Ultima lettera a Theo

Rocco Taliano Grasso

Quaderni di Teatro

5


In copertina:

La sedia di Gauguin, di Van Gogh

Rocco Taliano Grasso

Ultima lettera a Theo

commedia in due atti

Il Segnale

1999 IL SEGNALE

Via Tino Buazzelli, 21 - 00137 Roma

Tel. 06/82.40.96 - Fax 06/82.40.93

Contenuto

Van Gogh ritorna. Si risveglia, casualmente, a Roma. Scopre un mondo pi compromesso che mai, frenetico e incapace di cogliere il vero della vita e dellarte. Intreccia, quindi, un ultimo dialogo a distanza col fratello Theo; ma le sorprese non finiscono, ed egli arricchisce la tavolozza toccando con mano il vero volto della gloria che gi detestava nella vita precedente. Soprattutto, questo drammatico e paradossale ritorno gli fornisce ancora una volta loccasione di interpretare e testimoniare unopinione pi alta della pittura: essa serve allartista a esprimere le sue visioni interiori. (Henri Matisse)


Suggerimenti scenografici

Van Gogh ha la barba rossa, porta il cappello di feltro grigio, la pipa, una valigia e il cavalletto.

Le luci della scena sono in prevalenza gialle e blu, variamente ed opportunamente declinate.

Nei momenti in cui sono richiamati dal testo, possono comparire in qualche modo i seguenti quadri: Pesco in fiore, La resurrezione di Lazzaro, Due contadini che vangano, La sedia di Gauguin, Notte stellata e cipresso, I mangiatori di patate, Campo di grano con corvi, Il ponte della ferrovia sopra Avenue Montmajour e limmagine degli aironi bianchi.


Personaggi

Vincent Van Gogh

Ambulante amico

Direttore casa daste

Arnheim

Bullo

Madre con bambino

Passanti

Due donne con bambino

Amici dellambulante

Strillone

Collezionisti

Commesso

Commissario

Agenti

Barbone



Atto Primo

Un barbone si risveglia vicino allingresso della metropolitana. Ha con s un cavalletto, una valigia di cartone che contiene materiale per dipingere e per scrivere. Si mette in ginocchio, si alza, avanza lentamente, gravemente.

Vincent: Unaltra citt! Quanto tempo ho dormito? (Gli passa accanto un giovane con radioregistratore sotto braccio ad alto volume; musica rock.) Dove... dove sono? Chi mi ha portato qui? Amnesie, dannate amnesie... eppure ieri sera ho bevuto soltanto un goccio di assenzio In fondo, a che servirebbe saperlo? Ormai una citt vale laltra. Qui intorno non vedo... girasoli, e in lontananza non scorgo nemmeno mulini a vento. Silenzio, palazzi e silenzio. Palazzi austeri, una citt tranquilla, si direbbe, bene

Boato attutito che viene dal metr. Viene letteralmente travolto dalla folla che esce allimprovviso dalla galleria; costretto a sdraiarsi. Si rimette in ginocchio con il cappello in mano, grattandosi la testa. Riceve in elemosina qualche moneta dai passanti. Guarda esterrefatto le offerte. Quelli, andandosene in fretta...

Passante 1: Poverino, com ridotto!

Passante 2: Fanno affari doro, mia cara...

Passante 3: Mi fanno pena i barboni.

Passante 2: Avete sentito di quel barbone morto assiderato? Hanno scoperto che aveva un mucchio di soldi in banca, miliardi addirittura! Valli a capire questi straccioni...

Vincent ammutolisce. Passa un giovane gradasso, simile ad un bullo. Gli frega le monete e, arrabbiato per il magro bottino, gli sferra un calcio nel culo. Vincent si mette in fretta e furia il cappello.

Vincent: Se non fosse per i miei dolori cervicali, me lo mangerei il cappello. Cosa direbbe Theo? Ecco cosa capita ad andar di notte! Il buio deve avermi portato qui. Eppure, quand stato? Ieri, avantieri, una settimana, un anno o un secolo fa? Vagavo affamato per i campi, dovevo essere furioso e cieco per trovarmi qui... Dovero rimasto? Ho dormito in un pagliaio, no, era una baracca, o un bistrot? Ma qui come se qualcuno mi avesse portato di peso, contro la mia volont. (Passa un signore distinto, frettoloso.) Signore, signore... (Non gli d retta; ne passa un altro.) Signore, signore... (Stesso esito; e un altro...) Gentiluomo, bravuomo, signore, la prego! (Quello accenna a girarsi.) La prego, il nome di questa citt... la prego!

Passante 1: Ubriacone! Straccione! Vai a lavorare, bevi di meno e vedrai che non te lo scordi il nome di tua madre...

Vincent: Mia madre... Che ne sa di mia madre? Lei conosce Anne Cornelie Carbentus? (Quello non lo calcola pi, se ne va). Io lho amata, mia madre. Che ne sa lei? (Passa un altro; Vincent gli si getta ai piedi.) Questa citt, la imploro, mi dica dove sono, signore, gentiluomo, o impazzisco, e con me c da crederci! Un nome, solo un nome... che sar mai un nome? Un fiato! Quattro, cinque sillabe, forse solo due, signore! Due sillabe!

Passante 2: Due sillabe? Me - rda! (Lo allontana con disprezzo.)

Vincent: (Sconcertato afferra la valigetta, la apre con foga, estrae carta e penna che appoggia sulla valigia come scrittoio.)

Theo! Fratello mio doveravamo rimasti? Theo! Theo! Theo!

(Disperatamente, poi si placa.)

Gi, Theo. Sempre, ovunque, Theo. Per fortuna, almeno, so dove indirizzarti questa lettera. E gi importante. Non escluso che prima di finire di scriverla, riuscir a scoprire il nome di questa citt, e a trovare una modesta pensione che per un po potr farmi anche da recapito.

(Signora con bambino. Vincent tenta lapproccio, sfoggia un bel sorriso. Il suo obiettivo il bambino. Fa smorfie, vuole accattivarselo, si avvicina.)

Maramao!

(Il bambino si volta, gradisce il gioco, si ferma incuriosito. La mamma apre un ombrellino, gironzola, guarda lorologio, lascia il bambino alle spalle.)

Maramao! La-la, lu-lu, co-co, cu-cu. Il bimbo pi bello sei tu! Vieni, vieni, vieni avanti piccolino.

(Offre al piccolo una caramella arretrando strategicamente.)

Su, su, da bravo, chiu chiu chiu...

(Il bambino afferra la caramella, la scarta, la divora; Vincent lo accarezza.)

Adesso dimmi, piccolino, di allo zio Vincent, che citt questa? Come si chiama?

(Il bimbo impegnato a succhiare e sgranocchiare; pare non capire, sospettoso. Vincent cambia tattica.)

Tu ce lhai un nome, vero? Qual ?

Bimbo: Romolo!

Vincent: Romolo, oh Romolo, che bello! Come Romolo e Remo, i gemelli figli della lupa! Romolo, s, il figlio della lupa, quel marmocchio allevato dalla lupa che fond la gloriosa citt di Roma. Forse eri proprio tu, eh? (Il bimbo guarda la madre lupa.) S, s, la lupa, la mamma!

Romolo: Mamma, mamma! Questo signore ha detto che so figlio de na lupa. Mammina, ha detto che sei cattiva, sei na lupa!

Madre: (Rivelandosi dun tratto ben poco elegante.) Che? Il fijo mio fijo de na lupa?! E tu chi sei? A fijo de na mignotta! (Ombrellata in testa, e Romolo gli butta addosso la carta della caramella.)

Vincent: (Si gratta la testa, si mette il cappello.) Meglio tenermelo sempre in testa questo dannato cappello!

Bullo: (Ritorna, canta una canzonaccia.) Ah Barbie! Ma tu c hai la pellaccia dura! Nun thanno ancora acciambellato sotto la metropolitana, eh? E il cappello? Da quanno in qua i mendicanti se lo tengono su la coccia? Pija un po, pija un po! (Gli mette con la forza il cappello in mano.) E dovemo puro magn noantri, no? Ah barbetta! (Glie la tira un po, affettuosamente.) Mica cavemo lassistenza come voiartri. Vedi darrangi cinquanta sacchi che oggi me devo f pure un viaggetto, capito? Tu se sotto la mia protezione, Barbie. Sto posto prestigioso, nun te lo toglie nisciuno, tranquillo! Tranquillo! Qui se campa e se magna mejo che a piazza de Spagna! Cinquanta sacchi ppe stasera. Nun me delude, barbaccia, sinn... (Altra tiratina alla barba)

Vincent: (Sempre spaesato) Lei desidera cinquanta sacchi? Sacchi di cosa?

Bullo: Sacchi de che? Sacchi de merda, ooh! Ma ndo vivi? Me pare che vieni dalloltretomba, ah! Sntime, bello, o me fai trov i sordi stasera o ti fascio pi der fascio che cci sulla trippa! (Si sbottona la giubba ed esibisce la svastica.)

Vincent: Mio simpatico e giovane amico, dimmi, almeno: che citt questa? Il nome, solo un nome e mi farai felice! E avrai tutto ci che vuoi.

Bullo: E cche me poi d, a straccione! Si nun c hai manco locchi ppe piagne

Vincent: Vuoi un acquerello?

Bullo: Nacquavite, vi d!

Vincent: Vuoi un ritratto con carboncino o a matita su cartoncino?

Bullo: E chi so? La grande Marylin? Per... se po ff, se po ff! (Stuzzicato nellamor proprio)

Vincent: O preferisci un olio?

Bullo: S, nolio s, co mezzo cetriolo e na lattuga, e me fai ninsalata. Facemo na tavola calda allaperto, e daje!

Vincent: Intendevo un olio su tela.

Bullo: (Cantando a squarciagola) Olio petrolio e acqua minerale / ppe vincere sta Roma / cce vo la nazionale!

Vincent: Roma? Hai detto Roma? Siamo a... a... Roma?!

Bullo: S, Roma caputte munni!

Vincent: Roma?!

Bullo: Roma, Roma quella in provincia de Ostia! Mbeh? Nun lo vedi sullo sfonno er cupolone? Puro cecato sei?

Vincent: Il cupolone? Dio! La cupola di san Pietro in Vaticano... Roma! Come sono arrivato qui? Devo avere volato...

Bullo: (Con le mani a megafono) A mbriacooo!

Vincent: Ora mi spiego un paesaggio cos diverso. Niente mulini, niente girasoli. I miei amati girasoli...

