Un cappello pieno di bugie

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Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Un cappello pieno

di bugie

©Antonella Zucchini – Tutti i diritti riservati


Personaggi

Igino Biancalani, rappresentante di cappelli

Giuditta, sua moglie

Fosco Batacchi, loro socio

Vittoria Brunetti, “l'altra”

Tilde, la serva

Don Terenzio, il parroco

Cosetta, lavorante

Iride, lavorante

Bruno, il fattorino

Dottor Chimenti, il dottore

PRIMO ATTO

Firenze, anni '50.

Mentre partono le note del ritornello di “Besame mucho” (versione di Sara Montiel.), la scena si apre su un laboratorio di cappelli. A destra di chi guarda ci sarà la porta della comune mentre a sinistra ci sarà la porta che conduce nelle altre stanze dell'edificio.

Sulla parete di centro si aprirà la porta che conduce al magazzino dove troneggia la scritta CAPPELLI BIANCALANI & BATACCHI. Alla destra di quest'ultima ci sarà una finestra, alla sua sinistra invece ci sarà un mobiletto basso con delle teste (tipo quelle da parrucche) dove saranno poggiati dei cappelli da donna e da uomo. Sopra al mobile sarà appesa una tabella con le misure dei cappelli.  Accanto alla porta di sinistra ci sarà invece un altro mobiletto basso su cui poggerà un grande specchio. Accanto alla comune si troverà un attaccapanni dove saranno appesi  cappelli di varie forme e dimensioni e, al lato, una poltrona.

Al centro della scena ci sarà un tavolo da lavoro con 3 sedie. Su di esso saranno appoggiati ancora cappelli, fiori di seta, nastri, tulle e veli colorati, un grosso paio di forbici, aghi, fili. A terra, sulla destra, saranno poggiati diversi scatoloni di cartone.

Cosetta, una giovane lavorante, è seduta al tavolo e sta dando gli ultimi punti ad una rosa di seta; Iride, la sua compagna, è seduta all'altro lato del tavolo e sta cercando di dare forma ad un cappello; Bruno, vestito da fattorino, è inginocchiato vicino agli scatoloni e li sta chiudendo.

Lentamente la musica si stempera.

Iride: (sbadigliando vistosamente) Madonna che abbiocco, stamani! Un mi riesce di tenere gli occhi aperti dalla stanchezza che mi rimpasto. Agogno un letto (sbadigliando rumorosamente) più d'un fidanzato!

Bruno: (chiudendo una scatola) Ti garberebbe! L'è un po' che t'hai passato l'età canonica pe' trovartene uno!

Cosetta: (ridendo) Lasciala chiacchierare. (a Iride) O icchè t'hai fatto?

Iride: (smettendo di lavorare e andandole vicino, sussurrando e lanciando occhiate furtive verso la porta di sinistra) So' stata tutta la notte dietro le persiane per bracare la sora Giuditta e i' sor Igino che leticavano....

Cosetta:  (facendo per interromperla) Ma tu sarai poco impicciona!

Iride: O Cosetta, d'altronde se sto vicina a questo laboratorio, unn'è mica colpa mia! La mi' finestra l'è proprio accanto a quella della su' camera. E sai, gli hanno leticato un pochino!O che potevo venire via a mezzo della discussione?

Bruno: (ironico) Eh, no di certo! Figurati se la perde un'occasione pe' sapere le brache degli altri...

Iride:  (indispettita) O te chi t'ha interpellato? Che è possibile che tu sia sempre a ascoltare icchè si dice noi? Tu' se' peggio di' prezzemolo, tu se' sempre ni' mezzo!

Bruno: Ciccia, pe' tua norma e regola io qui ci lavoro. (additando la scritta sopra la porta del magazzino) Se un c'ero io nella ditta Cappelli Biancalani & Batacchi, a quest'ora gli avevan bell'e chiuso!

Iride:  Bah, pe' l'appunto, te tu sei indispensabile! O un lo dico sempre io che se a i' mondo mancasse i' pane.... e te, si sarebbe bell'e morti tutti!

Bruno: Accidenti, un fo che frullare da mattina alla sera a consegnare i cappelli in qua e in là! Un fattorino svelto come me a Firenze un l'hanno mai visto...

Cosetta: Sì, in una cosa effettivamente tu sei dimolto svelto...a far sparire la paga! Basta spendere, vero? Invece di metterli da parte per....

Bruno: (interrompendola) Via, Cosetta o che ricominci con la storia di' fidanzamento? Guarda che se tu riattacchi con qui' discorso, vo di là, eh?

Cosetta: (sulle sue) No, no figurati icchè me ne importa di te! (poi, alla compagna)  Iride, passami i' nastro piuttosto. Tra poco i' sor Igino parte pe' Pistoia e bisogna aver finito anche questi ....

Iride: (eseguendo) Ohi ohi, unne posso più di fare cappelli...i famosi cappelli Biancalani & Batacchi! Comunque come dicevo, prima che i' qui presente fattorino m'interrompesse,  stanotte vociavano sempre pe' la stessa storia della gelosia. Icchè tu vuoi, lui l'è sempre in giro a fare i' rappresentante e lei l'ha paura di queste (facendo le corna). Tu sentissi come vociavano! Lei la gli diceva che prima di sposarsi gli era un morto di fame, un pezzente e che grazie a lei e a i' sor Fosco, ora gli è padrone di mezza Firenze....

Bruno: (chiudendo un altro scatolone) Gli è proprio vero: guarda chi sono e non guardar chi ero...

Iride: ….e  i' sor Igino, giù moccoli che sembrava recitasse la Divina Commedia!

Cosetta: Davvero! Lei così religiosa e lui un socialista sfegatato!

Iride: Ma vociavano, ti dico...per me gli hanno sentiti fino a i' Galluzzo!

Cosetta: Esagerata!

Iride:Comunque gli hanno preso un andazzo! I' sor Igino fa andirivieni tra Firenze e provincia sicché in casa ci sta poco. E quando c'è, le son bocie! E la sora Giuditta? Tutta casa, chiesa e....cappelli! Baciapile, pissera e pìttima che la unn'è altro!

Bruno: (accingendosi a portare uno scatolone nel magazzino) Che boccalona! Tu pensassi un po' agli affari tua!

Iride: O sentiamo, a  icchè devo pensare? A i' damo no perché un ce l'ho. Questi fetenti di giovanotti un s'attaccano nemmeno! Sicchè a icchè devo pensare? Ai cappelli Biancalani & Batacchi? Sie, m'importa icchè!

Bruno: E si vede vai! Uno tu lo fai e due tu ne sbagli!

Iride: (indispettita) O cosino!

Bruno: Fammi andare ni' magazzino che c'è più fresco perche te tu m'hai di già fatto venire un' afa....

(esce dalla porta che conduce al magazzino)

Iride: Senti Cosetta, io un so proprio icchè tu ci trovi in quell'essere, comunque (riprendendo il discorso di prima) ….c'è una differenza di nulla tra i' sor Igino e i' su' socio! I' sor Fosco l'è una tattamèa che mai e quest'altro? Le donne le son tutte sua! Con la su' moglie, i' sor Igino pare un frate della Certosa ma ti posso garantire che n'ha fatte più lui di Carlo in Francia! (con sussiego) C'ha provato anche con me!

Cosetta: Davvero? Come? Quando?

Iride: (riprendendo il lavoro in  mano) Fatti personali, un gli racconto.

Cosetta:Ah, te tu vuoi sapere solo quelli degli altri, eh?

Iride: (atteggiandosi) Comunque ti posso dire che unn'è rimasto insensibile a i' mi' fascino...(quindi, sbadigliando) Ohi ohi, che sonno! Alla fine m'addormento su questi cappelli! Stasera giuro Iddio che vo a letto all'otto.

Cosetta: Se un rileticano, altrimenti ti tocca fare l'ora piccine un'altra volta!

Iride: No, stasera lo spettacolo un c'è. (abbassando la voce) Nella sfuriata ho sentito i' sor Igino che diceva di dover partire pe' Pistoia e stare via un po' di giorni, sicché....

Cosetta:  (guardando verso la porta del magazzino) Zitta zitta, mi sembra che venga qualcuno....

Iride: Sarà i' tu' Bruno che torna in qua. Un può stare neanche un minuto senza la su' Cosetta....uhm, appiccicosi vu siete. Vu fate perfin rabbia!

Cosetta: Guarda che si discorre un po' insieme ma ancora un c'è nulla d'ufficiale. Entratura ancora un l'ha fatta. Doveva venire domenica passata con l'anello...

Iride: O un doveva venire quella prima? Uhm, per me ti piglia dimolto in giro. Quando un lavora, pe' chi lo vole, gli è alle Cascine a giocare ai cavalli. Almeno vincesse! S'è incaponito su Saettone, punta sempre qui' broccolo e ci lascia mezzo stipendio!

Cosetta: Uh, che impicciona tu sei, te! Tu fossi brava a guarnire i cappelli come tu ti dai da fare a cicalare, sarebbe meglio!

Iride:(voltandosi verso la porta del  magazzino) Eccolo, i' tu' Bruno.

(Cosetta si volta verso la porta allargandosi in un gran sorriso che gli muore sul volto quando invece entra Fosco dalla porta del magazzino. E' un uomo di mezz'età, con occhiali spessi, balbetta vistosamente e non si è accorto di avere la patta dei calzoni aperta.)

Fosco: (tutto concitato, balbettando)B-bongiorno, f-figliole...

Iride:(irriverente) Gli è arrivato “Faccendine”! Guarda che barelloni che gli ha!

Cosetta: Bongiorno, sor Fosco.

Fosco: C-che gli avete f-finiti questi c-cappelli?F-fatemi vedere...(prendendo in mano la rosa di seta di Cosetta) P-perfetta...(annusandola), p-par che la p-profumi! B-brava, brava C-cosetta!

Iride: (porgendogli prontamente il suo cappello, speranzosa in un complimento) Ecco, sor Fosco...

Fosco: (rigirandoselo tra le mani) M-ma...o qui icchè t'hai f-fatto, b-bambina? Un v-va mica b-bene c-così! Noi un si fa m-mica ch-chiacchiere. Noi m-modestamente si f-fa c-ca...ca...(fa un respiro profondo, si batte due poderosi colpi sul petto, quindi parte spedito come una macchinetta) ...Cappelli, cuffiette, papaline, berretti, di feltro, di paglia, in rafia, di seta, di lana, cotone, a punta, a staio, a cloche, a calotta, a gronda.....

Cosetta: Oh, la ripigli fiato!

Iride:Ora gli è partito lo scilinguagnolo!

Fosco:(continuando come se in quel momento stesse vendendo cappelli)...a turbante, paglietta, a colbacco a bombetta, a tubo....

Cosetta: Tu l'hai bell'e chetato, ora....

Fosco:(continuando a velocità supersonica)...panama, borsalino, alla marinara, alla diplomatica, alla bersagliera, a lobbia...e su ordinazione, anche a tricorno! (si asciuga la fronte, tutto sudato poi di nuovo rivolto a Iride) Un t-tu v-vedi che un t-torna lo z-ziguzzago!(restituendole il cappello)

V-va r-rifatto, via!

Iride: (riprendendo svogliatamente il lavoro e canticchiando ironica, facendogli dietro versacci) E con lo ziguzzago tu m'hai rotto l'ago......

(Fosco si gira improvvisamente verso di lei)

Iride: (facendogli un plateale e falso sorriso)...m'hai spezzato il cuor....

(da sinistra si sente improvvisamente cantare)

Igino: (da fuori, con voce baritonale) Besame, besame mucho....

(entra Igino, tutto elegante in giacca e cravatta, i capelli tirati indietro con la brillantina, un cappello da uomo in mano)

Igino:(cantando) Besame, besame mucho.....como si fuera esta noche, la ultima vez!(spalancando le braccia verso le ragazze) Godi, popolo! Ma guarda che bellezze ci s'ha in questo laboratorio! L'è un piacere alzarsi la mattina e vedere simili fiori...

Iride:Sie, la tiri via sor Igino con codeste paroline dolci. Possibile che la c'abbia i' chiasso pe' i' capo di prima mattina?(voltandosi verso Cosetta, piano) Soprattutto dopo una nottata come questa?

Igino: Certo, nina! La vita la va presa pe' i' verso giusto (toccando scherzosamente il cavallo dei pantaloni di Fosco ed emettendo un fischio), vero socio? Ah, bottega aperta, uccello morto! T'ho bollato, eh? (tirandogli degli schiaffetti) Gli è un tranquillone, lui, un dorcione...un minchione, vero?

Fosco:(imbarazzato, riabbottonandosi) Via, unn'esagerare ora.

(le ragazze ridono e ammiccano)

Igino: (andando verso lo specchio e aggiustandosi la cravatta) Besame, besame mucho....

Fosco:(visibilmente imbarazzato) Via f-figliole, andate ni' m-magazzino a aiutare B-bruno con gli s-scatoloni...

Cosetta:(alzandosi prontamente) Un ci pare i' vero. Andiamo, Iride!

Iride:(sbadigliando) Io andrei ma a letto, sai!

(escono)

Igino: (accarezzandosi il viso davanti allo specchio e parlando a se stesso) Bello! Belloccio! Fatto bene! Icchè mi manca? Nulla! I' lavoro va più che bene anzi, a bocca baciata direi. (a Fosco)Tu lo sai, quest'anno s'è avuto più ordinazioni in quattro mesi che in tutto l'anno passato. M'è riuscito di piazzare i cappelli (accennando per sé) Biancalani & (accennando al socio)Batacchi, fino a Pistoia, a Pisa e a Livorno, oltre che qui a Firenze, sicché....

Fosco: Eh, s-s'è avuto n-naso! Io d-disegno c-cappelli, la G-giuditta la li f-fa e te t-tu vai a v-vendili...

Igino:Eh, sì! Quando c'è la salute e i' quattrino...(cantando, poi afferrando Fosco e facendogli fare mezzo giro di valzer) Besame, besame mucho.....como si fuera esta noche, la ultima vez!

Fosco: (svincolandosi) O b-bischero, c-costì

Igino: (girando su se stesso, vanitoso) Come sto?

Fosco: A-Accidenti, c-come tu ti s-sei m-messo in g-ghingheri!

Igino:O ciccio, so' un ambizioso io! Ancora ci tengo a presentarmi bene. Pe' fare i' rappresentante bisogna essere distinti, parlare forbito....(dandogli una gomitata allusiva) anche perché più tu parli

distinto e più le donne le ti cascano ai piedi. Se invece tu vai lì tutto timido, ritirato come una chiocciola ni' guscio, tu passi da bischero. Da bischero e da grullo. Io invece le donne io me le tiro su a minuzzoli di pane e poi...giù, i' colpo finale! (toccandogli scherzosamente il cavallo dei pantaloni ed emettendo un fischio) Capito, nacchero?

Fosco: M-ma te t-tu sei s-sposato!. Hai c-capito? Spo-sa-to!

Igino:Oh, nessuno gli è perfetto, qualche magagna la ci s'ha tutti. Sì perché l'è una magagna stare sempre con la solita. A me mi viene a noia, o icchè tu mi vo' fare? La moglie, dopo un po', l'è una minestra riscaldata e allora...io vo a i' ristorante!

Fosco:E c-come tu f-fai, tu c'hai anche la f-fede a i' d-dito?

Igino:Eddie, che sarà un problema! Quando so' in viaggio me la levo e quando torno, me la rinfilo! (eseguendo) Me la levo e me la rinfilo! Minchione, o che ti devo insegnare tutto io? (toccandogli scherzosamente il cavallo dei pantaloni ed emettendo un fischio)

Fosco: F-fa piano, s-se la ti s-sente la G-giuditta!

Igino: O buttati un po' in fori anche te, Sant'Iddio!Spendigli un po' quei soldi che tu guadagni, un li mettere tutti sotto i' materasso. In questo mondo, se si vole anda' bene, un c'è da farsi vedere né poeri né bischeri, da' retta a me! Ricordatelo!(cantando) Besame, besame mucho....

Fosco: T-tu di' b-bene te, m-ma ....

Igino: Te, caro Fosco, un tu sei né carne né pesce. I' tempo passa e gli anni gli sguscian via come anguille. Cerca di incontrare qualche donna piacente e soprattutto “compiacente” sennò anche te, scusa, tu vivi pe' sentito dire, eh! Invan si pesca se l'amo unn'ha esca! (toccandogli scherzosamente il cavallo dei pantaloni ed emettendo un fischio)

Fosco: (imbarazzato) O a-abbozzala!

Igino: Certo, un venire nei posti che so' solito bazzicare io perché tu lo sai, ciccio, quando arrivo io un c'è trippa pe' gatti.

Fosco: Te t-tu s-sei nato con la c-camicia. Le ti vanno t-tutte bene. Io s-se unn'avessi questo d-difettaccio...

Igino: Te l'ho bell'e detto come tu devi fare. Quando tu senti che un ti viene la parola...un respirone, du' colpi (indicandosi il petto) qui davanti e via, le ti vengano tutte insieme. Te ne ricordi come si fa pe' vendere i cappelli?

Fosco: Sì, fo così...Ca- ca...(prendendo un respiro e dandosi due colpi forti al petto, quindi partendo spedito)...Cappelli, cuffiette, papaline, berretti, di feltro, di paglia, in rafia, di seta, di lana, cotone, a punta, a staio, a cloche, a calotta, a gronda.....

Igino:(interrompendolo) Lo vedi come tu vai bene? Sicchè deciditi, pigliala anche te un cencio di donna, tu stai meglio che solo. Tu vedrai ti passa anche i' tartaglìo. Oh, e poi, un c'è mica bisogno che tu pigli un occhio di sole! A codesta età la va bene anche un po' andante, una vedova di seconda mano. Ma mettiti a i' passo co' tempi, perdie! E siamo negli anni Cinquanta, sai? Chi un guarda innanzi, poi rimane indietro.

Fosco: Eh lo so, m-ma...

Igino: (interrompendolo) Dammi retta, c'è certa robina in giro. Stamani in centro, co' i' pensiero n'ho bell'e messe incinte cinque o sei! Nugoli di donne, tu l'avessi viste: more, bionde....

Fosco: (con aria sognante) R-rosse....

Igino: ...alte, basse, di tutti i tipi....

Fosco: T-t....(prendendo un respiro e dandosi due colpi forti al petto, quindi partendo spedito) Tornite, appannate, bellocce, grassocce....

Igino: (vantandosi, sbruffone) Le donne? Una ripassata e via! (cantando) Besame, besame mucho....

Fosco: B-beao t-te!

Igino: Eh, a duralla disse quello! Però, a dirti la verità, in confidenza, ora mi so' un po' fermato....Ho incontrato una donna a Pistoia....e che donna!

Fosco: S-Sìììì?

Igino: Vittoria la si chiama. Un tòcco di donna, tu vedessi! Du' gambe che le un finiscan più, du' occhi che pare la ti voglia mangiare, du' pettorali che (mimando) ....Invece la Giuditta, icchè tu vuoi, l'è tutta Gesù, Giuseppe e Maria!(raccontando e mimando la scena) La Vittoria la vidi sortire da un barre,l'aveva un'andatura la pareva una tigre. Nini, te l'abbordai che parevo i' pirata della Malesia!

Fosco: E a-allora?

Igino: (sbruffone) E alloraandai a botta sicura e difatti....difatti poi in camera....Eh, la m'ha fatto perdere la tramontana e lì mi so' cotto i' culo!

Fosco: C-come?

Igino: L'ho dovuta sistemare in un  quartierino a Pistoia....sai in quello sfitto che s'è comprato io e te a mezzo?

Fosco:(adirandosi) O- oh i-imbecille! Ma c-che sei impazzito?

Igino: Sì, so' pazzo, pazzo di lei...e lei l'è pazza di me. Però... però la c'ha un problema. La c'ha un figliolo.....

Fosco:Un figliolo?

Igino: Sì, un brindellone tu vedessi! Un errore di gioventù ma te lo farei vedere, mangia quanto un tribunale. Alla fine mi tocca campare anche lui.

Fosco: (incredulo) Ni' quartierino che ci s'ha a Pistoia a mezzo io e te?

Igino: Via, codesti son dettagli. (guardando l'orologio al polso) Maremma, alla fine fo tardi. (poi, sornione) Oggi, mentre consegno i cappelli a Pistoia, gli fo una sorpresa e mi trattengo lì un paio di giorni. Ma.....(circospetto)...acqua in bocca con la Giuditta!

Fosco: T-tu fai d-dimolto male a agire c-così, scusa s-se te lo dico!Tanto t-te t'hai s-sempre fatto le c-cose a b-bischero sciorto. M-ma questa la le b-batte tutte! Te t'hai s-sempre avuto i' b-b.....

Igino: ...i' bischero, sì lo so.

Fosco: Eh, m-ma tu ti s-sei impelagato in un affare a c-caso! Io f-fossi te, l-lascerei p-perdere. Io i' mi' c-consiglio te l'ho d-dato. Seguita a riscaldarti a c-codeste f-fascine e poi t-tu vedi c-come tu ti ritrovi!

Igino: (infischiandosene e mimando) Sì sì, ma intanto la Vittoria l'ha du' mele a mandolino che....

(da sinistra entra Giuditta. Austera, vestita di grigio, porta un medaglione al collo con l'immagine della Vergine da una parte e San Giuseppe dall'altra mentre appuntato sul petto ha uno spillino d'oro con un ciondolino. E' brusca nei modi ed è seguita da Tilde, la serva anziana dai modi molto contadineschi)

Giuditta: (entrando) Mandolino? Che mandolino?

Igino: (ammiccando a Fosco) No, dicevo...(inventando lì per lì) c'è un concerto a i' Comunale: archi e mandolino. Ci s'ha a andare una di queste sere, Giuditta?

Giuditta: Sie, i' mandolino e la chitarra! S'ha dimolto tempo da perdere! Ci s'ha una mandata di cappelli da preparare pe' Livorno, che te ne sei bell'e scordato?

Igino: Bene! Benone! Intanto io oggi vo a Pistoia....che me l'avete preparata la borsa?

Giuditta:Oh, ma io un posso mica sempre riparare a tutto, eh?

Igino: O un s'ha la serva? (a Tilde) Tilde, mettici anche due o tre cambi di mutande...e anche dodici fazzoletti....du' camicie e du' cravatte.

Giuditta: Da' retta, ma quanto tu stai via, questa volta?

Igino: Te l'ho bell'e detto stanotte: a Pistoia ci starò due giorni. Due. Hai inteso ora? (ammiccando a Fosco che armeggia con i cappelli).Fo un viaggio e du' servizi.

Giuditta: Accidenti, un po' di più tu c'hai a stare!

Igino: O Giudittaaaa!

Giuditta: O Iginooooo!

Igino:Tu m'hai fatto un capo come un cesto, come un corbello!

Giuditta: Unn'importa fartelo, tu ce l'hai di tuo. Misura cinquantotto di cappello, che lo saprò?

Igino: Tu ti rivolti sempre male, e Dio bono!

Giuditta: (scandalizzata) Non nominare i' nome di Dio invano!(porgendogli il medaglione da baciare) Bacia la Madonnina, su!

(Igino svogliatamente esegue)

Giuditta: (voltando il medaglione)...e San Giuseppe.

(Igino esegue dopo aver scambiato una rapida occhiata con Fosco)

Tilde: Io unne voglio vedere più! (avviandosi a sinistra) Vo a fare la borsa...

Giuditta:(alla serva) I fazzoletti sono ni' cassetto in fondo a i' cassettone ma un mi buttare all'aria i santini e i libri delle orazioni, eh?

Igino: Mettici anche la roba per farmi la barba....

Giuditta: ...e due o tre paia di calzini perché gli puzza i piedi, tu lo sai!

(dalla porta del magazzino entra Bruno seguito dalle due ragazze)

Bruno: Buongiorno a tutti. Ni' magazzino noi s'è quasi finito.

Giuditta: (alle lavoranti) Ah, figliole! Voi vu potete fare festa pe' oggi. Ci si rivede domattina alle sette in punto.

Fosco: (indicando)P-prendete anche quegli s-scatoloni, un ci s-se n'abbia  ad-dimenticare!

Igino: (al fattorino) Bruno, caricali in macchina ma stai attento di non graffiarmi la carrozzeria perché dopo sennò io ti graffio ma i' capino.

Bruno: La un dubiti, sor Igino.

(prende le scatole aiutato dalle ragazze, quindi escono attraverso la porta del magazzino)

Fosco: (seguendoli) A-aspettate, v-vengo di là anch'io, un vu abbia a f-fare confusione. (poi piano, a Igino) Io te l'ho bell'e detto, eh?

Igino:(piano) Vai ciccio, vai! Io fo come i' baco Gigi che gli sta meglio tra le mele che a Parigi. Tante care cose! (toccandogli scherzosamente il cavallo dei pantaloni ed emettendo un fischio)

(Fosco esce scuotendo la testa)

Giuditta: (alla serva) Tilde, dopo la borsa, dai una spolverata qui ni' laboratorio. Pe' i' solito capita sempre qualche cliente a quest'ora.

Tilde: (mettendosi a sedere) La senta, la un comandi tanto perché io pe' oggi mi so' bell'e straccata.

Giuditta:(alzando gli occhi al cielo) Quante volte t'ho detto di parlare per bene, contadina che un tu sei altro! Si dice stancata, stan-ca-ta.

Tilde: (ribattendo) No, stancata l'è troppo poco. Lei, a fare questi cappelli, la si sarà “stancata” ma io, da stamani in qua, a ribattere le materasse, sbattere i tappeti, lustrare l'impiantito e andare su e giù pe' le scale, mi so' “straccata” e dimolto. (alzandosi e borbottando tra sé) So' contadina e me ne vanto! Dio volesse che potessi raggranellare un po' di quattrini e tornare a casa mia! Dio volesse!

Giuditta: Chetati, guarda! D'avanzo mi gira gli zibidei, tu ti c'hai a mettere anche te! Vai a fare icchè ti s'è detto, ambula!

(Tilde esce a sinistra, facendo spallucce mentre Igino è tornato a rimirarsi allo specchio)

Giuditta: (al marito, guardandolo in cagnesco) Insomma, come mai tu ci stai du' giorni a Pistoia? Icchè tu ci fai, i' solco? Ma che credi proprio che io sia imbecille?

Igino: O Giuditta, che seguiti dell'altro? Che bubbone tu sei!...I' lavoro gli è i' lavoro!

Giuditta: (scrutandolo sospettosa) Guardate quanta brillantina s'è dato in capo! Se ti si posa disgraziatamente qualche mosca, la ti rimane appiccicata. Ma un tu ti sei lisciato abbastanza? Io mi domando e dico se si può vedere un omo di cinquant'anni sonati, mettisi in ghingheri come un giovanottino!

(Igino soffia, infastidito)

Giuditta:Indo' tu vai? Dimmi la verità.

Igino:(spazientendosi)  Te tu la devi abbozzare di assillarmi con le tu' gelosie! Tu mi fai morbido, tu mi fai! O che è possibile? Tu pigli cert'ombre....

Giuditta: Vo' scommettere che se mi metto a riguardarti le bucce ti scopro tante di quelle magagne che unn'ho capelli in capo? Vo' scommettere?

Igino:Ma chetati, fammi il piacere! Tu stai dicendo certi sfondoni che unne stanno in piedi nemmen co' puntelli! Tu vo' sempre sapere icchè fo, indo' vo, con chi parlo! Dio bonino, tu mi fai l'omo addosso!

Giuditta:(vociando) Perchè conosco i mi' polli!

Igino: Tu se' poco polla! Ma poi, icchè tu voci? O un ti riesce di dire le cose normale? Tu mi fai venire l'emicranea....

Giuditta: (vociando ancora più forte) Io vocio? Perchè, che vocio? Uhm, per me tu vagelli! Io voglio solo che tu mi dica la verità...la verità! (porgendogli il medaglione con la Madonna) Su, dai un bacino alla Madonnina...(voltando il medaglione dall'altro lato) e a San Giuseppe.

Igino:(eseguendo di malavoglia) Sì sì, te t'hai a fare che mi pigli i' grullo, alla fine tu vedi indo' vo....

Giuditta: Indo' tu vai, sentiamo!

Igino: (sbottando) A cercarmene un'altra davvero! Magari in un'altra città: altra donna, altra vita, altra famiglia.

Giuditta: (andando verso il magazzino) Vai vai, con codesti discorsi a vanvera. Chissà chi ti piglia! (aprendo la porta del magazzino e gridando) Alloraaaaa! Che gli avete caricati questi benedetti scatoloni? (poi, piano) Accidenti a chi vi paga che son io!

Igino: (dandosi un'ultima occhiata allo specchio, sottovoce) Sì sì, t'hai a scherzare dimolto. (canticchiando) Besame...besame mucho....

Giuditta: (al marito) Comunque, da qui innanzi, un te lo dico più perché m'è bell'e venuto a noia a ripetere i medesimi discorsi.

Igino: Codesto tu lo dicevi anche stanotte mentre si leticava....

Giuditta: (minacciosa) Sicchè attenzione, attenzione Igino perché se la prossima volta m'accorgo che tu m'hai detto una bugia...

Igino:O Giuditta, falla finita! Indo' tu lo trovi un marito migliore di me: casa e lavoro, lavoro e casa. Via, su!

Giuditta: Allora vieni si rifà la pace. (mettendogli davanti il medaglione) Dai bacino alla Madonnina...(voltandolo dall'altro lato) ...e a San Giuseppe.

Igino: (contrariato) Io leticavo con te, mica con loro.

Giuditta: (risoluta) Dai bacino.

Igino: (eseguendo forzatamente) Ohi ohi, che colica tu sei!

(da fuori si sente lo squillo del campanello d'ingresso)

Giuditta: Vai, ora si incomincia con le clienti. (chiamando forte) Tildeeee! Tildeeee! O indo' l'è infilata?

Igino:(dirigendosi verso la porta a destra ed eseguendo) Apro io.

(entra il dottor Chimenti, in giacca e cravatta. In una mano tiene la borsa da medico mentre sottobraccio reca una busta di carta con dentro le radiografie di Giuditta. Ha un difetto di pronuncia: quando deve pronunciare le parole con la “esse”, mette la lingua tra i denti, tipo lisca, e sputacchia)

Igino:(facendolo entrare) Oh, dottor Chimenti, la venga. Purtroppo la ci trova un po' di furia perché ho da partire pe' Pistoia, anzi sarei di già in ritardo...

Dr. Chimenti: (con la lisca e sputacchiando tanto che i presenti si asciugano gli occhi o la faccia, a soggetto) Scusate ma, passando di qui per andare allo studio, ho pensato bene di portarvi i risultati delle lastre che vi ho fatto l'altro giorno al Dispensario.

Giuditta: (esageratamente gentile, ripulendosi l'occhio dagli schizzi) Oh dottore, la s'abbellisca, la s'abbellisca. L'è sempre un piacere vederla. Lei l'è talmente bravo, dottore, che se potessi verrei a farmi visitare tutti i giorni...

Dr. Chimenti:(sorridendo imbarazzato) Speriamo di no, sora Giuditta.

Giuditta: Anche solo pe' misurami la pressione, la guardi. (al marito) Eh, Igino? L'altro giorno quando c'ha fatto l'analisi di' sangue, un s'è sentito nulla. Macchè, c'ha una mano delicataaaa!

Dr. Chimenti: (sputacchiando)Eh l'esperienza, sa!

Giuditta: (ripulendosi l'occhio) Ma icchè la dice, dottore! L'è ma la bravura! Ma la s'accomòdi, la s'accomòdi,  (facendolo sedere) Che gli si pole offrire qualcosina? (chiamando a gran voce) Tildeee! Tildeee! Ma come l'è sorda quella donna?

Dr. Chimenti:Grazie, sono a posto così. (guardandosi in giro come in cerca di qualcuno) Le lavoranti oggi la un ce l'ha? La signorina Cosetta....

Igino: (guardando l'orologio, spazientito) Io mi vorrei tanto trattenere ma....

Giuditta: (lanciandogli un'occhiataccia) O aspetta, no? Un fare i' maleducato. (sedendosi accanto a lui) Allora dottore, come la c'ha trovato, la dica la verità?

Dr. Chimenti: (porgendole la busta con le radiografie, sputacchiando )Lei bene, benissimo, sana come un pesce.

Giuditta: (ripulendosi l'occhio) No perché, quando la m'ha messo qui' coso pe' ascoltare i' cuore...

Dr. Chimenti:(sputacchiando) Lo stetoscopio.

Giuditta:(ripulendosi dagli schizzi)...mi pareva d'avere cento cavalli lanciati a i' galoppo.

Igino:E io, dottore?

Dr. Chimenti: La sua ancora non è stata sviluppata. E' questione di qualche giorno, non si preoccupi.

(entra Tilde, con passo flemmatico e con il borsone di Igino in mano)

Tilde: La un mi chiamava mica, vero?

Giuditta: (a denti stretti) Certo che ti chiamavo. (al dottore) Allora icchè gli si pole offrire, dottore?

Dr. Chimenti: (alzandosi) Nulla, nulla. Devo scappare allo studio.

Igino:E io a Pistoia.

Giuditta: E per il disturbo, dottore?

Dr. Chimenti:Nulla, nulla. Presto avrò bisogno di un cappello, vorrà dire che la mi farà uno sconto. In questi giorni torno a portargli la lastra di' sor Igino.

Igino: (impaziente) Arrivederci.

Giuditta: La un si disturbi, dottore. Vengo io a i' Dispensario....

Dr. Chimenti: (guardandosi intorno alla ricerca di qualcuno) No creda, verrò con molto piacere. (sputacchiando) Hasta la vista!

(esce a destra mentre Igino e Giuditta si puliscono dagli spruzzi)

Giuditta:(estasiata) Ah, come mi piace qui' dottorino! Bravo, bravo, un ce n'è. Affabile, competente...(sospirando) Ah, io da qui' dottore mi farei fare un clistere anche du' volte a i' giorno.

Igino: (spazientito) Tu se' poco clistere! Ci vo' l'ombrello pe' discorrere con lui, va 'ia, va 'ia!(afferrando la borsa) Fatemi anda' via che so' bell'e in ritardo.

(da fuori si sente lo squillo del campanello d'ingresso)

Igino: (con un moto di stizza) E ora chi c'è?

Tilde: (andando a aprire) Questo gli è i' ritrovo di' trenta, chi esce e chi entra. (aprendo) Ah, c'è Don Terenzio....O che riman sull'uscio? La s'asseggioli, no?

(Igino ha un moto di stizza, guarda l'orologio e alza gli occhi al cielo infastidito dal ritardo che sta accumulando)

(entra Don Terenzio. Anziano e zoppicante, si aiuta con un bastone)

Don Terenzio:Figlioli, buongiorno. In nomine patri filii et spiritus sancti.

(Giuditta e Tilde si fanno il segno della croce mentre Igino guarda continuamente l'orologio dando segni di impazienza)

Don Terenzio: (tirandogli una leggera bastonata in capo) Segnati anche te, eretico costì! (poi, ordinando) Tre paternostri e tre avemmarie,

(Igino si fa il segno della croce di malavoglia mentre Don Terenzio viene avanti zoppicando)

Tilde:  O come cammina, poer'omo! Gli è tutto imbarcato che pare un'asse di legno. Bada come trinquella!

Giuditta: (riprendendola) Tilde! Parla per bene.

Tilde: Uh, la scusi. (accomodandosi la bocca) Bada come barculla.

Igino: (sempre più impaziente) Via Don Terenzio, veloce e circonciso perché, come dicevo, c'ho da andare a Pistoia e avrei una certa furia.....

(dalla porta del magazzino si affaccia Bruno tutto affannato e con le mani sporche di grasso)

Bruno:Sor Igino, a Pistoia la un ci pole andare....

Igino: (allarmato) Per via d'icchè?

Bruno: (mostrando le mani sporche) La Giardinetta l'ha una gomma a terra e la va cambiata, bada qui mi so' imbrattato tutto! (poi, vedendo il prete) Oh, Cristo Regni, salve, bongiorno priore.

Don Terenzio: (assestandogli una leggera bastonata in capo) A te pe' vedetti in chiesa, bisognerebbe costruirtela alle Cascine, vero brutto eretico anche te? (poi, ordinando) Tre paternostri e tre avemmarie.

Igino: (disperato) Nooo, un c'ho nemmen la rota di scorta e ora come fo?

Bruno: Bisogna andare da i' gommaio in San Frediano a prendila....

Igino: (dando in escandescenze) Accident'a i' boia ladro! Io manderei certe madonne, vedi!

Giuditta:  Igino!

Don Terenzio:(dandogli una bastonata in capo) Vergognati, eretico! (poi, ordinando) Tre paternostri e tre avemmarie.

Igino:(tastandosi la testa) Andiamo Bruno, vien con me. Vediamo se la si rimette a posto alla svelta. (poi piano, tastandosi la testa) Accident'a questo grullo, ho tutto i' capo pieno di bozzoli pe' colpa sua. Accident'a tutti i preti che fu stampato....

(escono confabulando)

Don Terenzio: (a Giuditta )Nina, che ce l'avete un gocciolino di qualcosa? Ho detto messa fino a ora e c'ho la gola un po' secca...

Giuditta: (premurosa) Che vole un cordiale? Un aperitivo?

Don Terenzio: No, dammi un bicchierino di vino, vai.

Giuditta:(con un cenno della testa, a Tilde) Hai sentito? Corri.

(Tilde esce a sinistra con molta flemma)

Don Terenzio: (sedendosi) Allora figliola, com'è, com'è? Un t'ho visto stamani alla messa delle sei....

Giuditta: Pe' forza, Don Terenzio, stanotte un s'è fatto altro che leticare! Mezzanotte, i' tocco, le due....unn'ho chiuso occhio. Un mi so' riposata un accidente...(poi, timorosa) che si può dire “accidente”?

Don Terenzio: (ordinando) Tre paternostri e tre avemmarie.

(Giuditta annuisce e si fa il segno della croce)

Don Terenzio: Sempre pe' le solite cose, m'immagino. Ma le tue, Giuditta, le son fìsime bell'e bone. I' tu' marito, magari gli è un socialista e un  mangiapreti ma gli è tutto casa e lavoro, lavoro e casa. Riconoscilo, via...

Giuditta:In casa ci sta dimolto poco.

Don Terenzio: Di certo, fa i' rappresentante, deve piazzare i cappelli, trattenere i clienti. (accennando alla scritta sulla porta del magazzino) Se i' laboratorio Biancalani & Batacchi un lavorasse così tanto, come vu potresti donare alla Chiesa qui' generoso obolo tutti gli anni pe' Natale?

Giuditta: I' merito gli è anche di Fosco, voglio dire la verità. Io a lui gli fido tutto: i' laboratorio, i' magazzino...Lui gli è puntuale, preciso e poi pignoloooo! (piegando la bocca all'ingiù) Invece i' mi' marito tutto all'incontrario!...E poi resta i' fatto che  dimolte clienti le son donne!

Don Terenzio: E icchè vol dire? Bene. Dimolte signore, parecchi cappelli! Via, riconoscilo Giuditta che i' tu' marito gli è sempre su i' pezzo. Lo vedi unn'ha mai tempo e gli è sempre di furia? E poi, con chi te le farebbe le corna? Con l'angelo custode? Uh, lo vedi tu mi fai dire le sperpetue anche a me. Cara figliola, un ti dissetare a i' calice della rabbia e di' rancore...a proposito di dissetare.....

Giuditta: (vociando) Tildeee! Tildeee! Ohi ohi, che piattola l'è quella!

(Tilde entra da sinistra con il vassoio e un bicchiere di vino)

Tilde: So' andata a prendere quello vecchio, in cantina. (a don Terenzio)  La beva, la senta come l'è morvido. Questo unn'è un maccherone come fanno nella Bassa Italia, sa? Eh, laggiù gli tocca aggiustarlo, un lo potrebbero mica bere così! Questo invece lo fa i' mi' cugino a contadino, l'è delle nostre colline. (sospirando) Ah, quanto pagherei pe' tornare lassù un giorno!

Don Terenzio: (bevendo) T'hai ragione figliola, gli è bono davvero. Chissà quando costa, però! Uh,  i' vino oggigiorno gli è andato alle stelle.

Tilde:  (cominciando a massaggiarsi la pancia) Mah, vorrà dire che s'andrà a berlo lassù. La dica la verità, Don Terenzio, questo gli è un giulebbe, direttamente pisciato dagli angioli.

Giuditta:(scandalizzata) Tilde!

Don Terenzio: Figliola, te tu vo' mettere sempre la frangia ai discorsi! Magari, se tu ne portavi un po' di più invece di questo bicchierino scrio scrio....(ordinando)...vai, tre paternostri e tre avemmarie.

Giuditta:Don Terenzio, che ne vole una bottiglia?(alla serva) Tilde, scendi in cantina e....

Tilde:  (massaggiandosi la pancia) No davvero, ora vo a i' licitte. C'ho un po' i' corpo sciorto....

Giuditta: (piano, a denti stretti) Parla per bene!

Tilde: Oh, se c'ho la scacaiola....

Giuditta: (vociando) Alloraaaa?

Don Terfnzio: (disgustato) Figliola!

Tilde: (continuando imperterrita) ...a squacquerone, come vu volete dire?

Giuditta:  Allora seguita! Alla fine mi tocca mandarti via. Zotica si capisce, ma così!

Tilde: (sospirando, alzando gli occhi al cielo) Allora dirò così: vo a fare quella cosa che la un profuma, ni' posto indo' anche la regina la va da sola. Che è contenta?

Giuditta: Accidenti a tutti i grezzi che fu stampato! Ma io ti mando via e senza liquidazione! (al prete) La scusi, Don Terenzio ma la s'è presa dalle foglie lunghe!

Tilde: (sardonica) Santi sono i papi, grandi sono i re ma quando vanno a i' licitte, son tutti come me! E ora vo, sennò la fo qui.

(fa un inchino ed esce a sinistra)

Don Terenzio: (vociandole dietro) Tre paternostri e tre avemmarie!

Giuditta: (costernata) L'abbai pazienza, Don Terenzio....la Tilde la scenderà dopo in cantina.

Don Terenzio: Un ti preoccupare, figliola, (avviandosi zoppicando) Tanto vo via....tu me la porterai stasera a i' vespro, vai!

Giuditta: La un dubiti, Don Terenzio.

Don Terenzio:E un leticare co' i' tu' marito, inteso? Un tu ce n'hai motivo. (impartendo la benedizione) In nomine patri filii et spiritus sancti.

(Giuditta fa un inchino, gli bacia la mano poi lo accompagna alla porta).

(Don Terenzio esce a destra)

Giuditta: (riordinando il tavolo di lavoro, tra sé) Via, bisogna mi convinca che Igino unn'è un libertino. Gli è i' su' lavoro di rappresentante che me lo porta via a giornate intere...a volte anche pe' qualche settimana! (cercando di convincere se stessa) Oh, d'altronde se tu se' lontano e un tu ce la fai a tornare....come l'anno scorso che un ce la fece nemmeno i' giorno di Natale...poerino, via! Un fu mica colpa sua...gli si guastò la Giardinetta! (con sussiego) Però, tramite i' fioraio, mi fece avere un be' centrotavola. Una composizione tutta con le pine, bellinaaaa!

(da fuori si sente lo squillo del campanello d'ingresso)

Giuditta: (chiamando) Tildeeee! Tildeee! Sie, quella l'è a i' licitte! (dirigendosi verso la porta e aprendo) Chi è?

(entra Vittoria, elegante con un vestito a fiori, ben pettinata, truccatissima, unghie smaltate e carica di gioielli. Sulle spalle ha una  leggera stola, in mano una pochette. Camminerà dimenandosi molto)

Vittoria: (squadrandola ben bene, quindi entrando) Uff, che caldo! (mettendole in braccio la stola)) Tenga questa.

Giuditta: Diamine, so' qui pe' arreggere.

Vittoria: (guardandosi intorno) Dunque l'è questo i' laboratorio Biancalani & Batacchi?

Giuditta:(con freddezza) Davvero.

Vittoria: C'è qualcuno dei proprietari?

Giuditta:Una la ce l'ha davanti.

Vittoria:(guardando oltre le sue spalle) Indo'?

Giuditta:(indicando se stessa, gelida) Qui.

Vittoria: (squittendo) Uh, l'abbia pazienza, l'avevo vista vestita un po' semplice e allora...(fissando la spilla che Giuditta ha appuntata sul petto) Scusi, che mi fa vedere codesto spillino che la c'ha appuntato?

Giuditta: (sospettosa) Perchè?

Vittoria: Pe' curiosità, un glielo sciupo mica. (osservandolo) Uhm, bellino. Lo sa che io ce l'ho eguale eguale ni' portagioie? Edentico, anche se un po' più grosso, pe' la verità....

Giuditta: (poggiando la stola su una sedia, sbrigativa) Icchè la desiderava, signora?

Vittoria: (porgendole la mano) Piacere, Vittoria Brunetti. Senta, so' venuta a Firenze apposta pe' ricomprare un cappello che mi era stato regalato e che non ho più trovato....

Giuditta: (già più gentile)Ma senti, allora la s'accomòdi.

Vittoria:(guardandosi intorno) Ah, che bellezza! Qui un c'è che l'imbarazzo della scelta. (sfiorando i cappelli) Uno più bello di quell'altro...vu siete veramente degli artisti.

Giuditta:(gongolando) Grazie, grazie, si fa di' nostro meglio.

Vittoria: (guardandosi intorno) A Pistoia un ce l'ha nessuno dei cappelli così belli....

Giuditta: (sorpresa) Ah, perché lei la viene da Pistoia? Ma senti...

Vittoria:(sedendosi) Avevo un vostro modello, (precisando) un regalo, ma così originale, così eccentrico che quando andavo a comprare i' pesce a i' mercato, me lo guardavan tutti. Che vole, lo appoggiai un attimo su un muro e...addio, roba mia! Dopo un secondo un c'era di già più. Ma come gli era bello qui' cappello!

Giuditta: Che modello gli era?

Vittoria: Mah...c'aveva delle camelie di seta bianca e la veletta...

Giuditta:(a colpo sicuro, aprendosi in un sorriso) Ah, gli era “Quiete Mattutina”. Sa, i modelli che disegna i' nostro socio Fosco Batacchi, pe' l'appunto, gli hanno tutti un nome.

Vittoria: Davvero?

Giuditta: (con sussiego) Certo, c'è “Luce Azzurra”, con tutto i' tulle celeste, “Sera di Maggio”, con rose di seta applicate, c'è “Estasi e Passione”....

Vittoria:(estasiata) “Estasi e Passione”...quello, voglio quello, allora!

Giuditta:Però l'avverto, quello gli è i' più caro perché c'è dimolta lavorazione. C'è tutta la guarnizione in grogrè cucita a mano. La si figuri, si piglia  delle lavoranti apposta pe' le rifiniture....

Vittoria:Ma i' mi' Igino l'è così tanto un omo d'oro che un batterà ciglio su i' prezzo.

Giuditta: (sorpresa) Igino? Ma senti! Anche i' mi' marito si chiama così. (piegando la bocca all'ingiù) Ma lui unn'è un omo né d'oro né d'argento.  Anzi, gli è piuttosto un omo di......lasciamo perdere.

Vittoria:(aggirandosi per il laboratorio) E se volessi fargli un cappello di regalo? Tanto paga lui....

Giuditta: Diamine, si guarda la tabella. (avvicinandosi al mobile sopra il quale la tabella è appesa)

Vede? Una testa piccina come la sua l'è un cinquantaquattro. Io invece c'ho di già un cinquantasei. I' mi' marito Igino, presempio, c'ha una bella chiorba e porta un cinquantotto...

Vittoria:Anche i' mi' Igino c'ha un cinquantotto!

Giuditta:...poi c'è le teste spropositate che le possano essere un sessanta o un sessantadue...(piano, facendo una confidenza) I' marchese Frescobaldi c'ha un sessantatre, un gli dico altro.

Vittoria:(incredula) Ieee!

Giuiditta:  Gli si fa i cappelli noi, che lo saprò? Che voleva un cappello anche pe' i' su' marito?

Vittoria:(gongolando) Ancora un siamo marito e moglie. Siamo fidanzati ma ci si sposa presto. Lo sa come l'ho conosciuto? Sull'uscio d'un barre, si dice la combinazione! Lui gli entrava, io sortivo, mi mise gli occhi addosso e un me li levò più.

Giuditta: (sorniona) Un po' a lumacone, eh?

Vittoria:Distinto, però! Elegante, sempre sbarbato, profumato...e così ci siamo messi insieme. M'ha  regalato un quartierino a Pistoia dove lui mi raggiungerà dopo i' matrimonio. Tra una missione di lavoro e un'altra, si ferma a casa a mangiare. Ma pe' grazia di Dio, i' mi' Igino, gli è di bocca bona e gli va bene ogni cosa.

Giuditta: Invece “i' mi' Igino” l'è piuttosto boccuccia. Quello no, quell'altro no. A parte i' fatto che ci s'ha una domestica che da mangiare la un lo sa fare pe' nulla, lasciamo stare, ma un s'adatta nemmeno.

Vittoria: Uh, i' mi' Igino, no! La guardi, gli potrei mettere ni' piatto un gatto morto che quello lo mangerebbe con lo stesso gusto d'una braciola di maiale.

Giuditta: Eh, lo vede? C'hanno in comune i' nome ma un potrebbero essere più differenti, i' mio e i' suo.

Vittoria: (confidenzialmente) Ma poi, a dillo a lei...tanto siamo tra donne, i' mi' Igino sarebbe sempre in filo pe' fare all'amore. E io gli dico “oh Igino, ma se stessi dietro a te, un farei altro dalla mattina alla sera.....”

Giuditta:(quasi dispiaciuta) Ah, sì? I' mio invece russa dimolto la notte!

Vittoria: Eh, Igino l'è proprio un grand'omo. Solamente a prendersi cura della mia creatura...

Giuditta: Ah, perché...

Vittoria: (tragicamente, come se stesse recitando) Fu un tragico errore di gioventù. Il fidanzato di allora mi  disse “Vittoria, sorto a comprare le sigarette”...e un tornò più!

Giuditta:Figlio d'un cane! Si vede che trovò da far di' bene!

Vittoria: (asciugandosi gli occhi,come se piangesse) Macchè, rimase sotto un busse: stiacciato, stritolato sull'istante e io rimasi a un passo dalle nozze con una creatura in grembo...i' mi' Nicolino! Ora l'ho lasciato a casa a Pistoia.

Giuditta:Poerino!

Vittoria:Unn'è mica la prima volta. D'altronde si deve abituare a stare da solo, prima o poi.

Giuditta: Sì, ho capito ma...accidenti! C'è tanta di quella gentaccia che gira....

Vittoria:Prima di pigliare l'autobusse gli ho fatto mille raccomandazioni: Nicolino un mangiare fori dai pasti...sì, perché i' mi' Nicolino, icchè tu gli metti davanti e icchè gli spolvera. Ah, un si fa scrupolo di nulla! Un si ripara a rifornire la dispensa! Anche per questo, i' mi' Igino mi vole sposare, per regolare la posizione mia e di questa creatura.

Giuditta:(comprensiva) Quello fa bene, poerino. Ma quant'anni la c'ha questa creatura?

Vittoria: Nicolino? Ventisett'anni.

Giuditta: (sbigottita) Ventisett'anni? O poer'a me!

Vittoria:Ma poi l'è di cuore, i' mi' Igino! La guardi, quando viene da me a Pistoia, un viene mai con le mani in mano. O quando porta una cosa o quando ne porta un altra. (indicando i suoi gioielli) Vede? Questi gingilli me li ha regalati tutti lui. La pensi, l'anno scorso pe' Natale gli arrivò con un centrotavola...una composizione tutta di pine, gli avrei fatto vedere! Un amore! La mi faceva una figura sulla tavola di' salotto!

(Giuditta piano piano comincia a capire, sgrana gli occhi, vacilla e si siede, tremando)

Vittoria:(continuando imperterrita) I cappelli, poi! E tutti di questa marca ...Biancalani & Batacchi. D'altronde son belli davvero. Tempo fa mi portò un cappellino tutto a fiori di seta co' una penna d'uccello che l'è un amore...

Giuditta:(terrea in viso, a denti stretti) Si chiama “Volo d'Airone”....

Vittoria: Sì ma un lo porto mai fori, ho paura mi ci cachino i piccioni.

Giuditta: Insomma, tutti cappelli nostri, eh? E come fa di cognome questo Igino? Perchè un ce l'ho presente fra i nostri clienti.

Vittoria: Biancalani...Igino Biancalani...(dopo un attimo di silenzio, guardando la scritta sulla porta del magazzino, squittendo) Che buffo! Come la marca di questi cappelli!

Giuditta: (che ha già capito, alzandosi) E come la su' moglie...Giuditta Biancalani.

Vittoria:(aggrottando le sopracciglia) La scusi signora ma lei l'ha preso un granchio. I' mi' Igino, la moglie un ce l'ha e infatti, bisogna far passare un po' di tempo perché, essendo morta questa moglie, subito subito un si vole risposare...pe' la gente, inteso?

Giuditta: Ah, gli è un vedovo?

Vittoria: Sì, m'ha raccontato che la su' moglie l'era una poco raffinata, senza carattere, bruttoccia...

Giuditta:Ah, sì?

Vittoria:(arricciando il naso) ...senza ambizione, un po' andante...

Giuditta:(cominciando a bollire dalla rabbia) Ma senti!

Vittoria:(irrefrenabile)....una persona dozzinale, di basso livello...di mezza tacca!

Giuditta:(arricciandosi le maniche e dirigendosi verso la porta) Ora tu vedi che tacca gli fo io, ni' cervello!

(sparisce a sinistra)

Vittoria:(facendo per correrle dietro) Signora?...Signora? Ma indo' la va?

(dalla porta del magazzino entra Igino. Ha le maniche arricciate e la giacca sulla spalla)

Igino:(cantando) Besame...besame mucho...(vedendo Vittoria, quindi sobbalzando) ...Hiiiiiiii!

Vittoria: (incredula) Igino!

(Igino rimane immobile, come pietrificato)

Vittoria:Igino! O te icchè tu ci fai qui?

(Igino resta immobile, gli occhi fuori dalle orbite)

Vittoria:Igino, che hai perso la voce, un tu parli più? Che hai visto il lupo?

(Igino si guarda le mani, si sfila velocemente l'anello e se lo caccia in bocca, poi lo deglutisce. Quindi si stampa un sorriso falsissimo in volto)

Igino:(tendendole le mani) Vittoria....che sorpresa!

(in quel momento entra da sinistra Giuditta  con un grosso coltello da cucina in una mano e una mannaia nell'altra)

Giuditta: (avventandoglisi contro) Ora la sorpresa te la fo io! Vigliacco! Assassino! Spudorato! Vieni Qui! Vieni Qui!

Vittoria:(che finalmente ha capito, a Giuditta, sfilandole il coltello di mano) Questo la lo dia  a me!

(mentre partono le note del ritornello di “Teresa” di Fred Buscaglione, Igino infila la porta del magazzino, seguito da Vittoria che lo insegue con il coltello e da Giuditta che brandisce la mannaia)

CALA LA TELA

SECONDO ATTO

Partono le note della canzone “La gelosia non è più di moda” (Trio Lescano).

La scena si apre sul medesimo laboratorio.

Cosetta sta lavorando a dei cappelli, seduta al tavolo mentre Iride, in piedi, li sta avvolgendo nella carta velina prima di passarli a Bruno che li ripone in uno scatolone. A destra ci sono tre scatoloni. Sul tavolo, oltre agli attrezzi di prima, ci saranno anche una penna, dei fogli di carta per scrivere, un metro da sarta, alcuni cappelli da uomo.

Iride: (sbadigliando) Ah, che sonno! Anche stanotte ho fatto tardi alla finestra...

Cosetta:Perchè? I' sor Igino e la sora Giuditta che leticavano un'altra volta?

Iride: Macchè! Dopo tanti anni che li sento ragagnare tutte le sante sere, stanotte mi pareva perfino impossibile che ci fosse tanto silenzio! Oh, c'ho fatto le quattro a orecchi ritti ma ….un volava una mosca!

Cosetta: Ma che bracona tu sei!

Iride:L'è più forte di me, vengo proprio di famiglia. La mi' nonna l'era bracona, la mi' mamma l'era bracona e io unn'ho dirazzato!(sbadigliando vistosamente) Ora però un vedo l'ora d' andare in via delle Materasse...

Bruno: (a Iride) Te, che tu sei i' nostro Gazzettino...o che è vero che i' sor Igino, dopo i' putiferio di ieri, gli ha dormito tra gli scatoloni?

Cosetta: Perchè, icchè gli è successo?

Iride: Come, un tu l'hai saputo?Accidenti, tra poco questa notizia l'ha messo le barbe!

Bruno:(raccontando) I' sor Igino, bischero bischero, viveva co' un'altra donna a Pistoia...

Cosetta: (scandalizzata) Noooo!

Bruno: Ieri, per un puro caso, questa donna l'è capitata qui pe' ricomprare un cappello e...

Cosetta: (incredula ) Noooo!

Iride: (con estrema soddisfazione)...e tutte e due le l'hanno maculato di botte!

Bruno: Che filone però, i' sor Igino! Faceva le viste di andare a portare i cappelli e invece...

Iride: ...gli andava da quell'altra!

Cosetta: Io però c'ho un po' piacere pe' qui' collotorto della sora Giuditta. L'è sempre nervosa, sempre ingrugnata, la s'agita pe' nulla, antepatica!

Iride: E poi l'è un tutt'uno con Don Terenzio, l'è sempre in chiesa a battisi i' petto e quando la torna  la ci tratta come pellaie e ….oltretutto la ci paga du' lire, quella tirchiaccia!

Bruno: Oltretutto.

Iride: Ecco.

Cosetta: (cogliendo la palla al balzo, a Bruno) Vedi icchè succede a non essere sinceri?

Bruno: Cosetta, un ricominciare. T'ho detto che la fo entratura...

Cosetta: Ah sì? E quando?

Bruno: Prima o poi. Appena avrò i soldi pe' comprarti almeno l'anello.

Cosetta:Tu sei un bugiardo. Tu m'avevi promesso che ai cavalli un tu ci giocavi più...

Bruno: T'hai ragione ma m'avevano assicurato che Saettone gli era un portento, ho giocato tutto su di lui e....

Iride: ...t''hai fatto la frittata!

Bruno:(avvicinandosi a Cosetta) Via, un t'adombrare. Un tu lo sai? Bisogna anda' pe' gradi: prima c'è i' fidanzamento fori, poi c'è i' fidanzamento in casa...

Iride: (mettendo bocca) Io so di un caso all'incontrario: c'era uno che gli aveva fatto entratura. Ma questa entratura la durò diciassett'anni. Icchè successe, allora? Gli toccò mettisi a fare all'amore fori perché lo buttarono fori di casa. Un si sposava mai! Sicchè stai attenta, Cosetta  perché Bruno mi sembra un po' formicolone...

Bruno: Ma che linguaccia tu sei! Io mi domando come tu fai a sapere tutto di tutti a codesta maniera...

Iride:(prontamente) Pratica, allenamento e orecchi boni.

Bruno: Io mi sbaglierò ma prima o poi chi ti chiude la bocca co' una labbrata, tu lo trovi!

(da fuori si sente lo squillo del campanello d'ingresso)

(Tilde compare da sinistra, asciugandosi le mani al grembiule e si appresta ad aprire)

(Entra il dottor Chimenti con la borsae una grossa busta in mano)

Tilde:Bongiorno, sor dottore!

Dr. Chimenti:(rivolgendosi soprattutto a Cosetta, sputacchiando nel pronunciare la “esse) Buondì Cosetta! Sono venuto per quel cappello che volevo farmi, se ne rammenta?

(Cosetta si pulisce l'occhio dagli schizzi che le sono arrivati)

Iride: (sarcastica, a Bruno) Bada oh, a noi un ci guarda nemmeno...(al dottore) Bongiorno, eh?

Dr. Chimenti: (rispondendo ma guardando sempre Cosetta) Buondì, buondì...

Tilde: In questo momento i' sor Fosco l'è di là con la sora Giuditta ma stamani...l'è meglio un gli disturbare.

Dr. Chimenti: Meglio, meglio...( a Cosetta, sputacchiando)  Che me la prende lei la misura?

Bruno:(piano a Iride) C'avrà un sessanta, positivo. Con qui' capo a nacchera che si ritrova!

Cosetta:(prendendo sul tavolo il metro da sarta e misurandogli la circonferenza) Sessanta tondi tondi.

Bruno:(a Iride) Icchè t'avevo detto?

Dr. Chimenti: (guardando Cosetta, adorante, sputacchiando) Sa, mi piacerebbe un panama bianco, un po' elegante. Icchè la ne pensa?  Oppure un altro modello, non so, mi consigli lei.....

Iride: (piano, a Bruno) Ciccio, se un tu ti spicci a dargli qui' benedetto anello, c'è qualcun altro che glielo dà!

Cosetta: (ripulendosi un occhio) Ma sa, io un la saprei consigliare...io so' solo una semplice lavorante....

Dr. Chimenti: Difatti l'è sprecata pe' questo lavoro...(sputacchiando) Sprecata, sprecata, sprecata!

(Cosetta si pulisce il viso dagli schizzi)

Bruno:(truce in viso) Che si portano via queste scatole, allora?

Dr. Chimenti:(guardando l'orologio) Uh, sono in ritardo, devo scappare.Ma torno, Cosetta, torno...anzi, siccome la vedo un po' pallida, la venga lei a trovarmi allo studio...(facendo per uscire  ma tornando indietro) Ah, che sbadato!Vede Cosetta, quando discorro con lei mi dimentico di  tutto il resto. (a Tilde, consegnandole la busta) Qui dentro c'è il risultato delle lastre del signor Igino. La gliele dia lei. Va tutto bene, sano come un pesce. (rivolgendosi a Cosetta) Arrivederci Cosetta! Au revoir, goodbye, (sputacchiando e innaffiando i presenti) hasta la vista!

(Esce con passo baldanzoso mentre tutti si ripuliscono dagli schizzi. Tilde appoggia la busta sul mobiletto dello specchio)

Bruno: (con aria minacciosa, a Cosetta) Te ora tu mi dici icchè vole da te questo mambrucco!

Cosetta:(afferrando una scatola e dirigendosi  verso la comune, sdegnosa) Forse lui mi vole dare icchè un tu mi dai te!

(esce dalla comune)

Bruno: (afferrando una scatola, seguendola) Cosetta! Vien qua! Spiegati meglio!

(esce dalla comune)

Iride:(curiosa, seguendolo) E io vo a bracare!

(esce dalla comune)

Tilde: Invece io vo a finire di fare le pezzette a i' capo alla sora Giuditta. (ridendo e facendo il gesto delle corna) Oggi la si sente un gran peso alla testa...

(esce a sinistra)

(dalla porta del magazzino entra Igino. In maniche di camicia, la cravatta allentata e storta, i capelli arruffati, due grossi lividi intorno agli occhi, tutto mogio.)

Igino: (con voce flebile, tra sè) Eh l'ho fatta la mia! E ora? Come sorto da questa situazione? Tòrta o dimenata, tu l'hai a mettere come tu voi, so' bell'e cascato ni' tritello! (buttandosi su una sedia) Ma chi se l'aspettava che la Vittoria la venisse a comprare un cappello proprio qui. Quella la un si move mai da Pistoia... questa volta, no! L'è voluta venire lei nella tana di' lupo! (alzandosi e andando verso lo specchio) Certo, i' destino l'è proprio infame, eh? (toccandosi i lividi) Bada qui come le m'hanno conciato...ohi! Una la m'ha tirato un cazzotto a destra, una la me l'ha tirato a sinistra...guarda come so' bellino ora! (toccandosi la pancia) Ma poi mi dole i' corpo! Quando l'ho vista qui, la prima reazione l'è stata quella di fa' sparire l'anello nuziale...(impaurito, stropicciandosi la pancia) Chissà ora come mi galleggia nello stomaco!

(Fosco entra dalla porta a sinistra e Igino fa un sobbalzo per la paura)

Igino: (sobbalzando) Oddio, chi c'è?

Fosco: (entrando) S-so io...

Igino: (abbracciandolo) Fosco, amico mio! Meno male una faccia amica in mezzo a queste belve!

Fosco: D-da amico, io t-te lo dico p-papale papale: Igino, t-tu sei un gran b-bischero!

Igino: (avvilito) Zitto zitto, un mi dire nulla! Quanto so' imbecille lo riconosco da me...Indo' l'è la Giuditta?

Fosco: L'è di là. P-per ora l'ho c-calmata m-ma la m-minaccia di buttatti f-fori di c-casa.

(Igino fa una smorfia di sofferenza)

Igino: E come l'è la Vittoria?

Fosco: (fraintendendo) B-bella donna, d-davvero. La c'ha un c-che addosso...

Igino: No dicevo, la Vittoria che s'è calmata lei, perlomeno?

Fosco: M-macchè. La m-minacciava di fare una sc-scenata in tutto i' r-rione e poi d-di andare d-dai C-carabinieri. L'ho d-dovuta convincere a n-non fare d-denuncia...p-per ora!

Igino: Denuncia?

Fosco: Sì. P-per bigamia...

(Igino fa una smorfia di sofferenza)

Fosco: P-però te un t-tu l'avevi mica s-sposata, s-icchè...

Igino: No, ma glielo avevo promesso! Gli avevo raccontato che ero un  poero vedovo, pensa un po'!

Fosco:H-hai visto a andare d-dietro a-alle chimere, i-icchè succede?

Igino:Zitto, zitto! Ma ora indo' l'è la Vittoria? (speranzoso) L'avrà ripreso i' busse e la sarà tornata a Pistoia, m'immagino...

Fosco: (non sapendo come fare a dirglielo) V-veramente...un...v-ve...vedi...m-ma, io u-un lo...

Igino:(stizzendosi) Ma icchè tu stai rimbrodolando? Tu parli, tu parli e ancora unn'ho capito icchè tu mi vo' dire!

Fosco: (nitidamente, tutto d'un fiato) L'è sempre qui.

Igino: (mordendosi le mani) L'è sempre qui? Vai, so' entrato in un ginepraio che un ci rilevo un sacco dalle corde! (vagando per la stanza) Oddio, ora succede uno scangèo! O come fo? (a Fosco) Guarda, mi monta un'ansia, come una roba nera che dallo stomaco la ti sale, una sensazione di terrore interno che la t'aggroviglia e che tracima e te tu dici (prendendo Fosco per il bavero, guardandolo fisso negli occhi e scuotendolo)....o perché mi deve capitare tutto a me e no a un imbecille qualsiasi?

Fosco: P-perchè t-tu g-guardi me, abbi p-pazienza?

Igino: No no così, si fa pe' dire...(ricominciando a girare per la stanza a grandi passi) O come potrei fare? Qualcosa devo inventare, ma icchè?

Fosco:(timidamente) Ci s-sarebbe da m-mandare via una p-partita di ca-cappelli

Igino:(interrompendolo, veemente) Cappelli? M'importa assai de' cappelli, ora...qui ne va della mi' vita! Guarda come so' conciato!

(da sinistra entra Tilde con il piumino per spolverare)

Tilde: (nel vederlo) Mamma mia, sor Igino, come l'hanno ridotto!

Igino: Hai visto? Hai visto, la tu' padrona? Nemmen le bestie...

Tilde: Che paura a sentire quegli stianti e quegli strepiti! Mi s'è rimescolato tutto i' piscio con l'orina!

Fosco: T-tilde!

Tilde:  (mettendosi a spolverare) Gli è vero, Vangelo!

Igino: Mi sento tra l'uscio e i' muro, tra Scilla e Cariddi!(rimuginando) O come potrei fare pe' sortire da questo....(fermandosi improvvisamente e illuminandosi) Idea! Ideaaaa! (A Fosco, ritrovando l'antica verve) Fosco, chi l'è i' re delle bombe, l'imperatore delle fandonie? Chi l'è?

Fosco:(timidamente) T-te...

Igino:(vantandosi) In quanto a bugie e a frottole, che volete insegnare a i' babbo? (a Fosco) Senti icchè fo....

Fosco: Q-qualunque c-cosa sia, un la f-fare...

Igino: (noncurante) Senti, invento d'essere malato grave ….e di stare pe' morire. Dio bonino, l'avranno pietà d'un moribondo! (illuminandosi) La Vittoria la tornerà a Pistoia con il cuore desolato e senza speranza mentre la Giuditta l'abbaierà un po' ma la un mi potrà fare i' cane addosso più di tanto, religiosa e pia come l'è. Poi passerà i' tempo e....

Tilde:(dopo aver ascoltato, intervenendo)...e le si domanderanno: come mai un more più?

Igino:(prontamente, inventando) Le medicine, i nuovi ritrovati d'oggigiorno fanno i miracoli! I' tempo passerà e poi...tutto si dimentica. (felice e speranzoso) Vai, vai! Fo così! Questa l'è la quadratura di' cerchio.

Fosco:(facendo per andarsene) I-io unne v-voglio s-sape' nulla!

Igino:(guardandolo, supplichevole) Fosco, gli amici si riconoscono ni' momento di' bisogno. Un si fa mica nulla di male! D'altronde come diceva Machiavelli? I' fine giustifica i mezzi.

(Tilde si allontana in punta di piedi verso sinistra)

Igino: (fermandola, minaccioso) Ferma lì! Indo' tu vai, te? Un t'azzardare a raccontare nulla alla Giuditta, eh? (poi, subdolo) Anzi, se di tanto in tanto tu mi racconterai icchè la dice e icchè la fa...te ne sarò riconoscente.

Tilde: (parando prontamente la mano) A ufo un canta un cieco!

Igino:  (estraendo dalla tasca dei pantaloni alcune monete) Mamma mia, come tu se' attaccata....

Tilde: (scuotendo la testa) Gli spiccioli un bastano, ci vole i fogli....

Igino: (frugandosi ancora, visibilmente stizzito e mettendogli in mano una  banconota) Tieni, ingorda che un tu se' altro! (poi, andando spedito verso il tavolo, afferrando un foglio e la penna) E ora, guarda come si fa. Si fa finta che qui ci sia la diagnosi di un dottore...

Tilde: (ricordandosi della radiografia sul mobiletto) A proposito, lì c'è....

Igino:(redarguendola aspramente)  Zitta, ora! Muta! (quindi, a Fosco)...Meglio la diagnosi di un professore, vai! Un esimio professore che.....(inventando e accennando Fosco) tu mi consigliasti te!

Fosco: I-io?

Igino:(scrivendo) Si scrive...”diagnosi mortale”...(pensando e scrivendo diverse righe )Vai....bell'e fatto....Una calligrafia piena di svolazzi, una firma illeggibile come c'hanno tutti i dottori e i' gioco l'è fatto!

(piega il foglio e se lo mette in tasca)

Fosco: M-mamma mia, c-che Iddio ce la m-mandi b-bona...

Igino: (che ha ritrovato tutta la sua baldanza, toccando scherzosamente il cavallo dei pantaloni di Fosco ed emettendo un fischio)...E già che c'è, anche un po' allegra!

Fosco: (scuotendo la testa) T-te un tu c-cambierai mai!

Igino:(a Tilde che fa per andarsene) E te, bocca chiusa e orecchi ritti!

(Entrano da sinistra Giuditta, con una pezzetta fredda sulla fronte e Vittoria. Tutte e due hanno facce scure e tirate)

Igino: (vedendole) Eccoci alle dolenti note!

Tilde:(svignandosela) Io me la batto, vo a sgranare i piselli....

(esce a sinistra)

Fosco: (svignandosela) E io v-vo ni' m-magazzino....

(esce dalla porta centrale del magazzino)

(Le due donne, in silenzio, si siedono ai due capi della tavola e sempre in silenzio fanno cenno a Igino di sedersi al centro quindi lui viene a trovarsi in mezzo alle due. Lui, timidamente obbedisce)

Giuditta:(tirandosi su le maniche al che Igino si riparerà istintivamente la testa) Ovvia, o principiamo. (guardandolo fisso)  Io un mi ri-ho.

Vittoria:Noi un ci si ri-ha.

Igino: Ma aspettate...fatemi...

Giuditta:(afferrando il paio di grosse forbici sulla tavola) Zitto perché te le pianto ni' core e un se ne parla più. Lascia parlare me, ora.

(Igino si ripara la testa fra le braccia per proteggersi)

Giuditta: (proseguendo) Brutto figliol d'un pecoraio che un tu sei altro! Che tu eri una banderola,  io l'ho sempre saputo. Sempre!

Vittoria: (rincarando la dose) Brutto figliol d'un frate di passaggio! Macchiaiolo! Falso come l'ottone!

Giuditta:(con calma) Guarda, un mi voglio nemmen arrabbiare con te....

Igino:  (sorridendo, sollevato) Ohhhh, così tu mi piaci.....

Giuditta:(urlando come una forsennata) Tu sei un bugiardooo! Tu tiri più bombe te d'un esercito in guerra! (brandendo le forbici) Tu sei una carogna, un assassino, un omo scostumato di facili costumi!

Igino:Ma...ma Giuditta, calma!

Giuditta: Calma? Calma? T'hai continuato a giurare e spergiurare, bugiardo come un cavurrino! Tu m'hai fatto passare mille volte da imbecille davanti a tutti, dalle lavoranti a tutto i' rione! (urlando) Guarda miscredente! Un tu c'hai più nemmeno la fede a i' dito!

Igino:(stropicciandosi lo stomaco) L'ho persa e un so nemmen come...io un me la levo mai!

Vittoria: (urlando) Ma come ti piaceva fare i' ganzo, i' pottone, i' furbino, eh? Da' retta, ma che m'avevi preso per un' imbecille a credere a tutte le bugie che tu mi raccontavi? Promettermi di sposarmi quando...quando tu eri bell'e sposato con questa qui!

Giuditta:Poero mentecatto! Sotto sotto io l'ho sempre saputo che a i' posto di' cervello tu avevi una zucca vòta!

