Tutta colpa dei straccali

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“ TUTTA COLPA DEJ STRACCALI ”

PAOLO  TORRISI

           

“ TUTTA  COLPA  DEJ  STRACCALI ”

commedia in tre atti 

Elaborazione e libero adattamento

in vernacolo anconetano

della commedia di Gorge Feydeau

LA PULCE ALL’ORECCHIO

            “Tutta colpa dej straccali” è la riduzione della commedia “La pulce all’orecchio” di George Feydeau. Il motivo-comico predominante, come in tutte le Sue commedie, scaturisce da situazioni e circostanze assurde, imbrigliate sino all’inverosimile e disciolte alla fine con una semplicità impensabile.

               Raimonda pensa che il marito, Vittorio, la tradisca e di ciò ne ha prova incofutabile nei “straccali” (bretelle) che Le sono state fatte recapitare da parte dell’Albergo del “Gatto innamorato”. Di sicuro Vittorio li avrà dimenticati dopo un incontro amoroso. Non sopportando questo affronto, interrompe, per poter cogliere il marito in flagrante, la relazione che stava per intraprendere con l’amico di famiglia, Romano. Aiutata dall’amica, Luciana, scrive una lettera anonima a Vittorio, dandogli un preciso appuntamento all’Albergo del Gatto innamorato…dove naturalmente si troveranno casualmente tutti i personaggi, rendendo ancora di più grottesche le situazioni iniziali.

Personaggi-     Uomini : 9             Donne: 5

-Commedia registrata SIAE n° 830176/A; codice n°106279

Torrisi Paolo- via Abruzzo,3-  60025 LORETO (AN)

tel.071/978063;  cell. 349-7824237

torrisipaolo@virgilio.it

In calce vi è un glossario per facilitare la lettura

Torrisi Paolo

“TUTTA  COLPA  DEJ  STRACCALI”

PERSONAGGI:

VITTORIO CIANDEBISE                                           assicuratore

RAIMONDA                                                                sua moglie

CAMILLO                                                                    suo nipote

TURNELLO                                                                suo produttore

AGATÌ                                                                          maggiordomo

ANTONIETTA                                                            cuoca

FINACCIA                                                                   dottore

CARLOS DE HISTANGUA                                       Segretario di Stato

LUCIANA                                                                    sua moglie

GUSTÌ                                                                         albergatore

OLIMPIA                                                                      sua moglie

RUGBY                                                                       cliente

GENÌ                                                                            cameriera

PONZIO                                                                      sosia di Vittorio

           

  

                          

PRIMO ATTO

                             L’azione si svolge in Ancona, nel primo ventennio del novecento e precisamente il 1° e 3° atto a casa dell'Assicuratore Vittorio Ciandebise; mentre il 2° atto si svolge all’Albergo “IL GATTO INNAMORATO”.

                             Per il 1° e 3° atto la scena vuole essere un salotto  o camera d’aspetto. In fondo n° 2 archi; l’arco di destra sarà la Comune; l’arco di sinistra porta in cucina. Lateralmente a destra due porte che portano alle camere da letto. Lateralmente a sinistra e di fronte altre due porte: studio e salone.A destra della scena ed in basso vi sarà un divano con tavolino; a sinistra in alto un “secrétaire”, accanto: una sedia…Quadri e mobilio danno l’idea dell’agiatezza!...            

                            All'aprirsi del sipario, in scena vi è Camillo che legge un foglio,dando le spalle alla porta di sinistra, che si apre lentamente…Antonietta, fa capolino e dopo  aver osservato intorno, si avvicina a Camillo in punta di piedi: gli prende bruscamente la testa e  gli dà un bacio!

            SCENA 1^:- Camillo-Antonietta-Agatì-Finaccia.

CAMlLL- (Ha un difetto di pronuncia: riesce a dire solo le vocali di ogni parola, finché non gli verrà dato un finto palato. Il bacio improvviso gli fa perdere l'equilibrio ed imbronciato…) E-A'!  E  A-U-A! : (Ennà che paura!)

ANTON- E de co' c'hai paura? So' scappati tutti!

CAMILL- Come nò!

ANTON- E su!... Damme ‘n bagetto alla svelta!

CAMILL- (mima: Qua non è sicuro!)

ANTON- Daje! Te digo che nun c'è nisciù…!

CAMlLL: (dopo aver guardato intorno: si slancia verso Anton- e facendole fare mezzo giro la bacia “caschè”, finché non si sentiranno, da dentro, le voci di Agatì e Finaccia; ciò induce Camillo a fuggire nello studio) 

ANTON- (entra dallo Studio ricomponendosi raggiunge il fondo scena.)

AGATI- (dalla comune introduce il dottore.)

AGATI- (da dentro) Venite!... Venite oltra duttore!...

FINAC- (da dentro) E' permesso?

AGATI- (suIla soglia) Prego!... Buccate!...

FINAC- (entrando) Eccomi!

AGATI- (vede la moglie) Tu, cu' ce fai qua?

ANTON- (continua a guardare davanti a sé con faccia inebetita)

AGATI- Ohé!... Digo a te!... Cusa t'ha preso ‘n colpo che sai rmasa 'ncantata? T'ho ditto cu' ce fai qua?

ANTON- Chi io?... lo so' qua…perchè so' venuta a prende ji ordini peI pranzo!

AGATI- E chi te li da ji ordini pel pranzo se i padrò nun c'ènne, ch’è scappati? Va ‘n cucina che el salotto nun è el posto pe' ‘na cuoca!

ANTON- Ma io…

AGATI- (deciso ed autoritario) Senza "ma" e nun contrubatte'! T'ho ditto de 'nda' ‘n  cucina. Fila!

ANTON- (esce brontolando)

AGATI- E nun bruntulà, sa’! Pipitula!

FINAC- (che nel mentre si era accomodato) Che marito autoritario! 

AGATI- Cu' le donne bisogna esse' duri, sennò te sopravanzene e va a fenì che cumannene lora! E, io nun so' propio uno de quelli che se Iassa cumanna'! (siede)

FINAC- Bravo!

AGATI- Ce lu so perché staceva quà: pe' spiamme! E' fedele cume ‘n cane, ma è più gelosa de 'na tigre!

FINAC- (alzandosi) Beh!... Visto che il signor Ciandebise non è in casa…

AGATI- Imbéh?...Ve tiengo cumpagnia io!... (allunga le gambe sul tavolino) C'ho tutto el tempo che vulete!

FINAC- (tra sé) Guardatelo, oh!...(forte) Sai, non vulevo abusare! Quando pensi che tornerà?

AGATI- Nun prima de ‘n quarto d'ora!

FINAC- Comunque debbo andare, anche se per me sarebbe stato un piacere stare in compagnia tua.

AGATI- Troppo bono, duttò!  Vo' me lusingate tutto.

FINAC- Ma te pare! Ce avria de 'nda' a visita' 'n ammalato… Abita qua vicino! Torno fra ‘n quarto d'ora.

AGATI- (alzandosi) Quann'è cuscl, me pijasse 'n colpo se insisto!

FINAC- Cu' dighi? Ste cose nun bisogna dirle manco per scherzo!

AGATI- Scì, ma l'ho ditto perché se ‘ncasandumai me pijava ce stacevate vo'!

FINAC- Beh, vado!...(si avvia ma poi pensa e ritorna) Dimenticavo!…Se il signor Ciandebise dovesse rincasare prima del mio ritorno…(prende una busta dalla borsa) gli dàai questa e gli dici che iI cliente che mi ha mandato l'ho visitato e sta benissimo. Che lo può assicurare tranquiIlamente.

AGATI- (fa spallucce)

FINAC- Lu so che a te nun te 'nteressa!

AGATI- (ripete il movimento c. s.)

FINAC- Manco a me interessa, ma alla Compagnia Marche Security: interessa. E,  visto_che che el padrò tua è il Direttore Generale, interessa a lui!

AGATI- Ho capito!

FINAC- Dije che el cliente è: forte cume ‘n toro, sano cume 'n pesce, duro cume ‘n rinoceronte…lnsomma è…

AGATI-  ‘Na bestia!

FINAC- Che bestia, oh?!

AGATI- Scusateme!...

FINAC- Intendevo di' che il signor…signor…Cume se chiama?... Ah,scì! Don Carlos Maria Fernando De Histangua: è integro.

AGATI- Ah,scì! Lu cunoscio! Calche vo' c'è venuto quà!... Coso… De Castagna…De Castagna!

FINAC- Ma che castagna? Histangua! HI-STAN-GUA!

AGATI- E, io cusa ho ditto? La moje de quessu sta de de là, 'nte la sala da tè! (rimettendosi seduto) Ve vulevo chiede ‘na cosa duttò, dal mumento che stamo qua comodamente…

FINAC- Quello che c'hai de bono Agatino è che nun sei pe' gné superbo! Che nun te daje arie! ,

AGATI- (che non ha capito il sarcasmo, con bonarietà) Perché duvria esse' superbo? ln fondo sete uno cume a me: fattu de carne e ossi!... Diteme ‘n po' duttò: quanno uno sente… Ma perché nun ve mettete a sede!?       .

FINAC- (ubbidisce, ma sempre ironico) Oh, ma certo… Scusami!

AGATI- Dicevo…Cusa pole esse' quanno uno se sente, de continuo, ai do' lati de la panza cume delle “fritte"… delle curtellate!? (si è toccato nei punti indicati)

FINAC- (burlescamente) Beh! La cosa, il più delle volte, dipende dalle "ovaie"!            

AGATI- (dopo aver approvato il "responso" più volte con iI capo) Scì! Me sa che deve esse' el caso mia!

FINAC- (frena la risate) Agati' me sa tanto che… (mima il "taglio", come avesse un bisturi nelle mani e poi ne mima pure l "estrazione"…) Asportare! Capisci? Te le devi levà!?

AGATI- (si alza di scatto) Co'?... Manco a pensacce!... Nun ne parlamo pe' gnè! Le "ovaie" ce l'ho e me le tieno! Cusa so' scemo che me fago levà le "ovaie"?

               Scena 2^:- Detti e Luciana .-

LUCIA- (entra dal salotto) Scusate! (piccolo cenno di saluto con il capo verso il dottore) Signore!...

FINAC- (ricambia) Signora!...

LUCIA- (ad Agati) Mi sai dire a che ora rincasa la signora Ciandebise?

AGATI- Presto! Presto, perché, quann'è scappata, me s'è raccumannata tanto: se per caso la signora "LASAGNA"…

LUCIA- Histangua!

AGATI- Eh!... La signora…

LUCIA- (lo aiuta) Hi-stan-…

AGATI- (prosegue) ”gna”, viene, nun la lassa 'nda' via, falla spettà, perché c'ho "prescia" urgente de vedella!

LUCIA- Difatti, così mi ha detto, per telefono. Va bene! Aspetterò ancora.

AGATI- Ce lu sa che io e el duttore, propio do' minuti fa parlami de vostro marito?

LUCIA- Ah, sì?

FINAC- (avvicinandosi a Luciana, mentre Agatì va in fondo) E' esatto! Ho avuto l'onore di visitare iI signor Histangua, suo marito.

LUCIA- Mio marito s'è fatto visitare?... Come mai?                          

FINAC- Sono le piccole indagini che di solito le Compagnie di Assicurazioni fanno prima di stipulare un contratto “vita”. Lei ha un marito con una salute di "ferro"!...Molto "virile"!

LUCIA- Lo so, lo so! Altro se lo so! La prego di non ricordarmelo! (gli è passata davanti ed è andata a sedere)

FINAC- Dovrebbe essere felice di questo, no?

LUCIA- (quasi tra sé) Scì, ma è ‘na fadiga da gné!

FINAC- Senza fatica non si ottiene nulla!

AGATI- (con sospiro) Jezu, cume la capiscio, signora! Mi moje è tale e quale a vostro marito! Me fa fa' certe "fadigate"! Me sa che lora do' stacevane be'  insieme!

LUCIA- (sorpresa) Cosa ?...

FINAC- (inchino, e sorridendo per quello che ha detto Agati si avvia alla Comune)

AGATI- Ah, duttò! 'Rturnando al discorso de prima: quanno me basso 'nte sto modo… (fa vedere con mimica) Mmmhhhhh!!!!! (accompagna iI suono di "dolore” con Ia mano) E' sempre pe' Ie ovaie è vé?

FINAC- Sì, le ovaie!... Prendi ‘na bella purga e vedrai che i dolori te passeranne! (saluta) Arrivederla a presto, signora!... Agatino! (esce)

AGATI- (seguendolo) Vo’ dite che me se calmeranne?...(esce)

             Scena 3^:-Detti- Camillo.-

LUCIA- Però, che tipo cul duttore!... (guarda l'orologio) Un'ora e sette minuti de ritardo! Questa è l'urgenza de vedemme, de parlamme? (prende una rivista e legge)

CAMlLL- (entra, va al tavolo per riporre il fascicolo che aveva in mano prima…scorge Lucia) Oh… pardon signora!

LUCIA- (alza il capo e accenna un inchino) Signore…

CAMIL- Naturalmente la signora aspetta il Direttore della Marche-Security?

LUCIA- (che non ha capito) Cusa ha ditto? (a Camillo ) Prego, diceva?

CAMlL- Dicevo… (ripete più lentamente quanto detto sopra)

LUCIA- (lo può interrompere anche a metà frase) No, no… lo sono Italiana… Sono nata a villa Musone, vicino al “Ponte”… E' da un po' di anni sto qui, in Ancona… ItaIiana, capisce?

CAMILL- Pure io sono italiano!,

LUCIA- (taglia corto, ma sempre gentile) Sarà meglio che parlate con iI cameriere! lo non faccio parte della famiglia!...  Aspetto la signora Ciandebise!

CAMlL- Sa, io volevo dire che se aspettava il direttore della Marche-Security…

LUCIA- Scl, scl, va bé!...

CAMlL- (rassegnato, pone il fascicolo) Le domando ancora scusa!... (esce a dx)

AGATI- (che è entrato subito, dopo l’uscita di Camillo)

LUCIA- Chissà de quale Nazione sarà stato!...

AGATI- So' venuto pe' sape' se la signora si annoia troppo 'nte l'attesa!

LUCIA- No, grazie!... Scolta:  poco fa è entrato un uomo…

AGATI- (incredulo e preoccupato) E' buccato ‘n omo?... (guardandosi intorno) E da 'ndo’ è buccato?...

LUCIA- (indicando lo studio) Da lì!... Dimmi: di dove è? Non ho capito una parola di quello che ha detto: a, e, i, o, u!...

AGATI- (sorride) E'el signor CamiIIo!

LUCIA- Di che nazione è?

AGATI- E' de qua! E' el nipote del padrò! Nun ete capito, perché c'ha ‘n difetto: quanno parla  dice solo le vocali. Nun je riesce a di' le consonanti. Je manca el palato! (mima, toccando la parte alta ed interna della bocca)

LUCIA- Me pareva che c’era qualcosa…

AGATI- Me c’è voluto 'n bel po' prima de riusci’ a capi' calche parola!

LUCIA- E, io che credevo… (ride)

AGATI- Al ziso je fa da segretario! Sennò sa cul difetto che se rtrova, me diga lei chi j avria dato lavoro?... Me fa pure pena!... Pensa' ch'è tanto educato…serio… Nun l'ho mai visto in cumpagnia de ‘na donna!

LUCIA- Ce credo sa cul difetto! Cusa se pole pretende' da uno che dà solo le “vocali”?

AGATI- Però c'è da di' che quanno scrive dà pure Ie cunsunanti! (come se avesse sentito un rumore) Ecco la padrona!... (si affaccia alla comune e poi tornando) Scì: è lia!

             Scena 4^:Detti-Raimonda.

RAIMO- (entra) Luciana cara!... (abbraccio- toglie mantellina e cappello, che dà ad Agatì) T'ho fatto 'spettà, è vé?!... Agatì va de là che se me serve quaIcò te chiamo!

AGATI- Si, signora! (a Luciana) Con permesso!... (via in cucina)

RAIMO- C'è un motivo se t’ho fatto venì qua… e molto grave, po'! (va a posare la borsa sul tavolo e poi) Vittorio me tradisce!

LUCIA- Vittò te tradisce?

RAIMO- Scì!... Me tradisce.

LUCIA- Te tradisce?

RAIMoO Scì, oh! Me tra-di-sce! (accompagna ciò con la seguente mimica: al "me": poggia l’indice della mano sx sul petto; al "tra”: alza iI braccio dx semipiegato e la mano a “pugno”; al "di": tira fuori dal pugno il dito indice eal “sce" : tira fuori il mignolo, a mo’ di “corna”)

LUCIA- Ma sei sicura? L'hai visto cu' j occhi tua?

RAIMO- Sicura nò, ma vedrai che quanto prima ce lu 'cchiappo!

LUCIA- Quindi nun c'hai le prove.

RAIMO- Ce l’avrò Ie prove!

LUCIA- Cume farai?

RAIMO- Nun lu so!...Me juterai tu a truvalle.

LUCIA- Io?... Ma io Raimonda…

RAIMO- Nun me di' de nò! Tu sei l'unica amica che me pole jutà!

LUCIA- Ma po’ chi te dice che Vittorio è colpevole, che te tradisce?

RAIMO- Scolta, cusa penseristi se tu marito, cuscì, tutto d'en botto, dopo esse' stato un marito “asfissiante” (mimica con mano) più gné! Cu’ diristi?...

LUCIA- Diria: aahhh!!!... Finalmente ‘n pò de calma!

RAIMO- Guarda che pure io dapprima me lu so' ditto. Le effusioni che me faceva le truvavo asfissianti… Sempre <eterna primavera>! Nun solo era ossessionante, ma eva cumenciato a esse' pure monotono, ‘na pappa: sempre quello e solo quello! Tant'è che me stacevo a cerca' qualcò de diverso, che rendesse la vita meno noiosa. lnsomma ‘na nova amicizia!

LUCIA- Un amicoooo?!... (incredula e meravigliata)

RAIMO- Scì! Evo scelto el migliore amico de mi marito: Romano Turnello.

LUCIA- Allora tu e Romano Tornello…(mimica)

RAIMO- Nun cure, cocca! Gnente! Ancora, gnente…. ma erimi Iì-Iì!… Però, adé, visto che mi marito c'ha  n'amante: Turnello nun me 'nteressa più.

LUCIA- Vedo che sei innamoratissima di tuo marito.

RAIMO- Chi, io?... Capirai!...

LUCIA- Allora perché te la pij tanto?

RAIMO- Perché è el fatto in se stesso. Me scoccia! Se ero io: e va bé! Ma che me tradisce lu' passa ogni limite!

LUCIA- Certo che ragioni 'nte un modo egoistico!

RAIMO- Perché segondo te io avria ragionato male?!

LUCIA- Quello che m'hai raccuntato nun prova gné!

RAIMO- Cume gnente? Quanno pe' anni el marito è stato impetuoso cume el Musciò, quann'è in pianara e po' tutto d'en botto: (mimica) ppfffff...più gnente!

LUCIA- Questo nun vole di' che el fiume abbia abbandonato el “letto” sua!

RAIMO- Ah, nò?! ( dalla borsa  tira fuori…) De chi so' ste bretelle?

LUCIA- Penso che saranne de Vittorio.

RAIMO- Co’? Provi a difendéllo, adé!

LUCIA- Allora, saranne de ‘n antra persona!?

RAIMO- Nò! No, perché l'ha ricevuti a casa pe' posta!

LUCIA- E tu apri Ia posta de tu marito?

RAIMO- Sennò cume fago a sape' quello che ce sta drento?... Chissà 'ndo se l'era scurdate!?... (aspetta la risposta dell'amica per replicare)

LUCIA- Chissà 'ndo'?...

RAIMO- Te lu digo io: all'Albergo del “Gatto Innamorato”!

LUCIA- E, cus'è?

RAIMO- (con fare da saputa) Penso che sarà (mimica allusiva) ‘na “Pensiò de famija”!...

LUCIA- E bravo el “Gatto innamorato”!

RAIMO- Adé capisci che nun me sbajo?! La pulcia 'nte la 'recchia ce l'ho 'vuta quann’ho visto el Musciò che 'ndava in “secca”!

LUCIA- Ce credo, Raimonda mia!

RAIMO- Se po' vedessi cul'albergo!... Pare 'na pastarella: tutto crema e panna!

LUCIA- Perché ce sai stata?

RAIMO- Scì! Me vulevo rende conto e cuscì so' 'ndata a parlà cu’ l'albergatore.

LUCIA-  El padrò t'ha confermato i dubbi che c'evi?

RAIMO- Capirai, cul sprevengulu nun s'è lassato sfugge 'na parola!

LUCIA- Essa, è el mestiere sua!                                         

RAIMO- Comunque, adé duemi ffa' cume fanne j omini quanno se difendene da le donne: ce duemi collazionare… coalazi…   

LUCIA- Ho capito: duemi esse' unite!... Però, a pensacce bé, nun je pudristi chiede a Vittorio el perché e fai prima?

RAIMo- Perchè, tu, pensi che lu' me diria la verità?

LUCIA- 'Spetta!...Forse c'è un modo pe' sape' la verità… L'ho visto ntel film: “Immensa gelosia”! Se pija 'n fojo da lettera, profumato, e si scrive al propio marito. 'Na bella lettera ardente de pasciò!… Cume se l’avesse scritta n'antra donna. Je se da un appuntamento…

RAIMO- Un appuntamento?...

LUCIA- Se tu marito se presenta all'appuntamento, vole dì che te “tradisce”!

RAIMO- Sai che me piace st'idea?... (andando al secrètaire) Scì, scrlvemo a Vittorio!... Se rcunosce la scrittura mia?

LUCIA- J hai scritto altre volte?

RAIMO- Essà!... E' mejo che je scrivi tu. (prende Lucia per un braccio e Ia vuoIe far sedere)

LUCIA- (cerca di staccarsi) Ma nò…daje! E' ‘na cosa troppo delicata!

RAIMO- Insomma, sai o nò la mejo amica mia?

LUCIA- Te mevoj manda' a l'inferno!

RAIMO- Vedrai che nun sarai daperté: ce trovi a Vittò!

LUC!A- (sedendo) Guarda che idea che me so' fatta venì?!... Dammi el fojo!

RAIMO- Quessu cus'è?

LUCIA- Questa è  la carta intestata dell'Assicurazione! Ce vole un tipo de carta anonima, più suggestiva!

RAIMO- C'hai ragiò! (cerca nel cassetto) Ecco! Questa non è intestata, ma nun me pare tanto suggestiva!

LUCIA- Dà qua che va bé!… Sa 'n pogo de profumo ce la famo deventà!

RAIMO- (correndo a prendere) EI profumo ce l'ho qua nte la borsa! Je lu vulevo rpurtà indietro perché nun me piace. Profuma de Peonia… Penso che  pe' ‘na letterà pole 'ndà be’!

            Scena 5^:-Detti e Camillo

CAMILL- (entra e dalla soglia) Chiedo scusa!

RAIMO- Che c 'è, CamiIlo?

CAMIL- Cercavo a zìo pe' daje la posta! (fa vedere)

RAIMO- Nun tarderà tanto a venì! (va vicino) Dammela, je la dago io.

CAMIL- Po' vulevo dei chiarimenti in merito al contratto che sto a preparà !

RAlMO- Te cunvié 'spettallo prima de buttà giò el contratto. Ce lu sai cum’è  fatto, nò ? .

CAMIL- Sì, sarà mejo!

LUCIA- (per tutto il tempo è stata a guardare con meraviglia ora l'uno ora l'altra).

RAIMO- (a Lucia, presenta) Questo è il nipote di Vittorio… La signora De Histangua: moglie del segretario dell’Ambasciata spagnola.

LUCIA- Ci siamo visti prima.

RAIMO- (a Lucia) L'hai già visto? 

LUCIA- Sono felicissima e mi scuso se poco fa non sono riuscita a capirla bene. Sa, sono un po' dura di orecchie!

CAMlLL- Troppo buona! Non mi si capisce tanto per via di un difetto di pronuncia!

LUCIA- (che continua a non capire) Oh, sì…sì! (a Raimon) Cu' ha dit-to?

RAlMO - T'ha ditto che c'ha un piccolo difetto de pronuncia.

LUCIA- Ma nò!... Dice davvero?... Me ne accorgo solo adesso ché me l'avete detto!

CAMIL- Troppo buona! Troppo buona! Signora?!... (inchino e rientra)

LUCIA- Dunque, vedemo cume pudemo 'mpustà el discorso! Pe' prima cosa el posto dove la "sconosciuta” ha avuto el colpo de fulmine, quanno ha visto a tu marito!

RAIMO- Che posto pudria esse'?

LUCIA- 'Nte sti giorni ce sete stati a teatro?

RAIMO- Scì! Mercoledì scorso: semo stati alle Muse…C'era pure Romano!

LUCIA- Chi Tornello?

RAIMO- Scì! Quello che stava pe' deventa’ l'amico mia.

LUCIA- Scolta: "Signore, I’ho visto l'altra sera alle Muse”.

RAIMO- Me pare n po' freddo cume discorso!

LUCIA- Cume, freddo!?

RAIMO- Me pare ‘n verbale de ‘n carabiniere! Io scriveria: “Sono quella che l’altra sera a Teatro non sono riuscita a staccare gli occhi da lei”!

LUCIA- Ennà! Ma ce lu sai che sei purtata pe' scrive ste cose?

RAIMO- Me vienene, cuscì… spuntanee!

LUCIA- (scrive) "lo sono quella che l'altra sera a teatro non ha mai staccato gli occhi da lei… e sarei pronta a fare una pazzia!

RAIMO- Bona, bona! Nun esageramo! Pazzia!?...

LUCIA- Nun è mai troppo!... "Lei si trovava in un Palco con sua moglie ed un signore…"

RAIM- Romano Turnello!                                                                        

LUCIA- Va bé, ma nun ce lu pudemo scrive!... "Delle persone, vicine, per caso hanno fatto il suo nome e così ho potuto sapere chi è."  Cu te ne pare?

RAIMO- Scì… pole 'nda'!

LUCIA- "Da queIla sera io non sogno che lei!"

RAIMO- Nun te pare che stai a esagera'?

LUCIA- Te digo de nò! Lassame fa'!... "Sono pronta a fare una pazzia; la vuole fare con me?... L’aspetto, oggi alle cinque, alI'Albergo del "Gatto Innamorato”.     

RAIMO- Propio 'nte Iu stessu aIbergo je damo appuntamento? Se s'insospettisce?

LUCIA- No, anzi! Se sentirà più a suo agio.. "Chieda della camera prenotata a nome del signor Ciandebise. Sono stata io a prenotarla a suo nome…"

RAIMO- "…venga. Non mi deluda! Sono una donna che la ama!"

LUCIA- L'ho ditto che ce sai ffa'! Che finale che hai fatto!

RAlMO- Adé mettemo ‘n po' de profumo 'ntel fojo… (lo macchia) Oh!

LUCIA- Maledizione!...

RAIMO- Adé duvemo scrive tutto daccapo!

LUCIA- 'Spetta che m'è venuta ‘n'idea… (torna a scrivere) Post scriptum: "Scrivendole non ho potuto trattenere le lacrime… Faccia che siano lacrime di gioia e non di disperazione." Ecco fatto!

RAlMO- Scì, ma pare che c'ha pianto ‘n reggimento de suldati!

LUCIA- Vedrai che farà effetto! (prende la busta) Dammi l'indirizzo.

RAIMO- Viale delle Rose, 90.

LUCIA-…Viale delle Rose, 90. -PERSONALE-… Adé ce vole qualcuno che la porta!

RAIMO- lo nun posso, perché se pudria ffa’ descrive chi l’ha purtata. Sarà mejo che ce vai tu!

LUCIA- Ma io…

RAIMO- Tu sei la mejo amica mia!

LUCIA- Scì, però me sa che te ‘n’apprufitti!

C A M P A N E L L O

RAIMO- Sarà Vittorio? Mejo che vai via… Scappa da la cucina… Va!

LUCIA- (uscendo) Ce vedemo fra pogo!...

                SCENA 6^: Detti-Vittò-Turnello-Agatì-Camillo-.

VITTO- (entra seguito da Agatì) El duttore t’ha ditto che rturnava’

AGATI- Cuscì m'ha ditto!

VITTO- (a Romano ch'è entrato dopo di Agati) Mettete a sede! Scusa, prima c'ho da firma' alcune carte!

TURNE- (dà la paglietta ad Agatino)

AGATI- (mette all’attaccapanni ed esce)

RAIMO- (che non era stata notata) Guarda che Camillo te ‘spetta!

VITTO- Ah, sei qua?

TURNE- Buongiorno, Raimonda.

RAIMO- Buongiorno!

VITTO- Romano è qui, perché m'hà purtato 'n elenco con dei probabili clienti!

TURNE- Sì, ce semo 'ncontrati de sotta, al purtone! Ecco l'elenco dei…

VITTO- Dopo, dopo!...! (fa spesso il gesto di tirare su i pantaloni)

RAIMO- Dimme 'n po', Vittò, perché te tiri sempre su i calzò? Cus'è i straccali te danne fastidio?

VITTO- Scì… me danne fastidio!

RAIMO- So' quelle che t'ho cumprato io?

VITTO- Eh già! So' quelle!

RAIMO- Cum'è che prima te 'ndavane bé?

VITTO- Forse le devo scurcia' 'mpughetto!

RAIMO- (accostandosi) Vié qua! Dammele, che te le scorcio io.

VITTO- (si ritrae) No,no…ce penso io! (a Romano) Scusame, torno subito (via, in studio)

TURNE- Va…va pure! (dopo a Raimo) Raimonda, ce lu sai che stanotte t'ho nsugnata?

RAIMO- Eh nò, caro mia! ‘Gnà che da adé in avante te cuminci a 'nsugna' a qualche altra!

TURNE- Ma come? Tra no’ do’ stava pe' nasce…

RAIMO- Aborto! Nun se ne fa più gne’!... Nun posso tradì a mi marito 'ntel mentre che me tradisce tu!

TURNE- Cosa?

RAIMO- (continua) Certe cose vanne bé quanno una non c'ha altro pe' la testa!

TURNE- Ma, Raimondina, m'evi fatto sperare…

RAIMO- Scì, ma prima nun c'erane i stracali! Adé ce so' lora. (esce a dx-alto)

TURNE- I stracali? (seguendola fin sulla soglia…) Ma che stracali?... Questa è grossa!... (ritornando al centro scena) Nun ce sto a capì più gnente! 

CAMlL- (entra) Signor Turnello, la vuole zio!

TURNE- Cosa?

CAMlL- La vuole zio!

TURNE- Ma cume parli? Parla pianì, pianì…cus'è 'ssa prescia?!

CAMIL- (scrive su un foglietto: “Mio zio Ia vuole!”  poi, dà iI fogIio)

TURNE- E nun me lu pudevi dì prima! (via in studio)

               SCENA 7^: CamiIlo-Agatì-Finaccia-Vittò.

 

CAMlL- E' propio maleducato! lo me disturbo a chiamallo e lui s’encaula!

AGATI- (fa entrare il dottore) 'Cumudatevi dottore!

FINAC- (entra) Grazie!

AGATI- Intanto ve lu vago a chiamà! (via studio e da lì a poco: esce in cucina)

FINAC- Ciao, Camillo!

CAMlL- Buongiorno, dottore!

FINAC- Che hai, mi pari arrabbiato!

CAMlL- Niente, ce l’evo cu' uno!...

FINAC- Lascialo perdere! Dimmi piuttosto: come vanno le tue tresche?

CAMlL- Per carità,non si faccia sentire! (cenno di silenzio)

FINAC- Ah, già! Dimenticavo che qui passi per un ragazzo serio ed irrepren­sibile; invece sei 'n diavulaccio da gné!... Birbantello!

CAMIL- E sù!...

FINAC- L'hai messo in atto iI consiglio che t'ho dato?... Riguardo all’Albergo del Gatto Innamorato?

CAMlL- (c. s.) Zitto!Zitto!

FINAC- Ma de co’ c'hai paura che ce semo solo no'?... Allora?

CAMIL - Si!

FINAC- Che te ne pare?

CAMlL- (occhi al cielo, estatico)

FINAC- Che t'avevo detto? In Ancona nun ce n'è ‘n antro uguale!... Beh! Adé, per favore va a chiamare tuo zio.

CAMlL- Sì, è mejo! (va)

FINAC- 'Spetta!... Dimenticavo…(cerca nella borsa) T'ho portato l'apparecchio!

CAMlL- (tornando) Quale apparecchio?

FINAC- (tirandolo fuori: è un palato finto in resina) Quello che t'evo prumesso e che te permetterà de parlà cume tutti.

CAMlL- (felice) Oh, finalmente!

FINAC- E’un finto palato…quello che manca a te…Guarda! (Io mostra) Un palato di resina!

CAMlL- Oh, adé posso parlà! (lo prende e vuole metterlo)

FINAC- Nò! Non così! Prima bisogna tenerlo a bagno in un po' d’acqua con acido borico… Chissà per quanti mani è passato!

CAMlL- Scì, è mejo! Vago a metterlo nell'acqua! (va cucina)

VITTO- (chiama da dentro) Camillo!

FINAC- Camillo, tu zì te sta a chiamà!

CAMlL- (sulla soglia) Diteje che torno subito! (via)

VITTO- (entrando) Camillo?...

FINAC- Torna subito, aveva ‘na piccola faccenda da sbriga’!

VITTO- Duttò, so' cuntento che sete qua. C'hoho da parlavve!

FINAC- Che c'hai da dimme?... A proposito,  Histangua è a posto: <Sano e forte>!

VITTO- Va bé, va bé!... Je vulevo parlà de ‘na cosa personale... ‘Na cosa ‘n pò delicata!... Duttò, me capita ‘na cosa strana!

FINAC- Che cosa?

VITTO- Donca! Lei Iu sa che so' spusato, no?

FINAC- Miga me lu so' scurdato!

VITTO- E sapete che so' pure ‘n pò Iibertino e farfalIone?

FINAC- Beh, questo nun posso saperlo.

VITTO- Credeteme suIla paroIa! A parte questo, cu' mi moje me so' comportato sempre bene… Daccordo?

FINAC- Ah!?...

VITTO- Perché dice “Ah”? Deve dì "Sì”.

FINAC- Ma scusa Vittòrio, cu' ne posso sape'?

VITTO- Je lu garantiscio io!

FINAC- Va bene,ma non vedo il nesso. 'Ndo' voj 'riva'!?

VITTO- E miga è facile!... Je posso raccunta' un fatto che pole spiegà tutto!... Un bel giorno… ciuè ‘na notte, de circa un mese fa, io ero molto affettuoso con Raimonda, e, come sempre mi ero espresso talmente bene che lia aveva accettato volentieri quello che je proponevo. Tutto d'en botto, nun so pe' quale ragione: m'ha preso uno sturbo…’Na specie di stordimento… Cume posso dì?… Di assopimento fisico e aIlora…

FINAC- E allora?...

VITTO- …Allora…

FINAC- Beh? Allora?

VITTO- Sete duttore o nò?... Cercate de capimme: so’ rturnato fijolo!

FINAC- Davé? All’età tua?... Poro Vittorio!...

VITTO- Eh! Poro Vittorio!... Me sento ‘n omo fenito!... Me ce so’ fissato e manco ce provo più!... Un fijolo!…Un munelletto!

FINAC- Sù! Di casi cume questi ce ne so’ tanti. E’ 'na suggestione che sta solo a te superarla!

VITTO- Forse c’ete ragiò!

FINAC- (portandosi alle spalle di Vittò. I due staranno a sx della scena) Oltre al fatto psicologico, tu devi fa’ ginnastica, sport…movimento...(continuando a parlare lo prende per le spalle e mettendogli un ginocchio al centro schiena lo fa arcuare) Stai troppo chiuso in ufficio… sempre a sede... 'ncurvato sulle carte... (riponendosi al fianco di Vittò) Tendi  a 'ngubitte!... T'evo ordinato le bretelle ortopediche!… Nun credo che non l'hai messe?

VITTO- Cume no? Ecchele! (le mostra) Si figuri che pe' ffa' in modo da mette' solo queste, tutte quelle che c'evo l'ho regalate a mi nipote Camillo.  Anche se queste nun è che me piacene!

FINAC- Tanto li vedi solo tu!

VITTO- Mi moje pogo fa li stava pe' scoprì!

FINAC- Daje, tojete la giacca che te visito.

VITTO- (Comincia a togliere la giacca ...)

               SCENA 8^:-Detti - Raimonda- Lucia- Turnello.-

LUCIA- (entra, dalla cucina, parlando verso l'interno…) Mi raccomando, avverti Ia signora!

VITTO- (si compone)

LUCIA- Oh, Vittorio?!... Come stai?

VITTO- Bene, grazie! E tu?

LUCIA- Anch'io. So' venuta a truva' Raimonda! A di' la verità ce semo già viste, ma me so' dovuta assentà pe' ‘na commissione!

VITTO- Luciana, ti presento…

FINAC- Non c'è bisogno,Vittorio, ci siamo già visti prima.

VITTO- Cum'era nervosa?

FINAC- Chi la signora?                                          

VITTO- Nò, mi moje! Lo chiedevo a Luciana, non a lei!

LUCIA- Non m'è sembrato!...

VITTO- Meno male.

RAIMO- (entrando) Oh, eccovi!

LUCIA- (si è avvicinata a Raimonda) Raimonda…

RAIMO- (a mezza voce) Hai fatto?

LUCIA- Penso che già duvria esse' ‘rivato qua!

RAIMO- Bene!

AGATI- (entra dalla Comune) Permesso?... Scusate!… Direttò, un fattorino ha purtato questa pe' Iei! (porge, su un vassoietto, la busta)

VITTO-  (prende) Per me?

AGATI- Sì, signore! Con permesso… (va alla Comune)

VITTO- (allontanandosi) Scusatemi!... (Iegge e alla fine esclama) Guarda te!

RAIMO- Che c'è?

VITTO- Eh?... Gnente!…Gnente d'importante!... E' 'n'affare dell'Assicurazlone.

RAIMO- Luciana, 'ndamo de là che c'ho da parlatte! (escono in salone)

VITTO- Ma è incredibile!... Certo che le donne so' un mistero!...

FINAC- Adé che t'è successo?

TURNE- (entra e rimanendo sulla soglia) Vittò, m'hai Iassato de là' cume ‘n tutolo!?

VITTO- Vie' qua, che ‘rivi a proposito!

TURNE- (andando a mettere le sue carte sul tavolo) Buongiorno dottore!

FINAC- Buongiorno!

VITTO- Ragazzi tenetevi forte!...Ho provocato ‘na passione fulminea!... (legge) "Io sono quella che l’altra sera a teatro non ha staccato gli occhi da lei…” (guarda i due pavoneggiandosi) "Era in un palco con sua moglie ed un signore!"

TURNE- Quello ero io!

VITTO- … "Delle persone vicine, per caso, hanno fatto il suo nome e così ho potuto sapere chi è! Da quella sera io non sogno che lei…"  Nun sogna che a me, hai capito Romano?

TURNE- (prende il foglio) Famme vede?... Scì, c’è scritto proprio cuscì!

FINAC-(prende il foglio)…E' propio vero!... (lo ridà a Vittorio)

VITTO- …"Sono pronta a fare una pazzia. La vuole fare con me?" …E scì! Casca bé, puretta!... “L'aspetto oggi alle cinque all'albergo del <Gatto Innamorato>. Chieda della camera prenotata a nome del signor Ciandebise. Sono stata io a prenotarla a suo nome. Venga non mi deluda, sono una donna che la ama!"

FINAC- All'Albergo del Gatto innamorato!... La signora sì che se ne intende!

VITTO- Perché dice questo?

FINAC- Perché è il posto ideale. Un sogno!... E' il mio campo di battaglia!... Lo conosci?

VITTO- No!

FINAC- E lei Turnello?

TURNE- L'ho solo 'nteso…

VITTO- (riguardando il foglio…) Gente, ha pianto pure!...

I DUE- Ha pianto?

VITTO- (legge) “Post scriptum: perché scrivendole non posso trattenere le lacrime? Oh, fate che siano lacrime di gioia e non di disperazione!” Difatti, guardate: 'ntel mentre che scriveva c'ha pianto sopra. E’ tutta slagrimata!

TURNE- (prende il foglio) Quessa è speciale, nun c'ha le lacrime salate, ma profumate!

FINAC- Macché salate e profumate?!... Sono lacrime intrise di mistero!

VITTO- (a Tornello) Nun te sai necorto, se per caso, qualche donna ce faceva l'ucchiali'?

TURNE- No!... Ciué: scì! Ma credevo che l'avesse fatto a me e allora nun t'ho ditto gnente!     

VITTO- (accondiscendendo) Ma guarda che ciambotto che so'!... Ma è tutto cuscì chiaro!...

TURNE- Adé che te pija?

VITTO- A quessa nun l'ho culpita io, ma tu!

FINAC- Lu'?

TURNE- lo?

VITTO- Essà! T'ha sgambiato pe' me! Guardava a te e 'ntel mentre qualcuno faceva el nome mia!

TURNE- Dighi ch'è cuscì?

VITTO- Guardame bé: te paro uno che scatena ste passioni? Tu: sì! Tu nun pensi che a quello! (a Finaccia) Lu pensa solo che a quello! (a Tornello) BelIo cume sai, alle donne la testa je la fai girà scì!

TURNE- (pavoneggiando) Ma cusa stai a di'?...

VITTO- (a Finaccia) E' brutto?

FINAC- No! Brutto no… ma…

VITTO- (interrompendolo) Hai 'nteso? Lu dice pure eI duttore!

TURNE- Scì!... Le bellezze uno nun se le pole nasconde… Devo cunfessa' che c'ho un certo charme… Un certo “nun-so-ché”!...

VITTO- Daje, dijelo! Racconta al duttore che delle donne se so' suicidate pe' te!...

TURNE- Delle donne!... Una! Però s'è ripresa subito.

VITTO- Bene! Allora, sta lettera è indirizzata a me, ma è tua! Quindi ce 'ndarai tu.

TURNE-  lo? Vacci tu.

VITTO- No! Nun ce saria poduto 'ndà manco se fusse stata mia! C'ho 'na cena cul Direttore della Banca d'Ancona. (si allontana)

TURNE- E va bene! Ce 'ndarò! (al dottore) Anche perché pogo fa ho 'nterotto ‘na relazione!...

VITTO- Cu' chi ce l'evi?

TURNE- (distratto) Ma cu'… (si avvede) Nun te lu posso dì!... Dammi sta lettera.

VITTO- Nò! La lettera me la tieno io pe' ricordo. Tu c'hai la donna che l'ha scritta. (al dottore) Duttò 'ndamo de là, cuscì me visita!

FINAC- Si, 'ndamo!...

TURNE- Me devi firma' i cuntratti!

VITTO- Ce mettemo solo do’ minuti. (via col dottore, nella camera in basso)

TURNE- Do’ minuti…do’ minuti! Propio adé se duveva ffa' visità!... (pensa) Chi sarà chist’altra che s’è 'namurata de me?

RAIMO- (entra seguita da Luciana-  guarda in giro...) Mi marito?

TURNE- E’ de là cul dottore. Te Iu chiamo?

RAIMO- No, non lu disturba'!... Senti, famme el favore de dije che so' uscita sa l'amica mia e che probabilmente cenerò fora e  farò tardi.

TURNE- Penso che farà tardi pure lu', perché c'ha ‘nacena cuI Direttore de la Banca d’Ancona.

RAIMO- Tha ditto ‘na bugia. Ho letto l’invito. La cena ce l'ha duma' sera. 

TURNE- Je lu vago a dì!... (si avvia)

RAIMO- Fermo! Lassa sta'! E' solo 'nascusa pe' pude' nda' 'ndo’je pare!

TURNE- Ma nun è ‘nascusa , te pare che me diceva ‘nabugia?

RAIMO- A te nun te la pole di' e a me scì, è vé? Cus'è sai daccordo cu' lu'? Sei complice del tradimento?

TURNE- Che complice? Che tradimento?... Vittò, ti è fedele.

RAIMO- Lu è fedele e tu sai ruffiano! (esce, in salone seguita da Luciana)

           SCENA 9^.- : Tornello-Camillo-Histangua-Vittò-Finaccia.-

CAMIL- (entra dalla cucina con bicchiere in mano e la bustina) Signor Turnello, siete ancora arrabbiato?

TURNE- Ma vamme ‘pò via! (va nello studio)

CAMIL- (c'è rimasto male) Che bestia!...(mette la polvere nel bicchiere) Ecco fatto! (prende il palato con due dita e lo bagna) Bagnati, bagnati, palato mio!    

AGATI- (entra e annuncia) EI signore Seeeee-stagna!

HISTA- (sulla soglia) Histangua! Histangua!...

AGATI- Appunto!... Quessu è Iu'! (via)

CAMIL- Mio zio sarà quì a momenti… Anzi: eccolo!

VITTO- (entra seguito dal dottore) Va bene, farò come mi ha detto!

HISTA- (avanzando al centro scena) Oh, segnor!... Caro amigo…!

VITTO- Buongiorno! Come state?

HISTA- Oh, muy bien! Anche el dottor es a chì? Va bueno?

FINAC- Bene, grazie! A lei neanche lo chiedo, con la salute di ferro che ha. Debbo andare, s’è fatto tardi!

TUTTI- (saluti a soggetto)

FINAC- (si ferma) Oh, per chi ci va: buon “Gatto Innamorato”! (esce)

CAMIL- Che stupido! Lu duveva di' per forza ! (esce in studio)

HISTA- Por favor yò domando se my mujera es a chì?

VITTO- Mi sembra che è di là con mia mogIie! La debbo chiamare?

HISTA- No es premura, yò la vedo tra un momiento!... Una cossa volio espiegata, segnor Ciande-pisce!

VITTO- Ciandebise.

HISTAN- Ciande-pisce!... Yò, esta mattina sono andato in uffizio de vuestro dottor.

VITTO- Sì, me l'ha detto.

HISTA- Bien! Perchè lui me ha fatto “orinar”?

VITTO- Cosa?

HISTA- Lui fatto fare a me “Pippi”?

VITTO- Doveva farlo.

HISTA- Ma perché esto? Perché yò fare pippi?

VITTO- Per poter stabiIire se le condizioni di salute sue, permettono di assicurarIa!

HISTA- Che riguarda esto? No me seguro yò, ma my mujera.

VITTO- Lei non me l'aveva specificato.

HISTA- Yòho detto: “yò volio fare una segurazione e usted no my detto por chì!

VITTO- Beh, è stato un piccolo equivoco facilmente rimediabile! Basta che sua moglie va nell'ufficio della Compagnia…

HISTA- (interrompe) Cossa?... Le fa fare como a yò?

VITTO- Béh…certamente!

HISTA- (freddo) Yò, no volio!

VITTO- Ma…

HISTA- Yò,no volio! Ho fatto yò la pippi por lei!

VITTO- No-no, non è possibiIe!

HISTA- No es possible? Bueno! Alor no se segura.

VITTO- Ho capito è geloso.

HISTA- No es golossia! Yò trovo esto abbassamiento de dignidad! Yò non es golosso!

VITTO- Del resto lei è sicuro della fedeltà della sua signora!...

HISTA- No entra nada esto! Ella sa che yò es terrible! Ella manco pensa.

VITTO- Ma figuriamoci se sua moglie…

HISTA- (tira fuori dalla tasca una pistola e la punta verso Vitto) Mirate esto <Ciccillo>?...

VITTO- (paura) Ah,questo è <CicciIlo>? Bel nome je avete dato: Ciccillo.! Si dice: "gingiIlo"… Ma nun famo scherzi, per favore!

HISTA- No es pericolo: es en segura! Se yò etrobo ella con un otro omo, con un otro segnor: ha seguro una balla nella schiena!

VITTO- Puretto!...

HISTA- No lui, ma ella!

VITTO- Perché lei suppone che…

HISTA- (adirato) Yò suppongo?...Yò suppongo?...

VITTO- Cusa ne so?... Dicevo  cuscì… Sa…

HISTA- Yò, la primera noche de nozze le ho fatto avvertimiento!

VITTO- J’ete fatto ‘na bella dichiarazziò d'amore!

HISTA- Muy bella!       ,

TURNE- (entra ed esce subito dopo la battuta) Allora? Vieni o nò?

HISTA- Chi es st'hombre?

VITTO- II signor Turnello, un produttore dell'Assicurazione.

HISTA- Bien!

VITTO- E' un bravo ragazzo!... Glielo presento…(si gira per presentare) Il signor Tornello…Toh, non c'è più! E’ rientrato!... E’ tanto bravo, ma ha un solo difetto: civetta come una donna. Capito? Civetta! Insomma pensa soloalle donne. Difatti non vede l'ora di finire un lavoro perché ha un appuntamento con una donna…

HISTA- (fa spallucce)

VITTO- …Che forse aspetta me, perché è a me che ha scritto una lettera d'amore ardente, piena di fuoco!

HISTA- Caramba! Chi es esta muchacha?

VITTO- Non lo so, perché non ha firmato Ia lettera! (tira fuori)

HISTA- Se no firma… (ride) alor es un amore siegreto! Alor es una lettera anonima!

VITTO- Deve essere ‘na donna di un elevato ceto sociale! Una donna sposata.

HISTA- Da cossa Io arguziate?

VITTO- Lo arguzio dallo stile!... Ecco! (dà la lettera) Se vuole farsene

             un' idea…

HISTA- (ridendo) Alor in esta fazenda es un cornuto?!

VITTO- Penso de scì!... Vedo che la cosa la diverte!

HISTA- Sì! Yò me divierto mucho!... Ah,ah,ah, como me gusta!

VITTO- Nun ce lu facevo cuscì cinico!...

HISTA- (che ha notato la scrittura: grida) Ahhhh!!!!

VITTO- Che c'è?

HISTA- (furioso, misura in lungo iI palco a grandi passi) Caramba! Hijia de la perra que te parro !.... 

VITTO- (lo segue…a soggetto… lazzi) Oh! Fermateve ‘n po', soffro d’asma!... Me vulete dì ch’è successo?

HISTA- La scrittura de my mujera, de mi spossa!

VITTO- De tu spossa?…Te possa!… ! Possibile?

HISTA- (lo prende per la giacca e lo schiaccia al tavolo) Husted es miserable! Canaglio!

VITTO- Uhé, nun cumenciamo a offende'!

HISTA- (prende la pistola) EI my buldogg?...

VITTO- Pure el ca’ ve sete purtato?

HISTA- Dove es my buldogg?

VITTO- L'avrete lassato a casa el cane.

HISTA- (riesce a tirare fuori la pistola) Ecco my cicciIlo! My buldogg!

VITTO- Metti via a cicciIlo!...

HISTA- Ah, la segnora te la scrive!

VITTO- Scì, ma non è sua moglie che me la scrive… De sciguro sarà un'altra donna! Le donne c'hanne tutte la stessa scrittura!

HISTA- Yò la conosso!

VITTO- Ma io cusa c'entro? Che po’, all'appuntamento non ci vado io: ce va Turnello!

HISTA- Chi? Turtello? L'hombre che era a chì? Bueno! Yò lo materò! (si avvia allo studio)

VITTO- (fermandolo e parandosi davanti…) Ma ancora non è successo niente! Sa cosa faccio? Vado di là e lo fermo! Lo avverto! (allontana Histangua e si avvia)

HISTA- (lo tira indietro e gli si para davanti) Nò! Yò no volio. Ve Io proibisso! Yò volio lassar consumar la cossa. Primera la prueva e poi yò matare! Pummm!!!

VITTO- Ma signor de Histangua…

HISTA- No ablà!... (ascolta) Siento la voce de mi mujera… Via! (sospinge Vittò, fino a farlo entrare nella porta di dx in basso) Usted entra a chl!

VITTO- Visto che ce damo del tu, che semo diventati amici…

HISTA- Yò te sono amigo, ma te mato come un cane!

V lTTO- Ma…

HISTA- Vamonos o te fazio “Bum”!

VITTO- No, sta bono!...(entra)

LUCIA- (entra seguita da Raimonda) Oh, Carlos, tu es a quì?

HISTA- (rimette la pistola) Sì! Yò es a chì!

RAIMO- Buongiorno, signor Histangua!

HISTA- Buenas dias signora! Husted va bien?... EI marido?

RAIMO- Bene, grazie!

HISTA- E i nigni? I bambini?... 

RAIMO- Veramente non c’emo figli!

HISTA- Peccato!... Sarà por un'otra volta!

RAIMO- Eh nò!... Semo lì-lì pe' falli

LUCIA- Ma che hai?... Ti vedo… (mimica)

HISTA- Yò no tiengo nada!

LUCIA- Boh!... Esco con Raimonda… Hai bisogno di me?

HISTA- Nò! Va con amiga!

RAIMO- Arrivederla! (esce)

LUCIA- (lo guarda e poi) Ma che tienes querido mio? Porchè me pones una cara asì?

HISTA- (sempre teso) Te aseguro che no tiengo nada!

LUCIA- Madonna de Pilar che caracteres terible che tienes! (esce)

HISTA- (dopo) Sin verguenza!... Oh!... Sin verguenza, la garça! La garça! La garça!

VITTO- (da colpi alla porta)

HISTA- Stop! Stop! Se no sparo!

TURNE- Scusi, il signor Ciandebise è andato via?

HISTA- Ecco l'otro a chì!... EI Turtello! (falso sorriso a denti stretti) Nò, segnor, nò! Non es achì.

TURNE- Se per caso Io  vede gli può dire che ho lasciato tutti i contratti sulla scrivania? Deve solo firmarli e prendere nota dei nomi!

HISTA- Si, segnor! 

TURNE- Mi spiace, ma non posso più aspettarlo.

HISTA- Muy bien! (come un ordine) Andate!

TURNE- (che gli ha suonato male l'invito) Come, scusi?

HISTA- (non riesce a controllarsi) Anda o yò… (gli mette le mani al collo)

TURNE- O lei, che cosa?

HISTA- (a stento si ricompone) Nada!…Nada, segnor! (amabile) Andate!

TURNE- (andando) Che tipo strano ch'è cussu'!

HISTA- Me siento escoppiar!... (vede i I bicchiere) Ah, esto asse bien! (beve) Puah!... Es muy saIado!... (posa iI bicchiere)

CAMIL- (entra) Come mai solo?

HISTA- Oh, bien rivado segnor!... Yò vado via: dopo che yò es uscito (prendendolo per il bavero gli dei scossoni) reguarda quela puerta…Te autorizzo a aprir!... Apri a tuo padrone! 

CAMIL- Al mio padrone?...                   

HISTA- (uscendo) Sin verguenza! Como podria imaginarme mj mujera tuviesse on amante? (via)

CAMlL- <Tuviesse> un amante? E che vuleva dì? Nun se capisce 'na parola de quello che dice! (apre la porta) Zio, tu qui?

VITTO- E' 'ndato via?

CAMlL- Chi?

VITTO- Ciccillo…Buldogg…Histangua!

CAMIL- Sì!

VITTO- E Ia signora Histangua?

CAMIL- Pure lei, con zia!

VITTO- E TurneIlo ?

CAMIL- E' uscito adé-adé!

VITTO- Accidenti! Questo è grave. Nun c'emo un minuto da perde'!... Bisogna avvertirli, sennò lu trovane là!... Chi ce pudemo mandà?...Agatì!

CAMIL- Ma  'ndo' Iu devi mandà?

VITTO- Ehm…aI coso…all'affare lì… lnsomma lu so io! (lo prende pure lui, come Histangua, per il bavero e gli dà degli strattoni) Stamo a sede sopra un Vulcano! Se sta a preparà ‘na tragedia!... Un doppio assassinio!

CAMIL- Ma cu' dighi?

VITTO- Forse fago in tempo prima de 'nda' a cena!... Se per caso duvesse rturna Turnello, dije de nun andà all'appuntamento che lu sa… Se tratta de la vita sua!... EI cappello… EI cappello!...

CAMIL- La vita sua?

VIITTO- (che stava avviandosi allo studio) Sì,  hai capito bene: la vita sua! Famme nda' a prende' el cappello! (entra studio)

CAMIL- Se pole sape' cusa hanne oggi?

TURNE- (dal fondo) La borsa!... L'avrò lassata de sciguro quà!

CAIMIL- TurneIlo?!

TURNE- (la trova nella sedia vicino al tavolo) Eccola!

CAMIL- In nome, de Dio, non andate dove sapete… E' in giogo la vita vostra!

TURNE- Ma che dici?

CAMIL- (aggrappandosi a lui) L'appuntamento… L'appuntamento!

TURNE- Ma lassame sta!... Nun capiscio gneיde quello che dighi! (lo allontana bruscamente ed esce)

CAMIL- (si ricorda del palato lo mette e corre dietro a Tornello, parlando bene) Turnello!... Signor Turnello!... (rientra all'indietro) Poro signor Turnello!

VITTO- (entra) Oh, ma cu' chi ce l'hai?

CAMIL- Cu' Turnello!... Je l'ho ditto, ma nun m'ha voluto da' ascolto! (esce)

VITTO- (sentendo parlare bene Camillo:, rimane interdetto e scosso, poi…) Parla!… Parla!... Miracolo! …Miracolo! …

S I P A R I O

S E C O N D O  A T T O

                   La scena rappresenta una sala d'albergo, con intorno le camere numerate, da uno a quattro. In fondo due archi, quello di sinistra è la Comune e quello di destra porta in cantina ed ai piani superiori, una scala lo conferma. Tra i due archi vi è un tavolo e dietro a questo una sedia ed un attaccapanni in ferro battuto, ad albero, dove vi sarà la livrea ed iI cappello di Ponzio.

             All'aprirsi del sipario, in scena vi è Gustì che legge alcune carte …

                Scena 1^:- Gustì-Genì.-

GUSTI- Genì? Genì?... (posa le carte sul tavolo e va alla n°2 a guardare) Qua nun c'è!... (va alla n°3 e chiama)… Genì?... (dà uno sguardo dentro) Oh, a quessa nun la trovi mai!... E' peggio de Ponzio!

GENI'- (entra dalla scala e va a porsi dietro le spalle di Gustì)

GUSTI- (si gira e se la trova di fronte: si mette paura) Aaaaahhh!!!... Ma digo: te sai rembecellita?... M’hai meso paura!

GENI'- Devu da esse' propio brutta pe' mettèvve tutta ‘ssa paura!

GUSTi- Nun se tratta de esse' belli o brutti!... E' che so' 'rmaso scosso da la guerra!... Ho sempre avuto paura de avecce el nemico alle spalle e allora de dietro nun ce vojo a nisciù!... 'Ndo’ stacevi?

GENI'- De sopra a fa' la cambura n° 10!

GUSTI- Metti a posto le cambure de sopra: e queste?

GENI- Queste l'ho fatte!

GUSTI- (apre la tre) E cuscl che se fanne? 'Ntel letto pare che c'ha durmito qualchidù!

GENI'- (ironica) E 'nvece nun c'ha durmito nisciù! E' vé?

GUSTI- Cusa vurristi intende che questo è ‘n albergo equivoco?

GENI - (con lo stesso tono di prima) Nòoo!... Cu’dite mai!

GUSTI- Questo è ‘n albergo de lusso, indove vienene solo gente spusata!

GENI '- Scì! Ma mai marito e moje.

GUSTI- Imbé? Vienene ognuno pe' conto sua…ma sempre spusati ènne! E po' nun t'empiccià più de tanto! Metti a posto perbenì la “tre”!

GENI'- M'evi chiamata pe' questo?

GUSTI- Pure pe' ‘n'antra cosa…che adé m’è passata de mente!… Spero de rcurdamme  quanno hai fenito da mette a posto! Va e fa svelta che c'è tanto da ffa'!

GENI'- Vago! (andando brontola) Me tocca fadigà 'ndo’ j altri se divertene!...

GUSTI- E non burbuttà, sa’!

GENI'- Miga se ne 'corge che rompe! (entra)

               Scena 2^:-Detti-Olimpia-Rugby-Ponzio.-

OLIMP- (entra dall 'arco dx con delle lenzuola e sente il marito che brontola)

GUSTI- A quessa la devo licenzià!... Screanzata e malducata!

OLIMP- Cu' chi ce l'hai, Gustì?

GUSTI- Sa cula 'mpicciona de Genì!... Parola mia che se durante la guerra ce avria avuto ‘n suldato cume a lia: je avria meso ‘na paura tale che nun je saria bastato ‘n negozio de mutande! (è di spalle alla n°1)

OLIMP- Lassa perde', nun te sta a 'nvelena' el sangue!

RUGBY- (dietro a Gustl) (leggere come scritto) Nobody called?

GUSTI- (si rimette paura) Ahhhhh!!!!!... Ecchene 'n antro!... Adé, tu cu' voj?

RUGBY- Nobody called!

GUSTI- Nun ne poj più sa i calii? (alla mogiie) Quessu s'è fissato! 'Gni vo'che me vede me dice che nun ne pole più sa i calli!

RUGBY- (ai due) No-Bo-Dy Cal-Ied! I said! (ad Olimpia) II you please, anybody called for me? (con le mani traccia figura di donna)

OLIMP- None!... (specifica aprendo bene la bocca) No-ne! Non bodé… Non bodé! Capisse a me?

RUGBY- (arrabbiato e disgustato) Uhà!... Thank! (rientra)

GUSTI- Ma cu' vole?

OLIMP- Me pare che vuleva sape' se qualche donna l'ha cercato.

GUSTI- Ah, ecco!... Scì però se la deve fenì de parlamme in inglese!

OLIMP- Puretto, miga la sa parla' la lengua nostra!

GUSTI- Se presenta sempre cu' quella risatella e po' va a fenì che se 'ncaula!

OLIMP- Speriamo che 'riva 'ssa donna che cerca, cuscl se la fenisce.

GUSTI- Oltretutto, pe' me, nun ce sa fa'. Se alle donne je fa sape' che c'ha i calli, a quelle je fa schifo e vanne via!

OLIMP- Certo che manco a me piaceria uno cu' i calli!... Famme nda' a mette' a posto sti linzoli ! (ha preso dal tavolo)

GUSTI- (rimette le lenzuola sul tavolo) 'Ndo' vai? Miga 'spetta a te mette' a posto la roba! (chiama) Genì?...Genì?...

GENI'- (rientra)  Cu' vulete adé?

GUSTI- Hai fenito da mette' a posto?

GENI'- Scì,scì!…Nun capiscio perché ve la pijate tanto, quanno pure vo'sapete che fra pogo la strabalteranne?

GUSTI- (alla moglie) Hai 'nteso? Cu' te dicevo?... (rassegnato) Porta sti lenzoli 'ntel guardaroba.

GENI'--Ce l'ho da purtà io?

GUSTI- (ironico) Voj che ce la porto io?

GENI'-  Tocca ffa' tutto a me! (prende le lenzuola e andando) Tra me e ‘n sumaro nun c'è nisciuna differenza! (via scale).

OLIMP- Genì, vié ‘n po' qua!

GEN!'- (ritorna) Eccheme!

OLIMP- Me so' scurdata de ditte che la numero “due” nun la devi da' a nisciù: è prenutata.

GUSTI- Chi l'ha prenutata?

OLIMP- EI signor Ciandebise!... (a Genì) Rcordati, sa!

GENI'- Me rcorderò! La camera numero do' è de quello che parla cuscì (imita voce nasale) ……….

OLIMP- Propio lu'!

GUSTI- Cus'è viene oggi?

OLIMP- Scì! T'ha pure lassato ‘n bijetto… (cerca sul tavolo) Era qui… Ecchilo! Nun l'evi visto?

GUSTI- (lo prende) E no!... (legge)

GENI- (si mette dietro come se volesse leggere pure lei)

GUSTI- Va a mette' a posto i lenzoli.

OLIMP- Se c'emo bisogno te chiamamo!

GENI'- (contrariata) Vago, vago! (via)

GUSTI- (legge) "Riservatemi per oggi alle cinque la stessa camera delI 'uItima voIta.”

OLIMP- L'ultima vo' c'eva la due: quella!

GUSTI- Vole dì che je è piaciuta!... Famme vede s’è a posto? (va e poi) Sì, è pronta! A proposito 'ndo' sta Ponzio? Ancora nun l'ho visto.

OLIMP- Stà in cantina a mette' a posto la legna!

GUSII- ‘N cantina? Quello nun mette a posto la legna, ma le buttije de vi'! Sarà degià ‘mbriago! 

OLIMP- Ma le butiije so' sottochiave.

GUSTI- A quello manco i cancelli de ferro lu fermane quanno vede roscio! E' stato l'attendente mia sotta l’armi, lu conoscerò? ‘N bravo ragazzo. Me s'era affezzionato talmente che je pudevo fa' quello che vulevo! Più je menavo e più era cuntento! Me staceva 'taccato cume ‘na mignatta!

OLIMP- Je menavi? Puretto!

GUSTI- Oh, nun pe' di', ma 'nte l'esercito nun c'era nisciù che menava cume a me! Adé miga so' più bono!... Comunque pe' fadigà nun ce n'è ‘n giro che fadigane cume a lu'!

OLIMP- Perché nun ce l'hai fatto venì prima a fadiga' quì?

GUSTI- L'evo perso de vista. L'ho 'ncuntrato per caso! E' stato ‘n col po de fortuna, visto che l'altro s'era licenziato!

OLIMP- Però te ne approfitti troppo! Je fai ffa' tutto: I 'omo de fadiga, el purtiere, el fattorino…

PONZI- (entra da dx. Porta, nel grembiule di pelle finta, della legna. In una mano ha un biglietto. Spettinato, gilet e sciarpa lunga…)

GUSTI- (vedendolo) Parli del diavolo e spuntane le corna!... Che c'è?

PONZI- (gli è vicino. Accenna iI saluto miIitare, con la mano dx, facendo cadere la legna sopra i piedi di Gustì)

GUSTI- Ahiaaaa!!! (saltella tenendosi un piede)

PONZI- (mette iI biglietto in bocca e raccoglie i ciocchi aiutato da Olimpia; quando ritorna la calma a Gustì di nuovo vicino) Hanne purtato stu bijetto.

GUSTI - Dà quà !

PONZI- (rifà iI saluto) Subito capo! (stessa scena di prima)

GUSTI- (quando tutto è calmo e a posto) Damme el bijetto e sta bono! Nun me fa el saluto! Nun c'è bisogno che me fai el saluto ogni vo' che me vedi! Nun stamo più 'nte l'esercito! Qui semo 'nte ‘n albergo e no' in caserma. (gli toglie il biglietto che stavolta aveva nella mano sinistra)

PONZI- Scl, ma vo' sete sempre el "capo"! (fa saluto)

GUSTI- Prova a levajelo da la testa!... (lo guarda) Quant'è brutto!

PONZI- (è rimasto a guardare Gustì con faccia da ebete)

GUSTI- (legge)…Pure questo è de Ciandebise!

GENI'- (è entrata a "…quant’è brutto!", con secchio e spazzolone in mano attraversa la scena per andare alla Comune)

GUSTI- Brava!...Sta a sentì, visto che ce sai… Fate mente tutt'e do': sta camera (va alla due)… nun la duvete da' a nisciù! Solo a Ciandebise o a chi la richiede a nome sua! (a Olimpia) L'ha scritto qua! (ai due) Ete capito? Se chiedene de la camera de Ciandebise lu 'cumpagnate là! (indica)

GENI- Va bene!

PONZIO- (saluto) Signorsì!

GUSTi- Adé pudete 'nda'!

GENl'- (va via per la Comune)

PONZI- (rimane a guardare, incantato, Gustì)

GUSTI- Cu' fai ancora qua? (a Olimpia) Guarda che sguardo intelligente che c'ha! Digo: ce voj 'nda' via?

PONZI- (sorridendo fa cenno di sì)

GUSTI- E nun me fa' el saluto! Va via e basta.  

PONZI- (va via arco sx, guardando Gustì)

OLIMP- Te vole propio bene!...

 

             Scena 3^:Detti-Finaccia-Rugby-Raimonda

FINAC- (dalla Comune) Buongiorno, Colonnello!... Signora?...

GUSTI E OLIMP- (saluto a soggetto)

FINAC- Certo che dal vostro Albergo se pole entrà e uscì come e quanno uno vole! Non c'è el portiere?

GUSTI- Chi, Ponzio?

FINAC- No: Gabriele.

GUSTI- Gabriele s'è licenziato: adé c'è Ponzio. Già, vo’ non ce lu sapete perché è da ‘n bel po' che nun ce' venite a truvà!

FINAC- Peccato, era cuscl decorativo!

GUSTI- Fin troppo! Faceva quello che vuleva e 'nvece cu' me bisogna fila' deritti! Disciplina! 'Nte l'esercito ero terribile!

FINAC- Allora el grado de colonnello è vero?!

OLIMP- Essà, duttò! Era sergente maggiore della diciottesima Compagnia.

FINAC- Allora era sergente maggiore?

OLlMP- Tale e quale a colonnello, perché era 'nte là contraerea, e lì i gradi valene de più perché le "palle" le sparane più grosse!

FINAC- Ah!... Comunque, c’è una camera libera?... Aspetterei una…

GUSTt- Ce saria la tre. (indica)

FINAC- No!...Preferiscio avella al primo piano… Sapete: le scale pe' 'rivà fino a qua, poi l'altre pe' rivà al primo piano, l'emozione della prima volta… Capirete 'riva camera stanca e nun vede l'ora de stendesse ‘n pughetto!

GUSTI- Emo capito, emo capito!... Ce saria la “otto”?!

OLIMP- Ce lu 'cumpagno io!... Vienga duttò!... (via x scala)

FINAC- (la segue e a Gustì) Mi raccomando: alla Otto! (via)

GUSTI- (lo segue con lo sguardo con vari inchini) Senz'altro Duttò!... Stia tranquiIlo Duttò!... (si gira per tornare al tavolo) Eh, l'amore, l'amore!

RUGBY- (entra) Nobody called?

GUSTI- Jé Madonna!... Ariecchilo sa i calli! Te pudessero schiuppà uno a la volta cume le “miccette”! Ma che modo è da presentasse?

RUGBY- Nobody…

GUSTI- Oh, è inutile che me parli inglisc! No do'… nuà, nun ce spiccamo… nun ce capiscemo!... Semo furesteghi: tu furestego de là e io de qua… E nun me guarda' sa cuj occhi da merlo!

RUGBY- Nobody called for me, i say?

GUSTI- Ah, cojò! Ce ripisti, allora?

RUGBY- Please. Wath?

GUSTf- Otto? Nove!... Cume je lu devu da dì?...

RAIMO- (entra. Ha cappello con velo davanti e si ferma in fondo, alle spalle di Gustì)

RUGBY- (vedendola) Uhao!... Uhao!... Uhao.!...

GUSTI- Cu' fai el gatto mammò, adé? (segue lo sguardo di Rugby)… Adé capiscio, perché ronfiavi!... (a Raimonda) La signora desidera?

RAIMO- La camera prenotata dal signor Ciandebise.

GUSTI- (va alla due) Prego, signora!...

RAIMO- (si avvia,ma…)     

RUGBY- (le si aggira intorno pavoneggiandosi e poi va in camera sua)

RAIMO- Ma che voleva queIlo?

GUSTI- Niente!... Nun ce faccia caso. E' ‘n inglese. Je danne fastidio i caIIi!

RAIMO- Oltre ai calli ha pure una bella faccia tosta!... Mi dica, è venuto qualcuno a chiedere della camera?

GUSTI- Ancora nessuno!…. Nun me vuria sbajà, ma la signora, quà, c'è già stata stamattina, è vé?

RAIMO- E con questo?

GUSTI- Ho capito! L'albergo l'è piaciuto pe' cume  è meso, ma soprattutto pe' la discrezione!... Nun me l'aspettavo che turnasse cuscì presto. Grazie della fiducia!

RAIMO- Ma che ha pensato? Non Ie permetto manco de pensare certe cose!

GUSTI- (si mortifica) Nun vulevo… Me scuserete! (cambia tono) Se la signora vole cuntrullà… Se je va bé… (apre la porta)

RAIMO- Cuntrullà… Se va bé!... Cus'è me ce devo stabiIì? (entra)

               Scena 4^:-Detti-Ponzio-Turnello.-

GUSTI- Ennà, che caratterino!... (vede Ponzio) Ponzio!

PONZI- Scì, capo! (entra dalla comune, saluto e sull'attenti. Andava alla Comune)

GUSTI- 'Ndo' vai?

PONZI- A prende la legna.

GUSTI- 'Nco' non hai fenito da careggialla?

PONZI- L'ultimo viaggio e ho fenito.                  

GUSTI- Fa a la svelta e ‘pena hai fatto: metti la livrea e el cappello. E' l’ora che 'rivene i clienti. Po’, per favore, nun vojo che li lassi lì!...(ha indicato l’attaccapanni) Te l'ho già ditto!

PONZI- 'Gnorsì! (fa per andare)

C A M P A N E L L O  C A M E R A

GUSTI- 'Spetta! (andando dietro l'arco sx) Vedemo chi sona! (ritornando) L'inglese! E' ‘na palla da gné cussù! Va ‘n po' a vede cu' vole! lo vago in cucina a vede se hanne cumenciato a cucinà! (via a dx)

PONZI- (saluto) 'Gnorsì!... Ma io nun lu so l'inglese?!...

GUSTI- Tanto, vedrai, te dirà che c'ha i calli e che nun ne pole più! E po', 'rangiati! Me sai a dì cu' l'hai fattu a ffa' el militare? (via)

PONZI- Scì, ma el militare l'ho fatto a Bari, miga l'ho fatto…

RUGBY- (entra) Well?

PONZI- Ecchime! Stacevo a venì!... Adé, scoltame, parla pianì-pianì, senza prescia, cuscì te riescio a capì! Cumprenni?!

RUGBY- Nobody called!

PONZI- Ce lu so che c'hai i calli! lo c'ho un occhio de pernice tra el deto grosso e quello…

RUGBY- I say?

PONZI- Cj hai sete? Voj be' calcò pe' nun sentì el dulore, è vé? Ce penso mi! Adé te portare un cognacchin che t'enzocca! Capiss mi? Lassame fer!... (via a sx)

GUSTI- (rientra con vaso fiori che mette sul tavolo) Chissà se cu l'imbriagò de Ponzio s'è capito sa l'inglese?...

TURNE- (entra dalla Comune) Scusi!... Mi sa indicare la camera del signor Ciandebise?

GUSTI- (indica) E' quella lì!... Però nun me sembrate el signor Ciandebise.

TURNE- No, ma lo rappresento.

GUSTI- (pensa e poi trasé) Va bé!... Del resto el bijetto diceva de darla a chi la chiedevaa nome sua. (a Turnello) La signora è già 'rivata. E' drento!

TURNE- Degià? …E. cum'è?... E' bella?...

GUSTI- Oh, Dio!… Dal mumento che la signora piace al signore, nun capiscio perché me lu dumannate.

TURNE- Perché… perché, nun la cunoscio!

GUSTt- Ah, no?... Comunque la camera è quella: la due! (via a dx)

TURNE- (fa per bussare, ma si ferma, ritorna indietro a ritroso, pensa e poi…) Sì! E' mejo presentasse in modo spiritoso, allegro, disinvolto!… (torna alla porta e bussa due volte con le nocche) Cu-cù?... (porge l'orecchio e poi ripete) Cu-cù? (ancora) Cu-cù? (apre cautamente ed entra e dopo aver chiuso la porta alle spalle…) Cucù!-Cucù!?... - RUMORE DI SCHIAFFO- Ahiaaaa!!... (esce con una mano sulla guancia) Ahiaaa!!!...

RAIMO- (entrando) T'è piaciuto Cucù?...

TURNE- Raimondina, tu quì?... Che bella sorpresa! 

RAIMO- Se' pole sape' cu' ce fai qua?

TURNE- (impacciato) Beh! Nun ha tanta importanza!... Se tratta de ‘na piccola avventura… Se tratta de ‘na donna!... Sai, s'è innamorata de me! M'ha visto al teatro e pe' lei è stato ‘n colpo de fulmine! M’ha scritto pure un bijetto. Stago qua, più che altro, pe' fa' un'opera bona!

RAIMO- Ma no!... Nun pole esse'!...

TURNE- (crede che Raimonda è dispiaciuta perché lui è lì per un'altra) Non te la pijà, Raimondina! lo a quessa manco la cunoscio e nun m'emporta più de tanto! Non la amo! lo vojo a te! Vivo pe' te!... (vuole abbracciarla) Oh, Raimondina!...

RAIMO- (lo scosta) Nun me tucca'!... La lettera nun era pe' te, ma pe' Vittorio! Mi marito.

TURNE- Pe' lu? Te stai a sbaja', lu è brutto!... Erimi insieme al teatro… La signora s'è 'namurata de me!  Cula sera, al teatro, c'eri pure tu, te  rcordi?

RAlMO- Oh, se lu voj sape': la lettera I'ho scritta io.

TURNE- Tu?

RAIMO- Eh!... lo.

TURNE- Da quant'è che te sj mesa a scrive lettere d'amore a tu marito? Cume mai?

RAIMO- Vulevo vede se me tradiva!… Se saria venuto a st’appuntamento!

TURNE- Beh, alIora poj cunstata' che lu' s’è meso da parte. Cume vedi c'ha mannato a me al posto sua!

RAIMO- Questo è vero.

TURNE- Sai cu' ha ditto? Cusa vole da me sta donna? Non ce lu sa che io a mi moje non la tradiscio?

RAIMO- Ha ditto cuscì?

TURNE- Esattamente!

RAIl-lO- Oh, cume so' cuntenta! Me sento felice!... Nun me tradisce! Allora se tutto rtorna cum'era prima, vole dì che no' do’ pudemo rpijà el discorso ch’emi, cumenciato.

TURNE- (prendendole le mani) Ma certo, Raimondina mia!

RAIMO- Adé ndamo via da qui! 'Ndamo a casa!... (va a sx seguita da Turnello, ma rientra preoccupata, sospingendo indietro Turnello) Mi marito!... Vittò è qua!... Adé te 'mazza!

TURNE- Oh, Dio!... 'Ndo' me posso nasconde'?

RAIMO- lo bocco qui drento! (entra alla uno)

TURNE- (seguendola) Sì, nascunnemucce!

RAIMO- Eh, nò! Tu va 'nte ‘n'antra camera, che se ce trova insieme 'mazza pure a me! (chiude la porta)

TURNE- Cuscl 'mazza a mesolo!... (entra alla due)

PONZI- (entra con bottiglia e bicchiere in mano) Nun riescio a truvà  un vassoio! 'Nte st'albergo de letti ce n'è tanti, ma de vassoi… (via a dx)

RAIMO- (esce a ritroso, con cappello in mano, che metterà subito) Chiedo scusa…ho sbagliato camera!...

RUGBY- Very weIl! Yu very nice!...BeutyfuIl! (Ie prende iI braccio)

RAIMO- Porco! Metti giò le ma'! (gira ed è con le spalle alla platea: e cosl Rugby di fianco-spalle al fondale e così Tornello uscendo: si troverà die­tro a Rugby- formando una linea obliqua, tale da essere vista dal pub­bIico)

RUGBY- My sory!

RAIMO- Bravo! Tocca a <soreta>!

RUGBY- (fa per abbracciarla) My darling!...

RAIMO- Te dago? P'adé te dago questo! (schiaffo)

RUGBY- (si abbassa)

TURNE- (naturalmente prende lo schiaffo) - Ahiaa!!!... E do'!

RUGBY- (rientra in camera brontolando) Yu much crazy! I not enstend!... (entra)

RAIMO- Bravo! <Stendete a soreta>!... (a Turnello) Se vuleva stende' sa me 'ssu porco!

TURNE- Ma perché me meni sempre?

PONZI- (entra da dx) Aoh, io je lu servo cuscì: senza vassoio!

I DUE- (cercano di nascondersi l'uno dietro l'altro)

RAIMO- Vittorio!... (da dietro a Turnello)

TURNE- (va dietro a Raimonda) Vittò!...

PONZI- (si è fermato a guardarli, poi accenna un passo verso la  camera uno)

RAIMO- (crede che vuole andare da lei) Bono!... Fermo lì!... Sta calmì!... Fatti spiegà prima cume stanne le cose.

PONZI- (che non capisce) Cosa?

TURNE- Le apparenze' so' contro de no’, ma non è cuscì!

RAIMO- Appunto! No' manco ce lu sapemi che… Insomma, ce semo ncuntrati cuscì, per caso.

TURNE- Tutta colpa de la lettera.

RAlMO- Scì! La lettera!... Tutta colpa mia! L'ho scritta io perché pensavo che tu me tradissi!

TURNE- Capito? Pensava che tu la tradissi.

PONZI- lo'?...

RAIMO- Dimmi che me credi, te scongiuro!

PONZI- Ma certo…certo! (tra sé) Ma cusa volene da me custora? (ride)

RAIMO- Te prego, Vittò, non ride che me fai sta' male!

PONZI- Cusa cj ho la risata ‘nfetta?

RAIMO- Ho capito! Nun me credi.

TURNE- Eppure è stata tanto chiara!...

RAIMO- Cusa posso' fa' pe' cunvincette?

PONZI- Scusatemi, ma io adé c'ho da purtà un cugnacchì alla “uno”!... (si avvia)

RAIMO- (lo ferma per un braccio, ponendosi di fronte) Vittò, se pole sape' cu' c'hai?

PONZI- Cu' c'ho d'ave'?

TURNE- (anche lui si avvicina) Te prego, amico mia, nun te mette' a parlà de cugnacchino 'nte un mumento cume questo!

PONZJ- Ma me l'ha ordinato…

RAlMO- (s'inginocchia) Ti prego, basta! Dimme quello che te pare, calpestame, 'mazzame, famme quello che voj, ma nun esse' cuscì indifferente!

TURNE- Se credi: mena pure a me! (si mette in ginocchio all'altro fianco)

PONZI- Adé scl che semo uguale al trittico che c'è ‘n Santa Casa!... Signora je assicuro...

RAIMO- Lu vedi? Me dai del “lei”.

TURNE- E daje del "tu"!

PONZI- Ah, pe' me! Ti assicuro, signora…

TURNE- Nun je dì "signora"! Chiamala Raimonda!

PONZI- Va be’! T'assicuro Raimonda…

RAIMO- Dimme che me credi.

PONZI- Scì, scì, te credo!

TURNE- Finalmente! Cuscì va mejo!

RAIMO- Adé baciame! Su… Baciami!

PONZI- Co'? lo?...

RAIMO- Se nun me baci vole di' che sj 'ncora arrabbiato!

PONZI- (abbraccia e bacia)

RAIMO- (radiosa) Grazie, Vittorio, grazie!

TURNEL-  Pure a me… Bacia pure a me

PONZI- (che si leccava le labbra) A te? Beh, veramente nun è che…

RAIMO- (alzandosi) Daje ‘n bagetto, nun lu fa' suffrì!

PONZI- Va bé, solo pe' nun fallo suffri'!! (bacia e subito fa una faccia schifata) Jhaaaa!... Cum'è amaro!

TURNE- (alzandosi) Cume so' cuntento!

PONZI- Adè che semo tutti cuntenti vago a purta' el cugnacchino alla “uno”!

RAIMO- Cus'è 'rcuminciamo?

TURNE- (lo ferma) Me voj fa capì cus'è sto scherzo?

RAIMO- (riportandolo verso di lei) Insomma, sei o nò mi marito?

PONZI- No! lo so' el cameriere de l 'albergo.

TURNE- Cosa?

RAIMO- Madonna, Vittò m'è deventato pazzo! M'è 'ndato via de testa!

TURNE- Digo: te sei 'mpazzito?

PONZI- (tra sé) Qua c'è calcò che nun squadra! (forte) Tanto pe' cumencià: io nun me chiamo Vittorio, ma Ponzio!

SCENA 5^-: Detti-Genì-Gustì-CamiIlo-Antonietta.-

GENI'- (entra da sx con coperte in mano)

PONZI- Ecco! Fatevelo dì da Genì!... (fermandola) Genì, cume me chiamo io?

GENI'- Perché te lu sj scurdato? Lassame 'ndà' che nun c'ho tempo da perde', io!

PONZI- Nun so' io che lu vojo sape', ma la signoral

GENI'- Dijelo tu! Cu' c'hai bisogno de la sicritaria?

TURNE- Per favore diteci come si chiama.

GENI'- Ponzio.

RAIMO- E che fa?

GENI'- El cameriere… tuttofare… Vulete sape' altro?... Allora vago! (via a dx)

PONZI- Ce credete adé?                                   

RAIMO- (tra sé incredula) Però se 'rassumijane come do’ gocce d'acqua!...

GUSTI- (entra) Scusate… Cume mai quì?... ln camera c'era qualcosa che nun era de vostro gradimento?

RAIMO- Senta, mi dica chi è questo!

GUSTI- E' Ponzio!

PONZI- Ete 'nteso?

I DUE- Ponzio?...

GUSTI- (va da Ponzio) Cu ce fai qua? (lo prende per un braccio e da adesso in poi ad ogni epiteto che gli rivolge lo accompagna con un calcio) …e sa ‘na buttija de cognac 'nte le ma'?... (cominciano i calci) Porco!...T’ho ditto che nun devi bere!...Ciambotto!...Brutto maiale!…'Mbriagò de 'n  'mbriagò! (si ferma)

PONZI- Cu' ve dicevo?

GUSTI- Te sei meso a be' de prima mattina?

PONZ'- Ma è pe' la “uno”!

GUSTI- (ricomincia con i calci) Te dago io la “uno”…la “do'”…la “tre” e la “quattro”!

PONZI- Ma padrò…

GUSTI- (sospingendolo verso l'arco dx) Vai a fadigà!... Sfadigato!

PONZI- Subito!... Bediscio, subitoI… (saluto e poi agli altri) Ete visto?

GUSTI- Ve chiedo scusa!... E' l'omo de fadiga… Scusate!... (esce a sx)

RAIMO- El cameriere?... Era el cameriere!...

TURNE- Emo bagiato l'omo de fadiga!

RAIMO- Nun je la fago più!... Me sento manca'!... So' tutta strabaltata!

TURNE- (cercando nelle tasche) Ce vole ‘n po' d'acqua!...

RAIMO- La cerchi 'nte la saccoccia?

TURNE- Già!... Nun capiscio più gné!... Pure io me sento strano!… Ndo’ sarà l'acqua?

RAIMO- 'Ndo' se poIe truva'?

TURNE- (radioso) Ma in camera, nò!

RAtMO- Possibile che pure 'nte sti mumenti terribili riesci a pensà solo a 'nda' 'n camera?... L'acqua pole sta pure 'ntel bagno, me pare! Cercamo el bagno! (va via a dx passando davanti a Ponzio)

TURNE- Ma Raimondina… (a Ponzio) E tu nun te permettere più de bagiamme! (via )

PONZI- A me me sa che più soldi c'hanne e più so' matti!... Mejo che vago via, che se 'rtorna el padrò me toccane ‘n antre po' de zampate! (fa per andare,ma riferendosi a Rugby) Tu, me sa che el cugnacchin lu bevi più tardi!Anzi no… Sai cu' fago: te lasso la buttija cuscì nun me stai più a chiamà! (bussa ed entra)

CAMIL- (entra dando la schiena alla Uno) Entra… Bocca, nun te vergugnà! Qua nun c'è nisciù che te cunosce!

ANTON- (dubbiosa) Sai sciguro de quello che dighi?

CAMIL- Sta tranquilIa, "gallinella" mia!                                  .

PONZI- (rientra mettendo dei soldi in tasca)

RUGBY- (Apre la porta, ma rimanendo dentro ringrazia) Tank…tank!... !(chiude la porta)

PONZI- (guardando la mancia ricevuta) I tacchi?...Me ce fago mezzo litro… altro che i tacchi!... (si gira verso i due e si avvicina all'arco sx)

ANTON- Jezu el padrò!... (entra alla uno)

CAMIL- Zì Vittorio!... (entra alla quattro)

PONZI- (vedendo questo fuggi-fuggi) E' 'rivati ‘n antri po' de matti! Pure quessi se' so' fissati che so' Vittorio! Questo nun è ‘n albergo, ma 'na Clinica pe' matti! (via a sx)

       Scena 6^:-Camillo-Antonietta-Rugby-Agatì-Ponzio-Raimonda-Turnello.-

CAMIL- (apre la porta e mette fuori solo la testa e cerca intorno…non vedendo lo zio: esce) ''Ndo' sta adé Antonietta?... (andando alla due) Sarà quì?... (entra)

RAIMO- (seguita da Turnello) Possibile che non riuscimo a truva' l'uscita?

TURNE- (fa mente locale) Donca…so' 'rivato quì e m'hanne ditto: "Quella è la camera!"… E quella (indica la due) è la camera!

RAIMO- Tu 'nte la testa c'hai solo la camera!

CAMlL- (di spalle, era entrato a metà battuta di Raimonda)

RAIMO- Dumanna a cul'omo Iì 'ndo' sta l'uscita.

TURNE- (da dove si trova) Scusi, signore…

CAMIL- (che aveva capito dalle voci…senza girarsi…) Sìiii…???

DUE- (guardano verso Camillo e…)

RAIMO- Sarà CamiIlo?

TURNE- Sarà mejo che je lu dumannamo.

RAIMO- Scusi, lei è Camillo?

CAMIL- Eh!... Pudria pure esserlo.

RAIMO- (a Tornello) Cu' dighi, ah?

TURNE- Non è lu'. Camillo nun parla e quessu scì!

RAIMO- C'hai ragiò! Nun è lu'! Emo fatto bé a dumannajelo! (uscendo a sx passa davanti a Camillo senza guardarlo) Ce scusi e grazie tante!

TURNE- (come Raimon) Grazie!... (esce)

CAMlL- Ce mancavane pure lora! Meno male che nun m'hanne riconosciuto! Se se 'zardavene a dimme calco': raccuntavo tutto a zì Vittò!

RUGBY- Kiss mi!!... (da dentro).

ANTON- E sta bono cu' 'ssa buccaccia!

RUGBY- Love yu!...

ANTON- Non ce bisogno che me 'rlavi tu, che me so' 'rlavata stamattina!

CAMIL- (che ha sentito) Ecchila! (di corsa va alla uno ed entra)

RUGBY- What Wishes?...Go!... Go!...

CAMIL- (sempre da dentro) Ma chi te capisce?... (esce a ritroso tenuto per iI collo da Rugby)

RUGBY- (uscendo) Stop! Bothering!... (lo Iascia con una spinta e si avvia)

CAMIL- (si tiene a stento in equilibrio) Pullastrella!... Gallinella mia!... (va verso la uno)

RUGBY- (si gira e…) Stop!... (gli da uno schiaffo, facendogli volar via il "palato" che in effetti Camillo tiene in una mano)

RUGBY- Take this!...

CAMIL- (ricomincia a parlare senza consonanti) Il palato!?... Ho perso il palato!... (lo cerca a carponi e poi alzandosi va alla uno)

AGATI- (entra) Ma che razza d'albergo è questo? Senza portiere… Uno bocca e… (vede il palato) Toh! E questo cus'è? (lo raccoglie)…Deve esse' di valore!

OLlMP- (entra da dx) El signore cerca a qualcuno?

AGATI- Sì, signora!... lntanto pijate questo. L'ho truvato Iì per terra.

OLlMP- (prende e guarda) Che strano? Pare ‘na spilla! (la prova al petto) Ha da esse' un gioiello  antico!...

CAMIL- (esce e si mette a cercare a carponi, finché sbatte quasi addosso ad Agatì)

OLIMP- Cume me sta?

AGATI- Bene ‘n bel po'!... EI petto pija più valore!

OLlMP- (sguardo di rimprovero)

AGATI- (per giustificarsi) E' antico!

CAMIl- (che è arrivato alle ginocchia di Agatì: alza gl i occhi e vedendolo) Jezu!... Agatì! (si gira e velocemente si rifugia alla Tre)

OLIMP- De sciguro l'avrà perso qualche cliente!

AGATI- Signora, vulevo sapé se è venuta ‘na signora a chiede la camera del signor Ciandebise?!

OLlMP- Scì, è là! (indica la due)

AGATI- Grazie! (si avvia, alla due ma viene fermato…)

OLIMP- Oh!... Oh!... Miga pudete buccà!

AGATI- 'Nvece devo bucca'! Se tratta de vitao de morte!

OLIMP- Cume saria?

AGATI- Saria che da un minuto all'altro pole 'riva' el marito!

OLIMP- Madonna de Lureto!  Quann'è cuscì: buccate!

AGATI- Grazie! (entra ed esce quasi subito)

OLIMP- Certo che c'ha un gran da ffa' sta signora!

AGATI- (esce) Ma lì nun c’è nisciù!

            (Dalla Uno arrivano delle voci concitate; sono quelle di Antonietta e di Rugby...)

OLIMP- (sentendo) Me sa che la signora è ndata a fa' j caIli all'inglese!... Nun duvria esse' più daperlù! 'Ndate alla “uno” che la truverete Iì, senza meno!

AGATI - Grazie! (entra)

ANTON- (grida) Aaaahhhh!... Oh, Dio!...

AGATI- (da dentro) Mi moje?... (rumore di mobili spostati e voci concitate)

OLIMP- (che si era avviata alla dx, si ferma) Cusa succede adé?

ANTON- (esce in disordine e spettinata) Cume ha fatto a truvamme? (via)

RUGBY- (uscendo) My darling!... (la segue sino all'arco)

AGATI- (uscirà subito dopo Rugby) Fermatela!... Fermatela!... E' mi moje!...

RUGBY- (lo ferma) Stop!... (gli da uno schiaffo dopo avergli detto…) Yu bloody fool!

OLIMP- (come se avesse ricevuto lei lo schiaffo) Ennà, che sorba!?

AGATI- Ma è mi moje!... 

RUGBY- Here  yu, here…

AGATI- “Ieri”? Pure oggi è mi moje, no ieri!… So' dieci anni che semo spusati.

RUGBY- (ripete) Here yu here! (gli da altro schiaffo)

AGATI- Ma me vulete lassa'?

RUGB (lo lascia dopo averlo spinto e poi andando…) Andnow get away! (entra)

AGATI- (tenendosi la guancia) E' propio vero el pruverbio: “Cornuto e bastunato!” (guarda Olimpia) So' becco!

OLIMP- E me lu duvevi dì prima ch'eri becco!

AGATI- Perché io prima ce lu sapevo?

OLIMP- (aIza Ie spaIle e va a dx incontrando Ponzio che entra)

AGATI- Ma se crede de passalla liscia!... Oh, Dio! EI padrò!... Signore!...

PONZI- (ha una cesta o una gerla nelle mani) Diteme pure!

AGATI- Lei, sa ‘na cesta 'nte le ma'?

PONZI- Imbéh?...

AGATI- Signore, io so' becco!

PONZ'- Davéeeee?... Complimenti!

AGATI- E po' fresco-fresco, sa?... (mimica) Me l'ha fatti ‘n inglese!

PONZI- Quello sa i calli?

AGATI- Scì. Quello sa i calli 'nte le ma'!... Se me permette, adé vago a truvà a mi moje, perché je vojo da' ‘na bella strjiata!

PONZI- Vaga pure…e rtorni quanno vole, qui, pe’ i matti è sempre operto!

AGATI- Grazie! (via a dx)

  Scena7^:-Ponzio-Olimpia-Lucia-Vittorio-Camillo-Turnello-Raimonda-Gustì-

            

PONZI- Me sa che oggi c'hanne tutti la testa bacata! (via a dx)

LUCIA- (guardando verso l’interno della comune) Però!...

OLIMP- (entra) Signora?...

LUCIA- Scusatemi, ma quello ch'è uscito adesso non è il cameriere del signor Ciandebise?

OLIMP- lo so solo ch'è becco!

LUCIA- Possibile?

OLIMP- Oggi tutto è possibile signora mia! E'  venuto pe' dì a ‘na signora che da ‘n mumento all'altro saria 'rivato el marito pe' 'mazzalla e 'nvece ha scoperto ‘n bel paro de corni!

LUCIA- Comunque non capisco bene il discorso che ha fatto!

OLIMP- Signora, a me l'ha ditto lu'!

LUCIA- Va bene, va bene!... Dica: qual'è la camera del Signor Ciandebise?

OLIMP- Ecchene 'n'antra! (forte) E' quella!

LUCIA- Posso entrare?

OLIMP- Entrate. Io c'ho l'ordine de da' Ia camera a chi me Ia chiede. Nun è colpa nostra se la truvate in disordine! (esce a sx)

LUCIA- (va e bussa e attende)

CAMIL- (esce cautamente e sempre a carponi cerca il palato) Lu devo truvà…

LUCIA- Com'è che nun me risponde nisciù?

CAMIL- (si avvede di Luciana) La signora Histangua!?… Famme fugge! (va a ma ritorna indietro perché…) Zì Vittorio… Zì Vittorio! (via per arco a sx)

LUCIA- A chi posso chiede'? (va verso la Comune e si scontra con Vittò) Vittorio?

VITTO- (entra dalla Comune) Oh!... Cume mai stai qua?... Meno male che t'ho trovata!

LUCIA- Ma cu' c'hai?...

VITTO- L'hai visto al cameriere mia?

LUCtA- Me pare!?… Ma che ce faceva qua?

VITTO- Era venuto a cercatte, ce l’ho mannato io! Te duveva dì…

LUCIA- Che me duveva dì?

VtTTO- (dopo averla guardata teneramente) Nun è che te sai ‘namurata de me?

LUCIA- Cosa?

VITTO- Che po', non capiscio perché nun hai firmato la lettera?

LUCIA- QuaIe lettera?

VITTO- Quella che m'hai scritto pe' damme st'appuntamento qui.

LUCIA- Chi t'ha ditto che so' stata io?

VITTO- Tu marito. Purtroppo io non sapendo che l'evi scritta tu: je I 'ho fatta legge!

LUCIA- Dio mio, Dio mio!...

VITTO- Oh, ha riconosciuto subito la calligrafia tua, sa'?... Adé te cerca pe' 'mazzatte! Sarà qua a mumenti.

LUCIA- Fuggimo subito! (si aggrappa al braccio)

VITTO- Voi fugge cu' me, è vé? Te sai lassata ubriaga' dal fascino mia!

LUCIA- Svejate “fascino”, che se nun ce sbrigamo a fugge': pijamo ‘n fracco de bastonate! (via a dx)

VITTO- Me sa che c'hai ragiò! (la segue)

OLIMP- (entra e chiama, andando verso dx) Genì?... 'Ndò se sarà ficcata?

VITTO- (rientra) E' lu': Histangua!... (si scontra con Olimpia)

OLlMP- Chi?

VITTO- Ma sgansateve! (la spinge facendola girare su se stessa ed entra alla 'Uno)

LUCIA- (entra, scontrandosi con Olimpia) Mi marito!... Me ‘mazza!...

OLIMP- Chi?

LUCIA- E levateve!... (anche lei le fare un altro giro su se stessa e poi entra alla due)

RAIMO- (entra affannata dall’arco sx) Se ce Ia famo: stavò 'ndamo via da chì!... (va all’arco dx)

TURNE- Speriamo! (si scontra con Olimpia) E levateve! (la spinge facendole fare un giro nel senso inverso a prima e poi segue Raimonda che si è avviata all’arco dx)

OLlMP- Oh, parene tutti pizzicati da la tarantuIa!

HISTA- (da dentro) Donde està j miserables che yò li mato?

OLlMP- (si avvicina alla comune- arco dx) Adé chi sarà st'altro matto?

RAIMO- (rientra di corsa) EI marito de Luciana!... (solita spinta e giro da parte di Olimpia) Ma 'ndate 'n po’ via!...(via per arco sx)

TURNE- (dopo Raimonda, si scontra con Olimpia e anche lui…) Ma sempre ‘n mezzo ai piedi state? (spinta e via dietro a Raimonda)

OLIMP- Oh, ve la vulete fenì?!... M'ete preso pe’ ‘na trottula?

HISTA- (entra in scena con la pistola in mano. E’ furibondo) Donde està?... Donde està el Turello e la segnora velata?... Es la mi mujera!... Yò li mato!...

OLIMP- (si para davanti a Histangua che vuole andare a sx) Non se pole!

HISTA- Yò mato a tutte e dos! (spinge Olimpia) Husted anda a passeggiar! (via, alla comune)

GUSTI- (entra da sx, seguito da Genì) Ma che succede? Chi sgaggia?

OLIMP- Gustì è 'rivato ‘n matto che vole 'mazzà a tutti!                                 

GUSTI- Chi è cussù?

OLIMP- Aaahh!... (sviene)

GENI- (ha preso per tempo Olimpia) Oh, questa me s'è svenuta!

GUSTI- Propio adé? Non c'eva ‘n antru mumento?... Portala alla “quattro”!

GENI'- (portandola) Tutte a me le fadighe!...

GUSTI- Daje che te juto!... (entra e esce subito)

RUGBY- (da dentro) Get out of my sight!                   

VITTO- (da dentro) Nun posso: de fora c'è un matto!

GUSTI- 'Nte la camera dell'inglese stanne a ffa' cagnara!

RUGBY- (entra a ritroso e tiene Vittò per i risvolti della giacca) Will you leave my door!

VITTO- (fa resistenza attaccandosi ai lati della porta) Lassame!...

RUGBY- (gli dà un forte strattone, facendolo arrivare tra le braccia di Gustì e poi rientra)  

GUSTI- Ponzio?... Ancora tu?!

VITTO- Lei cosa vuole?

GUSTI- (come al solito lo prende per un braccio e gli fa fare un giro completo a calci nel sedere. Ad ogni epiteto che gli rivolgerà, sarà accompagnato da un calcio) Delinquente!

VITTO- Ma che dice?

GUSTI- Disgraziato!...

VITTO- Come si permette?

GUSTI- Maiale!... Lurido 'mbecille!... Stupidotto!...

ViTTO- (liberandosi) Oh, adé stia a sentì…

GUSTI- Cooosa? (più arrabbiato di prima)

VITTO- (indietreggia) lo sono iI signor Ciandebise: il Direttore della Security Marche, l'Assicurazione!

GUSTI- Allora t'assicuro questo pel signor Ciandebise! (calcio) Dimme:  'ndò hai preso sta roba? (i vestiti) Avanti!... (comincia a togliergli la giacca e poi gli mette la livrea e cappello e va a mettere la giacca nell’attaccapanni)

VITTO- Ma la  giacca è mia!...

GUSTI- Zitto e nun fiatà!...

VITTO- Ma questo è pazzo! E’ pazzo!...

GUSTI- Cu' hai ditto? Voj qualche altra zampata?

VITTO- (allontanadosi) No…no!...

GUSTI- Allora vamme via!... (va verso Vittorio)

VITTO- (scappa a sx)

GUSTI- De sciguro era 'mbriago!...

GENI'- (entra) Padrò, la signora sta tanto male! Je hanne preso i sdrimbulò: trema tutta!

GUSTI- Guarda che giurnatella!... Va alla “otto” e chiama al Duttore!

GENI'- Vago!... (via per la scala)

GUSTI- Famme 'nda' a vede cume sta!... (entra alla Quattro)

PONZI- (entra da dx con delle lettere in mano) Adé le 'mbuco a la Stazziò, cuscl 'rivane prima! (guarda l'attaccapanni) E la livrea?... Se so' presi pure el cappello!... Me metto sta giacca! (comincia a indossarla) Speramo che el padrò nun la cerca… Me ce vuranne do' minuti pe' 'rivà a la stazziò!... (guardandosela addosso) Pare la mia, oh!!...

        -C A M P A N E L L O- Sonane! (va a guardare dietro arco sx e poi esce a quello di dx)

GENI'- (entra seguita da Finaccia) Venite duttò!... Dateve na mossa!...

FINAC- (senza giacca e cravatta) Ma io me trovo qua per altre cose e non per guarire ammalati! Se pole sape’ cu' c'ha la signora?

GENI'-  Cusa so!... Pare che je  ha preso nu “Stock”!

FINAC- (rimane un po' interdetto e poi) Stock?...Ah!... Vuoi dire: uno “schok”!?…

GENI- Scì! ‘N colpo de fifa! S'è mesa paura, el sangue je 'ndato a la testa e se so'  'nvuricchiati tutti i nervi!

FINAC- M'ete disturbato pe' questo? Bastava metteje la testa sotta al rubinetto de l'acqua fresca e se saria risolto tutto!

GENI’- Venite! (entra alla Quattro)

FINAC- Vengo…vengo! (entra)

VITTO- (ricompare guardingo da sx) Non c'è!... Certo che se tutti i clienti li trattane 'nte sto modo, de sciguro nun ce metteranne più piede ‘na segonda volta! (va all'attaccapanni) Oh, questa sì ch'è bella!... Chi se l'è presa la giacca mia?

RAIMO- (entra seguita da Turnelo) Meno male che nun c'ha visti! Adé chiamamo 'na carrozza e ce famo purta' a casa!

TURNE- (già entrato) Dighi bé!.. .Là c'è el cameriere!

VITTO- (che non ha sentito i due e sempre di spalle) Eppure… l'evo lassati qua!

TURNE- Ponzio, presto! Chiama una carrozza!

VITTO- (riconosce le voce e si gira) Cosa?

RAIMO- Daje che nun c'emo tempo da perde’! Chiamaci ‘na carrozza!

VITTO- Mi moje?...                                                                 

RAIMO- Ha ditto “mi moje”!... Se m'ha rconosciuta cume su moje, vole di' che è Vittorio! 'Ndo' me vago a nasconde adé? (via a sx)

TURNE- (che è stato partecipè della conclusione di Raimonda) Allora è lu'!

VITTO- Cusa ce fai qui sa mi moje?

TURNE- Ma te l’emo spiegato ‘n minuto fa! Lu sai ormai!

VITTO- Cusa so?... Cusa c'ho da sape'?... Rispiegamelo!

TURNE- Sta a senti', io so' stufo…

VITTO- Ah, te sai pure stufato? (si altera) Insomma o parli o quant'è vero che…

GUSTI- (entra) Uhé!... State al mercato che luccate cuscl?... Ponzio?... Ancora tu? (lo afferra e come al solito…)

VITTO- EI pazzo!...

TURNE- (fugge a sx)

GUSTI- Bruttu boja!…  Porco!... Pazzo a me?... Ma quante zampate te devo da'?

VITTO- (si libera e scappa e sx) Basta!... Basta!...

GUSTI- Sto ‘mbriagò c'ha avutoel curaggio da di' che so' pazzo! (l’ha seguito sin sulla soglia) Vojo vedequanno te passa sta sborgna de cognac!(e via dx)

CAMIL- (entra dalla tre) Famme fugge!... Famme fugge!...

LUCIA- (esce contemporaneamente a Camil) Mi marito è 'ndato via!...

CAMIL- (cercando il palato e va a sbattere addosso a Lucia) Jezu! (vorrebbe tornare indietro, ma…) 

LUCIA- (gli va incontro e lo trattiene per un braccio) Signor Camillo, la prego non mi lasci sola! Mio marito è qui e ha una pistola: vuole ammazzare tutti!

ISTAN- (da fuori) Donde està j miserables?

LUCIA- Mi marito!... (entra alla uno)

CAMIL- (entra alla due)

HISTA- (entra) Yò li mato! Yò li occido! Endo' està la cambra del Ciandepisce?... Es ninguno en esto albergo? (rientra a dx)

PONZI- (rientra da dx) Ma chi sgaggia 'nte 'ssu modo?

LUCIA- (esce trattenuta per un braccio da Rugby) V'ho detto di lasciarmi!

RUGBY- No, my darling!

LUCIA- (dandogli uno schiaffo) Lassateme!

PONZI - Ennà che sardella!...

RUGBY- Sory!... Ahiahai!... Sory!... Aiahai!.. (rientra)

LUCIA- Oh, Vittorio!

PONZI- Ecchene ‘n'antra cu' “Vittorio”!

LUCIA- Salvame tu! 'Cumpagname all'uscita, ti prego!

PONZI- CaIma!... CaIma! Ve fago scappa io!... Venga! (via a sx)

HISTA- (da dentro) Caramba! Yò te tiengo!

LUCIA- (rientra seguita da Ponzio, e va alla due…)

CAMIL- (da dentro) Occupato!

LUCIA- (va alla uno, ma viene fermata)

PONZI- No, lì: nò! C'è I'inglese!

LUCIA- (entra alla tre seguita da Ponzio)

HISTA- (entra) Yò ve ho visto!... Yò no joco a nascondigno!... Yò occido!

GENI  - EI signore desidera quaIcosa?

HISTA- Sì! EI muerto!... En do sta la segnora del segnor Ciandepisce?

GENI'- Oh, state calmì e nun ve sciagattate tanto! E cus'è?...Sta là! (indica la Due e poi rientra)

HISTA- Oprite! Oprite che yòho da matar la my mujera!

CAMIL- Occupato! (oppone resistenza)

HISTA- (vince la resistenza ed entra per ritornare subito fuori, tiran­do Camillo per la cravatta) En do sta mi mujera? En do sta?

CAMIL- Non lu so!...

GUSTI- (entra seguito da Finaccia, Genì e Olimpia) Se pole sape' che succede?

HISTA- Yò sparo!... Yòׂsparo!... Occido totos!... (spara)

              Tutti scappano per direzioni diverse…Olimpia sviene!

S I PA R I O

TERZO  ATTO

Stessa scena del 1° atto. All’aprirsi del sipario la scena è vuota.

                Scena 1^:- Antonietta-Agatì.-

ANTON- (entra, dalla cucina, allacciandosi il grembiule) Jezu, che corsa!... Speramo che riescio a cunvincello che nun ero io quella che ha visto all'Albergol…

AGATI- (da dentro) Antunietta?...

ANTON- Ecchilo! Sant'Antò jutame tu!... (via camera dx alto)

AGATI- (entrando dalla comune, scuro in volto)…Antunietta?... Antunietta 'ndo’ sai?... (va alla porta salone: apre- guarda da fuori) Antonietta?... Antonietta vié fora che c'ho da parlatte!... (chiude e va alla porta studio e come prima…) …Scappa… (chiudendo) Tanto nun poj sta’ sempre a salvatte!...

ANTON- (entra e, in punta di piedi, gli si mette dietro…)

AGATI- Prima o poi devi scappa'!...

ANTON- Oh, ma se pole sape' cu' c'hai da luccà cuscì tanto?

AGATI- Ecchete!... E' 'n bel po' che te chiamo!

ANTON- E ho 'nteso!... Solo che me stacevo a rlavà identi e nun te pudevo risponne. Me chiami sempre quanno so' 'mpiccia!

AGATI- A stora te lavi i denti?

ANTON- Me l'ha ditto el duttore: “I denti bisogna lavasseli ventiquattro volte al giorno, sennò viene la “cavia”!

AGATI- Te cava-ria ‘n ochhio, altru che “cavia”!... Tu nun stacevi quà, ma al "Gatto Innamorato"!

ANTON- 'Ndo’ stacevo?

AGATI- AI Gatto Innamorato.

ANTON- Cusa saria sto gatto innamorato?

AGATI- Nun ce lu sai cus'è, è ve?... Che faccia tosta!... Ma se te c'ho 'chiappata mezz'ora fa?

ANTON- Cusa ce saria andata a ffa’ io 'nte 'ssu posto che dighi? Sentimo!

AGATI- Quello è un posto 'ndo’ ce se va a do’ a do’!... Un posto de perdizziò, pe' intendecce.

ANTON- Me sa che stai a da' i numeri! lo so' stata sempre qui e da permé nun a do’ a do’, capimucce beי!

AGATI- Cuscì nun te sai mossa da qui!... Falza e bugiarda!... T'ho vista sa st'occhi 'nte cul'albergo.

ANTON- Allora vole dì che 'ntej occhi c'evi le becicche!

AGATI- T'ho visto be’, nun me sbajo!

ANTON- Stamme a sentì, che m'hai visto o nò, io 'nte cul posto che dighi tu: n-u-n c'-e-r-o!

AGATI- Che muso tento!... Ma se stacevi 'nte le braccia de ‘n inglese tutta discinta?!

ANTON- (meraviglia) Tra le braccia de ‘n ingleseee????

AGATI- Scì!

ANTON- Vedi che te sbaji? Nun pole esse'!

AGATI- Perchè?

ANTON- Semplice! Non so l'inglese!

AGATI- Vole dì pogo, se non sai l’inglese! 

ANTON- 'Nvece vole dì che nun me so' mossa da chì!

AGATI- (parla lentamente, come se pensasse) Sicché tu nun te sai mossa da chì?!... E va bé! Adé vedemo se quellu che hai ditto risponde a verità. (va al telefono e comincia a fare i numeri)

ANTON- A chi voj telèfunà?

AGATI- (con la cornetta in mano) AI purtiere.

ANTON- (chiudendogli la comunicazione) Uhé, digo! Sai deventato matto?

AGATI- Ecco! T'ho smascherata! Nun te l'aspettavi sta truvata, eh?

ANTON- Questa è la truvata de ‘na persona pogo intelligente! Perché devi mischià la gente ntej affari nostri?

AGATI- (ricomincia…) Perché solo che lu' me pole cunferma' se sai 'rmasa ‘n casa.

ANTON- (riattacca) Te prego, Agatì!...

AGATI- C'hai paura adé? Te fago vede se c'evo le becicche ntej occhi!

ANTON- (riattacca) Lassa perde!...

AGATI- (ricomincia)… Credevi che la storiella me la saria bevuta Iiscia-Iiscia!?

ANTON- (vorrebbe riattaccare, ma la sua mano viene fermata bruscamente da Agatì. Si allontana un po’ verso il basso…)

AGATl- So’ irremovibile! Nun sento gne’!... Pronto?...So' Agatino. Scolta, Filippo, te devo dumanna ‘na cosa delicata…Se tratta de mi moje!... Gne’! Vulevo sapeיda te se oggi mj moje è scappata… Se l'hai vista uscì?!... Oggi, scì!..  Cume nun è scappata?...

ANTON- M'è custata  ‘na beIla dieci lire!...

AGATI- Sarà che nun te ne sai necorto, ah?... Vulevo di' che nun l'avrai vista quanno è scappata… Cosa? E' venuta a magna' da te?... E' stata a pranzo da te: ho capito bene?... Questa nun la vulevo sentì!... E' venuta a pranzo da te?... No-no. nun è che so' sordo, ma è che nun ce sto a rcapezzà più gnente!... Adé fammene ‘n antro de favore: scordate sta telefonata. Famo che nun emo ditto gné!... Grazie…e scusa el disturbo!... (posa lentamente la cornetta)

ANTON- Allora?

AGATI- Lassame ‘n pace!... (tra sé) O c'evo davé le becicche o so' 'ndato via de testa!

ANTON- Adé cu' stai a rumiga'?

AGATI – (deciso) Fila subito in cucina a la svelta! CAMPANELLO Guarda che nun fenisce quì!

ANTO- Vago,vago! Vo' omini el sangue ce l'ete o tutto ntej pia o tutto nte la testa, mai al posto giusto! (via in cucina a testa alta) -CAMPANELLO-

AGATI- (con rabbia) Adé, adé!... 'Ssa donna, o è ‘na diavula o c'ho da famme cura'! -CAMPANELLO-Ennà che prescia…Spetta!... Eppure l'inglese c'era e quello era vero, cume so' stati veri lu schiaffo e la zampata che m'ha dato… 'Ncora la sento…!

               Scena 2^:-Raimonda-Turnello-Lucia.-

RAIMO- (entra seguita da Turnello) Mbé, Agatì? Ho dovuto oprì io!... Durmivi? C'hai fatto fa' ‘n concerto sa cul campanello!

AGATI- Signora, stacevo a…

RAIMO- Va!…Va 'ndo devi ìnda'!...

AGATI- (inchino) Sì, signora!  (andando, passa accanto a Tornello e continuando a ragionare tra sé…) Che ciambotto!...

TURNE- Oh! Cume te permetti?           .'

AGATI- No, nun dicevo a lei! Nun me saria mai permesso! Me stacevo a ffa' un complimento da permé! Scusate!…(via alla comune)

TURNE- Beh! Visto che t'ho riportato a casa, sana e salva, io….

RAIMO- Co'? Nun me dì che vai via?

TURNE- Ma oramài…

RAIMO- Se ancora nun s’è calmato? Te 'rcordi che all'albergo t'eva preso pel collo e te vuleva struzza'?... Se me trova da sola…

TURNE- Ho capito: è mejo che strozza a me! (rassegnato) Vole di' che 'rmano!

RAIMO- Non me pari tanto entusiasta!

TURNE- (toccandosi il collo) A dì la verità: no!

RAIMO- Prima, tutti leoni e po' di fronte alle responsabilità, tutti minchioni!

TURNE- Piano, piano!.... De quali responsabiIità stai a parla', se fino adé non t'ho poduto ffa' manco ‘na carezza? Tra no’ nun è successo propio gné!

RAIMO- Se non è successo gné nun è stato pe' merito tua! Chi je lu dice a mi marito che nun è successo gné? A lu' je basta solo el nome de cu'albergo, “Gatto Innamorato”,, pe' immaginasse pure quello che nun è successo. Nun l'hai visto che dalla rabbia c'eva ji occhi de fora? -CAMPANELLO-

               Madonna de Lureto! Quessu ha da esse' lu'!... 

TURNE- Come lu'? Speramo be’!...

AGATI- (lasciando il passo) Prego!... Ecco la signora! (via)

LUCIA- (affannata e stravolta- entra e andando subito a sedere) Raimonda…Raimonda mia, che tragedia!... (va a sedere) Famme mette' a sede!...

RAIMO- Nun me lu rcurda'!

LUCIA- Tremo tutta!… Miga ce riescio a fermamme!... No, no…a casa nun ce vago! Miga so' matta! Magari vago a durmì sotta a un ponte!... Miga vojo truvamme davante cula faccia 'nferocita de Carlo!

RAIMO- Lu sai che tu marito, quanno ha visto a me e a Romano, ce vuleva ‘mazzà?... C'ha corso dietro cu' la pistola 'nte le ma'!

TURNE- Ancora nun riescio a capì perché ce l'eva cu' no'!?

LUCIA- Pure a me m’è corso dietro!... Per fortuna che ho 'ncuntrato a Vittorio. E' stato lu' a purtamme via da cul'Albergo e a sostenemme quanno stavo pe' sveni'!

TURNE- Albergo? Quello è un labirinto! So' sciguro che manco Arianna, pure se c'avesse avuto el filo…

RAIMO- Sta ‘n po' zitto! Adé, pure Arianna!? Sempre le donne c'hai pe’ la testa!... (all’amica) Famme capì! Mi marito t'ha purtato fora?

LUCIA- Scì!... Però, a esse' sincera, pure lu' m'ha meso ‘n po' de paura! Nun me pareva tanto a posto cu' la testa.

RAIMO- Te sai necorta pure tu?

LUCIA- Me diceva cose senza senso!…Che lu' era el cameriere dell'al­bergo…Ch'eva meso a posto la legna…Che j evane rubato la divisa… 'Nsomma, tutte cose strampalate!

RAIMO- E' assurdo.

TURNE- E’ incredibile!

LUCIA- Non v'ho ditto el mejo. Ad un certo punto non me vuleva fa' buccà nte ‘na cantina!?

RAIMO- A te?

TURNE- Vittorio je vuleva fa ffa’ mezzo litro e ‘na gazzosa!

LUCIA- Allora j ho ditto: “Ma Vittò, te pare che io…?” E lu': “Ponzio”, no' “Vittò.  Ponzio è el nome mia”!

TURNE- Ci s'è fissato, oh!                 .

LUCIA- Quanno m'ha ditto cuscì, m'ha meso talmente paura che l'ho lassato lì 'ndo' se truvava e so' fuggita senza fermamme mai!... Guarda le gambe ancora curene daperlora!

RAIMO- lo nun ce stago a capì più gnente! Le cose so' do': o è 'ndato via di testa o è ‘na trappola!

TURNE- (con sguardo fisso nel vuoto e con voce piatta) Per me è l'istesso!

LUCIA- Che vole di'?

TURNE- L'uno e l'altra…l'altra e l'uno… tutt'e do'!

RAIMO- Cusa intendi di'?

TURNE- Tutto!

LUCIA- (guardando l’amica) Adé semo tutti!

RAIMO- La matassa se sta a ‘mbrujà de più!

TURNE- Sì!

LUCIA- Cuscì adé ce truvamo tra ‘n marito che ce vole brugia' el cervello…

RAIMO- …e 'n antro che se Iu sta a brugia'!                                  

TURNE- (sempre con sguardo assente) Quanti…Quanti cervelli!... Cume fumane!

TUTTI- (insieme) Che fugarò!

C A M P A N E L L O

( Raimonda, al centro,  si irrigidisce-. Romano, piegato su se stesso dalla paura, le si avvicina.- Luciana si alza e si accosta all’altro fianco di Raimonda)

RAIMO- Hanne…Hanne sonato! (lo dice quando i due le sono arrivati al fianco)

I DUE- Scìiiii!.....

TURNE- Cu' dite: sarà Vittò?

RAlMO- Lu', duvria avecce la chiave!...

LUCIA- Nun è che se l’è scurdata a casa?

RAIMO- Pole esse'.

TURNE- Me 'rcordo de 'na vo', che io, era d'inverno…faceva ‘n freddo che mpappava le zille… Nevicava!… Languiva!… Calavane giò certi fiocchi che parevane <zucchero filato> senza elbastuncì!... E po'…

RAIMO- Oh, digo? Propio adé ce la vieni a raccuntà 'ssa storiella?

TURNE- Non parlo più!   

AGATI- (entra preoccupato) Signora… signora…

RAIMO- Che c'è?

AGATI- E' el padrò!

TURNE E LUCIA- Ecchecce!!!!...

RAIMO- Embé cu' c'è di strano?

AGATI- Non lu so manco io!... Je ho operto… Lu',: è buccato… e m'ha ditto: "Sta de casa qui el signor Ciandebise?"

I TRE- Cooossssaaaa????? ….

AGATI- lo, liperlì, ho pensato che vuleva scherza' e allora ridenno j ho risposto: "Ehé, ehé!... Certo che sta qua! E lu: “Diteje che so' venuto pe' la livrea!” Allora ho capito che nun scherzava.

RAIMO- Basta! Cus'è vulemo rcumencià?... 'Ndo' sta adé?

AGATI- ‘Spetta 'nte la saletta!

TURNE- Come: fa anticamera a casa sua?

LUCIA- (toccandosi la testa) EI cervello!

RAIMO- FaIlo venì qua!

AGATI- Subito signora! (via)

RAIMO- Adé mettemo in chiaro 'gnico'!

AGATI- (lascia il passo) Prego!... (dopo va lateralmente a sx)  

            Scena 3^:-Detti-Ponzio-

­PONZIO- (entra e sulla soglia…) Se pole?

RAIMO-  Cu' ce facevi de là: in sala d'aspetto?

PONZI- 'Spettavo al signor Ciandebise!

TUTTI- Cooosssaaa???? (si guardano)

AGATI- Ha 'nteso, signora?

PONZI- (lo guarda e ricordandosi) Ecco chi sete?...Pogo fa nun eri all'albergo del Gatto innamorato?

AGATI- Sì!

PONZI-… EI cornuto!

AGATI- (offeso) La prego, signore!

RAIMO- Ma cu' stai a di'?

PONZI- (avanzando…) Ho riconosciuto pure a lei, sa?! Pure lei staceva Iì… Se 'rcorda che ce semo pure bagiati? Ce lu vulemo dà ‘n antro bagetto? (avanza di più)

RAIMO- (si nasconde dietro a Turnello) Romano, me mette paura!...

PONZI- Guarda, guarda!?... C'è pure l'amichetto sua!... Cume sta? Sta bene? Ce lu vulemo da'  'n bagetto?

TURNE- Ma Vittò…Vittò!?!?!...

PONZI- Ponzio me chiamo, P-o-n-z-i-o!... C'è pure la signora che ho jutato a fugge! Se nun era pe' me cuI matto l'ammazzava! Quello tuttu straino che parlava cu' l'osso: indoss stass? Iosso l'ammazzosso… (dopo breve pausa) Digo: stacete tutti qua de casa?... (vede che nessuno parla…) Oh, ma cusa c'ete?

TUTTI- Niiieeennnte!...

PONZI- Me pare che nun ce stanne cu' la testa!

RAIMO- (a Lucia) Ma cusa je avrà preso?

LUCIA-  Cunvie’ a fallo vede da qualche dottore!

AGATI- (va dietro le spalle di Raimonda) Telefono al Duttò Finaccia!

RAIMO- (a mezza voce) Sarà mejo!... Però no' da qua. Va ‘n camera mia!

AGATI- Vago! (si avvia, ma viene fermato)

PONZI- Cus'è 'ndate via?                    

AGATI- Sì, signore, sì! (via a dx laterale)

PONZI- (seguendolo sin sulla porta…) Oh, nun ve scurdate de avvertì el signor Ciandebise!... (tornando: tra sé e restando a estrema dx) Tutto pe' colpa de cula livrea!...

TURNE- Non capiscio perchè c'ha da ffa' l'idiota 'nte 'ssu modo!

RAIMO- Segondo me, lu fa apposta!

LUCIA- Pure per me!

RAIMO- (andando di fronte a Ponzio) Sta a sentì: adé te la devi fenì!

PONZI- De co’?

RAIMO- Se sai malato: vole di' che te curamo!  Se 'nvece ce fai apposta: allora sai stupido ‘n bel po'! 

PONZI- Cume saria?

RAIMO- Cume se so' svolte le cose  te l'emo spiegato già pe' filo e pe’ segno cume se so' svolte le cose: tra me e Romano nun c'è stato gnente!

TURNE- Gnente de gnente!

RAIMO- Te lu pole cunfermà pure Luciana!

LUCIA- Ha ditto la sacra verità!

RAIMO- …Ma se po’ te voj 'ncaprina’ che tra me e lu' c'è stato qualche cosa: ecco! (prende Romano…) Ecchilo! Pijetela sa lu'! E' pronto a risponde delle sue azioni! (lo spinge addosso a Ponzio) Ecchilo!

TURNE- Ma io Vittò… (abbarbicato al pettò di Ponzio)

PONZI- (allontanandolo) Ma sgansateve ‘n po'!

RAIMO - Feniscetela!... Nun ce se capisce più gné! Un mumento ce bagi a tutti e 'nte ‘n antro ce 'mazzi!... (indica Turnello) Ce mancava pogo che lu struzzavi.

PONZI- Io struzzavo a lu'?

TURNE- Oh, me t'eri taccato al collo cume ‘na mignatta!

RAIMO- AIlora, ce credi o nun ce credi?...

PONZI- Ma io vecredo!...

RAIMO- Allora quann'è cuscì, dacce ‘n bel bagio e famula fenita!

PONZI- Ma pure dieci ve ne dago! (pulisce le labbra e va da Raimonda)

RAIMO- (sente la "puzza" di vino e lo allontana nauseabonda) Ihaaaaaa!!...

PONZI- (nell'indietreggiare ha pestato un piede a Turnello)

TURNE- Dio,Dio,Dio!... (balla su un piede e poiché arriva quasi addosso a Ponzio…) Ma sei ‘na cantina in movimento!...

RAIMO- Cuscì adé te sj meso pure a bere?! Bevi, eh!?

PONZI- Bevo!... Me pare esagerato di' a uno che beve tre o al massimo quattro mezzi Iitri de roscio!... Previeno l'amenia, ecco! 'Gna che fate cume me!… Ve vedo ‘n pughetto palliducci!    

LUCIA- E' 'mbriago completamente!

PONZI- 'Mbriago io? Stateme a sentì bella signora!... (le si avvicina)

LUCIA- (allontanandosi) Ma Vittò, perché nun vai a fatte smaltì la sbornia da ‘n'antra parte?

TURNE- Nun me lu saria mai 'spettato da te, Vittò!

PONZI- Ponzio,Ponzio, tanto pe' esse' precisi! Ponzio!!!... (ad ogni Ponzio gli sbuffa il fiato in faccia)    

TURNE- (inarcandosi all’indietro ad ogno <Ponzio>) Scì, scì, Ponzio!... Te sta bé?... Ponzio!

PONZI- Me sa che se continuane ‘n antro po' me fanne girà le scatole!

RAIMO- Che vergogna!... Che vergogna!...

 

              Scena 4^-:Detti-Finaccia-

AGATI- (entra dalla comune e va estrema sx) E' 'rivato el duttore!

FINAC- (entra e a Raimonda) Che succede? Agatino m'ha detto che stava pe' telefonarmi! (a Ponzio) Buongiorno Ciandebise!

PONZI- 'Ndo' sta sto Ciandebise?

FINAC- Cu' fai lo spiritoso Vittorio? (a Raimo) Che c’è?

RAIMO- C'è che el signorino è 'mbriago fradicio!

FINAC- Chi Vittorio? Ma andiamo!…

AGATI- EI signore è 'mbriago?

TURNE- Lu', Iu'!

LUCIA- Lu', lu'!

PONZI- lo?

RAIMO- 'Nusatelo, dutto'!

FINAC- (si avvicina) E' vé che sei 'mbriago?

PONZI- Chi io? Pffff!!!!....

FINAC- (girandosi da una parte) Mmhhuuu!!... A mumenti svieno!

RAIMO- Ha visto?... Che vergogna!

FINAC- Ma che porcheria hai bevuto pe' ridurti cuscl?

PONZI- Ve ce mettete pure vo’, adé?...Sentite, cul'omo…Me sa che vo' sete più 'mbriago de me!

FINAC- (cerca di calmarlo) Sì… sì!... So' 'mbriago pure io!... (va a parlare sottovoce con gli altri)

PONZI- (arrabbiato) Qua, me pare  che c'ete solo voja de sfotte’!... Ma chi v'ha conosciuto mai? Cusa vulete da me?... Io stago qua pel signor Ciandebise. (dopo aver  detto questo, comincia a camminare a lunghi passi per la scena. Gli altri sono disposti in linea obliqua dal fondo verso la platea:-Agatì -Raimonda-Lucia-Romano-Finaccia)

FINAC- Senti-senti…!?

RAIMO- Che je ne pare?

LUCIA- Passa da attimi de lucidità al buio più completo!

TURNE- E' tutta la giurnata che se cumporta nte 'ssu modo!

FINAC- (guarda e constata) E' propio cotto!

              Tutti lo guardano con commiserazione

PONZI- Oh, quanno ete fenito da guardamme, ve digo che io so' bono e caro, ma che devento un diavulo, se me 'corgio che me volene sfotte'!

FINAC- Certo-certo!... C'hai pienamente ragiò!... (agli altri) E' vé?

TUTTI· Sì-sì!...

PONZI- (si muove il grandi passi e brontolando)

RAIMO- Se lo immaginava?

èLUCIA- Roba da nun credecce!

TURNE- Eppure è cuscl!

PONZI- (si è seduto)

FINAC- (a Raimonda) Nun è che je successo qualche altra volta?

RAIMO- Mai!

AGATI- Se pole di' che el padrò è “astenico”!

FINAC- Ve I'ho chiesto perché questi fenomeni di allucinazione… Questa amnesia spinta fino a non riconoscersi più: sono di persone affette da alcool. Alcolismo cronico!

TUTTI- (commento a soggetto)

FINAC- La fase successiva a questa è il “delirium tremens”… Che è tremendo!

RAIMO- Ma cum’è possibile? Vittò raramente beve un bicchierino dopo i pasti!

AGATI- Che po', el più de le volte ne lassa metà 'ntel bicchiere e me tocca bevello a me…(viene guardato con aria di rimprovero da Raimonda e per giustificarsi) …Pe' nun fallo 'nda' a male!

LUCIA- Un bicchierino dopo i pasti non ha fatto mai male.

FINAC- E invece, sì! Qualche volta è anche troppo mezzo bicchierino. Non è ‘na questione de quantità, ma di <idiosincrasia>!

RAIMO- E cus 'è?

LUCIA- Che malattia è questa?

AGATI- Cu’ c'entra adé:  “Dio 'nte la sacrestia”?

TURNE- Siete tutti ignoranti! L'idiosincresia non è altro che la disposizziò che c'ha un individuo a diventa’ “idiota”!

FINAC- Ma nò! Ma che sta a di'?

TURNE- Scusi, me sembrava…

PONZI- Stanne a parlà ancora de me.

FINAC- Guardatelo! Je se legge 'nte la faccia gli effetti delI'alcool!

TUTTI- (si chinano a guardare meglio Ponzio e ritornano nella posizione normale, precedente, con sguardo fisso avanti, come niente fosse, ogni qual volta vengono ricambiati dallo sguardo truce di Ponzio)

PONZI- (si accorge e li guarda: gioco di sguardi tra lui e gli altri, che si ripeterà più volte) Oh? (tutti si mettono paura) Teste de rapa ve state a divertì?

FINAC- (avvicinandosi a Ponzio) Ma non stiamo a parla' de te! Piuttosto stendi el braccio!

PONZI- EI braccio? 

FINAC- Sì, il braccio. Cuscì!... (fa vedere)

PONZI- (ubbidendo allunga il braccio) A cusa serve po'!…

RAIMO- Jezu, cume je trema la ma' !

FINAC- EI tremito degli alcoolizzati!

PONZI- (si alza di scatto arrabbiato) Aòh!... (ancora paura…) Adé basta!... Basta!...basta!

FINAC- Su… Su… Cusa c'è che non va, amico mio?

PONZI- (al gruppo) Vulete che me 'ncavulo del brutto?… (a Finaccia) Vulete che me 'ncavulo davé?

TUTTI- Ma no!... (a soggetto)

RAIMO- Te prego: datte ‘na calmata!

PONZI- E nun me state a rompe, porca paletta!

RAIMO- Ete 'nteso? Vittò nun ha parlato mai 'nte 'ssu modo!

FINAC- Non ci fate caso! A volte un uomo può perdere il controllo di se stesso! (cominciando a sospingerli, tranne Agatì, verso il salone…) 'Ndate de là adé!...'Ndate!... E' mejo non irritarlo!

RAIMO- Non aveva mai usato certe espressioni!

FINAC- C'è da capirlo. E' sovreccitato!... Lasciateci! Io e Agatino, proveremo a calmarlo… Su-su!...

TUTTI- (escono)

              Scena 5^: Finaccia- Ponzio- Agatì.-

PONZI- (appena Finaccia si gira daIla sua parte) C'ete avuto ‘na bona idea a falli  scappà, sennò feniva maIamente!

FINAC- Me ne ero accorto!

PONZI- Je mancherà qualche rutella!

FINAC- E già…(verso Agatì)  qualche rotella je manca!...

PONZI- Però, visto che ce lu sapevate, me pudevi fa' ‘n accenno… (nel dire questo allunga un braccio versò iI dotore, che ne approfitta per…)

FINAC- (prendergli iI polso:  guardando l'orologio…)

PONZI- Imbé?... Perché m'ete preso la ma'?

FINAC- Gnente!... Cuscì… per amicizia!

PONZI- Se ce lu sapevo prima, manco me saria 'ncaulato!...Io ce lu so cume bisogna cumportasse sa i matti.

FINAC- Però!?… Hai il polso molto basso! Debolissimo! Si sente appena!

PONZI- E' un polso educato, nun vole ffa' casì, nun vole disturbà le signore! (ride)

FI NAC- (ride per non contraddirlo) AAhhaahh! Buona questa! (ad Agata mezza voce) Ridi pure tu!

AGATI- (ride)

PONZI- V'ho fatto ride?

FINAC- Si! (torna serio) Beh! Adé che ce semo fatti do' risate, bisogna che turnamo seri e che cercamo de ragiunà.

PONZI- Ciuvé?

FINAC- Dunque: io sono un amico…Tu mi conosci!

PONZI- Chi io? No!

FINAC- Non ti ricordi che io sono il dottore?… II dottorino buono che fa guarire i malati… Il dottorino…

PONZI- Ho capito, ho capito! EI duttore!... Ennà! Miga so' stupido.

FINAC- Tu sei stanco … Molto stanco!

PONZI- Chi io?

FINAC- Tu, tu! (ad Agatì) E' vero ch'è stanco?

AGATI- Eùh! Stracchissimo!

PONZI- A di' la verità, ‘n pughettu stracco lu so'. Me so' alzato alle cinque: ho spazzato tutto l'albergo…ho careggiato do’ quintali de legna…

FINAC- E' ‘na fadiga da gné!

AGATI- Ce credo che sete stracco!

FINAC- Sai che fai adesso? Ti spogli e vai a letto!

PONZI- lo? Ma cu' dite? Nun ne parlamo!

FINAC- Va bene, va bene! Famo cume dighi tu!... AImeno Ievate sta giacca e metti ‘na comoda vestaglia de seta… leggera, leggera!

PONZI- Scì, ma la livrea mia?...

FINAC- Te la daremo!... Ma finché non 'riva…(a “giacca” fa un cenno d’intesa ad Agatì, che uscirà in camera a prendere la vestaglia) 

AGATI- (che ha capito: esce)

PONZI- (Verso Agati) La livrea, oh….?!

FINAC- (gli si mette dietro e cerca di farlo respirare mettendogli una mano sulla spalla e I'altra sotto iI braccio facendogli fare un movimento altalenante)

PONZI- Adé cu’ fate?...

FINAC- Vedi?... (indica con la mano del braccio teso) di Ià, c'è un comodo lettino…

PONZI- Ma perché me state a ffa' la pompa?...

FINAC- Ti stenderai…

PONZI- Me sta a venì el mal de mare!...

FINAC- Farai una bella ninna nanna!... La nannina!...

PONZI- lo? Manco ce duvete pensa'!... E el signor Ciandebise?

FINAC- Non te dirà gnente!... E po' qua ce so' io.

AGAT-  (entrando) Ecco la vestaglia!

PONZI- Se lu dite vo'!...

FINAC- (gli toglie la giacca) Ecco qua!...  Mettemo la vestaglina de setolina!...

AGATI- (prende la giacca e sullo schienale della sedia, vicino al tavolo)

PONZI- (guardandosi la vestaglia addosso) Sarà…ma me sento tanto ridiculo!...

FINAC- Pare fatta su misura per te!

PONZI- E' più morbida de la livrea!

FINAC- Propio adé un uccellino m'ha detto che hai sete.

PONZI- Anche se nun lu conoscio, l'uccellino vostro me rmane simpattigo!

FINAC- Te fago purtà subito qualcosa da bere!… (intanto va al tavolo e scrive su un foglio del suo ricettario)…Nun è tanto gradevole, ma bisogna che lo butti giù lo stesso! (fa avvicinare con un cenno Agatì)

PONZI- Nun ve date pensiero: io butto giò tutto! Penso che se tratta de roba forte?!

FINAC- Sì, sì… (ad Agatì) Ce l'ete ‘n casa dell'ammoniaca?

AGATI- Scì, ce l'emo.

PONZI- Ma 'ndo’ so' capitato? Me trattane cume ‘n pascià!

FINAC-…Ce ne metti dieci gocce… Dopo, 'nvece, je date quello che ho scritto 'nte sta ricetta! Adé te mettemo a letto. Andiamo in camera. (va alla porta e la apre: lasciando passare i due e poi lui)

AGATI- (offre il braccio) Se el signore vole prufittà?...

PONZI- (accettando e andando…) Ma lu sapete che sete ‘n omo tanto, ma tanto, bono?

AGATI- Ste parole dette da lei me fanne felice!

PONZI- Ve devo di' che me dispiace propio che sete cornuto!

AGATI-  Io?

PONZI- Eh!... Me l'ete ditto vo'!

AGATI- (quasi alla porta) Ah, ma nun so' più cornuto! Mi moje era 'ndata dal portinaio: j ha dato el pranzo!

PONZI- Imbéh!…Se j ha dato solo el pranzo… (entrano: Ponzio-Agat^-Finaccia))

 

             Scena 6^:-Finaccia-Camillo-Antonietta -Ponzio-poi Vittorio.-

CAMILL- (entra dalla comune- è stanco e stravolto- va a sedere al divano) Mamma mia che paura! Ho perso il palato... M’hanne menato... Cul matto che sparava: pàm-pàm-pàm!... Basta! Di donne spusate nun ne vojo più sape’. Giuro!

FINAC- (Ch’era entrato a metà battuta di Camillo) CamiIlo, con chi ce l’hai?

CAMIL- (si alza) Dottore!... Certo che me lo ricorderò sempre el vostro albergo del Gatto Innamorato. Me so’ capitate cose da pazzi!

FINAC- Non grida’! Ssssttt!!!... Parla piano, sennò non te riescio a segui'!

CAMIL- So' successe cose da pazzi!

FINAC- Ma po', perché non metti il palato? M'hai fatto tanta prescia p'aveccelo e po'…

CAMIL- L'ho perso! Un inglese m'ha dato un cazzotto e me l'ha fatto vulà!

FINAC- Hai avuto un pugno da un inglese?

CAMIL- Erane tutti Iì: zia Raimonda, Turnello, zì Vittorio…E po' è arrivato Histangua cu' Ia pistola: Pam-Pam-Pam!... (siede) Che tragedia!

FINAC- Sssstttt!!!!.... T’ho dito de nun grida’, che sveji a tu zio.

CAMIL- (incredulo) A zio?... Ma zio sta all’albergo del Gatto Innamorato.

FINAC- Quale albergo? Sta dormendo in camera sua. A letto ce l’abbiamo messo io e Agatino.

CAMIL- Nun ce credo.

FINAC- Nun ce credi? Allora va’ a vedere!... Fa piano però, non lu sveja’!

CAMIL- (apre la porta e vi mette dentro la testa, per guardare, poi <sgomento> la riporta fuori…ripete la cosa per assicurarsi di avere visto bene e dopo richiude la porta <sconcertato> per avere visto lo zio) Eppure l’evo lassato all’albergo!?....

ANTON- (entra dal salotto) Scusate, dottore… La signora vuria sapé cume sta el padrò.

FINAC-  Sta meglio! Sta a riposa'!

ANTON- Meno male!...

FINAC- Vado a dirglielo, (si avvia al salotto) così la tranquillizzo! (entra)

ANTON- (ha seguito il dottore ma prima di entrare…) Camillo, nun 'nda’ via che c'ho da parlatte!

CAMIL- C'ha da parlamme? Io je vojo parla’! Je digo: “Basta! E’ tutto fenito.”

VITTO- (entra dalla comune e si ferma sulla soglia, senza vedere Camillo) Finalmente a casa!

CAMIL- (incredulo) Zì Vittorio?... (guarda a dx e a sx interrogandosi) De qua e de là?...

VITTO- (che ha sentito) Lassame sta, non ci ho tempo! Devo fa’ ‘na telefonata. (entra nello studio)

CAMIL- (rimane interdetto e dopo breve pausa va alla camera da letto e la riapre piano piano e cautamente mette la testa dentro, ma la riporta fuori velocemente, con le orbite fuori dagli occhi- chiude la porta- rimane con la mano al pomello e la fronte alla platea)

ANTON- (entra) Camillo!?...

CAMIL- (si mette paura) Aaaaahhhh!!!!....

ANTON- Camillo, c'ho da parlatte!

CAMIL- (stravolto) Sta zitta e nun parla’!

ANTON- Cume mai fai cula faccia preoccupata?

CAMIL- (cerca di spiegare convulsamente) Zì Vittorio de qua e de là!....

ANTON- Cosa?...

CAMIL- (va alla comune) Zì Vittorio qua... (di corsa va alla camera) e qua! Due zii!

ANTON- Do’ zii? Ho capito be’?... Sarà mejo che quello che c'ho da ditte te lu digo 'nte ‘n antro mumento. Me sa che la paura che hai preso all’albergo t’ha fatto 'nda’ via de testa! (via in cucina)

CAMIL- (seguendola sin sulla soglia) Ma che paura? Te digo….

VITTO- (rientra) Camillo, che me vulevi dì?

CAMIL- (si gira impaurito) Co?... Gnente, gnente!... (spaventato) Uno de  qua… e uno de là!....

VITTO- Cume saria: uno de qua e uno de là? (accenna un passo verso Camillo)

CAMIL- (indietreggia) Sta bono!... Nun me tucca’!....

VITTO- Ma digo: te sai smattito? (accenna un altro passo verso Camillo)

CAMIL- (scappa in cucina) Aiuto!....Aiuto!...

VITTO- Ma che succede oggi? Me sa che nell'aria c’è el microbo de la pazzia!… 'Nte cul’albergo po’ nun ne parlamo!... (vede la giacca) Toh?... La giacca mia!... Chi ce l’ha purtata?... (togliendo la livrea) Fammela mette’!...Pe’ strada sa cula livrea, me so’ vergognato cume ‘n chierichetto a la processiò! Sai se m’avria 'ncuntrato qualche cliente?... (va verso sx)

           Scena 7^-:Vittò-Agatì-Raimonda-Lucia-Turnello-Finaccia.-

CAMIL- (spinge Agati verso la scena) E' Iì… E' lì… (entra nel salone)

VITTO- (gli va incontro)

CAMIL- (facendosi scudo con Agatì, entra nel salotto) Sta bono! Sta bono!... (entra)

AGATI- E' Iì, è lì!... Lu vedo! Nun c’è bisogno… (dopo l’entrata in salotto di Camillo) Cusa j ha preso?...

VITTO- (al centro scena) Ah, ma allora ce fa!

AGATI- Cusa j ha preso al signor Camillo?

VITTO- (andando verso le camere) Me lu stavo a chiede' pure io, Agatino!

AGATI- Agatino? M'ha chiamato pe' nome?... EI signore me rcunosce?

VITTO- Perché nun duvria? Me cuminci a fa' discorsi strampalati, pure tu? (siede) 

AGATI- No… perché… veramente io…

CAMIL- (sospinge in scena Raimonda-Lucia-Finaccia-Turnello) Sono due: uno quà e uno là!… Uno quà e uno là!... (fugge in cucina)

TUTTI- (si girano verso dove è uscito Camillo) Ma chi? Dove? Che dici?

VITTO- Posso sape' che  c’ete ?

RAIMO- Gnente, caro!... Semo venuti pe' sapé…

VITTO- (vedendo Tornello. Si alza e comincia ad avvicinarsi a Tornello) ) Digo: te presenti sempre sa cul bell’amico mia? Anzi, più tua che mia! (prende per il collo Turnello e lo fa indietreggiare) Cusa stavi a ffa' 'nte cul'albergo insieme a mi moje? Ce lu sai ch'è ‘n albergo equivoco?

TUTTI- Ma Vittorio!?...

VITTO- (Lascia Turnello e si gira rabbioso) Vittorio cosa?

RAIMO-  Rcuminci ‘n’antra vo'?

TURNE- Ma te l'emo spiegato cento volte!

VITTO- (riprende per il collo e gli fa fare il percorso di prima a ritroso… gli altri li seguono) M'hai spiegato cosa? Cosa m'hai spiegato, ah? Me vulete fa' fare la figura del ciambotto? (si gira di nuovo) 'Ndate ‘n po' via tutti!... Fora!...

RAIMO- Stammi a sentì!...

VITTO- Foraaaaa!!!!!...

LUCIA- Ma Vittòrio?…

VITTO- Pure tu!... Nun vojo vedea nisciù!... Fora!

FINAC- Uscite tutti!... Forza!... Via!... Svelti ch'è in piena crisi! Ritornate quando si sarà calmato un po'! (li sospinge fuori)

TURNE- (che stava dalla parte opposta agli aItri, facendosi piccolo, piccolo, passa dietro a Vittorio e quando giunge da Finaccia) Ma perché gambia idea ogni do' minuti? (via)

FINAC- Allora?... Vittorio, che hai?

VITTO- Mi scusi dottore! Ho avuto un momento di nervi!...

FINAC- Nun te sta a preoccupa'!... 'Na volta ogni tanto uno sfogo ce vole!

VITTO- Adé, sto 'n po' meglio!

FINAC- Certo!... Si vede…Hai ricominciato a riconoscere le persone e soprattutto: te stesso!

VITTO- Come?

FINAC- Si, si, va meglio!

VITTO- Comincio a ricunosce le persone e me stesso? Che significa? Ci si mette pure lei?

FINAC- Non intendevo di' quello che tu puoi pensare…

VITTO- Oh, io ancora ce stago cu' la testa!

FINAC- Lo vedo, lo vedo!... Però al posto tua sarei rimasto a letto!

VITTO- Cosa?

FINAC- Che bisogno c'evi da mettete la giacca?

VITTO- L'ho messa perché nun c'evo più voja de 'nda' in giro vestito da cameriere!

FINAC- Da cameriere?...

VITTO- Nun è pe' gnénte bello sembra’ ‘n omo de fadiga!

FINAC- (tra sé) Questo me peggiora sempre de più!

VITTO- lo vestito da cameriere!...

FINAC- (c. s.) S'è propio fissato!

VITTO- Certo che m'è capitato de tutto al suo “Gatto Innamorato”!

FINAC- Perché ce sei stato?

VITTO- Eh!

FINAC- Nun ce duvevi nda'.

VITTO- 'Nvece ce so' 'ndato!... Ennà che zampate!... Quante me n'ha date cul matto dell’albergatore? Pensi: m'hanne meso la giacca da cameriere e po' m'hanne chiuso 'nte ‘na stanza! So' dovuto fugge dal tetto!... Nun je racconto po' di Histangua cu' la pistola!...  So' sfinito. (siede)

FINAC- (c.s.) Se st'aggravà sempre de più.                                     

AGATI- (entra con bicchiere d'acqua ed un flaconcino d'ammoniaca) Ecco qua!

VITTO- Che c'è, Agatino?

AGATI- (continuando ad andare verso il dottore) Gnente! Me l'ha ordinato eI duttore.

FINAC- Sì, gliel'ho detto io.

VITTO- Fate pure. (si allontana)

FINAC- (comincia a far scendere qualche goccia)

AGATI- Ennà, che puzza!

FINAC- Una… due…tre…

AGATI- Sta mejo el padrò?

FINAC- No.

AGATI- Nooooo?...

FINAC- No!... Sei…sette…

AGATI- Cume famo?

FINAC- Semo 'rivati al delirio… otto…nove… dieci!

VITTO- Ma…sta male,  dottore?

FINAC- (che ha cominciato a far fare al bicchiere un movimento per miscelare la medicina, tenendola ben distante dal naso) Adé bevi questo?

VITTO- Chi, io?

FINAC- Vedrai che te rimette a posto. Dopo tutte quelle emozioni che hai avute!

VITTO- Non rifiuto. Se devo esse' sincero, pure io me so' meravijato d'avecce avuto pogo fa cule reaziòni!... (fa per prendere bicchiere)

FINAC- (lo ritrae e lo copre con la mano) T'avverto ch'è un po' forte! Mandalo giù tutto 'nte ‘na volta.

VITTO- (prende il bicchiere) Dia qua!... (alla prima sorsata: rimanendo con la bocca piena e gli occhi di fuori, esce di corsa in cucina)

FINAC- (verso Vitto) T'evo avvertito ch'era forte!... (a Vittorio che rientra con fazzoletto alla bocca) Dovevi mandarlo giù tutto!

VITTO- (pulendo la bocca) Puhà!... Ma che scherzi so' questi?

FlNAC- Su, Vittò!...

VITTO- Me lasci sta’!

FINAC- Adé 'ndo' vai?

VITTO- A sciacquamme la bocca! C'ho el veleno! (rientra in cucina)

               Scena 8^-: Finaccia-Gustì-Agatì-Antonietta-Vittorio.-

AGATI- Emo fatto 'na fadiga pe' gneי!

FINAC- Ha sputato tutto!

C A M P A N E L L O

AGATI- E chi' sarà adé? Speramo che nun cercane al padrò!... Capirai, ‘mbriago cum’è puretto!...

ANTON- (dalla comune) Agatì, sto signore cerca al padrò! (lascia passare e poi esce)

GUSTI- (entra) Cercavo al signor Ciandebise!

FINAC- Siete venuto per farvi assicurare?

GUSTI- No. So' venuto pe' purtà st'oggetto ch'emo truvato 'nte  l'albergo.

AGATI- Ma è quello ch'evo truvato io!

FINAC- (prende il palato)  E’ di Camillo… Come l'ha avuto e come ha fatto a sapere di chi era?

GUSTI- Guardate dietro…Ce sta scritto el nome e l'indirizzo!

FINAC- Che pensata! Ha inciso nome e cognome!

GUSTI- Pole sostituì el bijetto da visita.

FINAC- Glielo porto, sarà contento d’averlo ritrovato!

ANTON- (rientra) Duttò… Duttò, el signor Camillo sta 'ntel bagno che se fa ‘na doccia: tutto nudo! So' buccata perchè sgaggiava, pensavo…

FINAC- Me sembra un po' strano che Camillo gridi facendo una doccia!... Andiamo a vedere!

ANTON- Per de qua… (esce seguita da Finaccia)

GUSTI- ‘Na doccia tutto nudo?... E cume se la duveva fa' vestito? (vede la livrea) Ma questa è la livrea de Ponzio! C'è pure el cappello! Questa scì ch'è grossa!... Cus'è, per caso, el cameriere mia se trova qua?

AGATI- EI cameriere sua? Perché mai duvria sta' qua?

GUSTI- (interdetto) Ma allora?...

VITTO- (entra ripensando a ciò che ha bevuto) Che schifezza… Iaaaaahhhhh!!!!!!.....

GUSTI- (sobbalza) Ponzio?... Ponzio qua? (vuole prenderlo)

VITTO- (riconoscendolo) EI matto!... EI matto in casa mia! (si rifugia dietro al divano)

GUSTI- (riesce ad agguantarlo) Vié qua!... Disgraziato che nun sai altro, se pole sape’ cu' ce fai qua?

VITTO- Madonna jutame!

GUSTI- Cume te sai permesso da purtà fora dall'albergo la divisa?

VITTO- Jutateme!...

AGATI- Uhé, cume se permette? (prende per un braccio a Gustì)

GUSTI- Tu nun te mpiccià!

VITTO- (approfitta della distrazione di Gustì e fugge in cucina) Ajuto! Ajuto!

GUSTI- (vorrebbe rincorrerlo, ma è trattenuto da Agatì) Me vole lassà? (gli dà uno spintone per andare…)

AGATI- (lo riprende) Ma è el padrò mia!

GUSTI- (liberandosi come prima) Ma quale padrò tua? Quello è el cameriere mia! Lu cunoscio be’! Tanto le zampate je le dago quanno rtorna in albergo! (via dalla comune )

AGATI- (seguendolo) Ma se sbaja… se sta a sbajà!...      

VITTO- (entra facendo capolino dalla porta opposta a quella dove è uscito) Nun c'è!... Speramo ch'è 'ndato via!... E' proprio matto!...

              SCENA 9^-: Vitto-Histangua-Ponzio.-

HISTA- (da dentro) Yò entrerò. Ho ablato claro? (entra; è furioso ed in una mano ha un astuccio, porta-pistole) Belepp!...

VITTO- Oh Dio! El matto. (cerca di nascondersi dietro al divano)

HISTA- (vedendolo) Ahhh… es a chì?!

VITTO- Histangua!... (vuole scappare ma viene fermato)

HISTA- Altolà!

VITTO- (si ferma e poi si gira) Amico mio…

HISTA- Basta "amigos"! (pone l'astuccio sul tavolo) Voj escapado!... Tu l'hai fatta uno momiento fa!

VITTO- Me sa che pure adé la fago!...

HISTA- Ma yò, te ho trovado! Ah, si non es por quelli che me hano deportato al "Commissionario", yò a est'ora te insegnavo cossa era "pistola"! El commissionario me ha sequesdrato il my buldogg e ho promiso che yò non usar mas la pistola!

VITTO- Sto "commissionario" è propio ‘na degna persona!

HISTA- Allora… (apre l'astuccio) yò ho portato dos pistoline!

VITTO- Te pareva?! (fa un passo dietro)

HISTA- Usted no abia paura! Yò no voghio suicidarti… Yò no abio potuto fare in quel momento… como dite vos… “flagrante delitto”!

VITTO- Se sta a mette' propio male!...

HISTA- Esto, adesso, puede sembrar uno assassinio e yò no volio!

VITTO- (si riavvicina rassicurato) E' quello che digo pure io!

HISTA- Dos pistoline… una es carica… I'otra: no!

VITTO- Se permette, io preferiscio la prima! (vuol prendere)

HISTA- Belepp!... (forte e deciso)

VITTO- Me so' sbajato!

HISTA- (più calmo; dall'astuccio ha preso pure un pezzo di gesso) Yò te fazo un circolos nel corazon… (disegna sul petto di Vittò un piccolo cerchio)

VITTO- Ma cu' fa?

HISTA- (disegnandolo pure sul suo) E yò me fasso la misma cossa!... Se priende Ia pistolina e se pones' nel corazon e despuis “Pam-Pam-Pam”!Chi tienes la balla es muerto!

VITTO- E yò no lu posso fare! Nun me vie' bene!

HISTA- Porché?

VITTO- Porché la balla a my non me serve.

HISTA- Porché?

VTTO- Nun sapria 'ndo mettella! Saria d'avanzo!

HISTA- Belepp!...

VITTO- Jezu! (sobbalza)

HISTA- (ritorna calmo) Esto es el duello de my tierra! De my Nacion!

VITTO- Te ce vanti pure?

HISTA- (cortese) Priego!... Usted  “ toma ” una pistolina!

VITTO- Co'?

HISTA- (deciso) Toma!

VITTO- Ma nun te capiscios!

HrSTA- Priendi una pistolina!

VITTO- A proposito hai cenato?

HISTA- (arrabbiato) Priendi una pistolinas o yò fazzo uno assassinio! …Vieni a chì che te mato!... Te mato!

VITTO- Matto io? Tu sai matto!... (scappa alla comune, seguito da Histangua)

HISTA- (seguendolo) Altolà, io te mato!... Te mato!... (via)

VITTO- (rientra e di corsa va in camera da letto, ma esce quasi subito e chiudendo la porta) Oh Dio,Dio,Dio… (è stravolto) Cum'è? Io stago 'ntel letto 'ntel mentre che stago qua?... Me fa tanto male la testa… (esce in cucina)

HISTA- (rientra  grida:verso la porta dello studio) A chì non es ninguno!...  (a quella del salotto e poi) Manco a chì!... (va alla camerata letto, bussa  e poi ritraendosi) Ciandepisce escapa, che yò te debo matare!... (continua con frasi a soggetto, per dar modo a Vittorio di diventare <Ponzio>)

PONZI- (entra in vestaglia assonnato) Oh, 'nte sta casa nun se pole durmì!?...

HISTA- Tu es a chì? Miserables!... Toma la pistolina!

PONZI- Questo cume c'è rivato quì?

HISTA- (avanza) Yò te ammasso! Te mato! Te mato!

PONZI- Daj del matto a me? Certo che c'hai un coraggio!…

HISTA- Yò te suicidos!

PONZI- ‘Ndo' scappo? ‘Ndo’ me salvo?... Me butto da la finestra!... (via)

HISTA- (lo rincorre) No, che te mati!...Te occidi!... No!... (ritornando)   Tu escabado? Yò te spietto a chì, porché tu retuerni a cassa. (porta una mano alla gola) Yò abio sete!... (vede il bicchiere e beve) lahhh…!! En esta casa se beve mucho mal! (posa il bicchiere sul tavolo e rimane piegato, passando dal disgusto al profumo che sente:8989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989898989 tirando delle forti e sonore annusate) Siento l'odor de la lettra d'amor!... (prende il foglio) La carta es la misma! La scrittura de my mujera!... Porché es a chì nel scribatojo de Cian­depisce? Yò voglio saver! (grida) Es ninguno nella casa? (ripete)

            Scena10:-Histangua-Turnello-Raimonda-Lucia-Gustì-Vittò.-

TURNE- (entra dal salotto) Chi è che se permette di gridare?...

HISTA- Ah, es el Torello!

TURNE- Oh, dio!... EI torero!...

HISTA- (prendendolo per il petto) Vos me dire en esto momiento…(mostra il foglio) Esta lettra…

TURNE- Per favore mettete giù le mani!

RAIMO- (entra dal salotto) Che succede?

HISTA- Ella? Hesta lettra yò l'abio trovata a chì!

RAIMO- Cus'è adé ve mettete a guardà tra le carte mia?

HISTA- Esto non abere ninguna emportanza! Los carattres de scrittura es de my mujera! Confeziona lettres d'amor in vuestra cassa?!

RAIMO- Dovrebbe esse' contento, ciò sta a significa’ che sua moglie è innocente. 

HISTA- Como?

RAIMO- Como? Nò, li vicino!... Ma le pare che se tra Luciana e mi marito ce saria stata qualche cosa…

TURNE- El tavolo de la signora nun serve pe’ le confezioni amorose.

HISTA- Belepp!

TURN- (si mette paura) Nun parlo più!

LUCIA- (entra dal salotto)

HISTA- Allor ( mostrando il foglio) que…que…

RAIMO- Que que: qua c'è tu moje! (indica Luciana)

HISTA- (le va vicino e cingendole le spalle…) Oh, Lucianigna, usted me dirai…

LUCIA- (si ritrae e vorrebbe andare via, ma…))

HISTA- (la riporta a sé) No…No Lucianigna! Te supplìcio…Una tua parola calma el my  cor. Esta lettra… porchè, porchè?...

LUCIA- Ma non es mia!           .

RAIMO- Raccontaje tutto. Almeno se la fa fenita!

LUCIA- E' mai possibile che non lo capisci? Sei proprio tonto!... Raimonda credeva che suo marito la tradisse!

HISTA- Como?                                     

RAIMO- Quessu ancora a Como è rmaso!

LUCIA- Ha fatto tutto questo per farlo ingelosire ed avere una prova del suo tradimento! 

HISTAN- (girandosi dalla parte di Raimonda) Ma la “carta”, la carta?…

RAIMO- Se la carta l'avessi scritta io: mio marito avrebbe riconosciuto la mia calligrafia!

TURNE- Adé si sente più tranquiIlo?

HISTA- Or yò me siento più tranchillos e mieno tontos!

TURNE- Mejo tontos che cornutos, è ve’?

HISTA- Hesto se vedrà! Yò es estado muy tonto… (Aad ogni <tontos>, si batte il petto col pugno)

TURN- ...Tanto!

HISTA- Muy tonto!

TURN- Tanto!

HISTA- …Muy tonto!…

TURN- Tanto!

HISTA- Yò es estado muy brutto!…

TURNE- (c.s.)…Ciambotto!

HISTA- Brutto!

TURN- Ciambotto!

HISTA- Oh, my querida perdona my tonterias!      

LUCIA- Ma sì, ma sì!... Però non farlo più!

           SCENA 11^:-Detti-Finaccia-Camillo-Vittò-Gustì.

FlNAC- (seguito da Vittò e Camillo) Ma cercate di ragionare…

CAMIL- (parIa bene) Le dico che I'ho visto di là e di là!

VITTO- Io mi so' ritrovato faccia a faccia con me stesso: de là 'ntel letto e de qua in piedi!

HISTA- Cossa?...Cossa?

VITTO- Ancora lu?...  (scappa dietro al divano)

HISTA- Nada paura Ciandepisce. Yò ora es calmo e no te suicido, porché yò sabio chi es l'autore della lettra: no la mia, ma la tua mujera!

VITTO- Tuuuuu????...                             

RAIMO- Come “Tu”? Se te l'emo ditto quaranta volte?!

VITTO- A me?

RAIMO- A te, a te! E ogni vo' ce baciamie e dopo ‘n po' te lu duemi rispiegà...e de novo a fa le paci e a rispiegà.... e bagi de qua e bagi de là!

TURNE- Hai bagiato pure a me, te ricordi?

VITTO- lo ho bagiato a te?

HISTA- E pensar che por esta cossa yò te aber fatto saItar Ia fenestra!

VITTO- So’ saltato dalla finestra?

HISTA- Yò me recuerdo muy bien! Usted es entrato da lì e depuis “Oplà”!

VITTO- Adé je pijane le allucinazioni pure a lu'! Stia a sentire: quello che ha visto saltare dalla finestra non ero io, ma quello che io ho visto nel mio letto.

CAMIL- Che io ho visto lì e lì!

FINAC- Me sa che fra pago vago via de testa pure io!

GUSTI- (entra ed ha in mano la vestaglia di Ponzio) Scusate…

VITTO- EI matto!... (corre di nuovo dietro al divano)

RAIMO- EI padrò deI Gatto Innamorato!

TURNE- L'albergatore!

GUSTI- Scusate, ma pogo fa c'è mancato gné che el cameriere mia mecascasse 'nte Ia testa… eI perché nun Iu so, ma eva fatto ‘n saIto da la fenestra vostra…

TUTTI- Cosa?...

GUSTI-… E curriva cu' sta vestaja addosso! (fa vedere)

RAIMO- Ma è la vestaglia di mio marito!

VITTO- (che fino allora non era stato visto da Gustì, si tira su e viene avanti) Cu’ la vestaja mia? Chi je l'ha data?

GUSTI- Ponzio?... (lo prendere per iI colletto)

TUTTI- Ponzio?

GUSTI- (come sempre soliti calci e soliti aggettivi)

RAIMO- (lo ferma) Ma è mio marito!

GUSTI- Cosa? (indietreggia lasciando libero Vittò)

VITTO- Ma lei è propio fissato! Possibile che ogni volta che me vede, me deve prende a calci?...

GUSTI- Questo è vostro marito?... No!... E' tale e quale al cameriere mia!

TUTTI- EI cameriere?

GUSTI- Scì, quello che pogo fa ha zumpato da la fenestra.

VITTO- Adé capisco tutto!... AIlora quello che ho visto 'ntel letto mia, nun era altro che el cameriere dell'albergo? Quellu era …

TUTTI- Ponzio!

RAIMO- Quello che 'nte l'albergo stava cu' la buttjia in mano e che no' emo bagiato era...

TUTTI- Ponzio!

TURNE- Certo che so' caduto veramente in basso!... So' stato bagiato da ‘n cameriere, che po' nun era manco Vittorio, ma era…

TUTTI- Ponzio!

LUCIA- Allora, quello che me vuleva purtà 'nte 'na cantina a bere, era…

TUTTI- Ponzio!

RAIMO- Se me capiterà de ncuntrallo je ne vojo dì quattro fatte bé!

TURNE- Io je vojo da' tutte le sberle che ho preso pe' colpa sua!

RAIMO- Adé, basta! Scurdamo tutto e guai a chi fa el nome de Ponzio!

LUCIA- Questo maledetto Ponzio ha imbrogliato tutto!

HISTA- Yò lo suicido! Endò stas el miserables, che l’occido?

GUSTI- Adé sarà all’albergo… Se vulete veni’?!...

LUCIA- Cosa? Noi abbiamo già il nostro nido d’amore. Vamos Carlo?

HISTA- Sì, querida de mi cor-a- zon! (cinge le spalle di Luciana e avviandosi alla comune) Asta la vista!

VITTO- E no! Non potete andare via!...

HISTA- Porché?

VITTO- “Porchè” io ho da assicurare la signora.

HISTA- A la signora esta noce: l’asseguro yò!

TURN- Posso venire con voi? (accenna dei passi verso Histangua)

HISTA- Beelepp! Stop!...

TURN- Sa, io sono il produttore!

HISTA- Esta noce producio yò! (escono)

GUSTI-Me sa ch’è ora che rtorno all’albergo!

TURNE- Posso venì cu' vo?... Sa, me sento solo!…

GUSTI- Venite. All’albergo del Gatto Innamorato non si è mai soli!

TURN-  Grazie!... Allora, io vago…Ce vedemo dumani!... (escono)

VITTO-Finalmente un po’ de pace!... Ma lu sai che per colpa tua me so’ preso tante zampate da cul matto dell’albergatore?... Me voi spiega’, almeno, perché hai creato sta situazione?

RAIMO- Perché cumenciavo a dubità de la fedeltà tua.

VITTO- Da quando?

RAIMO- (si accosta a Vittò e gli parla all'orecchio)

VITTO- (staccandosi) Ma no!... (ride) Hai pensato che io… Ma dighi davé?... Ma no!

RAIMO- Ma sì!... Cu' te devo dì, me s'era mesa ‘na pulce nte ‘na recchia.

VITTO- (ride)

RAIMO- Perché ridi?

VITTO- 'Ndamo de là!

RAIMO- A ffa' co’?

VITTO- Te fago vede cume t’ammazzo la pulce! (entrano in camera)

F  I  N  E

Loreto,27-07-1997                                                         Paolo Torrisi 

n.b. -La commedia è regolarmente registrata presso la S.i.a.e. N° 106279

       -Il testo è reperibile presso l’Autore: Prof.Torrisi Paolo via Abruzzo,3.

         60025-Loreto   e-mail torrisipaolo@virgilio.it

         L’opera è depositata presso la S.I.A.E. con n°106279


GLOSSARIO

Accada-'N-: Bisogno- Non c'è bisogno che..

Accenno- Segnale...d'intesa.

Adè- Adesso.

Almanco- Almeno.

Amor del conto- Fare la conta...per vedere a chi tocca...iniziare...

Annaulo- Affitto- (casa annaulo – casa in affitto)

 Anco'- Ancora.

Avriane- Avrebbero.

Babano- Fesso- Sciocco...

Bacata- Malata- Marcia- Guasta.

Badavi- Guardare con attenzione, badare...

Bagnoli- Inutili “impacchi” d'acqua.

Balza- “Carico di briscola” (valore più alto di “Briscola” - Asse-)

Bardascio- Ragazzo. Giovanotto.

Becicche- Mucose negli occhi

'Bedisci- Ubbidisci.

Biastimato- Bestemmiato.

Brignoccula- Protuberanza, causata da colpo, battuta, pugno...

Brusciolo- Foruncolo.-

Bruscolini- Semi di zucca.

Bucattò- Schiaffo.

Buccare- Bocca- Buccato- Entrare- Entra- Entrato...                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Bucculotto- Maccherone. (tipo di pasta)

Bugiò- Bugiardone...grande bugiardo.-

Burbuja'- Borbottare-

Ca’- Cane… Poro ca’- Povero cane…

Caciara- Confusione- Parlare a voce alta fra tutti.

Cagnara- Litigio- Bisticcio.

Cago'- Tipo che si dà delle arie.

Calchidu'- Qualcheduno.

Calco'- Qualcosa-

Calzo'- Calzoni – Pantaloni.

Cambura- Camera.

Canna-foja- Canna de granturco, mais.

Capezzo- Non capire dove è il “principio” o la “fine” = “niente”.-

Capisciò- Saputone.

Capistorno/i- Capogiro/i.

Careggia'- Portare..da un posto ad un altro... Trasportare...

Cegato- Cieco- (in questo caso “chiudere gli occhi: “segno di gioco)

Cenigia- Cenere-

Ceregio- Ciliegio.

Chiuppa'- Battere- ...Chiuppamo- Battiamo.

Ciaccare- Schiaccare-

Ciaccato- Schiacciato – Acciaccato...

Ciaccio- Balbuziente.

Ciambotto- Stupidotto- Sempliciotto-

Ciancico- Mastico- (ridurre in poltiglia, pezzettini...)

Ciauscolo- Salame...morbido. (tipico delle Marche)

Cianchetta- Sgambetto.

Cioccio- Pietra

Cionche- Offese- Malate- rattrappite...

Ciuffulotto- Schiaffo.

Clacchesso- Clacson... (ti suono il Clacson )

Co’- Cosa.

Coccio- Creta.

Colco- Coricato.

Concule- Cozze- Muscoli. Detto marchigiano: “Arridaje a chi vole le concule!”

Crescia- Pizza di pane (senza pomodoro e formaggio: solo farina)

Creso- Creduto- Credere.

Crocchia- Tupé...Capelli arrotolati su, dietro o lateralmente ala testa.

Cruciera- Crociera di croci- (Non “Crociera - nave”) Cruciera”: gruppo di dodici corone da Rosario, lavorate, assemblate, dalle donne lauretane dette “Coronare”.

Cu'- Con.

Cuj- Quei.

Cule- Quelle.

Culia- Quella.

Culù- Quello.

Curatelle- Viscere- Interiora in genere...

Curdo'- Esclamazione volgare... sta per “Curdone”=Coglione.

Dago- Do... (dare)

Daperlu'- Da solo.

Dapervo'- Da soli. (solo voi)

Dapresso- Da solo.

Dimo- Diciamo.

Do'- Due.

Emo- Abbiamo.

Ennà!- Orca!...Guarda un po'?!...

Essà!- E già!...Certo!...

 Esse'- Essere.

Evo- Avevo... (avere)

Fago- Faccio... (fare)

Fantiole- Tremori di corpo. (tremori dovuti ad Epilessia)

Fiotto- Lamento- Brontolio-

Fracco- un Sacco...di bastonate. Tante...

Frinfinellu-Piccolo segno di “briscola” (gioco di carte)

Fuga- Premura -Fretta. (da “Fuggire: Sono andato via di “fuga” = di “corsa”)

Fugaro'- Falò.

Furestego- Forestiero.

Galastro'- Cappone. Gallinaccio.

Galito- Rauco- Con poca voce-

Giaccene-'N: Ghiacciano...diventare fredde.

'Gnà- Bisogna. 

Gnagnera- Lamento- pianto...

'Gne'- Niente. 

'Gnico'-Ogni cosa. Gricilli- Budella- Intestini.

Gnogna- Stupida.

Grasciari- Sporchi...posti sporchi...posti per porci.

'Guali- Uguali.

Gùatti- Gatti. (riferito al pesce “gatto”) Pronunciare gutturalmente “gù...”

Guzzo- Fine- Appuntito-

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

Imbescigamo- Vescichiamo- (da Vescica, gonfiore, “bolla sulla pelle con liquido..., provocato da “botte” ricevute)

Imbioccare- Addormentare…

 Incaprinita- Interstardita...come una “capra”.

Jezu- Gesù. (esclamazione)

Lappa- Noiosa, pesante... (cosa o, meglio ancora, persona che non si sopporta: noiosa, pesante...)

Lattarina- Bianchetto (larva di pesce)

Lenza- Furbo. (...che tipo furbo = che “lenza”!)                                                                                                              

Lia- Lei e non  nome di persona: “Lia”.

Limo'- Limone-

Line- Lì.

Lora- Loro..

Lu'- Lui.

Lu- Lo.

Luccare- Lucca'- Gridare.

Luccato- Gridato.

Lupi'- Lupini.

Lupo marano- Licantropo (comportamento da lupo)

Luzeno- Fulmine.

Ma'- Mani.

Madò- Mattone.

Mammana- Ostetrica- Levatrice.-

Mammò- Mammone.

Marifresca- Donna di poco affidamento- Si usa come dispregiativo.

Matine- Mattina- (E 'na matine!: esclamazione)

Matre- Madre.

Matrò- Nervoso.

'Mbilla'- Alzare su la cresta. Non ti muovere tanto.

Melancia'- Melanzana- (ti do un “melancia'”: uno schiaffo che ti faccio diventare la faccia viola come una: “Melanzana”)

Melangula- Cetriolo.

Mijanno- Mille anni...che non ti vedo!

Mogia- Malta...fango...poltiglia...

Mojole- Pinze. (caratteristico attrezzo a forma di “pinze” con punte arrotondate, adatto alla lavorazione del fil di ferro usato dalle “coronare”, per le corone da Rosario.)

Mosca-sciò- Via le mosche:  “Nulla da dire sul mio conto”.

'Mappava le zille- Freddo per tutto il corpo... nfredolito...

'Mpastrucchia'- Pasticciare.

'Mpiccia- Occupata da qualcosa... Confusa sul da fare...

'Mpunta'- Balbettare.

'Mpustate- Piazzate...messe...impostate...

Mucchia- Tanto-

Mugelle- Cefali (pesce)

Munelli- Bambini- Ragazzi.

Musciò- Musone: fiume-

Musciuli'- Moscefrino.

'Nciccia'- Piace... Nun m'enciccia= Non mi piace.

Nndrizza'- Raddrizzare. ('ndrizza' la schina=aggiustare in senso negativo: rompere)

'Ngriccia'- Arricciare.

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

'Necorto /a/ e...- Accorto.

'Nfrucchia'- Inventare.

'Nfuligina'- Arrabbiare.

Ni' o Ninì- Usato come: Oh, bello, te la vuoi capire?... Oh “Ninì”, chi ti credi di essere?

Nisciù- Nessuno.

No'- Noi.

Noja- Solletico.

None- No.

Noneto- Nonno tuo...tuo nonno.

'Ntasata- Tappata- Ostruita.

'Ntrica'- Intricare- imbrogkiare- rendere difficile-

'Nvuricchiata- Intrecciata....Imbrogliata-

'Nzocca- Stordisce.

O'- Avanti....Oltra-

Oltra- Avanti...oltre. (vieni “oltra” . A volte si trova solo una “O” abbreviata da un apostrofo “ 'O”: vieni o'... )

Onne- Onde.

Onnico'- Ognicosa.

Pa’- Pane

Pescolle- Pozzanghere.

Pia – Piedi.

Pina- Piena.

Pipitula- Foruncolo...che viene sulla lingua...che fa stare “zitti”.

Pista…Ari-pista- Ritornare sull’argomento…Continuare a “pestare”…

Pitale- Orinale- Vaso da notte.-

Pole- Polene- Può- Possono.

Per' 'o- Per “uno”... “Un po' per uno”.

Poro-  Povero.

'Porta- Comporta- 'Portare-Comportare.

Prescia- Premura – Fretta.

Purtinnari- Portorecanatesi.

Pustà- Può essere.

Rabbito- Arrabbiato.

'Raccojemme- Raccogliere /...rmi.

Raganella- Rana- Ranocchia.

Ragano- Rospo-

Rancichita- Rancida.

'Rcapezza- Orizzontarsi su una cosa... Non ritrovarsi... Non capire...

'Rinale- Vaso da notte – Orinale.

'Rmaso- Rimasto (rimanere).

Roito- Urlo-

Rumiga'- Ripensare mugugnando... Borbottare...

Quane- Qui.

Quessu /a – Questo / a.

Sa / Sa me / Sa lù-  Con… Con me… Con lui…

Sai- Sei (dal verbo essere) Es. Sai solo-sei solo… (dipende dal significato che acquista nel contesto della frase)

Salva'- Nascondere- Conservare...non in vista...

Saria...Sariane- Sarebbe..Sarebbero.

Sbarillò- A gambe all'aria- (andare oltre il “Sette e mezzo” del gioco a carte)

Sbocca- del “Musciò) Dove sbocca il fiume Musone.

Sbragiulasse...sbragiulare- Arrostirsi (in questo caso:abbronzarsi) ... Arrostire

Scapecciamme- Spettinarmi.

Scappa'- Uscire di casa... (secondo il senso della frase)

Scarpire, scarpisseli- Strappare...strapparseli (si usa perloppiù per i “capelli”)

Scassa'-  Scassare-Cancellare.

Sciagatta'- /...are- Muoversi inutilmente

Sciapata- Sciapo- Stupidata- Stupido- Sciocco...

Scine- Sì-

Sciuccata- Seccata.

Scuffia- Copricapo di lana...può essere usato per la montagna o a letto nelle nottate fredde.

Scunfinfera- da: convincere... Nun me scunfinfera =Non mi convince

Scunucchiamme- Romper-mi-; Ridur-mi a pezzi.- (come una sedia che si rompe sotto un peso)

Sdingula-dandula- Altalena.

Sdogo- Slogo- slogare.

Sdrimbulo'- Convulsioni (ballo di S.Vito)

Sete- Siete. (secondo la frase.  “Sete” es. “Ho sete”o verbo essere: sete bugiardi...)

Sfragno- Spremo- Spremere...

Sgaggiare- Sgaggia'- Gridare.

Sgardaffo'- Uomo brutto, malvestito, malsano...(dispregiativo)

Sgarfagnini- Ladri-

Sgnagnerà- sgnagnerare- Poco piacevole... non gli interessa tanto...di poco gradimento

Sgraffigna-Gratta.

Sj- Sei. (sj stato tu...)

Smateria'- Parlare male...volgare...da matto... (Fuoruscita dal cervello di materiale non consono...)

Sogna-  Grasso animale... (Sogna rancichita = Grasso rancichido)

Spegne- Spegne da: Spegnere.

Spegnemme- Spinger-mi – da:  Spingere  e non “Spegnere”.

Spenta- Spinta- da: Spingere e non Spenta da: Spegnere.

Spi’- Spine. Me tieni su i “spi?”- Mi tieni sulle spine.

Spinarelli- Bollicine che vengono sulla pelle dovute alla “Varicella”.

Squajo- Cioccolata calda.

'Ssa- Questa. (Abbreviazione di: “Quessa” = “Questa” donna)

'Ssu- Questo.

Stago- Sto... (stare)

Storni- Ritorni... Stornare- Ritornare.

Strabaltata- Sottosopra...il cervello- Non capire più niente.

Stracco-Stanco.

Struccava- Spezzava- Struccare può assumere altri significati es. Togliere il trucco.-

Sumenti- Semi (in romano: “Bruscolini”)

Svaga'- Svuotare... .

'Svanza- Avanza...da Avanzare.

Tajuli'- Tagliatellina- (tipo di pasta:Tagliatelle)

Tigna- Testardaggine.

Tizzo'- Tizzone -Pezzo di legno infuocato (da camino...) -

Totulo- Ciò che rimane di un “mais” dopo ch'è stato sgranato.

Trusmarì- Rosmarino.

Vago- Vado... (andare)

Valtri- Voialtri.

Vento- Vinto.

Vo'- Voi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Velle- ...in “velle”- Da nessuna parte...In nessun posto...Per niente...

Vuria- Vorrei      

Zanzule- Ciabatte.

Zero garbunella- Zero completo, tagliato... Nulla nel modo più assoluto-

Zompene- Saltano- Zompare- Saltare.

 

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