Bullo: Girasoli? Oooh! Qui a Roma ce girano solo le palle! Vedi de ann a piantalli sur Tevere! (Va via, ma in ultimo...) Ricrdate quello che tho detto: almeno cinquanta sacchi, stasera, a furbetto trovatello!

Vincent: (Ammira il cupolone in lontananza.) Tipo strano! Posto strano, questo, secolo strano. Cosa successo al mondo mentre io dormivo? E quanto ho dormito? Chi ha avuto linfelice idea di portarmi qui? Theo, Theo, potessi soccorrermi... (Compare un signore distinto, dallaria giovanile. E Arnheim, ha fretta.)

Arnheim: La prego, sono diretto a piazza degli Artisti e non conosco la strada, ma so che nei paraggi (Vincent colpito dalla richiesta per via del riferimento agli artisti. Indugia meravigliato.) Ah, sono per lei (Offre alcune banconote, ma poi sembra aguzzare lo sguardo sempre pi verso il barbone, come se lo conoscesse)

Vincent: Ecco, io non saprei, signore, ma a buon prezzo potrei abbozzare qualcosa per lei che ama larte, anche a richiesta, sintende! (Arnheim ride di buon gusto ma senza disprezzarlo; gli d anche una pacca affettuosa sul braccio.) C c una piazza degli artisti nelle vicinanze?

Arnheim: E pressappoco quello che volevo sapere io da lei! (Sta per andare via.)

Vincent: (Lo raggiunge.) Il suo denaro, lo riprenda! (Arnheim non lo prende ma Vincent glielo mette in tasca: a questo punto Arnheim lo guarda ancora allibito, se ne va non prima di averlo fissato di nuovo come se avesse visto un fantasma. Anche Vincent, come folgorato da un ricordo, apre la valigia, estrae una lettera del fratello.) Doveravamo rimasti? Ecco, finalmente. Allora non un incubo. Almeno tu ci sei ancora, Theo luglio 1890. Devono essere trascorsi un po di giorni in pi dei soliti che impiegavo per risponderti, fratello mio ma laria sorprendentemente pi fredda e bene! Ci sono ancora i cinquanta franchi. Fortuna che non li ho ancora spesi. Cosa accaduto di cos tragico da impedirmelo? Temo, per, che non mi basteranno; ora che ti risponda (Prende carta e penna.)

Caro Theo, un attimo fa credevo di trovarmi in una citt sconosciuta, invece un ragazzo, un monellaccio, mi ha aperto gli occhi dopo un sonno pi lungo del solito. Mi ha rivelato di trovarmi nientemeno che a Roma. Potrai mai credermi? Dirai: quellinquieto zingaro che c in Vincent... Io, miserabile vagabondo a corto di credito, e di quattrini, qui, nella citt eterna, a un passo dal Papa! Un cristiano atipico come me... Chi mi ha consigliato questo viaggio? Gauguin? Ma lui predilige le isole Povera mente mia che non riesce pi a tenere il passo con la realt! Nei lunghi giorni di luglio ho avuto un presagio, qualcosa che incombeva sulla mia vita proprio mentre la mia arte esplodeva ancora, come ad Arles. Lho perfino dipinto, questo presentimento: un campo di grano nel fulgore che precede la mietitura, ma turbato da uno stormo di corvi sotto un cielo che preannuncia tempesta. Che dirti di pi? Tu, s, lhai sempre detto e scritto che i miei quadri un giorno avrebbero parlato e gridato al mondo per me. Ma ora penso a te, al bambino, alla diletta Jo e alle vostre restrizioni, al vostro appartamentino al quarto piano. Quando ci rivedremo? Sembra passato un secolo! Forse pi. Dio! Soltanto lamore ci crocifigge cos per le distanze e le attese. Nella mia ultima di fine luglio te lo scrissi, ricordi? Riprendila, Theo. Anche tu, come me, custodisci tutto quello che sembra cos tenero e fragile Fu con lacrime che ti scrissi: In fede mia, prima che ci sia la possibilit di chiacchierare di affari a mente serena, passer molto tempo.*

Ora s, credo che quel tempo sia passato, che la mia mente sia pi fresca e serena. Perch qualcosa, qualcuno, nel frattempo lha svuotata e rivoltata come un guanto. E stato come camminare a lungo in mezzo ai fiori. Cerco di fare luce. Mi basterebbe uno spiraglio. Ho paura di non riuscire; non tutto, dunque, perduto questa paura nasconde altro. Nulla potrei mai nasconderti. Daltronde sei sempre stato (non ti offendere, lo dico in senso affettuoso) il Torquemada dellanima mia. Ho paura che a riprendere il filo della memoria, laggancio alla vita precedente, me ne riprenda anche i fallimenti, i tradimenti. Eppure non posso, e non voglio, sconfessarla! Ora la mano trema, la mente gi stanca, ma sento grandi energie affluire a raccolta dentro di me. Se questo offuscamento accade, per un solo motivo, il pi antico: ho fame, fratello! Da quanti giorni non mangio? (Pausa. Annusa laria.) C un buon odorino adesso nellaria... a pi tardi, fratellino

(Chiude la valigia. Entra un ambulante con carrettino di generi alimentari.)

Vincent: Buond, fratello lavoratore, a qualsiasi tempo e mondo tu appartenga. Fermati, ors...

Ambulante: Come vanno gli affari, barbone?

Vincent: Siete tutti presi dagli affari, dunque. Ebbene, sappi, buon uomo, non sono quel che vedi, un barbone...

Ambulante: Allora sei quello che non vedo. La barba mi sembra reale... Una spuntatina, fratello, cce vole, diavolo! Sei zozzo, col barbone e vestito a festa. E che aria rassicurante! A vederti da vicino me pari venuto dallaltro monno! Nun te avvicin, ah, alla larga!

Vincent: Ho fame, signore.

Ambulante: (Risata) Senttelo, signori, il damerino, il candido. Lui ha... ha fame! E che fa? Vede i miei panini scorrazzargli sotto il naso e che fa? Che pensa? Ma che spreco sti panini! Siccome nun li magna nisciuno, li pappo io! Ma che furbetto! Che simpatica canaglia! E io? Che ci sto a fare? Porto la carretta a spasso io, come fosse il cane, io Lui mangia i miei panini e io, riconoscente, je dico commosso, cco du lacrimoni cusc: Grazie buon uomo! Ora il mio carico sar pi leggero e il mio viaggio pi veloce. Ti sar grato per sempre: a perenne ricordo della tua titanica fatica nel magntteli i miei panini. E s, ce nne so ancora de anime belle in giro. Le incontro tutte io, che consolazione!

Vincent: Pane, signore, solo un po di pane. Ne avrete giusta ricompensa.

Ambulante: E ndove? Nun me d che vado in paradiso, eh? (Si tocca per scaramanzia.) Indovinato? Prospettiva allettante, nun c che dire, ma tu prova ad avvicintte ancora, ad allungare le manacce sulla mia tavola calda e vedemo chi cce va per primo lass...

Vincent: (Fruga nelle tasche.) Deve esserci un equivoco, signore. Ho il denaro per pagare, buon uomo

Ambulante: Ah, e chiamame paninaro, a me sto signore e sto bonomo nun me piaciono proprio! Hai i soldi? Questa musica ppe diavoli e santi. Ora si tratta. Mi dica, adorabile creatura doltretomba: come lo desidera? Alla romana? (Silenzio, Vincent non sa.) Alla diavola? (Silenzio.) Col ketchup? (Vincent sempre pi confuso, lambulante sbuffa.) Allarrabbiata? Allincazzata? (Allora sembra escogitare un altro approccio.) Esprimi un desiderio, come quanno cade na stella!

Vincent: (Banconote in mano, occhi sgranati sul menu) Qualsiasi cosa, buon uomo, qualsiasi! La prego, faccia presto per lamor di Dio

Ambulante: Prima il denaro, altrettanto buon uomo!

Vincent: Fa nulla se sono franchi francesi?

Ambulante: Anvdi sti barboni, tutti sorprendenti, ricchi e morti de fame. E te voglio, a furia de risparmi... Franchi, hai detto? Se il denaro lo chiami argent, essendo lufficio dei cambi dietro langolo, ed essendo il franco pi che mai in buona salute, deduco che laffare si combina. Les jeux sont fait, donne moi largent!

Vincent: Parlez vous francais, monsieur ? Diavolo, cosa mi succede ? Credo di avere familiarit anche con questaltra lingua

Ambulante: Ah, so na potenza linguistica io... Per dieci franchi panino, bibita e stuzzicadenti omaggio della ditta. Prendi tre paghi due, come ai grandi magazzini. Perch sei te, e me stai simpatico, altrimenti...

Vincent divora il panino mentre quello si bea dei franchi, ma per poco seguono imprecazioni.

Ambulante: Malandrino! Fijo de na mucca mpazzita! Lurido zerbino de portineria de condominio... Zoccola de cloaca massima de Roma tutta!! Questi... questi... (Vincent, temendo il peggio, si affretta a mangiare.) Questi so franchi scaduti! Al ladro! Al ladro!

Vincent: Buon uomo, mi creda. E carta moneta corrente. Son franchi buoni, mio fratello Theo non darebbe denaro falso nemmeno al peggiore degli uomini. E un uomo probo, un buon padre di famiglia

Lambulante gli strappa il panino dalla bocca.

Ambulante: Nun te magn le mie sostanze, che mo me la paghi, malandrino!

Vincent: Mi creda, sul mio onore: li ho appena ricevuti, forse ieri, al pi qualche giorno fa, da Theo, mio fratello!

Ambulante: Ah s? E quanno sarebbe ieri o qualche giorno fa?!

Vincent: Beh, credo di avere dormito un po, ma, approssimativamente, intorno al 10 luglio 1890...

Ambulante: (Si tocca ancora, si fa sornione...) 1890? E la data che c sulla banconota... E cusc abbiamo appena festeggiato il centenario, eh? Ullall! E quanti anni avrebbe, di grazia, la Signoria Vostra?

Vincent: Sono nato il 30 marzo del 1853.

Laltro adesso lo asseconda come per compatirlo, su e gi col capo.

Ambulante: Pi di centocinquantanni... bel colpo, nonnino!

Vincent: No, signore ho soltanto 37 anni.

Ambulante: 37?! (Prende la calcolatrice, calcola, mostra il risultato.) Vedi, nonnino? Qui sono pi di 150... Come la mettiamo? Fa nulla, fa nulla. A parte qualche graffio e laria trasandata, li porti bene. Questo limportante. Rimane un solo problema. Serio, anche. A me chi mme paga il panino? (Vincent sta per usare lo stuzzicadenti, ma gli viene strappato.) Eh no, nonnino. Questo troppo! Cvateli co le dita. E pi originale. Lofferta Prendi tre paghi due nun vale pi. Dunque?

Vincent: Non ho altro denaro per pagare.

Ambulante: Finiamola co questa assurda commedia. Chai na pensione? Lelemosine? Fuori il bottino! (Lafferra per il colletto della camicia.)

Vincent: Ecco, ecco, ascolti! Ho unidea!

Ambulante: (Lo molla.) Unidea? Senttelo, signori. (A dei passanti) Lui, il reo, avrebbe unidea per risarcire il mio panino innocente

Vincent: (Convinto) Beh, mio signore, per lesattezza ne ho mangiato solo met...

Ambulante: Fa anche lo spiritoso Potrei chiamare i carabinieri e ti farei sbattere in prigione tutto intero, eh gaglioffo? Cannibale...

Vincent: Signore, un momento! Sono un pittore, potrei sdebitarmi facendole il ritratto...

Ambulante: Ritratto? Tu, un pittore? Un pittore si d anche delle arie... E chi te credi di esse, buffone? VAN GOGH?!?

Vincent: Esatto, signore... Sono proprio io, Van Gogh! E... meraviglioso! Lei mi conosce?

Ambulante: (Fa un inchino.) Beh, sa, la fama di Sua Maest ha fatto il giro del mondo e, a quanto pare, anche la sua fame! (Mostra il panino.)

Vincent: (Ragiona tra s.) Deve trattarsi di un omonimo, non possibile. Ho venduto un solo quadro in tutta la mia vita. E ho continuato fino allultimo a regalarli per un piatto di fagioli Theo, poi, mi avrebbe trionfalmente informato di un mio eventuale successo. No! Meglio non illudersi. Deve essere un mio omonimo. Il successo... lho odiato pi della fame. (Allambulante) Buon uomo, non si illuda! Sicuramente non sono io quel Van Gogh! La mia fama ancora molto di l da venire, se mai verr. Per ora c solo la mia fame...

Lambulante gongola, finge di stare al gioco.

Ambulante: Gradisca, dunque, il suo vero nome, signor... (Altro inchino)

Vincent: Per servirla: Vincent Willem Van Gogh!

Ambulante: Aridajje... Tu sei bello tosto amico, eh? Intendiamoce: cce somigli pure a quello l. Lho visto in una locandina delledicola, er pittore famoso der Beneluxe. Daltronne tutti sti peli rossicci so segno che te sei cotto al sole come un beduino. Anvedi che fasciatura rigida! (La tocca rozzamente dalla parte dellorecchio sinistro e Vincent fa una smorfia di dolore.) Cche chai, lotite? Ma sti sordi me li dai o nun me li dai?

Vincent: Signore, la prego. Non ho altro per ricompensarla. Accetti il ritratto e, se potr, un giorno le restituir anche il denaro.

Ambulante: Vada per il ritratto! Diciamo che laccetto come anticipo, ma sappi che se te becco da naltra parte de Roma, te scucio tutto fino allultimo quatrino. (Si mette in posa; Vincent si accinge a ritrarlo.) E famme gagliardo, marraccomanno! Nun toglie na piega a sto sguardo felino che natura mha dato. Nutrisci bene de colore vivo sta mascella alla Tyson.

Si d colpetti sulla mascella prominente; Vincent mette il cappello per terra; di tanto in tanto qualche passante fa lelemosina, compiaciuto del ritratto. Vincent esegue in poche battute e lo consegna allaltro che se lo studia con varie smorfie; il pittore siede vicino al cappello.

Ambulante:Nun c male, Van Gogghe, nun c male. Chai il tratto forte, tu, denso e tenebroso. Ma che hai fatto, la boxe, la passione mia? Questo me lo metto in salotto. Anzi, me lo metto allentrata ppe spavent i ladri. Accidenti, che bestia domo che so! Bravo, Van Gogghe, te sei meritato il panino, vojo d, laltra met. Ti! (Glie lo butta come losso al cane. Vincent mangia...) Addio, Van Gogghe. Fortuna tua che hai ncontrato un romano verace cento ppe cento. Quei franchi nun li d pi a nessuno che taccoppano. Dije a Teodosio tu fratello che te mannasse moneta pi fresca la prossima vorta, e la cartastraccia se la tenese ppe lui. Da le parti nostra li frati li trattamo mejo der Beneluxe...

Esce cantando e stonando linno di Mameli.

Vincent: (Si rialza assorto.) Caro Theo, una lettera dopo labisso che sento esserci stato tra di noi, che senso avrebbe se non ti rivelasse ci che ieri non osai riferirti? Ti chiederai cosa non osai dirti Lamore, le visioni. Si va verso le contrade oscure battute dal vento e dal gelo con un lume ridicolo in mano Quanto pu resistere? Cosa ci dato di vedere? E quando la vita esplode nella sua pienezza, possiamo soltanto accostarci con la misera coppa delle nostre mani. Fui incontinente, naufragai per troppo amore. Oggi potrei scriverti con assoluta certezza che questo male fu la mia rovina, che non tentai mai di curarlo, perch il male, li male, fu lo spettacolo della vita stessa che straripa. Fui maldestro, mi avvicinai a tutte le fonti, e non fui capace di bere. Occorreva farlo a sorsi ed io, per la foga, me le rovesciai addosso come un bambino. Amare fu sempre un impeto, un rapimento. Guarda i miei autoritratti, i miei occhi visti coi miei occhi; non sono mai messi a fuoco sul mondo ma allucinati, deformi come come un grembo di madre nel tempo; vorrebbero cogliere tutta la potenza della luce, della vita sprigionarne lanima! Guardali bene i miei poveri occhi Povera mente mia, cos inadeguata a sopportare quella vista, quel viaggio, quel goffo e ridicolo assalto alla Grande Opera Come potevo riuscirci? E con quali armi potevo difendermi? Lunica volta che sparai davvero, uccisi soltanto me stesso. E sbagliai il colpo, mirai al cuore e mi colpii alla pancia! (Ci ride su, imita quel gesto, non sa darsi pace, si sbeffeggia.) Anche come suicida non sono stato granch Ho sofferto maledettamente prima di di morire Morire? Ho detto morire? (Si tasta il corpo.) Sappi, Theo, ora, finalmente, quello spiraglio si apre. Capisco, finalmente! Versai la goccia del mio piccolo sguardo nel gran fiume della luce, ed essa mi ritorna, nulla si perde, ogni buona moneta matura a interesse e al giusto tempo si riscuote, ci scuote! Oh vorrei che tu capissi Io io sognai di ritornare! Predissi la mia morte dipingendo i corvi sui campi di grano. Osai di pi, molto di pi... Chi pi di una mente folle, e quale altra gioia oltre larte, potevano trasformarmi in un uomo senza tempo, oltre il tempo? Immagino lo stupore, la confusione sul tuo volto, nel tuo cuore... Ricordi quel Rembrandt che raffigurava la resurrezione di Lazzaro? Ne feci una copia... Ma soffrmati, soffrmati sulla faccia di Lazzaro: non Lazzaro. E la mia faccia. Sono io! S, ho dipinto e predetto la mia resurrezione! Come ho potuto? E stato pi forte di me, capisci ora quel che mi accade oggi? Madame Ginoux, la buona e cara Madame Ginoux, era ammalata. Ne fui cos commosso da prendermi sulle spalle il suo dolore, e morirne. E voila, ecco a voi il coup de thatre, il mio ritorno alla vita davanti agli occhi esterrefatti di Madame Ginoux e Madame Roulin! Rinasco, signori, scusate se poco, mi riprendo la mia infanzia, anzi, la restituisco alluomo che ho costruito e trascinato faticosamente tra rovi e spine giorno dopo giorno. Luomo che io divenni pi mio che di Dio. Come dire: si torna a casa! Sfratto la morte che si annidata nella cambiale scaduta del mio corpo. Riscatto la mia propriet battendo moneta nuova. Ritorno! Eeeeeh! (Corre trionfalmente per tutta la scena.) Signori, di nuovo in carrozza, si riparteee! (Fa il trenino davanti ai passanti.)

1: E la fame!

2: E impazzito!

3: Poveretto! (Donna)

4: Mi fa pena, ma mi simpatico. Gli do una moneta. (Altra donna)

Vincent le porge il cappello; ne raccoglie altre.

Vincent: Grazie, signore e signori. Si torna, si mangia, si vivee! Ooooooh! Ebbrezza della ragione! Questa la follia, signori. Lautonomia assoluta della ragione, evviva! Madame Roulin, in carrozza! Prego anche lei, Madame Ginoux: volete perdere la coincidenza?(Afferra le mani delle due donne, le conduce con s. Si accoda anche un bambino attratto dal gioco. Alcuni giri, si ferma di colpo, si atteggia per dare lezione tra le risate generali.) Ricomponetevi, ora, mie signore. Questo viaggio serio! Lebbrezza del viaggio non sempre ci d le esatte coordinate, la visione, la missione. Proseguite devote e concentrate sul paesaggio a venire. Mi raccomando, non perdete nemmeno un particolare, nemmeno un asino, ma senza paura, stavolta. Sia disteso il vostro sguardo: sereno! Serenit compete al viaggio interminabile. Ora che anche voi siete riscattati, godete lo sguardo, il desiderio! Sia senza fretta, senza frenesia. Piano piano, sia lento landare quanto tumultuoso il cuore, signore, enfant... Soltanto questo umanamente si addice, degno!

Li accompagna disinvoltamente fino alluscita, esortandoli a far piano, quasi guidandone i passi. Per...

Bimbo: Pittore! Pittore! Mi fai un bel disegno?

Vincent: Vieni, piccolo. Vieni a me. (Lo sistema, gli fa il ritratto, sussurrandogli qualcosa.)

Donna 3: Poverino, che buon barbone!

Donna 4: Anche i barboni hanno un cuore!

Bimbo: Mamma, mamma! Si chiama Vincent, viene dallOlanda!

Donna 3: Oh, come Van Gogh...(Vincent si volta di scatto; mentre lei si rivolge allaltra.) Sono stata ad Amsterdam, li ho visti i suoi capolavori. Stai buono, Carletto, altrimenti zio Vincenzo potrebbe sbagliare...

Vincent porge il ritratto alla donna, col cappello in mano.

Vincent: Anche lei conosce Van Gogh?

Donna 3: Certo, chi non lo conosce?

Vincent: E... ... un artista olandese?

Donna 4: Di quelle parti, sicuro... ma lei un gran bellignorante!

Donna 3: Era! Si sparato, suicidato!

Vincent: Anche lui, come... come me?

Donna 3: Come lei? Lei si ...sparato?

Vincent: S, morii cos, per liberare il mondo e coloro che amavo dalloppressione dei miei mali.

Donna 4: Questuomo comincia a farmi paura. Adesso ha pure unaria lugubre. Cara, andiamo!

Donna 3: A me fa tenerezza. Deve essere il delirio della fame.

Vincent: O il delirio della pioggia, il brontolio del tuono, il cipresso al vento notturno...

Donna 3: Il ritratto magnifico. C, per, una stranezza: gli occhi, gli occhi di mio figlio. Non sembrano i suoi. Guardano lontano, sono fissi su un punto, come se avesse scoperto una cosa straordinaria e non riuscisse a a contenerla. Questi occhi, li ho gi visti, dove? Cara, ora c qualcosa che turba anche me...

Donna 4: Andiamocene!

Vincent: Quelluomo, lolandese, aveva un fratello?

Donna 3: Oh s, si amavano, hanno lasciato un epistolario bellissimo. Non aveva fortuna con le donne.

Donna 4: Io ricordo il film!

Vincent: Il film?!

Donna 4: Con Kirk Douglas. Ma lei... dove ha vissuto finora?!

Vincent: E... cera una tela con una sedia vuota ad Amsterdam?

Donna 3: Oh, s, una sedia, solo una sedia in una povera stanza.

Vincent: La sedia di Gauguin

Donna 3: Dipingere una sedia, che matto quel Van Gogh!

Vincent: Era la sedia dellamico che amavo, quando mi abbandon. Non ho dipinto la sedia ho dipinto lassenza, labbandono, il dolore, ci che mi si negava ancora, forse giustamente. Ho dipinto ci che non cera pi (a capo chino, umiliato).

Donna 4: Andiamo, pazzo!

Donna 3: Non prima di averlo ricompensato.

Donna 4: Ma quel ritratto non vale dieci lire

Donna 3: Beh, faccio finta di darli a Van Gogh in persona. E una specie di... come si dice? ecco, di risarcimento dei danni morali inflitti a quel genio povero e solitario.

Donna 4: Ti ammiro, cara. Anche questi barboni hanno bisogno damore. (Fa altrettanto; lui le segue.)

Vincent: Ma belle signore, questo cappello lho tolto per buona educazione (Risatine; rimane solo e pensieroso.) Amare, amore. Ci risiamo. Cos stato lamore per me? Un animale. Lanimale che non ho mai addomesticato. Ho camminato sul cristallo dellamore come vento largo sul mare Theo, fratello mio, non te ne scrissi mai. Ebbi paura del tuo buon senso e feci di testa mia. Per paura, s, paura di te, dei tuoi principi cos alti, cos... celesti, che mi avrebbero impedito quelle contrade sconosciute, che ho battuto a piedi nudi con listinto di un animale. S, tu mi avresti salvato da quel primo fallimento. Ti nascosi apposta il mio primo innamoramento proprio perch tu non potessi farci nulla Non volevo che costruissi una diga contro il fiume che ancora una volta mi straripava dentro. Follia? Cos un uomo senza follia? E un legno senza tarlo, un serpe senza veleno, una strada senza accidenti, un prato senza rovi, una croce senza chiodi: materia inerte, primordiale, imperdonabile, dove non puoi appenderci un Cristo o stendere un balsamo per lenire la ferita. Che ne fai di ci che non si pu plasmare? Un mondo che non pi un mondo, una vita che non pi vita. Non c un bene dal quale si redime, dal bene non c ritorno E un viaggio di sola andata. So gi cosa obietterai con sdegno: che sto facendo lapologia del male con il disprezzo del bene No, no, no No, qualcosa di pi sottile. E il rifiuto di un bene moscio, che assomiglia allassuefazione, alla mediocrit, ai beni ereditati da scialacquare. Quei cinquanta franchi allegati alla tua, ogni volta... li custodisco, li amministro come acqua rara e preziosa nel deserto; solo il deserto fa miraggi Lho puntato, lo sguardo, dove Dio veniva subito incontro nella miseria, nellingiuria. Ecco cosa sono stato io, Vincent Van Gogh: figlio del sangue e della luce, e ovunque guardavo io li vedevo li vedevo, e ce nerano ogni volta cos tanti che non riuscivo nemmeno a contenerli! Il sangue e la luce gi quandero nel Borinage Per nulla il Consiglio Ecclesiastico volle sbarazzarsi di me?

Capisci, finalmente, perch lamore poteva solo prendersi gioco di me? Lui cos alto e nobile, io cos irruente e cialtrone. Cos, quando mi innamorai la prima volta, non te lo scrissi, e la mamma non seppe nulla. Quando mi dichiarai ad Ursula ne ebbi in risposta una beffa: era gi di un altro uomo!(Ride beffandosi di s.)

Non me nero nemmeno accorto... Liberai le briglie del cuore al vento, e lauriga sband paurosamente con le ruote allaria.(Pausa)

Per fortuna i matti cadono sullerba... S, Theo, ho cercato lamore come ho cercato la verit, e alla fine del tragitto ho trovato sempre e solo un dolore.

Diventavo sempre pi triste, allora mi sfogavo nel disegno. Ricordi le parole della mamma? Vincent ha fatto parecchi bei disegni... Questo meraviglioso talento potr diventargli prezioso.* Prezioso! Anche la mamma voleva prendersi gioco di me? Vivo nella miseria, in una citt che non conosco, tra gente cieca e frettolosa, che per poco non mi calpesta. (Ha unintuizione.) Sar pi scaltro! Cambier vita! Sar pi uomo del tempo, se soltanto capissi meglio in che tempo sono... e pi a tempo!

Pi astuto, veloce, agile! Gi! Stavolta non mi calpesteranno. Li batter sul tempo, questi signori passanti, e i creditori anche quelli.

(Altro boato in lontananza, altra ondata di passanti dal metr lo investe sballottandolo.)

Devo capire che mostro che li vomita cos.

(Va gi. Dopo un po, ritorna anche lui come trasportato dai passanti.)

Dove andate? Chi siete? Ehi, gente! Un momento, signori, signori! Ascoltate... Esigo una spiegazione, per Dio! (Rassegnato) Un mondo che ha fretta, dunque. Per andar dove? Devo forse perlustrare in tutte le direzioni? Un mondo sputato da un mostro di ferro che viaggia nelle viscere della terra, un mondo che soffre una sofferenza che non avverte... Un dolore diverso, inutile, senza redenzione.

Entra di nuovo lambulante.

Ambulante: Ah Van Gogghe! A chi predichi, agli uccelli? Qui semo a Roma, mica nella campagna olandese. E tu chi te credi di esse? San Francesco? E pensa de meno, ah Socrate! Sta calmino, sta calmino. Ripsate noretta. Tie, magna un po.(Gli d un toast caldo.) La sai lultima? Ho appeso il ritratto al carretto e mo tutti te cercano! Bravo, cce sai f co la spazzola. Sai che tte dico? Me daresti na botta de vernice allappartamento? Nun risponni? Beh, magna pure, magna, ma sta bono, sta bono... Cce vedemo stasera. Bono, bono...


Atto Secondo

Sera, scena soffusa di luci gialle e blu. Si scorgono insegne spente; Vincent solo.

Vincent: Theo, unanima buona, come se ne trovano tante in ogni luogo, mi ha sfamato. Ma, ecco, ben altra notte incombe ancora su di me. Non la stessa notte di allora, quando fuggii da Breton, vagando tre giorni per terre sconosciute e selvagge, terre mie, per. O forse le terre sono di tutti, basta poco, un pezzo di pane spezzato e diviso.

Soltanto, io so che qui non potrei dipingere Dio. Ricordi le mie parole? ... ho un bisogno terribile di religione, allora vado di notte a dipingere le stelle.

(Passanti frettolosi indifferenti) Qui non vedo nessuna stella, nemmeno loro ne vedono mai... Guardano tutti per terra, in questa citt. Se osano guardare in alto, sono travolti da mostri vaganti

Una volta mi paragonai a un uccello in gabbia; credo che gli uomini abbiano escogitato una nuova gabbia, pi subdola e potente: costruita con le sbarre della loro stessa libert...

Si accende uninsegna alle spalle; Vincent la vede. Irrompe uno strillone.

Strillone: Edizione straordinaria! Comprate La Civetta! Edizione della sera! Edizione straordinaria! Maniaco violenta vecchietta, cadavere nel Tevere! Il Mostro dei Fori colpisce ancora!

(I passanti si fermano, comprano, leggono avidi, commentano sdegnati.)

Edizione straordinaria!! Gli Iris di Van Gogh battuti e venduti per 70 miliardi!! Clamoroso allasta di Sothebys!!

Vincent accorre.

Vincent: Cosa hai detto? Ripeti, figliolo!

Strillone: Meno male che me chiamano strillone, ah mister barbetta rosolata... mo strate il timpano. Gli Iris di Van Gogh venduti per 70 miliardi!!! Leggere per credere, signori e comprare per leggere, cos vi togliete lo sfizio... La Civetta! Edizione straordinariaaa!!

Un altro signore compra il giornale; la foto degli Iris in prima pagina, a colori. Vincent la vede sbalordito.

Vincent: Ma sono i miei Iris

Sguardo ostile del signore che si allontana da lui.

Signore 1: Maledetto! Ha colpito ancora, stavolta con un punteruolo! E le forze dellordine stanno a guardare. E il quinto delitto in un anno e sempre nella zona dei Fori.

Signore 2: Io li sbatterei tutti in galera questi barboni vaganti! (Lo guardano in cagnesco, come se fosse il colpevole.) Una vecchietta! Creatura inerme! Vigliacco!

Vincent compra il giornale.

Signore 2: Ha comprato il giornale!

Signore 1: Vorr sapere a che punto sono le indagini... per sviare i sospetti.

Signore 1: Addirittura! Allora indaghiamo. Ehi, tu, perch hai comprato quel giornale?

Vincent: (Euforico) Gli Iris, gli Iris di Van Gogh, ma non capite? I miei iris Dove li hanno battuti? Chi li ha comprati?

I due lo guardano sempre pi sospettosi.

Signore 2: Un vagabondo con la passione dellarte... Larte di uccidere! Tutti uguali... Cosa ti dicevo? Vuole sviare i sospetti. Guardalo negli occhi: sono fiammeggianti, luciferini. Prendi nota. Servir alla polizia per lidentikit dellassassino. La mano... Guarda, ha la mano ancora rossa di sangue!

Signore 1: Cos quella macchia rossa, barbone?

Vincent: Oh, lascio i tubetti sempre aperti.

Signore 2: Il terzo delitto lo commise lasciando aperti i tubi del gas di un povero vecchietto che viveva da solo!

Vincent: I tubetti dei colori. Mentre infilavo la mano nella valigia. Devo aver premuto il tubetto e mi schizzato sulla mano!

Signore 1: Premevi?!

Vincent: S, premevo, forse distrattamente ho forzato la presa, e la sostanza schizzata...

Signore 2: Basta, basta. Ce n abbastanza. Andiamo ad avvisare la polizia!

Buttano il giornale, corrono.

Vincent: S, sono i miei Iris. Un altro Van Gogh, altri Iris? Cosa sta succedendo? Theo, fratello, sei lontanissimo o perduto per sempre? Se si andasse verso un ritorno, sarebbe bella persino la morte... E cos la realt? Tutto si confonde, tutto immerso nellinganno. Non ci sarebbe la realt del mondo se non avesse una logica che non dei nostri occhi soltanto! Discussioni sciocche, che non ho mai amato... Ti scongiurai di dirlo al signor Aurier ero a Saint Remy, in aprile... Ed io la vedo, s, la vedo ancora! (Come in estasi) Presto, Theo, mandami 10 bianco zinco, 8 verde smeraldo, 5 cobalto, 6 verde veronese, 7 blu di Prussia... e 7 pennelli di puzzola, 10 metri di tela... Che altro? Presto! Aaaah! Sette pennelli di puzzola... 10 metri di tela... come possono bastare per raggiungere e imbrigliare quella luce inaccessibile? Lo spirito delle cose? Ci che sempre si trasforma nel corpo del mondo... il nodo doro che tiene in s il segreto diceva Leonardo

Amavo Mauve. E morii quel giorno di maggio che dalle dune tornai a casa da solo. Avevamo camminato insieme, io e il mio maestro. Avevo un brutto carattere, per Anton Mauve. Come per Gauguin. Per pap, per te. Mauve mi rimproverava persino... persino... perch lasciavo il pennello e proseguivo dipingendo con queste dita! Che glie ne fregava? E Mauve, mi amava Mauve? Gauguin, mi amava? Tu risponderesti, dallalto della tua sapienza e della tua bont, che ama chi rimane. Mauve e Gauguin non mi vollero pi, non rimasero, forse non mi amavano? Semplice eppure falso. Mi amavano, Theo, mi amavano, e con tanta pi forza, comprensione, rispetto. Furono vento propizio alle mie spalle, anche se non fu sempre una carezza. Grazie a loro io fiorii. Quando Mauve mor, feci per lui un pesco in fiore. No, non era Mauve, quellalbero: ero io grazie a Mauve. La sua vita, la sua opera, innestati nel mio giovane tronco. Io, fui io, nessun altro ad ubriacarmi. Fui pi presuntuoso di Mauve, di Gauguin, di Israel. Cercai ci che essi non cercarono. Avevano paura dellabisso? Spaccai il cuore delle cose. Le aprii come il guscio di una noce. Feci esplodere le particelle. S, sto per dirlo, alla fine: cercai quel volto che non ci dato di vedere. E la ragione dei miei occhi allucinati. Io lo vedevo, lui mi sfuggiva, ora sembrava sfumare, ora rimpicciolire, ruotare, ghermire. Giocava con me il volto della quintessenza! Accecai perch puntai direttamente la fonte.

Ne vuoi di pi? Prendi la figura curva di Mauve al lavoro nei campi... Il ritorno a casa dai campi... Lo feci anchio. Ma non mi bastavano: le mie due contadine che vangano a Drenthe. Forse anche per te quelle povere contadine scavano nella torba. E sbagli. Pregano! E il cielo del crepuscolo si apre ad una luce, un sussulto. Finch pregano non mai notte. S, anche l andai oltre, pi dellAngelus di Millet. Ora finalmente sai fino in fondo il demone che mi pervase...

Irrompe il bullo.

Bullo: Barbetta, oooh, barbetta! Il tempo denaro, oooh! Io te proteggo e tu sparisci come un fantasma. Cos me ricompensi? Nun te piaceva lentrata der metr? Tu lasci la zona mia ch na miniera doro e te ne vieni qui, nella zona pi critica?! E te metti a recit poisie? E te vojo che me predichi da mattina a sera: te sei scelto la piazza degli Artisti! E chi sei, Van Gogh? Oooh! Er cappello! In manooo! (Glie lo toglie dalla testa e glielo mette di forza in mano.) Nun te lo toglie dalla mano, capito? Me vi f mor de fame?(Poi con persuasione) Se hai voglia de gir, di tanto in tanto, quanno te stanchi, te siedi a nangoletto trafficato, taccucci cor cappello mmezzo alle gambe e aspetti. Oooh, e quanno mpari?! Sei mica rigazzino! E pure quelli ce sanno f... Se voi st qua, stacce pure, per me tocca divide lentrate cor capo piazzaiolo. In Italia semo organizzati. Cche te credi? Mica semo in Olanda... Artro che olio de semi, qui semo mejo. Qui semo allolio doliva! Ber posto, ber posto! Cce trovi a gente strana, scoppiata, lamanti dellarte, li matti e li snobbe. Da retta a me: ppe lelemosina cce vo gente comune, a gente de tutti i giorni.

Quella che nun capisce gniente. Che tte dice: Sti barboni fanno schifo! e nun tammolla gniente! Oppure, improvviso, gli sapre er core e dice: Poverino, cc o cce fa? Coscienza sua! Io la mia me la sgravo e quarcosa gliela do e tammolla mille lire, dumila... (Sempre pi persuasivo) Ragiona: su mille passanti, cc un 10% cco la coscienza, no? Va be: (Numerando con le dita)la crisi dei valori, nun c religione, chi se fa laffari sua, la caduta delle ideologie, mettice pure er materialista incallito, a bestia e basta, beh, arrivamo a 90% , non di pi. Un 10% de gente perbene cc o nun c? Mortiplica, dividi. Te ne rimangono cento su mille, a mille lire luna. Ponno esse centomila tonde, ooh, nun se scherza! E tu me lasci a metropolitana ppe lartisti. Da retta a me, barbetta: larte, nun ci ann appresso, che morimo de fame tutti e due!

Entra lambulante con un codazzo di clienti.

Ambulante: Van Gogghe! Amico mio! Mo cambio licenza. (Al bullo) E questo chi ? Oh, gi le mani dallamico mio, malandrino. Io te conosco, che tra miserabili nun ce sfuggmo. Questo nun un barbone come tutti laltri. Va via, sci! (Lo scaccia in malo modo.) Sei duro de coccia, eh? Se te ripresenti, te metto la lozione, via, via!

1: La foto della mia bambina...

2: La buonanima della mamma, mammina mia!

3: A me invece me devi f in carne e ossa!

4: (Napoletano) A me san Gennaro, fatto a mano. Sa com, san Gennaro un santo umano. Ama loriginalit, senn non quaglia!

5: (Aria da professoressa) Io, maestro, laspetto a casa per il ritratto di famiglia.

Vincent sorride, fa cenni di consenso a tutti.

Vincent: per, adesso, sono stanco!

Si leva un coro di poverino.

Ambulante: Capito? Van Gogghe stanco. E lo sforzo ppe realizz ste mie aggrovigliate fattezze! Lo cercmo domani. (Rivolto a lui teneramente) Mo riposa, riposa in pace, trvate un bel sottoponte, ch pi sicuro de la stazione Termini. Tutti quei drogatacci! A domani e buona notte, Van Gogghe!! Dormi bene, che quanno te svegli me devi f na ritoccatina alla mascella...

1: Ma, poverino, ferito!

Ambulante: Macch, na macchia.

2: Sembra che gli sanguini la mano...

Ambulante: No, no, no! Voi non vintendete de arte. Vi dico che si tratta di un tubetto di colori o de na pennellata distratta. Il nostro Van Gogghe, come ogni vero artista, sta sempre un po con la testa fra le nuvole, vero, Van Gogghe? Che siete tutti un po picchiatelli?

Van Gogh: Non tutti.

Ambulante: Come? Come?

Vincent: Una notte di novembre ho percorso settanta chilometri a piedi fino a Courrires per conoscere Breton. (Lambulante esibisce con smorfie la soddisfazione per la lunaticit di Vincent.)

5: Breton... Vuoi dire Jules Breton? Il grande pittore? E allora?

Vincent: Non ebbi il coraggio di entrare nella sua casa. Troppo ordinato, troppo pulito il suo studio. Doveva essere un altro uomo, non luomo che avevo immaginato, o una proiezione egoistica di me stesso. Cos me ne sono scappato. Per i campi, giorni e giorni...

Ambulante: Che potenza, amici miei, che potenza er pittore mio. Sentito bene? Settanta chilometri a piedi, a novembre, mica a primavera, coi fiorellini nei campi e nei ghiacci der Beneluxe, affamato, mica come Clinton che faceva il footing a Villa Borghese qui da noantri. E un record, da Guinness, vi dico. E perch? Perch Brettolone nun era zozzo comme lui come so zozzi tutti li veri artisti.

Vincent: No, no, amico mio. Il demone non entra nelle dimore pulite. Fu il mio demone a fuggire. Leterna lotta.

5: Eterna lotta? Che lotta?

Vincent: Tra il demone e langelo.

Ambulante: Ah, che parole! (Si sputacchia e si strofina le mani.) Mitico, mitico er pennellone mio!

5: Per, ci sa fare nella parte di Van Gogh.

4: Secondo me un caso di reincarnazione. Se vero come vero che il sangue di san Gennaro saggruma e si quaglia, questo fenomeno la prova della metempsicosi; quindi ci dato per ogni corpo terrestre, onde per cui squaglia e saggruma in perpetuo tutta la materia: tutto si trasforma!

5: Tutto si conserva, vuoi dire, perch a me questo pare proprio lui.

4: Se fosse proprio lui, che venuto a fare?

5: E poi lui si suicidato: un colpo di pistola. Per il dolore non ha retto nemmeno il cuore del fratello.

Vincent: Theo? Non... non ha retto?!

5: S, Theo morto, sicuramente di crepacuore, sei mesi dopo di lui.

Vincent: (In crisi) Theo, Theo, io ti ho ucciso, io che volevo salvarti risparmiandoti la mia disperazione.

3: Poverino, sembra davvero addolorato.

2: Non ci capisco pi niente. E un caso patologico...

5: Identificazione maniacale...

Ambulante: Ragazzi, che storiaccia gagliarda... Che goduria! Quanno la racconto ai nipotini, dinverno, davanti al caminetto, co na bella pignatta de fagioli alla brace! Gi me stuzzica lappetito. Gi intravedo naltro filmaccio: La notte dei morti viventi numero due. Stavolta a sto fisicaccio glie danno la parte de Kirk Douglas...

Vincent ormai chiuso in s stesso.

1: Lasciamolo riposare. Ha vagato tutto il giorno.

4: Chisto ha vagato tutta a vita soja. Lo so io il film: La locomotiva dal volto umano...

Vanno tutti via, tranne Vincent. Lascia la valigia al centro, gira, si blocca, sempre luci che sfumano tra il giallo e il blu.

Vincent: Theo, ormai evidente che mentre dormivo qualcosa accaduto. E se anche tu fossi ancora tra i vivi, in un posto qualunque? Che importa? Verranno gli aironi bianchi come allora e non sar pi lo stesso uomo. Gli aironi conoscevano la mia destinazione. Non te ne parlai mai. Avevo sedici anni, andavo per i campi; era la mia grande passione. Alzai gli occhi al cielo e li vidi: erano bellissimi! Si levavano a stormo, attraversavano il cielo mai cos azzurro, lass dove il mio sguardo voleva osare ma non poteva. In quel momento ho costruito dentro di me un cielo che potevo attraversare. Caddi al suolo svenuto e quando rinvenni la metamorfosi era avvenuta. Non ero pi lo stesso uomo. Come oggi, una luce si accese per sempre.

(Alla sua sinistra, si accende uninsegna col nome VAN GOGH; una galleria e casa dasta. Vincent arretra spaventato.)

Van Gogh! Ancora lui... cio io... Per fortuna, chiunque sia, o io o lui, la vita gli ha arriso. Forse l dentro ce n abbastanza per soddisfare la mia curiosit. Se questo signor Van Gogh ha plagiato la mia opera e la mia stessa identit, me la pagher! Io muoio di fame e lui... approfitta in modo cos spudorato. (Si pente.) E se anche fosse? Dovrei esserne felice... La mia opera vive! Anche a rischio di non goderla, di non prenderne per me.

Guarda ancora linsegna. Un signore apre la porta. La scena sempre pi chiara. C uno striscione: VAN GOGH, 10 OPERE IMMORTALI. Alcuni entrano, siedono. C un leggio con un martellino. Una finestra nelle pareti di fondo. Vincent vuole entrare.

Commesso: (Aggressivo) Il signore provvisto dellinvito, o del biglietto?

Vincent: Il biglietto? Oooh, il biglietto!

Commesso: Il biglietto si acquisisce dietro prenotazione e... per tempo! Perci non possibile entrare. E poi si tratta, oggi, di una sessione riservata!

Vincent: Non avevo alcuna intenzione di vendere la gioia. Non stato mai importante per me.

Commesso: Signore, non capisco. (Volgendosi altrove.) Pezzente!

Vincent: Anche lei non capisce? Potrei parlare, per la prima volta da quando sono qui, con qualcuno che capisce?

Entrano altri ospiti, disturbati da quella presenza ingombrante.

Commesso: La prego, signore, si allontani! Si munisca di biglietto e ritorni se vuole, perch vede, non abbiamo tempo da perdere con gli scrocconi.

Vincent: Io sono Van Gogh!

Commesso: Naturalmente, e io sono Picasso! La mostra VAN GOGH, DIECI OPERE IMMORTALI, rester aperta un mese, prima che le opere ritornino ai proprietari. E... si lavi, signore. Qui esponiamo Van Gogh, non reperti di fossili e dinosauri, tra i quali lei non sfigurerebbe. Abbia il dovuto rispetto per la grande arte!

Vincent se ne va, ma torna subito, eccitato dal commesso.

Vincent: Mi dica, almeno, signore. Lei ha detto: Van Gogh, dieci opere immortali, vero?

Commesso: Gi!

Vincent: Quali sono le dieci opere immortali?

Commesso: (Contrariato, incerto) Io faccio il commesso, non il critico darte! Se vuole vederle, torno a dire, si prenoti e si munisca di biglietto!

Vincent: Ma signore, non ho soldi per pagare, ho solo banconote francesi scadute del secolo scorso. Se lei proprio non vuole dirmi nulla n farmele vedere, c un altro sistema per saperlo.

Commesso: Ah! Ossia?!

Vincent: Mi dica almeno le opere mortali, cos sapr che quelle che rimangono sono le dieci immortali!

Il commesso accusa il colpo e scuote la testa. Colpo di martello del direttore; si apre la sessione; il commesso chiude nervosamente la porta in faccia a Vincent.

Direttore: Signori collezionisti, ammiratori del grande maestro olandese! La casa daste ha ritenuto giusto aprire in esclusiva a voi questa prestigiosissima esposizione.

Qualche parola di circostanza dobbligo, dopo le dotte e abbondanti relazioni ascoltate a Roma in questi giorni dai pi autorevoli critici darte del mondo.

(Vincent spia e origlia dal buco della serratura. Non soddisfatto.)

E di queste ore la notizia di una vendita record degli Iris di Van Gogh per la modesta cifra di settanta miliardi. Levento ci conferma il valore inestimabile anche delle opere qui esposte: I mangiatori di patate, Quattordici girasoli in un vaso, La sedia di Gauguin, La sedia di Van Gogh, Notte stellata e cipresso, Ritratto di Madame Roulin, Autoritratto, con cappello di feltro grigio, altro Autoritratto, LArlsienne, ovvero Madame Ginoux e Pesco in fiore. Le opere ci sono state magnanimamente, eccezionalmente e provvisoriamente, purtroppo, (risatine) concesse dai pi celebri musei e collezionisti del mondo, che non ci stancheremo mai di ringraziare. Soprattutto, cosa ormai impossibile, ognuno di noi vorrebbe ringraziare lartista che le ha concepite. Se egli fosse qui in mezzo a noi(solenne, commosso) gli diremmo devotamente, come a Dio stesso: grazie Vincent Van Gogh!

Vincent entra spalancando la porta come un fulmine e avanza fieramente.

Vincent: Non fa niente, buon uomo! Mi bastano le tue parole, le tue scuse. Vi perdno tutti quanti. Mettiamoci una pietra sopra...

Stupore, clamore, scambiato da Vincent per contrizione.

Direttore: Cacciate questo selvaggio! Presto!

(Sbattuto fuori)

Signori, vi prego di accettare le mie scuse. Sono addolorato per lincidente. Oggi le strade di Roma pullulano di sbandati. E la nostra democrazia malata, e pur sempre, ehm, un sintomo di democrazia, che deve destare in noi un senso di umana piet. Anche il nostro Vincent vag stanco, solo, deluso e affamato (con tono santocchio) come questo poveretto. Egli, e soltanto egli, avrebbe il pieno e autentico diritto di sedere in questa assise per illuminarci ancora e raccogliere quella fortuna che la vita e la nostra cecit si ostinarono a negargli ripetutamente.

(Vincent si dilegua nel retro.)

Il vostro amore per larte sia eguale alla vostra compassione; anche questo un modo per onorare il grande maestro olandese. (Applausi) La casa daste vi ha, difatti, invitati in anteprima quali clienti e autorevoli appassionati nel panorama del collezionismo mondiale. Procediamo. Quelli alla vostra sinistra sono due autoritratti del genio olandese. Ammirteli e scoprite con quanta introspezione il maestro catturasse la sua stessa sofferenza, lintensit del suo sguardo, senza alcuna indulgenza.

L, in quei volti, in quegli occhi, c tutto luomo. Potrei addirittura dire, e lo dico: ecco a voi Van Gogh!

Dalla finestrella si affaccia Vincent del tutto simile allautoritratto con cappello di feltro grigio, che fissa il pubblico.

1: (Signora in preda al panico) Il defunto! Aaaah!

2: Redivivo!

3: Si somigliano come due gocce dacqua!

4: S, identici, sembra uno scherzo...

5: Per me un fantasma.

Commesso: Ma no, calma, signori. E lo straccione di prima.

Direttore: Calma, calma. E lei, lei vada via!

(Ma Vincent sintestardisce e rimane; il commesso incerto se correre alla finestra o sul retro del locale.)

Insomma, cosa vuole?! Per lamor di Dio...

Vincent: E ben poca cosa ci che chiedo, se considerate che tutto mio.

Direttore: (Sorrisetto per rabbonirlo) Cos tutto suo, lei vuol dire... insomma lei si sente il padrone!

Vincent: Raramente un grande artista padrone della sua stessa fortuna, ma questa sicuramente opera delle mie mani, per Dio!

Arnheim: Il barbone un uomo senzaltro divertente. Questo gioco comincia a piacermi...

Direttore: A me comincia a stancarmi! Commesso!

Arnheim: Un momento! In fondo cosa chiede questuomo? Chiede di vedere, di ascoltare, di esserci. Perch non ha il denaro per pagare lentrata...

Direttore: Appunto. Quindi, fuori!

Vincent: Ci sono gi, signore!

Commesso: Niente scrocconi, qui! Adesso te lo faccio vedere io...

Arnheim: Lo lasci stare! Pago io per lui, ecco...

Direttore: Ma signor Arnheim Beh, lei uno dei nostri clienti pi ambiti Se lo desidera, lintruso rimarr, anche se la comune decenza ammonisce di ammetterlo in mezzo a gente perbene.

Vincent: Star qui. E un posto di lusso, per uno che ha dormito sotto i ponti e nei pagliai.

Direttore: (Con ironia) Non ho nessuna intenzione di metterlo in dubbio! Ma lavverto: se disturber ancora la far scacciare come un cane!

(Pausa, silenzio. Vincent sporge la testa rivedendo meravigliato le sue opere.)

Ecco, dicevo, signori. Lautoritratto, a destra del... del nostro insolito ospite, unopera del Van Gogh che risale al 1888...

Vincent: No, signore, si sbaglia. Lo feci nel 1886...

Altro sconcerto generale.

Direttore: Cooosa? Ancora lei...

Vincent: S, ricordo bene. Correva lanno 1886. Ero da Theo, sul Boulevard Montmartre...

Direttore: Lei un insolente! Caccitelo! Fuori dai piedi...

Arnheim: Ma Van Gogh fu veramente ospite del fratello in Boulevard Montmartre. E il caso che lei controlli le sue date...

Direttore: (Controlla le carte nervosamente; poi ancora pi a disagio..) Signori, s, un piccolo errore, vogliate scusarmi; in effetti lautoritratto del 1886... (Mormorio in sala, occhiatacce del direttore a Vincent.) E il pittore, difatti, abitava con Theo... precisamente in Rue Victor Mass...

Vincent: Lei ha sbagliato ancora, signore! Abitavamo in Rue Laval!

Direttore: (Isterico) Questuomo un ciarlatano. Posso posso dimenticare una data, ma so leggere e leggo bene: Rue Victor Mass! (Mostra il catalogo.) Lei ha passato ogni limite... Fuori lintruso!

Vincent: Eppure vi dico: era Rue Laval!

Cliente francese: Monsieurs! Io posso chiarire lequivoco e nello stesso tempo prendere forzatamente atto che qui dentro, oggi, sta accadendo qualcosa di strano, di incredibile o forse terribile (in tono pi dimesso). Credo che questuomo abbia ancora una volta ragione. Abito a Parigi, amo larte e Van Gogh, conosco a memoria le vie e le strade della sua vita. Rue Victor Mass una denominazione recente, ma allora, ai tempi del pittore, si chiamava proprio Rue Laval...

Mormorio, stupore, occhi puntati su Vincent, timorosi.

Vincent: Fu allora che conobbi Monet, e Pissarro, e Degas, e Renoir...

Direttore: Non esageri ora, e nel ringraziarla per lulteriore precisazione, le rinnovo linvito a tacere!

Arnheim: Questuomo, comunque, sconvolgente. Non affatto un male che rimanga in mezzo a noi, viste le sue particolareggiate conoscenze del pittore olandese. Rimanga pure al suo posto e ci illumini quando pu (Poi rivolto al direttore) Noi paghiamo, e profumatamente!

Un altro: La presenza se l guadagnata sul campo!

Direttore: (Rassegnato) Sia fatta la vostra volont, signori.

Lopera La notte stellata ci stata concessa dal Museum of Modern Art di New York. Notate le piroette del blu e le tonalit incantevoli che assume, certo comunque non idilliache come, per esempio, nellEsterno di caff di notte...

Vincent: Incantevole e idilliaco un corno!

Direttore: Commesso! Una buona volta...

Arnheim: (Su tutte le furie) Fate parlare questuomo!

Direttore: Uno straccione!

Arnheim: Sono abituato a giudicare gli uomini dal valore delle loro idee e dal coraggio delle loro azioni, e questuomo ne ha da vendere!

Tutti: Parli pure! Sia concesso! Avanti! Ascoltiamolo!

Vincent: Non siate presi del tutto dalla notte, signori. Per me fu soltanto un pretesto per esaltare le virt della luce. Nel giorno la luce delle stelle ci sfugge, invisibile, ma c, e noi non siamo abituati a eludere i limiti del nostro sguardo. E il vostro vero male. A voi necessita la notte, e io ve lho data. Anchio ho avuto bisogno della notteahim, sento di venire da una lunga notte, una notte impazzita, sfuggita al controllo delle leggi della natura. Ma se c tanta notte, trionfano quelle poche luci, proprio come nel deserto si esalta quelloasi sperduta. In un tempio oscuro vince quellunica candela sullaltare; quella fa strada al pellegrino esausto. La notte ricca di azioni, di colori, non pi la nostra notte, il Dio nascosto della vita, ah, la grande vitalit della notte... Il cipresso ondulato! Guardate, nemmeno lui ha pace, imperversano i vortici gialli e blu della notte. La realt la preghiera sfacciatamente silenziosa di tutte le cose. Se non sapete guardare oltre, voi siete ciechi, ciechi!

Cade il silenzio.

Direttore: La messa finita! Il signor Van Gogh soddisfatto del suo sermone? Vada pure in pace, ora!

Vincent: ... altrimenti perch ho ritratto Eugne Boch su un fondo stellato?

Arnheim: Ricordo, ricordo bene quel ritratto... ma non sempre cos: il dottor Gachet su un fondo cupo dove io non leggo nessun trionfo, signor... Van Gogh!

Vincent: Ah, Gachet, mio fratello... Ma allora per me facevano luce i suoi occhi. Poi, subentr la quiete dopo la tempesta. Lo rifeci, con pi luce, pi vita intorno, mio fratello Gachet...

Altri: Suo fratello?!

Arnheim: S, lha rifatto. Ci sono due versioni. Questuomo sa troppe cose... Sembra che ne sappia pi di noi tutti su Van Gogh!

Cliente francese: Il quadro a Parigi, al Museo dOrsay...

Vincent: Incarcerato nei vostri musei.

Direttore: Come osa? I musei non sono carceri e sono aperti al pubblico!

Vincent: ...ma la loro solitudine e la vanit della bellezza non li uccidano del vostro perfido male: il vuoto, finch la loro anima non prevarr sullausterit dei luoghi, e lignaro visitatore dei musei non capir che sono figli del sangue e della luce.

Direttore: I musei sono il tempio dellarte!

Vincent: I miei quadri nacquero umili e poveri come Ges Bambino. Nacquero nei pagliai. Odoravano di sterco di vacca. Sono figli per sempre del sangue e della luce. Voi avete trasformato la santit nel tempio, la verit nel dogma.

Arnheim: Questuomo ispirato.

Direttore: Questuomo pazzo.

Altro: Sarebbe stato un gran predicatore.

Vincent: Lo ero, ma mi hanno scacciato dal tempio. I ladroni e i mercanti hanno preso il sopravvento su colui che li ha fustigati.

Direttore: (Batte alcuni colpi.) Signori, basta con questa messinscena! Questuomo un mentitore, un istrione, seppure geniale!

Arnheim: Un istrione geniale? Se lo fosse, sarebbe gi titolo sufficiente per ammetterlo in mezzo a noi. E come spiega, la Signoria Vostra, tutta la sapienza di questuomo?

Direttore: Signor Arnheim! Vorrebbe forse asserire che in questa fatidica data Van Gogh vive ancora? Oggi Van Gogh avrebbe... avrebbe... non oso nemmeno pensarci!

Altro: Pi di 130 anni!

Direttore: Dunque cessi questa ridicola commedia! Nessuno mai vissuto cos a lungo e, soprattutto, nessuno mai ritornato dai morti.

Vincent: Le dispiacerebbe?

Direttore: Questa una rispettabile casa dasta non una chiesa, signor Van Gogh! (Corregge subito la gaffe.) Van Gogh! Macch Van Gogh! Signor signor... qual , accidenti, il suo vero nome? Ce lo dica una buona volta.

Vincent: Vincent Willem, usi pure il nome, pi confidenziale.

Direttore: Bene, signor Vincent Willem...

Altro: Badi, signore, che Vincent Willem lesatto nome anagrafico di Van Gogh!

Direttore in stato ormai confusionale.

Arnheim: Piuttosto, non ci ha ancora spiegato come questuomo, un barbone, sappia tante cose sul pittore olandese.

Direttore: E molto semplice, mio caro e curioso cliente, professor Arnheim. Su Van Gogh sono stati scritti molti libri e cataloghi. La sua vita, ormai, sotto gli occhi di tutti. E di dominio pubblico. Questuomo deve avere appreso dai libri, come chiunque!

Arnheim: Eppure le sue parole, le sue intuizioni...

Direttore: E un ciarlatano! Che ne sappiamo di lui? Questuomo potrebbe persino avere commesso dei... dei delitti!

Disapprovazione del pubblico.

Arnheim: Quando cos, non resta che unultima tentazione.

Altro: Si spieghi, Arnheim...

Arnheim: Se questuomo Van Gogh, gli si diano una tela, un pennello, una tela e dei colori. Mettiamolo allopera!

Tutti: (Come invasati) Allopera! Allopera! Allopera!

Direttore: Mi rifiuto! Il tempo denaro. Questo non un gioco. Io, soltanto io, sono il responsabile.

Arnheim: Appunto, il tempo denaro. Se questuomo fosse soltanto simile al grande Vincent, egli ci regalerebbe unaltra opera immortale, dal valore incalcolabile. Dunque, sia messo alla prova!

Tutti: Alla prova! Alla prova! Gli sia dato il necessario!

Vincent: Non occorre! Porto gi tutto con me...

Scavalca la finestra con la valigia e il cavalletto; inizia a pennellare; vari commenti.

Pubblico: Rifacci gli Iris!

Ma no, preferisco I girasoli!

Il Papa!

S, il Santo Padre!

La Madonna!

Una gran dama romana!

La famosa contessa Zerbellini!

Arnheim: Lasciamo il soggetto alla libera scelta dellartista!

Pubblico: E cos sereno e disinvolto!

Gli brillano gli occhi...

Lorecchio sinistro, ne manca un pezzo! Oh, sembra lui...

Che serata emozionante! Impagabile! Non mancher di farmi sentire presso la Direzione della Casa!

Irrompe nella sala un commissario di polizia seguito dagli agenti.

Commissario: Fermi tutti! Signori, siete in grave pericolo! Abbiamo ricevuto una segnalazione. Stiamo cercando il sanguinario Mostro dei Fori.

Direttore: Commissario, la informo doverosamente che la rispettabile Casa dasta da me rappresentata ha voluto offrire a questi prestigiosissimi ospiti internazionali unanteprima di dieci celebri opere del grande Van Gogh! E lei

Commissario: (Prima punta gli occhi su Vincent, che continua a dipingere imperterrito.) Ed io per voi, in anteprima, ho una grande notizia. Siatene pienamente orgogliosi: il Mostro dei Fori in mezzo a voi!

Uno svenimento.

Direttore: Commissario, si spieghi meglio! Qui c solo gente perbene. Prestigiosi collezionisti! Risparmiatori che investono nellarte la parte pi cospicua dei loro guadagni. La invito a parlare con maggiore rispetto, altrimenti finiremo sui giornali di tutto il mondo e limmagine della Casa sar irrimediabilmente compromessa.

Commissario: Non ne dubito, non ne dubito, signor direttore, ma noi stiamo cercando lassassino!

Direttore: (Irritato) Questo losco sospetto non suscita in me alcun entusiasmo. Sappia che la Casa non mancher di farsi sentire nelle sedi pi opportune. Ora, prego, perquisisca e accerter che tutti i presenti sono persone degne del massimo riguardo.

Commissario: (Indica Vincent.) Tutti?

