Truccature
TRUCCATURE
Commedia in tre atti
Di GHERARDO GHERARDI
PERSONAGGI
Il comm. CASIMIRO CADE' (45-48 anni)
ELENA - (32-35 anni)
LEDA - (28 anni)
CAROLINA - (25 anni)
CLARISSA - (55 anni)
GILDA - (20 anni)
PIERO - (35 anni)
APOLLINARE - (65 anni)
RUGGERO - (30 anni)
CARLO - (30 anni)
DIEGO - (45 anni)
GIOVANNI - (50 anni).
Tempo presente. In una grande citt.
Casimiro Cad - La difficolt di questo personaggio consiste soprattutto nella sua espressione facciale. La sua, peraltro, non una vera e propria maschera grottesca, n si deve credere che il solo apparire del personaggio debba far ridere. Limportante che egli abbia quei certi caratteri che mutano da viso a viso e che non si possono elencare come delle particolarit zoologiche, pure esprimendo chiaramente quello che, nel gergo di tutti i popoli, inteso come un uomo che sopporta, senza troppo patire, la infelicit coniugale. L'espressione faccia da becco in tutte le lingue e in tutti i dialetti. Segno evidente che si crede d'avere colto questo determinato carattere fisionomico, per quanto a nessuno sia dato di poterlo descrivere con precisione. D'altra parte non proprio necessario che la faccia sia tale da fare esclamare al pubblico' tale definizione: l'importante che il pubblico giustifichi la definizione che certi personaggi della commedia danno a quella fisionomia. Casimiro Cade pu far ridere, ma non sa ridere. Soffre soltanto e, fino a un certo punto, quasi inconsapevolmente. Come se, soffrendo, egli prima di tutto si meravigliasse.
Elena - Ha dieci anni o anche quindici meno del marito. Il suo carattere frigido in principio va a poco a poco ammorbidendosi durante lo svolgimento della commedia. Non deve essere una sciocca qualunque. E' anzi dotata di una particolare cerebralit. Questo deve riconoscersi alla prima scena. Poi si fa luogo alla naturale passionalit della donna.
Leda - Donna di costumi poco retti, ma si guardi bene l'attrice di dare a credere si tratti di una donnaccia di basso rango. Meno intelligente e meno colta della sorella Elena; ha per il senso del comico e una sua simpatica disinvoltura.
Piero - Bel giovane di circa 30 anni.
Apollinare - Vecchio rudere del secolo passato, romantico e detraqu.
LA SCENA:
La scena stabile. Nei quattro quadri l'azione si svolge nel salone di casa Cade, che un'ampia sala, arredata con mobili lussuosi e dove tutto manifesta la presenza di una mano femminile.
QUADRO PRIMO
(Sono in scena due signori, i quali stanno denunciando le loro generalit alla cameriera. Uno di essi appare elegante, quanto pu esserlo un impiegato d'ordine. L'altro invece ha nelle mani un largo berretto sulla cui fronte scritto: Portiere).
Ruggero - (presentando il biglietto da visita) Dica una commissione del personale della Folgore , societ di assicurazione...
Gilda - Ah, la societ del signore...
Apollinare - (il portiere) E' appunto perch siamo impiegati del signore che veniamo dalla signora.
Gilda - Benissimo - (se ne va).
Apollinare - Sono proprio curioso. E anche impaziente. Mi dica, lei ha intenzione di pronunciare un bel discorso di circostanza?
Ruggero - (con sufficienza) No.
Apollinare - Che arie! Dal momento che facciamo parte della stessa commissione, mi pare che potremmo trattarci con tutta confidenza. Io, per esempio, non ho nessuna difficolt a dirle che ho preparato, a nome del personale di bassa forza, un piccolo indirizzo in versi.
Ruggero - In versi? Ma scherzate? Via, via... Questa una visita che non deve avere nessuna solennit. Deve passare inosservata. Sapete benissimo.
Apollinare - Io so che siamo venuti a trovare questa misteriosa signora, che una specie di personaggio da romanzo passionale; per vederla e per renderci conto direttamente dei suoi fascini oscuri.
Ruggero - Non fate del pettegolezzo, andiamo...
Apollinare - Prego. Io sono il capo dei portieri della Folgore , ma prima di ridurmi a questo punto io ero quel che si suol dire un gentiluomo. So bene quel che devo fare e dire. Ma, cos, in confidenza, con lei, mi posso permettere di pregustare la gioia di scoprire la ragione per cui. S, dico, so bene io quel che pu capitare quando si ama una donna. C' chi se ne accorge subito, come me. C' chi non se ne accorge mai. E' una questione di penetrazione psichica. Ora, se il commendatore nostro signore e padrone non si accorge di nulla, i casi sono due: o stupido lui, oppure lei...
Elena - (entra vestita con molta sobriet ma molta eleganza. E? giovane sui trenta, ma energica. Parla in modo da mettere in guardia l'interlocutore) Signori... Vogliono me, proprio me?
Rucgero - Ho l'onore di parlare alla signora Cade?
Elena - S, per essere la signora Cade, io sono la signora Cade, senza dubbio, a meno che non ci sia un'altra signora Cade, che per non risulta dall'indicatore generale.
Ruggero - La signora del commendator Cade, direttore generale della Compagnia di Assicurazioni La Folgore ...
Elena - Contro tutti i rischi. Benissimo. Sono io. Ma io non so niente di niente. Chi fa gli affari mio marito. Chi provvede alla casa mio marito... Lei forse venuto per vendere qualche cosa a rate?
Ruggero - No, signora, ma per un'altra ragione.
Apollinare - Una ragione sentimentale, signora - (si inchina). Abbiamo saputo che oggi il quinto anniversario del suo fausto matrimonio.
Elena - Ma loro come hanno saputo?
Ruggero - Gli impiegati sanno sempre tutto del loro principale. E siamo venuti a farle i nostri auguri. Io a nome del personale di rango e lui...
Apollinare - ... a nome del personale di bassa forza, che non ha una lieve importanza nell'ingranaggio generale.
Ruggero - Ho dovuto accettare di portarlo con me per evitare che si abbandonasse alla disperazione.
Apollinare - No, no, signora. Un diritto. Perch l'ho saputo io, per caso. Ho visto il groom che portava i cloni. Un braccialetto d'oro con legatura di pelle d'elefante...
Ruggero - Ma tacete!... Se deve essere una lieta sorpresa per la signora...
Elena - Sorpresa? Mai. Stia tranquillo. Immagino che ci sar anche un vaso di Copenaghen.
Apollinare - Verissimo. Come fa a saperlo?
Elena - E un paio di guanti napoletani.
Apollinare - Ma allora li ha gi ricevuti.
Elena - No, ma per l'anniversario del mio matrimonio fa tutti gli anni gli stessi regali.
Ruggero - Come? Tutti gli anni?
Elena - Non ha fantasia, ecco tutto. Ma non male. Nella vita matrimoniale la fantasia sarebbe un grave danno. No? E adesso?
Ruggero - Adesso... niente... Tanti auguri...
Apollinare - (tirando fuori dalla tasca un pezzo di carta, si mette a leggere ad alta voce, declamando) Bella signora dagli occhi tenebrosi... .
Elena - Chi sarebbe?
Apollinare - Lei...
Ruggero - Ma non badi...
Elena - Ma io non ho gli occhi come dice lei.
Apollinare - Ma cosa vuole? Io sono poeta, mica indovino. Chi l'aveva mai vista lei? Io me l'ero figurata bruna, satanica...
Elena - Perch satanica?
Apollinare - Perch... perch... (ricomincia a declamare) Bella signora dagli occhi tenebrosi... il biondo raggiar del sol sulla tua fronte... .
Elena - Ma scusi, che cosa fa lei all'agenzia?
Apollinare - Io, perch?
Elena - Un poeta con quel berretto non l'avevo mai visto.
Apollinare - Al giorno d'oggi, signora, non si vede altro. Del resto, prima di discendere a questo grado io ero giornalista. Ho conosciuto Giolitti.
Elena - E fu lui a insegnarle a fare dei versi?
Apollinare - No, signora. Non amava la letteratura.
Elena - Aveva forse paura di finir male come voi. E da quanti anni lor signori sono al servizio di mio marito?
Ruggero - Quattro anni, signora.
Elena - E scusino... Guardino che strana idea mi viene: come mai in tanti anni lor signori non hanno mai avuto la gentile idea di festeggiare l'anniversario del mio matrimonio?
Ruggero - Ecco, signora... Dir...
Apollinare - Bella signora dagli occhi tenebrosi... .
Elena - Ma la vuol smettere? La lasci qui. La legger io. La poesia declamata dall'autore non mi mai piaciuta. Rispondano alla mia domanda. Perch sono venuti?
Rucgero - Ma... cos...
Elena - Non mi pare una spiegazione... (Guarda Apollinare che vuol rimettersi a leggere la poesia tanto per cambiare discorso) No, prego. La poesia me la leggo da me. E la far anche leggere a mio marito. Non si pu sapere perch sono venuti?
Ruggero - Signora, creda...
Elena - Non capisco. Ecco tutto. E quando non capisco mi sento a disagio. Devo andarmene. Mander la cameriera per accompagnarli... Buon giorno
(esce).
Apollinare - Bel successo.
Ruggero - Non vorrei che questo scherzo avesse delle conseguenze spiacevoli...
Apollinare - Per me no. Ha detto che legge la mia poesia a suo marito. Se il principale vede quella roba, mi passa al personale di ruolo di colpo.
Ruggero - Andiamo.
Apollinabe - Aspetti che venga la cameriera. Che effetto le ha fatto quella donna?
Ruggero - Uhm...
Apollinare - Magnifica. Non l'avevo mai vista... Fa le cose molto di nascosto quella l. No? Si capisce che un pover'uomo perda la bussola con una donna simile... Somiglia a colei...
Gilda - (comparendo dal fondo) Prego.
Ruggero - Grazie... (esce).
Apollinare - Buon giorno, cara. Posso chiedervi una intervista?
Gilda - Prego... (via).
Elena - (rientra irritata e turbata) Oh, che scandali!(Gilda rientra). E adesso che cosa succede?
Gilda - Perch?
Elena - Perch ho ricevuta questa visita.
Gilda - Per il signore? Ma geloso forse?
Elena - Non dire sciocchezze. Non vorrei che trovasse la cosa strana...
Gilda - Ma perch? Una visita...
Elena - Ma strana! Questa la verit. Strana perch non mai accaduta. Che cosa avrei dovuto fare io?
Gilda - (ride) La signora si preoccupa per poco. Non c' nulla di male a ricevere due signori...
Elena - Va bene. Ma siccome io conosco tutti i suoi gusti, sia per la tavola, che per i vestiti, le cravatte, le feste, i divertimenti e tutto il resto, vorrei sapere che cosa desidererebbe che avessi fatto nel caso che qualcuno fosse venuto ih casa nostra a portare a me degli auguri e dei fiori. Fosse per me... Oh, so bene quello che avrei fatto. Mi sarei fermata volentieri a chiacchierare con quei signori... Il vecchiotto mi era simpatico con quella poesia. Ma si tratta di lui. Io sono sua moglie, e in cinque anni non una sola volta ho sbagliato.
Gilda - E allora, anche nel caso che per una volta avesse sbagliato?
Elena - No, nemmeno una volta.(Cambiando tono) Vai ad aprire la porta.
Gilda - Ma non hanno mica suonato.
Elena - No, ma sono le dodici e quindici minuti. Mio marito entra nell'ascensore e sale, sale...
Gilda - (via in fretta).
Elena - Sale, sale, terzo piano. Stop. Entra dall'uscio di casa, depone il cappello, si muove, un passo, due, tre, quattro, apre l'uscio di questa stanza...
Casimiro - Buon giorno (entra seguito da un piccolo groom in berretto rosso di qualche magazzino che porta i doni dei quali si parlato nella scena precedente. Casimiro stringe la mano alla moglie e senza parlare mostra ad uno ad uno i doni che subito riconsegna al groom).
Elena - (vedendo il braccialetto) Oh, il braccialetto!
Casimiro - Questo si porta al braccio sinistro.
Elena - Questo? Ma si potr portare anche nel destro, immagino...
Casimiro - S, ma tu mi farai il piacere di portarlo nel sinistro. Ti piace? Benissimo. Tutto sistemato.(Al groom) Vattene.(Alla moglie) E adesso dimmi come stai.
Elena - Bene. E tu?
Casimiro - Bene. Per non regolare. Con questa pressione barometrica dovrei star male. Invece sto bene. E' strano. E anche preoccupante. Forse un sintomo sinistro. Be', e la colazione?
Elena - Tra poco, caro. Perch non ti siedi? Non devi sedere?
Casimiro - Gi... Non credere che me ne fossi dimenticato.(Si siede, ma balza in piedi subito) Ma questa non la mia poltrona. Chi ha spostato la mia poltrona? (Mette a posto le poltrone come egli desidera) Non ha nessuna idea dell'ordine, quella ragazza.
Elena - Oh, scusa, scusa, un vero scandalo.
Casimiro - Siediti anche tu.
Elena - S, caro. Siedo. Oggi, dato che il giorno del nostro matrimonio, mi sono permessa...
Casimiro - Oh, dico, non facciamo della fantasia.
Elena - No... Invece di prepararti la solita colazione ti ho fatto una bomba di riso. So che ti piace.
Casimiro - Ma oggi mercoled.
Elena - S. Ma non c' una legge contro la bomba di riso il mercoled.
Casimiro - No, non c' una legge, ma il mercoled si sempre fatto il consomm di pollo.
Elena - Ho detto in via del tutto eccezionale... Non vero che ti piace la bomba di riso?
Casimiro - S, mi piace, ma oggi era per il consomm di pollo. Bene. C' altro?
Elena - S... Dicevo... Non so se ho fatto bene...
Casimiro - Se non hai fatto delle fantasie, hai fatto bene di certo.
Elena - Ma bisogna fare i conti anche con la fantasia degli altri.
Casimiro - Diavolo, allora grave.
Elena - Ho ricevuto una visita.
Casimiro - Una...?
Elena - Visita.
Casimiro - Che cosa vuol dire?
Elena - Una visita.
Casimiro - Ah? Qui?
Elena - Qui.
Casimiro - Tu c'eri?
Elena i - Naturale. Se ho ricevuto la visita.
Casimiro - (agitato) Insomma, qui venuto qualcuno.
Elena - Non ti arrabbiare.
Casimiro - Non mi arrabbio. Cerco di capire. Chi era?
Elena - Due persone.
Casimiro - Due persone? Ma hanno preso la mia casa per una sala d'adunanze?
Elena - Hanno presentato questo biglietto.
Casimiro - (leggendo) To'... il capo della segreteria e il capo portiere. Che cosa volevano?
Elena - Farmi gli auguri.
Casimiro - Ma non mai successo!
Elena - E' questo che dico io.
gli auguri.
111 t.l Me
Casimiro - Allora non volevano farti gli auguri. Quando la gente fa all'improvviso qualche cosa che non ha mai fatto, d la colpa alla fantasia, alla ispirazione. Ma c' sempre sotto qualche cosa. Che cosa hanno detto?
Elena - Tanti auguri. Il portiere, poi, mi ha dedicato una poesia.
Casimiro - Una poesia? Ma una cosa gravissima... Diavolo. Ma perch tutto ci?
Elena - Anch'io gliel'ho chiesto.
Casimiro - E loro?
Elena - Non hanno saputo rispondere. Li ho piantati qui. Non verranno pi.
Casimiro - Hai fatto hene.
Elena - Grazie. Sono molto contenta.
Casimiro - C' altro?
Elena - No.
Casimiro - Benissimo. E adesso commemoriamo il quinto anniversario del nostro matrimonio.
Elena - S. Commemoriamolo. Ti ricordi?
Casimiro - Tutto. Scrivo tutto. Per, quando ci penso, ho passato un bel rischio.
Elena - A sposarti?
Casimiro - Ma s. Pensa se invece di incappare in Tina donna come te mi capitava la disgrazia di una donna come tua sorella minore!
Elena - Casimiro, ti prego! Non parlarmi di Leda. E' buona, sai. L'ho allevata io.
Casimiro - Hai fatto un bell'affare.
Elena - Non colpa mia. Io ho adoperato i medesimi sistemi che usarono i miei vecchi con me.
Casimiro - Si vede che era diversa la materia prima, perch tu sei una santa e lei...
Elena - Lei... non ha avuto la fortuna di incontrare un uomo come te, che le risparmi la vita affannosa che sta facendo, disgraziata. Pensa, non sapere nemmeno con chi si passeranno le feste dell'anno.
Casimiro - Mi fai piangere.
Elena - Certo non un onore per la nostra famiglia. Mio fratello non la vuol vedere.
Casimiro - Brav'uomo tuo fratello, con tutta quella famiglia... Gli hai versato il solito assegno?
Elena - S caro, grazie. Sei tanto buono.
Casimiro - Niente buono. La bont fantasia. Io sono un uomo positivo che tiene fede alla sua parola. Io guardo in faccia alla vita come ad un bilancio preventivo. Ed perci che non ammetto le bizzarrie del sentimento, gli abbandoni del cuore... Brrr! Tutta roba che conduce verso l'ignoto, verso il fallimento, il crack... perch non c' nemmeno da sperare nel concordato preventivo. Quando una donna ti ha tradito, ti ha tradito... Non c' pi niente da fare. E si comincia sempre con le parole ti amo. Niente, niente. Ma basta. Non perdiamo tempo. Rifaresti oggi quello che facesti cinque anni fa?
Elena - Certo. E tu?
Casimiro - Oh!... Benissimo, anch'io. Testuale. Veramente presi moglie perch credevo che avrei dovuto ammalarmi. Invece non mi ammalai. E poi dicono le assicurazioni. Lo vedi come incerta la nostra vita? Io ero persuaso che mi sarei ammalato perch avevo oltrepassato i quarantacinque anni e so che dopo i quarantacinque anni i prezzi delle polizze aumentano inverosimilmente. La solitudine penosa per un uomo ammalato. -Invece...
Elena - Ma stai tranquillo. Vedrai che un giorno o l'altro ti ammalerai e forse anche gravemente...
Casimiro - Cara... cara con le tue civetterie. E dimmi un po': ti senti capace di curarmi, di guarirmi?...
Elena - Ma certo. Far di tutto. Non mi staccher mai dal tuo letto.
Casimiro - Sei un galantuomo. Lo sapevo. Ti ho sempre giudicata cos. E io non mi sbaglia mai a giudicare la gente. Quando ti vidi e ti conobbi pensai subito che tu avevi oltrepassato la crisi sentimentale della donna e che l'amore non ti avrebbe pi disturbata. E perci dissi a me stesso: ecco la donna che fa per te. Un cuore fermo, un cuore di ghiaccio. Ma che ghiaccio. Niente. Il ghiaccio si fonde in primavera. Un cuore di cristallo. Me la piglio io. E' un affare di assoluto' riposo. E tn che pensasti?
Elena - Ecco un uomo di poca fantasia, un uomo che non tradir mai la moglie, un uomo che sar amico fidato, protettore sicuro della sua donna, un uomo che non chieder nulla di pi di ci che a una donna si pu chiedere: la tranquillit e l'ordine, che sono assai pi dell'amore. Quest'uomo me lo piglio io. E' un affare senza concorrenza.
Casimiro - Io ho tenuto i patti.
Elena - E io i mei - (si stringono la mano).
Casimiro - Ecco fatto. Ora restano due minuti. H tempo che occorre per dire una piccola piacevolezza.
Elena - Sentiamo. Mi farai ridere? (ride).
Casimiro - Troppo gentile, ma meglio non far credito a nessuno. Io scommetto che indovino che cosa sono venuti a fare quei signori. A vederti. Lo sai perch hanno voluto vederti? Perch s sospetta che la nostra vita coniugale non sa felice...
Elena - E come possono permettersi... ( indignata).
Casimiro - Calmati. Le male lingue non rispettano nessuno.
Elena - E hanno osato dirlo proprio a te!
Casimiro - No. A me nessuno ha detto niente. Ma io non sono mica uno stupido, innamorato, cieco e sordomuto. Ho capito. Allusioni, mormorii al mo arrivo. Risatine alla mia partenza. Rdono, capisci? Si chiacchiera sul nostro conto.
Elena - (alzandosi solennemente con una mano al petto) Casimiro, non crederai spero...
Casimiro - Lo vedi? Facevo meglio a tacere. Ti agiti. Non ci pensare. Scusa, dal momento che io non ci credo, dal momento che io sono tranquillo...
Elena - S, ma la cosa mi offende.(Carezzevole a lui che intanto si alzato) Mi offende pi ancora che se tra me e te si fosse mai parlato di amore. S perch, vedi, se noi fossimo innamorati, s, insomma, quando si entra nel giuoco del sentimento tutto possibile, ma tra noi, tra noi...
Casimiro - Noi siamo due persone serie. Lascia andare.
Gilda - (comparendo dal fondo) E' pronto.
Casimiro - (guarda l'orologio) Testuale! Ci aspetta il consomm di pollo.
Elena - La bomba, caro, la bomba di riso.
Casimiro - Be', pazienza...
Fine del primo quadro
QUADRO SECONDO
(Scena come al primo quadro).
Elena - (sta leggendo seduta su un divano).
Gilda - C' il vecchio.
Elena - Bene. Fallo entrare (si alza con atteggiamento bellicoso). Voglio vedere ora... Far vedere chi sono io. Chi la signora Cade, donna onesta.
Apollinare - (entra preceduto dalla cameriera che subito si ritira. Egli entra con fare molto rispettoso e col sorriso fatuo di chi crede di avere compreso la ragione della visita e di chi si aspetta qualche grande soddisfazione) Eccomi qua, signora... Lei mi ha fatto sapere che ha bisogno di me e io... eccomi qua.
Elena - Mettetevi a sedere.
Apollinare - Dopo di lei... Ecco.
Elena - Io scommetto che voi non immaginate la ragione per la quale...
Apollinare - Oh, io immagino sempre la ragione per la quale. Fa parte di una mia vecchia ginnastica mentale, quella di intendere la ragione per la quale qualcuno fa qualche cosa. Noi giornalisti, stavo per dire noi poeti, abbiamo il dovere di intendere tutto.
Elena - S, ma questa volta lei non se l'immagina.
Apollinare - Ebbene, signora, se proprio vuole che io le dica perch lei mi ha chiamato, glielo dico subito. Cos lei si render conto che, in fatto di penetrazione psichica, io non scherzo per niente. Lei mi ha chiamato perch ha trovato ammirevole la mia poesia e ne vuole un'altra. Eccola qua. E' pronta. Se permette gliela leggo.
Elena - (strappandogli di mano la carta) Per carit. Non mi tolga la soddisfazione di leggerla da me, questa notte, nella solitudine della mia stanzetta.
Apollinare - Come crede. Avrei preferito leggerla io perch ci sono alcuni riferimenti mitologici che avrei desiderato commentarle... Sa, noi poeti abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci commenti. Io mi commento da me.
Elena - Grazie. Se mai c' qualche cosa che non capisco le scrivo.
Apollinare - Benssimo. Ma... Allora, se non si tratta di questo, di che mai si pu trattare?
Elena - Si tratta di mio marito.
Apollinare - Del principale? E che diavolo posso io?... Aspetti... Mi lasci indovinare. Lei... Lei vuol sapere qualche cosa di precso circa le abitudini di suo marito', per evitare forse di incontrarlo quando non desidera di incontrarlo.
Elena - Ma sa che lei ha un bell'ingegno!...
Apollinare - Sciupato, signora.
Elena - Sciupato, ma bello.
Apollinare - Lei non ha idea di quello che io ero da giovane.
Elena - Me lo immagino.
Apollinare - E' stata una donna a ridurmi cos.
Elena - Le donne!? Ma come? C' ancora della gente che pu imbecillire a causa di una donna?
Apollinare - Adesso non so. Ma molto tempo che io sono cos. E nel secolo passato certe cose erano frequenti. Era bella, affascinante... aveva un sorriso e due labbra...
Elena - Bene, bene, me lo immagino... Lasciamo andare...
Apollinare - Signora, mi permetta di ricordarla a lei. Non potrei pi comprendere nulla di quello che mi si dice... Quando mi viene in mente quella donna, io perdo completamente la testa. Era bella, affascinante. Aveva due labbra e un sorriso...
Elena - E' un pezzo?
Apollinare - Non c' male. Questa faccenda risale al milleottocentonovantaquattro.
Elena - Diavolo... E ve la ricordate ancora?
Apollinare - Chi, lei? Niente affatto. Magari, me la ricordassi proprio come era. Ma il male che non me la ricordo pi. E cos la penso sempre nuova e diversa e sempre pi bella. E' un affare serio. Se Iddio mi facesse la grazia di rivederla come era vestita all'umbertina, quando andava a passeggiare in landau per il parco, probabilmente mi farebbe ridere e io sarei moralmente salvo. Invece... Chi sa come era?
Elena - Non avete fotografie?
Apollinare - No, ne avevo una, ma ingiallita al punto che pare una macchia d'olio. Devo proprio sognarla. Ora mi pare che somigli a lei.
Elena - Troppo onore. Come fu? Mor?
Apollinare - No, quasi quasi morivo io. Mi trad.
Elena - Diavolo. E voi?
Apollinare - Io? E che ci dovevo fare? Me ne andai solo per il mondo... senza sapere pi nulla di lei. Forse morta, forse ancora viva e trascina la sua perfida bellezza per i ritrovi eleganti...
Elena - Ma avr almeno i reumatismi a quest'ora.
Apollinare - Gi. Anche lei dice che a sessantanni forse si calmata, mon vero?
Elena - E' probabile. E come va? E' passata la crisi? State meglio adesso? Posso parlare io?
Apollinare - Sono pronto.
Elena - Vorrei sapere che cosa si pensa in ufficio a proposito di mio marito.
Apollinare - (sospettoso) Una perla! Come assicuratore, creda, un asso.
Elena - Le buone qualit le conosco. Vorrei sapere i difetti...
Apollinare - Difetti? Nessuno. Una perla. Con lui si pu stare perfettamente tranquilli. Noi sappiamo tutto quello che fa durante la giornata, con una precisione che i meteorologi ci potrebbero invidiare. Noi siamo in grado di prevedere perfino quello che il nostro principale far fra quindici giorni.
Elena - Che cosa sta facendo adesso, per esempio?
Apollinare - Permette che guardi l'orologio? Fa le cinque e mezzo. Va bene? Sono le cinque e mezzo? Perch bisogna essere precisi, sa? Il nostro cronometro da tasca pu sbagliare, ma lui no.
Elena - S, sono le cinque e trentacinque.
Apollinare - (pensa un poco guardando in aria e come ispirandosi) Ecco, lo vedo, lo vedo... Suo marito uscito in questo momento dall'Ufficio Cassa, dove ha fatto la sua piccola verifica quotidiana, si siede alla sua scrivania, apre con circospezione il secondo cassetto di sinistra, vi infila il prospetto giornaliero di cassa e rinchiude lentamente, per timore che il prospetto si metta storto e disordini i prospetti dei giorni precedenti. Si soffia il nas a tre riprese...
Elena - E intanto che cosa fanno gli impiegati della cassa per esempio?
Apollinare - Oh, signora... Essi non sono altrettanto metodici. Non li vedo...
Elena - Mi basterebbe che li udisse.
Apollinare - Ma... come sarebbe a dire...
Elena - Via, non fare lo gnorri. Sapete benissimo quello che vi voglio dire, e, tanto perch non ci siano equivoci tra noi, vi dico subito che di qui non si scappa. Non si esce da questa casa senza avere vuotato il sacco.
Apollinare - Quale sacco?...
Elena - Il sacco di tutte le malignit del vostro ufficio. Siete una manica di maldicenti e di pettegoli, di maligni e di cattivi. Che cosa dicono gli impiegati appena mio marito uscito? Uditeli... Mettetevi in trance e uditeli. Ve lo comando.
Apollinare - Ecco... Dir... Io...
Elena - Ecco! Mio marito ha chiuso la porta dietro le sue spalle. Gli impiegati scoppiano in una risata. E' vero che scoppiano in una risata?
Apollinare - Ma... S... Qualche volta... Sa... Ha certi modi di fare che...
Elna - Ridono... E poi incominciano a mormorare. Dicono per esempio cos: farebbe meglio a fare la verifica quotidiana negli uffici di casa sua...
Apollinare - Signora, che cosa dice?
Elena - Seduto. Parlate. Avete bisogno di quattrini?
Apollinare - Io s. Perch?
Elena - Perch sono disposta a darvene. Bisogna parlare. E' vero o non vero che essi ridono di mio marito, perch credono che egli sia un marito infelice?...
Apollinare - Oh, signora...
Elena - E' vero o non vero? Cento lire...
Apollinare - No, signora, mi creda...
Elena - Duecento lire...
Apollinare - Guardi, signora...
Elena - Trecento lire...
Apollinare - (disperato) Ma questo mettere un uomo alla tortura. Faceva cos anche Torquemada.
Elena - Parlate...
Apollinare - Ma mi raccomando che non lo sappia lui...
Elena - Non lo sapr.
Apollinare - Ebbene, signora mia, vero. Si dice che lui...
Elena - Benissimo. Almeno si comincia a capire qualche cosa. E si potrebbe sapere perch? Dite pure, parlate chiaro. Non abbiate paura. Perch?
Apollinare - Perch... Ecco, questo francamente non lo so. Gi, quando si dice che un marito tradito si crede senz'altro che la cosa sia cos, perch, s, insomma, abbastanza naturale che sia cos.
Elena - Ma possibile che la gente accusi mio marito, cio me...
Apollinare - No-.. Lei no... Per carit... Lei non c'entra...
Elena - O questa bella, se non c'entro io, chi c'entra?...
Apollinare - Ah... gi... Curiosa. Ora che ci penso vedo chiaro. Se lui un marito infelice lei... naturalmente dovrebbe essere... Ma impossibile. Si vede subito. E poi di lei nessuno parla. Chi la conosce?
Elena - Ma allora, come si spiega?
Apollinare - Be'... Cosa vuole... Non bisogna farci troppo caso...
Elena - Questo un altro affare. Vorrei sapere come nata questa infamia... Chi l'ha creata?
Apollinare - Eh, signora, questo difficile dirlo. Magari stato un impiegato licenziato, un mascalzone qualunque che guardando suo marito ha trovato che aveva una faccia con la quale si possono giustificare certe sventure... C' tanta gente che ha la faccia da cretino e non lo ... Ce n' tanti... Sono gli imboscati dell'intelligenza... i finti tonti... Dunque ci pu essere anche un finto coso...
Elena - Ma come... Voi trovate la faccia del vostro principale...
Apollinare - Ah, scusi, signora... se lei parla del mio principale non dico altro per rispetto. Ma se mi permette di guardare l'uomo... Via, le ruberei quelle trecento lire che ella generosamente mi ha offerto, se proprio non le dicessi che, a guardarlo bene... Non , no, signora, io non lo credo... Ma che lo sembri...
Elena - Ma come possibile che dalla fisionomia di un uomo, che non sar bello, magari, ma normale-che infamia, che infamia...
Leda - (sorella di Elena, entra senza farsi annunciare e salta al collo della sorella) Cara, cara, scusa sai se non mi sono fatta annunciare, ma ero certa che se mi fossi fatta annunciare non mi avresti ricevuta.
Elena - Ma no, cara, perch?
Leda - Ricordo, ricordo, non dubitare. Tuo marito non mi pu vedere... Ma non importa. Io ho bene il diritto di abbracciare mia sorella anche se una donna onesta!
Elena - Ma andate via voi...
Apollinare - Scusi... Me ne vado... Ma sa, aspettavo...
Elena - Che cosa?...
Apollinare - (con un sospiro) La vii mercede.
Elena - La riceverete entro oggi all'ufficio, non du bitate. Io ho il diritto di sapere se non mi avete ingannata.
Apollinare - Va bene, signora - (esce).
Leda - Ma che cosa accade? Chi quell'uomo?
Elena - Leda, Leda mia, ti manda il cielo! Io ho un diavolo per capello. Ma dimmi prima di te. Come stai? Ti fermi?
Leda - Vuoi che me ne vada subito?
Elena - No. Domando, perch avr bisogno della tua assistenza.
Leda - Mi fermer due o tre giorni, non so. Sono al Grand Hotel. Aspetto un telegramma da lui...
Elena - Come sta?
Leda - Lo conosci?
Elena - Io? Chi ?
Leda - Ah, credevo. E' un ingegnere. Molto- ricco, molto per bene. Meglio dell'altro...
Elena - Dell'avvocato?
Leda - No, del medico. Non sei al corrente con la storia.
Elena - Insomma, sei felice.
Leda - Non ho. nemmeno il tempo di pensarci.
Elena - Vuol dire che lo sei.
Leda - Mi dai un t?
Elena - No. Non ne ho. A noi non piace.
Leda - A proposito, come sta lui? E' sempre lui, prima di tutto?
Elena - Sempre. Tale e quale.
Leda - C' l'ha sempre con me, dunque.
Elena - Ma via, Leda, fai una vita!
Leda - Pi difficile della sua e della tua, te lo giuro.
Elena - Della mia! Non dire sciocchezze!
Leda - Ma che! Racconta!
Elena - Non ci si salva dalle lingue maligne!
Leda - Uh... Hai ragione. Ma che cosa dicono di lu, che un ladro?
Elena - No, veramente dicono una cosa he riguarda me.
Leda - Vera?
Elena - Leda! Scherzi? Piuttosto sotto il treno che venir meno alla parola data.
Leda - Sotto il treno mi pare eccessivo... In ogni modo certo che le chiacchiere cattive disturbano. Ne so qualche cosa anch'io. Se sapessi quel che dicono di me!
Elena - Ma tu, lo dici tu tessa.
Leda - Di pi. Molto di pi...
Elena - Ma che? Trovano il modo di diffamare anche te?
Leda - Figurati che sono andati dall'ingegnere a dire che tutto quello che faccio con lui per i quattrini... Domando io...
Elena - Povera Leda!
Leda - Ma io mi sono fatta una ragione, sai. Io guardo alla mia coscienza. La mia coscienza tranquilla, dunque basta... Tu poi... Che cosa possono dire di te?
Elena - Ma... Che tradisco mio marito...
Leda - Ma, scusa, in confidenza, non t' scappata qualche imprudenza...
Elena - Ma no, ti ripeto. E poi non esattamente questo. Dimmi un po' Leda, tu che conosci gli uomini, i loro usi e costumi, le loro stranezze... ma ti pare possibile che dalla faccia di un uomo si capisca se il suo matrimonio infelice o no?
Leda - Dalla faccia? Naturale. Eh, si vede subito. Si distingue di primo acchito come si distingue un negro...
Elena - Ma stupido...
iLeda - Sar stupido, ma cos...
Elena -Non ragionevole...
Leda - Non c' quasi niente di ragionevole a questo mondo.
Elena - Ma insopportabile, e io debbo subire un simile sopruso...
Leda - Perch? Ah, lui che ha la faccia da...
Elena - Ti prego. Non vero. Non l'ha. Non me ne sono mai accorta, io.
Leda - Fa vedere, fa vedere. Non hai una fotografia?
Elena - (in fretta) No, no, non ci sono fotografie... Non ne ho... Lascia andare... In ogni modo io come mi vengo a trovare?
Leda - Gi. Questo un caso strano. Se lui ha la faccia... no, sent, dimmi la verit... Tu proprio non hai mai, mai... Perch, senti, non si pu sbagliare...
Elena - Leda, ti prego, non insistere.
Leda - E va bene. Per un caso strano, forse unico.
Elena - Come debbo fare?
Leda - A far che?
Elena - A rimediare.
Leda - Alla faccia? Ma... potresti provare a dirlo a un boxeur.
Elena - Non scherzare.
Leda - E allora lascialo in pace. Nella sua buona fede...
Elena - Buona fede? Me l'ha detto lui.
Leda - Della faccia?
Elena - No. Che la gente mormora di noi...
Leda - Perbacco. Ma chi glielo ha detto?
Elena - Nessuno. I/ha capito!
Leda - Ma come ha fatto? Di solito gli uomini non capiscono certe cose. E anche quando le hanno capite ne vogliono le prove...
Elena - Ma lui non un marito normale.
Leda - Lo vedo. E' un genio.
Elena - Semplicemente non siamo due eroi da romanzo o da commedia. Niente fantasia, niente passione. Infatti non si preoccupa gran che di queste chiacchiere.
Leda - E allora digli anche della faccia, cos penser lui al modo migliore per cambiarsela.
Elena - Dirglielo? Non lo crederebbe. Mi prenderebbe per una pazza, e poi non ci tiene. Si guarda nello specchio con una indifferenza spaventosa.
Leda - Allora lascia correre. Dal momento che tutto questo mormorare non gli turba i sonni.
Elena - Ma qui si tratta non di ci che pu fargli piacere o no, qui si tratta di vedere qual il mio dovere verso di lui in questo momento. Ora io debbo essere insospettabile pi della moglie di Cesare.
Leda - Era una buona signora?
Elena - Abbastanza.
Leda - Ma, io non capisco... Se tu hai la coscienza tranquilla...
Elena - Ma non basta pi avere la coscienza tranquilla in queste circostanze. Quando lo sposai, per interesse, intendiamoci bene, e tu lo sai, io sottoscrissi a dei patti che non posso violare appunto perch non potrei trovare la comoda giustificazione dell'amore. No? Se io fossi stata innamorata di lui, potrei fare della psicologia e dimostrare che l'amore non eterno, e che quando accettai i patti ero pazza e che poi sono rinsavita, cio impazzita per un altro.
Leda - Aiuto... fermati...
Elena - Ma non sono mai stata innamorata di lui, come lui non mai stato innamorato di me. Ci siamo sposati per considerazioni pratiche e fredde che ci lasciano perfettamente liberi del nostro giudizio.
Leda - Ma, scusa, chi poteva prevedere che lui avrebbe fatto quella faccia?
Elena - E chi ti dice che non si tratti che di una interpretazione artistica della gente maligna? Insomma, io sono nella stessa precisa posizione in cui si troverebbe un negoziante che fosse a torto accusato di vendere merce adulterata. Anche se la sua clientela non lo abbandona e continua a servirsi da lui, egli ha non di meno il bisogno, l'orgoglio, la necessit di dimostrare che la calunnia falsa e che egli un commerciante corretto. No? Metti il nostro matrimonio sul piano contrattuale e non sentimentale, fammi il piacere. Lascia stare l'amore, la sensibilit, e tutto il resto. E' un contratto, n pi n meno. Egli ha messo nella nostra societ anonima il suo capitale, io ho messo il mio lavoro, la mia integrit fisica e morale e la mia onest. Se egli, come fa, difende il suo denaro per me, anzi cerca di aumentarlo in tutti i modi, io devo conservare il mio capitale morale per lui, E siccome il mio capitale morale oramai non pi un elemento privato, intimo, ma pubblico, dal momento che si veduto nel suo volto il marchio della sventura domestica, io ora devo battermi apertamente sul mercato per sostenere la quotazione dei miei titoli personali. No?
Leda - (si alza) Senti... Sai cosa devo dirti? Devo dirti che a fare la donna onesta ci vuole una intelligenza straordinaria.
Elena - Scusa, segui il ragionamento.
Leda - No, senti. Se per uscire dal campo sentimentale si debbono fare sforzi di questo genere preferisco non muovermi da dove sono. Almeno avr diritto di fare della psicologia e per conseguenza di tradire gli uomini a mio piacere. Ma in sostanza non mi vorrai dire che puoi rifargli la faccia, no?
Elena - Ma posso acquistarmi una fama io. Posso reagire con la mia fama alla fama di lui. Posso creare intorno a me quella atmosfera di timido rispetto per cui si dica: Lui ha quella faccia, ma non ne approfitta.
Leda - Una fama? Che fama?
Elena - Di donna incorruttibile e intoccabile. Certo fin che sto chiusa in casa, c' poco da sperare. Chi non si vede, non si conosce, morto, oppure come un fantasma che tutti possono immaginare come credono.
Leda - E tu credi di poterti creare la fama di donna onesta? In che modo? A me pare una impresa assurda...
Elena - Niente affatto. Suscitare delle passioni, dei desideri incomposti, delle disperazioni, delle tentazioni e passare incolume, pura tra le fiamme. Meglio ancora prendere subito a schiaffi il primo che osa mancarmi di rispetto. Bisogna che la gente sappia come vivo, che cosa faccio e che cosa penso. E guai a chi si avvicina. Ecco quello che debbo fare...
Leda - Ma... Sar come dici tu. Ma mi pare che tu stia procurandoti dei gravi grattacapi. Pensa che lavoro! Suscitare delle tentazioni gi una fatica, che, ti assicuro io, snerva... Se poi vuoi fare anche la fatica di reprimerle, a freddo...
Elena - Lo far. Devo farlo. E' il meno che posso fare con un uomo che in cinque anni non ha fatto che beneficare me e la mia famiglia e non ha mai mancato alla parola data.
Leda - (alzandosi) Sar... Se mai... Sar interessante sapere se riesci. Sappimelo dire. Perch pu far comodo sempre nella vita conoscere come si fa a passare per persone per bene...
Elena - Te ne vai?
Leda - Vado. Ho molte cose da fare. Debbo rinnovare tutto il guardaroba. Lo rinnovo ad ogni amore... Non mi piace di portare con un uomo dei vestiti che mi sono levati con un altro... Sono piccolezze, lo so... mia ci tengo...
Elena - Ma io ti voglio rivedere... Tu mi devi assistere... Tu te ne intendi.
Leda - Di che? .
Elena - Ma che so? Di uomini... d amore...
Leda - (muovendosi per uscire) Sono a tua disposizione. Consulti nel mio boudoir, dalle cinque alle sette... (Ride. Improvvisamente vede un ritratto sulla mensola e smette di ridere. Afferra il ritratto e lo guarda) To'. Ma che cosa mi dicevi? Questi tuo marito.(Elena, come presa da un improvviso pudore, glielo strappa di mano e lo nasconde).
Elena - Lascialo... Non importa...
Leda - M' bastato uno sguardo ni sfuggita... Non c' dubbio. C' il carattere in pieno...
Elena - Leda, te ne prego...
Leda - A domani - (via).
Elena - (resta sola e mettendosi in buona luce incomincia ad esaminare il ritratto Ma insomma... Vorrei sapere in che cosa consiste... (Chiude gli occhi poi li riapre in fretta per illudersi di guardare quel ritratto per la prima volta). Oh!... Ah!... Ma guarda... Oh... Mi verrebbe quasi voglia di piangere... (si commuove infatti e si getta sul divano gualcendo con rabbia il ritratto). Ma perch hai questa faccia, me lo dici? Chi te l'ha fatta?
Casimiro - (entra annusando Varia. La luce bassa)
- Cos'? Cos' questo profumo? Cos'? (La moglie non osa guardarlo in faccia). Perch stai l seduta? Perch?
Elena - Stavo qui... pensando...
Casimiro - Cos' questo profumo? Scommetto che ti sei comperato un nuovo profumo.
Elena - Non ne azzecca una. E' venuta mia sorella.
Casimiro - E' venuta quella... E tu l'hai ricevuta?
Elena - Per forza. E' entrata. Non sa l'educazione.
Casimiro - Lo so. Mancava anche tua sorella!
Elena - Ma che hai?
Casimiro - Dove sei stata oggi?
Elena - Non sono uscita di casa.
Casimiro - Basta cos. Ecco. Ti credo. Ti voglio credere. Che cos'hai l? (vede il ritratto). Dico, lo vedi che c' qualcosa di sconvolto in te? E' preoccupante tutto ci! Non avrai, spero, intenzione di innamorarti di qualcuno... adesso...
Elena - Ma perch dici questo? Ero sola e...
Casimiro - Eri sola e parlavi col mio ritratto?
Elena - Pensavo a chi assomigliavi. Mi pare che tu assomigli a qualcuno.
Casimiro - S capisce. Cosa credi, che Iddio Padre faccia gli uomini a uno alla volta? Troppo da fare. Li fa a serie.
Elena - Che serie!!!
Casimiro - Come?
Elena - (sempre senza guardare in faccia il marito)
- Senti... Volevo chiederti... Tu... Prima di prendere moglie... avevi avuto delle amanti?
Casimiro - To'. Cos' questa domanda?
Elena - E' una domanda che di solito si fa il primo giorno. Io ho tardato un po'. Ne avevi avute?
Casimiro - Ebbene... No! E perch farmene? Per avere noie, grattacapi?
Elena - Non sei mai stato innamorato allora?
Casimiro - Scusa. Ma sai che mi stai parlando in modo molto strano! Che vuol dire? Innamorato io? E perch avrei dovuto essere innamorato?
Elena - Una domanda. Perch... se tu fossi stato innamorato una volta sola al mondo, allora si spiegherebbe...
Casimiro - Che cosa?
Elena - Si... spiegherebbe perch tu abbia preso moglie senza esigere l'amore...
Casimiro - L'amore, l'amore... Mi sai dire che cosa ti salta in testa proprio oggi? L'amore non si deve nemmeno nominare in casa mia! Intendi? Guardami in faccia. Perch non mi guardi in faccia?
Elena - S... ti guardo - (guardandolo ha un gesto di raccapriccio e si chiude la faccia tra le mani).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Elena - (siede sul divano e legge)
Piero - Permette?
Elena - Oh, dottore, lei?
Piero - Precedo di poco credo una commissione degli impiegati della agenzia che vengono a fare gli auguri al commendatore...
Elena - Ma perch?... Sta gi meglio. Non glielo ha detto' lei che Casimiro sta gi meglio?
Piero - S, ma vengono lo stesso.
Elena - Ma in quanti saranno? Che vengano tutti?
Piero - Tutti sar forse troppo. Sono ottantaquattro.
Elena - Mio Dio... Ma la mia una casa razionale...
Piero - Si calmi, signora; non saranno che cinque o sei...
Elena - M,eno male... Vuol vedere il nostro infortunato ?
Piero - Ma, veramente non mi aspettava cos presto. Mi accorgo di essere venuto con un forte anticipo. Vuole che vada via?
Elena - Come crede. Se proprio lei non aveva premeditato l'anticipo... Davvero? Non l'aveva premeditato?
Piero - Ebbene, per la verit...
Elena - Dica, dica... non pretender spero che gliele suggerisca io le cortesie da dire a me.
Piero - No, non me le suggerisca. Sa, sono solo al mondo... Non ho nessuno... Orfano, signora...
Elena - Oh! davvero? (si siede). Prego... Per non mi faccia discorsi troppo sentimentali, sa! Potrei commuovermi e non mi piace.
Piero - Prego.(La tocca). Scusi.
Elena - Di che?
Piero - Le ho toccato un braccio, mi pare.
Elena - Non me ne sono accorta... Non l'avr mica fatto apposta?
Piero - Apposta? Se, le chiedo scusa...
Elena - Dicevamo?
Piero - Che sono solo... No, stia tranquilla, non c' nulla di patetico... Essendo solo, appena fatto colazione, esco. Non piacevole indugiarsi nella pensione dopo i pasti. Cos passeggiavo pensando...
Elena - A chi?
Piero - A... a una persona che io amo molto... molto... ecco.
Elena - Perch non glielo dice?
Piero - Gliel'ho detto.
Elena - E lei?
Piero - Non ha capito.
Elena - Si spieghi pi chiaro.
Piero - I miei passi mi hanno portato qui... Qualche cosa mi spingeva verso questa casa...
Elena - Che cosa precisamente?...
Piero - (tenta di dire qualche cosa ma non riesce) Il dovere professionale...
Elena - (irritata) Mi compiaccio con lei. Quando lei pensa alla donna amata si sente attratto verso gli ammalati.
Piero - Non generalizzi, prego. Restiamo al caso particolare.
