Un mandrillo e due cassettini
UN MANDRILLO
E DUE CASSETTINI
Commedia in tre atti
di
Pasquale Altavilla
Personaggi:
Don Anselmo ricco proprietario
Donna Amalia figlia di Don Anselmo
Don Costantino amante di Donna Amalia
Don Pangrazio zio di Don Costantino
Don Gilotto Frisellina uomo agitatissimo, e di poco intendimento
Marcuccia ostessa, donna anziana e sorda
Peppina figlia di Marcuccia
Nanella figlia di Marcuccia
Menichina ragazza di dieci anni
Francesco garzone dellosteria, amante di Peppina
Pulcinella accattone
Alfonso servo di Don Costantino
Ferdinando servo di Don Anselmo
Ciccio fabbricatore
Teresina cameriera di Donna Amalia
Ludovico
Un mandrillo
Avventori
Contadini
ATTO PRIMO
Camera in casa di Don Anselmo: tavolino con ricapito, sedie, e nel fondo uno scrignetto con chiave corrispondente.
SCENA PRIMA
Ferdinando, contadini, quindi Donna Amalia e Teresina.
Ferdinando - (ai contadini) Vuje che ddicite! Non se trova lo mandrillo che accattaje lo patrone? Uh, maro me ppoveriello!| Mo simmo rotte llossa quante cchi nce ne stammo! Lo patrone se po dd che tteneva cchi ccara chella bestia che lluocchie suoje stesseoh che rruina, che rruina! Priesto Michele, curre tu a li ccase cc attuorno e b spianno: Mineco, Lavrienzo, corrite, non ve ne state comme a ttanta nnoglie io vaco vedenno per li mmassarie, pe li ttaverne: rompiteve li gamme, ca sin simmo arrovinate quanta cchi nce ne stammo! (via coi contadini per la porta dingresso)
Donna Amalia - (dalle stanze interne) Che ti pare mia cara Teresina di questo amoretto?
Teresina - na cosa veramente da ridere.
Donna Amalia - Ridere per chi lo ascolta, non gi per me che sono priva di pace e riposo.
Teresina - Ma comme ve nnamorasteve de sto signorino?
Donna Amalia - Rammenti che iersera fummo invitati dal signor barone alla solennit del matrimonio di sua figlia?
Teresina - Tanto bello.
Donna Amalia - Ebbene, vidi col per la prima volta questo signorino: fissarlo e amarlo fu un punto solo! La sua amabile figura, il vago portamento, la gentil maniera nellinvitarmi alla danza, furono oggetto della mia inevitabile perdizione. Figurati, con melatissimi detti ei minvit a una dichiarazione amorosa, ed ebbe termine il nostro colloquio con giuramento dun eterno e inviolabile amore.
Teresina - E lo nomme sujo qual ?
Donna Amalia - Costante de Paolis.
Teresina - Costante! V, v! Bello pure de nomme!
Donna Amalia - Viene alcuno? (guardando per la porta dentrata).
Teresina - Gnors, trase no servitore che mme pare no vero sconciglio.
SCENA SECONDA
Alfonso e detti.
Alfonso - (da dentro) permesso? Si pu entrare?
Donna Amalia - Avanti.
Alfonso - (compare) Non manco alleducazione: prima bacio la mano a voi, che secondo la regola dovetessere la padron, e quindi imprimo uno oscolo sulla mano di questa giovane, che devessere senzaltro lancella. (esegue come detto)
Donna Amalia - Che cosa volete?
Alfonso - Vappellate la signora Donna Amalia Pensabene?
Donna Amalia - Precisamente.
Alfonso - Posso dunque chiamarmi fortunato di avervincontrata a prima vista, dopo il transito di quattro stanze senza imbattermi con anima vivente.
Donna Amalia - Che dite? Fuori non v la gente di corte?
Alfonso - Secondo la regola dovrebbe essere cos, ma non essendovi nessuno io mi sono arbitrato dinfilzarmi.
Donna Amalia - Dunque che bramate?
Alfonso - Questo foglio a voi diretto: lo manda il mio padrone.
Donna Amalia - Come chiamasi?
Alfonso - Don Costantino de Paolis.
Donna Amalia - (sottovoce e con giuliva sorpresa, a Teresina) lui.
Alfonso - (fissandola) montato sul suo viso un color fragoletta; secondo la regola non si pu dubitare che questo vago anima luccio sia stato predato dal mio amabile padroncino.
Donna Amalia - Dov la lettera?
Alfonso - Eccola: leggetela e datemi risposta.
Donna Amalia - Attendete
Alfonso - Fuori?
Donna Amalia - No, sedete col.
Alfonso - Tropponore. (siede nel fondo)
Donna Amalia - (legge sottovoce con lassistenza di Teresina) Adorabile signorina. Iersera ebbi lonore di udir dal vostro labbro esser voi libera da qualunque affetto; ecco perch ardisco di vergar questi pochi righi per palesarvi la mia fervidissima intenzione, e quindi essere tra breve il felice possessore della vostra mano. In conseguenza di ci, se tuttora siete ferma nella manifestata idea, io, senza perdere un istante, mi dar gloria dinviare persona di mia fiducia allottimo vostro genitore; e cos, dietro affermativa risposta, colla effettuazione del nostro dolcissimo nodo, avr il bene di chiamarvi mia sposa e ridonare al mio cuore quella tranquillit che in breve tempo ha perduta. Fatemi dunque degno di gentil riscontro e concedetemi per la prima volta lonore dessere il vostro fido e amatissimo adoratore Costantino de Paolis.
Teresina - Che bella lettera! E mmo che ffacite?
Donna Amalia - Corre osservazione? Non tralascio punto a rispondere. Teresina, spia se viene mio padre (si applica a scrivere, mentre Alfonso si addormenta senza che entrambe se ne accorgano) Ecco fatto. A voi. (fa per consegnare il foglio ad Alfonso)
Teresina - Chaggio da fa? Chisto dorme! Oh, bello! (lo scuote).
Alfonso - Ah! (svegliandosi) Domando mille perdoni, signorina, della mia impertinenza, ma che volete? Io non perdo un minuto in ozio, quando trattasi di non far niente me la passo a dormire.
Teresina - Ma chisto mme pare che sia no difetto, na malatia.
Alfonso - Chiamatela come volete, ma non v riparo alcuno, prendo sonno anche se fossi nel mare.
Donna Amalia - Prendete, consegnate il foglio scrupolosamente nelle mani del vostro padrone.
Alfonso - Non corre dubbio, voccorre altro?
Donna Amalia - Grazie.
Alfonso - Vi bacio la mano. (sinchina e via)
Teresina - Che llavite rispuosto?
Donna Amalia - Che attendo con ansia il suo parente per finalizzare il tutto con mio padre..
Teresina - Ora, sto matrimonio mo s che se combina frienno magnanno, v.
SCENA TERZA
Pulcinella e dette.
Pulcinella - (si presenta con viso imperterrito) A razia, belle ffigli!
Donna Amalia - Oim! (sorpresa) Chi siete?
Pulcinella - Non ve pigliate pensa; tra de nuje non se vanno trovanno compremiente.
Donna Amalia - Chi siete, replico.
Teresina - Risponnite.
Pulcinella - Non bedite che ssoncommo.
Teresina - Pe cchesto non simmo cecate: ma comme ve chiammate?
Pulcinella - Uh! (con tutta scioltezza) Io non baco trovanno sti ccose: chi sonco sonco, massetto perch sto stracquo. (siede).
Donna Amalia - Che carattere originale! Volete parlare con cento diavoli?
Pulcinella - Voglio parl? Pe mmo vaggo ditto na sarma de parole ah, avite ragione, chelle che mme so asciute dal mio condotto parlatorio non so state parole pe buje: nce vonno aute chiacchiere faudiante e majateche, per cui incomincio. (con tutto sussiego) Al merito di queste due pollanchelle, si accova e ssi sprofonna la mia ignominiosa belt, e vedendo due facce che nel solo affacciarsi affacciano ne cuori di chi saffaccia un affacciante e affaccioso fattifesto, non pozzo fare a mmeno di dirvi che tutte doje jate na patacca a lo trappiso. Volite sap chi sonco? S, belle, s: io sono colui, e mi chiamo per lo pi con la bocca; son fratello di lei, anzi figlio, no figlio, padre; manco padre, marito; perch la porto sempre cucita a ppunti saccorallosi nel mio ventre, e essa nciave corpa a ffarme tras cc.
Donna Amalia - Oim, questo matto da catena! Amico, uscite fuori, toglieteci dalla noia della vostra presenza.
Pulcinella - (con giovialit) Lo ssaccio, lo ssaccio che me stimate assaje, e pperz me coso a ffilo duppio cca ncoppa.
Teresina - Uh, ppuozessere acciso!
Pulcinella - (con giovialit) Altrettanto, e doppia felicit!
Teresina - Tu nce siente? Jesce fora, jesce fora, mmalora!
Pulcinella - No, no, compitissima straccio nella, no; sto mmeglio cca.
Donna Amalia - un deciso demonio! Uscite fuori.
Pulcinella - Io vaggio da fa sta malacrianza? Non pozzo, non pozzo.
Teresina - (chiamando per la parte esterna) Ferdinando, Michele
Pulcinella - Non chiammate gente, perch fora non c nnisciuno.
Donna Amalia - Partite, replico.
Pulcinella - Partite! E cche gghiocammo a tressette!
Teresina - (con impeto) Diavolo fatte rompere la noce de lo cuollo!... Nce siente? Vattene.
Pulcinella - Brava, si accrianzata! Aggio canosciuto quanta stima tiene pe mme.
Donna Amalia - (allunisono con Teresina) Fuori, fuori. (spingendolo)
Pulcinella - (inebriandosi). Comme site aggraziate! Sine, sine, cca sto buono.
SCENA QUARTA
Don Anselmo e detti.
Don Anselmo - Che ccos sto chiasso? Che sso stallucche?
Pulcinella - (con precisa compitezza) Uh, veneratissimo signor non so come vi chiamate; da quanto non ci siamo visti: vuje campate ancora? Che meraviglia! Io me credeva che ghireve schiaffato de faccia ntera. Accomodatevi, senza cerimonie. (linvita a sedere per forza)
Don Anselmo - (a Donna Amalia) Chi questo signore?
Donna Amalia - ben mezzora che si a noi presentato, senza poter comprendere chi sia; interrogatelo voi e appagate il suo desiderio. (entra nelle stanze)
Teresina - Sceruppatevillo vuje e bedite da qua pazzaria scappato. (via appresso).
Don Anselmo - (a Pulcinella) Sicch?...
Pulcinella - Non c dda dicere, tra de nuje non ce vonno morbidezze, perch moncev lo fatto, simmo pariente, e
Don Anselmo - Pariente! E quanno maje avimmo magnato assieme?
Pulcinella - V, li pariente magnano nzieme! Li pariente comparesceno a la casa, no pe mmagn, ma pe te scepp: chesta massima fistologica: lo parente se paragona a la sanguetta: la sanguetta che ffa? Te sorchia lo sanco da li bbene, essa se nchiattisce, e tu ne scule. Accoss lo parente, senzaddonaretenne te scippa li ccostate, isso se ntrocchia, e tu rummane ntra li verbi difettive n, nuje mo ce volimmo ncarric de chesto? Io non pozzo perdere tiempo assttate, la salute toja mme preme che sia corta, ommacaro secunno lobbricazione de vero parente, pozzo ven a ffa larravoglia cuosemo.
Don Anselmo - (tra s) Io nne voglio ved lo ccostrutto. Almeno pozzo sap llarte che fa questo parente, che non saccio da qua parentela scappato?
Pulcinella - Chesto s, vu sap larte mia? Io so viaggiatore.
Don Anselmo - Viaggiatore!
Pulcinella - Gi, so conosciuto per ttutte li ffamiglia nobile, gnobile, caf, tratture, cantine, e le pi oscure taverne de lo Lavenaro a Nnapole.
Don Anselmo - Bello parente nobile che ttenco! Da do ne viene, n, par?
Pulcinella - Da la gran cit de la Cerra.
Don Anselmo - E Cerra ccit?
Pulcinella - Sicuramente: abbraccia met de la Spagna e met di Costantinopoli, la capitale di cui Portasciuscella.
Don Anselmo - (tra s) Chisto me fa perdere la capo! Voi che impiego fate?
Pulcinella - Io? Arte libera.
Don Anselmo - Siete disegnatore?
Pulcinella - Avanzate.
Don Anselmo - Incisore?
Pulcinella - Avanzate.
Don Anselmo - E che ssite se po ssap?
Pulcinella - Schermitore.
Don Anselmo - Date lezione de spada?
Pulcinella - Gnern de stocco v, vaco menanno stoccate. (stendendo la mano)
Don Anselmo - Uh, vaje cercanno la carit!
Pulcinella - A servirvi.
Don Anselmo - (prorompe in riso) Uh bonora! Me faje proprio ridere da tre ore che stammo parlanno, e che s conchiuso?
Pulcinella - Niente. Ma sha dda conchiudere per.
Don Anselmo - Che ccosa?
Pulcinella - Che mmiette mano a la vrtola (indica la sacca) e mme refuste la pilarma. (indica il danaro)
Don Anselmo - ragione, te lo mmierete per sta resata che mm fatta f. T, acchiappa. (gli d una moneta)
Pulcinella - (osservandola) Chesta ched?
Don Anselmo - Cinco grana.
Pulcinella - E mmano a no galantommo se d cinco rana!
Don Anselmo - E che bolive no paro de carrine?
Pulcinella - No paro de carrine no, a lo mmanco na meza pezza. Io so stato tre quarte dora cca per cinco rana! Non ce pozzo pass, agghiusta.
Don Anselmo - (alterandosi) Ma tu che mmalora fatto che bu essere pagato?
Pulcinella - Sto cchiacchiarianno da mezora..
Don Anselmo - E nne potive fa a mmeno.
Pulcinella - Nne poteva da a mmeno! Ma quanno tu non conusce lobbrigo tujo, aggio avuto da chiacchiari per fforza.
Don Anselmo - Obbligo!
Pulcinella - Gi: io avanzo lo sanco mio e voglio essere pagato.
Don Anselmo - (tra s) Va, va, chisto e ppazzo dichiarato! T, chesta nauta cincograna.
Pulcinella - Non ce pozzo pass, agghiusta.
Don Anselmo - Ma tu che mmlaora m fatto? (gridando)
Pulcinella - Te so benuto a ttrov.
Don Anselmo - E nne potive fa a mmeno.
Pulcinella - Agghiusta.
Don Anselmo - Che bu agghiust, lo cancaro! Mo me nzorfo v!... (chiamando alla porta) Ferdinando, Nicola add state?
Pulcinella - Non c nnisciuno fora...
Don Anselmo - (chiama nellinterno) Amalia, Teresa (compaiono entrambe)
Donna Amalia - Ancora qui! Siammo allo stesso caso.
Teresina - Avite appurato che b?
Don Anselmo - Va cercanno la lemmosena. Ma li serviture add so gghiute?
Teresina - E io che ssaccio?
Don Anselmo - Comme! Se nne vanno e mme lassano sulo. Ecco cca, pe causa lloro aggio avuto sta seccatura matino matino.
Pulcinella - Seccatura!... Onore. E tte dico na cosa, ca mo che aggio conosciuto la casa toja, ogne ghiuorno te venaraggio a ttrov-
Don Anselmo - Jesce fora, non me fa fa lo quarto.
Pulcinella - impossibile, non ce pozzo pass.
Don Anselmo - E cchisto non se nne va manco pe nautanno. T, chesta nauta cincograna.
Pulcinella - Io mo che aggio da fa? Me faccio sent. Tu mavarisse avuto da pag co cchi ccoscienza abbasta: chello che aggio perzo mo me lo rrinfranco dimane.
Don Anselmo - Non ciaccost ca te faccio ruciol la gradinata.
Pulcinella - Fallo, fallo ca mme daje piacere, ommacaro me ntacco lo mollone, vaco a ricorrere, e accoss me paghe danne spesa e nteresse. Mo se vede s, dimane nce vedimmo cchi ppriesto. Fatte trov vivo, s; ca si tiene golio de mor, arricordate de lo sanco mio che avanzo. A razia (via)
Don Anselmo - (alle donne) Che?
Entrambe - Ah, ah, ah!
Don Anselmo - Vuje vedite che auto originale m ttocato a conoscere. Ma perch lhanno fatto tras? La gente de servizio add sta? Add bonora so ghiute, parlate.
Teresina - Io pe mme non saccio niente.
Donna Amalia - Sono scomparsi allintutto.
Don Anselmo - Va bene lassali ven ca sentaranno la lengua mia. Oh bonora, se piantano li padrune, se va, se vene, senza cerc permesso! Ecco cca; comm ttrasuto sto bestione, poteza mpizzarse no mariuolo, e nce spogliava la casa. Birbanti, birbanti!
SCENA QUINTA
Ludovico, in compagnia di un ragazzo che porta in testa una grossa cesta contenente molti cassettini di ugual forma, e detti.
Ludovico - permesso?
Don Anselmo - Avanti.
Ludovico - Il signor Don Anselmo merita di essere servito al volo.
Don Anselmo - E voi chi siete?
Ludovico - Come, non mi ravvisate? Sono il giovane del germanese di via Toledo; colui chebbe il vostrordine circa
Don Anselmo - Ah, s, me nera scordato: il cassettino?
Ludovico - Eccolo (ne prende uno e glielo consegna), vi garbizza?
Don Anselmo - Moltissimo. E stauti cassettini?
Ludovico - Sono di egual misura ma rinserrano macchinette per trastullo de fanciulli: guardate. (ne prende uno, lo apre e compare di botto un folletto allaltezza di tre palmi)
Don Anselmo - Misericordia!
Donna Amalia - Che sorpresa!
Teresina - Bene mio! Mmha fatto fa no zumpo!
Don Anselmo - grazioso per altro. Vi stato ordinato da qualche signore?
Ludovico - S, dal proprietario di Torre del Greco: sono diverse bambocciate fatte per passatempo dun suo unico figlio di sei anni.
Don Anselmo - E bravo. Teres, tccote la chiave, apre ll (indica lo scrigno) e ppigliame chella scatola rozza.
Teresina - llesto. (esegue e gliela consegna)
Don Anselmo - (apre, prende oggetti di gran valore posti nella bambagia, e li ripone nel cassettino datogli da Ludovico) Questoro me lo port giorni addietro il mio orefice che trovasi in Napoli: non avette cura de portarme li stucchie corrispondente, e io perci vaggio ordinato sto cassettino. (chiude il cassettino con la piccola serratura, toglie la chiave dallo scrigno e se la mette in tasca)
Ludovico - Comandate altro?
Don Anselmo - Tiene, pigliate lo ccaf. (gli d una moneta)
Ludovico - Grazie.
Teresina - Mo vavite da fa no scarpeniello da sta casa nosta che sta a Rresina, nf a la Torre de lo Greco?
Ludovico - Precisamente.
Teresina - A ppede co sto bardascio?
Ludovico - Tanto , ad hoc nati sum! (via con il ragazzo facchino)
Don Anselmo - Donna Am, va bene? Si ccontenta de chillo cassettino?
Donna Amalia - S, bello.
Don Anselmo - Tra giorni poi avrai altre gioie di molto valore perch te lo ddico?
Donna Amalia - Che cosa?
Don Anselmo - Sarai tra breve sposa.
Donna Amalia - (tra s) Oim! (guarda di sottecchi Teresina)
Teresina - (guarda di sottecchi Donna Amalia) Mbomma! Addio lo signorino de la festa!
SCENA SESTA
Don Pangrazio, e detti.
Don Pangrazio - permesso? (rimane sulla soglia)
Don Anselmo - Uh, caro Don Pangrazio, che onori sono questi! Teresina, va dinto e apparecchia na colazione.
Teresina - Subbeto. (entra a destra)
Don Pangrazio - Senza complimenti, Don Ans.
Donna Amalia - una fortuna inaspettata il rivedervi dopo tanto tempo.
Don Anselmo - Da che stammo a lo casino, non mhai dato lo piacere de venirme a ttrov.
Don Pangrazio - Comme aveva da ven, si so arrivato lauta sera a la casa de no nipote mio che abita cca bicino, a la Torre de lo Grieco.
Don Anselmo - Cca bicino: c qualche distanza.
Don Pangrazio - Jeri so stato poco bene, stammatina subito che sso asciuto, lo primmo penziero mio stato chillo de venirve a ssalut.
Don Anselmo - Sommonore; te starraje a ppranzo co mm?
Don Pangrazio - No, pe ogge sto compromesso a la casa de lo Conte Scianchinella; ma non te ne pigli, domani verr da te. Oh, parliamo dun altro affare interessante; jeri sera fusteve a la casa de lo barone per lo matrimonio de la figlia?
Don Anselmo - Gnors.
Don Pangrazio - Col ncera pure il mio nipote cugino chiammato Costantino de Paolis.
Donna Amalia - (tra s) Comprendo: Don Pangrazio la persona accennata nel foglio.
Don Anselmo - Non ho notato la sua persona: me mettette a ffa no tressettiello saje che la passione de nujaute viecchie lo ttir la recchia allaseno.
Don Pangrazio - Ma comme, non marcasteve la figura soja? Isso ball co la figliola vostra, e....
Don Anselmo - Ma si so stato applicato a lo gioco.
Don Pangrazio - Basta, lo conoscerete. Egli un giovane non brutto, e no lo ddico perch m nnipote, ma buono quanto a lo ppane. rricco, e potrebbe formare una buona coppia con la tua figliola.
Don Anselmo - Comme, comme!
Don Pangrazio - Gnors, si videro jeri sera, si fecero dei complimenti e si (a Donna Amalia) signorina, potreste avere la bont di seguitare il mio principiato discorso?
Donna Amalia - Ma se non corre altra osservazione: vostro nipote un giovane avvenente e io ascriverei a somma fortuna il
Don Anselmo - Piano, piano: vuje vavite fatto lo cunto senza lo tavernaro. Io ho gi disposto della mano di mia figlia, e ho appuntato il matrimonio con un salernitano che m stato proposto da Don Paolo Cocchia, amico mio anzi per farvi scorgere la verit: ecco (prende una lettera nello scrigno ove ha riposto il cassettino, e ne rimane aperto il fodero)
Don Pangrazio - Non serve. (tra s) Nipote mio haje fatto asse e asse!
Donna Amalia - (tra s) Misera me! E voi, avete dato parola di matrimonio senza farmi vedere colui che dovr essere il mio sposo?
Don Pangrazio - Ave ragione; chesta me pare na bestialit!
Don Anselmo - O bestialit, o non bestialit, ffiglia a mme e a mme ha dda ubbid. Sto giovine che aspetto chiamasi Don Gilotto Fresellina, tene no venticinchanni, straricco e quel ch meraviglioso, non ha nessun parente.
Don Pangrazio - Ma non dicimmo scorpione: vuje lavite visto?
Don Anselmo - Se vi dico oggi lattendo in mia casa.
Donna Amalia - Del pari a voi incognito?
Don Anselmo - Diavolo, me pare che non parlo turco: ogge, ogge lo canosciarraggio.
Don Pangrazio - Ma si non piace a ffiglieta?
Don Anselmo - Llha dda piac, cancaro! Lha dda piac. Lo siente che ttene venticinchanni?
Don Pangrazio - Bella ragione! Ma si no sconsiglio?
Don Anselmo - Oh, caro Pangrazio: scusame, ma chiste so affare che me laggio da ved io.
Don Pangrazio - Non parlo cchi!
Donna Amalia - Amatissimo padre, trattandosi della scelta dun mio compagno, ragion vuole che debbappagare il mio genio! La sola vostra cura dovr estendersi alla verifica delle sue finanze e della sua condotta, per tuttaltro spetta a me il decidere. In conseguenza di ci vi dico con pura schiettezza che il mio cuore disposto e propenso per Don Costantino nipote del signor Pangrazio: siate dunque in tale intelligenza, e accordatemi il piacere di baciarvi la mano (sinchina e entra nelle sue stanze).
Don Pangrazio - Don Ans, figlieta tha fatto na discreta chiusa de lettere; mo pu dicere a Don Frisellina che se magnasse na fresella e sse nne tornasse a lo paese sujo.
Don Anselmo - Comme!? Cos se parla nfaccia a lo patre? Ah birbantella! Ma tutto inutile, tu tiene ncapo a Don Costantino, e tte pu ire a fa squart, tu, lo nipote, e lo zio che
Don Pangrazio - Gu, gu: lo zio sta presente, sa?
Don Anselmo - Scusame, m scappato: stata unespressione uscita nel calore.
Don Pangrazio - E non taccalor chi, te prego.
SCENA SETTIMA
Teresina, quindi Antonio e detti.
Teresina - La colazione pronta. (via novellamente per la dritta)
Don Anselmo - Trase Don Pangr.
Don Pangrazio - Vi ringrazio. (indispettito)
Don Anselmo - Mo te vu vennec de chello che aggio ditto? Via te nne cerco scusa.
Don Pangrazio - E me so ppigliato collera sicuro: che mmanera de tratt cchesta? (entrano).
Antonio - (savanza pensieroso per la porta dingresso) Non v altra speranza per me, bisogna profittare del buon cuore di Don Anselmo. Egli mi conosce e sa che io sono il giovane del suo giojelliere; per cui ah, sorte sempre mia nemica! Per non lieve mancanza ho guadagnata lindignazione del mio principale, egli mi perseguita da per tutto la numerosa famiglia che mi circonda esige un sostentamento, e ma che? (guardando intorno) Resto ben sorpreso! Ho transitato quattro stanze senza incontrare anima vivente! (fissa casualmente lo sguardo allo scrigno) Che veggo? Col sono rinchiuse le gioje di s, io era presente quando si rinserrarono: il fodero dello scrigno socchiuso, potrei coraggio! Un passo falso ne chiama cento; sar quel che sar. (guardingo e con rapidit toglie il cassettino) Il colpo fatto, vien gente, si fugga. (sallontana)
Teresina - (si conduce dalla dritta e osserva Antonio di schiena che fugge) Chi cchillo? Me pare lo giovane de lorefice: ne mio sign? (dirigendo la voce per la parte esterna) Mio sign, fuje comme a no lepre. Che beco! (fissando lo scrigno) Cca sta lo teraturo apierto uh, scasata me! Sha pigliato lo cascettino delloro! (grida) Ajuto, gente, corrite mariuole! Mariuole!
SCENA OTTAVA
Don Anselmo, Donna Amalia, Don Pangrazio e detta.
Don Pangrazio - (allunisono con Don Anselmo) Ch stato?
Donna Amalia - Ch successo?
Teresina - Arrestate Arrestate lo marjuolo fuje chiammammo gente (corre alla finestra) ah, ffujuto, nce lha fatto. Bene mio, mo moro!
Don Anselmo - Ma che bonora stato, se po ccap?
Teresina - Tratanto che simmo trasute dinto, s mpizzato uno cca, ha apierto lo scrigno, e sha pigliato lo cassettino de li gioje. Io laggio visto de spalle che ffujeva, e m pparzo Don Antonio, lo giovine de lorefice vuosto
Don Anselmo - Scasato sto! (osserva nello scrigno) Gnors, non ce sta. Priesto (gridando) Michele, Ferdinando, corrite, mhanno assassinato!
Donna Amalia - Le mie gioie! Quale disavventura!
Don Pangrazio - Ma chesta che stravaganza ? Riman la porta aperta senza nisciuno fora a la sala! Io me so ffatto meraviglia: so ttrasuto nquatto cammere senza ved ombra de servitore!
Don Anselmo - Li birbante saranno asciuti apposta pe dd mano a lo furto fatto, ma mo, mo vaco da lo giudice, anze ve prego de ven vuje pure. Mhanno rubato un cassettino con delloro del valore di trecento ducati. Presto Teresina, pigliame lo cappiello, lo bastone (a Donna Amalia) Tu va dinto, mo chiudo la casa e me porto la chiave. Sti birbante de serviture me ne darranno cunto.
SCENA NONA
Ferdinando, contadini e detti.
Ferdinando - Avite ragione, nuje nciavimmo corpa che se nn ffujuto.
Don Anselmo - Assassine! Ascite da la casa mia; vuje darrite cunto de sto furto che mhanno fatto.
Ferdinando - Furto! E che ve llhanno arrubato?
Don Anselmo - No, se llhanno portato con ttutta leducazione!
Ferdinando - Se nn ffujuto isso; per chesto jammo spierte e ddemierte pe tutta Resina; figurative, ha spezzato la catena, e
Don Anselmo - Ha spezzata la catena! Chi?
Ferdinando - Lo mandrillo, ed ffujuto.
Don Anselmo - Pure chesto m ssucciesso! Ah briccon bricconi! Per la troppa vostra trascuraggine s mpizzato pure cca no mariuolo, e sha arrobbato lo cassettino de li gioje de figliema: mo vaco da lo giudice, e tutti ne darete conto.
Ferdinando - Ho che guajo! E cchi sape niente? Nuje simmo jute pe bed de trov lo mandrillo, sapenno chera la passione vosta.
Don Pangrazio - Don Ans, sempre co li bestie te llhaje voluta fa?
Don Anselmo - Va bene, va bene, ve voglio mettere a ttutte dinto a na chicchera, assassino, assassini! (via per la porta comune)
Ferdinando - Che guajo, che guajo! (via appresso)
Donna Amalia - Signor Pangrazio, voi...
Don Pangrazio - Io sar tutto propenso per farvi felice. La vostra intenzione sarr partecipata a Costantino, e ppe Don Anselmo pe Don Anselmo affiddammoce a lo destino che isso sapr offrirci de mezzi onde condurlo al consentimentoi per questo desideratissimo imeneo. Addio mia cara. (si licenziano e vanno; le donne per linterno, e Don Pangrazio per la via comune)
ATTO SECONDO
Campagna in Portici. A dritta unosteria con le insegne al di fuori, secondo il costume.
SCENA PRIMA
Marcuccia, Peppina, Menichina, Nanella e Francesco. Mariuccia fila; le altre lavorano oggetti donneschi: Francesco applicato a mondare erbaggi, per uso degli avventori.
Peppina - Gnora, gn, e ccomme si llotena! Sempe pienze a na cosa.
Marcuccia - (adirandosi) La si Rosa! E cche ncentra la si Rosa dinto a li fatte mieje? Che ne ntrica de la famiglia soja! Che se vede li ccofice de la razza soja!
Francesco - (a Peppina) Statte zitta, non b ca mammeta non sente manco li cannonate, e ppiglia asse pe ffiura.
Marcuccia - Gnorz shanno da fa li gghiacovelle co Francisco e pperch? Pe ssent dicere: se nzora marisso e sse piglia a mmaressa! Io non ciavria dispiacere, perch li costume suoje so buone, ma no disperatone.
Francesco - Princep, vuje sbagliate, state in arrore.
Marcuccia - Nce vu fa lammore? E cchesto chello che non boglio.
Francesco - Gnern, dico ca state in arrore, perch io a la figlia vostra la stimo comma pprincipale, no comma nnammorata.
Marcuccia - E cchi dde na patata non le pu d a mmagn, sposannola. Lo ssiente che staje disperato, s o no?
Francesco - Pepp, aggio appaura che sta cosa fenesce a brenna.
Menichina - Uh, e non ve menate ncuollo li malaurie! Simb piccerella io tenco cchi ssale de vuje dinto a la cocozza! A ssenzo mio cca nce vo costanzia, perch lo Cielo dinto a nora lavora: jocateve tre nnummere a la bonaffigiata, e
Nanella - S, e ss arrevata! Haje voglia de pascerte de speranza, ca mo riesce sto matrimonio, mo! Sore mia, tu s ppiccirella, e li ccose a lluongo so ttaluorano a chiacchiere fenesce sta storia.
Pinuccia - (tra s) V comm mmediosa sta sora mia; sempe me mena la favuccella! Si mme nzorfo, a ccapille nce lo bedimmo!
Nanella - Non ce penz cchi Franc, siente a Nnanella.
Francesco - S, te-a-ta-frittata! Io me scordo de Peppina? Maje e pp maje.
Peppina - (fremendo) Ne pu fa a mmeno de d sti conziglie, stipatille pe la casa toja. Francisco me vo bene, e cchi sa che lo Cielo non esaurisca li preghiere meje.
Menichina - Faccio buono io che ppenzo sulo a mmagn. Nuje aute ffigliole, subeto che nciarrivammo a spartere la fila de capille co li mmane noste, che rroba ? Me voglio mmaret, voglio pigli stato; bene mio, che scresuobio!
Peppina - Statte zitta tu, trecalle de femmena! Si sapisse che significa passione.
Menichina - Lo ssaccio, lo ssaccio. Marricordo quanno morette Arucolillo, lo cane lupegno mio, quanto chianto che ffacette.
Francesco - Chillo era cane, eppure le volive bene. Io p che sso
Menichina - Na bestia chi grossa disso, thaje da fa vol cchi bene. Chesto se sape..
Nanella - (a Menichina) E statte zitta, stipate la vocca pe li ffinche tu nauta. Siente a mme Franc, penza a metterte co una che ttene denare, e llassa sta a ssoremna che non tene treccalle de dote.
Marcuccia - (tra s) V comme so ubberiente sti ffiglie meje, dicessero meza parola! Affatto.
Peppina - Nan, bravo: te voglio ten sempe dinto a lo core mio pe sta lettera de raccommannazione che mme staje facemmo.
Francesco -Cca non c abbesuogno n dde lettere, n dde prociesse: io so stato, sonco, e ssarragio sempe lo stesso, e sta varca spero da portarla nzarvamiento.
Nanella - Co lo figlio de Nufrio.
Peppina - Mo te paccareo, e mmettimmo la carnalit da parte v gi, mmediosa che ss, tu s perch parle de sta manera? Perch lo vorrisse tir a la parte tojia ma gu, schiatta! Schiatta! Schiatta! Francisco a mme vo, a tte no, no, no non te po ved!
Nanella - Sci! Guardatillo tu sto bello sfuorgio.
Marcuccia - (tra s) Si no sbaglio, me pare da lattegge, che se vonno pigli a schiaffe .
Nanella - Auh, auh! (minacciando) Tu mo vu pe fforza che te tozzo co la capo nfaccia a la taverna.
Menichina - Che rroba ? Tu tarragge! Ah, ave ragione Peppina, che ttiene quacche pretenzione ncuollo a Francisco.
Nanella - Taggio ditto statte zitta tu muccosella, ca sin te scoppoleo.
Marcuccia - N, n, vuje me pare che ve state appiccecanno che b dicere sto fatto?
Francesco - Niente, niente. So ccose de nchiasto.
Marcuccia - Vonno fa fasto? S, e sse ponno mmut la cammisa! Corpette e zzuoccole hanno dav pe ttutto lo tiempo de la vita lloro!
Francesco - Dalle, sorda mmalorata!
Marcuccia - Na cannonata1 Add? Io non laggio ntiso.
Francesco - E ddopo che nne sparano ciente, tu mo li ssiente co sti rrecchie! (le dice forte nellorecchio) La verdura ffatta .
Marcuccia - Trasela dinto, e bide lo fravecatore a cche sta.
Francesco - Lesto. Belle ffigli, aggiate no poco de proverenzia moncev, site sore a la fine. (entra nellosteria)
Peppina - Che non me ncojetano, ca sin addevento na cana figliata.
SCENA SECONDA
Pulcinella e detti, indi Francesco.
Pulcinella - Belle figliole meje, ricevete gli espressi del allrma de li muoffe vuoste! V comme site acconciolelle! Ebbiva! La malerba cresce, se sole dicere.
Menichina - Che bu signific, n bellommo, bell? Spelefecate, spel!
Pulcinella - Uh, t,t, la cappa mmiezo a li llettere pure se risente!
Menichina - Sicuro che la cappa se risente. Dimme na cosa:de la casa qua lo meglio mobele?
Pulcinella - A ssenzo mio la cucina.
Menichina - E ddinto a la cucina che se fa?
Pulcinella - Si manipula lintroito, per poi passarlo al registro dellesito.
Menichina - Sti parole mo io non capesco.
Pulcinella - Lo ssaccio, questi sono vricaboli intoscanati: parla a llengua toja, che bu dicere?
Menichina - Voglio dicere che donto a la cucina se coce lo mmazzec: pe se cocere sto mmazzec lo ffuoco ha dda sbapur? Pe se sbapur la cappa sha dda fravec? S, o non s no piezzo de baccal?
Pulcinella - Mi rimetto alle tue bestialit.
Marcuccia - (che finora non lo ha visto perch applicata al lavoro) N, n, bellommo, bell? Che bu da li ffiglie meje?
Pulcinella - Laggio salutate.
Marcuccia - Lhaje stornutate!
Pulcinella - Laggio fatto no saluto.
Marcuccia - Arrassosia! Jesce, j, e lo ddice co sta sorta de faccia!
Pulcinella - Che cosa?
Marcuccia - Ll fatto no tavuto!
Pulcinella - (forte nellorecchio) Saluto, saluto. (a voce naturale) A cchello che beco s na vera patata.
Marcuccia - Grazie de la bont toja.
Pulcinella - Chello che te mmierete.
Le donne - Ah, ah, ah!
Marcuccia - Perch rredite? Mha chiammata na vera affatata. Nzomma tenco la faccia de na fata, haje ragione bello mio, haje ragione! (tra s) Se fosse nnamorato de me? S s io so nnata a Chiaja, e ppe ttutto lo quartiero mme chiammavano la mbriana de Chiaja.
Pulcinella - (tra s) O la mmalora de Chiaja?
Francesco - (a Marcuccia) Princep, lo fravecatore ve v ncoppa.
Marcuccia - La stoppa, e a cche serve?
Francesco - (tra s) Pe te spil ste rrecchie e ssempe me scordo ca chesta ssorda. (a voce alta) Lo fravecatore ce v ncoppa.
Marcuccia - Ah, mo lo servo. Pulicen, statte buono, tieneme ancora sa. (vezzeggiandosi)
Peppina - Arrassosia!
Nanella - Ha dda ven quacche tropea: mammena se vroccolea!
Menichina - V, v, tene li pulice!
Pulcinella - Chesta che se fa afferr?
Marcuccia - Damme no segnale de laffezione toja.
Pulcinella - Lo vu co no cincofrunne ncoppa a lo scozzetto?
Marcuccia - Grazie, grazie. (alle donne) Mha chiammata rammaglietto! Quanto s ccompito, quanto s aggraziato!... Tu mo vorrisse vroccoliarte co ah, ah, ah! Maleziuso, maleziuso! (entra in osteria)
Pulcinella - Mha fatto ven dolure ncuorpo!
Francesco - Ah, ah, ah!
Pulcinella - Io dico che ss, ma la faccia soja ha dellassafetida, dicono i farmacicoli.
Peppina - Gu, gu: non dicere male de mamma nosta sa; chella stata sempe no modiello de
Pulcinella - Fattucchiare. Peppina, Pepp, tua madre ha del caliginoso.
Francesco - Ebbiva! V comme saje parl trosco.
Pulcinella - Tu che nne vu fa: io aggio fatto tuttarte annorate pe ccamp sbriognato.
Nanella - Ma comme te s arreddutto a stennere la mano? E pp a Ppuortece, a Rresina, a la Torre de lo Grieco.
Pulcinella - Perch cca gli smestitori nobili e di professione so ppochi, ecco perch. Avite da sap belle figliole meje ca io a Nnapole serveva no germanese, chillo che ffa li ppazie pe li figlie de laccoppatura?
Peppina - E cchi staccoppatura?
Pulcinella - Voglio ntennere la nobilt: sto germanese mme voleva tanto bene e ttanto, che non cera jornata che non me comprometteva il foro-magno con a solennissima cauciata. Ora no juorno, non potenno cchi, me ncepollaje e ccercaje de fa li cunte pe mme ne ire: aveva dav quattaute carrine, dicette isso. Fammi sturdimo servizio, e tte ne jarraje per fatti tuoi, ecco cca, risponnette, porta questorganetto alla strada di Chiaja da na madama Tartana.
Francesco - Tartata!
Pulcinella - No no fragata manco martinanga
Francesco - Ma era madama o bastimento?
Pulcinella - No, me ntenno io na madama polacca, polacca no nomme de mare aveva da essere macchiappo lorganetto e mabbio jappeco jappeco: passo pe la Galitta e ttrovo nappicceco tra duje pacchesicche che se stevano piglianno quase de mano. La curiosit me facette ferm pe no pezzullo, la quistione era filosofraca, se parlava de la materia e dde la forma, uno diceva: in frisica viene prima la forma e poi la materia, nauto diceva lo ccontrario. Io a la verit non potette sta senza risponnere e dd ragione a lo secunno: lo primo che ssentette chesto se nceppolaje e mme chiammaje ciuccio: - Ciuccio a me! Risponnette Ah, pettolone de Marco Tullio Ciaciarone! E tu mme chiamme ciuccio! Io te parlo pe bia de fatto, e dico e sostengo che bene primma la froma e pp la materia Ma come? Sosugnette isso. Comme? Comme succede in fatto, ecco cca si ne po mettere ndubbio. Otto juorne fa Masto Mineco lo solachianiello avette che ddicere co no vastaso; labbiaje na forma e lo sciaccaje; se mmedeca lo vastaso, lo juorno appriesso se scommoglia la sfrittola, e che nce trova? Vorza sotto, ossia materia: ergo si non ghieva primma la forma ncapo, comme se formava la materia? Perz in legge sine pro quo, ha dda ven primma la forma e pp la materia. Compagno mio, non fuje parola detta, che scappa na risa a lo secunno pacchesicco accoss fforte che nauto ppoco sconnocchiava; lo primmo cchi se corriva, aiza lo bastone e pparraggia me d na mazzata accoss ppotente, che me lesionaje lo cornicione e ppe cconzenzo jette pure ncoppa allorganetto e lo sfiataje de muodo che non sonava cchi.
Tutti - Uh!
Francesco - E ttu?
Pulcinella - Colle lagrime sui pupilli torno da lo principale, che vedenno chillo sconquasso, senza dicere na meza parola, me conzegna cierte ppera spine....
Francesco - Comme comme! Te rialaje appriesso?
Pulcinella - Cancaro! Ma che rrialo sostaziuso!
Francesco - Pera spine!
Pulcinella - Gi, ma proprio li berace.
Francesco - E ttu, doppo fatto chillo scenofregio haje avuto li ppera controtiempo?
Pulcinella - Controtiempo! No, cheste se teneno ntutto llanno.
Francesco - Ma mo non so asciutte ancora.
Pulcinella - Nce stanno, mmalora!
Francesco - E ttu nne tiene cchi?
Pulcinella - Sicuro, li ttenco pure mo.
Francesco - Uh, lassammelle prov!
Pulcinella - Veramente?
Francesco - Veramente.
Pulcinella - V ca tu te piglie collera.
Francesco - No, dammene uno.
Menichina - Uh, s, uno pure a mme.
Peppina - Nauta a mme
Pulcinella - No, no, piccerelle meje. Pe buje na cosa troppo grossolana ve potarria fa male lo stommaco. Pe cchisto ntanto nc cchi ncrinato perch me smacino che llavr provato cchi dde na vota.
Francesco - E ssicuro. Vuje aute ffemmene sapite mangi sti ccose? Me, Pulicen pruoje, pru.
Pulcinella - T, acchiappa. (gli d un pugno)
Francesco - Ah, chaie fatto?
Pulcinella - Daggio dato chello che aggio avuto io.
Francesco - E cchisto stato no punio!
Pulcinella - E li pponia in senzo metafronico se cchiamano pera, percoca, pantuofene, comme meglio vu.
Le donne - Ah, ah, ah!
Francesco - Vuje redite, e cchisto veramente mmha fatto male.
Pulcinella - E tte llaggio fatto assaggi con na cierta chelleta, considera chillo che mme lha menestato co ttutta porposit!... Ma gu, lle tenco preparata na trastola chi sa si mme riesce de mme scontr co lo giovene suio ch benuto justo a sto paese pe basta parlammo dauto: tenco quinnece grana che llaggio arrecuovete stamattina a la primma esazione.
Francesco - Dimme na cosa: tu vorrisse tras a guarzone co nnuje?
Pulcinella - E quanno? Te voglio fa a bbed nappicceco tra me li mmarmitte che ha dda essere na meraviglia.
Peppina - Uh, s, s, poverommo! Pigliammolo a la taverna nosta
Nanella - Chisto ttanto coriuso, nce farr stare allegramente.
Menichina - Pigliammolo, pigliammolo, ca quanno so cchi ggrossa, da guarzone lo faccio pass principale.
Pulcinella - E ccomme?
Menichina - Me lo sposo io.
Peppina - Statte zitta tu, ancora ha dda nascere e ppenza a sti ccose.
Pulcinella - Fa benissimo! Una pe ssap leggere ha daccomenz da lo be a b.
SCENA TERZA
Marcuccia e detti.
Marcuccia - Franc, chillo sta ntonacanno, falle na zuppa de carne e pportanchella.
Francesco - Mo ve servo. Padr, aggio trovato lo guarzone.
Marcuccia - Vavone? Poverommo! Morette de novantottanne.
Pulcinella - E ttu ancora campe pe disgrazia nostra!
Marcuccia - Tante grazie! (alle ragazze) Ha ditto ca pe mme ttornato apposta.
Pulcinella - (a Francesco) Lo ffaje niente? Io lle dico male parole e cchesta li ppiglia pe ccompremiente!
Francesco - (a voce alta) Aggio ditto che aggio trovato lo guarzone. (entra)
Marcuccia - E chi ?
Pulcinella - Sonco io a lo commanno.
Marcuccia - (atterrita) Uh, ppoverommo!
Pulcinella - Ch stato?
Marcuccia - Staje scapezzanno!
Pulcinella - (a voce alta) Aggio ditto, sonco io a lo commanno.
Marcuccia - E quanto vu a lo mese?
Pulcinella - Quaccosella.
Marcuccia - Na fresella! (con vezzo a Pulcinella) Vattenne, vu na fresella a lo mese gi, ll ditto pe ffarme ridere?... (alle ragazze) Belle ffigliole meje aggiate pacienza, ma la mammarella vosta la seconna vota sha dda mmarit, e pperch n? Pe non fa perdere no piezzo de giovene accoss vierdo vierdo chisto senza de me se nne morarria, se nne morarria senza meno.
Pulcinella - Uh! (infastidito entra nellosteria)
Le ragazze - Ah, ah, ah! (entrano appresso)
Marcuccia - Aggio capito: se nn ttrasuto lo poverommo perch parlanno co mme lle veneno li vampure pe lammore e la soggezione ma, me laggio puosto ncapo, quanto primma farraggio pe la seconna vota la zita.
SCENA QUARTA
Don Pangrazio, Marcuccia, quindi Don Costantino.
Don Pangrazio - Ehi, Marcuccia?
Marcuccia - Chi cuccia? Vuje?
Don Pangrazio - (tra s) Tu; ca mme pare na cana lupegna! (a Marcuccia) Haje visto Don Costantino?
Marcuccia - Gnern.
Don Pangrazio - (a voce naturale) E lo criato sujo?
Marcuccia - Fujo! Gnern, e pperch aggio da fu? Me secuta quaccuno fuorze?
Don Pangrazio - (infastidito) Te secuta lo diavolo!
Marcuccia - Me secuta Don Paolo! Chi Don Paolo?
Don Pangrazio - Uh, ppuozze av na funa ncanna!
Marcuccia - Grazie! Mavite chiammata la casta Susanna! Io canosco de non merit sti sciorte de compremiente.
Don Pangrazio - (tra s) Chesta ppazza!
Don Costantino - (si presenta dal lato opposto) Amatissimo zio.
Don Pangrazio - Oh, nep: a tte jeva trovanno, mo proprio so ttornato da Don Antonio.
Don Costantino - Per consolarmi collaccettazione di
Don Pangrazio - A lo contrario: nepote mio, aggio avuto na negativa secca secca.
Marcuccia - (tra s) Pe ccuriosit vorria sent na parola de chello che ddiceno.
Don Costantino - Son fuor di me per la sorpresa! Io rigettato?
Don Pangrazio - Non gi, ma ll dispiaciuto de non pot accett lo partito perch ave appuntato lo matrimonio co no giovene salernitano e rricco assaje.
Don Costantino - Amalia dunque mi ha ingannato; essa era consapevole di?
Don Pangrazio - No, no. La poverella non sapeva niente, isso a quattruocchie ha appuntato ogne cccosa! Amalia non ne conosceva niente, replico: per, la conchiusione della mia visita stata per te lusinghierissima.
Don Costantino - Come?
Don Pangrazio - La figliola ha parlato a ppietto forte e ha ditto la sua intenzione apertis verbis
Don Costantino - Spiegatevi.
Don Pangrazio - Insomma ha giurato alla presenza del padre di essere moglie tua o pure restar nubile.
Don Costantino - Respiro!
Don Pangrazio - Ma lo fatto sta che lo padre non b.
Marcuccia - (frapponendosi) Che cosa?
Don Pangrazio - E cchi ha ditto niente?
Marcuccia - Che ffumiente hanno da essere?
Don Pangrazio - (infastidito) De mo te lo ddiceva.
Marcuccia - De neva? E ccomme se fanno li fumiente de neva?
Don Pangrazio - Va dinto, fussaccisa!
Marcuccia - Nce sta lassisa? Va bene, pe la neve convengo che nce sta lassisa, ma sta neva comme se fa nfumiente?
Don Pangrazio - Va dinto.
Marcuccia - Add state-tinto?
Don Pangrazio - (spingendola, insieme a Don Costantino) Va, va
Marcuccia - No, no, non boglio sti ppazzie non bottate, ca sin mme piglio collera uh, bonora! (avviandosi) Ve nnavite pigliato troppo!... Io capesco che Don Pangrazio va pazzo pe mme e ppe gelosia de non farme parl co lo nepote
Don Pangrazio - Oh, oh! (la spinge e Marcuccia entra gridando) Chesta no spettacolo!
SCENA QUINTA
Don Gilotto e detti.
Don Gilotto, nel presentarsi in scena saggira dintorno; guarda per linterno a destra e a sinistra e non sapendo se retrocedere o tirare innanzi il cammino mostra tra s segni di dispiacenza. Don Pangrazioe e Don Costantino fissano lo sguardo su di lui.
Don Pangrazio - Chi sta mostra di tutte le ccozze longhe?
Don Costantino - Ha laspetto di un vero babbuino!
Don Gilotto - (non sapendo pi come risolvere, si dirige infine a Don Pangrazio) Sapete se sono arrivato?
Don Pangrazio - Nce mancano pochaute passe! (a Don Costantino, sottovoce) Vi chisto quanto cciuccio!
Don Gilotto - Io gi tra me lavea pensato col cervello che mancavano altri passi.
Don Pangrazio - Ma voi dove dovete andare?
Don Gilotto - Veramente io lo so e non lo so.
Don Pangrazio - E quanno non lo ssapite, site arrivato e buono! Da d nne venite?
Don Gilotto - Da quella parte. (indica il luogo donde comparso)
Don Pangrazio - Mille grazie! Dico da qual paese?
Don Gilotto - Vi dir: io sono nato in un anno di dodici mesi.
Don Pangrazio - Non gi di uno di quattrodici?
Don Gilotto - No, di dodici.
Don Costantino - (tra s) Che asino!
Don Gilotto - Son figlio di pap che non c pi: son partito dal luogo ove mi trovava, e vengo per sposare colei che mi fu proposta. Ecco tutta la storia.
Don Pangrazio - Vi siete spiegato come un libro stracciato!
Don Gilotto - Gi. (affermativamente)
Don Pangrazio - (a Don Costantino) Che talento sublime!
Don Costantino - da singolarizzarsi!
Don Pangrazio - (a Don Gilotto) Ma da qual luogo site partito?
Don Gilotto - Ve lho detto poco fa.
Don Pangrazio - Maje tale cosa.
Don Gilotto - Ah gi: potrebbe darsi.
Don Costantino - Si domanda il vostro paese qual ?
Don Gilotto - Salerno.
Don Pangrazio - (insieme a Don Costantino, sottovoce) Salerno! Fosse?... Nformammoce!... (a Don Gilotto) Dunque siete salernitano?
Don Gilotto - Gi potrebbe darsi.
Don Pangrazio - Potrebbe darsi! Ma lo o non lo ?
Don Gilotto - tutto lo stesso.
Don Pangrazio - Chisto che ppastenaca ! Da Salerno add avite da ire?
Don Gilotto - E voi sapete il tutto?
Don Pangrazio - Ma se non parlate.
Don Gilotto - Gi potrebbe.
Don Pangrazio - darsi, ho capito. Dovete andare forse da un tal Don Anselmo Raganelli?
Don Gilotto - Ve lho detto poco fa e ora lo domandate novellamente.
Don Pangrazio - Io non aggiio parlato.
Don Gilotto - tutto lo stesso.
Don Pangrazio - Te venga no cancaro!
SCENA SESTA
Peppina, Nanella, Menichina e detti.
Peppina - (nel comparire, guarda Don Gilotto e poi dice alle sue sorelle) Ascite ascite cca: v che ffaccia curiosa che ttene chillo signorino de fora! (
Compaiono le suddette e restano sorprese guardando Don Gilotto.
Nanella - (insieme a Minichina) Uh!
Don Pangrazio - Voi come vi chiamate?
Don Gilotto - Per lo pi con la bocca, ma delle volte con mani, e altre volte con piedi.
Don Pangrazio - E io vi chiamer sempre con i piedi. (tra s) Ossia te piglio a ccauce.
Don Gilotto - tutto lo stesso.
Don Pangrazio - (tra s) E tte servo io. (a Don Gilotto) Vuje fusseve Don Gilotto Frisellina?
Don Gilotto - Ve lho detto poco fa.
Don Pangrazio - (a Don Costantino) Bonora! Chisto lamico. (a Don Gilotto) Voi appartenete ai majali, o ai ciucci?
Don Gilotto - Non potrebbe darsi, lo ; perch me ne state danno li pprove.
Don Gilotto - Gi.
Le donne - (prorompono in riso) Ah,ah,ah!
Don Gilotto - Perch ridono quelle giovani?
Don Pangrazio - Perche siete un vero turzo-mfero!
Don Gilotto - Gi.
Don Pangrazio - E isso tutto approva. Ditemi, dovete andare in resina da Don Anselmo per sposare Donna Amalia sua figlia?
Don Gilotto - Ve lho detto poco fa, e
Don Pangrazio - Ah s me nero scordato.
Don Costantino - Voi dunque siete mio rivale?
Don Gilotto - A servirvi.
Don Costantino - E lo dite con viso cos imperterrito?
Don Gilotto - Gi.
Don Pangrazio - (a Don Costantino) Dice bene, che ha dda d cunto a tte? (soggiunge rapidamente e sottovoce a Don Costantino) Zitto, ca sin me scombine ogne ccose si mme riesce sapete la sua abitazione?
Don Gilotto - Dove abita non so, ma la casa a me cognita.
Don Pangrazio - Gi, gi. Siete in compagnia di nessun altro?
Don Gilotto - Sicuro, del baule.
Don Pangrazio - Avete un ottimo soggetto che vaccompagna! Dove lavete restato?
Don Gilotto - Vi dir, poco qui distante si rotta una carrozza della nostra ruota; mi convenuto perci di calare colle gambe e consegnare ai cavalli il mio baule.
Don Pangrazio - Ai cavalli! Al cocchiere.
Don Gilotto - tutto lo stesso.
Le donne - Ah, ah, ah!
Don Gilotto - E novellamente ridono quelle ragazze... sono graziosissime!
Don Pangrazio - (a Don Costantino) Si mme riesce sta penzata. (a Don Gilotto) Avete qualche lettera?
Don Gilotto - S.
Don Pangrazio - (a Don Costantino) Vediamo de scepparcela. (a Don Gilotto) Dov la lettera?
Don Gilotto - E voi siete colui che devesigerla?
Don Pangrazio - No.
Don Gilotto - Dunque non vi spetta.
Don Pangrazio - Mo ll benuto lo judicio! Restate servito? (presentandogli la tabacchiera)
Don Gilotto - Grazie. (la prende e la conserva in tasca)
Don Pangrazio - Che avite fatto? La tabacchiera la mia, io vaggio offerto solo il tabacco.
Don Gilotto - Dunque non mia?
Don Pangrazio - Potrebbe darsi: cacciatela.
Don Gilotto - Le mie saccoccie sono profondissime poi ho tante cose che (tira fuori oggetti da trastullo)
Don Pangrazio - Sti ppazzie che sonco?
Don Gilotto - I regali per presentarli alla sposa.
Le donne - Ah, ah, ah!
Don Gilotto - Sono un portento quelle ragazze e specialmente colei (indica Nanella)
Don Pangrazio - Ma a la sposa si portano collane, oricchini, non gi pazzie. Voi avete denaro sopra?
Don Gilotto - Ho cento ducati in oro; ma queste cose dove comprarle?
Don Pangrazio - Da un orefice n: la tabacchiera?
Don Gilotto - Eccola. (nel cavare il fazzoletto si fa cadere casualmente una lettera)
Don Pangrazio - (a Don Costantino) La lettera nterra!... Uh sorte (la raccoglie e la conserva) dalle chiacchiere!
Don Costantino - (lo chiama a s, e Don Pangrazio scorre rapidamente il foglio) Volete dunque sposare Donna Amalia?.
Don Gilotto - Gi.
Don Costantino - Ma sapete che Donna Amalia pazza?
Don Gilotto - Buono! Uscir pazzo anchio, e faremo la razza de pazzerelli.
Don Costantino - Ma ella vi bastoner.
Don Gilotto - Buono! tutto lo stesso.
Don Costantino - Vi odier.
Don Gilotto - Benissimo!
Don Costantino - Vi ammazzer!
Don Gilotto - Ottimo!
Don Costantino - (tra s) Che rabbia!... (a Don Gilotto) E infine sella vi risparmia la vita, unaltra persona vi toglier dal mondo.
Don Gilotto - tutto lo stesso: accetter le sue grazie.
Don Pangrazio - (piano alle ragazze) Belle ppiccer, faciteme la finezza de ten ncampana a chillo smoccone, ca io po ve rialo.
Peppina - Mo ve servimmo nuje. (a Don Gilotto) Signor, venite cca. (lo conduce per mano e lo situa in mezzo a loro)
Nanella - Quanto site bello!
Menichina - Me parite la lanterna de lo muolo!
Don Gilotto - (tra s) Che abbondanza di belle giovani!
Don Pangrazio - (piano a Don Costantino) Liegge sta lettera. (Don Costantino si applica)
Peppina - Site accuoncio, ma accuoncio assaje.
Don Gilotto - Gi.
Nanella - (alle sorelle) Levammo li ppazzie, veramente me piace.
Menichina - E a tte chi non te piace?
Don Pangrazio - (a Don Costantino) Comme te pare? Non na bella occasione? Don Anselmo non te conosce a stauta cocozza longa manco llha visto, onne te potarrisse present co lo nomme de Don Gilotto, e cco sta lettera...
Don Costantino - S, la pensata singolare!
Peppina - (a Don Gilotto) Quanto site aggraziato, quanto site accuoncio!
Nanella - Viata cchella sposa che vavr da pigli.
Menichina - Chi bello babasone de vuje add se va a ttrov?
Don Gilotto - Grazie... mi onorate assai.
Nanella - Mo mmo nciavite da lass
Don Gilotto - Potrebbe darsi.
Nanella - No, perch la sposa vaspetta...
Don Gilotto - Maspetta? Eh, gi Ma io ora sono qua, ed essa essa sta l capite? Io da qua non vorrei andare l, perch quella di l non si ancora veduta, e e questa di qua (indica Nanella) si guardata, si salutata, e gi capite? tutto lo stesso per me.
Nanella - (tra s) Volesse lo Cielo e sse nnammorasse de me, subeto me lo sposaria e addeventarria na signora.
SCENA SETTIMA
Marcuccia, Francesco, Pulcinella e detti.
Marcuccia (osservando Don Gilotto che parla segretamente con le sue figlie) Comme!? Comme!? E cchi site vuje che pparlate co li ffiglie meje?
Francesco - Uh cancaro! Jesce da lloco.
Pulcinella - Jesce, o te do na capozzata al muro divisorio. (in atto dinveire).
Le ragazze - Fermateve.
Pulcinella - Che ffermateve e ffermateve! Vuje site li ffiglie de la principala mia, io magno lo ppane sujo, e jesce da lloco.
Don Gilotto - Signore... (a Don Pangrazio)
Don Pangrazio - Piano, piano, questo un galantuomo.
Pulcinella - E pperch galantommo v pretendere... jesce da lloco mmiezo (per inveire)
Don Gilotto - (intimorito) Signore...
Don Pangrazio - Aspetta. (trattenendo Pulcinella)
Pulcinella - Non sento
Don Pangrazio - Con questa voce almeno. (lo regala di furto).
Pulcinella - (rimettendosi in placidezza) Caro Francesco, li galantuommene so ssempre galantuommene; quanno uno parla me pare che non ce sia niente de male, e (a Don Gilotto) facite lo fatto vuosto.
Francesco - Che ffatto vuosto!... Tu nz a mmo lo volive furmin, e
Pulcinella - E e una voce imponente e troneggiante ha ammaccato lo ffuoco della mia zona torrida: luomo sha ddacconci alle conesse del feto ossia fato fito futo.
Francesco - Te nciaccuonce tu, non me ciacconcio ioi, e mmo proprio lo voglio fa tre quarte. (per inveire).
Le ragazze - (spaventate) Ah!
Don Gilotto - Signore
Don Pangrazio - (a Francesco) Ma la mia preghiera dunque non vale? (regalandolo di furto)
Francesco - (con sottomissione) Me faccio meraviglia, vuje avite tutto lo dritto de commannarme (a Don Gilotto) Facite lo fatto vuosto.
Pulcinella - N, Franc, e ttu nz a mmo lo volive?...
Francesco - Gu, chesta voce che te ferma sa. (indicando Don Pangrazio)
Pulcinella - E cchesta voce che tarresta sa (come sopra)
Francesco - (a Pulcinella) Quanto avuto?
Pulcinella - (a Francesco) Meza pezza.
Francesco - (a Pulcinella) E na meza rstola aggio io pure.... perz
Pulcinella - (a Francesco) Perz, calgiammo, e vedimmo si potimmo esporci a replicati colpi.
Marcuccia - N, n, vuje da tanto fuoco site passate a ttanta docezza; cca de che se tratta?
Don Pangrazio - Se tratta (piano a Francesco e Pulcinella) Trattenite sti sciaddeo per tuttogge a sta taverna, ca io po ve dico de che se tratta gu, sciacquate buono....
Francesco - Lassate fa a nnuje.
Marcuccia - Ma...
Francesco - Princep ammoccia.
Marcuccia - Che boccia ha dd essere?
Francesco - Trentasette.
Marcuccia - Vienetenne! E che so ffatta piccirella che?
Pulcinella - Trase dinto, puozze schiatt!
Marcuccia - Me vu squasi vattenne, mo non ttiempo.
Pulcinella - (insieme a Francesco) Trase, trase. (la spingono dentro)
Don Gilotto - Di che si tratta qui? Si facesse un concerto per... io ho paura
Nanella - No, no non ve mettite appaura
Francesco - Cca stammo nuje.
Pulcinella - Disponi di tutte le nostre turbolenze.
Don Pangrazio - Don Gil, jateve a ppigli lo bauglio nzieme co cchiste, e stateve a sta taverna co li ffigliole, ca io po ve presentaggio a la sposa.
Don Gilotto - S, s: vado e torno subito. Gi, o sto qua o sto l....
Pulcinella - Sempre no piezzo de baccal s.
Don Gilotto - tutto lo stesso.
Don Pangrazio - Avite capito? Statevene in compagnia de sti ffigliole.
Don Gilotto - S, s, con tutto il cuore: queste giovani mi piacciono moltissimo, e potrebbe darsi che costei (guardandole con passione) Oh, quanto siete vezzose!
Francesco - (ingelosito, tra s) Oh, oh, cca nce sta lo danno de lo tierzo, mo.
Don Pangrazio - Ma qua ve piaciarria cchi?
Don Gilotto - Tutte.
Don Pangrazio - Tutte!?
Pulcinella - N, n. Mettimmo mo llamicizia da parte. V ca nuje pure simmuommene, onne si deve dare prima luogo ai proprietari, e poi agli accessori.
Don Pangrazio - (a Francesco e Pulcinella) Chisto no babbasone jate mo e non perdite tiempo, ca lo denaro chiovarr
Pulcinella - E ghiammo, (tra s) ca si non chiove denaro faccio chiovere mazza! (via)
Francesco - Sign, abbiammo (via).
Don Gilotto - Conservatevi, belle ragazze. Tra breve ci rivedremo cogli occhi e la vogliamno discorrere tra noi con molta non so se mintendete. (a Nanella) Specialmente con te che mi garbizzi maggiormente
Don Pangrazio - Don Gil, avanza lo pede, ca sin abbusche.
Don Gilotto - Potrebbe darsi. (via)
Peppina - V che ppiezzio de catapiezzo ch sto sposo!
Nanella - Eppure vuje mo dicite chesto? A mme m simpatico assaje.
Don Pangrazio - Basta mo: spartiteve sti monete, e ssi vuje site capace de tratten chillo cocozzone pe ttutta sta jornata, io ve rialarragio chi de chello ve credite.
Peppina - Lassate fa a nnuje, non ce penzate. (entrano nellosteria)
Don Pangrazio - Nepote mio, la combinazione non ce poteva favor chi prospera. Mo te nne vaje da Don Anselmo e cco na faccia ben condizionata te pigliaraje lo nomme de Don Gilotto, presentarraje la lettera e pp e pp mettimmoce dinto a li braccia de la sorte e llassammo fa a essa.
Don Costantino - La fortuna arride ai miei voti.
SCENA OTTAVA
Antonio, Don Costantino, Don Pangrazio.
Antonio si rende visibile con il cassettino.
Antonio - (tra s) Non m riuscito ancora di vendere le gioie. Ah, come si fa? Io quin sono sconosciuto, e tutti vogliono un garante.
Don Pangrazio - (fissandolo sottocchio Antonio dice a Don Costantino sottovoce) Uh mmalora! Nep, chillo tene no cassettino fosse che sospetto!... Asseconname. (con tono esagerato per illudere Antonio) Ma figlio mio, io in Portici sono sconosciuto, e poi non sono informato del luogo ove si trovano gli orefici.
Don Costantino - (come sopra) Che dite?
Don Pangrazio - Asseconname ca po te conto.
Don Costantino - (con mentito interesse) Amatissimo zio, io sono reduce da Salerno, sono prossimo a essere consorte, perci non posso presentarmi senza offrire un oggetto di valore alla mia sposa.
Don Pangrazio - Ma dove comprarlo, mmalora!
Antonio - (tra s) Che dicono coloro?
Don Pangrazio - (ad Antonio) Signore, per sorte sapreste indicarci un luogo ove far compra di oggetti doro?
Antonio - Per quale motivo?
Don Pangrazio - Mio nipote qui dovrebbe fare un presente a colei che dovr impalmare che so una collana degli orecchini cose a piacere in somma. Io non saccio qui a quale orefice dirigermi. Saprivesse indicarci
Antonio - (tra s) Che bella occasione. Signore, la combinazione vi favorisce. Io appunto sono orefice e mi son condotto dalla capitale appositamente per consegnare, dietro incarico ricevuto, queste gioje a un proprietario del paese. E siccome non siamo stati di prezzo, cos potreste coi profittare
Don Pangrazio - S, volentieri (osservando il cassettino) Qua non c chiave!... Pare che sia scassato
Antonio - Diavolo! Lho perduta dalla saccoccia, e m convenuto perci forzar la serratura.
Don Pangrazio - (tra s) Isso , bonora! Quanto il prezzo de sti gioie? Nan sparate, sa..
Antonio - Volete sentire una giusta domanda? Non meno di duecento ducati.
Don Pangrazio - Oh, simmo daccordo io credeva che lo prezzo fosse chi alterato va bene, va bene, restano per me. Questi sono sessanta ducati, (mostrandogli una borsa) venite con me che ve darragio lo riesto. (tra s) Mo lo porto a la casa de lo giudice, le conto segretamente laffare, e lo faccio arrest.
Antonio - (tra s titubante) Non vorrei avventurarmi facciamo cos: datemi ora i sessanta ducati, mimformerete della vostrabitazione e pi tardi...
Don Pangrazio - Che volit nform: il mio cassiere qui vicino de casa, mo venite con me no momento e sarete pagato.
Antonio - Ma io non ho tempo da perdere
Don Pangrazio - Subito, in un istante ve servo. Nipote, tieni questo cassettino (glielo consegna), me lo porterai pi tardi alla casa di Don Attanasio, propriamente il padre della tua sposa. (strindendogli marcatamente la mano)
Don Costantino - (tra s) Io non comprendo di che si tratta.
Antonio - Sono con voi. (escono per la dritta)
Don Costantino - Un cassettino con oggetti di valore! (osserva ci che contiene) Che vuol dire ci? Il discorso misterioso delle zio, la quasi titubanza del venditore, mi fanno credere che sia stato trafugato.
SCENA NONA
Alfonso, Don Costantino.
Alfonso - (entrando da sinistra) Fortuna per me che vi trovo: allistante, senza veruna opposizione, conducetevi in casa del marchese Caramella, perch vi desidera ardentemente.
Don Costantino - V la combinazione! Ora che... ma il motivo?
Alfonso - Credo io per qualche subitaneo affare di sua famiglia
Don Costantino - Corro allistante. Sia tua cura intanto di custodire vita per vita questo cassettino, timpongo soprattutto di non aprirlo. Anzi, ponilo nel fazzoletto. (Alfonso esegue). La nostra abitazione poco lungi, resta col per poco. Da qui a due ore ti condurrai alla casa di Don Anselmo, e consegnerai nelle mani dello zio questo cassettino.
Alfonso - La casa di questo tal Don Anselmo propriamente?...
Don Costantino - Quellappunto ovhai recata la lettera.
Don Pangrazio - Asseconname ca po te conto.
Alfonso - S, s, la rammento.
Don Costantino - Avverti bene che in quella casa io non sono pi il tuo padrone Don Costantino: il mio mentito nome sar Gilotto Frisellina, per cui fingerai di non conoscermi. Esegui i miei ordini con tuttattenzione, se vuoi disporre dun discreto compenso. Al contrario, paventa della mia indignazione. (via)
Alfonso - Cospetto, v dellimbroglio! Mi si affida il cassettino, e mi si proibisce ancora daprirlo! La mia curiosit per no, no: al mio dovere non posso trasgredire, tanto pi che v una promessa monetaria, onde taccia per poco la signora curiosit. Ora vado in casa, rinforzo lo stomaco con una colazione, se necessita, una mezzoretta di sonno non trascuro. Quindi, alleffettuazione del mio dovere. (via)
SCENA DECIMA
Ciccio fabbricatore, quindi mandrillo.
Interno duna stanza superiore allosteria di campagna. Il mobilio semplicissimo. Sul davanti un tavolino, in fondo un armadio sito accanto a un finestrino che sporge alla campagna.
Ciccio - Maggio magnato na zuppa de carne, maggio vippeto na lampa, pozzo mo d nauta botta a la fatica.
Si applica allintonaco del muro sotto al citato finestrino. Compare il mandrillo mettendo prima la sola testa dal finestrino, quindi salta sullarmadio, e in ultimo sbalza sul tavolino che c nel mezzo. Resta fermo per poco sul detto luogo eseguendo le moine che praticano bestie simili.
Ciccio - (atterrito per la vista del mandrillo) Mamma mia bella! No mandrillo zzompato cca dinto! Ah, cca chisto mo mme d ncuollo.
Il mandrillo lo fissa ed quasi in atto di assalirlo, egli fugge nellarmadio tenendo ferma da dentro la porta. Il bruto salta ancora sul finestrino, resta seduto e il fabbricatore di tanto in tanto apre larmadio per uscire, ma lo rinserra vedendo il mandrillo tuttora visibile.
SCENA UNDICESIMA
Alfonso e detto, quindi il garzone dellosteria.
Alfonso - Solite pensate di talune donnicciole! Quella bestiaccia di Rosa la fantesca si compiaciuta duscire protando seco la chiave della porta. Ecco, per non perder tempo vengo qui a far colazione. (compare il garzone con una vivanda) Bravo! D alla tua padrona che mandasse un arrosto. (il garzone parte) Qua, qua il cassettino, (lo mette alla sua destra) cos sempre presente alla mia vista e non v da temer nulla. (il madrillo osserva attentamente il cassettino l dove Alfoino lo ha messo) Bisogna esser severo nella propria obbligazione. In tal guisa, vieppi si gudagna lanimo del supriore, e si ha ancora occasione di lucrare straordinariamente. (continua a mangiare.)
In questo mentre, il fabbricatore non tralascia duscir dallarmadio, ma non pu mettere in effetto il suo pensiero per la continua presenza del mandrillo.
SCENA DODICESIMA
Marcuccia, Alfonso, Ciccio.
Marcuccia - llesto larrusto.
Alfonso - Brava! Portami un poco di vino buono.
Marcuccia - Fa no truono! Chi ve lha ditto?
Alfonso - Oh, capperi! Ho dimenticato la sua sordia. (a voce alta) Un poco di vino buono.
Marcuccia - Mo ve servo. (va)
Alfonso - A mio credere par che non ci sia al mondo cosa pi soddisfacente del mangiare e bere. Tutta la mia felicit consiste allesterminio di buone vivande e quindi allabbandono in un placidissimo sonno.
Si replichi lo stesso movimento tra il mandrillo e il fabbricatore.
Marcuccia - llesto lo vino.
Alfonso - Un pezzo di formaggio.
Marcuccia - Nu piezzo de contaggio! E cche mavite pigliato pe mmalario?
Alfonso - Maledetta! (a voce alta) Formaggio, formaggio.
Marcuccia - Aggio ntiso. Caso viecchio non ne tengo abbascio, ma mo ve lo mmanno accatt. (va)
Alfonso - Che razza dosteria! possibile che un povero avventore debba logorarsi lesofago: per domandare un piatto bisogna gridare come un energumeno! (avr terminato larrosto) Pare che lo stomaco abbia preso pi vigore: s, la colazioncella stata soddisfacente e ah! (sbadiglia) Ecco, appena bevo un bicchier di vino poderoso mi mi viene da dormire, e
Secondo il suo debole, a gradi a gradi saddormenta brontolando. Il madrillo vien gi dal finestrino, prende il cassettino pel fazzoletto che lo copre e sale di nuovo sul finestrino. Questo movimento sosserva dal fabbricatore, che apre la porta dellarmadio, e quindi la rinserra veementemente, perch la bestia mette di nuovo locchio su di lui. Chiuso larmadio, il madrillo dal finestrino passa sulla superfice di esso, e posa il cassettino col, quindi si ode rumor di piatti nellosteria e fugge per finestrino. Notisi che il cassettino riposto nellarmadio viene nascosto alla vista di tutti, perch posto dietro la cornice che si adatta alla superficie di tal mobile.
SCENA TREDICESIMA
Marcuccia, Alfonso, le giovani, Ciccio.
Marcuccia - Ecco cca lo ccaso Uh, chisto dorme! N, Fonzo, F gu, scetate, magnate lo ccaso (lo scuote).
Alfonso - Chi chi (svegliandosi) Marcuccia hai ragione, il sonno s impadronito dei miei sensi e (savvede della mancanza del cassettino) Oh cielo! Dov? Dov?
Marcuccia - Ch stato?
Alfonso - Dov il cassettino?
Marcuccia - Dov il cravattino? Lo tiene ncanna.
Alfonso - (gridando) Il cassettino, diavolo! Il cassettino.
Marcuccia - E io che ssaccio?
Alfonso - Son rovinato! Son precipitato!
Le ragazze - Ch stato?
Alfonso - Chi ha preso il cassettino?
Peppina - Che cascettino?
Alfonso - Il cassettino che ho posto qui, vicino a me.
Peppina - E cchi nne sape niente!
Alfonso - Oim, oim! Che subisso! Parlate, chi trovasi in queste stanze?
Nanella - Lo fravecatore che steva ntonacanno.
Alfonso - E dov questo fabbricatore chiamatelo egli ha rubato il cassettino.
Ciccio - (dallamadio) Aggio arrobato la nasceta de mammeta! Io so nommo annorato nf a lo sopraccielo che porto ncapo! (indica il cappello) Lo cassettino tujo stato pigliato da no mandrillo ch sciso da ll ncoppa, (mostra il finestrino) se llha acchiappato, e se llha portato pe lo stesso fenestriello, credo io.
Alfonso - Che finestrello, che vai dicendo quante fanfalucche! Io voglio il cassettino che contiene non so io stesso cosa, ma roba di gran valore sicuramente, perch mi stato consegnato dal padrone pitato! (via disperandosi, seguito da tutti gli altri fuorch Marcuccia)
Marcuccia - (fuori di s) Quant brutto lo pparl zitto, navesse caputo na spagliccola (via)
ATTO TERZO
Campagna come nellatto secondo.
SCENA PRIMA
Pulcinella, quindi Ludovico, e il ragazzo con cesta contenente gli oggetti mostrati in casa di Don Anselmo.
Pulcinella - (dalla sinistra) S, cca vuje vappiccecate che nne cacciate? Io llaggio voluta vencere. Chillo cocozzone maveva ntorzato ncuollo no bauglio che mme pareva na diligenza. Io, pe non sap n lleggere n scrivere, llaggio depositato ncuollo a Francisco Uh, bonora! (guardando a destra) S, chillo Ludovico lo compagno mio che sta co lo Germanese a Nnapole: me potesse fa d chillo quattro carrine che mmha truffato lo principale a nnuje!... Faccia tosta e niente paura.
Ludovico - (al ragazzo) Cammina, talpone!
Pulcinella - Se reveresce lo s Ludovico.
Ludovico - Oh, buona pezza, ti saluto: che vai facendo per questi luoghi?
Pulcinella - Sto belleggianno, e abeto a sta taverna.
Ludovico - Ma servi qualcuno?
Pulcinella - Tu che sserv e sserv! Io campo de lo mmio ah! Tu parle accoss perch lo patrone tujo mha truffato quattro carrine, ma io pe lo corrivo, voleva essere pagato e ssarraggio pagato, sarraggio pagato doppo, doppo che avesse pass no guajo a tte dicenno a nno a li cane oh ccancaro! Tu poco mme canusce, io quanno me nzorfo addevento na bestia, e ppoche battarie aggio avuto a mmunno mio tra llaute lludema. Che avette lo piacere dessere mantenuto dinto a lo lietto a ppullo e taglioline de ova zuccaro e brodo de stracchianacchia.
Ludovico - Ma per quale ragione stai sempre mancante di monete?
Pulcinella - Nuje simmo de razza, lavimmo pe male aurio quanno tenimmo denare ncuollo.
Ludovico - E stai in villeggiatura senza posseder qualche somma?
Pulcinella - E che nc abbesuogno de denare pe bbelleggi?
Ludovico - Ah, ho capito, forse lostessa sar tua conoscente, e senza interesse alcuno ti...
Pulcinella - Ah, mo llhaje ndovinata.
Ludovico - Ma hai assunto qualche obbligo?
Pulcinella - Obbligo! Che obbligo... cierte bote pe non sta in ozio lavo li piatte, polizzo li ccazzarole, servo ntavola, scopo, faccio auti servizie casarecci, ma che pperci? Questo si fa perch sono amante delle belle arti!
Ludovico - Dunque sei garzone di cucina? Ah, ah, buffone! (si avvia)
Pulcinella - Add vaje?
Ludovico - Da un signore che dimora poco lungi di qui: debbo recargli questa macchinetta pe suoi ragazzi.
Pulcinella - Ludov, si tiene chilli quattro carrine, dammile tu.
Ludovico - Che quattro carlini?
Pulcinella - Chille che avanzo ancora da lo Germanese, lo patrone tujo.
Ludovico - Caro amico io non ti conosco. Il mio padreone in Napoli, recati in bottega e fatti consegnare i quattro carlini.
Pulcinella - Ludov, damme li quatte carrine, sin te faccio no brutto corrivo.
Ludovico - Sei matto caro amico, sei matto! Cammina bel ragazzo. (savvia seguito dal ragazzo con la cesta in testa)
Pulcinella - (tra s) Mo lo tiempo.
Pulcinella approfitta della statura bassa del ragazzo e si prende con destrezza il cassettino che contiene il folletto. Ludovico e il garzone vanno.
Pulcinella - Aggio fatta la botta: chisto cascettino va cchi de quatto carrine: mo tanno nce lo donco, quanno aggio quatto pennarelle.
SCENA SECONDA
Francesco, Don Gilotto e Pulcinella.
Francesco - (portando sul dorso il baule) N, mio sing, haie fatto assaje, te nne s benuto, e mm rummaso sto niozio ncuollo.
Pulcinella - (burlandolo) Faticate, faticate, brava gente. Fateve annore.
Don Gilotto - Francesco, entra meco. Mettiamo il baule sulle stanze della tua padrona. (entra nellosteria)
Pulcinella - Zompa, zompa, Francisco, nauta vota cca. Ca te voglio fa rumman co no parmo de naso.
Francesco - Che bu dicere?
Pulcinella - Va ncoppa e ttorna priesto. (Francesco entra nellosteria) Ecco cca, si non mabbiava primmo, non avarria trovato Ludovico e mme sarria sfojuta la quaglia da dinto a la cincorenza.
Francesco - (ritorna) Te s abbiato nnante scanza fatica, e io maggio sceruppato chillo piezzo de zarnacchione, che pe fforza me voleva fa ire da narefice co ttutto lo psemo ncoppa a li spalle pe uh! (fissando il cassettino) Che ttiene mmano?
Pulcinella - Franc, che te dicette ca io faceva la zappa a lo Germanese pe li quatte carrine t, vide cca: isso ppassato pe cca pe ggh a cconzign cierte cascettine co li mmachinette dinto a no proprietario de sto paese, e io zitto zitto me naggio pezzecato uno.
Francesco - Aprelo, vide che nce sta dinto.
Pulcinella apre il cassettino, e di botto compare il folletto.
Pulcinella - (spaventato) Mamma mia! Tiene cca, tiene cca, Franc Lo diavolo steva facenno la cova cca dinto ah, ca mo moro!
Ludovico - Non te mettere appaura: chesta na pazzia.
Pulcinella - Commoglia, commoglia, ca mo mafferra no descenziello!
Francesco - Z, z, ecco cca. (chiude) Tu mo chiesto te lo vinn, lov?
Pulcinella - Si non torna Ludovico e mme conzegna li quatto carrine, io subetoi facciuo razzolla. (si ode la voce di Marcuccia) Franc, zompa cca.
Francesco - La padrona me chiamma. Trase tu opure ca mo ora de pranzo. (entra nellosteria)
Pulcinella - Ora c che ppaura mha fatto mettere sto cancaro niro. Me laveva davvis ca isso steva cca ddinto co ttutte li cciaravelle, perch io non avarria apierto, e... ma comme bonora ffatto? (resta a contemplarlo)
SCENA TERZA
Alfonso e Pulcinella.
Alfonso - (tra s) Son disperato! quasi ora di adempiere il comando del mio padrone, e io non so come (fissa il cassettino nelle mani di Pulcinella) Fortuna ti ringrazio, colui ha il cassettino. (si slancia e glielo strappa dalle mani)
Pulcinella - Allanca de mammete! Miette cca.
Alfonso - Taci e rassegnati, se non ami che io ti conduca in prigione: questo cassettino non roba tua, per cui ora devesi consegnare a chi spetta.
Pulcinella - Non roba mia, va bene, ma io si me laggio pigliato stato
Alfonso - Per farti dichiarare un ladro: io potrei ora subissarti, ma no, non ho cuore di far male. Ho ricevuto loggetto che mi spettava per cui non sapre pi bocca. Il fazzoletto?
Pulcinella - Quale fazzoletto?
Alfonso - Il fazzoletto che lo copriva dov?
Pulcinella - Io che ssaccio che nne staje vottanno.
Alfonso - Ho capito, lavrai di gi venduto. Ma non importa, lavvolger in questaltro. (esegue prendendone un altro dalla tasca)
Pulcinella - Tu chhaje davvolgere, chisto ssange mio.
Alfonso - Non parlare, altrimenti il sangue uscir dalle tue vene pe ceppi che porranno, qual pubblico ladro che sei (avviandosi)
Pulcinella - Add vaje, miette cca! (trattenendolo)
Alfonso - Lasciamo partire, o grido e ti subisso!.
Pulcinella - (trattenendolo) Io te dico miette cca!
Alfonso - Lascia!
Pulcinella - Niente, miette cca!
Alfonso - E vanne in malora!
Alfonso si svincola e fugge. Pulcinella lo segue ed entrambi spariscono.
SCENA QUARTA
Don Gilotto e Nanella, quindi Menichina.
Nanella - Aggiate pacienza.
Don Gilotto - Che pazienza quasi quasi mi trovo pentito desser qui venuto.
Nanella - (risentita) No cchi de sto ppoco! Ve trovate pentuto! E bravo avite ragione, quanno cchesto, mo proprio lo ddico a Franciscoi, ve faccio pigli lo bauglio, e ve lo faccio port cchi nnante, a la taverna de lo s Luige Scamorza, ll potite sta cchi ccomodo, tenite lo tavernaro giovene e dde cchi de cchi (stentatamente) nce stanno li ssore de lo principale che non so brutte a bed.
Don Gilotto - Ah, avete dunque piacere che io vada!... gi, tutto lo stesso. S, ora vado via.
Nanella - Jate, jate accoss me darrite chi accasione de chiagnere la sventura mia, e uh che cciuccia che ssonco! Me so scordata che la sposa vaspetta, me so scordata che vuje avite ncarricato a Ffrancisco de portarve da narefice pe ppigli lo regalo per la sposa vosta eh! Brutta cosa a sto munno lavere no core affezionato!... Io vedennove.,.. quase quase s, s, facite buono a allontanarve da sta taverna. Accoss quanto meno ve guardo meglio
Don Gilotto - (tra s, inebriandosi) Quanto cara!... Che parole escono dal suo parlatorio s, s un discorso simile mi cagiona un un son diventato un asinello! Ah, il cuore mi fa ticchitocc-ticchitocc!... (a Nanella) Nanella, Nanella mia: drizzami le tue pupille come hai fatto finora... scoppia un sorriso grazioso con quella bocca di zucchero che potrebbe darsi
Nanella - Che nne volite da de li pparole de nanella: ve volite cchi spass, volite cchi rridere ncoppa li spalle meje!... La sposa vosta degna dav lammore de no ninno accoss assanguato.
Don Gilotto - (tra s) Ninno! Mha chiamato ninno, quanto caro qul ninno!
Menichina - (arriva dallosteria, resta in osservazione e dice tra s) E add vu trov Nanella? A pparl co don turzo-mfero!
Nanella - (con simulazione) Nuje simmo perzone de strata, simmo gente materiale, e non sapimmo farve chilli suqse, chelle ceremmonie, chelle cchllete che ve farr la sposa vosta.
Don Gilotto - (con passione) Quanto sei casa, quanto sei cara!
Menichina - (tre s) Quanto sei cara! V che ciuccio! Solamente essa ccara e nnuje simmo abbuommercato! Perch? Io pure non so ccara comme a ssorema?
Nanella - Mo che ghiate da la sposa, la trovarrite bella e vestuta che vaspetta nuje po che pportammo? Abete de campagna, pantuofene e no misero sciucquaglio: appena appena tenimmo nabeto pe la festa.
Don Gilotto - Mia cara Nanella, posso domandarti il piacere di vederti vestita collabito da festa?
Menichina - (tra s) A essa sola vo ved vestuta da festa mo, mo, lle voglio fa ved che ffigura faccio io pure vestuta collabeto de la dommeneca... lo voglio fa romman co la voccaperta. (entra)
Don Gilotto - Nanella mia, perche dunque non mi guardi pi con quegli occhi che occhieggiavano poco fa con tanto occhieggiamento che quanto sei graziosa! Tu non sai qui (mostrando il cuore) quale amoroso amorevole amore mi si sbucciato chi sa potrebbe darsi che gi tutto lo stesso per me! O tu, o lei
SCENA QUINTA
Marcuccia e detti.
Marcuccia - (arriva dallosteria e resta in osservazione) S! E cchiste mo tutte duje de che stanno parlanno? (tende lorecchio per ascoltare)
Don Gilotto - No, non essere pi in collera Vado da Don Anselmo. S, e se posso basta prender prima una cosuccia
Marcuccia - (come sopra) Aggio ntiso na Marcuccia de me nzomma se parla mo, mo. Nan, va dinto a dd a Ffrancisco che preparasse lo pranzo pe Don Gilotto.
Nanella - (avvicinandosi dice tra s) Aggio capito: chesta scusa, mmmema me vede parl azzeccuso co sto giovene, e fa buono, fa buono a spezzarme ogne ttrascurzo, accoss la capo mia non fa cchi castelle in aria e non me pascio daria comme a lo carmalionte. (entra nellosteria)
Don Gilotto - (indispettito) Perch avete fatto andar via quella ragazza?
Marcuccia - Chi ppazza? Io! (tra s) Pe isso sicuro asciarria pazza!
Don Gilotto - Perch scomparsa Nanella?
Marcuccia - La tarantella? S, la volite abballa co mme? Sa comme so lleggia sa.
Don Gilotto - Voi siete una stordita.
Marcuccia - Lo ssacio che sso ssaporita eh! Mavisseve avuto da ved quanno era zitella, mo so bedola, e ma pure v, ma pure ah, ah, ah! Comme site accuocio!
Don Gilotto - Orrore, orrore!
Marcuccia - Lo core? Ve sbatte mpietto p emme?... jatevenne, me facite pigli scuorno v comme lo ddice vpolo vpolo tenite proprio la faccia tosta. (vezzeggiandosi)
Don Gilotto - Voi fate spavento!
Marcuccia - Site contento? S, s io pure, e pperz
Don Gilotto - Che, che, che! Va via, cassabando.
Marcuccia - State stanco? Mo
Don Gilotto - Va via, bestiaccia!
Marcuccia - Che caccia volite?...
Don Gilotto - Voglio il malanno.
Marcuccia - State scapezzanno arrassosia!... Vuje
Don Gilotto - Oh, oh! (infastidito entra nellosteria)
Marcuccia - Non saccio si ha parlato bene o male de me auh! Lo scerocco comme pregiudica. Stamattina tenco appilate li rrecchie che non sento manco li cannonate!
Dalla destra compaiono avventori dellosteria.
Marcuccia - Favorite, favorite. (entra dietro di loro)
SCENA SESTA
Pulcinella, quindi Francesco.
Pulcinella - E cche laggio potuto arriv? Mannaggia llarma de li stanfelle che ttene
Francesco - Pulecen, zompa dinto che nc che ffa.
Pulcinella - Franc, lo cassettino m stato arrobato da
Francesco - Zompa dinto.
Pulcinella - Ma
Francesco - Zompa, zompa. (lo trascina con s ed entrano nellosteria)
SCENA SETTIMA
Menichina, e il mandrillo dal finestrino che osserva attentamente i movimenti.
Menichina - (con involto e cappello di paglia fra le mani) Chesta la vesta, vorria no, no, mme pare sporcolella. (la mette sulla sedia) Sta paglietta cchella che mme metto ncapo quanno jammo a li ffeste ncoppa a lo carro, vorria (si mette il cappello) S, co sto fazzolettone ncuollo pure faccio laffetto mio e lle pozzo fa conoscere che ma si la vesta ppure la stessa che ttenco ncuollo, che nnovit pozzo fa? Lassammo lo ttutto cca ca po se nne parla. (mette ogni cosa sulla sedia ed entra da destra)
Il mandrillo, dopo aver osservato con attenzione tutte le azioni di Menichina, scende dal finestrino e con facezie a piacere si veste, si mette la paglia, e quindi d la schiena alla porta dentrata.
SCENA OTTAVA
Pulcinella, il mandrillo e Francesco.
Pulcinella - (parla al mandrillo credendolo Menichina) Menech, tu staje lloco coppa e la gnore sta facenno fracasso. Scinne abbascio.
Il mandrillo salta.
Pulcinella - Chaggio da fa? Tu zumpe! Che haje pigliato lo terno? Spicciacte.
Il mandrillo esegue come sopra.
Pulcinella - Ah, tu non bu sent? E io mo vaco a pport la mmasciata a mmammeta.
Pulcinella savvia, e il mandrillo gli tira il camiciotto per la parte di dietro.
Pulcinella - Nzomma sarraggio fatto lo trastullo tujo! (nel voltarsi, sincontra con la bestia) Misericordia!
Pulcinella fugge e il mandrillo lo insegue, quindi questultimo si toglie gli oggetti di Menichina, li butta a terra, sale sul finestrino e fugge.
Pulcinella - (gridando) Ajuto, ajuto, bene mio! Mo me sbrana, mo me sbrana! (resta in angolo coprendosi il viso con le mani, per la paura)
Francesco - Chi challucca? Che sso sti strille uh! (osservando Pulcinella) E ttu che ffaje a sto pizzo co li mmane nfaccia?
Pulcinella - Franc, ajutame. Franc, levame da dinto a li mmane de lo mastrillo! (togliendosi le mani dal volto)
Francesco - Qua mastrillo?
Pulcinella - Lo ma lo mandrullo.
Francesco - Che mmandrullo?
Pulcinella - Comme se chiamma chillo scignone gruosso gruosso, v, cchi gruosso de te.
Francesco - Si chiama mandrillo, e dd sta sto mandrillo?
Pulcinella - Steva cca cca! Co li vestite ncuollo de Menechina, e mha tirato pe lo cmmese.
Francesco - Tu stisse mbriaco? Haje pigliato Menechina pe lo mandrillo.
Pulcinella - Menechina! Tu che ddice chillo teneva la faccia de lo naso comme li ccianfe fatte a nzomma era no mandrillo comme a ttutte li mandrille che se so mandrelliate ah!, S! (mostra gli oggetti a terra) V, v. Li vestite ancora de Menechina ll nterra!
Francesco - (raccogliendoli) Va va, ca staje dormenno e pparle nzuonno.
Pulcinella - Ma
Francesco - Al! Va abbascio a ttir lacqua, ca io aggio da prepar la tavola cca ncoppa a Don Gilotto.
Pulcinella - Pe gh abbascio nce vaco. Ma cca ncoppa non ce sagglio cchi.
Francesco - Gn, gn? E cchi serve ntavola?
Pulcinella - Te lo bide tu. Che bu che ppe la paura mme va lo pietto arreto a mme ppoverommo! (via)
Francesco - Ora v che auto verme ll ssagliuto ncapo! (preparando la tavola per Don Gilotto) No mandrillo cca ddinto vestuto co li panne de Menechina!... Va trova cchella mpesella che bonora de pazzia ha fatto, e Ppulicenella s schiantato. Basta, Don Gilotto mha ncaricato de portarlo da lorefice paccatt lo rialo a la sposa ebbiva! Ha dda sta buono mpurpato sto portalo a ppascere. Si mme potesse
SCENA NONA
Don Gilotto e Francesco
Don Gilotto - (da una porta a destra) Francesco, le ragazze sono andate a pranzo, per me?...
Francesco - Pe buje ecco cca la tavola bella e preparata. Assettateve, ca io mo ve porto li maccarune.
Don Gilotto - Non ti dimenticar laffare dellorefice.
Francesco - Va bene, va bene. Comm sseccante! (via)
Don Gilotto - Per verit sono belle queste ragazze, e se io non dovessi andare dalla mia prossima passata futura sposa, volentieri sposerei Nanella. (siede e saccinge a pranzare)
SCENA DECIMA
Il mandrillo, Don Gilotto, Francesco e Pulcinella
Il mandrillo ritorna sul finestrino e osserva i movimenti dei suddetti.
Don Gilotto - Quanto ritarda Francescoah? Eccolo.
Francesco - Cca stanno li scule e mmagna.
Don Gilotto - Scule e mmagna! Cosa vuol dire?
Francesco - Li maccarune.
Don Gilotto - Buono! Mi capacita questa paola, ogni giorno mi dedicher a li sculi e mmagna.
Francesco - Mo ve manno larrusto pe Ppulicenella, e pp....
Don Gilotto - Dallorefice, ho capito.
Francesco - Dalle. (via)
Don Gilotto - (mangia) Sono buoni questi scoli e mmagna.
Il mandrillo cala dal finestrino e si pone sotto la tavola, fa qualche movimento, Don Gilotto sintimorisce e si volta per vedere se dietro di s qualcuno abbia urtato la tavola. Nel frattempo, il mandrillo prende il piatto e mangia sotto la tavola.
Don Gilotto - (si volta, e si accorge che manca il piatto) Mi misericordia! Gli scoli e mmagna sono spariti! Ho capito, Pulcinella sar nascosto nellarmadio per
In punta di piedi si avvicina allarmadio per soprenderlo. La bestia salta sulla tavola e mangia il resto. Nel voltarsi, Don Gilotto rimane tremante e senza fiato vedendo il mandrillo.
Don Gilotto - Ma... mamma mia! Una bestia pi grossa di me Ahi, ahi! (gridando)
Il mandrillo lo fissa e scende dalla tavola per assalirlo, egli corre di qua e di l. Finalmente fugge nelle stanze e chiude. In contemporanea, Pulcinella si presenta con larrosto fra le mani, e vedendo il mandrillo grida per la paura, e fa cadere il piatto. La bestia se ne va dal finestrino.
Pulcinella - V, v, se nn ghiuto pe lo fenestriello ora io voglio ved add sporge.
Sale su una sedia e casualmente vede il cassettino che si trova sulla superficie dello stipo.
Pulcinella - Gn? E cchisto ched? (lo svolge) Uh, lo cassettino mio sta cca. E comme va?
SCENA UNDICESIMA
Francesco, Pulcinella quindi Don Gilotto, poi tutti a concerto, in ultimo Ferdinando, Ciccio fabbricatore e il mandrillo.
Francesco - Pulicen, zompa, va accatta la neve pe li passaggiere.
Pulcinella - Franc, Franc, aggio trovato lo cassettino, lo v cca: chillo briccone de criato benuto cca, e llha nascuosto ncoppa a lo stipo.
Francesco - V, v!
Pulcinella - Sa che buo fa? Tienammillo tu, perch si chillo me lo vede, se lacchiappa nauta vota, e addio cascettino.
Francesco - S, mo te lo stipo io: priesto va piglia la neva.
Pulcinella - La neva la vu fredda o cauda?
Francesco - Non dicere cchi bestialit!... (Pulcinella via) E Don Gilotto add gghiuto? V chisto mo che se crede che b sto cassettino. Na pazziella accoss de niente (lapre) Uh, cheste so ttutte galanterie! (osserva gli oggetti) Collana!... Fioccaglie!... Uh, bene mio! Cca sbaglio nci dda essere. Sarria ciuccio a non approfittarmene: chesta la strada pe mme fa spos Peppina mia. Don Gilotto mha priato tanto pe pportarlo da narefice e accatt lo rialo de la sposa: chillo no piezzo de capecuollo! Mo nce lo venco a isso, le scippo na bona somma, e e ssi vene Pulicenella? Lo remmedio llesto, avr li quatte carrine suoje e pparapatte e ppace. Don Gilotto, Don Gil. (chiamando alla porta)
Don Gilotto - (da dentro) Chi ?
Francesco - Ascite cca.
Don Gilotto - E vi la bestia?
Francesco - Qua bestia, ascite.
Don Gilotto - Che cos?
Francesco - Don Gil, v caduto lo maccarone dinto a lo ccaso.
Don Gilotto - Come sarebbe a dire?
Francesco - Vedite cca. (apre il cassettino)
Don Gilotto - Uh, che bella cosa! (guardando le gioie)
Francesco - Vedite che rrialo sfumante pe la sposa vosta.
Don Gilotto - Gi potrebbe darsi che sia cos, perch questo oro, o pure
Francesco - Oro, oro pure. Oro qualificato.
Don Gilotto - Quanto il prezzo?
Francesco - No poco cariciello, so cciente ducate.
Don Gilotto - Cento ducati! Per me sono inezie. Ecco giusto in questa borsa cento ducati in oro. (gliela consegna)
Francesco - (fra s) Oh cche bella cosa! ffatta la botta!
Don Gilotto - Ma chi te lha dato?
Francesco - Namico mio: non facite sap nniente a la patrona sa, perche sin chella me cancarea. Essa non b che io me ntrico a nniente, e io pe ffa no piacere a buje mo nce vo....
Don Gilotto - Lo so, lo so e ringrazio: ora lo pongo nel mio baule e cos nessuno avr occasione di vederlo. (entra nella porta a destra)
Francesco - Aggio fatto naffarone. Non passano poche juorne e mme sposo a Ppeppina mia.
Pulcinella - (ritorna frettoloso) Franc, mo che so gghiuto a accatt la neve aggio trovato lo giovene de lo germanese chiagnenno e llepetianno pe lo cassettino che maggio pezzecato. Mha dato li quatto carrine, e mmaspetta mo proprio fora co lo cassettino. Perz dammillo, che io nce lo voglia d.
Francesco - (tra s) Mbomma! Sto ffrisco!
Pulcinella - E accoss?
Francesco - (confuso) Lo cassettino che ssaccio
Pulcinella - Che ssaje! Franc, damme lo cassettino.
Francesco - Va piglia primmo la neve, quanno po viene....
Pulcinella - (minacciando) Franc, damme lo cassettino.
Francesco - Io lo teneva mmano, po comparso lo... capisce! Va piglia la neve.
Pulcinella - Puozze av na funa ncanna! Che bonora n fatto, io mo te laggio dato, e (minacciando) Franc, damme lo cassettino.
Francesco - Pulicenella mio so disperato: si vu li quattro carine mo te li dd, ma lo cassettino non lo pu av perch no passeggero mo proprio me lha arrobato, e (finge dessere chiamato) mo mo capito? Va piglia la neve ca p parlammo. (avviandosi dice tra s) Comme aggio da rammendi non saccio (via).
Pulcinella - Uh poverello a mme! Chillo bonora se Fonzo se llha pigliato nauta vota.
Don Gilotto - (ritorna dalla stanza col cassettino dicendo tra s) Comme posso conservare il cassettino se la chiave del baule lho consegnata a Francesco, e.,.
Pulcinella - (vede che Don Gilotto ha il cassettino, e senza dire parola, salta per la gioia di averlo ritrovato) isso... isso.
Don Gilotto - Che cosa stato?
Pulcinella - Grannissimo mariuolo! Posa lo cassettino
Pulcinella strappa il cassettino dalle mani di Don Gilotto e savvia fuggendo per la porta di strada. Don Giolotto linsegue e Pulcinella dandogli una spinta lo fa cadere, e via.
Don Gilotto - Ah, ladro birbone!... Il mio cassettino, il mio cassettino (grida disperatamente) Francesco, Marcuccia, Nanella, diavoli, correte qui, correte qui.
Francesco e gli altri tornano in scena.
Tutti - Ch stato?
Don Gilotto - (mentre prende Francesco per il giustacuore) Fammi dare il cassettino da quel birbone di Pulcinella, o tammazzo.
Francesco - (tra s) Ah, me lha fatta! Perchesto laggio visto correnno correnno.
Ciccio - (appare dalla porta dingresso parlando con Ferdinando) Ma si ve dico che cca aggio visto lo mandrillo.
Don Gilotto - (a voce alta) Francesco, dammi il cassettino.
Ferdinando - (facendosi avanti) Comme!? No cascettino che nce steva na collana doro cierte fioccaglie
Don Gilotto - S, s, me lha venduto per farne un regalo alla sposa.
Ferdinando - (a Francesco) Bella! Tu s stato lo mariuolo che lhaje arrobbato a la casa de lo patrone mio!
Francesco - A mme! Io non ne ssaccio niente.
Don Gilotto - Non negare assassino! Ha indosso la borsa con cento scudi.
Ferdinando - Manimmolo.
Ferdinando guarda nella tasche di Francesco, in quel mentre ritorna Pulcinella e resta nel fondo.
Pulcinella - (tra s) Aggio tornato lo cassettino a lo giovane de lo germanese, mo so ccontento.
Ferdinando - Ecco cca la borza, avite ragione (lo afferra e lo trascina) Cammina.
Francesco - Pe ccarit! Mo aggio da ire ngalera nzieme co Ppulicenella.
Pulcinella - No cchi de sto ppoco! (si nasconde sotto il tavolino)
Ferdinando - Cammina.
Francesco - Io non ne saccio niente, la collana e li sciucquaglie, me lha dato Pulicenella.
Pulcinella - (tra s) Chisto ppazzo! Quannoi maje lo diavolo stato collana!
Il madrillo compare sul finestrino.
Ferdinando - Emb, quanno cchesto tu, Pulicenella, e ttutte vuje aute, venite co mme a la casa de lo padrone che sta cca bicino.
Francesco - Ma io te donco la vorza.
Ferdinando - Niente, camminate co mmico.
Marcuccia - (a Ferdinando) Lassa chisto, tu perch lo tiene pe ppietto?
Ferdinando - Ha dd ven da lo patrone.
Marcuccia - Tha chiammato porpettone! E cche mporta? Lassalo.
Ferdinando - Tu s ppazza, io llaggio da port.
Marcuccia - Me vu sconquass! Ah, ggrannissemo marmittone!
Marcuccia fa per scagliarsi contro Ferdinando ed trattenuta dalle altre donne. Il mandrillo fa un salto e si presenta nel mezzo di tutti che si spaventano. Pulcinella per la paura esce da sotto il tavolino e viene afferrato dal fabbricatore. Ferdinando riesce a prendere il mandrillo, gli mette subito la catena al collo e lo trascina. Francesco vorrebbe guadagnar tempo per fuggire, ma viene preso dai contadini. Tutti son trascinati e vanno strepitando con Ferdinando che conduce la bestia.
SCENA DODICESIMA
Camera come nel primo atto. Don Anselmo, Donna Amalia e Don Costantino vengono dalle stanze interne, quindi Alfonso dalla stanza comune.
Don Anselmo - Ah, che ne dici mia cara figlia? Mi sono ingannato o non mi sono ingannato? bello Don Gilotto, s o no? (mostrando Don Costantino)
Donna Amalia - Bello, simpatico, ha tutti pregi per innamorare, e io ne sono estremamente contenta.
Don Costantino - Signori, le vostre lodi eccedono, par che abbiano laspetto duna esagerazione.
Don Anselmo - Che esagerazione, verit, verit palpabile, e io vi dico che senza mostrarmi la lettera di Don Paolo, come avete poco fa praticato, io sarei rimasto colpito solo guardando la vostra fisionomia: s, ne vado fuori di me per la gioia. Che ne dite intanto di mia figlia, eh?
Don Costantino - Non corre osservazione alcuna, per me troppo seducente il suo sembiante, e vederla e amarla un punto solo.
Alfonso - (col cassettino nel fazzoletto) permesso? Vi Don Pangrazio, il mio padrone?
Don Anselmo - Non tornato ancora: perch? Che cosa vi occorre?
Alfonso - In questo fazzoletto vi un oggetto da consegnargli: laspetto fuori, appena verr, sar severo esecutore de suoi ordini. (sinchina a parte).
Don Costantino - (tra s) Bravo Alfonso! Ha eseguito precisamente ci che gli ho suggerito.
SCENA TREDICESIMA
Don Gilotto, Francesco, Pulcinella, Alfonso, Ciccio e Ferdinando che conduce il mandrillo, quindi Ludovico e Don Pangrazio.
Pulcinella - (gridando da dentro) Non bott, allarma de mammeta!
Ferdinando - (presentandosi) Sign, aggio fatto na botta a ddoje fucetole: chisto lo mandrillo, e cchisto lo maruolo de lo cassettino. (indica Pulcinella)
Don Anselmo - Gn? Nzomma co la scusa de cerc la lemmosena...
Pulcinella - (con tuono) Signore, non insultate la limpidezza della mia repitizione: io son morto miserabile, s, ma fino alla mia nascita sar sempre un appannatissimo specchio della pi pura impurit. Lo cassettino primmo laggio pigliatyo da lo germanese, po se lacchiappaje sto sconsiglio (indica Alfonso) e pp io lo trovaje ncoppa lo stipo.
Don Costantino - necessario chio prenda parte in ci, trattandosi dessere stato presente a questo avvenimento. Egli non il ladro, io so che quel galantuomo chiamato Don Pangrazio ha sopreso il delinquente e ha consegnato nella mani del suo servo il cassettino.
Don Anselmo - Belluomo.
Alfonso - Comandate?
Don Anselmo - Qual loggetto che avite da consegn a lo patrone?
Alfonso - Ecco, questo cassettino.
Pulcinella - (tra s) Uh, lo germanese se lha fatto arrobb nauta vota da sto sciaddeo!
Don Anselmo - (lo svolge) Sissignore, chisto lo cassettino mio. (lo apre e compare il folletto)
Tutti - Oh!
Francesco - E sto diavolo comm ccomparzo nauta vota?
Pulcinella - (ad Alfonso) Cornacchione mio, tu che pasticcio haje fatto?
Alfonso - Pasticcio!
Don Pangrazio - (presentandosi con il vero cassettino) Alto, nessuno che risponne: amico, chisto lo cascettino tujo?
Don Anselmo - (lo apre) Chisto isso.
Pulcinella - Oh, e sto cassettino comme bonora ccapitato mmano a sto Don Scaraffone?
Don Anselmo - Don Pangr, da chi lavite ricevuto?
Ludovico - Da me: mi fu presentato da Pulcinella, e nello scorgere oggetti di valore qui rinchiusi, considerando in quali mani trovavansi, ho creduto mio dovere di depositarlo alla giustizia per esimermi da ulteriore sinistro.
Don Pangrazio - E trovannome io da lo giudice, isso mha consignato lo cassettino per verificare se sia roba vostra: il ladro tuttora nelle quarantaquattro. Ma lo mbruoglio de sto cassettino comme malore ghiuto?
Ciccio - A ssenzo mio, nciave corpa sto mandrillo, perch io vedennolo a la taverna, pe ppaura me nasconnette dinto a lo stipo. Vennette Fonzo a fa colazione, mangianno mangianno saddormette, e io osservaje che lo mandrillo pigliaje sto cancaro de cassettino che steva vicino a Fonzo, e llavette da mettere ncoppa a lo stipo add lo trovaje Pulicenella.
Pulcinella - Gi: io lo consignaje a Francisco
Francesco - E io lo vennette a sto signore pe ciente ducate. (indica Don Gilotto) Ecco lo fatto comm gghiuto.
Don Anselmo - (a Don Gilotto) E voi perch avete comperato questoggetto?
Don Gilotto - Per farne un regalo alla figlia di Don Anselmo che dovr essere disgraziatamente la mia sposa.
Don Pangrazio - Disgraziatamente?
Don Anselmo - Ma chi siete voi?
Don Gilotto - Don Gilotto Frisellina.
Don Anselmo - Che dite! Don Gilotto Frisellina questi. (indica Don Costantino)
Francesco - Scusateme: io lo conosco. Sto signore Don Costantino, nepote de Don Pangrazio.
Don Anselmo - Comme!?
Pulcinella - Avite avuto sto carambo!
Don Anselmo - E perch prendere il nome di?...
Don Costantino - Per ottenere la mano di Donna Amalia: m capitato la lettera di questo signore e ho creduto bene di profittarne.
Don Anselmo - Oim, oim!
Donna Amalia - Caro padre
Don Anselmo - Che padre e padre, mo che figura faccio co Don Gilotto?
Don Pangrazio - Piano: avete inteso che ha ditto Don Gilotto? Disgraziatamente. (a Don Gilotto) Dunque voi disgraziatamente la sposerete?
Don Gilotto - Gi.
Don Anselmo - Ma volete mia figlia, o Nanella?
Don Gilotto - tutto lo stesso.
Don Anselmo - tutto lo stesso! Che risposta inconcludente! Dunque voi siete una bestia?
Don Gilotto - Gi.
Don Anselmo - E quando questo, mia figlia non degna di te: Don Costantino, tutto fatto, e voi sarete lo sposo di Donna Amalia.
Don Pangrazio - Oh, nce simmo arrivate a la fine.
Don Anselmo - Quale gioia inaspettata!
Don Costantino - Ora possiamo ben dire che le originali combinazioni successe per le graziose manovre del vostro mandrillo, hanno dato motivo a tanta felicit. Io sono al colmo dogni contento. Perch una compagna vaga e virtuosa il maggiore bene che acquistar si possa da un uomo onesto e sensibile!
FINE
- Questo copione รจ stato visto: