Un cuor di… letto

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MAIGRET E IL PAZZO DI BERGERAC

UN CUOR

DI … LETTO

di

Giancarlo Ripani

 08 Marzo 2014

Nuovo finale


Personaggi  (in ordine di apparizione)

FEDERICO BONOCORE architetto

                           

SILVANA GIUSTI             avvocato                     

MASSIMO GIUSTI           agenteletterario             

GRETHEL MULLER            domestica                   

VENANZIOVIRGILI              monsignore                       

OSVALDO PROIETTI   facchino  

               

DIANA SALVETTI             cancelliere       

                  

ROBERTO TANCREDI   agenteletterario             

PABLOGUTIERREZ              maestro di ballo             

ANDREAPARKER         segretario               

CALLISTO CENCI        barbone

PASQUALE D’ANDREA appuntato

                   

L’ambientazione: Roma, ai nostri giorni.

La scena: una stanza da letto arredata con:

un letto a baldacchino al centro (rialzato in modo che un attore possa starvi sotto) due comodini ai lati del letto, (il secondo sarà portato in scena da un attore) due étagère bassi (riquadrano la scena) due piccole poltrone ai piedi del letto

Il trovarobato:  due applique,lenzuola, una trapunta bianca, tre cuscini neri, tre cuscini con un motivo di corna, tre quadri, una bottiglia di champagne, due calici, un secchiello da ghiaccio, un vassoio, una tazza con piattino, bicchieri, una busta da lettera con tre fogli dentro, una busta da boutique, due cartelle portadocumenti

I costumi:              tutti contemporanei. In particolare: una divisa da cameriera, un accappatoio e una vestaglia da donna, un negligé, un babydoll

Le proiezioni:     Proiez.1 titoli di testa + filmato 1 (Ikea)                                        pag. 3 - 6

                             Proiez.2 esterno casa Giusti                                                           pag. 6 - 16

                             Proiez.3 filmato 2  (1° soggettiva di pensiero di Diana)               pag. 16 - 19

                                     Proiez.4 esterno casa Giusti                                                           pag. 19 - 20

                                     Proiez.5 filmato 3 (2° soggettiva di pensiero di Diana)               pag. 20

Proiez.6 esterno casa Giusti                                                                       pag.21 - 30

Proiez.7 filmato 4 (1° soggettiva di pensiero di Massimo)          pag. 30 - 31

Proiez.8 esterno casa Giusti                                                           pag. 31 - 32

Proiez.9 filmato 5  (2° soggettiva di pensiero di Massimo)          pag. 33 - 34

Proiez.10 esterno casa Giusti                                                         pag. 34 - 45

Proiez.11 filmato 6  (cassonetto)                                                    pag. 45 - 47

Proiez.12 esterno casa Giusti                                                         pag. 47 - 95

Proiez.13 filmato 7 (titoli di coda)                                                  pag. 95

                                    

Le Musiche:     M1 Titoli di testa

                                   M2 Titoli di coda

        

Le Luci:             Pz1 piazzato stanza da letto

                                   Pz2 dedicata  poltroncina 1

                            Pz3 dedicata  poltroncina 2

Pz4 dedicata letto

Pz5 dedicata ringraziamenti


Pz1 Buio.

Proiez.1  filmato 1 (titoli di testa + Ikea)

Una sequenza serrata di letti di vario tipo e dimensione su cui scorrono i titoli di testa.

Stacco. La TC inquadra la macchina di Massimo che entra in un parcheggio.

Stacco su totale mobilificio.

Stacco PA di Federico che scende per primo dalla portiera posteriore della macchina.

 

 

In tono concitato.

fed:

Presto, presto, che tra un po’ qui ci sarà una ressa incredibile !

 

 

Stacco su interno macchina con Massimo ancora al volante.

 

 

Infastidito.

mas:

Ma sant’Iddio, c’era proprio bisogno di  trascinare anche a me da Binacci ?

 

 

TC in totalino int. macchina Silvana e Massimo

 

 

Esortativa.

sil:

Dai Massimo, non fare il bambino capriccioso !

 

 

 

Recalcitrante.

mas:

Io stamattina ho una serie di appuntamenti che non posso mancare !

 

 

La TC in PP di Federico che sollecita.

 

 

Euforico.

fed:

Signori Giusti, andiamo, che il vostro nuovo letto vi aspetta !

 

 

TC in PA su Silvana che scende dalla macchina.

 

 

sil:

Dai muoviti, non facciamo attendere Fofò !

 

 

TC in PA su Massimo che scende dalla macchina.

 

 

Perplesso.

mas:

Scusa, Silvana, ma chi sarebbe questo Fofò ?

 

 

TC in totalino su Silvana che prende per mano Federico.

 

 

Indicando Federico, con entusiasmo.

sil:

Ma è lui, l’architetto Federico Bonocore, il nostro bravissimo arredatore !

 

 

Stacco su Massimo che li segue.

 

 

Di malumore.

mas:

Sono tre mesi che lo abbiamo per casa, facevamo prima ad adottarlo !

 

 

Stacco su totale di Massimo, Silvana e Federico.

 

 

Con entusiasmo.

fed:

Allora si va in caccia !

 

 

 

Con disgusto.

mas:

Odio la caccia !

 

 

TC inquadra i tre di spalle che entrano nel mobilificio.

La TC inquadra in totale il salone con i letti.

Stacco su PP di Massimo che si guarda attorno sconcertato.

 

 

Allibito.

mas:

Madonna mia quanti letti ci sono !

 

 

Stacco su PA di Federico.

 

 

Batte le mani entusiasta.

fed:

Quello !

 

 

Stacco su totalino di Federico che, con la mano protesa, parte a razzo.

 

 

Con grande decisione

fed:

Voglio quello !

 

 

Stacco in totalino su Massimo e Silvana.

 

 

Perplesso della reazione di Federico.

mas:

Ma sei sicura che ci stia con tutti i sentimenti ?

 

 

 

Comprensiva.

Invitante.

sil:

Gli artisti sono fatti così !

Dai seguiamolo !

 

 

TC segue Massimo e Silvana che raggiungono Federico che con le braccia allargate è in contemplazione mistica di un letto a cuore.

 

 

Rapito in estasi.

fed:

Bello ! Bellissimo !

 

 

Stacco su letto a cuore.

Stacco su Massimo e Silvana.

 

 

Non realizzando.

mas:

Bello chi ?

 

 

Stacco su  Federico.

 

 

Indica il letto, con entusiasmo.

Sicuro del fatto suo, rivolto ai Giusti.

fed:

Quel letto a cuore !

È quanto di meglio potessi sperare per il vostro nido d’amore !

 

 

Stacco su totalino a tre.

 

 

Dissentendo con forza.

mas:

Un momento, io in quel coso non riuscirei a chiudere occhio !

 

 

 

Con malizia.

fed:

Beh, allora potrebbe fare altre cosine, no ?

 

 

 

Approva con foga.

Decisa.

sil:

Fofò ha ragione è stupendo !

Lo prendiamo !

 

 

Stacco su Federico che riparte di corsa.

 

 

Impetuosamente.

Precisa con sicurezza.

fed:

I cuscini !

Ci vogliono dei cuscini adatti per valorizzarlo !

 

 

Stacco su Massimo che allarga le braccia.

 

 

Con un misto di rassegnazione e disappunto.

mas:

In che mani mi sono messo !

Accidenti a me e a quando mi sono fatto convincere ad assumerlo !

 

 

Stop proiez.1

Proiez.2 (Esterno casa Giusti)

Luci in Pz1

Grethel, mentre è intenta a rifare il letto, canticchia.

 

 

Canta imitando Lilì Marlene.

GRE:

Vor der Kaserne
Vor dem großen Tor
Stand eine Laterne
Und steht sie noch davor
So woll'n wir uns da wieder seh'n …

 

 

Da sinistra entra Venanzio.

 

 

Con fare pretesco.

ven:

Buona sera e la benedizione del Signore possa discendere su questa casa !

 

 

 

Sorpresa.

GRE:

Chi ezzere lei zignore ?

 

 

 

Puntualizza con sussiego.

ven:

Monsignore prego, monsignor Venanzio Virgili.

 

 

 

Aggressiva.

GRE:

In Svizzera preti non entrare  furtivamente in caza di altre persone !

 

 

 

Pacatamente.

ven:

Voglia perdonarmi l’ardire, cara figliola, ho approfittato della porta aperta e ho seguito il suo canto.

 

 

 

Tagliando corto.

GRE:

Coza volere ?

 

 

 

A mo di spiegazione.

ven:

Io avrei urgente bisogno di parlare con il dottor Giusti, l’editore.

 

 

 

Bruscamente.

GRE:

Herr doctor no ezzere in casa !

 

 

 

Con disappunto.

ven:

Santo cielo questo non ci voleva !

 

 

 

GRE:

Provare a ripassare più tardi !

 

 

 

Remissivo.

Benedicente.

ven:

Seguirò il suo consiglio.

La pace di Nostro Signore sia sempre su di lei.

 

 

 

Laconica.

GRE:

Auf wiedersehen !

 

 

Venanzio esce da sinistra, Grethel riprende a canticchiare dando le spalle all’entrata di sinistra.

 

 

Idem.

GRE:

Bei der Laterne wollen wir steh'n
Wie einst Lili Marleen.

 

 

Da destra entra Federico, si avvicina a Gretel e le da una pacca sul didietro

 

 

Adulatorio, mentre apre la scaletta.

fed:

La tua voce è bella quanto sei bella tu !

 

 

 

Piacevolmente sorpresa.

GRE:

Tu ezzeremaschio latino adulatore !

 

 

 

Con trasporto.

fed:

Su dammi un bacio !

 

 

Federico fa per abbracciare Grethel.

 

 

Bloccando l’ardore di Federico.

Prudente.

GRE:

Stoppen ! Zignori potrebbero arrivare da ein momenta a altro !

 

 

 

Con sentimento, sale i gradini.

fed:

È che quando ti vedo non so resistere !

 

 

 

Preoccupata.

GRE:

Dovere fare attenzione che ze herr Giusti scoprire uns, lui ingazzarsi di brutto !

 

 

 

Scatta con risentimento, si blocca.

fed:

Quel porco ci ha provato con te?

 

 

 

Smentisce con disgusto.

GRE:

Nichts !Er doctor istfreddo come pesce di lago di meine Svizzera !

 

 

 

Rassicurato, chiede con garbo, mentre sistema il tulle.

fed:

Senti, che me lo porteresti un caffettino, che è da stamattina che sono digiuno !

 

 

 

Dissente con celata malizia.

gre:

Niet Kaffee, ich andare a preparare te ein zabaione, che tu dovere essere in forze !

 

 

 

Pieno di speranza,si sporge.

fed:

Non mi dire che questa sera tu ed io …

 

 

 

Possibilista.

gre:

Forze, chissà !

 

 

Grethel esce da destra.Entra, da sinistra, Osvaldo, il facchino, con il secondo comodino.

 

 

Rivolto a Federico

OSV:

A Fofò io …

 

 

 

Precisando, passa al dialetto napoletano per ammonire Osvaldo.

fed:

Architètto! Ricordàte che a ca', ppe tuttì, io songo ll’architètto Federìco Bonocore !

 

 

 

Motteggiando.

Con sarcasmo.

OSV:

“Daje e ddaje pure lli piccioni se fanno quaie !”

Ma si hai preso lla licenza media a lle scole serali e co’ lla raccomannazione !

 

 

 

Sottintendendo un nascosto proposito.

fed:

Ce serviva, o no, qualcùno ca' fossè a conoscènza dell'abitudìni e' chesta casa ?

 

 

 

Conferma con rassegnazione.

Indicando il comodino, interrogativo.

OSV:

Pe esse che ce serviva, ce serviva !

Mo che c’ho da fa co’ ‘sto fregno ?

 

 

 

Indicando con la mano.

fed:

Mettìlo dall’àltro capò do' lettò.

 

 

 

Remissivo.

OSV:

A ll’ordini !

 

 

Osvaldo va a sistemare il comodino.

 

 

Interessato.

fed:

Piuttosto, tu aie buttàto nu' occhiò in giro ?

 

 

 

Sicuro del fatto suo.

Motteggia.

Perplesso.

OSV:

Eccome no, ce ll’ho buttati tutti e dua !

 “L’occhio der padrone ingrassa er cavallo !”

Ma nun ho trovato in do sta lla commare !

 

 

 

Con fare cospiratorio.

fed:

È nello studiò da' signòra, aretro a' naturà mortà e' Rembrànt.

 

 

 

Fraintendendo reagisce bruscamente.

OSV:

A coso, io so’ ‘n ladro professionista e co’ lli morti nun ce vojo avé gnente a che fa !

 

 

 

Spiega con condiscendenza.

Dispregiativo.

fed:

A' naturà mortà è nu' quadrò, !

Quanto si ignorànte !

 

 

 

Risentito.

Motteggia.

OSV:

Senti da che purpito viè lla predica !

Ricodete che: “Gnisuno semo nati imparati !”

 

 

 

Puntualizza per tranquillizzare Osvaldo.

fed:

Rinto a' cassafòrte ci dovrèbbe esserè parecchiò contantè, pecché a' signorà avvocato, ha incassato una grossa parcella da nu' clientè.

 

 

 

Motteggia.

Conclude con soddisfazione.

OSV:

“Li sordi so’ come lli dolori, chi ce llà se lli tiene!“

Financo nun arivamo noi a levaje er peso !

 

 

 

Esprimendo sicurezza.

fed:

Vedrai che sarà na' buona idea de fa' chistu sgobbò !

 

 

 

Un po’ risentito.

Motteggia.

OSV:

Sì, però te potevi inventa quarche cosa de mejo, de famme fa’ er facchino, che a me:

“Voja de lavorà sarteme addosso e famme lavorà men che posso !”

 

 

 

Mettendo Osvaldo in preallarme, mentre scende dalla scala.

fed:

Piantàla e' lamentàrte e tienìte prontò, ca' chesta po’ esse la serata giusta.

 

 

 

Colto da un dubbio.

OSV:

E ‘a cammeriera ?

Come lla mettemo co’ lla svizzerotta bona ?

 

 

 

Sicuro del fatto suo.

fed:

A chella ci penzo io !

 

 

 

Con evidente malizia.

OSV:

Hai capito er paraculo ?

Je vo’ fa innaugurà er lettone novo !

 

 

 

Con finta modestia.

fed:

Qualcùno o' deve purè fa' !

 

 

 

Ammonisce motteggiando.

OSV:

Statte accorto Fofò che: “Lla donna che smove ll’anca o è mignotta o poco ce manca !”

 

 

 

Con convinzione.

fed:

Grethel è ‘na guagliona seria !

