Un povero ragazzo


UN POVERO RAGAZZO

Commedia in tre atti

di PEPPINO DE FILIPPO

Rappresentata dalla Compagnia De Filippo

PERSONAGGI

EMILIA

Il barone PIETRO SOLBELLI

ANDREA D'ALBINO

MARIA DI LAURO

LUISA

IL COMMENDATORE, marito di Luisa

ANTONIO DERICCIO

Il marchese DI SANTO

L'avvocato CAPPA

ESPOSITO, segretario dell'avvocato Cappa

La signora BIANCHINI e sua figlia

La marchesa DI SANTO

La contessa FIORINI e le figliole

ALBA, cameriera d'Emilia

GIOVANNI, cameriere di Casa Solbelli

FRANCESCO, cameriere di Andrea

ASSUNTA, cameriera

Un altro invitato - Due facchini.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Un salotto elegante in casa del barone Solbelli. Divani, tavote, sedie. Arcata in fondo che fa vedere il passaggio di coloro che attraversano il corridoio che si suppone in fondo alla scena.

(Al levarsi del sipario Alba intenta a disporre delle rose in un vaso. Telefono. Alba corre a rispondere).

Alba - Pronto... Casa Solbelli. S, la signora baronessa in casa. La chiamo subito (poggia il ricevitore sul tavolo e fa per andare).

Emilia - (entrando, ha sentito lultima battuta di Alba) Chi ?

Alba - La signora Cacciotti, signora baronessa...

Emilia - Sempre puntuale, per gli auguri, ogni anno, al mio compleanno. (Al telefono) Buon giorno, mia cara. Grazie, sei molto gentile. S, sto benissimo... Felice, s... Gli anni non contano... Del resto, anche tu porti bene i tuoi quarantun anno (fa un gesto di intenzione verso Alba). Ah, no?... Scusami... Io credevo che tu ne avessi quarantino. Sono solo trentotto... meglio per te... Grazie, grazie. S, ci vedremo domani. (Mette a posto il microfono. Ad Alba) Hai capito? Trentotto, dice... E, gi gli anni passano solo per me...

Alba - Ma la signora baronessa fresca come una rosa.

Emilia - Eh! Se potessi essere pi tranquilla, cara mia. E' tutto in ordine per il ricevimento?

Alba - Tutto, signora baronessa.

Emilia - Che noia! Ma mio marito vuole cos... per lui non c' altro che ricevimenti, gite, riunioni, pranzi, circoli...

(Entra il cameriere Giovanni che porta dei fiori).

Giovanni - Signora baronessa...

Emilia - Ancora rose... (Stacca dai fiori un biglietto e la legge) Luisa... Molto gentile...

- (Entra Luisa dalla comune).

Luisa - Mia cara Emilia, auguri... (Giovanni ed Alba escono).

Emilia - Arrivi proprio insieme con le tue rose. Grazie...

Luisa - Ti piacciono?

Emilia - Tanto...

Luisa - - E il barone? (Siede).

Emilia - Sar al circolo. Il circolo ormai diventato la sua seconda famiglia... E davvero gli costa come una famiglia... Perde sempre, a tutti i giochi. (Siede).

Luisa - E quando andate in crociera?

Emilia - Ma che crociera... Non me ho proprio voglia. Ci sono tante altre cose assai pi importanti che mio marito dovrebbe fare e delle quali non se ne cura.

Luisa - Cose importanti?

Emilia - Non ne parliamo. Mi capisco io. Tu resti a pranzo con noi, naturalmente. (Accende una sigaretta).

Luisa - Grazie. Chi hai invitato?

Emilia - E' tutta gente che conosci, meno D'Albino, mi pare. Ma no, conosci anche lui. E' quel giovanotto che incontrasti qui la settimana scorsa...

Luisa - D'Albino? Non mi ricordo...

Emilia - Come no? Quel giovanotto bruno. Ma come non ti ricordi? Io vi sorpresi qui in salotto, che parlavate animatamente...

Luisa - Ah, s, ricordo. E' un giovanotto distinto, simpatico. Ma perch dici: Vi sorpresi...? Noi parlavamo ingenuamente, della sua carriera diplomatica mi pare. Non v' proprio niente da malignare.

Emilia - Ma no, io ho scherzato. Quantunque... Sai, quando un uomo fa la conoscenza di una bella signora, gli viene subito il desiderio di farle la corte, quasi senza volerlo, per abitudine, per istinto. Se il terreno fertile, adatto, per dire cos, nasce subito quell'invisibile fiorellino rosso a forma di cuore che si chiama amore. Luisa mia, redimi. Niente malignit... Ma gli uomini sono cos...

Luisa - Meno male!

Emilia - E tuo marito ?

Luisa - A momenti verr. Naturalmente anche lui al circolo. I mariti... tutti uguali...

Emilia - Gi, ma il tuo almeno non egoista come il mio. Pietro il campione dell'egoismo. Pensa solo a s. Quando una cosa va bene a lui, pu cadere tutto il mondo. Ma forse meglio avere questo temperamento. Con l'egoismo, uno finisce per infischiarsene di tutte le preoccupazioni... (una pausa)... e anche dei propri doveri.

Luisa - Ma perch lo tratti tanto male? E' cos buono, ti vuole tanto bene.

Emilia - (ironica) S, tanto!... (Campanello, interno). Ecco qui. E' lui.

Luisa - (ridendo) Finalmente. Cos finisci di criticarlo, povero barone.

Emilia - Macch critica e critica! Lui lo sa come io la penso e come lo giudico.

- (Entra il barone Pietro Solbelli).

Pietro - Eccomi qua. (Si avvicina ad Emilia e la bacia sulla fronte) A mia moglie ancora tanti auguri. (Baciando la mano a Luisa) E l'altra met?

Luisa - Quale?

Pietro - Vostro marito, il commendatore.

Luisa - Verr subito.

Pietro - Bravo, bravo. Avete visto mia moglie come sta bene, oggi? Le si darebbero vent'anni.

Luisa - Ma certo. Sta benissimo.

Emilia - (punta sul vivo, a Pietro) Che vuoi dire? Lo sai bene che non mi cambierei con una ragazza di vent'anni.

Pietro - E nemmeno io ti cambierei con una ragazza... Tu lo sai.

- (Frattanto entrato Giovanni con un altro fascio di rose).

Pietro - Ancora fiori...

Emilia - Date a me. (Giovanni esegue e via).

Pietro - Chi li manda?

Emilia - (legge il biglietto che li accompagna) D'Albino...

Pietro - Il padre o il figlio?

Emilia - (disponendo le rose in un vaso) Il figlio.

Pietro - Andrea?

Emilia - S, Andrea.

Pietro - Bravo. Che caro ragazzo! E che belle rose!

Luisa - Veramente belle. A mio marito invece piacciono le ortensie. Ieri ne port a casa un fascio magnifico.

Pietro - Saranno belle, ma a me sono antipatiche, le ortensie. E poi sono di cattivo augurio.

Emilia - E finiscila. Se sapessi queste tue superstizioni come ti diminuiscono!

Pietro - Superstizioni? (A Luisa) Vi assicuro che le ortensie sono di cattivo augurio. Lo sanno tutti.

Emilia - Un uomo serio come tu credi di essere!

Pietro - Prima di risponderti, vorrei sapere una cosa : hai ancora i nervi?

Emilia - Nervi? E da quando ho mostrato di avere i nervi, di essere nervosa, io?

Pietro - Da parecchio, mi pare.

Emilia - (ironica) Sar. Ma io credo che anche questo uno dei tuoi soliti errori.

Pietro - (calmissimo) Soliti?... Vorresti forse far credere che io sbagli spesso e molto?

Emilia - Se sbagli, affar tuo.

Pietro - (un po' infastidito) Emilia mia, perch vogliamo litigare senza ragione? Proprio oggi che sono veramente di buon umore...

Luisa - (a Emilia) Il barone ha ragione, Emilia. (A Pietro, scherzosa) Suvvia, don Pietro, di che stavamo parlando? Ah, di superstizione...

Emilia - Bene. (Ironica) Veramente interessante!

Pietro - Cara mia, io sono stato sempre superstizioso, da che sono nato. E tu prima ti divertivi pure...

Emilia - E adesso non mi diverto pi. (Forte) Mi d ai nervi. Mi pare che basti, adesso. (A Luisa) Figurati che diventata una vera esagerazione. Se per la strada incontra qualcuno che non gli va a genio, subito - (rifacendolo) Emilia, tocca ferro, Emilia, fai le corna. Non ti dico poi se un amico lo complimenta per la sua buona cera. E' uno scongiuro immediato...

Pietro - (ridendo) Ma no...

Emilia - Non lo negare. Ti ho sorpreso io, tante volte, a fare cos con la mano (fa il segno delle corna).

Luisa - (ridendo) Ma vero, don Pietro?

Pietro - Non lo nego. Sono superstizioso...

Luisa - Ma sono idee, pregiudizi, caro don Pietro.

Pietro - . Idee? Pregiudizi? Ognuno ha i suoi. Ma meglio cambiare discorso. (A Emilia) Non ti voglio dare dispiaceri. Dunque... Chi hai invitato, per oggi?

Emilia - (indica Luisa) Lei, col marito, la Di Santo col marito...

Pietro - Il marchese? (Con tono di sorpresa) Di Santo?

Emilia - Per l'orza, mio caro. Ieri mi telefon personalmente. Si pu dire che si invitato da s, con la moglie.

Pietro - (con rabbia) E' naturale, chiaro... Quella civetta sar contenta solo quando mi vedr morto...

Luisa - Quale civetta? Il marchese?...

Pietro - S, il marchese Di Santo. E' una civetta, un uccello di cattivo augurio, un guaio. (Fa con le mani il segno delle corna. A Emilia che lo guarda) S, scusatemi, ma devo fare le corna per forza. Tanto pi che non sono solo io a pensarla cos. Tutti lo sanno... Perfino gli amici del circolo, appena arriva (ripete il gesto delle coma).

Luisa - (ridendo) Veramente?

Pietro - Signora, mi dovete credere. E' una potenza. E iettatore con la patente. Il mese scorso fu capace...

Emilia - Ma finiscila, non dire sciocchezze!

Pietro - E va bene... sono sciocchezze. Anzi, meglio che non ne parliamo pi, se no chi sa mai cosa succeder. Dio ci scampi! (A Emilia) E chi altri hai invitato?

Emilia - Maria di Lauro.

Pietro - Benissimo. E poi?

Emilia - Antonio Dericcio e D'Albino.

Pietro - Andrea?

Emilia - S... Anzi, lo invitasti tu... Siete sempre assieme.

Pietro - E come no? E' tanto un bravo amico. (A Luisa) Un giovanotto veramente simpatico. Ha un avvenire di prim'ordine. (A Emilia) E che programma hai fatto?

Emilia - Come? Che programma? Pranzeremo.

Pietro - Si capisce che pranzeremo. Ma, dicevo, dopo il pranzo che si fa?

Luisa - (a Emilia) Tu ci reciterai delle poesie. No? E' il tuo forte, e ce ne farai ammirare anche qualcuna delle tue.

Pietro - (tra il serio e ironico) La mia poetessa...

Emilia - (con finta indifferenza) Lo sapete che non mi faccio pregare. Se mi sentir in vena...

Pietro - (scherzoso) Sarai in vena certamente. Altrimenti sar costretto io a dire Pia de' Tolomei .

Luisa - Sarebbe veramente interessante.

Emilia - E' tardi. Vado a prepararmi.

Luisa - Ti tengo compagnia. (Si alza. A Pietro) Permesso. (Si avvia con Emilia).

Pietro - Prego. (Trattenendo Emilia, con tono affettuoso) Emilia...

Emilia - Che vuoi?

Pietro - Sei in collera con me?

Emilia - (seccata) No.

Pietro - Bene. Pensa che l'anno venturo, se Dio vorr, la festa del tuo compleanno avr ben altro significato.

Luisa - Perch? Di che si tratta? una sorpresa?

Emilia - Non l'ascoltare, scherza. (A Pietro) Una volta ci tenevo. Adesso non pi, mio caro. Non tengo pi a niente. Ricordatene... A niente. (Via con Emilia).

- (Giovanni attraversa la scena).

Pietro - (a Giovanni) Vieni qui.

Giovanni - Comandi, signor barone.

Pietro - Tutto pronto, di l?

Giovanni - Tutto, signor barone.

Pietro - Senti bene. Quando arriver quello l...

Giovanni - Chi quello l, signor barone?

Pietro - Adesso te lo dico, ma fai prima le corna (esegue).

Giovanni - Le corna?

Pietro - S, s, altrimenti non lo posso nominare. Non le vuoi fare? Peggio per te. Senti, va in cucina e fatti dare un po' di sale... Non poco. Quando (fa il segno) il marchese Di Santo entrer in casa, lo spargerai in terra,sul suo cammino. Cos (fa il gesto di spargere il sale).

Giovanni - Il sale? Dietro al marchese?

Pietro - S, dietro al marchese, senza perderlo di vista un momento.

Giovanni - Per tutto il tempo che sta, qui?

Pietro - Ma no. Solo quando arriva ed entra in casa. (Campanello interno). Anzi, fa un'altra cosa. Portami qui un po' di sale in una carta, che ci penso io, mentre sta qua (fa le corna) il marchese. Puoi andare.

Giovanni - Come comanda il signor barone (via).

- (Entrano Andrea d'Albino e Antonio Dericcio).

Andrea - Caro don Pietro

Pietro - Carissimo Andrea! Caro Dericcio! (Scambio di saluti). Accomodatevi. Emilia sar qui a momenti. (Seggono).

Andrea - (guardando le rose sul tavolo) Le mie rose al posto d'onore...

Pietro - Lo meritavano. (Offre delle sigarette. Antonio accende un cerino ed offre la fiamma al barone e ad Andrea. Poi fa per accendere la sua sigaretta).

Pietro - (spegnendo il cerino) No, in tre no. (Antonio sorride). Voi ridete. C' chi non ci fa caso. Io s.

Antonio - Sempre le stesse idee.

Pietro - Lo stesso uomo, quindi le stesse idee.

Andrea - E la baronessa? Sta bene?

Pietro - Benissimo...

Andrea - Ho domandato perch, l'altra sera, mentre giocavamo a poker , la baronessa disse d non sentirsi bene. Infatti, era un po' pallida...

Pietro - (facendo le coma di nascosto) S. Ma ora sta bene.

Andrea - E' contenta?

Pietro - E perch no? E' contentissima. E vostro padre? Mi dispiace che quest'anno non possa prendere parte alla nostra piccola festa. Salutatemelo tanto e ditegli che speriamo che per la prossima volta...

Andrea - Grazie. Povero pap... quanto vi vuole bene... Anche ieri parlavamo di voi e mi diceva: a Beato lui, quel Pietro. Sempre in gamba, sempre giovane, sempre sano come un pesce .

Pietro - (preoccupato, facendo gli scongiuri) Gi, gi. Gli debbo fare una visita...

Andrea - Gli farete tanto piacere. Lui non lo sa, ma grave. Il medico dice che non c' rimedio...

Pietro - Fate le corna, Andrea... fate le coma, (Giovanni entra dal fondo e si ferma presso l'uscio, mostrando a Pietro una carta). Questi medici sovente non sanno quello che si dicono. (A Giovanni che gli fa dei segni) Che vuoi?

Andrea - Se sapeste che dolore provo nel pensare che tra un mese dovr partire e lasciarlo in quello stato...

Pietro - (a Giovanni che fa sempre dei segni) Che vuoi? Avvicinati. (Ad Andrea) Scusatemi, Andrea.

Giovanni - (si avvicina e gli mostra la cartina. A bassa voce) Il sale, signor barone.

Pietro - Ah, non mi ricordavo pi. Hai fatto bene... (prende la cartina e l'intasca, senza che gli altri due se ne accorgano) Puoi andare. (Giovanni via).

- (Entrano Luisa e Emilia).

Luisa - Buon giorno.

Emilia - Carissimi amici! (Vedendo Andrea, il suo volto si illumina di gioia e gli tende la mano).

Andrea - (baciando la mano) Auguri infiniti.

Antonio - Auguri' infiniti (e le bacia la mano).

Emilia - (ad Andrea) Grazie per le bellissime rose.

Andrea - Mio dovere, baronessa. Mio stretto dovere. (Tutti seggono).

Emilia - (ad Andrea) Siete arrivato in anticipo. Questo mi lusinga molto.

Andrea - Gi... Cio, non mi ricordavo se l'invito era per l'una o per l'una e mezzo. E allora, per non sbagliare... (Antonio gli d un piccolo colpo col gomito).

Pietro - (con ironia) Questa, caro mio, non una risposta da futuro diplomatico, perch avete detto la verit commettendo cos una gaffe enorme, nei riguardi di una signora...

Andrea - Gi, vero... Vi domando scusa.

Pietro - Ma che scuse; queste sono gaffes imperdonabili soprattutto per un giovanotto. Facciamo un'ipotesi, un'ipotesi soltanto... Supponiamo che mia moglie fosse stata segretamente innamorata di voi...

Andrea - Ma, caro barone, cosa dite mai?

Pietro - Ho detto: supponiamo. E' un'ipotesi. Dunque, questa signora vi dice: Siete in anticipo. Ci mi lusinga molto. Allora i casi sono due: o non siete anche voi innamorato di lei, e allora dovete rispondere, da perfetto diplomatico : Desideravo, ignora, porgervi per primo il mio saluto . L'altro caso: anche voi siete innamorato, e allora dovete dire: Ero convinto, cara, che anticipando la mia presenza qui, il vostro cuore ne avrebbe gioito . Ma siccome Emilia non la signora che ho messo in questione, e voi tanto meno il giovanotto di cui parlavo, mia moglie vi perdoner la mancanza di diplomazia, apprezzando la vostra sincerit.

Andrea - (ridendo) Accetto la lezione.

Luisa - Lezione meritata.

Andrea - Meritatissima. (A Emilia) Mi avete perdonato?

Emilia - Ma certamente.

Pietro - Non Una lezione, Andrea. Ho scherzato. Intanto, nell'attesa, propongo un vermut, un aperitivo. (A Luisa) Venite, signora?

Luisa - Volentieri. (Si alza) Emilia, vieni?

Emilia - (ad Andrea) Un vermut? (Esce con Pietro e Luisa).

Antonio - (trattenendo Andrea) Hai visto? Non come ti dicevo?

Andrea - Che cosa?

Antonio - Ma come? Sei cieco? La baronessa...

Andrea - Antonio, ti prego, non scherzare. Ogni tanto fai una scoperta.

(Mentre i due continuano a parlare sottovoce, non si avvedono che il marchese Di Santo attraversa la scena, da destra a sinistra, seguito dal cameriere Giovanni che sparge sale dietro i suoi passi).

Antonio - Ma come, non ti sei accorto come ti guarda? Con tenerezza, con amore. Non ti sei accorto che quando ti parla diventa pallida?

Andrea - (ingenuo) Veramente? Ma tu stai costruendo un vero romanzo.

Antonio - Ma che romanzo! Sei cieco, cieco ti dico.

Andrea - Ma no, Antonio, tu ti sbagli. La baronessa una donna onestissima. Ed io non mi sono accorto di niente, di niente, mai. Poi tra un mese devo partire e non voglio complicazioni.

- (Attraversano la scena, in fondo, tal signora Bianchini con la figlia, la contessa Fiorini e un altro invitato. Scambiano saluti, attraversando la scena, con Andrea e Antonio).

Antonio - (continuando il discorso) Gi, non ti sei accorto di niente; ma mi dici perch le hai mandato le rose?

Andrea - Per cortesia. E poi (indicando gli altri fiori) non sono stato il solo.

- (Entra Maria di Lauro).

Maria - Buongiorno. Si pu prendere parte ai vostri discorsi ?

Antonio - Oh, signorina Maria. Voi siete sempre la benvenuta.

Maria - Arrivo in ritardo, perch ho dovuto aspettare che rientrasse mia zia. (Ad Andrea) E voi? Ve ne state l, senza parlare?

Andrea - (complimentoso) Vi ammiravo in silenzio, signorina Maria.

Maria - (ridendo) Strano... Pare invece che non v'interessiate mai di niente...

Andrea - Pare, signorina Maria, pare. Io...

Maria - Voi?

Andrea - Io che...? (Timidamente) Niente...

Maria - Sempre lo stesso, voi. Sempre timido. Sapete che vi ho dato un soprannome?

Andrea - Un soprannome? A me?

Maria - S; ma spero che non vi offenderete...

Andrea - Che soprannome?

Maria - La mammoletta.

Antonio - (ridendo) La mammoletta... Ah, che...

Maria - (ad Andrea) Vi siete offeso? Io scherzo...

Andrea - Scherzate, scherzate pure

Maria - Ma intanto non vi siete accorto di una cosa.

Andrea - Che cosa?

Maria - (con disappunto) Siete proprio debole di memoria. Non vi siete accorto che ho messo lo stesso vestito di sabato scorso?

Andrea - Sabato scorso?

Maria - S, quando siamo andati a Ischia, con Emilia e don Pietro. Non vi ricordate?

Andrea - S, mi ricordo. (Candidamente) E allora?

Maria - (sconcertata) Ma come? Non mi diceste: Siete adorabile, con questo vestito?

Andrea - Ah, s, sicuro. Ricordo. (Impacciato) E lo avete indossato oggi, per me?

Maria - (civettuola) Sicuro.

Andrea - (sempre pi impacciato) Ma brava... grazie...

Maria - (irritata) Ho scherzato. S, ho messo questo perch la sarta non ha fatto in tempo a consegnarmi un nuovo vestito. Ecco perch...

Andrea - E allora perch non cambiate sarta?

Maria - Lo far, cambier sarta. (Ironica) Gambiere sarta... e tutto.

- (Vengono dal fondo Luisa, Emilia e gli altri invitati).

Luisa - (ad Emilia) EccoAndrea qua. (A Maria) Cara Maria...

Emilia - (a Maria) Mia cara. (A Luisa) Ma io non cercavo Andrea. Volevo sapere dove si trova Pietro.

Andrea - Non saprei, baronessa!

- (Rumore interno di un oggetto che va in frantumi).

Emilia - Dio mio, che succede?

- (Dal fondo, a sinistra, Pietro, seguito dal marchese Di Santo).

Pietro - (al marchese) Ve lo avevo detto, io, caro marchese? (A Emilia) E l'avevo detto anche a te. Sei contenta, ora? Si rotto il pi bel piatto' della collezione... un vecchio Capodimonte...

Di Santo - Che peccato!

Pietro - (acceso) Peccato un corno, caro marchese. Il vostro vandalismo, vandalismo malvagio.

Di Santo - (guardandosi intorno, con calma) Lo vedete? Adesso se la piglia con me. Che c'entro, io?

Pietro - Sono stato io, forse? (Prende il marchese per il bavero della giacca) Io?

Di Santo - E che c'? Che vi prende? Per vostra regola, il piatto era appoggiato su quella specie di mensoletta. Signori miei, una mensoletta piccola cos, per un piatto cos grande. Voi, poi, passando, l'avete urtato con il braccio.

Pietro - Ma quand' che l'ho urtato con il braccio? Proprio mentre voi dicevate: State attento, quel piatto potrebbe cadere... .

Di Santo - (agli altri) Lo vedete com'?

Pietro - Ma com', chi? Che cosa? Siete il solito... invadente. E poi vi rammaricate che tutti si tengano lontani da voi...

D Santo - Barone, vi rendete conto di quello che dite?

Pietro - Perfettamente, caro marchese. Perfettamente. Querelatemi, sfidatemi a duello. Lo potete mettere in dubbio che siete iettatore?

Di Santo - (meravigliato, ridendo) Iettatore, io? Io?

Emilia - (intervenendo) Luisa, marchese, non date retta, uno scherzo.

Pietro - Macch scherzo! Queste sono cose serie.

Emilia - Pietro, il piatto si aggiuster: finiamola.

D Santo - Ecco, si aggiuster. Del resto, se volete, ve lo pago.

Pietro - E' facile a dirsi. Come se costasse un soldo!

D Santo - Si pu incollare:.se volete, me ne interesso io stesso.

Pietro - Per l'amor di Dio. Non v'incomodate...

Maria - Barone, non vi voglio vedere in collera. Venite con me (gli prende il braccio). Quanto siete nervoso, non mi siete affatto simpatico!

Pietro - (calmo) Cara Maria, bisogna scusarmi. Era un piatto di' valore - ed era anche un ricordo di famiglia... (Maria e Pietro si avviano verso il fondo).

D Santo - ( Pietro) Dove andate?

Pietro - (inciampa, sta per cadere, e allora dice subito con rabbia) Vado di l con la signorina. Fatemi il favore, caro marchese, non parlate. (Esce con Maria).

Di Santo - (agli altri) Mio Dio, che caratteraccio. Si rompe un piatto e se la piglia con me. (Via, chiacchierando con gli altri. Restano soli in scena Emilia e Andrea).

