Un marziano a Roma

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UN MARZIANO A ROMA

UN MARZIANO A ROMA

Commedia in sette quadri

di Ennio Flaiano

Personaggi

KUNT, marziano

ADRIANO, cronista

FABRIZIO, artista

FRED GOMES, professore d'arte varia

ALVARO, amico di

ORLANDO

MASSIMO e OLIVIERO, giornalisti

MARCO, fotografo

ALESSIO  

ERCOLANI

BELLARIO          intellettuali

ROMANO

LAZZARO

BARONE, funzionario

DOTTORE, commissario

ASTERIO, pittore

NARDONE, commendatore

IL RE D'ARCADIA, in esilio

YOUNG, attore

UN MENDICANTE, DUE STUDENTI

UN SARTO, UN  FOTOGRAFO

UN  PRETE,  DUE  PASSANTI

TRE IMPIEGATI, DUE OPERAI

DUE GUARDIE, DUE TELEFONISTI

DUE SIGNORI, TRE GIOVINASTRI

ANNA, ballerina

PATRIZIA e MARA sue compagne

GLORIA, contessa

ISABELLA, scrittrice

AMALIA e DIOMIRA, loro amiche

GRAZIELLA, attrice

UNA SVEDESE, UNA RAGAZZA

PASSANTI, SUONATORI DI JAZZ

AGENTI, GROOMS, INVITATI, CAMERIERI,  ecc.

L'azione si svolge a Roma, da metà maggio a fine dicembre.

I nomi dei personaggi sono fittizi e gli avvenimenti pura fantasia dei personaggi.

NOTE SUI PERSONAGGI

Il Marziano è un giovane sui trent'anni. Niente di « diaboli­co » o comunque di strano nel suo volto e nelle sue maniere, che sono quelle di una persona perfettamente educata, con improvvisi slanci e cupi pentimenti. La sua disinvoltura è sempre meditata. Veste con sobria eleganza, cioè con una punta di goffaggine. Nell'ultimo quadro indossa un duffel-coat e si è fatto crescere una leggera barba.

Adriano è un giovane di trentacinque anni. È appassionato, volubile, confuso, cinico e sentimentale: un pasticcio di cui, egli per primo, non capisce niente. Veste senza nessuna cura, preferi­bilmente di grigio.

Fabrizio è l'artista libero, astuto, generoso e sempre a caccia di emozioni. Intelligente, si ritira a tempo. Veste di scuro, blu o nero, comunemente, senza eleganza. Ha trent'anni.

Fred Gomes ha quarantacinque anni, forse cinquanta. Si mantiene bene, veste con la equivoca serietà del magnaccia intel­lettuale. Un suo vezzo è di fissare, quando parla, l'interlocutore. Ha belle mani e se le guarda spesso. Nell'ultimo quadro ha perso un po' della sua sfrontatezza, parla a voce più bassa e ha gli occhiali.

Anna ha ventiquattro anni, ma spesso ne dimostra diciotto. È allegra ma pensosa e lontana, sfacciatamente dolcissima. Nell'ultimo quadro è una donna un po' stanca. Il suo fascino è anche nella prontezza delle risoluzioni, prese senza pensare agli altri, u-nicamente per seguire ciò che l'attrae, ma senza l'ombra di prosti­tuzione. Veste di bianco, di celeste, di verde: è bionda.

Gli altri personaggi sono un po' suggeriti dalle loro azioni. Comunque, nessuno deve giustificare la caricatura, nemmeno le dame del quinto quadro, che anzi saranno belle ed eleganti, e tan­to meno i personaggi minori: quali, ad esempio, il re d'Arcadia, che sarà imponente e languido, o Nardone che sarà confidenziale e veemente, ma con simpatica istrioneria. I giornalisti e gli intel­lettuali vestono con cura, hanno modi cortesi. Il pittore Asterio, alto e dinoccolato, settentrionale, ha un paio di pantaloni di tela, una maglia, una giubba larga. Mara e Patrizia sono due brave, oneste puttanelle, indossano con grazia abiti aderenti, ma senza sfarzo. Barone indossa un abito scuro e Dottore un abito chiaro. Il costume da centurione romano di Young è molto sobrio, senza elmo e mantello. Young ha i capelli tagliati cortissimi, un volto bello e inespressivo, la disinvoltura degli americani taciturni. Anna e Graziella, nello stesso sesto quadro, indossano tuniche da schiave egiziane con ornamenti essenziali, ma non ridicole parrucche.


QUADRO PRIMO

Musica astrale. Entrano il Marziano e Anna, leggendo messaggi.

Anna  « Istruzioni  per l'uso  del migliore dei mondi possibili. »

Marziano    « L'arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi. »

Anna  « Più una società è stanca, più ammira nella prostituzione la caduta dei suoi stessi ideali. »

Marziano    « Il tiranno più amato è quello che premia e punisce senza ragione. »

Anna  « Morire è un atto indecente. Tu sei nato in una società che sopporta soltanto l'idea della vita quotidiana. Morire è un atto indecente: ti sarà pagato, da chi resta, col silenzio e col rancore. »

Marziano    « Supplemento  alle  istruzioni per l'uso del migliore dei mondi possibili: Se ammetterai che la m... » qui, una parola che non capisco « in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno. »

Anna  « La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. La verità fulmina chi osa guardarla in faccia. »

Escono Anna e il Marziano.  La musica smette. Entra Adriano, trafelato.

Adriano Un essere di un altro pianeta è sceso a Roma con la sua aeronave! Cercherò di mantenere la calma, che ho perduto all'annunzio dell'incredibile evento e di reprimere l'ansia che subito mi ha spinto fuori di casa, per sapere se è vero. Tutta la popolazione si è riversata al centro della città e ostacola ogni traffico. È dunque vero? Non ci si muove più. La folla ondeggia, canta, grida, improvvisa danze. Ho visto i primi ubriachi. Vorrei raggiungere la redazione del mio giornale, certamente lì sapranno qualcosa, ma penso che sarà meglio non farsi vedere. Sono in ferie, ancora per una settimana. Segnate questo giorno come l'inizio della nuova storia! I tetti degli autobus brulicano di giovani e di ragazzi che urlano e agitano grandi bandiere. A tratti arriva, portato dal vento, un lontano scoppio di applausi, che riaccende la gioia e provoca sbandamenti, e una più viva confusione. O giornata felice!

Si leva il sipario. Un luogo co­siddetto "magnifico" di una Roma ideale: una scalinata, un obe­lisco, una fontana, palazzi. È una calda notte di metà maggio. Clamori di folla lontana. Un carabiniere sale di corsa le scale, due preti le scendono. Un vecchio mendicante con un berretto a visiera dorme accucciato in un angolo. Urtato dai passanti che salgono in fretta, Fabrizio scende le scale. È stravolto, inebetito, senza cravat­ta e senza scarpe, con calze di lana rossa. Adriano gli va incontro, sorpreso di vederlo in quello stato.

Adriano Fabrizio, che ti succede?

Fabrizio Adriano! (Scoppia in pianto.) Oh, non lasciarmi, che ore sono? Io avevo un appuntamento, resta qui, non lasciar­mi, aiutami!

Adriano Che ti succede. Dio mio! Parla, siediti, non ti reggi in piedi. Dove hai messo le scarpe?

Fabrizio    Le scarpe? Non lo so.

Adriano    La tua mano sanguina.

Fabrizio Sì. È bello, il sangue... Quello degli altri mi fa orrore, ma il mio, il mio è l'unica prova che ancora esisto. Oh, Adriano! L'ho visto! L'ho visto scendere!

Adriano    Dunque è vero! Quando? Dove? Racconta!

Fabrizio (siede su uno scalino) Lasciami respirare. No, non è pos­sibile. Tutto deve cambiare. Se è vero quello che ho visto — e perché non dovrebbe essere vero? — se è vero, o Adriano, tut­to deve cambiare! Non parliamo di questa nostra miserabile arte, che è un inganno, o forse una pietosa consolazione, ma la vita, i rapporti col prossimo, il determinismo cosmico, la reli­gione, tutti questi concetti elementari che ci uccidono... Dam­mi una sigaretta. Grazie... La mano ti trema.

Adriano Sì, che mi trema. Mi dici cose che mi sconvolgono... Sì, tutto deve cambiare, non è possibile questa vita che ci pro­spetta solo l'orrore, il vuoto delle sue menzogne. Accendi be­ne... Dove l'hai visto?

Fabrizio Al Galoppatoio. Proprio quando è sceso. Guardami in faccia. Ti sembro pazzo? Ho l'aria di chi sta impazzendo? Ebbene, io divento pazzo.

Adriano Calmati, racconta tutto con ordine. Comincia dal principio.

Un passante si ferma ad ascoltare.

Fabrizio Ero uscito da casa. Avevo un appuntamento con una signora, bella, materna, ma tu la conosci... la Panocchia. No? Quella bruna dagli occhi larghi come l'inferno, ti piaceva tan­to... Insomma, dovevo telefonarle per la conferma, perché an­davamo in casa di una sua amica, che tra parentesi è una tua ammiratrice. Basta, invece di telefonarle, evidentemente in­vecchio, entro a Villa Borghese. L'aria era dolce, il cielo... hai mai visto un cielo più sereno e carico di promesse? Mi metto seduto in un prato, mi sdraio e mi esce di testa l'appuntamen­to. Ah, questo è il segno premonitore, sai, che nella vita arriva un certo momento in cui il cervello decide: sì, oggi vado con quella, e qualcosa, dentro di te, ti porta al cinema, o in una li­breria, o in un prato. Stavo lì, ero felice. Di colpo, un cerchio d'oro nel cielo... un anello. Credevo a un'allucinazione, ma era fisica, persistente... Scende diritto come una spada, si ferma a una cinquantina di metri da terra, proprio contro il sole al tra­monto, mandava il fruscio di un foulard di seta. Ho avuto tut­to il tempo di guardarlo. Un gran piatto d'oro con una mezza cupola. Bello, lucente! Di colpo scende e si ferma, da qui a quella casa. Fremeva come un calabrone. La gente intorno scappava, urlava, mi trovo un bambino tra i piedi, casco in un fosso, scappo anch'io. La paura? No, era uno sgomento nuovo, che mi dava le vertigini, scappo senza vedere dove, piangendo e ridendo, preso a tratti da una felicità insostenibile, assurda, ma anche dal terrore. Sarò caduto cinque, o sei volte, senza accorgermene. Guarda le mani. Quanto tempo ho girato? Non lo so, sei la prima persona con cui parlo... (Scoppia in pianto.)

Adriano (commosso) Calmati, ti scongiuro! E le scarpe?

Fabrizio Non lo so. Non ricordo niente. Solo questa felicità in­sostenibile, che mi faceva piangere... Vorrei telefonare a casa, ma non ricordo il nuovo numero. E poi, che importanza ha? Tutto deve cambiare. Dammi un bacio. Abbracciamoci, Adriano, tutto ricomincia.

Si abbracciano e piangono.

Passante Sì, è vero, è sceso al Galoppatoio. Ma non si passa, ci sono i carri armati, la polizia.

Adriano    E non si sa altro?

Passante    Dice che è venuto da Marte. Almeno, così dicono.

Fabrizio    Da Marte?

Passante Dice che da Marte, siccome è il momento in cui si trova vicino alla Terra, ci ha messo tre giorni.

Fabrizio Da Marte! Tutto deve cambiare. È chiaro che se han­no questi mezzi per arrivare sino a noi, lassù le cose sono più semplici da un pezzo. Per forza hanno dovuto eliminare, e forse non hanno nemmeno conosciuto, tutto il fango che rende opaca la nostra filosofia, la nostra scienza. Ti dirò di più: il no­stro amore! Come ti chiami, tu?

Passante    Pascotto Lorenzo.

Fabrizio Abbracciamoci.  Siamo tutti fratelli. Tutto deve cambiare, non è possibile altrimenti. Oh, Lorenzo!

Adriano    Sì, abbracciamoci! Che giorno grande e terribile.

Si abbracciano, ma Pascotto è poco convinto.

Scendono due Studenti.

Primo Studente No, è assurdo. Tre giorni sono 72 ore. Dividi 56 milioni, che è la distanza nel periodo di massima opposi­zione al sole, per 72 e hai, grosso modo, 780000 chilometri l'ora. Andiamo, ti sembra una velocità concepibile? Quando avremo altri dati, ragioneremo.

Secondo Studente      È un trucco.

Passante      Io  vado.

Escono gli Studenti e il Passante.

Scendono Alvaro e Orlando, sconvolti anche loro.

Alvaro    Ecco Adriano!

Orlando    Adriano!

Adriano    Orlando! Alvaro!

Alvaro Non si passa, siamo stati travolti dalla folla, su a Porta Pinciana, per un vero miracolo eccoci qui.

Orlando Ah, io l'ho visto, e adesso basta. Voglio vedere chi ha più il coraggio di venirmi a dire: tu non fai niente, tu non lavo­ri, sei un frivolo e roba del genere. Sì, sono un frivolo! Ed è questo il motivo, che io avevo intuito, lo dicevo da anni, quan­do tutti ridevano. È venuto, siete contenti? e adesso ve la pi­gliate nel sedere col vostro lavoro, tutto da buttar via, non ci sarà una pietra, ma che dico una pietra, un foglio, una piu­ma, un pensiero che potrà inserirsi nella nuova armonia. Sba­glio, forse?

Fabrizio    Dove l'hai visto?

Orlando Ciao, Fabrizio. Quando lo scortavano all'automo­bile.

Adriano    Parla, racconta.

Orlando È alto, biondo, virile. La folla sembrava impazzita, un bambino gli è andato incontro, lui l'ha baciato. Così, sem­plicemente!

Alvaro    Ha un aspetto serio, nobile.

Orlando E ti meravigli? Veste con un'eleganza sobria, che qui nemmeno ce la sogniamo. Noi, vestiti tutti come ballerini o magnaccia, gli spacchetti dietro, le scarpe a punta!

Alvaro Sembrava uno del Nord, uno svedese. Era stanco, ma sorrideva. Hai visto quando sorrideva e agitava le braccia?

Orlando Certo. Semplice, alla mano, e avrebbe potuto schiac­ciarci tutti.

Alvaro    È un'altra mentalità.

Orlando Se gli uomini sono così, pensa le donne. Le marziane! Qui è tutto da rifare, amici miei, preparatevi. Tra due mesi le vostre donne vi sembreranno scarpe vecchie, ancorate ai loro pregiudizi, al loro concetto utilitario della bellezza... (A Fabrizio) E tu, dove hai messo le scarpe?

Fabrizio    Non lo so, lasciami.

Adriano    Lasciatelo, è sfinito. L'ha visto anche lui.

Orlando    Ah! E che impressione ti ha fatto? Buona?

Fabrizio Lasciami in pace. Io non posso ascoltarvi. Tutto ciò che posso fare è restare solo con me stesso, chiarire, chiarire, (arrivare in fondo. Ci dev'essere, dentro di noi, in fondo, tra il fango e lo stereo che abbiamo accumulato in tanti anni, quell'i­dea, quella scintilla che doveva salvarci. Ma dobbiamo aprirci, rovesciarci come un guanto, camminare in ginocchio, leccare la terra... (Cade in ginocchio.)

Un Passante si ferma.

Secondo Passante Si sente male?

Adriano No, è un nostro amico.

Fabrizio    Addio. Io vado. Non so dove. Non ricordo nemmeno il telefono di casa.

Adriano No, resta.

Alvaro    Veniamo anche noi.

Orlando Certo, è tutto da rifare. Non ci sono dubbi. Ma co­me? Da che parte si comincia?

Fabrizio Da te! Da te stesso! Da dove vuoi cominciare, fratel­lo? da te stésso!

Orlando Si fa presto a dire. Bisognerebbe prima mettersi tutti d'accordo.

Fabrizio Ma è questo il significato del suo arrivo tra noi! Non può essere altro. O pensate che sia un turista? E che venga qui per mangiare i vostri spaghetti?

Orlando I miei? Io odio gli spaghetti! Anzi, mi domando che cosa ci sto a fare in questo paese. Non sono facinoroso, non mi piacciono gli spaghetti, non mi piace il sole, mi piace il ver­de, mi piace la natura, il silenzio, la Svezia! A me fai questi discorsi?

Scendono tre Impiegati, allegri.

Primo Impiegato Aprono le chiese, hai visto, espongono il Sa­cramento.

Secondo Impiegato    C'è il richiamo alle armi.

Orlando    Per la guerra?

Secondo Impiegato No, per il servizio d'ordine. Se ne arriva uno in ogni città, come si ferma la gente?

Terzo Impiegato    Domani è festa.

Primo Impiegato Domani soltanto? Per tre giorni io in ufficio non mi faccio vedere. È una data storica. Guarda il mio mini­stero, tutto illuminato. E il tuo? il tuo?

Terzo Impiegato    Il mio non si vede da qui, è dall'altra parte.

Primo Impiegato    Non avete neanche le candele, voi!

Secondo Impiegato Pensa, andare dal capufficio e fargli una bella pernacchia!

Primo Impiegato E se te la fa lui a te? Chissà da che parte si mette, lo sai tu da che parte si mette?

Gli Impiegati escono. Salgono due Operai.

Primo Operaio    È al Quirinale!

Secondo Operaio Sta parlando col Presidente! È finita la pac­chia!

Adriano    Dove sta? Al Quirinale?

Primo Operaio Sì, lo porta il giornale! Domani ci sarà l'amni­stia, tanto per cominciare! Dice che intorno alla Terra ci sono almeno un migliaio di altri così, che aspettano. Ormai coman­dano loro, è finita la pacchia. Con una bomba, sistemano tutti.

Fabrizio No, non useranno bombe! Ma non capite che la no­stra dialettica da bambini cattivi e stupidi è finita per sempre? Tutto cambierà, sono d'accordo con voi, ma senza bombe. Tutto diventerà chiaro, semplice. Spettacoli che sino a oggi ci sono parsi indispensabili, umani, ci sembreranno ridicoli, resti di superstizioni. È finita la menzogna, questo sì, finito l'errore, finita l'ingiustizia. È il giudizio universale! Ognuno sarà giudi­cata per quel che è. Ma non vai al giudizio universale con le bombe in tasca.

Secondo Operaio  Io dico quello che c'è sul giornale.

Primo Operaio Sì, lo dice il giornale. È finita! Avanti popolo, alla riscossa! (Canta) Bandiera rossa, bandiera rossa!

Gli Operai salgono di corsa, cantando.

Fabrizio (grida) Ma non ci sono più bandiere! Non c'è più po­polo! Non c'è più niente! C'è l'uomo, nudo! È il primo giorno del mondo!

Scendono, calmi, tre signori: Bellario Alessio e Ercolani.

Ercolani    Io non ci credo.

Alessio    Il comunicato è stato smentito dalla radio stessa.

Bellario    Non ci credo nemmeno se lo vedo. Olà, Adriano, hai

visto quanto chiasso per niente? Adriano    Per niente? Ma è arrivato!

Bellario    Sì, lo dicono. E poi, anche se fosse arrivato? E, bada bene, io non ci credo. Anche se fosse arrivato? La situazione può cambiare? Siamo ai blocchi, ormai. È la pace.

Fabrizio    Ma tutto deve cambiare!

Alessio E perché tutto, scusi? Per fare il gioco dei cretini? Io sono per le riforme, ed è giusto che si facciano, ma nella legge.

Fabrizio Ciò che lei dice è assurdo, superato. Lei si preoccupa di questa miserabile situazione interna e mondiale?

Bellario Ma certo! Non siamo sulla luna, è la nostra situazio­ne, questa.

Fabrizio E a se stesso, non pensa? Non vede che questo arrivo è il segno della fine?

Alessio    L'anno mille!

Fabrizio L'anno zero! Si ricomincia daccapo. Dobbiamo spol­verare i nostri cervelli, le nostre anime, ripresentarci come sia­mo venuti sulla terra, tabula rasa.

Ercolani    Snobismi! Qualunquismo apocalittico!

Fabrizio L'innocenza sola trionferà, la verità sta arrivando e te­netevi pronti, perché l'inferno è pieno di gente come noi e come voi, che gira in cappello e cappotto, dicendo che l'infer­no non esiste.

Alessio Ma non esageri. L'inferno è una comoda ipotesi e, nel migliore dei casi, un calcolo di probabilità.

Bellario    La realtà è un'altra cosa.

Ercolani     Restiamo coi piedi a terra, per favore.

Fabrizio     Guardiamola, la vostra realtà. Vi piace?

Ercolani     Moltissimo, se proprio vuol saperlo.

Bellario Non si scaldi. Tra due anni andremo anche noi su Marte. E tutto finirà con i soliti scambi culturali e le gite in co­mitiva, nelle quali noi italiani siamo maestri.

Fabrizio    Lei è un uomo arido e probabilmente cretino!

Bellario     Io ti spacco il muso!

Lottano. Adriano e Alessio li dividono. Ercolani si allontana, gli altri due lo seguono.

Fabrizio    Ecco la cultura. C'è da piangere.

Adriano    Lasciali stare.

Alvaro    Sono signori, non hanno mai saltato un bagno.

Bellario    Non fatevi illusioni!

Fabrizio E voi neppure! I duri di cuore morranno! (Bellario ri­sponde con un suono sguaiato.) Tu vedi, tu vedi! La lotta non sarà facile, ma quale potente alleato abbiamo. Grazie, Signore, hai mandato il tuo angelo revisore, la sua spada manda fiamme contro il sole. Io l'ho vista.

(Scendono tre giovani di una banda di jazz, suonando. Dietro vengono Fred, Anna, Mara e Patrizia. Escono i giovani jazzisti. Clamore di una folla lontana.)

Sentite, il vento porta il grido di gioia della folla. È il grido della no­stra vittoria, lo riconosco!

Adriano    Vinceremo anche noi, una volta? Non ci crédo!

Fabrizio È in un giorno come questo, in un momento simi­le, che si capisce questa città, questa povera e grande Roma. Guarda le luci che scrutano il cielo e radono le cupole, guarda là in fondo, verso occidente, come le stelle palpitano di nuova speranza. O Roma. Ti avevamo scambiato per una garçonni­ère! Ma è qui che i martiri hanno versato il loro sangue, e tutti i giorni il martirio si ripete, tra la nostra bieca indifferenza. O povera Sodoma, povera Gomorra! La palla di fuoco è venuta a purificarti!

Rintocco di campana.

Orlando    Ragazzi, è l'una.

Fabrizio L'una? Io vado. Ho dimenticato il numero di telefono, vado a piedi... Oppure tutto è diventato inutile?

Adriano    Non hai le scarpe, ti farai male.

Fabrizio O Adriano, nessuno di quei martiri aveva le scarpe! Addio, lasciami andar solo. (Esce.)

Alvaro    È rimasto scosso, se non sbaglio.

Adriano Tutti, siamo rimasti scossi. Se io penso a me stesso, ai miei ridicoli progetti di questa mattina, sento una grande pie­tà, nemmeno disgusto, una grande pietà.

Rintocco di campana. Anna, Mara e Patrizia seggono sugli scali­ni, annoiate.

Fred    Con questa storia del Marziano oggi è una bella confusio­ne. Io sono un uomo d'ordine e anche un po' moralista, dove­vo muovermi, combinare, e la giornata è persa. Come può uno senza un fisso battersi contro un calendario che prevede cento giorni festivi, più il Marziano ? (Ad Adriano) Mio grande ami­co, Roma non è possibile, non siamo di ferro, la volontà ha un limite, e anche la fantasia. Glielo dice un disgraziato intel­lettuale che ha molta fantasia e che sa dominare la volontà. Ma che gli racconto domani all'ufficiale giudiziario per farmi sganciare i bauli col corredo scenico? Che è venuto un Marziano? Lo sa! Forse nei limiti della sua immaginazione ne gode persino. Se posso permettermi, che sta facendo di bello lei, nel campo letterario?

Adriano    Professore, ho la testa per aria.

Fred    E io? Siamo in un'epoca di transizione, ne sopportiamo le conseguenze. I valori spirituali vanno a farsi fottere, carissimo amico. L'uomo cerca facili miti, rifiuta il soprannaturale; non serve nemmeno rifugiarsi nell'arte.

Adriano    Sì, sì, d'accordo. Io...

Fred    Arte, ultimo inganno. (Cava delle fotografie di tasca.) Bal­letto Orleans, stile Anni Venti. Cambio nome, mi trucco da negro, balliamo. Lei dirà: è la fortuna! Nossignore! Da una settimana in attesa di un sì e oggi, che dovevo concludere, arri­va il Marziano. Non ho falsi orgogli, amico, mi svendo. Tre bambole, più il sottoscritto da mettere insieme, a forfait, per una festa, in una villa, in casa di qualcuno. (Insinuante) Lei non immagina di quale aiuto può essere la mia volontà. Conosce nessuno? Anna, saluta il signore. La mia fidanzata.

Anna    Ciao.

Fred    Mara. Patrizia. Quasi minorenni. Allora? (Fissando, da ipnotizzatore, Adriano) Lei farà ciò che le dico? Lei vuol farlo!

Adriano (stordito) Sì, sì, ciao. Mi scusi, professore. Mi scusi, ne riparleremo. Non ora, non ora, la prego. (Torna verso i suoi amici.)

Orlando    Simpatiche. Italiane?

Alvaro    Decidiamo. Un sì e un no.

Adriano    Andate, siete liberi, io non partecipo. (Siede affranto.)

Fred    È triste sopravvivere alla propria arte. Lettura del pensie­ro, dominio della volontà. Non le vogliono più nemmeno in provincia. O è il mio sguardo che non convince? Sto diventan­do anche miope. E sono io che mi perdo, che mi affascino, ne­gli occhi del soggetto. Ma che cosa voglio vederci? Non c'è niente nello sguardo di un uomo, solo un mucchietto di im­mondizia. Anna, le sigarette. No, tenterò di raggiungere il cen­tro. E l'impresario. La mia presenza, qui, frena questi ipocriti.

Anna    Ti aspettiamo?

Fred    Se avete sonno, dormite nella macchina. Ma l'aurora non avrà dischiuso le palpebre che io sarò di ritorno. Ciao, donne. E state attente, che il popolo in festa ridiventa bambino e ten­de a non pagare i piaceri di cui gioisce. (Esce. Si incontra con Massimo, che trascina una ragazza bionda e brilla.)

Vedendo gli amici, Massimo si ferma e ride da ubriaco.

Massimo Ciao, ragazzi! Oh, Orlando! Qui si respira, laggiù è una bolgia, tutto fermo e pieno di bandiere. E la gente. Da do­ve èuscita fuori, tanta gente? Vecchie popolane ubriache, una con' un vestito tricolore... Al parlamento si stanno picchian­do. Stanotte entra in vigore la legge marziale. Io ho fatto un epigramma.

Quando un Marziano ci assale

Noi promulghiamo la legge marziale!

Adriano    L'hai visto, tu?

Massimo Era in giro poco fa in automobile, scortato da un reg­gimento, la gente impazzisce, sono sbronzo! Voglio vedere chi torna a casa stanotte! Si trovano donne, quante ne volete! Questa è svedese! Si chiama Eva.

Orlando    Svedese? Stureplan!

Svedese    Tak! Tak!

Massimo Ma è pieno, ne trovi quante ne vuoi! Una cosa simile non l'ho mai vista. Ci sarebbe da fare un'inchiesta, relazione tra impulso erotico femminile e i violatori dello spazio. La farò! Per arrivare all'automobile le donne si ammazzano. E i bambi­ni? Io ne avrò calpestati cinque o sei. Ma tanto, in questo pae­se, non sono i bambini che mancano. Io vi saluto!

Adriano    Ma viene proprio da Marte?

Massimo Se ci muoviamo e facciamo soltanto: ah!, è finita per noi! Ho piacere, così impariamo a vivere. Ecco la prima straordinaria, tenete, addio! (Getta loro un foglio ed esce con la ragazza.)

Essa saluta tutti. Alvaro raccoglie rapido il foglio.

Adriano    « Un'impresa che apre nuove prospettive al mondo... Un Marziano a Roma! » La fotografia... Oh, che nobile volto!

Orlando    Virile! Che vi dicevo?

Alvaro « L'astronave circondata da truppe... L'esultanza della folla... Il Marziano parla italiano! Il Marziano saluta la Terra! Sbalordimento in tutto il mondo...  I colloqui proseguono. »

(Volta il foglio) « Strangola l'amante... »

Adriano    Non c'è altro? Ma è poco! È poco!

Grida di gioia portate dal vento. Una campana suona a festa.

Orlando Andiamo verso il centro, anche noi! Che facciamo qui, partecipiamo, muoviamoci!

Adriano Non potremo vederlo. E poi, io non voglio vederlo! Non ho di queste curiosità plebee, la dittatura me le ha tolte per sempre. Mi basta la certezza che è arrivato. E forse, lui, è venuto quaggiù per farsi fotografare?

Orlando No, che ragionamenti, ma dobbiamo seguire l'im­pulso della folla. Che cos'è questo rinchiudersi nella torre d'a­vorio ?

Alvaro     E un giorno eccezionale. Dobbiamo vedere.

Adriano No, restate, amici. Almeno voi, restate. Lasciate an­dare la folla, che fa il suo mestiere, e applaude tutto. Non ci salviamo, applaudendo. Forse quel mendicante sarà salvato... Ma noi, no. Siamo ciechi e vogliamo vedere, siamo sordi e  vogliamo sentire! (Al mendicante) Fratello! Vuoi abbracciarmi? Abbracciami.

Mendicante    Che ho fatto? Io stavo a dormire. Che adesso vi rode il culo, che non si può neanche dormire?

Adriano    Abbracciami e perdonami.  Da oggi siamo tutti fra­telli.

Anna (ironica)    E sorelle!

Adriano    Sì, fratelli e sorelle! Anche voi, sorelle! Ma forse c'è un solo modo di farvi capire ciò che voglio dire. Tenete, ecco. Il mio denaro. Divido con voi quello che ho. E perdonatemi. Il superfluo!... Altro che superfluo, io vi do tutto!

Rintocco di campana.

Alvaro È vero, perché no? Siamo tutti fratelli. Tenete! An­ch'io.

Adriano    Ci ammazziamo per questa porcheria del diavolo.

Orlando    Io non ho un soldo. Se li avessi ve li darei volentieri.

Alvaro     Io mi tengo cento lire per il tram.

Adriano Oh. Ci si sente diversi, più liberi, innocenti come bambini. Non provi la stessa sensazione?

Alvaro    Certamente.

Adriano Provo una dolcezza mai prima provata, vorrei canta­re. Adesso capisco perché ogni nuova comunità, al sorgere di una nuova fede, cerca liberazione nel canto. Ma noi che cosa possiamo cantare?

Orlando Non sappiamo un inno. Non è mica come nel Nord, dove tutti cantano.

Adriano È la nostra ignobile abitudine allo scetticismo. Come gli scaccini di una chiesa, abituati a vivere tra le cose del culto, a toccare e a spolverare, e non le vedono più. La nostra filoso­fia, il possibile! Che cosa possiamo cantare?

Orlando    Non abbiamo un inno.

Alvaro    Il peggio è che non abbiamo un libro.

Adriano Ci siamo nutriti di libri, di saggi e di romanzi. Ma a-desso viene il momento, e non possiamo cantare un romanzo.

Alvaro     O magari un saggio.

Orlando   Possiamo dire una poesia. Chissà, i marziani, che poesia diversa dalla nostra.

mendicante    Io so uno stornello. Ma è un po' sporco.

Anna    Noi sappiamo una canzone.

Adriano     Cantatela! Qualunque cosa, ma cantiamo.

Anna    Vale come ringraziamento.  Facciamo Il lamento del ta­baccaio?

patrizia    Comincia tu.

Mara     Noi entriamo al ritornello.

Adriano    Che cos'è, un inno?

Anna No, è il lamento di un tabaccaio. Non so poi perché si chiama così. Ma è tanto commovente.

(Canta: Il lamento del tabaccaio):

Stammi a sentire, da bambino ero un paggio.

Tu non mi credi? Ero buono e cortese.

Schiudi le orecchie, da bambino ero saggio,

credevo in Dio, amavo il mio Paese.

Guardami in faccia: ero serio e gentile.

Rispettavo le piante, i gatti. Ero vile.

Coro ragazze

Da vecchio, sarò l'onta del quartiere.

Da vecchio, tutte le voglio vedere.

Da vecchio, solo le donnacce e il bere.

Anna

Perché mi guardi? Da bambino ero bravo.

Mi devi credere, ero savio e ubbidiente.

Da bambino, perdio, mi ti mangiavo

nello studio. Da bambino ero prudente.

Tu ridi, fesso? Ero ben pettinato.

Rispettavo le aiuole, i cani. Ero ordinato.

Tutti

Da vecchio, sarò l'onta del quartiere!

Da vecchio, tutte le voglio vedere!

Da vecchio, solo le donnacce e il bere!

Mentre ripetono il ritornello, formano coppie e ballano. Il men­dicante balla solo. E tutti, ballando, escono. Un rintocco di cam­pana.

Sipario.


QUADRO SECONDO

Lo stesso luogo, qualche ora dopo, all'alba. Entrano Anna e Adriano stanchi. Anna siede subito su un muricciolo, poggia la schiena a un fanale e chiude gli occhi. Adriano, eccitato e pen­soso, si scosta.

Adriano I riflettori illuminano a giorno il Galoppatoio, sul par­co passa stanotte un gran soffio di vita, sta ancora esplodendo in un erotico abbandono, un ansimare tra i cespugli, grida, ri­sa, lamenti... (Con schifo) Anch'io... Anch'io! Ma non è forse il segno che tutto cambierà? Questo sfrenarsi dei sensi non è già un purificarsi? Così dovevano essere, o Roma, i tuoi cupi sa­turnali, ma senza questa felice speranza che spinge la nostra follia. Dov'è il Marziano, che cosa sta facendo? Gridaci una sola parola, capiremo il resto! Poco fa mi sono fermato a leg­gere un manifesto di un partito, pieno di offese contro un altro partito. Tutto di colpo mi è sembrato ridicolo. Dove sono i miei amici? (Indicando Anna) Dorme!... « Questa Dea si chia­ma occasione! Imparate a conoscerla, vi appare spesso, ma sempre in diverse sembianze! » Oh, Goethe, proprio accanto alla tua statua! Addio, donna, com'è triste la carne, forse alla stazione troverò da comprare un libro. (Esce.)

Entra il Marziano seguito dal funzionario Barone, dal commis­sario Dottore e da Agenti. Tutti appaiono preoccupati, meno il Marziano che, felice e stordito, si guarda attorno.

Barone Ecco l'albergo, signor Kunt. Qui potrà riposare tran­quillo.

Dottore    Ho predisposto una stretta sorveglianza.

Barone E il segreto più assoluto. Tutti la credono ancora al Quirinale.

Dottore Nemmeno il direttore conosce la sua identità. Ah, che giornata incredibile.

Barone    Affrettiamoci, signor Kunt.

Marziano Un momento, vi prego. Che stupendo spettacolo! Vi dispiace se guardo la vostra città? Dovete perdonarmi, è la prima volta che mi succede.

Tutti ridono educatamente.

Dottore Oh, sì, guardi. Monte Mario, San Pietro, Castel San­t'Angelo, il Gianicolo...

Marziano     E quello laggiù?

Dottore    Il gasometro.

Marziano     Magnifico. Così bianco, immacolato!

Barone No, quel bianco è l'Altare della Patria. Un monumen­to...

Dottore    In fondo, il mare. Ma non si vede.

Marziano O città felice e desiderata! (Quattro rintocchi di cam­pana.) L'alba ha dappertutto lo stesso colore dell'attesa e infon­de sempre nuove speranze, forse irragionevoli, ma qui sento che la mia vita non è stata inutile.

Tutti annuiscono.

Dottore    È vero, l'alba...

Marziano Se questo viaggio non avesse altri scopi, o altre pro­spettive, basterebbe a non renderlo vano la certezza che nell'universo valgono dappertutto gli stessi sentimenti. Lo stesso amore vale dovunque. Io vi ringrazio, signori, di avermi tolto alla folla e di essere con voi in incognito. È un momento che non dimenticherò. Sembra che tutto debba cominciare per me, anche il giorno. Guardate laggiù come il cielo comincia a tin­gersi di rosa... è sempre così?... da noi il passaggio è più rapido e non conosce queste sfumature. Il rosso succede al nero, il bianco al rosso... Non sono stanco. Cerco di capire.

Dottore    Più che giusto!

Marziano Ogni nuova città, arrivandoci per la prima volta, na­sconde una promessa. Che cosa può nascondere un mondo nuovo? C'è da tremare. Le acclamazioni non mi hanno sorpre­so, ma fino all'ultimo momento, prima di posarmi su quel pra­to, ho avuto paura. La gente fuggiva. Non sapevo che sorte mi riserbava questo pianeta, che noi, nelle notti della nostra lunga estate, guardiamo in un misto di ansia e di nostalgia... Come adesso io guardo quel puntino rosso, là, esattamente sopra quel colle, quel puntino rosso che è il mio pianeta.

Dottore    Quello è Marte? Bellissimo.

Barone (declamando)

«... Ed ecco qual, sul presso del mattino

per li grossi vapor Marte rosseggia... »

Marziano (interrompendolo) «... giù nel ponente sovra 'l suol marino ». Questi versi mi hanno sempre commosso. È come se improvvisamente vi fosse data facoltà di vedervi, non allo specchio, ma staccati, camminare, volgervi, vivere. Ci vedevo la vostra ansia di sapere qualcosa di noi. Il nostro pianeta non è grande come il vostro, voi lo chiamate Marte, noi con una parola che significa: fratello. Fratello, di chi? Ma di chi? Ma di questo pianeta! Noi vi amiamo. Temevo una geli­da accoglienza, anche la morte.

Tutti    No, ma che dice! La morte!

Marziano    Anche la morte, che è l'estrema risorsa del sospetto verso, lo straniero. Ciò che non si capisce, lo si uccide. È più comodo, no? Ma i vostri poeti mi confortavano. Il loro amore per le cose che non conoscono è così grande! Qui ho trovato una nuova vita. Anzi, ho ritrovato una vita di cui sapevo l'esi­stenza, ma che s'era persa nelle nostre leggende. Io non sono il primo a venire quaggiù.

Barone Non è il primo? Altri sono scesi prima di lei? Re­centemente ?

Marziano Anticamente. Questo dicono le nostre leggende. Quel che sappiamo di voi è un risultato scientifico. Il resto, un affascinante argomento di conversazione per le nostre notti d'estate. Mischiando scienza e leggenda, sappiamo abbastan­za di voi...

Dottore    Con i vostri mezzi!

Marziano Sapevamo che Bene e Male valgono quaggiù come altrove, che la gioia si contrappone al dolore e che tutto si bi­lancia nell'armonia che ci governa. Ma averne la certezza è stato inebriante.

Dottore    Il progresso fa girare la testa.  Se penso che lei tre giorni fa stava su quel puntino rosso e adesso, così, naturale...

Barone    Il suo arrivo, signor Kunt, sta suscitando grandi spe­ranze.   Riassumendo  le  impressioni  generali,  mi  domando se qualcosa cambierà.

Marziano    Voi sperate questo da me, da noi?

Barone    Sarebbe un bene per tutti che lo sapessimo. La folla che oggi applaude domani si chiederà perché ha applaudito. E, do­podomani, chi può sobillarla? Sarebbe un bene che noi prima sapessimo. Per prevenire, indirizzare, per fugare ogni sospet­to di minaccia. (Dolcemente) Qual è il suo programma, signor Kunt?

Marziano    Il mio programma personale non è interessante che per me: conoscere, vedere, vivere. E il vostro programma?

Barone    Signor Kunt, temo che lei avrà una giornata molto pie­na. E che sarà così per molti giorni. È umano. Lei appartiene al mondo, tutto il mondo ha gli occhi su questa città e su di lei.

Dottore    Non si parla d'altro. E su Marte, che si dice, che si dice?

Barone Dovrà affrontare la grande curiosità. Stampa, fotogra­fi, televisione, cinema, corpo diplomatico, visite di cortesia, banchetti. E gli scienziati. E la folla. Tutti vorranno acclamar­la. Lei adesso ha poche ore da riposare. E anche noi. Poi tutti rientreremo nel turbine.

Dottore Noi rispondiamo della sua persona. Un onore im­menso, d'accordo, ma che ci preoccupa. Vogliamo andare in quest'albergo?

Si avviano. Ma, vedendo Anna dormiente, il Marziano si ferma.

Marziano Lasciatemi guardare ancora un istante... La più sfre­nata fantasia non potrebbe immaginare niente di simile. Il colore... gli alti palazzi di una pietra che sembra viva... quelle cupole immense... le cattedrali.... Dovrò abituarmi al disordine apparente, perché in queste cose sento vibrare un'anima. Strassen, redet ein Wort! Genius, regst du dich nicht? (trad. Strade, dite una parola! Genio, non ti muovi?)

Dottore Di qui il panorama è bello, ma io lo preferisco al tramonto. Il sole si nasconde dietro la cupola e il cielo si in­cendia!

Marziano     Il cielo non può incendiarsi.

Dottore    Oh, certo, dicevo così, è un'immagine.

Marziano Ma sono proprio le immagini che ci fregano, co­me dite voi.

Sorpresa del Dottore e del Barone.

Barone    Lei conosce le sfumature della nostra lingua?

Marziano    Non avevo altro da fare, lassù, che pensare a voi.

Barone    Pensare a noi... Sarebbe interessante conoscere il mo­tivo  che  l'ha spinto verso  questa città, piuttosto che verso un'altra.

Marziano    Se volete un motivo, ebbene è perché visto dai cicli, capovolto, il nome di questa città è Amor. (Ride.) Voi mi  amate, io vi amo. Se volete, questo è lo scopo della mia venuta. Vi sembra puerile, siete delusi?

Tutti (insieme)    No, no.

Marziano Siete delusi! Ma non so dirvi altro. Vi amo. (Finge sorpresa) Guardate... Una donna. È una donna, o mi sbaglio?

Dottore    È una donna.

Marziano E sta dormendo. Anche da noi, l'estate, si dorme all'aperto. Come dorme serenamente, e che strana creatura. Per­mettete che la osservi un istante? È la prima donna che vedo così da vicino e che non grida e non applaude. Curioso. Mi piacerebbe interrogarla, se non dormisse. Lasciamola riposare. Oppure?... No, addio.

Barone Come sono le donne sul suo pianeta, signor Kunt? Bel­le, immagino.

Dottore    Chissà che meraviglia!

Escono. Cinque rintocchi di campana. Anna si sveglia. Entrano Asterio e Fabrizio, sempre senza scarpe e angosciato.

Asterio Ma in fondo, caro, questa è la logica conclusione delle nostre ricerche. Ti sei mai domandato perché il figurativo è fi­nito? Lascia stare il cinema, che è un'arte in ritardo di quarant'anni e poi fa un lavoro di consumo. To', guarda la Cina. Sei mai stato in Cina?

Fanfara lontana.

Fabrizio    No...

Asterio (ad Anna) Ciao, cara. Come mai non sei a festeggiare il Marziano? Senti? Nessuno è andato a dormire. Tutta Roma ha perso la testa. Che, tra parentesi, non ha.

Anna    Hai visto il professore?

Asterio No. Ciao... Dico la Cina per dire. È una rivoluzione pacifica. Ma anche noi, nell'arte, l'abbiamo fatta questa rivo­luzione. Noi abbiamo rappresentato il mondo di domani, con gli elementi che oggi sfuggono alla massa. Pensa all'elettronica. Pensa all'atomo, pensa all'antiprotone. Ci pensi?

Fabrizio    No...

Asterio Noi che abbiamo fatto? Non abbiamo spaccato l'ato­mo, forse? Non abbiamo cercato l'antiprotone? E ti meravigli se adesso arriva uno da un altro pianeta? Ma noi l'aveva­mo previsto con le nostre opere, fin dal '47, che qualcuno sa­rebbe venuto.

Fabrizio Io voglio tornare a casa, o telefonare. Ma non ri­cordo il numero. Dammi un bacio. Abbracciami. Non voglio restare solo!

Asterio    Sì, caro, tieni un bacio. Strano paese, la Cina...

Escono Asterio e Fabrizio.

Anna    La solitudine è una compagna dolce da quando gli uomini cercano in me soltanto una bellezza che io detesto. Non era così, una volta. Ricordo, o forse l'avrò letto in un libro, e non capisco più se è vero o falso, io ero vestita di bianco, in un giardino pieno di fontane, e di leoni che si lasciavano carezza­re. Dove? Allo Zoo, in Africa? Un uomo, mio padre, suonava il violino. (Pausa.) E così, è andato via. Dopo tutto il suo entu­siasmo... Se Fred non torna vado in albergo. Che giornata afo-sa avremo, guarda che cielo, dico io, sembra fatto di polvere e di stracci. Prima ho sognato un uomo alto che voleva sapere se ero un angelo o una donna. Io gli rispondevo, sguaiata: «C'è un solo modo di appurarlo, e non costa neanche molto». E ri­devo. Sentivo di odiarmi. Dietro le spalle mi palpitavano due ali. To', ecco una piuma! (Soffia.) Strano sogno. L'arrivo di questo Marziano farà perdere la testa a tutti, alle donne per be­ne specialmente. Quello che ho visto stanotte non lo dimenti­cherò... Alla mia età non si dovrebbe desiderare la morte.

Entra il Marziano, guardingo.

Marziano    Buongiorno. Ha dormito bene?

Anna   Non così profondamente come stavo pensando. E lei non ha sonno?

Marziano Non ancora. Il vostro giorno è troppo corto per le mie abitudini.

Anna  È un indovinello? Non sono molto intelligente.

Marziano Lei prima dormiva, qua, ferma come una statua, re­spirava appena. Ero con amici, ci siamo fermati a guardarla. C'era da domandarsi, l'abbandono del sonno la rendeva diver­sa... assente... se era una donna oppure...

Anna   Un angelo? (Ride.) Ecco un altro sogno che non signifi­ca più niente!

Marziano Sì. Un angelo può essere una donna, e viceversa? Io non sono ancora in grado di distinguere.

Anna   Lei è straniero?

Marziano Sì. Sono uscito dal mio albergo di nascosto, appunto perché volevo parlare con lei. Non potrei dormire. Ho biso­gno di vedere, di parlare con qualcuno. Non le succede mai scendendo in un paese straniero di sentire che ogni momento è prezioso, che bisogna cogliere le differenze delle cose, degli sguardi, dei colori, e confrontare, gioire delle voci, dei suoni così diversi?...

Anna  Perché, di nascosto?

Marziano Perché mi sorvegliano. Vede quel puntino rosso, là, sopra il colle ? Io vengo da lì. Da Marte. Il Marziano — scusi se rido, ma questa parola mi fa ridere — sono io.

Anna   (cade in ginocchio)    No! Non è possibile...

Marziano Sono io. Guardi il giornale, la mia fotografia. Io non posso star solo, ho bisogno di parlare, di guardare qualcu­no negli occhi. La felicità mi stordisce, ma la folla non mi ba­stai devo dirlo a una sola persona, una sola, convincermi che è vero. Mi perdona?

Anna  Oh, santo Dio, oh! (Bacia le mani del Marziano.)

Marziano    Che cosa sta facendo?

Anna  Niente, non si preoccupi, io che non ci credevo e non volevo nemmeno vederla, e lei è venuto... Mi lasci fare! Oh, Signore!

Marziano Ma, allora, anch'io! (Bacia le mani a Anna, che sin­ghiozza.)

Anna   No, lei no! (Si inginocchiano.) Lei, no! Sono io che devo! Come sono contenta di averla vista, signore. Abbiamo parla­to tanto di lei, prima. Lei ci ha riaperto un po' il cuore alla speranza.

Marziano    Anche a me è successo la stessa cosa.

Anna   C'era un tale, là, che piangeva e baciava la terra. Un altro ha dato via tutti i suoi soldi. E io? Ah, quante volte dice­vo : stai calma, le cose si mettono bene, lo dicono anche i gior­nali, uno di questi giorni arriva.

Marziano (carezzandola) I tuoi capelli sono morbidi, è la prima cosa vera che tocco, di questa terra. Tutte quelle mani orribili!

Anna   (sorride)    Qui si fa una vita da cani.

Marziano (si alza) Il sorriso tra le lacrime! Ecco, è questo! Co­me potevo immaginare? Era una frase vuota di senso!

Anna  No, lei non può capire. Lei è troppo in alto.

Marziano (riabbassandosi)    Posso riabbassarmi, se è necessario.

Anna   Sono io che dovrei alzarmi fino a lei. Ma come? Lei non andrà via subito, vero? Possiamo vederci con un po' di calma?

Marziano    Le tue mani scottano, lasciami! Lasciami la mano!

Anna No, la voglio tenere e poggiarvi la guancia. Oh, fa be­ne, sa?

Marziano     Sì, fa bene.

Anna  Una nuova dolcezza...

Dall'alto un segnale misterioso.

Marziano Non sta a me dirlo, ma l'universo non manca di un certo metodo. Quest'incontro lo dimostra... Guardi, si sta le­vando il sole.

Musica d'organo in sordina. Il Marziano e Anna declamano, sempre restando in ginocchio: L'universo sensibile.

Marziano

La follia universale non è senza umorismo,

in se stessa ripete un teorema riuscito.

Ci spinge l'implacabile, stupendo meccanismo

del cosiddetto infinito.

Anna   

Del cosiddetto infinito.

Marziano

Miriadi di elissi fanno questo lavoro.

Così un uomo e una donna girano attorno al sole.

Mondi che evoluiscono si ignorano tra loro,

come un Eterno vuole.

Anna

Come un Eterno vuole.

Marziano

Agli scienziati bastano le quattro dimensioni,

li attira il labirinto dov'è chiuso l'errore.

L'uomo e la donna aggiungono, alle loro invenzioni,

la dimensione Amore.

Anna

La dimensione Amore.

L'organo tace. Entrano di corsa, il Dottore, il Barone e gli Agen­ti. Restano immobili, stupiti. Un silenzio.

Barone    Signor Kunt. Lei ci ha messo uno spavento!

Dottore (ad Anna)    E tu, piantala.

Barone Alle otto dobbiamo essere in piedi un'altra volta. Io ri­spondo della sua persona. Debbo pregarla!

Marziano Sì, andiamo. Arrivederla, signora. (Si avvia.) E voi dite che l'amore non è un motivo sufficiente per il mio viag­gio? Conoscete quella signora?

Dottore    È una passeggiatrice.

Marziano    Passeggia? Vorrei mandarle dei fiori, e un invito.

Barone    Signor Kunt, è una prostituta.

Marziano Pros?...

Dottore Una volgare meretrice. Una piaga, creda signore, una piaga. Eh, quante cose da sistemare sul nostro pianeta!

Barone Per questo dobbiamo seguirla, signor Kunt. Non è dif­fidenza. Ma non tutti gli incontri che lei potrebbe fare sono consigliabili.

Marziano     Una meretrice?

Barone Una che vende al minuto il "motivo" che ha spinto lei quaggiù. Vende l'amore. O il suo corpo. Ma qui, purtroppo, lo chiamano amore.

Marziano Meretrice? (Torna verso Anna, che è rimasta in ginoc­chio.) Lei, meretrice? Amore? Pros?...

Anna (disperata) Sì, hai ragione, insultami. È vero. Dammi un calcio, schiacciami col tacco... Tu hai il diritto di farlo! Non loro! (Al Dottore) Io sono un'artista, ecco la mia tessera, e non avete il diritto di insultarmi. Io ballo, ho fatto anche qualche particina nei film, se volete saperlo.

Dottore Commediante! (Al Marziano) Di queste ne trova quante ne vuole, e anche meglio. Non ci perda tempo.

Anna    Sì, vada a perdere il tempo con loro! Possiamo aspettare.

Marziano    Domani? Dopodomani? Amore?

Anna E lasciami, anche tu! Non mi convinci, sai, con la tua aria ipocrita. Ritiro i miei pentimenti, io non cerco l'appro­vazione di nessuno, ma non mi piacciono gli ispettori che ven­gono a vedere se tutto è in ordine. Io sono quello che sono! (Pausa.) Mi perdoni. Vada con loro, le spiegheranno che non c'è niente da fare, ci nasciamo proprio, così, lei parla bene, pri­ma mi sono commossa, ma a che servono le sue parole? Abbia­mo solo bisogno di un po' di soldi.

Marziano    Non volevo offenderla. Domani? Dopodomani?

Anna Mai! Lei mi offende con la sua sola presenza! Lei è una perfezione irraggiungibile, parliamo un linguaggio diverso, viene da un altro mondo. Mi domando perché. Noi l'aspet­tavamo. Ah, le cose che si desiderano veramente non dovreb­bero mai succedere! Dicevamo è finita, comincia una vita nuo­va! — E perché? Io sono qui, e dov'è la vita nuova? Devo co­minciarla io? Da che parte?

Barone    Sciocchezze. Signore, andiamo.

Anna Perché crede che la gente le battesse le mani? E si am­mazza per vederla? Per fortuna, eccomi già senza illusioni. Quanto a lei, Dottore, lei non ha il diritto di offendere una signora che non conosce. Io sono un'artista. Usciamo dall'equivoco.

Dottore    Vuoi vedere che finisce male?

Anna ; Vediamo! Non ho paura. Ma non voglio trattenervi, an­date a dormire, tra poco la festa ricomincia. (Al Marziano) Mi guardi? Il guaio è che per un momento ci ho creduto.

Marziano    Domani? Dopodomani? Amore?

Anna Chi mi parla d'amore, se non l'abbiamo mai conosciuto? Chi mai ha avuto tempo? (Piange. Al Barone) Lei, con quella faccia! (Al Dottore) Lei? L'amore è una cosa per lei, che viene da un altro mondo. Voglio morire. (Singhiozza.)

Marziano (la cinge alle spalle, teneramente) Lei sbaglia, io so tut­to, so tutto. Non ha fiducia in me?

Anna   Fiducia? Ecco un'altra parola che non capisco.

Entra Fred.

Fred    Che succede?

dottore    Senti, poche storie e portala via!

Marziano Silenzio! (Ad Anna) Oggi? Adesso? Venga con me, signora. Parleremo delle cose che ci feriscono e ci daremo nuovo coraggio... « Erano i capei d'oro all'aura sparsi... che in mille e dolci nodi l'avvolgea... » Togliamoci dalla strada, i miei amici sono impazienti, come tutti i burocrati, impazienti di un tempo infinito che è soltanto loro e che li annoia. Andia­mo! (Solleva Anna tra le braccia e si avvia.)

Tutti    Oh!

Marziano Ho molte cose da chiederle e molte da dirle. Un nuovo giorno è nato, pieno di promesse...

Fred (grida)    Ma chi è?

Anna (grida)    È troppo lungo spiegarti!

Barone    Signore!

Marziano ... e un nuovo giorno e un nuovo giorno per tutti. Anche per voi, amici. (A Fred) Anche per lei. Venite. Sì, tutti insieme, tutti insieme. (Esce portando Anna tra le braccia.)

Tutti lo seguono. Dalla scalinata scende in processione una piccola folla silenziosa, recando cartelli inneggianti allo Spazio e al Marziano.

Il Mendicante offre con voce querula fotografie del Marziano.

Mendicante Immagini del Marziano! Il Marziano aiuta e guari­sce. Immagini del Marziano! Il Marziano aiuta e guarisce. Im­magini del Marziano...

Escono la folla e il Mendicante. Sei rintocchi di campana. Entra­no Alvaro e Adriano.

Alvaro La prima fotografia l'ha fatta Marco, il fotografo am­bulante del Pincio. Stava fotografando due soldati quando lui è sceso. Pensa, gli hanno offerto un milione, che ancora la sta­va stampando. Poteva farci di più, ma è crollato davanti al mi­lione, tutto in biglietti da diecimila. Non posso dargli torto... ma non trovi che in ogni avvenimento eccezionale, anche riso­lutivo come questo, gioca sempre un elemento di corruzione? E non ti fa pensare?

Adriano Non lo so. Camminiamo come formiche impazzite, questo so, cercando amici e amici, per comunicarci la nostra inebriante felicità. Tu hai visto la gente, che altri occhi, che al­tra gioia? Ogni cosa ci appare in una sua nuova dimensione... Non ho più sigarette.

Alvaro    Neanch'io.

Adriano E non ho più un soldo... Potremo allungare la nostra vita, combattere le malattie, il male, l'ignoranza, evitare le guerre, mettere fine ai nazionalismi, dare pane a tutti, vivere come in un Eden ritrovato? Io dico di sì. Più ancora di ieri, sento che qualcosa si prepara. O mio Alvaro, ascolta quello che ti dico. Non è la fine del mondo, ma il principio del mondo. Non senti? C'è l'attesa del levarsi del sipario, resa più acu­ta, febbrile, da uno spettacolo che non conosciamo, ma del quale possiamo intuire la suprema bellezza, la suprema verità.

Sipario.


QUADRO TERZO

Venti giorni dopo, ai primi di giugno. Un salotto nell'apparta­mento di un grande albergo. Porte di fondo e laterali. Due enormi divani, poltrone, e altro arredamento confuso nel quale spicca un armonium, un telescopio, una bombola d'ossigeno e una bicicletta. Sui tavoli, bottiglie e mucchi di giornali. Nel fondo, la prima Guardia dorme, seduta. Anna, vestita elegantemente e col cappello, dorme su un divano. Mara e Patrizia spogliano alacremente muc­chi di corrispondenza dividendola in vari scaffali. Al levarsi del sipario, la scena è in forte penombra. Dal proscenio, entrano Massimo, Oliviero e Adriano.

Adriano Ieri finalmente dopo tanti giorni, sono riuscito a ve­dere l'aeronave. Perdersi nella folla! Ho sentito una profonda, calma emozione. Io e uno sconosciuto, un operaio, ci guarda­vamo sorridendo e infine ci siamo stretti la mano, spinti da un impulso fraterno. Sono cose vere, belle.

Massimo Sabato scorso ero al concorso dei Nuovi Volti per il cinema.  Che  confusione,  che applausi,  che eccitazione. Non per le ragazze, per lui! Non ha detto una parola, ma doveva essere sconvolto.

Adriano     Un cigno imbrattato di fango!

Oliviero Secondo voi, non partecipa a troppi ricevimenti, ban­chetti, cocktail? Ogni giorno, ogni giorno!

Adriano Ha dei doveri di rappresentanza. Che deve fare? Io dico che c'è una congiura del silenzio sulle sue intenzioni. Alle autorità avrebbe parlato chiaro. Ma adesso sapremo.

Escono dal proscenio. La scena si illumina a giorno, una pendola suona le dieci.

Mara  Lo amo, sì, ma se togli gli attimi fuggenti, che ci resta?

Patrizia Ci resta tutto: servirlo, volergli bene, classificare la corrispondenza. To', una lettera anonima.

Mara  La nostra vita disordinata aveva il suo fascino.

Patrizia Non la rimpiangere. Qui siamo su un altro piano, qui c'è il fascino dell'assoluta dedizione. Dorme, la favorita. An­diamo uh po' a sbirciare.

Vanno all'uscio di una stanza.

Mara  Si gira!

Patrizia    Si è girato sull'altro fianco!

Mara  Hai ragione, lo amo...

Patrizia    Attenta!

Tornano di corsa agli scaffali. Entrano Fred, Adriano, Oliviero e Massimo.

Fred    Nel senso generale e primitivo lo sentono molto, d'accor­do. È il male morale. Non sentono la trasgressione volonta­ria, ma questo si spiega con la loro avanzata civiltà. Buongiorno. Novità?

Mara  Nessuna; dorme.

Fred    (indicando le ragazze)    Dopo tanti folli piaceri, finalmente hanno un orario. Eccole felici!

Massimo     Lei ha studiato teologia?

Oliviero ride.

Fred    (si irrigidisce) Teologia? Studiato? Ho fatto anche un an­no di seminario, se è per questo. Ho fatto tutto. Artista, pittu­ra, musica, la fame, il poeta, il signore... soprattutto il signore.

oliviero Me lo ricordo, lei, anni fa, in un cinema... Esperi­menti di?...

Adriano    Metapsichica.

Fred Dopo l'ulcera ho smesso. Genere finito. No, il male è più vasto, siamo soltanto superati, oggi la persuasione dev'essere totale, scientifica, e il pubblico che ride dell'onesto ciarlatano, non ride del tecnico. Melanconiche considerazioni. (Fruga sot­to un divano con un bastone. Un grido. Dal divano esce un Foto­grafo.) Fuori!

Fotografo Non facevo niente, vi scongiuro, una sola fotogra­fia! Un secondo! Non sono ancora riuscito a fargliene una. In tutta Roma, io solo!

Fred    Alé, alé! Fuori, fuori! (Va a scuotere la Guardia che dorme.) Caruso, sveglia, non ti pago per dormire. Gioca, divertiti, fai il solitario. Leggi, analfabeta!

Prima Guardia    Sì, professore.

Fred    (guarda Anna) Dorme anche la mia fidanzata. (Fruga sot­to il divano.) Nel suo sonno c'è qualcosa che mi ricorda il servi­zio militare. Forse, l'irresponsabilità? Dunque, voi non siete giornalisti. Siete miei amici. Fidiamoci, dopo non avremo tem­po. Niente ringraziamenti.

I Giornalisti gli danno del denaro. Fred prende un vassoio con la colazione ed esce.

Anna   (si sveglia) M'ero seduta per levarmi le scarpe e ho dormi­to un po'. Mi sveglio sempre come se avessi chissà quale buona notizia da gridare, pensieri smaglianti, idee che risolvono tut­to. Poi, ecco, ogni cosa ritorna grigia. I primi giorni quest'al­bergo era meraviglioso, adesso vorrei andare al mare. Ma non in un posto fisso, camminare lungo la riva... Buongiorno.

Tutti  Buongiorno.

Anna e Adriano si guardano ma non si riconoscono.  Rientra Fred.

Fred    S'è svegliato. Alle dodici avremo una commissione per un banchetto. Poi, fino alle tre, le quattro del mattino... E la gen­te mi invidia. Su Marte il giorno dura quarantotto ore. (Bussano.) Avanti! (Entrano due Grooms con un cesto di lettere. Dietro di lori) entra furtiva una Ragazza. Fred la blocca di corsa.) Via! Via! Caruso!

Ragazza Solo vederlo, solo vederlo, pietà! Lo amo! Io gli ho scritto, non risponde, che debbo fare? Solo vederlo, sarò buo­na! Carcerieri, canaglie! Il mio amore!

Fred e Caruso la spingono fuori. Gente che guarda, nel corridoio. I Grooms escono.

Fred    Dobbiamo difenderci. Mara, Patrizia, occupiamoci della posta, Lo spoglio di ieri.

Mara Settecentododici inviti. Poi, richieste di denaro, lettere di elogio, le solite domande di matrimonio, tra poco non ci entre­remo più in questa stanza. Ah, c'era una lettera anonima.

Anna  Vediamola. (La prende.) Che imbecille!

Massimo     Possiamo leggere?

Anna   Bel documento della nostra miseria morale. Legga, legga ad alta voce.

Massimo (legge)    «Cornuto».

Oliviero scoppia a ridere.

Anna   No, carissimo, non ridiamo. Piangiamo. Tra parentesi, lui non sa nemmeno che significa.

Oliviero Sì, è bello perché è irrazionale. Lui può essere cornuto, ma che c'entra? Come se fosse in discussione la fedeltà di sua moglie, una marziana.

Anna  Il dottore non è cornuto e non ha moglie.

Oliviero    Appunto fa ridere. È assurdo!

Anna   Questo è il genere di letteratura che attacca con la plebe. Se lo scrivete, ne arriva un carretto.

Massimo     Riceve molte lettere anonime?

Mara  La prima!

Patrizia   La prima su centomila!

Fred    Il mondo intero ci scrive e anche le richieste di denaro so­no un segno di fiducia in noi. Non diamo niente, ma contano moralmente. Le richieste di guarigione, soprattutto.

Oliviero   Il dottore... (ride) ... opera miracoli?

Anna  Non è la parola.

Fred    Che ne sappiamo? Viene da Marte. Ha un fluido? Non ce l'ha? La gente si rivolge a lui con fiducia. Vuoi vedere, dico­no, che su Marte?... Parlare di miracoli? Sapete tutti di quel sedentario che appena l'ha visto si è messo a ballare. Dicono che c'è una spiegazione scientifica: l'emozione violenta. (Pen­soso) Ma io mi domando: che sappiamo, noi? Chi siamo, noi?

Adriano     Chi siamo e dove andiamo?

Fred   Già. Dove andiamo?

Oliviero     Dove andiamo e che cosa vogliamo? (Ride.)

Fred   Interrogativi senza risposta. Ci sono richieste interessanti?

Mara  Questo novantenne. Si annoia e vuole un violino.

Anna  Ma lo sa suonare? Mio padre suonava il violino.

mara  No. Vuole imparare.

Patrizia Un pedone ha inventato una macchina per vincere le lotterie. Chiede cinque milioni per mettere a punto la mac­china.

Oliviero     Potrebbe vincere una lotteria da cinque milioni.

Adriano Sono le più difficili. È proprio la somma che tutti vo­gliono vincere.

Anna   Sì, è vero, anch'io una volta. (Ad Adriano) Noi ci siamo già conosciuti?

Adriano    Credo di no. Non ricordo.

Anna  Lei frequenta gli ambienti intellettuali?

Adriano    Sì, verso l'ora della chiusura. Prego, continuate.

Mara Una sedicenne si lamenta di non poter trovare un posto, perché appena trova un posto il principale le dà fastidio. Ac­clude fotografia.

Fred   Ma è nuda.

Mara  Sì, dice di essere abbastanza ben fatta.

Fred   Questo dovete scriverlo! È divertente.

Patrizia Un bambino che ogni giorno deve portare sulle spalle il nonno all'osteria, lontana un chilometro...

Anna  Vuole il miracolo per il nonno?

Patrizia Vorrebbe che il dottore interessasse il governo per far costruire una osteria vicino a casa sua.

Fred    Ecco, io ero felice, creavo, organizzavo e adesso sono sfinito. Il Marziano è una responsabilità. Se la stampa almeno mi aiutasse.

Oliviero    La stampa non lo tratta bene, forse?

Fred    E piatta, amministrativa, senza fantasia. Non indaga, non mette a nudo il suo lato umano. Io dico che l'obiettività non serve a nulla senza l'immaginazione. Immaginate, qualcosa re­sterà!

Massimo    Che ne pensa delle donne italiane?

Fred                Finalmente una domanda stupida!

Mara  Le adora.

Patrizia    Lo adorano.

Massimo Scriverò sugli amori del Marziano. Sesso e Infinito. Ha un avvenire il Sesso nello Spazio? È vero che si è innamo­rato di una ballerina che parla di lui in termini ignobili?

Un silenzio imbarazzato.

Fred    Non limitiamoci ai particolari, che ogni particolare, getta­to là senza simpatia, cari amici, diventa solo un capo d'accusa. Nei particolari siamo tutti degni della galera. Voi dite: è inna­morato. Ottimo. E tutti pensano: poveraccio, perché da noi innamorarsi non è un arricchimento della personalità come da lui, o negli Stati Uniti, ma una disgrazia. Voi dite: è incor­ruttibile, disprezza il denaro. Ma allora disprezza anche noi, sciagurati, che stiamo al chiodo per questo sporco denaro e aspettiamo tutta la vita, invano, un corruttore, sbaglio? Voi di­te: parla poco. Dovreste aggiungere: ma pensa molto. Invece, lasciate intendere: non ha niente da dire. Datemi una virtù e io ve la respingo su un piatto come il più insultante dei vizi. Sia­mo seri, lasciamo da parte le virtù, che annoiano! E scrivete tutto! La discrezione è il segno dello stile, e il segreto della qua­lità, ma si tratta la storia in modo vile, senza il coraggio dell'infedeltà. (Siede all'armonium.)

Tutti cantano: Le strofe della stampa indiscreta.

Fred

Un vecchio amico della verità

può guardare negli occhi l'incredibile.

Scrivere è solo rendere possibile.

Ciò che supera, spesso, la realtà.

Tutti

Il vero che diventa verosimile:

questo è il fine dell'imparzialità.

Per ottenere un risultato simile,

noi dobbiamo inventarne la metà.

Fred

Scandalizzarsi è sciocco ed imprudente

per ogni abuso di curiosità.

Quando lo stile è impassibilità

ogni invenzione non è mai indecente.

Tutti

Bisogna dedicare molto spazio

e rasentare l'immoralità,

frugando a fondo nell'intimità

di un brav'uomo che viene dallo Spazio.

Fred

L'uomo in sé non sarebbe mai perfetto

senza il miraggio della castità.

Noi stimoliamo appunto l'intelletto,

facendo audace ogni attualità.

Tutti

Sollevare gli umani dal lor tedio

è una premessa alla felicità.

Mescolando erotismo e umanità,

noi rendiamo pensoso il ceto medio.

Un silenzio. Entra il Marziano in vestaglia, assonnato.

Marziano    Senta, professore, nel bagno c'è un idraulico che mi vuole fotografare. Ma forse vi disturbo.

Fred    Dottore, sono miei amici. All'idraulico penso io.

Mara e Patrizia baciano il Marziano. Fred esce.

Mara  Ben levato, signore!

Patrizia     Buongiorno amore!

Marziano Buongiorno. (Bacia tutte, anche Anna.) Mi sono sve­gliato, vado nel bagno per fare la doccia, e c'è un tale che mi dice : « Si spogli, faccia pure la doccia, io devo riparare un tu­bo». E voleva fotografarmi nudo.

Massimo    Dev'essere Marco. Il successo gli ha dato alla testa.

Oliviero     Oddio, oddio! Ah, ah! (Ride.)

Marziano     Il signore non si sente bene?

Massimo No, è sempre così. Adesso gli passa. Non lo guardi. Se lo guarda, è peggio.

Entrano Fred e Marco, con una antiquata macchina fotografica a treppiedi.

Fred    Abuso, abuso e violazione di domicilio. Si scambia la libertà per licenza. (A bassa voce) Non avevi una macchina me­no vistosa?

Marco    È la mia macchina!

Marziano    Voleva fotografarmi nudo.

Marco Per una pubblicazione scientifica. Ecco il telegramma, da New York.

Marziano    Io non voglio farmi fotografare nudo.

Marco Lo sapevo. Per questo m'ero travestito. (Felice.) Ho im­parato tutti i trucchi! Se crede che mi piaccia andare vestito così.

Marziano Io apprezzo il suo tatto, ma non voglio farmi foto­grafare nudo.

Marco A che serve l'esperienza del Pincio? In questi casi non capisco se si tratta di pudore o di testardaggine. A me piace la­vorare con la donna, perché la donna è Natura, e la Natura accetta l'arte, anzi fino a pochi anni fa la copiava. Se uno di voi dice a una bella donna: Spogliati, essa rifiuterà indignata, ma perché dovrebbe resistere al fotografo? (A Patrizia) Spoglia­ti! (Patrizia comincia a spogliarsi.) Davanti al fotografo, la donna diventa paesaggio, nuvola, montagna, valanga, fiume, campo di grano, mare, cielo. E natura.

Anna   (pensosa)    Basta, Patrizia.

Patrizia smette di spogliarsi.

Marco Gli uomini invece restano sempre uomini. Esseri arti­ficiali!

Fred   Ci hai convinto. Adesso te ne vai.

Marziano Ma no... resti pure. Il suo punto di vista è interessan­te. Che cosa prende?

Marco Una birra, grazie. Ragazzi, ma lo sentite voi il caldo, o è una mia impressione?

Anna   A giugno di solito fa caldo. Sulla riva del mare fa me­no caldo.

Massimo    Su Marte, fa caldo come qui?

Marziano    Meno. Noi stiamo un po' più lontani dal Sole.

Oliviero    Dev'essere come la Norvegia.

Anna    Dev'essere come in certe giornate d'aprile, tiepide, sulla riva del mare.

Adriano    Dev'essere   come  nei   ricordi  dell'adolescenza.   Come nei racconti giapponesi.

Anna    Lei è mai stato in Giappone?

Adriano    Credo di no. Non ricordo.

Un silenzio.

Massimo    Mi tolga una curiosità, Kunt. A che punto siamo, su Marte, con l'unificazione dei sessi?

Oliviero    Già! E non trova che il nostro imperfetto sistema ha pure i suoi vantaggi?

Massimo    Uno alla volta!  La  densità  atmosferica influisce sul comportamento erotico?

Un  silenzio.

Marziano Voi chi siete? Amici del professore, ma che genere di amici? Giornalisti? (A Fred) Le avevo proibito!

Fred   Sono giornalisti amici.

marziano     Uscite, prego.

Adriano Va bene, siamo giornalisti, signor Kunt. Noi faccia­mo un lavoro, tra parentesi io non ci sono nemmeno tagliato. Crede forse che mi esalti scrivere ogni giorno due colonne su di lei, quello che fa, che dice, che mangia? Lei l'altra sera ha ce­nato in una sordida cantina elegante di Trastevere. Ha man­giato cibi dai nomi immondi, ascoltato canzoni mielate, perché la canaglia impone oggi anche i suoi falsi rimorsi. Interrogato da una o due signore su ciò che l'ha colpito del nostro paese, ha risposto, non lo neghi: « Il sole, le canzoni ». Io ho dovuto scrivere queste futilità, si figuri con quanto disgusto. Perché? Perché la condanna del nostro tempo è la diffusione delle noti­zie inutili. E a forza di scrivere l'Inutilità, io mi guasto lo stile. Sì, io volevo fare il narratore, voglio farlo, ma appena mi metto a scrivere qualcosa, un racconto, le parole se ne vanno. Op­pure si raggruppano tra di loro, si aggrumano, diventano frasi fatte, ideogrammi. Debbo far parlare due personaggi, un uo­mo e una donna. Li mando a spasso. Pensano, forse? Riflet­tono sulle cose che vedono, sulla strada che percorrono, sul passato, sul cielo, sui loro sentimenti? No. Guardano le vetri­ne, fanno spese nei negozi, aprono e chiudono porte, fuma­no sigarette, bevono, salutano. E io finisco per scrivere que­ste miserie.

Anna  Perché non tenta la poesia?

Adriano   Dev'essere una sensazione curiosa, i primi tempi.

Anna Dev'essere come in un bosco. O in una cattedrale senza panche.

Oliviero     E io che volevo scrivere commedie?

Massimo Non diamo la colpa al signor Kunt. Io non ho rimorsi. Voglio fare questo e lo faccio.

Marco Anch'io. Non ha caldo, dottore? Perché non si leva la vestaglia?

Marziano Io non amo i cronisti. Vi chiedo perdono. Singolar­mente, vi amo. Amo lei, lei, lei, lei.

Tutti  Grazie.

Marziano Non vi amo quando mi assalite, in gruppo. Voi mi trattate come una curiosità e io invece mi sento simile a voi. Le vostre domande mi avviliscono, le vedo riflesse contro di voi, creature animate da un soffio immortale, e ne provo pena. Voi abbassate l'umanità cercando di dare una risposta alle questio­ni più oziose che vi sfiorano l'intelletto e che presumete posso­no riguardarmi. Questioni che riterreste offensive, se rivolte a voi. Nessuno mi ha ancora domandato chi sono. Era una do­manda semplice, che un bambino poteva pensare. Avete ac­cettato l'ipotesi del Marziano, che è vera. Ma l'avete accettata subito. Avete preferito chiedermi che cosa faccio, se preferisco questo o quello, se mi tratterrò molto, e seguite le mie giornate con la tenacia di una muta di cani che insegue la volpe, non perché la volpe vi incuriosisca realmente, ma per straziarla, far­la a pezzi, eliminarla. Questo è il vostro lavoro.

Adriano    Non è vero. Noi siamo dei cani che la seguiamo con simpatia.

Marziano    Sì? Allora venga qui e mi abbracci. Vediamo.

Tutti ridono, meno Anna e Oliviero.

Adriano    Ho detto simpatia, non amore.

Tutti ridono, meno Anna e Oliviero.

Oliviero Quando gli altri ridono, io non rido. Questo è il mio carattere. Anzi, divento serio e penso. Dai vostri discorsi, de­duco una morale: che noi giornalisti svolgiamo un servizio igienico. Noi distruggiamo ciò che aspetta di essere distrutto. Se una cosa, una persona, sono vere, non le intacchiamo nem­meno. Se sono false, la nostra curiosità le distrugge, le elimina. I cani che rincorrono la volpe, rincorrono una povera cosa. Un leone si ferma appena a guardarli e i cani cambiano strada.

Anna   Voi lo distruggerete?

Adriano    Lei lo teme?

Anna   Credo di no. Ma a volte si ha la sensazione.

Adriano    Sì, di essersi già conosciuti.

Marziano Posso andarmene da un momento all'altro, se vo­glio. Potrei andarmene lunedì. Chi mi trattiene? Non voi, né il vostro governo, né gli applausi, né la certezza di averne finché voglio o i sorrisi delle vostre donne e le lettere dei vostri bam­bini buoni. Potrei andarmene anche adesso. Non ho che corre­re al Galoppatoio, chiudermi nel mio apparecchio, premere un bottone. In pochi secondi di questa città vedrei una macchia bianca, una pustola infetta, poi nulla. Potrei scendere in un'al­tra città, ricominciare... altri applausi, altre offerte, altri gior­nalisti. Potrei divertirmi a scatenare odi, conflitti, e ridere di voi. Potrei diventare ricco e sarei ritenuto saggio, perché voi ammirate una sola riuscita: la ricchezza.

Adriano    Non è giusto. La ricchezza mi lascia indifferente.

Anna La grande ricchezza, non la media. O lei preferisce la piccola?

Adriano    Non so. Non ricordo. Forse.

Marziano Ha ragione, sono ingiusto. In un certo senso, noi sia­mo fratelli. Tanto io che voi inseguiamo qualcosa che ci sfug­ge, perché supera la nostra conoscenza. Voi interrogate me, sperando di cavarne un ritratto, una storia da vendere, io in­terrogo un mondo che non è mio, cercando di cavarne... che cosa? Posso dire: una verità? O questa parola mi bolla di presunzione?

Una pausa.

Fred    Dottore, vogliamo vestirci?

Massimo    Ancora una domanda, quella che potrebbe fare un bambino: chi è lei, dottore?

Marziano    Perché mi chiama: dottore?

Massimo    Sento che tutti la chiamano così.

Marziano    E lei crede a quello che dicono gli altri?

Massimo     Per cortesia, in questo caso.

Marziano    Se lei è un uomo cortese, non mi faccia domande impertinenti.

Tutti ridono, meno Anna e Oliviero.

Oliviero Seguiteremo allora a occuparci di ciò che lei man­gia, dei suoi apprezzamenti sul nostro clima, sulle nostre don­ne, eccetera?

Marziano (va alla bombola d'ossigeno, respira) Sta a voi decider­lo. Se vi sembra che non ci sia altro, continuate così. Io non posso imporvi di vedermi altrimenti. (Va al telescopio, guarda.) Ma non è certo per rispondere a queste domande che ho la­sciato il mio pianeta. Da laggiù questo mondo mi appariva pieno di promesse. (Va alla bicicletta, suona il campanello.) E io so che non sono vane, ho guardato la gente negli occhi, ho vi­sto che la mia persona suscitava brucianti speranze in qualche cuore. (Getta via un pacco di giornali.) Non mi riferisco ai com­menti entusiastici dei primi giorni. Allora... allora si è parlato come di... come di un nuovo messia. (Bussano.) Avanti!

Entrano due Operai del telefono.

Primo Operaio Ci scusino, dobbiamo mettere la linea volante per i due nuovi apparecchi. Buongiorno.

Secondo Operaio    Tanto non disturbiamo.

Marziano    Non avranno macchine fotografiche?

Primo Operaio     Fotografiche? E perché?

Fred   Il signore è il Marziano.

Primo Operaio    Ah. E vuole che lo fotografiamo?

Secondo Operaio Noi siamo del telefono. Lei può continuare tranquillamente, in dieci minuti è fatto. Guardi il tesserino. Colombino, comincia a tirare il filo.

Primo Operaio Cominciamo. (Va alla finestra.) Pomodoro! Ti­ra!

Secondo Operaio Continuate. Noi lavoriamo sempre in mezzo alla gente, ci siamo abituati.

Oliviero    Un nuovo messia... Un'ipotesi lusinghiera.

Marziano Sì, Cristo torna sulla Terra e viene assalito dai foto­grafi, dai giornalisti, e dai cacciatori di autografi. Tra costoro si mischiano truffatori, spie, provocatori, agenti del fisco, ma­niaci sessuali, un comitato internazionale, diplomatici, sindaca­listi,, osservatori. Il resto è gente del popolo, in buona fede, la gente che lavora, il buon popolo che piange e applaude. La televisione trasmette le scene dei vari incontri. Pregato di fare alcune dichiarazioni alla stampa... gli farebbero dire che è par­ticolarmente felice di essere in questa città, cara ai suoi migliori apostoli. Ma potrebbe anche dire: E adesso chi mi ama ancora mi segua...

Voce   Colombino, tira!

Marziano ... lasciate che i morti seppelliscano i loro morti, date a Cesare quel che è di Cesare, porgete l'altra guancia, non met­tete da fiaccola sotto il moggio, gli ultimi saranno i primi. Già, anche questo bisogna tener presente: gli ultimi e i penultimi.

Oliviero    Sì, e poi?

Marziano Poi si passerebbe ai miracoli. Con cinque pani e cin­que pesci...

Anna (pensa)    La platea vorrebbe altri miracoli.

Oliviero Sì, qualcuno griderebbe: Noi non abbiamo visto! An­cora!

Marziano Continuerebbe. E infine annuncerebbe a tutti di pre­pararsi, perché la fine del mondo sarebbe prossima. E spari­rebbe in una gloria di luce, lasciando la folla a commentare i miracoli e i giornalisti a descriverli e a discutere le sue dichiara­zioni. (Pausa.) E i commenti sarebbero sfavorevoli. Perché nessuno accetta più volentieri l'ipotesi che il mondo debba finire e che il giudizio sia tanto prossimo. Il mondo deve conti­nuare. È così bello! Oggi le idee si chiariscono, la tecnica si perfeziona, la scienza promette di spiegare ogni fenomeno, i popoli si amano. Lo Spazio vi tenta. Perfino dai lontani pianeti vi arriva un messaggio, io, con la promessa implicita che tutto continuerà. L'avvenire della Terra è certo, tutti ci puntano ­ sopra, forse è eterno. Non si tratta più di prepararsi alla fine, ma al più alacre dei proseguimenti. Si spera di allungare l'esistenza umana, di scendere a patti con le leggi che regolano l'universo, e forse dominarle. Dio lavora per la continuità. Dunque, l'ipo­tesi che io sia un nuovo messia è ridicola, infondata. Io avrei dovuto scuotere le folle, trascinare gli uomini di buona volon­tà, cacciare i mercanti dal tempio, precisare la entità del super­fluo, smascherare gli ipocriti, ammonire i perversi. Tutto ciò, in attesa di che cosa? Della continuazione? Si aspettava da me un gesto, una parola? Ma quale? Non è stato già tutto detto? O forse qualcosa è stato taciuto?

Adriano     Qualcosa è stato reso incomprensibile.

Marziano A chi? A voi, che siete i sacerdoti della verità quoti­diana? E se qualcosa è stato reso incomprensibile, io sarei sce­so col compito del decifratore? (Ride.) Io, che sono qui da venti giorni e della folla conosco soltanto la curiosità per le mi­nuzie della mia persona, io che vedo dappertutto bocche  sorridenti, mani tese, mani che applaudono, e sento elogi, proposte di collaborazione, progetti di scambi culturali, tentativi di cor­ruzione, e non posso aprire bocca senza che qualcuno si contor­ca, di piacere, di stupore, di desiderio? La verità è che ognuno spera che io sia venuto per risolvere le sue faccende. Patrizia!

Patrizia    Dottore!

Marziano La cartella dei contratti, per favore... Ecco i contratti che mi offrono.

Fred   Occasioni incredibili.

Marziano Me li offrono perché pensano che io sia sceso a dare una mano al buon proseguimento. Firmando una dozzina di questi contratti, io... Tutto, guardate: pubblicità, immobiliari, televisione, cinema, industria pesante e leggera, applicazioni nucleari, sfruttamenti marziani, viaggi spaziali, biscotti. Ho la scelta. E ho scelto. (Strappa i contratti.)

I Telefonisti si scambiano segni di approvazione.

Fred    È un gesto precipitato, dottore.

Marziano Ma tutto quello che faccio io è precipitato! E non ha senso! Lei andrebbe su un altro pianeta?

Fred    (offeso) Non sono un tecnico. Ma qualche contratto si po­teva salvare. Ci ripenseremo, chiederò le copie.

Marziano Non sono venuto per firmare contratti. Semmai, ho altre  ambizioni. E siete stati proprio voi a darmele. Accanen­dovi contro una falsa immagine del Marziano, mi avete mo­strato quale può essere la vera.

Oliviero    Quale?

Marziano È troppo presto per parlarne. Ho i miei doveri di ospitalità, di rappresentanza... Ma oggi più che mai sento che Roma era la mia giusta meta. Fidiamoci sempre delle prime impressioni.

Patrizia    Bravo, amore mio! (Lo abbraccia.)

mara    Anch'io, anch'io.

Marziano (le palpa, turbato) Anime semplici abitano talvolta corpi complessi. Dovrò cominciare a prendere appunti o molte cose me le scorderò. (Ad Adriano) Il suo silenzio mi piace. Beviamo qualcosa.

Un silenzio.  Tutti bevono.

Adriano Sì, beviamo. Io getto la maschera. Il suo arrivo, per molti di noi, è stato qualcosa di più di una prodezza scientifica. Dicevo appunto con un amico... non è la fine del mondo, ma il principio. Non la continuazione. Ma adesso mi accorgo con quanta arroganza, con quanta utilitarietà! Il segreto dell'im­presa è più sottile. Forse lo intuisco, ma non voglio parlarne. Io debbo ascoltare. (Ride.) Ma il segreto è sottile. Lei prima mi chiedeva di abbracciarla.  E io ho rifiutato scherzando.  Biso­gnava essere semplici come queste due colombe? In noi poveri cronisti rimane sempre un fondo giovanile, che ci fa volgere in scherzo le cose veramente serie, perché appunto ne temiamo la gravità. Quando il leone si ferma a guardarci, anche noi ci fer­miamo e buttiamo la cosa in scherzo. Io non mi vergogno di dirle che adesso sarei felice di toccarle il lembo della veste.

Anna  Della vestaglia.

Adriano Non ho detto vestaglia? (Al Marziano) No, non fraintenda. Non aspetto miracoli e assoluzioni. Salto la barri­cata. Che c'è dietro? Non lo so. Io non scriverò più niente su di lei, almeno come ho fatto fino a oggi. Mi caccino pure. Sarò il  primo che ci avrà rimesso il posto, col suo arrivo. Mi darò alla narrativa neodecadente, o alla poesia climaterica. Ma sì! Questo è il mio biglietto, telefono e tutto, se vuole può di­sporre di me.

Oliviero    Che c'entra, anche di me.

Massimo    Di me.

Marziano Grazie... sì, grazie. Confortante. Dovrò trovare la forza di non deludervi. Il bello è che non so nemmeno io che cosa...

Seconda Guardia Buongiorno. (Dà il cambio all'altra Guar­dia, che esce.)

Prima Guardia    Buongiorno.

Adriano Lei non potrà darci più delusioni di quante ce ne siamo date noi stessi. E non legga i giornali, non se la prenda. Séguiti a guardare la gente negli occhi. È lì che vedrà una risposta. Mi perdoni, io vado, debbo averla annoiata.

Marziano    No! (L'abbraccia.) Diamoci del tu. Come ti chiami?

Adriano     Adriano Martello.

Marziano E un buon nome per battere. E noi batteremo. Tutti qui attorno a me! Voglio stringere le vostre mani, un patto di amicizia, qualcosa di più solenne, che ci impegni. Una congiu­ra! (Pausa.) Ma non oggi. Giuriamo comunque sulla nostra a-micizia. Io...

Un lungo silenzio. Fred si apparta distratto e pensoso.

Marco (si scuote) Adesso che siamo diventati tutti amici, lo fac­ciamo questo gruppo? Souvenir?

Marziano (debolmente)    No, no...

Oliviero Kunt, si parla in giro di un tuo vago fidanzamento. È vero? Sei favorevole ai matrimoni misti interplanetari?

Massimo Hai trovato differenze sostanziali nel corpo umano terrestre?

Oliviero Tutto sommato... le tue esperienze in questo campo sono positive?

Adriano Kunt, andiamocene. Lascia perdere i tuoi impegni, per un giorno solo, o manda tutto al diavolo. C'è una Roma che tu non conosci, vecchie ali di muro, parchi nascosti, strade dove le pietre sono uomini e gli uomini hanno l'impassibilità e la saggezza delle pietre... navate nude e Fredde... un popolo gene­roso che tu amerai perché ti guarda senza giudicarti. Di' alle ragazze di buttare all'aria le loro carte. Venite anche voi. E lei, Fred Gomes. Tu, Oliviero. (Ad Anna) Arriveremo al mare! Conosco posti dove la solitudine ha ancora un senso, rive selvagge... vi staremo accampati come naufraghi felici. Faremo il bagno e ricominceremo tutto daccapo. Nel tuo arrivo Kunt, c'è un sbaglio, lo troveremo. Leviamoci da questa tana, dove c'è il tanfo dello spreco... (Suona una pendola.) ... e dove anche le pendole suonano ore che non significano niente.

Un silenzio.

Anna (abbraccia Adriano)  Saresti capace, tu, di amare una don­na?

Adriano    Sono capace di tutto!

Anna   Allora portami via. Ogni cosa va fatta con un po' di en­tusiasmo, ho conosciuto un signore che ti somigliava, ma do­ve? Se dici: sì, io posso amarti da questo momento. Dev'essere bello amare. Dev'essere come ammalarsi. Quello che conta è andarsene. Andiamo?

Adriano    Lei si riferisce al mare?

Anna  Mio padre oltre che suonare il violino era anche poeta. Una domenica sul treno di Ostia improvvisò questi versi:

Tutti al mare, tutti al mare!

Troveremo sulla spiaggia

l'innocenza degli istinti,

la certezza salutare!

Solitudine selvaggia,

ci farà degni di amare.

Ma non vedemmo l'acqua, era una domenica. Adriano, decidi. Andiamo?

Tutti guardano il Marnano. Fred sbadiglia.

Marziano     Sì, ho deciso, andiamo tutti al mare.

Esultanza. Un colpo di cannone.

Patrizia     Mezzogiorno! Affrettiamoci!

Un  Groom introduce due Signori,  e il Sarto col suo Aiutante. Silenzio.

Primo Signore Il signor Kunt? Chiediamo perdono. Siamo for­se in'anticipo? La commissione... Sono lieto di porgerle il suo primo saluto...

Secondo Signore    L'ansia di conoscerla... Disturbiamo?

Marziano No, no. Benvenuti. Dimenticavo il banchetto e la commissione. E il sarto. Io adoro il mare... Anna, non voglio turbare la gita. Andate. Oppure, andiamo tutti domani, senza fretta? O un altro giorno... lunedì. Sei tu, Adriano, che hai avuto l'idea del mare?

Adriano    È un'idea semplice. Cominciamo col lavarci!

Marziano Sfuggire le responsabilità. Dicono: al mare! e tutto sembra risolto. Ma certamente andremo. Vediamo questi abi­ti? Presto, per favore, il mare ci aspetta.

sarto  Dovrebbe togliersi la vestaglia, dottore.

Marziano Marco, anche lei al mare, è prudente portarsi un idraulico quando si va al mare.

Marco (si affanna attorno alla macchina mentre il Marziano si to­glie la vestaglia) Un momento, così, devo fare la posa. Ah, la fretta, il magnesio! Su, resti così, signor Kunt, anche i geni og­gi si fanno fotografare in mutande, anzi la familiarità è proprio il segno del successo. Si spogli anche lei. Spogliatevi tutti. Spo­gliatevi! Professore, metta un bel disco, un po' di musica. Ac­cidenti, le lastre! Dove ho messo le lastre?

Fred aziona un giradischi. Musica suadente. Tutti si immobiliz­zano, eccetto Adriano.

Marco Trent'anni di esperienza nei giardini pubblici! Faccio un gruppo, becco un altro milione, le lastre, la pera di gomma! (A Fred) Professore, aiuto!

Fred si scuote. Mimica da ipnotizzatore.

Fred    Non avete sentito? O volete disobbedire? Sapete bene che è impossibile, gli rendete soltanto un po' faticoso il lavoro e quando lui si  stanca perde simpatia per il soggetto. Coraggio, dopo sarete felici. Siamo granelli di sabbia, già morti, nell'universo morto. Su, il pubblico vuole soltanto un po' di spogliarello, con risultati artistici e morali. Resistete pure, non cambia nulla, Marco testimonierà la vostra ribellione, che è una forma più dolorosa di esibizione. Dolorosa per voi... io me ne frego. Marco, spicciati.

Marco    La pera non funziona! Continui professore!

Fred Tutto esiste, amici, la libertà, la volontà, ma la libertà di non volontà è assurda, non si può non volere, non credere, non vivere. È così bello spogliarsi di ogni pregiudizio. Su, piano, i signori uomini la cravatta, le signore donne la cintura. Metti la lastra, cretino!

Marco    Non funziona il soffietto!

Fred    Vedrete come sarà dolce liberarsi della non volontà, affi­darsi agli istinti, ritornare alla natura, annullarsi nell'abbrac­cio di uno specchio profondo... Vi invidio. Io non riesco a spogliarmi.

Marco    Forse ci siamo professore. Continui.

Adriano (scattando) No, basta, è ignobile, è stupido! (Ferma il giradischi. Tutti si scuotono.) Io me ne vado. Scusi, signora, non resisto, rimandiamo la gita a tempi migliori. Addio, Kunt, se vuoi chiamami. Ma senza questa gente. Addio! (Esce.)

Anna  No, Adriano, aspetta.

Marziano Adriano, non abbandonarmi! Ti chiamerò io! Do­mani! (Comincia a infilare varie giacche, indifferente a ciò che segue.)

Marco siede accasciato: rinunzia.

Patrizia Sei tu, Anna, sei tu la causa di tutto! Era bello, dove­vamo andarcene, via, liberi, anche loro, ma tu hai voluto gua­stare l'accordo, gelosa, pazza, ridicola!

Anna  Patrizia, che ho fatto? Mi odi tanto?

Patrizia    Sì, ti odio! Non guardarmi! (Schiaffeggia Anna.)

Confusione. Patrizia fugge, Mara la segue.

Anna  Patrizia, se ti ho offeso, ti chiedo perdono! Tutto così, senza ragione? Che ho fatto?

Marco    Sarà per un'altra volta. L'arte è pazienza. (Esce.)

Anna piange e Fred si scuote.

Fred   È il momento della pazzia. Lo sentivo. (Ai giornalisti) Sa­rebbe bene togliere il disturbo.

Massimo    Abbiamo argomenti per un mese.

Oliviero Oddio, oddio!

Escono, ridendo.

Anna  Come tutto succede senza una ragione! Sono infelice. La­sciatemi, che fa quell'uomo, lì, in piedi?

Fred   Guardia, seduto!

La Guardia siede.

Anna    E quei due? Sono fotografi anche loro?

Primo Operaio     Siamo del telefono. Chi firma qui?

Fred   Io. Grazie.

Secondo Operaio    È una gabbia!

Escono.

Anna Ci siamo diviso il pane e il lavoro come sorelle, e ades­so... Io non posso capire. Adriano è un guastafeste. Dove l'ho conosciuto ?

Sarto Io per me ho finito. Le dispiace, dottore, un autografo ? Il mio bambino fa collezione. Le dispiace? Ecco, qui. La penna. Grazie. Non si disturbino. Signora, i miei omaggi. (Esce con l'aiutante.)

Anna   (piange)    Arrivederla, sarto. Oh, si respira.

Un silenzio. Fred è distratto, turbato da nuovi pensieri. Il Marziano si guarda allo specchio.

Fred    L'evo moderno è finito. Comincia il medio evo degli spe­cialisti. Oggi anche il cretino è specializzato. Mah, non finisce bene... (Pausa.) Dottore, lei prima ha strappato i contratti, ci sono stati applausi, crede che non abbia capito? Ma bisogna continuare, come fa la Natura, scavalcando le tombe. Stasera ci propongono la inaugurazione di un ritrovo marino. Andia­mo tutti per un'ora. La sola presenza. E un modo di andare al mare. Per un'ora, ci danno...

Marziano (interrompe) Io non ho spese, sono ospite del governo. (Ad Anna) Come ti sembra la marsina? Cade bene? Le co­de? I risvolti?

Anna  Cade bene. Tutto bene.

Fred    È vero, lei è ospite. Ma noi? L'assegno del concorso è fi­nito.

Marziano    L'hanno pagato per me?

Fred   Immediatamente.

Anna   Fred, dobbiamo cambiare strada. Lui non è venuto qui per fare il pagliaccio. È un uomo serio, non finiamo per favore nell'avanspettacolo. Non voglio divertirmi. Faremo la fame, andremo vestiti di stracci, ma rispettiamolo.

Marziano E questa giacca? Tira bene? Aderisce? Come fa le spalle?

Anna   Bene, bene. Voglio tutti qui, che lo stiano a sentire, che lo adorino, come lo adoriamo noi.

Marziano I bottoni d'oro li lasciamo? Ma sì. Festa marina. Ci andremo! Ma da domani, si cambia vita. Anzi, da lunedì. Così sbrigo un po' di impegni. È abbastanza lunga? Sì, direi.

Anna   Mi duole la testa. Puoi lasciarci, Fred? E licenzia quelle puttanelle.

Marziano     No, le puttanelle restano.

Sorpresa. Fred fa un dignitoso saluto definitivo ed esce. Un silenzio.

Anna  Vèstiti, quei signori aspettano.

Primo Signore    Oh, fate pure, fate pure!

Marziano    Stamattina non ti ho sentita uscire.

Anna   Dormivi, eri bello, sono uscita in punta di piedi. (Sospi­ra.). Com'eragaia la nostra Roma, le strade erano piene di sole e di gente, le vetrine, i gesti, i suoni e i colori. Io non vedo che bei colori, adesso.

Marziano    Questo colore ti piace? Midnight blu.

Anna   Sì. E certe volte, pensando a questa storia, mi viene una felicità che non ho mai provata. Oggi ridevo e molti si volta­vano a guardarmi.

I due Signori si appartano. Uno va alla bicicletta, l'altro all'armonium.

Marziano    Ti guardavano perché sei bella.

Anna  Più bella delle tue donne di lassù? (L'abbraccia.)

Marziano Non ho mai pensato prima d'ora alla bellezza. Era una parte di me stesso, come il fegato, il cervello. Non so spie­garti, da noi la bellezza è un fatto interiore... Contemplazione? Organo? Non ne conosciamo altra.

Anna   Come mi vedi, tu? Come una cosa da contemplare? Co­me un organo?

Marziano Come una cosa tangibile. Da le vertigini. Che buon odore.

Anna   In un giardino carezzavo i leoni. Adesso mi ricordo dove ho conosciuto Adriano! Dietro la statua di un poeta, tra un diavolo e una donna nuda.

Il primo Signore inforca la bicicletta, il secondo Signore tocca piano l'armonium. E sbirciano.

Marziano Donna nuda? Il tuo corpo è una certezza. La certezza dell'incerto, del morbido, del profondo. (Pausa.) Anche quello di Patrizia. Anche quello di Mara.

Anna  Mi ami? Ci ami?

Marziano    Non lo so. Non posso dirlo. Stasera tutti al mare.

Anna  Io ti ucciderò.

Campanello di bicicletta, note di armonium. Sipario.


QUADRO QUARTO

Un mese e mezzo dopo. Lo stesso luogo del primo quadro. In più, a destra, una chiesa con portico. Il Marziano è sotto il portico, in at­tesa. Sta leggendo un telegramma. Seduto sugli scalini della chiesa, il Mendicante legge il giornale. Via vai di passanti. Entra Adriano, leggendo un foglio. Un tuono lontano. Musica.

Adriano    «Al Marziano, Grand Hotel, Roma. Urgente.»

Il lamento dell'analfabeta.

Niente mi hanno insegnato all'Università,

solo a scrivere in chiaro il mio nome et cognome,

non a capire un gesto, aut il mistero di un occhio,

né la calma del tempo, aut il segreto di un sasso. Stop.

Io non so scrivere altro, solo il mio nome et cognome,

ho scritto sette romanzi per metterci sopra il mio nome.

(Un tuono, più vicino.)

Niente mi hanno insegnato all'Università,

non a capire un uomo, non a guardarmi allo specchio,

aut un paese morto, nemmeno un giorno di morte.

aut a svegliarmi un mattino rinchiuso in una bara,

io non conosco un paese, un mese di fame, un anno

di disperazione. Stop. So scrivere solo il mio nome. Stop.

Disoccupato da un mese e mezzo, mi sono chiuso in casa per scrivere un romanzo, tutto quello che ho scritto, eccolo qua. C'è da piangere. L'ho inviato per telegramma al Marziano, ho speso una tombola, ma lo scuoterà la mia satira? Ah, Marziano!

Tradimento! Un segno, un segno che sei ancora vivo!

Un tuono. Pioggia. Passanti che scappano. Adriano sale di corsa le scale ed esce. Entrano di corsa Orlando e Alvaro e si riparano sotto il portico.

Alvaro A luglio basta un acquazzone per portarsi via le ultime illusioni sull'estate. Gli anni saltano uno alla volta, a metà esta­te. Al mio paese oggi fanno una festa.

Orlando Le conosco quelle feste, me ne sono rimasti gli odori nel naso. L'acetilene delle bancarelle, le noccioline, i cocomeri, il caldo e i profumi delle donne che passeggiano su e giù nel corso. Poi la sera, la banda in piazza che suona la Carmen e Casta Diva.

Alvaro    L'acuto della cornetta...

Orlando     ...e il botto che annuncia i fuochi d'artificio.

Alvaro     I primi amori sono rimasti laggiù.

Orlando    Li rimpiangi? Mi hanno fatto sbagliare tutto!

Un silenzio. Il Marziano ascolta.

Alvaro    Sei stato ieri al ricevimento in Campidoglio?

Orlando Non sono potuto arrivare nemmeno a piazza Vene­zia. C'era una folla enorme. Ignobile curiosità!

Alvaro No, c'era un'altra calma, nell'aria. Devo dirti che mi è piaciuta. Mi sono fermato vicino a certi autobus, i bigliettai e i conducenti erano anche un po' indifferenti. Sai, bloccati lì da ore, qualcuno se la prendeva già col Marziano.

Orlando    Sempre i soliti italiani, cinici. Non esiste una società. Vogliamo partire, andarcene in Danimarca per una settimana?

Alvaro    Stai a sentire questo dialogo. C'era un bigliettaio che diceva a un compagno: « Ma che c'è venuto a fare? ».

Orlando    Ah, che orrore, per loro ci vuole il cantante!

Alvaro    E l'altro gli ha risposto: « Vuoi mettere come si sta a Roma e come si sta su Marte? Tu ci staresti su Marte? ». « Manco morto » ha detto il primo.

Alvaro e Orlando ridono.

Orlando    Certo, tutto sommato...

Dalla chiesa esce Anna, che resta accanto al Marziano silenziosa.

Alvaro Ma non sai che è successo dopo al Campidoglio! Il sindaco ha parlato di Roma maestra di civiltà.

Orlando    Oddio, oddio, sul serio?

Alvaro Il giornale non lo porta. Ci sono stati colpi di tosse, ma la gaffe era irreparabile. Così ha proseguito alla meglio, elo­giando il sistema planetario, ricordando Galileo Galilei, che ha contribuito alla scoperta col cannocchiale, gli studi del Sole, e che so io. Il Marziano sorrideva, dice che si è chinato verso un cardinale che gli stava vicino e gli ha detto qualcosa all'o­recchio. Il cardinale ha sorriso, paternamente.

Orlando    Io l'ho visto ieri notte, tardi.

Alvaro    Dove?

Orlando A via Veneto. È sempre emozionante. Io e Pierino stavamo fumando, quando lo abbiamo visto venire, sottobrac­cio a due ragazze abbastanza belle, non quelle principesse della festa...

Alvaro    Lo hanno abbandonato.

Orlando Certo, è un intellettuale! Poi, sembra che non si di­verta. Dicevo, due belle ragazze, normali, forse di un balletto. Lui rideva, simpatico. Ha smesso di ridere quando ci è passato davanti, benché noi evitassimo di guardarlo. Più giù ha incrociato l'ex re d'Arcadia, che si annoiava e sbadigliava. Non si sono salutati.

Alvaro    Se almeno smettesse di piovere. (Grida) Fabrizio!

Fabrizio arriva di corsa e si ripara.

Fabrizio Orlandino! Alvaro! Bella, la pioggia, vero? Ah, mi mette sempre un'allegria irresponsabile! La gente che corre, le diverse cose che uno si mette sulla testa, un giornale, una scato­la, una sedia, ho visto uno che si riparava con un bambino. Pensa, e il bambino batteva le mani, contento! Che mi dite? Siete ancora schierati a favore della Donna, o siete passati dall'altra parte?

Alvaro    La donna resta per me un bel mistero.

Orlando Io amo le donne del Nord, più chiare, responsabili, inserite però nella Natura. Semmai il loro mistero è questo: la naturalezza.

Fabrizio Io adesso devo vedere una specie di tigre che mi fa paura. Mi sento emozionato come se dovessi dare gli esami. L'altro ieri stavamo in macchina, io ero distratto, mi volto a guardarla, s'era spogliata. In camicia, ti dico! « Ma che fa? » le ho detto. E lei, guardandomi con certi occhi da bambina, sembrava che volesse piangere: « Uffa, dottore! Ho caldo ». Scottava come una stufa. Datemi una sigaretta. Grazie.

Orlando    Il mistero per me è un altro. Bello anche questo, però.

Alvaro    La semplicità non si ripete mai. È il suo fascino.

Fabrizio Sì, fascino. Non avete per caso anche diecimila lire? Non fate quella faccia, come se scherzassi. Dico sul serio. Non importa, la lezione del Marziano non vi serve a niente, anime opache. Nessuna libertà, nessun estro nell'accettare le doman­de più affettuose degli amici. Oh, ecco laggiù la tigre, sulla porta del caffè. Io vado. Guardate che fianchi. Un'anfora!

Alvaro    Che fai stasera? Ti vediamo?

Fabrizio Stasera? Non so. Mi ha telefonato Gloria, quella con­tessa che scrive, poverina, — a proposito, come scrive? — per invitarmi a una cena Fredda che da in onore del Marziano. Ho risposto io, imitando la voce della cameriera, e dicendo che avrei riferito. Non ci andrò. Conoscere il Marziano, tra gente che vorrà accaparrarselo, chi per raccontargli come stanno ve­ramente le cose in Italia, chi per invitarlo a un'altra cena, chi per coinvolgerlo in una giuria, mi sembra inutile. Ci vediamo, amici. E pensatemi! Io vi penso sempre. (Esce correndo.)

Un silenzio.

Orlando Partiamo, ci fermiamo a Copenaghen tre giorni, poi magari una puntata in Svezia.

Alvaro Il mare, lassù, non sembra neanche mare, sulla riva cre­sce l'erba. E il grande amore di una settimana se ne va dandoti la mano e dicendo: « Arrivederci, signore ». È questa purezza che mi turba. L'assenza di complicazioni, di passioni.

Orlando    Se domani fa bel tempo, vado a trovare Adriano.

Alvaro Se domani fa bel tempo, mi sparo. Le cinque! Devo lasciarti.

Orlando Aspettami, che faccio io qui, solo? Accompagnami a casa! Non ti piace il mio quartiere? Sì, hai ragione, è squallido.

Escono correndo. Una pausa. Un tuono più forte.

Anna  Il parroco viene tra poco. Possiamo entrare, intanto.

Marziano No, guardo la pioggia. Mi calma. Mi calma un po' l'ansia di andarmene.

Anna  Vuoi andare? Dove?

Marziano Non lo so. Mi sento davanti a un muro. Dovrei tro­vare la forza di scalarlo, o tornare indietro. Oppure, sedermi ai piedi del muro e aspettare. Che cosa? Che mi crolli addosso. Oppure, potrei dargli una mano di calce e affrescarlo. O farci un buco e guardare che c'è dall'altra parte. Quante soluzioni! Forse ho bisogno di star solo, di chiudermi dentro una torre, e la vorrei in riva a un lago, per potermi quietare con un salto a portata di mano. O sputare, forse? Sputare nell'acqua, fare dei cerchi perfetti, una miriade di cerchi e creare così un universo con uno sputo? E anche nel cerchio più piccolo, un mi­crobo che divora un altro microbo non sognerebbe il dominio della sua goccia di sputo? O forse dovrei agire, ma il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso prima ancora di dire: «a». Tutti mi applaudono, ma nell'applauso sento già lo scalpiccio dei piedi che si avviano all'uscita. (Pausa.) No, devo agire.

Anna   Dovresti calmarti. In fondo hai tutto quello che un uomo può desiderare. E io, non conto?

Marziano     Non è questo, è qualcosa di più.

Anna  Non ci credo.

Marziano    È proprio così.

Anna  Allora, partiamo, andiamocene dove vuoi.

Marziano Lo dici come una soluzione di ripiego, come se do­vessimo partire per toglierci dalla noia e fare un po' di vacan­ze! Per me la cosa è diversa, è un'altra partenza quella che mi propongo, e che ti esclude. Partire, per me, significa muovere un piede da questo gradino e camminare, perdermi nelle strade qua attorno, scrutare il mistero di un sasso, conoscere un paese, un mese di fame, fare altri incontri, cercare nuovi amici, ma so­prattutto rispondere alla domanda che sento nell'aria. Tu non c'entri in questa storia. Adesso più che mai.

Anna  Ah, no? Io volevo andare al mare quando tu non volevi.

Marziano E chi dice che ora lo voglia? Forse dovrei raccoglie­re un po' le idee. Ci sarebbe un'altra soluzione: toccare il fon­do, abbandonarsi. Sì, è la soluzione migliore. Che conosco, io? Niente. Fino a ora, un pacchetto di varie sensazioni, molto gradevoli, alcune noiose, ma non conosco niente. Neanche te.

Anna  Non c'è bisogno di conoscersi... Forse il giorno in cui tu arrivassi a conoscermi, me ne andrei. E potresti trovarmi che so? dove ci siamo incontrati la prima volta. E pretendere di essere pagata.

Marziano    Bisognerebbe ricominciare daccapo.

Anna  Per ritrovarci qui.

Marziano    Dovevo arrivare di nascosto.

Anna  Ci saremmo incontrati di nascosto.

Marziano Adesso che ho tutto, sento che tutto mi sfugge. Vor­rei essere un uomo come gli altri, come quei giovani che erano qui poco fa, parlare, ridere, avere amici che ti riscaldano con la loro amicizia, che danno un senso alle strade, alle piccole abi­tudini, anche alla noia. Oh, poter dare importanza alle cose che non ne hanno, sentirsi in quel perfetto stato di mediocrità, che permette tutte le delusioni! Mio Dio, perché non sono un uomo mediocre? Dammi oggi le mie mediocri ambizioni quo­tidiane! Dammi un limite, dammi un amico pigro e disoccu­pato!

Anna  Sono io, un amico.

Marziano Tu? Ma ne voglio cento, mille, un miliardo, tutti con me, poter dire: seguitemi!

Anna  Aspettando che ti si chiariscano le idee?

Una pausa. Un tuono lontano. Entra Fred che, vedendo i due, si nasconde dietro una colonna, in vista del pubblico.

Marziano    Tu mi seguiresti senza fare domande?

AnnaIo sì. Ma è un altro discorso.

Marziano    Allora, cominciamo noi due.

Anna  Quando ero io a volerlo...

Marziano Niente recriminazioni. Cominciamo. Da questo mo­mento è finita con questa città, il chiasso e gli applausi. Basta coi ricevimenti! Ma certo, ecco la strada, e non averla vista prima! Possiamo prendere con noi anche Adriano, un cuore generoso, un amico.

Anna  È al mare, sta lavorando. Scrive un romanzo.

Marziano    Come lo sai?

Anna  Qualcuno me l'ha detto.

Marziano Bene. Adriano. E tre. Escludiamo Fred, che è trop­po cinico e utilitario e pretenderebbe di organizzarci.

Anna  Escludiamo anche le ragazze.

Marziano    Escludiamole. E questo mendicante?

Anna  Non credo che verrebbe. Lavora.

Marziano    Escludiamolo. Ma siamo in tre! Non capisci che è  già enorme essere in tre e moltiplicarsi secondo una progressio­ne geometrica, purché ognuno di noi tre convinca altri tre, e questi a loro volta altri tre? O possiamo imbarcarci sulla mia nave e tentare altrove. Insomma, tutto fuorché questa accetta-zione supina di un successo che sembra nato da un equivoco. Io debbo chiarire quest'equivoco, se c'è. O forse renderlo più oscuro, fondo, per prendere tempo, studiare meglio la situazio­ne, colpire al momento giusto, quando nessuno si occuperà più di me con la morbosa curiosità che oggi mi gettano in faccia? No, no, agire! Andar via a piedi, l'idea del mare, le rive selvagge di Adriano cominciano ad attirarmi. E com'è bella la pioggia! Che allegria irresponsabile mette nel cuore!

Un Prete esce dalla chiesa.

Prete     Il padre vi aspetta.

Anna  Il padre ci aspetta. Andiamo.

Marziano Non oggi! Adesso so quello che debbo fare. Un le­game più forte ci unisce da questo momento: la complicità. E poi non mi piacciono le cose fatte di nascosto, né è il caso di suscitare altro chiasso. Abbiamo cambiato idea. Tu mi segui?

Anna  Ci scusi, padre. Abbiamo cambiato idea.

Marziano Corriamo da Adriano, tu avevi visto giusto. Le cose si fanno subito o non si fanno.

Anna  Ci perdoni, padre, abbiamo cambiato idea! Aspettami, Kunt! Non posso correre!

Escono. Il Prete guarda il cielo e rientra nella chiesa. Un tuono lontano. Anche Fred guarda il cielo.

Fred    Un uomo come me tocca il fondo. Tutto è chiaro. È in vantaggio, sa che tutto è chiaro, finita la responsabilità, la pau­ra... Con questo Marziano volevo sistemarmi e posso riuscirci. E ora me lo lascio scappare... Sono un fesso? Che mi prende? Una specie di stanchezza per l'imbroglio? Una specie di pe­na... di pena... per lui? È questa la noia? Che sapore vecchiaia lascia in bocca. No, caro professore, vattene anche tu! Piglia il tuo bravo baule, vattene in tournée. Solo. Lettura del pensiero, telepatia, esperimenti magici... I teatrini comunali, i cinema di paese, i manifesti scritti a mano, le trattorie con al­loggio, e le stanze umide, le lampadine vecchie, le mosche, le attese alla stazione... i treni! Se tutto almeno fosse rimasto co­sì... come allora!

Un tuono. Fred esce, correndo. Sipario.


QUADRO QUINTO

La sera dello stesso giorno. Salone con colonne. Nel fondo, altra sala, con una tavola imbandita per una cena Fredda. Gli invitati sono in abito da sera. Il Marziano, in marsina, è allungato su un divano. Tra gli invitati: Oliviero, Lazzaro, Massimo, Alessio, Ercolani, Romano, Anna, Mara, Patrizia, Isabella, Amalia e Diomira. La padrona di casa, Gloria, sorveglia felice la festa. Al levarsi del sipario, tutti gli invitati, meno il Marziano, cantano: La canzone della ricchezza che porta all'indecisione.

Coro  Femminile

Milady, Monseigneur, Mylord, Sir,

Veranda, Belvedere, Ambassador?

Rivoli, Tivoli, Florida, Eclair, Grandair,

Grandieu, Thunder, Commodor?

Coro  Maschile

Converti, Convertible, Caravan,

California, Invertible, Kapitan,

Capri, Corsaire, Metropolitan?

Coro  Femminile

Regence, Empire, Fregate, Roi, Comiche,

Zephir, Esquire, Riviera, Luxurial?

Riche, De Riche, Très-Riche, Extra-Très-Riche,

Luxurious, De Luxe, Lux-Perpetual?

Coro  Maschile

Amalfi, Portofino, Queen, Sultan,

Skyline, King, Bermuda, Manhattan,

Montecarlo, Biarritz, Deauville, Can-Can?

Finita la canzone, gli invitati si dispongono variamente a conti­nuare la loro cena in piedi.

Gloria    Si sente meglio, adesso, Kunt?

Marziano Sì meglio. Io non capisco ancora quando bisogna smettere di bere. In acqua, credo che affogherei.

Tutti ridono.

Marziano    Che cosa stavate cantando?

Gloria Una canzone sulle automobili. Il benessere porta all'in­decisione, che tipo di automobile comprare?

Marziano Non solo il benessere porta all'indecisione. Credo che l'indecisione sia una qualità della intelligenza. O difetto? Vedete, sono indeciso, anche nelle definizioni.

Romano L'automobile, che noia! Aumenta la solitudine dell'uomo. L'ho anche scritto.

Alessio    Tu hai scritto tutto.

Romano     Faccio quello che posso. E tu sei un pigro!

Lazzaro Ieri guardavo certe automobili. (Tutti mangiano. Un silenzio.) Non è possibile che soltanto lo sfarzo volgare della nostra epoca possa suggerire il barocco di certe decorazioni. Ci dev'essere un motivo più profondo. (Al Marziano) Po­trebbe essere un motivo religioso, un residuo totemico? Lei che ne dice?

Ercolani No, l'automobile è un tentativo inconscio di glorifi­care il corpo femminile. Io lo so.

Lazzaro     Già, con la tecnica di scomposizione dei cubisti!

Ercolani Ma è chiaro! Il seno fa da paraurti, il cofano è il ven­tre, le code, le gambe.

Isabella    È vero!

Alessio C'è da chiedersi se il guidatore si accorge di guidare una Venere Callipigia o le Tre Grazie!

Romano Trascurato dalle Arti, il corpo umano ispira l'Indu­stria. Più l'Arte diventa extraumana, più gli oggetti d'uso di­ventano antropomorfici. Mi fate dire banalità! (Al Marziano) Lei, che ne pensa?

Marziano Io detesto le macchine, tutte. Finiranno per darci consigli, e per giudicarci. Da noi si verificano già i primi casi. No, non voglio parlarne. Un po' di champagne, se non vi dispiace.

Anna  Non vorresti invece del caffè con un po' di limone?

Marziano (duro) Lasciami in pace! Lo champagne dà la stessa sensazione dello Spazio. Anche lassù la mente si smarrisce in questo semplice piacere, che accende il desiderio e allontana la sua realizzazione.

Isabella Ebbrezza per ebbrezza, vado al limite. Avete mai pro­vato l'acqua pura? Non la provavo da molto tempo, ma l'altra sera, così per sbaglio, bevo un bicchiere d'acqua e sono rimasta stordita! Una folla di immagini, di ricordi, i ruscelli di monta­gna, un ritorno liquido della adolescenza... Forse stiamo per­dendo l'uso di certe sensazioni, che sono inebrianti perché semplici.

Ercolani    Non esageriamo. Anche l'acqua minerale è buona.

Marziano    Dov'è il bagno?

Anna  Ti accompagno, vieni.

Escono. Tutti mangiano. Un silenzio.

Gloria Che uomo eccezionale, non vi sembra? Romano, di­ca qualcosa.

Romano Gli uomini eccezionali mi annoiano. Sono già io un'eccezione, e abbastanza fastidiosa. Io mi odio.

Isabella    Si odia! Vedete dove si caccia a volte la vanità.

Romano    Tu sei una regina scontenta. Scontenta e capricciosa!

Amalia Io lo trovo un vero uomo. Ha quell'aria indifesa, che ti fa desiderare di proteggerlo, di stargli vicino. Un uomo per piacermi, deve darmi il rimorso della purezza.

Romano    Rimorso, purezza, Dio che discorsi, mi fa male la te­sta! Me ne vado!

Ercolani    È stato un errore invitarlo assieme al Marziano. Un grave errore.

Romano Tu sei un mangione! No, adesso leviamo gli scherzi, è un uomo interessante, benché non si possa giudicare così, a prima vista.

Lazzaro    Io trovo che non ci sono punti in comune, sono anco­ra in quella fase di rispetto che può preludere alla catastrofe. Io lo guardo, lo ascolto, tutto bene. Mi è anche simpatico, come mi sono simpatiche tutte le persone che hanno le qualità che io non ho. Lui beve, io no. Io sono geloso, lui no. Lui è calmo, ve­ste bene, questo soprattutto. Sì, la persona vestita bene mi sem­bra subito di un altro mondo.

Oliviero     Ma lui è appunto di un altro mondo!

Lazzaro  Insomma, mi piace, lo giuro. Solo trovo, non vorrei sbagliarmi... lo trovo leggermente impegnato in qualcosa che non lo riguarda.

Isabella    Ma è una cosa che riguarda tutti.

Alessio    Io non vorrei pronunciarmi. Ma penso che sia stato tu,

Oliviero a montargli la testa. Tutte quelle storie ridicole.

Oliviero (ride)    Io? Adriano, vorrai dire.

Alessio    Tu e Adriano.

Entrano Anna e il Marziano.

Marziano Dalla finestra del bagno si vede una città sconosciu­ta, un deposito di baracche, un miscuglio di tetti sfondati, di comignoli, la terra sembra rosicchiata, c'è un topo giù nel cor­tile che mi guardava, ritto in piedi, e su tutto un cielo giallo, cattivo. È ancora Roma? Dove sono le cupole, c'è gente in quelle case?

Gloria    Il panorama migliore è dall'altra parte.

Alessio    Sì, quello del bagno è il panorama di servizio.

Tutti ridono.

Romano    Si trattiene molto a Roma?

Marziano    Non credo. Ho intenzione di viaggiare, forse verso il Sud, lungo la costa.

Romano Il Sud. Tutto parla di morte in un paesaggio erotico. Conosce la questione meridionale?

Marziano    Non conosco nemmeno un mese di fame.

Isabella    Va col suo apparecchio?

Marziano    No, a piedi.

Gloria    A piedi! Ma è meraviglioso!

Marziano    Partiremo in tre. Io, Anna e un nostro amico.

Lazzaro e Oliviero ridono.

Gloria    Ah,   come  verrei  volentieri.   Chi  vuole  ancora  cham­pagne?

Un silenzio, Tutti bevono.

Romano    Come le appare la condizione umana, la nostra con­dizione ?

Marziano    Lo scopo del mio viaggio è appunto di trovare una ri­sposta alla sua domanda.

Romano    La condizione marziana è preferibile?

Marziano    È un discorso difficile.

Romano    Facciamolo.

Marziano Bene, vi farà ridere se vi dico che anche il Marziano non riesce a consolarsi del fatto di non essere più il centro dell'universo. Questo è successo all'Uomo qualche secolo fa, a noi da molto più tempo.

Alessio (ipocrita)    Se è lecito, come vi siete confortati di questo

spostamento del... centro?

Marziano    La meditazione... Meditandoci sopra.

Un silenzio.

Romano Allora, meditiamo! (Dà un colpo sulla schiena di Ercolaniì) Medita, mangione!

Ercolani    No, no, mi fai cadere il piatto!

Lazzaro (ipocrita) Un momento, cerchiamo di capirci sul signi­ficato del suo impegno. Meditare significa infine accettare. O sbaglio? Ora (indica Romano) lui impegna il suo « Io » verso un fine che annulla il suo « Io »? Non lo conosce! Sarebbe un suicidio, per lui.

Romano    Sì, vorrei proprio morire, invece.

Gloria     Chi vuol suicidarsi?

Ercolani    Lui, Romano.

Marziano Ammettiamo che la soluzione ultima offerta all'uma­nità sia appunto il suicidio. È una ipotesi. Un suicidio colletti­vo. Per mancanza di fede in qualcosa, in se stessa. Credo che il nostro impegno sia di impedire appunto questa assurda solu­zione. Se vogliamo continuare a parlare di suicidio, bene ma che sia un suicidio nella direzione opposta, cioè alla ricerca del centro « nell'Io ». No? Ogni uomo sia il centro del            « suo » uni­verso. Chiamiamola teoria del suicidio vitale. Un annullamen­to che è rinascita. Champagne, prego.

Amalia    Io trovo che è meraviglioso.

Isabella Io, sola, mi sento infatti un universo. A voi non suc­cede?

Romano    Sì, e appena sei sola mi telefoni, per noia. Bugiardella!

Isabella    Presuntuoso e canaglia!

Romano (le fa il solletico)    Civettuola!

Isabella Oh, no, il solletico, no! (Rovescia il suo piatto addosso al Marziano.)

gloria    Sbadata, ma guarda che hai fatto!

Isabella   Oh, perdono signor Kunt! La colpa è di genio maleducato. Venga, venga, lo laviamo subito, l'accompa­gno anch'io.

Marziano    Non è nulla, vi prego.

Escono il Marziano, Isabella e Anna. Un silenzio.

Ercolani    No, no, no...

Alessio Che devo dirvi? Siamo a corto di informazioni. La mia può essere, anzi lo è senz'altro, presunzione. Ma io mi doman­do, capisco Kant, capisco Hegel, perché non devo capire que­sto Marziano che, via, diciamolo pure, sarà una degna perso­na, ma non è un genio? Non metto in dubbio la sua sincerità. Sono perplesso.

Romano C'è una paginetta di Leopardi sugli stranieri. Leopardi, neanche lui era un genio, nel senso moderno, ma certe cose le aveva capite. Dice, appunto: lo straniero fa sempre un'ottima impressione, la prima volta, perché arriva con una carica di no­vità, con un brio che è diverso dal nostro e ci interessa. Poi, si scopre che è un cretino.

Gloria    Non direi che questo sia il caso di Kunt.

Amalia    È un essere affascinante!

Patrizia    Per giudicarlo, bisogna averlo conosciuto.

Diomira    A me piace quel suo modo sereno di guardare. È così maschile. Dà il senso di una sicurezza nuova.

Ercolani    Sicurezza! Voi non sapete che farvene della sicurez­za, in un uomo. Voi avete bisogno di uomini deboli come noi.

Romano    Concludendo, mi consola sapere che non soltanto la Terra è piena di cretini, ma anche l'universo. Lo sospettavo da tempo. Dio è uguale per tutti. Io vado, debbo alzarmi presto, lavoro al nuovo romanzo.

Alessio Se penso che basterebbe un sonnifero. No, aspetta.

Massimo Volete sapere l'ultima sul Marziano? Sta venendo? No. Due sere fa, stavo a via Veneto, lui doveva essere in un'automobile ferma, perché, camminando, mi avvicino a due ragazze che stazionano sempre là, all'angolo, e vedo che par­lottano tra loro. Aguzzo l'orecchio. Una diceva: « Vieni col Marziano? E su, vieni! ». L'altra sembrava nervosa e seccata: « Io no, vacci tu. Io col Marziano non ci vado ».

Amalia    È enorme!

Gloria    Davvero?

Romano Bisognerebbe sapere se il rifiuto della ragazza era do­vuto a timore dell'ignoto, o soltanto a spirito di nazionalismo. È noto che le prostitute sono conservatrici. L'ho anche scritto.

Tutti ridono.

Alessio Bene, se ci mettiamo su questa strada, io vi dico: sapete quanti film sono in preparazione sul Marziano? Lo so perché oggi mi trovavo da un produttore. Nove! Non uno, nove!

Tutti ridono.

Ercolani Vi dirò di più. È in ribasso anche con le fotografie. Erano arrivati a pagare un servizio tre milioni.

Oliviero    È vero, è vero.

Ercolani Ieri parlavo con un tale, un fotografo, e mi ha detto che il Marziano, invitato all'aeroporto per accogliere un'attrice americana — che, badate bene, aveva pagato per questa pub­blicità — è stato pregato da un paio di fotografi di allontanar­si. Sembra infatti che se c'è lui, in una fotografia, certe riviste illustrate non la comprano.

Oliviero    È possibile!

Massimo Sì, una scena penosa. C'ero. « A marzià, te scanzi? » gli dicevano. E lui, senza capire bene, agitava la testa e le ma­ni, salutando.

Amalia    Attenti, viene.

Rientrano il Marziano., Isabella e Anna.

Marziano    Vogliamo bere su questo grazioso incidente? Ogni macchia è stata tolta. Era del gateau à l'orange, e l'arancio è un po' il simbolo di questo paese.

Romano Se adesso tiriamo fuori quel noioso di Goethe, me ne vado davvero.

Gloria     Sì, beviamo! Versate!

Lazzaro E su Marte... su Marte, a che punto siamo con le teo­rie estetiche?

Marziano C'è una sola arte: la Vita. Una sola bellezza: il Nulla.

Lazzaro Non dev'essere molto divertente. (Tutti ridono.) No, perché ridete, ma guarda che mascalzoni! Mi scusi, i miei ami­ci sono disabituati alle discussioni serie e anche leggermente portati, con una punta di bontà, verso un'attenzione canaglie­sca. Ridono perché credono che io stia scherzando.

Marziano Dalla finestra del bagno, un quartiere sordido, e un cielo che non promette niente di buono.

Un silenzio.

Alessio Un paese assurdo, dove tutti giocano con la loro noia, ma non è la pura noia dell'analfabeta, è la noia del gorilla chiu­so in gabbia. Nove film! Che mancanza di immaginazione, nella fantasia dei pulcinella. Il sesso e il ventre. E tutto il resto, vuoto, nulla, gabbia! Io me ne vado.

Gloria No, Alessio, resti ancora! Anna, che le succede, lei non beve, è triste, non dice una parola.

Anna Sono triste? Non credo. Ma lo divento, se mi dite che lo sono.

Isabella    Oh, cara, com'è vero!

Gloria Cara, cara, Anna, dal viso melanconico di bambina re­sponsabile.

Anna    Se mi ci fate pensare, divento triste. E piango.

Gloria     Facciamo qualche gioco? La verità? La torre?

Romano    No, no, per favore! La Sfinge è sempre banale!

Gloria    Dentro o fuori?

Tutti  No, no, niente giochi.

Lazzaro     C'è ancora gente a cui piace giocare? (Declama)

La donna è dentro? No, fu fatta fuori.

E il commendatore? È sempre dentro.

L'amore come va? È ancora dentro.

Sei stasera da me? No, ceno fuori.

Tutti ridono. Entrano Fabrizio e Adriano.

Fabrizio Carissima Gloria, sono mortificato per il ritardo. In compenso vi porto un amico, Adriano, veramente non è la per­sona che si dovrebbe portare tra gente per bene, chiudete l'ar­genteria. Carissima, ho letto cose sue bellissime, toccanti, mi hanno commosso.

Gloria    Davvero? Ma non ci davamo del tu, caro?

Fabrizio Ma certo, bella bambolona mia, vieni qua, fammi sen­tire un poco. (L'abbraccia.) Come stai bene, tu sai che mi turbi sempre.

Gloria    Oh, che furore. Fabrizio, vorrei presentarti...

Fabrizio E tu cattiva Diomira, non mi vuoi più bene? Perché mi guardi severamente?

Diomira    Fermo!

Gloria    Fabrizio, vorrei...

Fabrizio No, Oliviero, non ti abbraccio, niente paura, mi sei antipatico. Abbraccio questa, invece. Ecco la stella Isabella, che viene nei mici sogni, verso l'alba, col suo passo di gatta.

Isabella Niente carezze, ho ripreso a scrivere, non posso tur­barmi.

Fabrizio Bene, brava, scrivi! (Vede Anna.) Deliziosa e sconcer­tante creatura! (L'abbraccia.) Quanto tempo, sei un'altra, qual­cosa di nuovo nei tuoi occhi, mi piaci di più. E ricordo anche come ti chiami. Anna! Oh, Anna, sono maturo per il totale ab­bandono. Sei sempre con quel missionario di Fred Gomes?

Gloria Fabrizio! Vorrei presentarti al signor Kunt, il fidanza­to di Anna.

Oliviero ride. Un silenzio.

Fabrizio    Ah, certo! Il signor Kunt, lei? Bene non so che cosa dire. Ridete? Ho atteso tanto questo incontro, che ho paura di mettermi a balbettare. Mi scusi, certi momenti hanno una loro magia, un loro significato, non voglio turbarli. (Pausa.) Forse quest'ambiente frivolo non è il più adatto per dirle che cosa è stata per noi la sua venuta quaggiù. Grazie. Io sbaglio sempre tutto. Spero di diventare suo amico.

Marziano     Un amico?

Fabrizio Di quante cose vorrei parlarle, ma non ora, non ora. Spero che un giorno, tra un anno, tra due anni, con più cal­ma... che cosa fa domani, perché non stiamo insieme?

Marziano Domani parto e non so se avrò occasione di tor­nare in questa città. Il mistero di un occhio, un anno di di­sperazione...

Fabrizio Parte? Impossibile. Ma la capisco. Levarsi, togliersi da una città quando diventa un'abitudine! L'abitudine uccide la conoscenza. Sembra un paradosso.

Marziano   Non lo  è?

Fabrizio    O forse il segreto è guardare ogni giorno la stessa real­tà con occhi sempre nuovi, sempre accesi di amore?

Adriano    Qui si parla ancora d'amore?

Stupore di tutti. Una pausa.

Anna    Perché è venuto, lei? Non doveva.

Adriano Sapevo di trovarti. Sono venuto per riprendere un di­scorso che abbiamo lasciato a metà. Vieni con me?

Anna   (dopo un silenzio)    Credo di sì.

Adriano Non ti offro un grande amore, ma un'imitazione da quattro soldi, propria di quest'epoca senza amore. È tutto quello che ho. Un pasticcio da farsi dove capita, da talpe, scappando. Ho giù la macchina. Vieni?

Anna  Credo di sì. Mi offri troppo. Non posso rifiutarlo.

Adriano    Aspetta, non ho finito, mi sono dato alla poesia an­ch'io, come tuo padre. Stai a sentire:

Andiamo, donna, è tempo d'amare,

sul raccordo anulare.

La campagna ci attende, il cacciatore,

e il fido pastore.

Andiamo, donna, togliti il rossetto.

Offriti. Aspetto. (Adriano e Anna si baciano.)

Così furtivo, il desiderio passa,

nell’uomo-massa.

Tutti

Andate, amanti, è tempo d'amare

sul raccordo anulare!

Escono Anna e Adriano, di corsa. Emozione.

 Marziano    Anna! Anna! Adriano! Aspettatemi!

Un silenzio.

Alessio    Io vado.

Romano    Anch'io.

Marziano No, restate. Conosco il suo carattere. Credo che sia meglio bere alla sua felicità. La felicità di un momento, l'u­nica che dura tutta la vita. (Beve.) Riprendiamo la conversazio­ne. Parlavamo dell'abitudine, del guardare le stesse cose, ogni giorno con occhi nuovi... O sbaglio?

Un silenzio.

Alessio Un paese brulicante di maschere, una società di ma­schere, che suda sotto la sua maschera, ma. non se la può toglie­re, perché il suo volto è orribile, senza lineamenti, liscio come un uovo! Alle due chiude il caffè, faccio ancora in tempo, ad­dio, addio.

Romano Stia bene, Kunt, sono contento, ci vedremo. Anche da noi, come vede, la vita di società ha questo di buffo, che ognu­no crede di recitarvi la parte principale.

Alessio e Romano escono. Un silenzio.

Fabrizio    Parlavamo dell'abitudine, sì.

Amalia    E di come può diventar vita.

Marziano Il mistero di un sasso. (Getta il bicchiere.) Oh, scusa­temi. No, vi prego, non è niente, beviamo. Mara, Patrizia, qui. (Le abbraccia.)

gloria Sì, prendiamo le cose come vengono. Begli amici, Fabrizio, che mi porti in casa!

Fabrizio Lo invidio, vorrei poterlo imitare! La donna d'altri! E la cosa sola che mi turba. Ma una volta il rimorso veniva do­po, adesso mi precede. E lo trovo là, che mi aspetta.

Musica: valzer o tango.

Marziano    Brindiamo alla vita! Balliamo!

Isabella    Brindiamo all'universo!

Ercolani    La Terra mi basta, ma brindiamo!

Oliviero    Massimo, ricordi la lettera anonima! La lettera di un profeta! Oddio, oddio!

gloria    Silenzio. Balliamo. Kunt, balliamo.

Tutti formano coppie.

Marziano Miriadi di elissi fanno questo lavoro! Uno... due... tre!

Al «tre» tutti ballano, facendo complicate figure, il Marziano con allegro impegno.

Sipario.


QUADRO SESTO

Due mesi dopo. Un giardino ai piedi di una antica torre, sulla riva del mare. Un grande cancello oltre il quale si vede la spiaggia, con capanni e barche. Arredamento marino, con divano a dondolo e poltrone di vimini. È un pomeriggio di fine settembre. Entrano il Marziano, in tenuta trasandata da mare, e Alvaro.

Marziano Vuol sedersi? Sono subito da lei. (Entra in casa.)

Alvaro È la prima volta che parlo col Marziano. Non è antipa­tico. Mi trovavo sulla spiaggia, poco fa, e l'ho subito ricono­sciuto. Eravamo noi due soli, eppure il mare di questa stagione è così bello, rilassato, stanco dopo tanti bagni, sembra più pro­fondo. (Siede.) Guardava l'orizzonte e ogni tanto si fermava a raccogliere una conchiglia, qualcuna se ne metteva in tasca. Si è avvicinato per chiedermi un fiammifero. Io ho fatto le viste di non conoscerlo, per non offenderlo con la mia curiosità. È stato lui a dirmi, puntandosi un dito sul petto: « Io, Marziano ». Ho finto un po' la sorpresa. « Ah, davvero, come sono contento. » Poi mi è balenata l'idea di intervistarlo. Pensavo di mettere giù un'intervista diversa dalle altre, un po' letteraria, ma... lasciamo perdere. Mi sembra indifeso, come certe persone che mostrano un'età inferiore a quella che hanno. È al­to, e io le persone alte non le capisco. L'ho invitato a bere qual­cosa al chiosco. «No,» ha detto «sono io che invito, andia­mo a casa mia. » Poveraccio, deve annoiarsi. Tra parentesi, ho anche fretta.

Entra il Marziano con un vassoio e serve da bere. Un silenzio.

Marziano    Non ho capito bene il suo nome.

Alvaro Alvaro Di Giovanni. (Pausa.) Si sta bene qui. Forse la notte... ma il giorno dev'essere ridente.

Marziano     Sì, abbastanza ridente. Beva.

Alvaro    Non è la solita spiaggia. Ha un suo carattere.

Marziano    Sì, ha un suo carattere. Che cosa fa, lei?

Alvaro Teoricamente, non faccio niente. Vivo ancora coi miei, del resto sono figlio unico. Ho preso la laurea in lettere e fi­losofia e adesso sono incerto se fare il concorso o mettermi a scrivere.

Marziano    Ah, scrivere. Scrittore. Lei ha molto tempo libero?

Alvaro    Le dirò... A volte sì, a volte no. Leggo molto.

Marziano Io sto scrivendo un libro. Avrei proprio bisogno di qualcuno, una persona seria, preparata, che mi dia una mano, corregga qua e là, riveda la sintassi.

Alvaro     Ah, un libro. Interessante.

Marziano Qualcosa tra il diario e la relazione di viaggio, ma c'è anche un'appendice dedicata ai problemi urgenti dell'Uma­nità. Il titolo è: Un Marziano a Roma. Le piace?

Alvaro Le dirò... mi sembra un po' cronistico. Ma forse è me­glio. Più chiaro. E quali problemi affronta, se è lecito?

Marziano    Diciamone uno solo: l'emigrazione.

Alvaro È una cosa per specialisti. Dovrebbe consultare uno specialista.

Marziano Beva. Ho studiato un piano per l'emigrazione di massa della Terra.

Alvaro    Interessante.

Marziano Con grandi aeronavi attrezzate allo scopo... dove so­no i miei appunti? (Cerca sul tavolo.) Ah, ecco. Con una sola di queste aeronavi io posso fare... trenta diviso sei, cinque... cin­que (per dodici, sessanta... sessanta viaggi l'anno. Ogni viag­gio, cinquecento persone, sessanta per cinquecento... trenta­mila. Cento aeronavi: tre milioni di persone l'anno. Poco?

Alvaro  No, anzi. E questi tre milioni di persone le porta su Marte?

Marziano Assurdo, no? (Ride.) Bisognerebbe studiare i parti­colari, l'organizzazione, un lavoro immenso, di anni. Per il momento inutile pensarci. Sì, è uno stupido progetto, perché gli uomini non vorranno mai saperne di lasciare la Terra.

Alvaro   Ci sono pregiudizi molto radicati. Forse, col tempo...

Marziano Eppure, ha mai pensato lei, Di Giovanni, che la Ter­ra potrebbe essere l'inferno di un altro pianeta?

Alvaro  Francamente, non ci ho mai pensato.

Marziano Lei è giovane. A cinquant’anni troverà difficilmente un'altra teoria per giustificare questo pianeta.

Alvaro  Conto molto sull'abitudine. (Ride.)

Marziano    Lei ama il suo prossimo?

Alvaro Le dirò... non come me stesso, ma in generale. Se ci penso bene, lo amo.

Marziano Stavo pensando che amare il prossimo, in fondo, è la forma più raffinata di disprezzo verso il prossimo. Lo si ama! Si ammette che non si può fare altro che amarlo e che per tutto il resto è inutilizzabile. Mi aiuta per il mio libro? Mi dia il suo numero di telefono, le dispiace?

Alvaro     Mi dia lei il suo, io non ho telefono. L'abbiamo tolto, mia madre non può sentire lo squillo, è un po' ansiosa. Sa, è meridionale.

Marziano     Neanch'io   ho   telefono.   Ma   lei   può   telefonare al chiosco e chiedere di me. Mi avvisano subito. Beva. (Pausa.) E che cosa sta leggendo di bello?

Alvaro    Sto leggendo tutto Shakespeare.

Marziano    Le piace?

Alvaro Le dirò... è un po' troppo drammatico. Ogni tanto qualcuno entra e suona una tromba.

Breve silenzio, poi squillo di tromba modulato di un'automo­bile. Sorpresa.

Fabrizio (al cancello) Kunt! Disturbo? Ehilà, come va caris­simo Kunt?

Marziano    Fabrizio carissimo!

Fabrizio Come stai bene, sembri un altro, ho un sacco di cose da dirti. Però non vogliamo disturbarti, devi scrivere? Un momentino solo, siamo di passaggio. (Ad Alvaro) Ma tu sei sempre tra i piedi! Hai una sigaretta? Volevo dirti, Kunt, c'è anche Anna.

Entrano Nardone, Anna, Graziella e Young. Anna e Graziella sono vestite da schiave egiziane, Young da centurione romano, ma tutti sobriamente, senza ombra di caricatura né ridicoli copricapi.

Marziano    Avanti, vi ringrazio della visita. Ciao, Anna.

Fabrizio Sono stato con Nardone qui a Fossoscuro dove gi­rano quel film e siamo venuti a trovarti. Nardone voleva co­noscerti, è un amico. Questo è Young, bello ma di una stu­pidaggine incredibile, parla pure chiaro, tanto non capisce una parola d'italiano. E questa è Graziella, buona e bella, col cuore a ciambella!

Graziella    Non puoi parlare senza toccarmi?

Fabrizio Voglio farti capire tutto, perché tu hai una testolina bizzarra, e non afferri le allusioni. Kunt ti invidio! C'è uno scoramento, una felicità calma nel cielo, ma guardate il colore, tutto liquido. Facciamo un salto sulla spiaggia?

Marziano    Non volete bere?

Nardone Io vorrei, se possibile, parlare al dottore di quella cosa.

Fabrizio (ipocrita) Che cosa? Io vado in casa a vedere, permetti Kunt, se trovo un biscotto, ho fame, vieni Graziella, ho una grande sorpresa per te.

Graziella    La conosco. Non è tanto grande.

Fabrizio     E nemmeno una sorpresa... (Esce.)

Marziano    Anna, siedi. Lo scrittore Di Giovanni. E lei? Che deve dirmi?

Nardone (si concentra, poi) Se lei mi toglie la speranza, dottore, che cosa mi succede? Io mi uccido. Perché io ho bisogno di speranza come ho bisogno del pane, tutti hanno bisogno di speranza. A chi deve parlare l'arte del nostro tempo? Alla folla. Non è vero? Invento, forse? E la folla, dottore, ha un solo occhio. Il nostro. Quel piccolo occhio di cristallo che abbrac­cia i sentimenti e le passioni, le gioie e i dolori, in una parola: la vita. Io dico al poeta: guardami negli occhi, fesso, perché io e te siamo la Folla e dobbiamo capirci. Il poeta si nasconde? Ma anche lo struzzo si nasconde! E con ciò? Dov'è l'arte? Dov'è la poesia? E dove va a farsi fottere la speranza? (Pau­sa.) Ieri viene da me Fabrizio e, così parlando, mi dice: Perché non fai un film sul marziano? Ma non devi farlo serio, il marziano è solo uno spunto, tu lo fai comico! Hodetto comico? Divertente, umano, poetico! Bene, questa per me è un'idea. Guardami negli occhi, Kunt. Non mi abbracci? Tutto è pron­to, voglio soltanto firmare con te.

Marziano    Con me? Non capisco.

Nardone  Tu devi fare una parte nel film. Questa è l'idea! (Si­lenzio. Il Marziano si irrigidisce. Rientra Fabrizio.) Tu mi dici la cifra e io accetto.

Fabrizio Hai sistemato davvero bene dentro, c'è un calore di famiglia, io ci verrei a lavorare. Facciamo una corsa alla spiag­gia, questo è il momento d'oro, quando la sabbia comincia a diventare Fredda e le ombre si allungano.

Nardone  Ho parlato al dottore della nostra idea. Parla an­che tu.

Fabrizio (ipocrita) Che idea? Sì, dicevo, in generale, ogni idea può diventare interessante se a sostenerla c'è una realtà eviden­te, diciamo controllabile.

Nardone    No.   Un personaggio.   Un  famoso  personaggio!  La poesia che si compenetra della cronaca e la fa lievitare! L'hai detto tu!

Fabrizio    Io? L'ho detto?

Marziano (grida)    Lasciatemi in pace! (Un silenzio.) Ho gridato, scusatemi, non volevo gridare.

Un silenzio.

Fabrizio    Andiamo un po' sulla spiaggia? Vieni anche tu, Kunt.

Marziano    Sono un po' stanco, andate.

Fabrizio    Passiamo dopo a salutarti. Devo dirti molte cose.

Alvaro Non vorrei perdere la corriera. Arrivederla, signor Kunt, e grazie.

Marziano Oh, a lei grazie. Mi telefoni, al chiosco. Quando? Do­podomani?

Alvaro     Uno di questi giorni.

Fabrizio Stammi vicino, Graziella, che ti spiego tutto il mare. Vedi, il mare è quella cosa piena d'acqua...

Escono tutti, meno Anna e il Marziano. Un lungo silenzio, impacciato.

Marziano    Mi fa piacere vederti. Sono quasi due mesi.

Anna   Sì, due mesi. Stai bene, qui. Forse la notte è un po' cupa, se non c'è la luna, ma il giorno dev'essere bello.

Marziano    Sì, abbastanza bello. Bevi?

Anna  Mi piace perché non è la solita spiaggia piena di gente.

Marziano    Sì, è piuttosto deserta. (Pausa.) E tu, che cosa fai?

Anna   Lo vedi. Per mangiare. Non ho nessuna ambizione. Mi chiamo Afté e dico due battute. La prima è: « Ma questo il Faraone non lo permetterà mai ». La seconda è: « Guarda­lo, padroncina, è bello come il Dio Api ». L'importante è anda­re avanti e finire, non ho nessuna ambizione, come in carcere quando ti danno un solo foglio per scrivere una lettera, tu sba­gli, vorresti ricominciare, ma vai avanti, tanto è inutile farsi capire. Io vorrei ricominciare daccapo e invece vado avanti.

Marziano    Sei stata in carcere?

Anna   Pochissimo... (Pausa.) Anni fa. (Pausa.) Ho lasciato Adriano. Anzi, mi ha lasciata lui, dopo due settimane, perché co­minciava a volermi bene. Dice che nella vita bisogna avere una sola valigia, non possedere altro, essere liberi di partire senza dover avvisare nessuno, altrimenti è inutile partire.

Marziano    E come hai vissuto, dopo? Fred?

Anna   No, è sparito. Ora che ci penso: che non sia dentro? No, m'avrebbe scritto.

Marziano     Quel signore del cinema?

Anna   No, adesso c'è Young. Diceva Adriano che Young è l'u­nico uomo che non dice mai sciocchezze, ma che le pensa sem­pre, ti suo corpo però è intelligente.

Marziano Una sola valigia, dici? Adriano ha ragione, il mio torto è di averlo sottovalutato. Io ho una valigia. E tutto il re­sto potrei lasciarlo senza rimpianti. Ricordi quel progetto di viaggi? Non devo avvertire nessuno, quindi il viaggio può es­sere utile. Ci penso ancora. (Una pausa.) Verresti con me?

Anna    Tu sai bene che all'ultimo momento non partirai.

Marziano No. Bisognava arrivare a questo punto. Quell'orri­do uomo che vuol pagarmi per... Tu, il mio fiore, la mia scia­gurata speranza, che ti vai imbrattando nei letti sconosciuti. Andiamo via, Anna. Vedi, io vivo un giorno alla volta, non riesco a mettere insieme due giorni. Con te, sarebbe differente. Vado a prendere la valigia! (Entra in casa di corsa.)

Un silenzio.

Anna   (pensosa)    Ma questo il Faraone non lo permetterà mai.

Ritorna il Marziano con una valigia.

Marziano Lascerò le chiavi al chiosco, avvertirò il proprietario della... No, non avverto nessuno. Nemmeno le ragazze.

Anna   Tra poco scenderà la sera. La notte è Fredda. Vuoi pro­prio partire, o non sarà meglio rinviare a domani?

Un silenzio.

Marziano Che significa domani? La notte! E vero, le nuvole laggiù diventano un lungo telone, il sole si copre la faccia pri­ma di tramontare come quegli antichi senatori raggiunti dai sicari. È orribile, la notte.

Una pausa. Poi, declamano: Il lamento del tramonto edegli anni.

Marziano

S'oscura il mare, vedi? La Fredda notte s'appressa.

Troveremo il nepente, la pace ai nostri affanni?

Anna

Torniamo indietro, caro, la fine non m'interessa.

Marziano

Gli anni, uno alla volta, saltano e vanno via.

E, da fedeli amici, diventano poveri inganni.

Anna

Gli anni non hanno fretta, prova a mandarli via.

Marziano

Tutto è un inganno, amore, anche la mia verità,

anche quella dolcezza che provai sul tuo seno.

Anna

Il naufragio consola di ogni mediocrità.

Viene la notte fonda, guarda il cielo sereno.

Un silenzio. Il Marziano beve. Entrano Fabrizio, Nardone, Graziella, Young.

Fabrizio C'è un reattore, su in alto, una punta di spillo, che divideva il cielo in due, esattamente, col gesso, come un bam­bino. Ah! Io non posso pensare di tornare in città. E questa torre? Non è la torre della figlia del re? « In mezzo al mare un'isola c'è / e vi comanda la figlia del re. »Venite a vederla dentro. E poi diciamo che la realtà non è favola. Tu, Kunt, farai grandi cose, in questa solitudine. Alle cose fatte senza il tempo e la solitudine, non ci credo. Possiamo entrare?

Marziano   Vi prego. Le ragazze sono andate a Roma, oggi, non ho nemmeno riordinato.

Graziella    Anche la mia zia aveva una casetta così.  Però in montagna.

Fabrizio     Sei la solita intellettuale. Anna, vieni! Come no, Young!

Escono Fabrizio, Graziella, Anna e Young.

Marziano Volevo dirle. Mi dispiace di aver perso la calma, prima.

Nardone  Io la capisco, le voglio anche bene. Non volevo pro­prio offenderla.

Marziano Non mi ha offeso. Sono un po' stanco. Ne riparlere­mo, ma non oggi. Beva.

Nardone Verrò a trovarla col mio avvocato. (Pausa.) Si sta bene, qui. Io la notte preferisco la città, ma il giorno qui, francamente...

Marziano    Sì, il giorno è abbastanza...

Nardone Io non posso soffrire le spiagge affollate. Questa non è affollata.

Marziano    Sì, ha questo di buono, che è quasi deserta.

Nardone    Una torre così, è un'idea.

Marziano    Sì, è comoda, non impegnativa.

Nardone    E poi ha un suo carattere.

Marziano    Un suo carattere.

Rientrano Fabrizio e Graziella.

Fabrizio    Sono sempre più entusiasta. Quando partirai, Kunt, la prendo io questa torre.

Graziella    Io la dipingerei tutta di rosa.

Marziano    Bevete!

Bevono, in silenzio. Il Marziano guarda verso la torre, ansioso. Di scatto corre in casa. Trambusto, grida. Dalla torre esce corren­do Young, inseguito dal Marziano, che brandisce la spada di legno del centurione. Emozione. Grida.

Young    No, no, Fabris, Nardona! Help!

Il Marziano lo raggiunge e colpisce. Viene trattenuto. Confusione. Young si tampona un orecchio.

Fabrizio    Ti scongiuro, Kunt, non facciamo pazzie!

Nardone Calma, vi prego Kunt, calma! Young, non è niente, un equivoco. Fai vedere l'orecchio, solo uno sgraffio, ne vorrei di questi sgraffi! Niente di grave. Un po' d'alcool, ecco metti­ci il cognac. (Il Marziano tace, annichilito.) Per favore non perdiamo lo stile, siamo tre gentiluomini, non ingrandiamo un incidente ridicolo, e tu, Poeta, sorridi! Parlo io a Young, tutto si accomoda. L'essenziale è collaborare!

Fabrizio Ma certo, tutto s'accomoda, non è niente, la stanchez­za, i nervi, anch'io sono nervoso. L'aria marina. Kunt, ti dispia­ce? La spada. (La rimette nel fodero alla cintura di Young.)

Un silenzio.

Nardone  Noi andiamo, dottore. Mi farò vivo. Sono proprio contento.

Escono Nardone, Young e Graziella. Sulla porta della torre appa­re Anna. Si avvia verso il cancello.

Fabrizio    Va', Anna, io resto. Andate.

Anna Adriano diceva che era condannato alla pena di vivere, perché gli avevano respinto la grazia. Ognuno gioca con quel che ha. Adriano, tu, con la disperazione, io... Ciao, Kunt. Per­doniamoci. (Esce.)

Tromba di automobile. Un silenzio.

Fabrizio Strana, Anna, come tutte le donne, del resto. Chi riu­scirà mai a capirne una? Ma è poi necessario? O non è meglio restare sulla soglia di un mistero e immaginarlo immenso? Se­diamoci. (Siedono sul divano a dondolo. Pausa.) È imprudente, inutile cercare la verità in fondo a queste cose. La donna mi at­tira e mi spaventa sempre, come una jungla dalla quale non sai se ritorni vivo. Sabbie mobili, pantere, fiori stupendi e mortali. Quando ti amano è peggio. Nel loro amore c'è la minaccia ce­lata, il veleno che agirà dopo. Vogliono ucciderti, questo è il loro scopo. Una donna una volta mi amava a tal punto che io presi, l'aeroplano per raggiungerla e lei mi disse: « Ho pregato tutta la notte che l'aeroplano cadesse ». Aveva ragione. Mi amava! Nell'amicizia, questo non succede. Io e te possiamo vo­lerci bene, ma senti sempre che c'è rispetto, un desiderare l'uno la gioia dell'altro. Ho la febbre? Senti un po' se scotto, dammi la mano. Sulla fronte.

Marziano    No, non hai febbre.

Fabrizio Nell'amore c'è qualcosa di umido, di viscerale, di con­turbante. Ti senti preso, offeso, umiliato, aneli alla pace e vuoi che il supplizio continui, tremi che possa finire, all'idea del vuoto che seguirà. Nella amicizia, come tutto è chiaro, cristal­lino, come scalda! È un giorno di vacanza, il piacere delle mu­te confessioni, di una solidarietà che non chiede sacrifici. Si sta bene, qui, la notte dev'essere anche meglio del giorno.

Marziano    Sì, la notte.

Fabrizio    La spiaggia si popola di ombre, di voci.

Marziano Sì, un deserto diverso. Un deserto incomprensibile... Un calabrone stanotte è entrato nella mia stanza, è andato a battere velocemente contro la lampada, le pareti, i mobili. Il rumore secco delle sue zuccate faceva crepitare il silenzio. Do­po un po' si è acquattato per riprendere forze, ha ricominciato contro la lampada, le pareti, i vetri, e daccapo la lampada. In­fine è caduto sul tavolo, zampe all'aria, annaspava, e stamatti­na era ancora lì, secco, leggero, morto. Non ha capito niente, ma non si può dire che non abbia tentato... Vuoi restare a cena con me?

Fabrizio     Sì, volentieri.

Marziano  Con la corriera delle otto torneranno Mara e Patrizia.

Non ti danno fastidio?

Fabrizio Mara e Patrizia? No, affatto. Io non voglio tornare in città. Care ragazze, Mara e Patrizia. (Pausa.) Se non ti sco­moda troppo, resto anche a dormire. E domani facciamo il bagno. Abbandonarsi alla passione, rifiutarla? Tentare di clas­sificarla? Sono tutte uguali, le passioni. Come si sta bene qui. La sera scende, una rugiada sui sensi... (Fa dondolare piano il divano.) Sei sicuro che non ho la febbre? Stringimi la mano. Scotto?

Marziano     Perché tanta tenacia, quale oscura follia lo spingeva?

Fabrizio     Chi?

Marziano Quel calabrone... No, non scotti. (Pausa.) Dal dolo­re nasce il rifiuto e la geometria del nulla. Linee da percorrere, angoli e linee, e ancora angoli amari. Il sole annoia, si cade in un pozzo e, quando il volo già piace, ecco il tonfo.

Fabrizio Che silenzio, si sente il primo grillo. Quando hai detto che tornano Mara e Patrizia? Ah, questo è un momento felice. Non trovi? Che fai, chiudi gli occhi? Il vento è calato. Appog­giati pure alla mia spalla. Guarda... La luna!

Un silenzio. Il divano dondola. Sipario.


QUADRO SETTIMO

Una tiepida notte di fine dicembre. Lo stesso luogo del primo qua­dro, ornato di festoni natalizi. Sui vari piani della scena, sedie e tavolini da caffi, vuoti, tra i quali passano, signori e signore, giovi­nastri, ragazze. Un cameriere in marsina viene ogni tanto a con­trollare. Un solo tavolo di proscenio è occupato da Adriano — che legge, un libro volgendo le spalle agli altri tavoli — e da Orlando, Amalia e Oliviero.

Tutti i personaggi in scena cantano: La canzo­ne delle 52 settimane.

i.

Il lunedì mi riposo,

martedì non comincio mai niente,

mercoledì, che giorno noioso...

Muoversi, giovedì, chi se la sente?

Mi dici: Facciamo qualcosa.

Che cosa — ti dico — facciamo?

Muoviamoci — dici — su, andiamo...

Ma dove? — ti dico. — Calmiamoci.

Andare, levarsi? E fare

che cosa? Tu dici: Qualcosa!

Alziamoci, almeno proviamo —

tu dici. Io dico: Calmiamoci.

ii.

Il venerdì sono superstizioso.

Di sabato non si combina niente.

La domenica è giorno di riposo.

Il calendario non è divertente.

Partire? E come? E fare

che cosa? Se tutto è già fatto!

Tu dici? Io dico: Nel letto

tornare. Tu dici: Perfetto.

Ma gli anni — tu dici — che passano...

Gli anni, va bene, è finita.

Svegliamoci — dici — Che vita!

Io dico: Ma no, addormentiamoci.

Un silenzio. Riprende il via vai.

Orlando Ma non sentite che caldo, stasera, eppure siamo già a Capodanno. Voi che cosa fate per Capodanno?

Oliviero    Non parlare sempre di feste, sono nauseanti.

Orlando Lo dici a me? Io le odio! Il Natale a Stoccolma è tut­to diverso; intanto fa Freddo e la gente sa divertirsi. Roma ha un clima infernale e la gente si annoia.

Amalia    Chissà come passa le feste il Marziano.

Oliviero    Il Marziano! Ma non sapete?

Orlando (ride)    No, no, racconta.

Oliviero Sembra dunque che ha fatto amicizia con un giovina­stro, un attorucolo, e che vive nella preoccupazione di apparire politicamente ortodosso agli occhi dei suoi complanetari, che certamente lo sorvegliano, coi mezzi che posseggono loro e di cui a noi non ci frega niente. Dunque, sembra che il Marziano, adesso abita qui dietro, un giorno, dopo essere rimasto nella sua stanza con questo giovinastro si è levato in piedi e, proprio con l'aria di chi si rivolge a un ascoltatore invisibile, oddio, oddio, avrebbe detto ad alta voce, scandendo bene le parole: «Ma tu perché non vieni a vivere su Marte, paese della vera democrazia? ». Oddio, oddio, non è bella?

Orlando   Ma no, questa è enorme! Ah, ah!

Amalia Io trovo che è commovente, mi fa piangere. Ha senti­to, Adriano?

Adriano    No.

Orlando Sembra che gli hanno sequestrato l'aeronave. I forni­tori, i debiti.

Oliviero Bene, io non rido più. (Ride.) No, no. Ieri Alessio mi ha fatto ridere tutto il giorno. Si parlava delle cose italiane e ha avuto una battuta geniale. « Ma per quale ragione, » ha det­to « per quale ragione sarebbe dovuto scendere proprio qui? Io dico che non c'è venuto di proposito, c'è cascato. » Oddio, od­dio! (Serio.) Tutta la sera non ho fatto che ridere, ripensando­ci. Cascato!

Adriano Il Marziano è un caso tipico di idolatria dell'ignoto e finirà linciato. Non parliamone, vi prego.

Fred attraversa la scena. E' molto cambiato, ha gli occhiali, veste male. Entra il re d'Arcadia in marsina e al braccio di una signora vistosa, seguito da due guardie del corpo.

Orlando Il re d'Arcadia! Simpatico, come porta bene il suo esilio.

Musica. Il re d'Arcadia canta: La città dormiente.

Re d'Arcadia

L'Oriente ha un suo mistero profondo

che l'Occidente non ha — non ha.

Una donna è venuta al mondo,

per dare un mistero alla vanità.

Così fondo è il mistero

di una donna d'Oriente,

così vago, insincero,

così dolce e indolente!

L'uomo che scende in questo mare,

non torna — non torna a navigare.

Una città è una donna di pietra,

ti scalda ma sangue non ha — non ha.

E resta una statua di pietra

 che ti schiaccia mentre si dà.

Così fondo è il piacere

di una città dormiente!

Ha le pose lubriche e severe

di una donna d'Oriente.

L'uomo che scende in questo mare

non torna — non torna a navigare.

(Esce col seguito.)

Amalia e Oliviero si alzano e si avviano.

Orlando Mi accompagnate a casa? O andiamo in un night? Cerchiamo di divertirci, ciao Adriano, aspettatemi, voi! Oliviero, ma è appena l'una, dove andiamo?

Escono. Entra il Marziano, esita, siede a un tavolo centrale. È molto cambiato. Indossa un duffel-coat, appare stanco. Adriano, che gli volge le spalle, non si accorge di lui.

Marziano Eccoci qua, tra poco la fine e già la soluzione sembra ovvia, inutile come lo stesso problema. Nella vita contano i fatti della giovinezza, e i pensieri dell'età di mezzo, ma niente sostituisce la gioia di scoprire la vita giorno per giorno e di sa­persi forte. Viviamo o ci sembra di vivere? Ora la stanchezza si insinua come un ladro in una casa deserta. Che guaio. Ora l'amore è fastidio, il vivere una certezza che peggiora, il sonno un agitarsi tra larve senza luce, e il giorno arriva, per rico­minciare tutto daccapo. Dovrei rivedere i miei appunti. Mah, siamo al punto che anche scrivere è già stato fatto, tuttavia ve­diamo... (Scrive su un taccuino.) « I pensieri si mangiano tutto il raccolto. » Sì, non è male. « Oggi il cretino è specializzato. » Che cosa vorrà dire, mah, scriviamolo lo stesso.

(Entra Fabrizio, frettoloso.)

Marziano  Fabrizio, carissimo, vieni!

Fabrizio Ciao, Kunt. Non posso sedermi, ho una persona che mi aspetta, che ore sono, l'una e un quarto, ma sono con­tento di vederti. Che fai? Scrivi? Bravo, un giorno mi farai leggere. Come va?

Marziano    Benissimo, vedi.

Fabrizio Malissimo, vuoi dire? Mi dispiace. Non puoi aspetta­re domani?

Marziano    Ma non ho chiesto niente, solo un saluto. Siedi.

Fabrizio Un momento, Kunt. (Va verso Adriano.) Ciao, caris­simo Adriano, vedo che finalmente hai imparato a leggere. Una vittoria morale. Senti, dimentichiamo il passato, sotto il triste aspetto economico, devo partire assolutamente, mi ser­vono cinquantamila lire. Quaranta. Trenta. Guarda, che sotto venticinque non scendo, non farti illusioni. Perché non rispon­di? Mi porti il broncio, non mi ami più? Venti? Sembriamo due clown. Su, Giacomino, venti! Oh, Toni!

Adriano    Diecimila. Non ho altro.

Fabrizio Sono molto deluso. Grazie comunque, Adrianuccio, scappo, ho un appuntamento. Un bacetto? Domani ti tele­fono, pensami. (Torna verso il Marziano.) Ecco Kunt, ti basta­no cinque?

Marziano    Ma sei sempre il caro adorabile amico! Grazie.

Fabrizio Io scappo. Bello il Natale, vero? Che aria di festa di bambini, e anche questo caldo irragionevole, confortante, che ti assolve, così doveva essere il Natale a Betlemme, un Na­tale con i palloncini e il castagnaccio, e la gente che fa con­fusione, i pastori abruzzesi... Ciao, ciao, ciao. Telefonami! (Bacia il Marziano ed esce.)

Entra Fred, vede il Marziano, va al suo tavolo, felice.

Fred   Dottore... cercavo proprio di lei. Sono passato, prima.

Marziano Sieda, Fred. Quanto tempo! Ho saputo che lei è stato fuori.

Fred    Sì, ho viaggiato un po'. Riparto domani e volevo salu­tarla.

Marziano Organizza qualcosa? Un balletto? Le sue mille atti­vità!

Fred    No, vado in giro. Non posso vedermici, fermo. Così, viaggio.

Marziano    Viaggia? Nel Sud?

Fred    Anche. Sono stato in un'isola, uno scoglio, giù, un mese e mezzo. Non c'era niente, ma è difficile spiegare. Qualche vec­chio, bambini, cani. Mi annoiavo? No. Sono tornato, ho venduto la macchina e riparto. Chiudo un periodo. Sto meglio, mi sembra di aver trovato una certa calma e allora ho detto: se­guitiamo. Ho anche ripreso un po' i vecchi studi, leggo...

Marziano Che studi? (Pausa.) È vero che lei da giovane voleva fare il missionario?

Fred    (sorride) Una delle tante idee. Sì, un anno di seminario, poi niente. Chi glielo ha detto?

Marziano    Anna, credo. O Fabrizio.

Fred    Da ridere, no? Un ragazzo. Mi piaceva l'Africa, l'idea di viaggiare, di convincere... Fissare la gente negli occhi e con­vincere. Poi, niente, un bel giorno piantai lì.

Marziano    A volte si cambia idea.

Fred   No, io impazzivo. (Pensoso.) Cercavo la Causa prima.

Marziano    La Causa prima?

Fred    Succede, nei giovani. Così piantai tutto e cominciai a bal­lare. Poi feci il venditore di automobili, l'attore e l'ipnotizzato­re. Ah, ma perché rivanghiamo? (Pausa.) Dicevo: siamo nati già morti, siamo granelli di sabbia nell'universo, che è morto anche lui: che senso ha tutto questo imbroglio? Chi lo muove? Chi ha interesse? Abbiamo un bell'alzarci sulla punta dei pie­di... i nostri capelli sono già contati, contati e morti. Non avevo la forza di continuare, e neanche l'intelligenza. La spro­porzione era tra la mia intelligenza e i problemi. Ma a che  dovrebbe servire l'intelligenza se non a capire proprio che non serve? Se sbaglio, mi corregga. Una sigaretta? (Pausa.) E stra­no, a ricordarli, quei giorni, la mia pazzia... non crede che la cosa che io cercavo era proprio dentro di me e si muoveva in quel senso, giù, fino in fondo? Ero un morto che portava un vivo. Lo sono anche adesso, ma è consolante saperlo, perché... (Pausa.) E lei?

Entrano Ercolani, Alessio, Bellario e Lazzaro. Siedono all'altro tavolo di proscenio.

Marziano (rigido)    Parte domani, professore? Dove va?

Fred     Ho tutto il tempo per pensarci. (Pausa.) Anna, sta bene? Mara? Patrizia.

Marziano    Non le ha viste? Sono sempre da queste parti. Anna è a casa, credo.

Fred   Me le saluti tanto. (Sospira.) Insomma, abbiamo passato dei bei momenti, insieme.  Quei giorni... io me li ricordo, in fondo devo tutto a lei dottore. Grazie. (È commosso.) Io penso spesso a lei, sa?

Marziano     Vattene, Fred. Buon viaggio. Vattene!

Fred esita e sorride, sorpreso, poi va via rapido e dignitoso.  Un silenzio.

Ercolani    C'è il Marziano, vi prego non cominciate.

Lazzaro    Dicono che sta scrivendo un libro.

Alessio Un libro. Roma è piena di sciagurati che scrivono un li­bro. Invece di comprarli e di leggerli, che farebbero meglio.

Lazzaro (al Marziano) Buonasera. Come va? Allora, che no­tizie ci dà di questo suo libro di cui si parla tanto? Vedo lì un taccuino.

Marziano     Questo? Sì, prendo qualche appunto.

Lazzaro Appunti? Il signore prende appunti, avete sentito? Interessante. Non pensa di pubblicarli? Io potrei aiutarlo, se crede.

Marziano     Sono semplici appunti.

Lazzaro Mi faccia vedere. (Si alza, prende il taccuino.) Posso? (Il Marziano non risponde, è disfatto.) Vedo, vedo. State a sen­tire, lei permette? Sono riflessioni, pensieri. « Felici gli antichi che credevano il cielo a tremila metri, e tenevano i loro Dei su un monte alto meno di tremila metri. E l'Infinito che ci di­strae. » Bello! Che monte era? Il Gran Sasso?

Alessio     Ma che bambino questo Lazzaro.

Lazzaro Ah, l'Olimpo. La memoria! Senti, Ercolani, questo è per te : « Quando la vanità si placa, l'uomo è pronto a morire e comincia a pensarci ». Preparati!

Ercolani Sono ancora vanitosissimo! Ma il pensiero è profon­do, mi piace.

Bellario     Siamo sul piano di Pascal.

Lazzaro « Un gatto fa quello che io vorrei fare, ma con meno letteratura. » Delizioso. Veramente. « 3 ottobre. Oggi sulla spiaggia deserta un giovane e una ragazza che giocano a lan­ciarsi una palla. Corpi pieni di grazia, quasi nudi » oh! oh! « vascolari. Dare, se possibile, la purezza di questo spettacolo senza turbamento. » Qui ci scappa il racconto. O una poesia.

Alessio    Per favore, è diventato impossibile venire al caffè.

Lazzaro     Tieni, leggi tu, Alessio.

Alessio     Preferirei di no. (Prende il taccuino.) Non ci vedo bene. « Conosci te stesso. Dopodiché ti diventerà impossibile vivere con te stesso. » Qui andiamo in profondità. Complimenti.

Il Marziano non ascolta. Entra Anna e va al suo tavolo, senza sedersi.

Anna Ciao. Non prendi troppo Freddo? Hai la sciarpa, alme­no?

Marziano     Siedi, sta qui, non fa Freddo. Siedi.

Anna   (siede) Devo andare. Se hai fame, nella ghiacciaia c'è il bollito. Ci sono anche le uova e il formaggio. Vino ce n'è poco. Non ci ho pensato. Mi perdoni?

Marziano Non ho fame, ma forse più tardi. Devo lavorare stanotte.

Anna   Comunque, non aspettarmi. (Gli fa una carezza.) Ha te­lefonato un tale, ma non ho capito bene il nome. Ritelefona domattina. Dice che deve vederti. Insisteva... Che cielo, le nuvole non somigliano a niente, sembra una coperta. To' una stella, una stella rossa. (Il Marziano guarda il cielo. Un silen­zio.) Gennaio, febbraio, e poi anche l'inverno sarà finito. Po­vero inverno. (Si alza.) Ciao, amore. Ah, ricordati di lasciare fuori il gatto.

Marziano    Ciao, ti aspetterò. Buonanotte.

Anna  Buonanotte. (Esce.)

Alessio Anche questo non va male, è azzeccato, mi sembra. « Condannato alla pena di vivere. La grazia, respinta... » « Il successo si paga con lo spogliarello. » Ah, spiritoso!

Adriano volge il capo, un attimo, e vede il Marziano.

Marziano     Datemi quel taccuino, per favore.

Lazzaro    Ancora uno, questo : « Che fanno i leoni aspettando il domatore? Ripassano la parte ». Acuto, fine.

Alessio     Una certa finezza, sì.

Marziano (sfinito)    Il taccuino, prego.

Lazzaro    Ecco, grazie. Complimenti.

Passano tre Giovinastri, uno dei quali ha una tromba.

Primo Giovinastro    Aoh! Er Marziano. Guarda.

Secondo Giovinastro     Pija er fresco, sotto le feste.

Terzo Giovinastro     Quant'è buffo. Me fa ride.

primo giovinastro    Forza, ragazzi, circolare.

Escono. Gli altri si alzano.

Alessio Andiamo dentro, fa Freddo. Buonasera.

Ercolani    Tra due giorni, Capodanno. Buonasera.

Bellario    Buonasera.

Lazzaro Arrivederla, Kunt. I suoi pensieri sono precisi, hanno un certo nerbo, sì veramente. Domani sera, se ci vediamo, mi fa leggere gli altri, così, da amico, sono anch'io nella stessa barca...

Marziano (secco)    La prego. Buonasera.

Lazzaro    Mi scusi. Buonasera.

Escono.

Marziano (sfoglia il taccuino e legge) «Amare il prossimo è la forma più raffinata di... » Oh, basta. (Chiude il taccuino.) Per­ché ridevano? Perché sono così spietati? Perché volevo amar­li? Perché mi abbandonano? Vado a casa.

Voce    A Marziano!

Il Marziano si ferma. Il silenzio è squarciato da una pernacchia e da uno stridulo suono di tromba.

Altra Voce  Marzianooooooo!

Terza Voce Marzianooooooo!

Un altro suono di tromba, comico, straziante, offensivo, modulato di fiorettature. Nel silenzio che segue, una risata.

Marziano (grida) Mascalzoni! (Risponde la tromba più forte, e un coro infernale di sconce risate, che man mano si allontana. Si­lenzio. Il Marziano mormora) Mascalzoni... canaglie... (Getta via il taccuino e siede affranto, la testa tra le mani.)

Entrano tutti i personaggi della commedia, disponendosi varia­mente. Adriano raccoglie il taccuino, lo sfoglia e legge.

Adriano « Il profeta riceve tutti i giorni, eccetto il venerdì, in cui viene ucciso. »

Musica. Si declamano: Le strofe della conclusione.

Fabrizio

La cosa significa tutto

e niente. È soltanto un rito.

Sta a voi darle un costrutto,

fingendo di aver capito.

Marco

Io fisso ciò che risplende.

La mia arte è puntualità,

souvenir. Ciò che oggi vi offende,

domani ci commuoverà.

Fred

Quando ha perduto il padrone,

al cane non serve abbaiare.

Non serve attorno girare,

non serve nemmeno il nome.

Anna

Resto una puttana riscattabile,

e così voi mi sopportate —

voi, che avete una moglie abile

e quella altrui desiderate.

Adriano

Vivo con qualche riluttanza,

nel dubbio del dovere.

Un uomo senza importanza

può rifiutare il piacere?

Marziano

Tutto si muove nel mondo

verso un eterno amplesso.

Anche toccare il fondo

fa parte del successo.

Musica cambia: La città dormiente. Tutti cantano:

Tutti

Così fondo è il piacere

di una città dormiente!

Ha le pose lubriche e severe

di una donna d'Oriente.

L'uomo che scende in questo mare,

non torna — non torna a navigare!

Sipario.

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