UN CASO DIFFICILE
Di Alfredo Balducci
(due tempi e tre quadri)
PERSONAGGI
Colonnello Leonid Wlassov
Capitano Pablo De Segura
Maresciallo Martin
Tom Kluger (giornalista)
Olga (cameriera)
Sinossi:
E' veramente un caso difficile da risolvere quello di un capitano dell'esercito che, nel corso di un conflitto armato, decide di disertare. Un problema di coscienza condotto sull'onda di un dibattito vivo e spietato, arricchito da vicende insospettabili. La soluzione che viene trovata in grado di aprire un orizzonte di speranza per tutti.
Durata: due tempi
Genere: drammatico
5 personaggi (4 uomini ed una donna)
LA SCENA
Tavolini da caff su unelegante terrazza affogata nel verde di un parco.
PRIMO TEMPO
1 QUADRO
(In scena il colonnello Wlassov che ascolta attentamente al margine della terrazza. Entra Olga, la cameriera con una tazza da caff su un vassoio.)
COL - (portando una mano alla bocca per chiedere silenzio) Stsss lhai fatto fuggire
OLGA - Mi scusi, signore.
COL. - Non fa niente, ritorner
OLGA - Eccolo!...
COL. - No, quello un merlo, non vedi il piumaggio nero e il becco giallo?... non quello che ci interessa in questo momento il fringuello che eccolo! ora ritorna davvero s, lui non lo riconosci?
OLGA - No, signore.
COL. - Il canto, prima di tutto, e poi le fasce bianche sulle ali, non ci si pu sbagliare adesso sta chiamando la sua compagna, senti?... dove s nascosta?... ah, eccola dietro quel ramo vedi il capino grigio-oliva?... prudente la signorina lui la invita ad avvicinarsi ho trovato un frutto squisito su questo ramo il becco affonda che una meraviglia vieni anche tu ad assaggiarlo?
OLGA - Posso muovermi, signore?
COL. - S, ma senza fare rumore cos, brava la femmina ora risponde, ma non si fida non sar una scusa il tuo frutto squisito?... vuoi che mi avvicini per saltarmi addosso, come hai fatto ieri ma no, cosa ti frulla in capo? come se non ti conoscessi! Io voglio una cosa seria: un bel nido da costruire insieme nel quale far crescere tanti bei fringuellini (sorride) che ne dici, si racconteranno queste cose?
OLGA - Il signore ha parecchia fantasia un piacere starla a sentire se non ha bisogno di altro (fa per andar via)
COL. - Non te ne andare, non ti va di fare quattro chiacchiere? Non mi dirai che a questora sei troppo indaffarata.
OLGA - Il lavoro non manca mai, anche se non ci sono clienti, tavoli da preparare, tazze e bicchieri da lavare
COL. - Guarda che io non ho le idee di quel fringuello: la mia et una garanzia.
OLGA - Non per quello che
COL. - In ogni caso, puoi dare la colpa a me. Sono stato io a trattenerti per chiederti informazioni. Io non sono di queste parti, lavrai capito.
OLGA - Lei viene di l dal confine, ho visto la targa dellauto con la quale arrivato.
COL. - Esatto, da dove c la guerra vengo, non senti lodore che mi porto addosso?
OLGA - Io non sento nulla.
COL. - Sar perch ho indossato labito borghese, ma il puzzo si dovrebbe sentire lo stesso, un odore aspro che penetra a fondo e che non vuole andar via per quanto tu faccia. Che cosa ne dici della guerra?
OLGA - Non ne so molto, signore, ma sono contenta che da noi non ci sia. Lei che colonnello ne sapr certo pi di me.
COL. - E come hai fatto a scoprire il mio grado?
OLGA - Ho sentito che la chiamava cos il signore che era prima con lei. Per le informazioni che le interessavano, il nostro un piccolo centro che vive di turismo. Qui davanti c la piazza principale e questo il migliore locale di tutta la zona, e qui accanto c lhotel in cui lei ha preso alloggio.
COL. - Sai tutto di me e io niente di te. Come ti chiami?
OLGA - Mi chiamo Olga e nelle pause di lavoro studio alluniversit.
COL. - Ecco perch non hai tempo da perdere per chiacchierare con me.
OLGA - Il tempo non si perde parlando con una persona come lei.
COL. - Fermati, Olga! siamo sullorlo di una conversazione idiota e non vorrei cascarci nel mezzo.
OLGA - Lei non perde mai il controllo di una situazione, vero?
COL. - Non mi capita quasi mai. Qualunque cosa faccia o dica, io esco fuori di me, mi guardo, mi ascolto, e naturalmente mi giudico.
OLGA - Non ho ragione a dire che il tempo passato con lei non perso? Il suo metodo mi piace e me ne impadronir. (guarda verso il fondo) Il signore di prima sta tornando il momento di lasciarla (esce mentre entra Martin)
MARTIN - Informazioni giuste, colonnello. Obiettivo centrato in pieno. Soggetto colto appena alzato dal letto, ancora caldo di sonno.
COL. - Pi facile del previsto, allora.
MARTIN - Direi proprio di s.
COL. - Io non riesco a capire. Andarsene cos e lasciare tante tracce dietro di s, senza preoccuparsi di farle sparire.
MARTIN - Come se volesse essere raggiunto.
COL. - Hai raccolto qualche informazione?
MARTIN - Si capisce. Lamico qui da una settimana.
COL. - Qualche donna in vista?
MARTIN - Neanche lombra: sempre da solo, niente uscite e niente telefonate.
COL. - Sempre pi complicato. Al campo qualcuno aveva tirato fuori una donna misteriosa, e per dire la verit, anchio ci speravo, saremmo stati su un terreno conosciuto. Cos, invece, ho paura di essere entrati nel campo dei ragionamenti, e allora vatti a raccapezzare. Com andato lincontro?
MARTIN - Nel modo pi tranquillo possibile.
COL. - Nessuna paura nel vederti?
MARTIN - E perch mai? qui siamo allestero e per il suo reato non esiste estradizione.
COL. - Mi fa un certo effetto parlare di reato con lui, ma il termine giusto: il peggiore dei reati che si possa immaginare
MARTIN - Del pi infame.
COL. - Niente paura nel vederti, stupore, allora?
MARTIN - Non direi, mi sembrato tranquillo, come se aspettasse il suo arrivo, colonnello.
COL. - Quali sono le parole esatte che gli hai rivolto?
MARTIN - Il minimo indispensabile. Gli ho detto soltanto che il colonnello Leonid Wlassov desiderava vederlo.
COL. - E lui?
MARTIN - Il tempo di vestirmi, ha detto.
COL. - Mi aspettava, non ci sono pi dubbi.
MARTIN - Lho pensato anchio, tant vero che lho lasciato solo nella camera, senza dubitare che potesse squagliarsela. In ogni caso, ora che labbiamo rintracciato non ci pu pi sfuggire.
COL. - Ma no, fuggire adesso non sarebbe nel suo stile. Non hai visto il suo comportamento? se n andato ma ha lasciato scoperte le tracce che potevano farlo ritrovare. Poi, mi stava apettando, te ne sei accorto anche tu, vero? Io dico che s gi pentito del suo colpo di testa e che aspetta unoccasione buona per rientrare nei ranghi. Io spero che questa faccenda si aggiusti perch ci sono dentro anchio con le mani e con i piedi.
MARTIN - Se mi posso permettere, il suo stato un atto di leggerezza.
COL. - Colpa del mio senso di umanit, della mia compassione, ecco perch ci sono cascato, anzi, mi sono invischiato da solo.
MARTIN - Ne verr fuori senza danno, parola del maresciallo Martin.
COL. - Se assomiglia a suo padre c poco da sperare, nessuno era capace di smuoverlo da unidea che sera messo in testa.
MARTIN - Saranno state idee giuste e valide.
COL. - Su questo ci puoi giurare. Se fosse ancora al mondo non saremmo qui a lambiccarci il cervello. Hai chiesto al padrone di darci un posticino tranquillo?
MARTIN - S, ci lascia questangolo della terrazza.
COL - si alza e si muove sulla terrazza) - Qui molto bello, non trovi? Affondati nel verde di una natura rigogliosa. I polmoni si siempiono da soli.
MARTIN - Direi proprio di s.
COL. - Per noi soprattutto che puzziamo di guerra, anche se ci siamo messi labito borghese.
MARTIN - Fosse cos facile mandar via quellodore! Ha sentito stanotte le batterie oltre le montagne? non si sono zittite fino a giorno fatto.
COL. - E il fronte di nord-ovest in azione. Ma stanotte cerano altri suoni da ascoltare.
MARTIN - E quali?
COL. - Ne era piena laria: stormi di uccelli migratori diretti verso il nord, ondate sonore che si susseguivano a breve distanza.
MARTIN - Anchio li ho sentiti, ma non ho potuto fare a meno di pensare che si trattasse di volatili spaventati dalle esplosioni.
COL. - Poi, allalba, altri uccelli in festa lungo il fiume, le allodole. Si costruivano il nido nei cespugli e negli avvallamenti sul greto: un canto damore dolcissimo che non si spegneva mai.
MARTIN - Lei ama molto la natura, colonnello.
COL. - Sono vissuto a lungo in campagna da ragazzo e non ho mai dimenticato i prati su cui mi sono rotolato o i ruscelli che ho guadato. Anche oggi, davanti a un albero, sento limpulso di arrampicarmi.
MARTIN - Lo sento anchio se ci sono frutti maturi.
COL. - Non alberi da frutta, ma da ombra, quelli da frutta, in genere, sono troppo bassi e fragili (torna di scatto verso Martin) ma cosa sto facendo, sono diventato matto?!
MARTIN - Che c di male se, mentre aspettiamo?
COL. - Dove va a finire la concentrazione? Sono giorni che penso a quello che devo dire e come. Non uno scherzo affrontare qualcuno che ha preso una decisione del genere, tentare di farlo riflettere, e magari convincerlo.
MARTIN - Ha detto magari. Sta perdendo la speranza di riuscire?
COL. - Tengo conto di ogni possibilit, quella di fallire molto forte.
MARTIN - Mi perdoni, colonnello, ma lidea di un fallimento non la prendo proprio in considerazione. Si rende conto che cosa vorrebbe dire presentarsi al Gruppo con le mani alzate? Specialmente lei che s esposto in questo modo.
COL. - Eunidea che non mi fa dormire.
MARTIN - E allora un po dottimismo, perbacco! Limportante era scovarlo. Il pi lha gi fatto.
COL. - Il pi finora lha fatto il maresciallo Martin.
MARTIN - Lavoro basso, di facchinaggio.
COL. - Indispensabile pi di quello di fino che sta aspettando un momento mi sembra che stia arrivando
MARTIN - (risale le sedie e i tavolini, ma torna subito indietro) - No, era soltanto la cameriera.
COL. - E unoccasione per farci portare due caff.
MARTIN - Buona idea vado a ordinarli. (ripercorre la strada di prima, mentre il colonnello torna ai margini della terrazza. Martin che era scomparso, ricompare)c il capitano De Segura, colonnello meglio che io mi allontani vado a sedere in macchina... (esce)
PABLO - (entra un po esitante e si ferma davanti al colonnello, in attesa che gli venga porta la mano) - Buongiorno, colonnello.
COL - resta per qualche attimo in silenzio, poi allunga la mano cordialmente) - Allora, Pablo, non hai ancora finito di darmi grattacapi e preoccupazioni?... un momento, per ti senti bene?
PABLO - S credo di s.
COL. - Lo credi soltanto, non ne sei sicuro?
PABLO - Perch questa domanda? mi sento come al solito.
COL. - Mi sembri pi pallido del solito, invece.
PABLO - La mia salute non mi d pensieri almeno per ora. Grazie comunque per la sua attenzione. Io ora vorrei (ma laltro lo invita al silenzio portando il dito alle labbra. Entra Olga con due tazzine che appoggia sul tavolino del colonnello)
COL. - Di caff ce ne vuole un altro. Lo porti al signore seduto in auto qui davanti.
OLGA - S, signore. (esce)
COL. - Ti va bene un caff, vero?
PABLO - Grazie. (siede al tavolo di fronte al colonnello. Un silenzio)
COL. - Al solito, il caff qui non lo sanno fare e non si riesce a scoprire la ragione: la polvere la stessa che adoperiamo noi, le macchine sono le stesse, ma il risultato diverso. Vallo un po a trovare il perch. Anche lacqua la stessa che usiamo noi qui siamo al confine e, in linea daria, questione di pochi chilometri, ma per il caff siamo separati da un abisso. Vorrei che qualcuno mi spiegasse questo fenomeno.
PABLO - Grazie, colonnello.
COL. - Cosa c da ringraziare?
PABLO - Lei s accorto del mio imbarazzo e ha voluto aiutarmi.
COL. - Perch, pensi di essere il solo a essere imbarazzato? Credi che ci sia abituato a affrontare casi come il tuo? Non che ce ne siano molti, per fortuna, altrimenti ci avrebbero obbligato a seguire un corso speciale. Ma pu capitare. Non vero capitano De Segura?
PABLO - A me capitato.
COL. - Lo so, hai voluto farlo capitare, perch non mi dirai che si tratta di qualcosa avvenuta per caso. Bisogna pensarci a lungo e poi decidere.
PABLO - Un processo che non auguro a nessuno.
COL. - Me ne rendo conto, ma per fortuna niente definitivo in questo campo e un riesame sempre possibile, non vero? (aspetta per qualche attimo una risposta) non lo . Almeno per ora. Intanto pensiamo a mandar via limbarazzo che ci ha preso tutti e due e che ci impedisce di parlare chiaramente. Eccoci qui timidi e impacciati come due studenti allesame. Come due che non hanno studiato, si capisce. Mi ricordo di una situazione simile che sera verificata quandero al corso allievi. Il maggiore che dirigeva il corso, tanto per sblocare limpaccio, si mise a raccontare barzellette. Solo che le barzellette non le sapeva raccontare e non riusciva a far ridere. Cos, dovendo far finta di divertirci, limbarazzo generale crebbe invece di diminuire.
PABLO - Non il nostro caso perch, grazie a lei, limbarazzo sparito completamente. Posso incominciare con una domanda?
COL. - Chiedi pure quello che vuoi.
PABLO - Che razza dinferno s scatenato al Gruppo sul mio conto, quando s scoperta la mia assenza?
COL. - Spiacente di deluderti, ma al Gruppo non s scatenato nessun inferno.
PABLO - E com possibile? non stata notata la mia assenza?
COL. - Quella s, e sono venuti a farla notare anche a me: un capitano comandante di squadriglia che sparisce improvvisamente, senza che nessuno sappia dov andato a finire, non cosa di tutti i giorni. Cera chi parlava di una donna misteriosa che ti avrebbe fatto perdere la testa, e che sarebbe stata la causa della tua assenza. Alcuni la descrivevano addirittura nei particolari questa donna fatale. Ne hanno di fantasia i tuoi colleghi! A nessuno venuta in mente la ragione vera di questassenza; meglio cos, del resto. Ti rendi conto della gravit di un sospetto del genere? Diserzione nel corso di operazioni belliche! E da parte di un ufficiale del mio Gruppo, comandante di squadriglia.
PABLO - Vede dunque: linferno spalancato!
COL. - E durato qualche minuto, fino a quando non ho informato i tuoi colleghi che proprio io ti avevo incaricato di una missione delicata allestero. Non ne avevi parlato con nessuno perch la missione era segreta.
PABLO - Che genere di missione?
COL. - C un movimento chiamato Pace e libert che opera in questo paese, un gruppo piuttosto numeroso nel quale gli elementi anarcoidi hanno preso il sopravvento: riunioni, cortei, articoli infuocati sui loro giornali e alcune voci insistenti e preoccupanti. Si tratta dellorganizzazione di azioni di sabotaggio contro di noi.
PABLO - Chiacchiere di perdigiorno. Hanno incominciato a parlarne fin dal primo minuto di guerra, ma come vede non successo nulla.
COL. - E bisogna aspettare che accada qualcosa per muoverci? io ti ho inviato a verificare sul posto. Ho dovuto inventare che avevi una pista da seguire.
PABLO - Per queste faccende non ci sono gi i nostri servizi segreti?
COL. - Il nostro aeroporto il pi in pericolo per la sua vicinanza al confine. Il Comando ha approvato il mio scrupolo per un supercontrollo.
PABLO - E come lhanno presa la notizia di questincarico al Gruppo?
COL. - In generale con un senso di invidia nei tuoi confronti, ma cera da aspettarselo.
PABLO - E lei, colonnello, s esposto cos a fondo per salvarmi?!... ha impegnato la sua parola in questo modo?!... Perch lha fatto?!... e senza neanche conoscere le ragioni del mio gesto perch ha tentato di trasformare un disertore in agente segreto?!
COL - ad alta voce) - Alt, capitano De Segura! Scegli bene le parole prima di parlare! nel mio Gruppo non esistono disertori, non sono mai esistiti e mai esisteranno, tientelo bene a mente!
PABLO - E come vuole chiamarla la mia assenza dal Gruppo?
COL. - In nessun modo la chiamo perch non esiste. Vuoi che consideri disertore il figlio del generale Rafael De Segura, eroe nazionale, nume tutelare della nostra aviazione?
PABLO - Ecco, non cambia mai! per giudicare ogni passo che faccio si apre il libro di storia. Chi Pablo De Segura? una nota a pagina venti, e di l non si scappa.
COL. - Ti lamenti della tua condizione?
PABLO - Ma se ne apprezzo tutti i vantaggi! sono nato con la gloria cucita addosso. Che cosa posso desiderare di pi?
COL. - Desidereresti una vita pi tua e non essere continuamente sottoposto a confronti. Ti capisco, Pablo, leredit di tuo padre un peso gravoso da sopportare, e ce lhai sul collo fin dalla nascita.
PABLO - Finora ho sempre cercato di portarlo con onore.
COL. - Ecco quello che voglio sentirti dire! Approvato in pieno!
PABLO - Anche le mie azioni pi recenti sono state guidate dal ricordo di mio padre.
COL. - Spiegati meglio.
PABLO - Mio padre ha sempre combattuto guerre giuste. Non avrebbe mai approvato quella che stiamo conducendo.
COL. - Perch, secondo te, c un modo di classificare le guerre? le belle, le attraenti o magari quelle solo simpatiche? Le guerre sono operazioni ripugnanti, sempre. Approvarle o non approvarle, che cosa vuol dire? C solo da subirle.
PABLO - Mio padre non avrebbe mai accettato che il nostro paese fosse spinto a questa sleale aggressione.
COL. - Non lavrebbe accettato e si sarebbe battuto fino allo spasimo per impedirlo, ma se fosse stato sconfitto, da perfetto militare qualera, lavrebbe servita con tutto se stesso. Nessuno ti vieta di avere idee personali e di lottare in loro difesa, ma quando il paese ha scelto una strada, quella la sola direzione da seguire.
PABLO - Anche quando la propria coscienza si ribella, quando devi decidere se appartieni al genere umano oppure no?
COL. - Ehil, capitano De Segura, dove vuoi trascinarmi?! Il nostro spazio di discussione in questo caso molto ristretto, non comprende casi di coscienza o analisi dellanima troppo approfondite. Un ufficiale di carriera deve saperlo.
PABLO - Non posso pi considerarmi un ufficiale.
COL - portando le palme alle orecchie) - Che suoni fastidiosi si formano nellaria ogni tanto! Si accompagnano a situazioni assurde, anche queste venute su dal nulla e che sembrano aver voglia di durare, ma hanno il respiro corto e le gambe fragili. Meglio non tenerne conto. (si alza e va ad affacciarsi alla balaustra) C il fresco della terra e delle piante che viene su in mezzo al verde, come una sorgente nascosta fra le foglie. Lo senti?
Basta affacciarsi alla balaustra e i profumi ti stordiscono bisogna seguirle ad una ad una le loro tracce quando il vento le spinge solitarie o le mischia in una composizione inebriante: la rosa canina delle siepi cespugliose, la menta piperita dalle radici che corrono fra lerba o i mentastri silvani con i fiori rosa e bianchi.
PABLO - Per lei sempre stato un piacere parlare della natura, colonnello.
COL. - Parlarne soltanto, dici? Per me la natura uno spazio verde nel quale muovermi liberamente; e un vero piacere sentirmela accanto quando ne provo il bisogno. Anche quando sei circondato dal cemento o sei sopraffatto dal rantolo della citt. Basta pensarci con tutte le tue forze e senti i rami che ti sfiorano il viso, il profumo acuto dellerba tagliata, la vampa della campagna sotto il sole. (ritorna al posto precedente)
Mi aspettavi, vero? eri sicuro che sarei venuto?
PABLO - Lo speravo, colonnello, con tutte le forze. Avevo delle spiegazioni da darle e, per la prima volta, fra noi il discorso si era interrotto.
COL. - Non stata mia la colpa.
PABLO - Lo so, ma dubitavo che potesse ascoltare quello che avrei dovuto dirle.
COL. - Dovevi parlarmene in ogni caso, prima di decidere.
PABLO - La mia era una bestemmia orrenda, dissacrante per le sue orecchie.
COL. - Lavrei ascoltata lo stesso.
PABLO - Veniva da troppo lontano e parlava una lingua sconosciuta per lei.
COL. - Non importa, valeva la pena tentare.
PABLO - Che speranza avevo di trovare in lei un alleato?
COL. - Nessuna, ma avevi bisogno di una voce dalla sponda opposta che ti aiutasse a riflettere.
PABLO - E quello che ho temuto. Lei avrebbe certamente fermato la mia azione, e ora sarei al punto di prima, quello di non trovare il coraggio di decidere.
COL. - Perch adesso dici che sei contento di vedermi qui?
PABLO - Perch adesso ho trovato il coraggio di agire ed troppo tardi per tornare indietro.
COL. - Hai parlato con qualcuno della tua decisione?
PABLO - Non ho parlato con nessuno.
COL. - Allora siamo ancora in tempo: non successo nulla. Saltiamo sulla macchina qui fuori e stasera siamo al Gruppo.
PABLO - Nessuna conseguenza per quello che ho fatto?
COL. - Nessuna conseguenza.
PABLO - E le ferite di dentro che ne sono la causa?
COL. - Guariranno.
PABLO - Una generosit senza limiti. Peccato che non la possa accettare.
COL. - Ne sei ben sicuro? Pensa alla tua vita sconvolta, il tuo passato, il ricordo di tuo padre. Non vale la pena accettare?
PABLO - Le ragioni che ho dentro sono pi forti.
COL. - Pi forti del tradimento verso il tuo grado, la tua famiglia, il tuo paese?
PABLO - S, colonnello, lo sono.
COL. - Avanti, allora, allineamele qui davanti queste sacre ragioni, riguardano la campagna che stiamo conducendo, quella che tu chiami guerra di aggressione?
PABLO - Quelle le avrei superate, anche se lavrei fatto a fatica.
COL. - Sentiamo le altre.
PABLO - Ce n una sola: obiettivo 46. Ricorda la mappa del piano di attacco? cera una zona circondata da un segno rosso: interdetta ai bombardamenti.
COL. - Si trattava di un complesso scolastico.
PABLO - Ma sulla mappa dellultimo attacco il segno rosso non cera pi.
COL. - Avevamo appreso che il nemico, approfittando dellinterdizione, aveva riunito laggi uomini e armi.
PABLO - E cos lobiettivo 46 stato distrutto. La Croce Rossa fece poi il suo rapporto: venticinque bambini uccisi e cinquanta feriti.
Tre corpi di adulto trovati: quelli di due insegnanti e di un bidello.
COL. - Un tragico errore. Abbiamo elevato protesta ufficiale al Comando Operazioni.
PABLO - Non bastata per far sparire davanti a me limmagine dei bambini uccisi.
COL. - Un errore sciagurato che non ha colpito solo te, ma tutto il Gruppo.
PABLO - Doveva essere evitato.
COL. - E come? la segnalazione era arrivata dai servizi segreti
PABLO - Ma alcune foto scattate successivamente lavevano smentita. Perch stato egualmente ordinato lattacco?
COL. - Perch quelle foto da sole non costituivano una prova sufficiente per sospenderlo.
PABLO - E nonostante il dubbio stata decisa la condanna a morte!
COL. - Chi ha dato quellordine dovr risponderne. Capisco i tuoi sentimenti, ma non ti era mai capitato, nel corso di unoperazione, di fare vittime innocenti?
PABLO - Non con tanta lucida determinazione.
COL. - Perch hai voluto assumerti colpe che non ti appartengono?
PABLO - E stata la mia squadriglia ad annientare lobiettivo 46.
COL. - Hai eseguito un ordine preciso, giusto o sbagliato la responsabilit non tua: era un ordine ricevuto.
PABLO - A un ordine fuori dallumano non si deve obbedire. Proprio per questo abbiamo processato gli ufficiali nazisti.
COL. - Non consentito analizzare n discutere lordine che si riceve. Devo essere io a ricordartelo?
PABLO - Non possibile rifugiarsi dietro una clausola disciplinare, il regolamento non pu essere giustificazione per un massacro di innocenti.
COL. - Che cosa dici?! i nostri caduti si muovono nelle fosse macigni giganteschi rotolano a valle e i cieli tuonano a lungo nel buio!
PABLO - Questa la verit che ho dentro, colonnello. (un attimo di pausa, poi il colonnello si alza a va verso il fondo)
COL. - Olga!... dove ti sei cacciata, Olga!..
OLGA - (apparendo) - Sono qui.
COL. - Dellaltro caff (Olga esce) soltanto brodaglia, ma una cosa calda che acquieta lo stomaco e a volte se ne sente il bisogno, come adesso. Stanotte non ho chiuso occhio.
PABLO - Mi dispiace che per colpa mia
COL. - ho dato un po il cambio alla guida al maresciallo Martin per paura che si addormentasse e finisse fuori strada (entra la cameriera) finalmente! lascia qui il bricco, Olga.
OLGA - Occorre altro, signore?
COL. - No, grazie. (Olga esce; il colonnello riempie le tazze)
PABLO - Se ha bisogno di riposare pu venire al mio hotel.
COL. - Non c tempo, stasera devo essere al Gruppo.
PABLO - Sono mortificato, colonnello, lei ha fatto per me quello che poteva fare un padre.
COL. - Di che ti meravigli, non ti ho seguito negli anni come un figlio? La scuola, laccademia, i passaggi di grado tuo padre, oppresso dagli impegni, ti aveva in parte affidato a me.
PABLO - So bene quanto le devo.
COL. - E ora hai trovato il modo di ripagarmi.
PABLO - Ho seguito principi e ideali che lei mi ha indicato.
COL. - Non bestemmiare, non lo sopporto! (una pausa)
Ho una propostada farti.
PABLO - Lascolto.
COL. - Salta in macchina e torna con me al Gruppo. Nessuno sa niente e non successo niente. Martin uomo fidato e non parla. Trover un pretesto credibile e ti sollever dallincarico di capo squadriglia un motivo medico, magari, che consiglier laffidamento a incarichi a terra.
PABLO - Peccato non poter accettare, colonnello, una proposta amichevole che metterebbe tutto al suo posto. E di ci che accaduto dentro di me, che cosa ne faccio? come me la tolgo di dosso una responsabilit che sento sempre pi precisa e straziante?
COL. - Hai scelto il ruolo della vittima, allora? Vuoi essere il solo a pagare per le colpe degli altri, per le nefandezze che vengono compiute in ogni luogo?
PABLO - E tutto pi semplice, colonnello: accaduto che a un certo momento ho provato ripugnanza per la mia vita, e ho sentito il bisogno di dire la verit a me stesso e agli altri. E questo senza maiuscole, n punti esclamativi.
COL. - Non vuoi proprio aiutarti, dunque?! Non solo la tua carriera finita, ma anche la tua esistenza futura. Ci hai pensato? Rientrando in patria dovrai pure affrontarla la situazione che hai creato.
PABLO - Non so cosa dirle. Forse non rientrer pi in patria.
COL. - E tua moglie daccordo?
PABLO - Non le ho ancora detto nulla.
COL. - Lo farai presto, allora, perch sta venendo qui.
PABLO - Lha fatta avvertire lei?
COL. - Pensavi davvero che non avrei fatto il possibile per impedirti di gettar via la tua vita, il nome di tuo padre, lonore del mio Gruppo?
PABLO - E stata una crudelt inutile farla venire qui. Mia moglie non riuscir a spostarmi dalla decisione che ho preso.
COL. - Nemmeno tua figlia ci riuscir? ora solo una bambina, ma cosa credi che possa pensare fra poco, quando sapr di essere figlia di un disertore?
PABLO - A mia figlia, quando verr il momento, dir tutta la verit e non potr non capirmi.
COL. - C anche la verit di sua madre e della famiglia di sua madre, quella delle sue compagne di scuola, della storia che dovr studiare, dellopinione pubblica in mezzo alla quale vivr.
PABLO - Le insegner a giudicare da sola, ad ascoltare i propri sentimenti.
COL. - Un futuro di educatore, sei certo di riuscire in questo mestiere? o finirai per perdere tua figlia e trovarti da solo, inesorabilmente solo. Una macchia da cancellare dalla sua vita, questo sarai per tua figlia.
MARTIN - (entrando) - E arrivata sua moglie, capitano; lho accompagnata al suo hotel.
PABLO - La ringrazio, maresciallo. Vado a incontrarla.
COL. - Sar stanca del viaggio, non vuoi darle un po di riposo?
PABLO - Preferisco parlarle ora. Devo spiegarle subito quello che non avr capito.
COL. - E che continuer a non capire: non ti fare illusioni, Pablo.
PABLO - Devo pur fare questo tentativo. (esce)
COL - mescendosi del caff; a Martin) - Ne vuoi?
MARTIN - Grazie. (si riempie una tazza) Non sarebbe meglio, colonnello, che anche lei scambiasse due parole con la moglie del capitano De Segura?
COL. - E gi al corrente; le ho spiegato tutto per telefono.
MARTIN - Crede che basti? E se il marito riuscisse a convincerla?
COL. - Escluso. La convinzione non pu venire soltanto dalle parole; quelle, se mai, possono servire a spiegare, ma per convincere ci vuole ben altro. Per quanto riguarda la moglie del capitano De Segura, poi, ancor pi difficile: proviene anche lei da una famiglia di alte tradizioni militari.
MARTIN - Il sentimento pi forte delle tradizioni, colonnello.
COL. - Ma verr sconfitto lo stesso.
MARTIN - Mi rallegro per la sua sicurezza. A volte, a sentirla parlare, si ha quasi limpressione che lei incominci a dubitare del risultato e che si sia rassegnato al fallimento.
COL. - No, Martin, il nome del nostro Gruppo rester intatto.
MARTIN - Rester intatto ad ogni costo.
COL. - Lo ami anche tu il nostro Gruppo, vero?
MARTIN - Pi di chiunque altro, colonnello. Per un sottufficiale come me, il gruppo a cui appartiene lessenza dellesistere. Un ufficiale, mi permetta, ha altre aperture di fronte, specialmente nei gradi pi alti, ma un sottufficiale non ha che il suo gruppo che conosce dal basso e dallinterno meglio di tutti. In volo o a terra, da noi soprattutto, labilit tecnica che conta al di sopra dei gradi. E questo soltanto il Gruppo a concederlo.
COL. - Bravo Martin, la tua dichiarazione di amore stata perfetta. E una grande soddisfazione poter contare su gente come te.
MARTIN - Che in questo momento, per, non pu dare la minima collaborazione.
COL. - Non c che da aspettare adesso, il successo non dipende da noi.
MARTIN - E duro starsene qui con le mani in mano, mentre l fuori si decide una partita cos importante.
COL. - E tu non ti rassegni a restarne fuori, vero?
MARTIN - Perch il capitano De Segura non sta decidendo solo della sua vita, ma gioca anche la sua, colonnello, e quella di tutto il Gruppo.
COL. - Ho capito. Pensi che se tu fossi allhotel, in questo momento, forse riusciresti a sapere qualcosa?
MARTIN - E proprio quello che penso.
COL. - E allora che cosa fai qui?
MARTIN - Vado subito, colonnello.
COL. - Ritengo sia inutile raccomandarti la discrezione, vero?
MARTIN - Non si accorgeranno della mia presenza.
COL. - Appena hai raccolto qualche indizio vieni a riferirmi.
MARTIN - Naturale. (esce ma rientra pochi istanti dopo) C un giornalista che vorrebbe scambiare quattro parole con lei.
COL. - Un giornalista?! e che ci fa la stampa da queste parti?
MARTIN - E meglio chiederlo a lui, non crede?
COL. - Fallo passare. (a voce pi alta) Venga pure avanti (entra Tom)
MARTIN - Io vado allhotel. (esce)
TOM - Sono Tom Kluger, direttore de LOsservatore, il settimanale della zona. Perdoni la mia intrusione, colonnello.
COL. - Lei conosce il mio grado?
TOM - Certo, colonnello Wlassov, qui arrivano anche i giornali del suo paese che pubblicano foto delle persone pi in vista.
COL. - Ho capito Notizie dal fronte di qualche giorno fa. Ero in mezzo ad altri ufficiali, eppure lei riuscito a riconoscermi, nonostante che adesso indossi labito borghese.
TOM - Un po il mestiere e un po la fortuna e, me lo lasci dire, un po la sfacciataggine. Non ero proprio sicuro che lei fosse quella persona: ora lo sono.
COL - sorridendo) - Sono cascato nella trappola, allora. Complimenti.
TOM - Mi scusi di nuovo, colonnello.
COL. - Lei stato molto abile nello scoprirmi, ma io non ho proprio niente da nascondere.
TOM - Posso domandarle, allora, che cosa lha portato qui da noi?
COL. - Certo che pu domandarlo. E stato il desiderio di respirare per un giorno unaria diversa, fuori dalla guerra e dalle preoccupazioni. La moglie di un capitano del mio Gruppo ha dato qui appuntamento al marito, e io che fra laltro sono un vecchio amico della signora, ho colto loccasione per accompagnarlo. Ora sono insieme allhotel ed bene lasciarli in pace dopo un paio di mesi che non si vedevano. Ma non avr mica intenzione di intervistarmi per caso?
TOM - No, nessuna intervista, solo quattro chiacchiere. Noi qui siamo degli inguaribili provinciali, e appena si presenta nei paraggi qualcuno fuori dalla cerchia delle nostre conoscenze, ci diamo subito da fare per cercare di avvicinarlo. Lei specialmente che viene dalla guerra sar in possesso di notizie interessanti per i nostri lettori.
COL. - Non si illuda, signor Kluger ho detto bene il suo nome?
TOM - Benissimo.
COL. - Non c nessuno che abbia unidea ristretta della guerra, come chi la combatte. La sua visione limitata alla trincea che gli stata assegnata e non va oltre il filo spinato che la sovrasta.
TOM - Dalla sua trincea, per, la veduta piuttosto panoramica.
COL. - Solo una questione di altezza. Lei che lavora nella stampa ne sa certo pi di me su questa guerra.
TOM - Le solite notizie di agenzia comuni a tutti i giornali del mondo.
COL. - Il che non vi impedisce di elaborare queste notizie al punto di giungere a conclusioni a volte profondamente diverse.
TOM - Perch non esiste una verit unica e sola. La verit ha pi facce, tante quanti sono i punti di osservazione dal quale si guarda.
COL. - E lei pensa che il mio punto di osservazione sia particolarmente privilegiato?
TOM - Lo senza dubbio, ma non riguarda laltitudine. Vede, a interessarci per esempio, il modo come questo conflitto viene vissuto nelle coscienze dei vostri soldati.
COL. - Vi tenete sul difficile, allora. Questa materia di psicologi e sociologi, gente abituata a scrutare lanimo umano e a strizzarlo un po per farne uscire qualcosa. Come volete che faccia un povero colonnello ad avventurarsi su questo terreno?
TOM - Intanto potrebbe rileggersi la storia e fare qualche confronto.
COL. - La storia, e quale?
TOM - Quella dei rapporti passati fra il vostro paese e quello che adesso diventato vostro nemico.
COL. - Rapporti amichevoli che improvvisamente si sono guastati, questo quello che intende?
TOM - Precisamente, per la prima volta i soldati del vostro paese si sono trasformati in aggressori.
COL. - E un falso problema; i nostri soldati sanno bene che noi abbiamo solo anticipato il piano che era stato preparato per saltarci addosso. Non di aggressione che dobbiamo parlare, ma di unautentica operazione difensiva.
TOM - Queste sono le notizie che diffondete dai vostri centri di informazione.
COL. - Non voleva sapere come la pensano i nostri soldati? E da dove crede che prendano le loro convinzioni?
TOM - Perfetto, colonnello, lei vuol tenersi sul sicuro. E sulle voci che circolano, non ha niente da dire?
COL. - Quali voci?
TOM - Quelle che parlano degli interessi petroliferi come causa del conflitto?
COL. - Sono soltanto voci, come ha detto, bisognerebbe scoprire se hanno qualche fondamento di verit.
TOM - Ci sono gi tre o quattro societ che stanno contendendosi i diritti di ricerca e di estrazione, non bastano come fondamento di verit?
COL. - Si tratta di speculatori privati che si precipitano dove sono in vista buoni affari. Com possibile impedire questo fenomeno al quale siamo estranei? O per caso le verr in mente che noi ci troviamo in guerra per fare gli interessi di questi affaristi?
TOM - E possibile distinguere, nel mondo in cui viviamo, gli affari di stato dalle speculazioni private?
COL. - Non mi azzardo su questo terreno: un quesito da economisti al quale non sono in grado di rispondere.
TOM - Com limitato il vostro campo di discussione! non vi azzardate a formulare un giudizio senza il parere degli esperti.
COL. - Vogliamo evitare la superficialit e limprovvisazione. Che valore pu mai avere un giudizio che non proviene da una fonte professionale?
TOM - La ricerca di precisione tecnica uccide la vostra libert di espressione, non ve ne siete accorti?
COL. - Unopinione che conta nasce su una base scientifica e non frutto di approssimazioni dilettantesche.
TOM - Che mondo limitato e noioso il suo, colonnello, dove ogni voce nasce dallufficialit e viene negato spazio alla fantasia creativa.
COL. - Non il mio mondo, ma la materia che si vuole dibattere noiosa e limitata. Si guardi intorno: ci troviamo in un autentico paradiso ed qui che pu svolgersi lincontro pi affascinante e fecondo. Abbandoniamo le strettoie umilianti e spingiamoci in mare aperto. Ne vale la pena, non le sembra?
TOM - S, possibile, ma dovremmo prima riuscire a dimenticare le nostre vicende. Durer ancora a lungo questa guerra, o si riuscir a trovare un accordo fra le parti per deporre le armi?
COL. - La fine della guerra: me lauguro anchio con tutto il cuore. Spero che finisca prima della primavera ventura.
TOM - Che importanza ha quella data?
COL. - Il venti maggio dovr essere aperta ufficialmente la Fiera Internazionale della Floricultura
TOM - E in vena di battute, colonnello?
COL. - E perch mai? C in programma la presentazione di nuove variet di rose dei paesi del nordeuropa. Se ne parla come di un avvenimento eccezionale e in giro c molta aspettativa: sembra che i risultati siano sbalorditivi.
TOM - Un modo elegante per non parlare di guerra, vero colonnello?
COL. - Perch lei non sa che cosa non avviene in una fiera di floricultori: autentiche aggressioni contro espositori sprovveduti, azioni di spionaggio, squadre di sabotatori allopera, e via dicendo.
TOM - Nonostante tutto, la guerra dei fiori sempre quella che preferiamo.
COL. - Se permette, per, ce lavrei io una domanda da farle.
TOM - Si accomodi pure.
COL. - Che cos di preciso il movimento Pace e libert cos seguito nel vostro paese?
TOM - Lo dice il suo stesso nome: un movimento nato in tutti gli stati del mondo per difendere i due maggiori ideali dellumanit.
COL. - E fino a che punto si esercita questa difesa? Fino al punto di organizzare azioni di sabotaggio contro paesi belligeranti?
TOM - Si tratta di menzogne messe in circolazione da coloro che vogliono screditare il movimento
COL. - E perch screditare? Non sarebbero azioni in linea con gli obiettivi dichiarati?
TOM - La guerra non si combatte con la guerra: non devo ricordarglielo io, colonnello. (entra Martin che, vedendo il colonnello a colloquio, si mette da parte)
COL. - E arrivata una persona che aspettavo e la devo salutare.
TOM - (preparandosi a uscire) - La ringrazio per questo colloquio che mi auguro non sia lultimo.
COL - stringendo la mano di Tom) - Arrivederci, signor Kluger. (Tom esce e Martin siede al tavolo del colonnello)
Martin! Presumo che tu non abbia buone notizie da darmi.
MARTIN - Come ha fatto ad arrivarci, colonnello?
COL. - Il tuo atteggiamento parla chiaro. Nei tuoi occhi,poi, non c pi vivacit operativa. Correggimi se sbaglio.
MARTIN - Non si possono anticipare le conclusioni: il colloquio ancora in corso.
COL. - Sei riuscito a racimolare qualche notizia?
MARTIN - Ho fatto di pi, colonnello: sono riuscito ad assistere a una buona parte del dibattito.
COL. - Racconta tutto per bene.
MARTIN - La camera dei De Segura allhotel confinante con la mia e, finch al piano di sopra non hanno incominciato a far chiasso, ho potuto seguire gran parte di quello che si diceva.
COL. - Un vero colpo di fortuna.
MARTIN - Ma anche una situazione imbarazzante. Provavo una grande vergogna a trovarmi l a spiare quellincontro: sapevo di stare facendo una cosa sconveniente e dovevo continuamente ripetermi che non cera altro mezzo da scegliere.
COL. - Hai fatto quello che dovevi fare. Peccato che il risultato sia stato negativo.
MARTIN - Questo non lho detto: la discussione ancora in corso e non sappiamo come andr a finire.
COL. - Avanti, allora, non ti far strappare le notizie a una a una.
MARTIN - Capisco la sua impazienza, ma bisogna procedere con cautela; troppo facile trasformare in certezza unesile speranza o ritenere un rifiuto come definitivo.
COL. - Hai ragione, Martin, racconta a tuo modo.
MARTIN - Quando sono arrivato allhotel, non si erano ancora esauriti i preliminari del primo incontro: notizie sulla salute reciproca e sulla bambina che era rimasta a casa. Sapevano che fra loro cera un problema grave da risolvere, ma sembrava che non avessero voglia di affrontarlo.
COL. - Chi ne ha parlato per primo?
MARTIN - E stata la signora. O almeno lo presumo perch stava piangendo e non si capiva quello che diceva.
COL. - E il marito?
MARTIN - Ascoltava in silenzio. Poi, quando la moglie ha finito, ha preso lui la parola. Il capitano parlava chiaro e lento, come fa chi ha qualcosa da spiegare e vuole farsi capire.
COL. - E c riuscito?
MARTIN - Direi di no, colonnello, a giudicare almeno da come ha risposto la signora. Adesso la crisi di pianto era cessata, anche se restava ogni tanto qualche singhiozzo unito a un po di lacrime che non riuscivano a soffocare lesternazione del suo punto di vista.
COL. - Quali argomenti ha tirato in ballo la signora?
MARTIN - Ha domandato quale sarebbe stato il loro futuro, che cosa avrebbero detto parenti e amici, quale sarebbe stata lidea che fra qualche anno si sarebbe fatta la loro bambina. Le parole ricorrenti erano: vergogna, disonore, infamia e termini simili.
COL. - Argomenti sacrosanti, ma un po deboli per distogliere il marito dalla sua assurda decisione.
MARTIN - Ma non finita qui. A un certo punto la signora ha alzato la voce e ha tirato fuori un tono gonfio di disprezzo e di indignazione.
COL. - Sentiamo, Martin.
MARTIN - La signora ha accusato il capitano di averle distrutto la vita, di avere gettato nel fango lonore di suo padre, ricordandogli che sua madre non avrebbe sopportato quellonta e che sarebbe morta di crepacuore. Poi gli ha anche rammentato lo scandalo che sarebbe scoppiato nella loro citt che stava gi preparando i festeggiamenti per quando sarebbe ritornato dalla guerra.
COL. - E il capitano?
MARTIN - Ha ascoltato in silenzio, senza interrompere.
COL. - Ma come?! non ha cercato di controbattere, di far valere le sue apparenti buone intenzioni?
MARTIN - Non lo so, colonnello, perch a questo punto al piano superiore s scatenato linferno. Hanno incominciato a far musica e a ballare. Non stato pi possibile capire una parola.
COL. - Era la nostra ultima speranza, Martin, dobbiamo considerarla naufragata?
MARTIN - Il colloquio continua e tutto pu cambiare da un momento allaltro.
COL. - Lo credi possibile?
MARTIN - Deve esserlo! Non ci sono vie duscita altrimenti.
COL. - Torna allhotel, Martin. Pu darsi che nel frattempo qualcosa sia cambiata.
MARTIN - Vado, colonnello. (si prepara a uscire)
COL. - Fammi sapere subito cos avvenuto. Lo vedi in che stato sono.
MARTIN - Far il possibile. (esce, ma rientra subito dopo)
Troppo tardi, colonnello: la moglie del capitano De Segura ha deciso di partire.
COL. - Cosa dici?!... e dove vuole andare?!
MARTIN - Penso che voglia tornare a casa ha gi fatto caricare la sua valigia sullauto che lha portata qui.
COL. - Ma non se ne andr prima che le abbia parlato! (si alza in fretta ed esce)
(Buio)
II TEMPO
2 QUADRO
(Olga affacciata alla balaustra sta parlando con il colonnello in giardino.)
OLGA - Lo lascio su un tavolino il suo caff?
COL. - Aspettami, sto salendo. (entra il colonnello che afferra subito la sua tazza di caff) Ci voleva proprio un caff... (bevendo) Ah!... se non era per questo, sarei rimasto in giardino.
OLGA - E bello gi, vero?
COL. - Di pure meraviglioso.
OLGA - Ascoltava come ieri gli uccelli che cantano?
COL. - No, stamani ammiravo i fiori e le piante. Gi un mondo diverso. Anche senza addentrarsi nel parco, le aiole qui sotto offrono uno spettacolo indimenticabile per disegno e colori. Ho faticato a resistere alla tentazione di andare avanti per quei viali e vialetti, ma non sono qui per esplorare un parco. Per, non ho potuto fare a meno di fermarmi davanti al muro qua sotto, completamente ricoperto di rampicanti. Al centro c una bungavillea dai lunghi rami e i fiori accesi da colori violenti. Accanto c la solitaria Clematide e la forte Vitalba, poi gli arbusti profumatissimi come il Gelsomino e il Caprifoglio, mentre il Glicine si arrampica rapido con i suoi fiori riuniti a grappoli.
OLGA - E un vero piacere ascoltare uno che ama la natura come lei.
COL. - E la natura ad amarmi. Pochi minuti passati nel giardino e ho cancellato i pensieri e le preoccupazioni ma si trattato di una breve pausa (indica Martin che entrato) ecco che ritornano pi virulenti di prima
OLGA - Occorre altro, signore?
COL. - Vuoi un caff, Martin?
MARTIN - Grazie, lho gi preso.
COL. - Vai pure, Olga. (Olga esce. Il colonnello e Martin siedono a un tavolino.)
MARTIN - Lho aspettata fino a tardi ieri sera, ero ansioso di sapere qualcosa sulla signora De Segura.
COL. - Un ramo fiorito spogliato da un uragano: non riesco a trovare unimmagine migliore. Lho accompagnata fino al confine e non abbiamo fatto che parlare e parlare. Non ricordo bene se ero io a consolare lei, o lei me. Sono tornato a notte fonda, quasi allalba.
MARTIN - Limpeto con il quale ieri andato da lei, mi faceva bene sperare.
COL. - Londa si getta infuriata sullo scoglio, ma quando si ritira lo scoglio rimasto intatto.
MARTIN - Non c un po troppa rassegnazione in quello che dice?
COL. - C solo labbandono di una speranza che non esiste pi.
MARTIN - E riuscito almeno a modificare latteggiamento della moglie nei confronti del marito?
COL. - Ho tentato inutilmente: accuse violente, nessun accenno di comprensione. Risultato: inasprimento della precedente posizione e nessuna possibilit di dialogo.
MARTIN - Dove andata a finire la nostra determinazione a risolvere il caso?
COL. - Dove finiscono i disegni generosi che non hanno una base concreta.
MARTIN - E come pensa di sistemare la sua posizione? Lei si esposto troppo in questo caso.
COL. - Far in modo di far apparire la diserzione del capitano De Segura come avvenuta in un tempo successivo allincarico che gli avevo affidato.
MARTIN - Ma si sospetter che quellincarico, com avvenuto, sia stato invece dato per mascherare una diserzione gi in atto.
COL. - I sospetti non li posso soffocare, e allora che circolino pure come vogliono.
MARTIN - Sono stupito e addolorato nel sentirla parlare cos. Mi perdoni, colonnello, ma non credevo che lei si desse per vinto cos facilmente.
COL. - Ho fatto tutto ci che era possibile fare. Mi sono perfino umiliato di fronte al capitano e a sua moglie. Non servito a niente, ma almeno non ho niente da rimproverarmi.
MARTIN - Perdoni la mia sfrontatezza, ma sono costretto a criticare il suo comportamento.
COL. - Anche tu contro di me, dunque?!
MARTIN - Io sono con lei fino allultimo. Dove ultimo vuol dire: onore salvo per il nostro Gruppo.
COL. - Era lobiettivo che volevo raggiungere anchio.
MARTIN - Un obiettivo che adesso ha abbandonato?
COL. - Che nonostante la volont e limpegno non stato possibile raggiungere.
MARTIN - La convinzione che i giochi siano stati fatti: ecco quello che critico in lei.
COL. - Che cosa vorresti da me, insomma?
MARTIN - Vorrei sentirla ripetere il suo impegno per difendere lonore del Gruppo.
COL. - E quando lho ripetuto, cambia qualcosa?
MARTIN - S, se alla dichiarazione si unisce lazione relativa.
COL. - Cio?
MARTIN - La ricerca effettiva di una strada che conduca a una soluzione.
COL. - Non facciamo che giocare con le parole, Martin, da ieri che giriamo intorno a un problema insolubile.
MARTIN - Mi permetto di continuare a non essere daccordo con lei.
COL. - Vorrei proprio sapere quale sarebbe la soluzione che tu avresti trovato.
MARTIN - Non lho trovata, colonnello, ma la sto cercando. Mi permette di avanzare unipotesi?
COL. - Come no.
MARTIN - Lincarico che lei ha affidato al capitano De Segura estremamente delicato: si tratta di infiltrarsi in unorganizzazione, per carpire notizie e progetti su eventuali attentati contro di noi.
COL. - Se si trattasse di un incarico veramente affidato.
MARTIN - Ammettiamo che lo sia. Un incarico delicato e pericoloso altamente pericoloso, se questa infiltrazione venisse scoperta.
COL. - Nel caso che Pace e Libert volesse veramente organizzare un attentato contro di noi.
MARTIN - E il nostro caso. Il capitano De Segura riuscito a smascherare il complotto, a evitare lattentato e si prepara a rivelare al mondo la vera natura di questa associazione. Come crede che si comporterebbero i dirigenti del movimento? Vorrebbero assicurarsi il silenzio del capitano De Segura. E per far questo non c che un mezzo: sopprimerlo.
COL. - Unipotesi macabra, mi pare.
MARTIN - Osserviamola da un altro punto di vista: lerede del generale Rafael De Segura ha sacrificato la sua vita per il bene della patria. Onore alleroico capitano e al Gruppo che lo ha allevato e che gli ha dato loccasione di esprimere il suo eroismo.
COL. - Tutto sarebbe salvato. Peccato si tratti di unipotesi cos lugubre.
MARTIN - Ma perdere la vita in guerra, una condizione piuttosto normale per un militare di carriera.
COL. - Ad opera del nemico, s, ma non dei propri fratelli.
MARTIN - Bravo, colonnello! Lei mi ha preceduto. Era proprio quello che volevo dire. Mi congratulo con lei che lha capito subito.
COL. - Ho seguito londa della tua ipotesi fino a cadere nellassurdo.
MARTIN - Trova assurdo che, in situazioni particolari, si possa decidere lestremo sacrificio di nostri combattenti?
COL. - Per esempio?
MARTIN - La difesa a oltranza di una posizione.
COL. - Per il vantaggio concreto che ne pu derivare.
MARTIN - A volte lidea della resa che non pu essere ammessa. Un precedente pericoloso che pu avere conseguenze devastanti per lintero fronte.
COL. - Questo vero! il sacrificio cosciente di uno o pi individui infiamma gli animi, scatena i sentimenti di emulazione e di rivalsa. Ma il nostro un caso diverso.
MARTIN - Non direi. Quale effetto pensa che possa avere fra le nostre truppe la notizia che il figlio del generale Rafael De Segura ha disertato? Non teme che un sospetto preciso possa nascere e propagarsi: quello di stare combattendo una guerra ingiusta?
COL. - E vero! noi finora abbiamo esaminato il caso morale, non gli effetti pratici che un simile gesto pu avere.
MARTIN - Se il capitano De Segura, erede di un tale nome, ha deciso di separare le sue responsabilit, non forse il segno di una grave crisi che sconvolge il nostro Comando operazioni?... e allora, per quale motivo dovremmo continuare a rischiare la vita? Il rifiuto del capitano De Segura non forse lesempio di quello che tutti noi dovremmo fare?
COL. - S, s hai visto dove ci ha portato la tua ipotesi?
MARTIN - Abbiamo incontrato per strada una verit e, finalmente, ora dobbiamo decidere.
COL. - Ma decidere che cosa, in nome di Dio?!
MARTIN - Solo di non avere paura.
COL. - E uno stato emotivo che spesso ci sfugge di mano.
MARTIN - Quando un fattore esterno a causarlo. Ma se tutto nasce dentro di noi, allora possibile controllarlo.
COL. - E tremendo dovere affrontare la gravit della scelta.
MARTIN - Non c nulla da scegliere, c una sola strada di fronte a noi.
COL. - Se tutto stato gi deciso, allora, qual la partecipazione che ci viene richiesta?
MARTIN - Nessuna, se questo pu farla star meglio.
COL. - E per la condanna da emettere, non entra in gioco la responsabilit di qualcuno?
MARTIN - Non una condanna, ma un doveroso atto di comando.
COL. - Ma Pablo De Segura come se fosse mio figlio. Io lho spinto in questa carriera, lho seguito, incoraggiato, protetto. Come mi si pu chiedere unazione del genere?
MARTIN - Nessuno gliela chiede, colonnello, pensa che noi non comprendiamo e apprezziamo certi sentimenti? Non con il rimorso che intendiamo allearci. Baster una sola parola o un solo sguardo per e poi, no. Non c bisogno neppure di quelli: un breve silenzio sar sufficiente. Una pausa di silenzio quella che mi occorre per risolvere un caso che si presenta difficile. Penser io a tutto, facendo in modo che la responsabilit ricada sul movimento Pace e libert che ci nemico.
COL. - Di cosa stai parlando, Martin, di un fatto accaduto nel passato o della nostra vicenda? Io ascolto a volte il suono delle tue parole come un mormorio incolore e continuo, qualcosa che fa parte del paesaggio come lacqua che scorre o il vento fra i rami. Altre volte invece le tue parole sono punte laceranti che entrano nella carne viva.
MARTIN - Ascolti le mie parole che annunciano la soluzione del nostro problema.
COL. - Come faccio a dimenticare il prezzo pagato?
MARTIN - Pensi allonore del nostro Gruppo che trionfa, a un mito della nostra storia che continuer a risplendere, liberato dalle nubi che minacciavano di offuscarlo. Pensi a una famiglia fieramente unita nel ricordo di chi si sacrificato eroicamente.
COL. - Taci, Martin! ora sono entrati altri suoni a spezzarmi ludito: io non li posso ascoltare. Non posso e non voglio!
(breve pausa)
MARTIN - Il tempo ci riuscir, colonnello. Nessun ragionamento in grado di farci accettare un concetto che la nostra natura, o educazione, o abitudine respingono. Ma il tempo lo pu fare.
COL. - E come vivr io prima che questo miracolo si compia? Che cosa avverr nella mia vita in questo spazio di giorni, di mesi, di anni?
MARTIN - C loblio a aiutarci, colonnello, non dimentichi questumile facolt che riesce a oscurare le parti peggiori della nostra vita.
COL. - S, che cosa dobbiamo temere? Tempo e oblio, un binomio formidabile in grado di sconvolgere alla radice qualunque opposizione che la nostra coscienza potrebbe mettere in atto. Ma perch non ci ha pensato quellingenuo di Pablo e ha voluto continuare a difendere la sua posizione perdente? Noi, invece, uomini raziocinanti, abbiamo risolto il problema e scoperto che non ci sono cambiamenti da fare, e che possiamo tranquillamente continuare a marciare sulla solita strada della nostra lurida esistenza!
(Un attimo di buio)
3 QUADRO
(Al riaccendersi delle luci Olga sta sistemando i tavolini. Alle sue spalle c Tom.)
OLGA - Ancora fra i piedi?
TOM - Aspetto quello che devi dirmi.
OLGA - Non ho niente da dirti, lasciami lavorare.
TOM - Via, Olga, deciditi a aprirmi quella tua boccuccia.
OLGA - Io non so nulla, te lho gi detto. E, nel caso sapessi qualcosa, non ti direi un bel niente. Non sono il tipo che va in giro a spettegolare.
TOM - Ti ho mai lanciato accuse in quel senso?
OLGA - No, ma meglio mettere le cose in chiaro per lavvenire.
TOM - Lo so bene che sei una ragazza a posto e che svolgi il tuo lavoro con estrema seriet.
OLGA - Ungi, ungi pure a tuo piacimento, tanto non mi farai cambiare idea.
TOM - Non ci penso nemmeno lontaneamente. Cambiare idea vuol dire cambiare carattere, personalit. E io voglio conservarti cos come sei.
OLGA - Allora devi accettare anche la mia riservatezza.
TOM - Con il colonnello non avevi tanti scrupoli.
OLGA - Con lui parlavo di questioni pi elevate. E una persona intelligente il colonnello: non mi interrogava sulla spazzatura dei corridoi.
TOM - Via, non la mettere su questo piano, a me interessa soltanto qualche notiziola.
OLGA - Anche tu ieri hai parlato col colonnello, perch non lhai chiesta a lui?
TOM - Come se non avessi tentato, ma una volpe e da lui non si tira fuori niente.
OLGA - E invece qui c la sempliciona pronta a sbottonarsi, vero?!
TOM - C una cara amica, invece, che mi d una mano per un articolo.
OLGA - E poi sono costretta a ricordarti, anche se mi sembra un po ridicolo, che anche per me esiste un segreto professionale da rispettare.
TOM - Non ti chiedo ci che sei riuscita a scoprire, grazie alla tua professione, ma solo quello che era alla vista di tutti e che tu hai potuto osservare.
OLGA - Cose senza valore che non vanno bene per il giornale.
TOM - Non sottovalutarti. E poi lascia che sia io a decidere quello che pu essere stampato.
OLGA - Ma scusa, vieni a domandare notizie a me, e tu, come giornalista, di notizie puoi averne a profusione.
TOM - Vuoi prendermi in giro? Lhai preso per un grande quotidiano il mio settimanale LOsservatore? e poi le notizie che puoi darmi tu costano care e io non posso pagarle.
OLGA - Ragione di pi per tenere la bocca chiusa, mi pare.
TOM - E se te le chiedessi in nome di Pace e Libert?
OLGA - Adesso trovi la scusa del Movimento, ma non credere che io (sinterrompe e fa qualche passo verso il fondo) mi hanno chiamata, mi pare
TOM - Io non ho sentito nulla.
OLGA - (tornando indietro) - Falso allarme. (a Tom che continua a seguirla sul lavoro) Ma non hai altro da fare che tallonarmi, stamani?!
TOM - E per ricordarti quello che mi aspetto da te.
OLGA - Sei duro dorecchi? Non so niente di quello che ti interessa.
TOM - Non sai nemmeno della gran litigata che ieri hanno fatto marito e moglie? Ma se hanno sentito tutti allhotel.
OLGA - Perch non lo chiedi a loro?
TOM - Perch loro non sono entrati nella camera, come te, a portare le consumazioni.
OLGA - Quando sono entrata io non pi stata detta una parola.
TOM - Nemmeno una?
OLGA - Beh quasi.
TOM - Lo vedi, dunque!
OLGA - Quando siamo agitati impossibile troncare di colpo il discorso.
TOM - E chi stato a non troncare il discorso?
OLGA - E stata la signora a finire la frase.
TOM - A finirla come?
OLGA - Miserabile, ha detto, ci hai gettato tutti nel fango.
TOM - Molto, molto interessante.
OLGA - Ci sei riuscito, finalmente, a tirarmi fuori quello che non volevo dirti.
TOM - E stato per un nobile fine.
OLGA - Non sperare, per, di cavarmi anche solo unaltra parola.
TOM - Mi basta cos, cara Olga. Ti ringrazio.
OLGA - Hai deciso di cambiare linea al tuo giornale? ora ti interessa solleticare gli istinti pi bassi dei tuoi lettori?
TOM - Chi ti ha messo in testa queste sciocchezze?
OLGA - Vai in cerca dei particolari di un litigio fra marito e moglie.
TOM - Dipende dalla personalit dei litiganti. Sai chi luomo ancora alloggiato allhotel?
OLGA - E chi sar mai?
TOM - E il capitano daviazione Pablo De Segura, comandante di squadriglia nel Secondo Gruppo Bombardieri agli ordini del colonnello Wlassov.
OLGA - E questo come lhai saputo?
TOM - Ho anchio i miei informatori al di l del confine.
OLGA - E il capitano non dovrebbe essere anche lui a fare la guerra?
TOM - Domanda giusta. Perch si trova qui? Il colonnello ha detto che venuto per incontrarsi con sua moglie, solo che lui qui da una settimana e che sua moglie, arrivata ieri, ripartita da sola mentre lui rimasto qui.
OLGA - Avranno avuto le loro buone ragioni.
TOM - E quelle del colonnello Wlassov e del maresciallo Martin, quali sono?
OLGA - Fra i due coniugi le cose non andavano bene e il colonnello, che un amico di famiglia, venuto a fare da paciere. Il maresciallo solo lautista del colonnello. Ecco il grande mistero risolto.
TOM - Ma il colonnello riparte mentre il capitano e il maresciallo rimangono. Come te lo spieghi? e poi, chi sarebbero quelli che sono stati gettati nel fango?
OLGA - Durante un litigio le parole scappano fuori da sole, e i motivi per litigare possono essere mille.
TOM - Oppure uno solo se si tratta di un caso di diserzione.
OLGA - Diserzione?!
TOM - Credevi che preparassi il raccontino di un dissidio coniugale da offrire ai miei lettori? E un bellarticolo sui problemi di coscienza scoppiati fra le truppe in mezzo al combattimento. E non riguarda il soldatino che vuole riportare la pelle a casa o lidealista che rifiuta la guerra ed disposto ad affrontare le conseguenze del suo atto: si tratta di un ufficiale di carriera, di un comandante di squadriglia aerea che stato impegnato in azioni di bombardamento.
OLGA - S, ma in fondo si tratta solo di un caso di diserzione. Niente di originale e di avvincente.
TOM - Dipende dal protagonista. Sai chi il capitano De Segura?
OLGA - Un cliente che passa il tempo a leggere i giornali da cima a fondo.
TOM - E il figlio del generale Rafael De Segura, uno che al suo paese considerato un padre della patria.
OLGA - E proprio lui avrebbe disertato?
TOM - Appunto. Capisci ora limportanza che pu avere per il mio giornale e per il Movimento una notizia del genere?
OLGA - Bisogna esser sicuri che sia una notizia vera.
TOM - E proprio quello che sto accertando.
OLGA - Ora mi stanno proprio chiamando! (abbandona il lavoro e va verso il fondo)
MARTIN - (entrando) - Buongiorno.
TOM - Buongiorno, maresciallo. Eancora con noi?
MARTIN - Come sarebbe?
TOM - Dico, non tornato al suo reparto, come il colonnello?
MARTIN - Non ho esaurito il mio periodo di riposo.
TOM - Anche il capitano rimasto.
MARTIN - Gi. Si vede che anche lui poteva rimanere.
TOM - Il colonnello mi ha detto che era qui per incontrare la moglie. La signora venuta e se n riandata. Lui invece rimasto.
MARTIN - Come vede.
TOM - Perdoni tutte queste domande. E un vizio che ho preso a fare il mio mestiere.
MARTIN - Capisco.
TOM - (vede Martin esaminare un foglio che era sul tavolo) - E un volantino del Movimento Pace e Libert per annunciare la festa di domani, sabato.
MARTIN - Festa?
TOM - S, dalla citt arriver un oratore per parlare della situazione attuale, poi ci sar unorchestrina e si baller tutta la notte. Sempre per esaltare la pace, ma a lei forse non interessa.
MARTIN - Perch faccio la guerra? non una buona ragione per disprezzare la pace.
TOM - Sono daccordo con lei, signor Martin, la pace un bene prezioso da salvare.
MARTIN - Finch qualcuno non si presenta con le armi in pugno.
TOM - Nemmeno in quel caso consentito scendere a vie di fatto.
MARTIN - E come te la cavi, con un discorso di morale?
TOM - Isolando il prepotente e appellandosi alla solidariet dei pacifisti
MARTIN - Bello finch funziona, poi un bel giorno sei costretto a cambiare registro.
TOM - No, signor Martin, bisogna continuare sulla stessa strada.
MARTIN - Siete gente ostinata voi utopisti! (va verso il fondo)
Cameriera!
OLGA - (apparendo) - Desidera, signore?
MARTIN - Un caff, per favore.
OLGA - Subito, signore.
MARTIN - (ritornando al centro) - Sono parecchi gli aderenti al vostro movimento?
TOM - Non ci lamentiamo, comunque un numero che cresce ogni giorno. E sapete chi che lavora per noi? Proprio voi. Lo spettacolo di questa guerra combattuta spinge sempre pi gente dalla nostra parte.
MARTIN - Dovreste esserci grati, allora, invece, secondo quanto si dice e si scrive, uno dei vostri principali intenti quello della programmazione di atti di sabotaggio contro di noi.
TOM - Unenorme menzogna, maresciallo, lho gi detto al vostro colonnello. Lo so che contro di noi sono state montate accuse del genere, ma si tratta solo di infami falsit. Noi siamo contrari a ogni atto di violenza, anche a quelli che potrebbero colpire la violenza stessa.
MARTIN - Vi auguro di poter dimostrare la vostra sincerit.
OLGA - (entrando) - Il suo caff, signore.
MARTIN - Grazie. Vorrei telefonare, pu portarmi un apparecchio?
OLGA - Certo, signore.
TOM - Se vuole pi riservatezza, pu servirsi di una delle cabine telefoniche.
MARTIN - Preferisco restare qui.
TOM - Ha ragione, maresciallo, solo allaperto c pi sicurezza di non essere ascoltati. Adesso la lascio solo. (esce. Entra Olga con un apparecchio telefonico che attacca alla spina del tavolo)
MARTIN - Dove si svolger la festa di domani?
OLGA - Nel parco qua sotto, naturalmente, come negli altri anni. Occorre altro, signore?
MARTIN - No, la ringrazio. (Olga esce. Martin forma un numero sullapparecchio) Pronto, colonnello sono Martin qui tutto come previsto probabile che si possa chiudere sabato se ci saranno le condizioni, naturale non si preoccupi: so quello che faccio capisco la sua situazione ne abbiamo gi parlato, no? stia tranquillo, colonnello la terr informata (chiude la comunicazione e si sposta verso il fondo)
Cameriera! (appare Olga) Tolga pure lapparecchio.
TOM - (apparendo) - Posso tornare anchio?
MARTIN - Ma certo la ringrazio molto per la cortesia. Sono io a uscire adesso, vado a comprare un giornale. A pi tardi. (esce)
TOM - (a Olga) - Ha telefonato allestero?
OLGA - E come faccio a saperlo?
TOM - Vai a vedere gli scatti del contatore.
OLGA - Oh, senti, ma per chi mi hai preso,per la tua spia pesonale?
TOM - Su, non te la prendere, devo arrivare a risolverlo questenigma.
OLGA - Quale enigma?
TOM - Quello di questi due individui, il maresciallo e il capitano piantati qui, senza alcuna ragione, almeno apparente.
OLGA - Sempre per quellarticolo che devi scrivere?
TOM - Appunto. Fra laltro, ci sono notizie fresche su questi due.
OLGA - Il tuo informatore che sta dallaltra parte?
TOM - Secondo lui Martin il prototipo del militare di carriera indissolubilmente legato alle sorti del proprio reparto. Del capitano De Segura ha saputo dirmi solo che attualmente stato inviato nel nostro paese per una missione speciale.
OLGA - Non avrebbe disertato, allora?
TOM - Un momento. Mai lasciarsi fuorviare da informazioni affrettate. La missione allestero potrebbe essere un comodo ripiego per mascherare unassenza dal proprio posto.
OLGA - Ti stai arrampicando sui fili, mi pare.
TOM - Sui fili del ragionamento, per. Proviamo a esaminarli. Perch il colonello si mosso sulle piste del capitano? perch un amico del suo sottoposto? pu darsi, ma una ragione in pi per dissuaderlo dal compiere un passo tanto grave. Il chiarimento non raggiunge il risultato sperato: il capitano fermo sulla sua decisione. Allora si cerca laiuto della moglie facendola arrivare qui. Lincontro fra i due un disastro: Miserabile, ci hai gettato tutti nel fango. Non questa la frase pronunciata?
OLGA - Ma sei sicuro che il castello che ci hai costruito sopra sia solido?
TOM - Prova a farlo crollare.
OLGA - Quale scusa avrebbe trovato il colonnello per inviare il capitano in missione e coprire la sua assenza?
TOM - Ci ho pensato parecchio prima di scoprirlo. E sono stati proprio il colonnello e Martin a darmi la chiave: tutti e due hanno fatto riferimento alle presunte azioni di sabotaggio che il nostro Movimento avrebe in programma. Un incarico per accertare la veridicit di queste voci mi sembra il pi attendibile.
OLGA - E ora che il capitano ha scelto di non rientrare nei ranghi, che fine far questo espediente con i suoi autori?
TOM - Per ora non so cosa risponderti. Una via duscita deve eserci di sicuro: il colonnello e Martin non sono gente che abbandona un lavoro senza preoccuparsi delle conseguenze. Perch Martin rimasto qui? Vuole consumare un estremo tentativo con il capitano? E che speranze avrebbe di riuscire dove ha fallito il suo colonnello? E poi non c contatto fra i due: non solo luno e laltro hanno una vita separata, ma sembrano perfino evitarsi.
OLGA - (che si spinta verso il fondo) - Spiacente di contraddirti, caro Tom, ma devo correggere le tue elucubrazioni. Quei due in questo momento stanno conversando cordialmente. Anzi, sembra che vogliano venire proprio qui con i loro giornali sotto il braccio.
TOM - (anche lui si avvicina al fondo) - S, stanno venendo. Lasciamoli soli a parlare. Possono venir fuori nuovi elementi di indagine. (esce con Olga. Entrano Pablo e Martin)
PABLO - Io non ho ancora fatto colazione, e lei?
MARTIN - Io s, ma un caff lo bevo volentieri.
PABLO - Cameriera!
OLGA - (apparendo) - Il signore desidera?
PABLO - Vorrei fare colazione: un caff con latte, una brioche e un caff per il signore.
OLGA - Subito, signori. (esce. Pablo e Martin prendono posto. Martin offre una sedia a Pablo)
MARTIN - Prego, capitano.
PABLO - (bonariamente) - Martin, lei sa bene che non sono pi capitano.
MARTIN - Come preferisce, signor De Segura.
PABLO - (prendendo posto) - Grazie, Martin. E per volere del colonnello che rimasto qui? spero non sia per un nuovo tentativo di convincermi.
MARTIN - Non c riuscito il colonnello e non ho la presunzione di riuscirci io.
PABLO - Allora sono al sicuro da un attacco da quella parte.
MARTIN - Assolutamente s ho soltanto una preghiera da farle, e questo non per suggerimento del colonnello, ma solo per mia iniziativa.
PABLO - Dica pure Martin. (chiede silenzio per larrivo di Olga con le consumazioni) Grazie. (Olga esce)
MARTIN - Lei sa bene che cosa ha escogitato il colonnello per nascondere la sua assenza dal campo.
PABLO - Ha inventato per me una missione segreta allestero. Un atto generoso nei miei confronti, contando su un ravvedimento che non c stato.
MARTIN - Si rende conto in che situazione si trova il colonnello, ora che il suo abbandono definitivo? Lo stratagemma messo in atto con lintenzione di salvarla sar evidente agli occhi di tutti con gravi conseguenze per il colonnello.
PABLO - Me ne rammarico profondamente e vorrei tanto poterlo evitare.
MARTIN - Allora si pu rimediare: basta posticipare la data del suo abbandono. Lei ha deciso di lasciare lesercito dopo lincarico che le ha dato il colonnello.
PABLO - Daccordo in pieno! Non vorrei per che il mio comportamento fosse poco credibile. In questi giorni mi sono tenuto ben lontano dal Movimento Pace e Libert, al contrario di quello che avrei dovuto fare secondo la mia missione.
MARTIN - E ancora in tempo per farlo. Domani, sabato, ci sar la festa annuale del Movimento. Lei parteciper e cercher di avvicinare qualche dirigente. Baster questo per dare limpressione in giro di un suo interesse particolare.
PABLO - Formidabile, Martin! il suo piano mi toglie dal cuore un pensiero opprimente. Non mi stancher mai di ringraziarla. Annunci pure al colonnello che fra qualche giorno pu essere dichiarata ufficialmente la mia diserzione.
MARTIN - Non con quel termine, signor De Segura, il colonnello non lo vuole sentire.
PABLO - Scelga pure il termine che preferisce, basta che (Martin fa un cenno per chiedere silenzio. Entra Olga a ritirare le tazze vuote)
OLGA - Occorre altro, signori?
PABLO - No, grazie. Me ne andr a leggere il giornale scender nel parco.
OLGA - Trover i preparativi per la festa di domani.
PABLO - Ci sar pure una panchina in un viale fuori mano.
MARTIN - (con voce piuttosto gelida) - Quella non mancher di sicuro. (Pablo esce dalla balconata e Martin dal fondo da cui entra Tom)
OLGA - Lhai trovato finalmente quel numero sulla guida telefonica?
TOM - Quale numero?
OLGA - Non hai fatto che sfogliare la guida, pagina per pagina.
TOM - E non hai capito il perch?
OLGA - S che lho capito: volevi ascoltare quello che si diceva qui e avevi bisogno di una copertura.
TOM - Non ti scandalizzerai mica, vero? sono cose che facciamo spesso noi giornalisti. Le cabine telefoniche purtroppo sono piuttosto lontane, tuttavia, qualcosa m arrivata lo stesso.
OLGA - Ti sarai reso conto che le tue supposizioni erano sballate, no?
TOM - Alcune s, ma altre sono state confermate.
OLGA - Ma se dicevi che il maresciallo e il capitano cercavano di evitarsi.
TOM - Invece hanno chiacchierato come due vecchi amici. La maggior parte del colloquio m sfuggita, ma una frase in fondo mi arrivata chiara e mi ha lasciato sbalordito.
OLGA - Addirittura?!
TOM - Martin ha raccomandato al capitano di partecipare alla festa di domani e di prendere contatto con qualche dirigente del Movimento. Perch lha fatto?
OLGA - Piantala l, Tom, o ci perderai la testa.
TOM - Ha spinto il capitano a comportarsi come se dovesse veramente portare a termine la missione che il colonnello gli aveva assegnato.
OLGA - Ma se era un espediente per nascondere la diserzione?
TOM - E proprio questo che non riesco a spiegarmi. A meno che, ora che la diserzione diventa pubblica, il colonnello voglia dimostrare che lincarico affidato al capitano era autentico.
OLGA - E perch deve dimostrarlo ai dirigenti del Movimento?
TOM - Hai ragione, maledizione! Il conto non torna pi.
OLGA - Smetti di torturarti il cervello; per il tuo articolo basta la diserzione, no?
TOM - Non mi basta. C un problema che va risolto.
OLGA - Rompiti il capo, allora.
TOM - E se i contatti col Movimento servissero proprio al colonnello?
OLGA - E in che modo?
TOM - Se al capitano capitasse qualcosa, i sospetti cadrebbero sul Movimento.
OLGA - Piano, adesso, piano! qui si sta sfiorando il codice penale.
TOM - E soltanto unipotesi.
OLGA - Sfogati pure, allora.
TOM - Se accadesse una disgrazia, il capitano sarebbe caduto eroicamente nel corso della sua missione.
OLGA - Addirittura!
TOM - Nessuna infamia macchierebbe il suo ricordo, il suo onore rimarrebbe intatto e cos quello del suo Gruppo che continuerebbe a fregiarsi di gloria.
OLGA - Che bella scivolata nellassurdo!
TOM - Ti sembra cos lontano dalla realt?
OLGA - E unipotesi, lhai detto tu, una delle mille che possono venire in mente.
TOM - Nessuna per cos vicina a quello che avvenuto.
OLGA - Ma cosa ti sei messo in testa, me lo vuoi dire?
TOM - Che ne dici del maresciallo? Perch Martin rimasto qui?
OLGA - E cosa ne so io? Perch, secondo te, rimasto qui per organizzare la disgrazia?
TOM - E gettare la colpa sul Movimento, a conferma delle voci false che circolano di gi.
OLGA - E vorresti pubblicare questa roba su LOsservatore? Hai deciso di finire al fresco la tua carriera di giornalista?
TOM - Non posso pubblicarla perch mi mancano prove concrete, ma posso lo stesso mettere in guardia colui che viene minacciato.
OLGA - Il capitano? chiss che belle risate ti far in faccia.
TOM - Io dico di no. E, in ogni caso, vale la pena di rischiare.
OLGA - Avresti in mente di coinvolgerlo nelle tue ipotesi?
TOM - Ho due ragioni importanti per farlo: salvargli la vita e liberare il Movimento da ogni possibile sospetto.
OLGA - Non parlerai seriamente, vero?
TOM - Mai stato cos serio.
OLGA - Vuoi aprire un vespaio con le tue farneticazioni?
TOM - Ho un dovere morale preciso e andr fino in fondo.
OLGA - Oh, mamma mia, questo fa sul serio! Lascia perdere, Tom.
TOM - Non ci penso nemmeno. (si spostato al margine della balaustra) Oh, guarda, il capitano sta tornando.
OLGA - (anche lei si avvicina a Tom) - Fermati, Tom, finch sei in tempo.
TOM - E dove trover pi unoccasione come questa?
OLGA - Io me ne vado: non voglio assistere alla tua figuraccia. (Olga esce dal fondo; dalla balaustra entra Pablo)
TOM - Gi di ritorno?
PABLO - Non possibile leggere il giornale nel parco a questora: le panchine sono bagnate di rugiada.
TOM - Una condizione che farebbe la gioia del colonnello.
PABLO - Ma credo che anche lui preferirebbe sedersi allasciutto. (prende posto a un tavolino)
TOM - Eunoccasione fortunata per fare quattro chiacchiere.
PABLO - Fortunata?
TOM - Sar sincero, signor De Segura, non capita tutti i giorni, durante un conflitto, poter parlare con un ufficiale che ha deciso di lasciare lesercito.
PABLO - Lei stato male informato, signor Kluger, io non ho nessuna intenzione di lasciare lesercito.
TOM - Capisco la sua riservatezza, ma il fatto ormai di dominio pubblico. Gli interventi del colonnello e di sua moglie, del resto, lo hanno confermato. E poi, che cosa fa qui in questo momento?
PABLO - Non a lei che devo rendere conto!
TOM - Mi perdoni, signor De Segura! queste interrogazioni brutali del giornalista non fanno al nostro caso. E una conversazione calma e serena quella che cerco.
PABLO - Rispetti i suoi limiti, allora, senza sconfinare in territori che non la riguardano.
TOM - Peccato che lei voglia negare ci che ormai evidente. Prima di tutto perch io apprezzo altamente il suo gesto, e poi perch non posso informarla su questioni molto importanti per lei.
PABLO - Questioni importanti che mi riguardano? Lei mi incuriosisce molto, signor Kluger.
TOM - Bisogna che lei ammetta di voler abbandonare il suo posto di combattimento.
PABLO - Diserzione si chiama.
TOM - Ammette dunque la sua volont di rifiutare la guerra?
PABLO - Ammettiamolo pure come semplice ipotesi. Le basta?
TOM - Mi basta. Non creder, per caso, che il suo atto passi inosservato, lei un ufficiale di carriera, erede di un nome illustre. Sulla sua decisione si discuter parecchio, fino a toccare i livelli pi alti dello scontro militare in atto. Si tratta di una vera e propria aggressione oppure di unoperazione che ha anticipato i progetti del vostro avversario? E inevitabile che si formi lo schieramento a lei favorevole e uno contrario; in ogni caso si creer una rottura nellunit di consensi cos necessaria per voi in questo momento.
PABLO - Non c niente di nuovo in quello che mi dice. E quello che accadrebbe inevitabilmente se io decidessi sul serio un atto del genere. Ma in questo momento non penso di abbandonare i miei impegni. Tant vero che mi stato riconfermato lincarico delicato che io dovr svolgere.
TOM - Allude ai contatti con i dirigenti del nostro Movimento, non vero?
PABLO - Anche lei ne al corrente? Meglio cos. Lautorizzo a parlarne sul suo giornale.
TOM - Le sembra prudente, signor De Segura?
PABLO - Cosa centra la prudenza?
TOM - Abbiamo parlato di quello che accadrebbe in seguito al suo abbandono di posto, crede che i suoi Comandi possano gradirlo? Non preferirebbero vedere il possibile autore di questo turbamento cadere con onore mentre portava a termine lincarico ricevuto?
PABLO - Unipotesi anche questa, non vero?
TOM - S, ma la guardi bene, non le sembra straordinariamente vicina a tutto ci che potrebbe accadere?
PABLO - Se la guardo dal suo punto di vista che ha una soluzione gi pronta.
TOM - Si chiesto perch il maresciallo Martin rimasto qui?
PABLO - Insieme abbiamo messo a punto un accorgimento per togliere il colonnello dai guai.
TOM - Quelli che si procurato quando ha inventato per lei una missione allestero e coprire cos la sua assenza.
PABLO - Beh ormai inutile continuare a mantenere un segreto che non c pi. Il colonnello ha voluto mettere del tempo in mezzo alla mia decisione, sperando di farmi cambiare idea.
TOM - Cos, mantenendo in vita questa missione fantasma e ritardando la data del suo addio alle armi, il colonnello fuori dal sospetto di averlo favorito.
PABLO - E il minimo che potevo fare per lui. Se pubblicher questa notizia, per, io negher tutto e le dar querela.
TOM - Questa notizia non mi interessa; aspetto che lei mi dia quella del suo abbandono di posto.
PABLO - Quando mi decider a dichiararlo ufficialmente.
TOM - Subito, signor De Segura, nel suo preciso interesse.
PABLO - Nel mio interesse, e perch?
TOM - Perch soltanto quando tutti sapranno del suo rifiuto della guerra la sua vita sar al sicuro. Fino allora c il pericolo che qualcuno voglia farlo diventare un monumento al valore.
PABLO - Corre un po troppo con la fantasia, signor Kluger.
TOM - Ma se hanno gi deciso a chi attribuire la colpa della sua dipartita.
PABLO - Io non posso credere a un complotto contro di me.
TOM - Contro tutto ci che la sua decisione potrebbe scatenare. Ci pensi, signor De Segura, la sua scomparsa metterebbe fine a una crisi che potrebbe diventare pericolosa.
PABLO - Ma il colonnello Wlassov si rifiuterebbe a qualsiasi azione diretta contro di me.
TOM - Il suo abbandono di posto non riguarda pi il colonnello Wlassov n il suo Gruppo, una questione che investe le forze armate del suo stato. Ha presente questa realt, signor De Segura?
PABLO - S, me ne rendo conto, ma
TOM - (troncandogli la parola) - ma esiste un solo modo per impedire ogni azione contro di lei: dichiarare subito il suo abbandono delle armi: Lazione contro di lei dovrebbe servire proprio a farla tacere, a impedirle di manifestare le sue intenzioni. E chiaro che, una volta reso pubblico il suo rifiuto di continuare la guerra, agire contro di lei non servirebbe pi, anzi, assumerebbe la pericolosa fisionomia di una vendetta.
PABLO - Ci che ha detto interessante, merita una riflessione.
TOM - La faccia subito, signor De Segura, ripeto nel suo preciso interesse. Domani sarebbe il giorno adatto: lei potrebbe dare ufficialmente lannuncio alla festa del Movimento.
PABLO - Io non amo mettermi in mostra, preferisco una dichiarazione senza chiasso.
TOM - E come fa a evitarlo? lei non una persona qualunque, lo sa bene, deve affrontare il giudizio di molti ed preferibile muoversi allattacco anzich restare in difesa.
PABLO - Portare il mio atto allattenzione di tutti un esempio che potrebbe scaturire e diffondersi sui fronti di guerra. Che valore ha una rinuncia come la mia se non trova una risonanza pubblica?
TOM - S, questo che volevo sentirle dire!
PABLO - Non riuscir a conquistare lopinione pubblica, lo so, ma qualche incertezza potr seminarla e forse convincere qualcuno a riflettere a fondo su quanto accade intorno a lui. Baster questo per togliermi dalla mente limmagine dei bambini della scuola bombardata?
TOM - Forse non baster, ma la strada giusta per arrivarci.
PABLO - Allora, io sono pronto, signor Kluger.
TOM - (gridando) - Olga!... Olga!... hai sentito?... domani sar una giornata memorabile per il Movimento Il figlio del generale De Segura ha scelto la via della pace!
OLGA - (apparendo) - Ho sentito, s complimenti, signor De Segura.
TOM - Convocheremo per domani una conferenza stampa straordinaria lasceremo capire che abbiamo in pugno una notizia eccezionale che far chiasso su tutti i giornali del mondo vedrai quanti giornalisti si precipiteranno tutto il mondo dovr sapere quello che avvenuto. E arrivato anche il momento di rispondere a tutti coloro che ci accusavano di preparare azioni di sabotaggio: s, avevano ragione! Eccolo il vero atto di sabotaggio che il nostro Movimento ha scatenato contro la guerra scellerata che si sta combattendo! Animo, signor De Segura, diamo fiato alle trombe apriamo le porte alla pace nel mondo!
fine
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