Emilia - Andrea, volevo domandarvi...

Andrea - Dite, baronessa.

Andrea - (in tono malizioso) Le prove? Con chi? Con voi?

Emilia - Con me? E che c'entro io? (Ride). Con un tipo che vi possa interessare. Come faccio a sapere se v'interesso o no?

Andrea - Voi? Ma voi siete tutt'altra cosa.

Emilia - Che volete dire? (Con apprensione). Non vi piaccio forse?

Andrea - Tutt'altro... Voi...

Emilia - (con ansia) Io?

Andrea - Nessuna donna pi interessante di voi.

Emilia - (soddisfatta e commossa) Non mi avete mai fatto un complimento cos grazioso.

Andrea - (confuso) Gi. (Poi, per cambiare discorso, come chi non voglia continuare sullargomento, prende dal tavolo un libro e lo mostra ad Emilia) Poesie...

Emilia - E' il libro che mi donaste voi... C' anche la dedica.

Andrea - Gi. Ve lo donai perch amate tanto le poesie...

Emilia - ... e perch mi diceste che ve n' una che vi piace tanto: Rose di marzo.

Andrea - Gi... Rose di marzo...

Emilia - ... ed io l'ho imparata a memoria, pensando a voi. Ascoltatela: Ricordate? Moriva nel crepuscolo - freddo, un po' triste di marzo. Sulle cose era un velo sottil come di lacrime - ma fiorivan le rose! - Parlavamo d'amor. Beffardi e scettici, - dicendo amare cose, crudelmente, - ed io sentivo in voi l'estremo fingere, - voi pensavate: ei mente! Parlavamo d'amor. Ma il riso cinico - si spense in noi, quasi da un soffio tocchi; - voi vi stringeste a me, presa da un brivido; - io vi baciai sugli occhi! Ricordate? Era intorno alto il silenzio - e una nebbia pesava sulle cose come un velario che scendesse placido - su quelle morte rose!... .

Andrea - Siete adorabile.

Emilia - Avete detto: adorabile. Grazie. Voglio regalarvi una rosa... una delle vostre rose... (fa per togliere una rosa dal fascio).

Andrea - (trattenendola con galanteria) Faccio io, vi prego (fa per staccare una rosa dallo stelo, ma si punge) Ahi!...

Emilia - (premurosa) - Vi siete fatto male?

Andrea - No.

Emilia - (con dolcezza, poeticamente) Dono che punge, amore ti giunge.

Andrea - Gi. (Cerca di staccare la rosa dallo stelo, Emilia lo aiuta. Ora le loro mani si toccano, mentre Emilia fissa il suo sguardo appassionato in quello di Andrea. Questi stacca la rosa e la porga ad Emilia).

Emilia - (prende il fiore, lo porta alle labbra e dice quasi con un fil di voce) Che dolce profumo! (Poi d il fiore ad Andrea). Per mio ricordo, Andrea.

Andrea - Grazie, baronessa (prende la rosa),

Emilia - (che tiene ancora stretta fra le sue la mano di Andrea, che mal sopporta il dolore causatogli dalla spina della rosa, gli dice piano con effusione) Chiamatemi

Emilia, Andrea. Andrea - (sconcertato) Va bene... (Vocio interno, dalla sinistra).

Emilia - (staccandosi da Andrea e cercando di assumere un atteggiamento naturale e indifferente) Vi prego...

Di Santo - (dal fondo) Eccola qua, la nostra baronessa. (Lo seguono Luisa, Maria, Pietro, Antonio e gli altri invitati).

Emilia - Quando partirete?

Andrea - Tra un mese, spero.

Emilia - Spero ? Cio, non siete sicuro? E allora la vostra innamorata, se l'avete, pu ancora nutrire qualche speranza...

Andrea - No. Prima di tutto perch non ho innamorata. E poi la mia partenza sicurissima.

Emilia - Come lo dite! Siete proprie cos felice di partire? Tanto ci tenete a lasciarci?

Andrea - Lasciarvi? Che dite mai? Ma si tratta del mio avvenire...

Emilia - (con civetteria) Ma tome? Non avete niente, proprio niente che vi trattenga qui, che vi faccia desiderare di non partire?

Andrea - Niente, finora. Niente.

Emilia - (c. s.) Solo finora? Meno male.

- (Pausa. Si sentono dall'interno rumori di conversazioni e risate).

Andrea - Si divertono. (Passa a sinistra di Emilia con fare impacciato).

Emilia - Al contrario di noi, credo.

Andrea - E perch? Vi annoiate, forse?

Emilia - (con un'occhiata languida) Io no, anzi! Preferisco la solitudine alla compagnia di tanta gente. Tutti bravi amici, ma io preferisco la solitudine. E poi non sono sola.

Andrea - (impacciato) Gi.

Emilia - E voi?

Andrea - Io? Ah, s, ho capito. Ecco: io quando sono in compagnia preferisco la compagnia...

Emilia - (ridendo) ...e quando siete solo preferite la solitudine (ride).

Andrea - Mi sono confuso. Veramente io non ho preferenze.

- (Una pausa).

Emilia - Perch non sedete?

Andrea - Subito. (Siede).

Emilia - O preferite andare di l, con gli altri? (Andrea si alza). Volete andare di l?

Andrea - (siede) No. Qui sto' benissimo, in vostra compagnia.

Emilia - Ah, non avete paura?

Andrea - Paura di che? Di voi? Non la volta che siamo soli, insieme.

Emilia - Gi... Dicevo: paura del marito o mante, supposto che io ne abbia uno.

Andrea - In questo caso dovrei aver paura di don Pietro.

Emilia - Ma Pietre non geloso.

Andrea - E' troppo sicuro di voi, del vostro affetto.

Emilia - Gi, del mio affetto (lo guarda teneramente).

Andrea - (confuso da quello sguardo, dopo una pausa) Mi guardate in un certo modo...

Emilia - (c. s.) Io?

Andrea - Non se, mi mettete quasi soggezione. E' strano.

Emilia - (c. s.) Io? E perch? Siete voi che, non so, mi sembrate tanto timido... ed oggi pi che mai.

Andrea - Timido, vero, lo sono... Chiss che pensate di me...

Emilia - E che devo pensare? Proprio questo.

Andrea - Mi giudicate proprio tanto timido?

Emilia - Per quello che mi consta... io... non saprei... occorrerebbero delle prove... (ride maliziosamente).

Andrea - (impacciatissimo, con la mano dolorante, tenta di assumere un atteggiamento disinvolto, nascondendo la rosa in tasca) La baronessa mi faceva gustare una sua deliziosa poesia...

Pietro - Ve lo avevo detto, io... Emilia certamente sta declamando versi, e il povero Andrea...

Andrea - Ma per me stato un onore, un piacere...

Emilia - (ad Andrea, con un sorriso) Grazie. (A Pietro) Tu, poi, sei sempre gentile...

Di Santo - (od! Andrea) Quale poesia vi ha fatto sentire?

Andrea - (sempre pi impacciato, non risponde).

Maria - Dopo pranzo, la ripeterai per noi...

Emilia - Certamente. (Via con Luisa e Antonio, pel fondo a sinistra).

Maria - (ad Andrea, ironica) E voi sarete costretto a riascoltarla. (Via pel fondo a sinistra).

Andrea - Sar ben lieto.

Di Santo - Giustissimo. Non vi sentirete male per questo... (Via per il fondo, a sinistra).

Pietro - (ad Andrea) Andrea, avete sentito? Fate le corna (fa il gesto con la mano, come per invitare a imitarlo). Fate le corna.

Andrea - (distratto, equivocando sulle parole di Pietro) Io?

Pietro - S, voi, s. Non lo avete sentito? Fate le corna.

Andrea - (c. s.) Io? Le corna?... Le debbo fare?

Pietro - Vi consiglio di s. Sono proprio necessarie.

(Mentre Pietro si allontana per il fondo a sinistra e Andrea rimane solo, sempre pi sconcertato, cala la tela).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

QUADRO PRIMO

Un elegante salotto nell'appartamentino da scapolo di Andrea. Tendaggi, divano, poltrone. Telefono sul tavolo.

(All'alzarsi del sipario, Andrea in scena, solo).

Francesco - (cameriere, entrando dal fondo a sinistra) Tutto pronto.

Andrea - Avete chiuso tutto?

Francesco - Ho lasciato fuori solo quello che pu essere necessario al signore per due giorni.

Andrea - Stasera farete partire tutto. Per questi due giorni che ancora sar a Napoli, baster un pigiama, un po' di biancheria. Fate una valigia e portatela a casa di mio padre. Dormir l, questi ultimi due giorni.

Francesco - Benissimo, signore (fa per andare) Ah, dimenticavo. Ha telefonato la signorina Di Lauro, l'amica della signora baronessa Solbelli...

Andrea - Quando?

Francesco - Circa un'ora fa. Anzi, ha telefonato due volte. Voleva parlarvi. Ha detto che ritelefoner.

Andrea - Va bene, andate. (Francesco via per il fondo. Squillo di telefono).

Andrea - Pronto. Oh, buongiorno, signorina Maria. Dove? A Sorrento? Tra un'ora non possibile. Non posso, proprio non posso. Sono gi la undici, quasi, e ho un appuntamento... D'affari, s, d'affari... vi giuro. Ecco... facciamo cos... Verso l'una... vi raggiunger a Sorrento. S... s... Arrivederci (riattacca il ricevitore).

- (Entra Antonio Dericcio).

Antonio - Caro don Giovanni!

Andrea - (ridendo) Mio caro Casanova. Come va?

Antonio - (siede) Non c' male, non c' male...

Andrea - Mi devi dire qualche osa?

Antonio - No, cio s. (Guardandosi intorno) Fiori profumi... Vuoi o non vuoi, io ti debbo dire una cosa... Tronca subito.

Andrea - Tronca subito? E che vuoi dire?

Antonio - Tu mi capisci. Tronca subito, ti ripeto. Ormai la cosa comincia a essere pericolosa. Con le donne a quella et non si pu mai sapere. Sono gli ultimi bagliori...

Andrea - Tra due giorni tutto sar finito. (Prende una lettera dal tavolo) Ecco la comunicazione del Ministero. E' arrivata stamane. Dopodomani, partenza per l'Australia. Gi sono pronti i bagagli.

Antonio - Ah! E con lei, come fai?

Andrea - Come? Come faccio? Ho fatto tanto per riuscire: adesso devo pensare solo a me. Ho un piano meraviglioso. (Guarda lorologio). Anzi, fammi il favore, vattene.

Antonio - (ridendo) Mi metti alla porta? Se sono qui da cinque minuti appena!

Andrea - Gi. Ma ecco... Sai, quella signora deve venire alle undici... Ed puntuale. Non voglia Dio che ti trovi qui. Perch quella non bussa nemmeno. Si fatta pure la chiave.

Antonio - E allora ti lascio libero... Adorabile Romeo... E buon divertimento. M'informerai, spero?

Andrea - Certo... Ci vedremo stasera... (Antonio via).

- (Andrea, rimasto solo, suona un campanello. Entra Francesco).

Francesco - Comandi.

Andrea - L'ora esatta.

Francesco - Le undici meno due minuti, signore.

Andrea - Potete andare. Siete libero fino a stasera.

- (Francesco via. Andrea cammina un po' agitato per Ut scena, siede, si rialza, accende una sigaretta. Un orologio interno comincia a suonare chiaramente le ore. All'undicesima colpo, appare Emilia).

Emilia - Eccomi a te, amore mio.

Andrea - (baciandole la mano) Puntualissima, come sempre. (Si baciano).

Emilia - (lo attira verso un divano) Siedi vicino a me, tesoro mio caro. Bravo, cos, vicino vicino. Come ti amo, come sono sempre ansiosa di vederti. Ansiosa come il primo giorno. Dammi una sigaretta. (Dopo che Andrea ha acceso la sigaretta). Eccomi qui da te, per la ventesima volta.

Andrea - Le hai contate?

Emilia - E come no? Non sono questi i momenti pi belli della mia vita... anzi della nostra vita? Mi sembra di avere un'altra volta quindici anni. Amavo la vita allora, come adesso amo te. Amore vuol dire felicit. Perci sono oggi felice come allora. E tu? Non sei felice?

Andrea - (esitante) E ne puoi dubitare? Felicissimo!

Emilia - E vuoi bene solo a me, solo a me, no? Gi, perch vorresti ingannarmi? Non mi hai baciato, la prima volta, con la stessa mia febbre, con la mia stessa passione?

Andrea - Ma certo, ma certo. (Come per cambiar discorso) E il barone?

Emilia - Che c'entra mio marito, adesso? Perch me ne parli? Io cerco sempre di scacciarlo dal mio pensiero, perch non lo contamini con la sua presenza. Cerco sempre di cacciare il suo ricordo dal mio cuore, perch non macchi la purezza del nostro amore, circondato da un'aureola di poesia. Andrea, Andrea... tu mi conosci. Sono troppo sensibile... non sono una donna superficiale. Sono tutta tua, tutta, tutta...

Andrea - E' vero. (Con falso trasporto di passione) Mia, mia! (Con aria tristo) Ma la felicit, ahim, inafferrabile... (si commuove e gira la testa come per nascondere una lagrima).

Emilia - Inafferrabile? Ti sbagli... Io sono qui, tutta tua. E tu mi ami, mi adori. Non vero? Guardami, Andrea. Ma perch ti volgi di l? Perch non mi guardi?

Andrea - (che si bagnato gli occhi con un po' di saliva) Ma no... lasciami Emilia... Lasciami. Ah, come sono infelice!

Emilia - Ma tu piangi! Anima! Andrea mio!

Andrea - Come sono infelice, Emilia! (scoppia in singhiozzi).

Emilia - Tu mi spaventi! Che accade, Andrea mio?

Andrea - Che momento terribile! Ti amo, ti adoro... Eppure, pensando al nostro amore, mi si spezza il cuore. Sono un vile, non devo piangere... (Pi forte) Che mi si lasci piangere, per piet.

Emilia - Anima mia, dimmi...

Andrea - Che devo dirti? Guarda che terribile destino - (le d la lettera). Guarda. E' la comunicazione del Ministero. E' il risultato del concorso. Dopodomani devo partire.

Emilia - Per dove?

Andrea - (drammatico) Per terre lontane... Per l'Australia.

Emilia - (dopo una breve pausa, con tono tragico) L'Australia!... Dopodomani!...

Andrea - Gi... E' fatale...

Emilia - E che farai? Che hai deciso?

Andrea - (fingendo una grande commozione) E me lo domandi? Devo andare. Se io rinunciassi alla mia carriera, mio padre ne morirebbe. Ma come far a vivere lontano da te? Solo la sicurezza del tuo amore, la speranza del ritorno possono essermi di sollievo. Che tristezza, che tristezza. Io ne morir! (piange).

Emilia - (carezzandolo e parlandogli piano, come a un bambino) No, non cos, non cos, Andrea. Non ti ho mai visto piangere e non voglio che tu pianga. Coraggio. Per il tuo bene necessario che tu parta.

Andrea - (con falso tono di dolore, ma felice in se) E poi consigliarmelo tu, Emilia? Tu vuoi strapparmi il cuore. No, non partir.

Emilia - (decisa) Tu partirai.

Andrea - No, non posso, impossibile.

Emilia - Tu partirai! (Decisa) E' necessario che tu parta. (Andrea ostenta un atteggiamento di vittima). Devi, lo devi. (Passeggia per la scena, nervosa, eccitata, mentre Andrea appare accasciato sul divano). E' necessaria una grande risoluzione, Andrea. Parti. (Piccola pausa). Io ti seguir...

Andrea - (balzando dal divano) Eh? Che hai detto?

Emilia - Ti seguir...

Andrea - (risiede siti divano) Dove? Dove vuoi seguirmi?

Emilia - In Australia. Ho deciso. Abbandoner tutto e tutti, per la nostra felicit. Parto con te, amore mio.

Andrea - Emilia! Ma tu vaneggi. Non pensi allo scandalo!..

Emilia - Pu mai uno scandalo valere quanto una felicit?

Andrea - Gi, certo. (E' assai impacciato) Ma rifletti, ragiona. E5 necessario salvare le apparenze, per te, per il tuo nome...

Emilia - Non pensare a me. Posso agire cos. Ho deciso. Ti amo tanto, tu mi ami... Perch soffrire?

Andrea - (deciso) Questa follia... E io non posso permetterti di essere folle fino a questo punto. Che sciocchezze...

Emilia - (delusa, lo guarda. Poi in tono severo) Non sono sciocchezze. Sono le conseguenze di un grande amore. Sono le gioie e le speranze di chi ha tutto donato, di chi senza timore venuta da te, ogni volta pi innamorata, pi ardente...

Andrea - (confuso) Gi, vero, ma devi pensare che io...

Emilia - (fredda) Che tu? (lo scruta con lo sguardo).

Andrea - (dopo breve pausa, con decisione) Che io non voglio. Ecco (e la fissa).

Emilia - Non vuoi? Dio, quell'espressione, quel tono... (Il suo volto si contrae, ha un'espressione di muto dolore) Bene!

Andrea - Certo. Tu non comprendi...

Emilia - Temo purtroppo di aver compreso. Ed perci inutile che io ti spieghi tante cose. (Siede, quasi piangendo) E io che credevo di poter essere, un giorno felice, tua... tutta tua...

Andrea - Ma verr, verr quel giorno...

Emilia - Non lo dire. H nostro amore stato tanto breve e poteva durare tutta la vita. Peccato!

Andrea - Ma no, Emilia, non dire cos. Tu sai... (la accarezza). Io sono...

Emilia - Un vile!

Andrea - (offeso) Emilia!

Emilia - (alzandosi e passando all'altro lato della scena) ... un vigliacco... che seduce una povera donna e poi la dimentica, l'abbandona, passato il capriccio. Ecco quello che sei. (Cade su di una poltrona).

Andrea - (tentando di calmarla) Emilia mia, il tuo Andrea non; merita queste parole (l'abbraccia). Comprendimi... (la tiene abbracciata).

- (Dal fondo della scena entra Pietro. E' freddo, calmissimo, ha in mano una chiave).

Pietro - Buongiorno. (Al suono della sua voce, Andrea ed Emilia si sciolgono dall'abbraccio atterrai). Buongiorno. Quel fabbro stato un ottimo maestro... ha copiato (a Emilia) la vostra doppia chiave a perfezione. (Butta la chiave sul tavolo) Tenete... Non mi serve pi. A voi pu essere utile. (Guardandosi intorno) Graziosissima, questa garsonnire . ('Fa per sedere) Permettete?

Andrea - (impacciatissimo) Prego, vi pare.

Pietro - Grazie. Ah, com' soffice! Adattissimo per la circostanza. (Pausa. Ad Andrea) Vorrei sapere da voi una sola cosa. Da quanto tempo siete l'amante di questa signora? (Andrea tace). Rispondetemi, vi prego.

Andrea - Da un mese, mi pare. Trentadue, trentatr giorni.

Pietro - Trentaquattro!

Andrea - (sincero) Con oggi? (Pietro non gli risponde). Gi, con oggi trentaquattro.

Pietro - Proprio come mi hanno riferito. Poco pi di un mese. Ma era necessario un sopraluogo... senza aver troppa fiducia nelle chiacchiere degli amici. E' proprio vero... Non erano chiacchiere. Erano fatti.

Andrea - Ma...

Pietro - (serio e severo) Tacete! (Ironico) Avete saputo scegliere. Non c' che dire. Una donna di classe, di gusti raffinati, poetessa anche. Siete stato fortunato. Forse trentaquattro o trentacinque giorni fa, uscendo di casa, vi siete imbattuto in un gobbo o in un cavallo bianco, col soldato a venti passi da voi. Certo dev'essere stato cos. Io, invece, che ho avuto il dolore di perdere il suo affetto (indica Emilia) evidentemente devo questo dispiacere all'incontro che feci, qualche tempo fa, con un famoso iettatore. Ma, ormai, non c' niente da fare. Tragedie niente. Sarebbe assurdo. Una donna come lei ostinata e irremovibile... Voi, povero diavolo... (Andrea fa per rispondere). Vi ho gi detto di tacere, giovanotto. Tacete. Non valete lo scandalo che ne seguirebbe. Quindi devo limitarmi a non valutare l'accaduto pi di quello che valete tutti e due. Lei pu fare a meno di consigli. La esperienza della sua et le consente di farne a meno. Il fatto mi dimostra che non mi appartenuta mai, che non ha mai voluto appartenermi...

Emilia - (scattando) Come osi dire questo?

Pietro - (deciso) Non ti permetto di aggiungere altro, in mia presenza, perch, ora come ora, potrei uccidervi tutti e due (mostra una rivoltella). Taci! (Ad Andrea) A voi poi credo di poter dire, con esattezza approssimativa, quanto questa relazione potr durare. Non molto, a conti fatti. (Cava un taccuino) Finanziariamente state maluccio. Vostro padre vi d mille lire al mese, vi paga questa casa, e basta. Sei mesi or sono ereditaste da vostra zia circa trentamila lire. Ve ne restano, press'a poco, oggi, ventimila. Non vi piace lavorare, perci non c' speranza che possiate guadagnare del danaro. Non vi resta che aspettare la morte di vostro padre... fra cento anni... spero. Quindi, poche risorse, le vostre. Lei (indica Emilia) non ha niente, all'infuori dei gioielli che ha indosso... di un valore relativo... E poi, come si vende adesso! Concludendo: al massimo vi restano quattro mesi, mettiamo cinque, di vita comoda, passati i quali comincer il mio divertimento. E credo che il mio gusto sar tanto da ripagarmi a usura della malignit dei conoscenti che ora mi considerano un povero cornuto, incapace di farsi ragione, cavallerescamente o volgarmente. Niente, niente di tutto questo. La mia vendetta sar assai pi sottile, pi raffinata. Assister, giorno per giorno, serenamente, alla vostra rovina, mio caro. Perch, non lo dimenticate, per tutti voi siete l'amante della baronessa Solbelli e non di una donna qualunque. Si pu abbandonare una donna qualunque, sia maritata o no, senza troppo preoccuparsi se essa resti priva del marito e dell'amante... Ma la baronessa Solbelli no. Il 6uo nome deve essere per voi un continuo pensiero di responsabilit. Del suo nome, pi che della sua persona. Ripeto: pi che della sua persona. (Ad Emilia) Non vero, Emilia? (Emilia tace). Il suo silenzio vale come una risposta. (Ad Andrea) Vedete? E' tanto d'accordo con me, da non avere nemmeno la forza di rispondere. Vi ama molto... siatene contento. Quanto a me, partir domani stesso per un lungo viaggio. Eh s. Mi debbo distrarre un poco...

Andrea - Io...

Pietro - Voi...?

Andrea - Io sono un galantuomo... e...

Pietro - (continuando) ...e sapete i doveri che s'impongono a un galantuomo verso una donna come Emilia. Molto bene, molto bene. Vi auguro di non pentirvi mai del passo che avete fatto, di volerle bene. E sempre per amore, mai per rimorso. Mi spiego? E ricordate, giovanotto: tra dieci anni, voi ne avrete trentacinque e la signora toccher i cinquantuno... Arrivederci.

- (Pietro esce. Andrea, avvilito, va a sedere su di un divano. Emilia, sconvolta, ma soddisfatta e felice, gli siede vicino e gli poggia il capo sulla spalla, come per cercarvi rifugio e protezione).

QUADRO SECONDO

Un salotto stile 900, non lussuoso, ma lindo e pulito. Alla parete di fronte, visibilissimo, un telefono a muro.

(Maria di Lauro seduta accanto a un tavolino, a destra della scena. Entra Assunta, cameriera, in abito nero e grembiule bianco).

Assunta - La signora viene subito. (Via a destra).

- (Entra Emilia, dalla destra).

Emilia - Finalmente, Maria cara, ti sei fatta viva! Che piacere di rivederti, dopo tanti giorni...

Maria - Scusami, Emilia cara, ho avuto tanto da fare, in questi giorni. Non te ne avere a male. Tu sai quanto ti voglio bene. (Una pausa). E Andrea?...

Emilia - E' uscito subito dopo pranzo, ma credo che torni presto. Speriamo bene. Che brutto periodo, Maria mia ! Andrea quasi mai mi parla delle sue cose, ma credo che ancora non possa risolvere niente. Forse tace per non darmi dispiaceri. Ma tanto nervoso Da tre mesi non si vede una via d'uscita. Tutti contro di noi.

Maria - Che vuoi farci? Del resto, dovevate aspettar-velo. Uno scandalo simile, per un giovane che aspira a una carriera tanto delicata come quella diplomatica...