Direttore: (Allimprovviso meno sicuro) Tutti! Cio, quasi tutti...

Commissario: (Gironzolando, con lobiettivo finale di puntare su Vincent.) Corre voce che un barbone, il cui identikit ci noto, si aggiri ora in questa piazza, con le mani ancora macchiate del sangue del suo ultimo delitto.

Si avvicina a Vincent, lo scruta, lo confronta. Vincent comincia a dare segni di nervosismo.

Pubblico: La mano, labbiamo vista tutti, macchiata di sangue!

Commissario: Prendetelo! Presto! E lui!

Vincent fugge, scavalcando la finestra; agenti allinseguimento per la stessa via

Pubblico: Il mostro! Il mostro! Il mostro in mezzo a noi!

Unanziana signora: Oooh, mi avrebbe stuprata...(Sviene.)

Arnheim: (Ironico, alla svenuta) Era un timore o un desiderio?

Signora precedentemente emozionata: Emozionante! Sempre pi emozionante! Direi: irripetibile! La Direzione mi sentir.. Oh, vorrei svenire anchio, ma, accidenti, non mi viene mai naturale!

Scompiglio generale. Quando tutto si placa, Arnheim si avvicina al cavalletto di Vincent; il direttore ripristina lordine.

Direttore: Professor Arnheim, il suo istrione geniale! Ora sar ben soddisfatto delle sue intuizioni Povera casa dasta! Io lo dicevo! Un maniaco, un mostro, accolto con tutti gli onori come se fosse Van Gogh! Finiremo sulle pagine dei giornali di tutto il mondo... Bel colpo! Ed io sar licenziato. Questa la conseguenza della mia indulgenza... Ora, per, credo sia il caso di sospendere questa sessione. Spero non ci siano pi pareri contrastanti, finalmente, signori (Ma tutti attendono da Arnheim il responso sul quadro di Vincent.) Completi pure la sua opera, professor Arnheim Ci dica, cosa ha fatto il suo Van Gogh?

Donna svenuta: S, s, cosa? Sento che sto per svenire ancora...

Signora precedentemente emozionata: Felice di seguirti, mia cara...

Altro: Soggetto grandioso...

Direttore: Dunque, dottor Arnheim?!

Arnheim: (Sorridente, beffardo) Niente di quanto immaginiate, signori, e il disegno non completo. C una faccia, una faccia misteriosa, da bifolco, con un bel grugno...

Direttore: Insiste nellautoritratto, il vostro Van Gogh!

Pubblico: Che delusione! Un illustre sconosciuto...

E io pensavo al Santo Padre!

Io, invece, speravo che il suo occhio felino mi avesse catturata nel pubblico...

Arnheim: Certo lo speravo anchio, madame! Tutta nuda, magari in compagnia della Signora Gadget e Madame Roulin, una suggestiva triade delle Grazie al bagno...

(Quella ci crede.) Dunque, signori, Van Gogh ritorna e ci regala un altro mistero, una nuova avventura dellarte.

Direttore: La sessione sciolta!

Ma irrompe lambulante con un quadretto in mano.

Ambulante: Van Gogghe! Van Gogghe! Dove te sei cacciato? Ah Vanni, amico mio, rivlate ancora!

Direttore: Toh, uno dei mangiatori di patate scappato dal quadro! E vengono tutti qui i miserabili! Avanti cos, e dopo il mio licenziamento mi arruoleranno di diritto nellEsercito della Salvezza.

Ambulante: Ah, fringuello, e taci!Van Gogghe lhai visto o no? Eppure passato da ste parti, giuro, ma lhanno scambiato pel mostro dei Fori. Signori, lavete visto? Maveva promesso de ritocc quarche particolare de questo mio volto gagliardo.

(La sala si svuota. Rimangono il commesso e lambulante che si avvicina al ritratto sul cavalletto.)

Dio bono! Ma questo so io, so io, come me vojjo io! E la perfezione! Questo lha fatto lui.

Commesso: Lei che ne sa?

Ambulante: Perch so io gagliardo e tosto, co la mascella alla Tyson toccata dalla grazia, ah! Van Gogghe, Van Gogghe, amico mio, sei er pi der pi. Ndo cazzo annato?!

Commesso: (Alla sala vuota, indicando lambulante come luomo del quadro.) Signori, ecce homo!

Luci blu, buio, la scena si svuota. Torna Vincent con la pipa.

Vincent: Theo, io ero folle, ma ora so che Dio nel frattempo ha trasformato tutto il mondo in un manicomio. E mi consola che in questo caos sono il folle meno pericoloso, ma anche quello pi a rischio, il capro espiatorio... Stanno per arrivare vengono a prendermi li sento (Voci fuori campo)

Fratello, ho bisogno di te, un dannato bisogno di rivederti, e temo che questo desiderio passi attraverso un altro oblio; ma dopo, stavolta, forse ci sei veramente tu, ci siamo noi! Allora non temo pi nulla per il mio povero corpo! Vedo gi le catene, o una camicia di forza che stringe lo straccio di un abito. La partita ancora aperta. Se accadr, desidero ritornare Vincent, quel povero estroverso di Vincent che vide gli aironi bianchi. Un mio buon olio coster soltanto un gruzzolo sufficiente per un buon banchetto. Non trovi assurdo che un quadro con un mangiatore di patate valga pi della vita di un mangiatore di patate?!

Pazzo mondo pi pazzo di me! I miei capolavori non mi potrebbero arricchire mai, e sai perch? La mia morte per loro valuta pregiata. Ahim, la mia unica ricchezza lho gi avuta in dono dalla sorte, e la porter sempre con me: questo, e soltanto questo, mi fa audace e sereno verso il nuovo oblio che mi aspetta.

(Accenna ad andarsene, fa pochi passi, ma ritorna indietro.)

Post scriptum: volevano che dipingessi il Papa, il volto della Vergine, il cupolone, Roma o una gran dama, io che ho fatto i mangiatori di patate, i lavoratori immersi nella torba... (risata) Cambiare registro di colpo. Il Papa: niente male per il figlio di un pastore protestante. Cos gli ho dipinto quel povero cristo ambulante, uno che vende pane e salsiccia per tirare a campare.

Ho mantenuto la promessa. Gli ho fatto un grugno come voleva lui, alla... alla come si dice? Alla Tyson! Cosa mi costava regalare un sogno a chi mi ha regalato un po di pane per nulla? E stato divertente, tutto molto divertente Ma lascio ancora lopera incompiuta, la mia nave nel porto senza ormeggi, la mia tavolozza pi ricca, ora.

(Guarda la mano macchiata di rosso.)

Forse ho esagerato col rosso. Gli eccessi mi fregano sempre!

Imbecilli. Se avessi affrontato il mondo con cinismo e cattiveria avrei vinto. Imbecilli. Caravaggio dipinge La decollazione, scrive il suo nome col rosso del sangue che sgorga dal collo della vittima. Tutto si pu dire di Caravaggio tranne che firmi un delitto, e che sia lui lassassino! Ma limbecillit del mondo riuscirebbe ad incriminare Caravaggio. Imbecilli. (Aspetta un po.) Imbecilli. Un perverso destino incombe sul mondo, gli uomini sono braccati da s stessi. Gauguin aveva ragione poco prima di fuggirsene a Tahiti: La vostra civilt la vostra malattia!

Vedo la realt mutare ancora vertiginosamente intorno a me, ma non ho forza per scappare, per volare

Theo! (Aironi bianchi sul fondo) Eccoli ancora!

(Barcolla.)

Vannovannodove diavolo vanno adesso? Mi tornano le forze, finalmente posso andarmene, ma qui tutto oscuro, non riconosco le strade, eppure non mi sento perduto

(Si contorce: sullo sfondo si vede Il ponte della ferrovia sopra Avenue Montmajour.)

E... il ponte della ferrovia! A casa! Sono di nuovo a casa mia. E un buon posto dove fermarsi. Fratello, avrei potuto vivere in qualsiasi tempo, e nessun tempo mi sarebbe mai appartenuto. Io io ho un tempo mio, soltanto mio.

(In ginocchio)

Non temere pi per me, fratello. No, non mi sento perduto. Ricordi le parole di Padre Pietersen? Vincent d limpressione di vivere nella propria luce.*

Si trascina verso il fondo, ma non ce la fa. Luce blu, poi gialla. Irrompono il commissario, gli agenti, i giornalisti, un fotografo; clamore, frasi di circostanza. Irrompe anche lambulante disperato; si butta sul corpo di Vincent, cercano inutilmente di trattenerlo. Arriva anche Arnheim, defilato, solitario, spia la scena.)

Ambulante: Van Gogghe! Ah! E svgliate! Ah, e nun f scherzi?! Che botta de sonno tha preso! Te lo volevo d: attento che il sole de marzo a Roma pazzerello, gioca brutti scherzi... ma tu gniente, eh? Coccia, coccia, che mala coccia te ritrovi

Commissario: Buon uomo, il tuo Van Gogh non pu pi risponderti. Adesso ci lasci lavorare, oppure comprometter il nostro lavoro e rischier di essere incriminato per inquinamento delle prove.

Ambulante: Inquinamento? Ah, commiss, e cchi sso, na fabbrica? E cche sso ste prove? Ah commiss!

Commissario: Costui che giace ormai, per fortuna inerme, nientemeno che il Mostro dei Fori!

Ambulante: Ve siete ammattiti tutti? Ah, ma quale mostro? Ma quale foro? Questo nun strappa manco un fiore, questo sprizza innocenza da tutti i pori! Van Gogghe innocente, innocente, capito? Innocente come un rigazzino, mi fijo! Bastava guardallo nellocchi...

(Lo portano via.)

Me stavi simpatico, Van Gogghe... Te volevo d grazie....

Te volevo port a magn a casa mia... Van Gogghe!

Commissario: Sorvegliatelo! Ma prima le foto, svelti! (Sorvegliano e fotografano lambulante) Non lui, ma il cadavere. Accidenti, sorvegliate e fotografate il cadavere!

Passa un altro barbone con una valigetta: lambulante lo guarda minacciosamente.

Ambulante: Nun sei tu, no, tu non sei pi Van Gogghe! Nun ce prov nemmeno ! Van Gogghe unico, capito?!

(Ma si intenerisce, lo prende a braccetto.)

Nnamo va!

Strillone: Scoperto il Mostro dei Fori! Un barbone! Si spacciava per Van Gogh! Edizione straordinaria!

Calano le luci, la sagoma di Arnheim si staglia sul fondo, indugia davanti a Vincent prima di uscire di scena.


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