Autore: Niccol Matcovich
Mail: n-matcovich@hotmail.it
Cellulare: 3283724237
Posizione SIAE: 232450
Codice SIAE: 923549A
Trittico delle bestie
1
Radici
Lei e Lui sono madre e figlio.
La stanza di una casa di montagna.
LEI: Vuoi una fetta o mezza?
LUI: Mezza. La met pi piccola.
LEI: Ecco.
LUI: Avevo detto la met pi piccola.
LEI: Perch sei qui?
LUI: Non lo so. Volevo tornare.
LEI: Sei tornato.
LUI: Avete mangiato?
LEI: quasi mezzanotte.
LUI: Hai mangiato?
LEI: Non credevo che tornavi.
LUI: Sono tornato. Ho molto freddo.
LEI: Ho acceso il camino. Adesso ci scaldiamo.
LUI: Dormo qui stanotte.
LEI: Sai mungere le capre?
LUI: Lho dimenticato.
LEI: Domattina presto bisogna mungere le capre.
LUI: Ti posso aiutare.
LEI: Devi farlo da solo.
LUI: Se ti guardo mi ricordo come si fa.
LEI: Per mungere le capre devi avere mani forti. Come le mie. Guarda. Quando le capre
vedono le mie mani si spaventano.
LUI: Scappano?
LEI: Non scappano. Sono obbedienti. Si avvicinano e si fanno mungere.
LUI: Devi essere bella quando mungi le capre.
LEI: Vuoi del latte?
LUI: Se caldo e con il miele s.
LEI: Non sei cambiato.
2
LUI: Ho visto i castelli. Sui merli cera sempre la neve. E sulla neve cerano piccole impronte. Zampette di uccelli.
LEI: Che ci vanno a fare gli uccelli sulla neve dei merli?
LUI: Penso che qualcuno gli mette da mangiare.
LEI: Sui merli?
LUI: Sui merli, s. Ho fatto delle fotografie. Le vuoi vedere?
LEI: No.
LUI: I castelli sono luoghi cos strani. Carichi di storia, complessi.
LEI: Come lo sai?
LUI: Lo vedo. Lo sento. Nello spessore delle mura. Mura piene di vita, di fatica, di gelo. Sai,
ogni sala del castello aveva un camino.
LEI: Alberi disgraziati.
LUI: S. Disgraziati. Ma il camino lo hai anche tu. Quindi devi sentirti un po in colpa. Come i castellani del tempo.
LEI: Eccoti il latte con il miele.
Lungo silenzio.
LUI: E molto saporito.
LEI: Lo avevi dimenticato?
LUI: Ho bevuto solo acqua. Ogni tanto un goccio di vino, la sera. Per scaldarmi.
LEI: Rosso.
LUI: Solo rosso.
LEI: Vino rosso fa buon sangue.
LUI: Lo diceva sempre il nonno.
LEI: Lhai dimenticato?
LUI: Se adesso era vivo gli facevo una fotografia.
LEI: Sono tutti morti.
LUI: Non tutti.
LEI: Sono morta anchio.
LUI: Che dici?
LEI: Mi hanno dimenticata. E io ho dimenticato loro.
LUI: Chi loro?
LEI: Adesso ho solo le mie capre.
3
LUI: Ti sembra poco?
LEI: No. Mi danno tante soddisfazioni. E latte.
LUI: Domattina andiamo a mungerle insieme.
LEI: Alle 5. Non pi tardi.
LUI: Alle 5. Sta bene. Posso fargli le fotografie?
LEI: No.
LUI: Fa molto freddo stanotte.
LEI: scesa la temperatura. Domani nevicher.
LUI: bello vedere tutto immacolato.
LEI: Come i merli dei castelli.
LUI: S. Vuoi vedere le fotografie?
LEI: No. La neve mi innervosisce.
LUI: Perch? cos semplice.
LEI: Spaventa le capre.
LUI: Le spaventa? Com possibile?
LEI: Quando nevica iniziano a urlare. Urlano come oche. Scappano tutte insieme dentro la stalla.
LUI: C la stalla delle capre?
LEI: Lhai dimenticata?
LUI: Non cera.
LEI: C sempre stata. Era di tuo nonno.
LUI: Se nonno era vivo gli facevo una fotografia.
LEI: Vai a vedere la stalla. Cos saluti le capre e ti prepari per domattina.
LUI: E tu resti sola?
LEI: Io penso al camino. La casa si deve scaldare. Stanotte arriva la neve.
LUI: Allora vado. Torno presto per. Spero di trovarti ancora sveglia.
LEI: Vuoi ancora latte caldo?
LUI: Basta. Poi non dormo. Tempo fa mi dicevi che bere tanto latte fa male alla pancia. LEI: Dipende. Se il latte lo compri gi al paese fa male alla pancia. Il mio lo puoi bere a volont.
LUI: Per oggi basta cos. Allora vado. Meglio che mi copro. Fa molto freddo. Stanotte arriva la neve.
Esce.
4
Lei mette un ciocco nel camino.
Lui rientra.
LEI: Di gi?
LUI: molto freddo fuori. Si gela. Non sento pi le mani.
LEI: Vieni vicino al camino. Le hai viste le capre?
LUI: Non lho trovata la stalla. tutto buio.
LEI: Non sentivi che urlavano come oche?
LUI: Cera un silenzio meraviglioso. Buio e silenzio. Come nei castelli.
LEI: Vuoi altro latte?
LUI: Basta cos. Sono molto stanco. Fra poco vado a dormire. Se non ti dispiace.
LEI: Ti ho messo lo scaldaletto.
LUI: Davvero?
LEI: ancora quello.
LUI: Non posso crederci. Proprio quello?
LEI: S.
LUI: Funziona?
LEI: S.
LUI: Come prima?
LEI: Meglio di prima.
LUI: Com possibile?
LEI: Invecchiando si migliorato. Funziona.
LUI: Posso darti un bacio?
Silenzio.
LUI: Cosa hai fatto in questo tempo?
LEI: Cosa ho fatto mi chiedi? Cosa pensi che ho fatto? Ho munto le capre, sistemato la casa,
comprato la legna.
LUI: Hai faticato molto.
LEI: la mia vita. Io lho scelta e io lho portata avanti.
LUI: Sei felice?
LEI: Ho fatto la scelta giusta. Non potevo fare altro.
LUI: Sei sempre stata una testa dura.
5
LEI: Bisogna avere le idee chiare. Senza di quelle non si combina nulla.
LUI: C del vino?
LEI: C il latte caldo.
LUI: Vorrei un po di vino rosso. Questo fuoco freddo.
LEI: Colpa della legna. verdastra. Brucia poco, male.
LUI: Perch lhai comprata?
LEI: Andavo di fretta. Dovevo pensare alle capre. Non mi ero accorta.
LUI: Il prossimo carico lo compro io. Bado che sia bella secca e testarda.
LEI: Domani la sveglia alle 5.
LUI: Me lo ricordo. Non preoccuparti.
LEI: Mi preoccupo. Le capre sono furbe. Se non si mungono domani perdono tutto il latte che hanno in corpo.
LUI: Sveglia alle 5. Sar vispo come un grillo.
LEI: Finisci il latte. Ne rimasto neanche una tazza.
LUI: Sta bene. Solo perch il tuo. molto buono.
Silenzio.
LUI: Ti sono mancato?
LEI: Ho avuto molto da fare: le capre, la legna, la casa.
LUI: Ho fatto tante fotografie. Le vuoi vedere?
LEI: Ha iniziato a nevicare. Guarda fuori.
LUI: Lavevi detto.
LEI: La conosco questa montagna. Prima mi faceva gli scherzi. Non la capivo. Adesso invece siamo sorelle. So sempre cosa vuole e cosa fa. LUI: Ti ricordi le passeggiate?
LEI: Mi fanno male le gambe. Non posso pi portare le capre al pascolo.
LUI: Io avevo degli scarponi belli, vecchissimi. Credo che erano del nonno. Marroni come le piume di unaquila, resistenti, con i lacci robusti e intricati. I piedi dentro stavano caldissimi.
LEI: Questi ciocchi son proprio birichini.
LUI: Domani faccio il carico nuovo. Prendo una bella fascina rinsecchita.
LEI: Te lo ricordi dove prendo la legna?
LUI: No. Gi in paese.
6
LEI: Poco prima. Scendi per la valle e prima di arrivare in paese c quella casina allinizio
del bosco. Chiedi di Ottone e ti fai dare un carico buono. Digli che ti mando io. E lamentati
che questa era verde e birichina.
LUI: ancora vivo Ottone?
LEI: Ma che vivo. Questo il figlio, ed rimbambito come una capra. Non ci parlare perch tanto non capisci niente. In bocca avr s e no due denti e mezzo. LUI: Tale padre tale figlio.
LEI: anche peggio del padre, questo qui. Per fa bene il suo lavoro. Come suo padre.
LUI: Stavolta non eri contenta.
LEI: Pu capitare che una volta va male. Basta dirglielo e vedi che magari ti fa anche
lasciare due cartoni invece di tre.
LUI: Lo paghi ancora con il latte?
LEI: Ho forse altri modi? Soldi non li ho e non mi servono. Non mi serve niente. Mi basta solo che le capre mi fanno il latte di cui ho bisogno. LUI: Domani vado da Ottone col latte appena munto.
LEI: Sta bene. Poi lo sgridi per il carico che mi ha dato e vedi che ti fa lasciare un cartone solo, cos gli altri due ce li teniamo per noi e li riscaldiamo la sera insieme al miele. LUI: Non mi viziare. Ero riuscito a smettere.
Sorride.
LUI: Ti vedo molto stanca. Non volevo farti stare in piedi.
LEI: Ci sono abituata.
LUI: tardi. Vuoi andare a dormire?
LEI: Sono sempre stata lultima ad addormentare la casa.
LUI: Io vorrei restare ancora qui. Per un po.
LEI: Resto anchio.
LUI: Non ti fidi?
LEI: Che sciocchezze. Te lho detto il motivo.
LUI: Ho con me la mia macchina fotografica. l nella custodia.
LEI: Sta bene.
LUI: Ho anche delle fotografie. Sempre l nella custodia.
LEI: Stanno bene.
LUI: Perch hai paura delle fotografie?
7
LEI: Sono foglie secche. Io devo vivere.
Silenzio.
LUI: Volevo farti vedere i castelli. Hanno i merli imbiancati. Gli uccellini che mangiano.
LEI: Vedo uccelli tutti i giorni. Prima li scacciavo con la scopa. Mi mangiavano il raccolto.
Adesso che ho solo le capre non mi vengono a noia.
LUI: Tempo fa cera lo spaventapasseri.
LEI: Si sono mangiati anche quello.
LUI: Gli uccelli?
LEI: Gli uccelli. Un anno il raccolto andato male. Ho dovuto tagliare e buttare tutto. Quelli sono rimasti a bocca asciutta e si sono mangiati lo spaventapasseri. LUI: Laveva costruito il nonno.
LEI: Ha fatto una bella storia.
LUI: Metto un ciocco nel camino. Si sta spegnendo.
LEI: Lascia stare. Fra poco dormiremo. Lascia dormire anche lui.
LUI: Domani vado da Ottone a prendere un carico secco.
LEI: Me lhai gi detto.
LUI: Non so pi di cosa parlare.
LEI: Non ci vediamo da molto tempo.
LUI: E come se come se non dobbiamo parlare. Forse dobbiamo guardarci. O ascoltare.
