Un coniglio molto caldo

 


Dialogo impossibile

di Ren DE OBALDIA

Versione italiana di Adriana Greco

da IL DRAMMA n. 262 - Luglio 1958

LE PERSONE

GIULIA, la vedova nera

LA SIGNORA DE GRAMPON, la vedova bianca

UNO DEL PUBBLICO

I DUE GENDARMI

Questo Dialogo impossibile stato recitato a Parigi, al Thtre de Lutce; una piccola scena d'avanguardia, naturalmente. L'autore ha chiamato il suo dialogo improvviso ma forse con l'intenzione di dire astratto , poich dopo Ionesco, Adamov, Bekett, Schehad, Tardieu, Weingarten, l'accostamento di tal genere teatrale con una certa pittura priva di forma e carica di inutili significati di rigore. Per quanto ancora lontani dal grosso pubblico, gli autori nominati gi noti in Europa e in America hanno degli accoliti: Ren de Obaldia, ultimo in ordine di data, rifattosi all'esperienza di Joyce e dei surrealisti, domanda agli spettatori una volont di collaborazione che sa a priori gli verr negata. Comunque, in ogni tempo il desiderio e lo scopo degli avanguardisti quello di uscire da una scuola comune. Difficile, in ogni tempo, prevedere l'avvenire. Il nostro compito registrare ogni nuova intenzione, sotto qualsiasi forma. Nella nostra ormai antica rubrica Conoscenze, nel fascicolo 201, del 1954, pubblicavamo gi un saggio su Eugne Ionesco, che almeno da noi era assai poco noto. Nello stesso anno (fascicolo n. 213) pubblicavamo La Lezione che a quattro anni di distanza, con altre piccole commedie di questo autore, ha gi fatto il giro del mondo. Diamo posto anche a Ren de Obaldia: il meccanismo di questo suo Dialogo impossibile non diverso da quello del maestro: l'assurda ambizione di un nuovo significato del mondo e della vita.


(Nessuna scena. Il palcoscenico pu essere vuoto, o pu rappresentare qualsiasi cosa: una stanza, una strada, una foresta, come delle nubi; tutto uguale poich il dialogo non ha nulla a che fare con l'ambiente. Tuttavia, poich siamo in palcoscenico, ci si pu servire di un siparietto qualsiasi, oppure una tenda. Il sipario regolare si apre dopo i tre colpi di bastone che da secoli, in tutta la Francia, costituiscono il segnale convenuto per far andar su il sipario . Ma nel caso nostro, che il sipario sia gi aperto, non ha soverchia importanza. Importante , invece, che i due personaggi la signora de Grampon e Giulia entrino in scena contemporaneamente, l'una da sinistra e l'altra da destra, trascinando ognuna una piccola sedia. La scena nuda, abbiamo detto, ma come ogni palcoscenico non riesce ugualmente ad essere un deserto: proprio un palcoscenico, con tutte le convenzionalit della tradizione. L'autore tiene a dichiarare che le due protagoniste di questo dialogo non sono pazze, ma soltanto pensano ad alta voce . La signora de Grampon sulla cinquantina e porta un cappello stravagante popolato di una miriade di uccelli dai becchi terribili; Giulia, ancora in lutto, una giovane vedova piuttosto appetitosa. La signora de Grampon e Giulia piazzano le sedie nel mezzo della scena, mettendole una accanto all'altra, si siedono e restano un momento silenziose. Improvvisamente si vedono e scattano in piedi come due molle).

Signora de Grampon Giulia!

Giulia Signora de Grampon!

(Si abbracciano; si siedono di nuovo. Una pausa).

Signora de Grampon Per essere puntuali, lo siamo!

Giulia S. Neanche lo avessimo fatto apposta...

Signora de Grampon Sono contenta di vederla. Come va dall'ultima volta?

Giulia Beh, come lei sa...

Signora de Grampon S, s, so... presto un anno che il caro Vittorio ci ha lasciati!

Giulia Tre anni, signora de Grampon...

Signora de Grampon Tre anni, volevo dire io... Tre anni! Come passa presto il tempo!

Giulia Ma i minuti non passano mai!

Signora de Grampon Prego?

Giulia I minuti non passano mai; sono i soli a non passare mai: le ore volano.

Signora de Grampon Certo, certo... specialmente la notte.

Giulia La notte, soprattutto. Chi si occupa la notte dei minuti? Ma le ore... che tortura.

Signora de Grampon Quel caro Vittorio... (Sospira).

Giulia Come le voleva bene, signora de Grampon! Prima di diventare muto, mi parlava spesso di lei.

