Un segno del cielo

Stampa questo copione

Un segno del cielo

UN SEGNO DEL CIELO

La Tradizione di Gragnano

di

Salvatore Macri

Autore Posizione SIAE 184727 - Codice Opera SIAE 902393A

mail: macrisa@libero.it - anno 2012

Commedia in tre atti

Personaggi:                  U                 Felice (primo atto)

                                       U                 Catello (primo atto)

                                                           D         Rosa (tre atti, con successivi invecchiamenti)

                                       U                 Giovanni (primo atto)

                                       U                 Gioacchino (primo atto)

                                                           D         Donatella (secondo atto)

                                       U                 Vincenzo (secondo atto)   

                                       U                 Eugenio (secondo atto)

                                                           D         Lucia (terzo atto)

                                       U                 Domenico (terzo atto)

                                                           D         Federica (terzo atto)

                                                           D         Paola (terzo atto)

                                       U                 Donato (terzo atto)

                                       U                 Ferdinando (terzo atto)

                                                           D         Carolina (terzo atto)

                                       U                 Cerimoniere (terzo atto)

Comparse                                        Militari, Dame di Compagnia, Ragazzi

Scena primo atto:          Arredamento ‘800, un tavolo con sedie, copri tavolo in seta, sedie rivestite con tessuto in tinta con le pareti, mobili tipo “Chippendale” con cristalleria, piante d’appartamento, qualche quadro in cornice sontuosa.

Scena secondo atto:      Scompare il copri tavolo ed il rivestimento delle sedie, in parte rovesciate a terra, i mobili si riducono a una vetrina nella quale non ci sono più bicchieri, ma solo alcune cartacce sporche; altre cartacce saranno sul palco, visibili dal pubblico. Non ci sono più’ i quadri alle pareti.

Scena terzo atto:           Stesso arredamento con tavolo e sedie; sul tavolo è disposta una tovaglia, la vetrina è piena di pacchi di pasta, disposti con ordine, e qualche bicchiere di cristallo. Alle pareti solo il quadro del fondatore.

Nota dell’Autore:            Questo testo non è una ricostruzione storica, esso prende solo spunto da fatti noti e cronache locali; i personaggi della commedia non hanno riferimento a persone reali, se non per le figure del Re [all’epoca del III atto era in realtà Federico II di Borbone] e della Regina [in realtà Maria Teresa d’Austria].

Atto primo, scena prima: Felice, Catello, Rosa

(Felice e Catello sono in scena, seduti al tavolo, in attesa)

Rosa                              (entra) E’ nata, è nata!

Felice                            (si alza, senza emozione)  Ah… allora è una bambina! Mia moglie… come sta?

Catello                          (si alza e si porta vicino a Felice)

Rosa                              Sta bene! Tutto a posto, padrone!

Catello                          (abbraccia             Felice)  Compare mio… congratulazioni! Ora tenete una famiglia che ve la invidiano tutti! Auguri e felicità!

Felice                            (si scioglie dall’abbraccio e ritorna a sedersi) Rosa! Porta un poco di rosolio per me e per il compare! Bisogna pur brindare alla nascita del… della bambina, ed anche alla salute di Filomena!

Rosa                              Subito, padrone! (esce)

Felice                            Compare Catello… lo so che ora ho una bella famiglia… ma era bella anche prima, e migliorerà sempre… se nessuno ci butta su il malocchio! (lo guarda di sottocchio)

Catello                          Cumpare mio… io volevo addimandare poco fa… perché… il bambino…  la bambina… insomma… non si è messa a piangere… ma mi sono stato zitto… perché voi dicite che io meno le secce!

Felice                            Compa’… avete fatto bene a starvi zitto… mi sento nervoso… adesso se qualcuno fa tanto di passarmi davanti… faccio un macello! Ci stanno quei guai che voi sapete… e poi è una bambina… un’altra dote, un’altra casa da preparare… e pure io ho notato che non si è messo… che non si è messa a piangere… ah, se fosse stato un maschio…!

Rosa                              (rientra con vassoio con bottiglia ad ampolla e bicchierini di cristallo) Don Felice… ecco! (depone il tutto sul tavolo) Volessive che ve lo metto io?

Felice                            No, faccio io, è un giorno… speciale! (versa il liquore nei bicchieri) Rosa… come mai la… bambina non si è messa a piangere?

Rosa                              Padrone mio, io non lo so… lo abbiamo chiesto alla levatrice, e lei ha ditto che qualche volta succede… ma non è che è malata! Sta bene!

Catello                          Veramente, cumpare mio, pure a me è capitato co’ Luigi….

Rosa                              (mostra meraviglia e si fa la croce)

Felice                            Compa’… vi ho detto che per me è una bella giornata… non cominciate!

Rosa                              Comunque la signora sta benissimo e… quella pupa di Donatella pure, padro’, non vi preoccupate! Mo vedo se potete venire… così le vedete e parlate pure c’ ‘a levatrice! Permettete! (esce)

Catello                          Ah, site fortunato, cumpare mio… Donatella… che bel nome!

Felice                            Compa’… (marcando le parole) la signorina Donatella della Mura, non vi scordate!

Catello                          Sicuro, sicuro… perdonateme, cumpare…

Rosa                              (rientra, molto eccitata) Padro’, venite, venite! La signorina Donatella… sta in braccio alla signora… è troppo bellella!

Felice                            (si alza, stancamente) Beh… pure se non è masculillo… ‘nu bacetto ce vo’, a lei e a mia moglie… andiamo! (esce lentamente)

Rosa                              (lo segue ma si blocca quando vede che anche Catello si alza e si sta muovendo)  E tu dove t’avvii?

Catello                          Ma veramente… volevo da’ pure i gli auguri a donna Filomena…  

Rosa                              Ma che ce tieni, in capa? Sicondo te, tu puoi trasire in quella stanza? Ma quante vote ti ci hanno fatto trasire, fino a mo? Uno che mena secce… vulesse pure trasire nella cammera della signora mia! Chiedi primma ‘o permesso a don Felice! Seee! Uno comme a te… che sulo pecchè ‘o padrone mio è troppo ‘nu signore e t’ha dato ‘a cunfidenza…  assiettete lloco e aspetta! (gli fa una smorfia ed esce)

Catello                          E che pacienza che ci vuole, co’ questa! (ritorna al suo posto e si siede. Dopo qualche istante si serve ancora del rosolio e leva il bicchiere in un brindisi solitario, rivolto ai personaggi dei quadri) Auguri a chesta bella famiglia! Ca v’arrivasse tutto chello che nun è arrivato ‘a nostra… senz’ ammiria e cu’ salute, pe’ cient’anni! (beve)

Atto primo, scena seconda: Catello, Giovanni, Rosa, Felice

Giovanni                       (entra, levandosi il cappello, che poi terrà, girandolo ogni tanto tra le mani, imbarazzato) Scusate, permesso… buona giornata, don Catello… don Felice nun ce sta?

Catello                          E chillo mo torna subbeto… non farrà stancare a donna Filomena… chella, ‘a guagliona, scummetto che vò pure sucare… vieni, assettate e pigliati pure tu ‘nu poco ‘e rosolio… ‘a salute! (si serve di nuovo e leva il bicchierino)

Giovanni                       No, io nun me permetto…  

Rosa                              (rientra mentre Catello beve)  Neh, scustumato… ma ti pensassi di stare alla cantina? Oh, Giova’… come mai state qua?

Catello                          (si alza e va verso Rosa) Tu… cammarera… stai al posto tuo, hai capito? Io ci metto poco…

Giovanni                       (si interpone tra i due) Ohe, sentite… oggi nun è proprio cosa… e poi non potete fare ammuina, qui! Le cose tra di voi ve le dicite e ve le facite fuori della casa di don Felice!

Rosa                              Sicuro! Intanto io faccio la fatica mia! (prende il vassoio con bottiglia,  bicchieri e uscendo porta via tutto, facendo una smorfia a Catello)

Catello                          Ma vedi un poco che figlia di…

Felice                            (rientra)  Ma che è quest’ammuina? Mia figlia non dev’essere disturbata… ah, Giovanni…

Giovanni                       Don Felice, buongiorno, auguri pe’ cient’anni!

Catello                          (ridacchia)

Felice                            Grazie Giovanni… ma com’è che stai qua… è successo ancora?

Giovanni                       Padrone mio, io nun saccio più’ che fare… quelli continuano a morire… ma no solo qua a Gragnano, pure nei paesi vicini… è una cosa impressionante! Non so se volete venire a vedere… chi non vede è difficile che crede!

Catello                          Eh… io l’avevo detto!

Felice                            (si volta indispettito verso Catello) Grazie per la cortesia, compare mio! La prossima volta però, quando prevedete un male, sforzatevi pure di trovare il rimedio!

Atto primo, scena terza: Catello, Giovanni, Felice

Giovanni                       Don Felice… avevamo pensato pure come fare… forse ci siamo permessi un poco troppo, però… poi la decisione spetta sempre a voi… ma io non lo so… don Aniello e gli altri hanno fatto la pensata di comprare il tessuto già pronto dalle altre filande… ma tutta quella gente che fatica, che ora prepara i fili… che ne facciamo? Qui succede uno scatafascio, se qualcuno guadagna e gli altri rimangono digiuni!

Felice                            Questo non deve succedere… certo che non si può mettere tutti al telaio… non tutti sono capaci, specie i vecchi… e poi, senza filo di seta…

Catello                          Don Felice, e se quelli della filatura facessero qualche altra cosa?

Felice                            Buona idea… cominciate voi, compare! Da questo momento, siete libero… potete fare quello che volete!

Catello                          Ma come? Me ne cacciate?

Felice                            Lo avete detto voi stesso… se i bachi moriranno davvero tutti, non ci sarà bisogno di filatori… e neppure della vostra tintoria! Fatemi allora vedere cosa siete capace di fare, benedetto uomo!

Giovanni                       E non solo la tintoria… pure i torcitori non serviranno più’… già la produzione è diventata un quarto… stiamo usando le riserve… ma quando saranno finite pure quelle, cominceranno a fermarsi anche i telai! La nostra bella seta… è finito tutto!

Catello                          Ma io… io nun saccio fare niente! Io saccio solo fare il tintore, compare! E poi, tengo quel figlio… fatelo per lui!

Felice                            Secondo te se io potessi, non farei qualcosa? Ma non si va contro la volontà di Dio!

Catello                          Giovanni… ma… non si può fare niente…? E’ finita…? Proprio finita?

Felice                            E’ finita… non possiamo cambiare le piante, ci vogliono anni per farle crescere, i bachi non ce la fanno, e noi non possiamo più’ produrre… parlate con don Aniello… verificate che cosa si può consegnare… e annullate tutti gli ordini che non riusciamo a fare! Se vogliono comprare quello che c’è… ci daranno una mano…e se no… ce la faremo lo stesso! Io… non voglio più’ continuare a produrre seta! La facessero gli altri, se vogliono!

Giovanni                       Don Felice… voi avete il rimedio… lo sento!

Catello                          Compare… vi prego… non mi fate penare…

Felice                            Ho un rimedio… che costa assai! Ma non ci vogliono solo ducati, ci vuole che ci mettiamo tutti a lavorare a qualche cosa… che non è la seta!

Catello                          Io solo il tintore, saccio fare… ormai… che vorreste che facessi, cumpare mio? Volessive fare il cottone?

Giovanni                       Don Felice… voi lo sapete che io ci sono nato, nella filanda… giocavamo nella cuculliera, quando non c’erano più’ le donne… che bei tempi!

Felice                            Eravamo giovani e spensierati… ma tu e i tuoi… sareste disponibili?

Giovanni                       E me lo chiedete pure, don Felice? Io, con voi, vado pure sulla Luna! E poi… ci stanno cinque bocche a casa, che mi aspettano! Io sono pronto! Che si deve fare?

Felice                            Bravo, Giovanni… questo è quello che mi serve… Dio chiude una porta ed apre un portone… noi lo dobbiamo solo spalancare!

Catello                          Compare Felice… io pure ci sto… nun sono più giovanotto… ma se si tratta di faticare… io nun me faccio indietro! E pure perché devo pensare a mio figlio… qualche cosa gli debbo lasciare, quando chiudo gli occhi… se no quello muore di fame!

Felice                            Che avevamo… la seta è delicata… e sta morendo!

Atto primo, scena quarta: Catello, Giovanni, Rosa, Felice

Rosa                              (entra) Scusate, don Felice… è venuto don Gioacchino, quello del Consiglio… dice che vi vuole fare gli auguri di persona!

Felice                            Questo è un segno del Cielo! Se mia moglie è disponibile, fallo pure entrare da lei… e dopo che ha finito, digli che si accomodasse di qui… a proposito… Filomena… si sente bene, è tutto a posto?

Rosa                              Sì, sì! E quella oramai un altro poco e si alza pure… cioè si comincia a mettere seduta nel letto… permettete, io vaco… (esce)

Felice                            Va bene… (si siede, poi rivolto agli altri) sentite… io voglio parlare chiaro con il Presidente, perciò non voglio sentire incertezze intorno a quel che intendo dire… niente ostacoli… niente dubbi, obiezioni… niente!

Giovanni                       Don Felice… queste cose non sono per me… io sono uno che gli piace lavorare… datemi del lavoro e mi fate contento… perciò scusate… torno in filanda, vedo di fare l’inventario e cerco di capire se riusciamo a finire le tessiture, così potrete decidere fino a che punto accettare gli ordini!

Felice                            Grazie Giovanni… ne avessi, di persone come te!

Giovanni                       Arrivederci a signoria… e di nuovo auguri, pure per la vostra signora! (esce)

Felice                            Allora, caro compare… questo è il momento in cui si decide il nostro futuro… o con me… o arrivederci e buona fortuna!

Catello                          Io… devo accettare, compare… ho bisogno, per mio figlio… ma voi conoscete come sono fatto… è meglio che pigliate da solo tutte le decisioni… pure se io nun aggio capito che vulite fa’… sulo pensate pure a me… nun me lasciate in mezzo a ‘na via, sull’ astrico!

Felice                            D’accordo… cercherò di aiutarvi… mo andate da vostro figlio Luigi e cercate di aiutarlo… come voi stesso avete chiesto aiuto! Quel povero ragazzo è malato… ma ho l’impressione che lo tenete abbandonato sopra quella sedia… fatelo uscire, incontrare gente, ragazzi della sua età… portatelo in chiesa, insomma fatelo vivere in mezzo agli altri! Questo è il primo lavoro che dovete fare per lui! I soldi servono… ma fino a un certo punto!

Catello                          Ma voi sapete… quello è così… tuosto! Quella poverella di mia moglie…

Felice                            Lo so, compare! Ma per crescere… una creatura… così… si deve essere in due… come si deve essere in due per farla nascere! La parte del padre è vostra e la dovete fare voi! Non gli potete far mancare il vostro aiuto! Andate… e mentre state con Luigi, fate fare pure voi l’inventario… voglio sapere quante matasse tenete, grezze e per colore…

Catello                          Questo lo so già, compare… è il mio mestiere… vi pozzo dicere pure il peso per colore e quante matasse sono pronte per la tintura… e quante stanno nei bagni… quelle di prima qualità e poi ci sono le altre, con i fili più’ corti… nella mia tintoria non sfugge niente… ogni pezzo tiene il numero suo, e lo scritturale segna ogni cosa che se move o che trase e esce, con quel nummariello!

Felice                            Hmm… questo non lo sapevo… è vero che voi siete sempre stato puntuale con le consegne… non mi avete mai fatto ritardo e non avete mai perso niente… buono, buono… ci penserò!

Catello                          Allora io vaco, compare… vaco a combattere con mio figlio… pe’ vedere se almeno oggi tiene la capa bona… la vostra signora non la voglio disturbare, già ci sta il Presidente… la saluterò la prossima volta… pe’ mo facitele voi l’auguri da parte mia… e date ‘nu vaso ‘a piccerella… arrivederci! (esce)

Atto primo, scena quinta: Felice, Gioacchino

Gioacchino                   (entra) Buongiorno don Felice… complimenti anche a voi, una bellissima bambina…

Felice                            (alzandosi) Signor Presidente, grazie per gli auguri… ma siete forse da solo?

Gioacchino                   E’ proprio così… caro mio, non è una visita ufficiale e chiamatemi semplicemente Gioacchino… caro don Felice! Sono passato per caso da queste parti ed ho visto uscire la levatrice dal portone… mi sono informato, ed allora ho deciso di venire a porgere gli auguri alla signora… ed a voi!

Felice                            Grazie, prego, accomodatevi… vorrei dirvi una cosa inerente il mio lavoro… mentre parliamo gradite qualcosa, un rosolio, una tazza di cioccolata?

Gioacchino                   (si siedono) No, no grazie… ma di che si tratta? In una giornata del genere… voi volete parlare di affari?

Felice                            E che giornata… la famiglia… va bene, come avete visto… ma la mia fabbrica… la devo chiudere!

Gioacchino                   Non scherzate, don Felice… so che i bachi sono un problema… qualcuno muore… ma ce ne sono ancora parecchi, sento che tutte le fabbriche ne stanno soffrendo… però sono sicuro che con la nuova stagione, le cose cambieranno… tirate avanti ancora per un altro poco… si riprenderanno! Non potete arrendervi così!

Felice                            Don Gioacchino… non è come dite voi… è peggio! Stamattina prima dell’alba sono uscito da solo per controllare… c’era del bianco, per terra, sotto i gelsi… e non era gelo… erano loro… alcuni si muovevano ancora… ma io non mi arrendo…. voglio cambiare lavoro e occuparmi di altro! Venderò i miei ordinativi ai miei… amici fabbricanti, e via sul nuovo… senza dover sottostare ai capricci dei bachi!

Gioacchino                   E cosa vorreste fare? Qui c’è l’allevamento… i casari… i falegnami…

Felice                            …i pastai…

Gioacchino                   Ma tutti già fanno la pasta! Anche i miei ed i vostri servi… tutti se la fanno in casa! A chi la vendereste?

Felice                            Lasciate che chi se la fa per suo uso continui così… io ho bisogno di una licenza per produrre la pasta e venderla fuori di Gragnano!

Gioacchino                   Fatemi capire… voi vorreste…

Felice                            Vorrei vendere macchine, attrezzature, materiali e ordinativi ai miei cari… concorrenti… liberare la filanda e la cuculliera e metterci delle macchine… per produrre in modo serio! Se necessario, costruirò anche un nuovo fabbricato… e voglio anche la licenza per macinare il grano, non intendo servirmi di quei piccoli molini che sono troppo fuori mano… voglio che si crei qui un centro… di trasformazione… partendo dal grano, arrivare ai pacchi di pasta… imbustati e insaccati, pronti per la spedizione!

Gioacchino                   E’ un grosso progetto… devo dire che l’idea non è male… la gente vi potrà aiutare, queste cose le sa fare… vi serviranno dei capitali…

Felice                            Più’ di tutto, mi serve che il Consiglio dia la sua autorizzazione… se c’è da pagare qualcosa per la licenza, non mi tirerò indietro!

Gioacchino                   Ed io come posso aiutarvi, in questo?

Felice                            Basta che il Consiglio emetta un’ordinanza… rivolta a tutti quelli che vogliono produrre la pasta e poi venderla… stabilite i modi e il contributo da versare… non mi serve altro!

Gioacchino                   L’unico inconveniente è che, facendo questa attività, il traffico dei carretti diventerà ancora più’ frequente e questo guasterà le strade… comunque… questo porterebbe nuovo benessere agli abitanti… è una cosa che si potrebbe fare…

Felice                            Il contributo che chiedereste servirebbe, oltre per le casse del Comune, anche per la manutenzione delle strade… e per migliorarle… c’è il monte Belvedere che in passato ha lasciato cadere dei sassi… si potrebbero fare dei lavori per evitare frane!

Gioacchino                   Sentite… io ci credo che voi sarete capace di cambiare la produzione, e che farete quel che vorrete… ma non parlate di queste cose… contro la volontà di Dio nessuno può farci niente… possiamo solo pregarlo che non ci mandi frane, che i bachi ritornino a mangiare quei dannati gelsi… che non torni la peste dello scorso secolo… che non crollino di nuovo i ponti della Conciaria e del Trivione… queste sono cose al di fuori della nostra portata!

Felice                            Voi credete? Io invece ritengo che noi, qui, abbiamo la testa dura… e dove una persona non ce la può fare, se si uniscono molte braccia, si riesce! Comunque non ne parliamo più’… don Gioacchino… posso contare sull’aiuto vostro e del Consiglio?

Gioacchino                   Mi avete chiesto qualcosa di interesse generale, e mi avete dato anche il modo di pagare le spese… mi impegno personalmente a far sì che una risoluzione del genere sia presentata! Don Felice… oggi è una grande giornata, per voi e per la nostra città! (si alzano)  Vi aspetto al Consiglio, ed avrò il piacere di presentarvi a tutti i Consiglieri, come ardito precursore del nostro nuovo sviluppo! Ci saranno delle domande, ma sono sicuro che anche agli altri la vostra idea piacerà!

Felice                            Grazie, don Gioacchino, mi fate veramente contento… ma adesso andiamo a brindare… in compagnia di mia moglie! Però, per non attirarmi il malocchio, non accetto brindisi di augurio!

Gioacchino                   E allora il brindisi lo faremo alla pasta di Gragnano! Che i vostri Maccaroni possano avere un futuro di successo… in tutto il Regno di Napoli!

                                       (escono entrambi)

fine primo atto

Atto secondo, scena prima: Donatella, Rosa, Vincenzo

Donatella                      (entra) Che disastro! Vieni a darmi una mano, Rosa! (comincia a raddrizzare le sedie)

Rosa                              (entra munita di scopa e paletta) Santo cielo… anche qui, sono stati! Per fortuna che qui non c’è il camino, altrimenti anche questi mobili… sarebbero andati!

Donatella                      (spolverando)  Però la seta l’hanno portata via! Che ci si impicchino, figli dell’inferno! Mi fa male la schiena, a furia di passare il panno…

Rosa                              (cominciando a spazzare) Fatevi coraggio, signorina Donatella… questa è poca roba in confronto a quello che stanno facendo gli uomini in fabbrica! E forse sarebbe meglio che la pòvere si togliesse dopo che io ho finito…

Donatella                      Hai ragione, ma io non sopporto di vedere queste impronte di mani sporche… sulle cose della nostra casa! Per me questo è un posto sacro… il posto di papà… (si volta in giro) hanno portato via anche il suo ritratto… che animali!

Rosa                              Comunque la roba da buttare ce sta… io vado avanti… si arriverà alla fine! (getta a terra le carte che sono nella vetrina ed esce spazzando)

Donatella                      (completa l’operazione con le sedie, rimira il lavoro fatto) Peccato per la seta… e per quella vetrina vuota! Vorrei che si riempisse di nuovo… ma in questi tempi è difficile trovare roba in cristallo…

Vincenzo                      (entra portando un quadro)  Donatella… guarda… l’ho trovato in cortile!

Donatella                      (guarda il quadro) Ma è quello di papà! Forza, appendilo al suo posto… povero papà mio… dove hai detto che lo hai trovato?

Vincenzo                      In cortile, dietro la rimessa… forse volevano portarlo via e lo avranno dimenticato lì!

Donatella                      E’ possibile… meno male che non lo hanno bruciato, dannati…

Vincenzo                      Zitta! Vuoi che ti prendano per giacobina? Ci sono ancora spie dei Sanfedisti, in giro… e la forca è ancora montata!

Donatella                      Lo so, ma chi vuoi che mi senta? In paese sono tutti a lavorare… a cercare di riparare il disastro… ma, dico io, perché non ci hanno lasciati in santa pace? Che fastidio gli davamo?

Vincenzo                      (appende il quadro) Ecco qua… è ritornato al suo posto, mi spiace per gli altri… ma onestamente mi interessa di più’ se troviamo i pezzi originali dello ‘ngegno o della gramola… la màrtora non ci è voluto niente a rifarla… a proposito… domani mattina si può ripartire! Tu ci sarai?

Donatella                      Alle quattro, vero? (si siede) Beh... sì, il primo giorno, dopo tanto tempo di fermo… ma… ci sono tutti? Come hai pensato di ripartire il lavoro?

Vincenzo                      Per ora pensavo questo… zì Michele impasterà, poi a trammiare la pasta nella gramola ci saranno Filippo, Luigi e Ciro…

Donatella                      Anche Luigi?

Vincenzo                      Sì… lui lo hanno lasciato stare… e chissà… sembra che sia migliorato… adesso parla pure… sta dando già adesso una mano a pulire…

Donatella                      Vieni, siediti anche tu, riposati un poco… mi fa piacere per Luigi… il fratello non ce l’ha fatta, eh?

Vincenzo                      (si siede) Raffaele non ce l’avrebbe fatta in ogni caso… era ferito troppo gravemente ed era pure troppo depresso per la faccenda del padre…

Donatella                      Benedetto don Catello… così cocciuto! Bah…

Vincenzo                      Colpa del Farmacista… lui e quella Repubblica Napoletana… ha convinto un sacco di gente con quelle storie di democrazia, di governo del popolo, che il Re era… (si guarda intorno, nervoso) sciocchezze giacobine!

Donatella                      Sì… torniamo a noi… chi ci sarà alla trafila?

Vincenzo                      Quello è il problema… qualcuno voleva usare un mulo… o quell’asino che ci siamo trovati nella rimessa… ma io ho detto che volevo sentire il tuo parere…

Donatella                      Non esiste proprio! Un animale… così sporco, in una fabbrica? Figuriamoci… noi dobbiamo tenere pulito tutto, anche la strada di fuori…! Chi lo ha detto è un… pazzo!

Vincenzo                      Anche io la pensavo così… dovremo ricorrere ai ragazzi… allora metteremo tre o quattro di loro a impastare con i piedi, e zì Michele allo ‘ngegno… e ad assaggiare la pasta!

Donatella                      Non ce la farà da solo! Ci sono donne disponibili?

Vincenzo                      Lo aiuterò io… e poi quando avremo finito passeremo alla pesatura e all’incarto… le donne serviranno per mettere la pasta sulle canne… e gli altri ragazzi la porteranno ad asciugare!

Donatella                      Mi sembra un processo molto arrangiato, Vincenzo… possibile che uomini non ce ne siano?

Vincenzo                      Alcuni torneranno già domani dai monti… ormai… il Regno è ricostituito… i Giacobini sono andati…

Donatella                      Mi raccomando… fai girare la voce… fa’ dire a quelli che tornano che vengano da noi, saranno pagati meglio… lo prometto io!

Vincenzo                      Ehi… tu sei troppo generosa, con gli operai!

Donatella                      Va là… che sei d’accordo anche tu, pure se fingi di non volere!

Vincenzo                      E’ vero… e come al solito, vedi lontano…

Donatella                      Già… anche quando tutto sarà tornato normale e tutte le fabbriche funzioneranno, quegli operai è difficile che ci lasceranno…

Vincenzo                      Bene… allora adesso torno in fabbrica, farò la strada più’ lunga, può darsi che si trovi qualche altro pezzo per strada… ci si vede per pranzo, ciao! (si alza e comincia ad uscire)

Donatella                      Per i pezzi, non ci contare… ha fatto freddo, già quando c’erano i Francesi! (si alza e riprende a spolverare, poi si ferma davanti al dipinto del padre, in silenzio)

Atto secondo, scena seconda: Donatella, Rosa

Rosa                              (rientra, con aria soddisfatta)  L’avevo detto io! Con un poco di pacienza… finito!  Signorina Donatella… che fate?

Donatella                      (riscuotendosi)  No… niente… pensavo… mi è venuta in mente una frase che diceva papà… “I guai sono cominciati con quella neve, ma sotto c’era il pane… è bastato scavare!”

Rosa                              Parlava di quando sono morti tutti i bachi, vero?

Donatella                      Già… io non ho vissuto il periodo della tessitura… una volta mi disse che gli era talmente dispiaciuto lasciare la seta, che non dormiva di notte… sognava… quella “neve”, fatta di bachi morti! (rabbrividisce)

Rosa                              Eh, gente come il padrone non ne nasce più’… ma non vi rattristate, signorina… (si fa vicina a lei) vi debbo dire una cosa!

Donatella                      Spero che sia piacevole… ne ho abbastanza di brutte notizie…

Rosa                              Sì, sì, fa ridere! Lo sapete che don Davide ha ricominciato ieri, vero?

Donatella                      Ah, sì… ma cosa vuole fare, quello… ha ricominciato solo con le donne e i bambini… possono impastare solo metà màrtora… roba che sporca solo le pareti dello ‘ngegno!

Rosa                              Però le prime venti canne sono uscite… le hanno messe ieri fuori per la prima volta… e la pasta si è cannata tutta! Tutti i fili si sono rotti!

Donatella                      Lo sapevo già… gente senza esperienza…

Rosa                              Per questo oggi hanno messo anche il ventilatore… cioè Carolina, con il ventaglione per il fuoco… hanno fatto quasi trenta canne, tutto a posto, le hanno cacciate al sole… e poi…

Donatella                      E poi?

Rosa                              Ma… non sentite le campanelle? Ci sono le pecore in paese! Giù’ al Trivione… mentre finivo di scopare fuori, li ho visti… i ragazzi che cercavano di portare dentro le canne piene, le pecore che staccavano a morsi i fili di pasta, le donne e i pastori che si appiccicavano come pazzi… poi le pecore si sono intrigate anche nel portone della fabbrica!

Donatella                      Povero Davide… due giorni di lavoro quasi buttati!

Rosa                              Sì, ma il peggio è venuto dopo, quando sono arrivati i carretti pugliesi… non c’era più’ spazio in mezzo alla via, le pecore si sono disperse… ora girano tutti come pazzi, gli asini con i carretti senza nisciuno, fermi un poco qui e un poco lì, i pastori a radunare le pecore, i ragazzini che corrono con le canne… e perdono ancora pasta per strada… e chi si ferma per raccogliere, chi ha lasciato libere le galline, e Davide con la scopa che scaccia le pecore dalla fabbrica e ogni tanto fa entrare qualche canna di pasta che si è salvata… si fa per dire! Venite a vedere dal balcone… non ho mai visto niente di più’ comico!

Donatella                      Rosa, non si deve godere delle sventure altrui… vai tu, io non posso… e poi se mi vedesse Davide… non ci farei una bella figura!

Rosa                              Signorina… voi siete proprio figlia di vostro padre… sembrava proprio che ci stava parlando lui, adesso…. vado a vedere e vi dico dopo! Scusate! (esce, con la scopa)

Atto secondo, scena terza: Donatella, Eugenio

Donatella                      Povero paese mio! Come siamo ridotti… forse nevica ancora guai…

Eugenio                        (dall’interno) E’ permesso? Donatella, siete qui? (entra)

Donatella                      Prego, don Eugenio, accomodatevi… come vedete, le nostre porte sono sempre aperte! (ridacchia)  E scommetto che anche le vostre sono nello stesso stato!

Eugenio                        (si siedono) Già… io sto facendo aggiustare le mie… in qualche modo…

Donatella                      Allora mandatemi il falegname, appena possibile! Io… noi non siamo riusciti a trovare neppure un bottaio, per fare riparare il portone!

Eugenio                        Per forza! Sono tutti ancora in montagna… questo viene da Castellammare… è un mio lontano parente, non è un vero falegname… ma se la cava, e vi farà un buon prezzo, solo ha il problema che legno non se ne trova!

Donatella                      Io ne ho… il tetto della cuculliera… hanno cercato di bruciare le travi e le hanno tirate giù’, ma erano troppo pesanti, hanno anche cercato di tagliarle… un lavoro fatto a metà!

Eugenio                        Quelle travi valgono come oro, adesso… volete vendermene qualcuna?

Donatella                      Quelle che avanzano, di sicuro! Prima però dobbiamo sistemare casa e corpo di fabbrica… stanotte dormiranno lì, e si chiuderanno dentro, per custodire grano e macchine! Purtroppo qualche trave andrà nel camino… non possono dormire senza fuoco, col freddo che entra  dalle finestre, senza vetri e senza scuri!

Eugenio                        Allora vi manderò il falegname subito… così riparerà tutto e non si sprecherà legname… poi per pagarvi, farò abbattere qualche albero e farò mettere il legno a stagionare… rami e cortecce vi serviranno per la caldaia… per ogni vecchia trave, ne avrete una nuova…  va bene così?

Donatella                      Va bene, don Eugenio… ma… la vostra cantina?

Eugenio                        Le botti me le hanno lasciate… vuote… il resto… tutto bruciato o sporco… o inservibile! Non so se ringraziare questi o quelli… (si guarda intorno, nervoso)

Donatella                      State tranquillo, qui siete al sicuro…

Eugenio                        Meno male… per fortuna la mia vigna era troppo fuori mano per loro… le viti stanno bene! In fabbrica ho tanta di quella di cenere e… mi hanno regalato un sacco di… rifiuti… da usare come concime… almeno qualcosa di buono lo hanno fatto! Con l’aiuto del Cielo, quest’anno verrà un vino squisito!

Donatella                      Voglio aprire io la prima bottiglia… faremo un bel pranzo insieme, vi aggrada?

Eugenio                        Certo! E neppure mi dispiacerebbe che i nostri… beh, insomma… voi sapete che… si guardano in maniera diversa…

Donatella                      Infatti… mio fratello Vincenzo specialmente… con Teresa… se son rose, fioriranno!

Eugenio                        Però ho poche bottiglie… dovrò comprarne delle nuove… e, stavo pensando… forse mi faccio fare anche delle targhette di carta da incollarci su… vorrei farci scrivere su “Vino Ritrovato”… che ne dite?

Donatella                      Dico che l’idea della targhetta è buona… ma invece scriveteci sopra “Vino di Gragnano”! E’ un nome conosciuto… ci dovreste solo mettere anche il vostro, vicino, come produttore!

Eugenio                        “Vino di Gragnano”… ma non è troppo semplice? O forse… sì… mi piace! Si deve capire solo guardando la bottiglia da dove viene e chi lo ha fatto… poi, assaggiandolo, ricorderanno il nome… grazie, Donatella… è una bella idea!

Donatella                      Io ricordo sempre il sogno di mio padre… vendere pasta a tutto il Regno… magari potrebbe essere un obiettivo anche per voi!

Eugenio                        Ehhh… piano piano! Per fornire il Regno… dovrei prima avere tanto di quel vino… la cosa che mi conforta è che il mio… il nostro vino è conosciuto da tanto tempo… strano che nessuno prima abbia pensato di venderlo più’ lontano…

Donatella                      Se son rose, fioriranno anche in questo caso!

Eugenio                        (si alza) Scusatemi… io devo andare! Mi avete fatto ritornare la voglia… devo vedere se posso recuperare il torchio… e farmi fare delle tinozze… secchi… imbuti… sgabelli… si ricomincia, Donatella! Che bello!

Donatella                      Sì… si ricomincia… il temporale è passato… e nuove nuvole non se ne vedono… almeno spero che non vengano all’improvviso! Dobbiamo solo lavorare…

Eugenio                        Io comincio subito! Grazie, Donatella… la prima damigiana è già vostra! Arrivederci… saluti alla famiglia! (esce)

Atto secondo, scena quarta: Donatella, Rosa, Vincenzo

Rosa                              (entra, agitando le mani per la contentezza) Scusate, signorina Donatella, ma era troppo divertente… ora è tutto a posto, i carretti li stanno portando dai sensali, le pecore sono andate… e la pasta è di nuovo fuori ad asciugare!

Donatella                      Mi fa piacere… hai visto don Eugenio andare via?

Rosa                              Sì, sì… l’ho visto anche arrivare, ma è una persona educata, perciò non sono venuta…. oh! Scusate, non ho pensato che forse gli volevate offrire qualcosa…

Donatella                      Per questa volta non fa niente, ma se vengono persone non di famiglia, rientra subito… non ci tengo a stare da sola con un uomo!

Rosa                              Perdonate… avete ragione. Posso fare qualcosa, adesso?

Donatella                      Vai a cucinare, l’ora di pranzo è prossima, oggi però siamo solo io e Vincenzo… gli altri… non ci sono… e neppure hanno dato notizie!

Vincenzo                      (entra e si siede esausto) Non ce la faccio più’… un poco di riposo!

Donatella                      Non hai trovato altro, vero?

Rosa                              Scusate se mi intrometto, con vostra licenza, vado in cucina! (esce)

Vincenzo                      Macché, niente… neppure rami spezzati… hanno bruciato tutto! Ah… a proposito… c’è uno che gira… dice che è un Procuratore del Re… sta vedendo i danni che ha subito il paese, forse ci daranno del denaro…

Donatella                      E tu credi a queste promesse?

Vincenzo                      Discorsi da Giacobina… attenta, sorella mia… ti ho detto che girano anche spie e qualcuno potrebbe intrufolarsi in casa ed ascoltare… denunciare qualcuno significa entrare nei favori del Re!

Donatella                      Ma noi siamo così lontani dalla capitale!

Vincenzo                      Tu credi? Forse la pensavano così anche quei poveracci…

Donatella                      Senti, Vincenzo… non adesso, per favore…

Vincenzo                      Va bene, la smetto… domani mattina tu porta i coltelli e il mestolo, per favore, mancano solo quelli, abbiamo anche fatto scorta di sale!

Donatella                      E dove lo avete preso, il sale?

Vincenzo                      Beh… a credito dal salumiere… ma lo pagheremo con le prime vendite… o gli daremo pasta, in cambio!

Donatella                      Senti Vincenzo… come si è fatto col salumiere… non si può fare anche con i carrettieri? Dargli la pasta… per farla vendere in Puglia?

Vincenzo                      Tu dici… costerebbe qualcosa, non lo faranno per niente… però… ci aprirebbe una via che non conosce ancora nessuno… (si alza e passeggia nervosamente)

Donatella                      Anche se ci guadagnassimo di meno, l’importante sarebbe far conoscere la nostra pasta ai confini del Regno… poi un giorno potremmo portarla noi stessi… cioè pagare un carrettiere nostro che vada a consegnare!

Vincenzo                      Mi piace! E’ una bella idea… e non solo in Puglia… qui vengono a caricare formaggio… e vino…

Donatella                      Quindi potremmo anche sapere dove portano questa roba… se a un mercato o a dei negozianti… magari viene anche qualcuno direttamente dalla Capitale… sapere anche dove sono i negozi e come si chiamano i padroni…

Vincenzo                      Tutto chiaro! Mi mordo solo le dita al pensiero che i carrettieri venuti oggi sono già impegnati con i sensali del grano, altrimenti andrei già adesso a proporgli l’affare!

Donatella                      Fai con calma…, prima dobbiamo capire… e se invece andassimo noi in Puglia?

Vincenzo                      Adesso? Con i soldati che si ritirano? Non è proprio il caso, sorella mia… le vie sono ancora pericolose, magari trovi degli sbandati… i carrettieri conoscono le strade e sanno cavarsela… se non passa almeno un mese, le cose non si calmeranno!

Donatella                      Un mese… forse anche di più’… i Sanfedisti erano davvero tanti… e poi c’è sempre quello che approfitta di avere una spada o un forcone…

Vincenzo                      Allora lasciamo il rischio a loro, costerà qualcosa… ma penso che ce lo possiamo permettere!

Donatella                      Aspetta… e se rubano la nostra merce… o se il carrettiere non ci porta i soldi indietro?

Vincenzo                      Dobbiamo pur correre dei rischi! Vuol dire che cominceremo con poco… oppure che utilizzeremo molti carrettieri, così abbiamo più’ possibilità che il carico arrivi e che ritornino i soldi! Del resto… come fanno, quando portano il grano? Vengono pagati, no?

Donatella                      Allora, dopo le prime spedizioni, ci faremo pagare anche noi in anticipo… e poi lascia che loro vendano al prezzo che vogliono!

Vincenzo                      C’è solo da cominciare, per capire bene!

Donatella                      D’accordo… domani chiederemo a un sansale di portare da noi un carrettiere per comprare il grano… avremo della pasta già pronta e insaccata… forse accetterà di essere pagato anche con quella!

Vincenzo                      Poco fa c’era confusione, in piazza… vado ad affacciarmi, per vedere se c’è ancora qualcuno… (esce)

Donatella                      (gli urla dietro)  Ma dove vai…? Niente… è sempre stato un impulsivo!

Atto secondo, scena quinta: Donatella, Rosa, Vincenzo

Rosa                              (si affaccia) Signorina Donatella, avete chiamato?

Donatella                      No, no… a che punto è il pranzo?

Rosa                              Il ragù’ è in cottura… o gradite mangiare pasta in brodo?

Donatella                      No, grazie, abbiamo bisogno di sostanza, domani ci si alza presto…

Vincenzo                      (rientrando) Nessuno in piazza!

Rosa                              Ah, signorino Vincenzo… cercavate qualcuno?

Vincenzo                      Solo un carrettiere… ma non importa…

Rosa                              (colpita sul vivo) Avete ragione… non lo faccio più’ e vi compro qualcosa con gli stessi soldi… ma è mio cugino!

Donatella                      Cosa hai fatto, Rosa?

Rosa                              Io… gli ho dato…. un pacco di pasta! Ma aveva fame… quello tiene moglie e tre figli!

Vincenzo                      Quando è successo, questo?

Rosa                              Poco fa… è entrato… ed è venuto direttamente in cucina… conosceva la strada perché… ai bei tempi… era lui che portava le verdure e la frutta… ora non ha più’ lavoro, tutte le campagne per aria, nessuno le cura… e lui… ha dovuto anche vendere l’asino per mangiare… tra poco dovrà anche vendere la carretta…

Donatella                      Dov’è?

Rosa                              E’ andato a cucinare… io la pasta… gliel’ho data, ma ho detto che non pensasse che gliela cuocevo!

Vincenzo                      Rosa, ti ci vuole la tenaglia, per farti parlare… dove sta di casa?

Rosa                              Sotto… sotto il ponte del Trivione… campano e dormono là sotto… non tengono casa… cioè l’avevano, ma l’hanno bruciata…

Donatella                      Vallo a chiamare… mangerà con noi… anche con la moglie e i suoi figli! E domani ci aiuterà in fabbrica, e comincerà a guadagnare… vivranno in fabbrica… già da stanotte, c’è tanto posto… poi faremo riparare la coculliera… e poi… (guarda verso Vincenzo, come per chiedere approvazione)

Vincenzo                      (sorride) Questo è un segno del Cielo! Digli di tenersi stretto il carretto… l’asino lo abbiamo noi… ed abbiamo per lui un lavoro di carrettiere… di fiducia!

Rosa                              (sorpresa) Ma voi… dite davvero? Siate benedetti… chi fa del bene così… è un angelo! (bacia le mani prima a Vincenzo, poi a Donatella, che si ritraggono) Vado a chiamarli! Grazie… signorina Donatella… signorino Vincenzo… io non so che dire!

Donatella                      Io sì… che avresti potuto dirlo prima, che un tuo parente aveva bisogno di aiuto! Corri, fila! E prepara il pranzo per tutti!

Rosa                              (esce, dimostrando contentezza)

Vincenzo                      Donatella… io non ci credo… sembra che sia tutto predisposto… (si siede)

Donatella                      (sognante) Ci sarà di nuovo una tavola piena… finalmente… e bambini che girano… gente in casa… persone con cui parlare… e di fiducia! Sarà una festa, ogni giorno!

Vincenzo                      Mamma mia che giornata… la Provvidenza si è ricordata di noi… e di quei poveracci… ci pensi, dormire di fuori… con questo tempaccio?

Donatella                      (pensosa) Lo abbiamo fatto anche noi, su in montagna… faceva freddo… l’umidità entrava nelle ossa… si dormiva per disperazione… appoggiati a un albero… quante ce ne hanno fatte passare!

Vincenzo                      Su, su… è passata… la nevicata… adesso è il momento del pane…

Donatella                      Anche tu la ricordi…

Vincenzo                      E chi può dimenticare le parole di papà? Ma adesso mi devi fare un favore… vieni un momento in fabbrica… voglio che vedi se abbiamo dimenticato qualcosa… un occhio nuovo vede meglio di chi ha già lavorato là e domani mattina si deve partire alla grande!

Donatella                      Vengo sì… anche se sono stanca, voglio vedere che cosa sei stato capace di fare… ah, a proposito, sta arrivando un falegname per riparare le finestre e il portone… i portoni… anche quello di casa… userà le vecchie travi buttate giù’… e poi quelle che avanzano gliele daremo, don Eugenio ce le farà riavere nuove!

Vincenzo                      Ottimo… (si alza)  e andiamo… a inaugurare di nuovo la nostra fabbrica… mi dispiace per chi mancherà a tavola…

Donatella                      E’ ora di pranzo… staranno mangiando i nostri maccheroni… dovunque siano! Salute, ragazzi! (guardando il ritratto)  Ciao, papà! Vedi… si ricomincia! (escono insieme)

fine secondo atto

Atto terzo, scena prima: Lucia, Domenico

Domenico                     (entra, trafelato) Presto, presto… tutto deve essere pulito e brillante… non avremo una seconda possibilità!

Lucia                             (entra, serafica) Don Domenico, non vi agitate… è solo come una delle tante feste che facciamo!

Domenico                     Ma a questa forse ci sarà… il Prefetto di Napoli! Non scherziamo proprio… non voglio errori, tutto deve essere perfetto! Ecco… (toccando le sedie) queste zoppicano! Vanno cambiate! E questo tavolo? (lo scuote) Cambiare anche questo! Non voglio che sia fuori stile… poi… ci sarà posto per i piatti?

Lucia                             Ma mi avete detto quattro persone… certamente! Qui ce ne vanno anche sei!

Domenico                     Sono persone… particolari… so che avranno… beh, fate conto che siano tutti con… abiti larghi!

Lucia                             (affrontando Domenico) Ma chi volete portare a casa mia, don Domenico? Una banda di saltimbanchi? Se romperanno qualcosa, pagherete voi!

Domenico                     (evitandola) E questa vetrina? Cos’è questa roba… commerciale? Vi sembra possibile ricevere degli ospiti… di tutto riguardo… facendo mercato?

Lucia                             (alterandosi) Ancora una parola, e vi butto fuori di casa mia! Questa vetrina contiene la nostra storia, custodisce tutte le vicissitudini della mia famiglia, è un posto sacro! Guardate! (prende in successione dei pacchi e li mostra) Ecco, ad esempio, questo è il primo pacco prodotto dopo la Restaurazione, qui c’è la data e la firma di Donatella e Vincenzo! Questo è quello con la prima prova delle nuove trafile, ancora quest’altro fatto con la prima pressa meccanica, quest’altro dopo la frana del monte Belvedere… ne volete vedere altri?

Domenico                     No, ho capito… solo che visti così… metteteci delle etichette, dategli più’ spazio… così anche chi venisse può rendersi conto… ma… questa pasta così vecchia… non va a male?

Lucia                             Noi conosciamo il nostro mestiere, don Domenico! Questa pasta è stata essiccata proprio per conservarla, e poi il nostro clima fa il resto! E se proprio dovesse guastarsi… almeno ci rimarrà l’incarto!

Domenico                     Allora… la vetrina può restare… ma voglio che le sedie vengano cambiate… il tavolo in stile… e adesso andiamo a vedere piatti, posate e cristalleria… dove sono? Ah… anche i candelieri… e i fiori dove li metteremo? Poi voglio vedere la tovaglia e i tovaglioli…

Lucia                             Don Domenico… questo è mobilio di antiquariato! Non si muoverà di qui! E poi, a proposito di stoviglie… vorreste vedere anche le alzatine per il pane? O i “repos de cuilliere” in porcellana d’Amalfi?

Domenico                     (molto esitante) Eh? Ma… certo… servono per… riposare… i piedi… no… forse no… adesso non ricordo…

Lucia                             Servono ai commensali per appoggiare le posate quando non si usano… sono coordinati con i piatti , anch’essi in porcellana d’Amalfi, con lo stesso decoro, e siamo riusciti a salvarli nonostante tutte le traversie che abbiamo passate! Le disegnò la buonanima di don Felice, quando fondò la fabbrica, e fece mettere lo stemma del fascetto di spighe, quella che trovate sui nostri più’ antichi edifici… proprio per apparecchiare una tavola… degna di un Re! (ironica) Peccato che ora è il tempo dei “nuovi ricchi”… che non hanno tradizioni, non conoscono la storia, e rimangono a bocca aperta di fronte alla civiltà del nostro territorio, quando e soprattutto se la incontrano e sono capaci di capirla! Mi sono spiegata, don Domenico? Allora… cosa volevate vedere?

Domenico                     (a disagio) Beh… io non sapevo… nessuno mi ha detto che voi… io sapevo solo che siete stati i primi… perciò…

Lucia                             Perciò, se siete venuto da noi solo per fare una bella figura per la tavola apparecchiata… andate altrove! Vi ho già detto che conosciamo il nostro mestiere, e sappiamo anche come presentare un piatto, sapendo cosa c’è dentro… scegliendo anche il condimento, il vino che deve accompagnarlo e la pietanza che lo deve seguire!

Domenico                     Ma… ci credo…

Lucia                             E allora lasciatevi servire! Non serve che facciate di queste ispezioni… venisse anche il Prefetto, sapremo riceverlo… e poi… è nostro interesse che tutto vada bene! Se un personaggio altolocato gusterà con piacere la nostra modesta arte… è tutto a nostro vantaggio!

Domenico                     Ho capito… scusate, ma sono molto nervoso…          

Lucia                             Andate ad occuparvi delle carrozze, o quello che avete in sospeso… è meglio!

Domenico                     (arretrando) Sì, sì… avete ragione… ho pure un incontro con i casari… grazie… ci vediamo dopo! (esce)

Lucia                             (sbuffando) Che liberazione!

Atto terzo, scena seconda: Lucia, Rosa

Rosa                              (entra, camminando piano) Signora Lucia, non mi sono messa a sentire, ma voi parlavate a voce alta… perdonatemi… io rispetto i vostri ospiti… ma lo avete trattato come meritava!

Lucia                             Non se ne può più’ di questi incolti nuovi ricchi! E’ bello che il paese ormai sia florido… ma non conosciamo riposo… e la ricchezza comincia ad essere mal distribuita!

Rosa                              Signora Lucia, comunque si sta meglio qui che negli altri posti… (spolvera sedie e tavolo, con fatica, fermandosi spesso) ecco… questo pure ci voleva… che stavo dicenne? Ah, sì… lo sapete… un mio vecchio spasimante si è fatto vivo…

Lucia                             Ma che dici? E’ una bella cosa…

Rosa                              Mica tanto bella… ci siamo incontrati per caso, ieri al mercato, alla sua bancarella… mi ha detto certe notizie… dei miei… e vuole mettersi di nuovo con me e portarmi a Napoli… gli ho detto subito di no!

Lucia                             Tu… sei la perla della nostra casa… hai cresciuto i nostri bambini… ci dispiacerebbe moltissimo se te ne andassi… ma sai che sei libera di farlo!

Rosa                              (smette di spolverare) So che sono libera… anche troppo… una volta avevo anche un fratello… ma ormai non ho più’ interesse… il mio cuore è fra queste mura… in questa casa, in questo paese… nella Capitale non mi ci troverei bene… sì, c’è il mare, i negozi di lusso, lui dice che ha una bella casa grande, forse (ridacchia amaramente) mi metterebbe anche una cameriera, dice che non dovrei lavorare… ma io ci morirei, non sono fatta per una vita come vuole lui!

Lucia                             Beh… pensaci… pensa a te stessa… verrà il giorno in cui non ce la farai più’ a lavorare… succede a tutti…

Rosa                              Quel giorno, me ne andrò… ma non a Napoli… forse riuscirò ad arrivare su un certo fiume… e lì mi fermerò…

Lucia                             Adesso non diventare triste! Senti… don Domenico dice che queste sedie traballano… (le prova, stando in piedi)  a me non sembra, vedi anche tu!

Rosa                              (prova le sedie, l’una dopo l’altra, in silenzio, poi si china e alza un sassolino da terra)  Era questo, sotto quel piede… scusate signora Lucia, ho spazzato male… rimedio subito!

Lucia                             (si siede sulla sedia, per provarla) Va bene, però facciamo così… prima che vengano quegli ospiti, darai una lavata al pavimento, va bene?

Rosa                              Ma certo, signora! Avete ordinato anche dei fiori? Posso prendere il vaso alto da mettere sul tavolo, o facciamo dei piccoli mazzolini?

Lucia                             No, niente di vistoso… i fiori alti sul tavolo darebbero fastidio alla conversazione… meglio delle piccole composizioni, una per ogni commensale, e niente fiori odorosi, a tavola! Soffocherebbero gli aromi dei piatti!

Rosa                              Sicuro, signora… ecco… queste delicatezze… ma chi le può capire? No, no… figurarsi quel… io rimango qui… e se lui proprio ci tiene a me… verrà a stare di casa qui, nel mio paese!

Lucia                             Un cittadino qui? Hmmm… difficile, facciamo una vita diversa dalla loro…

Rosa                              Ma permette signo’… vita piacevole… e si campa pure assai… più’ a lungo che in certi altri posti… come quelli della costa… poi non ne parliamo della Capitale!

Lucia                             Lo so… ogni tanto ci devo andare… e non mi piace! E’ un posto dove, se non ti allinei agli altri, ti travolgono… altro che sentire il canto dei grilli o degli uccelli, o vedere il sole che filtra tra gli alberi… senti… lo sai che si comincia a parlare di una ferrovia?

Rosa                              Per la Capitale?

Lucia                             Per Castellammare, prima di tutto, e poi di lì per le città intorno e per Napoli!

Rosa                              Questo vi farà viaggiare più’ velocemente e avere spedizioni più’ facili… speriamo che non ci rovinino la pace, però… i treni sono… invadenti, rumorosi… e anche pericolosi!

Lucia                             E’ un prezzo che bisogna pagare… siamo nel diciannovesimo secolo la modernità incalza… non possiamo rimanere arretrati!

Rosa                              A me non interessa, signora… sto bene come sto… anche da sola…

Lucia                             Ma tu sono sei sola, con noi!

Rosa                              Signora Lucia… sono proprio sola adesso… scusate, signora… io… non posso… ho da fare in cucina… anche i fiori… scusate! (esce, camminando piano, portando un angolo del grembiule al viso)

Atto terzo, scena terza: Lucia, Federica, Rosa

Federica                       (entrando) Ma che le prende a quella? Quando ci siamo incrociate, piangeva… neppure mi ha salutato… le hai fatto una partaccia?

Lucia                             Ma quando mai?

Federica                       Allora spiegami perché piangeva!

Lucia                             Spero che ti sei sbagliata… dovremmo chiederlo direttamente a lei… anzi… chiediglielo tu, visto che Rosa ha già parlato con me, e non è emerso nulla…

Federica                       Provo… tu lasciaci sole… lo so che non è bello… ma ascolta, non si sa mai! E’ per il suo bene!

Lucia                             La chiamo e te la faccio venire! (esce)

Federica                       (si avvicina alla comune ed origlia; poi torna precipitosamente al tavolo e si siede)

Rosa                              (entra) Signora Federica, mi volevate?