LEI: Allora ascolta.
LUI: Si sente il rumore della neve.
LEI: Sh.
Lungo silenzio.
LUI: Il silenzio mi spaventa.
LEI: Non sei abituato. Non lo sai godere.
LUI: Invece sono abituato. Fin troppo. Per questo mi spaventa.
LEI: Non sai condividerlo.
LUI: E con chi? Con la mia macchina fotografica?
LEI: Adesso sei qui.
LUI: Per questo non ho bisogno del silenzio. Voglio sentire la tua voce.
8
LEI: La mia voce anche nel silenzio. Prova ad ascoltarlo.
Lui si alza. Passeggia nervosamente per la stanza. Si rimette a sedere.
Sente una capra belare.
LUI: Senti?
LEI: No.
LUI: Una capra.
LEI: Ti avevo detto che quando nevica impazziscono.
LUI: una sola.
LEI: Te lavevo detto.
Lui sente di nuovo la capra belare.
LUI: Ma dov?
LEI: Nella stalla. Con tutte le altre.
LUI: No. pi vicina. Non senti?
LEI: Affacciati alla finestra. Vedi se riuscita a uscire.
LUI: Non vedo nulla. tutto buio fuori.
LEI: Apri la porta e guarda. Se ne uscita una possono essere uscite tutte.
LUI: Torno subito.
Silenzio.
LUI: No. Qui fuori non c nessuno. Non si vede nulla.
LEI: Vuoi un po di latte?
LUI: Ma che dici? C una capra che bela. La senti? Non riesco a capire dov.
LEI: Forse qui in casa.
Ridacchia.
LUI: Tieni le capre in casa?
LEI: Stavo solo scherzando.
LUI: Ha smesso. Che strano. Lhai sentita?
9
LEI: Lho sentita.
LUI: A volte mi sembra dessere matto.
LEI: Lho sentita.
LUI: Forse non cerano gli uccellini sui merli dei castelli.
LEI: Gli hai fatto le fotografie.
LUI: Non le ho mai riguardate. Riguardare le fotografie mi mette tristezza.
LEI: Sono foglie secche.
LUI: Io devo vivere.
Ridacchiano.
LUI: Ti ho svegliata quando sono arrivato?
LEI: Ero qui. Davanti al camino.
LUI: Era molto tardi.
LEI: Sono abituata.
LUI: Fai sempre molto tardi?
LEI: Dormo poco. Non ne ho bisogno.
LUI: Mi hai detto che ti stanchi molto durante il giorno.
LEI: E la notte mi riposo. Qui al camino.
LUI: Pensi?
LEI: S.
LUI: Hai pensato a me qualche volta?
LEI: Mi bevo un po di latte. Ne vuoi?
LUI: Basta. Sto benissimo. Nevica, e io sento caldo.
LEI: Il camino dorme.
LUI: Si sta molto bene qui. Non lo ricordavo.
LEI: Tieni. Bevi un po di latte caldo.
LUI: Sta bene. Ma poi basta davvero.
Silenzio.
LUI: E tu?
LEI: No. Non mi va.
LUI: Hai detto che lo volevi.
10
LEI: Lho scaldato per te.
LUI: sempre pi buono. Ogni volta che lo bevo pi buono.
LEI: sempre lo stesso.
Nel silenzio, lui sente la capra che riprende a belare.
LUI: Lavevo dimenticata.
LEI: Affacciati alla finestra.
LUI: Mi sono gi affacciato prima. Non si vede nulla.
LEI: Dimmi se sta ancora nevicando.
LUI: Non lo capisco.
LEI: Esci fuori.
LUI: Sta bene. Torno subito.
Un silenzio.
LUI: Ha smesso.
Lui sente la capra belare pi forte.
LUI: Non capisco. Non capisco!
LEI: Vai a cercarla.
LUI: Sta bene. Torno subito.
Un silenzio.
LUI: in casa.
LEI: Te lavevo detto.
LUI: Era uno scherzo.
LEI: Lo era.
LUI: Quindi non lo sapevi?
LEI: No.
LUI: Cosa facciamo?
LEI: Lasciala l.
11
LUI: La lascio l?
LEI: S.
LUI: Ma come? Non ti d fastidio?
LEI: Perch dovrebbe?
LUI: C una capra in casa. Insomma, non proprio un animale domestico
LEI: Ci ho sempre vissuto in mezzo alle capre.
LUI: S, ma in casa.
LEI: Lasciala dov. Quando capir se ne andr.
LUI: Non capisco.
LEI: Vuoi un po di latte?
LUI: Voglio far uscire quella bestia.
LEI: Ti ho detto di lasciarla dov.
LUI: Forse il tuo latte mi ha dato le allucinazioni.
LEI: Il mio latte buonissimo.
LUI: C una capra in questa casa.
LEI: Lo so. Me lhai gi detto.
LUI: Sta bene. Allora facciamo cos. Adesso torno di l e controllo di nuovo. Forse mi sono sbagliato. Mi sono fatto trascinare dalla fantasia. LEI: Ti aspetto qui.
LUI: Torno subito.
Un silenzio.
LUI: di l.
LEI: Adesso bevi un po di latte.
LUI: di l al buio. Fa molto freddo di l. Si vedono gli occhi fiammeggianti e il fumo che gli esce dalla bocca.
LEI: Ha freddo anche lei.
LUI: di l immobile, in piedi sulle quattro zampe. Sembra sembra implorare. Forse
devo tornare a controllare.
LEI: Ancora una volta?
LUI: Ancora una volta. Ha smesso di belare. Anche quando lho guardata aveva smesso di belare.
LEI: Non ha pi freddo.
12
LUI: Allora vado a controllare.
LEI: Sta bene.
LUI: Torno subito.
Un silenzio.
LUI: ancora l.
LEI: Pensavi che era andata via?
LUI: No. Non lo pensavo. Ha smesso di belare. Forse ha fame. Forse vuole un po del tuo latte. Gli porto un po del tuo latte. ancora caldo? LEI: Non lo vuole.
LUI: Come lo sai?
LEI: Le capre non bevono il latte.
LUI: Sta bene. Hai ragione. Gli do un pezzo di pane.
LEI: Le capre non mangiano il pane.
LUI: E cosa vuole?
LEI: Vuole solo stare l.
LUI: Perch bela?
LEI: Per far sentire che l.
LUI: Se viene di qua cosa succede?
LEI: Non verr. Le capre sono obbedienti.
LUI: Non capisco. Da dove entrata?
LEI: Alle 5 bisogna mungere anche lei.
LUI: La mungo io. La spremo per bene.
Lui sente la capra belare debolmente.
LUI: Senti? Si affievolita. Che succede?
LEI: stanca.
LUI: stanca?
LEI: Vuole dormire.
LUI: Non vorrai farla dormire di l.
LEI: Forse lhai spaventata.
LUI: Come?
13
LEI: Dicendo che la spremi per bene.
LUI: Mi prendi in giro?
LEI: Adesso s.
Ridacchia.
Lui sente che la capra smette di belare.
LUI: Ha smesso.
LEI: Si addormentata.
LUI: Bisogna svegliarla. Vado di l. Torno subito.
Un silenzio.
LUI: Dorme. Non ho il coraggio di toccarla.
LEI: Lasciala dormire.
LUI: Non pu stare di l.
LEI: Vuoi un po di latte?
LUI: Basta! (pausa) Scusa.
LEI: Lo vuoi un po di latte?
LUI: No. Ti ho gi detto di no. Credo che ha fatto la cacca. pieno di cacca.
LEI: Le capre la fanno tonda e piccola.
LUI: Me la ricordo. Bisogna pulirla. La pulisci tu la cacca?
LEI: Se la mangia la capra.
LUI: Cosa?
LEI: Se la mangia quando si sveglia.
LUI: La capra si mangia la cacca?
LEI: Per quello il latte cos buono.
Ridono, lei naturalmente, lui nervosamente.
LUI: Scusami. Non posso pensare di dormire con una bestia in casa. La devo togliere. Vado a toglierla. Torno subito.
Silenzio.
14
LUI: Non lho spostata di un centimetro. Perch cos pesante?
LEI: piena di latte. Bisogna mungerla.
LUI: Mungiamola adesso.
LEI: Bisogna mungerla alle 5. Con tutte le altre.
LUI: Non si pu fare uneccezione? Non si pu mungerla subito? Non posso dormire con
una bestia in casa. Per terra pieno di cacca. Senti che puzza. Forse lho anche pestata. Mi
devo togliere le scarpe.
LEI: Mettile fuori.
LUI: Fuori? Si congeleranno.
LEI: Mettici del giornale dentro. Domani saranno belle asciutte.
LUI: Sta bene. Allora mi tolgo le scarpe, le lascio di fuori e ci metto dentro il giornale.
Questa capra inizia a innervosirmi.
Un silenzio.
Lui rientra furibondo.
LUI: Io non ce la faccio a dormire con una capra di merda che puzza da far schifo e caga dappertutto senza che dici niente o muovi un dito!
Silenzio.
LUI: Hai ragione. Scusami. Sono appena tornato e gi mi sembra di dettare legge. In fondo tu le capre le conosci. Sai cosa vogliono, come si comportano. Se una capra pu stare in casa tu lo sai meglio di me. Perdonami. che sono molto stanco. Anche tu sei stanca. Non volevo Allora andiamo a dormire. Che ne dici? Andiamo a dormire? LEI: Io resto qui.
LUI: molto tardi. Lo sai? Se non tornavo a questora dormivi come un angelo. Posso avere
un po di latte caldo?
LEI: finito.
LUI: Finito?
LEI: Devi aspettare le 5.
LUI: Sta bene. Hai ragione. Ne ho bevuto fin troppo. Aspetto le 5. Posso mettere un ciocco nel camino?
15
LEI: Fra poco dormiremo. Lascia dormire anche lui.
LUI: Io non dormir. Non credo che dormir. S, dormir. Ma se fa freddo non chiuder occhio.
LEI: Ti ho messo lo scaldaletto.
LUI: Hai ragione. Lavevo dimenticato. Perdonami.
LEI: Domani devi andare da Ottone.
LUI: Ci vado. Non preoccuparti. Ci vado. Sei sicura che le mie scarpe possono restare fuori tutta la notte?
LEI: Se ci hai messo il giornale dentro non c problema.
LUI: Ci ho messo il giornale, s.
LEI: Domani saranno secche come la legna.
LUI: ripreso a nevicare, ma la capra non bela pi.
LEI: Sta dormendo. Me lhai detto tu.
LUI: Lavevo dimenticato. Perdonami. Ma forse andata via. Vado a controllare. Torno subito.
Un silenzio.
LEI: Che fai?
LUI: ancora l.
LEI: Che fai?
LUI: Gli faccio una fotografia.
LEI: No.
LUI: Perch? Che fastidio ti d?
LEI: Le fotografie sono foglie secche.
LUI: Anche la tua capra secca. Morta stecchita.
Lei urla.
LUI: No. Forse non morta. Per a pancia in su.
LEI: Mi hai fatto spaventare.
LUI: Non morta?
LEI: Dorme. Come un agnellino.
LUI: Forse sta solo dormendo.
16
LEI: Vieni a sederti.
LUI: Gli faccio una fotografia. Poi vengo a sedermi.
LEI: Ti ho detto di no.
LUI: Non vedo perch no.
LEI: Vieni. C un po di latte caldo.
LUI: Sta bene. Dopo gli faccio una fotografia.
