Un po’ d’amore

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UN PO’ D’AMORE

Commedia in un atto

di GINO SAVIOTTI

PERSONAGGI

SERVO

GUIDO

MIMI’

ADELE

Commedia formattata da

Sprofondato in una poltrona, Guido legge e fuma. E' un uomo di trentacinque anni che ha tutte le qualità per piacere alle donne.

Il salotto in cui si trova è molto elegante e raffinato: un rifugio da scapolo di gusti signorili, che par creato apposta per ricevere una amante.

La comune in fondo; a sinistra un'altra por­ta, nascosta da una tenda di velluto; a destra, quasi invisibile, un usciolino segreto.

E' un pomeriggio inoltrato, con poca luce.

Dalla comune appare quasi subito il vecchio Servo: faccia magra e arguta. Ha in braccio un gran fascio di fiori.

Servo                             - Ecco i fiori!

Guido                            - (alza appena gli occhi dal libro) Bra­vo. Metti come più ti piace, intanto... Poi ac­comoderò io.

Servo                             - (sorridendo) Si vede che la nuova... invitata non le preme molto... Le altre volte fa da se.

 Guido                           - Ti sbagli, caro! Ma comincio ad essere stufo, di questa commedia.

Servo                             - Se ne accorge, finalmente! (senten­zioso) Tutta la vita è una commedia!

Guido                            - Per carità! non filosofare anche tu! (riprende a leggere)

Servo                             - (depone qua e là i fiori, nei vasi già pronti, lentamente, canterellando): « Beata gioventù, che non ritorna più!... ».

Guido                            - (smettendo per un momento di leggere, ma con indifferenza) Portane qualcuno an­che di là, in camera. Che non abbiano troppo profumo!

Servo                             - (si avvia a sinistra, scompare dietro la portiera, e poco dopo ritorna, a mani vuote) Ecco fatto!... Se viene qualcuno, debbo dire, naturalmente...

Guido                            - Secondo... E poi, c'è ancora molto tempo! (guarda l'orologio) Sono appena le quattro. Che noia! Ah, guarda, me n'ero di­menticato! Fra poco dovrebbe arrivare, arri­verà certamente, Mimi; sai? la piccola; la canzonettista... Le avevo promesso di accom­pagnarla dal Commendatore. Ma è impossi­bile; bisogna assolutamente che me ne liberi... Pensaci tu! (uno squillo di campanello elet­trico, che si ripete subito a lungo, poi si spezza in piccoli trilli). Eccola! Mi racco­mando a te... Dille quello che vuoi... Cerca di convincerla... Hai capito? (nuovo squillo di campanello, interminabile).

Servo                             - (rivolgendosi verso l'interno) Un mo­mento, per Bacco! (a Guido). E se insiste?

Guido                            - (con impazienza, alzandosi) Già, lo so che non ci riuscirai! In certi casi, ti manca ogni energia! Hai perduto gli artigli, sei vec­chio... Se insiste... Falla passare... La sbri­gherò io!

(Mentre il servo esce, Guido accende la luce centrale, poi si getta di nuovo a sedere, sec­cato. Quasi subito dalla comune si affaccia Mimi, una graziosissima donnina, molto chic. Dietro a lei, il servo si affanna per impedirle di entrare; ma ella gli impone di tacere e si avanza in punta di piedi, con circospezione, verso la poltrona dove è seduto Guido, che le volge le spalle e non la vede. Giuntagli vi­cino, con un rapido scatto gli copre gli occhi con le due palme).

Mimi                             - (allegramente) Cu-Cù!

Guido                            - (sussulta per la sorpresa e si alza di scatto) Ah! buongiorno, Mimi! Siete voi?

Mimi                             - Puntuale come un commissario. Ma... altrettanto sgradita, pare! E la promessa? Ve ne siete dimenticato?!

Guido                            - (affabile, persuasivo) No, mia buona, piccola amica; non me ne sono affatto dimen­ticato! Oggi, proprio, non posso, però! Sta­sera verrò io stesso a casa vostra a prendervi, ceneremo insieme al Regina, e là troveremo certamente il mio influente amico. Lo invite­rò alla nostra tavola, voi lo ammalierete su­bito, e la vostra scrittura è assicurata... Così il Varieté perderà una delle sue stelle, ma l'arte muta avrà una luminosa promessa di più!

Mimi                             - Lusingatore! Ma non troverete poi una altra scusa, stasera, per... evadere?!... (pas­sando ad un tono di fanciullesco cordoglio). Via, sii buono! Non negare l'aiuto a questa povera donnina che affoga!

Guido                            - (serio ed affettuoso) Non dubitare, piccola! Parola d'onore!

Mimì                             - (stendendogli la mano, con gravità) Alla tua parola d'onore ci credo! Grazie! (di scatto, allegramente). E adesso, dimmi, come si chiama?

Guido                            - Chi?

Mimi                             - La tua nuova amante! Quella per cui mi mandi via!... Che numero fa? Hai rag­giunto ancora la mille e una, come il cavalier Tenorio?

Guido                            - (canzonatorio) Sei istruita!

Mimi                             - (comicamente) Ho fatto le normali!... Non lo sai? Quale canzonettista che si rispet­ta non ha almeno la licenza normale? Per quello che serve!

Guido                            - Povere maestrine! (in tutto il dialogo che segue egli, pur mostrandosi allegro, lascia trasparire un certo sforzo. Nessuna frase è detta comicamente).

Mimi                             - Già! Come le compiango, le mie... col­leghe!... (cantando il ritornello d'una can­zonetta in voga): « Ai bambini irrequieti oggi insegni l'abbici! »... (subito volubile). Hai una sigaretta?

Guido                            - (accennando ad una scatola, sopra un mobiletto) Lì, guarda. Ce n'è di tutte le specie.

Mimi                             - (con un salto è presso la scatola, e fruga. Allegramente) Oh, questa: è una « Luchy-strike », con l'oppio. Sono la mia passione! (si siede ad una poltroncina con le gambe accavallate, arrotolando fra le mani la siga­retta).

Guido                            - (accende un cerino e si avvicina a Mimi, che aspira voluttuosamente le prime boccate). Ci vuol poco, a farti felice. Beata te! (dà una occhiata all'orologio).

Mimi                             - Non dubitare! Appena finita questa me ne vado!

Guido                            - (cortese) Oh, non c'è fretta...

Mimì                             - (accorgendosi dei fiori, si alza di scatto) Vedi, vedi, se avevo ragione! Aspetti una donna. Che bei fiori! Ma Dio, come sono di­sposti orribilmente! E' imperdonabile, per un raffinato come te!

Guido                            - (inchinandosi) Oh, ti ringrazio!... Ma non li ho messi io, così... E' stato il mio ser­vitore!

Mimì                             - (mentre dispone i fiori) Male!... Si vede che si tratta di roba vecchia... Tu en-a-soupé, hein?

Guiro                             - E due!... Ti sbagli! E' la prima volta che... viene a casa mia, costei!

Mimi                             - Vi sarete già « conosciuti » altrove!

Guido                            - (infastidito) Neanche questo!

Mimi                             - (sorpresa) Davvero! Ma come?! E tu?... Non te ne importa nulla? Possibile?! E' forse brutta?

Guido                            - (c. s.) Ma no!...

Mimi                             - Ah, ho capito! Sì, sì; lo so!... Me lo avevano detto, ma non ci credevo!... Bravis­simo!

Guido                            - (irrequieto) Che cosa ti avevano det­to? Che cosa sai?

Mimi                             - Eh che occhiacci! mi fai paura!... Nega che è quella signora che stava con te in palco, ieri sera! E' vedova, mi hanno detto. Si chia­ma... Pia...

Guido                            - (interrompendola con forza) Per ca­rità! E' una signora per bene!

Mimi                             - Oh, non ne dubito! Dal momento che viene qui...

Guido                            - Ti dico di no!

Mimi                             - Ma non eri l'amante di sua cugina, una volta?

Guido                            - Anche questo sai?

Mimi                             - Oh, lo so! Per questo, se fossi un uo­mo, io, preferirei le... professioniste, come me... Meno piagnistei!

Guido                            - (sorridendo suo malgrado) Sei pro­prio graziosa!... Ma vedo che i miei affari ti interessano molto!...

Mimi                             - Lo sai che ho avuto sempre un grosso béguin per te... Che non te lo meriti!

Guido                            - Questo mi fa piacere! Del resto, anch'io... Ma...

Mimi                             - No! no! non temere! Nessuna inten­zione di... mettermi in nota! Troppe con­correnti!! E tu mi sembri abbastanza...

Guido                            - (interrompendola, vivamente) ... sec­cato! Ti giuro che ho perduto ogni entu­siasmo!

Mimi                             - Lo vedo: non mi hai dato neppure un bacio!... Però non hai voluto rinunciare alla nuova preda, chiunque sia!... E... verrà qui fra poco?

Guido                            - (guarda l'orologio) Fra un'ora... La aspetto.

Mimi                             - Lo dici così calmo?!

Guido                            - Tutt'altro! Ho invece una gran paura che si penta all'ultimo momento... O peggio, che ci scopra...

Mimi                             - (interrompe)... Il marito?

Guido                            - ... Un mio amico, ch'è innamorato cotto di lei, e la segue continuamente... Mi seccherebbe!

Mimi                             - Solamente questo?

Guido                            - (calmo) Non basta? Ti dico che sono molto inquieto!

Mimi                             - Ma sei proprio sincero?!... Ah, forse temi di apparire ridicolo, ai miei occhi! Ma non dubitare: io conservo, nel fondo, gli istin­ti della ragazza di buona famiglia... (timida­mente). E credo ancora all'amore... Chissà (lo guarda con tenerezza ingenua e gli si av­vicina carezzevole). Potrei innamorarmi di nuovo, un giorno, come la prima volta...

Guido                            - (ironico) Sarà una cosa interessante!

Mimi                             - (si scosta bruscamente, offesa. Ma scop­pia subito in una risata volubile) Oh, ma sai che sei un essere pericoloso, davvero! Ca­pisco perché hai tanta fortuna... Alla larga!... Ma dimmi: tu che susciti così l'amore, ti sei innamorato mai?

Guido                            - No, mai! Fortunatamente!

Mimi                             - (come parlando a se stessa) Fortuna­tamente, dici?... Eppure non mi sembra una bella cosa. E' così bello amare!... Io l'ho pro­vato... Mentre è così triste fingere l'amore! Perché , tu, dovrai mentire, immagino!...

Guido                            - Non è molto difficile!

Mimi                             - Ti sembra? A me, invece, costa tanto!

Guido                            - (oscurandosi) Mi pare che ci sia qual­che differenza!

Mimi                             - (vivamente) Tra me e te?... Se anche tu sei costretto a fingere l'amore, il piacere... non ce n'è poi troppa!

Guido                            - (con uno scatto) Oh!

Mimi                             - Scusami! Mi dispiace, se ti offendi... E forse ho avuto torto... Ma io, ora, parlo di me sola. Vedi: il punto nero della mia vita, la mia spina, è questa continua menzogna che mi è necessaria (diciamolo francamente: una canzonettista non è che una cocotte... Ecco perché io voglio uscirne fuori...); dover men­tire l'amore, anche la voluttà... Avere voglia di sputare, e fingere di bere i baci con le labbra avide!...

Guido                            - (rimane pensieroso, con lo sguardo fis­so e la bocca piegata amaramente).

Mimi                             - (fa un gesto di spensieratezza, e scoppia a ridere) Che, a che cosa pensi?

Guido                            - (scuotendosi) A nulla! Che ore sono?

Mimi                             - Bel modo di dirmi che me ne vada!... Del resto, senza complimenti! non mi of­fendo mica!

Guido                            - Oh, no: c'è ancora tempo! (risuonano all'improvviso dei colpi sordi all'usciolo di destra).

Mimi                             - Eccola! E' lei!

Guido                            - (sorpreso e preoccupato, le fa cenno di non parlare. Con voce bassissima) E' im­possibile, da quell'uscio!... (gli sfugge un gesto di grande fastidio).

 

Mimi                             - (colta da un'idea, vivamente) E' l'altra? la cugina?! (ride soffocata). Che imbroglio!

Guido                            - (e. s., mentre risuonano altri colpi) Taci, taci!... Mi raccomando, esci!... Questa sera, siamo intesi... Non dubitare!

(Alla comune il servo, affannato. Accenna all'usciolino, e mormora, con grande mortificazione:)

Servo   - Aveva la chiave del cancelletto... Non ho fatto a tempo!

Guido                            - (con voce soffocata, indicando Mimi) Presto, presto!... Conducila via!... E che nes­suno entri! (li spinge fuori, poi si ricompone, spegne la luce centrale, lasciando acceso solo un piccolo lume presso la poltrona. Fatto que­sto, va ad aprire l'usciolino. Appare nel vano Adele, col viso sconvolto, ansante. E' una donna sulla trentina, dalla persona gagliar­da e morbida nello stesso tempo: una fiamma contenuta).

Guido                            - Tu?! a quest'ora? Cos'è successo?

Adele                            - (si getta tra le sue braccia, disperata­mente) Oh, Guido! Mio marito è proprio venuto per portarmi via!... Non ci rivedre­mo più, mai) più!

Guido                            - Non esagerate! Cercheremo...

Adele                            - Cosa possiamo fare?... No, no! E' inutile illudersi!! Sento che se ti perdo, non ti ritroverò mai più. (impetuosamente) E come potrò vivere senza 'di te? Come farò, vicino a quell'uomo, che non posso più soffri­re, ora? No, no! E' impossibile che io mi sappia riadattare a viverci insieme, sempre!

Guido                            - Su, calmati... Vedrai...

Adele                            - No! non posso! non posso! Tu non puoi comprendere! E' una cosa orribile! (scoppia in lacrime, aggrappandosi a lui. Di un tratto solleva il viso, come colta da una su­bita idea. Con tutta l'anima nella voce) Portami via con te!!...

Guido                            - (aspro) Sei pazza?!

Adele                            - Ah, Guido! non mi vuoi più .bene!... Se me ne volessi ancora non diresti così!

Guido                            - (si siede con aria annoiata, pungente, cattivo) Sei sicura che te n'abbia voluto qualche volta? Adele           - (come percossa da uno schiaffo, passan­dosi le mani sul volto pallidissimo) Mio Dio!... (un silenzio. Poi, quasi tra sé, con voce spenta). Così, così, doveva finire?... (con uno scatto di ribellione). Perché , perché, al­lora, mi hai presa? Perché hai mentito tan­to?!... Sì, tu hai mentito, sempre! Ora vedo! Lo sospettavo, volevo illudermi... Sono venuta qui con una speranza folle... Tu sei stato stanco di me subito, fin da quando riuscisti a fare di me quello che ti pareva! Forse, an­che prima!... Ti sei messo per gioco, per il piacere di sconvolgere la mia anima, di ve­dermi soffrire! (una pausa). Ed ora che mi hai trasfigurata, che mi hai resa tutta diver­sa da quella che ero prima, mi getterai da una parte, come un cencio?... Oh, è orribile! (torcendosi le mani dal dolore). Come farò a riadattarmi alla mia vita di un tempo? Come potrò riprendere le mie abitudini? Come ri­tornerò, così mutata, nella casa che odio?... (tace di nuovo; poi, con uno slancio di dol­cezza, gettandosi ai suoi piedi, accarezzan­dogli le ginocchia con la guancia). Guido! Guido! amor mio... Guardami, dimmi una parola buona!... Ti ricordi più le nostre ore di felicità, qui? le nostre carezze?... La pri­ma volta che arrivai da te, quella notte, col cuore in gola, con tutto l'orrore dei buio an­cora negli occhi? Che batticuore!... Ero sci­volata giù per le scale, mentre tutti dormiva­no; ero fuggita attraverso il giardino, al buio, come una ladra!... Ma tu mi ripagasti con tanto amore, mi desti tanta felicità!... Da allora io non ho più vissuto; mi pareva di essere sempre in sogno... Ti ricordi quella notte, che tu, per giuoco, dicevi di volermi uc­cidere, e io ti dicevo: «Sì, sì»?... Perché non l'hai fatto, davvero? Ti avrei baciato le mani!... Invece tu volevi farmi morire di '. amore, per poi vedermi rinascere, ed uccider­mi di nuovo!... Mi davi cento vite, per il gu­sto di togliermele tutte!... E io, ora, non sono più quella di prima, sono un'altra! Tu stesso dici che l'amore mi ha fatto diventare quasi bella... E' vero?... Ora non lo dici più, vero?!

Guido                            - (con sforzo) Sì, sì, sei bella!...

Adele                            - Come lo dici!

Guido                            - (aspro) - Ma come vuoi che lo dica!... Dispiace anche a me, capirai... Ma bisogna essere ragionevoli; rassegnarsi...

Adele                            - (come morsa da una serpe, levandosi di scatto, violentemente). Mai! mai! Io non mi rassegnerò mai! Non posso ritornare più quella che ero non ritroverò più la pace! Hai capito?... Invece tu... (guardandolo fisso, se­veramente)... si direbbe quasi che tu sia con­tento... Non hai più nemmeno la voglia di fingere! (con impeto). Ma allora, perché non mi hai lasciata alla mia croce, alla mia triste esistenza, ai miei piccoli ideali?... Io mi ero rassegnata, ormai! Perché hai voluto turbar­mi così, se non mi amavi?! (scoppia in sin­ghiozzi).

Guido                            - (dopo una pausa, lentamente) E tu credi ch'io sia felice? Che la mia sorte sia bella?

Adele                            - (di scatto) No, non può essere bella! Se non sei capace di amare, la tua sorte non è bella!... (acre). Cos'era la tua? una fin­zione?... Quando io perdevo i sensi fra le tue braccia, e credevo che tu, come me, spasi­massi d'amore, tu invece mentivi? tu assistevi freddamente al mio delirio?... E' così?! (im­petuosamente). Ma, allora, sei tu, il disgra­ziato! Io almeno, sconterò con tutta la mia vita questi mesi di ebbrezza, ma potrò dire di conoscere che cosa sia la felicità, sulla terra!

Guido                            - (ostile, ma turbato) Chi ti dice che mentivo? Che ne sai tu?

Adele                            - Sì, sì, mentivi! Lo sento, lo vedo dai tuoi occhi, che non sanno più fingere, perché comprendi che quello che ti dico è la verità! E' la tua condanna!... Tu mentivi!... E' or­ribile!... E se tu mi avessi amato, (intenerisce di nuovo) avremmo potuto essere così fe­lici! Io ti recavo, oggi, un bene infinito... E tu l'hai allontanato con disgusto! (si asciuga le lacrime cercando di farsi forza).

Guido                            - (china il capo, colpito, senza parlare).

Adele                            - (dominandosi, per apparir calma) Ora so dove trovare la forza di resistere, di partire! Forse è meglio così... Me ne vado. Mi sono trattenuta anche troppo!... Eccoti la chiave del cancelletto... (con un doloroso sor­riso). La darai a un'altra disgraziata... (la posa sopra un tavolino. Col fazzoletto si pre­me la bocca, per non piangere, e si avvia ver­so il piccolo uscio. Prima di andarsene, si volge verso Guido, con un'ultima speranza. Ma egli non si muove. Allora scoppia in sin­ghiozzi e scompare, rapidamente).

Guido                            - (resta qualche secondo immobile; poi si alza di scatto, fa un gesto nervoso, come per scacciare un pensiero fastidiosissimo. Mormo­ra tra i denti). Meglio così! (ma subito si ferma, pentito, assorto. Poi si passa una mano sulla fronte, sugli occhi, muove qualche pas­so senza scopo, riaccende la luce. Si ode la voce del servo, che chiede di entrare).

Servo                             - (di dentro) Si può?

Guido                            - (forte, con rabbia) Cosa c'è? (fra se guardando l'orologio). Di già?! (forte). Avan­ti! (al servo che si presenta) E' già venuta?

Servo                             - No, signore. C'è... il dottor Spinelli...

Guido                            - E l'hai fatto passare?! Ti avevo detto!...

Servo                             - Dice che si tratta di due parole sole; e... c'è ancora tempo!

Guido                            - (brusco) Proprio lui!... Anche questa ci vorrebbe!... Se frattanto venisse la signora, chiudila nel salottino... Mi raccomando! è necessario che non si incontrino! Hai capito? Fa passare.

Servo                             - (fa cenno di sì, con forza) Stia tran­quillo!

Guido                            - (mentre il servo esce, si avvicina allo astuccio delle, sigarette e ne accende una, con apparente calma. Dalla comune appare Spi­nelli, un po' pallido, col viso grave. E' un giovane di trent’anni).

Spinelli                          - Scusa, se ho insistito... Era neces­sario: parto fra un'ora.

Guido                            - Parti? E dove vai?

Spinelli                          - Dai miei vecchi, intanto, sul lago... Poi, vedrò!

Guido                            - Stai fuori molto?

Spinelli                          - Spero. Voglio finirla! Forse... ne avrò la forza.

Guido                            - (dopo un silenzio) L'ami dunque tanto ?

Spinelli                          - (con impeto) Come non avrei mai creduto!... Da piangere, da non essere più capace di pensare ad altro!... Sono due mesi che non vivo più! Non è possibile continuare così!

Guido                            - (leggerissimamente ironico) Perché non l'hai presa?

Spinelli                          - (amaro) Vuoi beffarti di me? Pur­troppo, lo sai che non ci sono riuscito... Pia mi ha respinto sempre! Anche il tuo consiglio di allontanarmi per qualche tempo, di non in­fastidirla cori la mia insistenza, è stato inuti­le... Forse peggio!... Il terribile è che io non le sono ripugnante, so di non esserle indiffe­rente del tutto... Se mi odiasse, se non mi potesse soffrire, forse io non proverei questo spasimo... Quello che mi avvilisce, che mi abbatte, è la sua freddezza, la sua indifferen­za... Non riesco a scuoterla, non so perché, a comunicarle neppure una parte del mio ar­dore... (con forza) E io me ne vado!

Guido                            - Speri di dimenticarla?

Spinelli                          - No, questo no! E neppure lo vor­rei! ... Spero soltanto di calmare il mio tor­mento, e che di questo amore non mi rimanga che la dolcezza. Se resto qui, finisco col fare una pazzia... E ho i miei vecchi!...

Guido                            - (alza le spalle, ma senza scherno. Resta muto, pensieroso. Una pausa).

Spinelli                          - Dunque, addio. Volevo pregarti di annunciare tu, a Pia... a sua cugina... E' me­glio! Dirai quello che vorrai, che ho ricevuto un telegramma da casa, che sono dovuto par­tire immediatamente. Fa in modo che Gio­vanni non sospetti... Siamo intesi? (pausa. Esitando) E... un'altra cosa... Ti sembrerò ridicolo; ma vorrei che tu... mi facessi sempre sapere come Pia ha accolto la notizia... Voi farmi questo favore? Ti faccio ridere?

Guido                            - (cupo e impetuoso) No!... Anzi... T'invidio!

Spinelli                          - Tu?! E perché?

Guido                            - T'invidio! T'invidio!

Spinelli                          - Non è possibile!... Tu aspetti una donna. E' facile capirlo. Tu aspetti un'aman­te che, certo, ti è cara... Tutti questi fiori!... E dici d'invidiarmi? Si vede che non hai idea del dolore che io provo!

Guido                            - Ma non comprendi che codesto do­lore è bello? Che dà più ebbrezza di qualun­que conquista?

Spinelli                          - Lo dici tu, perché non sei come me angosciato da un desiderio che non ti dà tregua!

Guido                            - (con forza) Ma è questo il massimo bene che può offrire la vita! Questo tuo de­siderio inesausto, se è un tormento, è anche la tua gioia!... Più infelice saresti, se non de­siderassi più!

Spinelli                          - Più felice sarei, se potessi ottenere ciò che bramo!

Guido                            - Come ti illudi! Soddisfare un desi­derio, è lo stesso che ucciderlo, senza mise­ricordia!

Spinelli                          - Non è vero! non è sempre vero! Il mio amore, se potessi appagarlo, diventerebbe più grande!

Guido                            - Illusione! Illusione!... Verrebbe sem­pre il giorno in cui quell'amore, che ora ti sembra infinito, ti graverebbe addosso come un peso morto, insopportabile!

Spinelli                          - No! no! Tu non sai che cosa vuol dire amare, allora!

Guido                            - (colpito, tace un momento. Poi con tri­stezza) Anche tu me lo dici!... Sì, la mia ambizione, nella vita, è stata sempre quella di suscitare l'amore, non di amare; di essere il carnefice, non la vittima... Perché succede sempre così; uno dà, e l'altro finge di ricambiare, ma prende soltanto!... (Spinelli vorrebbe contraddirà; ma egli lo ferma con un gesto, e prosegue). Mi è parso sempre così bello sconvolgere un'altra anima, imposses­sarmene, plasmarla a modo mio, calpestarla sotto i piedi, annullarla!... E non capivo che era la mia maledizione, questa! Appena colto, il fiore mi si avvizziva fra le dita, perdeva ogni profumo!... (pausa). Ora, a trentacinque anni, vedo intorno a me il deserto. Mi pare di avere sprecato la vita, la giovinezza... Poco fa, una persona, qui, in un momento in cui il dolore la rendeva veggente, mi lanciava sul viso la mia condanna: « Tu che sei incapace di amare, non sarai mai felice! La tua vita sarà sempre un mutamento di pena! »... Ed è così, è così!... (con impeto). Va, non ti la-gnare della tua sorte! Tu sei più fortunato di me!... Tu stesso, poco fa, mi dicevi che non vorresti cessare di amarla: vedi che la tua pena ti piace!

Spinelli                          - Oh sì, certo!... Forse non cambierei questo mio tormento con una vampata di ebbrezza, che durasse qualche attimo, e si spegnesse poi nel nulla, lasciandomi il cuore arido!... Ma se io potessi ottenere Pia, pensi che la rifiuterei?

Guido                            - No? Davvero?... E allora, resta! Non partire. Fra qualche giorno quella donna sarà tua!

Spinelli                          - Cosa dici? Come lo sai?!

Guido                            - Non partire! Io vedo più di te, perché non sono accecato dalla passione. Ritorna all'assalto: essa ti cederà, ne sono sicuro. Non chiede di meglio.

Spinelli                          - Tu scherzi!

Guido                            - Non scherzo. Anzi, giacché sei ancora in tempo, no, non darmi retta. Tienti stretto il tuo amore, fuggi, non lo lasciare avvizzi­re qui!

Spinelli                          - Via! Se fosse vero quello che hai detto, resterei!

Guido                            - Vuoi tentare la prova? Va bene: io ti aiuterò. Da parte tua basta un po' di co­raggio.

Spinelli                          - Forse hai ragione. La mia fuga era una sciocchezza!

Guido                            - Bada che ti rendo un cattivo servizio! Bada che non è per il tuo bene, ma per la soddisfazione di vedere un altro soffrire la mia stessa pena!

Spinelli                          - Per questo, non temo!

Guido                            - E sia!... Ora lasciami. Ci rivedremo stasera, in casa sua. (gli stringe la mano e lo accompagna alla comune. Resta qualche mo­mento solo, eccitato; poi suona il campanello. Dalla comune appare il servo).

Guido                            - (a bassa voce) E' venuta?

Servo                             - Sì, signore. L'ho fatta passare nel salottino...

Guido                            - Si è accorto di nulla, quell'altro? N« sei sicuro?

Servo                             - Di nulla!

Guido                            - Bene. Fa passare.

(il servo esce. Subito dopo dalla comune appare Pia, una bella creatura, accesa, palpi­tante. Si getta fra le braccia di Guido e na­sconde il capo sul suo petto. Guido la bacia lungamente sulla bocca, senza parlare).

Pia                                 - (si contorce dal piacere, poi mormora con voce sommessa, morbida, languidissima) E' questo, è questo l'amore che ho sognato, che ho atteso tanto!... Tu mi hai fatto spasi­mare tutto questo tempo, perché ne godessi di più, vero?... (si stringe di nuovo tutta a lui. Pausa). Guido! Amore!... Che piacere po­terti dire finalmente queste parole. Tante volte le ho gridate dentro di me! Io sono stata tua fin dal primo giorno, fin da quella sera che ti conobbi. Mi parve che il mio destino cambiasse di colpo, che intorno a me tutto il mondo sprofondasse... Quante volte avrei vo­luto dirti che ti amavo, gridarlo in presenza di tutti, gettarmi fra le tue braccia, così. (un nuovo impeto di tenerezza voluttuosa. Cerca la labbra di Guido, ma si accorge della sua freddezza, e solleva la testa, stupita). Ma che hai? perché non mi dici nulla? (stac­candosi un po' da lui). Non sei felice an­che tu?

Guido                            - (amaro) Quanto durerà questo amore, che ora ti sembra così grande?

Pia                                 - (umile e dolce) Amor mio, non ricomin­ciare a farmi soffrire! Non ti basta, ancora? Non vedi come sono tutta sconvolta? (lo stringe di nuovo, appassionatamente).

Guido                            - Il rischio che hai corso venendo qui, il passo che stai per fare, basterebbe per tur­barti in questo modo, anche se tu non mi amassi!

Pia                                 - No, no, non lo dire! Io sono venuta da te senza il minimo pensiero per la gravità di ciò che facevo; non ho preso nessuna precau­zione, non ho nemmeno inventato una scusa per uscire! Sono decisa a tutto, perché ti amo! Ho bisogno del tuo amore! Non posso più tornare indietro! Anche se tu mi scaccias­si, continuerei ad amarti, sempre, sempre!

Guido                            - Pia! Pia! Se fosse così, come tu credi! Tu non sai! tu non sai!... Anche tu sei una illusa!

Pia                                 - (dolcemente, come se volesse persuadere un bimbo) Perché ti torturi, amore? Non pensare!

Guido                            - Non conosci ancora il fastidio, la tri­stezza, dopo! Non hai masticato mai sulla bocca l'amaro della delusione! ... Pia, Pia! per il tuo bene, ripassa la soglia della mia casa!

Pia                                 - (lamentevole) Ma allora perché mi hai lusingata tanto, in questi due mesi? Perché mi hai voluto, così tenacemente ? E le tue promesse? e il bacio di ieri sera?... Perché mi hai tanto pregata di venir qui?

Guido                            - Il desiderio dei sensi ha illuso me e te!... Non credere alla gioia che ti ho pro­messo, Pia!

Pia                                 - No, no, taci! Dici così, perché mi ami anche tu! E' una prova d'amore, questa!

Guido                            - Non voglio che un giorno anche tu mi maledica! Hai capito? Fuggi di qui, fuggi!

Pia                                 - (carezzevole) Perché , amore, perché dici così? Vuoi farmi ancora morire di desiderio? Non mi hai fatto soffrire abbastanza?

Guido                            - (con uno scatto improvviso, afferrandola) Sei bella! sei bella e morbida! Non mi tentare, Pia! Il desiderio dei tuoi baci mi tra­volgerà! Non forzare la mia anima!

Pia                                 - Guido! Guido! perché vuoi farmi mo­rire? Io non posso più! (Si avvinghia tutta a lui).

Guido                            - E sia! (Cercando di eccitarsi, acca­rezzandola avidamente) Mi piaci! Sei tutta uno spasimo di bramosia, come un arco teso! E' la voluttà che tu cerchi... Ma sei bella!... Ti voglio!

Pia                                 - (languente) Prendimi!

Guido                            - Sì. Per un attimo sarai mia, tutta mia! Le nostre vite si confonderanno. Se poi ognu­no riprenderà il suo cammino, che importa? V'è già un altro che ti desidera, che t'aspetta!

PlA                                - (con un grido) Non dire questo! non dire!

Guido                            - (acre) E' così! Ma non importa! Ora sei mia! (La bacia. Le bocche restano avvin­te. Uno squillo di campanello li fa distaccare bruscamente. Restano un istante in attesa, senza parlare. Si odono dei colpi alla comune e la voce del servo,-che chiede di entrare).

Guido                            - (a Pia sottovoce) Presto, entra di qua, nella mia camera! Non temere; ho dato or­dini al servo... (La introduce nervosamente nell'uscio di sinistra che richiude con cura, tirando la tenda. Si avvisa poi alla comune e grida con ira): Chi è?

Servo                             - (di dentro) Un telegramma!

Guido                            - (furioso) Imbecille! lascialo lì!

Servo                             - E' urgente!.

Guido                            - (si decide ad aprire, strappa il dispaccio di mano al servo, che rimane sull'uscio, tutto mortificato, e lo apre con impazienza rabbio­sa. Dopo un'occhiata, fra se) E' di città. Ah! Spinelli! (Scorre rapidamente con gli occhi, poi scoppia in una risata beffarda) E' partito! Oh, stupido! (Rilegge, sarcastico) Per paura d'una nuova delusione!... Bravo, furbo!... Ma io te la darò a tutti i costi! Sarà lei a chia­marti, quando io sarò lontano! (al servo, sot­tovoce) Tu, prepara tutto per questa notte. Si parte!

Servo                             - (sorpreso) Questa notte?

Guido                            - Sì, c'è un treno alle due del mattino. Bastano le valigie per ora, le solite. Ai baga­gli penseremo dopo.

Srvo                              - Staremo fuori molto?

Guido                            - Si vedrà.

Servo                             - Dove andiamo?

Guido                            - Dove vuole il destino, come sempre! Ora va. Esci, e non tornare che tra due ore! Chiudi a chiave il cancello grande. Hai ca­pito?

Servo                             - (fa cenno di sì col capo, ed esce).

Guido                            - (rimasto solo, spegne tutti i lumi, poi si dirige verso l'uscio della camera dov'e rinchiu­sa Pia A noi, ora!... Ma questa volta non as­sisterò alla fine della commedia!... Poi te la regalo, Spinelli!... E anche per te il fiore si avvizzirà! (Batte con le nocche all'uscio, sol­ levando appena la tenda. Con voce strasci­cata, esageratamente dolce) Amor mio! (Pausa. Con la stessa voce) Sì, sì, è andato!... Siamo soli! (Con forza) Apri!

FINE

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