Un italiano tra noi

ITALIANO TRA NOI

UN ITALIANO TRA NOI

Dramma in tre atti

di ROBERTO MAZZUCCO

PERSONAGGI

MARIANO

LUCIA

KATIA

ACQUASALATA

CAMPISI

ARDIA

VARISCO

IL PADRE

DANIELE

GIANNA

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Uno spiazzo, chiuso sul fondo, in leggera diagonale, dalle rovine di un antico acquedotto. A sinistra, gli ultimi due fornici visibili sono occupati da baracche in muratura che s'elevano sino a mezz'altezza. Tetto di lamiera. Evidentemente le baracche proseguono oltre la scena. Al centro, un masso da tempo usato come panchina. A destra, s'intuisce una grande strada. Erba superstite nei punti meno praticati, per il resto terra e polvere. Da destra, entra Mariano, giacca sulle spalle. Avanza lentamente sino a met scena. Lucia, sull'uscio dell'ultima baracca, lo scorge dopo un po', lo fissa mentre l'uomo abbassa lo sguardo a terra. Quindi gli va vicino. Dopo una lunga pausa:

Mariano - M'hanno licenziato. (Anche Lucia abbassa gli occhi a terra. Lunga pausa che si ripeter tra una battuta e l'altra per alcun tempo).

Lucia - E' stato per colpa tua?

Mariano - Non gli servivo pi.

Lucia - C' speranza?

Mariano - No.

Lucia - Che vuoi farci, Mariano.

Mariano - Vorrei bestemmiare. Strillare. Scappare via!

Lucia - Questa volta pareva che andasse bene.

Mariano - C'eravamo gi scordati tutto. Si pensa subito a domani. Invece ecco: tornato ieri.

Lucia - Che vuoi farci. Bisogna sperare.

Mariano - Da quando sono nato che spero.

Lucia - Passer. Ne sono passate tante.

Mariano - Apposta. E' ora di cambiare. O cambia o si crepa!

Lucia - Su, su. Che brutta faccia. I figli ci devono vedere allegri.

Mariano - Mi guasto, Lucia. Come una pera sbattuta a terra. Non avevo mai invidiato prima di venire qui. Oggi, quando sono andato via, ho invidiato: i compagni che rimanevano a lavorare.

Lucia - Forse a loro toccher domani.

Mariano - Mi guardavano tutti mentre uscivo ma nessuno ha detto niente.

Lucia - T'hanno pagato?

Mariano - Fanno le cose in regola. Toh, prendili tu.

Lucia - L'hai ringraziati almeno?

Mariano - Ringraziati!

Lucia - Bisogna tenerseli buoni. Ti potrebbero richiamare.

Mariano - Se hanno bisogno, ti chiamano. Li ringrazi o no, lo stesso.

Lucia - Non conosciamo nessuno qui, dobbiamo avere tutti amici.

Mariano - Quando ho saputo che mi cercava l'ingegnere, mi s' subito chiusa la gola. Un nodo qui.

Lucia - Ti dovevi raccomandare. Chiedere che ti tenessero qualche giorno. Magari a mezza paga.

Mariano - Chiedere? Chiedere! E sempre chiedere! Sono un cane, io? Io lavoro. Ho queste braccia, ho la salute robusta, la voglia di lavorare. I muscoli che mi porto dietro, tutto qui Mariano.

Lucia - Ti dovevi raccomandare.

Mariano - Spiegate un po' questa. Ti pagano poco, ti trattano come non fossi un cristiano e ti devi pure raccomandare.

Lucia - Sei troppo ribelle. Per prendere il sole, la fronte bassa.

Mariano - Bella! Dove l'hai imparata?

Lucia - Lo diceva mio padre.

Mariano - Un disperato anche lui.

Lucia - Diceva cose giuste.

Mariano - Una volta ti piaceva il mio carattere.

Lucia - Mi piace ancora. E tanto. Ma non siamo pi soli. Adesso ci vuole un carattere da padre.

Mariano - Il carattere dei vigliacchi. La famiglia porta vigliaccheria all'uomo.

Lucia - Non vero.

Mariano - Siamo nei guai, Lucia. Fino ai capelli. In mezzo a gente che non ti guarda nemmeno. E' ora di ragionare, d'essere sinceri. La verit questa: se gli uomini non avessero famiglia, in giro ci sarebbe pi coraggio.

Lucia - Mariano: tu vorresti stare senza di noi? Tu ci hai voluto portare qui.

Mariano - S, bisogna stare uniti. Voi tre siete l'unica cosa buona mia da quando campo. Se non ci fossi stata tu, e dopo di te i figli, mi sarei gi ammazzato.

Lucia - Ogni volta che dici cos, mi viene da piangere.

Mariano - Tu hai questo sfogo.

Lucia - Forse la colpa nostra. E Dio ci punisce per qualche peccato.

Mariano - Tu con Dio sistemi tutto.

Lucia - Non bestemmiare. Non l'hai mai fatto.

Mariano - Un'ora fa m'hanno licenziato. L'hai capito o no?

Lucia - Per qualche giorno andremo avanti. Una volta saremo fortunati.

Mariano - I figli?

Lucia - Stanno l. Vieni dentro. Ti preparo un boccone.

Mariano - Non ho voglia.

Lucia - Su, su. Ti perdi d'animo? Pensa a un anno fa, al paese. Adesso ci stiamo vicini.

Mariano - Vicini a che?

Lucia - AI lavoro. Al guadagno. Un po' di strada fatta.

Mariano - E' pi duro qui, Lucia.

Lucia - A me pare di no.

Mariano - Laggi, certe cose non si sapevano.

Lucia - Qui c' pi gente. E' meglio.

Mariano - Vieni qua. (La conduce a sedere con lui sul masso) Mi vuoi sempre... bene? A me, senza lavoro e tu, senza soddisfazioni.

Lucia - Ti spacco una pietra sulla testa.

Mariano - Ti sei offesa di quel discorso?

Lucia - Quale discorso?

Mariano - La famiglia. Dio.

Lucia - Mi dispiace quando bestemmi. A casa mia, non s'usava. E neanche da te.

Mariano - Io ho sempre rispettato la religione.

Lucia - C' stato qualcuno che t'ha messo su.

Mariano - Ma no.

Lucia - Sono tre domeniche che non vieni a messa con me.

Mariano - Perch ci sono di mezzo cose pi importanti.

Lucia - Pi importanti di Dio?

Mariano - Senza volerlo magari, ma significa che ti trovi cose pi grosse tra le mani.

Lucia - Ti piace proprio vedermi piangere.

Mariano - E piangi allora. (Si alza).

Lucia - Mariano!

Mariano - Sta' a sentire. Dio comanda sulla terra, no?

Lucia - Sulla terra e sul cielo.

Mariano - Lascia stare il cielo. Dio comanda sulla terra. Cio su tutti quelli che vivono. Va bene?

Lucia - Sui vivi e sui morti.

Mariano - Va bene, sui vivi e sui morti. (Siede) Ma c' qualcuno, come noi oggi, come peggio di noi gi al paese, c' qualcuno che non vivo e non morto. Spiegatemi un po' questa. E' come le bestie, peggio, come le mosche o che ne so? Questa gente, a che gli serve Dio?

Lucia - (piangendo) Tu sei cambiato. Diventi cattivo.

Mariano - Chi le sapeva certe cose. Qui ci stanno donne che spendono un patrimonio per tagliarsi peli delle gambe. E quel nostro figlio che mor... cos... In citt, sono contento d'esserci venuto. Comincio a ragionare.

Lucia - Male cominci a ragionare.

Mariano - Si comincia sempre male, la trafila di tutti i mestieri. Poi si migliora. Io capisco che mi fanno qualche prepotenza quando non sono capace di sfamare la mia famiglia. E' come se mi buttassero in mezzo al mare e io non so nuotare. Certi scherzi, non li sopporto.

Lucia - Lavorer io. Quando tu stai a spasso, posso lavorare io.

Mariano - E che puoi tu? Donne come te sanno solo crescere i figli.

Lucia - Trover, vedrai.

Mariano - Gente delle baracche, siamo. Ti prenderebbero solo per il mestiere di questa qui. (Accenna all'altra baracca).

Lucia - Ci sono tanti signori qui vicino.

Mariano - La serva agli altri, mai! Sei mia moglie. Capito? Non parlare pi di questo. Gi sputo veleno per conto mio. (Katia entra da destra)

Katia - Ehi, c' tempesta stasera? Che state l, come due pesci senz'acqua? (Mariano e Lucia si alzano impacciati).

Lucia - Buonasera.

Katia - Buonasera. Beh, che c'?

Lucia - L'hanno licenziato.

Katia - Sarai sempre un morto di fame. Quand' che impari?

Mariano - Che c' da imparare?

Katia - Tu sei buono a lavorare, e basta. Come i somari. Svegliati. (Acquasalata appare sull'uscio della propria baracca).

Acquasalata - Katia! Katia della malora! Vuoi entrare o no?

Katia - Sta' a sentire, Acquasalata.

Lucia - Adesso non lo ridite a tutti.

Katia - E che? Ti fa vergogna?

Acquasalata - (avanzando) Che successo?

Katia - E' rimasto a spasso un'altra volta.

Acquasalata - Capita.

Mariano - Capita spesso.

Acquasalata - Peggio per te.

Mariano - Mi servir come esperienza.

Acquasalata - Chiacchiere. Quando acquisti l'esperienza, non ti serve pi.

Katia - Poveretti, con quei bambini sulle spalle. Bisognerebbe aiutarli.

Acquasalata - Tu aiuteresti tutti. (Lucia che s'era avvicinata silenziosamente alla propria baracca, entra dentro).

Katia - Non ti preoccupare, amico. Tra noi, ci s'aiuta.

Mariano - Solo dai propri simili, si pu accettare un aiuto.

Katia - Ma che ti credi d'essere, cafone?

Acquasalata - Hai sentito? Sangue nobile.

Katia - Hai pi superbia addosso che camicia.

Mariano - Senza offesa, amici. Siamo diversi, no? Io lavoro, voglio dire, un momento! Lavoro...

Katia - Villano stalliere caprone! E io non li guadagno i soldi?

Mariano - Lasciatemi perdere! Ho gi tanti pensieri stasera.

Katia - Cipria, bifolco! Una lisciata sulla pidocchiara e ti smonto gli occhi uno a uno.

Mariano - Vi siete offesi ma avete capito male.

Acquasalata - Come no? Ti conosco vai, spirito rurale. Guarda la signora com' diventata rossa e s' squagliata, appena Katia ha parlato d'aiuti. E pure vi farebbe gola, a voi, un po' di soldi nostri.

Mariano - Fatemi spiegare. Io ho avuto sempre stima della signorina...

Acquasalata - E di me no! E' chiaro. Te lo leggo sulle labbra.

Mariano - Fatemi dire.

Acquasalata - Basta! Basta, hai capito? (Lo spinge) Ma che campate voialtri? Gente nata per ammucchiar letame, voi! E per giunta, pieni d'aria. Solo loro sono puliti. In citt, tutte puttane , il ritornello. Pu darsi, pu darsi, villano. Certo che non tutti sono capaci di tenerle in servizio. Levati il cappello, quando ne incontri uno. (Rientra nella baracca).

Katia - Sei rimasto male. (Lucia esce appena l'uomo scomparso).

Lucia - Signorina, Mariano non s' spiegato bene. Vi stima, stima tutti. Io lo so. Voi siete stata buona, con noi.

Mariano - Lucia me lo disse subito che il giorno del nostro arrivo avete dato le caramelle ai bambini. E una mano per sistemare la casa.

Katia - Dai! Che casa.

Lucia - Noi non facciamo differenze. Per noi sono tutti amici.

Katia - Lascia correre, contadina! E' passata. Se credi che gli altri mi trattano meglio.

Lucia - Mi dispiace.

Katia - Lascia correre. Voi state peggio di me. E questo mi d pena. Come dice Acquasalata, voi dovreste... come dici, padrone? Che devono fare gli emigranti?

Acquasalata - (s'affaccia) Starci dentro. Capita la sinfonia? Starci dentro, perch fuori morite di fame, voi. Ci vuole classe, per vivere dentro la pancia della citt. A te, poi, metto in conto le caramelle.

Katia - Non scherzare, questi non lo capiscono.

Acquasalata - (avanzando) Su, vieni dentro, tardi.

Katia - Di loro, mica m'importa. Se gli ho fatto gentilezze, stato per i bambini. Somigliano ai miei.

Acouasalata - Ma va'! Se non le conosci nemmeno.

Lucia - Voi avete figli, signorina?

Acquasalata - S, madama. E tutti bastardi.

Lucia - Quanti ne avete?

Katia - Due. E dammi del tu, contadina!

Lucia - S, tu.

Acquasalata - Questa tonta.

Katia - Due come te.

Lucia - Io ne ho avuti quattro.

Mariano - Due sono morti subito.

Acquasalata - Quattro! Arriverai a trenta, prima della secca.

Katia - Stanno dalle monache. Cos mangiano tutti i giorni, anche se usciranno col velo. Due bambine sono. Lo sai che una sfortuna. A quelle come me, vengono tutte femmine. Buona luna, bambine della Katia, che vi vada meglio di mamma.

Lucia - Signorina!

Mariano - Scusate, vi ho offeso, ma senza malanimo.

Acquasalata - Piantatela! Questa piange e ride quando gli comodo.

Katia - Villani dal cuore d'oro. Ogni volta che vedo la vostra bambina penso alle mie. Mi siete simpatici con tutta la terra che vi portate addosso.

Acquasalata - Alleluja! Pace fatta e ognuno a casa sua.

Lucia - Grazie a Dio, meglio non poteva finire.

Mariano - Come dico io: bisogna parlare, spiegare sempre. Altrimenti non ci si capisce e uno crede chiss che.

Acquasalata - Tu non ti scandalizzare del tuo coinquilino. Quando ti sarai ripulito, vedrai che per la gente civile, una donna troppa per uno solo. Non combaciano, inteso?

Katia - Lascialo stare, poveraccio.

Acquasalata - Per cui, bisogna dividere con qualcun altro. A un uomo bastano tre quarti di donna, oppure due donne in tre. Continua tu il conto, ma non perdere le parallele. (Acquasalata prende Katia per un braccio e si avvia).

Katia - Cos porta soldi a casa, capito, Lucia?

Acquasalata - Tempi di Caino e Abele, i nostri.

Lucia - (a Mariano) Che vuol dire?

Acquasalata - (che ha sentito) Come ti muovi, sei in peccato. Tutti fratelli. Come Caino e Abele e compagni. Per cui, pecca tu che pecco io, tanto vale guadagnarci. Buonanotte. (Acquasalata e Katia si chiudono dentro la loro baracca).

Lucia - Devi stare attento quando parli. Di l, si sente quello che si dice fuori.

Mariano - Lei, col mestiere che fa, una brava donna ma lui uno schifo.

Lucia - Sta' zitto!

Mariano - L'immaginavi d'abitare vicino a gente cos?

Lucia - Quante cose abbiamo imparato!

Mariano - E quante ne dovremo imparare.

Lucia - E' tutt'un'altra vita.

Mariano - Ci sono stato militare qui: non m'ero accorto di niente.

Lucia - Un giorno staremo meglio.

Mariano - Io la vedo nera, Lucia.

Lucia - Oggi. Ma basta trovare un'occupazione e passa tutto.

Mariano - Le stesse cose che dicevi al paese.

Lucia - Ti ricordi quante discussioni vicino al camino? Tutte le sere.

Mariano - Quella un'altra storia. Tua madre, i tuoi fratelli, tutt'intorno. Saperlo, che sulla terra nostra, come ti sposti, si cambia modo di ragionare.

Lucia - Da noi era pi bello.

Mariano - Una cosa bella era il fiume. Andare vicino all'acqua, buttarci un ramo piccolo dentro: e contavo fino a cento. Allora il ramo passava davanti casa tua.

Lucia - L'acqua era verde. E cantava sui sassi.

Mariano - Oppure d'inverno sentivo ore e ore la voce del vento. Ci credi, che l'aria pareva una voce?

Lucia - Era una voce e qualche volta - sotto questi archi - io la risento.

Mariano - Appena capitano le disgrazie, cominciano i ricordi. Ci sarebbe da darsi i cazzotti in testa, invece.

Lucia - Mariano, arriva gente.

Mariano - Non riconosci chi ? (Entrano da sinistra Arda e Campisi).

Campisi - Ehi, chi c' qua dentro? Pigionanti! (Batte all'uscio di Acquasalata).

Acquasalata - (affacciandosi) Chi ?

Campisi - C' il Cavaliere. La pigione. E' il giorno di pigione.

Acquasalata - Ah, un momento. (Rientra).

Ardia - Qui finisce. Hai imparato qualcosa da questo giro?

Campisi - Certo che ho imparato.

Ardia - Hai capito cosa significa essere venuto con me, stasera?

Campisi - S, lo capisco.

Ardia - Bravo. Non passato molto tempo che venivo di persona, tutti i mesi.

Campisi - D'ora in poi sar compito mio. Gliene sono molto grato, Cavaliere, che m'abbia voluto istruire direttamente.

Ardia - Ti sto provando, vedremo.

Campisi - Posso parlare liberamente?

Ardia - Come no.

Campisi - Perch si prende tanta briga di queste catapecchie con quel po' di attivit che ha in piedi?

Ardia - Sono trecento in tutto, ti stupisce? Te n'ho mostrata solo una fetta. E' un'abitudine del dopoguerra. Tutto fermo, bisognava arrangiarsi. Oggi mi servono per un altro scopo. Sono le mie avanguardie.

Acquasalata - (ricomparendo) Ecco, a voi. Buonasera. (Si ritira).

Campisi - Di poche parole.

Ardia - Acquasalata, un bandito.

Campisi - Davvero? Un bandito? (Nel frattempo Mariano e Lucia hanno contato il denaro della pigione. La coppia soster poi in un angolo, quasi alle spalle dei due uomini, ascoltando attentamente).

Ardia - Sfrutta le donne. Sono le mie avanguardie, ti dicevo. Mentre fabbrico da una parte, dall'altra mando avanti le baracche, verso la campagna, mi preparo il terreno. E' utilissimo. Acquisto diritti sulla zona, ne studio le possibilit, influenzo i prezzi con la mia presenza, avverto tutti che sto arrivando io. E' legge vecchia di un secolo. Una scalinata: prati, porci, baracche, dimostrazioni, paura delle dimostrazioni, finanziamenti, case, cio io. (Ride) Poi chiudo dove finisco, spianto le baracche, impianto le fondamenta e sposto il villaggio pi avanti. Sempre pi avanti. Oggi i sistemi stanno cambiando ma anche io. Nessuno m'ha mai scavalcato, n uomini n avvenimenti. Sono trentasette anni che faccio questo mestiere. Come me non lo conosce nessuno. E ho cominciato con la carriola.

Campisi - In ogni caso, ora si deve fermare.

Ardia - Dici?

Campisi - L'acquedotto.

Ardia - L'acquedotto! S, l'acquedotto. Mi fermo se mi conviene. Non mi credi capace di smontare queste pietre muffite? E tutto in regola, con bolli e permessi. Ho trentasette anni di carriera. Ti ricordi S. Maria del Vento?

Campisi - Quella chiesa del Medio-Evo?

Ardia - Io. Ci ho combattuto io. Me n'ha dato di filo da torcere. Alla fine, l'ho tolta di mezzo. Non serviva a niente e ci ho piantato un grattacielo che sprizza faville se lo carezzi con la mano. Hanno strillato come gallinacci: i soliti giornali. Ci vuole altro, me li bevo tutti.

Campisi - Lei diventato uno dei pi grandi costruttori.

Ardia - E' la verit, anche se lo dici per arruffianarti.

Campisi - Mi creda: sono sincero.

Ardia - S, oggi sono un po' celebre.

Campisi - Tutta Italia ha visto la sua foto quando l'hanno nominato Cavaliere del Lavoro.

Ardia - Sempre meglio e sempre di pi. Questo Ardia.

Campisi - Mi consideri un suo incondizionato ammiratore.

Ardia - I grattacieli sono il mio orgoglio. Non me li fanno costruire, asini! Non hanno capito dove marcia la civilt. Quei tre che ho potuto tirare su. Stile da americani. Da olandesi. Per la roba storica, ci sono i musei. Ma fuori, la citt dev'essere nuova. La gente vuole servizi perfetti, comodit. Tu non immagini cosa significa alzare su dal niente, dalla terra pelata alta zero, tu non immagini che poesia alzare su un palazzo. Bello, lucido, con i colori allegri. E il pane che d alla gente? Vedrai, vedrai gli ingegneri che mi fanno la corte. E zitti tutti. Posso pagare poco, tanto, niente: nessuno protesta, pronti a darmi ragione. Solo i capitani d'industria se lo possono permettere.

Campisi - E' cos, ha ragione.

Ardia - Nessuno mi ferma. Leggi, funzionari, panorama: piazza pulita. Perch giusto che sia cos. Gli altri non ci sono ancora arrivati: costruire, questo importante. La societ ha bisogno di case, uffici nuovi, strade funzionali. Il resto sono balle. Qui da noi gli imprenditori hanno un brutto destino, combattere contro gli antichi romani. Sempre tra i piedi, sopra e sotto la terra. Grandi costruttori anche loro, non si discute ma ci siamo noi adesso. Poveracci, loro non c'entrano. Sono i professori d'universit che hanno tempo da perdere e ci vengono a rompere gli stivali. La citt ne soffre. Io no: me li bevo tutti. Luned cominciamo sul fiume. E tra due mesi, laggi. (Movimento d'attenzione di Mariano e Lucia) Su, su, funghi di primavera. Tutti miei, i funghi dell'impreditore Ardia. Cavaliere del Lavoro.

Campisi - Funghi di cemento.

Ardia - Tu hai insistito per lavorare con me.

Campisi - La fortuna sta in alto. Chi la cerca deve allungare il collo.

Ardia - Sei di quelli arrabbiati. Se non cambi la macchina ogni sei mesi, ti rodi. E' vero?

Campisi - E' un delitto?

Ardia - No: il successo non mai un delitto.

Campisi - Il successo dona spesso l'indipendenza e qualche volta la libert.

Ardia - Attento. Io mi riprometto molto da te. Tu hai la grinta dell'arrivista.

Campisi - Lei esagera. Cerco solo di migliorare la mia condizione.

Ardia - Non ti sar difficile. Sei molto intelligente. Io so distinguere. Lo sai che ho preso informazioni prima d'assumerti?

Campisi - Avr saputo tutto.

Ardia - Hai avuto una crisi di coscienza o ti pagavano poco?

Campisi - L'uno e l'altro.

Ardia - Che speravi dalla politica?

Campisi - Vendetta. Ho avuto fame dalla nascita. Abitavo una borgata e l, sul colle, costruirono un albergo di lusso.

Ardia - Io non ho mai costruito alberghi, finora.

Campisi - E' un controsenso: una stamberga e un hotel, tutto dentro cento metri in linea d'aria.

Ardia - Ho capito. La politica come cura della rabbia. E' vecchia.

Lucia - Diglielo, pu darsi che ti prenda. Diglielo;

Mariano - Come faccio? Come entro in discorso?

Lucia - Un po' di sfacciataggine.

Mariano - M'ha visto una volta sola. Non mi conosce.

Lucia - Devi dirglielo.

Campisi - L'odio, l'antico rimedio alla miseria umana.

Ardia - E sei finito con me, un padrone.

Campisi - E' pi facile allearsi con un avversario che con un amico.

Ardia - E' pi facile passare di qua a uno di voi, che di l a uno di noi.

Campisi - Ero in brutte acque. Tutti progrediscono e tu, fermo. E non credere nemmeno nel diavolo per tentare d vendergli l'anima.

Ardia - Perch hai scelto proprio me?

Campisi - Sapevo tutto: di lei, delle sue ricchezze.

Ardia - Sei schietto. Non mi dispiace.

Campisi - Grazie.

Ardia - Ti sapr manovrare a dovere. Accidenti, s' fatto tardi.

Campisi - Non si sta male, qui. Con questo fresco-lino.

Ardia - Liquidiamo questi.

Campisi - Sono gli ultimi.

Ardia - Gli ultimi venuti. E' una processione che non finisce mai. Qui lavorano sul serio, quando lavorano. Non ci devono essere molti soldi, qua dentro. (Campisi si avvicina alla baracca di Mariano).

Mariano - Sono qui, signore. Buonasera.

Ardia - Ah, stai qui? Oggi sono venuto io per la pigione.

Mariano - Sissignore. Eccola qua, pronta.

Ardia - Non li conto, va bene?

Mariano - C' tutto, signore.

Ardia - (a Campisi) Torni con me? Ti d uno strappo.

Campisi - No, grazie. Continuo di qua.

Mariano - Un momento. Scusate. Per favore. (Lucia entra nella baracca).

Ardia - Che vuoi?

Mariano - Ecco, io... Io sono rimasto senza occupazione.

Ardia - Beh?

Mariano - Cerco lavoro. Vorrei lavoro.

Ardia - Sono il tuo padrone di casa, mica l'ufficio di collocamento.

Mariano - Ho bisogno. Non so a chi chiederlo.

Ardia - Ci credo. Ma non posso farci niente. Mi dispiace. (Si avvia).

Mariano - Quel cantiere che deve aprire.

Ardia - E tu che ne sai?

Mariano - Ho sentito. Ero l.

Ardia - Ti diverti a spiare.

Mariano - Parlavate forte.

Ardia - Non certo che l'apro.

Mariano - Luned, ho sentito.

Ardia - Troppo tardi. E' tutto pieno.

Mariano - Quell'altro tra due mesi.

Ardia - Troppo presto.

Mariano - Ho bisogno di guadagnare. Ho due bambini.

Campisi - Faccia qualcosa per quest'uomo.

Ardia - Ti commuovi.

Campisi - Un po'.

Ardia - E' pericoloso.

Campisi - Trovi qualcosa. E' povera gente.

Ardia - Che sapresti fare?

Mariano - Tutto. Quand'uno ha bisogno.

Ardia - Cio niente, se uno ha bisogno.

Mariano - M'accontento di poco.

Ardia - Il principio buono.

Mariano - Mi basta tirare avanti.

Ardia - Anch'io ho cominciato cos. Tirare avanti. Sono trentasette anni che grondo sudore.

Campisi - (passando vicino a Mariano, va a sedere sul sasso) Chiamalo Cavaliere.

Mariano - Ho famiglia. Moglie e due figli.

Ardia - Io lo stesso. Due figli. Per fortuna, sono vedovo.

Mariano - Cavaliere, a lei non costerebbe. Per me tutto.

Ardia - Questi piangono. Poi si scopre che hanno centomila lire sotto il materasso.

Campisi - Anche cos, non sarebbe molto.

Ardia - Sono tutti bricconi. Li conosco, ne ho i cantieri zeppi. Alla fine, neanche ti ringraziano. Come i ricci: basta che entrano. Prima si danno per un tozzo di pane, poi cominciano le pretese.

Campisi - E' comprensibile.

Ardia - E dopo? Se assumo lui, devo licenziare un altro. E questo chi lo garantisce?

Mariano - Ho le referenze del parroco.

Ardia - Non per testardaggine ma io non posso star dietro a tutti gli straccioni che arrivano qui. Mandrie di corvi su questa povera citt. Tutti qui: manco fosse l'America. Non sono il governo io, e neanche un ente di beneficenza. Rischio il mio capitale, mi scopro, azzardo. Se posso fare il bene, lo faccio. Altrimenti no, chiaro.

Mariano - Se non pu, pazienza. Non ho trovato ragioni bastanti.

Ardia - Ragioni bastanti! Le ragioni! Lo sai, barbaro, cos' la ragione? Ecco, guarda qui. Un cerchio in terra, un piccolo cerchio come questo e chi ha ragione ci si trova in mezzo. E guai a chi vuole entrare. Non c' posto per due. Chi sta dentro, si difende. Deve difendersi. E' una legge divina. Scorza dura, per mantenere la posizione.

Mariano - Io ho la scorza dura ma a che mi serve?

Ardia - Una categoria che non sopporto quella dei piagnoni. Con tutte le iniziative che fermentano. Beh, con il dovuto rispetto per questa bella serata fresca fresca, io me ne vado. Ho immagazzinato abbastanza ossigeno. Vieni allora?

Campisi - Prendo di qua. Grazie.

Ardia - Rimani a piedi. Stai lontano.

Campisi - Sono libero.

Ardia - Roba di donne, ho capito. Beato te. Prova un po' a rabbonire questo disgraziato. Ciao.

Campisi - Buonasera, Cavaliere. (Campisi accenna ad alzarsi. Ardia esce donde venuto. Mariano, in piedi, poco discosto da Campisi. Lunga pausa)

Campisi - E' molto che stai qui?

Mariano - Quest'inverno.

Campisi - E' dura, eh?

Mariano - No signore, non dura. E' impossibile.

Campisi - Hai mai lavorato?

Mariano - Tre volte. Ma poche settimane ogni volta.

Campisi - Buon segno. Tutto sta a ficcarsi dentro.

Mariano - Lo dicono tutti stasera.

Campisi - E' una catena, basta agguantarla.

Mariano - Eccomi qui, con le mani in mano, la quarta volta.

Campisi - Che sai fare?

Mariano - Niente.

Campisi - Manovale.

Mariano - A casa mia, bracciante. Tre mesi l'anno.

Campisi - Minestra e mille lire al giorno.

Mariano - Voi lo sapete.

Campisi - Ero in politica, tempo addietro.

Mariano - Avete gi cambiato mestiere. Siete giovane.

Campisi - Ventisette a settembre. (Si alza) Ma di stirpe precoce. Intendi quello che dico?

Mariano - Ho sentito tutto. Lavorate per lui ma senza amore. Solo la carriera.

Campisi - No carriera. Soldi.

Mariano - Insegnatemi il mestiere.

Campisi - Ci vorrebbe pi civilt.

Mariano - La conosco la civilt. Laggi, passato il fiume, ho fatto il guardiano a un cantiere. S'era ammalato quello effettivo. Ho visto. Una bella villa: mattoni bucati, legno bagnato, condutture vecchie. Spiegatemi un po' questa.

Campisi - E tu non ci abiti. Sopra la testa, ti senti il fiato di quello che sta all'ultimo piano. Ormai va cos.

Mariano - E voi ci state in mezzo. Bravo: non si dovrebbe star male.

Campisi - Tra poco, negli edifici nuovi, si sentir quando fanno l'amore. Su e gi con le molle del letto. Per ti sbagli, non ci sto in mezzo. Spero d'arrivarci. Ardia ha una figlia di vent'anni. Buona. Uno schizzo di sgualdrineria ce l'ha anche lei. Chi se ne frega. Mi piacerebbe di sposarla. Sarebbe un colpo da maestro.

Mariano - Sposare una donna che non si rispetta? Senza amore, lo capisco. Anche da noi, le donne le sposa il padre. Quasi tutte senza amore. Ma rispetto ci deve essere.

Campisi - Tu non capisci niente. La figlia di Ardia va sposata anche con cento chili di corna per dote. Il padre apprezza la genialit ma ti tiene come schiavetto. Io invece voglio entrare nel clan. Le donne dicono che sono un bel ragazzo. E' la sola chiave che ho. Sai cos' un clan?

Mariano - No.

Campisi - Una trib, metti conto. Si vive cos: a trib. Se non porti il tatuaggio di qualche trib, l'esistenza difficile. Come dici tu: impossibile.

Mariano - Io ce l'ho il tatuaggio. Quello dei morti di fame.

Campisi - Non conta. Chi ancora alle prese con i problemi elementari fuori. Un altro mondo.

Mariano - E per cambiare problemi, come si comincia?

Campisi - Stando nel clan. Chiuso il giro.

Mariano - La solita storia.

Campisi - Queste trib messe insieme formano l'Italia. L'Italia Ufficiale, non quella vostra.

Mariano - D'Italia ce n' una sola.

Campisi - Ce ne sono almeno due, l'imparerai a tue spese.

Mariano - Io sono un buon patriota.

Campisi - La tua patria non ti riconosce come cittadino. Tu sei un mezzo italiano.

Mariano - Non capisco. Sono parole nuove per me.

Campisi - Il discorso del cerchio stupido. Di vero, c' solo questo: chi sta dentro, vuole stare solo. Il posto ci sarebbe. Guarda come trattano le donne da strada. O gli artisti, anche. La gente insomma che non sta nella trib.

Mariano - Noi, allora.

Campisi - 0 voi, appunto. Sono feroci. Un'indifferenza feroce. Hanno piet per un cane zoppo, pi di voi tutti messi insieme.

Mariano - Una volta i compagni - ero sotto le armi, di leva - mi portarono in una casa. Ero agitato: la prima volta. Rimasi asciutto, impotente. Ci soffrii che non so dire. Ma quest'impotenza che provo oggi! Non potersi muovere, lavorare, non perdere tempo.

Campisi - Anni fa ero convinto che voi siete la grande speranza di domani. Dopo tutto, lo penso ancora.

Mariano - S, la speranza.

Campisi - Voi siete i soli che potete spezzare le quattro pareti.

Mariano - Spiegatevi meglio.

Campisi - Ogni prigione ha quattro pareti.

Mariano - S.

Campisi - Sta' attento. Le pareti della nostra prigione si chiamano cos: le leggi le tradizioni gli altri e la paura delle leggi delle tradizioni degli altri.

Mariano - Continuate.

Campisi - Voi siete un popolo vergine, voi cos puri cos buoni e umili. Miserabili che si svegliano la mattina senza sapere se alla sera avranno mangiato quanto Dio comanda, voi soli siete la speranza, voi potete spezzare le pareti della prigione. E impiccare noi tutti, canaglie delle citt.

Mariano - Io non so, signore, se ho capito bene. Ma ho idea che vi sbagliate. Primo: siamo tanto deboli che la forza per buttare gi la parete non c'; secondo, perch in prigione non solo non ci siamo ma ci vogliamo entrare, e con l'ergastolo se possibile. Almeno si manger sino alla fine.

Campisi - Non darmi retta, sono una buona lana, io.

Mariano - Mi piace sentir parlare gente come voi. S'impara sempre.

Campisi - Come ti chiami?

Mariano - Mormile Mariano.

Campisi - Sputami addosso, Mariano. Io sono un disertore.

Mariano - A me invece, piace combattere. Se non avessi famiglia, sarei invincibile.

Campisi - Questa si chiama retorica.

Mariano - Abbiamo troppa pazienza. Ecco la colpa.

Campisi - Hai le idee confuse ma ti farai. Ognuno combatte la sua battaglia. E questo nobilita anche predoni.

Mariano - Noi combattiamo senz'armi.

Campisi - Beh, ora t'ho conosciuto. Arrivederci, Mariano. Vedr d'aiutarti, se mi possibile.

Mariano - Lucia! Lucia!

Campisi - Che ti prende?

Mariano - Lucia! (Viene Lucia). Lucia, il signore ci ha promesso aiuto. Forse mi trova un'occupazione. (Lucia bacia la mano a Campisi).

Campisi - Signora! Che fa? Un momento. Mariano, io ho detto...

Lucia - Grazie, signore, grazie.

Mariano - E' mia moglie.

Campisi - S, ma io... accidenti, io sono soltanto un geometra. Adesso lavoro con Ardia. Mi usa come segretario, un po' di tutto. Lui ricco, costruisce mezza citt. Pu darsi, pu darsi che possa aiutarvi. Ma non lo garantisco.

Lucia - Dio vi rimeriti, signore.

Mariano - Ricordatevi di noi. Noi abbiamo bisogno pi d tutti.

Lucia - Per carit, non ve ne dimenticate.

Campisi - Ma no, brava gente. Non vi dimentico. Arrivederci, mi chiamo Campisi. Da luned, sto nel nuovo cantiere sul fiume. Arrivederci. (Esce a destra).

Lucia - Ci aiuter, lo sento. E simpatico. Cos giovane. Ben vestito.

Mariano - Ha detto che non lo garantisce, non hai capito? Basta mezza parola per liquidare tutto un discorso.

Lucia - Io ho un presentimento buono. Ci aiuter.

Mariano - Mucchi di perle! Mucchi di perle le mie ore libere! Montagne di perle, un valore a disposizione! Possibile che non serva a nessuno? E' possibile questa ingiustizia? Lucia! Perch gli altri s e io no?

ATTO SECONDO

Nel recinto d'un cantiere edilizio. Lo spiazzo antistante il fabbricato in costruzione. Da sinistra a destra corre il tipico steccato a tavole. A sinistra, c' anche l'ingresso: una grossa e cigolante porta d legno che si apre in dentro. L'edificio chiude la parete di destra, il primo verso l'esterno dei vani del pianterreno stato adattato a ufficio del cantiere ed chiuso con una porta di legno munita di lucchetto. Disordinatamente sul fondo, bidoni, tavole affastellate, mattoni.

Mattino luminoso. Sono in scena, a sinistra, Varisco, Daniele, Gianna (in pantaloni da viaggio). A destra, appartati, Campisi e Mariano. Improvvisamente Mariano d una spinta a Campisi che cade a terra, e corre verso il centro della scena.

Mariano - A me! A me! Daniele! Varisco! A me, l'ha chiesto! Dopo quello che ho ingozzato stamattina!

Campisi - (rialzandosi) E' impazzito. Mariano (gli va contro) Assassino! Tu giochi con la nostra pelle! (Varisco esce precipitosamente di scena).

Campisi - (fermo) Va' via! Va' via subito! E per sempre! Via o ti butto fuori a calci in due secondi, che credi?

Gianna - Ma pi forte d te.

Mariano - Campisi! Campisi! (a pugni stretti).

Campisi - Basta, perdio! Dopo tutto quello che mi devi! T'ho raccolto dalla strada, a momenti chiedevi la carit sui marciapiedi. Disgraziato! E' cos che ricambi l'attenzione che ho per te? Se non ci fossi io, dove, come lavorereste voialtri? Daniele - Questo vero.

Campisi - Di che mi rimproveri? Oggi il sistema questo. E io pianto le fondamenta buone. C' rischio? Ma si finisce prima e si comincia da un'altra parte. Siamo sulla terra, non sulla luna! Idiota! Se succede qualcosa, pago io, mica voialtri.

Mariano - Io non faccio quel mestiere.

Campisi - Idiota un'altra volta! Trova un imprenditore che vi tratti meglio di me.

Daniele - Questo lo devi riconoscere, Mariano.

Campisi - E poi, basta. Non rendo conto a nessuno. Io rischio il mio capitale, mi scopro, azzardo. E proibisco a chiunque di venire qui, prima dell'orario.

Gianna - L'hai ridotto cenere. Sei un asso, per. Non credevo.

Campisi - E se l' cavata bene. Potrei denunciarlo, per quello che ha fatto.

Mariano - Non lo so che ho fatto. Non lo so. E' stato un momento, Campisi. Voi siete largo di mente, voi potete capire quello che ho provato. Mi cacciate via? Va bene, per vi consiglio di riflettere. Sarebbe un peccato grande mettere in mezzo alla fame me e la mia famiglia. I bambini, Campisi: voi non l conoscete ma sono loro che mi danno forza. Dignit, avete mai sentito questa parola? Mi cacciate via, e sta bene. Io non so che credevo di trovare in citt, ho sognato per anni di venire tra voi, gente civile, seria. Che dico? Voi sicuri di tutto e io di niente. Sono stato sempre attento ai vostri discorsi, eravate tutti padreterni per me. Campisi, se volete dimenticare, io prima ho sbagliato, questa la mia mano. Io non mi controllo mai, gi capitato altre volte, questa bella signora ha capito, e anche Daniele, Varisco che sparito. Io non scappo, ho bisogno di lavorare, resto se voi volete. Sono un uomo onesto, non posso promettervi altro, se questo che cercate. (Tende la mano senza umilt).

Campisi - Mi dispiace. Tra di noi, s' creata una frattura che non si pu chiudere. Andiamo, Gianna. Scusami della scenata volgare, ma da uno che ho sfamato e salvato non me l'aspettavo.

Gianna - Lo mandi via, davvero? Poveretto!

Campisi - Andiamo. E' maledettamente tardi. (Si gira) Capito bene, Mormile? E' da questo momento che non appartieni pi alla mia Impresa.

Gianna - Intesi che appena sull'Autostrada guido io. (Le loro voci si perdono fuori: si udr tra poco il rombo del motore. Pausa. Rientra in scena Varisco).

Varisco - Qua la mano, amico. Tu hai la stoffa del condottiero. I sindacati, quella la tua strada. (Mariano senza dargli retta si avvia lentamente verso l'uscita. Silenzio assoluto. Sulla porta, si gira).

Mariano - Addio, Daniele. (Daniele abbassa il capo senza rispondere. Mariano si avvia lentamente verso l'uscita mentre il resto della scena si oscura: qui si pro-fila prima l'ombra e poi la figura di Lucia che blocca il passo. I due si guardano, lunga pausa, poi)

Lucia - E' stato per colpa tua?

Mariano - S.

Lucia - Com' stato?

Mariano - Ormai.

Lucia - Perch stato?

Mariano - Era cominciata una mala giornata. Era cominciata che io... (La voce si affievolisce mentre stanno uscendo. Improvvisamente, luce piena. La scena vuota).

La voce di Mariano - (che picchia da fuori) Varisco! Varisco! Sono io! (Varisco appare dall'angolo di destra, tra lo steccato e la costruzione. Apre la porta quanto basta per lasciar passare una persona).

Mariano - (entrando) E' venuto nessuno?

Varisco - C' uno che t'aspetta da ieri sera.

Mariano - Da ieri sera? E chi ?

Varisco - Ha dormito con me. Non indovini.

Mariano - Chi ? (Dalla stessa direzione di Varisco, avanza il padre).

Il Padre - Chi ? Mariano?

Mariano - Ma pap! Che successo? Quando sei arrivato? (/ due si abbracciano).

Varisco - Io vado a lavarmi. (Uscir a destra).

Il Padre - Come stai, Mariano?

Mariano - Che sorpresa. Perch sei venuto? E' successo qualcosa?

Il Padre - Lucia? I piccoli?

Mariano - Noi tutti bene. E mamma?

Il Padre - Tutti bene, anche noi.

Mariano - Perch non sei venuto da me?

Il Padre - In treno ho perso l'indirizzo. Per mi ricordavo il nome dell'impresa: CAMPISI. A forza di domandare, sono arrivato qui, ma era tardi e quel poveretto gi dormiva. M'ha consigliato di passare la notte con lui, perch saresti venuto presto stamattina.

Mariano - Era vero: eccomi qua.

Il Padre - Perch a quest'ora?

Mariano - Sono proprio contento di vederti, pap. Ma perch sei venuto senza avvisare?

Il Padre - Ci domandiamo le cose uno all'altro. Va bene, comincio io. Ho lasciato le Saline.

Mariano - Hai lasciato le Saline? T'hanno cacciato via?

Il Padre - No, di volont mia.

Mariano - E perch? Sei malato?

Il Padre - Tuo fratello Antonio aspetta un figlio.

Mariano - Questo lo sapevo, ma che c'entra?

Il Padre - Corrono le notizie.

Mariano - Nessuna notizia. Chi sposa a primavera, d'estate aspetta un figlio. Dalle nostre parti cos.

Il Padre - Non trovava niente in paese. Allora ho detto: Mariano scrive che guadagna, io vado con lui, Antonio prende il mio posto alle Saline e tutto. Mamma resta laggi, per non pesare su uno solo.

Mariano - Per Antonio, a sposarsi senza lavoro...

Il Padre - Tu lo stesso.

Mariano - Proprio perch ci sono passato io!

Il Padre - Tu non sei contento. Non vero che guadagni?

Mariano - Ma s! Te l'ho scritto. E' da un anno, senza smettere mai. Lo sai che sto per lasciare quella maledetta baracca?

Il Padre - Che hai, Mariano? Non ti dar tanto peso. La pensione poca ma c'.

Mariano - Che dici, pap. Hai fatto benissimo.

Il Padre - Lo sai che alla direzione non volevano cedere? Secondo loro nessuna legge li obbligava a prendere il figlio al posto del padre. Poi si sono convinti. C' andata mamma e tutta la famiglia, a pregarli.

Mariano - S, s, avete fatto bene.

Il Padre - Non un gran guadagno ma sicuro. Antonio ragazzo serio, lo prenderanno subito a benvolere. Io m'arranger.

Mariano - La pensata stata buona, s, s, stata buona. Ora la famiglia di Antonio pu crescere senza tanto scuro intorno. E mamma li consiglier: sono cos giovani quei due!

Il Padre - Quarant'anni in tutto.

Mariano - Tu starai con noi. Un po' male, c' un vano solo per tutti. Ma prima dell'autunno ho sloggiato, quant' vero che mi chiamo Mariano. Una casa per noi si trova.

Il Padre - Aiuter anch'io la barca. Sono sano e ancora in gamba.

Mariano - Tu adesso ti riposi. Hai faticato abbastanza in vita tua. Le Saline consumano, ho sempre davanti agli occhi le sere che t'addormentavi sul tavolo, tanto eri stanco.

Il Padre - Tempi duri. Dodici ore di lavoro. Oggi va meglio.

Mariano - Sono contento, pap. Scusa se prima sono rimasto senza parola. E' stata la novit, chi se l'aspettava di trovarti qui, stamattina. Tra qualche anno, chiameremo mamma con noi.

Il Padre - Decidi tu. Ormai sei tu il capo-famiglia.

Mariano - Ma s, pap. Va bene cos. Dio ci aiuter. Non ti preoccupare. A casa di Mariano, il pane non ti mancher mai. Vedrai le feste che ti far Lucia. E i ragazzini? Ho una femmina, pap, bella come la luna. Bianca di pelle, gli occhi cos, i capelli di seta. Tu, non la riconosci, quando la vedi. Pare la figlia d'un principe. (Varisco s'affaccia un istante e si ritira) Adesso vattene, non puoi stare qui.

Il Padre - Mariano, sta' attento. Varisco m'ha spiegato quello che avete in mente.

Mariano - Te l'avr spiegato male.

Il Padre - Non ti mettere negli impicci.

Mariano - Se lavoriamo, hanno bisogno e allora dobbiamo pretendere. In un anno, da manovale sono diventato muratore. E non c'entra che sono bravo. Hanno avuto bisogno d'un muratore bravo. Non si tratta di soldi ma di una questione pi importante ancora. La dignit nostra offesa, uomini senza valore che nessuno calcola e abbiamo lo stesso sangue: una guerra feroce, padre, ma io non sono stanco.

Il Padre - Perch ce l'hai tanto? Non t'hanno fatto niente di male.

Mariano - E anche niente di bene. (Entra Varisco).

Il Padre - lo non ti so dire altro.

Mariano - Sta' tranquillo, andr tutto a segno. Il principale razza nuova, giovane: ci si pu parlare da uomo a uomo. Lo sai dove sta l'Acquedotto?

Il Padre - Non me lo ricordo pi.

Mariano - Ti scrivo l'indirizzo. Aspetta. (Scrive su una scatola di cerini).

Varisco - Un po' d'acqua sul viso e sei subito sveglio.

Il Padre - Eh, caldo anche oggi.

Varisco - Laggi che tempo tira?

Il Padre - Non il sole che manca.

Mariano - Tieni. Come esci dal cantiere, buttati a destra e vai diritto, finch finisce l strada. Poi domanda, non lontano. (Accompagna il padre verso l'uscita).

Il Padre - Mariano, sta' attento. Adesso che hai un buon posto.

Mariano - Non un buon posto, un posto soltanto.

Il Padre - Ancora peggio.

Mariano - Addio, ci vediamo stasera. Addio, pap. A stasera. (Il Padre esce, quasi spinto via da Mariano).

Varisco - Vecchierello, tuo padre.

Mariano - Uno che ha stretto i denti.

Varisco - Un buon cristiano. M'ha tenuto compagnia, stanotte.

Mariano - Ancora non venuto nessuno.

Varisco - Quanto mi pagate questa levataccia?

Mariano - Ci guadagni anche tu, va' l.

Varisco - Ho l'impressione che ci guadagneremo tutti.

Mariano - L'ora sarebbe passata.

Varisco - Se pure verr qualcuno.

Mariano - Verranno tutti, troppo importante.

Varisco - Allora, aspettiamo. (Siede su un fascio di tavole).

Mariano - Non ti dispiace dormire lontano da casa?

Varisco - No. Anzi.

Mariano - Tua moglie non si lamenta?

Varisco - Tu fai sempre un sacco di domande.

Mariano - Lascia perdere se ti scoccia.

Varisco - Quando la notte diventata per dormire, meglio dormire soli.

Mariano - La moglie deve dormire con il marito.

Varisco - Lo dicono i preti in chiesa. Ma che ne sanno loro?

Mariano - Io non lo capisco.

Varisco - Tu sei ancora giovane e con la moglie giovane: hai paura delle corna, di' la verit. Metti sopra che sei fresco di terra e la paura cresce per due.

Mariano - E' il mestiere del guardiano che non mi piace.

Varisco - Sei poco scafato per capire i vantaggi della guardianeria.

Mariano - E' pi bello costruire. Un mattone sopra l'altro, si va su.

Varisco - Hai ragione anche tu. Toh, guarda qua. (Si alza) Guarda questa mano. C' stato sopra un quintale di travi, a tuffo. Una mano finita. Per i monchi c' la guardia, se no, sarebbe fame.

Mariano - Abbi pazienza, non lo sapevo.

Varisco - Arriva qualcuno. (Entra Daniele).

Daniele - Salute a tutti.

Mariano - Finalmente. Tu sei il primo.

Daniele - Tu. Io sono il secondo.

Varisco - Quand' cos, il primo sono io.

Daniele - Bella forza, tu ci dormi.

Varisco - M'avete levato un'ora di sonno, disgraziati.

Mariano - Gli altri tardano. (Pausa).

Daniele - Non viene pi nessuno, Mariano.

Mariano - Vengono, vengono.

Daniele - Ho detto che non viene pi nessuno.

Varisco - E' vero, lo so io pure.

Mariano - Che avete combinato?

Daniele - Ieri, dopo che te ne sei andato. Siamo tutti d'accordo.

Mariano - Eravamo d'accordo ma di venire!

Daniele - Parliamoci chiaro. Io sto qui come ambasciatore del cantiere. Tocca sempre a me, e accidenti a mio padre che voleva mandarmi all'universit.

Varisco - Tu sei l'avvocato.

Mariano - Che avete combinato? Insomma! Posso saperlo?

Daniele - Sta' calmo. Non se ne fa pi niente. Punto e a capo.

Mariano - Niente! Come niente? Il pericolo che ho scoperto?

Daniele - Ha scoperto lui. Dinne un'altra. Ti vuoi mettere in testa che lo sapevamo? Qui c' gente che del mestiere da quando hanno inventato il cemento.

Mariano - E allora? Perch si sono ritirati?

Daniele - Accontentati di lavorare. Ti sei gi scordata la disoccupazione?

Mariano - Avevamo giurato di non pensarci.

Daniele - I disoccupati sono i veri nemici nostri. Se non ci fossero loro, chi ci potrebbe vincere?

Varisco - Pagherebbero dieci volte tanto.

Mariano - Non m'avete capito bene. O io non mi so spiegare. Qui si corre rischio che crolla il palazzo.

Daniele - E qualcuno si romper la testa. Ma se va bene, diciotto mesi di paga e le marche sul libretto.

Varisco - Tira a campare, Mariano.

Mariano - Voi non ci state col cervello. Campisi si sfoga con me, ve l'ho detto tante volte. Ha paura anche lui che non regge.

Daniele - Ma no, c' solo un po' troppa sabbia. Fidati, di mestiere sono pi vecchio io.

Mariano - I puntelli, dico! Altri sette giorni dovrebbero stare su! Qui oggi crolla tutto! Ma perch state zitti? Rispondete almeno! (Pausa).

Daniele - Toh. Fuma.

Mariano - Io non vi capisco.

Daniele - Sar avvocato ma gli argomenti non li trovo.

Mariano - Andate contro i vostri interessi.

Daniele - Tu li conosci i nostri interessi? Allora dimmeli, perch non l'ho mai incontrati faccia a faccia.

Mariano - Portare la pelle fino alla vecchiaia. Uno.

Daniele - Di fame non si muore. Non basta campare: anche i disoccupati campano, tu lo sai, e pu darsi che ci va bene,

Mariano - Lavorare una settimana in pi. Due.

Daniele - Se Campisi ti prende in simpatia, lavori tutta la vita, altro che settimana.

Mariano - La responsabilit verso quelli che ci verranno ad abitare?

Daniele - Quelli poi non li conosco. Sto fresco se mi dovessi caricare le responsabilit come fossero mattoni.

Mariano - E se crolla quando gi ci abitano?

Daniele - Affari loro. L'ha costruito Campisi, mica noi.

Mariano - Noi, noi. Senza queste braccia non si costruisce.

Daniele - Oh, senti. Le rogne non mi piace d'andarmele a cercare. Gi ne vengono troppe per conto proprio.

Varisco - C' sempre il collaudo quando il cantiere si chiude.

Mariano - Tu credi al collaudo?

Varisco - Questo finora non me l'aveva chiesto nessuno.

Mariano - L'ingegnere che costruisce qui, collauda l. E quello che costruisce l, collauda qui.

Varisco - Meglio crederci.

Mariano - Che hai detto prima? C' troppa sabbia nel cemento?

Daniele - Dicono.

Mariano - Allora la situazione pi seria ancora.

Daniele - Io la terza volta che lavoro il cemento con le scorie.

Mariano - Ecco perch Campisi tanto preoccupato.

Varisco - Il pericolo c', a levare un cemento debole quand' ancora fresco.

Mariano - E ve ne state cos rassegnati?

Daniele - Senti, Mariano. Lo sai quanti cantieri sono aperti in tutta la citt?

Varisco - Seicento.

Daniele - E quanti crolli ci sono stati quest'anno? Cinque.

Mariano - E undici dei nostri sono morti.

Daniele - Cinque su seicento, undici su trentamila. Dev'essere jella nera che tocca proprio a noi.

Mariano - Voglio sapere una cosa sola. Se per paura che vi comportate cos.

Daniele - Un po' la paura, un po' la fiacca.

Varisco - E' laggi che deve scoppiare la rivoluzione. Qui i materassi sono morbidi ma se si muove qualcuno, gli diamo una mano.

Mariano - Tu aspetti i contadini, i contadini dicono che saranno gli operai a cominciare. Giochiamola a pari e dispari.

Daniele - Io dico questo: la rivoluzione si fa a stomaco pieno. Come gli studenti l'altro secolo. A stomaco vuoto, si subisce.

Mariano - Tu non sei stomaco vuoto.

Varisco - Bravi! E' lo stomaco che governa il mondo.

Mariano - Cos tutte le ingiustizie vanno bene.

Varisco - Uffa! Le prediche.

Daniele - Dammi retta, Mariano. Qui tira un'al-tr'aria.

Mariano - L'ho visto.

Varisco - Parlo io un momento. Io ne ho vissute tante. Ho vissuto l'altra guerra, il fascismo dal principio alla fine, su questa pellaccia sta scritta tutta la storia d'Italia. E qual la morale? E' tutto inutile. Noi non contiamo mente, non siamo capaci di niente, non vogliamo rischiare niente. E' inutile provare a ogni generazione. Zitti e a cuccia.

Mariano - E se uno non fosse d'accordo?

Daniele - Quello sarebbe matto.

Mariano - Perch ieri mi davate ragione? M'avete battuto le mani.

Daniele - Perch ragione ce l'hai. Ieri e oggi.

Mariano - Ma allora, se ho ragione, se finalmente ho ragione, perch sopportare? Perch questa maledizione?

Daniele - Perch ti conviene.

Mariano - Ma diamogli sotto, se abbiamo ragione! Che c' da perdere, Varisco, che c' da rischiare? Questo popolo bue! Cominciamo noi, tocca a noi. Daniele! Varisco! Lo capite che siete in torto? Che cos non va, non va! Che serve stare diciotto mesi col batticuore se poi si torna daccapo? Io conosco la fame pi di voi. Datemi retta! E' meglio puntare i piedi, sempre meglio!

Varisco - Bravo! Noi non siamo uniti.

Daniele - Siamo in tre, gli altri non ci stanno.

Varisco - Solo l'aristocrazia ha sentimento di classe. Per il resto, ognuno per s e Dio per tutti.

Daniele - Bella forza, facile avere quel sentimento quando si in pochi.

Varisco - Sar. A me viene spontaneo inchinarmi davanti a Campisi. Sar perch gli riconosco la stoffa del mascalzone.

Daniele - Io dico che il cemento secco. Andr bene, vedrete.

Varisco - Nessuno ci consiglia, questa la verit. Nessuno ci guida. Ci hanno piantato in mezzo alla burrasca. Maledetti! Novanta alla politica e dieci ai sindacati.

Daniele - Io avevo diciotto anni quand' finita la guerra. Erano tutti contenti. Sembrava - che ne so? - sembrava che dovesse capitare qualcosa di grande, di bello.

Varisco - Vallo a capire. Pi aumentano i nostri deputati, e pi si complicano le cose. Mah!

Daniele - E' finita cos. Ti ricordi quest'inverno? Tutto quel freddo e quell'acqua? Uno specializzato come me ti chiudeva la colonna montante con la calce e tutta l'acqua ghiacciata dentro. Proprio non me ne importava pi niente.

Varisco - Guardalo l. Pare un bisonte dopo la monta. O contadino, ti verr male al fegato!

Mariano - Se Campisi levasse mezza paga, nessuno fiaterebbe.

Varisco - Dieci anni fa, era diverso. Tutto quello che chiedevi, ti davano. Allora ero con Ardia.

Daniele - Il suocero di questo.

Varisco - Tremava davanti a noi. Tremava. Oggi stiamo col pizzo sempre pronto a prendere calci. (Gesto adeguato) Tienici con te, capo, ti servire-remo bene.

Daniele - E' finita cos. Da che dipende?

Mariano - La troppa miseria.

Daniele - La politica.

Varisco - La paura della guerra, dico io.

Daniele - Macch guerra e che c'entra la guerra?

Varisco - Avvocato, impara. Se scoppia la guerra, si muore tutti. Questo pensa la gente. E anche noi, noi siamo gente come gli altri. E allora dichiarate la guerra senza il nostro permesso? Bene, signori. Accomodatevi. Ma noi intanto - noi umanit - ce la spassiamo. Divertimenti, ferragosto al mare, donne nude sui giornali e un frego con la matita blu su tutti i pensieri. Ma lo sapete voi che gli impiegati non portano pi i soldi in banca? Questa la rivoluzione; si divertono tutti. E i soldi per divertirsi? Ecco Campisi che pianta la politica, si butta sotto con le corna in testa e ammucchia. Leva i sostegni una settimana prima e ammucchia. Noialtri poveracci con che forchette si mangia? Ti devi contentare, intanto al banchetto ci stai seduto pure tu e se sei furbo rimedi una coscetta di pollo. Chi ha unghie arraffa, e chi batte le mani, da vecchio ha la pensione. O ragazzi, che discorso m' venuto fuori?

Mariano - Io abito sotto gli archi, contro la legge. Ogni ora che vivo in famiglia, un delitto.

Varisco - Di' la tua, Daniele.

Daniele - Daniele un fesso.

Varisco - Ora vengono i rimorsi.

Daniele - Cerchiamo una via di mezzo. Prima si finisce, e poi lo denunciamo alla polizia.

Varisco - Mai chiamare la polizia tra noi, tien-telo per detto.

Daniele - Denunciamolo all'Ispettorato.

Mariano - Io sto a sentire. Va' avanti.

Daniele - Scriviamo ai giornali.

Varisco - Il nome sul giornale, io non lo metto. Lo leggono i costruttori e trovati un altro mestiere.

Daniele - Scriviamo senza firmare.

Mariano - Una peggio dell'altra. Ma dove ti sei messa la coscienza?

Daniele - A quel paese tu e la coscienza. Sei un fanatico e basta. E' arrivato ieri dalle campagne e gi d lezione. Toh, ti d i soldi. Compra una pistola e ammazza Campisi.

Mariano - E se io sparo, voi che fate?

Daniele - Io non mi lagno.

Mariano - E tu, Varisco? Tu hai detto che se qualcuno si muove, gli dai una mano.

Varisco - Io sto fermo come una montagna.

Mariano - E che cercate un apostolo? Il sabato sera mica vinco alla lotteria, io.

Varisco - Di mano buona ce n'ho una sola, la sinistra. E neanche sono mancino.

Mariano - La tua scusa buona.

Daniele - Che sarebbe quel tono? Di', mi credi un vigliacco?

Mariano - Non parlare pi: meglio.

Daniele - Da vigliacco, non mi sono mai comportato. Se qualcuno Io dice, gli spacco il muso.

Varisco - O ragazzi, litighiamo tra noi? Piantiamola qui.

Daniele - Per me va bene. Piantiamola qui.

Varisco - E tu, Mariano?

Mariano - Che volete da me? Che batto la testa al muro? Finisce qui, basta. (Pausa. Varisco si stira).

Varisco - Eh, s. La coscienza: una parola.

Mariano - Il coraggio, un'altra parola.

Varisco - Che ti serve il coraggio se i tuoi nemici non hanno paura? (Entra Campisi).

Campisi - Varisco, il cancello aperto prima dell'orario!

Varisco - Mah! Chi ha aperto il cancello?

Daniele - Si discorreva prima di cominciare.

Campisi - Daniele... Mariano... Quanta gente!

Daniele - Quattro chiacchiere, cos.

Campisi - La testa a posto, ragazzi. (Si avvia verso l'ufficio) Ho sentito parlare di coraggio. C' qualcuno che pratica questo sport?

Daniele - Chi lo sa.

Campisi - II coraggio nella vita dell'uomo una circostanza. E ce n' uno solo al mondo. Uno di numero.

Varisco - Mio non .

Campisi - Non di nessuno. Ce lo passiamo a vicenda, cambia padrone, continuamente e quando ce l'ha uno, manca a tutti gli altri. E siamo tanti al mondo, che si muore prima di averlo avuto tutti.

Mariano - Prova a rispondergli se ne vieni a capo.

Campisi - Come dici?

Varisco - E lei, ingegnere, cos presto qui?

Campisi - Aprimi l'ufficio. Prendi le chiavi. Ho la moglie in macchina, vado via subito. Daniele e Mariano insieme, prima della sirena. C' puzzo di bruciato qua dentro.

Daniele - Niente di male, ingegnere. Conosciamo i nostri diritti ma anche i nostri doveri.

Varisco - E' aperto, capo.

Campisi - (avviandosi) Miei cari, non esistono pi doveri o diritti. Ma soltanto: obblighi o vantaggi. (Entra e si affaccia subito di nuovo) Mariano, torner un po' tardi dalla gita. Tu aspettami qui, ti devo parlare.

Mariano - Veramente, proprio stasera...

Campisi - Cosa c'? Non puoi?

Mariano - E' arrivato mio padre. Vorrei stare un po' in famiglia.

Campisi - Domani, lo stesso. Fa pure il tuo comodo. Non c' fretta. (Campisi scompare nell'ufficio seguito da Varisco),

Daniele - E' gentile, Campisi.

Mariano - S, gentile.

Daniele - Io lo considero un genio.

Mariano - Un genio che pensa agli affari propri.

Daniele - A sentire te, l'unico mestiere nobile quello del missionario.

Mariano - O non capisci o non vuoi capire.

Daniele - Perch sar venuto a quest'ora?

Mariano - Tutti gli impicci che ha in piedi. Uno finisce e cento comincia.

Daniele - Qualche spiata, vedrai. Quello ha gi saputo tutto.

Varisco - (tornando in scena, lascia socchiusa la porta dell'ufficio) S' messo a sfogliare il registro delle forniture.

Danielb - Qualche imbroglio di sicuro.

Varisco - Speriamo di no.

Mariano - Ti sta a cuore?

Varisco - Sono vecchio, amico. E so che quando il padrone ha l'acqua alla gola, i vassalli sono gi affogati. (Entra Gianna).

Gianna - Buongiorno. (/ tre operai salutano rispettosamente) In macchina gi un caldo. Il marito, dov'?

Daniele - Nell'ufficio. Vado a chiamarlo.

Gianna - No, no. Aspetto volentieri. Voi siete i guardiani?

Varisco - Io.

Gianna - Ma sudicio qui, tutta questa polvere.

Daniele - Stia attenta, signora. Si sporcher i I pantaloni.

Gianna - Non pare? (Si gira su se stessa) Eccomi nel celebre cantiere Campisi. Un po' grezzo.

Daniele - Vede questo grigio? Sar tutto giallo tra due mesi. Un giallo vivo.

Gianna - Lei Mariano?

Mariano - Io sono Mariano.

Gianna - Mio marito m'ha parlato di lei.

Daniele - Come ha indovinato che Mariano sarebbe stato uno di noi?

Gianna - (un po' confusa) Ho sentito l fuori. I Mio marito lo stima molto, lei. Dice che intelligente, un operaio moderno. O modello, mica ho capito bene.

Varisco - Hai sentito, tu che borbotti sempre?

Gianna - Ora ricordo. M'ha parlato di lei, l, dalle sue parti. A Pasqua abbiamo viaggiato dalle sue parti. Gliel'ha detto?

Mariano - No, signora.

Daniele - Un viaggio in macchina?

Gianna - S, ma terre negate al turismo. (A Mariano) Lei non c'entra, lei ha un aspetto pulito, anzi.

Daniele - Vuole sedersi, signora? Di l abbiamo anche una sedia.

Gianna - Grazie, molto cortese. No.

Daniele - Veramente fuori c' scritto che vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori.

Gianna - Lei sa essere spiritoso.

Daniele - Le dispiace?

Gianna - Per favore, chiamatemi mio marito. (Varisco entra nell'ufficio).

Daniele - Non vuole accomodarsi?

Gianna - Parla sempre lei, il suo amico taciturno.

Daniele - Un caratteraccio.

Gianna - Dal fisico non si direbbe di laggi, anzi.

Mariano - Che andate a fare voialtri, in quei paesi?

Gianna - Una cosa carina: per strada si vedono tutti uomini. E le donne, Mariano, dove le tenete?

Mariano - AI posto loro. A casa!

Gianna - Come gli antichi. Il gineceo insomma. Gi, poi: la Magna Grecia e tanto basta. (Campisi s'affaccia).

Campisi - Scusami, Gianna. Un minuto e sono da te.

Gianna - Ti prego, arriveremo tardi.

Campisi - Tutto cronometrato. Signori, vi presento la giovane moglie del vostro principale. (La stringe per la vita).

Gianna - Oh, ma anche lui, assicuro: un marito fanciullo.

Campisi - Colpa della solitudine: ero sempre senza bottoni. Garantito: dietro ogni scapolo, c' una mamma longeva.

Daniele - E adesso, i bottoni come vanno?

Campisi - Perch non glielo domandi?

Gianna - Che roba ? Freschi da bere?

Campisi - Conclusione: giovane soltanto a vederla.

Gianna - Come, soltanto a vederla?

Campisi - Perch a sentirla, molto pi giovane. (Si ritira).

Gianna - Credo che sia un complimento.

Daniele - L'avessi detto io, s.

Gianna - La confidenza la prende tutta lei. Il suo amico l, continua il mutismo. Tutti i rustici sul principio sono un po' timidi. Poi si scatenano. Avr un chilo di polvere addosso, non pare? (Si gira su se stessa, finendo intenzionalmente vicino a Mariano. Quindi riprende a girare su se stessa finch giunge davanti all'ufficio) Vieni fuori, su, tardi. Saremo gli ultimi, al solito.

Campisi - (tornando in scena) Prontissimo.

Gianna - Lo sai che i tuoi operai sono interessanti? Il tipo galante, il bel tenebroso, il Maciste. (Si avviano verso l'uscita attraversando la scena).

Campisi - Gente sveglia. L'ho selezionata io stesso.

Gianna - Mi piace. Torner qui.

Campisi - Non essere sciocca.

Gianna - Dopo tutto l'impresa mia.

Campisi - Va bene, tornaci, ma sii pi seria.

Gianna - Ce l'hai con me, adesso?

Campisi - Sei un'incosciente. Che bisogno c'era di attaccar discorso con questi?

Gianna - Sei tu che m'hai trascinato qui.

Campisi - Ne riparliamo. (Sono giunti alla porta) Arrivederci, ragazzi. Tutto a posto, ora, s?

Daniele - Come al solito, ingegnere.

Varisco - A postissimo.

Campisi - E tu, Mariano? Ha una grinta, Mariano, che mette paura.

Gianna - Ma no, che non mette paura.

Campisi - Non risponde il nostro amico.

Daniele - E' di quelli che si cercano addosso gli scrupoli come i cani le pulci.

Campisi - Allora, Mariano? Non rispondi? (Fa un passo) Non rispondi? (Pausa).

Mariano - Tutto a posto, signore.

Campisi - (avanzando) Ah, bene! Si pu sapere che diavolo di congiura avete montato?

Varisco - Niente, niente.

Daniele - Ma s, al principale si pu dire. Mariano aveva un po' di paura a levare i puntelli oggi. Dice che pericoloso.

Campisi - Ah, era questo. Ma no, tutto secco.

Mariano - Speriamo.

Campisi - Ewia, t' venuta paura di morire? Non c' nessun pericolo, vero, Daniele? Anche il direttore dei lavori d'accordo.

Mariano - Il pericolo c'.

Campisi - Giusto. Quello che spaventa non la morte sicura ma la possibile mortalit.

Gianna - (sulla porta) Ora mi sto annoiando. Andiamo.

Campisi - Vengo. Sicch, Mariano, volevi mandarmi di traverso una gita di luglio?

Mariano - Meglio la gita che il fabbricato.

Campisi - Sai bene che non leviamo tutto il ban-chinaggio. Stamattina vanno via soltanto i puntelli pi corti.

Mariano - Lo so. Lo spuntellamelo si fa un po' per volta ma il crollo capita tutt'insieme.

Campisi - Un buon dipendente deve avere fiducia nel suo imprenditore specie quando un tecnico come me.

Gianna - Mi sto annoiandoooo.

Campisi - Bene. Sciolgo il comizio. Debutto di Mariano nella gran politica.

Daniele - A momenti, i fischi.

Varisco - Sbagliando s'impara. Questa nuova, eh?

Campisi - Mariano un gran furbo. Lui lo sa che a protestare ci si guadagna sempre. Vieni qua. Incasserai subito il premio. Ti voglio dire ora quella cosa che t'avevo accennato.

Gianna - Per favore!

Campisi - Un istante solo, cara. Va' in macchina. Ti raggiungo subito. (Si apparta con Mariano).

Daniele - Che gli dir?

Varisco - Il solito sistema. Se lo accarezza. (E' ricostruito l'attimo d'inizio del secondo atto. Improvvisamente Mariano d una spinta a Campisi che cade a terra mentre si fa buio. Alla ripresa della luce, sono in scena Daniele e Varisco).

Varisco - Noi glielo avevamo detto di starsene zitto.

Daniele - Sono stato un vigliacco.

Varisco - Non colpa nostra, Daniele. Mariano lo sa, che non colpa nostra.

Daniele - Non me lo perdoner mai.

Varisco - (va a spalancare del tutto il cancell) Animo! Al lavoro. Comincia un'altra giornata. Mi tocca di vederne prima di morire, cane d'un mondo. Poveraccio, che racconter alla moglie? E il padre fresco fresco. Che disgrazia! Tutto ho dovuto vedere nella vita. Tutto ho dovuto fare. Meno tre cose, per: dire la messa, il mestiere della spia, l'amore con un uomo.

Daniele - (sfilandosi la camicia) Per questo, non c' pi pericolo. E chi ti cerca? Sei cos brutto. (Cominciano a suonare le sirene dei cantieri: i due si irrigidiscono, evitando di guardarsi).

ATTO TERZO

(La stessa scena del primo atto ma ora tutto il lato destro invisibile. Acquasalata fuma sulla soglia della sua baracca. Dall'altra esce poco dopo Mariano: si avvia verso sinistra).

Acquasalata - Mariano. Ehi, Mariano!

Mariano - Che vuoi?

Acquasalata - Te la fili chiotto chiotto. Dove vai?

Mariano - Un appuntamento.

Acquasalata - Per questo sei cos pulito.

Mariano - Per questo.

Acquasalata - Guarda che eleganza. Chi t'aspetta?

Mariano - Una persona.

Acquasalata - Grazie della risposta.

Mariano - Katia come sta?

Acquasalata - Guarita. Oggi esce dall'ospedale.

Mariano - E a te, t'hanno cercato pi?

Acquasalata - Non c' stata denunzia.

Mariano - T' andata bene.

Acquasalata - Ti sembra reato dare coltellate a donne di marciapiede?

Mariano - Se uno punisce la propria donna, ha una ragione sua. E deve farsi giustizia da solo. Poi bisogna pagare. Andare dai carabinieri e dire la verit. La prigione non infamante se il delitto giusto.

Acquasalata - Ammetterai che come usanza un po' cretina.

Mariano - Non m'interessa pi niente. N quella legge n questa.

Acquasalata - Ti stai buttando gi. Eh, lo capisco. La fame trasforma le pecore in tigri, e le tigri in pecore.

Mariano - Bestie. Tutti quanti.

Acquasalata - Perch non te ne vai all'estero? C' l'emigrazione per disperati come te.

Mariano - Ancora non ci penso.

Acquasalata - Strano. Di solito i contadini senza terra la prima cosa che sognano.

Mariano - Emigrare come disertare. E invece uno dovrebbe combattere dov' nato.

Acquasalata - Tutte idee pazze, tutte! Che non stanno in piedi neanche a stirarle.

Mariano - Come si fa a emigrare?

Acquasalata - E' difficile. Io ti potrei aiutare.

Mariano - Tu? Mi pare impossibile.

Acquasalata - A te lo dico, perch ho l'impressione che tu abbia capito. Io sono in buoni rapporti con la polizia.

Mariano - Sei una spia?

Acquasalata - No, diverso.

Mariano - Perci abiti qui, con tutti i soldi che Katia ti portava.

Acquasalata - Ancora un anno e poi non mi vedete pi. Canada.

Mariano - I primi giorni ero convinto che avrei litigato con te.

Acquasalata - E perch?

Mariano - Perch non mi piacevi.

Acquasalata - E perch non ti piacevo? Acquasalata piace a tutti.

Mariano - Le cose sporche che ti si leggono in fronte.

Acquasalata - Mestieri come gli altri.

Mariano - Tutti mestieri che non danno sudore.

Acquasalata - Hai detto niente.

Mariano - Addio. Ci vediamo stasera.

Acquasalata - Dove vai? E' per lavoro? Non me Io dici?

Mariano - Nelle mie condizioni si bussa a tutte le porte.

Acquasalata - Questo non pare, te ne stai sempre l ingrugnato, senza muovere un dito.

Mariano - Ho scritto a una signora che m'avevaj dimostrato simpatia.

Acquasalata - Ottima idea. Tutto viene dalle l donne, Io garantisce uno che se n'intende. E lei,! t'ha risposto?

Mariano - M'ha mandato a chiamare.

Acquasalata - E bravo. Caspita. Lo sapesse Lucia.!

Mariano - E' una storia seria, Acquasalata.

Acquasalata - Raccontami tutto. Siamo amici.

Mariano - Amici.

Acquasalata - S. Amici.

Mariano - L'amicizia una cosa sacra.

Acquasalata - Ti piace o no, sono l'unico amico tuo. No? E allora di' quante volte ti sono venuti a I cercare quelli del cantiere.

Mariano - Daniele venuto.

Acquasalata - Un po' poco: una volta, in tre I mesi. Forza. Carogna se non me lo dici.

Mariano - Perch quella m'ha invitato?

Acquasalata - Perch gli gusti.

Mariano - Forse mi dar dei soldi e io li prender. Mi vendo, Mariano si vende!

Acquasalata - Benissimo, un commercio che dura i da secoli e con buoni frutti per l'intera umanit, Amen.

Mariano - Una prostituzione, si dice cos? Ma la mia. Di me. Di me, uomo!

Acquasalata - Perch ti riscaldi tanto? (Scoppia a ridere).

Mariano - Tu ridi!

Acquasalata - Con te, Mariano! Con te! Dev'essere proprio una gran puttana! Ma guardalo che faccia! Guardatelo! Sei tutto un funerale! Ohi! Mi si spezzano le budella per troppo ridere! Aspetta! Ehi, aspetta! Vengo anch'io. Aspetta. E' lai stessa strada dell'ospedale. Aspettami!

Mariano - Sei sicuro che Katia vorr vederti?

Acquasalata - La nostra societ utile a tutti ] e due.

Mariano - Volevi ammazzarla.

Acquasalata - Sono lesto di mano ma la colpa era sua.

Mariano - Katia non torna con te, l'ha detto a Lucia quando andata a trovarla all'ospedale.

Acquasalata - La convincer, con le buone o con le cattive. Senza di lei sono perduto, Mariano. Guardami, sono uno straccio, non ti sei accorto come ; sono cambiato in queste settimane?

Mariano - Perdi lo stipendio.

Acquasalata - Non solo per lo stipendio. E' perch... perch... ma s, perch gli voglio bene, s, cos, gli voglio bene. A Katia ci sono abituato, una donna straordinaria. Ma stai su, sembri uno bastonato e zuppo. Sembri tu il marito. A proposito, una signora con tanto di marito, no?

Mariano - E' lui che potrebbe aiutarmi.

Acquasalata - Naturale. E' sempre stato cos. E I bravo Mariano!

(Escono a sinistra. Buio improvviso. Poi s'accendono le luci sul lato destro. E' un salotto di casa Campisi, arredamento essenziale. Sono in scena Gianna e Ardia).

Ardia - Davvero non m'accompagni?

Gianna - Te l'ho detto, pap. Ho visite.

Ardia - Tuo marito sa di queste visite?

Gianna - Lascia stare mio marito.

Ardia - Posso farti una domanda?

Gianna - Sotto con la domanda.

Ardia - No, un'altra volta.

Gianna - No un'altra volta: o la domanda, o la risposta.

Ardia - A certe domande, imbarazzo rispondere.

Gianna - Da qualche tempo hai organizzato una faccia da martire cristiano. T'invecchi, pap.

Ardia - Il matrimonio una cosa importante, Gianna.

Gianna - Molto.

Ardia - Io mi chiedo spesso se tu hai dell'affetto per tuo marito.

Gianna - Ecco la domanda: arrivata.

Ardia - La responsabilit mia. Ho voluto consegnarti a un uomo forte.

Gianna - Non sentirti in colpa, tu non c'entri.

Ardia - Ho trascurato la famiglia ma speravo che l'esempio mio e di tua madre t'insegnasse da solo. Noi ci siamo voluti cos bene.

Gianna - Potevi spedirmelo per posta, il tuo esempio. Quando tu volevi bene a mia madre, io ero in collegio.

Ardia - Dovevo crescerti come una signora. Noi eravamo rozzi.

Gianna - Scusami, pap. Come apro bocca, dico una stupidaggine.

Ardia - Anche tuo fratello non ha preso da me ma soltanto tu mi dai pensiero.

Gianna - Me la cavo benissimo.

Ardia - Sta' pi vicino a tuo marito. Questo lo scopo del matrimonio: vivere insieme. Unire le notti e dividere i giorni.

Gianna - Nel quartiere gira la voce che frequenti le biblioteche. Dev'essere vero.

Ardia - L'unica attivit che non mi stanca. Che fine, il grande Ardia!

Gianna - Ti sei rimesso a meraviglia, si vede a occhio nudo.

Ardia - Il cuore non va pi. Ho come un taglio di temperino, qui, sotto la gola. Brucia.

Gianna - Hai lavorato tanto. Riposati.

Ardia - E oggi, chi aspetti?

Gianna - Oh, che inquisizione! E' un operaio licenziato che si viene a raccomandare.

Ardia - Hai intenzione di aiutarlo?

Gianna - Vedr.

Ardia - Non t'immischiare. Sono cose che non capisci. (Entra Mariano).

Mariano - Buongiorno. Buongiorno, Cavaliere.

Gianna - Venga, s'accomodi.

Ardia - Io ti conosco.

Mariano - S, abito l'Acquedotto.

Ardia - Ti ricordo benissimo. Il tuo viso non si dimentica.

Gianna - Si chiama Mariano. Quello che sollev tutto il can can per via del cemento.

Mariano - No, io...

Ardia - S, ho saputo. Ho saputo. Vedi, ragazzo, io ho trent'otto anni di carriera sulle spalle. Io ti posso spiegare. Il cemento porta le scorie perch se le fabbriche smorzano i forni per verificarli, la spesa diventa enorme. E la concorrenza?

Mariano - Cavaliere, io vorrei...

Ardia - Lo so, lo so. Di scorie ce ne sono troppe. Non ti d torto, io non ho avuto molti scrupoli ma gli operai l'ho trattati sempre bene e nessuno s' mai lamentato. Forse ho dovuto compiere azioni illecite qualche volta ma mai disoneste perch la legge umana ma la morale santa. Sono i giovani che hanno perso ritegno. Sono spudorati.

Gianna - Si parla di noi.

Ardia - Trent'otto di cantiere e oggi sono Cavaliere del Lavoro. Il Presidente non si vergogner mai del titolo che m'ha dato. Un imprenditore come Ardia porta onore alla sua patria.

Mariano - La verit che quel giorno...

Ardia - La vera disuguaglianza, caro Mariano, non tra lavoro e disoccupazione. Quella si rimedia.

Mariano - E come si rimedia? Io non ci riesco.

Ardia - La vera disuguaglianza tra lavoro e lavoro, tra vacanza e vacanza. Questa non si rimedia. Tra il molto e il poco, non tra il tutto e il niente. E' meglio stare calmi, quella mattina sapevamo tutto.

Mariano - Fu un giorno sfortunato.

Ardia - Io consigliai Campisi di venire subito a controllarvi. In pi, port lei: davanti a una signora tanto graziosa, non si fanno tragedie.

Gianna - Ma no, pap, andavamo in gita davvero.

Ardia - Conosco Campisi meglio di te. E' una mia creatura.

Gianna - Motivo per cui anche mio marito. Beh, poi la tragedia avvenne lo stesso.

Mariano - Ve lo disse Acquasalata che si doveva scioperare di sorpresa.

Ardia - E' un segreto della mia organizzazione.

Mariano - Me l'ha confessato lui che confidente della polizia.

Ardia - Che sbruffone! La polizia non c'entra. L'ho arruolato io e s' montato la testa. Servizietti. Mi controlla le baracche. Chi va, chi viene.

Mariano - Noi siamo amici. M'aiuter a emigrare.

Ardia - E' uno sbruffone. L'unico aiuto che ti pu dare una spinta verso la galera.

Mariano - Ma lui va in Canada.

Ardia - Cento volte pregiudicato: come si muove, l'arrestano.

Gianna - Una brava persona.

Ardia - Arrivederci, per me tardi. Ho la ritirata, sapete? Sta' buono, Mariano, tutto si rimedia.

Gianna - Te ne vai?

Ardia - S, torno piano piano. Sai, il respiro mi s'affatica, quando sera.

Gianna - Ciao, riposati.

Ardia - Gianna.

Gianna - Ciao, pap. Vieni pi spesso. (Ardia esce) Temevo che continuasse per un pezzo. Quando comincia la storia della sua vita...

Mariano - Non sta tanto bene in salute.

Gianna - E' spacciato: miocardite. Eravate comici tutti e due. Com' ben vestito, stasera. Complimenti. Qua, sediamoci insieme sul divano. (Siedono). Dunque, io ho risposto.

Mariano - Sar debitore in eterno.

Gianna - Oh, che paroloni! Non ho fatto ancora niente. Parla pure liberamen... oh, scusi, mi viene spontaneo darle del tu.

Mariano - A suo piacere.

Gianna - E' vero che s' deciso a emigrare?

Mariano - Non facile nemmeno questo.

Gianna - Io sono curiosa come una scimmia. Non conosco la vostra mentalit e mi piacerebbe conoscerla.

Mariano - Io sono disposto a tutto per sfamare la mia famiglia.

Gianna - Comprendo benissimo, non c' bisogno che lo dica.

Mariano - Grazie.

Gianna - E' un mondo il nostro, che non stato ancora aggiustato.

Mariano - E' vero.

Gianna - Quanti bambini ha lei?

Mariano - Due.

Gianna - E' contento di averli?

Mariano - S.

Gianna - Anch'io vorrei averne. Mi piacciono i bambini.

Mariano - I bambini piacciono a tutti.

Gianna - S' mai chiesto perch? Io s. Perch sono giocattoli vivi. Nient'altro.

Mariano - S, possibile.

Gianna - Devo proprio guidarla io, la conversazione. (Ride). Quanti anni ha lei?

Mariano - Trenta.

Gianna - Un'et d'oro. Io ho sempre preferito la compagnia dei trentenni. Perch s, l'amore a ven-t'anni poesia, giovinezza, tutto quello che volete, ma uno cosa; a trenta invece tutto, tutta la vita, capisce?

Mariano - S, ha ragione.

Gianna - Da ragazzi pulito, semplice, si rinnova senza disastri. Ma a trenta pi impegnato, pi completo. E' difficile parlare di queste cose.

Mariano - S, difficile.

Gianna - Una donna giudicata subito male se tocca certi argomenti. E' cos anche nel nostro ambiente, non crede? Con tutte le arie di evoluti che ci diamo. E da voi?

Mariano - E' vero, s.

Gianna - A me piace essere donna. Noi abbiamo un privilegio meraviglioso: darsi a qualcuno. E' magnifico darsi a qualcuno.

Mariano - Io non so rispondere ma lei mi capisce.

Gianna - Te l'ho gi detto che sono curiosa? Ah, s. Ecco, mi piacerebbe sentire come fate l'amore voialtri.

Mariano - Bisognerebbe essere tra uomini.

Gianna - Ormai siamo tutti uguali, uomini e donne.

Mariano - Non vero.

Gianna - Incomincia, verr da s.

Mariano - Non sono capace.

Gianna - Eri disposto a tutto.

Mariano - Che devo dire?

Gianna - Non so. Racconta come hai cominciato: per esempio, con tua moglie.

Mariano - E' stato molto tempo fa.

Gianna - Tutto qui? Oh, imperdonabile: non t'ho offerto ancora niente. Cosa vuoi bere?

Mariano - No, no, grazie. Lasci stare. Veramente.

Gianna - Prego. Come si chiama tua moglie?

Mariano - Lucia.

Gianna - Ah, proprio un nome da contadina. Va' avanti.

Mariano - Io non m'aspettavo questo interrogatorio.

Gianna - Hai ragione, quel biglietto era scritto in modo poco chiaro. Scusa. Non ho badato alla vostra mentalit: al tuo paese mi caricherebbero su una schiena d'asino e gi per il corso a frustate. Una esperienza anche quella, comunque.

Mariano - Io vorrei solo che m'aiutasse a trovar lavoro.

Gianna - Sta bene. Accontentami. Vai avanti con il tuo racconto.

Mariano - Ha deciso cos?

Gianna - I patti sono questi. (Lunga pausa).

Mariano - Una sera, restai solo con lei, dietro il muro di casa sua.

Gianna - Vi lasciarono soli?

Mariano - All'inizio c' sempre un momento che ti lasciano soli.

Gianna - Vai avanti.

Mariano - Cos, d'improvviso, io l'ho baciata.

Gianna - E lei? Come ha reagito? Questo interessante.

Mariano - Lei alz gli occhi verso di me e mi chiese: perch m'hai baciata?

Gianna - E tu?

Mariano - Io risposi: perch ti voglio bene.

Gianna - E lei?

Mariano - Lei niente. Io invece trovai una frase, una di quelle che risolvono tutto, che ti rendono padrone della tua donna, superiore a lei.

Gianna - E sarebbe?

Mariano - Io dissi: la mia risposta anche una domanda.

Gianna - Mh, ben trovata.

Mariano - S, fu indovinata.

Gianna - E lei? Non rispose neanche allora? Come si comport?

Mariano - Quello appartiene a Lucia, roba sua.

Gianna - Ehi, non vorrai troncarla qui. Sarebbe uno scherzo idiota. Se vuoi aiuto da parte mia, la strada questa. (Lunga pausa).

Mariano - Allora Lucia si fece piccola piccola e senza alzare gli occhi, disse: io pure.

Gianna - Mh, convenzionale. Noi siamo pi sbrigativi, personali, sapessi quanto. E' male ma d'altronde in quei momenti ti prende una febbre e l'unica cosa che desideri di spogliarti.

Mariano - Vorrei andare via.

Gianna - No. Ora mi devi raccontare la tua prima notte di nozze.

Mariano - Questo impossibile. (Si alza).

Gianna - Siediti. Rimarr un segreto tra noi.

Mariano - No, impossibile.

Gianna - Non credere, Mariano, che per me sia facile. O che un lusso. Non posso farne a meno, capisci? Lo voglio.

Mariano - M'aspettavo un'altra accoglienza.

Gianna - Non posso farne a meno, non voglio farne a meno! Avanti, Mariano, avanti!

Mariano - Non sono capace. (Si siede di nuovo).

Gianna - Eravate in albergo, naturalmente.

Mariano - No, una pensione.

Gianna - Ad un certo punto, tu hai preso l'iniziativa.

Mariano - Ho chiuso a chiave.

Gianna - Avanti!

Mariano - Poi ci siamo guardati negli occhi. Per molto tempo.

Gianna - Avanti!

Mariano - Poi lei scappata ridendo verso il letto.

Gianna - E tu dietro.

Mariano - Io ho spento la luce.

Gianna - (isterica) Errore! L'amore vuole il chiaro. Come si tocca, cos si vede.

Mariano - Lucia sarebbe morta di vergogna.

Gianna - Ora siete a letto.

Mariano - Mi mandi via, per favore. Sto male.

Gianna - E che dicevi intanto? Che dicevi?

Mariano - Che le volevo bene.

Gianna - E poi? Tutto qui?

Mariano - Non mi venivano altre parole.

Gianna - Qualcuna un po'... o no?

Mariano - Avrei voluto dire tante cose, ma niente mi veniva.

Gianna - Ma lei, lei, cosa rispondeva?

Mariano - Lei tremava.

Gianna - Ma non diceva niente, possibile!

Mariano - No, niente. Una moglie nuova nuova, non dice niente.

Gianna - Poi come and?

Mariano - Dio fu testimone. Lei vuole mettersi a pari di Dio?

Gianna - Nei momenti cruciali, tirate fuori Dio e buonanotte.

Mariano - I momenti che pu essere amico anche se spesso non ci amico.

Gianna - Ci siamo distratti.

Mariano - Sto male. Posso andar via?

Gianna - (ride) S, sono stanca anch'io, mi sta passando. Dimmi solo la prima volta che ti vide nudo, un giorno t'avr pure visto! Coraggio, questo e ci salutiamo.

Mariano - Fu al mattino appresso.

Gianna - Per lei, era una grande novit, c' da scommettere. Che disse esattamente? O che fece.

Mariano - Disse: mi sembri Adamo. (Gianna scoppia a ridere) Non ridere! (Fa il gesto di colpirla ma lei non se ne avvede).

Gianna - E' tanto buffo! Mi sembri Adamo! E basta! Tutto qui! Si contentano loro! Tutto qui! E bravi! (A lungo, istericamente, un riso che finir in pianto).

Mariano - (alzandosi) Povera Lucia! Chiss quale statua gli era rimasta in mente, per quanti anni aveva cercato di figurarsi la forma dell'uomo che sarebbe stato suo marito. Insieme a lui: felicit pochi giorni e compagnia tutta la vita. E io l'ho venduta stasera. I suoi segreti, cos belli da tenere in due. (Si alza).

Gianna - Tu ora mi disprezzi.

Mariano - Addio, signora Gianna. Buona fortuna.

Gianna - Parler a mio marito. Vedrai che qualcosa salter fuori.

Mariano - Dice seriamente?

Gianna - Certo.

Mariano - Non mi prende in giro? Per favore.

Gianna - T'aiuter senz'altro.

Mariano - Torner al cantiere?

Gianna - Quello chiuso. Ma un altro. Ci puoi contare: gli parler io.

Mariano - Ah, grazie. Grazie, signora.

Gianna - Contento?

Mariano - S, andata come volevo.

Gianna - Per, adesso, non pensare male di me.

Mariano - No, signora, non lo penso.

Gianna - E' stato un momento d'invidia. Ma tu non capisci.

Mariano - Sissignora, capisco.

Gianna - La colpa non tutta mia, Mariano. Sono cresciuta sola, un gingillo di ceramica su un cristallo di Boemia. La solitudine e l'abiezione sono la medesima cosa. Non c' peggior maestro per i figli, dell'ignorante che fa quattrini. Sto parlando di mio padre.

Mariano - Quand'uno lavora, trascura la famiglia.

Gianna - Gli anni pi belli in collegio. A sedici anni, in collegio. A diciotto anni! E' un'ossessione, tutte quelle femmine insieme. E quando arriva l'amore, una delusione generale.

Mariano - Ormai non le manca niente: una frase stupida, lo so.

Gianna - I soldi risolvono le piccole questioni, non le grandi. Si provano tutte le vie ma non se ne viene a capo. Ho tanto cercato qualcuno che mi stordisse a forza d'amore.

Mariano - C' suo marito, dovrebbe essere finita la sua pena.

Gianna - Mi scusi, Mariano, Mi sono comportata come un'oca, per usare un termine decente. Aspetti, le d un po' di soldi.

Mariano - No, non li voglio pi.

Gianna - Tenga. Su, guardi quanti sono. Via, non faccia sempre lo scontroso. Le servono o no? La fatica c' stata. Su, non s'offenda. Fanno sempre comodo. Dai, prenda. E prenda! (Mariano prende il danaro e fugge via. Si spengono le luci. Ove possibile, l'intero salotto pu scomparire e ricostituirsi la prima scena per intero. Lucia seduta sul masso e rammenda. Da sinistra, avanza Katia con impermebile sportivo).

Katia - Qui si lavora. Buonasera. Lucia (alzandosi) Sei uscita? Come stai?

Katia - Un po' fiacca ma bene.

Lucia - Come sono contenta. Devi mangiare subito, sei troppo pallida.

Katia - Ho voglia d'abbracciarti, Lucia. Ti dispiace? (L'abbraccia).

Lucia - No, che non mi dispiace.

Katia - In ospedale, ho avuto tempo di riflettere. E sai che ho scoperto? Tu non mi chiami mai per nome. Mi dai del tu ma il nome: mai. Perch?

Lucia - Cos. Un nome difficile.

Katia - Ti vergogni, vero?

Lucia - No.

Katia - E allora perch non mi chiami?

Lucia - Katia.

Katia - No! Non mi chiamo Katia! Capito? Non devi chiamarmi cos. Almeno tu: mi chiamo Angela.

Lucia - E' pi bello, Angela.

Katia - Lo scelse mia madre. Quando mi chiami, se vuoi farmi un piacere, chiamami Angela.

Lucia - Io ho una sorella che si chiama cos.

Katia - E' un nome comune. Quanto mi piacerebbe essere tua sorella!

Lucia - Siamo gi amiche.

Katia - Lucia Lucia e Lucia: se si dice tante volte il nome, si diventa pi amiche.

Lucia - Tu non sei debole, non ti fermi un minuto.

Katia - Se in avvenire ti ricorderai di me - qualche volta - ricordati di Angela e mai di Katia.

Lucia - Perch piangi?

Katia - E ora raccontami: come vanno gli affari? Novit dell'Acquedotto: chi nato e chi morto. Mariano dove sta? Ha trovato un impiego?

Lucia - Ancora no, ma oggi o domani sicuramente.

Katia - Quanto mi dispiace che ve la passiate cos male, voi due. Non so che darei per aiutarvi. Acquasalata s' preso tutto quando m'hanno portata via.

Lucia - Per domani abbiamo ancora, non ti preoccupare.

Katia - Avessi soldi, te ne darei. Volentieri. Ma sono senza. Bisogna ricominciare. Posso vedere Lisetta?

Lucia - E' uscita col nonno.

Katia - Ho scoperto un'altra cosa importante. (Ride).

Lucia - Come sei diversa dalle donne che ho conosciuto io!

Katia - Diversa in peggio, s.

Lucia - Volevo dire che cambi spesso di carattere.

Katia - Di carattere? Magari.

Lucia - Non stare troppo in piedi. Vuoi un po' di pane?

Katia - Vado via. Lucia. Via per sempre.

Lucia - Non torni qui da noi, agli Archi?

Katia - L'altra cosa che ho scoperto questa. Io sono una ego-i-sta. Conosco tanti segreti per truccarsi, per darsi una bellezza e in tutto questo tempo che siamo state vicine, non t'ho insegnato niente.

Lucia - Io non ne ho bisogno.

Katia - S, invece. Vieni qua, rimediamo subito. Sei carina tu. La pelle scura, i capelli neri. E begli occhi. Hai lo sguardo dei caprioli, ce l'hai presente? T'insegner a rialzarti le ciglia, come le signore chic.

Lucia - Perch mi canzoni?

Katia - Sentilo bene, non riso il mio. Lo sai che tempo fa mi comprai una borsa apposta per i ferri? Una montagna di forbici e di lime che un'officina. Sar ancora l dentro, te la regalo.

Lucia - Angela, io non posso essere allegra.

Katia - Hai almeno un motivo pi di me. Su, fatti vedere, la linea c', dovresti solo darti un movimento, un po' di grazia ci vuole, quand'una si muove.

Lucia - Sta' ferma! Io sto bene cos.

Katia - Ti sei arrabbiata.

Lucia - Io devo stare come sono. Una madre di famiglia.

Katia - E invece ti sbagli. Tu hai un bel marito, te lo devi conservare. Non ce n' tanti come lui. Ripuliscilo un po' e vedrai come gli saltano addosso.

Lucia - Qualunque cosa capita, sar mio marito fino alla morte.

Katia - Lucia, dammi una risposta, ma dammela vera. Hai preso mai botte da lui?

Lucia - Perch me lo domandi?

Katia - Perch vorrei che tu lo domandassi a me.

Lucia - Io non te lo domando.

Katia - Di una come me, dovresti essere curiosa.

Lucia - Sarebbe un peccato da confessare subito in chiesa.

Katia - I primi tempi per, mi guardavi fissa fissa.

Lucia - Io rientro: preparo per stasera.

Katia - Addio, Lucia. Non ci vedremo pi.

Lucia - Ma che hai?

Katia - Se tu un giorno avessi tanto denaro, baderesti alle mie bambine? Che madre saresti per loro!

Lucia - Non piangere. Tu hai bisogno di riposare.

Katia - Acquasalata m'ha aspettato al Ponte dell'Autostrada. Ho le ossa a pezzi, Lucia, per le botte che ho preso. Appena uscita dall'ospedale, m'ha ridotta cos, quell'assassino.

Lucia - Oh, Signore, che disgrazia!

Katia - Mi s' messo un dolore fitto alle costole.

Lucia - Va' a letto subito. Ti porto acqua calda.

Katia - No, Lucia, io scappo. Devo scappare.

Lucia - Sta' attenta. Se ti riprende? Sta' attenta.

Katia - Se stiamo insieme, o lui ammazza me o io ammazzo lui.

Lucia - Cercate d'accordarvi. Ti vuole bene.

Katia - Lo sai tu?

Lucia - L'ho capito.

Katia - Per me finita. Per me non c' stato nessun Mariano. Solo gente come Acquasalata mi vuole bene, a me.

Lucia - Non vero, anche noi.

Katia - Voi? Perch vi ho dato una mano.

Lucia - No! Non per questo.

Katia - Per me non cambia pi. (Entra Mariano) Ormai. Addio, Lucia. Di' che non m'hai visto. (Fugge a sinistra).

Lucia - (qualche passo in quella direzione) Angela! Angela! Angela!

Mariano - Vieni qui! Perch la chiami Angela? Perch strilli? Non ricominciare con le confidenze a quella!

Lucia - Hai novit? Che t'hanno detto all'Ufficio del Lavoro?

Mariano - Macch Ufficio del Lavoro!

Lucia - Niente anche oggi.

Mariano - La giornata non andata persa. Tieni.

Lucia - Chi te l'ha dati?

Mariano - Me l'hanno regalati.

Lucia - Come regalati?

Mariano - Come? Me l'hanno regalati! Hai capito o devo ripetere?

Lucia - Dove sei stato?

Mariano - A spasso!

Lucia - Tu sei andato a bere, ti si sente addosso.

Mariano - Non ne posso pi, Lucia. Andiamo via di qui. Non capisco nessuno, quello che faccio, sbaglio. Mi sembra d'essere uno straniero.

Lucia - Adesso calmati. In certi momenti, non ti controlli pi. Intanto ci sono questi, per qualche giorno si va avanti. Tu soldi guadagnati male non li porteresti a casa.

Mariano - Una folla ti passa vicino per la strada. Ti urtano con le braccia ma come ci parli? Come attacchi discorso? Come ti spieghi?

Lucia - Tu hai bevuto: pazienza. Mi piacerebbe sapere come li hai avuti. Non sono pochi. Forse hai lavorato in un buon posto e non vuoi dirmelo.

Mariano - Montare sul treno e tornare a casa: l'unica.

Lucia - No, questo mai.

Mariano - Un anno fa eri pronta.

Lucia - Un anno fa sbagliavo. Qui si pu campare, si vede. Bisogna avere pazienza, ecco tutto.

Mariano - Se ti raccontassi che m' capitato oggi. Sembra una barzelletta. Di quelle sporche.

Lucia - Non voglio sapere.

Mariano - Una tortura, stata.

Lucia - Va' a dormire un po', approfitta che non c' nessuno.

Mariano - Andiamo via. Andiamo via! Non posto per noi.

Lucia - Lo diventer. Tanti dei nostri si sono adattati e adesso campano bene. Ci vuole pazienza.

Mariano - Sar peggio. In ogni modo, sar peggio.

Lucia - Quando bevi, non connetti pi. Su, vieni a dormire. Cammina.

Mariano - Che mi salt in testa, quella mattina. Ormai ero dentro. Che rimorso, da awelenarcisi il sangue.

Lucia - E' presto per dirlo. I tuoi figli hanno un padre onesto e un giorno se ne vanteranno.

Mariano - Qui sta il punto, Lucia: vantarsi di che? Con chi? I figli? Ma sar impossibile sistemare tutte le esperienze che uno s' messo in corpo. Insegnargli che? A camminare diritto o a quattro zampe? Tu non Io capisci ma io oggi -dentro quella casa di lusso - io oggi ho visto tutto chiaro. Limpido, come l'acqua del pozzo.

Lucia - Ho capito dove sei stato.

Mariano - No, che non l'indovini.

Lucia - Non mancare di rispetto alla tua famiglia.

Mariano - Sono stanco, senza amici! Senza un esempio davanti.

Lucia - Qui ti deve passare.

Mariano - Domani ti racconto tutto. E' giusto, lo devi sapere.

Lucia - Credevo che bastasse aspettare. Sbagliato anche questo.

Mariano - Povera Lucia, la donna che ci rimette col matrimonio.

Lucia - Ancora un mese, due settimane. Per figli, qui pi facile che qualcuno ti aiuti. E' pi facile mandarli a scuola. Laggi eravamo tutti a chiedere. E solo Dio poteva aiutare.

Mariano - Se c'era uno che poteva onorare Dio, eccolo qua. Ma cosa chiedevo io? Un po' di lavoro, creanza e giustizia.

Lucia - D'ora in poi, le questioni le decideremo insieme. (Entra il padre da destra ma essi non lo scorgeranno).

Mariano - S, s, va bene, mamma. Pensa tu. Io lavorer se sar fortunato, altrimenti sto qui, su questo macigno, senza dare fastidio a nessuno. (Si siede).

Lucia - Perch non vuoi dormire?

Mariano - Oggi, quand'ho passato un brutto momento, mi sei venuta in mente tu.

Lucia - Proprio io?

Mariano - Ho pensato cos: Lucia sta sola a casa e nessuno la consiglia.

Lucia - Consiglia di che?

Mariano - Come fossi morto. Ho pensato cos, senza volerlo. Che tu eri sola qui, in mezzo a questa gentaccia.

Lucia - Non andare pi in quei posti, me lo prometti?

Mariano - Lucia. (Si alza e l'abbraccia) Pap dove sta?

Il padre - (avanzando) Sono qui, Mariano.

Mariano - Che brutto vizio, ti nascondi sempre.

Il Padre - Porto buone notizie.

Mariano - Finalmente! Ho bisogno di buone notizie.

Il Padre - Da domani aiuto la barca.

Mariano - Vado io al tuo posto, dove?

Il Padre - Non per te, ci vuole un vecchio.

Mariano - E che lavoro hai trovato? Hai visto, sei pi bravo di me.

Il Padre - Da quando sono arrivato ho girato. Ho girato, osservato e tutto. Cos oggi ho preso con me Lisetta e sono andato.

Mariano - Ma andato dove? E Lisetta che c'entra?

Il Padre - Eccola laggi. S' fermata ad acchiappare grilli.

Mariano - Dove siete stati?

Il Padre - Non lo so: una strada larga, tutti negozi e tanta luce che parevano fuochi artificiali. Oggi andata cos cos: un po' mi vergDgnavo e riamo scappati subito. Un esperimento. Domani ci star tutto il giorno.

Mariano - Pap, che hai combinato?

Il Padre - Eh? La polizia passata ma non diceva niente. Buoni ragazzi anche loro. Vivi e lascia vivere. Ho chiesto la carit, Mariano.

Mariano - Questa non me la dovevi combinare. Che scherzo m'hai fatto, che avvilimento. E adesso che ci resta pi? E' la maledizione che arriva, abbiamo voluto troppo e ora si sconta. Bisognava restare laggi, in mezzo alla terra. La carit, no. Con mia figlia, no. Siamo gente per bene. La nostra famiglia, pap, tu ci hai cresciuto cos. Lo sapessero al paese. L'unico che ha lavorato tutta la vita: un patriarca. Ma che t'ha preso, che t' capitato? Tutte le fatiche per resistere.

Il Padre - Credevo di aiutare, ho sbagliato?

Mariano - Questo l'ultimo colpo. Peggio di Lucia che prese i soldi da quella donna. E' la maledizione che arriva, bisogna andare via, tornare indietro.

Il Padre - Ho sbagliato.

Mariano - Mia figlia non dovevi portarla. Qui diventeremo disonorati per sempre.

Il Padre - Vivere a lungo ingiusto quanto morire giovani.

Mariano - Lucia! Tu non dici niente? Questa l'ultima giornata che stiamo qui. Gi all'inferno! E guai a chi esce!

Il Padre - Mi sono bastati tre mesi per rinnegare tutto. Che vita stata la mia: pentirsi di vivere tanto.

Mariano - Perch non m'hai detto niente? Perch hai preso l'iniziativa da solo?

Il Padre - Volevo aiutarti. T'ho visto soffrire e mi bruciava dentro. Perdona: ho sbagliato. (Entra nella baracca).

Mariano - Lui vecchio, il disonore non lo tocca ma l'innocenza di Lisetta me la doveva lasciare.

Lucia - Ma che capisce quella!

Mariano - Non dipende dall'et. Allora sarebbero innocenti solo quelli senza cervello. No, i piccoli sono innocenti perch lontani dai soldi. E lui ce l'ha avvicinata.

Lucia - L'hai rimproverato. Basta e non se ne parla pi.

Mariano - E' stato un avvertimento. Ma se tua figlia avesse quindici anni - o sedici - i pericoli ...i...i teppisti i prepotenti che passeggiano qui intorno. Se stai in miseria i figli non t'obbediscono, non li tieni a freno.

Lucia - (piangendo) E allora, bisogna tornare?

Mariano - Tu hai pi giudizio di me. Parliamone insieme. (Mentre vanno a sedere, entrano da sinistra Acquasalata e Katia. La donna esita quasi a salutare i due).

Acquasalata - Avanti! Cammina. Ho voglia di dormire. (La spinge nella baracca. Si chiudono dentro).

Mariano - Lisetta tienila sempre con te. Non mandarla con nessuno. Neanche con me, solo la madre protegge la figlia.

Lucia - Va bene, non la mando pi con nessuno.

Mariano - Vorrei che ti somigliasse. Che venisse su come te.

Lucia - Meglio di me. Io sono una contadina ma lei sar una signorina di citt. Tutta carina, elegante.

Mariano - Speriamo. Noi siamo di terra e la citt di pietra. Cattiva come la pietra.

Lucia - E Lisetta invece sar buona. Sar la prima signorina buona di citt. Sei contento?

Mariano - Tu sei brava ma io ho perso la bussola.

Lucia - Quando si desidera veramente una cosa, alla fine s'ottiene.

Mariano - Allora tutte le voglie si dovrebbero agguantare per il collo. E invece non .

Lucia - Perch rinunciano. Ma chi non rinuncia, arriva. (Entra Campisi. I due si alzeranno).

Campisi - Salve, Mariano. Buonasera, signora. Come stai? Non mi dai la mano?

Mariano - S, scusate la sorpresa.

Campisi - Ti devo parlare. (Lucia si allontana subito ed entrer in casa) Tu sei stato a casa mia, oggi.

Mariano - S, signore. Due ore fa.

Campisi - Ti piace il mio servizio di spionaggio?

Mariano - Spiego il motivo della visita.

Campisi - Sta' zitto. Interrogo io.

Mariano - Sono andato a raccomandarmi.

Campisi - Lo so, t'hanno gi raccomandato. Il primo punto chiarito.

Mariano - E basta.

Campisi - Niente e basta .

Mariano - Che volete? Io sono un povero disgraziato.

Campisi - Non t'allarmare, sono venuto con buone intenzioni. E' tempo d'accomodamenti, Mariano, non di guerre.

Mariano - Mi avete domandato, vi ho risposto.

Campisi - La tua visita ha toccato due argomenti; Su uno, siamo intesi. Il secondo?

Mariano - State tranquillo, m' parsa una signora a modo.

Campisi - Non sta a te giudicarla! Perch s' incontrata con uno come te, questo non chiaro.

Mariano - E' stato una specie d'interrogatorio.

Campisi - Ho capito.

Mariano - Le donne belle sono capricciose, cos dicono da noi.

Campisi - (d un calcio a un sasso) Ero sicuro d'avere vinto. E invece no. Non vero niente. Cristo! Non vero niente! Niente!

Mariano - Io dico che bisogna cercare la tranquillit e allora va scelta una donna sottomessa, non capricciosa.

Campisi - Non so perch mi viene di dirlo a te, ma da tempo che ho un'apprensione. Una paura.

Mariano - Ho mancato di rispetto a Lucia. Quei soldi non andavano presi.

Campisi - Io m'ero sposato per i soldi. La sbandata venuta dopo. Cos la fregatura l'ho avuta intera.

Mariano - Sono uscito da casa vostra senza che ci siamo sfiorati una mano. Altro non mi riguarda.

Campisi - (scattando) E questo peggio, Mariano! Qui sta il delitto! Che condanna m' capitata, io che m'ero costruito una vita senza punti deboli, io andarmi a innamorare come un ragazzino. Una condanna, Mariano, uno coraggioso come me, una tegola che m'ha steso chiss per quanti anni. Non ci voleva: parola, non ci voleva in questo periodo della mia vita. Sono partito male con lei, non me lo perdoner pi d'averla sposata per i soldi. Non mi creder mai che il giorno che non la vedo sprecato per me. Io la voglio per me, ma lei, lei come accoglie suo marito?

Mariano - Ognuno ha la sua croce.

Campisi - Non so che decidere, Mariano. Mi trovo senza amici.

Mariano - Lo capisco.

Campisi - Senza un esempio, davanti. Come uno straniero.

Mariano - Mi dispiace per voi. M'avete licenziato ingiustamente ma non siete malvagio.

Campisi - Ero gi malincamminato per conto mio ma ho incontrato chi mi trascina gi pi veloce ancora.

Mariano - - Io ero disposto a tutto per vivere, voi per vivere bene. Eccoci qua tutti e due.

Campisi - La luce questa volta verr dal basso. E' necessario raggiungere il fondo della ripugnanza, lasciarsi andare senza resistere. L'assoluta corruzione significa gi libert assoluta. Dobbiamo corromperci, marcire tutti interi perch le vecchie idee sono insufficienti a correggere. E comunque non si tratta pi di correggere ma di cominciare. Solo quando avremo toccato il fondo, allora avremo orrore di noi stessi. Quando sar uno schifo generale per ogni minuto della nostra esistenza, senza un attimo di sollievo, senza una speranza di perdono, un fango universale, allora sentiremo un tale ribrezzo di noi e della nostra condizione che si comincer a risalire. Non lo dico per me, per giustificare la canaglia che ti sta dinanzi, lo dico per voi, per voi che mancate di tutto e siete i pi vili. I miserabili che si vendono per poco, il controsenso del secolo. Sbrigatevi a calare gi, per voi pi facile e sarete i primi a riemergere.

Mariano - Vendersi per poco: s. E' vero.

Campisi - Ho i nervi corrosi, Mariano. Non ascoltare le mie sciocchezze. Certi scatti impressionano ma dietro c' il vuoto. Gianna solo un po' estrosa, siamo due matti ma andiamo d'accordis-simo. Non galoppare con la fantasia. Un po' di stanchezza, s, questa c', bisognerebbe andare in vacanza. Un viaggio. Ecco: un viaggio. E si torna sani, restaurati.

Mariano - Ricordatevi di me, prima di partire.

Campisi - La vacanza ci vuole. In autunno, benefica. S, prima di partire vorrei essere certo che non ti metti a cicalare come una donnetta. A volte, per darsi arie, uno inventa storie.

Mariano - Guardate se possibile riprendermi al cantiere. Vi servir bene, senza fastidi. Parola d'onore.

Campisi - Gianna m'ha detto che vuoi scrivere ai giornali, chiacchierare sui cantieri.

Mariano - Ha detto cos?

Campisi - Che vorresti scrivere?

Mariano - S, vero. Sono dannato e non ho altre carte in mano.

Campisi - Perch non ti sei deciso prima?

Mariano - Speravo di sistemarla.

Campisi - E cosa vorresti dire esattamente? Sentiamo.

Mariano - Io non parlo, riprendetemi con voi e sto zitto.

Campisi - S, appunto, questo era il vero motivo della mia venuta qui, e i discorsi hanno portato lontano. Ecco, volevo dirti proprio questo. Ho sempre bisogno d'un uomo di fiducia. E ancora te, ho in mente.

Mariano - (pausa) Sono pronto.

Campisi - Tu sei sveglio, buttati ed fatta. In realt di due persone che ho bisogno. Uno sarebbe Daniele, lui pi istruito ma un altro lo dovr affiancare. Vai d'accordo con Daniele?

Mariano - Altro che! Siamo amici, io e Daniele. E' venuto a trovarmi.

Campisi - E' l, in macchina. Ora te Io mando. Se accetti, festeggiate l'avvenimento. Ha gi comprato un fiasco, di quello rosso che pare sangue bruciato. Lui convinto che ci stai.

Mariano - Si vede che mi conosce.

Campisi - Non mi chiedi di che si tratta?

Mariano - No. Accetto e basta.

Campisi - Niente di losco, intendiamoci. Quello che t'ho offerto l'altra volta. Un lavoro che chiede attenzione. Daniele sar il nuovo assistente e tu farai il marcatempo. Te la senti?

Mariano - (pausa) Non mi tormentate con le domande. Dite quello che devo fare e lo faccio.

Campisi - Niente di male. Lo sai benissimo: tutta gente che si accontenta di lavorare. D'altra parte, le assicurazioni sociali mi stroncano.

Mariano - La paura stata tanta che va bene tutto.

Campisi - In cambio ti chiedo due cose. Il licenziamento non mai esistito, e casa mia tu non sai nemmeno dove sta.

Mariano - E chi paria.

Campisi - Gianna soltanto una ragazzina sventata. Tutto qui. Tra qualche anno si mette in sesto. Sarebbe stupido che si divulgassero voci sul suo conto.

Mariano - Mi sarebbe piaciuto di pi fare il muratore.

Campisi - Tu adesso dirai che t'ho voluto umiliare, approfittare delle tue condizioni. O vendicarmi, magari. Niente affatto. Ho veramente bisogno di gente in gamba. Del resto, la prova che te l'ho proposto quella famosa mattina ma tu fosti intrattabile.

Mariano - Sono stato uno scemo.

Campisi - Va' a vedere quella palazzina, ti prego. Tutte le tue paure, m'avevi messo in apprensione. Solida e bella, come poche. E' andata a ruba. Ce n' gente di buon gusto. E io la servo. Questa una citt che non smette mai di crescere. C' da mangiare per tutti e un giorno ci saranno cinque milioni di persone e poi tutti gli italiani avranno una casa qui. A New York vivono in quindici milioni ed una citt brutta. Perch qui non dovremmo starci il doppio? E l'avremo costruita noi, una metropoli moderna. Ardia cominci come te: badile e calce. Chi capace salta i fossi alla cieca. Tuo figlio andr all'universit e il figlio di tuo figlio sar qualcuno in societ. Questa la scala e tu ormai sei un cittadino intero. I patti, li ricordi.

Mariano - Non lo dite pi, io ho gi scordato tutto.

Campisi - Vieni domani. Ti dar le prime disposizioni.

Mariano - Per me la salvezza.

Campisi - Non hai pratica del nuovo incarico e non posso darti molto. Ma presto ti aumento, promesso.

Mariano - Mi meriter l'aumento.

Campisi - Sar contenta Lucia?

Mariano - E' un mestiere che non conosce.

Campisi - Le donne parlano spesso a vanvera, non raccontare niente.

Mariano - S, meglio. Mi abituer. Anche mio padre non diceva tutto a casa.

Campisi - La regola non fidarsi di nessuno. Questo non significa diffidare di tutti ma contare solo su se stessi.

Mariano - Sar segreto, ve lo garantisco.

Campisi - Addio, Mariano. Io sono pi sollevato, e tu?

Mariano - Anch'io, s.

Campisi - A domani, allora. Vieni alle nove.

Mariano - Sta bene, alle nove. (Si stringono la mano).

Campisi - Ti mando Daniele. (Si avvia. Prima di uscire) Buonanotte, Mariano. Salutami tua moglie.

Mariano - Grazie, buonanotte. (Campisi esce, a destra. A tempo debito, rombo della sua auto) Lucia! Lucia!

Lucia - (correndo fuori) Non dire niente! Non dire niente! E' buona notizia!

Mariano - Lucia. (L'abbraccia strettamente. Sulla porta della sua baracca, s'affaccia Acquasalata e si ferma a fumare beatamente).

Lucia - Che c'entra adesso quella faccia scura? Ma come, non sei contento?

Mariano - Beh, sai che ti dico? Ho una voglia matta di prenderti a sculacciate.

Lucia - Se ci riesci. (Fugge via).

Mariano - Se ti prendo, ti gonfio di sculacciate.

Lucia - Se ci riesci, se ci riesci. (Entra Daniele con un fiasco in mano. I due s'arrestano).

Daniele - Allegria. Avevo indovinato. (Mostra, posando in terra, il fiasco).

Mariano - E che altro, se non allegria?

Daniele - Lavoro da quattro anni in fila: comincia a mancarmi poca roba.

Mariano - Io sto ancora qui.

Daniele - Cominci tardi. Ma t'andr bene lo stesso.

Mariano - Bisogna vedere che bene.

Daniele - E allora perch tanta festa?

Mariano - Il vino l'hai portato tu.

Daniele - Ridevi, due minuti fa.

Mariano - Anche i matti ridono.

Daniele - Ti sei arreso, Mariano? (Gli vicino).

Mariano - Sembra, ma non .

Daniele - Non t'arrendere. Se molli tu avremo troppe scuse.

Mariano - Gli ho stretto la mano.

Daniele - Non vuol dire niente.

Mariano - In quel momento, ho cominciato a odiarlo.

Daniele - Bravo, con loro bisogna avere due facce.

Mariano - Gli sbagli sono tutti nostri.

Daniele - Abbiamo aspettato troppo. Sono arrivate prima le automobili.

Mariano - Ci siamo ancora lontani.

Daniele - S, ma nessuno ci vuole rinunziare. C'era una volta una trib tutta nuda. Poi uno della trib si mise un lenzuolo ai fianchi. Allora tutti si vergognarono di girare nudi.

Mariano - Siamo due carogne. Ma si potrebbe sempre ricominciare.

Daniele - Io ci sto, lo sai. Prima ero vigliacco perch avevo paura della fame. Ma adesso, se si sta senza lavoro qualche mese, roba da vendere ce l'ho. Io ci starei.

Mariano - L'automobile non cambier niente. Finch ci sar una ingiustizia, ci sar voglia di giustizia. Daniele, una voglia che non passa. Mai. (Si stringono la mano. Dietro Acquasalata si profila Katia un po' discinta che piega sorridendo la testa sulle spalle dell'uomo. Sull'uscio dell'ultima baracca il padre s'affanna ad aggiustare un manico di scopa. Si spengono una a una tutte le luci e quindi si chiude lentamente il sipario.

FINE

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