Signora de Grampon Dio mio! Come gli venuto in mente di diventare muto?

Giulia La paralisi, cara signora, la paralisi... cominciata col lato destro.

Signora de GramponIl lato del fegato.

Giulia Prego?

Signora de GramponIl lato del fegato. A sinistra c' il lato del cuore, a destra il lato del fegato.

Giulia E noti bene che avrei dovuto avere dei sospetti molto prima della crisi.

Signora de Grampon Ah! Se queste cose si potessero prevedere...

Giulia I nostri... i nostri... rapporti diventavano sempre pi rari.

Signora de Grampon(subito interessata) Ah, s? mi racconti...

Giulia Mio marito era... insomma, era quel che si chiama un coniglio caldo . Un coniglio molto caldo.

Signora de GramponUn coniglio molto caldo! (Emette una voce da gallina che cova) Quanto mi piace questa espressione!

Giulia Troppo caldo, persino... Ha incendiato tutto il combustibile che c'era nei paraggi...

Signora de GramponOh!

Giulia Se penso al numero di dattilografe e di segretarie che salirono di grado sotto di lui...

Signora de GramponMa che cosa mi dice?!

Giulia Non creda che io voglia accusarlo, quel povero caro Vittorio... Gli procurerei tutte le donne dell'universo se questo servisse a farlo risorgere dalla tomba!

Signora de GramponLei farebbe questo?

Giulia Farei di pi, signora de Grampon, molto di pi! La passione non si ferma davanti a questi piccoli dettagli... Il torto che avevo, quando lui era vivo, era proprio di fermarmici. Quando penso alla scenata che ho fatto alla lattaia!

Signora de GramponPerch... anche la lattaia?

Giulia Tutti i suoi formaggini bianchi in faccia le ho scaraventati. (Improvvisamente si lascia scivolare dalla sedia, e cade in ginocchio, le mani giunte) Vittorio, perdonami.

Signora de Grampon(imbarazzatissima) La prego, si segga... Se ci vedessero...

Giulia(si siede) Mi scusi, il dolore mi fa perdere la testa...

Signora de Grampon Se ho ben capito, Vittorio la trascurava?

Giulia(punta sul vivo) Me? neanche per sogno!

Signora de Grampon E allora?

Giulia Ma, come le spiegavo, gi prima della paralisi, il mio sposo non era pi lo stesso... Stavamo a volte dieci giorni, dodici giorni, tredici giorni senza...

Signora de Grampon Ah, s? anche tredici giorni?

Giulia Al principio davo la colpa a me stessa: Giulia tu sei fredda; Giulia tu non sei all'altezza del tuo Vittorio; Giulia tu manchi di respiro...

Signora de Grampon Era molto esigente?

Giulia Esigente? S e no... raffinato soprattutto, raffinato. Come lei sa, si chiamava Badouin. Vittorio Badouin, ma in realt discendeva direttamente dai Santefoix Vilmure de Saintongo .

Signora de Grampon(sospettosa) E come mai?

Giulia Durante la rivoluzione, un suo antenato, per evitarsi delle seccature aveva preso a prestito il nome di Badouin. Per essere esatti aveva pagato un certo Cesare Badouin perch andasse a farsi ghigliottinare al suo posto.

Signora de GramponE questo signor Badouin si lasci tagliare la testa per procura?

Giulia Lei sa bene, l'avidit di denaro porta a tutti gli eccessi. Le ho detto questo solo per spiegarle certe finezze del mio defunto. Nelle sue vene scorreva sangue blu... Lei, signora, una de Grampon, mi comprende certamente e mi segue...

Signora de GramponLa seguo, la seguo...

Giulia Dunque, per tornare al discorso di prima; feci un esame di coscienza e mi resi conto che esageravo la mia trascuratezza... in questo campo...; che la mia freddezza poteva alimentare delle passioni pericolose... Altre gatte covano, pensavo... Una sera, che era rientrato pi tardi del solito, andai da lui nella stanza da bagno, chiusi la porta a chiave e gli dissi: Vittorio, ne ho abbastanza! Scegli: o me o Barnaba! .

Signora de Grampon(congestionata) Barnaba!

Giulia S, Barnaba, la nuova contabile.

Signora de Grampon(col fiato sospeso) Perch Vittorio, il signor Badouin... anche in ufficio?

Giulia Ah, devo dire che si trattava di una bellissima ragazza. Mai si poteva immaginare che quegli occhi mangiassero cifre dalla mattina alla sera. O era forse proprio per questo che avevano quella purezza, quella specie di splendore matematico? Non so. Misteri della contabilit.