Federica                       Sì… poco fa ci siamo incrociate in corridoio… mi hai visto?

Rosa                              Veramente… non so… non vi ho visto, signora… ero… scusate, sono confusa… per dire la verità… ho parlato con quel mio vecchio… innamorato… solo due minuti, mentre facevo la spesa… mi ha dato una brutta notizia… mi ha detto che… mio fratello… è morto! (inizia a singhiozzare)

Federica                       Santo cielo… ma questo… quando?

Rosa                              Un mese fa… lavorava in una cava di sabbia… una piena improvvisa… Santino non si poteva muovere veloce… e comunque sono morti in tanti! Nessuno mi ha fatto sapere niente… chissà l’acqua dove l’ha portato…(piange)

Federica                       (le va vicino e l’abbraccia) Scusa, non immaginavo…

Lucia                             (entra) Stavolta sono io che ti chiedo scusa, Rosa… ho sentito quel che dicevi… (abbraccia anche lei) siediti un poco, riprenditi!

Rosa                              Questo è il nostro destino… destino della gente comune e sfortunata… emigrare… servire… altrimenti non si riesce a campare… meno male che almeno qui ci siete voi… (si lascia cadere su una sedia) fate lavorare tanta gente… avete salvato famiglie… come quella di mio cugino… e quello… quello stupido di mio fratello, quando veniva a trovarmi, per orgoglio di invalido non ha mai voluto chiedere di lavorare da voi… sarebbe salvo, adesso… ancora vivo! (piange)

(Lucia e Federica si siedono ai lati di Rosa)

Lucia                             Rosa… non so cosa posso fare per te… ma la notizia è sicura?

Rosa                              Lavoravano insieme… lui è scampato… mi ha detto che hanno chiuso la cava… e lui si è messo a vendere al mercato, per vivere!

Federica                       Io parlerò con don Raffaele… gli chiederò di celebrare una Messa…

Rosa                              (riprendendosi lentamente) Sì… Santino neppure avrà avuto un prete vicino, quando… quando… una Messa… da quanto tempo non ci vado!

Federica                       E’ veramente brutto, venire a sapere certe cose in questo modo…

Rosa                              Sì… io lo aspettavo pure… sapete… non si è mai sposato, si vergognava del suo difetto… veniva da me una o due volte ogni mese… siccome era invalido lo pagavano molto poco… e io gli facevo quello che potevo, per aiutarlo… l’ho fatto per quarant’anni… gli lavavo i panni… gli aggiustavo i vestiti e le scarpe… gli prendevo le maglie pesanti… gli facevo la spesa… le conserve… spesso pure i dolci… come gli piacevano… specie il Sospiro d’Angelo… ma non ho mai preso neppure un acino di sale, da voi… era tutta roba che compravo io!

Lucia                             Non c’era bisogno di dirlo Rosa… abbiamo tutti la massima fiducia in te… ed ora capisco perché non ti fermavi mai!

Federica                       Adesso… ti potrai riposare… ma gli potrai ancora fare del bene… a lui ed a tanti come lui!

Rosa                              Signora… come può essere?

Federica                       Rosa, tu… adesso sarai più’ libera… potrai anche andare regolarmente a Messa… sai, io mi occupo delle feste per San Sebastiano, il nostro protettore. Tu potresti essere molto utile, quello che hai fatto da sola per tuo fratello, possiamo farlo in tanti per i poveri… e anche pregare insieme… andiamo in chiesa… il prete te lo spiegherà meglio… e ti aiuterà a ritrovare la pace…

Rosa                              Ma io non posso… non so fare niente… non so neppure leggere e scrivere… voi lo sapete!

Lucia                             Per fare del bene ci vogliono i fatti, e non le parole, non ti preoccupare!

Rosa                              Signora Federica… io… vorrei pregare… ma non lo so fare… non sono andata a scuola… non ho mai potuto leggere le preghiere… nessuno mi ha mai aiutato!

Federica                       Io neppure le leggo… le so a memoria… ed anche tu le imparerai, basta poco…

Rosa                              Signora Lucia… voi permettete? Ah… non posso… devo lavare il pavimento!

Lucia                             Vai pure Rosa… non ti preoccupare… il pavimento va bene così!

Rosa                              (si alza e si slaccia il grembiule, tenendolo in mano) Allora io… possiamo andare… signora Federica… non avete vergogna, di uscire con me?

Federica                       (si alza e la prende sotto braccio sorridendo) Andiamo, futura figlia di San Sebastiano… il nostro protettore ti aspetta… sapessi quanto c’è da fare, per chi vuole fare del bene… la tua presenza sarà un segno del Cielo per tutti… quando sapranno che cosa hai fatto per un’intera vita… e le cose che hai preparato per tuo fratello… ci sono tante mani tese di bisognosi che aspettano…

Rosa                              (piange, assentendo ed esce insieme a Federica)

Lucia                             (le accompagna)

Atto terzo, scena quarta: Lucia, Paola, Donato, Rosa, Federica

Paola                             (entra portando dei fogli di carta e si siede)  Però… e chi se lo immaginava?

Lucia                             (torna a sedersi) Hai sentito?

Paola                             Difficile non sentire, avete parlato a voce alta… non ho potuto fare a meno e mi sembrava brutto venire a dirvi di abbassarla, visto quello che dicevate!

Lucia                             Stavi ancora scrivendo?

Paola                             (sventolando i fogli) Eh, già, il discorso per il brindisi che mi ha chiesto don Domenico! Quello mi sta facendo uscire pazza, lui e quel Prefetto… e la moglie! Pretende l’impossibile! Dovrei scrivere qualcosa… senza che sappia esattamente chi è che viene, non me lo dice… per riservatezza! Ma come si fa? Una volta non gli va bene una cosa, poi un’altra, poi un’altra ancora, non si accontenta mai! L’ultimo che ho scritto… potrebbe andare di fronte al Re! Spero che almeno questo gli piaccia!

Lucia                             Non sarà troppo importante… per un Prefetto?

Paola                             Ho voluto esagerare… sai ho anche scritto la parola “Maestà”! Però, togliendo quella, può essere applicato in qualunque circostanza… lo sai queste cose come vanno… tante parole, nessun contenuto!

Lucia                             Ehi… hai toccato il tasto dei soldi?

Paola                             Appena appena, ma c’è… non per fare la figura degli straccioni, ma per ricordare a chi viene di pensare anche a noi! Ma… lo vuoi leggere?

Lucia                             No, figurati… mi fa piacere che hai messo dentro l’idea… anche perché chiunque sia, si aspetta una richiesta del genere!

Paola                             Sì… ma quanti hanno poi dimostrato di volerci aiutare? Se non ci mettiamo sotto noi stessi… hai voglia! Come quando è franato il monte Pendolo… se la strada non la sgombravamo noi, saremmo ancora bloccati!

Donato                          (entra, agitato) Voi mi dovete aiutare! Quello… vuole il sorbetto al limone, il Sospiro d’Angelo e i Baci di Dama… ha assaggiato quelli che ho fatti e dice che non vanno bene! Ma come si fa? Io ho usato la mia solita ricetta, non ne conosco altre… mi volete dare una mano? Io devo pensare al ragù’, alle altre cose…

Lucia                             Chi è, il solito don Domenico?

Paola                             Dov’è? Deve leggere il discorso!

Donato                          E’ lui, è lui… mi ha detto che andava alla riunione dei casari di Agerola… li ha convocati tutti alla chiesa del Corpus Domini… sentite… mi dovete dare una mano!

Lucia                             C’è solo una persona che può farlo… Rosa! Lei fa quei dolci così delicati… è andata anche lei alla chiesa del Corpus Domini, con Federica…

Donato                          Bene… vado subito anch'io e mi faccio dire la sua ricetta!

Paola                             Aspettate, vengo anche io, devo far leggere il discorso!

Donato                          Muoviamoci, allora… io ho già la pentola sul fuoco…

Paola                             (si alza) Subito! A dopo, Lucia… ci metterò poco! (esce con Donato)

Lucia                             (rimasta sola) Bene… apparecchiamo questa tavola… (prende i bicchieri dalla vetrina e li dispone sul tavolo; mentre compie l’operazione, entra Rosa con un vassoio con una bottiglia di vino decorata e la sistema sul tavolo)

Lucia                             Rosa… già hai fatto?

Rosa                              Sì, signora… il prete non c’era, ritorneremo dopo questa festa… ora avete bisogno voi di aiuto…

Lucia                             Ti sei ripresa un pochino, Rosa? Hai visto Donato?

Rosa                              Sì, ormai… non c’è più’ niente di urgente da fare… e il dolce lo faccio io… lui sta già facendo le basi, si devono solo mischiare le cose e mettere dentro… non è difficile, ma l’ordine è importante!

Paola                             (entra, perplessa, con un abito elegante) Lucia… ho una notizia… incredibile…

Lucia                             Oh, che bell’abito come mai? E’ forse collegato alla notizia… allora dovrebbe essere buona…

Paola                             Direi di sì… il discorso del brindisi gli è andato bene… anche la parola “Maestà”! Lucia… ascoltami bene… gli ospiti sono… il Re e la Regina! E anche i figli, pure qualcuno della Corte e quaranta cavalieri… e stanno venendo qui… adesso!

Lucia                             Buonanotte! Perciò era così… agitato, don Domenico… ma… dove potremo far accomodare tante persone? Qui non abbiamo tutto questo spazio!

