UN INCIDENTE AL CAFFE MINERVA
Commedia in un atto
Di GINO BERRI
PERSONAGGI
LA SIGNORA ELISA
GIANNA, sua figlia
PIERINI
COSMANDI
QUALLI
UN SIGNORE
DUE SIGNORI
UN CAMERIERE
UNA GIORNALAIA
LA SCENA:
La scena riproduce in parte la grande sala di un ritrovo elegante. A sinistra due o tre tavolini, ravvicinati, appaiono come isolati dal resto dei tavolini disseminati nella sala: l'angolo di una piccola comitiva di frequentatori, i quali vi si ritrovano ogni giorno,
A destra un altro tavolino. Nel fondo una vetrata sulla quale si profilano dalla strada le figure dei passanti, o quelle man mano pi grandeggiantidi coloro che entrano nel ritrovo. A intervalli, come all'aprirsi e al chiudersi di una porta, irrompe nella scena e poi si affievolisce il suono di un jazz-band che accompagna le danze in una sala attigua.
SCENA PRIMA
La signora Elisa, Gianna, Pierini e il Cameriere.
(Quando si alza il sipario un cameriere affaccendato intorno al gruppo di tavolini di sinistra: li piazza a giusti intervalli, l'uno accanto all'altro, sistema le sedie. Come sopraggiungono la Signora Elisa, Gianna e Pierini, li aiuta a sbarazzarsi dei soprabiti.
Nella sala il personale di servizio in moto, corre qua e l: cenni dei clienti, qualche parola a voce alta).
Elisa - (mentre si siede) Che tempaccio, signor Pierini! (al cameriere) Bollente, eh? Mi raccomando!
Cameriere - (s'inchina a Elisa. Poi a Pierini) Anche a lei?
Pierini - Vorreste portarlo freddo a me, forse?
Cameriere - No! Domando se anche a lei devo portare il t, col latte e il resto.
Pierini - Naturale! E' da due anni che me lo portate, non c' nessuna ragione per cambiare, ora...
Cameriere - (si allontana).
Pierini - Gi, due anni, press'a poco. Si entrava: bastava un cenno da lontano e il cameriere, che ci rivedeva ogni giorno insieme, tutti e due, ci portava senz'altro il t. Ora non c' pi lui... ma tutto continua come prima.
Elisa - Non verremo pi qui.
Gianna - (seduta accanto alla madre sospira). (Tutti si guardano in faccia, senza parole, poi volgono lo sguardo intorno).
Elisa - O almeno cambieremo posto. Fisseremo quell'angolo, dietro il colonnato. Qui non si pu venire. Troppo vivo il ricordo: i nostri non sarebbero che lugubri convegni... E se ridiventassero allegri, sarebbero cinici.
Pierini - E' vero.
Gianna - (con voce fievolissima) Oh, s!
Cameriere - (ritorna e posa il grande vassoio su un tavolino).
Elisa - (colla punta delle dita sfiora la teiera per assicurarsi che il t sia caldo. Poi d un'occhiata ai crostini e ai pasticcini) Come era vorace, ricordate? Quanti ne mangiava!
Cameriere - (sommesso) Preferiva quelli molto bruciati.
Elisa, Gianna e Pierini - (alzano il capo su di lui, un istante, colpiti da quell'imprevisto intervento).
Cameriere - (termina di disporre le tazze, poi si allontana. Dopo pochi passi si arresta e fa un inchino a una persona che giunge da sinistra e si dirige verso il gruppo. E' Cosmandi).
SCENA SECONDA
Detti - Cosmandi
Cosmandi - (si toglie il soprabito che appende, col cappello, alla maniglia di un'imposta).
Cameriere - (a Cosmandi, additando il t) Anche a lei?
Cosmandi - S. (poi si avvicina alla signora Elisa che ossequia baciandole la mano e chiedendo ansioso) Ma, dunque? (stringe la mano che Gianna gli tende) Io non capisco. (batte la mano sulla spalla di Pierini) Ma ditemi, dunque: com' stata? E' proprio vero? Il giornale racconta, ma non spiega...
Elisa - Il giornale ha pubblicato la notizia con un giorno di ritardo...
Cosmandi - Ah!
Pierini - S, da tre giorni scomparso. Il biglietto di... congedo lo scrisse l'altro ieri.
Cosmandi - Ma perch, santo Dio? Che cosa gli era accaduto? Non si sa nulla? Proprio nulla?
Pierini - Nulla.
Cameriere - (ritorna, serve e se ne va).
