Tommy
TOMMY
di
Giuseppe Manfridi
A sinistra, in un angolo
prospiciente la platea, sono poggiate in terra alcune bocce; a destra, sono
aggruppate quattro sedie vuote
Pi al fondo e al centro della scena (per il resto deserta e immersa nella
penombra) una fitta concentrazione di oggetti (ramazze, fustini di detersivo,
scatole, scatoloni e alcune paia di scarpe) indicano linterno di uno
sgabuzzino dal quale scorgiamo, a ridosso degli oggetti, la porticina
scorticata e campita nel suo telaio. Al centro di questo minuscolo spazio pende
attaccata a un filo senza copertura una lampadina squallida e nuda che manda un
cono di luce un po sciapa.
Pigiato contro la porta, tra la polvere degli oggetti che quasi lo sommergono,
sta Tommy, tutto rannicchiato in se stesso. Parlando d lidea di rivolgersi a
qualcuno che lo ascolti da fuori.
Una nota: lo starnuto di Tommy non ricorda affatto il tipico starnuto da
raffreddore. E unespulsione secca, rapidissima, schioccata dimprovviso,
quasi senza la minima inspirazione producendo uno scarto minimo e fulmineo
della testa. Molto simile agli starnuti dei cani, o dei gatti.
UNO
TOMMY: Eh?... - S, mi pare bene - insomma, che forse pu servire. Io penso; non lo so. (Starnutisce) Ecco, meglio che mi sto zitto. - - No, ma non centra - davvero. Questo cos, che ogni tanto magari anche qui mi capita... - Beh, no: fuori sempre, qui ogni tanto. (Silenzio, ascolta) Ma pi profondi come?... - - Ma significati, cio, miei di come vedo io, per me, la cosa che quando sto qui come se mi passa? - (Correggendosi) S, no - non come, ma proprio che mi passa... - Beh, ho capito, ma allora quello che gi pi o meno dicevo laltra volta... (Un colpo di tosse) - - No, per la voce... (Ascolta. Annuisce) Mh, mh!... pi forte, no - non capisco... - - Mh, mh... - Eh, appunto! Allora devo ricominciare. ... - No, no, mi dica lei - s, cio: te; che con il tu, ecco, mi sembra un po buffo. - Vabb, allora quello dellaltra volta che io qui, le ho de... (Correggendosi) ti ho detto, venirci una cosa che mi ha sempre divertito. Oh, chiaro che adesso parlo di quadero piccolo; oggi come oggi diverso, ci sto perch mi serve: come entro mi blocca lo starnuto e allora per questo che ci vengo. Pure quando c stata la televisione lho fatto anche vedere, no, di quando prima stavo fuori che starnutivo e poi che entrando mi smetteva. Ora come mai non lo so per succede. - - S s, ti ascolto... - - Beh, ma laltra volta questo mica me lha chiesto... - - No, chiesto tu. Cazzo, mica mi viene. Vabb, insomma, proprio ricordarmi il giorno esatto come faccio?... - - Ah, beh, se allincirca s: un po da sempre che mi ci chiudo. Allinizio, gi te lho spiegato, soprattutto cos per gioco. Come per, capito?, nascondermi e farmi cercare. - - Beh, da mia madre direi, che non mi trovava pi e allora mi divertiva sentirla che mi chiamava per tutta casa, Tommy! Tommy! e poi magari che scendeva a cercarmi fuori mentre io me ne stavo qui dentro. Per non che lo facevo sempre con una ragione precisa, tipo questa. Una volta s, una volta no. Comunque, al principio, soprattutto per gioco... - - No, che ci potevo stare? Il tempo che mi trovava... mezzora, to, ma al massimo! - Poi che, insomma, io sto parlando quasi di pi di-di ventanni fa, che ero proprio ragazzino, poi dopo stato diverso; gi laltra volta, no, se ne parlava... (Una pausa) Come cosa? - che magari ci nascondevo della roba, insomma roba cos... - - E dai, che non lho detto? S che lho detto - che cera questa cosa un po tra noi della nostra classe, ecco, che sandava... beh s, a prendere un po di roba dai negozi, ma quello che capitava: stronzatelle, tanto per farlo. Io mi ricordo che ciavevo il trucco di prendere sempre buste di liquerizie a stecche perch sapevo dove e per me era pi facile. Poi anche giornaletti che tenevo qui, perch mia madre sapeva i soldi che mi dava e quello che mi potevo comprare e allora se mi vedeva con tutte queste cose poteva pensarlo: le hai rubate - ma io non che era per rubare che lo facevo ma perch era una cosa tra noi, come una dimostrazione, ecco, non so se mi spiego. - (Starnutisce) E di! (Ascolta) No: prima; cio questo era prima. Tipo... erano gli anni ancora delle elementari, non pi in l. (Ascolta) Beh, le liquerizie, ovvio, me le mangiavo mentre per il resto invece ficcavo tutto in un fustino vecchio, pieno di cose