 

 

 

Rassegnato.

OSV:

E vabbè, vorrà dì che mentre tu, brutto marpione, fai robba, io m’accollo er più der lavoro !

 

 

 

Con tono di comando.

fed:

Adèsso vai sul camionne a accattà e' lampàde.

 

 

 

Rassegnato.

Motteggia.

osv:

Vado, vado !

“Er monno è ffatto a scarpette, chi se lle caccia e chi se lle mette !”

 

 

Osvaldo esce da sinistra, da destra entra Grethel con una tazza.

 

 

Porgendo la tazza a Federico.

GRE:

Ich portato zabajonen !

 

 

 

Riconoscente.

fed:

Grazie, mi ci voleva proprio !

 

 

 

sil:

(F.C.) Grethel …

 

 

Federico e Grethel si alzano di scatto, entra Silvana da sinistra con una sporta da boutique.

 

 

Compiaciuta.

sil:

Brava Grethel tu sei qui.

 

 

 

Curiosa indicando la sporta.

GRE:

Die dame avere fatto compere !

 

 

 

Minimizzando.

Interessata.

sil:

Ho preso un vestitino per l’opera di questa sera, ci tengo a far fare una bella figura a Massimo.

A proposito hai provveduto ?

 

 

 

Assentendo.

Precisa, consegnando i biglietti.

GRE:

Ja frau Zilvana. Hier due tickets: platea dritte fila, posti zedici e diciotto.

 

 

 

Soddisfatta, prende i biglietti.

sil:

Grazie Grethel, adesso puoi andare.

 

 

 

Servizievole.

GRE:

Zubito, zignora avvocato.

 

 

Grethel esce da sinistra.

 

 

Indicando il letto con desiderio.

sil:

Non vedo l’ora di provare questo stupendo letto a cuore!

 

 

Entra, da sinistra, Osvaldo con due abatjour.

 

 

Mostrando le lampade. Interrogativo.

osv:

Qui ce stanno ll’abbajure, che ce devo da fa ?

 

 

 

Dado disposizioni.

fed:

Mettile ciascuna su di un comodino e poi attacca le spine.

 

 

 

Motteggia, risentito, tra se.

osv:

“Quanno te dice male mozzicheno puro ‘e pecore.”

 

 

Osvaldo esegue.

 

 

Con tono superficiale.

fed:

Signora, ho sentito che va a teatro questa sera.

 

 

 

Con un sospiro di soddisfazione.

sil:

È il nostro anniversario di matrimonio, così ci concediamo una seratina tutta per noi.

 

 

 

Interessato.

osv:

Fino a quanno state for de casa ?

 

 

 

Colta alla sprovvista, risponde.

sil:

Non saprei, dopo teatro, mio marito mi ha promesso uno spuntino al “Coque d’or”.

 

 

 

Accattivante.

osv:

Nun sarebbe mejo ‘na bella cena: lunga co’ tante portate, così ce sarebbe più tempo !

 

 

 

Non realizzando.

sil:

Tempo per cosa ?

 

 

 

Allegramente.

Motteggia.

osv:

Pe’ festeggià, no ?

“Panza piena, nun pensa a panza vota.”

 

 

 

Cercando di interrompere Osvaldo.

fed:

Hai finito con quelle lampade ?

 

 

 

Con orgoglio.

osv:

E come no, sembreno du’ arberi de Natale !

 

 

 

Soddisfatta.

sil:

Stanno davvero benissimo, complimenti Fofò !

 

 

 

Con falsa modestia.

fed:

Grazie signora, è il mio lavoro !

 

 

 

Colta da un improvviso desiderio, si siede sul letto.

sil:

Quasi, quasi avrei voglia di rinunciare ad uscire e festeggiare, in un certo modo, su questo letto !

 

 

 

Interviene con impeto.

osv:

E no ! Manco pe’ gnente !

 

 

 

Sconcertata, si alza.

sil:

Cosa vuole dire ?

 

 

 

Cercando di ovviare alla gaffe.

fed:

Che il dottor Giusti ci rimarrebbe male.

 

 

 

Rafforzando il concetto.

Motteggia.

osv:

E ppoi avete speso già lli sordi pe’ lli bijetti.

È proprio vero che: “Chi c’hà er pane nun c’hà lli denti, e chi c’hà lli denti nun c’hà er pane!”

 

 

 

Riflettendo.

sil:

Forse ha ragione lei, dopo tutto non si tratta che di ritardare di qualche ora.

 

 

 

Insiste nel suo proposito.

osv:

Sentite a me: er ppiù possibbile !

 

 

 

Vista la piega del discorso si affretta a cambiare argomento.

Con tono di comando.

fed:

Su questo letto per completare l’impatto visivo, mancano ancora i cuscini, vedrà che aggiungeranno un tocco di classe !

Osvaldo …

 

 

 

Remissivo.

osv:

Ho capito, devo d’annà a pijalli sur camion !

 

 

 

Preoccupato.

fed:

Vengo con te, non vorrei che facessi confusione con quelli del salotto.

 

 

 

Rassegnato, motteggia.

osv:

“Fidasse è bbene, nun fidasse è mmejo” !

 

 

Federico e Osvaldo escono da sinistra. Silvana estrae dalla busta un abito da sera

 

 

Riflettendo con una punta di risentimento.

sil:

Quel Fofò è proprio bravo non capisco l’ostracismo che Massimo gli ha decretato !

 

 

Entra Diana da sinistra.

 

 

Piacevolmente sorpresa.

dia:

Mamma mia che bello questo letto !

 

 

 

Contenta.

Interessata.

sil:

Diana, che sorpresa !

Ti piace davvero ?

 

 

 

Entusiasta.

Intrigante.

dia:

Di più ! Sai cosa c’è, non appena avrà finito con te, me lo requisisco io quel tuo Fofò che, oltre ad essere bravo, è anche un gran bel pezzo di ragazzo !

 

 

 

Sulle sue.

sil:

Trovi ?

 

 

 

Maliziosa.

dia:

Non fare la santarellina e non mi dire che non ci hai fatto un pensierino !

 

 

 

Risentita.

Allusiva, indicando Diana.

sil:

Neanche per sogno, io sono fedele a mio marito.

Non come altre persone di mia conoscenza !

 

 

 

Minimizzando.

dia:

Non mi vorrai buttare la croce addosso per qualche, innocente, scappatella ogni tanto !

 

 

 

Ironica.

sil:

Bisogna intenderci sull’ogni tanto !

 

 

 

Aggressiva.

Con malcelato livore.

dia:

E poi ripago Roberto della stessa moneta !

Sono anni che mi prende in giro dicendomi che, una sera sì e l’altra pure, ha appuntamenti di lavoro !

 

 

 

Cercando di giustificare.

sil:

Beh, sai nella loro casa editrice Massimo sbriga il lavoro d’ufficio e lui cura le pubbliche relazioni.

 

 

 

Acida.

dia:

Sì, quelle con donnine facili !

 

 

 

Con rassegnata accettazione.

sil:

Invece Massimo torna stanchissimo, dopo aver corretto bozze tutto il giorno e, appena mangiato, si addormenta davanti al televisore!

 

 

 

Convinta.

dia:

Tu hai sposato un santo !

 

 

 

Esprimendo rammarico.

sil:

Troppo santo, ci manca solo che lo canonizzano come testimone di castità !

 

 

 

Allibita.

dia:

Perché non …

 

 

 

Con un sospiro di rassegnazione.

sil:

Quasi, quasi non mi ricordo più come si fa !

 

 

 

Osservando ammirata l’abito.

dia:

Ma lo sai che questo vestito è un amore !

 

 

 

Esprimendo soddisfazione.

sil:

Lo metto questa sera perché finalmente Massimo mi porta a teatro !

 

 

 

Con sottinteso malizioso.

dia:

Io invece ho in programma una serata piccantina !

 

 

 

Contenta di aver colto nel segno.

Esortativa.

sil:

Ci avrei scommesso: quando hai quell’aria da gatta in amore, qualcosa bolle in pentola !

Dai racconta !

 

 

 

Interrogativa.

dia:

Ti ricordi che mi ero iscritta ad un corso di ballo, tanto per ammazzare la noia ?

 

 

 

Confermando.

sil:

Si certo che mi ricordo.

 

 

 

Con atteggiamento da gattina che fa le fusa.

dia:

Lì ho conosciuto Pablo,  il maestro.

Un fico che non ti dico, sulla cinquantina, ma con un fascino latino irresistibile !

 

 

 

Con evidente sarcasmo.

sil:

Ti stai ripassando tutta l’Europa: prima un francese …

 

 

 

Puntualizzando, simula una mossa di scherma.

dia:

Alfonse: il mio istruttore di scherma, un tocco di classe !

 

 

 

Insistendo.

sil:

Poi uno svizzero …

 

 

 

Precisa con soddisfazione, simulando una sciata.

dia:

Wolfang: il maestro di sci, un po’ freddino ma di grande resistenza !

 

 

 

Esasperata.

sil:

E adesso uno spagnolo !

 

 

 

Specificando.

Con soddisfazione.

Fruga nella borsetta.

Esortativa.

dia:

Andaluso per l’esattezza: un uomo caliente, tutta passione !

Mi tempesta di lettere di fuoco !

A proposito mi è appena arrivata questa, dai leggila tu, così te ne renderai conto !

 

 

Diana porge una lettera a Silvana.

 

 

Rassegnata, siede sulla poltroncina di destra con a fianco Diana.

sil:

Se non se ne può fare a meno, leggiamo !

 

 

Stop proiez.2

Proiez.3 (filmato 2  1° soggettiva di pensiero di Diana)

Luci in Pz2 (dedicata poltroncina dx)

La TC inquadra in totalino Pablo, vestito da maestro di ballo spagnolo, seduto ad un tavolo, sta scrivendo.

 

 

Legge.

sil:

“Mi querida Diana, no puedo tomar un día, que non puedo far al menos de escribirte.”

 

 

 

Con un sospiro sensuale.

dia:

Come è romantico, non può far passare un giorno senza, almeno, scrivermi !

 

 

La TC in totalino solarizzato di Diana.

 

 

Legge.

sil:

"La primera vez que te vi me sembrasti l’aparición de la Virgen del Pilar"

 

 

 

Accalorandosi.

dia:

Se non è amore questo !

Mi paragona ad una Madonna !

 

 

La TC segue le evoluzioni di Diana e Pablo allacciati in un passionale tango.

 

 

Legge.

sil:

"Cuando nuestros cuerpos se han unido en un tango sensual, me parecía haber toccado lo cielo!"

 

 

 

Rapita nel ricordo.

dia:

Non lo potrò mai dimenticare quel primo ballo !

 

 

TC inquadra di spalle Pablo, in accappatoio,  che entra nella stanza da bagno, si toglie l’accappatoio e fa per entrare nella vasca per poi  rinunciare.

 

 

Legge.

sil:

“Credeme, mi adorada, que para mantener el tu perfume, que me dejaste con tu amorosa caricia en mi piel, esta mañana no me he lavado.

 

 

 

Con una punta di orgoglio.

dia:

Il poverino, non si è nemmeno lavato per conservare il profumo delle mie carezze !

 

 

 

Replica, schifata.

sil:

Un bello sporcaccione !

 

 

 

Giustificando.

Esortativa.

dia:

Ma dai, è un modo carino per farmi capire che pensa sempre a me !

Leggi la seconda pagina.

 

 

Diana porge a Silvana il secondo foglio e recupera il primo che ripone in borsetta.

La TC in totalino su Pablo inginocchiato ai piedi di Diana nella sala prove.

 

 

Legge.

sil:

"Señora, desde nuestro primer encuentro, jo puse mi vida en tus manos gratiosas ..."

 

 

 

Con convinzione.

dia:

Il nostro è stato amore a prima vista !

 

 

TC i PPP  di Pablo che bacia le mani di Diana.

 

 

Legge.

sil:

"Esas manos que, no me canso de besar ..."

 

 

 

Entusiasta.

dia:

Non si stancherebbe mai di baciare le mie mani!

 

 

La TC inquadra Diana su di un letto nella posa della “Maja desnuda” di  Francisco Goya.

 

 

Legge.

sil:

"Espero priesto de tocar con mis labios tu hermoso cuerpo desnudo ..."

 

 

 

Con voce rotta dall’emozione.

dia:

Mi fa correre un brivido lungo la schiena !

 

 

La TC inquadra Pablo nudo di spalle che  varca la soglia di una camera, raggiunge Diana e l’abbraccia voluttuosamente.

 

 

Legge.

sil:

Mientras tu fremiente me ofrecer la flor de tu feminidad."

 

 

 

Commossa.

dia:

Come è poetico: la chiama il fiore della mia femminilità !

 

 

TC inquadra in totalino Roberto che si sveste.

 

 

Legge.

Sconcertata, interrompe la lettura.

sil:

"Si pienso que te ves obligada a pasar las noches con quell'impotiente de tu marido …”

Impotente Roberto ?

 

 

 

Decisa.

dia:

Per me è come se lo fosse !

 

 

La TC inquadra in totalino Roberto che si mette un pigiama a righe, poi entra nel letto.

 

 

Legge.

sil:

“Con esa horrible pijama de rayas, mi corazón llacrima por ti !”..."

 

 

 

Estatica.

dia:

Ah, che uomo delicato, gli piange il cuore !

 

 

La TC inquadra in totalino Diana che entra nella sala prove di ballo accolta da Pablo.

 

 

Legge.

sil:

"Mi amor, fue el destino benigna nos reunió, ese fatídico día cuando tu decidió de afidarte a mi arte."

 

 

Stop proiez.3

Proiez.4 (esterno casa Giusti)

Luci in Pz1

 

 

Con convinzione.

dia:

Credimi è un artista in tutto !

 

 

 

Constatando con perplessità.

sil:

Sei proprio cotta a puntino  !

 

 

 

Sicura. Pregustando il poi.

dia:

Di più ! E questa sera finalmente Pablo mi ha invitato a casa sua, visto che sua madre sta partendo per la Spagna!

 

 

 

Beffarda.

sil:

Deve essere un bel soggetto se a cinquant’anni vive ancora con la mamma !

 

 

 

Dando la sua spiegazione.

dia:

Perché non ha ancora trovato la donna dei suoi sogni !

 

 

 

Con velata ironia.

sil:

E quella saresti tu ?

 

 

 

Soddisfatta.

Porgendo a Silvana il terzo foglio.

dia:

Lui è convinto di si !

Ecco la terza pagina !

 

 

Stop proiez.4

Proiez.5 filmato 3  (2° soggettiva di pensiero di Diana)

Luci in Pz2 (dedicata)

TC in totalino di Pablo con la testa tra le mani.

 

 

Legge.

sil:

"Amada, esto es el día más triste de mi vida …”

 

 

 

Allarmata.

dia:

Mio Dio cosa gli sarà successo ?

 

 

La TC inquadra in totalino un’anziana signora a letto con il termometro in bocca.

 

 

Legge.

sil:

"Mi madre, por una enfermedad repentina, no arranca più en España !"

 

 

 

Terrorizzata.

dia:

Come non parte più ?

 

 

 

Laconica.

sil:

Non hai sentito la poverina è malata !

 

 

Stop proiez.5

Proiez.6 (esterno casa Giusti)

Luci in Pz1

 

 

Avvilita.

dia:

E la mia seratina ?

 

 

 

Laconica.

sil:

È andata a monte !

 

 

 

Colta da un’idea improvvisa.

dia:

Aspetta, aspetta non è detto, se la mia amica Silvana mi fa un piccolo favore !

 

 

 

Non capendo.

sil:

Cosa centro io ?

 

 

 

Furbescamente.

dia:

Non hai detto che stasera vai a teatro ?

 

 

 

Frastornata.

sil:

Si certo, ma non vedo …

 

 

 

Espone la sua idea mentre si sdraia sul letto.

dia:

Tu ci presti la tua casetta e, soprattutto, questo meraviglioso letto a baldacchino !

 

 

 

Con decisione, rialzando Diana.

sil:

Non se ne parla neppure !

 

 

 

Implorante.

dia:

Dai fai questo regalino alla tua migliore amica !

 

 

 

Preoccupata.

sil:

Pensa se lo scoprisse Massimo !

 

 

 

Rassicurante.

dia:

Tranquilla, dopo un paio d’ore di battaglia fra le lenzuola, ti rimetto tutto a posto !

 

 

 

Ponendo un’altra obiezione

sil:

E come la mettiamo con Grethel ?

Non è la sua serata libera.

 

 

 

Offrendo la soluzione.

dia:

E tu dagliela ugualmente, in fondo se la merita, la fai sgobbare dalla mattina alla sera !

 

 

 

Rassegnata, con scarso entusiasmo.

sil:

Sia, anche se sono certa che dovrò pentirmene.

 

 

 

Riconoscente, abbraccia Silvana.

dia:

Sei un tesoro !

 

 

 

Prende il vestito dal letto, con emozione.

sil:

Vieni nello spogliatoio che mi voglio provare questo vestito nuovo !

 

 

 

Con convinzione.

dia:

Spero un domani di poterti ripagare nello stesso modo !

 

 

 

Con fermezza.

sil:

Scordatelo,  ti ripeto: io sono una donna fedele !

 

 

 

Frivola.

dia:

Diciamo tutte così !

 

 

Diana mette il terzo foglio nella borsetta dimenticando il secondo sul letto. Entra Osvaldo da sinistra con tre cuscini neri.

 

 

Interrogativo.

osv:

Dove lli devo da piazzà ‘sti cuscini ?

 

 

 

Infastidita.

sil:

Che domande, li disponga sul letto !

 

 

 

Imbarazzato.

osv:

Sì, ma come ?

 

 

 

Sbrigativa.

sil:

Se lo faccia dire dall’architetto.

 

 

Silvana e Diana escono da destra.

 

 

Riflettendo tra se.

Motteggia.

Con menefreghismo.

osv:

Sì, metteje er sale su lla coda a quello, infojato come sta co’ lla svizzerotta !

“Tira de ppiù ‘n pelo de donna che ‘n caro de bovi ‘n salita !

Io lli piazzo a lla bell’e mejo !

 

 

Nel sistemare i cuscini con uno copre il foglio due della lettera.

Da sinistra entrano Massimo e Roberto.

 

 

Ancora molto seccato.

mas:

Ecco, guarda e dimmi tu se uno può dormire in questo coso che sembra un carro di Viareggio !

 

 

 

Possibilista.

rob:

Non è poi così male !

 

 

 

Accorgendosi di Osvaldo, brusco.

mas:

Lei cosa sta facendo ?

 

 

 

A mo di scusa.

osv:

A signora m’ha detto de sistemà lli cuscini …

 

 

 

Deciso.

mas:

Li porti via subito, con quei affari neri sul letto, mi aumenterebbero gli incubi !

 

 

 

Paternalistico.

Motteggia.

osv:

Date retta a me, nun ve mettete contro vostra moje !

“Chi pija moje e nun ne sa fa uso, stira lle cianche e allunga er muso !”

 

 

 

Acido.

mas:

Ci mancava un facchino motteggiatore !

 

 

 

Cercando di calmare Massimo.

rob:

Non essere precipitoso, che può essere che con il tempo ti ci abitui.

 

 

 

Risoluto.

mas:

Non se ne parla neppure !

 

 

 

Riprendendolo.

rob:

Sei il solito  cocciuto !

 

 

 

Insiste.

mas:

Ho detto di no !

 

 

 

Seguendo un suo pensiero.

osv:

Vedete de decideve, che qui er tempo score !

 

 

 

Incuriosito.

mas:

In che senso scusi ?

 

 

 

Motteggia.

osv:

“Chi c’ha tempo nun aspetti tempo !”

 

 

 

Brutale.

mas:

Sparisca !

 

 

 

Costatando.

Motteggia ee è interrotto da Massimo.

osv:

Ammazza che caratteraccio !

Aricordateve che “A chi jè rode er culo prima o ppoi …

 

 

 

Feroce.

mas:

Fuori !

 

 

Osvaldo esce da sinistra.

 

 

Impaziente.

rob:

Quel tale ha ragione, vedi darti una mossa che mi serve casa libera !

 

 

 

Ancora perplesso.

mas:

Ma non se ne può fare a meno ?

 

 

 

A mo di rimprovero.

rob:

Sei il solito indeciso: prima mi dici di sì e poi ci ripensi !

 

 

 

Infastidito.

mas:

No, è che sembra che tu hai preso casa mia per la tua garconniere !

 

 

 

Preoccupato.

rob:

Non mi vorrai far perdere la puntata con Andrea !

 

 

 

Sorpreso.

Confuso.

mas:

Andrea ?

Che strano nome per una donna !

 

 

 

Rassicurante.

rob:

In America è un nome comunissimo !

 

 

 

Curioso.

mas:

Un’americana, ma come l’hai conosciuta ?

 

 

 

Un po’ esitante.

rob:

A dire il vero conosco solo la sua voce al telefono, quando ho chiamato New York per trattare i diritti della nuova versione teatrale di “Romeo e Giulietta.

 

 

 

Meravigliato.

mas:

Ti è bastata la voce ?

 

 

 

Con trasporto.

rob:

Avresti dovuto sentirla: calda, profonda, sensuale !

 

 

 

Ammonendo.

mas:

Attento alle sorprese !

 

 

 

Chiarisce la situazione.

rob:

È sbarcata ieri e abbiamo combinato di vederci  questa sera, così abbiniamo l’utile al dilettevole!

 

 

 

Offrendo una alternativa.

mas:

E allora vai al suo albergo !

 

 

 

Dissentendo con forza.

rob:

Impossibile le ho promesso il calore di una casa.

 

 

 

Risentito.

mas:

La mia !

 

 

 

Affabile.

rob:

E certo, se no che amico saresti !

 

 

 

Con un moto di stizza.

Rincarando la dose.

mas:

Sai che ti dico: sono stufo di coprire le tue malefatte, e sono stufo anche di fare il somaro da soma nella nostra società, mentre tu pensi solo a divertirti !

 

 

 

Irridente.

Con sicurezza.

Possibilista.

rob:

Stai diventando acido come una vecchia zitella !

Quello che ti ci vorrebbe sarebbe una bella avventura galante !

Vuoi che te ne combini una ?

 

 

 

Offeso.

mas:

Ma che dici: io non tradirei mai mia moglie !

 

 

 

Laconico.

Avviandosi verso sinistra.

rob:

Contento tu !

Adesso scendo in studio a prendere una bozza di contratto per mostrarla ad Andrea.

 

 

 

Con sarcasmo.

mas:

Sono sicuro che le mostrerai qualche altra cosa!

 

 

 

Malizioso.

rob:

Quella ce l’ho sempre con me!

 

 

Roberto esce da sinistra.

 

 

Indignato.

mas:

Quei maledetti cuscini sono ancora qui !

Architetto Bonocore … architetto …

 

 

Massimo esce di corsa da sinistra, da destra entrano Silvana, in vestaglia, e Diana.

 

 

Con ammirazione.

dia:

Quell’abito che hai comperato è un amore !

 

 

 

Ironica.

sil:

Vuoi che ti presti anche quello per il tuo incontro galante con quel Pablo ?

 

 

 

Maliziosa.

dia:

Non mi serve, per lui indosserò solo tre gocce di Chanel numero cinque !

 

 

 

Tagliente.

sil:

Non ti sembrerà di essere troppo vestita ?

 

 

 

Non raccogliendo.

Prendendo congedo.

dia:

Spiritosa !

Adesso vado a comperare una bottiglia di champagne, sai per riscaldare l’ambiente !

 

 

 

Rassegnata.

sil:

Per favore, uscendo mandami Grethel.

 

 

 

Prontamente.

dia:

Subito.

 

 

Diana esce da sinistra.

 

 

Guarda l’orologio, agitata.

sil:

Mio Dio, sono già le sette ed io non ho ancora fatto la doccia !

 

 

Entra Grethel da sinistra.

 

 

Servile.

gre:

Die Dame ha fatto me chiamare ?

 

 

 

Esprimendo soddisfazione.

sil:

Grethel, sono molto contenta di te e ho pensato che ti meriti una serata libera.

 

 

 

Riconoscente.

gre:

Danke, domani io approfittare !

 

 

 

Puntualizza.

sil:

Non domani, ma questa sera stessa !

 

 

 

Rifiutando l’offerta.

gre:

Impozzibile, io … io avere molto  lavora da fare!

 

 

 

Autoritariamente.

sil:

Non discutere ho deciso così e non ammetto repliche !

 

 

 

Remissiva.

gre:

Come dame volere !

 

 

Grethel esce da sinistra.

 

 

Con malanimo.

sil:

Cosa mi tocca fare per accontentare quella sporcacciona !

 

 

Entra Massimo da sinistra.

 

 

Irritato.

mas:

Quel maledetto Fofò è sparito !

 

 

 

Con condiscendenza.

sil:

Cosa ti ha fatto questa volta per farti arrabbiare così ?

 

 

 

Con rabbia.

mas:

Non bastava questo catafalco di letto, ci doveva mettere anche i cuscini neri !

 

 

 

Cercando di sdrammatizzare.

sil:

Non mi sembra che stiano male, danno risalto al candore della trapunta.

 

 

 

Stizzito.

mas:

Non lo sopporto, non l’ho mai sopportato quel pallone gonfiato !

 

 

 

Comprensiva.

sil:

È  un po’ che sei particolarmente stressato, qualcosa non va in studio ?

 

 

 

Risentito.

mas:

È che io mi ammazzo di lavoro e Roberto, non solo non alza un dito, ma mi tratta come un paria !

 

 

Silvana si siede sul letto.

 

 

Materna.

sil:

Povero caro !

Siedi accanto a me, che ti faccio il massaggino alla testa, che ti rilassa !

 

 

Massimo siede accanto a Silvana.

 

 

Riconoscente.

mas:

Grazie, sei molto cara !

 

 

Silvana fa il massaggio.

 

 

Dolcemente.

sil:

Va meglio ?

 

 

 

Con un sospiro di sollievo.

Di punto in bianco.

mas:

Si molto meglio !

Silvana, mi ami ?

 

 

 

Affettuosa.

sil:

Certo che ti amo stupidone !

 

 

 

Seguendo un suo pensiero.

mas:

Sai una cosa ?

 

 

 

Interessata.

sil:

Quale ?

 

 

 

Con rammarico.

mas:

È tanto che non facciamo l’amore !

 

 

 

Amaramente.

sil:

A chi lo dici !

 

 

 

Di un fiato.

mas:

Mi è venuta un’idea: al diavolo il teatro, ce ne restiamo a casa e …

 

 

 

Incoraggiante.

sil:

E ?

 

 

 

Di slancio.

mas:

Festeggiamo il nostro anniversario provando le molle del nostro lettone nuovo !

 

 

 

Con un gridolino.

sil:

Sì !

 

 

Silvana e Massimo si alzano di scatto.

 

 

All’unisono.

Ricordando.

si-ma

No !

Dobbiamo andare a teatro !

 

 

 

Dando una giustificazione.

mas:

Giusto, ci tenevi tanto a vedere l’Otello di Verdi.

 

 

 

Assentendo.

sil:

Hai ragione non possiamo mancare, vado a farmi la doccia !

 

 

Silvana esce da destra.

 

 

Stizzito.

mas:

Ma guarda tu, una volta che mi saltava il ticchio !

 

 

Entra Federico da sinistra.

 

 

Ossequioso.

fed:

Mi cercava dottor Giusti ?

 

 

 

Con tono che non ammette replica.

mas:

Porti via immediatamente quei cosi dal mio letto !

 

 

 

Perplesso.

fed:

Cosa c’è che non va nei cuscini ?

 

 

 

Precisando con rabbia.

mas:

Sono neri e qui non è ancora morto nessuno !

 

 

 

Rasserenante.

fed:

Va bene non si agiti, li faccio sostituire subito !

 

 

 

Liberatorio.

mas:

Era ora !

 

 

Federico recupera i cuscini e trova la seconda pagina sotto uno di essi.

 

 

Mostrando il foglio.

fed:

La signora ha dimenticato questo foglio sul letto.

 

 

 

Deciso.

mas:

Lo dia a me e sparisca !

 

 

 

Intimorito.

fed:

Vado, vado !

 

 

Federico consegna il foglio a Massimo poi esce da sinistra.

 

 

Divertito.

Aprendo la pagina.

Stupito.

Rammaricato.

mas:

Silvana, un giorno o l’altro, dimenticherà anche la testa !

Si tratta sicuramente di un atto giudiziario … Toh, è scritto in spagnolo.

Accidenti non ho mai studiato lo spagnolo !

 

 

Entra Roberto da sinistra.

 

 

Aggressivo.

Mettendo fretta.

rob:

Tu ancora stai ancora così ?

Sbrigati, che mi serve casa libera.

 

 

 

Interessato.

mas:

Senti un po’, come te la cavi con lo spagnolo ?

 

 

 

Con malizia.

rob:

Benissimo, specialmente dopo i sei mesi passati con Dolores: che donna, un vulcano attivo !

 

 

 

Mostrando il foglio, esortativo.

mas:

Allora fai un favore a Silvana: traduci questa citazione, così si avvantaggia sul lavoro.

 

 

 

Disponibile.

rob:

Dai qua e vediamo cosa si può fare.

 

 

Massimo da la lettera a Roberto e dalla borsa prende blocco e taccuino.

 

 

Solerte siede sulla poltroncina sinistra

mas:

Tu traduci, che io trascrivo, vai !

 

 

Stop proiez.6

Proiez.7 filmato 4 (1° sogg. Massimo)

Luci in Pz3 (dedicata poltroncina sn)

Durante la lettura è proiettata la soggettiva di pensiero di Massimo.

La TC inquadra Silvana, in toga da avvocato seduta alla scrivania, davanti a lei di spalle un tizio vestito vagamente alla spagnola.

 

 

Spiegando il foglio.

Legge.

rob:

Dunque vediamo un po’ …

“Signora, dal nostro primo incontro ho riposto la mia vita nelle vostre graziose mani …”

 

 

 

Interessato.

mas:

Deve trattarsi di una faccenda grossa, strano che Silvana non me ne abbia mai parlato !

 

 

La TC in PP sulle mani di Silvana per poi allargare inquadrando il bacio delle mani.

 

 

Legge.

rob:

“Quelle mani che, riconoscente dell’attenzione che avete voluto regalarmi, non mi stancherò mai di baciare …”

 

 

 

Compiaciuto.

mas:

Questo tizio deve riporre una gran fiducia nelle doti di avvocato di mia moglie !

 

 

La TC in totalino su Silvana sdraiata sul letto con indosso solo la toga.

 

 

Legge.

rob:

"Non vedo l’ora di poter sfiorare con le mie labbra il tuo stupendo corpo nudo ..."

 

 

 

Sconcertato.

Dubbioso.

mas:

Come “corpo nudo” ?

Sei sicuro di aver letto bene ?

 

 

 

Con certezza.

rob:

Sicurissimo, e senti come va avanti.

“… Mentre tu fremente mi offri il fiore della tua femminilità”.

 

 

Stop proiez.7

Proiez 8 (esterno casa Giusti)

Luci in Pz1

 

 

Non realizzando.

Perplesso.

mas:

Il fiore della femminilità ?

Ma qual è questo fiore ?

 

 

 

Sfottente.

rob:

Svegliati Massimo, che cosa può offrire una donna nuda ad un uomo !

 

 

 

Allibito resta senza parole.

mas:

Ma allora questo vuol dire che sono …

 

 

 

Puntualizza.

Minimizzando.

rob:

Becco.

Non è poi così grave, basta farsene una ragione!

 

 

 

 

Drammatico.

mas:

E io che non mi sono accorto mai di nulla !

 

 

 

Sentenzia.

rob:

Il marito è sempre l’ultimo a sapere !

 

 

 

Sull’orlo della disperazione.

mas:

Non ci posso credere, Silvana non mi tradirebbe mai, mai !

 

 

 

Laconico.

Inquisitorio.

rob:

Questo ritornello lo ripetono tutti i cornuti !

Per curiosità, da quanto non fate l’amore: una settimana ?

 

 

 

Timidamente.

mas:

Un po’ di più.

 

 

 

Con un crescendo.

rob:

Un mese ?

 

 

 

Con un filo di voce.

mas:

Fuochino !

 

 

 

Sconcertato.

rob:

Due mesi ?

 

 

 

Esitante.

mas:

Facciamo tre o quattro o cinque !

 

 

 

Allibito.

rob:

Addirittura !

 

 

 

Cercando di addolcire la dose.

mas:

Però … però, proprio poco fa Silvana si è messa a fare la gattina.

 

 

 

Sicuro.

rob:

Un classico !

 

 

 

Non afferrando.

mas:

Un classico cosa ?

 

 

 

Spiega con sufficienza.

rob:

Prima del tradimento vuol mettersi a posto la coscienza !

 

 

 

Sull’orlo di una crisi di nervi.

mas:

Ma perché, dopo quindici anni di matrimonio, proprio adesso mi mette le corna ?

 

 

 

Con non troppo velato sarcasmo.

rob:

Mettiti nei suoi panni, forse ha sentito la necessità che qualcuno le togliesse le ragnatele !

 

 

 

Ingenuamente.

mas:

Cosa c’entrano le ragnatele, abbiamo una domestica per quello.

 

 

 

Cerca di spiegare poi si interrompe.

Riprende la lettera.

rob:

Io intendevo … ma lasciamo perdere !

Ah, questa è forte  !

 

 

 

Tappandosi le orecchie, infantile.

mas:

Basta non voglio sentire altro !

 

 

 

Dissentendo

Con sadismo.

rob:

E no mio caro !

L’amaro calice va bevuto sino in fondo !

 

 

Stop proiez.8

Proiez.9 filmato 5 (2° sogg, Massimo)

Luci in Pz2 (dedicata)

TC inquadra Silvana a letto con una provocante mise da notte mentre legge una rivista.

Stacco su Massimo con banale pigiama a righe che entra in stanza.

Stacco su Silvana che assume un atteggiamento provocante.

Stacco su Massimo che si mette a letto, bacia fugacemente Silvana, si gira da un lato e cade addormentato.

 

 

Legge.

rob:

“Se penso che sei obbligata a passare le notti con quell’impotente di tuo marito, con quell’orribile pigiama a righe, mi piange il cuore …”

 

 

 

Esterrefatto.

mas:

Impotente io ?

 

 

 

Con ironia.

rob:

Sembra che questo spagnolo ti conosca bene !

 

 

 

Riflessivo.

Mas:

Già, sa anche che porto i pigiama a righe.

 

 

 

Ragionando.

Riprendendo il foglio.

rob:

Deve essere uno che ha dimestichezza con  casa tua !

Aspetta, questo può metterci sulla buona strada.

 

 

 

Impaziente.

mas:

Dai leggi !

 

 

TC in totalino su Silvana,  in abito da passeggio, in un negozio di antiquariato poi allarga ad inquadrare il tizio, di spalle che le si avvicina, Federico bacia la mano di Silvana.

 

 

Legge.

rob:

“Mio piccolo grande amore il destino è stato benigno a farci incontrare, quel fatidico giorno in cui tu hai deciso di affidarti a me e alla mia arte.”

 

 

Stop proiez.9

Proiez.10 (esterno casa Giusti)

Luci in Pz1

 

 

Con un urlo.

mas:

È lui, il gran bastardo cornificatore !

 

 

 

Sorpreso.

rob:

Lui chi ?

 

 

 

Sicuro.

mas:

L’architetto Bonocore !

 

 

 

Dissentendo.

rob:

Ma no è impossibile !

 

 

 

Dubbioso.

mas:

Perché è impossibile ?

 

 

 

Cerca di spiegare il suo convincimento.

Con sicurezza.

rob:

Ma non hai visto come si muove, come parla,  e poi anche il nome: Fofò !

Noo, quello sta sull’altra sponda !

 

 

 

Colpito.

Confuso.

mas:

Tu dici ?

Io non ci ho fatto mai caso.

 

 

 

Con condiscendenza.

Accorgendosi della gaffe.

rob:

Tu non ti accorgeresti nemmeno se qualcuno ti portasse via tua moglie !

Oh, scusa !

 

 

Entra, da sinistra, Osvaldo con tre cuscini con sopra grandi corna.

 

 

Si accorge dei due, esitante.

osv:

Fofò … insomma ll’architetto ve manna …

 

 

 

Cogliendo l’occasione.

rob:

Giusto lei, cade come il cacio sui maccheroni !

 

 

 

Ammirato.

osv:

Puro voi je date ggiù a proverbi !

 

 

 

Inquisitorio.

rob:

Mi dica è da molto che lavora con il Bonocore ?

 

 

 

Con orgoglio professionale.

osv:

Da quanno era ‘n regazzino, se po’ di’ che j’ho imparato tutto io ?

 

 

 

Interessato.

rob:

Anche lei si occupa di arredare appartamenti ?

 

 

 

Evasivo.

Motteggia.

osv:

Arredà, disarredà, lla robba va e viene !

“Se spoja ‘n artare pe’ rivestinne ‘n artro !”

 

 

 

Prendendola alla larga.

rob:

Capisco, ma mi tolga una curiosità: l’architetto è, come dire, un po’ fru, fru ?

 

 

 

Compiaciuto, fraintendendo.

osv:

Si è pe’ questo è puro frega, frega !

 

 

 

Insistendo.

rob:

Sì, ma con gli uomini o con le donne ?

 

 

 

Con sicurezza.

Motteggia.

osv:

Pe’ lui nun fà differenza: si je capita ll’occasione nun sta a guardà: “In tempi de guera, ogni bucio è frontiera.”

 

 

 

Soddisfatto.

rob:

La ringrazio, ma lei era qui per …

 

 

 

Mostrando i cuscini.

osv:

Ho portato lli cuscini novi ! Gajardi eh !

 

 

Osvaldo mostra anche al pubblico i cuscini con le corna.

 

 

Scandendo, adirato.

mas:

Porti immediatamente via quelle corna da casa mia !

 

 

 

Stupito.

osv:

E perché so’ bbone contro er malocchio e ppoi: “Le corna so’ come lli denti: fanno male quanno spunteno, ma poi servono pe’ magna !”

 

 

 

Compiaciuto.

rob:

Simpatica, questa me la rivendo !

 

 

 

Spara un altro motto.

osv:

Allora sentite quest’artra: “Lla donna è come lla castagna: bella de fora e dentro lla magagna” !

 

 

 

Aggressivo.

mas:

Se dice un’altra parola la prendo a calci nel sedere !

 

 

 

Spiacevolmente colpito.

osv:

Ammazza quanto pijate d’aceto, pare che c’avete lla coda de paja !

 

 

 

Con un urlo spinge Osvaldo.

mas:

Fuori !

 

 

Osvaldo esce da sinistra.

 

 

Lamentoso.

mas:

Tu dici che si vede a occhio nudo che sono becco?

 

 

 

Riflessivo.

rob:

Pensandoci bene non è detto perché, mancando la prima pagina, non possiamo essere sicuri della destinataria.

 

 

 

Con un filo di speranza.

Deciso.

mas:

Già è vero !

Dammi quella lettera !

 

 

 

Dubbioso.

rob:

Per farne cosa ?

 

 

 

Con un moto di coraggio.

mas:

Affronto Silvana e chiarisco una volta per tutte.

 

 

 

Invitando alla calma espone la sua idea.

rob:

Fai di meglio: rimetti la lettera sul letto così se la prende è sicuro che sia la  sua!

 

 

 

Entusiasta.

mas:

Bell’idea !

 

 

Massimo mette la lettera sul letto.

 

 

Chiamando.

sil:

(F.C.) Massimo !

 

 

Entra Silvana da destra in accappatoio.

 

 

Spiacevolmente sorpresa.

sil:

Massimo, ma ancora non ti sei cambiato, gira, gira faremo tardi !

 

 

 

Sollecito.

mas:

E va bene, vado !

 

 

Massimo esce da destra.

 

Prendendola alla larga.

sil:

Ciao Roberto è molto che sei qui ?

 

 

 

Conciso.

rob:

Pochi minuti.

 

 

 

Con un po’ di preoccupazione.

sil:

Venendo su, non hai incontrato nessuno ?

 

 

 

Sicuro.

rob:

Nessuno.

 

 

 

Sollevata, tra se.

sil:

Meno male !

 

 

 

Nel tentativo di indurre Silvana a guardare la lettera sul letto.

rob:

Bello il vostro nuovo letto a cuore.

 

 

 

Non guarda la lettera e va verso destra. Prendendo congedo.

sil:

Sono contenta che ti piaccia.

Adesso scusami, ma devo finire di truccarmi.

 

 

Uscita Silvana da destra, entra Grethel da sinistra.

 

 

Timidamente.

gre:

Bitte, doctor Roberto, io stare per uscire e ezzere venuta a vedere se a frau Zilvana occorre qualche coza.

 

 

 

Buttandola lì.

rob:

A proposito di uscire, non è che una di queste sere tu ed io …

 

 

 

Profondamente offesa.

gre:

Brave fraulein svizzere non dare confidenza a uomini spozati !

 

 

 

Rammaricato, tenta di nuovo.

rob:

Peccato, perché conosco un ristorantino dove fanno un “Lederpiessli” veramente eccezionale!

 

 

 

Ingolosita.

gre:

Avere detto “Lederpiessli” ?

 

 

 

Rincarando la dose.

rob:

Già e anche un “Rindfilet” al sangue che è un poema !

 

 

 

Tentata.

gre:

Doctor fare venire me acquolina in bocca !

 

 

 

Insinuante.

rob:

Allora si va ?

 

 

 

Dandosi un tono.

Accorgendosi del foglio sul lett.

Fa per prenderlo.

gre:

Io penzarci zu !

Guardare, zignora avvocato avere dimenticato foglio su letto.

Ora io prendere …

 

 

 

Bloccandola.

Rassicurante.

rob:

Lasciala lì !

Ci penserò io a dargliela !

 

 

 

Si avvia verso sinistra.

Si ferma sulla soglia, possibilista.

gre:

Dire a zignora che io buttare spazzatura poi andare.

Fur ristorantino poi noi sprechen.

 

 

Grethel esce da sinistra, da destra si affaccia Massimo in mutande e camicia da sera.

 

 

Ansiosamente.

mas:

L’ha presa ?

 

 

 

Laconico.

rob:

No !

 

 

 

Inquieto.

mas:

Accidenti, ora come faccio a togliermi questo dubbio ?

 

 

 

Con tono di rimprovero.

rob:

Lasciala ancora lì e sbrigati a uscire, che tra un po’ Andrea sarà qui !

 

 

 

Corrucciato.

mas:

Con tutto quello che mi è capitato tu stai a pensare all’americana !

 

 

 

Prendendo una decisione.

rob:

Eccome se ci penso, anzi sarà meglio che le telefoni per dirle di ritardare un po’.

 

 

Roberto tira fuori il cellulare.

 

 

Concitato.

mas:

Ma non da qui, Silvana potrebbe tornare da un momento all’altro !

 

 

 

Assentendo.

rob:

Giusto, vado in salotto.

 

 

Roberto esce da sinistra, Massimo va ad accarezzare il foglio sul letto.

 

 

Lamentoso.

mas:

Lettera delle mie brame, sono io il più cornuto del reame ?

 

 

Massimo sospira, ed esce da destra lasciando la lettera sul letto.

Entra Osvaldo da sinistra.

 

 

Chiamando da fuori.

Si interrompe accorgendosi di essere solo.

osv:

Fofò … Fofò …

A quello scorbutico nun je stanno bene lli cuscini …

 

 

Entra Venanzio, da sinistra, e va incontro con la mano tesa a Osvaldo

 

 

Esprimendo letizia.

ven:

Finalmente la Provvidenza ci fa incontrare, caro dottor Giusti !

 

 

 

Presentandosi.

Incuriosito.

osv:

Magara, io so’ Osvardo er facchino.

E voi chi sete ?

 

 

 

Inchinando il capo.

ven:

Monsignor Venanzio Virgili.

 

 

 

Con ribrezzo, si lascia sfuggire.

osv:

‘N bacarozzo !

 

 

 

Sulle sue.

ven:

Prego ?

 

 

 

Cercando di mitigare la gaffe.

osv:

Volevo dì che sete ‘n prete.

 

 

 

Perplesso.

ven:

Non si vede dall’abito ?

 

 

 

Motteggia.

osv:

“Ll’abbito nun fa er monaco!”

 

 

 

Glissando con fare pretesco.

ven:

Caro figliolo, ti prego di perdonarmi l’increscioso scambio di persona, ma come si dice “ Perdonare è da uomini dimenticare è da bestie”!

 

 

 

Ammirato.

osv:

Ecchine ‘n atro che j’ammolla co lli proverbi !

 

 

 

Paternamente.

ven:

Caro fratello,  sarebbe da stolti non dare ascolto alla voce del popolo quando esprime con semplicità, ma saggiamente, i comandamenti di Nostro Signore.

 

 

 

Con acida constatazione.

Motteggia.

osv:

Ammazza, lo scilinguagnolo nun ve fa difetto, ma già vojartri preti ce llo sapete bbene che: “Convince ppiù 'na parola che ‘n fracco de bbastonate.”

 

 

 

Con falsa modestia.

ven:

Cosa vuoi, nell’amministrare il nostro ministero bisogna saper parlare alle pecorelle affidateci.

 

 

 

Motteggia.

osv:

“Chi se fa pecora er lupo se lla magna !”

 

 

 

Tagliando corto.

ven:

Figliolo, hai modo di vedere il dottor Giusti ?

 

 

 

Sbrigativo.

osv:

Quello va è viene, sempre de ppiù incazzato !

 

 

 

Interessato.

ven:

Potresti riferirgli che lo sto cercando con urgenza ?

 

 

 

Motteggia.

osv:

“Sta scritto su la porta der curato: chi s'impiccia mor'ammazzato !”

 

 

 

Con untuosa condiscendenza.

ven:

Questo motto è fuori luogo, ma Santa Madre Chiesa comprende la tua ignoranza e soprassiede !

 

 

 

Capendo male.

osv:

Si ve volete mette a sede accommodateve pure

 

 

 

Benedicente.

ven:

Tenterò di tornare più tardi, la pace del Signore sia sempre con te.

 

 

Venanzio esce da sinistra.

 

 

Riflettendo tra se.

osv:

Ce mancaveno pure lli preti, ‘sta casa me pare ‘n porto de mare !

 

 

Butta l’occhio sul letto.

 

 

Con disgusto.

Motteggia.

Deciso.

osv:

Guarda tu, ‘sti zozzoni ripuliti llasseno lla cartaccia sur letto !

È proprio vero: “A ll’arbero der fico nun ce pò nasce persica.”

Mo llo butto io !

 

 

Osvaldo recupera il biglietto ed esce da sinistra, entra Massimo da destra.

Lo sguardo gli cade subito sul letto.

 

 

Grida con raccapriccio.

mas:

Non c’è più, non c’è più !

 

 

Entra Roberto da sinistra.

 

 

Spazientito.

rob:

Tu però stai ancora qui !

 

 

 

Atterrito.

mas:

La lettera non c’è più e non può averla presa Silvana che era in bagno con me.

 

 

 

Ricordando all’improvviso.

rob:

Ecco che cosa aveva in mano il facchino !

 

 

 

Concitato.

mas:

Corri a fartela ridare !

 

 

 

Dissentendo.

rob:

Impossibile l’ho visto che la gettava nella spazzatura !

 

 

 

Esagitato, spinge Roberto a sinistra.

mas:

E allora cosa aspetti, vola a recuperarla !

 

 

 

Rassegnato.

rob:

Vado, vado, ma tu sbrigati a finire di vestirti.

 

 

Roberto esce da sinistra.

 

 

Esprimendo tutta la sua irritazione.

mas:

Maledizione, ci mancava pure il teatro, con il magone che ho addosso !

 

 

Massimo esce da destra.

Entra Diana, da sinistra, con un borsone contenente una bottiglia di champagne in un secchiello da ghiaccio e due flute, che mentre parla sistema su di un comodino.

 

 

Con un sospiro di sollievo.

Man mano che pone sul comodino.

Rammaricata.

Avviandosi a destra.

dia:

Grazie al cielo sono già andati via !

Ora prepariamo un po’ d’atmosfera.

I calici … lo champagne … il secchiello …

Che sbadata ho dimenticato il ghiaccio !

Sicuramente in cucina lo trovo.

 

 

 

Diana esce da destra, entra Roberto da sinistra.

 

 

Osserva lo champagne, compiaciuto.

rob:

Che carino Massimo, ha pensato anche allo champagne !

 

 

Entra Massimo da destra, vestito da sera.

 

 

Ansioso.

mas:

Allora l’hai recuperata ?

 

 

 

Con tono dispiaciuto.

rob:

Niente da fare, Grethel aveva già buttato la spazzatura nel cassonetto !

 

 

 

Adirato.

Deciso parte verso sinistra.

mas:

Accidenti !

Vado a cercarla io !

 

 

 

Fermandolo, preoccupato.

rob:

Ma così ti sporcherai l’abito da sera !

 

 

 

Amaramente.

mas:

Meglio avere sporco il vestito, che la coscienza come qualcuno che so io !

 

 

Massimo esce di corsa da sinistra.

 

 

Ragionando tra se, comprensivo.

Soddisfatto.

rob:

Bisogna capirlo, le corna fanno un brutto effetto, non tutti hanno sposato una santa come mia moglie !

 

 

Diana entra da destra con il secchiello del ghiaccio.

 

 

Allibita dalla presenza di Roberto.

dia:

Oh !

 

 

 

Inquisitorio e preoccupato.

rob:

Diana cosa ci fai qui ?

 

 

 

Cercando una scusa, indica lo champagne.

dia:

Ecco … sono venuta per fare una sorpresa a Silvana e Massimo: oggi è il loro anniversario !

 

 

 

Compiaciuto.

Interessato.

rob:

Brava, un pensiero carino !

Ti trattieni molto ?

 

 

 

Tranquillizzante.

dia:

Il tempo di salutarli e scappo a casa.

 

 

 

Con fare afflitto.

rob:

A proposito non mi aspettare per cena, che ho una noiosissima riunione con un vecchio e logorroico scrittore americano.

 

 

Diana fruga nella borsetta.

 

 

Conclusiva.

Molto seccata si accorge che manca la seconda pagina della lettera.

dia:

Bene allora prendo le chiavi della macchina e vado.

Accidenti, accidentaccio !

 

 

 

Messo in allarme.

rob:

Cosa succede ?

 

 

 

Rammaricata trova una scusa.

A mo di preghiera.

dia:

Non trovo le chiavi !

Devo averle lasciate sul tavolino del salotto, ti dispiace andarmele a prendere mentre saluto Silvana ?

 

 

 

Accondiscendente.

rob:

D’accordo vado.

 

 

Roberto esce da sinistra.

 

 

Chiama con tono concitato.

dia:

Silvana ! Silvana !

 

 

Entra Silvana da destra, in vestaglia.

 

 

Infastidita.

sil:

Cosa ci fai già qui e che cosa hai da urlare come una scimmia?

 

 

 

Terrorizzata.

dia:

La lettera !

 

 

 

Non capendo.

sil:

La lettera cosa ?

 

 

 

Drammatica.

dia:

Manca la seconda pagina !

 

 

 

Costernata.

sil:

Oh mio Dio !

Quella con il corpo nudo eccetera, eccetera ?

 

 

 

Confermando.

Atterrita.

dia:

Proprio quella !

E Roberto era proprio qui, non vorrei che l’avesse presa lui !

 

 

 

Rasserenante.

Pensandoci su.

sil:

Stai tranquilla, se ricordo bene non c’era nessun riferimento che potesse far pensare a te !

Però, forse è il caso che rinunci alla tua seratina.

 

 

 

Dissentendo con calore.

dia:

Nemmeno per sogno, ho già preparato tutto !

Tu, piuttosto, sbrigati ad uscire !

 

 

Entra Roberto da sinistra.

 

 

Laconico.

rob:

Le chiavi in salotto non ci sono.

 

 

 

Tranquillizzante.

Affettuosa.

dia:

Non ti preoccupare le ho trovate.

Erano in un angolino della borsa.

Ti saluto Silvana e di nuovo tanti auguri.

 

 

Diana esce da sinistra.

 

 

Dubbioso.

rob:

È un po’ di tempo che si comporta in modo strano.

 

 

 

Minimizzando.

sil:

Non farci caso a volte a noi donne capita !

Ciao, vado a finire di vestirmi.

 

 

Silvana esce da destra, entra Massimo da sinistra con l’abito stazzonato.

 

 

Piagnucoloso.

mas:

Mamma mia che casino !

 

 

 

Interessato.

rob:

Allora come è andata ?

 

 

 

Rabbrividendo.

mas:

Non me ne parlare !

 

 

 

Incalzante.

rob:

Dai racconta.

 

 

 

Inizia a narrare.

mas:

Avevo appena cominciato a frugare nel cassonetto …

 

 

Stop proiez.10

Proiez.11 filmato 6 (cassonetto)

Luci in Pz2 (dedicata)

TC inquadra in totalino su Massimo, arrampicato sul cassonetto, che fruga nella spazzatura.

 

 

Affannato.

mas:

Accidenti, ma quale sarà la busta nostra ?

Dio che puzza !

 

 

Stacco, la TC inquadra un vecchio barbone che si avvicina al cassonetto.

 

 

Biascicando.

cal:

Paisà, si poi t’avanza nu quarche cosa penza a mine che tengo ll’artrite e nun me pozzo piegà !

 

 

Stacco, la TC inquadra di spalle Massimo con la testa nel cassonetto.

 

 

Infastidito.

mas:

Ce l’ha con me ?

 

 

Stacco, la TC inquadra in PP Callisto.

 

 

Tollerante.

cal:

Zingaro eh ! Statte sereno che io nun c’ho gnende contro i zingari, puro issi dovressero da magnà !

 

 

Stacco, la TC inquadra Massimo che riemerge.

 

 

Risentito.

mas:

Ma quale zingaro !

Io sono un editore, un laureato !

 

 

Stacco, la TC inquadra in totalino i due.

 

 

Comprensivo.

cal:

E llu saccio, songono tempi brutti pe’ tutti !

E ppoi lla fame è fame !

 

 

 

Cercando di spiegare.

mas:

Sto cercando di recuperare un oggetto prezioso di mia moglie !

 

 

Stacco, la TC inquadra in totale Pasquale che gira l’angolo e si avvicina al cassonetto.

Stacco, la TC inquadra in PP Callisto.

 

 

Allarmato.

cal:

Occhio c’arivasse lla madama, imo via de corza!

 

 

Callisto che scappa.

Stacco, la TC inquadra in PA Pasquale.

 

 

Inquisitorio.

pas:

Dica lei, cosa sta facendo in quel cassonetto ?

 

 

Stacco, la TC inquadra in totalino i due.

 

 

Timidamente.

mas:

Dice a me ?

 

 

 

Severo.

pas:

E a chi altri, c’è solo lei con la testa nella spazzatura !

 

 

La TC inquadra Massimo si avvicina a Pasquale

 

 

Intimorito.

mas:

Scusi appuntato, come stavo spiegando a  …

Ma dove è andato ?

 

 

Stacco, la TC inquadra in PP Pasquale.

 

 

Sbrigativo.

pas:

Poche chiacchiere lei è in contravvenzione !

Documenti prego !

 

 

Stacco, la TC inquadra in PA Massimo.

 

 

Sollecito, si fruga in tasca.

Imbarazzato.

mas:

Subito !

Accidenti ho lasciato il portafoglio in casa.

 

 

Stacco, la TC inquadra in totalino i due.

 

 

Con tono di comando.

pas:

Lo vada a prendere, che io l’aspetto qui, e non cerchi di fare il furbo altrimenti …

 

 

 

mas:

Un attimo e sarò da lei !

 

 

La TC inquadra in totale Massimo che si allontana di corsa.

Stop proiez.11

Proiez.12 (esterno casa Giusti)

Luci in Pz1

 

 

Afflitto.

mas:

Pure la contravvenzione ci mancava !

 

 

 

Con sicurezza.

rob:

Lascia fare a me, che sistemo tutto io !

 

 

 

Associandosi.

mas:

Vengo con te !

 

 

Roberto e Massimo escono da sinistra, da destra entra Silvana in abito da sera.

 

 

Chiamando.

SIL:

Massimo, ma dove ti sei cacciato ?

 

 

Da sinistra entrano Federico e Osvaldo con i cuscini in mano.

 

 

Spazientito.

fed:

Signora Silvana, suo marito è un uomo impossibile !

 

 

 

Comprensiva.

Informandosi.

SIL:

A chi lo dice !

Cosa c’è che non va questa volta ?

 

 

 

Prendendo in mano un cuscino.

Risentito.

fed:

I cuscini !

È già la seconda volta che me li fa cambiare !

 

 

 

Con ironia.

osv:

Dice che nun je piaceno lle corna !

 

 

 

Spiegando.

fed:

Ma quali corna, queste rappresentano il simbolo egizio della virilità maschile !

 

 

 

Sentenzia.

osv:

“Si nun è zuppa è pan bagnato !”

 

 

 

Invitando Federico alla pazienza.

SIL:

Fofò sia gentile, lo accontenti, che questa sera Massimo ha la luna storta, domani decideremo con calma.

 

 

 

Remissivo.

Autoritario.

fed:

E sia !

Osvaldo riporta i cuscini sul camioncino.

 

 

 

Motteggia.

osv:

“Gira e rigira er cetriolo va sempre in quer posto a ll’ortolano !”

 

 

Osvaldo esce da sinistra.

 

 

Risoluto.

fed:

Io vado a finire di sistemare le tende in salotto.

 

 

 

Tentando di dissuaderlo.

SIL:

Lo può fare domani !

 

 

 

Restando fermo nella decisione.

fed:

No, no, voglio finire questa sera stessa, così non darò fastidio a quel barbaro di suo marito !

 

 

Federico fa per uscire, ma inciampa e cade lungo disteso, Silvana accorre presso di lui e gli prende la testa tra le mani.

 

 

Materna.

SIL:

Si è fatto male, povero caro ?

 

 

 

Lamentoso.

fed:

La testa ! Che dolore !

 

 

Entra Grethel da sinistra e vede la scena.

 

 

Esterrefatta.

gre:

Mein Gott ! Brutto porco !

 

 

 

Interviene per chiarire l’equivoco.

Sil:

Grethel, non ti mettere in testa idee sbagliate.

 

 

 

Indispettita.

Gre:

Io non volere disturbare, continuare pure  fare vostri comoda !

 

 

 

Cercando di spiegare.

SIL:

L’architetto Bonocore è caduto e ha sbattuto la testa.

 

 

 

Per nulla convinta.

gre:

Zarà come lei dire.

 

 

 

Invitante.

SIL:

Aiutami a portarlo in bagno, che un po’ d’acqua fresca lo rimetterà in sesto.

 

 

 

Acida.

gre:

Io penzare che wasser non bastare !

 

 

Silvana e Grethel sostengono Federico nell’uscire da destra.

Da sinistra entrano Massimo e Roberto.

 

 

Rabbioso.

mas:

Ma cosa ti è saltato in mente di mettere cinquanta euro in mano al carabiniere !

 

 

 

Candidamente.

rob:

Mi sembrava la soluzione più semplice !

 

 

 

Stizzito.

mas:

Con il risultato che domani siamo tutti e due convocati alla stazione con l’accusa di corruzione di pubblico ufficiale !

 

 

Entra Grethel da destra.

 

 

Salutando.

gre:

Guten abend, meine herren doctori !

 

 

 

Stupito.

mas:

Tu cosa ci fai ancora qui ?

 

 

 

Tra i denti.

gre:

Io avere aiutato frau Zilvana a portare herr Federick in bagno.

 

 

 

Insospettito.

mas:

Cos’è questa storia: spiegati meglio.

 

 

 

Indispettita.

gre:

Quando ich entrata per zalutare, avere trovato zua moglie che abbracciare architekt in terra !

 

 

 

Con un grido.

mas:

Ah !

 

 

 

Con poca convinzione.

gre:

Zignora avere detto che lui caduto e fatto bozzo auf dem testa !

 

 

 

Amaramente.

mas:

Sono io quello che ha i bozzi in testa !

 

 

 

Meravigliata.

gre:

Anche herr doctor caduto ?

 

 

 

Drammatico.

mas:

Sì, molto in basso !

 

 

 

Congedando.

rob:

Da brava Grethel, ora puoi andare.

 

 

 

Vendicativa, tra se.

Sottovoce a Roberto.

gre:

Io dovere far pagare tradimenta a architekt !

Tu me portare in quel restaurant svizzero !

 

 

 

Accondiscendente.

rob:

Presto, molto presto !

 

 

Grethel esce da sinistra.

 

 

Con masochistico compiacimento.

Feroce.

mas:

Adesso non puoi negare: li abbiamo colti con le mani nel sacco !

Io lo ammazzo !

 

 

Entra Silvana da sinistra, pronta per uscire con una borsetta che posa sul letto.

 

 

Frivola.

SIL:

Chi vuoi ammazzare caro ?

 

 

 

Sviando il discorso.

rob:

Ce l’ha con un carabiniere che gli ha fatto contravvenzione.

 

 

 

Impaziente.

SIL:

Allora andiamo a questo benedetto teatro ?

 

 

 

Rafforzando l’invito.

rob:

Si da bravi andate !

 

 

 

Determinato.

mas:

Nemmeno per sogno: restiamo in casa !

 

 

 

Con un grido.

SIL:

No !

 

 

 

Simultaneamente a Silvana.

rob:

Non puoi !

 

 

 

Scandendo.

mas:

Si che posso: Silvana  ed io restiamo e a casa !

 

 

 

Dispiaciuta.

SIL:

Ma il teatro … Otello e Desdemona …

 

 

 

Torvo.

mas:

Le corna le abbiamo a domicilio, grazie a quel maledetto arredatore !

 

 

 

Sconcertata.

SIL:

Caro non ti capisco.

 

 

 

Buttandola lì.

rob:

Allude ai cuscini !

 

 

 

Cercando di placare Massimo.

SIL:

Va bene, calmati faremo come vuoi tu !

 

 

 

Duramente.

mas:

Era ora !

 

 

 

Avviandosi a sinistra.

SIL:

Vado a telefonare a Diana.

 

 

 

Non capendo il nesso.

rob:

Cosa centra Diana ?

 

 

 

Inventa una scusa.

SIL:

Beh, voleva sapere come fosse l’opera per andarci anche lei !

 

 

Silvana esce da sinistra.

 

 

Inveisce contro Massimo.

rob:

Ma cosa ti è saltato in mente, ti rendi conto in che situazione mi metti con Andrea ?

 

 

 

Feroce.

mas:

Me ne frego della tua Andrea !

 

 

 

Minaccioso.

rob:

Bell’amico, ma questa me la paghi !

 

 

 

Scandendo.

mas:

Sparisci !

 

 

 

Andando verso sinistra.

rob:

Vado all’albergo a cercare di fermarla !

 

 

Roberto esce da sinistra.

 

 

Amletico.

Angosciato.

Colto da un’idea. Concitato.

mas:

Sono cornuto o non sono cornuto ?
Se non mi levo questo dubbi vado ai matti !
La borsetta ! Vediamo se trovo qualche prova dentro la borsetta.

 

 

Massimo fa per aprire la borsetta quando entra Federico, da destra, con una benda in testa.

 

 

Imbarazzato.

fed:

Dottor Giusti lei è ancora qui ?

 

 

Massimo, distrattamente, mette la borsetta al braccio.

 

 

Confidenziale, seguendo un piano.

mas:

Giusto lei Fofò !

 

 

Massimo siede sul letto.

 

 

Sulle sue.

fed:

Guardi che se è per i cuscini …

 

 

 

Accattivante.

mas:

Lasci stare i cuscini e si sieda accanto a me.

 

 

 

Meravigliato.

fed:

Sul letto ?

 

 

 

Accattivante.

mas:

Cosa c’è di male, in fondo è anche il suo letto !

 

 

 

Poco convinto.

fed:

Come vuole.

 

 

Federico siede discosto da Massimo.

 

 

Prendendola alla larga.

mas:

Senta un po’, come se la cava con lo spagnolo ?

 

 

 

Rinfrancato dalla piega del discorso, spiega.

fed:

Direi benino, sa sono stato in Spagna sei mesi con il progetto Erasmus,

 

 

 

Colpito. Con tono leggero.

mas:

Ah ! E senta, in confidenza, come le sembra mia moglie, bella eh ?

 

 

 

Preso alla sprovvista, cerca di divagare

fed:

Sua moglie …

Una donna molto intelligente, e a quello che dicono un ottimo avvocato divorzista.

 

 

 

Amaro, seguendo il suo pensiero.

Invitante.

mas:

Già, è brava a sfasciare le famiglie !

Ma venga più vicino, non mi faccia gridare !

 

 

 

Con impaccio.

fed:

Se proprio lo desidera.

 

 

 

Spara a bruciapelo.

mas:

E lei che tipo è: sta a destra o a sinistra ?

 

 

 

Fraintendendo.

fed:

Non mi interessa la politica.

 

 

 

Insiste con malizia.

mas:

La politica non centra, voglio sapere se sta, come dire, sull’altra sponda.

 

 

 

Frastornato.

fed:

Non capisco.

 

 

Massimo si stringe verso Federico.

 

 

Con tono sensuale, lo accarezza.

mas:

Perché se così fosse …

 

 

 

Sconcertato.

fed:

Dottor Giusti, ma cosa fa ?

 

 

 

Frocesco.

mas:

Dai, non mi tenere il broncio !

 

 

 

Cercando di sviare le intenzioni di Massimo.

fed:

Non si preoccupi, per me il cliente ha sempre ragione !

 

 

 

Fraintendendo, schifato.

mas:

Ah, il signorino si fa pure pagare !

 

 

 

Con orgoglio.

fed:

Certo: le mie sono prestazioni professionali !

 

 

 

Brutalmente.

mas:

Quanto allora ?

 

 

 

Con tono professionale.

fed:

Avrà la mia parcella alla conclusione del servizio e spero che ne sarà soddisfatto !

 

 

 

Abbracciando Federico, sensuale.

A Federico cade a terra la benda.

mas:

Allora cominciamo subito: baciami !

 

 

 

Allibito.

fed:

Dottor Giusti, ma è impazzito ?

 

 

 

Con veemenza.

mas:

Insomma sei una checca si o no ?

 

 

 

Con fermezza.

fed:

Nemmeno per idea !

 

 

 

Speranzoso.

mas:

Almeno un pochino ?

 

 

 

Deciso.

fed:

No !

 

 

 

Insistendo.

mas:

Diciamo al cinquanta per cento ?

 

 

 

Definitivo.

fed:

Allo zero virgola zero !

 

 

 

Inveisce.

mas:

Accidenti a quell’idiota di Roberto !

 

 

 

Disorientato.

fed:

Cosa c’entra il dottor Tancredi ?

 

 

 

Feroce.

mas:

C’entra e come se c’entra !

 

 

 

Deciso.

fed:

Con il suo permesso torno a lavorare in salotto.

 

 

Federico si china per raccattare la benda, entra Grethel da sinistra, vede Federico e non sa resistere dal dargli una pacca sul sedere, Massimo non la nota.

 

 

Esasperato.

fed:

Dottor Giusti, adesso è troppo !

 

 

 

Ammirata.

gre:

Tu ezzere so gut, buono come pane !

 

 

 

Sollevato.

fed:

Ah, sei tu !

 

 

 

Incuriosito.

mas:

Grethel, cosa ci fai ancora in casa ?

 

 

 

Premurosa.

gre:

Prima di uscire io venuta a vedere come stare architetto.

 

 

 

Rassicurante.

fed:

Grazie a Dio niente di grave !

 

 

 

Tranquillizzata.

Saluta.

gre:

Gut, tu tolto me peso da cuore !

Gut nacht !

 

 

Grethel esce da sinistra.

 

 

Tenta di approfittare per darsela.

fed:

Vengo con te.

 

 

Federico fa per seguire Grethel.

 

 

Bloccando Federico, inquisitorio.

mas:

Alt ! Architetto Bonocore, adesso mi deve dire da quanto va avanti la faccenda ?

 

 

 

Non realizzando.

fed:

Prego, quale faccenda ?

 

 

 

Severo.

mas:

Non faccia il finto tonto, quella qui, in casa mia.

 

 

 

Cercando di riordinare le idee.

fed:

Vediamo un po’, prima ho messo mano al bagno, poi  la cucina, poi …

 

 

 

Con tono accusatorio.

Indicando dove è uscita Grethel.

mas:

Non ha, per caso, messe le sue sporche mani anche su qualcosa di, come dire, di più morbido, di più vivo ?

 

 

 

Pensando che si riferisce a Grethel.

Rassicurante.

fed:

Lei allude a … mi capisca siamo uomini !

Ma stia tranquillo: prima il lavoro dopo il piacere !

 

 

 

Allibito.

mas:

E ha pure il coraggio di dirmelo in faccia !

 

 

 

Fraintendendo.

fed:

Dottor Giusti, io non potevo supporre che lei …

 

 

 

Lamentoso.

mas:

E non avete pensato al dolore che mi davate ?

 

 

Da sinistra entra Roberto agitato.

 

 

Seccatissimo.

rob:

Accidenti, quando sono arrivato in albergo era già uscita !

 

 

 

Cogliendo l’occasione.

fed:

Anche io uscirei …

 

 

 

Imperativo.

Rivolto a Roberto, amaro.

mas:

Fermo lì !

Il fedifrago ha confessato !

 

 

 

Indicando Federico.

rob:

È una checca !

 

 

 

Con disgusto.

mas:

Altro che checca, il verme è uno stallone da monta !

 

 

 

Cerca di giustificare, pensando che Massimo si riferisca a Grethel.

fed:

Dottor Giusti, si faccia una ragione, se lei preferisce un uomo più giovane, più prestante.

 

 

 

Aggressivo.

mas:

Lo senti, ha anche il coraggio di offendere !

 

 

 

Cominciando a risentirsi.

fed:

Se qui ce uno che si deve offendere quello sono io, non avete fatto altro che darmi del finocchio!

 

 

 

Spietatamente risoluto.

mas:

Finocchio o no, io vi ammazzo a tutti e due!

 

 

Entra Silvana da sinistra.

 

 

Frivola, cogliendo le ultime parole.

sil:

Ancora con la storia di ammazzare qualcuno, a chi tocca questa volta ?

 

 

 

Feroce, indicando Federico.

mas:

A te e a quel maledetto tuo arredatore !

 

 

 

Spazientita.

sil:

Stai facendo un dramma per quei cuscini !

 

 

 

Interviene con tono drammatico.

rob:

Ha trovato la lettera.

 

 

 

Stupita.

sil:

Quale lettera ?

 

 

 

Cita con livore.

mas:

"Espero priesto de tocar con mis labios tu hermoso cuerpo desnudo ..."

 

 

 

Minimizzando.

Con sicurezza.

sil:

Ah, quella lettera !

Non è la mia !

 

 

 

Aggressivo.

mas:

E di chi allora ?

 

 

 

Sottovoce a Massimo.

sil:

Te lo spiego quando ti sarai calmato !

 

 

 

Con atteggiamento trionfalistico.

mas:

Non ho bisogno di spiegazioni: il tuo amante ha già spiegato tutto !

 

 

 

Sconcertata.

sil:

Il mio amante, ma che dici ?

 

 

 

Indicando Federico, prima derisorio poi amaro.

mas:

Lui, il maestro del pennello, e adesso ho capito quale !

 

 

 

Preoccupata.

sil:

Ma sei impazzito ?

 

 

 

Risoluto e molto agitato.

mas:

Mai stato tanto savio, tanto che, seduta stante, me ne vado da questa casa disonorata !

 

 

 

Interviene cercando di calmare Massimo

rob:

Massimo, calmati, non agire in preda all’impulso, domani a mente fredda …

 

 

 

Puntando l’indice su Silvana.

mas:

Domani mi troverò un buon avvocato e certo non sarai tu, moglie infedele !

 

 

 

Toccata.

sil:

Infedele io ?

 

 

 

Rivolto a  Federico con livore.

mas:

In quanto a te, architetto dei miei stivali: il letto lo hai scelto tu, tu lo hai portato in questa casa e sarai tu ad inaugurarlo con mio moglie.

 

 

 

Implorante.

fed:

Dottor Giusti, è completamente fuori strada !

 

 

 

Invitante con livore.

mas:

Prego accomodati,  così potrai baciare, quanto ti pare, l’hermoso cuerpo desnudo !

 

 

 

Prende per un braccio Massimo.

sil:

Massimo ti prego …

 

 

 

Ritraendosi con ribrezzo.

mas:

Non mi toccare con quelle mani che hanno accarezzato quell’individuo, sgualdrina !

 

 

 

Spazientita, con forza.

sil:

Adesso è troppo !

 

 

 

Alzando il volume della voce.

Trascinando Roberto verso sinistra.

mas:

È troppo lo dico io !

Roberto tu sarai il mio testimone, andiamo !

 

 

Massimo esce da sinistra.

 

 

Sulla soglia, tranquillizzante.

rob:

Non ti preoccupare Silvana, cercherò di farlo ragionare.

 

 

Roberto esce da sinistra.

 

 

Frastornato.

fed:

Ma cosa gli ha preso al dottor Giusti ?

 

 

 

Con risentimento.

sil:

Ha sentito come mi ha trattata e senza motivo !

 

 

 

Confermando.

fed:

Assolutamente senza motivo !

 

 

 

Pensandoci su.

sil:

Però, dal momento che ormai lui è sicuro che siamo amanti … tanto vale non deluderlo !

 

 

 

Imbarazzato.

fed:

Signora, lei  mi stai dicendo che vorrebbe …

 

 

 

Risoluta.

sil:

Non che vorrei, ma che voglio e dammi del tu !

 

 

 

Esitante.

fed:

Ecco io …

 

 

Silvana si liscia il corpo.

 

 

Provocante.

sil:

Non sono poi tanto male, tu che ne pensi ?

 

 

Silvana toglie la giacca a Federico.

 

 

Balbetta.

fed:

Lei … tu sei bellissima !

 

 

Silvana toglie la camicia a Federico.

 

 

Compiaciuta.

sil:

Così va già meglio !

 

 

 

Con timore.

fed:

Ma se tornasse suo … tuo marito ?

 

 

 

Freddamente.

Decisa.

sil:

Meglio, così impara qualcosa !

I pantaloni !

 

 

Silvana allenta la cintura dei pantaloni di Federico.

 

 

Titubante.

fed:

Ti confesso che sono un po’ emozionato !

 

 

Federico resta in mutande.

 

 

Prendendo in mano la situazione.

Maliarda.

Con comando.

sil:

Quello che ci vuole per rompere il ghiaccio è un bel calice di champagne !

Mentre tu lo versi vado a mettermi qualcosina di sexi !

Ah spegni le luci per creare un po’ d’atmosfera.

 

 

Silvana esce da destra.

 

 

Riflettendo, con compiacimento.

Motteggia.

fed:

Mamma mia che situazione: avrei dovuto essere a letto con Grethel e invece ci vado con la signora Silvana.

Ma, come dice Osvaldo: “Meglio un uovo oggi che una gallina domani !”

 

 

Federico spegne le luci e si accinge a versare lo champagne.

Luci in Pz4 (dedicata letto).

Si sente fuori campo la voce di Pablo

 

 

A mo di scusa.

pab:

(F.C.) Mi querida, la puerta estaba abierta ...

 

 

Federico molla tutto e si caccia sotto la coperta. Entra Pablo da sinistra.

 

 

Con tono carico di sensualità.

pab:

Aquí estoy, mi adorada, por fin podemos coronar el nuestro sueño de amor!

 

 

Pablo intravvede il corpo di Federico sotto la coperta.

 

 

Piacevolmente sorpreso.

Entusiasta.

pab:

Ah lo que mis ojos ven !

Tu aber fatto migo la deliciosa sorpresa de encontrarme en lo lietto !

 

 

Pablo si spoglia con grande rapidità sino a restare in mutande spagnoleggianti.

 

 

Impaziente e eccitato.

pab:

Aspiettame, mi pequeña fragante rosa, en un minuto voy a estar en tus brazos y ser capaz de coger los frutos de nosotros amor!

 

 

Pablo va verso il letto e tira via la coperta.

 

 

Sbigottito.

pab:

Aaaah! Tú no eres mi amor!

 

 

 

Timidamente.

fed:

Evidentemente no !

 

 

 

Meravigliato.

pab:

Hombre, porche tu es en lietto ?

 

 

 

Indispettito.

fed:

Potrei farle la stessa domanda !

 

 

 

Inizia a spiegare.

pab:

Para la verdad jos  ...

 

 

Pablo è interrotto dalla voce di Osvaldo fuori campo.

I due si mettono sotto la coperta.

 

 

Sottovoce, interessato.

osv:

(F.C.) Fofò … Fofò … se ne so’ iti tutti ?

 

 

Entra Osvaldo con fare furtivo con una torcia accesa.

 

Sempre sottovoce, impaziente.

Preoccupato.

osv:

Fofò me posso comincià a da da fa ?

A Fofò perché nun me risponni ?

 

 

Illumina con la torcia il letto.

 

 

Con stupita ammirazione.

Motteggia.

osv:

Guarda, guarda er paraculo già sta a ffa robba!

“Chi c’ha tempo nun aspetti tempo !”

 

 

Osvaldo si avvicina al letto.

 

 

A mo di scusa.

osv:

Scusame Federì, ma io ho da sapé.

 

 

Osvaldo tira via la coperta.

 

 

Stupito.

Con ironia.

Motteggia.

osv:

Azzo !

Nun ce llo sapevo che c’avessi certi gusti, ma, come se dice: “Quanno te sveji co’ quattro palle, er nemico è a lle spalle.”

 

 

 

Interviene cercando di spiegare.

fed:

Aspetta Osvaldo, le apparenze ingannano !

 

 

 

Con disgusto, motteggia.

osv:

È inutile che te scalli tanto: “La verità è come l’ojo, viè sempre a galla.”

 

 

 

Indicando Pablo.

fed:

Il signore qui …

 

 

 

Si presenta.

pab:

Pablo, Pablo Gutiérrez, a su servicio!

 

 

 

Con raccapriccio.

osv:

Sor coso, io de lli servizzi tua ne faccio volontieri a meno!

 

 

 

Con tono deciso.

fed:

Adesso stammi a sentire …

 

 

Federico viene interrotto dalla voce di Grethel fuori campo.

I tre si precipitano sotto la coperta.

 

 

Contenta.

gre:

(F.C.) Ezzere via libera !

 

 

Grethel entra da sinistra.

 

 

Con fare cospiratorio.

gre:

Avere visto die doctori uscire !

 

 

Grethel si gira e vede il letto occupato.

 

 

Eccitata.

gre:

Mummm !

Tu maschio latino non volere perdere tempo, tu ezzere già pronto in letto !

 

 

Grethel si sfila rapidamente l’abito restando in reggiseno e collant.

 

 

Nota lo champagne, maliziosa.

gre:

Ezzerci anche champagne per far girare testa a piccola Grethel, peròichvolere altro genere di giro di testa !

 

 

Grethel tira via la coperta e trova Federico e Pablo e Osvaldo abbracciati.

 

 

Allibita.

gre:

Main Got !

 

 

 

Implorante.

fed:

Grethel, lascia che ti spieghi …

 

 

 

Freddamente.

Con malanimo.

gre:

Tu non dovere spiegare nichts !

Avere ragione doctor Roberto: tu ezzere frocio, anzi doppio frocio !

 

 

 

Offeso.

pab:

Señorita attienta con lo que dices, Pablo es el hombre más caliente de toda Andalucía!

 

 

 

Stizzita a Federico.

fed:

Grethel non volere più vedere tua faccia !

 

 

Grethel prende il suo abito ed esce da sinistra. Osvaldo balza giù dal letto.

 

 

Preoccupato.

Si avvia verso sinistra.

osv:

Puro io me do, hai visto mmai che voi dua c’avessivo brutte intenzioni !

 

 

 

 

Cercando di fermare Osvaldo.

fed:

Osvaldo ascolta …

 

 

 

Motteggia.

osv:

No tu senti a me: “A chi tocca nun se ingrugna.”

 

 

Osvaldo esce di corsa da sinistra.

 

 

Cercando di scusarsi.

Congedandosi.

pab:

Señor, me desculpe por el desafortunado malentendido: ella no es la persona que creía encontrar en la cama!

Asta la vista !

 

 

Pablo raccoglie i suoi abiti ed esce da sinistra.

 

 

Con un grido di dolore.

fed:

Mi scoppia la testa !

 

 

Entra Silvana da destra con un provocante negligé.

 

 

Maliarda.

sil:

Allora quello champagne ?

 

 

 

Comincia a spiegare.

fed:

Ecco, sono successe cose che …

 

 

Federico è interrotto dalla voce di Diana fuori campo.

 

 

Chiama con voce strozzata.

dia:

(F.C.) Silvana, Silvana !

 

 

 

Con tono concitato.

sil:

Presto nasconditi sotto la coperta !

 

 

 

Rassegnato.

fed:

Ma è una fissa oggi !

 

 

Federico torna sotto la coperta.

Entra Diana da sinistra.

 

 

Ansiosa.

dia:

Dov’è, dov’è ?

 

 

 

Non capendo.

sil:

Dov’è chi ?

 

 

 

Con tono cospiratorio.

dia:

Ma Pablo, che diamine, mi ero appostata sotto il portone e l’ho visto entrare, ma non ho fatto in tempo a fermarlo.

 

 

 

Con risentimento.

sil:

A proposito, lo sai che tu e il tuo Pablo mi avete combinato un bel casino ?

 

 

 

Preoccupata.

dia:

Oh mio Dio, cosa abbiamo fatto ?

 

 

 

Aggressiva.

sil:

Hai lasciato in giro una pagina della sua lettera.

 

 

 

Atterrita.

dia:

Non mi dire che Roberto l’ha trovata !

 

 

 

Tra i denti.

sil:

Non lui, ma Massimo.

 

 

 

Sollevata.

dia:

Mi togli un peso.

 

 

 

Con amarezza.

Drammatica.

sil:

Solo che il peso me lo sono accollato io !

Massimo pensa che la destinataria sia la sottoscritta !

 

 

 

Interrompe, riconoscente.

dia:

Che cara amica sei a prenderti tu la colpa.

 

 

 

Conclude con disappunto.

sil:

Con il risultato che se ne è andato di casa e ora vuole la separazione !

 

 

 

Rasserenata.

Entusiasta.

dia:

Hai detto che Massimo se n’è andato ?

Bene così la nostra seratona è salva !

 

 

 

Prende atto con amarezza.

sil:

Sei un egoista senza cuore !

 

 

 

Sentenzia.

Decisa.

dia:

Mia cara in amore: mors tua vita mea.

Ora tu sparisci che io riordino il letto.

 

 

Diana toglie la coperta scoprendo Federico.

 

 

Timidamente.

fed:

Buona sera signora Tancredi !

 

 

 

Faceta.

dia:

Architetto, cosa sta architettando nel letto di Silvana ?

 

 

 

Acida.

sil:

Sono cose che non ti riguardano !

 

 

 

Con gaia costatazione.

Con sarcasmo.

dia:

A quanto pare ci siamo riconsolate subito !

Benvenuta tra i più mia cara !

 

 

 

Puntualizzando.

fed:

Tra noi ancora non è successo niente !

 

 

 

Ironica.

A Federico, molto interessata.

dia:

Ancora no, ma tra poco …

A proposito architetto, ha visto il mio Pablo ?

 

 

 

Chiedendo conferma.

fed:

Un tizio spagnoleggiante con un neo sulla coscia destra ?

 

 

 

Un po’ stupita.

dia:

Esatto, ma lei come lo sa ?

 

 

 

Glissando.

fed:

Lasciamo perdere !

 

 

 

Incalzante.

dia:

E dove è andato ?

 

 

 

Buttandola lì.

fed:

Forse in salotto.

 

 

 

D’impeto.

dia:

Volo a chiamarlo.

 

 

Diana esce da sinistra.

 

 

Insospettita.

sil:

Cos’è questa storia del neo ?

 

 

 

Tergiversando.

fed:

È che qui c’è stato un certo via vai !

 

 

Diana e Pablo entrano da sinistra.

 

 

Indicando Silvana.

dia:

Pablo ti presento la mia amica Silvana.

 

 

 

S’inchina profondamente.

Riconoscente.

pab:

Enchantado señora ! 
Permítame darle las gracias por prestarnos su casa como nuestro nido de amor.

 

 

 

A mo di congedo.

sil:

Mi dispiace, ma ve ne dovete andare.

 

 

 

Meravigliato.

pab:

Por qué, aquítenimospuesto para todos cuatro!

 

 

 

Prendendo le distanze.

fed:

Nooo ! Io non ci sto a certi giochetti !

 

 

 

Malizioso.

pab:

Por qué no señor, como dir, nos se conocemos ya íntimamente!

 

 

 

Interessata.

sil:

Intimamente ?

 

 

 

Imbarazzato.

fed:

Poi ti spiego …

 

 

 

Decisa.

sil:

Ho detto fuori !

 

 

 

Prendendo per mano Pablo, con tono carico di promesse.

dia:

Vieni caro, andiamo nello studio di mio marito, lì c’è un comodo divano.

 

 

 

Rassegnato, dimostrando impazienza

pab:

Ir para el sofá, pero vamos de carrera, que siento el fuego en mis venas!

 

 

                               .

 

Adescatrice.

dia:

Lo spegnerò io quell’incendio !

 

 

Diana e Pablo escono da sinistra.

 

 

Contrariata.

sil:

Accidenti tutte queste storie mi hanno fatto perdere la voglia !

 

 

 

Porgendo un calice a Silvana.

fed:

Un po’ champagne servirà a riaccenderla !

 

 

 

Possibilista.

sil:

Proviamo.

 

 

 

Brindando.

fed:

Cincin.

 

 

 

Nel brindare Federico fa cadere lo champagne addosso a Silvana e a terra.

 

 

Infastidita.

sil:

Ma stai un po’ attento, me lo hai versato sul mio negligé !

 

 

 

Malizioso.

fed:

Mi dispiace, ma tanto, prima o poi, te lo dovrai levare !

 

 

 

Con imbarazzo.

sil:

No, mi sento tutta appiccicosa, vado in bagno a lavarmi.

 

 

 

Deciso a riparare il guaio.

fed:

Io vado a prendere uno straccio per asciugare a terra.

 

 

Silvana e Federico escono da destra.

Da sinistra entra furtivo Massimo che raccoglie i vestiti di Federico.

 

 

Disgustato.

Mas:

L’architetto maiale non ha perso tempo !

 

 

Massimo prende a morsi i pantaloni.

 

 

Con rabbia.

Mas:

Se lo prendo me lo mangio vivo !

 

 

 

Inveisce.

gre:

(F.C.) Schweinefleisch ! Brutto porco !

 

 

Massimo si rifugia sotto il letto, portando con se gli abiti, ma gli rimane fuori un piede.

Entra Grethel da sinistra, infuriata.

 

 

Estremamente determinata.

Atterrita.

gre:

Io fare pagare ihr tradimento con interessi, così imparare ad illudere piccola fräulein svizzera !

Main Got ezzerci cadavera sotto letto !

 

 

Grethel tira il piede di Massimo sino a estrarlo fuori.

 

 

Stupefatta.

gre:

Herr doctor Giusti, coza fare sotto letto ?

 

 

 

Con marcata autoironia.

Mas:

Sono venuto a controllare la lunghezza delle corna !

 

 

 

Quasi piangendo.

gre:

Cozì anche lei sabere che main Fofò tradire me conzweipäderasten !

 

 

 

Con rammaricata costatazione.

Mas:

Aveva ragione Roberto: è ambidestro il maledetto !

 

 

 

Lamentosa.

gre:

Main occhi non abere più lacrime !

 

 

 

Paternamente.

Mas:

Adesso da brava vai a piangere in camera tua che qui ci penso io !

 

 

 

Speranzosa.

gre:

Lei aiutare me in vendetta ?

 

 

 

Determinato.

Mas:

Ci puoi contare, ma adesso va !

 

 

 

Saluta riconoscente.

gre:

Danke e auf wiedersehen, doctor Giusti !

 

 

Grethel esce da sinistra.

Fuori campo si ode Federico che canta, Massimo torna sotto il letto con la testa che spunta sul davanti.

(La testa di Massimo comparirà e si ritirerà a commento delle azioni che seguono).

 

 

Canta sottovoce.

fed:

(F.C.) Oje vita, oje vita mia ...
oje core 'e chistu core ...

 

 

Federico sempre cantando entra da destra con uno staccio asciuga e poi si mette a letto.

 

 

Idem.

fed:

Si' stata 'o primmo ammore ...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me !

 

 

Da sinistra entra Andrea che è un uomo evidentemente gay.

 

 

Lezioso.

and:

Good evening darling !

 

 

 

Laconic.

fed:

Buona sera.

 

 

 

In sollucchero.

and:

But you are very beautiful, ma come sei carino !

 

 

 

Imbarazzato.

fed:

Grazie, ma …

 

 

 

Con l’acquolina in bocca.

and:

Not even, nemmeno nelle mie più rosee previsioni, I would, ti avrei immaginato so prestante !

 

 

 

Confuso.

fed:

Ecco io …

 

 

 

Civettuolo.

Interessato.

and:

E a me come mi trovi ?

Do you like me ?  Ti piaccio ?

 

 

 

Divagando.

fed:

Veramente non saprei …

 

 

 

Entusiasmato.

and:

Quello che mi piace about youitaliani è che in amore non perdete mai tempo !

 

 

 

Sconcertato.

fed:

Per la verità, stavo aspettando …

 

 

 

Ammirato.

and:

And nell’attesa hai avuto veramente un pensiero very nice  di farti trovare, already, in deshabillé !

 

 

 

Risoluto a mettere fine alla situazione.

fed:

Guardi: c’è sicuramente un equivoco …

 

 

 

Trepidante.

and:

You are not mister Roberto Tancredi ?

 

 

 

Liberatorio.

fed:

No, sono l’architetto  Federico Bonocore.

 

 

 

Deluso.

Presentandosi.

and:

Peccato !

I am Andrea Parker.

 

 

Spunta la testa di Massimo esprime prima sconcerto poi ilarità.

 

 

Poco convinto.

fed:

Piacere.

 

 

 

Cercando di giustificare la propria condotta.

and:

Avevo un appointment with Robertino, ma I'm tired, sono stanco di aspettare fuori il portone, cosi salito in home, in casa.

 

 

 

Liberato da un peso.

fed:

Il dottor Tancredi non è qui.

 

 

 

Ansiosamente.

and:

So where, dove potrei trovarlo ?

 

 

 

Indicando a sinistra.

fed:

Provi nello studio, al piano di sotto.

 

 

 

Sollecitamente va verso sinistra.

and:

Well then I'm going, io vado !

 

 

Andrea esce da sinistra.

 

 

Mentre cantà fa sobbalzare il letto.

fed:

Quanta notte nun te veco,
nun te sento 'int'a sti bbracce,
nun te vaso chesta faccia,
nun t'astregno forte 'mbraccio a me?!

 

 

Gesto di rabbia di Massimo.

Da sinistra entra Osvaldo con un quadro.

 

 

Preoccupato.

osv:

Fofò, meno male che stai solo, senti ‘n po’ io addietro a ‘sto quadro nun ll’ho trovata lla commare.

 

 

 

Stizzito.

fed:

Te avevò ritt na' naturà mortà, chesta invecè è na' femmena ignuda !

 

 

 

Ironico.

osv:

Beh, me sembrava deppiù adatta, visto quello che sta a succede dentro a ‘sta casa !

 

 

 

Impaziente.

fed:

Sparìsci ca' potrèbbe tornare da nu' mument all’àltro !

 

 

 

Motteggia.

osv:

“Su lli gusti nun ce se sputa!”

 

 

Osvaldo esce da sinistra.

 

 

Riprende a cantare.

fed:

Oje vita, oje vita mia ...
oje core 'e chistu core ...

 

 

Entra Silvana da destra.

 

 

Civettuola.

sil:

Povero caro ti ho fatto attendere molto ?

 

 

 

Impaziente.

fed:

Troppo. Ma adesso ci rimettiamo in pari del tempo perduto.

 

 

Federico fa per abbracciare Silvana quando da sinistra entra Venanzio.

 

 

Esultante.

ven:

Dottor Giusti, dottore …

 

 

 

Con aspro rimprovero.

sil:

Chi le da il permesso di entrare nella mia camera da letto ?

 

 

 

Insistendo.

ven:

Mi pedoni, lei presumo sia la signora Giusti ?

 

 

 

Sulle sue.

sil:

Esatto, sono Silvana Giusti e lei chi è signore ?

 

 

 

Precisa con ostentazione.

ven:

Monsignore, monsignor Venanzio Virgili !

 

 

 

Per nulla rabbonita.

sil:

Attendo di sapere cosa ci fa in casa mia !

 

 

 

Con una punta di irritazione, puntualizza.

Indicando Federico.

ven:

Veramente è la terza volta che vengo, per tentare di parlare di un mio libro, con il qui presente suo marito.

 

 

 

Esitante, guardando Federico.

sil:

Con mio … marito …

 

 

 

Con grande decisione.

ven:

Adesso che la Provvidenza ha fatto in modo di farmelo incontrare, non intendo lasciarmi sfuggire l’occasione.

 

 

 

Cercando di sviare Vena zio.

sil:

Ma si rende conto di averci colto un momento, come dire, particolare !

 

 

 

Con tono di condiscendenza pretesca.

ven:

Cara figliola, in questi tempi bui, dove il sesso libero la fa da padrone, è di grande conforto, per un pastore d’anime, vedere una coppia che celebra l’amore coniugale.

 

 

 

Imbarazzato.

fed:

Coniugale, lei dice …

 

 

 

Con atteggiamento rammaricato.

ven:

Quante volte, nel segreto del confessionale, ho dovuto ascoltare e perdonare tante pecorelle smarritesi nel delirio dei sensi !

 

 

 

Balbetta.

fed:

Pecorelle smarrite …

 

 

 

Rendendo l’idea del sollievo.

ven:

Vedendo voi mi sento come il viandante assetato alla vista di una fonte di acqua pura.

 

 

 

Non sapendo cosa dire.

sil:

Se lo dice lei, monsignore.

 

 

 

Mostrando un fascicolo, pressante.

ven:

Tornando a questioni più prosaiche, avrei portato con me quel manoscritto, cui accennavo, e desidererei che il dottor Giusti mi usasse la compiacenza di leggerlo con urgenza.

 

 

 

Sopra pensiero si lascia sfuggire, mentre prende il fascicolo.

sil:

Lo dia a me che, quanto prima, vedrò di darglielo.

 

 

 

Sorpreso.

ven:

Perché non subito, visto che suo marito è qui.

 

 

 

Riprendendosi.

Cerca una giustificazione.

sil:

Ah già è qui !

Ma sa, non mi sembra il caso, di parlare di lavoro con lui in deshabillé !

 

 

 

Comprensivo, sentenzia.

ven:

Ah, io non mi formalizzo, cara signora: vestiti o in mutande, sempre il gregge del Signore restiamo.

 

 

 

Dando il fascicolo a Federico.

sil:

Prendi caro.

 

 

 

Evasivo.

fed:

In settimana le daremo nostre notizie.

 

 

 

Non dandosi per vinto.

ven:

Scusate la mia insistenza, ma dovrebbe farlo questa sera stessa, perché, già domani, i miei impegni di curia mi chiamano lontano da Roma, e ho urgenza di sapere se la vostra casa editrice è intenzionata a pubblicarlo.

 

 

 

Cercando una scusante per liberarsi di Venanzio.

sil:

Vede monsignore, mio marito e il suo socio, il dottor Tancredi, debbono essere molto accorti prima di pubblicare un libro di un autore sconosciuto.

 

 

 

Comprensivo.

ven:

Capisco, e approvo, ma si da il caso che io non sia un autore sconosciuto !

 

 

 

Insistendo.

sil:

Chiedo venia, ma non riesco a rammentare nessun opera con il suo nome.

 

 

 

Con prosopopea.

ven:

Le dice nulla lo pseudonimo di “Sodoma e Gomorra”?

 

 

 

Meravigliata.

sil:

Capperi !

Lei sarebbe l’autore di: “Con papa Borgia è tutta un’orgia” ?

 

 

 

Confermando, rafforza il concetto.

ven:

Ricorderà anche il bestseller “C’è del vizio al Sant’Uffizio” !

 

 

 

Allibita.

sil:

Tutto avrei potuto pensare fuorché che l’autore di quei romanzi piccanti fosse un prete !

 

 

 

Con garbato rimprovero.

ven:

Cara figliola, ricordi che le vie del Signore sono infinite, e poi sappia che miei lavori nascondono uno scopo nobile e morale.

 

 

 

Poco convinta.

sil:

Mi scusi, ma non vedo il nesso …

 

 

 

Spiega con tono pacato e convincente.

ven:

È semplice: io al mio lettore mostro, dapprima, la via della perdizione, per poi accoglierlo, come il figliol prodigo, nel seno di Santa Romana Chiesa, al momento del pentimento e della redenzione.

 

 

 

Curiosa.

sil:

Mi piacerebbe sapere come fa.

 

 

 

Con aria intrigante.

ven:

È semplice, mia cara, in appendice ai miei romanzi, io inserisco sempre un subdolo invito al lettore a scrivermi per avere maggiori particolari.

 

 

 

Curiosa.

sil:

E lo fanno ?

 

 

 

Compiaciuto.

ven:

Sapesse quante lettere ricevo da peccatori incalliti e assetati di sesso, che io poi rimetto sulla retta via !

 

 

 

Tagliando corto.

sil:

Tornando a noi, credevo che lei avesse già un editore.

 

 

 

Rammaricato.

ven:

Purtroppo ha fatto una trade union con le edizioni Paoline e lei capisce …

 

 

 

Comprensiva.

Interessata.

sil:

Perfettamente.

Così lei vorrebbe che mio marito pubblicasse questo libro che si intitola ?

 

 

 

Cita il titolo.

Propositivo.

ven:

“Giovanna, la papessa tutta panna”.

Ma non solo questo, anche tutti gli altri che scriverò,  sempre che suo marito ne abbia voglia

 

 

 

Entusiasta.

Cortesemente.

Rivolta a Federico.

sil:

Eccome se ne avrà voglia !

Monsignore si accomodi in salotto che mio marito, appena vestito, sarà da lei.

Vero caro ?

 

 

 

Tergiversando.

fed:

Veramente io avrei il bisogno di …

 

 

 

Comprensivo, tenta di illustrare i termini contrattuali.

ven:

Comprendo, lei vorrà essere edotto sui termini contrattuali per il mio diritto di autore, ebbene oltre al garantito SIAE io chiedo …

 

 

 

Interrompe con certezza.

Pressante.

sil:

Non si preoccupi, tra breve sarà qui anche il dottor Tancredi, che è l’esperto in contratti.

Adesso vada !

 

 

 

Mettendo fretta.

Pretesco.

ven:

Faccia presto, si ricordi della mia urgenza.

Pax vobiscum !

 

 

Venanzio esce da sinistra.

 

 

Angustiato.

fed:

Io non ne capisco niente di diritti … SIAE …

 

 

 

Rassicurante.

sil:

Non ti preoccupare ci sarò io al tuo fianco, poi chiamiamo subito Roberto.

 

 

 

Deciso.

fed:

No, non me la sento !

 

 

 

Insistendo con foga.

sil:

Ma non lo capisci che quell’uomo vale almeno un milione di euro ?

 

 

Massimo si estrae da sotto il letto.

 

 

Precisa con cognizione di causa.

mas:

Sbagliato, vale più di due milioni di euro !

 

 

 

Atterrito vedendo Massimo.

fed:

Aaaah !

 

 

Federico fa per fuggire da destra.

 

 

Con comando.

Drammatico.

mas:

Fermo lì !

Ho sentito tutto !

 

 

 

Preoccupata.

sil:

Cosa hai sentito ?

 

 

 

Con disgusto.

mas:

Come facevate sobbalzare le molle del letto e questa mezza checca aveva pure il cattivo gusto di cantare !

 

 

 

Aggressiva.

sil:

Cosa ci facevi sotto il letto ?

 

 

 

Con grande amarezza.

mas:

Dopo che ho trovato quella lettera ho voluto toccare con mano l’atroce verità !

 

 

 

Spazientita, si decide a dire la verità.

sil:

Ancora con la lettera, bene sappi che non era indirizzata a me, ma a Diana !

 

 

 

Disorientato.

mas:

A Diana ?

 

 

 

Puntualizza.

Con forza.

sil:

Sì, lei ha voluto che la leggessi, ecco perché una parte è rimasta sul letto !

Io non ti ho mai tradito !

 

 

 

Litigioso.

mas:

Ma stavi per farlo !

 

 

 

Con tono di rammarico.

sil:

Se anche fosse, tu non dimostravi più alcun interesse per me !

 

 

 

Di slancio.

mas:

Non è vero, io ti amo, ti ho sempre amata !

 

 

 

Affettuosa.

sil:

Anch’io ti amo, scioccone !

 

 

 

Interviene sconcertato.

fed:

Allora io ?

 

 

 

Con disprezzo.

Fa per abbracciare Silvana.

mas:

Stia zitto lei che tanto è ricchione !

Baciami piccola !

 

 

 

Fermando Massimo, ammonendo.

sil:

Dopo, adesso abbiamo da fare qualcosa di più importante con il monsignore.