Signora de GramponMia piccola Giulia, certa di non sentirsi male?

Giulia La sto annoiando con tutte le mie storie.

Signora de Grampon(prontamente) Annoiarmi? Ah, no! no di certo! Che cosa rispose Vittorio quando lei gli parl di Barnaba?

Giulia Niente. Da allora divent muto. Gi l'orribile malattia aveva intaccalo il suo midollo di capoufficio... E io (si batte violentemente il petto) ... io l'accusavo, quel caro uomo, loopprimevo, cadevo nella meschinit, nelle piccole questioni di punti di vista... (Si inginocchia di nuovo) Vittorio, ti chiedo un'altra volta perdono!

Signora de GramponLa prego, Giulia!

Giulia(sedendosi) Il rimorso mi uccide.

Signora de Grampon(guardandola con tenerezza) Povero caro angelo, povero tulipano nero!

Giulia Come buona, lei, signora de Grampon! (Si lascia cadere sul petto della sua amica).

Signora de Grampon(sempre pi imbarazzata) Su, Giulia! (Cerca di risollevarla) Giulia andiamo, non sono Vittorio, io!

Giulia Cos si dice, ma poi...

Signora de GramponSuvvia, Giulia, un po' di dignit! Si rimetta in piedi! Su! (La rialza).

Giulia Tutte le volte che incontro un amico o un'amica di Vittorio, mi pare di ritrovarlo un po'... C' qualche cosa di Vittorio in lei, signora de Grampon.

Signora de GramponSenta, mia cara, anch'io sono stata vedova. Voglio dire che ne ho passate durante la mia vita; ma non sono morta.

Giulia Ne morir, signora de Grampon, mi creda, ne morir!

Signora de Grampon(con tono materno) Via, via! Lei ancora giovane... La terra continua a girare, le foglie a spuntare sugli alberi, le ragazzine a saltare sulla corda, gli uccelli...

Giulia(si alza) Gli uccelli! Vittorio amava tanto gli uccelli! (Fissa con aria stralunata il cappello della signora de Grampon) Signora de Grampon, mi dia il suo cappello.

Signora de Grampon(stupefatta) Il mio cappello?

Giulia S, il suo cappello. Il suo cappello, che pi d'un cappello: un giardino!... Un giardino, signora de Grampon... (Tende le mani) La prego...

Signora de Grampon(indietreggia imbarazzata) Non ci pensi neppure! Vuole che resti senza cappello?

Giulia Le d il mio, se le fa piacere.

Signora de GramponNon ho bisogno di piaceri. (Calcandosi bene il cappello in testa) Ogni cosa al suo posto.

Giulia Vittorio amava tanto gli uccelli... La prima volta che approfitt di una adolescente, gli domandai - oh!, molto piano, per non urtarlo - Vittorio perch l'hai fatto? E sa che cosa mi rispose?

Signora de Grampon(stranamente pallida) Ah, non saprei davvero!

Giulia Rispose: perch sembrava un uccellino. Era un poeta il mio Vittorio.

Signora de Grampon(a se stessa) No, non possibile! Un uomo cos distinto, cos compito! Mai una parola di pi...

Giulia La prego, mia cara, grande amica... (Im-provvisamente furibonda) Vittorio mi ordina di avere questo cappello; con piume o senza piume, lo avr!

Signora de Grampon(se lo toglie) Tenga, se questo pu farla felice.

Giulia(piomba sul cappello) Come osa parlarmi di felicit? (Esamina l'oggetto e si intenerisce) Oh, che begli uccelli! Oh, che graziosi volatili!

Signora de Grampon Giulia, sicura di essere nel suo stato normale?

Giulia Perch lei, signora de Grampon, lei crede in uno stato normale?

Signora de Grampon Se passasse qualcuno!

Giulia Come?

Signora de GramponCio... Evidentemente, non si sa mai. (Molto in fretta) Pietra mossa non fa muschio. Meglio un uovo oggi che una gallina domani... Pecora che bela perde il boccone. Mi parli ancora di Vittorio, quel caro Vittorio. La prima volta che lo incontrai fu alla sepoltura di sua nonna... (Allegramente) Si ricorda della sepoltura di sua nonna? Che bei tempi!

Giulia Se lo ricordo. (Molto graziosamente) lui che l'ha uccisa.

Signora de GramponEh?

Giulia Deve pensare che dopo una certa et sconveniente continuare a vivere; non solo sconveniente, ma immorale.

Signora de Grampon(terrorizzata) Giustissimo.

Giulia Vuole che le racconti la storia?

Signora de Grampon Temo che si faccia tardi... Si chiacchiera, si chiacchiera e le ore passano.

Giulia Mia nonna, come molti vecchi, adorava la marmellata. Soprattutto la gelatina di ribes. Avrebbe venduto l'anima per averne sempre di pi. Una domenica di aprile eravamo tra noi, quando notammo che Vittorio si era avvicinato alla nonna e le parlava all'orecchio... Qualche minuto dopo i loro posti erano vuoti...

Signora de Grampon(si preme la mano sul petto e respira a fatica) Il mio cuore! Il mio cuore!...

Giulia Dove potevano essere?

Signora de Grampon(con un grande sforzo) Gi, dove potevano essere?

Giulia In cantina... Non si mai saputo con esattezza ci che avvenne, ma la nonna fu trovata con le vesti scomposte e con un barattolo di marmellata accanto. Naturalmente era morta.

Signora de Grampon(quasi senza voce) Morta?

Giulia E s, la golosit sempre punita... Naturalmente: zitto e mosca! Tutti fecero finta di non aver visto niente. Nella nostra famiglia teniamo molto all'onore, al decoro, alla forma. Lei sa che Vittorio era anche decorato.

Signora de Grampon(a mezza voce) Morta! (Rovescia la testa all'in dietro).

Giulia Signora de Grampon! Che cosa le prende?

Signora de Grampon(si sbottona) Aria! Aria!

Giulia Su, signora de Grampon! (Le d dei piccoli colpi sulle mani e sulle guance) Non vorr mica svenire, per carit... ma dove siamo?!

Signora de Grampon(con un filo di voce) Aria! Aprite le finestre!

Giulia(le fa aria col cappello) Su, su! Sono io la vedova, non lei!

Signora de Grampon(urla) Aprite le finestre. Lasciate entrare gli uccelli...

Giulia Ma allora il suo cappello che vuole. Tenga, glielo restituisco. (Glielo rimette in testa).

Signora de Grampon(con molta chiarezza) Quando penso che sono andata a letto con un mostro simile!

Giulia Come? Come dice, scusi...

Signora de GramponUn uomo cos compito! (Cade in ginocchio a mani giunte, come aveva fatto Giulia) Vittorio, Vittorio mio, dimmi che non vero!

Giulia Vittorio mio! (Si batte la fronte e getta un grido altissimo) Ah! Ci sono! Deve essere stato tra il 21 marzo e la met di luglio... Gli chiedevo: Che fai in questi giorni, mio signore? . E lui mi rispondeva invariabilmente con una gran luce negli occhi: Aggrampo! Aggrampo!. Ecco che cosa voleva dire!

Signora de Grampon Oh! La mia testa... la mia povera testa!... (Si rialza).

Giulia(cade in ginocchio lei) Vittorio, ti chiedo perdono... Dovevo renderti ben infelice perch tu andassi a cercare consolazione da questa vecchia civetta!

Signora de GramponChi parla di civetta? (Si guarda intorno con aria completamente stralunata).

Giulia Perdono, mio signore; tu, la cui ombra copre ancora le cose.

Signora de GramponChi questa donna? Come deve soffrire! (Avvicinandosi a Giulia) Chi lei, signora?

Giulia(sempre pi sprofondata nel dolore, e continuando a parlare nel vuoto) Chi sono?... O crudele destino della donna che non pu essere se non rinunciando ad essere, che non pu trovarsi se non perdendosi... Come posso non essere pi, perch io possa essere, poich l'oggetto della mia perdizione non pi?

Signora de Grampon Ha perduto qualcosa, signora?

Giulia Faccio finta di essere, ma cos facendo, inganno l'Universo, inganno il pi piccolo filo d'erba, il pi piccolo germoglio, il pi minuscolo girino... Inganno me stessa e inganno Vittorio!... Perdono, mio signore!

Signora de GramponVittorio? (Questo nome pare smuovere qualcosa di doloroso nella sua povera testa) Ho gi sentito questo nome, talvolta, da qualche parte...

Giulia(si rialza) Questo corpo inutile, questa apparenza che scimmiotta i gesti dei vivi, non pi che una terribile cosa vuota incapace di realizzarsi. Vedova! Sono vedova!

Signora de GramponAh, lei vedova! Mi dicevo appunto...

Giulia Sono amputata, come lo sarebbe la terra se non avesse cielo... Come esistere?... Mi sento sempre pi contaminata dal mio corpo.

Signora de Grampon Su, su, lei esagera, ora.

Giulia Il dolore fa vacillare la mia mente, le tenebre si impadroniscono di me... Dove sono?... vero che i granatieri di Napoleone andarono in Spagna a mangiare cocomeri? Chi lei, signora?

Signora de Grampon Una sua amica, signora, una sua amica.

Giulia Mi pare di averla gi incontrata...

Signora de GramponIl mondo cos piccolo!

Giulia Soprattutto quando un dolore incommensurabile lo abita. Dica, signora, vero che ogni corpo immerso in un liquido riceve una spinta verticale, dal basso in alto, capace di proiettarlo fino alle stelle?

Signora de Grampon vero.

Giulia Allora vado ad annegarmi.

Signora de GramponAvanti, non dica delle sciocchezze... Venga qui; si segga; queste due sedie sembrano fatte apposta per lei e per me.

Giulia(osserva a lungo le sedie) Sono proprio delle buone sedie!

(Si seggono tutte e due, esattamente come all'inizio della scena. Lungo silenzio).

Signora de Grampon Tutto fa supporre che lei abbia passato delle prove molto dure...

Giulia ... Sono le prove che ci passano da parte a parte.

Signora de Grampon... Come migliaia di spade, e tutte senza nome.

Giulia Prego?

Signora de Grampon Come migliaia di spade... Mi scusi, divento lirica.

Giulia Le perdono.

Signora de Grampon Grazie. (Una pausa) Di che mi perdona?

Giulia Di diventare... Io sono stata, ma non sono pi... Molto, molto tempo fa, amavo un uomo...

Signora de Grampon Vittorio.

Giulia(prontamente) Come lo sa?

Signora de GramponMe lo ha confessato lei poco fa... Tutte le donne amano un Vittorio; hanno tutte bisogno di un mostro per giustificare i loro labirinti.

Giulia Lei dice delle cose forti, signora.

Signora de Grampon S, da qualche minuto. (Toccandosi la testa) Mi fa clic dentro!

Giulia Clic?

Signora de Grampon Proprio clic!

Giulia Il suo cappello molto carino.

Signora de Grampon(se lo toglie e lo esamina) Trova? Glielo regalo. (Lo d a Giulia).

Giulia Grazie, lo metter nella mia uccelliera.

Signora de Grampon Come, prego?

Giulia Lo metter nella mia uccelliera.

Signora de GramponLei davvero commovente!

Giulia Forse, ma nessuno pu effettivamente commuovermi; non sono che un'apparenza.

Signora de GramponDeve essere cos. (Una pausa. Con untono completamente diverso) Susanna, restituiscimi i] mio cappello.

Giulia Come tuo?...

Signora de GramponS, devono essere almeno le sei...

Giulia Credi, Onorina?

Signora de GramponLe sei e un quarto...

Giulia Oh, che peccato! Ancora cinque minuti.

Signora de GramponNo, ti assicuro. tempo di rientrare.

Giulia Non subito, ti prego. Oggi mi sento sublime... Che belle cose mi hai detto; ne fremo ancora.

Signora de GramponAnch'io. Non sono pi la stessa... Il momento della nonna e del vaso di marmellata... mi ha proprio dato le vertigini. Mio Dio, il tempo passa e ci sono le contingenze.

Giulia Certo che ci sono le contingenze: senza l'insieme delle cose e dei fatti non vi sarebbe possibilit dell'esistenza.

Signora de GramponS, proprio cos. La necessit. (Si alza) Torneremo domani. Domani come ieri, come dopodomani...

Giulia E riparleremo di Vittorio?

Signora de Grampon S. E porter il mio pappagallo.

Giulia Oh, s, porta il tuo pappagallo (si alza), cos ogni nostra parola sar registrata. E io indosser il mio abito da sposa, con una fascia nera.

Signora de Grampon D'accordo. Arrivederci, mia piccola Susanna.

Giulia Arrivederci, Onorina. (Se ne vanno, ognuna dalla propria parte, ma prima di scomparire si voltano contemporaneamente).

Signora de Grampon A domani...

Giulia Alla stessa ora...

Uno del pubblico(alzandosi dalla sua poltrona in platea, con aria adirata, mentre il sipario si chiude lentamente) Ma noi non ci saremo! (Indica tutti gli altri spettatori).

I due Gendarmi(di servizio in fondo alla platea, in piedi, rigidi e solenni, con aria ammonitrice) Ci sarete... ci sarete...

(Il sipario si chiuso completamente, l'azione potrebbe continuare, visto che il dialogo si spostato dalla scena alla platea, ma poich lo spettatore che ha protestato si avvia all'uscita ed i gendarmi sono gi scomparsi, l'azione effettivamente conclusa).

F I N E

* Copyright Ren de Obaldia 1958.