Igino: (estraendo dalla tasca un foglio e porgendoglielo) Scusa, Giuditta....

Giuditta: (facendo volare il foglio) Le tu' scuse io me le friggo, guarda! Questa la m'è rimasta proprio su' i' gozzo! Ma icchè tu credevi, d'essere i' sultano? Ah, questa un tu me l'avevi a fare!

Vittoria: Anche a me questa la mi frizza troppo!

Giuditta:(con freddezza) La scusi signora ma la mi frizza di più a me. Abbia pazienza, io so' la moglie.

Vittoria:(indispettita) E io so' la fidanzata, la promessa sposa..e co' una creatura a carico!

Giuditta: (ironica) Chiamala creatura, c'ha ventisett'anni!

Vittoria: Oh, la lasci stare Nicolino, eh?

Giuditta: Pe' l'amor di Dio, e chi gnene tocca! E la si cheti subito perché in questa cosa lei la deve mettere bocca quando piscia le galline.

Igino:(sorpreso) Giuditta! Un t'ho mai sentito parlare così!

Giuditta: E ancora unn'è nulla! (a Vittoria) Questa l'è una questione tra me e i' mi' marito sicché (facendole il gesto che deve andarsene) la mi faccia i' santo piacere di ….

Vittoria: Eh no! Questa l'è anche una questione tra me e i' mi....(con enfasi) promesso sposo, (facendole il gesto che deve andarsene) sicché...

Giuditta: (urlando) Ma la si tappi la bocca e qualche altra cosa, l'è meglio! Cempenna!

Vittoria:(urlando)Tarpana!

Giuditta:(urlando) Cimbraccola!

Igino:(debolmente) Volete, pe' piacere, stare a ascoltarmi? (riproponendo il foglio) Io intendevo dire....

Giuditta: Da' retta, nini ma io un so mica una ripescata dalla piena, sai! T'hai voglia di rivoltare la frittata! (rifacendogli il verso) Io intendevo dire...io intendevo dire...Icchè tu intendi dire l'ho capito e bene, caro i' mio signor (con enfasi, sarcastica) Pomponio!...(guardandosi intorno) Tutti questi anni rinchiusa in un laboratorio a fare i cappelli mentre te t'andavi a zonzo. E icchè m'è rimasto in mano? (tirandogli dietro un cappello, piangendo con rabbia) Un cappello pieno di bugie! Ecco icchè m'è rimasto! Ma speriamo che ti venga un coccolone di quelli furbi!

Vittoria: Lazzerone! Dio voglia che i tu' quattrini tu li finisca tutti  in medicine!

Giuditta: (al marito, parlando di Vittoria) Guarda, io un voglio dire male della gente perché questa un la conosco nemmeno ma solo a guardalla si capisce subito che l'ha passato più tempo a diacere che ritta in piedi! E te tu sei andato a farti coglionare da quella lì? Uh, che manate ti tirerei!

Vittoria: Ora gli rispondo per le rime, eh?

Giuditta (alzandosi) Io invece gli metto direttamente le mani su i' viso!

Igino: Bone, bone! Lasciatemi spiegare...(alla moglie, riproponendo il foglio) Giuditta leggi, abbi pazienza...

Giuditta: (facendo volare nuovamente il foglio) Ma come abbi pazienza! Tu mi tradisci con questa... (additando Vittoria) questa ampollosa, spocchiosa, la m'è rimasta subito antepatica a pelle! Appena l'è entrata da quella porta, guarda!

Vittoria: (alzandosi, minacciosa) O ridicola, la stia attenta a come la parla! Con tutti questi santini che l'ha addosso la mi pare un tabernacolo!

Giuditta:Ridicola? So' cent'ori a petto a lei! (al marito) Igino, avrei capito se tu l'avessi presa giovane e florida ma questa la c'ha una certa età anche se la si rimpicchietta tutta come una ragazzina. Di dietro liceo e davanti...museo!

Vittoria:(indispettita) E lei allora? L'ha più vene varicose che capelli in capo! La si ricordi che io, a petto a lei, so' un fiore!

Giuditta:(ironica) Sì, fiore di ruta che Iddio un lo vole e i' diavolo lo rifiuta! Ma la mi sorta di qui , pe' piacere!

Igino:Aspettate...aspettate. V'ho da dare una notizia che la sconvolgerà voi come (tristemente) l'ha sconvolto me e forse vu potrete  comprendere, giustificare e perdonare i' mi' comportamento un po' leggero (porgendole il foglio)....Giuditta, leggi!

Giuditta:(prendendo il foglio che lui le porge in malo modo e leggendo) “Sei cappelli da uomo misura cinquantotto...quattro cappelli da donna misura...”

Igino:(riprendendole il foglio di mano)No, ho sbagliato, unn'è questo. (frugandosi nell'altra tasca ed estraendone un altro foglio piegato. Quindi, portandosi una mano alla fronte, in tono tragico). L'è questo.

Giuditta:(leggendo) Diagnosi mortale....

(Giuditta guarda Igino interrogativamente)

Igino:(sospirando esageratamente) Eeeehhhh!

Giuditta:(riprendendo a leggere) Al paziente Igino Biancalani....

Igino:(sconsolato) So' io.

Vittoria:Be' fico, sì!

Giuditta: (riprendendo a leggere) Spettabile signor Biancalani, lei è affetto da un'occlusione allo stomaco, a i' fegato e alla cistefellea....

(guarda ancora interrogativamente il marito)

Igino:(sospirando esageratamente) Eeeehhhh!

Giuditta: (riprendendo a leggere) ...Detta occlusione ha determinato un' infezione del 30% esente IGE a tutti gli organi sopra nominati pertanto si sconsiglia dal fare ulteriori cure avendo un riscontro negativo, liquidabile al massimo a quaranta giorni...(guardandolo, gelida) O se questa la sembra una fattura.....ma chi l'ha scritta?

Igino:(prontamente) Un esimio professore, venuto appositamente da Roma, altro che i' tu' dottorucolo, i' dottor Chimenti! Questo l'è un luminario della medicina, lo conosce anche Fosco. Domandateglielo se un vu ci credete! Mi so' fatto visitare e...

Vittoria: Sì, ma icchè vorrebbe dire?

Igino:(fingendosi disperato) Che so' agli sgoccioli, che ce n'ho pe' poco!

Giuditta: Ma icchè tu ci racconti? O se i' dottor Chimenti, (rivolgendosi a Vittoria), un dottorino, la vedesse, giovane ma bravo, bravoooo, (poi riprendendo, gelida) i' dottore gli ha detto che un tu c'hai nulla!

Igino: (fingendo di piagnucolare) Sie,  qui' professorone m'ha rivoltato come un calzino, m'ha messo sotto un macchinario e da lì gli ha visto un grande affare....(piangendo) c'ho pochi giorni di vitaaaaa!

Giuditta:Ma se tu stavi proprio bene....

Igino: Sie, facevo finta ma sentivo certi dolori allo stomaco e alla pancia che mi sembrava d'avere dei cani randagi a strapparmi le budella. (massaggiandosi la pancia) A dire la verità, anche ora ce l'ho questi dolori....ohi ohi (poi piano, tra sé) Se un mi riesce di rifare questo anello, gli è un pasticcio...

Vittoria:Ma se tu avevi sempre un appetito...

Giuditta:(ironica) Già, gli avrebbe mangiato un gatto morto!

Igino: (fingendo di piagnucolare) Lo vedi, mangio mangio ma so' sempre secco come un graticcio, come mai? Da quando ho saputo di questa sventura, so' diventato un fuscello, so' diventato! Se tira una ventata più forte, finisco a buco ritto come nulla! I' professore m'ha detto che unne rilevo le gambe e ora (piangendo e soffiandosi forte il naso)....ora un m'è rimasto che gli occhi pe' piangere!

Vittoria: E che sintomi tu avresti?

Igino:(inventando lì per lì) Mi fa freddo e un momento dopo so' sudato intinto. Ecco, senti? Ora so' diaccio marmato...ohi ohi, (sventolandosi) e ora avvampo!

Giuditta: Ma icchè gli ha, le caldane?

Vittoria:(tastandogli la fronte) Mah, a me un mi sembra...

Igino:I' professore me l'ha spiegato: questi microbi gli hanno cominciato a girare dentro i' corpo e sono andati a colpire, sai icchè? I' pancreasse! O che saranno stati tutti quei mangiari che la fa la Tilde? Lei, bada, l'ha la mano pesa pe' i' sale e i' pepe....

Giuditta: (scettica) Mah, sarà! A me un mi pare che tu stia tanto male...Per me l'è un'altra fandonia che tu ci racconti...

Igino:(solennemente, con la mano sul cuore) M'è testimone Iddio...

(Fosco entra dalla porta del magazzino)

Igino: (vedendolo) ….ma anche i' mi' buon amico Fosco mi può testimoniare, vero? Diglielo anche te!

Fosco: N-no, io unne v-voglio s-sapere nulla...

Igino:Ah, bravo, bravo! Bell'amico, complimenti! (prendendolo con forza per un braccio, minaccioso, a bassa voce) Diglielo anche te!

Fosco:(capitolando) S-sì, un p-professorone l'ha v-visitato (allargando le braccia) e...io lo s-sapevo, s-sì.

Giuditta:(convincendosi) Se lo dice lui, allora gli è vero! Mi fido più di lui che di' mi' marito, voglio dire la verità....(poi, al marito) Comunque senti, morire o non morire, io voglio sapere se l'è vero che t'avevi promesso di sposare questa donna!

Igino: (farfugliando) Eh...ma ...vedi...quando...siccome...

Giuditta: Guarda che con codesto giropèsca  un tu m'incanti!

Igino:(arrampicandosi sugli specchi) Io avevo preso una fittonata pe' la Vittoria...insomma c'avevo perso i' capo ma solo perché sapevo di dover morire...l'è stato uno sbaglio, l'è vero, anche se Giuditta, permettimi di dire, l'è stata anche un po' colpa tua...

Fosco: O-ora s-s'intorta, sta' a v-vedere...

Giuditta:(con gli occhi fuori dalle orbite, vociando) Colpa mia?

Igino: Sì, quando t'ho sposato credevo...come potrei dire...che tu fossi un vinello giovane, fresco,  frizzante e invece, piano piano t'hai dato barta, t'hai svoltato, tu sei diventata tutta monache, frati e ritiri...insomma, t'hai preso l'aceto, via!!

Fosco:V-vai, s-s'è intortato!

Giuditta:(minacciosa, con le mani sui fianchi) E icchè tu vorresti dire con codesto?

Igino:(timidamente, accennando a Vittoria) ...Che so' andato a bere più in là!      

Giuditta:(afferrando le forbici e rincorrendolo) Ma io t'ammazzo! Fermati, ti voglio strangolare con le mi' mani!

Vittoria: Sode!

Igino: (girando intorno al tavolo) Giuditta, stai calmina, perché hai sentito? Tra poco ci vo da me  all'altro mondo...

Vittoria: Dio volesse!

(Fosco trattiene Giuditta dal saltargli addosso e le toglie le forbici di mano)

Igino: Anche te, Vittoria! Io con te credevo di trovare un po' d'amore, un po' di dolcezza...

Vittoria:(falsamente dolce) Perchè, un so' stata dolce quando tu m'hai dato l'appartamentino?

Fosco:(timidamente) C-che sarebbe a mezzo, p-pe' dire la v-verità....

Giuditta: (trattenuta da Fosco ma più indiavolata che mai) L'appartamentinooo? Lo strangolo, lo strangolo con le mi' mani!

Igino: Giuditta, ti ricordo le bone maniere!

Giuditta: T'hai ragione, con le bone maniere s'ottiene tutto. (riafferrando le forbici e rincorrendolo) Vien qui! Ti voglio tagliare tutto a striscioline e poi ci guarnisco un cappello!

Vittoria:(continuando tutta dolce) Perchè, un so' stata dolce quando tu hai provveduto a pagare la retta dei Salesiani pe' Nicolino? (cambiando improvvisamente tono e facendosi minacciosa) Ecco,ora come fo  con tutte queste spese, eh? Chi le paga ora, chi?

Igino: (candidamente) Sai, io purtroppo devo morire...

Vittoria:(togliendosi una scarpa e minacciandolo con il tacco) E se un tu ci vai di tuo, ti ci mando io a i' Creatore! Garantito a i' limone, guarda! Intanto fo uno scangèo. (avviandosi zoppicando verso destra con una scarpa al piede e una in mano) Mi metto qui sull'angolo e a tutta la gente che la passa gli dico che farabutto e lazzerone tu sei te...(additando Giuditta) e che corna la c'ha lei. Così vi portan pe' bocca bene bene....

 Fosco: (intervenendo timidamente) V-via signora V-vittoria, l-la si calmi....

Vittoria: Guardi, lei la rispetto perché la dev'essere una brava persona, la unn'entri ni' mezzo.

Fosco:(cercando di convincerla) L-la venga, gli offro un c-caffè a i' b-barre così gli si c-calma gli s-spiriti e d-dopo la vedrà t-tutto con occhi d-differenti...

Vittoria: Voglio seguire i' su' consiglio ma... (a Igino e  Giuditta) un vo via, eh? Finchè un s'è chiarito, a Pistoia un ci torno. (poi a Fosco, tutta gentile) La mi dia i' braccio, piacere Vittoria Brunetti.

Fosco:(tutto emozionato) P-piacere m-mio, F-fosco B-batacchi!

Vittoria:(improvvisamente languida) Ma che bei cappelli la disegna!

Fosco:(tutto ringalluzzito) Ca- ca...(prendendo un respiro e dandosi due colpi forti al petto, quindi partendo spedito)...Cappelli, cuffiette, papaline, berretti, di feltro, (uscendo insieme a lei a braccetto) di paglia, in rafia, di seta, di lana, cotone, a punta, a staio, a cloche, a calotta, a gronda.....

(escono a destra)

(da sinistra entra Tilde con il piumino in mano)

Tilde: N''ho bell'e  sbucciati una montagna di quei piselli e ora icchè fo? (e siccome nessuno la considera, mettendosi a spolverare ) Mah, mi metterò allo spolvero....

Giuditta:(sibilando, al marito) L'hai visto in che aberinto  tu m'hai messo? Io un voglio scomparire pe' colpa tua! Tanto gli hanno poco la lingua lunga da queste parti! Ci sarebbe da entrare sottoterra pe' la vergogna! Invece io voglio andare a testa alta come prima. Sissignore, a testa alta.

Tilde: (piano, mimando il gesto delle corna sulla testa) Eh, unn'ave' paura! A testa alta tu vai, ramificata proprio.

Igino: (supplichevole) Perdonami, Giuditta. Fallo pe' i' nostro matrimonio...

Giuditta: I' matrimonio? Tutto a buco ritto, tutto a carte quarantotto!

Igino:(supplichevole) Giuditta, sto pe' morire! (ammiccando alla serva) Perdonami!

Giuditta: Io so' dimolto religiosa, tu lo sai....ma so' come i' Papa Sisto che unn'ha perdonato neanche a Cristo! E sortimi di qui perché se ti metto le mani addosso ora, te le rilevo domattina!

Igino: (tragico, con una mano sulla fronte) Ah Maramaldo, tu uccidi un uomo morto....

Tilde: (intervenendo) Veramente la canzone la dice “Maramao perché sei morto”....

Igino:(piegandosi improvvisamente dal dolore alla pancia) Ah, che strizzone! Bisogna vada a i' gabinetto. C'ho una pancia così intimpanita che se un mi libero....(piano) Accident'a quell'anello! (a Giuditta) Essai la fine la principia così. I' professore dice che questo male va e viene, viene e va e io mi sento dimolto arrocchettato.

Tilde: Che lo vole un brodino, gli accomoda lo stomaco?

Igino:(piano) Macchè brodino! (poi, più forte) L'è vero che un c'ho fame e so' vicino a i' baratro ma se devo morire....(piano a Tilde) voglio morire a corpo pieno. Fammi du' pappardelle a sugo, vai! (poi, più forte) Tanto camperò tre farinate...(uscendo, tenendosi la pancia con la mano)...tre farinate!

(esce a sinistra)

(Giuditta rimane assorta e pensierosa mentre Tilde si assicura che Igino sia lontano)

Tilde:(avvicinandosi a Giuditta, in tono confidenziale) Quella donna, quella con gli ugnelli tinti, la un m'è piaciuta pe' nulla. Prima cosa quando l'è entrata la m'ha dato una zaffata di profumo, m'ha girato i' capo pe' un quarto d'ora. Briaca, sembravo! Lo vole sapere icchè penso? A quella...a quella gli piace più della messa cantata, glielo dico io!

Giuditta: (pensierosa) La l'ha imbriacato con tutte quelle movenze, quei dimenii...hai visto come la cammina? (imitandola) La pare la signora Svincoli!

Tilde: Oh, io già sapevancelo da un po' di tempo. Mi dicevo: le un nascan cieche solo le talpe, vai! Possibile che la sora Giuditta la un s'accorga di nulla? Perdie, detto e fatto!

Giuditta:E un tu m'hai detto nulla?

Tilde: Tra moglie e marito un mettere i' dito....

Giuditta: (già più compassionevole) E lui, i' mi' Igino, gli stava di già male...

Tilde:(sarcastica) Sì, dimolto!

Giuditta: Come? Unne stava male? Unn'è vero? Dimmi qualcosa, Tilde!

Tilde: (sorniona) Mah, se lei la volesse  mettere qualche sordarello....

Giuditta:(scandalizzata) Tu t'abbasseresti a fare la spia?

Tilde: Pe' cinquecento lire, sì!

Giuditta:(andando verso il mobiletto vicino alla porta del magazzino) Allora giù, tieni.

Tilde:(seguendola, avida) La guardi, io icchè so glielo dico pe' divozione....e pe' una giusta ricompensa perché io a ufo un fo nulla.

Giuditta: (mettendole in mano una banconota) Tu sei ma un'interessosa, altrochè! Ora avanti, chiacchiera!

Tilde:(riponendo la banconota in petto) Unn'è vero che i' su' marito gli sta pe' morire, n'ha inventata un'altra delle sue. (prendendo la busta con la radiografia sul mobiletto dello specchio) Gli era venuto i' dottor Chimenti a portare questa. (porgendogliela) Io un l'ho letta perché so' alfa e beta ma i' dottore gli ha detto che i' sor Igino l'è sano come un pesce.

Giuditta:(scatenandosi) Davverooo? Brutto vigliacco, assassino, delinquente...ora mi sente! Se lo piglio ne fo porpette!

