Trappola per vecchia letteratura

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TRAPPOLA PER VECCHIA LETTERATURA

Commedia in tre tempi

di ROSSO DI SAN SECONDO

PERSONAGGI

DONATELLA ASPRI

FEDERICO GELTI

LA SIGNORA DALLA CHIOMA NERA

LA SIGNORA DALLA CHIOMA BIONDA

UN SERVO

UNA CAMERIERA

UN COMMESSO

Rosso di San Secondo parla, e a me vien fatto di pensare che a nessun artista innamora­to del teatro il palcoscenico abbia procurato tanta sofferenza come a lui. Non perchè le sue ciglia si sono inumidite, ma per il suono delle sue parole... Molti oramai parlano di teatro all'aperto, di teatro per il popolo e per le grandi masse; Rosso lo auspica da tempo, da tempo ne ha scritto, ne ha parlato; a ciò lo hanno condotto istinto e ragione, l'esperienza sua personale di uomo i cui impeti furono costretti entro strettoie troppo anguste, e la visione del mondo circostante. Il primo colpo di fucile partito nel 1914 - di­ce Rosso - ha mandato in frantumi il mondo e il teatro non se ne è accorto. Ha continuato a vivere, o almeno a serbare una sua appa­rente vivisoenza, senza avvedersi ohe la società, gli usi, i costumi si trasformavano profondamente. Esso è rimasto estraneo ad ogni movimento di decadenza e di ri­nascita, putrida espressione di una bor­ghesia che si difende inutilmente, già condannata a morte sicura. Allora sono venuti i registi, fortunato prodotto del dopoguerra, col loro bagaglio di inusita­te meraviglie, e ai meno accorti il teatro di prima è sembrato rivivere: essi invece non hanno fatto che vestire e rivestire un cadavere. Sarebbe assurdo supporre che Rosso ne­ghi il valore delia regia, ma è anche evi­dente che egli non può riconoscere all'al­lestimento scenico un vaiare indipendente dall'opera di poesia. Dove non esistono valori poetici, per meravigliosa che sia l'opera dei regista essa è sprecata e inu­tile quando non è dannosa. Anche nei pae­si dove i registi ebbero più fortuna, si è veduto infatti, dopo i primi bagliori, una altrettanto rapida decadenza del teatro in quanto esso rimaneva privo di contenuto, sordo alle nuove voci delie quali si anima il mondo. In un suo discorso al Pen Club di Berli­no, Rosso Langiò il grido: « Il teatro è morto. Viva la poesia! »; e il grido fu rac­colto in tutti i paesi, e quel che oggi si scrive e si dice in Italia a proposito di un rinnovamento degli spettacoli all'aria li­bera e al coperto, s'innesta a meraviglia in quel suo discorso, il bisogno di oppor­si a una casta inquinata e corrotta spinse Rosso di San Secondo a vedere più oltre, ed egli presagì che in un prossimo avve­nire il teatro doveva rinnovarsi in espres­sioni mitiche e corali, nascere dai senfi-menti del popolo per il popolo, non più scisso dagli spettatori ma connaturato con essi divenuti coro, parte viva della rappresentazione: un teatro, insomma, che sia soprattutto espressione di razza. Per­ciò, non teatro nei senso vieto oggi acqui­sito da questa parola, bensì voce, poesia, rito. Chi conosce l'opera di Rosso di San Se­condo sa bene ohe la sua prima manife­stazione è l'istinto e ohe il raziocinio cri­tico si esercita in lui successivamente e di riflesso. Non sono in grado di dire se il suo nuovo lavoro: « Il Ratto di Proserpi-na » sia il terreno dal quale sono nate le sue nuove idee o non piuttosto il frutto di quanto egli ha pensato. Del resto inda­gini di tal natura sono inutili qualora non prendano le mosse da molto lontano, per­chè niente in un artista avviene improv­visamente e a caso. Quel che importa è che Rosso ha lavorato, che il suo lavoro è fresco, arioso, nato dai nuovi bisogni del poeta. Niente di classico o di freddamente classicheggiante come il titolo può lasciar supporre e come taluno ha supposto; inve­ce, una visione limpida, quasi gioiosa del­la propria ferra, la riviviscenza del mito antico proiettato nell'oggi come lo scritto­re lo ha sentito e riscoperto.

RAUL RADICE (In un colloquio con Rosso di S. Secondo)

PRIMO TEMPO

Salottino in casa di Donatella d'Aspri. Di mattina.

Donatella                         - (entra da sinistra, preme il bot­tone d'un campanello e attende).

Il servo                            - (si presenta da destra) Comanda?

Donatella                         - Che ore sono?

Il servo                            - Le dieci a momenti, signora con­tessa.

Donatella                         - A momenti... Ma quanti mo­menti ancora per le dieci?

Il servo                            - Ho capito. (Trae l'orologio dal taschino) Il mio orologio è preciso. Sette minuti per le dieci.

Donatella                         - Va bene.

Il servo                            - Altri ordini?

Donatella                         - Bisogna badare di più alla ca­sa. Ho trovato del disordine.

Il servo                            - Sono già stato avvertito dalla sua cameriera personale. Ma la signora contessa doveva trattenersi in campagna ancora un po' di giorni, secondo quello che aveva scritto. In­vece è giunta improvvisamente.

Donatella                         - Ammetto la giustificazione.

Il servo                            - « Certo, l'autunno è già inoltrato... e in campagna...

Donatella                         - (leggermente canzonatoria) ...le foglie sono cadute...

Il servo                            - La signora contessa ha la bontà di prendermi in giro...

Donatella                         - Bravo... Te n'accorgi...

Il servo                            - Eh, sicuro...

Donatella                         - Quanti minuti sono passati?

Il servo                            - Come?

Donatella                         - Dico di guardare l'oroglogio.

Il servo                            - (comprendendo) Ah! (Trae l'oro­logio) Tre.

Donatella                         - Bene. Tra quattro minuti suo-neramio all'uscio, o tra cinque o sei al più... Sarà il signor Federico Gelti...

Il servo                            - Il Poeta?

Donatella                         - Precisamente. Lo fai passare.

Il servo                            - Inteso.

Donatella                         - E ancora... Può darsi... - anzi ne sono quasi certa - che non più tardi delle dieci e un quarto giunga una donna, una mia amica. Gualtiera Selle... La fai passare nel sa­lotto grande e....

 Il servo                           - Vengo ad annunziarla...

Donatella                         - No, niente affatto. Vieni ad an­nunziarmi eh'è giunta la sarta, avendo prece­dentemente pregato la signora dalla chioma nera, voglio dire la signora Guahvera Selli, di avere la bontà di attendere un momentino per-che da me c'è la sarta.

Il servo                            - (non raccapezzandosi) Devo dire...

Donatella                         - (con tono di rimprovero)  Gio­vanni! ...

Il servo                            - (afferrando finalmene l'idea) Ah, ecco, ecco!... Prego la signora che giunge di at­tendere perchè da lei c'è la sarta, e, al contra­rio, vengo ad annunziarle la sarta!

Donatella                         - Di' pure « al contrario » ma fa come t'ho detto.

(Squillo di campanello).

Il servo                            - Il signor poeta.

Donatella                         - Prendi. Porta via queste siga­rette. E non andare ad aprire con la scatola in mano... Va.

(Il servo esce. Donatella si siede).

Il servo                            - (entrando nuovamente ed annun­ziando) Il signor poeta Federico Gelti. (In­troduce ed esce).

Donatella                         - Avanti, signor poeta... Badate, non una sola volta dinnanzi alla servitù m'è scappato di bocca il vostro nome accompagnato dall'appellativo di poeta... Eppure tutta la ser­vitù vi chiama « il signor poeta », segno che la vostra arte aristocratica giunge sino al popolo.

Federico                          - Non siamo più in quei tempi in cui la poesia si chiudeva nella famosa torre d'a­vorio. Né me ne lagno, cara amica Donatella. L'artista dev'essere uomo tra uomini, deve lot­tare, soffrire, subire le ingiustizie, arrovellarsi, polemizzare, darle e prenderle... L'idillio ar­cadico, per fortuna, è relegato nella farmacia di provincia, se pure lì esiste ancora!...

Donatella                         - Sempre al lavoro, dunque, come un operaio!...

Federico                          - > Bene, così! E tuttavia provo una forte commozione nel rivedervi, nel potervi stringere e baciare la mano sempre piena di sus­sulti, tutta nervosa, scattante!...

Donatella                         - (ha un leggero tremito: ma su­bito si riprende) Una mano poco femminile, in verità, affatto morbida, senza grazia...

Federico                          - La mano d'una donna intelli­gente...

Donatella                         - Fatta apposta per allontanare da sé l'altro sesso!...

Federico                          - Volete scherzare!... Con il fa­scino che esercitate su tutti!...

Donatella                         - Fascino! Di quale fascino par­late?

Federico                          - Adesso, io non so come sia per gli altri... per me...

Donatella                         - (con una certa ansia che subito si nasconde sotto la celia) Per voi... sentiamo. Vi sareste innamorato di me nei mesi della mia villeggiatura?...

Federico                          - Sono stato sempre innamorato...

Donatella                         - (con un leggero rossore in viso) Sì? Oh, bella!

Federico                          - Posso dirlo con viso chiaro, e Io dico sempre: innamorato nella maniera mi­gliore e più elevata... Innamorato del vostro acume, della vostra pronta intuizione della vita e dell'arte, della vostra sottilissima sensibilità, della vostra cultura...

Donatella                         - Ah, bene, ho capito! (Per na­scondere la sua delusione) Ne sono lieta... or­gogliosa... Un uomo come voi non dice facilmen­te queste parole... alle donne... ad altre donne...

Federico                          - Oibò!...

Donatella                         - Adesso non mi vorrete far cre­dere che disprezzate le donne!...

Federico                          - Non ho voluto dir questo. Né po­trei mentire a voi che conoscete fatti della mia vita intima che sarebbero lì a confermare il con­trario, se avessi intenzione di mentire... Ma, an­che senza accorgermene e con la donna più stret­tamente legata a me, io noin sono mai propria­mente io... Una certa finzione s'interpone tra me e lei... E badate, mi sono accorto ch'è lei che m'impone questa finzione... Per esempio non parlo con lei come parlo con voi... d'arte... di lavoro... della lotta che sostengo... dei pro­positi che imi animano... Perchè so che mi ascol­terebbe sì... si sforzerebbe d'interessarsi... ma... sarebbe uno sforzo, ecco... s'annoierebbe.

Donatella                         - (con un velo quasi impercettibile di amarezza) Invece, con me?

Federico                          - Come se foste me stesso...

Donatella                         - Addirittura!

Federico                          - Vi par troppo... dirò allora come se foste il mio più intimo camerata, un artista della stessa mia sensibilità...

Donatella                         - Non tuia donnina... ma un ma­schietto, insomma!...

Federico                          - Volete farmi ridere!

Donatella                         - (sempre con una sfumatura di amarezza) E ridiamo pure. (Brevissima pau­sa) Una sigaretta?

Federico                          - Grazie, sì.

Donatella                         - (finge di cercare la scatola) Ho detto troppo presto. Non ne ho in casa.

 Federico                         - Posso offrirvene io.

Donatella                         - (prendendo una sigaretta dalla scatola d'argento antico che Federico porge) Com'è carina questa scatola?... E' antica... Mi lasciate vedere?

Federico                          - (che ne ha tolta ima sigaretta, la­sciandogliela) Me l'avrete veduta altre volte, la possiedo da un paio d'anni...

Donatella                         - L'avrò veduta, ma senza ba­darci... E' (proprio carina... (Accende la siga­retta alla fiamma che Federico offre, e tiene sempre tra le mani la scatola) E dunque... avete pubblicato molto nel tempo della mia as­senza?...

Federico                          - Poco... pochissimo... Alcune pa­gine soltanto in una rivista...

Donatella                         - Quale?

Federico                          - « Armonia ».

Donatella                         - Non l'ho veduta. E siete con­tento di queste pagine?

Federico                          - In un certo senso, sì. Sono inti­me... accorate... sincere...

Donatella                         - Me la procurerò prima di par. tire...

Federico                          - Come? Ripartite?

Donatella                         - Sì, domani. Torno in campagna. E se no, non vi avrei incomodato, invitandovi con un biglietto, per le dieci del mattino! Anzi, vi chiedo scusa, ma era l'unica ora possibile: ho tanto da fare nella giornata, d'altro canto non volevo rinunziare al piacere di vedervi. (Sviato il discorso, con sveltezza, ha fatto sci­volare il portasigarette sulla poltrona, e jwi l'ha nascosto con un cuscino).

Federico                          - Mi dispiace. Pensavo che vi fo­ste restituita a noi in maniera definitiva... Ma non vi tratterrete, poi, tanto ancora in campa­gna!... Scn cominciati gli acquazzoni!...

Donatella                         - Già, infatti... (Squillo di cam­panello) E proprio ci sia da rammaricarsi se resto ancora in campagna?

serico                               - Sicuro che c'è da rammaricarsi!...

Il servo                            - Permesso?

Donatella                         - Avanti.

Il servo                            - Signora, la sarta.

Donatella                         - Che attenda un minuto.

Il servo                            - (esce).

Donatella                         - Ve l'ho detto; oggi non avrò un aninuto di pace.

Federico                          - (alzandosi) Così... non vi rive­drò... mai

Federico                          - Oh, sì! Lavoro...

Donatella                         - Ecco, se avrò un momento li­bero, passerò da voi: così mi darete la rivista « Armonia » con le vostre nuove pagine.

Federico                          - Brava! Brava!... Ecco un tratto di cui vi rimarrò molto grato. Arrivederci, 'dun­que, a più tardi... (Le stringe con effusione lei mano, glie la bacia, ed esce).

Donatella                         - (in piedi, guardando la porta per la quale è uscito) Ah, stupideilo mio! (Cerca sotto il cuscino il portasigarette e lo mette in vi­sta. Poi suona un campanello. Al servo che com­pare) Di là, nel mio studio, nella tavola, c'è una rivista « Armonia ». Prendila e mettila qui. Poi introduci la mia amica, dopo averle detto che, con la sarta, ho già quasi finito.

Il servo                            - (esce).

Donatella                         - (riflette un momento, guarda il portasigarette, fa di sì con il capo come se con­sentisse a se stessa; al servo che rientra con la rivista) Lì, accanto a quella scatola di siga­rette... Così... (Con altro tono) Ora bada Bene; tra un quarto d'ora giungerà la signora Chia­rina Nelli... la introdurrai nel salone grande pregandola di pazientare un momento, ch'io sto vestendomi per uscire con lei. Poi vieni qui e mi annunzi il tappezziere. E' chiaro?

Il servo                            - Chiaro, signora contessa. (Esce, licenziato da un gesto dv Donatella, che a sua volta esce da sinistra).

Il servo                            - (ricompare, introduce « La signora dalla chioma nera » ed esce).

La signora dalla chioma nera (muove qual­che passo vizioso per la stanza: annusa l'aria, poi mormora) Fuma sempre... anche di mat­tina... (Le cadono gli occhi sulla rivista e sul portasigarette) La sua scatola di sigarette... ma sì, è la sua!... E' stato qui!...

Donatella                         - (Ricompare da sinistra e per un attimo osserva l'amica senza esser veduta) Mia cara, eccomi!... (Le va incontro, le prende le mani e glie le stringe) Scusami se ti ho di­sturbata così di buon'ora... ma sono per un giorno solo qui, ed ho molto da fare... Che cosa guardarvi con tanta attenzione?

La signora dalla chioma nera (un po' con­fusa) Oh... nulla... questa scatola di siga­rette!...

Donatela                          - Che svagato!... L'ha dimenticata qui!... Guarda un po', se non si trattasse di me, e se tu non mi conoscessi a fondo, ecco che po­trebbe nascere un dramma.

La signora dalla chioma nera - Oh, dram­ma! Perchè dramma?... Non sono così gelosa!

 Donatella                        - Eh, via, non sei gelosa perchè sai che si tratta di me... Io per lui... un came­rata... un compagno intelligente... Se si trat­tasse d'una donna, invece, tutta donna o meglio femmina... Vorrei vedere...

La signora dalla chioma nera (confessando, con un sorriso) Sì è vero...

Donatella                         - Benché del suo amore tu sia infine ben sicura...

La signora dalla chioma nera - Anche que­sto è vero... ma... è stato dunque qui vera­mente?...

Donatella                         - Non ho resistito, venendo in città, a scrivergli un biglietto, come l'ho scritto a te... Volevo congratularmi con lui delle bellis­sime sue ultime pagine che ho letto sulla rivista « Armonia ». Eccola qui!... Veramente belle... Ma, con la sarta di là, non ho potuto trattener­mi che due minuti... Le hai lette queste pagine? Sono semplicemente incantevoli!!... Quale in­tensità di sentimento pieno e raccolto, e quale sobrietà di tocco al tempo stesso, e quali toni vellutati, quali passaggi serici che sembrano un fruscio... Devi esserne proprio orgogliosa, per­che è evidente che le hai inspirate tu, ci sei dentro tu...

La signora dalla chioma nera - Ti pare?

Donatella                         - E ne dubiti? A parte che vi è sfiorato un episodio intimo, di cui tu, mi ri­cordo bene, mi hai parlato altra volta...

La signora dalla chioma nera (con pudore)

                                        - E' vero... quello della scarpetta sfuggitami dal piede...

Donatella                         - Precisamente... sulla scalèa di Villa Andrani... A parte questo, dico, eh'è già molto... C'è ancora... scusami...

La signora dalla chioma nera - Ma no, di' pure... m'interessa...

Donatella                         - C'è... c'è... il tuo respiro... il tuo tepore... il tuo profumo...

La signora dalla chioma Nera (con pudore)

                                        - Adulatrice!

Donatella                         - Io?... No, cara... lui, se... Guarda, per esempio, (sfogliando la rivista) qui, a questo punto... dov'è?... oh, ecco!...

La signora dalla chioma nera (guwrda anche lei).

Donatella                         - (ritraendosi, come turbata, e vol­tando pagina) No... non è qui...

La signora dalla chioma nera - Vedi? Ve­di? Non hai voluto leggere. Perchè?... leggi...

Donatella                         - (come sorpresa e turbata) Cu­rioso! Non ci avevo badato!... Ero certa ohe fossi tu!...

La signora dalla chioma nera (togliendole di mano la rivista, e ritrovando il passaggio in­dicato, legge) « La ricchezza dorata dei suoi capelli... ».

Donatella                         - Già, la ricchezza dei tuoi ca­pelli non è dorata...

La signora dalla chioma nera (sforzandosi di mantenersi disinvolta, ma non riuscendoci) Te l'avevo detto!...

Donatella                         - Eppure!... Sicuramente avrà cambiato alcuni particolari per non renderti troppo evidente!... ma sei tu... Diamine, non ini sarei ingannata in modo grossolano! Leggi... leggi...

La signora dalla chioma nera (leggendo) « ...le conferiva intorno al capo come una lumi­nosa aureola... soffondendole sul viso pallido... (tremito nella voce e breve sospensione) un te­pore di ombre... tra cui la bocca acquistava il rilievo d'un fiore corallino... ». (Le si serra la gola e non può più proseguire. Lentamente si lascia cadere le braccia, ha come un lieve capo­giro; poi, cercando di riprendersi) Tu vedi ohe non sono io.

Donatella                         - Già... difatti... i capelli bion­di... il pallore d'ombra... le labbra coralline... la tua bellezza è tutta diversa!... E' proprio come ti ho detto, ti ha dato un'altra figura per-che non ti si riconoscesse... Ma lo spirito... è quello tuo!...

La signora dalla chioma nera (abbandonan­dosi a sedere) . Ora, vuoi rimediare... per com­passione?...

Donatella                         - Che parolone! Compassione!... Come se ti avesse tradito!... E poi non le avevi già lette queste pagine? E perchè non ti avevano turbato?

La signora dalla chioma nera - Non ci ave­vo badato!... Tu, invece, con il tuo acume, mi fai riflettere!...

Donatella                         - Bell'acume, ti assicuro! Ho preso un granchio così grosso!

La signora dalla chioma nera - Anche sbagliando, tu fai riflettere!... Hai un tale modo d'indicare le cose, di rilevarle...

Donatella                         - Se avessi saputo di doverti far del male!...

La signora dalla chioma nera - Oh, male!... Infine, tu ancora sostieni che qui ci sono io e soltanto la mia figura è cambiata...

Donatella                         - Sicuro! Chi altra potrebbe es­sere?...

La signora dalla chioma nera (con gli occhi brillanti già di febbre, pensandoci su) Già, chi altra potrebbe essere...

Donatella                         - Come sei gelosa. Dio mio!...Come sei gelosa!... Scommetto che tu già stai passando in rivista tutte le tue amiche cercando quella che potrebbe rispondere alla descrizione.

La signora dalla chioma nera - Tu indo­vini tutto! E poi dici di non essere come le al­tre! Tu sei la quintessenza del femminino.

Donatella                         - Già! (Breve pausa).

La signora dalla chioma nera (come avesse trovato) Ah!

Donatella                         - Adesso, t'immagini di aver tro­vato!... La gelosia ti fa vedere i capelli biondi.., l'aureola... il pallore ombrato... le labbra co­ralline!...

La signora dalla chioma nera - No... no...J Lasciami andare!

Donatella                         - Come?... Così?...

La signora dalla chioma nera - Mi hai detto che hai molto da fare...

(Squillo di campanello).

Donatella                         - E' vero!

La signora dalla chioma nera - Ti ho veduta... Ti ho trovata piena di vita, come sem­pre, interéssainte, intelligente... Ti dò un bacio e vado via.

Donatella                         - i Un minutino ancora!...

Il servo                            - Permesso?

Donatella                         - Avanti!

Il servo                            - Il tappezziere, signora contessa.

Donatella                         - Che attenda. (Uscito il servo) Devo lasciarti andare, mia bella incantatrice, so. gnaia bionda dai poeti!... Ecco: è stato proprio così: ha cantato te, e ha voluto circonfonderti d'un'aureola bionda. Addio, cara; se posso, sal­go un momento da te verso sera: se ci sei, be­ne; se no, niente, non voglio impegnarti... (L'oc-compagna uscendo per un momento. Rientra in scena, seguita dal servo al quale si rivolge-.) Puoi far passare... E av­verti giù che sia pronta la carrozza. (Uscito il servo prende la scatola delle siga­rette e se la nasconde in seno. Mette in evidenza la rivista « Armonia » e scappa da sini­stra).

(Introdotta dal servo che esce subito, entra «. La signora dalla chioma bionda », la qua­le va a sedere, prende la ri­vista e la sfoglia).

Donatella                         - (rientra con il cappello in capo, pronta per uscire) Mia bella e ricca­mente dorata amica, dal te­pore ombrato, dalle labbra corali in e... Ma abbracc i ami „ dunque!

La signora dalla chioma bionda (Un po' stordita) Oh, che cos'è... tutte queste belle parole?

Donatella                         - Non son mie... sono di lui...

La signora dalla chioma bionda - Di chi?...

Donatella                         - Hai la rivista tra le mani e mi domandi chi? Ma di Federico Gelti, diami­ne! Bisognerebbe dirgli, piut­tosto, di non descriverti con tanta evidenza... Se n'accorge­rebbero tutti che sei tu...

La signora dalla ch'oma bionda (senza poter trattenere un moto di gioia) Lui... parla di me?... non lo sapevo... non lo so... Ma ne sei certa?

Donatella                         - Certissima, quell'uomo ti ama!... Ti ado­ra!... Come ti adora!...

La signora dalla chioma bionda (in orgasmo) Possi­bile? Ma davvero?...

Donatella                         - Andiamo, in carrozza con me... ha tante cose da fare... prendi, prendi la rivista... Ci sei tu li... tu tutta intera!... Vedrai... (La conduce via da destra, ubbriacandola con le parole).

Fine primo tempo

SECONDO TEMPO

Studio del poeta Federico Gelti, piccolo, rac­colto, con le pareti, intorno, interamente co­perte di libri allineati: un arco; in fondo, chiu­so da un velario di velluto granato che mette in un salottino. Tavola da lavoro massiccia e bru­ma con un seggiolone a destra; a sinistra, una dormeuse dello stesso velluta del velario. Sedie alla Savanarola con cuscino sempre in velluto granato. Pomeriggio della stessa giornata del primo tempo.

Federico                          - (seduto alla tavola, lavora. Silenzio).

Il commesso                    - Posso?

Federico                          - (alzando il capo) Avanti, Nar-dini.

Il commesso (Si avanza con dei fogli scritti a macchina).

Federico                          - Finito?

Il commesso                    - Finito. Non deve far altro che firmarli.

Federico                          - Ecco qui, firmiamo. (Prende i fogli, li ripassa con gli occhi, poi firma) Puoi andare a spedirli insieme con l'altra posta.

Il commesso                    - Vado subito. Badi, però, che la tipografia ha richiesto nuovamente le bozze. Aspettano il suo articolo per andare in mac­china.

Federico                          - Eccole, eccole!... Fanno un chias­so del diavolo ogni volta. Prendile... raccogli­le... e che vadano all'inferno...

Il commesso                    - Benissimo.

Federico                          - Come, « benissimo? ». Che va­dano all'inferno, benissimo?

Il commesso                    - (impappinandosi) No... di­cevo... Oggi il lavoro le va bene. E' di buon umore...

Federico                          - Mah, chi sa?... che ore sono, Nardini?

Il commesso                    - Son suonate or ora le tre... Scappo via...

Federico                          - Va, va...

Il commesso                    - (esce).

Federico                          - (rimettendosi a lavorare) Pensare che la gente crede che l'artista sia... chi sa che cosa... un uomo con la testa tra le nuvole... sem­pre rapito... invece bisogna battere e ribattere sull'incudine... mentre fuori c'è un sole autun­nale che pare innaffi di vino biondo tutte le co­se... E firmare anche... mandare il commesso? (Trae un sospiro, e si rimette al lavorò).

Il commesso                    - (rientrando con un gran mazzo di rose ed una lettera) Le mandano un mazzo di rose... Ho trovato sulla porta un ragazzo che me lo ha consegnato con questa lettera.

Federico                          - Per me?

Il commesso                    - Sì, per lei.

Federico                          - (prendendo la lettera e indicando le rose) Mettile lì, sulla dormeuse, penserò io poi...

Il commesso                    - (esegue, e va via).

Federico                          - (rimasto solo, con la lettera in ma­no, esamina la scrittura dell'indirizzo come se si domandasse di chi possa essere, scrolla le spalle, apre la lettera, guarda in fondo, cercando la firma, e mormora) Anonima! (Torna con gli occhi al principio e legge silenziosamente, poi rimane a bocca aperta; torna a leggere, facendo udire qualche frase) « ...spesso dicevo al mio cuore e ai miei sensi che mi awertiviano... dice­vo: non m'illudete!... Ho la gioia di accorger­mi che, difatti, non mentivano... non m'illudevano... Il vostro amore per me esisteva!... Per­chè non palesarmelo? Perchè tener chiuso dentro di voi il segreto?.... Per timore? Siete ancora così stretto avvinto da un'’altra chioma,  non bionda come la mia, ma più tenace d'un canapo?... Ma il vostro ardore per la mia bel­lezza bionda ora vi si è rivelato intero, ha tradito il vostro segreto... ». (Sussulta, come se avesse udito dei passi di là del velario, e inta­sca subitamente la lettera, mentre la busta sci­vola sul tappeto del pavimento. Si alza, va al fondo, solleva il velario') Oh... Guaitiera... sie­te voi!... Avanti... (Poi che la donna entra) E come siete entrala?... Grazie... Un'improvvi­sata oggi...

La signora dalla chioma nera - Ho incon­trato al portone il commesso... l'ho fatto risalire per aprirmi l'uscio... per non disturbare voi...

Federico                          - E poi... rimanevate lì nel salot-tino... (Cercando di prenderle le mani) Ma che cos'è?... Pallida... con gli occhi velati?

La signora dalla chioma nera (ritraendosi e stringendosi in se in un tremito) Non mi toc­cate... (Breve pausa) Non è il pallore la mia ca­ratteristica...

Federico                          - Appunto per questo... perchè non è la vostra caratteristica... salta subito agli occhi... mi fa male...

La signora dalla chioma nera - Già... il (pallore dev'essere quello naturale... per farvi bene... dev'essere il pallore linfatico di chi non ha sangue... non di chi diviene pallida per sof­ferenza...

Federico                          - (Dopo una breve pausa di stupore) Sarà... Però non capisco.

La signora dalla chioma nera - Capisco io, Federico. Ma mi sono imposta di non trascen­dere, per un riguardo, non a voi né a me, ma a quel che di beilo c'è pure stato tra voi e me... E non voglio... non voglio, a qualunque costo, sciuparlo.

Federico                          - Guaitiera, tu dici « c'è stato » ma c'è ancora... vivo... intatto...

La signora dalla chioma nera - No... non c'è più.

Federico                          - Ma dimmi, per favore, dimmi chiaramente... che cosa è accaduto? Perchè que­sto cambiamento?...

La signora dalla chioma nera - Cambia­mento?

Federico                          - Sicuro: ieri eri perfettamente tranquilla, fiduciosa, ipiena di amore...

La signora dalla chioma nera - Il tempo!... variabile... il sole... poi un'acquazzone e il freddo... l'autunno! Parliamo d'altro... (Scor­gendo le rose sulla dormeuse, dopo un sussulto, riprendendosi) Belle!... Tutte bianche... oh, sono di serra!... finissime!... legate d'un nastro bianco anch'esso!... E' l'omaggio d'una per­sona... pallida certamente... bionda...

Federico                          - (che ha aggrottato le ciglia come di­sturbato, riflettendo) Non la conosco..

La signora dalla chioma nera - Davvero?

Federico                          - (leggermente risentito) Dico che non la conosco e dico la verità... Avete il tono di mettere in dubbio tutte le mie parole dal mo­mento che siete entrata... e non c'è cosa che più offenda. Ammetto che mi si dica tutto, tranne che mi si accusi di insincerità... Anche con i miei critici è lo stesso... Se mi frustano a sangue non m'importa, non m'importa se sba­gliano grossolanamente; ma reagisco con vio­lenza se mettono in dubbio la mia sincerità!...

La signora dalla chioma nera - Non vi dò torto. Anzi, vi dò proprio ragione. Quando scri­vete siete a tal punto sincero, da dire persino quello che non vorreste dire...

Federico                          - Come?

La signora dalla chioma nera - Dico che la vostra sincerità d'artista è tale che spesso vi fa confessare in una pagina quello che non con­fessereste mai fuori dell'arte.

Federico                          - Può darsi. E' un merito, mi pare.

La signora dalla chioma bionda - Lo rico­noscete, dunque?

Federico                          - Non solo; ma ci tengo.

La signora dalla chioma nera - Riconoscete che voi in una pagina potete essere più sincero che nella vita.

Federico                          - Io cerco, nella vita, di essere sin­cero come nell'arte. Ma la vita, naturalmente, è. rispetto all'arte, come la ganga rispetto al ìnetallo puro. E dunque, è più facile ch'io rie­sca ad essere più sincero nell'arte che nella vita.

La signora dalla chioma nera - Benissimo. Volevo, appunto, saper questo. (Breve pausa) Addio, Gelti.

Federico                          - Come? Vorreste andarvene? Ora che dovreste dirmi le ragioni...

La signora dalla chioma nera - No, non devo dire più nulla. Non ho più nulla da do­mandarvi. Ho inteso perfettamente. Addio. (Esce frettolosamente dal velario del fondo).

Federico                          - (con sincero impeto) Ma no, Guaitiera, io non so ancora di che cosa si trat­ta!... Siete scortese!...

La signora dalla chioma nera (ricompare an­siosa, dal velario) Perchè mi avete chiamata così?

Federico                          - (prendendole le mani) Come, Gualtiera?

La signora dalla chioma nera - Con... con... con... un po' di passione?

Federico                          - Ma... ma... perchè vi amo... Guaitiera.

La signora dalla chioma nera (gli prende il capo tra le palme, lo fissa negli occhi; poi scuo­tendosi) Via!... Via!,.. Finite!... Finite!... (Fugge di nuovo dal fondo, e s'ode la sua voce che dice) Quelle rose, non vi scordate, tra i fo­gli dei vostri libri... ben custodite!...

Federico                          - E' doloroso... è triste... Credere d'avere, fra tante noie... tante asprezze... un'o­asi di pace... d'amore... ed ecco... d'un trat­to... (Pausa. Rimane a riflettere) Il bello è... senza capirci nulla!... Ma sì... sì... è meglio!... Nom posso lasciarla andare così! (Esce da destra frettolosamente; dopo pochi istanti rientra con il cappello in capo e un leggero soprabito sul braccio; assicura in fretta con un fermacarte i fogli della tavola su cui scriveva e fa per corre­re via dal fondo, mentre compare Donatella).

Donatella                         - (con un sorriso, fingendosi stupita) Oh, uscite?

Federico                          - Sì, contessa... no, voglio dire... Scusate... come siete entrata?

Donatella                         - Ecco, distrattamente ero salita al piano superiore passando dinnanzi al vostro uscio, senza accorgermene; ma era certamente ben chiuso il vostro uscio. Accortami dell'errore e ridiscesa, l'ho ritrovato aperto!...

Federico                          - (quasi involontariamente) Si vede che l'ha lasciato aperto... Nell'orgasmo...

Donatella                         - Nell'orgasmo?... Chi?... (Come ravvedendosi) Che sciocca, perdonatemi, mon voglio sapere i vostri segreti!... Anzi, vi trat­tengo mentre voi...

Federico                          - Non fa nulla, amica mia, ormai...

Donatella                         - Come ormai?

Federico                          - Dico che non potrei raggiun­gerla... Bene, bene, avete fatto bene a venire qui dia me... e in questo momento... Con voi posso parlare...

Donatella                         - (sottilmente stizzosa) Una ca­merata come me!...

Federico                          - Se Dio vuole, una donna supe­riore con la quale si può ragionare quadrata­mente... senza schermaglie inutili, senza giochi di illusione, senza reticenze e sottintesi... mi trovate in un imbarazzo ridicolo, ecco! (S'è |tolto il cappello e l'ha gettato sopra una sedia insieme con il soprabito) Quella donna che ha lasciato l'uscio aperto... Insomma, senza ipo­crisie, Gualtiera: tanto voi lo sapete!...

Donatella                         - Ah, lei!... Dio, come mi di­spiace!...

Federico                          - E che cosa le avete fatto voi di male?

Donatella                         - Eh, sì!... Prima di tutto, se non giungevo io, voi la richiamavate... E poi...se ora risalisse e <mi trovasse qui!...

Federico                          - Lo sa che siete una mia buona amica...

Donatella                         - Sì, comprendo... Ma voi pensate che una donna non possa anche essere gelosa d'una buona amica?... che non si possa (scandendo le sillabe) esser gelose... di me?...

Federico                          - Sì... sì... scusatemi... di voi più che di altre... sicuro... A momenti vi offendevo, senza volerlo... Sono tanto abituato a conside­rarvi come pura intelligenza... come puro spi­rito che...

Donatella                         - ...che non vi sembro nemmeno una donna...

Federico                          - (guardandola un momento con oc. chi nuovi) Oh, Donatella!...

Donatella                         - Ma sì... ma sì... Vi perdono vo. lentieri... perchè spesso siete ingenuo come un fanciullo!... E altrimenti non sareste un poe-; ta!... E, così, sovente le donne vi mettono in im­barazzo... Dunque, che cosa è accaduto?... Vedo che Gualtiera non toma e possiamo parlare.., Se anche tornasse saprei ancora, come stamat­tina, dissipare le ombre della sua gelosia...

Federico                          - Stamattina?

Donatella                         - Sicuro, è giunta a casa mia po­chi minuti dopo che voi n'eravate partito.,. Entra nel salottino e trova... ecco. (Traendo dalla borsa la scatola da sigarette) la vostra scatola da sigarette... vedete come siete sven­tato?

Federico                          - (credendo di ricostruire) Ah, dunque voi!... Per voi?...

Donatella                         - Che cosa?...

Federico                          - No, non può essere… Voi non siete bionda… e poi le rose… No…  voi non c’entrate…

Donatella                         - Io sono…. Castana.

Federico                          - Eh, lo so.

Donatella                         - Meno male. Vi siete accorto, almeno, che sono castana!...

Federico                          - Ma amica mia, Donatella, credete davvero ch'io non vi veda?...

Donatella                         - Già, sarebbe un po' troppo! Ma poi... sapete che non ci tengo!

Federico                          - Sudo io, con il cervello che avete!...

Donatella                         - Lasciamolo stare! Mi comincia a dar fastidio! Che cos'è, dunque, questa allu­sione al pallore biondo... di chi?

Federico                          - Se lo sapessi!... Ecco, ricevo, inattesamente, un mazzo di rose da una dosina bionda, anonima... Quasi contemporaneamente, Gualtiera entra e, pur soffrendo sinceramente per lei, non riesco a comprendere...

Donatella                         - (fingendo un grande stupore) Davvero? Ma anche voi, (perdinci! Perchè dirle di avere ricevute le rose da una donna bionda?

Federico                          - Non glie l'ho detto... Pareva che lo sapesse...

Donatella                         - Lo sapeva?... E' interessante. Sapeva che una donna bionda vi aveva mandato delle rose.

Donatella                         - > E' straordinaria!... Ha dei veri avvertimenti elettrici!... E vi ha detto anche il nome!

Federico                          - Magari!... Così l'avrei appreso io! E, sapete?... rn'è parsa risoluta... Risoluta a rompere ogni rapporto...

Donatella                         - Eh, via!... Queste cose si di­cono... se voi siete veramente innocente!...

Federico                          - Innocentissimo!...

Donatella                         - Proprio innocente!... Come un serafino?

Federico                          - Lo credo, almeno!...

Donatella                         - E non vi ha detto nulla... non ha fatto un cenno... che possa darvi un indi­rizzo... che possa servir di traccia...

Federico                          - Aspettate!... Bisogna che ci ri­pensi... E' stato così iiniprowiso!... Ha detto... Ecco... mi ha domandato se in una pagina... in uno scritto... in arte, insomma, io .posso essere più sincero che nella vita... Ho affermato ch'io scrivendo posso... già... posso confessare quello che nella vita non confesserei mai...

Donatella                         - (come illuminata) Ah, bene, bene!... Ho capito!... Ho capito!...

Federico                          - Davvero?...

Donatella                         - Sicuro!

Federico                          - La vostra intuizione è meravi­gliosa!...

Donatella                         - Non solo: ma vi assicuro che Gualtiera ha ragione, e fa benissimo a punirvi.

Federico                          - E' possibile che io solo non veda la mia colpa?

Donatella                         - Un vero tradimento!

Federico                          - Ma come? L'ho tradita senza sa­perlo?

Donatella                         - Senza saperlo? Lo dice ora!... Ma se voi stesso altrove avete confessato!

Federico                          - Dio buono, dove l'ho confes­sato?...

Donatella                         - (mostrando la rivista che teneva piegata in mano) Ecco,., in « Armonia ». Ho letto... ed ho avuto la stessa precisa impressione che ha dovuto avere Gualtiera!... Ho indovi­nata, vista, scoiperta la donna... Chiarina Nelli!

Federico                          - (come se un baleno l'accecasse) Oh, lei!... Già... bionda... ombrata...

Donatella                         - Con la bocca corallina... E le sue mossine…. le sue smorfiette... le sue graziette...

Federico                          - Sì... sì... l'ho dipinta... è vero...  

Donatella                         - Precisa... evidente...

Federico                          - La fantasia... che prende dove trova... assimila e poi ricrea...

Donatella                         - La fantasia!... La fantasia!...

Federico                          - Ma sì! La fantasia!... Che al­tro?...

Donatella                         - Voi l'amate ardentemente!

Federico                          - Ma se non mi passa per il capo!...

Donatella                         - Siete divenuto rosso!... Vedete? vedete?

Federico                          - Vi assicuro... E' un tiro giuoca-tomi dalla fantasia...

Donatella                         - (accorgendosi della busta, caduta sul pavimento) Zitto. (Si china lentamente, prende la busta) Ma se vi scrive!... Questa è la sua scrittura. La conosco!

FINE DEL SECONDO TEMPO

TERZO TEMPO

La stessa scena del primo tempo. La mattina dopo.

(Entra da destra Donatella in abito da pas­seggio, con il cappello in capo, seguita dalla si­gnora dalla chioma bionda).

La signora dalla chioma bionda (con gioia ansiosa) Ma dunque è vero?

Donatella                         - (Con ostentata severità) Veris­simo.

La signora dalla chioma bionda - Come sono felice, Donatella. Comprendo che non è di buon gusto, ima non so trattenermi dal manifestare la mia gioia.

Donatella                         - (come costernata) Già, lo vedo.

La signora dalla chioma bionda - Mi ama, proprio, davvero, perdutamente?

Donatella                         - (di proposito, come turbata) Una vera passione!

La signora dalla chioma bionda - Anch'io, sai?... Vedo tutte le cose in un altro modo og­gi... Figurati che, or ora, per istrada, mentre ve. nivaano insieme, mi pareva che il sole del mat­tino giuocando con gli spigoli i cornicioni le fine. stre dei palazzi li bruciasse negli orli... che infiammasse il volto delle donne che passavano...

Donatella                         - - Sicuro, tutta un'accensione.

La signora dalla chioma bionda - Ma perchè lo dici in questo tono! mentre ieri mi ti mostravi così generosa, oggi, invece, sei restìa... come se non dovessi tutto a te!...

Donatella                         - Appunto per questo, mia cara Chiarina. Perchè sono io l'incendiaria.

La signora dalla chioma bionda - Ti penti di avermi dato la gioia di vivere?

Donatella                         - No. Ma anche Gualtiera è mia amica. E l'ho veduta in uno stato pietoso!

La signora dalla chioma bionda (felice) Ah, dunque, è proprio vero!... Non ama che me, risolutamente, senza più incertezze!...

Donatella                         - Non ani costringere ad esser cat-tiva verso quella povera donna!

La signora dalla chioma bionda - Sii buona con me, Donatella! Te neiprego!... Parla... T'ho cercata ieri per tutta la serata, non m'è stato possibile trovarti! ,..

Donatella                         - Ero in casa di Gualtiera: non potevo lasciarla sola dopo quanto è accaduto nel pomeriggio!...

La signora dalla chioma bionda - Accadu­to?... Come sono felice?... Come mi riempie di gioia!... E le mie rose, dimmi, le mie rose?

Donatella                         - Vuoi, a ogni costo, trascinarmi a peccare!... Se è il destino... Ja fatalità... Un poeta non può amare  sempre una donna!

Donatella                         - Già... questo è giusto!

La signora dalla chioma bionda - Lo vedi?

Donatella                         - La sua arte, altrimenti, diventa monotona! ...

La signora dalla chioma bionda - Bisogna anche sapersi sacrificare per l'arte...

Donatella                         - E, dunque, per l'arte, posso dirti che le tue rose... Vattene!... Vattene su­bito!...

La signora dalla chioma bionda - Mi cacci via?

Donatella                         - Sì... E ipensa che dovevo ripar­tire per la campagna e sono rimasta in città per te.

La signora dalla chioma bionda - Lasciami vicino a te, dunque!

Donatella                         - No, ora giunge Gualtiera.

La sicnora dalla chioma bionda - Qui?

Donatella                         - Precisamente. E' giusto che al. meno mi prodighi con lei in un po' di conforto!

La signora dalla chioma bionda - E quando tornerò?

Donatella                         - Quando vorrai... Per la cola­zione, va bene?

La signora dalla chioma bionda - Sì, vado a comperare i più bei fiori che ci siano in città, un mucchio, una montagna... Voglio deporli ai tuoi piedi... sei una maga... Bella, cara, intelli­gente... Toh! (Le manda un bacio sulla punta delle dita e scompare da destra).

Donatella                         - Io domando se una donna... può essere più ochina di così!... (Ella passa ad altri pensieri: medita; poi si toglie il cappello. Suona il campanello. Al servo che si presenta) Sono stati ritirati i bauli venuti dalla campagna?

Il servo                            - Sì, signora contessa.

Donatella                         - Chiamate la cameriera.

Il servo                            - Subito. (Esce).

Donatella                         - (si siede e attende meditando).

La cameriera                    - Permesso?

Donatella                         - Avanti, Luisa. Giovanni mi elice che i bauli sono stati ritirati. Metti, dunque, in ordine il guardaroba e ripassa il mio corredo personale. Poi che hai osservato con me, che la casa non è nell'ordine che vi sarebbe desiderato, torna a dare un'occhiata e riferiscimi se c'è da rinnovare, sostituire, buttar via, eccetera!... Tieni presente ch'io non ani muoverò di città per tutto l'inverno.

La cameriera                    - Va bene, signora.

Il servo                            - (compare).

Donatella                         - Che cosa c'è, Giovanni?

Il servo                            - La signora Gualtiera Nelli.

Donatella                         - Avanti.

Il servo                            - (introduce ed esce).

Donatella                         - (Andando incontro a Gualtiera, ed abbracciandola con viso compunto) Mia ca­ra!... (Alla cameriera). Va pure, Luisa. (Uscita la cameriera) Scusami, se, attendendoti, badavo a qualcos'altro che non fosse la dolorosa circo­stanza... Ma, dovendo partire oggi stesso per la campagna, ero costretta a impartire degli or­dini. Oggi sono rimasta unicamente per te.

La signora dalla chioma nera (con tristezza) Grazie.

Donatella                         - Verrà, sai? Tra poco... E' di­spostissimo ad incontrarti!, a spiegarti...

La signora dalla chioma nera (con stan­chezza) i No. Non voglio vederlo. E' finita.

Donatella                         - Può darsi che ti sbagli.

La signora dalla chioma nera - Non mi sba­glio. L'ho visto nei suoi occhi! ..

Donatella                         - Mi spiacque, ieri, di non averti incontrata da lui. Eri uscita un momento pri­ma... Ma, infine, non si tratta che di pagine di prosa... Hai tu forse il sospetto d'una persona ben determinata?

La signora dalla chioma nera - Sospetto? Certezza!... E' così evidente in quelle pagine!

Donatella                         - Sì, è evidente soltanto la figura d'una donna bionda, dal pallore ombrato, dalle labbra rosee e coralline, come dice lui...

La signora dalla chioma nera - No, no, Do­natella, non fingere, per pietà... Tu lo sai, an­che a te è balzata agli occhi da quelle pagine.

Donatella                         - Dimani, dunque, il nome.

La signora dalla chioma nera - Ma Chia­rina Nelli!... Lei... precisa, con la sua stessa aria di sciocchimi graziosa... con le sue mosse di bam­bola meccanica... con i suoi riccioli di stoppa... è più viva in quelle pagine che nella realtà!...

Donatella                         - E dimmi allora perchè non te n'eri accorta? E se, malauguratamente, non mi fosse venuto in mente ieri, di parlare di quello scritto...

La signora dalla chioma nera - La colpa non è tua. La rivista si trovava qui.

Donatella                         - E' vero. Non l'avevo messa ap­posta!... E poi ero convinte, che, almeno co­me colore di passione, le pagine riguardassero te...

La signora dalla chioma nera - Il tuo af­fetto per me, velava persino il tuo solito acume critico.

Donatella                         - Devo riconoscere che il m:o acume critico, stavolta, è stato zero.

La signora dalla chioma nera - Però, ieri mattina, hai veduto subito ch'era Chiarina Nel­la.... Dimmi la verità, ormai puoi dirmela...

Donatella                         - Sì, quando tu hai richiamato la mia attenzione su alcuni passaggi della prosa, l'ho vista subito...

La signora dalla chioma nera - Ed hai ta­ciuto per pietà.

Donatella                         - La pietà, non c'entra. Ed an­cora non credo che sia tutto finito... Seti ha tra­dito artisticamente, non è detto che t'abbia tra­dito in realtà. Questo mi pare, ora, il punto im­portante della questione.

Il servo                            - Permesso?

Donatella                         - Avanti.

Il servo                            - Il signor poeta Federico Gelti.

La signora dalla chioma nera (si alza quasi involontariamente: poi, per mostrarsi disinvol­ta, fa alcuni passi).

Donatella                         - (si alza a sua volta, le si avvicina, e, piano) Che cosa devo fare? Sei tu la pa­drona.

La signora dalla chioma nera - Fallo pas­sare, devo dirgli una sola cosa.

Donatella                         - (al servo) Fate passare.

Il servo                            - (esce. Poi rientra introducendo Fe­derico Gelti; ed esce di nuovo).

Federico                          - Guarderà!...

La signora dalla chioma nera - Vi prego di non chiamarmi per nome.

Federico                          - Bene: ma volevo spiegarvi che un artista non può comandare alla sua fantasia, altrimenti fa violenza all'opera d'arte... la di­sturba... Se, dunque, nella creazione mi' è ve­nuta dinnanzi quella figura di donna... era ne­cessario ch'io la lasciassi venire per non distur­bare la creazione... quella figura di donna...

La signora dalla chioma nera - Cioè di Chiarina Nelli...

Federico                          - (dopo breve pausa) Sia pure!...

La signora dalla chioma nera - Basta, non mi occorre altro.

Federico                          - Che cosa significa?

La signora dalla chioma nera - Basta. Una altra sola cosa vorrei domandare alla vostra fan­tasia. Come mai essa abbia rappresentato Chia­rina Nelli, facendo vivere un episodio della no­stra intimità, quello della scarpetta sfuggitami dal piede per la scala di villa Andriani...

Federico                          - Anche questo è vero, lo con­fesso... ma non c'è colpa. La fantasia accosta le cose più diverse, le unisce insieme, le trasforma, senza che la volontà dell'artista influisca; ne fa un'altra cosa, un'altra vita!...

La signora dalla chioma nera - La fantasia è veramente un mostro!... e siccome io sono troppo donna per distinguere in voi l'artista dal­l'uomo, vi dico che questa orrenda mistura fan­tastica tra quel che è accaduto a me e Chiarina Nelli, non ve la perdonerò mai. Addio. (Esce frettolosamente da destra).

Donatella                         - (Fingendo di volerla trattenere) Gualtiera!... Macché, se n'è andata!...

Federico                          - Sono veramente mortificato... mortificato d'essere come in colpa dinnanzi a questa donna, sapendo di non avere nessun tor­to... Mortificato, soprattutto, di non essere riu­scito a farle capire come la fantasia dell'artista non ha nulla a vedere con i suoi... sentimenti.

Donatella                         - Era assurdo pretenderlo.

Federico                          - Ma perchè, infine?

Donatella                         - Perchè una donna non può fare tali distinzioni.

Federico                          - Ma voi sapete farle.

Donatella                         - M'avete detto che ho il cer­vello d'un uomo!

Federico                          - Non fate che rimproverarmelo!

Donatella                         - Sicuro; sono anche donna!...

Federico                          - Donatella, un po' di pace!

Donatella                         - Anche voi, perbacco! Avete sempre bisogno d'amore!

 Federico                         - Fortunata voi, che sapete essere così fiera!...

Donatella                         - Ora mi dite che non saprei nemmeno amare!

Federico                          - Oh, no! Ma il vostro amore sa­rebbe troppo grande.

Donatella                         - (ansiosa) Lo credete?

Federico                          - Tanto grande che non ho osato mai sognarlo.

Donatella                         - (tra sé) Stupido! (Forte) Per­chè la mia figura, il mio colorito... la mia chio-ma bionda... non ve lo hanno ispirato!

Federico                          - (appassionato) Donatella!

Donatella                         - (tra se) Ora ti voglio! (Forte) Però, non avrei mai supposto che quelle due fossero così intelligenti, da scorgere traverso le pagine di « Armonia » il tiro, coni e voi lo chia-mate, che l'ispirazione fantastica vi aveva gio­cato, e da distinguerne tanto chiaramente gli elementi; poiché, infatti, nessuno le ha messe sulla strada... ci sono arrivate da sé!...

Federico                          - Sì, è strano davvero. Anch'io non le avrei credute capaci! Ma quello eh'è ancora più strano, è che, se loro due, con questo epi­sodio, non avessero richiamato la mia attenzione sulle mie pagine, io stesso non avrei mai esami­nato in maniera critica la mia opera, e quindi non avrei mai veduto gli elementi ai quali la mia fantasia aveva attinto per crearla!

Donatella                         - L'hanno scoperto loro due! E' incredibile. (Ride).

Federico                          - Perchè ridete?

Donatella                         - Rido, così... Perchè, in fondo, è stata una cosa interessante!...

Federico                          - No, Donatella, voi pensate tut-t'altro... Nei vostri occhi c'è un piccolo diavolo che compare, brilla, guizza nelle vostre pu­pille... Donatella!

Donatella                         - (invitandolo) Ma insomma!

Federico                          - Voi?!... Io?... Donatella!...

Donatella                         - E' un anno ohe faccio il critico, per cogliervi al momento buono!

Federico                          - (afferrandole le mani e baciando­gliele con effusione) Donatella... Oh, Dona­tella!...

Donatella                         - Piano!... Piano!...

Il servo                            - Permesso?

Donatella                         - (ricomponendosi) Che c'è?

Il servo                            - (comparendo) La signora Chia­rina Nelli.

Donatella                         - Sono partita improvvisamente per la campagna.

FINE

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