Elena - Ma a quanto pare il caso particolare non ha alcun interesse particolare.
Piero - Lei non crede che uno possa farsi capire anche senza parlare?
Elena - A gesti.
Piero - A gesti? Oh, non mi permetterei mai...
Elena - Come?
Piero - (confuso) Niente. Volevo dire che ho l'impressione che quando due persone hanno qualche affinit spirituale possono intendersi senza parlare, senza gestire...
Elena - Lo nego. Io, per esempio, se non si parla chiaro o se non si fa qualche cosa che, anche senza essere proprio un discorso, abbia una precisa eloquenza, io non capisco.
Piero - Che peccato!
Elena - Perch?
Piero - Perch alle volte le parole sono faticose.
Elena - Ne ha qualcuna di queste da dire?
Piero - S.
Elena - Vuole che l'aiuti?
Piero - S.
Elena - Si tratta di amore?
Piero - S.
Elena - Una signorina o una sposa?
Piero - No, per carit... Lei adesso mi fa dire che si tratta di una sposa, poi mi domander se la conosce almeno di vista. Io le dir che la conosce benissimo e tutti e due diremo delle cose banali per arrivare a quel punto verso il quale siamo attratti violentemente e concordemente. Non meglio arrivarci subito, di colpo?
Elena - E ci arrivi. Che cosa aspetta?
Piero - Mi ha capito?
Elena - (rigida) No.
Piero - Vede, signora? Per intenderci bisognerebbe che lei imparasse le parole che si pronunciano cos.
(fa un sospiro).
Elena - (fa un sospiro artificiale) Ma questo per me non significa nulla.
Piero - Allora bisogna ricorrere ad un altro sistema. La prego, signora, vuole avere la cortesia di pronunciare il mio nome di battesimo?
Elena - Come si chiama lei?
Piero - Piero. Glielo avevo gi detto.
Elena - Scusi, me ne ero dimenticata.
Piero - Lo dica dunque, sottovoce.
Elena - (molta banalmente) Piero.
Piero - No. Non va bene cos. I nomi di battesimo si pronunciano cos (teneramente) Elena...
Elena - Ma chi le permette di pronunciare il mio nome in questo' modo?
Piero - Ah!... ma... Ho detto Elena come avrei detto Antonietta, Maria, Aurelia...
Elena - Non aapeva che era il mio nome di battesimo?
Piero - Non ci avevo pensato. Me n'ero dimenticato. Le chiedo scusa. Una cosa al mondo non mi perdoner mai: mancare di rispetto a una donna...
Elena - E' un ottimo sentimento. Per credo che la mancanza di rispetto sia in certi casi ci che la donna desidera di pi.
Piero - Sono forme di sadismo che aborro.
Elena - Ma di questo passo non sa lei che una mancanza di rispetto anche dire a una donna maritata per esempio: ti amo?
Piero - Per questo che non glielo dico. E attendo pazientemente che me lo dica lei.
Elena - Chi, io?
Piero - No lei... La donna in generale... Io parlo in generale...
Elena - (irritata) Sar meglio che lei vada dal paziente... Aspetti che l'accompagno... (via dispettosamente seguita da Piero che sorride).
Gilda - (fa entrare Leda che procede con passo guardingo come se entrasse nella tana dell'orso) Avverto subito la signora.
Leda - Naturalmente se il signore in grado di capire inutile dire che si tratta di me... Perch abbiamo delle vedute diverse. Potrebbe irritarsi...
Gilda - (esce a destra).
Leda - (si mette a guardare qua e l).
Apollinare - (entra con un giornale in mano; a Leda) Vuole qualcuno?
Leda - Ma che cosa fate qui? Mi pare di avervi veduto un'altra volta.
Apollinare - Sono addetto alla persona del commendatore Cade, padrone di casa e mio principale. Si fatto male ieri. Forse si rotto qualche cosa. Vuole che qualcuno gli legga tutti i giorni la pagina finanziaria. Ha trovato che nessuno gliela legge meglio di me, con tanto sentimento...
Elena - (entrando con Gilda) Cara, scusami sai, sarei venuta io stessa da te, ma non potevo proprio...
Gilda - (ad Apollinare che sta per entrare nella stanza del padrone) Fermo l. Non si pu entrare. C' il dottore. Bisogna aspettare che suoni.
Elena - Siediti, cara.
Leda - E l'orso come sta?
Elena - (ad Apollinare che non ha osato seguire Gilda che esce) Ma che cosa state facendo voi?
Apollinare - Io non so che pesci pigliare. Di l non posso andare perch c' il dottore, in cucina non posso andare perch c' la cameriera...
Elena - Ebbene, volete stare qui dove stiamo noi?
Apollinare - La cameriera mi odia.
Elena - Andate via...
Apollinare - Che vita!(esce).
Elena - Mi hai fatto tanto piacere a venire.
Leda - Sarei venuta lo stesso, cara. Perch ho ricevuto un telegramma e oramai devo partire. Lui mi aspetta domani a Milano. Caro... E cos ti devo salutare.
Elena - Me ne dispiace proprio.
Leda - Anche a me... Tanto pi che non ti fai vedere da qualche giorno e immagino che avrai qualche piccante novit da raccontarmi.
Elena - Ma lo sai che la vita... brillante molto faticosa? Credo di essere dimagrita in questi otto giorni...
Leda - (ride) Ebbene? Hai suscitato passioni?
Elena - Credo. Ho fiducia... Ma non me ne sono accorta.
Lepa - Allora come se niente fosse. Le passioni che non si mostrano con qualche cosa di concreto non esistono.
Elena - No, non ho ancora veduto nulla di concreto.
Leda - Alle corte. Chi il tuo innamorato?
Elena - Quattro.
Leda - Quattro?
Elena - S, davvero. Lavoro su larga scala. Uno lo vedo alla mattina quando va alla banca a ritirare il versamento. Uno a mezzogiorno in punto per pochi minuti. Un altro nel pomeriggio, mentre vado al cinematografo, e un altro verso le sei per l'aperitivo.
Leda - E a che punto di cottura sono arrivati?
Elena - Sono al dente. Tutti e quattro. L'unico che mi dia qualche speranza un altro-.
Leda - Ma allora sono cinque!
Elena - Sono quattro... Questo quinto non lo vorrei prendere in considerazione che all'ultimo momento quando mi vedessi ai ferri corti.
Leda - Perch?
Elena - Perch, poveretto, tanto giovane... tanto carino... Non devi dimenticare che ho intenzione di rovinare, io, non di amare.
Leda - Tutti impiegati di tuo marito?
Elena - Naturalmente. E' la base delle mie operazioni. E' il focolare dell'infezione.
Leda - Ma, insomma, niente di decisivo...
Elena - No (sospirando). Nessuno... Nessuno ancora mi ha mancato di rispetto. E' urtante... Dimmi tu, dimmi tu... come pu essere?... Pu essere che una donna che desidera di non essere rispettata sia rispettata? Ho fretta, capisci? Ho fretta, perch andando avanti di questo passo con tutti questi mezzi discorsi platonici e inconcludenti, finisce che faccio la figura della civetta senza concludere nulla e autorizzo la gente a credermi... quella che sono creduta. Mi occorre uno scandalo d'urgenza. Devo tagliare il nodo gordiano delle chiacchiere, delle malignit. Debbo farmi una posizione morale, personale e indipendente. Ma in fretta.
Leda - Pazienza, cara. L'uomo come un frutto. Deve maturare. Un giorno o l'altro cade. Pazienza...
Elena - Pazienza pu avere il coltivatore in grande che ha una azienda avviata e che ad ogni stagione ha i suoi turni buoni, ma io no. Ti pare possibile ehe io possa andare avanti molto tempo a dire le stesse frasi sibilline a tutti quelli che vedo? Non arrivo a ricordare nemmeno bene i nomi. Eppoi quei discorsi indiretti, allusivi, che dicono e non dicono, quel gergo che si va creando fra l'uomo e la donna, man mano che i convegni procedono, una esercitazione massacrante. Non so come fare. Capisci. La spinta iniziale sono arrivata a darla, ma tutto si ferma qui. Non si fa un passo innanzi.
Leda - L'uomo non fa mai passi innanzi. Crede di farne, ma in sostanza siamo noi che lo portiamo fin dove vogliamo...
Elena - Ma non posso 'mica mettermi io a mancare di rispetto a un giovanotto.
Leda - Eppure dovrebbe essere cos.
Elena - Ma allora cessa il diritto di reagire, di schiaffeggiare, di prendere provvedimenti clamorosi.
Leda - Ma ti hanno dichiarato il loro amore o non te l'hanno dichiarato?
Elena - S... e no... Ce n' uno che pretende che io impari a intendere le parole che si pronunciano cos (sospira). E' possibile concludere qualche cosa di questo passo?
Apollinare - (attraversando la sala) Il padrone ha chiamato?... Chiedo scusa
(esce).
Elena - Dunque?
Leda - Dico, non sar per caso possibile che ti credano onesta davvero e che tu stia facendo una fatica inutile?
Elena - Ho pensato anche questo. Ma ci non sposta il mio problema. La gente pu essere illogica e incongruente fin che vuole. Pu credere che mio marito abbia quella faccia e credere nello stesso tempo che io sia onesta. Per quanto mi sembri strano... Ma ci non ha importanza. Io devo agire. Io devo mettere la gente di fronte all'assurdo delle proprie sensazioni. Capisci?
Leda - Insomma, ti amano o non ti amano?
Elena - Oh, quanto a questo ne sono certa. Sospirano, trattengono un poco la manina, qualcuno indotto a confessarmi che non pare, ma un artista, guardando profondamente negli occhi. Qualcuno dice che la vita bella, altri dice che la vita brutta, secondo il temperamento...
Leda - Benissimo... Tutti sintomi... Ti hanno mai parlato di quando erano fanciulli?
Elena - Tutti.
Leda - Elena mia, stai tranquilla. Sono cotti. A un certo punto fanno sempre la biografia...
Elena - Ma mi amano sull'attenti, capisci?. Temo di avere qualche insufficienza tecnica...
Leda - No, no... E' come dico io. Vedi, io non ho bisogno di struggermi tanto il cervello. Appena mi vedono mi mancano subito di rispetto. Una donna onesta deve fare di pi. Ha bisogno di sforzare...
Elena - (pensosa) Gi... Forse mi amano sull'attenti, perch sono io sull'attenti... Gi... Forse essi comprendono dall'occhio che sto per maturare una violenta reazione al primo gesto. Hanno paura, poverini...
Leda - Sta attenta, per. Temo che tu sia troppo intelligente. Gli uomini in generale si spaventano terribilmente all'idea che si capisca che sono degli stupidi.
Elena - Gi... Forse anche questo... (si alza decisa). Ho capito. Bisogna che io dimentichi d'essere me stessa.
Leda - Ma tu... Proprio non senti niente, niente per nessuno?
Elena - (incerta) No. Del resto anche se sentissi qualche cosa... saprei punirmi.
Piero - (compare).
Elena - Un momento solo, dottore.
Piero - (si ritira).
Leda - E' il quarto?
Elena - Il quinto.
Leda - Il pi cotto?
Elena - Pare.
Leda - Non farlo passare di cottura. Affronta la situazione energicamente.
Elena - S... S... Non c' tempo da perdere...
ILeda - Ti lascio... No, non muoverti. Resta. Io conosco la strada. Arrivederci presto... Fra qualche anno...
Elena - Addio, cara... Sii sempre felice...
Leda - Sarei felice se mi sposasse.
Elena - L'ingegnere?
Leda - Non so... Qualcuno... Pur che non si parlasse pi d'amore (ride). Ciao... (via).
Elena - (rimasta sola, prende atteggiamenti grotteschi. In questa scena la donna deve dimostrare la pi completa ignoranza delle pi elementari regole dello stile di certe donne. E? goffa, grottesca, qualche volta urtante. I suoi movimenti sono sgraziati, le sue arti sono elementari. E' come un bambino che incomincia a scrivere: molto impegno ma nessun risultato; con vocino fessa) Dottore... Dottore... (si nasconde rannicchiandosi sul sof).
Piero - (entra e non vedendo la donna cerca con gli occhi) Dov'?
Elena - (fa una risatina per farsi sentire).
Piero - Ma che cosa accade?
(cerca).
Elena - (si alza dal groviglio dei cuscini del divano e si mette a ridere, ponendosi in una posa abbastanza audace per quanto elementare).
Piero - (colpito dal nuovo atteggiamento della donna) Ma...
Elena - Si sieda vicino a me, caro... Perch sta l in piedi a guardarmi?
Piero - Ma io... veramente...
Elena - Si sieda, si sieda... e mi racconti. Come sta?... lui? (il lui pronunciato con un accento di beffa).
Piero - Lui... il commendatore? Sta meglio... Pu alzarsi... Rimettere in esercizio i muscoli. In fondo una serie di distorsioni prodotte dallo sforzo riflesso... Niente di grave. Molte frizioni... Ecco. L'ho lasciato tranquillo, con Apollinare che gli legge la pagina finanziaria.
Elena - Bene... Allora... Abbiamo qualche minuto per noi
(le parole sottolineate sono pronunciate in modo subdolo).
Piero - Ma... Perch mi parla cos...
Elena - Come? Andiamo, via, non faccia lo scimunito. Crede proprio che sia divertente per una donna il giuoco del flirt?
Piero - Ma, signora... Io...
Elena - Oh, lei ha una terribile tendenza a perdere il suo tempo nel flirt...
Piero - (imbarazzato dei modi della donna) Ma io... Non so nemmeno che cosa sia il flirt!
Elena - Vuol saperlo? Un bambino senza un soldo in tasca domanda al pasticcere indicando un dolce: Quanto costa? (ride). Il flirt l'arte di voler trattare senza comprare o senza potere, che peggio (ride ancora). Sa cantare, lei?
Piero - Che cosa c'entra?
Elena - Perch ci deve entrare? Le ho chiesto se sa cantare. Mi sembra che lei debba avere una bella voce. Scommetto anche che lei ha un debole per le ro manze sentimentali. Ebbene, mi canti una bella canzone languida e voluttuosa. ,
Piero - (senza volerlo, per l'imbarazzo in cui si trova, si schiarisce la voce).
Elena - Bravo. Attacca. Ma non faccia gli acuti troppo forti, se no diamo noia a lui.
Piero - Ma io non volevo cantare.
Elena - Ma ha fatto... (ripete il gesto di Piero)..
Piero - Ma non per cantare. In questo momento io sono...
Elena - Stonato?
Piero - Forse. In ogni modo ho tutt'altra voglia che di cantare...
Elena - Scioccone!
Piero - (alzandosi di scatto) Ah... Per carit! Finiamola. Qui ci deve essere qualche cosa...
Elena - Che cosa?
Piero - Non so. Lei non cos... Lei non mai stata cos. Ma che cosa vuole da me? Perch ha mutato il suo contegno da un momento all'altro?
Elena - Mutato? Ma se lei mi conosce appena...
Piero - La conosco benissimo. Da anni. S, da anni. Nei miei pensieri. Una donna come lei basta averla veduta una volta, per averla conosciuta sempre e per sempre, prima e poi... Perch fa cos? Si vede, sa, che lo fa apposta. Me ne intendo poco perch non ho avuto tempo di dedicarmi alla galanteria. Ma quelle donne non sono cos...
Elena - (offesa, coprendosi) Come? Badi come parla, sa?
Piero - Si offende perch le ho detto che non sono cos.
Elena - Non dica sciocchezze. Lei non pu non aver udito ci che si dice di me.
Piero - Ho udito tutto. Ma sento che non vero niente. E non so davvero perch lei voglia far credere che vero tutto. (Irritato) Ma che ha, che ha?
Elena - (gli va sotto seducente) Indovini...
Piero - No, no... Non cos... Non voglio... Lei non deve mancare di rispetto a se stessa...
Elena - Oh...
Piero - Mi perdoni... ma vede... Io l'amo... Ecco. L'amo davvero...
Elena - (scossa da queste parole tace un momento) Allora... Se ne vada, la prego. No, non insista... Vada... E' meglio.
Piero - Ma io voglio capire...
Elena - No, non cerchi di capire... Se ne vada e ringrazi il suo amore, il suo amore vero, perch lei mi ama davvero, come un poeta, no? Come un collegiale.
Piero - Non so come. Tanto.
Elena - Ecco; per questo lei si salva.
Piero - Mi salvo? Ma che cosa dice?
Elena - Non pu capire. E' una cosa troppo complicata.
Piero - Oh! Senta. In medicina si fanno dei miracoli col metodo sperimentale. Lei mi dice che mi sono salvato. Evidentemente a causa della mia condotta. E se fosse stata diversa? Ecco. Riportiamoci a dieci minuti fa, quando lei era, l seduta, invitante... Donna qualunque di fronte a un uomo qualunque... Si sieda ancora l (la costringe a sedere). Com'era? Si ricorda? Ripeta ancora la frase: Vorrei sentire una canzone languida e voluttuosa ...
Elena - Ma che cosa fa?
Piero - (le si siede accanto e, d'improvviso, la bacia lungamente sulla bocca. Il bacio lungo. Quando finisce Elena pare stordita e per un attimo balbetta).
Elena - (come in sogno) Piero...
Piero - (appena finito il bacio si mette a guardarla curiosamente come chi s'attende di vedere un fenomeno).
Elena - (si riscuote) Cosa crede? Di farmi dimenticare perch ho fatto tutta questa fatica? A lei!(gli d uno schiaffo. Piero lo incassa, immobile). E questo non niente, sa? Vedr! Tra poco saranno qui tutti i suoi colleghi dell'agenzia! La svergogner davanti a tutti. E se fugge, la raggiunger una volta o l'altra. Non lecito tentare la moglie di Casimiro Cade... No, non lecito!... Oh... era un pezzo che vi sentivo salire, scendere per le scale, penetrare nella mia casa, spiare gli atti della mia vita, vi sentivo ridere, ridere, fantasticare sulla faccia di Casimiro Cade colpevole soltanto di avere dei lineamenti infelici. Oh!... Vedrete che cosa vuol dire la faccia d'un uomo quando la sua donna come me! Canaglie! E lei pagher per tutti. Volevo lo scandalo! Eccolo! Non e ne vada, sa?
Piero - (che si era alzato si rimette a sedere) Macch! Non mi muovo. Ero stanco di stare in piedi.
Elena - Aspetti gli altri in anticamera. Oppure faccia quello che vuole, tanto se non sar oggi, sar domani.
Piero - Meglio oggi.
Elena - Ma come? Cos' quel tono?
Piero - Aspetto che ti sia passata questa sovraec-citazione teatrale.-
Elena - Del tu? E chi l'autorizza?
Piero - Il tuo amore... Ma di questo parleremo dopo...
Elena - (sta per protestare, ma Piero la ferma con un gesto della mano).
Piero - Un momento. Ho capito tutto. Volevo ca pire e ci sono riuscito. Dunque si tratta di dimostrare che lui non quello che sembra, no? E hai fatto tutta questa fatica per arrivare a un risultato indiretto? S, tu l'hai evidentemente pensato, che, provata la tua integrit, la maschera dell'uomo non conta pi nulla. E' un errore... Credilo...
Elena - La prego prima di tutto di astenersi da questo tono paterno e confidenziale. Io far quel che ho deciso di fare, n lei mi convincer mai...
Piero - Ma io non parlo per me. Per me, sono qua. Vedi? Ora sono felice e contento e pronto ad affrontare qualsiasi scandalo come tu dici. Ora so che mi ami... Me lo hai detto con una parola che si pronuncia cos (sospira) e con un'altra che non si pronuncia affatto. Lunga, dolcissima. Bene. Io parlo per te. Hai sbagliato. Bisogna cercare di prendere il toro per le corna, pardon, scusa... Non volevo fare delle allusioni... Insomma, bisognava prendere la situazione di fronte, non girarla. La causa di tutto? Una maschera. Un trucco. Una faccia sulla quale il destino ha impresso il marchio a fuoco di una ridicola infelicit. Ebbene, bisognava cercare di trasformare quella maschera...
Elena - (suo nudgrado si interessa).
Piero - Debbo continuare?
Elena - Ormai che ha incominciato il discorso, lo finisca. Ma non s'illuda...
Piero - C'era un mezzo infallibile per trasformare la faccia di Casimiro Cade. Debbo dirlo? E' un poco penoso per me che t'amo, ma anche tu mi ami... e posso osare. Ci sono molte cose che lasciano sulla faccia dell'uomo che le patisce dei segni inconfondibili per quanto indefinibili: la fame, la galera, le corna, il dolore... e anche... debbo dirlo? l'amore. S, tutti sublimi maestri del trucco capaci di trasformare qualunque fi-gonomia. Anzi giuocano con la fisonomia degli uomini e quando possono arrivarci si divertono a cancellare le tracce gli uni degli altri. Compongono, scompongono, disegnano, dipingono, sformano, creano luci, espressioni, segni di carattere come fanno gli scultori sulle maschere di cera. Passano e lasciano che l'uomo se ne vada in mezzo al mondo con la loro truccatura, col volto che gli hanno fatto e che il fotografo non afferra e che i documenti di riconoscimento non registrano; segni particolari nessuno, ma che gli altri uomini vedono, sentono e marchiano con la piet e col riso.
Elena - La galera... Il dolore...
Piero - Ti consiglio l'amore. E' il pi forte di tutti e per tua fortuna il solo che hai sotto mano. Grandissimo maestro di spiriti facciali, infallibile... Amalo...
Elena - Come?
Piero - Amalo. Parlo di tuo marito.
Elena - (precipitosamente) Ma impossibile!!!
Piero - Grazie. Sono commosso...
Elena - No! E' possibile... possibile... Se ne vada... Se ne vada... e vedr...
Piero - Attender i colleghi in anticamera e mi tengo a disposizione per la tua scena centrale. Se la vorrai fare. Per stai attenta, mi raccomando. Temo che tu non la sappia far bene. Come incominci, per esempio... Una piccola prova non farebbe male.
Elena - Ma insomma...
Piero - Te lo dir io. Prima di tutto bene per l'effetto che tu non sia presente a tutta la cerimonia. Tu devi arrivare, dopo, quando presso a poco tutti hanno fatto i loro convenevoli. Poi entri cos (le insegna la scena). Quando mi vedi hai un sussulto, come se dicessi: Ma come, qui anche quel mascalzone?. Poi sorridi amaramente, cos. Quindi con voce ben netta in modo che tutti capiscano bene: Scusa, Casimiro, se ti ho disturbato; credevo che tutti se ne fossero gi andati e mi dispiace di questo errore, sopra tutto perch sono costretta a constatare qui la presenza di un signore che indegno della tua fiducia, Casimiro, e dell'amicizia di qualunque persona dabbene. Io lo avevo scacciato ed egli rientrato colla scusa di questa visita di cortesia di lor signori ... Confusione, mormorio fra gli astanti, io abbasso gli occhi confusi. Lui ti chiede perentoriamente: Elena, spiegati. Ti vuoi spiegare?. Ti spiego subito. Quel signore l, Piero Vanni - non ti dimenticare che mi chiamo Piero - , sa bene quel che voglio dire: dopo avere osato mancare d rispetto a me, scambiandomi evidentemente per una di quelle donnacce che non si curano dei loro doveri di moglie, manca ora di rispetto a te mostrandoti un volto infido. Scaccialo, Casimiro. E loro non dimentichino questo episodio che dimostra eccetera, eccetera . Qui poi aggiungi gli sfoghi personali che credi, ma tieniti breve, se no la gente si annoia...
Elena - Ma insomma, la prego di andarsene.
Piero - Ecco fatto... Me ne vado... Ma non dimenticare... Il mio nome Piero
(via).
Elena - Ma che cosa succede? Che tipo!... Che tipo!... (Questa battuta pronunciata come da chi non riesce pi a raccapezzarsi).
Piero - (rientrando) Scusa, sai, ma sono tutti qui. Sei pronta?
Elena - Entrino...
Piero - S , ma bada che tu non sei di scena, devi uscire... Poi farai il colpo. Allora si comincia... Diremo come il direttore di scena quando d inizio alla rappresentazione. Primo, secondo!(All'interno) Entrate...
entrano Ruggero, Carlo, Diego, Giovanni, Carolina e Clarissa, tutti impiegati).
Gilda - (che ha preceduto tutta questa masnada di persone) Si mettano qui e aspettino.
(Il gruppo dei nuovi venuti si mette in capannello in fondo a destra. Pi innanzi a sinistra il dottore che mostra di non voler far lega con gli altri. Tra loro c' stato appena un cenno di saluto col capo. Dal gruppo degli impiegati viene un brusio sensibile e crescente. Sul mormorio di queste sei persone che parlano insieme sottovoce con le teste quasi unite, emergono a quando a quando risatine represse. Il dottore si mostra seccato di questo mormorio e a un certo punto lo taglia di colpo con un)
Piero - Zzzz!
(Tutti si voltano istantaneamente verso di lui stupefatti e interrogativi).
Carolina - Beh! Che c'? Non si pu parlare adesso? Dove siamo?
Clarissa - (maligna) Nel castello incantato della fata.
Diego - Domandiamolo a lui, se bella.(Al dottore) E' bella?
Piero - (si chiude in un dignitoso riserbo).
Clarissa - Volete scommettere che... (le sei teste si riuniscono di nuovo e ricomincia la scena rumorizzata di prima, tagliata un'altra volta da un impaziente scatto di Piero).
Piero - Zzzz!
Carlo - Dico... Dottore... Con chi crede di aver che fare lei?
Ruggero - Mi pare che ecceda...
Giovanni - Si sta parlando, non siamo mica al cimitero...
Carolina - Ma s, dottore, ma s... abbiamo capito.
Piero - (vivace) Che cosa, per esempio?
Diego - Senta, dottore, io sono grafologo... chiromante e un poco mago... S, mi diletto di scienze occulte... Piuttosto che andare al cinematografo. Dunque sappia che io distinguo un buono di banca vero da un buono di banca falso alla distanza di dieci metri. Capisco quel che dice la sua fisionomia, anche se lei vuol fare l'impassibile... Eh... eh... dottore... Beato lei che giovane...
Carolina - Senta, senta, Diego... Io proporrei che lei esaminasse la mano del principale... C' la linea di quella cosa l?... (tutti si rimettono come prima ma Piero li interrompe subito vivamente).
Piero - Insomma!
(Ora entra Casimiro Cade seguito da Apollinare che si ferma sull'uscio. Controscena di tutti. Inchini. Saluti mormorati).
Casimiro - (passando in rivista gli impiegati stringe la mano a tutti e ripete quante volte necessario) Buona sera, buona sera, buona sera.
Carolina - (convenzionale) Ma, commendatore, siamo stati tanto in pena.
Clarissa - E' una gioia vederla in piedi.
Giovanni - Le porto i saluti e gli auguri del personale contabile.
Diego - Io, della cassa, il cuore dell'agenzia, come dice lei.
Casimiro - Basta, basta, ho capito. Capisco tutto io. Voi stavate in pena, avevate paura che mi fossi fatto molto male, non vero? (nel muoversi si sente male e fa una smorfia; Clarissa ha uno scatto come se volesse soccorrerlo) Prego.
Clarissa - Sa, sulle prime...
Carolina - E poi c' sempre chi si diverte a ricamare sulle cattive notizie.
Casimiro - Basta, basta. Ho capito. Ebbene, dir io la verit. Vi dir io. Voi dite delle cose false, menzognere. Voi ve ne infischiate di me. Silenzio. Se mi fossi anche rotto la base del cranio, per voi sarebbe stato lo stesso...
Clarissa - Ma commendatore... Vuol scherzare?
Casimiro - No: una usanza. Usa cosi e voi fate cosi. Quando un superiore si fa male usanza dirgli che si stati in pena... che si sofferto... Tutte storie... La verit che non ve ne importa niente. Voi non desideravate che di vedermi rantolare nel mio letto di morte. Silenzio! Ma, insomma, usa cos. Voi siete venuti a fare il vostro dovere convenzionale. Niente, niente. Io non credo ai sentimenti. I sentimenti non esistono. I sentimenti sono delle scuse che vanno bene in tribunale quando si vuol giustificare una firma falsa o un colpo di rivoltella. Basta cos. Voi siete venuti qui a fare il vostro dovere e io vi ho ricevuti per fare il mio. Ma sarebbe perfettamente inutile che io fossi il vostro principale se poi io dovessi mentirvi come voi mentite con me. No. Io sono il vostro principale. Vi pago lo stipendio alla fine del mese. Dunque vi posso dire la verit. Voi non potete dirla, se no vi scaccio via dall'ufficio. Naturale. Ma io s. Io ve la dico. E vi dico anche che so benissimo che voi non fate che ridere di me. Lo so. Sempre, anche in questa occasione.
Giovanni - Ma, commendatore, lei stato male informato...
Ruggero - Creda, commendatore, che non vero niente... Noi abbiamo il massimo rispetto per lei.
Carlo - Ma chi pu avere detto una cosa simile?
Casimiro - (indicando Apollinare) Lui. Mi ha aperto gli occhi.
Carolina - Un'infamia...
Giovanni - Ma quello un rudere umano.
Clarissa - Un avanzo putrido del passato.
Ruggero - Un portiere.;.
Diego - Ma come si pu credere a quel che dice un simile beota?
Apollinare - Un momento!
Casimiro - Zitto, Apollinare. Tutto ci perfettamente naturale. Temono che io li cacci via, ebbene no. State tranquilli. Ognuno conserva il suo posto. Non voglio questionare coi Sindacati. Ma attenti, eh! Attenti!
Clarissa - Sarebbe molto interessante sapere, poi, perch mai rideremmo di lei.
Giovanni - Gi... Perch...
Diego - Che cosa ha lei di ridicolo, domando io...
Carolina - (ad Apollinare) Gli avete anche detto almeno perch rideremmo di lui?
Apollinare - No... Questo no.
Carolina - E ditelo allora. Almeno che si sappia...
Clarissa - Completate il vostro romanzo...
Casimiro - Silenzio. Lo so da me... L'ho capito da me... E' un pezzo che so che cosa pensate di me. Non sapevo che vi divertiste tanto alle mie spalle. Credevo che fosse un piccolo passatempo lecito nelle ore di riposo, ma lo sapevo, e quanto a questo debbo dirvi che me ne infischio di quello che credete e pensate. Me ne infischio! Sono un galantuomo, io; non sono di quelli che si lasciano montare la testa dalle chiacchiere della gente. Si sa che i deboli non hanno altro mezzo di rivalsa contro i forti che la calunnia o il riso. Voi avete scelto contro di me il riso. Bravissimi. Divertevi. Ma io resto quello che sono di dentro e di fuori. Mi riterrei una bestia e un disonesto soprattutto se permettessi che le vostre ciarle turbassero la mia vita personale... Capito? E adesso andatevene. Come se niente fosse accaduto. Niente. Una spiegazione ci voleva. Chiara.(Lineare. Elementare. Buona sera. Da quella parte, signori...
Giovanni - Ma, commendatore, non pu finire cos...
Diego - Vogliamo una soddisfazione.
Carolina - Lei deve riconoscere...
Clarissa - Bisognerebbe togliere di mezzo quel ciarlone l e qualche altro. Sono loro che creano le chiacchiere...
(Queste ultime battute sono pronunciate quasi a una voce sola creando una grande confusione interrotta dal-Fingresso di Elena. Tutti si voltano da quella parte. Breve silenzio imbarazzante in mezzo al quale si sente il colpo di tosse di Piero che si prepara alla scena e si dispone a subirla).
Elena - Che cosa c', Casimiro?... (gli si avvicina affettuosamente). Caro. Non ti senti bene? (Agli altri) Perch loro signori fanno tanto baccano? Dovrebbero sapere che mio marito non sta bene e che le sue condizioni esigono un poco di riguardo.
Diego - Lei, signora, lei sola pu aiutarci.
Elena - Che cosa c'?