Rosa                              Santo cielo, bisognerà dirlo a Donato… ma quel benedetto, non poteva dirlo prima?

Federica                       (entra di premura) Avete saputo? Vengono il Re, la Regina ed i figli, me lo ha detto don Domenico… prenderanno l’aperitivo qui e poi pranzeranno a Castellammare con tutta la Corte e il seguito! Sono quasi cento persone! I maccheroni ed i dolci… li dobbiamo preparare noi!

Lucia                             Meno male che almeno a questo ci ha pensato! I maccheroni… sono pronti, andiamo ad aiutare Donato per i dolci, presto! Dopo ci dovremo anche cambiare!

Federica                       Ah… un’altra notizia! Don Domenico dice che hanno messo i vestiti fatti con la seta, quindi vedete di pigliare vestiti… eleganti, ma non vistosi, non dobbiamo stonare…

Rosa                              Sono finite le notizie? Ne abbiamo proprio bisogno… corriamo da Donato! E dobbiamo anche scegliere i vestiti, cambiare, pettinare… pure tu, Rosa! (esce con Lucia)   

Paola                             Io non sono brava in cucina… inutile che vado…

Federica                       Tu… occupati di sorvegliare la strada… appena vedi che i cavalieri arrivano, dai l’avviso a tutti… e non dormire in piedi!

Paola                             Non c’è pericolo di dormire… non senti?

Federica                       Mamma mia… la fanfara! Sono già qui! Datemi un vestito, un pettine, le scarpe, le calze… (esce di corsa)

Atto terzo, scena quinta: Lucia, Paola, Federica, Rosa, Cerimoniere, Ferdinando, Carolina, Comparse

(entrano due militari in uniforme che si pongono ai lati del palco; sottofondo di squilli di tromba, entra il Cerimoniere)

Cerimoniere                 Jammo belli, sta arrivanne ‘o Re vuosto! (si gira intorno) E che è, questo posto? Ma ‘o padrone ‘e casa site vuje, signuri’?

Paola                             (si inchina) No, veramente… io sono della famiglia, ma la padrona di casa sta in cucina… viene subito…

Cerimoniere                 Ah voi non parlate ‘a lingua del Regno? Che brutta cosa, signuri’… mentre che arriva la padrona, però… pigliate quelle due segge, e mettitele in miezo alla sala… mica vulite che ‘o Re si assetta dietro a un tavulino?

Paola                             Uh, non ci avevamo penzato… scusate (sistema due sedie al centro)

Cerimoniere                 Ecco… più’ là… no, più’ qua…

Lucia                             (entra, dopo cambio di abito; vede il cerimoniere) Ah, Dignitario… buon giorno… noi siamo quasi pronti!

Cerimoniere                 Tenite solo un minuto, padrona… sicuro che ‘o Re nun po’ aspettare a vuje! E po’, io sono ‘o Conte Caracciolo, ‘nu poco ‘e rispetto!(si guarda in giro) Che schifo, ‘nu muscone! Accidetelo!

Lucia                             Conte… ma nun se po’… come facimmo? Provateci voi!

Cerimoniere                 (scandalizzato) A chi? Io… non mi pozzo abbassare a fare lavori con le mani… state pazzianne!

Paola                             Va bene, ci provo io… (va vicino al cerimoniere, guardando per aria, gli strappa la mazza e tira vigorosi fendenti intorno) L’ho pigliato! (pesta un piede per terra) Ecco fatto!

Cerimoniere                 Ahhh! Vuje site pazza! Come vi permettete? La mazza ufficiale, è stata ausata per Re, Principi, Papi, Cardinali, Ambasciatori… e vuje ce accidite le mosche? (la riprende e la controlla, accarezzandola)  Nun ve permettite cchiu’!

Lucia                             Ma il Re… viene?

Cerimoniere                 Sicuro… ce stammo tutti quanti? Nun è che quaccheduno poi cerca di trasire dopo il Re?

Paola                             Aspettate… li vado a chiamare! (esce di corsa)

Cerimoniere                 Vi’ che pacienza che ce vo’! Spicciatevi…

(entrano Paola, Federica e Rosa: quest’ultima avrà la cuffietta e porterà un vassoio con due bicchieri)

                                       Finalmente…ce simmo? Guardate che niscino può trasire qua dentro dopo il Re, i surdati chiuderanno la porta! (si affaccia in quinta e poi ritorna; dopo un veloce giro di ispezione che suscita perplessità negli altri, dando dei colpi di mazza, annuncia il Re a voce alta e scandendo le parole)  Sua Maestà Ferdinando Antonio Pasquale Giovanni Nepomuceno Serafino Gennaro Benedetto di Borbone, Re di Napoli e Sua Maestà Maria Carolina Luisa Giuseppina Giovanna Antonia d’Asburgo-Lorena, Regina di Napoli!

Paola                   (borbotta qualcosa verso Lucia, e le passa un foglio)

Cerimoniere                 Stateve zitte! E arricordateve che annanzi ‘o Re parla sulo ‘a padrona ‘e casa!

Ferdinando                   (entra con Carolina, in costumi storici, eventualmente accompagnati da comparse infantili e da dame di compagnia, anche loro in costume; la coppia si ferma al centro palco, davanti alle sedie; tutti fanno un inchino; sottofondo musicale di flauto o violino)

Lucia                             Maestà, siamo lietissimi di accogliervi nella nostra fabbrica, e ancora di più’ nella nostra casa di fedeli sudditi del Regno! Confidando nella bontà delle Vostre Maestà, vi porgiamo i nostri omaggi, e vi presentiamo i nostri doni, che speriamo voi vorrete benignamente accettare! Per la delizia del palato delle Vostre Maestà, vi abbiamo preparato un cordiale aperitivo… (fa segno a Rosa, che versa il vino in due bicchieri e va davanti ai sovrani ad offrirli; dopo che i bicchieri sono stati presi, si ritirerà indietro) con uno dei prodotti della nostra terra, fertile ma disagiata e bisognosa sempre della magnanima protezione ed aiuto dei nostri Sovrani! Questo vino, proveniente da uva storicamente locale, esprime lo spirito della nostra terra e della nostra gente, robusta e genuina, sperando che incontri il gusto delle Vostre Maestà! Allo stesso modo, ci auguriamo che troverete degna di Voi la nostra pasta, fatta con amore e passione, che trova nel clima di questo luogo il modo migliore per esaltare il sapore che la nostra modesta arte riesce a trasfondere in essa! Per presentarvela al meglio, prima che vi degniate di assaggiarla, mi permetto di segnalare che essa ha colpito la fertile mente di un poeta (*) che, parlando di essa, così si esprime:

In questo ceto c’è il maccheroncino,

Riccio di foretana e tagliarello

Cannarone di prete e fidelino

Cappelluccio, spaghetto e vermicello;

Lingua di passero e paternostrino

Di prete orecchio e scorza di nocello,

Lagana, tagliolino e stivaletto

Lasagna grossa e piccola, e anelletto:

Poscia le punte d’aghi, le stelline,

Che van più di mille in un boccone,

E le grate a mangiar rose marine

Li ditali e semenze di mellone,

Li tacchi e di scarola le semine,

Lo gnocchetto e di zita il maccherone

Acinetti di pepe e laganelle,

Seme di peparoli e tagliarelle.

Ma però, come diss’io, il primo vanto

Porta fra tutti quanti il maccherone!

 (*) Antonio Viviani,  “ Li maccheroni di Napoli”- 1824

                                       Maestà, poi per consentire a vostra Altezza ed alla famiglia Reale di gustare più’ con comodo nella vostra Reggia il nostro prodotto, vi sono stati riservati cento tomoli(**) di maccheroni, fatti con particolare cura, che d’ora in poi sarà chiamata “Pasta del Re”!

Ferdinando                   Miei cari sudditi, ma che bella accoglienza… noi avevamo sentito magnificare chesta bella città, ma non ci penzavamo che fosse accussì! E come il Cielo ci manda i segni e ci fa capire che nostro Signore ci sta vicino e ci benedice, accussì noi ci sentiamo adesso… con quacche cosa dentro… come un sentimento… ‘na cosa che… (mimica l’ appetito) dento pe’ di noi si muove e ci spinge a dire… che m’avite fatto venire ‘na famme ‘e pazzi! Io voglio provare tutta la pasta che avete nummenata, ‘nu piatto pe’ vota… ci volesse pure ‘na semmana o due… voglio fare chisto sacrificio… insieme con la mia Rigina! E per ricambiare il vostro gentile regalo, da questo momento vi cuncedo l’alto privileggio di essere chiammati “Furnitori di Corte”! (assaggia il vino poi si volta verso Carolina e brindano insieme)  E comme è… sapurito chisto vino! E’ vero mia Rigina?

Carolina                        (beve e assentisce) Vostro sentimento è come mio, fedele consorte!

Cerimoniere                 Salute, lunga vita alle nostre Maestà e viva ‘a pasta ‘e Gragnano! (incita tutti a ripetere la formula augurale, eventualmente anche al pubblico; poi va vicino a Lucia, con fare complice) Padro’… solo a parlare di pasta, mi avete fatto venire famme pure a me! E po’ qua dinto se sente  pure ‘nu profumo ‘e ragù… quanne se magna?

fine

(**) 1 Tomolo è uguale a circa 52 litri di granaglia

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 5 volte nell' arco di un'anno