Transilvapoli
(horror napoletano)
di Vincenzo Rosario Perrella Esposito
(detto Ezio)
08/07/2015
Personaggi: 10
Il conte Vladimiro Mordente
La contessa Giustina Canino
Il servo Morton
La serva Desdemona
Il turista Vincenzo Esposito
La turista Maddalena Esposito
Laltro turista Ignazio Capece
Laltra turista Stella Capece
Lo spirito inquieto Stefano
Il maresciallo di polizia DAlessio
A Sorrento c una palazzina appartenuta ad unex albergo ormai non pi in attivit. Qui non vi entra mai nessuno perch spaventato dalla presenza di personaggi strani, quali il conte Vladimiro Mordente e la contessa Giustina Canino. Con loro c il servo Morton e la serva Desdemona. Laspetto lugubre dei personaggi citati e dei luoghi, diventano quasi uno spunto per un film horror. Intanto a Napoli, una agenzia di turismo invita quattro turisti (due coppie) a trascorrere un soggiorno in questo stabile. Una truffa ben riuscita, ma che non rovina la vacanza ai quattro malcapitati che decidono ugualmente di rimanere l e poi rivalersi economicamente verso lagenzia turistica. Per quanto si rendano conto che gli abitanti di quel luogo siano strani, i quattro vivono quellavventura tra la paura e la curiosit. Nel luogo vive anche uno spirito inquieto che si trova prigioniero da secoli in quel luogo. Intanto si presenta in loco il maresciallo di polizia DAlessio, per cercare di fare luce su alcuni avvenimenti di sangue occorsi da qualche tempo. In qualche modo, i quattro turisti si renderanno conto che quella casa popolata di vampiri. La sorpresa nel finale
Numero posizione SIAE 233047
Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it
Sorrento, salone di una casa tetra di propriet del conte Vladimiro Mordente. Alla stanza si accede da una comune centrale. A destra c una porta che conduce in altre stanze, tra cui cucina e camera da letto. A sinistra c una porta che conduce in bagno ed altre stanze. Nella stanza, vi sono un tavolo con quattro sedie (su una di queste seduto uno scheletro) ed un divanetto dalla parte opposta. Alle pareti vi sono mobili con addobbi tetri.
ATTO PRIMO
1. [Vladimiro Mordente, Morton e Giustina Canino]
Da destra entra di corsa il servo Morton (di nero vestito), zoppo alla gamba
destra, mezzo viso uomo mezzo viso donna. Va ripararsi dietro il divanetto. E
inseguito dal conte Vladimiro Mordente, in abito scuro e cravatta nera.
Morton: Signor conte, non mi insegua, la prego!
Vladimiro: (Parlata profonda) Fermo l! Non scappare via.
Morton: Ma io mi sono soltanto tagliato facendomi la barba.
Vladimiro: E con ci?
Morton: Lei vuole il mio sangue!
Vladimiro: E che te ne fai? Tu non hai bisogno di sangue per vivere. Io ti ho ricostruito coi
pezzi di cinque diversi esseri umani.
Morton: S, padr, per mavte ricostruito manco a chiavica!
Vladimiro: O vero? E pecch?
Morton: E pecch vuje mavte miso o corpo mit ommo e mit femmena. Guardate a
mana mia. (Mostra la mano sinistra smaltata di rosso) Oltretutto, mavte miso
a coscia destra e nu zuoppo e a coscia sinistra e uno che tene o morbo e
Parkinson! (Mostra la gamba sinistra tremante)
Vladimiro: Va bene, ma limportante che tutto il resto sia a posto.
Morton: No, nun a posto.
Vladimiro: E pecch?
Morton: Sessualmente, mavte nguajato.
Vladimiro: Ma perch, che cosa ti ho messo?
Morton: A parta sessuale e nu cavallo!E mavta credere, stongo sempe ngrifato!
Vladimiro: E che te ne mporta? Su, dai, fatti succhiare il poco sangue che ti rimasto!
Morton: No, no e no!
Vladimiro: E invece s! Io songo o padrone tuojo!
Morton: Nun me ne mporta niente!
Da sinistra, tutta arrabbiata, giunge Giustina Canino.
Giustina: (Volgare) Uh, ma che cacchio e chi v stravivo sta succedennno, cc ddinto?
Vladimiro: (Corre a baciarle la mano) Amore mio, non sta succedendo proprio niente.
Giustina: E allora come mai Morton sta l, col viso tutto pallido?
Vladimiro: Ma chillo sempe stato pallido! Io laggio costruito proprio accuss!
Morton: Non vero, padrona mia. O padrone se vo zuc o sango mio!
Vladimiro: O sango e chi t
Giustina: Nun dicere male parole!
Vladimiro: Siente chi parle!
Giustina: Io e ppozzo dicere e mmale parole, tu no! E m famme sent nu poco:
pecch te vuo zuc o sango e Morton?
Vladimiro: Ma tesoro, quello non ha bisogno di sangue, per vivere. E allora, io posso
succhiarmelo tutto quanto, fino allultima goccia.
Morton: Ma va jette o sango!
Vladimiro: Prego?
Morton: No, stevo parlanno io sulo! (Tra s e s) Chisto tene e rrecchie e Pulicano!
Vladimiro: Comme?
Morton: No, no, niente! (Poi resta in silenzio per qualche secondo)
Vladimiro: Che cosa?
Morton: Azz, sape leggere pure into pensiero, chisto!
Giustina: Morton, vai in cucina. Io devo parlare un poco col conte Vladimiro Mordente.
Morton: (Felice) Ah, salvezza, salvezza!
Morton si avvia a destra e quando passa davanti a Vladimiro, compone una
croce con le sue dita indice e poi corre via in cucina.
Giustina: Siediti!
Vladimiro: Ma
Giustina: Assiettete!
Vladimiro: E vabbu. (Si siede sul divanetto ed ascolta sua moglie)
Giustina: (A braccia conserte) Me lavevi giurato.
Vladimiro: Che taggio giurato?
Giustina: Che non avresti pi bevuto il sangue di nessuno e che ti saresti nutrito come si
nutrono gli umani.
Vladimiro: Ma io te llaggio giurato ncoppa a mammeta! Aggio ditto: Lo giuro su tua
madre solo se muore!
Giustina: Emb?
Vladimiro: E mammeta nun morta!
Giustina: E che ce azzecca? Tu devi mantenere lo stesso la promessa che hai fatto.
Vladimiro: Giust, ma io me moro e famme.
Giustina: E mangiati il cibo che mangiano gli umani.
Vladimiro: (Imbronciato) Uff!
Giustina: Fatti cucinare da Morton un bel piatto di cannelloni al sugo
Vladimiro: Bleacht!
Giustina: Oppure pasta al forno, oppure di lasagna
Vladimiro: Chi schifo!
Giustina: Oppure una bella bistecca fiorentina
Vladimiro: (Si alza in piedi) Nenn, me staje facenno avut o stommeche! In ogni caso, io
provo a mantenere la promessa che ho fatto. Ma non garantisco niente! Chiaro?
Esce via a sinistra, imbronciato.
Giustina: Nun ce sta niente a fa: comme a nu criaturo! (Chiama) Vladim, aspiette
Lo segue via a sinistra.
2. [Desdemona e Stefano. Poi Morton]
Da destra entra Desdemona, seguita dallo spirito inquieto (di bianco vestito
stile 800, e bianco in viso ed alle mani) Stefano. Si lamenta con lui.
Desdemona: Insomma, basta! Devi lasciarmi in pace. Hai capito?
Stefano: (Con erre moscia) Mia cara Desdemona, tu non mi puoi trattare cos.
Desdemona: Ah, no? E pecch? Tu si nu fantasma e io te pozzo tratt comme voglio.
Stefano: Ma forse tu dimentichi che questa casa mia e che voi lavete invasa.
Desdemona: Ma che? Io nun saccio niente!
Stefano: E allora perch ci abiti?
Desdemona: Io non ci abito. Sono la cameriera dei miei padroni: il conte Vladimiro e la
contessa Giustina.
Stefano: E i tuoi padroni hanno occupato il mio maniero. Ma che maniere!
Desdemona: E che te ne mporta? Tu si muorto!
Stefano: Io non sono un morto. Sono il barone Stefano De Stefanis di Sorrento. E qui
nella penisola sorrentina io sono un personaggio. Perci, damme nu vaso!
Desdemona: E che ce azzecca?
Stefano: Desdemona, tu sai benissimo che io amo troppo le donne.
Desdemona: Tu si sulo nu fantasma rattuso!
Stefano: Ma che rattuso? Come osi?
Desdemona: Insomma, io non mi posso fidanzare con un fantasma. Tu sei fatto di spirito e
io di carne. Ebbene, tu non mi puoi toccare. E nemmeno io. (Allupata) E caro
mio io ti voglio sentire!
Stefano: E chi ti dice che tu non mi senti? Vuoi vedere?
Desdemona: S!
Ma da destra entra Morton.
Morton: (La chiama) Desdemona!
Desdemona: (Contrariata)Puozze pass nu guajo, ma justo m iva tras?
Morton: Desdemona, ma tu lo sai che mi piaci?
Stefano: Nh, ma che vvo chisto? Arriva bello cacchio cacchio! Ce stongo primmio.
Desdemona: Infatte, he raggione tu!
Morton: Aggio raggione io?
Desdemona: No, tu. (Indica accanto a s) Isso!
Morton: (Non ha la possibilit di vedere Stefano) Isso chi?
Desdemona: Chillo che sta vicino a me!
Morton: Ma pecch, ce sta uno vicino a te?
Stefano: Lui non mi vede. Mi faccio vedere da chi voglio io.
Desdemona: Ah, m capisco. Emb, e allora comme faccio a ce fa ved che ce staje tu?
Morton: (Stranito) Nh, Desd, ma cu chi staje parlanno? Ma tu fusse asciuta pazza?
Desdemona: Ma stattu zitto, tu nun puo cap.
Morton: (Le si avvicina, con fare da playboy) Aggio capito, staje facnno a resistenza
cu me. Ma tutta na finzione. (Poi sente qualcosa di particolare) Strano
Desdemona: Ch stato?
Morton: Sento i miei ormoni femminili che vibrano. E come se ci fosse la presenza di
un uomo vicino a noi.
Desdemona: Ormoni femminili?
Morton: E che taggia dicere? O padrone nuosto mha costruito e ciento manere:
ommo, femmena, mit e mit, animale!
Desdemona: E quindi tu senti la presenza di un uomo vicino a noi?
Morton: Azz!
Desdemona: Ua, Stefano, tha sgamato! Chisto tene o radar!
Stefano: E allora meglio che io sparisca. Ma ricordati: stanotte vengo a cercarti nel
tuo letto, mentre stai dormendo e amma fa cose turche!
Stefano si dilegua centralmente.
Morton: (Gli passa la sensazione di particolare) Ma ce d? I miei ormoni femminili si
sono calmati. (Poi la guarda maliziosamene) E allora m pozzo approfitt!
Desdemona: (Arretrando) Ehm
Morton: (La segue lentamente) S, m pozzo appofitt e te!
Desdemona: Ma nun me pare o caso!
Morton: E invece s. O padrone mha costruito cu a capacit sessuale e nu cavallo!
Desdemona: (Interessata) Overamente? (Finge rassegnazione) E va bene, mi arrendo. (Lo
prende per mano) Per guaje a te si nun comme dice tu!
Lo porta via a destra, con s. Dal centro entra di nuovo Stefano, perplesso.
Stefano: Ecco, se n andata con un altro uomo. Le solite donne, subito ti sostituiscono.
Ma se lor due pensano che possono fare le loro cose senza il mio consenso, si
sbagliano di grosso. M, tanto chaggia fa, nun laggia fa cumbin niente!
Va alla porta di destra, con un gesto della mano la fa aprire, entra e chiude.
3. [Vladimiro e Giustina. Poi Vincenzo Esposito e Maddalena Esposito]
Da sinistra tornano Vladimiro e Giustina. Hanno fatto pace.
Giustina: Hai capito, tesoro bello?
Vladimiro: Nun te prioccup, ammore mio, aggio capito tutto cose.
Giustina: E mi giuri che non cercherai pi il sangue di nessuno?
Vladimiro: Per tu mi hai detto che se giuro il falso mammeta more!
Giustina: Emb?
Vladimiro: Ma chella nun more maje!
Giustina: E morta gi 500 anni fa, ma essendo una di noi, immortale!
Vladimiro: (Sdegnato) Ma allora mhe ingannato!
Giustina: Uno come noi non pu giurare.
Vladimiro: E allora maggia bevere tutto o sango e Napule e provincia!
Giustina: E allora mi perderai.
Vladimiro: E pecch?
Giustina: E pecch me ne vaco!
Vladimiro: E vattnne!
Giustina: Va bene.
Vladimiro: (Le si para davanti) No, ma io scherzavo!Va bene, non berr pi sangue
umano o animale. Si cuntenta, m?
Giustina: Amore mio!
