Trappola per topi

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Atto I

AGATHA CHRISTIE

Trappola

per topi

Traduzione, sceneggiatura e adattamento di

Enzo Cicero

Il Cappellaio Matto Editore

Rometta Marea 1997
Personaggi

I coniugi Ralston, proprietari della pensione Castello del Frate:

Mollie Ralston

Giles Ralston

I clienti della pensione Castello del Frate:

Christopher Wren

Signora Boyle

Maggiore Metcalf

Signorina Casewell

Signor Paravicini

Sergente Trotter, della polizia del Berkshire.

Il dramma si svolge nel salone principale di Castello del Frate.

Sulla parete di fondo un’ampia finestra a vetri che giunge quasi al soffitto.

A destra un grande arco che dà sul vestibolo, dove si apre la porta d’ingresso e da cui parte il corridoio che porta alla cucina.

Da un arco gemello, a sinistra, si intravedono la scala che conduce alle camere da letto e l’uscio della biblioteca. Accanto all’arco, la porta del salotto.

Sulla parete destra un camino e la porta della sala da pranzo (che si apre verso l’esterno).

Sotto la vetrata centrale, una lunga panca a muro e, a sinistra, il calorifero.

Il vano è arredato come la sala di soggiorno di una pensione.

Ci sono alcuni mobili di quercia, antichi e piuttosto belli: un grande tavolo fratìno [lungo e stretto, come nei refettori] davanti alla vetrata, una cassapanca nel vestibolo e uno sgabello presso le scale.

Le tende e le imbottiture dei mobili (al centro un divano e una poltrona, ai lati del camino una poltrona di cuoio e una poltroncina vittoriana) sono sciupati e fuori moda.

A sinistra, fra l’arco e la porta del salotto, uno scrittoio con la radio, il telefono e un’agenda. Accanto, una sedia. Un’altra sedia è presso la vetrata, sulla destra. Di fronte al camino un portariviste con quotidiani e periodoci, e, subito dietro al divano, un tavolino da gioco semicircolare con un abat-jour, un accendisigari e un portasigarette. Sopra il camino due appliques, che vengono accese dallo stesso interruttore. Un’applique è anche sopra lo scrittoio e un’altra nel vestibolo.
Atto primo

PRELUDIO

È quasi sera.

Poco prima che si alzi il sipario le luci in platea si smorzano lente fino al buio completo, quindi attacca la musichetta dei Tre topolini ciechi.

La musica si attenua e finisce; subentra qualcuno che fischietta lo stesso motivetto con toni aspri e acuti.

ESORDIO

All’alzarsi del sipario, il palcoscenico è al buio.

Voce della radio. ...e, secondo Scotland Yard, il delitto è avvenuto a Paddington, in Culver Street 24...

Il palcoscenico s’illumina sul salone di Castello del Frate.

Sta scendendo la sera ed è quasi buio.

Dalla vetrata si scorge il fitto cadere della neve.

Il camino è acceso.

Un’insegna dipinta da poco è appoggiata obliquamente alle scale. Dice: CASTELLO DEL FRATE – PENSIONE FAMIGLIARE.

Voce della radio. ...La vittima era una certa Maureen Lyon. La polizia sta ricercando attivamente, per interrogarlo, un uomo visto nelle vicinanze all’ora del delitto. Costui indossava un cappotto scuro, una sciarpa chiara e un cappello floscio...

SCENA PRIMA

Mollie e Giles

AZIONE 1. Mollie Ralston, il pacchetto nello scrittoio e il guanto dimenticato

Dal vestibolo entra Mollie.

Viene da Londra: ha acquistato dei sigari per il marito Giles,

in occasione del primo anniversario del loro matrimonio.

È una ragazza sui ventotto anni, graziosa e disinvolta.

Getta borsa e guanti sulla poltrona centrale

e va a nascondere il pacchetto con i sigari nello scrittoio.

Voce della radio. ...Le strade sono ghiacciate. Si raccomanda agli automobilisti la massima prudenza. Siprevede che l’eccezionale nevicata continuerà per diverse ore, e in molte zone la temperatura scenderà sotto zero, soprattutto sulle coste nordorientali della Scozia.

Mollie spegne la radio e chiama:

Mollie. Signora Barlow! SignoraBarlow!

Non ricevendo risposta raccoglie la borsetta

e, distrattamente, un guanto solo,

e li porta nel vestibolo.

Si leva il cappotto e torna nel salone.

Brrr! Che freddo!

Accende le appliques sopra il camino,

poi si avvicina alla vetrata,

tocca il calorifero e accosta le tende.

Infine va ad accendere l’abat-jour dietro il divano.

Nel voltarsi scorge il cartello,

fa un passo indietro e lo studia.

Mmmmm, carino!

Poi nota l’errore di ortografia.

Oh, sei un merlo, Giles!

Guarda l’orologio e trasalisce.

Oh, povera me!

Corre su per le scale.
AZIONE 2. Giles Ralston: «Mollie, sei una donna d’affari straordinaria!»

Dalla porta d’ingresso entra Giles.

Anche lui viene da Londra:

ha acquistato un cappello per Mollie in onore dell’anniversario.

È un giovanotto di trent’anni, dall’aria spavalda, ma piuttosto attraente.

Pesta i piedi, per liberarli dalla neve

e nasconde nella cassapanca il grosso involto con il cappello.

Si toglie il cappotto, la sciarpa e il cappello, va a gettarli sulla poltrona centrale.

Poi si avvicina al caminetto a scaldarsi le mani.

Giles. Mollie!... Mollie!... Mollie!... Dove sei?

Mollie ricompare dalle scale. È allegra.

Mollie. Ero sopra a fare anche la tua parte di lavoro, schiavista!

Giles. Su, adesso faccio io... E comincio a caricare la cucina economica!

Mollie. Già fatto.

Giles l’abbraccia e le dà un bacio

Giles. Ciao micetta, hai il naso freddo.

Mollie. Sono rientrata adesso.

Giles. Sei uscita con questo tempo! E dove sei stata?

Mollie. Sono dovuta scendere in paese a comprare delle cose che avevo dimenticato. E tu? Hai trovato la rete metallica per il pollaio?

Giles (slacciandosi). Non c’era quella che volevo. Poi sono andato in un altro posto, ma anche lì, niente da fare. Praticamente ho perso la giornata. Gesù, sono mezzo congelato. La macchina sbandava da far paura. con questa neve, sfido! Vuoi scommettere che domani restiamo isolati?

Mollie. Oddio, speriamo di no.

Va a toccare il calorifero.

Basta che non si gelino le condutture.

Giles. Dovremo tenere sempre carica la caldaia.

Si avvicina a Mollie e tocca anche lui il calorifero.

Uhm... non andiamo affatto bene... Almeno ci mandassero il carbone! Non ne abbiamo quasi più.

Mollie si lascia cadere sul divano.

Mollie. Come vorrei che tutto incominciasse bene! La prima impressione è importantissima...

Giles le si siede accanto

Giles. Allora, ètutto pronto? Non è arrivato ancora nessuno, immagino.

Mollie. No, grazie a Dio. Comunque, è tutto a posto. La signora Barlow se n’è andata presto, oggi. Ha avuto paura della neve, credo.

Giles. Che lavative che sono le donne a giornata... Così, tutto ricade sulle tue spalle.

Mollie. E sulle tue, amico. Il matrimonio è una società.

Giles. Purché tu non mi costringa a cucinare...

Mollie si alza.

Mollie. No, no, quello è compito mio. E comunque abbiamo un’infinità di roba in scatola, nel caso si restasse bloccati dalla neve. Oh, Giles, credi che andrà tutto bene?

Giles. Fifa eh? Ora sei pentita di non aver venduto la casa che ti ha lasciato la zia? Ammetti lo: è stata un’idea folle trasformarla in una pensione.

Mollie. No, niente pentimento, ci tengo troppo! Ma, a proposito di pensioni, guarda un po’ lì!

Indica il cartello con aria d’accusa.

Giles (compiaciuto). Bello, eh?

Mollie. È un disastro! Ma non vedi? Familiare con la «g»!

Giles si alza e si avvicina al cartello per guardarlo meglio.

Giles. Diavolo, è vero! Chissà a cosa pensavo? Ma non importa, no? Quello che conta, è che sia familiare l’atmosfera.

La bacia.

Mollie. Per castigo dovrai caricare la fornace.

Giles. Devo attraversare tutto quel cortile gelato? Oh no! Già che ci sono, vuoi che abbassi anche il fuoco per la notte, sì?

Mollie. No, l’abbasserai verso le dieci o le undici.

Giles. Così dovrò uscire di nuovo.Che simpatica prospettiva!

Si siede sul divano, disfattista.Mollie lo tira per un braccio.

Mollie. Su, su, sbrigati. Ormai può arrivare qualcuno da un momento all’altro.

Giles. Dimmi come hai assegnato le camere!

Mollie. Sì.

Si siede alla scrivania e consulta l’agenda.

Signora Boyle, camera del baldacchino (detta anche: camera rosa).

Maggiore Metcalf, camera azzurra.

Signorina Casewell, camera a mattino.

Signor Wren, camera delle querce.

Si alza e va verso Giles, impaziente.

Giles. Chissà che tipi saranno? Forse avremmo dovuto farci pagare in anticipo, non pensi?

Mollie. No, credo proprio di no.

Giles. Ma siamo ancora inesperti...

Mollie. Senti: vengono coi bagagli. Se non pagano, noi ce li teniamo: è semplicissimo.

Giles. Sono sempre convinto che avremmo dovuto seguire un corso di tecnica alberghiera per corrispondenza. In un modo o nell’altro, stai sicura che ci faremo imbrogliare. Magari nelle valigie avranno dei mattoni avvolti in fogli di giornale. E a quel punto, cosa potremo fare?

Mollie. Hanno dato tutti quanti degli indirizzi molto distinti.

Giles. See, precisamente come i domestici che danno referenze false. Pensa: qualcuno di loro può essere anche un criminale fuggito alla giustizia.

Mollie. Finché mi danno sette sterline alla settimana, non m’importa quello che sono.

Giles (alzandosi). Mollie, sei una donna d’affari straordinaria!

L’abbraccia e la bacia.

Lei si scioglie quasi subito e gli indica in direzione della fornace.

Giles esce dal vestibolo portando via il cartello,

ma in realtà va verso la cucina.

Mollie se ne accorge e scuote il capo.

AZIONE 3. Mollie: prende il cappotto, la sciarpa e il cappello di Giles

Mollie accende la radio.

La voce della radio. ...e secondo Scotland Yard il delitto ha avuto luogo a Paddington, in Culver Street 24... La vittima era una certa Maureen Lyon. La polizia...

Mollie si irrigidisce al nome della Lyon, sussurra «Maureen...»

e si avvicina alla poltrona centrale, sovrapensiero.

...sta ricercando attivamente per interrogarlo un uomo visto nelle vicinanze all’ora del delitto. Costui indossava un cappotto scuro...

Mollie prende il cappotto di Giles.

...una sciarpa chiara...

Mollie prende la sciarpa di Giles.

...e un cappello floscio.

Mollie prende il cappello di Giles ed esce dall’arco di sinistra.

Le strade sono ghiacciate. Si raccomanda agli automobilisti la massima prudenza...

Suona il campanello d’ingresso.

...Si prevede che l’eccezionale nevicata proseguirà per diverse ore, e in molte zone la temperatura...

Mollie rientra, spegne la radio e torna a uscire frettolosamente dall’arco di sinistra.

SCENA SECONDA

Christopher Wren

AZIONE 1. «Io mi chiamo Wren»

Mollie (fuori scena). Molto lieta. Come va?

Christopher Wren (fuori scena). Bene, grazie infinite.

Entra Christopher Wren, con una valigia in mano, e va a deporla sul tavolo fratino.

È un giovanotto nevrotico, dall’aria un po’ spiritata.

Ha i capelli lunghi, scomposti e porta una cravatta da artista, tessuta a mano.

Ha un’espressione fiduciosa, quasi infantile.

Mollie entra un attimo dopo e gli si avvicina.

Wren. Che tempo maledetto. Il mio taxi ha dichiarato sciopero davanti al vostro cancello.

Va a posare il cappello sul tavolino da gioco.

Non se l’è sentita di affrontare il viale. Pfuh, che razza di spirito sportivo... Lei è la signora Ralston? Magnifico. Io mi chiamo Wren.

Mollie. Molto lieta, signor Wren.

Wren. Sa? Lei non è affatto come l’immaginavo. Mi ero aspettato la vedova di un generale delle truppe in India, atrocemente austera... molto mem-shaib1; e con una casa zeppa di ottoni di Benares. Invece questa casa è divina, semplicemente divina. Proporzioni squisite.

Indicando lo scrittoio.

Quello è falso... Ma quel tavolino è autentico. Credo che adorerò questo posto. Avete dei fiori di cera e degli uccelli del paradiso?

Mollie. No, mi dispiace.

Wren. Peccato. E una credenza? Un bel credenzone di mogano, grasso e violetto, con tanta frutta scolpita?

Mollie. Sì... ce l’abbiamo. In sala da pranzo.

Wren (seguendo il suo sguardo). Là dentro? Devo assolutamente vederlo.

Christopher sparisce in sala da pranzo seguito da Mollie.

AZIONE 2. Giles prende Wren in immediata antipatia

Entra Giles, si guarda intorno e studia la valigia.

Poi, sentendo delle voci, esce da destra.

Mollie (fuori scena). Su, venga di là a scaldarsi.

Rientra seguita da Christopher Wren.

Wren. Assolutamente perfetto; di una rispettabilità granitica. Ma perché avete rinunciato al tavolo centrale di mogano? I tavolini singoli rovinano l’effetto.

Mollie. Abbiamo pensato che gli ospiti avrebbero preferito dei tavoli singoli.

Indicando Giles che rientra.

Ah, le presento mio marito.

Wren si avvicina a Giles e gli stringe la mano

Wren. Come va? Tempo ignobile, vero? Ti fa tornare a Dickens e alle sue novelle natalizie. Così fasullo...

Si volta verso il camino per scaldarsi.

Naturalmente, signora, lei ha tutte le ragioni a proposito dei tavolini. Mi ero lasciato trascinare dal mio senso dell’epoca.

Giles (prendendolo in immediata antipatia). Porto di sopra la valigia.

A Mollie.

Camera delle querce, hai detto?

Mollie. Sì.

Wren. Spero proprio che ci sia un letto a quattro colonne con un baldacchino di cinz a roselline.

Giles. E invece non c’è.

S’incammina per le scale portando la valigia.

AZIONE 3. «Non sappiamo mai com’è veramente una persona»

Wren. Non credo che suo marito diventerà un mio grande ammiratore.

Avvicinandosi a Mollie.

Ètanto che siete sposati? Siete molto innamorati?

Mollie (freddamente). Siamo sposati da un anno.

Incamminandosi verso le scale.

Forse vorrà vedere la sua camera...

Wren. Touché! Ma a me piace tanto sapere tutto del prossimo. Voglio dire, la gente è così interessante... Non crede?

Mollie. Be’... c’è chi lo è e chi non lo è.

Wren. No, non sono d’accordo. Tutti sono interessanti, perché non sappiamo mai com’è veramente una persona, o che cosa pensa. Per esempio, lei non sa che cosa sto pensando io in questo momento, vero?

E sorride, come per uno scherzo segreto.

Mollie. Non ne ho la minima idea.

Si avvicina al tavolo da gioco e prende una sigaretta da una scatola.

Sigaretta?

Wren. No, grazie.

Avvicinandosi a Mollie.

Capisce? Le sole persone che sanno veramente come sono gli altri sono gli artisti... E non sanno perché lo sanno! Ma se sono pittori, ritrattisti, sulla tela viene fuori.

Si siede su un bracciolo del divano.

Mollie, accendendosi la sigaretta:

Mollie. Lei è pittore?

Wren. No, architetto. I miei mi hanno chiamato Christopher nella speranza che facessi l’architetto. Il secondo Christopher Wren! C’era il nome... il più era fatto. In pratica, naturalmente, tutti mi prendono in giro e mi domandano notizie della cattedrale di St.Paul. Eppure... chissà? Ride bene chi ride ultimo. E magari l’ultimo sarò io. I Villini Prefabbricati Wren potrebbero passare alla storia.

AZIONE 4. «Sua moglie è bellissima»

Rientra Giles dalle scale.

Wren (a Giles). Credo che mi troverò bene, qui. Sua moglie è terribilmente simpatica.

Giles (di ghiaccio). Già.

Wren si volta a guardare Mollie.

Wren. E bellissima, poi.

Mollie. Oh, non sia assurdo!

Wren. Ecco, la tipica signora inglese. I complimenti l’imbarazzano a morte. Le donne europee li accettano come dovuti, ma le inglesi non hanno un briciolo di femminilità: i mariti gliela polverizzano tutta.

Voltandosi a guardare Giles.

Sì, c’è qualcosa di molto grossolano e prepotente, nei mariti inglesi.

Mollie (affrettandosi a interromperlo). Venga a vedere la sua camera.

Wren. Devo proprio?

Mollie (spegnendo la sigaretta, a Giles). Ti spiacerebbe caricare finalmente la caldaia?

Giles si acciglia.

Mollie e Christopher, il quale raccoglie il cappello, vanno al piano di sopra.

SCENA TERZA

La signora Boyle

AZIONE 1. «Non avete mandato nessuno a prenderci»

Suona il campanello d’ingresso.

Una breve pausa, poi il campanello torna a suonare: una serie di squilli impazienti.

Giles si affretta ad andare ad aprire.

Signora Boyle (fuori scena). E questo è Castello del Frate, immagino.

Giles (fuori scena). Sì.

La signora Boyle entra dal vestibolo

reggendo una valigia, un fascio di riviste e un paio di guanti.

È una donna minuta e supponente, ed è di pessimo umore.

Deponendo la valigia:

Boyle. Sono la signora Boyle.

Giles. E io sono Giles Ralston. Venga vicino al fuoco, signora... Si scaldi un po’.

La signora Boyle si accosta al camino.

Che tempo orribile, vero? Ha altri bagagli?

Boyle. Un certo maggiore... Metcalf, mi pare... se ne sta occupando.

Giles. Allora gli lascio la porta aperta.

Torna velocemente nell’atrio.

Boyle.L’autista non se l’è sentita di affrontare il viale.

Giles rientra e le si avvicina.

Siè fermato al cancello. Avevamo dovuto dividerci un taxi dalla stazione... ed è stata un’impresa trovare anche quello.

In tono d’accusa:

Non avete mandato nessuno a prenderci, a quanto pare.

Giles. Mi dispiace... Non sapevamo che treno avreste preso, altrimenti avremmo senz’altro provveduto a... ehm... ricevervi.

Boyle.Bisognava mandare qualcuno a tutti i treni.

Giles. Mi dia il cappotto.

La signora Boyle pianta in mano a Giles le riviste e i guanti,

ma rimane col cappotto e si scalda al fuoco.

Mia moglie arriva subito. Io vado a dare una mano a Metcalf con le valigie.

Esce da destra, riponendo sul tavolo fratìno le riviste della Boyle.

La Boyle, seguendolo fino all’arco:

Boyle. Avreste dovuto almeno spalare la neve sul viale d’ingresso.

Dopo che Giles è uscito.

Che faciloneria! Che trascuratezza!

Torna al camino e si guarda in giro con aria di disapprovazione.

AZIONE 2. La strutturale incontentabilità della signora Boyle

Mollie scende di corsa le scale e le si avvicina un po’ trafelata.

Mollie. Mi dispiace molto, io...

Boyle. La signora Ralston?

Mollie. Sì, io...

E fa l’atto di porgere la mano all’ospite,

poi la ritira,

non sapendo di preciso come deve comportarsi la padrona di una pensione.

Signora Boyle. Lei è molto giovane.

Mollie. Giovane?

Boyle.Per dirigere un’impresa di questo genere. Non può avere molta esperienza.

Mollie. Bisogna pur cominciare, non crede?

Boyle.Capisco. Nessuna esperienza.

Si guarda intorno.

Una casa vecchia. Spero che non abbiate la carie del legno.

Fiuta in giro con aria sospettosa.

Mollie (indignata). Ma figuriamoci!

Boyle.Sapesse quanta gente non si rende conto di avere la carie del legno finché non è troppo tardi...

Mollie. La casa è in condizioni perfette.

Boyle.Uhm... Una mano di pittura non le farebbe male. Ci sono i vermi in questa boiserie, lo sa?


SCENA QUARTA

Il maggiore Metcalf.

Primi screzi dei Ralston con la Boyle

AZIONE 1. «Signorsì!»

Giles (fuori scena). Daquesta parte, maggiore.

Entrano Giles e il maggiore Metcalf.

Il maggiore è un uomo di mezz’età, dalle spalle quadrate e dal portamento militaresco.

Depone la valigia che ha con sé e si dirige alla poltrona centrale.

Mollie gli va incontro.

Metcalf, stringendole la mano:

Maggiore Metcalf. Molto lieto. Fuori c’è un’autentica bufera. Abbiamo temuto di non farcela.

Scorgendo la signora Boyle.

Oh, mi scusi!

Si leva il cappello.

La signora Boyle lascia la stanza, impettita;

va nel vestibolo a posare il cappotto.

Se va avanti così, domattina avremo un paio di metri di neve.

Si avvicina al caminetto per scaldarsi.

Vi garantisco che non ho visto niente di simile da quando sono venuto in licenza nel ’40.

Giles prende le due valigie degli ospiti.

Giles. Io porto di sopra queste.

A Mollie:

Che camere avevi detto? La camera azzurra e la camera rosa?

Mollie. No. Nella camera rosa ho messo il signor Wren. Gli è piaciuto tanto il letto a baldacchino... Quindi, la signora Boyle è nella camera delle querce e il maggiore Metcalf nella camera azzurra.

Giles si incammina verso le scale;

rivolgendosi a Metcalf, autoritario:

Giles. Maggiore!

Metcalf (istintivamente). Signorsì!

Segue Giles per le scale.

AZIONE 2. Mollie: «Non potevamo prevederlo, il tempo!»

La signora Boyle rientra dal vestibolo e va al camino.

Boyle.Avete problemi di servitù, qui?

Mollie. Abbiamo una brava donna a giornata che viene su dal paese a darci una mano.

Boyle. E come personale fisso?

Mollie. Niente personale fisso. Ci siamo soltanto noi.

Boyle.Però! M’era parso di capire che questa fosse una pensione perfettamente efficiente.

Mollie. Stiamo cominciando adesso.

Boyle.Mi scusi, sa, ma bisognava procurarsi un personale adeguato prima ancora di aprirlo, un esercizio di questo tipo. La vostra inserzione gettava solo fumo negli occhi. Posso chiederle se sono l’unica ospite... oltre al maggiore, s’intende?

Mollie. Oh no, ci sono parecchie persone.

Boyle.E questo tempaccio, poi... Una bufera, addirittura. È tutto veramente increscioso!

Mollie. Ma non potevamo prevederlo, il tempo!

AZIONE 3. Wren: «Io adoro le canzoncine infantili, sempre così fragili e sadiche»

Christopher Wren scende le scale senza rumore e avanza alle spalle di Mollie.

Wren (canticchiando):

“Il cielo è buio, l’aria tempestosa

presto nevicherà

e il pettirosso allora che farà

povera cosa?”

Io adoro le canzoncine infantili, e lei? Sempre così tragiche e sadiche. Per questo i bambini ne vanno pazzi.

Mollie. Permette? Il signor Wren, la signora Boyle.

Boyle (fredda). Piacere.

Wren.Questa casa è veramente deliziosa. Non è d’accordo anche lei?

Boyle.Alla mia età, giovanotto, le comodità di una casa sono più importanti del suo aspetto.

Christopher Wren si allontana un po’;

va presso il tavolino semicircolare e gioca con l’accendisigari

AZIONE 4. Giles: «Non è obbligata a rimanere qui, signora Boyle»

Giles scende le scale e si sofferma sotto l’arco.

Boyle.Se avessi saputo che non si trattava di una pensione in perfetta efficienza non sarei mai venuta qui. Mi si era lasciato credere che ci fossero tutti i domestici necessari e tutte le comodità che può offrire una casa ben organizzata.

Giles. Non è obbligata a rimanere qui, se non è soddisfatta, signora Boyle.

Boyle. Ah no. Non mi sogno neppure di andarmene.

Giles. Se c’è stato un malinteso, forse è meglio che lei si rivolga altrove. Abbiamo così tante richieste che ci sarà facilissimo rimpiazzarla. E, in ogni caso, dal mese prossimo aumentiamo la retta.

Boyle.Non ho nessuna intenzione di andarmene prima di essermi fatta un’idea del posto. Non s’illuda di potermi mandar via a suo piacimento.

A Mollie:

Signora, le dispiace accompagnarmi nella mia camera?

S’incammina maestosamente verso le scale.

Mollie. Subito, signora.

Segue la signora Boyle

e mentre passa accanto a Giles gli mormora:

Tesoro, sei stato grande...

AZIONE 5. Wren: «Quella donna è insopportabile»

Wren, con l’aria di un bambino, rivolto a Giles:

Wren. Quella donna è insopportabile, letteralmente pestilenziale: la detesto. Sarei felice se lei la buttasse fuori, nella neve. Se lo merita.

Giles. Èun piacere che dovrò rimandare, purtroppo.

Suona il campanello d’ingresso.

Giles. Oddio, eccone un altro!

Va ad aprire


SCENA QUINTA

La signorina Casewell

AZIONE 1. «Prima di mangiarci tra noi, eh?...»

Giles (fuori scena). Avanti, avanti, si accomodi.

Seguita da Giles, entra la signorina Casewell.

È una ragazza piuttosto mascolina

e porta un lungo cappotto scuro e una sciarpa chiara.

È senza cappello e ha in mano una valigia,

che getta a terra non appena varcato l’arco.

Con voce profonda, quasi maschile:

Signorina Casewell. La mia macchina s’è bloccata nella neve, a mezzo chilometro da qui.

Giles prende la valigia e va a deporla sul tavolo.

Giles. Ha altri bagagli in macchina?

Casewell. No, viaggio leggera.

Va al camino e vi si pianta davanti a gambe larghe, come un giovanotto.

Ah, che piacere un bel fuoco!

Giles. Ehm... Il signor Wren, la signorina...?

Casewell. Casewell.

Saluta Christopher con un cenno del capo.

Giles. Mia moglie scende subito.

Casewell.Non c’è fretta.

Si toglie il cappotto.

Devo scongelarmi. A proposito, pare che finiremo bloccati dalla neve.

Prende un giornale dalla tasca del cappotto. Legge:

«Il bollettino meteorologico prevede nevicate abbondanti. Si raccomanda agli automobilisti...», eccetera eccetera. Spero che qui abbiate una buona scorta di viveri.

Giles.Oh, sì. Mia moglie è una massaia formidabile. E in ogni caso, potremo sempre mangiare le nostre galline.

Casewell.Prima di mangiarci tra noi, eh?

Dà una risata stridula,

lascia andare il giornale nel portariviste,

e butta il cappotto a Giles che lo prende a volo

e lo porta nel vestibolo,

poi si siede sulla poltrona centrale.

AZIONE 2. «Pensano sia stato un pazzo... Un maniaco sessuale, immagino»

Wren.Niente di nuovo, sul giornale, oltre alle previsioni del tempo?

Casewell.La solita politica. Eppure, no, aspetta... un delitto sensazionale.

Wren. Un delitto? Oh, i delitti mi piacciono alla follia!

Casewell.Pensano che sia stato un pazzo. Ha strangolato una donna dalle parti di Paddington. Un maniaco sessuale, immagino.

Wren.Qui non dice molto, eh?

Raccoglie il quotidiano della Casewell

e va a sedersi sulla poltroncina vittoriana accanto al fuoco a leggere a voce alta.

Giles rientra dal vestibolo.

«La polizia ricerca attivamente per interrogarlo un uomo visto nei pressi di Culver Street all’ora del delitto. Indossava un cappotto scuro, una sciarpa chiara e un cappello floscio. La radio ha trasmesso tutto il giorno un appello della polizia in merito».

Casewell.Descrizione utilissima. Si adatta a mezzo mondo.

Wren.Quando si dice che la polizia ricerca attivamente un tale per interrogarlo è un sistema diplomatico per far capire che è l’assassino?

Casewell. Sì, può darsi.

Giles. Come si chiamava, la vittima?

Wren.Lyon. Signora Maureen Lyon.

Giles. Giovane o vecchia?

Wren. Qui non lo dice. Pare che non abbiano rubato nulla.

Casewell (a Giles). Cosa le dicevo? Un maniaco sessuale.

AZIONE 3. Mollie: «Se desidera fare un bagno, l’acqua è calda»

Mollie arriva dalle scale e si avvicina alla nuova venuta.

Giles.Mollie, ecco la signorina Casewell. (Presentando.) Mia moglie.

La Casewell, stringendo energicamente la mano a Mollie

Casewell. Molto lieta.

Mollie.Che tempaccio! Vuol venire a vedere la sua camera? Se desidera fare un bagno, l’acqua è calda.

Casewell. Altro che, se lo desidero!

Mollie e la signorina Casewell salgono le scale,

seguite da Giles con la valigia.

SCENA SESTA

L’esploratore-cuoco Wren.

Prime impressioni di Mollie e Giles sui pensionanti

AZIONE 1. Wren avrà tutte le domeniche, ma sicuramente gli mancano alcuni venerdì

Rimasto solo, Christopher Wren lascia il giornale sulla poltroncina

e parte in esplorazione.

Apre la porta del salotto, fa capolino, poi sparisce nell’interno.

Un attimo dopo ricompare presso le scale.

Va all’arco di sinistra e guarda nel vestibolo.

Canticchia una cantilena infantile, ridacchiando fra sé di tanto in tanto,

e dà l’impressione di non avere tutti i venerdì.

Infine si avvicina al tavolo fratìno.

AZIONE 2. Wren: «Perché non facciamo una omelette?»

Giles e Mollie rientrano, discorrendo fra loro.

Christopher Wren si nasconde dietro i tendaggi.

Mollie. Devo correre a far da mangiare. Il maggiore Metcalf è molto simpatico, non ci darà nessun problema. Chi mi fa paura è la signora Boyle: dobbiamo assolutamente servire un’ottima cena. Pensavo di aprire due scatole di carne tritata con cereali e una scatola di piselli, e di fare un purè di patate. Per dessert: fichi sciroppati e crema. Pensi che vada bene?

Giles. Be’... direi di sì. Non molto originale, forse.

Wren, sbucando dai tendaggi, a Mollie:

Wren. Mi permetta di aiutarla. Perché non facciamo un’omelette? Ha qualche uovo?

Mollie. Ne ho un’infinità. Teniamo un esercito di polli. Non fanno tutte le uova che dovrebbero, ma ne abbiamo messa da parte una buona scorta.

Giles si allontana dai due, verso il camino.

Wren.Eha una bottiglia di vino a buon mercato, un vino qualsiasi, da aggiungere alla... “carne trita con cereali”ha detto, vero? Le darà un certo tocco continentale. Mi mostri la cucina e gli ingredienti disponibili, e sono sicuro che, a Dio piacendo, mi verrà l’ispirazione.

Mollie. Andiamo.

Mollie esce con Christopher Wren dall’arco di sinistra,

in direzione della cucina.

AZIONE 3. «Ormai il peggio lo sappiamo: sono arrivati tutti»

Giles, accigliato, borbotta qualcosa di poco lusinghiero all’indirizzo del giovanotto.

Poi prende il giornale dalla poltroncina vittoriana

e si sofferma a leggerlo in piedi, concentratissimo.

Quando Mollie rientrando gli rivolge la parola, trasalisce.

Mollie. Non è un tesoro? Si è messo uno dei miei grembiuli e sta preparando tutto l’occorrente. Mi ha detto di lasciar fare a lui e di non mettere piede in cucina per almeno mezz’ora. Se i nostri ospiti vogliono cucinare da sé ci risparmieranno un sacco di fatica.

Giles. Si può sapere perché gli hai dato la camera migliore?

Mollie. Te l’ho detto: gli è piaciuto il letto a baldacchino.

Giles. Pooooverino! Gli è piaciuto il lettino a baldacchino! Cretino!

Mollie. Giles!

Giles. Quei tipi lì non li sopporto. Tu non hai portato la sua valigia. Io sì.

Mollie. Ed era piena di mattoni?

Giles. Era leggera come una piuma. Per me, non c’era dentro niente. Probabilmente, è uno di quei giovanotti che campano facendo bidoni agli albergatori.

Mollie. Non credo. A me piace.

Tace un attimo. Poi:

La signorina Casewell è un tipo un po’ strano, non ti pare?

Giles. Donna tremenda... se poi è una donna. E, in più, quel suo accento dialettale è davvero volgare.

Mollie. Insomma, i nostri ospiti o sono antipatici o sono bislacchi. È un po’ dura. Il maggiore Metcalf, però, mi sembra a posto. Tu che ne pensi?

Giles. Probabilmente beve.

Mollie. Oh, credi davvero?

Giles. No... è che sono solo un po’ depresso.

Posa il giornale sulla poltroncina, e si appoggia alla spalla di Mollie.

Comunque, ormai il peggio lo sappiamo: sono arrivati tutti.

Suona il campanello d’ingresso.

Mollie. Chi può essere?

Giles. Credo... l’assassino di Culver Street.

Mollie. Ti prego!

Suona ancora il campanello d’ingresso.

Giles. Vengo!

Giles va ad aprire e Mollie si avvicina al camino.


SCENA SETTIMA

L’ospite inatteso:

il signor Paravicini

Giles (fuori scena). Oh!

Il signor Paravicini entra a passo incerto con una valigetta in mano.

È uno straniero in età, brano, con un paio di baffi sensazionale.

È un’edizione lievemente più alta di Hercule Poirot

e può dare un’impressione sbagliata agli spettatori.

Indossa un pesante cappotto foderato di pelliccia.

Depone la valigetta sul tavolo.

Giles entra subito dopo di lui.

Signor Paravicini. Chiedo moltissime scuse. Io sono... dove sono io?

Giles. Questa è la pensione Castello del Frate.

Paravicini.Che buonissima fortuna! Madame...

Si avvicina a Mollie e le bacia la mano.

Che grazia del cielo! Un rifugio... e una padrona di casa incantevole! La mia Rolls Royce si è capovoltata in un banco di neve. Neve in ogni luogo, mi acceca. Non so dove sono. Forse, penso tra me, adesso io muore assiderato. Ma poi prendo la mia piccola valigia e mi avanzo traballando fra la neve. D’un tratto, ecco un grande cancello di ferro. Un’abitazione! Sono salvo. Due volte, mentre salgo il vostro viale, io cado nella neve. Ma finalmente arrivo e di colpo...

Si guarda intorno.

...la disperazione si converte in gioia.

Cambiando completamente tono. AGiles:

Potete affittarmi una camera, sì?

Giles. Oh, certo.

Mollie. Èpiuttosto piccola, mi dispiace...

Paravicini.Naturale... naturale. Avete altri ospiti.

Mollie. Abbiamo inaugurato proprio oggi la pensione, e perciò siamo piuttosto novellini.

Paravicini guarda Mollie con aria libertina.

Paravicini. Enchanté... incantevole...

Giles. Ehm... come facciamo per il suo bagaglio?

Paravicini.Quello non ha importanza affatto. Ho chiuso la macchina molto sicuramente.

Giles. Ma non sarebbe meglio andare a prenderlo?

Paravicini. No, no. Io posso affermarle che in una notte come questa non ci sono ladri in circolo. Quanto a me, le mie occorrenze sono molto semplice. Ho tutto quello che mi bisogna qui, in questa piccola valigia. Sì, tutto quello che mi bisogna.

Mollie. Le conviene scaldarsi bene. Intanto io mi occupo della sua camera. Temo che sia un po’ fredda perché guarda a nord, ma le altre sono tutte occupate.

Paravicini.Avete molti ospiti?

Mollie. Ci sono la signora Boyle, il maggiore Metcalf, la signorina Casewell e un giovanotto che si chiama Christopher Wren. E adesso lei.

Paravicini.Sì,l’ospite inatteso. Colui che non fu invitato. L’ospite giunto or ora, dal nulla... dalla tempesta. Suona drammatico, vero? Chi sono io? Voi non sapete. Da dove vengo io? Voi non sapete. Io sono l’uomo del mistero.

Ride.

Anche Mollie ride

e guarda Giles che abbozza un sorrisetto incerto.

Paravicini, allegrissimo, le fa un cenno d’intesa.

Ma ora io vi dico questo. Io completo il quadro. Da ora in poi non ci saranno più arrivi. E nemmeno partite. Da domani, o già da adesso, forse, noi siamo ritagliati fuori dalla civiltà. Niente macellaio, fornaio, lattaio, postino, giornali... Nulla e nessuno fuori di noi. E questo è ammirevole. Ammirevole. Non potrebbe piacermi meglio. Il mio nome, tra parentesi, è Paravicini.

Giles. Ah! E noi ci chiamiamo Ralston.

Paravicini. Il signore e la signora Ralston?

Fa un cenno d’assenso mentre i due sorridono confermando.

E questa è la pensione di Castello del Frate, ha detto? Pensione di Castello del Frate.

Ride.

Perfetto.

Ride.

Perfetto.

Ride ancora e torna al camino.

Mollie guarda Giles poi tutt’e due guardano il signor Paravicini, a disagio.

[SIPARIO]


SCENA OTTAVA

I quattro ospiti attesi «familiarizzano»

Sempre a Castello del Frate. Il pomeriggio seguente.

Quando si alza il sipario non nevica, ma si vede la neve premere alta contro i vetri.

AZIONE 1. La pensione non è «un paradiso per vecchie befane»

Il maggiore Metcalf legge un libro seduto sul divano.

La signora Boyle, sulla poltrona di cuoio accanto al fuoco,

scrive su un blocco di carta che tiene sulle ginocchia.

Boyle. ...Econsidero estremamente disonesto non avvertirci che aprivano la pensione solo adesso.

Metcalf.Be’, sa, c’è un principio per ogni cosa... La prima colazione era ottima, stamattina: caffè perfetto, uova strapazzate e marmellata d’arance fatta in casa. E servita con garbo, anche. La signora fa tutto da sé.

Boyle.Dilettanti... Dovrebbe esserci un personale adeguato.

Metcalf.Anche il pranzo era ottimo.

Boyle.Carne in scatola.

Metcalf.Sì, ma camuffata in modo egregio. C’era del vino rosso, dentro. E per stasera la signora ci ha promesso un pasticcio di carne.

La Boyle si alza e va a toccare il calorifero.

Signora Boyle. Questi radiatori non sono affatto caldi. Mi farò sentire in merito.

Metcalf.Anche i letti sono molto comodi. Per lo meno, il mio lo è. E spero anche il suo.

Boyle.Seee, accettabile.

Torna a sedersi sulla sua poltrona.

Non capisco proprio perché abbiano dato la camera migliore a quel giovanotto così strano.

Metcalf.È arrivato prima di noi. Sa com’è: chi tardi arriva...

Boyle.Dall’annuncio sul giornale mi ero fatta un’idea moltodiversa di questo posto. Una comoda sala di scrittura, e in genere un ambiente più vasto... Con serate di bridge e altri piacevoli passatempi.

Metcalf.Insomma, un paradiso per vecchie befane.

Boyle.Prego?

Metcalf.Ehm... volevo dire... Capisco perfettamente che cosa intende.

AZIONE 2. Anche Wren crede che la Boyle non resterà qui molto

Christopher Wren arriva dalle scale senza che gli altri lo notino.

Boyle.Eh no, credo proprio che non resterò qui molto.

Wren (ridendo). No, no, lo credo anch’io!

Sparisce nella biblioteca.

Boyle.È veramente bizzarro, quel giovanotto. Uno squilibrato, probabilmente.

Metcalf.Che sia evaso dal manicomio?

Boyle.Non mi meraviglierei affatto.

AZIONE 3. Metcalf: «Io ho bisogno di ginnastica»

Arriva Mollie dalla cucina e chiama su per la tromba delle scale:

Mollie. Giles!

Giles.(fuori scena). Sì?

Mollie. Puoi spalare ancora la neve dalla porta posteriore?

Giles. (fuori scena). Vengo!

Mollie sparisce per dove era venuta.

Giles scende le scale e si avvia dalla stessa parte.

Il maggiore si alza, rivolto a Mollie:

Metcalf. Vengo a darle una mano, posso? Ottima ginnastica... e io ho bisogno di ginnastica.

E sparisce anche lui oltre il vestibolo.

AZIONE 4. Mollie, aspirapolvere e piumino

Rientra Mollie con un secchio e un piumino,

attraversa il salone e imbocca le scale di corsa,

quasi scontrandosi con la signorina Casewell che scende e ha con sé la borsa.

Mollie.Mi scusi!

Casewell.Ma s’immagini!

Si avvia verso il tavolo semicircolare

mentre Mollie sparisce.

AZIONE 5. Casewell: «Devo occuparmi di una faccenda...»

Boyle.Ma dico io! Che ragazza impossibile! Non ha proprio idea del lavoro di casa. Attraversare il salone con un secchio! Ma non c’è la scala di servizio?

La Casewell prende un pacchetto di sigarette dalla borsa.

Casewell. Oh sì. Una bellissima scala di servizio.

Accende la sigaretta.

Ottima in caso d’incendio.

Boyle.Allora perché non la usa? E comunque, le faccende vanno fatte prima di colazione.

Casewell.A quanto ho capito, la signora deve anche cucinare.

Boyle.Tutto improvvisato, tutto dilettantesco! Ci vorrebbe un personale adeguato.

Casewell.Non è molto facile trovarlo al giorno d’oggi, non le pare?

Boyle.Eh no, effettivamente. Le classi inferiori non si rendono conto delle loro responsabilità.

Casewell.Guarda un po’, queste classi inferiori... Sono diventate intrattabili, vero? Non hanno più voglia di fare da zerbino...

Boyle (di ghiaccio). A quanto vedo, lei è socialista.

Casewell. Oh, non direi. Non sono rossa... tutt’al più rosa pallido.

Va a sedersi su un bracciolo del divano.

Ma la politica non m’interessa gran che. Vivo all’estero.

Boyle. Immagino che all’estero la vita sia molto più facile.

Casewell.Be’, non devo né cucinare né fare le pulizie – come la maggior parte delle inglesi, a quanto ho capito.

Boyle.Il paese sta andando a rotoli... Non è più quello di una volta. L’anno scorso ho venduto la mia casa. Tutto era diventato troppo difficile.

Casewell. Gli alberghi e le pensioni sono più comodi.

Boyle. Certo, risolvono parecchi problemi. Lei rimane molto in Inghilterra?

Casewell.Dipende. Devo occuparmi di una faccenda... Quando avrò finito ripartirò.

Boyle. Per dove? Per la Francia?

Casewell.No.

Boyle. Per l’Italia?

Casewell. No.

Sorride divertita.

La signora Boyle la guarda con aria interrogativa,

ma la signorina Casewell non apre bocca.

La signora Boyle riprende a scrivere.

La signorina Casewell sorride di nuovo,

poi va alla radio e l’accende, alzando il volume al massimo.

La Boyle, stizzita, mentre scrive:

Boyle. Che baccano! Le dispiace abbassare un po’? Sto scrivendo delle lettere e la radio mi fa perdere il filo.

Casewell.Davvero?

Boyle.Se non c’è nulla che tiene particolarmente ad ascoltare...

Casewell. È il mio pezzo preferito. Di là c’è un’altra scrivania...

Accenna col capo alla biblioteca.

Boyle. Lo so. Ma qui fa più caldo.

Casewell. Molto più caldo. Sono d’accordo.

Si mette a ballare al ritmo della musica.

Per un momento, la signora Boyle fissa la ragazza con occhio velenoso,

poi si alza e va in biblioteca.

AZIONE 6. «Quando la neve si scioglierà chissà quante cose saranno successe»

La signorina Casewell si avvicina al tavolino da gioco e spegne la sigaretta.

Poi va a prendere una rivista dal tavolo fratìno.

Casewell. Brutta strega...

Va a sedersi sulla poltrona di cuoio.

Entra Christopher Wren, giungendo dalla biblioteca.

Wren. Oh!

Casewell.Salve!

Wren, sbirciando la biblioteca alle sue spalle:

Wren. Dovunque io vada, quella femmina immonda riesce a scovarmi! E poi mi guarda con odio. Positivamente con odio.

La Casewell a Wren, indicando la radio:

Casewell. Abbassalo un po’.

Wren spegne la radio.

Wren. L’ho spento. Va bene lo stesso?

Casewell.Sì. È servito allo scopo.

Wren. Ecioè?

Casewell.Tattica, ragazzo.

Wren la guarda perplesso.

La signorina Casewell gli indica la biblioteca.

Wren. Ah, intende lei...

Casewell.Si era presa la poltrona più comoda. Adesso ci sto io.

Wren.L’ha fatta scappare... Sono contento, contentissimo. Sa? Non mi piace per niente.

Avvicinandosi di slancio alla signorina Casewell.

Pensiamo a tutte le cose che possiamo fare per darle noia, eh? Vorrei tanto che si levasse da qui!

Casewell.Con questo tempo? Manco a pensarci.

Wren. Ma quando la neve si scioglierà...

Casewell. Quando la neve si scioglierà chissà quante cose saranno successe.

Wren.Sì,sì, è vero.

Si avvicina alla finestra.

La neve è piuttosto simpatica, no? Così pura, così piena di pace... Fa dimenticare tante cose.

Casewell. A me non fa dimenticare niente.

Wren. Con che passione lo dice.

Casewell. Pensavo...

Wren. Che tipo di pensieri?

Si siede sulla panca sotto la vetrata.

Casewell.Al ghiaccio nella brocca, in camera da letto, ai geloni aperti e sanguinanti... a una coperta, una sola, leggera e sbrindellata... e a un bambino che trema di freddo e di paura...

Wren. Mia cara, lei è lugubre. Decisamente lugubre... Che cos’è, un romanzo?

Casewell. Non sapevi che sono una scrittrice?

Wren. Davvero?

Si avvicina tutto contento alla signorina Casewell.

Casewell. Spiacente di deluderti. No.

Alza la rivista, nascondendo il viso.

Christopher Wren la guarda perplesso,

poi se ne va in salotto.

SCENA NONA

Perché la polizia sta inviando

un agente al Castello del Frate

AZIONE 1. Squilla il telefono

Squilla il telefono.

Mollie scende le scale di corsa e va a rispondere.

Mollie.Pronto?... Sì, qui è Castello del Frate... Cosa?... No, il signor Ralston non può venire al telefono in questo momento... Io sono sua moglie... Chi? La polizia?

La signorina Casewell abbassa la rivista.

Oh sì, sì, capitano Hogben, ma temo sia impossibile. Non arriverebbe mai. Siamo bloccati dalla neve. Completamente bloccati. Le strade sono impraticabili... Non può passare nessuno... Sì, benissimo. Ma come... Pronto?... Pronto?...

Depone il ricevitore.

La signorina Casewell si alza e si avvia verso le scale.

AZIONE 2. Mollie: «Vorrei che non l’avessimo mai aperto, questa pensione»

Giles entra dal vestibolo col cappotto addosso.

Se lo leva e va ad appenderlo.

Giles. Mollie, sai dov’è un altro badile?

Mollie. Giles, ha telefonato la polizia.

Casewell (a Giles). Guai con la legge, eh? (AMollie) Avete servito liquori senza licenza?

Sale al piano di sopra.

Mollie.Ci mandano un ispettore o un sergente, o qualcosa di simile.

Giles. Ma non arriverà mai!

Mollie. Èquello che ho detto anch’io. Ma sembravano molto sicuri che ce l’avrebbe fatta.

Giles. Figurati. Neanche una jeep arriverebbe qui, oggi. E poi si può sapere cos’è successo?

Mollie. È quello che ho domandato. Ma l’uomo al telefono non ha voluto dirmelo. Mi ha solo raccomandato di convincere mio marito ad ascoltare con molta attenzione il sergente Trotter... sì, credo si chiami così... e ad obbedire alle sue istruzioni per filo e per segno. Non è incredibile?

Giles. Ma che diavolo abbiamo fatto?

Mollie. Non sarà per quelle calze di nylon di Gibilterra?

Giles. L’abbonamento radio l’abbiamo pagato, vero?

Mollie. Sì. La ricevuta è in cucina, sulla credenza.

Giles. Aspetta... per un pelo, l’altro giorno, non ho avuto un tamponamento... Sì, ma la colpa era tutta dell’altra auto, quindi...

Mollie. Qualcosa dobbiamo aver fatto...

Giles mette un ciocco sul fuoco.

Giles. Probabilmente, c’è di mezzo la pensione. Avremo disobbedito a qualche regolamento del cavolo. Al giorno d’oggi è inevitabile.

Mollie. Oh, Dio! Vorrei che non l’avessimo mai aperta, questa pensione. Sono tutti di malumore, resteremo prigionieri della neve per giorni e giorni, e ci toccherà far fuori la scorta di scatolette.

Giles. Su, allegra, tesoro.

Prende Mollie tra le braccia.

In questo momento, tutto va liscio come l’olio. Pensa che ho riempito i secchi del carbone e ho portato in casa la legna, poi ho governato le galline (bacino), e tra un momento caricherò la caldaia.

Si scioglie dall’abbraccio e va lentamente verso il tavolo.

Sai, Mollie, a pensarci bene dev’essere una cosa piuttosto grave, se fanno venire fin qui un sergente di polizia con questo tempaccio. Dev’essere qualcosa di molto urgente...

Giles e Mollie si guardano, a disagio.


SCENA DECIMA

Lo sciacquone,

ovvero: come si accoglie la notizia dell’imminente arrivo della polizia

AZIONE 1. «Lei non era un magistrato del tribunale, signora Boyle?»

La signora Boyle arriva dalla biblioteca.

Avvicinandosi al tavolo:

Boyle. Ah, eccola qua, signor Ralston. Lo sa che i caloriferi della biblioteca sono letteralmente gelati?

Giles. Mi spiace, signora. Siamo un po’ a corto di carbone...

Boyle.Vipago sette sterline la settimana... Sette sterline... E non voglio morire assiderata.

Giles. Vado a caricare la fornace.

Si avvia verso l’atrio.

Mollie fa per seguirlo.

Boyle.Signora Ralston, se permette l’osservazione... ha accettato come pensionante un giovanotto molto strano. I suoi modi... le sue cravatte... E non si pettina mai?

Mollie. È un giovane architetto molto geniale.

Boyle.Prego?

Mollie. Christopher Wren è un architetto.

Boyle.Mia cara ragazza, so benissimo chi era Sir Christopher Wren. Ha costruito la cattedrale di St.Paul. Voi giovani credete di avere il monopolio della cultura.

Mollie. Io parlavo di questo Wren. Anche lui va di nome Christopher. I suoi genitori l’hanno chiamato così nella speranza che diventasse architetto

intanto va a prendere una sigaretta sul tavolino da gioco

e lui lo è diventato, o sta per diventarlo, e così tutto è finito bene.

Boyle.Uhmmmm! Mi pare una storia poco chiara.

Sedendosi sulla poltrona di cuoio:

Credo che dovrebbe fare indagini sul suo conto. Che ne sa di lui?

Mollie. Più o meno quello che so di lei, signora Boyle... E cioè che tutt’e due pagate sette sterline alla settimana.

Accendendo la sigaretta:

Ed è tutto quello che devo sapere. Tutto quello che mi riguarda. Non ha importanza, se i miei ospiti mi piacciono o (con intenzione) se non mi piacciono.

Boyle.Lei è giovane e inesperta, e dovrebbe essere contenta di ricevere consigli da una persona che ne sa più di lei. E cosa mi dice, di quello straniero?

Mollie. Già, cosa le dico?

Boyle. Non lo aspettavate, vero?

Mollie. Respingere un cliente in regola è contro la legge, signora Boyle. Leidovrebbe saperlo.

Boyle. Perché dice questo?

Mollie. Lei non era un magistrato del tribunale, signora Boyle?

Boyle. Io dicevo soltanto che quel signor Paravicini (Paravicini arriva dalle scale senza far rumore), o come diavolo si chiama, mi sembra piuttosto...

AZIONE 2. Paravicini: «Nessuno mi sente, mai, se io non voglio»

Paravicini. Faccia attenzione, gentile signora. Lei parla del lupo, ed eccolo in fabula.

Boyle (trasalendo). Non l’avevo sentita entrare.

Paravicini. Io entro sulla punta dei miei piedi... così.

Le mostra come.

Nessuno mi sente, mai, se io non voglio. Io trovo questo molto divertente.

Boyle. Davvero?

Paravicini si siede sulla poltrona centrale.

Paravicini. Ora, una volta c’era una giovane signorina...

La Boyle si alza.

Boyle. Be’, devo finire le mie lettere. Vado a vedere se in salotto fa un po’ più caldo.

Se ne va. Mollie spegne la sigaretta.

AZIONE 3. Paravicini, «un pazzo... un assassino, forse»

Paravicini.La mia affascinante ospite mi appare un po’ scossa. Cosa c’è, mia piccola signora?

Mollie. Stamattina tutto è complicato. Colpa della neve.

Paravicini.Sì. La neve rende le cose difficile, vero? O forse le rende facile.

Si alza e va a sedersi sulla panca.

Sì. Molto facilissime.

Mollie. Non so che cosa intenda...

Paravicini. No, infatti. C’è una vasta quantità di cose che lei non sa. Io credo, per dirne una, che lei non sa moltissimo di come si fa andare una pensione.

Mollie. No, è vero. Ma io e Giles ce la metteremo tutta...

Paravicini (applaudendo). Bravo!... Bravo!

Mollie. Non sono una cuoca da buttar via, e poi...

Paravicini (con un sorriso libertino). Lei è senza dubbio una cuoca deliziosa...

Si avvicina a Mollie e le prende una mano.

Lei la ritira e si allontana un po’.

Posso dirle una piccola parola di consiglio mia gentile signora?

Seguendo Mollie.

Lei e suo marito non deve essere troppo fiduciosi, no. Avete referenze di questi ospiti che vi siete accettati?

Mollie. Ma... si usa? Io avevo sempre pensato che la gente... arrivasse e stop.

Paravicini. È consigliabile sapere qualche piccola cosa delle persone che dormono sotto il suo tetto. Prenda me, per esempio. Io comparisco dicendo che la mia automobile si è capottata in un banco di neve. Ma cosa sa lei di me? Niente assoluto. Potrei essere un ladro, un rapinatore...

Avvicinandosi lentamente a Mollie:

 uno che sfugge alla polizia... un assassino, forse.

Mollie (ritraendosi istintivamente). Oh!

Paravicini.Quanto alla signora Boyle...

AZIONE 4. «Che giornata! Prima la polizia e adesso lo sciacquone!».

La Boyle rientra dal salotto, marciando verso la poltrona di cuoio.

Boyle. Il salotto è una ghiacciaia. Non ci si può stare. Le mie lettere le scriverò qui.

Paravicini.Permetta che io attizzo il fuoco per lei?

Esegue.

Il maggiore Metcalf entra dal vestibolo

e si rivolge a Mollie con un certo imbarazzo

Metcalf. Signora, è qui in giro, suo marito? Temo che le condutture dell’acqua del cess... ehm... dello stanzino a pianterreno siano gelate.

Mollie. Oh Dio, che giornata! Prima la polizia e adesso lo sciacquone!

Il signor Paravicini lascia cadere rumorosamente l’attizzatoio.

Il maggiore Metcalf sembra improvvisamente paralizzato.

Boyle (scossa). La polizia?

Metcalf (a voce molto alta, come se non credesse alle sue orecchie). La polizia, ha detto?

Mollie. Hanno telefonato un momento fa. Mandano qui un sergente.

Guardando la neve, fuori:

Ma non credo che arriverà.

Giles compare dal vestibolo con una cesta di legna per il fuoco.

Giles. Che carbone schifoso... più di metà sono sassi. Con quello che lo fanno pagare... Ehi! Ma ch’è successo?

Metcalf. Pare che stia arrivando la polizia. Ma perché?

Giles. Non c’è da preoccuparsi. Nessuno può passare, con questo tempo: le strade sono tutte bloccate. Oggi qui non arriva nessuno.

Porta i ciocchi al camino, posa la cesta a terra.

Mi scusi, signor Paravicini, vorrei metter giù questa legna.

Il signor Paravicini si scosta dal camino

e si siede sulla poltroncina vittoriana.

Metcalf va verso la scrivania.


SCENA UNDICESIMA

Trotter, gli sci e il sottoscala

AZIONE 1. Sergente Trotter, della Polizia di Berkshire

Si sentono tre colpi secchi alla finestra:

il sergente Trotter preme il viso contro i vetri e guarda dentro.

Mollie dà un piccolo grido, indicandolo.

Giles va alla finestra e la spalanca.

Il sergente è un giovanotto cordiale, piuttosto ordinario.

Ha gli sci ai piedi.

Sergente Trotter.Lei è il signor Ralston?

Giles. Sì.

Trotter.Sergente Trotter, della Polizia di Berkshire. Squadra Investigativa. Posso togliermi gli sci e depositarli da qualche parte?

Giles gli fa segno:

Giles. Giri alla sua sinistra, e c’è subito la porta d’ingresso. Le vengo incontro.

Trotter. Grazie.

Giles esce dal vestibolo, raccogliendo la cesta.

AZIONE 2. Un poliziotto che scia!

Boyle. Oggigiorno paghiamo la polizia per questo, immagino. Perché si diverta con gli sport invernali.

Il signor Paravicini si avvicina a Mollie

e le bisbiglia, furioso:

Paravicini. Perché ha chiamato la polizia, signora Ralston?

Mollie. Io non ho chiamato nessuno.

Chiude la finestra.

Paravicini si siede sulla panca.

Wren arriva dal salotto.

Wren. Chi è quell’uomo? Da dove è venuto? È passato sciando davanti alla finestra del salotto. Tutto pieno di neve e atrocemente festoso.

Boyle.Può anche non crederci, ma quell’individuo è un poliziotto. Un poliziotto che scia!

AZIONE 3. Giles: «Metteremo i suoi sci nel sottoscala»

Dal vestibolo, entrano Giles e Trotter.

Il sergente si è levato gli sci e li porta in spalla.

Giles. Ehm... Questo è il sergente Trotter.

Il sergente si dirige verso la poltrona centrale.

Trotter. Buona sera a tutti.

Boyle.Lei non può essere sergente. È troppo giovane.

Trotter.Sono meno giovane di quello che sembro, signora.

Wren. Pero è terribilmente vitale.

Si siede sul divano.

Giles. Metteremo i suoi sci nel sottoscala. Mi segua.

Giles e Trotter si dirigono nel sottoscala, attraverso il vestibolo.

AZIONE 4. Wren: «Così, siamo isolati. Completamente isolati. È buffo no?»

Metcalf.Scusi, signora Ralston, potrei telefonare?

Mollie. Ma certo, maggiore.

Metcalf va al telefono e compone un numero.

Wren. È molto carino, non vi pare? Io li trovo così carini, i poliziotti.

Boyle.È tonto. Si vede a occhio nudo.

Metcalf (al telefono). Pronto?... Pronto?...

A Mollie.

Signora, il telefono non funziona. Non si sente niente.

Mollie. Ma se mezz’ora fa andava bene!

Metcalf. Devono essere caduti i fili. Sarà stato il peso della neve...

Wren (si alza, con una risatina isterica). Così, siamo isolati. Completamente isolati. È buffo, no?

Si accosta alla scrivania. A Metcalf, complice:

No?

Metcalf. Non ci trovo niente da ridere.

Si siede sul divano.

Boyle. Proprio no.

Wren. Oh, è un mio scherzo privato... Ssssssst! Il segugio ritorna.

SCENA DODICESIMA

Il caso del Montelungo

e i tre topolini ciechi

AZIONE 1. «Si tratta di protezione della polizia»

Il sergente rientra con Giles dal vestibolo, e tira fuori un taccuino.

Trotter. Adesso possiamo venire al dunque, signor Ralston... Lei è la signora Ralston?

Giles. Se vuole parlarci in privato, possiamo andare in biblioteca.

Trotter.Non è necessario. Anzi, se ci sono tutti risparmiamo tempo. Posso mettermi qui?

Si avvicina al tavolo fratino.

Paravicini.Mi scusi.

Si sposta a un capo del tavolo.

Trotter. Grazie.

Si siede sulla panca con aria ufficiale.

Mollie gli si avvicina e si siede.

Mollie. Oh su, presto, ci dica... che cosa abbiamo fatto?

Trotter (sorpreso). Fatto? No, no, non avete fatto niente. Si tratta di una cosa ben diversa... Di protezione della polizia. Non so se mi spiego.

Mollie. Protezione della polizia?

Trotter.In relazione alla morte della signora Lyon. Maureen Lyon, Culver Street ventiquattro, Londra. Assassinata ieri, quindici corrente mese. Forse ha letto o sentito qualcosa in merito.

Mollie.Sì, ne parlava la radio. La donna strangolata, vero?

Trotter. Precisamente.

A Giles.

Innanzitutto, voglio sapere se conoscevate la signora Lyon.

Giles. Mai sentita nominare.

Mollie scuote il capo.

Trotter. Forse non l’avete conosciuta come Lyon. Non era il suo vero nome.

La Casewell appare sulle scale.

Era una pregiudicata, avevamo le sue impronte in archivio e così ci è stato facile identificarla. In realtà si chiamava Maureen Stanning. Suo marito era un agricoltore, John Stanning, e abitavano alla fattoria del Montelungo a due passi da qui.

Giles.La fattoria del Montelungo? Ma non è dove quei bambini...

Trotter.Esatto. Il caso del Montelungo.

AZIONE 2. Il caso del Montelungo

La signorina Casewell, movendo dalle scale:

Casewell. Tre bambini...

Va a sedersi sulla poltrona vittoriana.

Tutti la guardano.

Trotter.Sì... sì, signorina, la vicenda dei tre bambini, i Corrigan: due maschi e una femmina, affidati al tribunale perché bisognosi di protezione e di cure. (Alla Boyle) E il tribunale, a sua volta, li ha affidati a due nuovi genitori: (A Giles) i coniugi Stanning del Montelungo, appunto. Poco tempo dopo uno dei maschietti è morto per denutrizione, maltrattamenti e percosse. È stato un caso piuttosto sensazionale, a suo tempo.

Mollie (sconvolta). È stato orribile.

Trotter.Gli Stanning sono stati condannati a qualche anno di reclusione. Lui è morto in carcere. La donna ha scontato la pena ed è stata rilasciata. (Alla Casewell) E ieri, come dicevo, l’hanno trovata morta in Culver Street. Strangolamento.

Mollie. Chi l’ha uccisa?

Trotter. Ci sto arrivando. (AParavicini)  Sul luogo del delitto è stato rinvenuto un taccuino. (AMetcalf) E sul taccuino c’erano due indirizzi. Uno era Culver Street 24. L’altro...

breve pausa

... era Castello del Frate.

AZIONE 3. «Temo che qui assassineranno qualcuno». I tre topolini ciechi

Giles. Coooosa?

Trotter.Proprio così, signor Ralston. Per questo il capitano Hogben ha pensato subito di mandarmi qui, per vedere se c’era qualche legame fra questa casa, o una persona di questa casa, e la fattoria del Montelungo.

Giles. Non c’è nulla, assolutamente nulla. Deve trattarsi di una coincidenza.

Trotter.Il capitano Hogben non pensa che sia una coincidenza...

Il maggiore Metcalf si volta e pianta gli occhi in faccia a Trotter.

Poi, mentre il sergente continua a parlare, carica la pipa, sogguardandolo meditabondo.

Trotter. ...Sarebbe venuto personalmente, se fosse stato possibile. Ma date le condizioni del tempo, e visto che io so sciare, ha mandato me, con l’ordine di ottenere tutti i particolari possibili degli abitanti della casa, di fargli il mio rapporto per telefono e diprendere tutte le misure che ritenevo necessarie per la sicurezza dei presenti.

Giles. Sicurezza? Ma che pericolo corriamo? Ehi, non mi dirà che qui assassineranno qualcuno!

Trotter.Non vorrei spaventare le signore, ma francamente sì. Temiamo proprio questo.

Giles. Ma perché?

Trotter. Èappunto per scoprire il perché, che sono venuto qui.

Giles. Ma è una storia folle!

Trotter.Sì, signor Ralston. E proprio perché folle è pericolosa.

Boyle. Che scempiaggini!

Casewell. Devo dire che mi sembra un po’ tirata per i capelli.

Wren. Perme èuna meraviglia!

Mollie.C’è qualcosa che non ci avete detto, sergente?

Trotter.Sì, signora: sotto i due indirizzi c’era scritto: «Tre topolini ciechi». E sul cadavere della Lyon c’era un foglio che diceva: «Questo è il primo». Sotto le parole c’era poi lo schizzo di tre topolini e un rigo musicale. Era un brano della cantilena infantile “Tre topolini ciechi”. Sa bene come fa

Canticchiando:

“Ciechi poverini...”

Mollie, riprendendo il motivo:

Mollie:

“Ciechi poverini tutti e tre

ai topini in trappola, ohimè,

col coltello l’ascia e il temperin

la fattoressa tagliò via il codin...”

Interrompendosi:

Oh, è orribile!

Giles.Sicché, c’erano tre bambini e uno è morto.

Trotter.Sì, il più piccolo, un ragazzino di undici anni.

Giles.E che ne è stato degli altri due?

Trotter.La bambina è stata adottata. Non siamo riusciti a rintracciarla. Il ragazzo maggiore adesso deve avere circa venticinque anni. Ha disertato il servizio militare e da allora non se ne è più saputo niente. Secondo lo psichiatra dell’esercito era decisamente schizofrenico... (chiarendo il concetto) cioè a dire, un po’ picchiato in testa.

Mollie. E la polizia pensa che sia stato lui a uccidere la signora Lyon... sì, voglio dire, Stanning?

Trotter.Sì.

Mollie. E che è un pazzo criminale e che verrà qui a uccidere qualcuno? Ma perché?

Trotter.Èquello che devo scoprire da voi. Secondo il capitano, dev’esserci un punto di contatto.

AZIONE 4. «Chi di voi ha avuto una parte nella faccenda del Montelungo?»

Il sergente torna a rivolgersi a Giles.

Trotter.Dunque, signor Ralston, lei afferma di non aver mai avuto a che fare con la fattoria del Montelungo?

Giles. Assolutamente no.

Trotter. Enemmeno lei, signora?

Mollie (a disagio). Io... io non... Voglio dire, nessun contatto.

Trotter. E i domestici?

La signora Boyle assume un atteggiamento di alta disapprovazione.

Mollie. Non abbiamo domestici. E a proposito...

si alza

le dispiacerebbe, sergente, se andassi in cucina? Mi troverà li, se ha bisogno di me.

Trotter.Siaccomodi pure.

Mollie se ne va verso la cucina.

Giles fa per seguirla, ma le parole del sergente lo fermano.

Trotter.E adesso, signori, datemi il vostro nome.

Boyle.Tutto questo è ridicolo. Noi siamo semplicemente ospiti di questa specie di albergo. Siamo arrivati soltanto ieri. Non abbiamo niente a che fare col paese.

Trotter. Però avete stabilito in precedenza di venire qui. Avete prenotato le camere in anticipo.

Boyle. Be’, sì... tutti, tranne il signor Paravicini.

Guarda Paravicini

Paravicini. La mia automobile si è arrovesciata in un banco di neve.

Trotter. Capisco. Ora, io cercavo di farvi capire che se qualcuno vi sorvegliava, può benissimo aver scoperto che venivate qui. E c’è una cosa che voglio sapere, e subito. Chi di voi ha avuto una parte, anche minima, nella faccenda del Montelungo?

Cade un silenzio greve.

Trotter.Non siete molto ragionevoli. Uno di voi è in pericolo... In pericolo di morte. Devo sapere chi è.

Di nuovo silenzio.

AZIONE 5. «Bene. Se uno di voi muore assassinato se la sarà voluta»

Trotter.E va bene, ve lo domanderò uno per uno.

A Paravicini.

Prima lei, visto che è capitato qui più o meno per caso, signor Pari...

Paravicini (alzandosi). Para...Paravicini. Ma mio caro ispettore, io non so nientissimo di quello che lei discorreva. Io non so niente dei vostri affari caserecci dei tempi che fu.

Trotter si alza e si avvicina alla signora Boyle.

Trotter. Signora...?

Boyle.Boyle. Non vedo proprio... Sul serio, considero un’impertinenza... Perché proprio io dovrei aver avuto a che fare con una faccenda così incresciosa?

Il maggiore Metcalf le lancia un’occhiata penetrante.

Il sergente guarda la signorina Casewell

Trotter. Signorina...?

Casewell (lentamente). Casewell. Leslie Casewell. Non ho mai sentito parlare della fattoria del Montelungo e non so niente.

Il sergente si avvicina al divano dov’è seduto il maggiore Metcalf

Trotter. E lei, signore?

Metcalf.Maggiore. Maggiore Metcalf. Ho seguito il caso sui giornali a suo tempo. Ero di stanza a Edimburgo, allora. Non ho informazioni di prima mano.

Trotter a Christopher Wren:

Trotter. E lei?

Wren.Ero un marmocchio, quando è successo. Non ricordo nemmeno di averne sentito parlare.

Trotter.Ed è tutto quello che avete da dirmi... tutti quanti?

Silenzio.

Bene. Se uno di voi muore assassinato se la sarà voluta. E ora, signor Ralston, potrei fare il giro della casa?

Il sergente esce con Giles, diretto al piano di sopra.


SCENA TREDICESIMA

I cerchi si stringono al centro,

mentre per la casa comincia a risuonare la sigla dell’assassino

AZIONE 1. Wren: «Sentirà le mie mani stringerle la gola, signora Boyle»

Wren si scosta dalla scrivania e va verso il centro.

Wren. Carissimi, che melodramma! Molto piacente il segugio, vero? Io ammiro tanto i poliziotti... (a Metcalf, rassicurandolo) e anche i militari. Così austeri e tutti d’un pezzo... Questa faccenda è troppo eccitante! “Tre topolini ciechi”. Come fa il motivo?

Fischietta la canzoncina.

Boyle.Ma dico, signor Wren!

Wren.Non le piace?

Avvicinandosi alla signora Boyle:

Ma è una sigla. La sigla dell’assassino. Pensi che brivido deve dargli!

Boyle. Fanfaluche, roba da romanzo. Non credo a una parola di questa storia.

Wren scivola dietro di lei con aria furtiva.

Wren. Aspetti, signora Boyle... Aspetti quando io giungerò silenzioso alle sue spalle e sentirà le mie mani stringerle la gola...

La Boyle balza in piedi:

Boyle. La finisca!

Metcalf.Basta così, Christopher. È uno scherzo di cattivo gusto. Anzi, non è nemmeno uno scherzo.

Wren. Oh, sì che lo è! Proprio uno scherzo. Lo scherzo di un folle. È questo che lo rende così deliziosamente macabre.

S’incammina verso l’arco di destra, poi si volta e dà una risatina.

Se vedeste le vostre facce!

Sparisce nel vestibolo.

Boyle. Un giovanotto spaventosamente maleducato e nevrotico.

AZIONE 2. Metcalf: «Lei ha mandato i bambini al Montelungo, signora Boyle»

Mollie compare dalla sala da pranzo, soffermandosi sulla soglia.

La porta resterà aperta.

Mollie. Dov’è Giles?

Casewell.In giro a fare da cicerone al nostro poliziotto.

Boyle.Il suo amico, l’architetto, si è comportato come un mentecatto.

Metcalf.Al giorno d’oggi i giovani sono tutti un fascio di nervi. Ma penso che maturando si metterà a posto.

Boyle.Io non ho pazienza con la gente che la fa lunga sui suoi nervi. Ionon ho nervi.

Metcalf. No? Forse è una fortuna per lei, signora Boyle.

Boyle. Che cosa intende?

Metcalf.Iocredo che a quei tempi lei fosse un magistrato del tribunale. Per la precisione, è stata lei a mandare quei tre bambini al Montelungo.

Boyle. Come si permette? Io non posso essere ritenuta responsabile. I due Stanning avevano un’aria molto perbene e, a sentirli, non vedevano l’ora di prendersi i bambini. Pareva una soluzione ideale: uova, latte fresco e vita sana, all’aria aperta.

Metcalf.E calci e pugni e fame e una coppia di esseri malvagi, marci fino all’osso.

Boyle.Ma come facevo a saperlo? Parlavano bene, erano educati...

Mollie si avvicina alla signora Boyle e, guardandola fissa:

Mollie. Sì, avevo ragione, era proprio lei.

Il maggiore Metcatf lancia un’occhiata radente a Mollie.

Boyle.Una cerca di fare il suo dovere verso il Paese e cosa ci guadagna? Insulti!

Paravicini scoppia a ridere di cuore.

Paravicini. Lei deve scusarmi, ma io trovo questo spassosissimo. Mi diverto grandemente.

Sempre ridendo se ne va in salotto.

AZIONE 3. Paravicini «ha l’aria di un parolaio trafficone, e si trucca per giunta»

Boyle. Quell’uomo non mi è piaciuto fin dal primo momento!

La signorina Casewell, alzandosi  e prendendo una sigaretta dalla scatola sul tavolino:

Casewell. Da dove veniva, ieri sera?

Mollie.Non lo so.

Casewell. Ha un po’ l’aria di un parolaio trafficone. E si trucca, per giunta. Cipria e rossetto. Disgustoso. Dev’esser molto vecchio, anche.

Accende la sigaretta.

Mollie. Però schizza di qua e di là come un ragazzotto. E ha una voce strana, sembra artefatta.

Metcalf.Qui, tra un po’ ci vuole dell’altra legna. Vado a prenderla.

Esce dal vestibolo.

Mollie.È quasi buio, eppure sono appena le quattro. Faccio un po’ di luce.

Va ad accendere le appliques sopra il camino.

Una pausa.

La signor Boyle sogguarda nervosamente Mollie e la signorina Casewell

che la stanno osservando.

La Boyle si mette allora a radunare l’occorrente per scrivere.

Boyle. Dove avrò lasciato la penna?

Si alza e va in biblioteca.

AZIONE 4. Mollie alla Casewell: «A volte succedono cose che costringono ricordare»

Dal salotto viene una musica sommessa.

Qualcuno sta suonando Tre topolini ciechi con un dito.

Mollie va a chiudere i tendaggi.

Mollie. Che canzoncina orribile...

Casewell. Perché non le piace? Forse le ricorda l’infanzia... un’infanzia infelice?

Mollie. Sono stata molto felice da bambina.

Casewell.Ha avuto fortuna.

Mollie.Lei non lo è stata?

Casewell. No.

Mollie.Mi dispiace.

Casewell.Ma è stato molto tempo fa. Certe cose si superano.

Mollie.Credo di sì.

Casewell. ...Oforse no? Chi può saperlo?

Mollie. Dicono che quello che ci succede da bambini conta più di tutto il resto.

Casewell.Dicono, dicono... Chi lo dice?

Mollie. Gli psicologi.

Casewell. Tutte chiacchiere. Non sopporto gli psicologi.

Mollie. Io non ho avuto molto a che farci.

Casewell. Meglio per lei. È tutto fumo negli occhi... La vita è come ce la facciamo noi. Bisogna andare dritti col proprio naso e mai voltarsi indietro.

Mollie. A volte non se ne può fare a meno.

Casewell.Storie. È questione di forza di volontà.

Mollie. Forse.

Casewell. (con forza). Io lo so.

Mollie. Può darsi che abbia ragione. (Sospira.) Ma a volte succedono cose che costringono a ricordare.

Casewell.Non ceda. Volti le spalle al passato.

Mollie. Ma è la via giusta? Me lo domando... Forse è un errore. Forse dovremmo affrontarlo.

Casewell.Dipende da che cosa parla.

Mollie (con una risatina incerta). A volte non lo so nemmeno, di che cosa parlo.

Casewell.Nulla del passato può toccarmi, se io non voglio.

SCENA QUATTORDICESIMA

Trotter sta concludendo

la sua esplorazione della pensione

AZIONE 1. «Devo farmi un’idea della pianta della casa»

Arrivano Giles e il sergente dalle scale.

Trotter.Be’, di sopra tutto è in ordine.

Il sergente sbircia in sala da pranzo dalla porta aperta, poi vi entra sempre seguito da Giles.

Poco dopo ricompaiono dall’arco di sinistra.

La signorina Casewell va verso l’arco di destra e imbocca il corridoio.

Mollie si alza, comincia ad allineare i cuscini e a fare ordine.

Poi si avvicina ai tendaggi.

Il sergente va ad aprire la porta di destra.

Trotter.E questo cos’è? Il salotto?

Con la porta aperta il piano si sente più forte.

Trotter entra in salotto chiudendosi l’uscio alle spalle.

Un attimo dopo ricompare dalla biblioteca.

Boyle (fuori scena). Le dispiace chiudere la porta? Questa casa è piena di spifferi!

Trotter.Mi scusi, signora, ma devo farmi una idea della pianta della casa.

Il sergente chiude l’uscio e sale le scale.

Giles. Mollie, cosa c’è?Perché questa faccia?... Ehi?!?

AZIONE 2. «Sono sicuro che qui sarà tentato un altro delitto»

Trotter ricompare dalle scale

Trotter. Bene, così si conclude il giro. Niente di sospetto. Adesso mi conviene fare il mio rapporto al capitano Hogben.

Va al telefono.

Mollie. Ma non può telefonare! Non c’è la linea.

Trotter si volta di scatto.

Trotter. Cosa?

Solleva il ricevitore.

E da quando?

Mollie. Il maggiore Metcalf ha cercato di chiamare poco dopo il suo arrivo.

Trotter. Ma prima funzionava. Il capitano Hogben le ha parlato, no?

Mollie. Oh sì. Immagino che i fili siano caduti per la neve.

Trotter. Sarà. Ma possono averli tagliati.

Depone il ricevitore e si volta verso Mollie e Giles.

Giles. Tagliati? Ma chi può averlo fatto?

Trotter (comincia a camminare). Signor Ralston, cosa ne sa, lei, delle persone che alloggiano nella sua pensione?

Giles. Io... noi... Per la verità non ne sappiamo niente.

Trotter. Ah.

Mollie. Ma anche se quel... quel pazzoide vuol venire qui a ucciderci tutti, o almeno uno di noi, per il momento siamo al sicuro. Grazie alla neve. Non può venire qui, finché non si scioglie.

Trotter (va verso il camino). A meno che non sia già qui.

Giles. Già qui?

Trotter. E perché no, signor Ralston? Tutta questa gente è arrivata ieri sera, alcune ore dopo l’assassinio della signora Stanning. Hanno avuto tutto il tempo per viaggiare comodi.

Giles. Ma tutti, salvo Paravicini, avevano prenotato in anticipo.

Trotter.E allora? Anche questi delitti sono stati studiati in anticipo.

Giles. Delitti? C’è stato un solo delitto. In Culver Street. Perché è così sicuro che ce ne sarà un altro, qui?

Trotter. Che ci sarà no, spero di riuscire a impedirlo. Ma che sarà tentato sì.

Giles. Non posso crederci. È troppo fantasioso.

Trotter.Non è per niente fantasioso. È realtà pura e semplice.

Mollie. Avete una descrizione di quel... di quell’uomo?

Trotter.Corporatura imprecisata, cappotto sullo scuro, cappello floscio, faccia nascosta da una sciarpa. Parlava bisbigliando. Ci sono tre cappotti scuri appesi nell’atrio in questo momento. Uno è suo, signor Ralston... E ci sono tre cappelli flosci...

Mollie. Non riesco a convincermi.

Trotter.Èil cavo del telefono che mi preoccupa. Se è stato tagliato...

Va all’apparecchio e si china a studiare il cordone.

Mollie. Devo proprio andare a preparare la verdura.

Mollie se ne va dall’arco di sinistra.


AZIONE 3. Giles scopre il biglietto di tram londinese nel guanto di Mollie

Giles raccoglie il guanto della moglie dimenticato sulla poltrona e lo liscia distrattamente.

D’un tratto si trova in mano un biglietto d’autobus londinese.

Lo guarda sbalordito, poi guarda Mollie che esce, poi ancora il biglietto.

Trotter.C’è una derivazione?

Giles fissa il biglietto accigliato e non risponde.

Poi, riscotendosi:

Giles.Mi scusi. Ha detto qualcosa?

Trotter.Sì, signor Ralston. Ho detto: “C’è una derivazione?”.

Giles. Sì,in camera nostra.

Trotter. Le dispiace andare di sopra a vedere se funziona?

Giles sale le scale, stranito, portando il guanto e il biglietto.

AZIONE 4. Trotter segue palmo a palmo il cavo del telefono

Trotter controlla a palmo a palmo il cavo del telefono.

Arriva alla finestra, scosta i tendaggi e apre i vetri,

cercando di seguire con lo sguardo il percorso del cavo.

Poi va nel vestibolo e torna con una torcia elettrica.

Si avvicina alla finestra, la scavalca, ssi china a guardare qualcosa e sparisce.

SCENA QUINDICESIMA

La signora Boyle cade

AZIONE 1. La radio: «Immaginate di essere soli in una stanza...»

Ormai è quasi notte.

La signora Boyle arriva dalla biblioteca e rabbrividisce.

Poi nota la finestra spalancata.

Boyle.Chi ha lasciato aperta questa finestra?

Va a chiuderla e accosta i tendaggi,

poi accende la radio, va a prendere una rivista dal tavolo fratino e la sfoglia.

Si avvicina al caminetto e mette un altro pezzo di legna sul fuoco.

Voce della radio....è tra i fenomeni più studiati dagli specialisti negli ultimi anni, con indagini che investono tutte le specie animali più complesse.Ma per capire quella che definirei la meccanica della paura, bisogna studiarne l’effetto soprattutto sulla mente umana. Immaginate, per esempio, di essere soli in una stanza. È quasi sera. Una porta si apre lentamente davanti a voi.

La porta di destra si apre. Qualcuno fischietta il motivo dei Tre topolini ciechi.

La signora Boyle si appoggia alla poltrona centrale, trasalendo.

Una sagoma appare sulla soglia, ma non riuscite a distinguerne il volto.La penombra della stanza acuisce il carattere spettrale dell’atmosfera...

AZIONE 2. Il delitto

Boyle(sollevata). Ah, è lei... non l’avevo riconosciuta con quel cappotto. Vediamo se riesco a trovare un programma decente...

Voce della radio....Ebbene, anche se foste la persona più sfrontata e coraggiosa del mondo, dubito che riuscireste a frenare quel tuffo al cuore che, per un automatismo inesorabile, coglie qualsiasi essere umano quando viene a trovarsi in una situazione analoga...

La Boyle va alla radio e passa a una trasmissione musicale.

Una mano compare dallo spiraglio della porta e si avvicina all’interruttore.

Di colpo, il salone piomba nel buio.

Boyle. Dico, ma cosa fa? Perché ha spento la luce?

La radio sale al massimo volume.Frastuono: si sentono dei gorgoglii e un rumore di lotta.

Il pianoforte smette definitivamente di suonare

La signora Boyle cade.

AZIONE 3. Mollie, la prima ad accorrere

Mollie arriva dalla cucina e si ferma, perplessa.

Mollie. Ma cos’è questo buio?... Dio che baccano!

Accende la luce e si avvicina alla radio per abbassarla.

Poi vede il cadavere della signora Boyle e lancia un urlo.

[Si chiude rapidamente il sipario]


Atto terzo

SCENA PRIMA

Trotter interroga tutti

La stessa scena, dieci minuti dopo.

Quando si alza il sipario, il cadavere della signora Boyle è già stato portato via

e tutti sono riuniti nel salone.

Trotter ha preso il comando delle operazioni e si è insediato al tavolo fratìno.

Mollie è in piedi al capo sinistro del tavolo.

Tutti gli altri sono seduti:

il maggiore Metcalf sulla poltrona di cuoio,

Christopher Wren alla scrivania,

Giles sulle scale

e sul divano: il signor Paravicini, a destra, e la signorina Casewell, a sinistra.

AZIONE 1. Mollie: «Non riesco a pensare. Ho il cervello paralizzato»

Trotter. Su, signora, si concentri, cerchi di pensare...

Mollie (sull’orlo di una crisi). Non riesco a pensare. Ho il cervello come paralizzato.

Trotter. La signora Boyle era appena stata uccisa, quando l’ha trovata. Lei veniva dalla cucina. È sicura di non aver visto o sentito nessuno, mentre passava nel corridoio?

Mollie. No... no... credo di no. Solo la radio che urlava, mentre venivo qui. Non riuscivo a immaginare chi l’avesse alzata a quel modo. Sicché non potevo sentire altro, le pare?

Trotter. Evidentemente era quello che voleva l’assassino o... (con intenzione) l’assassina.

Mollie. Quindi, vede...

Trotter.Ma lei può ugualmente aver sentito qualcosa. Se l’assassino se n’è andato per di là (fa segno a sinistra),può essersi accorto che lei stava arrivando ed essere sgattaiolato in sala da pranzo e poi su per le scale di servizio.

Mollie. Mi pare... ma non ne sono sicura... di aver sentito una porta cigolare e chiudersi, mentre uscivo dalla cucina.

Trotter. Quale porta?

Mollie. Non lo so.

Trotter.Ci pensi, si sforzi di pensare... Sopra? Da basso? Vicino a lei? A destra? A sinistra? Dove?

Mollie (quasi in lacrime). Le dico che non lo so! Non sono nemmeno sicura di aver sentito qualcosa!

AZIONE 2. «Può esserci un altro morto»

Giles (scattando in piedi). Ma la smetta di tormentarla! Non vede che non ne può più?

Mollie siede sulla panca.

Trotter (aspramente). Stiamo indagando su un delitto, signor Ralston.

Fa segno a Giles di sedere.

Finora nessuno di voi ha preso sul serio la situazione. La signora Boyle, per esempio. E mi ha taciuto qualcosa. Tutti mi avete taciuto qualcosa. Bene: la signora Boyle è morta. E se non andiamo a fondo di questa faccenda, e alla svelta, può esserci un altro morto.

Giles. Un altro? Che idea! E perché, poi?

Trotter (grave). Perché i topolini ciechi erano tre.

Giles. Un morto per ogni topolino... Ma dovrebbe esserci un punto di contatto... voglio dire, un altro punto di contatto col caso del Montelungo.

Trotter.Proprio così.

Giles. Ma perché un altro delitto qui?

Trotter. Perché sul taccuino che abbiamo trovato c’erano solo due indirizzi. Ora, in Culver Street c’era una sola vittima possibile. Ed è stata uccisa. Ma qui, a Castello del Frate, la scelta è molto più vasta.

Si guarda intorno, con aria significativa.

Casewell. Sciocchezze. Sarebbe una coincidenza incredibile se qui ci fossero duepersone implicate nell’affare del Montelungo.

Trotter. Date le circostanze non sarebbe poi questa gran coincidenza. Ci pensi bene, signorina Casewell.

AZIONE 3. Ancora domande a Mollie

Il sergenze si alza, taccuino in mano, esce da destra e si piazza al centro.

Trotter. Ora, io vorrei stabilire con la massima precisione dove si trovava ciascuno di voi quando la signora Boyle è stata uccisa.

Ho già la dichiarazione della signora Ralston.

Dunque: lei era in cucina a preparare la verdura. È uscita, ha percorso il corridoio, è entrata nel vestibolo per la porta a molle ed è venuta qui. La radio strepitava, ma il salone era al buio. Lei ha acceso la luce, ha visto la signora Boyle e ha urlato.

Mollie. Sì, ho urlato... ho urlato fortissimo senza riuscire a fermarmi e, finalmente, è arrivato qualcuno.

Trotter si avvicina a Mollie

Trotter. Infatti. Come lei dice è arrivato qualcuno... parecchia gente, anzi, che veniva da direzioni diverse, più o meno contemporaneamente.

Fa una pausa,

quindi va verso la vetrata voltando le spalle al pubblico.

AZIONE 4. A Giles

Trotter. Ora, quando io sono uscito dalla finestra per seguire il cavo telefonico lei, signor Ralston, è salito in camera sua a controllare la derivazione.

Andando verso Giles.

Bene. Dov’era, quando sua moglie ha gridato?

Giles. Ero ancora in camera da letto. Anche la derivazione non funzionava. Ho guardato fuori dalla finestra per vedere se c’era traccia di fili tagliati, invece niente. Avevo appena richiuso i vetri quando ho sentito Mollie gridare e sono corso giù.

Trotter.Per fare queste due cosette ci ha messo un mucchio di tempo, no?

Giles. Non mi pare.

Trotter.Diciamo che l’ha presa comoda.

Giles. Stavo pensando a una cosa.

Trotter.Va be’.

AZIONE 5. A Wren

Trotter.E adesso, signor Wren, sentiamo che cosa ci racconta lei.

Wren si alza e si avvicina al sergente.

Wren. Sono passato in cucina per vedere se potevo dare una mano alla signora Ralston... Sa?, io adoro far da mangiare... Poi sono salito in camera mia.

Trotter. Perché?

Wren.È piuttosto naturale che ogni tanto uno vada in camera sua, non le pare? Si ha voglia di stare soli, ogni tanto.

Trotter. E lei è andato in camera sua perché aveva voglia di restare solo?

Wren. Volevo pettinarmi e... uhm... mettermi un po’ in ordine, ecco.

Trotter, fissando scetticamente i capelli arruffuti di Christopher.

Trotter. Voleva pettinarsi!?

Wren. Be’, in ogni caso ero in camera mia!

Trotter.E ha sentito la signora Ralston gridare?

Wren. Sì.

Trotter. Ed è sceso?

Wren. Sì.

Trotter. Strano che lei e il signor Ralston non vi siate incontrati per le scale.

Christopher Wren e Giles si guardano.

Wren. Sono sceso per le scale di servizio. Sono più vicine alla mia stanza.

Trotter. Ed è anche salito in camera sua per le scale di servizio, o è passato di qui?

Wren. Anche all’andata ho preso la scala posteriore.

Trotter. Capisco.

AZIONE 6. A Paravicini

Il sergente si avvicina al divano.

Trotter. E lei, signor Paravicini?

Paravicini.Le ho già detto, ispettore. Io suonavo il pianoforte... di là.

Trotter.Non sono ispettore, signor Paravicini, sono solo sergente. E dopo il mio passaggio dal salotto, l’ha sentita qualcuno, mentre suonava il piano?

Paravicini (sorridendo). Non credo. Lei ha visto: io suonavo molto, molto sottovoce. Con un solo dito... così.

Mollie. Suonava Tre topolini ciechi.

Paravicini. Sì.Una piccola canzone molto orecchievole. È... come dire? Attaccaticcia. Non siete d’accordo anche voi, tutti?

Mollie. Per me è orribile.

Paravicini. Eppure... ronza dentro le teste della gente. E c’era qualcuno che la fischiava.

Trotter.La fischiava? Dove?

Paravicini.Non sono sicuro. Forse nell’ingresso?... sulle scale?... o forse di sopra, in una camera?

Trotter.Chi di voi fischiava Tre topolini ciechi?

Nessuno apre bocca.

Trotter. Signor Paravicini, si sta inventando tutto?

Paravicini.No, no, ispettore... (si alza e si aggrappa al ventre di Trotter) chiedo scusa: sergente. Io non farei mai una simile cosa.

Trotter.Be’, continui. Stava suonando il piano...

Paravicini (sedendosi e mostrando l’indice). Con un solo dito... sì. Poi sento la radio, che suona molto fortissimo e qualcuno ci grida in mezzo. Questo offende le mie orecchie. E dopo... all’improvviso... sento la signora Ralston che urla.

Trotter.Dunque... Il signor Ralston di sopra. Il signor Wren di sopra. Il signor Paravicini in salotto.

AZIONE 7. Alla Casewell

Si volge alla signorina Casewell.

Trotter.E lei, signorina Casewell?

Casewell. Stavo scrivendo delle lettere in biblioteca, ma in sala lettura: sapevo che nello scriptorium c’era la signora Boyle, e non mi andava di averla vicino.

Trotter. Ha sentito quello che stava succedendo qui?

Casewell.No. Non ho sentito niente, fin quando la signora Ralston non ha gridato.

Trotter.E allora cos’ha fatto?

Casewell. Sono venuta qui.

Trotter. Immediatamente?

Casewell.Credo... credo di sì.

Trotter. Ha detto che stava scrivendo, quando ha sentito gridare.

Casewell.Sì.

Trotter. E si è alzata dal tavolo ed è corsa qui?

Casewell.Sì.

Trotter. Eppure non c’erano lettere incompiute sul tavolo-lettura della biblioteca.

Casewell. L’ho presa con me.

Tira fuori un foglio piegato dalla borsetta e lo porge al sergente.

Trotter scorre la lettera.

Trotter. Jessie carissima... Uhm... È una sua amica? Una parente?

Casewell.Questo non la riguarda.

Trotter. Non mi riguarda... (restituisce la lettera e torna a sedersi al tavolo) Sa? Se io sentissi qualcuno che urla di terrore mentre sto scrivendo una lettera, non credo che perderei tempo a piegarla e a metterla in borsetta prima d’andare a vedere cosa succede.

Casewell.Davvero? Interessante!

AZIONE 8. A Metcalf

Il sergente si rivolge a Metcalf.

Trotter. Dunque, maggiore, sentiamo un po’ lei. Mi ha detto che era in cantina. Come mai?

Metcalf (amabilmente). Stavo dando un’occhiata in giro. Proprio un’occhiatina. E ho curiosato nel ripostiglio sotto le scale... quello tutto pieno di attrezzi sportivi e di carabattole. Ma sul fondo ho notato un’altra porta. L’ho aperta e ho visto una rampa di scale. Allora mi sono incuriosito e sono sceso.

A Mollie.

Avete una bella cantina.

Mollie. Son contenta che le piaccia.

Metcalf.Secondo me, è la cripta di un antico monastero. Probabilmente è per questo che la proprietà si chiama Castello del Frate.

Trotter.Non stiamo facendo ricerche archeologiche, maggiore. Stiamo facendo indagini su un delitto. La signora Ralston ci ha detto di aver sentito una porta chiudersi con un lieve cigolio. È possibile che, dopo aver ucciso la signora Boyle, l’assassino abbia sentito la signora Ralston arrivare dalla cucina e sia scivolato dalla sala da pranzo verso lo sgabuzzino, chiudendosi la porta alle spalle.

Metcalf. Sono possibili tante cose...

AZIONE 9. «Tutti i criminali, presto o tardi, commettono un errore»

Una pausa.

Wren. Dovrebbero esserci delle impronte digitali nell’interno dello stanzino.

Metcalf.Le mie ci sono senz’altro. Ma di solito i criminali non si preoccupano di mettersi i guanti?

Trotter.Di regola sì. Ma tutti i criminali, prima o poi, commettono un errore.

Paravicini.Io mi domando se questo è vero, sergente...

Giles si avvicina a Trotter.

Giles. Senta un po’, non le pare che stiamo perdendo tempo? C’è una persona che è stata...

Trotter.Signor Ralston, la prego. Sono io che conduco le indagini.

Giles. Sì,d’accordo, però... (guarda Mollie) insomma, io devo controllare il cadavere!

Se ne va verso le scale.

Trotter (autoritario). Signor Ralston!

Giles rientra, ingrugnato, ma rimane vicino all’arco.

Trotter. Grazie.

AZIONE 10. I sospetti di Giles su Wren

Il sergente si alza e si appoggia al tavolo.

Trotter. Dobbiamo stabilire le possibilità, oltre al movente. E vi dirò una cosa: tutti avevate la possibilità di commettere il delitto.

Si levano mormorii di protesta.

Il sergente li fa tacere alzando una mano.

Mima silenzio a Paravicini e Casewell, che continuavano a chiacchierare.

Trotter. Ci sono due scale. Chiunque di voi può essere salito da una e sceso dall’altra. Chiunque può essere andato nel sotterraneo passando dalla porta accanto alla cucina ed essere tornato su dai gradini che portano alla botola sotto le scale, laggiù (fa segno alla sua destra). Il punto cruciale è che tutti eravate solial momento del delitto.

Giles. Mi dia retta, sergente! Lei parla come se tutti fossimo sospettabili. È assurdo!

Trotter.In un caso di omicidio bisogna sospettare di tutti.

Giles. Ma lei sa benissimo chi ha ucciso la donna di Culver Street: il maggiore dei bambini della fattoria, un ragazzo squilibrato, che oggi ha venticinque anni. Ebbene, per diavolo, qui c’è una persona sola che risponde alla descrizione!

Indica Christopher.

Wren.Non è vero! Non è vero! Siete tutti contro di me! Tutti, sempre, sono contro di me! È una persecuzione... ecco cos’è. Una persecuzione!

Si rifugia dal maggiore Metcalf.

Giles fa per seguirlo, poi cambia idea.

Il maggiore Metcalf si alza,

e si rivolge a Wren con gentilezza.

Metcalf. Calma, figliolo, calma.

Dà qualche manata amichevole sulle spalle al ragazzo,

poi tira fuori la pipa.

Mollie si avvicina a Christopher.

Metcalf va a caricare la pipa presso il tavolo semicircolare.

Mollie. Va tutto bene, Chris. Nessuno ce l’ha con lei.

A Trotter.

Gli dica che va tutto bene.

Trotter (guardando Giles, arcigno). Noi non incastriamo la gente.

Mollie. Gli dica che non è in arresto.

Trotter. Ionon arresto nessuno. Per farlo dovrei avere delle prove, e prove non ne ho... per ora.

Giles. Devi essere impazzita, Mollie. E anche lei, sergente! C’è una sola persona che risponde alla descrizione, e se non altro come misura precauzionale lei dovrebbe arrestarla. È per lo meno doveroso, nei confronti degli altri.

Mollie. Aspetta, Giles, aspetta. Sergente Trotter, potrei... potrei parlarle un momento da solo?

Trotter. Certo, signora. Tutti gli altri, per favore, vadano in sala da pranzo.

AZIONE 11. Giles: «Non so cosa ti è preso, Mollie»

Tutti si alzano e si avviano alla porta:

la signorina Casewell,

poi il signor Paravicini che protesta,

seguito da Christopher Wren

e dal maggiore Metcalf, che si ferma ad accendere la pipa.

D’un tratto il maggiore si accorge che tutti lo fissano ed esce dietro al gruppo.

Giles. Io resto.

Mollie. No, Giles, vai anche tu, sii buono.

Giles (furioso). Hodetto che resto. Non so che cosa ti è preso, Mollie.

Mollie. Tiprego!

Giles esce lasciando la porta aperta.

Mollie va a chiuderla.

SCENA SECONDA

Dubbi e turbamenti di Mollie

AZIONE 1. Mollie non crede alla colpevolezza di Wren

Trotter. Dunque, signora, che cosa voleva dirmi?

Mollie gli si avvicina

Mollie. Sergente Trotter, lei pensa che il... pazzo omicida sia il maggiore dei tre bambini della fattoria.Ma non lo sa di sicuro, no?

Trotter. Di sicuro non sappiamo niente. Tutto quel che ci risulta, finora, è che la donna colpevole di avere affamato e tormentato i tre bambini è stata uccisa e che la donna-magistrato, responsabile di averglieli affidati, ha fatto la stessa fine. Per di più, il cavo del telefono che doveva tenermi in contatto col mio comando è stato tagliato...

Mollie. Nemmeno questo lo sa di sicuro. Può essere stata la neve.

Trotter.No. Il cavo è stato tagliato a pochi passi dalla porta d’ingresso. L’ho visto coi miei occhi.

Mollie (scossa). Capisco.

Trotter.Sisieda, signora.

La sospinge verso il divano. Mollie si lascia cadere sul divano.

Mollie. Tuttavia lei non può avere la certezza assoluta...

Trotter.Io vado con la legge delle probabilità, e tutto punta nella stessa direzione:

Si siede sulla poltrona centrale.

labilità emotiva, mentalità infantile, diserzione, la diagnosi dello psichiatra...

Mollie. Oh, lo so. E, di conseguenza, tutto accusa Christopher. Ma io non credo che sia stato lui. Devono esserci altre possibilità.

Trotter.Per esempio?

Mollie (esitante). Be’... Quei tre bambini non avevano nessun parente?

Trotter.La madre era un’alcoolizzata. È morta poco dopo che le hanno tolto i figli.

Mollie. E il padre?

Trotter.Era un sergente dell’esercito, di stanza all’estero. Se è ancora vivo, ormai dev’essere in congedo.

Mollie. Non sapete dove si trova?

Trotter.Al momento non abbiamo notizie precise.

Mollie. Mettiamo che sia tornato a casa e abbia saputo che sua moglie era morta e i suoi bambini avevano avuto un’esperienza atroce, tanto che uno ci aveva lasciato la vita: può aver perso la testa e... cercato la vendetta.

Trotter.Queste sono semplici illazioni.

Mollie. Ma è possibile!

Trotter.Oh, sì, possibilissimo.

Mollie. Quindi, l’assassino può essere un uomo di mezz’età, o magari un vecchio.

Tace un momento. Poi:

Quando ho detto che aveva telefonato la polizia, il maggiore Metcalf ha avuto una brutta scossa. Mi creda, era sconvolto. L’ho visto in faccia.

Trotter (pensoso). Il maggiore Metcalf...

Mollie. Un militare. Di mezz’età. Sembra perfettamente normale ed è anche simpatico... ma non sempre la pazzia si nota, vero?

Trotter. No. Spesso non ci si accorge di nulla.

Mollie si alza e va verso il sergente.

Mollie. Perciò, Christopher non è il solo sospetto. C’è anche il maggiore Metcalf.

Trotter.E secondo lei c’è qualche altro?

Mollie. Be’, il signor Paravicini ha lasciato cadere l’attizzatoio, quando ho detto che aveva telefonato la polizia.

Trotter (pensandoci su, sorridendo). Il signor Paravicini...

Mollie. Soche è molto vecchio e straniero, per giunta... Ma forse non è vecchio come sembra. Si muove come un giovanotto ed è evidente che si trucca la faccia. Se n’è accorta anche la signorina Casewell. Potrebbe essere... oh, so che sembra un romanzo d’appendice... ma potrebbe essere sotto mentite spoglie.

Trotter. Le sta molto a cuore dimostrare che il giovane Wren è innocente, vero?

Mollie. Ha un’aria così indifesa... e così infelice.

Trotter (si alza). Signora Ralston, lasci che le dica una cosa. Fin dal principio io ho tenuto presenti tutte le possibilità: il ragazzino, Georgie, suo padre e qualcun altro. C’è anche una sorella, se ben ricorda.

Mollie. Oh... la sorella...

Trotter. Può essere stata anche una donna a uccidere Maureen Lyon. Una donna...

Mollie. La signorina Casewell?

Trotter. Mi pare un po’ vecchia, per la parte. Anche se il suo accento dialettale è di questa zona.

Va ad aprire la porta della biblioteca, guarda dentro, richiude e torna indietro.

Eh sì, cara signora. Il campo è molto vasto. C’è anche lei, per esempio.

Mollie. Io?

Trotter. Ha più o meno l’età giusta.

Mollie fa per protestare ma il sergente la ferma.

Trotter. No, no... Qualunque cosa mi dica di sé, al momento non la posso controllare.

Breve pausa.

AZIONE 2. La pulce nell’orecchio insinuata da Trotter: «E poi c’è suo marito»

Trotter. E poi c’è suo marito.

Mollie. Giles? Ma è ridicolo!

Trotter. Lui e Christopher Wren dimostrano più o meno la stessa età. Solo che suo marito è certamente più vecchio di qualche anno rispetto a Wren. È molto difficile stabilire l’età di una persona. Che cosa sa di suo marito, signora Ralston?

Mollie. Che cosa so di Giles? Non mi faccia ridere, sergente.

Trotter. Da quanto tempo siete sposati?

Mollie. Da un anno.

Trotter.E l’ha conosciuto... Dove l’ha conosciuto?

Mollie. A Londra, a un ballo. Ci eravamo andati in un gruppo di amici.

Trotter. Ha conosciuto la sua famiglia?

Mollie. Non ha nessuno. I suoi sono morti tutti.

Trotter (con intenzione). Tutti?

Mollie. Sì.Ma... oh, lei fa sembrare tutto ambigno... Il padre di Giles era un avvocato. Sua mamma è morta quando lui era ancora in fasce.

Trotter.Lei mi sta dicendo quello che le ha raccontato lui.

Mollie. Sì,ma...

Volta le spalle al sergente.

Trotter. Non sa niente per conoscenza diretta.

Mollie si gira di scatto.

Mollie. È una vergogna...

Trotter.Lei non ha idea, signora, di quanti casi come il suo dobbiamo occuparci. Specialmente dopo la fine della guerra. Gente morta... Famiglie distrutte... Mi risponda: da quanto tempo conosceva Giles Ralston quando l’ha sposato?

Mollie. Da tre settimane, ma...

Trotter.E non sa niente di lui?

Mollie. Non è vero! So tutto! So che uomo è. È Giles.E poi non era nemmeno a Londra, ieri, quando è stato commesso il delitto.

Trotter.E dov’era? Qui?

Mollie. Èandato fuori paese, a una liquidazione, per comprare una rete metallica per il pollaio.

Trotter.E l’ha comprata?

Mollie. No, non era del tipo che cercava.

Trotter.Qui siamo a meno di cinquanta chilometri da Londra, vero? Toh, c’è un orario ferroviario.

Prende l’orario dal tavolo fratìno e lo consulta.

Solo un’ora di treno. E in macchina poco più.

Mollie pesta un piede a terra dalla stizza.

Mollie. Le dico che Giles non era a Londra!

Trotter.Un momento, signora.

Va nel vestibolo e torna con un cappotto scuro.

Questo è di suo marito, vero?

Mollie guarda il cappotto; poi, con aria sospettosa:

Mollie. Sì.

Trotter toglie un giornale piegato dalla tasca del cappotto

Trotter. Questo è l’Evening News di ieri. L’edizione che si vende per le strade di Londra verso le tre e mezzo del pomeriggio.

Mollie. Non ci credo!

Trotter.Davvero?

Porge il giornale a Mollie

Si avvia verso il vestibolo con il cappotto in mano.

Davvero?

Il sergente se ne va verso lo sgabuzzino, a controllare i suoi sci.

AZIONE 3. Wren messo a nudo da Mollie

Mollie si siede sulla poltroncina vittoriana accanto al fuoco,

con gli occhi fissi sul giornale.

La porta alle sue spalle si apre lentamente.

Christopher Wren sbircia dentro, vede che la ragazza è sola ed entra.

Wren. Mollie!

Mollie trasalisce violentemente

e nasconde il giornale sotto il cuscino della poltrona

Mollie. Oh mi ha spaventata!

Si alza e va verso il centro della stanza.

Christopher la segue.

Wren. Dov’è? Se n’è andato?

Mollie. Chi?

Wren.Il sergente.

Mollie. È uscito di là.

Wren.Oh se potessi andarmene!... In qualche modo... da qualche parte... Non c’è un angolo dove possa nascondermi, in questa casa?

Mollie. Nascondersi?

Wren.Sì,da lui.

Mollie. Perché?

Wren. Ma cara! Sono tutti così furiosamente contro di me! Tra un po’ diranno che li ho commessi io, questi delitti. In particolare, lo dirà suo marito.

Mollie. Non si preoccupi di lui.

Fa un passo verso il ragazzo.

Christopher, non può scappare per tutta la vita.

Wren.Perché dice questo?

Mollie. È vero, no?

Wren (sconsolato). Oh, sì. È più che vero.

Si siede in un angolo del divano.

Mollie si siede affettuosamente vicino a lui.

Mollie. Bisogna crescere una volta o l’altra, Chris.

Wren.Vorrei non essere mai cresciuto.

Mollie. Tunon ti chiami Christopher Wren, vero?

Wren.No.

Mollie. E allora perché...?

Wren. ...perché mi faccio chiamare così? Perché mi diverte. E poi a scuola mi prendevano sempre in giro... Mi chiamavano Christopher Robin, come il ragazzino smorfioso di Winnie Pooh... Christopher Robin: Christopher Wren. Un’associazione d’idee. Era un inferno, la scuola.

Mollie. Come ti chiami, veramente?

Wren.Che importanza ha? Mentre facevo il servizio militare sono scappato. Era bestiale. L’odiavo.

Mollie ha un attimo di turbamento e Christopher se ne accorge.

La ragazza si alza e si allontana dal divano.

Christopher Wren la segue.

Wren.Sì,proprio come l’assassino misterioso.

Mollie si scosta da lui.

Te l’avevo detto: tutti i dati corrispondono. Vedi, mia madre...

Mollie. Sì,tua madre...?

Wren. Sarebbe andato tutto bene, se lei non fosse morta. Mi avrebbe curato... protetto...

Mollie. Non possiamo farci proteggere per tutta la vita. Ci succedono cose, buone e cattive... e dobbiamo affrontarle. Dobbiamo tirare avanti come se nulla fosse.

Wren. Ma non si può!

Mollie. Oh sì. Si può.

AZIONE 4. Mollie: «È qualcosa che non ho mai dimenticato»

Wren.Vuoidire che tu...

Le si avvicina.

Mollie si volta e lo guarda dritto in faccia.

Mollie.Sì.

Wren.Cos’era? Qualcosa di molto brutto?

Mollie. Qualcosa che non ho mai dimenticato.

Wren.Riguarda Giles?

Mollie. No. È stato molto prima che ci conoscessimo.

Wren. Dovevi essere molto giovane. Quasi una ragazzina.

Mollie. Forse per questo è stato così tremendo. Un incubo, è stato... Un incubo. Io cerco di cancellare il ricordo... Cerco di non pensarci mai.

Wren.Così, anche tu stai scappando. Fuggi dalle cose invece di affrontarle.

Mollie. Sì.Forse, in un certo senso è vero.

Cade un breve silenzio.

AZIONE 5. «Hai l’impressione che l’uomo che ami sia un estraneo»

Mollie. Be’, considerato che non ci siamo mai visti, prima di ieri, pare che noi due ci conosciamo abbastanza bene.

Wren.Sì.È strano, vero?

Mollie. Non saprei. Immagino che tra noi ci sia una certa... affinità.

Wren.E tu, comunque, pensi che io debba tenere duro.

Mollie. Be’, francamente, che altro potresti fare?

Wren. Potrei soffiare gli sci del sergente. So sciare molto bene.

Mollie. Sarebbe una spaventosa sciocchezza. Quasi una confessione di colpa.

Wren.Il sergente Trotter pensa già che io sia colpevole.

Mollie. No, non lo pensa. O per lo meno, non so che cosa pensa.

Va alla poltroncina, prende il giornale da sotto il cuscino e rimane a fissarlo.

Poi, d’un tratto, con passione:

Lo odio... lo odio... lo odio...

Wren (sorpreso). Chi?

Mollie. Il sergente. Mette pulci nelle orecchie. Insinua cose che non sono vere, che non possono essere vere.

Wren. Cos’è questa storia?

Mollie. Non ci credo. Non voglio crederci.

Wren.Che cosa non vuoi credere?

Si avvicina a Mollie,

le posa le mani sulle spalle e la fa voltare verso di sé.

Avanti... sentiamo!

Mollie gli mostra il giornale.

Mollie. Vedi questo?

Wren.Sì.

Mollie. Sai cos’è? Un giornale della sera di ieri. Un giornale di Londra. E l’aveva in tasca Giles. Ma Giles non è andato a Londra, ieri.

Wren. Be’, se è stato in casa tutto il giorno...

Mollie. Ma non c’è stato. È uscito in macchina per cercare una rete metallica, ma non l’ha trovata.

Wren (prende il giornale). Be’, niente di male. Probabilmente ha finito per andare a Londra.

Mollie. Allora perché non me l’ha detto? Perché mi ha raccontato che era andato in giro per la campagna?

Wren. Ma forse, con la notizia del delitto...

Mollie. Ma non sapeva niente del delitto... O forse sì?... Forse lo sapeva?

Wren. Santo cielo, Mollie, non penserai... Il sergente non penserà che Giles...

Mollie. Non so che cosa pensa il sergente. Però è bravo a farti pensare strane cose del prossimo.

Mentre parla, Mollie si avvicina lentamente al divano, e poi si siede a sinistra.

Christopher, in silenzio, vi lascia cadere il giornale.

Mollie. Cominci a farti delle domande... a dubitare... Hai l’impressione che l’uomo che ami e che conosci a fondo sia un estraneo.

Quasi bisbigliando:

Ècome negli incubi... Forse non ci si può fidare di nessuno... Forse, tutti sono estranei.

Affonda il viso tra le mani.

Christopher si inginocchia sul divano, accanto a Mollie, e le stacca le mani dal viso.

AZIONE 6. «Stia lontano da mia moglie, Wren!»

Giles arriva dalla sala da pranzo

e, vedendoli, si ferma di botto sulla soglia.

Mollie si ritrae.

Christopher si siede sul divano.

Giles. A quanto pare ho interrotto qualcosa.

Mollie. No, no, stavamo semplicemente... parlando. Io devo andare in cucina... Ci sono le patate... il pasticcio di carne. E devo... devo preparare gli spinaci.

Si avvia.

Wren si alza e fa per seguirla

Wren. Vengo a darti una mano.

Giles. No, lei non ci va.

Mollie. Giles!

Giles. I tête-à-tête non sono molto igienici, data la situazione. Giri al largo dalla cucina e soprattutto da mia moglie.

Wren. Ma senta un po’...

Giles (furioso). Stia lontano da mia moglie, Wren! Non voglio che sia la terza vittima.

Wren. Allora è questo che pensa di me!

Giles. L’ho detto anche prima, no? In questa casa c’è un assassino e secondo me lei risponde alla descrizione.

Wren. Non sono il solo.

Giles. Non vedo chi altri ci sia.

Wren. È cieco... O fa finta di esserlo?

Giles. Le ripeto che mi preoccupo per la sicurezza di mia moglie.

Wren. Anch’io. E non ho nessuna intenzione di lasciarla qui sola con lei.

Va a mettersi al fianco di Mollie.

Giles si pianta all’altro lato della moglie

Giles. Ma che diavolo...

Mollie. Ti prego, Chris, vai via.

Wren. No.

Mollie. Ti prego, Christopher, vai. Fammi un favore. Dico sul serio.

Wren. Starò a portata di voce.

Molto malvolentieri,

Christopher Wren esce su per le scale.

AZIONE 7. Giles: «Mollie, sei pazza!»

Mollie va alla scrivania e Giles la segue.

Giles. Ma cos’è questa storia? Mollie, devi aver perso la testa: accettare beatamente di chiuderti in cucina con un pazzo criminale.

Mollie. Non è né pazzo né criminale.

Giles. Basta guardarlo per capire che è svitato.

Mollie. Non lo è. È solo infelice. Te l’assicuro, Giles, non è pericoloso. Lo saprei se lo fosse. E in ogni caso, so badare a me stessa.

Giles. Questo lo diceva anche la signora Boyle.

Mollie. Oh, Giles, basta!

Giles. Di’ un po’, che cosa c’è fra te e quello sciagurato?

Mollie. Cosa vorresti dire? Mi fa pena. Tutto qui.

Giles. Tempo fa ho letto su un giornale che i pazzi criminali hanno un fascino speciale sulle donne. A quanto pare è vero. Dove l’hai incontrato? Da quanto tempo dura questa storia?

Mollie. Sei ridicolo. Non avevo mai visto Christopher Wren prima di ieri.

Giles. Questo lo dici tu. Forse sei andata a Londra per incontrarti di nascosto con lui.

Mollie. Sai benissimo che non vado a Londra da settimane.

Giles (con aria strana). Non vai a Londra da settimane... Ma davvero?

Toglie di tasca il guanto di Mollie e ne sfila il biglietto dell’autobus.

Questo è uno dei guanti che portavi ieri. Io l’ho raccolto, oggi pomeriggio, mentre parlavo col sergente. E guarda che cosa c’era dentro... Il biglietto di un autobus di Londra!

Mollie (con aria colpevole). Oh, quello!

Giles. Sicché, a quanto pare, ieri non sei andata soltanto in paese. Sei andata anche a Londra.

Mollie. E va bene. Ci sono andata per...

Giles. Mentre io, tranquillo e sereno, giravo per la campagna.

Mollie (sottolineando le parole). Mentre tu giravi per la campagna...

Giles. Avanti, ammettilo, sei andata a Londra.

Mollie. D’accordo: sono andata a Londra. E ci sei andato anche tu.

Giles. Cosa?

Mollie. Ci sei andato anche tu. E hai portato a casa un giornale della sera.

Raccoglie l’Evening News dal divano.

Giles. Dove l’hai preso, quello?

Mollie. L’avevi in tasca del cappotto.

Giles. Potrebbe avercelo messo chiunque.

Mollie. Davvero?... No, tu eri a Londra.

Giles. E va bene. Ero a Londra. Ma non ci sono andato per incontrarmi con una donna...

Mollie, posando il giornale sul tavolo, in un bisbiglio pieno di orrore:

Mollie. No? Ne sei sicuro?

Giles va verso di lei.

Giles. Che cosa intendi?

Mollie trasalisce e si ritrae.

Mollie. Vai via. Non avvicinarti.

Giles la segue.

Giles. Cosa c’è?

Mollie. Non toccarmi.

Giles. Ieri sei andata a Londra per incontrarti con Christopher Wren?

Mollie. Non fare lo stupido. No, naturalmente.

Giles. E allora perché ci sei andata?

Mollie cambia atteggiamento e sorride, con aria sognante:

Mollie. Non te lo dico. Chissà... forse me ne sono dimenticata.

Si dirige verso il vestibolo.

Giles la segue.

Giles. Mollie, cosa ti è preso? D’un tratto sei tutta diversa. Mi pare di non conoscerti più.

Mollie. Forse non mi hai mai conosciuta.

SCENA TERZA

Chi ha rubato gli sci di Trotter?

AZIONE 1. Paravicini: «Succede spesso nei bisticci d’innamorati»

Il signor Paravicini arriva dal vestibolo e va a mettersi fra Giles e Mollie.

Paravicini. Su, su, spero che voi giovani ragazzi non avete detto un poco più di quello che pensate. Succede così spesso nei bisticci d’innamorati.

Giles. “Bisticci d’innamorati”! Questa è buona!

Paravicini.Proprio così. So perfettamente quello che voi provate. Ho passato anch’io tutte queste cose quando avevo molti anni di meno. (A Mollie) Jeunesse... (AGiles)Jeunesse! come dice il poeta. Non siete sposati da moltissimo, immagino.

Giles. Non è affar suo, signor Paravicini.

Paravicini.No, no, infatti. Nessun affare. Ero venuto soltanto per dire che il sergente non trova i suoi sci e ho paura che è molto seccatissimo.

Mollie (quasi fra sé). Christopher!

Giles. Come hai detto?

Paravicini.Il sergente vuole sapere se lei per caso li ha trasferiti altrove, signor Ralston.

Giles. No, naturalmente, no.

AZIONE 2. Trotter: «Voglio tutti qui. Immediatamente»

Il sergente Trotter entra dal vestibolo, rosso in faccia e seccatissimo.

Trotter. Signor Ralston, signora, avete tolto voi i miei sci dallo sgabuzzino?

Giles. Assolutamente no.

Trotter.Qualcuno li ha presi.

Paravicini.Che cosa lo ha ispirato a cercarli?

Trotter.La neve è ancora altissima. Ho bisogno di aiuto, di rinforzi. Volevo raggiungere il posto di polizia di Market Hampton per spiegare la situazione.

Paravicini.E adesso non può più. Oh cielo... Qualcuno ha riuscito a impedirglielo. Ma può esserci anche un’altra ragione, vero?

Trotter.Sì?E quale?

Paravicini.Qualcuno vuole forse andare via.

Giles si rivolge a Mollie:

Giles. Mollie, cosa intendevi quando hai detto “Christopher” poco fa?

Paravicini (con un risolino). Oh, guarda guarda, il nostro giovane architetto ha preso il volo eh? Molto, molto interessantissimo.

Trotter. È vero, signora?

Christopher arriva dalle scale e va a sedersi sul divano.

Mollie. Oh, grazie al cielo! Allora non te ne sei andato.

Trotter si avvicina a Christopher.

Trotter. Ha preso lei i miei sci, signor Wren?

Wren (sorpreso). Isuoi sci? No, sergente. E perché poi?

Trotter.La signora Ralston aveva l’aria di pensare che lei...

Mollie. Il signor Wren è un appassionato sciatore. Pensavo che li avesse presi per... per sgranchirsi un po’.

Giles. Per sgranchirsi?

Trotter.Datemi retta, gente. Questa è una faccenda seria. Qualcuno mi ha tolto l’unica possibilità di comunicare col mondo esterno. Voglio tutti qui. Immediatamente.

Paravicini.Credo che la signorina Casewell è salita su.

Mollie. Vado a chiamarla.

Esce dal vestibolo.

Paravicini.Ho lasciato il maggiore Metcalf nella sala da pranzo.

Apre la porta della sala e guarda dentro

Maggiore Metcalf! Non è là, ora.

Giles. Vado a cercarlo.

AZIONE 3. Metcalf: «L’architettura di questa casa è notevole»

Mollie e la signorina Casewell arrivano dal vestibolo.

La Casewell siede sulla poltroncina di cuoio.

Mollie resta in piedi presso l’arco del vestibolo.

Il maggiore Metcalf esce dalla biblioteca.

Metcalf.Salve! Qualcuno mi cercava?

Trotter.È per via dei miei sci.

Metcalf.I suoisci?

Paravicini va all’arco di destra, fa capolino e chiama:

Paravicini. Signor Ralston! Scenda! (ritorna alla poltroncina vittoriana)

Giles arriva dalle scale e si ferma vicino all’arco.

Paravicini va a sedersi sulla poltroncina vittoriana accanto al fuoco.

Trotter.Per caso uno di voi ha preso gli sci che erano nel ripostiglio vicino alla cucina?

Casewell. Santo cielo, no. Perché?

Metcalf.Nemmeno io li ho toccati.

Trotter.Però sono spariti.

Alla signorina Casewell.

Da dove è salita in camera sua?

Casewell.Dalla scala di servizio.

Trotter.Allora è passata davanti al ripostiglio.

Casewell.Se lo dice lei... Però non ho idea di dove siano i suoi sci.

Trotter si rivolge al maggiore Metcalf:

Trotter. Oggi lei è entrato in quello sgabuzzino.

Metcalf.Infatti.

Trotter.Nell’ora in cui è stata uccisa la signora Boyle.

Metcalf.A quell’ora ero in cantina, per la precisione.

Trotter.E gli sci c’erano nel ripostiglio, quando l’ha attraversato?

Metcalf. Non ne ho la minima idea.

Trotter.Non li ha visti?

Metcalf.Non me ne ricordo.

Trotter.Dovrebbe ricordarsene, se c’erano.

Metcalf. Fare la voce grossa con me non serve, giovanotto. Io non ci pensavo, ai suoi maledetti sci. (Allentando la tensione) La sola cosa che m’interessava era il sotterraneo. L’architettura di questa casa è notevole. Ho aperto la porta sul fondo e sono sceso. (Di nuovo a Trotter) Sicché, sergente, non so dirle se i suoi sci c’erano o non c’erano.

Trotter.La questione è: dove sono adesso?

Metcalf. Se ci mettiamo tutti, forse riusciamo a trovarli. Non è come cercare un ago nel pagliaio. Sono arnesi piuttosto ingombranti. Su, muoviamoci tutti.

Fa per andare verso le scale.

AZIONE 4. Trotter: «Ormai devo mettermi nei panni dell’assassino»

Trotter.Non abbia tanta fretta, maggiore. Vede, forse è proprio questo che vogliono farci fare.

Metcalf.Scusi, non capisco.

Trotter.Ormai, data la situazione, devo mettermi nei panni dell’assassino. Devo ragionare col suo cervello, malato e scaltro. Devo domandarmi che cosa vuol farci fare e che cosa ha intenzione di fare lui. E devo cercare sempre di precederlo di un passo. Perché se no ci sarà un altro morto.

Casewell. Ne è ancora convinto?

Trotter.Sì,signorina Casewell. Ne sono ancora convinto. Tre topolini ciechi. Due topolini eliminati... e il terzo in attesa.

Rivolgendosi al gruppo, con le spalle al pubblico.

Siete qui in sei, che mi ascoltate. E uno di voi è l’assassino.

Una pausa di silenzio.

Tutti sono turbati e si scambiano occhiate cariche di disagio.

Trotter.Uno di voi è l’assassino. Non so ancora chi, ma lo scoprirò. E un altro di voi è la vittima designata. Ed è a questa persona che parlo.

Avvicinandosi a Mollie.

La signora Boyle mi ha nascosto qualcosa... ed è morta.

Spostandosi al centro della stanza.

E ora anche tu... chiunque tu sia... mi stai nascondendo qualcosa. Ma non devi. Perché sei in pericolo. Chi ha ucciso due volte non esita a uccidere la terza.

Avvicinandosi al maggiore Metcalf.

E al momento, io non so chi di voi ha bisogno di protezione.

Una pausa.

Il sergente va in fondo al salone, voltando le spalle al pubblico.

Coraggio, chi di voi ha qualcosa, anche una cosa minima, da rimproverarsi a proposito di quella vecchia storia, farà bene a parlare.

Un’altra pausa.

D’accordo. Preferisce tacere. Io scoprirò l’assassino, su questo non ho dubbi... ma forse sarà troppo tardi, per uno di voi.

Va dietro al tavolo.

E vi dirò un’altra cosa. L’assassino si diverte, di questa situazione. Sì. Si diverte un mondo...

Ancora una pausa.

Il sergente scosta un po’ le tende e guarda fuori,

poi si siede in un angolo della panca sotto la vetrata, a riordinare gli appunti.

E va bene. Potete andare.

INTERLUDIO

Il maggiore Metcatf va in sala da pranzo.

Christopher sale al piano di sopra.

La signorina Casewell si avvicina al fuoco, appoggiandosi alla mensola del camino.

Mollie fa qualche timido passo verso Giles, il quale si irrigidisce.

Mollie se ne va indispettita per il vestibolo. Trotter segue la scena.

Giles è indeciso.Paravicini gli fa cenno di seguire la moglie.

Infine Giles accetta il consiglio.

Paravicini si alza in direzione del salotto.

AZIONE 5. Paravicini: «Mio caro sergente, io non sono così vecchio come sembro»

Trotter si alza dalla panca e raggiunge Paravicini.

Trotter.Ho riflettuto un po’ su di lei, signor Paravicini...

Paravicini.Ah sì?

Trotter. ...e sulla sua automobile che si è così opportunamente ribaltata nella neve.

Paravicini. Lei voleva dire inopportunamente, vero?

Trotter.Dipende dal punto di vista. A proposito, dov’era diretto, quando ha avuto questo... incidente?

Paravicini.Oh, andavo a visitare una persona amica.

Trotter.Da queste parti?

Paravicini.Non molto lontano da qui.

Trotter. E il nome e l’indirizzo di questa persona?

Paravicini. Ma sergente, ha davvero tantissima importanza? Voglio dire, non c’entra niente con questa assai spiacevole situazione, no?

Va a sedersi a un capo del divano.

Trotter.Noi vogliamo sempre tutte le informazioni possibili. Come ha detto che si chiama quel suo amico?

Paravicini.Non l’ho detto.

Toglie di tasca un astuccio e sceglie un sigaro.

Trotter.Non l’ha detto, infatti. E a quanto pare non ha intenzione di dirlo.

Si siede all’altro capo del divano.

Molto interessante.

Paravicini.Ma possono esserci così varie ragioni... Un amour... la discrezione. Eh, questi mariti gelosi...

Leva la paglietta dal sigaro.

Trotter.È un po’ vecchiotto per fare il gallo con le signore, le pare?

Paravicini.Mio caro sergente, io non sono, forse, tanto vecchio come sembro.

Trotter. È appunto quello che pensavo.

Paravicini.Che cosa?

Accende il sigaro.

Trotter.Che lei forse non è vecchio come vuole far credere. La gente, di solito, cerca di sembrare più giovane... E quando uno cerca di sembrare più vecchio... be’, ci si domanda il perché.

Paravicini.Dopo aver fatto tante domande a tantissima gente, lei ora si fa domande anche a se stesso? Non le sembra di esagerare?

Trotter.Magari da me stesso otterrò qualche risposta, visto che da lei non ne ottengo molte.

Paravicini.Bene, bene, provi ancora... Se ha altre domande da fare, naturalmente.

Trotter.Un paio le avrei. Da dove veniva ieri notte?

Paravicini.Questa è semplice. Da Londra.

Trotter.E il suo indirizzo, a Londra?

Paravicini.Scendo sempre al Ritz.

Trotter. Molto elegante. E il suo domicilio stabile?

Paravicini. Detesto la stabilità.

Trotter. Qual è il suo lavoro?

Paravicini.Mi occupo di borsa.

Trotter.Agente di cambio?

Paravicini. No, no, lei ha capito tutto sbagliato.

Il sergente si alza.

Trotter.Questo giochetto la diverte, eh? Ed è molto sicuro di sé, anche. Ma attento a non esserlo troppo... È implicato in un delitto, non lo scordi. E un delitto non è uno scherzo.

Paravicini.Nemmeno questo?

Dà un risolino e guarda in tralice il sergente.

Santo cielo, come è solenne, sergente Trotter! Io penso sempre che i poliziotti non hanno senso di umorismo.

Si alza e fa qualche passo.

Èfinita l’inquisizione, per il momento?

Trotter.Per il momento, sì.

Paravicini. Infinitamente grazie. Ora io vado nel salotto a cercare i suoi sci. In caso che qualcuno li ha nascosti nel pianoforte.

Il signor Paravicini se ne va.

Il sergente lo segue con lo sguardo, accigliato.

Poi si avvicina alla porta del salotto, l’apre, guarda dentro e richiude.

SCENA QUARTA

Attorcigliando una ciocca di capelli

AZIONE 1. Trotter e Casewell a tu per tu

La signorina Casewell si dirige silenziosamente verso le scale.

Trotter (senza voltarsi). Un momento, per favore.

La Casewell si ferma al centro della scena.

Casewell. Desidera?

Trotter (muove verso di lei). Ha sentito le domande che ho fatto al signor Paravicini?

Casewell.Le ho sentite.

Trotter.Vorrei una piccola informazione da lei.

Casewell.E cioè? Dica.

Trotter.Il suo nome intero, prego.

Casewell.Leslie, Margaret...

pausa infinitesimale

Katherine Casewell.

Trotter (d’un tratto vagamente diverso). Katherine...

Casewell.Scritto con la cappa.

Trotter.Già. E l’indirizzo?

Casewell.Villa Mariposa. Pine d’Or. Majorca.

Trotter.È un paese italiano?

Casewell.Èun’isola spagnola.

Trotter.Capisco. E il suo recapito in Inghilterra?

Casemell.Presso la Banca Morgan, in Leadenhall Street.

Trotter.Non ha un altro indirizzo, qui?

Casewell.No.

Trotter. Da quanto tempo è in Inghilterra?

Casewell.Da una settimana.

Trotter. E dove ha abitato dal suo arrivo?

Casewell. AKnightsbridge, Leadbury Hotel.

Trotter va a sedersi sul divano

Trotter. Come mai è venuta a Castello del Frate, signorina Casewell?

Casewell. Cercavo un posto tranquillo, in campagna.

Trotter.E quanto pensava... o pensa... di fermarsi?

Comincia ad attorcigliarsi una ciocca di capelli con la mano destra.

Casewell.Finché non avrò terminato quello che sono venuta a fare.

Nota il gesto del sergente.

Trotter alza gli occhi, colpito dall’intensità del suo tono.

Lei lo guarda fisso.

Trotter.E sarebbe?

Una pausa di silenzio.

E sarebbe?

Smette di tormentarsi i capelli.

La Casewell si scuote, accigliata e perplessa:

Casewell. Eh?

Trotter.Che cosa è venuta a fare?

Casewell.Mi scusi. Stavo pensando ad altro.

Trotter si alza e va verso di lei.

Trotter. Non ha risposto alla mia domanda.

Casewell.Non vedo perché dovrei risponderle. Si tratta di una cosa che riguarda esclusivamente me. Una faccenda privata.

Trotter. Tuttavia, signorina Casewell...

La Casewell si avvicina al fuoco.

Casewell. Non ho intenzione di discutere su questo punto.

Trotter la segue.

Trotter. Le dispiacerebbe dirmi la sua età?

Casewell.Per niente. È scritta sul passaporto. Ho ventiquattro anni.

Trotter.Ventiquattro?

Casewell. Le sembravo più vecchia, eh? Sono d’accordo.

Trotter.C’è nessuno in questo paese che possa... ehm... garantire per lei?

Casewell.La mia banca le chiarirà la mia posizione finanziaria. Posso anche darle il nome di un legale, se vuole... un uomo molto discreto. Per il resto, non sono in grado di fornirle referenze mondane: ho vissuto gran parte della mia vita all’estero.

Trotter. A Majorca?

Casewell.A Majorca e altrove.

Trotter.È nata all’estero?

Casewell.No. Ho lasciato l’Inghilterra quando avevo tredici anni.

Una pausa con un sottofondo di tensione.

Trotter.Sa, signorina Casewell? Non riesco a capire che tipo è lei.

Casewell.E ha importanza?

Trotter. Non lo so.

Si siede sulla poltrona centrale.

Che cosa fa lei qui?

Casewell.Pare che la cosa la preoccupi troppo.

Trotter. Mi preoccupa, infatti.

Fissa intensamente la ragazza.

Lei è andata all’estero quando aveva tredici anni?

Casewell. Dodici o tredici.

Trotter.E il suo nome era Casewell, allora?

Casewell. È il nome che porto adesso.

Trotter.Ma allora come si chiamava? Su, me lo dica.

Casewell (perdendo la calma). Dove vuole arrivare, insomma?

Trotter.Voglio sapere come si chiamava quando ha lasciato l’Inghilterra.

Casewell.È passato molto tempo. L’ho dimenticato.

Trotter. Ci sono cose che non si dimenticano.

Casewell.Può darsi.

Trotter. L’infelicità... La disperazione...

Casewell.Lo credo bene.

Trotter.Qual è il suo vero nome?

Casewell.Gliel’ho detto: Leslie, Margaret, Katherine Casewell.

Va a sedersi sulla poltroncina.

Trotter si alza dalla poltrona.

Trotter. Katherine?...

Le si fa vicinissimo.

Si può sapere cosa fai, qui?

Casewell.Io... oh Dio...

Si alza, fa qualche passo in giro,

poi si abbandona sul divano

e scoppia in lacrime.

Vorrei non essere mai venuta qui!

Trotter, sconcertato, le si avvicina.

AZIONE 2. Wren a Trotter: «A quanto pare l’ha sconvolta»

Arriva Christopher Wren dalla sala da pranzo,

si avvicina al divano

Wren. Credevo che il terzo grado fosse proibito.

Trotter.Stavo semplicemente interrogando la signorina.

Wren. A quanto pare l’ha sconvolta.

Alla signorina Casewell.

Che cosa le ha fatto?

Casewell.No, no, niente... È che tutti questi delitti... sono così orribili...

Si alza, guardando Trotter.

Me ne sono resa conto all’improvviso... Scusate, salgo in camera mia.

Esce e va al piano di sopra.

AZIONE 3. Trotter: «Finalmente un indizio. Voglio di nuovo tutti qui»

Trotter va fino alle scale e segue Katherine Casewell con lo sguardo.

Wren si appoggia al divano.

Trotter. È impossibile... non riesco a crederci...

Wren. Che cosa non riesce a credere? Sei cose impossibili prima di colazione, come la Regina Rossa di Alice?

Trotter.Sì.Più o meno.

Wren.Mamma mia, che faccia! Sembra che abbia visto un fantasma.

Trotter riacquista padronanza di sé, tornando quello di sempre.

Trotter. Ho visto qualcosa che avrei dovuto vedere molto prima. Cieco come una talpa, sono stato. Ma adesso credo che potremo concludere qualcosa.

Wren (impertinente). La polizia ha un indizio.

Trotter (con un’ombra di minaccia nella voce). Sì, signor Wren, finalmente la polizia ha un indizio. Voglio di nuovo tutti qui. Sa dove sono?

Wren.Giles e Mollie sono in cucina. Io ho aiutato il maggiore Metcalf a cercare i suoi sci. Abbiamo guardato in posti divertentissimi, ma ohinoi, zero totale. Non ho idea di dove sia il signor Paravicini.

Trotter.Lo chiamo io. Lei vada a prendere gli altri.

Christopher va in sala da pranzo.

SCENA QUINTA

La ricostruzione trotteriana

dei movimenti dei «sedicenti» innocenti

AZIONE 1. Wren: «Secondo me, questo è un gioco per qualcuno»

Il sergente apre la porta del salotto.

Trotter.Signor Paravicini!

Va verso il divano

Signor Paravicini!

Torna alla porta, a voce altissima

Signor Paravicini!

Paravicini rientra dal salotto, tutto allegro:

Paravicini. Desidera, sergente? Che cosa posso fare io per lei? Invece della scarpina, il nostro poliziotto-Cenerentola ha perso gli sci e non sa trovarli. Non ci pensi più e torneranno a casa da se stessi trascinando l’assassino in catene.

Il maggiore Metcalf arriva dal vestibolo,

Mollie e Giles dalla sala da pranzo, insieme a Christopher Wren.

Metcalf si avvicina al camino

Metcalf. Che cosa succede?

Trotter.Maggiore, signora Ralston, sedetevi.

Nessuno si siede.

Mollie. Devo proprio stare qui? È un momento molto scomodo.

Trotter.Ci sono cose più importanti dei pasti, signora Ralston. La signora Boyle, per esempio, non ha più bisogno di mangiare.

Metcalf.Sergente! Un po’ di tatto!

Trotter.Mi dispiace, ma ho bisogno di collaborazione e sono deciso a ottenerla. Signor Ralston, le dispiace andare dalla signorina Casewell per chiederle di tornare giù? È salita in camera sua. Le dica che è questione di pochi minuti.

Giles va di sopra.

Mollie. Si sono poi trovati i suoi sci, sergente?

Trotter.No. Ma ho un’idea molto precisa di chi li ha presi e del perché. E per ora non aggiungo altro.

Paravicini.No, no, non aggiunga, la prego. Io penso sempre che le spiegazione, si devono trattenere fino in fondo. Per il frisson dell’ultimo capitolo.

Trotter.Questo non è un gioco, signor Paravicini.

Wren. No? Secondo me lei ha torto. Secondo me è un gioco... per qualcuno.

Paravicini. Lei pensa che l’assassino si diverte?... Può essere... può essere...

Giles torna con la signorina Casewell, di nuovo perfettamente padrona di sé.

Casewell.Che cosa succede?

AZIONE 2. Trotter: «Se scopro chi ha mentito so chi è l’assassino»

Trotter. Signorina Casewell, signora Ralston, sedetevi...

La signorina Casewell si siede sul sofà

e Mollie va a mettersi sulla poltrona al centro.

Giles rimane in piedi, vicino alle scale.

Trotter (in tono ufficiale). Fate attenzione, prego.

Va a sedersi al tavolo.

Come ricorderete, dopo l’assassinio della signora Boyle, ho raccolto tutte le vostre deposizioni. Queste deposizioni specificavano dove vi trovavate al momento del delitto. E precisamente:

consultando il taccuino

la signora Ralston in cucina,

il signor Paravicini in salotto a suonare il piano,

il signor Ralston in camera sua

e così pure il signor Wren.

La signorina Casewell in biblioteca, sala lettura

e il maggiore Metcalf...

Fa una pausa fissando il maggiore.

...in cantina.

Metcalf.Esatto.

Trotter.Queste le vostre dichiarazioni. Io non ho avuto modo di controllarle. Forse sono vere... e forse no. Per la precisione, cinque sono vere e una è falsa... Ma quale?

Fa una pausa e guarda i presenti a uno a uno.

Cinque di voi hanno detto la verità e uno ha mentito. Ma io ho un piano che mi aiuterà a scoprirlo. E se scopro chi ha mentito so chi è l’assassino.

Casewell.Non necessariamente. Qualcuno può aver mentito per altri motivi.

Trotter.Ne dubito.

Giles. Quale sarebbe quest’idea? Lei ha detto che non ha avuto modo di controllare le nostre deposizioni.

Trotter.No. Ma se tutti ripetessero le loro azioni una seconda volta...

Paravicini. La ricostruzione del delitto. È vecchia!

Giles. Che idea stupida!

Trotter.Non la ricostruzione del delitto, signor Paravicini. La ricostruzione dei movimenti di un gruppo di persone che si dicono innocenti.

Metcalf.E cosa pensa di scoprire, con questo?

Trotter.Deve scusarmi, ma per il momento preferisco non spiegarlo.

Giles. Insomma, lei vuole una replica?

Trotter.Precisamente.

Mollie. È una trappola.

Trotter.Che cosa intende?

Mollie. È una trappola. Ne sono certa.

Trotter.Io voglio solo che tutti facciano esattamente quello che hanno fatto l’altra volta.

Wren (anche lui insospettito). Non capisco... Non vedo proprio che cosa può scoprire facendo ripetere alla gente quello che ha fatto prima. Non ha senso.

Trotter.Davvero, signor Wren?

Mollie. Be’, di me dovrà fare a meno. Sono troppo occupata in cucina.

Si avvia verso l’atrio.

AZIONE 3. «Si ripeteranno le stesse azioni, ma non sarà la stessa persona a compierle»

Trotter.Non posso fare a meno di nessuno.

Si alza e abbraccia i presenti con uno sguardo circolare.

A vedervi, si direbbe che siate colpevoli tutti. Perché siete così riluttanti?

Giles. Siamo ai suoi ordini, sergente. Collaboreremo tutti. Vero, Mollie?

Mollie (malvolentieri). E va bene...

Giles. Wren?

Christopher Wren fa un cenno d’assenso.

Signorina Casewell?

Casewell.Sì.

Giles. Signor Paravicini?

Paravicini leva le braccia in alto.

Paravicini. Consentisco.

Giles. Maggiore?

Metcalf (lentamente). Sì.

Giles. Dobbiamo fare esattamente quello che abbiamo fatto?

Trotter. Si ripeteranno le stesse azioni, sì.

Paravicini. Allora io torno in salotto, al piano. E di nuovo, con un dito, suono la sigla dell’assassino.

Canticchia agitando un dito.

Tra-la-là... Tra-la-là...

Trotter.Calma, calma, signor Paravicini.

A Mollie.

Lei suona il piano, signora?

Mollie. Sì.

Trotter.Quindi può ripetere il motivo con un dito, come ha fatto il signor Paravicini?

Mollie annuisce.

Bene. Allora, la prego, vada in salotto, si sieda al piano e si tenga pronta a suonare quando le darò il segnale.

Paravicini. Ma sergente, io avevo capito che dovevamo replicare ognuno il suo precedente ruolo.

Trotter.Siripeteranno le stesse azioni, sì. Ma non sarà necessariamente la stessa persona a compierle. Grazie, signora Ralston.

Mollie esce.

AZIONE 4. L’assegnazione delle nuove parti. Trotter: «Io sarò la signora Boyle»

Giles. Non vedo lo scopo.

Trotter. Uno scopo c’è. È un sistema per controllare le deposizioni precedenti, e, forse, una particolare deposizione. E adesso, per favore, ascoltatemi tutti. Assegnerò a ciascuno la sua nuova parte.

Signor Wren, sia così gentile da andare in cucina. Farà da custode alle pentole della signora Ralston. Lei ama cucinare, se non sbaglio.

Christopher Wren assente ed esce dal vestibolo.

Signor Paravicini, lei vada in camera del signor Wren. Passi per le scale di servizio, è meglio.

Maggiore Metcalf, per cortesia, salga in camera del signor Ralston e controlli il cavo del telefono.

Signorina Casewell, le dispiace scendere in cantina? Il signor Wren le insegnerà la strada.

Purtroppo, mi occorre qualcuno che ripeta le mie azioni. Mi dispiace per lei, signor Ralston, ma dovrà uscire da quella finestra e seguire il cavo telefonico. Prenderà parecchio freddo, ma probabilmente lei è il più robusto della compagnia.

Metcalf. Elei cosa farà?

Trotter. Io farò la parte della signora Boyle.

Metcalf.Un po’ rischioso, no? E poi resta scoperto un ruolo, quello della signorina Casewell in biblioteca. Se devo dirle il mio parere, questa messa in scena mi sembra un po’ strampalata.

Trotter gira sui tacchi e si appoggia allo scrittoio

Trotter. Vi assicuro che il senso vi sarà perfettamente chiaro fra qualche minuto. Adesso, per favore, andate tutti ai vostri posti e rimaneteci fino a quando non vi chiamerò.

La signorina Casewell si alza e va verso la sala da pranzo.

Giles va alla finestra e scosta i tendaggi.

Il maggiore Metcalf sale al piano di sopra.

Trotter accenna a Paravicini di muoversi.

Paravicini si stringe nelle spalle.

Paravicini. Giochi di società!

Esce dalla sala da pranzo.

Giles. Niente in contrario se mi metto il cappotto?

Trotter.No, anzi, glielo consiglio.

Giles va a prendere il cappotto nell’atrio, l’infila e torna alla finestra.

Il sergente va al tavolo e scrive qualcosa sul taccuino.

Trotter. Prenda la mia torcia, signor Ralston. È dietro la tenda.

Giles prende la torcia, scavalca la finestra e scompare.

SCENA SESTA

La trappola

per l’ultimo topolino cieco

AZIONE 1. Trotter spegne quasi tutte le luci

Trotter entra in biblioteca,

e ne esce dopo un istante,

va alla finestra, la chiude e tira le tende.

Si avvicina al caminetto e si lascia cadere sulla poltrona di cuoio.

Una pausa.

Poi il sergente va alla porta del salotto e chiama:

Trotter. Signora Ralston! Conti fino a venti poi cominci a suonare!

Il sergente chiude la porta e va a guardare su per le scale.

Dal salotto viene il motivo di Tre topolini ciechi suonato con un dito.

Dopo una pausa, Trotter spegne tutte le appliques.

A passo svelto va ad accendere la lampada sul tavolo da gioco,

si avvicina alla porta del salotto e chiama:

Trotter. Signora Ralston!Venga, signora Ralston!

AZIONE 2. Trotter a Mollie: «Lei era maestra... nella scuola di quei bambini»

Mollie entra e si avvicina al divano

Mollie. Sì? Che c’è?

Il sergente va a chiudere la porta e si appoggia allo stipite.

Ha un’aria molto soddisfatta. Ha ottenuto quello che voleva?

Trotter. Sì. Ho ottenuto esattamente quello che volevo.

Mollie. Sa chi è l’assassino?

Trotter.Sì, lo so.

Mollie. Qual è di loro?

Trotter.Lei dovrebbe saperlo, signora Ralston.

Mollie. Io?

Trotter.Sì, è stata incredibilmente sciocca, lo sa? Ha corso il rischio di farsi assassinare per nascondermi qualcosa.

Mollie. Non la capisco.

Trotter si avvicina lentamente al divano, sempre cordiale e amichevole

Trotter. Su, su, signora Ralston. Noi poliziotti non siamo poi tonti come si crede. Ho capito subito che lei conosceva il caso del Montelungo per esperienza diretta. Sapeva che la signora Boyle era il magistrato del tribunale, sapeva che si era occupata dei bambini... Insomma, sapeva tutto. Perché non l’ha detto? Perché non ha parlato?

Mollie (molto turbata). Non lo capisco neanch’io. Volevo dimenticare... dimenticare...

Si siede pesantemente sul divano.

Trotter.Da ragazza lei si chiamava Waring?

Mollie. Sì.

Trotter.La signorina Waring. Lei era maestra... Nella scuola di quei bambini.

Mollie. Sì.

Trotter.È vero, no, che Jimmy, il bambino morto, era riuscito a mandarle una lettera?

Si siede all’altro capo del divano.

Una lettera che invocava aiuto... aiuto dalla sua maestrina, così giovane e gentile. Lei non ha risposto a quella lettera.

Mollie. Non ho potuto. Non l’ho ricevuta.

Trotter.Non ha voluto scomodarsi.

Mollie. Non è vero! Ero ammalata. Mi era venuta la polmonite. La lettera è stata messa da parte, con tutta la mia posta. L’ho trovata settimane dopo, in mezzo a tante altre. Ma ormai quel povero bambino era morto...

Chiude gli occhi.

Morto... morto... Aspettando che io facessi qualcosa... sperando... e poi, a poco a poco, perdendo le speranze... È un’idea che mi ossessiona da allora. Se solo avessi saputo... se non mi fossi ammalata... Oh, è mostruoso che possano succedere certe cose...

AZIONE 3. «Meglio fare come al solito. Stringerle la gola»

Trotter, con voce inaspettatamente roca:

Trotter. Sì,è mostruoso.

Tira fuori di tasca una rivoltella.

Mollie. Credevo che i poliziotti non portassero armi...

D’improvviso vede la faccia di Trotter e dà in un’esclamazione di orrore.

Trotter. I poliziotti no... Ma io non sono un poliziotto, signora Ralston. Lei ha creduto che lo fossi perché ho telefonato da un posto pubblico dicendo che il sergente Trotter stava per arrivare da voi. Ho tagliato il cavo del telefono prima di entrare. Lei sa chi sono, vero, signora? Sono Georgie, il fratello di Jimmy. Georgie...

Mollie. Oh!

Si guarda intorno disperatamente.

Trotter. Le conviene non gridare, signora, perché se grida sparo... Invece mi piacerebbe parlare un po’ con lei...

Distogliendo il viso.

Ho detto che mi piacerebbe parlare con lei. Jimmy è morto...

Improvvisamente i suoi modi diventano infantili, quasi ingenui.

Quella donna malvagia e crudele l’ha ucciso. L’hanno messa in prigione, ma la prigione era troppo poco, per lei. Io ho giurato che l’avrei uccisa... e l’ho uccisa, infatti. Nella nebbia. È stato un gran divertimento. Spero che Jimmy l’abbia saputo. “Quando diventerò grande li ucciderò”: così mi dicevo. Perché i grandi possono fare tutto quello che vogliono.

Allegramente.

E tra un minuto ucciderò anche lei.

Mollie. Non le conviene.

Sforzandosi disperatamente di essere persuasiva.

Non riuscirebbe mai a cavarsela.

Trotter (con petulanza). Qualcuno mi ha nascosto gli sci. Non riesco a trovarli! Ma non importa. Pazienza se non riesco a scappare. Sono stanco. Ma mi sono divertito tanto... a osservarvi tutti. E a far finta di essere un poliziotto.

Mollie. Quella rivoltella farà molto rumore.

Trotter.Eh sì, è vero. Meglio fare come al solito. Stringerle la gola.

Si avvicina lentamente a Mollie fischiettando Tre topolini ciechi.

L’ultimo topolino è caduto nella trappola...

Trotter lascia cadere la rivoltella sul divano e si china su Mollie,

chiudendole la bocca con la mano sinistra

e stringendole la gola con la destra.

AZIONE 4. Kathy: «Geogie, vieni con me»

D’un tratto la signorina Casewell e il maggiore Metcalf

compaiono dall’arco di sinistra.

Casewell.Georgie, Georgie... tu mi conosci, vero? Non ti ricordi la fattoria, Georgie? Gli animali... il vecchio maiale grasso grasso e il giorno che il toro ci ha rincorsi per tutto il campo? E i cani...

Metcalf prende la rivoltella e conforta Mollie.

Trotter.I cani?

Casewell.Sì,Macchia e Riccio.

Trotter. Kathy?

Casewell. Sì,Kathy... Adesso ricordi, vero?

Trotter.Kathy... sei tu! Che cosa fai qui?

Casewell.Sono venuta in Inghilterra a cercarti. Non ti avevo riconosciuto finché non ti sei attorcigliato i capelli come facevi allora.

Trotter si attorciglia i capelli.

Sì,lo facevi sempre... Georgie, vieni con me... (Con fermezza) Su, vieni.

Trotter.Dove andiamo?

Adesso la Casewell gli si rivolge gentilmente, come se parlasse a un bambino:

Casewell. Va tutto bene, Georgie. Ti porto in un posto dove si cureranno di te e ti impediranno di fare altro male.

Kathy Casewell si avvia per le scale conducendo Trotter per mano.

Il maggiore Metcalf accende le luci, li segue con lo sguardo e chiama:

Metcalf. Ralston! Ralston!

Sale al piano di sopra.

EPILOGO

AZIONE 1. Mollie a Giles: «Volevo dimenticare»

Giles arriva dal vestibolo,

si precipita da Mollie e la prende tra le braccia

Giles. Mollie, stai bene? Tesoro... tesoro mio...

Mollie. Oh, Giles!

Giles. Chi avrebbe detto che era Trotter?

Mollie. È pazzo, completamente pazzo...

Giles. Sì, ma tu...

Mollie. Io ero implicata in tutta la faccenda. Insegnavo nella scuola dei tre bambini. Non è stata colpa mia... ma lui pensava che avrei potuto salvare il suo fratellino.

Giles. Avresti dovuto dirmelo...

Mollie. Volevo dimenticare.

AZIONE 2. Metcalf: «Vede, signora: io sono un poliziotto»

Metcalf arriva dalle scale e si avvicina ai due

Metcalf. Tutto in ordine. Tra poco dormirà, gli abbiamo dato un sedativo. Sua sorella si occupa di lui. Povero diavolo, è matto come un cavallo con la febbre. Ho sospettato di lui fin dal principio.

Mollie. Davvero? Non credeva che fosse un poliziotto?

Metcalf. Sapevo che non lo era. Vede, signora: io sono un poliziotto.

Mollie. Lei?

Metcalf. Appena abbiamo trovato il taccuino con scritto Castello del Frate abbiamo capito che bisognava assolutamente mandare qualcuno sul luogo. E quando gli abbiamo spiegato la situazione, il maggiore Metcalf mi ha permesso di prendere il suo posto. Non riuscivo a capacitarmi, quando è comparso Trotter.

Mollie. E la Casewell è sua sorella?

Metcalf.Sì.Pare che l’abbia riconosciuto poco prima di quest’ultimo episodio. Non sapeva che fare, ma per fortuna si è rivolta a me... appena in tempo. Be’, è cominciato il disgelo, tra poco dovrebbero arrivare aiuti... Vi lascio, immagino vorrete restare soli...

Incamminandosi verso il vestibolo.

Ah, a proposito, Ralston, vado a tirare fuori gli sci. Li avevo nascosti sopra il baldacchino del letto a colonne. E intanto avvertirò Wren dell’accaduto.

Esce.

AZIONE 3. Giles: «Oggi è un anno che siamo sposati»

Mollie. E io che credevo fosse Paravicini!

Giles. Penso che la polizia esaminerà con molta cura la sua automobile... E non mi meraviglierei se trovasse un migliaio di orologi svizzeri dentro la ruota di scorta. E sì, perché l’amico lavora in borsa... nera. Mollie, io credo che tu sospettassi di me, e...

Mollie. Giles, perché sei andato a Londra, ieri?

Giles. Tesoro, per comprarti un regalo d’anniversario. Oggi è un anno che siamo sposati.

Mollie. Oh! anch’io sono andata a Londra per quello, ma non volevo che lo sapessi.

Giles. No!

Mollie va allo scrittoio,

tira fuori il pacchetto che vi aveva nascosto

e lo porge a Giles

Mollie. Sono sigari. Spero che ti piacciano.

Giles apre il pacchetto.

Giles. Tesoro, che pensiero gentile. Sono superbi!

Mollie. E li fumerai?

Giles (eroico). Li fumerò.

Mollie. E il mio regalo?

Giles. Ah, che stupido: l’avevo dimenticato!

Corre alla cassapanca dell’atrio,

tira fuori il suo paccone

e ritorna da Mollie, orgogliosamente

È un cappello.

Mollie (sbalordita). Un cappello? Ma non ne porto mai!

Giles. Be’, l’indosserai per le grandi occasioni.

Mollie toglie il cappello dalla scatola.

Mollie. Oh, è delizioso, Giles!

Giles. Mettilo.

Mollie. Più tardi, quando sarò pettinata come si deve.

Giles. Guarda che bello! La commessa mi ha garantito che è il non plus ultra in fatto di cappelli.

AZIONE 4. L’addio di «Paravicina»

Arriva dalle scale Paravicini con la valigetta in mano:

indossa il suo cappotto di pelliccia.

Ostenta disinvoltura, ma è evidente una notevole fretta;

è intento a capire se Metcalf è in circolazione.

Paravicini. Miei cari ospiti, mi ho divertito un mondo! Che stupendo frisson, che superbo thrilling alla fine! Il maggiore Metcalf – beh, insomma, il poliziotto vero – mi ha raccontato tutto per filo segnato. Un genio quel Trotter, comunque!

Mollie. Mi perdoni signor Paravicini, se ho sospettato di lei!

Paravicini. No, incantevole ragazza! È la mia aura, il mio mystère: oggi sono un croupier, domani un baro, posdomani sono la donna di cuori. È inevitabile sospettare sempre me.

Giles. Ma lei sta per andare via, o sbaglio?

Paravicini. Ha azzeccato, Ralston. Io deve ripartire subitissimo. Si è disgelato, e le mie faccende mi reclamano.

Tira fuori dalla tasca del cappotto tre sterline e le dà a Giles.

Tre sterline per il conto, e si tenga la mancia.

Bacia la mano a Mollie e si avvia verso il vestibolo:

Addio!

Giles. Grazie. Le auguro di cuore i migliori affari in borsa, bianca o nera che sia. Ma faccia in fretta. La polizia sta per arrivare: non vorrei che ciò... ehm... le provocasse un contrattempo.

Paravicini. Niente controtempi per me. È già cominciata la mia nuova ventura. Vedete?

Si toglie i baffi e muta voce:

La donna di cuori, sciocchini!

Esce.

Giles e Mollie si guardano esterriti.

AZIONE 5. Disteso su un divano...

Dal vestibolo giunge di corsa Wren, allarmato:

Wren. Mollie! Mollie! In cucina c’è una tremenda puzza di bruciato!

Mollie vola in cucina, desolata, seguita da Giles.

Mollie. Oh, il mio pasticcio di carne!

Wren va a stendersi sul divano, faccia in alto.

Wren. E quindi partiranno tutti. Ah, sono stati brividi irripetibili! Aspetta... come faceva il motivetto?

Il pianoforte intona Tre topolini ciechi.

Wren al pianista:

Grazie!

“Ciechi poverini tutti e tre

ai topini in trappola, ohimè,

col coltello l’ascia e il temperin

la fattoressa tagliò via il codin...”

Mentre il sipario verrà chiudendosi, la musica aumenterà gradualmente di volume

Fine

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