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                                               UGO”

     Di Carla Vistarini

CARLA VISTARINI: CONTRO LA DISATTENZIONE

                            A CURA DI AGNESE GRECO

“Questa commedia l’ho scritta perché ad un certo punto l’idea che avevo in mente mi è parsa quella giusta. E allora mi sono messa a lavorare. “UGO” è la mia prima opera di teatro nel vero senso della parola, ossia è il mio primo testo autonomo di un certo impegno. Certo, avevo già fatto degli adattamenti e delle traduzioni, soprattutto di commedie brillanti e musical come BARNUM ma si trattava sempre di un lavoro al servizio di testi altrui, qualcosa in cui io mi consideravo umilmente solo un tramite. Mentre lavoravo alla stesura di UGO, mi sentivo tranquilla, entusiasta, sicura…”

Veniamo proprio alla figura di Ugo, all’arrivo in scena di questo “tenero” gorilla. In lei ha giocato un qualche ruolo il recupero cinematografico della figura della scimmia e del suo rapporto con l’uomo (non privo di risvolti “morali”)? Penso qui agli storici King Kong, al Pianeta delle scimmie, a Greistoke e al provocatorio ultimo film di Oshima…

“Se dicessi che ci ho pensato “direttamente”, mentirei. Di certo il cinema lavora nel profondo del nostro immaginario personale e le cose viste, così come quelle lette, insomma le cose digerite, finiscono per ritornare sempre a galla. A me interessava soprattutto indagare le reazioni di due persone normali di fronte ad un evento improvviso e imprevedibile, volevo “fotografare” una cesura nel quotidiano scorrere degli eventi”

E rapporti con il teatro dell’assurdo?

“Se ce ne sono, anch’essi non sono voluti, ma casuali. Li ho visti anch’io, diciamo, a posteriori. E poi, francamente, mentre lavoravo, la situazione descritta nella mia commedia, mi sembrava tutto sommato normale, o meglio la trattavo come tale. Alla fin fine, la storia di Ugo mi sembrava solo una bella storia”.

Quali sono i modelli di scrittura drammaturgica?

“Amo  molto il teatro brillante ed è soprattutto nel suo ambito che finora ho lavorato. Poi mi piace molto Friedrich Durrenmatt, la sua chiave di lettura del mondo che è ad un tempo tragica e grottesca. Amo lo stile secco dei suoi drammi e delle sue opere di prosa, quella sua grande capacità di esplorare il comico e parlare dell’oggi. E poi vorrei dire che non posseggo una grande cultura teatrale “specifica”, la mia cultura teatrale rimane nella media. Il mio lavoro diretto all’interno del mondo dello spettacolo si è sempre svolto in ambiti che avevano a che fare con la musica, la rivista, la televisione, l’intrattenimento “brillante”. In un certo senso questo Premio IDI mi è sembrato un grosso regalo, come è sicuramente un regalo meraviglioso il fatto che UGO vada in scena….”

Quali sono i progetti per la messa in scena?

“UGO ha debuttato il 15 Marzo a Roma al Teatro delle Arti. Il produttore è Tolamei, gli attori sono Alessandro Haber e Mita Medici, mentre il mimo Nicola De Feo recita la parte del gorilla e la regia è affidata a Ennio Coltorti. Il progetto è quello di rimanere un mese a Roma e di fare poi l’hanno prossimo una tournèe.”

Torniamo a UGO, lei si fa portatrice di un linguaggio quotidiano, mimetico, ciò significa che crede nella “presa diretta”?

“Sì, credo profondamente nella “presa diretta”. A teatro occorre parlare come si parla tutti i giorni, dire le cose che diciamo davvero e nel modo con cui siamo abituati a dirle. Certo, il linguaggio può essere poeticizzato, ci si può lavorare sopra, ma bisogna farlo quasi senza che il pubblico se ne accorga. Bisogna mantenere assolutamente viva e diretta la comunicazione tra pubblico e platea. Il teatro museo, il teatro che rappresenta  solo classici o che si compiace sempre di

Una certa “ufficialità”, può arrivare a uccidere il teatro. E non è detto che non lo farà in un non lontano futuro. Un autore “giovane”, non può nascere “vecchio”, deve usare il linguaggio comune per dialogare…In fondo la mancanza di dialogo è anche il problema che vive la coppia che io metto in scena nella mia commedia…”

Quando al dialogo subentra la “disattenzione” reciproca….

“Sì, credo che la ‘ reciproca disattenzione’ sia una malattia assai diffusa, pericolosa e difficile da guarire. L’attenzione è catturata da altri problemi: bisogna pensare a far carriera, a guadagnare, a sopravvivere…E ad essere ‘felici’, non ci si pensa? I rapporti umani, l’amicizia, l’amore finiscono per essere ingombranti, una perdita di tempo, forse. Diventano abitudine, dimenticanza.

Come accade a volte per il teatro: il cerchio si chiude.

“Il teatro può diventare abitudine ‘morta’ o abitudine per pochi, rito che si ripete chissà perché, dato che non ci tocca più, non ci interessa più…Allora è la fine”.

Che cosa vorrebbe dre agli attori che mettono in scena la sua commedia’

“Vorrei trovare in loro soprattutto semplicità, vorrei che lasciassero da parte ogni gigione ria di mestiere e che avessero la capacità di rimanere distaccati dal personaggio che interpretano. Vorrei che in questo spazio di straniamento dal proprio personaggio fossero sempre capaci di guardare il loro pubblico e di farlo divertire. Sì, vorrei proprio che lo facessero ridere o per lo meno sorridere”.

Carla Vistarini è nata a Roma. Giovanissima, ha incominciato a lavorare nell’ambiente della musica leggere e si è ben presto messa in luce scrivendo scrivendo più di trecento testi di canzoni per personaggi del calibro di Mina, Ornella Vanoni, patty Pravo e Massimo Ranieri. Ha lavorato come sceneggiatrice ed autrice di testi per programmi musicali, riviste e varietà alla televisione. Lo spettacolo estivo “Sotto le Stelle”, “Io, a modo mio” condotto da Gigi Proietti, l’edizione di 2Canzonissima” presentata da Loretta Goggi ed il programma del pomeriggio “Ieri, Goggi e domani”, attualmente in onda su RAI 1, sono alcune delle trasmissioni televisive alle quali ha collaborato con successo.

Anche il mondo del teatro le ha aperto le porte e l’ha vista impegnata nella traduzione e nell’adattamento di commedie musicali straniere quali “Stanno suonando la nostra canzone” di Nei Simon, messa in scena alcuni anni fa da Massimo Ranieri ed Ottavia Piccolo.

Ha infine rivelato un’interessante vena creativa scrivendo un atto unico che è stato rappresentato a Roma nel corso della Rassegna Estate, e Ugo, la commedia brillante in due atti vincitrice del Premio IDI 1987 e pubblicata su questo numero di Sipario.

                                                    PRESENTAZIONE

                                                          DI ROBERTO REBORA

Un gioco? Certamente un gioco che però non si esaurisce in se stesso e sfiora altre

Dimensioni senza farne dei problemi. Ugo è un testo abilissimo che si propone con aspetti diversi, dalla convenzione alla surrealtà, senza mai (quasi mai) sottolineare i propri rapidi tentativi di proporsi al di là appunto del gioco che fondamentalmente sostiene la commedia. Durante tale gioco si formano alcuni interrogativi che trovano risposta nella scena finale dove tuttavia, rimane sopseso (giustamente) l’accertamento di una conclusione. Che rimane probabilmente un suggerimento inespresso ma che, sia chiaro, è estraneo agli intendimenti della stravagante invenzione –gioco che trova impegnati i tre personaggi della vicenda scenica di Carla Vistarini.

Nella quale vicenda incontriamo comicità e grottesco proposti da un linguaggio direttamente realistico che non disdegna di certo l’aiuto di conosciuti meccanismi scenici. Ma il realismo, la comicità, il grottesco (forse sarebbe bene usare la parola assurdo anche se logorata e contaminata da troppi profeti del teatro) propongono subito un rapporto che richiede, a mio parere, una doppia attenzione al lettore del testo o al pubblico che assiste all’eventuale rappresentazione. Si tratta infatti di cogliere le presenze parallele della comicità da palcoscenico che ha vita nel suo manifestarsi e generalmente si spegne o propone qualche variazione provvisoria…e del riflesso in qualche modo significante che tale comicità produce.

Ma non bisogna caricare la commedia di Carla Vistarini di valori e di contenuti che non potrebbe sopportare e che evidentemente non cerca perché non corrispondenti alle esigenze immediate della sua struttura e, diciamolo per chiarezza, della sua volontà di realizzazione. Ugo è prevalentemente un gioco (l’ho detto all’inizio) che, sorretto da una tecnica padroneggiante la situazione e il dialogo, riesce, senza estraniarsi dal gioco, a sfiorare il significato che dirò tra poco.

Non conosco altre prove teatrali di Carla Vistarini, anzi l’altra prova teatrale rappresentata a Roma. E non credo di conoscere o, nel caso, di saper valutare i suoi contributi al mondo della canzone e della televisione. Ma penso che la commedia, intitolata al nome del singolare scimmione che vediamo sulla scena telefonare e passare  il microfono a chi è stato effettivamente chiamato , abbia una sua autonomia che mi auguro confermata  da altri risultati.  Una commedia, Ugo, che offre innegabili elementi di comicità nell’incontro fra lo scimmione e Alberto,  che provoca un vero dialogo, anche se a parlare è ovviamente  soltanto l’essere umano. Il quale si trova coinvolto, si potrebbe dire risucchiato , in una realtà difficilmente sostenibile ma che la memoria di un passato abbastanza recente (un viaggio in Africa) potrebbe rendere  veramente reale. Ugo figlio di Alberto’ evidentemente accertare la verità di questo fatto non appartiene alle dimensioni della commedia che non rinuncia mai al tono veloce di una comicità preordinata (per dir così). ma sappiamo tutti che le gradazioni del comico sono infinite anche se non vogliamo passare dalla comicità all’umorismo, alla satira o a qualsiasi altro dimensionamento espressivo che ha appunto la comicità come sua base.