Mentre Giustina sta per addentare il collo di Vladimiro, suonano alla porta. I
due si guardano perlessi.
Ma questo suono il campanello della porta?
Vladimiro: Impossibile, sono 200 anni che non viene a trovarci nessuno.
Giustina: Lultima volta era uno delle tasse.
Vladimiro: E che fine ha fatto?
Giustina: (Lo guarda male) Te lhe magnato!
Vladimiro: Ah, gi. E che facciamo? Apriamo?
Suonano di nuovo alla porta.
Giustina: Andiamo ad aprire. Per tarraccummnno!
Vladimiro: Ho capito, niente sangue.
Giustina: Bravo!
I due vanno ad aprire e tornano seguendo una coppia di novelli sposi:
Vincenzo Esposito (con un dito fasciato) e Maddalena Esposito.
Vincenzo: Oh, eccoci qua arrivati, Maddal!
Maddalena: Scusateci se siamo venuti un poco in anticipo, ma io e mio marito ci siamo
sposati ieri volevamo posare le nostre valige.
Vincenzo: Cos ce ne andiamo in giro per Sorrento. Mica vi danno fastidio?
Vladimiro e Giustina si guardano perplessi, poi lei interroga i due.
Giustina: Scusate, ma chi siete voi due?
Vincenzo: Vincenzo Esposito e consorte.
Maddalena: Io e mio marito amme prenotato na stanza inta chistalbergo accuss strano,
ma accuss caratteristico!
Vincenzo: Overamente, me pare o castello do conte Dracula!
Giustina: Scusate, ma che ci fate qua? Questo non un albergo. E la nostra residenza.
Maddalena: Ma come? Non lalbergo Limone?
Giustina: No, non esiste pi da secoli.
Vincenzo: Azz, Maddal, ce hanne fatte fessi! Siamo stati truffati.
Maddalena: E io te llaggio ditto pure: chellagenzia turistica nun me piaceva proprio.
Vincenzo: E tu che vvuo a me? Nuje amme sparagnato.
Maddalena: Amme sparagnato? E chamme sparagnato?
Vladimiro: Alt! Smettetela di litigare. Nun o caso. Se volete, rimanete pure qua.
Giustina: Cosa?
Vladimiro: Giust, e che cos questa faccia? E giusto ospitare (Si lecca le labbra)
questi due bocconcini uh, volevo dire, questi due piccioncini!
I due: Gratis?
Vladimiro: Ma certo.
I due: (Sfacciatamente) Accettiamo!
Vladimiro: E allora direi di presentarci: io sono il conte Vladimiro Mordente.
Giustina: E io sono la contessa Giustina Canino.
Vincenzo: (Le osserva i canini da vampira) Signora contessa, tenete i denti un poco
gonfi! Vi dovete far vedere da un dentista.
Maddalena: I denti gonfi? Ma comme se fanne a gunfi? Nun dicere scemenze, una cosa!
Vladimiro: Scusate, e quanti giorni vi trattenete?
Vincenzo: Una settimana.
Vladimiro: (Malintenzionato) Bene, cos avr tutto il tempo!
Vincenzo: Pe ffa che?
Vladimiro: Ehm per conoscervi! (Osserva il dito fasciato) Cosavete fatto al dito?
Vincenzo: Ah, no, niente, me lo sono chiuso nello sportello della macchina e mi sono
tagliato. Ed uscito un sacco di sangue. Ma proprio un sacco!
Vladimiro: (Sofferente) Fffsssss! Lo voglio, lo voglio! (Con gli occhi di fuori, gli afferra il
dito e cerca di addentarlo) E mio!
Vin&Mad: (Spaventati) Nooo, nooo!
Giustina: (Lo spinge via a terra e libera il dito di Vincenzo) Ma che fai? (Ai due)
Scusatelo! Mio marito sempre il solito buontempone!
Vladimiro: (Rialzandosi, tra i denti) Puozze mur e subito!
Giustina: Ma accomodatevi. Cosa ci facciamo in piedi?
Vincenzo e Maddalena si siedono sul divanetto, Giustina invece si siede al
tavolo e guarda male Vladimiro che invece rimasto in piedi.
Assittete!
Anche Vladimiro si siede. Cosicch Giustina interroga i due.
E dunque, vi siete sposati ieri?
Maddalena: Ma certamente. E voi, invece, da quanti anni siete sposati?
Vladimiro: 250!
Giustina: (Lo corregge) Ehm 25!
Maddalena: Scusate, se mi faccio i fatti vostri, ma che strano modo di vestirvi, avete!
Giustina: Eh, beh, noi siamo un conte e una contessa. Noi siamo nati al Vomero, ma
abbiam vissuto in Transilvania per 130 anni ops, volevo dire 13 anni! E voi,
invece, cosa fate di bello, nella vita?
Maddalena: Io faccio lassistente di un dentista.
Vincenzo: Io invece sono un analista. Tiro il sangue alla gente.
Vladimiro: (Sofferente) Overamente?
Vincenzo: S! E collaboro con lAVIS e con la banca del sangue!
Vladimiro: (Sofferente) Pure?
Vincenzo: Mi dovete credere: per fare il mio lavoro, ci vuole sangue freddo! E un
combattimento allultimo sangue. Ma del resto, io ce lho nel sangue!
Maddalena: Ma caro mio, io te lho semre detto: non ti fare il sangue amaro. Non farti
andare il sangue alla testa!
Vincenzo: E invece devo. Io tengo sangue nelle vene. E amo cavare sangue dalle rape.
Io non sono esangue!
Vladimiro: (Scatta in piedi, come impazzito) Bastaaaaa! Mi fate impazzireee! (Va avanti e
indietro per la stanza) Nun ce a faccio cchi nun ce a faccio cchi!
E scappa via a sinistra. Vincenzo e Maddalena sono perplessi.
Vincenzo: Nh, ma chamme ditto e male?
Maddalena: Infatte!
Giustina: Ehm no, niente! Mio marito un poco esaurito. E poi odia il sangue!
Vincenzo: E si capisce che esaurito. In questo posto tenete le finestre tutte chiuse. Fuori
ci sta un bellissimo tempo. (Si alza in piedi) Aspetatte, adesso le apro io!
Giustina: (Balza in piedi, spaventata) Pe carit, me vulte fa mur? Ehm vi prego,
lasciate stare le finestre. Le dobbiamo dotare di zanzariere. Se no le zanzare ci
succhiano tutto il sangue. Beate loro! Io direi, prima di pranzo, andate in giro
per Sorrento. Vi faccio portare le valige nella vostra stanza dal mio cameriere.
Maddalena: E na bona idea, accuss ce facmme pure doje fotografie. (Si alza in piedi)
Vincenzo: Bene, allora ci vediamo dopo, contessa Giustina. Si vede proprio che siete una
contessa. Buon sangue non mente!
Giustina: (Sofferente) Vabbu, basta, m jatevenne!
Li spinge fuori casa, sbatte la porta e torna a centro stanza.
Effettivamente, Vladimiro nun ave tutte e tuorte! Purio tengo famme. E
chilli duje parlvene sempe e sango! (Nota le valige) Nh, Morton, vieni nu
sicondo cc. Ce stanne sti valigge a pus. Ma add gghiuto?
Esce via a sinistra.
4. [Desdemona e Morton. Poi Ignazio Capece e Stella Capece]
Da destra entrano Desdemona e Morton, litigando.
Desdemona: Tu nun si buono proprio!
Morton: Ma io ti ho regalato un FRANCESCO e un PASQUALE! Dove li hai messi?
Desdemona: Un Francesco e un Pasquale? Ah, gi, tu tieni l vizio di dare i nomi umani agli
oggetti. Si proprio nu malato e capa!
Morton: E tu lo sai che cosa sei? Una TAMARA!
Desdemona: Tamara? Ah vuo dicere tamarra! A me? Ma m te vatto proprio!
Morton: E io te dongo na capata nfaccia!
Desdemona: Ma come? Un tizio strano come te, fa sesso con una donna come me e
belle buono te scappa a rirere e nun a fernse cchi?!
Morton: E che vvuo? Io sentevo na mana che me faceva o solletico sotto o pede!
Desdemona: (Sospettosa) Na mana che te faceva o solletico sotto o pede?
Morton: E certamente.E si stata tu! E mhe fatto pure nu starnuto nfaccia!
Desdemona: E se capisce, tu mhe miso e capille into naso!
Morton: Io? Chiuttosto, tu, mhe miso o lenzulo inta recchia!
Desdemona: Io? Chiuttosto, tumhe dato nu cazzotto ncapa!
Morton: Io? Chiuttosto tu mhe sputato inta nuocchio!
Desdemona: (Sospettosa) Mmm, forse aggio capito chi stato!
Suonano alla porta.
I due: (Luno allaltro) Va a arap a porta!
Desdemona: No, vacci tu.
Morton: Io? Devi andare tu!
Desdemona: Uff!
Desdemona gli sbuffa in viso e va ad aprire la porta.
Morton: Le fete pure o ciato, a chesta!
Desdemona torna seguendo i turisti Ignazio Capece e Stella Capece, due
persone di bassa cultura e ceto. Hanno una valigia a testa.
Ignazio: Menu male, Stella, finalmente simme arrivati!
Stella: Per nu poco strano, stu posto. Ncoppa a Internet pareva e nata manera.
Ignazio: (A Desdemona) Scusate, voi siete la titolare di questo albergo?
Desdemona: Albergo? No, ma questo non un albergo. E la residenza del conte Vladimiro
Mordente e della contessa Giustina Canino. Perci arrivederci!
Morton: Ma no, Desdemona, che cosa fai? Cacci via a questi signori? Quelli possono
essere il CIRO dei nostri padroni!
Desdemona: Ehm vuole dire il cibo. Ma si confuso. Voi potete essere gli ospiti dei
nostri padroni. E g, nun ceva penzato proprio!
Stella: Ma allora lalbergo nun ce sta cchi?
Ignazio: He visto? Pe colpa toja, simme stati truffati!
Stella: Colpa mia? Ma si io vulvo a Montecarlo! A me, Surriento nun me piace!
Morton: Uh, e perch? A Sorrento ci sta OMAR!
Stella: Omar? E chi stu Omar?
Desdemona: No, lui vuole dire il mare. Dovete sapere che lui d i nomi di essere umani
agli oggetti. E una sua strana malattia.
Morton: E gi, una mia MATTIA!
Desdemona: Va bene, ma sistematevi qua. Non vi pigliate collera.
Morton: (Nota le valige lasciate in precedenza da Vincenzo e Maddalena) E queste
valige pure sono vostre?
I due: No!
Ignazio: Ma nun ve prioccupeate ce pigliamme nuje! Qua non si butta via niente.
Desdemona: E pigliatavelle, facte buono. Ma accomodatevi sul divano.
Morton: E gi, sedetevi su IVANO.
Ignazio e Stella, perplessi, si siedono sul divanetto, gli altri due al tavolo.
Desdemona: E come vi chiamate, voi?
Ignazio: Ignazio Capece.
Stella: E io Stella Capece. Per, prima di sposarmi, mi chiamavo Stella Alpina!
Desdemona: Io invece sono Desdemona, la cameriera di casa. E lui Morton.
Ignazio: E muorto?
Morton: No, Morton!
Desdemona: E come mai siete capitati da queste parti?
Stella: E noi ci siamo sposati ieri. Oggi siamo in viaggio di nozze.
Desdemona: (Felice) Uh, condoglianze!
I due si guardan perplessi e poi con perplessit ascoltano tutto ci che dicono.
Si vede che siete una bella coppia. E scommetto che tenete pure la stessa et.
Morton: E gi. Siete GAETANI!
Desdemona: Vuole dire coetanei!
Morton: Sentite, vi piace il nostro CATELLO?
Desdemona: Vuole dire castello. Ma in realt solo un palazzo.
Morton: Dovete sapere che io una volta abitavo in campagna. E tenevo un terreno.
Desdemona: Veramente? E quanto era grande?
Morton: Un ETTORE!
Desdemona: Ah, un ettaro!
Morton: S. Poi per ho girato lEDMONDO!
Desdemona: Hai girato il mondo?
Morton: S, prima di essere ucciso da un tizio che era una schifezza. E proprio un
grande ORONZO!
Desdemona: (Guardando i due) Questa non la traduco!
Morton: Beh, fatte le presentazioni, adesso vi porto le valige nella vostra COSTANZA. Desdemona: Peccato che non ci sta la luce.
Morton: Vabb, mal che vada, accendetevi una CARMELA!
Desdemona: Vuole dire una candela. E poi volete mangiare qualcosa?
Morton: No, non possono ancora mangiare. Io devo ancora lavare le posate.
Desdemona: Ancora?
Morton: E certamente. Mica possono mangiare con le mani? Si mangia col lOTELLO
e con la FIAMMETTA!
Desdemona: Traduco: si mangia col coltello e con la forchetta. (Si alza in piedi) Bene,
signori, volete seguirmi?
Morton: (Prendendo tutte e quattro le valige) Veniteci appresso. Dopo vi preparo un
SERSE di CAMILLA!
