Un semplice

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UN SEMPLICE

Commedia in tre atti

di COSIMO GIORGIERI CONTRI

PERSONAGGI

ELENA GRIFARDI

ANNA SARCHI

RANZONE

MAURIZIO OMBONI

MARIO
DAMENTI

ROSALIA, governante

GRIFARDI

GIUSTINA

Una cameriera di Ranzone

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

 Una sala in un villino sul mare. Mobili di paglia e di legno chiaro. Palme.

La comune è a destra in 2.0 piano. A sinistra altra porta. Vetrata e terrazza in fondo, aperta sul mare.

Entra, dalla comune, Maurizio, vestito da tennis, tutto di bianco, con la racchetta in mano. Poco dopo, dalla porta di sinistra entra Rosalia.

SCENA 1. Maurizio e Rosalia

Maurizio                     - Si entra qua dentro senza incontrare nes­suno... (vedendo Rosalia) Finalmente! Rosalia, c'è la si­gnora?

Rosalia                        - Sì; signor Maurizio... C'è sempre!

Maurizio                     - (va verso la vetrata, esce sulla terrazza, si affaccia e parla a qualcheduno ch'è di sotto). Ezio... Passerai a prendere la signora marchesa, al villino... Poi tornerai qua... Subito... Hai capito? (risale la sce­na) (a Rosalia) Eh!? che fai? Non mi annunci?

Rosalia                        - L'ha già annunziato Domenico... E la signora ha sentito l'automobile... Viene subito...

Maurizio                     - Dov'è? (si siede agitando la racchetta)

Rosalia                        - Di là, col signorino... Non vuol passare di là?

Maurizio                     - No: non ho in tasca neppure un giocattolo, neppure una chicca... Già, non ho neppure delle tasche. (tastando con ammirazione il suo vestito che pare un pigiama)

Rosalia                        - Il signor Maurizio è sempre così buono...

Maurizio                     - Buono? Ho veduto che quando gli porto un regalo, Mario mi lascia tranquillo...

Rosalia¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Gesummio... se lascia tranquilli tutti! √ą un an¬≠gelo quel bimbo!

Maurizio                     - Già... Io trovo invece che è un piccolo diavolo... Ah! se mia cugina lo lasciasse sei mesi a suo padre...

Rosalia                        - Si faccia sentire! La signora non può stac­carsene. Quando lo manda a fare il bagno è una di­sperazione...

Maurizio                     - Per gli altri!

Rosalia                        - Ah! sento che mi chiama... Vado....

Maurizio                     - Va; ma riannunciami... dille che l'aspetto...

Rosalia                        - Vado... vado...

(Rosalia esce. Una pausa. Maurizio si alea e si con-, tempia a uno specchio con evidente soddisfazione, ag­giustandosi il nodo della cravatta e ravviandosi i ca­pelli. Si volge a un rumore. Entra Elena, che lo sor­prende nella contemplazione).

SCENA II

Maurizio                     - Elena

Maurizio                     - (voltandosi) Buongiorno, signora cugina!

Elena                           - Dio, Maurizio, come sei bello! Sembri uscito da uno scatoline. Abbagli! ...

Maurizio                     - No: rifletto... Sei te che sei abbagliante...

Elena                           - Io? Così vestita di nero?

Maurizio                     - Il nero ti sta a meraviglia....

Elena                           - (ridendo) Come a te il bianco...

Maurizio                     - Eh! Non si può dire che non siamo dei pa­renti cerimoniosi... Mi permetti di baciarti la mano? (eseguisce).

Elena                           - Ho pettinato Mario...

Maurizio.................... - Bene... Metti il tuo figliolo fra te e me i meco di madre! Sei commovente!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą la verit√†! E poi perch√© dovrei mettere qualche cosa fra me e te? Ti vedo con piacere.... Tu ed Anna rallegrate questa mia solitudine...

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ah! La chiami solitudine? Il pi√Ļ bel villino del paese. In un viale dove non si pu√≤ passare con l'au¬≠tomobile senza rischiare di mettere- sotto qualcheduno; di schiacciare per lo meno un cane o un figlio d'un cane...

Elena                           - Vergognati! Dove hai mandato i tuoi cento cavalli?

Maurizio                     - A prendere Anna.

Elena                           - Dove andate?

Maurizio                     - Dove verrai anche te!

Elena                           - Se però me lo dici prima, mi farai piacere!

Maurizio                     - Al tennis. Stamane c'è la finale. La gran coppa...

Elena                           - Grazie. Non è per me.

Maurizio                     - Eh! già! Tu non sei inscritta...

Elena                           - (ridendo) No: volevo dire che non vengo... Che verrei a fare? Io non sono punto mondana....

Maurizio                     - Non lo ero... Avevo il bernoccolo dell'orsag­gine e della beneficenza.... Male...

Elena                           - Per chi?

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Per te.. Ecco dove la virt√Ļ ti ha condotta... Tuo marito si √® stancato di avere una moglie che non si occupava che di ospedali, di asili e simili malinco¬≠nie.... E ha trovato una donnina allegra...

Elena                           - Maurizio ti proibisco...

Maurizio                     - Bene... bene.. Non dico nulla.... Ma ti davo dei buoni consigli postumi... Gli uomini non apprez­zano tanto altruismo... Vogliono esser loro tutto l'ospedale della moglie... Tu poi esageravi... Mi ricorda l'ultima tua trovata... La Casa Madre per le giovani pe­ricolanti... Anche quel nome!... Pericolanti, poi! Ce n'erano di quelle che avevano già pericolato, fino in fondo...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Fai dello spirito... Te lo lascio fare... Tu non capisci certe cose... Appunto perch√© mi credevo felice, nulla mi faceva pi√Ļ pena della indegnit√† femminile. Ho visto certe tristezze, certi aspetti della vita... E quando il buon Dottor Andrei, che mi ha visto nascere, mi parl√≤ di quella sua istituzione, io me ne in¬≠teressai...

Maurizio                     - Fu l'ultimo colpo! Nell'anno di grazia 1913 simili eccentricità non sono permesse...

Elena                           - Ero una visitatrice, una semplice visitatrice... E mi occupavo di raccogliere fondi...

Maurizio                     - Hai bussato anche a me...

Elena                           - E mi hai dato 100 lire....

Maurizio                     - Eh! Per le giovani pericolanti mi pareva che bastassero....

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - C'√® stata della gente pi√Ļ generosa di te... An¬≠cora un mese fa da un anonimo, ho avuto cinquemila lire...

.Maurizio                    - Capperi! Eccone uno che avrà avuto dei ri­morsi.... Un protettore rimasto a spasso....

Elena                           - Chi lo sa? Pregava che un letto dell'Ospedale fosse intitolato al nome di una ragazza che vi era morta... Così quel povero nome di guerra, Marion, mi pare, o qualche cosa di simile, avrà potuto essere il se­gno d'una redenzione....

Maurizio                     - Brr!

Elena                           - Ti allontani?

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - La virt√Ļ √®... un isolatore... E noi che si spe¬≠rava che tu cambiassi...

ElEna                          - In che senso?

Maurizio                     - Ma si... ma si... Certo tuo marito si è por­tato male con te... Nessuno lo difende. Ma anche te! ... Hai voluto la separazione... Hai preferito rompere i ponti...; Alla tua età, giovane e bella, ciò è pericoloso... Non pericolante... pericoloso.. Non importa. Ma poi­ché l'hai voluto, non c'è da rimpiangere... Non c'è da guastarsi la vita. E noi speravamo che il fatto di es­sere venuta qua, in questo luogo mondano, fosse un indizio di resipiscenza...

Elena                           - Sono venuta qua per Mario... Aveva bisogno di mare... Non ho voluto allontanarmi troppo.. Oh! Ec­colo, eccolo!

(Una voce di bimbo grida dall'interno: Mamma! mam­ma! )

SCENA III. Detti, Mario e Rosalia

Mario                          - (precipitandosi in iscena) Mamma, vado.

Elena                           - Sì, tesoro.,

Mario                          - Mi lascerai andare a pescare sugli scogli?

Elena                           - Si, ma non oggi....

Mario                          - E andare alle capanne mi lascerai?

Elena                           - Si....

Maurizio                     - (interrompendo) Ma non oggi!!...

Mario                          - (voltandosi e guardando Maurizio) Anche te! Ma domani quando verrà?

Maurizio                     - Queste son domande a cui non si può ri­spondere

Elena                           - Saluta lo zio Maurizio!

Maurizio                     - Cugino! Non m'invecchiare!...

Elena                           - Ti chiama così....

Mario                          - Addio, zio... Anche a te ti dicono: non oggi?

Maurizio                     - Peggio. Mi dicono: Mai (guardando Elena)

Elena                           - Andate! andate! Mi raccomando, Rosalia! (Ro­salia e il bimbo escono),

Elena                           - (parlando alle quinte) Sta attenta.

Maurizio                     - (ridendo) Agli automobili!

Elena                           - (A Maurizio) Anche a quelli!!... (ridendo)

Elena                           - (sporgendosi dal balcone) Mi raccomando non lo lasciare troppo con altri bimbi... C'è tanta tosse canina in giro...

SCENA IV.

Maurizio - Elena

Maurizio                     - (a Elena che risale la scena) Quando lo di­cevo! I cani!... Facciamo bene a schiacciarli!...

Elena                           - Non scherzare! L'hai avuta anche te, la tosse!

Maurizio                     - Quando?

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Eri bimbo.... io ero pi√Ļ grande di te, ma non l'avevo ancora avuta...

Maurizio                     - (con comico orgoglio) Sono stato precoce in tutto...

Elena                           - Cosi che mi proibirono di avvicinarti. Mi rin­crebbe.

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (avvicinandosi) Adesso non l'ho pi√Ļ...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Difatti, ti avvicini... Ma hai delle altre malattie. Pi√Ļ pericolose...

Maurizio                     - Quali?

Elena                           - Sei irresistibile... Tutte le signore ti vogliono... Per questo sei diventato, come dirò, audace...

Maurizio                     - Non mi pare... Con te non ho mai avuta...

Elena                           - Eh!? Prima ch'io sposassi... mio marito, me l'hai fatta anche a me la tua dichiarazione... Povero Mauri­zio, ti avessi preso sul serio, che tegola!

Maurizio                     - (ridendo) Mi pare che in fatto di tegole....

Elena                           - Zitto! So quel che vuoi dire! Mi sono ingannata, lo so... Ma non è il caso di rammentarmelo...

Maurizio                     - Eppure...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Io ti ho detto questo perch√© volevo parlarti sin¬≠ceramente, come una sorellina che ti vuol bene... Da qualche giorno, da quando sei qua, tu sei mutato con me... La seconda sera mi hai baciato la mano un po'... come devo dire, un po' caldamente... Alla terza mi hai detto un: Elena! con una voce buffa, una voce di fal¬≠setto... Alla quarta.... Eh! no! Alla quarta non ti ci lascio arrivare. Chiss√† che faresti.. √ą meglio che ci intendiamo...

Maurizio                     - Hai una... brutalità sconcertante... Non im­porta... Io so aspettare...

Elena                           - Che cosa?

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Le occasioni! √ą tutta questione d'occasione, vedi.... Le cose a cui meno si pensa sono quelle che succedono pi√Ļ facilmente...

Elena                           - Di modo che per far succedere... quello che tu vuoi, non mi potresti neppur dire che ci pensi molto!? ...

Maurizio                     - Dipende. Ci sono delle eccezioni! Ci sono delle occasioni che si fanno nascere...

Elena                           - Sei un pozzo di scienza! Non vai al tennis? Non ti sarai fatto così bello per le occasioni di là da venire...

Maurizio                     - Aspetto Anna... t'ho detto... L'ho mandata a prendere... Non era ancora pronta quando io sono uscito... Allora ho pensato di venire da te...

Elena                           - Sei mattiniero!

Maurizio                     - E avrei diritto di non esserlo... Siamo andati a letto alle due. Mi permetti di parlarti di queste cose? Cena al Kursaal. Meravigliosa. Sul mare. Delle serenate... Non le hai sentite? ...

Elena                           - Mi pare! ...

Maurizio                     - Quando siamo passati di qua le tue finestre ci son parse illuminate. Abbiamo pensato che tu ti go­ dessi la musica nostra e la luna di tutti dalla tua ter­razza. Non c'eri?

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Sulla terrazza, no di certo. Ma alzata pu√≤ darsi. Anch'io vado a letto tardi. Fa caldo e il viale di sotto √® tutto profumato dagli oleandri... Penso qualche volta che deve essere piacevole star gi√Ļ in riva al mare...

Maurizio                     - C'è qualcun altro che lo pensa...

Elena                           - Lo credo! Chi?!

Maurizio                     - Il tuo padron di casa.

Elena                           - Il signor Ranzone?

Maurizio                     - L'americano, sì.

Elena                           - Perché lo chiami l'americano?

Maurizio                     - Perché lo è... Viene di là... Colle tasche piene... (guardandosi le sue) Lui le ha... Pepite d'oro? Diaman­ti grezzi? Non si sa... Si sa soltanto che è ricchissimo, taciturno, grossolano e innamorato.

Elena                           - (ridendo) Uh! Quanta roba! Ripeti!

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non so pi√Ļ per ordine. Ma condenso: ricchis¬≠simo e innamorato...

Elena                           - Dì chi?

Maurizio                     - Di te!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą uno scherzo!

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ieri sera alle due; alle due, capisci, era l√†: sopra la panca: come un mendicante, come un senza tetto. C'√® sempre. Tutte le. sere la gente che passa, noi che sappiamo, diciamo: ¬ę Ecco Romeo! ¬Ľ E aspettia¬≠mo la scala di seta!

Elena                           - Maurizio, quello che dici è stupido... Non ha una ragazza con sé?

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Sua figlia... Dicono... √ą troppo giovane per lui....

Elena                           - Bella?

Maurizio                     - In maglia.

Elena                           - Eh!?

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Intendo che si veste male. Si spoglia bene... Peccato che faccia il bagno in capo al mondo. Ha una capanna laggi√Ļ, fra gli sterpi, vicino alla pineta. Io l'ho sorpresa una volta, al tramonto; usciva dall'acqua... Elena mia, una statua...

Elena                           - Di sale?

Maurizio                     - Sono rimasto io... Quando mi ha visto, mi ha voltato le spalle. L'intenzione non è stata cortese, ma il fatto, sì... Che spalle! E il tramonto, poi!... (con un gesto comico e ardito)

Elena                           - Non andare ai dettagli...

Maurizio                     - Oh! Non era un dettaglio... Torno all'uomo... Dunque non te ne sei accorta?

Elena                           - Di che?

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Che ti fa la corte? Ti ronza intorno sempre. Ti segue dappertutto... S√¨, lo capisco... forse ti diverte... Ma bada... Quello √® pericoloso... Pi√Ļ di me... Capisco benissimo che tu non puoi amare quell'uomo che non si sa chi sia, donde venga, che faccia: che √® un avan¬≠zo di minatore, di gaucho... Che so io... Ma la gente pu√≤ crederlo!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ah! la gente! La gente come te! La verit√†, per fortuna, √® diversa! √ą un povero diavolo, tranquillo, ri¬≠spettoso, che mi saluta quando passo, che manda a in¬≠formarsi, cos√¨, di tanto in tanto, se ho bisogno di qual¬≠che cosa... Che ferma qualche volta Rosalia e si di¬≠verte un momento col bimbo, come un buon pap√† senza figliuoli...

