Tre figlie balbuzienti

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Tonnarella, 15 febbraio 2013

TRE FIGLIE BALBUZIENTI

Commedia brillante in due atti di: Rocco Chinnici

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            Avere in casa tre figlie da sposare, con i tempi che corrono, è quasi un dramma; ma… averle pure balbuzienti c’è da leccarsi le unghia! Tanto che…

PERSONAGGI

                       

                        Peppe                                      capo famiglia

Crocifissa                               moglie

Caterina                                  figlia

                        Carmela                                  “          “

                        Santuzza                                 “          “                     

                        Grazia                                     comare

                        Giorgio                                   marito

                        Ettore                                                                       

                        Mario

                        Carlo

           

(Scena unica: un soggiorno composta di misere cose).

CROCIFISSA

(Incinta. Inginocchiata davanti al quadro della Madonna e la supplica affinchè non le facesse arrivare un'altra figlia femmina). Madonnina, faccia calmare mio marito per il discorso del gallo della comare, perché io non so più che fare, mi creda, gli ho persino imbrogliato di aspettare un figlio! (Mettendo tutte e due le mani sotto la pancia gravida e mostrandola alla Madonna) Dopo tanto, vorrei farlo davvero contento, dandogli un maschietto; ma come si fa, ci vorrebbe solo un  miracolo. Io la ringrazio per avermi donato tre figlie femmine… anche se hanno quel piccolo difetto di non parlare bene; ma ora una grazia le domando: non mi mandi un’altra femmina, altrimenti chi lo sente mio marito! Lui insiste a volere un maschio a qualsiasi costo, perché dice che serve a mantenere l’eredità. Mi faccia un favore: non gli può dire a suo figlio se mi dà una mano a farlo maschio? Mi creda, non lo posso sentire lamentare più di questo gallo che canta; questa è sicuramente è la rabbia che lo fa parlare, di non aver avuto questo maschio. La supplico, gli parli con suo figlio, altrimenti come faccio a calmarlo a questa testa di birillo!

CATERINA

(Balbuziente. Entra triste e piagnucolosa, con indumenti da appena levatasi dal letto) Ma-ma ma-mamma, (mamma) io mi-mi-mi-mi se-sento tri-tri tri-tri tri-tri…

CROCIFISSA

(Si fa il segno della croce e manda un bacio alla Madonna. Poi preoccupata soccorre Caterina) Oh Madonna mia, si è ingolfata! Piano, piano, figlia mia, non c’è bisogno che parli veloce, nessuno ci corre dietro. Ora riposati, e raccontami piano ciò che devi dirmi. Che hai, perché sei così triste?

CATERINA

(Piagnucolando) Che-che posso aaaavere, no-non te lo detto pe-pe-perchè so-sono tri-tri tri-tri tri-triste!

CROCIFISSA

E dai figlia mia non piangere più, e dimmi il motivo del tuo sconforto.

CATERINA

E quale vu-vuoi che-che sia il motivo! Ho ve-vent’anni e aaancora so-sono single, no-non mi guarda ne-nemmeno un ca-cane!

CROCIFISSA

Per questo sei triste? Non ti preoccupare che arriverà anche per te questo santo giorno! Io quando mi sono sposata avevo trentacinque anni, ancora di tempo ne hai! Non scoraggiarti, su; piuttosto devi cercare di parlare di meno quando si avvicinano i ragazzi. Fai loro gli occhi dolci, una risatina… mica si parla solo con la bocca!

CATERINA

Gra-gazie ma-mamma, fo-forse hai ragione.

CROCIFISSA

E ora, dai non piangere più, che quando meno te lo aspetti, questo giorno arriva senza che te ne accorgi. Ora sai che devi fare, rassetta, ti fai il letto e ti vesti, che sembriamo all’ospedale con te e le tue sorelle (esce). Certo, non ha tanto torto; con questo fatto che parla a puntate… Mah, “pazienza ci vuole alle burrasche, non si piglia miele senza mosche!” (Entra Carmela. Ha un paio di occhiali a fondo di bicchiere a causa della mancanza di una buona visibilità. Anch’essa con la vestaglietta, appena levatasi dal letto. Ha la scopa in mano). Che figlia indaffarata che ho! Potevi togliere la vestaglia prima di iniziare a spazzare!

CARMELA

E-e va-va be-bene, aaaaspetta che-che me-me la to-tolgo (esce).

CROCIFISSA

Che è sistemata questa. Il primo pensiero che ha è quello di prendere la scopa di prima mattina, poi nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo, parte per la chiesa. Speriamo che si faccia suora! Poi da come parla pure quest’altra, sarebbe un pensiero in meno se si facesse davvero suora. Ma chi se le deve sposare a tutte tre, da come parlano! ( Entra Carmela, triste) Già ti sei cambiata? Scommetto che ti sei lavata anche la faccia! Sembrate gatti da come vi lavate. E ora, che cosa hai pure tu? Dimmi figlia mia.

CARMELA

Mi se-sento tri-tri-triste.

CROCIFISSA

Tri triste, vuol dire tre volte triste?

CARMELA

(Indisposta per non essere capita) Una-una vo-volta so-sola! Pe-però assa-ssai tri-triste!

CROCIFISSA

Ah, più di tre volte allora!

CARMELA

(Sempre adirata per quel suo non essere capita) U-una vo-volta sola ti ho de-detto!!!

CROCIFISSA

Quanto mi faccio il segno della croce di prima mattina! E va bene, va bene, una volta sola, ho capito! E… qual è il motivo? Che è successo parla…

CARMELA

Non-non so da do-dove co-cominciare.

CROCIFISSA

Sai che devi fare, comincia da dove ti viene meglio: dalla testa, dai piedi, dalla coda…

CARMELA

I-ieri, me-mentre andavo a messa, un ra-raga-gazzo mi ha schiacciato l’o-l’occhio...

CROCIFISSA

(Preoccupata) E come si è permesso questo babbuino! Ti ha dato un pugno?

CARMELA

No- no co-con il pugno, mi ha fatto l’occhiolino pe-perché forse mi vuole per fi-fidanzata.

CROCIFISSA

Guarda, guarda a questa santarellina! E io pensavo che saresti diventata suora!

CARMELA

Ma-ma qua-quale su-suora e su-suora! A me piacciono i ma-maschietti!

CROCIFISSA

(Alla figlia) Svergognata che non sei altra! Allora… per questo vai in chiesa tutti i giorni!

CARMELA

E ce-certo! Pe-perché mi vo-voglio (s’intimidisce e abbassa lo sguardo) spo-sposare.

CROCIFISSA

E siete in due sta mattina a volervi sposare. Non preoccuparti che quel giorno arriverà anche per te, gioia di mamma tua! Però, prima si deve sposare tua sorella Caterina che è la più grande!

CARMELA

Ma-ma io o-o-o-o-o-ora mi vo-volio fa-fare fi-fidanzata!

CROCIFISSA

Ora? E come facciamo ora? Dove lo prendiamo un ragazzo, lo stampiamo?

CARMELA

No-non te-te lo sto di-dicendo che già c’è uno che-che mi vuole per fidanzata!

CROCIFISSA

Ah, già, vero è! E chi è, chi è, lo conosco? E che ti ha detto, che ti ha detto?

CARMELA

Nie-niente! Mi-mi mi-mi guardava fi-fi fi-fi fi-fi fi-fi…

CROCIFISSA

Fifetto, cosi hai detto? Fifetto? Ah, così si chiama?

CARMELA

No-no Fi-fetto! Fi-fisso.

CROCIFISSA

Ah, mannaggia a me! Ti guardava fisso? E… non avete parlato… ancora?

CARMELA

Pa-parlato pro-proprio no, eeeera me-messo lo-lontano da dov’ero io e mi-mi-mi….

CROCIFISSA

Ah, ora capisco! Si chiama Mimmo, no Fifetto!

CARMELA

 No-non lo so ti ho de-detto co-come si chiama!

CRUCIFISSA

Siccome tu mi hai detto mi-mi-mi…

CARMELA

Ti-ti stavo di-dicendo che-che mi-mi mi-mi ha fa-fatto con il di-dito co-cosi (facendo con l’indice il segno di ci vediamo dopo). Ha-a-a-a-a-hai capito? Mi-mi ha voluto dire che-che ci vedevamo do-dopo; fo-forse vu-vuole venire qua a ca-casa per co-conoscermi.

CROCIFISSA

Prima, però, non ti dimenticare che deve sposarsi tua sorella Caterina, perché è la più grande!

CARMELA

Eeee allora che-che fa-faccio, glielo do a-a lei? Quel ra-ragazzo vu-vuole a me non a Ca-caterina!

CROCIFISSA

Certo, questo l’ho capito, però, prima deve venire a casa il ragazzo di Caterina.

CARMELA

Ma-ma io no-non mi-mi vo-voglio spo-sposare pri-prima di mia sorella, mi-mi vo-voglio fidanzare, e se-se que-questo non viene

ooooora a ca-casa, fi-finisce che-che po-poi noooon vie-viene più e lo pe-perdo!

CROCIFISSA

Questo è vero! Intanto sai, hai proprio ragione! Una volta che l’abbiamo trovato… dai, dai, non essere triste allora! Però devi fare una cosa, non lo dimenticare, appena lui viene, non metterti subito a parlare…, parlare nel modo di dire, devi stare più in silenzio che puoi e lasci parlare lui, altrimenti lo perdiamo ancora prima di trovarlo, hai capito gioia mia? Mentre lui parla, ti concentri bene e ogni tanto rispondi si, o no, a secondo di quello che ti dice. Capito?

CARMELA

Va-va –va-va bene, co-come di-dici tu. Eeeee qua-quando pe-pensi che-che viene ora? Io ci-ci ci-ci…

CROCIFISSA

Se in questa casa ci fossero anche le galline, le avresti sempre attorno, perché sembra che li chiami con tutti questi cicci cicci!

CARMELA

Ci-ci vo-voglio bene ma-mamma.

CROCIFISSA

A chi, a quel ragazzo? Se nemmeno lo conosci!

CARMELA

Eeeee io looooo ste-stesso gliene voglio. (Entra Peppe. E’ adirato per via di un gallo che, col suo continuo cantare, non lo lascia dormire).

PEPPE

L’hai sentito, l’hai sentito a che ora ha iniziato stamattina a cantare? E che musica, non era nemmeno l’alba! Un buio, cosi fitto che non si vedeva nemmeno dove mettere i piedi! Lui ha iniziato, e io ho finito di dormire!

CROCIFISSA

Ancora con questo gallo! Ma lascialo perdere una volta per tutte!

PEPPE

E come faccio a lasciarlo perdere che non reggo più!

CROCIFISSA

È diventato un incubo questo gallo!

PEPPE

Almeno cantasse piano, no, lo dobbiamo sentire tutti quelli del vicinato!

CROCIFISSA

Io non ho sentito lamentare mai nessuno del vicinato.

PEPPE

A nessuno, si! La gente non parla magari perché gli sembra male. Se questo è modo! Stanotte non c’è stato niente da fare: mi sono messo le coperte, mi sono abbassato il cappello sopra le orecchie… oh, persino i tappi mi sono messo nelle orecchie! Niente non c’è stato ne verso e ne maniera di poter chiudere occhio! No, no, no! Il comapre deve decidere: o gli tira il collo, o se le porta in campagna con tutte le galline! Che pure loro non sono mica meglio. Prima di fare l’uovo, iniziano con quel cococococococò e non la smettono più! No, ma io ora gli faccio una bella causa al compare.  

CROCIFISSA

Tu, sei pazzo! Fargli causa a compare Giorgio solo perché canta il gallo! E meno male che abbiamo il comparato! Ma da dove le prendi certe battute, dal sacco?

PEPPE

Come da dove le prendo! Proprio perché abbiamo il comparato, questo non dovrebbe succedere! Questo si chiama: inquinamento acustico; e questi rumori molesti possono rovinare i timpani delle mie orecchie, e, prima che questo accada, io lo cito in tribunale per disturbo alla quinta pubbrica.

CROCIFISSA

(Non capisce) A che… cosa? O Dio se ho capito una sola parola di quello che hai detto.

PEPPE

Ti ho detto che lo cito in tribunale per disturbo alla quinta pubblica! Perché c’è un articolo della costituzione… che adesso non ricordo il numero, e dice che nessuno può provocare danni di rumori malesti. Capito?

CROCIFISSA

Rumori malesti, si; molesti, molesti si dice! Ah, tu volevi dire: disturbi alla quiete, e no alla quinta! Disturbi alla quiete pubblica, si, così mi sembra che si dice. Però fammi un favore, non ti sforzare di parlare in italiano, perché io non ti capisco nemmeno quando parli in dialetto.

PEPPE

Questo nota la tua ignorantagine. Io invece mi ho istruito, perché ho andato alli scuole sirali, e mi ha rimasto la manìa di leggire.

CROCIFISSA

(Ironia) Ah, si, ti ha rimasto la manìa di leggiri, e allora senti…, scienziato, l’hai letto se il gallo può essere citato in tribunale?

PEPPE

Il gallo? Io i padroni cito! Il compare e la comare, no il gallo!

CROCIFISSA

E che c’entrano i padroni? Non è lui che canta? Sono il compare e la comare che la mattina si affacciano alla finestra e gridano: (facendo come il gallo) chicchirichì! Chicchirichì!!! Rispondi, bestia..

CARMELA

Ma-ma i-i-i-il gallo è be-bello, qua-quando ca-canta! Ti-ti ri-riempie il cu-cuore!

PEPPE

Sentite a quest’altra gnoccolona! Mi riempie il cuore! Le orecchie mi fa riempire, e non mi fa dormire più! E certo, tu dormi dall’altro lato della casa, come fai a sentirlo! (Si sente il gallo cantare). Senti, senti? Sembra che me lo faccia apposta. Il bello è che lo dico spesso al compare: le tiri il collo, prima che mi faccia diventare pazzo! Ma niente, (indicando da un orecchio all’altro) da questo lato gli entra, e dall’altro gli esce!

CROCIFISSA

Senti, se è per la testa tua, non devi preoccuparti, perché già è da un bel po’ che è sballata d’un tutto. Dimmi una cosa: è normale per te, andare a disturbare il prete per questo figlio (indicando la pancia) che deve arrivare? Ti sembra pure normale che quest’altro baccalà di don Fefè dice una messa ogni sera, con tutti quegli altri ignoranti della chiesa che gli vanno dietro, cosi questo bambino mi nasce maschio?

CARMELA

(Sbalordita) O-ogni se-sera (Facendo il segno della croce  e ridendo tanto) a me-messa?

PEPPE

Che ci trovi da ridere pure tu! “zucchero non guasta pietanza”… così si dice. Anzi, pure tu dovresti pregare il Signore che ti mandi un giovanotto.

CARMELA

A-a a-a me, già-già mi-mi è arrivato u-u-u-u-u…

PEPPE

Un lupo?

CROCIFISSA

Si, la volpe! Tua figlia vuole dire che già c’è un giovinotto che ha fatto il primo passo.

PEPPE

Speriamo che questo, i passi non li faccia per come parla lei, perché altrimenti non arriva più.

CARMELA

(Non capisce e si rivolge alla mamma) Uhm?!

CROCIFISSA

Niente, niente gioia, tuo padre scherza.

CARMELA

(A suo padre) No-non sei co-contento?

PEPPE

E come, no! Allora puo’ essere che a breve mi ritrovo nonno?

CROCIFISSA

E magari di un maschio! Oh, broccolone che sei! Come, ancora non sappiamo nemmeno chi è il ragazzo e già sei diventato nonno?

CATERINA

(Rientra. E’ ancora con la vestaglietta addosso) Cu-cu cu-cu cu-cu…

PEPPE

Cucù, si! Questa sembra un orologio a pendolo! Scommetto che ti sei svegliata ora, o sbaglio?

CATERINA

Le-lei (indicando Carmela) pu-pure o-ora si-si è svegliata! E Sa-santuzza a-a-a-ancora do-dorme!

PEPPE

Pure! Tutte tre, dormite più dei materassi. Come fate a rimanere nel letto fino a quest’ora, non caisco! Lo potete trovare mai il ragazzo…

CATERINA

Tu-tu tu-tu tu-tu…

PEPPE

Mi sembra una cornetta del telefono.

CATERINA

Tu-tu ti fi-fidi a sta-stare co-così tanto nel le-letto?

PEPPE

Io? E come farei a starci, me lo dici! Impazzirei!

CATERINA

Ve-vedi che lo di-dici pure tu che è difficile a sta-stare nel letto!

PEPPE

Sentite a quest’altra scienziata, come l’ha girata per cadere dritta! Forse per voi è una fatica stare abbrancicati al materasso come fossero tentacoli, vero, figlia mia? Volete che vi asciughi il sudore appena vi svegliate? Come fate a sposarvi se siete sempre a letto!

CROCIFISSA

Invece se fossero sveglie, ci sarebbe la fila di giovanotti dietro la porta che aspettano di entrare ( si sente il gallo cantare).

PEPPE

Avete sentito pure voi! No, no, non è possibile! Io, un giorno di questi, esco fuori di testa, se non troviamo una soluzione a questo gallo.

CROCIFISSA

Ancora con questo gallo! E smettila adesso, neanche se facessi i turni di notte a lavoro!

PEPPE

Sai che faccio, ora prendo due chicchi di mais e un po’ di grano duro, lo impasto con il veleno dei topi e glielo butto all’amico, si devherà i baffi! Così finisce questa storia!

CARMELA

(Impietosita) Va-va va-va va-vai…

PEPPE

(Fraintende) Vaaaai!!! E vero amore di papà? (Alla moglie) Vedi, vedi che l’idea è piaciuta anche a tua figlia Carmela.

CARMELA

Va-vai a fa-fare in cu-culo! (Peppe rimane impietrito a guardarla) gli a-animali no-non si to-toccano!

CATERINA

Eeee i-io glielo di-dico alla co-comare Gra-Grazia che-che sei stato tu-tu!

PEPPE

Pure! Come, io pensavo che appena li portavo in tribunale, voi mi facevate da testimoni!

CROCIFISSA

Tu sei pazzo! I testimoni! E di cosa, del gallo che canta?

SANTUZZA

(Entra stropicciandosi gli occhi. E’ un po’ adirata per essere stata svegliata da quel vociare) In-in questa ca-casa no-no-no-no-no n si puo’-puo’ do-dormire più! Se-sempre vo-voci, vo-voci, vo-voci… (Mentre Santuzza continua a lamentarsi, interverrano le altre due sorelle, e finisce che non si capisce più niente).

CATERINA

Ha-ha ra-ragione, Sa-sa –Sa-santuzza. In-in questa ca-casa… (continuerà a soggeto mentre interviene l’altra sorella).

CARMELA

Ce-certo che ha-ha ra-ragione, pi-pi pi-pi…

SANTUZZA

No-no no-no no-non ve-vedo l’ora che-che mi-mi spo-spo-sposo….

PEPPE

(Crocifissa si tapperà le oercchie per la confusione di quel balbettare, e Peppe esplode in un momento d’ira) Basta! Basta! (Silenzio di tomba) E ch’è! Mi seembrate delle macchine da scrivere quando parlate! Oh Dio se ho capito una parola di quello che avete detto! Già non vi capisco quando parlate una alla volta, figuriamoci tutte e tre insieme! Sembrate le oche del campidoglio! Eh no! Non è solo con il gallo che devo trovare i provvedimenti allora, ma pure con voi, per non farvi ingolfare più a parlare! Così il cervello di fuori mi fate uscire!

CROCIFISSA

Tu, questa preoccupazione ti ho detto, è sicuro che non c’è l’hai. Che cosa vuoi che ti esca da fuori, se la testa l’hai vuota! E non buttare più queste voci, che pure quello che ho nella pancia hai fatto saltare in aria!

PEPPE

Ora, qua dentro facciamo montare un semaforo…

CROCIFISSA

E a terra ci facciamo mettere le striscie pedonali, per passare da una stanza all’altra!

 

PEPPE

E facciamo così (a Carmela), tu sei il colore verde. (A Catarina) Tu, il colore giallo, e tu (a Santuzza) il colore rosso, così, quando accende parlate una ad una, e chi non rispetta la legge verrà multata…

CROCIFISSA

E levati anche i punti della patente! (Le ragazze si guardano e abbozzeranno mezzo sorriso) Eh pezzo di beccamorto che non sei altro! Tu fai così perché non hai nessun pensiero di questo mondo, perché tutte le responsabilità che dovresti avere tu come padre… le hai scaricate a me sulle spalle; persino quello di farmi pesare di non aver avuto u n figlio maschio, e tu immagina se viene come te se fosse davvero un maschio!

PEPPE

(Indispettito) Intanto augurati che è maschio. E voi (alle tre sorelle) cosa aspettate per andarvi a vestire? Questi non sono discorsi che potete sentire. (Le ragazze rientreranno nella loro stanza afflitte e mortificate).

CATERINA

Ancora continui dicendo che deve essere per forza maschio! Perché, se fosse femmina la manderesti in dietro?

PEPPE

E allora cosa ricominciamo a fare i viaggi a Lourds? Cinque volte, cinque volte mi hai fatto fare avanti e indietro con quel treno che sembrava un vagone per bestiame!

CROCIFISSA

La vera bestia tu sei! Ah, per te il vero miracolo cos’è, che vai dalla Madonna e subito guarisci? Ci vuole fede, fede ci vuole per cadere nelle braccia del Padre eterno!

 

PEPPE

Guarda quanto è religiosa, Pia, caritevole… Cos’è, l’ora delle prediche e delle messe cantate! Intanto speriamo che sia maschio ti ho detto, perché se fosse femmina, e dovrebbe venire come loro tre, è la volta buona che do quattro numeri e mi faccio portare al manicomio per mia sceltaà, così non devo badare più a voi!

CROCIFISSA

Che dovrei dire io allora che tutti i giorni le ho sempre davanti agli occhi? Tu, padre sei? Maledetto il giorno che gli ho abbassato la testa al prete. E che nome mi hanno dato! Crocifissa! Più Crocifissa di così! Che fa, lo sapevano mio padre e mia madre che dovevo portare la croce? E che croce, quella di sopportare te e tutte le tue pazzie: il gallo, il tribunale…, ma vai a cercarti un lavoro e cominci con il mettere la testa a posto! Ma lo capisci che hai tre figlie da sposare, e i soldi che prendo io a lavare scale, bastano solo per pagare il necessario?

PEPPE

Senti, non cominciare con le prediche ti ho detto, perché già ne ho le tasche piene del gallo. E poi se non fosse, pure, per le mie entrate non avremmo dove andare, con le tue figlie che si pitturano tutte tre, ma poi si truccano che sembra dovessero andare al teatro a recitare. E ora vediamo come risolvere questo discorso del gallo, prima che vi porto tutti in tribunale! E poi, dove vuoi che vada a lavorare? Non vedi crisi che c’è?

 

CROCIFISSA

E allora sai che fai, visto che c’è crisi? Vacci tu a lavare scale al posto mio, giacché per ora sono in queste condizioni (indicando la pancia). Le sue entrate, dice!

PEPPE

Le mie entrate, si! E poi, come faccio ad abbassarmi, mi vuoi dire, con questi dolori che ho? Se metto le mani in acqua, non mi viene anche l’artrosi nelle mani?

CROCIFISSA

E’ inutile parlare con te di lavoro, basta che si parla di faticare, la testa ti diventa più dura di una pietra!

PEPPE

E continua con questo lavoro! Io, bisogno di lavorare ringraziando Dio (facendo il segno della croce e baciando in alto e poi bacia toccando terra) e baciando le mani alla Madonna non e ho proprio!

CROCIFISSA

Ah, si,  non ne hai proprio! E perché, sentiamo?

PEPPE

Ah, non l’hai capito ancora? Perché c’è il vaglia della disoccupazioni che pensa anche a me. Non è entrata questa? Hai dimenticato a metterli in conto questi soldi? Altrimenti non ci arrivavamo alla fine del mese, solo con quelli che prendi tu! Mi hai fatto asciugare la bocca con tutti questi discorsi… piuttosto va a prendermi un bicchiere d’acqua.

CROCIFISSA

Ma tu guarda, pure la cameriera si è fatto, ma alzati il sedere e te la vai a prendere!

PEPPE

Si, forse è la miglior cosa. Quanto vado a prendermi un bel bicchiere d’acqua fresca, perché con te si perdono i sensi d’un tutto (esce per l’altra stanza).

CROCIFISSA

(Lo guarda sbigottita) Tu guarda ch’è tranquillo! Ora gli mette di sopra pure l’acqua fresca…, gli può mai interessare di lavorare! Non è che le figlie siano tanto meglio di lui che dicono di volersi sposare! Ora pure la piccola dice di non vedere d’andar via da questa casa! E come facciamo? Da dove li prendo tutti questi soldi per comprare: il corredo, i mobili, gli anelli, i bracciali, gli orologi, l’abito del matrimonio! Poi arriva il Natale e dobbiamo invitare le famiglie dei loro mariti, e ci sono pure i regali. Poi arriva Pasqua e ci sono altri regali ancora; c’è l’onomastico, il compleanno… consumata, consumata sono!!! (Bussano) E chi è? Chi puo’ essere? (Guarda attraverso lo spioncino) Che bel giovanotto! (Si mette in ginocchio guardando verso la Madonna) Santa Madre Addolorata, Assunta e vergine del Sacramento! Oh angioletti del paradiso! Santa Rosalia! Vi ringrazio, vi ringrazio, di questo miracolo che mi avete fatto, facendo venire a bussare questo principe alla mia porta! (Pensierosa) Forse è quello di cui mi parlava Carmela! (Bussano ancora e apre) Preco (errori tutti voluti) si accomodisca.

EVARISTO

(Elegante, di lingua raffinata e ben vestito) Buon giorno signora, mi chiamo Evaristo, e volevo chiederle… sperando di non essere inopportuno, ho visto entrare qui, in questa casa, tre bellissime ragazze, a dire il vero mi sembrano tre grazie, credo siano sue figlie…

CROCIFISSA

Si, (Fraintende il nome) Levaquesto, le mie figlie sono; ma nulla dei tre si chiamano Grazia, perchè una si chiama Caterina, l’avotra Carmela e l’avotra ancora Santuzza.

EVARISTO

Ma no! Io dicevo grazia nel senso di meraviglie del creato! Angeli, insomma. Creda, è stato un colpo di fulmine!

CROCIFISSA

(Fraintende e si preoccupa) No! E chi ha stato a essere fulminato?

EVARISTO

Io, io signora!

CROCIFISSA

Mischinazzo! E com’è che non ha morto?

EVARISTO

Se devo essere sincero, mi creda, poco è mancato. Però rischia di farlo lei, se non mi permette di sposarne una delle tre.

CROCIFISSA

Certissimamente! Io, per quanto lei è bello, educato e tra l’altro mi daresse pure tanto onore, per me se li puo’ sposare tutte tre!

EVARISTO

Troppa grazia Madonna mia!

CROCIFISSA

Certo che è una grazia della Madonna, sa quanto ha chi la prego!

EVARISTO

Badi bene, non è che non possa permettermi di sposarle tutte, sa! Io sono dirigente di banca, ho un grandissimo feudo con vasti appezzamenti di terreno coltivato a vigneto… ma per mantenere tre mogli, lei sa meglio di me che ce ne vogliono di cose! E non mi riferisco solo ai soldi… lei capisce.

CROCIFISSA

Sa, le mie figlie si accontentano di tutto, pure di manciare pane in bianco, e li vesti invece di comprarli si le girano pure per davanti e per di dietro, insomma non conzumano nenti.

EVARISTO

Beh, questo, lo vedremo dopo. Intanto le chiami perché possa salutarle?

CROCIFISSA

Oh, madre non puo’ essire, signorino Levaquesto!

EVARISTO

Signora, guardi che mi chiamo Evaristo!

CROCIFISSA

E va beh; Levachisto, leva l’altro, che importanza ha! L’importante è che le cose si spostino. L’avesse capito nel mentre che non le posso chiamare le mie figlie?

EVARISTO

Perché, è successo qualcosa?

CROCIFISSA

Non si allarmasse chi non ha successo niente. E’ che hanno andato a un servizio e a momenti dovrebbero essere qua.

EVARISTO

Sa cosa faccio in tanto, arrivo che dovevo imbucare una lettera e ritorno; va bene?

CROCIFISSA

Andassi, andassi pure, signorino Levachisto, che a momenti dovrebbero essere tornate.

EVARISTO

Allora… compermesso?

CROCIFISSA

Niente, compromessi niente! Non e che io ci dovessi vendere dei melloni! Mi scusi, eh!

EVARISTO

(Non capisce) Prego?

CROCIFISSA

Grazie signor Levachisto.

EVARISTO

Ma… grazie per cosa?

CROCIFISSA

Lei mi ha detto prego, e io ci ho risposto grazie.

EVARISTO

Ma no! Si è fatto un mare di confusione. Io non volevo dire… va beh, va beh, lasciamo perdere che si fa tardi. A momenti torno (esce).

CROCIFISSA

Ch’è bello, ch’è educato! (Si ricorda di chiamare le figlie) Però potevano mettergli un altro nome. Quando una lo chiama sembra che gli direbbe di spostare qualcosa: leva questo (spostando una sedia per evidenziare di più lo spostamento che porta a fare il nome). Ora  chiamo a tutte tre e gli ricordo come si devono comportare prima che torna… Levachisto. A mio marito lo lascio perdere, chissà inizia di nuovo con la storia del gallo davanti a quel ragazzo! (Le chiama) Caterina. Carmela. Santuzza. Venite, venite qua!

CATERINA

(Parleranno tutte e tre insieme) Che-che c’è, ma-ma…

CARMELA

Aaaa me-me chiaaama-vi? Ma-ma…

SANTUZZA

Qua so-sono, è su-su su-su ccesso co-co co-co…

CROCIFISSA

Mute, state mute! Ne ha torto vostro padre dicendo che vuole mettere il semaforo? Ascoltatemi bene, la Madonna ha deciso di farvi una grazia grande! È venuto un giovanotto che sembrava un principe, dicendo di volersi sposare con una di voi…

SANTUZZA

(Di nuovo confusione generale) Co-con me si-si si-si…

CARMELA

Fo-forse è que-quello che-che vu-vuole a-a…

CATERINA

No-no pri-prima io mi-mi devo spo-sposare!

CROCIFISSA

Basta, basta vi ho detto! Cominciamo di nuovo a fare le ciarlatane? Ora torna!

CARMELA

Eeee se-se è que-quello che-che vuole a me?

CROCIFISSA

Ora, appena lui bussa, tu guardi dallo spiraglio della porta e vedi se è lui, se è così significa che vuole a te. E ora mi raccomando, parlate meno che potete, o meglio ancora non l’aprite per niente la bocca. (Bussano) Mute, mute che è lui! (A Carmela) Guarda, guarda e sbrigati.

CARMELA

(Contentissima) Si-si, si-si, aaaaaspetta! (Meravigliata) Ma-ma que-questo chi è? Ma-mamma che-chè be-bello!

CROCIFISSA

Levati, levati da qua e andate la dentro che ora vi chiamo, e… mi raccomando, dovete restare mute, mute come un pesce. (Escono e Crocifissa invita ad entrare Evaristo) Preco, si accomodisca. Si sieda signorino Levachisto, che ora chiamo li miei figlie; una più bella de l’avotra. (Le chiama) Caterina! Carmela! Santuzza! (Entrano e le va presentando mentre esse faranno un inchino ad ogni presentazione) Questa è Caterina, bellissima e femmina di casa; questa e Carmela, meravigliosissima e di grandi talento; mentre questa è Santuzza, bellona e gioia di mamma. Tu, Caterina, prendi qualche cosa di bere per il signorino Levachisto...

LE TRE INSIEME

(Non capiscono il nome) Uhm!!!

EVARISTO

Vostra mamma voleva dire Evaristo, che sarebbe il nome, l’ho ereditato da mio nonno che era un conte.

CROCIFISSA

Ah quindi lei è magari un mobile?

EVARISTO

(Mentre le tre figliole ridono) Beh, un mobile proprio non direi, signora! Forse voleva dire… nobile!

CROCIFISSA

Eh, con queste nomi moderni, io mi confondo! Però, che bel lavoro fare il nobile! E al lavoro, i nobili che orari fanno? Tu, Carmela, prendi li tovaglioli, e tu, Santuzza, pripara una poco di caffè, chi io prendo lo zucchiro ch’ è messo nill’altra stanza (esce)..

