Ulisse Saturno, farmacista notturno

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ULISSE SATURNO

ULISSE  SATURNO

FARMACISTA NOTTURNO

2 atti di Amendola e Corbucci

Personaggi:

ULISSE SATURNO, farmacista

PAOLA POCHETTINO, la giovane e bella figlia di

EMMA POCHETTINO, dottoressa, titolare della farmacia

QUINTO PRIMO, nipote di Ulisse

CARLO ALBERTO TAMAGNONE, il signore distinto

TEMISTOCLE PAUTASSO BOASSO, pensionato col torcicollo

LUIGI CASTAGNOLA, l’integerrimo vigile notturno

GIOVANNI GOFFI, il cliente smemorato

GIULIA GOFFI, sua moglie - altrettanto smemorata

SILVANA FREGONI, in arte SILVJ, entreneuse che non regge all’alcol

MARGHERITA LAVAGNA, con figlio bisognoso di mutandine

VINCENZO FERRERO, sofferente di fegato

PRIMO CLIENTE

SECONDO CLIENTE

DESCRIZIONE DEI PERSONAGGI:

ULISSE SATURNO:                 45/50 anni - ancora piacente - tipo classico del farmacista - molto gentile, sempre allegro, sempre comico anche nella sua timidezza amorosa - infinitamente buono. Camice bianco - vestito comune in colore - una comica paglietta - vestaglia di fustagno lunga comica - mantella da spazzaneve per il 2° atto.  Può portare occhiali - deve avere l’orologio al polso.

PAOLA POCHETTINO: La bella figlia di Emma, molto moderna - decisa, svelta, molto elegante anche nel vestito uniforme dell’Alitalia che è hostes. Poi vestita da passeggio nel 1° atto e un’altro nel 2° atto molto moderno e scollato. Borsa Alitalia, valigetta elegante, fuma. Deve avere l’orologio al polso.

EMMA POCHETTINO:              Madre di Paola, dottoressa, titolare della farmacia, 45 anni ancora molto piacente, rigida ma molto buona. Camice bianco, poi vestito normale però elegante, vestaglia molto bella. Porta orologio.

QUINTO PRIMO:                      Nipote di Ulisse, 26 anni, un po' tonto, sempre sorridente, per lui tutto va bene. Entra in completo assetto da corridore ciclista con vistosa maglia colorata, con tascone posteriore rigonfio di cibi e bevande, ma nell’insieme ridicolo, è lento nei riflessi. Quando si cambia, ha un giubbotto sportivo, poi una giacchetta tipo ricovero quando lavora in farmacia, nel 2° atto entra con impermeabile di vecchia foggia, stretto.

CARLO ALBERTO TAMAGNONE:        55/60 anni - signore distinto, molto elegante, vestito possibilmente di scuro, a doppiopetto, con fiore all’occhiello, guanti, cappello alla lobbia nero, elegante canna. Con tutta la sua eleganza, è una macchietta, un po' timido, gentile, confidenziale.

LUIGI CASTAGNOLA:              40 anni - tipo simpatico - meridionale piemontesizzato - baffi un po' alla Gengis Kan - chiacchierone - è sempre in uniforme da vigile notturno - con cinturone e grossa rivoltella. Una sciarpa abbastanza vivace intorno al collo, il berretto sulle ventitrè, un grande mazzo di chiavi intorno al cinturone. Porta orologio.

TEMISTOCLE BOASSO:          60/65 anni - pensionato benestante - scorbutico facile all’ira ma anche al sorriso, tiene sempre la testa piegata da una parte per un terribile torcicollo. Vestito un po' da spagnolo, ancora estivo, può avere calzoni bianchi stinti, si appoggia ad un bastone, catena dell’orologio con amuleti, può avere una pipa che non accende mai oppure un sigaro.

GIOVANNI GOFFI:                   è un cliente smemorato, non si ricorda della medicina. Può avere dai 35 ai 45 anni - vestito normalmente da passeggio, può avere borsellino, cappello in testa. E’ svagato, distratto. Benestante.

GIULIA GOFFI:            Sua moglie, anche lei smemorata, 35/45 anni, molto elegante, vestita per una festa, borsa grande. Anche lei svagata, distratta. Pasticcia un po' tutto quello che dice.

SILVANA FREGONI:                in arte SILVJ - giovane donna in abito da sera scollatissimo, gonna con spaccata, vistosamente truccata, capelli molto lunghi, la gonna spaccata nel vestito mette in mostra le gambe inguainate in calze nere. Può avere anche una parrucca arricciata, un soprabito, ed un mantello sulle spalle che cade continuamente - è disperatamente ubriaca - è una entreneuse romana.

MARGHERITA LAVAGNA:        giovane donna con figlio bisognoso di mutandine (6 anni) vestita normalmente da passeggio, grande borsone rigonfio, e borsetta. Si vede che ha molto da fare.

VINCENZO FERRERO: sofferente di fegato - vestito possibilmente con impermeabile, cappello.

PRIMO CLIENTE:                    vestito normale.

SECONDO CLIENTE:               vestito normale.

PRIMO  ATTO          

               

                LA SCENA RAPPRESENTA UNA GRANDE FARMACIA DI STILE ANTICO CON SCAFFALATURE IN NOCE E SPORTELLI IN VETRO DIETRO AI QUALI SI VEDONO TEORIE INFINITE DI MEDICINALI. SOPRA GLI SCAFFALI ENORMI BARATTOLI BIANCHI E AZZURRI CON DICITURE LATINE.

                               LA PORTA D’INGRESSO, A VETRI, E’ IN PRIMA A DESTRA, DI FRONTE A QUESTA E CIOE’ IN PRIMA A SINISTRA, UNA PORTICINA A MURO CHE DA’ SULLA SCALA CHE PORTA AL PRIMO PIANO. SUBITO DOPO QUESTA PORTICINA, IN OBLIQUO RISPETTO AL PUBBLICO, IL GRANDE BANCONE, CON BARATTOLI, VETRINETTA, ESPOSIZIONE DI CARAMELLE E OGGETTI FARMACEUTICI, PICCOLA BILANCIA E REGISTRATORE DI CASSA, DIETRO AL BANCONE UN ARCHETTO DA’ NEL RETROBOTTEGA, DEL QUALE SI INTRAVEDONO ALTRE SCAFFALATURE PIENE DI BOTTIGLIETTE, DI SCATOLE E DI FLACONI. NELL’ANGOLO DI DESTRA UNA BILANCIA PESA-PERSONE E SULLA PARETE VICINA A QUESTA IL TELEFONO A GETTONI.

                               C’E’ UN ALTRO TELEFONO SU UNA PICCOLA MENSOLA NELL’INTERNO DELL’ARCHETTO CHE PORTA NEL RETROBOTTEGA.

                               CARTELLI PUBBLICITARI DI PRODOTTI FARMACEUTICI, MANIFESTI CON FIGURE DI UOMO CON FASCIATURE TIPO “GIBAUD”, DONNE CON SENO FIORENTE IN UN REGGISENO ELASTICO, ETC.

                               PRESSO LA PARETE FRA IL BANCONE E LA PORTA C’E’ UN DIVANETTO DI CUOIO CON UN TAVOLINETTO BASSO E UN PAIO DI SEDIE.

                               IN PRIMA A SINISTRA UN GRANDE MORTAIO DI BRONZO, ANTICO COME LA FARMACIA CON L’ENORME PESTELLO APPOGGIATO NELL’INTERNO.

                               ALL’APRIRSI DEL SIPARIO LA SCENA E’ SEMIBUIA ESSENDO SERA TARDI; DIETRO AL BANCO C’E’ EMMA POCHETTINO, LA DOTTORESSA PROPRETARIA DELLA FARMACIA, UNA DONNA SUI QUARANTACINQUE ANNI ANCORA PIACENTE CHE INDOSSA IL CAMICE BIANCO CON IL DISTINTIVO DELL’ORDINE FARMACEUTICO. DAVANTI A LEI, DALL’ALTRO LATO DEL BANCONE, CI SONO UN PAIO DI CLIENTI, UN UOMO E UNA DONNA CHE HANNO PAGATO E LA DONNA HA IN MANO IL PACCHETTINO CON I MEDICINALI ACQUISTATI.

EMMA                  E si ricordi, tre volte al giorno lontano dai pasti.

DONNA (FAZZOLETTO IN TESTA, QUASI LA NASCONDE, CON IMPERMEABILE) Buonanotte.

UOMO                  Buonanotte.

EMMA                  Buonanotte. (USCITI I DUE EMMA SI METTE A FARE I CONTI QUANDO ENTRA IL VIGILE NOTTURNO LUIGI CASTAGNOLA, UN TIPO COMICO, SIMPATICO E CORDIALE, SULLA QUARANTINA. PORTA I BAFFI ED E’ IN DIVISA)

LUIGI                   Cerea dottoressa, come mai non ha ancora acceso la luce?

EMMA                  E’ già! Stavo facendo i conti e non mi sono accorta che si era fatto buio. Pensavo fosse la mia vista ad essersi indebolita. (COSI’ DICENDO SI E’ VOLTATA A META’ E HA FATTO SCATTARE L’INTERRUTTORE DELLA LUCE CHE SI TROVA SOTTO L’ARCHETTO. LA SCENA SI ILLUMINA E DALL’ESTERNO, ATTRAVERSO LA PORTA A VETRI, ENTRA UN ALONE DI LUCE ROSSA, EVIDENTEMENTE QUELLO DELL’INSEGNA)

LUIGI                   Macchè indebolita, lei con tutti i suoi anni sembra una ragazzina.

EMMA                  Ma crede che ne abbia poi così tanti?

LUIGI                   (IMPACCIATO) Ah bè. Non è mica poi tanto vecchia!

EMMA                  Grazie del complimento.

LUIGI                   Mi scusi, dico sempre delle balordaggini, invece volevo proprio farle un complimento.

EMMA                  Ma si, certo......

LUIGI                   Per quanto lei ha già quello che le fa i complimenti!

EMMA                  E chi sarebbe?

LUIGI                   Il suo farmacista notturno.....

EMMA                  Ulisse è solo un mio impiegato anche se è un caro amico. Ma niente di più, ha capito?

LUIGI                   Eppure qui a Collegno dicono tutti che voi due......

EMMA                  Cosa dicono?

LUIGI                   Bè, insomma, non c’è niente di male. Lei è vedova da tanto tempo, Ulisse è scapolo, e allora...... si sà, l’uomo non è di ferro, la donna non è d’acciaio...... e se non si lubrifica si fà la ruggine e va tutto in malora!

EMMA                  Signor Castagnola, in questa borgata, benchè ci si vanti di appartenere ad una grande città, la pianta della malignità e della maldicenza fiorisce più rigogliosa che mai e anche lei si dà il suo da fare per innaffiarla.

LUIGI                   Ma che malignità, non c’è niente di male che Ulisse abbia una cotta per lei, ma è tanto chiaro! Un sentimento puro, innocente.......

EMMA                  Mi fa piacere che riconosca almeno questo. Deve sapere che io sono una professionista, ogni chiacchera mi può dare del danno morale e materiale, inoltre ho una figlia di venticinque anni!

LUIGI                   E che tutti dicono che è anche la figlia di Ulisse.

EMMA                  (INDIGNATA) Signor vigile, ma è matto?

LUIGI                   (BRONTOLANDO) Debbo averne detta un’altra delle mie!

EMMA                  E lei dovrebbe sapere..... come tutti, che io non dimentico mai il mio adorato marito il “dottor Agostino Pochettino”, nome di indiscussa virtù, padre esemplare e sposo affettuoso!

LUIGI                   Una prece!

EMMA                  Non scherzi!

LUIGI                   Non scherzo, dico solo che se sulle lapidi si dovesse scrivere la verità si leggerebbe: Tizio era un bugiardo, Caio un ladro, l’altro un egoista, l’altro un poco di buono.....

EMMA                  Le proibisco di dire queste cose che non sfiorano mio marito; io ho vissuto per lui e vivrò nella sua memoria...... sempre!

LUIGI                   Ma se è morto da quindici anni, e in quindici anni si dimentica tutto.

EMMA                  Mai un uomo come il mio Agostino! Una creatura buona, onesta, insostituibile, ineguagliabile! Quante volte mi sono accorta che regalava soldi ai bisognosi.... e di nascosto, come dev’essere fatta la vera carità!

LUIGI                   Ah, si, si..... non dico......

EMMA                  E la Gabriella?

LUIGI                   La Gabriella Mantero, me la ricordo. Un pezzo di Marcantonia, con due occhi, due..... (GESTO DEL SENO) due fianchi..... due coscie...... (SBUFFA RIDENDO)

EMMA                  Si, una bella ragazza, ma ragazza madre, signor Castagnola..... E quando qui era diventata motivo di scandalo, chi pensò di darle i mezzi per andare a stabilirsi a Torino dove, come poi ho saputo, si è sposata e vive felice? Chi? Chi pensò a lei?

LUIGI                   Il dottor Pochettino!

EMMA                  (ORGOGLIOSA) Solo lui, il mio buon Agostino.

LUIGI                   Era proprio un santo!

EMMA                  Può dirlo forte, signor Castagnola. Un santo. E io non posso tradire la sua memoria, mai, mai e poi mai!

LUIGI                   Però il dottor Saturno è una brava persona.

EMMA                  Non dico di no, ma...... (SQUILLA IL TELEFONO PUBBLICO. EMMA VA A RISPONDERE) Si, farmacia Pochettino...... No, non è il cinema Splendor. Prego. (RIATTACCA E TORNA VERSO IL BANCO)

LUIGI                   Il solito sbaglio, èh?

EMMA                  Che seccatura, sono tre giorni che abbiamo reclamato ai telefoni e ancora non si è visto nessuno.

LUIGI                   E’ perchè il cinema Splendor è qui vicino e ci sarà un contatto.

EMMA                  E c’è solo un numero di differenza. (ENTRA UN CLIENTE, IL SIGNOR TEMISTOCLE BOASSO, ANZIANOTTO E SCORBUTICO CHE HA LA TESTA TUTTA PIEGATA DA UNA PARTE, ESSENDO AFFETTO DA UN TERRIBILE TORCICOLLO, SI ARRABBIA E RIDE FACILMENTE)

TEMISTOCLE    (PARLANDO CON VOCE MOLTO SOFFERENTE E STENTATA) Oh dottoressa!...... Prest, ch’am daga quaic cosa per ‘l torsacol, i peus nen girè la testa e an fà ‘na mal!

EMMA                  Cerea Monssù Boass, ma quand a l’è capitaje?

TEMISTOCLE    (SI SPOSTA PERCHE’ NON PUO’ VEDERLA AVENDO LA TESTA GIRATA) Stamatin, son ausame, l’avia ‘n cit dolorin da custa part.... (INDICA) L’hai dijlo a mia fomna, a l’ha guardame e peui a l’ha dime: tl’ass gnente, buta ‘l col sota l’acqua freida!

EMMA                  E chiel?

TEMISTOCLE    L’hai butalo!

EMMA                  E dop?

TEMISTOCLE    Blocà! Ma da pi nen podei girè la testa! ‘Na mal!

LUIGI                   Ora le faccio quello che ho fatto alla mia Diana e le passerà in due secondi.

TEMISTOCLE    (NON LO VEDE PERCHE’ HA LA TESTA DALL’ALTRA PARTE QUINDI SI SPOSTA) Magari!

LUIGI                   Stia fermo. Sentirà subito un grande dolore, poi più niente. (SI RIMBOCCA LE MANICHE, FA PER PRENDERGLI LA TESTA FRA LE DUE MANI MA TEMISTOCLE SI SCANSA)

TEMISTOCLE    (SPAVENTATISSIMO) Cosa a veul feme!

LUIGI                   Un colpo secco e trac, torna tutto a posto. Stia fermo, morsichi questo per sopportare il dolore. (GLI DA UN GUANTO) E lasci fare a me!

TEMISTOCLE    Ma gnanca per seugn, chiel am desvisa la testa, e ‘m sento sviene mach a vedde la mossa.

LUIGI                   La mia Diana è guarita subito.

TEMISTOCLE    E chi è?

LUIGI                   La mia cagnetta da caccia!

TEMISTOCLE    (ARRABBIATISSIMO) Ma mi faccia un po' il piacere!

EMMA                  (CHE NEL FRATTEMPO HA PRESO DA UNO SCAFFALE UNA SCATOLETTA CONTENENTE POMATA SI RIVOLGE A TEMISTOCLE PORGENDOGLI IL PREPARATO) Ecco monssù Boass, ch’ai buta son!

TEMISTOCLE    Vaire a fà?

EMMA                  Dusent ottanta lire!

TEMISTOCLE    L’è fina tropp a bonpatt per ch’a peussa feme bin!

EMMA                  La spalmi sopra il punto dolorante ma senza massaggiare.

TEMISTOCLE    (PORGE UN BIGLIETTO DA MILLE) Grassie, grassie.....

EMMA                  (GUARDANDO NEL REGISTRATORE DI CASSA) Eh, qui adesso per il resto..... Oh, meno male hoproprio le venti lire se no dovia daje ‘na caramela. Tenga. (DA’ IL RESTO A TEMISTOCLE CHE SI AVVIA VERSO LA PORTA)

TEMISTOCLE    Buonasera..... Vad subit a butemla!

LUIGI                   E se non passa, ci sono qua io! (RIDENDO)

TEMISTOCLE    Io, quando vedo lei, passo da un’altra parte! (ESCE)

EMMA                  Oggi i clienti vengono dal farmacista come se fosse un dottore, forse lo fanno anche per risparmiare.

LUIGI                   Che poi voi invece non ci capite proprio niente. (SBUFFA RIDENDO)

EMMA                  (SOSPIRANDO) Senta signor Castagnola, perchè non va al Supermarket? (GUARDA L’OROLOGIO) Se non fa scattare il congegno del segnale d’allarme, fra cinque minuti si metteranno a urlare le sirene come è successo il mese scorso quando se ne è dimenticato.

LUIGI                   (GUARDA ANCHE LUI L’ORA) E’ vero, devo andare. Però quella volta è stata l’unica in dieci anni che faccio il vigile notturno!

EMMA                  Ecco, bravo. Vada a fare il vigile notturno. E cerchi di arrestare più ladri che può!

LUIGI                   (IN TONO DI SCUSA) Sa, io ero venuto per fare la schedina con Ulisse, disgraziatamente ho trovato solo lei!

EMMA                  E va bene! Ritorni più tardi. Tanto la farmacia è aperta tutta la notte. E rimarrà Farmacia Notturna per chissà quanti anni ancora.

LUIGI                   Eh si, finchè non ne metteranno un’altra..... e speriamo presto (SI AVVIA VERSO LA PORTA) E mi scusi, eh, per quello che ho detto prima a proposito di lei e di Ulisse.

EMMA                  Si, si, va bene.

LUIGI                   D’altra parte Ulisse non lo nasconde mica. Io lo so che tutte le sere le porta i fiori.

EMMA                  E con questo? E’ un pensiero.

LUIGI                   Si, il pensiero gentile una volta o due, ma tutte le sere! Una sera le rose, un’altra i garofani, poi le margherite.

EMMA                  E’ aggiornato lei!

LUIGI                   Mi piacerebbe sapere quali fiori le porterà stassera. (APRE LA PORTA PER USCIRE E SI INCROCIA CON ULISSE CHE ENTRA. IL DOTTOR SATURNO, SUI CINQUANTA, TIMIDO, GRASSOCCIO, INNAMORATISSIMO DI EMMA, E PER GUARDARLA NON FA CASO A LUIGI CHE LO SALUTA) Buonasera Ulisse, ci vediamo più tardi..... (LUIGI ESCE. ULISSE CHE HA SEMPRE TENUTO IL BRACCIO DESTRO LUNGO IL CORPO, ORA LO SOLLEVA E PORGE A EMMA UN MAZZO DI CARCIOFI)

ULISSE                 Bona seira Emma! Come te staghe?

EMMA                  Bene, grazie Ulisse. (ULISSE LE PORGE IL MAZZO DI CARCIOFI) Carciofi?!?

ULISSE                 Freschissimi, di giornata. L’hai cuije ‘n tl’ort ‘d mia mama, sota la serra.

EMMA                  Come le orchidee, ma ‘n vece a son mach articioch!

ULISSE                 (CON FOGA) Ma Emma, j’arcicioch a son mei che le reuse.

EMMA                  Tuti e doi l’han le spine.

ULISSE                 Se le fiur a ricordo la persona, il sapore di una primizia la ricorda anche ‘d pì.

EMMA                  (SORRIDENDO) Ma certo Ulisse. (PRENDE I CARCIOFI E LI DEPONE SUL BANCO; PROSEGUE TOGLIENDOSI IL CAMICE) Però basta con questi tuoi omaggi floreali e ortofrutticoli..... La gente mormora, parla troppo! Anche adesso, prope mach ‘n momentin fà to amis, il vigile, ha fatto delle allusioni piuttosto pesanti. I carciofi, poi, sono più compromettenti dei fiori, più allusivi! (ELENCANDO) Rose rosse, amore ardente; violette, fedeltà; garofani, fidanziamoci; ma i carciofi sono.....

ULISSE                 Contro il logorio della vita moderna.

EMMA                  Intimità culinaria, roba da marito e moglie!

ULISSE                 E con son? Sono trent’anni che ti amo! Certo! Saria ora che i feise ‘na bagna caoda insieme. Mi porteria i povron.... Ij pocerio tuti e doi.....

EMMA                  (SERIA) Ulisse, io lo so che mi ami da quanto era ancora vivo mio marito.....

ULISSE                 L’è vera, ti ho sempre voluto bene in silenzio, ma grazie a Dio, a l’è mort!

EMMA                  Ma Ulisse!

ULISSE                 (RIMEDIANDO) Grazie a Dio, perchè si dice sempre così, no? E’ come quando qualcuno muore si dice che passa a miglior vita..... Chi muore riposa e chi è vivo si risposa, dunque?

EMMA                  Si, ma non quando c’è di mezzo una figlia di venticinque anni. Lo sai Ulisse, te l’ho già detto infinite volte che non posso mettermi a fare la sposina in luna di miele con una figlia di quella età ancora da sposare.

ULISSE                 (ANGOSCIATO) Anlora dovria sposeve tutte e due?

EMMA                  (IN TONO ESAURIENTE) Devi aspettare Ulisse. Aspettare che si sposi prima mia figlia Paola. Poi, se son rose.....

ULISSE                 Ma Emma, l’amour a l’è ‘n fieur che a bsogna coltivelo.

EMMA                  (CON DOLCEZZA) E ti continua a coltivelo.

ULISSE                 (AVVILITO) J’è ‘l pericol che i treuva la fieur spampanà!

EMMA                  E poi non so se potrei accettare un altro uomo nella mia vita. A proposit, ancheuj l’hai gnanca fait ‘l solit atto di raccoglimento pensando a lui. (INDICA ALLA PARETE IL RITRATTO DI AGOSTINO. A ULISSE) Un minuto di raccoglimento!

ULISSE                 Ma soma pà a la partia!

EMMA                  Silenzio! Alla sua memoria. (RIMANE FISSA UN ATTIMO IN MEDITAZIONE QUANDO ENTRA UNA DONNA GIOVANE ED ELEGANTE CON UNA RICETTA IN MANO, SECCATA) Lo faremo dopo!

DONNA Buonasera. (PORGE LA RICETTA AD ULISSE MENTRE EMMA E’ ANDATA NEL RETROBOTTEGA PORTANDO IL CAMICE SU UN BRACCIO)

ULISSE                 Buonasera. (OSSERVA LA RICETTA) In fiale o in compresse? (DAL RETROBOTTEGA TORNA EMMA COL CAMICE BIANCO DI ULISSE CHE AIUTA AD INDOSSARLO)

DONNA Fiale.

EMMA                  Io vado sù, mangio un boccone, forse mi guarderò un po' di televisione e poi andrò a letto. Buonanotte dottor Saturno.

ULISSE                 Buonanotte signora. (EMMA PRENDE I CARCIOFI E SI AVVIA ALLA PORTICINA DI SINISTRA MENTRE ULISSE CERCA IL PRODOTTO PER LA CLIENTE. EMMA SI FERMA SULLA SOGLIA E DICE)

EMMA                  A proposito, le analisi sono nella cartella, ma ormai non verranno a ritirarle. I conti li ho chiusi. Fa attenzione che il serparo ha portato il sacchetto con le vipere e io l’ho messo al solito posto. (ESCE)

DONNA Senta, ce l’ha quelle mutandine per bambini.... sa quelle di plastica a chiusura ermetica....

ULISSE                 Si, quelle che bloccano tutto e non fanno uscire niente. Che misura?

DONNA Per mio figlio. Ha sei anni e mezzo.....

ULISSE                 Ah, e a sei anni e mezzo si serve ancora tutto indosso?

DONNA (SOSPIRANDO) E già, che cosa gli potrei dare?

ULISSE                 Bè, io le posso solo dire quello che mi dava mia madre.

DONNA Che cosa?

ULISSE                 Un paio di schiaffoni. Ecco a lei..... (LE PORGE UN PACCHETTO CHE HA FATTO DEI DUE PRODOTTI RICHIESTI) Seimilacinquecentonovanta.

DONNA Tenga.... (GLI PORGE UNA BANCONOTA DA DIECIMILA LIRE)

ULISSE                 Ha le novanta?

DONNA (NERVOSAMENTE) E’ diventata una cosa impossibile. Dovunque si va a comprare gli chiedono le cento lire, le cinquanta lire, le dieci lire..... Adesso lei vuole addirittura le novanta lire. Ma dove vanno a finire tutti gli spicci?

ULISSE                 Mah, dicono che li prendono i giapponesi per farci gli aereoplani. Con cinquecentomila lire di monetine da dieci ci fanno un Jumbo.

DONNA Al bar mi hanno dato di resto le caramelle, dal tabaccaio i francobolli, in cartoleria gli elastici, adesso lei cosa mi dà?

ULISSE                 Un cachet per il mal di testa.

DONNA E io che ci faccio con tutta questa roba?

ULISSE                 Apra un negozietto, si mette in commercio..... Se no mi ridia indietro i medicinali e io le ridò le diecimila lire.

DONNA No, no per carità, mi dia qui che mi è già venuto il mal di testa.

ULISSE                 Ha visto che le serve il cachet? (LE DA IL RESTO. ENTRA QUINTO, IL NIPOTE DI ULISSE, UN GIOVANE DALL’ARIA TONTA IN COMPLETO ASSETTO DI CORRIDORE CICLISTA CON UNA VISTOSA MAGLIA COLORATA LA CUI TASCONA POSTERIORE E’ RIGONFIA DI CIBI E BOTTIGLIETTE. CON BICI DA CORSA)

DONNA Buonasera. (ESCE IN FRETTA. ULISSE GUARDA IL NIPOTE CON ARIA DI SOPPORTAZIONE)

QUINTO               (ARMEGGIANDO CON LA BICICLETTA. SALUTA CON LA TESTA) Barba!

ULISSE                 Bela ora ch’it rive!

QUINTO               Ma ten savi nen che ‘n cheuj i l’ava ‘l circuito dle tre coline!

ULISSE                 Tl’avie dimlo, ma perchè ‘t ses nen ancora cambiate?

QUINTO               Eh..... perchè..... son mach arivà adess!

ULISSE                 Ma a fan l’ariv ‘d neuit?

QUINTO               Ma no! Te spiegh, mi son arivà l’ultim, fuori tempo massimo, e quand i son arivà a l’avio già gavà le striscion del traguard e mi continuava a girè per le tre coline!

ULISSE                 Ti ‘t sess nà ‘n ritard e tl’as mai podolo recuperè.

QUINTO               A l’è pa mia la causa che i son arivà ‘n ritard, i j’era quasi ‘n grupp.

ULISSE                 A sarà pa causa mia.

QUINTO               No, la causa a l’è ‘d ‘na mia fans....

ULISSE                 ‘Na toa?!?

QUINTO               Fans...... Fans a son cole che quand a riva ‘l sò a j’è scianco tutt d’adoss! E ben, la “Baricia” chila ha dis che a l’ha lo “Strabismo di Venere” ma ‘n vece a l’è baricia fort, e ben, la baricia a j’era postasse prope ‘n tl’a salita del boschett, a l’è ‘na salita al 12 per cento!

ULISSE                 ‘Na salita con IVA!

QUINTO               (LO GUARDA E NON COMPRENDE) sai nen! Ben, a fè cula salita con ‘n sul ch’at brusava ‘l servel, ‘na caud ch’as ‘s ciupava, la baricia a j’era stermasse darè a ‘na ciuenda..... mi ariv, chila sauta fora, e am campa ‘n sigilin d’acqua.

ULISSE                 E ben, ‘na bela improvisada!

QUINTO               Nanca d’aututt, perchè con l’acqua a l’ha campame anche ‘l sigilin. E così son rubatà.

ULISSE                 Anlora ‘t podie ritirete.

QUINTO               Gnanca lon perchè sempre ‘n darè i duvia turnè. “‘L me patron” Cesarin d’la cooperativa am ven darè con la vespa e peul nen carieme, però ogni corsa am dà due gaseuse e ‘na bira!

ULISSE                 Mi sai nen perchè t’insiste a vurei core che t’arrive sempre ultim. ‘Na volta ‘m ricordo che i soma m’nuite a cerchè con i poliziot.

QUINTO               (BRONTOLANDO) Perchè son desgrassià. (CERCA FRA I BARATTOLI DEGLI OMOGENEIZZATI, POI NE PRENDERA’ UNO CHE APRE E NE MANGIA IL CONTENUTO CON UN CUCCHIAINO)

ULISSE                 (ARRABBIANDOSI) ‘L disgrassià son mi che i l’hai an nevod come ti, ciamo mi perchè ‘t ses nen stait a Caramagna con toa mare, mia sorela. A l’avia trovate ‘n bel post da ciapacan.

QUINTO               I can n’ mordio sempre!

ULISSE                 E piantla lì ‘d mangeme tuti gli omogeneizzati, ‘t sess pa ‘n cit!

QUINTO               A sviloppo i muscui d’le gambe.

ULISSE                 A svilopeiso almeno cui d’la testa!

QUINTO               Am piaso, peui..... sai pà.... l’hai sempre ‘na fam! Costi sì a j’è spinass son prope bon, barba. (METTENDOSI A CERCARE TRA I BARATTOLI) Treuvo nen cui a la Trippa.

ULISSE                 No, j’è mach coi a j’agnolot!

QUINTO               ‘N dova a son?

ULISSE                 Ma cosa ‘t cherde, d’esse ‘n trattoria?

QUINTO               Barba, mi i bruso ‘d calorie!

ULISSE                 Da sì ‘n poch ‘t bruso ti! Su, adess và a cà ‘d corsa, t’cambie, e ‘t vene subit ansà a deme ‘na man almeno fina a messaneuit. Così farai ‘n cit seugnet!

QUINTO               Mi ‘t lasseria deurme anche tuta la neuit, am piass stè al banch.

ULISSE                 S’capis, tant ti ‘t deurme ‘n bicicletta!

QUINTO               E daila, se a l’è ti ch’it veule che t’ disvij.

ULISSE                 S’capis, ‘l farmacista son mi. (INDICANDO IL DISTINTIVO SUL CAMICE) Il Mercurio coi coturni alati ce l’ho io!

QUINTO               Che a son stì coturni?

ULISSE                 (SPIEGANDO) I coturni sono questi..... (ARRABBIANDOSI)

QUINTO               Stì coturni as mangiu?

ULISSE                 As beivo! Ma peui cosa t’na fà a ti cosa a son i coturni? L’hai già ditlo che quand i deurmo ti itt deve mach vende: aspirine, oli ‘d ricin, le perette. E basta. per ‘l rest d’deve sempre ciameme mi. Venner tl’as vendome d’ricambi d’ rosset, come supposte purgative. (SQUILLA IL TELEFONO PUBBLICO. ULISSE FA PER ANDARE A RISPONDERE MA ECCO CHE SQUILLA ANCHE L’ALTRO TELEFONO. ULISSE TORNA INDIETRO ORDINANDO A QUINTO) Rispond ti!

QUINTO               Cosa devo risponde?

ULISSE                 Come cosa? Rispondi, no?

QUINTO               Ma se tl’ass ciamame gnente!

ULISSE                 Ma al telefono..... (MENTRE QUINTO RISPONDE AL TELEFONO A GETTONI ULISSE PARLA ALL’ALTRO) Pronto....... Ah, ciao mamma...... (ENTRA UNA COPPIA GIOVANE, MARITO E MOGLIE, CHE VANNO AL BANCO E PARLANO SOTTOVOCE FRA DI LORO, CERCANDO DI RICORDARE QUALCHE COSA)

QUINTO               (GRIDA VERSO ULISSE) Barba, qui a j’è un che a veul savei se a j’è profum d’ dona!

ULISSE                 (AL TELEFONO) Scusa un momento, mamma...... (A QUINTO) Ma si, profumi ce ne sono di tutti i tipi. Disie che a vena si! (ALLA COPPIA) Un attimo solo, eh?.... (AL TELEFONO) Ma si mamma, si, Quinto a l’è si, sta tranquilla.

QUINTO               (GRIDA VERSO ULISSE) Barba, chielsì a veul nuffiè ‘na dona vera.

ULISSE                 Ma cosa a veul?

QUINTO               Profumo di donna e a che ora a j’è le spetacol!

ULISSE                 E’ il solito contatto col cinema Splendor. Riattacca, va! Taca! (QUINTO RIATTACCA. ULISSE DICE ALLA COPPIA) Scusino..... (POI AL TELEFONO) Ma no mamma a l’è nen capitaie gnente. Quinto a l’è rivà ultim come al solit, adess t’lo mando a cà, preparie quaicosa per sina, che sì a stà mangiandme mesa farmacia. (RIATTACCA E DICE AL NIPOTE) Va subit a cà che nona a tè speta. (ULISSE SI RIVOLGE ALLA COPPIA) Prego.

MOGLIE              Vorremmo una medicina, un preparato ma ce ne siamo dimenticati il nome.

MARITO              Forse però lei capirà subito. E’ un prodotto che ha un nome lungo e finisce per “INA”.

MOGLIE              Ne vorremmo due flaconi.

ULISSE                 Ma di cosa?

MOGLIE              Di questa cosa che finisce in “INA”.

ULISSE                 Signora, ma io qui ce ne ho diciottomila di prodotti che finiscono per “INA”.

MARITO              E come facciamo? La madre di mia moglie deve assolutamente prenderla domattina alle sette e non può assolutamente farne a meno.

MOGLIE              Senta, dica dei nomi, dica dei nomi, se sento quello giusto me lo ricordo.

MARITO              Ecco si, dica, dica, dica, provi.....

ULISSE                 Ma come dica, che stiamo a Spaccaquindici?

MOGLIE              E’ un flaconcino di goccie di colore blu.

MARITO              Mia suocera ha preso il fungo. Sa, quella malattia della pelle....... Tanti funghi, sulla spalla e sulla schiena...... Cosa possiamo fare con questi funghi?

ULISSE                 Il risotto!

MOGLIE              Non scherzi. Sapesse come soffre mia madre con quel fungo.

MARITO              Si gratta continuamente. Su avanti, ci pensi, lei dovrebbe capirlo....... finisce per “INA”. (SQUILLA IL TELEFONO PUBBLICO)

ULISSE                 Scusino un momento. (VA A RISPONDERE ALL’APPARECCHIO) Pronto. Come, cosa diamo domani? Quello che diamo sempre: iniezioni, sciroppi, cerotti...... (BREVE PAUSA, POI IN TONO IRONICO) Ah, diamo anche “gli angeli prendono la purga” con gli attori “camomilla” e “citrato di magnesia” con la regia di “confetto falqui”........ Ma non è vero che la voglio prendere in giro, signora...... Va bene signorina, scusi tanto....... Io per telefono come faccio a distinguere? Dicevo, che questo non è il cinema Splendor. E’ la farmacia Pochettino! E io non posso perdere certamente tempo al telefono....... (LA MOGLIE SI AVVICINA E GLI CHIEDE A BRUCIAPELO)

MOGLIE              Senta...... potrebbe essere “Brancardina”?

ULISSE                 “Brancardina”?...... Mai sentita...... (AL TELEFONO) Scusi, lei conosce mica delle gocce blu con un nome che finisce per “INA”? (DALL’ALTRO CAPO DEBBONO AVER RIAGGANCIATO. ULISSE FA ALTRETTANTO E TORNA VERSO IL BANCO) Allora, vi siete ricordati?

MOGLIE              No, purtroppo.

MARITO              Sono delle gocce blu, glielo abbiamo detto. Mia suocera le mette......

ULISSE                 Sui funghi.

MARITO              No, le mette in mezzo bicchiere d’acqua e le beve.

MOGLIE              E’ un nome un po' lunghetto, come tattaratatatà-INA.

MARITO              Vero..... tattarattatà.....

ULISSE                 Eh, tattarattatà.... “INA”, dove le vado a prendere?

Senta signora, perchè non telefona a sua madre e se lo fà dire?

MARITO              Ah, si, è vero! Che stupidi a non averci pensato prima. Mi da un gettone? (ULISSE PRENDE IL GETTONE DALLA CASSA E LO PORGE AL SIGNORE CHE LO PAGA E POI SI DIRIGE AL TELEFONO PUBBLICO INSIEME ALLA MOGLIE. INTANTO E’ ENTRATA PAOLA, LA BELLA FIGLIA DI EMMA. IN UNIFORME DA HOSTESS DELL’ALITALIA. E’ UNA RAGAZZA DI VENTICINQUE ANNI, SVELTA E DECISA)

PAOLA                 Buonasera Ulisse. Mamma è già andata sù?

ULISSE                 Si, sarà des minute. Ma tu non dovevi arrivare domattina?

PAOLA                 Si, ma ho sostituito una mia collega che voleva rimanere a Roma mentre io volevo venire a Torino perchè non stavo nella pelle di darvi una grande notizia. Una notizia che farà piacere a tutti e due: alla mamma ma in modo particolare a te!

ULISSE                 A me? E cosa può essere? Ci sono! Hai trovato una moglie per mio nipote Quinto?

PAOLA                 (RIDENDO) Ci sei andato vicinissimo! Ma non ho trovato una moglie per Quinto, ho trovato un marito per me! (CONFIDENZIALE E FELICE) Mi sposo!

ULISSE                 (ILLUMINANDOSI) Sul serio? Dobbiamo brindare, vuoi del Tamarindo..... o tintura sacra e rabarbaro? Come sono felice, e come ti sei decisa? Eri così difficile, non te ne andava bene nessuno...... Un a j’era bel ma a j’era nen intelligent, l’autr j’era intelligent ma j’era cit, ‘l ters a j’era bel, intelligent, grand, ma soa fumna a vuria nen....

PAOLA                 Ora ho trovato l’anima gemella.

ULISSE                 Chi a l’è? ‘N pilota?

PAOLA                 Uno scrittore. Americano. Norman Curtis. Autore di libri gialli. Scrive anche per il cinema e la televisione. Mi ha accompagnata fin qui col taxi.

ULISSE                 Potevi farlo entrare, gli offrivo un cicchetto di camomilla, dei cioccolatini per diabetici.....

PAOLA                 Verrà domani mattina. Prima voglio parlarne alla mamma. Ulisse, sono felice. Ciao, buonanotte. (DA UN BACETTO A ULISSE)

ULISSE                 Buonanotte. (PAOLA ESCE PER LA PORTICINA DI SINISTRA)

MARITO              (RIATTACCANDO IL MICROFONO ALL’APPARECCHIO) Macchè, non risponde. E’ sorda spaccata.

MOGLIE              Macchè sorda, fa la finta sorda, ci sente meglio di noi. E’ sempre in giro, dev’essere andata a cena dai suoi amici, come si chiamano? Mi sfugge il nome......

MARITO              E che ne so!

MOGLIE              Ma si che lo sai, figurati. Hanno un cognome strano, lungo, finisce per “IA”...... (A ULISSE) Conosce qualcuno col nome che finisce per “IA”?

ULISSE                 Io?

MOGLIE              Provi a dire dei nomi, dica, dica.....

ULISSE                 Ma che dica e dica! Scusate, ma voi abitate qui a Collegno?

MARITO              No.

ULISSE                 Ah, altrimenti eravate proprio gli smemorati di Collegno.

MARITO              Abbiamo mangiato alla trattoria del Bue Rosso, qui sulla provinciale con un nostro amico che festeggiava il compleanno. Ma noi abitiamo tutto da un’altra parte.

ULISSE                 Sentite, ma perchè non la comprate domani questa medicina?

MOGLIE              Per carità, se mia madre non prende le gocce la mattina alle sette.....

MARITO              Si gratta continuamente per tutta la giornata. delle volte vuole che la grattiamo anche noi. Non potrebbe pensarci lei?

ULISSE                 A grattare sua suocera?

MARITO              No, a trovare questo medicinale.

ULISSE                 (METTENDO UN LIBRONE DAVANTI ALLA COPPIA) Ecco, qui c’è l’elenco di tutti i medicinali. Guardate se vedete il prodotto che finisce per “INA”. (I DUE SI METTONO A CONSULTARE L’ENORME LIBRO, SEDUTI SUL DIVANO. ENTRA IL SIGNOR TEMISTOCLE, PIU’ DOLORANTE DI PRIMA, CON IL CAPO TUTTO PIEGATO E IL COLLO AVVOLTO IN UNA SCIARPA. SEMBRA GOBBO)

TEMISTOCLE    (LAMENTANDOSI) Dincia che mal, ij la fass pi nen!

ULISSE                 Boasso, cosa a l’è capitaje? A l’è botonasse mal le bertele? (SI AVVICINA - TEMISTOCLE GUARDA DA UN’ALTRA PARTE)

TEMISTOCLE    Che a ven da si, senno lo veddo nen! L’hai ‘l torsicol con un mal teribil. La dottoressa l’ha dame sta pomata, l’hai fertala ‘n sima e adess a me smia d’avei ‘d carbon ‘n visch. Mi divento mat! (FA VEDERE A ULISSE IL TUBETTO DELLA POMATA RICEVUTO DA EMMA)

ULISSE                 Ma a venta nen masagè, ma mach butejla, adess a dev spetè!

TEMISTOCLE    Spetè gnente d’aututt, mi ij la fass pi nen!

QUINTO               (ENTRA VESTITO NORMALMENTE) Barba, dame peui le pillole per nona, cule da deurme.

ULISSE                 Va bin, adess và deddlà. (QUINTO PASSA NEL RETROBOTTEGA)

TEMISTOCLE    Ch’an fassa ‘na puntura, n’iniession per feme passè ‘l dolor, mi resisto pi nen!

ULISSE                 Mi ij fass gnune punture d’ cul gener senssa ricetta medica.

QUINTO               (FACENDO CAPOLINO DALL’ARCHETTO) Barba, i treuv nen la scatola delle fette biscottate.

ULISSE                 Ma ‘t veule turna mangè, tl’ass mach finì adess, peui nona a l’ha bin datne?

QUINTO               Si, ma io ho bisogno della nutrizione continua. Dop ‘na cursa ci ho il vuoto intestinale.

ULISSE                 Tu ci hai il verme solitario!

QUINTO               ‘T dovrie esse content che mi son il migliore della Pro Collegno.

ULISSE                 E gli altri cosa sono, paralitici?

QUINTO               Ma t’lu sas nen che a vurrio fina mandeme alle Olimpiadi giovanili?

ULISSE                 Ti a podio mach mandete alle Olimpiadi d’la pasta-suita!

QUINTO               Prima però vurrio mandeme ‘n t’un ritir.

ULISSE                 A l’avrio fait bin, ma ritirato per sempre! (QUINTO TORNA NEL RETROBOTTEGA. TEMISTOCLE HA SEMPRE PASSEGGIATO LAMENTANDOSI)

TEMISTOCLE    (A ULISSE - DECISO) Su, ch’an fassa sti’ignission. I n’a peus pi! O l’ignission, o sciapo tutt!

ULISSE                 Su ch’ass calma, ch’a sciapa gnente e che a pia son...... (GLI DA UNA COMPRESSA CHE PRENDE DA UN GROSSO BARATTOLO E UN BICHIERE D’ACQUA) E’ un antidolorifico. Ch’ass seta si ‘n moment e a vedrà ch’ai passa. (TEMISTOCLE INGOIA LA COMPRESSA E VA A SEDERSI ACCANTO ALLA COPPIA E SI CAPISCE CHE I DUE GLI CHIEDONO QUALCOSA MA TEMISTOCLE LI ALLONTANA DA SE’ CON GESTO INSOFFERENTE. DALLA PORTICINA ENTRANO EMMA E PAOLA, ENTRAMBE DI PESSIMO UMORE. SI AVVICINANO A ULISSE E CON LUI PARLANO CONCITATAMENTE A MEZZA VOCE) Cosa av succed?

EMMA                  Succed.... succed che Paola a veul sposesse!

ULISSE                 E ‘t sess nen contenta? A j’era mach lon chi spetava, così adess anche noi......

PAOLA                 (IN TONO IRONICO) Però la mamma non la pensa così, pare che sia piena di pregiudizi fino ai capelli.

EMMA                  Sta zitta tu. (A ULISSE) Ma tu lo sai chi vuol sposare?

ULISSE                 Si, a l’ha dimlo, ne scrittur, un american, specialista in libri gialli.

EMMA                  E’ speciali9sta del giallo, ma lui è nero.

ULISSE                 (IMPRESSIONATO) Un fascista?

PAOLA                 Ma che fascista! E’ di colore.

EMMA                  Hai capito? Un uomo di colore.

ULISSE                 E cosa j’intra? Anche la TV adess a l’è a color.

EMMA                  Fa pura nen le spiritos che a l’è nen ‘l caso. Mia figlia è impazzita.

PAOLA                 E mia madre è una razzista.

EMMA                  Sappi che tuo padre non avrebbe mai permesso un simile errore.

PAOLA                 Ma se me lo ricordo appena mio padre. E poi se era quel sant’uomo che mi hai sempre detto, avrebbe avuto a cuore, prima di tutto, la mia felicità, senza badare se la trovavo con un uomo bianco, verde o turchino.

EMMA                  (A ULISSE) Ma quando te ne ha parlato, tu hai trovato la cosa normale?

ULISSE                 Ma, sai nen ..... a l’ha mach dime che a vurria spossese.

EMMA                  (ANGOSCIATA) Un negro!

PAOLA                 (CON VOCE TAGLIENTE) Mamma ti prego, non chiamarlo negro. A te piacerebbe essere chiamata viso pallido? (A ULISSE) E a te?

ULISSE                 Mi preferisso Toro Seduto.

EMMA                  (ALLA FIGLIA) Comunque tu non hai più bisogno del mio consenso. Sei maggiorenne e puoi fare quello che vuoi, se lo vuoi sposalo, ma non ti attendere nulla.

PAOLA                 Questo lo sapevo anche prima.

EMMA                  Allora non abbiamo altro da dirci. Quando lo crederai opportuno, prendi la tua roba e portala via di casa.

PAOLA                 (SBALORDITA) Ma mamma! Non avrei mai immaginato..... che saresti arrivata fino a questo punto. (SQUILLA IL TELEFONO PUBBLICO)

ULISSE                 Emma, che importanza a l’ha ‘l color d’la pel? A l’è ‘l color del cheur che a conta, d’la cosciensa, ‘d l’anima..... soma tuti creature umane e dovuma esse brav, comprensiv.... doss..... (GRIDA VERSO IL RETROBOTTEGA) Deficiente, va a rispondere al telefono, ‘t sente nen ch’a sono! (QUINTO, MASTICANDO, ESCE DAL RETROBOTTEGA E VA AL TELEFONO PUBBLICO)

EMMA                  (IMBARAZZATA E RABBIOSA) Si, si, ma una madre non può sentirsi dire così all’improvviso dalla sua unica figlia che vuol sposare un uomo di un’altra razza.

QUINTO               (DAL TELEFONO) A veulo savei se a l’è bel “Indovina chi viene a cena”.

PAOLA                 (CON AMAREZZA) No, è brutto. Bruttissimo.

QUINTO               (AL TELEFONO) A l’è brut.

ULISSE                 (GRIDANDO AL NIPOTE) Riattacca, è il solito contatto, non l’hai capito?

QUINTO               (RIATTACCA E TORNA NEL RETROBOTTEGA BRONTOLANDO) Sta tranquil barba, pijtla nen.

EMMA                  (CALMANDOSI) Va bene Paola, forse le mie parole sono andate al di là del mio pensiero. Parliamone domani con più calma?

PAOLA                 D’accordo mamma, buonanotte.

ULISSE                 (TREPIDANTE) Ciao, Emma, buonanotte. (EMMA SENZA RISPONDERE ESCE DALLA PORTICINA. ULISSE DICE SCORAGGIATO) Mi sperava già! J’era tutt content, t’peule nen immaginete cosa sia portè ‘n tel cheur ‘n afet da tanti ani e quandi te sperave ‘d realiselo, tutt a sparis..... Vediamo un po', questo tuo..... come si chiama?

PAOLA                 Norman Curtis.

ULISSE                 Ma a l’è prope così neir? ‘T podie nen dì che a l’era mach ‘n poch scur, abbronzato....?

PAOLA                 Senti Ulisse..... (E’ INTERROTTA DALLA COPPIA CHE SI ALZA. IL MARITO RICHIUDE IL LIBRONE E LO DEPONE SUL BANCO DICENDO)

MARITO              Dottore, noi qui non abbiamo trovato niente. (PAOLA INTANTO SI ACCENDE UNA SIGARETTA)

ULISSE                 Non sarà la Dermosgarbina?

MARITO              No, no.... E’ un nome più corto.

MOGLIE              Somiglia al nome di una cantante.

ULISSE                 Mina.

MARITO              No, no...... troppo corto.

MOGLIE              Dica dei nomi di cantanti, son sicura che se sento quello giusto.....

ULISSE                 Ma non lo so, non li conosco i cantanti io.....

MOGLIE              (A PAOLA) Lei signorina li conoscerà sicuramente.....

PAOLA                 (FUMANDO DISTRATTAMENTE) Rosanna Fratello, Gigliola Cinquetti, Ornella Vanoni......

MARITO              (IN CANTILENA) Deve finire per “INA”.

ULISSE                 Telefonate a “Sorrisi e Canzoni”, loro lo sanno.

MOGLIE              (CON UN PICCOLO GRIDO) Ah, ecco!...... Ha la scatolina verde.

ULISSE                 Che cosa?

MOGLIE              Quella medicina che finisce per “INA”.

ULISSE                 Eh, adesso siamo a posto. Qui ce ne sono quindicimila di scatole verdi.

PAOLA                 Mi pare di essere a Scotland Yard quando ricostruiscono un delitto. Ma a che serve questa medicina?

ULISSE                 Per i funghi.

QUINTO               (CHE E’ APPOGGIATO ALLA PORTA DEL RETROBOTTEGA) Hanno un ristorante?

ULISSE                 Lui pensa solo a mangiare!

PAOLA                 Ma quale funghi?

ULISSE                 La madre della signora ci ha una coltivazione di funghi sulla schiena.

MARITO              Capirete ha ottantadue anni..... Le abbiamo messo anche tante pomate.....

MOGLIE              La sera io la spalmo bene, da tutte le parti poi la mettevo.....

ULISSE                 Al forno con contorno di funghi.

MOGLIE              No, la mettevo su un grande foglio di guttaperga preparata sul letto, poi la fasciavo bene tutta quanta.....

ULISSE                 Ma cosa a j’era? ‘Na mummia?

PAOLA                 Ma insomma il vostro dottore, il dermatologo vi deve pur aver detto il nome della malattia. Un professore mica dice “Senta, lei ci ha i funghi”..... Avrà fatto una diagnosi, enunciando il nome del male......

MARITO              (INDICANDO ULISSE) E dovrebbe saperlo il farmacista, è un laureato no?

ULISSE                 Per carità non ne parliamo. Cinque anni di liceo, quattro di università che sono serviti a niente. Il farmacista oggi lo può fare chiunque. Sono tutti mutuati. Il mio lavoro consiste nello staccare i tagliandini e appiccicarli alle ricette. Si vendono soltanto specialità. I dosaggi, la ricettazione, tutta roba sparita. A forza di tran-tran, sic-sac, stacca e attacca io mi sono dimenticato tutto. E’ come fare la raccolta della belle figurine!

MOGLIE              (CERCANDO NELLA MEMORIA) Il nome della malattia, il dottore si ce lo disse...... Era un nome che finiva in “ANO” (IMPROVVISAMENTE TEMISTOCLE LANCIA UN URLO SELVAGGIO CHE SPAVENTA TUTTI)

TEMISTOCLE    Aaaaah, che dolor, come i bogio sfitè......

PAOLA                 E lei non si muova.....

TEMISTOCLE    Ma mi dà dei dolori più forti di quelli del parto!

QUINTO               E chiel ch’a pia la pillola! (SEMPRE SULLA PORTA)

ULISSE                 Stà ciuto, fabioch!

PAOLA                 (SORRIDENDO) Signor Boasso, on credo che abbia provato i dolori del parto.....

TEMISTOCLE    (A ULISSE) Ij lo ciamo ‘n ginoion, mi faccia l’iniezione. Non ne posso più....

ULISSE                 (A PAOLA) E stà ben, su Paola, fagliela tu, sii gentile...... Una fiala di Tebasolo e una Spalmalgina .... Altrimenti monssù Boass an partoris doi gemei bele si.

TEMISTOCLE    (IMPLORANTE) Per favore signorina Paola.

PAOLA                 Va bene, venga signor Boasso, ci penserò io. (PAOLA E TEMISTOCLE ENTRANO NEL RETROBOTTEGA)

MARITO              (A ULISSE) Provi a dire il nome di qualche malattia che finisce per “ANO”.

ULISSE                 (SBUFFANDO) Ma ij soma torna?

MOGLIE              Se mia madre era in casa lei poteva venire a vedere i funghi....

ULISSE                 No, no. E’ meglio così. (PENSANDO INTENSAMENTE) Aspettate un momento. Così a occhio e croce il male di sua madre potrebbe essere una forma di “parassiterina”. (I DUE SOBBALZANO SODDISFATTI)

MOGLIE              Proprio quella!

MARITO              La parassiterina!

ULISSE                 E allora il rimedio per la parassiterina sono le gocce di Minteletano.

MOGLIE              Proprio quelle! Gliel’avevo detto che il nome somigliava a quello di un cantante! Se lei invece di dirci tutte quelle cose inutili ci nominava Mino reitano me lo sarei ricordato subito.

ULISSE                 (ARRABBIANDOSI) Ma voi avevate detto che si trattava di un medicinale col nome che finiva per “INA”!

MARITO              Invece era la malattia che finiva per “INA”, il medicinale finiva per “ANO”.

ULISSE                 E qui fra “INA”, “ANO”, “IA”, diventevamo scemi io, voi e la farmacia. (ULISSE SI GIRA PER CERCARE IL PRODOTTO DA DARE ALLA COPPIA SULLO SCAFFALE, MA SI VOLTA, E CON LUI TUTTI, VERSO LA PORTA DALLA QUALE ENTRA IL VIGILE NOTTURNO)

LUIGI                   Ciao Ulisse.

ULISSE                 Oh, finito il primo giro?

LUIGI                   Si, e la schedina quando la facciamo? A mezzanotte chiude il bar.

ULISSE                 Vengo subito, dò solo il Minteletano a questi signori e......

LUIGI                   (GUARDA LA SIGNORA) Oh, come somiglia alla Nerina! (POI A ULISSE) Dai, la battona che stà vicino al ponte.

ULISSE                 Ma sta ciuto, il mio amico quando parla è un disastro.

LUIGI                   (ALLA COPPIA) Io faccio il vigile notturno e conosco tutti quelli che lavorano di notte.... E questa signora somiglia come una goccia d’acqua....

ULISSE                 (CON VOCE MARCATA) Luigi, guarda che i signori sono marito e moglie.

LUIGI                   E bè, che c’è di male? Anche la Nerina è sposata. Non ho mica detto..... le somiglianze sono somiglianze.... (ALLA COPPIA) Non si sono mica offesi?

MARITO              Ma no, certo, che c’entra?

LUIGI                   (A ULISSE) Senti, non avresti un veleno per i topi più forte di quello che mi hai dato l’ultima volta? Perchè quello serviva da ricostituente; Ci ho ancora la cantina piena.

ULISSE                 Allora fa l’allevamento e vendi pelliccette.

MARITO              Li avevamo anche noi i topi. Ma mio fratello ci portò da Lugano un prodotto nuovo, un veleno potentissimo.

LUIGI                   (INTERESSATO) Ah si? Come si chiama?

MARITO              Il.... il..... (ALLA MOGLIE) Giulia, ti ricordi come si chiamava quel veleno per i topi?

MOGLIE              Aveva un nome che finiva per “SOM”.

ULISSE                 Per carità signora, non ricominciamo. (A LUIGI) Ti dò un nuovo veleno giapponese, ha ucciso i topi che avevano persino resistito alla bomba atomica..... (CERCA SOTTO IL BANCO; TORNANO DAL RETROBOTTEGA PAOLA CON TEMISTOCLE, QUEST’ULTIMO SEMBRA GUARITO, TIENE IL COLLO ERETTO ED E’ NETTAMENTE SOTTO L’EFFETTO DI UN FORTE STUPEFACENTE)

TEMISTOCLE    (CANTICCHIANDO) E la viuleta..... e mia sorela, donna pudica, mentre la.....

ULISSE                 (GLI TAPPA LA BOCCA) Ma Boasso, a l’è diventà matt?

PAOLA                 E’ un tipo sensibilissimo. Oltre tutto gli ho fatto la morfina.....

ULISSE                 La morfina? Ti avevo detto.....

PAOLA                 Si, ma non c’era altro lì .......

TEMISTOCLE    (ALLA SIGNORA) Ehi, vogliamo andare sull’erba? (TENTA DI ABBRACCIARLA. LUIGI E IL MARITO LI DIVIDONO)

ULISSE                 Cosa fa? L’ha presa per la Nerina!

MARITO              E’ impazzito!

ULISSE                 (ALLA COPPIA) Ij ciamo scusa, il signor Boasso è una persona seria, ma aveva un terribile torcicollo.... (A PAOLA) Quella morfina era doppia dose.

TEMISTOCLE    (ACCAREZZANDO ULISSE) Andiamo sull’erba?

ULISSE                 No, no che a j’è la rosà, che a vada a cà Boasso. (A LUIGI) Senti Luigi, accompagnalo tu, altrimenti a porta s’ l’erba anche la pompa d’la bensina.

TEMISTOCLE    (CANTICCHIANDO) Pomap, pompa, pompa, parapapompa, pompa po'.....

LUIGI                   (A ULISSE) Ma come, tu fai la morfina così, come se niente fosse? Ma non lo sai che io come tutore della legge ti dovrei denunciare?

PAOLA                 Ma andiamo, signor Castagnola, durante i viaggi in aereo mi succede di dover fare delle iniezioni di morfina..... (SI SENTE UN GRIDO DI QUINTO E SUBITO DOPO IL NIPOTE DI ULISSE SCHIZZA FUORI DAL RETROBOTTEGA SPAVENTATISSIMO)

ULISSE                 Quinto! Cosa t’ capita?

QUINTO\              ‘N serpent neir, a l’è scapà da ‘n drinta an sachet! (SI SIEDE E SI ASCIUGA IL SUDORE)

ULISSE                 (TERRORIZZATO) Le vipere! (SI PRECIPITA NEL RETROBOTTEGA)

PAOLA                 Hai fatto scappare una vipera? (GLI ALTRI SONO TUTTI SPAVENTATISSIMI TRANNE TEMISTOCLE CHE SIEDE SUL DIVANO E SI ASSOPISCE)

LUIGI                   E voi tenete le vipere dentro un sacchetto?

PAOLA                 Ma si, un serparo le porta qui una volta alla settimana e ogni Lunedì mattina le viene a ritirare un incaricato dell’Istituto Sieroterapico. (RITORNA ULISSE, PALLIDO, STRAVOLTO, TENENDO IN MANO UN SACCHETTO DI SOLIDISSIMA TELA DI JUTA CON UN CORDONCINO LEGATO INTORNO ALLA CHIUSURA. GUARDA IL NIPOTE E GLI DICE CON VOCE CUPA)

ULISSE                 Ma cosa a l’è tacate d’andè a curiusè ‘n drinta al sachet.

QUINTO               Mi verament i cherdia ch’ai fussa quaich cosa da mangè!

ULISSE                 Tl’ass almeno vist ‘n dova l’è andaita?

QUINTO               Macchè. L’è sautà fora come ‘n razzo, mi son sburdime, l’hai fait ‘n saot e l’hai pi nen vistla.

ULISSE                 (MINACCIA UNO SCAPPELLOTTO) Mi sai nen chi ch’an tena......

QUINTO               Ma pijtla nen, sta tranquil.

ULISSE                 (FURIBONDO) Uhmm.......... e se an mord quaid’un si che son fresch!

PAOLA                 Siamo sicuri che non sono scappate anche le altre?

ULISSE                 No, una sola. Sul cartellino c’è scritto che erano sei, ho guardato ora ce ne sono solo cinque. C’è una vipera in giro..... (TUTTI, TRANNE TEMISTOCLE CHE DORME, GRIDANO E NON SANNO BENE COSA FARE. PAOLA GRIDA)

PAOLA                 Fermi, non vi muovete! La vipera può schizzare fuori da un momento all’altro, da qualunque posto! (TUTTI S’IMMOBILIZZANO COME STATUE. ULISSE CHIUDE IL SACCHETTO DENTRO ALL’ARMADIO AL QUALE SI TROVA PIU’ VICINO DI QUELLI POSTI SOTTO LE SCAFFALATURE. IL VIGILE NOTTURNO IMPUGNA LA PISTOLA E GUARDA IN GIRO SENZA MUOVERSI)

LUIGI                   Se la vedo la fulmino! (QUINTO, CHE SI TROVA ALLE SPALLE DI ULISSE GLI BATTE UNA MANO SULLA SCHIENA)

ULISSE                 (FA UN SALTO URLANDO) Aaah! La vipera!

LUIGI                   Dov’è?

ULISSE                 (INDICA IL POSTO) Qui!

QUINTO               Ma no, son mi che j l’hai tucate!

ULISSE                 Ma perchè t’ tuche..... ma cosa ‘t tuche?

QUINTO               Vorria dite se devo ‘n dè a portè la pillola a nona?

ULISSE                 No, perchè ‘t podrie anche aveila adoss!

QUINTO               Cred ‘d no, perchè la sentirija, a l’è pà ‘na furmia!

LUIGI                   No, no, no. Nessuno deve entrare e nessuno deve uscire. Bisogna chiudere la porta. (COSI’ DICENDO METTE IL CATENACCIO ALLA PORTA) Il rettile potrebbe scappare fuori e mordere un innocente.

ULISSE                 Ma perchè, noi soma colpevoli?

MARITO              Ma allora che facciamo! (DALLA PORTICINA ENTRA EMMA CHE INDOSSA UNA VESTE DA CAMERA)

EMMA                  Ma che succede? Chi è che ha gridato?

PAOLA                 E’ scappata una vipera dal sacchetto.

MOGLIE              Io voglio andarmene, ho paura. (SI PRECIPITA VERSO LA PORTA TRATTENUTA DAL VIGILE E DAL MARITO)

EMMA                  Calma, calma signori...... Le vipere non fanno del male se qualcuno non le disturba.....

PAOLA                 Ma dov’è? Dov’è? Dove può essersi cacciata? (GUARDA CAUTAMENTE IN GIRO)

EMMA                  Dottor Saturno, questa è incuria gravissima! Non sa che potrebbero anche denunciarci? Ma come ha fatto a farla uscire dal sacchetto?

ULISSE                 (PIU’ MORTO CHE VIVO) Ma non sono stato io...... E’ successa una disgrazia.....

EMMA                  (SOTTOVOCE) E se è una femmina è anche più pericolosa!..... Era maschio o femmina?

ULISSE                 (CHIEDE SOTTOVOCE A QUINTO) Quinto tl’as vist se a l’era masc o fumela?

QUINTO               Mi verament l’hai nen guardala ben!  (CON OCCHIO ATTENTO SI CURVA, TIENE LA MANO DESTRA TESA IN BASSO, COME PER CHIAMARE UN GATTINO, SOFFREGANDO IL POLLICE CONTRO L’INDICE E FA CON LA BOCCA IL RICHIAMO AFFETTUOSO CHE SI USA RIVOLGERE APPUNTO AI MICETTI) Mbcc..... mbcc..... mbcc.....

ULISSE                 Ma a l’è pa ‘n gat, a l’è ‘na vipera! (UN ATTIMO DI SILENZIO INTERROTTO DAL TRILLO DEL TELEFONO PRIVATO CHE FA SOBBALZARE TUTTI. EMMA, CHE SI TROVA PIU’VICINO, RISPONDE)

EMMA                  Pronto, farmacia Pochettino...... Ma chi parla? Cosa fa Quinto? Le pillole per dormire? (ULISSE SI PRECIPITA A STRAPPARE IL RICEVITORE DALLA MANO DI EMMA)

ULISSE                 Pronto mama..... per ‘l moment i peuss nen, stoma cercand ‘na vipera che col campion ‘d to nevod a l’ha fait scapè...... Ma si, ij lo sai che a son pericolose.....

MARITO              (CORRENDO VERSO IL TELEFONO PUBBLICO COL GETTONE IN MANO) Telefoniamo al 113..... (MA NON FA IN TEMPO PERCHE’ SQUILLA PROPRIO QUEL TELEFONO ED EGLI STACCA IL RICEVITORE PER RISPODERE) Pronto?..... (ULISSE RIATTACCA ED EMMA DICE A TUTTI GLI ALTRI)

EMMA                  Non perdete la testa per favore, quel rettile si sarà infilato in qualche buco e non ci pensa di venir fuori.

MARITO              (DAL TELEFONO) Qui vogliono sapere a che ora finisce lo spettacolo.

ULISSE                 (ANDANDO AL TELEFONO PUBBLICO) Quando ritroviamo la vipera. (PRENDE IL RICEVITORE DALLE MANI DELL’UOMO E PARLA CONCITATO AL TELEFONO) Volete smetterla di sbagliarvi? Questa non è la farmacia Splendor, è il cinema Pochettino..... Cioè, è un Pochettino Splendor... (FARFUGLIA CONTINUANDO A IMPAPERARE E ALLA FINE ESCLAMA) Andate all’inferno! Cosa?..... Corn.... sarà lei..... io non sono sposato! (ATTACCA, IL MARITO FORMA IL CENTOTREDICI)

QUINTO               Se ij deiso feu a la farmacia, ai bruseria anche la vipera.

EMMA                  Ma sta ciuto, cretin!

PAOLA                 Intanto sarebbe bene preparare il siero. Così se la vipera morde qualcuno, si è subito pronti per l’iniezione.

MARITO              (AL TELEFONO PUBBLICO) Il 113 è sempre occupato.

PAOLA                 Dottor Saturno chiami il 113 dall’altro telefono.

ULISSE                 Si, si, subito..... (VA AL TELEFONO SOTTO L’ARCHETTO MA PRIMA DI FORMARE IL NUMERO) Ma è meglio prima telefonare all’Osteria dell’Amicizia di Avigliana.

LUIGI                   E perchè a qell’osteria?

ULISSE                 (RISPONDE FORMANDO IL NUMERO) Lì c’è il serparo, quello che porta le vipere.... lo facciamo venire qui, lui lo sa come si pigliano. (AL TELEFONO) Pronto? Osteria dell’Amicizia? Di Avigliana? Ch’a guarda se li da chiel a j’è un viperaro a l’han dime che a ven sempre a gieughe le carte lì perchè steve duvert fina  a tard....

PAOLA                 (DOPO UNA BREVE PAUSA) E anlora?

ULISSE                 Dice che li sono tutti viperari.... (AL TELEFONO) Il nome ora non me lo ricordo..... (A EMMA) Emma, cioè dottoressa, come si chiama il viperaro?

EMMA                  Il nome non lo so, ma il cognome finisce per..... “UCCI”.

ULISSE                 Ma che “UCCI” e “UCCI”...... (AL TELEFONO) Il nom ‘m lo ricordo nen, ma l’è ‘n tipo tutt sporc, mal vestì, è sempre ubriaco..... (DOPO UN ATTIMO AGLI ALTRI) Dice che lì sono tutti ubriachi..... (AL TELEFONO) Senta un po', io una volta gli ho fatto una iniezione e ho visto che ci ha una voglia di fragola su un gluteo.... Come che cos’è un gluteo?.... Il gluteo è il ...... oddio ma come si fà?..... Quella cosa con cui uno si mette seduto, no.... Ma quale sedia? Che faccio le iniezioni alle sedie?.... Il gluteo..... ecco si, il cu..... dove finisce la schiena, ha capito? Che a senta, cul che i cerco mi a l’ha na veuja ‘d frola s’na ciapa, che i lo cerca! (BREVE PAUSA POI AGLI ALTRI) A dis che a peul nen guardeie le ciape a tuti. (AL TELEFONO) Ma si, a l’è scapaie ‘na vipera. (BREVE PAUSA) A chiel la pasiensa? (RIATTACCA E AGLI ALTRI) Ha riattaccato.

QUINTO               A preuv mi a ciamè ‘l 113, conos un dij telefoni.....

ULISSE                 Va ben..... e mi proverai dall’autr apparecchio. Speroma che a rispondo almeno un dij doi.... (MENTRE QUINTO COMPONE IL 113 AL TELEFONO PRIVATO, ULISSE CORRE ALL’ALTRO TELEFONO, SOSTITUENDOSI AL MARITO CHE TORNA PRESSO LA MOGLIE)

EMMA                  (INDICANDO TEMISTOCLE ASSOPITO SUL DIVANO) Che gli è successo al signor Boasso?

PAOLA                 Niente, gli ho fatto un’iniezione tranquillante.

MOGLIE              (A LUIGI) Signor vigile, ci faccia andar via...... Lei magari si mette accanto alla porta e sta bene attento. Non ci vuole più di un minuto secondo per uscire.

LUIGI                   E se proprio in quel minuto secondo salta fuori la vipera?

MARITO              Calmati, calmati Giulia.....

ULISSE                 (A MEZZA VOCE) Oh, a l’è liber..... (MANDA GIU’ IL GETTONE ED ESCLAMA) Pronto, pronto.... 113.....

QUINTO               (PARLANDO ALL’APPARECCHIO PRIVATO) Si.

ULISSE                 Qui siamo in pericolo.

QUINTO               Eh, anche noi..... E’ scappata una vipera!

ULISSE                 Anche qui è scappata una vipera! E che è, la notte dei serpenti?

QUINTO               Ma cos’è che dice?

ULISSE                 Lei che dice!

QUINTO               Io dico che c’è una vipera in giro. Ma lei chi è?

ULISSE                 Farmacia delle vipere.... cioè, farmacia Pochettino....

QUINTO               Ma mi faccia il piacere, ci sono io alla farmacia Pochettino.

ULISSE                 Che c’è un’altra farmacia Pochettino?

PAOLA                 Ulisse..... Quinto...... Ma non vi siete accorti che state parlando fra di voi? (ULISSE E QUINTO SI GUARDANO E MENTRE QUINTO RIATTACCA MORTIFICATO, ULISSE DICE FACENDO LO STESSO)

ULISSE                 Stu telefon a l’è un disastro..... Fa sempre contatto.....

QUINTO               Tl’avras butà mal ‘l geton!

ULISSE                 (PERDE IL LUME DEGLI OCCHI E FA PER ASSALIRE IL NIPOTE) Mi ti ‘t cancello da la tera!

QUINTO               Ma pijtla nen! (IMPROVVISAMENTE LA MOGLIE LANCIA UN URLO INDICANDO IL DIVANO, PROPRIO DIETRO LA SCHIENA DI TEMISTOCLE ADDORMENTATO)

MOGLIE              Eccola! E’ lì! E’ lì! (CONFUSIONE, PAURA, TUTTI SI ALLONTANANO DAL PUNTO INDICATO CON PICCOLI GRIDI E BATTUTE)

PAOLA                 Fermi, non vi muovete....... Non vi agitate.....

EMMA                  Ma dov’è?

MARITO              Si, eccola...... E’ vero, è lì......

ULISSE                 Sta per mordere il signor Boasso. Bsogna ciapela!

QUINTO               A la ciapo mi per la coa!

ULISSE                 (ARRABBIANDOSI) Ma ciapte la toa coa!

LUIGI                   Nessuno si muova! La colpirò in testa al primo colpo. Ho il diploma di tiratore scelto!

ULISSE                 Masme mach nen Boass.

LUIGI                   Nessun pericolo! Ho fatto dodici centri su venti!

ULISSE                 Mi sembra un po' poco. Ne hai sbagliati otto.

LUIGI                   Zitti....... Fatemi concentrare....... (SI CURVA IN AVANTI STRINGENDO LA PISTOLA CON DUE MANI ALLA MANIERA DEI POLIZIOTTI AMERICANI. PRENDE ATTENTAMENTE LA MIRA MENTRE TEMISTOCLE CONTINUA A DORMIRE PACIFICAMENTE, A BOCCA APERTA. FINALMENTE LUIGI PREME IL GRILLETTO E SPARA. SI SENTE UNA TERRIFICANTE DETONAZIONE E SUBITO DOPO TEMISTOCLE SOBBALZA COME UN PAZZO E METTENDOSI A CORRERE PER LA SCENA URLANDO)

TEMISTOCLE    Aaaah! Ahaaa! (CI RENDIAMO CONTO CHE TEMISTOCLE HA UNO STRACCALE NERO CHE GLI PENDE DA SOTTO LA GIACCA. TUTTI GRIDANO AFFASTELLANDOSI)

LUIGI                   L’ho presa! Son sicuro d’averla presa!

QUINTO               (GUARDANDO PER TERRA) Ma dov’è? Qui non c’è niente....

TEMISTOCLE    Aiuto! Veulo masseme, assassin! Delinquent!

PAOLA                 (FERMANDOLO INSIEME ALLA MOGLIE ED AL MARITO) No, stia calmo..... Era soltanto per la vipera......

TEMISTOCLE    ‘Na vipera? Che vipera?

ULISSE                 (PRENDENDO IN MANO LO STRACCALE E MOSTRANDOLO) Ehi Ringo, guarda un po' a che cosa hai sparato. (TUTTI GUARDANO LA BRETELLA CHE TIENE IN MANO ULISSE)

PAOLA                 E’ la bretella del signor Boasso. Si vede che dopo l’iniezione non se l’è agganciata bene. (TUTTI HANNO UNA REAZIONE NERVOSA. EMMA SI E’ ACCASCIATA SUL DIVANO E SEMBRA IN PROCINTO DI SVENIRE)

EMMA                  Non avevo mai sentito sparare così vicino, mi sento svenire.......

ULISSE                 (PREMUROSO LE VA ACCANTO A SOSTENERLA) Coraggio, coraggio Emma..... Amore mio, a l’è niente.....

TEMISTOCLE    Amore mio? Ma cosa a veul di son?

PAOLA                 (CONTENTA) Ulisse?..........

ULISSE                 E ben si...... mi ij veui bin a sta vipera....... e veui sposela!

EMMA                  ‘T prego, l’è nen ‘l moment!

LUIGI                   Sentito, non è questo il momento di fare dichiarazioni di matrimonio. Prima bisogna catturare la vipera!

TEMISTOCLE    Ma  ‘d che vipera as trata?

QUINTO               A son stait mi, l’avia fam, l’hai vist ‘n sachet cherdia ai fussa ‘d roba da mangè anvece a j’era la vipera e l’è scapamne una.

ULISSE                 Va dedlà, disgrassia! E pijme ‘l botin  dl’ammoniaca e portal si, bugte, di corsa. (QUINTO ENTRA NEL RETROBOTTEGA E PAOLA COMPLETA LA SPIEGAZIONE PER IL SIGNOR TEMISTOCLE)

PAOLA                 E so col, come a va?

TEMISTOCLE    Mà, per adess abbastansa ben.

LUIGI                   (FOLGORATO DA UN’IDEA) Ecco cosa ci vuole, il latte! Le vipere, come tutti i serpenti, sono golosissime di latte e noi mettiamo una scodella piena di latte qua, sul bancone. La vipera, attirata dall’odore del latte uscirà allo scoperto e io le brucio le cervella.

ULISSE                 Senti, non fare l’ispettore Scorpio, è meglio che cerchiamo di catturarla buttandogli addosso una coperta.

PAOLA                 Mettiamo il veleno nel latte, così è più sicuro!

ULISSE                 Capirai, il veleno a una vipera, è come darle un ricostituente.

MOGLIE              (AL MARITO) Perchè non insisti col 113?

MARITO              Hai ragione. (VA AL TELEFONO PUBBLICO DICENDO A ULISSE) Mi dà un gettone? (ULISSE VA ALLA CASSA A PRENDERE UN GETTONE E LO PORGE AL MARITO)

LUIGI                   Allora, il latte, chi ha del latte? Dottoressa non ne ha un po' in casa?

EMMA                  Si, sopra..... Paola vuoi andare tu per favore?

LUIGI                   Una bella tazza piena, mi raccomando Paola..... (PAOLA ESCE IN FRETTA PER LA PORTICINA DI SINISTRA)

MARITO              (TENTANDO INUTILMENTE DI TELEFONARE) Qui l’apparecchio si è bloccato. (DAL RETROBOTTEGA TORNA QUINTO CON LA BOCCETTA CHE PORGE A ULISSE IL QUALE LA FA ANNUSARE AD EMMA)

MOGLIE              (CORRE ALL’ALTRO APPARECCHIO) Anche questo...... è isolato.....

TEMISTOCLE    (SI LAMENTA E PIEGA DI NUOVO IL CAPO TUTTO DA UNA PARTE) Sta arrivand!

ULISSE                 Chi?

TEMISTOCLE    ‘L torsacol! Ormai l’è passà l’efet d’la puntura!

EMMA                  Grassie Ulisse, a basta......

ULISSE                 (CONSEGNA LA BOCCETTA A QUINTO CHE RIENTRA NEL RETROBOTTEGA. NELLO STESSO TEMPO PAOLA RIENTRA IN SCENA DALLA PORTICINA DI SINISTRA PORTANDO UNA TAZZA BIANCA PIENA DI LATTE)

PAOLA                 Ecco il latte, tutto quello che avevo!

LUIGI                   Mettiamolo qui, a mezza altezza sul bancone. E noi allontaniamoci e non facciamo rumore. (PAOLA DEPONE LA TAZZA AL CENTRO DEL BANCONE E VA A SEDERSI ACCANTO AL DIVANO ACCENDENDOSI UNA SIGARETTA. ULISSE ED EMMA PARLANO SOTTOVOCE FRA DI LORO. TEMISTOCLE, TORMENTATO DAL DOLORE TIENE GLI OCCHI CHIUSI E SE NE STA RINCANTUCCIATO IN UN ANGOLO PRESSO LA PORTA. LA COPPIA SI TIENE ABBRACCIATA PRESSO IL GRANDE MORTAIO. LUIGI, CON PISTOLA IN MANO; GUARDA UN PO’ IN GIRO SCRUTANDO NEGLI ANGOLI. NESSUNO FA CASO A QUINTO CHE RIENTRA DAL RETROBOTTEGA E SI APPOGGIA COI GOMITI SUL BANCONE. VEDE LA TAZZA COL LATTE, NE BEVE TUTTO IL CONTENUTO E LA RIMETTE A POSTO. NESSUNO SI E’ ACCORTO DI NIENTE. LUIGI VA AD APPOSTARSI DA UN LATO DEL BANCONE E DICE A QUINTO)

LUIGI                   Quinto scostati..... che la vipera potrebbe arrivare da un momento all’altro..... (SI PREPARA CON LA PISTOLA PUNTATA. SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO. RISPONDE QUINTO CHE E’ IL PIU’ VICINO)

QUINTO               Pronto...... Oh, ciao nona, come la va?

MARITO              Ma non avevi detto che era isolato quel telefono?

MOGLIE              Si vede che può ricevere ma non può chiamare.

ULISSE                 (E’ ANDATO A TOGLIERE IL RICEVITORE DI MANO AL NIPOTE) Cosa a j’è mama..... ma si, stoma cercandla, ch’at veule, cul falabrach ‘d Quinto voria mangesse una vipera crua...... Sta tranquila, ciao...... (RIATTACCA E SUBITO DOPO SI DA’ UNA MANATA SULLA FRONTE) Fol! Podia dije ‘d ciamè ‘l 113..... (A QUINTO) Tutta causa tua; t’ podie bin ‘n cura girè per le tre colline!

QUINTO               Mi si che savia che butè i serpent ‘n tij sachet!

LUIGI                   Su, state zitti! Altrimenti la vipera non ecse!

ULISSE                 La vipera viene lo stesso all’odore del latte. Anche se noi parliamo non ...... (LO SGUARDO GLI CADE SULLA CIOTOLA VUOTA) Ma il latte dov’è?

LUIGI                   Come dov’è? E’ li dentro.....

ULISSE                 Qui non c’è niente, la tazza è vuota..

PAOLA                 Come niente, se l’ho portato io.....

ULISSE                 Ma soma tuti matt. Che fin a l’ha fait stu lait?

QUINTO               Ma a cosa a serviva st’lait lì?

PAOLA                 Era per attirare la vipera.

QUINTO               Mi si che savia, e l’hai beivulo! (ULISSE SI SLANCIA DIETRO A QUINTO CHE SCAPPA PER LA SCENA)

ULISSE                 Disgrassià! Cretin! Ven si ch’it ciap!......

QUINTO               Ma barba! ‘T preferisse deie l’lait a ‘na vipera anzichè a to nevod? (ULISSE PRENDE L’ENORME PESTELLO DAL MORTAIO E LO VUOLE SBATTERE SULLA TESTA A QUINTO. LUIGI, IL MARITO E PAOLA BLOCCANO ULISSE)

PAOLA                 Ulisse, avanti........ calmati......

ULISSE                 Mi j’è sciapo la testa.

QUINTO               Ma pijtla nen!

ULISSE                 Ma finisla con st’pijtla nen, pijtla nen..... (FA DUE PASSI POI SI FERMA) Se mi i ......

QUINTO               Fame nen mal che Domenica l’hai la Canelli-San Damiano a cronometro.

MOGLIE              (A LUIGI) Insomma, non possiamo mica stare qui tutta la notte!

EMMA                  Ulisse, per favore, ci ho lo stomaco in subbuglio, avevo appena cenato...... quel colpo di pistola e tutta questa confusione mi hanno completamente frastornato..... Per favore dammi un po' di bicarbonato.

ULISSE                 Si, cara, Subito...... Paola, un po' d’acqua per favore...... (PAOLA RIEMPIE A META’ UN BICCHIERE D’ACQUA DAL RUBINETTO DEL BANCONE MENTRE ULISSE AFFERRA UN GROSSO BARATTOLO CHE E’ SULLO SCAFFALE DIETRO DI LUI. INTANTO SUONA IL CAMPANELLO DELLA PORTA)

MARITO              C’è qualcuno che vuole entrare.

LUIGI                   Non si può, non si può..... Nessuno può entrare, emergenza, stato di allarme.

PAOLA                 Va bene emergenza, ma intanto potremmo dirgli di chiamare qualcuno, di telefonare al 113, ai pompieri....

ULISSE                 (PARLA CONCITATAMENTE SENZA GUARDARE CIO’ CHE FA: INFILA LA MANO DENTRO AL BARATTOLO PER PRENDERE UN PO’ DI BICARBONATO CON UN LUNGO CUCCHIAIO CHE GIA’ SI TROVAVA NELL’INTERNO DEL CONTENITORE) A sto punto ti me smia che staghe esagerand, Luigi. Lassa seurte chi a veul, pijo mi ogni responsabilità. Peui ‘n saro ‘n drinta e veui ‘n po' vedde se la treuvo nen, an fond a sarà pà ‘n leon, ma ‘n serpent lungh sinquanta centimetri, e come la veddo, ‘na bota ‘n testa e...... (A QUESTO PUNTO HA TIRATO FUORI LA MANO DAL BARATTOLO CON IL CUCCHIAIO E, APPESA AL CUCCHIAIO C’E’ LA VIPERA. ULISSE NON RIESCE AD ANDARE AVANTI PER IL TERRORE E TARTAGLIA TREMANDO VISIBILMENTE, SEMPRE CON LA VIPERA APPESA DAVANTI AGLI OCCHI) Ecco la vi-vi..... la vipe.... pepe...pepe.... (TUTTI SI SONO ACCORTI DEL FATTO E LO GUARDANO ANNICHILITI. LUIGI IMPUGNA LA PISTOLA A DUE MANI COME HA FATTO PRIMA E MIRA ALLA VIPERA, MA COSI’ FACENDO, MIRA ANCHE ALLA TESTA DI ULISSE CHE PER L’ANGOSCIA CONTINUA A NON POTER SPICCICARE UNA PAROLA. ULISSE SI MUOVE CERCANDO DI SFUGGIRE ALLA PALLOTTOLA METTENDOSI DI PROFILO; MA ANCHE LUIGI SIMUOVE TENENDO SEMPRE LA TESTA DEL FARMACISTA SOTTO MIRA. NEL FRATTEMPO PAOLA SI E’ PRECIPITATA NEL  RETROBOTTEGA E ADESSO NE ESCE TENENDO CON LE DITA DELLE DUE MANI IL CAMICE BIANCO DELLA MADRE. CON MOSSA FULMINEA INCAPPUCCIA LA MANO DI ULISSE COMPRESA LA VIPERA E SUBITO DOPO NE FA UN FAGOTTINO STRETTISSIMO DAL QUALE SOLTANTO CON MOLTI SFORZI ULISSE RIESCE A TIRAR VIA LA MANO.)

PAOLA                 Eccola qua! Adesso non scappa più.

EMMA                  Brava Paola!

LUIGI                   Bravissima! Fenomenale!

MOGLIE              Finalmente! Stavo per svenire.....

MARITO              Che incubo!

QUINTO               (SQUOTENDO ULISSE CHE E’ SEMPRE IMMOBILE IN PREDA ALLO SCHOCK) Barba..... la vipera a’lla ciapala Paola, a j’è pi nen..... (A LUIGI) Anlora ai piasia ‘l bicarbonato e nen ‘l lait..... (PAOLA VA NEL RETROBOTTEGA COL FAGOTTINO CONTENENTE LA VIPERA)

ULISSE                 (RIPRENDENDO FIATO) Ohi, ohiohi...... tremolo tutt!

EMMA                  (AVVICINANDOSI A ULISSE) Su, sù Ulisse, tutto è bene quello che finisce bene..... (PAOLA RIENTRA TENENDO IN MANO UNA GROSSA CHIAVE ANTICA DI TIPO FEMMINA)

PAOLA                 Ecco fatto. L’ho chiusa con tutto il camice di mamma nel primo cassetto dello scaffale grande. E questa è la chiave!

QUINTO               (FA PER PRENDERE LA CHIAVE) La teno mi! (ULISSE GLI TIRA UNO SCAPACCIONE TREMENDO CHE QUINTO SCHIVA PER UN PELO. PRENDE LUI LA CHIAVE DICENDO)

ULISSE                 Grazie Paola...... Tl’ass salvame la vita!

PAOLA                 Non esagerare...... Forse non ti avrebbe neanche morso, era mezza addormentata.

ULISSE                 No, mi hai salvato la vita da quel pazzo che mi stava sparando proprio in mezzo alla fronte , qui! (INDICA LUIGI)

MARITO              (A ULISSE) Bè, adesso vuol darci la medicina per mia suocera che poi ce ne andiamo?

ULISSE                 (ANCORA MOLTO SCOSSO E CON LE MANI CHE GLI TREMANO) Ah si, chiedo scusa...... Ma una cosa simile non mi era mai capitata...... (FA UN PACCHETTO DEL PRODOTTO, UNA SCATOLA VERDE CHE AVEVA MESSO  SUL BANCO FIN DA PRIMA)

EMMA                  Ah, ma adesso basta con le vipere, se le vogliono deve procurarsele direttamente l’Istituto Sieroterapico.

PAOLA                 Ma com’è che c’è ancora quest’abitudine così pericolosa?

EMMA                  E’ stato un accordo preso da tuo padre tanti anni fa e io non mi sarei mai sognata di cambiare una cosa stabilita da Agostino.

MARITO              (A ULISSE) Quant’è?

ULISSE                 Mille e cinque. (IL MARITO PAGA E SI AVVIA PER USCIRE CON LA MOGLIE CHE METTE IL PACCHETTO NELLA BORSETTA)

MARITO              Buonasera a tutti.

MOGLIE              Che avventura avremo da raccontare!

TUTTI                   Buonasera...... (LA COPPIA ESCE)

TEMISTOCLE    (SI LAMENTA ED HA DI NUOVO LA TESTA PIEGATA DA UN LATO) Ahi.... Oddio.... che mal... che mal.... (IL VIGILE, IN PUNTA DI PIEDI, GLI VA ALLE SPALLE E FA PER AFFERRARGLI LA TESTA ALL’’IMPROVVISO. TEMISTOCLE PERO’ SE NE ACCORGE IN TEMPO E GLI SFUGGE CON UN GRIDO)

LUIGI                   Ma stia fermo.... un colpo solo, così, e crac! Faccio io.....

TEMISTOCLE    No, no, aiuto! Mi ammazzano!

PAOLA                 (A LUIGI) Lo lasci, lo lasci signor Castagnola.... Guardi che il torcicollo è terribile.

ULISSE                 Sa cosa ai veul? Un termoforo! Un bel termoforo elettrico...... Eccolo! (PRENDE DA SOTTO IL BANCONE UNA GROSSA SCATOLA PIATTA E RETTANGOLARE CHE CONSEGNA A TEMISTOCLE) Che as cugia, as buta ‘l termoforo andova ai fà mal, vedrà che a starà mei..... Ch’ass ricorda d’butelo ‘n sal doi, se no so col a diventa ‘n rosbeef.

TEMISTOCLE    Va ben, va ben, grazie..... Vaire a fà?

ULISSE                 (TUTT’ORA SOTTO SHOCK) Sai nen..... Quinto guarda ‘n po' ‘l pressi, ti che te sciaire.....

QUINTO               Uno, X, 1...... 1...... X......

ULISSE                 Ma no, coula a l’è la data d’fabbricassion ‘n numer roman.....

QUINTO               Cherdia fussa ‘l totocalcio.

ULISSE                 ‘L pressi a l’è dop.....

QUINTO               (LEGGENDO SU UN ANGOLINO DELLO SCATOLONE) Due milioni trecento ottantamila settecento ventitre....

TEMISTOCLE    Ma l’è mat?

EMMA                  Ma no, coul a l’è ‘l numer d’ serie..... Paola guarda ti......

PAOLA                 (PRENDE LO SCATOLONE E LEGGE IL PREZZO) Seimilacinquecento. Vuole che glielo incarti, signor Boasso?

TEMISTOCLE    (PAGANDO) No, no, lo prendo così.... tant vado subit a cugieme e butemlo, cerea a tutti. (ESCE LAMENTANDOSI)

ULISSE                 (FA PER TELEFONARE DALL’APPARECCHIO PRIVATO) Oh, menomale che l’è tornaie la linea. (COMPONE UN NUMERO)

QUINTO               (BRONTOLANDO) A mi tutt stù ciadel a l’ha fame m’nì ‘na fam!

EMMA                  Quinto, ma ti deve avei ‘l verme solitario!

PAOLA                 Ne ha sicuramente due!

QUINTO               A l’è per ch’ass fasso bona compagnia!

LUIGI                   (A EMMA) Dottoressa, potrei telefonare al giornale e dire tutto quello che è successo qui stassera? Conosco un cronista della Stampa.....

EMMA                  No, per favore, nessuno deve sapere, lasci stare.

ULISSE                 (AL TELEFONO) Pronto mamma? Mama, tutt fait, ma si, l’oma ciapala..... Adess t’mando Quinto con le pillole per deurme. Ciao mama, buonanotte. (RIATTACCA E PRENDE DAL CASSETTO DEL BANCONE UN TUBETTO CHE CONSEGNA A QUINTO) Tè, portie son a nona, e mangie nen per la strà!

QUINTO               Barba, ‘l vipere a son peui ‘na specie d’anguille, no?

ULISSE                 Ma......

QUINTO               A sarijio nen bone marinà? (ULISSE MINACCIA - QUINTO ESCE)

LUIGI                   Ulisse, il mio veleno per i topi?

ULISSE                 Tl’avia già preparalo...... (INCARTA UNA SCATOLETTA VERDE CHE AVEVA GIA’ MESSO SUL BANCONE)

LUIGI                   T’en la pagheras doman..... a topo morto.... Ciao, buonanotte.....

LUIGI                   Quando passo per il secondo giro, se hai gente vengo a darti un altro salutino, come sempre..... (ALLE DUE DONNE) Buonanotte.......

LE DUE Buonanotte.

PAOLA                 Finalmente se ne sono andati tutti.

EMMA                  (CON UN SOSPIRONE) Ma anche il sonno se n’è andato.

PAOLA                 Faccio il caffè?

ULISSE                 Magari! T’lo sass Paola, che pi ij penso e pi ‘n convincio che tl’ass avù un gros coraggi? Io non so come hai fatto.

PAOLA                 Presenza di spirito, scelta dei tempi. Tutto qui. Io so scegliere il momento giusto..... magari non so scegliere l’uomo giusto.... vero mamma?....

EMMA                  Senti Paola, parliamone seriamente. E senza preconcetti.

PAOLA                 Ecco, così mi piace. Senza preconcetti. E Ulisse farà da arbitro.

EMMA                  E no! Senza preconcetti ma anche senza arbitraggi interessati. Ulisse è chiaramente dalla tua parte, perchè lui pensa, se Paola si sposa, io sposo la madre ed è tutto sistemato!

ULISSE                 Nen vera! Mi son per la giustissia, l’onestà prima di tutto! Quand ch’im guardo a lè spec, veui podeime dì: brao Ulisse! T’ricorde cola neuit d’vintani fà: to omo j’era n’dait ‘n Fransa, noi j’ero soj a Saint Vincent, ‘n tl’albergo blocà dal temporal, ti tl’avie paura del tron e t’sess m’nua ‘n t’la mia stansa. I’ero soi, sensa rischio, eben, gnente.... (LE DUE DONNE LO GUARDANO CON AMMIRAZIONE) Ebin, a la matin quandi i son guardame a la spec son dime: bravo Ulisse, che gran cretin ch’it sess!

PAOLA                 (SBOTTA A RIDERE POI) Dunque, mamma, Norman è un ragazzo serio, educato, gentile e soprattutto giusto e onesto, come Ulisse. Anche lui ogni sera può guardarsi allo specchio senza doversene vergognare. Mi vuol bene e io gliene voglio. Che si vuole di più? (EMMA FA PER PARLARE MA PAOLA NON GLIENE LASCIA IL TEMPO) Ah, si..... dimenticavo..... c’è il colore della pelle. (EMMA FA ANCORA PER PARLARE E ANCORA PAOLA LA PRECEDE) Ma a me di questo non importa assolutamente niente.  Un uomo è un uomo e in quanto a colori mi può interessare soltanto quello della cravatta, se è o no intonata al vestito che indossa. (ANCORA UNA VOLTA EMMA FA PER PARLARE E DI NUOVO PAOLA LA PRECEDE) E non venirmi a dire..... (ULISSE FISCHIA NELLA CHIAVE CHE GLI HA DATO PAOLA COME UN ARBITRO E DICE)

ULISSE                 Fallo di ostruzione, devi far parlare anche tua madre. (A EMMA) Prego, battila punizione.

EMMA                  Vedi Paola, contrariamente a quello che puoi pensare, io non ho assolutamente nulla contro i ne.... (ULISSE LA INTERROMPE COL FISCHIO. EMMA SI RIPRENDE SUBITO)..... Contro la gente di colore. Vedi, possiamo ospitarli, essergli amici, apprezzarli, volerle bene, ma quando si tratta di dare la propria figlia..... vedi, sono di razza diversa dalla nostra. Così, come noi siamo di un’altra razza nei loro confronti.

PAOLA                 Econ questo? Va bene, è giusto.

ULISSE                 Zero a zero!

EMMA                  Se Iddio ha creato i bianchi, i gialli, i rossi, i ne.... bè, i neri, si i neri, avrà avuto i suoi buoni motivi.

PAOLA                 Su questo siamo d’accordo. Il punto in cui non ci intendiamo è su quello dell’insieme, del matrimonio fra individui di razze diverse.

ULISSE                 (FISCHIA E DICE A EMMA) Questo è gol, uno a zero.

EMMA                  Macchè gol e gol!

ULISSE                 (A EMMA) A l’ha batù ‘n sla traversa.

EMMA                  (A PAOLA INFERVORANDOSI) Se le razza sono diverse è per una precisa ragione! E ogni razza, ogni popolo, deve vivere, progredire, svilupparsi per proprio conto, con i suoi problemi, la sua religione, le sue arti e industrie e tutto quel che segue. I bianchi devono stare con i bianchi, i rossi con i rossi e così via. Per ragioni di cultura, di abitudini, di sensibilità, di.... di.... razza, insomma. I cavalli devono stare con i cavalli, i gatti con i gatti, i canarini con i canarini..... Non si può far unire una pernice con una cornacchia......

ULISSE                 Eh si, altrimenti viene fuori una pernacchia.

PAOLA                 (LE DUE NON FANNO ASSOLUTAMENTE CASO A ULISSE) Mamma solo esseri umani con esseri umani! Un uomo con una donna, così, e Norman non è un cane barbone e io uno scoiattolo.....

ULISSE                 No, no, per carità che verrebbe fuori un barattolo.

EMMA                  Ma la nostra razza ha dato alla storia un Leonardo, uno Shakespeare, un Pasteur.... Quelli di..... colore.... Campioni del mondo di boxe!

ULISSE                 (FISCHIA - POI) Fallo di rigore.

EMMA                  (CON RABBIA A ULISSE) E smettila tu, con quella chiave.

PAOLA                 Non è vero! E poi questo è razzismo, il più puro dei razzismi mamma!

EMMA                  E sia pure! Ma vuoi capirla che qui da noi è diverso? Non siamo negli Stati Uniti dove quelli di colore sono tanti.... Qui da noi, se passa un nero per la strada, lo guardano tutti.....

ULISSE                 Che cosa c’entra, anche se un bianco va in mezzo ia neri lo guardano tutti! E’ la curiosità, si capisce, ma non c’è niente di male, di offensivo. Qualcuno vede un tipo che non è abituato a incontrare tutti i giorni e lo guarda.... Io, per esempio, quando sono andato a Tripoli, due anni fa, tutti mi guardavano e ridevano. La gente per strada proprio si fermava. Poi, ho scoperto che avevo i calzoni strappati dietro e si vedevano le mutande.

EMMA                  Rimandiamo la discussione a domani?

PAOLA                 Come vuoi. Io però non ho nessuna intenzione di discutere. (EMMA E PAOLA SI AVVIANO VERSO LA PORTICINA DI SINISTRA. NON ESCONO PERO’, SI FERMANO SULLA SOGLIA PERCHE’ ENTRA LUIGI, CON UNA SCATOLETTA VERDE IN MANO.)

LUIGI                   Ulisse, ma cosa mi hai dato?

ULISSE                 Perchè?

LUIGI                   Ti avevo chiesto il veleno per i topi, e tu mi hai dato il.... (LEGGE SULLA SCATOLA)..... Minteletano.... che sono gocce per curare eczemi, pruriti, tutte le malattie della pelle..... I miei topi non si grattano mica!

ULISSE                 Ah, si, scusa, mi sono sbagliato col..... (PAUSA. LENTAMENTE ULISSE REALIZZA QUELLO CHE E’ SUCCESSO. SBARRA GLI OCCHI TERRORIZZATO E SI APPOGGIA AL BANCONE PER NON CADERE) Oimè, mamma mia..... Omme, omme..... Ma allora ho dato il..... l’esarattol..... a loro.... a quei due.... (EMMA E PAOLA, IMPRESSIONATE, TORNANO PRESSO ULISSE. ANCHE LUIGI LO GUARDA MOLTO SCOSSO)

PAOLA                 Che dici?

EMMA                  A quali due?

LUIGI                   A quella coppia che stava qua?

ULISSE                 (PIU’ MORTO CHE VIVO) Si.... si.... a cui doi  all’ano.....

EMMA                  Che c’entra l’ano....

ULISSE                 ANO e INA..... non si ricordavano niente ..... (PRENDE SOTTO IL BANCONE UNA SCATOLETTA VERDE SOMIGLIANTE A QUELLA CHE GLI HA RESTITUITO LUIGI) Sono quasi identiche..... Eccolo qui..... (METTE LE DUE SCATOLE UNA ACCANTO ALL’ALTRA) Questo è il Minteletano e questo è l’Esarattol, un veleno potentissimo..... se quella povera vecchia domattina alle sette se lo prende muore stecchita dopo dieci minuti.

PAOLA                 Non li conosci quei due? (ULISSE FA SEGNO DI NO)

EMMA                  Nemmeno io li ho mai visti.

LUIGI                   Non sono di queste parti.

ULISSE                 (DISPERATO) Ohmmi povr’om, ohmmi povr’om.... E adesso che faccio?..... Che si può fare?

LUIGI                   Coraggio Ulisse, coraggio..... Andrai in galera dritto, dritto..... (SQUILLA IL TELEFONO. C’E’ UNA STRANA REAZIONE DI ASSURDA SPERANZA NEI QUATTRO)

PAOLA                 Il telefono! Può darsi che siano loro! Rispondi Ulisse!

EMMA                  Si, forse si sono accorti dello sbaglio.....

LUIGI                   Rispondo io.

ULISSE                 (CORRENDO, INCIAMPANDO, SCANSA LUIGI E RAGGIUNGE IL TELEFONO PRIMA DI LUI. STACCA IL RICEVITORE E RISPONDE CONVULSAMENTE) (UNA BREVE PAUSA, POI ULISSE SI ACCASCIA DICENDO) ..... L’assassino ha le ore contate...... (SI CHIUDE IL SIPARIO)

FINE  DEL  PRIMO  ATTO

 

 

SECONDO  ATTO

                LA SCENA E’ LA STESSA, LA STESSA SERA, UN PAIO DI ORE DOPO LA FINE DEL PRIMO ATTO. LA FARMACIA E’ VUOTA, ENTRA UN SIGNORE DI MEZZA ETA’, DISTINTO, CHE DOPO AVER SBIRCIATO VERSO IL RETROBOTTEGA, ESCLAMA:

SIGNORE             C’è nessuno? (DAL RETROBOTTEGA VIENE EMMA, CHE SI E’ VESTITA NORMALMENTE ED APPARE ASSAI PROVATA E NERVOSA)

EMMA                  Dica pure.

SIGNORE             (IMBARAZZATO) Non c’è il dottore?

EMMA                  Il farmacista? No, torna subito. Dica pure a me.

SIGNORE             (C.S.) Veramente preferirei......

EMMA                  Le ripeto di dire a me, di qualsiasi cosa si tratti.

SIGNORE             Vede signora, ci sono cose che un uomo dice più liberamente ad un altro uomo..... non si offenda.....

EMMA                  Senta, sono la dottoressa Pochettino e sono anche la titolare della farmacia, quindi può chiedermi tutto quello che desidera senza arrossire e senza timore di farmi arrossire. E’ chiaro?

SIGNORE             Si, si..... E’ chiarissimo, però io preferirei parlare col dottore.

EMMA                  (SECCATA) Senta, stassera abbiamo avuto un incidente e siamo tutti un po' sottosopra. La pregherei di sbrigarsi. Allora?

SIGNORE             (AVVILITO, SOSPIRANDO) Mi dia un Alka-Seltzer. (SBUFFANDO EMMA GLI METTE DAVANTI UNA BUSTINA)

EMMA                  Cento lire.

SIGNORE             (PAGANDO) Ma più tardi ci sarà il dottore?

EMMA                  Si, si, più tardi ci sarà.

SIGNORE             (SI AVVIA PER USCIRE, CI RIPENSA E SI FERMA) Farmacia Pochettino..... Ma allora siete voi quelli del messaggio per radio.

EMMA                  Dell’appello radio? Si, e lo ha sentito?

SIGNORE             Pochi minuti fa, in macchina. Hanno persino interrotto il notturno dall’Italia per trasmetterlo. Ma come è successo?

EMMA                  Come succedono tutte le disgrazie, senza motivo, preavviso e preparazione.

SIGNORE             Ma quelli che hanno preso il veleno si sono già fatti vivi?

EMMA                  Non ancora.

SIGNORE             Bè, mi dispiace molto..... Buonanotte. (SI AVVIA PER USCIRE)

EMMA                  Signore, il suo Alka-Seltzer.

SIGNORE             Ah, si, grazie.... (TORNA INDIETRO, PRENDE LA BUSTINA ED ESCE, SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO ED EMMA RISPONDE)

EMMA                  Pronto?..... No, signora, suo figlio Ulisse non c’è, è andato alla trattoria del Bue Rosso..... No, no, non per cenare signora. E’ andato a parlare con il padrone..... gli hanno prestato il motorino...... Non stia in pensiero.... stia tranquilla, che appena abbiamo notizie gliele comunicheremo, sarà Ulisse stesso, suo figlio a...... (ENTRA LUIGI CHE SI FERMA IN MEZZO ALLA SCENA IN ATTESA CHE EMMA FINISCA LA TELEFONATA) Dia retta a me, signora, vada a letto.... Buonanotte. (RIATTACCA E SI RIVOLGE AL VIGILE CHE LE CHIEDE SUBITO)

LUIGI                   Novità?

EMMA                  Nessuna.

LUIGI                   Ulisse non è tornato?

EMMA                  Non ancora, Paola è di là che sta scorrendo l’elenco telefonico per trovare quegli amici dai quali la madre era andata a cena e che hanno il cognome che finisce in “INA”.

LUIGI                   E’ un impresa assurda, impossibile! Ma il 113 che ha detto?

EMMA                  Hanno fatto fare l’appello radio. E adesso stanno cercando fra tutti i medici dertologhi se trovano quello che ha curato i funghi della signora.

LUIGI                   Però questo ritardo di Ulisse non promette nulla di buono, di qui al Bue Rosso ci saranno solo quattro chilometri, doveva essere tornato da un pezzo.... Non vorrei l’avessero investito in pieno e trascinato sull’asfalto per cento, duecento metri..... Come mi spiacerebbe, il motoscooter che gli ho prestato è pure nuovo....

EMMA                  Stia tranquillo, in caso di disgrazia glielo ripagherò il suo motorino, anche se il povero Ulisse si sarà rotto le ossa!

LUIGI                   (CONFUSO) Ah, ma io non volevo mica..... Forse ho detto un’altra delle mie. (DAL RETROBOTTEGA VIENE PAOLA, SFINITA)

PAOLA                 Cose da pazzi. Solo alla lettera ELLE ci sono centinaia di cognomi che finiscono in “IA”. A telefonare a tutti ci vorrebbero due giorni. E quella povera donna, domattina alle sette..... fra..... (GUARDA L’OROLOGIO) Sei ore e mezza.....

EMMA                  Non dire più nulla Paola, per piacere! Ah, se fosse stato vivo il mio Agostino.... questo non sarebbe accaduto!

LUIGI                   Ma Ulisse ha detto che si tratta solo di una vecchia di 82 anni.... Poco male, dopo tutto non è grave!

EMMA                  Ma non dica sciocchezze!

LUIGI                   Non l’ammazzerebbe mica la balia!

EMMA                  Signor Castagnola, ma cosa dice? E’ pazzo? Secondo lei gli ottantuenni si possono ammazzare come se niente fosse?

LUIGI                   No, no.... io volevo dire.... che ha già vissuto fin troppo!

EMMA                  Ma la smetta! (ENTRA QUINTO CON LA BICICLETTA, STANCO E COL FIATONE)

PAOLA                 Quinto, hai trovato niente?

QUINTO               Macchè.... L’hai girà daspertutt, son rivà fina a Turin, vint chilometri ‘d vulà e son strac mort. Meno male che al ritorn l’hai falo a ruota libera perchè son stracame an pulman.

LUIGI                   Ma come era possibile raggiungere quei due in bicicletta che sono andati via in macchina? (QUINTO SI IMPADRONISCE DI UN BARATTOLO DI OMOGENEIZZATI E INCOMINCIA A SGRANOCCHIARE IL CONTENUTO)

EMMA                  Si, si, ma è per non lasciare nulla di intentato.

PAOLA                 Quinto li aveva visti. Se avessero avuto un inconveniente con la macchina, una gomma bucata, non so....

QUINTO               (MANGIANDO) S’ podria telefonè alla Voce Amica.

EMMA                  Che c’entra la Voce Amica? Quelli ti possono consolare e basta.

QUINTO               ‘Na vira ‘n me amis a l’ha telefonaje perchè a j’era disperà che a so gat a j’era restaije ‘na resca ‘d pess per travers, e bin, lor a l’han mandaie ‘l veterinari.

LUIGI                   A proposito di gatti, io ho un amico con un cane poliziotto. E’ della squadra antidroga. Se gli telefono quello ci aiuta. Ha ritrovato più persone quel cane..... Basta fargli annusare un oggetto o un indumento appartenente alla persona che si vuole trovare

PAOLA                 E che cosa gli facciamo annusare, noi, di quei due?

LUIGI                   (PERPLESSO) E già...... (ILLUMINANDOSI) I soldi! I soldi con i quali hanno pagato il veleno.

EMMA                  E dove li troviamo più i loro soldi in mezzo a tutti gli altri?...... (ENTRA ULISSE CHE HA INDOSSATO UN IMPERMEABILE SCURO E UN CAPPUCCIO DI PLASTICA CON DUE BUCHI PER GLI OCCHI E BEN FERMATO INTORNO AL COLLO PER MEZZO DI UNA PICCOLA SCIARPA. IL CAPPUCCIO E’ STATO OTTENUTO DA UNA COMUNE BUSTA DI PLASTICA, DI QUELLE IN USO NEI NEGOZI PER LA SPESA DEI CLIENTI. LUIGI E LE DUE DONNE VOLTANO LE SPALLE ALLA PORTA D’INGRESSO MENTRE QUINTO, VICINO AL BANCO, E’ DI FRONTE E VEDE SUBITO ULISSE MA NON LO RICONOSCE)

QUINTO               (URLA) Attenti, un rapinatore! (I TRE SI GIRANO E SI SPAVENTANO. QUINTO SI NASCONDE DIETRO IL BANCONE)

PAOLA                 Ci mancava anche una rapina!

LUIGI                   (ESTRAE LA PISTOLA CORAGGIOSAMENTE E ORDINA ALLE DUE DONNE) A terra! Buttatevi a terra! (ULISSE INTANTO SI E’ TOLTO LA BUSTA DI PLASTICA DALLA TESTA)

ULISSE                 Ma che rapina! Son mi! (A LUIGI) E buta via stu canon, ti t’veule spareme a tutti i cost! (EMMA E PAOLA RESPIRANO RINFRANCATE E QUINTO VIENE FUORI DAL NASCONDIGLIO)

LUIGI                   (RIMETTENDO L’ARMA NELLA FONDINA) Eh, ma anche tu! Con quel cappuccio in testa....

EMMA                  Di questi tempi, poi, che le rapine sono all’ordine del giorno.....

QUINTO               E anche della notte!

ULISSE                 ‘N motoretta l’avia ‘na freid e mi seuffru d’ sinusite e l’hai sercà d’ripareme ‘n poch.

PAOLA                 Hai parlato col padrone del Bue Rosso? Hai saputo qualche cosa?

ULISSE                 (CADE A SEDERE SUL DIVANO E DICE, TORMENTANDOSI) Macchè, niente!..... Potete immaginare.... di Sabato...... pieno così! (FA SEGNO CON LA MANO) Non si ricordava..... gli ho descritto la coppia, niente! Peui a l’ha nen servije chiel, i cambrè j’ero già andait via, e mi son andait a cercheije a cà. Un a stà a la Barriera d’Orbassan, l’autr a Moncalè. A cà del prim, un sicilian a l’ha piame per un corteggiator d’la fomna e con un cotel a voria tireme fora le budele e butemie al col.....

EMMA                  Addirittura!

PAOLA                 (CON DISGUSTO) L’ budele n’torn al col? (C’E’ UNA PAUSA DURANTE LA QUALE ULISSE, ACCASCIATO, FA CENNO DI SI)

QUINTO               (A VOCE ALTA, SORRIDENTE) ‘N Polinesia, n’ torna al col dle done a buto le fieur.

ULISSE                 (LO GUARDA MALE) Già..... Comunque as ricordavo nen..... Peui per completè le disgrassie la motoretta l’ha ‘l fanalin che non funziona.... così l’hai nen vist una transenna deilavori in corso, e son andait a finì ‘n t’un beuc pien d’acqua.

LUIGI                   (PREOCCUPATO) E la mia motoretta?

ULISSE                 Fasse niente..... A l’è mach bagnasse tutta, ma mi son peui trovame ‘na rana ‘n t’la camisa.... (TRILLA IL TELEFONO PUBBLICO. PAOLA, LA PIU’ VICINA, RISPONDE)

PAOLA                 Pronto?...... L’incasso? (ALLA MADRE) Vogliono sapere quanto abbiamo incassato.

LUIGI                   E’ la tributaria.

EMMA                  Ma mi faccia il piacre, la tributaria! A quest’ora......

LUIGI                   Con le farmacie notturne agiscono di notte.

ULISSE                 (IN UN EFFETTO DI RABBIA SI ALZA E VA A STRAPPARE IL RICEVITORE A PAOLA E LO USA LUI GRIDANDO) Non abbiamo incassato niente! Vengono tutti con la mutua! Ma andate in m...... santa pace voi e le tasse!

PAOLA                 (RIPRENDENDOGLI IL RICEVITORE) Su, calmati Ulisse, hanno riattaccato, era l’Unione Esercenti che aveva sbagliato col cinema Splendor.... (ULISSE BARCOLLANDO TORNA A SEDERSI)

EMMA                  (A ULISSE) Coraggio, coraggio.....

QUINTO               (PER CONSOLARE LO ZIO) Ma fate coragi, pijtla nen! Tant la vita è un passaggio e dopo aprile viene maggio.....

ULISSE                 (CERCANDO DI PRENDERE LA PISTOLA DALLA FONDINA DI LUIGI) Dame ‘l pistolon che la finiss per sempre con chielsì.

QUINTO               Ma pijtla nen! I schersava.....

ULISSE                 L’è prope ‘l moment de schersè!

PAOLA                 Allora, nessun indizio....

ULISSE                 Si..... un dij cambrè as ricordava che a ‘n taolin a j’ero ‘n quatr, e a festeggiavo ‘n compleanno con le candeline ‘n sima ‘na torta ‘n doa a j’era scritt: “Auguri a Nicola”.

PAOLA                 Bè, è già qualcosa!

ULISSE                 (SFIDUCIATO) Quale cosa? D’ veule che s’buto a cerchè tutti i Nicola d’ Turin e dintorni?

PAOLA                 No, mach un che a l’ha compì i’ani.

QUINTO               Barba, a i’è ‘l cavaier Ferrero che a l’ha compì i’ani prope ier. So fieul a l’ha fait la corsa con mi! (TUTTI ENTRANO IN AGITAZIONE)

LUIGI                   E dove stà?

EMMA                  Vallo a chiamare!

PAOLA                 Può essere lui!

ULISSE                 E perchè tl’ass nen dilo subit?

QUINTO               Perchè as ciama Bartolomeo. (ULISSE FA PER STROZZARLO MA LUIGI GLIELO LEVA DALLE MANI)

PAOLA                 Calma, calma, sù.....

EMMA                  Che ore sono?

ULISSE                 (GUARDA L’OROLOGIO E CEGLIA SEMISVENUTO MORMORANDO) E’ troppo tardi..... (TUTTI GLI SI FANNO INTORNO) Ormai è morta.....

PAOLA                 Come, morta?

ULISSE                 Sono le sette e mezza. (BREVE PAUSA) E’ già fredda da venti minuti.

EMMA                  Ma che dici. Se fosse le sette e mezza sarebbe già giorno!

LUIGI                   (GUARDANDO L’OROLOGIO) Io faccio soltanto l’una.

PAOLA                 (GUARDA ANCHE LEI L’OROLOGIO) L’una e due minuti.....

ULISSE                 (GUARDA MEGLIO IL PROPRIO OROLOGIO) Ah, si.... l’una.... Dop che son cascà ‘n tl’acqua l’avia butà la mostra a l’incontrari.....

EMMA                  I l’oma ancora temp! Cercoma quindi de sfrutelo. Il mio caro Agostino diceva sempre: “Per arrivare nel mondo, sfruttare ogni secondo”.

QUINTO               A i’era ‘n poeta!

LUIGI                   I poeti sono stati creati per rompere le scatole agli altri.

PAOLA                 Ma non dica stupidaggini! Comunque gli elementi che abbiamo sono: un Nicola e una torta con le candeline....

QUINTO               Vaire candeile a i’era sl’a torta?

ULISSE                 Ma sta ciuto, cosa an ‘na fà d’savei d’le candeile!

PAOLA                 Forse stavolta Quinto non ha detto una sciocchezza. Col numero delle candeline possiamo sapere se è un Nicola giovane o un Nicola vecchio.

ULISSE                 E quand l’oma savulo? Oddio, ‘m sento mal!

EMMA                  Su, non ti abbattere. Il mio Agostino avrebbe reagito con più forza d’animo!

ULISSE                 Chiel a i’era Sant’Agostino, e mi mach il povero Ulisse.....

LUIGI                   Non ti accasciare in questo modo.... In fondo potresti essere accusato solo di omicidio colposo. Da sei mesi a un anno e con la condizionale non fai neanche un giorno di prigione.

ULISSE                 (SPERANZOSO) Dabon?

LUIGI                   Se permetti, io il Codice lo conosco. C’è, si, purtroppo la circostanza che tu sei il farmacista, cioè professionalmente qualificato ed è un aggravante, quindi io più che omicidio colposo lo qualificherei come omicidio preterintenzionale che porta la pena sino a otto, dieci anni.

ULISSE                 (SI ACCASCIA DI NUOVO) Meno male che a i’è chielsì ch’am fa curagi!

PAOLA                 (SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO, PAOLA RISPONDE) Pronto....... si, eccolo.... (AD ULISSE) E’ tua madre.

ULISSE                 (RISPONDE DANDO ALLA SUA VOCE UN TONO DI TRANQUILLA SICUREZZA) Pronto, ciao mamma..... L’è tutt a post, l’oma trovaie, dorm tranquila..... T’veule parleie a Quinto? (LO CHIAMA) Quinto! (QUINTO SI AVVICINA)..... A l’è cascaie la linea!

QUINTO               L’è fasse mal?

ULISSE                 Ma la linea del telefono, fol! (RISUONA IL TELEFONO) Ma si mama..... l’è tutt a post! S’vedoma doman matin.....

LUIGI                   Se non sei in galera!

ULISSE                 Ciao! (RIAGGANCIA E RINCORRE QUINTO CHE FUGGE)

EMMA                  Ma perchè le hai detto così?

ULISSE                 Povra mama. Perchè fela seuffre, i soma già in pena noi..... Ad avere la notizia fatale farà sempre in tempo....

LUIGI                   (IN TONO DECISO) Vado all’anagrafe. A costo di svegliare anche il Sindaco! Trovo il Nicola, l’interrogo, mi faccio dire nome e indirizzo di quei due e salvo la situazione!

EMMA                  Bravo signor Castagnola! (IL VIGILE ESCE)

ULISSE                 Aspetta...... la ciav del motorin, ‘n dova l’avrai butala.... (ESCE CORRENDO E FRUGANDOSI NELLE TASCHE)

PAOLA                 (COLPITA DA UN’IDEA ESCLAMA) Senti mamma se il peggio dovesse verificarsi, a Ulisse serve un buon avvocato, e io ne ho conosciuto uno sulla Roma-Palermo che è proprio quello che ci vorrà.... Cioè.... speriamo di no..... Ho il numero sul mio taccuino, faccio un salto sù. (ESCE PER LA PORTICINA DI SINISTRA, CONTEMPORANEAMENTE SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO ED EMMA CORRE A RISPONDERE)

EMMA                  Pronto..... No, sono la mamma. E lei chi è?.... (CON UNA CERTA AFFETTAZIONE) Ah, il signor Curtis..... Si, mia figlia mi ha detto che vi siete fidanzati e che intendete sposarvi al più presto. E’ vero?  (QUINTO SENTE E SI RATTRISTA).... Eh, si, oggigiorno i figli non si consultano più con i genitori e Paola di genitori ne ha soltanto uno, io sua madre, dato che mio marito, il dottor Agostino Pochettino, ci ha lasciati....... No, ma cosa dice? Ma non è scappato con un’altra donna, non mi avrebbe mai lasciata in quel modo, è andato in cielo. Era una perla, uno di quegli uomini di cui si è perso lo stampo.... Come dice? Ah, ha sentito il nostro appello radio? .... Eh, si, stiamo vivendo ore terribili..... Si, c’è ma è andata al piano di sopra. Bè, se ha fretta vado a chiamarla...... E allora va bene, le faccio telefonare subito in albergo..... (RIATTACCA E SI DIRIGE IN FRETTA VERSO LA PORTICINA. QUINTO LE CHIEDE)

QUINTO               Ma ho sentito bene? La Paola si è fidanzata? Si sposa con un fidanzato che prende marito?

EMMA                  Già, e con un negro! (ESCE MENTRE QUINTO RIMANE A BOCCA APERTA. DALLA COMUNE ENTRA TEMISTOCLE, PIU’ DOLORANTE CHE MAI CON LO SCATOLONE DEL TERMOFORO SOTTO IL BRACCIO)

TEMISTOCLE    (CON VOCE STAZIANTE E TENENDO IL COLLO PIEGATO) Ecco, riprendetevelo..... (BUTTA LO SCATOLONE SUL BANCO)

QUINTO               Cosa a l’è?

TEMISTOCLE    L’hai compralo si!

QUINTO               Cosa sono, supposte?

TEMISTOCLE    Ma cosa t’die..... Ai son pà d’supposte così grosse!

QUINTO               Bè, le supposte d’elefant, noi ij vendoma!.... (RIENTRA ULISSE CHE VA VERSO IL BANCO TOGLIENDOSI L’IMPERMEABILE E RIMANENDO COL CAMICE BIANCO CHE AVEVA PRIMA)

ULISSE                 Ah, signor Boasso..... chiel a s’ciama pà Nicola? Eh no,.... l’avria riconosulo!

TEMISTOCLE    L’hai portaie ‘n darè ‘l termoforo, perchè costì a funsiona nen! A dev cambiemlo!

ULISSE                 N’ despias, ma costì a j’era prope l’ultim.

TEMISTOCLE    N’lora ch’am lo rangia!

ULISSE                 Ma mi son pa ‘n elettricista.

TEMISTOCLE    E mi l’hai pagalo seimila e cinquecento lire e peuss pà tene un termoforo guast oltre tutt con stò torcicollo che am fà vedde le steile.

ULISSE                 Vedoma un po'..... (APRE LO SCATOLONE E NE ESTRAE IL TERMOFORO) A l’è sicur d’aveilo tacà bin?

TEMISTOCLE    (ARRABBIATISSIMO) Chiel am pia per un cretin?

ULISSE                 No, ma podria anche sbaglieme! (CON LA SPINA IN MANO LA INNESTA NELLA PRESA CHE SI TROVA A UN LATO DEL BANCONE) Macchè, a scaoda nen, forse a l’ha prope rason chiel, sti termofori a son ‘na fregatura!

TEMISTOCLE    E prope a mi dovia vendemlo?

ULISSE                 (CHIAMA) Quinto..... (FORTE) Quintooo!....

QUINTO               (USCENDO) Ma pijtla nen!

ULISSE                 (LO GUARDA SCUOTENDO IL CAPO) Ma se t’sas gnanca d’ cosa s’trata! Pijtla nen..... Sent, va dedlà e guarda ‘n poch se ai fussa ‘n fil destacà, tl’ass anche fait ‘l garson da elettricista......

QUINTO               Mi verament, stasia per feme ‘n po' ‘d salada che i l’hai truvà ‘n sima a la taola.

ULISSE                 Sta salada a l’è per deie a la tartaruga.

QUINTO               E tij veule pi bin a la tartaruga che a to nevod?

ULISSE                 Per adess guarda son! E ‘n pressa! (CONSEGNA IL TERMOFORO. QUINTO LO PRENDE E VA NEL RETROBOTTEGA. TEMISTOCLE VA A SEDERSI SUL DIVANO E ASPETTA CON GLI OCCHI CHIUSI E DONDOLANDOSI LEGGERMENTE PER IL DOLORE. DALLA PORTICINA DI SINISTRA TORNA EMMA CHE VA ACCANTO A ULISSE)

EMMA                  (ASCIUTTA) Ha telefonato.

ULISSE                 Chi, Nicola?

EMMA                  No, il signor Norman Curtis, il “colored”. Ha voluto che Paola lo chiamasse subito in albergo e ora sta ancora parlando con lui!

ULISSE                 Che ore son? (GUARDA L’OROLOGIO E SUSSULTA. POI SI RICORDA, SE LO TOGLIE E LO RIMETTE NEL SENSO GIUSTO. DAL RETROBOTTEGA SI SENTE UNA DETONAZIONE TERRIBILE. TEMISTOCLE SOBBALZA E I DUE GUARDANO VERSO L’ARCHETTO DAL QUALE ARRIVA QUINTO CON IN MANO IL TERMOFORO SCOPPIATO E PEZZI DI FILO ELETTRICO PENDENTI. HA LA FACCIA COMPLETAMENTE ANNERITA PER L’ESPLOSIONE)

ULISSE                 E’ arrivato il fidanzato di Paola!

EMMA                  Ma no, a l’è Quinto!

ULISSE                 Ma cosa tl’as combiname?

QUINTO               Mi sai nen, come l’hai tacalo a l’è sciupame ‘n facia, a l’ha piantà ‘na nivula d’ fum neir, sossi a i’era fait con polvere neira!

ULISSE                 Ma cosa a l’è, ‘n termoforo Molotoff?

TEMISTOCLE    Ij dio mi cosa a l’è! ‘Na bela baraca! E se a scuppiava ades a mi e n’portava via n’oria?

QUINTO               Ch’as la pija nen, tant a n’ha due!

TEMISTOCLE    (A ULISSE) Sà cosa ij diso? Mi sta farmacia la farai sarè. Seve ‘n pericolo pubblicc! Deve ‘l velen ai clienti, butè le bombe n’tij termofori, iv denuncio,  Oddio me col! Seve d’assassin, iss vedruma ‘n Tribunal! (ESCE CONTINUANDO A SBRAITARE)

ULISSE                 (SPINGENDO QUINTO NEL RETROBOTTEGA) Vate a lavè disgrassià che t’sess nen autr.....

EMMA                  N’rincress dittlo, ma to nevod a l’è ‘n po' toch!

ULISSE                 N’ poch..... Tutt! Cosa t’ veule feie, a l’è anche fieul d’ mia sorela! Pitost se per mi a l’è finia perchè la veia a meuir ‘n velenà, Boasso am denuncia, masso anche Quinto, così fas ‘n cont sol! (SQUILLA IL TELEFONO PUBBLICO E I DUE HANNO UN SUSSULTO. POI EMMA VA A RISPONDERE)

EMMA                  Pronto, farmacia Pochettino....... Ah si, glielo passo subito..... (PORGE IL RICEVITORE AD ULISSE DICENDOGLI) E’ per te, è il commissariato. (ULISSE SI PIEGA SULLE GINOCCHIA, POI SI FA FORZA E VA A PRENDERE IL RICEVITORE)

ULISSE                 Pronto. Si, sono io. Va bene, vengo subito. (RIATTACCA E DICE CON VOCE SEPOLCRALE) Ij soma... a m’aresto!

EMMA                  Ma no, ma perchè a dovrio arestete? A l’è pa ‘ncoura capitaie gnente.

ULISSE                 Vourran assicuresse chi scappa nen ‘n tel Libano.

EMMA                  Ulisse, esse om! Peui se ‘l commisare a vouria arestete t’ telefonava nen, ma t’mandava due guardie.

ULISSE                 Si, va ben, ma j’è la facenda del pretenzio.... del preren..... il preterintenzionale...... Mi ij la fasso pi nen!

EMMA                  (severamente e in tono ispirato) ricordati quando il mio adorato Agostino si gettò nelle vorticose acque del po per salvare quell’uomo che stava annegando, fulgido esempio di coraggio e sprezzo del pericolo!

ULISSE                 (PRENDENDO CORAGGIO) Bin è vero..... Anlora i vado.

EMMA                  E mi t’accompagno!

ULISSE                 No, mei che m’aresto mach mi!

EMMA                  La titolar d’la farmacia a son mi, quindi andoma, tant ‘l commissariato a l’è a doi pass. (ULISSE SI INFILA NUOVAMENTE L’IMPERMEABILE SUL CAMICE BIANCO E VA SULLA SOGLIA DEL RETROBOTTEGA)

ULISSE                 (CHIAMANDO) Quinto! (IL GIOVANOTTO ARRIVA TERMINANDO DI PULIRSI LA BOCCA CON UNO STRACCIO) Noi ‘n doma ‘n moment a la polisia perchè a l’han telefoname!

QUINTO               E quand che i torne?

ULISSE                 La signora Emma subit..... mi...... (IN TONO TRAGICO) sai nen.... forse fra des ani, forse pà mai!

QUINTO               (COME SE NULLA FOSSE) Anlora tè spett pi nen!

ULISSE                 (GESTO COME PER DARGLI UNO SCHIAFFO)

EMMA                  (TRASCINANDO ULISSE) Su ven..... ven..... (ESCONO)

QUINTO               (ENTRA NEL RETROBOTTEGA. SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO E QUINTO TORNA PER RISPONDERE, SI STA INFILANDO UN CAMICE DA FARMACISTA CHE E’ MOLTO LARGO PER LUI) Pronto..... Oh, ciao nona, come a va? Tutt ben..... Ma perchè ‘t crie parei?...... Il messaggio della radio? Per forza t’lo sas nen che i l’oma daie ‘l velen dei rat a una che doman matin ai là fa beive a sua mare?....... Barba a l’ha dite che a j’era tutt sistemà perchè a l’avia trovà coi doi? Ma gnente d’aututt, a l’è ‘n busiard, figurte che a l’han arestalo prope adess...... nona, rispond.... nona...... ma sai nen, se a turna t’fass subit telefonè...... Nona....... t’sass nen cosa fè? Preparme quaicosa da mangè! Ciao nona. (RIATTACCA E SI PAVONEGGIA NEL CAMICE BIANCO. RITONA IL SIGNORE DISTINTO CHE ABBIAMO GIA’ VISTO PARLARE CON EMMA)

SIGNORE             Oh, buonasera dottore...... (QUINTO MOLTO LUSINGATO ACCENNA UN INCHINO) ...... Ero già venuto prima, ma c’era una signora......

QUINTO               A l’è la mia assistente.

SIGNORE             (GUARDA CON UN ATTIMO DI CIRCOSPEZIONE. VIENE AVANTI DA UNA PARTE NELLA SCENA E CHIAMA CON LA MANO QUINTO. NON CAPISCE MA POI SI AVVICINA UN PO’ DIFFIDENTE. IL SIGNORE BISBIGLIA, MOLTO SOTTOVOCE, PAROLE INCOMPRENSIBILI CHE QUINTO NON CAPISCE) Capito?

QUINTO               No!

SIGNORE             Dottore....... Noi siamo ben soli?

QUINTO               Soli.

SIGNORE             Soli, soli, soli?

QUINTO               Si, ma anlora?

SIGNORE             (ALZANDO LA VOCE) E allora fra uomini si può parlare...... (GLI SORRIDE E GLI TOCCA UN GOMITO) Capito?

QUINTO               No!

SIGNORE             (SEMPRE SORRIDENDO E TOCCANDOLO COL GOMITO) Simpatico!.... Sa, dottore, io non sono più un giovincello, ma sono ancora forte, robusto, piacente, ho ancora dei muscoli..... faccia il piacere, tocchi, tocchi........ (FA IL MUSCOLO DEL BRACCIO) Tocchi! (QUINTO TOCCA CON UN DITO - DIFFIDENTE) E avrei bisogno che lei.....

QUINTO               ........no, io sono di un’altra parrocchia!

SIGNORE             Ma non ha capito....... vede, io ho sempre avuto un debole per il sesso debole......

QUINTO               Per le donne?

SIGNORE             Si, mi piacciono tanto, le adoro, le amo, le desidero, le voglio!

QUINTO               (TOCCANDOGLI LA MANO) Ma allora siamo della medesima parrocchia!

SIGNORE             Eh, com’è bello l’amore!

QUINTO               Ma ‘l fiette a son pi bele!

SIGNORE             Però le ho volute un po' troppo..... forte.... e si, sono andato troppo forte...... e così si perde i colpi, si batte in testa.....

QUINTO               (CON SUSSIEGO) Vuole un’aspirina?

SIGNORE             No, no..... Le spiego..... io sono andato, stasera, a cena fuori con una signora che era ...... è qui fuori in macchina..... abbiamo ben mangiato e ben bevuto......

QUINTO               Le diamo  del bicarbonato?

SIGNORE             Mi faccia finire. Io, con questa signora....... adesso mi reco in un appartamentino e...... andiamo a letto insieme....... spegniamo la luce e...... lei dovrebbe darmi.....

QUINTO               La buonanotte!

SIGNORE             Ma no! Allora non ha capito la mia situazione..... che potrebbe diventare delicata, incresciosa..... Lei dovrebbe darmi un prodotto, un preparato insomma, che non faccia perdere i colpi......

QUINTO               Le dò una peretta, è infallibile.

SIGNORE             Una peretta? Io credo che lei non abbia capito. Io desidero qualche cosa che non faccia fare una brutta figura..... Ha capito? Una brutta figura!

QUINTO               (CHE NATURALMENTE NON HA CAPITO NIENTE) Ma c’è di mezzo la politica? (ENTRA PAOLA CHE SI AFFRETTA A RAGGIUNGERE IL BANCONE)

PAOLA                 (AL SIGNORE) Vuol dire a me, prego? Questo giovanotto non è abilitato alla vendita dei farmaci.

SIGNORE             (ARRABBIANDOSI) Ah no?

QUINTO               (IN TONO RISENTITO) Aspirina, olio di ricino, bicarbonato e perette, bicarbonato per la bocca e perette per il.......

SIGNORE             Ma non me lo poteva dire, scusi! E’ la seconda volta che vengo!

PAOLA                 Ci scusi e mi dica cosa vuole.

SIGNORE             Ma il farmacista, l’uomo, c’è o non c’è?

PAOLA                 Certo. Deve essersi assentato per pochi minuti, ma posso fare io.

SIGNORE             Non importa...... Ripasserò più tardi...... (SI DIRIGE VERSO LA PORTA DICENDO TRA SE) E adesso dove la porto questa? (ESCE)

PAOLA                 Dove sono andati Ulisse e la mamma?

QUINTO               (GUARDANDOLA FISSAMENTE) Non cambiare discorso.

PAOLA                 Io cambio discorso? Ma Quinto, che cosa stai dicendo?

QUINTO               (ESPRIMENDOSI CON DIFFICOLTA’) Fa nen finta d’ nen capì. E’ da tempo che ormai era fatta! Io ti guardavo, tu sorridevi e mi strizzavi l’occhio, come per dire che..... che, io sono qui, tu sei li...... E quando ti dicevo buonanotte tu mi rispondevi: buonanotte, eh? E anche all’arrivo della gara in salita Gassino-Bardassero tu eri li al traguardo.... mi aspettavi.....

PAOLA                 Si, e che arrivassi in bicicletta e invece ti portarono in barella.

QUINTO               Coula volta lì son arrivà quasi prima..... E la mia poesia che ti ho scritto dedicandola a te l’anno scorso a primavera, quasi a Ferragosto? “T’amo mia Paola, e mite un sentimento - di amore e di pace al cor m’infondi - mentre tu bella come un monumento.....”

PAOLA                 Quinto, io non sapevo..... Sicchè tu saresti innamorato di me?

QUINTO               Scapiss! Adesso invece ho saputo che ti sei messa con un nero...... uno scuro..... che peui d’neuit tl’iss ciaire gnanca..... d’sass mai n’doa a l’è, e per veddlo venta ch’it vische ‘n brichet....

PAOLA                 Caro Quinto, purtroppo devi proprio fare a meno di me!

QUINTO               Pasiensa, m’resta sempre la bicicletta! Quella non tradisce mai!