Maurizio                     - Già tutto questo è innocente... Ma perché al­lora ha comprato questo villino in cui tu venivi sempre? Tu hai voluto comprarlo: e sei stata preceduta...

Elena                           - Combinazione!

Maurizio                     - E perché è sempre là a spiare? Va, va... Fai finta... o sei ingenua... Ma ecco qui Anna... Anna ti il­luminerà...

Elena                           - Maurizio, ti proibisco!

Maurizio                     - Ah!

Elena                           - Non voglio di queste chiacchiere stupide... Mi guastereste il soggiorno...

Maurizio                     - (insistente) Compra il mio silenzio...

Elena                           - Non compro quello che mi si deve...

Maurizio                     - Allora parlo! ...

Elena                           - Screanzato! ...

(Gioco di scene e controscene. Maurizio ride. Elena par­tecipa un poco anch'essa allo scherno puerile e galante).

SCENA V.

(Entra Anna. Toelette estiva elegantissima)

Maurizio - Elena - Anna

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (forte) Oh! Tanto ci hai messo? (piano) Po¬≠tevi tardare di pi√Ļ! Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Mi sono fermata sotto... Ah! Ah!

Elena                           - Perché ridi?

Anna                           - Nulla. Sai da chi sono stata fermata? Indovina...

Maurizio                     - Da... quell'uomo... Ranzone.

Anna                           - Cosi!

Elena                           - Lo conosci?

Anna                           - Si. Non te l'ha detto Maurizio? Una cosa buffa... Mi ha fatto un gran piacere! Mi ha reso un servizio... Mi ha regalato un cane

Elena                           - Un cane?

Anna                           - Si: un king-charles. Il mio era andato sotto un automobile. Te ne ricordi? Era così bellino... e buffo... con due baffi spioventi... Gli assomigliava...

Elena                           - A chi?

Anna                           - A Ranzone...

Elena                           - Ma come l'hai conosciuto?

Anna                           - Ih, ih! Quanta furia! T'interessa?

Elena                           - No: ti domando!

Anna                           - L'ho sentito, che mi domandi... Lo conosce anche Maurizio...

Elena                           - Non me l'hai detto?

Maurizio                     - Non ne ho avuto il tempo... Mi ha reso un piccolo servizio d'automobile.... In una panne....

Elena                           - Ma passa il tempo a render servizio alla gente?

Maurizio                     - Pare. Bisogna bene che ce ne siano...

Elena                           - E alla mia famiglia... Si direbbe che cerca le occasioni.

Maurizio                     - Questo te l'ho detto...

Elena                           - Sta zitto... Racconta...

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Che vuoi che ti racconti? S'√® fatto presentare... allo stabilimento. Non so pi√Ļ da chi... Una sera che c'era un concerto, ma non c'era nessuno e mi annoiavo.. Io gli ho sbadigliato sulla faccia, e siamo diventati amici...

Maurizio                     - No: gli hai fatto l'occhio di triglia. Poiché non potevi farlo ai suonatori. Prima avevi tentato col violino... Ma il violino non ti ha dato... corda: e ti sei ridotta all'unico spettatore maschio...

Elena                           - (ad Anna) Ah! ah! Sei impenitente? Sempre così flirt?

Anna                           - Niente. Siamo diventati amici!

Maurizio                     - Uh! Amici?

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Amici, amici! √ą un uomo che sente l'amicizia. Coltiva tutti i sentimenti inutili e profondi! (a Mau¬≠rizio) Non si veste come te: ma lo trovo interessante... Prima di tutto, √® brutto... Poi √® ingenuo... Poi ha un aspetto da facchino di porto...

Elena                           - Anna!

Anna                           - Mi piace per questo! Gli uomini s'immaginano di piacerci quando sono impomatati, ben vestiti, cavalle­reschi, eleganti, ecc. ecc. Ma no, ma no... Un uomo, per impressionarci, bisogna che ci riconduca allo stato di natura. L'amore è un atto naturale, il primo; dunque..

Elena                           - Sei spaventosa!

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma no: sono sincera! Per gli uomini √® un'altra cosa. Gli uomini cominciano a sedici, a diciotto anni: e se ne stancano... Vogliono la quinta essenza ‚ÄĒ dopo: tutto quello che forma il contrasto piccante tra... quell'istinto e la civilt√†... Noi no! Noi rimaniamo natu¬≠rali... Per questo, Ranzone mi piace..

Maurizio                     - Hai finito di dire sciocchezze? Tieni un lin­guaggio... indecente. E sei mia sorella!... Lo dirò a tuo marito.

Anna                           - Gliel'ho detto io tante volte. Ma egli si fida... Sa che tra il dire e il fare... (accennando di fuori) c'è il mare! Soltanto mi sarà ben permesso di avere le mie simpatie? Non fanno male a nettino... Cioè, scusa... (ad Elena)

Elena                           - Che intendi dire?

Anna                           - Che Ranzone è per te!

Elena                           - Ho già detto a tuo fratello che questo scherzo m'irrita. Lo trovo di pessimo gusto. Io non ho le tue idee... Te le lascio.... E quel signore farebbe bene a. non occuparsi di me...

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma no: non essere cos√¨ severa... Pensa... √ą uni uomo straordinario... Ha degli automobili, delle navi, dei cantieri, degli aeroplani, dei grattacieli, dei pappa¬≠galli, dei cani; un po' di tutto... √ącandido e tenebroso! Possiede una villa qui vicina, sul mare, che √® una meraviglia! Gliela faremo aprire, gliela invaderemo e da¬≠remo delle feste invidiabili... Pensa... Non negarci que¬≠sto piacere... Un bel giorno sparir√† come √® venuto e avremo goduto delle ore da Mille e una notte...

Elena                           - (ridendo) Va! Sei una pazzerella...

Anna                           - Ridi? Allora, lo riceverai!

Elena                           - Chi?

Anna                           - Ma lui.. Il can barbone... Ah! Non te l'ho detto. Che stordita! Non ti ho detto perché mi ha fermato? Per chiedermi se tu eri in casa; e se credevo che avre­sti potuto riceverlo... Per esempio... adesso...

Elena                           - Perché?

Anna                           - Non lo so... Avrà il suo pretesto... Quegli uomini per decidersi hanno bisogno di un pretesto... Fortunata te! Lo saprai...

Elena                           - Non saprò nulla! Non voglio veder nessuno...

Anna                           - Oh! Dio (si è affacciata alla finestra e guarda sotto)

Elena                           - Che c'è?

Anna                           - Viene...

Elena                           - Chi?

Anna                           - Lui! Traversa la strada... gli faccio cenno di sa­lire...

Elena                           - Ti proibisco...

Anna                           - Gliel'ho fatto...

Elena                           - Lo riceverai te!

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (ridendo e abbracciandola) Elena, Elena! Non far la cattiva. √ą il tuo padrone di casa, in fondo! Non puoi disgustarlo! Non aver paura... Ti star√≤ vicina io... Mandiamo via mio fratello... (piano)

Elena                           - Perché?

Anna                           - (c. s.) Così: perché non gli dia ombra.,.

Elena                           - (ridendo suo malgrado) Ah!

Anna                           - Maurizio, perderai la gara...

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą vero, sono le undici... Tu non vieni?

Anna                           - Fra un momento... Non ti preoccupare. Prenderò una carrozza.

Maurizio                     - (ad Anna) Come vuoi! (va verso Elena) Addio, Elena...

Elena                           - Addio, Maurizio (Maurizio esce) (Una pausa. Anna fa dei gesti verso il giardino per dire a Ranzone che entri).

SCENA VI.

Dette e Ranzone

(Ranzone entra e si ferma un poco impacciato, sulla so­glia. Anna lo incoraggia, con gesti e con sguardi).

Elena                           - (muovendogli incontro) Buon giorno, signore... Mia cugina mi ha detto...

Ranzone                      - Che vi ha detto?

Elena                           - (senza interrompersi) Che desideravate parlarmi... Accomodatevi...

Anna                           - (vedendo ch'egli esita) Ma su, accomodatevi... Poi che Elena ve lo dice...

Ranzone                      - Ah!

Elena                           - (leggermente infastidita) Dunque?!

Anna                           - (accorrendo in soccorso di Ranzone) Eh? Non avete un pretesto? Glielo avevo annunciato, io... E mia cugina ci teneva... Buon Dio, non era difficile. Siete o non siete il padrone di casa? Potete offrire delle ripa­razioni, che so io, potete far dei reclami, sollevare delle difficoltà...

Ranzone                      - (stupito) Dei reclami? Delle difficoltà?

Elena                           - (ridendo suo malgrado) Anna!

Anna                           - (piano ad Elena) Se lo tratti così. Sai che sono sensibile... Mi fa l'effetto di quando mi schiacciarono il cane... Non posso starci.... Me ne vado...

Elena                           - Anna!

Anna                           - No! No! Arrivederci, (a Ranzone) Signore! (a Elena) Il tennis mi reclama...

Elena                           - (piano) Lo fai apposta?

Anna                           - (c. s.) Certo... Ah! Ah!

 (Elena cerca invano di trattenerla, ella sguscia via, ri­dendo).

SCENA VII.

Elena e Ranzone

Ranzone                      - Vedo che vostra cugina mi aveva ingannato... Mi ha detto che avevate desiderio di parlarmi...

Elena                           - Io?!

Ranzone                      - Si. Si è burlata di me! Vogliate scusarmi... Mi ritiro....

Elena                           - Anna è un po' pazzerella... ma non c'è nulla che possa offendervi

Ranzone                      - Oh non mi offendo.... Non bado alle piccole cose, io.... D'altra parte, se non fosse stata di lei, non avrei forse mai osato....

Elena                           - (semplicemente per sviare quello che può esserci nelle parole di Ranzone di inquietante pur malgrado la timidità con cui son dette) Oh! Osare! Non mi avreste disturbato affatto.... In questo paese tutte le porte sono aperte e si entra nelle case altrui a qualunque ora... Qui poi non è neppure il caso di parlar di case altrui; poi che voi siete il proprietario... Un proprietario molto discreto e molto accomodante, anche... Sapete che quando, sul principio di quest'anno, ho voluto riaffittare, questo villino e mi han detto che aveva mutato padrone, ho avuto una delle rare collere della mia vita? Lo avrei comprato io volentieri... ma voi mi avevate preceduta...

Ranzone                      - Ho fatto un offerta maggiore....

Elena                           - Un prezzo d'affezione?

Ranzone                      - (non risponde)

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma avevate ragione... √ą un bel villino... Con una vista magnifica. Avete intenzione di fissarvi qui?

Ranzone                      - In Italia, si....

Elena                           - (ridendo) L'Italia è grande....

Ranzone                      - Dieci volte meno del paese da cui vengo.

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ah! (ridendo) E non tornerete pi√Ļ... a quel paese?

Ranzone                      - Non so....

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (cercando un motivo per la conversazione, di¬≠nanzi al mutismo di Ranzone) Avete delle persone di fiducia, laggi√Ļ?

Ranzone                      - Delle persone che pago, sì...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non avete famiglia? Mi hanno parlato di una bella giovane che si vede con voi... √ą vostra figlia?

Ranzone                      - (vivamente) Mia figlia? Io non ho figlie! Chi può avervi detto uno cosa simile?

Elena                           - (un poco imbarazzata) Oh! Scusate...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Avevo un fratello... Eravamo cresciuti insie¬≠me... quando gli affari mi cominciarono ad andar be¬≠ne, lo chiamai con me.... Visse due anni laggi√Ļ, nelle mie fazendas.... un giorno, perch√© gli dissi che non aveva eseguito bene quanto gli avevo ordinato, egli cav√≤ il coltello... (fa il gesto)

Elena                           - Oh!

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non bisogna giudicar le cose dal vostro punto di vista. Laggi√Ļ si sta sempre con le armi in mano: e non si ha paura del sangue. Bisogna imparare a of¬≠fendere e a difendersi, laggi√Ļ... Non era l'atto in s√© che.... mi dispiacque; ma era perch√© egli aveva torto... ma fu l'ultima volta...

Elena                           - Oh!

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Gli diedi il suo salario, il suo cavallo; poi gli dissi che se avesse tentato di rientrare in una delle mie fazendas uno qualunque dei miei cow-boys gli avrebbe spaccato la testa. Se ne and√≤. Non l'ho pi√Ļ rivisto.

Elena                           - Ah! Non lo avete perdonato?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Perdonato? Non esiste pi√Ļ! Quanto a quella ragazza... √ą Conchita! Una meticcia... Era scappata da una fazenda lontana, dove la battevano e dove pativa la fame... Aveva errato per tutte le strade, o meglio per tutte le praterie, sola, libera, affamata e quasi nuda... Io la raccolsi un giorno che essendo entrata in una delle mie facendas ne aveva approfittato per mettersi sotto una capra... E'.... si... insomma, per farsi allattare... Le diedi da vestirsi, da mangiare; rimase con me....

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą bella?

Ranzone..................... - Eh!? Non lo so

P'lena                          - Si chiama carità fiorita, codesta!.... Dare da mangiare agli affamati, vestire i nudi.

Ranzone                      - Non si fa anche in Europa? Voi dovete in-tendervene di carità....

Elena                           - Io? Perché? Che ne sapete? Mi conoscete da così pochi giorni...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma viviamo, come avete detto voi, in un paese dalle porte aperte... e le porte aperte lasciano passare la gente... e le parole.... E chi √® vissuto come me nel deserto, e si √® abituato a cogliere il rumore di una pe¬≠sta lontana, nel silenzio, nella immensit√†, a distinguere tutti i pi√Ļ piccoli fruscii delle erbe, del vento, degli animali, sa, anche in mezzo alla vostra civilt√† rumorosa, cogliere tutti gli indizi delle cose e delle persone...

Elena                           - (stupita) Sicché voi dite di conoscermi?

Ranzone                      - (sorridendo) Come conosco vostro figlio!

Elena                           - (vivamente) Mario?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą un caro ragazzo, intelligente e ardito. Anzi, per lui avevo una preghiera da rivolgervi,.

Elena                           - Una preghiera...?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Si. Voi dovete sapere che io ho qui, nella dar¬≠sena, un piccolo cutter, con cui faccio talvolta delle barcheggiate... Oh! delle semplici corse, cosi... Il vostro figliuolo ha una matta voglia di venire qualche volta con me.... Ogni mattina me lo chiede... ¬ęQuando mi porti in barca? ¬Ľ

Elena                           - Ah! Anche a voi?! Capisco: siete voi che gli avete messo in testa quel desiderio... Perché non me l'ha detto....?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą un piccolo uomo. Sa tenere un segreto.....

Elena                           - Non voglio, no....

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Perch√©? Non c'√® nessun pericolo... Vi pare che io non possa sorvegliarlo?!... D'altra parte dovete farne un uomo, del vostro figliuolo: non un essere pauroso di tutto... Alla sua et√†, a sei o sette anni io mi ar¬≠rampicavo sugli alberi pi√Ļ alti delle nostre tartane, o ammainavo le vele in mezzo al mare in burrasca.

Elena                           - (guardando involontariamente le mani di Ran­zone) Ma voi...

Ranzone                      - (mettendosi le mani in tasca) Capisco.... Non c'è bisogno di arrivare a tanto.... Ma il mare è una grande palestra... Allora siamo intesi, me lo concedete? Stamane per esempio, si andrebbe fino alla punta di S. Celso... Ho dato ordine che il cutter fosse qui da­vanti; alle undici.... Sarà questione di un'ora...

Elena                           - Me lo riportate fra un'ora...? Ah! no... no!.... (esitando)

Ranzone                      - Fra un'ora...

Elena                           - Ma mi giurate che non c'è nessun pericolo? (con ansia esagerata)

Ranzone                      - Nessuno (sorridendo)

Elena                           - Che mi rispondete di lui...? (c. s.)

Ranzone                      - Vi rispondo; ma lasciatemi dire che vi com­piango....

Elena                           - Di che?...

Ranzone                      - Di vivere così in una perenne inquietudine delle piccole cose.,. La vita che si conduce qui, tra voi, è una pigrizia, un assopimento di tutte le energie.... La vita non acquista il suo pregio che quando è combat­tuta, insidiata, strappata tutti i giorni ai pericoli e agli agguati...

Elena                           - (sorridendo) Pure, anche voi... vi ci adattate.... Non vi trovate bene, qua? Perché vi siete venuto, perché ci resterete, se non vi ci trovate bene...?

Ranzone                      - (fa per interrompere; poi si trattiene) Avete ragione.... Ci si adatta!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - La vostra vita era... si, era difficile, laggi√Ļ?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (sorridendo) Piuttosto... la mia fattoria non era cos√¨ lontana dalla patnpas vergine che non fosse soggetta alle incursioni indiane. Dovevo difendermi contro le insidie della natura e degli uomini: pi√Ļ di tut¬≠to contro gli Araucani cacciatori di bestiame, che raz¬≠ziavano per vendere il bottino ai mercanti cileni...

Elena                           - Ah! Gli Araucani?! I Cileni?! (senza capire, ri­petendo i nomi con convinzione)

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Poi, quando il pericolo si allontanava, e la vita riprendeva il suo corso, tornava la distesa silen¬≠ziosa, in cui l'uomo √® solo, il piano senza confini, svol¬≠gente la sua onda piatta, come un oceano d'erbe... Verso l'Ovest fino alle Ande erano settimane e mesi di cam¬≠mino, verso il Nord, poi, erano gli spazi vergini e le trib√Ļ selvagge...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (come sopra) Ah! Le trib√Ļ vergini... Gli spazi selvaggi... √ą interessante....

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Tutto √® interessante laggi√Ļ... Un paese di un'al¬≠tra razza e di un altro orizzonte... Ci si sente, a starci, un po' dell'anima di quei conquistatori che avanza¬≠rono, quattrocento anni fa, su quelle steppe incolte, e vi formarono primi nella lontananza dei climi e del tempo, una razza, mescendo il sangue spagnolo al san¬≠gue indiano; la razza argentina... Erano uomini; e ave¬≠vano di fronte la natura selvaggia immensa, l'estuario enorme del Prata, dei fiumi colossali, l'Uraguay, il Paran√†, e poi il deserto senza limiti alle spiagge dell'A¬≠tlantico... E l'hanno domata, l'hanno popolata, l'hanno resa fertile e ricca... Di qualche cavallo, di qualche toro portato sulle caravelle di Mendoza e di Caboto hanno fatto sorgere degli armenti favolosi; il loro galoppo ha a lungo martellato e solidificato la terra nobile, che a poco a poco si copriva d'erbe; pascoli cresciuti di qual¬≠che seme venuto dalla Spagna sul mare di sabbia. Poi le citt√† si fondarono; Buenos Aires, Assuncion, Mendoza. √ą ancora il tempo in cui la Spagna di Filippo II governa; ma pi√Ļ tardi, √® la libert√†!.... Ah! Ma perdonate! Io parlo... io parlo...

Elena                           - (seria) Non vi scusate... in verità mi par di sen­tire la vostra nostalgia... Deve essere un paese incan­tevole... Come ci verrei volentieri...

Ranzone                      - Davvero?

Elena                           - (ridendo) Si; se non avessi paura dei serpenti...

Ranzone                      - Dei serpenti?!

Elena                           - Ma si, ma si. Ce ne devono essere. Ce ne sono di certo.... E non è che ne abbia paura... Mi affascina­no! Pensate.... S'io camminassi per una di quelle vostre praterie, e tutt'a un tratto voltandomi, mi vedessi in­contro... (alle ultime parole dietro a lei dalla porta comune è entrato Grifardi. Ella si volge, lo vede, esclama: Oh! Voi! ...)

Ranzone                      - (tranquillamente alzandosi) Ne vedete anche qui, pare!

SCENA VIII,

Detti E Grifardi

Elena                           - (alzandosi) Voi! Voi qui!

Grifardi                       - Sono arrivato adesso... Non ho trovato nes­suno....

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (fa un gesto, come a dire: ¬ę lo dicevo io! ¬Ľ)

Grifardi                       - Chi è quell'uomo?

Ranzone                      - (ad Elena) Volete presentarmi al Signor Gri­fardi?

Elena                           - (macchinalmente) Il Signor Ranzone....

Grifardi                       - (a Ranzone) Mi conoscete?

Ranzone                      - Bellissimo. Signora... (ad Elena congedando­si...)

Elena                           - (macchinalmente) Arrivederci.

Ranzone                      - (piano ad Elena) Comandatemi, di qualunque cosa abbiate bisogno... Vado a prendere vostro figlio....

Elena                           - (c. s.) Si, si....

Ranzone esce

SCENA IX.

Elena - Grifardi

Elena                           - Avevate promesso di lasciarmi tranquilla...

Grifardi                       - Elena!

Elena                           - E non tenete neanche questa promessa...

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ascoltatemi, vi prego... √ą stato un caso, un puro caso... Mi son trovato qua da un treno all'altro. Devo ripartire tra un'ora.

Elena                           - (che a poco a poco riprende la sua calma, con ironia) Siete arrivato fin qua passo passo, così per di­strazione?

Grifardi                       - No: volevo dirvi....

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non abbiamo pi√Ļ nulla da dirci!!

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ah! no, Elena! √ą impossibile... Io non posso adattarmi all'idea che tutto sia finito fra noi... Io mi son detto: Non ho saputo trovare le parole per convin¬≠cerla, per giustificarmi. Ma quando si √® sotto un colpo che ci prende cos√¨ a tradimento....

Elena                           - (scattando) Non c'è che dire... Avete delle pa­role felici.... Quel tradimento è impagabile.... Sono io dunque che vi ho tradita?

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Che importano le parole? Ah! √® vero. Voi date ad esse una importanza eccessiva. Voi mettete so¬≠pra un fatto che deve essere giudicato caso per caso, l'etichetta di un nome: e non la mutate pi√Ļ... Il mio tra¬≠dimento! E questa parola vi basta per dimenticare tutto, per condannarmi inesorabilmente...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (scattando) Questo avevate da dirmi? In verit√† temevo di pi√Ļ... Temevo che veniste a invocare i vostri diritti di marito protetto dal codice, dalle abitudini, dalla moralit√† maschile... Invece no... Invece venite a ripe¬≠termi le vostre recriminazioni contro un mio senti¬≠mento, contro una mia ribellione... A cercar di convin¬≠cermi, come una bimba, che io ho avuto torto di pren¬≠der le cose al tragico, al serio, almeno; e che veramen¬≠te non valeva la pena di tanto scalpore per cos√¨ picco¬≠la cosa... Una permalosit√†, la mia, non √® vero? Una ostinazione... Ebbene, no! Ebbene poi che siete venuto; poi che avete, voluto turbare ancora una volta la pace che ricomponevo in me, ebbene, vi riparler√≤ io, almeno vi ridir√≤ quanto vi ho detto male, quanto fingete di non capire e non capite veramente... Sono io che vi convin¬≠cer√≤... Sar√† forse pi√Ļ facile...

Grifardi                       - Elena!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - S√¨, s√¨... Adesso son contenta che siate venuto! Fa bene aprire il cuore, farne uscire tutto quanto con¬≠tiene ancora di impuro, di corrotto, di amaro... Una parola, ah! vi pare? Ma una parola che brucia. Mentre io vi amavo.... mentre io non pensavo che ad essere una buona madre, una buona moglie, una buona amica, voi mi tradivate. Ho trovato tutte le prove, ho potuto seguire tutte le tracce del vostro ritorno a un'antica a-bitudine... √ą bastato il caso! il caso volgare e ridicolo di una vostra assenza e di una nota da cercare per sco¬≠prire delle lettere. Ah! ah! Avete ragione... Non √® una cosa tragica, e bisogna riderne... Eravate cos√¨ sicuro e mi credevate cos√¨ tranquilla che non avevate preso nessuna precauzione, neppure quella di portare la chiave con voi....

Grifardi                       - Vi stimavo...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ah! Un mobile aperto significa la stima? Anche io vi stimavo... Ma in altro modo! Adesso non pi√Ļ.... Ho avuto dei momenti di disperazione, allora, un im¬≠peto di ribellione... Mi rivedo l√†, quel giorno, sola, da¬≠ vanti a tutta quella.... sudiceria.... Ho pensato che era¬≠ vate partito con un sorriso, che stavate, per rientrare con un altro sorriso... e ho sentito tutta la menzogna, della mia, della vostra vita.... No! No! Non avrei po¬≠tuto continuare cos√¨! Non avrei potuto rivedervi. E allora sono fuggita... Sono andata da mio padre... an¬≠che mio padre mi disse: Devi perdonare. Ebbene, no, no! Non posso, non posso, non posso,

Grifardi...................... - Ah siete inesorabile! E io che ho creduto… Io che ho sperato che avreste trovato nel ricordo del vostro amore la ragione per perdonarmi....

Elena                           - (con un riso un poco convulso) Ah! E chi vi dice che io vi abbia amato?

Grifardi                       - Elena!

Elena                           - La vostra fatuità d'uomo! Il vostro amor pro­prio. Ma non ci siamo mai intesi, mai! Mi avete rim­proverato quello che facevo, che a voi pareva così di­verso da quello che tutte le altre donne fanno... I miei istinti benefici, le mie occupazioni di carità. Ma era per coprire il vuoto del mio cuore, per sentire che la mia vita non era del tutto mancata...

Grifardi                       - (colpito) No! No! Non dite così! Non è ve­ro! Voi mi amavate.

Elena                           - Se vi avessi amato, vi avrei perdonato.

Grifardi                       - Ah! Badate!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Che cosa? Non avete pi√Ļ nulla da fare qui...

Grifardi                       - Si...

Elena                           - Che cosa?

Grifardi                       - Vedere mio figlio! Dov'è?

Elena                           - (con un balzo) Volete riprendermelo?

Grifardi                       - Dov'è? (Una pausa. Ella corre al terrazzo, come per chiamare il figlio. Di là deve vedere qualche cosa, che la rassi­cura perché si volta e dice:) Ah! (con un sorriso iro­nico) Non c'è!

Grifardi                       - Che dite?

Elena                           - Cercatelo! Non c'è.

Grifardi                       - Ah! Basta! Ho pietà! Non voglio farvi sof­frire... Ma vi avverto! Userò dei miei diritti.... Di tutti i miei diritti.... E ora, addio! (esce rapidamente)

Elena                           - (lo ascolta partire, poi si accascia dolorosamen­te) Paolo! Paolo! Non ha capito!

CALA LA TELA

ATTO SECONDO

Salotto in casa di Elena Grifardi. Eleganza. La comune è in fondo a destra dello spettatore. Porte laterali.

Quando s'alza la tela, Anna è seduta sul bracciolo d'una pol­trona, con in mano una rivista di mode, in atto di chi aspetta. Qualcuno bussa alla porta di sinistra in fondo. Anna si volge e dice: Avanti, Damenti entra, un poco incerto.

SCENA I.

Anna e Damenti

Damenti                      - (si avvicina senza riconoscerla subito., Poi:) Oh! Anna! Mia figlia non c'è?

Anna                           - Buon giorno, zio... L'aspetto! Sono venutaora.... (ridendo) Ah! Credevi di trovare qualche altra visita femminile... Deve vederti spesso nel suo salotto, Elena!

Damenti                      - No, cerco di seccarla il meno possibile. Elena ha il suo appartamento, comunichiamo con questo sa­lotto... Terreno neutro.... Si può abbracciare? (fa il ge­sto di abbracciarla).

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (ridendo) Gli zii d'acquisto non abbracciano.... Tanto pi√Ļ quando hanno una fama...

Damenti                      - (modestamente) Usurpata..., Del resto, da quando Elena è venuta a stare con me ho messo giu­dizio...

Anna                           - Uhm! Uhm!

Damenti                      - Fin adesso ero libero... La povera mia moglie, la vera tua zia, mi ha lasciato solo, da quindici anni... Non potevo vivere come un trappista...

Anna                           - (ridendo) C'era del margine... Adesso, dunque...?

Damenti                      - Chiuso... Finito... un padre modello... Non po­tendo dare degli esempi, dò dei consigli...

Anna                           - A chi?

Damenti                      - A Elena... Che non li segue... La sua condi­zione mi preoccupa... Ha fatto male a volersi separare...

Anna                           - E lei, che risponde?

Damenti                      - Anche tu potresti darle dei consigli... Tu hai un ascendente... molto limitato... come me... Ma ho sem­pre visto che le persone che non hanno ascendente rie­scono meglio... delle altre. Delle altre si diffida; di quelle, no. Dovresti parlarle.

Anna                           - E di che? Convincerla a un accomodamento? Ah! ho! Suo marito è un pessimo arnese...

Damenti                      - Eh!... Dico!?... Tanta severità!?... Cogli altri?!

Anna                           - Che intendi di dire!? In ogni caso io sono una donna... la donna è stata educata alla dissimulazione.

Damenti                      - Hai delle teorie...

Anna                           - Sono sincera.

Damenti                      - E la dissimulazione, allora?

Anna                           - Io sono sincera nella... insincerità...

Damenti                      - Benissimo! Allora non vuoi?

Anna                           - Che cosa?

Damenti                      - Consigliare Elena?

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą difficile, ti ho detto... Del resto il destino √® pi√Ļ forte di noi... Se vuole che Elena un giorno si riconcilier√† con suo marito, questo succeder√†...

Damenti                      - Già. Intanto lui si rovina...

Anna                           - Con chi?

Damenti                      - Da solo... Amava Elena... a modo suo: ma l'amava. Era esuberante di attività... Adesso, trovan­dosi solo ha bisogno di spendere quella sua attività... in altro modo. E fa degli affari... cattivi, naturalmente... questo m'impensierisce...

Anna                           - Ad Elena non fa né caldo né freddo.

Damanti                      - Non lo sa... il denaro per lei è una cosa senza importanza... Benedette donne! Non badano che alle cose inutili... come te... e poi spendono delle migliaia di franchi soltanto per vestirsi. Tu, mia cara, hai una pelliccia magnifica... (sbadatamente, per abitudine) Chi te l'ha data?

Anna                           - Eh!? Mio marito!

Damenti                      - Anche il cappello?

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Mi fai l'esame? √ą un regalo di Maurizio...

Damenti                      - Caspita! Che fratello! Ti aiuta?

Anna                           - No: io aiuto lui (con intenzione, ridendo)

Damenti                      - Ah! Dicevamo dunque...

Anna                           - Parlavamo di Elena...

Damenti                      - Già... Tu capisci... non dormo sopra un letto di rose... mia figlia ha una testa!... ho sempre paura di vederla commettere qualche sciocchezza irreparabile...

Anna                           - Che intendi per... irreparabile?

Damanti¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma... per esempio che s'innamori... Bisogne¬≠rebbe guidarla. Supponiamo che questo sia un perioda di attesa... Mi capisci? Supponiamo che lungo la linea maestra della vita Elena sia scesa a una stazione inter¬≠media... Se vi trova qualche cosa che la trattenga non riprender√† pi√Ļ il treno... No... bisogna che trovi qual¬≠che piccolo svago soltanto. Tanto per non annoiarsi, per non dimenticare... Mi capisci?

Anna                           - Cerco!

Damanti¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą difficile da spiegare. Una conoscenza sim¬≠patica, per esempio: un compagno di viaggio e d√¨ fermata che non le proponga e non la persuada a fer¬≠marsi indefinitamente... Una distrazione insomma, non un....

Anna                           - Ho capito... Un'avventura, non una cosa seria...

Damenti                      - Ecco...

Anna                           - Un corteggiatore, non un aman...

Damenti                      - (interrompendola) Ah! ... Che parole!

Anna                           - Hai paura delle parole?

Damenti                      - Può darsi...

Anna                           - Insomma, qualche cosa che le tenga l'appetito sveglio, ma che non la sazii..

Damenti                      - Hai una letteratura squisita, delle immagini ap­petitose. Dovresti continuare negli esempi fino a do­mani...

Anna                           - E l'avventura, il corteggiatore, l'aperitivo?

Damenti                      - Non trovi?

Anna                           - No, vedo invece la cosa seria... Va... il pasto com­plèto...

Damenti                      - Strano! Abbiamo la vista diversa.

Anna                           - Già; tu sei presbite. Vedi le cose lontane. Io mio­pe, non vedo che quelle vicine.

Damenti                      - Scambiamoci gli occhiali. Io ti dico quello che vedo io; tu quello che vedi tu...

Anna                           - Perché no? Chi comincia?

Damenti                      - Tiriamo a sorte?...

Anna                           - Ah! zio, zio! Sai che facciamo dei discorsi poco seri? E l'argomento Io è tanto...

Damenti                      - Perché poco serio? Non sono un cinico. Sono soltanto un uomo pratico, un uomo del mio tempo... Dò a certe cose l'importanza che hanno, nel nostro mondo. Non si può traversar la vita moderna corazzati come dei cavalieri medioevali, o come delle Dame in crinolina. E penso che i mezzi sono buoni quando il fine è mi­gliore. Il mio fine è che Elena riprenda la sua vita normale. E se si innamorasse di Ranzone è finita.

Anna                           - (ridendo) Ah! lo hai detto!

Damenti                      - Come vedi. Quell'uomo mi preoccupa. Elena lo vede troppo spesso e volentieri. Lo stima. Le pare diverso da tutti gli altri...

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - No! No! Non aver paura. Elena ne ride. √ą un primitivo... Un selvaggio! Viene spesso da lei?

Damenti                      - Spesso. Con la scusa di Mario. Quel mio be­nedetto nipotino ha preso una passione per lui...

Anna                           - Lo sente uguale... Tutti i bambini hanno un po' l'anima di selvaggi...

Damenti                      - Sei psicologa.

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Pi√Ļ di te... Tu non conosci le donne...

Damenti                      - Come tutti quelli che le hanno amate... Dunque?

Anna                           - Dunque che?

Damenti                      - Vuoi aiutarmi?

Anna                           - Ah ah!

Damenti                      - Perché ridi?

Anna                           - (ridendo) Per pudore! Checché tu ne dica, l'ap­parenza dei nostri discorsi è un po' disgustosa... Elena è una donna onesta...

Damenti                      - Per questo, l'aperitivo non ha nessun pericolo... La distoglierà dal banchetto...

Anna                           - Ma se l'aperitivo diventasse abitudine?

Damenti                      - Chi non risica non rosica... Ma non ne avrà il tempo... Passa così presto il tempo...

Anna                           - (ridendo) A chi lo dici! (guardando l'orologio al suo polso) Vedo che Elena non torna...

Damenti                      - Non l'aspetti? Perché sei venuta così presto?

Anna                           - Perché... Perché...

Damenti                      - Ho capito... Un alibi... Per ima mezz'ora per­duta, ritrovi tutto il tuo pomeriggio. Tornando a casa stasera dirai a tuo marito: sono stata da Elena!

Anna                           - Che pensi!?

Damenti                      - E dici che conosco le donne...

Anna                           - Quelle, che sono scese in basso... salendo da te... Complicità per complicità... Parlerò ad Elena... La con-siglierò a rientrare nella vita normale... Per amore della famiglia...

Damenti                      - (ridendo, con intenzione) Quale? La tua?

Anna                           - (prestando orecchio al di fuori) Oh! Ecco Elena! Zitto...

SCENA II

Elena e detti

Elena                           - (seguita da Giustina che porta dei fori) Mettili li... dove vuoi... No. Le rose qua... Buon giorno... Oh! Anche tu, papà? Senti che profumo...

Damenti                      - Sento... Arrivi con un carico...

Elena                           - Ne vuoi? Questi...,

Damenti                      - Quelle no? ...

Elena                           - (ridendo) Quelle no. Me le ha date Giustina adesso. Sono un regalo...

Damenti                      - (scambia uno sguardo con Ama)

Elena ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą una magnifica giornata... Mi rincresce che Mario non possa uscire...

Anna                           - Ma sta meglio ora...

Elena                           - Meglio sì... Ma il medico non gli permette an­cora di andar fuori... E poverino, si annoia...

Damenti                      - Vuoi che andiamo a tenergli compagnia?

Elena                           - Non importa. Adesso ne. ha...

Damenti                      - (con un rapido sguardo ad Anna) Chi?

Anna                           - Il signor Ranzone... Il quale gli racconta delle storie, delle avventure. Lo interessa...

Damenti¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Allora me ne vado... (passando accanto ad Elena le dice:) Torner√≤ pi√Ļ tardi... ho da parlarti...

Elena                           - (rassegnata) Puoi farlo subito... cose serie?

Damenti                      - Sì. Tuo marito...

Elena                           - Ancora?!

Damenti¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - S√¨, alle corte... √ą meglio che te ne parli ora... Anna non √® di troppo...

Anna                           - Se volete... (accenna ad .andarsene)

Damenti                      - Ma no... Ma no... Cose che tutti sanno...

Elena                           - Meno io...

Damenti                      - Perché non le vuoi sapere... Ed è necessario... Per tuo figlio...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - ¬ę Sesamo apriti ¬Ľ... Tu sai che sono parole ma¬≠giche: e le adoperi. Sentiamo...

Damenti                      - Tuo marito si è dato agli affari... E fa degli affari che non gli riescono.... Non è nato con quella bosse....

Elena                           - (ironicamente, amara) Ne aveva delle altre... Ma in che cosa gli affari di mio marito possono e debbano interessarmi?

Damenti                      - (riscaldandosi un poco dinanzi alla studiata freddezza di Elena) In quanto che l'avvenire non sarà sempre così, come il presente... Mario crescerà... E avrà bisogno di un padre che gli abbia conservato in­tatto il suo patrimonio e integro il suo nome....

Elena                           - Siamo a questo punto?

Damenti                      - (riprendendosi) Oh! Dio. Non proprio...

Elena                           - (nervosa) Ricorri ai grandi mezzi, alle grandi parole... Da quando io ho preso la mia decisione, voi fate di tutto per costringermi a tornare indietro... Sì, sì, lo sento; lo intuisco... Voi non avete visto nella mia de­cisione che un colpo di testa, il frutto di una suscetti­bilità eccessiva e riprovevole! Buon Dio, avete l'aria di dire... Sono prove per cui tutte le donne passano. Non bisogna prenderle al tragico... Ebbene, no! quanto po­tete dirmi è inutile! D'altra parte io non posso impe­dire che mio marito faccia delle speculazioni... Farle fortunate, è destino... farle oneste è affar suo...

Damenti                      - (leggermente scosso) Potresti trattenerlo, con­sigliarlo...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Una bella posizione! Quella di associata in una azienda commerciale... ,Non mi garba. Del resto, non lo convincerai... √ą abituato a fare da s√©: o almeno senza di me!

Damenti                      - In quello, non fa da sé!

Elena                           - Come sarebbe?!

Damenti                      - Pare che ci sia accanto a lui qualcheduno che ha interesse a vederlo ingolfarsi in affari che non gli riescono: qualcuno che ve lo spinge a disegno.

Elena                           - Una donna?

Damenti                      - No.

Elena                           - Un uomo?

Anna                           - (ridendo) Eh! a meno che non sia uno spirito!

Damenti                      - Un uomo, sì. Una persona che si occupa un po' troppo dei fatti tuoi e di quelli delle persone che ti sono vicine o legate...

Elena                           - Ah! Finalmente... Capisco... Capisco dove vuoi parare... Mi pareva impossibile che tu non arrivassi lì... Tu ed Anna... Per questo complottavate... Voi non po­tete vederlo... Voi non me lo perdonate... Vi da sui nervi, è troppo diverso da voi...

Anna                           - Oh! per me! ...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non parlo per te... Ma vi ripeto, siete straordina¬≠ri... E in verit√† io comincio a ribellarmi,.. A ribellarmi, Avete capito? Non sono pi√Ļ una bambina: e so distin¬≠guere le persone...

Damenti                      - Non ti adirare! Non ti offendere. Nessuno vuol limitare la tua libertà; o mettere in dubbio la tua buona fede... Si, cioè la conoscenza delle persone... Sol­tanto la tua posizione speciale, ti impone degli obblighi, delle cautele... Quell'amicizia per un uomo che non è del nostro mondo, che non ha le nostre abitudini.

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Oh! le vostre abitudini... √ą per questo che mi piace....

Damenti                      - Quando poi quest'uomo dimostra di voler en­trare nella tua vita in tutti i modi e con tutti i mezzi, accaparrando tuo figlio, compromettendoti il marito...

Elena                           - Sempre meglio che compromettere la donna!

Damenti                      - Meno male che ti rischiari!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma si, ma si... Non ne vale la pena... √ą meglio ridere... Quando penso che quel pover'uomo sarebbe assai stupito a pensare che si parla tanto di lui... un uomo utile, modesto, tranquillo. Degli affari? Ebbene, chi √® che non ha degli affari in questi tempi? L'unica cosa che non mi riguarda, che non m'interessa.. Quan¬≠to a suggerirli lui a mio marito...

Damenti                      - Come vuoi... Ti ho avvertito.. Era il mio do­vere....

Elena                           - (ridendo e spingendolo via) Si, si; puoi andare al club, soddisfatto. Per oggi...

Damenti                      - Incorreggibile! Mi faresti andare in collera...

Elena                           - No. Non ci andare... Sei troppo chic per andare in collera, anche con una figlia.... Addio, papà... A sta­sera!

Anna                           - (a Damenti, mentre Elena risale la scena) Addio, zio... Vedi? Puoi stare tranquillo!

Damenti ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (piano) No. Sono pi√Ļ inquieto di prima. Quando Elena √® cos√¨, vuol dire che ci pensa.... Addio... Io ho usato i miei mezzi. Prova i tuoi! (Damenti esce).

SCENA III.

Elena                           - Anna

Elena                           - Cara Anna...

Anna                           - (ridendo) Mi mandi via? Ho un appuntamento per le cinque... Manca ancora qualche minuto! Vuoi andare di là?

Elena                           - (pensierosa) No... Dovresti venire anche te, del resto!... Ah! dimenticavo! Tu non entri mai nella stan­za dei malati... Per te anche un male di denti è conta­gioso....

Anna                           - Sei seccata? Hai ragione!

Elena                           - Ah!

Anna                           - Si... Hai ragione... In fondo, sei libera di fare quello che vuoi...

Elena                           - Grazie del permesso...

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Parlo sul serio... Quando non si √® pi√Ļ bimbi, ci si regola da s√©... Tu poi hai acquistato il diritto di cer¬≠care altrove quello che... quello che...

Elena                           - Che dici?

Anna                           - Un'affezione sicura... Un sentimento profondo... Ah! Nella vita non c'è che questo...

Elena                           - Ma...

Anna                           - Ma se hai ragione, ti dico... Ma se ti dico che fai benissimo... Tuo padre, si capisce... Anche lui non ha torto.... Vuol metterti in guardia... Vuol consigliarti... I padri, sai... Ma poi, il cuore è sempre il cuore. E non si può farlo tacere come e quando si vuole. Del resto, la vita senza affezione è una cosa... una cosa...

Elena ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non cercare il paragone, non forzare la tua eloquenza... ti sto a sentire. Mi diverti. Ma non sono le parole che contano. √ą l'idea. Dove vuoi arrivare...?

Anna                           - Io già lo avevo capito subito, da quest'estate.... Noi donne abbiamo una intuizione... eppoi te lo avevo detto... quell'uomo ha tutte le qualità per vincere, per riu­scire a farsi amare...

Elena                           - Basta. I,o scherzo è lungo... (con impeto)

Anna                           - Quale scherzo?

Elena                           - Il tuo.

Anna                           - Ma io non scherzo... Io perché parlerei così? e mi farai credere che l'intimità, la famigliarità che tu permetti a quell'uomo, le sue assiduità... oh quanti ac­centi!.... non vogliono dire che tu... si, insomma che tu...

Elena                           - Che io l'amo...

Anna                           - Ma...

Elena                           - O che è... o che sta per diventare il mio amante? ...

Anna                           - Ecco...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Perch√© quest'ultima ipotesi concreta √® pi√Ļ nelle tue corde? Cos√¨; √® cos√¨ che pensi? E vieni a dirmelo... in verit√†, Anna, bada che quell'orologio ritarda...

Anna                           - No! no! ci ho il mio! Alle cinque.

Elena                           - Non ti trattengo...

Anna ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (con finta ingenuit√†) Sei offesa? Ma allora.... Ma allora... io non ci capisco pi√Ļ niente...

Elena                           - (ravvedendosi) Già... Io ho torto... Potresti es­sere sincera... In verità, tu che te ne intendi, ti pare... ti pare?...

Anna                           - Ma non si potrebbe pensare diversamente, te lo assicuro... Viene da te tutti i giorni... lo si vede dap­pertutto dove tu sei... non si occupa che di te.