Cosmandi - Malattie, no.
Pierini - Uff! Era sano come un corno.
Cosmandi - Donne, no.
Pierini - Lui! Non c'era pericolo!
Giannina - (sospirando) Metallo inalterabile a qualsiasi contatto!
Cosmandi - Questioni di denaro, neppure.
Elisa, Gianna e Pierini - (alzano le spalle).
(Pausa di qualche istante).
SCENA TERZA
Detti - Un Signore
Signore - (si dirige al tavolino di destra, seguito dal cameriere).
Elisa, Gianna e Pierini - (lo seguono collo sguardo, macchinalmente e distratti. Cosmandi fissa un punto in terra, e rimane pensoso).
Signore - (al cameriere) Caff e latte con pane e burro, (si assesta bene sulla sedia e comincia a leggere il giornale).
Cosmandi - (scuotendosi) Ma che cosa ha inteso dire, poi colla frase scritta nella lettera: La luce si spenta e non posso pi vivere nel buio ?
Elisa, Gianna, Pierini - (interrogano, a loro volta, Cosmandi, alzano su di lui i loro sguardi).
Elisa - (sovvenendosi, ad un tratto) E la prima frase, ricordate? ( Fuggo dal banale quotidiano e volo, ansioso, verso l'ignoto... .
Cosmandi - Che frasi! Se non le avesse scritte lui, il nostro povero amico che era sempre cos sereno, posato e talvolta perfino canzonatorio si potrebbero attribuire ad una sartina.
Pierini - (a Cosmandi) Davvero! Ma pensate al suo stato d'animo, in quei momenti...
Cosmandi - (interrompendo) Una risoluzione improvvisa, secondo me, da escludersi. Forse da tempo era tormentato da sofferenze j che non voleva confessare e che riusciva a 1 nasconderci, fingendo, sempre, con tutti...
Elisa - Ma che fingere! Io non credo nulla di quanto immaginate. Lui era felice, felicissimo...
Cosmandi - (a Pierini) Eh, felice, felicissimo uno che finisce coll'ammazzarsi io non lo chiamerei.
Elisa - Ma s, era felice... E poi a me, se fosse stato afflitto da qualche grosso dispiacere lo avrebbe confessato, almeno accennato... Eravamo buoni amici da tanto tempo!
Pierini - E a me, allora? Da vent'anni vivevamo come fratelli. Tutto mi confidava, anche le cose sue pi intime e delicate, i segreti della sua anima...
Cosmandi - L'ultimo, per, se l' tenuto per s...
Pierini - Si comprende benissimo. Uno che abbia deciso di morire, veramente deciso, non lo confida a nessuno. Confidarlo gi una debolezza... Lui, invece, stato forte, fino all'ultimo... (pausa).
Elisa - (si copre la faccia colle mani).
(Tutti, in silenzio, sorbiscono il t e sgretolano i pasticcini. Hanno la vetrata alle loro spalle. Gianna, invece, volta quasi completamente le spalle alla platea e osserva l'andirivieni del ritrovo).
Cameriere - (si dirige al tavolino del Signore, serve e si ritira).
Cosmandi - E... il corpo non si ancora trovato.
Elisa - Chiss dove sar andato a finire i suoi giorni quello sciagurato...
Pierini - Forse lontano, forse non sar giunto ancora alla sua meta, o, forse, si sar ucciso nei dintorni della citt, dietro qualche siepe.
Cosmandi - Oppure buttandosi nel canale...
Elisa - O nel fondo di qualcuno degli stagni di Vipoli... (alzando le braccia) Annegato!
Pierini - O in qualche crepaccio della cava di pietre...
Cosmandi - Chiss chi scoprir i resti del nostro povero amico! Un operaio, forse, lungo la cinta di uno stabilimento...
Elisa - O un contadino...
Pierini - O un cantoniere...
Cosmandi - O un guardiamo delle acque...
Gianna - ( sempre rivolta verso la vetrata. Tratto tratto si volge, atterrita, verso la madre e gli amici, di cui ascolta le lugubri previsioni).
Elisa - Povero Qualli!
SCENA QUARTA
Detti - Qualli
(Dal fondo della sala avanza un signore a passo svelto, che guizza con destrezza fra un tavolino e l'altro e si dirige verso il gruppo). Gianna (lo ha scorto e man mano che si avvicina lo segue con gli occhi spalancati, in preda a un crescente stupore. Quando il signore fa un mezzo giro per mettersi di fronte al gruppo e si toglie il cappello, Gianna lancia un grido di spavento e sviene fra le braccia della madre).