CATERINA

(Si creerà una gran confusione come cominceranno a parlare tutte) (Porgendole il bicchiere e versandogli qualcosa) Te-tenga, be-beva un po’…

CARMELA

Si-si si-si asciu-u-u-ghi il mu-muso…

SANTUZZA

I-i-il ca-caffè lo-lo-lo vuo-oo-le co-con lo zu-zu-zucchero?

EVARISTO

(Rimane impetrito guardandole e sbuffa dalla bocca quanto aveva bevuto). Ma io… eh no! (Cerca d’andare, ma le ragazze lo trattengono).

CATARINA

A-a a-aspetti, i-io…

CARMELA

No-no no-non andare, pi-pi pi-pi…

SANTUZZA

(Alle sorelle) Sve-svergognate la ma-mamma vi aveva de-detto di no-non parlare e-e-e-e voi… (Evaristo si libera e scappa via).

CROCIFISSA

(Rientra di corsa e va ad aprire la porta da dov’è uscito Ettore, e guarda se ancora riesce a scorgerlo) E ora non torna più!!! (Redarguisce le figlie rimaste deluse) E come, vi avevo detto di stare mute, e voi avete parlato! Come, un bel figlio e lo avete fatto scappare cosi! E ora andate! Andate a fare le pulizie, questa è la vostra sorte, rimanere sole! (Escono a soggetto lamentandosi, ed entra Peppe).

PEPPe

Hai sentito, hai sentito come cantava?

CROCIFISSA

(Lo guarda sbalordita e compassionevole) Certi momenti vorrei essere proprio come te! Fregarmene di tutto quello che succede, senza nemmeno pensare i veri problemi che ha questa famiglia. (Molto pathos) Volare con la mente, lontano, lontano fino a perdermi nell’universo, in mezzo le stelle del firmamento (Peppe la guarda sbigottito).

PEPPE

Ti sei messa a scrivere poesie ora? (Bussano).

CROCIFISSA

Puo’ essiri che è Levachisto che è tornato!

PEPPE

(Non capisce) E chi è questo?

CROCIFISSA

E’ un giovanotto che vuole alle tue figlie!

PEPPE

Ma che… a tutte tre? (Bussano ancora) Speriamo se le porta ora stesso!

CROCIFISSA

(Va ad aprire convinta che fosse Evaristo) Levachisto, caro, entra! (Entra comare Grazia, e rimane dispiaciuta) Ah, lei è, comare!

GRAZIA

Che c’è, le è dispiaciuto comare? Chi aspettava di vedere, il principe azzurro? (S’accorge del compare) o… Oh, compare, lei qua?

PEPPE

E certo, questa casa mia è! L’ha dimenticato?

GRAZIA

Sono venuta comare, se poteva darmi il libro delle ricette, mio marito a breve fa il compleanno, e gli voglio preparare una bella torta di mandorle. (Guardandole la pancia) E… lei, lei a che punto è con questa dolce attesa? Certo dopo tanti anni, deve essere anche lei contento compare, con questa che deve arrivare.

PEPPE

Questo, dica questo!

GRAZIA

E già, perché adesso finalmente ci vorrebbe un maschio in questa casa.

PEPPE

(Risentito) Che vuole dire comare? Che forse io… non vi sembro maschio?

GRAZIA

Veramente io non mi riferivo a… (allusiva) quel genere di maschio.

CROCIFISSA

(Risentita) A no? E a quale… genere si riferiva, comare?

GRAZIA

Ma che avete capito! Io intendevo dire maschio e basta; comare ho un marito che ringraziando Dio…

PEPPE

Eh, avoglia! Cosa vuole dire comare, che suo marito pende (gay) più da quel lato che da questo?

GRAZIA

Che cosa ne sa lei, mio marito marito ha fatto una cura americana!

CROCIFISSA

Ah si? Allora… ora… lei… finalmente apposto?

PEPPE

La comare non ha avuto mai di questi problemi, ha saputo sempre come arrangiarsi; è vero, comare bella?

CROCIFISSA

(Rimprovera il marito) Maleducato che sei! Questo modo è con  comare Grazia?

GRAZIA

(Risentita) Porcherie, non immaggianavo che lei, dopo… (silenzio).

CROCIFISSA

(Perplessa) Lei… cosa, comare? Parli pure!

GRAZIA

(Cerca di riparare) Niente, comare, volevo dire che… dopo che lui… ha fatto il nostro compare di matrimonio, non immaginavo che… avrebbe detto questo di me!

PEPPE

Accorciamo, e passiamo a un discorso serio, e se l’avviso appunto è perché abbiamo il comparato, e mi dispiacerebbe portarla in tribunale…

GRAZIA

(Non capisce e guarda, meravigliata, la comare) Un’altra c’è n’ha ora! Cos’è questo discorso del tribunale?

CROUCIFISSA

Comare, è inutile che guardi me, io non so niente.

GRAZIA

Si spieghi bene. Io non ho mai fatto niente a nessuno… tranne.. qualche piccolo torto a mio marito, e non penso che lei possa essere geloso!

CROCIFISSA

(Risentita, guarda i due) Lui! E perché dovrebbe essere… geloso? (Al marito, dubbiosa) Non è che tu con la comare…

PEPPE

Io! Io cosa?

GRAZIA

Ma che ha capito! Io intendevo dire, che se lui si riferiva a questo non sono affari che gli riguardano! E poi… se dovessero andare in tribunale tutte quelle che fanno un torto al marito, ce vorrebbero tanti di quei carceri!

PEPPE

Sentite, cerchiamo di arrivare al succo; quel gallo che possiede a casa…

GRAZIA

Parla sempre di mio marito?

PEPPE

E ripete suo marito! Perché suo marito un gallo è diventato?

CROCIFISSA

Cominciamo di nuovo? Mio marito si riferisce al gallo, quello che sta con le galline, e, dice lui, siccome canta prima ancora che si faccia l’alba e sveglia tutti quelli della strada…

GRAZIA

Ancora con questo gallo! È da tanto che c’è il gallo e non si è mai lamentato nessuno! Ora… tutto in una volta… (bussano e Crocifissa va ad aprire).

CROCIFISSA

Salutiamo compare, entri.

GIORGIO

(Assumerà atteggiamenti di un gay ed accentuerà molto il suo essere) Buon giorno a tutti. Bih, che pancia che ha comare! E a quando, a quando questo nuovo arrivo? E… cos’è già lo sa?

PEPPE

(Allusivo) Questo è sicuro ch’è un maschio!

GIORGIO

(Non capisce l’allusione) Madre, quanto mi piacciono i maschietti! Bih, bih, bih, bih! Assai mi piacciono!

CROCIFISSA

(Sbalordita, si rivolge alla comare) Comare, ma non aveva detto che… (A Giorgio) E niente compare, non lo sappiamo ancora cos’è, anche a mio marito piacciono (ironica) i… maschietti!

GRAZIA

(Quasi la interrompe meravigliata) A chi, a suo marito? Ma quando mai! Che dice comare! (Crocifissa e Giorgio la guarderanno sbalorditi, mentre Peppe fa segni a Grazia che cerca di rimarginare la falla) Niente, volevo dire… non penso che al compare piacciano… i bimbi maschi! Vero compare?

PEPPE

E come se mi piacciono! Vero, Crocifissa?

CROCIFISSA

(Dubbiosa) Ho una strana impressione che qua ci sia qualcosa che non và.

GIORGIO

O Dio se ho capito una parola di quello che avete detto! Pure quando sono arrivato, prima di entrare, ho sentito che parlavate di un gallo. Ma cosa sono tutti questi misteri?

PEPPE

Compare, il gallo non è un mistero, è tutto vero, e già ne avevamo parlato altre volte, dica alla comare di trovare una soluzione per non far disturbare più tutto il vicinato con tutto quel cantare; capito?

GRAZIA

Si riferisce sempre al gallo?

GIORGIO

(A Peppe) Che c’è non le piace più il gallo! E noi che possiamo farci se canta? Gli tappiamo la bocca?

PEPPE

Proprio così! Gli attacchi un laccio nel becco così non canta più!

GIORGIO

Non lo facevo così sadico, attaccare un laccio nel becco del gallo! Il vero becco lei è, no il gallo!

PEPPE

Ma guarda chi parla di becco! (Alla comare) E lei niente dice? Ah, già, come fa a parlare!

CROCIFISSA

Perché tu… cosa ne sai, del becco del compare?

GRAZIA

L’ha sentite sua moglie? Ora, se è veramente un gallo per come si sente, risponda alla domanda se ha coraggio.

CROCIFISSA

(Esplode) Allora… non mi sbagliavo che voi due… (Prende un battipolvere che si trovava li vicino e comincia a dare colpi a destra e a manca mentre quelli fuggono via a soggetto. Poi al compare). E si tolga di davanti, lei! (Affacceranno le teste delle tre figlie che, messe una su l’altra, guarderano meravigliate l’accaduto).

GIORGIO

Ahi! Ma che sono queste legnate? O Dio se ne ho capito niente!

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

(Scena come la precedente)

CROCIFISSA

(Intenta a stirare. Peppe con la testa fsciata per le bastonate prese dalla moglie) E non ti permettere più ad aprire bocca per il gallo! Che di questa storia non voglio più sentirne parlare, ci siamo capiti? (Peppe non risponde) Con te parlo!

PEPPE

(Seduto intento a pulire l’orologio) Tu parli, e tu ti senti. Io, lo stesso ci faccio causa.

CROCIFISSA

Tu, puoi fare quello che vuoi, basta che a me e alle tue figlie ci lasci fuori da questi discorsi! Il gallo per me può cantare pure con un microfono in mano, tanto a me disturbo non né da prorpio.

CARMELA

(Entra agghindata) Sto-sto ve-venendo.

CROCIFISSA

Dove stai andando pure tu?

CARMELA

In chi-chiesa, do-dove vuoi che-che vada!

CROCIFISSA

Scommetto che è per quel ragazzo che vai.

PEPPE

Ah, senti, aspetta che vengo con te, perché devo parlare con padre Fefè di un discorso, e per strada, mi racconti di questo giovanotto.

CROCIFISSA

(Quasi minacciandolo) Non ti permettere con il prete a metteere nel mezzo il bambino che ancora deve nascere, sai!

PEPPE

Non ti pare che ti stai montando un po’ troppo la testa! Ho l’età per sapere quello che faccio e quello che non devo fare!

CARMELA

(Rimproverando i genitori) No-non vi-vi sco-scoccia a tutti e due! Se-sempre una vita fa-fate! I-io qua-quasi preferirei rimanere so-sola!

PEPPE

Andiamo, andiamo, lasciamola stare a tua madre. Pure tu, poi, che dici di voler rimanere sola! (Escono).

CROCIFISSA

Che deve andare a fare in chiesa di prima mattina? Forse… vuole conoscere il ragazzo che vuole a Carmela? (Guardando verso la stanza dove ancora dormono le altre due) E quelle ancora dormono! Ma come devono sposarsi, se non mettono nemmeno il naso fuori dalla porta! C’era quel bel ragazzo e se lo sono fatto scappare; almeno se ne sistemava una (Bussano) e chi è a quest’ora? (Va ad aprire. E’ compare Giorgio) Lei! no, no se ne vada! Se ci scoprono, dopo tutte le bastonate che ho dato a mio marito! Se ne vadi le ho detto, per l’amor di Dio! Come faccio se torna mio marito! (Entra Caterina in vestaglia).

GIORGIO

Apra, apra che non voglio niente; le ho portato una cosa che mi ha dato mia moglie!

CROCIFISSA

Se ne vadi le ho detto!

CATERINA

Ma-mamma ma co-con chi pa-parli?

CROCIFISSA

(Chiude svelta la porta e accenna un falso sorriso) E… niente, con chi vuoi che parli! Dicevo a tuo padre e a tua sorella che sono andati in chiesa, che… al ritorno, passano dal forno e prendono un po’ di pane, perché è finito.

CATERINA

Ma-ma pe-perché gli hai da-dato quelle gran ba-bastonate a papà e a co-comare Grazia? (Sospettosa) Che-che forse tu-tutti e due…

CROCIFISSA

Che cosa dici pure tu! Da dove ti saltano fuori certi pensieri!

CATERINA

(Curiosa) Eeeee pe-perchè, i-i-i-il compare Gi-Giorgio pa-parlava in quel mo-modo, me-mentre co-correva? Pri-prima non pa-parlava così!

CROCIFISSA

Prima… quando?

CATERINA

Qua-quando è ve-venuto l’altra volta, e io vi-vi ho tro-trovati a tutti e due che-che-che…

CROCIFISSA

(Preoccupata) Che-che ch-che… come? Parla con questo che-che e che-che!

CATERINA

Che-che-che parlavate!

CROCIFISSA

(Rilassandosi) Ah!!!

CATERINA

Aaaallora, il pa-pane hai detto che lo po-portano loro? Sa-sai che fa-faccio?

CROCIFISSA

Scommetto che ti vai a coricare un’altra volta.

CATERINA

(Allegra) Questa volta ha-hai sba-sbagliato! Mi ca-cambio ed esco co-con Sa-Santuzza!

CROCIFISSA

E si puo’ sapere che hai, che sei così contenta?

CATERINA

No-non te-te lo volevo dire. Ieri se-sera quando so-sono uscita co-con Sa-Santuzza ho incontrato lo-lo sa-sai a chi? A Evaristo! E mi ha de-detto che era di-dispiaciuto per co-come si è co-comportato l’altro ieri, e mi ha co-confidato che mi-mi vu-vuole ve-veramente, e de-deve venire co-con suo padre per spiegare il ma-matrimonio! O-ora esco per andarlo a trovare! Ve-vedo se Santuzza è pro-pronta (esce).

CROCIFISSA

(La guarda uscire) E brava Caterina! Speriamo che si sistemi pure Carmela. Per Santuzza ancora il tempo c’è perché è piccola, e può aspettare. (Rientra Caterina con Santuzza).

SANTUZZA

Ma-mamma, l’hai se-sentito? L’hai se-sentito il di-discorso di Ca-Caterina?

CATERINA

O-ora ve-veniamo, non di-dire niente a mio pa-padre di que-questo di-discorso, cosi gli fa-faccio una so-sorpresa (escono).

CROCIFISSA

Fino a quando ascolta questa di sorpresa tuo padre, è una bella notizia; ma… se Dio c’è ne liberi sente l’altra mia di sorpresa… apriti inferno! No, no, questa storia non può ricominciare, quando fu, è finita, ora basta, perché se la corda la tiri molto, finisce che si rompe. Il compare poco fa bussava! Anche a quella le ho dovuto imbrogliare che il pane lo portano suo padre e sua sorella, quelli non e sanno niente! Intanto lui ha detto che stava andando in chiesa, ma a fare cosa? Chi lo sa se ancora insiste a farsi aiutare dal prete con le preghiere e le messe così suo figlio nasce maschio. (Va a inginocchiarsi sotto il quadro della Madonna) Madonnina, gliel’ha detto a suo figlio quel discorso? Mi faccia questa Grazia, almeno, così mio marito diventa più buono e più sereno. (Si alza e va a guardare se viene qualcuno da fuori) E ora, ora come faccio? E il bello è che gli ho fatto la sceneggiata incolpandolo pure ! E lui, che dovrebbe fare lui se sapesse come stanno le cose? (Bussano) E chi è ora? Speriamo non sia di nuovo il compare! (Va ad aprire ed entra la comare) Lei, qua!

GRAZIA

E mi lasci passare, ancora continua con questa recita! Come, io le ho mandato della roba con mio marito, cercando di mettere sempre delle toppe e lei…

CROCIFISSA

Se ne vada, se ne vada, prima che arrivi mio marito e succede l’opera!

GRAZIA

Ancora parla, santarellina che non è altra! Come, dopo tanti anni ancora recita! Fortuna per lei che suo marito è una persona educata; a me doveva trovare!

CROCIFISSA

(Guardinga se entra qualcuno) Non urli per l’amor di Dio!

GRAZIA

Ora, ora si spaventa! Prima si doveva spaventare! Come, ha una vita che siamo tutti nella stessa barca, e ora ha deciso di buttare tutti al fondo! Questo, questo è il bene che la prima io le ho fatto? O le sembra che abbia dimenticato tutto quello che ha combinato un tempo con mio marito nascondendosi dal suo. Dovrebbe essere una santa, e invece…

CROCIFISSA

Basta, basta, per favore la finisca, può entrare mio marito!

GRAZIA

Il gallo, il tribunale… questi sono i rimorsi che a suo marito non lo lasciano in pace e gli mangiano l’anima! Poveretto! E lei gli fa pure la sceneggiata, incolpandolo! E meno male che s’è convinto che mio marito è davvero così! E’ da quando è nata la sua prima figlia, che lui recita questa parte di travestito, ha dimenticato?

