Tre inglesi a Napoli

TRE INGLESI A NAPOLI

(Possono essere anche altri stranieri, o, addirittura altri italiani con vernacolo diverso, Tradurre le parti dovute nella lingua scelta)

Scherzo natalizio

Di

Giuseppe Diodati

Per la Scuola media Gesu di S. Felice a Cancello (CE)

1985

Personaggi

Tre Inglesi:

Padre

Mamma

Figlio

Pulcinella

Venditore di cocomeri

Venditore di fichi dIndia

Ostricaio

Personaggi del Presepe:

Pizzaiolo

Maria

S. Giuseppe

SUL PROSCENIO

I tre inglesi dovranno recitare in inglese, il padre far da approssimativo interprete per la famiglia, volendo si potr fare parlare i tre personaggi con un dialetto particolare oppure con unaltra lingua a piacere, il tutto per avere personaggi non napoletani.

Padre: Finalmente!.. Eccoci a Napoli!. Non vedo lora di fare un giro.

Mamma: Era una vita che sognavamo questo viaggio in Italia.

Padre: E finalmente ci siamo. Mi voglio ubriacare di napoletanit.

Figlio: Pap, che cosa andiamo a vedere per prima cosa?

Padre: Ma il mare e il Vesuvio, naturalmente.

Mamma: No! Invece faremo una passeggiata nei vicoli e poi visiteremo qualche chiesa.

Padre: Una chiesa? E perch?

Mamma: Perch Natale, e non si pu fare a meno di vedere qualche bel presepe del Settecento. Su! Andiamo.

Pulcinella:(Fa il suo ingresso con un salto mortale e varie pirouettes e cos ogni volta)

Signori e signore,

vedite chi c?

Songhio pe vuie,

so Pulecene!

Venite cu mico

Ve faccio a vede

a vita e o calore

a Napule cumm!

Ghiammo, venite,

currite cu me!

Mamma: Mio dio! E chi costui, tutto bianco e con la faccia nera?

Padre: Come, chi ? Ma Pulcinella , la maschera napoletana.

Figlio: E vero, pap. E amico di Arlecchino ed hanno sempre fame.

Pulcinella: Signori e signore,

dinto Carmine stammo:

o mercato spiammo!

A gente, a vedite?

So comme e furmiche!

Abbrummecheano a piazza

E fanno man bassa!

Mo stateve attiente

Cu e mane dinta sacca,

Si no va truvate

Cchi secca e na tacca!

E sempre alla sua maniera esce.

Padre: (Mostrando i venditori) Questo un mercato tipico, sempre affollato. State attenti alle vostre gioie. A Napoli hanno uno sport molto alla moda : si fa a chi borseggia di pi.

Figlio: (Mostrando i cocomeri) Guarda, pap. Che cosa vende quelluomo?

Padre: Vende i cocomeri. Per una fetta vuole mille lire.

Mamma: Su, comprala. Voglio assaggiarlo.

Padre: (In italiano con marcato accento inglese) Giovanotto, prego, datemi una fetta. (Es. Giovane, please, tu dare me una fella)

1 Venditore: Pronto a vuie, ve naggia da una che grossa comme a na mezza luna. Tenite, signur, ma nun ve scurdate a mille lire.

Padre: (Alla mamma) Dice che per mille lire ti da mezza luna, mangiala.

Mamma: (Mangia) Com buono. Saporitissimo. E come fresco!

Padre: A Napoli vendono tutto in ogni periodo e te lo sanno vendere.

Figlio: E questaltro che cosa vende?

E intanto cerca di toccare il frutto.

Padre: Vende fichi dIndia. Attento a non toccarli perch pungono.

Figlio: (Che in quel preciso momento ha invece toccato il frutto) Ahia! Hai ragione, ma allora come si mangiano?

Mamma: Bisogna prima togliere la buccia.

Padre: Guarda! Ce ne sono alcuni gi aperti. Adesso te li compro. (Al venditore, in italiano come prima) Quanto costare, please?

2 Venditore: Signur, ve ne dongo tre pe mille lire. Ghiammo, che songo doce comme a nu babb.

Figlio: (Mangia) Squisito! Ma tutti questi semi da dove escono?

2 Venditore: Che a ditto o piccirillo?

Padre: Volere sapere come mai esserci dentro tutti semi.

2 Venditore: Eh Signur, ma vuie na cosa bona ve lavita pure guadambia. Miezzo o doce nce sta nu poco e tosto, ma vuie e diente e tenite forte. Mangiate, mangiate!

Figlio: Che cosa ha detto?

Padre: Ha detto che per gustare la parte dolce, devi sopportare se c qualche seme, tanto i tuoi denti sono forti e non ne soffriranno!

3 Venditore: Io ve larapo e vuie ve le mangiate.! Venite cca.. nce stanno e cozzeche do Fusaro, e meglie da zona! Neh! Cca nce sta Gennaro, lostricaro vostro.

Mamma: No! Qui non ci fermiamo.

Padre: E perch?

Mamma: Non vedi? Vendono i frutti di mare da mangiare crudi.

Padre: Ma sono buonissimi!

Padre: Lo so! Ma io ho paura. Hai gi dimenticato che a Napoli c stato il colera?

Padre: Hai ragione! Passiamo oltre.

3 Venditore: Ma comme? Signur nun e vulite neanche assaggia? Ma vadda veni nu colera pure senza e cozzeche! Sci! Sci! Uh! Ghiammo che songo vive, e tengo pure e cannolicchi!.

I venditori escono di scena continuando a dare le loro voci.

Pulcinella: Signori e signore,

Girammo sta rota

E ghiammo currenno

Ancora na vota.

Trasimme cuntenti

Dinta chiesa stavota

E ve arrappresento

na storia devota: o Presepio.

A questo punto la scena si popola con i personaggi del presepe, tra cui anche un pizzaiolo.

Padre: Guardate che arte. Si! Indubbiamente il presepe napoletano del Settecento tutta unaltra cosa!

Figlio: Che bellezza, pap!

Mamma: Ma come mai ci sta anche un pizzaiolo?

A queste parole il pizzaiolo sembra rivivere e risponde alla donna, riprendendo subito dopo il suo ruolo di statua.

Pizzaiolo: Signur! E, secondo voi, chesta bella Sacra Famiglia, a pizza nun sa mmereta? Signur, io pure e voglio bene, pe quanto na vuluto a me chilo Bammeniello. (Passa la pizza che aveva in mano sotto il naso della signora) Sentite! Sentite che addore!

Mamma: Oh Dio, sembra che addirittura parlano! (Al marito) Tu non hai sentito niente?

Padre: Io? No!

Mamma: E poi, se fosse, non so se lui che ha parlato in inglese, oppure se io ho incominciato a capire il napoletano!

Padre: Io credo di aver capito. Anche un pizzaiolo capace di comprendere il messaggio damore di Cristo, perci ce lo hanno messo.

Figlio: Pap, guarda come bella Maria! Che bel vestito indossa.

Maria: (Come ha fatto prima il pizzaiolo) Ragazzo, non pensare solo al mio vestito. Guarda Lui! E cos piccolo, ma diventer tanto grande. Tu Gli vuoi bene, vero? Farai il buono e sarai come vuole Lui?

Figlio: (Un poco confuso) Si!.. Lo far!.

Padre: Ma con chi stai parlando? Stai dando i numeri?

S. Giuseppe: (Come hanno fatto prima il pizzaiolo e Maria) Non ci fate caso! Voi che mestiere fate? Io faccio il falegname e cerco di farlo bene. Le mie tavole e le mie sedie durano minimo minimo cento anni. E voi? Il vostro lavoro lo fate con coscienza? Sapete Lui vuole cos: ognuno di noi deve fare le sue cose con coscienza e sapienza.

Padre: Ma io sto sentendo S. Giuseppe! Che stia diventando scemo?

Pulcinella: Signori e signore,

Nun state facendo

a fine do scemo.

Sicuro, vo dico,

Vuie state sentenno

a voce do bene.

A Napule bella

Dicite nu grazie

E a casa purtate

Cuntento e cantanno

o bene e a pace

Che o male sattace.

Ninchino facimmo

A sta gente pertanto,

Cos questa sera

Ci applaude tanto.

Tutti fanno un inchino. Cala la tela.

FINE

In caso di messa in scena si prega informare lautore per semplice conoscenza, inviando eventuali foto, filmati o articoli a:

Diodati Giuseppe

Via Brecciame 30 81024 Maddaloni (CE)

Tel. 0823 408456 mail:diodatigiuseppe@alice.it

    Questo copione è stato visto: