UN SOGNO
Commedia in un atto
Di ENRICO SERRETTA
PERSONAGGI
GABRIELLA
GERARDO
PASQUALINO
Una disadorna stanzetta all'ultimo piano di una vecchia casa. Sulla tavola quadrata, al centro, pende dal soffitto una nuda lampadina con lo squallido riflettore bianco di porcellana. Qualche mobiluccio tarlato, un divano, due o U\s sedie, una stufetta di ghisa in. un angolo. Attraverso i vetri d'una piccola finestra alta n'eri si vede che il cielo buio della serainvernale. Ma giunge fin lass, come un continuo bruso, il frastuono della strada, dov' la folla strepita e canta; e di quando in quando l'ondata di una musica festosa.
Gabriella - (quando s'alza la tela, dorme. Si appisolata, appoggiando il capo al braccio ripiegato sulla tavola, come i ragazzi stanchi di fare il compito. Ha poco pi di venti anni e un bel insetto di madonnina furba, I capelli corti, lisci e foltissimi con la frangetta sulla-fronte e la virgola accanto all'orecchio, rilucendo sotto la lampadina accesa, hanno curiosi riflessi di metallo scuro. Passato qualche minuto, ella si muove un poco, solleva il busta, stira le braccia, apre gli occhi e li gira intorno, incerta, conve chi si desta dopo aver sognato. Guarda il piccolo oriuolo da polso, e si alza) Mi pare che abbiano bussato. Chi sar mai? Pasqualino mi disse che non verrebbe prima delle undici... (Si muove tendendo l'orecchio, e si ravvia la frangetta sulla fronte. Cos in piedi veramente una bella creatura fresca e fiorente. Il golf di maglia liscia le modella un busto superbo e dalla gonna della stessa maglia vengon fuori fin quasi al ginocchio le gambette ammirevoli che terminano in due piedini da Cenerentola. Ora realmente bussano alla porta di destra. Va ad aprire ed entra Gerardo, seguito dal boy cos carico di fagotti e grosse scatole di cartone che non si capisce come non ne rimanga schiacciato).
Gerardo - (ampia cappa nera sul frak, cappello a cilindro che si toglie con largo gesto. E' un uomo di quarant'anni, alto, bruno, fatale) Son qua. Mi perdoni se ho tardato un poco, ma le strade son piene di folla, e la mia macchina ha dovuto procedere al passo.
Gabriella - (guardandolo con ammirazione e timore insieme) Chi lei, signore? Io non ho la fortuna di conoscerla.
Gerardo - Chiuda la porta, signorina, se non le dispiace. La notte fredda, e quella piccola stufa non pu vincere il vento che viene dalla scala.
Gabriella - (va a chiudere la porta) Ecco fatto, signore. Ma ella stessa riaprir ben presto quella porta, per andarsene, quando si sar persuaso del suo errore. Non possibile che ella cerchi di me. Sar venuto in questo palazzo per far visita alla contessa del primo piano, o alla bellissima moglie del banchiere che sta al secondo, o alla celebre cantante del terzo. Ma il portinaio che forse di gi ubbriaco, non le avr indicato lo scalone, cosicch, per la scaletta di servizio ora giunto in questa soffitta. Abbia pazienza, signore, ritorni indietro; e quando si ritrover in corte, passi per la grande porta a vetri che illuminata da un bel fanale. Allora non potr pi sbagliarsi e raggiunger subito la festa che lo attende e deve essere magnifica. Sente?... Salgono da l, certo, queste folate di musica.
Gerardo - E' lei che s'inganna, signorina. Io son venuto giustamente qui, dalla signorina Gabriella, mannequin imparagonabile della Maison Gris Perle. E spero che vorr accogliermi come un amico.
Gabriella - (titubante, fendendogli la mano che l'altro bacia) Ma io, signore, non la conosco. Che cosa viene a cercare in questa povera casa?...
Gerardo - Io non cerco: mi si cerca; e non mi lecito mancare, ovunque mi si aspetti. Perci sono sempre molto occupato. Ma lavoro senza stancarmi, che anzi la fatica mi dolce. Certe volte tanti appelli io ricevo che veramente un prodigio se riesco a trovarmi in ogni luogo: quand' primavera, per esempio; o quando c' tanta poesia nell'aria e tanta tenerezza in fondo ai cuori, come adesso ch' la notte di S. Silvestro...
Gabriella '- - Eppure temo che non gi conveniente che ella rimanga qui. Son dia, 0 non so chi ella sia...
Gerardo - E' una piccola bugia che ora dice, forse senza volere. Ma glielo confido lo stesso, chi sono, come se realmente non lo sapesse. Sono il Sogno, il Desiderio, il gioco della Fantasia.
Gabriella - (lo guarda a lungo, stupita. Poi) Non capisco, signore. Noi non ci siamo mai visti.
Gerardo - E' tanto tempo che siamo vicini. Da quando, morti i suoi parenti nel piccolo paesino di provincia, la grande citt tentatrice, l'ha chiamata ad esei citare, fra la seta e le trine, l'arte della tentazione, ella mi ha cercato continuamente vicino a lei. E mi ha visto, mi ha sentito, mi ha respirato nel salone dei modelli della Maison Gris Perle in ogni vetrina sfolgorante di luce, in ogni sala lussuosa di teatro. Oggi, per esempio, nel pomeriggio, mi ha tenuto due ore accanto a lei...
Gabriella - (come trasognata) E' veramente, strano che io non ricordi...
Gerardo - Non ricorda eh' venuta una dama assai seducente a scegliere un vestito da sera, per la cena di questa notte?...
Gabriella - S, certamente.
Gerardo - Era bella, quella dama, e aveva una parlantina... La direttrice ha subito chiamato lei, che la pi perfetta dei manne-quins e quando indossa un abito di gala, si muove come una duchessa... Ha pensato: qui ci vuole Gabriella. E mentre Gabriella passeggiava su e gi per il salone, mirabile fiore color di rosa che cambiava ogni volta il calice di seta, la dama, ammirata, descriveva alla direttrice la festa preparata nel suo palazzo. E decantava la ricchezza dei suoi broccati e dei suoi damaschi, le meraviglie dei merletti e lo splendore dello argenterie sulla sua tavola, e l'abilit del cuoco che avrebbe superato se stesso nel soddisfare i palati raffinatissimi degli ospiti... Se ne ricorda?...
Gabriella - (sbalordita) Di questo s, mi ricordo. Ma nessun altro c'era presente...
Gerardo - Io. Come saprei ora tanti particolari, se non fossi stato presente? Ero vicino a lei, dietro il grande paravento cinese, mentre, cambiando di volta in volta i modelli, ella non perdeva una sillaba della descrizione della dama; e la seguivo passo passo da un capo all'altro del salone, nella sua passeggiata professionale. E i suoi pi reconditi pensieri si svolgevano cos chiaramente sotto i miei occhi, come se fossero proiettati su un grande schermo bianco: il Capodanno, sontuoso nelle sale sfolgoranti, e grigio e modesto in questa cameretta squallida; la bella dama, ammiratissima nella sua nuova toilette, circondata da tanti cavalieri seducenti e spiritosi, e lei Gabriella pi bella e pi giovine, chiusa nel vestitino di maglia, tte--tte col suo amante povero, che fa il contabile, non seducente ne spiritoso e le offre la sua piccola festa qui dentro, perch teme, se la conduce fuori in trattoria, che ella, con la sua bellezza, attiri troppi sguardi di giovanotti...
Gabriella - (come difendendosi) Non vero, non vero...
Gerardo - (continuando) Nostalgia prepotente di avventura, di ricchezza, di lusso, di quelle stoffe di cui ogni giorno si veste per svestirsene subito dopo, che risplendono dinanzi ai suoi occhi, frusciano fra le sue mani e poi svaniscono disperdendosi negli armadi profu-v mati delle donne felici... E se le guardava, le mani, le piccole mani nervose dalle unghiette a mandorla cos lucide che sono la sua pi cara civetteria e quando strisciano sulla seta danno il suono di un graffio. E pensava con quanta dolcezza le poserebbe, palpitanti, stasera, in quelle d'un uomo bello e forte, dell'uomo del suo sogno, del conquistatore irresistibile che le comparisse dinanzi all'improvviso, ad offrirle la sua parte di gioia...
Gabriella - (mette pian piano le mani nelle mani di Gerardo, fissandolo) Ho paura. Chi lei? Come si chiama?
Gerardo - (incalzando) Sono colui che tu aspettavi. Perch mi guardi cos? di che hai paura? Ah, capisco ci che pensi... Non temere: il dottor Faust da tanto tempo s' salvata l'anima, dopo d'averne fatte d'ogni colore, ed oggi, se ricominciasse, troverebbe Margherita mannequin anche lei in una casa di mode. E Mefistofele non s'impiccia pi di certi affaretti di poco conto. No. Tu stessa, da te sola, hai pensato a me e mi hai visto nella tua mente cos come ora mi vedi, con questo volto un po' segnato e questi capelli un po' grigi sulle tempie, perch l'uomo del sogno delle ragazze non mai molto giovine. E mi hai chiamato Gerardo. Certo questo nome ti piace. Eccomi qui, ora; con te, per te. Mi chiamo Gerardo come tu hai voluto., E ti porto la tua festa, i doni del tuo desiderio... (Le bacia, le mani; poi fa un cenno al boy che finora rimasto immbile come una statua reggendo miracolosamente il suo gran pesa. Il boy si scrolla e lascia cadere a terra gli scatoloni che. si aprono sotto lo sguardo attonito di Gabriella; poi, deposti sulla tavola alcuni involti, si fa ancora da parte, impalandosi sull'attenti).
Gabriella - (accesa d'entusiasmo) I miei doni... i miei doni... (Si piega sulle scatole e vi tuffa voluttuosamente le mani, le braccia, il viso. Poi comincia a cavar fuori stoffe d'ogni gnere: vecchi damaschi, broccati, tessuti meravigliosi dalle armoniosissime tinte. Ne prende quanto pi pu e stringendoseli al petto, si mette a danzare come impazzita di gioia).
Gerardo - (dopo d'averla un po' ammirata, sorridendo di soddisfazione, prende da una sca tola un magnifico vestito da sera e lo pre. senta a Gabriella, tenendolo spiegato con gran de delicatezza) E questa la toilette di gala della mia piccola regina...
Gabriella - (stringendo sempre al seno il suo gran tesoro) Oh, questa delizia finalmente mia, veramente, mia... Morbida e voluttuosa come una carezza... Quanto ti amo, Gerardo, non amo che te perch tu solo mi comprendi. Vedrai che sono degna dei tuoi doni. Voglio trasformare la mia casa, che sembri il pi bel nido di due amanti felici. Voglio che questa sera la mia festa sia magnifica, come quella dell'antipatica dama che non posso soffrire... Ecco: metto questi damaschi sui mobili, che prendano l'aspetto che si conviene a mobili di stile, cos... E questi broccati alle pareti, lutto intorno, come si usa nei saloni dei principi, cos... questo lam in quell'angolo, in modo che nasconda la piccola stufa, cos... E questo cachemire attorno alla lampada: sembra fatto apposta per fasciarla e ammorbidirne la luce che divenga tenue e misteriosa com' necessario in questa serata magica. E' fatto. Ora la piccola regina indosser la toilette di gala, in onore del suo bel Principe azzurro... (Prende il vestito e scappa via da una porticina che s'apre a sinistra. Ora veramente la piccola stanza appaia trasformata con tutte quelle stoffe che l'adornano. L'eco della musica lontana, -una tovaglia di finissimo pizzo, vetri di Murasima).
Gerardo - (fa un cenno al boy che corre verso la tavola ad aprire gli involti che poco prima vi ha dejyosto. C' in essi quanto occorre per imbandire una cena sontuosa. Cos anche la vecchia tavola, a poco a poco, si trasforma: una tovaglia di finissimo pizzo, vetri di Murano, argenterie risplendenti e vini e cibi squisiti).
Gabriella - (ritorna, indossando il mirabile vestito. Da principio, si muove su e gi per la stanza, in silenzio, con gli atteggiamenti e i piccoli passi da mannequin che le sono abituali, ma pi, come rientrando in se stessa, sorride, fa. un inchino a Gerardo e gli chieda) Ti piaccio?...
Gerardo - (senza risponderle, le offre il braccio. E', in verit, una coppia seducentissima. Fanno due o tre volte il giro della scena, come se, per recarsi a tavola, dovessero attraversare alcuni saloni. Poi Gerardo, inchinandosi, indica a Gabriella il suo posto e le siede di fronte. Il boy si slanciato a servirli). Ti ringrazio, Gabriella, di quest'invito nell'intimit della tua casa. Non avrei osato chiederti tanto. Ti avrei condotta fuori, con me, nella trattoria pi elegante e affollata, e sarei stato felice a vederti ammirata e desiderata da tutti. Perch il mio amore per te spoglio d'ogni gelosia e d'ogni egoismo: mi piace solo ci che ti piace, voglio ci che tu vuoi, gioioso di quel che ti d gioia. Non pu esser fatto che cos l'amore vero.
Gabriella - Grazie. So che sei buono, che sei interamente mio con tutto il tuo spirito, che come se l'anima mia fosse passata in te. Perci ho preferito esser sola con te, stanotte. E non abbiamo pi nulla da desiderare. Senti? Questa musica suona per noi: ho voluto che stesse lontana, perch la melodia che giunge fievole e incerta, ha un fascino pi misterioso. (Ora qucdcuno bussa alla jyorta di destra, bussa forte, senza discrezione, da padrone di casa. Gabriella balza in piedi, impaurita).
Gerardo - Non temere. Ci sono qui io per difenderti.
Gabriella - E' lui, non pu essere che lui. Lo avevo dimenticato. Sei perduto. Ti ammazza. (Si bussa di nuovo, pi forte).
Gerardo - Non temere, ti ripeto. Egli non potr mai nulla contro di me.
Gabriella - (sempre pi disperata) Ma contro di me pu tutto, pu distruggere la mia vita, la mia felicit. Presto, nasconditi, ti prego. S, in quell'angolo dove c' la stufa, dietro quella stoffa...
Gerardo - Come vuoi tu. (Si nasconde, assieme al boy, mentre Gabriella va ad aprire la- porta).
Pasqualino - (entra: paletot col bavero alzato, sciarpa di lana intorno al collo, mani in tasca. E' il pi comune tipo di giovanotto qualunque, con qualche pretesa di eleganza, ma senza grazia n distinzione). Ce ne hai messo del tempo, ad aprire...
Gabriella - (impacciata) Scusami. Stavo preparando...
Pasqualino - (solo ora si accorge della toilette di Gabriella, e fa il primo gesto di stupore; poi gira lo sguardo intorno e a vedere tutto quel lusso di stoffe e l'effetto di luce del cachemire sulla lampada, il suo stupore diviene sbalordimento) Ma... die cosa accade stasera qui dentro? Mi pare di sognare... Dove hai trovato tutte quelle stoffe?... E tu... tu, come ti sei vestita?... (Prima che Gabriella risponda, si avvicina alle pareti, a giuirdar da vicino le stoffe, a palparle, a carezzarle).
Gabriella - (temendo che egli scopra Gerardo) Che fai?... Vieni qui, vicino a me, ch'io ti spieghi... Le stoffe sono sempre pi belle guardate a distanza... E' festa, capisci, ed ho A'oluto abbellire un poco, qui in casa...
Pasqualino - (le si avvicina, sempre meno persuaso) E invece, non capisco. Sai che a me, in. ogni caso, piace vederci chiaro... Onesta roba che costa un patrimonio. Credi forse che non me ne intendo? Anche il mio principale s' fatto lo studio cos, e so io quel che ha speso... Ora tu, per pagare tutte queste scicche, lie, avresti dovuto buttar via quel po' di rispar. mi, e forse nemmeno basterebbero...
Gabriella - (sempre pi commossa) Ma no, vedi... le stoffe... me le prestate il direttore del magazzino...
Pasqualino - (incredulo) Mah!... Ci ho i miei dubbi... Non si suol dare in prestito di questa roba, cos facilmente... Ma, ammettendo che tu dica la verit, il tuo vestito, scusa, codesto tuo vestito principesco non mi dirai che te lo hanno prestato...
Gabriella - (che in verit non sa cosa dire) Gh, come non mi vuoi bene...
Pasqualino - (alzando le spalle) Che c'entra ora il bene? Ti ho fatto una domanda precisa, e ancora non mi hai risposto. Lo sai che io amo la precisione. Non per niente sono contabile...
Gabriella - (insistendo c. s.) No, no, ho ragione io. Se tu mi volessi bene, vedendomi cos elegante, cos graziosa... eh, s, perch non puoi negare ch'io sia graziosa, invece di fare un'inchiesta, mi avresti subito gettato le braccia al collo...
Pasqualino - (caparbio) Questo non rispondere. Ora si tratta del tuo vestito. Come fai ad averlo?...
Gabriella - (che ha cercato invano un'altra scusa) L'ho comprato. E' mio. Lo desideravo da gran tempo. Non si pu passar la vita facendo il mio mestiere di fantoccio al quale si mettono indosso le toilettes pi beile per cinque minuti, senza provare un giorno il bisogno di possederne almeno una, ma che sia veramente propria, e si porti per il proprio piacere. Ebbene, questa mia, piaciuta a me, l'ho comprata col mio denaro...
Pasqualino - (ironico) Benissimo, sono proprio contento dei tuoi progressi, delle nuove idee che ti frullano in mente. Brava. Poi che son io a pensare ai bisogni della casa, sei padronissima di spendere i tuoi denari come meglio credi. Ricordati per quando mi dicevi che li mettevi da parte per farti una dote e metter su famiglia, con me naturalmente... (Ora i suoi occhi si posano sulla tavola imbandita; si interrompe, stringe i pugni, guarda. Gabriella come fuori di se, e fa un passo, minaccioso, verso di lei),
Gabriella - (indietreggiando atterrita) No, cos no, ho paura...
Pasqualino - (con voce strozzata dalla rabbia e dal sospetto, il braccio teso verso la tavola) Hai comprato anche questo? E bastava forse la tua miseria per comprare anche questo? Ed io, cieco, ci ho messo un'ora ad accorgermene... Chi c'era qui con te, quand'io sono entrato? Chi c' qui in casa, nascosto... Certo, perch non pu essere uscito dalla finestra che al quinto piano... Chi questo vigliacco che non vien fuori ancora, a guardarmi in faccia? che. non verrebbe fuori neppure se io ti ammazzassi? (Si slancia nella stanza di sinistra, mentre Gabriella rimane immobile, impietrita. Torna subito dopo, sempre pi esasperato. Gira intorno lo sguardo, e lo fissa sull'angolo della stufa dove fa da schermo l'improvvisata tenda di lam).
Gabriella - (come impazzita) Gerardo, Gerardo, salvati!
Pasqualino - (raggiunge di un balzo la tenda, cava di tasca un'arma, spara. Alla detonazione, si spegne la lampada e la scena si fa completamente buia. Silenzio. Si sente solo la musichetta che giunge da fuori e adesso sembra molto pi vicina. La musica al buio dura qualche minuto: finche si bussa alla porta. La scena si rischiara ed appare la disadorna stanzetta cos com'era in principio, con Gabriella che dorme appoggiata alla tenda. Si bussa ancora, e Gabriella si desta di soprassalto e si alza. Guarda un po' intorno con l'impressione un po' stranita di chi avendo sognato, non si persuade ancora d'esser desto. Si passa le mani sugli occhi, poi si ravvia i capelli, fissando la porta, incerta se abbiano bussato o no. Ma una chiave gira nella serratura e Pasqualino entra.
Gabriella - (muovendogli incontro) Ah, eri tu...
Pasqualino - Chi altro poteva essere?... Dormivi?... (Si stringono la mano e si danno un bacio: un bacetto di sfuggita, coniugale, senza importanza. Poi Pasqualino, cavate fuori dalle tasche del pastrano due bottiglie involte nella carta velina, le posa sulla tavola. Ora si toglie il pastrano, la sciarpa di lana dal collo, e ripiegati l'uno e l'altra in gran cura, li depone su una, sedia. Vi mette sopra il cappello che si leva per ultimo, e va a sedere all'angolo, accanto alla stufa).
Gabriella - C' molto freddo, fuori?
Pasqualino - Si gela.
Gabriella - Hai fame?