Desdemona: Vuole dire un sorso di camomilla!
Morton: Appunto!
Desdemona e Morton si avviano a destra. Ignazio e Stella si alzano in piedi.
Paiono impressionati.
Stella: Ign!
Ignazio: Che d, Ste?
Stella: Io me metto nu poco appaura.
Ignazio: E pecch?
Stella: He visto a chillu Morton? Me pare nu poco mostro! E pure chella tizia.
Ignazio: Ma pure stu posto, me pare nu poco mostruoso.
Stella: Siente, damme a mana. (Gli prende la mano) E statte sempe vicino a me.
Ignazio: Vabbu. Jamme, jamme!
I due escono a destra, mano nella mano, un po spaventati.
5. [Vladimiro e Stefano. Poi Morton]
Da sinistra torna Vladimiro, tutto tormentato.
Vladimiro: Ma come faccio a non succhiare sangue? E na parola! Questa la mia natura.
Niente di meno, stavo nel bagno. Ho visto un ragno. Me lo sono mangiato, ma
nun sapeva e niente! Non ho potuto nemmeno dargli un morso sul collo. E che
miseria! (Si siede al divanetto, imbronciato) Ma se po camp accuss?
Dal centro entra Stefano che gli si avvicina.
Stefano: Evidentemente, devi diventare vegetariano.
Vladimiro: Siente, nun te ce mettere pure tu!
Stefano: Come osi parlarmi cos? Io sono un barone!
Vladimiro: E io sono un conte!
Stefano: Ma questa casa appartenuta a me, prima che arrivassi tu.
Vladimiro: E m appartene a me. E allora? Che vaje truvanno?
Stefano: Scambiare quattro chiacchiere.
Vladimiro: Io non scambio quattro chiacchiere con un fantasma!
Stefano: Perch, tu saresti meglio di me?
Vladimiro: (Ci pensa su) Vabb, parliamo. Caro Stefano, io non sono un uomo felice.
Stefano: Lo so, problemi con tua moglie.
Vladimiro: Appunto! La mia vita il colmo. Quella donna mi ha preso per la gola.
Stefano: Ha cucinato per te?
Vladimiro: No, mha miso e mmane ncanna e mha affugato! E fu allora che mi
innamorai di lei. La vedevo una donna forte e convinta.
Stefano: Ed per questo che ti tiene in pugno? Quella donna ti costringe a non nutrirti di
sangue. E tu accetti.
Vladimiro: Ma quella mi lascia.
Stefano: E ma piglio io!
Vladimiro: Comme?
Stefano: No, niente!
Vladimiro: Ste, taggia fa na proposta: ma pe caso nun cha vulsse tu, a mia moglie?
Stefano: E io sono un fantasma. Magari potessi avere anchio una donna. Ma in questa
casa non entrano spiriti donnna da 99 anni. E sinceramente, maggio scucciato.
Vladimiro: E te la regalo io, una donna. La faccio morire con un mio morso et voil!
Stefano: E la promessa fatta a tua moglie?
Vladimiro: Ma chella che ne sape? Adesso mi organizzo io.
Stefano: Grazie tante, caro Vladimiro. Ti odio, ti schifo, per ti stimo!
Vladimiro: Anchio uguale a te!
I due: (Se la ridono) Ahahahahah!
Da destra torna Morton che nota Vladimiro ridere (ovviamente non vede
Stefano) e lo osserva, perplesso.
Vladimiro: Sai, nonostante tutto, sei un po meglio di come ti credevo.
Stefano: Eh, beh,un barone di 500 anni di et sempre meglio di un conte coi denti
aguzzi. Per tutto sommato, pure tu, sei meno schifezza di come sembravi!
Vladimiro: E allora te faccio truv a na bella femmena morta, ma talmente morta, che
vicino a te ha da par ancora cchi fantasma e chello che si tu!
Stefano: Grazie!
Vladimiro: Prego!
Stefano: Io allora sparisco per un po. E tarraccummnno: mantieni la promessa.
Vladimiro: Io mantengo sempre le promesse!
Stefano: Bravo!
E sparisce via per il fondo. Vladimiro se la ride e fa considerazioni da solo.
Vladimiro: Emb, io facco fesso a tutte quanti, sulo cu mia moglie nun ce riesco. Ma forse
questa volta ci riuscir. Aahahah! (Si volta e nota Morton che gli si avvicina,
cos smette di ridere) E m che vvuo, a cc?
Morton: Padrone, mapecch stive parlnno tu sulo?
Vladimiro: Io stevo parlnno io sulo? Stavo parlando col barone Stefano e nun
marricordo o cugnomme!
Morton: Aggio capito,a famme te sta annebbianno a vista! (Infido) Peccato che non ti
puoi succhiare il sangue di quei due bei signori che sono entrati dalla porta.
Vladimiro: E gi. Adesso se ne sono andati a visitare Sorrento. E io non li posso inseguire,
pecch fora ce sta nu sole mai visto!
Morton: (Perplesso) No, ma non sono usciti. Io momm ce aggio purtato a valiggia
inta stanza lloro.
Vladimiro: Ai signori Esposito?
Morton: No, ai signori Capece.
Vladimiro: E chi cacchio so?
Morton: Quelli che sono appena arrivati. Lei ALDA!
Vladimiro: Si chiama Alda?
Morton: No, ALDA di altezza!
Vladimiro: Ah, alta!
Morton: Esatto. Lui invece pi BRANDO!
Vladimiro: Ah, ecco, basso. E che ci fanno qua?
Morton: Una agenzia di turismo li ha truffati e loro sono capitati qua. Volevano andare
allalbergo Limone.
Vladimiro: Ma quello non esiste pi.
Morton: S, ed era pure COSTANTINO!
Vladimiro: E m chi stu Costantino?
Morton: No, era COSTANTINO di soldi!
Vladimiro: Era costoso!
Morton: Esatto! E quel Capece ALVARO!
Vladimiro: M nun cchi Costantino? E Alvaro?
Morton: S, ALVARO monetariamente!
Vladimiro: Ah, avaro!
Morton: E cos io, sapendo che tu stavi assai assetato di sangue, li ho fatti rimanere qua.
Vladimiro: Ma tra i due ci sta una donna?
Morton: E certamente, sono due sposi.
Vladimiro: E tra i due, ci sta anche un uomo?
Morton: E pe forza! Padrone, devi sapere che con la mia mano destra, ho fatto la
mano morta a lui, e con la mia mano sinistra lho fatta a lei! Ma perch mi hai
ricostruito met e met?!
Vladimiro: (Interessato) Morton, fammlle cunoscere nu poco, a chisti Capece.
Morton: S, adesso te li porto a conoscere.Stanno nella COSTANZA l a destra.
Peccato che l dentro stanno un poco ASTRID!
Vladimiro: Ah, ce stanne pure Costanza e Astrid? E chi sono? Delle parenti?
Morton: No, stanno nella COSTANZA ASTRID, nel senso di larghezza!
Vladimiro: Ah, stanne inta na stanza, astritte! Puozze pass nu guajo, comme parle
brutto! Andiamo da quei due.
Morton: S, s, certo. Vieni con me. (Savvia a destra, intanto parla a Vladimiro) Padr,
tu devi stare allegro. Io ti vedo TRISTANO! Hai capito il CONCETTA?
Vladimiro: E m add so asciute sti Tristano e Cuncetta?
Morton: Non esistono. Tu sei TRISTANO nel senso di non allegro.
Vladimiro: Ah, sono triste. E Concetta?
Morton: CONCETTA largomento.
Vladimiro: Allora il concetto!
Morton: Esatto!
Vladimiro: Siente, meglio che cammine. Me staje nzallanenno sanu sano!
Ed escono a destra
6. [Desdemona e Giustina. Poi Maddalena e Vincenzo]
Da sinistra, torna Giustina.
Giustina: Io, poi, vorrei sapere che fine hanno fatto quei servi scellerati! Se mi capitano
a tiro, li prendo a morsi sul collo!
Da destra torna Desdemona. Nota Giustina e va da lei.
Desdemona: Padrona, eccomi a te.
Giustina: Ah, finalmente ti ritrovo. Sai che abbiamo degli ospiti?
Desdemona: Lo so, lo so.
Giustina: (Sorpresa) E come lo sai?
Desdemona: Eh, beh!
Giustina: Va bene, allora giacch lo sai, cerca di cucinare per loro.
Desdemona: Ma certamente. Preparer per loro capelli di cavallo in salsa di rospo, carne
di serpente immerso nel veleno e occhi di pipistrello!
Giustina: Nooo! E secondo te, gli essere umani si mangiano le nostre prelibatezze?
Quelli vogliono mangiare certe schifezze che nemmeno ti immagini. Che so?
Spaghetti alla carbonara, canelloni ripieni di carne bovina, salsicce con patate
al forno e frutta a volont!
Desdemona: (Inorridita) Che schifo! E io devo cucinare questa robaccia?
Giustina: E certamente. Invece per me e per mio marito, cucinerai le cose che hai detto
pocanzi:capelli di cavallo in salsa di rospo, carne di serpente immerso nel
veleno e occhi di pipistrello!
Desdemona: Non ti preoccupare, mia padrona. Oggi ti far leccare i baffi!
Giustina: Brava! Ci spero veramente.
Suonano alla porta.
Desdemona: Vado ad aprire?
Giustina: No, ci vado io. Tu pensa a preparare.
Desdemona: Come vuoi tu, mia padrona.
Giustina: Vseme a mana!
Desdemona bacia la mano a Giustina e poi esce via a sinistra. Giustina invece
si organizza.
E m famme ved chi .
Esce via per il centro e torna seguita da Maddalena e Vincenzo, delusi.
Maddalena: Eccoci di ritorno.
Giustina: Signori Esposito vi siete divertiti, a visitare Sorrento?
Maddalena: Ma qua divertiti? Fora sta facenno o diluvio!
Vincenzo: E menu male che ce sta na canzona che dice: Chisto o paese do sole!
Giustina: Cari signori, mi sono permessa di far preparare un bel pranzo per voi.
Vincenzo: Azz, vi siete permessa benissimo!
Maddalena: S, per, primma e magn, me vulsse cagn nu poco.
Giustina: Ma certo. Andate pure nella vostra stanza, alla mia sinistra.
Maddalena: E le valige?
Giustina: Saranno state portate nel vostro alloggio.
Maddalena: E allora, Vici, aggie pacienza, avviati nella nostra stanza Devo parlare un
attimo con la contessa Giustina. Cose da donna!
Vincenzo: Aggio capito: dovete parlare di come si fa luncinetto. E allora vi lascio sole.
Maddalena: Va, va!
Vincenzo esce via a sinistra. Maddalena si mette in posa confidenziale.
Contessa, io parlo con voi, perch voi siete donna come me e certamente
tenete le stesse problematiche femminili che tengo io.
Giustina: Beh, pi o meno! Ma di che si tratta?
Maddalena: Guardate, io vi dico la sincera verit: si tratta di mio marito. Non tanto bravo
quando facciamo quelle cose l. Ma voi e vostro marito siete bravi?
Giustina: E chi se lo ricorda? Nel senso che ormai da tanto che non pratichiamo pi!
Maddalena: Vabb, ma neanche noi siamo giovanissimi. Ci siamo sposati un poco avanti
negli anni. Per che centra? Lo spirito quello. Capite a me!
Giustina: Signora, vorrei esservi utile, ma ancora non ho capito come.
Maddalena: Vorrei dei consigli su come far nascere in mio marito il desiderio sfrenato, tipo
bisonte o muflone quando vedono una femmina della loro specie!
Giustina: (Imbarazzata) Ma cosa dite?
Maddalena: E gghi, nun ve mettite scuorno! Fate presto, prima che torna mio marito.
Da sinistra torna Vincenzo, allarmato.
Vincenzo: E vvaligge nun ce stanne! Se lhanne arrubbate! Al ladro, al ladro!
Maddalena: Uh, Mar! Tu che staje dicenno? Ma si sicuro?
Vincenzo: E viene a ved!
Maddalena: Oh, no, inta valigia mia ce stvene e sorde.
Vincenzo: E inta valigia mia ce steva lepilatore elettrico pe cosce mie!
Giustina: Calmi, adesso andiamo insieme e vediamo cos successo. Prego, seguitemi.
I tre escono a sinistra.
7. [Vladimiro, Ignazio e Stella. Poi Stefano]
Da destra torna Vladimiro, sottobraccio a Ignazio e Stella (perplessi).
Vladimiro: (Gentile coi due) Carissimi coniugi Cacace
Ignazio: No, Capece!
Vladimiro: Appunto, Capece! (Guarda il collo ai due) Ma che bel collo che avete!
Ignazio: Overamente? E ate visto che belli rrecchie che tenghio?!
Vladimiro: No, che me ne faccio delle orecchie?
Stella: Io, invece, quandero ragazza, tenevo delle bellissime gambe.Le volete vedere?
Ignazio: Nenn, statte qujeta?