Tilde:(calmissima) No, la sbaglia. Io so' una poera contadina zotica ma lo vole un consiglio?  La lo ripaghi con la stessa moneta: con la volpe, convien volpeggiare! Quando ci s'ha a che fare co' uno che vole fare i' furbo, meglio cercare d'essere più furbi di lui. La gli faccia credere che invece deve morire davvero. Lui se la fa addosso dalla paura e la vedrà che torna come un agnellino!

Giuditta:(abbracciandola) Ma te tu sei un genio!...Aspetta, come potrei fare? (estraendo dalla busta il referto medico del dottore, piegandolo in quattro e mettendoselo in seno) Intanto questo referto gli sparisce....(poi prendendo la penna sul tavolo disegna un pallino sulla radiografia. Lo guarda e non contenta lo fa più grosso)  Vai, qui si fa un pallino...anzi un po' più grosso...anzi una palla, vai! (soddisfatta) Evediamo se i' cappello pieno di bugie ora mi riesce di portarlo a me! ( a Tilde, riconoscente) Tu sarai zotica ma tu se' stata di grande aiuto. Lascia che t'abbracci e ti baci...

Tilde: Sì, sì ma qualche bigliettone mi farebbe più comodo...

Giuditta: Ancora?(andando al mobiletto e prendendo un'altra banconota) Maremma che sanguisuga! Io vorrei sapere icchè tu ne fai!

Tilde:(afferrandola e nascondendola in seno) La deve sapere che io vengo da una famiglia dimolto  povera. No' pe' vantazione ma a casa nostra s'aveva parecchia miseria. La fame che s'è avuto noi, no pe' vantazione ma l'avevano in pochi. Sicchè, se ora mi riesce  di tirare su qualche soldarello, me ne ingegno. (quindi piano, tra sé) Stai a vedere che con questa storia mi fo davvero un gruzzolino pe' tornare nella mi' campagna....

Giuditta: Mi raccomando, Tilde! Bocca chiusa e orecchi ritti.

(Tilde fa l'occhiolino e si avvia verso sinistra tutta contenta)

(entra zoppicando Don Terenzio dalla porta a destra lasciata semiaperta da Vittoria e Fosco)

Don Terenzio: (entrando trafelato) Figliola, tu m'hai mandato a chiamare e son corso subito...si fa pe' dire.

Giuditta:Ah,  Don Terenzio! L'è successo una cosaaaaa....

Don Terenzio:  Grossa?

Giuditta: (mettendosi le mani nei capelli) Ma di quegli intinti, di quegli intintiiii! So' avvilitaaaa!

Don Terenzio:Fammi sedere, figliola. Quando un t'ho visto alla messa delle sei stamani, mi' so' ammascato che ci fosse qualcosa.

Giuditta: Avevo ragione di dubitare di' mi' marito...Igino c'ha una....a Pistoia!

Don Terenzio: C'ha una a Pistoia?

Giuditta:(singhiozzando) Ma non solo! Gli aveva promesso che l'avrebbe sposataaaa! Bigamo che unn'è altroooo! C'aveva du' famiglie: una con me e una con quella donnaaaa!

Don Terenzio:(incredulo) Ma icchè tu mi dici? Che t'ha dato barta i' cervello?

Giuditta:(singhiozzando)....E questa l'ha anche un figliolo di ventisett'anniiii

Don Terenzio: (sbalordito) Igino c'ha un figliolo di ventisett'anni??

Giuditta:(singhiozzando)No, unn'è di Iginoooo...l'è...l'è di uno stiacciato da i' busse, poerinooooo!

Don Terenzio:Ma...ma.. figliola io unn'ho capito....

Giuditta: (ricomponendosi) C'ho tutto un affare addosso, Don Terenzio! I' dolore, la delusione e un ansiaaa! (sgranando gli occhi come una pazza) L'ansia l'è un limìo che ti corrode, una preoccupazione che la ti piglia lo stomaco e....

Don Terenzio:...e la te lo chiude!

Giuditta:Magari, a me la me l'apre! (afferrando un cappello sul tavolo) Ho una fame che mangerei questo cappello!

Don Terenzio:Ma icchè tu mi dici? Io un mi capacito, le mi sembran tutte novelle. O che è possibile che Igino sia così spregevole, ignobile, abietto e miserabile?

Giuditta:Eh ma ora basta, sa? Un voglio più essere bona, ingenua, credere a tutto!M'ha fatto credere perfino che Cristo gli era morto da i' sonno.

Don Terenzio: Giuditta! (ordinando) Tre paternostri e tre avemmarie!!

Giuditta: Io a fare i cappelli tutt'i' giorno e lui...a tuffare i' biscottino! Gli era meglio se qui' giorno, invece di sposallo, ero andata a cercare granocchi!

Don Terenzio: Giuditta!

Giuditta:Giuditta un par di zeri!

Don Terenzio:(agitando il bastone) Te tu vorresti entrare in Paradiso a dispetto de' santi ma un tu ce la fai, se tu continui così, un tu ce la fai!

Giuditta: Ma come? So' una moglie tradita, vituperata e, francamente dimolto cornificata, e la colpa la sarebbe la mia? L'è proprio vero: di buoni propositi l'è lastricato l'inferno. Uh, che si pole dire “inferno”?

Don Terenzio: (ordinando) Tre paternostri e tre avemmarie! (alzandosi) Ora fammi tornare in chiesa e lasciami pensare come farlo ritornare sulla retta via. Sta' tranquilla e lascia fare a me. (sull'uscio, ricordandosi) Ah, quella bottiglina di vino vecchio...

Giuditta: (accorata) Don Terenzio, la mi ricordi nelle su' preghiere...

Don Terenzio:..e te ricordati di quella bottiglina.

Giuditta: La un dubiti, gliela fo portare.

Don Terenzio:(uscendo) Tu vedrai, una soluzione per farlo pentire d'icchè gli ha fatto la si trova. (benedicendo) In nomine patri filii et spiritus sancti.

( Giuditta si inginocchia e si fa il segno della croce mentre Don Terenzio esce a destra)

(entra Tilde da sinistra. Indossa il grembiule da cuoca)

Tilde: Senta, la pappatoia l'è bell'e pronta....

Giuditta:(alzandosi frettolosamente e spolverandosi il vestito) Si dice desinare...

Tilde:Sì insomma, i' mangiare gli è pronto.

Giuditta:(infastidita) Si dice pranzare...

Tilde: (piccata) Senta, “io vo a pranzare”, un lo dico. Mi si rovinerebbe l'appetito a dirlo con la bocca a culo di gallina! Se la vole l'è così e sennò la lascia tutto sulla tavola. Poi un dite che vi ruglia lo stomaco!

Giuditta: Si dice languidezza, uggia allo stomaco, ignorante!

Tilde:(levando gli occhi al cielo in segno di sopportazione) Insomma, dopo vi piglia languidezza e uggia allo stomaco...e vi ruglia i' corpo!

Giuditta:(piano) Uh, come l'è grezza! Se un fosse che la mi fa comodo come spia, l'avevo bell'e spedita!

Tilde:(facendo per andarsene) Ah, ho fatto anche qui' dolce con la cioccolata...

Giuditta: Il Bongo?

Tilde:Sì, quello che sembran tutte palle di ciuco....

Giuditta: (rimettendosi a studiare la radiografia di Igino) Tu vedessi che palle c'ho io!

 (Tilde fa per uscire ma si scontra con Igino che sta entrando. La serva ammicca a Giuditta, Igino si sta abbottonando i calzoni)

Igino:(entrando) Ohi ohi, che male a i' corpo...un c'è stato verso di rifallo, quell'anello maledetto! O indò s'è aggrovigliato? (piano, a Tilde) Oh, mi raccomando, te stammi attenta alla situazione, eh?

(Tilde para la mano)

Igino:(estraendo degli spiccioli dalla tasca) Accident'a te! Di più unn'ho, eh?

(Tilde esce contando le monete)

Igino:(avvicinandosi alla moglie che se ne sta ingrugnata a braccia conserte) Giuditta....Giuditta?Credimi, l'è stata una cosa breve...come la neve marzolina che la dura dalla sera alla mattina!

Giuditta: Chetati sai, bugiardo! Ma se l'era più d'un anno che tu la frequentavi! T'hai perfino passato con lei i' Natale...e a tutte e due tu c'hai regalato quella composizione con le pine!

Igino: Mi facevan lo sconto se ne pigliavo due....

Giuditta: Bugiardo, tu le tireresti fori di sottoterra, le bugie! Bugiardo infingardo!

Igino:(lamentandosi) Ohi ohi....

Giuditta: Vorrei tanto sapere quando t'hai intenzione di morire...

Igino: E chi lo sa? Tutti i giorni son boni.

Giuditta:No perché volevo andare con la mi' cugina a visitare Venezia. Un ci so' mai stata, dice l'è un be' posto.

Igino: Be' pensiero che tu hai per me! E so' lì lì pe' morire...

Giuditta:Ma mori, però. S'aspetta a gloria!

(da destra entrano Fosco e Vittoria a braccetto, discorrendo amabilmente)

Vittoria:(raccontando)...sicchè la mi' zia la si dovette operare a una vena.

 

Fosco:(completamente rapito da lei) A-alla s-safena?

Vittoria: (squittendo) No, a Villa delle Rose!

Fosco: Ha v-visto V-Vittoria? Un c-caffeino, una g-giratina pe' i' c-centro, una c-chiacchieratina e ci si schiarisce m-meglio l'idee.

Vittoria:(asciugandosi la fronte con il fazzoletto, tra sè)  Ohi ohi, che fatica però ascoltare quest'omo! (poi a Igino e Giuditta) Insomma signori, cerchiamo di sbrigarci a sistemare la questione. Io devo tornare a Pistoia da i' mi' Nicolino...di già stanotte ho dovuto prendere una camera all'albergo!

Fosco: M-ma se la v-vole V-vittoria, la p-posso ospitare a c-casa mia...s-so' da s-solo.

Igino:(piano, prendendolo da una parte) Oh, ma icchè tu ti metti a balzellammi la donna? Bell'amico tu sei!

Fosco:(piano) T-t'avevi r-ragione, l'è s-soda come una p-pina...

Igino: Ma come tu ti permetti?

Fosco: (piano) Uh, s-scusa...

Igino: L'ho visto sai come tu la gattoni! Tu sembri i' mi gatto quando dà la caccia ai piccioni di piazza San Marco!

Giuditta:(prendendo in mano la situazione) La questione la si risolve presto. (al marito, buttando sul tavolo la busta con la radiografia) C'è stato i' dottor Chimenti a portare i' risultato della tu' lastra. Questa volta un tu c'hai detto bugie, tu avevi ragione.

Igino: In che senso?

Giuditta: (battendogli una mano sulla spalla) Eeeehhh, poero Igino! Un c'è più speranza, l'ha detto anche i' dottore che oramai tu sei agli sgoccioli, poerinoooo!

Vittoria: Davvero? (poi piano, alla moglie) S'ha a guardare su i' libretto quanti soldi c'ha in banca?

(Giuditta fa un gesto d'insofferenza come per mandarla al diavolo)

Igino: (afferrando la radiografia e guardandola in controluce) Come? Icchè tu dici?

Giuditta: La vedi questa palla? Ecco, tu ce l'hai in pancia!

Fosco: (strappando la radiografia di mano) F-fa v-vedere...uh, c-che p-palla!

Igino:(terrorizzato) No...unn'è possibile! (cominciando a tremare e buttandosi sulla poltrona) Oddio, mi viene un coccolone!

Giuditta: (chiamando) Tildeee, porta l'acqua antistericaaaa!

(Fosco e Vittoria gli si fanno vicino, allarmati)

Igino:Oddio moio! Oddio mi tocca morire davvero!

(entra Tilde correndo e gli mette la bottiglietta di acqua antisterica sotto al naso)

Igino:(strappandogliela di mano in malo modo e bevendola tutta d'un fiato) Dammi qua! Ohi ohi, moio....moio!

(Si diffondono le note di “E' quel foxtrot” del Trio Lescano)

(Vittoria e Fosco lo guardano stupiti, Giuditta e la serva ammiccano fra di loro mentre Igino si contorce sulla poltrona)

CALA LA TELA

TERZO ATTO

Da scena si apre sulle note di “Tu che mi fai piangere”di Emilio Livi e Trio Lescano.

Don Terenzio è seduto al tavolo del laboratorio e stringe al petto la bottiglia di vino vecchio.

Tilde , con la scopa, sta riordinando la stanza. Sul tavolo, oltre a qualche cappello e agli attrezzi da lavoro, ancora fogli di carta e una penna.

In un cassetto chiuso del mobile sotto allo specchio ci sarà un cartello con scritto “Chiuso per ferie”.

Tilde: (spazzando e cantando sulle note di “Maramao perché sei morto”)...Maramaldo che sei morto, pane e vin non ti mancava....

Don Terenzio: Certo, poero Igino, quando l'altro giorno l'ho visto in quelle condizioni, m'è venuto quasi un groppo alla gola e un so' stato nemmen capace di domandargli come gli stava.

Tilde: Ancora unn'è morto ma secondo me ce n'ha pe' poco. La creda, Don Terenzio, c'ho i' cuore strinto come un ficosecco. Un ci sarebbe che sperare in un miracolo....

Don Terenzio: Io prego, prego tanto. (poi, confidenzialmente) Comunque figliola....riguardo a quell'affare di' sor Igino con quella donna, sai? Se tu senti dire qualcosa, non esitare a venire a dirmelo....ni' confessionale, beninteso.

Tilde:(accostandosi a lui, interessata) Mah, si potrebbe anche fare...se poi lei, Reverendo,la mi volesse riconoscere qualcosina....(facendo il gesto del denaro)

Don Terenzio: Figliola, non capisco. La riconoscenza l'è quella nel Regno dei Cieli....

Tilde:(continuando a spazzare , meleggiandolo) “I' Padre Reverendissimo

                                                                                la intendeva benissimo

                                                                                ma quando gli aveva a spendere

                                                                               un la voleva intendere”  

Don Terenzio:(liquidando la questione) Vai, vai figliola. Tre paternostri e tre avemmarie.

(entra Giuditta da sinistra)       

Giuditta: (genuflettendosi davanti a lui) Don Terenzio....

Don Terenzio:(posandole bonariamente una mano sulla testa) Figliola...In nomine patri eccetera eccetera...

Giuditta:(piano, alla serva) Tilde, indo' gli è i' mi' marito?   

Tilde: Gli è andato a cambiare i' ranno alle olive.

Giuditta:(rimbrottandola) Parla per bene, maleducata!

Tilde: Uh, la scusi: gli è andato a pisciare.

Giuditta: Ma come tu sarai grezza! Ti voglio chiamare “la regina della bietola”!

(Tilde fa spallucce)

Giuditta: Vai di là e sta' di guardia. Un voglio che senta icchè ho da dire a Don Terenzio....

Tilde: Ma se vo di là un sento nemmeno io!

Giuditta:Vai vai, pena poco!

Tilde:(brontolando e scuotendo la testa mentre esce) E cambia i letti, e lava i panni e fa' la guardia...Tramonta sole pe' l'amor di Dio perché se un tu se' stracco te...so' stracca io!

(esce a sinistra)

Don Terenzio:(stringendo la bottiglia la petto) Grazie di questo vinello, figliola. Ne berrò un gocciolino a i' giorno alla salute di Igino...

Giuditta:(piena di rabbia) Uh, quando sento i' su' nome, mi vien voglia di levarlo da i' mondo!

Don Terenzio: Ma icchè tu dici, figliola! A questo mondo bisogna aver giudizio anche pe' chi un l'ha. E poi, lo vedi? A levarlo da i' mondo ci pensa Lui lassù...

Giuditta:Macchè, magari! L'ho mandata a chiamare anche per questo, Don Terenzio...bisogna che gli dica una cosa che la mi pesa come un macigno.

Don Terenzio:(alzandosi dalla sedia come per accomiatarsi) Figliola tu lo sai, pe' le confessioni ci so' i' giovedì e i' sabato mattina....

Giuditta: Ma io ho bisogno di dirgliela subito subito.....

Don Terenzio: Subito unn'è possibile perché ho da andare a dire i' rosario, tanto Nostro Signore unne scappa....

Giuditta:(in un crescendo d'ira) Don Terenzio, un dormo da una settimana, ho un nervoso che mi porta via, la m'ascolti o mando una fila di sperpetue che stasera vien giù i' campanile con tutta la canonica! I' rosario può aspettare!

 Don Terenzio: (sedendosi, accigliato) A i' mondo un c'è più religione e, se lo dice un prete, ci si può credere. Avanti, apriti figliola, sbottonati, spalancati!

Giuditta:(tormentandosi le mani) Presa da i' dolore e dalla gelosia pe' questo tradimento, ho fatto credere a Igino che....gli è malato grave e gli sta pe' morire. Voglio che patisca un po' icchè ho patito io quando ho visto crollarmi intorno tutto icchè avevo costruito con lui. I' nostro matrimonio, una vita insieme, questo laboratorio di cappelli.....Lo voglio tenere sulla graticola un altro po' e, se si pentirà veramente, sarò disposta forse anche a ripigliallo. (inginocchiandosi di fronte a lui e chinando il capo) La mi commissioni quante avemmarie e paternostri la vole ma io, Don Terenzio, questa cosa la devo fare!

Don Terenzio:(guardandola serio e accigliato) Figliola...sappi che la cosa che tu m'hai appena detto, la trovo un 'idea....meravigliosa! Me-ra-vi-glio-sa! E ti dirò di più, per rendere ancora migliore i' suo pentimento, si fa andare un periodo ni' convento di Vallombrosa, tra i frati, a fare vita monastica e ritirata. Tu vedrai se lì si purga! Più che se bevesse tutta insieme una bottiglia d'olio di ricino!

Giuditta:(prostrandosi e baciandogli la mano) Grazie, grazie Don Terenzio! (quindi voltandosi verso sinistra e rialzandosi in fretta) Mi sembra la voce di Igino...

 (da sinistra entra Igino. Ha i capelli scarmigliati, il viso pallido, due occhiaie profonde e sembra aver perso la brillantezza e la gioiosità di un tempo)

Igino: Ohi ohi....

Don Terenzio:Igino, come tu stai?

Igino: Oggi mi fa male ogni cosa, mi fa male anche i denti...Eh, so' bell'e ito. A scendere le scale mi piglia i' turbinìo, e se unne sto attento le ruzzolo fino in fondo. (piagnucolando) Ohi ohi....

Giuditta:(per niente impietosita) Bene, io ora vo all'albergo a chiamare quella donna perchè, tu lo sai, se un si mette a punto certe cose, quella la un torna più a Pistoia. Accident'a chi ce l'ha portata!

Don Terenzio: Giuditta!

Giuditta: Sì, lo so! Tre paternostri e tre avemmarie! Anche questa riunione a tre mi tocca sopportare, capito Don Terenzio? Mi tocca farla passare da i' laboratorio di nascosto perché sennò i' vicinato..... mamma mia!

Don Terenzio: Vai figliola, il Cielo ti ricompenserà.

(Giuditta esce a destra)

Igino:(piangendo e buttandosi in ginocchio) Don Terenzio, Don Terenzio, mi tocca morireeee! O come fo? La m'aiuti lei! (disperandosi) Quando ho saputo d'avere questa palla un ci volevo credereeee! (buttandosi ai suoi piedi e singhiozzando) So' tanto pentito d'icchè ho fattoooo!

Don Terenzio:(ammonendolo) Figliolo, di' senno di poi le son piene le fosse. Bisognava pensarci prima! La cosa fatta la un si può disfare e quando ci s'ha una moglie bisogna tenerne di conto!

Igino:(piangendo come un bambino) Nooo, la un dica cosììì!

Don Terenzio: Però, io sono qui pe' darti i' perdono di Nostro signore. Te ora tu sei  come una pecorella smarrita...Oddio, tu assomigli di più a un vecchio caprone ma insomma! Prima di morire...

Igino:(disperato) Noooo!

Don Terenzio:...bisogna che tu ti alleggerisca la coscienza. (tuonando) Ricordati che la morte la paga i debiti e l'anima la li purga! Se te tu mori co' una lista di peccati lunga di qui a laggiù, non credere di sfuggire alla giustizia divina: tu li paghi tutti di là. (quindi gentile, con voce suadente) Se invece tu ti penti ora...

Igino:(camminando sulle ginocchia e facendosi più vicino a lui) Sì sì, mi pento con tutto i' cuore....

Don Terenzio: Eh, ma un basta pentirsi a parole. Bisogna che per un po' tu faccia vita monastica...

Igino: Come i frati?

Don Terenzio: Come i frati e “con i frati”. Vediamo di rimediare il rimediabile. Qualche tempo nel convento di Vallombrosa ti farà bene, tu vedrai.

Igino:(baciandogli la tonaca) Tutto icchè la vole, Don Terenzio. Tutto icchè la vole ma (piangendo) la mi salvi l'animaaa!

Don Terenzio:(benedicendolo con la bottiglia di vino che ha in mano) In nomine patri filii et spiritus sancti.

(riprende il bastone e zoppicando esce a destra)

Igino: (piagnucolando, tra sé e sè) E ora chi mi rizza? Poer'a me, unn'ho più fiato...(rimettendosi in piedi faticosamente) Mi potevo godere la vita e invece mi tocca tirare l'aghetto! Mi tocca lasciare questo mondo pe' andare nella valle di Giosafatte! Guarda qui, sto ritto pe' l'appunto....(piagnucolando) Avevo i' mondo a' piedi e ora mi tocca andare a i' lumicino. Come so' disgraziatoooo! (guardandosi nel grande specchio) Ma poi, m'è venuto tutta un enfiagione alla pancia...c'ho certi torticoni agli intestini! Aimmeno mi riuscisse di rifallo quell'anello maledetto! Accident'a quando l'ho ingoiato!

(da destra entrano Giuditta e Vittoria. Quest'ultima ha un golfino sulle spalle)

Giuditta:(piano, alla rivale) Allora siamo d'accordo?

Igino:(supplichevole) Giudittaaaa!

(lei gli volta le spalle)

Igino:(supplichevole) Vittoriaaa!

(lei gli volta le spalle)

Giuditta:(apostrofandolo) Mettiti a sedere perché ora si fa una bella riunione, vero Vittoria?

Vittoria:(tutta gentile) Diamine, Giuditta.

Igino:Eccole lì! Vu fate come i ladri di Pisa che leticavano di giorno e di notte gli andavano a rubare insieme.

(Giuditta e Vittoria si siedono ai due lati del tavolo mentre Igino siede al centro)

Igino: Stamani mi so' alzato co' una bocca amara e le gambe le mi fanno giacomo-giacomo...So' così debole che se uno mi tossisce su i' viso, positivo pe' lo spostamento d'aria vo in terra!

Giuditta: Uh, quanti fichi fa i' mi' fico! Gestroso tu sei!

Igino: (piagnucolando) Gestroso? C'ho un piede nella fossa, c'ho! Vorrei vedere te!

Giuditta:Icchè me ne importa! Grazie a Dio, io sto proprio bene!

Igino: Certo Giuditta, avere una carezza da te l'è da segnare co' i' carbon bianco...

Giuditta:Tanto l'ha detto anche i' dottore, no? Quanto ti rimarrà da campare!

Igino:Sta' attentina, Giuditta! Tu potresti morire anche prima te!

Giuditta:(facendo le corna) Tiè!

Vittoria:(spazientita) Insomma, che si procede? Sennò anche oggi vu mi fate perdere l'autobusse! I' mi' Nicolino chissà come sarà in pensiero....

Giuditta: Eh, poera creatura di ventisett'anni! (quindi prendendo carta e penna dal tavolo, a Igino)

Caro marito mio, da come tu ce l'hai fatta grossa, tutte le volte che ti si guarda tu sei come un pruno in un occhio, per noi! Ma invece di darti il benservito, come tu ti meriteresti, quando verrà i' tu' momento, ti si fa un be' trasporto, con tutti i crismi e arrivederci! Dico bene, Vittoria?

Vittoria: Benissimo, Giuditta.

Giuditta: Allora, mettiamo un po' le cose nero su bianco: quando tu sarai morto....

Igino:(costernato) Giuditta!

Giuditta:(con il sorriso sulle labbra) Tu hai ragione, so' stata indelicata: quando tu sarai passato a miglior vita...

Vittoria: ...ti si lascia du' giorni esposto.

Igino:(impaurito, guardando ora l'una, ora l'altra) Esposto? In che senso?

Vittoria:(puntualizzando) Di certo, prima d'essere portato a i' cimitero!

Giuditta:(scrivendo) Due giorni esposto....

Vittoria:(scettica) Du' giorni? Mi sembran tanti, però...

Giuditta:L'ha ragione, du' giorni son troppi. Gli è cardo, unn'abbia a puzzare. Si fa uno, vai.

Vittoria:La scriva: uno. Ecco, brava!

Igino:(alle due) Voi su i' core vu c'avete i' pelo lungo come una capra. Un vi fo pena? Un vi fo pietà?

Giuditta e Vittoria:(insieme) No, per nulla!

Giuditta: (pensando) Indò ero rimasta? Ah, io gli metterei i' vestito grigio, quello che rinnovò pe' Pasqua...

Vittoria: La mi scusi ma un mi pare tanto adatto alla circostanza. Meglio quello blu che rinnovò a Pistoia pe' Natale...

Giuditta: La un mi rammenti i' Natale perché mi torna in mente quella composizione di pine e m' entra un nervosoooo! (un po' risentita) E poi se la permette, decido io perché fo su i' mio. In fondo, gli è sempre i' mi' marito!

Vittoria:(piccata) Eh, ma gli è anche i' mi' fidanzato! Io so' quella più recente, lei invece, la un se n'offenda, ma la puzza un po' di stantìo...

Giuditta: La senta, l'abbassi subito le penne perché anche con lei la un m'è sbollita punto!

Vittoria:  D'altronde, s'ha du' cervelli e la un si può mica pensare sempre uguale! Allora facciamo così: i' vestito da morto la lo sceglie lei e i' forno ni' cimitero lo scelgo io. (pensando) Troppo a solatìo no, perché come curo i' cardo io!

Igino:(mettendosi le mani nei capelli) Poer'a me! Chi mi dirà la messa?

Giuditta:(prontamente) Don Terenzio, te la dice! E te la canta, anche! (scrivendo) Una bella messa cantata con tanti fiori e incensata finale....(scrivendo)...fi-na-le. (al marito) Ti si mette in un forno bello, alto, dominante così tu ti puoi godere tutto i' paesaggio da Trespiano a Monte Morello. Che se' contento?

Vittoria:No, troppo alto no. Io soffro di vertigini, come fo a mettigli un fiore? Si mette a altezza d'omo...

Giuditta:(piano, tra sé piccata) Questa un gliela voglio da' vinta! Lo sa icchè si fa? Si mette in fondo, a toccare i' marciapiede e chi s'è visto s'è visto!

Igino:(contrariato) Sie, così un vedo che piedi da quella posizione!

Vittoria: Chetati! Quando tu sei infilato ni' forno un tu vedi né piedi né gambe, sta' tranquillo!

Giuditta: Lo sa icchè si fa?  Si fa un pianto e un lamento e si mette in terra.

Vittoria: Certo, dopo venticinqu'anni si fa rilevare e l'ossa  le si fanno mettere in una cassettina...

Giuditta: Poi gli si piglia un fornino...

Vittoria: Co' un ossarino...

Giuditta e Vittoria:(insieme) Che se' contento?

Igino:Eeeeh, come no!

Giuditta:(scrivendo) Ossarino. Vai, bell'e sistemato. (a Vittoria, cambiando improvvisamente discorso) Bellino questo golfino, che l'ha comprato ora?

Vittoria: Ieeee, lo comprai a i' mercato di Montecatini, gli è un po'!

Giuditta: Ma bellino davvero! E sai, dev'essere anche di lana bona....

Vittoria: Sì, certo!

Igino:Ooohhh! Ma io sto pe' morire! E l'hanno i' golfettino, e l'hanno!

Vittoria:Gli ha ragione, un ci distraiamo. (squittendo)Tu vedrai, Igino ti si fa un forno con la lapide tutta di marmo...

Giuditta:...che più bello di così si mòre! E ci si fa scrivere (con tono solenne) “La moglie affranta....”, sì insomma.... affranta pe' modo di dire.

Vittoria:E io allora? La scusi ma io un compaio in codesta scritta?

Giuditta: No davvero! S'è mai visto in un cimitero scritto “La moglie e la ganza lo piangono in eterno”?

Igino:Allora fate mettere (con tono tragico) “Prematuramente sottratto alla vita, uomo di rare virtù....”

Giuditta:Sì, ma dimolto rare. Imbecilli come te se ne trova pochi.

Igino:(a entrambe) Vu vi dovresti vergognare tutt'e due!

Vittoria:Senti da che pulpito vien la predica!

Igino: Abbiate pazienza ma mi garberebbe dire la mia se proprio proprio devo morire....

Giuditta: No “se”. E tu mori, vai. L'ha detto i' dottore! Dico bene, Vittoria? Se l'ha detto lui!

Vittoria:Che ne vuoi sapere più di' dottore?

Igino:Comunque, siccome “devo morire”, io un voglio andare né sottoterra né ni' forno.  Piuttosto vu mi fate cremare poi te, Giuditta, tu sali in cima a Monte Morello e tu spargi le mi' ceneri a i' vento...

Giuditta: Bravo! Così se tira una ventata più forte, le tu' ceneri le piglio tutte ni' viso io!

Igino:Ma sentite che riconoscenza! (alzandosi) Basta, io un le posso più sentire queste cose, so' troppo avvilito! Chiudete gli usci e serrate le finestre, voglio stare solo co i' mi' dolore! (piegandosi in due dal dolore) Ohi ohi, sto pe' morire! Che turbinìo in pancia! Che spasmi! Che doli! (uscendo, tra sé) Se un rifò quest'anello, moio prima di' tempo!

(esce a sinistra)

Giuditta:(assicurandosi che si sia allontanato e strappando i fogli) Ecco fatto. Quell'imbecille gli è talmente impaurito che c'ha creduto davvero.

Vittoria:Certo però, Giuditta....un si sarà state troppo pese con lui?

Giuditta: Ma no davvero! C'ha ingannato per benino tutt''e due e per questo la deve pagare.

Vittoria:A proposito di pagare, che se ne rammenta di' nostro accordo?

Giuditta:Ogni promessa l'è un debito. D'altronde lei Vittoria, l'è una poera vittima come me e per evitare un possibile scandalo, gli lascio una cifrettina in cambio di' su' silenzio. E la mi dia retta, la unn'avrà a pentirsene.

Vittoria: (dispiaciuta) E i' quartierino a Pistoia?

Giuditta: Quello l'avevano comprato a mezzo Igino e Fosco, un glielo posso lasciare ma la vedrà, domani parlo con i' Direttore e che co' icchè gli verso in banca, per un po' la ci campa e bene.

Vittoria: Sì, ma dopo?

Giuditta:  Eeehhh,  dopo un altro bischero la lo ritrova. Del resto la un si lamenti, via, l'ho trattata bene. La pensi che a me mi rimane quell'imbecille di' mi' marito, invece!

Vittoria: E la un mi regala neanche un  cappellino? Mi piaceva tanto “Estasi e passione”!

Giuditta:(indicando il cappello)Questo? Via, s'è fatto trenta, si farà trentuno. (porgendoglielo) La tenga, questo va tenuto sulle ventitrè....

Vittoria:(provandolo) Così?

Giuditta: Accidenti, codesto l'è anche sulle ventiquattro!(regolandoglielo sulla testa) Ecco, ora va meglio.

Vittoria: (sfilandosi il golfino da sopra le spalle) Allora, in segno di riconoscenza, la mi permetta di regalarle questo....(e siccome Giuditta fa cenno di no) Guardi, un mi movo di qui, se la un lo prende. Gli piaceva così tanto!

Giuditta: (accettandolo) Pe' l'amor di Dio, purché la torni a Pistoia, lo piglio!

Vittoria:Ha visto, in fin dei conti io e lei ci s'ha gli stessi gusti.

Giuditta:(ironica) Eh, ho visto. C'è piaciuto i' solito a tutt' e due!

Vittoria: Ma se avessi saputo che gli era i' su' marito....io credevo che lei la fosse morta!

Giuditta:(facendo le corna) La senta, un ricominciamo. Ormai l'è andata come l'è andata.

(da fuori si sente la voce concitata della serva)

Tilde:(da fuori) Sora Giuditta! Sora Giuditta!

Giuditta: Vai, icchè c'è ora?

(da sinistra entra Tilde)

Tilde: (entrando)  C'è da firmare una consegna. I' sor Fosco e Bruno un lo so indo' gli andonno....

Giuditta: Si dice “gli andarono”. O che è possibile che tu mi faccia sempre scomparire?

Tilde: (alzando gli occhi al cielo, e accomodandosi la bocca) E va bene, un lo so indo' gli andarono ma...per ora un tornonno!

Giuditta:(infastidita) E i' mi' marito?

Tilde: S'è chiuso a i' licitte e un vo' sortire se prima unn'ha fatto una certa cosa ma unn'ho capito icchè...

Giuditta: (a Vittoria) Lo sa icchè? Forse l'era meglio se Igino la lo teneva lei!

(fa per andarsene a sinistra)

Vittoria: (fermandola) L'abbia pazienza, un'ultima domanda e poi vo a pigliare l'autobusse...L'ha detto che i' quartierino di Pistoia l'è a metà...

Giuditta: Con Fosco, i' nostro socio. Ma perché?

Vittoria:(con una strana luce negli occhi) No no, nulla. La vada, la vada....

(Giuditta e Tilde escono a sinistra parlottando animatamente)

(Vittoria resta davanti allo specchio a rimirarsi il cappellino)

(da destra entra Fosco)

Fosco: (estasiato nel vederla) Oh, V-Vittoria! C-come la lo p-porta bene questo c-cappello!

Vittoria:(pavoneggiandosi) La dice?

Fosco:...”Estasi e T-tormento”, l'ho d-disegnato io! (non sapendo cosa altro dirle) C-c'è dimolta l-lavorazione, v-vede? I' nastro s-si taglia in t-tralice così f-fa tutte queste o-ondulazioni, a-altrimenti rimane t-tutto i-inticcherito...

Vittoria:(avvicinandosi a lui,sensuale) Inticcherito, la dice?

Fosco:(deglutendo imbarazzato e afferrando un altro cappello) E que-questo gli p-piace? S-si porta alla g-gigolò....

Vittoria:(provandolo, poi civettuola) Come mi sta?

Fosco:Pe...pe...pe...(prendendo un respiro e dandosi due colpi forti al petto, quindi partendo spedito)...Perfetto, a fagiolo, a pennello, a i' bacio, gli s'addice, gli è i' suo!

Vittoria: Via, ora la mi fa struggere, giuggiolone!

Fosco:(deglutendo, imbarazzato) M-ma che l'ha v-visto i' nostro c-campionario? P-perchè noi si fa ca...ca...ca...(prendendo un respiro e dandosi due colpi forti al petto, quindi partendo spedito tutto d'un fiato)...Cappelli, cuffiette, papaline, berretti, di feltro, di paglia, in rafia, di seta, di lana, cotone, a punta, a staio, a cloche, a calotta, a gronda.....

Vittoria: Oh, la ripigli fiato!

Fosco:(continuando come se in quel momento stesse vendendo cappelli)...a turbante, paglietta, a colbacco a bombetta, a tubo, panama, borsalino, alla marinara, alla diplomatica, alla bersagliera, a lobbia...e su ordinazione, anche a tricorno!

Vittoria:(estasiata, guardandolo intensamente) Che bel profilo la c'ha, Fosco!

Fosco: S-sì? I' mi' b-babbo lo c-chiamavano i' Bazza e i' mi' z-zio, i' Nappa!

Vittoria:(sorridendogli, conturbante) Bellini dovevano essere!

Fosco:(prendendo coraggio) L-la senta V-Vittoria...a me l-la mi g-garberebbe p-parecchio. Ora c-che i' poero Igino....e poi la G-Giuditta, insomma c-con me la un s-si p-pentirebbe perché....(prendendo un respiro e dandosi due colpi forti al petto, quindi partendo spedito)...Cappelli, cuffiette, papaline, berretti, di feltro, di paglia, in rafia, di seta, di lana, cotone....

Vittoria:(interrompendolo, vezzosa) Ma io so' una pellaccia, sa? Se gli raccontassi tutto icchè ho dovuto passare nella vita, un mi manca che mangiare i' foco, poi ho fatto di tutto...

Fosco:Io invece d-da solo s-sembro una m-mosca s-senza capo. Unn'ho t-trovato ancora la s-scarpa pe' i' mi' p-piede ma m-mi sarebbe tanto p-piaciuto t-tenere pe' la m-mano un f-figliolo, c-comprargli le c-cosine....

Vittoria:(piano, tra sé) Con Nicolino tu ti levi la voglia, vai! (poi, vezzosa) I' mi' Nicolino l'è un pacioccone, a lui gli va sempre bene tutto! Icchè tu gli dai e icchè piglia. Mai che tu lo veda arrabbiato.

Fosco:(completamente in balìa di lei) M-mi p-piacerebbe tanto c-conoscilo....

Vittoria: Senta Fosco, pe' piacere mi ripete quella cosa che l'ha detto prima?

Fosco: (imbarazzato) Qu-quale? C-che mi p-piacerebbe t-tanto stare con lei?

Vittoria: No, quella...”Cappelli, cuffiette...”

Fosco:(ringalluzzito, prendendo un respiro e dandosi due colpi forti al petto, quindi partendo spedito tutto d'un fiato)...Cappelli, cuffiette, papaline, berretti, di feltro, di paglia, in rafia, di seta, di lana, cotone, a punta, a staio, a cloche, a calotta, a gronda.....

 

(Vittoria, in sollucchero, lo afferra per la cravatta e lo tira via verso destra)

Fosco: (continuando imperterrito)....a turbante, paglietta, a colbacco a bombetta.....

Vittoria:(uscendo, tirandoselo appresso) O vieni a ripetermelo indo' si può stare un po' più comodi....

Fosco: (uscendo, strattonato da lei)....a tubo, panama, borsalino, alla marinara.....

(escono)

(da sinistra entra Giuditta, seguita da Igino. Quest'ultimo è mogio mogio e si tiene una mano sulla pancia)

Giuditta:(non vedendo più Vittoria) Vai, la tu' bella a quest'ora l'è di già su i' busse. E anche questa storia la c'è costata  un be' botto! Tu pensavi d'essere tanto ganzo, tanto furbo, eh? Poero pane! (e siccome Igino le si avvicina titubante) E scansati, guarda! Tu mi fa' ombra!

Igino: O zittina, zittina Giuditta! Unn'infierire con un morituro....

Giuditta:(sarcastica) Sì, Ave Cesare, morituri te salutant! Chissà quante altre bugie tu m'hai raccontato tra un cappello e un altro, eh?

Igino: (desideroso di ripulirsi l'anima) Qualcheduna, Giuditta, qualcheduna... ma tutte cosine di poco conto...come quella della Marisa di' Ponte alle Riffe...

Giuditta:(sgranando gli occhi) La Marisa di' Ponte alle Riffe?

Igino: (timidamente) Ci so' sortito una sera ma...qui lo dico e qui lo nego (annusandosi sottobraccio), l'era d'ascella pezzata e un ce l'ho fatta! Giuditta, c'è un limite anche a quello!

Giuditta:(vociando e scaraventandogli cappelli dietro) Anche la Marisa di' Ponte alle Riffe? Ma io t'ammazzo! T'ammazzo!

Igino:(correndo intorno alla tavola) Giudittina, ma ora so' puro!

Giuditta: Puro? Come l'acqua dell'Arno tu se' puro, te! Ma te lo fo ricacare i' fico! E se te lo fo ricacare!

Igino: A proposito di...(frugandosi in tasca, trionfante) Ecco l'anello! L'ho ritrovato! (leggendo)”Legato a te per tutta la vita...”

Giuditta:(dandogli una botta al braccio e facendo cadere l'anello) Chetati sai, bugiardo!

Igino: (buttandosi in terra a cercando) Vai, e ora indo' l'è andato? Dopo tutti gli “sforzi” che ho fatto pe'... ritrovarlo, tu me l'hai fatto riperdere!

Giuditta:(avviandosi verso sinistra)Tanto icchè c'era scritto unn'era vero nulla...

Igino:(seguendola, implorante) Giuditta, un lo dire così! Tu sapessi che fatica che ho fatto pe' ...ritrovare quell'anello! (guardandosi intorno) O indo' sarà rotolato?

(Giuditta esce a sinistra, con aria altezzosa e offesa)

(da fuori si sente lo squillo di un campanello)

Igino:(con voce piagnucolosa) Tilde! Tildeeee!

(da sinistra Tilde entra sbuffando e asciugandosi le mani al grembiule)

Tilde: Va bene che la sta pe' morire ma non aprire nemmen la porta! Dio mio, icchè l'è, monco?

Igino:Senti un po'...la Giuditta la studia qualcosa. Vedo da qualche giorno che la ponza, la ponza...Un tu avrai mica fatto la spia, eh?

(da fuori si sente lo squillo di un campanello)

Igino: (continuando) Tu lo sai, chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù...

Tilde: Intanto, se c'è uno che tra poco va da Gesù e da Maria, quello l'è lei....

(da fuori si sente lo squillo di un campanello)

Tilde: (apprestandosi ad aprire) E vengooo!

(entra il dottor Chimenti, tutto azzimato ed elegante)

Tilde: Ecco quest'altro. Ciccia, minestra e lesso....guarda questo bischero come s'è messo!

Dottor Chimenti:(tutto pimpante, sputacchiando alle parole con la “esse”) Buondì, buondì! Sor Igino, come la sta? Come la sta?

Igino:(disperato, ripulendosi dagli schizzi) Dottore, come la mi vede?

Dottor Chimenti: (osservandolo meglio) La trovo emaciato, i' colorito spento, le borse sotto gli occhi ma, a parte questo, la sta benone! (sputacchiando) Gli esami sono perfettissimi! (poi voltandosi ad ammirare i modelli) Ah, che meravigliosi cappelli! Sono giusto venuto per provarne alcuni....ma non c'è la signorina Cosetta?

Igino: (a Tilde, che si sta ripulendo dagli schizzi) Come? Come? Come? Gli esami sono.....

Tilde: (prendendolo a braccetto e portandolo più in là) Che ce l'ha un po' di contante?

Igino:Sì, ma....

Tilde: Allora la lo tiri fori perché ho delle notizie che la lasceranno a bocca aperta e senza parole.

Igino: Delle notizie? (frugandosi in tasca e dandole una banconota) Chiacchiera!

Tilde: (tendendo la mano) Un bastano. Questa notizia la unn'ha prezzo perché dopo che gliela avrò detta, lei la sarà l'omo più felice di questa terra. Ma la lo sa,  (a mano tesa) io un fo nulla pe' nulla.

Igino:(frugandosi in tasca e dandole tutto quello che ha, poi sganciandosi anche l'orologio e porgendoglielo) Accident'a te! Tieni anche questo....e ora, chiacchiera!

Tilde: (dando un'occhiata di sbieco al dottore, tutto intento a provarsi cappelli) Unn'è vero che lei la sta pe' morire...

Igino:(sobbalzando) Come?

Tilde: L'è una bugia che l'ha inventato la su' moglie pe' fargliela pagare....

Igino: Un capisco...o un c'ho la palla ni' corpo e mi rimane pochi giorni di vita! (verso il dottore) Eh, dottore? Le mi' lastre, allora...

Dottor Chimenti: (sputacchiando) Gliel'ho detto, sono perfettissime. (continuando a provarsi i cappelli) Allora, mi fa vedere il campionario o faccio con la signorina Cosetta?

Igino: (facendo il viso di mille colori) Come? Ma allora? Oddio oddio, allora un moio! …..(buttando in aria i cappelli per la felicità) Che bello, un moio, un moio! (poi, ripensandoci) So' stato male pe' nulla, allora...(rivolgendosi verso il dottore) Dottore, permette?

Dottor Chimenti:(con la lisca) Si?

(Igino gli sfodera un poderoso pugno in faccia e lo stende)

Tilde:(gridando) Ma lui un c'entra mica nulla!

Igino: Ascolta, io con qualcuno mi dovevo sfogare. E ora... (arricciandosi le maniche della camicia) A  noi due, Giudittina!

(esce a sinistra, a grandi passi)

 

Tilde: (per un attimo tentata di soccorrere il dottore, poi contando i soldi) A questo punto, sarà meglio che me la batta prima che per me la si metta male!

(esce sveltamente a sinistra)

(dalla porta centrale del magazzino entrano Bruno e Cosetta, seguitida Iride. All'inizio non si accorgono dell'uomo disteso in terra)

Cosetta:(a Bruno, visibilmente arrabbiata) O stammi bene a sentire! Oggi l'è un anno preciso che tu mi racconti un monte di bischerate. E oggi, io te lo dico chiaro e tondo una volta per tutte....

Bruno: O sta' zitta! T'ho detto che vengo domenica a fare entratura...

Iride:(vedendo il dottore  immobile in terra, urlando) Aaaaahhhh!

Cosetta: (chinandosi prontamente) Oddio, i' dottor Chimenti!

Iride:(chinandosi) Però, che bell'omo! Peccato che tu gli piaci te, Cosetta!

Cosetta: (lanciando un'occhiata di traverso a Bruno)  E sai, alla fine ci fo un pensierino davvero. Almeno lui, un anelluccio me lo comprerebbe di certo!

Bruno:(attirato dal luccicare di qualcosa per terra, tra sè) O questo icchè gli è? (raccogliendolo senza farsi vedere) Un anello? (leggendo) “Legato a te per tutta la vita...” (tra sé) Ma che sarà d'oro? (mordendolo per verificare) Sì sì, gli è d'oro....(annusandolo poco convinto dallo strano odore che emana, quindi facendolo scivolare in tasca)

Iride: O icchè gli ha fatto?(dandogli degli schiaffetti) Dottore? Dottore? Che ha avuto un abbasimento?

Dottor Chimenti: (rialzandosi faticosamente e massaggiandosi le mascelle) No, m'hanno tirato un cazzotto e...ho visto tutto buio! (poi, illuminandosi e rimanendo come un ebete a guardarla) Oh Cosetta!

Bruno:Indo' gliel'hanno tirato, dottore?

Dottor Chimenti: (con la lisca) A sinistra...

Bruno:Ecco, io invece glielo tiro a destra se la continua a ronzare intorno alla Cosetta!

Cosetta: Ma icchè tu dici?

Bruno: Alla mi' futura sposa!

Cosetta:(stupita) Ma...Bruno! (aiutando il dottore) La un l'ascolti, sa! Un sa icchè dice.

Bruno:(tirando fuori l'anello dalla tasca) Ah, no? (indicando l'anello) E allora facciamo parlare questo!

Cosetta:(prendendo l'anello e leggendo la scritta) “Legato a te per tutta la vita...” (estasiata) Bruno!

Bruno: (sbruffone, mentendo) E sai l'ho fatto incidere su i' Ponte Vecchio! Apposta per te!

Iride:(curiosa, sfilandoglielo di mano) Accidenti, che sciccheria! Ma che è vero o l'è finto che sembra vero? (mettendolo in bocca e mordendolo per verificare) No no, l'è oro davvero! (annusandolo perché emana uno strano odore e subito restituendolo)

(da sinistra entra Tilde con una vecchia valigia legata con lo spago, un ombrello sottobraccio e una mantellina)

Iride:(curiosa) O la Tilde indo' la va? (sospettosa) Uhm, i' dottore cazzottato in terra e la serva la se la fila con la valigia. Qui la matassa la s'infittisce...

Bruno:(abbracciando Cosetta stretta stretta) Vien qua, zenzerino! Ti voglio un bene così grande che....(prendendo in mano un cappello e inginocchiandosi davanti a lei) unn'entra in questo cappello! (ridendo) Oh, gli è un sessanta, bono pe' i' dottore!

Cosetta: (fingendosi imbronciata) Mah, ancora un lo so se tu mi offri un cappello d'amore o un cappello pieno di bugie...intanto quest'anello mi sta largo e porta male.

Bruno:E si farà restringere!(abbracciandola) Vien qua! E ora ti porto alle Cascine.

Cosetta: Alle Cascine?

Bruno: Sì, oggi corre Saettone! Questa l'è la volta bona, me lo sento, e se vinco....altro che cappelli! La signora ti fo fare! (dando uno schiaffettino al dottore, ancora inebetito) Arrivederci, ciccio!

(esce tirandosi dietro Cosetta, felice)

Tilde: Bellini!

Iride: Ecco, tutti lo trovano i' damo e io no!

Tilde: (posando l'ombrello e la valigia) L'avevo trovato anch'io...

Iride: Davvero?

Tilde: (con aria sognante) Bista, si chiamava....mi dedicò perfino una poesia.

Dottor Chimenti: Una poesia?

Tilde: Me ne ricordo ancora. La faceva così: (declamando con enfasi) “La prima volta che ti veddi

                                                                                                              ferma sull'orlo della concimaia,

                                                                                                             i capelli tutti in testa si rizzonno

                                                                                                             e mi fermai impietrito lì sull'aia.

                                                                                        Bella tu eri e te lo voglio di' tutto uno stianto,

                                                                                   bella tu eri e te lo voglio di' fra i' riso e i' pianto.

                                                                                       Delle altre donne un me ne importa un corno,

                                                                                                    ora vo a bada' le pecore e poi torno...

(Tilde si zittisce, commossa)

Iride: (incitandola a continuare).E....?

Tilde: E invece un tornò. E io, pe' dimenticarlo, so' venuta qui a Firenze dove ho servito pe' una vita. Ma ora ho messo insieme un po' di quattrinelli e torno a casa mia. (afferrando un cappello da donna a caso) Voglio fare la signora e in questa gabbia di grulli, rimaneteci voi!

(Esce a destra con la valigia, l'ombrello e il cappello ben calcato in testa)

Dottor Chimenti:(ridendo e massaggiandosi la guancia dolorante) O che tipo l'è quella?

Iride:(ridendo di gusto) Ah ah, la Tilde con qui' beriolo in capo la mi sembrava un'abagiù! Ah ah!(ridendo senza potersi fermare) La scusi ma mi s'è preso i cinque minuti...ah, ah ah!

Dottor Chimenti: Perchè? L'è così bellina quando la ride!

Iride: (indicando la guancia colpita) Che gli fa male?

Dottor Chimenti:(sputacchiando) Assai, assai!

Iride:(afferrando un cappello per ripararsi dagli schizzi e ridendo) Ah ah, qui ci vole un ombrello! Ah ah!

Dottor Chimenti: (osservandola divertito, sputacchiando) La senta, me li fa vedere lei allora questi cappelli? So che vu ce n'avete di stupendi...

Iride:(pulendosi un occhio e cedendogli il passo verso la porta del  magazzino) Diamine, la venga. (poi piano, tra sé) Ora chiudo i' magazzino e butto via la chiave!

(escono dalla porta centrale)

(da sinistra entra Giuditta seguita da Igino)

Igino: Abbozziamola Giuditta, via! Te tu perdoni me per il fatto della Vittoria e io perdono te...pe' avermi fatto stare così male! Oh, sapere di dover morire, unn'è mica uno scherzo, vero?

Giuditta: Un mi far ripensare alla Marisa di' Ponte alle Riffe, guarda! Te tu vuoi fare i' gallo cedrone ma tu sei un galletto vecchio, anzi un gallinaccio tu sei!

Igino: (cercando di abbracciarla) Via, su...

Giuditta: E prima che ti perdoni, c'è che ire! Ancora la un m'è mica sbollita. (lasciandosi abbracciare) E occhio, eh? Perchè tu stai camminando su i' filo di' rasoio!

Igino:(abbracciandola) La mi' Giuditta...la mi Giudittina! Da ora in poi, sempre insieme: io e te...te e io! (facendosi improvvisamente mogio e sempre meno convinto) Io e te...te e io...(guardando l'orologio al polso) Forse fo in tempo a andare a i' barre, c'avevo un appuntamentino...

Giuditta:(con uno strano sorriso) Un tu puoi andare.

Igino: Per via d'icchè?

Giuditta: L'appuntamento tu ce l'hai con Don Terenzio. Se unne sbaglio, (guardando l'orologio di Igino) esattamente tra quattro secondi dovrebbe...

(da destra entra zoppicando Don Terenzio)

Don Terenzio: Eccolo lì! Avuta la grazia, gabbato lo santo, vero? (prendendolo per un orecchio) Ora te tu pigli e tu vieni indo' t'hai promesso....

Igino:(impaurito) Indo'?

Don Terenzio: All'abbazia di Vallombrosa! Sei mesi tra i monaci a meditare sulla benevolenza di Nostro Signore. Che te ne sei bell'e dimenticato?

Igino:(indietreggiando) Sì certo, ma...

Don Terenzio:(avviandosi, zoppicando) Allora vieni e seguimi, figliolo...

Igino: (traccheggiandosi) L'aspetti, metto dentro du' cosine...le lamette, un par di cappelli, sette o otto camicie...

Giuditta: Un tu ce n'avrai bisogno. Lassù, un be' saio addosso, digiuno, lavoro e preghiera...

Don Terenzio: ...preghiera e lavoro e digiuno. Per espiare i' tu' peccato un c'è posto migliore. Lassù solo i' silenzio e la pace. L'abbazia e il cielo, il cielo e l'abbazia....

Igino:(costernato) E basta? Ohi ohi, stavo meglio quando stavo peggio. (indietreggiando, poi lasciandosi cadere sulla poltrona) Ohi ohi, mi sento male un'altra volta...

Don Terenzio:(giocando l'ultima carta)...Nelle vicinanze c'è solamente un piccolo Educandato di Carmelitane Scalze...

Igino:(raddrizzando di colpo la testa) Di suore?

Don Terenzio: Più esattamente si tratta di giovinette sulla soglia dei vent'anni che attendono, nella Grazia del Signore, di farsi suore (strizzando l'occhio a Giuditta).

Igino:(ora più convinto) Aaaahhh, giovinette educate e scalze? Via, quando si parte, Reverendo? Io so' bell'e pronto! (prendendolo a braccetto e declamando) “Rida chi può, prima che il tempo mute...che tutte le lasciate son perdute!” (uscendo insieme al prete) Via, peniamo poco! O che siamo sempre qui?

(Escono a destra)

(dopo un attimo Igino rientra)

Igino:(rientrando e afferrando un cappello a caso) Un cappello lo piglio, però!

(esce)

Giuditta:(rimasta sola, rivolta alla porta) Piglialo piglialo, i' cappello! Ma come tu m'hai insegnato te, gli è un cappello pieno di bugie! Poero tarlocco! Un c'è né suore, né educande ma solo frati che sembran Marcantoni! Se un tu righi diritto, te lo levan loro i' pizzicorino! (tra sé) E ora sai, icchè fo? Basta d'essere murata viva in questo laboratorio! (andando al cassetto del mobile sotto lo specchio ed estraendo un cartello “Chiuso per ferie” quindi mettendolo in bella vista sul tavolo) Ecco fatto! (quindi sfilandosi il medaglione con le immagini sacre e poggiandolo anch'esso sul tavolo) Un bacino alla Madonnina, un bacino a San Giuseppe e ora....finalmente vo a Venezia con la mi' cugina. Tutta vita! (mettendosi in testa un cappello fra i più sofisticati e cantando) Besame....besame mucho.... como si fuera esta noche, la ultima vez!

(esce cantando)

(partono le note di “Buscabiramba” del Duo Fasano a chiusura della commedia)

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