Turisti nel paese di Utopia

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TURISTI NEL PAESE DI UTOPIA

TURISTI NEL PAESE DI UTOPIA

di

Vincenzo Biscardi


ATTO I


¨ SCENA I (ENTRATA SILENZIOSA)


Sale lentamente la luce fino a creare un clima serale. si presenta una scena piena di oggetti di vario genere (lavatrici, pali, bidoni sedie) che rappresentano Utopia.
Il paesaggio è trasandato 

Entra Silenziosa cantando una melodia. Durante la sua passeggiata continua ad addormentarsi su ogni superficie e ad ogni risveglio riprende a cantare. la sua passeggiata viene interrotta dal profumo di cibo, che riesce a scovare sul tetto di un’abitazione grazie al suo infallibile fiuto. 

Parte la musica che accennava Silenziosa all’entrata.

Silenziosa scarta subito la confezione e cerca di consumare il cibo, ritrovandosi invece a duellare con un pezzo di carta che non vuole staccarsi dalle sue mani. La lotta dura per un po’ finché, stanca per la fatica fatta, Silenziosa va a riposarsi nella propria abitazione (una valigia).

Scende la luce creando un quasi buio


¨ SCENA II (RIUNIONE)


Dopo che Silenziosa si è accomodata, il Sindaco, con fare inutilmente misterioso, entra e sistema la propria sedia. Il tutto è fatto in penombra

Appena il Sindaco sistema la propria sedia un fascio i luce centrale, ad angolo, si apre come a mostrare la posizione da prendere per la riunione

Dopo aver sistemato la propria sedia da disposizioni ai suoi abitanti per poter prepararsi alla riunione.


SINDACO: “Allora vi volete muovere o no? Tu qui, tu li, no tu qui, insomma sbrigate-
vi non facciamoci riconoscere come al solito”


Tutti entrano stralunati e, facendosi guidare dalle indicazioni del Sindaco, si sistemano al proprio posto
ORESTE: “Etcì”

TUTTI: “Shiii !!!”

SINDACO: “Ho detto di fare silenzio... Adesso bisogna solo aspettare”


Il Sindaco raggiunge il proprio posto dicendo la battuta.
Le sedie formano una piramide. In prima linea si trova il Sindaco, subito dopo ci sono i Gendarmi, dietro ancora Oreste tra Leo e Arturo e dopo questi una sedia vuota per Silenziosa.
Una volta posizionatisi cala un freddo silenzio ed una leggera tensione

Il Sindaco continua imperterrito a guardare avanti senza distrarsi, anche quando qualcuno fa per chiamarlo, dietro di lui intanto si vocifera e ci si agita un po’.

Una voce fuori scena si schiarisce la voce con dei piccoli colpi di tosse.


VOCE: “Buona sera signor sindaco...”


Tutti fanno un sobbalzo e si sistemano mentre il Sindaco si alza per poter ascoltare meglio la voce


SINDACO: “Buona sera”

VOCE: “Vi ho riuniti questa sera per parlarvi di un problema serio che riguarda il
paese e tutti i suoi abitanti, spero quindi che siate tutti presenti, procediamo dunque con l’appello”.


Il sindaco si sposta verso l’esterno della scena estraendo un foglio dal quale leggerà i nomi per poter eseguire l’appello


SINDACO: “Si l’appello, subito! Allora Gendarmi


I Gendarmi Saltando sul posto e mettendosi sugli attenti


GENDARMI: “Si signor si signor Sindaco”

SINDACO: “Leo”

LEO: “Ci sono”

SINDACO: “Arturo”
ARTURO: “Ci sono anch’io”

SINDACO: “Oreste”

ORESTE: “Presente”

SINDACO: “Silenziosa”


Nessuno risponde e dopo un attimo di silenzio...


SINDACO: “Silenziosa”


Il Sindaco guarda i cittadini cercando conferma, ma, mentre i cittadini si guardano dubbiosi ma consci del fatto, egli vede la valigia e, comprendendo la situazione si avvicina ad essa. In seguito guarda i gendarmi che, ad un suo schiocco di dita, corrono alla valigia e in modo goffo afferrano Silenziosa per portarla al suo posto.


SINDACO: “Silenziosa”

SILENZIOSA: “Aaaahhh”

SINDACO: “Bene siamo tutti presenti, Utopia è al completo ed io come primo cittadi-
no e rappresentante di essi sono pronto “


La Voce con tono leggermente scocciato per la lunga attesa.


VOCE: “Bene signor Sindaco non perdiamoci in inutili chiacchiere o in assurdi
giochi di parole, salto quindi i convenevoli e vado subito al dunque. Come potrà constatare anche lei guardandosi attorno, Utopia sta attraversando un brutto periodo. Ci ritroviamo purtroppo nel bel mezzo di una grossa crisi e ciò non è un bene per il paese. Io certo capisco le difficoltà nel gestire una così “grande” città e comprendo anche le responsabilità di cui si fa carico, ma dopotutto è o non è lei il primo cittadino di Utopia? Certo che lo è! Ed è per questo che a cominciare da adesso, avete esattamente 15 minuti per trovare una soluzione e porre fine a questa crisi. Sono stato chiaro?”

SINDACO: “Ma...”

VOCE: “Né un minuto di più né un minuto di meno... Chiaro?”

SINDACO: “Si va bene”


Il Sindaco tra l’imbarazzato e l’amareggiato manda giù il boccone amaro; fa un sospiro per riprendere fiato e si volta verso i cittadini per spiegare la drastica situazione.


SINDACO: “Avete sentito? E no! Così non va! Ma guardatevi attorno, ci troviamo in
una situazione disastrosa, non possiamo andare avanti così! Ci vogliono delle idee, dobbiamo risolvere subito questo problema... Abbiamo solo 15 minuti”


Oreste si alza in piedi


ORESTE: “Non abbiamo 15 minuti, bensì 12 visto che ne sono passati 3 dall’annun-
cio

SINDACO: “Soltanto 12 ? Allora non bisogna perder tempo su tirate fuori delle idee”.


Il Sindaco si gira verso il pubblico ancora pensando al poco tempo rimastogli.


SINDACO: “Su sbrigatevi, ho detto che non bisogna perder tempo”.

LEO: “Ho trovato, potremmo chiamare un impresa di pulizie per poter riordi-
nare il paese, poi costruiremo strade e case nuove, tutti andremo in giro con vestiti lavati e stirati... Insomma fingeremo di non essere in crisi e così saremo salvi”

SINDACO: “Si, salvi e indebitati fino al collo, con quali soldi compriamo tutte queste
cose. No, ci vuole qualche cosa di più coinvolgente!”

ARTURO: “Ho io la soluzione! Inventiamo un gioco televisivo straordinario, con pre-
mi milionari e fantastici regali”

SINDACO: “Ma se non abbiamo neanche la televisione e poi con quali soldi compria-
mo i premi? Ci vogliono i soldi”

APPUNTATO: “Ma allora compriamoli”

LEO E ARTURO: “Con quali soldi?” Si guardano un momento pensierosi “Potremmo fab-
bricarli”


Tutti (tranne Oreste) all’idea di poter fabbricare soldi iniziano a gioire (rimanendo seduti) come se avessero trovato la soluzione al problema
Ma, mentre tutti festeggiano dicendo cosa farebbero con i soldi fabbricati, Oreste si alza in piedi sulla sedia e prende parola.

ORESTE: “Mi dispiace interrompere la vostra inutile euforia, ma fabbricare soldi è
un reato, a meno che non volessimo avventurarci in inutili, costose e lunghissime pratiche burocratiche per rendere il tutto, a nostro svantaggio, legale”
TUTTI: “Sindaco”

SINDACO: “Purtroppo ha ragione... Ci vuole un idea che ci permetta di guadagnare 
soldi senza dover spenderne troppi” si gira verso il pubblico “Qualcosa che coinvolga un sacco di gente disposta a spendere i propri soldi. Ma cosa?”


Inizia a camminare avanti e indietro leggermente innervosito 

Silenziosa alza la mano come per prendere parola


SINDACO: “Silenziosa, vuoi dire qualcosa?” Qualcuno vocifera “Silenziosa su, cosa
vuoi dire? Hai la soluzione del problema? Dai fatti capire”


Silenziosa in ansia per la situazione inizia ad agitarsi e ricomincia a lottare con il pezzo di carta, unico vero motivo che l’aveva spinta ad alzarsi. qualcuno l’afferra e ritorna immediatamente l’ordine.


SINDACO: “No, insomma non ci siamo, ci vuole un’idea straordinaria, bisogna
escogitare un piano che attiri gente, che la faccia divertire per poi spillarle qualche spicciolo; ci vorrebbe innanzi tutto il sole ogni giorno e limpide notti fresche e stellate...”


Sospiro collettivo per l’immersione nell’immagine descritta


SINDACO: “...Un clima temperato caldo di giorno e fresco di sera, ci vorrebbero col-
line sempre verdi e piene di fiori, voleranno gli aquiloni e i bambini giocheranno ad ogni possibile gioco, ci sarà il mare: con le onde, i pesci, i castelli di sabbia, i falò e gelati a non finire; ma ci sarà anche la montagna: escursioni, aria fresca, scalate e racconti paurosi davanti al fuoco...”


Tutti dietro mimano delle azioni riguardanti le parole del Sindaco.


SINDACO: “...Profumi di ogni tipo, mille colori, piazze addobbate, feste ad ogni ango
lo, mangiate a non finire, ma si ci sono, ho trovato: il TURISMO!!! Attiveremo un piano turistico ad Utopia

TUTTI: “Siiii! Evviva il turismo evviva!!!”

SINDACO: “Sarà il turismo a salvare Utopia”

TUTTI: “Evviva il turismo evviva!!!”

SINDACO: “Costruiremo impianti sciistici e lidi balneari”

TUTTI: “Evviva il turismo evviva!!!”

SINDACO: “Mettiamoci subito al lavoro, siete pronti?”

TUTTI: “Evviva il turismo evviva!!!”

SINDACO: “Ma mi state ascoltando o no?”

TUTTI: “Evviva il turismo evviva!!!”

SINDACO: “OOOOOOHHHH!!!”


Tutti si siedono tranne Silenziosa, che rimane in piedi su una sedia a mimare con energia, finché non si accorge della situazione e si siede.

Il Sindaco arrabbiato va verso la sua sedia si alza in piedi su di essa e inizia ad urlare.


SINDACO: “Ma che cosa vi siete messi in testa? Cosa credete che il turismo lo si
inventi così da un momento all’altro?” Girandosi verso il pubblico. “Prima di tutto ordine...” scende dalla sedia ”...Disciplina e lavoro! Ramazzare per terra, raccogliere le cartacce, mettere in ordine le case, voglio vedere brillare anche i sassi”

ORESTE: “Vorrei informarla signor Sindaco che i sassi non brill...”

SINDACO: Senza Girarsi “Muoversi”

Parte una lenta musica di Braccio di Ferro e seguendo il ritmo si iniziano le pulizie, il Sindaco (che intanto era tornato sulla sedia per coordinare i lavori) si gira di verso il pubblico ed inizia a parlare come se fossero loro i turisti.


SINDACO: “Spero di non avervi spaventato, sapete ogni tanto ci vuole un po’ di pol-
so, Dopotutto io lavoro anche per voi e se voi sarete miei ospiti, devo farvi trovare la città in ordine come non lo è mai stata! Che idea che ho avuto, sig. Sindaco, i miei complimenti! Il turismo porterà feste ed allegria nel nostro paese, Utopia sarà sommersa da gente e da quattrini. Finalmente potremo diventare una grande città, prima di tutto allargheremo i nostri confini, creeremo una bandiera e inventeremo un inno fantastico.


La musica si interrompe gradatamente e tutti si fermano per oziare


SINDACO: “ Utopia sarà una delle più importanti metropoli del mondo, anzi sarà co- 
sì grande ed importante che la chiameranno chilometropoli, avremo monumenti, palazzi, chiese e piazze, ci sarà il Duomo con un’enorme statua al centro, la Utopia Club giocherà nello stadio più grande del mondo, costruiremo stazioni ed aeroporti, avremo la torre di Utopia, il ponte di Utopia, la statua della libertà Utopistica, ed io diverrò il sindaco più importante del mondo, ma che dico, mi candiderò alle elezioni e diventerò presidente di Utopia, vincerò tre nobel per la pace, farò un film, anzi due, tutti mi conosceranno sarò l’uomo più famoso del mondo e tutto questo accadrà in un attimo... Più veloce, PIÙ veloce, PIÙ VELOCEEE!!!


Parte la musica di Braccio di Ferro ad una velocità elevata e tutti inizieranno a fare le pulizie ad un ritmo vertiginoso (in questa fase escono i gendarmi) finché, finita la musica, tutti, stanchi per la fatica fatta, cadono dalla stanchezza nelle proprie case.

¨ SCENA III (DIALOGO GENDARMI)

Buio in scena. E’ notte. Parte musica e i gendarmi entrano con la triciclomobile per il solito giro d’ispezione.


CAPO: ”Alt!”


Si abbassa il volume della musica


CAPO: “Iniziamo il giro d’ispezione”.

APPUNTATO: ”Sì signor sì”!

CAPO: ”Avanti...”


Riparte la musica e i due avanzano percorrendo un paio di metri


CAPO: ”Alt!”


Fa un giro a piedi


CAPO: “Finito il giro d’ispezione... Su vieni!”

APPUNTATO: ”Sì signor sì”.


L’appuntato scende e va dal capo.


CAPO: ”Bene, sembra che sia tutto a posto, tutti dormono, tutto tace, insomma
anche questa notte niente di strano. A volte mi chiedo a cosa serviamo noi gendarmi, qui ad Utopia non succede mai niente, nessuno che ruba, nessuno che rapina, nessuno che faccia qualcosa per essere punito dalla legge...”

APPUNTATO: ”Capo, sembra quasi che lei lo dica dispiaciuto, ma in fondo è meglio che
sia così! No”?

CAPO: “Certo che è meglio, ma a volte...

APPUNTATO: “Qualcosa non va capo”?

CAPO: “Ma a te non viene mai voglia di una vita più movimentata? Sai, a volte io
avrei voglia di lanciarmi in un inseguimento con la nostra triciclomobile, vorrei poter sparare un colpo che ne so, magari acciuffare un Killer serio”

APPUNTATO: ”Serial Killer!”

CAPO: ”Si, proprio lui! Vorrei poter...”

APPUNTATO: “Ma capo...”

CAPO: “Si hai ragione, non dovrei parlare così, ma qui non succede mai niente”

APPUNTATO: “Non è vero che non succede mai niente, si ricorda quella volta che per
salvarmi dal fiume ci scivolò dentro lei”?

CAPO: “Era un lago; presi un maledettissimo raffreddore che mi tenne a letto per
tre giorni interi... Si, lo ricordo”

APPUNTATO: “E quella volta che sbandai con la triciclomobile e lei finì nel letame”?

CAPO: “Come potrei scordarlo, la città rise di me per giorni e giorni”

APPUNTATO: “Si e vero, puzzava così tanto che iniziarono a farci le barzellette, e poi
quella volta che...

CAPO: “Senti se volevi tirarmi su di morale ti avviso questo non è il metodo
migliore”

APPUNTATO: “Ma capo io non volevo...”

CAPO: “Lo so che non volevi, scusami... ma sai da quando Utopia è in crisi, mi
sento male anch’io, poi questo fatto dei turisti che verranno a visitare il nostro paese un po’ mi mette in agitazione”

APPUNTATO: “Anch’io sono agitata, anzi a dir la verità sono anche un po’ eccitata, sen-
tendo il nostro Sindaco sembra tutto così semplice, ma chissà come saranno realmente questi turisti”?

CAPO: “Ma come vuoi che siano, saranno delle persone normali che vengono qui
per farsi una piccola e modesta vacanza; vedrai, porteranno gioia, allegria e un sacco di quattrini, potremo finalmente diventare una grande città e realizzare i nostri sogni... Io diventerò Generale maggiore!”

APPUNTATO: “E io”?

CAPO: “Tu diventerai Appuntato”

APPUNTATO: “Ma io sono già appuntato”

CAPO: “Poi vedrai faremo subito amicizia e magari qualcuno tornerà anche l’an-
no prossimo; non dobbiamo aver paura di loro, in fondo sono essere umani come noi!”
APPUNTATO: “Come fa ad esserne così sicuro”


Il Gendarme 1 si gira verso il pubblico fa un sorriso diabolico e coglie l’occasione per fare uno scherzo al compagno


CAPO: “È vero, adesso che mi ci fai pensare, come faccio a sapere che sono come
noi, magari sono degli esseri malvagi venuti da un altro pianeta, forse so-
no viscidi e sbavosi, probabilmente vorranno conquistare Utopia, e allora ci prenderanno tutti e poi...”

APPUNTATO: “AAAAAHHH!!!”

CAPO: “Ma dai che sto scherzando, vedrai che ci divertiremo un mondo... Su
andiamo, facciamo un altro giro d’ispezione”

APPUNTATO: “Sì signor sì”


Risalgono sulla bici ed escono


CAPO: “E vedrai, ci divertiremo tanto, tanto...”

¨ SCENA IV (ARRIVO DEI TURISTI) 


Entra in scena l’amico dell’impresario, collegandosi consecutivamente alla battuta del gendarme nella scena precedente.


ERNESTO: “Tanto per cominciare questo non mi sembra assolutamente un luogo
adatto per farci una vacanza”


Entra l’impresario. carico di bagaglio con passo goffo ma spedito


MARIO: “Ma no Ernesto, non dire così, è che è siamo appena arrivati e poi è buio, 
non si vede ancora niente”

ERNESTO: “No Mario, guarda che qui non è che non si vede niente, è che non c’è
niente da vedere! Io non capisco come ho fatto ad accettare questo tuo invito, mi avevi promesso mare, relax e divertimento e invece guarda in che posto siamo capitati, ah ma questa è l’ultima volta...


Entra la “ocheggiante” moglie dell’Impresario.


RITA: “Caro, caro ma dove eri finito?”

ERNESTO: “Ci mancava solo questa. Addio relax”


L’impresario le corre incontro


MARIO: “Dai smettila... Vedi cara, è che sono andato avanti per vedere la strada”

RITA: “Non c’è la faccio più, saranno giorni che camminiamo io sono stanchis-
sima”

MARIO: “Su cara stai calma e poi stiamo camminando solo da pochi minuti. aspet-
ta che ti aiuto”

RITA: ”Non mi toccare che sei tutto sudato, blear che schifo e senti come puzzi,
allontanati ti ho detto”

ERNESTO: “Non riesco ancora a crederci, invece di essere su un’isola esotica in dolce
compagnia, eccomi qui tra erbacce e bestie”


Mario ritorna dall’amico

MARIO: “Dai non dire così, vedrai che le cose si sistemeranno”

ERNESTO: “Quando mi hai chiesto di venire non mi avevi detto che sarebbe venuta
con noi”

MARIO: “Ma di chi stai parlando?”

RITA: “Caaarooo!!!”

ERNESTO: “Appunto!”

MARIO: “Che c’è cara?”

RITA: “Come cosa c’è, io non c’è la faccio più, quand’è che andiamo al mare, o
Dio mio il trucco... Mi si sta rovinando il trucco insomma vuoi fare qualcosa o no?”


Entra la figlia


SONIA: “Mamma, e lascialo libero un po’, non vedi che è teso come una salma?”

ERNESTO: “Ci mancava solo lei”

SONIA: “Però, niente male questo posto, cioè potrei fluttuare nel mio io e tirarci
fuori qualche poesia da sballo”

MARIO: “Certo, ma perché prima non aiuti tua madre?“

SONIA: “Ma come siete negativi, mi sembrate due mummie... Guardati papà, sei
sfuocato sei sbiadito, cioè sembri un pachiderma da circo fai come faccio io: lasciati andare”


Va a sedersi per comporre


MARIO: “Come ti permetti? Ricordati che io sono tuo padre e che mi devi portare
rispetto. Capito! Mi ascolti o no! Ma guarda questa insolente”

RITA: “Non te la prendere con la bambina e poi è vero che sei un po’ sbiadito”

MARIO: “Si cara, ma...”

RITA: “Devo rifarmi il trucco! E poi ti ho detto mille volte di non sgridarla
davanti agli altri”

MARIO: “Si cara, ma vedi...”

RITA: “Possibile che tu non sappia fare altro che farci fare brutte figure! Ma
dov’è Marta che devo sistemare il trucco?”

MARIO: “Ma io cara...”

RITA: “A volte mi chiedo proprio come faccio a sopportarti”

MARIO: “Non è che io...”

RITA: “Allora! Smettila di stare lì impalato a guardarmi e fai qualcosa, io sono
stanca... Dov’è Marta?”

MARIO: “Si cara”

RITA: “Su muoviti”

MARIO: “Ma dove è andata Marta?”

SONIA: “L’ultima volta che l’ho vista era impigliata a quel cespuglio... Ah, eccola:
Marta”

RITA: “Marta, Marta!!!”


Marta Entra scivolando e ribaltandosi tutto quanto addosso


RITA: “Marta, ma cosa combini stai attenta, insomma alzati”


L’impresario corre ad aiutare Marta


MARIO: “Sei la solita svampita Marta, ti sei fatta male?”

MARTA: “No signore, non mi sono fatta niente”

MARIO: “Aspetta che ti aiuto”


Mentre l’impresario cerca di aiutare Marta i due incespicano l’uno sull’altra, ad un certo punto l’impresario si ritroverà con tutta la roba della domestica addosso


RITA: “Caro, la vuoi smettere di importunare la nostra povera Marta, non vedi
che non si è fatta niente. Su Marta vieni qui che devi rifarmi il trucco”

MARTA: “Si signora Rita”


Mentre l’impresario fa da “tavolo” Marta porge lo specchio alla signora
RITA: “AAHHhhh! Il trucco si è completamente rovinato. Marta fa qualcosa”

MARTA: “Va bene signora Rita”


Marta inizia a tirar fuori dai propri bagagli (ancora tenuti goffamente dall’impresario) ogni sorta di macchinario. Partono dei rumori strani tipo fabbrica.


ERNESTO: “Neanche in un’impresa edile c’è tanto lavoro”

MARTA: “Ecco fatto adesso è... è....”

ERNESTO: “Uguale a prima!”

RITA: “Ma come...!?!”

SONIA: “Ma si mamma, ma cosa ti importa di come sei fuori, l’importante è come
ti senti dentro, a me questo posto mi ispira, volete sentire cosa ho creato?”


Tutti stanno per dire di no, ma la figlia inizia subito a leggere la poesia


SONIA: “È notte, io e il mio io siamo insieme nel mio io e anch’io con io sto nel
mio io, ma fluttuando nell’io degli altri io anche io e il mio io con gli altri io mi faccio trasportare dentro me stessa... Cioè io! Il mio viaggio nell’io mi mostra il mare che ho io, il cielo che ho io, i monti che ho io i suoni, i colori e i profumi del mio essere io... Sempre e solo io.... Ma se ciò non bastasse allora io...”


Entra in scena il Gendarme 1


CAPO: “Basta per l’amor del cielo”


Entra l’appuntato


APPUNTATO: “Fermi dove siete nel nome del padre”

CAPO: “Si amen!?! Si dice nel nome della legge”

APPUNTATO: “A già è vero”

CAPO: Zitto va... Siete tutti in arresto”

ERNESTO: “Sì è vero che era brutta, ma arrestarci per una poesia mi sembra esagera-
to, non le pare”

CAPO: “Poesia? Ma di che poesia sta parlando? Cosa fa lo spiritoso ? Su collega,
proceda con la perquisizione, così gli facciamo passare la voglia di scherzare”

APPUNTATO: “Si signor sì”


Non succede niente


CAPO:. “Allora vogliamo procedere”

APPUNTATO: “Ehm, si certo”


Il Gendarme 2 non si muove


CAPO: “Sbrigati! Bisogna PER-QUI-SI-RE”

APPUNTATO: “Perqui... che?”

CAPO: “Perquisire, controllare, ispezionare, indagare, sondare, ricercare. Su sbri-
gati ti ho detto”

APPUNTATO: “Si capo, la perciquisco... La periquesco... La pequirisco... la perq....isco
subito”


L’appuntato inizia a perquisire il capo


CAPO: “Ma che cosa stai facendo, no fermo... Dai smettila... Insomma mi fai il 
solletico...”

APPUNTATO: “Ma capo, me l’ha detto lei di perqui... Perci... Perceque... Di fare quella 
roba la”

CAPO: “Si, ma non a me, a loro, a loro”

APPUNTATO: “Ah, sì... Procedo”


L’appuntato esegue una goffa perquisizione, che sfocia in un buffo treno ballerino


APPUNTATO: “Ecco si, ho capito... Un, due, tre, cià, cià, cià

CAPO: “Appuntato, ma che combina?!?”

APPUNTATO: “Eseguo gli ordini capo... Perquisisco!”

CAPO: “Ma, ehi attenti...!”


Il capo non ha nemmeno il tempo di parlare, che viene travolto dal treno


CAPO: “Appuntato, appuntato... Che fa? Torni subito qui, è un ordine... No 
aspetti, non così... Insomma, ma che fai, stai attento a te... Attento... Attento... ATTENTI... AAA-TTENTI!!!”


Tutti si fermano e si mettono sugli attenti


CAPO: “Quando è troppo è troppo... Siete tutti in arresto!!!”

APPUNTATO: “No, la prego capo, io ho famiglia non mi rovini così, sono troppo giovane
per finire in gattabuia”

CAPO: “Non stavo parlando con te, idiota”

APPUNTATO: “Ah... Meno male, che paura ho avuto, Capo ma allora con chi parlava?”

CAPO: “Con loro. Con... Con... Si può sapere chi diavolo siete voi altri?!?”


Iniziano a parlare tutti insieme e in modo confuso


CAPO: “BASTA!!! Ma che ho fatto di male... allora, c’è una persona tra di voi che
può parlare a nome di tutti?”


Entra l’accompagnatrice


FLORA: “IN-CRE-DI-BI-LE”


Esce


TURISTI: “Oh nooo!!!”

CAPO: “E questa chi è?”

ERNESTO: “lo scoprirà subito!”
Rientra l’accompagnatrice che inizia a parlare velocemente cambiando continuamente discorso e atteggiamento.


FLORA: “Ooohh, ma questo posto ha dell’incredibile, è fantastico, classico, como-
do, moderno, caldo, spazioso, ventilato, intimo, piccolo, socievole, colorato, vivo, vivente, sognato, sognante, splendido, splendente, vittorioso, vincente... Vincerò... Vincerò... Vinceeeerooooò!!! Applausi
No, grazie, su dai non esagerate, grazie... Che fate tutti li? Su muoversi, in fila, non spingete e non fate i furbi. Allora su voi qui... Ehi, che c’è piccino perché piangi, ti sei perso? Che carino... No, non essere triste ti aiuto io... Attenzione si è perso un bambino alto così, largo così, profondo così, che risponde al nome di Sandro...”

TUTTI: Cercandolo ”Sandro, Sandrino, Sandro.”

FLORA: “Ecco alla vostra sinistra uno scorcio da pelle d’oca, da urlo, veramente
toccante. Percepitene la passione e il suo mieloso romanticismo... Pensate fu proprio qui che Amstrong disse: “È un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità”! Eh, che momenti fantastici... Ed è proprio qui, in quest’angolo di beata pace, che Cristoforo Colombo si riposò prima di scoprire come far rimanere in piedi un uovo... Che mente, che uomo. Oh, ma guardate che vista si gode da qui, osservate che panorama, che tranquillità, ora capisco perché Giacomo era solito soffermarsi qui durante la creazione dei suoi scritti...”

CAPO: “Giacomo?!?”

FLORA: “Ma si, il poeta”

APPUNTATO: “Ah!”

FLORA: Con enfasi struggente “Ma guardate che imperiosi monumenti, sentite
che soavi suoni, respirate a pieni polmoni quest’aria fresca e frizzante, toccate con mano la calda terra lavorata con cura ed esperienza, gustatene i sapori dei suoi frutti e assaporate il gusto della natura...” Sempre con enfasi “E con questo ho terminato tutti e cinque i sensi”


Flora si blocca fissando un punto


ERNESTO: “Si è bloccata ancora, è da quando siamo partiti che fa così”

CAPO: “Cosa sta guardando?”

FLORA: Attaccandosi alle ultime parole di ogni frase “Guardando l’orizzonte ve-
do solo monti e colline in fiore

MARIO: “Ecco lei è la nostra acc...

CAPO: “Ma avete sentito?”

FLORA: “Sentito questo piacere null’altro posto vorrei visitare”

RITA: “Io non la sopporto più, ah ma mi sentirà l’agenzia quando torniamo”

CAPO: “Insomma, la vogliamo finire”

FLORA: “Finire non posso di adorarti o terra beata”

MARTA: “Se mi permette vorrei informarla che lei è la nostra accomp...

CAPO: “Ma si può sapere da dove è uscita?!?”


Senza più enfasi, ma detto tecnicamente come una frase fatta


FLORA: “L’uscita di sicurezza la potete trovare infondo al corridoio”

SONIA: “Sai che ti dico sagoma, è simpatica per essere una accom...”

CAPO: “Basta!!! Esigo spiegazioni, voglio assolutamente sapere chi siete!”

FLORA: “Chi siete voi per interrompere le mie illustrazioni?”

TURISTI: “È la nostra accompa...”

CAPO: “Zitti! Senta signora...

FLORA: “Signorina”

CAPO: “Senta signorina”

FLORA: “Così va meglio”

CAPO: “Bene, sono contento”

FLORA: “Piacere Flora”

CAPO: “No, sono contento nel senso che sono felice”

FLORA: “Anche mio zio si chiamava Felice”

CAPO: “Si, ma lei ha frainteso, io non mi chiamo Felice”

FLORA: “Però le piacerebbe”

CAPO: “No!”

FLORA: “Ma allora perché si fa chiamare così?”
CAPO: “No guardi che lei non ha ancora capito”

FLORA: “Certo che ho capito! Che cosa crede Sig. Felice, voi uomini Siete tutti
uguali, ma se crede che io sia una donna di quelle che si concedono al primo che passa...

CAPO: “No, non mi permetterei mai... Insomma, gentilissima signorina Flora av-
rebbe la cortesia di dirmi chi cavolo è lei prima che io le scagli addosso il mio collega?”

FLORA: “E lei pensa di poter conquistare una donna con questi modi burberi, tsè”

CAPO: “APPUNTATO!!!”

APPUNTATO: “Si capo mi scaglichi pure dove vuole lei”

FLORA: “Che modi. E va beh, sono Flora l’accompagnatrice turistica di questa dol-
ce famigliola pronta a servirli e seguirli ovunque”

CAPO: “E ci voleva tanto?”

FLORA: “Anch’io a volte penso di essere troppo brava per loro, ma dopotutto mi
hanno scelta e siccome sono loro i turisti...

CAPO: “Come ha detto?”

FLORA: “Che siccome loro sono i turisti...”

I Gendarmi, una volta chiarito il malinteso, iniziano a sistemare i turisti pulendoli e porgendogli i bagagli

CAPO: “Ah! ma voi siete i Turisti... Certo che sciocchi siamo stati... Vi aspettava-
mo con ansia”

I turisti si guardano stupefatti

CAPO: “Dovete sapere che abbiamo lavorato molto perché tutto fosse in ordine 
per il vostro arrivo”

ERNESTO: “Perché ci stavate aspettando?”

CAPO: “Certo”

ERNESTO: “AH!”

CAPO: “Anzi scusate per l’orrenda accoglienza, ma sapete capita di rado che ven-
ga qualcuno a trovarci e così vi avevamo scambiati per dei ladri o delle spie, sapete con i tempi che corrono”

ERNESTO: “E già, con i tempi che corrono”

CAPO: “Oh ma che sciocchi, andiamo subito a chiamare il nostro Sindaco così che 
possa darvi il benvenuto di persona. Appuntato, andiamo”

APPUNTATO: “Si signor si!”


I Gendarmi escono di scena e si recano dietro le case


ERNESTO: “Se penso che questo è solo il primo giorno di vacanza”

MARIO: “Su dai, sei il solito esagerato, hai visto che carini ci aspettavano”

ERNESTO: “Ti ricordo che noi siamo finiti qui per sbaglio, e per essere più precisi per 
colpa di quella stramaledettissima accompagnatrice”

FLORA: “Ho come l’impressione che qualcuno qui c’è l’abbia con me”

MARIO: “Sentite...”

RITA: “Caro io non capisco”

ERNESTO: “Sai che novità”

RITA: “Caro, ma lo senti?!? Marta spiegami cosa sta succedendo!”

MARTA: “Vede signora quando noi...”

SONIA: “Shhh, stanno tornando”


Entrano i cittadini al completo e assonnati. Si mettono tutti in fila. Il Capo si reca vicino ai turisti e si piazza sugli attenti

CAPO: “Signori turisti sono lieto di presentarvi il Sindaco e i cittadini di Utopia”


Tra i turisti qualcuno ridacchia


SINDACO: “Ben arrivati, sono contento di fare la vostra conoscenza e spero che il 
vostro soggiorno ad Utopia sia dei più gradevoli. Vedete è la nostra prima esperienza turistica, ma noi ci siamo preparati per offrirvi una grande vacanza... Verso i suoi cittadini VACANZA!!!.”

TUTTI: In coro AAA... AAA... AAA

ERNESTO: “Lei quindi sarebbe il Sindaco di Utopia”


Ernesto avanza verso il Sindaco, dietro i cittadini fanno conoscenza con i turisti mimando della azioni e creando un unico gruppo che vede in prima fila il Sindaco ed Ernesto


SINDACO: “Si, vede signor... Signor”

ERNESTO: “Mi chiamo Ernesto”

SINDACO: “Piacere, vede signor Ernesto, io vorrei portare Utopia a dei grandi livelli,
voglio che il mio paese sia conosciuto in tutto il mondo”

ERNESTO: “Certo capisco”

SINDACO: “Bene. Ecco, adesso lei vede Utopia così in tutto il suo splendore, ma in 
realtà deve sapere che noi stiamo attraversando un periodo di crisi e che purtroppo abbiamo bisogno di molti quattrini per poter diventare una città di alto livello.”

ERNESTO: “Certo capisco”

SINDACO: “Sa, io vorrei vedere Utopia al centro del mondo, vorrei che la gente po-
tesse parlare di noi come di una grande città”

ERNESTO: “Certo capisco”

SINDACO: “Ed è per questo che mi sono deciso ad attuare un piano turistico ad Uto-
pia. Vorrei in questo modo poter fare abbastanza quattrini per rendere il mio paese il paese per eccellenza, vorrei far sorgere su di esso palazzi e monumenti, renderlo attivo nel commercio e nel lavoro, importare ed esportare, comprare, vendere, affittare, prestare, barattare, insomma tutto!”

ERNESTO: “Certo capisco”


Ernesto si discosta dal Sindaco e inizia a pensare tra se e se, senza dar più retta ai discorsi di quest’ultimo


SINDACO: “Devo dire che è proprio bello parlare con una persona che ti capisce, per-
ché vede, per me è la prima volta ed io mi sento molto pronto e preparato, ma ho anche molta paura di fallire e quindi avrei bisogno di qualche consiglio da qualcuno che di queste cose ne capisce... Ad esempio, lei cosa ne pensa del mio piano? Sig. Ernesto? Dico a lei! Ernesto!”

¨ SCENA V (COMPLOTTO)


Ernesto finge di aver sonno per poter rimanere solo con Mario


ERNESTO: “Adesso capisco e sì, adesso capisco proprio bene... Ma certo il turismo, i
quattrini, Utopia al centro del mondo, insomma Signor Sindaco la gente inizierà a parlare di lei, dopotutto lei è carico di responsabilità e non può deludere i suoi cittadini, che ne dice se adesso andassimo tutti a riposarci per poter domani ripartire pieni di energia, in fondo è tardi AAAAhhhhh io inizio ad essere stanco e sento anche un po’ di sonno

SINDACO: “Ma...”

ERNESTO: “No nessun ma, non vorrà mica che domani Utopia sia popolata da turisti
addormentati e cittadini spenti...”

SINDACO: “Certo che no, io...”

ERNESTO: “E poi anche lei dovrà essere pronto per poter affrontare quei grandi per-
sonaggi e quelle famose autorità che fanno parte della vita di un uomo della sua portata, insomma anche lei ha bisogno di riposarsi...”


Pausa


ERNESTO: “AAAHHhhhh”

SINDACO: “Sì, mi ha convinto, presto, tutti a dormire, domani sarà un gran giorno”


Tutti si salutano dandosi la buona notte. Il sindaco si gira verso l’amico che improvvisamente sbadiglia, iniziando così un gioco di sguardi per il quale il sindaco vede l’amico come un personaggio decisamente strano, mentre questi cerca di confabulare con l’impresario per fargli capire che non deve andare a dormire.
Il tutto è accompagnato da una melodia e ci si veste da notte. Alla fine rimangono solamente i due turisti. Silenziosa confusa si ritrova tra i due, ma non appena si rende conto di essere di troppo si finge statua.


ERNESTO: “Mario, hai sentito?”

MARIO: ”Certo che ho sentito Ernesto, non sono mica sordo... Su andiamo a
dormire”

ERNESTO: “Allora non hai capito nulla, ma hai sentito che razza di discorsi che face- 
vano?”

MARIO: ”Senti Ernesto, io non ti capisco”

ERNESTO: “Questi qua non sono altro che una massa ignoranti”

MARIO: ”Dai smettila, potrebbero sentirci”


Si girano verso Silenziosa che, spaventata, finge di essere una statua


ERNESTO: “Insomma, Mario, vuoi capire che questa è la nostra occasione per 
arricchirci!”

MARIO: ”Ma cosa stai farneticando”

ERNESTO: “Questa sottospecie di cavernicoli sa a malapena leggere e scrivere e sono
ingenui come dei bambini, insomma gente con tanta buona volontà che noi potremo sfruttare per far soldi!”

MARIO: “Ma come?”

ERNESTO: “Uffa, ma allora sei proprio tarato, adesso capisco perché hai accettato di
sposare mia sorella; hai sentito il sindaco quando parlava di turismo, di vacanze, di deficit pubblico, tsè scommetto che quel manichino non sa neanche che cosa sia il denaro”

MARIO: “Bene allora?”

ERNESTO: “Come allora?!? Ma ti sei guardato attorno? Il massimo del turismo che si
può ricavare da questo postaccio è il raduno dei barboni di quartiere... Già me lo immagino “lido del pattume”, “la vetta del riciclato”, venite signore e signori a visitare la fiera del vetro, della carta e dell’umido... Che te ne pare?”

MARIO: “Mi viene da vomitare”

ERNESTO: “Vedi che sei d’accordo con me! Immagina invece che tutto questo terren-
no possa venire asfaltato e che improvvisamente nascano, come dal nulla, un centinaio di box e posti macchina a pagamento... Naturalmente all’inizio ci vorranno un po’ di soldi”

MARIO: “Che dovrei mettere io... Vero?”

ERNESTO: “Sai una cosa? Ha ragione tua figlia sei proprio negativo... Insomma se la
cosa non ti interessa, poco male! Vorrà dire che chiederò un prestito e porterò avanti questa mia idea da solo, peccato però ci tenevo che potessimo diventare soci...”

MARIO: “Soci... tsè. E va bene Ernesto, ci sto... Ma ad un patto a me tocca l’80% del guadagno”

ERNESTO: “Facciamo il 50%”

MARIO: “70”

ERNESTO: “50”

MARIO: “60”

ERNESTO: “50”

MARIO: “50”

ERNESTO: “50”

MARIO: “40”

ERNESTO: “Socio!!!”

MARIO: “Che strano, sto provando la stessa sensazione di quando sposai tua so- rella...”

ERNESTO: “Vedrai che non te ne pentirai”

MARIO: “Su questo ho qualche dubbio, ma non fa niente; adesso dimmi il piano”

ERNESTO: “Si va bene, ma non parliamone qui, ho paura che qualcuno ci possa sen-
tire


Si girano verso Silenziosa e questa, che per tutto il dialogo ha continuato a cambiare posizione, si blocca di colpo


ERNESTO: “Domani dovremo svegliarci prima degli altri su andiamo a riposare e 
prepariamoci al gran giorno”


I due escono e finalmente cala la notte ad Utopia.


¨ SCENA VI (PASSAPAROLA)


Silenziosa è ancora in scena agitata e spaventata, il suo esprimere preoccupazione e terrore è interrotto dall’entrata dei gendarmi; Silenziosa finge ancora di essere statua


CAPO: “Non riesco ancora a crederci, per poco non rovinavamo tutto”

APPUNTATO: “Capo, ma noi stavamo facendo soltanto il nostro dovere”

CAPO: “Si hai ragione, come facevamo a sapere noi che quelli li erano i turisti. E 
poi la legge è o non è uguale per tutti?”


Il Capo si appoggia a Silenziosa


APPUNTATO: “Capo, ma quella statua è sempre stata li, io non la ricordo”

CAPO: “Certo, che cosa credi che adesso si mettano a spostare le statue di notte?
Questa è la famosissima statua che ritrae il grande... Il grande... Rendendosi conto che la statua è in realtà Silenziosa Silenziosa! Ma che cosa stai combinando?”


Silenziosa ancora spaventata scappa


CAPO: “Appuntato acciuffiamola”


I due si dividono e bloccano Silenziosa che inizia a dimenarsi


CAPO: “Ehi Silenziosa calmati. Ecco così brava, respira”

APPUNTATO: “Capo, forse è meglio se la facciamo sedere”

CAPO: “Si, forse è meglio, vieni Silenziosa siediti e raccontaci cosa ti è successo”


I tre vanno a sedersi sulla panchina


CAPO: “Ecco, adesso su racconta”


Silenziosa inizia ad agitarsi per provare a parlare

CAPO: “No senti Silenziosa devi spiegarti meglio”


Silenziosa prova ancora


CAPO: “Insomma Silenziosa, io non capisco niente, ma scusa non puoi parlare 
come tutte le persone?”

APPUNTATO: “Ma Capo, come può Silenziosa dirle cosa le è successo?”

CAPO: “Ah già, dimenticavo come possiamo fare adesso?”

APPUNTATO: “Beh, io ho uno zio che è veterinario”

CAPO: “E che centra tuo zio adesso”

APPUNTATO: “Come che centra scusi, esistono che lei sappia animali che parlano?”

CAPO: “No”

APPUNTATO: “Vede, allora mi lasci provare”


Silenziosa con calma spiega all’Appuntato cosa le è successo


APPUNTATO: “Si, a si certo, capisco, come? No, ma... Non è possibile... Sei sicura”

CAPO: “Cosa c’è, cosa ti ha detto?”

APPUNTATO: “Un attimo Capo, la lasci finire. Su dimmi... Ah, certo, si quindi loro, e già 
ho capito, ma e terribile! Silenziosa, sei sicura che tutto quello che mi hai detto sia vero?”


Silenziosa annuisce e fa un cenno di giuramento


APPUNTATO: “No, non c’è bisogno che giuri, ci fidiamo di te. Adesso non preoccuparti
tu va pure a farti una passeggiata per distrarti e poi vai dormire tranquilla al resto penseremo tutto noi”


Silenziosa esce di scena tranquilla


CAPO: “Allora che cosa ti ha detto?”

APPUNTATO: “Capo è terribile quello che ho saputo”

CAPO: “Si, questo l’ho capito anch’io, ma cosa è successo, dimmi!”

APPUNTATO: “Dobbiamo assolutamente fare qualcosa, utopia sta per correre un grosso 
pericolo”

CAPO: “Come un grosso pericolo?!? Su spiegati meglio”

APPUNTATO: “Vede Capo, Silenziosa prima mi ha confidato di aver sorpreso due turisti 
tramare qualcosa di malvagio alle nostre spalle”

CAPO: “Due turisti? Voglio sapere subito chi e che cosa stavano tramando!”

APPUNTATO: “Silenziosa ha detto che il marito della signora e il suo amico si sono fer-
mati a parlare quando tutti stavano andando a dormire e, fingendosi statua, ha scoperto che i turisti vogliono... Vogliono...

CAPO: “Insomma, vogliono cosa?”

APPUNTATO: “Vogliono conquistare Utopia per poterci fabbricare parcheggi a paga-
mento”

CAPO: “Ma è terribile, sei sicuro di aver capito bene?”

APPUNTATO: “Certo, sicuro come è vero che io sono un gendarme!”

CAPO: “Accidenti, ma allora bisogna fare assolutamente qualcosa... Ma cosa?”

APPUNTATO: “Non lo so”

CAPO: “Sediamoci e riflettiamo”


Mentre i Gendarmi pensano al da farsi entra Oreste con un libro in mano ripetendolo a memoria ad alta voce


ORESTE: “Termine derivato dal nome di un paese immaginario creato da Tommaso 
Moro, che rappresentava una società ideale ed irraggiungibile, nel linguaggio comune è ciò che non si può ottenere, un sogno irrealizzabile”

CAPO: “Oreste, ma cosa stai facendo?”

ORESTE: “Come cosa sto facendo, mi sto preparando”

CAPO: “Preparando per cosa?”

ORESTE: “Ma al gran giorno, domani quando i turisti si sveglieranno deve essere 
tutto perfetto ed io mi offrirò volontario per raccontare, nel modo più preciso la storia di Utopia. Dopotutto i turisti”

GENDARMI: “Shhhh!”
CAPO: “Smettila di nominarli e stai attento invece, se no qui finisce male”

ORESTE: “O bella e perché? Cosa è successo?”

CAPO: “Silenziosa ha scoperto che i turisti in realtà sono delle spie segrete e vo-
gliono conquistare Utopia per farne una base segreta”

ORESTE: “Non è possibile, ma ne siete sicuri?”

CAPO: “Certo che ne siamo sicuri, e sappiamo anche che per far questo hanno un 
piano e sono provvisti di armi invincibili”

ORESTE: “Ma allora bisogna fare qualcosa e subito!”

CAPO: “Certo, noi andiamo a pensare a qualche cosa tu per adesso tieni gli occhi
bene aperti”

ORESTE: “Certo, starò attentissimo!”

APPUNTATO: Mentre stanno uscendo “Andiamo a far che?”

CAPO: “A pensare... Su muoviti”

APPUNTATO: “Ah!”


I Gendarmi escono ed entra Leonardo con un telescopio e si piazza vicino alla panchina per poter ammirare le stelle


ORESTE: “Pss, ehi pss, Leo”

LEONARDO: “Ah, sei tu Oreste, mi hai fatto spaventare, cosa c’è”

ORESTE: “Come cosa c’è, ma allora non sai niente”

LEONARDO: “No perché, che cosa dovrei sapere?”

ORESTE: “No no niente, non sarà certo la mia bocca a parlare, io non voglio mica ri-
schiare la vita”

LEONARDO: “Addirittura la vita. Va beh, se proprio non me lo vuoi dire non fa niente”


Breve silenzio mentre Leo continua a guardare le stelle


ORESTE: “Ma è possibile che non ti interessi cosa stia accadendo?”

LEONARDO: “Certo che mi interessa, ma se hai detto che non puoi dir...”

ORESTE: “E va bene, non sopporto le torture. Siediti che ti racconto tutto”


Leonardo si siede vicino ad Oreste


ORESTE: “Sembra che i turisti non siano buoni come sembra”

LEONARDO: “Cosa vuoi dire?”

ORESTE: “Pare che in realtà siano degli esseri, venuti da un altro mondo, per con-
quistare Utopia.”

LEONARDO: “Vuoi dire degli Extraterrestri?”

ORESTE: “Si proprio così, e sembra, anzi è proprio certo che per farlo siano armati 
fino ai denti”

LEONARDO: “Armati???”

ORESTE: “Si, con delle armi potentissime, molto più devastanti della bomba atomi-
ca e dei miei calzini bucati messi insieme. É terribile sembra che ci siano già decine di astronavi giganti pronte a far fuoco”

LEONARDO: “Sembra tutto così assurdo, ma ne sei sicuro”

ORESTE: “Certo che ne sono sicuro anzi, sai che ti dico, tu rimani pure a guardare 
le stelle così se vedi qualcosa di strano mi avverti, io intanto... Bhe, ho da fare... Ciao”


Oreste esce


LEONARDO: “Ciao... Ha ragione Oreste, bisogna tenere gli occhi aperti.
Presto, al cannocchiale”


Mentre Leonardo guarda le stelle entra Marta e si siede sulla panca
Dopo un attimo di silenzio Marta tossisce più volte per farsi notare


LEONARDO: “Ecco, questa mi sembra una posizione ottimale per tenere sott’occhio la 
situazione, non c’è spillo che possa entrare in Utopia senza che io l’abbia visto prima... Ma guarda come si vede bene Andromeda questa notte, li c’è l’Orsa, questa è la Luna”


Leonardo gira il telescopio finché non punta Marta


LEONARDO: “Aaaaahhh!!!”

MARTA: “Aaaaahhh!!! Cos’è successo, cosa è successo?”

LEONARDO: “Ho visto un essere orrendo, gigante, spaventoso”

MARTA: “Dove, dove?”

LEONARDO: “Non lo so di preciso. Allora, dopo aver visto la Luna mi sono girato di 
qua e ho puntato dritto verso... Rendendosi conto della situazione. La panchina e visto che lei era seduta li allora io avevo creduto, insomma, che sciocco che sono, mi spiace di averla spaventata”

MARTA: “No si figuri non fa niente”

LEONARDO: “Ma lei è una dei nuovi turisti?!?”

MARTA: “Si, e devo dire che ci avete fatto una splendida accoglienza, dopotutto ci 
siamo presentati così, di notte”

LEONARDO: “Quindi lei fa parte di quella famiglia...”

MARTA: “No, no, io non sono un parente, sono solo la donna delle pulizie... Anche 
se mi trattano come una serva”

LEONARDO: “Perciò lei non è un turista?”

MARTA: “Purtroppo no, sono qui per lavoro”

LEONARDO: “Ah!”


Leonardo tira un sospiro di sollievo


MARTA: “Ma adesso che sapete che non sono turista, non mi tratterete più bene 
come prima?”


LEONARDO: Contento e tranquillo “Certo che ti tratteremo bene, anzi meglio”


Leo torna a guardare le stelle. Piccola pausa di silenzio


MARTA: “Deve essere proprio bello sapere tutte quelle cose sulle stelle”

LEONARDO: “Sai, le stelle mi hanno sempre affascinato, se penso che la loro luce contie
ne la storia di migliaia di anni...”

MARTA: “Ma come è possibile?”
Leo si avvicina a Marta

LEONARDO: “Vedi, quello che vediamo noi in realtà, non è un oggetto, ma la sua luce
e, vista l’incredibile distanza, essa ci arriva con migliaia di anni di ritardo”

MARTA: “Com’è affascinante”

LEONARDO: “Chi?”

MARTA: “Le stelle!”

LEONARDO: “Ah si certo”


I due si allontanano un po’. Pausa


LEONARDO: “Quanto rimarrete qui?”

MARTA: “Finché i “padroni” non si stancheranno di voi... Vedi loro sono fatti così”

LEONARDO: “Si, lo so come sono fatti i turisti!”

MARTA: “Cosa vuoi dire?”

LEONARDO: “Non so se posso... Senti io mi fido di te, mi sembri una persona così in 
gamba e anche molto carina...”

MARTA: “Dici davvero, non mi ritieni imbranata e maldestra come gli altri?”

LEONARDO: “Assolutamente no, io sai, ti ho notata prima e penso che ci sai fare... Dav-
vero!”

MARTA: “Grazie... Su dimmi allora, cosa hai scoperto?”

LEONARDO: “I tuoi amici turisti in realtà sono degli esseri venuti da altri mondi, che 
possono prendere qualsiasi forma e che sono in grado di moltiplicarsi a vista d’occhio.”

MARTA: “Strano io non lo avevo mai notato”

LEONARDO: “Sembra che Utopia sia l’unico paese che ancora non è stato conquistato e 
adesso con milioni di armi invisibili e potentissime vogliono appropriarsene”

MARTA: “Non riesco a crederci. Sai anche chi è il capo?”

LEONARDO: “No, però a quanto pare il piano è stato ideato dall’impresario e dal suo 
amico”

MARTA: “Il signor Mario e il suo amico Ernesto?!?”
LEONARDO: “Si proprio loro”

MARTA: “Ma è incredibile!!!”

LEONARDO: “Si, ma tu non ti devi preoccupare, tu non sei turista... Vero?”

MARTA: “Io penso di no... Insomma io sono qui per lavoro e poi a me quella fami-
glia di strampalati non è mai piaciuta... Penso di no...”

LEONARDO: “Bhe, se sei venuta qui per lavorare... Allora non sei una turista!“


I due si alzano, si abbracciano e gioiscono


MARTA: “Alè non sono una turista!”

LEONARDO: “Alè non sei una turista!”


Marta e Leonardo continuano a gioire dopo un po’ si rendono conto di essere abbracciati e si fermano guardandosi


LEONARDO: “Sono contento che tu non sia una turista”

MARTA: “Anch’io sono contenta che tu non lo sia”


Si stanno per baciare


RITA: “Marta, Marta... Ma dove sei finita... Marta”


I due si allontanano poi si prendono per mano


MARTA: “Devo andare adesso...”

LEONARDO: “Rimani ancora un po’”

MARTA: “No, non posso... Se un giorno io volessi imparare a riconoscere le stelle”

LEONARDO: “Io vengo qui ogni notte, potrei insegnarti tutto quello che so”

MARTA: “Ne sarei felicissima... Come vorrei poter rimanere qui con voi sempre”

LEONARDO: “Ehi, ma è vero perché non rimani con noi!”

MARTA: “No io non...”
Leonardo inizia a spostarsi a destra e a sinistra e trascinandosi dietro Marta


LEONARDO: “Se tu rimanessi con noi potresti venire tutte le sere qui a vedere con me 
le stelle...”

MARTA: “Ma...”


LEONARDO: “Vedi li, tra quei monti, ogni sera il sole tramonta e dipinge tutto il nostro 
paese di rosso...”

MARTA: “Si ma...”

LEONARDO: “E la, oltre quelle colline, è da li che si può vedere l’alba più bella di ogni alba...”

MARTA: “Senti...”


Mentre Marta rimane ferma in centro Leo continua a muoversi felicemente e con allegria


LEONARDO: “Senti che profumi, che freschezza, che suoni leggiadri e che pace”


Leonardo sbatte contro Marta, i due sono ancora abbracciati


LEONARDO: “Se tu restassi qui tutto questo sarebbe molto più bello”


Si stanno per baciare


RITA: “Martaaaaa!!!”

MARTA: “Devo andare, devo andare... “


Sta per uscire, ma si ferma poco prima


MARTA: “Leonardo”

LEONARDO: “Si?”

MARTA: “Io sono con voi!”

I due si sorridono. Marta esce mentre Leo la saluta
Entra Silenziosa che, fatta una passeggiata per tranquillizzarsi, va verso la sua abitazione per dormire.


LEONARDO: “Ehi Silenziosa aspetta un attimo... Si lo so che stavi andando a dormire, 
ma ho bisogno di parlare con una persona discreta, che sappia tenere la bocca chiusa e chi meglio di te... Vieni, siediti un attimo qui con me.
Sai Silenziosa, io penso di... Insomma ho il batticuore, lei è così bella ed io sento già la sua mancanza, sono felice, pieno di energia insomma, io penso di essermi innamorato... Come di chi, ma di Marta, si Marta una dei turisti... No, non ti devi preoccupare in realtà lei non è un turista, è venuta qui per lavoro, si fa la domestica per quella famiglia che è venuta qui questa notte... Si lo so, loro si che sono pericolosi, sai che cosa ho saputo? Ho scoperto che in realtà i turisti sono dei demoni maligni che vogliono impossessarsi di Utopia per renderla una degli infiniti inferni... Pensa, sembra che per farlo siano in possesso di armi demoniache ed incantesimi maligni e spaventosissimi... No Silenziosa, non ti allarmare, io vado via tu rimani di guardia... Mi raccomando, non ti addormentare!!!”


Leonardo esce di scena molto allegramente pensando a Marta Silenziosa ancora spaventata dalle parole di Leo cerca di andare a dormire, ma si imbatte nel sipario che si sta chiudendo, col quale comincia una lotta che la farà rimanere infine in proscenio verso il pubblico. Resasi conto della gaffe guarda imbarazzata il pubblico, saluta e raggiunge gli altri dietro il sipario.



INTERVALLO

ATTO II


¨ SCENA I (ARRIVO MATTINIERO DEI TURISTI)


Si apre il sipario con il quale Silenziosa sta ancora litigando.

La lotta trova fine solo all’apertura completa delle tende permettendole così di riprendere fiato, ma non appena ciò avviene, entrano Mario ed Ernesto. Silenziosa spaventata si finge nuovamente statua


ERNESTO: Entrando “Allora Mario, hai capito adesso?”

MARIO: “Io sinceramente non ho ancora neanche capito perché ci siamo sve- gliati così presto?!?”

ERNESTO: “Come??? Va bene, te lo spiego per l’ennesima volta, ma tu cerca di seguirmi...”

MARIO: “Senti Ernesto, saranno venti minuti che ti seguo, ti vuoi fermare o no?”

ERNESTO: “Beh, questo mi sembra un posto tranquillo, possiamo fermarci, cosi ti spiego il piano”

MARIO: “Ah, Meno male”


Mario si appoggia a Silenziosa per riposare


ERNESTO: “Allora, se non ho capito male, sembra che questo paese stia pun- tando tutto il suo futuro su questa attività turistica giusto?”

MARIO: “Si”

ERNESTO: “Oh! Quindi se noi riuscissimo in qualsiasi modo, e quando dico qualsiasi tu sai cosa intendo...”


Silenziosa su questa frase si agita per il terrore


MARIO: “Si dai, vai avanti”

ERNESTO: “Dicevo, se noi riuscissimo ad umiliarli, a rendere tutto questo loro
lavoro uno sforzo inutile, un fallimento; si creerebbe un clima terribile, una demoralizzazione totale una delusione generale

MARIO: “E allora?”

ERNESTO: “Come: e allora??? Allora, come se niente fosse, così dal nulla, si fa-
ranno avanti due distinti individui, disponibili e gentili, molto preparati e capaci nel far soldi, che proporranno all’ormai finito sindaco, una soluzione rapida e sicura... Vendere!!!”

MARIO: “E questi due distinti personaggi...”


Fa un cenno come per dire noi due


ERNESTO: “Oh, finalmente inizi a capire. Così, quando li avremo convinti a 
vendere, noi ci proporremo come disponibili acquirenti”

MARIO: “Ma perché”

ERNESTO: “Ma perché questo paese è inutile e senza senso, ed è per questo che noi lo trasformeremo nel più grande parcheggio di tutti i tempi”

MARIO: “Si, va bene, ma perché ci siamo svegliati così presto?”

ERNESTO: “Semplice caro mio, per poter prepararci al meglio per il più grande 
fallimento del secolo... IL TURISMO AD UTOPIA...”


Ernesto porta fuori scena Mario, dicendo le sue ultime battute con l’amico sottobraccio


¨ SCENA II (GIORNATA TURISTICA)


Si sente un gallo. La scena è vuota e c’è silenzio.
Dopo un po’ entra in scena il Sindaco con energia


SINDACO: “Siete pronti?”


Parte musica di Rino Gaetano e come soldati entrano tutti con in mano oggetti estivi. Si vedono sdraio, palette e secchielli, amache, salvagenti, etc.


TUTTI: “Ma vede signore… e che… Signor Sindaco… Insomma senta…”


Tutti cercano di far capire al Sindaco che i turisti in realtà sono degli esseri malvagi


SINDACO: “Non vi sento convinti… Non vorrete mica rovinare un giorno così importante per il nostro paese”


Il Sindaco si volta verso il pubblico sognante pensando alla sua nuova Utopia


ORESTE: “Ma vede signor Sindaco è che in realtà i turisti non son altro che…

LEONARDO: “Zitto, non vedi com’è orgoglioso di se stesso, non possiamo rovinargli questo giorno… Glielo diremo in un’altra occasione

ORESTE: “Si, quando ci avranno già fatto fuori”

SINDACO: “Dicevate???”

LEONARDO: “Che… Siamo pronti!!!

SINDACO: “Allora forza...

ORESTE: “Ma Signor Sindaco…

SINDACO: “TURISMO!!!”


La musica aumenta ed entrano i turisti a scaglioni che mettono in moto delle dinamiche con i cittadini spaventati, ad ogni aumentare e diminuire della musica.


ERNESTO: “Come, non c’è la televisione, io devo assolutamente vedere la partita…”


Silenziosa rimedia in qualche modo


ERNESTO: “Ecco… così… Ma no… Insomma…”


Entrano Mario, Rita e Marta

RITA: “Come sono stanca adesso mi prendo un po’ di sole… Ma dov’è la sdraio???


Leonardo corre per servirla, ma appena vede Marta si sofferma sorridendole


RITA: “La sdraioooo!”

LEONARDO: “Subito Signora”

MARIO: “Mi serve un telefono”

LEONARDO: “Subito Signore”

RITA: “Marta, girami verso il sole”

MARTA: “Subito Signora Rita”

MARIO: “Potete portar via il telefono”

LEONARDO: “Subito Signore”

RITA: “MARTA!!!”


La scena sfuma ed entra Flora


FLORA: “Ma che vacanza indimenticabile, peccato però che non ci sia nessuno con cui chiacchierare


Entrano subito i Gendarmi


FLORA: “Oh, ma è fantastico, da dove volete che inizi… Allora, vi racconterò di quella volta che incontrai quell’attore famosissimo, come si chiamava? Era biondo quasi come me…”


Flora continua a parlare mentre i gendarmi mimano la loro noia, dopo di che iniziano a giocare a carte. La scena sfuma ed entra Sonia


SONIA: “Tutto questo mio creare mi ha messo stanchezza, ma qui non c’è niente per sdraiarsi?”

Entrano Arturo ed Oreste con un’amaca per sorreggere Sonia

La musica aumenta di ritmo e di volume, le dinamiche a scena muta aumentano di velocità. Ci si inizia a scontrare cambiandosi le mansioni involontariamente, finché la confusione non sfocia in un ballo da balera contadina


¨ SCENA III (DISCOTECA)


La musica e le danze vengono interrotte da Ernesto


ERNESTO: “Basta! Non sarà mica divertimento questo, vero Mario!”

MARIO: Cosa? Ah si! È vero, non è mica una vacanza seria questa!”

ERNESTO: “Io da turista esperto ritengo questa organizzazione alla portata di un paese non ancora pronto ad un evento di tale importanza”

SINDACO: “Ma, come?”

ERNESTO: “Penso che dobbiate affidarvi a persone più indicate, più preparate nel settore insomma, bisogna VENDERE! Vero ingegner Mario?”

MARIO: “Ingegner?!? Ah si certo collega”

SINDACO: “Mi dica signor Ernesto che cosa c’è che non va?”

ERNESTO: “Vede, e che qui manca… Manca…”

SINDACO: “Che cosa manca, la prego me lo dica”

ERNESTO: “Che cosa manca… Ecco manca… Innanzitutto non c’è… diglielo Mario, che cosa manca?”

MARIO: “Beh, è chiaro, manca… Manca…”

SONIA: “La discoteca! Cioè, non è che io ci vada pazza, ma cioè lo sfogo delle emozioni ci vuole, se io ed il mio io non ci fondiamo in altri io con movimenti ritmici regolari… Tam, tam… Tam, tam…

SINDACO: “Come?”

Imitando il movimento di Sonia che continua a ballare e a simulare la musica


SINDACO: “Ah, ma bastava dirlo!”


Sale su una sedia per dirigere i cittadini che intanto si stanno mettendo in fila


SINDACO: “Avete capito? Tam, tam… Tam, tam… Su, discoteca…”


I cittadini simulano un pezzo da discoteca con degli strumenti. Si sovrappone la musica che mentre inizialmente porta allegria, dopo un po’ obbliga i cittadini a ballare. La situazione degenera su un assolo di Silenziosa che, mentre i turisti continuano a deriderli, porta tutti ad un ballo straziante!

Le risate aumentano mentre cala il buio. A buio completo la musica si interrompe malamente come se si fosse inceppata.

Escono tutti prima che la musica si blocchi completamente


¨ SCENA IV (LA GUERRA)


Sale la luce

Entra Arturo con aria minacciosa, va verso il pubblico e lo fissa scrutandolo con attenzione


ARTURO: “Siete degli sciocchi… Si, voi, degli sciocchi, dal primo all’ultimo, ma vi siete visti? Fate ridere e se devo dirla tutta, mi fate anche un po’ schifo


Parte musica da guerra.


Entrano in fila, come un esercito, tutti i cittadini (tranne Leo) trascinandosi dietro anche il Sindaco. Si fermano sul fondo della scena armati di posate e altre armi di poco conto


ARTURO: “Un’umiliazione così non l’ho mai subita e se pensate che io ora mi tiri indietro, siete proprio degli sciocchi!!!”


Qualcuno inizia a staccarsi dalla fila per vestire Arturo da soldato
ARTURO: “Il nemico avanza, ma io ho un piano… La situazione è drastica e comporta una manovra dura e decisa, ci vuole fermezza e coraggio. E venuto il momento di reagire ed è per questo che io, con voi o senza di voi, sferrerò il mio primo attacco… Io sono pronto! Che abbia inizio la GUERRA!!!”


La musica sale improvvisamente e Arturo tramuta la lavatrice in nave mettendosi alla guida di questa. Qualcuno simula il mare con un telo azzurro ed altri entrano creando delle dinamiche con Arturo.


ARTURO: “Ed ecco a voi la flotta navale più potente del mondo… la storia ci insegna che fin dal 1576 Utopia è sempre stata considerata una potenza invincibile negli attacchi marini… E sarà così che una volta per tutte ci libereremo dei turisti… Tre gradi a Nord, cinque ad Est… Molla la prua, ammaina le vele, vira la poppa, pronti all’attacco…

ORESTE: “Capitano, vorrei informarla che ci dirigiamo verso un iceberg”

ARTURO: “Un iceberg?!? Mozzo, vira a babordo, sei gradi a Sud e sette a Ovest, inverti la rotta, motori a tutta birra…”


Appare Silenziosa che nuota in mare


ARTURO: “Silenziosa che diavolo fai in mare scansati… Scansati!!! Mozzo mi faccia un resoconto della situazione… Dove si trova il nemico?”

ORESTE: “Dalla parte opposta capitano”

ARTURO: “Non importa… Fuoco!!!”

ORESTE: “Ma capitano…”

ARTURO: “Ho detto che non importa… Non vorrà mica finire in pasto agli squali per ammutinamento”

ORESTE: “No”

ARTURO: “Allora su, caricare il cannone, mirare, FUOCO… FUOCO… FUOCO… FUOCO!!!”

ARTURO: “Allora mozzo, com’è andata?”

ORESTE: “Bersaglio mancato, capitano”

ARTURO: “NOOOoooo!!!”


La musica si stoppa improvvisamente, il mare si ritira e tutti, tranne Arturo, escono di scena velocemente


ARTURO: “Accidenti, in che cosa ho sbagliato?”


Entra Leonardo


LEONARDO: “Hai sbagliato dal principio trascurando un piccolo particolare, ad Utopia non c’è il mare

ARTURO: “Bhe, fammi capire, tu hai per caso un’idea migliore?”

LEONARDO: “Forse si…”

ARTURO: “Cosa vuol dire forse si?”

LEONARDO: “Senti, se guerra vogliono, guerra avranno. Io sono pronto a qualsiasi cosa pur di salvare Utopia”

ARTURO: “Su, dimmi qual è il piano”


Parte musica di guerra e anche Leo viene vestito


LEONARDO: “La storia ci insegna che Utopia ha sempre vantato una delle più potenti flotte aeree di ogni tempo e così, come falchi neri, attaccheremo il nemico dall’alto”


La musica sale supportata dal rumore dell’aereo prodotto da Leonardo. 


LEONARDO: “Barone a base, Barone a base, motori accesi e vento a favore, è tutto in regola io sono pronto per il decollo, si parte… VIAAA!!!”


Entrano in scena delle nuvole, il sole e un uccello


LEONARDO: “La situazione è sotto controllo, sto salendo ad un’altezza di mille piedi, spanna più spanna meno, mi dirigo verso il bersaglio pronto a far fuoco!”
Entrano i Gendarmi e due Astronauti


APPUNTATO. “Due oggetti non identificati in avvicinamento Signore”

LEONARDO: “Voglio informazioni più dettagliate a riguardo!”

CAPO: “Trattasi di due astronauti che si trovano sulla nostra traiettoria signore, le consiglio di scendere di quota per evitare la collisione”

LEONARDO: “Non accetto consigli, schiviamoli e puntiamo il nemico”

GENDARMI: “Si signore!”


I Gendarmi spostano gentilmente gli astronauti


CAPO: “Oggetto schivato Signore, attendo ordini”

LEONARDO: “Bene, ci troviamo in una buona posizione. Tu, sei pronto a far fuoco?”

APPUNTATO: “Si Signore”


L’Appuntato prende 2 taniche di benzina, una bomba e le butta giù


APPUNTATO: “Signore ho sparato tutte e tre le bombe”

LEONARDO: “TRE?!? Come tre? Noi avevamo solo una bomba”

CAPO: “Appuntato, che cosa ha buttato giù?”

APPUNTATO: “Le tre bombe che cerano lì vicino al serbatoio”


Il Capo e Leonardo si guardano


ENTRAMBI: “La riserva di benzina”

CAPO: “Accidenti a te imbranato”

LEONARDO: “Stiamo per precipitare!!! May day, may day, help me, aiuto, calmo Leo, stai calmo, devi stare calmo e pensare

CAPO: “Signore?”

LEONARDO: “Dobbiamo tentare un atterraggio di fortuna , bisogna planare su una superficie abbastanza grande… Eccone li una! Presto, fuori il carrello”


Entra Silenziosa con un carrello della spesa


LEONARDO: “Silenziosa, ma che diavolo è quello”


Silenziosa esce offesa


CAPO: “Ma Signore, senza carrello siamo spacciati!”

LEONARDO: “SILENZIOSA!!!”


Silenziosa rientra e fa un ghigno a Leo


LEONARDO: “Ma come…?”

CAPO: “Signore la informo che stiamo… Scappando PRECIPITANDO!!!”

LEONARDO: “NOOOOO!!!”


La musica smette, le nuvole si ritirano e il rumore dell’aereo si blocca

Entra Arturo


ARTURO: “Bhe, devo dire che stiamo portando avanti proprio una bella guerra, complimenti!”

LEONARDO: “Che disastro, Utopia è peggio di prima”


¨ SCENA V (SECONDA RIUNIONE)


Entra il Sindaco, unico assente nella guerra


SINDACO: “Che cosa è successo qui? Leo, Arturo ma che cosa avete combina- to?!?”


I due rispondono insieme e confusamente


SINDACO: “Come faccio a capire se parlate insieme? Uno alla volta, su, raccon- tate”

ARTURO: “Vede signor Sindaco ci stiamo preparando per la guerra che...”

SINDACO: “GUERRA?!? E contro di chi?”

LEONARDO: “Ma come “contro chi?” Ma contro i turisti!!!

SINDACO: “Ma dico, siete per caso impazziti? I turisti sono la nostra unica fon- te di denaro e voi volete dichiarargli guerra e oltretutto senza il mio permesso?”

ARTURO: “Ma signor Sindaco lei deve sapere che in realtà i turisti non sono così come sembrano essere”

LEONARDO: “Si è vero, Arturo ha ragione, ed è per questo motivo che abbiamo indetto una nova riunione!”

SINDACO: “Ma... Ma...” Mentre gli altri iniziano ad entrare “Così, senza ne- anche il mio consenso?”

ARTURO e LEO: “Motivi d’urgenza irrimandabili signore”


Si siedono anche loro con il resto del gruppo, il Sindaco per ultimo


VOCE: “Signor Sindaco, buona sera”

SINDACO: “Buona sera”

VOCE: “Sarò breve... Lei è licenziato”

SINDACO: “Ma come???”

VOCE: “Sto scherzando, non si preoccupi”

SINDACO: “Ah!”

VOCE: “Ma è il rischio che corre visto che il tempo a sua disposizione sta per terminare e la situazione invece di migliorare sembra sia peggio- rata... Mi auguro che lei abbia un piano”

SINDACO: “Certo che c’è l’ho!”

VOCE: “ALLORA SI ASSICURI CHE SIA UN BUON PIANO!!! Perché la prossima volta non sarò così buono... Salve”

SINDACO: “Salve... Ai cittadini Ecco, adesso mi volete spiegare”

ARTURO: “Vede sig. Sindaco, senza volerlo abbiamo scoperto la verità sui turi- sti!”

SINDACO: “E sarebbe, di grazia”

ORESTE: “I turisti non sono quello che vogliono far credere di essere!”

SINDACO: “Ma se non sono i turisti, chi sono allora?”

LEONARDO: “Chi sono??? Vuol dire cosa sono... I turisti in realtà sono degli alie- ni mutevoli”

SINDACO: “Alieni? E che cosa vorrebbero da noi gli alieni?”

CAPO: “Vogliono conquistare Utopia”

APPUNTATO: “Si, per farne un parcheggio a pagamento”

SINDACO: “Io non posso credere a quel che sento. Ma siete sicuri di ciò che di- te?”

TUTTI: “SI”

SINDACO: “Ma chi ve lo ha detto?”

LEONARDO: Ad Oreste “A me lui!”

ORESTE: Ai gendarmi “A me loro!”

GENDARMI: A Silenziosa “A noi lei!”

SINDACO: “SILENZIOSA?!? Quindi tutte queste idee sui turisti ve le ha dette Silenziosa... Ed io dovrei crederci? Ma per chi mi avete preso?”

LEONARDO: “Senta signor Sindaco”

SINDACO: “Dimmi Leo!”

LEONARDO: “Io avrei preferito non farlo, ma vedo che è necessario!”

SINDACO: “Cosa?”

LEONARDO: “Io conosco una persona che può testimoniare a nostro favore”

SINDACO: “Si? E allora cosa aspetti, su chiamala, falla venire qui”

LEONARDO: “Ma...”

SINDACO: “Subito!!!”


Leonardo esce di corsa e rientra con Marta


LEONARDO: “Vi presento Marta!”

APPUNTATO: “Ma è un turista!”


Tutti iniziano ad agitarsi


MARTA: “No, no, calmi, io non sono una turista...Io sono qui per lavoro”


Tutti si calmano e sistemandosi commentano il fatto che Marta la- vorando non può essere una turista


APPUNTATO: “Ma è venuta qui insieme ai turisti!!!”


Tutti si agitano nuovamente


MARTA: “Si, ma solo perché lavoro per loro... Davvero”

LEONARDO: “E si, Siccome lei lavora per loro”


Tutti si sistemano


APPUNTATO: “Ma... Ma... Ma...”
Tutti si agitano, ma poi non sentendo dir niente si bloccano


APPUNTATO: “Ma allora può restare con noi!”

MARTA: “Io veramente...”

LEONARDO: “Ma si”

TUTTI: “Evviva Marta, evviva”

LEONARDO: “Diventerà la spazzina di Utopia”

TUTTI: “Evviva Marta, evviva”

LEONARDO: “Farà brillare Utopia come un diamante”

TUTTI: “Evviva Marta, evviva”

SINDACO: “La vogliamo finire adesso?”

TUTTI: “Evviva Marta, evviva”

SINDACO: “OOOOOOOH!!!”


Tutti si bloccano tranne la solita Silenziosa


SINDACO: “E va bene, Marta rimarrà con noi”

TUTTI: “SIIII!!!”


Leo e Marta si abbracciano, ma poi, resesi conto della situazione, si staccano imbarazzati


SINDACO: “Ma ora posso sentire che cosa ha da dire la nostra nuova amica? Vieni Marta, parla, dimmi...”

MARTA: “Vede Sig. Sindaco, io conosco molto bene il Sig. Mario e la sua fa-
miglia visto che ho prestato dieci anni di servizio per loro”

SINDACO: “Benissimo, potrai quindi tranquillizzare i miei cittadini, spiegando 
loro che i turisti non sono altro che una tenera e dolce famiglia...”

MARTA: “Di pazzi!!! Una famiglia di pazzi le dico! La signora è un continuo 
stramazzare, la figlia una poetica lagna adolescenziale, il marito una povera vittima degli eventi”
SINDACO: “Ma come? Allora... Ma è vero che vogliono conquistare Utopia?”

MARTA: “Ma no! Si, sono assillanti e un po’, come dire, strani, ma non fareb- bero del male neanche ad una mosca”

SINDACO: “Quindi ho ragione io! I turisti non vogliono conquistare utopia!”

MARTA: “Mi dispiace contraddirla Sig. Sindaco, ma si sbaglia ancora. Si, è ve-
ro la famiglia non è cattiva, ma il Sig. Ernesto, l’amico del Sig. Mario, è un demonio”

LEONARDO: “Che cosa vi dicevo!”

MARTA: “Ha praticamente organizzato tutto lui mettendosi poi d’accordo 
con il Sig. Mario. I due vorrebbero umiliarvi a tal punto da costringervi a cedergli il paese, per poterci costruire così un parcheggio a pagamento”

SINDACO: “Ma tu hai sentito tutto questo con le tue orecchie?”

MARTA: “Certo. Questa mattina, vedendoli svegliarsi molto presto, cosa in-
solita per le loro abitudini, mi sono insospettita e li ho seguiti... Così ho potuto sentire tutto quello che vi ho raccontato!”

SINDACO: “Accidenti, mi sono fatto proprio abbindolare, mi hanno beffato co-
me un allocco, ah, ma adesso la pagheranno. Bisogna escogitare immediatamente un piano per cacciare queste zecche dal nostro paese”

ARTURO: “È per questo che io e Leonardo ci stavamo preparando per la guer-
ra”

SINDACO: “Bene!”

LEONARDO: “E adesso siamo pronti per un attacco aereo”

ARTURO: “In realtà Utopia è pronta a colpire con la sua armata navale”

LEONARDO: “No, bisogna attaccare dal cielo”

ARTURO: “Ma non siamo ancora pronti per volare, ci vuole un attacco navale”

LEONARDO: “No, Sig. Sindaco spero che lei possa comprendere l’importanza e la 
necessità di un attacco aereo”

ARTURO: “Navale”

LEONARDO: “Aereo”

ARTURO: “Navale”
LEONARDO: “Aereo:”


I cittadini continuano a spostarsi ad ogni annuncio


MARTA: “Fermi, fermi! Ma che fate, non litigate, la guerra non può essere 
l’unica soluzione...”

SINDACO: “E come possiamo allora scacciare i turisti?”

MARTA: “Io un piano l’avrei...”

SINDACO: “Su Marta, dicci!”

MARTA: “Insomma, se i turisti sono venuti qui per godersi una vacanza, noi 
per cacciarli, potremmo porre fine alla stagione estiva”

SINDACO: “È vero, così facendo i turisti se ne andranno di loro iniziativa... Ma 
come si fa a cambiare una stagione?”

MARTA: “Semplice...”


Marta esce di scena e rientra con un sacco pieno di neve e, mentre continua parlare, inizia a svuotarlo


MARTA: “...Un mio amico mi ha insegnato che le cose non sono sempre come 
si credono, come le stelle, noi le vediamo così, ma in realtà sono cosà e se noi vogliamo veramente che l’estate sia finita, da domani ad Utopia sarà inverno!!!”

SINDACO: “Ma è un’idea fantastica”

TUTTI: “Si, evviva l’inverno evviva”


Ad ogni inno si iniziano a prendere sacchi di neve e a svuotarli


SINDACO: “E da domani per Utopia freddo e pioggia”

TUTTI: “Evviva l’inverno evviva”

SINDACO: “Così i turisti se ne andranno via da soli”

TUTTI: “Evviva l’inverno evviva”

SINDACO: “Finalmente ad Utopia si tornerà alla serenità di una volta”
TUTTI: “Evviva l’inverno evviva”

SINDACO: “OOOOOOOH!”


Come al solito tutti si siedono e Silenziosa in dopo gli altri


SINDACO: “Cosa fate li seduti? Su pelandroni, voglio vedere Utopia più bianca
del Polo Nord, presto!”


La luce scende mentre qualcuno calcia i fiocchi di neve, altri por-
tano dentro un pupazzo di neve e le case si addobbano come a Na- tale


¨ SCENA VI (L’INVERNO)


Si apre il sipario, sale la luce e si sente un gallo cantare seguito dal rumore di qualcosa che gli viene lanciato.


ERNESTO: “Ah, vedrai che prima o poi lo becco quell’uccellaccio della malora!”

MARIO: “Si, si...”

RITA: “Marta, ma dove sei Martaaaa!!!”

SONIA: “Io l’ultima volta che l’ho vista è stato ieri sera”

RITA: “MARTAAAA!!!”

MARIO: “È strano, di solito è sempre ubbidiente e servizievole... Non capisco cosa possa...”

ERNESTO: “Ma sarà andata a divertirsi un po’, siamo o non siamo in vacanza?”

MARIO: “Ernesto ha ragione, in fondo questo paese inizia a piacermi, su go-
diamoci le nostre meritate ferie!”

RITA: “MARTAAAA!!!”

ERNESTO: “Che cornacchia...”

MARIO: “Su cara, non insistere, Marta si starà riposando... Di a me, di cosa 
hai bisogno”

RITA: “Portami un golfino prima che la pelle mi si sgretoli completamen- te”

MARIO: “Per il sole?”

RITA: “Ma no, è per il freddo, con tutta questa neve mi si stanno gelando 
le gambe...”


Di colpo i turisti guardano prima per terra e poi verso il pubblico


TUTTI: “NEVE?!?”

MARIO: “Senti Sonia, nel tea di ieri hai messo per caso una di quelle tue so- stanze strane...”

SONIA: “No papà”

ERNESTO: “Scusate, qualcuno sa dirmi che giorno è oggi???”

RITA: “Oggi è il 15 Agosto”

SONIA: “Ah, ecco perché nevica”

MARIO: “Ma come “ecco”, ad Agosto non dovrebbe nevicare”

ERNESTO: “In un paese normale forse, non qui... Ad Utopia!!!”

MARIO: “Ma siamo sicuri che oggi è il 15 Agosto?”

RITA: “Certo, allora, ieri era il quattordici...”

SONIA: “Settimana scorsa il sette...”

MARIO: “Allora, 30 giorni a Novembre, con Aprile, Marzo...”

ERNESTO: “No, Marzo ne ha 31!”

RITA: “30 giorni a Settembre, con Maggio, Giugno e Novembre...”

ERNESTO: “Si, va beh... Maggio è come Marzo”

SONIA: “Di 28 c’è ne uno, cioè tutti gli altri fan 21”

ERNESTO: “Ma, non è che a stare in questo paese si diventa imbecilli?”

MARIO: “Ma Ernesto...”

ERNESTO: “No, Ernesto un cavolo... Certo che è Agosto, ma visto che questo è 
un paese di matti, anche il tempo è matto... Ah, ma io mi sono stufato, anzi, sai che ti dico Mario, rubami pure l’idea e fanne ciò che vuoi, io ti cedo tutti i diritti e me la batto... Uscendo Tsè, roba da pazzi la neve ad Agosto


RITA: “Caro, di che idea parlava Ernesto?”


Entra Flora che riporta in scena Ernesto tirandolo per un orecchio


FLORA: “Ma che idee vi frullano per la testa, andarsene via solo perché fa un 
po’ freddo”

ERNESTO: “Un po’?!? Liberandosi Ma qui nevica ad Agosto”

FLORA: “E allora? Non sarà mica un po’ di freddo a porre fine alle vostre va-
canze... Se voi ve ne andate che sarà di me? Mi affideranno ad un’altra famiglia ed io non voglio che ciò accada, ormai mi sono affezionata a voi”

ERNESTO: “Che fortu...”


Gli arriva uno schiaffo da flora


FLORA: “E poi verrei trattata come un pacco postale, sbattuta di qua lancia-
ta di la... Sempre in ritardo... Mai una volta che le lettere arrivino in tempo mai! E poi su non si possono interrompere le vacanze così come se niente fosse, dopotutto avete appena iniziato a divertirvi pensate a quanti giorni ancora potrete passare prendendo il sole, andando al mare, facendo passeggiate...”


ERNESTO: “Si, solo che qui non c’è il mare, non c’è il sole e NEVICA!!!”


FLORA: “NEVICA??? Ma potevate dirlo subito! Io sono prontissima!”

TUTTI: “A far che?”

FLORA: “Beh, sciare, pattinare, rotolarsi sulla neve, scendere col bob, scalare 
montagne, mangiare nei rifugi, salire sulla seggiovia, volare sullo slittino, fare un pupazzo di neve!!!”


TUTTI: “È vero!”
FORA: “La Floraviaggi vi augura buon divertimento e un felice anno nuovo 
anche questa estate”


TUTTI: “Siiii!!!”


Tutti si rotolano per terra nella neve ed iniziano a divertirsi tirandosi palle di neve.


SONIA: “Fermi tutti... Sto per creare... Io e il mio io...


Tutti le saltano addosso ridendo per zittirla


RITA: “Marta, Marta! Ma chissà dov’è finita”

SONIA: “Ma si mamma Lasciala stare la vita è bella perché libera ed io...
Il mio io...”


Tutti le saltano nuovamente addosso per zittirla. Si continua a giocare nella neve ridendo finché entrano i cittadini vestiti in modo invernale (Marta è coperta per non farsi riconoscere) e si avvicinano


SINDACO: “Ehm, scusate... Tossisce più volte per attirare l’attenzione Scu-
sate... SCUSATE!!!”


I turisti si accorgono dei cittadini e si alzano mettendosi in ordine


SINDACO: “Scusate se vi interrompiamo, ma volevamo comunicarvi che com- prendiamo la vostra decisione”

MARIO: “Quale decisione?”

SINDACO: “Beh, visto il disagio creato da questo inverno improvviso ed inatte-
so, possiamo comprendere la vostra voglia di andarvene via, magari in un paese esotico dove fa più caldo”

RITA: “Andarcene??? Ma noi non c’è ne andiamo”

SINDACO: “Come? Non ve ne andate?”

ERNESTO: “Una volta tanto che ci divertiamo”
SINDACO: “Ma...”

RITA: “Certo che lei non sa proprio trattare con i turisti”

SINDACO: “Senta...”

ERNESTO: “No, senta lei, noi non abbiamo assolutamente intenzione di andar via di qui, qui è tutto così buffo!”


¨ SCENA VII (INSEGUIMENTO)


SINDACO: “Buffo?!? Bene, io non so più che dire, ma so benissimo che cosa fare...


Il sindaco fa per scagliarsi contro i turisti ma i cittadini lo bloccano e lo fanno calmare. Si avvicina Arturo e tenta di parlare con i turisti diplomaticamente


ARTURO: “Scusatelo, è che è un po’ nervoso lui in realtà voleva essere gentile”

RITA: “Gentile un corno quel beduino mi ha spaventato”

ARTURO: “Si ma...”

RITA: “Nessun ma io esigo delle spiegazioni e delle scuse”

ARTURO: “Si, ha perfettamente ragione, sa che le dico? Anzi, sa che le faccio? Io le spacco...”


Anche Arturo si avventa sui turisti, ma viene fermato dai cittadini.
Avanza Silenziosa con l’intento di sistemare la situazione


ERNESTO: “E adesso che vuole questa sottospecie di pesce ambulante?”


Silenziosa fa per attaccare, ma viene tenuta dai cittadini. Dopo un po’ di agitazione si ferma finge di essersi calmata per allontanare i suoi amici e si butta all’inseguimento dei turisti. Inizia un inseguimento in cerchio attorno la città che poi si tramuta in una corsa da fermi con Can-can interrotta dalla voce.


VOCE: “Insomma, ma che state combinando... Sindaco, ma le sembra il modo di comportarsi?”


Il sindaco avanza per parlare con la voce


SINDACO: “Mi spiace, si, lo so che non si fa così, ma deve sapere che abbiamo scoperto le vere intenzioni di questi... Di questi...Di questi qua!

MARIO: “Scoperto? Ma che dice?”

SINDACO: “Si certo abbiamo scoperto il vostro losco piano per impossessarvi 
di Utopia.......


Avanza anche Ernesto


ERNESTO: “Ma non è vero! Noi cercavamo solo di goderci la vacanza”


VOCE: “Insomma sig. Sindaco é sicuro di quello che dice?”

SINDACO: “Certo che ne sono sicuro”

VOCE: “Me lo provi allora, chi le ha detto queste cose?”

SINDACO: Ai cittadini...“Loro!”

LEONARDO: Ad Oreste “A me lui!”

ORESTE: Ai gendarmi “A me loro!”

GENDARMI: A Silenziosa “A noi lei!”


Silenziosa avanza intimorita ritrovandosi tra Sindaco ed Ernesto


VOCE: “Silenziosa?!? Ma come è possibile?”


Silenziosa, intimorita dalle tre presenze, sorride spaventata


VOCE: “Insomma Sig. Sindaco come pretende che io creda che tutta questa storia ve l’abbia raccontata Silenziosa?”

SINDACO: “Neanch’io potevo crederci ed è per questo che ho un altro testimone”

ERNESTO: “Chi sarà adesso? L’uomo invisibile?”

VOCE: “Su allora, che aspetta lo faccia parlare”

SINDACO: “Su vieni”


Marta avanza incappucciata e raggiunto il centro svela la sua identità


TURISTI: “MARTA?!?”

MARTA: “Si, io!”

ERNESTO: “Ma come, tu?Ma ti sei ammattita?”

MARTA: “Non sono matta, ho sentito benissimo con queste mie orecchie quando lei e il Sig. Mario parlavate di parcheggi, di vendere ecc.”

ERNESTO: “Ma non potete crederle e solo una cameriera oca che...”

VOCE: “BASTA! Quello che ho sentito è sufficiente. Sig. Sindaco io sono
stufo di dover ogni volta intervenire per risolvere i suoi problemi! Per tanto ho deciso che non ho più intenzione di occuparmi di voi!”

SINDACO: “E cosa vuol dire questo?”

VOCE: “Cosa vuol dire? Ma vuol dire che da adesso potete far quello che volete di Utopia. Potete dipingerla, distruggerla, ingrandirla... Insomma, ve la REGALO! Addio!!!”

SINDACO: “Avete sentito? Possiamo fare quello che vogliamo? Bene, allora...”


Parte Can-can e continua l’inseguimento. Inizialmente sul posto poi per la città fino ad arrivare tra il pubblico e scomparire dietro le quinte.


¨ SCENA VIII (MORTE SILENZIOSA)


Silenziosa rientra con il fiatone per la stanchezza e barcollando si va a sedere su una sedia, tira gli ultimi sospiri e, sorridendo, cade in un lungo e profondo sonno.
Rientra Marta


MARTA: Da Fuori mentre sta entrando “Fantastico”
Verso il pubblico “Non mi sono mai divertita così tanto”
Si accorge di Silenziosa “Hei Silenziosa, ma che fai qui? Su non fare la pigra, vieni, torniamo dagli altri... Silenziosa!”

LEONARDO: Da fuori “Marta! Marta! Dove sei?”
Entra in scena “Ah, eccoti!”

MARTA: “Shhhh!”


Fa un cenno indicandogli Silenziosa che dorme


LEONARDO: “Non l’avevo vista! Lasciamola dormire, noi andiamo, li abbiamo
quasi acciuffati!”


Leonardo tira per una mano Marta che si blocca per salutare Silenziosa


MARTA: “Ma si! Ciao Silenziosa riposa bene, te lo meriti... Su, andiamo”


Mentre escono parlano con gli altri fuori
Le voci sfumano in scena rimane solo Silenziosa e si alza una dolce e triste melodia.





FINE


POSSIBILE TESTO SULLA MELODIA FINALE:
A volte nelle vita ci si ritrova a dover affrontare strade sconosciute e difficili che portano il nostro animo ad un incredibile desiderio di fuga verso la pace, verso il sole, verso tutto ciò che è serenamente vivo! Ma quando il tratto è in salita e il corpo fatica ad andare avanti se sentite una leggera brezza calda che vi da sollievo, lasciatevi trasportare da essa e abbandonatevi al soffice respiro di Utopia.

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