Qualli - (che il signore sopraggiunto) Signori! (e fa un inchino).
Elisa - (mentre stringe fra le braccia la figlia, osserva atterrita Qualli). Pierini e Cosmandi accostatisi a Gianna per rincuorarla, volgono lo sguardo su Qualli, al colmo dello stupore).
Cosmandi - Qualli?!
Pierini - Tu?... Ma... allora?
Qualli - (in atto di avvicinarsi Gianna) Signorina...
Elisa - (trattenendolo con un gesto reciso) No, no, non si avvicini, grazie, non occorre... Cosmandi e Pierini (fanno cenno anch'essi a Qualli di non avvicinarsi). (Nella sala, al grido di Gianna vi stato un po' di panico: molti hanno abbandonato i loro posti e si sono avvicinati al gruppo, trattenuti dal personale di servizio, che infine, li convince a ritirarsi. Anche il Signore solo, al tavolino, si avvicinato, ha offerto la sua assistenza, ha chiesto, ha dato un'occhiata dal sotto in su a Qualli, poi ritornato al suo posto).
Qualli - (con voce irritata) Cameriere!
Cameriere - (accorre).
Qualli - (gli consegna il cappello).
Cameriere - (prende il cappello e rimane a bocca aperta, stupito, davanti a Qualli).
Qualli - (investendolo) Prendete, dunque!
(gli getta fra le braccia il soprabito).
Cameriere - (se la svigna in fretta).
Gianna - (a poco a poco rialza il capo, si rianima e fissa Qualli).
(Anche gli altri lo sogguardano. Trascorrono istanti di penosa attesa).
Qualli - Io domando perdono. Non credevo di... disturbare!
Pierini - B, non il caso di chiedere perdono. Tu scherzi... Certo che la tua comparsa, improvvisa, qui, ci ha fatto trasecolare... Ma ora ci siamo rinfrancati e domandiamo noi scusa a te di non averti accolto con maggiore effusione, (rivolto alle signore e a Cosmandi) Non vero?
Elisa - (risponde con un affrettato sorriso senza interrompere le cure rivolte alla figlia). (Nuova pausa d'imbarazzo).
Pierini - (a Qualli) Tu... stai bene, eh?
Qualli - Non sono mai stato ammalato!
Cosmandi - Eh! A noi, invece, fa l'effetto che _ tu sia convalescente, uscito da una grave malattia... del resto ormai superata.
Qualli - (scuotendo lentamente il capo con aria da seccato) Una grave malattia!...
Gianna - (che da qualche istante fissa Qualli, dice con voce fioca) Il signor Qualli ha mutato voce... Non ha pi quella di... una volta!
Qualli - Come: di una volta ? Se ci siamo lasciati tre giorni fa?
Gianna - (ripete) Lasciati . Hanno sentito?
Elisa - E' vero.
Cosmandi - Difatti...
Pierini - Pare anche a me...
Qualli - (ha un gesto come a dire: Ma non vero! ).
(Pausa. Gli altri sbirciano Qualli e si scambiano delle occhiate).
Gianna - (accenna a parlare, poi si trattiene).
Qualli - Dica, dica, signorina.
Gianna - (che ha dei sussulti a ogni parola di , Qualli, si schernisce).
Qualli - Ma, dica, santo Dio. Parli, almeno lei!
Gianna - (incerta) Lei ha... un'altra faccia!
Qualli - (scuotendo il capo) No, no. Dico che ha mutato l'espressione del volto: i capelli tirati indietro, pi indietro di prima, la fronte divenuta molto spaziosa, gli occhi cos aperti (li addita) quasi spalancati, quel pallore poi... Sembra...
Qualli - Chi?
Gianna - (alla mamma e ai due amici) Sembra Un altro, vero?Ricorda molto il signor Qualli: appunto per questo non pare pi lui, ma uno che gli assomigli...
(si preme le mani sulle guancie e lo osserva impaurita, accostandosi alla mamma che la accoglie fra le sue braccia).
Qualli - (ascolta esterrefatto Gianna, gira lo sguardo sugli altri, i quali cercano di nascondere il loro imbarazzo. Scoppia in una esclamazione di esasperata meraviglia e sfoga la sua ira afferrandosi con forza le braccia) Ah, b! Questa, poi, da raccontare! La signorina, pazienza... l'et... poi soffrir di qualche disturbo...
Elisa - (agli altri due. in tono di compatimento) E' meglio lasciarlo dire, lui, che gi cos... disturbato.
Qualli - Ma voi, che avete? Perch siete cos... sulle spine. Sembra che 'abbiate vergogna... di me, o di non so che cosa... Sembra che io vi faccia quasi ribrezzo. E' cos che si accoglie un amico che si credeva perduto? O non eravate amici?
Pierini - (con un cenno della mano lo invita a calmarsi) Intanto hai fatto male a scegliere proprio questo luogo per fare la tua ricomparsa, a meno che tu ci tenessi alla teatralit...
Qualli - Non ci tengo affatto. Sono venuto qui subito, appena rientrato in citt, perch ero sicuro di trovarvi...
Pierini - Poi sii pi calmo e abbassa la voce.
Qualli - (abbassa /a voce, ma come se ruggisse)
- Sta bene, abbasser la voce, ma rispondetemi dunque: che cosa avete? Che c'? Che cosa ho fatto di male, di riprovevole? In che cosa vi ho offesi?
Gianna - (d nuovi segni di agitazione).
Il signore - (alza gli occhi dal giornale e osserva il gruppo. Alcuni da lontano si voltano a guardare).
Voci - Ma chi ? Ancora lui! Ma cosa vuole quello l?
Pierini - Se tu questo lo chiami abbassare la voce!
Qualli - (c. s.) Ma, infine!
Cosmandi - Caro Qualli, ascoltami. Tu ci trovi imbarazzati, forse poco espansivi...
Qualli -... anzi affatto.
Cosmandi - Va bene. Ma pensa un momento che cosa era accaduto di te, che cosa si era creduto per tre giorni... Noi eravamo profondamente costernati per la tua perdita. Puoi crederlo. Or ora parlavamo di te col pi profondo accoramento, eravamo a colloquio, si pu dire, colla tua superstite immagine. Ti parlavamo...
Qualli - Ebbene?
Cosmandi - Ebbene, ad un tratto tu ci compari davanti in carne ed ossa.
Qualli - Non meglio cos? Mi pare, no? (interroga collo sguardo gli altri).
Cosmandi - E' meglio, ma questo non c'entra per ora. Tu annunci che vai a morire: tre giorni dopo, ad un tratto, ti presenti all'ora del t. Non naturale che la tua ricomparsa abbia suscitato, prima di tutto, la pi alta meraviglia e provocato, anche del turbamento? (accenna a Gianna).
Qualli - Ma, ripeto: non meglio cosi? Non si dovrebbe essere tutti contenti: voi ed io?
Pierini - Certo...
Qualli - E allora basta colla meraviglia e col turbamento. Va bene, ho capito tutto quello che volete dirmi; ma ora passata. Sono qui... Dovreste accogliermi come un naufrago salvato dalle onde che gi lo avevano ghermito per inghiottirlo, some il trionfatore di una battaglia intima, aspramente combattuta... (Elisa, Pierini e Cosmandi rimangono indifferenti).
Gianna - (fissa Qualli attonita).
Qualli - (in tono drammatico e ispirato) S, stata una vera battaglia, una furiosa battaglia fra la vita e la morte, fra me e il mio tenebroso nemico; battaglia atroce, fra incubi e spasimi, che alla fine ho vinto. Sulla vilt della rinuncia che mi aveva tentato, hanno trionfato la volont e il coraggio di vivere!... (osserva i suoi ascoltatori un istante) Non mi chiedete neppure il perch?
Pierini - Invece era quello che pi ci tormentava, non vero? Sapere il perch, la causa della tragedia...
Qualli - Ora non vi tormenta pi?
Cosmandi - Ora diverso...
Elisa - La... tragedia non c' stata, quindi la causa non interessa pi come prima. O, almeno, c'interessa come una curiosit...
Qualli - Parola! Si direbbe che a non ammazzarmi vi abbia fatto un torto.
Elisa - Cerchi di essere meno brutale nello esprimersi.
Pierini - E di non esagerare...
Cosmandi - - E di capire...
Pierini - Insomma devi ammettere che tu hai fatto qualche cosa di... eccezionale, che ha avuto la sua ripercussione sui nostri animi... Prima si credeva, poi invece... Insomma non ti senti anche tu imbarazzato?
Elisa - Ecco: anche lei non sente?...
Qualli - Allora, se mi fossi ammazzato ?
Gianna - (rabbrividisce).
Elisa - Oh, la cosa sarebbe stata assai diversa.
Qualli - Lo credo anch'io. Non vi sareste sentiti imbarazzati!
Pierini - Ma costernati. Tu scherzi, ma poco fa, qui, avresti potuto avere un'altra prora! della nostra amicizia, del nostro affetto, del nostro verace rimpianto per te... Una profonda commozione ci aveva presi tutti... La tua tragica scomparsa ci aveva profondamente percossi e non solo soffrivamo il dolore di averti perduto, ma anche l'angoscia di non sapere il perch... Tu, solo, in faccia alla morte, senza possibilit per noi, di raggiungerti, di salvarti mentre stavi per buttarti... o ti laceravi... non sapevamo...
Gianna - (alla rievocazione batte i denti e morde il fazzoletto, mentre gli altri rimangono muti e commossi).
Qualli - (che aveva sempre tenuto lo sguardo fisso su Pierini, gli prende una mano con forza) Ma tutto ci non accaduto. Se prima eravate cos addolorati - e lo credo e ve ne sono molto grato - ora dovreste gioire...
Elisa - (con freddezza) Certo.
Comandi - (id.) Naturale.
Pierini - (id.) Meglio cos.
Qualli - Comprendo benissimo... (ironico) il vostro disappunto ...
Elisa - (alza le spalle).
Cosmandi, Pierini - (scuotono il capo).
Qualli - Dichiaro che ho commesso una scioc-chezza, ho compiuto un atto inconsulto, leggero: non avrei dovuto scrivere quelle due righe maledette! E' stato un momento di sconforto... Del resto non era la prima volta che mi era apparsa l'inutilit della mia vita, del mio essere, del mio agire... Mi aveva preso un senso di vanit di tutto. Sentivo un vuoto intorno e dentro di me... Mi era parso cos na-turale e facile e giusto andarmene... Dissi addio a tutto. Vi dissi addio. Avevo il cuore gonfio, sapete, quella sera... E mi sembrava di avanzare in un mare nel quale lentamente affondavo, a ogni passo. A gradi mi sentivo staccare dalla vita e sommergere - e tutte le cose, piccole e grandi - mi apparivano davanti agli occhi e si dileguavano; e tutti volti... (pausa. Volge lo sguardo sugli amici) Oh, non crediate che io... Lo so che cosa pensate. Ebbene: non ho sudato, non ho rabbrividito, non ho tremato... Potete crederlo. In quella pace solenne, invece, in quel momento supremo... stato poco a poco... non so... un prodigioso trascolorar di cose e un mutare di aspetti... Una carezza lieve sentivo sulla guancia sfiorata da una mano invisibile. Movevo le labbra appena, a momenti, senza bisbigliare, n sospirare parola alcuna. Ne ero sicuro. Eppure alle mie orecchie giungeva mia voce, una dolce voce d'anima senza nono, una voce, un poco esitante, che mi susurrava: Ma perch? . E sentivo alle mio spalle la presenza di un'indistinta creatura, amorosamente curva su di me, tutta tremante come se fosse stata lei a soffrire una gran pena. E a ogni moto ansioso del capo proteso ripeteva, col mio nome: Perch? . (come se sorridesse a una visione) E' un'arcana ondata di commozione m'invadeva, pi forte di me e di tutto; una divina tenerezza, generosa e pura, mi rigenerava alla vita... (ha un gesto repentino di dispetto) Non meschina piet di me, n vilt di rinuncia!... Ma voi non lo credete, ne potete comprenderlo...
Gli altri - (si scambiano un'occhiata e sogguardano Quatti).
Pierini - (troncando l'imbarazzo) Ma no. Comprendiamo benissimo, invece. E non pensiamo nulla di quello che tu ci attribuisci. Anzi.. (interroga gli altri collo sguardo).
Qualli - B! Ora passata. Non tenetemi pi il broncio. Vi domando scusa di tutto. Che cosa volete di pi? Riconosco il mio torto e vi prometto che... non lo far pi. Questo certo!
Pierini - Ma s, caro. Cercheremo di abituarci all'idea che tu... al pensiero che tu hai potuto... che volevi...
Qualli - (stupito) Abituarci?
Pierini - S... a poco a poco ritorner tutto come prima.
Qualli - Poco a poco?
Pierini - Oh, Dio! Poco a poco o in fretta. Secondo la scossa, o l'impressione ricevuta da ciascuno di noi la confidenza ritorner...
Qualli - La confidenza? Ma io non sono pi quello di prima?
Cosmandi - (tentenna il capo).
Pierini - Io non direi...
Elisa - Ffff Quello di prima!