Emilia - Non hanno avuto nessuna piet. Per una settimana hanno tempestato il Ministero di lettere anonime, tanto che quando Andrea, un giorno prima della partenza per l'Australia, aveva deciso di condurmi con s, ricevette l'ordine di non muoversi, di aspettare ordini, in attesa di chiarimenti sul suo conto, sulla sua vita, sulle sue relazioni. E si aspetta ancora, ma senza speranza, ormai. Solo qualche raccomandazione fortissima potrebbe salvarci. Ma... (Cambiando discorso) E tu? Come stai? Perch non ti sei fatta pi viva? Ci abbandoni anche tu?

Maria - Io?... No... ma... senti, voglio essere sincera. Io non lo vedo volentieri, Andrea.

Emilia - E perch?

Maria - Perch ti voglio bene. E se tu oggi sei lontana dalla tua casa, fuori dal tuo mondo, per colpa sua. E poi (guardandosi intorno) anche il pensiero che tu viva cos, senza le comodit cui eri avvezza-.

Emilia - Ma io ne sono felice. Te lo giuro, non rimpiango niente, niente. Vorrei solo che Andrea trovasse una sistemazione... Non per me, no, ma per non vedere lui cos preoccupato. E' solo per lui che mi vedi in ansia... Per me, no. Io sono felice. Ma lui?...

Maria - E che tu temi di lui? Se con te, se ti ha sacrificato tutto, quale prova migliore del suo amore?

Emilia - Andrea un galantuomo, un galantuomo vero. Per lui chi sono, io? L'ex moglie del barone Solbelli. E allora non pu considerarmi come una donna qualunque: sacrifica tutto per salvare il suo onore, la sua dignit, il suo nome.

Maria - Povera Emilia! Nemmeno del suo amore sei sicura. E allora?

Emilia - Ma ne sono sicura del suo amore, e questo per me tutto. Questo mi d la forza di aspettare, di sperare almeno!

- (Campanello interno).

Maria - Come vorrei vederti veramente felice...

- (Entra Assunta dal fondo).

Assunta - Signora, c' il signor Cuomo.

Maria - Cuomo? Il gioielliere?

Emilia - S. Poi ti dir. (Ad Assunta) Fallo passare nel salottino. Vengo subito. (Assunta via) S, il gioielliere. (A Maria) Gli ho dato incarico di vendere un anello, quello col solitario. Mi occorre un po' di denaro, e non voglio essere di peso ad Andrea.

Maria - Peccato. (Si alza). Ti lascio, Emilia. Verr a vederti tra qualche giorno,

Emilia - Verrai, non vero? Non mi abbandonerai anche tu.

Maria - (freddissima) Appena avr tempo. Arrivederci.

Emilia - Addio, Maria, Io vado di l. (Esce a destra).

- (Maria si avvia verso il fondo. Poi si ferma, cava dalla borsetta un ncessaire di tartaruga, lo apre, si guarda, nello specchietto, d un'aggiustatina al cappello. Mentre si avvia versa luscita, si incontra con Antonio).

Antonio - Oh, signorina Maria...

Maria - Voi?

Antonio - S. Ho accompagnato Andrea. (Ad Andrea che entra) Andrea, vedi chi c' qui? C' la signorina Maria.

Andrea - Buona sera, signorina. Finalmente! Da tanto tempo non vi vedo!

Maria - Veramente v'interessa vedermi? Non me ne ero mai accorta.

Andrea - Ma sicuro! Non siamo dei buoni amici?

Maria - Altro che! (Ironica) Sempre buoni amici.

Antonio - (galante) E i vostri amori come vanno, signorina Maria?

Maria - I miei amori? Io non ho amori, per vostra regola. Non posso averne facilmente. Non ho dote, sono orfana... Non ho che una vecchia zia che pensa a me. Chi volete che possa interessarsi di me? (Ironica) Non sono nemmeno maritata... Come vedete, non posso interessare nessuno, neanche da questo lato.

Andrea - (fingendo di non aver capito) Gi... (Siede, mortificato, poco lontano).

Antonio - Nessuno? Io, per esempio, non la penso cosi. Forse siete voi che avete troppe pretese, che siete di gusto difficile...

Maria - Vi sbagliate. Io cerco solo un po' di affetto e niente altro. A rivederci, Antonio.

Antonio - Gi ve ne andate?

Maria - A rivederci (gli tende la mano).

Antonio - A rivederci.

Maria - (va verso Andrea) Buonasera. (Andrea, distratto e preoccupato, non risponde). A rivederci, Andrea.

Antonio - Andrea, la signorina ti sta salutando.

Andrea - (si leva con premura, tende la mano a Maria) Scusatemi, ero distratto. A rivederci (le tende la mano).

Maria - (lo guarda, non gli d la mano) Addio. (Esce per il fondo).

Antonio - (seguendola con lo sguardo) Che bella ragazza!(Andrea non risponde). Andrea, svegliati, sto parlando con te. E finiscila... con la malinconia non si ottiene niente. Su col morale, se no peggio.

Andrea - Peggio? Peggio di cos? Ma tu capisci che se nemmeno con quest'ultima raccomandazione mi fanno partire, finita per me. Mio padre, dopo quello che successo, non vuol pi sentire parlare di me. Dice che non mi vuol vedere, che sono uno scapestrato, che ho rinunziato a un avvenire splendido. E ha ragione. Potevo veramente essere felice... (Esaltandosi a questo pensiero) Bella, buona, senza famiglia. Se avessi voluto...

Antonio - Ah, te ne sei accorto? Ha fatto di tutto per fartelo capire...

Andrea - E non ho voluto capire. E ormai non c' pi speranza. E' perduta per me. Sono legato mani e piedi, segregato dal mondo, a Posillipo, in questa casa malinconica. Colpa mia. E non posso nemmeno lagnarmi con qualcuno, nemmeno sfogare un po' del mio dolore. Appena parlo, tutti gli amici, e tu per il primo: E avresti il coraggio di lasciarla... E potresti abbandonarla... Non lo pensare nemmeno... Non bello! . Legato, legato mani e piedi...

- (Entra Emilia dalla destra).

Emilia - (ad Andrea) Sei rientrato da molto? (Ad Antonio) Buona sera, caro amico fedele.

Antonio - Buona sera, signora (le bacia la mano).

Andrea - No, sono rientrato da poco.

Emilia - (conte per scusarsi) Io stavo scrivendo, ili l. (Ad Antonio) Volete un liquore? Un t?

Antonio - . Preferisco il t. Grazie.

Emilia - Lo prenderemo tutti. (Suono un campanello) E' vero, Andrea?

Andrea - S, grazie. (Cammina agitato per la scena).

- (Entra Assunta).

Assunta - (a Emilia) Comandi, signora.

Emilia - Preparate il t. (Assunta via). E cos? (Ad Andrea) Buone notizie?

Andrea - Niente, n buone n cattive. Speriamo che il commendatore Vacchetti faccia qualche cosa. (Ad Antonio) Sono tre giorni che a Roma... Mi promise di darmi subito notizie.

Emilia - E vedrai che lo far... E saranno buone nuove.

Andrea - E' l'ultimo tentativo...

Emilia - E poi?

Andrea - (ad Emilia) - E poi che?-.

Emilia - E poi saremo felici lo stesso. Io ho buone speranze. Lo so, lo so che tu non pensi che a me, non ti preoccupi che per me... Ma non essere inquieto, ti scongiuro. Qualunque sar il nostro destino, il mio affetto per te non muter, non potr mutare... Mai...

Andrea - Lo so. Lo so bene. Lo so fin troppo bene.

Emilia - Perch non ti metti in libert? Ormai Antonio come di famiglia.

Antonio - Ma certo...

Emilia - (premurosa) Ti ho preparato un pigiama, in camera da letto. L'ho stirato io stessa, con le mie mani. Per te sono diventata anche stiratrice. E che stiratrice perfetta! La nostra cameriera non sa far niente... Vuoi andare di l?...

Andrea - Dopo, dopo. Adesso voglio telefonare a casa del commendatore Vacchetti, per sapere se tornato da Roma. Vado a telefonare dal dottore, di fronte...

Antonio - E perch? (Indica il telefono) Non puoi telefonare da qua?

Andrea --------------- - E' guasto (fa segno che stato tagliato). E' guasto. E una settimana che guasto...

Antonio - (che ha capito) Ah...

- (Andrea si avvia verso il fondo. Emilia lo chiama in tono amorevole).

Emilia - Andrea... (Andrea si gira). Che hai, Andrea?

Andrea - Che debbo avere? Niente - niente... (Via dal fondo a destra).

- (Entra Assunta dal fondo a sinistra, che reca due lettere).

Emilia - E' pronto il t?

Assunta - A'momenti, signora. Il portiere ha portato questa carta e questa lettera (consegno e Dia).

Emilia - (apre il foglio e legge) L'anno niillenovecentotrentotto, add... ad istanza del signor... (Porgendo la carta ad Antonio) Che cos' questo?...

Antonio - (dopo un rapido sguardo alla carta) E' un protesto di cambiale per lire duemilacinquecento... Bisogna pagare... Altrimenti... il sequestro...

Emilia - Il sequestro?...

Antonio - Gi, del mobilio. E' il mobiliere che...

Emilia - Non capisco. Andrea deve aver pagato...

Antonio - Certo lui sapr d che si tratta. Adesso che torna...

Emilia - - No. (Prendendo il foglio) Date a me, per il momento. Poi gliene parler io. Ci penso io... pagheremo. Possiamo pagare. Vi prego, non gli dite niente. Oggi gi fin troppo' nervoso.

- (Rientra Andrea dal fondo).

Andrea - Niente, non ancora tornato da Roma. (Vedendo la lettera in mano ad Emilia) Chi , chi ha scritto?

Emilia - Non so, arrivata in questo momento (gli da la lettera).

Andrea - Viene da Roma. (Con gioia) E Vacchetti. (Apre la busta febbrilmente).

Emilia e Antonio - Leggi, leggi.

Andrea - (siede al tavolo, gli altri gli seggono vicino. Andrea legge) Mio caro Andrea, con grande piacere ti comunico che sar fatto, e presto, tutto quello che desideri .

Antonio - Benissimo.

Andrea - Ti prego. (Leggendo) Mi sono interessato del tuo caso come di cosa mia, e ci per l'affetto che ho per te e l'amicizia che mi lega a tuo padre. Sono certo che sarai accontentato. S, l'ordine del Ministero verr prestissimo, forse imminente. Tienti pronto. Sento per il dovere di farti sapere, come semplice portavoce, che faresti bene a sbarazzarti... (si ferma).

Antonio - A sbarazzarti?...

Andrea - (impacciato) A sbarazzarti... di... .

Emilia - (ad Andrea) A sbarazzarti di che cosa? (Andrea non risponde). D a me. (Prende la lettera e legge): Faresti bene a sbarazzarti di quella donna, altrimenti non ti rester pi niente da sperare. Ascolta il mio paterno consiglio. Io non ho fatto altro che riferirti quello che credo di aver chiaramente compreso. Domani sera sar a Napoli: vieni a casa mia e ti spiegher tutto. Pensa al tuo avvenire, caro Andrea. La tua dignit di uomo vale molto pi dell'amore illecito che oggi travaglia la tua esistenza e intralcia il tuo avvenire. Quella egoista sar la tua rovina, se in tempo,non reagisci con forza ed energia. Ti abbraccio. Tuo... . (Porge la lettera ad Andrea. Una pausa).

Assunta - (entra spingendo un piccolo tavolo da t e lo avvicina ad Emilia) Ecco servita.

Emilia - Andate. (Assunta via. Ad Antonio) Col limone?

Antonio - Grazie. Col latte.

Emilia - (ad Andrea) E tu?

Andrea - Grazie. Non ne ho voglia.

Emilia - (dopo aver versato il t nelle tazze) Mi pare che la tua preoccupazione sia esagerata. Sei tu che devi decidere. Io non debbo fare altro che accettare. Una donna che ama veramente, che non egoista, sa bene come deve agire.

Andrea - Perch parli cos?

Emilia - Perch cos. (Ad Antonio) Avete detto col cognac?...

Antonio - No, latte. Preferisco col latte.

Emilia - (ad Andrea, come continuando il discorso interrotto) La mia situazione morale non pi quella di una volta. Sei tu che devi decidere.

Andrea - (scattando) Io? (Contenendosi) Decidere io?

Emilia - Quando si ama veramente, non difficile.

Andrea - Gi, ma diventa difficile quando si parla come parli tu. Insomma, qui il dilemma questo: o io debbo riprendere la mia carriera...

Emilia - E allora io debbo lasciarti...

Andrea - Gi... E' una situazione penosissima.

Emilia - Avvilente, addirittura. Sono contenta che lo riconosci. Rester sola, senza casa, senza stato sociale, abbandonata al mio destino e col dolore della tua lontananza, sperduta come una donna qualunque. Parlami senza scrupoli, Andrea. Sii sincero, dimmi la verit. Se ti senti di poter agire cos, non sar certo io che ti tratterr. Affidati a quello che ti suggerisce la tua coscienza di uomo e di galantuomo, di galantuomo soprattutto. Io mi sento tranquilla e serena, perch ti conosco, perch sono sicura dei tuoi sentimenti. Qualunque cosa tu possa decidere, non l'avrai mai decisa per farmi del male. Sii sincero. E' la verit, questa?

Andrea - (contenendosi) S, la verit. (Ad Antonio) E' vero?

Antonio - (distratto) S, col latte. (Correggendosi) Cio... S, vero.

Andrea - (togliendosi la giacca e ponendola sul divano) Qui tutti diciamo la verit, nessuno escluso. (Emilia suona). Caro Antonio, nella vita necessario saper agire.

Assunta - (dal fondo) Comandi.

Emilia - Il pigiama del signore. (Assunta via).

Andrea - (a Emilia) La verit. Solamente penso che stato perfettamente inutile incomodare un uomo autorevole come il commendatore Vacchetti...

Emilia - Fosti tu. Non dicesti: E' un galantuomo, molto influente? Che potevo fare io? Dirti di no, di non farlo?

Andrea - (sempre contenendosi) Gi, giusto...

- (Rientra Assunta col pigiama).

Emilia - (ad Assunta) Date a me. (Prende il pigiama) Potete andare. (Assunta via).

Andrea - (ad Emilia che l'ha aiutato ad indossare il pigiama) Grazie.

Emilia - (prende la giacca, e si avvia verso destra) Permesso. (Esce). (Una pausa).

Andrea - (va a chiudere la porta per dove uscita Emilia. Poi, ad Antonio) Capisci? Noi siamo sull'orlo della rovina, della miseria, della fame: tra un mese, forse anche meno, saremo costretti a chiedere l'elemosina, lei e io. (Gesti di Antonio). Esagero? No, non esagero. E' proprio cos. E debbo tacere, devo fingere, devo fare il disinvolto, il bene educato. Lo devo fare, perch sono un galantuomo. Perch se al galantuomo pestano un callo, egli non pu protestare, non pu dire, come sarebbe suo diritto: Idiota, cretino!. No. Perch se chi gli pesta un callo domanda scusa, dice pardon , il galantuomo deve fare un sorriso di circostanza, deve dire : Ma vi prego, anzi, scusate voi . Se non risponde cos, passa per un maleducato, per un uomo che non sa vivere nel consorzio umano. (Si accalora, nel parlare, sempre pi) Se un galantuomo, in un salotto, costretto a sorbirsi la romanza di una signora che stona, che ti dilania le budella, egli non pu protestare: anzi, dopo, deve fare i complimenti. E, se no, che galantuomo sarebbe? E tutto questo perch? Perch esiste una civilt, che vuol dire cortesia, buona educazione. E non significa invece che finzione, ipocrisia, falsit. Perci devo camminare con disinvoltura anche quando sono stanco, soffiarmi il naso senza far rumore anche se ho il raffreddore, dire grazie quando vorrei dire: crepa! Devo carezzare quello che vorrei graffiare, ingoiare quello che vorrei sputare. Civilt, mio caro, civilt. Devo sacrificarmi, devo rinunziare a tutto, perch c' di mezzo l'onore, l'orgoglio della baronessa Solbelli. Non si pensa che a lei. E io? Io non conto: io ho solo il dovere di fare il galantuomo. Sono un debole, un imbecille, io. Un debole, s, perch quando quella sciagurata mi parla con la sua aria di vittima pronta al sacrificio, io mi sento fuori di me, disorientato, disarmato. E' tanto umile, paziente, mai uno scatto, mai una parola dura, sempre pronta a nuove rinunzie, per me, solo per me. Cos finisce coll'aver sempre ragione. E io non discuto pi, mi arrendo, mi condanno a restare chiuso, soffocato, prigioniero in una situazione senza uscita, senza scampo, una situazione in cui lei padrona, atteggiandosi a vittima. Non mi dirai che non ha raggiunto il suo scopo, la signora: l'ha avuto l'amore puro, poetico, romantico; l'ha avuto l'amore ideale, l'amore senza una lira (indica il telefono e fa il segno del taglio).

- (Si apre la porta di destra. Andrea tace).

Emilia - (uscendo) Prendi, ti ho portato un fazzoletto e le sigarette.

Andrea - (vorrebbe scattare, urlarle in volto tutta la sua esasperazione, ma si contiene. Prende le sigarette e il fazzoletto) Grazie. (Va a sedere presso il tavolo, a sinistra della scena).

Emilia - (calma) Non ti senti bene?

Andrea - Sto benissimo.

Emilia - (ad Antonio) Ma che successo?

Antonio - (impacciato) Niente.

Andrea - Niente. Non succede mai niente.

Emilia - (notando che Antonio si servito da s il t) Gi, avevo dimenticato il t. Scusatemi, Antonio. Lo avete gi preso?

Antonio - - Ne prendo volentieri un'altra tazza. Col latte...

Emilu - (gli porge una tazza di t) Col latte. (Riempie un'altra tazza e la porge ad Andrea) Prendi, caro, ti far bene. (Andrea prende la tazza e ne sorseggia il contenuto nervosamente, mentre Emilia riempie una tazza di t e la beve. Una pausa. 1 tre si scambiano delle occhiate imbarazzate e interrogative. Cala la tela).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

QUADRO PRIMO

La stessa scena del secondo quadro del secondo atto, ma assolutamente vuota. Vi saranno soltanto tre sedie. Niente quadri alle pareti.

(Al levarsi del sipario, Andrea attraversa nervoso la scena; poco dopo campanello interno. Andrea va ad aprire e rientra con Antonio).

Antonio - Eccomi qua. E la signora?

Andrea - E' uscita.

Antonio - (guardandosi intorno) E i mobili?

Andrea - (sedendo) Sono usciti.

Antonio - (sedendo anche lui) Non hai potuto evitare...?

Andrea - I becchini hanno compiuto il loro dovere. E' stato un'ora fa. E' inutile che io ti racconti. Emilia avvilitissima. Che figura brutta, anche per le conoscenze che avevamo nel palazzo. Non ne parliamo. Dimmi, invece, hai saputo niente di Maria?

Antonio - Di Maria?

Andrea - Sicuro!

Antonio - Non pi a Napoli... Si arruolato volontario nelle truppe coloniali.

Andrea - Ma cosa dici? (Con grande stupore). E' impossibile.

Antonio - Ti dico di s

Andrea - Ma tu sei pazzo! La signorina Maria...

Antonio - Cosa c'entra Maria?

Andrea - C'entra! Ti ho domandato di Maria, della signorina Maria, che ne successo... dov'...

Antonio - (sorpreso) Ah, la signorina Maria!... Tu hai detto: di Maria, io ho creduto che si trattasse del Di Maria... il figlio dell'avvocato... lo ricordi?

Andrea - Ma cosa m'interessa di lui?

Antonio - Della signorina Maria non so... ho cercato di sapere...

Andrea - Capisco! La cercher io!

Antonio - Come mai quella ragazza ti interessa tanto?

Andrea - M'interessa!

Antonio - Ne sei innamorato? Confessalo!

Andrea - Quasi!

Antonio - (scherzoso) Volubile!... Nella tua situazione attuale non manca che Maria!

Andrea - Stupido... la mia situazione... non pi quella di una volta... per ora ho trovato un impiego... ed gi molto! Non cosa fatta, ma quasi. Dipende da me, soprattutto.

Antonio - E' un buon impiego?

Andrea - Ottimo. Vice direttore di una grande azienda. Petrolio, mio caro: azienda ricca. Milleottocento lire di stipendio, per ora. Percentuali, trasferte. Ottimo posto. Ma ti scongiuro, Antonio mio, acqua in bocca. Emilia non sa niente.

Antonio - E perch?

Andrea - Ho un mio piano. Voglio uscire da questa stupida avventura pulito pulito, da galantuomo. Finalmente ho potuto parlare con mio padre... E' inutile che io ti racconti... Pianti... lacrime... svenimenti... Finalmente si convinto. Ci siamo messi d'accordo1: mi ha scritto questa lettera e me l'ha data.

Antonio - (indicando la ietter) Di che cosa si tratta?

Andrea - Si tratta di... (poi come a chi viene in mente un pensiero). Antonio, ti prego, non una parola ad Emilia... Emilia deve, per il momento, ignorare la pace avvenuta tra me e mio padre! Antonio - Perch?

Andrea - E' parte principale del mio a piano. Mostrer questa lettera ad Emilia... non appena il barone far ritorno a Napoli.

Antonio - (come ricordandosi, dice forte) Perbacco, gi ritornato!

Andrea - Solbelli?

Antonio - (affermativamente) Solbelli a Napoli da ieri mattina... appunto stamane un mio amico m'ha detto che l'ha incontrato ieri sera al Gambrinus , che quasi non lo riconosceresti tanto cambiato d'aspetto...

Andrea - In male?

Antonio - In bene! Contento, allegro... ringiovanito...

Andrea - Davvero?!

-(Entra Emilia, che porta dei piccoli involti e ha in mano una rosa rossa).

-

Antonio - Baronessa...

Emilia - Caro Antonio, amico fedele. (Ad Andrea) Ho comperato della roba, gi. Per fortuna gli utensili della cucina ce li hanno lasciati. (Infila la rosa in una bottiglia che si trova in scena su di una sedia assieme ad altri oggetti). Questo il resto delle venti lire (gli d dei soldi) Prendi. (Ad Antonio) Avete saputo...?

Antonio - Ho visto signora... si vede... (si guarda intorno).

Emilia - Hanno portato via tutto.

Andrea - Perch non ci fai su una poesia? Ne fai tante...

Emilia - Meno male che lui ci scherza...

Antonio - Proprio tutto hanno sequestrato?

Andrea - Ci hanno lasciato le casseruole e il letto, che insequestrabile...

Emilia - Per la misera somma di duemilacinquecento lire...

Andrea - Bisogna ricominciare da capo...

Emilia - Ho tanta fede, il cielo misericordioso. Chiude una porta...

Andrea - ...e apre quella degli uscieri.

Emilia - Ma no, chiude una porta e ne apre un'altra pi grande. Vedrai... Fede, ci vuole.

Andrea - Fede, fede... E' una parola. Io finora le porte le ho trovate tutte chiuse, compresa quella di mio padre.

Antonio - (distratto) Come? Non mi stavi dicendo...

Andrea - (interrompendolo subito) Che cosa? Lo sai che mio padre inflessibile, contro di me. (A Emilia) Io scendo... Ho un appuntamento per quel tale impiego...

Emilia - Torni per l'ora del pranzo?

Andrea - Ci sar, il pranzo?

Emilia - Ma certo. Ho comprato un magnifico pezzo di carne per bollito... e... (con tono quasi vergognoso per la presenza di Antonio... ma sorridendo) e. basta!

Andrea - Verranno giorni migliori! (Prende il cappello sospeso ad un chiodo sulla parete di fondo a destra) Permetti? Andiamo, Antonio. (Si avvia per il fondo verso luscita).

Emilia - (richiamandolo) Andrea...

Andrea - Che c'?

Emilia - (gli apre le braccia) Andrea...

Andrea - (con aria rassegnata) Scusami (la bacia in fretta e via).

Emilia - (ad Antonio) Perdonatemi: non ho potuto offrirvi nemmeno un caff... Euna cosa terribile non avere una cameriera. Venite oggi... vi offrir un t. In casa mia, anche in questi momenti, un t c' sempre, per i buoni amici...

Antonio - Grazie. (Via).

- (Emilia prende gli involti che stanno sulla sedia ed entra a destra, poi ritorna, va alla finestra, saluta con la mano, rientra a destra. Campanello interno. Emilia esce, entra per il fondo e ritorna seguita dall'avvocato Cappa e dal signor Esposito).

Emilia - Si accomodino. Andrea non c'

Cappa - Non importa. E' a voi personalmente che devo parlare. Non mi riconoscete? Sono l'avvocato Cappa.

Emilia - Cappa? (Ricordandosi) Ah... l'avvocato di... del barone...

Cappa - Proprio cos. E vengo appunto da parte del barone Solbelli... come suo legale. Mi scuserete...

Emilia - Di che si tratta?

Cappa - (indicando Esposito) Il mio segretario, Esposito... (Si guarda intorno) Dobbiamo parlarvi un po' a lungo...

Emilia - Accomodatevi... Siamo in procinto di cambiare casa... (Seggono) Che cosa vuole il barone Solbelli da me?

Cappa - Ecco... il barone m'incarica di dirvi... mi dovete scusare, ma io non compio che il mio dovere di avvocato...

Emilia - Insomma? Che dovete dirmi?

Cappa - Il barone m'incarica di dirvi... Non faccio che ripetere le sue parole... Egli tornato da un lungo viaggio, l'altra sera... Che cosa sia accaduto durante questo tempo a lui e a voi, non interessa a lui per voi, ne a voi per lui... In ogni modo egli, riconoscendo qualche suo torto...

Emilia - Qualche?

Cappa - Dunque, ha voluto regolarsi nel modo che vi dir. Questo... (Ad Esposito) Esposito, datemi. (Esposito prende dalla borsa un foglietto e glielo d). Questo un assegno circolare, di lire centomila, e costituisce l'ammontare del premio di assicurazione contratta a vostro nome dieci anni fa, cio due mesi dopo la vostra unione. Eravate a conoscenza di questa assicurazione?

Emilia - S.

Cappa - Volete ritirare questo assegno? Badate che io ho l'ordine di lasciarlo qui, anche se lo rifiutate. (A Esposito) E' vero, Esposito? (Esposito fa segno di s). Potete farne quello che volete... spenderlo, regalarlo, bruciarlo...

Esposito - Signora, accettatelo. (Emilia prende rassegno).

Cappa - Vi prego di firmarmi questo documento. Esposito... (Esposito prende dalla borsa una carta e gliela porge, con una stilografica). Leggetelo. (Emilia legge e poi firma la carta e la rende ad Esposito), il barone mi ha incaricato inoltre di leggervi questo elenco degli indumenti che vi appartengono e che vi invia a mezzo nostro. Esposito... (Esposito d la carta a Cappa, che legge) Cinque pellicce, una di visone, due di castoro...

Emilia - Date a me! (prende la carta e legge).

Cappa - Tutto in regola?

Emilia - S, credo...

Cappa - Ve ne faccio la consegna, con l'ordine di lasciar qui anche e rifiutate... facendovi firmare questo documento. (Esposito glielo d, Emilia firma).

Emilia - E' inutile portare qui questa roba, perch non la ritiro.

Cappa - . La roba gi qui. (Esposito si alza, va verso il fondo). Avanti. (Un facchino porta in scena una grossa valigia).

Emilia - Il resto lasciatelo fuori. E' inutile portarlo qui dentro... (Esposito paga il facchino, che esce).

Cappa - Non siete obbligata a prenderla per forza: questa roba la regalerete, ne farete opera di carit.

Emilia - Far cos...

Cappa - (porgendo a Emilia una piccola cassettina) Questi sono gli oggetti che durante dieci anni avete avuti in dono dal barone. Egli ve li manda. Se non li volete, io...

Emilia - (rifacendogli il verso) ...ho l'ordine di lasciarli qui, anche se li rifiutate. (Cambiando tono, ironica). Quanta signorilit, quanta cavalleria! (Prende la cassettina e firma un altro documento che Cappa le porge).

Cappa - Gli oggetti sono elencati in questa carta. E ora il mio compito finito. (Si alza; Esposito lo imita) Ossequi.

Emilia - (freddissima) Buongiorno. (Li accompagna e rientra immediatamente. Apre la valigia, dopo averla collocata su di una sedia; ne toglie qualche vestaglia, qualche camicia, poi richiude. Poi apre la cassettina, ne cava qualche Oggetto, lo guarda, lo rimette a posto).

- (Entra Andrea).

Andrea - Eccomi qua... (ha in mano una lettera).

Emilia - Sei tu? Gi di ritorno? Buone notizie?

Andrea - Niente ancora. Sempre speranze senza mai una certezza.

Emilia - Coraggio, Andrea mio, coraggio. Io ho qualche cosa da dirti... senti...

Andrea - (in tono studiatamente tragico) Che devo sentire, ormai? Che puoi dirmi? Lasciami solo. Abbandonami come un cane. Me lo merito. Sono un disgraziato condannato a soffrire, e tu non devi soffrire con me. Senti che uomo tremendo, feroce, implacabile... (Osservando la valigia) Ma cos' questa valigia?... Fuori ve ne sono delle altre...

Emilia - Poi ti dir... Leggi!

Andrea - Senti... (Legge) Disgraziato. (Una pausa). Mi chiama disgraziato . (Continuando a leggere) Disgraziato, solo per salvare la dignit e l'onore del nostro nome, ti propongo un'ultima definitiva via di uscita. Giacche non puoi abbandonare quella donna, abbi almeno la forza di fingere di fronte all'occhio del mondo. Ritorna in casa mia, dove io penser a te e al tuo avvenire, donandoti una parte di quanto potr spettarti dopo la mia morte. Ma necessario che la tua amante sia lontana da te: tutti dovranno essere convinti che fra voi due tutto finito. Questo fino al giorno in cui lei non avr regolarizzato la sua equivoca posizione, chiedendo al marito la separazione legale. Solo allora tu e lei sarete liberi di vivere come vorrete e solo allora forse io potr accogliervi in casa. In caso contrario, non ho altro da proporti: non mi vedrai mai pi, neanche sul letto di morte. E' inutile aggiungere che far in modo da non farti avere la minima parte del mio patrimonio, diseredandoti completamente. Sappi, inoltre, un'altra cosa: quando un padre non riesce ad evitare al figlio la rovina, pu ricorrere a tutti* i mezzi, anche cio all'autorit del magistrato, il quale provvedere come meglio creder. E lo far, se tu non mi ubbidirai. Esigo la tua decisione al pi presto, entro le ventiquattro ore. Pensa bene a quello che fai. Tuo padre . (A Emilia) Capisci? Desidera nelle ventiquattro ore...

Emilia - Ma infine tuo padre non farebbe che quello che sta facendo da un pezzo. Denaro non te ne ha mai dato, da che sei con me...

Andrea - Gi, ma ora minaccia di diseredarmi.

Emilia - (continuando) Quanto all'allontanarti dalla famiglia, egli lo aveva gi fatto.

Andrea - E' vero, ma giammai aveva minacciato di farmi richiamare all'ordine dal magistrato. Dal magistrato, capisci? Ci pensi allo scandalo? Se io potessi almeno disporre di un impiego... eh... allora sarebbe un'altra cosa. Potrei dire: Caro padre, me ne infischio . Ma gi, al magistrato che gli direi?

Emilia - Ma che ti pu fare il magistrato?

Andrea - (scattando) Ma santo Iddio, a te non spaventa niente... Ma cos'altro occorre scrivere in una lettera... io non lo so!

Emilia - Ma caro... tu non hai ammazzato nessuno alla fine!

Andrea - Ma cosa dici? Che mi pu fare il magistrato? Tu scherzi... Mi pu perfino far internare per pazzo in una casa di salute... credendo a quello che dice mio padre.

Emilia - E allora? Che decidi?

Andrea - Cara mia, non facile, con una sentenza a cos breve scadenza. Entro ventiquattro ore, capisci? Ma bisogna farlo. E non per me, per te. Io non posso vederti cos sacrificata, per colpa mia, priva di tutto, senza un conforto. Che devo fare? Mi sacrifico... Vado da mio padre... per forza. Mi far dare un po' di danaro, per sistemarti alla meglio... e nel frattempo... e nel frattempo aspetteremo che tu ti divida legalmente da tuo marito. Saranno cinque, sei, dieci mesi al massimo di lontananza: non o come far a sopportarli, forse ne morir, ma in compenso tu sarai salva... E in avvenire saremo felici per sempre-. E potremo guardare il mondo in faccia, senza arrossire...

Emilia - E' questa la tua decisione?

Andrea - S, Emilia. Non ne vedo altre. Ho pensato, ho ponderato bene tutto... E' mio dovere di uomo onesto verso la donna che amo. Devo sacrificarmi, devo pensare solo a te, al tuo nome, alla tua dignit, al tuo avvenire. Dopo, dopo penser a me.

Emilia - (commossa) Andrea, tu mi parli oggi come non mi hai mai parlato..., che grande, suprema felicit! Se fossi stata libera, tu mi avresti sposata, cos come sono? Ebbene, Andrea mio, ora te lo posso dire': quell'uomo non stato mai mio marito.

Andrea - Che?

Emilia - S, la verit. Io sono libera. Il tuo sogno di felicit pu essere raggiunto subito...

Andrea - (allibito) Ma come? Libera?

Emilia - S. Dodici anni fa a Torino... il mio povero pap ebbe un forte rovescio finanziario... Pietro, il barone, gli fu di grande aiuto... Era anche innamorato di me, capirai... cos quando mio padre mor, Pietro mi condusse a Napoli, mi present a tutti come sua moglie... sempre con la promessa di sposarmi... ma non lo fece mai... Adesso ha voluto mandarmi tutto quanto era mio (indica la valigia): abiti, gioielli, pi questo assegno di centomila lire, frutto di un'assicurazione che lui sottoscrisse per me dieci anni fa, credendo cos di regolarizzare onestamente tutto un triste passato (d rassegno ad Andrea).

Andrea - Centomila lire? Te l'ha mandate lui?...

Emilia - A mezzo del suo avvocato. Tutto.

Andrea - Non sei sua moglie. E me lo dici solo adesso. Dopo sette mesi... (Quasi fuori di s) Perch?... Rispondi... Perch?...

Emilia - (subito) Avevo paura di perderti... Ecco perch ho taciuto. Volevo dirtelo, ma rimandavo, rimandavo di ora in ora, di minuto in minuto, di attimo in attimo... sempre aspettando una tua decisione. Ma adesso che sono sicura di te, adesso che proprio tu mi hai confessato un desiderio che mai finora mi avevi espresso, adesso che veramente mi dai la grande prova del tuo amore. ho parlato. Andrea... siamo felici... il nostro sogno diventa realt...

Andrea - (deciso) Eh - no... no... Io devo parlarti chiaro. (Una piccola pausa, poi dice con tono sincero) Emilia, io non ho pi la forza di andare avanti cos...

Emilia - (disillusa e quindi con tono quasi di rimprovero) Ma come? Se tu stesso poco prima...

Andrea - Poco prima era un'altra cosa. Adesso il momento di prendere una risoluzione definitiva. Sono un vile, un debole... dimmi quello che vuoi... ma... io non posso farti soffrire pi, io non posso farti vivere una vita di inferno. Io non te lo posso promettere, tu non lo puoi...

Emilia - (risoluta, ma quasi come se le parole le si fermassero in gola) No... sei tu che non puoi, perch non ami... non ami... e questa la verit!

Andrea - (contenendosi) No!...

Emilia - (c. s.) E' cos, invece! Ebbene... fanne di me ci che vuoi: uccidimi... calpestami, dimmi che ti faccio pena, piet... io non mi staccher da te perch il mio amore per te immenso... e infinito! (Quasi singhiozzando) Andrea, credimi... io non posso lasciarti!

Andrea - (la fissa per un istante, il suo volto si accende di rabbia, non riesce a decidere... i suoi nervi si contraggono, vorrebbe annientare, distruggere col suo sguardo quella donna... ma poi contenendosi e facendo appello a tutte le sue energie, decide) Sta bene... Emilia, ascolta! Questa volta sar io a decidere. Il tuo dovere, Emilia, quello di' ritornare dall'uomo che ti ha dato un nome, se non nella sostanza, per lo meno in apparenza.

Emilia - (che si seduta singhiozzando) Non l'ho mai amato.

Andrea - E che vuol dire? Se non amore, per lo meno riconoscenza devi sentire verso quell'uomo che ti aveva elevata a un alto grado sociale. Chi ti dice che egli non avrebbe finito per sposarti?

Emilia - (subito e concisa) Il mio primo amore sei tu.

Andrea - Ti prego. Vedi che ti ha mandato tutto quanto ti apparteneva. Perch lo ha fatto? E' chiaro: per intavolare discussioni, per rivederti, per venire a un incontro, a una pace. Ne sono sicuro. E se cos, dovr essere cos. Egli ti sposer. Deve sposarti lu... non io... Io sono un estraneo... Questo dovere suo... Deve riprendere in casa la donna che si era scelta per la vita. Ti deve sposare. Cos voglio... Mi sacrificher, non importa... mi toglier di mezzo, ma lui deve riparare. Gli parler io Andr io da lu. Egli a Napoli, lo so! Adesso, subito. Vita per vita... (Mostrando rassegno) Ha creduto di pagare con questo. No, mio egregio signore, non col danaro che si paga, c' la coscienza. (fa per andare).

Emilia - Andrea... non andare dal barone... ti supplico!

Andrea - (senza ascoltarla) Eh, no, caro barone... Basta, adesso. Adesso si abusa del galantuomo... (sta per andarsene).

Emilia - Andrea... ascolta. (Andrea si gira e la guarda). Sei pazzo?...

Andrea - (fuori di se) S, sono pazzo. Che c' di strano? Ci sono tanti pazzi, nel mondo: non posso esserci anch'io? Sono pazzo! Pazzo! (Sempre pi forte ed eccitato) Pazzo!

Emilia - Non andare, non andare da Pietro. Andrea, ti scongiuro... (lo afferra).

Andrea - (svincolandosi con forza) - Lasciami. Basta, capisci, basta! (Infila luscio seguito da Emilia).

QUADRO SECONDO

In casa del barone Solbelli. Lo stesso salotto del primo atto, ma tutto in esso pi gaio, pi fresco, pi luminoso, pi giovane. Vasi di maiolica e di cristallo colmi di orchidee.

(Al levarsi del sipario, il barone Solbelli in fondo, presso la veranda, e dispone alcune orchidee in un vaso. Campanello interno. Dalla sinistra Giovanni, cameriere).

Pietro - (a Giovanni) Che c'?

Giovanni - Suonano, signor barone.

Pietro - Si svegliata?

Giovanni - S, signor barone. Permesso, vado ad aprire. (Via).

- (Si sente dallinterno la voce di Andrea).

Andrea - Insomma, il barone c'... (venendo sulla scena)... o non c'?

Giovanni - S, c', ma...

Andrea - Annunziatemi subito.

Pietro - (viene dalla veranda verso il centro della scena. Dice) Che c'? (Vedendo Andrea ha un attimo d'indecisione, ma riacquista subito il dominio di s stesso. Depone i fiori sul tavolo. Poi, ad Andrea) Siete voi? Beato chi vi vede.

Andrea - (serio e risoluto) Buongiorno.

Pietro - (al cameriere) Puoi andare. (Giovanni via. Poi ad Andrea, stendendogli la mano) Io non so serbare rancori. E poi specialmente con voi. Anzi. devo esservi molto riconoscente.

Andrea - Non saprei perch...

Pietro - Il perch lo saprete presto. Come va la vita?

Andrea - (fremendo) Abbastanza bene...

Pietro - Mi compiaccio. Anche la mia vita si svolge con serenit... Vedete? Stavo disponendo i fiori nei vasi. Avete notato che in casa mia non ci sono pi rose? Soltanto orchidee, ora.

Andrea - ' E' questione di gusti. A chi piacciono le rose, a chi le orchidee...

Pietro - (ad Andrea che fa roteare su di un piede la sedia che aveva preso per sedersi) No, no, state fermo con quella sedia. Porta male farla girare in quel modo.

Andrea - Ah, dimenticavo le vostre superstizioni.

Pietro - Io non dicevo per me... ma per voi. Se non lo sapete ve lo dico io: porta male a colui che la fa girare.

Andrea - Non vi preoccupate per me. M'insegnaste proprio voi uno scongiuro. e lo metto subito in pratica (con le dita della destra fa le corna). Vi ricordate? Fu proprio l (indica il punto della scena). Fu proprio l che un giorno mi diceste: Andrea, fate le corna.

Pietro - - Gi... e voi le faceste, seguendo scrupolosamente il mio consiglio. Mi fa piacere che ve ne ricordiate ancora. E credo che ve ne ricorderete per un pezzo.

Andrea - Pu darsi. Ma io non sono venuto qui per questo. Devo parlarvi seriamente.

Pietro - (siede, fumando) Parlate pure.

Andrea - (vedendo che Pietro non l'invita a sedere, prende una sedia, dicendo) Seggo. Devo dirvi...

Pietro - (interrompendolo) A proposito: come mi trovate d'aspetto? Tutti mi dicono che sono cambiato... e in meglio. A voi come sembra?

Andrea - Gi. Siete cambiato. Si direbbe che il viaggio vi abbia giovato.

Pietro - Non solamente il viaggio... Ma veniamo a noi. Dunque. Che dovete dirmi? Solo vi prego di sbrigarvi, perch ho da fare.

Andrea - (intimidito) Ecco. Cercher di essere breve e conciso. Barone, sono costretto a parlarvi con franchezza, lealt e chiarezza...

Pietro - Benissimo... Avete imparato da me...

Andrea - No, l'ho imparato dalla ragione che mi ha spinto a venire qui, oggi. Prima di ora, forse, potevo non essere franco, sincero, diciamo pure brutalmente chiaro, per un dovere di civilt, di saper vivere. Ma posso esserlo adesso... devo esserlo. Vi dichiaro subito che di quanto accaduto io sono responsabile solo in minima parte; solo per quella cio che si riferisce alla nostra passata amicizia. E vi giuro che non saprete mai quanto grande sia stato il mio dolore. Ma di tutto il resto, la responsabilit vostra, solo vostra, tutta vostra. L'avrei assunta per intero e Emilia fosse stata vostra moglie legittima. Ma non lo . Me lo ha confessato (si ferma e resta a guardare Pietro, fissamente).

Pietro - Benissimo. C' altro?

Andrea - (sconcertato dalla freddezza di Pietro) S... Ecco. Mi permetto di dirvi che il vostro agire verso quella donna non stato n onesto n leale.

Pietro - (deciso, ma sempre calmo) Giovanotto, prima d'ogni altro, devo avvertirvi che non permetto a voi di giudicare la mia condotta. Vi dico, poi...

Andrea - (scattando, a voce alta) S che me lo permetto...

Pietro - (c. s.) Non alzate la voce...

Andrea - (continuando a parlare a voce bassa) Me lo permetto, perch Emilia viveva con voi una vita umiliante, che ha molto influito sul suo modo di agire verso di voi. Voglio astenermi dall'andare oltre su questo: solo vi dico che io, per quanto abbia tentato, non ho potuto in nessun modo risolvere la mia situazione e quella di Emilia. Ho tentato tutto, inutilmente. Mio padre contro di me, come voi e forse pi di voi, e minaccia di diseredarmi. Quel poco che avevo di mio l'ho speso. Non mi resta pi niente. Quasi non ho pi casa. (Mostra il suo abbigliamento) Lo vedete come sono ridotto? Barone, ho le scarpe rotte... Pensate... Sono un giovane. Posso rifare la mia vita. Sono sulla via di trovare un impiego decorosissimo. Solo da poco mi sono accorto di amare una ragazza che mi amava e spero mi ami ancora. Basta che io la ritrovi, che le scriva, che la riveda, che le parli. Pu essere tutto per me. Sar felice con lei, come voi potete ancora essere felice con la vostra Emilia. Non avrete cos nessun rimorso. (Mostrando l'assegno bancario) Avete anche voluto offendermi mandandomi questo denaro...

Pietro - Un momento. Io questo denaro l'ho mandato ad Emilia...

Andrea - Gi, ma fino a questo momento Emilia con me...

Pietro - Questo lo so. Che volete? Che non lo sappia? Certamente, e tenetevela... Eh, s... Tutto quello che avete detto finora non mi riguarda... Mi ha commosso... soltanto commosso, ma non mi riguarda, ripeto. Del resto, lo prevedevo...

Andrea - Come?

Pietro - Caro mio, siete ancora troppo giovane. La mia coscienza tranquilla. E' inutile parlarmi di rimorsi, perch non ne ho. Ho regolato la mia situazione verso Emilia molto largamente... diremo signorilmente. Le volevo bene e certo avrei finito per sposarla. Lei non ha voluto: ha preferito voi. E voi, o per debolezza di carattere o per vanit, ci credeste. Che cercate, adesso? Tenetevela in santa pace...

Andrea - Ma io credevo...

Pietro - Lo so che cosa credevate: che essa fosse mia moglie. E invece no, mio caro. Lo so, lo so quello che pensate. Voi pensate : E perch non me lo diceste subito, quando ci sorprendeste assieme? . Ve lo spiego: per vendicarmi, o, per essere pi preciso, per farvi fatalmente precipitare nella situazione in cui siete. E perch? direte ancora - non fu lei a gridarmelo in faccia? . Vi spiego anche questo, perch Emilia, povera donna, era innamorata di voi pazzamente, e perci le convenne tacere per legarvi ancora di pi, rendendovi responsabile verso la baronessa Solbelli e non soltanto presso l'amante del barone Solbelli. Emilia ha inscenato cos il suo grande amore, che vi stato fatale. Francamente, non mi posso lamentare. Tutto andato come avevo previsto. Sono stato un ottimo profeta. Adesso, caro mio, che ci posso fare? E poi, anche se volessi, non potrei... Mi sono sposato, e in piena regola, questa volta.

Andrea - Sposato? Voi?

Pietro - Io, s. Sposato. E che c' di strano? Non sono vecchio, sono simpatico, godo ottima salute, sono ricco...

Andrea - Sposato? E quando?

Pietro - Da quindici giorni. Luna di miele, amico mio. Un matrimonio senza fasto, in piena intimit, nel paesello del Piemonte che ha dato i natali alla mia cara sposa. Una signorina, di ottima famiglia, orfana... Tra qualche giorno dar una gran festa e presenter ai miei amici la vera, la autentica baronessa Solbelli...

- (Dalla sinistra entra Maria di Lauro, in abito da passeggio, senza cappello).

Andrea - (appena la vede, ha un sussulto di gioia) Maria...

Maria - (resta per un attimo perplessa, poi assume subito un atteggiamento disinvolto) Buongiorno...

Pietro - Eccola, la mia cara mogliettina.

Andrea - Lei? Maria?

Pietro - (a Maria) Lui trova strano il nostro matrimonio.

Maria - Non ne vedo la ragione. Ho sposato un uomo libero...

Pietro - Liberissimo. Ma sai? Forse egli pensa che tu, noi... l'et mia...

Maria - E perch? La differenza di et compensata dal tuo affetto per me.

Andrea - (quasi fra s) Giusto...

Pietro - (che ha notato latteggiamento di Maria) Ma che successo? Ah, capisco... (A Maria) Tu certo sei meravigliata di vedere lui qui...

Maria - Ecco, mi pare strano...

Pietro - E venuto per affari... ma puoi essere sicura che qui non metter pi piede. (Ad Andrea) E vero? (A Maria) Vedo che tu ei quasi pronta.

Maria - Vado a mettere il cappello... (Ad Andrea) Permesso. (Via).

Pietro - (invitandolo col gesto ad andare) Abbiamo degli amici che ci attendono (Andrea, quasi incantato, si avvia verso l'uscita) ma prima di dirvi addio, voglio che sappiate come io sia veramente addolorato per quanto successo... E perci voglio darvi un consiglio. Se veramente volete agire da galantuomo, dimenticate la ragazza di cui mi parlavate, che io non so chi sia... Dimenticatela. Sposate Emilia. Tutto si riaggiuster. Anche vostro padre finir per perdonare. E poi, danaro ne avete...

Andrea - (scattando) Danaro? Questo? (mostra rassegno). Non so che farne del vostro danaro (lacera rassegno). Ecco... cos... (In tono lirico, ma sincero) S, seguir il vostro consiglio, sposer Emilia. Vi d la mia parola d'onore che la sposer, quella donna. (Commovendosi) Perch no? E' una donna che mi ama, che mi ama come poche donne sanno amare. Forse era questo il mio destino. Sono giovane... Tenter... riuscir a rifare la mia vita. (Si avvia per uscire) Ma prima di andarmene voglio, se me lo permettete, darvi anche io un consiglio, un saggio consiglio. Adesso che avete sposato quella bella ragazza - perch essa veramente bella - andatevene a vivere con lei in cima a un monte, lontano da tutti, ioli... Cos (non sarete costretto, sia pure senza farlo apposta, a invitare qualche buon amico a far le corna contro il malocchio; le l'amico non sar costretto a equivocare sul vostro invito, in buona o in mala fede. E soprattutto ricordatevi che fra dieci anni lei ne avr ventotto e voi sessantaquattro!

(Pietro gli si avvicina minaccioso, lo scrolla per il bavero della giacca, sta per schiaffeggiarlo. Poi si ricompone. Suona il campanello che sul tavolo. Il cameriere Giovanni entra immediatamente).

Giovanni - Comandi...

Pietro - Accompagnate questo povero ragazzo...

- (Pietro esce a sinistra. Voci allegre vengono dall'interno. Andrea, preceduto dal cameriere, s avvia verso luscita).

FINE

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