LEI: Posa quellaffare e vieni a sederti.
LUI: Ecco. Sta bene.
LEI: Bevi.
Silenzio.
LUI: molto buono.
LEI: Lo so.
LUI: Posso andare di sopra?
LEI: S.
LUI: Allora vado. Do unocchiata alla mia stanza. Vedo se lo scaldaletto ancora in funzione. Torno subito.
Lei mette un piccolo ciocco nel camino.
LUI: Avevi ragione. Funziona.
LEI: Lo so.
LUI: incredibile Avr chiss quanti anni quellaffare.
LEI: Hai un bel letto caldo che ti aspetta.
LUI: Vado a dormire.
LEI: Sta bene.
LUI: Riposa anche tu. Ci vediamo alle 5.
LEI: Perch te la porti appresso?
LUI: Non lo so. Me la tengo sempre vicino quando dormo.
LEI: Lasciala qui.
LUI: Non gli faccio la foto. Te lo prometto.
LEI: Lasciala qui.
17
LUI: Non capisco perch ti spaventa. un aggeggio come un altro. Ho fatto tante belle fotografie.
LEI: Lasciala qui.
LUI: Sta bene. Allora alle 5.
LEI: Alle 5.
LUI: Sono felice di essere tornato. Sto bene qui.
Lungo silenzio.
Lui esce. Rientra subito.
LEI: E presto.
LUI: Non riesco a dormire.
LEI: Non ci hai neanche provato.
LUI: vero. Lo scaldaletto mi infastidisce. Mi fa tornare in mente quando qui cera molta gente.
LEI: Adesso tutto per te.
LUI: Se alle 5 nevica come facciamo a mungere le capre?
LEI: Andiamo nella stalla.
LUI: Sai, non cambiato nulla qui dentro.
LEI: cambiato tutto qui dentro.
LUI: Tutto cosa?
LEI: Tutto. Sono rimaste solo le capre.
LUI: La casa la stessa. Lo scaldaletto lo stesso. Tu sei la stessa.
Silenzio.
LUI: Dove sono tutti gli altri?
LEI: Te lho gi detto. Sono morti.
LUI: Perch non ho saputo nulla?
LEI: Non potevo dirtelo. Non sapevo dove trovarti. Tu e i tuoi maledetti viaggi
LUI: Era il mio lavoro.
LEI: Hai scelto un lavoro maledetto.
LUI: Potevi scrivermi. In qualche modo una lettera mi poteva arrivare.
LEI: Non sapevo dove indirizzarla. Ho dimenticato come si scrive.
18
LUI: Stai bene qui?
LEI: Sono sempre stata bene qui.
LUI: Non vuoi tornare in citt?
LEI: Adesso? Qui c pace, silenzio, buio. Non mi serve nientaltro.
LUI: Pensavo di trovare anche gli altri al mio ritorno. Nessuno mi ha detto niente.
LEI: La morte una sorella silenziosa. Non fa cerimonie. Arriva e senza bussare si porta via
qualcuno. Pian piano se ne sono andati tutti.
LUI: Sono stato via molto tempo.
LEI: Non mi sono mai sentita sola. Ho le capre.
LUI: E la gente in paese ti vuole bene. Fai il latte buono.
LEI: La gente non mi interessa. Io me ne sto qui senza pensare a loro.
LUI: E a me?
LEI: Tu sei qui. Non ho bisogno di pensarti.
LUI: Hai pianto?
LEI: Sapevo che morivano. Sapevo di restare sola. Ultima.
LUI: Per me hai pianto?
LEI: Sapevo che tornavi. E se morivi nessuno me lo poteva dire.
LUI: Una volta me lo dicesti. Mi dicesti che sarei andato lontano e tu mi avresti aspettato. E che al mio ritorno mi avresti fatto una sorpresa.
Lungo silenzio.
LUI: Non credo di poter restare.
LEI: Perch?
LUI: Non credo di poter vivere senza il mio lavoro. Sono tornato. Sono felice di essere qui.
Per non voglio restare. Non per sempre.
LEI: Hai scelto tu di tornare.
LUI: Ho fatto bene a tornare. Dovevo rivederti. Dovevo vedere come erano cambiate le cose. Per non posso restare. Tanti castelli lontani mi aspettano. Ho molte fotografie da sviluppare. Devo darmi da fare.
LEI: Non essere smanioso. Sei tornato appena questa sera.
LUI: vero. Ma ti trovo diversa. Tempo fa mi hai detto quella cosa, ma non credevo che al mio ritorno saresti cambiata.
LEI: Hai detto che non sono cambiata.
19
LUI: Hai tolto tutte le tue fotografie. Qui era pieno. Sopra al camino. Ancora le ricordo.
LEI: Erano invecchiate. Ingiallite. Volevo sostituirle con le tue.
LUI: Davvero?
LEI: Davvero.
LUI: Posso fartele vedere?
LEI: No.
LUI: Perch?
LEI: Ho cambiato idea. Non voglio fotografie. E non voglio che usi quel tuo aggeggio adesso che stai con me.
LUI: Sta bene. Non preoccuparti. Se non vuoi la lascio qui.
LEI: Hai freddo?
LUI: Sto bene.
LEI: Dove vai?
LUI: A controllare la capra. Non ha pi belato dallultima volta.
LEI: Ti aspetto.
Un silenzio.
LUI: di l.
LEI: Me lhai gi detto.
LUI: Pensavo di averlo sognato. la prima volta che hai una capra in casa?
LEI: Credo.
LUI: Qual era la sorpresa?
LEI: Il latte. Era il latte la sorpresa.
LUI: Posso avere unaltra tazza?
LEI: finito. Devi aspettare le 5.
LUI: S. Vado a dormire. Adesso sono davvero stanco. Ti dispiace se vado a dormire?
Esce. Rientra subito.
LUI: Scusa Non mi ero accorto che Non mi sono reso conto. Abbiamo parlato molto. Poi il latte caldo, la capra, la neve, i merli, il nonno, le fotografie Pensavo di poter riposare, di stendermi poche ore e chiudere gli occhi. Il viaggio stato molto duro. Ho mangiato poco e niente. Poi questo freddo che mi spezza le ossa. Guarda, sono anche a piedi scalzi. Qua dentro si
20
sta bene. Il camino spento, ma si sta bene. Devo devo tagliarmi la barba. E devo sviluppare le fotografie. Se non lavoro resto senza un soldo. C poca luce, ti vedo poco. Sei pallida. La stanchezza ci ha resi spettrali. Anchio sono pallido. Sicuro che sono pallido. Ho bevuto tanto latte. Tu invece te ne stai l, zitta zitta, e mi guardi con questaria strana, diversa. S. passato molto tempo. Sei cambiata. Hai unespressione strana. Forse la prima volta che ti guardo. Vedo tratti che non riconosco, occhi che non riconosco. Stai seduta ad aspettare il tuo lavoro. Perch anche questo un lavoro. Lhai sempre fatto e continuerai a farlo. Posso avvicinarmi? Non riesco ad avvicinarmi. Hai unespressione strana. Mi riconosci? Adesso ci mettiamo al lavoro. Prima per devo andare di sopra. Devo andare di l. Devo sistemare le mie cose. Vado di l. Torno subito.
Urlando dallaltra stanza.
LUI: C nessuno? C nessuno di qua?
Rientra.
LUI: Non c nessuno di l. Sono tutti morti. cos pulito di l! Sono pronto. Ho sistemato le mie cose di sopra, prima, quando ho provato a dormire. molto tardi. No. molto presto. Insomma sono pronto. Adesso mi siedo pochi istanti e sono pronto. Non so se viagger ancora. Non so se far altre fotografie. bene non pensarci adesso. Ho un lavoro da fare. Tanto ho capito. Mi sono ricordato tutto. Mi hai fatto una bella sorpresa. Una strana, bella sorpresa. Quando quando sviluppo le fotografie te ne regalo qualcuna. Poi le altre le butto via. Perch le fotografie ingialliscono. Non si pu mica fare un patto col diavolo. Le fotografie sono foglie secche. Ho lasciato di sopra lorologio. Vado a prenderlo. Sono pronto. S, arrivo subito. Devo soltanto prendere lorologio.
Un silenzio.
LUI: Si fermato, ma non importa. Sono pronto. Ecco. Mi siedo e sono pronto. Che strano! Chi lavrebbe mai creduto? Sta bene. Tiro un bel sospiro e scaccio via la stanchezza. Ecco qua. Adesso sono pronto davvero. (pausa. La guarda) Sono le 5. LEI: (scoprendosi il seno) Adesso devi imparare a mungere.
21
Buio.
Laffare Melghera
Una cascina dismessa nel parco di una grande citt. in cemento, se non per le grandi porte sbarrate in legno e lunghe stecche di ferro arrugginito per chiudere, un tempo, i recinti delle vacche.
sera, una sera invernale con la nebbia e il freddo che spacca le ossa.
Due uomini, uno di fronte allaltro. Sono in piedi, immobili e distanti. Si guardano e stanno in silenzio. Da un punto non precisato, labbaiare di un cane.
UOMO 1: E tuo?
UOMO 2: Ci davamo mica del lei?
UOMO 1: Non fare lo sciocco.
UOMO 2: S, mio.
UOMO 1: Fallo stare zitto.
UOMO 2: (a bassa voce, impossibile udire, per il cane) Sh, a cuccia. (dopo una pausa) Non vuole.
UOMO 1: Lho visto, mentre arrivavo. Ho visto i suoi occhi. Occhi rossi.
UOMO 2: Cosa vuoi?
UOMO 1: Mi ha seguito. Mi ha seguito, non vero? Fa cos con tutti, perch la gente cambi idea, cos?
UOMO 2: Solo i piscialletto cambiano idea.
UOMO 1: Non ti sprecare in complimenti.
Uomo 2 fischia.
UOMO 1: Voglio proporti un affare.
UOMO 2: (identico a come laveva detto Uomo 1 poco sopra) Non fare lo sciocco.
UOMO 1: Gi Farmi il verso era il tuo cavallo di battaglia.
Uomo 2 tace.
UOMO 1: Da quanto stai qua?
UOMO 2: Dipende cosa intendi.
UOMO 1: Intendo stare.
UOMO 2: Testardo come al solito.
UOMO 1: Abitare.
UOMO 2: E chi ti dice che ci abito?
22
UOMO 1: Lo sanno tutti.
UOMO 2: Sono un caso mediatico, quindi.
UOMO 1: O un caso disperato.
UOMO 2: Allora vattene.
UOMO 1: Non smette mai di abbaiare?
UOMO 2: Se qualcuno gli va a genio, smette.
UOMO 1: Non ha il coraggio di affrontarmi vis vis.
UOMO 2: Vis vis?
UOMO 1: Vis vis.
UOMO 2: Mi protegge.
UOMO 1: Se avessi una pistola ti avrei gi ucciso.
UOMO 2: Prova.
UOMO 1: Cosa?
UOMO 2: Prova a spararmi. Non farai in tempo.
UOMO 1: E molto lontano.
UOMO 2: Corre.
UOMO 1: Cos veloce?
UOMO 2: Pi veloce di cos.
UOMO 1: Perch dovrei spararti?
UOMO 2: Pensavo fosse questo, laffare.
Breve silenzio.
UOMO 1: Parli bene.
UOMO 2: Dipende da chi ho davanti.
UOMO 1: Usi il congiuntivo.
UOMO 2: Sapevo che lavresti detto.
UOMO 1: Sono/
UOMO 2: /S, sei prevedibile.
UOMO 1: Mi aspettavi.
UOMO 2: Sapevo che saresti venuto.
UOMO 1: Stasera?
UOMO 2: No.
Silenzio.
UOMO 1: Ho un appuntamento.
UOMO 2: Allora vattene.
23
UOMO 1: Non altrove.
UOMO 2: Altrove
UOME 1: S, altrove.
UOMO 2: Non cominciare con gli enigmi.
UOMO 1: Come quelli sul muro. Li hai scritti tu?
UOMO 2: Li scrive la gente.
UOMO 1: Che gente?
UOMO 2: Gente che va e viene.
UOMO 1: Per te?
UOMO 2: Per s.
UOMO 1: E tu non dici nulla?
UOMO 2: Cosa devo dire?
UOMO 1: Mi sembri particolarmente legato a questo posto.
UOMO 2: Non mi faccio vedere spesso.
UOMO 1: Sanno che sei qui?
UOMO 2: Lo sanno tutti. (pausa) Lhai detto tu.
Silenzio.
UOMO 1: Come stai? Non te lho ancora chiesto.
UOMO 2: Tu come mi trovi?
UOMO 1: Sfatto.
UOMO 2: Allora sto sfatto.
UOMO 1: Suona male.
UOMO 2: E tu?
UOMO 1: Come sempre.
UOMO 2: E quel sempre che mi manca.
UOMO 1: Sto bene. Nella norma.
UOMO 2: Contento per te.
UOMO 1: E per te?
UOMO 2: Sto meglio di quanto credi.
UOMO 1: Indicativo.
UOMO 2: No, dimostrativo.
Uomo 1 sorride con sprezzo.
UOMO 1: Voglio proporti un affare.
UOMO 2: Me lhai gi detto.
24
UOMO 1: Lo vuoi sentire?
UOMO 2: Non ti ho dato nessun appuntamento.
UOMO 1: Diciamo che me lo sono preso da solo.
UOMO 2: Allora fai in fretta.
UOMO 1: Un po di vino, magari. Davanti a un bicchiere di vino.
UOMO 2: Non ne ho.
UOMO 1: Fa molto freddo, stasera.
UOMO 2: Sei coperto bene. cashmere?
UOMO 1: Merino. E tu?
UOMO 2: Ho le vene arse.
UOMO 1: Ti sei fatto la corazza.
UOMO 2: La buona compagnia.
UOMO 1: Ci sediamo?
UOMO 2: Dove?
UOMO 1: Non so C una sedia, qui? O solo pali di ferro e porte sbarrate?
UOMO 2: Vedi sedie?
UOMO 1: Dovresti saperlo dove tieni le sedie.
UOMO 2: In piedi si discute meglio.
UOMO 1: Pi in fretta.
UOMO 2: Pi svegli.
Silenzio.
UOMO 2: Ti vuoi avvicinare, ma hai paura.
UOMO 1: Una perfetta radiografia.
UOMO 2: Ti ho spaventato.
UOMO 1: Mi hai solo convinto. Un agguato alle spalle da vigliacchi.
UOMO 2: Non lo farebbe. Vuole la gola.
UOMO 1: La gola?
UOMO 2: Non ha cenato.
UOMO 1: Gi Non la smette di frignare.
Uomo 2, senza distogliere lo sguardo da Uomo 1, fa dei versi e dei fischi brevi come a richiamare il cane.
UOMO 1: Dove lhai preso?
UOMO 2: Era qui, con il suo branco. Se la facevano da padroni.
UOMO 1: E il branco?
25
UOMO 2: Si addomesticato. E quando addomestichi il capobranco, il branco si disperde.
UOMO 1: Padre padrone.
UOMO 2: Lui? S. Poi lho addomesticato.
UOMO 1: Le donne?
UOMO 2: Una notte ha lottato.
UOMO 1: Le tue. Le tue donne.
UOMO 2: Si sono scannati per unora, lui e un bastardo della zona. Se la faceva da padrone nella boscaglia, quellaltro. Si sono scannati per unora, e lui ha vinto. Gli ha staccato il collo a morsi. La cagnaccia gli venuta vicino, gli ha annusato il culo, gli ha leccato le ferite. Lui ha ringhiato, ma ringhiato come mai lavevo sentito. Ha fatto capire alla cagna che se ne doveva andare, perch il branco non la voleva. Ha fatto capire alla cagna che non era cosa buona che rimanesse l. E la cagna se n andata, con la coda tra le gambe. Il branco lha rifiutata.
UOMO 1: E poi sei arrivato tu, immagino. Con le tue chiacchiere. La tua capacit di evadere.
Evadere il discorso.
UOMO 2: E eccitante vedere un branco di cani che si disperde. Non sanno dove andare, sembrano fantasmi. Ognuno per la sua strada, senza una direzione.
UOMO 1: Propria. La propria strada.
Silenzio.
UOMO 1: Cosa c dietro quelle porte?
UOMO 2: Non ne ho idea.
UOMO 1: Non conosci il posto che abiti?
UOMO 2: Mi basta un lettaccio per la notte.
UOMO 1: E il vino.
UOMO 2: Gi, la mia donna preferita.
UOMO 1: E come mai proprio stasera non ce n, di vino?
UOMO 2: Lho finito poco prima che arrivassi.
UOMO 1: Congiuntivo.
UOMO 2: Adesso basta.
UOMO 1: Non potevi aspettarmi?
UOMO 2: Ti ho visto avvicinarti. Ho brindato alla tua.
UOMO 1: Per brindare si deve essere in due. Almeno in due.
UOMO 2: Non ho mai detto di essere solo.
Silenzio.
Labbaiare del cane.
26
UOMO 1: Adesso ricomincia?
UOMO 2: Non ha mai smesso.
UOMO 1: Perch non viene a ringhiarmi in faccia?
UOMO 2: Non ha fame.
UOMO 1: Poco fa
UOMO 2: Non ha cenato, ma non ha fame.
UOMO 1: Io s.
UOMO 2: (dopo un breve silenzio) Allora vattene.
UOMO 1: (sorride compiaciuto) Non hai vino, non hai cibo, a malapena hai un letto su cui
dormire. Come faccio a crederti?
UOMO 2: Puoi anche non farlo.
UOMO 1: Dimmi almeno come passi il tempo.
UOMO 2: Uccido le coppiette che vengono ad imboscarsi. Le sorprendo da dietro, le
incapretto, stupro la ragazza, poi li sgozzo. Vedi quei rebus sulle pareti? Prova a decifrarli. E
poi trattieni il vomito.
UOMO 1: Non divertente.
UOMO 2: No, non lo . Per farne a pezzi i corpi e darli in pasto a lui s. Ci sono le ossa, dietro quelle porte.
UOMO 1: Pensare che per un momento mi era venuta voglia di abbracciarti.
UOMO 2: Ho i favi sotto le ascelle.
UOMO 1: Non hai perso il tuo umorismo. Sempre cos tetro.
UOMO 2: Cosa vuoi davvero?
UOMO 1: Ritrovarti.
UOMO 2: Sono qui.
UOMO 1: E riportarti a vivere.
UOMO 2: Vivere?
UOMO 1: Cercarti un lavoro, per esempio.
UOMO 2: Mi stai annoiando.
UOMO 1: E comprare questa baracca.
Silenzio.
Uomo 2 guarda intensamente Uomo 1. Attacca un fischio lungo e acuto, senza smettere di guardarlo. Il cane abbaia, pi forte dei momenti precedenti.
UOMO 1: Non sto scherzando.
UOMO 2: Neanchio.
27
UOMO 1: Possiamo risolverla tra uomini.
UOMO 2: Siamo dello stesso sangue, fratello, tu ed io.
UOMO 1: Gi Quanto ti piaceva dirlo.
Uomo 2 si allontana verso una porta di legno sprangata.
UOMO 1: Fermati.
Uomo 2 apre la porta e vi sparisce dentro. Uomo 1 avvicina la mano alla cinta, come fosse pronta a prendere qualcosa. Dietro un muro di cemento, su cui sono disegnati i rebus, i versi di un cane. UOMO 1: (in direzione del cane) Che fai, bastardo, quando il padrone va via tiri fuori le palle? Perch non esci allo scoperto? Scommetto che sei pi buio della notte. Non hai pi il coraggio di seguirmi, di starmi vicino? Dove sono i tuoi occhiacci rossi? Vieni qua, ti faccio una bella festicciola. O forse aspetti losso che ti porta pap? Pensi davvero che sia andato a prenderti losso? E quale ti piacerebbe rosicchiare, con la tua bavaccia fetida? Forse una gamba? La mano non ha polpa, no? O magari una spalla, una coscia, il tallone. Perch non tavvicini al padrone? Che c, hai paura di me?
Torna Uomo 2, con una bottiglia in mano.
UOMO 1: Bugiardo, come da bambino.
UOMO 2: E tu? Ancora combatti i tuoi fantasmi.
Uomo 2 si avvicina di molto a Uomo 1. Gli porge la bottiglia. Uomo 1 lo afferra e lo abbraccia con violenza. Si stacca.
UOMO 2: Puzzi da fare schifo. Un misto di miele e mandarino.
UOMO 1: Finalmente del vino. Pessimo, ma pur sempre vino. Mi mancavano le nostre bevute.
UOMO 2: Non te lo vendo questo posto.
UOMO 1: Non tuo.
UOMO 2: Non puoi togliermelo.
UOMO 1: Avevo voglia di rivederti.
UOMO 2: E un piccolo sarcofago: il mio sepolcro quotidiano.
UOMO 1: Sono passati quanti anni?
UOMO 2: Non mi convincerai.
UOMO 1: Non sono qui per trattare.
UOMO 2: Allora sotterrami.
UOMO 1: Dovrei prima ucciderti.
UOMO 2: Fallo. Hai una bottiglia in mano. Forse un coltello, in tasca.
UOMO 1: E tu? Cosa ti resta, nelle tasche?
UOMO 2: Un po di polvere.
28
UOMO 1: Polvere?
UOMO 2: Polvere magica. Quella delle fiabe. Come le ali di farfalla. La tocchi e (fa segno con le mani come se qualcosa sparisse)
UOMO 1: Alla tua polvere, allora. (beve)
UOMO 2: Al tuo affare. (si sciacqua la bocca con il vino e lo sputa in terra)
UOMO 1: Ancora un trabocchetto.
UOMO 2: Non preoccuparti, non ti uccider.
UOMO 1: Mi sono fatto la corazza anchio.
UOMO 2: La tua giacca di velluto.
UOMO 1: Un giubbotto anti-proiettile, per esempio.
UOMO 2: Quanta miseria.
UOMO 1: Perch tu ne sei rimasto fuori.
UOMO 2: E mi dici che non ho fatto bene?
UOMO 1: Lhai fatto e basta. Non sto qui a sentenziare. Non ti ho mai giudicato.
UOMO 2: Gi Sei qui con un bel gruzzoletto in tasca.
UOMO 1: Non si va pi in giro con i soldi. pericoloso.
UOMO 2: E com che vuoi comprarmi?
UOMO 1: Un assegno. La carta di credito. Hai un conto?
UOMO 2: In sospeso, s.
UOMO 1: Posso rimpolparlo.
UOMO 2: Rimpolpami queste. (si alza i vestiti e mostra delle cicatrici)
UOMO 1: Tatuaggi?
UOMO 2: Lotta per la sopravvivenza.
