Stampa questo copione

TOTO

Ovvero Sturm im Wasserglas

Commedia in tre atti

di BRUNO FRANK

Traduzione di Carlotta Vesci-Baum

PERSONAGGI

DOTT. CORRADO THOSS

VITTORIA, sua moglie

FRANZ BURDACH, giornalista

QUILLING, direttore del “Nacht Zeitung”

LISA, sua moglie

PFAFFENZELLER, usciere municipale

UNZELMANN, veterinario

LA SIGNORA VOGL

IL PRESIDENTE

IL PUBBLICO MINISTERO

IL PRIMO SCABINO

IL SECONDO SCABINO

UN USCIERE DEL TRIBUNALE

UN ALTRO USCIERE DEL TRIBUNALE

BETTY, cameriera di Thoss

Tempo e luogo: oggi in una città meridionale tedesca.

N.b.: Pfaffenzeller e la signora Vogl parleranno preferibilmente in dialetto

ATTO PRIMO

Stanza in casa Thoss. Elegante e comoda sen­za la minima nota di un qualsiasi provinciali­smo. Attaccato alle pareti qualche buon quadro moderno. E' un pomeriggio d'inverno, le lampade sono di già accese. Un tavolino da tè è apparecchiato per due persone. Vittoria Thoss è sola. E' una graziosissima donna, giovane, im­pulsiva, allegra e franca. Si vede che ha atteso invano qualcuno. Guarda l'orologio e dice ram­maricata fra sé: « Ebbene, lo prenderò da so­la» e si accinge a bere il tè. In quell'istante en­tra la cameriera e le porge una carta di visita.

La Cameriera                - Il signore attende fuori.

Vittoria                         - (legge) Franz Burdach, redattore del «Nacht Zeitung »... Fatelo entrare.

                                      - (Lo cameriera esce e fa entrare subito dopo Burdach. E' un giovane di circa 28 anni, mol­to semplice e spigliato, tutt'altro che patetico).

Burdach                        - (si ferma sorpreso, guarda Vittoria. Passa qualche istante prima che egli dica) Chiedo scusa, signora, cercavo il dottor Thoss.

Vittoria                         - Mio marito tornerà subito. Posso sapere di che si tratta?

Burdach                        - Di un'intervista. Il nostro diret­tore, signor Quilling, è già d'accordo col dottor Thoss. Se permettete, attenderò.

Vittoria                         - Ma accomodatevi.

Burdach                        - Mi dispiace di avervi disturbata.  (Si inchina e sta per ritirarsi).

Vittoria                         - Non vorrete certo aspettare nel corridoio? Rimanete qui. Prendete una tazza di tè con me.

Burdach                        - (guarda) Le va?

Vittoria                         - E perché no? Non vedete che le tazze sono due?

Burdach                        - Grazie! (Tutti e due si siedono. Piccola pausa. Burdach osserva Vittoria).

Vittoria                         - (serve) Rum?

Burdach                        - Grazie, sì.

Vittoria                         - Molto?

Burdach                        - Molto.  (Piccola pausa) Di che città siete, signora? Non certo di questa citta­dina.

Vittoria                         - Perché vi invito a prendere il tè con me? Ma fatemi il piacere! Un giornalista! Un ambasciatore della settima grande potenza...

Burdach                        - Già, già, la stampa si definisce così da se stessa...

Vittoria                         - E con ciò? Avviene talvolta che uno Stato si dichiara per lungo tempo una gran­de potenza, finché il mondo se ne convince! E allora lo è per davvero.

Burdach                        - (accenna di sì) Infatti vi sono al­cuni esempi.  (La guarda) Vi interessa la poli­tica?

Vittoria                         - Molto. Però soltanto quella che veniva fatta almeno duecento anni fa.

Burdach                        - Comprendo. Visti a distanza gli eroi sono veramente eroi...

Vittoria                         - E le bassezze hanno messo la pa­tina.

Burdach                        - Fra poco, però, non avrete più la facilità di scegliere.

Vittoria                         - Perché?

Burdach                        - Perché?... Perché la politica odierna si avvicinerà molto a voi e non potrete respingerla. Quando sarà stato eletto Borgoma­stro il dottor Thoss,..

Vittoria                         - Lo eleggeranno?

Burdach                        - Nessuno ne dubita. Altrimenti un uomo della sua intelligenza non avrebbe posto la sua candidatura. La maggioranza dei voti in seno al Consiglio è assolutamente assicurata.

Vittoria                         - (fa un cenno soddisfatto con la te­sta) Hum!

Burdach                        - E' una lieta prospettiva. Diveni­re il capo d'una grande città che si allarga e che ha un avvenire... Sette anni di strada aperta davanti a sé. Ma chi sa se vorrà percorrerla sino alla fine!

Vittoria                         - Cosa intendete dire?

Burdach                        - Gli si aprirà un avvenire brillan­te. La politica comunale è il primo gradino del­la grande scala. Vi sono numerosi esempi.  (Guarda Vittoria) Vi vedo già con piacere in qualche palazzo ministeriale nella Wilhelmstrasse.

Vittoria                         - Avete molta fantasia!

Burdach                        - Se dipendesse da me... disporrei sicuramente così. Le mogli dei ministri general­mente sono orribilmente brutte.

Vittoria                         - (lo interrompe) Ancora una tazza?

Burdach                        - Sì, grazie.

Vittoria                         - Però non vi darò più rum perché non lo sopportate.

Burdach                        - Signora, la mia impressione non muterà neppure se mi farete bere solamente del latte.  (Piccola pausa) Forse sarà meglio che il signor Thoss non diventi un giorno ministro.

Vittoria                         - Sì? Perché?

Burdach                        - Semplicemente perché così voi rimarrete sempre qua. (Vittoria corruga le so­pracciglia) Perché vi potrò vedere nelle cerimo­nie ufficiali. Almeno il povero giornalista saprà dove rivolgere gli occhi durante i noiosissimi discorsi.

Vittoria                         - (ride) Credete che io debba intervenire dovunque?

Burdach                        - Dovunque no! Ma se vi fosse qualche inaugurazione, allora certo.

Vittoria                         - (con leggera rassegnazione) Già, già.

Burdach                        - Nel caso che il Municipio offris­se un banchetto a qualche poeta canuto.

Vittoria                         - Il mio posto allora sarà accanto all'uomo canuto. Che divertimento!

Burdach                        - Per il vecchio, certo grandissimo. Così capirà perché ha vissuto così a lun­go... O per esempio, se c'è l'apertura d'una esposizione...

Vittoria                         - Non succede tanto spesso.

Burdach                        - Ogni città che si rispetta ha nell'estate la sua esposizionc. se voi sarete pre­sente, nessuno penserà al deficit.

Vittoria                         - Non c'è logica nelle vostre pa­role! Il deficit non si vede all'apertura, ma alla chiusura.

Burdach                        - Ma lo si conosce già il giorno dell'inaugurazione.

Vittoria                         - Dite un po', volete forse anche l'intervista sullo stesso tono?

Burdach                        - Debbo farlo? Basta che lo desi­deriate.

Vittoria                         - Ma non capisco il perché di tutta questa preparazione per mezzo della stampa. A quale scopo c'è il comizio domani sera? L'ele­zione del Borgomastro viene fatta dal Consiglio, no? La popolazione non ha nessuna voce in ca­pitolo, mi sembra.

Burdach                        - La popolazione però deve essere convinta di avere designato essa stessa il candi­dato.

Vittoria                         - E perciò deve suggerirle questa sua convinzione?

Burdach                        - Si capisce. La politica è fatta così.

La Cameriera                - (entra) C'è una signora.

Vittoria                         - Una signora? Chi è?

La Cameriera                - Non è proprio una signora. Piuttosto una donna.

Vittoria                         - Che distinzione squisita, Betty!

La Cameriera                - Anzi, direi una popolana!

                                      - (La cameriera fa entrare la signora Vogl, donna sulla cinquantina, rude, ma con tutte le caratteristiche di una grande bontà. E' agitatissima).

La signora Vogl            - Eccomi qua! Sono la si­gnora Vogl! (Siccome non ottiene l'effetto desi­derato) Sono la signora Vogl, eccellenza! (Sen­za permettere, una interruzione) No, non dite nulla. La legge è la legge; lo so da me; e non si possono fare eccezioni, i tempi sono difficili e la città ha bisogno di danaro...

Vittoria                         - Signora Vogl, permettete...

La signora Vogl            - Non permetto nulla. Perché se vi dò retta sono spacciata. L'onorevole mi direbbe tante belle cose che infine dovrei approvare, e andarmene. E allora, addio Toto!

Burdach                        - Ma vi sbagliate!

La signora Vogl            - Non mi sbaglio affatto! Sono qua e voglio parlare. Un'altra volta non mi fareste più entrare.  (Con un tono diverso) Dunque, onorevole, vi prego, vi prego per ciò che avete di più caro al mondo, non posso pagar tanto, è troppo. Come debbo fare? Abbiate pietà, vi scongiuro!

Burdach                        - (quasi urlando) Signora Vogl!

La signora Vogl            - No, niente signora Vogl! Non sento e non vedo nulla. So solo che si trat­ta del mio Toto... del mio Toto che rappresenta tutto per mc. signor onorevole, vi scongiuro...

Burdach                        - (urlando) Ma io non sono il si­gnor onorevole!

La signora Vogl            - (in un tono diverso non più ad alta voce) Ah sì!  Non siete il signor ono­revole! Ed allora perché state lì a bere il caffè con la signora?

Vittoria                         - (con molta gentilezza) Sentite, signora Vogl…questo è affar nostro.

La signora Vogl            - Scusate, signora, scusate. Penso soltanto che avrebbe dovuto dirmelo su­bito. Mi fa parlare, parlare, e poi non è nem­meno «  lui ». E' vero, è troppo giovane. Non potrebbe essere ancora consigliere municipale.

Burdach                        - (bonario) Crescerò, signora Vogl.

Vittoria                         - (tutto senza mai spazientirsi) Mio marito dovrebbe tornare a momenti. Laseduta è lunga oggi.

La signora Vogl            - Oh, le sedute di quelli lì!

Vittoria                         - Potete aspettarlo per dirgli quel­lo che vi sta a cuore. (Frattanto ha suonato. Entra la cameriera) Accompagnate la signora nella mia stanza! (Rivolta alla signora Vogl) Vi troverete libri e giornali illustrati. Forse vi divertirà guardarli.

La signora Vogl            - Grazie, signora, Non pos­so guardare nulla. Sono troppo disperata.

Vittoria                         - Ma perché, signora? Oggi non succederà certo nulla al vostro Toto.

La signora Vogl            - (con profondo sospiro, qua­si singhiozzando) Chi lo sa? (La cameriera la accompagna fuori).

Burdach                        - Vedete? Persino la signora Vogl si è scandalizzata perché prendevate il tè con me.

Vittoria                         - (senza rispondere allo scherzo)  Quella donna era fuori di sé!

Burdach                        - Chi sarà mai questo Toto per il quale non può trovare il denaro?

Vittoria                         - Penso che non potrà pagare le tasse di scuola per il figliuolo. Avrà chiesto l'e­sonero e la Giunta comunale l'avrà respinto.

Burdach                        - (dubbioso) Credete che per que­sto si sarebbe agitata tanto?

Vittoria                         - Mi pare che ciò non dovrebbe stupirci! Chi sa se tutto l'avvenire del bimbo non dipenda da questo fatto! Forse è un ragazzo molto intelligente ed essa temerà che tutto il suo talento vada perduto soltanto perché le manca quel poco denaro. Bisogna aiu­tarla, povera donna! Temo di non essere stata stanza gentile con lei. Voglio tentare!.. (Sta per alzarsi).

Burdach                        - Ma, signora. Non sapete nem­meno di che si tratta e già vi immaginate chis­sà che cosa con tanta vivacità! (Piccola pausa; con uno sguardo pieno di entusiasmo) E' bello, sapete, che una persona si commuova tanto per un'altra... anche senza sapere che cosa le sia successo! Mi verrebbe quasi il desiderio di es­sere questo Toto.

Vittoria                         - Voi non avete più bisogno di tasse scolastiche, a quanto pare.

Burdach                        - (con uno sguardo all'orologio) Le cinque e mezzo! Signora, mi rendo conto dell' « immenso » dispiacere che vi arreco, ma purtroppo debbo andarmene.

Vittoria                         - E l'intervista?

Burdach                        - Debbo trovarmi in redazione prima della chiusura. Fra mezz'ora però sarò di ritorno.

Vittoria                         - (ridendo) Va bene, dovrò resi­stere fino allora!

                                      - (Quando Burdach sta per congedarsi si apre la porta e la Cameriera cede il passo a Lisa Quilling. E' una signora abbastanza giovane e vivace con una punta di ingenuità e di provincialismo).

Vittoria                         - Oh, Lisa! Che piacere! (Presen­tando) Signor Franz Burdach... che sciocca sono, lo conoscerai certamente.

Lisa                               - (molto secca) Non credo...

Vittoria                         - Mi pare strano! E' redattore nel

vostro giornale.

Lisa                               - (c. s.) Davvero?

Burdach                        - (a Vittoria) Le cose sono troppo semplici, per voi, signora. Il «Naeht Zeitung » è un quotidiano importante. La moglie del ge­nerale non può conoscere ogni misero sottuffi­ciale. (A Lisa, con grande cortesia) Natural­mente ho incontrato sovente la signora.

Lisa                               - (fredda) Ah, sì.

Vittoria                         - (a Burdach) Siete stato molto gentile di aver atteso con me. Fra mezz'ora mio marito sarà sicuramente qui. (Burdach esce).

Vittoria                         - Perché sei stata tanto fredda con lui?

Lisa                               - Oh, sai, è meglio non dar troppa confidenza a questi giovanotti. Altrimenti si immaginano chi sa che cosa. Anche Waldemar dice sempre così.

Vittoria                         - Mi sembra però che questo lo tenga in buon conto. Altrimenti non gli avreb­be affidato questa intervista...

Lisa                               - Lui o un altro...

Vittoria                         - Vuoi una tazza di tè?

Lisa                               - No, grazie, l'ho già preso... accetto invece una sandwich. (Vede le tazze usate) Dimmi un po' Vittoria, non avrai mica preso il tè con lui?

Vittoria                         - Naturalmente. E perché no? Non è mica un vagabondo.

Lisa                               - Sai, credo che tu debba imparare ancora molto da noi. Specialmente ora.

Vittoria                         - (ride) Specialmente ora?

Lisa                               - Quando tuo marito sarà a capo di tutto... non prenderai mica il tè con qualsiasi giovanotto.

Vittoria                         - Se mi piacesse... Oh Dio mio! Non gli ho offerto nemmeno una sigaretta!

Lisa                               - (dopo una breve pausa) Vittoria, tu sai quanto ti sono amica. Ti ho ammirata fin dal principio e ti ho sempre difesa.

Vittoria                         - E' stato forse necessario?

Lisa                               - Oh sì, è stato necessario. Tu sei cre­sciuta in un ambiente completamente diverso. Ciò si sente. Quello che mi hai raccontato degli usi di casa tua...

Vittoria                         - Oh, molto di etichetta! Buoni. Ambiente simpaticissimo.

Lisa                               - Ambiente di scapoli. Non voglio farti davvero delle prediche. Vittoria, però ricor­dati, così farai del danno a tuo marito.

Vittoria                         - Vedi, il signor Burdach è di pa­rere opposto. Anzi desidera l'elezione di Cor­rado soltanto perché potrà vedermi in qualun­que banchetto. Mi ha fatto proprio paura.

Lisa                               - Di che?

Vittoria                         - Oh Dio, di tutte le cerimonie ufficiali. Deve essere una noia tremenda.

Lisa                               - Non senti nessuna ambizione?

Vittoria                         - Che domanda curiosa. I successi di Corrado mi fanno piacere perché « egli » ne è contento e perché li merita. La prospettiva però di dover ascoltare, seduta tra una caterva di vecchioni, dei discorsi ufficiali che ripetono sempre la stessa cosa, cioè niente... ciò ti di­verte forse?

Lisa                               - Perché lo chiedi a me?

Vittoria                         - Mi pare che anche voi dobbiate essere sempre dappertutto. Tuo marito...

Lisa                               - E' tutt'altra cosa.

Vittoria                         - Perché?

Lisa                               - C'è una grande differenza.

Vittoria                         - (ride) Sì, sì, Lisa, so già quanto stai per dire. Una personalità come Corrado... Perfino i ciechi di Berlino conoscono il suo passato! Non arrossire. Conosco il tuo entusiasmo. E' naturale, del resto.

Lisa                               - Sai, Vittoria, hai un modo tale dì esprimere le cose...

Vittoria                         - Corrado è un uomo fortunato. E' di moda.

Lisa                               - Non capisco.

Vittoria                         - Ebbene... c'è una moda per gli uomini come per i vestiti. E se un uomo non è di moda, anche se fosse un Dio, ciò non gli servirebbe a nulla.

Lisa                               - (profondamente stupita) Come?

Vittoria                         - E' proprio così. Per questo Na­poleone non ebbe fortuna con le donne. Allora « usavano » gli uomini fini, sentimentali, esal­tati e un dittatore guerriero come lui non po­teva interessare nessuna donna.

Lisa                               - E oggi...

Vittoria                         - Già sai quel che voglio dire. Og­gi egli avrebbe fortuna. Perché... nessuno lo sa. Del resto nessuno sa neppure perché noi donne abbiamo bisogno una volta di dieci me­tri di stoffa per un abito e un'altra volta di due soltanto.

Lisa                               - Fai dei confronti... così strani...  (En­tra Corrado Thoss. E' un bell'uomo sulla fine della trentina).

Thoss                             - Buona sera! Ciao, Lisa! Avete fat­to compagnia a Vittoria? (Si salutano).

Vittoria                         - (con un gesto verso l'orologio) Era necessario!  Credevo che non tornassi più!

Thoss                             - Non la finivano mai!

Vittoria                         - Però ci siamo divertite. Abbiamo indagato per quale ragione tu sei oggi di moda, Corrado.

Lisa                               - Vittoria l'ha indagato!

Thoss                             - Me lo immagino...  (Va in su e in giù per la stanza).

Lisa                               - Un po' di tè?

Thoss                             - (rifiutando) Grazie.  (Prosegue in su e in giù).

Vittoria                         - Sei di cattivo umore, caro?

Thoss                             - Tutt'altro...

Vittoria                         - (dubbiosa) Ma..

Lisa                               - Vi disturbo, forse?

Thoss                             - Cosa vi salta in mente, Lisa? (Bre­ve pausa) Il giornalista è già venuto?

Lisa                               - C'è stato un redattore del « Nacht Zeitung ». Ritornerà più tardi.

Thoss                             - Molto gentile da parte di Walde-mar, aver fatto questo per me. Forse non è ne­cessario. Però è molto simpatico.

Lisa                               - Mio marito è del parere che prima di andare domani sera al comizio tutti devono aver letto in casa l'intervista. Così arriveranno preparati.

Thoss                             - Chi ha mandato?

Vittoria                         - Un giovane simpatico e svelto, mi sembra.

Thoss                             - Del resto una penna stilografica vale l'altra.

Lisa                               - L'ho detto anch'io a Vittoria.

Thoss                             - Vi siete, mi pare, un po' bistic­ciate?

Vittoria                         - (ridendo) Moltissimo! Come Crimilde e Brunilde.

Lisa                               - (scioccamente) Ma non è vero.

Vittoria                         - Sai, Corrado, Lisa è troppo in­namorata di te. Non posso permetterlo! (Bre­ve sguardo di disagio fra Thoss e Lisa).

Thoss                             - Non mettere in imbarazzo Lisa con le tue sciocchezze!

Lisa                               - La conosco io!

Vittoria                         - (gentile, ironica) Naturalmente, mi conosci, tu! (Con tono mutato) Che farete domani sera?, Verrete da noi dopo il comizio?

Lisa                               - Con molto piacere. Ed ora...  (Si alza).

Thoss                             - Vi prego di ringraziare ancora Waldemar.  (Commiato. Vittoria accompagna fuori Lisa e torna subito).

Thoss                             - Sai, Vittoria, non dovresti pren­derla tanto in giro. Non lo capisce.

Vittoria                         - E' proprio questo che mi piace in lei. Sgrana certi occhi. E' davvero una cara donnina, del resto... Non molto profonda! Po­co interessanti davvero, sia lei, sia gli altri. E tu non stai quasi più in casa. Se già adesso è così, chi sa cosa sarà dopo la tua elezione!

Thoss                             - Quello che dici manca di logica. Non già « adesso », bensì « ancora adesso ». Dopo sarà finito tutto questo tran tran, tutto questo succedersi di sciocchezze. Vittoria, tal­volta tremo di impazienza. Vorrei volare, e debbo camminare carponi.

Vittoria                         - A me sembra che voli! Essere arrivato a 33 anni dove sei arrivato tu...

Thoss                             - Dove sono arrivato io, Vittoria? E dove sono arrivato? Te lo dico in confidenza, cara... Con le mie idee sono ben lontano dalla

meta!

Vittoria                         - Ho capito, la scala!

Thoss                             - La scala?

Vittoria                         - La grande scala. Me lo ha spie­gato un tale che credo molto intelligente. Dice che vi sono dei ministri che...

Thoss                             - Ebbene, è meglio di non parlare per ora di certe cose. Però se si pensa alla in­capacità generale, se nelle cariche più impor­tanti si debbono vedere persone che si man­tengono malamente in bilico, se si considera tutto ciò... quanto ci sarebbe da fare... mentre qui sì sta per ben due ore in commissione a discutere se lo stipendio del guardiano dell'ospizio dei vecchi debba essere portato da venti a venticinque marchi la settimana in con­siderazione del suo orario esoso...

Vittoria                         - (che su questo dettaglio dimentica tutto il resto) E quante ore fa di servizio?

Thoss                             - (leggermente mutato) Che ne so io? Credo dalle sei del mattino alle nove di sera. Ma non parlo di questo.

Vittoria                         - Ma, Corrado, si deve parlare di questo! Sono 15 ore e non gli danno che 20 marchi? Ma è troppo poco!

Thoss                             - Sei proprio una donna! Io ti porto il caso come un semplice esempio delle scioc­chezze di cui debbo occuparmi.

Vittoria                         - E che cosa deve fare?

Thoss                             - Chi?

Vittoria                         - Questo guardiano.

Thoss                             - (impaziente) Che ne posso sapere io! Probabilmente dovrà aprire e chiudere continuamente il portone. Ma lascia in pace una buona volta quel guardiano! Stavo pro­prio per dirti che per soverchi timori e per troppe tenerezze ci dimentichiamo di abbrac­ciare tutto con lo sguardo. L'importante sta nel tutto.

Vittoria                         - Non sono del tuo parere, Corra­do. Che cosa è il tutto? Il tutto è formato da tante piccole cose...

Thoss                             - Ma non si può riuscire del tutto se uno si ferma intenerito sopra ogni piccola cosa. Certo non si va avanti senza avere una buona dose di brutalità.

Vittoria                         - Mi pare, Corrado, che nel di­scorso di domani non fai cenno di ciò.

Thoss                             - Sarei un bell'ingenuo. Certe cose non si dicono, tanto la gente non capirebbe. Mi capisci a malapena tu...

Vittoria                         - Oh, io ti capisco... intanto sic­come ne stiamo parlando, spero che non me ne vorrai, se resterò in casa domani sera? Sai, quei comizi...

Thoss                             - (sorpreso) Non vuoi sentire il mio discorso?

Vittoria                         - L'ho già inteso.

Thoss                             - (offeso) Hai paura di annoiarti?

Vittoria                         - Ma no. Non voglio assistere « per » te.

Thoss                             - Non ti comprendo.

Vittoria                         - (molto affabile) Vedi, conosco ormai il tuo discorso, l'hai tenuto davanti a me, come fai sempre. Anzi l'hai ripetuto per due volte...

Thoss                             - Perché tu l'hai voluto.

Vittoria                         - Ormai questo discorso è ben fisso nella tua memoria...

Thoss                             - Speriamo!

Vittoria                         - E' impresso con ogni accento, con ogni gesto. Lo so perfettamente: qui allar­gherai le braccia, là getti indietro la testa...  (Cauta) Ti seccherebbe certamente se assistessi per la terza volta.

Thoss                             - (la guarda, aggrotta leggermente le sopracciglia) Perché dovrebbe seccarmi?

Vittoria                         - Dovrebbe impacciarti, penso... paralizzarti... non saresti così libero.

Thoss                             - (seccato) Hum.  (Silenzio).

Vittoria                         - Ti dispiace quanto ti ho detto?

Thoss                             - (con negazione debolissima) Oh, dispiacermi...

Vittoria                         - Invece sì, ti dispiace.

Thoss                             - Piuttosto mi sorprende. Talvolta sento una critica nelle tue parole...

Vittoria                         - (con somma gentilezza) Ciò non sarebbe cosa grave. Due persone adulte sono fatte per criticarsi a vicenda. In tal modo uno aiuta l'altro.

Thoss                             - A me sembra però che tu mi « aiuti » un po' troppo.

Vittoria                         - Non credo che ti farebbe pia­cere una moglie come Lisa che ad ogni parola spalanca gli occhi e rimane in estasi.

Thoss                             - Credo che ti sbagli. Lisa anzi guar­da suo marito con occhio molto critico.

Vittoria                         - « Suo » marito sì. Ma non gio­chiamo a mosca cieca!

Thoss                             - (sconcertato) Lascia stare Lisa. Non mi sembra molto delicato da parte tua...

Vittoria                         - Cos'hai, mi permetterai uno scherzo innocente...  (Lo guarda) O non è forse cosa tanto innocente?...

Thoss                             - (presto) Che cosa ti frulla per il capo? (Quasi scherzando) Ora non devi irri­tarmi, Vittoria! Vengo da quella maledetta se­duta, con la testa piena di mille cose...

Vittoria                         - Ora mi ricordo che qualcuno ti aspetta di là.

Thoss                             - Cose di ufficio?

Vittoria                         - Credo. Una certa signora Vogl.

Thoss                             - Vogl? Mai sentita nominare!

Vittoria                         - E' venuta qui dentro agitatissima mentre prendevo il tè col giornalista.

Thoss                             - Hai preso il tè col giornalista?...  (Trattiene quel che vorrebbe dire) Ma che cosa vuole dunque?

Vittoria                         - Oh era divertentissima. Ha preso quel redattore per te.

Thoss                             - Sì... ma non è possibile che la gen­te mi perseguiti fino dentro casa!

Vittoria                         - Credo che si tratti del suo fi­gliuolo per la dispensa delle tasse.

Thoss                             - Ma ciò non dipende da me. E' una questione del reparto X. Non posso pensare a tutto io!

Vittoria                         - Ma non ho capito bene. Te la chiamo...

Thoss                             - Lascia stare. Attenderà e intanto si calmerà. No, le cose non possono continuare così. Dopo l'elezione saprò organizzare diver­samente.

Vittoria                         - Organizzare diversamente?

Thoss                             - Volevo dirtelo da un pezzo. Prenderemo un domestico pratico che sappia chi deve far entrare e chi no.

La cameriera                 - (entra) Onorevole, c'è un domestico.

Vittoria                         - (ride) Che prontezza!

Thoss                             - Sciocchezze! E' l'usciere per la firma.  (Alla cameriera) Fai entrare,

                                      - (La cameriera cede il passo all'usciere Plaffenzeller. Uomo ben portante, sulla cinquanti­na, in divisa blu con bottoni stemmati d'ar­gento).

Pfaffenzeller                 - (inchinandosi davanti a Vittoria) Salute, signora!

Vittoria                         - Buon giorno Pfaffenzeller.  (Lo saluta ed esce).

Pfaffenzeller                 - Salute, onorevole, ecco le carte.

Thoss                             - (si è seduto davanti alla scrivania) Date qua! (Stende la mano).

Pfaffenzeller                 - (toglie dalla busta dei docu­menti e legge con alquanta fatica in lingua pu­ra) La costruzione della scala per il nuovo edificio comunale sulla piazza del Re, sedici gradini dal terzo piano alla soffitta, viene con­cessa alla ditta Hauberisser e figlio al prezzo convenuto di 657 marchi e sessanta pfennig.

Thoss                             - (sottoscrive) Avanti!

Pfaffenzeller                 - (legge) La sezione manu­tenzione dei canali della sopraintendenza tec­nica coloniale, a causa del trasloco nei nuovi locali, deve riordinare tutti i registri. La for­nitura delle relative 3600 coperture...

Thoss                             - La Commissione l'ha approvata?

Pfaffenzeller                 - Sì, signor assessore.

Thoss                             - (fra se) 3600 coperture! Mah!.

Pfaffenzeller                 - (legge) Viene ceduta alla Ditta Schlicht e Besseler al prezzo di 980 marchi,

Thoss                             - (a mezza voce) Sciocchezze! (For­te) Date qua! (Firma).

Pfaffenzeller                 - 980 marchi per le copertu­re nuove! Potevano adoperare quelle vecchie e mettere sopra le etichette nuove.

Thoss                             - Sembra anche a me (Stende la ma­no per prendere gli altri documenti).

Pfaffenzeller                 - (senza dargli altre carte) 980 marchi per cose inutili! E poi fanno tante storie per un cane e per 60 marchi.

Thoss                             - (impaziente) Che cane?

Pfaffenzeller                 - Ma, onorevole! Ve ne ri­cordate di certo! Quel cane per il quale non hanno più pagato la tassa!

Thoss                             - Ma come? Non è finito ancora? Abbiamo discusso più d'un'ora in commissione su quel cane.

Pfaffenzeller                 - Lo so. Ma il Consiglio de­ve approvarlo. Cosi va la procedura!

Thoss                             - Commissione... Consiglio... tutto per un cane! Pare incredibile!

Pfaffenzeller                 - A me pare che si potrebbe usare un po' di clemenza. Mi sento affezionato a quella bestiola.

Thoss                             - « Voi »... perché?

Pfaffenzeller                 - Eh, me l'hanno dato in custodia. Lo tengo nella mia stanza. E non sa nulla, non sospetta nulla e mi guarda sempre così affettuosamente e mi salta intorno ed è così allegro.

Thoss                             - Mi dispiace che vi abbiano dato questa seccatura. Ma non possiamo evitare il consiglio. Però ne sarete liberato lo stesso giorno.

Pfaffenzeller                 - Ma non dicevo questo. Mi dispiace che quella povera bestiola stia là in casa mia per aspettare la morte, mentre non ha nessuna colpa.

Thoss                             - La colpa è dei padroni.

Pfaffenzeller                 - Non so chi siano, altri­menti sarei andato da loro.

Thoss                             - Non gioverebbe a nulla. Anche se pagassero dieci volte tanto, il termine è sca­duto.  (Stende la mano) Avanti dunque!

Pfaffenzeller                 - (legge) L'acquisto di un apparecchio ad aria calda per l'ospedale comu­nale viene dato alla ditta Kuhner.

Thoss                             - (firma).

Pfaffenzeller                 - (legge) L'impianto d'una montagna russa nei bagni popolari munici­pali...

Thoss                             - Di che cosa?...

Pfaffenzeller                 - (sillabando) D'una monta­gna ru...  (In questo momento la porta viene aperta piuttosto bruscamente ed entra la si­gnora Vogl).

La signora Vogl            - (con decisione quasi vio­lenta) Ora basta d'aspettare!

Thoss                             - Che cosa volete? Chi siete?

La signora Vogl            - Sono la signora Vogl e vostra moglie vi avrà forse detto perché sono venuta.

Thoss                             - Come vi permettete di entrare qui così di colpo?

La signora Vogl            - Non posso attendere più! Ho da fare io.

Thoss                             - E allora andate a casa!

La signora Vogl            - Per carità! Non ci pen­so nemmeno! Ora sono qua e ci resto!

Thoss                             - Pfaffenzeller, fate capire a quella donna...

La signora Vogl            - (con una voce ben diversa) Oh, il signor Pfaffenzeller! E come mai?

Thoss                             - Conoscete questa donna?

Pfaffenzeller                 - Ma sicuro. Almeno da 20 anni, signor assessore.

La signora Vogl            - Come state?

Pfaffenzeller                 - (alquanto impacciato) Non c'è male, grazie! Ma ora, cara signora, dovete comprendere... dobbiamo lavorare insieme, l'o­norevole e io.

La signora Vogl            - Ma, signor Pfaffenzel­ler, voi non sapete quel che mi è capitato.

Pfaffenzeller                 - Ma sì! Posso immaginarlo.

La signora Vogl            - Non potete immagi­narvi nulla, signor Pfaffenzeller. Se conosceste il mio Toto, parlereste in modo ben diverso.

Pfaffenzeller                 - (preoccupato) Lo conosco, lo conosco.

La signora Vogl            - Che? Lo conoscete?

Thoss                             - Ora basta! Aspettate di fuori!

La signora Vogl            - (senza dargli retta) E dove lo avete conosciuto il mio Toto?

Pfaffenzeller                 - (molto preoccupato) Sta con me.

La signora Vogl            - Con voi? Dite sul serio? Dove?

Pfaffenzeller                 - Nella mia abitazione.

La signora Vogl            - E allora aiutatemi! Non è una bestiola amorosa? Diteglielo!

Pfaffenzeller                 - Oh, sissignora, è proprio un bravo cane.  (In lingua pura) Ma non si tratta di questo!

Thoss                             - Io attendo pazientemente che vi decidiate ad andarvene una buona volta!

La signora Vogl            - (a Pfaffenzeller) Non si tratta di questo? Dovete mantenerlo fino a che...  (Scoppia in piantò).

Pfaffenzeller                 - (molto imbarazzato; combat, tufo tra diversi sentimenti) Via, signora Vogl, calmatevi! Non è che un cane!

La signora Vogl            - Che dite? Non è che un cane? Come si fa a parlare così stupidamente? Naturalmente non è che un cane. Ma che cane! Molti uomini potrebbero prendere esempio da lui. Ve lo dico io!

Thoss                             - Ed io vi dico che la mia pazienza ha un limite.

La signora Vogl            - (senza curarsi di lui) -Ma come sta? Mangia?

Pfaffenzeller                 - Altro che! Mangia di gusto!

La signora Vogl            - Che cosa gli date? La mattina gli piace tanto il pane inzuppato nel latte.

Pfaffenzeller                 - Gli ho dato del riso cotto.

La signora Vogl            - Oh sì, gli piace anche quello, ma con un po' di carne dentro.

Pfaffenzeller                 - Gli ho dato un po' di sal­siccia.

Thoss                             - (violento) Ma credete forse che sta­rò a sentire ancora a lungo la vostra conversa­zione su quello che piace o non piace al vostro cane? (Si apre la porta ed entrano Vittoria e Burdach).

Vittoria                         - Corrado, ecco il signor Burdach del Nacht Zeitung. Si è affrettato a tornare.

Thoss                             - Ben lieto. Sono subito a vostra di­sposizione.

Burdach                        - Prego! Ho tempo.

Thoss                             - Debbo soltanto...  (Alla signora Vogl) Come vedete, buona donna...

Vittoria                         - (gentile) Perché siete entrata qua, signora Vogl?

La signora Vogl            - Non potevo attendere di più. Il mio Toto...

Vittoria                         - Ebbene, avete regolato l'affare della tassa scolastica?

La signora Vogl            - (occhi spalancati) Che tassa scolastica?

Vittoria                         - La tassa scolastica per il vostro Toto.  (A Thoss) Mi pare, Corrado, che si pos­sa fare un'eccezione.

Thoss                             - Quale tassa scolastica?

La signora Vogl            - E da quando i cani pa­gano la tassa scolastica? Non ci mancherebbe altro.

Burdach                        - (ride) Signora, ci siamo sba­gliati. Toto non è un ragazzino, Toto è un cane.

La signora Vogl            - Ma certo, il mio Toto è un cane. Che altro dovrebbe essere?

Vittoria                         - Allora non comprendo...

La signora Vogl            - Ed io ve lo spiegherò, signora. Il mio cane si chiama Toto, siccome non ho potuto pagare la tassa sul cane il signor assessore me lo vuole ammazzare.

Vittoria                         - (ride) Ma che sciocchezze!

La signora Vogl            - Ah, sì. La chiamate sciocchezza! Domandate un po' al signor Pfaffenzeller che ce l'ha in pensione fino al giorno in cui dovrà morire.

Pfaffenzeller                 - A me non domandate nul­la, signora Vogl. Piuttosto dovrei andarmene.

La signora Vogl            - Ecco i signori uomini. Quando ti servono, si squagliano!

Pfaffenzeller                 - Non mi squaglio affatto, signora Vogl. Ma non posso aiutarvi. Cercate piuttosto voi di perorare la vostra causa! (A Thoss) Avete ancora bisogno di me?

Thoss                             - No, potete andare. , Pfaffenzeller           - Servo vostro.  (Uscendo, alla signora Vogl) Non gli faccio mancare nien­te. Cercate di fare del vostro meglio.  (Via).

Thoss                             - (alla signora Vogl) E adesso mi pare...

La signora Vogl            - No, non me ne vado.

Vittoria                         - Corrado, ascoltala!

Thoss                             - Ma io so perfettamente quello che ini vuol dire. Non posso fare nulla!

Burdach                        - (seccato) Sarà meglio che io aspetti fuori?

Thoss                             - Non c'è ragione.

Burdach                        - Forse lo preferite.

Thoss                             - La vostra presenza non disturba af­fatto. Il caso è semplice e chiaro. Anzi, sareb­be bene che trattassero una buona volta pub­blicamente queste cose. Il fatto in sé è proprio ridicolo...

Vittoria                         - (vicina a Thoss, piano a lui) Non posso dirlo forte. Per « lei non è ridicolo ».

La signora Vogl            - (accorgendosi che si parteggia per lei) Il mio Toto è tutto per me!

Thoss                             - Tacete! Qui non si tratta di voi.

La signora Vogl            - Come? Non si tratta di me? A me pare di sì. « Io » voglio bene al mio cagnolino. Sono io che non ho pagato la tassa. L'hanno tolto a oc me ». A ce me » lo ammaz­zano. E di chi allora si tratta?

Thoss                             - Si tratta del principio. Allora tutti potrebbero venire.

La signora Vogl            - Sì, ma non è necessario che venga nessuno. Gli altri possono pagare, invece io no!

Vittoria                         - (senza troppa dolcezza, per quanto in fondo si noti la sua interna commozione) Ma prima, signora Vogl, avete sempre pagato, perché non lo potete ora?

Burdach                        - Hanno raddoppiato la tassa, quest'anno, o mi sbaglio?

La signora Vogl            - Nossignore, avete pro­prio ragione. Oggi si pagano 60 marchi! E 30 erano già molti.

Thoss                             - Credo che la Commissione Muni­cipale se ne intenda più di voi.

La signora Vogl            - Non dico questo. Sareb­be il meno. Ma il mio a posto » non vale più niente.

Vittoria                         - Il vostro posto? Non comprendo!

La signora Vogl            - Vedete, signora, io sono fioraia. Da 14 anni occupo un posto sull'angolo di via Tasso e via Wolfram. Ricordate che fino alla primavera scorsa c'era in quel punto un importante nodo tranviario. Ora il nodo è sta­to spostato. E così nessuno scende più lì. Nes­suno compra più. Ed io non guadagno quasi più niente.

Thoss                             - Perché allora non fate un esposto alla Giunta Municipale?

La signora Vogl            - Ne ho fatti tre. Ma que­ste cose non importano nulla a quei signori. Solo per ammazzare un cane hanno fretta.

Thoss                             - Ora basta! (A Burdach) Mi rin­cresce che abbiate dovuto attendere per que­sta stupida storia.

Vittoria                         - (a Thoss) Dis donc, on va payer la petite somme pour elle! Faut bien lui rendre son chien.

Thoss                             - Mais non, mais non! Il ne s'agit pas de soixante markes, il s'agit du principe.

Vittoria                         - 11 ne s'agit jamais d'un principe, toujours d'un homme!

Burdach                        - (guardandola senza volerlo) Questa è anche la mia opinione...

Tnoss                             - (urtato) Ah, anche voi siete dello stesso parere! Allora, signor Burdach, permet­tete che vi dica io stesso come stanno le cosc. si ti alta di quasi un milione per le casse co­munali. La nostra città con i suoi quattrocento­mila abitanti è la più ricca di cani. Ci sono ventiseimila cani! La signora

Vogl                              - Non sono mica troppi!

Thoss                             - Oh, sì, sono troppi. Ogni 15 abi­tanti un cane! E' ridicolo addirittura. Vi sono delle vie (con intenzione) proprio nei quartie­ri così detti poveri, dove non si può fare un passo senza che una turba di quelle bestiacce non vi passi fra le gambe!  Sono una vera piaga!  La signora

Vogl                              - Già, per chi non ama i cani...

Thoss                             - Per farla breve, non è possibile andare avanti così. Naturalmente hanno gri­dato come degli ossessi. Ci hanno sepolto sotto una valanga di proteste, hanno abbandonato i cani, ne abbiamo presi parecchi senza pa­droni...

La signora Vogl            - Non il mio Toto però...

Thoss                             - No, voi avete preferito di non pagare.

La signora Vogl            - Ho chiesto una diminu­zione.

Thoss                             - Siete stata avvertita. Una volta. Due volte. Perfino una terza volta. Sapevate benissimo quel che vi aspettava.

La signora

Vogl                              - Ma se non ce l'avevo!

Thoss                             - Mi rincresce che proprio voi dob­biate servire da esempio. Ma ora la cosa è det­ta ed esaurita. Fate un po' di economia e com­pratevi un altro cane.

La signora

Vogl                              - (lo guarda come chi non sa quello che dicc. scuote leggermente la te­sta. Molto piano) Un altro...  (Guarda con gli occhi sperduti. Silenzio).

Vittoria                         - (molto amichevolmente la prende sotto braccio) Venite, signora.  (La Vogl si fa condurre fuori senza opporre resistenza).

Burdach                        - (appena solo con Thoss, franco) Dottore, facciamo a metà.

Thoss                             - Non comprendo, scusate.

Burdach                        - (franco, allegro) La tassa, dico. Voi 30 marchi e io altrettanto. La paura l'ha avuta.

Thoss                             - (freddo) Vi sbagliate. Non penso neppure lontanamente a pagare la tassa per quella donna. E del resto non gioverebbe nem­meno più.

Burdach                        - (ride come non potesse ammettere nessun''altra spiegazione) Ho capito! Volete fare da solo, di nascosto...

Thoss                             - Non voglio far nulla.  (Con tono di­verso) Dunque, passiamo alle cose nostre. Mi garantite che l'intervista sarà pubblicata do­mani? 

Burdach                        - Senz'altro!

Thoss                             - Bene! Allora interrogatemi!

Burdach                        - Oh, Dio, interrogarvi... credevo che voleste anteporre alle vostre dichiarazioni alcune norme sul compito dell'attuale nostra politica comunale.

Thoss                             - (riflettendo) Sì. Va bene.

Etjrdach                        - (seguitando) ...e che avreste svolto poi il vostro programma con speciale riguardo alla questione delle abitazioni...

Thoss                             - (approva) Bene!

Burdach                        - ...e poi trattato della politica finanziaria del comune...

Thoss                             - Molto sommariamente però.

Burdach                        - ... per concludere poi con gli interessi culturali e di istruzione.

Thoss                             - Le questioni culturali non trovano alcuna opposizione e servono per rappacifica­ re gli animi. Dunque

                                      - (Burdach si prepara a scrivere).

Thoss                             - (incomincia ad andare in su e in giù per la stanza e a parlare con grande spigliatez­za) Per me il compendio di ogni sana politica comunale consiste nel rafforzare, agevolare, col miglior accordo fra contrasti sociali ed eco­nomici, il benessere spirituale e materiale,, mo­rale ed economico dell'intera popolazione... Ma non scrivete?

Burdach                        - Perdonate, signor Thoss, ma i miei pensieri sono ancora sempre con quella donna.

Thoss                             - (non senza asprezza) Con quale donna?

Burdach                        - Con quella del cane.

Thoss                             - Sentite, giovanotto: siete qui per occuparvi di me e non di un cane qualunque!

Burdach                        - Benché la cosa sia definita uffi­cialmente io credo che una vostra parola ba­sterebbe...

Thoss                             - (molto impaziente) Per favore...

Burdach                        - (lo interrompe, molto serio) Vorrei chiedervi ancora una volta se non ri­tenete opportuno di togliere di mezzo questo caso.

Thoss                             - Non esiste un ce caso ». Sono scioc­chezze codeste!

Burdach                        - Non so, signor assessore... Non credete opportuno in questi giorni che prece­dono le elezioni, di evitare ogni appunto, ogni critica da parte della popolazione?

Thoss                             - La popolazione! Una vecchia fio­raia! Vorrei permettermi di dirvi, signor... ah... Burdach, che non siete venuto per darmi consigli, ma unicamente per scrivere quanto vi detto. Avete capito?

Burdach                        - Capito?  Sì!  ' Però vorrei ancora pregarvi...

Thoss                             - Ora basta! (Tra sé a mezza voce) E' incredibile! (Silenzio) Inoltre, prima che mi dimentichi, tengo molto a leggere le bozze dell'intervista.

Burdach                        - Sicuro.

Thoss                             - Ci tengo molto!

Burdach                        - Sta bene.

Thoss                             - Sono un po' difficile su questo punto!

Burdach                        - Le bozze vi saranno presentate al massimo alle tre.

Thoss                             - (seguitando) Non deve sembrare contrario alla mia idea sostanziale di politica comunale il fatto che nel mio programma ri­servo non solo il primo posto ai problemi eco­nomici e di coltura, ma che considero il loro sviluppo come l'unico e vero scopo di tutta la mia azione. Non possono esistere delle ricette...  (Fuori si sentono delle voci. Thoss si interrom­pe, ascolta. Con uno sguardo verso Burdach) Mi sembra che si tratti ancora della vostra pro­tetta, di quella fioraia.  (Di nuovo in ascolto. Con rabbia non più contenuta) Scusate un mo­mento! (Via in fretta).

Burdach                        - (ascolta con tensione, con dei gesti che fanno comprendere quanta viva parte egli prenda ai fatti che si svolgono fuori. Si com­prende confusamente che fuori è una vivissima discussione. Prima si sente la voce di Thoss che fa delle domande in tono brusco, seguono le lamentele della Vogl. Una volta si ode anche la voce di Vittoria che vorrebbe calmare gli animi. Poi ancora tuona la voce di Thoss. Si sentono distintamente le parole « sfacciataggi­ne » e ce canaglia! ». Poi la porta di casa si chiù, de fortemente sbattuta. Subito dopo rientra Thoss affannato e rosso in volto).

Thoss                             - (con voce nella quale si sente ancora l'agitazione, tagliente e soddisfatta) Ecco! (Attaccando immediatamente seguita dove ave­va smesso) Non possono esistere le piaghe e togliere dal mondo tutti i mali. Cerchiamo il bene dove si trova, senza riguardo al partito. Afferriamo onestamente ogni pensiero che può aiutare a liberare il popolo dai suoi guai e spe­riamo di riuscire in tal modo a distruggere i profondi contrasti che dividono la popolazione.

Burdach                        - (ha scritto. Poi smette, alza la te­sta, guarda con occhio poco benevolo Thoss che parla, e intanto cala la tela).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Il giorno dopo. La medesima stanza. Verso sera, i lumi sono accesi, Vittoria, soia, legge. Pace silenziosa. Entra la Cameriera.

Vittoria                         - (alzando gli occhi) Che c'è?

La Cameriera                - La donna che è stata scaccia­ta ieri dal padrone.  (Silenzio) Debbo intro­durla?

Vittoria                         - (ancora con aria sorpresa) Ma certo!  Sì!

                                      - (La cameriera esce, fa entrare subito la si­gnora Vogl).

La signora

Vogl                              - Buona sera, signora.

Vittoria                         - Buona sera.

La signora

Vogl                              - Vi dispiace che io sia tornata?

Vittoria                         - Niente affatto! Però se mio mari­to fosse ora in casa...

La signora

Vogl                              - Allora non sarei venuta. Ma egli deve tenere stasera il suo discorso. L'ho letto nel giornale. E allora ho pensato: « Vai un po', forse troverai la signora sola ».

Vittoria                         - Mettetevi a sedere vicino a me, si­gnora.

La signora Vogl            - Se permettete.  (Si siede. Pausa).

Vittoria                         - Ed ora cosa potremo fare? Ho cercato in tutte le maniere di convincere mio marito, ma non ci sono riuscita.

La signora Vogl            - Eh già, se uno non vuole.

Vittoria                         - Considerate però che in questi giorni mio marito è sovraccarico di lavoro ed è molto nervoso. Altrimenti non sarebbe tra­sceso ieri...

La signora Vogl            - Lasciate stare; conosco bene quella razzaccia degli uomini!

Vittoria                         - Siete maritata?

La signora Vogl            - Purtroppo no.

Vittoria                         - Ma avete avuto marito?

La signora Vogl            - Purtroppo sì.

Vittoria                         - (ride) Già, già, signora Vogl, non ci si contenta mai.  (Breve pausa).

La signora Vogl            - Credete davvero, signo­ra, che non ci sia più nulla da fare?

Vittoria                         - Sarà difficile, molto difficile.

La signora Vogl            - Ve l'ho detto; quando uno s'intesta a non volere! E tutto questo perché il povero Toto non è un cane di razza.

Vittoria                         - Non è questa la ragione.

La signora Vogl            - (quasi brusca per questa incomprensione) E' proprio questa, invece! Altrimenti l'avrebbero venduto all'asta e avreb­bero pagato la tassa col ricavato. Il mio povero Toto invece non vale niente.

Vittoria                         - Voi partite da un punto errato. Non c'entra la razza!

La signora Vogl            - Avete ragione. C'entra il cuore. E quel cane ha un cuore, signora mia, un cuore da non credersi.

Vittoria                         - Sì, sì, lo credo.

La signora Vogl            - E' fedele quella bestiola! Quando guarda con quegli occhi, occhi mera­vigliosi davvero, non si pensa più alla razza... Ora quando torno a casa e trovo quel cestello vuoto...

Vittoria                         - Bisogna riprenderlo!

La signora

Vogl                              - Mi sembra di essere una orfanella, così sola accanto alla mostra di fiori. Stava sempre vicino a me e guardava la gente con tanta furberia che si mettevano a ridere tutti. E non ha mai avuto freddo. Mai! Credete che fosse rimasto a casa qualche volta? Se gli dicevo: « Toto, oggi rimani a casa, fa troppo freddo », allora mi guardava in un modo tale, come se volesse dir di no... magari lo coprivo bene...

Vittoria                         - Bene, bene.  (Si vede che ella vorrebbe interrompere quel torrente di parole, ma la signora Vogl è ormai in vena).

La signora Vogl            - E poi, signora bella, pochi giorni fa è stato il giorno dei morti; prima avevo sempre il mio posto accanto al cancello municipale del Cimitero. Ma dall'anno in cui hanno rovinato gli affari col proibire la vendita dei fiori migliori...

Vittoria                         - E perché?

La signora Vogl            - Perché? Non lo so! La metà dei fiori non si deve vendere; aglaya no e stelloncini no, crisantemi no e bocche di leo­ne neppure. E perché mai? I signori della Giun­ta hanno probabilmente compassione dei fiori. Solo non hanno compassione del mio Toto. La mattina di buon'ora, appena avevo preparato il mio posto a quando giungevano i primi compra­tori, ecco il poliziotto che mi ha preso di mira e viene verso di me. Certo la Peppina ha fatto la spia, quella canaglia invidiosa che non fa mai nulla di buono, perché da sé quel poliziot­to non se ne sarebbe accorto. Quelli non sanno discernere un garofano da un cipresso...

Vittoria                         - (senza impazienza, affettuosa, diver­tita) Sentite, cara signora, non potete certo raccontarmi la vostra vita, ora, altrimenti tor­na mio marito senza che abbiamo concluso niente.

La signora Vogl            - Santo Dio! Ora mi sbri­go... Dunque viene la guardia molto scura in viso e comincia cosi: «Oh non sapete forse che... ». E che cosa credete che faccia il mio Toto? Salta fuori dalle coperte, si mette sull'at­tenti, e dimena la coda. La guardia si mette a ridere, lo guarda, l'accarezza e se ne va conten­to e mi lascia in pace... E tutto questo non av­verrà mai più!...  (Si mette a piangere).

Vittoria                         - Non vi disperate tanto, cara si­gnora. Col pianto non otterrete nulla.

La signora Vogl            - (fra le lacrime) Lo so bene. Non ottengo nulla io. Oggi meno che mai. Quando ne cominciano a parlare i giornali tutto è perduto.

Vittoria                         - (attenta) I giornali?

La signora Vogl            - Si capisce...

Vittoria                         - Quale giornale?

La signora Vogl            - Ma come, non l'avete letto? Il « Nacht Zeitung ». C'è raccontata tut­ta la storia del mio Toto.

Vittoria                         - Ma che sciocchezza state dicendo?

La signora Vogl            - Ma davvero non l'avete letto? Anch'io non leggo mai i giornali. Che volete che mi interessino le cose loro, dei mi­nistri e del Parlamento? Ma la sarta che abita al pianterreno me l'ha portato su. E mi sono proprio venuti i brividi nel leggerlo.

Vittoria                         - (le sopracciglia aggrottate, con mol. la attenzione) Ma che cosa hanno scritto?

La signora Vogl            - Sembrerebbe quasi che avesse conosciuto il mio Toto. Come ha scritto bene. E' proprio commovente, vi dico.  (Con linguaggio scelto) « Quello che avete fatto al mi­nore dei miei fratelli lo avete fatto a me. E con questo si intendono anche i fratelli dal manto villoso ». E poi racconta tutta la storia tra il signor assessore e me. E finisce col dire che un uomo capace di tanto male non può diven­tare Borgomastro.

Vittoria                         - (piano) Graziosa davvero!

La signora Vogl            - Sì che è graziosa! E per questo vi dico che non ci mancava altro. Chi sa come si arrabbierà il signor assessore.

Vittoria                         - (con le labbra serrate) Lo credo bene.

La signora Vogl            - E penserà: «E' giusto che si ammazzi quella bestia maledetta! ».

Vittoria                         - (piano) Avete con voi il giornale?

La signora Vogl            - Certo che ce l'ho.  (Tira fuori dalla borsa una quantità di oggetti ed in­fine un giornale varie volte ripiegato e macchiato) Eccolo.

Vittoria                         - (apre ansiosa il foglio e cerca la firma) Che peccato! Proprio sulla firma c'è una grossa macchia. Non riesco a leggerla.

La signora Vogl            - Stavo prendendo il caffè e le mani mi tremavano.

Vittoria                         - (piano) Già, già.  (Mette il gior­nale contro luce) E' impossibile decifrarla.  (Si è alzata e legge l'articolo con un'emozione mal repressa).

La signora Vogl            - Ma avete letto la fine proprio al « disopra » della macchia di caffè? Sentite quello che dice? (Senza dialetto) Fan­no una questua per me. E ha scritto il mio no me ed il mio indirizzo e pure che vendo fiori. Ecco qua...  (Legge) « Ognuno deve dare! Non solo nell'interesse di quella povera donna ma anche in segno di protesta contro la decisione gretta e spietata della Giunta Comunale. La Re­dazione del giornale riceve le offerte ». E que­sto deve urtare vostro marito.

Vittoria                     - (piano) Sì, sì, lo credo anch'io.

 (Durante queste parole si è aperta la porta ed è entrata Lisa Quilling. E' evidentemente assai agitata, anzi si scorge un certo disordine nel suo vestire. Vuole lanciarsi verso Vittoria, ma si ferma di botto, vedendo che Vittoria non è sola).

Vittoria                         - (sorpresa) Tu, Lisa! Così presto? Ilcomizio è già finito?

Lisa                               - (agitata, quasi singhiozzando) Oh, sarà presto finito!

Vittoria                         - (la guarda) Allora, signora Vogl, credo...

La signora Vogl            - Capisco, capisco signora, non voglio disturbare.

Vittoria                         - Vi darò mie notizie. La signora

Vogl                              - Grazie tanto, signora, ar­rivederci.  (A Lisa) Buona sera.  (Lisa non risponde. La signora Vogl esce).

Lisa                               - (subito, agitatissima) Vittoria, non ti capisco. Quella donna si trova qui... da te...

Vittoria                         - Come la conosci?

Lisa                               - Ho sentito da te il suo nome! Quel bellissimo nome « Vogl » che è stampato gran­de e grosso nel nostro giornale!

Vittoria                         - Lisa, quell'articolo è incredibile!

Lisa                               - Incredibile? E' ignobile! E' una vi­gliaccheria, una vigliaccheria bassa, e volga-rissima. Io non ne ho colpa! Ho detto mille volte a Waldemar di esaminare il valore morale delle persone e di non assumere quei giovinotti sconosciuti che non danno nessuna garanzia... Ma che cosa credi che mi abbia risposto? « Il pubblico richiede talenti giovanili! ». E ora eccolo il suo talento giovanile! 

Vittoria                         - Ma è stato Burdach?

Lisa                               - Certo che è stato lui! (Prende il giornale) Non sai leggere, tu... Accidenti, c'è una macchia nera.

Vittoria                         - (molto seria) Corrado lo sa?

Lisa                               - (amara) Lo sa!

Vittoria                         - E tutta la folla del comizio lo sapeva pure?

Lisa                               - Oh, se lo sapeva!

Vittoria                         - Ma io non capisco: Corrado pri­ma di uscire ha guardato l'intervista e mi ha detto: « Finalmente un giornalista che sa ri­ferire quel che gli è stato detto! ». Era soddi­sfattissimo.

Lisa                               - (amara) Soddisfattissimo!

Vittoria                         - Poi si è messo in tasca il foglio ed è uscito.

Lisa                               - Non sapeva di portare in tasca la di­namite... oh, che vigliaccheria! Quest'uomo prepara segretamente il veleno e in segreto la sera, dopo la chiusura, lo porta nella tipogra­fia e lo insinua di contrabbando. Waldemar pretende che questo caso sia unico in tutta la storia del giornalismo...

Vittoria                         - Ma Lisa, non esagerare! Non vale la pena di parlarne!

Lisa                               - Davvero!

Vittoria                         - In fin dei conti tutti sanno chi è Corrado, un uomo che ha i suoi meriti...

Lisa                               - Ma tu non sai nulla! Il comizio è stato uno scandalo!

Vittoria                         - (con gli occhi sbarrati) Uno scandalo?

Lisa                               - Uno scandalo, terribile, gigantesco!

Vittoria                         - (spaventatissima) Lisa...  (Si pa­droneggia) Ma come è possibile? Che cosa è suc­cesso? E' caduto come oratore?

Lisa                               - (con profonda convinzione) Oh, egli non fallisce mai!

Vittoria                         - E' vero. E il discorso era bello.

Lisa                               - Ma non ci si è arrivati...

Vittoria                         - (con gli occhi sbarrati, piano) Non lo hanno fatto parlare?

Lisa                               - (accenna di no senza parlare).

Vittoria                         - Ma tutto ciò è terribile! Ed io sono qua a casa... Voglio correre da lui! (An­dando verso la porta).

Lisa                               - Resta pure! Non lo incontreresti più. Saranno usciti per andare a discutere in qual­che altro luogo sulla situazione.

Vittoria                         - Che pena mi fa! (Pausa) Dunque raccontami...

Lisa                               - Che vuoi che ti racconti? Tutte le persone presenti avevano letto naturalmente quello là                           - (indicai il giornale). Uno lo passava all'altro ed ognuno leggeva prima l'intervista e due pagine più in là questo attacco vile, infame. Ecco, ecco. Questo! (Come in un attacco isterico, ha preso il foglio e legge con voce tre. mula) « Una parola, un cenno basterebbe per aiutarla. Il dottor Thoss però non ne ha voglia. Che cosa gliene importa della donna e del suo dolore? Ella lo cerca, lo implora ed egli la butta allegramente giù per la scala. Ma stasera al Co­mizio dirà delle bellissime frasi, parlerà del punto di vista umanitario e fra otto giorni do­vrebbe essere il capo della nostra città. Però non è adatto a coprire tale carica! ». Stampato in corsivo, questo! Nel nostro giornale, hai ca­pito? Nel nostro giornale...

Vittoria                         - (con emozione mal repressa) Ma che cosa è accaduto poi? Racconta una buona volta!

Lisa                               - Mio marito aveva letto tutto! Ma non ha detto nulla a Corrado per non renderlo ner­voso. E quando Corrado incominciò a parlare sai che cosa lo ha interrotto?...

Vittoria                         - Probabilmente delle esclamazioni.

Lisa                               - Degli abbaiamenti! ! ! 

Vittoria                         - Che cosa?

Lisa                               - Proprio così! Prima lo lasciarono parlare per due minuti, ma poi quando inco­minciò a trattare del benessere della popolazio­ne povera, si sentì un suono strano, sai, così, come se un piccolo cane sotto al tavolo fosse scontento; un breve mugolio, insomma. Non so se quella canaglia si fosse accordata con altri, ma da quel momento incominciarono da tutte le parti. Dapprima soltanto piano, ma di con­tinuo, come se cani sparsi dappertutto ululas­sero uno contro l'altro.

Vittoria                         - (piano) Che vigliaccheria.

Lisa                               - E poi, tutto a un tratto, proprio su una frase bene elaborata, dove si parla dello sgravio delle tasse, uno incominciò a latrare, e in che modo! A gemere così lamentevolmente, come talvolta nelle lunghe notti d'inverno i ca­ni abbandonati, che pare non possano più smettere. Ed allora addio! Tutto quanto Corra­do diceva, veniva coperto da latrati e da rumo­rosi scrosci di risa.

Vittoria                         - (piano, agitatissima) E lui?

Lisa                               - Lui?

Vittoria                         - Come si è comportato?

Lisa                               - Lo domandi? Era la dignità in per­sona. Le braccia incrociate, egli fissava la ma­snada, mentre il presidente scampanellava. Poi si ritirò lentamente dalla tribuna e si mise a sedere sulla poltrona. Quando il presidente pre­se la parola, regnava un silenzio perfetto. Ma appena accennò all'incidente chiamandolo un « affare gonfiato », ecco di nuovo quel tremen­do lungo latrato... Ed allora non resistetti più e sono scappata via.  (Pausa) Non è terribile?

Vittoria                         - (pallida, piano) E' triste assai. Potrebbe danneggiarlo.

Lisa                               - (isterica) Danneggiarlo? E' la sua ro­vina! Gli tronca la carriera. E' una catastrofe vera e propria!

Vittoria                         - Lui saprà come porvi rimedio.

Lisa                               - (c. s.) Non « c'è » rimedio! Quel fa­rabutto ha preparato troppo bene il suo piano. Ma dovrà pagarlo caro. C'è la galera!

Vittoria                         - (che diventa calma a misura che Li­sa eccede) Per che cosa c'è la galera?

Lisa                               - Non so... Sono fuori di me. E' la co­sa più atroce che mi sia mai capitata...

Vittoria                         - (con le sopracciglia aggrottate, cal­ma) Di' un po' Lisa, ti comporti proprio come se ciò fosse successo a « tuo » marito!

Lisa                               - Ora te la prendi con me perché mi agito... Non tutti possono avere il tuo sangue freddo. Però non so quale contegno Corrado preferirebbe!

Vittoria                         - (piano, con ironia) Il tuo, Lisa, il tuo.

Lisa                               - Canzonami pure! Tu non sai nemmeno quanto vale tuo marito.

Vittoria                         - (osservandola) E a me pare che tu lo sappia perfino troppo.

La Cameriera                - (entrando) Il signore di ie­ri, signora.

Vittoria                         - Quale signore?

La Cameriera                - Il signore del giornale, (Vittoria e Lisa si guardano. Breve pausa).

Vittoria                         - Non può essere, Bettina, vi sba­gliate.

La Cameriera                - No, no, signora, non mi sbaglio!

Vittoria                         - Vi ha detto il suo nome?

Lisa                               - Ma non è possibile! Nessuna persona sarebbe tanto sfacciata.

                                      - (La porta accostata si apre, Burdach sta sul­la soglia. Un urlo di disprezzo da parte di Lisa. Vittoria lo fissa muta. Burdach si inchina con aria grave. La cameriera guarda uno dopo l'al­tro con massima incomprensione. Vittoria con­geda con un gesto del capo la cameriera che esce chiudendo la porta dietro di sé. Pausa piuttosto lunga. Burdach fa un passo nella stan-za e si inchina ancora una volta davanti a Vit­toria).

Lisa                               - Non puoi mica ricevere quello lì, Vittoria!

Burdach                        - (molto modesto) Cerco il dottor Thoss.

Vittoria                         - (severa) Non è in casa. Lo sa­pete bene.

Burdach                        - Credevo che l'assemblea fosse finita.

Vittoria                         - Non vi siete stato?

Burdach                        - No.

Lisa                               - (sempre più nervosa) Non puoi par­lare con quello lì!

Vittoria                         - Cosa volete da mio marito?

Burdach                        - (senza alcun pathos) Giustifi­carmi.

Vittoria                         - Chiedergli perdono, volete dire!

Burdach                        - (malto modesto, ma deciso) No. Giustificarmi.

Lisa                               - Vuoi trattare con lui, Vittoria! Allo­ra me ne vado...

Vittoria                         - (con la massima nervosità, ma re­pressa) Dio mio, Lisa...

Lisa                               - Io non resto nella stessa stanza con gente simile! Non posso respirare la medesima aria...

Vittoria                         - Senti, Lisa! Bisogna ragionare...

Lisa                               - Me ne vado. Tornerò con loro. Non voglio rendermi complice.

Vittoria                         - Come vuoi.

                                      - (Lisa si ferma davanti a Burdach. E' visibi­le lo sforzo interno. Cerca un'espressione di disprezzo, non trova nulla però; si contenta di uno sguardo che dovrebbe fulminarlo, esce sbattendo la porta. Un momento dopo si ode tinche lo sbattere della porta di casa. Silenzio).

Vittoria                         - (finalmente) Ebbene?

Burdach                        - Sarà meglio che io attenda fuori.

Vittoria                         - Sì, sarà meglio.

Burdach                        - (sta per uscire).

Vittoria                         - Restate!

Burdach                        - Deve essere ben triste per voi il vedermi. Andrò domani nell'ufficio del signor Thoss.

Vittoria                         - Ormai siete qua.  (Severa) Avete dei rimorsi, nevvero?

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - Vi pentite?

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - Volete rimediare al mal fatto?

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - Cercate di rimediare! Con ogni mezzo!

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - (per la prima volta violenta) Ma che cosa vi ha fatto mio marito?

Burdach                        - (modesto) A me? Niente.

Vittoria                         - Ma allora perché? perché? Qua­le ragione avevate per commettere simile in­famia?

Burdach                        - E' difficile spiegarlo.

Vittoria                         - Non è mai difficile spiegare del­le azioni oneste. Cosa potete portare a vostra discolpa? Al massimo la vostra incredibile; ine­sperienza...

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - (violenta) Ebbene?!

Burdach                        - (piano) Non intendo difendermi.

Vittoria                         - Davvero! Avete calunniato, at­taccato, danneggiato un uomo stimato e di va­lore e ciò non vi par degno di difesa?

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - E non date nemmeno una spie­gazione?

Burdach                        - (guardandola) Non credevo che voi aveste bisogno di una spiegazione.

Vittoria                         - (con tagliente ironia) Davvero? Forse avrete pensato che approvassi il vostro agire!

Burdach                        - Che lo aveste compreso...

Vittoria                         - Non c'è niente da comprendere.  Non vorrete mica convincermi che sia stata la ridicola storia del cane, a spingervi...

Burdach                        - Trovate quella storia davvero tanto ridicola?

Vittoria                         - In ogni modo non c'è relazione tra quella lieve durezza ed il vostro attacco.

Burdach                        - (modesto) Non esistono lievi du­rezze.

Vittoria                         - (Lo guarda. Con ironia accentuata) Siete veramente molto giovane.

Burdach                        - Non dipende da questo.

Vittoria                         - Perché?

Burdach                        - Siete molto più giovane di me e la pensate diversamente.

Vittoria                         - (dopo lievissimo esitare, decisa) Certamente. Ma che cosa vi aspettavate? Di trovare in me un appoggio...

Burdach                        - Un appoggio? Non ne ho biso­gno.

Vittoria                         - Siete in errore! Forse non avete capito nemmeno le conseguenze della vostra azione!

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - Le conseguenze per voi!

Burdach                        - . Quelle non hanno importanza.

Vittoria                         - (violenta) Ma uno non spezza co­sì la propria carriera! Perderete il vostro pane! Sarete infamato! Sarete cacciato dovunque!

Burdach                        - (noncurante) Lo so! E' naturale!

Vittoria                         - (con le sopracciglia aggrottate, in­credula) E volete asserire che ciò valesse tanto per voi?

Burdach                        - (senza alcuna enfasi) Sì, valeva tanto.

Vittoria                         - Ma son cose che non si sono in­tese mai! Non si deve perdere così la misura! Si tratta di un cane, infine! Di un cane per il quale non si è potuto pagare la tassa. Di una decisione di carattere prettamente burocratico; Invece voi ne tirate delle conseguenze così in­fantili... Che cosa avrebbe dovuto fare mio ma­rito, secondo il vostro saggio consiglio? La don. na è stata varie volte diffidata. Ci voleva un esempio. Non si va avanti a forza di riguardi e di gentilezze. E' facile parlare di sentimento...

Burdach                        - E allora, signora mia, com'è che ho incontrato proprio adesso la signora Vogl? E' venuta da voi, suppongo perché vo­lete aiutarla.

Vittoria                         - Ebbene? E' compito di noi don­ne smussare le durezze alle quali sono obbliga­ti i nostri uomini nelle loro funzioni.

Burdach                        - E' un compito molto nobile.

Vittoria                         - Certamente avrei preferito che le avessero restituito il cane. Ho tentato.

Burdach                        - Così agite come donna.

Vittoria                         - E come agisce un uomo?

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - Ebbene?

Burdach                        - (mite) Un uomo colpisce.

Vittoria                         - Anche se rovina se stesso?

Burdach                        - Proprio allora.

Vittoria                         - Che cosa volete dire?

Burdach                        - Che certe cose sono permesse soltanto se si paga di tasca propria.

Vittoria                         - Non dite stupidaggini! Voi odia­le mio marito!

Burdach                        - Sono venuto qua senza il mi­nimo pregiudizio.

Vittoria                         - (dopo breve silenzio) Tutto quan­to voi pensate è falso! Non conoscete mio ma­rito! Non avete di lui la benché minima idea!

Burdach                        - (la guarda; piuttosto piano) Non dovreste parlare con me! La situazione è trop­po difficile per voi.

Vittoria                         - Niente affatto difficile! Proprio per nulla! E' chiarissima! Volete sapere quel che siete ai miei occhi? Uno sciocco. Un paz­zo. Siete pericoloso per voi.

Burdach                        - (sempre con grande semplicità) Pericoloso è piuttosto un alto impiegato senza cuore.

Vittoria                         - Ma non dite sciocchezze!

Burdach                        - Vi sembrano sciocchezze?

Vittoria                         - Avreste un gran da fare, se vo­leste colpire ovunque non vi è a cuore »!

Burdach                        - Posso farlo soltanto là, dove per caso mi trovo.

Vittoria                         - Fra poco vi troverete per caso in qualche altro luogo! (Con tono calmo) Del re­sto avete sbagliato i vostri calcoli. Anche se po­chi delinquenti si sono comportati da malvagi al comizio ciò non potrà mai toccare mio ma­rito. E non cambierà certo l'esito dell'elezio­ne. Ci mancherebbe altro! Avete solo rovinato voi stesso! Soltanto voi! Mi fate pena, mi fate! Volete che vi dica quel che penso? Siete un Don Chisciotte e null'altro.

Burdach                        - Quel confronto non mi dispiace affatto.  (Pausa).

Vittoria                         - (con maggior calma nella voce) Ora ascoltatemi. Dobbiamo vedere che cosa si potrebbe fare. Che cosa sarebbe meglio? For­se una smentita?

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - Ma no... si darebbe troppo peso all'incidente. Bisognerebbe presentare tutto come uno scherzo. Sarà bene che andiate da mio marito subito con delle proposte decisive.

Burdach                        - (tace).

Vittoria                         - Ma aprite la bocca, santo Dio! Certo non mi sento troppo bene a posto come ambasciatrice. Forse azzardo troppo. Può dar­si che io abbia torto. Ma credo che sia una fortuna per voi, che almeno una persona vi com­prenda.

Burdach                        - Certo sarebbe bello se almeno voi mi comprendeste.

Vittoria                         - Allora parlate.

Burdach                        - ... L'ho sperato tanto ieri quan­do sono entrato qua.

Vittoria                         - (con forte ironia) Davvero?

Burdach                        - Non potete immaginare che im­pressione sia stata la mia.

Vittoria                         - (c. s.) Davvero? Avete una ma­niera irresistibile per corteggiare una donna.  (Lo guarda con le sopracciglia aggrottate) Ma che razza di uomo siete? Secondo quali paz­zeschi principi vivete dunque?

Burdach                        - Principi? Sono semplicemente vile e infame.

Vittoria                         - (violenta) Lasciate queste stupi­daggini. "Voglio veder chiaro. Voglio sapere chi siete. Voglio sapere se siete così come vi dimo­strate! O se tutto non è che menzogna!

Burdach                        - Menzogna...

Vittoria                         - Non pensate però che io sia una credulona. Parlate! Convincetemi! Forse po­trò riuscire ad allontanare da voi... la sven­tura.

Burdach                        - Non chiedo tanto.

Vittoria                         - (violenta) Fate il piacere di non sofisticare! Come può arrivare un uomo ad agi­re come avete agito voi? A buttare a mare la sua carriera per una faccenda che non lo riguar­da, ad esporsi, a rovinarsi per un capriccio? « Siete » proprio così? Approfittate dell'occa­sione? Voglio vedere chiaro...

Burdach                        - (la guarda e tace).

Vittoria                         - (ordinando) Avanti!

Burdach                        - Non posso!...

Vittoria                         - Che cosa non potete?

Burdach                        - Avete mai conosciuto un uomo che potesse spiegarvi questo? Sono fatto così, e queste sono le mie qualità...

Vittoria                         - Ma non ho nemmeno conosciuto un uomo che abbia fatto quel che avete fatto voi, senza senso e senza ragione.

Burdach                        - Non senza senso e senza ra­gione...

Vittoria                         - Per un nonnulla! Per una bestia!

Burdach                        - Hum. (Pausa) E' difficile da di­re! Se un uomo cerca le ragioni delle sue azio­ni deve guardare molto indietro...

Vittoria                         - La sua gioventù, dite?

Burdach                        - Già... ero ancora un ragazzet­to... No, non va.

Vittoria                         - Aspetto.

Burdach                        - (sempre con grande semplicità) E va bene. Passerà presto. Dunque ero ancora ragazzetto allora... Abitavo in una casa nella periferia. E proprio davanti a questa casa in­cominciava una salita molto erta. Ogni giorno su quésta salita passavano carri carichi di pie­tre. Molti erano troppo pesanti per i cavalli, ma i cavalli dovevano arrivare fino su in cima. Tiravano con tutte le loro forze, ma spesso non vi riuscivano. Ed allora i carrettieri li frusta­vano violentemente, sul dorso, sul muso, col manico della frusta, sulla fronte, coi pugni ne­gli occhi, coi calci nei fianchi. Perché doveva­no andare, e andavano sempre! E questo l'ho veduto dalle nostre finestre per ben quindici anni.  (S'interrompe).

Vittoria                         - (piano, ansiosa) Ed allora?

Burdach                        - Ed allora? Già, se ne parlavo mi deridevano. Una volta però mi trovavo da­vanti al portone, quando successe di nuovo la 6te8sa cosa. Mezzo morto di paura andai per protestare dal carrettiere. Era un gigante e mi guardava dall'alto come se io fossi stato una pulce. Poi mi mise il pugno sotto il naso e mi diede una leggera spinta che mi fece ruzzolare fin sull'orlo della strada. Avevo quattordici an­ni allora... ma ho giurato...

Vittoria                         - Che cosa?

Burdach                        - Che appena giovanotto non avrei permesso più nulla di simile. Che mi sarei in­tromesso ovunque, che avrei colpito sempre, e senza riguardo, e che non avrei avuto paura mai di nulla.

Vittoria                         - E non avete avuto mai paura?

Burdach                        - Oh, mille volte! E ho sempre ricominciato. L'uomo è un essere abbietto. Non sono affatto coraggioso io. Il mio primo impulso è sempre: « Avanti! ». Il secondo: « Non te ne occupare ». Ma non si deve cedere per non sentirsi dopo troppo male.

Vittoria                         - E davvero non cedete mai? A nessun costo?

Burdach                        - A nessun costo? Non so. Ma se non si tratta che del posto e del pane... che co­sa potrà succedere a un uomo che è solo? Un po' di pane si trova sempre.

Vittoria                         - Ma quando vi troverete senza occupazione, discreditato nella vostra professio­ne, che cosa farete allora?

Bukdach                       - Allora sarò libero.

Vittoria                         - E se queste vostre follie vi por­tassero in prigione, non sareste più «libero »?

Burdach                        - Ma io tornerei ben presto.

Vittoria                         - E se doveste convincervi di es­sere caduto in errore? Che tutte le vostre sup­posizioni sono false? Che l'uomo che avete col­pito è ben diverso da quello che credevate...  (Si ode la porta di casa che si chiude) Zitto! E' venuto! Entrate di là! (Indica la porta laterale) Non voglio che vi veda subito.

Burdach                        - Ma non posso mica nascondermi!

Vittoria                         - Per piacere, siate ragionevole almeno una volta! Debbo prepararlo.

Burdach                        - Ma non è possibile!

Vittoria                         - (ha aperto la porta laterale) At­tendete qua, fino a che non vi chiamerò!

Burdach                        - Si, però...

Vittoria                         - Lo voglio!  

(Ha spinto Burdach nella stanza attigua e ha chiuso la porta. Manda un sospironc. subito dopo dal fondo entra Thoss. E' pallido e acca­sciato, ma perfettamente in ordine).

Vittoria                         - Corrado! (Gli afferra le mani).

Thoss                             - Vedo che sei informata.

Vittoria                         - Lisa è venuta.  (Thoss si fa ca­dere su una poltrona). Mi sono rivolta tanti rimproveri per non essere stata vicina a te...

Thoss                             - Ora non m'importa più.  (Pausa).

Vittoria                         - E Quilling dov'è?

Thoss                             - A casa sua. E' andato a prendere Lisa, poi verrà qua. Mi ha fatto un bel servi­zio lui, col mandarmi quell’individuo

Vittoria                         - Vedi le cose troppe nere, ora. Domani nessuno ci penserà più.

Thoss                             - Tu non sai quel che dici!

Vittoria                         - Ma, Corrado, un uomo come te non si ferma per certe stupidaggini!

Thoss                             - Sono diventato ridicolo! E il ri­dicolo uccide!

Vittoria                         - Un uomo come te non diventa

mai ridicolo!

Thoss                             - Ma non esiste più una casa in tutta la città dove non abbiate letto questo (Gesto verso il giornale) Costui ha saputo mirare bene.

Vittoria                         - Non mi pare. La tua elezione non dipende da quella gente. La tua nomina vien decisa dal Consiglio.

Thoss                             - E credi forse che il Consiglio osi impormi alla popolazione?

Vittoria                         - Sei ancora sotto l'impressione dell'accaduto, Corrado. Domani...

Thoss                             - Domani? Non ti illudere! Credi forse che il primo cittadino può esporsi al ri­schio di esser accolto da latrati ovunque egli si presenti? Ah no, quel birbante non ha in­tascato quel denaro per niente.

Vittoria                         - Danaro?

Thoss                             - Come sei ingenua! Naturalmente è stato pagato.

Vittoria                         - Pagato?

Thoss                             - Corrotto. Venduto. E che ragione avrebbe avuto se no?

Vittoria                         - (cauta) Senti, Corrado, non posso crederlo.

Thoss                             - Ma non c'è niente da credere! E' chiaro come la luce del sole! Immagino pure chi si nasconde dietro a lui. E' una vera in­famia! Prendere la gente così speculando sul sentimento, è un'azione veramente indegna!

Vittoria                         - Credo che ti sbagli.

Thoss                             - (beffardo) Naturalmente sbaglio! Un uomo rischia la sua carriera, perché? Perché gli fa pena un cane! Un vigliacco venduto, null'altro. Ma lascia stare, si pentirà...

Vittoria                         - Non credi che sarebbe meglio prendere qualche accordo?

Thoss                             - Questa era anche l'idea di Quilling. Offrire una somma maggiore! Il risultato però sarebbe stato dubbio. A che cosa mi gio­verebbe una smentita...

Vittoria                         - (senza volerlo, piano) Oh, se mi avessi dato retta, Corrado, ed avessi evitato quella durezza.

Thoss                             - (impaziente) Allora avrebbero escogitato qualche altra cosa. Perché questo maledetto cane non è che una scusa! Quante volte te lo debbo ripetere ancora? Non capisco come si può essere così duri di cervello!

Vittoria                         - (prudente) E se tu ti ingannas­si... Forse la spiegazione più semplice è pro­prio la giusta. Questo Burdach è giovane...

Thoss                             - Farabutto giovane, farabutto vec­chio, che differenza c'è?

Vittoria                         - Ha la testa calda. Del resto mi pare che ha tentato di commuoverti, non è così?...

Thoss                             - (impaziente) Ma sì, sì, si capisce, per salvare le apparenze.

Vittoria                         - E siccome tu non cedevi, egli ha scritto l'articolo.

Thoss                             - Convenientissimo davvero! E tut­to questo per un cagnaccio qualunque! Così va proprio il mondo!  

(Entrano Quilling e Lisa. Quilling è un uo­mo grassoccio sulla quarantina, vero tipo del cittadino che ama la sua tranquillità).

Quilling                         - Buona sera! Non si entra quasi dal portone!

Thoss                             - Che cosa?

Quilling                         - Dico tutta quella gente laggiù... un vero assembramento.

Thoss                             - (alza leggermente la tenda della porta del balcone) Davvero!

Quilling                         - Sicuramente gente del comizio. Pare una dimostrazione. Ma pacifica.  (Dalla strada si odono come in sordina delle voci e una o due volte distintamente il grido « Thoss! »).

Quilling                         - Sono mortificatissimo, Vittoria, che questo sia potuto succedere a me! Vera­mente farabutti ce ne sono dappertutto. Ma la malvagità non si legge in fronte.

Thoss                             - Pensate un po'! Vittoria lo ritiene un sognatore che ha compassione del povero cane! E della povera donna, (Ride. Quilling e Lisa si associano. Vittoria tace).

Quilling                         - Vi ha fatto credere questo, Vit­toria?

Thoss                             - (in ascolto) Fatto credere? Chi? Quando? Dove?

Lisa                               - (in tono falsamente ingenuo a Corrado) Oh, Vittoria non ve l'ha ancora detto? Egli è stato qui stasera.

Thoss                             - Chi è stato qui?

Lisa                               - Il signor sognatore. L'idealista. Per­ciò sono scappata via...

Thoss                             - E' stato qui?

Vittoria                         - Sì.

Thoss                             - Tu hai parlato con quell'indi­viduo?

Vittoria                         - Sì.

Thoss                             - (padroneggiandosi a mala pena) Come mai, Vittoria?... Non ti comprendo dav­vero. Mentre a me succede quel che succede, mentre nell'assemblea scoppia lo scandalo, da lui inscenato, tu stai qui nella nostra casa a chiacchierare con quella canaglia...

Vittoria                         - Era venuto per giustificarsi.

Thoss                             - Davanti a te.

Vittoria                         - No, davanti a te, Corrado. E' venuto soltanto troppo presto. E io non lo credo un farabutto, altrimenti non avrei par­lato con lui.

Thoss                             - Ah, non lo credi un farabutto? Dovete sapere che Vittoria sospetta dei motivi nobili...  (Risa).

Quilling                         - (facendo le mosse di chi conta da­naro) Motivi nobilissimi! Conosciamo que­sti nobili motivi per cui uno sacrifica la pro­pria posizione.

Thoss                             - E' stato davvero un modo origi­nale di passare la sera in conversazione con quel brigante!

Lisa                               - (piuttosto maligna) Mi dispiace di dovertelo dire, Vittoria, ma ero rimasta già meravigliata nel vedere che avevi ricevuto la signora Vogl...

Thoss                             - Chi?

Lisa                               - Ma quella del cane che è causa di tutto.

Thoss                             - (con calma rabbiosa) Ah, anche quella è stata qua?

Vittoria                         - Anche lei è stata qui.

Thoss                             - Mentre laggiù mi ammazzavano con i loro latrati, tu ti interessavi di quella bestiaccia! Burdach, la signora Vogl, e mia moglie, un fronte chiuso.

Vittoria                         - Non merito questo.

Quillng                          - Corrado è fuori di sé, Vittoria, ciò è comprensibilc. si è voluto giustificare, di­te? Che cosa ha portato a sua discolpa?

Vittoria                         - Domandatelo a lui!

Quillng                          - Ha tentato almeno di difen­dersi? Sono curioso davvero!

Vittoria                         - Potrete soddisfare la vostra cu­riosità.

Quillng                          - Ha fatto l'ingenuo? E' stato im­pertinente? O che cosa?

Vittoria                         - (alza le spalle).

Thoss                             - Rispondi almeno!

Vittoria                         - A che scopo? Egli è qua.

Thoss                             - Che?

Quilling                         - Dove?

Vittoria                         - Nella stanza attigua!

Lisa                               - Vittoria!

Thoss                             - Ma tu vuoi scherzare? Si è nasco­sto nel mio appartamento...

Vittoria                         - L'ho nascosto io. Volevo prepa­rarti. Ma non ne vale la pena.

Thoss                             - Oh, io sono preparato! (Gridi di sotto: a Thoss! Thoss! »).

Lisa                               - (solleva la tenda) La via è piena di gente.  (A Thoss) Dovete affacciarvi.

Thoss                             - Più tardi! Prima quel signore! (Tutti guardano verso la porta. Thoss apre. Burdach entra immediatamente. Il suo conte­gno non è provocante, anzi è molto pacifico, come quello di un giovane innocente che entra in un salotto).

Burdach                        - Buona sera.  (Pausa).

Thoss                             - (piano, con rabbia contenuta) Dunque siete qua, in casa mia...

Quilling                         - E' il colmo!

Thoss                             - Avete la sfacciataggine...

Burdach                        - Perché? Vi ho attaccato, perciò debbo darvi soddisfazione.

Thoss                             - Soddisfazione? (Guarda ora l'uno ora l'altro come se non sapesse adattarsi alla situazione) Vi immaginate dunque di essere uno di quegli avversari con i quali si possa scen­dere a patti? Mi avete assalito di notte come un bandito...

Vittoria                         - (scongiurandolo) Corrado!

Thoss                             - Che «Corrado »? Dovrei usare ancora delle cortesie?...

Vittoria                         - Allora me ne vado.

Thoss                             - Tu invece resterai!

Burdach                        - (dispiaciuto) Come vedete, si­gnora...

Thoss                             - (non forte) Osate rivolgere la pa­rola a mia moglie?...

Burdach                        - Dato che voi non volete ascol­tarmi.

Quilling                         - E sono stato io a lanciarlo! Ma rimedierò, Thoss, te lo giuro, rimedierò...

Thoss                             - Bugiardo... calunniatore, vile, in­fame!

Burdach                        - Me ne vado.  (Si volta per uscire).

Thoss                             - (con voce stentorea) Fermo qui!

Quilling                         - (volendo sorpassarlo con voce che gli si spezza) Fermo!

Burdach                        - (calmo) A che prò?

Quilling                         - (dopo una pausa) Non vale la pena di arrabbiarsi.  (Si siede) Rispondete. Co­me vi siete permesso di servirvi del mio gior­nale? Era vostro dovere di rivolgervi al vostro redattore capo?

Burdach                        - Quello non avrebbe permesso la pubblicazione.

Quilling                         - E allora non lo « dovevate » pubblicare!

Burdach                        - (senza enfasi) Forse non lo do­vevo, signor Quilling, ma non potevo fare al­trimenti.

Quilling                         - Magnifico! « Eccomi qui, fate di me quel che volete!  ». E tutto questo per un cane? Suvvia!

Burdach                        - (c. s.) Dovevo agire di nascosto altrimenti non avrei potuto agire.

Quilling                         - E la ragione qual'è?

Burdach                        - La conoscete, mi pare.

Quilling                         - Vogliamo udirla ancora una volta, ci teniamo.

Burdach                        - (c. s.) Il signor Thoss è stato inumano in una cosa da nulla. Sono convinto che lo sarebbe anche nelle cose importanti e ho voluto oppormi.

Quilling                         - Dunque avete scritto il vostro articolo per il bene degli uomini e delle bestie? Per umanità pura e semplice?

Burdach                        - (noncurante) Se volete chia­marlo così, fate pure.

Quilling                         - Per umanità, è veramente ma­gnifico! (Ride con Lisa e Thoss. Un coro di risa maligno stonalo, non forte, che s'inter­rompe subito).

Thoss                             - E quanto vi hanno dato?

Burdach                        - (non comprende) Come?

Quilling                         - Domandano quanto vi è stato pagato.

Burdach                        - (tace).

Quilling                         - Una grossa somma tutta insieme o una piccola fissa continuata?

Thoss                             - Certamente tutta in una volta. Un sporcacarte così lo preferisce! Questo difensore di cavalli infortunati.

Burdach                        - (con sconcertante dolcezza) Giusto!

Thoss                             - Questo vagabondo senza tetto.

Burdach                        - (ancora più dolce) Non è giusto.

Thoss                             - Questo farabutto matricolato.

Burdach                        - (con subitanea voce tonante) Basta!

Thoss                             - (andando verso lui) Come? Voi mi ordinate di tacere, in casa mia.

Burdach                        - Ma che casa, che casa vostra... posso incontrarvi domani in qualche altro luo­go per dirvi quello che credo!

Thoss                             - Fermo! Prima la smentita!

Quilling                         - Certo, la smentita!

Lisa                               - (con voce molto alta) La smentita!

Quilling                         - Mettetevi a sedere! Prendete la penna! Scrivete...  (Burdach si stringe nelle spalle e non dà loro retta) Non sentite?

Burdach                        - (di nuovo molto calmo) Che co­sa dovrei smentire?

Quilling                         - Il vostro articolo. E nella forma che vi detterò io. Sarà pubblicata domani.

Burdach                        - (tranquillo e deciso) Impossi­bile.

Thoss                             - Che cosa? Impossibile?

Burdach                        - (calmo) Certo, la parola è esatta.

Quilling                         - Dunque vi rifiutate?

Burdach                        - Sissignore.

Quilljng                         - Non volete rimediare al male fatto?

Burdach                        - Oggi scriverei precisamente co­me ieri.

Quilling                         - Avete riflettuto alle conse­guenze?

Burdach                        - Pienamente.

Quilling                         - Siete licenziato.

Burdach                        - (approvando gentilmente) Na­turalmente.

Quilling                         - Non troverete più nessun posto! Ci penseremo noi.

Burdach                        - (c. s.) Ci credo, ci credo.

Quilling                         - Sarete portato davanti a un giurì d'onore.

Burdach                        - (c. s.) Magari!

Thoss                             - Davanti al Tribunale.

Burdach                        - (per la prima volta ironico) Mi manderanno in galera!

Vittoria                         - Lasciami andar via, Corrado. Non voglio assistere oltre.

Thoss                             - Resterai invece! Si tratta della car­riera di tuo marito. Ed in tale frangente una moglie non deve fuggire.

Vittoria                         - Non posso esserti utile.

Thoss                             - La notte porta chiarezza.

Vittoria                         - (piano) Lo temo anch'io.  (Gli stessi gridi dal di fuori che si erano uditi di quando in quando giungono ora più forti e im­pazienti: « Thoss! Thoss! »).

Quilling                         - (guarda fuori) E' proprio così, Thoss, la gente ha ripensato.

Thoss                             - (accanto alla tenda) Sembra anche a me.

Quilling                         - E' una dimostrazione.

Lisa                               - Una riparazione! Dovete affacciarvi!

Thoss                             - Credete?

Lisa                               - Mi pare chiaro!

Quilling                         - Pronuncerai poche parole con­cise. Le pubblicheremo domani, in corsivo.

Lisa                               - (lieta) E tutto sarà finito!

Quilling                         - Tutta la tempesta in un bicchier d'acqua, scatenata da quel signore, è finita, è passata. Ha sbagliato i suoi calcoli.

Thoss                             - (si aggiusta meccanicamente il vesti­to. Prende un'aria contegnosa) Se credete...

Vittoria                         - Vuoi davvero presentarti, Cor­rado?

Thoss                             - (subito rafforzato nella sua decisione, da questa prima lieve contraddizione) Certo lo voglio!

Vittoria                         - Non si sa mai... Se avessero in­tenzioni diverse...

Thoss                             - (indignato) Come, diverse?

Vittoria                         - (cauta) Ancora ostili.

Thoss                             - Naturalmente! Devono essere osti­li! Nel mondo non esistono più sentimenti nobili...

Vittoria                         - (decisa, quasi implorante) Non andare!

Lisa                               - (con ardore) Andate! (Apre con una scossa le tende).

Thoss                             - Sì.

 (Va verso la porta del balcone, l'apre con uno strappo, esce sul balcone. Di fuori dappri­ma regna silenzio perfetto. Nella stanza Lisa e Quilling stanno ai due lati della porta del balcone. Burdach e Vittoria stanno molto in avanti a destra e a sinistra della parete piut­tosto distanti uno dall'altra. Non si guardano).  (fuori sul balcone) Signore e si­gnori! Vi ringrazio di essere venuti da me! Gli avvenimenti vergognosi e tristi di questa sera...

 (In questo momento si ode un fortissimo la­trato come di un cane grosso. Questo è il se­gnale di un chiasso infernale: fischi, mugolìi, latrati di ogni genere. si sente che la gente du­rante la lunga attesa si è preparata a questa scenata).

Thoss                             - (torna barcollando nella stanza d'un pallore mortale).

Quilling                         - Masnada maledetta! (Chiude sbattendo le imposte del balcone).

Thoss                             - (cade su una poltrona come colpito da apoplessia. Lisa e Vittoria gli muovono in­contro nel medesimo tempo).

Lisa                               - (è arrivata più presto. Tutto dimenti­cando si getta sopra di lui, lo abbracciai e urla) Corrado, Corrado, tu?

Quilling                         - (alquanto stupito) Che «tu»?!

Lisa                               - (non sente più nulla) Corrado! Ascoltami! Santo Dio!

Quilling                         - Mi vorresti dire da quando gli dai del tu?

Lisa                               - Che cosa importa adesso...

Vittoria                         - (semplice, calma) La notte porta davvero chiarezza...

Quilling                         - Senti un po' Thoss, vorrei chie­derti...

Lisa                               - (isterica) Non hai nessun diritto di chiedergli qualche cosa! Sei stato tu a ro­vinarlo.

Vittoria                         - Ma Lisa...

Lisa                               - E tu taci pure! Tu prima di tutti! Tu non lo comprendi! Non l'hai compreso mai...

Burdach                        - (che ha assistito imperturbabile) Adesso però sono veramente di troppo.  (Si volta per uscire).

Thoss                             - (salta in piedi. Non si vede più in lui nessuna stanchezza. E' solo furioso) Certo!! Certo siete di troppo! Non c'è nulla al mondo di più superfluo di pazzi e di idealisti del vostro stampo! Esseri come voi portano subbuglio dappertutto. Perché voi non siete comprato, non siete corrotto! Siete troppo stu­pido per farvi comprare! Siete semplicemente un pericolosissimo cretino. Però avrete da fare i conti con me, caro mio, vi servirò a dovere. Non riuscirete a nulla con quel vostro sciocco bagaglio di pietà e di umanità! Anzi non sa­rete nemmeno buono a salvare un cane, ve lo dimostrerò io, nemmeno un unico brutto cane randagio... Perché ora sarete ben convinto che quello domani ci lascerà la pelle...

La Cameriera                - (entra frettolosamente) Si­gnore, l'usciere!

Thoss                             - Come? Chi?

Pfaffenzeller                 - (appare sulla soglia della por-ta spalancata. E' senza fiato e agitatissimo. Due bottoni della sua divisa sono aperti) Signor assessore! Signor assessore!

Thoss                             - (sgarbato) Cosa volete?

Pfaffenzeller                 - Signor assessore, quel ca­ne, il Toto...

Thoss                             - Che cos'ha quella bestiaccia?

Pfaffenzeller                 - Signor assessore! Non c'è più! L'hanno rubato...

Fine del secondo atto

TERZO ATTO

(Un corridoio in Tribunale che serve anche come sala d'aspetto dei testi. Panche, attacca­panni. Una chiara mattinata invernale. Burdach ed un usciere del Tribunale entrano in­sieme in scena).

Burdach                        - (aria fresca, abbronzata. Vestito in abito sportivo che non deve aver però nulla di esageralo) Buon giorno! (Nessuna risposta) Dite un po', si discute qui la causa del furto con scasso a carico di Francesco Burdach?

L'Usciere                       - Sissignore. Lì dentro. Siete un testimone?

Burdach                        - Oh, no!

L'Usciere                       - Ed allora che cosa siete venuto a fare?

Burdach                        - Io sono l'accusato.

L'Usciere                       - (ride) Voi?

Burdach                        - Sono il ladro.

L'Usciere                       - (lo osserva) E venite dal carcere così vestito?

Burdach                        - No, sono stato a sciare. Vengo direttamente dalla stazione,

L'Usciere                       - Ma che roba! Che roba! I no­stri ladri vanno a sciare! (Scuote la testa) En­trate nella sala e mettetevi sulla panca degli accusati.

Burdach                        - Per ora sto bene qua.  (Gira in­torno con le mani nelle tasche del calzoni can­ticchiando con voce leggera) « Conosco un ca­gnolino, in mezzo a tanti, Che mangia i ve­tri rotti, E quando poi li caccia... son dia­manti!».

L'Usciere                       - Che sono queste?

Burdach                        - E' di Goethe, sapete!

L'Usciere                       - Ah, sì, di Goethe.  (Entra la signora Vogl. E' vestita meglio che negli altri atti e porta il cappello) Che cosa volete voi?

La signora

Vogl                              - (mostra la citazione) Sono chiamata per testimoniare.  (Vede. Burdach) Oh, il signor Burdach. Buon giorno a voi, come state? Ma che roba, che roba. Che cosa si deve vedere. Voi in Tribunale, (in lin­gua pura) Per furto con scasso! E tutto questo per il mio Toto.

L'Usciere                       - Ogni rapporto con gli accusali è severamente proibito.

Burdach                        - Non fate lo scemo!

L'Usciere                       - Scemo? Questa è un'offesa ad un funzionario!

Burdach                        - Non ho mica detto: «Siete scemo! ». Dico: « Non fate lo scemo! ». E' un invito che posso rivolgere a qualunque citta­dino della Repubblica.

L'Usciere                       - State attento (Esce furi­bondo).

Burdach                        - E come sta lui?

La signora Vogl            - Toto? Sta bene ed alle­gro. Ed è ancora più carino di prima. E volevano ammazzarlo! Se non ci foste stato voi l'a­vrebbero ammazzato davvero. Voi gli avete sal­vato la vita... E quel danaro, signor Burdach, (con voce in falsetto) quel danaro! Ma avete scritto così bene, proprio in maniera commo­vente! Che articolo il vostro, che articolo me­raviglioso! straordinario!

Burdach                        - Dite sul serio? Credo che pa­recchia altra gente sia di parere contrario.

La signora Vogl            - L'ho messo in cornice quel giornale. E attaccato al muro, proprio so­pra il cestello di Toto. Quel signore della reda­zione quando mi diede il giornale mi disse: (in lingua pura) « Ecco, brava donna, questo vi basterà per venti cani ». Che scemo, come se il mio Toto non mi bastasse. Volevo cam­biargli nome.

Burdach                        - Un altro nome? E perché? Toto mi piace.

La signora Vogl            - Volevo chiamarlo Franz. Franz come voi, ma non risponde se lo chia­mo così!

Burdach                        - E fa bene. Perché se qualcuno volesse chiamarmi Toto...

L'Usciere                       - (toma. A Burdach) Che cosa state facendo ancora qua? Mi pare che non sappiate come si deve comportare un accusato!

Burdach                        - Scusate tanto, ma non sono pratico. La signora

Vogl                              - Il signore è qua soltanto a causa del mio Toto...

L'Usciere                       - Non importa se sia qua per un foto o per un Beppe o un Checco qualsiasi. Ordine ci vuole!

Burdach                        - Ebbene, se credete...  (Fa un cenno con la mano verso la signora Vogl ed esce. Uusciere dietro di lui. Subito dopo entra Pfaffenzeller).

Pfaffenzeller                 - Buon dì, signora Vogl. Proprio qui dovevamo incontrarci!

La signora Vogl            - Buon dì, signor Pfaffen­zeller.  (Si siedono sulla panca uno vicino all'altra).

Pfaffenzellek                - Quante storie per il vostro cane! lo, come funzionario, non ho fatto una bella figura. Avrei dovuto stare più attento. Ho mancato ai miei doveri.

La signora Vogl            - Ma siete contento anche voi.

Pfaffenzeller                 - Oh sì, che sono contento. Quella bestiola è troppo cara. Come sta?

La signora  Vogl           - Toto? Oh, è assai allegro!

Pfaffenzeller                 - (la guarda) Ma come siete elegante voi, signora Vogl. Non vi ho visto mai così.

La signora Vogl            - Lasciate stare, signor Plaffenzeller...

Pfaffenzeller                 - Del resto, ve lo potete permettere. Dicono che la sottoscrizione abbia fruttato ventimila marchi.

La signora Vogl            - Ventimila inarchi! Ma­gari! Perché non addirittura un milione?

Pfaffenzeller                 - (vivamente interessato) Pe­rò avete incassato una bella sommetta, non è vero?

La signora Vogl            - (dignitosa) Oh Dio, una bella sommetta... serve sempre.

Pfaffenzeller                 - E che ne fate? Non spen­derete mica tutto in vestiti.

La signora  Vogl           - No davvero, alla mia età...

 Pfaffenzeller                - Macché età...  (La guarda con galanteria) Pagherebbero...

La signora Vogl            - (colta piacevolmente sul vi­vo) Non dite sciocchezze!

Pfaffenzeller                 - Non dico sciocchezze. Ma ora ditemi: che farete con quel denaro?

La signora Vogl            - Ebbene, se lo volete sa­pere, sono in trattative per un chiosco.

Pfaffenzeller                 - Ah sì? E dove?

La signora Vogl            - Oh, in un punto buono. Ma zitto, vi sono altri concorrenti.

Pfaffenzeller                 - Ah già, un chiosco! Si po­trebbe guadagnar per benino. E nell'inverno ci si sta meglio.

La signora Vogl            - Certo, non fa così freddo ai piedi.

Pfaffenzeller                 - Che cosa volete vendere in quel chiosco? Sempre fiori?

La signora Vogl            - Oh, non più fiori! Non rendono mica tanto. Venderò giornali, sigaret­te e cioccolato.

Pfaffenzeller                 - Bene, bene.  (Breve pausa).' La signora

Vogl                              - (cambiando discorso) Di­te un po', signor Pfaffenzeller, cosa ha detto l'assessore Thoss di tutta quella faccenda?

Pfaffenzeller                 - Non ha detto molte cose. Eppoi non è nemmeno più qui. Sta a Berlino.

La signora Vogl            - A Berlino, sul serio? Ancora assessore?

Pfaffenzeller                 - No, nell'industria! Dico­no che guadagni un sacco di quattrini. Più di voi col vostro Toto.

La signora Vogl            - E anche la signora è a Berlino? Era tanto cara quella, tanto cara. 

(En­tra Quilling, con cappello e pelliccia; i due tac­ciono).

Quilling                         - Dite un po', per favore, si discu­te qua la causa contro Burdach?

La signora Vogl            - Sissignore! Per furto con scasso. Siete testimone anche voi?

Quilling                         - Sì.

La signora Vogl            - Siete il veterinario?

Quilling                         - No, non sono veterinario.

La signora Vogl            - Ho sentito dire che deve venirne uno. Quello che ha valutato Toto.

Pfaffenzeller                 - Ah sì!

La signora Vogl            - Che stupidaggine! Avreb­bero potuto domandarlo a me. Nessuno meglio di me sa quanto vale il mio Toto.

Quilling                         - Ah, è vostro il cane rubato?

La signora Vogl            - Si capisce.

Quilling                         - Oh, credo bene che sappiate meglio di qualsiasi altro quel che valga. Avete guadagnato una bella sommetta per merito suo.

La signora Vogl            - E voi come lo sapete?

Quilling                         - Sicuro che lo so, sono il proprie­tario del giornale che vi ha pagato.

La signora Vogl            - Oh Gesù, davvero?

Quilling                         - Quanto vi hanno dato?

Pfaffenzeller                 - (vivamente interessato) Già, quanto vi hanno dato, signora Vogl?

La signora Vogl            - Debbo proprio dirlo?

Quilling                         - Posso informarmi dal mio cas­siere.

La signora Vogl            - Già, sarà meglio!

Pfaffenzeller                 - (deluso) Quanta segre­tezza!

L'Usciere                       - (entra e chiama con voce di uffi­cio) I testimoni della causa Burdach!

(L'usciere rimane in mezzo alla scena, molto in avanti, con la schiena rivolta al pubblico. Segna con l'indice severamente verso destra. Tutti si dirigono là, prima di tutti la signora Vogl, poi Pfaffenzeller, ultimo Quilling. Ap­pena uscito lui arriva da sinistra in gran fret­ta Lisa. Mostra la sua citazione e viene manda­ta dall'usciere anche lei a destra. Mentre Lisa avanza, la parete si ritira da ambe le parti, co­sì da lasciar vedere la sala delle sedute in Pretura. L'usciere sempre con la schiena rivolta al pubblico, è rimasto fermo in mezzo e avanti. Nella sala si vede a sinistra la tavola del Tribu­nale col Presidente, due giudici popolari, il pubblico ministero ed il cancelliere (parte mu­ta). Davanti alla tavola uno spazio vuoto. In fondo la panca degli accusati. A destra la pan­ca dei testimoni, ancora vuota; dietro questa una balaustrata e dietro questa la prima panca per il pubblico, dietro alla quale se ne suppon­gono delle altre. E' presente molto pubblico).

Burdach                        - (in piedi davanti al tavolo dei giu­dici).

Il Presidente                  - (sta interrogandolo) Voi co­noscete l'accusa. Il 15 novembre avete rubato un cane nella sede del Municipio. E' così?

Burdach                        - Sissignore!

Il Presidente                  - Verso le sette di sera siete andato in Municipio, avete chiesto dove fosse l'abitazione dell'usciere capo Pfaffenzeller, sie­te entrato in casa sua, dove avete trovato il cane in questione...  (guarda negli atti) racchiu­so in una gabbia... che specie di gabbia era?

Burdach                        - Poche assi messe insieme.

Il Presidente                  - Era chiusa a chiave?

Burdach                        - Non lo ricordo più.

Il Presidente                  - Ma è un punto essenziale questo. Occorre sapere se avete aperto semplicemente la porta o se avete dovuto forzarla.

Burdach                        - In ogni modo era facilissimo.

Il Presidente                  - Ed il cane andò senz'altro con voi?

Burdach                        - Oh sì, con piacere anzi.

Il Presidente                  - Dopo lo avete portato e te­nuto nascosto nella vostra abitazione? Secon­do la vostra dichiarazione davanti al giudice istruttore era stata vostra intenzione di ricon­segnare il cane alla sua antica proprietaria, si­gnora Vogl. Perché non lo avete fatto subito?

Burdach                        - (di cattivo umore) Ma signor presidente, lo sapete perfettamente.

Il Presidente                  - Non so nulla io, e voi do­vete rispondere alle mie domande.

Burdach                        - Il Municipio aveva ritirato il cane per ammazzarlo. Era prossima l'elezione del Borgomastro. Volevo esser sicuro che i principale nemico del cane non venisse eletto. Dopo, le speranze per la vita della povera be­stia sarebbero state migliori.

Il Presidente                  - (spiegando ai giudici popola­ri) L'accusato parla dell'ex assessore Thoss, lo stesso che ha sporto questa denuncia per furto con scasso.

Burdach                        - Ah sì? Questo non lo sapevo davvero!

Il Presidente                  - Insistete quindi nella vo­stra affermazione di non aver mai pensato ad appropriarvi del cane?

Burdach                        - Ma certo.

Il Presidente                  - Come potete provarlo?

Burdach                        - Non lo posso provare. Ma se vo­lessi avere un cane non ruberei certo uno che non ho mai veduto prima. Questa idea è dav­vero troppo stolta.

Il Presidente                  - (severo) In Tribunale non c'è nulla di stolto.  (All'usciere) Chiamate il te­ste Quilling Waldemar!

L'Usciere                       - (chiama fuori) Teste Quilling Waldemar!

Quilling                         - (entra).

Il Presidente                  - Voi siete il signor Quilling Waldemar, proprietario e direttore del «Gior­nale della Sera », di 45 anni, coniugato...

Quilling                         - Veramente...

Il Presidente                  - Veramente? Coniugato o scapolo?

Quilling                         - Sto divorziando.

Il Presidente                  - Quindi coniugato. Non sie­te né parente né affine dell'accusato. Mi riser­vo di farvi prestar giuramento. L'accusato negli anni '29 e '30 era redattore nel vostro giorna­le. Quale impressione vi ha fatto durante que­sto periodo la sua personalità morale?

Quilling                         - Mi sembrò degno di fiducia. Purtroppo però egli l'ha delusa.

Il Presidente                  - (spiegando ai giudici) Si tratta di un articolo sul giornale «Nacht Zeitung » in cui l'accusato attaccò violentemente l'allora assessore Tross.

Il 1° Giudice                 - (approva) Sì, quell'articolo l'ho letto.

Il 2° Giudice                 - Anch'io.

Il Presidente                  - Questo articolo cagionò al­lora i noti scandali durante il discorso elettorale del Dr. Thoss.

Il 1° Giudice                 - (sottovoce) Era un articolo ben pepato! (Osserva Burdach con compiacimento).

 Il Presidente                 - Voi siete amico del dottor Thoss, non è vero?

Quilling                         - Lo conosco.

Il Presidente                  - Non siete amico?

Quilling                         - Non più.

Il Presidente                  - Quale fu secondo voi la ra­gione che mosse l'accusato a compiere questo tutto?

Quilling                         - La medesima che lo spinse a scrivere quell'articolo. Voleva compromettere il Thoss e impedire la sua elezione.

Il Presidente                  - Dunque l'accusato avrebbe rubato il cane per ragioni politiche?

Quilling                         - Sissignore.  (Risa del pubblico).

Il Presidente                  - (dopo uno sguardo di rimpro­vero al pubblico, a Quilling) Accomodatevi.  (Quilling si siede da un lato della panca dei testimoni).

Il Presidente                  - Teste Quilling Lisa!

L'Usciere                       - (chiama) Teste Quilling Lisa!

Lisa                               - (entra).

Il Presidente                  - Siete la signora Lisa Quil­ling, di anni 31, maritata...

Lisa                               - Sì, cioè...

Il Presidente                  - Sappiamo già. State divor­ziando. Non siete né parente ne affine all'accusato?

Lisa                               - (con fervore) No, grazie a Dio!

Il Presidente                  - Mi riservo di farvi presta­re giuramento. Cosa sapete del furto?

Lisa                               - (con energia) Ritengo Burdach ca­pacissimo!

Il Presidente                  - Questo è stato già confer­mato dall'accusato. Sapete come si è svolto il furto? Conoscete il cane in parola?

Lisa                               - No, ma conosco il signor Burdach. E' un uomo privo di ogni senso morale, che ha rubato il cane per alcune ragioni volgarissime.

Il Presidente                  - Volete forse dire che l'accusato desiderava possedere un cane e che lo rubò per questo fine?

Lisa                               - No, l'ha fatto per rovinare il dottor Thoss.

Il Presidente                  - E per quale ragione? 

Lisa                               - Semplicemente perché era innamo­rato della signora Thoss.

Il 2° Giudice                 - (sottovoce, scuotendo il capo) E per questo avrebbe rubato il cane?

Il Presidente                  - Voi ritenete dunque che l'accusato abbia rubato, per così dire, per gelosia? Per motivi amorosi?

Lisa                               - Sissignore.  (La medesima risata del pubblico come prima).

Il Presidente                  - Zitti! Non c'è niente da ri­dere. Accusato, non avete nulla da aggiungere alle dichiarazioni della teste Quilling?

Burdach                        - (a Lisa con la massima cortesia) Signora, vi assicuro che avrei rubato il cane Toto anche se la moglie del dottor Thoss foste stata voi.

Il Presidente                  - Che cosa intende dire l'ac­cusato?

Burdach                        - Volevo dimostrare il mio disin­teresse.  (Sghignazzi del pubblico. Lisa si volta indignata).

Il Presidente                  - (a Lisa) Accomodatevi.

(Lisa si siede sulla panca dei testi, il più di­stante possibile da suo marito, tutti e due si voltano le spalle con ostentazione).

Quilling                         - (sottovoce, con uno sguardo in al­to e scuotendo la testa) Per motivi amorosi?!

Lisa                               - (medesimamente) Per ragioni politi­che?!

Il Presidente                  - Teste Pfaffenzeller!

Pfaffenzeller                 - (entra).

Il Presidente                  - Voi siete l'usciere capo del Municipio Giuseppe Pfaffenzeller, di anni 51, scapolo, né parente né cognato dell'accusato?

Pfaffenzeller                 - Cognato?

Il Presidente                  - Vi domando ne siete co­gnato dell'accusato Burdach! Se vostra sorella per esempio sia sposa con lui?

Pfaffenzeller                 - (con occhi spalancati) Ma io non ho sorelle.

Il Presidente                  - Allora prestate giuramento. Sapete che il falso giuramento viene punito con una severa condanna. Alzate la mano de­stra e ripetete con me! (Tutti si alzano. Il Pre­sidente dice parola per parola la formula che Pfaffenzeller ripete) Giuro di dire la verità, tutta la verità, null'altro che la verità. (Tutti si siedono meno Pfaffenzeller) Nella sera in questione siete uscito alle sei e mezzo dal Municipio. Quando tornaste alle nove, il cane af­fidato a voi non era più nella vostra abitazione. Che cosa faceste allora?

Pfaffenzeller                 - Niente. L'ho cercato.

Il Presidente                  - Cercato? Come? Esisteva forse la possibilità che il cane potesse uscire da solo dalla gabbia?

Pfaffenzeller                 - Sissignore.

Il Presidente                  - (guarda negli atti) Davve­ro? Ma nel vostro primo interrogatorio avete asserito che la gabbia aveva una serratura che era stata chiusa da voi prima di uscire.

Pfaffenzeller                 - Sissignore.

Il Presidente                  - Teste Pfaffenzeller, vi ri­cordate che state parlando sotto il vincolo del giuramento?

Pfaffenzeller                 - Sissignore. Proprio per questo.

Il Presidente                  - Quando avevate detto la ve­rità; allora o oggi?

Pf-affenzeller                - Oggi.

Il Presidente                  - E perché avete mentito?

Pfaffenzeller                 - Perché allora era ancora in funzione l'assessore Thoss. Quello non me lo avrebbe perdonato. Ed allora ho pensato; tanto non importa...

Il Presidente                  - Come sarebbe, non impor­ta? (Insegnando) Se qualcuno si appropria di una cosa che si trovi a portata di mano, ciò si chiama furto semplice. se egli invece per pren­derla deve passare da una finestra o scassinare una serratura, quello è reato grave per il quale si va in galera.

Pfaffenzeller                 - (con gli occhi spalancati) Dunque se la gabbia fosse stata chiusa il signor Burdach sarebbe andato in galera. Ma se fosse stata aperta, allora no?

Il Presidente                  - Certo.

PfìFfenzeller                 - Questo non lo capisco.

Burdach                        - Consolatevi, Pfaffenzeller, que­sto non lo capisce nessuno.

Il Presidente                  - Accusato, risparmiate le vostre osservazioni! (A Pfaffenzeller) Il cane avrebbe potuto aprire la porta ed andarsene?

Pfaffenzeller                 - Macché! Era tanto bravo! Non lo avrebbe fatto mai. Era tanto rassegna­to che non lo potevo guardare, tanto mi faceva pena.

Il Presidente                  - Come? Non ho capito.

Pfaffenzeller                 - Mi faceva tanta pena.

Il Presidente                  - Allora sì! Allora siete qua­si contento che vi abbiano rubato il cane?

Pfaffenzeller                 - Così così. Per me mi è di­spiaciuto, ma per il cane sono stato contento.

Il Presidente                  - Accusato, non avete nulla da obiettare alle dichiarazioni del teste?

Burdach                        - Sono contento di non essere un delinquente, dato che la gabbia era aperta.

Il Presidente                  - I signori giudici non hanno nulla da dire?

Il 1° Giudice                 - Ma di che sorta di cane si tratta? Era piccolo?

Il 2° Giudice                 - E di che razza è?

Pfaffenzeller                 - La razza non c'entra dav­vero. Una specie di terrier bastardo.

Il Presidente                  - Dunque non è un cane di razza pura.

Pfaffenzeller                 - Per carità, una bestia da nulla per gli amatori.. I signori potranno vederlo, se vogliono la signora Vogl potrà por­tarlo qua.

Il 1° Giudice                 - Sarebbe la cosa migliore.

Il 2° Giudice                 - Anzi mi pare necessarissi­mo. Se uno deve dare un giudizio deve cono­scere anzitutto il corpo del reato.

Il Presidente                  - (all'usciere) Chiamate la teste Vogl.

L'Usciere                       - Teste Crescenzia Vogl!

La signora Vogl            - (entra).

Il Presidente                  - Signora Vogl, il Tribunale vorrebbe esaminare il vostro cane. Quanto tem­po impiegherete per portarlo qua?

La signora Vogl            - Toto? Meno di un quarto d'ora. Non abito lontano.  (Esitando) Non gli succederà nulla però?

Il Presidente                  - No, no, state certa.  (All'usciere) Sapete se il medico veterinario Unzelmann sia in Tribunale?

L'Usciere                       - Sissignore. Nella sala N. 8. C'è una causa per un maiale.

Il Presidente                  - Allora avvertitelo.  (Forte) La seduta viene sospesa per un quarto d'ora!

 (Il Presidente si mette il berretto, il Tribu­nale si alza. Nello stesso tempo si riuniscono nuovamente le pareti sì da lasciar vedere come prima soltanto l'anticamera).

La signora

Vogl                              - (entra, prende il mantello dall'attaccapanni, seguita da Pfaffenzeller).

Pfaffenzeller                 - Se non vi dispiace, signo­ra, vengo con voi.

La signora Vogl            - E perché, signor Pfaffen­zeller? (S'infila il cappotto).

Pfaffenzeller                 - Per accompagnarvi.

La signora Vogl            - Non c'è bisogno. Nessu­no mi dà fastidio.

Pfaffenzeller                 - (galante) Non si può mai sapere! Eppoi mi farebbe tanto piacere vedere quel caro Toto. Sarà in casa?

La signora Vogl            - 'E dove volete che sia? Mica all'osteria o a giocare a tarocchi!

Pfaffenzelter                 - (ha infilato il soprabito).

La signora Vogl            - Allora andiamo!

Pfaffenzeller                 - (uscendo) Andiamo.

 (La scena resta vuota per un momento. Poi arriva Quilling con passo di chi deve aspettare, attraversa la scena fino a sinistra, quindi si volta. In quello stesso istante entra Lisa. Ambe­due restano sorpresi di trovarsi l'uno di fronte all'altra. Esitano un attimo, si stringono nelle spalle, poi sì accostano).

Lisa                               - Non possiamo mica scappare uno da­vanti all'altro, Waldemar!

Quilling                         - Hai ragione, sarebbe sciocco!...  (Si tendono esitanti le mani. Breve pausa).

Lisa                               - Curioso che dobbiamo trovarci in Tribunale due volte nella stessa settimana.

Quilling                         - Perché due volte? E' stato ru­bato forse qualche altro cane ancora?

Lisa                               - Ma Waldemar, venerdì...

Quilling                         - Ah!

Lisa                               - (offesa) Non lo sai nemmeno?

Quilling                         - Non ho nessuna intenzione di presentarmi.

Lisa                               - Sei implacabile, dunque?

Quilling                         - Permetti, cara, dopo quel che hai fatto! Non posso ancora rèndermene conto. L'Ilo meritato forse? Cosa puoi rimproverarmi?

Lisa                               - (contrita) Nulla, Waldemar, nulla!

Quilling                         - Un bell'amico quello là, non c'è che dire! Un uomo che si impone con quei suoi affari di cani!

Lisa                               - Non è generoso da parte tua scagliar­ti contro di lui.

Quilling                         - Che? Pretendi anche la genero­sità? Forse perché è stato generoso lui? Va a denunciare questo Burdach per furto con scas­so! Son cose che non si fanno, perdio! Quell'uomo non è mica un ladro!

Lisa                               - (già nuovamente combattiva) Natu­ralmente, no! E' un delinquente politico! Ha rubato il cane per motivi politici! Non posso sentire certe cose!

Quilling                         - Ma va, l'ha rubalo per ce ragio­ni amorose»! Faresti ridere i frati trappisti, In! Sembra che tu non abbia altro nella testa...

Lisa                               - Con te non si può parlare! E' una fortuna che ci separiamo.

Quilling                         - Certo è mia fortuna. E' meravi­glioso anzi. Non sai dire una parola giusta!

Lisa                               - (furibonda) Waldemar, ti dico...

Quilling                         - (come lei) Che cosa dunque...

 (In quel mentre entra da destra Burdach con passo noncurante, mani nelle tasche dei calzoni, canticchiando piano. Tutti e due lo scorgono nello stesso tempo, si voltano ed esco­no dai due lati opposti).

Burdach                        - (guarda prima lei, poi lui, passeggia in su e in giù e canta la sua canzoncina) « Conosco un cagnolino in mezzo a tanti, che mangia vetri rotti, e quando poi li cac­cia... ».  (S'interrompe bruscamente, perché da sinistra entra frettolosa Vittoria. E' molto at­traente, fatta rosea dalla tramontana. Burdach ha una scossa, sì stringe al muro, saluta imbarazzatissimo e cerca di lasciarle il passo).

Vittoria                         - (si ferma davanti a lui) Ebbene, non mi volete dare nemmeno la mano?

Burdach                        - (inchinandosi le tende la mano) Non credevo che l'avreste accettata.  (Pausa di imbarazzo) Com'è che siete venuta qua, si­gnora?

Vittoria                         - Avete ragione. Bisogna visitare ambienti strani per trovarvi.

Burdach                        - Volevate trovar me...?

Vittoria                         - I delinquenti celebri hanno una attrattiva magica sul pubblico ignorante.  (Lo guarda scuotendo la testa) Ma perché state qui nel corridoio durante il dibattito?

Burdach                        - C'è un po' di riposo.

Vittoria                         - Consiglio?

Burdach                        - Ancora no.  (Pausa breve).

Vittoria                         - Perché mi guardate così?

Burdach                        - Il povero peccatore si diletta un'ultima volta davanti alla meravigliosa bel­lezza della natura, prima che lo accolga la not­te buia del carcere.

Vittoria                         - Il povero peccatore avrebbe do­vuto ammirare da molto tempo la meravigliosa bellezza. La meravigliosa bellezza gli ha tele­fonato: il povero peccatore però non era in casa. La meravigliosa bellezza ha scritto senza ottenere nessuna risposta.

Burdach                        - Per amor di Dio! Tutta la mia corrispondenza è ancora in casa.

Vittoria                         - La meravigliosa bellezza si è of­ferta come testimone, ma nessuno l'ha degnata d'un cenno.  (Lo guarda) Ma dove siete stato dunque?

Burdach                        - In montagna a sciare. sono in­consolabile! Sono fuori di me...

Vittoria                         - (interrompendolo) Non credete forse che sarebbe stato vostro dovere occupar­vi un pochino anche di me?

Burdach                        - Io, signora? Come avrei osato?

Vittoria                         - Ah no? Infine, siete stato voi a cagionarmi tutti questi danni terribili...

Burdach                        - Anzi proprio per questo. Avrei dovuto presentarmi per ricevere delle lodi?

Vittoria                         - (lo guarda) Dite un po', non sa­pete nulla voi...?

Burdach                        - (con evidente imbarazzo) Oh sì, certo. Diverse cosette. so che il dottor Thoss ha dato le dimissioni.

Vittoria                         - E poi?

Burdach                        - E poi che mi ha denunciato al procuratore del Re.

Vittoria                         - (con enorme stupore) Che cosa?

Burdach                        - Perché vi stupite tanto? La cau­sa si dibatte per questo, mi pare.

Vittoria                         - Ma che dite! Certe cose non si fanno!

Burdach                        - Oh, qualcuno deve averle fatte. Altrimenti il procuratore del Re non sarebbe stato informato.  (Breve pausa) Ma il signor Thoss non ve l'ha detto? (Vittoria scuote la te­sta) Strano davvero!

Vittoria                         - Non è affatto strano. Non lo ve­do da molto tempo.

Burdach                        - (spalancando gli occhi) Non lo vedete? Cosa vuol dire?

Vittoria                         - (quasi urtata) Sapete pochino davvero voi. Sembra che non prendiate molto interesse a quello che succede!

Burdach                        - Sono stato infatti felicissimo di essere stato cacciato dal giornale e di non do­vermi più interessare di nulla. Ma questo mi avrebbe interessato...

Vittoria                         - (secca) Davvero?!

Burdach                        - (piano, intenso) Anzi è l'unica cosa che mi avrebbe potuto interessare.  (Pau­sa. Poi piano quasi bisbigliando) Siete dun­que?...

Vittoria                         - Già, siamo dunque...

Burdach                        - Il dottor Thoss è dunque...

Vittoria                         - Sì, il dottor Thoss è dunque...

Burdach                        - Trasferito?

Vittoria                         - (approva) Sì, trasferito.

Burdach                        - E voi due siete dunque?...

Vittoria                         - Già, noi due siamo dunque...

Burdach                        - (piano) Divorziati? (Pausa).

Vittoria                         - (lo guarda) Ciò sembra commuo­vervi!

Burdach                        - Certo.

 (Da sinistra entrano con passo accelerato Pfaffenzeller, la signora Vogl e il cane Toto, attraversano svelti la scena senza accorgersi dei due seduti sulla panca, e spariscono a destra. Toto è un bastardo, non molto grande).

Burdach                        - (completamente assente) Quello era Toto.

Vittoria                         - Sì, era Toto. La causa di tutto.  (Allegra) Dite un po', come si mettono le cose là dentro? Dovrete pagare una multa?

Burdach                        - (che pensa a tutt'altra cosa) Probabilmente un po' di prigione. I signori non sono d'accordo sul motivo del delitto.

Vittoria                         - Sul motivo? Mi pare piuttosto semplice. Parlate dunque! Difendetevi! Gene­ralmente la parola non vi manca.

Burdach                        - (la guarda) Oh sì...

L'Usciere                       - (entra) L'udienza si riapre. Do­ve siete?

Burdach                        - (smarrito) Già, dove sono...

L'Usciere                       - Sbrigatevi!

Burdach                        - Eccomi subito.  (Usciere via. Burdach non pensa affatto a muoversi).

Vittoria                         - Dovete andare!

Burdach                        - Senza di me non possono inco­minciare.

Vittoria                         - Se non andate, vi verranno a prendere!

Burdach                        - Magari! (Sperduto) Signora Vit­toria...

Vittoria                         - Cos'avete dunque?

Burdach                        - Voglio saperlo qua. Proprio qua, durante il processo per il furto di un cane! E' grottesco davvero!

Vittoria                         - Se non l'aveste fatto!

Burdach                        - Se non l'avessi fatto, voi non sareste oggi divorziata.

Vittoria                         - (con affettuosità) Per ora guar­date come tirarvi fuori da questo ginepraio! Non sarebbe meglio che io mi offrissi come testimone?

Burdach                        - Impossibile!

Vittoria                         - Allora parlate almeno voi! Di­telo chiaro e deciso che avete agito per pietà.

Burdach                        - Ma per carità!

Vittoria                         - Perché?

Burdach                        - Immaginatevelo un po'. Mi met­to davanti ai giudici per dire loro: « Ecc.mo Tribunale, sono un uomo dal cuore nobile, un difensore degli umiliati e degli oppressi, un be­nefattore dell'umanità... ».

L'Usciere                       - (torna furibondo) Per mille fulmini! Venite o no?  Pretendete forse che i signori del Tribunale debbano attendervi?

Burdach                        - Sissignore.

L'Usciere                       - Siete impazzito, voi?

Burdach                        - Zitto! Andatevene!

L'Usciere                       - (esce furibondo).

Vittoria                         - (si è alzata) Non fate sciocchez­ze ora!  Entrate" e raccontate davanti al Tribu­nale quello che avevate detto a me.

Burdach                        - Che cosa?

Vittoria                         - Lo ricorderete...

Burdach                        - (scuote la testa).

Vittoria                         - Quella vostra impressione giova­nile... i cavalli maltrattati... il vostro giura­mento d'allora...

Burdach                        - Quello dovrei raccontare a un Presidente e a due giudici?

Vittoria                         - E perché no?

Burdach                        - Sono cose che non si possono di­re che a una persona sola.. e dopo ci si vergo­gna lo stesso.

Vittoria                         - A una persona sola?

Burdach                        - (piano) Alla donna che si ama...  (Entra l'usciere accompagnato da un secondo usciere di statura gigantesca).

L'Usciere                       - (al compagno) Eccolo! (A Burdach) Volete venire con le buone o no? Guar­date un po' questo mio compagno.

Burdach                        - Un bel ragazzo davvero!

Il 2° Usciere                  - (con voce grossa minacciosa) Avanti! (Vuol prenderlo per un braccio).

Burdach                        - Un momento solo! Debbo dire ancora alla signora...

Il 2° Usciere                  - Niente!

 (I due uscieri mettono in mezzo Burdach e lo conducono fuori. Camminando egli si volta verso Vittoria. Mentre questa lo segue lenta­mente, le pareti si scostano di nuovo e appare un'altra volta la scena del Tribunale. La signo­ra Vogl sta davanti al tavolo dei giudici. Tiene foto per il guinzaglio, un po' dietro di lui sta il veterinario Unzelmann).

Il Presidente                  - Dunque questo è il cane in questione?

La signora Vogl            - Sissignore, questo è il cane in questione.

Il Presidente                  - Ma dove sta l'accusato? E' incredibile! (Burdach viene introdotto nella sala dagli uscieri) Come vi viene in mente di fare attendere il Tribunale! Avrei voglia di multarvi per indisciplina.

Burdach                        - Vi chiedo scusa. Ma avevo un impegno importantissimo.

Il Presidente                  - Qui in Tribunale. E cioè?

Burdach                        - Un colloquio di somma impor­tanza.  (In questo momento entra Vittoria e siede sulla panca dei testi al posto più vicino alla pedana. Burdach la fissa con sguardi lumi­nosi).

Il Presidente                  - (ha notato la breve scena) Ah? Un colloquio!

Quilling                         - (si volta verso Vittoria e la saluta).

Lisa                               - (si è voltala anche lei, ma si rivolta subito senza salutare e con un'espressione sgar­bata).

Il Presidente                  - Signor veterinario Unzel­mann!

Unzelmann                    - (si avvicina alla Vogl).

Il Presidente                  - Volete parlarci, per favo­re, in veste di perito, sulle qualità e il valore del cane qui presente, rapito dalla custodia del Municipio?

Unzelmann                    - (si china verso il cane) Ma è Toto questo!

Il Presidente                  - Lo riconoscete dunque?

Unzelmann                    - (al cane) Proprio Toto!  Di te pare si occupino tutte le autorità.

Il 1° Giudice                 - (allunga la testa) Non riesco a vedere il cane.

Il Presidente                  - (a Unzelmann) Durante il vostro esame potrete metterlo qua sul tavolo.

Unzelmann                    - (pone Toto sul tavolo) Ecc.mo Tribunale. Questo cane è un esempio tipico del­le infinite varietà di cani. In nessun'altra spe­cie di animale si potrebbe trovare un esempla­re che unisce in uno tutte le caratteristiche del­le diverse razze. Il suo corpo sembra quello di un fox terrier, leggero, resistente, muscoloso; la sua testa invece con le orecchie semidotte so­miglia a quella di un cane da pastore. Ne è di contrasto però l'osso nasale largo che potrebbe far supporre qualche bisavolo mastino. E da questo bisavolo il cane deve aver ereditato an­che quell'espressione seria e intelligente, come pure tutta quella sua maniera calma e gentile.Guardate poi la coda diritta che ricorda quella di un cane lupo, il pelo che potrebbe essere quello d'un setter e infine gli occhi grandi, lu­cidi, espressivi come li hanno soltanto i cani barboni, e vi convincerete della verità delle mie asserzioni! (Voce dal pubblico: « Mam­ma mia! »).

Il Presidente                  - Ed a quanto valutate il prezzo commerciale di questo cane?

Unzelmann                    - (carezzando il cane) Ebbene, Toto, che ne dici? Sette, otto marchi...

La signora Vogl            - Che? Sette, otto marchi? Che cosa vi viene in mente? (Furibonda toglie Toto dal tavolo).

Unzelmann                    - Non ho mica voluto offendere il cane. Anzi mi piace molto.

Il Presidente                  - Dunque secondo voi non si tratta di furto per lucro?

Unzelmann                    - (con fermezza) Chi ruba que­sto cane per arricchirsi, deve essere pazzo!

Il Presidente                  - Ciò mi basta. Non ho più bisogno di voi.

Unzelmann                    - Ho l'onore!...

La signora Vogl            - Andate, andate! Sette, otto marchi!

Unzelmann                    - (esce).

Il Presidente                  - Signora Vogl, moderatevi.

La signora Vogl            - Penso soltanto, signor presidente, che il dottore non aveva bisogno di dirlo. So benissimo da me che il mio Toto non è un cane di lusso. Ma non c'era bisogno di denigrarlo tanto.

Il Presidente                  - Ma non importa. Per quale ragione, secondo voi, l'accusato ha rapito il cane?

La signora Vogl            - Affinchè potessi riaverlo. E' chiaro, mi pare. L'ha scritto pure nel gior­nale, (in lingua pura) che il Thoss non poteva diventar Borgomastro perché non poteva ve­dere i cani.

l Presidente                   - Non ha scritto proprio così.

La signora Vogl            - ... e perciò hanno eletto un altro che è molto più buono.

Il Presidente                  - Da dove deducete che que­sto sia più buono?

La signora Vogl            - Perché ha diminuito le tasse sui cani a venti marchi.  (Risa del pubblico).

Il Presidente                  - Insistete dunque a dire che l'accusato ha commesso il furto per puro sen­timento umanitario?

La signora Vogl            - Naturalmente.

Il Presidente                  - A schiarimento dei signori giudici, debbo aggiungere che l'accusato ha aperto una sottoscrizione pubblica a favore del­la teste Vogl. Accusato, è così?

Burdach                        - (che non è stato per nulla attento e che era col pensiero e con lo sguardo rivolto a Vittoria) Che cosa desiderate?

Il Presidente                  - (seccato, alla Vogl) Quale somma ha fruttato questa sottoscrizione?

La signora Vogl            - Debbo dirlo?

Il Presidente                  - Qui dovete rispondere a qualunque domanda.

La signora Vogl            - Milleseicento marchi...  (Tutti alzano la testa. Pfaffenzeller fischia sod­disfatto tra i denti. Quilling sorpreso guarda Burdach con ammirazione).

Il Presidente                  - (a Burdach) Con la vostra attività giornalistica avete dunque procurato alla teste la somma di 1600 marchi...

Burdach                        - (c. s.) Che cosa desiderate?

Il Presidente                  - Mi pare che non ascoltiate neppure!

Burdach                        - Perdono, stavo sopra pensiero.

Il Presidente                  - Pensiero evidentemente molto piacevole! Perché da un pezzo'vedo l'ac­cusato sorridere; guardare verso il pubblico e non curarsi di nulla. Del resto, sono affari suoi.  (Alla Vogl) Potete accomodarvi. La parola al Pubblico Ministero.

 (Il Pubblico ministero si alza, Burdach si ac­comoda meglio e lo ascolta. La Vogl ha preso posto sulla panca dei testi accanto a Pfaffenzel­ler che si avvicina confidenzialmente e accarez­za Toto).

Il Pubblico Ministero    - Ecc.mo Tribunale! Non siamo riusciti a veder chiaro nelle inten­zioni dell'accusato. La deposizione della teste Vogl non merita troppa importanza, dato che la teste è naturalmente influenzata. Resta fer­mo pertanto che l'accusato ha rubato l'oggetto in questione...

La signora Vogl            - Ma che oggetto!

Il Pubblico Ministero    - (seguita con sguardo severo) ... l'oggetto in questione dalla custo­dia pubblica e che questo furto non è che un solo anello di tutta una catena di azioni, con le quali l'accusato si è intromesso in modo im­perdonabile nella vita pubblica. Il suo conte­gno ha fatto cadere un funzionario di valore, ha impedito la sua elezione a sindaco della città, ha danneggiato la cassa municipale per la diminuzione della tassa sui cani da lui provo­cata, per almeno mezzo milione di marchi, e perché tutto questo? Per chi tutta questa tem­pesta in un bicchier d'acqua? Tutto per un cane! (Grido sommesso dal pubblico: a Bra­vo! ». Ripete con sguardo severo) Tutto per un cane! Anzi per un esemplare particolarmente brutto, e di nessun valore, miscuglio di tutte le razze possibili ed immaginabili!

La signora Vogl            - (a mezza voce) Vieni, To­to, non stiamo a sentirlo!

Il Pubblico Ministero    - Chiedo per l'accu­sato una condanna di due mesi per furto.  (Si siede).

Il Presidente                  - Accusato, avete udito?

Burdach                        - Questa volta sono stato attento.

Il Presidente                  - Allora vi dò la parola per difendervi.

Burdach                        - (di malumore) Di che cosa deb­bo difendermi? O voi credete al Pubblico Mini­stero o credete a me!

Il Presidente                  - Ma voi non avete parlalo mai!

Burdach                        - Un momento. Prima mi era ve­nuto qualche cosa in mente.

Il Pubblico Ministero    - (scuote la testa con gesto nobile su questo caso disperato).

Il Presidente                  - Speriamo che vi ritorni an­cora in mente!

Burdach                        - Ah già, ora ricordo! Il signor procuratore generale ha usato parecchie volte la parola furto. Debbo dire che ciò mi secca.

Il Presidente                  - Non avreste dovuto com­metterlo!

Burdach                        - E non l'ho commesso.

Il Presidente                  - (urtato) Ma avete confes­sato da tempo il fatto!

Burdach                        - (con molta chiarezza) Io credo che si possa rubare soltanto quello che è di un altro. Ora vi domando: il cane era forse pro­prietà della Giunta? (Tutti allungano la testa) No! Adesso che vedo là davanti a me la signo­ra Vogl col suo Toto accanto, il fatto mi pare evidente. Il cane era suo, è stato sempre suo. Per lei sono andato a riprenderlo. Perciò non ei può trattare di furto.  (Seccato) Lo dico solo perché questa parola mi dà ai nervi.

Il Presidente                  - (guarda Burdach) Siete di­ventato improvvisamente molto arguto.

Il 2° Giudice                 - Però non parla male.

Il Pubblico Ministero    - (eccitato) Com'è allora che sostenete soltanto adesso questa tesi?

Burdach                        - Oh, Dio mio, ho pensato ad al­tre cose! (Sguardo improvviso a Vittoria),

Il Presidente                  - Il Tribunale si ritira in ca­mera di Consiglio.

 (Il Presidente si mette il berretto ed entra con gli altri due giudici nella camera di Consiglio per la porta di fondo. Il Pubblico Mini­stero e il Cancelliere restano al posto e leggo­no gli atti).

Burdach                        - (si alza già prima che abbiano chiuso la porta e si accinge a uscire).

L'Usciere                       - (lo ferma) No, restate lì, al vo­stro posto.

Burdach                        - Ne passerà del tempo prima che  abbiano emesso la sentenza.

L'Usciere                       - Macché. Non ci vuole tanto. Se vi fosse stato lo scasso allora forse sì, ma qui non si tratta che d'una semplice effrazione» (Con disprezzo) ... Che roba!

Burdach                        - Di che?

L'Usciere                       - Di un'effrazione! Avete com­messo un'effrazione! Pretendete di essere un uomo che ha studiato e non sapete nemmeno eh cosa sia una effrazione! Che roba, che roba!

Burdach                        - Ma quanto tempo credete che durerà?

L'Usciere                       - Nemmeno cinque minuti.

La signora Vogl            - (a Burdach) Avete sen­tito, signor Burdach. « Un oggetto », una cosa  sequestrata. Il mio Toto. una cosa! Non c'è da meravigliarsi più di niente.

Burdach                        - (ride e la saluta da lontano).

Lisa                               - (si piega verso suo marito. Con un cen­no di testa indietro verso Vittoria) Sai di che cosa ha sognato il signor accusato?

Quilling                         - (parlando) Sì, sì... g

Lisa                               - (riferendosi a Vittoria) Sta a senti­re come se fosse a teatro.

Quilling                         - E' nel suo pieno diritto.

Lisa                               - Di ottimo gusto.

Quilling                         - Vi sono gusti peggiori. Al posto tuo starei ben zitta.

Lisa                               - (tace, offesa).

Pfaffenzeller                 - Sapete, signora Vogl, mi è venuto un certo pensiero...

La signora  Vogl           - Che pensiero?

Pfaffenzeller                 - Non lo indovinate?

La signora Vogl            - Non sono tanto brava... Fermo, Toto, stai buono, non durerà più tanto.

Quilling                         - (si è alzato, va verso Burdach) Buon giorno!

Burdach                        - (resta seduto) Buon giorno, si­gnor Quilling, che cosa volete da un delin­quente?

Quilling                         - Vorrei dirvi che, in un certo senso, vi stimo.

Burdach                        - Tante grazie.  (Guarda verso Vittoria).

Quilling                         - Colui che riesce a convincere i nostri lettori a fare dei sacrifici finanziari per una cosa simile è certamente un giornalista di grande valore.  (Breve pausa. Aspetta certa­mente che Burdach lo ringrazi del complimen­to, ma non avvenendo questo egli seguita con evidente sforzo) Nel caso che un giorno voglia- te occuparvi nuovamente in un giornale...

 (Entra il Tribunale, tutti si alzano. Quilling torna al suo posto).

Il Presidente                  - Nel nome del Popolo! Nel­la causa contro Francesco Burdach il Tribuna­le ha concluso: L'accusato viene condannato per effrazione a un giorno di reclusione. Ac­cusato, accettate la condanna?

Burdach                        - Oh sì, molto volentieri.

Il Presidente                  - Il Tribunale inoltre conce­de una condizionale di tre anni. Ciò vuol dire che non sarete obbligato ad espiare la condan­na se entro il termine di tre anni vi comporterete senza dare pubblico scandalo.  (Con voce più forte) Vi sentite la forza morale durante tre anni di non rapire nessun cane dalla custodia pubblica?

Burdach                        - Dipenderà dalla Giunta.

Il Presidente                  - Il dibattito è chiuso.

 (Mentre il Tribunale, testi e pubblico si le­vano rumorosamente, la scena muta per l'ultima volta e ritorna il vestibolo. Dopo un istan­te vengono Lisa e Quilling).

Lisa                               - Di' un po' Waldemar.

Quilling                         - (si ferma) Cosa vuoi? Non ca­pisco perché cammino vicino a te...

Lisa                               - (implorando) Waldemar!

Quilling                         - Che vuoi?

Lisa                               - La condizionale.

Quilling                         - (vedendo entrare Burdach e Vitto­ria) Pst! (Escono da sinistra).

Burdach                        - Sono cose che possono succede­re soltanto a me...

Vittoria                         - Quali?

Burdach                        - Che gli uscieri vengano a pren­dermi nel... momento più bello... nel momento più bello della mia vita!

Vittoria                         - (lo guarda calma e ferma) E' ve­ro questo?

Burdach                        - (impetuoso) E' vero, Vittoria, è vero! Subito è stato così, subito dal primo istante! Da quando sono entrato nella vostra stanza, fu finita per me. Dopo la vostra stretta di mano è avvenuta addirittura una catastrofe, ma dopo avere udito la vostra voce ho provato un colpo in fronte, e sono stato rovinato per sempre! Oh, Vittoria, Vittoria...

Vittoria                         - (vedendo giungere Pfaffenzeller e la signora Vogl, mette il dito sulle labbra) Pst! (Lo prende per mano e spariscono).

Pfaffenzeller                 - Penso, signora Vogl, che io come impiegato col mio stipendio e voi col vostro chiosco...

La signora Vogl            - (ancora un po' ritenuta) Già, già...

Pfaffenzeller                 - Ho la mia abitazione d'uf­ficio. Per vivere non ci vuole molto. Poi ho gratis anche il riscaldamento e la luce.

La signora Vogl            - (impressionata) Davve­ro? Anche la luce e il riscaldamento?

Pfaffenzeller                 - E Toto ha già la sua gab­bia. La conosci bene, Toto, di'?

La signora Vogl            - Che gabbia? Che cosa credete! Ha bisogno proprio della vostra gabbia! Quella gabbiaccia vostra! Lui ha il suo ce­stello ed il bel cuscino! Se cominciate così!...

Pfaffenzeller                 - (pacifico) E' giusto, signo­ra Vogl. Non mi ricordavo del cestello. Vieni qua, Toto, io non ti toglierò nulla davvero. Si dice così per dire...

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 3 volte nell' arco di un'anno