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      " U  C O N T R A "

    COMMEDIA IN TRE ATTI

      di NINO MARTOGLIO

      

                        PERSONAGGI

DON PROCOPIO BALLACCHERI

CICCA        STONCHITI

SARA         LA PRETRAJANA

TINA         (sua figlia)

CUNCETTA     PECURAJANCA

PEPPINO (suo figlio)

DON COCIMU   BINANTI

BETTA        LA CHIRICHIRI

CIUZZA       LA 'MPILLA

SETTIMU      U PINTU

PEPPI        MALOMU

LA ZA PETRA  LA BUZZICUSA

LU DUTTURI   ANFUSU

LU FACCHINU DI L'IGIENE.

ADATTAMENTO IN DIALETTO MESSINESE di NINO PRISA & UMBERTO COSTA

  P R I M O  A T T O

     " U  C O N T R A "

      di NINO MARTOGLIO

                          ATTO PRIMO

STANZA RUSTICA A PIAN TERRENO. - COMUNE A DESTRA, ALCOVA IN FONDO, CON TENDA, DIETRO LA QUALE SI INTRAVEDE UN LETTO MATRIMONIALE RIFATTO - USCIOLO A SINISTRA. ACCANTO ALLA COMUNE, VERSO LA RIBALTA, PICCOLO RIPIANO CON DUE FORNELLI A CAPPA, APPESA ALLA QUALE VARI UTENSILI DA CUCINA. SUL PIANO DEI FORNELLI PENTOLE, TEGAMI E CASSERUOLE DI COCCIO E DI RAME. ACCANTO ALL'ALCOVA, SULLA SINISTRA, COMO' CON SERVIZIO NUOVO, DA CAFFE', PER SEI, IN TERRAGLIA, A DESTRA ARMADIO-CREDENZA. NEL CENTRO, TAVOLO RETTANGOLARE. QUA E LA' SEDIE RUSTICHE.- ALLE PARETI VARIE ILLUSTRAZIONI DI GIORNALI E IMMAGINI DI SANTI. DI SETTEMBRE.

                        SCENA PRIMA

                          SARA

(SEDUTA SULLA SOGLIA DELLA COMUNE, SPALANCATA, E' INTENTA A SBUCCIARE DEI FAGIOLI, MENTRE LA PENTOLA DI RAME BOLLE SUL FUOCO. ESSA, GITTANDO LE BUCCE PER TERRA E RACCOGLIENDO I FAGIOLI SBUCCIATI, IN GREMBO, SUL GREMBIULE, PARLA, ORA CON L'UNA, ORA CON L'ALTRA VICINA DEL CORTILE IN COMUNE) -- Salutamu, Micia... No, non è ura, ancora... Si vuliti ntrasiri... Chi?... Faciola ca pasta... manciari di puvireddi!... Macari vui?... Oh, tali e quali, brava!... Si, unni Prazzaventu a cattai... a quattru soddi!... Dici chi coci nto llampu... Cui tina?... Dda patti è, sta lavannu... (COME PER FERMARE UN'ALTRA CHA VA DI CORSA)-- Oh, Cicca!.. E chi è, malu pi mmia, c'aviti primura!... Sintiti, viniti cca', un momentu!... (SI ALZA, TENENDO LE PUNTE DEL GREMBIULE)

                          CICCA

(ENTRANDO, CON LO SCIALLE SULLE SPALLE) -- Non è chi non vogghiu trasiri, commari Sara... Ma haiu primura, e pecciò...

                          SARA

Bbonu ora, sittatibbi, un mossiceddu (VA A VUOTARE IL GREMBIULE NELLA PENTOLA, VI METTE IL SALE E RIMENA DENTRO COL MESTOLO, POI, METTENDOVI IL COPERCHIO, CON UN SORRISETTO MALIZIOSO) -- Ppi diri a verità, non vidennuvi cchiu' pinsai: a cummari Cicca si potti pentiri di ddi fica chi m'avia prumittutu e ora s'affrunta mi si fa vvidiri...

                        

 

CICCA

Ma quannu mai!... Anzi mi ricuddastu a gghiaia, e mi ritonna a nebbaggia di ddu ionnu!... Stava scattannu!

                          SARA

Quantu sentu...

                          CICCA

Dd'uffanazzu i me frati Turi avia annatu campagni campagni  mi mi ricogghi un panareddu i fica chi erunu na galanteria: beddi , rossi, maturi maturi, ca cammicedda ciaccata chi erunu un meli nta bucca...

                          SARA

Bbonu cummari!... Si non saria viduva ci putria fari u disiu!...

                          CICCA

(SORRIDENDO) Vui viduva, iò schetta... non sunnu cosi nostri! Allura, un panaru i fica chi putiunu annari in presenza a un re!... Arrivannu o daziu, ci dicunu femma!...

                          SARA

Malanova e picchì?... I fica frischi chi pagunu daziu?

                          CICCA

Avita a sentiri!... Dicunu: femma, chi puttati? Chi pottu?... Santa Lucia, ci dici, non viditi chi sunnu comu e mulinciani?... Fica!- Dicunu: Favoriti!- Ci livaru ddu panaru di mani, i sduvacaru nta na speci i maidda, e ci tunnaru u panaru vacanti, e dissuru: ppi oddini di l'igenuu, frutta nta città non si nni ponnu trasiri!...

                          SARA

L'incenuu?... E cu è chistu, n'impiegatu nou?

                          CICCA

E chi ni sacciu iò, malanova di iddi suli!... Appena u seppi iò scappai comu na diavula, e facennu  bbuci, cummari Sara, chi vi putiti mmagginari... nenti non ci fu putenza (COL PUGNO CHIUSO E MINACCIOSO VERSO L'ESTERNO) Spera a Ddiu chi v'hanna a fari vilenu!... A cu si manciau ddi beddi fica c'havi a veniri un beddu matruni di chiddu colosseu.

                       SCENA SECONDA

                          DON PROCOPIO

(DALL'ESTERNO) L'aviti cu mmia? Gentilissima donna Francesca. chi succidiu?... (APPARE, SORRIDENTE E RESTA COL CILINDRO IN TESTA) Sempre incavolata fresca, voi! (A SARA) Cara donna Sarina, la mia servitù...

                         

SARA

Patruni e domini, nta me casa, don Procopio. Ssittatibbi. (GLI OFFRE UNA SEDIA)

                          DON PROCOPIO

(SIEDE, SEMPRE COL CILINDRO IN TESTA, TOGLIE LA TABACCHIERA , ANNUSA, POI) Dunque, donna Ciccina, che vi accade, pronunziatevi!...

                          CICCA

Nenti, L'haiu cu chiddi du municipiu, chi mi sequestraru cetti fica.

                          SARA

Ppi oddini d'un cettu incenuu, ma... cu è chistu?

                          DON PROCOPIO

(CON UN SORRISO DI COMMISERAZIONE) Ma che ingenuo e imbroglione, ma che vi scappa dallo scelinguagnolo?... L'igiene, l'igiene!...

                          CICCA

E cu è l'igiene, u sinnucu?... Malanova mi avi, chi c'entra cu mmia e chi me fica?

                          DON PROCOPIO

Ma chi sinnucu, non sparati trona prima mi l'ampia!... L'igiene è... (RIPRENDE TABACCO) ... Come vi posso dire?

                          CICCA

Vadda, vadda, vadda, a scummissa chi na sapiti mancu vui?

                          DON PROCOPIO

(PUNTO) Non lo so?... Non lo so io? Mi fate sorridere di pietà!... E che non è una cosa facile da spiegare l'igiene a voi, genti scuncchiututa, genti gnuranti... Per esempio: voi portate fondi? (AD UNO SGUARDO INCREDULO DELLE DONNE SEGUITA) Mutande va?...

                          CICCA

Vadda, a stu vecchiu maniucu e triulusu!... Picchì non ciù dumannati a vostra soru?...

                          DON PROCOPIO

E chi offesa c'è, in quello che vi ho chiesto?

                          SARA

Veru è, ddocu non c'è uffisa... Iò, mittemu, non ni pottu... e ppi na cosa i chista m'avria ffruntari?

                          DON PROCOPIO

Ma naturale!... Non c'è niente di male!... Però è antiigienico!... Perchè essenno senza mutande, vui, speciammenti chi camminati comu nu sceccu nghiaiatu...

                          SARA

E vui comu un caddiddu spinnatu!...

                          DON PROCOPIO

Sbattendo la veste di qua e di là, producete una colonna d'aria che solleva il polverazzo. Che cosa ne viene, di quinsequenza?... Che il microbo, che si trova accovacchiato nell'interstizio della strata, si solleva col polveraccio e si nficca di sotto; trova la persona senza mutande, si attacca al punto debole e s'introduce nelle vene del sangue, producendo malatie pericolose...

                          SARA

Ma statibbi mutu, ballaccheri, i stati nvintannu?...

                          DON PROCOPIO

Vangelo, amiche mie, vangelo!... Invece con le mutande, tutto chisto non pò succedere, pecchè il microbo trova la porta chiusa e non si pò ntroducere!...

                          CICCA

E chistu è l'ingenuu?...

                          DON PROCOPIO

Torno e reprico: Igiene!... Chistu sulu?... Per esempio, tenete pulita la casa e le masserizie domestiche, guardate, prima di bere, si nta l'acqua ci sono, per ipotesi, fommicole o stoppatelle o vero sia lumache allo stato infantile ed altri parassite... Non mangiare oggeti che possono attaccare a doglia colica, indebbolendo l'apparato dirigente... preservassi dalla currenti d'aria, specialmente quando tira il scirocco, vento umito, proveniente dal livante dove il sole è più solstizio e sbommica i focolari del morbo siatico...

                          CICCA

A facci vostra!...

                          DON PROCOPIO

... Insomma, per concluderi, l'igiene è un preservativo, ecco!...

                          CICCA

E livannumi i fica di chi si presebbunu?...

                          DON PROCOPIO

Dalla dissenteria e dal culera (VEDENDOLE SGRANARE TANTO D'OCCHI) Ah!... niente sapete?

                          SARA

Nenti... Ma chi diciti don Procopiu?...

                          DON PROCOPIO

Comu?... Ci sono stati da cinco a sei casi al giorno: alcuni medichi dicono chi è dissenteria, altri sustengono chi è culera, avendo rimasto il fomite di due anni fa...

                          SARA

Dopu du anni ristau u vomitu?... E chi era catrami?...

                          CICCA

E u culera si trova nte fica ora?... Chi ciù ittaru nta l'abbiri?...

                          DON PROCOPIO

Non diciamo sciocchitudini: buttono!... Chi è chi buttono?... che siete palliste?... Di quelli chi credono che il govenno tiene il colera in conserva e ci lo da alla popolazione nelle polpette, come ai cani itrofici, o ci lo ziringa dietro le porte, a uso di profumeria?...

                          CICCA

Allura!... Pallisti, pallisti semu ccà.

                          DON PROCOPIO

Santa ignoranza!... E perchè, il governo, dovrebbe fari questo?...

                          CICCA

Picchì semu assai, e chi non putemu campari, tutti sti stratari non penzunu autru chi fari figghi, e u guvennu, inveci mi ni fa mangiari unu cu n'autru, ni da na palla, e così chiddi chi restunu, campunu megghiu!...

                          DON PROCOPIO

Eh!... Povira sicilia, terra di scecchitudini!... Vaddati, fa cchiu danno l'ignoranza di chiddu chi po fari un terrimoto di chiddi ballerini!... Non vi vergognate a ripetere queste fantonie di genticella?...

                          SARA

O Ntonia o Filumena, e così, don Procopiu... comu dici Cicca!... Allura picchì morunu i povireddi e i ricchi restunu vivi?

                          DON PROCOPIO

Prima di tutto perchè i ricchi, potendolo fare, evacuano la città e si ne vanno sopra la montagna, dove il freddo uccide il microbo; e poi perchè i poveri son insensati, come voi, che bi lavate la facce una volta la settimana, non osservate l'igiene, e siete tutta una cosa con la mondezza; mentre i ricchi sono più puliti, più igieniche, e il microbo, sentendo la puzza dell'igiene, ovvero sia dell'acito fenico e del cloruro di potassa, non ci ncugna, oppure si suicida per la disperazione!...

                          CICCA

(PARLANDO CON QUALCUNO, FUORI DELLA COMUNE) Oh, don Cocimu, viniti cca, trasiti, chi cca c'è un culunnista!... Trasiti, vi dicu!...

                      SCENA TERZA

                         DON COCIMO

(ENTRANDO) Baciamu i manu!... Caru don Procopiu!...

                         DON PROCOPIO

(SUPERBO) Caro lei!...

                         DON COCIMO

Vui cca siti?

                         DON PROCOPIO

(C. S.) Non mi vedite che sono quane?

                         CICCA

Don Cocimo, sintiti a don Procopiu, chi dici chi non veru chi u culera si jetta chi palli e ca siringa... Ora vi spiega chi è a culonna d'aria...

                         DON PROCOPIO

Sissignora, culonna d'aria chi sulleva il microbo e lo fa allippare da un paisi all'altro, da un quartiere all'altro e da una persona all'altra!... In certi punti c'è il focolaio e ci viene di quinsequenza il fomite d'infezione...

                         SARA

Allura cca, chi c'è u fucularu?  Chi c'è vomitu?... Sempri ballaccheri siti!...

                         DON PROCOPIO

Come?... Dopo due ore che mi sfecato per spiegarvi ogni cosa?... Già, a parlare con vojaltri donnicchioli, non c'è piaciri!... non sapiti capiri una frase, non capiti quello chi iettati dalla bocca, parlate perchì non nni potete fari a meno...

                         DON COCIMO

Ma chi cosa vuliti diri, don Procopiu, chi qualamenti non ci sunnu pissone chi non vi ponnu rispunniri?... Parlati ccu mmia, chi sugnu omu chi vi pozzu dari soddisfazione supra qualunchi generi... Chi diciti chi u culera non veni ittatu?

                         DON PROCOPIO

(A VOCE BASSA, MA CON ENERGIA) No!

                         DON COCIMO

(C.S.) Si...

                         DON PROCOPIO

(C.S.) E' culonna d'aria!

                         DON COCIMO

(C.S.) E' palla!

                         DON PROCOPIO

(C.S.) E' currenti atti mosferica!...

                         DON COCIMO

(C.S.) E' palla, ziringata, suffamiggiu...

                         DON PROCOPIO

(FORTE E VIBRATO) No!

                         DON COCIMO

(C.S.) Si!... Vadda vadda vadda non c'è periculu chi iò vegnu du mottu e diciti chi è vivu?... Su l'haiu vistu chi me occhi stissi!...

                         DON PROCOPIO

Chi vidistu, gnuranti, chi vidistu?...

                         DON COCIMO

Cosi di l'autru munnu!... Chi non mi pozzu scuddari!...

                         DON PROCOPIO

E dicitini una!...

                         DON COCIMO

Una sula chi vali pi tutti!... (SIEDE E CHIAMA TUTTI ATTORNO A SE', POI, CON ARIA DI MISTERO E VOCE COMMOSSA) Nto colera di l'ottantasei, unni muriunu come e muschi, speciammenti o Muriceddu, finu o novi i settembri, nta tuttu u quatteri da Civita, non ci fu na muttalità, e mancu un duluri i panza... Picchì?

                         DON PROCOPIO

Perchè la culonna d'aria non ci avia ancora passatu!...

                         DON COCIMO

Statibbi mutu culunnista!... Picchì a notti faciumu a guaddia tutti, cuccati nte strati, davanti e potti, cu cetti scupetti e cetti pistoli!...

                         DON PROCOPIO

Si, propriu pi chistu!... A statibbi mutu, pallista!...

                         DON COCIMO

Ppa viggilanza chi facia tutta a genti. Era l'ottu i settembri e tunnaumu da festa a Matri o Tinnuru, iò, Matteu u Bbausu, Settumu Inchisbai, donna Cuncetta a Tinta, a bon'anima, a Iaddina, a Pecura, a Ciolla e Minucu Mastrella, nni ficiumu na bedda nzalata i pumadoru, citrola, cu rienu e cipudda calabbrisa, nta na maidda, e mancia chi ti mancia, intra o cottili i donna Giuvanna.

                         CICCA

Macari fami mi facistu veniri!...

                         SARA

Statibbi muta, e lassatulu cuntari!... Prisichiti, don Cocimu... e vui statilu a sentiri bbonu, don Procopiu...

                         DON PROCOPIO

(IRONICO A DON COCIMO) Lei preseque, profissore.

                         DON COCIMO

L'anima santa di Miciu, chi tunnava di ganziri, ca so bacca, avia puttatu un muluni du faru così (ALLARGA LE BRACCIA) e l'avia misu o friscu, intra un puzzu... Appena finiu a nzalata, tira fora ddu muluni u spacca... russu comu na paparina, simulusu, duci... u tagghia a feddi e cu pigghia pigghia!... Ni inchemmu comu e butti!...

                         CICCA

Beati iddi!

                         SARA

Lassatulu finiri!...

                         DON COCIMO

Nto megghiu mentri ni lavaumu a facci chi scocci i muluni, (GUARDA IN ALTO, AMMALACCHITO) nta l'aria, chi videmu?...

                         SARA

Matri bedda... A stidda ca cuda!...

                         CICCA

Veru è, ci fu ci fu, nta d'epuca ci fu!

                         DON COCIMO

Niente affatto...

                         SARA

E allura chi, a cuda i dragu?

                         DON COCIMO

Un palluni spittaculusu, chi camminava supra i nui... (FA IL GESTO CON LA MANO)

                         DON PROCOPIO

Palluni, i che generi?

                         DON COCIMO

Di catta, cu na gabbazza i sutta e u stuppini di pitroliu ddumatu...

                         DON PROCOPIO

Ah si, mongolfiera!...

                         DON COCIMO

No, senza fiera!... Tra l'autru c'era ttaccata na muschittera ca miccia ddumata...

                         DON PROCOPIO

E sissignori, una mongolfiera di cartavilina con la sorpresa del tricchi tracche aereo... Continuati!

                         DON COCIMO

Don Procopiu, non parrati difficili, picchì iò non sugnu comu a stu fimmineddi cca, chi i mbriacati cu quattru palori mpurigghia peti e ci facete ammuccari tuttu chiddu chi vuliti!... Iò annai a scola megghiu i vui, vaiu a tiatru e sacciu tutta a storia di l'opira di pupi a mimoria, ppi sapillu!...

                         DON PROCOPIO

Vojaltri non siti autru chi animali i gebbia, o per meglio intenderci, in forma cannevalesca: besti irragionevoli di pantano artificiale!... E questo è confimmato dal fatto chi stati arrivannu a na conclusioni animalesca!... C'è dubbiu?

                         CICCA

E lassatulu finiri prima.

                         DON PROCOPIO

Lei presequa, profissori...

                         DON COCIMO

Ppi falla cutta, quannu stu palluni fu supra i nostri testi e tutti u staumu a vaddari chi naschi all'aria e l'occhi sgranati, spara dda muschittera; ppa,ppa,ppa,ppa,ppa!... e ni ietta in ccoddu na valanga di serratura di catta, chi ni inchiu tutti... (CON MISTERO) Ogni pezzu di dda serratura era na palla di colera fumminanti!

                         DON PROCOPIO

(RIDE)

                         CICCA

Palori santi!... Così è, don Cocimu, aviti raggiuni!... Malanova a iddi suli, chiddu chi ci vurria sapiti chi è?... N'autru vespru sicilanu!...

                         SARA

Pigghiari u guvennu pisulu pisulu, pi catinazzi du coddu, e calallu nta na quaddara i pici bogghiuta!...

                         DON PROCOPIO

(SCUOTENDO IL CAPO, SEMPRE COPERTO DALL'ENORME CILINDRO) Eh, povera gente cui fa notti prime del mezzodì!...(A SARA E CICCA, DECISO) A voi e a voi: lo volete sapere dov'era il colera che si è allippato sopra di tutti otto quelle bestie con la coda che erano, compresi gli estinti?...

                         CICCA

Nte palli da muschittera!...

                         DON PROCOPIO

In quelle pomidoro, quelle cipolle e quelle citrola che si pastiaru a panza china, nonchè che in quel cocomero che calaro nel pozzo inquenato e che si buttaro in faccia, sporche con le ralle, che se li lavano ogni vigilia i pasqua!...

                         CICCA

E già!... U minicu si nziccava nto muluni beddu chiusu e senza tasseddu!...

                         SARA

E nto tritrolu cu rienu!... Cosi di don Procopiu...

                         CICCA

Picchistu u chiamu u balliccheri!

                         DON COCIMO

(TRIONFANTE) Siti cunvintu caru don Procopiu?...

                         DON PROCOPIO

Mi pessuadu che la coda è la più forte a scorticare; e voi, che siete quello del pallone e della palla, e queste signore, che chiamano il microbo minico, e credono alle vostre parole senza loccica, la doveti avere più dura dell'altre bestie!... E non vi dico altro!...

                        SARA

(CHE INTANTO E' STATA A GUARDARE FUORI DELLA COMUNE) Ah, ah!... Pimmittiti un momentu, quantu ci dicu du paruleddi a Cuncetta a Pecura Ianca!... (FA PER USCIRE, MA POI TORNA SUI SUOI PASSI, VA VERSO LA PORTICINA DI SINISTRA E CHIAMA) Tina!... Oh, Tina!...                                       

VOCE DI TINA

Chi voli matri?

                         SARA

Chi stai facennu?

                         VOCE DI TINA

Staiu sciacquannu!...

                         SARA

Non ti moviri i ddocu, u senti?... Con  pimmmissu, signuri mei!... Cummari Cicca daticci n'occhiata a pignata...

                         CICCA

A vaia, cummari, non pozzu spittari cca, iò minna annari.

                         SARA

E bbonu un muminteddu, staiu tunnannu!... Don Procopiu, aspittatimi macari vui... (SCAPPA VIA PER LA COMUNE)

                       SCENA QUARTA

                         DON PROCOPIO

(A CICCA) Devo affacciarmi dal Giudice Conciliatore, per una cusetta, e poi... devo dari scuola di comporre a Raffaellina Menzascoccia...

                         DON COCIMO

(BATTENDOSI LA MANO SULLA FRONTE) Oh diavulu!... Mi ricuddastu chi oggi a presintare una perizia in Pretura... Signori mei, scusati, arrivedecci (VA VIA, ALLA  LESTA)

                         DON PROCOPIO

(CON UN SORRISETTO BEFFARDO) Una perizia in Pretura!... Questo, vedete, che ora si piazzau u celindro, pi fammi caricatura, mentri prima andava con il berretto di pilo, questo, che si dà l'importanza di andare in Pretura, e già, mi sintiu diri che andavo dal Conciliatore e lui volle salire un gradino, questo, sapete dove si reca?

                         CICCA

Unni?

                         DON PROCOPIO

Dalla zia Pietra Buzzicosa, a dimandarci, a titolo di amicizia, quacchi pietanza di scattu, osia esca di sadda non taccata bbona nto palamitu cunzatu!... Dico a titolo di amicizia pi non diri a titolo di limosina, perchè non ha dove estinguersi dall'inedia!...

                         CICCA

Don Procopiu, si parrati ca lingua estira, vui parrati e vui vi capiti!...

                         DON PROCOPIO

E già... Tempo perso, con voialtre analfabete... E con voi po fari spau, un cretino consimile, perchì per risparmiare una palanca, taluni viaggi, mettete di canto, mittemu, una persona comi me, per servirvi di lui!...

                          CICCA

Lassamu stari sti discussi, don Procopiu... Chhiu tostu mentri siti mu faciti un fauri?

                          DON PROCOPIO

Se posso, anche due...

                          CICCA

M'aviti a scriviri na littra... Un calamaru c'è (VA A PRENDERE CALAMAIO E PENNA CHE SONO SUL COMO' E LI PORTA SUL TAVOLO) a catta l'haiu nta sacchetta... (TOGLIE DI TASCA UN FOGLIO DI CARTA E UNA BUSTA)

                          DON PROCOPIO

E comi mai?

                          CICCA

(MORTIFICATA) Beh... stava annannu mi ma fazzu scriviri sutta u bancu i sicilia...

                          DON PROCOPIO

Ecco!... A quello, uno scribbacchino ignorante e stratario qualunqui, ci pottate due tre soddi, per una lettera piena di spropositi... quando ve la faccio io, inveci,esatta, compita, perfetta: grazzi, don Procopiu... e cu si visti si visti...

                          CICCA

Cu è cu dissi?... L'uttima vota chi mi facistu un fauri, non vi desi un ou?...

                          DON PROCOPIO

Si, ma bogghiutu... bugghiutu!... con la scorcia moscia, non compita, fluttuante; tante che, mettendomilo in tacsa si sbentò, evacuò il liqueto, e mi nzonzai tutto il racrà. (CIO' DICENDO SIEDE AL TAVOLO E SI APPRESTA A SCRIVERE)

                          CICCA

E bbonu, sta vota vi ni dugnu dui, ppi cumpenzu, e tutti di dui ca scoccia bbona.

                          DON PROCOPIO

(DIGNITOSO) Non dovete credere che parlo per interesse... Andiamo, a chi voleti scrivere?

                          CICCA

A me patruna i casa.

                          DON PROCOPIO

Siete amiche?

                          CICCA

(IRONICA) Ma cettu!... Ni spattemu u sonnu!... Spera a Diu chi l'hanna mmazzari, nuccintedda!....

                          DON PROCOPIO

Ho capito, parlate.

                          CICCA

Allura, scriviti: Grandissima sviggugnata e micidiaria chi siti...

                          DON PROCOPIO

(RENDENDOLE IL FOGLIO) Ho capito, tenete qua...

                          CICCA

Chi succidiu?

                          DON PROCOPIO

Così volete fatta la lettera da me?... Che voi dettate e io scrivo?...

                          CICCA

E allura comu?... (GLI RIMETTE IL FOGLIO SUL TAVOLO)

                          DON PROCOPIO

Il come ve lo dico io: Voi ditemi il concetto, il senso, uno di tutto, di che si tratta e di che non si tratta, e per scriverla ci penso io, altrimenti vi nni potete andare dal scribbacchino sutta o bancu i sicilia.

                          CICCA

E bbonu, bbonu! Si tratta chi sta gran fitusa da me patruna i casa, a causa di setti misati chi cia dari...

                          DON PROCOPIO

Setti suli?

                          CICCA

Picchì, vi parunu assai?

                          DON PROCOPIO

Presequite.

                          CICCA

Mi fici livari i ciaramiti du tettu.

                          DON PROCOPIO

Le tegole.

                          CICCA

No, ciaramiti,... comu si po diri... ciaramiti vaia...

                          DON PROCOPIO

Tegole!... Presequite.

                          CICCA

E mi sta facennu pigghiari u raffridduri; non sulu, ma si è veru chi c'è quelera, truvannu u tettu tuttu scummigghiatu, mi ponnu ittari na palla di notti e notti e...

                          DON PROCOPIO

E chi ci voleti scriveri?

                          CICCA

Ci vogghiu scriviri chi chista fu na fanghità, e chi pozzu fari na qualera, picchì è veru chi l'haiu rimmannata di oggi a dumani, ma sugnu pronta a fari fatti e pagalla finu all'uttumu centesimu; ma sulu nto casu chi mi fa mettiri i ciaramiti. Bedda, spiccia spiccia, don Procopiu...

                         DON PROCOPIO

(SBADIGLIA) Vi servo subito...

                         CICCA

C'aviti sonnu?

                         DON PROCOPIO

Ma chi sonnu, mi ho levato alle nove!...

                         CICCA

Allura è fami!... Unu chi sbadigghia!...

                         DON PROCOPIO

(LA GUARDA IN CAGNESCO, POI, SCRIVENDO, RIPETE) Onorevole signora...

                         CICCA

Ma quali Onorevoli, chi era Diputatu?

                         DON PROCOPIO                     (ALZANDOSI) Va, alLura scrivitibbilla vui!...

                         CICCA

E bbonu, e chi siti npuntatu chi spinguli, scriviti a piaciri vostru!

                         DON PROCOPIO

(TORNA A SEDERE E CONTINUA) L'azione di levarmi le tegole di sopra il focolare domestico...

                         CICCA

Chi c'entra u fucularu... U fucularu è ta cucina... (NOTANDO CHE DON PROCOPIO STA PER RIALZARSI) Malu pi mmia, non parru cchiu, vabbeni?

                         DON PROCOPIO

(C.S.) ...il focolare domestico che lei mi affitta, è degno di tempi borgiani ormai finiti; onde è pregata di farmi rimettere subito i suddetti utensili arbritariamente asportati, perchè io le garantisco che verrò presto con lei a vie di fatto.

                        

                      SCENA QUINTA

                         SARA

(DALLA STRADA, COME USCENDO DALLA PORTA DIRIMPETTO) Malanova i vui sula, vaddati chi c'è cca! (SI PRECIPITA SULLA SCENA E, SENZA DIR NULLA, CERCA E TROVA UN COPERCHIO DI CASSERUOLA DI RAME CON MANICO LUNGO E LO IMPUGNA)

                         CONCETTA

(APPARE SULLA SOGLIA, CON LE MANI SUI FIANCHI) Chi voli diri!... Ci dava a me figghiu Pippineddu a so figghia!... (NOTANDO CHE SARA TORNA VERSO DI LEI, MINACCIOSA, SCAPPA VIA, GRIDANDO) Ci vonnu banneri, e munita d'oru a sacchi!... (PIU' FORTE RIVOLTO A QUALCUNO) Puggitimi stu trisputu!...

                          SARA

(DALLA STRADA) Ou non pigghiati avanti, tinta strataria, chi me figghia mancu pi schifu l'avi a stu puddicinedda!...

                          CONCETTA

(C.S.) Veni cca, avvicinati, cu stu cummogghiu i cassarola, strascinata lodda!...

                          CICCA

(CHE SI E' FATTA SULLA SOGLIA, PRONTA ALLA BATTAGLIA) Ou, cummari Cuncetta, lassati stari stu trispitu, u sintistu?... Ah!... Ah!... Lassila ti staiu dicennu!... Voi scummettiri chi vegnu iò?

                          CONCETTA

(C.S.) ) E veni, veni, sciabbulazza rruggiata, chi ti dugnu macari a ttia, malonova chi mmi hai!...

                          CICCA

A mmia?... A mmia?... (SI PRECIPITA FUORI)

                          DON PROCOPIO

(DESIDEROSO DI FARSELA ALLA LARGA, E' RIMASTO PRIMA A SEDERE, POI S'E' ALZATO E, PIAN PIANO S'E' ACCOSTATO ALLA SOGLIA. FUORI CONTINUA LA LITE A SOGGETTO)

                          TINA

(ESCE DALL'USCIOLO A SINISTRA, LE MANICHE RIMBOCCATE E LE MANI UMIDE, IL GREMBIALONE GREVE DAVANTI E GLI ZOCCOLI AI PIEDI) Chi è tuttu stu trafucu?... Don Procopiu, unn'è me matri?

                          DON PROCOPIO

Ah, è cca, è impegnata in un piccolo differuglio con le cortigliare dirimpetto.

                          TINA

(FACENDOSI ALLA PORTA, SI CONTURBA) E vui vi vaddati a scena, ah?

                          DON PROCOPIO

E chi posso fari?... Sono amico di tutti, quindi divo ristare neutro.

                          TINA

Ah, beddu omu chi siti!... Camminati aiutamula...

                          DON PROCOPIO

Non posso... vi dico che sono niotrale!

                          TINA

(SPINGENDOLO FUORI) Ma quannu nenti i spattiti!... (LO SEGUE, TOGLIENDOSI UNO DEGLI ZOCCOLI E IMPUGNADOLO AD USO D'ARMA. SCENA VUOTA. FUORI LA LITE E' DEGENERATA IN RISSA. OGNI TANTO RIENTRANO, ORA SARA, ORA CICCA, FURENTI, A PRENDERE UNA SCOPA, UNA SEDIA, QUALCOSA E RIESCONO, MINACCIOSE. SI ODE, TRA GLI STRILLI DELLE DONNE LA VOCE DI DON PROCOPIO)

                          DON PROCOPIO

(DA FUORI) Calma, calma, signore! Vi prego, calma!... Ahi,ahi!... ma io che c'entro!... Sono niotrale io!... Basta, basta, furii d'nfernu!... Ah,ah!... Il celindro!... Il celindro, fitintissumu diavulu!... (LA RISSA SI ACQUIETA)

                          SARA

(RIENTRA, TRASCINANDOSI LA FIGLIA) Trasi caiorda nica!... Ppi cuppa toi!... (SI RAGGIUSTA I CAPELLI DISCIOLTI E S'ASCIUGA LA TESTA E LA FACCIA SANGUINANTI)

                          TINA

     (PIANGENDO) Iò sempri iò!... Chi ci cuppu iò?

                                CICCA

(RIENTRA ANCH'ESSA MALCONCIA, SEGUITA DA DON PROCOPIO, CHE S'AGGIUSTA IL CILINDRO AMMACCATO E SI MASSAGGIA IL DIDIETRO CON LA MANO) Si staumu a spiranza vostra, malanova!...

                          DON PROCOPIO

Puru, spatti? Questo è il ringraziamento!... Mi butto in mezzo  a quelle sciariddere a scopo di pace, e si la prendono con me?... Guardati come chi combinaro il celindro!...

                          SARA

(DEPONENDO IL COPERCHIO DI CASSERUOLA RICONQUISTATO) Ah, mi sfugai u cori!...

                          DON PROCOPIO

(GUARDANDOLA) Già, si vede!... Via, datemi almeno una spazzuola... una scopetta (A TINA, CHE GLI PORGE LA SPAZZOLA) Vedete, donn'Agatina, per seguire a voi?... Vi dissi: sono niotrale, sono niotrale... Non signori!... Siti contenta ora?

                          CICCA

(IMPORRITA DENTRO) Iò, vurria sapiri chi c'intraunu Nitta Muscaloru e Paula Cannalonga, chi si ittaru da patti i Pecuraianca!... (SULLA SOGLIA, COI PUGNI CHIUSI IN DIREZIONE DEL CORTILE) Ppu, malanova tinta.

                          DON PROCOPIO

Non attizzate fuoco per di nuovo, voi... (MOSTRANDOLE LA LETTERA CHE LE HA SCRITTO PRIMA) Ditemi, piuttosto, l'indirizzo di questa lettera...

                          CICCA

(STRAPPANDOGLI, NELLA FURIA, LA LETTERA DI MANO) Nenti, senza indirizzu... Ci a mannu di manu in manu...

                          DON PROCOPIO

Comi volete... Io vi ho servito... (CICCA NON SE NE DA' INTESA)

                          SARA

(A TINA) Passa dda patti, tu, a lavari, chi poi ni facemu i cunti di sulu a sulu!...

                          TINA

(SINGHIOZZANDO)  A codda ruppa ruppa, ci va nto menzu cu non ci cuppa... (RIVA' VIA)

                          DON PROCOPIO

E questo sono io, che ero niotrale... (A CICCA) Mi pari che vi ho servito, donna Ciccina...

                          CICCA

(C.S.) U sapiti chi cchiu ci penzu e cchiu m'imbestialisciu? Cu ci puttau a ddi du stratari?... (TORNA ALLA COMUNE)

                          DON PROCOPIO

Ma ancora ci pensate?... Non siate sciariddera anchi voi... Parliamo della lettera...

                          CICCA

Ma iò ci tonnu!... Chi s'ava a diri chi mi sgaggiaru a facci?... A Cicca Stonghiti?... (GUARDA FUORI) Non ci sunnu cchiu, ma iò a casa i vaiu e i trou!... (VA VIA CON FURIA)

                     SCENA SESTA

                          DON PROCOPIO

E scunpareru l'ova!... (RESTA MUTO E SCONSOLATO)

                          SARA

(CHE E' ANDATA A GUARDARE NELLA PENTOLA) Malu pi mmia, tutti s'impigghiaru!... Vaddati chi c'è cca, a bedda faciola pasta!...

                          DON PROCOPIO

(COME RIDESTANDOSI) Impigghiau?

                          SARA

Tutta!... Comu a codda!... Tutta pidduta!... E chi manciu cchiu?... (TOGLIE LA PENTOLA DAL FUOCO E LA GETTA IN UN ANGOLO DEL FORNELLO) U beddu cabbuni... tutti i cosi c'impizzi!... Staiu scoppiannu!... Così una, poi, peddi a libbettà!...

                          DON PROCOPIO

Sentite, io mi trovai complicato nella baruffa, ma non è che ancora ne so la scacione e il motivo!... Di che si tratta?

                          SARA

Di chi s'ava trattari!... Di dda sciacqualattughi e strataria chi è chidda!... A Pecuraianca!...

                          DON PROCOPIO

Ma perchè vi siete accapigliate?

                          SARA

Picchì non ni putia cchiu!... Avi un figghiu chi studia pi capitanu, e ci pari chi avi a Pippinu Garibbaddi!...

                          DON PROCOPIO

E che cosa è un capitano di mare al giorno d'oggi?...Si fetunu, marina marina!...

                          SARA

S'a vidi idda!... Dici c'arruvau nto suli!... Ogni matina va o consevvatoriu e dici chi pigghia u suli!... Malanova mi avi, comu u pigghia u suli?... Chi è aceddu?

                          DON PROCOPIO

(SORRIDENDO DI COMMISERAZIONE) Poveretta!... Non si sa spiegare!... Voleva dire che va all'osservatorio e piglia l'altezza del sole.

                          SARA

E comu u pigghia, cca scala? Puru vui ora...

                          DON PROCOPIO

(C.S.) Non sono cose vostre!... Col sestante e l'ottante.

                          SARA

E u nuvanta!... Tennu siccu!... Macari quannu semu nui dui suli faciti u ballaccheri?

                          DON PROCOPIO

Replico, non sono cose vostre: presequite.

                          SARA

Poi ci mmustra a tutti un libbrazzu tantu che si chiama maiatica...

                          DON PROCOPIO

Già, stoccafisso!

                          SARA

E dici chi so figghiu cci trova i vemmi!

                          DON PROCOPIO

Cettu pi piscari!... Grammatica, no maiatica!... E ci trova i verbi, i verbi no i vemmi... Comprendete?

                          SARA

Affari soi sunnu!... Cu tutti sti stori non cancia nenti, sempri muttazzu i fami è!... E siccomu sconcica a me figghia...

                          DON PROCOPIO

Ah, la pretende?

                          SARA

E cettu!... Ci fa puisii, ci canta i sirinati, ci scaccia l'occhiu!... E iò mi cià leu i parata, pigghia e ci dissi, ccu dducazioni...

                          DON PROCOPIO

Me l'immagino...

                          SARA

Cummari Cuncetta, c'avemu a fari cu vostru figghiu?... A mmia stu tracchiggiu cu me figghia Tinuzza non mi piaci... Ou pari chi ci avissi sparatu!... Nisciu na gran lingua...

                          DON PROCOPIO

Idda...

                          SARA

E cuminciau a vomitari: chi chistu non è unuri pi nnui, chi me figghia non è digna di so figghiu, ed è idda chi s'opponi a stu zzitaggiu, non sugnu iò!... E iò rispunnia comu era di duviri... e u restu u vidistu!...

                          DON PROCOPIO

U visti e u sintia! (SI TOCCA I RENI)

                          SARA

Chi nni diciti, ah?

                          DON PROCOPIO

(SBADIGLIA, POI, COME AVENDO UN'IDEA) Chi n'haiu a diri?... Insulti a mano armata e percosse (L'OSSERVA NELLA FACCIA) con ecchimosi...

                          SARA

Unn'è sta ccremisi?

                          DON PROCOPIO

Ecchimosi, ecchimosi, ossia ferite contuse con sangue raggrumato e varie ferite lacero contuse all'epidermite..

                          SARA

Quali confuse e nteccapedini, chi era, funtana?

                          DON PROCOPIO

Statibbi muta!... Con una querela per direttissima, po pigliare da sei mesi a un anno, a dir poco...

                          SARA

Pidda veru?

                          DON PROCOPIO

Garantito!... Però... c'è un però... Trattandosi della Pecorabianca non potrei accettare la vostra rappresentanza; perchì nell'altra quistione che avete avuto con lei, quattro mesi fa, commare Cuncetta m'ha chiamato e voleva la querela contro di voi. Ma io ci ho risposto: Chi siete pazza?... Contro donna Sarina la Petraiana?... Vicina intrinsica?... Non sia mai!... Tantu chi si ne ebbe a male, e ora, come vedete, benchì niotrale, si nni sfogò, a tradimento!...

                          SARA

Ah, vui vi scantati di idda e vi faciti arretu!...

 

                         DON PROCOPIO

Iò?... Mi scanto io?... Allora non mi conoscete!... Quand'è questo, allora, per darvi una risposta, eccomi pronto!... Datemi due lire e stendiamo questa querela!...

                          SARA

E picchì sti du liri?

                          DON PROCOPIO

Oh bella, per le prime spese!...

                          SARA

I primi?... E picchì ci sunnu puru l'autri?

                          DON PROCOPIO

A seconda. Se ricorri in appello... Parlo di spese... che in quanto a me, lo sapete, che da voi non mi prendo onorario... Tutto al più qualchi cadò, per l'incomodo...

                          SARA

Mai, nenti, quali quatela!... A vera quatela è chi ni mittemu iò Cicca Stonchiti, me figghia, me niputu Aspirina e me soru Lona Cianciminestra, e ci damu na manciati di bastunati ca usciamu comu na ciaramedda!... (RIAPPARE TINA)

                          DON PROCOPIO

(DISILLUSO) Brava!... E così vi dà querela essa!

                          SARA

E chistu è u megghiu!... Così sti du liri i spenni idda!...

 

                      SCENA SETTIMA

                          TINA

(RIAPPARE, DALLA SINISTRA, ASCIUGANDOSI GLI OCCHI CON IL GREMBIULE) Finia di lavari!...

                          SARA

Vabbeni, e senza chianciri, occhi pisciati!...

                          DON PROCOPIO

Perchè usate questi termini così bassi?... Chiamateli occhi piagnoni!... che avete, donna Agatina?

                          TINA

(TRA I SINGHIOZZI) U sapiti com'è me matri?... Cca non si po parrari, e una s'ava ncutturari dintra!...

                          DON PROCOPIO

Ma che dite? Perchè non potete parlare? V'affranco io, chi volete dire?... Donna Sarina, lasciate sfogare, altrimenti vi pò incubare una malatia tubercolitica!...

                          SARA

Ppi mmia po parrari quantu voli!... Chi fu, chi hai, malanova i tia sula?

                          TINA

Iò vi vurria dumannari: non fustu vui, chi mu mintistu nta testa?

                          SARA

A cui a Pippinu?... Iò?... Malantisa chi mmi hai, chi ti scappa da bucca?

                          TINA

Non fustu vui chi mi dicistu chi è un beddu giuvini, di talentu, di riuscita?

                          DON PROCOPIO

Ah, per questo, non c'è che dire! Si farà strata!

                          SARA

E chi ci dissi, a vu n'autru? Faciti l'amuri?

                          TINA

No, ma quannu sapistu chi mi vaddava, e vi dissi chi mi mannava i puisii... a vui vi rideru l'occhi! Chi voli diri tuttu chistu?

                          SARA

Voli diri chi si cretina e si na bestia!

                          DON PROCOPIO

(CON CALORE) No, scusati, donna Sarina, in questo caso non è la giovine chi è bestia...

                          SARA

(OFFESA) E chi sugnu iò?... Parrati avvucatu di poviri!...

                          DON PROCOPIO

(CORREGGENDOSI) No!... Voi nemmeno!... Ma qualcuno deve esserlo!

                          SARA

So matri dda sdisonesta!

                          DON PROCOPIO

Ecco, brava!... Ma voi non ci volete dare querela!

                          TINA

No, scusati, don Procopiu... Iò ha parrari, picchì s'annunca scoppiu!... Chi c'intrava ora, mi annava mi cci dumanna chi avia a fari cu so figghiu? Chi bisognu c'era i precipitari i cosi? Chidda si visti pigghiari i punta, a l'improvvisu, e ci rispunniu mali... (ALLA MADRE) Inveci si non parrau...

                          DON PROCOPIO

Giusto, giusto, siete stata intempestiva, cara donna Sara

                          SARA

Ou, a luvatibbi i ddocu!... Indigistiva ci siti vui, quannu vi ntricati nte cosi cu non v'interessunu! (SENZA DARGLI TEMPO DI SPIEGARSI) C'avia a fari?  Avia aspittari chi i cosi si mittiunu peggiu, ppi poi non putiri dari riparu? Chi c'era i mali, si ci dumannava ch'intezioni avia so figghiu? E m'avia rispunniri cu ddu disprezzu? Ppu sta cosa fitusa!... Chi avi me figghiu di menu i so figghiu? Si parramu di nascita u sannu tutti chi Petraiana sunnu megghiu di Pecuraianca...

                          DON PROCOPIO

E già... mi pare che voi siete di lignaggio, se non mi sbaglio...

                          SARA

Me maritu era patruni i bacca e me patri capu rais... A doti... me figghia, non disprizzannu l'avi megghiu di autri... di facci non è brutta, insomma non fa scantari... di travagghiari, e ci nzignai a fari uno di tutto... Chi ci manca, ppi essiri degna i so figghiu?

                          TINA

(C.S.) Mi manca... na cosa impottanti, mi manca!...

                          DON PROCOPIO

(L'AMMICCA) Posso credere? E chi cosa, scusate? Difetto fisico?

                          SARA

Ou, difettu, a statibbi mutu, chi me figghia è peffetta comu n'orologgiu, ritta comu na cannila, facci a vidiri sti iammi, o mi ci parunu chi sunnu stotti! Chi ti manca, uffanazza amara e triulusa? Ti mancunu i sidici mila liri in cuntanti? Ti manca a robba a ottu a ottu, senza cuntari u vestitu di tutti i ionna? Ti manca a bacila supra u cantaranu? U quatru i San Franciscu i Paula cca cunnici durata? Ti manca l'aneddu, u bracciali, a cullana, a pesti nta bucca? Chi ti manca parra?

                          TINA

Mi manca... chi non sacciu leggiri e scriviri tantu bbona, pi cuppa vostra, chi mi luvastu da scola prestu prestu!

                          DON PROCOPIO

(CON UN'ALTRA SPERANZA IN CUORE) Ah, questo fu un torto gravi, gravissimo!

                          SARA

E chi avvia a fari cu leggiri e scriviri? C'avia a pigghiari a luna, mentri iddu pigghiava u suli? O c'avia ciccari a canna, mentri iddu ciccava i vemmmi nta maiatica? Vaddati chi c'è cca, comu rispunni a so matri, ou...

                         DON PROCOPIO

No, per una mano, scusate, tanto torto non ha la giovine!... Perchè lasciarla quasi analfabeta?

                          SARA

Don Procopiu, lassamu stari, a buffetta, e parrati a siciliana, chi così vi capisciu!

                          DON PROCOPIO

Analfabeta, ignorante,scecca va... Ma c'è rimedio! Si ripara, si ripara!... Allura perchì ci sono io qua? Coraggio donna Agatina! Da dumani in poi lizioni, e tempo un anno... ma che anno, tempo sei mesi, si ripara tutto!... E quando il signor aspirante capitano Peppino Billaccone, figlio della Pecorabianca, riceverà la prima lettera, vergata dalle vostre precise mani e ci lo dirà alla matre, questa, garantisco chi si nni viene a pietà e misericordia...

                          TINA

(CON GLI OCCHI LUCCICANTI DI GIOIA, MA TIMOROSA) Si, aviti a vidiri si me matri voli!...

                          DON PROCOPIO

E perchè non deve volere? Dovi la pò trovari una meglio occasione? Se è per l'interesse, donna Sarina, io sempre replico la solita frase: con me non vi rovinate... sono l'uomo dell'accomodo e dell'economia... Vi stroisco per una mangiata di pasta... L'importante è un piccolo anticipo... roba da poco, per i generi di cancelleria...

                          SARA

Tanti grazzi, don Procopiu... ma non c'è ne bisognu! E tu senti, nica: si non ti levi da testa a stu puddicinedda, ti lisciu tutta a coppa i lignu mi capisti? Si ora ci la struevo ppi riciviri tutto stu onuri!...

                          DON PROCOPIO

No... non è che deve studiare per lui, che c'entra? Studia per essa stessa! per farsi una coltura...

                          SARA             

Chi cuttura a livatibbi! Chi ci parunu facioli? (LASCIANDO DON PROCOPIO AVVILITO, TORNA VERSO IL FORNELLO E RIESAMINA I FAGIOLI NELLA PENTOLA)  A propositu... piccatu... E cu si po manciari cchiu?... Mi fa macari pena ittalli, quant'erunu beddi!... Cu si po manciari?

                          DON PROCOPIO

(ACCOSTANDOSI) Permette che osservo? (GUARDA NELLA PENTOLA ,POI, PRENDE IL MESTOLO, CHE ASSAGGIA, PRIMA CAUTAMENTE, POI CON FAME EVIDENTE) Se vogliamo... perduti del tutto non sono... (IMMERGE ANCORA IL MESTOLO E NE RIMANGIA ABBONDANTEMENTE) Un po amarostici, si... ma... sapete come si dice? (NE RIMANGIA A RIPRESE) In amaritudine salus...

                          SARA

Don Procopiu, senza cerimonii, si vi piaciunu, vi puti manciari tutti!... Iò non v'avria dittu nenti, pi prudenza... ma si vi piaciunu, dicu... si aviti fami...

                          DON PROCOPIO

No, non è per fame... che io, anzi, sono scarso d'appetito, e non sono facile di cibarmi ordinario... (MANGIA ANCORA) ma sapete che è? Sono nemico giurato di veder buttare la grazia di Dio...

                          TINA

Ma si sunnu mpigghiati!

                          DON PROCOPIO

E già... ma intantu!... Livatimi da testa cetti fantasii!... (MANGIA) Mi pare che la provvidenza si ne deve lamintare... Carattere!... Mi favurite un bicchiere d'acqua, per gentilezza?

                         TINA

Di vinu megghiu, don Procopiu (VA, GLI VERSA DEL VINO IN UN BICCHIERE E GLIELO PORGE)

                         DON PROCOPIO

Come vi pare a voi donna Tinella... (BEVE) E vi assicuro che dopo un mangiare un poco amarostico, un bicchierotto di vino come questo, acquista un sapori più accutturato,ammorsato, abboccato, vah!

                         SARA

Non ni vuliti cchiu?

                         DON PROCOPIO

Che, vino?

                         SARA

No faciola...

                         DON PROCOPIO

Grazie, mi è passta... la fantasia!... Che volete... comprendo che ho rovinato il pranzo, ma livatimi cetti fissazzioni!... Natura!... (SI FORBISCE LA BOCCA) Perciò, ripigliando il discorso dell'istruzione di donna Tinuzza...

                      SCENA OTTAVA

                         DON COCIMO

(IRROPMPE IN ISCENA TUTTO TRAFELATO) Cummari Sara, staiu vinennu ca lingua i fora!

                         SARA

Maria Santissima, comu siti affannatu!... Chi vi succidiu?

                         DON COCIMO

A mmia nenti; e speriamu chi non vi succidiu nenti macari a vuautri!...

                         SARA

A nui?... Ma chi stati dannu i nummara? Chi c'intramu nui?... Ah, capia!... A Pecuraianca voli fari quetela, e vinni unni vui, è veru?

                        DON PROCOPIO

Che vi ho detto? In queste circostanze bisogna pigliare prima, mia cara!...

                        DON COCIMO

Chi stati dicennu tutti di dui? Quali querela cca a cosa è nautra, ed è cchiu impottanti!... Scusati, chi cattastu a faciola pasta, stamatina?

                        SARA

Si, picchì?

                        DON COCIMO

Unni Prazzaventu?

                        DON PROCOPIO

(PRESTA ORECCHIO CON CRESCENTE INTERESSE)

                        SARA

Cettu... Ma picchì mu dumannati?

                        DON COCIMO

Un momentu, va manciastu?

                        SARA

No, s'impigghiau!

                        DON COCIMO

(CON UN SOSPIRONE) Ah!... Signuri vi ringraziu! Ogni mali non veni pi nociri... Menu mali chi s'impigghiau vah...

                        DON PROCOPIO

(PREOCCUPATO E SMANIOSO DI SAPERE) Ma per quale ragione, spegatevi chiaro!...

                        DON COCIMO

E chi c'intrati vui?

                        SARA

(CHE INTANTO HA COMINCIATO A GUARDARE DON PROCOPIO CON OCCHI DA COCCODRILLO) Comu chi c'entra? Comu non c'entra!

                        DON PROCOPIO

Permettete, chi succidiu?

                        TINA

(COMMOSSA) Giustu dici, chi succidiu? Parrati!

                        DON COCIMO

Succidiu chi chiddi di l'ufficiu d'igiene (AMMICCANDO A SARA, COME PER DIRLE: GLI UNTORI) Vui mi capiti... ci ittaru u suffamiggiu...

                        DON PROCOPIO

Chi cosa è, stu suffamuggiu?

                        DON COCIMO

Chi ava ghiessiri? Iò u chiamu culera, vui chiamatulu comu u vuliti... U fattu è chiddu chi tutti chiddi chi ni manciaru, si stannu ntucciuniannu, cu l'ugna i fora, tanti, niri comu a pici!... Culera fumminanti!

                        DON PROCOPIO

(ISTINTIVAMENTE SI GUARDA LE UNGHIE, POI, CON PASSO INCERTO, VA A RACCATTARE QUALCHE BUCCIA DI FAGIOLI RIMASTA PER TERRA E L'ESAMINA E L'ODORA)

                        DON COCIMO

Comu è,è, menu mali chi non ni manciastu!... Ittatili... ittatili centu chilomitri luntanu cu tutta a cassarola!...

                        SARA

(SI AFFRETTA A PRENDERE LA PENTOLA E A BUTTARLA FUORI DELLA COMUNE, POI, TORNANDO, GUARDA ANCORA C.S. DON PROCOPIO)

                        DON COCIMO

Vah, ringrazziamu a Diu, chi non ci sunnu motti!

                        SARA

(MENTRE DON PROCOPIO S'ASCIUGA IL SUDORE FREDDO CON L'AMPIO FAZZOLETTO DI COTONE, PIANO, AMMICCANDO) Si manciau... Don Procopiu!

                        TINA

(GUARDANDO DON PROCOPIO COME SE GUARDASSE UN CONDANNATO A MORTE, SCOPPIA A PIANGERE) Madunnuzza Santa, e comu fu stu focu ranni? Don Procopiu beddu, e comu fu?

                        DON PROCOPIO

(FACENDOSI FORZA) Signori mei, signori miei, non credete a certe sciocchezze!... (SI ASCIUGA IL SUDORE)

                        DON COCIMO

Ma picchì, chi c'entra don Procopiu?

                        DON PROCOPIO

(GUARDANDO LE DUE DONNE, COME PER IMPEDIRE LORO DI PARLARE) Non c'entro!... (A DON COCIMO) Cu vu dici di ci trasu, scecchi e nnimali? Anzi, tantu non ci trasu chi mi nni vaiu! (SI AVVIA, BARCOLLANDO, VERSO LA COMUNE, NON SENZA SUBIRE L'IMPRESSIONE DI UN GRAVE IMBARAZZO ALLO STOMACO, CHE LO FA SUDARE PIU' FREDDO ANCORA E L'OBBLIGA A FERMARSI PER ASCIUGARSI IL SUDORE)

                        SARA

(FRATTANTO HA INSISTITO PIANO, CON DON COCIMO) U ssaggiau, puirazzu!

                        DON COCIMO

(PIANO) Chi, i facioli?

                        SARA

Allura!

                        DON COCIMO

(C.S. MA NON TANTO PIANO DA NON ESSERE UDITO DA DON PROCOPIO) Eh, disgrazziatu!... E' mottu!... (E SICCOME TINA, ISTINTIVAMENTE, FA PER ANDARE VERSO DON PROCOPIO) No, no pi carità, chi va mmidda!... (LA SCOSTA E SI SCOSTA)

                        DON PROCOPIO

(DOPO AVERE UDITO, SI VOLTA, FISSA DON COCIMO, E RIPETE CON OSTENTAZIONE) Non dite bestialità, animali di gebbia chi non siti autru!... Chi suffamiggiu e suffamiggiu!... Il colera è culonna d'aria!... (SI FA SCURO, PERCHE' AVVERTE I PRIMI DOLORI)

                        SARA

(DANDO SFOGO, SENZA RITEGNO, AL SUO DOLORE, COMINCIA A URLARE, A CANTILENA, COME UNA PREDICA) Ah, u beddu don Procopiu!... E comu fu sta disgrazzia, comu fu? Ciatu du me ciatu, anima di l'anima mei, comu u piddia!

                        TINA

(C.S.) Nui sabbi e iddu, chi non ci cuppava, ava mmoriri comu un cani rraggiatu! Poviru don Procopieddu!... U pezzo d'omu bbonu!...

                       DON PROCOPIO

(CHE FA UN PASSO AVANTI E UNO INDIETRO, ASCIUGANDOSI CONTINUAMENTE IL SUDORE, SFORZA UN SORRISO) Mi volete fare ridere per forza!

                   SCENA NONA

                       CICCA

(RIENTRA, MENTRE LE DONNE GRIDANO) E chi fu? Chi aviti chi cianciti?

                       SARA

U beddu don Procopiu!

                       TINA

L'amicu nostru comu un patri!

                       SARA

E comu fu stu focu ranni? E comu fu cummari Cicca!

                       CICCA

(A DON COCIMO, CHE SCUOTE LA TESTA, COMPUNTO) Ma si è cca, chi ci cianciunu?

                       DON COCIMO

E comu si non c'è!... Questioni d'uri!

                       DON PROCOPIO

A facci vostra iettaturi!... mi faciti ridiri!... Sugnu culunnista non ci cridu!

                       DON COCIMO

E vui, fina a l'uttimu: ciu ittaru, ciu ittaru.

                       TINA

(C.S.) Ciu ittaru!... Ciu ittaru a tradimentu!... Era distinatu ppi nui e su pigghiau iddu, anima nnuccenti!

                       CICCA

Sugnu motta!... A palla ci desuru? (SI SCOSTA DA DON PROCOPIO)

                       SARA

Allura, povirazzu!

                       DON PROCOPIO

(CON L'USATA OSTENTAZIONE) Basta, basta, signori miei, non facemu ridiri un quatteri!

                       CICCA

(A SARA) Veru è? U sapi ppi sicuru?

                       SARA

E comu! Senza mi nni suspittaumu nuddu! Di chiddu fumminanti! E senza putillu abbrazzari, ppa vita e ppa motti!... Oh Diu! (PIANGE, SOPRAGGIUNGONO ALTRI VICINI D'AMBO I SESSI)

                       CICCA

(CON TONO PIU' ALTO DI TUTTI) Cori,cori cori!... E comu? A nostra bannera? U re du nostru quatteri? U beddu don Procopiu, chi era na stidda du fimmamentu? Nfamuni, nfamuni! Focu i ll'aria e spiriti addenti spera a Diu! Signuri, non hanna aviri abbentu, chiddi chi ci ittaru a palla o nostru don Procopio! Non hanna aviri abbentu!

                       DON PROCOPIO

(C.S.) Ma non faciti trafucu, vi prego! Non criditi e bistialità chi vi dici don Cocimu... Io non ho niente! (AVVERTE DOLORI UN PO' PIU' FORTI ED E' COSTRETTO A TENERSI LO STOMACO,POI GUARDA DON COCIMO, CHE ADDIDANDOLO ALLE DONNE, FA UN GESTO COME PER DIRE: VEDETE SE E' VERO? CIO' LO URTA E VORREBBE ANDARGLI INCONTRO, IRATO, MA APPENA MUOVE UN PASSO VERSO LE DONNE, QUESTE SI SCOSTANO CON UN URLO DI SPAVENTO, SICCHE' SI ARRESTA. LE DONNE CONTINUANO A SOGGETTO IL LORO LAMENTO ALTISSIMO. ALLA FINE, ESASPERATO, ASSALITO PER DAVVERO DA DOLORI ACUTI, FACENDOSI LARGO TRA I VICINI ACCORSI DAVANTI ALLA PORTA, VA VIA BARCOLLANDO E ASCIUGANDOSI ANCORA IL SUDORE FREDDO)

                      DON COCIMO

Eh, puvirazzu! A ttrova unni va a moriri!

FINE DEL PRIMO ATTO

               

          U CONTRA

   di NINO MARTOGLIO

       SECONDO ATTO

          U CONTRA

   di NINO MARTOGLIO

           

                         ATTO SECONDO

CATODIO UMIDO E SQUALLIDO.COMUNE IN FONDO, A UN SOLO BATTENTE, CON SPORTELLINO PRATICABILE, CHE SI APRE IN DENTRO; USCIOLO SULLA SINISTRA. CON IL CAPEZZALE ALLA PARETE DESTRA, LETTO A UNA PIAZZA, CON COLTRE SDRUCITA. SULLA SINISTRA DEL LETTO, COMODINO SGANGHERATO, SUL QUALE POGGIA UNA BOTTIGLIA, CON NELLA BOCCA, CONFICCATO A MO' DI TAPPO, UN MOZZICONE DI CANDELA ACCESO. UN VECCHIO TAVOLO IN CENTRO, CON SU L'OCCORRENTE PER SCRIVERE E QUALCHE LIBRO GUALCITO. SULLA SINISTRA DELLA COMUNE UN AVANZO DI COMO', TARLATO E ZOPPO, CON SU QUALCHE PIATTO SPORCO, UN TAVOGLIOLO SUDICIO, L'OCCORRENTE PER FARE E SORBIRE IL CAFFE'. ALLA DESTRA DEL LETTO, ATTACCAPANNI A MURO, CON QUATTRO UNCINI, AI QUALI SONO ATTACCATI GLI INDUMENTI CHE DON PROCOPIO PORTA ORDINATAMENTE ADDOSSO, COMPRESO IL CILINDRO. IL BASTONE DI LUI E' APPOGGIATO ALL'ANGOLO DESTRO DELLA STANZA. L'INDOMANI DEL PRIMO ATTO, SULL'ALBEGGIARE.

                       SCENA PRIMA

                          VARIE VOCI

                    (LATTAIO GIORNALAIO ETC.)

(ALL'ALZARSI DELLA TELA DON PROCOPIO E' A LETTO, SOTTO LE COLTRI, IN MAGLIA , MUTANDE, CALZE, CAMICIA DI FLANELLA E BERRETTO DA NOTTE. SMANIA, SI RIVOLTA DI QUA E DI LA'... DI TRATTO IN TRATTO SI ODONO DALLA STRADA VARII RUMORI E VARIE VOCI: IL RUMORE DEI SONAGLI DELLE CAPRE, E LA VOCE : "Lattaru!... Latti!..." QUELLO DEL CARRO DELLA MONDEZZA, TRASCINATO DAL SOMARELLO, LO STROPICCIARE DELLA SCOPA E LA VOCE: "Teh!... Teh, botta di vilenu!..." AD OGNUNO DI QUESTI RUMORI E DI QUESTE VOCI, DON PROCOPIO SOLLEVA LA TESTA, FA COME PER GUARDARE, POI LA RICACCIA SOTTO, SMANIOSO, SUDANTE. AD UN CERTO PUNTO SI SOLLEVA A SEDERE, COME ASSALITO DA UN DOLORE PIU' FORTE, STA UN PO' INCERTO, SE DEBBA O NO ALZARSI, POI SI RISOLVE E SALTA GIU' DAL LETTO, CALZA LE SCARPE, SI BUTTA SULLE SPALLE UNO SCIALLE CH'E' LI A MO' SI COPRIPIEDI, E S'AVVIA LENTAMENTE, INCERTO, VERSO L'USCIOLO DI SINISTRA. SI ODE SULLA STRADA, UN'ALTRA VOCE: "Corriere, Gazzetta!... I ranni mottalità da Civita!... L'uttimi notizi du culera!..." EGLI ASCOLTA, FERMO, CON GLI OCCHI SBARRATI, POI CORRE DI LA'... BREVE SCENA VUOTA. SI ODE UN PICCHIO ALLA PORTA)

                          CICCA

Don Procopiu!... Don Procopieddu, comu stati?

                          CONCETTA

Rispunniti, don Procopiu, sugnu donna Cuncetta!

                          SARA

Don Procopiu!... Picchì non parrati? Tutti cca sunnu i vostri vicineddi!... Ficiumu apposta paci pi ddavvi aiutu!...

                          CICCA

Don Procopiu!... Mancu a vostra Cicca canusciti? Chi siti mottu?... Rispunniti!

                          CONCETTA

(TRA I SINGHIOZZI) Muriu, muriu, criaturi!...

                          SARA

(COL SOLITO TONO DI PREFICA) Mu dicia u cori!... Muriu!

                          CICCA

(C.S.) Ah, u beddu don Procopiu!... L'amicu i tutti!... A pissuna cchiu scenziata du quatteri!... E comu potti essiri, malanova!... Annamuninni, annamuninni chi staiu murennu!... (SI ALLONTANA)

                          CONCETTA

Bisogna chiamari i carabbineri, subbutu, quantu u sutterrunu prestu, ma s'annunca su manciunu i surici!... (SEGUENDO CICCA) E comu potti essiri stu focu ranni? U beddu don Procopiu non videmu cchiu!

                          SARA

(C.S.) Non è cchiu di stu munnu!... E comu potti essiri?

                          CICCA

(SEMPRE PIU' LONTANA) Non è cchiu di stu munnu, uffanazzu amaru e triulusu!...

                          DON PROCOPIO

(RIAPPARE, PALLIDO, GRONDANTE SUDORE FREDDO, MENTRE LE DONNE, CHE HA PERFETTAMENTE UDITO, SENZA POTER LORO RISPONDERE, CONTINUANO, IN LONTANANZA, I LORO ALTI LAMENTI. BARCOLLANDO FA QUALCHE PASSO VERSO IL LETTO, SI FERMA, SI PALPA TUTTO, QUASI PER SINCERARSI CH'E' ANCORA VIVO)

                          VOCE DI GIORNALAIO

Gazzetta!... Corriere!... L'uttimi notizi du culera!... Comu morunu a Civita!...

                          DON PROCOPIO

(CAMBIA ROTTA E SI AVVIA ALLA COMUNE, TOGLIE IL LUCCHETTO DALLO SPORTELLO E L'APRE. NELL'AMBIENTE PENETRA LA PRIMA LUCE DEL MATTINO, MA DOPO AVER SPINTO LO SGUARDO FUORI DELLO SPORTELLO, LO RICHIUDE, CON STIZZA, SENZA LUCCHETTO, E SI RIAVVIA VERSO IL LETTO, SI TOGLIE LE SCARPE E SI RICORICA)

                      SCENA SECONDA

                          DON COCIMO

(PICCHIA, POI, DIETRO LA PORTA) Don Procopiu!

                          DON PROCOPIO

(RISOLLEVANDOSI) Cu è?

                          DON COCIMO

(UNTUOSO) Amici!... L'amicu vostru don Cocimu Binanti... Iapriti.

                          DON PROCOPIO

Spingete lo sportello.

                          DON COCIMO

(SPINGE ED APRE LO SPORTELLO, INTRODUCENDOVI LA TESTA) Comu vi sintiti?

                          DON PROCOPIO

(FACENDOSI FORZA) Magnificamenti, a facci vostra!... (RIAVVERTE I DOLORI E SI CONTORCE)

                          DON COCIMO

Magnificamenti e siti ancora cuccatu? E vi ntucciuniati tuttu?

                          DON PROCOPIO

Ognunu, in casa sua, si pò ntucciuniari comu ci pari e piaci! Pi casu v'ha dari cuntu a vui?

                          DON COCIMO

E fozza, apriti, don Procopiu, chi sugnu n'amicu. E vegnu mi vvi sabbu...

                          DON PROCOPIO

(SI ALZA, CALZA ANCHE I PANTALONI E VA AD APRIRE) Favorite (PASSATO DON COCIMO, SENZA RICHIUDERLA, ACCOSTA SOLTANTO LA PORTA E TORNA A LETTO) Ma voi non siete amico... Vinistu picchì aviti bisognu. Parlate.

                          DON COCIMO

(VOLGE INTORNO LO SGUARDO ALLA DESOLANTE MISERIA DELL'AMBIENTE, POI, QUASI INDICANDOGLIELA COL GESTO) E aviti tutta sta supebbia!

                          BETTA

(TIMOROSA, SOCCHIUDENDO LA PORTA, DALLA SOGLIA) Cu c'è?

                          DON COCIMO

(CUPO) Ci sugnu iò, trasi.

                          BETTA

(RICONOSCE LA VOCE DI DON COCIMO, NON ANCORA ASSUEFATTA LA VISTA AL BUIO DELL'AMBIENTE, NON NOTA DON PROCOPIO) Non c'è cchiu, veru?... Su puttaru?

                          DON COCIMO

Muta!... Non su puttaru ancora!

                          BETTA

Chi fici, usciau?

                          DON PROCOPIO

(SCATTANDO, FURIOSO) Si, usciai, ma di na patti sula. Vai a dirlo alla tua genitrice!

                          BETTA

(COME DAVANTI AD UNA MACRABA APPARIZIONE, GETTA UN GRIDO DI TERRORE, SI SEGNA, INSTINTIVAMENTE, E SCAPPA VIA DISPERATAMENTE, RIPETENDO) Mammabedda, mammabedda!

                       SCENA TERZA

                          DON PROCOPIO

E vui grandissimu iettaturi chi non siti autru, pi quali motivi siti cca, si po sapiri?

                          DON COCIMO

Pi sabbavvi a vita, don Procopiu!... Puru si non vu meritiriu, picchì cu mmia fustu sempri supebbu e nimicu.

                          DON PROCOPIO

Già... picchì vui fustu sempri amicu, è veru?... Amico, e avete tentato di levarmi la clientela col ribasso!... Amico, e avete fatto l'offizio del diavolo, per mettere mali tra me e i miei parrocchiani!... Di quale vita parlate? Io non ho niente!

                          DON COCIMO

(APPRESSANDOGLISI, PIANO) Culera!

                          DON PROCOPIO

(FORTE) Nienti, bestia!... (SI PREME LA PANCIA CON LE MANI)

                          DON COCIMO

(C.S.) Culera fumminanti!

                          DON PROCOPIO

(C.S.) Niente, cretino!...

                          DON COCIMO

Ma si stati murennu!... Si aviti si e no tri uri i vita!

                          DON PROCOPIO

Tanto piaceri!... In tal caso vi avverto che ho fatto già testamento e lascio tutto ai poveri. Per voi non c'è niente!

                          DON COCIMO

(CON UN SORRISO BEFFARDO) E iò non vogghiu nenti, non sulu, ma cu tuttu chistu vi vogghiu sabbari.

                          DON PROCOPIO

Non voglio essere salvato!

                          DON COCIMO

E iò vi vogghiu sabbari ppi fozza, picchì sugnu solitariu!

                          DON PROCOPIO

Si trissetti! Solidale, bestia. Vi prego di andarvene!... Non vi nn'apprifittati picchì sugnu debbuli... Sissignori, ho il colera fumminanti, e si non vi nn'andate mi bullo di sopra a voi e vi espettoro addosso per contaggiarvi il morbo!... (FA PER ALZARSI)

                          DON COCIMO

(SORRIDENDO) E picchistu murriti comu un cani trofico, picchì ancora criditi a stu cuntaggiu!... A vogghia mi faciti!... Ittatibbi i supra, fozza, chi non mi scantu!... Vui l'aviti picchì vi desuru a palla... u suffamiggiu... iò suffamiggiu non n'eppi e pozzu campari cent'anni a mmenzu a centumila culirusi comu a vvui, senza cuttaggiarimi!

                          DON PROCOPIO

(LO GUARDA TRA IRATO E INCERTO SE DEBBA CREDERGLI, DATA LA DI LUI CONVINZIONE, E FRATTANTO SI TIENE LA PANCIA PEL DOLORE)

                          DON COCIMO

Comu si dici: fai mali e penzaci, fai bbeni e scodditi... Non pigghiati medicinali, non ciccati ricetti i nuddu, chi sunnu tutti soddi ittati e sempri mottu siti!... Unu sulu vi pò sabbari: u dutturi Anfusu, chi avi u Contra...

                          DON PROCOPIO

Chi è stu Contra?

                          DON COCIMO

U Contra culera. Lo specillo contro il colera...

                          DON PROCOPIO

In tal caso. Lo specifico, bestia!

                          DON COCIMO

Lo specifico, sta bbeni!... N'ava sabbutu così tanti chi u guvennu u sta ciccannu ppi fallu arristari... Pinsatici bbonu, o u dutturi Anfusu o a motti!...

                           DON PROCOPIO

Vi sto pregando mi vi nn'annati!... Andate, chi non chiamu a nuddu!

                         DON COCIMO

Mi nni vaiu!... U cunsigghiu iò vu desi, faciti comu vuliti!... Non ci sunnu chiddi chi si vonnu suicidari?... Ognunu è patruni da so vita, dicu giustu?... Iò, si non chiamati o dutturi Anfusu, vi dugnu n'autri tri uri di vita... (AD UNA SMORFIA DI DON PROCOPIO) Al massimo!... E spicciatibbi a chiamallu picchì u dutturi sa sta filannu (ANDANDOSENE) U signuri mi vi llumina u ciriveddu, vi salutu. (ESCE, RICHIUDENDO LA PORTA) Addio, fra breve sarete salma!

                      SCENA QUARTA

                           DON PROCOPIO

(S'ASCIUGA IL SUDORE NEL LENZUOLO, POI SI LEVA, VA ALLA PORTA, LA SOCCHIUDE, E SCRUTA NELLA VIA, POSCIA, AGITANDO LA MANO, CHIAMA) Betta!... Betta!... Veni cca un momentu, senti!..

                           BETTA

(SENZA ANCORA ENTRARE, TRA USCIO E MURO)  Maria Addulurata, chi scantu chi mi fici pigghiari!... E comu, non era mottu vossia?... Tuttu u quatteri u sta ciancennu!... Ficiru a denunzia o Municipiu.

                           DON PROCOPIO

(IRATO) Chi?... (CAMBIA TONO PERCHE' BETTA SI SPAVENTA E STA PER SCAPPARE) Veni cca senti... Introduciti, un momento... Chi ti paru fantasma?... Vivo, sono vivo, e tocco ferro!... Fammi un piaciri: vammi a ciccari o dutturi Anfusu... U sai unni sta?

                           BETTA

Cettu, o spiritu santu.

                           DON PROCOPIO

Cci dici, ppi favuri, ppi carità, di veniri subbutu... Ma ci vai?

                           BETTA

Cettu, quantu avvettu a me matri, ma è a lavari...

                           DON PROCOPIO

No, no, chi peddi troppu tempu!... Si mi voi fari stu fauri, annari ritta ritta e di cussa... Va, chi poi ti faccio un regalo...

                           BETTA

Non dubbitati, vaiu nto un vidiri e svidiri. (SCAPPA VIA)

                           DON PROCOPIO

(SULLA SOGLIA, CON LA PORTA APERTA, SEGUENDOLA CON L'OCCHIO) Mi raccomando!... Fallo venire subito!... Accompagnalo!

                       SCENA QUINTA

                           DON PROCOPIO

(SI ALLACCIA LE SCARPE, INDOSSA LA CAMICIA, IL PANCIOTTO E LA "CARAPATRIA" RESTANDO, PERO', IN BERRETTO DA NOTTE. RIASSALITO DAI DOLORI STA PER TORNARE DI LA')

                           FACCHINO

(COL BERRETTO IN TESTA CON LA DICITURA "UFFICIO D'IGIENE" ENTRA, PORTANDO UN ENORME VAPOROGENO PER LA DISINFEZIONE CON LA FORMALINA, LO POGGIA SUL TAVOLO E INTERROGA, BRUTALMENTE) Unn'è u mottu?

                           DON PROCOPIO

(FURENTE) Quali mottu? Chi siete e che volete, con questo casciabanco?

                           FACCHINO

Sugnu u facchinu di l'ufficiu d'igieni e ceccu u mottu.

                           DON PROCOPIO

Qua non ci sono morti, e ritocco ferro! Chi e sta boccia d'acqua puzzolenti?

                           FACCHINO

Ppa disinfettazioni.

                           DON PROCOPIO

Via, portatela a disinfettare i vostri parenti, chi cca non c'è bisognu!

                           FACCHINO

(CONTRARIATO, OFFESO, BRUSCO, CAVANDO DI TASCA UN FOGLIO) Scusati (LEGGE) via Bonaiuti, nummero nove, è cca?

                           DON PROCOPIO

(TENENDOSI LA PANCIA E CONTORCENDOSI) E qua, sbrigatevi che non posso darvi tanta udienza!

                           FACCHINO

La casa di don Procopio Pernamasca, inteso bellaccheri, è cca?

                           DON PROCOPIO

Pernamastra, non Pernamasca... sono io!

                           FACCHINO

E allura u mottu siti vui!

                           DON PROCOPIO

(FUORI DI SE) E il cadavere putrefatto siete voi!

                           FACCHINO

(DURO DI ORECCHI) Dicistu chi siti don Procopiu?

                           DON PROCOPIO

Si, ma vivo e vegeto, animali chi siti, non vedete?

                           FACCHINO

Iò non vidu e non sacciu nenti... Ppi mmia siti mottu e vi lassu in consegna u vapuroggiunu.

                           DON PROCOPIO

(SCOPERCCHIANDO L'APPARECCHIO) E si, lasciatelo, che io me ne servirò per i miei affari...

                           FACCHINO

Affari vostri sunnu! (VA VIA)

                      SCENA SESTA

                           DON PROCOPIO

(RIMASTO SOLO, PASSEGGIA SU E GIU' PER LA STANZA, FERMANDOSI, DI TANTO IN TANTO, TASTARSI LA PANCIA, A GUARDARSI LE UNGHIE) Non potti capiri, ancora, si l'haiu o non l'haiu, se me l'hanno soffiato, si è palla, nziringata, suffamiggiu, o culonna d'aria!... E chi nni sacciu! (DON PROCOPIO STANCO SI ADDORMENTA)

                           PEPPINO

(SPINGENDO LA PORTA, INCERTO) Permessu?.. (ENTRA E NOTANDO DON PROCOPIO CORICATO GLI SI ACCOSTA) Mancu li cani, allura giustu dissiru me matri e a matri i Tina, u poviru Don Procopiu muriu. (COMINCIA A PIANGERE) Ma dicu iò comu capitari na motti così improvvisa, e poi a st’età, così giuvini! Povuru Don Procopiu e comu facemu ora nto quatteri? E comu fazzu iò? Cu mi fa fari zzitu cu Tina? Don Procopiu picchì vinna annastu? Vui chi eru a me ancura i sabbizza, mi lassastu! Picchì vinn’annastu?

DON PROCOPIO

(SENTITA L’ULTIMA PARTE DEL DISCORSO COMPRESO CHE ERA STATO PRESO PER DEFUNTO SI ALZA DI BOTTO) Ma quali vinn’annastu! Ou ma chi siti tutti convinti? Ma unni e nnari?

PEPPINO

(STUPITO ED INCREDULO) Mamma bedda risuscitau...

DON PROCOPIO

(ALQUANTO INCAVOLATO) Ma quali! Ma chi stati dicennu? Sugnu vivu e vegetali, vaddati... (PEPPINO LO GUARDA INCREDULO) ...Tuccati (PRENDE PEPPINO E GLI FA TOCCARE IL CORPO)

PEPPINO

(COMINCIANDO A CREDERE CHE E’ VIVO, PIENO DI GIOIA) Allura non muristu? Vivu siti! Chistu dicia iò!... Chi mmi ncucchiaru di quattru strafallari? Diciunu: Mottu è!... Don Procopio chi mori mai?!

                           DON PROCOPIO

Si, ma in mezzo a quelle quattro strafallarie, c'era anche vostra madre, che mi buttò il piccio dietro la porta, mentre io ero impedito di risponderci come di dovere!...

                           PEPPINO

E chi ci vuliti fari, a puviredda... è gnuranti comu all'autri!... Anzi la duvristu ammirari chi vi sta ciancennu comu na dispirata!

                           DON PROCOPIO

Si, l'ammiru, ma l'ammirerei di più se piangesse sopra i suoi defunti... E ci farebbe più meglio figura... Chi voli, lei?... Perchì è vinuto?

                           PEPPINO

Ah, nenti... Siccome fo parte della Croce Verde...

                           DON PROCOPIO

E chi puttau, quacchi capputteddu i lignu?... Cascia i mottu?...

                           PEPPINO

Chi c'entra a cascia i mottu?... Chi mi pigghiau ppi becchinu?

                           DON PROCOPIO

E chi ni sacciu!... Ora ora mi lassaru stu trummuni cca, e ppi fozza mi vuliunu mottu! (NOTANDO IL DOTTORE CHE APPARE SULLA SOGLIA, SEGUITO DA BETTA) Ah!... Sia lodato Dio!... Favorisca, dottori!... Tanti grazii, Betta, ti nni poi annari!

                           DOTTORE

Caru, don Procopiu, chi c'è?

                           BETTA

(DELUSA) Nenti mi dugna vossia?... Chi mi prumittiu?

                           DON PROCOPIO

(RASPANDOSI LA TESTA) Vengo a lei dottore, (A BETTA PIANO) Si, cchiu taddu... Per ora non pozzu, haiu a scanciari...

                           BETTA

(PIANO) E ci scanciu iò, prestu prestu, chi ci voli?

                           DON PROCOPIO

(CONTRARIATO E CONFUSO) I soddi... (RIPIGLIANDOSI) Non c'è dilazioni cu ttia, è veru?... No vidi chi haiu da fari?... (A PEPPINO) Allura, arrivedecci, don Peppino.

                           PEPPINO

Si... Arrivedecci ommai vi vidu beddu e chinu i saluti, ora vaiu e ci dugnu a bedda notizia a casa... Ficiru paci, me matri e a matri i Tina, u sapiti?... (SI AVVIA)

                           DON PROCOPIO

Bravi, tantu piaciri... E ci dica a donna Concetta, a Tina e a tutti: Grazie del piccio che sono sempri disposte a buttarmi dietro la porta, spero di ricambiare al più presto.

                           PEPPINO

Puvirazzi, pp'affettu u fannu!... (ESCE)

                       SCENA SETTIMA

                           DON PROCOPIO

E già... affettu!... (GUARDANDO BETTA CHE NON SI MUOVE) Tu macari, pp'affettu, non ti movi i cca, è veru?... Brava!... Non ti scanti mancu du contaggiu du culera, ah?

                           BETTA

Sempri spassusu, vossia!... (RIDE, MA NON SI MUOVE)

                           DOTTORE

Di chistu si tratta don Procopiu?... Culera dicistu?

                           DON PROCOPIO

E chi è allura dutturi!... I sintumi allarmanti, mi sembrano!... Tutta la notte nturciuniamenti di bodelle e... conseguenze continue, ma continue... lei mi capisce...

                           DOTTORE

Videmu avvicinitibbi (LO FA VENIRE VERSO LA RIBALTA E GLI OSSERVA GLI OCCHI, LE MANI, LE UNGHIE, LA BOCCA, LE LABBRA) Nisciti a lingua (DON PROCOPIO ESEGUE) Eh, Madonna!...

                           DON PROCOPIO

(ALLARMATO) Ci siamo eh?... Iddu è?

                           DOTTORE

No, dicu, Madonna, chi lingua lodda!... A verità don Procopiu, ma verità verità: Chi manciasti aieri?

                           DON PROCOPIO

(COME RICEVENDO LA SENTENZA DI MORTE,PIANO, CON UN FIL DI VOCE) Ah!... Allura giustu mi dissuru?

                           DOTTORE

Chi cosa?

                           DON PROCOPIO

(C.S.) Sa, iò non ci cridia... Eru culunnista... Ma di aieri in poi...

                           DOTTORE

Ma chi discussi mi stati facennu, don Procopiu?

                           DON PROCOPIO

(TRAENDOLO A SE, LONTANO DA BETTA, PALLIDO, CON INTENZIONE) L'ho mangiata!

                           DOTTORE

Che?

                           DON PROCOPIO

(SEMPRE PIANISSIMO) A faciola pasta!

                           DOTTORE

E c'era bisogno mu mu dicia cu tuttu stu misteru?

                           DON PROCOPIO

(GUARDANDO DI SOTTECCHI BETTA, CHE CERCA, CURIOSA, AFFERRARE IL DISCORSO) Non alzi la voce, parli piano!... (RIAVVERTE I DOLORI E SI CONTORCE) Questa faciola pasta... questi fagiuoli che ho mangiato, erano di chiddi di Prazzaventu (POICHE' IL DOTTORE LO GUARDA COME GUARDASSE UN PAZZO, LO TRASCINA ANCORA PIU' IN LA' E AGGIUNGE, PIANISSIMO) E ci fu suffamiggiu!

                           DOTTORE

Don Procopiu, iò non vi capisciu... Tagghiamu cuttu, e parrati: chi vi sintiti? (DON PROCOPIO, AVVILITO, MOSTRA LA PANCIA E FA GESTI CON LE MANI, CONTORCENDOSI, SENZA PARLARE) Duluri fotti, ah?

                           DON PROCOPIO

(CON UN FIL DI VOCE) Terribbili!... E consiquenze prolungate!

                           DOTTORE

Da che parte?... Precisate.

                           DON PROCOPIO

Eh... Da che parte?... Lei non lo sa?

                           DOTTORE

(SORRIDE) No, dico, i dolori, da che parte?

                           DON PROCOPIO

(C.S.) Ah!... Dal bollico in sotto.

                           DOTTORE

(SORRIDENDO ALLO SFONDONE)  Da ieri?... (DON PROCOPIO ACCENNA DI SI) E non pigghiastu nenti?... (DON PROCOPIO ACCENNA DI NO) Chistu è mali!

                           DON PROCOPIO

(FUNEBRE) Dutturi... si vossia non mi dugna chiddu chi sapi lei, è inutili chi facemu discussi... Fra tre ore, sugnu mottu!

                           DOTTORE

(C.S.) Chi è chiddu chi sacciu?... Mi fate ridere, don Procopiu... Tri uri?... Cc'u ruloggiu puntatu?

                           DON PROCOPIO

(RIPRESO DALLO SPASIMO) Vossignoria ci ridi, e iò sugnu cchiu di dda chi di cca!... Si è ppi l'interessi, si campu, si vossia mi fa campari, mi disobbligu, creda!

                           DOTTORE

Non dite sciocchezze!... Voi avete un'infiammazione gastrica, ppi na sulenni indigestioni chi pigghiastu ccu ddi facioli chi vi manciastu ieri...

                           DON PROCOPIO

(PIANGENDO SULLE PAROLE) Di Prazzaventu, signor dottori...

                           DOTTORE

Di Prazzaventu o di altri, non ha valore...

                           DON PROCOPIO

(SUPPLICHEVOLE) E vossignoria non mi dugna nenti, mi mu fa passari?... Mi fa moriri comi un cani, sutta i so occhi?

                           DOTTORE

Per calmarvi il dolore vi dugnu un pocu di laudano (DAVANTI AGLI OCCHI STUPEFATTI E LUCCICANTI DI GIOIA DI DON PROCOPIO, TOGLIE CAUTAMENTE DI TASCA UNA BOTTIGLIETTA A CONTAGOCCE) Datimi na picca i zuccuru.

                           DON PROCOPIO

(DIMENTICO DELLO SPASIMO, CORRE PRESSO IL COMO', PRENDE DALLA ZUCCHERIERA UN PEZZETTO DI ZUCCHERO E GLIELI PORGE) Aucca, ci basta?

                           DOTTORE

(MENTRE, BETTA SEGUE TUTTO CON TANTO D'OCCHI, VERSA UNA VENTINA DI GOCCE DI LAUDANO NELLO ZUCCHERO E LO PORGE A DON PROCOPIO, CHE LO DIVORA) Vedrete che u duluri, a pocu a pocu, si camma e poi vi passa, ma sta sira aviti a pigghiari un pugganti di un litru e menzu d'oliu di ricinu... 

                           DON PROCOPIO

(RAGGIANTE, MA MERAVIGLIATO) Dutturi... chi mi dici?... Si non ho più niente, nella pancia?... Le consequenze sono tante e abbondanti, ci dico!

                           DOTTORE

Non importa, prenderete questo purgante per sbarazzarvi bene lo stomaco...

                           DON PROCOPIO

Ma di che mi lo divo sbarazzare? Si non sono sicuro più di avere le bodelle...

                           DOTTORE

Non vuol dire, don Procopiu, sintiti a mmia!

                           DON PROCOPIO

(CHE COMINCIA A SENTIRSI MEGLIO) E vabbeni!... Un litru e menzu d'oliu di ricinu... s'è pi chistu macari dui!... Ma... scusa... mi dicissi na cosa... (PIANO) Chistu chi mmi desi, ci basta?

                           DOTTORE

Che?

                           DON PROCOPIO

(PIANISSIMO) Contra?

                           DOTTORE

Don Procopiu, non siate bestia, ma si nnò mi fate pentire di essere venuto!... Chiddu chi vi desi è laudano puro... farmaco noto in tutto il mondo, e che se lo può procurare chiunque, dovunque...

                           DON PROCOPIO

(C.S.) Ma a mmia mi desi a vita, dutturi! Già mi sentu megghiu!

                           DOTTORE

C'è un pò di suggestione, in questo, ma del resto un sedativo è, ... Ma laudano, no Contra... Contro il dolore soltanto, ma laudano!

                           DON PROCOPIO

E sia laudato Diu!... Sissignori Laudano!... Ma ci basta?... Si m'avissiru a tunnari?

                           DOTTORE

(LO GUARDA SORRIDENDO) Chi tipu chi siti!... (CONSEGNANDOGLI LA BOCCETTINA) Tiniti cca, vu rigalu, e tenetevelo da conto (RIDE, PERCHE' DON PROCOPIO, CON GLI OCCCHI LUSTRI PRENDE LA BOTTIGLIETTA E SE LA CONSERVA, CON CURA, IN UNA DELLE TASCHE SUPERIORI DEL PANCIOTTO) Poi dumani, dieta.

                           DON PROCOPIO

Ppi chistu... (COME PER DIRE: SONO ABBITUATO)

                           DOTTORE

Ma dieta di brodu ah?... Vi faciti mmazzari na bedda iaddina... vecchia... avete capito?... Tutto al più, nel brodo consumato, un pò di semolino... (TENENDOGLI STRETTA LA MANO) E non dicemu cchiu bestialità di gintareddi!... Chi sunnu sti palli, sti suffamiggi, sti Contra?... Non sunnu degni da vostra nteliggenza!... Non avrei mai creduto che anche voi foste pallista!

                           DON PROCOPIO

Cui iò?... No... quannu mai?... Culunnista sempri!... Tuttu u quatteri u sapi!... Haiu sistimatu sciarri, contru i pallisti!... Contro questo quartiere bestiali e gnuranti!... Chi c'entra!... Culunnista sempri.

                           DOTTORE

(RIDENDO, FA PER ANDARSENE) Va, stati tranquillu, chi non aviti nenti... posdomani mi verrete a trovare chi vostri peti...

                           DON PROCOPIO

(TRATTENENDOLO) Scusa, dottore... Non ci sarebbe una dieta cchiu economica?

                           DOTTORE

Non vi capisco...

                           DON PROCOPIO

No, non è chi non mi capisci e chi non mi cunusci bbonu!... Cca iò, malu cunusciutu sugnu!...  Iò sugnu tuttu apparenza, si mi luvati l'apparenza nenti arresta!... Haiu a bucca ranni mi chiamu balliccheri picchì, ppi fammi teniri in considerazioni di sti quattru lattugara, ci ha ittari fumu nta l'occhi, e quannu mi cridunu, ci paru riccu; ma a me sacchetta e cuciuta d'intra a tri passati chi a mal'appena passa un centesumu!... Mi mancunu diaciassetti soddi pi fari na lira!... (LO FISSA, CON INTELLINGENZA, POI PIANO) Chi haiu soddi?... Chi haiu renniti? Chi haiu prufissioni?... Campu a iunnata, duttureddu beddu, parrannu assai e gghiuttennu sputazza, e nta na simana ncucchiu dui tri ionna senza manciari!... Ma non mi fazzu naccoggiri i nuddu, non ci dugnu sazziu!... Fazzu di tuttu nta stu quatteri: cunti da cuntabbili, littri di segretariu, agenti pi nesciri fidi e pagari tassi,scola a picciriddi e ranni e macari difennu quacchi causetta davanti o Preturi urbano o Conciliatore... Ma clientela miserabbili, prufissuri mei, chi quannu mi dugnunu du tritrola, un'ou bogghiutu, un piatteddu i saddi, ci pari chi m'arriccheru!... Fazzu a vuci rossa, comu u lapuni (RIFA' IL RONZIO DEL MOSCONE) Ma cogghiu a fami a bagghiola!... E io, picchì mu pigghia stu malannu?... Picchì mi manciai i facioli chi lassau Sara la Petraiana!... Picchì aieri, cu tutti l'espediendi du munnu vecchiu e nou, non mi rinisciu di buscari nenti, e mi ittai nta faciola, mpigghiata e rramata spatti, cu sangu nta l'occhi, comu o cani randaggiu si ietta nta spazzatura, senza sentiri u fetu!... Pottu u cilindru e a canna d'india e ci paru u presidenti, ed io stesso mi sento un capitano: dicu parulini chi fannu ristari ca bucca apetta, e a fozza i parrari di rannizzi, mi mbriacu, e ci cridu iò stissu, e mi sazziu; ma passu a vita strincennu a cintura, e manciu pani a schiuttu, quannu l'haiu, ccu ciauru da sadda salata... Vossignoria mi parra di brodu cunsumatu di iaddina vecchia!... (PRONTO, VOLGENDOSI A BETTA, A VOCE ALTA) Non ti n'annari bedda, u senti, chi ore ti fazzu u cadò!...

                           DOTTORE

(CHE LO HA ASCOLTATO CON VIVO INTERESSE, COMMOSSO, TOGLIE DI TASCA UN PAIO DI PICCOLI BIGLIETTI DI BANCA, LI ARROTOLA NELLA MANO E, METTENDOLA IN QUELLA DI DON PROCOPIO GLIELI FA SCIVOLARE) Caro don Procopio, siti una pissona interessantissima e simpaticissima, e meritate tutta la mia considerazione.

                           DON PROCOPIO

(SENTENDOSI IN MANO I BIGLIETTI, VIVAMENTE PROTESTA) No!... Chi fa vossignoria?... Dutturi!... Oltre?... Ci mancherebbe altro!... Non pozzu!... Non pozzu!

                           DOTTORE

(CON DOLCE VIOLENZA) E voi, invece, dovete!... Dovete, picchì si no m'affennu!... Del resto... un giorno di questi vi domanderò un piccolo servigio... e saremo pari (L'OBBLIGA, QUASI CON LA FORZA, A METTERSI I BIGLIETTI IN TASCA, POI, STRINGENDOGLI LA MANO) Dunque, siamo intesi: Stasera purga, e domani brodo consumato di gallina vecchia... (FA PER ANDARSENE) E tenetevi cara la boccetta di laudano.

                           DON PROCOPIO

(PRENDEDOGLI DI VIOLENZA, LA MANO E BACIANDOGLIELA, CON LE LACRIME AGLI OCCHI) Dottore, non ho parole!... Non ho parole!... (IL DOTTORE VA VIA)

                      SCENA OTTAVA

                           DON PROCOPIO

(RESTA UN PO' FERMO, ESTATICO, MUTO, COMMOSSO, POI VOLGE LO SGUARDO A BETTA E LE SORRIDE) Oh, Bettina, a nui...

                           BETTA

Chi avi vossia, chi chianci?

                           DON PROCOPIO

Chi haiu... Figghia mei?... (CON CALORE) La gioia!... Una grande gioia!...

                           BETTA

(MALIZIOSA) U sacciu picchì!..

                           DON PROCOPIO

(CURIOSO) Picchì?

                           BETTA

(C.S.) Ci desi u Contra!

                           DON PROCOPIO

Muta bestia!

                           BETTA

E l'arricchiu!... L'arricchiu!

                           DON PROCOPIO

(LA GUARDA, STUPITO, RIFLETTE, POI, COME RESPINGENDO UNA IDEA IMPROVVISA, SI RECA A PRENDERE IL CILINDRO E, MENTRE NE RADDRIZZA IL PELO COL GOMITO E CON LA MANICA, DICE, QUASI A SE STESSO) Si non saria un galantuomu!

                           BETTA

Me nonnu dici chi tutti i galantomi sunnu puvireddi.

                           DON PROCOPIO

(DOPO BREVE RIFLESSIONE, LUNGO LA QUALE SI FINISCE DI VESTIRE) Dimmi na cosa: u sai unni vinnunu iaddini, cca vicinu?

                           BETTA

A piscaria...

                           DON PROCOPIO

E annamuninni, passa avanti! (BETTA PASSA, DON PROCOPIO, ASCIUGANDOSI GLI OCCHI, LA SEGUE)

FINE DEL SECONDO ATTO

       " U CONTRA "

        TERZO ATTO

               

       " U CONTRA "

   di NINO MARTOGLIO

                            ATTO TERZO

UN PUBBLICO CORTILE DI FORMA QUADRATA, SENZA USCITA, AL QUALE SI ACCEDE DA UN VICOLO STRETTISSIMO SULLA DESTRA (DELLO SPETTATORE) IN FONDO. CASETTE BASSE, A PIANOTERRENO, TANTO SULLA SINISTRA, CHE SULLA DESTRA E IN FONDO. LE PORTE DI ESSE SONO ASIMMETRICHE E ACCANTO A OGNUNA SI LEGGONO I NUMERI CIVICI. SI VEDONO LE TEGOLE (A CANALE LISCIO) DI TUTTE E CINQUE LE CASETTE (DUE A SINISTRA, DUE IN FONDO E UNA A DESTRA) E SU DI ESSE TUTTA UNA RIGOGLIOSA VEGETAZION DI ERBE, NONCHE' DI FICHI RACHITICI E FICHIDINDIA LILIPUZZIANI A PIU' FOGLIE. SULLA DESTRA O SULLA SINISTRA DELLA SCENA, O MEGLIO, IN FONDO, FANALE A BRACCIO E NEL CENTRO UN VECCHIO GELSO NERO, DAL TRONCO BUCHERELLATO E ALTO UN UOMO E MEZZO, DALLA CHIOMA FRONZUTA, A OMBRELLO. LE TINTE DELLE CASETTE SONO TUTTE SBIADITE E SPORCHE, MA ERANO VIVACI E VARIAVANO DAL GIALLONE AL ROSA E DAL GRIGIO PERLA AL CELESTINO. FRA PORTA E PORTA E TRA QUALCHE PORTA ED IL TRONCO DEL GELSO, CORDICELLE TESE, SULLE QUALI C'E' QUALCHE PANNO AD ASCIUGARE.

                        SCENA PRIMA

                           SARA

(USCENDO DALLA SECONDA A SINISTRA, TUTTA IN FACCENDE) Pecciò mi raccumannu Tina!... V'haiu nta Za Petra e tonnu... Non peddiri tempu avanti o specchiu, u senti?

                           TINA

(DALL'INTERNO) Ma mancu pettinari mi pozzu?

                           SARA

Na cosa è pettinassi, n'autra è stari middata davanti o specchiu, capisti?... Spicciti, chi mannu a don Procopiu, ppi fari scola...

                           TINA

(C.S.) Mi spicciu, non ti scantari!

                           SARA

(VA A BUSSARE ALLA PORTA DI DESTRA) Don Procopiu, vaddati chi Tina è pronta, ppa scola!

                           DON PROCOPIO

(DALL'INTERNO) Ah, sta beni, donna Sarina... Eccu pigghiu strumenti, e sugnu all'oddini (APPARE, PORTANDO UNA LAVAGNA 60X80 SOTTOBRACCIO E UNO SPAGO, AL QUALE SONO LEGATI IL GESSO BIANCO E UNA SPUGNETTA, IN MANO)

                           SARA

Nto tempo chi vui vi sistimati, idda finisci mi si pettina...

                           DON PROCOPIO

Sta beni (SI AVVIA VERSO L'ALBERO)

                           SARA

(FORTE ALLA FIGLIA) Quannu si pronta, don Procopiu è all'oddini... Eh... Picciridda... serietà, u senti?... (SI AVVIA AL VICOLO)

                          DON PROCOPIO

Ci sono io, donna Sarina!... Bon desbrigo!... (SARA ESCE)

                     SCENA SECONDA

                          DON PROCOPIO

(POGGIA LA LAVAGNA IN TERRA, APPOGGIATA ALL'ALBERO E VORREBBE LIBERARE IL CHIODO DEL TRONCO, AL QUALE ESSA E' LEGATA, DELLA CORDICELLA, MA SICCOME SONO IN ESSA STESI DEI PANNI, GRIDA) Eu vicinatu!... Di chi sono questi indumenti pronti allo sciorino?... Qua serve il rampino da gghiosa nira...

                          DON COCIMO

(VIENE DAL VICOLO E, UDENDOLO GRIDARE, GLI FA CENNO DI TACERE, E GLI SI ACCOSTA) Non faciti bbuci!

                          DON PROCOPIO

Chi ci sunnu malati?

                          DON COCIMO

Cca no, ma c'è bisogno chi ristamu suli ppi na cosa molto ippottanti, anzi mottissimo ntirissanti (LO PRENDE PER UNA MANO E LO TRASCINA PRESSO LA RIBALTA, POI PIANO, MA CON CALORE) Vi vuluti fari na posizzioni, chi v'assicura comodità ppi tutta a vita?

                          DON PROCOPIO

(INCREDULO) Un affari?

                          DON COCIMO

Un affaruni!

                          DON PROCOPIO

E vui, don Cocimu Binanti, aviti un'affaruni ppi manu e mu puttati a mmia?

                          DON COCIMO

Vu pottu a vui?... Metà iò e metà vui!

                          DON PROCOPIO

Ah, ora capisciu... E' un affari chi vui sulu no putiti fari.

                          DON COCIMO

Precisamenti...

                         DON PROCOPIO

O puru no sapiti fari... e vuliti a unu cu sapi fari... Chistu, diciti vui, sugnu iò; pecciò iò fazzu u travagghiu e u guadagnu mu spattu cu vui.

                          DON COCIMO

Quali travagghiu, don Procopiu, vui non aviti a fari nenti. Casu mai un travagghiu senza sfozzu vu fici fari iò tri misi fa.

                          DON PROCOPIO

Spiegatibbi megghiu.

                          DON COCIMO

(SEMPRE PIANO E CONCITATO) Eccu, c'è na pissuna ricca... ma ricca chi mancu u sapi idda stissa quantu pussedi, chi è attaccata du culera...

                          DON PROCOPIO

Cu è?

                          DON COCIMO

E chi sugnu bbabbu!... Si vi dicu cu è, annati vui e faciti l'affari senza i mia...

                          DON PROCOPIO

Quali affari?... Vi compatisco, bestia chi non siti autru e mali pinzanti! Chiuttostu chiamaticci u medicu a sta pissuna svinturata!

                          DON COCIMO

(STRINGENDOLO PER UN BRACCIO) Non giucati, don Procopiu... Si vulemu tri, quattru, cincu e macari sei mila liri, i nesci a occhi cchiusi... Tri mila liri l'unu... capiti?... Vutamu u munnu sutta supra!... Na picca di ddu Contra chi vi desi u dutturi Anfusu... ciù puttamu, tutti di dui, e nta tri minuti canciamu du nu statu a l'autru!

                          DON PROCOPIO

Sintiti, iò non sacciu si siti cchiu gnuranti chi filibusteri, o cchiu filibusteri chi gnuranti... Ma  ora vu sacciu diri: Siti sicuru chi sta pissuna avi u colera e non si tratta di dissenteria, comu cià ammattiu a cintinaia di cristiani?

                          DON COCIMO

Tutti dicunu chi è culera... ma si non saria... tantu megghiu.

                          DON PROCOPIO

E già... picchì guariria di sicuru, e u merutu saria nostru...

                          DON COCIMO

Naturali!...

                          DON PROCOPIO

Comu facemu ora? Iò sugnu sicuru chi chiddu chi mi desi u dutturi Anfusu non è u Contra comu tutti vui criditi chi è, ma è laudanu...

                          DON COCIMO

Sintiti, prima di tuttu chi è Contra,picchì si non era Contra vui a sta ura sariu mottu... e poi... chi influisci si non ci criditi vui?... L'imputtanti è chi ci cridunu l'autri!... E l'autri, oramai, ci cridunu tantu, chi vi putiti ammazzari a diri no, e tutti diciunu si, si, si.

                         DON PROCOPIO

Ma iò sacciu chi è no!

                         DON COCIMO

E chi ci fa?... Basta chi l'autri cridunu chi è si!

                         DON PROCOPIO

E a me cuscenza?

                         DON COCIMO

(TURBATO) Don Procopiu,ppi dda veru stati dicennu?... Allura chi vuliti diri, chi non vuliti fari l'affari?

                         DON PROCOPIO

No, picchì chistu chi mi proponistu non è n'affari, è un futtu fattu a un povuru disgrazziatu.

                         DON COCIMO

Povuru?... Riccu cchiu da Matri a Littra, chi busca chiddu chi voli e ci suca u sangu a tutti i povireddi du quatteri!... Don Procopiu, iò socialista sugnu!

                         DON PROCOPIO

(GLI RIDE IN FACCIA) Annatibbinni!... Vui siti menzu mellu e menzu mabbizzu!

                         DON COCIMO

Don Procopiu... (SI ACCENDE IN VOLTO) Iò sugnu unu chi s'ava buscari u pani e vui non aviti u dirittu di luvariccillu da bbucca!

                         DON PROCOPIO

Ah, secunnu vui, allura, iò, ppi fari campari a vui, hai l'obbligu di farivi u sociu nta nu nbrogghiu?

                         DON COCIMO

Vi pigghiati du tezzi vui e un tezzu mi resta a mmia, mancu?

                         DON PROCOPIO

Siti pacciu!... (FORTE) Donna Tina, siti pronta?

                         VOCE DI TINA

Un momentu e vugnu, don Procopiu!

                         DON COCIMO

Don Procopiu, viditi chi vi nni fazzu pentiri!

                         DON PROCOPIO

(ENFATICO) Fa il tuo dovere, avvenga che può!

 

                        DON COCIMO

Viditi chi vi scatinu contra tuttu u quatteri!               

                           DON PROCOPIO

(C.S.) Fa il tuo dovere, avvenga che può! (FORTE) Di chi è, questo cordino coi panni stesi? Parli l'avente diritto...

                         DON COCIMO

Sintiti, si non vi fazzu moriri nta l'abbeggu di poviri, s'ava peddiri u me nomi!

                         DON PROCOPIO

(C.S. MENTRE ATTACCA IL CORDINO STACCATO DALL'ALBERO, IN UN ALTRO CHIODO) Fa il tuo dovere, avvenga che può! (DON COCIMO VA VIA MORDENDOSI LE DITA, IN ATTO DI MINACCIA) Ho sempre predicato che nell'albero non si devono attaccare corde con panni stesi, perchè altrimenti esso si suca l'umore del bucato colla lesciva e si nfracidisce nel midollo (ATTACCA LA LAVAGNA NEL CHIODO DELL'ALBERO) Oh, donna Tina, a noi.

                     SCENA TERZA

                         TINA

Chi facemu oggi, don Procopiu?

                         DON PROCOPIO

Oggi giometria!... Mi pari chi ficimu progressi ah?

                         TINA

Chistu è veru!... Quannu penzu chi tri misi arretu non sapia quasi nenti!...

                         DON PROCOPIO

E ora computu, dettatu, mitematica, giometria. Ma bisogna leggere assai, per prenderci la pratica. Ancora nella lettura, c'è un pò di ntruppicamento... Mi spiego?

                         TINA

A propositu, mu spiegati stu crostinu? (TOGLIE DAL SENO UN FOGLIO, LO SPIEGA E GLIELO PRESENTA)

                         DON PROCOPIO

Crostino? (LEGGE) Acrostico... Ah, acrostico!

                         TINA

(SEGUENDOLO CON GLI OCCHI) Veru è!... Iò avia liggiutu crostino.

                         DON PROCOPIO

Si, muzzarella in carrozza!

                         TINA

E chi voli diri acrosticu?

 

                        DON PROCOPIO

E' una poesia dove le prime lettere d'ogni verso formano un nome a scalone, come qua, ecco: T e I ti, N e A , na, ti na. Osservate.

                         TINA

(ESULTANTE) Ah iò! (BATTE LE MANI) Bello, bello!... Chi cosa galanti!...

                         DON PROCOPIO

Dunque, parliamo di giometria...

                         TINA

E ora, mentri chi ci siti, spiegatimmillu tuttu (LEGGE SCANDENDO)

    Ti gu ar do e nel mi rar ti

    I gnè a, su bli me ste la..

   

Chi voli diri ignea.

                         DON PROCOPIO

(CONFUSO) Non saprei...

                         TINA

(MERAVIGLIATA) Comu?... Ammazza chi prufissuri!... Allura Pippinu cchi nni sapi cchiu i vui?

                         DON PROCOPIO

Chi c'entra!... Don Pippinu studia di capitano e usa paroli tecchiniche, marinaresche... Aspittati... Ignea vuol dire... suttaventu...

                         TINA

Chi era vila?

                         DON PROCOPIO

O suttaventu, o suttamarina, di cca non si scappa.

                         TINA

Pò essiri mai, a stidda, suttamarina?

                         DON PROCOPIO

E perchè, non ci sono le stelle di mare, che stanno sott'acqua?

                         TINA

(SCROLLA LE SPALLE E CONTINUA LA LETTURA)

    Non tro vo la fa vel la

    Atta...

E chi c'entra a iatta?... Allura nu schezzu è.

                         DON PROCOPIO

Atta a voi vi pari, la micia?... Parola sincopata. Atta allo stato normale: adatta; facendogli prendere una sincope e diventa Atta!... Queste cose don Peppino li sta studiando ora... Proseguite.

                         TINA

(C.S.) Atta a sce lar ti il cor...

Bella, bella, don Procopiu, è veru?

                         DON PROCOPIO

Bellissima!... Fozza sabbatila e pinzamu alla giometria (VA ALLA LAVAGNA) Siamo giunti, se non mi sbaglio, al tringolo equilatero, che è il seguente (TRACCIA SULLA LAVAGNA LA FIGURA ANALOGA, LA CASSA, LA RIFA', POI, CATTEDRATICO) Dunque: il triangolo equilatero consiste in questa consistenza: Quanto c'è di qua la striscia qua, c'è di qua la striscia qua e quanto c'è... (FRATTANTO PEPPINO SI E' AFFACCIATO DALLA PORTA DI DESTRA IN FONDO E, DOPO AVER FATTO L'OCCHIETTO A TINA, CHE GLI SORRIDE CON COMPIACENZA)

                         PEPPINO

Sula si?

                         TINA

Sula!

                         DON PROCOPIO

(INTERROMPENDOSI) Si picchì iò non cuntu!

                         PEPPINO

Oh, caro don Procopiu...

                         DON PROCOPIO

Oh, caro don Peppino!

                         PEPPINO

E' vinuta, me matri?

                         TINA

To matri?... No... Picchì?

                         DON PROCOPIO

Arrivedecci, caru don Peppinu, perchì qua duvemu studiare...

                         PEPPINO

(SENZA BADARGLI, A TINA) Nenti, non ti dicu nenti, allura... Cchiu tostu, dimmi na cosa: ti piaciu l'acrosticu?

                         TINA

Bellu!... Oh. chi cosi grazziusi chi sai scriviri!

                         PEPPINO

E ancora ca vistu?...Sacciu fari cosi cchiu beddi!

                         DON PROCOPIO

Si, ma la cosa più bella lei non la sa fare.

                         PEPPINO

Quale sarebbe?

                         DON PROCOPIO

Quella di levarci l'incomodo.

                         PEPPINO

E bbonu, rummuliuni chi non siti autru, permettite un momentu! (A TINA) Pigghia l'acrosticu, chi tu leggiu iò stissu.

                         TINA

Si, si, brau! (GLI PORGE IL FOGLIO)

                         PEPPINO

(LEGGE CON ENFASI)

       Ti guardo e nel mirarti

       I'gnea, sublime stella,

       Non trovo la favella

       Atta a svelarti il cor.

                         TINA

Ah, ìgnea, no ignèa... Don Procopiu!... (A PEPPINO) E chi voli diri?

                         PEPPINO

(C.S.) Di fuoco!

                         DON PROCOPIO

(A TINA) Che vi ho detto?

                         TINA

Comu, che vi ho detto? Vui mi dicistu chi vulia diri suttamarina.

                         PEPPNO

(RIDENDO) Chi ci dicistu, suttamarina?

                         DON PROCOPIO

Un momento, distinguiamo!... Essa ha letto ignèa, non ìgnea!... I'gnea significa di fuoco e non contrasto, anzi appoggio, ma ignèa può benissimo significare suttamarina!... Che ne sappiamo noi? (VEDENDO CHE I DUE SI GUARDANO E RIDONO) E poi... non vi dissi chi sunnu paroli tecchiniche?

                         PEPPINO

(C.S.) Cu stu metudu vostru, caru don Procopiu, a trova chi c'inzignati a Tina!

                         DON PROCOPIO

Caro signore, metodo di sei lire al mese!... Quattro soldini al giorno, mi danno, e con venti centesimi quotidiani che ci pretendeva lei?... Fossero state venti, trenta lire al mese, Ah! allora la cosa cambierebbe aspetto e il metodo pure... Ma lei quannu si nni va, scusi?

                         PEPPINO

Ma picchì mi mannati? Cuntinuati chi iò assistu.

                         TINA

Si, don Procopiu, beddu, facitulu assistiri, chi ci fa?

                         DON PROCOPIO

Ho capito, vah, oggi non si fa più scola.

                         PEPPINO

Ma picchì?... Aviti suggezioni i mia?

                         DON PROCOPIO

Io?... Suggezzione di lei? E cu è lei scusi?... (TORNA ALLA LAVAGNA) Dunque: quanto c'è di questo pizzo fino a questo pizzo, c'è da quest'altro pizzo fino a...

                       SCENA QUARTA

                         CICCA

(ENTRANDO DAL VICOLETTO) Oh, binidittu Diu!... Don Procopiu, tiniti cca, vui facistu u dannu e vui l'aviti sistimari (GLI METTE UN FOGLIO IN MANO)

                         DON PROCOPIO

(PIEGA IL FOGLIO, LEGGE, POI) Vi fici querela, ah?

                         CICCA

Ppi dda littra chi mi dittastu vui, ci pinzati? (A TINA, CHE E' IN CONCILIABOLO AMOROSO CON PEPPINO) Dopu tri misi, signuri mei!... A me patruna i casa, ti pessuadi? Ci pinzau dopu tri misi!... (POICHE' TINA NON LE DA' RETTA, FA UNA SMORFIA, COME PER DIRE "HO CAPITO, COSTEI HA BEN ALTRO DA PENSARE" E SI RIVOLGE A DON PROCOPIO) Chi nni diciti?

                         DON PROCOPIO

Quella lettera?... E chi c'entra?

                         CICCA

Don Cocimu Binanti, ca difenni...

                         DON PROCOPIO

(INTERROMPENDOLA) Ah, don Cocimu!... Sempre lui!... Sempre in mezzo ai piedi!

                         CICCA

Dice che c'è la minaccia a mano armata!

                         DON PROCOPIO

Dove, dentro la lettera?... Oh, la bestia!... E lo chiamano a difendere causi!

                         CICCA

Non ci riditi e liggiti, bbonu.

                         DON PROCOPIO

Ho letto, ho letto! La fa querelare contro le parole << Le garantisco che verrò con lei a vie di fatto!>> Don Cocimu Binante avvocato!

                         CICCA

Sicuru!... E dici chi mi fa pigghiari tridici misi!

                         DON PROCOPIO

Vi fa pigliare la bestia che è!... Ma se lo capiscono anche i gatti, i neonati, i cretini!... Don Peppino, ci lo spieghi lei << verrò presto con lei a vie di fatto>> chi significato ha?

                         PEPPINO

Chi si non è oggi saravi dumani chi ci dati gran passata i lignati!...

                         DON PROCOPIO

(IRRITATO) Questo vuol dire?

                         PEPPINO

E chi allura?

                         DON PROCOPIO

Mi faccia il piacere!... Che cosa ci hanno insegnato alle scuole nautiche?... Significa: non dubiti che non farò più chiacchiere e mi metterò in regola con le mesate.

                     SCENA QUINTA

                         SARA

(TORNA, TUTTA ACCALDATA) Don Procopio, menu mali chi vi trou!... Sintia cosi i vui, chi si sunnu veri!

                         DON PROCOPIO

Che avete sentito, pronunziatevi.

                         SARA

(CHE FRATTANTO HA NOTATO PEPPINO, CHE RESTA CONFUSO, ACCANTO A TINA, CHE SI SCOLORA IN VOLTO, INVESTE IL GIOVANE) E chi è?... Cu vi potta a vui, davanti a me casa, vicunu a me figghia?

                         PEPPINO

(CONFUSO) Ah... Ci stau dicennu na cosa i primura a don Procopiu... E' veru?

                         DON PROCOPIO

Comu?

                         PEPPINO

(IMPERIOSAMENTE, PIGIANDO SULLE PAROLE) Comu, comu?... Picchì caditi di nuvuli?... Dicu, chi vi stava dicennu na cosa i primura, è veru si o no?

                         DON PROCOPIO

Ah, già... Mi stava interrogando supra a cetti studii di cui non ni capisci nenti... Chi volete, se vogliamo sempre sceccu è, persona gnurante di rara rarità.

                         SARA

Bonu, bonu, vi capia, don Procopiu, vutatila chi si brucia!... Beddu misteri chi vi mittistu a fari, a chiddu chi vidu!

                         DON PROCOPIO

(A CICCA) Vi capacitati? Donna Ciccina, parlate voi.

                          CICCA

Chi ni sacciu iò? (A SARA) Iò cca, i truvai, a tutti e tri!

                         DON PROCOPIO

Eccu!... Menu mali chi truvai a una chi mi difenni!... Don Peppino, mi fa il piacere di dirci, qua, a donna Sarina, quant'avi chi vi prego di levarci l'incomodo?

                         SARA

E tu, iattaredda motta, chi dici, nenti?

                         TINA

A fini di cunti, matri, chi fici?

                         PEPPINO

(FORTE, VERSO IL FONDO) Matri!... Matri!...

                         SARA

(ALLA FIGLIA) Statti muta, e passa pi ch'intra!

                         PEPPINO

Un momentu, donna Sara, lassatibbi priari!... (C.S.) Matri!

                         SARA

Nta me casa e cu me figghia cummannu iò!

                         PEPPINO

(C.S.) Matri!... (VEDENDO LA MADRE AFFACIARSI ALLA PORTA DI CASA) Oh, sia lodato Dio! Parrati vui!...

                   SCENA SESTA

                         CONCETTA

(PARATA A FESTA, SI AVANZA, CON SUSSIEGO E PARLA CON PUNTI E VIRGOLE) Vegnu a comunicarvi, cummari Sara, benchì, tra nuautri, di tantu in tantu, ci ava statu quacche parola...

                         DON PROCOPIO

(SULLO STESSO TONO) E qualche colpo di casseruola e di trispitu...

                         CONCETTA

(SENZA DARGLI RETTA, A SARA) Ma tuttu chistu non ha puttato quinsecuenza, i paroli si li potta il ventu e i nostri cutedda non hannu punta... Pecciò chidda chi era amicizia pò divintari parentila, qualura mai volite arriciviri l'onuri di dammi ppi nora a vostra figghia Agatina...

                         SARA

(SULLO STESSO TONO) Mi dispiaci chi non sugnu vistuta ppi la quali, cummari mei... L'onuri saria tuttu vostru, ma nta stu mumentu m'aviti a scusari si non vi fazzu l'accogglienza plasubbili chi miritati, in quanto chi sugnu un pocu sdiittata a livello cefalo testoso, quinsecuenze di malatii in famigghia chi ponnu puttari a quinsecuenze mottu gravi, e si don Procopiu, non fa u miraculu...

                        CICCA

Don Procopiu? E chi è Santu? (RIDE)

                        DON PROCOPIO

(CHE STA PER STACCARE LA LAVAGNA) Iò mi nni stava annannu...

                        SARA

No, don Procopiu, ppi carità!

                        DON PROCOPIO

Di chi si tratta?

                        CONCETTA

Cummari, si sugnu di troppu, mi nni vaiu!

                        SARA

No, cummari, ristati, anzi, picchì è cosa chi interessa tutta a parintela... Non vi muviti, vi dissi, don Procopiu!

                        TINA

Matri iò pozzu ristari?

                        SARA

Cettu, chi devi ristari!

                        TINA

(TUTTA CONTENTE SI APPARTA CON PEPPINO)

                        DON PROCOPIO

Andiamo, di che si tratta? Na cosa prestu prestu che ho molto da fare.

                        SARA

(TRASCINA DON PROCOPIO VERSO LA RIBALTA, SEGUITA DA TUTTI GLI ALTRI CHE LE SI ACCOSTANO) Ppi vostra cuscenza, don Procopiu... Si tratta di na cosa seria, ma pidda veru... (PIANO) No vulistu nesciri cu nuddu, ma cu mmia l'aviti a nesceri. (LA GUARDA, PIU' CONFUSO CHE PERSUASO) La pissona chi è si fa corresponsabbili di sganciari qualunqui somma... Don Procopio, non putiti diri di no! (PARLA ALL'ORECCHIO DI CICCA)

                        CICCA

Pidda veru? Gesu, Gesu!... (A DON PROCOPIO) E si na nisciti ora, quannu l'aviti a nesciri?

                        SARA

Dicu giustu cummari? (PARLA ALL'ORECCHIO DI CONCETTA)

                        CONCETTA

(SI SEGNA, MERAVIGLIATA, POI, A DON PROCOPIO) E comu, don Procopiu? Com'è, chi putiti diri di no?

                        DON PROCOPIO

Ma di chi, benedetto Dio!... Chi è, chi haiu a nesciri?... Pacciu fossi?

                  SARA

E comu... faciti finta i non capiri?... Si tratta da Za Petra la Buzzicusa!

                        CONCETTA

Patruna i menza civita!

                        CICCA

Chidda chi ci dugna a manciari a tutti!

                        DON PROCOPIO

Ma che cosa pretendete, dove volete arrivare non so!

                        SARA

(FURIBONDA) Zia mi veni, zia, don Procopiu!

                        DON PROCOPIO

E che ci posso fare io, se vi viene zia?

                        SARA

(C.S.) Ed è attaccata!

                        DON PROCOPIO

Strugghitila!

                        SARA

Don Procopiu, pidda veru stati dicennu? A schezzu a pigghiati? Aviti a vita da Za Petra nta sacchetta, e na vuliti nesciri?... Cu cu è chi manciati pani, ah?

                        CICCA

Ora ora chistu ci voli! Cu tutti nui. E nui cu chi campamu?

                        SARA

Cca Za Petra la Buzzicusa, dassina di mari!

                        CICCA

E murennu idda ni ietta a tutti nto menzu di na strata!

                        SARA

E vui chi diciti, comu vi pagu a scola di Tina... e l'omini i cunti...

                        CICCA

E iò i littri?... Muririti i fami macari vui!

                        DON PROCOPIO

Ma chi volete, da me, si può sapere?

                        SARA

(INFEROCITA) U Contra!... Malanova i vui sulu, u Contra!... A buccittina!... niscitila, chi ci ittaru a palla du colera a Za Petra, e sta murennu!

                        DON PROCOPIO

(IRRITATO) Ma quali Contra, quali boccettina, chi siti pacci?... Va, quantu mi nni vaiu.

                        SARA

(PARANDOGLISI DAVANTI) Vi n'annati? Siti pacciu!... Di cca non si mesci!

                        CICCA

(C.S.) Ora ora chistu ci voli!... E chi vuliti affamari un quatteri ah? Cavaddazzu senza patruni, chi cuscenza aviti? Nisciti u Contra!

                        DON PROCOPIO

Signore mie, questo è sequestro di persona! Io non so di Contra e ne di boccettina!... (AL BACCANO SI AFFACCIA DALLA PORTA PRIMA DI SINISTRA, BETTA, E STA AD ASCOLTARE)

                        SARA

Comu non sapiti? Robba i moriri cu stu cristianu!... (SCORGENDO LA RAGAZZA) Veni cca Betta! (LA RAGAZZA LE SI ACCOSTA)

                        DON PROCOPIO

Ma com'è che con voi non si può fare il galantuomo! Che vi hannu ncucchiato! Quali Contra! Non esiste Contra! Perchè vi devo vendere lucciole per lanterne?

                       

                    SCENA SETTIMA

                        BETTA

Chi vuliu, Za Sara?

                        SARA

Veni cca, senza mi ta ffrunti e senza mi ti scanti, chi ci semu nuatri: chi ci desi, u dutturi Anfusu, a stu malu cristianu, quannu stava murennu cu colera?

                        BETTA

(FRANCA E CONVINTA) U Contra! (DON PROCOPIO LA GUARDA STORTO)

                        CICCA

Alla ddocu, bucca nnuccenti!... U vidisti chi to occhi? E' veru o non è veru?

                        BETTA

Ppi l'anima santa i me nonna! Na buccittedda così... Don Procopiu era mottu... un fetu!

                        DON PROCOPIO

Fetevano le tue nasche, che ce li hai nzivate!

                        CICCA

Statibbi mutu, mpusturi! Parra, figghia...

                        BETTA

U dutturi ci desi u Contra nta na palla di zuccuru... e chi fu miraculu?... Subbutu tunnau vivu comu n'ariddu. Dopu si misuru a ciciuliari a mucciuni i mia, e finiu chi u dutturi ci desi a buccittina e ci dissi: tinitibbilla cara.

                        SARA

Mi nni meravigghiu!

                        BETTA

Don Procopiu sa misi nta sacchetta du gileccu...

                        DON PROCOPIO

Ma se quella era laudano!... Una medicina che ce l'hanno macari i cani e i iatti e si catta da qualunqui spezziali! No ciu sintisti diri: laudano?

                        BETTA

Iò non sacciu nenti. Chiddu chi dissi è verità comu u Vangelu.

                        SARA

(SMANIOSA) Niscitila!... A Za Petra non guarda a nteressi!

                        TINA

Chiddu, chi vuliti don Procopiu!

                        CICCA

E' viduva, sciccazzu chi siti!... Ma si na nisciti siti mottu!

                        DON PROCOPIO

(SMANIANDO A SUA VOLTA) Ma si sugnu un galantuomo, picchì v'haiu ngannari?

                        SARA

Prestu, chi dda svinturata sa sta quagghiannu!

                        CONCETTA

E si a Za Petra mori!

                        BETTA

Maria Santissima, da Za Petra si tratta?

                        CONCETTA

Allura?

                        SARA

Staiu scoppiannu, signori mei, vaddati chi cori i petra!

                        DON PROCOPIO

Ma si non sono un mistificatore, per forza lo divo essiri? Gnuranti ntattarati, chi besti siti?

                        CICCA

E intantu dda svinturata si nni va paru paru!... Ah sdinosenestu chi siti!

                        SARA

(PRENDE BETTA PER UN BRACCIO E LA TRASCINA IN DISPARTE) Curri, vai una Za Petra, e dicci mi si fa puttari cca... macari cu tuttu u lettu, macari menza motta!... (BETTA VA VIA PER IL VICOLETTO)

                     SCENA OTTAVA

                        DON PROCOPIO

Signori, vi prego di lasciarmi andare per i fatti miei!... Vi prego che questa del Contra è una fantasia, un prigiodizio, comi quello della palla. Il dottore Anfuso mi ha dato laudano... chiamatelo e vo lo dirà lui stesso...

                        CICCA

E cettu... Dopu chi u dutturi Anfusu annau fori città: chietilo è ve lo dirà... mbrugghiunazzu chi siti! Fustu bbonu m'annati una Za Petra dui e tri voti a simana, ora ppi na picca i saddi, ora ppi na picca d'ancioi, o di tunnu sutt'ogghiu, ora ppi cincu biazzoli...

                       DON PROCOPIO

(ALTERO) Ci ho dato il mio lavoro e il mio studio, spudogliandoci certi conti mbrugliati chi ci voleva il mitematico pp'aggiustalli!... E poi, appunto perchè la rispetto, la zia Petra, non la voglio ingannare. Si ha il colera io non la pozzo salvare.

                       SARA

Malanova chi mm'aviti, ma picchì siti così duru? Chi si eru Santu a sta ura v'avia scippatu du muru!... (VEDENDO DON COCIMO RIENTRARE DAL VICOLO, ANSIOSA) Comu va don Cocimu?

                       DON COCIMO

Mali, maluni, malissimu!... Di mali in peggiu!

                       SARA

Sta murennu!... Sta murennu, a Za Petra, e nuatri cca, chi stamu passannu motti e passioni ccu stu vecchiu tistuni, chi avi u Contra ppi sabballa, e no voli nesciri!

                       DON COCIMO

Un momentu!... Parru iò, muti tutti! (ENFATICO) Don Procopiu, vaddatimi nta l'occhi. Cu è chi vi sabbau a vita quannu  vi desuru a palla?

                       DON PROCOPIO

A me non mi hanno dato ne palla ne brigghiu... Non fati discussi di bestia, cu tutta sta prosopopea, e statibbi mutu, altrimenti scatasciu. Chi vuliti cunghiudiri?

                       DON COCIMO

Vogghiu cunghiudiri chi senza di mia, chi vi fici chiamari u dutturi Anfusu, eru mottu.

                       DON PROCOPIO

E vui putrefattu!

                       DON COCIMO

Allura a vostra vita non è cchiu vostra.

                       DON PROCOPIO

Ah, e di cu é, a vostra?

                       DON COCIMO

No, ma si non la vita, u Contra, la boccettina, è mia!

                       CICCA

E' di tutti!

                       SARA

E l'aviti a nesciri!... Si mori a Za Petra si scummina na parintila chi è cchiu fitta di li muschi.

                       DON PROCOPIO

Ma signori, iò sugnu un galantuomo, e non pozzu dinvintari un imbroglione (GUARDA CON INTENZIONE DON COCIMO) come taluni persone... A mmia facitimi annari ppa l'affari mei!

                       TUTTI

(IMPEDENDOGLI IL PASSO) Unni?... Cui?... Pacciu siti?

                   SCENA NONA

                       ZA PETRA

(VIENE DAL VICOLETTO, SORRETTA DA PEPPI E DA SETTIMO E APPENA APPARE TUTTI SI SCOSTANO, PER PAURA E PER RISPETTO, FACENDO ATTI E DICENDO PAROLE DI COMMISERAZIONE. ESSA E' UNA DONNA DI BASSA STATURA, GRASSA, TUTTA BITORZOLI. E' CARICA D'ORI E DI CORALLI, MA LIVIDA IN VOLTO. FISSA DON PROCOPIO E CON VOCE STENTOREA, DALLA QUALE TRASPARE L'INTERNO SPASIMO GLI DICE) Eccumi!... Vi desi a soddisfazzioni di veniri e vostri peti! Vui, chi aviti fattu sempri la strata du me palazzu, vi vulistu passari u piaciri d'avimmi davanti a vui comu na disgrazziata!... Eccumi, vi dumannu a grazzia in ginocchiu (FA PER INGINOCCHIARSI, MA TUTTI PROTESTANO E GLIELO IMPEDISCONO, FISSANDO DON PROCOPIO CON OCCHIO DI RANCORE) Siti misericuddiusu, chi non vi pintiriti!

                       DON PROCOPIO

(CUI SONO APPUNTATI TUTTI GLI SGUARDI) Ma carissima zia Petra, perchè, invece di perdere tempu con la mia povera persona, disutili e incocchiudenti, non avete chiamato un dutturi?... Non è chi vi manca il pecunio, così ricca e spanzata chi siete, per pagare un medico e anchi un consulto...

                       DON COCIMO

Finitulu stu giocu, cu una chi sta murennu, sacrilicu chi siti! (TUTTI FANNO CORO, A SOGGETTO)

                       ZA PETRA

(RECLAMANDO IL SILENZIO COL GESTO) E' veru chi sugnu ricca, no negu... E i me ricchizzi i mettu nte vostri manu... Tuttu chiddu chi vuliti, don Procopiu, ma sabbatimi!

                       CICCA

(PIANO, A DON PROCOPIO) E' viduva, malanova m'aviti, viduva!

                       DON PROCOPIO

Ma signora Petra, signora Pietrina, posso fare l'impostore se non ci sono nato? (QUI NASCE UN PANDEMONIO. TUTTI LO INVESTONO, A SOGGETTO, CON PAROLE DI FUOCO. LA SCENA DEVE ASSURGERE AD ALTA DRAMMATICITA', MA SENZA SGUAIATAGGINI, SENZA CONFUSIONE, SENZA SCOMPOSTEZZE. DON PROCOPIO DOMINANDO, DI TRATTO IN TRATTO LE VOCI E QUASI IMPLORANDO) Ma si sugnu un galantuomu!... Ma si non esisti, stu Contra!... Ma è possibbili chi haiu a divintari mbrugghiuni ppi fozza?... (CRESCENDO LE MINACCE E GLI URLI SELVAGGI E RICEVENDO LE PRIME SPINTE, PALLIDO IN VOLTO, GRIDA) E sta bbeni!... Si vuliti così... così sia!... (IL TUMULTO CESSA, COME PER INCANTO E TUTTI PENDONO DALLE SUE LABBRA) Cuccatila... e datimi na palla di zuccuru!... (CIO' DICENDO TOGLIE, CON MANO CONVULSA, DALLA TASCA DEL PANCIOTTO, LA FAMOSA BOTTIGLIETTA)

                       ZA PETRA

(MENTRE LA TRASCINANO IN CASA DI SARA) U signuri bbi na renni!... Tuttu chiddu chi vuliti!... Tistimoni tutti, signuri!

                       SARA

(CHE E' CORSA IN CASA, NE TORNA CON LO ZUCCHERO) Ah sia lodatu Diu, u miraculu è fattu, cca c'è u zuccuru! (LO PORGE A DON PROCOPIO)

                       DON COCIMO

(VERDE DI BILE, PIANO A CICCA) Chi vi dicia iò? Ecculu u culunnista, cu Contra nta sacchetta!

                       CICCA

Ora ora!... Chi c'è dubbiu?... Statibbi mutu, chi ni sta vaddannu cu l'occhi stotti, menza mai Diu s'avissi a pentiri!

                       DON PROCOPIO

(COL PEZZETTO DI ZUCCHERO IN MANO, PENSA ALLA RESPONSABILITA' GRAVE CHE STA PER ASSUMERSI PER LA SUA DEBOLEZZA E VERSA LE GOCCE CON MANO TREMANTE, MA GLI VIENE UN'IDEA, COME UN LAMPO DI GENIO, E DOPO AVERNE VERSATO UNA VENTINA, SI LASCIA CADERE LA BOCCETTINA, CHE NON SI ROMPE, MA SI VERSA TUTTO IL CONTENUTO) Ah!... (LE DONNE GETTANO UN GRIDO DISPERATO)

                       SARA

(CORRENDO A CASA CON LO ZUCCHERO COL LAUDANO) E si non ci basta ora?

                       CICCA

E si non ci basta?

                       DON PROCOPIO

(CHE SI RISENTE TRANQUILLO, RIPIGLIANDO LA SUA ARIA) Eh... Che ci posso fare?... Spiriamu chi ci basta... E si no... a cuppa non è a mei!

                       DON COCIMO

(RACCOGLIENDO LA BOCCETTINA) N'avissi ristatu na schizza!

                       DON PROCOPIO

(SCHERZOSO) Picchì chi vi desuru a palla macari a vui?

                       DON COCIMO

No, ma all'occurrenza...

                       DON PROCOPIO

(FORTE, A QUEI DI CASA DI SARA) Fregatela!... Avete capito?

                       SARA

(AFFACCIANDOCI ALLA PORTA) Comu dicistu?

                       DON PROCOPIO

Fatele delle fregaggioni nell'epidermite dell'epa!... (VISTO CHE SARA NON CAPISCE) Nta panza!... Messaggi sopra il bellico!

                       CICCA

Signuruzzu, si pò ghiessiri cchiu scutrati i così!... Cca nterra c'è a vita di n'autri centu cristiani, almenu, almenu!... Si putria cogghiri!... Ma chi, s'asciugau tuttu!... Stu cuttigghiu è comu na sponza, malanova!... (VA IN CASA DI SARA, TUTTI GLI ALTRI LA SEGUONO, RESTANO IN SCENA DON PROCOPIO E DON COCIMO)

                

                    SCENA DECIMA

(LA SCENA DEVE SVOLGERSI IN SORDINA, MA VIVACE E ARDITA. I DUE DEVONO AVER L'ARIA DI DUE GALLI CHE SI BECCANO)

                       DON COCIMO

(ACCOSTANDOSI A DON PROCOPIO FINO A TOCCARGLI QUASI IL VISO COL NASO, PIANO) Chi vuliti diri chi pigghiastu a cammarera nta scala?... Ppi sapillu, sa Za Petra campa spattemu!

                       DON PROCOPIO

(CON GLI OCCHI NEGLI OCCHI) E si mori?

                       DON COCIMO

Affari vostri sunnu!

                       DON PROCOPIO

Ah, si?... V'aviu fattu u cuntu, è veru, mbrugghiuni chi siti?... Si mori, i bastunati sunnu di don Procopiu, si campa, u premiu è di tutti di dui!... Chiddu chi cumpari è don Procopiu chiddu chi resta arretu a sipala è don Cocimu!... Si a cosa non rinesci, vi nni scappati e non siti compromessu, si rinesci, nisciti comu u lucettuluni o suli e vi manciati a fica matura...

                       DON COCIMO

Senza fari tutti sti parabboli, si rinesci spattemu, ma si no cantu.

                       DON PROCOPIO

C'aviti cantari, animali i gebbia?... Celu sirinu non si scanta di trona!... Sugnu un galantomu e non mi scantu i nenti... Cantanti, canatati!...

                       DON COCIMO

Ci stati pinzannu bbonu?

                       DON PROCOPIO

Si!

                       DON COCIMO

Vuliti spattiri?

                       DON PROCOPIO

No!

                   SCENA UNDICESIMA

                       SARA

(RIAFFACCIANDOSI DALLA PORTA) Miraculu, signuri!... Megghiu si senti!

                       BETTA

(AVANZANDOSI VERSO DON PROCOPIO) Mi ricoddu di don Procopiu, chi era mottu, e risuscitau, nta du minuti!

                       DON PROCOPIO

(IMPRESSIONATO) Si senti megghiu?

                       BETTA

Megghiu?... Si sta suggennu!

                       CONCETTA

(CORRENDO DALLA CASA DI SARA, VERSO DON PROCOPIO) Cosi di l'autru munnu, pidda veru!... E comu, don Procopiu, na cosa così miraculusa va faciti cadiri di manu?... E chi cretinu siti!

                       DON PROCOPIO

(ISTINTIVAMENTE VA A CONTEMPLARE IL LIQUIDO VERSATO E CERCA CON GLI OCCHI LA BOCCETTINA)

                       DON COCIMO

(MOSTRANDOGLIELA) Iò l'haiu (TORNA CICCA)

                       DON PROCOPIO

Eh!... Disgrazzii!... Ma basta chi si po sabbari a Za Petra...

                       CICCA

Raggiuni aviti!... Vaddatila ch'è bedda !... Vaddati ch'è bidduna!... (CORRE INCONTRO ALLA ZA PETRA CHE SEMPRE SORRETTA, MA NON PIU' ABBATTUTA, ANZI RISOLENTE, SI AVANZA IN SCENA)

                       ZA PETRA

(A DON PROCOPIO, CHE LE VA INCONTRO) Don Procopieddu beddu... mi dastu a vita, e u Signuri va renni.

                       CICCA

U Signuri sulu, Za Petra?

                       ZA PETRA

Iò macari chi c'entra?... Chiddu chi dissi è liggi. Iò non mu scoddu e non mi rimanciu a parola. Don Procopiu, tuttu chiddu chi vuliti è vostru.

                       CICCA

(PIANO) V'arricchistu, don Procopiu!

                       DON PROCOPIO

(CONFUSO) Ma io... veda, cara donna Petra, sono un galantuomu... e...

                       DON COCIMO

(INTERROMPENDOLO) Siti un galantuomu e vu putiti vantari!... Tistimoni iò!... Signuri, chista è a prova da so galanteria (MOSTRA LA BOCCETTINA CON L'ETICHETTA) Chi Contra e Contra, don Procpiu non sapi diri minzogni!... A Za Petra stesi bbona picchì eppi dissenteria, chistu è laudano, comu dicia don Procopiu!... Eccu, c'è scrittu cca!...

                       TUTTI

(INCREDULI) Allura!... Chi diciti?... Ma quannu mai?

                       DON COCIMO

Non solo, ma avi raggiuni macari quannu dici chi non c'è palla e di conseguenza non c'è Contra... E vu vogghiu diri in presenza di tutti: di oggi in poi non sugnu cchiu pallista, ma sugnu culunnista, comu don Procopiu!

                       DON PROCOPIO

(SDEGNATO) Ah, ora si culunnista, è veru? Ora chi staiu canciannu statu! Ma finu a un momentu arretu, quannu ppi fari u culunnista mi pigghiava a nimicizzia e l'odiu di tutti eri pallista e ntizzavi u focu contra i mia! Ora chi a Za Petra è sabba, chistu è laudanu e iò non ci misi nenti pi sabballa; prima, chi stava murennu, era Contra, e iò eru assassinu e nfami picchì non ciu dava!... Picchì non dici chi si viddi d'intra e cu l'occhi d'invidia? Chi ti scoppiau a bbili e ti travasau finu nte naschi? Ogni parola chi dici è fausa e bausa!... U veru culera si tu e Contra di stu culera non ci n'è... Tutta a nvidia di stu quatteri si cuncintrau unni tia e stai murennu picchì na poi sbummicari!... Ma ti resta a mmarazza intra ppi sta vota!... A mmia mi basta d'aviri sabbatu a Za Petra, chi e mari ranni, e poi non vogghiu nenti...

                       ZA PETRA

(INTERROMPENDOLO) O vuliti, o non vuliti, comu m'haiu a disobbligari u sacciu iò...

                       DON PROCOPIO

Picchì, non haiu bisognu i nenti, iò, chi non haiu nvidia!... Annamuninni, Za Petra. (LE OFFRE IL BRACCIO) Se posso ricevere l'onore vi deposito a casa e là ni beveremo un bicchiere alla vostra salute.

                       ZA PETRA

A la vostra, don Procopiu, e di tutti l'amici, senza rancuri ppi nuddu!

                       DON COCIMO

Brava a Za Petra. Eccovi anchi il mio braccio... (LE OFFRE IL BRACCIO)

                       DON PROCOPIO

Prego, prego, profissore!... (DA IL BRACCIO ALLA ZA PETRA, CHE GLI SI ATTACCA E, AVVIANDOSI) Favorite in coda, voi!...

                       TUTTI

(SEGUENDOLI) Viva!...Viva!...                                                           S I P A R I O

     FINE DEL TERZO ATTO

     FINE DELLA COMMEDIA

      " U    C O N T R A "

      di NINO MARTOGLIO

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