UOMO 1: Non siete cos amici, allora.
UOMO 2: Il capobranco. Bisogna lottare per avere il posto.
UOMO 1: La poltrona.
UOMO 2: Vuoi bere ancora?
UOMO 1: Cosa c l dentro?
UOMO 2: Devi solo abituarti. Allinizio normale.
UOMO 1: Normale?
UOMO 2: Ancora pochi secondi. (pausa. Si guardano) Ora.
Uomo 1 crolla in terra. Uomo 2 si mette a quattro zampe: un cane. Si avvicina allaltro, lo annusa, ringhia. Gli lecca il collo. Scansa un lembo della giacca, fruga con il viso nella cinta.
29
Prende un coltello con la bocca. Gira intorno alluomo, ancora a quattro zampe: sembra un rituale. Ringhia. Si rialza. Prende la bottiglia, ne beve un sorso. Sputa.
Si allontana verso la stessa porta di prima. Vicini, i versi di un cane. Uomo 2 rientra con un secchio, si avvicina a Uomo 1 e gli versa una gran quantit di acqua gelida sul viso. Uomo 1 si rialza sobbalzando.
UOMO 1: Cristo!
UOMO 2: Non esageriamo.
Uomo 2 gira il secchio e vi si siede sopra.
UOMO 2: Adesso sono io quello pi in alto.
UOMO 1: Che diavolo cera in quel vino?
UOMO 2: Niente di mortale.
UOMO 1: Sei un fantasma di carne.
UOMO 2: Lo sono sempre stato, per te.
Uomo 1 si rialza, si sgrulla i vestiti.
UOMO 1: Era cos necessario?
UOMO 2: Te lho detto, non te lo vendo questo posto.
UOMO 1: Mi fai pena.
UOMO 2: Come tua madre.
Uomo 1 si avventa sullaltro, lo sbalza dal secchio. Iniziano uno scontro rotolandosi nella terra. UOMO 2: (lottando) Mi mancavano le tue coccole!
UOMO 1: Io ti ammazzo.
UOMO 2: Non sarebbe la prima volta.
UOMO 1: Lho detto dal momento in cui sei venuto al mondo. Adesso lo faccio.
UOMO 2: Mi piace quando ti incazzi, sei spassoso!
Uomo 2 riesce a ribaltare la situazione gettando laltro in terra. Uomo 1 scosta i lembi della giacca come per cercare qualcosa che non trova.
Uomo 2 tira fuori il coltello dellaltro e glielo mostra, facendo versi con la bocca come se stesse richiamando un cane.
UOMO 1: Sei il piscialletto di sempre.
UOMO 2: Ho imparato a difendermi.
Uomo 2 continua con i richiami.
UOMO 1: Non mi spaventa pi la tua bestiolina.
UOMO 2: E a me la tua.
Conficca il coltello nella terra. Porge il braccio allaltro, che rifiuta rialzandosi da s.
30
UOMO 2: (porgendogli la bottiglia) Vuoi?
UOMO 1: Cosa c l dentro?
UOMO 2: Un misto di erbe.
UOMO 1: (indicando le grandi porte sbarrate) L dentro.
UOMO 2: Non c niente. Non c niente l dentro.
UOMO 1: E se andassi a controllare?
UOMO 2: Guardati le spalle.
UOMO 1: Va bene, dammi altro vino.
UOMO 2: Ne sei convinto?
UOMO 1: Finalmente imparo qualcosa da te.
Silenzio.
Uomo 2 beve un altro sorso, sputa. Uomo 1 gli si avvicina e gli strappa la bottiglia dalle mani.
UOMO 2: Unoverdose di quella roba pu essere letale.
UOMO 1: Adesso ti spiego come va il mondo.
Prende il secchio, lo rigira, inizia a versarci dentro il vino.
UOMO 1: Queste (la bottiglia) sono le macchine, grandi istituzioni/
UOMO 2: /So cosa intendi.
UOMO 1: I tempi sono cambiati. Sei rinchiuso qui da troppo tempo. (riprendendo il discorso)
Grandi macchine in movimento perpetuo. Automatismi. Un meccanismo perfetto, infallibile.
Questo (il secchio)/
UOMO 2: / il grande cesso dove finisce la merda.
UOMO 1: Questo (sempre il secchio) la societ. Siamo noi. Tutti noi. Anche tu, che lo voglia o no.
Uomo 2 sputa dentro il secchio.
UOMO 1: Una societ in cui ogni individuo meno di uno sputo, una goccia dacqua nel grande fiume che scorre. E questo (il vino che cola)/
UOMO 2: /la merda.
UOMO 1: E il denaro. Liquido, rosso, fluidissimo.
Uomo 2 mette le mani a giumella, beve, si sciacqua la bocca e sputa di nuovo.
UOMO 1: E niente pu interrompere questo flusso. Bisogna farne parte. Interamente.
Uomo 2 calcia il secchio, che schizza via rovesciando il vino.
UOMO 2: Bastava cos poco?
UOMO 1: Continui a scappare, come da bambino.
UOMO 2: Una bella lezione, professore. Una metafora perfetta.
31
UOMO 1: Stavo solo argomentando la mia scelta.
UOMO 2: Ed questo il modo di affrontare largomento da uomini?
UOMO 1: Dammi unalternativa migliore.
UOMO 2: Lei.
Silenzio.
UOMO 2: Come sta?
Silenzio.
UOMO 2: Potrebbe essere giusto parlarne. Adesso.
Silenzio.
UOMO 2: O pensi solo alla montagna di merda liquida che cola?
UOMO 1: Sta bene. Adesso sta bene.
UOMO 2: Lhai vista.
UOMO 1: Unultima volta. Glielo dovevo.
UOMO 2: Ci stai passando in rassegna. Uno dopo laltro.
UOMO 1: Sto solo mantenendo le mie promesse.
UOMO 2: Quanti mausolei vuoi innalzare?
UOMO 1: Dipende dal nostro affare.
UOMO 2: Avete parlato di me.
UOMO 1: Pensava che fossi morto.
UOMO 2: E di te lo stesso. Sei tu il fantasma di carne.
UOMO 1: La ami?
Silenzio.
UOMO 1: Lavresti uccisa di crepacuore.
UOMO 2: Lho lasciata in pace.
UOMO 1: Se avesse visto questo posto/
UOMO 2: /Eppure lo vuoi comprare.
UOMO 1: Distruggere. Demolire. la nuova architettura strategica. Poi si ricostruisce. Da zero.
Ci che si vuole.
UOMO 2: Lillusione della creazione.
UOMO 1: Lascia perdere. Discorsi antichi
UOMO 2: E cosa allora? Desiderio di onnipotenza?
UOMO 1: Investimento. Non solo di denaro. Tempo. Soprattutto di tempo.
UOMO 2: La noia, non vero?
UOMO 1: Non sappiamo pi riempire i giri dorologio.
32
UOMO 2: Una smania capricciosa.
UOMO 1: Dammi unalternativa.
UOMO 2: Alla tua retorica?
UOMO 1: Ai tuoi sofismi.
UOMO 2: Lei. La sua vita. Cos determinata.
UOMO 1: E tu non sei che un riflesso.
UOMO 2: Unemanazione. La sua metastasi.
UOMO 1: Non ho mai capito il perch.
UOMO 2: Cosa avrei fatto se fossi rimasto?
UOMO 1: Cosa hai fatto andandotene via?
UOMO 2: Lho trascinata. Unombra.
UOMO 1: Gi La tua bieca emancipazione.
UOMO 2: Lo chiamano istinto di sopravvivenza.
UOMO 1: E nessuna parola possibile.
UOMO 2: Bisogna farsi la pellaccia.
UOMO 1: Con lo scalpo degli altri. Vigliacco.
UOMO 2: Quanto mi dai per questo posto?
Lungo silenzio.
Uomo 1 guarda Uomo 2 incredulo.
UOMO 2: E cos fragile la tua architettura
UOMO 1: Va bene. Giochiamocela.
UOMO 2: Come un tempo?
UOMO 1: Come un tempo, s.
UOMO 2: Un solo vincitore.
UOMO 1: Definitivo.
UOMO 2: Non sai quello che dici.
UOMO 1: Un ultimo gioco.
UOMO 2: Il piatto pronto. Servito caldo.
UOMO 1: Per questa baracca.
UOMO 2: Il tuo ingegno per un cavillo.
UOMO 1: E un asinello da soma. Avvinazzato.
UOMO 2: Lasinello testardo e ha zoccoli duri.
Questa volta la metamorfosi comune. I due sono bestie selvagge. Ringhiano come cani. A tratti urlano come urlano le capre. Si fanno incontro, iniziano una lotta rituale, gioco di bambini. Il
33
gioco si fa serio, monta una rabbia antica, finch Uomo 1 sovrasta laltro e gli assesta un colpo che lo tramortisce. Sembra non rendersi conto. Poi si alza, si risistema. Guarda laltro, che non si muove. Lontano, il guaito di un cane. Uomo 1 si avvicina allaltro, lo smuove, ma non c reazione. Inizia a frugarlo. Trova un coltello. Lo mette dove allinizio teneva il proprio. Raggiunge laltro coltello, ancora conficcato in terra. Lo estrae, torna da Uomo 2 e glielo sistema addosso. Recupera il secchio, lo posa in terra girato e vi si siede sopra. Silenzio.
Uomo 1 guarda Uomo 2, si scalda le mani. Si gira di scatto come sentendo la presenza di
qualcuno o di qualcosa. Inizia a cantare.
UOMO 1: (canta)
La notte piena di stelle
ci fa sognare le cose pi belle, pi belle, pi belle.
Tu sogni e guardi lontano
Vedi un gran fiume che scorre pian piano, pian piano, pian piano.
Sul fiume c' una piroga
e dentro di questa c' un negro che voga, che voga, che voga.
Intanto dietro la duna
vedi pian piano spuntare la luna, la luna, la luna.
Il negro smette il vogare
guarda la luna e si mette a pregare, pregare, pregare.
Ti prego o madre luna
dona al mio popol ricchezza e fortuna, fortuna, fortuna.
Proteggi tutte le greggi
fa che il mio popol rispetti le leggi, le leggi, le leggi.
Proteggi l'acqua del fonte
l'erba del piano e le piante del monte, del monte, del monte"
Intanto dietro la duna
vede pian piano calare la luna, la luna, la luna.
Il negro smette il pregare
riprende il remo e si mette a vogare, vogare, vogare.
Silenzio.
Un cane guaisce.
Uomo 1 si alza e si dirige verso le porte di cui tanto voleva scoprire. Ne apre una, entra dentro.
Uomo 2 inizia a fischiare, lo stesso fischio che sembra un richiamo. Alza il busto. Aspetta.
34
Rientra Uomo 1.
UOMO 2: Cosa vuoi ancora?
UOMO 1: Un letto caldo. Un caminetto acceso. Del latte.
UOMO 2: Sapevi che sarebbe andata cos.
UOMO 1: Sei sempre riuscito a fregarmi.
UOMO 2: Questa volta hai vinto tu.
UOMO 1: Credi che mi interessi davvero questo posto?
UOMO 2: Credi che altrimenti ti avrei fatto vincere?
UOMO 1: Pensavo che fossi morto.
UOMO 2: Anchio lho pensato a lungo.
UOMO 1: Di te?
UOMO 2: Di te.
UOMO 1: Non venuto.
UOMO 2: Cera. Ma tu non lo hai visto.
UOMO 1: Non capisco.
UOMO 2: Cosa c da capire?
UOMO 1: Vieni via. Con me.
Uomo 2 sorride con sprezzo.
UOMO 1: Puoi farti una doccia calda.
UOMO 2: Non sai quanto a lungo ti ho aspettato. Quanto volessi riempire quelle zone buie, oscure. Come se qualcosa si fosse perso. Dimenticato. Fai ancora fotografie? UOMO 1: Non posso.
UOMO 2: Perch?
UOMO 1: Non so dove metterle. un obiettivo vuoto. Non c pi spazio per i miei ritagli.
UOMO 2: E colpa sua?
UOMO 1: Merito. Si chiama merito.
UOMO 2: E tu? Cos che ti sei meritato?
UOMO 1: Tumuli. Macerie. Larchitettura della distruzione. Un congedo.
UOMO 2: Perch sei ancora qui?
UOMO 1: Non ho finito.
UOMO 2: Vuoi assestarmi altri colpi.
UOMO 1: Domande. Ho tante domande.
UOMO 2: Eri solito trovare risposte.
UOMO 1: Hai avuto altre donne?
35
UOMO 2: Non sono domande, le tue. Ossessioni.
UOMO 1: Un istinto. Protezione.
UOMO 2: La tua curiosit deforme.
UOMO 1: Dagli il nome che preferisci.
UOMO 2: Ho passato intere giornate a decifrare quei rebus. Credevo che fossero dei messaggi. Un riempitivo. Ma quando qualcosa ti si rivela, nella sua nudit, cos semplice, capisci che ancora una volta hai perso tempo. Sprecato. Questa la vera architettura della distruzione. Laspettativa che si sgretola nelle tue stesse mani. Svanisce. UOMO 1: La polvere delle farfalle.
UOMO 2: Come potevo riempire quelle stanze buie? Di cosa dovevo riempirle? Dicono che un luogo lo si vive solo se lo si invade. Ho scelto di rompere la logica. Volevo essere ospite. Non padrone.
UOMO 1: Unaltra menzogna.
UOMO 2: Quante storie ci raccontiamo per veder brillare gli occhi di chi ci ascolta? E i tuoi occhi non li vedevo brillare da anni. Non li vedevo proprio. Ma nel buio puoi costruire, riempire gli spazi, gli angoli, con il solo strumento dellimmaginazione. UOMO 1: Io dovero?
UOMO 2: Ceri. Eri l. Nellangolo pi lontano. Tu e le tue fotografie.
UOMO 1: E lei?
UOMO 2: Lei era scomposta. Un puzzle. Ogni tassello in uno spazio diverso.
UOMO 1: Lhai mai visto? Lui. I suoi occhiacci rossi.
UOMO 2: Non credo che esista.
UOMO 1: Lo sentiamo entrambi. Non si sta zitto un attimo.
UOMO 2: Non lho visto.
UOMO 1: A cosa ti serve?
UOMO 2: A dare ritmo al tempo. Un metronomo.
UOMO 1: Per questo non la smette mai.
UOMO 2: Pu forse il tempo fermare il tempo?
UOMO 1: Lei
UOMO 2: Lo so.
UOMO 1: Come?
UOMO 2: Non sono uno sciocco. Lho capito subito.
UOMO 1: Un pretesto.
UOMO 2: Gi Questa baracca. Sei venuto per lei.
36
UOMO 1: Per te.
UOMO 2: Lappuntamento.
UOMO 1: Dovevo dirtelo.
UOMO 2: Come?
UOMO 1: Naturalmente. In un letto caldo.
UOMO 2: Il caminetto spento.
UOMO 1: La neve, di fuori.
UOMO 2: E tu. Il solito spaventapasseri.
UOMO 1: Ho bevuto il suo latte. Unultima volta.
UOMO 2: Finalmente hai imparato a mungere.
Silenzio.
UOMO 2: Una fotografia.
UOMO 1: Non voleva.
UOMO 2: So che ce lhai.
UOMO 1: Sicuro di volerla vedere?
UOMO 2: Dammela.
UOMO 1: Ecco.
Gliela lancia.
Estrae il coltello e lo sfiora con le dita.
UOMO 2: (guardando Uomo 1) Il mio coltello
UOMO 1: Gi Una bella lama.
UOMO 2: Sono pronto. Adesso puoi farlo. Larchitettura della distruzione.
UOMO 1: Nella tua cinta. A coprire le cicatrici.
Uomo 2 si fruga addosso e trova il coltello dellaltro. Sorride. Brucia la fotografia.
UOMO 1: Sapevo che lavresti fatto.
UOMO 2: Sono/
UOMO 1: /S, sei prevedibile.
UOMO 2: Adesso sei tu a farmi il verso.
UOMO 1: Adesso sono io il tuo metronomo.
Uomo 2 estrae il coltello. I due si guardano a lungo, tenendo i coltelli ben saldi nella mano destra. Si avvicinano a passi lenti. Un abbraccio vero, che sa di fratellanza. Un abbraccio lungo. Ululano. Ululano forte, a lungo. Sono in due, ma sembrano un branco. Ancora uniti nellabbraccio, lanciano i coltelli, che vanno a piantarsi in terra. Il cane tace.
37
Resilienza
Un uomo
Un ragazzo, suo figlio
Un luogo. Asettico, abbandonato dal mondo
UOMO: Tocca a te.
RAGAZZO: Proviamo con paralume.
UOMO: Come ti venuta?
RAGAZZO: Per inizi tu.
UOMO: Tocca a te.
RAGAZZO: Tocca a me decidere. A te iniziare.
UOMO: Chi decide inizia.
RAGAZZO: Non ci provare!
UOMO: Va bene Quanto tempo ho per pensarci?
RAGAZZO: Meno di niente.
UOMO: Qual era la parola?
RAGAZZO: (dopo essersi fermato a guardarlo) Paralume.
UOMO: Pepe Alloro Rosmarino Altro Liquido Nettare Magico Estratto.
RAGAZZO: Pensi sempre a mangiare.
UOMO: Tocca a te, non prendere tempo.
RAGAZZO: Qual era la parola?
UOMO: Non ci provare!
RAGAZZO: E va bene Paralume Porta Ancora Rugiada Alla Limpida Nuvola Miope Estrosa.
UOMO: Un po troppi aggettivi.
RAGAZZO: E tu sostantivi.
UOMO: Allora siamo pari.
RAGAZZO: Pausa prima dei rigori?
UOMO: Unaltra.
RAGAZZO: E unora che giochiamo.
UOMO: Allora altre due!
RAGAZZO: Ultima e poi pausa yogurt. Tocca a te.
UOMO: Ne vorrei una difficile.
RAGAZZO: Arzigogolo?
38
UOMO: Proviamo con pianoforte.
RAGAZZO: Lunghissima!
UOMO: Una bella sfida per meritarsi lo yogurt.
RAGAZZO: Vai.
UOMO: Non fare il furbo. Hai tempo meno di niente per pensarci.
RAGAZZO: Pianoforte Per Imparare A Nuotare Osa Fissare Ovunque Rapidi Tuffi Evidenti.
UOMO: Quando mi riprendo questa me la spieghi.
Ragazzo resta in silenzio.
UOMO: Pronto? C nessuno?
RAGAZZO: Tocca a te.
UOMO: Porre Imporre Apporre Non Oltre Flemma Ostinata Rapido Tocco Emergente.
RAGAZZO: Perch questa invece!
UOMO: Volevo essere arzigogolato.
RAGAZZO: E ci sei riuscito.
UOMO: Tocca a te.
RAGAZZO: Pausa yogurt.
UOMO: Ultima.
RAGAZZO: Niente discussioni.
UOMO: Ultimissima?
RAGAZZO: Yogurt.
UOMO: E io non lo mangio.
RAGAZZO: Ricatti?
UOMO: Voglio giocare.
RAGAZZO: Dopo lo yogurt.
UOMO: Prima.
RAGAZZO: Se fai i capricci me ne vado.
Uomo apre la bocca e chiude gli occhi.
UOMO: (aprendo un occhio solo) Beh?
Ragazzo prende uno yogurt.
RAGAZZO: (facendo rumori da aeroplanino) Preghiamo confermare atterraggio su pista
X209Z27. Preghiamo confermare atterraggio.
UOMO: Autorizzazione concessa.
Uomo riapre la bocca.
39
RAGAZZO: (girando intorno a uomo e giocando con il cucchiaino) Accidenti, una tempesta
improvvisa ci sta travolgendo! Fulmini, nebbia, pioggia scrosciante. Cosa c davanti a noi?
grandine signore, grandine!
UOMO: Aprire pista di emergenza.
Uomo apre ancora di pi la bocca e tira fuori la lingua.
RAGAZZO: Segnali pista di emergenza avvistati. Tentiamo la discesa. Ripeto, tentiamo la discesa! (si avvicina alla bocca di uomo col cucchiaino) Che cos quella nube nera? Uno stormo di uccelli impazziti! Ci vengono addosso, ripeto, ci vengono addosso!
Riprende a ruotare per la stanza.
UOMO: Attivare misure di emergenza. Sparachiodi abbatti-uccelli sullo stormo. Mirare fuoco!
RAGAZZO: Uccelli abbattuti, ripeto, uccelli abbattuti! Iniziamo discesa di emergenza. Con rumori da fantascienza, il cucchiaino giunge finalmente nella bocca di Uomo. UOMO: Boom!
RAGAZZO: Un atterraggio difficile, direi. (gli pulisce la bocca) Ancora?
UOMO: Un altro po. Con meno tempeste, se possibile.
RAGAZZO: Comunicazione di servizio: ridurre le tempeste. Ripeto, ridurre le tempeste.
UOMO: Ridurre a zero, grazie.
RAGAZZO: Vuoi provare da solo?
Uomo muove un braccio. Afferra a fatica il cucchiaino, lo porta verso la bocca e lo fa cadere.
UOMO: Atterraggio demergenza fallito.
RAGAZZO: Comunicazione fallita.
UOMO: Tempesta a sorpresa. Al diavolo sto yogurt Ho fatto un disastro.
RAGAZZO: Non niente. (lo pulisce) Riproviamo?
UOMO: Basta.
RAGAZZO: Mi sembra un po poco.
UOMO: Non mi va.
RAGAZZO: Ne hai preso solo un cucchiaio.
UOMO: Non mi va.
RAGAZZO: Guarda che cos sparisci.
UOMO: Non mi va. Pista datterraggio chiusa per sciopero.
Ragazzo prova a dargli un altro cucchiaino di yogurt, uomo si gira rifiutando. Cos ancora.
UOMO: Basta ho detto!
RAGAZZO: Agli ordini
40
UOMO: (dopo un silenzio) Divano.
RAGAZZO: Cosa?
UOMO: A volte penso di essere al mare.
RAGAZZO: Beh, sarebbe bello.
UOMO: Non siamo al mare, vero?
RAGAZZO: Siamo dove ci piace essere.
UOMO: Su unisola. Dove andavamo sempre. Ti ricordi?
RAGAZZO: Mi ricordo.
UOMO: Proviamo con divano.
RAGAZZO: Unisola sul divano?
UOMO: Il gioco.
RAGAZZO: Non te lo meriti tanto Hai mangiato solo una cucchiaiata.
UOMO: Il patto non era mangiarlo tutto.
RAGAZZO: E comunque toccava a me scegliere la parola.
UOMO: Allora meno chiacchiere, giochiamo.
RAGAZZO: La parola divano. Per inizio io.