Casimiro - Niente, niente... Desidero che la cosa sia finita qui. Una spiegazione ci voleva e c' stata. Chiara. Lineare. Semplice. Basta cos. Prego...
Elena - Mi dirai, caro... Mi dirai... Vadano pure, signori...
Giovanni - Signora, lo persuada lei...
Elena - Sentiremo, sentiremo... Prego, signori.(Al marito) Caro, non stare in piedi (affettuosamente, lo fa sedere. Casimiro, fin dal principio, all'ingresso della moglie, stupito dell'affetto che gli dimostra. Tutti se ne vanno lanciando occhiate incendiarie ad Apollinare che sussulta ad ognuna di esse. Restano Casimiro, la moglie, il dottore, nonch Apollinare). Mio caro, che cosa accaduto? Perch quel frastuono? Mio Dio, ti hanno fatto arrabbiare...
Casimiro - (stupito dal fare della moglie si guarda intorno) Che fate voi l?
(ad Apollinare).
Apollinare - Commendatore... Quelli l, adesso, se mi rivedono in ufficio mi squartano...
Casimiro - Vi pare abbastanza tranquillo il mio appartamento? Allora andateci. Guardate che ci sono dei documenti da un lato della scrivania e delle car-pette dall'altro lato. Bisogna infilare quei documenti dentro le carpette, secondo il carattere dei documenti. Le polizze nella carpetta verde, le ricevute nella car-petta rossa, le domande nella carpetta gialla, i contratti nella carpetta azzurra. Capito bene?
Apollinare - A volo, commendatore... Vado - (via).
Elena - Mi fai stare in pena... Mi dirai... Tesoro...
Casimiro - (sempre pi sorpreso; al dottore) Ancora qui, lei?
Piero - Vado subito. Scrivo la ricetta... Eccola.(Alla signora che gli si avvicina a parte) Grazie... La mia vita tua...
Elena - Io amo mio marito.
Piero - Ho capito. Prepariamoci allora a fuggire insieme... (Forte) Buona sera
(via).
Casimiro - Che giornata! Ma gliele ho dette, sai?
Elena - Ma mi vuoi dire dunque?
Casimiro - Lo sai. Ridono di me...
Elena - Ancora?...
Casimiro - Ma gliel'ho detto chiaro che sono degli idioti e dei maligni.
Elena - E perch non mi hai chiamata?
Casimiro - E per che fare?
Elena - Avrei detto, io, ci che sento... per te. Toccava a me disingannarli una buona volta e lo avrei fatto con tanta tenerezza...
Casimiro - Cosa c'?...
Elena - Perch mi allontani da te?...
Casimiro - Voglio vederti in faccia... Non capisco. Dopo tutto non niente di straordinario. Non voglio passare per un imbecille e basta. Sistemata questa questione non c' niente altro da dire... Lasciami andare...
Elena - E dove vuoi andare?
Casimiro - Vado a vedere cosa fa quello sciagurato.
Elena - Ma resta un poco con me... Non ti posso mai avere un momento per me sola... Letture, medico, affari, noie... Un momento per me sola, te ne prego.
Casimiro - Che cosa hai?
Elena - Ho che sono sempre sola, io. Tu non te ne rendi conto. E' una fortuna che tu ti sia fatto un piccolo, piccolo male.
Casimiro - To'...
Elena - Perch se non fosse per questo io sarei come sempre sola, coi miei pensieri...
Casimiro - Che pensieri?
Elena - Pensieri di te. Ma s, s. Io penso sempre a te. E siccome tu sei un uomo ordinato e metodico, io so sempre quello che fai e dove sei in ogni momento del giorno. Sono in ufficio con te, parlo con gli associati e gli impiegati, insieme con te, divido le tue cure e i tuoi affanni. Ma tutto questo con la mia immaginazione. In realt tu sei molto lontano.
Casimiro - Bene. Ma poi vengo a casa.
Elena - S, ma sei stanco. Mangi e ti addormenti. Allora, vedi, ti faccio una confessione grave. Allora tu sei l, ma io non ti penso pi.
Casimiro - Curiosa!(ride). E' matta.
Elena - E' questa la prima volta in tanti anni di matrimonio che ti posso pensare in tua presenza. Non ridere, scioccone. Caro!(Casimiro si mette serio subito, di nuovo preoccupato). Dunque non andare via subito. Aspetta un poco solo. Sei qui, vicino a me. Sei il mio piccolo caro malato (lo abbraccia teneramente).
Casimiro - (difendendosi) Dico... che cosa succede?
Elena - Non vuoi che ti abbracci? E io che ne ho tanta voglia! Cattivo... Se tu sapessi a che cosa ho pensato nelle ultime ore di solitudine.
Casimiro - Oh Dio, che cosa?
Elena - Ho pensato che noi siamo due sciocchi.
Casimiro - Perch?
Elena - Perch noi recitiamo la commedia delle persone serie, equilibrate, razionali.
Casimiro - Commedia? Ma che cosa ti salta in mente?
Elena - E non pensiamo che la nostra vita inaridisce. E poi, vedi, io ho bisogno di darti di pi di quello che ti ho sempre dato. Pi di quanto mi chiedi... Bisogna che tu sappia una cosa.
Casimiro - Elena, mi raccomando... Ho l'impressione che tu stia per dire delle cose definitive.
Elena - S. Ti voglio dire una cosa definitiva... Io ti amo!
Casimiro - No!
Elena - S!
Casimiro - Ma... un niomento... Mi pare di essere ubbriaco... Ma, scusa, sei tu che parli cos?
Elena - Sono io.
Casimiro - E ripeti...
Elena - Ti amo... Come te lo devo dire? Ti amo
(questi ti amo debbono essere pronunciati vibratamente ma senza sentimento).
Casimiro - Dunque, dunque... Un momento... Io poi non capisco perch... Gi, poi nessuno pu capire... Piano, piano. Mettiamo in ordine i cassetti della mente... Dunque!(Ma non sa pi andare avanti e riprende il tono smarrito di prima) Ma scusa, figlia mia, mi conosci bene tu o no?
Elena - Certo.
Casimiro - E ti pare che io sia un tipo da suscitare sentimenti... Ma fai il piacere!
Elena - No, no, cos. Aiutami invece di crearmi delle difficolt.
Casimiro - Aiutami? Ecco che non ci si capisce pi. Aiutami. Che cosa vuol dire? Lo vedi che cosa succede col sentimento? Non ci si capisce pi. Restiamo al positivo. Un uomo, secondo me, un uomo soltanto se sa che cosa pu pu pu... domandare alla vita. Io ho potuto chiedere la ricchezza, la indipendenza... Ma non posso chiedere l'amore... Perch no... Lo sento cos... L'amore'no, l'amore no... Per carit... Eppoi anche tu... via, impossibile che tu mi... che tu mi... quella cosa l...
Elena - Ma, scusa, dovr dirlo io questo, no? Se una donna pazza, folle, e dice che ti ama, tu che cosa hai da ripetere?
Casimiro - Se pazza la chiudo! No, no, ascoltami per carit. Perch poi tu non sai che io ho una paura pazza di queste cose. Come se ci fosse un pericolo sotto... E* pi forte di me... Sar anche perch materia che non conosco. Terreno minato. Si salta. Mi capisci? Non siamo d'accordo? Per l'amore ci vuole della gente che abbia tutta la giornata a disposizione per studiare i problemi psicologici. E' un divertimento di lusso per quelli che avrebbero potuto fare i domatori di bestie feroci, ma io no... Io no... Avrei una paura matta... Io non posso mettere la mia testa dentro le mascelle della tigre.
Elena - Ma allora, come fare, se ti amo?
Casimiro - (serio e solenne) Senti: ci siamo uniti e sposati per patti precisi che abbiamo fino a questo momento fedelmente mantenuti. O si va avanti cos, oppure...
Elena - Ebbene... accetto il dilemma!...
Casimiro - Come?
Elena - Se non intendi valicare la soglia dell'amore, separiamoci.
Casimiro - Ma allora... dici sul serio.
Elena - Amore mio!
Casimiro - (le si avvicina lentamente) Hai detto?
Elena - Amore mio...
Casimiro - (sta tentando un gesto affettuoso verso la moglie ma non osa; l'autocontrollo lo frena. Si mette a ridere goffamente e si batte le ginocchia col palmo delle mani come un soldato davanti alla prima serva della sua carriera).
Elena - (disperata, lo guarda con occhi delusi).
Apollinare - Fatto...
Casimiro - Ma che cosa? Non si pu mai stare in pace un momento in questa casa... Non si pu discorrere, discutere... Niente... Che cosa avete fatto?
Apollinare - L'ordine... i documenti... Per questo non so dove metterlo... Si potrebbe forse buttar via...
Casimiro - No! No! Un momento (strappa di mano una carta che Apollinare tiene e la guarda) Ma questo un contratto di due milioni... Buttarlo via! C' la carpetta apposta. Quella azzurra...
Apollinare - Non ci sono carpette azzurre.
Casimiro - Oh, santa pazienza!(Alla moglie) Un momento, scusa... Torno subito
(via seguito da Apollinare).
Elena - (resta sola; con impeto) Sciagurato! Che cosa debbo dunque fare di te? L'amore no, l'amore no... II dolore?...
Apollinare - (rientra quasi subito) Lo dicevo io... Non andiamo d'accordo sui colori. La carpetta azzurra verde... Almeno per me. Quella rossa arancione... almeno per me... Tutto da rifare. Ma non ha idea dell'arcobaleno il mio principale...
Elena - Dovreste aiutarlo...
Apollinare - Non mi vuole... Pensi. Per questa bazzecola va a monte un mio piano... Gli parli lei, signora, lei che tanto buona... Vede, io non posso pi ritornare all'ufficio. I miei compagni sanno che sono stato io a dire al principale che essi ridono di lui... Ora, veda lei di farmi assumere come suo segretario particolare e uomo di fiducia. So far di tutto. Lettere d'affari, pro-memoria, discorsi, se occorre; lettere d'amore, anche.
Elena - (colpita da quest'ultima frase) Lettere d'amore? Ma voi sapreste scrivere delle lettere d'amore?
Apollinare - Certo. Ne ho scritte tante...
Elena - Gi, ricordo! Nel milleottocentonovanta-quattro.
Apollinare - Anche prima.
Elena - Aspettate un momento (medita).
Apollinare - Che dolore, signora. Lo crede che...
Elena - Un momento. (Pausa). Dicevate?...
Apollinare - Niente. Dicevo che fu la mia morte. Lo crede che in otto giorni fui tanto trasformato che nes-suno mi riconosceva pi?...
Elena - C' anche questa possibilit?
Apollinare - Guardi - (fruga nel portafogli) Ecco un mio ritratto prima dell'affare... Guardi che bel ragazzo...
Elena - Quante lettere d'amore potete scrivere in una notte?
Apollinare - A chi, poi?
Elena - A me, per esempio.
Apollinare - Oh... signora... Sarebbe vero? Cielo ti ringrazio... La mia rivincita viene!... Ella mi ama!
Elena - Cosa? Ma tenete la testa a posto, se potete. Vi domando quante lettere d'amore potreste scrivere per conto mio, in una notte o due...
Apollinare - Ah, una ordinazione letteraria, ah... rientro nelle tenebre, pazienza. Ebbene... Io posso scrivere tre, quattro lettere d'amore per notte...
Elena - Poche.
Apollinare - Ma sa, scrivere a un uomo non mi ispira...
Elena - Scriverle a me, dirette a me... Ma che cosa credete ?
Apollinare - Oh, cielo. Mi pare d'essere un pendolo. Ma che cosa vuole?
Elena - Voglio un centinaio di lettere d'amore dirette a me. Non vi occupate d'altro. Due lire l'una.
Apollinare - Ah... Allora... ma senta... Quella sciagurata mi restitu quelle che le avevo scritte nel pieno del nostro romanzo d'amore. Vuole quelle? Ne ho uno stock di trecento. Le prenda tutte... Le ricopio, ci metto Elena, anzich Esasmeralda... Perch si chiama Esasme-ralda l'infelice... Ma non importa. Saranno egualmente sincere.
Elena - Va bene. Fate presto. Le prendo tutte.
Apollinare - Grazie, signora. Lei d una consistenza a un sogno.
Elena - Ma non saranno per caso un po' troppo ardite, scandalose?
Apollinare - E chi si ricorda, signora? Certo la facevano arrossire qualche volta. Descrivevo le sue spalle, la sua gola di colomba, il suo seno...
Elena - E basta?
Apollinare - Ma le pare!
Elena - Allora va bene. Per i nostri tempi non c' male.
Apollinare - Debbo firmarle Apollinare?
Elena - Chi ?
Apollinare - Io.
Elena - No, troppo lungo... Firmatele Piero.
Casimiro - (entrando; ad Apollinare) E' inutile prendersi degli impegni quando non si nemmeno sicuri di sapere se il rosso rosso.
Apollinare - Ma il rosso ha mille gradazioni...
Casimiro - Non facciamo sottigliezze. Be'.,. Buona notte... Sar meglio che io vada a riposare. Guarda che dovrei avere una frizione con l'olio canforato questa sera... Spetterebbe a te no?
(Apollinare esce).
Elena - Certo.
Casimiro - E... le sai fare le frizioni con l'olio canforato ?
Elena - Non sar difficile, credo.
Casimiro - Bisogna prendere il verso della pelle... S, non come lucidare le scarpe...
Elena - Va bene.
Casimiro - (a parte) E... di quell'affare... Non se ne parla pi, vero?
Elena - Pi...
Casimiro - Oh... Cos va bene - (meno soddisfatto di quel che vorrebbe).
Elena - Mi hai perdonato?
Casimiro - Certo... Ma d'ora innanzi giudizio... Rientriamo nella strada maestra. Cammina, cammina, cammina, vedrai che...
Elena - S... vedrai!
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
(La stessa scena).
Apollinare - (chiudendo l'uscio di sinistra con molta cautela, e rivolgendosi alla cameriera che attende) Dice di farli entrare a uno alla volta, quando chiamer.
Gilda - Sta bene. Gli avete detto che c' anche il dottore?
Apollinare - S. Sono finalmente riuscito a persuaderlo. Si far visitare. Ma per carit, che nessuno sappia...
Gilda - E chi volete che parli di queste disgrazie? (esce).
Casimiro - (entra: ha il volto completamente trasformato; il suo sguardo vago, la sua capigliatura dianzi inappuntabile scomposta, la sua barba non pettinata, il suo colorito terreo, l'occhio dilatato, veste una giacchetta di pigiama ed senza colletto) E' arrivata la posta del mezzogiorno?
Apollinare - Si, ma non ha portato che un bollettino quindicinale di statistica.
Casimiro - Va bene. Dico, la notizia trapelata?
Apollinare - Oh, principale. Tutti sanno che la sua signora partita per un breve viaggio, ma che ritorner.
Casimiro - Ritorner... Ritorner... Tutti i giorni... Ritorner... ricordatevi bene che se fate delle chiacchiere...
Apollinare - Oh... Le pare?
Casimiro - Fate entrare quella gente...
Apollinare - Ma, principale, parli una volta buona, parli! Come si fa a darle qualche poco di consolazione, se lei...
Casimiro - E che cosa pretendereste? Che vi raccontassi i fatti miei? Non li sapete? Mia moglie se ne andata, ecco tutto. Se n' andata...
Apollinare - Ma io mi permetto di dubitare...
Casimiro - Che se ne sia andata? Cercatela... Oh, guarda!
Apollinare - Voglio dire che non pu essere una cosa grave, ecco, io non credo...
Casimiro - E che cosa m'importa se credete o no?.-(si fruga in tasca e ne trae una lettera). Quando si scoprono dei documenti simili c' poco da credere e da non credere... A proposito, che cosa vuol dire... immarcescibile?
Apollinare - (impressionato e stupito) Ma... quella lettera...
Casimiro - Che cosa vuol dire immarcescibile? Il nostro immarcescibile amore vincer il tempo... - (stenta a leggere)
Apollinare - (in estasi) ...il fato e gli eventi....
Casimiro - (stupito) Come fate a sapere?
Apollinare - E' la frase di un grande poeta che non ebbe la gloria meritata.
Casimiro - E allora?
Apollinare - Immarcescibile? Non lo so, principale. Ma si usa, nello stile commosso.
Casimiro - (nervosamente con uno scatto) Io pagherei dieci anni della mia vita per sapere... Fate una cosa, mentre io firmo le pratiche d'ufficio... Guardate nell'elenco telefonico e cercatemi tutti gli abbonati che si chiamano Piero. Si deve trovare, si deve trovare...
Apollinare - Piero? Ma allora...
Casimiro - Mi volete fare questo piacere o no?
Apollinare - S, ma allora grazie a Dio, incomincio a capire...
Casimiro - Incominciate? Vi dico io che se fosse stata vostra moglie avreste capito prima...
Apollinare - Sia quello che sia, io ho un dovere da compiere verso di lei, principale...
Casimiro - Sentiamo...
Apollinare - Quelle lettere...
Casimiro - Ebbene? Sapreste forse chi le ha scritte? Ditemelo. Lo ammazzo. Gli tiro il collo!
Apollinare - (spaventato) No... Non so niente... Dicevo che se quelle lettere sono firmate Piero, allora io devo cercare tutti gli abbonati del telefono che si chiamano Piero...
Casimiro i - Naturale. Che cosa sto dicendo io? E spicciatevi, lumaca!
Apollinare - Sissignore, sissignore (esce e fa entrare qualcuno, poi ritorna indietro ed esce dalla porta di sinistra).
Carolina - (entrando con una cartella da ufficio, che squaderna davanti al principale, perch firmi le carte che vi sono contenute) Buon giorno, commendatore. Sta meglio oggi?
Casimiro - S, non c' male...
Carolina - (stupita) Dio, commendatore, in due giorni che faccia ha fatto!
Casimiro - Cosa dice?
Carolina - Quello sguardo...
Casimiro - Che cos'ha?
Carolina - (asciugando le firme che il principale va facendo) Ma, non so... Qualche cosa... Cos triste... Ha qualche grande dolore forse?
Casimiro - Macch dolore, che dolore. Subito a creare dei romanzi.(Prendendo la solita lettera) Conosce lei qualcuno che si chiama Piero?
Carolina - Ma, non saprei... Certo ne conoscer, ma in questo momento...
Casimiro - E questa scrittura l'ha mai vista?
Carolina - (leggendo) Amore mio, da troppi giorni sono privo delle tue carezze e ho sete .
Casimiro - Ma chi le ha detto di leggere? Ho chiesto semplicemente se conosce questa scrittura.
Carolina - No, signore, non conosco la scrittura delle lettere d'amore.
Casimiro - Va bene, vada.
Carolina - Buona sera.
Ruggero - (entrando) Buona sera, commendatore, godo di...
Casimiro - Non goda, non goda.
Ruggero - Volevo dirle che godo di trovarla in buona salute, ma invece mi accorgo che lei sta male-Che cosa ha, commendatore? Ha un viso strano... penoso... Non so...
Casimiro - Crede che sia un divertimento lei essere malati? Perch io sono ammalato...
Ruggero - Ma quei due segni profondi all'angolo della bocca, non li avevo mai veduti.
Casimiro - Via, via... basta. Certe cose le vada a raccontare alle belle donne... (Colpito da un'idea) Come si chiama lei?
Ruggero - Salvi.
Casimiro - Il nome di battesimo.
Ruggero - Ruggero, commendatore.
Casimiro - Va bene, s'accomodi.
Ruggero - Se potessi fare qualche cosa per lei, commendatore... non posso vederla cos...
Casimiro - S che pu. Pu andarsene
(via Ruggero).
Apollinare - (entra) Senta, commendatore, un lavoro di Sisifo.
Casimiro - Di chi?
Apollinare - Sisifo. Ci sono settecentoventicinque Pieri che hanno il telefono.
Casimiro - Maledizione... Ma io voglio, io voglio sapere chi l'amante di mia moglie...
Apollinare - Ma... non posso resistere alla sua pena, principale... bisogna che...
Diego - (entra) Posso? Una sola pratica, principale.(Guardando la firma) Ma scusi, commendatore, mi pare che le tremi la mano... Guardi che firma ha fatto. Se io non la conoscessi bene, direi che la firma di un sentimentale, un poco avanti con gli anni, piuttosto grasso.
Casimiro - Mi prende in giro lei? Tutte queste cose le ha trovate nella firma?
Diego - Sono grafologo, commendatore.
Casimiro - Allora, chi questo? (gli presenta un angolo della lettera).
Diego - Oh... Questo qui...
Apollinare - Ma non e meglio che... ( sempre in procinto di fare la sua brava confessione).
Casimiro - Tacete, voi.
Diego - Questa scrittura ha scarsi caratteri. Questo qui un imbecille qualunque.
Apollinare - Ah, questo poi...
Diego - Cosa c'?
Casimiro - Ma state zitto... (A Diego) Trovate altro in questa scrittura? Soltanto che un imbecille?
Diego - Soltanto. Lo in modo prevalente.
Casimiro - Vada. Grazie.
Diego - Ci sono anche gli altri capi servizio in anticamera, ma non hanno pratiche urgenti. Se ha ordini.
Casimiro - Domani verr in ufficio, spero. Vadano pure.
Diego - (con aria compassionevole) Si abbia riguardo, commendatore. E' penoso davvero vederla cos... Sa che non la si riconosce pi?
Casimiro - Sapete che mi seccate?
Diego - Scusi. Buona sera - (via).
Apollinare - Commendatore, senta...
Casimiro - No, mio caro, no. Non voglio pi sentire niente. Levatevi di torno. Lasciatemi solo. Non devo essere solo, io? Dunque andate, andate...
Apollinare - Povero principale... (se ne va).
Casimiro - (prende fuori alcune lettere) Piero... Piero... Piero... Oh... (si mette la testa sul gomito, ma la risolleva subito perch entra la cameriera).
Gilda - Questa sera vuol fare la sua solita cena?
Casimiro - Quale solita cena?
Gilda - Il gioved pasta al burro, costata, formaggio...
Casimiro - No, no... Non voglio niente di tutto ci...
Gilda - Ma al gioved...
Casimiro - Al diavolo anche il gioved...
Gilda - Allora due uova sbattute...
Casimiro - Ma vi pare possibile che io possa pensare alle uova sbattute, quando intorno a me il caos? Ma lasciatemi in pace.
Gilda - C' il dottore in anticamera.
Casimiro - E che cosa aspettate a farlo entrare?
Gilda - Gli dir che lei vuol morire di fame.
Casimiro - Ditegli quello che volete... Fate entrare, fate entrare. Dove ho messo quella nota... (trova un foglietto che non si deve confondere con le lettere) Eccolo qua... (lo esamina, come se facesse un riassunto).
Piero - (entra) Buon giorno, commendatore... Ma che ha?
Casimiro - Mi trova male anche lei?
Piero - Non le nascondo che... S, veramente... Perch non mi ha fatto chiamare in questi giorni? Perch mi ha fatto respingere?...
Casimiro - Perch credevo che il male passasse da se... Invece...
Piero - Diavolo... Ha un aspetto preoccupante, commendatore, mi vuol dare il polso?
Casimiro - Eccolo.
Piero - Diavolo... E' agitato... Filiforme...
Casimiro - Filiforme?
Piero - (sempre tenendo il polso in mano e guardando lorologio) Scusi... Come sta... Come sta la sua signora? (si guarda fugacemente intorno per scoprirne qualche traccia).
Casimiro - Mia moglie... Sta bene... Credo che stia bene...
Piero - Ora le parler io e le dar delle istruzioni molto precise sul modo di curarla...
Casimiro - Ma sa, non in casa adesso...
Piero - Domani, allora...
Casimiro - Domani... Ecco... Dottore... Bisogna che io le dica tutto, perch se no lei non capisce la mia malattia... Mia moglie...
Piero - Cosa... Dica...
Casimiro - E' scappata. Ma... Oh!... Segreto professionale.
Piero - (agitatissimo, lasciando andare il polso che l'altro gli andr man mano offrendo e che egli non prender che fuggevolmente) Scappata? Ma che cosa dice... Ma che cosa le ha fatto?
Casimiro - Io? O questa bella. Ma non sa che ho scoperto che teneva corrispondenza con qualcuno... Che mi tradiva. Capisce?... Mi tradiva.
Piero - Lettere? Oh... E lei ha trovato delle lettere?... E che cosa, che cosa dicevano?...
Casimiro - E' proprio necessario che glielo dica? Ha importanza per la sua prognosi.?
Piero - Certo, certo... Tutto ha importanza per la scienza. Mi dica...
Casimiro - No, no, non possibile... Mi vergogno, ecco, mi vergogno per lui... Certa roba!...
Piero - Ma insomma, ha un amante...
Casimiro - E che cosa le sto dicendo...
Piero - (si siede preso da debolezza fulminea) Ma mi faccia il piacere... Non dica fandonie... Ma non possibile...
Casimiro - Cos'? Sta male lei adesso? (gli prende inavvertitamente il polso, ma l'altro si ribella).
Piero - Ma, sa, la sorpresa... Mi faccia vedere queste lettere... (Minaccioso) Me le faccia vedere.
Casimiro - Ma le pare...
Piero - Scusi... Era soltanto per sapere chi era...
Casimiro - Bravo. E' quello che vorrei sapere anch'io...
Piero - Ma il nome, ci sar pure un nome, un nomignolo, qualche cosa...
Casimiro - S c' il nome... Piero...
Piero - Piero?
Casimiro - (preso da un'idea fulminea) Lei come si chiama?
Piero - Io? Marco... Giuseppe...
Casimiro - Marco o Giuseppe?
Piero - Tutti e due... (si alza cogitabondo e si mette a girare per la stanza).
Casimiro - Che cosa fa?
Piero - Un momento. E' un caso serio. Evidentemente si tratta di un trauma psichico - (divagando) e lei crede che sia scappata con questo Piero?
Casimiro - Non lo so.
Piero - E non ha fatto niente per rintracciarla?
Casimiro - Ho telegrafato immediatamente a sua sorella a Torino, la mattina stessa della sua partenza. Ho detto che o trova il modo di farla trovare, o io pubblico la sua fotografia sui giornali illustrati con la scritta: Chi l'ha vista? .
Piero - Ma tutto ci spaventevole...
Casimiro - Che cosa?
Piero - Il trauma.
Casimiro - S, sto male. Ho notato qui tutti i sintomi che ho provato in queste due notti infernali...
Piero - Posso telefonare alla mia pensione?
Casimiro - Prego... Ma se lei non mi ascolta.
Piero - Come non l'ascolto? L'ascolto... Non faccio altro che ascoltarla... Potrei ripeterle parola per parola tutto ci che mi ha detto.(Al telefono) Pronto? Pensione Azzurra? Il dottor Vanni. Ce posta per me? Telegrammi? Espressi? Chiamate telefoniche? Niente... Bene (depone sconsolato il ricevitore). Ma lei mi doveva chiamare subito... Due giorni perduti...
Casimiro - Lei mi spaventa... Adesso io non ho pi il coraggio di farle vedere tutti i sintomi. Temo che il mio sia un caso grave.
Piero - Sentiamo.
Casimiro - Ecco qua... (legge nel foglietto) Prima di tutto non dormo tutta la notte. Ma questo si capisce. Pu capitare a chiunque anche senza seri motivi... Sonno agitatissimo. Ah, gi... Anche se dormo mi sento dormire... Mi spiego? Dormo soltanto con la met del mio cervello. L'altra met sta di guardia ai fantasmi...
Piero - Cosa? Ai fantasmi?....
Casimiro - S, col medico non debbo avere segreti. Fantasmi, visioni, esseri umani o mostri...
Piero - (lo guarda con evidente compassione) Dica, dica...
Casimiro - Quando mi appaiono io mi sento divenire come un bambino.
Piero - Paura, disperazione. Desiderio di agitarsi, di muoversi, di fuggire, di cambiare, di rinascere... (queste parole sono dette con animazione come a se stesso, come se spiegasse i propri sentimenti e non quelli di un altro).
Casimiro - Bravo, bravo... Lei capisce tutto.
Piero - E in mezzo a questi tormenti, a questi mostri c' una luce, una speranza...
Casimiro - Ma io... (timidamente cerca di guardare altrove).
Piero - Dica, dica... C' una luce, una speranza... Vuole che non lo sappia? E' lei, lei...
Casimiro - S, lei... Pare proprio che mi veda dentro...
Piero - E lei se n' andata... Se ne andata senza dire nemmeno una parola, scomparsa senza lasciarsi comprendere...
Casimiro - Dopo tutto quello che avevo fatto per lei...
Piero - Ma non bisognava irritarla... Chi sa che scenata le ha fatto...
Casimiro - 'Io? (Lei. Me l'ha fatta lei, la scenata. Io non ci pensavo nemmeno. Vivevo nella pi assoluta buona fede... Lei, lei mi ha costretto a scoprirla, lei mi ha obbligato a leggere tutte quelle lettere, tutte quelle porcherie... Ero qui... Mi sono messo a leggere... Un'altra mi avrebbe interrotto venti volte... Niente: non ho mai fatto una lettura cos tranquilla. Lei stava l seduta ad attendere la mia sentenza e voleva che la uccidessi, e voleva che la scacciassi e voleva che io facessi non so che cosa. .Mi ha gettato in faccia la sua colpa quasi con gioia... Io non capisco, parola d'onore. Capisco che una donna possa a un certo momento sentirsi il bisogno di espiare, ma quella era una ebbrezza addirittura... E quando le ho detto che non la scacciavo affatto stata lei a dirmi che si scacciava da s... Credevo che fossero parole: sa, le donne... No: la mattina dopo era gi partita...
Piero - (che ha ascoltato il discorso con molta attenzione) Ah... Lei insomma non ha scoperto quelle lettere: lei le ha lette perch...
Casimiro - Perch me le ha gettate in faccia. Io vedevo in tutti gli angoli, come dimenticata, una lettera indirizzata a mia moglie. Ma cosa vuole che io vada a leggere le lettere di mia moglie... Ho altro da fare io... E man mano che ne trovavo Tina gliela restituivo. L'hai letta? No, non l'ho letta. Perch non l'hai letta? Perch non mi interessa. Finalmente mi ha detto che era offesa della mia condotta e che tanto valeva dirle che lei era una donna senza interesse, tanto sciocca e brutta che non poteva avere un amante... Che cosa avrebbe fatto lei? L'ho accontentata, ho letto... (col viso fra le mani) Oh, che orrore...
Piero - (calmissimo) Strano davvero. Permette che telefoni alla mia pensione?
Casimiro - Ma se ha telefonato poco fa...
Piero - Attendo notizie... (Al telefono) Pronto? Pensione Azzurra? Dottor Vanni. C' qualche espresso per me, telegrammi, telefonate, niente? Come? No? Proprio niente? (depone deluso il ricevitore). Strano, molto strano...
Casimiro - Procediamo. Una specie di pena, di fastidio nel mezzo del petto un poco pi a sinistra. Suppongo che sia un residuo della caduta che feci, si ricorda?
Piero - (aprendogli la giacca) Qui? (ponendo l'orecchio sul cuore di Casimiro) Elena, Elena, Elena...
Casimiro - Ma che cosa dice? Perch chiama mia moglie?
Piero - Ah... Era per sentire se era proprio il cuore... E' lui...
Casimiro - (spaventato) Che cosa ?
Piero - i Caro commendatore... Siamo innamorati!
Casimiro - Io? E di chi poi? Lei vuol dire che sono innamorato di quella donnaccia, che dopo avere... Oh... Non lo dica nemmeno per ischerzo...
Piero - Quante volte ha pianto in questi due giorni?
Casimiro - Mai. Io per sua regola non ho mai pianto.
Piero - Prescrivo come primo curativo le lacrime. Fanno bene alla salute pi di quanto non si osi confessare. E' scientificamente dimostrato che le lacrime sono il pi forte ricostituente che esista.
Casimiro - Da bere?
Piero - Anche... Quando scendono in copia, amare... toniche...
Casimiro - Va bene. Prover stasera dopo le nove,. E poi?
Piero - E poi lei deve rivedere sua moglie...
Casimiro - Rivederla soltanto?
Piero - Ma... debbo fare il mio dovere in fondo anche con lei, caro commendatore... Deve rivederla e tenerla...
Casimiro - Ah... Ora va bene.
Piero - Tenerla, farle intendere che la ama...
Casimiro - Farle intendere? E' una parola... E lei crede che io potr mai gareggiare con questo maledetto Piero, che sar giovane, per quanto imbecille...
Piero - Imbecille poi, perch?
Casimiro - Me lo ha detto un grafologo esaminando le lettere. Un imbecille... Ma questa dell'amore' un'arte che proprio gli imbecilli imparano meglio.
Piero - Non creda a quello che si dice. Gli imbecilli non sanno amare. Spesso sono amati, ma quando accade un dono delle donne in pura perdita. Nel suol caso, lei che deve dominare la situazione...
Casimiro - Ma come si fa, dico io, come si fa? I Debbo mettermi, proprio io, a fare delle moine, come] un gattino, a dire delle piccole scioccherie, titillando ili mento della mia bella (agitandosi come il bimbo timido ) che non si decide a dire la poesia a memoria) No, no, non possibile, non possibile...
Piero - Guardi come le ridono gli occhi, invece... Non lo sa lei come si fa coi bambini? Coi bambini J lei non si metterebbe mai a parlare di statistica... Hanno bisogno di parole semplici e di immagini brillanti, lu-1 cide... vive... di favole e di fantasie... Lo stesso con le donne... Sono come dei bimbi che bisogna far sognare, I che bisogna commuovere...
Casimiro - Oh, mia moglie no...
Piero - Che ne sa lei? Elena pi semplice e pura di qualsiasi altra, pi di qualsiasi altra accessibile alla seduzione delle cose sognate. Le racconti una bella favola d'amore, se vuole che, ritornata, un giorno non se ne fugga pi. In fondo, vede, la donna non ama l'adulterio, non ama il peccato, non ama il clandestino. Niente pi desidera la donna che di amare pubblicamente sotto la benedizione degli di. E appena pu farlo, sa rinunciare a molte cose. Elena pi di tutte. Ha uno spirito di sacrificio assoluto accompagnato da quel tipo di logica che si incontra spesso nelle donne intelligenti, una logica ferrea e deliziosamente sbagliata. Le dica: ti amo... Casimiro - Impossibile. Io non go dire queste cose.
Piero - Bisogna impararle...
Casimiro - Le pare possibile?... E poi non vede come sono ridotto?
Piero - Ma ora sta meglio.
Casimiro - S, ma tutta una fantasia. Perch poi dov' questa donna? Lei ne fa l'apologia e dimentica questo piccolo particolare: che scappata... Che non c'...
Piero - Ah... Questa la pena...
Casimiro - E forse non torner mai pi...
Piero - Questa la pena. Ma lei, intanto, si prepari... Chi sa? La prenda fra le braccia...
Casimiro - Se torna, guardi, le giuro che le voglio dire tutto quello che ho pensato di lei in questi giorni. Se torna la far arrossire di vergogna...
Piero - E la far fuggire di nuovo... Ti amo... ti amo... Ecco quello che deve dire... Impari...
Casimiro - Oh senta! Non mica una lingua estera sa, che ai impara anche coi dischi...
Piero - Per lei come una lingua estera.
Casimiro - Ma i dischi non ci sono!
Piero - Credo che se lei dimostra la buona intenzione di imparare, la migliore maestra sar Elena. Lei stessa...
Casimiro - Ma lei se le fa, se le dice... E lei dov'? E' fuggita... E' fuggita... Con un uomo... Con un uomo... E mi ha lasciato solo...
Piero - Si calmi. Come medico le ho detto che cura deve fare.
Casimiro - Ma se non mi d la medicina...
Piero - Se sapessi dov' sua moglie, gliela riporterei qui, sicuro di lei... Non ci vedo chiaro in questa fuga. Potrei quasi dirle che sono certo che questa non una fuga d'amore.
Casimiro - No? Mi pare che esageri adesso.
Piero - Senta. Fra qualche tempo, quando lei avr compiuto gli studi che ha incominciato, comprender che il cuore pi intelligente del cervello. Io sento che fuggita sola, ecco. Non c' ragione, ma sento che cos.
Casimiro - Lei fa per consolarmi...
Piero - No, ne sono certo. (Vivace) Scommetto quello che vuole, guardi. Se non fosse cos...
Casimiro - Dica.
Piero - (coprendosi il volto con le mani) Oh... No, no, fuggita sola.
Casimiro - (ha un gemito).
Piero - (chinandosi su di lui Che cosa ha? Perdio, faccia vedere (gli alza il viso e lo scruta attentamente, prende il fazzoletto e gli asciuga gli occhi, guarda il fazzoletto con attenzione). Appena, appena, una cosa impercettibile... qualcosa si muove... Lei piange...
Casimiro - (si alza di scatto ed esce).
Piero - (si siede alla tavola e scrive).
Gilda - (entra velocemente e resta interdetta dalla presenza del medico).
Piero - Che c'? Prendete questa ricetta. Fatela fare subito e seguite queste istruzioni... Che cosa avete?
Gilda - C'... C' la signora...
Piero - La signora? Quale signora...?
Gilda - La mia... Devo avvertire il signore.. Che cosa accadr ora?
Piero - Che entri, che entri... Che aspetti qui, lo preparo io... Ma non dite che ci sono... (esce uerso la camera di Casimiro).
Elena - (entra vestita da viaggio, si leva il cappello e si guarda intorno smarrita).
Piero - (si mostra sulla porta. Elena ha un sussulto) Elena... Sei qui!
Elena - Ancora del tu?... Oh...
Piero - Che cosa hai fatto?
Elena - Ma, scusi, lei qui per compiere il suo dovere di medico oppure...
Piero - Il mio dovere di medico l'ho fatto... Fino in fondo... Anche troppo. Adesso sono un uomo qualunque che ha dei diritti... Che cosa hai fatto?
Elena - Che cosa ho fatto?... Ho fatto quello che dovevo fare, ecco tutto...
Piero - Che cosa significano quelle lettere... quel nome... questa fuga, questo ritorno... questo pallore quando mi hai visto...
Elena - Oh, quante cose vuol sapere!
Piero - No nasconderti sempre. E' inutile... Piero sono io, no? Sono io...
Elena - Che strana idea.
Piero - Un'idea degna di te.
Elena - Che importa il nome? Il nome un segno convenzionale. E' l'anima che conta. Le ha scritte lei quelle lettere?
Piero - No, ma... Ma ci sono delle parole che non si pronunciano, ma da cuore a cuore si intendono, Elena. Queste parole non ce le siamo dette. Ti amo e sento che mi ami. Tutto perfettamente logico. Hai trovato un inganno qualunque per liberarti di tuo marito e per commettere, dopo, la colpa espiata in precedenza. E' una specie di anticipazione col destino. Tu sei tanto onesta che non hai pensato nemmeno per un attimo a dividerti fra il tuo dovere e il tuo amore. Tutto ci perfettamente chiaro. Ma ora...
Elena - Ora lei fantastica. Tutto ci che lei dice frutto della immaginazione. Non si curano i malati con l'immaginazione.
Piero - Insomma, non si tratta di me.
Elena - E perch dovrebbe trattarsi di lei?
Piero - Ma te l'ho detto. Ho ancora sulle labbra il tuo bacio. Era un bacio d'amore. Non ci si pu ingannare.
Elena - Lei non mi ha ancora detto come sta quel disgraziato...
Piero - Non ha niente... Niente di grave... Certo i suoi nervi sono scossi... Avr bisogno di una cura...
Elena - Come l'ha trovato in faccia?
Piero - Irriconoscibile.
Elena - Bene. Un trucco riuscito, insomma. Era quello che volevo. Aveva ragione lei. Il dolore un gran pittore di maschere.
Piero - Ah. Dunque proprio questo!
Elena - Non si mai onesti abbastanza.
Piero - Eroica.
Elena - Logica.
Piero - (mortificato) Capisco: lettere false, uno scherzo feroce con dentro un briciolo di verit...
Elena - Che briciolo?
Piero - Il mio nome. Avevo sospettato tutto ci. Non ho mai creduto che lei fosse capace di tradire.
Elena - No? Davvero? Grazie. Questa parola mi compensa.
Piero - Perch tornata?
Elena - Perch m' stato detto che impazzisce... Spero che non accadano cose cos gravi. Non volevo fargli tanto male io... E' vero che sta tanto male?
Piero - Non tanto, ma se lei lo curer... La sola medicina che pu curarlo lei. Come medico lo devo dire.
Elena - Possibile?
Piero - E' certo.
Elena - E' grave. Perch io non posso restare in questa casa. Io ho tradito.
Piero - Oh...
Elena - Tradito... Se non avessi tradito, egli sarebbe ancora come prima e tutti riderebbero di lui. Ridono ancora di lui?
Piero - Fa pena, quasi quanto me.
Elena - Bene. Ma se si sparge per caso la voce che sono una donna onesta, siamo daccapo.... Io non posso restare in questa casa. Con la logica non mai finita.
Piero - Ma allora, Elena, il medico non ha pi nulla da dire. Parlo io. Elena, il problema facilmente risolto. Vieni con me, andiamo via, a vivere il nostro amore lontano... Bada che potrai commettere una grave imprudenza, e poco mancato che non la commettessi davvero poco fa. Vuol sapere chi Piero?... Son capace di dirglielo. Non credi? E accada ci che vuol accadere. Ho diritto anch'io di difendere la mia vita, non vero?
Elena - Ebbene, scritto che io debba andare fino in fondo. Ascoltami...
Piero - Elena...
Elena - Forse ti amo... Non lo so... Ma non durer molto tempo, in ogni modo. E' una ferita della mia battaglia, ecco tutto. Mi ha fatto vacillare... Dubitare di me, anche... Mi ha fatto sognare di vivere un'altra vita pi luminosa di quella che un destino grottesco mi aveva dato. Ma tardi. Ai miei piedi un cartello come quelli che talvolta si vedono nelle statue delle esposizioni, non molto spesso veramente: Venduto. Guardami, ammirami, amami, ma non sperare di portarmi via con te. E vai avanti. Anche se egli crede di avermi perduta, e lo deve credere ormai, io non posso considerarmi di alcun altro che di lui. Potr sembrarti strano tutto questo in una donna del tempo nostro, ma cos. Io non ho mai amato... Non ho esperienza... Se ne avessi avuta, probabilmente con mio marito avrei potuto fare a meno di ricorrere alla logica. Tanto vero che quando mi hai detto che egli ha bisogno di me, ho avuto paura, all'improvviso.
Piero - Elena, lo vedi? Vieni via...
Elena - Che cosa attende da me?...
Piero - Che tu gli insegni a tirar fuori dal suo cuore i sospiri i baci e le parole...
Elena - E come faccio?
Piero - Elena, vieni qua... Ti aspetto... Quando uscirai da questa casa mi troverai davanti a te con le braccia aperte.
Elena - Questo mai, comunque. (Recitando) Signor dottore, sono stata molto lieta di incontrarla. Non so se i casi della vita ci permetteranno di rivederci. In ogni modo le auguro di essere felice (gli porge la mano da baciare).
Piero - (stupito, ma soggiogato) E va bene... Signora... Piacere di avere fatto la sua conoscenza... Col suo permesso...
Elena - Vuole farmi un ultimo favore? Avverta mio marito che sono qui.
Piero - Gi... Perch potrebbe anche svenire... Il medico presente (entra nella camera di Casimiro; immediatamente dopo Casimiro compare).
Casimiro - Sei qui? Sei qui?
Elena - Mi hai fatto chiamare...
Casimiro - Eri dunque da tua sorella?
Elena - Non ero con mia sorella, ma Leda sapeva de dove ero. .
Casimiro - E con chi eri?
Elena - Non ti pu interessare.
Casimiro - Ma come? Non mi deve interessare?
Elena - Sono venuta perch mi hanno detto che ti sentivi molto male e siccome questo era per colpa mia.
Casimiro - S, s, colpa tua, colpa tua...
Elena - E' vero, ma io non volevo farti troppo male...
Casimiro - Naturale. Non ci si pensa mai a chi soffre. Mai... Prima si commettono le sciocchezze... Ma mi dici perch hai voluto che io leggessi quelle lettere
Elena - Non insistere, te ne prego. Abbiamo gi dato fondo a questo argomento... C' qualche cosa che iol n possa fare per la tua salute?
Casimiro - Sicuro.
Elena - La far volentieri, ma non cercare di capire perch io abbia potuto fare quello che ho fatto. In fondo non ti ho nascosto niente. Sono stata leale.
Casimiro - Ma la tua lealt peggio di un colpo di rivoltella a tradimento. Si ammazza la gente con questa lealt. Perch io stavo qui, tranquillo, sereno pacifico...
Elena - Mi hai scacciata.
Casimiro - Ma no che non ti ho scacciata... Niente affatto. Tutto tu, tutto tu... Mi appena sfuggito dalla bocca la parola vattene che tu avevi gi pronte le valigie, scommetto che avevi anche comperato il biglietto del treno... Io non mi muovevo, io non mi muovevo. Oh...
Elena - Stai male?
Casimiro - Non mi vedi?
Elena - Povero amico mio. Hai tanto sofferto?
Casimiro - S, ma non importa, non importa, oramai... Elena, senti... Ti ho fatta chiamare soltanto perch voglio che tu resti con me... Io non ti ho scacciata... Io non ti scaccio... Io ti perdono, ecco, io ti perdono. ;
Elena - Ma non dire queste cose, non dire ti perdono... E' spaventevole! Non devi perdonarmi... Se non vuoi tornare come eri, non devi perdonarmi. Devi lasciarmi andare per la mia strada... Non possibile riprendere la nostra vita... In nessun modo...
Casimiro - No, Elena, no... Un'altra vita... Bisogna cambiare... Ti prometto che faremo come volevi tu... Ricordi... Mi dicesti una volta che avresti voluto che io... Ebbene, tentiamo, Elena, forse siamo ancora in tempo a fare della nostra esistenza qualche cosa... Tentiamo...
Elena - Ma non pensi a ci che direbbe la gente se io restassi?
Casimiro - Al diavolo la gente. Che me ne importa della gente? E' in gioco la mia vita.
Elena - Come sei cambiato...
Casimiro - S, perch... Perch lo so io... Ma adesso tu devi fare come voglio io... Devi restare con me e vedrai che...
Elena -Ma e lui, l'altro? Non ci pensi?...
Casimiro - Oh... Non essere feroce, non essere crudele... Lascia che me lo dimentichi... Aiutami... Aiutami... Ecco, non ci penso pi. Elena: vuoi essere mia moglie?
Elena - Come trema la tua voce...
Casimiro - Vuoi essere? Guarda: faremo subito un bel viaggio di nozze. Non l'abbiamo mai fatto. Vuoi?
Elena - Ma gli affari? L'ufficio?
Casimiro - Al diavolo gli affari, l'ufficio e tutto il resto. Ho bisogno di agitarmi, di muovermi, di cambiare, rinascere... Elena, guardami... Come devo dire, guardami... Io non so pi come dire, come fare... Pare che sia necessario raccontarti una bella favola magica come si fa coi bambini, ma non so, non so... Elena... Io devo dirti che ti... No, ecco, non so dire, certi verbi non li so coniugare... Ecco... Non so... Insegnami tu.
Elena - Verbo amare, prima declinazione... Tempo presente: io ti amo.
Casimiro - Io ti amo.(Si batte alla porta di sinistra) Che c'...? Avanti...
Piero - E' successo niente di grave?
Elena - No. Siamo qui, alla grammatica elementare...
Piero - Allora, posso andare... Non pericolosa... Buona notte... (esce).
Elena - Io ti amo... Tu mi ami...
Casimiro - Io ti amo...
Elena - Egli...
Casimiro - No, egli non c'entra, io ti amo...
FINE
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