Non voglio teorizzare sul riso (ci mancherebbe altro, non ho tempo di scrivere un libro sull’argomento, sono troppo vecchio) ma posso affermare paradossalmente che ogni azione o parola o pensiero comici, anche i più disinteressati, anche quelli che sembrano sparire nel loro manifestarsi, lasciano una traccia. Ogni parola lascia una traccia e la comicità, anche la più piccola e provvisoria, appartiene all’alfabeto

delle cose che sono o che mancano di essere.

Quindi anche la vicenda di Ugo, di Alberto e di Simona, vicenda assurda e ridicola, sostenuta anche da meccanismi scenici previsti, lascia una traccia che bisogna rilevare proprio mentre ridiamo degli avvenimenti inventati dalla Vistarini e ascoltiamo le parole che li accompagnano. Vediamo come.

Ho detto dei meccanismi e delle convenzioni di palcoscenico. L’entrata in scena di Ugo appartiene a quei meccanismi e a quelle convenzioni e, come risultato immediato, funziona. Ma continua a funzionare dopo il suo arrivo perché lo vediamo rappresentare la realtà dell’assurdo, se così si può dire. Ugo non ha il dono della parola ma agisce realisticamente, la sua capacità di persuasione scenica deriva dal fatto che egli non si comporta da scimmione ma da essere umano. Il suo stare ad attendere lo svolgersi degli avvenimenti, il suo intervenire di tanto in tanto a correggere le azioni degli altri due personaggi che confondono i campanelli del telefono e della porta, il suo non sentirsi fuori posto…tutto è il frutto di una logica che potremmo chiamare irrazionale e che, a un certo punto, sembra essere l’unica misura logica funzionante.

Ma di fronte a Ugo c’è qualcosa da rilevare che non avviene in palcoscenico. C’è infatti il passato immediato o remoto che intuiamo nelle parole di Alberto e poi, quando arriva Simona, prende una maggiore consistenza nelle parole di lei e nelle repliche di lui che tenta di mascherarsi nei motti di spirito e nello scherzo. E’ il passato non remotissimo e presente nelle sue tentazioni di rimpianto. E’ la morte della fantasia oppure l’irriducibilità della giovinezza che si è spenta da poco nei due personaggi che poco fa erano ancora giovani ma poi sono stati prosciugati o derubati della gioia di vivere. Alberto è disoccupato e non è più capace di trovare in se stesso il ragazzo di una volta. Si direbbe che viva di convenzioni verbali spesse volte comiche. Anche la fantasia l’ha abbandonato e forse il viaggio in Africa e l’avventura grottesca con la scimmiona Gilla sono qualcosa che si è acceso nei rimasugli della sua immaginazione. Simona è legata alla carriera e alle promozioni che, al momento della lettura del copione o della rappresentazione, dovrebbero essere festeggiate alla presenza del direttore dell’ufficio.

La presenza di Ugo spinge i due protagonisti allo scontro verbale, alla malinconia dei ricordi e delle accuse, alla costatazione dell’aridità del loro presente, al rendersi conto che da tempo non riescono più a parlarsi. E accade che a un certo punto lo scimmione diventa come il simbolo di ciò che non hanno. Mentre Simona e Alberto si contendono “l’idea” di Ugo, lo scimmione (sempre muto) ascolta al telefono qualcosa. Poi prende dei pacchetti con i quali era venuto, e se ne va. La diatriba fra i due protagonisti continua per poco. Simona e Alberto piangono la sparizione di Ugo, un essere che avrebbe dato alla loro vita una dimensione nuova. Si sentono soli e abbandonati. Suonano alla porta. I due corrono ad aprire gridando il nome dello scimmione. Ma è il direttore dell’ufficio di Simona che viene alla festa.

Spero di non avere dato alla commedia di Carla Vistarini significati forzati. Ripeto che il tono del copione è affidato alla comicità, al grottesco, all’assurdo, direi anche alla velocità che non permette di sostare sui possibili contenuti. Ma quanto ho accennato sopra si intrasente nell’ accavallarsi delle battute che muovono al riso  e si mascherano di abilità.     

PERSONAGGI

ALBERTO

SIMONA

UGO

La scena rappresenta l’unico ambiente di una spaziosa monocamera, che a sua volta costituisce uno dei molti miniappartamenti ricavati da n vecchio papazzo di Roma-centro.

Sulla destra la porta d’ingresso, sulla sinistra quella del bagno. Al centro una finestra sui tetti.

L’arredamento è casuale-bohèmien.

Ben visibile il monoblocco cucina, moderno e coloratissimo. Molti libri, dischi, cuscini, un divano letto chiuso.

La televisione è accesa e trasmette una partita di calcio.

L’ambiente è in via di preparazione per una festa: fiori, bicchieri, decorazioni di carta, ecc..ecc.

Su un piano d’appoggio, l’apparechhio per le diapositive.

Suonano alla porta. Nessuno va ad aprire.

Da fuori, ruomore di chiavi e poi di effrazione nella serratura. Entra Alberto, con fare circospetto, da ladro, guardandosi intorno.

Porta una busta ddel supermercato. Si aggira sinistro per l’ambiente. Infine, appurato che in casa non c’è nessuno, smette di colpo l’aria circospetta e si abbandona con un sospiro di sollievo sul divano.

ALBERTO    Meno male…Simona non c’è ancora…E mi ero scordato anche le luci accese!...(sospira) Vediamo se c’è tutto! (controlla la spesa con un elenco) Spaghettini n.3…Presenti!...Spray deodorante ammazza fumo…presente!...Profumazione al pino?...mah, speriamo che sia quello giusto…Basilico..presente? basilico, presente? Presente, per fortuna. Tutto sincronizzato, mi pare…

Dalla TV accesa viene rumore di gol.

ALBERTO  (disperato) No!...Hanno segnato! Perché perché doveva succedere proprio adesso? (getta i pacchi sul divano) Il replay! (si precipita a vedere) Ramirrez!...(improvvisamente triste) Uno a zero…

Suona il telefono. Alberto risponde, senza staccare gl occhi dal televisore, distratto dalla partita.

ALBERTO (ancora triste) Sì?...sì, sono io…Dica, dica. Cosa? Un che?...Un gorilla per me?...Ma è…io non…ma le pare…(l’interlocutore riattacca. Alberto prosegue fra sé)…Un gorilla. Per me…ma non lo sanno che c’è la partita?...

Riattacca e va ad alzare il volume della TV.

ALBERTO  (uralando) Vai Ramirez!...Incuneati!...Vai!...Smarcati sulla faccia laterale!...Scioppati il portiere…Vai!...(deluso) Ramirez…ma vai a…Be’, pensiamo alla festa…prima cosa: le diapositive…quelle del Festival della Birra, no. Già viste l’anno scorso. Palma di Maiorca? Troppo sfruttata…L’Africa! Giusto!

2

Inizia a proiettare sulla porta del bagno, alcune diapositive. Sono immagini di un viaggio felice, in Africa. Alberto e Simona sorridono accanto ad alcuni indigeni negri, loro sono vestiti da esploratori, ecc.

ALBERTO   La coppia  più bella del mondo a Tiruanda Biruanda, grazie all’agenzia “Viaggio e Coraggio”…(diapositiva seguente, uno stregone orripilante) Ecco il direttore del <<Viaggio e Coraggi>> in trasferta…

Il telefono suona

ALBERTO  Ancora quello del gorilla?...(risponde urlando) Pronto!...Ah, guardi…il gorilla no. Non può essere…Oh, cara, sei tu?...No, gorilla?...Io ho detto gorilla?...Non è possibile che abbia detto gorilla a te…giuro che…No, vedi, è che hanno telefonato un minuto fa per dire…Sì, cara! La televisione è spenta. (abbassa il volume della TV) La casa è a posto. Stavo per l’appunto dando lo spray deodorante…quelllo al pino…No! No! Non quello al pino! Quello alla menta…scusami, tesoro mio….Sì, Stefano e Giovanni verrebbero…con la giacca, è ovvio. E la cravatta, è sottinteso. Sì, lo sanno che qua non si fuma. E naturalmente quando arrivi tu col direttore dell’agenzia, noi acqua in bocca, tre pesci…Sì, me lo ricordo, appena il direttore mette piede qua dentro, automaticamente parte “I got you under my skin”….versione Frank Sinatra. Hai idea di quanti saremo?...tutti qui dentro?...Non, forse potremmo tenere aperta la porta del pianerot…Giusto, cara! La padrona di casa proibisce le feste. E che la casa l’abbiamo solo perché tu hai un lavoro fisso e garantisci…(ripete a pappagallo)Ma siccome le serve festono…le feste servono per la tua carriera…Non sto facendo lo spiritoso. I pasticcini li ho  ordinati stamattina, staranno per arrivare. Due chili al pistacchio…(si accorge di una azione in TV) Ramirez…No, non da Ramirez, li ho ordinati da Vanni. Due chili alle mandorle e un etto al cioccolato…Per me…Va bene, quelli al cioccolato li rimando indietro. Sì…mi raccomando non fare tardi, lo sai che io…con i tuoi amici…No, niente da ridire…I fiori sono a posto! No, stai tranquilla…E naturalmente non tirerò fuori le diapositive dell’Africa, certo per favore…E non si parlerà della mia invenzione cretina!...Stai tranquilla, amore la signorina non si è accorta di nulla…Ciao tesò…

Alberto riattacca,sospirando, poi si precipita ad alzare il volume della TV. Quindi, con un occhio allo schermo, scatta a disporre alcuni fiori in un vaso.