Elena                           - Chi lo dice?

Anna                           - Si sa....

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma no., ma no... √® impossibile del resto... √ą come un buon cane fedele... Non so., come un mobile di casa. E pu√≤ parere? E pu√≤ parere? Non ci avevo mai pensato.

Anna                           - Allora non è?...

Elena ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (vivacemente) Ma non √®, non pu√≤ essere, non sar√†? √ą una sciocchezza, una cosa stupida!

Anna                           - Calma... Calma.... Vediamo....

Elena                           - Non c'è nulla da vedere....

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma santo Dio... Liberatene allora... Che sugo c'√® a far credere...?! √ą gi√† tanto noioso non poter impedire che si ciarli quando √® vero... Ma quando non √®... Senza contare....

Elena                           - Senza contare?

Anna                           - Che gli uomini si fanno sempre delle illusioni, coltivano delle speranze... E, quando voi non capite che avete dato delle speranze, ve ne rimproverano poi, e si arrogano dei diritti....

Elena                           - Tu credi? Tu credi?

Anna                           - Ne sono sicura, ed un bel giorno ci si trova dinanzi a delle responsabilità... a delle pretese....

Elena                           - Gli uomini che tu conosci!

Anna                           - Tutti! Sono tutti eguali... Anche quando cominciano col dichiarare che non domandano nulla... Del resto la sua insistenza, la sua tenacia lo qualificano... Sa dove vuole arrivare... Ci tende per tutte le vie Vedi: anche quella d'intromettersi negli affari di tuo marito...

Elena                           - Perché lo farebbe?

Anna                           - Per avere le mani in pasta. Per dominarlo....

Elena                           - (colpita) Eh! Tu lo credi?

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą un uomo forte.

Elena                           - Ma è impossibile, Anna... Simili disegni! Come pensare?!

Anna                           - (sospirando) Eh! Cara mia! gli uomini sono capaci di tutto.

Elena                           - Anna. Tu mi spaventi. (Entra Giustina)

SCENA IV.

Dette e Giustina

Elena                           - Che c'è Giustina?

Giustina                      - Il signor Ranzone fa chiedere se la signora può riceverlo...

Elena                           - Ah! No... Digli che sto male.... Che ho l'emicrania... Digli quello che vuoi... che ho gente... che non posso...

Giustina                      - Sta bene.... (Giustina esce)

SCENA V.

Elena - Anna

Anna                           - Tornerà alla carica!

Elena                           - Farò altrettanto.

Anna ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ti stancherai. Tu sei buona, sei cortese... Hai mille scrupoli, mille sensibilit√†... Quando lo vedrai sof¬≠frire, quando lo vedrai passare di nuovo la sera sotto il tuo verone ‚ÄĒ come in una romanza ‚ÄĒ ti impietosi¬≠rai e dirai a Giustina: ¬ę Fallo salire... ¬Ľ

Elena                           - Sei pazza...

Anna                           - Bisogna che capisca lui da sé... bisogna che si convinca, che tu non sarai mai... Ma non se ne convin­cerà.

Elena                           - Dunque la situazione è senza uscita? (messo ridendo) messo sul serio)

Anna                           - (lentamente) Ah! Senza uscita! Se tu gli mettessi fra i piedi qualcheduno... Un rivale... Se si con­ vincesse

Elena                           - Dovrei prendere un altro amante?

Anna                           - Oh! prendere! Chi ti dice di prendere? Far finta... far finta... Ma tu fai una vita così austera, cosi riguardosa... Non vede mai nessuno che ti ronzi in­torno... E allora... le illusioni...

Elena                           - E tu credi... tu credi?

Anna                           - Ne sono sicura... Dinanzi al fatto compiuto, gli uomini si rassegnano... Cuoce un po'... Poi si rassegna­no... Quando una piazza è presa...

Elena                           - (ridendo) In verità mi diverti.

Anna                           - Ma tu non hai nessuno... Peccato!... Era il solo mezzo…..

Elena                           - Un altro peccato è che non credo una parola di quello che tu mi dici... E che sono convinta che quell'uomo pensa a me in tutt'altro modo... da quello... sì da quello...

Anna                           - Il mio mezzo ti illuminerà anche su questo... se ci tieni! (con insinuazione)

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą un mezzo straordinario!

Anna                           - Lo hai detto... Mette alla prova... e difende... illumina e allontana...

Elena                           - Quasi... quasi...

Anna                           - Eh!?

Elena                           - Ma non ho nessuno (ridendo)

Anna                           - Già... Mio Dio! ... Le cinque e un quarto... E Mau­rizio che mi aspetta sotto... poveretto... Io scappo...

Elena                           - Ah! Il tuo appuntamento era... Maurizio? Fallo salire...

Anna                           - Eh?!

Elena                           - Mi pare: è un pezzo che non lo vedo.

Anna                           - Lo tratti male!

Elena                           - Io?

Anna                           - Non te ne accorgi nemmeno...? Brutto segno per lui... Con lui non hai avuto pietà...

Elena                           - Io?! Povero Maurizio! Non ne è morto!

Anna                           - Non scherzare! Guarda: ti faccio le corna!

Elena                           - Come sorella sei un amore!

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (gravemente) √ą l'unico vero amore della mia vita...

Elena                           - Così lo esplichi? Cercandogli... delle buone for­tune?

Anna                           - Ognuno fa come può... Poi Maurizio non è quello che pare. Sembra un cinico: è un sensitivo... Non sa­rebbe lui a farsi delle illusioni, a cercar di imporsi... Con una parola lo si rimette a posto... con un rimprovero lo si trattiene...

Elena                           - Una perla simile bisogna... farla montare!

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma si... sono le cinque e venti. √ą tardi... A quest'ora se ne sar√† andato...

Elena                           - Meglio così!

Anna                           - Si può vedere...

Elena                           - Come vuoi!

Anna                           - Mando Giustina...

Elena                           - Mandala! (Anna suona il campanello. Una pausa)

SCENA VI.

Dette e Giustina

Giustina                      - Signora.

(Anna parla a Giustina, in fondo Elena si volge e le dice:)

Elena                           - Hai capito? Puoi andare.

Giustina                      - Vado... ma (esitando)

Elena                           - Che c'è?

Giustina                      - (rimontando la scena, ad Elena, piano) il si­gnor Ranzone desidera parlarle...

Elena                           - Ancora?! Non gli hai detto?

Giustina                      - Gli ho detto... insiste... Dice che ha bisogno di parlare con la signora...

Elena                           - Digli che venga... Poi va... (Giustina esce)

SCENA VII.

Anna ed Elena poi Ranzone

 (Anna rimonta la scena e si risiede con le spalle alla porta).

Anna                           - Povero ragazzo... Tu gli imponi tanto! Ha tanta ammirazione per te... in fondo poi, lo calunniano. Ha un cuore largo così...

Elena                           - (che vede entrare Ranzone non visto da Anna) Ah! Voi?!

Anna                           - (senza voltarsi credendo sia Maurizio) Buon gior­no, Maurizio.

Ranzone                      - (stupito fa un giro rapido per venire dinanzi ad Anna e dice tranquillamente) Buon giorno!

Anna                           - (balzando in piedi stupita) Ah! Scusate! Credevo che fosse mio fratello... Lo aspettiamo qua...

Ranzone                      - (a Elena) Disturbo?

Anna                           - (rispondendo per Elena, gentile) Ma niente affatto (accorgendosi tutt'a un tratto che Elena è nervosa ed irritata e vedendo che accenna con la testa a un moto dì alterigia quasi collerica, Anna cambia tattica....)

Anna                           - Cioè...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Mi rincresce... (Ad Elena) Ma non potevo sup¬≠porre... E se gli altri giorni, mi permettete di vedervi quando siete sola... mi pare che a pi√Ļ forte ragione quando avete gente...

Anna                           - (fa un cenno del capo, come a dire: Capperi! Co­sì fa? Così parla?)

Elena                           - Che avete da dirmi?

Ranzone                      - Volevo chiedervi...

Elena                           - (distratta a Anna) Mi pare che Maurizio non fos­se là... (ridiscende- la scena)

Anna                           - (seguendo Elena) Oh! Dio! Che se ne sia andato.

Elena                           - Vediamo... (si avvicina alla finestra)

Ranzone                      - (seguendola) Mi ascoltate...?

Elena                           - Eh! ... Vi ascolto...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą una cosa un po' lunga...

Anna                           - Vuoi che me ne vada?

Elena                           - (risalendo) Ma no... ma no... Resta... (entra Mau­rizio).

SCENA VIII.

Maurizio e detti

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ah! Finalmente! Sei qua, cattivo soggetto? √ą mezz'ora che ti aspetto...

Maurizio                     - Oh! Mezz'ora?! (guarda Anna)

Anna                           - (gli fa un gesto come a dire: Va tranquillamente).

Maurizio                     - Cara cugina... Non sapevo... non immagi­navo...

Elena                           - (vivamente) Di essere in ritardo?

Maurizio                     - Già (guardando) Oh! Buon giorno!

Ranzone                      - (secco) Buon giorno!

Elena                           - (a Maurizio) Come mai oggi non ti facevi ve­dere? Cos'era successo?

Maurizio                     - Oggi? (stupito dell'accoglienza insolitamente festosa)

Anna¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (accaparrando Ranzone) E voi signor orso, di¬≠temi come state. Noti ci siamo pi√Ļ visti da un pezzo.

Ranzone                      - Io non vedo nessuno... (seguendo con gli occhi Elena e Maurizio che parlano e ridono fra loro)

Anna                           - Salvo mia cugina...

Elena                           - (dopo un parlottare fitto) Anna, tuo fratello è delizioso!

Ranzone                      - Signora... (ad Elena)

Elena                           - Che?! (freddamente)

Ranzone                      - Ho poco tempo da perdere, e volevo... (Anna sì avvicina a Maurizio)

Maurizio                     - (ad Anna, piano) Che c'è? Novità?

Anna                           - (ridendo) Nulla... Approfitta... Sii invadente...

Maurizio                     - (piano) Invadente?!

Anna                           - (piano) Si tratta di salvare un'anima.

Elena                           - (senso ascoltare Ranzone, ad Anna) Tu non gli suggerire... Perché non sai che Maurizio deve con­fessarsi...

Maurizio                     - Confessarmi?

Elena                           - Ma si... Ha delle colpe verso di me... delle colpe gravi...

Maurizio                     - Sarai indulgente?...

Elena                           - Non ti pare?

Anna                           - Allora io me ne vado... Lo confesserai meglio... Voi venite, signor Ranzone?

Ranzone                      - (rudemente) No.

Anna                           - (ad Elena) Capperi, è peggiorato....

Elena                           - Tanto meglio!

Anna                           - (leggermente inquieta per l'attitudine un po' irri­tata di Ranzone, piano ad Elena) Senti... Non vorrei... quell'uomo è capace di tutto! ...

Elena                           - (ridendo) Non lo credere!

Anna                           - (passando accanto a Maurizio) Sii prudente! (si allontana)

Maurizio                     - (che non capisce, tra sé:) Che dice? Sii inva­dente! Sii prudente! Mia sorella ha la testa per aria...

Anna                           - Addio Elena! (Anna esce)

SCENA IX.

Detti meno Anna

Elena                           - Dunque, dicevamo.

Ranzone                      - Signora...

Elena                           - Chiedevo a Maurizio... Dicevamo che ieri sera,, quando ti ho mandato a dire di venire al teatro, tu...

Maurizio                     - Tu mi hai mandato a dire?

Elena                           - Da Anna... Bel modo! Senza di te mi sono an­noiata.

Maurizio                     - Sei troppo gentile, ma... (tra se) Invadente e prudente?

Elena                           - Oggi poi contavo su te!

Maurizio                     - Eccomi!

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Un momento! ... √ą una cosa troppo lunga... Prima (a Ranzone) Dunque che volete dirmi?...

Ranzone                      - Ma...

Elena                           - Avete voluto vedermi a tutti i costi?... Ho poco tempo oggi...

Ranzone                      - Domani...

Elena                           - No... domani non posso... Starò via tutto il gior­no... E porto Mario con me...

Ranzone                      - Ah! Non me lo aveva detto...

Elena                           - Non lo sapeva... Non sono obbligata a dir tutto a mio figlio... Dunque?

Ranzone                      - Ma... (accennando Maurizio)

Elena                           - Oh! Non ho segreti per lui... Maurizio, mettiti lì... Sta fermo... Non ti muovere...

Maurizio                     - Mi fai il ritratto? Devo sorridere?

Ranzone                      - Decisamente... Vedo che non è il momento...

Maurizio                     - Ma se disturbo...

Elena                           - (a Maurizio) Quando ti prego... (a Ranzone) Anch'io volevo parlarvi... Che cos'è questa storia che mi hanno raccontato di mio marito e di affari che fate insieme?

Ranzone                      - Ma...

Elena                           - (a Maurizio che si muove, un po' inquieto) Met­titi lì, stai fermo... Un momento e torno da te...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Io vi disturbo... Vorrei da voi un tempo pi√Ļ lungo di un momento...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Parlate, vi dico. Quello che dobbiamo dirci non ha bisogno di segreti. E poi non ho segreti per Mau¬≠rizio... √ą vero, Maurizio?

Maurizio                     - Oh! certamente, certamente! ...

Ranzone                      - Sta bene. Sarò breve e chiaro... Ho avuto sta­mani un colloquio importante con vostro marito, il si­gnor... il cavaliere Grifardi...

Elena                           - Il primo?

Ranzone                      - Come, il primo?

Elena                           - (indifferente) Ma si... Mi hanno detto che lo ve­dete spésso... che siete diventati degli amici... che fate degli affari insieme...

Ranzone                      - Io faccio i miei, lui i suoi...

Elena                           - Che lo consigliate, allora...

Ranzone                      - Mi ha cercato lui... Mi ha chiesto informa­zioni...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Pu√≤ darsi... E pare anche che i vostri consigli siano cattivi, e le vostre informazioni... erronee; e che gli affari non gli riescano (a poco a poco accaloran¬≠dosi) E non avete pensato che frequentando la mia casa, la pi√Ļ elementare discrezione vi consigliava, a voi, di non mescolarvi in cose che lo riguardano?

Ranzone                      - Perché? Non capisco queste sottigliezze. Io volevo sorvegliarlo...

Elena                           - Ecco... Appunto!

Ranzone                      - Appunto perché ho per voi molta devozione, mi interessava sapere quello che il signore... il cavalier Grifardi faceva...

Elena                           - (ironica).... Per informarmene?

Ranzone                      - (senza capire l'ironia) Per esservi utile!

Elena                           - (c. s.) In che modo?

Maurizio                     - (fino allora silenzioso, si avvicina ad Elena e piano): Mi pare che il discorso prenda una piega... Devo andarmene?

Elena                           - (chiama Maurizio) Anzi... rimani!

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (c. s.) √ą un bel tipo!!

Elena                           - (c. s.) Già!

Ranzone                      - In che modo? (quasi brutalmente) Ho consi­derato la vostra posizione. Nella vostra società la po­sizione di una donna senza appoggio e viceversa con un legame insolubile, è difficile... Voi vi sentite sola... spostata... vostro figlio poi avrebbe bisogno, crescendo, di non vedere intorno a sé questi dissensi...

Elena                           - (che ha scambiato un breve sguardo con Mauri­zio, con irritazione) Ah! Avete pensato questo? Ma in ogni caso che c'entrano gli affari di mio marito con questo?

Ranzone                      - C'entrano... Era un uomo ozioso...

Maurizio                     - (piano) L'ozio è il padre di tutti i vizi!

Ranzone                      - (senza sentirlo) Ha lasciato entrare nella sua vita tutte le influenze che annullano la volontà, che disgregano la personalità e l'energia. Non ha saputo in­dirizzare la sua attività a un fine utile e continuo.,.. Per questo, non sapendo essere un uomo migliore è diven­tato un marito colpevole e un padre trascurato!

Elena                           - (fa un gesto come di collera, come per fermarlo)

Ranzone                      - Avete voluto che parlassi! Dovevo dirvi tutto...

Elena                           - (frenandosi a stento) E vi siete preoccupato di questo?

Ranzone                      - (anche lui accalorandosi) Sì.

Elena                           - Continuate!

Ranzone                      - Ho pensato allora che il lavoro lo avrebbe cor­retto...

Maurizio                     - Ah!

Ranzone                      - (irritato, dopo una pausa) Ma non è fatto pel lavoro... Egli lo vedeva soltanto sotto le apparenze del guadagno immediato, della speculazione rapida, che è come una forma di un altro ozio signorile, molto col­tivato fra voi: il gioco!

Maurizio                     - (piano ad Elena) Ma non è un uomo: è fra Girolamo Savonarola....

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Allora ho avvisato ai rimedi! Ci voleva un la¬≠voro di scopo, un lavoro disciplinato e sicuro, senza pos¬≠sibilit√† di evasione, in un altro ambiente, in una neces¬≠sit√† pi√Ļ ferrea, pi√Ļ dura...

Maurizio                     - (c. s.) Povero cugino!

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (semplicemente) E nel colloquio di stamani gli ho offerto il posto d√¨ mio amministratore, laggi√Ļ!

Elena                           - (sobbalzando) In America?

Ranzone                      - Molto guadagno: ma molto lavoro. Tra qual­che anno egli può tornar qua completamente mutato di volontà e di abitudini... un altro uomo... un uomo degno di stare con voi, di fare la felicità di una donna...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (scattando) Ah! Questo! questo! Avete fatto questo? Adesso capisco! Creargli degli imbarazzi, delle perdite finanziarie, per metterlo poi, col miraggio di un guadagno sicuro, nella necessit√† di accettare: e sba¬≠razzarsene. Adesso capisco... Quello che mi avevano detto era giusto... Non averlo pensato! E venite a chiedermi il mio permesso... √ą un'abilit√† grossolana la vostra... No! No! Egli non far√† questo: voi non avete alcun diritto...

Ranzone                      - (brutalmente) Lo preferite qui, pericoloso e ozioso?

Elena                           - Basta. Vi proibisco di parlare così.

Ranzone,¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (alzando le spalle) √ą la verit√†. Bisogna guar¬≠darla in faccia! Si, lo avete detto. Mi sono interessato, mi interesso a voi. Prima poco, di lontano, poi sempre di pi√Ļ... E ho visto... ho visto di che cosa era formata la vostra infelicit√†, donde era nata la vostra posizione irregolare. E ho pensato: bisogna rimediare: bisogna guarire... Avrei potuto farlo senza dirvi nulla, fors'anco vostro malgrado.... Ho voluto invece la vostra approva¬≠zione, il vostro consenso... Ma se voi me lo negate...

Elena                           - S'io ve lo negassi...

Ranzone                      - Potrei farlo lo stesso!

Elena ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (sussultando) Ah! No! .√ą troppo! io vi proibisco.

Ranzone                      - Se voi amate ancora vostro marito, com'io suppongo, come ogni donna onesta deve, voi dovreste invece di proibirmi, approvarmi. Ho creduto che fosse così... (guardando alternativamente Elena e Maurizio) Mi sono ingannato?

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (come rabbiosamente impotente dinanzi a quella audacia brutale) Ah! √ą troppo! Osare parlarmi cos√¨.

Maurizio                     - (intervenendo) Signore!

Ranzone                      - (scortando Maurizio, ad Elena) Non mi ri­spondete?

Elena                           - (crolla la testa, soffocata, senza parlare)

Maurizio                     - Le vostre parole, la vostra insistenza è inop­portuna... Basta...

Ranzone                      - Non accetto ordini che da lei!

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą come se ve li desse lei!

Ranzone                      - (squadrandolo) Voi? A che titolo?!

Maurizio                     - Sono suo cugino!

Ranzone                      - Ma non il suo amante!

Maurizio                     - Ah! Siete pazzo!

Ranzone                      - Non tanto... Perché non avete cercato altro che di farlo credere! Credo anche che lo abbiate detto, che vi siate vantato...

Elena                           - (fuori di sé) Uscite!

Ranzone                      - (a Elena) Ah! mio Dio, si! E questa è la gente che vi mettete intorno...

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - √ą la sua famiglia!

Ranzone                      - (plebeamente) Bella famiglia!

Maurizio                     - Badate!

Ranzone                      - Ehi là! Piano, bello mio! Con voi non ho nessuna ragione di rispetto o di riguardo... Non siete una donna voi: per quanto lo sembriate...

Maurizio                     - Mi renderete ragione.

Ranzone                      - Quando vorrete... Io non apprezzo gli usi del vostro paese, ma quando mi garba so conformarvi i miei...

Elena                           - (a Maurizio pregandolo) Lasciatemi sola! Tutti e due!

Maurizio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (esitando, piano ad Elena) Ma... √ą un pazzo... √ą capace di accopparmi per le scale...

Elena                           - Hai paura?!

Maurizio                     - (piano) Un duello non mi fa paura: un pu­gilato, sì...

Elena                           - Va di là... Dall'appartamento di mio padre....

Maurizio                     - Ma lui?!

Elena                           - Uscirà. (Maurizio via)

SCENA X.

Elena e Ranzone

Ranzone                      - (umilmente) Vi domando perdono...

Elena                           - (senza guardarlo) Ho detto che volevo rimaner sola...

Ranzone                      - Vi domando perdono... Sono un bruto... un asino... ma in nome della mia devozione...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (scattando) Ah! La vostra devozione! Chi vi crede?! Voi vi siete detto: √® sola; nessuno pu√≤ difen¬≠derla... Mi imporr√≤; la costringer√≤ a subirmi... Ma ave¬≠te fatto un calcolo errato... Non c'√® nulla di comune tra me e voi... √ą l'ultima volta che ci vediamo! ... la¬≠sciatemi...

Ranzone                      - (pregando) Ah! No, no! siete ingiusta... Io non ho fatto alcun calcolo... Che calcolo potrei aver fatto?! Io non ho pensato che a voi: alla vostra vita, a quello che la vostra vita deve avere, che avrà...

Elena                           - (interessata suo malgrado) Che dite?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Questo ambiente vi soffoca. Queste persone non sono degne di voi... Avrei voluto mutare l'am¬≠biente intorno a voi, costringere le persone ad essere quali voi meritate... Avete l'anima vuota e amara... L'amore vi ha ingannata e delusa... Ma credete che si impari qua l'amore, tra questi ozi che snervano, tra queste transazioni che impiccioliscono? L'amore!... √ą una parola strana in bocca mia, non √® vero? Vi faccio ridere (accennando ai suoi capelli radi e bigi) ma l'a¬≠more come io l'immagino, come penso che sarebbe de¬≠gno di voi, potrebbe crescere meglio laggi√Ļ di dove vengo, nella solitudine, nella fatica, nel pericolo che esasperano tutte le energie e tutte le grandezze! Un amore che √® come una forza della natura ardente, uguale, come il respiro stesso della creazione... Questo! Un miracolo... Volevo farlo per voi: forse ci sarei riu¬≠scito....

Elena                           - Un miracolo?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Laggi√Ļ si capisce che cosa sia pensare sem¬≠pre a una persona, immedesimarsi nel suo ricordo. e nel suo aspetto, non avere in mente che la sua felicit√†, con la propria, saldate insieme con un cemento eterno... √ą come un'altra vita che si sovrappone in voi, che esalta la vostra e nello stesso tempo la annulla in essa! Un'energia nuova vi solleva, il tempo non conta pi√Ļ, non conta pi√Ļ lo spazio... tutte le opere convergono a quel punto, tutte le speranze, tutti i desideri.

Elena                           - (con un grido) Dev'esser bello essere amati così!

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Qui si soffoca, l√† si respira... Si prova come il senso immenso di una necessit√† di cui noi siamo schiavi e padroni ad un tempo, che teniamo nel nostro pugno e che ci rapisce con se. La persona a cui si pensa non √® pi√Ļ soltanto lei, √® il mondo, √® l'eternit√†... Non ci sono confronti, non ci sono bassezze, non ci sono compromessi.... Non c'√® che lei,, che lei!

Elena                           - Avete amato così?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ho sentito cos√¨! Tutta la mia vita tesa a un punto, a uno scopo... Per anni e per anni mison detto: La vedr√≤, voglio rivederla... E mi curvavo di pi√Ļ ai lavoro perch√© questo era necessario, perch√© mi avreb¬≠be dato il modo e i mezzi di arrivare fino a lei... La vita era aspra, ma grande.... E ogni giorno la mia spe¬≠ranza cresceva, m'empiva tutta l'anima... Io mi sentivo pi√Ļ grande della mia aspettazione... Ancora un anno, ancora qualche mese... Mi dicevo: coraggio!

Elena                           - (colpita, come balbettando) Voi, voi avete amato così?

Ranzone                      - Amato? Ma ho le tempie grigie, vedete... sono quasi vecchio...

Elena                           - (senza comprendere, ma quasi suo malgrado spe­rando) Ma chi? Ma chi?!

Ranzone                      - E questo amore mi ha fatto comprendere l'al­tro, quello ch'io non provavo, che nessuna donna po­trebbe provare per me... Ma lei, ma lei! E tutto questo è finito...

Elena                           - Ma di chi parlate?! La vostra amante?!

Ranzone                      - (quasi a bassa voce, quasi pauroso) Mia figlia!'

Elena                           - (colpita) Ah!

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Mia figlia! √ą morta!

Elena                           - No!

(Una pausa. Ranzone si accascia sopra una poltrona. Elena gli si avvicina e gli dice con voce mutata, inco­lore:) Perdonatemi...

Ranzone                      - (umilmente) Di che dovrei perdonarvi? Voi non potevate capire...

Elena                           - (fa un gesto, come a dire che ancor non comprende)

Ranzone                      - (c. s.) Voi l'avete conosciuta...

Elena                           - Io?! (involontariamente fa un gesto come per al­lontanarsi)

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Oh non vi allontanate! non oserei parlarvene pi√Ļ...

Elena                           - Perché?

Ranzone                      - (eludendo la domanda) Non avete capito che tutta la mia'riconoscenza, tutta la mia devozione vi ve­niva di là... che io avrei voluto ricompensarvi, in gi­nocchio, di quello che avete fatto, che a voi pare poco e a me è parso tanto, infinitamente tanto...

Elena                           - Ma che dite?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Una parola, soltanto avete detto. Poveretta! E siete passata. √ą bastato! Era un rifiuto della societ√†, era un avanzo di tutte le miserie, era cos√¨ distante da voi! ... E voi avete avuto piet√†... Voi!

Elena                           - Vostra figlia...

Ranzone                      - Ricoverata nel vostro ospedale.

Elena                           - No! (con un gesto involontario di ripugnanza)

Ranzone                      - (piega la testa senza rispondere)

Elena                           - Eravate lì!

Ranzone                      - Non mi avete visto... mi nascondevo...

Elena                           - E a quel punto l'avete lasciata arrivare? Voi!? Voi... Suo padre!...

Ranzone                      - Forse che io lo sapevo? Forse che noi sap­piamo, noi la povera gente, noi, i paria, quali sono gli affetti che possiamo lasciar crescere, quali quelli che dobbiamo estirpare? Ci pare che ci ingombrino: come un peso sulle spalle. E poi... la paternità non è anche il senso della protezione, la coscienza della nostra mis­sione? Come possiamo noi proteggere, come possiamo noi aiutare? E il rancore dove lo mettete voi? Il ran­core contro questa vita che è pena, fatica, danno?

Elena                           - Oh!

Ranzone                      - (umilmente) Vi faccio ribrezzo? Avrei potuto dirvi che non sapevo che essa esistesse... Non voglio mentire... Lo sapevo...

Elena                           - Ma... La madre?!

Ranzone                      - Ah! L'incontro di due vagabondi, di due senza tetto, che a un certo punto riprendono la loro via, l'uno lontano dall'altra... Una donna di tutti... (sorprendendo un sussulto di Elena come di disgusto) Oh! Ascoltatemi adesso... Dovete ascoltarmi...

Elena                           - (fa un gesto di assenso)

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Partii, senza pensarci... I primi anni... come potevo ricordare? Ero una parte di un armento, non un uomo, un pensiero, un cuore... Poi, man mano che mi alzavo col mio lavoro il pensiero tornava... piccolo, prima, informe: poi pi√Ļ grande, pi√Ļ definito... Sapevo ch'era vero: che questa donna non mi aveva mentito... C'era dunque un essere nato da me, laggi√Ļ, lontano. Invano la famiglia che avevo cercato di farmi era vi¬≠cina a me... Pensavo all'altra, all'altra, a quella della mia carne, nata nell'aria che avevo respirato da gio¬≠vane... Mi pareva di aver lasciato laggi√Ļ, la mia gio¬≠vinezza, il mio sangue.... Allora un giorno scrissi.... Ero gi√† quasi ricco... misi sossopra consoli, autorit√†, preti... La ritrovai...

Elena                           - Ah!

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Che gioia! Che gioia quel giorno! Quando ri¬≠cevetti la lettera: ¬ę Vive: √® una bimba: sta con sua madre! ....¬Ľ ‚ÄĒ Sua madre! Disgraziata! Quella sera. Mi ricordo. Ero nel cortile della mia fazenda. Guardai il cielo. C'√® una costellazione laggi√Ļ, la Croce del Sud, tra il Centauro e il Liocorno, come brillava! Quella donna, sua- madre, mi scrisse: io credevo tutte le sue parole. La bimba ha dodici anni, sta bene, √® bella, √® buona... Ha bisogno di questo, e di questo... Io contai quella sera, col pensiero, i miei montoni, i miei gio¬≠venchi, i miei cavalli... Per tutto quanto le abbisognava ce n'era... E mandai dei pesos, laggi√Ļ traverso il mare...

Elena                           - E non partiste subito?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Eh! Si fa presto a dirlo... Partire voleva dire vendere a basso prezzo... Non avevo nessuno da lascia¬≠re a custodia. E poi ero stato povero, non volevo esserlo pi√Ļ... Ancora un anno, ancora due anni, ancora tre.... Era la ricchezza solida, assoluta, incrollabile. E rimasi. E lavorai di nuovo dall'alba al tramonto, e corsi an¬≠cora le pampas, il deserto d'erbe e di sabbia portando sul petto, sempre, l'ultima lettera dall'Europa, e un pic¬≠colo ritrattino della bimba, della chica....

Elena                           - E poi? E poi?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - E poi... Un giorno le lettere si fecero pi√Ļ rade.... Chiesi, interrogai, smarrito interrogato... nulla... L'oscurit√†... Allora partii... Come un pazzo... come quel pazzo ch'ero stato, a credere, a pensare...

Elena                           - (come interrogando)!

Ranzone                      - La donna, sua madre, la miserabile, era morta. I denari che tutti i mesi le mandavo, non avevano ser­vito che a lei, alle sue crapule, ai suoi amanti. La figlia era cresciuta come lei, aveva fatto la stessa sua vita, e adesso, .moriva, come lei, ma giovane, a vent'an-ni, dove voi l'avete vista, dove voi l'avete compianta...

Elena                           - Oh!

Ranzone                      - Ho avuto dei momenti terribili, dei momenti in cui avrei appiccato fuoco all'universo: dei momenti in cui non potermi vendicare mi faceva male, una trafit­tura al cuore...

Elena                           - Ma lei! Ma lei!

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ah! Si... lei... Che volete? Era mia figlia.... E moriva in un ospedale... Non mi riconosceva... Sor¬≠rideva, e di un sorriso amaro come se mi dicesse: ¬ęVieni a vedere che hai fatto¬Ľ? Io non sapevo pi√Ļ.... e sentii che l'amavo lo stesso in quella sua miseria. Non aveva pi√Ļ che pochi giorni. Un male immondo la distruggeva. Darle in quei pochi giorni tutto l'af¬≠fetto di una vita... Poverina! Era l√† bianca, Manca, bianca... Vi assomigliava un poco...

Elena                           - Oh! (sussultando)

Ranzone                      - Vi offendo...

Elena                           - No. (Con volontà)

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Fu allora che voi passaste. Io mi nascosi... Voi, una donna, pulita, onesta, felice, e vi chinaste su lei, la carezzaste sulla fronte, le diceste: ¬ęPoveretta!¬Ľ Ella sorrise! Non aveva mai sentita forse una carezza di donna pura sulla fronte... Sorrise e il suo sorriso era diverso e.... E da quella sera mi chiam√≤ ¬ęPap√†!¬Ľ Pian¬≠gete?

Elena                           - Si.

Ranzone                      - E fu finita... E io rimasi con la mia ricchezza, solo, disperato, abbrutito... Un giorno, il caso vi mise sul mio cammino... Mi parve di ritrovarla (altro moto di Elena) Oh! Vi offendo ancora...

Elena                           - No. Patemi vedere il suo ritratto....

Ranzone                      - (trae di tasca con emozione) Eccolo..

Elena                           - (lo guarda poi lo restituisce dolcemente, con rispetto)

Ranzone                      - (commosso, mentr'ella gli porge il ritratto, le prende la mano e la bacia) Capite adesso perché mi sono interessato a voi! E voi avete pensato chissà che pen­sieri occulti, chissà che macchinazioni tenebrose.... Ma che cosa, che cosa, mio Dio?!

Elena                           - (rapidamente, come con rammarico) Nulla... Nul­la (con dolcezza) E ora andate...

Ranzone                      - (eseguendo) Mi permettete di fare qualche cosa per voi?

Elena                           - (docilmente) Che cosa?

Ranzone                      - Voi siete in alto... Ma anche in alto, la man­canza di una disciplina nella vita, la mancanza di buo­ni esempi può generare i peggiori errori... Non volete che vostro marito ridiventi una persona utile e degna? Che vostro figlio....

Elena                           - (sorridendo) Non voglio che vada così lontano...

Ranzone                      - Perché?

Elena                           - (ambiguamente) Così...

Ranzone                      - (paternamente) Lo amate?

Elena                           - (rapidamente guardandolo) Sì!

Ranzone                      - (Un momento sconcertato) Ah! Ma allora non c'è che una soluzione. Perdonargli... Riunirvi... Non prolungate una situazione falsa, per puntiglio, per amor proprio, per ostinazione...

Elena                           - Credete?

Ranzone                      - Lasciate fare a me... Ah! Capisco... Temete ch'egli non voglia? Lasciate fare a me, vi dico... Addio, adesso... Mi perdonate?

Elena                           - Ma si... Ma si... Certo... (Ransone esce. Ella rimane pensosa).

CALA LA TELA

ATTO TERZO

Salotto studio di Ranzone. Arredato con qualche velleità di lusso, ma con molto poco buon gusto. Due porte: una comune, l'altra che da agli appartamenti..

Quando il sipario si alza, Ranzone entra dalla comune, ra­pidamente, seguito dalla cameriera che è una vecchia d'aspetto rustico e burbero.

SCENA I.

Ranzone E Cameriera

Ranzone                      - (entrando) Non è venuto nessuno?

Cameriera                   - (con familiarità barbera) Il signor Andermann. Il banchiere. Quello della barba...

Ranzone                      - (scuotendo le spalle) Bastava il nome. Che ha detto?

Cameriera                   - (accennando con disdegno delle carte sul ta­volino) Ha lasciato quella roba, quelle carte... tornerà...

Ranzone                      - (sedendosi al tavolo) Sta bene... L'altro signo­re è venuto?

Cameriera                   - Non ancora.

Ranzone                      - Appena verrà lo introdurrai... Hai preparato tutto per la partenza?

Cameriera                   - Ma dunque si parte?

Ranzone                      - Si...

Cameriera                   - Sul serio?

Ranzone                      - Dico io le cose per ridere? Va!

Cameriera                   - Un viaggio lungo?

Ranzone                      - Può darsi...

Cameriera¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (con gioia) Ma allora per laggi√Ļ?

Ranzone                      - Può darsi (sempre lavorando o leggendo)

 Cameriera                  - Ah! Tanto meglio... L'aria di questo paese non le faceva bene....

Ranzone                      - Va via...

Cameriera                   - Vado... A proposito... Hanno portato anche una lettera... (si muove, nel passare accanto a una con­solle vicino alla porta vi vede una lettera, allora la prende e torna indietro)

Ranzone                      - E non me la davi? (L'apre, la scorre rapida­mente)

Camriera                     - (con inquietudine) Si parte ancora?

Ranzone                      - Eh? (sollevando gli occhi e facendo un bru­sco cenno di congedo)

Cameriera                   - Vado! vado!... (egee) (Una pausa, poi la ca­meriera ritorna mentre Ranzone sta scrivendo)

Cameriera                   - C'è quel signore senza barba...

Ranzone                      - (interrompendola.) Fallo entrare. Cameriera,- ... e senza baffi... (si volge ancora mentre si muove per andarsene) (entra Grifardi)

SCENA II

Ranzone e Grifardi

Grifardi                       - Buon giorno! Sono puntuale?

Ranzone                      - (con rudezza di uomo d'affari) Sedetevi! Sono da voi! Un. momento... (finisce di scrivere, poi suona per la cameriera. Alla cameriera dandole una lettera) Allo chauffeur, porti subito questa lettera....

Cameriera                   - A chi? (cercando di decifrare l'indirizzo)

Ranzone                      - C'è l'indirizzo.... Domenico sa leggere, (la cameriera esce a Grifardi) A noi due... Scusate!

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non vi ho pi√Ļ visto in questa settimana.... Credevo che mi aveste dimenticato....

Ranzone                      - Ho avuto da fare....

Grifardi                       - (ridendo) Ah! già: quasi un duello! Pren­dete presto le abitudini europee... Ma che diavolo avete potuto avere, con quel pulcino bagnato di mio cugino?

Ranzone                      - Ah! Lo sapete? Nulla! Una discussione....

Grifardi                       - E vi ha fatto delle scuse? C'era da aspettar­selo....

Ranzone                      - No... sono stato io... Avevo torto.

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (con un po' d'ironia) Oh! questo non √® pi√Ļ europeo, niente affatto... Da noi non si ha mai tanta ragione come quando si ha torto...

Ranzone                      - Veniamo a noi...

Grifardi                       - Avete ragione. Aspettavo la vostra chiamata.... -Avete riflettuto su quell'affare di miniere? Andermann, il vostro banchiere, vi ha detto?

Ranzone                      - Andermann è una bestia!...

Grifardi                       - (sobbalzando) Oh! Un uomo di grandi vedute, il miglior finanziere....

Ranzone                      - Già... Ma voleva sostenermi che le vostre mi­niere erano un pessimo affare.

Grifardi                       - Ah! Questo.... Ma in verità....

Ranzone                      - E veramente mi aveva un poco impressionato. Egli è come dite voi un uomo di grandi vedute...

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - No! No! √ą una bestia!

Ranzone                      - (colla usata ironia) No! amico mio! L'affare non era né buono, né cattivo... Può diventare l'uno e l'al­tro secondo chi lo intraprende....

Grifardi                       - Eh!?

Ranzone                      - Già... I primi assaggi non sono stati frutti­feri... Se non potete trovare dei capitali siete perduto... Ma voi, che non siete un uomo d'affari, voi non ne troverete facilmente. Io si. Con dei capitali si realiz­zeranno dei benefici. Ecco, perché dico che l'affare cattivo per voi, può diventare buono per me....

Grifardi                       - (con inquietudine) Ma allora perché mi avete fatto comprare?

Ranzone                      - (allargandosi con bonomia) Anche voi mi ac­cusate? Ala, amico mio, voi mi stavate sempre ai pan­ni; eravate fissato negli affari... Il vostro patrimonio di un tratto vi pareva diventato troppo piccolo: volevate ingrandirlo...

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Quello che mi bastava prima adesso non mi bastava pi√Ļ... Avevo le mie ragioni...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Si hanno sempre delle ragioni per volere ar¬≠ricchire!! E allora, valendovi della nostra amicizia, a-vete chiesto il mio aiuto... √ą colpa mia, se non abbiamo avuto la mano felice? Non la si ha sempre, amico mio...

Grifardi                       - Allora, nulla?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Come nulla? Non mi avete lasciato finire.... lo mi sostituisco a voi... ho fiducia in quell'affare! √ą in¬≠teso. Compro a cinquecento... rilevo il vostro capitale, insomma....

Grifardi                       - (con gioia) Eh! Signor Ranzone...?

Ranzone                      - Ad una condizione.

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (con gioia) Eh! Signor Ranzone?.... mica mi guasta le uova nel paniere.... Ho riflettuto alla vostra proposta... Mi lusinga, mi onora. Ma non credo di essere adatto... lo non sono un uomo dell'altro mon¬≠do. Non ho le attitudini che ci vorrebbero per fare i vostri affari laggi√Ļ...

Ranzone                      - (alzando le spalle) Chi vi parla dell'America? Ho degli affari anche qua... Come vedete ho bisogno di un rappresentante....

Grifardi                       - Ah! Ma allora? Siete un uomo straordinario...

Ranzone                      - Perché cambio parere?

Grifardi                       - Si. No. Cioè... E voi vorreste? Ma io mi chie­do, in parola d'onore, per quale interesse...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ve lo dir√≤ subito... Non mi serve un agente che faccia di sua testa... ma uno che segua punto per punto... le mie istruzioni... Ho il difetto di volere nelle cose mie agire da me.... Un uomo di affari pi√Ļ provetto si lascerebbe vincere dal suo istinto.... Voi no! Mi capite?

Grifardi                       - (che non capisce affatto) Capisco!...

Ranzone                      - Oltre a ciò voi mi piacete...

Grifardi                       - Ah! Ci siamo incontrati....

Ranzone                      - C'è un punto nero, soltanto....

Grifardi                       - Quale...

Ranzone                      - Ecco, vi parlerò con franchezza. Me lo per­mettete?

Grifardi                       - Se non ve lo permettessi, lo fareste lo stesso...

Ranzone                      - Io voglio un rappresentante, un amministratore ineccepibile... In Europa ci si bada. Non si separano gli affari dalle altre cose, pare. Una condotta irre­prensibile genera la fiducia... Si diffida di un uomo che non viva regolarmente, che non abbia i suoi affari, i suoi affetti in piena rispondenza con le abitudini morali del suo paese... Mi comprendete?

Grifardi                       - (con ironia) Cerco... Ma non credevo il mio paese così moralista....

Ranzone                      - Voi siete giovane... Avete fatto, o fate una vita, come si dice, galante... Vi divertite insomma....

Grifardi                       - Ah! Se credete proprio ch'io mi diverta!....

Ranzone                      - Ne avete l'apparenza.

Grifardi                       - Oh!

Ranzone                      - Non ci sarà nulla di male... Cioè... si... quando si maneggia del denaro può esserci del pericolo; o al­meno una ragione di diffidenza, da parte degli altri.... Invece un uomo posato, un uomo che vive regolarmente accredita la Ditta, la Società, l'iniziativa... (Una pausa. Poi, lentamente, quasi con indifferenza Ranzone prosegue:)

Ranzone                      - Voi siete separato da vostra moglie. E i rap­porti che corrono tra voi sono poco... buoni....

Grifardi                       - Eh?! (sorride silenziosamente senza prote­stare).

Ranzone                      - Ale lo avete detto voi. Si. Questo non deve es­sere.

Grifardi                       - (sobbalzando) Non deve?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - No. Ve l'ho detto. Una simile condizione √® pericolosa per un uomo d'affari. Si diffiderebbe. Si penserebbe che avete delle amanti ‚ÄĒ e che le amanti costano. Una famiglia √® una garanzia. Comprendete?

Grifardi                       - Comincio...

Ranzone                      - (Un tempo)... Allora... alle corte, siete voi disposto a fare cessare questo stato di cose? A riu­nirvi con la signora... con vostra moglie?....

Grifardi                       - Eh! (sobbalzando come dinanzi ad una indi­screzione)

Ranzone                      - Parlo chiaro? Siete disposto?

Grifardi                       - Signor Ranzone!

Ranzone                      - Ebbene!

Grifardi                       - Questa intrusione dei miei affari privati nei nostri rapporti industriali...

Ranzone                      - Non c'è nulla che possa offendervi... Voi stesso me ne avete parlato... Alle corte, siete disposto?

Grifardi                       - No!

Ranzone                      - Perché?

Grifardi                       - Perché no.

Ranzone                      - Non è una ragione. Ch'io sappia tutti i torti sono stati vostri...

Grifardi                       - Signor Ranzone. (incerto tra offendersi o sorriderne)

Ranzone                      - Eh! Lasciate parlare, santo Dio! Si direbbe che da voi non si possa mai affermare una verità. A-vete qualche ragione per serbar rancore a vostra moglie dei torti... che le avete fatti?

Grifardi                       - (prendendo il suo partito) Nessuna. Sono schietto, con voi. Mia moglie non mi comprende e non mi perdona. L'ultima volta che ci siamo visti mi ha trattato come un miserabile... Non voglio ritentare la prova....

Ranzone                      - I saggi cambiano di parere....

Grifardi                       - (rapidamente interessato) Che ne sapete voi?

Ranzone                      - Nulla.. Suppongo....

Grifardi                       - (tornando ad irritarsi) Allora, le vostre, pa­role sono per lo meno strane... Vi capisco meglio in affari... d'altronde vi dirò che non accetterei in questo punto della mia vita alcuna intromissione.... Mi sembre­rebbe per lo meno ambigua... Che interesse avete voi?

Ranzone                      - Ve l'ho detto!

Grifardi                       - Sciocchezze! Anderman è ammogliato e man­ tiene una ballerina Parliamoci chiaro, signor Ran­zone (il telefono suonando lo interrompe)

Ranzone                      - Un momento.... (al telefono) Con chi parlo? Cunradline? Sta bene. Il piroscafo Mafalda parte do­mani alle quattordici? Sta bene. Avete inteso, allora, due cabine di lusso.... Per me... è inteso? .. (a Grifardi) Dicevate?

Grifardi                       - Voi partite domani? (con molto interesse)

Ranzone                      - Come avete sentito!

Grifardi                       - Per lungo tempo?

Ranzone                      - Per lungo tempo... Le vostre funzioni possono cominciare domani...

Grifardi                       - Non è quello che pensavo...

Ranzone                      - Allora?

Grifardi                       - (con un po' d'imbarazzo) Pensavo.... pensavo... insomma.... Ho fiducia in voi...

Ranzone                      - (con ironia) Adesso che sapete che parto....

Grifardi                       - (senza rilevare l'intenzione) Voglio dirvi quel­lo che penso.... Mia moglie non consentirebbe a...

Ranzone                      - Non parliamo di lei. Parliamo di voi.

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ma caro mio, voi non avete capito che quello √® il mio desiderio? Che diavolo! Siete stato giovane an¬≠che voi, suppongo... Avrete saputo che si pu√≤ tradire una moglie ed amarla... ebbene si... posso confidarvi tutto... Ho avuto dei torti, Dio mio! Se si pu√≤ chiamare avere dei torti, passiamo... mia moglie, voi la conoscete, ha un carattere fiero e freddo... √® severa... ho cercato ma tutti i modi di farmi perdonare... non ci sono riuscito... e questo mi rende nervoso, infelice! eh si infelice... ho cercato tutti i modi, la gelosia, la paura, l'interesse... si, anche l'interesse.... volevo diventare ricco, pi√Ļ ricco per offrirle di pi√Ļ....

Ranzone                      - Era inutile!

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Voi la conoscete! La conoscete cos√¨ bene?....! Ebbene io no... Non la conosco... e l'amo! ... L'altro giorno quanto voi mi proponeste di partire, quasi ac¬≠cettai... Era la distanza, forse la guarigione... Poi hosentito che non potrei... Non vederla pi√Ļ... mai pi√Ļ! Non saperla vicina! ...

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (che ha seguito il discorso prima con indifferenza, poi con interesse, e adesso a queste parole d'amore sente sorgere nel suo cuore una irritazione inesplicabile) Basta! Basta! L'amore! L'amore! Ecv√¨el ch'io vi ho chiesto i vostri sentimenti? Io faccio i miei affari, io non m'impiccio nei sentimenti degli altri. Io: vi ho chiesto soltanto: Sareste disposto ad accettare la rappresentanza dei miei affari? √ą una cosa chiara, una proposta concreta... Si? No?

Grifardi                       - Al diavolo voi e la vostra rappresentanza! Forse ch'io vi ho chiesto i vostri affari? Io non m'im­piccio nei vostri affari: io bado ai miei sentimenti.... Alle corte, potete voi dirmi che cosa credete?

Ranzone                      - (bruscamente) Non so nulla....

Grifardi                       - Ah! Allora, era una vostra idea solamente?

Ranzone                      - Una mia idea.

Grifardi                       - Potevate risparmiarvela.... Trovo che il vo­stro modo di agire è per lo meno strano... Era per car­pirmi una confessione?

Ranzone                      - A che cosa mi servirebbe?

Grifardi                       - Non lo so. Ma con gli uomini come voi bi­sogna stare attenti... Ma io non mi lascerò beffare, sa­pete... Ditemi le ragioni di tutta questa commedia. Nonpasserete la vostra vita a far delle scuse a della gente che ha motivo di prendersela con voi!

Ranzone                      - Un momento, un momento! Che c'è?

(entra, la cameriera. Ranzone fa un segno ella risponde di si) Fate entrare (alla cameriera)

Grifardi                       - Ma....

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (alzandosi, con ironia) √ą un buon momento per voi... Riconquistate la donna che amate e concludete un buon affare.

(prima che Grifardi possa rispondere a queste parole ironiche, entra Elena, sorridente, leggermente imbaraz­zata)

Grifardi                       - Elena! Voi?!

SCENA III.

Detti e Elena

Elena                           - (a Ranzone) Buon giorno! (a Grifardi) Non mi aspettavate?

Grifardi                       - (diviso fra lo stupore e l'inquitudine) No.

Elena                           - (a Ranzone) Un colpo di scena, allora? Voi mi avete detto....

Ranzone                      - Vi avevo garantito il successo (burberamente)

Grifardi                       - Elena! Perché siete qua? (piano ad Elena)

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Terreno neutro. Dove potevamo vederci....? Tutti stanno a spiarci... Tutti ci tengono gli occhi addos¬≠so... Questo buon amico ha pensato... √ą lui che mi ha decisa.... √ą lui che mi ha convinta..

Grifardi                       - Ah! (rasserenandosi)

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Vi conosceva bene, pare... E conosceva bene an¬≠che me... Pi√Ļ di quanto ci conoscessimo l'un l'altro noi due... Via, non fate quella faccia... Ascoltatemi Sediamoci... (a Ranzone con un sorriso) Siamo in casa vostra, signor Ranzone...

Ranzone                      - Oh! scusatemi! (si allontana lentamente verso il fondo della scena: poi a metà del discorso di Elena, esce dalla camera)

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (a Grifardi) Questo buon amico mi ha detto: ¬ęNon lasciatevi guidare dall'amor proprio offeso, dal puntiglio... Voi siete giovane, la vostra vita non pu√≤ continuare cos√¨... Mi ha detto: Per le donne come voi, , non ci pu√≤ essere che un uomo nella loro vita... Quello che hanno scelto, quello che malgrado tutto devono amare¬Ľ....

Grifardi                       - (sorridendo) Se n'è andato... Siamo soli! ... (si avvicina a lei: fa per prenderle la mano)

Elena                           - No! (ritraendosi)

Grifardi                       - Elena! Il malinteso è terminato?

Elena                           - (parlando un poco volubilmente) Ho dovuto farmi una forza, per entrare qui dentro... Come le cose semplici, paiono talvolta difficili. No, non ho paura, Paolo... (gli da la mano)

Grifardi                       - Oh! Elena! Se sapeste quanto ho sofferto in questi mesi dì lontananza!

Elena                           - Davvero? Non si direbbe.

Grifardi                       - Oh! Dio! Ho continuato a vivere. Ma vi assi­curo che la mia vita non è stata allegra.... Mi pareva im­possibile, che tutto dovesse finire così, che noi dovessi­mo diventare l'uno per l'altro degli estranei... Ma l'ul­tima volta eravate stata così inflessibile....

Elena                           - La ferita era ancor troppo viva....

Grifardi                       - (con leggerezza) Oh! La ferita!...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (seriamente) No, Paolo, non dite cos√¨... Devo cre¬≠dere che abbiate compresa tutta la gravit√† del dolore che mi avete dato... Se no, qual fiducia potrei avere per l'avvenire? .... Ma bisogna che io abbia la certezza di non soffrire pi√Ļ....

Grifardi                       - Ve lo giuro...

Elena                           - Allora datemi la mano....

Grifardi                       - Ma ditemi come avete fatto a mutare così....

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (come cercando d√¨ convincere se stessa) Oh! Era a poco a poco... Da lungo tempo... Pi√Ļ mi ostinavo nel mio rancore e pi√Ļ lo sentivo svanire... Mi irrigidivo per non credere, rifiutavo ogni consiglio perch√© lo sentivo troppo concorde col mio desiderio. Poi, un giorno √® ba¬≠stato un nulla a far crollare tutto quello.... Mi sono trovata non so come dinanzi a un quadro di vita tri¬≠ste, ripugnante, amaro, e ho sentito che l'unica difesa contro la vista stessa, contro le sue tristezze, contro i suoi pericoli, era tener fede al proprio cuore, era per¬≠donare, era amare quello che si deve amare....

Grifardi                       - Cara! Non vi capisco....

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non importa... Pi√Ļ tardi...

Grifardi                       - Ma come mai qui? In casa di quell'uomo? (in questo momento, alle loro spalle Ranzone ha riaperto la porta e rientra).

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Chi? Ranzone? √ą un buon cuore... un sem¬≠plice! Ma un essere inferiore....

Grifardi                       - (ridendo) Tutti dicevano che ti faceva la corte.

Elena                           - Sei stato geloso....?

Grifardi¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (sorridendo) Oh! No! impossibile! Ti cono¬≠sco (con fatuit√† avvicinandosele) Mi ami? D√¨ che mi ami? √ą vero, √® vero?

(La incalza da presso. Ella riluttante cede. Poi con un istinto di prudenza Elena si ravvede. In quel momento si accorgono della presenza di Ranzone)

SCENA IV.

Detti e Ranzone

Elena                           - (a Ranzone, con disinvoltura) Vi cercavamo. Siete rientrato adesso?

Ranzone                      - Scusate, dovevo dare degli ordini per la par­tenza...

Elena                           - Come, partite?

Ranzone                      - Ve l'ho scritto nella mia lettera di poco fa...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (con indifferenza) Davvero? Ah!Si, mi ricordo Non ci vedremo pi√Ļ?...

Ranzone                      - Può darsi...

Elena                           - Grazie, amico mio... avete avuto una intuizione felice (fa un cenno a Grifardi)

Grifardi                       - (a Ranzone, per congedarsi) Allora... buon viaggio....

Ranzone                      - Grazie... (con qualche ironia)

Elena                           - (imbarazzata, con volubilità) E Mario? A Mario rincrescerà molto... Tutti i giorni mi chiedeva: quando viene? e voleva che gli dicessi io la storia del vostro generale argentino, che ha un nome tanto lungo e dif­ficile....

Ranzone                      - No. Mitre...

Elena                           - Credete?

Ranzone                      - Non so se potrò vederlo ancora....

Elena                           - (distratta) Il generale?

Ranzone                      - No: vostro figlio....

Elena                           - Ah!

Grifardi                       - Arrivederci allora... (Elena si muove per an­darsene. Ranzone la attraversa bruscamente e le dice piano)

Ranzone                      - (ad Elena) Rimanete ancora un momento....Debbo parlarvi...

Elena                           - Che?

Ranzone                      - (ad Elena accennando Grifardi con ironia) Lo raggiungerete subito.

Elena                           - Ma...

Ranzone                      - (con fermezza decisa che smentisce la forma cortese) Vi prego...

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (dopo una breve esitazione a Grifardi) Paolo.... senti! Quel poveretto si strugge di salutare Mario.... Se tu andassi a prenderlo e lo portassi qui? √ą questione di un momento... io ti aspetto...

Grifardi                       - Ma....

Elena                           - Così si rompe anche il ghiaccio, in casa (riden­do) Va...

Grifardi ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (dopo un'ultima esitazione, che Ella vince con uno sguardo che sembra voglia ripetere: ¬ęDi che temi? quell'uomo √® un mio umilissimo servitore¬Ľ) Vado... Arrivederci, di nuovo, signor Ranzone..

 

Ranzone                      - Addio! Andermarm vi darà le mie istruzioni...

Grifardi                       - (distrattamente) Ah! Si... Si... Addio! .... (Grifardi esce dalla comune)

SCENA V.

Elena e Ranzone

Elena                           - (dopo una pausa) Ebbene, che volevate dirmi?

Ranzone                      - Siete contenta?

Elena                           - (evasivamente) Si? Era meglio cosi. Fa vita continua malgrado tutto: e anche sulle rovine si rico­struisce.

Ranzone                      - (con voce sorda) Lo amate?

Elena                           - (eludendo la domanda) E poi, per Mario...- Si; sono contenta. Vi ringrazio (una pausa, imbarazzata) Proprio, partite?

Ranzone                      - Si ve l'ho detto.

Elena                           - Perché? Volevate rimanere in Europa... Avete cambiato idea in così poco tempo?

Ranzone                      - Ho sentito che era necessario.

Elena                           - (un po' ironica) Ah per i vostri affari?

Ranzone                      - (quasi violento) Gli affari! Sempre gli affari! Credete che io non sia che una macchina? Avete detto che sono un uomo semplice, ma...

Elena                           - Io?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ho sentito!... Ho sentito! (con voce pi√Ļ bassa e quasi affannosa) E vi ho visto... e ho capito soltanto adesso che lo amate, anche senza dirvelo, anche senza saperlo... Non avevo mai visto da vicino l'amore, il vero amore profondo e onesto, quello che prende una donna come voi per tutta la vita... E ne ho avuto un colpo... Ho capito in un mattino... (si ferma un mo¬≠mento come smarrito, come se brutalmente volesse svelare tutto l'animo suo. Poi si richiude) No! No! Non fatemi parlare, non voglio! Sarei ridicolo e odioso. E pensare che ho fatto io tutto questo, che sono stato io a ricacciarvi nelle sue braccia.

Elena                           - (stupita, affascinata, e disgustata) Che dite?

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Niente! Niente! √ą finita! Ma io non credevo non sapevo... E ora... No! No! Rimanere qui per di¬≠ventare uno zimbello in mano vostra, un oggetto di riso e di piet√†? (con uno sforzo violento) Ah! No! No! Ho la mia volont√† intatta, l'adopero...

Elena                           - Ah! (una pausa. Ranzone si ricompone e dice con voce calma)

Ranzone¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - E adesso andate. √ą tardi... Vi aspettano.

Elena¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Vado (risale la scena lentamente, poi si rivolge e rifa un passo verso Ranzone con amabilit√† un po' voluta e un po' esitante) Addio, ma io spero che ci ri¬≠penserete (Il tono mondano riprende il di sopra) Pec¬≠cato √¨ Era una buona amicizia... Via, ditemi che non partirete cos√¨ presto. Verrete a salutarmi, eh? a pren¬≠dere una tazza di th√® domani... Come al solito verrete, non √® vero? (la sua voce si √® fatta pi√Ļ dolce, Ranzone come soggiogato risponde).

Ranzone                      - Si.

(Eletta esce. Rimasto solo Ranzone segue con lo sguar­do Elena. Esita un momento come sognando. Si china sulla scrivania a cui ella si è appoggiata, come per aspi­rarne il profumo. Poi si scuote violentemente, fa un cenno di denegazione e sulla stessa scrivania afferra il ricevitore del telefono.

Ranzone                      - (parlando al telefono) Cunardline?... Parlo con l'Agenzia? Quelle due cabine di lusso per domani... Siamo intesi, non occorre conferma.... Domani sarò costì in mattinata... (stacca violentemente il telefono)

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