CROCIFISSA

Allora è pure da quella volta che mio marito… con lei… maledetto quel giorno che non gli ho detto niente!

GRAZIA

E la smetta di recitare! Che io so tutto di tutti.

CROCIFISSA

Cosa, pure delle altre due figlie?

GRAZIA

Mio marito, quando sbagliò la prima volta mi confidò tutto, giurandomi che con lei non avrebbe avuto più niente da dividere; e, se ancora recita e fa questa parte, è solo per non far sentire in colpa  suo marito  di essersi messo con me. Svergognata che è, e ora questo… innocente, di chi è?

CROCIFISSA

Io è da quella volta che non tradisco più mio marito, e ( indicandosi il grembo) questo che ho qua mi aiuta a tenere aperta la porta della speranza di poter fare contento mio marito dandogli questo figlio maschio, anche se…

GRAZIA

E questo allora da dove l’è venuto? Dallo Spirito Santo?

CROCIFISSA

Magari le sue parole andassero in cielo! Ma come ho fatto, come ho fatto quel giorno a sbagliare! A volere essere ad ogni costo madre!

GRAZIA

E’ tempo perso sentirsi in colpa ora! Non l’è piaciuto bruciare il certificato medico dove dichiarava che suo marito non poteva avere figli? Di che si lamenta ora? La butti questa (indicando la pancia di Crocifissa) maschera, una volta e per sempre, e dimostri ciò che è, se è vero che quel giorno ha capito di aver sbagliato, a che serve tutto questo? Con quale coraggio continua a recitare e a giustificarsi? Io le ho mandato con mio marito un piccolo dono e lei me lo ha rimandato indietro! Ora, me ne vado, ma si ricordi quello che le sto dicendo, se davvero vuole bene suo marito, si dimostri per quella che è. Mio marito ha compiuto gli anni, e gli ho fatto un bel pranzo e vorrei che l’assaggiaste pure lei; vuol dire che più tardi le riporto ciò che mi ha mandato indietro, sperando che l’accetti, e che le piaccia magari! (esce).

CROCIFISSA

(Si siede afflitta piangendo) Chi me l’ha fatto fare! Maledetto giorno a quando fu. Come ho fatto a non dirgli di Caterina che non era sua figlia e che lui non poteva avere… (bussano ed ha un soprassalto) E chi è, chi puo’ essere ora? (Va ad aprire) E lei chi è?

MARIO

E’ permesso? Buon giorno signora. Da come guarda, sicuramente non si ricorda di me, ma andiamo per ordine, e cioè per il vero motivo che mi ha indotto a venire qua. Io sono il papà di Evaristo.

CROCIFISSA

(Sbalordisce) Il… papà di… Levachisto?

MARIO

No signora, mio figlio non toglie niente, si chiama E-va-ri-sto.

CROCIFISSA

Mi deve scusare, è che io, con questa modernità mi viene difficile capire. Però ho capito che è quel giovane che vuole a…

MARIO

Caterina? Si, sua figlia Caterina… così mi pare che abbia detto di chiamarsi, e che tra l’altro ho conosciuta trovandomi in macchina con mio figlio, il quale poi mi narrò pure di quel suo comportamento poco corretto; ma sa, i ragazzi, a volte aggiscono perché spinti dal loro giovane impulso, e poi devono dare conto e raggione al proprio cuore, ed eccomi qua.

CROCIFISSA

Eh, quando si è giovani… si commettono tanti sbagli, e poi a farci compagnia sono i rimorsi che col tempo ci rodono la mente.

MARIO

Sagge parole sono, carissima signora… Crocifissa; si, cosi mi pare di ricordare che si chiami, o sbaglio?

CROCIFISSA

(Meravigliata) Lei… si ricorda di… me? Io a essere sincera, è la prima volta che lo vedo. Per questo, non ho mai avuto una buona memoria, le cose le dimentico subito.

MARIO

Allora, forse, è meglio non dirle chi sono, anche perché dovrei capire alcune cose prima (guardandole la pancia), non vorrei creare inutili allarmismi e dolorosi dispiaceri.

CROCIFISSA

Mi creda, non ho capito niente di quello che ha detto

MARIO

Capirà a tempo dovuto. Ora mi dica, suo marito è in casa? E’ bene che chieda anche a lui, se ha il piacere di concedere a mio figlio, la mano di Caterina.

CROCIFISSA

No, non è in casa. È andato in chiesa che doveva parlare con il prete; ha detto che faceva presto.

MARIO

So che ha anche altre due figliole, e… (indicandole la pancia) a quanto vedo, un altro in arrivo. Mi scusi se mi permetto, ma… le tre figliole sono… adottate, o…

CROCIFISSA

No… no, le mie figlie sono… mi scusi perché dice questo? Forse, se non fossero state mie e di mio marito, non l’avrebbe voluta più la mano di Caterina?

MARIO

Quando mai! Capita spesso che gli errori dei genitori vadano a finire che li pagano i figli, ma non è il mio caso, creda. A me è bastato vedere la gioia negli occhi del mio Evaristo per non tornare indietro per nessunissima ragione al mondo. Solo lui m’è rimasto, giacchè, mia moglie è morta in un incidente d’auto, molti anni fa.

CROCIFISSA

Oh, mi dispiace! La morte è una brutta compagna che prima o poi ci appartiene; però è buona consigliera, perché… pensandoci, dovremmo volerci più bene… invece… Forse è meglio lasciar perdere questi discorsi tristi. Mentre aspetta che arriva mio marito gradisce un po’ di caffè?

MARIO

No, no signora, grazie, l’ho preso da poco.  (Si sente arrivare qualcuno) Sarà forse suo marito?

CROCIFISSA

Si, la voce è quella sua (entra).

PEPPE

(Rimane impietrito; poi lo riconosce) Oh, la bellezza del dottore! Quanto tempo è passato! (Crocifissa rimane imbambolata),

MARIO

Ah, ma vedo che lei ha buona memoria! (Crocifissa li guarava cercando di capire). Sua moglie sta ancora sforzandosi di ricordare. (A Crocifissa) Sa chi sono io? Sono il dottor Mario Lamberti. (Crocifissa cade a terra priva di sensi). Che fu, che è successo? (La controlla tastandole il polso. Poi consiglia Peppe di adagiarla lentamente sulla poltroncina). Su, mi aiuti ad adagiarla qui. Ma cosa le sarà successo? Aspetti che per fortuna avevo con me qualche attrezzo da lavoro (prende dalla borsetta che aveva con se, lo stetoscopio e controllerà Crocifissa) Niente di preoccupante, un semplice calo di pressione. A momenti si riprenderà.

PEPPE

Dottore, mi deve scusare, ma lei come mai è qui? Forse l’ha chiamato mia moglie?

MARIO

Ma quando mai! Mi trovo a essere qui per sua figlia Caterina.

PEPPE

(Preoccupato) Che l’è successo? Ha avuto qualche incidente e l’hanno ricoverata? (Crocifissa è sempre svenuta).

MARIO

Ah si! Però non so cosa le sia potuto succedere! Doveva incontrarsi con mio figlio, che le sia accaduta qualcosa a entrambi!

PEPPE

Dottore, forse stiamo facendo un po’ di confusione! Io le intendevo dire come mai si trova qui per mia figlia!

MARIO

Mi scusi sa, sono io che ho frainteso. In poche parole, sono il papà di Evaristo, che dice di amare sua figlia Caterina, e sono qui per chiedervi di concedere la sua mano, al mio unico figliolo. Ero qui ad aspettare che rincasasse lei; ora dobbiamo purtroppo aspettare che rinvenga sua moglie. (Guardingo) Sa, a sua moglie mi è venuto difficile chiedere dei figli; ma… davvero non sono adottati?

PEPPE

(Peppe scambia il senso della parola) No, no allattati sono state! Mia moglie se ne intende, sa quanto latte gli ha dato, per fortuna che ne aveva tanto!

MARIO

Ah, li ha adottati sua moglie e ha pure dato loro molto latte? E… che lei… non voleva?

PEPPE

E come, no! Certo che voleva!

MARIO

Ah, quindi… certo, ora comincio a capire! E… quello che ha in… grembo?

PEPPE

Nel… lembo dice? Ah, vuole quello che abbiamo nel lembo? Glielo ha detto mia moglie già?

MARIO

Mi ha detto… cosa?

PEPPE

Nel lembo c’è l’stratto di pomodoro. (Crocifissa va riprendendosi).

MARIO

Ma no! Io mi riferivo a questo (indicando la pancia di lei) E’… pure adottato?

PEPPE

(Continua a non capire) E certo! Ma dopo che nasce, dottore! Ora come fa, s’è in pancia?

MARIO

(Anch’egli fraintende) Allora ha fatto l’inseminazione!

PEPPE
Certo! Ha da ora! Però non lo potuta fare io dottore!

MARIO

Certo, perché lei non può!

PEPPE

Se avessi potuto non pensa che l’avrei fatto io? Non può essere, e gliel’ho lasciata fare al mio operaio, quello che lavora nel mio terreno.

MARIO

(Lo guarda stupito) Ah, l’ha fatta l’operaio… quello che lavora nel suo…

PEPPE

Terreno, si. E’ una persona fidata.

MARIO

E certo, capisco, per certe cose… Ma sa che non la facevo così emancipata!

PEPPE

No, non ho mangiato ancora. Però dopo quando maturano vado io a raccogliere le fave e i piselli che ha seminato il mio operaio! (Il dottore lo guarda impietrito, mentre Crocifissa rinviene).

CROCIFISSA

Oh Madonna mia, che m’è successo? Dove sono?

MARIO

Non è niente, signora, sarà stato un forte calo di pressione. Vedrà che si riprenderà subito. Aspetti che la ricontrollo. (Entrano Caterina, Santuzza e Evaristo).

CATERINA

(Guardano tutti verso sua madre e si preoccupano) Che-che su-successo?

SANTUZZA

Ma-mà! Che-che hai?

EVARISTO

Papà, tu già qui! Cosa le è accaduto?

PEPPE

No, non è caduta!

MARIO

Non so cosa le sia capitato; parlavamo, e tutto a un tratto è svenuta. Sicuramente la pressione. Ma già si è quasi ripresa.

PEPPE

(Alle figliole) Forza, prendete le sedie e fate sedere il dottore!

CROCIFISSA

(Guarda in giro) Ma… Carmela non c’è? (Al marito) Non era con te?

CATERINA

Fo-forse, è pa-passata a pre-prendere il pa-pane?

PEPPE

Il pane! Quale pane? Perché hai detto di prendere il pane?

CATERINA

Laaa mamma ha de-detto che-che…

PEPPE

Senti che fai, non ci pensare più, che a momenti viene. Dottore, giacchè si trova qua, ci da il piacere di mangiare con noi?

MARIO

Io… veramente…

CATERINA

Eeee ava-vanti pa…pà! (Mario sbalordisce).

PEPPE

I ragazzi corrono!

MARIO

E va bene, non vorrei cominciare fare un torto a mia… nuora.

CROCIFISSA

Arrivate con Levachisto a prendere il pane, che per il resto qualcosa dentro la troviamo. (Bussano) E chi è ora?

CATARINA

(Va ad aprire. E’ Giorgio) E-e-entri.

GIORGIO

(Sempre gay molto eccentuato) E’ permesso compare?

PEPPE

Entri, entri. (Al dottore) Dottore, questo è mio compare, ha battezzato Caterina quando è nata!

MARIO

(Le porge la mano) Lieto di conoscerla.

GIORGIO

Quando mai, il piacere è mio, dottore! (Alla comare) Comare, mia moglie le manda questa cosa, e dice che a momenti arriva pure lei… ma vedo che… siamo in tanti, che dice, torniamo un’altra volta?

MARIO

(A Peppe) Se vuole… possiamo noi levare il disturbo. Vuol dire che…

CROCIFISSA

Che dice dottore! Proprio adesso, che l’ho conosciuta! La casa ne accoglie quanti ne vuol il padrone! (Entra Carmela).

CARMELA

Buo-buo bongiorno aaaaa tu-tutti. (A Peppe) A-aaaa ancora ne-nessuno è ve-venuto?

PEPPE

Non ti bastano tutti quelli che ci siamo?

CARMELA

I-io dicevo Ca-Carlo.

CROCIFISSA

E chi è questo?

CARMELA

I-i-i-il mio ra-ragazzo; ha de-detto che ve-veniva qua. Vi-vi fa-farà una so-sorpresa.

CROCIFISSA

Oggi le sorprese non mancano! (Bussano)

CARMELA

(Va ad aprire) Fo-forse è lu-lui! (E’ comare Grazia) Ah, (dispiaciuta) le-lei è?

GRAZIA

Ogni volte che aprite la porta fate coì? Anche a te è dispiaciuto? Se vuoi, me ne vado. (Entrando).

CROCIFISSA

Ma che dice! Entri, comare.

GRAZIA

(Guarda tutti meravigliata) Eh, quanti siamo! Vuol dire che mancavo solo io! Compare, gliel’ha detto mio marito…?

PEPPE

E di cosa, scusa?

GRAZIA

Del gallo.

GIORGIO

Veramente ancora non gli ho detto niente.

CROCIFISSA

Parlate, che cos’è successo?

GRAZIA

E’ qui dentro (indicando il tegame), l’ho fatto al forno con le patate.

PEPPE

Al… forno… ha detto? Ma io…

GIORGIO

Compare non stiaa pensarci più; morte sua e salute nostra!

PEPPE

Allora significa che il mangiare è bello e pronto! Forza, apparecchiamo la tavola che mangiamo! (Si daranno tutti da fare ad apparecchiare, tranne Crocifissa che chiama in disparte Peppe portandolo sul proscenio)

CROCIFISSA

Ti posso domandare una cosa? Che sei andato a fare dal prete?

PEPPE

La vuoi sapere proprio tutta la verità?

CROCIFISSA

Certo, allora perché te lo sto domandando!

PEPPE

Il prete mi ha dato solo la forza di andare avanti, dandomi coraggio e dicendomi che i figli, anche se sono frutto di grande peccato, si devono sempre voler bene, e io, anche se (indicandole la pancia) pure questo non è mio, gli vorrò bene come le altre tre.

CROCIFISSA

Allora tu… Il prete…

PEPPE

Si, so tutto, ma ho preferito non dire niente perché… certe volte “si tace per mantenere la pace” quello che mi dispiace è che speravo saresti cambiata da quella volta, e avresti pensato più a me, ma vedo che… (indicandole la pancia).

MARIO

Noi, abbiamo finito, si aspetta solo voi per mangiare.

CROCIFISSA

Vi posso dire una cosa a tutti quanti? Avere figli è la cosa più grande di questo mondo; ma per me, questa volta non averne è la cosa più bella che mi sia mai capitata. (Toglie il cuscino dalla pancia, lasciando tutti a bocca aperta e abbraccia suo marito. Mentre bussano e, da bloccati com’erano, si gireranno solo la testa tutti insieme verso la porta da dove entrerà Carlo).

CARMELA

Ca-Carlo! Sta-stavamo tu-tutti in pe-pensiero!

CARLO

(E’ anch’egli balbuziente) Bu-bu bu-buon…

TUTTI

(Tranne Carmela, e sempre da fermi faranno…) Eeeeh!!!!!

CARLO

Bu-buon gi-gi –gi-giorno a tu-tu tu-tu tu-tti!

TUTTI

(Sempre da fermi faranno…) Ohhhh!!!!! (Si abbasseranno le luci, e, sotto l’occhio di bue, Santuzza narrerà davanti al proscenio e sempre con tutti bloccati, la morale finale).

SANTUZZA

Chi non ci passa non ci crede.

Certo che ci vuole una gran fede

sopportare fino a questo punto,

anche per me che ve lo racconto.

Il male spesso infetta

pure a chi meno se l’aspetta.

Solo l’asino che di senno è privo,

puo’ dire: di quest’acqua non è bevo.

Pure a quelli che hanno una figlia,

consiglio di non farsi meraviglia.

Perché… quando meno te l’aspetti,

escono fuori tutti i difetti.

In questa vita, siamo tutti con i piedi nella fossa,

pronti, a romperci tutti, le ossa.

Un proverbio vi voglio lasciare:

“chi bene si vuole trovare,

di nessuno si deve meravigliare.

FINE

www.roccochinnici.it

 

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