poi... me ne vado. Allora ho deciso che voglio pensare un po' ogni
giorno. Voglio pensare un po' a tutto quello che ho fatto negli anni per
arrivare a morire senza preoccupazioni.
VIN- E ci riesce?
GLAUCE- Mi sembra di s. Per, vedi, certe volte mi addormento.
VIN- Non fa mai male dormire.
GLAUCE- S. (Pausa.) Comunque che loro mi odiavano.
VIN- Chi?
GLAUCE- Loro due. Johnny e la sorella. Mi odiavano. Tu mi hai chiesto perch
non lo so se stato inutile provare a non fargli credere alle cose che
glidiceva il padre.
VIN- Mh.
GLAUCE- Ecco. E' per questo che non lo so. Perch comunque alla fine mi hanno
odiato lo stesso. (Pausa.) Tu gli volevi bene ai tuoi genitori?
VIN- S...
GLAUCE- Ma sei proprio bravo, tu! Che avrei dato io per avere un figlio che mi
risponde subito quando gli chiedo l'ora e che mi vuole bene!
VIN- Johnny le vuole bene. Si prende cura di lei.
GLAUCE- S ma mi chiede sempre se mi sento bene.
VIN- Si preoccupa.
GLAUCE- No. Vuole sapere quanto mi manca per morire. (Breve pausa.) E non una
cosa bella questa. Tu scommetto che ai tuoi non glielo chiedevi mai.
VIN- I miei sono morti un giorno senza avvisare. Non ho fatto in tempo a dirgli
o a chiedergli niente. (Pausa.)
GLAUCE- Ma come mai sei venuto a trovare Johnny? Non lavori oggi?
VIN- S... Cio no... Passavo di qua e...
GLAUCE- E all'una di notte vieni qui a fare una visita?
VIN- E' tanto tempo che non vi vedo...
GLAUCE- Che successo?
VIN- Niente.
GLAUCE- E' ricominciata la guerra e Johnny deve partire? Dovete andare anche
voi?
VIN- No, no... E' che un po' che non vi vedo, allora sono passato e- non lo
so se ricominciata la guerra.
GLAUCE- No, perch, se ricominciata dimmelo. Se Johnny deve partire. Io
vorrei saperlo. Sono sempre la madre, in fondo.
VIN- Quanto pensa che dorme ancora, Johnny?
GLAUCE- Eh ma guarda che mica si sta facendo il sonnellino pomeridiano. E'
notte. E' l'una e mezza. Mi vieni a chiedere quanto dorme? E che ne so. Si
sveglier domattina, no?
VIN- E' che gli dovrei parlare.
GLAUCE- E' successo qualcosa?
VIN- No...
GLAUCE- Se vuoi glielo dico io. Se devi fare dei giri. Io penso che lui dorme
fino a domani mattina. Forse non ti conviene aspettare. (Pausa.)
VIN- No, non fa niente. Posso restare qui?
GLAUCE- S, s. Tanto, chi ti vede! (Ride.)
VIN- Mi pare che a forza di pensare diventata pi allegra.
GLAUCE- E' che a pensare non me ne importa pi niente di nessuno. Se mi mettevo
a pensare prima, capace che certe cose non le facevo. Capace che ci vedevo
ancora.
VIN- Signora, da quanti anni vivete qui?
GLAUCE- Sono trentacinque anni. Sembra poco. E invece.
VIN- Non pensa che magari sarebbe meglio andare via da qui una volta.
GLAUCE- Via? E che me ne frega a me. Dovunque vado, non posso mai dire che un
posto migliore di questo. Perch mi fai una domanda cos?
VIN- Perch io ci penso sempre. Adesso che... lavoro, lo so che cosa una
strada dritta e il tempo che passa.
GLAUCE- Una strada dritta e il tempo che passa sono la stessa cosa...
VIN- S... I tratti bianchi sull'asfalto. I secondi. Non ci sta differenza.
(Pausa.)
GLAUCE- Io continuo a sentire che ci stanno dei rumori fuori. Ma tu sei sicuro
che va tutto bene.
VIN- S.
GLAUCE- Da quant' che stiamo a parlare?
VIN- Non lo so. L'ora l'ho vista sull'orologio della piazza.
GLAUCE- Ah ma quello rotto. (Pausa.)
VIN- Non lo sapevo.
GLAUCE- Chiss che ora .
VIN- Quand' notte non che poi fa tanta differenza.
GLAUCE- Quando dormi. Ma io se sto sveglia devo sapere che ora . Prima no. Da
quando penso invece lo voglio sempre sapere.
VIN- Signora.
GLAUCE- Mh?
VIN- Ce l'ha qualche valigia?
GLAUCE- Io?.. Non lo so. Una volta s. Per non mi ricordo pi dove l'ho messe.
Ti servono?
VIN- S.
GLAUCE- Se aspetti che si sveglia Johnny te le faccio cercare da lui.
VIN- Ci vuole ancora molto prima che si sveglia?
GLAUCE- Non lo so. Ma se hai qualche problema te lo sveglio.
VIN- (Volta le spalle alla vecchia e guarda fuori della finestra. Si
intravedono dei bagliori.) No. E' meglio che dorme.
GLAUCE- A che ti servono le valigie.
VIN- Dobbiamo partire.
GLAUCE- Tu e chi?
VIN- Noi. Noi tre.
GLAUCE- (Comincia a capire.) Noi tre. Dove andiamo.
VIN- Via.
GLAUCE- Una gita?
VIN- La porto in un santuario.
GLAUCE- Dove fanno i miracoli?
VIN- Una specie di santuario. Saremo tanti. Non solo noi tre.
GLAUCE- E dov'? Dov' questo santuario?
VIN- Cinossma.
GLAUCE- L c'era la guerra. Non mi ricordo che ci stanno i santuari. C'era la
guerra.
VIN- Prima. Adesso c' la fonte della guerra.
GLAUCE- Doveva essere finita. Ancora combattiamo.
VIN- Ci proviamo. Servono le armi per. Servono la gente che le fabbrica le
armi.
GLAUCE- Non un santuario. Non ci si fanno i miracoli.
VIN- S che un santuario. Tra qualche anno lo sar. In memoria di tutta la
gente che ci ha... lavorato.
GLAUCE- (Si alza. Cammina a tentoni e chiama ma non a voce alta.) Johnny.
Johnny. Ci porta via. Johnny.
VIN- Stai zitta. Stai zitta. Siediti. Lascialo dormire. (La afferra e la fa
rimettere seduta.) Lascialo dormire. Lo lasci dormire. Non ho fretta.
GLAUCE- Non finita vero? I rumori fuori. Che state facendo?
VIN- E' cos che deve andare signora. Stiamo prendendo gente che lavori per la
nazione, che adesso ha tanto bisogno. Questo stiamo facendo. Ma come lo stanno
facendo gli altri, in quale modo stanno prendendo la gente, questo non lo so.
Io mi sto solo prendendo cura di voi. Ho chiesto tempo per voi. Fuori non lo so
cosa succede. Io trasporto merci e basta, signora.
GLAUCE- La gente trasporti, tu.
VIN- La merce. Non siamo niente pi che questo signora. Voi e io. Merce che
trasporta merce. Roba che porta roba. Non c' bisogno di urlare. Stanno
prendendo tutti l fuori. Io per voi ho chiesto tempo. Non vi faccio trattare
da quegli altri. Sono onesto. Volevo rivedervi e trattarvi bene.
GLAUCE- Che ci faranno.
VIN- Niente.
GLAUCE- Johnny.
VIN- Vi daranno una vita migliore. Vi daranno la possibilit di andare sui
giornali tra qualche anno. Quando a noi ci prenderanno e ci faranno processi
per quello che voi avete passato.
GLAUCE- Johnny.
VIN- Lo lasci dormire. Abbiamo tempo.
GLAUCE- Johnny.
VIN- Non deve urlare, signora. Non questo quello che sperate voi che pregate
a dio? Di diventare martiri?
GLAUCE- Muori nella merda, tu!
VIN- (La colpisce al viso con uno schiaffo ma un gesto goffo.) Ho cominciato
cos, io. Con un treno e una moneta mi sono venduto l'anima. Che cazzo vuoi che
me ne frega di te adesso. Vecchia. Non servi pi a nessuno. Crepa.
GLAUCE- Ma chi ti ha insegnato a parlare cos.
VIN- ...Nessuno...
GLAUCE- Non sei buono ad ammazzare una cieca e uno storpio. Fai venire qualcuno
che capace! Facci ammazzare da qualcun'altro.
VIN- (La colpisce.)
GLAUCE- Johnny! Johnny! Johnny! (Vin la colpisce.) Johnny! Johnny!
(Entra Johnny, sulla sedia a rotelle che usava la vecchia. Non ha una gamba.
Vin si ferma, ha un moto di paura tipico dei vigliacchi.) Johnny...
JOHNNY- Mamma.
GLAUCE- Che merda la gente, Johnny. Guarda. Guarda questo qui, che era il tuo
amico. Ci hanno mollato tutti, Johnny. Adesso ci portano via.
JOHNNY- Vin.
VIN- Deve andare cos. La guerra non deve finire. Devo portarvi via. Con altri.
Con tutti gli altri.
JOHNNY- Ci fate fuori?
VIN- Forse. S, alla fine. Ma prima bisogna lavorare. Per le ultime armi.
Abbiamo perso. Ma la guerra non deve finire.
JOHNNY- Ti stai portando via una cieca e me. Mi vedi?
VIN- S. Lo so.
JOHNNY- Lo sai. (Lunga pausa.) Allora andiamo.
VIN- Johnny.
JOHNNY- Andiamo. Mamma.
VIN- Ormai mi sento - Un guscio vuoto.
JOHNNY- Andiamo. (Glauce si alza. Spinge la sedia a rotelle. I rumori da fuori
aumentano.)
GLAUCE- Vai tu. Vai tu io non vengo.
JOHNNY- Mamma. Andiamo. (Vin esce. Glauce tentenna ma poi brancolando si
avvicina alla sedia di Johnny e lo spinge. Escono entrambi.)
SIPARIO
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