PAOLA                 Oh Quinto, togliti questo camice che non devi portarlo, sù..... (MENTRE QUINTO, BRONTOLANDO, SI TOGLIE IL CAMICE, ARRIVANO ULISSE ED EMMA ABBASTANZA RINFRANCATI. PAOLA CHIEDE LORO) Bè, dove eravate?

EMMA                  Al commissariato.

PAOLA                 E perchè?

ULISSE                 (TOGLINDOSI L’IMPERMEABILE) Al vice comissari a vouria mach savei se il Minteletano e l’Esarattal se smio. E l’hai dije che d’ si, son gosse bleu tute e due. (SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO, RISPONDE PAOLA)

PAOLA                 Si signora, glielo passo subito..... (PORGE IL RICEVITORE A ULISSE) E’ tua madre.

ULISSE                 (SI PRECIPITA A PRENDERE IL RICEVITORE E PARLA IN TONO NORMALE) Ciao mama, cosa a j’è? (ALLARMANDOSI) Ma se l’avia dittlo.... ma gnanca per seugn, gnun a l’ha arestame, ma chi a l’è coul cretin che a l’ha dite lon? (SENZA LASCIARE IL RICEVITORE ALLUNGA UN TREMENDO SCAPACCIONE A QUINTO CHE SCAPPA NEL RETROBOTTEGA, RIPRENDE A PARLARE) Anlora va bin, d’ dirai la verità...... Si, soma ancoura ‘n poch agità, i riussiva nen a trouvè sta coppia ma soma già s’la stra..... Ma no mama, ‘n coust moment i peuss nen preghè, il  Pater Noster doppio a Sant’Antoni per ‘l moment dilo ti. Mi lo dirai dopo...... Si, t’ciamo subit apena sai quaicosa. Ciao mama. (RIATTACCA IL RICEVITORE E RIMANE ACCASCIATO ACCANTO AL TELEFONO)

PAOLA                 Ma andiamo, vedrai che nella peggiore delle ipotesi, e cioè che nessuno riesca a rintracciarli, domattina alle sette quella vecchia non se ne accorgerà?

EMMA                  Ma sicuramente se ne accorgerà.

ULISSE                 E se non se ne accorge? Quella ha ottantadue anni, è mezza rimbambita.....

QUINTO               (AFFACCIANDOSI) Se a l’è mesa rimbambia a l’è peui nen ‘na gran perdita!

ULISSE                 Va via! (QUINTO SCOMPARE) Che ora a l’è?

EMMA                  Su calmte, l’è ‘n bot e mes!

ULISSE                 (RICORDANDO) Un momento.... Un altro indizio! ‘N ricordo che la dona as ciamava Giulia. Perlomeno, so omo, l’ha ciamava parei.

PAOLA                 (INCORAGGIANTE) Ecco un’altra traccia.....

ULISSE                 (SPERANZOSO) ‘Na dona Giulia, ‘n amis Nicola, la mare con i bolè, ‘na famija con un nom ch’a finis per “IA”..... (AVVILITO) Non li troveremo mai, mai, nemmeno se viene il tenente Sheridan.....

PAOLA                 Intanto se ne stà occupando anche Norman, il mio fidanzato.

ULISSE                 Ma cosa t’ veule che n’a sappia!

 

PAOLA                 Non lo sottovalutare, Ulisse. Norman ha una laurea ed è uno scrittore anche di libri gialli!

EMMA                  (FA SCHIOCCARE LE DITA) Mi viene un’idea. Quella signora aveva sicuramente un abito della “Cherie Mode”

PAOLA                 E’ vero! Ci ho fatto caso anch’io. E’ un modello che è stato in vetrina per un po' di tempo, sotto i portici di via Roma.

EMMA                  Infatti. Adesso telefono alla “Cherie Mode”

ULISSE                 (AFFRANTO) Ma a quest’ora non troverai nessuno. Il signor Cherie Mode starà dormendo.... sono quasi le due....

EMMA                  Può darsi che risponda il guardiano. Mi farò dare il numero della direttrice, le telefonerò e le chiederò se ha una cliente a nome Giulia, gliela descriverò......

ULISSE                 Dille che la madre di questa Giulia ci ha anche una fungata sulla spalla....

EMMA                  Non bisogna lasciare nulla di intentato. Vieni Paola, andiamo a telefonare da sù, il commissario mi ha raccomandato di non tenere occupati i telefoni della farmacia..... (ESCONO PER LA PORTICINA DI SINISTRA. ULISSE, CON PASSO STRASCICATO, VA DIETRO IL BANCONE. ENTRA UNA GIOVANE DONNA IN ABITO DA SERA MOLTO SCOLLATO, VISTOSAMENTE TRUCCATA, CON UNO SPACCO NEL VESTITO CHE METTE IN MOSTRA LE GAMBE INGUAINATE IN CALZE NERE. HA UNA PARRUCCA ARRICCIATA, UN SOPRABITO SULLE SPALLE - CHE CADE QUASI SUBITO - ED E’ DISPERATAMENTE UBRIACA, SI TRATTA DI SILVANA, UNA ENTRENEUSE ROMANA)

SILVANA             (PARLA CON VOCE IMPASTATA E TONO PIAGNUCOLOSO) A dotto’... Dotto’, me sento male.

ULISSE                 Che cos’ha signorina? (RACCATTA IL SOPRABITO E CERCA DI RIMETTERGLIELO SULLE SPALLE. L’INDUMENTO PERO’ RICADE SUBITO E, ANCORA, ULISSE CERCA DI RIMETTERGLIELO ADDOSSO, QUESTA AZIONE DURERA’ SINO A QUANDO LA DONNA USCIRA’ DI SCENA)

SILVANA             Ci ho lo stomaco che me s’è intorcinato come ‘no straccio de cucina..... Sto male dotto’......

ULISSE                 Eh, lei ha alzato un po' troppo il gomito......

SILVANA             Vor dì che sò ‘mbriaca? E te credo, io vado a tappi...... Stassera n’ho fatte ventotto, ho battuto er record..... Ventotto bottije...... sò la mejo tapparela der Piemonte.

ULISSE                 Se fa tante tappe così è meglio di Gimondi, ma mi dica cosa desidera.

SILVANA             Perchè io lavoro ar night, ar Criff-Craff..... Faccio l’entreneuse...... lei lo sa com’è er mestiere nostro, più si beve e più si guadagna.

ULISSE                 Si, lo so.

SILVANA             Oddio, me gira tutto...... Fermete dotto’, te stai a girà, che giri?

ULISSE                 Io non giro signorina, è lei che barcolla.

SILVANA             (TENERAMENTE) Come sei bello dotto’...... Ci hai la faccia bona, paciosa, come quella di mi’ padre.... ci hai le guanciotte dorci, proprio come lui..... (GLI PIZZICA UNA GUANCIA E ULISSE CERCA DI SCANSARSI)

ULISSE                 Ma signorina....

SILVANA             Belle guanciotte sordide..... (GLI DA’ UN GRAN BACIO SU UNA GUANCIA LASCIANDOVI UNA MACCHIA DI ROSSETTO) Mi padre era tanto bono..... un fregnone, sa?...... Proprio come lei, dotto’, lei pure ci ha la faccia da fregnone..... Mi madre je menava sempre..... (PIANGE IMBRATTANDOSI TUTTO IL VISO FRA IL RIMMEL E IL ROSSETTO)

ULISSE                 Va bene signorina, ma mi dica cosa vuole.

SILVANA             Vojo...... rimette!

ULISSE                 Ma diao, come..... qui..... in farmacia?

SILVANA             (AVVICINANDOSI AL MORTAIO) Posso rimette qui dentro?

ULISSE                 Ma neanche per sogno!

SILVANA             Dopo sto bene.

ULISSE                 Venga di là, nel retrobottega, che c’è il gabinetto.

SILVANA             Ma io da sola non posso....... ce deve sta qualcuno che me regge la testa..... Poro papà mio, quant’era dorce..... E je volevo tanto bene, era bello, co’ quelle guanciotte tenere come er culetto de ‘na creatura.... come le sue dotto’.... Ie vojo bene pure a lei...... (LO BACIA SULL’ALTRA GUANCIA LASCIANDOGLI L’IMPRONTA DEL ROSSETTO. ULISSE TENTA INUTILMENTE DI SCROLLARSELA DI DOSSO E METTERGLI IL SOPRABITO SULLE SPALLE)

ULISSE                 Insomma, vuole stare ferma! Ma quanto deve aver bevuto.

SILVANA             Tanto dotto’, ma proprio tanto..... Quello però mica è champagne bono, è robaccia fatta co’ le cartine..... Oddio, me scappa.....

ULISSE                 Ma lei doveva capitare proprio qui, stasera?

SILVANA             Perchè, non è ‘na farmacia questa? Uno che se sente male dove deve andà, a moriammazzato? (IMPROVVISAMENTE GLI SI CATAPULTA ADDOSSO) Belle guanciotte mie dorci e tenerelle come quelle del mio papà...... Dotto’, me dia quarche cosa se no je rimetto addosso......

ULISSE                 Ma è matta! Con tutti i guai che sto passando ci mancava anche questa! Ma come è arrivata fin qui?

SILVANA             Cor taxi. Me doveva portà a casa, poi me sò intesa male e j’ho detto de portarme a ‘na farmacia notturna......

ULISSE                 E il taxi dov’è? Qui fuori che l’aspetta?

SILVANA             No, l’ho mannato via..... Er tassinaro era brutto, dottò.... ma proprio brutto.... invece tu sei bello .... (LO BACIA)

ULISSE                 Signorina la prego, non faccia così...... (ENTRA EMMA DALLA PORTICINA E, VEDENDOLI, ESCLAMA)

EMMA                  Ah, dottor Saturno, vedo che se la stà spassando bene malgrado la situazione angosciosa in cui si trova! Buon divertimento!

ULISSE                 Ma che spassando, Emma!

EMMA                  Dottoressa Pochettino, prego!

SILVANA             (INDICANDO EMMA) Che è, tu moje? Che, pure lei te sona come faceva mi madre cò poro papà?.. (A EMMA) Non je meni, signò, guardi che belle guanciotte dorci che ci ha..... (TENTA DI PRENDERGLI LE GUANCE FRA LE DITA)

ULISSE                 (CON RABBIA) Ma mi lasci stare le guanciotte! (A EMMA) Emma è ubriaca, non vedi? (LA TRASCINA NEL RETROBOTTEGA E CHIAMA) Quinto, ven a deme ‘na man..... (VIENE QUINTO CHE SI METTE AD AIUTARE LO ZIO)

QUINTO               D’andova a seurt cousta si?

ULISSE                 Buttla a stendse sla brandina, faie n’ofiè d’ammoniaca e butije d’impac d’acqua fresca sla front.

SILVANA             (AGGRAPPANDOSI AD ULISSE) A dottò, nun me lassà..... io sto male, dottò.....

QUINTO               Sta brava!

SILVANA             E chi è stu fregnone! Er gatto mammone? (I DUE ENTRANO NEL RETROBOTTEGA)

EMMA                  Pulisciti il viso. Non ti vergogni, sei pieno di rossetto.

ULISSE                 (PASSANDOSI IL FAZZOLETTO SUL VOLTO) Ma d’ saras pà gelosa?

EMMA                  E perchè no? Ogni donna, se è veramente una donna, è gelosa.

ULISSE                 (RIPRENDENDO SPERANZA, CON ARDORE) Ma anlora cosa spetoma? Lassa che Paola se sposa e peui se sposoma d’co noi. Emma, pensa che ogni di che a passa a torna pi nen.

EMMA                  (TURBATA) L’è vera, peui devo dite che t’ sess piasome fina da la prima volta che soma ‘n contrasse, tanti ani fa.....

ULISSE                 (NOSTALGICAMENTE) Vestivamo alla marinara.

EMMA                  (LASCIANDOSI TRASPORTARE DAL RICORDO) T’ i’eri simpatic, Ulisse..... ‘n paciocon ma t’en piasie così..... con cola facia sincera e gioviale, quelle tue belle guance paffute.....

ULISSE                 Non cominciare anche tu con le guanciotte.

EMMA                  (SCUOTENDOSI) Poi l’è rivaie Agostino.

ULISSE                 Si...... Agostino il grande!

EMMA                  A l’è stait chiel a sareie j’eui a me papà, che poch prima a l’è fasse promette che l’avria sposà.

ULISSE                 Sai tutt...... ma ormai a l’è ‘l passà. Agostino, i’è pi nen, l’è andasne, a l’avrà pa lassà ‘l capel a so post!

PAOLA                 (ENTRA DA SINISTRA) Macchè, la direttrice di “Cherie Mode” ha lasciato la segreteria telefonica col messaggio di chiamare dopo le otto e mezza.

ULISSE                 (DISPERANDOSI) Otto e mezza! Cola povra veja dij bulè a l’avran già sotrala!

EMMA                  (A PAOLA) Andiamo a svegliarla a casa. Dove abita?

PAOLA                 Il custode non l’ha detto..... Ci ha dato soltanto il numero di telefono..... (FACENDO PER USCIRE DA SINISTRA)

EMMA                  Allora telefoniamo alla SIP, dal numero di telefono ci daranno l’indirizzo.

PAOLA                 Si, è vero, andiamo.

ULISSE                 (GUARDANDO L’OROLOGIO) Le due e un quarto e ventun secondi...... le due, un quarto e ventidue secondi..... le due, un quarto, e ventitrè secondi......

QUINTO               (CHE SI ERA AFFACCIATO) A j’è ‘n lancio sla luna?

ULISSE                 (FA IL GESTO DI ANDARGLI INCONTRO. QUINTO SCOMPARE)

EMMA                  (SULLA SOGLIA DELLA PORTICINA) E non fare così! Non guardarlo più quell’orologio! (ESCE INSIEME A PAOLA. ULISSE AGITATISSIMO, VA SULLA PORTA DEL RETROBOTTEGA)

ULISSE                 Quinto! Come sta la ciuca?

QUINTO               (VIENE SULLA SOGLIA) A deurm come ‘n ghiro!

ULISSE                 (ALLARMATO) Tl’avras pa daie dij sonniferi?

QUINTO               Per forza!

ULISSE                 Ma t’ sess mat? Cosa d’na sass ti di sonniferi? E peui perchè tl’ass dailo?

QUINTO               A vourria rimetme ados, anlora l’hai daie an pugnatun sla testa, e l’ha pi nen bogià: a deurm che a smia n’balsamà!

ULISSE                 Ma..... (FA PER ENTRARE NEL RETROBOTTEGA MA DESISTE PERCHE’ DALLA COMUNE ARRIVA LUIGI COME UN BOLIDE)

LUIGI                   (SI ACCASCIA ANSIMANDO SU UNA SEDIA) Ci siamo, Ulisse! L’ho trovato!

ULISSE                 Sei stato da loro? (INTANTO QUINTO RIENTRA NEL RETROBOTTEGA)

LUIGI                   No, ho trovato il Nicola! Ed è lui! Quello che cerchiamo!

ULISSE                 Gli hai telefonato?

LUIGI                   Si, mi ha risposto suo padre, che è vecchio, ed era ancora alzato. Un tipo simpatico, ex giocatore della Juve, mi ha raccontato che giocava con Combi, Rosetta, Calligaris......

ULISSE                 Che m’importa della Juve e di Calligaris! Hai parlato con Nicola?

LUIGI                   Non c’era. Il padre lo stava aspettando. Mi ha detto che dovevano rientrare, Nicola e la moglie, fra mezz’ora. Sono stati fuori a cena con amici per il compleanno.

ULISSE                 E’ proprio lui allora!

LUIGI                   Già che è lui! Poi hanno avuto un incidente di macchina, una cosa da poco ma che gli ha fatto perdere un po' di tempo. Avevano già telefonato al padre per non farlo stare in pensiero. (GUARDA L’OROLOGIO) Non sono ancora arrivati, ci vorranno altri dieci minuti.

ULISSE                 Gli hai lasciato il numero della farmacia?

LUIGI                   Come no! 364113......

ULISSE                 No! No! 364112!

LUIGI                   Porca vacca...... ho sbagliato......

ULISSE                 Telefoniamo noi, presto. Dammi il numero. Sbrigati!

LUIGI                   Calma, tanto la vecchia muore alle sette!...... (CERCA IN TASCA)

ULISSE                 (ANGOSCIATO) Come sarebbe a dire “muore alle sette”? E allora? Questo numero!

LUIGI                   (CONTINUANDO A CERCARE) L’avevo scritto su un pezzetto di carta..... Non lo trovo più.....

ULISSE                 (FREMENDO) Luigi..... Luigi..... io ti metto la testa nel mortaio e te la pesto..... Dimmi almeno come si chiama questo Nicola, il cognome.

LUIGI                   Ah, si, Nicola...... (NON RICORDA) non me lo ricordo, è un cognome che finisce per “TATO”. (ULISSE FA PER SALTARGLI ADDOSSO MA PROPRIO IN QUESTO MOMENTO IL VIGILE TROVA IL BIGLIETTO CHE STAVA CERCANDO. LO TIRA FUORI SVENTOLANDOLO) Eccolo!

ULISSE                 Dammi qua. (ENTRA IL SIGNORE DISTINTO. ALLORA ULISSE DICE A LUIGI) Telefona tu, subito. (AL SIGNORE) Desidera? (LUIGI, CON UN GETTONE CHE HA IN TASCA, TELEFONA DALL’APPARECCHIO PUBBLICO)

SIGNORE             Buonasera..... lei è il farmacista?

ULISSE                 Si!

SIGNORE             L’autentico, il vero?

ULISSE                 Certo, perchè?

SIGNORE             Sa, perchè sono già venuto due volte e .....

ULISSE                 (IMPAZIENTE A LUIGI) E’ venuto? C’è? (LUIGI GLI FA CENNO DI ASPETTARE. ULISSE SI RIVOLGE AL SIGNORE) Dica pure.

SIGNORE             Ecco, io sono venuto con una signora che è qui fuori, in macchina...... Vorrei qualche cosa.... un prodotto che rinforzi la.... il...... lei dovrebbe consigliarmi......

LUIGI                   (AL TELEFONO) Pronto!

ULISSE                 (A LUIGI) E’lui? Nicola? (LUIGI GLI RIPETE IL GESTO DI ATTESA MENTRE IL SIGNORE E’ UN PO’ SECCATO)

SIGNORE             Io vorrei..... Ci dev’essere un prodotto che agisca sui centri, diciamo, sessuali. Mi ha capito? (ULISSE, INVECE, NON CAPISCE PERCHE’ NON LO ASCOLTA, INTENTO COM’E’ A CAPTARE OGNI REAZIONE DI LUIGI AL TELEFONO)

ULISSE                 Certo. Cosa desidera?

SIGNORE             (SBUFFA POI RISPONDE) Vede dottore, io sono con una signora, è una persona per bene..... abbiamo mangiato e bevuto..... è la prima volta che..... insomma, detto tra noi, temo che non risponda.....

ULISSE                 Chi, la signora?

SIGNORE             Ma no!...... (LUIGI RIATTACCA E VIENE VERSO IL BANCONE)

ULISSE                 (A LUIGI) Insomma, è tornato si o no? Gli hai parlato?

LUIGI                   No, non sono ancora rincasati, ma fra cinque minuti, massimo dieci, arriveranno.

ULISSE                 E che cosa sei stato a fare tutto questo tempo al telefono?

LUIGI                   Eh, il vecchio mi stava raccontando del famoso incontro Juventus-Torino del 1924, quando Rosetta rimase senza mutande e giocò così.....

ULISSE                 Ma che cosa me ne importa se una donna è restata senza mutande!

LUIGI                   Rosetta era un uomo, un terzino.

ULISSE                 E allora me ne importa ancora meno!

LUIGI                   Ma sai, io gli davo spago al vecchio perchè è meglio tenerselo buono, no? Adesso gli ho dato il numero giusto, così appena rientra Nicola ci chiama subito.

SIGNORE             (SECCATO) Senta, mi dà retta un momento? Io ho una signora in macchina, e non sò più cosa dirle!

ULISSE                 Vuole che le parli io.....

SIGNORE             Ma no, è dalle 10 che la porto in giro.....

ULISSE                 (GENTILMENTE) Si sente male la signora?

SIGNORE             No, la signora sta benissimo...... solo è un po' seccata, arrabbiata per via..... che..... lei dottore mi sta facendo perdere un sacco di tempo senza ascoltarmi. E’ già la terza volta che vengo!

ULISSE                 Ah si, si...... Ma se sapesse quello che sto passando stasera...... Mi dica, che cosa vuole? Sono ai suoi ordini.

SIGNORE             Dunque...... (E’ IMBARAZZATO PER LA VICINANZA DI LUIGI AL QUALE DICE) Permette?

LUIGI                   Oh, scusi...... (SI ALLONTANA ED ENTRA NEL RETROBOTTEGA)

SIGNORE             (A ULISSE) Vede dottore, io ho un appartamentino qui vicino..... a Leuman.....

ULISSE                 Ah, grazie, ma sa, io vivo con mia madre...... la casa è nostra..... sono 3 camere e cucina.....

SIGNORE             Ma io non voglio affittarlo!

ULISSE                 E nemmeno lo compro, con queste tasse.....

SIGNORE             Ma no, ho un piccolo appartamento e devo condurre la signora, che è una della buona società..... è da tre anni che le faccio la corte e stasera, finalmente,..... però ho paura di fare brutta figura. Lei dovrebbe darmi un prodotto, io credo che ci sia..... per bocca o per iniezioni magari, mi avevano parlato di una specialità americana, il Vigor..... (ULISSE STA PER RISPONDERE MA NON PUO’ PERCHE’ SQUILLA IL TELEFONO PUBBLICO E SI PRECIPITA A RISPONDERE)

ULISSE                 Pronto, farmacia Pochettino, chi parla?

SIGNORE             Parlo io, ma che maniera di trattare i clienti è questa? Sono le due e mezza, ma guardate un po' se una farmacia notturna dev’essere diventata un centralino telefonico!

ULISSE                 (CHIUDENDO IL RICEVITORE CON UNA MANO DICE IN TONO PERENTORIO AL SIGNORE) Senta, ho capito quello che vuole lei, ma quel prodotto io non ce l’ho. Provi se lo trova da un’altra perte. E’ infallibile. Io le posso dire soltanto il nome.

SIGNORE             E me lo dica allora, come si chiama?

ULISSE                 “Vent’anni di meno”.

SIGNORE             Accidenti agli spiritosi, accidenti! (ESCE PIAGNUCOLANDO) E adesso che ne faccio di quella lì.....

ULISSE                 (AL TELEFONO) Pronto, mi scusi tanto...... Parlo col signor Nicola?..... Oh, meno male..... Eh si, è una cosa grave, più che grave, roba di vita o di morte...... Le dico subito, ma prima è lei che deve dirmi se oggi ha compiuto gli anni e se è stato a cena fuori con una coppia di amici, al Bue Rosso..... (ATTENDE TIRANDO L’ANIMA COI DENTI. POI CON ESPRESSIONE TERRIBILMENTE DELUSA) Non al Bue Rosso...... Ha cenato al Cavallo Grigio.... Erano in dieci?..... Ma è sicuro? Cioè non c’era una coppia giovane...... la signora si chiama Giulia? ..... Nessuna Giulia? Sa la madre coi funghi...... Non le piacciono i funghi..... Ma la torta? Una torta col suo nome sopra..... Niente torta? Ha il diabete..... Mi scusi...... (CON VOCE ANGOSCIATA)..... e tanti auguri...... (RIATTACCA. DA SINISTRA ENTRANO EMMA E PAOLA ANCH’ESSE MOLTO DELUSE)

EMMA                  Macchè, niente da fare!

PAOLA                 Fino a domattina alle otto...... (DAL RETROBOTTEGA GIUNGONO GRIDA DI LUIGI, DI QUINTO E DI SILVANA INSIEME A RUMORI ABBASTANZA FORTI COMPRESI QUELLI DI VETRI INFRANTI. POI ESCE LUIGI INDIGNATO)

LUIGI                   Ulisse, ma chi è quella donna che sta sulla brandina?

ULISSE                 Non lo so, una poveretta ubriaca che si sentiva male, ho dovuto....... ma perchè?

LUIGI                   Perchè tuo nipote la stava palpando.

ULISSE                 (URLANDO) Quinto!!..... (SI PRECIPITA NEL RETROBOTTEGA)

PAOLA                 Chi è, chi c’è di là?

EMMA                  Hai sentito no? Una che aveva bevuto troppo e non capiva niente...... (RIENTRA ULISSE SOSTENENDO SILVANA SEMPRE UBRIACA E SEGUITO DA QUINTO CHE SI FERMA SULLA SOGLIA)

ULISSE                 Luigi, sent, fame ‘l piasì, portala tu questa al pronto soccorso, all’ospedale, alla guardia medica, dove ti pare..... E’ ubriaca fradicia.

LUIGI                   Ma chi è? Dove abita? Come si chiama?

ULISSE                 Sai nen, mai conosola. Fai conto di averla trovata per strada, addormentata su un marciapiede, lo saprai bene quello che si deve fare in questi casi, no?

LUIGI                   (SORREGGENDO SILVANA E TRASCINANDOLA VERSO LA PORTA) Ho sentito il telefono, era quel Nicola? Cosa ti ha detto?

ULISSE                 Vai, vai, poi ti racconterò. Non era quello che cercavamo.

SILVANA             (CERCANDO DI RIMANERE ATTACCATA A ULISSE IL QUALE TENTA DI METTERLE SULLE SPALLE IL SOPRABITO) Quanto sei bello...... Viè pure tu..... con quelle belle guanciotte, nun me lassà sola.... Io te vojo bene..... (LUIGI RIESCE A TRASCINARLA FUORI. ULISSE INCROCIA LE BRACCIA E SI RIVOLGE A QUINTO)

ULISSE                 Ma t’ sess matt, degenerà, cherdia mai pi che t’arriveise a sto punt! Porcacion!

PAOLA                 (A QUINTO IN TONO STUPITO DI RIMPROVERO) Quinto! Volevi..... dopo tutto quello che mi hai detto qui, mezz’ora fa?

ULISSE                 Perchè, che cosa ha detto?

PAOLA                 Quasi una dichiarazione d’amore! Dolce, simpatica, contenuta, anche se un po' farraginosa..... (A QUINTO CHE HA ABBASSATO UN PO’ IL CAPO, MORTIFICATISSIMO) Ma come potevi fare una cosa simile, tu, un poeta!

ULISSE                 Un poeta? Lui? E’ un poeta della pasta e fagioli.

EMMA                  Sù, non bisogna essere troppo severi. Evidentemente quella donnina, nel dormire, si sarà un po' scoperta, lui ha visto ed è rimasto vittima di un raptus.

PAOLA                 Mamma, i raptus li hanno inventati i dongiovanni da strapazzo per giustificare qualche loro impresa un po' troppo audace.

QUINTO               E allora lui?..... (INDICA ULISSE) .... Che ha venduto per sbaglio il veleno per i raptus?

ULISSE                 Che cosa c’entra stupido? (AGLI ALTRI DUE) Questo si crede che “raptus” sia il nome dei ratti in latino.

PAOLA                 (A QUINTO) Ma come è successo?

QUINTO               Eh, come ha detto lei.... (INDICA EMMA) Io la guardavo che dormiva..... poi si è voltata tutta da una parte e il vestito è andato sù......

ULISSE                 E tu sei andato giù! Vai via, maniaco sessuale, vai di là che poi ti faccio una puntura di sale inglese (QUINTO RIENTRA NEL RETROBOTTEGA)

PAOLA                 (AD ULISSE) Ho sentito che il vigile parlava di un Nicola....

ULISSE                 Si, lo aveva trovato lui all’anagrafe, però non era quello che cercavamo noi.

EMMA                  E non c’erano altri a nome Nicola che compivano gli anni?

ULISSE                 Pare di no..... (ACCASCIANDOSI) Ormai tutto è perduto..... (SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO. PAOLA RISPONDE)

PAOLA                 Pronto...... Oh, Norman!........ Come? (PAOLA VORREBBE LANCIARE UN GRIDO DI FELICITA’ MA SI CONTROLLA) Vuoi ripetere per favore?..... Adagio, perchè io lo ripeterò con te, qui c’è la mamma ed un’altra persona che mi è carissima.... e voglio che mi ascoltino..... (EMMA E ULISSE, PUR SENZA CAPIRE, SI FANNO ATTENTI. PAOLA PARLA STACCANDO LE PAROLE, A VOCE ALTA) Tutto sistemato. La coppia che aveva acquistato il veleno per errore è stata rintracciata; sono i coniugi Giovanni e Giulia Goffi, e in questo momento stanno venendo alla farmacia...... (ULISSE HA UN ESPLOSIONE DI GIOIA, UNA LIBERAZIONE DOPO TANTA ANSIA ED ABBRACCIA EMMA)

ULISSE                 Tl’ass sentu?

EMMA                  Si!

ULISSE                 E’ finito l’incubo...... Emma!

PAOLA                 (AI DUE) Sssst..... zitti un momento.... (AL TELEFONO) Dimmi Norman, ti sto a sentire.....

ULISSE                 (PIANO A EMMA) E’ tutto merito suo, ma come avrà fatto?

EMMA                  Non vedo l’ora di saperlo anch’io!

ULISSE                 Ma è un fenomeno! Un genio!..... Non ci sono riusciti il  113, l’anagrafe, la SIP, i pompieri, tutti noi messi insieme.....

PAOLA                 (AL TELEFONO) Un momento Norman, lo devo spiegare anche a loro, altrimenti impazziscono.... (AI DUE) E’ stato Norman a trovarli, in tre quarti d’ora.

EMMA                  E come?

ULISSE                 Se non sapeva nemmeno che faccia avevano!

PAOLA                 Ma sapeva che erano venuti in macchina. Glielo avevo detto io quando mi ha telefonato. Norman mi aveva accompagnato qui, stasera e aveva osservato che davanti alla farmacia c’erano tre macchine in sosta e tutte e tre col foglietto della contravvenzione....

ULISSE                 Si.... qui davanti la sosta è vietata..... c’è la curva e l’attraversamento pedonale......

PAOLA                 Norman, dopo aver sentito l’appello radio ed avermi telefonato, ha fatto lavorare il  cervello. Ve l’ho detto che è un autore di libri gialli..... Non ha fatto altro che recarsi alla polizia stradale e chiedere i numeri di targa delle tre macchine contravvenzionate all’ora tale, in via tale, davanti alla farmacia tale. Una di quelle tre macchine doveva per forza appartenere alla coppia che stavamo cercando. Dalle targhe sono risaliti ai proprietari delle autovetture.... e tutto il resto è stato semplice.

ULISSE                 (IMPETUOSAMENTE STRAPPA IL RICEVITORE E PARLA CON NORMAN, QUASI PIANGENDO) Signor Norman, io la vorrei ringraziare.... macchè ringraziare..... la vorrei abbracciare, baciare, chissà che belle guanciotte nere che ci ha...... Io..... io, uno come lei lo farei presidente degli Stati Uniti...... (INTANTO PAOLA ED EMMA PARLANO TRA DI LORO SORRIDENDO) Ma no, no, lei si merita questo ed altro.... le giuro che leggerò tutti i suoi libri.... Non sono tradotti?..... No, non so l’inglese ma li leggerò lo stesso.....

PAOLA                 (VA A RIPRENDERE IL MICROFONO E PARLA AL TELEFONO) Pronto Norman, sei stato veramente un tesoro..... Ho parlato di noi alla mamma e ti vuole conoscere...... (SORRIDE AD EMMA CHE LE RICAMBIA IL SORRISO FACENDO CENNO COL CAPO MENTRE ULISSE MANDA UN SORRISO DI SOLLIEVO) Potresti venire a colazione da noi..... (RIDE PER QUELLO CHE STA ASCOLTANDO POI DICE AI DUE) Ha detto “molto volentieri” e di stare tranquilli che lui non mangia carne umana.......

ULISSE                 (CON IMPETO GENEROSO) ‘N caso ij dagh ‘n brass o ‘na cheusa!

PAOLA                 (AL TELEFONO) Come?..... Ma...... sono quasi le tre  del mattino! (CON DECISIONE) Ma si, tanto domani è Domenica e possiamo dormire, io riprendo servizio lunedì. (A EMMA) Ha detto “perchè non ci vediamo subito”?

ULISSE                 A ven si?

 PAOLA (AL TELEFONO) E allora forza, ti aspettiamo e ti preparo un caffè..... Perchè non ti puoi muovere? .... Ah, ecco..... (AI DUE) Non può muoversi dal Motel, aspetta una telefonata da New York dal suo editore...... Vogliamo andare noi? Il Motel è a dieci minuti da qui. (EMMA DA’ UN CENNO DI ADATTAMENTO. PAOLA RIPRENDE IL TELEFONO) Bene, allora veniamo noi, vuol dire che il caffè lo offrirai tu, ciao, a subito! (RIATTACCA) Magnifico! Vi piacerà, vedrete! Vado a tirar fuori la macchina..... (ESCE DI CORSA)

EMMA                  E’ meglio che vada soltanto io, qualcuno deve restare in farmacia, proprio stanotte non è il caso di chiudere.

ULISSE                 Certo, andè pura mi aspeto, e salutemlo tant, e dì che a l’è ‘n angel. Un angelo negro. (CON SLANCIO) Emma tl’ass vist come a j’era contenta Paola. Lassie sposè e subit, così a fan subit tant bei cit, i’è dabsogn d’ persone intelligenti.

EMMA                  (SORRIDENDO) Eh, se i cit a pijran dal pare!

ULISSE                 Così podrio esse felici anche noi anche se i soma n’ tla tersa giovanessa. Tua figlia s’ n’andrà ti ‘t resteras sola e tl’as dabsogn un come mi, che at veul bin, e che at fassa bona compagnia.....

EMMA                  (TURBATISSIMA) Si Ulisse, anche mi saria contenta, ma cherdme peuss prope nen tradì cula santa memoria d’ Agostino...... A l’è pi fort che mi, son sicura che se te sposeissa n’ tl’istess moment che i pronuncio ‘l “si” n’ fulmin a n’colpijrà! (SI SENTONO DALL’ESTERNO ALCUNI COLPI IMPAZIENTI DI CLACSON. EMMA FA UNA CAREZZA A ULISSE) Capisme e perdomne! (EMMA ESCE DALLA COMUNE MENTRE SQUILLA IL TELEFONO PRIVATO. ULISSE VA A RISPONDERE MACCHINALMENTE)

ULISSE                 Pronto..... Oh, ciao mama, dunque, tutto sistemato, finito, ma si, crusin crusett, dunque stà tranquilla. Ciao mama e alegra! (ENTRANO GIOVANNI E GIULIA, LA COPPIA CHE CONOSCIAMO, EMOZIONATI E IMPAZIENTI)

I DUE                    Salve!

MARITO              Eccoci qua. Tutto bene! Abbiamo saputo dei brutti momenti che avete passato.....

ULISSE                 Non me ne parli guardi..... sono ancora tutto sudato.....

MOGLIE              Non è stata colpa nostra.

ULISSE                 Vorrei sapere una cosa sola. Chi era quello stramaledetto Nicola che era con voi a cena e che ha compiuto gli anni.

MARITO              Un nostro amico di Bari, che era qui con la moglie! Ora sono già ripartiti.

ULISSE                 Ah, Nicola di Bari! Ecco perchè non risultava all’anagrafe!

MARITO              Siete stati anche a cercare all’anagrafe?

ULISSE                 Siamo stati a cercare anche nel bidone della spazzatura..... (ENTRA LUIGI) Oh, Luigi, eccoli qua. (INDICA LA COPPIA)

LUIGI                   (STUPITO E CONTENTO) Sono loro! E come hanno fatto a.....? Chi è stato.....?

MOGLIE              Ci ha telefonato la polizia.

ULISSE                 Ha fatto tutto Norman, il fidanzato di Paola. Ci ha una testa quello lì che ci starebbe dentro la Mole Antonelliana. Ma poi ti spiego tutto.

MARITO              Bene, noi ce ne andiamo. Buonanotte, e tante scuse per l’involontario contrattempo.

ULISSE                 (PORGENDO LA SCATOLETTA) Ecco il Minteletano!

MOGLIE              Grazie, buonanotte. (I DUE ESCONO)

LUIGI                   Raccontami un pò.....

ULISSE                 (TRISTEMENTE) No Luigi, adesso non ho proprio voglia. Scusami.

LUIGI                   Ti vedo che sei tutto abbacchiato mentre dovresti essere contento come una Pasqua! Hai accennato al fidanzato di Paola, quello con la testa come la Mole Antonelliana..... Tutto bene per te, no?

ULISSE                 Tutto male per me, caro Luigi, come sempre. E’ da quando sono nato che trovo il semaforo rosso.

LUIGI                   (DOPO UNA BREVE PAUSA) Ho capito. La vedova vuol rimanere fedele a Sant’Agostino.

ULISSE                 Proprio così. E io quasi quasi me ne vado nella Legione Straniera.

LUIGI                   La Legione Straniera non c’è più.

ULISSE                 Vedi come sono sfortunato?

LUIGI                   Ma perchè non le dici la verità su Sant’Agostino e cioè che tutto era tranne un santo? Lo sanno tutti, qui a Collegno, che razza di farabutto era il dottor Pochettino..... C’era anche il detto: “Pochettino, Pochettino che ci freghi anche il soldino”.

ULISSE                 (PERENTORIO) Per favore, Luigi! Pensa ai fatti tuoi!

LUIGI                   E no, senti, io sono tuo amico e voglio che.....

ULISSE                 Basta così!

LUIGI                   (SOSPIRANDO) E va bene. Vado a fare il penultimo giro di questa notte. Però lascia che ti dica che non è giusto.... (GIUNTO SULLA SOGLIA SI GIRA PER DIRGLI) E comunque guarda che alla Legione Straniera quelli della tua età non li pigliano più. (ESCE)

ULISSE                 (ANNUSA L’ARIA E SI INSOSPETTISCE. GUIDATO DALL’ODORE, VA VERSO IL RETROBOTTEGA CHIAMANDO) Quinto! Ma che hai fatto? (ENTRA QUINTO CON UN GRANDE PANNO BIANCO LEGATO INTORNO AL COLLO A MO’ DI TOVAGLIOLO E UNA GRANDE BACINELLA SANITARIA DI SMALTO COLMA DI SPAGHETTI FUMANTI IN BIANCO, CHE STA MANGIANDO USANDO UN PAIO DI PINZE EMOSTATICHE)

QUINTO               Son fame cheuse doi spaghetti, l’avia ‘na fam e peui doman l’hai la Collegno-Stupinigi a cronometro.....

ULISSE                 Pì stupinis che ti a i’è gnun! Ma t’sass cosa te stass mangiand? La pasta aproteica per diete asotemiche!

QUINTO               Ma l’è pà mal! L’è bona!

ULISSE                 E come tl’ass condila?

QUINTO               Con l’olio di fegato di merluzzo.

ULISSE                 Io ti...... (FA PER PICCHIARLO, QUINTO SCAPPA INFILANDO LA PORTA CHE DA’ SULLA STRADA PORTANDO CON SE’ LA PASTASCIUTTA. ULISSE, CHE L’HA SEGUITO SIN SULLA SOGLIA, SI TROVA DI FRONTE PAOLA CHE RIENTRA)

PAOLA                 Ciao Ulisse. Domani lo conoscerai anche tu il mio Norman.

ULISSE                 Ah, mi fa piacere. E tua madre?

PAOLA                 Si è fermata a fare due chiacchiere col signor Castagnola. Bè io vado a letto, casco dal sonno. (METTE UNA MANO SULLA SPALLA DI ULISSE E CONTINUA CON ACCENTO TENERO) Mi dispiace Ulisse, ho parlato con la mamma adesso, tornando..... e mi ha detto tutto. Ti giuro che se avessi potuto scegliermi un padre, saresti stato tu. Perchè sei un mansueto, un buono, un onesto..... Ma perchè non cerchi di non essere anche un rinunciatario? Hai capito? Buonanotte. (ESCE PER LA PORTICINA DI SINISTRA. ENTRA EMMA E I DUE RESTANO PER QUALCHE ISTANTE IN SILENZIO A GUARDARSI)

ULISSE                 Ben, adess i saro, speroma ch’ai vena gnun, me slungo sla poltrona, l’avria prope adbsogn d’ deurme ‘n poch! (PARLANDO E’ ANDATO A METTERE IL CATENACCIO ALLA PORTA. ORA TORNA VERSO IL BANCONE SEMPRE CONTINUANDO A PARLARE. AZIONA L’INTERRUTTORE CHE C’E’ SOTTO L’ARCHETTO E LA LUCE IN SCENA SI DIMEZZA MENTRE AUMENTA L’INTENSITA’ DEL RIFLESSO ROSSO DELL’ INSEGNA CHE ENTRA DALL’ESTERNO. A QUESTO PUNTO ULISSE SI RENDE CONTO CHE EMMA NON SI E’ MOSSA ED HA SEMPRE CONTINUATO AD ACCOMPAGNARLO CON LO SGUARDO) Bè? Emma non vai di sopra? Emma, ma t’sess ancora si? Va d’dzora a riposete.

EMMA                  Perchè non me lo hai mai detto? Perchè tl’as mai dimlo?

ULISSE                 Cosa?

EMMA                  Fa nen finta d’ nen capì, tant t’sess nen bon! Disme mach perchè tl’as nen dime la verità tute le volte che mi magnificava le gran doti d’Agostino, mai ‘na parola contra chiel! La verità l’hai savula ades, mach ades da to amis. Perchè?

ULISSE                 (MOLTO CONFUSO) Mi sai nen d’ cosa ch’it parle.... Peui Luis a l’è mach ‘n ciaciaron.....

EMMA                  A coust ponto i devu pensè che ‘l to bin, e ‘l to afet a l’è nen sincer.....

ULISSE                 Perchè? Ma cosa t’ die?!

EMMA                  E si, perchè a saria bastate gnente a distruie Agostino! La sua onestà, la sua rettitudine, cose che mi l’hai cherdie fina a poch fà.... mentre ti con quattr parole t’ podie distrulo. Disme ‘l perchè tl’ass nen falo.

ULISSE                 (OSTINATO) Ma mi sai gnente su Agostino.....

EMMA                  No, l’unica a saveine gnente j’era mi..... Luigi il tuo amico vigile, là fuori, in pochi minuti mi ha detto che Agostino dava sì i soldi ai bisognosi, ma al trenta per cento di usura. Che la ragazza madre mandata a Torino era stata messa da Agostino in quelle condizioni e se la manteneva a Torino.

ULISSE                 Non lo so.....

EMMA  \              (INCALZANTE) Che vendeva droga, e che quando salvò quell’uomo dal fiume lo fece soltanto perchè proprio il giorno prima, quel tipo, aveva firmato una polizza sulla vita con la Società di Assicurazioni del dottor Pochettino! (AGGIUNGE CON IRONIA) “Che si frega anche il soldino”.

ULISSE                 (TENACE MA ORMAI ALLE CORDE)..... Sono calunnie......

EMMA                  E perfino che quando assisteva mio padre, ne affrettava la fine fingendo il contrario per farmi promettere di sposarlo e diventare padrone della farmacia!

ULISSE                 (SICURO) Son lo savia nen dabon!

EMMA                  Anlora t’ savie tutt ‘l rest!

ULISSE                 (MORTIFICATO) Si, ma t’ dirai, mi i vouria nen che ti te me sposeise perchè mi j’era mei che chiel, ma per lon chi son, e per lon che mi rappresento per ti.

EMMA                  Caro, t’ veule aceteme..... t’ veule che se sposoma..... podrio ansema a Paola e Norman a la fin del meis..

ULISSE                 (FELICE) E avei nen paura del fulmin, t’ buto mi ‘n parafulmini s’la testa!

EMMA                  (SORRIDENDO) D’accordi!

ULISSE                 Saroma la farmacia per tre smane.

EMMA                  Certo, E faremo un bel viaggetto: Palma, Canarie, Marrakesch.....

ULISSE                 Forse per noi saria mei: Acqui Terme, Fiuggi e Chianciano. (EMMA SBOTTA A RIDERE)

QUINTO               (ENTRA CON LA BICICLETTA)

ULISSE                 (A QUINTO) E adess n’doa t’ vade?

QUINTO               Tlu savie che stamatin i l’hai la cronometro: Collegno-Stupinigi!

ULISSE                 Ma tl’ass nen dormì, t’sess strach, t’ peule nen cure.....

QUINTO               Però l’hai piait doi cuciar d’ sal d’ Canal!

ULISSE                 E con lon?

QUINTO               Tl’ass sempre dimlo ti, che la sal canal a fà cure.....

ULISSE                 Và, và.....

QUINTO               Mi i vadd, e stè brav! (VIA)

ULISSE                 (SCROLLA IL CAPO SORRIDENDO. PRENDE EMMA E LA FA SEDERE SUL SOFA’, SI SIEDE VICINO, LE SORRIDE MENTRE SI SENTE IL CAMPANELLO DELLA PORTA. ULISSE ACCENDE LA LUCE E VA AD APRIRE DICENDO) Era destino che la dormitina stasera..... (ENTRA UN UOMO DALL’ARIA SOFFERENTE E ULISSE ANDANDO DIETRO IL BANCONE DICE) Desidera?

CLIENTE             Ho bisogno di una scatola di iniezioni contro le coliche di fegato..... ma non ricordo come si chiama il prodotto, ma è un nome che finisce per “INA”. (ULISSE COMINCIA A RIDERE, PRIMA PIANO POI SEMPRE PIU’ FORTE, COME UN PAZZO. ANCHE EMMA RIDE VOLTANDO LA TESTA DALL’ALTRA PARTE. IL CLIENTE LI GUARDA SBALORDITO TUTTI E DUE MENTRE SI CHIUDE IL SIPARIO)

FINE  DELLA  COMMEDIA

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