(Gianna - (alza su Qualli lo sguardo smarrito).
Qualli - (a Pierini) Dunque anche per te sono cambiato?
Pierini - Certo che a noi sembri diverso ora da quello che eri. Insomma: se abbiamo questa sensazione, se ci sembri mutato, se sentiamo fra noi e te qualche cosa che prima non esisteva, che colpa ne abbiamo noi?
Qualli - Non accaduto nulla, il vero nulla e per questo mi trovate mutato?
Pierini - Appunto: perch non successo nulla, perch qualche cosa che doveva accadere, non accaduto...
Qualli - Doveva accadere?
Pierini - S. Credevamo che dovesse accadere, anzi che fosse accaduto.
Cosmandi - Proprio cos.
Qualli - ( Cosmandi) Se invece fosse realmente accaduto, se fossi morto coerentemente al mio preannunzio?
Pierini - (si rivolge a Qualli bonariamente) Senti. Per la strada, per tutti coloro che non ti conoscono, tu sei uno qualunque, sei rimasto quale eri, nulla hai di anormale, di mutato. Ma per noi che sappiamo diverso... Insomma: supponi di fare un viaggio... in Australia e di ritornare dopo parecchi anni. Tu credi che ti si ritroverebbe quale eri prima di partire? Eh, no! Appariresti trasformato nel fisico e nello spirito dalla lunga assenza, dal vivere in un altro mondo, dalle abitudini I col contratte e da un'infinit di piccole cose, inerenti alla nuova vita che hai vissuto, ai! modi di fare, di dire, di pensare acquisiti laggi... Capisci? Eppure in fondo, saresti ancora tu. Ma ei vorrebbe del tempo a ritrovarti, a avvicinarci a te...
Qualli - Ma io sono stato assente tre giorni, non parecchi anni.
Pierini - S, ma dove?
Elisa - Ecco.
Cosmandi - L la questione!
Qualli - Ma fuori di citt, assai pi vicino che in Australia...
Pierini - Eh, no. Assai pi lontano: all'altro mondo.
Qualli - Pierini?!
Pierini - Scusami, tu l'hai annunciato, per tre giorni l'abbiamo creduto, quindi come se tu vi fossi stato. Del resto per tre giorni vi sei stato realmente. In quel periodo non hai vissuto come il solito; quei tre giorni non sono da calcolare nella tua vita. Dunque vedi. Tu parti, fai un viaggio... che tutti compiono una volta sola e nella sola andata. Ritorni invece e pretenderesti che noi ti accogliessimo come il reduce da un viaggio di piacere?
Qualli - Allora anch'io avrei dovuto prendere il solo biglietto di andata...
Cosmandi - Non avresti dovuto... partire. Anzi non avresti dovuto farlo sapere, almeno, che andavi in viaggio.
Qualli - Io, invece, l'ho fatto sapere; avr commesso una sciocchezza...
Cosmandi - Pi che una sciocchezza, una debolezza.
Qualli - Gi, quella di voler morire.
Cosmandi - No, al contrario: quella di voler...
Qualli - (interrompendo) Cosmandi!
Cosmandi - Volevo dire quella di non pensare che certi atti solenni, irrimediabili, definitivi, meritano di essere molto meditati...
Qualli - (accenna a interromperlo).
Cosmandi - (proseguendo, con forza) Tu non li hai meditati, hai seguito il tuo contraddittorio impulso, e hai fatto benone. Per essi ti hanno lasciato un'impronta, ti hanno conferito, ai nostri occhi, un aspetto singolare...
Pierini - (a Qualli, Battendogli su una spalla) Tu sei diventato una specie di redivivo: rassegnati. Del resto meglio cos, no?
Cosmandi - Invece della tragedia...
Qualli -... il ridicolo, eh?
Elisa - Lei, ora, per noi quello che voleva morire , quello che ha toccato la soglia dellal di l e poi ritornato indietro...
Pierini - (incalzando)... che ha visto cose noi non vedremo mai!
Qualli - (esce in una clamorosa risata) Ah, ah! Ascoltatemi. (Estrae dal taschino posteriore dei calzoni il portasigarette, con gesto rapido e nervoso, e alzando la mano verso Pierini, dice) Tu!
Gianna - (scambia il portasigarette per una rivoltella puntata contro Pierini e lancia un grido di terrore, mentre si alza per fuggire).
Elisa - (segue e trattiene fra le braccia la figlia).
Gianna - (continua a mormorare) Andiamo via! Scappiamo!
Qualli - (si accosta alle due signore) Ma signorina, via! Che cosa ha creduto? Guardi! (le mostra il portasigarette).
Elisa - Ci lasci in pace, finalmente! Ma non capisce? E' proprio diventato matto? (se ne va scrollando le spalle e sorreggendo la figlia)
SCENA QUINTA
Detti - il Cameriere
Cameriere - (chiamato con un cenno dal signore seduto al tavolino di destra, gli si accosta. I due parlano sottovoce. Il signore indica Qualli, come dire: Ma chi ? . // cameriere pronuncia alcune parole, poi sullo stesso giornale che il signore ha fra le mani segna un punto e se ne va, mentre il signore legge). (Pausa).
Qualli - (apre l'astuccio, prende una sigaretta e richiude con un colpo secco, mentre osserva i due amici) Vi ha fatto impressione il colpo? Avete pensato: quell'altro colpo, quello... giusto, avrebbe risuonato press'a poco cos, nella solitudine dei campi...
Cosmandi - Noi siamo calmi e sereni e padroni di noi stessi. Lo siamo sempre stati, noi.
Qualli - Io invece...
Cameriere - (si avvicina a Pierini) La signora la prega di recarsi da lei. Ha bisogno...
Pierini - Dov'? (se ne va seguito dal cameriere).
SCENA SESTA
Detti - La Giornalaia
Giornalaia - (compare dal fondo della scena e s'insinua fra i tavolini a offrire i giornali).
Qualli - (dopo aver seguito collo sguardo Pierini e il cameriere) Sicch, anche tu, amico mio...
Cosmandi - (lo interroga con lo sguardo).
Qualli - Anche tu sei della partita, con quei pettegoli, quei cattivi, quei cinici.
Cosmandi - Sei troppo severo!
Qualli - Perfino ridicoli, siete.
Cosmandi - Proprio tu lanci l'accusa di ridicolo...
Qualli - Sei feroce!
Cosmandi - Mi difendo dalla tua aggressivit.
Qualli - Voi non siete e non eravate amici miei!
Cosmandi - Amici, s; ma fantocci ai quali poter dire indifferentemente: Vado ad ammazzarmi e dopo tre giorni: Eccomi qui, ho cambiato idea , no. Senti, io ti consiglio di non parlarne pi del tuo... tentativo, invece di insistervi come fai. Dovresti sentire anche tu la necessit di un certo riserbo.
Qualli - Ma io non la sento. Ne parler con tutti, invece, da per tutto. Quante storie!
Cosmandi - (scrollando le spalle) Fa quello che vuoi se credi di aver compiuto un'azione che ti faccia onore.
Qualli - Onore? E che c'entra l'onore?
Cosmandi - Insomma, non crederai di essere stato l'eroe di un'appassionante tragedia?
Qualli - Crederesti tu forse, di averne la stoffa?
Cosmandi - Chi sa! Tuttavia me ne rassicurerei bene prima di annunciarlo al pubblico...
Qualli - Sei implacabile!
Cosmandi - E tu, scusami, sei tornato insoffribile da... laggi.
Qualli - Ma che animo generoso e bene accogliente dimostrate verso colui che torna da...laggi!
Comandi - Ma...
Qualli - (interrompendo, sprezzante) Ma io.. me ne infischio.
Bosmandi - Se vuoi saperlo: anch'io. E Buona notte! Oh! Non ne posso pi (si alza).
Qualli - No, non lasciarmi. Non fare cos. Volevo dirti...
Bosmandi - (si pone il cappello in capo e col soprabito sul braccio si avvia).
Qualli - Ascolta, un momento solo, (lo insegue) Salutami almeno, (gli tende invano la mano) Dammi la mano, (afferra per un bracino Cosmandi, che si svincola, infastidito, e se ne va. Qualli ritorna al suo posto. Si siede, cupo, colla fronte aggrottata, mentre nella fila si diffondono a intervalli le note sincopate - beffarde si direbbe - del jazz).
Un signore - (lancia delle occhiate a Qualli).
Giornalaia - (avanza dal fondo della scena e si avvicina a Qualli col fascio dei giornali sottobraccio e una copia spiegata, in mano, segnata in un punto della pagina da un quadrato blu a II Vespro . E' uscito ora. Il Vespro . Vuole, signore?
Qualli - (si volge verso la giornalaia e gli occhi si fissano sul quadrato blu) Ah!
Giornalaia - (indica la notizia segnata) E' il suicidio dell'avvocato Ferruccio
Qualli - L'hai segnato tu cos?
Giornalaia - Io no. E' stato il mio padrone. Sa che vendo i giornali qui al Minerva , dove veniva questo qui (indica il quadrato blu) coi suoi amici e me l'ha segnato.
Qualli - Ma vero, poi?
Giornalaia - (sorpresa) Come? Lo dice la Questura! Legga! Poi c' la lettera: basta!
Qualli - S... la lettera...
Giornalaia - (che tratto tratto lancia delle occhiate sui pasticcini rimasti) Toh! Il signore non ci crede! Se lo ha scritto lui che! andava a morire! Lui doveva saperlo pi di (tutti, no?
Qualli - Lo conoscevi, tu?
Giornalaia - Altro che. Quasi tutti i giorni lo vedevo. Comperava il giornale e quasi sempre mi lasciava il resto, (pausa) Poveretto! Un signore, che ha tanto denaro e si ammazza fa compassione pi che se fosse un povero. Essere ricco e voler morire! Vuol dire che, proprio, aveva un grosso dispiacere da non poter pi sopportare la vita...
Qualli - Gi. Ma se non fosse vero?
Giornalaia - Ma se l'ha scritto lui! (indica col dito) Guardi qui! (dal fascio estrae una copia, la svolge e la mette in mano a Qualli). Legga.
Qualli - S... L'ha scritto. Ma poi, chiss... Dal dire al fare...
Giornalaia - (stupita) Come? Sarebbe possibile una cosa simile? Ah, sarebbe da ridere, allora. Uno che lo fa sapere a tutti, che d il solenne annunzio e poi, preso dalla paura, non si uccide pi... Ritorna indietro! Ah, ah! Che ridicolo!
Il signore - (volge lo sguardo verso Qualli e ha un sorrisetto canzonatorio).
Qualli - (gi in pena per le parole della giornalaia, turbato dallo sguardo del signore).
Giornalaia - (ridendo di gusto) Sarebbe proprio da ridere rivederlo comparire, chiss con quale faccia, ah, ah! Non capita di frequente un caso simile! (ritorna seria) Ma questa volta non vi pu essere dubbio. L'avvocato Qualli, egregio signore, non era un buffone, ma una persona seria.
Qualli - (non risponde pi e tiene gli occhi abbassati sul giornale).
Giornalaia - Lo vuole dunque il oc Vespro)?
Qualli - (d una moneta alla giornalaia che si allontana).
Giornalaia - (passa accanto al signore, gridando) II Vespro . (riprende il suo giro nella sala, scomparendo a destra).
SCENA SETTIMA
Detti e due Signori
Qualli - (rimane pensoso col giornale spiegato davanti).
Cameriere - (si avvicina a Qualli e raccoglie le tazze e bicchieri, poi si dirige a destra passando accanto al signore solo).
Signore - (gli accenna Qualli e sorride).
Cameriere - (che volta le spalle a Qualli, si arresta un istante collindice rivolto indietro, indica Qualli e scrolla lentamente il capo come dire: te Povero diavolo! ).
Qualli - (nel frattempo ha alzato gli occhi, ha compreso tutto, ma quando il cameriere si allontana riprende l'atteggiamento di prima, il capo chinato sul petto).
Due signori - (compaiono da sinistra discorrendo fra di loro e si accostano a Qualli, alle spalle. Continuando la conversazione uno di essi dice, con accento spiccato) Buffone. Non altro che un buffone...
(/ due signori proseguono scomparendo a destra).
Qualli - (come se avesse ricevuto un colpo sulla testa si chiude nelle spalle collo sguardo turbato, basso, rivolto di sbieco a destra verso i due signori).
Il signore - (accende un virginia , si alza, si assesta l'abito indosso, ripiega il giornale, se lo pone in tasca e si dirige lentamente a sinistra. Giunto a tergo di Qualli dice a denti stretti, col sigaro in bocca, quasi senza volgere il capo, ma abbassando di traverso gli occhi sul mancato suicida e senza soffermarsi)
- Quella lettera, ora, una cambiale in protesto, (si arresta un istante) O pagare, o fallire, (prosegue ed esce a sinistra).
Qualli - (volge repentino il capo a sinistra, in direzione del signore, torce la bocca sdegna-to, ha un sussulto come se volesse ribellarsi, ma rimane ancora inchiodato al suo posto e collo sguardo sempre abbassato. Poi lentamente, ritorna a fissare un punto dinanzi a se, cogli occhi sbarrati).
FINE
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