Stella: Ma che faje? O geluso?
Ignazio: No, nun voglio fa avut o stommeche o signor conte!
Vladimiro: Va bene, va bene, non voglio vedere le gambe di nessuno. Sentite, scusate una
domanda un po indiscreta: ma voi due siete come mamma vi ha fatto?
I due: Eh?
Vladimiro: Nel senso che: avete mai praticato?
Ignazio: S, s, io aggio praticato. Una volta avevo un negozio di palloni: una palloneria!
Vladimiro: Eh?
Ignazio: E poi mi sono messo a vendere le cinghie. Faccio o cinghiale!
Vladimiro: Ma quello che vende le cinghie non si chiama cinghiale. Insomma, basta! Che
me ne frega a me di che mestiere fate? Io voglio sapere se siete casti!
Ignazio: (A Stella) Nh, ma che vvo sap, chisto?
Stella: E che ne saccio?
Vladimiro: Insomma, in pratica, voi siete incorrotti,puri,incontaminati, genuini,intatti,
nuovi,grezzi,inesplorati? Commaggia fa pe ve fa cap? Siete vergini?
I due: Ah, ecco!
Vladimiro: Io non volevo usare la parola, per voi mi ci avete costretto.
Ignazio: (Imbarazzato) Scusate, ma perch volete sapere se io e mia moglie siamo come
dite voi? E non mi guardate con quegli occhi. Voi mi turbate: siete un turbante!
Stella: E nun te mettere o scuorno. Il conte umano come noi due. E vero, conte?
Ignazio: Diciamo cos!
Stella: E allora vi diciamo la verit: io e mio marito ci siamo sposati ieri, e quindi
giustamente non ci siamo mai sfiorati.
Vladimiro: (Interessato) Overamente?
Intanto dalla comune compare Stefano che va dietro Ignazio. Stella continua.
Stella: E certo. Nuje simme genta religiosa! Mio marito dice o Rusario tutte juorne!
Ignazio: A proposito, signor conte, mi onorate di dire pure voi il Rosario insieme a me?
Vladimiro: (Sofferente) I-Il Rosario? (Cambia discorso) A proposito, cosa preferite
mangiare, a pranzo?
Ignazio: Beh, fatemici pensare.
Stefano: (Bisbiglia nellorecchio di Ignazio con voce doltretomba) Andate via da questa
casa, che meglio!
Ignazio: Scusate, signor conte, e perch ce ne dobbiamo andare?
Vladimiro: Ma chi ha ditto niente? Io nun aggio proprio parlato!
Ignazio: Ah, mi era sembrato. Allora fatemi pensare che cosa vogliamo mangiare.
Stefano: (Bisbiglia nellorecchio di Stella con voce doltretomba) Quanto sei brutta!
Stella: (A Vladimiro) Uh, emb? E comme ve permettite e dicere che songo brutta?
Vladimiro: Ma ma io non ho aperto bocca!
Stella: E allora sar stata limpressione.
Stefano: (Bisbiglia nellorecchio di Ignazio con voce doltretomba) Sei un cornuto!
Ignazio: (Arrabbiato) Signor conte, m state superando ogni limite di scostumazzeria!
Vladimiro: Io?
Stefano: (Bisbiglia nellorecchio di Ignazio con voce doltretomba) A faccia toja!
Ignazio: A faccia toja a me? Stella, jammece a pigli e valigge e gghiammuncenne.
Stella: Assolutamente!
Vladimiro: No, no, aspettate! (Gli si para davanti e non gli consente di uscire a destra)
I due: Ma vattnne!
Lo scansano ed esce via a destra. Vladimiro allora guarda male Stefano.
Vladimiro: Si stato tu?
Stefano: Tu mi avevi promesso una donna? Dove sta?
Vladimiro: E te la stavo trovando. Quella donna l lavrei uccisa e sarebbe stata tutta tua.
Stefano: E tu me vulsse da a chella?
Vladimiro: E pacienza! Io te ne trovo a nata.
Stefano: No, no, no! Prima porta una donna a me e poi farai tutto quello che vuoi.
Vladimiro: Ma che vaje truvanno? Io tengo famme. Chella vergine e io me laggia
magn! (La chiama) Signora, ritornate qui, per favore!
Ed esce pure lui a destra.
Stefano: (Sdegnato) Lo sapevo. Sei uno scorretto! Ma adesso vi faccio pranzare io!
Savvicina alla porta di sinistra, impone la mano sinistra, la porta si apre e
lui vi entra. Poi la porta si chiude.
8. [Morton e Desdemona, Giustina, Vladimiro, Ignazio, Stella e gli altri]
Da destra esce Morton, tutto innamorato. Ha in mano un poster di
Morton: Morticia Addams! Comm bona! Che peccato che non esiste veramente. O si
no, o ssaje che facesse? Io facesse io facesse (La mano con le unghie
smaltate gli d uno schiaffo) Ecco la mia parte femminile che si ribella a
quella maschile! Vedete un poco si io aggia abbusc da me stesso!
Da sinistra esce Desdemona, tutta innamorata. Ha in mano un poster di
Desdemona:Lerch, il cameriere della famiglia Addams! Comm bono! Che peccato che
non esiste veramente. O si no, o ssaje che facesse? Io facesse io facesse
I due si notano e nascondono i rispettivi poster dietro di loro.
Morton: Ehm che dici, Desdemona?
Desdemona: No, niente. E tu?
Morton: Niente.
Desdemona: Morton, perch non tagli un poco di legna per il fuoco?
Morton: S, tra poco VALDO. Devo prendere prima NATASCIA.
Desdemona: Natascia? E chi ?
Morton: Quella che serve per tagliare la legna.
Desdemona: Ah, lascia!
Morton: E certo.
Desdemona: E poi ripara quel calorifero che sta nella mia stanza. Io me moro e friddo!
Morton: ALFREDO? Ma quando mai? Quello fa questo CARLO! Che lo accendi a
fare il CALOGERO? Mica tieni il CORRADO?!
Desdemona: Il CORRADO? Ah, il catarro! Siente, meglio che ce priparamme pe magn.
Morton: E che si mangia, oggi?
Desdemona: Un sacco di cose. Per me sfastidio e te ddicere. Anzi, piuttosto, dammi una
mano ad apparecchiare in tavola, a mettere le posate, a mettere i bicchierei, a
tagliare il pane, a sciacquare la verdura, a cuocere il primo e il secondo!
Morton: Azz, nenn,taggio ncuntrato e spiccio e spiccio?!
Desdemona: Oggi abbiamo ospiti.
Morton: Ma chesta nun na trattoria!
Desdemona: I nostri padroni devono mangiare. E per fare ci, i nostri ospiti devono
diventare chiatti, chiatti! Perci, in cucina! Forza!
Morton: (Le si avvicina, maliziosamente) Piccola, dopo riprendiamo il discorso il
discorso di prima? A letto!
Desdemona: (Sexy) Ma certo! (Maliziosa) Lo sai? In questo momento somigli a Lerch!
Morton: E tu somigli a Morticia!
Da sinistra entra Giustina che li nota far smancerie e va da loro, rabbiosa.
Giustina: Nh, ma che state facnno? Invece e inta cucina, vuje ve mettte a ffa o
sentimento cc ffora? Su, forza, andate in cucina. Subito!
I due: Sissignora!
Morton e Desdemona scappano via in cucina a destra.
Giustina: Ma Vladimiro add gghiuto a fern?(Chiama) Vladim, add staje?
Esce via a destra. Da sinistra, entrano Vincenzo e Maddalena, spaventati.
Vincenzo: Ma-Maddal!
Maddalena: Vi-Vici!
Vincenzo: He visto pure tu chello chaggio visto io?
Maddalena: E gi. Inta stanza nosta trasuto nu tizio. Ha ditto: Oh, scusate, ho
sbagliato stanza. Stavo andnando in cucina!
Vincenzo: E nun ce stesse niente e strano, si nun fosse che chillu tizio passato pe
dinto muro!
Maddalena: E dinto muro nun ce steva nisciuna porta!
Vincenzo: Ma po nun capisco nata cosa: dinta stanza nosta ce stanne e feneste
chiuse. E non si aprono! Sono sigillate!
Maddalena: Boh! Nun funziona manco a currente. Ce stanne sulo cannele! E a quanto
pare, lunica stanza sprovvista di elettricit. E e vvaligge noste nun se so
truvate cchi, so sparite!
Vincenzo: Maddal, m venuta nidea: vulimm a Montecarlo?
Maddalena: M te vatto proprio. Mhe fatto itt o sango, quanno te llaggio ditto io!
Vincenzo: Facmme na cosa: jammuncenne a chiamm a polizia. E vvaligge noste ce
trvene lloro.
Maddalena: So daccordo.
Da destra torna Giustina.
Giustina: Coniugi Esposito!
I due: (Si spaventano e restano abbracciati) Aaaah!
Giustina: (Va da loro, con fare amichevole) Venite, venite. Il pranzo quasi pronto.
Vincenzo: Sentite, non fa niente che non mangiamo?
Giustina: E no, io mi prendo collera. Su, venite, tutto buono. Ed tutto per voi!
Vincenzo: (Rassegnato) E che taggia dicere, Maddal?!
Maddalena: (Rassegnato) E che me vuo dicere? Nun me dicere niente. Jamme a magn.
Giustina: Prego, prego, per di qua.
Li conduce a sinistra con lei. Da destra torna Vladimiro con Ignazio e Stella.
Vladimiro: Amici, amici, venite qua. Perch vi siete offesi? Io stavo solo scherzando.
Ignazio: Siete sicuro?
Vladimiro: Ve lo giur parola donore!
Ignazio: E vabbu. Che vaggia dicere? Stella, facciamo pace col conte. Vagli a
prendere quella cosa che sta in valigia.
Stella: Ah, giustamente. Con permesso, signor conte.
Esce a destra.
Vladimiro: Mannaggia, signor Capece, ma non potevate andare voi a prendere il regalo? Io
potevo restare da solo con vostra moglie.
Ignazio: E pecch?
Vladimiro: Ehm no, niente, volevo parlare con la signora. Ma col dovuto rispetto per voi.
Ignazio: (Gli d le spalle e parla, rattristato) Vi devo confidare una cosa
Ma intanto Vladimiro apre la bocca verso il collo di Ignazio che parla ignaro.
Lo faccio perch siete una brava persona. Posso parlare?
Si volta e lo nota con la bocca aperta verso il proprio collo.
Signor conte, ma che fate?
Vladimiro: Ah, no, niente. Stavo guardando questo neo che tenete sul collo. Dicevate?
Ignazio: (Gli d le spalle e parla, rattristato) Stavo per dire che io, anche se mi sono
sposato a Stella
Ma intanto Vladimiro apre la bocca verso il collo di Ignazio che parla ignaro.
Anche se ci siamo sposati appena ieri (Si volta verso lui) Non la amo!
E lo nota con la bocca aperta verso il proprio collo.
Signor conte, vuje nun ma cuntate justa! Lho capito molto bene: io vi piacio!
Vladimiro: Ma che vvulte? Chi ve sape? Aspettamme a mugliera vosta, ch meglio!
Da destra torna Stella con un piccolo pacco in mano.
Stella: Signor conte, questo un regalo per voi. (Glielo consegna)
Vladimiro: Per me? Grazie! Ma non capisco il motivo di questo regalo. Che cos?
Stella: Aprite!
Vladimiro: Ma certo. (Cos fa ed apena apre il contenitore, fa una pessima faccia e si
spaventa) Aaaaah!
Stella: Vi piace? E una coronicina. Labbiamo presa a Medjugorie!
Vladimiro sviene. Cos i due commentano lo svenimento a modo loro.
Ignazio: Ma ce d? E svenuto?
Stella: Sarr stata lemozione!
Ignazio: M saje che faccio? Piglio a coroncina e gliela metto attorno al collo. Cos,
quando il conte si risveglia saje che bella surpresa chave?!
FINE ATTO PRIMO
Sorrento, salone di casa del conte Vladimiro Mordente: notte.
ATTO SECONDO
1. [Morton e il maresciallo polizia DAlessio. Poi Stefano]
Lampi e fulmini allesterno della struttura. Rintocchi di un orologio
annunciano le ore 2 di notte. Suonano alla porta. Da sinistra giunge Morton.
Morton: E chi a chestora? Di solito, alle due di notte, gli umani dormono. E allora si
vede che si tratta di qualche mostro. Famme arap, va.
Apre la porta ed entra un figuro misterioso (il maresciallo DAlessio), tutto
vestito di scuro e con pistola in mano. Il suo ingresso con una ridicola
capriola. Poi si alza in piedi e si guarda a destra e a sinistra. Poi va da
Morton, lo prende per un orecchio e lo porta a centro stanza.
DAlessio: (Accento romano)Chi sei, tu?
Morton: Lsseme sta a recchia e to ddico!
DAlessio: (Gli lascia lorecchio) Parla!
Morton: Mi chiamo Morton e sono il servitore di questa casa. E tu?