ALBERTO  Vai Ramirez! A posto i fiori!...Dopo tocca a voi (si rivolge alle diapositive) Via! Marsch! Sparire!

Controlla l’orologio e guarda la partita.

ALBERTO (a soggetto espressioni di giubilo calcistico e poi fra sé, canticchiando) Spaghettini n.3…fiori…deodorante…Com’è bella la vita ordinata…Una vita trallalà..

Squilla il telefono. Alberto si precipita, poi torna indietro ad abbassare il volume della TV. Riscatta verso l’apparecchio.

ALBEERTO  Cara!...E’ già tutto perfettamente predisposto per la festa. Ancora?!...Lei e il suo gorilla?...Ma è una mania! Come glielo devo dire che ci deve essere un errore?!...Qui di gorilla ne abbiamo già uno, anzi una…Guardi che se è uno scherzo…(minaccioso) L’avverto che io…mi scusi se non posso esserle utile…

3

Sono un ingegnere! Sposato…anche se momentaneamente disoccupato!...(riattacca)…Un gorilla per me…”C’è un gorilla per lei”! Con la finale di coppa Campioni in Eurovisione!

Corre a rialzare il volume della TV. Comincia a preparare una tavola per il buffet. Si muove precariamente nell’ambiente pieno di mobili.

ALBERTO  Le patatine…i salatini…i drinks…coktails…(alla TV) Ramirez! Stendilo!…Sgrullalo!...Spaccalo! Ramirez!!...Ramireeez!...Ramirez. ma che hai fatto?

Si accascia, su una sedia, con na pila di piatti in mano. Suonano alla porta.

ALBERTO  I pasticcini! Un momento!...Arrivo!...

Si barcamena con la pila di piatti che rischia di cadere. Suonano alla porta.

ALBERTO  Eccomi!...Eccomi..

Finalmente libero va a d aprire. Sulla soglia non c’è nessuno. Un foglio di carta è appuntato sulla porta. Alberto lo prende, perplesso.

ALBERTO (fra sé) Il segno di Zorro…(si mette a leggere e chiude la porta)…”Signor Alberto Rossi, Via Maria Clotilde 31”. Sono io. Non Maria Clotilde…Alberto Rossi. Ispettorato civile per l’ambiente, sezione Paesi Terzi…?

Suonano alla porta.

ALBERTO  Zorro è tornato…

Distratto, Alberto va ad aprire rigirando il foglio tra le mani. Sulla soglia, immobile, c’è un gorilla con un pacco tra le mani. Alberto sempre distratto tutto preso dalla busta.

ALBERTO   Entri, entri…metta pure lì il pacco…Sezione Paesi Terzi?...Mah…guardi che quelli al cioccolato può portarseli via…mia moglie dice che ho problemi di fegato…lei è un’esperta in fegato. Il mio l’ha fatto diventare così…

Il gorilla intantosi è avvicinato. Alberto lo nota.

ALBERTO  Giovanni?...T’avevo detto giacca e cravatta. Lo sai che Simona diventa una belva se le faccio fare delle figuracce col capo. Adesso sta anche aspettando la promozione…E’ possibile che non crescete mai tu e Stefano?...Dove sta quell’altro scemo?...Dietro la porta travestito da ippopotamo. Vieni avanti cretino!...E tu, levati quella parrucca!....Ci finiamo di vedere la partita con calma e puoi anche fumare, per adesso, tanto lei torna fra un’oretta!...Però levati quella roba…

Si accorge che non si tratta del suo amico Giovanni.

ALBERTO (spaventato) Ma lei non è Giovanni!...Stia fermo! Fermo lì!...Giovanni?...Giovanni, se sei tu brutta bestia…

Il gorilla resta immobile. Alberto alza le mani.

4

ALBERTO  Un bandito! Vada fuori da questa casa…Vada fuori da questa casa. Chiunque lei sia, vada via, mi arrendo! Non c’è un soldo nemmeno nel salvadanaio…Non si muova!...(fra sé) Non è possibile, sto avendo un incubo…E’ un gorilla, un vero gorilla! Vuole una banana?...Un vero gorilla, qui! Che cosa dirà Simona…Oddio e non sono arrivati nemmeno i pasticcini….Sarà ferocissimo? (all’improvviso ossequioso verso il pianerottolo fuori scena, attraverso la porta rimasta aperta) Sì, signorina,,,una festa? No!...Solo una piccolissima riunione fra amici…per l’anniversario….(indica il gorilla) Il primo amico: tipo eccentrico! (butta a sedere con una spinta il gorilla sul divano e si precipita a chiudere la porta) E’ un incubo…sto sognando…e questo cos’è? (riprende a leggere il foglietto che ha in mano) “A seguito dell’impossibilità verificatasi da parte di questa associazione di occuparci ulteriormente di Ugo, gorilla di anni tre, la consideriamo l’unico in grado di sostituirci in quanto il suo nome è stato trovato sugli effetti personali della madre di Ugo, gorilla di anni 22, deceduta in Africa durante le operazioni di indagine a scopo eco-scientifico dei due animali avvenuta due anni e mezzo fa..” Tutto questo si potrebbe definire solo con la parola incubo…oppure sto diventando pazzo. (riprende a leggere) “Ugo è molto educato e non sporca in casa…” Questo non sta capitando a me…Ora mi sveglio ed è tutto finito…”Ama molto i dischi di musica classica e predilige Beahms. A volte piange. In quei casi basta una favola e si calma subito. Distinti saluti, firmato: il direttore pissi pussi, qui la firma non si capisce…Per forza, quando c’è da prendersi una responsabilità, la gente si nasconde dietro una firma illeggibile…Ma è pazzesco! Adesso chiamo la polizia! Buono lei…Qual è il numero della polizia…

Si accorge che il telefono è accanto al gorilla. Si spaventa ancora di più.

ALBERTO  Sarà il 113…Si, ma che gli dico alla polizia? Come lo giustifico un gorilla qui. Quelli mi fanno subito un accertamento fiscale. Un gorilla in casa oggi come oggi significa un tenore di vita della madonna!...Mi devo arrangiare da solo…Cosa c’era scritto su quel manuale di trekking, quello che avevo voluto portare in Africa, perché se era per Simona, tutte fesserie dice lei…Ti vorrei vedere qui, adesso!...Oddio Simona! (al gorilla, disperato) Sta per arrivare Simona!...Per favore se ne vada lei non si rende conto in che situazione ci troviamo…Simona è una donna in carriera…Se la trova qui è capace di ammazzarci!...Come diceva il manuale?...Guardare fissamente la belva con piglio volitivo…Non arretrare mai nemmeno di un centimetro…Continuare a fissare la fiera con intenzioni minacciose…L’animale resterà alla fine come ipnotizzato…”

Alberto resta ipnotizzato. Il gorilla allunga un braccio e gentilmente lo scuote, porgendogli il pacco che ha tra le mani.

ALBERTO (ridestandosi terrorizzato al contatto) Aaaaahhh!...

Fugge dietro il divano, e poi porge una banana al gorilla…

ALBERTO  Banana?...Buona banana…mangiare, prego…Molto buona banana…(riemerge dal divano) Forse non ci siamo capiti stupido…Pardon, che dico: forse non ci siamo capiti subito..

Mima esageratemente le frasi seguenti.

5

ALBERTO  Io: uomo. Tu. Gorilla. Almeno…Ma che si guarda? Come ho fatto a scambiarlo per Giovanni, prima?...Questo ha uno sguardo più umano…(di nuovo mimando) Io, uomo. Questa, casa. Insomma, casa…un ghetto dove il primo che si muove troppo diventa come i centri del tiro a segno: viene subito voglia di sparargli…Mi comprendi?...Tu, me comprendere’…Comprendere me?...Questo non capisce niente…Comunque, io riepilogare adesso. Io, uomo…Questa, casa. Tu: scimmia…(a parte) Il discorso fino adesso non fa una grinza. Tu andare via…Africa..Marocco…Giappone…Jappo..ne….Dove ti pare, ma qui no…Capito? Tu qui, triste…Grande malinconia di savana…Qui, non posto per te…Qui giungla d’asfalto. Tu, via! Ma che sto dicendo?...Io tarzan, tu Jane…Questa è una di quelle cose che succedono una volta nella vita, o ci muori, oppure ci campi. Ci scrivi su un libro, vai in televisione alla rubrica “C’ero anch’io”: la racconti, vendi un sacco di copie  e diventi miliardario. Magari dovrei fare una fotografia con la polaroid come testimonianza…Perché, secondo me senza prove non ci crede nessuno a una storia del genere…Quello, lo scimmione, poi magari col flash si spaventa…Certo che con la fotografia nostra sulla copertina del libro, il miliardo è assicurato….Questo non toglie che appena Simona torna col Direttore dell’agenzia e lo scopre qui, ci ammazza tutti e due. E non sono arrivati neanche i pasticcini…E non ho fatto in tempo nemmeno a levare le diapositive…E chi ce l’ha il coraggio di arrivare fino al proiettore, con quello in mezzo? No, non lo so, peggio di così…E intanto tu, zitto e fermo…Tu non ti muovi…E magari pensi. E perché mi devo muovere io?...E non lo so, mi dovrei muovere io?. Chii è che è fuori posto fra noi due’ pretenderesti, che io…Io non ci penso per niente, non ho il coraggio…Ma perché stai lì immobile? Temi la mia voce? (a parte) Sarebbe il primo al mondo..La verità è che me la sto facendo sotto e questo non parla…Ma io sai che se la signorina, e tu dirai: ma chi è la signorina? La signorina è la padrona di casa, quella cozza che abita nel loculo qui accanto…Se quella sapesse che qua dentro c’è un…come posso dire?...Uno come te…che farebbe? Non lo so…dico, che farebbe?...Quella datterona di mare, sfratto qui, sfratto lì: se fate questo vi sbatto fuori, la gente civile non ha cani, non ha ragazzini, ha un lavoro fisso…Non, non lo so, vorrei vedere che cosa farebbe la vecchia gasteropoda se scoprisse che qua dentro c’è uno..uno così…(a parte) Questo con un ruggito fa venire un infarto a chiunque in mezzo secondo, anche un terzo secondo. (il gorilla non ha reazioni) Niente da fare…Ascolta: perché non esci dalla mia vita? Ti prego. Io non ho spiegazioni,non  ho giustificazioni…Che dico a Simona, quando ti vede seduto sul divano “Morbido abbraccio” che ci ha regalato la sua mamma? Su quel divano, dove i primi tempi, sembra incredibile, consumavamo anche atti osceni, senza permesso di Simona, non ci si può sedere nessuno. Solo il direttore del “Viaggio e Coraggio” in visita. Ma tanto è inutile. Questo non capisce. Per delle cause imprecisate, io stasera mi ritroverò senza casa, senza moglie, senza niente…(a parte) Il destino sotto forma di questo mostro, mi gioca un tiro mancino…scusami se ti chiamo mostro…ma non mi ricordo come…(scorre il foglietto) Ah, sì!....Ugo. si chiama Ugo. Chi era che si chiamava Ugo che conoscevo io?...Mah! il postino?...No…il giornalaio…neanche …quello delle vacanze in Yugoslavia!...Era uno coi baffi…i capelli grigi…Ugo, Ugo…Mio padre!... Ugo! Ti chiedo un favore. Se non esci da questa casa entro dieci minuti, non so cosa può succedere…Niente…Ugo, eppure ti facevo un…un…Ugo, mi sembra una persona ragionevole…Vattene! (fra sé) Non solo non ho sèguito fra gli esseri umani, ma anche fra gli animali non riscuoto…

Suonano alla porta. Alberto è accasciato. Sovrappensiero.

ALBERTO  Chi è?...

6

VOCE FUORI SCENA  I pasticcini…

ALBERTO        AH, sì….vai tu, per favore, Ugo…

Il gorilla si avvia ubbidiente.

ALBERTO     Cuccia! Fermo lì…(verso la porta) No non lei…lei se ne vada anzi, e lasci i pasticcini per terra…Sto sotto la doccia…non posso venire adesso. La prenderò dopo…E quelli al cioccolato…se li porti pure via…

Si sentono passi in allontanamento sulle scale.

ALBERTO  …Come non detto…

Va ad origliare dietro la porta, sente che non c’è più nessuno dietro, la socchiude di pochi centimetri e si sporge a prendere i pasticcini. Tira indietro il pacco e chiude la porta.

ALBERTO  Devo prenderli subito, perché se li trova la merluzza se li mangia tutti…gIà ma a te che te ne importa della merluzza…quando t’ho detto che è la tizia che ci ha affittato questo appartamento: t’ho detto tutto!...Sta tutto il giorno col bicchiere appoggiato al muro per sentire cosa diciamo, quello che facciamo…(a voce alta, si rivolge a favore della parete di sinistra dietro la quale si presume ci sia la signorina) Caro Giovanni come va la vita? So che è morta la tua padrona di casa, fra atroci dolori, dopo aver dato lo sfratto al tuo vicino…E che ci vogliamo fare, caro Giovanni, sono casi della vita. (poi di nuovo a bassa voce) Questo, io, lo chiamo lavorare ai fianchi il nemico…Vediamo questi pasticcini…

Apre il pacco col vassoio dei dolci.

ALBERTO  Ma quelli al cioccolato sono troppi…Si sono sbagliati, ne hanno portati un chilo…Se li scopre Simona!...Sai, io ho un po’ di male al fegato. Basta che assaggi tre o quattro di questi e mi vengono subito gli sfoghi anche dentro l’ombelico. Però sono buoni…Io vado pazzo per il cioccolato…Pensa che prima…prima…il cioccolato non mi faceva niente. Che ti devo dire?...Due o tre tartufoni al cioccolato, con panna, al giorno non me li levava nessuno…E avevo una pelle…una creatura, praticamente un neonato…rosa, liscia…e adesso invece, basta lo sguardo. Se malaguratamente mi casca l’occhio sul cioccolato: il vaiolo! Comunque questi bisogna farli sparire, sennò stasera, chi la sente?...Ne vuoi uno? Sono la specialità di Vanni…quel bar all’angolo della piazza qua dietro…quello dove va tutta la gente del cinema, televisione, qualche ladro…Hai capito, no?....

Il gorilla prende un pasticcino. Ne prende uno anche Alberto, e cominciano a mangiarne diversi.

ALBERTO  Pensa che questo tipo di pasticcini qua, al cioccolato, piace molto anche a Giovanni e Stefano…Giovanni e Stefano, quei due miei amici. Quelli che mi ero sbagliato che eri tu…che mi credevo che eri tu che mi avevano fatto uno scherzo…Vabbè insomma, con Giovanni e Stefano siamo amici da tanto tempo..Con Giovanni, abbiamo fatto il liceo…un secchione tutti nove e dieci. Al liceo…al liceo, lo sai meglio di me un voto serio è un sei, un sette…il nove e il dieci si danno alle elementari…E invece lui: tutti nove e dieci! Però guarda adesso come si è ridotto. Più disoccupato di me. Ha tre lauree: filosofia, teologia e sociologia. Una più inutile dell’altra…Io da amico, l’ho sempre consigliato: non so, prendi

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chimica, biologia, ‘ste materie qua, che servono sempre. Nel mondo ci sarà sempre bisogno di un chimico, di un biologo…oppure prendi ingegneria come me…Bè, quella magari è meglio, che non l’ha presa, se doveva fare la fine che ho fatto io…Lui, comunque è uno di quei tipi che non si sono mai integrati. E’ un disintegrato…A 35 anni sta ancora coi genitori. Invece Stefano fa il meccanico. Adesso ha messo anche un’officinetta per conto suo. Era il figlio del portiere di casa mia, quando stavo con i miei, da ragazzo…Lui sì che ha fatto un sacco di strada…Stefano…A me e a Giovanni ci ripara sempre la macchina gratis. E’ lì che si vede l’amicicizia…la solidarietà di tutta una generazione…Noi abbiamo subito il crollo degli ideali, ma siamo rimasti compatti…Io, il giorno che piazzo l’invenzione, però, gli voglio fare un regalo a tutti e due…Tu ti domandi che cos’è l’invenzione…Eh, l’invenzione caro Ugo…è quella cosa che mi cambia la vita da così a così. l’uovo di colombo…non ne potrei parlare perché le voci corrono e le idee si soffiano, ma tu sembri un tipo riservato…La luce del sole: giorno e notte! Un sistema di specchi parabolici intercontinentale, piazzati sul tetto di casa mia, fino a fare il giro della terra e tornare sul tetto di casa mia in una maniera che permette di essere al giorno tutto il giorno. Cioè l’addio alla notte, al buio al freddo, alla paura…mi mancano solo i mezzi; sto cercando un socio in denaro ed è fatta…Mi spiego??...L’uovo di colombo. E il miliardo, per me. Al che, via tutto. Via da questa casa, villa hollywoodiana, piscina a cuore, piedi caldi. Ma che c’è dentro a quel pacco?

Il gorilla porge il pacco ad Alberto, che lo prende timorosamente. Lo scarta.  Ne fuoriescono alcuni oggetti usati, un po’ sporchi.

ALBERTO  Un orologio?...Ma questo è il mio orologio: “Alberto e Simona per sempre”. Quello che mi aveva regalato Simona, per il mio anniversario. Poi l’avevo perso. Chi lo sa dove…Ma è tutto graffiato…No, non è graffiato, è scritto: “A Gilla, con amore”…Gilla? E chi è Gilla? E questo? Un braccialetto di fiori secchi…Una camicia vecchia’ ma..è mia pure questa! Mi credevo di averla persa in tintoria, tanto tempo fa. Non mi ricordavo in quale tintoria l’avevo portata. Vedi, ci sono le mie iniziali…E questo scarabocchio a penna? “Gilla”, e ancora?...e “Africa”. Gilla? Africa? Quattro anni fa! In Africa! Il viaggio con Simona, ma sì. Il manuale di trekking, e poi il safari fotografico nella giungla…

Squilla il telefono. Alberto crede sia la porta. Si agita.

ALBERTO  Simona e il Direttore! Oddio, nasconditi!...Sotto il divano…No, sotto il divano no, dentro l’armadio…Questa è Simona, è la fine. Isco! Disco!

Mette su goffamente e precipitosamente il disco di “I got your under my skin” Il gorilla, che mantiene una calma olimpica, solleva la cornetta del telefono e gliela tende. Alberto intanto blocca la porta a mo’ di barricata. Urla per coprire il rumore del disco.

ALBERTO  Cara, sei con il Direttore?...Cara, un piccolo contrattempo, si è bloccata la serratura…

Intanto fa cenno concitatamente al gorilla di nascondersi.

ALBERTO  Via di lì…posa quel telefono!...Cara, arrivo…Metti giù quel telefono!...Cara, arrivo. Levati di torno, sparisci! Il telefono?...Cara?...cara fove sei?...Signor direttore?...

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Apre la porta con circospezione. Non c’è nessuno…

ALBERTO  Non c’è…non ci sono

E chiude. Si rende conto finalmente che si tratta del telefono che il gorilla gli porge. Si precipita a strapparglielo dalle mani, mentre stacca il disco.

ALBERTO  Pronto?...Allò,allò…rincretinito io?...Ma come si permette?...Caaara!...Certo che sono io! Chi dovrebbe essere nella nostra casuccia?... No stavo parlando solo, erano i pasticcini…Hanno portato dei pasticcini molto simpatici e… Ah ah ah…No, non faccio lo spiritoso…Era per entrare nel clima della festa. Non è il momento. Va bene. Sì, tutto pronto…tutto perfettamente a posto…Diapositive, via! Acqua in bocca, tre pesci, io Stefano e Giovanni. Non ti preoccupa’…Ha riattaccato.

Alberto riattacca.

ALBERTO  Ugo, l’hai sentito da solo. Te ne devi andare. Fatti una ragione: devi tornare da dove sei venuto. Da chi ti ha mandato. L’ispettorato, i Paesi Terzi, non lo so. Che ne devo sapere io?...Io ho solo fatto un viaggio in Africa, mica è un delitto. Cisaranno almeno 12…guarda, almeno 25?...Ma vogliamo confessarci la realtà e ammettere che ci saranno almeno 72 milioni di persone al mondo che hanno fatto un viaggio in Africa? Diciamolo. E’ possibile. E allora? Perché a me devono mandare un gorilla a casa?...Allora a tutti! Ma se a quest’ora tutti quelli che hanno fatto un viaggio in Africa, si vedono recapitare un gorilla in casa, 72 milioni di gorilla, allora in Africa non ci sta più nessuno. Si spopola. E loro che fanno?: ne mandano uno solo: il porta bandiera. E a chi lo mandano, di tutti i 72 milioni di persone?...e’ qui che io mi ribello. Alla scelta di me come cavia. Anche perché è l’insopprimibile istinto di conservazione che mi anima. Infatti, la mia vita, caro Ugo, è appesa a un filo….Non ho un lavoro..Te lo posso dire apertamente, tanto so che tu non parli. No, perché se lo sente la polipona, qua vicino…Lei crede che io sia uno che lavora in casa…progettazioni…Sì va bene…ma tanto questo qui non mi capisce…E’ la fine. Simona, ormai, mi sa che non mi vuole più bene. Mi tiene qui in casa per pietà…perché sa che non saprei dove andare…Non so parlare l’inglese…non so i computer…Non so fare niente, neanche aggiustare un lavandino…

All’improvviso è assalito da un flash di ricordi.

ALBERTO  Ma è stato quando mi sono perso!...Quando eravamo tutti lì nella carovana, a Tiruanda Biruanda, e io sono caduto nella trappola!...Me n’ero dimenticato…Ma adesso…sì…gli altri non si erano accorti di niente…Per quanto tempo ci sono rimasto, in fondo alla buca?...Una fame. C’erano i serpenti, il buio…Ela notte si vedevano le stelle sul cerchio in alto, alla fine della trappola…Che paura..Certi pianti…Ecco, mi ricordo tutto…All’improvviso, Ugo mio, arriva un ombra…io dico: è fatta, sarà un leopardo, una tigre…e infatti era una cosa pelosa. Però buona. Era Gilla, Gilla mia. Lei era un…come possiamo dire? Scusa la parola, un gorilla. Però tutta morbida, tutta calda…Io ero intirizzito…perché di notte l’Africa è fredda. E’ lei che m’ha salvato…Gilla…Pensa che aveva una casetta fra i rami. Carina, fatta di foglie, profumata…Quanto tempo saremo stati insieme?...Che ne so. Gilla mi portava sempre le noci di cocco. Poi c’erano delle liane e io…Che cretino! Facevo l’altalena. E poi parlavamo,parlavamo

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…Cioè parlavo io, lei mi stava a sentire, attenta. Come fai tu. L’ho chiamata io Gilla, lei non me l’aveva mica detto…Poi una mattina torna Simona, coi portatori, e mi salva. Così disse lei, allora. E poi s’è pentita, così dice oggi. Quella mattina, Gilla fece appena in tempo a scappare…a nascondersi nella foresta…I portatori erano armati…E in fondo lei era sempre un gorilla…Neanche ci siamop potuti salutare…Mi ricordo solo uno sguardo…Lo sguardo che m’ha lanciato prima di sparire dentro nella foresta…Uno sguardo che m’ha bruciato…che…che ce l’ho ancora qua davanti…che sembra che mi sta fissando…qua come fosse adesso…Guarda, uno sguardo intenso…come il tuo. Io le avevo messo il mio orologio al polso…quello lì, quell’orologio lì..(resta interdetto) Ma tu non sarai mica il figlio di Gilla?...Sei il figlio di Gi’…Oddio fammi guardare le date…oddio oddio..oh…questo succedeva quasi 4 anni fa…tu hai circa tre anni…Oddio…ma quanto resta incinta una gorilla? L’enciclopedia, fatemi vedere…

Sfoglia freneticamente una enciclopedia tascabile.

ALBERTO  Gorilla… non c’è…Le vedi queste enciclopedie?...Non valgono niente. Ho provato anche a venderle. Uno sfacelo. Non c’è mai niente di quello che ti serve di sapere. Ah, eccolo. Gorilla, primate molto simile all’uomo..Ma allora..se per la donna sono nove mesi…per il gorilla…quasi…ma..Ugo! fossi il frutto…fossi mi…fi…mio f…Ugo, chi sei tu?

Suonano alla porta. Alberto, frastornato va al telefono.

ALBERTO  Pronto?...Pronto?..Allò…

Il gorilla, intanto, è andato ad aprire. Entra trafelata Simona carica di pacchi. Non si accorge del gorilla.

SIMONA (sarcastica) Stupido…sono qui alla porta…non al telefono…

Alberto spaventatissimo, getta via il telefono e resta immobile, non sapendo che dire.

SIMONA  Ho dovuto suonare perché con tutti questi pacchi non potevo mica aprire con le mie chiavi. Ho comprato salatini, tovagliolini di carta e segnaposti colorati tanto tu sicuramente te ne sei dimenticato. Il direttore sarà qui a momenti, sta parcheggiando…mi raccomando…

Simona nota la fissità di Alberto e si insospettisce.

Tu hai mangiato del cioccolato!...Non negare Alberto: tu hai deliberatamente mangiato del cioccolato per diventare repellente e far credere al Direttore che vivo con un mostro (nota all’improvviso il gorilla) Ah, quel cretino di Giovanni immagino.

Alberto vorrebbe parlare ma non può. Accenna di no, con la testa.

SIMONA  Stefano, allora. Il meccanico più caro di Roma. Quello che per amore dei bei tempi antichi, della solidarietà una generazione, ci fa pagare una riparazione il doppio qualsiasi altro…Il trust dei cervelloni riunito al completo…Bene spero che tu e i tuoi sciocchi amici possiate cambiarvi nel giro di trenta secondi e indossare

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una giacca e cravatta come d’accordo. Altrimenti marschhh! …Fuori!...Io non voglio fare figuracce per colpa di un gruppo di irresponsabili.

Alberto continua a boccheggiare. Il gorilla è immobile.

SIMONA  Ah, resistenza passiva…Bene, allora seconda ipotesi…marsch, fuori.

Simona apre la porta e comincia a spingere fuori il gorilla. Alberto ritrova la parola.

ALBERTO  Simo’…Simona non è Giovanni quello…Non è…non è..neanche Stfano…è…è…proprio un gorilla...un gorilla vero…

Simona sviene, con un gridolino, sorretta dal gorilla. Dalla TV arriva la notizia che Ramirez ha segnato.

II  ATTO

La stessa scena del primo atto, ma con la televisione spenta. Tutto ora è pronto per la festa. Simona e Alberto sono vestiti da sera, accasciati sul divano. Il gorilla è seduto anche lui sul divano con un cotillon in testa e una trombetta di carta in mano.

SIMONA (affranta) Ma che sarà successo al direttore?

ALBERTO (timidamente) Quello stava per salire e… quando ha citofonato tu l’hai mandato a comprare le cannucce…Dove le trova le cannucce a quest’ora?...

SIMONA  Zitto tu! Depravato…Ma appena è finita la festa, la stramaledetta festa, ve ne andate tutti e due mostri.

ALBERTO  Ma Ugo è solo un bambino, ha appena tre anni…

SIMONA  Se non fosse che a minuti arriva il direttore e gli invitati…V’ammazzerei…

ALBERTO (al gorilla) Che t’avevo detto?...(a Simona) Simona ti prego, non ti preoccupare. La festa è salva. Guardalo. Sembra un uomo…Travestito da gorilla! Ma chi se lo va mai a immaginare che è un gorilla vero…e anche noi due, guarda come siamo eleganti…Abbiamo fatto in tempo a preparare tutto…Il buffet è pronto…La trovata delle cannucce col direttore: un vero colpo di genio, Simonetta mia…Abbiamo perso tempo, abbiamo fatto un piano con calma…ma non senti che pace’…Sembriamo un presepio.

SIMONA  (avvelenata9 Tu…tu…tu…

ALBERTO  Ti assicuro che al momento la situazione è sotto controllo.

SIMONA  Tu, rovina della mia vita, mostro…

ALBERTO  L’hai già detto.

SIMONA  E non mi stancherò mai di ripeterlo. Mostro, mostro e mostro. Sei stato a letto con un gorilla!

ALBEERTO  Era una femmina…e neanche siamo stati a letto, solo rami e qualche foglia…e poi te l’ho già detto Simona, e te lo giuro, che non sono per niente sicuro di esserci stato a letto…Cioè, a letto nel senso di dormire, sì. Però, a letto in quel senso che pensi tu, no. Io non sono sicuro. Io ho battuto la testa quando sono caduto nella trappola, e mi sono fatto molto male, e non ricordo quasi niente di quello che è successo laggiù a Tirumanda Birumanda…

SIMONA (sarcastica) Tiuanda Biruanda! Il safari fotografico che abbiamo fatto coi soldi della “mia” promozione! E tu non sei sicuro di quello che è successo con la gorillessa?!...E quella belva feroce allora come nasce?

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Il gorilla è sempre immobile e mito.

ALBERTO  Non è una belva. È buonissimo…anzi secondo me è anche un po’ stupido.

SIMONA  Allora non ci sono dubbi sulla paternità…è sicuramente tuo figlio. Talis pater…

ALBERTO  Simona sii ragionevole. Stanno per arrivare i tuoi invitati…

SIMONA  I “miei” invitati! Ah, i miei invitati! E’ un ricatto! Dillo chiaramente che mi stai facendo un ricatto…Stai dicendo che da un momento all’altro con l’aiuto di questo energumeno e sicuramente di quegli altri due deficienti di Giovanni e Stefano, puoi distruggere dieci anni di brillante carriera professionale nell’agenzia “Viaggio e Coraggio”! Carriera che ci ha consentito di arrivare fino a oggi senza dormire sotto i ponti! La mia credibilità…La mia serietà…La mia grinta…Tutto sbriciolato dalla ghiotta notizia che sono la moglie del padre di un gorilla!

ALBERTO Non sei la moglie! Tu non sei la moglie: non mi hai mai voluto sposare.

SIMONA  E te quante volte me l’hai chiesto di sposarti?

ALBEERTO (alla sprovvista) Quante’

SIMONA Dì, dì quante?

ALBERTO (tirando a indovinare) Dodici’

SIMONA   No

ALBERTO  Ventisette?

SIMONA  No

ALBERTO  Trecentoventuno?

SIMONA NO…Una.

ALBERTO  Una sola?

SIMONA  (molto recriminatoria) Sì, una!

ALBERTO  E quante volte te lo dovevo chiedere? “  “Mi vuoi sposare”? Ho detto io…”No”, hai detto tu. E io ho pensato che no voleva dire no. Che vuol dire normalmente “no”…Vuol dire no. La stessa cosa di nisba, nicht, rien ne va plus. Quando uno dice no, dice il contrario di sì, e quello che lo sta a sentire, se parlano la stessa lingua, capisce “no”. O no?

SIMONA  Vuoi fare il furbo…

ALBERTO  Ma come “voglio fare il furbo”…Alla mia domanda testuale, ripeto, “mi vuoi sposare”? Tu hai risposto “no”, e hai messo in mezzo anche “ l’argomentazione filosofica: il matrimonio è un’ipocrisia. “Perché due persone che si amano devono andarlo a spifferare in un ufficio comunale  davanti a uno con la fascia tricolore”? Queste sono le parole tue.

SIMONA  Ma è stato dodici anni fa…

ALBERTO  Ah, già, 12 anni fa. Oggi non vale più. Cioè: bisogna ridomandare ogni anno…Ma dille, queste cose! Dille! A me che mi costa chiederti in matrimonio ogni anno’

SIMONA  Ma tu dovevi dirmelo solo se lo sentivi e non a richiesta.

ALBERTO  Ma che ci sto a fare io qui da 12 anni?

SIMONA  Ci stai a vivere perché non hai una casa, non hai un lavoro, non hai niente.

ALBERTO   No. Perché anche se è vero quello che hai detto, e non lo nego…

SIMONA  E vorrei vedere con che faccia lo potresti negare.

ALBERTO  Io qui ci sto solo perché ti voglio bene e quindi ti voglio sposare. Ma come facevo a sposarti se tu non volevi? Bisogna essere in due. Ma se lo sapevo che tu te lo volevi far chiedere ogni anno, io lo facevo. Anche ogni sei mesi. Simona, anche ogni giorno. Anzi, cominciamo subito. Simona, mi vuoi sposare?...

SIMONA  (quasi piangendo) No! …no e no.

ALBERTO  Lo vedi?

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SIMONA  Tu adesso me lo chiedi perché io te l’ho chiesto di chiedermelo. Se io non ti chiedevo di chiedermelo tu non l’avresti chiesto. E non si chiede una cosa simile su richiesta di chi te l’ha chiesto se tu non gliel’ho hai chiesto. Si chiede se non te l’hanno chiesto.

ALBERTO (esasperato) Ma chiesto che cosa?

SIMONA  Ma di chiederlo, no?!

ALBERTO  Simona, forse negli ultimi tempi noi abbiamo comunicato poco…No so, ho come l’impressione che parliamo due lingue diverse…

SIMONA Si capisce, tu parli il gorillese! Quello lo parli molto bene! Io invece, poverina, parlo ancora questa lingua umanoide. Sono antica, arcaica…Tu hai pigiato sul pedale dell’evoluzione, anzi, dell’evoluzionismo. Volevi l’anello mancante e l’hai trovato (indica il gorilla). Meglio. L’hai procurato. Il povero Darwin a quest’ora ti dovrebbe fare un monumento. Ma abbiamo chiuso. Appena finisce la stramaledetta festa, tu e il tuo anello mancante fate il fagottino e ve ne andate!

Suonano alla porta. Simona, agitata risponde al telefono.

SIMONA  Pronto’ pronto?...

ALBERTO  E’ la porta, cara…

Il gorilla si è avviato ad aprire. Simona si precipita a bloccarlo.

SIMONA  Torna subito a posto, tu! E zitto! Zitti tutti e due. È il direttore. Mannaggia! Ma perché mi sta succedendo questo? (ad Alberto, sibilando) Svelto metti il disco, facce allegre!...

Alberto mette su precipitosamente il disco “I got you under my skin”. Simona apre la porta tutta sorridente. Si ricompone. Musica a tutto volume.

SIMONA  8urla per coprire la musica) Ah, è lei signorina! Una festa…Nooo! (ad Alberti) Via il disco! Via la musica! (verso fuori sul pianerottolo) Niente festa! Stavamo provando un disco che ci hanno prestato…C’è un tecnico dei grammofoni…Un po’ irsuto, è vero, Ma molto in gamba…E’ un…un immigrato del medi oriente…Sa questi ragazzi oggigiorno si arrangiano, qui in Italia hanno trovato la Mecca! Ah,ah,ah…Comunque noi, per quello che ci riguarda, abbiamo finito completamente. No, nessun rumore…Buonanotte…

Simona chiude la porta e sospira, affranta.

ALBERTO  La cozza?...

SIMONA (ad Alberto) Tu non riuscirai ad ammazzarmi…(triste) Ma come hai fatto ad andare a letto con una gorrilessa?

ALBERTO  Non lo so…te l’ho detto che non me lo ricordo…so solo che Gilla, in fondo, mi ha salvato…

SIMONA  Gilla! Adesso siamo al Gilla!

ALBERTO  Gilla era una perso….era molto tranquilla, dolce…Assomigliava a Ugo…

SIMONA (sarcastica) Qualche volta si assomiglia al padre e qualche volta alla madre!...Caro Ugo, sei stato fortunato!

ALBERTO  Pensa che invece Gilla assomigliava anche un po’ a te, quando ci siamo conosciuti, a quella manifestazione…

SIMONA  A me?!...

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ALBERTO  Ti ricordi?!...Si manifestava per la pace, mi pare, tu eri bellissima, e inciampai nei lacci delle scarpe, quando mi accorsi che mi guardavi.

SIMONA (commossa) Certo che ti guardavo! L’avevo capito subito che dovevi essere un…cretino…portavi due calzini di colore diverso..

ALBEERTO  A un certo punto, per seguirti, restai travolto dalla folla in un attimo…

SIMONA  (ancora commossa) In quell’attimo decisi di salvarti. Se non intervenivo a tirarti fuori, saresti morto soffocato…Ti avevo appena trovato e già volevi sparire…(di nuovo pratica) Comunque, finchè c’è vita c’è speranza e quello che non avvenne 12 anni fa, accadrà fra poco, e per mano mia. Ci penserò io, a festa finita a sistemarti.

ALBERTO  (Alberto ancora preso nel ricordo) E poi mi portasti in quella soffitta dove stavi con le tue amiche…

SIMONA  E’ vero…Laura e Paola…non le sento più da anni…Laura voleva fare il medico, ti ricordi? E Paola scrivev a…favole per bambini e romanzi dell’orrore. Non ho mai capito come faceva a conciliare i due generi…Però non riusciva a pubblicare e allora collaborava a quella rivista di fotoromanzi “Samantha” e se ne vergognava un po’…Che tempi.

ALBERTO   Io ancora non mi sono ripreso mica da quel trauma. Tre ragazze sole, emancipate, indipendenti, e tutti quei libri, i manifesti, i dischi…Noi a casa mia andavamo anciora con le pattine per non rigare la cera…

SIMONA  Dodici anni fa?

ALBERTO  No, da molto prima. Pensa che io ero piccolo…avrò fatto l’asilo, e avevo già le pattine personali…

SIMONA  Ma no, dicevo la manifestazione, il nostro incontro. E’ stato veramente dodici anni fa?

ALBERTO  Dodici. Oggi.

SIMONA  Oggi?!...E’ l’anniversario?

ALBERTO  (annuisce. Poi, all’improvviso) Ma che hai fatto ai capelli?

SIMONA  Niente!

ALBERTO  Come niente? Alla manifestazione erano castani!

SIMONA (sarcastica)  Eh, sì…ieri, alla manifestazione erano castani. Stanotte, stranamente, sono diventati biondi. Una notte che è durata dodici anni. Ma che hai fatto tu in questi dodici anni, Alberto?...Dove stavi?

ALBERTO   Ma…stavo qui, in questa casa…

SIMONA  Sì certo…Ma veramente dove ti trovavi?

ALBERTO  Ma adesso non saprei come dirtelo con altre parole, ma ero proprio qua dentro…

SIMONA  No: tu eri un’illusione, eri un ectoplasma…Tu veramente qua dentro non si mai esistito…Dì, avanti dì, che cosa hai ffatto tu in tutti questi anni?

ALBERTO  Ma Simona, lo sai…mi sono laureato, poi ho cercato lavoro…l’ho trovato…

SIMONA (finendo per lui)  T’ hanno licenziato…Ma che cosa hai fatto veramente…Dov’è andato quel ragazzo che portavi dentro di te’…

ALBERTO  (auscultandosi scherzosamente il petto, chiama) Ragazzo? Ragazzo che sei dentro di me’…Non risponde, sarà uscito…Il dubbio è. Sarà uscito stasera per andare al bar, cogli amici, o sarà uscito per sempre? Magari s’è rifatto una vita dentro qualcun altro. Un geometra, forse…Mi ha lasciato pure lui…

SIMONA  Ecco che cos’hai fatto in 12 anni: il pagliaccio, il buffone. Perché avevi le spalle coperte..perchè c’ero io a lavorare all’agenzia “Viaggio e Coraggio”: a portare i soldi a casa…

ALBERTO  Basta!...Io non sarò stato il principe azzurro, lo riconosco…ma…per amore tuo ho fatto un salto generazionale mostruoso. Vengo da una famiglia

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piccolo borghese, io! Dove l’uomo è tutto e la donna lo deve servire e riverire, eppure ho lavato i piatti più volte di te, qua dentro! Ho rifatto anche il letto…

SIMONA  Malissimo. Con tutte le pieghe del lenzuolo che si accartocciano sotto i piedi e sotto la schiena…

ALBERTO  Mi sono sempre lavato anche i panni personali.

SIMONA  Con la lavatrice comprata da me con i miei soldi. Anche il povero Ugo potrebbe farlo. E non dico il povero Ugo perché è quello che è…Cioè un essere inferiore. Se non fosse un gorilla, basterebbe già il fatto che sei suo padre, per inserirlo in una categoria con handicap gravissimi…No, depositario di una civiltà primitiva e  silvestre non adusa agli elettrodomestici.

ALBERTO  Perché dobbiamo essere così cattivi?

SIMONA  Cattiva io? La lavatrice che abbiamo e che io ho comprato è la più automatica che esiste sul mercato. Anche Giovanni potrebbe farla funzionare con un dito solo. Non sarei mai dovuta venire a cercarti nella giungla, quando ti sei perso. Il fatto è che ti volevo bene…e invece ti avrei dovuto abbandonare alle fiere e alla fame…Ma tanto anche lì ti saresti sistemato…E infatti avevi accalappiato Gilla, poveraccia. “Fammi un po’ di spazio nel giaciglio, bellina questa casupola di liane…fammi assaggiare un bocconcino-ino della tua bananuccia…quanto sei bellina Gilla, sento di volerti già bene”. E quella cretina ti ha creduto…

ALBERTO (arrabbiato9 Non la chiamare cretina! Non ti permettere più!  (fa come per scagliarsi addosso. Il gorilla lo ferma, si mette fra i due) E tu levati di mezzo! (Alberto spinge il gorilla che ricade sul divano)

SIMONA (insorgendo) Non lo trattare male, sai?...Non lo trattare male, brutto bestione che non sei altro. Solo capace di alzare la voce, lui!...Ugo, povero caro…

ALBERTO  (stupefatto) Ugo povero caro?!...

Suona il telefono. Simona agitata si precipita alla porta, ma non per aprirla, bensì per farne barricata.

SIMONA  Chi è?...Il disco, Alberto, metti il disco!

Suona ancora il telefono. Il gorilla alza il ricevitore. Simona e Alberto si agitano.

SIMONA  (alla porta) E’ lei caro direttore…Sto arrivando…Venivo dall’ala sud dell’appartamento, e così…(ad Alberto) Nascondi Ugo1…

ALBERTO  Ma dove?...Avevamo detto che lo facevamo passare per un amico travestito…

SIMONA  Ah, già vero…Direttore?...Direttore è sempre lì, sto arrivando…

Simon, pestando i piedi, una camminata in avvicinamento. Apre la porta, mentre Alberto soffia in una lingua di menelicche, festoso.

SIMONA E ALBERTO  (a soggetto) Evviva il nostro direttore1 il primo invitato1…

SIMONA  Ma non c’è nessuno!...

ALBERTO (ad un tratto ossequioso verso il pianerottolo) Buonanotte signorina…

Chiudono precipitosamente la porta.

SIMONA  Leva il disco!

ALBERTO  Quella spiona di seppia senza piselli!

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Si guardano e si accorgono che il gorilla porge loro il telefono…Alberto realizza e si precipita per rispondere, ma il gorilla lo blocca con un gesto e indica che la chiamata è per Simona che va a rispondere.

SIMONA  Pronto?...Ah, è lei Direttore’..Quali cannucce?...Lei ha delle cannucce?...Sì, certo! Le cannucce! Le porti, le porti…Ci mancavano giusto le cannucce! La stiamo aspettando…C’è anche un nostro amico, sa, il primo arrivato. Un tipo eccentrico. Un artista!...E’ venuto in costume…No, non da bagno da…da carnevale…una gran festa…L’aspettiamo!...

Riattacca. Sospira esausta.

SIMONA  Sarà qui fra dieci minuti al massimo. Ha trovato le canucce. Non so dove, non so come, ma le ha trovate…

ALBERTO  Simona, che faremo?

SIMONA  Che faremo…offriremo da bere a tutti…Un po’ di musica..Due parole di conversazione…Ma quale conversazione?...Tira fuori le diapositive dell’Africa.

ALBERTO   Ma Simona, io dicevo. Che faremo dopo, noi due???Che faremo della nostra vita..

SIMONA  Quale vita?...E’ finito tutto. Dopo la festa faccio le valige e me ne vado.

ALBERTO  Ma come, te ne vai? Questa è casa tua.

SIMONA  Ah, già è vero. Allora te ne vai tu. E portati anche Ugo. Non è per cattiveria, ma lo sai che io figli non ne ho mai voluti. Figuriamoci quelli degli altri. Mi sono sempre imposta un’autocoscienza:” serve un figlio sulla faccia della terra, dove si spintonano quattro miliardi e mezzo di disgraziati?” E tu invece no, questo dilemma non te lo sei mai posto è vero?...Tanto ci pensa la donna! Ci pensiamo noi che prendiamo le pillole che ci fanno scoppiare le tube di Falloppio. Il diagramma che si riduce uno…uno…

ALBERTO  Diaframma…

SIMONA  Ah! Adesso vogliamo fare il professore…il signor sotutto…Che non perdona un semplice lapsus freudiano. Eppure di Freud ne dovresti sapere abbastanza dato che due volte alla settimana dall’amico psicanalista ci vai tu…E io pago…

ALBERTO  Simona non affondare il coltello nella piaga. Lo sai che ho fatto tanti concorsi.

SIMONA  E li hai persi tutti…

ALBERTO  Ma io non sono raccomandato!

SIMONA  Basta con questa storia delle raccomandazioni! Io sono raccomandata?

ALBERTO  La tua è un’altra questione.

SIMNONA  Come è un’altra questione?! Sono dieci anni che lavoro senza raccomandazione..,

ALBERTO  Ecco il punto! I dieci anni..Dieci anni fa tu potevi sfondare anche solo col tuo talento…Era un’altra epoca!...Oggi no, oggi devi essere raccomandato…

SIMONA  Ma chi te l’ha detto questo?

ALBERTO  Le statistiche..

SIMONA  Allora potevi cominciare anche tu dieci anni fa.

ALBERTO  Ma mi dovevo laureare!

SIMONA  Ah, perché io non mi dovevo laureare?

ALBERTO  E va bene, tu sei perfetta. Studi, lavori e prendi la laurea tutto insieme. Io invece no. Sono sempre stato quello di una cosa per volta…

SIMONA (indicando il gorilla) E questa è quell’unica cosa che sei riuscito s fare in 12 anni. Un bel capolavoro!

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ALBERTO (sinceramente contrito) Che tragedia! Simona, vogliamo telefonare a un veterinario? Tanto per farci dire se è una cosa possibile. Io ho dei forti dubbi, ma come è potuto succedere..i cromosomi, il DNA…

SIMONA  (sprezzante) Vigliacco…Vuoi sfuggire alle tue responsabilità un’altra volta…Questo poveraccio (indica il gorilla) non solo è orfano di madre, ma possiamo ben dire che non ha mai avuto un padre!

ALBERTO  Questo te lo proibisco, Simona! Non è questione di responsabilità…E’ che io non ho le prove di…di…Come faccio a essere il padre di questo…di questo…E’ vero che ha lo sguardo più umano di quello di Giovanni?..

SIMONA  Qualsiasi cosa ha lo sguardo più umano di Giovanni.

ALBERTO  Perché mi fai del male?...

SIMONA  La verità ti fa male lo so.

ALBERTO  Simona, siamo a una svolta.

SIMONA  Ah sì? Bene, ditemi dove state andando così prenderò direttamente dalla parte opposta.

ALBERTO Dov’è finita la ragazza della manifestazione?

SIMONA   Prova a cercarla dalle parti del ragazzo…quello che conoscevi te…

Squilla il telefono.

SIMONA  (stanca) Che cos’è adesso? Porta o telefono’ io punto su porta. Metti su il disco.

ALBERTO (risponde al telefono) Pronto?...

SIMONA  fra sé) Sbagliato! Niente disco.

ALBERTO (sempre al telefono)…Sì…sì…è qui…un…momento…

Simona fa per prendere il telefono, ma Alberto fa cenno di no.

ALBERTO  E’ per Ugo…

Porge il telefono a Ugo che se lo porta all’orecchio e ascolta. Simona e Alberto sono stupefatti. Si guardan. Ugo ogni tanto annuisce.

SIMONA (sottovoce ad Alberto) Ma chi è?

ALBERTO  Non so…uno con una voce grossa…importante, mi sembra…

SIMONA  Non sarà il direttore che ha scoperto tutto e vuole la prova per licenziarmi in tronco?...

ALBERTO  La prova di che?

SIMONA  Non lo so: viviamo con un gorilla e tu cerchi un’altra prova?

Il gorilla ha finito di parlare e porge ora il ricevitore ad Alberto facendogli cenno che deve parlare con lui.

ALBERTO (al telefono) sì?...Ah, sì,sì…certo…L’ispettore civile per l’ambiente???Sezione paesi terzi…certo che sono Alberto Rossi…ma non quell’Alberto Rossi…Ah…ho capito…no nessun disturbo…è che…sì…ma…no, è che io..noi credeva’…

Mentre Alberto parla, il gorilla sta ricomponendo il suo pacchetto con camicia, orologio e braccialetto di foglie.

SIMONA  Ma che è successo?...Niente di grave?...

ALBERTO  No, niente di grave…anzi…Si è chiarito tutto…c’è un equivoco…Ugo

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deve tornare in Africa…Un errore, sembra…Lui è nato in un circo…e 5 anni fa…Un disguido…

SIMONA  E la camicia con le iniziali?...Il tuo orologio?...

ALBERTO  (improvvisamente speranzoso9 E’ vero!...

Il gorilla gli porge allora un foglietto che sporge dalla tasca della camicia in questione.

ALBERTO  (legge il foglietto) Lavanderia “La rapidissima” Egregio signor Rossi, dopo tre anni in cui solo la nostra tradizione di serietà ci ha consentito di tenere questa roba in attesa che lei venisse a ritirarla, siamo finalmente riusciti ad avere un suo recapito, e le riconsegniamo il tutto. Una camicia che dire sporca è poco, un orologio non funzionante e delle foglie secche. Se lei non fosse in casa il nostro incaricato lascerà il pacco davanti alla porta. Nulla è dovuto al fattorino”…(al gorilla) L’avevi trovato dietro la porta?

Il gorilla non risponde…ma continua a impacchettare.

SIMONA  Ma insomma che sta succedendo?

ALBERTO  Niente…sembra che Ugo debba andarsene..Lo…lo stanno aspettando qua sotto, quelli dell’ispettorato non so cosa…torna in Africa…

SIMONA  Da solo?

ALBERTO  Da solo…che ne so io…

SIMONA  E tu lo lasci andare via così’…

ALBERTO  Che devo fare?...

SIMONA Non lo so, fermalo, parliamone insieme…Lui non sa come muoversi…Dove andrà a finire?..In fopndo è tuo fi…

ALBERTO  E no, basta! Ce lo dobbiamo levare dalla testa! Qui sta scritto che Ugo ha 5 anni ed è nato in un circo…Io in Africa ci sono stato tre anni fa…Questo Ugo qui non è quell’Ugo lì…

SIMONA  Ma non eravate andati al circo con quel deficiente di Giovanni 5 anni fa invece di fare il concorso alle poste?

ALBERTO  Quando?!...

SIMONA  Ma sì, quando vi ha scoperto la signorina (indica il muro dell’appartamento a fianco) e me l’è venuto a riferire…

ALBERTO (ricordando) Sì, è vero…Ma che c’entra’..Io non…

SIMONA  Tu non…

Mentre Simona e Alberto litigano, il gorilla piano piano si allontana ed esce con il pacco fra le mani.

SIMONA  Quando si tratta di responsabilità tu “non”, vero?

ALBERTO  Ma mi sembra assurdo, Simona…adesso che mi ci fai pensare, ricordo di essere stato al circo, 5 anni fa, forse, ma io ho soltanto innocentemente guardato da lontano lo spettacolo, e poi non c’erano neanche gorilla, giuro…

SIMONA  Ma dov’è andato?

ALBERTO  Chi?

SIMONA  Ugo…

Simona corre alla porta d’ingresso, l’apre, si affaccia sulle scale, chiama.

SIMONA  Ugo!...Ugo!...

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Simona rientra, richiudendo la porta.

SIMONA  Se n’è andato.

ALBERTO  Senza salutare…

SIMONA  Perché, noi l’abbiamo salutato? Come hai fatto a non accorgerti che se ne stava andando?...

ALBERTO  Be’ adesso Simona basta. In fondo chi è andato via? Un gorilla! Un gorilla che per una assurda seerie di circostanze è passato come una meteora accanto alle nostre vite altrettanto me teoricamente ne è uscito. E allora! Non era nessuno né per te né per me! NESSUNO!

SIMONA  Non era nessuno…Ugo non era nessuno?...

ALBERTO  Ma poi in ogni caso fai decidere a me! Ero io il padre putativo!

SIMONA   Ah, e io?...

ALBERTO  Tu che!

SIMONA    Io non ero niente?

ASLBERTO  Non lo so. Che parentela c’è fra la non moglie del padre putativo di un gorilla e il gorilla stesso? Lo stesso che c’è fra questo portacenere e un carciofo.

Il portacenere che Alberto usa per esemplificare ha la forma di un carciofo.

SIMONA (quasi piangendo) Mi hai sempre voluta escludere dalle cose belle della tua vita…

ALBERTO (stupefatto) Le cose belle della mia vita?! Una tragedia esistenziale di portata biblica, un caso sociologico che sarebbe la fortuna di uomini senza scrupoli, tu me lo chiami una cosa bella della mia vita?

SIMONA  Alberto, è arrivato il momento di parlarci.

ALBERTO  Certo, ma per parlare ci vuole un momento tranquillo per poter riflettere…

SIMONA  Noi per dire tutto abbiamo solo questo momento.

ALBERTO  Adesso!! Ma stanno per arrivare gli invitati!

SIMONA  Non me ne importa niente degli invitati…

ALBERTO  8stupito)  No?! Il direttore…

SIMONA  No…ti rendi conto che è la prima volta che comunichiamo veramente da…da non so più quanto?...Tu pensi davvero che la nostra vita ora potrà ricominciare come prima?

ALBERTO  Be’…io credo che…Con un po’ di buona volontà…senza cercare il pelo nell’uovo; se ci mettiamo sotto a…

SIMONA  No.

ALBERTO  Ah! No, lo dici tu! Ma ti rendi conto che quello che è successo è successo a me?! Che questo uragano s’è abbattuto sulla mia testa? Che cosa dovrei dire, io? Dovrei dire basta, è la fine di tutto, il mondo si è messo a girare all’incontrario, chi siamo da dove veniamo dove andiamo? Ma io no! Io sono maturo e non faccio il pazzo come te! Io resto con i piedi  per terra, io!

SIMONA  E cioè?

ALBERTO  E cioè…(pausa di riflessione) le cose si chiariranno…Lo cercheremo…

SIMONA  Ma dove?

ALBERTO  Non lo so. In Africa…Dice che lo riportavano in Africa…

SIMONA  E allora?...

ALBERETO   E allora…Ma Simona è una pazzia! Non ci pensiamo più…è meglio…Non sta né in cielo né in terra…

SIMONA  (convincendosi) Si …Forse è meglio non pensarci più…

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ALBERTO  (abbracciandola e consolandola) Brava…Vedrai, faremo tante cose belle…Un viaggio. No, un viaggio è meglio di no…Magari una casetta nuova,eh?...E staremo vicini…

SIMONA  Io potrei prendere 15 giorni di ferie…forse telefonare a Laura e Paola, che dici? Magari loro continuano a fare le manifestazioni…

ALBERTO  Sì, ci sono tante cose da fare…

Suonano alla porta. Alberto e Simona si guardano trattenendo il respiro e poi si lanciano come un sol uomo ad aprire gridando appassionatamente.

ALBERTO E SIMONA  Ugo!!! Ugo!... E’ tornato! E’ tornato Ugo!

Aprono la porta felici e sorridenti, ma il sorriso di gioia si smorza per diventare di circostanza.

SIMONA   Ah, è lei…Buonasera, signor direttore…Benvenuto alla festa…

                                                              SIPARIO

 

 

 

                             

                                                   

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