rotte, che avevo qui dove io ci andavo a mettere tutta questa roba che poteva essere... boh, da qualche giocattolo a un coltello, a un portacenere, cos: stronzate. Poi pure, non so, altra roba, per dire, che non mi andava di far vedere... - - Altra roba: in generale. - - Eh, cosa! - Metti che mi si rompeva... ecco, qualsiasi cosa, un bicchiere un piatto - io pigliavo e lo buttavo qui. Pure roba da mangiare che non mi andava, tipo le fettine di carne che a me non mi andavano, io le buttavo qui. Ah, oppure, questo era spi spesso, (ridacchia) ci nascondevo i compiti quelli che strappavo dal quaderno con i brutti voti. A me era per due cose che mia madre poteva anche darmele - uno, di quando andavo male a scuola - e due, se ciavevo roba sporca addosso. Beh, poi tre, anche se mi scopriva delle bugie - allora, proprio, a quel punto botte. - - S, sporca. Magari che non mi pulivo... (Ride) M te lo dico perch sto qui dentro senn mica mi verrebbe. Niente, magari giocavo, dovevo andare al bagno e per giocare non ci andavo e mi sporcavo. (Ascolta) S, ho capito. - Beh, in un secondo tempo sai cosa? Mi piaceva mettermi qui dentro per pensare, fare un sacco di fantasie di tutti i tipi. Storie, no, che mimmaginavo io. Come quelle che vedevo al cinema, quasi. Come se stessi a vedere un film che me lo immaginavo e me lo facevo tutto da solo con quello che mi passava per la testa. - - S, al cinema ci andavo spesso, mi ci portava mio padre a quello che stava qui vicino a casa. Anche il nonno qualche volta. Comunque... a me divertiva pensare di entrare tipo in un rifugio atomico e che io dentro potevo continuare a vivere mentre fuori non cera pi nessuno. Allora facevo che tutto quello che stava qui dentro era come-come... quello che mero portato per restare solo, no: che mi serviva per sopravvivere. Soprattutto, facevo di portarmi tutte le cose che magari non avevo che avrei voluto e di tenerle con me, mentre fuori erano tutti morti. - - Ah, bene mi sentivo. - - Certo che mi dispiaceva per quelli che erano morti ma pi importante, per me, era che non lo fossi io sapendo che tutti gli altri lo erano, mi spiego? - Adesso un po difficile perch era quello che ciavevo in testa allora, adesso difficile da dire. (Ascolta) Ma il resto che? - Cio altri fatti di cose che facevo qui dentro? ... (Ridacchia nervosamente) Beh, insomma ci fumavo le sigarette qui. Ciavevo un amico a scuola, su alle medie - ma uno che ci avevo fatto pure le elementari insieme: di quelli con cui andavamo a prendere la roba nei supermercati, per l non che fossimo amici. Pierfranco si chiamava, che mi rompeva perch mi diceva che non ciavevo nemmeno il coraggio di provare a fumare una sigaretta di nascosto quando lui lo faceva pure per strada davanti a tuttio e anche davanti ai suoi genitori. Io non ci credevo a questa dei genitori, ma che fumava per strada era vero. Poi difatti ho scoperto che imbrogliava perch i genitori erano morti e lui, cos, si dava le arie di poter fare tutto quello che voleva. Io, comunque, gli dicevo no, che le avevo fumate ma che non mi andava. Lui un giorno stava a casa da me e mi dice: ti voglio vedere. Di, tira fuori il pacchetto di tuo padre. Io ciavevo paura perch sapevo che se lui lo diceva era capace comunque che avrebbe fumato e se a casa saccorgevano sarebbe stato come se avessi fumato anchio. Allora lho portato nello sgabuzzino e lui mha detto: ora fuma o chiamo tua madre. A me scocciava (Starnutisce) - a me scocciava di averlo portato qui dentro. Ciavevo rabbia. E lui diceva: io qui ci fare un sacco di cose; pure tu mi sa che ci fai un sacco di cose. Voleva accendere la luce, ma io gli dissi che non cera la luce e siamo rimasti al buio. Io non che mi sentivo bene a fumare ma con la luce spenta riuscivo a non farmi capire. Lui sagitava e non so che fece. Cio, questa una cosa che poi, a ricordarlo, mha sempre fatto una gran rabbia perch io lho capito dopo che si stava toccando. Lui mi diceva che si poteva fare come con le donne, che pareva lo stesso. (Starnutisce) Delle sigarette nessuno se n mai accorto. Io pensavo che si sentisse il fumo, ma qui per lodore che c non si capiva. No, la rabbia che lui che c venuto solo quella volta nel mio sgabuzzino se l preso come fosse pi suo che mio. Come se fosse lui il padrone. Ma poi, dopo, qui dentro non ci pi entrato nessun altro. Solo io.
DUE
TOMMY: Ma no, non che ci giro intorno alla questione dei giornaletti. (Uno starnuto) Che significa che ci giro intorno! Solo non mi pare che serva a un granch. (Pausa) No, che mi scoccia che sembro quello che vuole nascondere le cose, che ci paura a dirle. - - Come sarebbe: allora perch lo faccio?... - - Ma s, lo faccio anche perch mi diverte e perch tutti hanno insistito. - - Tutti, non solo mia madre, e anche lei se ha voluto farmi provare con lanalisi perch sono gli altri che hanno insistito. - - Eh, gli altri chi: gli altri. Da dopo che s visto il pezzo in televisione, pure quelli dei giornali. - - Certo che ho detto che mi fido, per se deve essere una cosa cos: che mi diverte, mica troppo seria... - - Ho detto mica troppo seria. (Uno starnuto, una pausa e altri due colpi di starnuto consecutivi) ... - - Di notte s, forse meglio: riesco a dormire un po di pi, ma il giorno peggio. Cio, peggio: sempre uguale: ogni sei secondi, ma fisso. (Tira un respiro) Comunque... (Un altro respiro, poi uno starnuto) oggi forse mi viene pi facile non con il tu. - - S, preferisco. (Una pausa) Comunque io ci ho pensato a tutto quello che ti ho... che le ho raccontato. Non che mi vergogno. Forse mha fatto bene. Forse che dei giornaletti... beh, non capisco che ciavrebbero di pi importante i giornaletti di tutto il resto!... - No, quelli che compravo, almeno le prime volte, non erano con le fotografie. (Ascolta) Adesso no... s... poco. Perch certo mi spassano. Cio, allinizio fu l che, insomma, scoprii tutto, no... - Eh, delle donne: le sise delle donne, i peli delle donne (ride) - tutto. (Starnuto) Mia madre aveva tolto la lampadina qui dentro per non farmici pi venire ma io ciavevo una torcia e ci venivo con quella. Poi non li buttavo, li tenevo. Tanto non che ci venivo pi a mettere altra roba ma solo que- (starnuto) solo quelli, e alla fine io ciavevo sempre un po langoscia perch si erano fatte delle pile che era un problema tenerli nascosti. Per io lavevo trovato il modo come sistemarli bene. C un angolo qui (starnuto) - che va un po pi dentro il muro e non si vede, dove ci messo uno scatolone per tenerci i giornaletti... - - (Ridacchia) S che c ancora. - - Beh, qualcuno. Ma che centra? Perch sono ancora quelli: ch di buttarli non mi viene, ecco. Ogni volta che mia madre apriva qui, e ancora quando viene per tirare fuori o per metterci dentro della roba, io mi sento sempre un po cos. - - (Ascolta) - - No, non sento. (Ascolta) Beh m non mi ricordo esattamente: quindici, sedicianni, pi o meno; di tempo ne passato un sacco. - (Ascolta) Che bisogno? - - Beh, come tutti, penso, a una certa et... (Ridacchiando) E vabb, di, se hai capito... - - Ma s, se hai capito che glielo dico a ... - - No, che per, ecco, io allora, sai con le ragazze - io non che ne conoscessi molte di ragazze, io. (Starnuto) Oh, non lo so, e poi non mi ricordo! - Occhei, ricordo. Vabb, questo s. Ma che cavolo di domande pure tu! E perch poi, secondo te, sarei stato lunico? Certo, a sentire lei... - No, non lei: cio, mia madre. (Respira) Una volta mi becc proprio... - Ma devo dirlo come fu? - Niente, che mi becc, insomma qui dentro che... s sa... - E s, di... z z. (Ride e starnutisce) Cazzo che roba! - Lei apre la porta di botto, io ci stavo contro ma non la reggo e casco avanti. Stavo al buio ma lei fa tutto con un gesto che apre la porta e accende la luce. Io cadendo mi ero come girato, no, e ce lavevo in mano, ecco, e ciavevo un asciugamano addosso, sulle gambe. Cos lei mette dentro la testa e mi vede (starnutisce) - e fa: che schifo! Tutto il giorno a riempirti la testa di scemenze e questi sono i risultati. Che schifo! - E l che mha tolto la luce e voleva anche mettere un lucchetto ma non lha messo. Ma io ci sono tornato con la pila. (Starnutisce) ... - - Eh, ogni tanto; ma adesso a me per questo che mi serve: per farmi passare un poco lo starnuto... - - No, poche, te lho detto. Glielho detto... - - Cio, un attimo: ora mi scoccia di avere un po tirato fuori queste cose... - - Occhei, avanti. - - S, poche. (Una pausa. Impugna una torcia, laccende) Cera per... (Si tira s. Muove innanzi a s la torcia) C stata per una ragazza. Dai tempi della scuola, un anno che andavo la mattina pi presto con mio padre. Mi accompagnava lui prima di andare in ufficio cos entravo presto, quasi alle sette, e in classe ci trovavo sta ragazza che pure arrivava pi o meno a quellora. (Ascolta) Eh?... - No, non che di mio padre non ne parlo mai; cos, non mi viene. - - Ma non che non mi va, che non saprei neppure da dove cominciare; Poi non che ci siano state, tra me e mio padre, grosse cose da raccontare... - Ecco, giusto da bambino, ma proprio un sacco di tempo fa, poteva succedere di fare qualcosa insieme, tipo che si passava le estati noi due, in montagna. Tutto qui. (Fissa la torcia verso un punto lontano e buio del palcoscenico) - - (Starnutisce) Lui mi ha insegnato a giocare a bocce, questo s. (Starnutisce) Giocavamo spesso insieme, in montagna. (Starnutisce. Avanza verso langolo che illumina) A me era una cosa che piaceva, stare con lui a giocare a bocce; poi... (Respira profondamente) Whow! - (Si volta a scrutare langolo opposto della scena, frugando con il raggio della torcia nelloscurit. Torna a illuminare il punto dove si trova) Poi un po mha stufato. Non mi andava gi. Non mi piaceva. (Illumina affianco ai suoi piedi una boccia. La impugna e, con un gesto lento e mirato, la fa rotolare parallela al boccascena verso langolo spiato precedentemente. Ne segue la traiettoria con la pila. Sta immobile a guardare innanzi a s, oltre la boccia ormai ferma in prossimit delle sedie. Poi, come a qualcuno) Ciao... (Lancia unaltra boccia) - Una volta, mentre giocavamo, venne a mettersi ai bordi del campo una ragazzina. Oh, io l non ciavr avuto pi di-di nove anni. Beh, basta: questa ragazza si era messa l a guardarci. A me colp che pure (starnutisce) - il modo come pure mio padre si mise a guardarla. Praticamente questo, per mi colp. E tutte le mattine che andavamo al campo dopo un po arrivava anche lei. Con mio padre ogni tanto si dicevano qualcosa, ma io non ciavevo il coraggio. Questa era una che vedevo anche nellalbergo dove stavamo noi. Una caruccia, ma una cosa, per me, finita l. (Starnutisce) Tranne che dopo un po nellalbergo tutti cominciarono a scherzarci con questo fatto e una mattina che io a mio padre gli dico... lui mi stava dicendo di sbrigarmi a mettermi il cappotto, a prepararmi che il campo ce lavevamo per le dieci e io gli chiedo com che quella notte lui era uscito dalla stanza, e lui dice che non era vero e io gli dico invece di s: che non dormivo anche se era tardi e lho sentito che se nera uscito. (Starnutisce) Uno allora, stavamo gi nel salotto, si mette a ridere e dice forte: eh, dottore, deve stare attento. Le fa la guardia, eh! - E lui che mi voleva trascinare via: finch si scherza si scherza (starnutisce), ma che davvero vuoi farmi fare una figuraccia! - (Starnutisce; ride) E tutti l a fare gli spiritosi: e via, che suo figlio le scopre gli altarini! - E cera pure la ragazza a fare la spiritosa, con i suoi genitori che stavano pure a fare gli spiritosi e le dicevano che quel pomeriggio bisognava andare in seggiovia insieme. Poi di sera, quando uscivo dalla stanza, lho trovata nel corridoio che maspettava. Un po quasi come un so- (starnutisce) un sogno, perch a me sembra di ricordarla come se ciavesse una boccia in mano e me la mette sotto il naso. Ma questo come la penso io. (Starnutisce) Nel corridoio allora mi