UOMO: Perch?
RAGAZZO: Perch la parola lhai scelta tu.
UOMO: Qual era?
RAGAZZO: Come qual era?
UOMO: Cosa?
RAGAZZO: Non prendermi in giro.
UOMO: Qual era cosa.
RAGAZZO: La parola.
UOMO: Qual era la parola?
RAGAZZO: Divano.
UOMO: Va bene.
RAGAZZO: Dorme Ignaro Velando Afferra Nude Ortensie.
UOMO: Non ha molto senso.
RAGAZZO: Infatti non mi piace. Posso riprovare?
UOMO: Permesso accordato.
RAGAZZO: Detta Ironico Vocaboli Acefali Non Ostinati.
UOMO: Acefali
RAGAZZO: Tocca a te.
41
UOMO: Dolce Ispirazione Vana Allegria NellOzio.
RAGAZZO: E va bene Hai vinto.
UOMO: Cosa?
RAGAZZO: Hai vinto il gioco. La tua pi bella.
UOMO: Cosa ho vinto.
RAGAZZO: Vediamo Un po di yogurt?
UOMO: Non mi freghi.
RAGAZZO: Allora una grandinata sul pancione!
Ragazzo inizia a solleticare Uomo, che si dimena con movimenti strani e convulsi. UOMO: Basta! Mi arrendo, mi arrendo!
RAGAZZO: E va bene (dopo una pausa) Ultima scarica!
Come sopra. Uomo inizia a tossire tra le risate. Si strozza, muore stecchito.
RAGAZZO: Pronto? Ci sei? Dai Non divertente. Lo vedo che respiri. Guarda che ti faccio mangiare tutto lo yogurt. La smetti? Guarda che chiamo il porcellino. Poi voglio vedere se fai il simpatico anche con lei. La chiamo eh? Va bene, la chiamo. Porcellino? Porcellino!
UOMO: (risorgendo) Piuttosto cento grandinate di seguito.
RAGAZZO: Non divertente.
UOMO: Non colpa mia, c stato un black out del sistema centrale.
RAGAZZO: Adesso lo aggiusto io il black out.
Si avvicina con fare minaccioso, come preparando unaltra scarica.
UOMO: No No Non ci provare
RAGAZZO: Te la sei cercata.
UOMO: Attivare misure preventive.
Uomo muore stecchito.
RAGAZZO: Preparazione abbraccio stellare in corso. Trasformare grandine in pioggia di miele.
Ragazzo abbraccia forte Uomo e resta cos.
UOMO: (rinvenendo, dopo una lunga pausa) E cos che finiremo?
Lungo silenzio.
RAGAZZO: Hai fame?
UOMO: Sto bene.
RAGAZZO: Fra poco devo andare.
UOMO: No.
RAGAZZO: Non dipende da me. Se non me ne vado il porcellino mi sgrida.
UOMO: Ci penso io a lei. Resta.
42
RAGAZZO: Non posso, mi chiudono dentro.
UOMO: Torni?
RAGAZZO: Domani.
UOMO: Domani troppo.
RAGAZZO: Allora fra poche ore.
UOMO: Quante?
RAGAZZO: Poche.
UOMO: Quanto poche?
RAGAZZO: Decidi tu.
UOMO: Due.
RAGAZZO: Due? Non farei neanche in tempo ad andare e tornare.
UOMO: Dieci.
RAGAZZO: Gi meglio.
UOMO: Che ore sono?
RAGAZZO: Le sette.
UOMO: Ora della colazione.
RAGAZZO: Le sette di sera.
UOMO: Pensavo fosse mattina presto.
RAGAZZO: Vedi che tutto buio?
UOMO: Anche la mattina presto tutto buio.
RAGAZZO: E vero.
UOMO: Non siamo al mare, vero?
RAGAZZO: Tu che dici?
UOMO: Spero di s ma credo di no.
RAGAZZO: Allora scegli se pi bello sperare o credere.
UOMO: Spero di essere su unisola e credo di essere su unamaca dellisola. Senza porcellini tra le scatole.
RAGAZZO: Chiss se un giorno ci farai pace? In fondo brava.
UOMO: Un giorno?
RAGAZZO: Pochi giorni.
UOMO: (dopo un silenzio) Non andare via.
RAGAZZO: Torno fra poco.
UOMO: Poco quanto?
RAGAZZO: Me lhai gi chiesto.
43
UOMO: Due ore?
RAGAZZO: S, due ore.
UOMO: Giochiamo?
RAGAZZO: Quando torno giochiamo.
UOMO: E adesso?
RAGAZZO: Adesso no. Adesso dormiamo.
UOMO: (con un lieve movimento castrato) Pensa che stavo per dire andiamo a casa.
Silenzio.
UOMO: Sei ancora qui?
RAGAZZO: Certo. Non me ne vado senza salutarti.
UOMO: Allora non salutarmi.
Ragazzo lo accarezza sulla fronte. Uomo chiude gli occhi e si assopisce.
RAGAZZO: (sussurrando) A domani.
Gli bacia la fronte.
Esce.
Nel semibuio, Uomo si scompone in movimenti strani, anomali. Sembra un orso. Con la lentezza propria dellanimale, muove appena le braccia, meglio le mani. Emette versi da orso, soffocati. Le gambe sono ferme, tutto il resto del corpo fermo. Cala il buio.
Ancora qualche verso di orso, poi il silenzio.
Entra Ragazzo.
RAGAZZO: Che profumino Che hai combinato? Apro un po, che fuori c un sole bellissimo.
Come stai?
UOMO: Eh.
Ragazzo si avvicina, lo bacia sulla fronte, lo guarda come se percepisse un cambiamento.
RAGAZZO: Che vuol dire eh?
UOMO: Vuol dire eh.
RAGAZZO: Va bene. Allora eh.
UOMO: Chi c l?
RAGAZZO: L dove?
UOMO: Niente, pensavo ci fosse qualcuno l.
RAGAZZO: E venuta porcellino?
UOMO: Non ne parliamo.
RAGAZZO: Male?
44
UOMO: Ho detto non ne parliamo.
RAGAZZO: Da sola o con le altre?
UOMO: Adesso mi arrabbio.
RAGAZZO: Hai fame?
UOMO: Cosa c?
RAGAZZO: Formaggino, yogurt, spremuta.
UOMO: Spremuta.
RAGAZZO: La bevi tutta?
UOMO: Tutta.
RAGAZZO: Tutta tutta?
UOMO: Tutta tutta tutta.
RAGAZZO: Spremuta sia.
UOMO: Oggi ho provato a leggere il giornale.
RAGAZZO: Il giornale?
UOMO: Ma pieno di notizie tremende: aerei, lampi.
RAGAZZO: Chi te lha portato il giornale?
UOMO: Lho messo l, da qualche parte.
RAGAZZO: Non serve a niente leggere queste cose.
UOMO: Serve a far venire il malumore.
RAGAZZO: Appunto. Abbiamo bisogno del malumore?
UOMO: Abbiamo bisogno di stare bene.
RAGAZZO: E per stare bene dobbiamo stare insieme. Senza giornali, aerei e lampi.
UOMO: Chi c l?
RAGAZZO: Non c nessuno.
UOMO: Mi era sembrato di vedere qualcuno.
RAGAZZO: Vitamine per il pancione, pronte! La bevi tutta?
UOMO: Proviamo.
RAGAZZO: Ti aiuto.
UOMO: Faccio da solo.
Ragazzo lo aiuta.
RAGAZZO: Piano che ti strozzi. Ti piace, eh?
UOMO: (dopo aver trangugiato) Ancora.
RAGAZZO: Ma come ancora?
UOMO: Eh.
45
RAGAZZO: Sono finite le arance. Domani te le porto.
UOMO: Vai via?
RAGAZZO: No. Che ti ha fatto porcellino?
UOMO: Male.
RAGAZZO: Dopo ci parlo e la sgrido.
UOMO: Pensavo di essere su unisola.
RAGAZZO: Ti manca il mare.
UOMO: Oppure al nord. Dove siamo?
RAGAZZO: Ti va di giocare? Proviamo con spremuta.
UOMO: (dopo un silenzio assorto nel vuoto) Non mi va.
RAGAZZO: Stanotte ci siamo tuffati in mare. Sar che ieri ne abbiamo parlato tanto Io avevo paura, ma stavamo tutti insieme e il mare era bello, ma la corrente ci trascinava via, rapida. Avevo paura degli squali, perch mi sa proprio che era loceano. Tu invece eri tranquillo e beato, ti lasciavi trascinare. E la tua tranquillit rendeva tranquillo anche me. Infatti non cerano squali, e la corrente ci cullava, senza aggredirci o farci sbattere contro gli scogli. UOMO: Io non mi ricordo.
RAGAZZO: Era un sogno.
UOMO: Non mi ricordo il mio sogno.
RAGAZZO: Hai dormito?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Ti ha svegliato il porcellino?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Oggi posso restare un po di pi. Sei contento?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Sai dire solo eh? E non rispondermi eh.
Uomo tenta goffamente e a fatica di muovere un braccio, una mano. Il movimento ha memoria
della trasformazione precedente, pi simile alla zampata di un orso che al braccio di un uomo.
RAGAZZO: Che acchiappi?
UOMO: La vita!
Silenzio.
UOMO: Chi c l, dietro il vetro?
RAGAZZO: Un uccellino.
UOMO: Non una persona?
RAGAZZO: A dirla tutta un piccione.
46
UOMO: Pensavo ci fosse una persona.
RAGAZZO: L dietro il vetro, al freddo? E che ci starebbe a fare una persona l al freddo mentre
noi ce ne stiamo al calduccio?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Ti va un po di musica?
UOMO: Mah.
RAGAZZO: La metto piano piano. (mette della musica indiana) Te la ricordi?
UOMO: Pensa che stavo per dire andiamo a casa. (dopo una pausa) Quando posso parlare con qualcuno?
RAGAZZO: Io non ti basto?
UOMO: Tu non sai dirmi niente.
RAGAZZO: Allora ti chiamo il porcellino.
UOMO: Per carit!
RAGAZZO: Allora accontentati e non fare i capricci.
UOMO: Togli la musica.
RAGAZZO: Ti piaceva tanto.
UOMO: Toglila.
RAGAZZO: Agli ordini
UOMO: Quando viene qualcuno?
RAGAZZO: Di cosa vuoi parlare?
UOMO: Di questa situazione. Voglio capire. Devono spiegarmi qualcosa.
RAGAZZO: Forse passano pi tardi.
UOMO: Basta con questa frase. State sempre tutti a dire forse passano pi tardi.
RAGAZZO: Hai avuto visite?
UOMO: Non mi ricordo.
RAGAZZO: Hai detto che hai letto il giornale. Chi te lha portato?
UOMO: Non mi ricordo. Chi c l?
RAGAZZO: L dove?
UOMO: L. Che non lo vedi?
RAGAZZO: Non c nessuno l.
UOMO: Pensavo Ah, non fa niente.
RAGAZZO: Sai che sei proprio un gran puzzone?
UOMO: Ho provato ad andare in bagno
RAGAZZO: Stai buono, non fare il matto.
47
Uomo si astrae.
RAGAZZO: Che pensi?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Ricominci?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Non si pu proprio parlare oggi.
UOMO: E allora stai zitto.
Silenzio.
UOMO: Pronto?
RAGAZZO: S, pronto, mi dica.
UOMO: Non fare il cretino.
RAGAZZO: Posso parlare o no?
UOMO: Puoi fare quello che ti pare.
RAGAZZO: Anche il cretino?
UOMO: No, il cretino proprio no. Siamo gi pieni di cretini. Non ti ci mettere anche tu.
RAGAZZO: Tipo porcellino?
UOMO: Porcellino la regina dei cretini.
RAGAZZO: Ti va di giocare?
UOMO: No.
RAGAZZO: Hai fame?
UOMO: No.
RAGAZZO: Una spremuta?
UOMO: Sono finite le arance.
RAGAZZO: Ne ho trovate altre due. Ti va mezza spremuta?
UOMO: No.
RAGAZZO: Devi mangiare. Ti fa bene.
Uomo si astrae.
RAGAZZO: Ti va un po di musica?
UOMO: S.
RAGAZZO: Ho sentito bene?
UOMO: Un po di musica.
RAGAZZO: Ho sentito benissimo!
Ragazzo rimette la musica indiana.
RAGAZZO: Te la ricordi questa?
48
UOMO: Adesso stiamo un po in silenzio.
Uomo si assopisce. Ragazzo gli si avvicina, forse lo accarezza, forse piange.
Un tempo molto lungo.
Mentre la musica va, Ragazzo si alza e inizia a ballare, un ballo intimo, come di catarsi. Uomo accenna dei piccoli movimenti, come un timido direttore dorchestra, e dei versi: la trasformazione continua. Ma Ragazzo sembra non accorgersene, invorticato nella musica. Uomo emette un lungo bramito, Ragazzo se ne accorge e si spaventa.
RAGAZZO: (abbassando la musica) Stai bene?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Mi hai fatto prendere un colpo.
UOMO: Togli la musica.
RAGAZZO: Ma perch?
UOMO: Toglila.
RAGAZZO: Ti piaceva.
UOMO: Ho fame.
RAGAZZO: Vuoi mangiare?
UOMO: Faccio da solo.
RAGAZZO: Non riesci.
UOMO: Lasciami in pace.
RAGAZZO: Come?
UOMO: Vatteme!
RAGAZZO: Ma che stai dicendo?
UOMO: Ci senti? Vattene!
RAGAZZO: Sei serio?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Ricominci?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Vuoi farmi innervosire?
UOMO: Eh.
RAGAZZO: Beh, ci stai riuscendo molto bene.
UOMO: Chi c l?
RAGAZZO: Adesso basta! Non c un cazzo di nessuno l, va bene? Te lho detto cento volte. Non c nessuno. Nessuno! E se me lo richiedi me ne vado, va bene? Non possibile andare avanti cos. Non si pu dialogare. Non si pu stare fermi un attimo. In silenzio. In ascolto.
49
Dobbiamo sempre dire qualche stronzata. Possibile che non riusciamo a stare zitti per qualche secondo? Non c nessuno, porca la miseria! E se non ti fidi vai a guardare tu stesso, va bene? Chi cazzo ci pu essere dietro una finestra con tre gradi che fra poco nevica? Ti sembra normale pensare che c qualcuno a guardarti mentre tu stai qui dentro, a marcire come un pomodoro? E che cazzo! Poi dici perch uno si esaurisce. Pensi che stiamo tutti ai tuoi comodi. Pensi che mi diverto a venire qua tutti i giorni, a costringerti a mangiare un cazzo di cucchiaino di yogurt, a guardarti, guardarci, mentre ci decomponiamo e ci prepariamo a finire in pasto ai vermi. Bisogna essere comprensivi, cazzo! Bisogna rispettare gli altri. Il lavoro degli altri, la fatica. Pensi che mi diverto a fare tutto questo? A trattarti come un bambino con il pannolone, quando dovresti essere tu a crescermi come la pi bella delle tue creature? Sono domande retoriche, certo. E allora troviamo il coraggio, perch il tempo non manca, troviamo il coraggio di stare zitti per qualche minuto. Di raccogliere le idee. Di guardarci dentro, soltanto un po. E non ci rompiamo sempre i coglioni. Perch io mi sono rotto i coglioni, hai capito? Me li sono sfrantumati! E questa cazzo di musica che mi d in testa! (va verso lo stereo) Questa cazzo di musica che mi ha sempre fatto schifo, ci credi? Schifo! Perch tutto fa schifo. Anche tu, anche noi!
Ragazzo butta con violenza lo stereo a terra.
Uomo, che lha guardato sbigottito, si astrae. Chiude gli occhi.
Ragazzo vira lo sguardo verso un punto esterno, come se avesse visto qualcuno.
RAGAZZO: Non niente. Ho fatto un movimento goffo e mi cascata la radio. Non si preoccupi, non successo niente, davvero. (rinsavendo) Ci mancava solo porcellino a rompere i coglioni. Forse meglio che me ne vado. Non ti faccio bene se sto qua. Non so cosa mi preso. Oggi gira cos. Sar questo tempaccio che non aiuta. Ho un gran mal di testa. Lo sai, sono orgoglioso. Mi
difficile chiederti Ah, lasciamo perdere. (raccoglie la radio, cerca di capire se funzioni ancora) Va. Almeno questo, va. La vuoi un po di musica? Te la rimetto? Per rispondimi, nonfare loffeso. Vorrei che mi capissi. Non era per te, contro di te. che sono stanco, molto. E non per questo. In generale. Tutto mi stanca. La mia testa un treno. Non mi lascia in pace
neanche di notte. Soprattutto di notte. Non dormo pi. Ci sei? Dammi un cenno, dimmi qualcosa. (aspetta) Eh? Mi dici qualcosa? Qualsiasi cosa. Per farmi perdonare. Non lasciarmi cos. Non puoi lasciarmi cos. Mi sento un idiota. Dimmi qualcosa. (sbottando di nuovo) Mi dici qualcosa, cazzo? Va bene, oggi proprio non va. Ci vediamo domani. (si avvicina a Uomo, vuole dargli un bacio sulla fronte, esita) Ciao. Riposati. Se hai bisogno chiama porcellino. E nonleggere i giornali. Pensa alle cose belle. Pensa al mare.
50
Esce raccogliendo confusamente le proprie cose. Uomo si astrae, si addormenta. Rientra Ragazzo, ha dimenticato qualcosa. Lo recupera e fa per andare via. Si ferma sulla soglia, come un cambio improvviso. Guarda Uomo, lo guarda attentamente. Sbotta in un pianto sommesso, silenzioso. Gli si avvicina. Gli stampa un lungo bacio sulla fronte. Esce.
Uomo riprende la metamorfosi. Questa volta i movimenti da orso sono pi netti e riguardano tutto il corpo. Prova persino ad alzarsi sulle gambe, ma non riesce. Emette dei versi flebili, poi si arrende al sonno, mentre cala il buio.
Entra Ragazzo, si ferma sulla soglia a guardare Uomo, come a trovarlo diverso dal solito. RAGAZZO: Come stai?
Ma Uomo ormai non risponde.
RAGAZZO: Perch tieni gli occhi sgranati? Da quanto stai cos? Forse meglio se li chiudi per un po, cerchi di riposare. Ti ho portato le arance, le vuoi? Ti faccio una bella spremuta di vitamine. Ti vanno un po di arance? Senti, mi dispiace per ieri. Sono stato un cretino, hai ragione tu. Ma non portarmi rancore. Posso mettere un po di musica? (aspetta) Se non mi fai neanche un cenno con la testa non posso capire. Devo fare tutto di mia iniziativa? Senti Come hai passato la notte? Ti trovo diverso, ma forse non dovrei dirtelo. Sai? Per le scale ho incontrato porcellino. Mi ha guardato in modo strano, come se volesse dirmi qualcosa senza riuscire a farlo. Sai per caso cosa voleva dirmi? Ci hai parlato? Senti proviamo a mangiare un po. Un cucchiaino di yogurt, un formaggino. (si adopera per cercare qualcosa da mangiare. Apre uno yogurt, porta il cucchiaino vicino alla bocca di Uomo, invano) Niente eh? Va beh, ci hoprovato Allora sai che ti dico? Me lo mangio io, alla faccia tua! (mangia, si strozza, getta lo yogurt in terra) Fanculo Ci manca solo che ci resto secco. (inizia a passeggiare nervosamente per la stanza e a mettere in ordine le cose, come un istinto) Ma che sto facendo? Sai, mipiacerebbe portarti al mare. Mi sarebbe piaciuto. Unultima volta, insieme. Fartelo guardare. Come quando ero piccolo. Io facevo il bagno e tu restavi l, a guardare. Guardavi e basta. La verit che io non so che cosa succede poi. Non lo so come si sta dopo. A volte me la prendo con te, un istinto. Ma razionalmente so che non colpa tua. Tu non centri niente. Per bisogna trovare un capro espiatorio, no? Lo capisci il discorso? Mi spaventa che gli eventi siano pi grandi di noi. Mi spaventa non averne il controllo, la consapevolezza. Mi spaventa anche il pensiero di non agire, al massimo reagire. sempre una conseguenza, mai una volont, una presa di posizione. E tu di posizioni ne hai prese tante, nella vita. Sempre cos forte, determinato. Schifosamente arrogante, a volte. Egoista. E anarchico. La tua anarchia mi ha sempre fatto brillare gli occhi. Tu hai vissuto in un mondo con leggi scritte da te, regole tue
51
e soltanto tue. In questo ti invidio. Ma questo egoismo ti ha spinto a trascurarti, e a non pensare agli altri. A me, per esempio. Hai sempre vissuto nellillusione delleternit. E questo il risultato. Un risultato precoce, prematuro. Con il quale siamo noi a dover fare i conti. E allora mi chiedo a cosa serva questa piccola, stupida lotta quotidiana: la gioia nel vederti mangiare; il senso del dovere a venire qui ogni santo giorno, sempre alla stessa ora; langoscia sepolta del peggioramento evidente. Perch tanti mostri, se non abbiamo la possibilit di scegliere? Agire. Non possiamo agire. Solo accettare. Hai sempre odiato la rassegnazione, ostinandoti a non guardare in faccia la vita. Devo imparare molto da te, ma non semplice. E devo imparare il silenzio. Il tuo silenzio che ti faceva essere sempre essenziale e fulmineo. Il silenzio riempito solo di musica. Ti va un po di musica?
Ragazzo mette della musica indiana.
Torna vicino a Uomo e si adagia sul suo corpo grande, in un silenzio lunghissimo.
Uomo, gli occhi sgranati e il corpo immobile, alza a fatica un braccio e, con movimenti da orso, accarezza goffamente Ragazzo.
UOMO: (con un filo di voce) E cos che finiremo.
Ragazzo si alza e prende un cuscino.
RAGAZZO: Fai il bravo.
Uomo emette un risolino di gola.
RAGAZZO: Ciao pap.
UOMO: (con un filo di voce) Ciao.
Ragazzo gli mette il cuscino sul viso e spinge, per molti secondi. Uomo non reagisce, se non dei piccoli spasmi delle gambe e delle braccia. La musica indiana va. Ragazzo toglie il cuscino, chiude gli occhi delluomo e gli d un ultimo, lungo bacio sulla fronte. Esce.
Dopo alcuni istanti, lorso si anima: la metamorfosi completa. Il grande animale si mette sulle quattro zampe e inizia a girare per la stanza. Lecca lo yogurt che Ragazzo aveva gettato in terra, fruga. Dopo unultima perlustrazione, raggiunge la porta della stanza. Esce. Buio.
52
- Questo copione è stato visto:


