Troppo tardi

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TROPPO TARDI

Un atto

Di LUIGI CHIARELLI

PERSONAGGI

LIPPO

SANDRO

COCCO

CAMERIERE

Questi fatti e i discorsi relativi, avvengono sul far della sera nell’appartamento di Lippo. È questi un giovane gagliardo e di piacevole aspetto; però qualche ruga precoce rivela la vita dissoluta che egli ha fin qui condotto. Sandro è un po’ suo allegro compagno.

Sandro                          - (che è in frak, passeggia in su e in già per il salotto, come fanno per antichissima tradizione tutti i personaggi di commedie, quando, non avendo un gran che da dire, vogliono tuttavia aver l’aria di possedere, raggomitolati nel cervello, chilometri di sensatissimi discorsi relativi all’argomento della conversazione. Alla fine si ferma davanti a Lippo, il quale è anche in frak, e gli domanda col tono di chi vuol dare a credere di non avere tempo da perdere) Insomma, si può sapere perché non vieni?

Lippo                            - Perché? E che te ne importa del perché?

Sandro                          - I perché sono i motori della vita uma­na. Soltanto nei manicomi si vive, si pensa, si parla senza perché.

Lippo                            - E tu fa conto che io sia un matto.

Sandro                          - Questa è veramente una proposta da matto: fa conto! Come se bastasse immagi­narsi che tu sia matto per crederlo, e agire di conseguenza. Questi sì che sarebbero pen­sieri da matto. Ma io che sono savio penso che tu pure lo sia, perché lo sei; e ti do­mando ancora: perché non vieni? In casa Perepè ci aspettano per il pranzo, poi abbiamo appuntamento a teatro con i coniugi Baraba, e infine Clara, Mary e Gisella ci attendono all'Eldorado per la solita cena, per le solite danze, per il solito champagne, per le solite facezie: tutto un paradiso di sollazzevoli spas­si che, sebbene possano apparire monotoni perché non variano mai, son però sempre quelli che l'umanità elegante predilige, non avendone scoperti altri che siano più dilette­voli. E poi Mary, Mary era fino a ieri sera la tua passione; ed ora che finalmente siamo riusciti a farla venire a cena con noi, ora tu... Che capricci son codesti?... Prendi il sopra­bito, e andiamo.

Lippo                            - No!...

Sandro                          - No?...

Lippo                            - Mi sembra di essermi spiegato abba­stanza chiaro.

Sandro                          - Con le parole, ma non con le ragioni. E le ragioni, a me che sono tuo amico, le devi dire.

Lippo                            - Non ho voglia di parlare.

Sandro                          - E io non mi muovo di qua. Mi siedo su questa poltrona, e aspetto.

Lippo                            - Che cosa?

Sandro                          - Che tu ti decida o a venire o a parlare.

Lippo                            - Ti si farà tardi.

Sandro                          - Non importa.

Lippo                            - I Perepè...

Sandro                          - Peggio per loro.

LlPPO                           - I Baraba...

Sandro                          - Me ne infischio.

Lippo                            - Clara, Mary, Gisella...

Sandro                          - Invecchieranno senza di me.

Lippo                            - E tutte queste vittime tu le fai per...

Sandro                          - Per colpa tua.

Lippo                            - La mia coscienza non ne sentirà nessun peso.

Sandro                          - Vuol dire che sei un cinico.

Lippo                            - E tu un seccatore.

Sandro                          - Va bene, (suona un campanello).

Lippo                            - Che «osa vuoi?

Sandro                          - Sapere.

Cecco                            - (entrando come usano i camerieri, e cioè con finta discrezione) Il signore ha suo­nato? (per dire il vero nessun cameriere, a meno che sia sordo, nel qual caso è inutile suonare per chiamarlo, entra domandando se il signore abbia suonato; ma nelle commedie è inevitabile che il cameriere entri con queste parole).

Sandro                          - Ho suonato io. Vorrei sapere perché il vostro padrone questa sera non vuol uscire.

Cecco                            - Oh!...

Sandro                          - Dunque?

Cecco                            - Io non so...

Sandro                          - Voi lo sapete benissimo.

Cecco                            - Le giuro... Lo domandi al signore che è qui presente. Meglio di lui...

Sandro                          - Lui ha male alla gola, non può par­lare.

Cecco                            - (con mal celata indifferenza) Il signo­re ha male alla gola?

Sandro                          - Sì, male alla gola.

Cecco                            - Oh, mi dispiace - (non è vero).

Lippo                            - Auff!...

Sandro                          - Dunque, volete dirmi...

Cecco                            - Già detto: non lo so.

Sandro                          - Ah! Siete un servo discreto, voi!

Cecco                            - Oh!...

Sandro                          - Fedele!

Cecco                            - (lusingato) Oh!...

Sandro                          - Prezioso!

Cecco                            - (lusingatissimo) Oh!...

Sandro                          - Idiota!...

Cecco                            - (offeso) Oh!...

Sandro                          - Andate via!...

Cecco                            - (con un'alzata di spalle) Oh!... (ed esce).

Lippo                            - Bel risultato!

Sandro                          - E' addirittura una congiura.

Lippo                            - Contro chi, di grazia?

Sandro                          - Contro di me.

Lippo                            - Contro la tua curiosità.

Sandro                          - Curiosità giustificata; sono tuo amico.

Lippo                            - Ah!

Sandro                          - Tu, forse, tu sei mio amico? In que­sto momento no, certo, perché altrimenti non faresti tanto il misterioso con me.

Lippo                            - Vuoi dunque proprio sapere...

Sandro                          - Ma se è mezz'ora che te lo sto do­mandando!

Lippo                            - Ebbene, se non verrò con te, con voi stasera, né mai più, è perché questo genere di vita mi ha nauseato. Ne ho abbastanza del­le Clare, dello champagne, dei fox-trotts, dei teatri, delle cene, di tutto. Cambio vita!

Sandro                          - (impassibile) Ah!...

Lippo                            - Cambio vita!...

Sandro                          - Ho capito!...

Lippo                            - Mi sono spiegato?

Sandro                          - No.

Lippo                            - Eh?!...

Sandro                          - Vorrei sapere la causa che ha deter­minato questa crisi, diciamo così, salutare.

Lippo                            - Vuoi sapere anche questo?Te lo dico subito. E poi te ne vai.

Sandro                          - E poi me ne vado.

Lippo                            - Perché mi sono accorto che è una vita senza scopo, stupida, insana.

Sandro                          - E come hai fatto ad accorgertene? Un lampo, una rivelazione, una visione, una voce?

Lippo                            - Un giornale!

Sandro                          - Ah!... E poi si dice malo dei gior­nali!... Un giornale quotidiano?

Lippo                            - Leggendo la gesta del Norge.

Sandro                          - E' perché Amundsen ha sorvolato il polo, tu non mangi più, non balli più, non bevi più, non...

Lippo                            - Io ho finalmente compreso lo scopo della vita. E soltanto la generosità e il rischio possono farcelo raggiungere. Dare tutto e per­dere tutto per arricchire il nostro essere, e proiettarlo nel travaglio del destino umano.

Sandro                          - E allora?

Lippo                            - Allora... sono ricco, sono giovane, sono animoso; ed avendo finalmente scoperto me stesso mi darò alle scoperte terrestri. Quale gioia più grande che rivelare interamente agli uomini il mondo sul quale vivono?... Tro­vare nuove terre, nuove acque, nuove genti; creare rapporti insospettati, legami vantag­giosi, possibilità miracolose, ecco questo...

Sandro                          - Cristoforo Colombo!

Lippo                            - Appunto! E il solo pensiero che io mi darò a queste imprese mi inebria.

Sandro                          - Farai l'esploratore, dunque!... Be­ne!... Ma, prima di tutto, sei ben sicuro di essere italiano, veramente italiano?

Lippo                            - Che domanda è questa?

Sandro                          - Perché fra uno o due secoli i fran­cesi, se tu avrai scoperto qualche nuova terra, diranno che tu sei francese, gli inglese che eri inglese, i tedeschi che eri tedesco e così avanti. Metti dunque innanzi tutto il tuo stato civile bene in regola, perché in avvenire non ci sia possibilità di equivoci. E poi... poi dove andrai?

Lippo                            - Oh, ancora non ho deciso!... (avvicinandosi ad un mappamondo del settecento) il mondo è tanto grande!...

Sandro                          - Grandissimo!... Ma... al Polo nord non c'è più nulla da fare, al Polo sud lo stesso, l'Africa è stata corsa in lungo e in largo, l'Asia è una vecchia conoscenza, l'Au­stralia è conosciutissima, e l'America... l'Ame­rica varrebbe meglio non conoscerla che non le dovremmo, noi e gli altri, tanti miliardi di dollari. E allora?... Dove?

Lippo                            - (impallidendo) Ma...

Sandro                          - Dove?... Già!... Eh, amico mio, sei arrivato troppo tardi. C'era ancora quello straccio di Polo Nord, ma adesso neppure più quello. Capita a te quello che avvenne a me un giorno: ero stato preso dalla passione per il teatro, e mi proposi di scriver drammi e com­medie. Prima di cominciare volli però ve­dere quello che avevano fatto i miei predeces­sori, da Eschilo a Giacosa... Amico mio, tutto fatto!... Non c'era caso o passione che non fossero stati sfruttati non una ma cento, mille volte; e come se questo non bastasse il signor Georges Polti, in un suo libro, rivela­va che le situazioni drammatiche erano tren­tasei, e tutte già adoperate. Che potevo più fare, io? Rinunziai. Eh, siamo nati troppo tardi!... Infila dunque il soprabito, e andiamo. No?... E allora vado io. Buone esplora­zioni! Addio, (esce),

Lippo                            - (pallidissimo, disfatto, resta a lungo da­vanti al mappamondo; di quando in quando, con un lieve colpo di mano lo fa girare, pro­ducendo così giornate artificiali, giornate di cupa disperazione. Dopo lungo tempo, si al­lontana, va in un'altra stanza, stacca un gran­de quadro, fa un nodo scorsoio al cordone che reggeva il quadro, e s'impicca).

Cecco                            - (entrando dopo due ore, e vedendo il pa­drone al posto del quadro) Oh!...

FINE

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