Un bel caso letterario

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Un atto

di Umberto Simonetta

Arnoldo Mondadori editore - Milano 1984

Personaggi

anna cerato, 30-35 anni

suo padre

luigi santini, quasi 19 anni

roncoroni suo compagno di scuola

la maspoli  sua compagna di scuola

professor perego

professor  favret

il direttore di   « anticritica »

prima invitata

seconda  invitata

uomo

(È mattina presto in casa Cerato. Qualche pretesa di decoro nel soggiorno. Scaffali pieni di libri. Un divanetto e due poltroncine vagamente veneziani. Un gran­de specchio con cornice dorata. Un tavolo da gioco, di quelli pieghevoli, con nel mezzo una fruttiera vecchia Bassano. Ai lati del tavolo due sedie. Qualche stampa, qualche piantina. Davanti alla finestra aperta che dà sul balconcino il padre di Anna: seduto in una sdraio con una coperta che lo copre per metà. Ha un libro sulle ginocchio, sta leggendo. Non sembra in ottime condizioni di salute. Legge ancora per qualche istante poi alza la testa e si guarda in giro. Infine si rivolge alla figlia che è nell'altra stanza)

padre     Il latte l'hanno già portato? (Aspetta un attimo poi polemicamente ripete la domanda) Il latte!... An­na!... L'hanno già portato?

anna      (dall'altra stanza, senza un minimo di pazienza nella voce) Sì, papà, l'hanno già portato. Il latte l'hanno già portato. Come tutte le mattine. (Entra con un bicchiere di latte) Ecco il latte.

padre     L'hai fatto...

anna      Sì, l'ho fatto scaldare.

padre     Non è che ci tenga, lo sai. Io per me lo berrei anche freddo...

anna      Lo so, lo so.

padre     È il dottore che ha detto che va scaldato.

anna      Certo, papà. Va scaldato.

padre     Anzi, andrebbe addirittura bollito. Ma io penso che basti anche solo scaldarlo. (Beve un sorso) Non credi?

anna      Ne sono convinta. Come va stamattina?

padre     Come vuoi che vada. Malissimo. Sto malissimo.

anna      Non è cancro, papà. È inutile che... Non è cancro, lo sai benissimo.

padre     Io non so niente. In queste cose purtroppo non si sa mai niente di preciso.

anna      Ulcera.

padre     Magari.

anna      Ulcera, ulcera.

padre     Lo dici come se fosse raffreddore. L'ulcera è sem­pre un tumore. Come malattia ha una sua dignità.

anna      Devo andare adesso. Ciao.

padre     Non t'arrabbiare, mi raccomando. Non ne vale la pena, credimi.

anna      (ironica)   « Complimenti, cara. Un buon lavoro. Un po' didascalico però. » (Cambia tono) Giuro che se me lo ripete anche oggi gli do uno schiaffo davanti a tutti, studenti e professori.

padre     Lascialo perdere.  Non devi  dar peso  a  tutte le sciocchezze che dicono. Ricorda alla portinaia di por­tarmi su i giornali.

anna      Sì. Ciao papà. (Esce)

(Il professor Favret e il professor Perego sono davanti al portone della scuola. Quando Anna arriva la salutano con ostentata cordialità)

favret   Oooh la nostra cara Cerato!... Sempre più deli­ziosa, sempre più affascinante... Up to date come dicono gli inglesi... Come va cara, come va? e il papà?... lei lo sa che sono stato allievo di suo padre, vero? gliel'ho già detto?

anna      Sì, me l'ha già detto.

favret   Un uomo assolutamente eccezionale il professor Cerato, un insegnante come non ce ne sono più in giro oggi.  Si ricordi di portargli i miei saluti.

perego   Arte e moralità in Antonio Fogazzaro!.... Come sta andando, come sta andando il suo saggio?... si vende?... non lo vedo esposto nelle librerie, come mai?... e le recensioni? escono, escono?... Ho letto un trafilettino il mese scorso su «Polifemo», non firmato... diceva che certo ci sono delle lacune, anche vistose, però nel complesso per essere un'opera prima... insomma mi pare che non gli fosse dispiaciuto del tutto... Eh, mia cara, la via del successo è irta di difficoltà: bisogna prepa­rarsi a soffrire... Le ho mai raccontato che al primo con­corso letterario della storia d'Italia Giacomo Leopardi fu sconfitto da Pietro Colletta? Vinse il Colletta con La storia del reame di Napoli: il Leopardi con Le operette morali arrivò secondo... Istruttivo, no?... Bisogna pre­pararsi a soffrire cara Cerato... la via del successo è fatta così... lei è preparata? si è preparata a soffrire?

anna      Scusi Perego, lei è un cretino.

perego  Come?

anna      Devo andare in classe. Buongiorno.  (Esce)

perego  Non è possibile. Ha detto cretino?

favret  Cretino, cretino. L'ho sentita io.

perego   Ah. Hai capito. Si da anche delle arie adesso. Insulta. Provoca. È stata brusca.

favret   Brusca è poco. Villana. Insolente. Poveretta. (Ri­de) Le frustrazioni della giovane Cerato...

perego   Be', giovane... Mica più tanto giovane nemmeno lei... Cos'avrà la Cerato?

favret   Oh, la Cerato ti dico subito... Dovrebbe essere del quaranta mi pare...

perego   Come se fosse colpa nostra se il suo temino non ha avuto le accoglienze che lei si aspettava...

favret   Non ha avuto nessuna accoglienza. Né quelle che lei si aspettava né quelle che non si aspettava. Credo che la recensione su « Polifemo » sia stata l'unica.

(Suona il campanello)

perego   Ci siamo anche oggi. Ciao Favret.

favret   Ossequi, illustre. (Escono)

(Nell'aula di Anna. Lei è seduta dietro alla sua catte­dra. Accanto è Roncoroni, un allievo che sta terminan­do l'interrogazione. )

roncoroni... in sostanza un interessamento per tutte le scienze che servono a regolare la società umana, gran fi­ducia in queste scienze e...

anna      Va bene, vada, sette. Sentiamo... la Maspoli è pre­parata oggi?

maspoli          Sì professoressa.

anna      Venga qua allora, coraggio. Sentiamo un po'... Mah. Mi parli dell'ambiente e dei personaggi del Goldoni...

maspoli          L'ambiente e i personaggi del Goldoni... Dun­que... L'ambiente è quello di Venezia... praticamente la piccola e la media borghesia... i pescatori, le servette... i rusteghi...

anna      Questi sono i personaggi...

maspoli          Sì, i personaggi. I personaggi che popolano l'am­biente. L'ambiente appunto è quello di Venezia, la Ve­nezia del Goldoni... le locande, i campielli, i caffè... Il Goldoni nelle sue commedie...

(Cambia la scena: Anna è di nuovo a casa sua, di fronte al padre che è sempre sulla sdraio, davanti alla finestra)

anna      Lo sai benissimo cosa m'è costato, papà: tre anni di lavoro. E cosa ho ottenuto, cosa? non una riga seria da nessuna parte!

padre     Ma no, non è detto... Usciranno anche recensioni più ampie... Del resto si sa bene: al giorno d'oggi se non si è intrallazzati...

anna      Sarebbe stato meglio se non l'avessi pubblicato... Almeno avrei evitato i sorrisini... Dio mio, papà, se sa­pessi come mi pesa dover far finta di niente, dover fin­gere di non accorgermi della loro soddisfazione!... Co­me li odio! Li odio tutti. E odio anche lui.

padre     Lui chi?

anna      Il Fogazzaro. Mascalzone.

padre     Ma no, non dire così, non fare la bambina Anna, via...                          

anna      Per quello che ci ho guadagnato! Ai colleghi già non ero mai riuscita molto simpatica... Lo sai cosa m'ha detto il deficiente maniaco?

padre     Chi è il deficiente maniaco, cara?

anna      E chi vuoi che sia, il preside.

padre     Anna, via...

anna      M'ha detto: complimenti, un buon lavoro. Un po' didascalico però. Tu scrivi un saggio di 300 pagine su Antonio Fogazzaro, che dio lo maledica, e il deficiente tutto quello che riesce a dire è che è un po' didasca­lico! Cosa significa didascalico? anche Brecht è dida­scalico.

padre     Invidia, tutta invidia. Naldoni è sempre stato un perfetto imbecille anche quand'era giovane, figuriamoci adesso. Non dar peso.

anna      Ma sì, certo che è invidia, lo so perfettamente. Ma non mi consola. Il Buttiroli mi aveva promesso una re­censione di una colonna su « Nuova saggistica » invece zitto... Niente: è passato completamente inosservato. Che è molto peggio che se me l'avessero stroncato.

(Di nuovo in aula  La Maspoli sta terminando)

maspoli   ... riportando  le  maschere  alle  loro originarie funzioni di servi, padroni, soldati eccetera...

anna      Va be'... e poi?

maspoli          Eh, non so... mi pare di aver detto tutto quello che c'era da dire.

anna      Sì, sì, va bene. Torni al posto. Sei.

maspoli          (offesa)  Sei?!... ma come sei?!

anna      Sette, contenta? Otto. Su, via, via. (Sfoglia il re­gistro) Venga... venga Santini...

(Santini si alza dal suo posto e va accanto alla catte­dra. È un bel ragazzo, ciuffo sugli occhi, giacca di pelle, maglietta, jeans, cinturone. Un Apollo periferico dallo sguardo non illuminato dall'intelligenza)

anna       ...s'è preparato lei, Santini?

santini   (con un sorriso ebete)  Insomma...

anna      (insofferente) Che cosa significa "insomma"?

santini   Eh, studiato ho studiato... solo... (La classe ride)

anna      Silenzio. Sentiamo, Santini. Mi parli del Campanella.

santini           Del Campanella?

anna      Del Campanella.

santini   Sì. Dunque... il Campanella... Domenico Campa­nella...

anna      Tommaso...

santini   Sì, Tommaso. Tommaso Campanella è nato »... dunque, fammi ricordare, è nato a...

anna      A Stilo.

santini           Ecco sì, a Stilo. Nel 1568.

anna      Nel 1568, va bene. Mi dica qualcosa delle opere.

santini   Dunque, le opere... Il Campanella occupa come poeta un posto diciamo così un po' a sé... È stato condannato e...

anna      Per che cosa è stato condannato, se lo ricorda?

santini   Sì. Eeeeh. È stato condannato per... Per eresia?

anna      Per eresia, va bene. L'anno, se lo ricorda in che anno?

santini   L'anno... mi pare... verso i primi del Seicento, una cosa così...

anna      1602.

santini   Appunto.

anna      Stavolta ne sa più del solito, mi congratulo. Mi parli di un'opera in prosa del Campanella.

santini           Di un'opera in prosa del Campanella?

anna      Sì. Cos'ha scritto in prosa il Campanella?

santini. Di un'opera in prosa del Campanella... Dunque... Il Campanella ha scritto molte poesie che sarebbero un po' il contrario diciamo così di quelle del Marino, Giam­battista Marino... in prosa invece il Campanella ha scrit­to... dunque...

anna      (suggerisce)  La città...

santini   (prendendo il titolo per definitivo)  La città. Ha scritto la città.

anna      La città... Avanti, com'è 'sta città? la città?

santini   La città... eh, dunque... lo sapevo... la città... ideale.

anna      La città del sole.

santini   Del sole, sì.  La città del sole.

anna      Beh, sentiamo... di cosa tratta questa città del sole?

santini   Dunque, la città del sole tratta...

anna      I suoi abitanti come vivono?

santini   I suoi abitanti vivono... Vivono... così, vivono un po'... un po' così insomma... (La classe ride)

anna      Non mi faccia perder tempo e non dica idiozie. Lo sa o non lo sa?

santini   No, per esser sincero questa parte qui non l'ho ripassata. Sì, l'ho letta ma non me la ricordo tanto bene...

anna      (guarda con interesse il ragazzo)   Non se la ricorda tanto bene?

santini   No.

anna      (sempre guardandolo con interesse)   Come mai?

santini   (che s'è accorto dell'interesse che sta suscitan­do nella professoressa)   Eh, come mai... Non so... Ci sono delle cose che non riesco a fissarmi bene in testa...

anna      Va bene, torni pure al posto. Quattro.

santini   Come quattro, non è giusto.

anna      Se è giusto o no lo lasci giudicare a me.

santini   Le ho detto anche la data di nascita esatta. 1568. Non ce ne sono mica in giro molti che beccano la data di nascita del Campanella al primo colpo. Io invece tac! 1568.

anna      L'ha chiamato Domenico invece di Tommaso.

santini   Eh, va be'. Le ho detto anche dell'eresia. Almeno cinque.

anna      Su non facciamo storie. Quattro, quattro. Torni al posto.

santini   a... alla Maspoli che si lamentava è passata dal sei all'otto. A me almeno potrebbe passare dal quattro al cinque.

anna      (ha continuato a fissare il giovane. Adesso le sfugge un sorriso di compiacimento)   Torni al posto Santini... su, da bravo... andrà meglio la prossima volta... ve­drà che andrà meglio... (Annota il voto sul registro poi apre un libro e si rivolge alla classe) Ripassiamo da pa­gina 277... Prendete a pagina 277... tra la fine del Sei­cento e i primi del Settecento... Lì dove dice polemiche fra italiani e francesi...

(Suona il campanello di fine lezione. Rumorosamente e frettolosamente gli allievi lasciano l'aula. Quando passa Santini Anna lo trattiene)

anna      Aspetti, Santini. Si fermi un momento.

santini   Chi, io?

anna      Sì lei, lei. Si accomodi lì per un attimo.

(Santini si siede al banco mentre i suoi compagni stan­no uscendo. Anna prende appunti su un quaderno, poi quando tutti sono usciti si alza e sorridendo si avvi­cina a Santini)

anna      Allora, caro il mio Santini... Gli abitanti della città del sole di Tommaso e non di Domenico Campanella vivono una vita conforme a filosofia, sottoposta solo ai dettami della ragione e i loro beni sono in comune. Que­sto riassunto brevemente. Capito?

santini   Sissignora. Io l'avevo letto ma poi sa come suc­cede, uno si dimentica...

anna      Certo, certo. Lo so come succede. Ha diciannove anni, vero?

santini   Quasi diciannove, sì. Perché?

anna      Nessun perché, non si allarmi. Quasi diciannove anni.

santini   Sono un po' indietro.

anna      Già, è un po' indietro. Ha ripetuto qualche anno?

santini   Eh, ho dovuto rifare la terza ma non per colpa mia: perché mio padre è stato obbligato a trasferirsi qua, da Sondrio: che avevo già cominciato a frequentare là, poi siccome mio padre ha aperto una nuova produzione qua, così io poi ho finito che ho perso l'anno.

(La caotica e poco corretta esposizione delle vicende fa­miliari ha messo un po' in agitazione Santini: ha invece divertito Anna che sorride al ragazzo in modo terribil­mente incoraggiante)

anna      Santini, Santini... Santini Luigi... caro Luigi San­tini...

santini   (sorride impacciato)   Però mi ha dato quattro.

anna      Caro Santini... Bene. Luigi Santini... oggi pomerig­gio l'aspetto a casa mia. Alle cinque.

santini   (è stupito e fraintende l'invito)   A casa sua?

anna      Via degli Olivetani ventinove.

santini   (fa un'espressione furba, da playboy che ha capi­to tutto)   Olivetani ventinove... va bene, senz'altro pro-fessoressa. Alle cinque. In punto sono lì.

anna      (è tornata alla cattedra)   Capito bene, Luigi San­tini?

santini   (si è alzato, va verso la porta. Sorride equivoco)  Sì, sì, ho capito. Ho capito benissimo.

anna      Ciao.

(Casa Cerato, pomeriggio. Il padre è sempre sulla sdraio, davanti alla finestra   Il campanello ha suonato)

padre     La porta è aperta!... Entri Santini, entri pure. È aperta la porta...

santini   (si affaccia. Ha un pacchetto di dolci in mano)   È permesso?

padre     Venga avanti... Venga avanti, Santini. Santini, no?

santini           Sì, Santini.

padre     Buongiorno. Si accomodi... Anna viene subito... (Chiama) Anna... è arrivato. È qui. Si accomodi le ho detto, si sieda. Cos'ha portato, dei dolci?

santini           Sì, cioccolatini.

padre     Io purtroppo non li posso mangiare. Sono ammalato. Non so esattamente di che cosa. Dicono ulcera, ma non vorrei fosse qualcosa di ben più grave. Capisce cosa voglio dire, no?

santini           Sì, sì. Speriamo di no.

padre     Speriamo, speriamo. Anna!

anna      (entra. Si è sciolta i capelli, ha un vestito meno sobrio di quello che aveva in mattinata. Cerca di essere sedu­cente e lo è anche: il tutto in modo piuttosto vistoso)   Santini caro... come sta?... (Vede il pacchettino) Ma cos'ha fatto, ma perché?... ma no, mio dio che scioc-chezza... Ovviamente non doveva... Papà non fa un po' troppo fresco, adesso? non sarebbe meglio che rientrassi in camera tua?

padre     Non cominciare a rompere i coglioni. Sto qui.

anna      Quando mio padre è di buon umore usa un linguaggio  da trivio. (Prende un cioccolatino) Uhm, che bontà. Papà, ne vuoi uno?

padre     Sai benissimo che non posso.

anna      Hai ragione, scusa.

padre     Invece vorrei un bicchiere di latte.

anna      Ne hai già presi quattro, ti fan male.

padre     Macché male.

anna      (offre a Santini)   Uno anche a lei?... cosa le offro? Il tè non ho voglia di farlo, abbia pazienza... Magari invece a lei il tè piace moltissimo... Lo metto su, lo devo metter su?

santini   No, no, per carità, niente. Non lo prendo mai il tè, io.

anna      Davvero? Cosa le offro? un whisky, un amaro... una cosa come non so... un vermuttino, un pernod?

santini   Grazie no, niente... sul serio... Mai alcol io, mai...

anna      (ha versato del vermut in due bicchierini e uno lo por­ge al ragazzo)   Un vermuttino non é alcol, fa bene... Dun­que caro Santini... la posso chiamare Luigi? (Si siede sul divano trascinandosi Santini. )

santini           Sì. sì, certo, eccome, come no.

anna      Benissimo, magnifico, bravo Luigi. Ti darò anche del tu. È più semplice. Vero? Eppoi sei così giovane... (So­spira ostentatamente)  …Mio dio così giovane... proprio giovane...

santini           Lei non è mica vecchia...

anna      Non sono decrepita, questo no.

santini   Non volevo dire questo, professoressa...

anna      Non chiamarmi professoressa, almeno qui. A scuola si sa. Chiamami Anna.

santini   Anna? devo proprio chiamarla Anna?

padre     Mi pare un po' citrullo il giovinetto. Se te lo dice lei chiamala Anna.

anna      Papà... Vai pure di là in camera tua...

padre     (borbottando si alza, prende libro e coperta e se ne esce. Anna vorrebbe aiutarlo ma lui ricusa)   Va bene, va bene. Ce n'è rimasto ancora di latte nel frigo?

anna      (impaziente)   Lo sai perfettamente che ce n'é rimasto. Su da bravo, papà, vai. Dunque, caro Luigino. Ho dato un'occhiata a tutti i tuoi voti. Non eccelli neppure nelle materie scientifiche. Strano, di solito... Non importa. Ho maturato la convinzione che lo studio non sia il tuo pane. O sbaglio?

santini   Sa, io... cosa vuole... mi applico... Per applicarmi mi applico, ma... vede professoressa, io...

anna      Anna. Non professoressa. Anna.

santini   Sì, scusi, Anna. (Si esalta maldestramente) Bel nome Anna. Come... come Anna Bolena.

anna      Sì va be', ma che c'entra...

santini   Forse ha ragione lei. Io non sono tagliato per gli studi.

anna      E che intenzioni hai per il tuo futuro?

santini   Tenterò di prendere la maturità, poi m'iscrivo a qualche facoltà... non so, pensavo legge che dev'essere la più facile... per male che vada tanto entro nella ditta di mio padre...

anna      Che ditta ha tuo padre?

santini   Mio padre?

anna      Tuo padre, sì tuo padre. Non ripetere sempre le do­mande che ti faccio. Che ditta ha?

santini   Eh, lui fabbrica collettori per motori elettrici.

anna      Dev'essere stupendo.

santini   Forse non è stupendo ma guadagna molto.

anna      Hai ragione. (Un attimo di silenzio:  Anna fissa il giovane che è sempre più imbarazzato ma non rinuncia al suo sorriso un po' ebete, da volonteroso playboy) Caro Luigi... ti dirò la verità, non te la voglio nascondere: tu non hai nessuna probabilità di farcela. La maturità per te è lontanissima... se continui di questo passo...

santini           Sarò bocciato?

anna      Beh, credo proprio di sì. Un altro vermuttino? (Versa )

santini   Grazie. Dovrei applicarmi di più, lo so. Forse se lei mi aiuta...

anna      Appunto, caro. Sono qua per questo. Per questo ti ho pregato di venire qui, oggi. Ti propongo un gioco.

santini           Un gioco?

anna      Non ripetere sempre le domande.

santini   Scusi. Come sarebbe un gioco?

anna      Un gioco. Niente di losco, per carità. Niente d'irre­golare. Un semplice divertente giochino. Farò di te una persona importante.

santini   Importante, io?... Non credo che ci riuscirà. E non vedo neanche come. Eppoi... perché vuol giocare proprio con me?

anna      Perché mi sei simpatico, Luigi. Molto simpatico...

santini   Soltanto perché le sono simpatico? (Tenta di ab­bracciarla)

anna      (sottraendosi)   No, stai calmo.

santini   Non mi dirà che mi ha invitato qui solo per dirmi che le sono simpatico e che vuole giocare con me.

anna      Solo per questo.

santini   (ritenta l'abbraccio)   E allora giochiamo... Forza.

anna      Non hai capito. Non intendo abbandonarmi con te a giochi erotici. Voglio fare di te un caso.

santini   Come un caso?

anna      Un caso letterario. Hai mai sentito parlare di giovani talenti, di Rimbaud, di Radiguet... no, certo che no. Non importa: diventerai qualcuno. La gente parlerà di te. (Con impeto) Dovrà parlare di te, per forza!... Ti sorride l'idea?

santini   Mah, mi pare un gioco un po' assurdo. Io sono indietro, sono un ignorante. L'unico gioco che mi riesce bene è... ha capito, no, qual è?

anna      Sì, sì, ma ti ripeto che quel lato della tua perso­nalità non m'interessa. Farò di te un caso, caro Luigi. Una sola condizione: dovrai seguire punto per punto i miei consigli. Alla lettera. Nel dettaglio. Capito? Ti va? Giochiamo?

santini   Che consigli sarebbero?

anna      Consigli preziosi. Puoi fidarti di me.

santini   E quando si comincerebbe?

anna      Anche subito. Alzati in piedi.

(Santini si alza. Lei gli si avvicina. Gli sfiora i capelli, gli apre i bottoni detta camicia, provocante. Lui lascia fare, sorride)

anna      Ecco, vedi, bisogna partire da zero. Questi vestiti... questo giubbotto... la camicetta... la maglietta sotto... i pantaloni... via, via... sparire... Tutta questa roba deve scomparire...

(Anna lo spoglia e lo riveste con abiti diversi: adesso Santini appare completamente mutato. Abito doppiopet­to di flanella grigia, camicia con farfallino, fazzolettino nel taschino, scarpe inglesi. Dalla tasca della giacca spun­ta un giornale: il « Times ». I capelli sono pettinati con la riga)

anna      (guardandolo soddisfatta)   Nella nostra epoca l'abbi­gliamento è importante, credimi Luigi. L'abbigliamento è tutto. I proverbi lo sappiamo sono l'imbecillità dei po­poli. Ma il più imbecille dei proverbi è quello che osa sostenere che l'abito non fa il monaco. Non so chi l'abbia inventato: certamente un pessimo psicolo­go, un inesperto di pubbliche relazioni. (Lo spinge da­vanti allo specchio) Guardati. Non sei più tu. O me­glio: adesso sei tu. Non sei più il ragazzotto dal ciuffo patetico, dal cinturone velleitario...

santini   Sembro una persona seria.

anna      Non sembri: sei.

santini   Se uno mi vede così mi prende per...

anna      Bravo. È proprio quello che deve accadere.

santini   Che buffo. Basta un vestito, una pettinatura di­versa...

anna      La pipa.

santini   Ah, già. (Cava dalla tasca della giacca una pipa e se l'infila in bocca) Ma io non ho mai fumato la pipa.

anna      Non è necessario che tu la fumi. Averla fra i denti, questo è indispensabile. E adesso siediti e stai bene at­tento.

(Santini si siede)

anna       Accavalla le gambe in modo giusto. La destra sulla sinistra. Ricorda, Luigi: frequentare, frequentare. Tutto. Presentazioni, librerie, simposi culturali, incontri con l'au­tore. Tu te ne starai in disparte, guarderai gli altri, gli scemi che compiono il rito, con un sorrisimi scettico...

(Santini sorride)

anna      Scettico non ebete.

(Santini cerca di adeguare il suo sorriso)

(Si sentono degli applausi. Poi brusio)

anna      Dibattiti, tavole rotonde, interventi televisivi... Par­tecipare, frequentare, presenziare... (Gli si rivolge come se fosse un'invitata a una riunione culturale) Cosa ne dice lei di quello scrittore?

santini   È in gamba, è proprio in gamba...

anna      No, mai. Errore. Non dovrai mai aprir bocca.

santini   Mai?

anna      Mai. Per il momento almeno. La trasformazione de­v'essere graduale. Per un certo periodo di tempo dovrai limitarti, qualsiasi domanda ti verrà rivolta, a scuotere la testa... a scuotere la testa con infinito compatimento... scuoti!

(Santini scuote la testa)

anna      Non così in fretta. Mettici più malizia, più disprezzo nello scuotimento.

(Santini riprova, più lentamente)

anna      Bravo. Pipa in bocca!

(Santini esegue)

anna      Scuotere la testa con sufficienza... alzare le spalle con supponenza... alza!

(Santini esegue)

anna      Allargare le braccia in un gesto di palese sconforto... allarga!

(Santini esegue)

anna      Devi allargare le braccia in un gesto di palese scon­forto: tu le allarghi come se dovessi misurare una stanza. Cerca di essere più filosofo che geometra. Quando allar­ghi le braccia sai perché le allarghi?

santini   Io no. Perché?

anna      Allarghi le braccia per significare che giudichi ormai inutili, superati, fuori dal tempo tutti i discorsi, tutte le parole in genere... Mugolerai dei « maaah... » densi di so­spetto e di scetticismo... Mugola.

(Santini tenta di farlo ma ne viene fuori un  versaccio gutturale)

anna      Mugolare, non ringhiare. Mugolare.

santini   È che mugolare con la pipa in bocca mi riesce dif­ficile.

anna      Ogni tanto farai cadere pesantemente un nome: Ran­dinski... Gustav Frech... Cohen-Lehar...

santini   Chi sarebbero?

anna      Non ti preoccupare, non ha importanza. Ripeti.

santini           Randinski... Gustav Frech... Cohen-Lehar...

anna      Perfetto, magnifico. E adesso, attento: impara a co­noscerli bene. (Esce)

(Mentre il brusio si accentua entrano gli invitati al party culturale: due giovani signore, un uomo e il direttore di « Anticritica ». Hanno un bicchiere in mano)

prima invitata ... io l'ho letto e non m'è apparso affatto malvagio... tu che ne dici?

seconda invitata No, no, un'ottima cosa... Stimolante... L'ingegno non difetta, direi... Non sei d'accordo, Bruno?

uomo     Completamente d'accordo, cara. È un grosso passo avanti. (Si rivolge a Santini)  Dovrebbe piacere anche a voialtri giovani, no?

(Santini scuote la testa, allarga le braccia, alza le spalle)

prima invitata Ha delle riserve sul testo? (Snntini mugola)

seconda invitata Beh, certo, non è poi questa grossa no­vità, questo no... Però mi sembrava che all'interno ci si potesse cogliere... non so, c'è un'atmosfera, c'è una certa suggestione nelle immagini... non trova?

(Santini torna a mugolare)

uomo     Mi pare che lei ne faccia soprattutto una questione ideologica. Credevo d'aver capito che ormai l'ideologia è sepolta. Non è così invece? assisteremo a una imminente resurrezione?

santini   Randinski... Gustav Frech... Cohen-Lehar...

(I tre invitati si guardano mortificati)

prima invitata  Eh sì, Bruno... questo giovane ha ragione.In fondo a rifletterci bene è tutto un déjà-vu...

seconda invitata  (a Santini)   Cioè lei sostiene che è più che altro un repêchage?

santini   Cohen-Lehar... Gustav Frech... Randinski... (Si al­lontana)

seconda invitata  Eggià. Randinski...

prima invitata   Gustav Frech...

uomo     Cohen-Lehar...

direttore      (avvicinandosi al gruppo)   Chi è quel giovane così vivo? lo conoscete?

prima invitata  Certo. È Luigi Santini.

direttore      Ah, Luigi Santini. E di cosa si occupa?

seconda invitata Non so con precisione ma è sempre dap­pertutto. Lo si incontra in tutti i posti. Dovunque.

direttore  Ha l'aria sveglia.

uomo     È tremendamente intelligente. Non simpatico ma in­telligente.

direttore      Sì, lo si capisce subito. (Chiama Santini che è qualche passo più in là) Mi scusi, Santini. Sono Morrone, direttore di « Anticritica »...   (Tende la mano)

(Santini ignora la mano: scuote la testa)

direttore  Senta Santini, perché... perché non mi fa un pezzo per la mia rivista?

(Santini allarga le braccia)

direttore  Naturalmente quello che vuole lei. Diciamo che me lo può consegnare fra quindici giorni...

(Santini mugola)

direttore  Fra un mese, d'accordo. Noi paghiamo, sa? « An­ticritica » non è la solita rivistina intellettuale che non paga... ma poi lei lo saprà già perfettamente... Ha l'aria di essere un tipo informato su tutto... È vero? ho colto nel segno?

santini   Cohen-Lehar... Randinski... Gustav Frech...

direttore  Stupendo. Ecco sì, un pezzo su questi tre. Bisogna naturalmente presentarli al pubblico italiano perché lei sa com'è... non sono ancora molto noti... Ma è inutile che le dia delle spiegazioni, sono sicuro che lei sa meglio di me che taglio dare al pezzo... La ringrazio molto dottor Santini... Posso darti del tu?

(Santini allarga le braccia  Mugola)

direttoreGrazie. Allora d'accordo, Luigi. Telefonami quando è pronto il pezzo che te lo mando a prendere. Grazie, ti sono molto grato.

(Escono tutti Siamo di nuovo in casa Cerato. Anna è al suo tavolo da lavoro, sta scrivendo a macchina. Il padre come sempre davanti alla finestra, sulla sdraio)

padre     Ti sta riuscendo bene?

anna      Il pezzo? sì, credo di sì.

padre     No, dicevo il tuo gioco.

anna      Non è proprio un gioco, papà. Sì, è uno scherzo ma non è soltanto un gioco.

padre     tai attenta, Anna.

anna      (con uno scatto)   Cosa significa stai attenta Anna?... attenta a che cosa, papà? non è mica una bomba, non può esplodermi in mano. (Ridendo, dopo un attimo) Anzi, sì: è una bomba, un'autentica bomba. Ma non può esplo­dermi in mano, stai tranquillo. Esploderà, questo è certo. E ci saranno morti e feriti. Non vedo l'ora che esploda.

padre     Manca molto all'esplosione?

anna      No. Ci siamo quasi.

padre     Iosono preoccupato.

anna      E quando non lo sei, papà?

padre     Ho l'impressione che questo gioco ti prenda troppo, che tu ti stia stancando.

anna      Certo che mi prende. Mi diverte.

padre     Non sospetta niente?

anna      Chi deve sospettare?

padre     Chi. Lui. Il deficiente.

anna      Ma cosa vuoi che sospetti! lo conosci ormai, no? è di un candore disumano.

padre     Sai, ho l'impressione che si sia innamorato di te...

anna      Tu hai troppe impressioni, papà.

padre     Non fingere di non essertene accorta.

anna      È semplicemente un ragazzotto e io sono una donna. Tutto qui. Ma nessuna passione.

(Suona il campanello)

Eccolo. Vai di là, papà. Dopo ti porto il latte.

(Il padre esce.  Anna va ad aprire. Entra Santini: ha un pacchetto di dolci)

anna     Vieni, entra. Sto finendo l'articolo. È il quinto in un mese. Bravo, stai facendo carriera.

santini   Io? non scherziamo.

anna      Te l'avevo detto che saresti diventato qualcuno. Sei soddisfatto?

santini   Dovrei esserlo? Ssa bene che io non ci capisco niente. Devo tutto a lei.

anna      Non essere modesto. La tua parte la stai recitando benissimo. Tutti parlano di te.

santini   Certo, questo mi fa piacere. Soprattutto per i com­pagni a scuola. Eppoi a casa. Dovrebbe vedere la faccia di mio padre.

anna      Stai crescendo ogni giorno di più. Sei esploso. Dove hai messo il « Times »?

santini   l « Times »?

anna      Ti prego. Il « Times », sì. Sai benissimo che devi sempre farlo sporgere dalla giacca. Da domani ci aggiun­geremo il « New Yorker ». Senti, senti cosa dice di te quel cretino di Dario Viganoni... (Apre una cartella che è sul tavolo, ne tira fuori un foglio di giornale. Legge) « Un ottimo intervento, ben calibrato, m'è parso infine quello di Luigi Santini su "Anticritica". Si tratta di un giovane studioso che in questi ultimi tempi si è messo in luce con annotazioni sempre azzeccate. Di lui avremo certo occasione di riparlare presto e mi auguro più estesa­mente. Intanto mi fa piacere segnalare il suo articolo su Gosse in chiave psicoanalitico-mitologica... ».

santini   Cosa vuol dire?

anna      Ti ho spiegato mille volte che quando non sai qual­cosa, quindi sempre, non devi mai chiedere informazioni... Devi dire... avanti, cosa devi dire?

santini   (altezzoso)   Mi spiace. Non posso seguirla su questo piano.

anna      Bene. Ricordatelo. Mi spiace, non posso seguirla su questo piano. (Riprende la lettura) Dunque, senti: « ... il suo articolo su Gosse in chiave psicoanalitico-mitologica è, nei limiti della critica giornalistica assolutamente esem­plare... » sei contento?

santini   Ma l'articolo l'ha scritto lei!

anna      Che c'entra. Nessuno lo sa. Dunque il merito è tutto tuo. Vedrai, Luigino, vedrai...

santini   Oggi intanto ho preso tre in fisica...

anna      Non ti preoccupare...

santini   E due in chimica.

anna      Ultimo sui banchi di scuola primo nella vita...

santini   Ma lei non li odiava i proverbi?

anna      C'è proverbio e proverbio. Questo è saggio.

santini   Sarà, ma la vedo buia. Eppoi il fatto che lei non m'interroga più è stato notato da tutti i miei compagni...

anna      Ah sì? e cosa dicono quei piccoli dementi?

santini   Eh, dicono... Dicono tante cose.

anna      Cerca di essere più esauriente.

santini   Ci hanno visto uscire insieme, tanto per comin­ciare.

anna      E allora? un'insegnante non può andare a spasso con un suo allievo? (Civettona) Che c'è di tanto strano, Luigino?

santini   Non ha capito? pensano che io e lei...

anna      Su, su, non voglio sentire altre scemenze. Dài qua i cioccolatini. E non portarmene più. Mi fanno ingrassare.

santini   Ma so che le piacciono.

anna      Non insistere. Mi fanno ingrassare. Non portarne più. Siedi lì che finisco l'articolo. (Si mette a scrivere a mac­china Per qualche istante si sente solo il ticchettio Poi lei alza lo sguardo) Non star lì senza far niente.

santini   Cosa dovrei fare?

anna      Pensa almeno.

santini   A cosa devo pensare?

anna      (sorridendo)   Al tuo libro.

santini   Quale libro?

anna      Hai scritto un libro.

santini   Io naturalmente.

anna      Certo. Stai per pubblicarlo. Edizioni di « Anticriti­ca ». Questa è la lettera che vale come contratto. Congra­tulazioni Luigi.

santini   Un'altra delle sue.

anna      Non dirlo con quel tono di rimprovero.

santini   Incomincia a farmi un po' paura questa storia. Come andrà a finire?

anna      Bene, come vuoi che vada a finire. Non c'è nessunissi­mo motivo di preoccuparsi.

santini   E di cosa tratta questo libro, cos'è, un romanzo?

anna      Per carità. Qualcosa di più esplosivo. Luigi Santini, tu hai scritto un libro che sarà il più grosso caso letterario dell'anno. Carteggio confidenziale tra Alexis Hugenin e Sarah Mittelhauser!

santini   E chi sono?

anna      Non ha importanza. Intanto tu ficcati bene in testa questi due nomi: Alexis Hugenin e Sarah Mittelhauser.

(Buio. La scena cambia: siamo in una sala, alla presentazione  del libro. Dietro al tavolo siedono Santini e il Direttore di « Anticritica ». Fra gli invitati: Anna, suo padre, i professori Favret e Perego, i compagni di classe Roncoroni e Maspoli e i tre invitati già visti al party. Il Direttore sta terminando la sua presentazione)

direttoreConcluderò, signore e signori, amici, ricordandovi che questo libro rinnova profondamente nelle sue strutture l'arcaica concezione di quella critica crociana e postcrociana che tutti noi ben conosciamo... E scusate se sottolineo ancora una volta che questa scoperta è un mio piccolo grande merito... Un atto di vanità il mio? eb­bene sì: un atto di vanità che mi esalta perché non c'è nulla che più possa confortare un vecchio letterato come me che tenere a battesimo, un battesimo laico ma non meno sacro di quello religioso, un giovane che, m'impe­gno a garantirvelo, ha davanti a sé un avvenire lumino­sissimo... Luoghi comuni, forse? retorica? certo, perché no? retorica, luoghi comuni: ma anche e soprattutto real­tà, amici... Perché Luigi Santini è una magnifica, entu­siasmante realtà!

(Applausi)

favret   E pensare che questa entusiasmante realtà a scuo­la era una deprimente idiozia.

perego   A volte l'ingegno ama nascondersi dietro i volti più impensati.

favret   Ancora una volta dobbiamo riconoscere che la scuola come istituzione culturale non sempre adempie a quei compiti per i quali...

anna      (alzandosi dalla sua sedia)   Vorrei chiedere a Santini una cosa...

perego   La solita Cerato...

direttore   Ah, benissimo. Come sempre, com'è nostra abi­tudine il pubblico è invitato a porre domande... Io ci ten­go che queste presentazioni risultino vive... anche se i dibattiti sono accesi tanto meglio... Dica signora, dica pure...

anna      Vorrei sapere chi erano Alexis Hugenin e Sarah Mit­telhauser...

direttore  O mio dio, signora, ne abbiamo parlato per quasi due ore! La sua domanda è ridicola, è inammissibile. Forse lei è stata disattenta... Comunque si legga il libro e lo saprà.

anna      Mi perdoni se insisto ma vorrei saperlo adesso. E da Santini, se non è chiedere troppo. Chi erano per cor­tesia Alexis Hugenin e Sarah Mittelhauser?

direttore  Signora io sono un po' imbarazzato... come si possono porre domande così... così banali... Insomma, scusa Luigi... spiegaglielo tu, abbi pazienza.

anna      Sono mortificata per l'ovvietà della mia domanda ma sono anche freneticamente curiosa di saperlo: chi erano, dottor Santini, Alexis Hugenin e Sarah Mittel­hauser?

santini   Alexis Hugenin e Sarah Mittelhauser... (Allarga le braccia, scuote la testa, s'infila la pipa in bocca, per ultimo emette un mugolio)

anna      Apprezzo la sua laconicità, Santini. Ma poiché lei non mi vuole spiegare esaurientemente chi erano Alexis Hugenin e Sarah Mittelhauser, limitandosi a scuotere la testa, ad allargare le braccia e a emettere una specie di guaito, sarò costretta a rivelarlo io... Signore e signori, ho il piacere di annunciarvi che Alexis Hugenin e Sarah Mittelhauser non sono mai esistiti... Li ho inventati io. Mi smentisca se può, Santini: avanti, mi smentisca.

santini   (sorride)   Mi dispiace. Non posso seguirla su que­sto piano.

(Risate, applausi)

anna      Luigi ti prego, diglielo!... Confessa che è tutta roba mia! Digli del gioco che abbiamo fatto per divertirci alle loro spalle... Signori, non ha mai scritto una riga... non sa niente, poverino... Provate, provate a interro­garlo su qualsiasi argomento... Tasso, Ariosto, Goldoni... e il Campanella!... lo chiamava Domenico... Diglie­lo tu Luigi come lo chiamavi il Campanella!... Ho in­ventato tutto io!... Non siete convinti?  E allora perché non lo interrogate?... Avanti, interrogatelo... Lo in­terroghi lei, direttore... Sto dicendo la verità...

favret   È la solita Cerato...

perego   Cacciatela fuori!

prima invitata          Sì, cacciate quella buffona!

seconda invitata  Fuori!

perego   Fuori!

direttoreSignori, signori... Signora, la prego di uscire immediatamente da qui. La sua provocazione oltre che di cattivo gusto è anche di genere vecchio, superato. Se ne vada e abbia un po' di rispetto se non per noi almeno per lei.

anna      Luigi diglielo tu... Ti prego Luigi... Luigi...

(Viene allontanata dagli invitati)

prima invitata  Che scena disgustosa. Ma chi è quella matta? Però bisognerebbe stare attenti alla gente che viene dentro qui. Chi le avrà dato il biglietto d'invito?

(Buio. Davanti all'uscita della scuola. Anna esce. Una mo­to l'affianca. È Santini)

santini   Anna.

anna      Oh. Buongiorno caro.

santini  Sali Anna, facciamo un giro.

anna      Non essere demente come al solito. Non salgo sulle motociclette.

santini   Scendo io. (Appoggia la moto da qualche parte)

anna      C'è sosta vietata lì. Prenderai la multa.

santini   Cosa dovevo fare,  come dovevo comportarmi, dimmi tu. Se mi avessi messo al corrente del tuo piano.

anna      Non essere demente.

santini   Forse  insieme avremmo potuto trovare qualcosa di meglio. Non potevo lasciarmi sputtanare in quel modo.

anna      D'accordo, d'accordo.

santini   No, stai a sentire. Sei stata ingiusta con me. Ci­nica.

anna      O mio dio.

santini   Sono stato una cavia per le tue vendette.

anna      Ah, madonna. Una cavia per le mie vendette.

santini   Lo so cosa pensi.

anna      Adesso sa anche cosa penso. È incredibile.

santini   Mi hai creato, mi hai costruito pezzettino per pezzettino, io non valgo niente. Ecco cosa pensi. È stato un gioco, uno scherzo. Adesso è tutto finito. Buttiamolo a mare il Luigi, tanto ormai non mi serve più. Questo lo chiami gioco?

anna      Santo cielo. Che atto è?

santini   Piantala. In fondo non avevi il diritto di distrug­gere quello che tu stessa avevi creato...

anna      Stupendo.

santini   Anna, io ti sto parlando sinceramente...

anna      Smettila di dire sciocchezze, Luigi.

santini   Anna, io... (tenta di cingerle la vita ma lei si sottrae decisa)  

anna      Ecco qua. Com'è monotona la vita.

santini   Anna... ascoltami Anna. Io... so che tu non credi all'amore e che non... però io... (Tenta di nuovo, malde­stramente, di cingerle la vita)

anna      No, per favore. Sapevo fin dall'inizio che avresti finito per innamorarti di me. Sei giovane e scemo. Il lato sentimentale della vicenda non mi sorprende. È ov­vio come sei ovvio tu. Naturalmente non m'interessa.

santini   Anna...

anna      La cosa non m'interessa, capisci? Non m'interessa. Dovrebbe anche essere piacevole far l'amore con te, sup­pongo. A letto devi essere uno che si agita coscienziosa­mente. Un animalone vivace. Ma non me ne frega nien­te. Bene, auguri Luigi. (Esce)

santini   Anna... ciao...

(Entrano Favret e Perego)

favret   La Cerato! Cosa voleva? ha avuto almeno il buon gusto di scusarsi per quella scena vergognosa?

santini   Sì, dice che è stato un raptus.

perego   E adesso cosa vuole ancora?

santini   No, niente. Stupidaggini. Vorrebbe che dessi un'occhiata alle bozze di un suo saggio...

perego   O mio dio. Un altro saggio?

santini   Non ho tempo, gliel'ho detto.

favret   Ancora l'arte e la moralità nel Fogazzaro?... non le è bastato?

santini   No. Risultanze di un'inchiesta sul linguaggio pub­blicitario. Mi pare un po' superato come tema.

perego            Superatissimo, certo.

santini           Poveretta. Gran brava donna.

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