fa, questo per vero - non che me lo penso: guarda che ti posso fare male, sai. (Starnutisce) E basta. E scappa via. Mio padre invece di questo niente, non ne ha pi parlato. Ma io poi ho capito sai quando? - (Starnutisce) Ho capito quando... Ti dicevo - le dicevo di Luisa, no - che era quella che mi trovavo in classe la mattina. A me piaceva. (Starnutisce) Insomma, Luisa dopo un po di tempo ha preso a venire qui da me, cos si studiava insieme e tante volte capitava che stava qui a mangiare. Mia madre non ci doveva essere e io preferivo che non ci fosse perch quando cera lei era tutto... per me era sempre tutto peggio. Mi sentivo bloccato. (Starnutisce) Io poi non credo che a mia madre Luisa piacesse molto. Comunque era andata cos. Io a Luisa ormai gi glielo avevo detto di restare poi mia madre, che a me aveva detto che non doveva esserci, invece rimasta e allora ci siamo ritrovati tutti insieme, con Luisa e con i miei. (Starnutisce) Cos per tutto il pranzo si parl poco. Cera mia madre che aveva certe battute, cazzo - ma poi quello che successe fu una cosa che, ecco... peggiore: (starnutisce. Illumina le sedie nellangolo) quando vidi che mio padre, se ci stavo attento, guardava Luisa, ogni tanto, con lo stesso sguardo che ricordavo di anni prima al campo delle bocce. Forse nemmeno che me lo ricordavo ma cos, a quel momento, me lo rividi subito; come un lampo, no - (Starnutisce due volte) E anche lei: io me ne accorsi di come tirava s gli occhi dalla tavola ma senza muovere la testa e lo guardava, lo guardava dalla parte che mia madre non poteva vederla - e muoveva la bocca, come una smorfia, solo da quella parte. Tipo un sorriso ma non proprio un sorriso, che lui poteva vederlo e lo vedevo anchio. (Starnutisce) E mi dicevo: cazzo, niente. Cazzate. per mi sembrava sporco, contro di me, e pure che stavamo a casa nostra. E contro mia madre che, cazzo, in fondo io mi sentivo di odiarla mia madre (starnutisce), pi di mio padre e di Luisa messi insieme - e lei che chiacchierava come per prenderla in giro a Luisa. Che ne so, ad esempio, Luisa le parlava di dove andava al mare, un posto che lei ci teneva molto per via di una casa che ciaveva da tanti anni e mia madre gli fa: no, quella zona la conosco appena ma immagino che caos! - (Starnutisce) Io, poi per dire, glielo avevo detto che Luisa adorava il formaggio, allora lei fa portare su un piatto sa quei triangolini piccoli, tipo Kramer, un po schifosetti - insomma, come per prenderla in giro, e io mi sentivo proprio... allora quasi contento di quello che lei e mio padre stavano facendo, perch anche se era contro di me ma io pensavo che ancora di pi era contro mia madre. (Starnutisce tre volte. Punta rigido la luce sulle sedie. Saccovaccia fremente. Impugna la torcia con entrambe le mani. Starnutisce tre, quattro volte di fila) Quello fu lultimo anno che mio padre pass prima di ammalarsi. Qualche altra volta ci sono stati dei pranzi insieme, poi Luisa mi venne a dire che non voleva tornare da noi, da me. Che si era sentita cacciata, diceva - che non era per lei ma era mia madre che non voleva. E io lo sapevo che era vero perch le avevo sentite loro quello che si erano detto, ma di smetterla con quei pranzi schifosi ero contento, che non sapevo se era peggio quando si parlava o quando non si diceva niente, perch pure quando nessuno diceva niente cera lo stesso qualcosa che succedeva. (Starnutisce) Cristo, basta con quelle occhiate e con un sacco di cose che... bah! - (Starnutisce) ... - - Eh, lo so io che dico. Per avevo rabbia perch lei, Luisa, a me piaceva e cera in questa cosa che provavo tutto un mucchio di altre cose che si mischiavano e non riuscivo a capire. (Starnutisce) Per non mimportava, cio mimportava di pi che tutto tornasse a come-come... a quel buco, a quel nulla dentro, non so se mi spiego, che poi - (starnutisce) che poi, alla fin fine, lo preferisco a tutto. (Starnutisce) - - S, per me il nulla buio. E tutto buio. Come il buio di qui dentro. (Starnutisce. Spegne la torcia)
TRE
TOMMY: (di nuovo accovacciato presso la porta) No, quando mi venuto lo starnuto non che mi sono accorto subito che se entravo qui mi passava. (Starnutisce) Prima mi sono accorto che mi passava quando andavo nei passaggi della metropolitana. (Starnutisce) Adesso non capisco perch mi sta venendo pure qui. Per non ancora come fuori, perch fuori ce ne ho uno ogni sei - (starnutisce) ogni sei secondi; e anche meno: di secondi, mica di starnuti. Poi quando ci sono entrato per la prima volta, dico dopo che mi successo, beh, ho visto che si calmava, che quasi mi smetteva. Adesso non capisco, gi dalle ultime volte che mi ha un po ripreso - (Starnutisce) Oh, merda! - Vabb, di: cos che mi chiedevi? (Breve pausa) (Starnutisce) Dio, ancora con quella storia! E una settimana che mi ci fa tornare sopra. - - S, che mi ci fai tu. (Starnutisce. Ascolta) - Nooo! Tho spiegato, mia madre che lha cacciata. - - S che lho sentito. Te lo dicevo che lho sentito, ma mica di nascosto - (Starnutisce) Anzi lei, no anzi: loro tutte e due, lo sapevano che le sentivo (starnutisce) , perch io stavo in bagno ma non che stavo fuori e loro invece in camera mia. (Starnutisce) Cera mia madre che le urlava delle cose, tipo puttana, perch - perch qualcosa forse... forse lha vista di quelle cose a tavola. Almeno penso. (Starnutisce) Beh, quando ho sentito dirle cos a me venuta rabbia, ma mica solo contro di lei in fondo, no: anche per laltra. (Starnutisce) Che poi quella le rispondeva e alzavano la voce. Intanto io nel cesso tiravo lacqua come per far credere che non sentivo, e ho aperto il rubine-(starnuto) - binetto, ma sentivo perch mia madre poi gridava forte. (Un doppio starnuto) E io mi lavavo la faccia ma la sentivo: puttana, vatteli a trovare altrove i tuoi passatempi! (Starnuto) - i tuoi passatempi. Questa una casa pulita. (Starnuto) E Luisa qui mi ricordo che ha detto pulita come una bara. (Starnuto) Ma non si pensi di averci solo morti qui dentro, ha detto. (Starnuto) E ha riso. Mia madre le ha urlato puttana un mucchio di volte e che per suo figlio una come lei era buona solo- (starnuto) buona solo da essere portata a letto. E poi puttana e ancora questa cosa. (Starnuto) E Luisa che poteva stare tranquilla perch non correvo nemmeno questo rischio. - - No, Luisa che lha detto a mia madre. Io avevo sempre la testa sotto lacqua. (Starnuto) Sono uscito con tutti i capelli bagnati ma molto tempo dopo. (Starnuto) Quando sono uscito Luisa non cera pi. (Starnuto) Per la casa tutte le porte e tutte le stanze erano chiuse e mia madre non lho vista per tutto il giorno e poi lho rivista solo il mattino dopo. (Starnuto) Quello stato meglio, i capelli cos - (starnuto) mi erano tornati asciutti senn non avrei saputo cosa dirle. (Uno starnuto, una pausa, poi un altro starnuto) Qua per lo vedi che va peggio: se comincia a prendermi anche qui dentro!... (Starnuto) - - S che sto calmo. - - S che respiro... espiro, s. (Starnuto) Per dallinizio che va sempre peggio. - - Ma s che sto respirando. - - S, forte. (Starnuto) Ora forse mi scappa. Che faccio? Esco? (Starnuto) - (Una breve pausa) Provare cosa?... - Ma devo farlo (starnuto) a voce alta? - - No, perch me lo - (starnuto) io me lo vedevo con lorologio... - Asp allora: adesso che mi to - (starnuto) dicevo, ora che mi torna. (Trattiene il respiro. Starnutisce) Uno, due, tre, qua - (starnuto) . Uno, due, tre, quattro - (Starnuto) . Uno, due, tre - (Starnuto) . Uno, du -(starnuto) .
Buio.
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