Pasqualino - Non c' male. E tu?
Gabriella - Io, punto. Come se avessi pranzato alla solita ora. Posso apparecchiare?
Pasqualino - Certamente. Mancano venti minuti alla mezzanotte, e l'anno nuovo deve trovarci cl bicchiere in mano. Guarda l, sulla tavola: ho portato un po' di vino chic, di quello che bevono i signori...
Gabriella - Male. Chi sa quanto avrai speso.
Pasqualino - Bisogner pure che lo facciamo i\ nostro piccolo brindisi. Non ti pare?... Via, svelta, prepara...
Gabriella - Come vuoi. (Tira fuori da un mobilticcio la tovaglia, i tovaglioli, le posate e si mette ad apparecchiale, lentamente, di mala voglia. Infine porta anche sulla tavola i piatti con le vivande. Dopo un silenzio).
Pasqualino - Molto lavoro, oggi?
Gabriella - Moltissimo. Forse per questo mi sento un po' stanca.
Pasqualino - (si alza, si avvicina alla tavola) E cos, siamo pronti?...
Gabriella - (togliendo la carta dalle bottiglie) S, siedi. Perch ne hai comprato due, di bottiglie? Una era pi che sufficiente.
Pasqualino - (sedendo) Vuol dire che l'altra, se mai, invecchier fino a carnevale.
Gabriella - (siede anche lei) Invece potevi portare un po' di fiori. Facevano pi allegria, sulla tavola...
Pasqualino - Ma no! I fiori sono un lusso inutile, non servono a niente. Costano un occhio e son subito appassiti. Il vino, almeno, fa buon sangue...
Gabriella - Hai ragione. Sia come non detto.
Pasqualino - (cominciando a mangiare) Tenerissimo, questo pollo... Ma tu non mangi? Perch?...
Gabriella - (servendosi, contro voglia) Assaggio qualche cosa, per farti piacere...
Pasqualino - (j>arlando con la bocca piena) Tu non stai bene, questa sera... Sei pallida, sei strana... Che hai? Su, ridi, non bisogna farsi sorprendere imbronciati dall'anno nuovo...
Gabriella - (sforzandosi di sorridere) E' vero: ma io sto benissimo, e non sono imbronciata. E' che ho dormito, prima che tu venissi, qui, appoggiata alla tavola... Ed ho fatto un sogno curioso... Quando si dorme in una cattiva posizione, ci si desta sempre un po' nervosi... (Ora fissa la lampadina dal bianco riflettore).
Pasqualino - (cs.) Che cosa guardi?...
Gabriella - Questa luce bianca, per esempio, non sai che fastidio mi d... Ci fosse almeno uno straccetto per velarla un poco... Aspetta un momento... (Si alza e corre nella stanza accanto).
Pasqualino - (seccato) Ma no, non muoverti, via...
Gabriella - (torna subito, recando una foulard color di rosa: monta sulla sedia e lo avvolge attorno alla lampada, improvvisando un grazioso abat-jour: poi si rimette a sedere, e lo ammira, soddisfatta della trovata) Cos va bene... Veramente ci vorrebbe un bel cachemire ; sai, di quelli die hanno certe magnifiche tinte calde e danno alla luce un tono d'intensit un po' misterioso... Ma infine, il mio modesto foularl serve bene a qualche cosa... Vedi, anche in una stanzetta cos povera e banale, basta un nonnulla a dare una sfumatura d'eleganza... (Giunge da lontano, improvvisamente, il rumore di alcuni spari, e un pi allegro scampanio e pi distinte musiche e pi intenso vociare della folla).
Pasqualino - (accendendosi) Oh, mezzanotte, mezzanotte... Presto, lo champagne... (Afferra una bottiglia e si adopra febbrilmente a sturarla: ci riesoe dopo alcuni sforzi, e versa in fretta il vino spumante nei due bicchieri; poi, alzando il proprio lo avvicina a quello di Gabriella).
Gabriella - Alla tua salute. Pasquai.ino - (enfatico) r Alla tua, alle tue speranze, a tutto quello che tu desideri...
Gabriella - (astratta, lontanissima, con un fil di voce) Al mio desiderio... al mio sogno...
FINE
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