DAlessio: (Si siede al tavolo in modo scomposto) Sono er maresciallo de polizia DAlessio.
Morton: (Ma chi chisto? O nipote e Alberto Sordi?!). E che gghiate truvnno, a cc?
DAlessio: Fuori c maltempo. Pioggia forte, vento moderato, fulmini e tuoni.
Morton: Eh, temperature in diminuzione, mari mossi, banchi di nebbia a basse quote!
DAlessio: Ma che stai a di? Io stavo a viaggi con la mi macchina e me so dovuto ferm.
Morton: E proprio cc?
DAlessio: E che fa? Questo non lalbergo Limone?
Morton: Pure vuje? Qua non ci sta nessun ALBERICO!
DAlessio: Ma io non sto cercando nessun Alberico! Io sono in cerca dun uomo che ha il
vizio di dissanguare la gente!
Morton: (Preoccupato) Ah, o conte?!
DAlessio: Er conte?
Morton: No, no, niente. (Un po sofferente al ventre) Scusate, abbiate pazienza. Sono
appena uscito dal bagno. Stavo seduto sul WALTER!
DAlessio: Sul Walter?
Morton: S. Come lo chiamate voi? Il RINALDO! Il GERVASO!
DAlessio: Ah, er gabinetto. Capisco.
Morton: Fisicamente mi sento un poco DEBORA!
DAlessio: Debora?
Morton: S, DEBORA. Io non sopporto il DOLORES! Meno male che la notte quasi
finita. E quasi MARTINO!
DAlessio: E ora chi questo Martino?
Morton: Il MARTINO, quando ci sta il sole.
DAlessio: Ah, er mattino.
Morton: Io vado a prendermi una pillola. Se intanto volete ascoltare della NAUSICA!
DAlessio: La Nausica?
Morton: S, ci sta lo STEFANO. Accendetelo e sentitevi le canzoni. Con permesso! (Si
avvia al centro e parla tra s e s) Ma qualu malo e panza? Io aggia avvis o
conte che ce sta chisto cho va truvanno!
Morton esce via al centro. DAlessio rimane seduto, perplesso.
DAlessio: Questo devessere matto. Una volta i matti erano internati. Ma da quando
hanno chiuso i mattatoi!
Dal centro appare Stefano. Nota seduto DAlessio e gli si avvicina da dietro.
Stefano: (Con erre moscia) Guarda, guarda! Un ospite nuovo. Ora giochiamo un po!
Gli si avvicina da dietro e gli soffia sulla testa. DAlessio, stranito, si guarda
intorno, poi si volta dietro, quindo esclama
DAlessio: Uno spiffero daria sulla mia testa! In questa casa ce sta troppa corente!
Stefano: (Incuriosito) Lo voglio vedere bene in viso, questo marrano. (Gli passa
davanti e poi resta sconvolto) Oh, mamma mia! Oh, mamma mia, non pu
essere. Ma costui Ferdinando di Borbone! Il mio acerrimo nemico. E s,
lo riconosco benissimo. Guarda che aria regale!
DAlessio: (Fa uno starnuto molto rumoroso e ridicolo) Etcinfete! Aoh, me sta a ven er
raffreddore. (Prende un fazzoletto dalla tasca e si soffia il naso. Poi lo ripone
e commenta) Porca zozza!
Stefano: Ma ma come parla volgare! Ora capisco, questo tizio solo la
reincarnazione del mio nemico, colui che mi ha perseguitato ingiustamente.
Ma ora lo colpisco con pugni e calci. (Gli si pone di fronte e sferra calci e
pugni, ma senza colpirlo) Gi, dimenticavo che come spirito non lo posso
colpire. Posso solo soffiargli vento e cose di questo tipo. Cosa faccio, adesso?
DAlessio: Aoh, ma che fine ha fatto quer tizio de prima? Ora me cerco un posto per dorm
un pochetto!
Si alza e va a destra.
Stefano: Ma dove sta andando? E meglio che lo tengo docchio, a quello.
E lo segue.
2. [Vladimiro e Vincenzo. Poi Ignazio e Stella]
Da sinistra entra Vincenzo, in pigiama, tutto assonnato.
Vincenzo: Nun riesco a pigli suonno. (Si siede al tavolo) Mia moglie russa. Ma comme
fa a durm cc ddinto, chella? Io faccio pure strani incubi.
Da dietro compare Vladimiro (con mantello) che si avvicina lentissimamente a
Vincenzo, il quale (ovviamente) non pu notarlo e parla per conto suo.
Ma comme me fa male stu dito che maggio tagliato!
Vladimiro giunto a pochi passi da Vincenzo. Si avvicina al suo collo
lateralmente ed apre la bocca come per dargli un morso. Vincenzo fa uno
starnuto molto rumoroso) Etci!
Vladimiro, spaventato, fugge via al centro. Vincenzo commenta lo starnuto.
Oh, me sta venenno o raffreddore. (Prende un fazzoletto dalla tasca e si soffia
il naso. Poi lo ripone e commenta) Comm umida, sta casa. Mannaggia a
morte! M me vaco a pigli nu bicchiere dacqua.
Vincenzo esce a destra. Dal centro, torna e si ferma Vladimiro che commenta.
Vladimiro: Mannaggia a miseria, va fujenno sempe, chisto. Quasi, quasi, lo ipnotizzo.
(Guarda verso destra) Ah, mi pare che sta tornando.
Si avvolge nel suo mantello e resta immobile. Intanto da destro torna Vincenzo
con un bicchiere dacqua. Ogni tanto ne beve un sorsetto.
Vincenzo: E chi schifo dacqua! Tene o sapore e llacqua che sta into gabinetto!
Mentre beve controvoglia, Vladimiro giunto di nuovo a pochi passi da
Vincenzo. Si avvicina al suo collo lateralmente ed apre la bocca come per
dargli un morso. Vincenzo osserva nel bicchiere.
Vincenzo: Ce sta na furmica into bicchiere. E meglio buttare via questacqua.
Getta via lacqua allindietro, colpendo Vadimiro. Mentre questultimo si
asciuga, pulendosi col mantello, Vincenzo commenta ancora.
E intanto, stu posto nun me piace proprio. Nun ce sta na fenesta che sarape.
E poi il servizio scadente. E aggia dicere a verit? Chillu conte Vladimiro
me sta pure antipatico. Tene na brutta faccia!
Vladimiro, sentitosi chiamare in causa, fa un pessimo viso. Giunge di nuovo a
pochi passi da Vincenzo. Si avvicina al suo collo lateralmente ed apre la
bocca come per dargli un morso. Nel mentre, Vincenzo (ignaro) commenta).
M me torno a durm. Per no inta stanza mia. Mia moglie russa troppo!
Allora me ne vado gi in cantina: aggio visto nu lietto strano. Pare na bara!
Perlomeno, nun ce sta muglierema che russa!
Si alza (assonnato e sbadigliante) e va via al centro, partendo verso la propria
sinistra. Vladimiro, che era dalla parte destra del collo di Vincenzo, d un
morso a vuoto e si arrabbia.
Vladimiro: E che miseria! M se va a cucc inta bara mia! E io add maddrmo? (Poi
ode qualcuno venire da destra) Bene, sento qualcuno che viene da l.
Si nasconde centralmente. Da destra giungono Ignazio e Stella.
Ignazio: Stella, tu te staje piglianno na fissazione. Te si fissata che cc ddinto ce stanne
e fantasme, e vampiri, e mostri!
Stella: Ma io laggio ntise overamente.
Ignazio: Siente, fa na cosa, assittete.
Stella: No, ma io me metto appaura.
Ignazio: Ma pecch, a seggia te da o muorzo? Assitette momm.
Stella: E vabbu.
Si siede al tavolo, timorosa, alla sedia centrale. Mentre Ignazio gironzola
parlandole, Vladimiro torna in stanza per avvicinarsi a lei e morderle il collo.
Ignazio: Vedi, Stella, io ho capito tutto. Tu stai facendo i capricci perch vuoi che io
realizzo il tuo sogno. E cos?
Stella: E pecch vuo sap chesto?
Ignazio: Rispondi soltanto s o no. Tu vuoi che io ti apro un negozio di bambolotti: una
bambolotteria! Ma io ti voglio aprire un negozio di mutande: una mutanderia!
Stella: Vabbu, ma che ce azzecca chesto?
Ignazio: Questa la nostra prima notte di matrimonio. E tu mi stai mandando in bianco.
Stella: Ign, ma io me metto appaura. Me metto appaura e chillu cameriere. E
spicialmente do conte.
Ignazio: O conte? (Si ferma e guarda verso di lei, notando il conte che sta per morderle
sul collo. Si diverte di ci) Uh, o vi lloco, o conte!
Stella: (Lo nota) Signor conte, ma che ffacte?
Vladimiro: (Si ricompone) Ehm purtroppo niente. E voi cosa facevate, qui?
Ignazio: Signor conte, io vi parlo francamente. Voi potreste essere mio fratello, se non
mio cugino. Mia moglie non vuole consumare il matrimonio. Non lo sa fare,
non lo vuole fare, insomma mi fa schiattare!
Stella:(Vergognata) Ma cosa dici? Non lo date retta, signor conte.Io so consumare!
Vladimiro: Ma andiamo, amici, non vi prendete collera. (Li osserva con cattive intenzioni,
nascondendole dietro consigli buoni di circostanza) In fondo avete tanto
tempo per queste cose. Che c di male se la prima notte resta tutto uguale?
Stella: Ecco, he ntiso, Ign?!
Ignazio: Non sono daccordo con voi, signor conte.E poi mia moglie solo spaventata,
perch dice che in questa casa ci stanno mostri, vampiri, fantasmi!
Vladimiro: (Finge di ridere) Uh uh uh uh! Ora capisco cosa fare. Vi dar una cosuccia da
bere che vi far addormentar ehm, cio, vi stimoler la passione. Fidatevi!
Ignazio: S, s, io a voglio. Ste, pigliatlla pure tu. (La costringe ad alzarsi in piedi)
Stella: No, ma
Ignazio: Signor conte, siamo pronti.
Vladimiro: Non vedo lora. (Si mette sottobraccio ai due) Venite, per di qua.
I tre escono a sinistra.
3. [Giustina e Maddalena. Poi Desdemona e DAlessio]
Dal centro entra Giustina che si guarda intorno.
Giustina: Non capisco! Che fine ha fatto Vladimiro? Mi sono svegliata perch ho sentito
russare nella bara accanto alla mia Lho aperta pensando che fosse Vladimiro,
ma invece uno di quei turisti. Mi pare si chiami Vincenzo. Effettivamente,
Vladimiro non ha mai russato. Solo non capisco perch quel Vincenzo dorma
al posto di Vladimiro. Non vorrei che quel marito snaturato si sia rimangiato
la parola. (Si siede sul divanetto, dubbiosa)
Da sinistra entra Maddalena con un fazzoletto (che ogni tanto mette sotto il
naso) che si guarda intorno.
Maddalena: Nun capisco! Che fine ha fatto Vicienzo? Me songo scetata pecch nun laggio
ntiso e russ into lietto vicino a me! Nun vulsse che chillu marito
snaturato stesse facnno o farenella cu nata femmena! (Si siede sul
divanetto, dubbiosa, accanto a Giustina)
Le due, ad un certo punto, si guardano.
Giustina: Signora, lei non ha sonno?
Maddalena: No. E manco vuje?
Giustina: No, di notte mai. Mi ero messa un poco a riposare perch avevo un gran mal di
testa. Accanto a me cera mio marito che mi teneva compagnia, ma poi non
lho visto pi.
Maddalena: Uh, guardate, tale e quale a me! Sentite, io non vi voglio mettere la pulce
nellorecchio, per carit. Per i nostri mariti potrebbero stare facendo i
porcelloni con altre donne!
Giustina: Ma no, non dica queste volgarit. Piuttosto, ha qualcosa per il mal di testa?
Maddalena: Io s. Mi porto sempre le pillole per il mal di testa, ma pure le siringhe e le
supposte. Volete venire nella mia stanza? (Mette il fazzoletto al naso)
Giustina: Certamente, grazie. (Nota il fazzoletto di Maddalena) Raffreddata?
Maddalena: No, sangue dal naso: epistacchio!
Giustina: Epistassi, vuole dire.
Maddalena: E gi. Tengo le nasecchie deboli e cos ogni tanto mi esce il sangue dal naso.
Giustina: Senta, per carit, si faccia passare questepistassi al pi presto. Non sia mai
quello sente lodore del sangue, finita!
Maddalena: Cio?
Giustina: No, niente, niente. Andiamo nella sua stanza a prendere il casc per il mio
mal di testa.
Maddalena: S, s, andiamo a prendere la cascetta per il vostro mal di testa!
Le due si alzano in piedi.
Giustina: Presto, facciamo presto, andiamocene.
Maddalena: Va bene, ma perch tutta questa fretta? Mica ci viene a mangiare qualcuno?
Giustina: A me no! Su, andiamo.
Maddalena esce via a sinistra, accompagnata da Giustina che le d fretta.
Da destra entra Desdemona che spinge il maresciallo DAlessio.
Desdemona: Nh, uh! Insomma, chi lei? Perch si trovato davanti alla mia stanza
mentre mi spogliavo?
DAlessio: Me scusi, sa, ma sono passato per caso e cera la porta aperta.
Desdemona: Ho capito, ma perch se n andato? Non poteva entrare?
DAlessio: Ma se lei se stava a spogli!
Desdemona: (Maliziosa) Appunto!
DAlessio: Senta, a signor, io stavo solo a cerc un posto per dorm. Nientartro.
Desdemona: Mi spiace, ma non ci sono pi posti disponibili qui dentro. (Maliziosa) Solo la
mia camera.
DAlessio: La sua camera? E poi lei ndo va a dormi?
Desdemona: Nella mia camera.
DAlessio: E se c lei nella sua camera, io ndo vado?
Desdemona: Ma possibile che lei sia cos ingenuo? Quando una donna la invita a dormire
nella sua camera,non soltanto per dormire.
DAlessio: Brava! Me fa un pochetto de compagnia e cos parliamo pure da Magica!
Desdemona: Eh?
DAlessio: S, io so tifoso da Roma! Venga con me, a signor! Annamo!
DAlessio tira via con s Desdemona, perplessa.
4. [Vladimiro e Morton. Poi Stefano. Infine Vincenzo]
Dal centro entra Morton, perplesso.
Morton: Ma add gghiuto a fern o padrone mio? Io mi sono fatto un CIRO per la
casa e non lho trovato. Sono andato pure nella sua BARBARA, ma al suo
posto ci sta un tizio che russa come una motosega!
Da destra entra Vladimiro, fregandosi le mani.
Vladimiro: Che bello, ho dato a quei due coniungi dellarsenico, cos muoiono e io me li
succhio come gazzose a tutti e due. (Se la ride) Ahahahahah!
Morton: Signor conte, finalente vi ho trovato.
Vladimiro: Che hai combinato, stavolta?
Morton: Niente, un uomo ha bussato alla porta nostra e io lho fatto entrare. E un
poliziotto. Vi sta cercando. Forse per arrestarvi.
Vladimiro: Ah, s? Sai mica se vergine?
Morton: No, romano!
Vladimiro: Che centra? Va bene. Ma adesso dov?
Morton: Star in giro. Me lo sono perso.
Vladimiro: Cercalo e conducilo a me. Ti raccomando, proteggilo. Nessuno deve fargli del
male. E il mio pasto segreto. Mia moglie non deve sapere niente di lui. La sto
accontentando con quei turisti, ma con questo tizio si fa come dico io.
Morton: A proposito, ma stanno dormendo?
Vladimiro: No, non stanno dormendo. A due di loro ho somministrato larsenico.
Morton: LARSENIO?
Vladimiro: No, larsenico.
Morton: E che ho detto? LARSENICO.
Vladimiro: Ah, gi, tu dai i nomi agli oggetti. Ascolta, chiama subito Desdemona.
Morton: Non posso.
Vladimiro: E perch?
Morton: Io e lei stiamo appiccicati!Ha offeso la mia stanza. Ha detto che quando
entrata, ha sentito una puzza. Anzi, una FEDORA!
Vladimiro: Una fedora? Ah, un fetore!
Morton: Ma come si permette? Quella CATERINA, quella GRETINA! Lei non sa fare
niente. E proprio una AMBRA, una AGRIPPINA. E tutta SHEILA!
Vladimiro: Morton, se il tuo padrone ti ordina di andare a chiamare Desdemona, tu cosa
fai? (Si alza sulle punte e spalanca gli occhi, fissandolo) Fissami fissami!
Morton: (Ipnotizzato)S, padrone!Cercher Desdemona per il RAIMONDO intero e te
la porter subito!
Fa linchino ed esce a destra.
Vladimiro: Ho capito, devo cominciare ad usare le mie doti ipnotiche per farmi ascoltare da
Morton. Ed ora arrivato il momento di tornare da Giustina. Voglio vedere se
ella riposa ancora nella sua bara. Cos mi riposo cinque minuti nella mia!
Esce via al centro. Da destra, torna Morton con un cappio al collo. La corda
tenuta da Stefano che lo riporta in stnza, al centro.
Stefano: Aspetta, dove vai? Non puoi entrare nella stanza di Desdemona.
Morton: Ma chi che sta parlanno?
Stefano: Sono il barone Stefano eccetera, eccetera!
Morton: Ma io non ho mai sentito la tua voce. So soltanto che esisti.
Stefano: Si, Morton, ho deciso di manifestarmi anche a te. Adesso mi hai ascoltato. Da
ora mi vedrai pure. (Fa un schiocco di dita)
Morton: (Sconvolto) Un fa-fa un fa-fa
Stefano: Smettila di tremare. Mi danno fastidio i paurosi! Ed ora ascoltami bene: non ti
lascer entrare nella stanza di Desdemona. Ella in questo momento impegnata
in cose private col mio nemico numero uno: Ferdinando di Borbone.
Morton: Eh?
Stefano: E la sua reincarnazone. E dopo 300 anni, ho loccasione di vendicarmi di lui. Io
ti regaler tutto questo palazzo, liberandoti da tuoi padroni. Ma tu dovrai
uccidere Ferdinando di Brbone.
Morton: Io? Ma io nun o cunosco.
Stefano: Ha uno strano vestito scuro ed una parlata con accento romano.
Morton: (Capisce tutto) O Poliziotto! Sta facenno chella cosa ll cu Desdemona! E
chillo fosse Ferdinando e Borbone? Chillo ca io aggia accider? (Realizza)
Ma io nun o pozzo accidere. Quello appartiene al mio padrone.
Stefano: A te la scelta: il mio palazzo oppure la sciavit eterna!
Ed esce via al centro. Morton ha una mezza idea.
Morton: Ora vado a prendere lARSENIO, quello ch il mio padrone ha usato per quei
due turist! (Realizza) Un momento, ma lARSENIO finito. Ma allora il
mio padrone che cosa ha dato a quei due turisti? Succo dananas? Ma che
tengo a ved? Io m aggia accidere o poliziotto, accuss o palazzo o mio!
Va a destra, sghignazzando. Dal centro torna Vladimiro. Litiga con Vincenzo.
Vladimiro: Ma come vi permettete di andare a dormire nel mio letto?
Vincenzo: E chillo fosse nu lietto? Chella me pare na bara!
Vladimiro: Non sono affari vostri. Chi ve lha dato o permesso e ve ne a durm lloco?
Vincenzo: O permesso? Io aggio truvato nu posto libero e maggio addurmuto nu
poco. Chiuttosto, ve cunziglio e accatt o cerotto nasale pa contessa!
Vladimiro: E perch?
Vincenzo: Chella russa naccidente!
Vladimiro: Siente chi parle! Chillo me pare nu trattore cu o mutore scassato!
Vincenzo: Ma pecch, io russo?
Vladimiro: Uff! Quase, quase, ve manno a durm inta stalla, vicino o cavallo!
Vincenzo: Signor conte, vuje ve state attiggianno nu poco troppo. Avte capito?
Vladimiro: E io mo ppozzo permettere e mattiggi. Vuje no!
Vincenzo: Sapite che ve dico? Preferisco e sent russ a muglierema. E dimane e matina
ce ne jamme. Vabbu?
Vincenzo esce a sinistra. Vladimiro commenta polemicamente.
Vladimiro: Quase quase, chillo me sta facenno ven o schifo e ce da nu muorzo
ncoppa o cuollo! Maledetta fame!
Esce via per il centro, dopo una svolazzata di mantello.
5. [Desdemona, DAlessio e Stefano. Poi Stella]
Da destra tornano Desdemona e DAlessio, litigando. Stefano dietro loro. Li
spia con le braccia conserte.
Desdemona: Uh, ma pe chi mhe pigliata? Pe na malafemmena?
DAlessio: Aoh, ma che te stai a rabbi a ffa?
Desdemona: Ma comme? Inta chillu lietto mio nun s capito cchi niente.
Stefano: E si capisce: vi siete tirati dentro pure Morton!
Desdemona: Morton? E cosa centra Morton?
DAlessio: Aoh, ma che stai a di? Mhai chiamato morto?
Desdemona: Non parlavo con te. Parlavo col barone Stefano eccetera eccetera!
DAlessio: Chi?
Stefano: E inutile che gli parli di me. Tanto, non pu n vedermi, n sentirmi. E cos
sei andata a letto con Ferdinando di Borbone.
Desdemona: Ferdinando di Borbone? Tu sei Ferdinando di Borbone?
DAlessio: Io? Ma che sei matta? Te sei bevuta er cervello?
Desdemona: Ma ti stai zitto? Gi nun te supporto cchi! Io sto parlando con Stefano.
DAlessio: Oh, io nun te reggo pi! A te e a sto Stefano.
Stefano: Digli che lo sfido a duello. Scelga lui larma.
Desdemona: Ha detto che ti sfida a duello. Scegli tu larma.
DAlessio: A proposito de arma, me so perso a pistola. Lavr lasciata ner tuo letto.
Desdemona: Te la prendo io.
DAlessio: No, la vado a recuperare io. (Si avvia a destra, poi torna da lei) Ma tu madre
nun tha detto niente?!
Esce via a destra.
Desdemona: Ma che mera dicere mamm?
Stefano: Nulla, asserisce a come si fanno le cose tra un uomo e una donna. E cos non
hai perso tempo. Hai scelto il mio nemico, colui che mi ha ridotto alla
perdizione eterna in questo mondo, fin quando lAltissimo non decider cosa
fare del mio destino.
Desdemona: E io che colpa ne tengo? Poi gi te lho detto: sono onorata del tuo interesse
per me, ma io sono un mostro, non uno spirito come te. S, insomma, quando
io e te siamo in quei momenti, non riesco a sentirti.
Stefano: Invece Ferdinando di Borbone riesci a sentirlo.
Desdemona: Ma chi stu Ferdinando di Borbone?
Stefano: Tanto, morr. Ci penser Morton.
Desdemona: Overamente? Ma insomma, che vaje truvanno a me?
Stefano: Voglio che mi abbracci. E che mi baci.
Desdemona: E va bene, basta che la smetti di torturarmi. Vieni qui.
Si spegne la luce. Pochi secondi dopo si riaccende e si nota Desdemona che si
produce nel gesto di abbraccio e bacio. Da destra torna Stella, tutta seccata.
Stella: Chillu guajo e mio marito sha bevuto a bevanda che ce ha dato o conte, m
sta chiuso into bagno e servizio. Chi sa che cacchio ce amme bevuto. (Poi
osserva Desdemona che abbraccia e bacia, ma non nota nessuna con lei) Ma
che sta facenno, chella?! (Le si avvicina e la picchietta sulla spalla) Scusate,
avete bisogno di qualcosa?
Desdemona: (Apre gli occhi e la osserva) Scusatemi, sto baciando un fantasma!
Stella: Uh, che bello! Io perdo tiempo cu mio marito. O voglio purio, o fantasma!
Desdemona: Sign, mi dispiace, ma gi ho il mio. (Poi si guarda intorno) Ma non sento
pi la sua presenza. Mannaggia, lo avete fatto andare via. Avete visto?
Stella: Uh, comme me dispiace! Sentite, signur, io aggio bisogno e aiuto. Il conte ha
fatto bere a me e a mio marito una bevanda. Ma mio marito si sente male nel
bagno. Non che si tratta di veleno?
Desdemona: Ma quale veleno? Lultima goccia di arsenico labbiamo data al nostro
coccodrillo che ne ghiotto! Forse ha bevuto un po di succo di frutta e sar
allergico ad un tipo di frutto in particolare.
Stella: Ma non potete venire in bagno?Pu essere che il vostro spasimante fantasma
si trova l!
Desdemona: Mmmh? E che sta facenno? Ma quando mai, sign? Su, andiamo a vedere che
cosa ha passato il marito vostro.
Stella: Grazie, grazie. Se fate la brava, vi presento qualche altro fantasma amico mio!
Le due escono a sinistra.
6. [Morton e DAlessio. Poi Stefano, Vincenzo e Ignazio]
Da destra torna Morton con un coltello lungo da cucina.
Morton: Pur di ottenere questo palazzo, sarei disposto a mangiarmi la gente: diventerei
un ANNIBALE! Furtunatamente tengo a cerevella bona: sono un EUGENIO!
Caro conte, io non rimarr a vita schiavo tuo. Ma che TANCREDI? Hai capito
male. Quando voglio, io ti so mettere dentro ISACCO! E adesso uccider
Federico di Borbone e lo porter al fantasma. Ho cercato di farlo prima mentre
si trovava nella stanza di Desdemona, ma quelli mi hanno acchiappato e mi
hanno baciato! Ho fatto lamore con un uomo ed una donna mentre facevano
lamore! (Toccandosi la coscia destra) Ah, che dolore allARTEMIA femorale!
DAlessio: (Da destra) Aoh, ma ndo ita Dsdemona? Ehil, Desdemonicuccia mia!
Morton: Uh, lupus in FABIOLA! Adesso spengo la LUCIO e compio il delitto! (Va per
spegnere la luce ma c qualche problema) Ah, gi, a LUCIO nun se stuta
pecch s scassato linterruttore! Fa niente, faremo a LUCIO accesa!
Si nasconde al centro. Da destra torna DAlessio, tutto trasandato.
DAlessio: Ah, mamma der Colosseo, mi ha sconquassato, quella tipa!
Si siede sul divanetto. Da dietro pian piano giunge Morton col coltello. Si
avvicina a DAlessio che prosegue.
Me sembrava un polipo!
Si alza in piedi, cosicch Morton tenta laccoltellamento ma cade sul divanetto.
DAlessio lo nota.
Aoh, ma ch stato?
Morton: (Si rialza in piedi, nascondendo il coltello dietro di s) Ah, no, niente!
DAlessio: Ma dove tho gi visto,a te?
Morton: Into lietto!
DAlessio: Ner letto?
Morton: No, volevo dire che ci siamo visti prima quando vi ho aperto la porta.
DAlessio: Senti, ma te conosci la serva Desdemona?
Morton: Altroch!
DAlessio: Te devo confess na cosa: poco fa ci ho fatto lamore. Pensa, tarmente brava
che me sembrava de fa lamore co du persone contemporaneamente!
Morton: Appunto!Sentite, vi potete accomodare un poco, signor Borbone?
DAlessio: Borbone a me? Ma io me chiamo DAlessio!
Morton: Ah, certamente, DAlessio.
DAlessio: Eppure lo sai, io voglio fa di nuovo lamore con lei.
Si siede sul divanetto. Da dietro Morton si prepara col coltello. Si avvicina a
DAlessio che prosegue.
Per mi ha chiesto alcune cose.
Si alza in piedi, cosicch Morton tenta laccoltellamento ma cade sul divanetto.
DAlessio lo nota.
Nartra vorta?
Morton: (Si rialza in piedi, nascondendo il coltello dietro di s) Mi piace cadere a terra!
DAlessio: Te dicevo che Desdemona mha chiesto na cosa: devo mettere er contraccettivo.
Ma come se usa, secondo te?
Morton: (Ironico) Te lhe magn!
DAlessio: Mo devo da magn?Mah! E gi che ce troviamo, come se usa er Viagra?
Morton: (Ironico) Il Viagra una supposta!
DAlessio: Senti, dove sta er bagno?
Morton: Alla mia destra ci sta il bagno di servizio, alla mia sinistra il bagno grande.
DAlessio: Bene, allora me vado a prepar! Nun vedo lora. Desdemona, aspettameee!
Esce via a sinistra. Morton pare contrariato.
Morton: Mannaggia la miseriaccia! Non sono riuscito ad accoltellarlo. E adesso?
Dal centro entra Stefano che si mette alla sua destra e parla.
Stefano: Hai fallito la prima prova. Ma non fa niente, ti rifarai. (Si siede al tavolo) Del
resto, a te in teressa diventare propriteario unico di questo palazzo. E vero?
Morton: (Si guarda intorno) Ma add staje?
Stefano: Puoi solo sentirmi. Non mi faccio vedere da te.
Morton: Emb, accomme Ferdinando e Borbone torna, o faccio piezze piezze!
Brandisce il coltello a destra e a manca. Da sinistra torna Vincenzo.
Vincenzo: M venuta na cacchia e fame! (Nota Morton e va da lui) Scusate, cameriere!
Morton: (Nasconde il coltello dietro di s) Nossignore, non sono cameriere. Sono servo.
Vincenzo: Ecco, appunto. Ma non ci sta niente da mangiare? Avrei una certa fame.
Morton: Che volete mangiare?
Vincenzo: Una cosa leggera per fare colazione: polipo allinsalata con contorno di olive.
Morton: Mi dispiace, non ce lho queste cose. Devo comprare IPPOLITO e le OLIVIA!
Vincenzo: Ippolito e Olivia? E chi so? E pisciavinnele che vnnene o purpo?
Morton: No, non esistono. E a questora della notte stanno ancora tutti chiusi.
Vincenzo: E allora famme nu caf.
Si siede al tavolo, ma non notando Stefano, gli si siede addosso.
Morton: (Osserva la scena) Ma ma ma
Stefano: Fance o ccaf a chisto, o si no nun se leva cchi a cuollo!
Morton: E vabb. (Posa la spada sul divanetto, sotto un cuscino) Vaco a ffa o ccaf!
Ma mentre si avvia a destra, si ritrova Ignazio di faccia, sofferente alla pancia.
Ignazio: Scusate, cameriere!
Morton: Nossignore, non sono cameriere. Sono servo.
Ignazio: Ecco, appunto. Guardate, tengo un mal di pancia e di stomaco mai visto.
Morton: Vi volete fare una VANDA gastrica?
Ignazio: No, chi a sape a sta signora Vanda?! Meglio una camomilla.
Morton: Mi dispiace, non ce lho la camomilla.
Ignazio: E allora che tieni?
Morton: Acqua!
Ignazio: Sultanto?
Morton: Succo di ananas!
Ignazio: No, basta cu stu succo dananas! Io songo allergico. Me sento e mur!
Morton: Volete che chiamo le POMPEO funebri?
Ignazio: A chi? Ma tu fusse scemo? M massetto nu poco.
Si siede sul divanetto, si punge col coltello di Morton e salta in piedi dolorante.
Ahahahah!
A quel punto Stefano, per far scendere dalle proprie gambe Vincenzo, lo coplisce
sul sedere e questultimo salta in piedi dolorante.
Vincenzo: Aaaaaaaah! (E va accanto ad Ignazio)
Ignazio: Nh, ma ch stato?
Vincenzo: Ma che ne saccio? (E confabula con Ignazio)
Morton: (Va alla sedia dove sta Stefano) Ma che ce sta nu chiuovo ncoppa a seggia?
Stefano: Cretino, sono stato io. Chillo s assettato nzina a me! (Si alza in piedi) Ascolta,
osserva bene quei due. E incredibile, stupefacente: quelli sono Napoleone
Bonaparte e Gioacchino Murat!
Morton: Overamente?
Stefano: S. Quei due hanno profanato la mia tomba da morto. Devi ucciderli.
Morton: Pure? Ma io gi aggia accidere a Ferdinndo e Borbone!
Stefano: E ucciderai anche loro. Altrimenti il mio palazzo non sar mai tuo.
E sparisce lentamente al centro. Morton osserva i due. Poi gli viene unidea.
Morton: Aggia accidere a tutte dduje? E che problema ce sta?
Morton esce via a destra. Ignazio e Vincenzo si osservano e fanno amicizia.
Ignazio: Permettete? Ignazio Capece, commerciante di tutto un po.
Vincenzo: Vincenzo Esposito,analista e tiratore di sangue!
Ignazio: Pure voi siete caitato in questo palazzo come turista?
Vincenzo: S, io e mia mogie. Freschi sposi.
Ignazio: Uh, che combinazione, anche io e mia moglie. Ma vi piace questo posto?
Vincenzo: Beh, essendo gratis, non mi dispiace. Solo che un poco tetro. A stanza mia
sta tutta o scuro. Aggia avuta appicci e cannele.
Ignazio: E nun sultanto: ce stanne tutte feneste chiuse. E non si aprono.
Vincenzo: S, ma vuje nun ate visto a cosa cchi bella: nu lietto a forma e bara.
Ignazio: Eh, ma che state dicenno?
Vincenzo: Ce ne stanno addirittura due. Stanne inta na stanza sottoterra. Si scende per
dietro alla porta di ingresso. E vvulte ved?
Ignazio: Uh, s, s, me piace assaje e ved sti ccose. Accuss veco si o conte me vo
vennere sti duje liette fatte a bara! Dopo me li rivendo e sono soldi a palate!
Vincenzo: E gghiamme a ved, venite cu me!
Ignazio e Vincenzo escono al centro.
7. [Giustina e Maddalena. Poi Stella. Poi Stefano e Desdemona. Infine DAlessio]
Da sinistra tornano Giustina e Maddalena. La prima si guarda intorno.
Maddalena: Signora contessa, scusate se mio marito si arrabbiato quando vi ha visto nella
nostra stanza, ma quando quello vuole dormire, non capisce pi niente. Poi
per lho cacciato io a lui!
Giustina: Non fa niente, signora cara. Ora per vorrei un favore da voi. Vi prego, tra
poco lalba.
Maddalena: E chaggia fa?
Giustina: Prendete vostro marito, fate i bagagli e andatevene. Non sicuro restare qui.
Maddalena: In che senso?
Giustina: Signora, inutile che ve lo spiego. E una storia incredile e non mi credereste
mai. (Sofferente) Anzi, sta venendo fame pure a me. Per favore, sparite!
Maddalena: Contessa, ma vi sentite male? Se volete, vi faccio fare una camomilla.
Giustina: No, per carit!
Maddalena: Ma io vi vedo assai pallida. Sapete che ci vuole? Una bella bistecca al sangue!
Giustina: (Sofferente) Basta!
Maddalena: E s, perch il sangue del bovino che vi mangiate, fa bene.
Giustina: (Sofferente) Vi ho detto basta!
Maddalena: Ma la carne fa ben
Giustina: (Urlando) Bastaaaaa!
E fugge via al centro.
Maddalena: Mamma mia, e comme sta esaurita, a contessa!
Va al divanetto, getta a terra il coltello di Morton e vi si siede. Da sinistra
torna Stella.
Stella: Ma add gghiuto Ignazio? (Si siede sul divanetto accanto a Maddalena)
Buonanotte, scusate se mi siedo, sign.
Maddalena: Prego!
Stella: Fatemi fare un ragionamento. Parlo io sola e poi vi do retta!
Maddalena: Fate pure!
Stella: Nientedimeno, stavamo nel bagno io e quella strana serva, quando si
presentato un tizio tutto vestito di nero e mi ha cacciata fuori! Ma che sta
succedenno, cc ddinto? Mah! (Poi a Maddalena) Ecco qua, ho finito.
Piacere, Stella Capece!
Maddalena: Maddalena Esposito! Scusate, ma voi fate sempre cos? Parlate da sola?
Stella: Ogni tanto. Con mio marito si parla sempre da soli! E voi siete sposata?
Maddalena: S, sono in viaggio di nozze.
Stella: Uh, pure io. Scusate, in confidenza, ma come mai vi trovate qua dentro?
Maddalena: Per sbaglio. Pensavamo che era labergo Limone. Invece questa strana casa.
Stella: A me mi fa paura.E piena di gente strana. Poco fa parlavo con la contessa,
ma se n scappata verso la porta di ingresso.
Maddalena: E che le avete detto?
Stella: Niente, parlavamo di carne al sangue. Chella sta tutta sciupata, na fella e
carne arrustuta ce vo!
Maddalena: Sentite, perch non la andiamo a spiare? M me songo incuriosita.
Stella: E gghiamme. (Si alza in piedi) Fate voi strada.
Maddalena:(Si alza pure lei) Noo, fate voi strada.
Stella: Facciamo strada tutte e due.
Maddalena: Ci sto!
Escono via al centro, camminando pari, pari. Da sinistra entrano Dsedemona
(che contesta qualcosa) e Stefano.
Desdemona: Ma a do cacchio asciuto, chillu DAlessio?
Stefano: Si vede che tu vuoi farmi soffrire col mio nemico, Ferdinando di Borbone.
Desdemona: Che?
Stefano: Hai capito bene. (Si siede sul divanetto) Ma tanto, tra non molto, egli morr.
Desdemona: Stefano cio, barone ma a te te fa male a capa?!
Stefano: No, sono uno spirito. La testa mia sempre buona. E poco fa ho visto pure
Napoleone e Gioacchino Murat. Tutti presenti in questa casa. Ed infine, poco
fa, su questo divanetto erano sedute due donne: la moglie di Hiter e la moglie
di Mussolini! Hanno fatto rimuovere la mia effige da questa casa. Moriranno!
Desdemona: (Gli siede accanto) Ma nu scherzo?
Stefano: No! E se ucciderai tu Ferdinando di Borbone, Napoleone, Gioacchino Murat,
la moglie di Hitler e la moglie di Mussolini avrai questo palazzo in regalo.
Desdemona: (Nota il coltello di Morton a terra e lo raccoglie) Accetto!
Stefano: Bravissima!
Da sinistra torna DAlessio che nota Desdemona e va da lei.
DAlessio: (Incede con camminata spavalda) Desdemoniuccia mia, io so pronto!
Desdemona: A ffa che?
DAlessio: A notte de passione. Mortacci stracci!
Desdemona: Notte di passione?
DAlessio: E s! Me so preparato de tutto punto: i contraccettivi e er Viagra sono dentro
di me. Solo che non stato facile ingoiare 10 contraccettivi! So de gomma!
Desdemona: The magnato e contraccettivi?
DAlessio: S, me lha detto er servo, Morton! Anzi, mi ha anche consigliato de mette er
Viagra a uso supposta! Perci, vie qua, bella mia!
Desdemona: (Gli punta il coltello contro) Nun te permettere e me tucc!
DAlessio: (Arretrando) Ma perch?
Desdemona: (Lo segue pian piano) E fernuta a pacchia, Ferdinando di Borbone!
DAlessio: Ah, pure te, adesso, co sto Ferdinando de Borbone? Ma io abdicooo!
DAlessio fugge via a sinistra, inseguita da Desdemona. Stefano li segue.
8. [Vincenzo, Ignazio, Maddalena e Stella. Poi Vladimiro e Morton]
Dal centro, di corsa, spaventati e urlanti, entrano Vincenzo, Ignazio,
Maddalena e Stella.
I quattro: Aaaaaah!
Vincenzo: (Sconvolto) Ma ma o conte nu vampiro!
Ignazio: (Sconvolto) E pure a contessa!
Maddalena: (Sconvolta) Ma m add stanne?
Stella: (Sconvolta) E che ne saccio? Io nun laggio visti cchi.
Vincenzo: (Sconvolto) Tranquille, io laggio chiusi inte bare! Ce vo tiempo pasc!
Ignazio: (Sconvolto) E m comme facmme? E vulmme accidere cu duje pali e
frassino? Che dicte?
Maddalena: Nooo, pe carit. A me liveme proprio a miezo a sta cosa!
Stella:E penz cha chistu disgraziato e mio marito ce llaggio ditto pure che nun ce
vulevo ven, cc!
Ignazio: Ohi n, e io che ne sapevo che dinta sta casa ce stanne e vampiri?!
Vincenzo: Effettivamente, manchio o ssapevo.
Maddalena: E stata lagenzia e viaggi che ce ha mannati cc.
Stella:E pure a nuje.
Vincenzo: Sentite, m amma fa sultanto na cosa: ce namma fuj!
Maddalena: E alla svelta pure.
Stella:A me me trmmene e ccosce! Io nun ce a faccio a correre.
Ignazio: Cretina, te vuo fa acchiapp do vampiro? Chillo veloce.
Vincenzo: E pure a contessa veloce.
Ignazio: Appunto, chella secca secca!
Maddalena: Uh, ma m basta, stamme perdenno troppo tiempo.
Stella:E gi, ave raggione a signora Maddalena. Jamme, forza!
I quattro scappano, ma Vincenzo e Maddalena a destra ed Ignazio e Stella a
sinistra. Dunque, sbagliano lati e si fermano.
Vincenzo: Maddal, amme sbagliato. Nuje nun stamme a chesta parte, ma a chellata!
Maddalena: E tu che vvuo a me? Io stongo seguenno a te!
I quattro si incontrano al centro.
Ignazio: Uh, factece pass!
Stella:Levteve a nanzo, jamme e pressa!
Finalmente escono nelle giuste direzioni. Dal centro torna Vladimiro che si
guarda intorno, seccato.
Vladimiro: Questa non me la dovevano fare. Succhier il loro sangue fino allultima
goccia. (Chiama) Morton!
Da destra torna Morton con arco e frecce.
Morton: Padrone, io sono pronto alla battaglia!
Vladimiro: Ma che staje facnno?
Morton: Niente, devo uccidere a Ferdinando di Borbone, a Napoleone e a Gioacchino
Murat. Aggia fa na strage!
Vladimiro: Tu si addiventato scemo! Invece dammi una mano: quei turisti hanno
scoperto il nostro segreto di vampiri.
Morton: E comme hanne fatto?
Vladimiro: Sono venuti gi nella stanza segreta. Pensa, hanno richiuso me e la contessa
nelle nostre bare. A contessa rimasta chiusa inta bara.
Morton: La vado a liberare?
Vladimiro: No, lassa sta nappoco inta bara!
Morton: Ma a quella le viene una TOBIA!
Vladimiro: Una fobia! Nun a da retta, meglio che sarriposa, accuss nun da fastidio!
Su, presto, aiutami a dissetarmi del sangue di quei quattro umani.
Morton: Mi dispiace, signor conte, ma io devo esaudire prima la mia missione.
Vladimiro: (Dalla tasca tira fuori un anello)Guarda che bel gioiello che ti regalo. Prendi!
Morton: (Lo prende e losserva con interesse)Uh, un ANIELLO TEODORO! Ma non
che si tratta di un FERRUCCIO colorato?
Vladimiro: Che ferro colorato? E proprio un anello doro. Vale migliaia di lire!
Morton: A parte che sono anni e anni che non ci sta pi la lira in Italia, a me mi hanno
promesso una cosa molto pi importante: questo palazzo.
Vladimiro: (Sdegnato) Ecco, anche tu mi tradisci. (Lo ipnotizza) Allora fissami!
Morton: No, lipnosi no, lipnosi no (Poi resta ipnotizzato) Far tutto ci che vuoi.
Vladimiro: Molto bene. Non fartelo ripetere, pecch me sfastidio e parl nata vota!
Morton: Ora vado.
Vladimiro: Aspiette, ancora taggia da lordine. Ora va e realizza quanto ti ho chiesto.
Morton: Agli ordini.
Esce via a sinistra.
Vladimiro: Ecco, lho ipnotizzato. Cc ddinto, si nun se fa accuss, nun sottiene niente!
Esce via a destra a destra.
Scena Ultima. [Desdemona, DAlessio, Vladimiro, Vincenzo, Ignazio, Stella e Maddalena]
Da sinistra, di corsa, entra ed inciampa DAlessio. Poi si volta verso
Desdemona che lo minaccia con il coltello di Morton.
DAngelo: Nun mammazz, te prego. Si nun mammazzi, te regalo na gita ar Colosseo!
Desdemona: Non mi basta.
DAngelo: Te regalo un incontro cor Papa!
Desdemona: Non ti credo.
DAngelo: Io faccio er poliziotto. Molto spesso me destinano a scortare er Papa.
Desdemona: E lui mi incontrerebbe anche se sono un mostro?
DAngelo: Ma certamente. Er Papa incontra tutti. (Si rialza) E poi io direi una cosa: se
vero che questo palazzo diventa tuo, ammazza i tuoi padroni, cos tutto
nostro e tu sarai libera. Nun te pare?
Desdemona: E poi non possiamo vivere io e te insieme. In questo palazzo c uno spirito.
DAngelo: Mi fratello un esorcista.
Desdemona: Affare fatto! Ammazzo tutti gli altri e restiamo solo noi.
DAngelo: Brava! Allora io vado a recuperare la mia pistola nella tu stanza. A dopo.
DAngelo le lancia un bacio ed esce a destra di corsa. Desdemona si volta a
sinistra per uscire e si ritrova Vladimiro di faccia (che entra da sinistra).
Vladimiro: Anche tu mi tradisci. Tutti mi tradiscono!
Desdemona: Oh, mamma mia! Padrone, io veramente!
Vladimiro: C un solo modo per riportarti alla mia obbedienza: fissami!
Desdemona: No, lipnosi no!
Vladimiro: Fissami!
Desdemona: (Ipnotizzata) Sempre e solo ai tuoi ordini. Uccider gli umani.
Vladimiro: Aspiette, ancora taggia da lordine. Ma mai possibile che nun me facte
parl maje? Su, forza, uccidi gli umani.
Desdemona: Agli ordini!
Esce via a sinistra.
Vladimiro: Ma add gghiuta, chesta? Mah, meglio che mi cerchi gli umani da solo.
Esce via di corsa, a destra. Da sinistra giungono Vincenzo e Maddalena, con
valige aperte e vestiti sotto le braccia e in testa.
Vincenzo: Forza, Maddal, faambresso!
Maddalena: Vici, nun mhe dato manco o tiempo e fa a valiggia!
Vincenzo: Ma si scema?! Chiste ce vonno fa a pelle e tu pienze a ffa a valiggia?
Maddalena: Ma si sgualciscono i vestiti. Io poi li devo stirare unaltra volta.
Vincenzo: Nh, ma tavsse ipnotizzato o vampiro? Jammuncnne momm!
Maddalena: Eh, quanto si antipatico. Jamme, jamme, che passaguaje!
Vincenzo e Maddalena escono via per il centro. Da destra giungono Ignazio e
Stella, con valige aperte e vestiti sotto le braccia e in testa.
Stella: Forza, Ign, faambresso!
Ignazio: St, nun mhe dato manco o tiempo e fa a valiggia!
Stella: Ma si scemo?! Chiste ce vonno fa a pelle e tu pienze a ffa a valiggia?
Ignazio: Ma si sgualciscono i vestiti. Io poi li devo stirare unaltra volta.
Stella: Nh, ma tavsse ipnotizzata o vampiro? Jammuncnne momm!
Ignazio: Eh, quanto si antipatica. Jamme, jamme, che passaguaje!
Ignazio e Stella escono via per il centro. Ma poi tornano insieme a Vincenzo
e Maddalena, tutti e quattro sconvolti.
Vincenzo: (Sconvolto) Oh, no, a porta bloccata!
Ignazio: (Sconvolto) E piglie a chiave!
Vincenzo: (Sconvolto) Ma secondo te io tengo a chiave e chesta casa?
Ignazio: (Sconvolto) E allora ascmme pa fenesta.
Maddalena: Quala fensta? Ma ce simme scurdate che feneste so tutte quante bloccate?
Stella:E allora scassmme o muro!
Ignazio: E commo scasse? Da na capata into muro e vide si se fa o buco!
Stella: Mamma mia, chisto sempe antipatico!
Maddalena: Sentite, scappiamo via a destra. E muvmmece!
Stella, Ignazio, Vincenzo e Maddalena vanno verso destra, ma si ritrovano
DAlessio: Fermi tutti! Polizia!
I quattro: (Spaventati) Aaaah!
DAlessio: Aoh, e che ve spaventate a ffa? Io sono un poliziotto. Devo arrestare un
uomo che ha er vizio de dissanguare la gente.
Vincenzo: Il vampiro? S, ve lo indichiamo noi.
DAlessio: Ma quale vampiro? Ma nun state a ddi frescacce! Er sanguinario de cui parlo
io siete voi, dottor Vincenzo Esposito.
Vincenzo: Cosa? Io? E perch io?
DAlessio: Perch fate lanalista e togliete pi sangue der dovuto ai pazienti!
Ignazio: Ma famme o piacere!
Ignazio e Vincenzo spingono via DAlessio a terra.
Maddalena: Forza, a destra!
Corrono tutti a destra, Giustina gli sbarra la strada col mantello spalancato.
Giustina: Ma add jate?
Maddalena: Tutti al centro!
Corrono al centro, ma Vladimiro gli sbarra la strada col mantello spalancato.
Vladimiro: Ma add jate?
Maddalena: Tutti a sinistra!
Corrono a sinistra, ma Desdemona gli sbarra la strada col coltello in mano.
Desdemona: Ma add jate?
Da sinistra accorre pure Morton.
Morton: E ce stongo purio!
I quattro mostri hanno accerchiato i quattro umani e pian piano stringono
verso loro (che sono spaventati).
Ignazio: Poliziotto, cacciate la pistola e sparate! Prestoooo!
DAlessio: (Si rialza ma non sa cosa fare) Io? Ma ma!
Stella: (Disperata) Siamo morti, siamo morti!
Maddalena: Addio, mondo crudele!
Ma da sinistra entra Stefano.
Stefano: Aaalt! Basta cos. Cari amici turisti, siete su Film in diretta!
I cinque mostri e DAlessio aplaudono i quattro umani (stupiti).
Ignazio: Scusate, in che senso siamo su Film in diretta? Cio, chisto tutto nu film?
Vladimiro: Ma certo. Ci sono le telecamere nascoste, siete in diretta TV nazionale.
Desdemona: Lagenzia turistica che vi ha mandati qui era daccordo con noi.
Giustina: Mica pensavate che noi eravamo veramente dei mostri?! Noi siamo attori.
Stefano: E io poi sarei stato veramente un fantasma?
Morton: I mostri e i fantasmi esistono solo dentro di noi.
Desdemona: Beh, in qualche caso, esistono veramente!
Stella: Scusate, con licenza parlando, ci avete fatto fare i vermi dalla paura!
Maddalena: Solo i vermi? Io direi, pure qualcosaltro!
Giustina: Ma venite con noi, cari amici!
I cinque mostri si portano Ignazio, Maddalena e Stella in disparte. C
cordialit. DAlessio va da Vincenzo che silenzioso, tutto solo, al centro.
DAlessio: Signor Esposito, lei non va insieme agli altri? Ho capito, rimasto sconvolto
da tutta questa storia di sangue. Eppure lei con il sangue ci lavora. Ma mica
avr creduto allesistenza dei vampiri?! (Se la ride) Ahahahah!
Vincenzo: Nooo!
Gli mostra denti da vampiro. DAlessio smette pian piano di ridere, sconvolto.
FINE DELLA COMMEDIA
- Questo copione è stato visto:


