Tutti’in terapia

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TUTI ‘N TERAPIA

Gloria Gabrielli 

2008-2010

TUTI ‘N TERAPIA

Commedia in dialetto trentino e italiano

 in due atti

                   

Introduzione

Le “montagne di rifiuti” che giorno per giorno tutti noi produciamo hanno indotto in questi ultimi anni tutte le amministrazioni comunali ad organizzarsi, per proporre ai propri cittadini nuove strategie di raccolta basate su un’ attenta e severa differenziazione delle tipologie dei rifiuti. Questo ha provocato in molte persone una sorta di ansia da cambiamento associata ad una paura specifica: quella di sbagliare nello svolgere il proprio dovere di cittadini. A tutti almeno una volta è venuto il dubbio: DOVE buttare quella carta che però è ricoperta di plastica ed ha un gancio di metallo e magari è ancora sporca di cibo?

In ogni Comune inoltre, le modalità di differenziazione sono spesso diverse e questo non contribuisce di certo a rendere il cittadino più attrezzato di fronte al problema. 

Sullo sfondo di questa nuova ansia quotidiana viene a collocarsi la storia di Carlo e Annalisa, due singles che faticano a trovare un’ anima gemella sufficientemente attenta alle esigenze ecologiche del vivere moderno. Accanto a loro si intrecciano via via le vite degli altri personaggi, tutti rigorosamente legati alla terapia di uno psicologo, il Dottor Benvenga. Nel suo studio riversano piccole e grandi ossessioni, paure, manie e debolezze. A rasserenare tutti, passerà un giorno di lì anche Cupido per scoccare la sua potente freccia.

Trovato il compagno ideale, per Carlo e Annalisa sarà facile scegliere il luogo giusto dove formare una famiglia: ad Aldeno, ovviamente! Il Comune più riciclone d’ Italia.


PERSONAGGI e TRAMA

C

arlo, uomo di circa 40 anni, un po’ mammone, ha il terrore dei cani. Abita da solo ed è in analisi da anni per cercare di curare la propria cinofobia e per trovare aiuto nella scelta della sua fidanzata (vita da cani…ops: da single!). Il caso vorrà che proprio sull’ uscio dello psicologo entri la donna giusta per lui! Speriamo che riesca a tenersela stretta!

A

nnalisa, trentacinquenne, impiegata, ha subìto un crollo psicologico con l’ avvio della  raccolta differenziata nella sua città.  Fermamente convinta che questo mondo stia andando a rotoli, segue con scrupolosa meticolosità le regole del vivere civile, senza rendersi conto che talvolta esagera. Riuscirà a trovare un’ anima gemella disposta a capirla e a volerle bene?

L

idia, mamma chioccia di Carlo, ha difficoltà nel lasciarlo in pace: ogni due giorni si fa viva per dargli una mano. Andrà dallo psicologo per capire se la fobia di suo figlio, è in realtà colpa sua. Lì,  riceverà un prezioso, anche se salato consiglio su come staccare questo intenso ingombrante cordone ombelicale!

I

vonne, studentessa di architettura, si invaghisce di Carlo, incontrato per caso in una pinacoteca: le sembra proprio l’ uomo della sua vita, che sa cogliere il senso vero dell’ arte.  Abbandonata poi senza alcuna spiegazione, si recherà nello studio del Dottor Benvenga, per cercare di placare il suo dolore cosmico.

J

ohn Sebastian Crosswords, pensionato americano, vedovo e amante dei viaggi. Gira attorno al mondo e ovunque si fermi, cerca un “analista” per tenersi in contatto con la sua psiche, per essere certo di essere normale e di fare delle scelte giuste. Per gli americani l’ analisi è una terapia in voga da molti anni e l’ analista è una sorta di amico che ti sta semplicemente ad ascoltare: a patto che poi lo paghi!

M

atilde è la segretaria sessantenne dello psicologo. Zitella “per scelta”,  apparentemente burbera e ficcanaso, serba dentro di sé un segreto: un amore nascosto mai consumato che l’ ha accompagnata sin da giovane. Si sfogherà solo una volta, facendo capire “come che le sbrusa” le pene d’ amore anche per coloro che in apparenza tendono a rinnegare l’ altro sesso con tanta determinazione.

B

envenga Dott. Saverio, psicologo di professione, ascolta con pazienza e devozione verso il proprio lavoro, i pazienti che si rivolgono a lui. Professionale e freddo quel tanto che basta per non farsi coinvolgere da ciò che gli accade intorno. Ciò nonostante, anche per lui avverrà quella sorta di trasfigurazione amorosa che colpisce tutti, come sottolinea al momento opportuno la nostra cara Matilde.

A

ndare nello studio dello psicologo, è occasione per parlare di alcune fobie contemporanee che colpiscono molti di noi. Nessuno può dichiararsi esente da manie, fissazioni, convinzioni assurde che ci rendono irrequieti e nervosi. Ci si cura o con “qualche goza” o con qualcuno che ci stia ad ascoltare, lo psicologo appunto. È lui che tenta di rimetterci in pace con noi stessi e con gli altri, è lui che ci dice che siamo in gamba nonostante tutto. E una volta, come si faceva? Si andava dal Parroco… “Ancoi però no se usa pu: pecà, perché l’ era anca gratis!”.

_________

N.B. Nel testo di fa riferimento alle Macchie di Rorschach. Per chi non è avezzo con lo studio della psicologia, trattasi di schede con macchie-disegni colorati o in bianco e nero che lo psicologo mostra di solito nel corso delle prime sedute. Ciò che il paziente vede dentro a queste macchie colorate, sarà la base sulla quale verrà tracciato il suo profilo psicologico.


         I ATTO

I scena: EL SIOR GNÀFETE

Studio dello psicologo: un tavolino sulla sx, con un portafoto, computer, scartoffie varie. Sotto di esso un bidoncino per la carta. Una moderna chaise longue  sulla destra della scena. Un orologio a muro e una grande e moderna libreria centrale, come sfondo.I pazienti entrano ed escono dalla quinta di dx.

La segretaria, piena di esperienza e sapienza, entra con il vassoio del caffè: lo sistema sulla scrivania poi va a sistemare alcuni libri. Subito dopo entra lo psicologo, puntuale come un orologio svizzero! Matilde è ferma davanti all’ orologio: lo tira indietro di qualche minuto.

MATILDE     ‘l savevo che ‘l treva ‘n vanti sto ‘roloi. (Rivolta allo psicologo che sta entrando) Puntuale come sempre, eh? Che ‘l piova o ‘l fioca! Lì ghè ‘l café, come al solito. (Tra sé) Cossì me piass laorar: pulizia, precisiom e poche ciacere. (Prende da sotto la scrivania il bidone pieno di carta)

PSICOLOGO Grazie Matilde, senza di lei non saprei più vivere!(Si siede e sorseggia il caffè) Chi abbiamo oggi?

MATILDE     (Mette il bidone sottobraccio e prende il vassoio)Adess…me par che ghe sia ‘l sior…gnàfete!

PSICOLOGO            Chi?

MATILDE     Quel dei cagni!

PSICOLOGO            Il …veterinario in pensione?

MATILDE     No: quel che ga paura de eser sbranà da ‘n cagn! (si avvia)

PSICOLOGO            Ah, il signor Carlo!

                       

MATILDE     (Tornando verso lo psicologo con aria divertita)El pensa che na volta, per farghe en scherz, ho mess en la sala d’ aspèt en cagn de peluss de me nevodo, tacà a na cordèla, vizim a la sedia ‘ndo che di solito el se senteva zo...

PSICOLOGO Matilde…

MATILDE     Tant per veder la facia che ‘l feva quando ‘l vegniva dentro. No ghe conto la scena!

PSICOLOGO Non mi sembra molto professionale, da parte sua…

MATILDE     El senta, l’ è da vinti ani che laoro ‘n de ‘n studio de psicologi: no voi miga nar for de testa anca mi: ogni tant go bisom de svagarme en poc: robe lizére, miga da lassar conseguenze “indelebili” ‘ndei pazienti.

PSICOLOGO Ma lo sa che sono tutti molto sensibili e apprensivi; basta poco per farli trasalire…


MATILDE     Sì ‘l so anca massa! Praticamente prima de vegnir a parlar con elo, i me conta tut anca a mi! (Si sente: PERMESSO? da fuori scena) Eco, eco… l’ ariva (Esce)

PSICOLOGO            Avanti, avanti! Si accomodi! (Carlo entra con aria dimessa) Allora, come va?

CARLO          (Si siede sulla sedia)‘nsoma…

PSICOLOGO            (Si alza e prende le tavole con il Test di Rorschach dalla libreria) Prima di parlarmi, oggi,  le mostrerò alcune immagini: lei dovrà dirmi cosa vede, senza pensarci su troppo (nel frattempo, scrive su un foglio le risposte)

CARLO          (Prendendo in mano il test  n° 1; Carlo osserva attentamente) Mmm…en muss…vedo, en muss de ‘n cagn…uno de quei grossi, tipo San Bernardo, per capirne.

PSICOLOGO            E questa? (gli mostra la seconda)

CARLO          N’ om che scapa…per che ghe sia qualchedùni che i ghe córe drio…no no, l’ è ‘nseguì da na bestia: en cagn probabilmente, sì sì… e chi (indicando col dito) védelo, ‘l ga ciapà na gamba.

PSICOLOGO            (gli dà la terza immagine)

CARLO          Orpo…( un po’ imbarazzato)no so se pódo dir…

PSICOLOGO            Non si faccia problemi: dica quello che vede, senza falsi pudori.

CARLO          Me par…come dirghe…l’ organo

PSICOLOGO            Della chiesa …parrocchiale?

CARLO          No no: de na dona…

PSICOLOGO            Un utero?

CARLO          Sì, quelo, proprio quelo!

PSICOLOGO(Altra scheda) E adesso?

CARLO          Ah, sto chi l’è fàzile: na cuna, na cuna de ‘n popo!

PSICOLOGO            (Riponendo le schede sulla libreria) Bene, ora mi racconti pure le novità!

CARLO          Dunque…sì…l’ altra sera. La se ciaméva Giovàna. Belissima, mòra, do oci da sogno. L’ era da ‘n pezòt che la vedevo davèrzer e seràr el negozio ‘n po pu ‘n là de la me dita.

PSICOLOGO            Tratta ancora articoli sanitari, vero?

CARLO          Sì, sì: rubinetti, cèssi, bidè, vasche e dòce…


PSICOLOGO            Mi dica dell’ approccio.

CARLO          L’ aprocio? No, non tegno apròci. Sa saréselo?

PSICOLOGO            Intendevo: come ha attaccato bottone con la ragazza?

CARLO          Ah! Pensevo che ‘l parléss ancora de robe de cèssi! Dunque: som nà dentro ‘l negozio. Apéna prima dele sète.

PSICOLOGO            Che tipo di negozio? (Lo psicologo continua a prendere appunti)

CARLO          Intimo. (Pausa) Apéna dentro, gò dit che me serviva… ‘n pigiama per me sorèla.

PSICOLOGO            Ha …sorelle lei? Non me ne aveva mai parlato.

CARLO          No. L’ era tant per avérghe na scusa: no podévo miga dirghe che volevo ‘n regiseno per la me morósa! Pensévo che la me diséss che l’ era drio a seràr bottega…’- en fondo, en pigiama per na sorella che no gò, no averìa gnanca savèst en do trarlo-  ‘nvéze l’ ha scominzià a tirar fóra pigiami a tuta bira.  Ale sète ‘n quart, ho taià cort: …La me scusa… ghe fago far tardi …

“No ‘l se preocupa. No go miga da ciapar l’ autobus ancói. I è ‘n sciopero”. Alora ho ciapà ‘n po’ de coràgio: “Gala bisòm de’n passagio?” “ No, grazie!, Som vegnuda ‘n machina sta matina.”  Sa far a sto punto…Ho tolt en pigiama a caso e som na fóra. L’ ho saludada con gentileza e me som ‘nvià vers la machina. Scoionà ‘n pochetìm: gnànca pu bóm de tacàr botóm….Go mess en poc a tirar for le ciavi, méter dentro ‘n machina ‘l pachét, desgiazàr i finestrini, scaldar la machina - l’ era ‘n fret da bestia- … Tut per spetàr che  la se ‘nviéss anca ela. (Lo psicologo sta prendendo appunti a tutto spiano). Gónte da parlàr pu piam? Ghe la falo a starme drio a scriver?

PSICOLOGO            Non si preoccupi per me…vada pure avanti.

CARLO          (continuando) Bèm, avevo mess la prima, pront a partir, quando ho sentì bàter al finestrìm. (Pausa) L’ era ela! Ho tirà zo l vedro – na sventada da mati-  per sentir sa che la voleva.: tremevo come ‘n mat – fortuna che l’ era frét e dal frét se pol sempre tremar senza che te dèsti alcun sospèt. Prima de trovar el botóm giust, ho davert anca ‘l cofano, ‘mpizà tute le frece e tacà i tergicristai – sul vedro ‘ngiazà, ‘l pol ‘nmaginarse che grinch e gronch.

PSICOLOGO            Cosa voleva la ragazza?

CARLO          No ghe partiva la machina: ‘ngiazada. La m’ ha domandà se la podevo portar a casa e  la m’è saltada dentro. A quel punto, no savevo propio che Santi ringraziar. “Ma certo  – go dit-  dove abita?” . “ Lenzima: è qua vicino”. Mi, abito tut da n’ altra banda, ma me som ‘nvià. Sarìa nà anca ‘n Val de Non, a Brésem…

Sull’ ultima battuta di Carlo, Matilde entra per rimettere  il bidone svuotato sotto la scrivania.

MATILDE     Brésem: bèla zona! Parco delo Stelvio! Ert che basta (fa il simbolo con la mano)  Ma ‘l salo che a chi che se sposa i ghe dà soldi?


CARLO          Soldi? Chi è che ghe dà soldi?

MATILDE     ‘l Comune! Basta che i nubendi i decida de nar a viver lassù, ‘ntra i camossi! I è scampadi tuti ormai e ‘l paess l’è drio a morir. ( In tono confidenziale) Se gavessa intenziom de sposarme, mi narìa propri a meter su famiglia lì: coi tempi che core, quando i te ofre do lire…

PSICOLOGO            (Un po’ spazientito per l’ intromissione) Signora Matilde: adesso ci sono gli Euro

MATILDE     Ma sì dai, ne sem capidi. Lire o leuri: basta averghén tanti: alora anca i problemi i se risolve da soi! (Ripone il bidoncino ed esce)

PSICOLOGO Vada pure avanti, Signor Carlo.

CARLO          Disévo che, pur de tacàr botóm sarìa na …

PSICOLOGO            Sì, ricordo: fino a Bresimo; prosegua pure.

CARLO          Ero content che basta. Me som presentà e ‘ntant che névem su ‘n machina, avem ciacerà per tuta la strada.

PSICOLOGO            Le ha chiesto se aveva un cane?

CARLO          No me som fidà, cossì, tut de colp…L’ ho portàda davanti a so casa. Volevo domandarghe se ‘l dì drio la voleva vegnir for a zena (pausa)

PSICOLOGO            Vada avanti. Vada avanti.

CARLO          Smónta dala machina, fa ‘l giro per daverzerghe la portiera… quasi quasi vago zo a rugolóm col cul, dal spavent (pausa)

PSICOLOGO            Allora?

CARLO          En sbofàr…en sbofàr  che no ghe digo. Me pareva che ‘l m’ avess za ciapà ‘l copìm, dal de drìo. “Non preoccuparti, si chiama Poldo”. Sì, anca me nono ‘l se ciameva Poldo, ma no ‘l mordéva quel, al pù al pù qualche siràca.

PSICOLOGO            Le ha parlato del nonno?

CARLO          No! L’ ho sol pensà. Comunque ho lassà perder la zena del dì drìo; l’ ho saludada, ho fat na sgomaa e via!  El bel l’è che me pareva anca che la gavessa avù l’ intenziom de darme ‘n baso, per ringraziarme…

Silenzio. Lo psicologo smette di scrivere.

PSICOLOGO Si è pentito poi di questa sua reazione?

CARLO          Sior dotor: no l’ era miga ‘n sbofàr da Pechinese quel che ho sentù. Gavéssa anca da scominziar a ciapàr confidenza co’ ste bestie, volerìa trovar una che gà  ‘n cagnot de quei che te stenti a trovar, no de quei che co ‘na slenguazaa i te lava cavéi, réce e barbizól ‘n te ‘n colp sol!


PSICOLOGO            ( Sospirando ) Signor Carlo…non si tratta solo di …dimensioni. Sto seriamente pensando che lei  si nasconda, in un certo senso, dietro questa cinofobia…

CARLO          Cine cosa?

PSICOLOGO            Cinofobia: paura smisurata per i cani. Vede…( si alza e va a riprendere le schede dalla libreria ) anche in base alle risposte che ha dato osservando le immagini, si nota questo suo disturbo: la maggior parte delle persone, di fronte a questa (mette in bella vista la n°2), vede un giocatore di pallone o di golf; qualcun altro intravede un uomo che spinge un carretto o ha in mano un badile; lei: un uomo inseguito da un cane! Questa del muso poi ( fa vedere la n° 1)…normalmente viene visto: un pipistrello, una testa di toro, una farfalla; lei ha visto il muso di un cane! ( En passant) Quella dell’ utero va bene, è nella norma. La culla invece è certamente la risposta più significativa: di solito rispondono: una noce, una mezza luna, un elmo…

CARLO          ‘nsoma, ho sbaglià su tut?

PSICOLOGO            No, non si tratta di errori, si tratta del suo disturbo: della conferma della sua ossessione nei confronti di questi animali: lei vede cani dappertutto.

CARLO          Ah, ‘l ga ben resóm: basta che ‘l vaga ‘n giro ‘n zità: magari no te vedi tanti cagni ma te pesti, se no te stai atento, quel che i lassa per tèra!

PSICOLOGO            Quello non dipende dai cani: sono i padroni che non hanno il minimo senso civico. Io,  quando esco con il mio cane…

CARLO          Galo ‘n cagn anca elo?

PSICOLOGO            Da dieci anni ormai: ma quando lo porto a spasso, ho sempre una bella scorta di sacchettini e raccolgo tutto!

CARLO          Sì, purtròpo no i è tuti come elo: se vedéss co’ i me oci quei che lassa sul marciapè la merda del so cagn… ghe la spalmerìa ‘n facia. Ghè le mame coi passegini e i popéti che ghe toca far el slalom per no pestàrghe dentro!

PSICOLOGO            È certamente una vergogna. Ma, torniamo a noi. Dicevamo: all’ inizio aveva detto che questa ragazza, Giovanna, era bella, le piaceva. Già da un po’ la teneva d’ occhio. (Va a cercare gli appunti presi ) Aveva il cuore in gola quando è salita in macchina…

CARLO                     Si, l’ è vera. Ma…a pensar de nar fora a spass con ela e ‘l Poldo…no me nono, digo ‘l so cagn. No ghe l’ averìa propio fata.

PSICOLOGO            Signor Carlo, purtroppo, come sempre, tutti i suoi slanci, le sue emozioni, vengono letteralmente sotterrati da questa abnorme e patologica forma di cinofobia, che sicuramente ha radici profonde…nella sua infanzia…

CARLO                     El ga resom. Se ricòrdelo che g’ avevo dit de quela volta, da picol, che quel cagn el m’aveva dat ‘n mordom sul de drio…


PSICOLOGO            Sì, certo, tutti abbiamo subìto dei traumi durante le fasi della nostra infanzia: chi non ha mai avuto paura del buio, ad esempio. Poi, si cresce, si diventa adulti proprio nella misura in cui si è in grado di superare queste paure.

CARLO          Me par de capir che l’ è drio a dirme che som restà ‘n pòpo…

PSICOLOGO            ( Guardandolo dritto negli occhi, gli mostra il test n° 4 ) La culla: vedere in questa immagine una culla…capisce: questo è l’ essere ancora legati al mondo dell’ infanzia…( Tenta di trovare un esempio calzante ) Le è mai capitato di andare a sbattere contro un ostacolo, trovandosi al buio, quando era bambino ?

CARLO          Sì, me ricordo na nòte che ero drio a nar ‘n del letóm dei méi, som enzampegà ‘nde le zavàte de me mama e som nà a sbater sul comodim; salo quei comodini che i useva na volta co’l ripiano de vedro verdolìm…coi spigoi a ponta? El varda chi (indicando la fronte) go ancora la cicatrice: oto ponti, ale dóe de not!

PSICOLOGO            Ecco vede. Questo trauma l’ avrà sicuramente accompagnato per qualche tempo ma ora, penso l’ abbia superato…

CARLO                     Per forza…adess no vago pu ‘n del letóm de me mama e po, de note, al stroff, slongo bem le mam davanti e tasto ‘l terém coi pei (fa l’ imitazione del sonnambulo, facendo alcuni passi, poi si risiede)

PSICOLOGO            Signor Carlo, sono sincero: dietro la sua paura nei confronti di questi animali che, anche storicamente, rappresentano i pericoli del mondo che ci circonda, ecco …appunto… intravedo una sorta di …paura inconscia di staccarsi dalla madre. ( Si alza e comincia a girovagare per lo studio, con aria da professore ) Nelle stesse favole il lupo, progenitore dei nostri cani domestici è il simbolo dell’ ignoto, di tutto ciò che non conosciamo, del futuro…Nei racconti infantili la presenza del lupo ti fa correre dalla mamma, dove tutto è più sicuro, ovattato, caldo e dolce.

CARLO          ‘nsoma…l’ è tut colpa de me mama. Me la ‘ntaiévo che la ghe c’ entreva anca ela…

PSICOLOGO            A parer mio c’ entra eccome.

Lo psicologo guarda l’ orologio. Carlo capisce che il tempo è scaduto. Matilde entra con una ricevuta in mano e la consegna per la firma al dottore.

CARLO          Madonega, l’ è za ora. Cossa faga ‘ntant?

PSICOLOGO            Provi …all’ interno, sta volta.

CARLO          Sa vólelo dir.

PSICOLOGO            In un luogo chiuso…

CARLO          En centro commerciale?

PSICOLOGO            (Titubante) Sì, al limite anche quello. Meglio sarebbe però qualcosa di più tranquillo: una sala d’ aspetto, una biblioteca, un museo…


MATILDE     Maché musei: el vaga ‘l Milenium: el trova tute le putele che ‘l vol. Praticamente adess che ghè le svendite, se riversa lì tuta la zità.  ‘n vem anca da fora, nel caso ‘l preferissa le fureste! (Dà la ricevuta a Carlo e si avvia )

PSICOLOGO            (Spazientito dall’ intervento di Matilde)Dicevo…talvolta si possono fare incontri molto piacevoli nei luoghi dove l’ atmosfera è ovattata proprio …come nell’ utero della madre.

CARLO          Va bem, narém ‘l museo: le ho provade tute ormai…saluti ( esce borbottando) Anca me mama adess el tira ‘n balo: l’ utero materno…gira e rigira per n’ om quela l’ è la so zona, no se ghe scampa. Comunque, se ‘l me dimostra che ghe c’ entra anca me mama… spartìm le spese dela terapia, za che l’ è sta ela a consigliarme de sentir el parér de ‘n esperto.

Buio

II scena: L’ INSONNIA

Il giorno dopo,nello studio, stesso rito: Matilde porta il caffè e il giornale nello studio e poco dopo entra lo psicologo.

PSICOLOGO            Grazie Matilde. Che gentile! Anche il giornale! È proprio un tesoro.(sorseggia il caffè) Chi abbiamo oggi? (Legge la scheda della paziente sulla sua scrivania)

MATILDE     (Riprendendo il vassoio)Quela dela racolta.

PSICOLOGO            Di francobolli?

MATILDE     Noo, quela che no sa ‘ndo trar via le chìchere rote e ‘l cartom del lat!

PSICOLOGO            Ah, sì, Annalisa… pensavo che oggi fosse una giornata rilassante…pazienza…me la som zercada mi sta rogna!

                       

MATILDE     Pàrlelo ‘l dialet anca lu?

PSICOLOGO            A forza di ascoltare i miei pazienti, un po’ alla volta..mi sono esercitato!

MATILDE     Che bravo! E che altro salo dir?

PSICOLOGO            Ne vedem zobia che viene, allora!

MATILDE     Speta speta: se diss: che vem, zòbia che vem. Alora: con na èle sola. Gnente dopie ‘n dialet!

PSICOLOGO Scusi Matilde! (Intravedendo Annalisa) Prego prego, si accomodi!

Annalisa si fa avanti timidamente, si siede. Lo psicologo fa cenno a Matilde di andarsene.

PSICOLOGO            (Leggendo  la sua scheda) Mi dica…quando è cominciato il suo malessere.

ANNALISA  (Timidamente) Dicembre 2004


PSICOLOGO            Cos’ era successo nel dicembre di quell’ anno?

ANNALISA Ho scominzià a no dormir pu la nott.

PSICOLOGO            Ha perso il lavoro?

ANNALISA No

PSICOLOGO            Problemi…affettivi?

ANNALISA No.

PSICOLOGO            Qualche …familiare ammalato?

ANNALISA No. (Pausa) I ha mess la racolta diferenziada anca a ***

PSICOLOGO            E ciò le ha procurato insonnia?

ANNALISA Da alóra no som pu stada bem.

PSICOLOGO            Come mai?

ANNALISA Me som sentìa disorientàda…no savevo pu cossa far. L’ era za da ‘n pezz che trevo la carta ‘n la carta, el vedro nel vedro co le latine, la plastica ‘n la plastica. Fevo anca ‘l compost per i me fiori per no sprecar gnente. Me paréva logico che se dovessa star pu atenti con tute ste  mondìzie. Fin che i aveva lassà ‘n giro i veci cassoneti, la me neva anca bem. Quando i ha tolt de mezz quei…patatrac: som crolada.

PSICOLOGO            Vada avanti.

ANNALISA Avevo tacà sora ‘l let el cartabèl che i aveva spedì for per le case con su le date dela racolta, co’ le festività e tut, tant per no sbagliarme. Me sveglievo quasi tute le not en preda al panico: che dì èlo domam? Vegnei a tor su la carta…el residuo o l’ umido? Me desmissievo e nevo ‘n cusina a svodar sachéti e bidoni, névo sul pontesel…nevo a vardar se i me vizini i aveva preparà roba for dala porta,  controlevo ‘l calendario…e magari l’ era dominica e cossì tornevo ‘n del let: sveglia come ‘n lugherim.

PSICOLOGO            Non aveva nessuno con cui parlare di questa sua agitazione?

ANNALISA Ah, se l’ è per quel, la zent no la parleva d’ altro ‘n quel periodo. Giornài, televisiom, opùscoi…I steva tuti come mi. I veciòti po’, i me féva ‘n pecà. Entrà che i aveva dovèst digerìr e tàser, l’ entrata de l’ Euro. Adèss co sti bidoni su e zo per le scale…Na me vizìna de casa en dì l’ ha sonà, pòra dona, la pianzéva con en man la redèla dei narànzi. “’n do la tràga sta chi?”  -la m’ ha domandà “e sta tazìna rota che se la tréva ndéle campane verde? …e quando spazo su la cusìna, che ghe resta rento le migole de pam, gónte da separarle dal sporc e trarle ‘nde l’ umido o podo serar n’ ocio e trarle ‘ndel residuo?”

PSICOLOGO            Sì, ammetto che quello è stato effettivamente un periodo critico ma adesso però questo tipo di raccolta è entrato per così dire nel nostro tram tram di vita e le cose si


                        sono, per così dire, normalizzate. E’ riuscita a rilassarsi un po’? Sono passati più di tre anni…

ANNALISA Sì, per quelo me som ben organizzada ma…

PSICOLOGO            Ma?

ANNALISA La me vita l’ è cambiada. Abito ‘nde na viléta, no miga tant granda salo, ma la ga anca ‘n toc de giardino e na cort: roba da trar via ghe n’ è sempre tanta.

PSICOLOGO            Su, vada avanti.

ANNALISA Na volta, ‘l sabo de matina fevo do misteri e ‘po nevo a far siopping o dala paruchiéra. M’ è sempre piasest starme ‘n po’ drìo...

PSICOLOGO            E adesso?

ANNALISA En discarica! Passo tuti i sabi de matina ‘n discarica a svodàr ramaie, veci mobili, tochi de ass che ‘l me por papà ‘l m’ aveva lassà ‘n eredità – che le podeva sempre servir –‘l me diséva. E la zo, ‘l sabo de matina, l’ è ‘n rebaltóm: come al Milenium soto le feste! Na coa de machine, furgoni, careti e àpecar che ga da svodàr roba.

PSICOLOGO            Ma, a parte questo problema della raccolta differenziata, c’ è qualcos’ altro per caso che le è successo? Mi sembra strano che la sua inquietudine dipenda solo da questo problema.

ANNALISA Gnente, gnente de gnente. La causa l’ è tuta lì. E no l’ è ancor finìa. (Si mette a piangere)

PSICOLOGO            Su, si rilassi: c’ è tanta gente che ha risolto il suo problema e vedrà che ne verrà fuori anche lei. E’ solo un po’ stressata, forse troppo lavoro…

ANNALISA Ho dovèst domandàr anca ‘l part time! Per starghe drio a tute ste novità: no se pol passar metà dela giornàda a laoràr, n’ altra metà en cóa a far la spesa e a trovar parchegio ‘n zità, far da magnàr, tegnìr a un la casa e dopo averghe anca da smistar tuta la batarìa che gavem entorno.

PSICOLOGO            Forse allora le è venuto a mancare diciamo qualche introito economico che l’ ha mandata ancor più in depressione.

ANNALISA Ma no dotor: no go pu temp de spénderli i soldi e no go fioi, né marì né genitori al ricovero…E ‘n pù, ho scominzià a comprar de men roba, per el stress: ogni volta che te compri qualcoss, pu de la metà l’ è quel che te trai via. To su na bozéta de profumo: en quart d’ ora per daverzerla, n’ altro quart d’ ora per zercar la bozéta …el rest, l’ è tut confeziom, da trar via. Compra quatro banane, do pomidori e ‘n pè de salata: el bidom de la plastica l’ è za pièm, fra  cèlofan e vaschete varie.

PSICOLOGO            E perché, Signora Annalisa, non va a fare la spesa dove si vende la verdura fresca?

ANNALISA Va a zercarli ti quei bei negoziéti. ‘n do che abito mi, no ghe n’ è pu e sula strada che dal me laóro porta a me casa, ghè: tre centri commerciali, do carozerie, en benzinaio e na scola. Me tóca licenziarme dal bóm se voi averghe anca ‘l temp de nar a zercar


                        en fruta e verdura come na volta, de quei che i te mete la roba ‘n te ‘n bel sachetìm de carta…altro che part time!

PSICOLOGO            Comunque, vedrà che, assieme, troveremo una soluzione. Le serve solo un po’ di tempo e di pazienza e magari qualcuno con cui condividere queste sue ansie. Ce l’ ha un fidanzato, un amico?

ANNALISA Prima…adess…no go temp de zercàrlo.

PSICOLOGO            Per le cose importanti, bisogna trovarlo il tempo. Comunque, ne riparleremo. Settimana prossima, stessa ora, le va bene?

ANNALISA Sì, benissimo. (Lo psicologo ha buttato un foglio di carta stropicciato nel bidoncino accanto alla scrivania. Prende una penna, la prova: non funziona; la butta nello stesso bidone) El varda che le pene che no funziona, se le buta ‘ndel residuo.

PSICOLOGO            ( Distrattamente, prendendo un’ altra penna per scrivere l’ appuntamento) Lo so signora.

ANNALISA (Alzandosi per frugare nel bidone e trovare carta e penna assieme) Com’ èla alora che ‘l la messa insieme a sta carta? (gli mostra i due oggetti con aria di sfida)

PSICOLOGO            ( Imbarazzato) Che sbadato. Matilde? Matilde?

MATILDE     (Entrando)Sì, ‘l me diga.

PSICOLOGO ( Un po’ in disparte)  Dove ha messo il bidone del residuo?

MATILDE     L’ ho trat via l’ altra stimana: l’ era tut rot: propri ‘n schiféz.

PSICOLOGO            E non l’ ha riacquistato?

MATILDE     El m’ aveva dit de eliminar en po de spese superflue…

PSICOLOGO            La prego, vada subito a ricomprarne uno e intanto, mi dia uno scatolone.

MATILDE     Ma no ghèlo chi soto (intrufolandosi con qualche impaccio fra le gambe dello psicologo e la scrivania) en bidom?

PSICOLOGO            (Facendole gli occhi grossi) Ma questo è solo per la carta! Me ne serve uno anche per il residuo!

MATILDE     Alora, bisogn tor na scrivania pu granda: se no no ‘l ghe sta pu co’ le gambe, a ocio e cross! A meno che no ‘l meta na gamba dentro a ‘m  bidom e l’ altra ‘n quel altro!

PSICOLOGO            (Spazientito) A questo ci penseremo dopo. La prego, vada a comperare un nuovo bidone. Grazie!(Ad Annalisa) La mia segretaria…sempre puntigliosa e…spiritosa anche!

ANNALISA  No, la ga resom. Anca ‘l problema del spazio no l’ è da poc! Soto ‘l lavandim, na volta ghe steva i detersivi, le pezòte… adess, na fila de bidoni!


PSICOLOGO            ( Scrivendo la ricevuta ) Ora non mettiamo troppa carne al fuoco. Ne riparleremo, se lo ritiene opportuno.(Porge la fattura ad Annalisa) Ecco a lei: facciamo volta per volta, le va bene? Passi pure dalla segretaria.

ANNALISA Sì, certo. (Prende la ricevuta e gli dà la mano) Arivederci. (uscendo) Le gozze per dormir, podo torle zo? ?

PSICOLOGO            Sì, sì, le prenda.  A presto. (Uscita Annalisa, sospirando) Ragazzi, chi ghè da laorar per n’ am…altro che part time.

Buio.

Stacco musicale.

Cambio scena.

III scena: LA PINACOTECA

Carlo ha deciso di trascorrere la domenica pomeriggio in una galleria dove sono esposti quadri e sculture moderne. Si aggira fra le opere d’ arte, cercando di darsi un contegno, una certa aria di esperto. Nella stessa sala si aggira una ragazza sui 25 anni, assolutamente catturata dalla suggestione di quelle opere.

IVONNE        (Davanti ad un quadro astratto, coloratissimo e incomprensibile, commenta tra sé) Bello. (Pausa) Intenso. (Pausa) Sono estasiata.

CARLO          (Volendo attaccare bottone con la ragazza) Eh sì…davvero bello.

IVONNE        Magnifico.(Pausa) Penso che una tale armonia cromatica sia davvero rara per un artista del nostro tempo.

CARLO          E’ sì…’n efèti…

IVONNE        (Sempre assorta e rapita dal quadro) Il nostro mondo si sta ingrigendo: fumo, smog, effetto serra…ozono…

CARLO          Rifiuti.

IVONNE        Rifiuti…e invece…

CARLO          Invece?

IVONNE        Guardi qui: che vitalità, che energia spirituale…cosmica.

CARLO          Infati, me par proprio de veder i anèi de Saturno…dicevo…(dandosi un po’ di tono ora che la ragazza lo sta osservando intensamente) questi aloni, questi cerchi…mi ricordano gli anelli di Saturno…

IVONNE        (La ragazza si gira verso Carlo, catturata dalle parole appena udite; lo guarda, lo afferra per le spalle, apparentemente in preda ad un rapstus) Gli anelli di Saturno! Grandioso! Ha trovato la similitudine perfetta per questa opera d’ arte? Lei ha una rara sensibilità estetica, lo sa? ... Gli anelli di Saturno: cromatica cosmica. (lo


                        abbraccia e poi lo porta davanti ad un’ altro dipinto) Mi dica: cosa le affiora nella mente guardando questo?

CARLO                     (Carlo si sforza di intravedere qualcosa anche se davanti a lui appare una tela color beige o grigio chiaro tagliata in diagonale; alcune gocce color rosso scuro appaiono nella parte bassa; non sa cosa dire e così prende tempo) (Tra sé) Decisamente ‘l contrario de quéla de prima…sì sì: no ghe n’ è anèi chi: ghè sol en tài.(Alla ragazza) Qua…c’ è poco da dire…niente colore…un taglio netto…

IVONNE        Effettivamente qui siamo di fronte alla totale negazione del colore. Ma quel taglio, quello squarcio…

CARLO          (Fra se) Per mi quel lì, l’ ha sbregà su la tela perché no l’ era bom de far en quadro a morir: en tant che ‘l voléva taiar su la tela, el s’ è taià anca elo. Ghè cascà do goze de sangue sora e…zachete: è saltà fora ‘l quadro che no l’ era sta bom de far.  E adess ‘l fa i soldi! Che mal però…

IVONNE        ( Apprensiva ) Cosa ? Si sente male?

CARLO          (Cercando di darsi un certo tono) Che dolore…dicevo : sembra un taglio, una ferita dalla quale escono gocce di sangue…

IVONNE        In effetti… Il dolore dell’ umanità intera di fronte allo scempio, alla distruzione, al menefreghismo della società… Geniale. Lei..mi dà i brividi…

CARLO          ( In disparte, guardandola intensamente )Anche lei…( Poi, con enfasi per fare breccia nel cuore della ragazza) Gocce di sangue…dolore…disperazione…

IVONNE        (Annuendo continuamente e guardandolo negli occhi) E’ vero…ha ragione…un’ immensa ferita….di fronte al dolore estremo di una società giunta alla fine. ( La ragazza lo abbraccia; è visibilmente toccata. Carlo contraccambia l’ abbraccio in silenzio).

CARLO          (Fra se) Sperente che no la sia dentro una de quele sète che le vede la fin de ‘l mondo dapertut! (Porgendole la mano) Piacere, Carlo.

IVONNE        Ivonne. Piacere.(Si stringono la mano)

CARLO          Che lavoro fa?

IVONNE        Sono all’ ultimo anno di architettura! E lei?

CARLO          (Per darsi un po’ di tono) Mi occupo di articoli di desain…

IVONNE        Capisco: lei ha occhio, è intuitivo, sintetico, va subito al nòcciolo. Di che articoli si occupa?

CARLO          Arredamento: articoli …sanitari…(Per non entrare troppo nei particolari) Prendiamo un caffè. A due passi da qua c’ è un Pub…le piacerà.

IVONNE        Volentieri.


Escono  a braccetto.

Stacco musicale.

Cambio scena.

IV scena:  PIATI  DE  PLASTICA

Nello studio dello psicologo.

PSICOLOGO            Allora, come va?

ANNALISA Abastanza; salo che som stada propri contenta de aver trat fora ‘n po’ de roba?

PSICOLOGO            E’ tornata in discarica?

ANNALISA  No, no! Disevo che l’ altra volta som stada contenta de averghe dit tute quele robe! El fa ben parlar con qualcheduni

PSICOLOGO            Certo signora: è la prima cosa che si dovrebbe fare di fronte a qualsiasi problema: parlare, esternare, anche arrabbiarsi se necessario.

ANNALISA Apunto: ancoi go proprio intenziom de ... Go na rabia che no ghe digo. L’ è da l’ aprile de l’ am passà che la go rento e adess no me fermo pu.

PSICOLOGO            Forza, si sfoghi pure.

Entra Matilde con un bidone nuovo che va a riporre accanto alla scrivania.

MATILDE     Eco qua ‘l bidom! Contenti? ‘ndo ‘l meta adess?

PSICOLOGO            Vediamo…(fanno alcune prove, dato che sotto la scrivania ma non ci sta) Ecco, qua sta bene, grazie Matilde!

ANNALISA (Affranta) El me diga se l’ è normale…che le posate e i piati…de plastica, digo “de plastica”, no se i buta ‘n le campane dela plastica.

MATILDE     La ga resom: anca mi me par tant na stupidata senza senso!

ANNALISA (Rivolgendosi a Matilde) L’ è come se ‘l farmacista ‘l me racomandess de meter le medizìne ‘nsieme…ai detersivi, o a le zìgole, tant per dir. Mi no ghe dormo su sta questiom e me sento anca ‘n colpa.  Ho trat per mesi, come me pareva logico, le posate de plastica insieme ala plastica: anca ‘n bocia de quatro ani ‘l lo capirìa. Adess, tut de colp, …la plastica, no se pol meterla ‘n la plastica.

MATILDE     El fato l’ è che ‘n le campane dela plastica va butà zo sol i ‘mbalàgi: quei de i ‘mbalàgi i tol su sul le bozete vode de shampo e detersivi, i vaseti de yogurt …I piati e i biceri de plastica ‘nveze… no i è ‘mbalàgi, giusto? E quei altri no i li vol tor su. Capissela?

ANNALISA Miga massa. Comunque…o che i ghe cambia nome, alora, o che vago for de testa.


MATILDE     Forse i piati sporchi da pasta vanzaa no i li vol perché i è massa sporchi. I spuzza. Ghè dele persone che i li tol en mam, en quele dite dela racolta.  No miga Taliani. I nossi no i li fa pu sti laori.

PSICOLOGO            Ehm. Possiamo andare avanti? ( Matilde esce) E poi, mi dica, come ha risolto questo suo malessere?

ANNALISA No l’ ho ancor risolt, anzi: continuo a ‘nsognarme, a far incubi: na strozega de forchette, piati, biceri, dopo le feste de carneval,  coi cartei con su slogan: “Siamo di plastica, vogliamo il riciclo” “Féne de cartóm se no fem en rebaltóm”…i core envers de mi e i zerca de spónzerme, de saltarme adoss e mi me sveglio tuta miza de sudor.

PSICOLOGO Le gocce per dormire le prende regolarmente, prima di andare a letto?

ANNALISA Sì, ma doverìa torne zo ‘n baràtol al dì, per dormir polìto; dopo però i me meterìa ‘n dialisi de sicur.

PSICOLOGO            Ha provato col training autogeno?

ANNALISA Sì, ho provà per qualche di, ferma, coi oci serai sul sofìt, sora  ‘l me let a dirme ‘ntra de mi che sento prima ‘l brazz pesante, dopo la gamba, dopo ‘l cul, dopo la schena: pesanti, pesanti…Metevo su anca quele musichete fate a posta, col rumor de l’ acqua che score o del vent che fiscia pian pianim: en realtà ‘nveze de rilassarme no fevo altro che veder zentaia che tra ‘n giro carte e cartèle ‘ndel ruscèl o vizim a ‘na cascata, opure ‘l vent che rebalta zo i cassoneti giali, e così me desmissievo del tutt.

PSICOLOGO            Ci vuole un po’ di pratica, magari qualche corso specifico…

ANNALISA  Lassém perder: ho smess. Per far sto trening m’ è  success pu de na volta de dedesmentegarme de portar for l’ umido, propri la sera che avevo fate ‘l pess, d’ istà!

Ghe lasso ‘nmaginarse che olezzo…

Buio.

Stacco musicale.

Cambio scena.

V  scena:  I  BIDONI  DEL  CARLO

Appartamento di Carlo. Seduto con due o tre bidoni davanti: quello della carta e quello della plastica, del residuo. Una pila di calzini su una sedia: sta trafficando con etichette e ganci.

MAMMA       Sa set drio a combinar?

CARLO          Racolta diferenziata

MAMMA       Sì, quel l’ ho capì ma…sa set drio che te diferenzi? (Prendendone un paio) Calzoti verdi da quei maroni?


CARLO          Ho comprà dese pari de calzoti: i era ‘n oferta.

MAMMA       Fati ‘n Cina, se vede: za da trar via prima ancor de méterli!

CARLO          Ma no! Som drio a stacarghe l’ etichete.

MAMMA       (guardando un’ etichetta) No èle de carta?!

CARLO          Sì, ma vedet (le mostra l’ involucro): tacà a l’ etichetta de carta ghe anca ‘n gancét: quelo l’ è de plastica; e dopo, vedet chi, sula ponta (sempre mostrandogli il calzino): no ghè ‘n gancét de lata, co le do pontìne che le tegn tacài i calzoti? Campana blu anca questa! Almén: chi a *** i mete ‘nsiéme plastica e lata; se demò te vai zo per Ala, i li tra ‘n do campane diverse. En dei altri comuni, no saverìa. Mi, fago come i m’ ha dit chi a ***.

MAMMA       (In tono canzonatorio) Zerto che se te g’ avessi tre fioi e na sposa, te doveressi mandarli ‘n giro descolzi…te se ghe volerìa na stimàna ‘ntera per finir en mister compagn!

CARLO          Sì, sì, rìdeghe pur sora. Cossì fra ‘n po’ de ani, i me fioi, ‘nveze de spalar nef, i se troverà a spalar mondìzie per nar for de casa!

MAMMA       Fioi…fioi. Sem drio a parlar de fioi: chi vot che te bina su, con tute le manie che te gai adòss. Tróvela ti na dòna bona de soportarte…

CARLO          Meio soli che mal acompagnadi.

MAMMA       A proposito, com’ èla nada a finir con quela dei quadri?

CARLO          Appesa a un chiodo! Proprio come i so quadri!

MAMMA       Poderìa saver sa che la ghéva che no neva bem? Cossa t’ ala combinà de cossì grave? L’ era da ‘n bel poc che ve parleve…

CARLO          Varda mama: lassa perder.

MAMMA       Per mi te sei propri stupido. L’ era così bèla, piena de vita, e…anca lezùda ‘n pochetim; che al dì de ancoi no l’ è poc, se te permeti: con tute quele sbrindolòte che gira co i pèrseghi sul botom de la panza o su per la boca!

CARLO          Pirsing! No perseghi!

MAMMA       No ‘l so l’ inglese mi. (Pausa) Alora? Se pol saver cossa che è sucèss?

CARLO          Scolta: quando una, nel pieno de le so facoltà mentali l’ ariva a regalarte ‘n libro che ‘l se ciama TRE CAGNI…te me conossi bem vera: mi coi cagni no voi averghe a che far ne dal vivo ne vardarli su per i libri.

MAMMA       Tre cagni? ( riflettendo un attimo )Valà àsem che no te sei altro! Sarà sta La TRECCANI: la pu rinomata enciclopedia che ghe sia sula facia dela tera!


CARLO          Che parla de cagni?

MAMMA       Ma che razza de fiol ignorante! N’ enciclopedia la parlerà ben de tut: machine, omeni e done, fiori, animai, invenziom, pianeti, economia, storia, geografia…

CARLO          Toi mama, te set iscrita al’ Università dela terza età ?

MAMMA       L’ è tut robe che lezo su la Setimana Enigmistica: l’ è piena de curiosità e de robete che l’ è sempre bel saver. L’ è mèio che te scominzi a vardarla anchi ti: forse te ‘mpari qualcoss e  te te desménteghi de tute le to monade! Ma …non èret drio a nar en terapia?

CARLO          Sì! …a proposito: ‘l psicologo ‘l ma dit che te c’entri anca ti con tute le me fobie.

MAMMA       Mi?

CARLO          No ho ben capì per cossa ..l’ ha parlà de utero…ma l’ è forse meio che te toghi n’ apuntamento. Tant per far for la questiom. No penso che sia gnente de grave. Comunque, se te c’entri dal bom, te gai da pagarme mèze parcèle. Som drio a spender en capital!

MAMMA       Varda che mi contro quei pori cagni no go propri gnent. Fuss per mi, me ‘l sarìa za tolt da ‘n pezz en bel cagnot. El me farìa anca compagnia.

CARLO          Scolta: fa quel che te voi, ma ‘n salt dal me psicologo, ‘l te farìa altro che bem: almem te la finiressi de ronzarme ‘n torno, de taiarme i cavéi, de netàrme le recie, de cambiarme i calzòti e le mudande. Go quasi quarant’ ani!

MAMMA       Scolta popo, no sta farme enzispàr sat. Métete anca le mutande de na setimana se te voi. E i calzòti làssetei zo ‘n le scarpe per do setimane. Basta che te me staghi lontàm en chilometro. La to spuza, snàsetela per to cont. (Stizzita) Te saludo.

CARLO          Che permalosa! Vai vai …(fra sé) Tanto no l’ è bona de starme lontana per pu de do dì, altro che ciacere.

MAMMA       (Parlando fra sé, mentre sta uscendo) Bruto disgrazià. Bèla ricompensa: ghe stiro, ghe lavo, ghe fago anca ‘n bocom e dopo? Me toca nar en terapia! (Rivolta al figlio) En farmacia vago: che  te me fai vegnir el mal de testa. Zerte volte te sei propri come ‘l to por papà. Sempre a far la vitima e a sparlarme drio. Entant, senza noi done, no se boni de rangiarve: adess i ghe gira ‘n torno e i lo ciama “utero materno!”

CARLO          (La saluta in tono amichevole) Ciao mama! Dotor B-e-n-v-e-n-g-a, Saverio Benvenga: ‘l ghè su l’ elenco!

Musica

SIPARIO

FINE I ATTO


            II ATTO

I scena:  LA ROTTURA DEL FIDANZAMENTO

            Nello studio dello psicologo.

Sono trascorsi alcuni mesi. Annalisa entra timidamente, con un piccolo quasi impercettibile tic nervoso. Porge la mano allo psicologo e si siede sulla poltroncina.

PSICOLOGO Come va, signora?

Annalisa, stenta ad iniziare il colloquio, come di consueto

PSICOLOGO Su, si rilassi: si era ripresa bene sei mesi fa, si ricorda? Avevamo sospeso le sedute, aveva trovato un fidanzato…mi aveva parlato di nozze imminenti: mi dica come stanno procedendo i preparativi per il matrimonio? (Annalisa scoppia a piangere; il medico chiama al telefono Matilde la quale entra con un bicchiere d’ acqua)

MATILDE     Su, su la beva ‘n goz de acqua e…se l’ è per n’ om no la staga a sprecarle le lagrime! No val la pena. Se ‘nveze l’ è perché la s’è ‘namorada del psicologo, no la se preocupa: ‘l ghe suzede a tute: el se ciama TRANSFERT.

PSICOLOGO Matilde!

MATILDE     L’ è vera.  De ‘l psicologo se pol sempre ’nnamorarse: l’ è praticamente l’ unico om che tase e te scolta: del resto, se ‘l paga. Ma na volta no l’ era miga cossì. Na volta se era pu parsimoniosi, se risparmiava. Se neva dal Paroco e contarghe le nosse magagne: edess però no se usa pu…(Alzando un po’ il tono) Comunque, che mora chi seca se ho mai pianzù per n’ om, mi!

PSICOLOGO Matilde! (Ad Annalisa) Avete fissato la data?

ANNALISA Annullato!

MATILDE     Oh, una che ragiona! Brava. Ghè sempre temp per sposarse!

PSICOLOGO            Matilde!

MATILDE     Adesso la faga ‘n bel respiro (mostra un ampio respiro a pieni polmoni e Annalisa esegue) La daverza bem i brazi…cossì, ecco…brava: inspira..espira; inspira …

PSICOLOGO            Matilde!

MATILDE     Vago vago! ( avviandosi )Se la ghe casca zo drio nel so studio, no ‘l staga a darme la colpa a mi!

 

PSICOLOGO (Con tono sempre calmo e rassicurante) E’ successo un imprevisto?

ANNALISA Sì.

PSICOLOGO E…non si può rimediare?

ANNALISA  Gnanca per idea.


PSICOLOGO Una malattia? Un lutto?

ANNALISA ‘n disastro. L’ ho ciapà ‘ntant che ‘l treva ‘ndele campane blu‘l sachet de l’ umido che gavevo domandà de portarme zo, l’ altra sera!

PSICOLOGO Ne è sicura?

ANNALISA L’ ho vist coi me oci!

PSICOLOGO Lo stava pedinando?

ANNALISA No, ero nada sul pogiòlo per mandarghe ‘n baso e tut de colp ho vist el misfatto: som restàda de sass.

PSICOLOGO Cosa ha fatto allora?

ANNALISA Me pareva de svenìr: me som tegnùda ala ringhiera, son tornada ‘n casa e me som trata sul divano. No capivo pu na madonega. Completamente rimbambida.

PSICOLOGO L’ ha chiamato sul cellulare?

ANNALISA Sarò restada lì, imobile, coi oci persi nel vuoto…per do ore, penso.  Quando ho sentì che m’ era arivà ‘l so mesagio dela buona note - come che ‘l feva de solit - no gò gnanca rispondù. Ho ciapà ‘l telefonim, l’ ho trat via nel sachet del residuo; prima però go tolt for la bateria - quela la va butàda ‘nde n’ altro contenitor. Bisom star atenti: le baterie l’è quele che ‘nquina pu de tuti.

PSICOLOGO Quindi, se ho ben capito, non ha più intenzione di sposarsi.

ANNALISA Con quel lì no de zerto. E pensar che gavevo spiegà tut così bem…el pareva ‘sì content. Me disevo: “Ho propri trovà l’ om giust per mi”. Comprensivo, educà, nèt, ordinà…Ne capìvem su tut: interessi, sport, programmi televisivi. Avevem organizà la nossa super racolta diferenziada dividendone i compiti: mi me dedichevo a lavar zo bem i contenitori dela plastica – i vaseti del yogurt-che no te poi miga trarli zo sporchi-, le scatole de tòno, i vaseti de mel o de marmelada… Elo ‘nveze, ‘l tireva via le finestrele de plastica dale buste dele fature: i aveva bem dit che se podeva trarle via così come che le era, ma mi, a dirghe la verità, me pareva che no fussa giust: o l’ è carta o l’ è plastica! Anca le finestrele dela pasta ‘l destachéva! (Entra Matilde con un raccoglitore, va verso la libreria e sente parlare di matrimonio)

PSICOLOGO Forse…allora…quell’ episodio…è stato un errore involontario. Magari dovuto all’ imminenza del matrimonio. Un uomo, di fronte ad una tale scelta di vita, può talvolta essere sopra pensiero…

MATILDE     (In tono confidenziale) I omeni, a dir el vero, i è sempre sora pensier: sopratut quando l’ altra la resta incinta! (Facendo il verso) Ma dai? Incinta? Com’ elo podù suceder? Me pareva de eser sta atento…Ah! I omeni i è atenti sol quando te spendi massa: alor no i è mai sora pensier, no ghe scampa gnent! (Sistema il raccoglitore sullo scaffale e poi esce)


ANNALISA  No, ‘l Piergiorgio non l’ era mai sora pensier. El l’ ha fat a posta: per farme del mal. Ghe scométo che l’ è sta na cativeria. (piagnucola)

PSICOLOGO            Cosa avevate fatto quella sera?

ANNALISA Avevem vist en televisiom en programma sui scandali dele discariche zo ‘n font a l’ Italia. En schifo… Mai vist na vergogna compagna…

PSICOLOGO Poi?

ANNALISA Dopo sem nadi a vardar i nossi bidonzini ‘n cusìna e anca quei sul pogiolo. Ahh, me ricordo: ne sem tolti per mam orgogliosi del noss laoro: tut en ordine perfèto: ogni roba ‘n del so contenitor…altro che quel che i aveva fat veder en televisiom!

PSICOLOGO Poi?

ANNALISA Dopo…dopo: gò dat i sacheti de l’ umido da portar zobass, entant che ‘l neva zo. Ne sem saludadi, come sempre.

PSICOLOGO E’ stato un saluto spiccio o…particolarmente …caldo e intrigante…

ANNALISA  Beh, con do sachéti de umido ‘n mam…no se podeva miga far chissà cossa: en baso e via, come al sòlit. Ghè sempre da portar zo qualcoss, la sera tardi: la carta, o l’ umido o ‘l residuo…

PSICOLOGO Ma…diciamo…le è sembrato che Piergiorgio avrebbe voluto …prolungare questo attimo di intimità? Il congedo è uno degli istanti più piacevoli spesso, fra due persone che si amano…

ANNALISA A dir la verità..a ‘n zerto punto me pareva bem che ‘l voless postar per tèra i sacheti…per darme…per farme…salo…ma, el me scusa, gò dit che no l’ era propri ‘l caso: avevo apena dat l’ amuchina sul giroscale, for dala porta…l’ è sempre piém de gozze, che le dà ‘n fastidio…

 Lo psicologo guarda l’ orologio.

ANNALISA Ohh, madònega se ‘l passa el temp. Cossa faga adess?

PSICOLOGO Per il momento è meglio non fare nulla. Proseguiamo i nostri incontri però; dobbiamo lavorare molto: la prossima volta si ricordi di portare con sé la borsa della spesa. Ci servirà per un esperimento psicologico.

ANNALISA Cossa devo comprar?

PSICOLOGO Quello che acquista normalmente!

ANNALISA D’ acordo. Grazie, grazie mille. Se no ghe fussa elo ‘n sti momenti…(prende la ricevuta, saluta ed esce)   Arivederci!

PSICOLOGO (Lo psicologo, fra sé, prende un libro e inizia a leggere) PSICOPATOLOGIA QUOTIDIANA MODERNA Capitolo quarto. Nuove sindromi metropolitane. Come


                        sopravvivere allo stress da raccolta differenziata. I 4 casi tipici di questo disturbo. Come curarlo e ridare serenità ai soggetti che ne sono vittime.

Il test vi guiderà  nello scoprire il grado di gravità delle fobie del vostro paziente. Occorrente: il sacchetto della spesa, i bidoncini usati per la raccolta differenziata dei rifiuti, qualche sacchetto, un block notes …la scheda verde allegata … (la voce si fa sempre più debole e le luci si spengono.)

Buio.

II scena: SEDOTTA  E  ABBANDONATA

Nello studio. Lo psicologo sta leggendo la scheda della sua nuova paziente: Ivonne; Matilde sta portando fuori il solito vassoio con il caffè.

PSICOLOGO Ivonne Cesarini…studentessa di architettura. Giovane però…

MATILDE     Al dì de ancoi no i è pu boni de gòderse gnanca la so zoventù. Mi, se gavessa vintizinque ani, no perderìa miga ‘l temp a vegnir chi da elo. Ma gnanca! Narìa bem a gòdermela zo sul lac o a zercarme ‘n bel putel!

PSICOLOGO Ma va, signora Matilde. Proprio lei che non sopporta gli uomini! Ha mai corso dietro a qualcuno?

MATILDE     Come se permetelo? Ero piena de amiratori ai me tempi.

PSICOLOGO E …come mai non si è sposata?

MATILDE     ( Rabbuiandosi )…afari personali…

PSICOLOGO (In tono professionale) Non gliel’ ho mai detto ma le ricordo che, se avesse bisogno di aiuto, io sono qui anche per lei, nel caso avesse voglia di liberarsi di qualche peso.

MATILDE     Mi, vegnir a contarghe le me storie e le me pene d’ amor? E pagar magari? Ma no ‘l me faga rider! (Esce mandandolo a quel paese con la mano mentre entra Ivonne)

IVONNE        Permesso. Posso?

PSICOLOGO            Entri pure…signora Ivonne: giusto?

IVONNE        Sì, sì: sono io.

PSICOLOGO Si accomodi.

IVONNE        (Molto imbarazzata. Nel sedersi urta qualcosa sulla scrivania.) Che sbadata. Mi scusi. Sono così emozionata…

PSICOLOGO Non si preoccupi. (Deglutisce e si sistema i capelli: la ragazza è decisamente bella) E’ mai stata da uno psicologo?

IVONNE        No. E’ la prima volta.


PSICOLOGO C’ è sempre una prima volta, no?

IVONNE        …Sì, penso di sì.

PSICOLOGO (Ripone le carte e ne prende delle altre, sempre emozionato) Prima di iniziare…dovrei …compilare alcune scartoffie: i suoi dati, sa com’ è…

IVONNE        Certo: non si va da nessuna parte senza scartoffie!

PSICOLOGO Vediamo…dove ho messo i moduli…(li cerca invano, facendo un po’ di  confusione e poi citofona a Matilde) Non perdiamo altro tempo: ci penserà Matilde, la mia segretaria, più tardi.

IVONNE        D’ accordo.

PSICOLOGO (Messosi comodo in posizione d’ ascolto) Allora, signora Ivonne, cosa c’ è che non va?

IVONNE        Beh…sa…a dire il vero…il mese scorso…

PSICOLOGO Tanto per restringere il campo: problemi di cuore, di lavoro, di salute: tutti e tre?

IVONNE        Sono studentessa,  a dir la verità…di salute…bene a parte un po’ di ansia…

PSICOLOGO Resta fuori il cuore allora!

IVONNE        Sì…

PSICOLOGO Dove e come vi siete incontrati?

IVONNE        Al museo: davanti a un quadro (silenzio)

PSICOLOGO E poi?

IVONNE        Ho subito sentito delle vibrazioni…impulsi…emozioni inconsuete…

PSICOLOGO Classico colpo di fulmine.

MATILDE     ( Entrando, nota il disordine sulla scrivania) Che casìm alo fat su?No voi miga far straordinari sta sera! ( Riassetta un po’ le cose )  Devo prendere i dati della signora?

PSICOLOGO ( Trasognato ) Mah…beh…facciamo più tardi, grazie. (Matilde si siede su una sedia in attesa) Ehm, Matilde, la prego! Non mi sembra il caso di stare qui a…

MATILDE     ( Fra sé) Ancoi ‘l me par strano: l’ è meio che ghe daga n’ ocio. (Ad Annalisa) E ‘po: fra done l’ è pu fazil capirse su ste robe. Pénselo dal bom de saver cossa ghe passa ‘n de l’ animo a na dona quando l’ è ‘namorada? L’ è come ciapar n’ ortigada: la te sbrusa dapertut! No te sei pu bona de pensar a altro e te seguiti a gratarte…Te par impossibile che ‘l te poda passar en dolor del genere.


PSICOLOGO Come paragone mi sembra un tantino eccessivo…e poi ( guardando Ivonne con trasporto) l’ amore si paragona a un fiore, una rosa, un tramonto…

MATILDE     ( Alzandosi )No no caro ‘l me Dotor. El mal d’ amor el brusa come n’ ortigada. E  quando ‘l dura  pu de ‘n’ ortigada… la situaziom l’ è ancor pu grave! (esce)

PSICOLOGO Grazie Matilde. (Ad Ivonne) Vada pure avanti: stava parlando di come si sentiva, delle vibrazioni…

IVONNE        Sì, ero stordita. Quell’ uomo, con poche e semplici parole, mi riassumeva tonnellate di libri e saggi sull’ arte e ciò mi ha colpita.

PSICOLOGO Un’ esperto d’ arte, quindi.

IVONNE        No, si interessa di arredobagno, mi pare: roba di design.(Quasi in trance) Senza di lui, mi sento persa.

PSICOLOGO E..come stanno andando le cose ora?

IVONNE        ( piangendo ) Sono disperata!

PSICOLOGO Perché?

IVONNE        D’ un tratto, non si è più fatto sentire: sparito nel nulla.

PSICOLOGO Ha provato a chiamarlo?

IVONNE        Non risponde più!

PSICOLOGO Sposato?

IVONNE        A me non l’ ha detto.

PSICOLOGO Le sembrava strano, l’ ultima volta che l’ ha visto?

IVONNE        No, assolutamente. Era il giorno del suo compleanno. Abbiamo festeggiato assieme. Ci siamo lasciati dandoci un appuntamento per il giorno dopo…

PSICOLOGO Come vi siete salutati?

IVONNE        Gli ho dato il regalo, il primo volume dell’ ultima edizione dell’ enciclopedia Treccani…un regalo di prestigio, che potesse durare nel tempo: un investimento culturale per tutta la famiglia…

PSICOLOGO E poi?

IVONNE        Ho il terrore che qualcosa di grave gli possa essere accaduto. I giorni successivi alla scomparsa. Ho ascoltato tutti i tg ed ho letto tutti i quotidiani per sapere qualcosa di lui.

PSICOLOGO Chi l’ ha visto?


IVONNE        Ci sto pensando.

PSICOLOGO Gli ospedali di zona?

IVONNE        Telefonato a tutti: niente. Niente di niente.

PSICOLOGO Forse un viaggio all’ ultimo minuto.

IVONNE        Chissà! Io so solo che sono disperata: non riesco più a studiare, a leggere un libro, a guardare un quadro…

PSICOLOGO (Pausa, poi in tono professionale cercando di celare al massimo le sue emozioni) Evidentemente questo atteggiamento è alquanto strano o diciamo, poco usuale. Gente che sparisce ce n’ è pur molta. Potrebbe darsi…io del resto non sono un investigatore privato ne un poliziotto. Sono uno psicologo e pertanto posso solo cercare di farla stare meglio date le circostanze. Devo fare leva su di lei, non su altri. Provi per un po’ a tornare indietro nel tempo, a prima che incontrasse quell’ uomo. Lei viveva anche prima, no?

IVONNE        Sì, certo.

PSICOLOGO Ecco: le persone vanno e vengono. Possono andarsene, tornare… morire. Fa parte della vita. Noi dobbiamo però rimanere sempre noi stessi, a prescindere dagli altri.

IVONNE        Ma…non so…(Squilla il suo cellulare ) Ops, mi scusi..(si volta, osserva la chiamata) (si mette un po’ in disparte) Pronto, dime…Sì, zerto: Via Vittorio Veneto…quasi en font. Ma sì, ghè fora n’ insegna de ‘n cagn e do gatèi…no te te poi sbagliar…Na muserola …sì…la pù granda che ghè…No…quela del Dick no la ghe va bem... L’ è n’ Alano ‘l mio sat, no miga ‘n Ciuaua…va bem…adess gò da far…Ghe set? Bom. Ciao. Bela granda, me racomando! ciao …ciao. (Allo psicologo) Era mia sorella: quando va in città, si perde sempre!

PSICOLOGO Eh sì, troppi sensi unici, troppo traffico. Ho sentito … che lei … ha un cane, un Alano mi sembra?

IVONNE        Si, Alano Blu. E’ il mio migliore amico!

PSICOLOGO Anch’ io ho un cane: un vero tesoro! Levriero afgano, femmina.

IVONNE        Colore?

PSICOLOGO Beige, con sfumature salmone chiaro. Lady: si chiama.

IVONNE        Il mio: Tommy ( prendendo una foto del cane dalla borsetta, le cade la sciarpina di seta )

PSICOLOGO Bello! Complimenti! (girando a sua volta un portafoto sulla scrivania) Questa invece è Lady …

IVONNE        Splendida!


Le luci si abbassano.

Musica di sottofondo mentre i due continuano a dialogare sottovoce. Quando le luci si alzano si sente Ivonne che, uscendo, saluta con un ARRIVEDERCI  DOTTOR  SAVERIO! Lo psicologo risponde MI CHIAMI SOLO SAVERIO!  ARRIVEDERCI!

PSICOLOGO Sono certo che si tratta di Carlo! Per via del cane! È proprio uno sciupa femmine quell’ uomo. Povera ragazza… così bella, brava, piena di vita, spensierata…(sospira) Ahh, la sua sciarpina! (Si va a sedere sulla poltrona dei pazienti, chiude gli occhi e inizia a canticchiare una canzone romantica, tenendo in mano la sciarpina di seta. Entra Matilde che tenta di parlargli come fa di consueto prima di andarsene. Lo psicologo non risponde…)

MATILDE     Dotor Saverio? Dotor Saverio? (Non risponde; continua a canticchiare) (Fra sé) Che strano. No l’ ho mai sentì cantar! (Gli si avvicina) El ga anca na bela voze. Che roba però. El lo sa ben che prima de nar ghe do sempre na disinfetada a la poltrona dei pazienti…come faga adess. Dotor Saverio? …No ghe n’ è pu apuntamenti. Go da nar a far la spesa!(Lo guarda per benino e dice a voce alta) Sto colp ghe sem. Uno che canta dopo na giornaa de laoro…l’ è de sicur ‘namorà!(Lui continua a canticchiare; lei lo osserva accuratamente e prosegue sottovoce) La facia da èbete la ghe sarìa, l’ espressiom angelica anca…sto colp ghe sem dal bom. (Esce sorridendo )

Buio.

III  scena:  all  inclusive

Nello studio. Matilde e lo psicologo sono in attesa del paziente di turno.

MATILDE     (Porgendo la scheda della paziente)Ancoi nem su co l’ età. Sta chi l’ è na nona de sicur che no la sa pu come far a starghe drio ai nevodi iperattivi che no i è pu boni de star fermi o de ‘nventarse qualcosa da zugar. Stampadi davanti ala televisiom o al computer e per el rest: nebia fita, come ‘n Val Padana!

PSICOLOGO Vediamo: Signora Lidia Costantini…Ah, la mamma di Carlo!

MATILDE     Sì del sior gnafete?

PSICOLOGO Sì, quello, quello!.

LIDIA                        Permesso?

PSICOLOGO  Avanti Signora Lidia, avanti si accomodi.

LIDIA            (Osserva la poltrona super moderna, tipo lettino che si trova in centro) No gaverò miga da sentarme zo su sto trabicol, vera? No me alzo pu su.

PSICOLOGO No signora, venga pure a sedersi sulla sedia!


LIDIA            (Si siede) Som vegnuda a veder cossa suzede. Me fiol ‘l m’ ha dit che dovevo nar en terapia anca mi. Me fiol…el Carlo. (In tono di scusa) Forse devo parlarghe in italiano, sior Dotor?

PSICOLOGO            No, parli pure come vuole!

LIDIA            Védelo, me fiol el me acusa che la colpa de la so paura dei cagni l’ è mia! Sa me consiglielo, sior dotor…

PSICOLOGO            Vede, cara signora, parliamoci chiaro: suo figlio, oramai ci conosciamo da qualche anno, non è ancora riuscito a superare alcune paure -quella dei cani soprattutto- ma anche, e forse –e questa è ancora più grave- la paura di trovare qualcuno che possa, se possiamo dire, andare a sostituire definitivamente la sua figura.

LIDIA                        (Con l’ aria di chi non ha capito nulla) Quale figura? Onte fat na bruta figura?

PSICOLOGO            No, no signora Lidia. Non è la mamma di Carlo lei?

LIDIA            Che domande! Ghe l’ ho apéna dit che som so mama! Ma no ho miga capì bem cossa c’entra i cagni co la me figura. A mi, sior dotor, i cagni i me piass anca massa.

PSICOLOGO            Mi spiego meglio. Carlo, praticamente, si nasconde dietro questa paura e a tutte le sue fobie, per allontanare quanto più possibile la possibilità di trovare una donna.

LIDIA            Ah, sior dotor, quelo ghe l’ ho dit anca mi. No ghe n’ è done che le poderìa sopportarlo: garantito. Adess po, che ‘l s’ è ciapà via coi …bidoni.

PSICOLOGO            Bidoni? E’ stato coinvolto in qualche giro …di imbrogli?

LIDIA            Ma no: bidoni dela racolta diferenziata! Ore e ore a star lì a stacàr, taiar su, divider: el vedessa come che ‘l strucca fora ‘l dentifricio dal tubet, quando che l’ è finì, prima de trarlo via…perché, el diss, el rifiuto residuo ‘l dev’ esser nèt: gnente umido ‘ntramezz.

PSICOLOGO            (Corrucciando la fronte, diventa pensieroso) Interessante…

LIDIA            Pu che interessante l’ è robe da mati. Comunque: temp da perder se vede che ‘l ghe n’ ha. Ma, tornente a la questiom de la me figura che no l’ ho bem capida.

PSICOLOGO            Certo: direi che, se vogliamo aiutare Carlo ad uscire un po’ da questa sorta di menage madre-figlio, figlio-madre, fidanzata-madre-figlio, madre-fidanzata-figlio…

LIDIA                        Sior dotor, ghe s’ è ‘ncantà ‘l disco? Sa devo far mi?

PSICOLOGO            Provi ad allontanarsi da lui per un po’.

LIDIA            El varda sior dotor, che ‘l me Carlo l’ abita per so cont.

PSICOLOGO            Carlo però mi dice che lei lo va a trovare spesso: ogni due giorni, se non sbaglio.


LIDIA            Beh, sì, del resto: som vedova, sa vòlelo che faga tut el dì. Vago a tegnirghe a um la casa. Ma se ‘l g’ ha visite, fago subito dietro front: no me piass farghe da lumim. El gà la so età, ormai.

PSICOLOGO            Dovrebbe…andare a fare un viaggio. Ne organizzano di ottimi per pensionati, anziani, vedovi…

LIDIA                        ( Piacevolmente sorpresa) En viazo?

PSICOLOGO            Sì. Vede, signora Lidia, a Carlo farebbe bene staccarsi da questo cordone che lo lega, anzi vi lega entrambe. Si sentirebbe più adulto e quindi chiamerebbe a sé il suo istinto di sopravvivenza, le sue energie vitali…

LIDIA                        Ma…pénselo, sior dotor, che ‘l poderia fàrghela?

PSICOLOGO            A fare cosa, signora Lidia?

LIDIA                        A star da sol.

PSICOLOGO            Ma certo! Non si preoccupi di ciò. E poi, continuerebbe a fare la psicoterapia: ci fossero problemi, saprei io come farglieli affrontare!

LIDIA            Ma ‘l salo che no l’ è miga na bruta idea? No ho mai viazà ‘n vita mia. Adess, g’ ho anca ‘n po’ de soldi da parte…i tegnivo bem per…en matrimoni…o…qualche nevodo -no ‘l pol enmaginar come che strangosso de ‘n nevodìm-. (Pausa) Comunque, ‘ntant che l’ orizonte l’ è calmo…quasi quasi…

PSICOLOGO Ma sì. Ci pensi. Vedrà che farà bene anche a lei. Ci sono quelle formule “all inclusive”. Tutto compreso: bevande ai pasti e fuori pasto e cibo a buffet quanto ne vuole! Paga tutto prima in agenzia e non spende più nulla dopo!

LIDIA            Ala me età go ben poc da bever e da magnar. El me medico me sa che no ‘l sarìa tant d’ acordo co sta formula chi. Come disévelo che la se ciàma? El me la scriva zo (prendeun foglietto dalla borsetta) che se no me la desméntego.

PSICOLOGO (scrivendo) O-L-ÌNCLUSIV. Cioè si scrive ALL-INCLUSIVE e si legge OLÌNCLUSIV.

LIDIA            El me scriva lì tacà anca la pronuncia che l’ è mèio.

PSICOLOGO (Leggermente spazientito) Ecco qua. Comunque in agenzia le diranno tutto ciò che le servirà, non si preoccupi.

LIDIA            (Sognante) Domàn matina sarà la prima roba che fago. (Si alza e gli stringe la mano) Som propri contenta de esser vegnùda. Grazie, sior dotor. Arivederci.(Si avvia)

PSICOLOGO (Tossendo per farsi notare) Signora Lidia..(le mostra la ricevuta della parcella)

LIDIA            El me scusa. M’ ero propri desmentegada. (Estrae dalla borsetta il portafogli) Sta questiom del viàzo la m’ ha messa ‘n subuglio. (Guarda il totale e sgrana gli occhi)


                        …ca miseria! Èlo anca questo olinclusiv, spero: ghè rento anca la merenda? Tè co’ i biscoti? (Guardandosi attorno per vedere se c’ è aria di buffet)

PSICOLOGO È la tariffa standard per un’ unica seduta. Lei non ha bisogno di alcuna terapia! Vada in vacanza tranquilla!

LIDIA            Arivedérci dotor. (Pensierosa, fra sé, uscendo di scena) Quant averàlo magnà fora me fiol en tuti sti ani?

PSICOLOGO            (Pensieroso) Anche Carlo con la fobia della raccolta differenziata… Dovrei fargli conoscere Annalisa. Come dice Matilde: doi di giusti…no, no: doi de giusti! (prende un libro e inizia a leggere)

JOHN             (Voce dall’ esterno) ohh, scusi tanto, sono troppo presto arivato? Aspeto qui,                               Thank             you. Grazie mille, bella gnocca. Oh, no, no: questa bruta parola, scusi                               Sorry, bella signora, va bene così?

PSICOLOGO            Matilde, tutto bene la fuori?

JOHN             (Entrando) Sì sì, l’ è quel american che l’ ha telefonà sta matina.

PSICOLOGO            Ah (cerca l’ appunto sul tavolo )quel Mister John …ecco esattamente John                                  Sebastian Richard Crosswords. Parla italiano ho sentito!?

MATILDE     Sì, me par ghe ‘l taliam el lo cognossa, anca massa.

PSICOLOGO            Lo faccia accomodare.

JOHN             Buon giorno signor doctore: come va la vita?

PSICOLOGO            Buon giorno. Di solito sono io a chiederlo ai miei pazienti! La loro vita va sempre                        storta! La sua?

JOHN             No, la mia tuto bene. Noi americani siamo in grande forma adeso con Presidente                         colorato. Siamo diventati iuventini anche noi! 

PSICOLOGO            Si accomodi, la prego.

JOHN             Grazie. (Sdraiandosi comodamente sulla chaise longue)Questa sedia molto                                  comoda. Design (desàin) italiano sono sicuro. Molto molto bèla.

PSICOLOGO            Sì,  sì, design italiano. L’ altro giorno però ne ho vista una simile, made in                                    China.(meid in ciaina)

JOHN             Lo So anche in America adesso tutto cinese, anche banche. Loro hano soldi                                 adesso: stano comperando tutto. E io ho ripreso analisi per capire cosa sta                                    sucedendo in             economia! Non so più dove investire miei soldi!

PSICOLOGO            Forse allora dovrebbe consultare un economista, non uno psicologo o analista come                     dite voi americani.


JOHN             No, economisti tuti chiusi dentro assieme con analisti: non si capisce più chi                                 ascoltare. Tuti in profonda crisi: economica e di cervelo di persone. Bum: scopiati,                      tuti!

PSICOLOGO            È da molto che si trova in Italia?

JOHN             Dieci giorni! Sono in crociata, no, in crociera e mi fermo uno poco a Venezia, poi                        volio andare su Lago di Carta no di Garta

PSICOLOGO            Di Garda, g-a-r-d-a!

JOHN             O sì grazie buon uomo. Poi volio andare giù a Napoli a vedere Vesuvio che ruta!

PSICOLOGO            Erutta. Il Vesuvio erutta chi ha mangiato troppo invece…

JOHN             Ruta, sì, è vero! Oh lei brava persona, molto simpatica. Io volio venire qua tutti i                         giorni!

PSICOLOGO            Come ha fatto a trovarmi?

JOHN             Ho chiesto info su buon dotore di cervelo; ps pissi pssi…

PSICOLOGO            Psichiatra

JOHN             Oh yes, tropo dificile, melio dotore di cervelo, più semplice e si capisce meglio per                      noi americani vogliamo cose semplici come spageti ala bolognese o pizza solo                                    pomodoro e mozarella, non altre cazate! Ala stazione dei treni ho chiesto a un                          signore che passava  se conosceva qualche bravo pisi eccetera. Lui mi ha deta, no                    dato suo nome: bel nome Benvenga, mi piace questo nome.

PSICOLOGO            Mi dica ora, cosa posso in concreto fare per lei? Qualche problema durante il                               viaggio? Nostalgia di casa?  

JOHN             No ma io non so stare senza vedere con dotore di cervello per più di dieci giorni.                        Ho partito da Stati Uniti…sono partito già da un mese e devo sapere se sto bene!                  Sto bene secondo lei?

PSICOLOGO            Ma, direi di sì. Se vuole posso farle il test di Rorschac per vedere la sua                                       personalità, lo conosce?

JOHN             Oh sorry, l’ ho già fato tuto otantacinque volte: 3 anche in Francia e 2 in Giapone.

PSICOLOGO            Be’ che posso dirle. Mi parli del suo lavoro.

JOHN             Sono in pensione.

PSICOLOGO            Sua moglie?

JOHN             Sono vedovo. Cerco una anima gemela magari italiana, molto gnocca come dite                          voi. Lei conosce. Mi piace molto signora che le ha nelo studio. Come si chiama?


PSICOLOGO            Signora Matilde! Ma…stia attento, morde!

JOHN             Ah ah lei very simpatico. Matilde viene crociata non crociera con me! Lasciar                              studio             lei andare anche in vacanza con sua dona.

PSICOLOGO            Prima la devo trovare!

JOHN             Lei niente dona? Niente sesso la sera? Very very molto male, viene depressione,                          ansia, costipazione: lei dotore segua mio consiglio!

PSICOLOGO            A dire il vero ce ne sarebbe una che…

            Alzare la musica e abbassare le luci mentre i due continuano la chiacchierata mimando il dialogo per un po’

            IV SCENA:  il  litigio  e  l’ incontro

Nello studio. La mamma di Carlo è già via da due settimane.

Il primo dialogo fra Matilde e Saverio, si svolge in piedi sulla dx. Carlo è in penombra accanto alla scrivania  o sul lettino. Ad un tratto, Ivonne entra. Piccola baruffa prima dell’ incontro fra Carlo e  Annalisa, che entrerà con le borse della spesa, come richiesto dallo psicologo.

PSICOLOGO            ( In piedi accanto a Matilde, in evidente stato di agitazione) Ha telefonato ad Ivonne?Non l’ ho più vista…

MATILDE     Se vede che l’ ha risolt i so problemi!

PSICOLOGO            Ma io ho bisogno di rivederla. Per cortesia Matilde: le telefoni subito.

MATILDE     E cossa doverìa dirghe?

PSICOLOGO            Le dica…le dica che ne so…che dovrebbe passare a riprendersi …(tira fuori dalla scrivania la sciarpina di seta ) questa.

MATILDE     Èla sua?

PSICOLOGO            Sì. L’ ha dimenticata l’ unica volta che è stata qua.

MATILDE     Ma ‘l doveva dirmelo prima: chissà da quant che ‘l la zerca!

PSICOLOGO            ( Annusando il profumo della fusciacca) Mi teneva compagnia…Senta Matilde…che profumo… (gliela porge)

MATILDE     Madre Santissima: l’ è ‘n feticista! Me sa che gavem tuti bisogn de nar ‘n terapia chi! Come i ‘mericani!(Avviandosi) Vago a telefonarghe se no me vem el voltastomec!

PSICOLOGO            Le dica di passare a qualunque ora, in qualsiasi giorno…

MATILDE     Magari …pu prest che ‘mpressia, sa diselo eh?


PSICOLOGO            Sì, meglio, meglio…

Buio.

Carlo seduto sul lettino dello psicologo.

 

PSICOLOGO            ( Secco )Comunque, non può permettersi di illudere così una povera ragazza, anche se ha un Alano in casa.

CARLO          N’ Alano? N’ Alano la gavéva. (In preda ad un capogiro) Ghe l’ alo dit ela? Mi, la Ivone e n’ Alano… ‘l savevo mi che la Trecagni l’ era tut na scusa per entrar su l’ argomento! Se no la m’ averìa regalà ‘n profumo, n’ agenda, ‘n taiacarte, na bòza de vim o na sciarpa de lana! Ah…me la sentivo… go ‘n fiuto…

PSICOLOGO            Come i cani!

CARLO          No ‘l me toga ‘n giro…

PSICOLOGO            ( Duro e deciso, alzandosi dalla sedia e battendo il pugno sulla scrivania; dal rumore entra anche Matilde, preoccupata) Basta con questi cani! La ragazza che è venuta da me un mese fa, era sfatta, distrutta, piegata di fronte al dolore di un’ incomprensibile e misteriosa perdita dell’ amato. Avrebbe dovuto spiegarle il suo problema invece di lasciarla così, senza un motivo, senza un preavviso.

MATILDE     ( Avvicinandosi per tranquillizzarlo )No ‘l se agita sior dotor, no l’ è ‘l caso. ( Sussurrandogli nell’ orecchio ) L’ è chi che la vem, el staga calmo.

CARLO          No pensevo che la me se fussa sì tant afezionada. La ciamerò e ghe spiegherò…la me situaziom: la me alergia…

PSICOLOGO            No, Carlo. Ora lasci perdere. Ci penserò io a consolarla (imbarazzatoper il lapsus) volevo dire a spiegarle l’ accaduto.( Dandogli la fattura, in tono secco)  Ci vediamo la settimana prossima.

CARLO          D’ accordo. Arivederci. ( Uscendo, estrae il portafogli e vi sbircia dentro) Devo darghe ‘l saldo dei ultimi do mesi. ( Sospirando ) Ormai ho quasi pèrs le speranze: senza dòna, senza mama…e fra ‘n poc anca senza soldi se la va avanti cossì!  (Uscendo dalla porta si ritrova di fronte Ivonne la quale lo fa indietreggiare fino alla scrivania dello psicologo)

IVONNE        Ah, chi si vede?!

CARLO          ( Imbarazzato e impaurito )Ivone? Ciao….sa fat…chi?

IVONNE        Brutta canaglia che non sei altro. Sparire così, su due piedi…

CARLO          Ma veramente…

IVONNE        Non sai cosa dire, eh? Hai perso di colpo tutta la tua sapienza…

CARLO          Veramente, gaverìa da spiegarte na roba.


PSICOLOGO            ( Temendo un lite furiosa )Un attimo ragazzi. Su, Ivonne, lascia perdere.

IVONNE        Lasciar perdere? Neanche per sogno!

PSICOLOGO            (Avvicinandosi a lei )Ecco la tua sciarpa di seta!

IVONNE        Grazie!

CARLO          ( Sorpreso ) Cossa ghe fala chi la so sciarpa de seda?

PSICOLOGO            ( Imbarazzato )L’ aveva dimenticata.

CARLO          Anca ti te sei ‘na so paziente?

IVONNE        Veramente sono venuta qui per cercare di dimenticarti.

PSICOLOGO            Ora …però…usciamo Ivonne. Carlo stava per andarsene… Ti spiegherò io tutto.

IVONNE        ( Stizzita ) Forse è meglio. Sì, qualche spiegazione qualcuno me la deve dare a questo punto. ( A Carlo ) Voi vi conoscevate?

PSICOLOGO            ( Prendendola sottobraccio, escono assieme ) Andiamo a bere un caffè, vieni.

CARLO          ( Sorpreso ) Che confidenze però ‘l me dotor co la Ivone! “ Ti “ spiegherò io…L’ è za arivà a darghe del “ti”( Fa una pausa poi si accascia sulla sedia, dando le spalle all’ entrata ) Orca miseria, che colp. Fortuna che l’ è nada. Me la vedevo za che la me moleva drio ‘l so Alano... ( si alza di scatto) meio che vaga, che no la me torna ‘n drio dal bom( uscendo concitato sbatte contro Annnalisa che sta entrando con due borse della spesa, le quali cadono per terra perdendo il contenuto) La me scusa ( imbarazzatissimo, si piega a raccogliere un po’ di roba) Sono desolato. Ma che sbadato!

ANNALISA Non si preoccupi. Non è niente. Sono io che sono entrata così di fretta: pensavo non ci fosse nessuno( si inginocchia per raccogliere gli oggetti accanto a Carlo ). Oggi devo fare un esperimento e il Dottor Saverio mi ha fatto portare la spesa, sa… per certe … manie che mi trovo addosso!

CARLO          (Si inginocchia a sua volta ed inizia a raccogliere gli oggetti) Anche lei prende questo latte qui? (prendendo la bottiglia di plastica del latte)

ANNALISA Sì, certo. Almeno il contenitore verrà riciclato.

CARLO          Anche la pasta…come quela che prendo io!

ANNALISA Sì! Finita la pasta rimane solo cartone: non devo star lì a togliere le finestrelle di plastica come…

CARLO          Ha ragione! Tempo risparmiato da dedicare a qualcos’ altro! Varda chi…anca i fazoleti ecologici: come mi. (gli capita in mano una confezione di assorbenti igienici) No, questi mi no i dopro…


ANNALISA ( Porgendogli la mano ) Piacere, Annalisa.

CARLO          Carlo, piacere. (Si alzano durante la stretta di mano )

ANNALISA Io compro solo prodotti che hanno confezioni di carta, plastica o vetro: niente PET e pochissimi poliaccoppiati.

CARLO          Annalisa, giusto? No i li acopia pu i polli al di de acoi: chi è che li compra…co la facenda de la Viaria.

ANNALISA (Annalisa coglie la battuta e inizia a ridere di gusto) Bèla questa…i polli accoppiati (ride)

CARLO          (Carlo, vedendo Annalisa ridere, viene contagiato e si lascia andare anche lui alle risate ) No i li vol pu nissuni: ne da magnar, ne da trar via!

I due scoppiano ancora a ridere: Matilde, sentendo il chiasso,  entra e si mette in disparte, ascoltando in silenzio, con l’ aria sognante di chi ha vissuto un esperienza simile e ricorda con un pizzico di nostalgia il tempo passato.

CARLO          E col PET? Come la metente? Gnanca ‘l PET no i lo vol pu nissuni!  No se sa mai en do trarlo! (ridono a crepapelle)El PET… se ‘l mòla e basta!

ANNALISA  E ‘l tetrapack?

CARLO          No ‘l voi mi, barèa: l’ è za tetra abbastanza la me vita! (e giù risate) No so da quant che l’ era che no me fevo na risada compagna!

ANNALISA Gnanca mi! Ops…(un po imbarazzata perché ci teneva a parlare in italiano) nemmeno io!

CARLO          Ah. La parla pure ‘n dialèt che capisso mèio.

ANNALISA Anca mi. Comunque:  rider ‘l fa bem ala muscolatura, ala circolaziom…

CARLO          No la me parla de circolaziom: la mia l’ è perfetta, ‘n zità enveze…apriti o cielo! L’ unica roba che circola…l’ è le multe per divieto de sosta! (e giù con le risate )

ANNALISA A proposit de circolaziom: mi quando podo, togo la me bici e vago su e zo per la ciclabile. Me rilasso.

CARLO          Ma sala che…

ANNALISA ( Interrompendolo )El me daga del ti, valà, se no me sento pù vècia!

CARLO          Ma sat che anca mi pedalo come ‘n mat per trar fora le tossine. Se poderia organizzarse…

ANNALISA Perché no?

I due continuano la conversazione sottovoce, le luci si attenuano lentamente.


Buio.

V scena: IL SEGRETO DI MATILDE

Nello Studio. Matilde sta piangendo seduta sulla sedia dello psicologo il quale entra di li a poco.

PSICOLOGO            Signora Matilde? Cosa succede?

MATILDE     L’ ho vist sta matina!

PSICOLOGO            Chi? Quell’ americano?

MATILDE     El me Federico!

PSICOLOGO            Ha un fidanzato, lei?

MATILDE     No! L’ è l’ unico om che m’ ha fat girar la testa. L’ ho vist co la so sposa e i so tre fioi…sta matina; ne sem saludai da lontam, ne sem vardai drio per en minut e ‘po …ognun per la so strada.

PSICOLOGO            Non sapeva che si era sposato, vero?

MATILDE     No: no l’ avevo pu vist da alora…

PSICOLOGO            Come mai vi siete lasciati?

MATILDE     No som mai stada bona de dirghelo che ero ‘nnamorada de elo e che averì volù sposarlo…no go mai avù ‘l coraggio …no me sentivo al’ altezza. Lu l’ era de famiglia bona, mi fiola de operai. Anzi: me mama l’ era operaia, me papà non ho mai savest chi che l’ era. Quando l’ ho rivist l’ è come se no fussa passà gnanca ‘n dì. El me cor l’ ha scominzià a bater come en tambur…

PSICOLOGO            Matilde, Matilde. Si è tenuta dentro questa angoscia per tutti questi anni…

MATILDE     No ne ho mai parlà con nissuni. Sempre co la speranza ‘n dì, de rincontrarlo, de scominziar via qualcoss, de dirghe tut…ma la vita no la speta: se no te cori, te resti ferma sol ti: tut el rest el seita a girar.

PSICOLOGO            (Scuote il capo accarezzandole dolcemente i capelli) Questa storia la ghe sbrusa …

MATILDE     …pu de n’ ortigada…

PSICOLOGO            Lei è una donna meravigliosa: ha saputo vincere il dolore trasformando l’immenso amore per il suo Federico, nella totale disponibilità verso gli altri.

MATILDE     …sa dìselo su, dotor…

PSICOLOGO            Lo so, lo so: uscita da questo ufficio lei va dalla signora Gina a farle da mangiare, poi dal signor Piero per via delle medicine e finisce la giornata rimboccando le coperte alla povera Antonietta, da anni sulla sedia a rotelle.


MATILDE     I ga tant de bisogn.

PSICOLOGO            Questo, Matilde, è vero amore. L’ amore con la A maiuscola.

Buio.

            scena finale: prima del “sÌ”

In casa di Annalisa: sono presenti tutti. Attorno ad un tavolino: Carlo, mamma Lidia, John, Annalisa, Matilde; a dx, in piedi appoggiati ad un mobiletto, lo psicologo che “tuba” con discrezione, con Ivonne.

PSICOLOGO            Ma sa che il giorno in cui vi siete incontrati avevo proprio fatto un pensierino su voi due!?

CARLO          Quel dì, l’ è sta come na visiom. Ne sem encrociadi propri nel so studio. Te ricordet che rebaltom con quei sacheti?

ANNALISA (Fa cenno di sì col capo) Altroché. No ho mai ridèst come ‘n quel dì!

PSICOLOGO Da allora…non avete mai smesso di frequentarvi?!

ANNALISA  Pu de n’ am, ormai: un anno,  tre mesi e 22 giorni, per eser precisi.

JOHN             Che romantici, vero Lidia. Sei contenta adesso? Tuo figlio sistemato: tu ora sposare                    me!

LIDIA                        Ma cosa dici, sta fermo con quele manaze sempre ‘n movimento. Sior Dotor, ga’lo                      na spiegaziom per quei che seita a meter le mam dapertut?

PSICOLOGO            No! Le tengono ferme solo quando trovano qualcosa di bello su cui posarsi!

JOHN             Questo doctore di cervelo mi è piaciuto subito. Già dal nome Benvenga: benvenga                     Lidia nel mio nido in America. Ho casa, piscina, Golf Club, tuto. Partiamo domani,                  subito.

LIDIA                        (Scostandogli le mani che la vogliono tenere abbracciata)Smettila adesso. Ghè me                     fiol che se sposa. L’ ha trovà finalmente na putela de oro.

PSICOLOGO            Sì, Annalisa è proprio la donna giusta per Carlo: precisa, ordinata e…ottima cuoca (facendo onore alle tartine messe sul vassoio), vero Ivonne?

IVONNE        Concordo pienamente. Queste tartine sono semplicemente fantastiche: delicate e raffinate sia nell’ accostamento dei sapori sia dei colori. Guarda qua: rosa salmone, giallo canarino…(si scambiano i bocconcini l’ un l' altra, con aria da veri innamorati)

PSICOLOGO            Verde pisello…( le dà un bacio sulla guancia)

CARLO          Ah, co l’ Annalisa la precisiom l’ è na parola d’ ordine! Se te piass el casim, la creatività, cambia aria, popo!


ANNALISA  A proposito de ordine: Ivonne, vieni con me, ti faccio vedere come ho organizzato la cucina: uno schianto!(Si alza, prende per mano Ivonne ed escono insieme)

MATILDE     (Confidenziale) Èlo sicur che no ghe piass i cagni?

PSICOLOGO            Appunto, è sicuro stavolta?

CARLO          Al cento per cento!

LIDIA                        ‘l ga za fat uti i test!

JOHN             Di cosa state parlando. Non capisco tedesco io.

LIDIA                        No l’ è tedesc: l’ è ‘l noss dialet.

JOHN             Somiglia tedesco: duro duro: (con enfasi) zza fat tuti test.

LIDIA                        Scolta John, bevi un gocino di marzemino e tasi ‘n minutino!(gli porge un bicchiere).                  Alora, ero drio a dirghe dei test.

PSICOLOGO            ( Sedendosi incuriosito )Sì, appunto. Cosa intendeva?

LIDIA            Adess Carlo, te ghe spieghi cossa che te me fevi far a causa de tute le to fobie! Spiégheghe, cossì i capiss perché insistevo che te nessi ‘n terapia.

CARLO          Avevo ‘mparà a scoprir el livel de gradimento dele me done riguardo ai cagni. Févem subito na passegiata davanti a na bottega ‘ndo che i vende roba da cagni e gati. Quele che i ghe piaséva, le se fermeva subit a dir: varda che bei! Che museti! E cicì e ciciò. Varda che dopo i diventa grandi, e no i resta pu tant museti, disevo ‘ntra de mi. Nevem a bever en cafè e dopo: ognun per la so strada. Gnanca da pensarghe. La podeva esser la pu bela fiola dela val.

MATILDE     E l’ Annalisa ?

CARLO          A ela go fat tuti i test che gavevo ‘n repertorio! Tuti negativi!

LIDIA                        Trei ‘l ghe n’ eva: quel dela vedrina, quel dela rivista, quel dela telefonada. I so a memoria, ormai. Fortuna che sta putela i l’ ha passadi fora tuti e trei, se no, partivo subit per n’ altro viazo: de sol andata, sta volta.

MATILDE     Ma cossa galo fat a sta pora putela?

CARLO          Davanti ale vedrine dele bestie, la s’ è fermada sol na volta: per veder i pessati ‘nde n’ acquario. E quelo, no ‘l me dispiaseria. Quando ‘nveze l’ ha trovà la rivista de cagni che gavévo mess en la posta, ‘l l’ ha trata subit en del bidom dela carta: gnanca daverta.

LIDIA            Dighe adess quela dela telefonada: varda che bisom esser propri (fa il segno dei matti con l’ indice sulla tempia)


 CARLO         Go fat telefonar da me mama: la doveva dirghe che l’ era de ‘n certo negozio de bestie e che ghèra na promoziom de cagni…

PSICOLOGO            Una promozione di cani?

LIDIA                       Sì, na cuciolada de Bigoi en oferta.

MATILDE     N’ oferta de cossa?

LIDIA            De Bigoi: quei cagnoti che va de moda adess…bianchi, neri e maronzini, co le reciotèle zo cossita (fa il gesto con le mani)  Bigoi  a ‘n prezo speciale!

PSICOLOGO            Sì, certo, li conosco. Hai presente Ivonne, quelli piccolini?

IVONNE        Sì, sì: sono piccoli ma…carini.

MATILDE     Ma…no podévei darghe n’ altro nome a ste pore bestie! Ciamarse proprio come…

PSICOLOGO            E’ inglese: si scrive BEAGLE e si pronuncia BÌGoL.

JOHN             Sì, bigol. Pronuncia perfèta. Ho saputo che qui da voi significa anche coso           maschile. Questo qui (indica il suo organo) gò mal el bigol! Anche usano per      espressione simpatica quando uno dice cazzata: te sei en bigol!

LIDIA                        John, te prego, el savem tuti. Bevi e tasi.

MATILDE     E ala fim: l’ alo tolt, sto Bigol, l’ Analisa?

CARLO          No cari: ne’l Bigol ne altri cagni! L’ ha mess zo la corneta e stop.

LIDIA                        Strùpete quela gnapa adess, che l’ ariva! ( Si alza e dirigendosi verso la futura nuora) Volevo quasi nar a casa. Gavé bisom de na mam per meter a posto?

ANNALISA  No, grazie, la vaga tranquilla. Ghe pensem noi, pu tardi!

LIDIA                        Bom alora vago (bacia prima la nuora e poi si rivolge al figlio) Carlo, ne vedem domam. Se te voi te compagno mi a veder del vestì da sposs.

CARLO          Varda che som bom de rangiarme.

LIDIA                        Ma ‘n consiglio forse ’l te faria comot.

CARLO          Te telefono se cambio idea. Va bem? (Indicando Jhon) E quel lì, ga’t intenziom de                      lassàrnelo chi?

LIDIA                        No no, ‘l sveglio. John, su dai che te compagno ‘n albergo.

JOHN                         (Alzandosi assonnato e un po’ alticcio) Sì, bela gnoca, dopo faciamo uno poco di sporcarie nel leto, vero? (tutti ridono vedendolo in quello stato)


LIDIA                        (Trascinandoloverso la porta)Chissà perché i stranieri i le ‘mpara subito zerte parole. Ciao Carlo. Ciao Annalisa e grazie. L’ è sta na festa belissima. Complimenti.

MATILDE     ( Si alza e prende congedo dai presenti) Mi aspetti signora Lidia che vengo anch’ io: voi domandarghe informaziom su quel viazo che l’ aveva fat qualche tempo fa. Se tuti i se sposa me sa che na quindesina de dì mei togo anca mi! Saluti!

ANNALISA Grazie siora Matilde, dela compagnia, e del regal: no la doveva disturbarse!

MATILDE     La se figura: son contenta per voi e ve auguro tut el bem possibile. No so se poderò vegnir al matrimonio, ma…’n domam che gavesse bisogn…magari per en Batesimo…me piaseria tant (Li abbraccia ed esce).

ANNALISA Senz’ altro: la sarìa na madrina perfeta! Buona notte! (l’ accompagna alla porta)

PSICOLOGO             Andiamo anche noi,  Ivonne?

IVONNE        Certo, domani mattina devo dare  un esame: arte e architettura rinascimentale. Un bel mattone!  Grazie di tutto e…complimenti per la cucina!

CARLO          Ne vedem bem al matrimonio, vera?

PSICOLOGO            Con piacere! Fateci sapere la data. Non mancheremo! A proposito: dove andrete ad abitare? Bresimo?

CARLO          No, no! Aldeno!

IVONNE        Come mai?

ANNALISA L’ è ‘l comune che diferenzia pu de l’ 80 per zento dei rifiuti. El pu organizà ‘n tuta Italia. I te dà perfin i bolini, se te fai en bel mister!

CARLO          E dopo, te ciapi anca ‘n premio!

ANNALISA  El par enventà aposta per noi doi!

PSICOLOGO (Risatina) Arrivederci!

Andati tutti, Carlo e Annalisa iniziano a ripulire.

            Musica.

CARLO          Zerto che ghe n’ è da far per meter a posto.

ANNALISA  Varda, no i ha magnà miga tant: è vanzà tanta de quela roba! Quand’ è che i vegn a tirar su l’ umido?

CARLO          Dopodomam.


ANNALISA Orponom: gavem za do sacheti pieni lì de fora. Ghè za intorno ‘n sciap de mosche…D’ inverno non ghe tanti problemi. Ma quando l’ è calt come adess, l’ è ‘n disastro. I doveria vegnir tuti i dì a tor su l’ umido. Basta ‘nvidar qualcheduni che tut el noss sistema organizzativo ‘l va en tilt. (Mostrando piatti e vassoi ancora mezzi pieni) Varda chi…tut sto magnar da trar via.

CARLO          Basteria farne de mem.

ANNALISA  No te poi miga ‘nvidar la zent e darghe ‘l magnar contà…

CARLO          L’ è vera: che bruta figura. Magari …ordinar na piza per um: resterìa sol le scatole de carta da trar via.

ANNALISA  Ma te sai che me piass far da magnar, sopratut quando ghè ospiti.

CARLO          Sì, fevo per dir: te sei na cuoca provéta … (la prende per i fianchi e le fa fare una piroetta; la bacia; Annalisa si ritrae un po’ imbarazzata e ricomincia a ripulire)’ndo vat…dai …vei chi…pòlsa n’ atimo.

ANNALISA  (Annalisa si divincola giocosamente) Prima il dovere..poi il piacere!

CARLO          (Sospirando) D’ accordo…(i due riprendono a riordinare)

ANNALISA  (Dopo qualche istante, Annalisa si illumina per un attimo, poi esclama ad alta voce come chi ha finalmente trovato un’ idea geniale) En cagn! Se tolém en cagn, quel che vanza, ghe l’ dém a elo!

Carlo fa cadere ciò che ha in mano e rimane attonito.

CARLO          En cagn? (balbettando e sudando freddo)Grant… o …pìcol?

ANNALISA  No so, ghe penserém.

CARLO          (Sudando) Ma…quand’ è che t’ è vegnù… sta idea?

ANNALISA  Giust en de sto moment, perché? (Vedendolo impallidire sempre più) Toi Carlo, stat bem?

CARLO          Sì, som sol en po’ strac. Vago a dormir (si avvia verso la porta avvilito e incredulo) Ne vedem…forse…

ANNALISA  (Notando il repentino cambiamento d’ umore si affretta a corrergli appresso) Spèta n’ atimo…almen en bàso…

CARLO          (Guardandola, decide stavolta, di tentare il tutto e per tutto: tenta perciò l’ ultima carta ) Ma sat quant residuo ‘n pù?

ANNALISA  Residuo? De cossa set drio a parlar?

CARLO          No at apéna dit che te toi en cagn per no averghe umido da trar via? Mi te digo che te sparmierai umido ma… te gaverai en casìm de residuo en cambio; e…de quel che


                        spuzza! Se po’ fussa ‘n cagn de quei grandi: go ‘n ment che te ariveressi anca sui tre quatro eti al dì de roba da trar via: no so se val la pena.

ANNALISA  (Abbracciandolo dolcemente) Te gai resom, (Lo bacia) Gnente cagni for per casa! Al pù al pu qualche cagnot de peluche se…dovessa scapàrghe …con calma…(fa riferimento ad un futuro bebè)

CARLO          Ah…de quei sì: cagni de peluche e caca santa. Fin che te n’ voi!

            Buio. Musica.

            Sipario

FINE

 

P.S. Qualora foste interessati alla realizzazione dello spettacolo, potrò fornirvi ulteriore materiale o idee sia per la realizzazione dei quadri per la pinacoteca sia per la creazione delle “Macchie di Rorschach”  (che naturalmente dovranno essere rigorosamente inventate, essendo materiale soggetto al copy-right!)

E- mail:           gabrielli.gloria@gmail.com

Cell                 329-122.53.15

Casa                0464-43.03.85

__________________

Opere precedenti:

CELULARI DELA MALORA

Lavori per le scuole:

PIRATI CERCASI                 KASPERL & HOPPEL BUCANEVE

I  ATTO

1°SCENA

2° SCENA

3° SCENA

4° SCENA

5° SCENA

II ATTO

1° SCENA

2° SCENA

3° SCENA

4° SCENA

5° SCENA

SCENA FINALE

STUDIO DELLO

PSICOLOGO

SCRIVANIA, SEDIA

MOBILE-LIBRERIA,

SCHEDARIO

POLTRONA-LETTINO

Orologio a muro

Bidoncino per carta

STUDIO

DELLO

PSICOLOGO

STUDIO

DELLO

PSICOLOGO

STUDIO

DELLO

PSICOLOGO

STUDIO

DELLO

PSICOLOGO

STUDIO

DELLO

PSICOLOGO

STUDIO

DELLO

PSICOLOGO

STUDIO

DELLO

PSICOLOGO

MUSEO D’ ARTE MODERNA

DUE GRANDI TELE(200X300)

UNA COLORATISSIMA, CON CERCHI E ANELLI

L’ ALTRA GRIGIA CON

UN TAGLIO NETTO E ALCUNE MACCHIE

 ROSSE QUA E LA’

APPARTA-

MENTO DI CARLO

SEDIA, TAVOLINO,

BIDONCINI PER LA RACCOLTA DIFFERENZIA

TA

APPARTAMENTO DI ANNALISA

Disordine di

FESTA

Un tavolo con residui di cibo e posate dopo la festa; altro mobile-libreria a muro

PAG 3 – 12

EL SIOR GNÀFETE

9 – 13

L’ INSON-NIA

13 – 15

LA PINACOTECA

15 – 16

PIATI DE PLASTICA

16 – 18

I BIDONI DEL CARLO

19 – 22

LA ROTTURA

DEL FIDANZAMENTO

22 – 26

SEDOTTA E ABBANDO-

NATA

26 – 31

ALL INCLUSIVE

31 – 34

IL LITIGIO E

L’INCONTRO

35 – 36

IL SEGRETO DI MATILDE

36 – 41

PRIMA DEL “SÌ”

PSICOLOGO

CARLO

MATILDE

PSICOLOGO

ANNALISA

MATILDE

 

CARLO

IVONNE

PSICOLOGO

ANNALISA

MATILDE

 

CARLO

MAMMA

FINE   I  ATTO

PSICOLOGO

ANNALISA

MATILDE

 

PSICOLOGO

IVONNE

MATILDE

PSICOLOGO

MAMMA

JOHN

PSICOLOGO

CARLO

IVONNE

ANNALISA MATILDE

PSICOLOGO

MATILDE

TUTTI  I PERSONAGGI

IN SCENA

FINE

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