Un tempo era così

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Un tempo era così

di Vincenzo Rosario Perrella Esposito

                                                                                                                        (detto Ezio)

10/08/2015

Personaggi:   10

Carlo IV Borbone

Maria Luisa di Borbone-Parma

Filippo Antonio Gennaro Pasquale Francesco di Paola di Napoli e di Sicilia fratello Carlo

José Moñino y Redondo, conte di Floridablanca

Il contadino Gaetano

Manuel Francisco Domingo Godoy, amante di Maria Luisa

Rosa la cortigiana

Caterina la nobile sconosciuta

Julio il servo

Il pidocchioso avaro Masino

Portici nell’anno 1777, ai tempi in cui i Borbone vi regnavano. Carlo IV sta per ottenere il trono, visto che suo fratello Filippo ha problemi mentali e sarebbe incapace di regnare. Alla morte di suo padre, Carlo, insieme a sua moglie Maria Luisa, prende possesso della reggia sita nel comune che si trova a pochi passi da Napoli. Non è facile la vita da sovrano, specialmente se alle spalle si annidano tradimenti, complotti, persecuzioni. Quelli sono gli anni della guerra, per la Spagna. Ma Carlo si troverà coinvoltoin una guerra che avviene direttamente nel proprio giardino, ciò a causa di una notizia sbagliata riportatagli da un ambasciatore improvvisato. Lo stesso Carlo dovrà subire i tradimenti della consorte, non troppo innamorata del suo uomo, ma fin troppo affascinata da altre presenze comunque di rango. Da nondimenticare che c’è anche il popolo, rappresentato da un contadino, da una donna che si definisce nobile ma che in realtà non si capisce di quale casato sia, e da un uomo avaro all’inverosimile.

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

            Reggia di Portici (NA), anno 1777. Alla lussuosa sala si accede da una comune centrale. Una porta a destra conduce a cucina e numerose altre stanze. Una porta a sinistra conduce in camera da letto e numerose altre stanze. Nella sala, sulla destra, vi sono eleganti sedie posizionate in cerchio e un divanetto stile ‘800 con tavolino, mobili e quadri.

ATTO PRIMO

1. [Gaetano, Masino e Julio. Poi Carlo IV di Borbone]

                   Al centro, Gaetano (contadino analfabeta) e Masino (tipo spilorcio) si stanno

                   sfidando a duello. I due non hanno armi, ma un bastone di legno a testa che

                   utilizzano come spade. Dietro di loro, c’è il servo Julio che tifa per entrambi.

Julio:        Va’, Gaità, si’ ‘o cchiù forte! Va’, Masì, accidi a ‘stu scemo!

Gaetano:  T’aggia fa’ magnà ‘stu bastone che tengo ‘nmana!

Masino:    E invece ‘o bastone mio t’’o scasso ‘ncapa!

Julio:        Masì, digli che è un marrano!

Masino:    (Nella concitazione non capisce) Eh?

Julio:        Digli che è un marrano!

Masino:    Sei un marrone!

Julio:        Ma si’ surdo? Aggio ditto “marrano!

Masino:    Un momento!

                  Smette di combattere e fa lo stesso pure Gaetano. Poi Masino chiede a Julio.

                  E che vvo’ dicere?

Julio:        E che ne saccio?Vabbuò, riprendete a combattere!

                  I due così fanno. Così stavolta Julio suggerisce a Gaetano.

                  Gaità, dincello ch’è ‘nu pusillanime.

Gaetano:  (Nella concitazone non capisce) Eh?

Julio:        Un pusillanime.

Gaetano:  Sei un pisellanime!

Masino:    (Si ferma) Un?

Gaetano:  (Fa altrettanto) Un pisellanime!

Masino:    E che d’è?

Gaetano:  Che cacchio ne saccio? L’ha ditto ‘stu scemo!

                  E riprendono a combattere col tifo scalmanato delle due. Ad un tratto, da destra, 

                  giunge Carlo IV di Borbone. Nota la scena e gli grida contro.

Carlo IV: Ooooh!

                  Ma i due proseguono e non lo calcolano. Lui allora insiste.

                  Uhéééé!

                  Ma i due proseguono e non lo calcolano. Lui allora va tra i loro.

                  Basta!

                  E riceve una bastonata addosso da tutti e due e ne resta dolorante.

                  Aaaaah!

Julio:        Oddio, il re!Addenucchiàmmece!                                       (trad.: Inginocchiamoci!)*

                  I tre si inginocchiano.

Carlo IV: All’anema ‘e chi v’è vivo! Ma che state cumbinanno?

Gaetano:  Maestà, aggio ragione io.

Masino:    No, io.

Gaetano:  No, io.

Carlo IV: Ma possos saperes quellos che è successos veramentes?

Masino:    (A Julio) Néh, ma pecché parle accussì, chisto?

Julio:        E pecché è ‘e origine spagniuola!

Gaetano:  Signor maestà, io faccio ‘o contadino. Me chiammo Gaetano. ‘Stu tizio che sta

                  vicino a vuje, stanotte è trasuto ‘int’’a terra mia e s’è arrubbato ‘e pastenàche!

Carlo IV: (Non ha capito) Che cosa ha rubato?

Gaetano:  ‘E pastenàche. Fossene chelli verdure ‘e culore cucozza!

Carlo IV: Cucozza? Ma che cosa sono?

Masino:    Sarebbero le carote.

Gaetano:  E se vuleva arrubbà pure ‘e cresòmmole, ‘e sòvere pelose, ‘a vasinicola!

Masino:    Sarebbero le albicocche, i corbezzoli e il basilico.

Gaetano:  Io stevo priparanno ‘e palluotte!

Masino:    Sarebbero le castagne bollite con la buccia.

Carlo IV: Ma che me ne interessa, a me?Scusate, ma perché stavate rubando queste cose?

Gaetano:  Pecché è puricchiuso!

Masino:    Ma nun ‘o data retta, a ‘stu zabbarrone!

Carlo IV: Ora cominciate pure voi ad usare termini difficili? Che cos’è questo zabbarrone?  

Julio:        Significa che è rozzo.

Gaetano:  A me? ‘Stu piezzo ‘e cannapierto, gliogliaro e leccasalemme!

Carlo IV: Basta! Insomma, perché hai rubato i prodotti del campo di Gaetano?

Masino:    Maestà, io mi chiamo Masino. E nun m’aggio arrubbato niente. Sulamente ch’’a

                  frutta costa assaje, ‘a verdura costa assaje, tutto cose costa assaje. E le tasse che

                  mettete voi sono troppo alte. Chest’è.

Carlo IV: Ma insomma, basta. Tu hai rubato. Io ti dovrei far tagliare la mano.

Gaetano:  Ben detto!E si nun abbasta, l’avìmma fa’ taglià pure ‘a capa!

Carlo IV: (Inconsapevolmente) Giusto! (Poi fa subito mente locale) Ma che me faje dicere?

                  Jatevenne mommò tutt’e dduje! Fora!

                  I due escono litigando.

Masino:    He’ visto? Turzo ‘e carcioffola!

Gaetano:  Scorza ‘e purtuallo!

                 Una volta usciti, Carlo IV si dedica a Julio.

Carlo IV: E tu invece che ci fai qua?

Julio:        Veramente, io parteggiavo una volta per Gaetano e una volta per Masino.

Carlo IV: Ma vavatténne mommò! Vai subito in cucina. E non ne uscire fin quando non

                  sarà tutto pronto.

Julio:        Ma io…

Carlo IV: Via!

                  Julio fugge via a destra.Carlo allora commenta.

                  Ma chiste che s’hanne mise ‘ncapa? Entrano nella dimora del re, mio padre, e  

                  fanno tutto il fracasso che vogliono. Senza ritegno. Senza vergogna. Porcheria!

                  Esce via a destra, scuotendo il capo.

2. [Maria Luisa e Rosa. Poi José Moñino]

                  Da sinistra ecco Maria Luisa (con accento romagnolo) e la cortigiana Rosa.

Maria Luisa: (Accento emiliano) Mia fedele Rosa,come sono felice oggi. Non vedo l’ora

                        di ricevere il mio quotidiano fascio di rose.

Rosa:              Che bello vedervi allegra, mentre aspettate il vostro sposo Carlo di Borbone.

Maria Luisa: Ma chi? Quello non mi manderebbe nemmeno un fiore di prato. Invece

                        chissà chi è il mio misterioso ammiratore? Se lo scopro, giuro che lo bacio!

Rosa:              Scusate, mia signora, se domando, ma voi siete sposata con Carlo di

                        Borbone. E non è da lui che dovreste aspettarvi candide attenzioni?

Maria Luisa: Ma quali attenzioni? Quando ci siamo sposati, mi ha condotta qui a Portici.

                        (Sognante) Ma io ho sempre preferito la Spagna: Madrid, Barcellona, Bilbao,

                        Siviglia…!

Rosa:              Chi sono? Uomini?

Maria Luisa: No, città!

                        Intanto, dalla comune entra José Moñino (che quando parla, sputaccha).

                        Non notato, da dietro si avvicina a Rosa e le pone le mani sugli occhi.

Rosa:              (Compiaciuta) Oddio, chi è?

José:               Ma como, querida, soy José Moñino y Redondo eccetera eccetera…!

Maria Luisa: Ma… cosa fate, conte di Floridablanca?

José:               Fate silenzio, voi. Io sono qui per la futura sovrana Maria Luisa.

Maria Luisa: Ma no, caro, io sono qui. Lei è la mia cortigiana Rosa.

José:               (Toglie le mani) Oh, poffarbaccos! (Poi guarda le due una per volta) Beh,

                        però me gusta di più Rosa che voi! Comunque, scusame l’equivoco.

Rosa:              (Compiaciuta, si pulisce uno zigomo) Prego, prego! Si me vulìte mettere

                        ‘n’ata vota ‘e mmane ‘ncoppa all’uocchie… prego, favorite pure!

José:               Como?

Maria Luisa: No niente, non fateci caso. (A Rosa con tono dispregiativo) Vai, Rosa, mettiti

                        alla porta e vedi se viene mio marito.

Rosa:              Subito!

                        Va sulla porta a sinistra, sempre guardando José.

Maria Luisa: (Dolce) Conte, ma cosa ci fate qui?

José:               Ho deciso di dirve toda la verità.

Maria Luisa: Dite, dite pure. Tanto, io non la so.

José:               (Parlando, sputacchia) Querida, basta con questo voi. Yo estoy aqui

                        unicamente para usted!

Maria Luisa: (Si asciuga il viso) Ma cosa dite? Voi siete l’ex primo ministro di Spagna.

José:               E intendo esserlo anche quando diverrà sovrano vostro marito, Carlo IV. Voi

                        sareste disposta ad aiutarmi?

Maria Luisa: Io?

José:               Ho capito, adesso vi bacio sulle labbra.

Maria Luisa: Ma… ma… voi potreste essere mio padre.

José:               Padre? Sono io che vi mando fiori tutte le mattine.

Maria Luisa: Che cosa? E allora devo baciarvi per forza. L’ho promesso!

                        Mentre stanno per baciarsi, Rosa accorre subito ad interromperli.

Rosa:              Sta arrivando, sta arrivando!

Maria Luisa: Oddio, José, nasconditi!

José:               Donde?

Rosa:              Ah?

Maria Luisa: Vuole sapere dove. E che ne so? Presto, esci per la finestra, di là.

José:               A chi?

Maria Luisa: Ti faccio preparare il cavallo da Rosa. Su, Rosa, prendi il cavallo del conte.

Rosa:              E dove sta?

Maria Luisa: José, donde esta el caballo?

José:               (Parlando, sputacchia) In giardino. Sta mangiando un poco de piante e fiori.

Maria Luisa: (Asciugandosi il viso) Hai sentito, Rosa?

Rosa:              (Innamorata) Sì, aggio ‘ntiso!

Maria Luisa: E muoviti, vallo a prendere.

Rosa:              Sì, ma come si prende?

Maria Luisa: Vaaaai!

Rosa:              Subito, subito!

                        Rosa esce subito al centro.

Maria Luisa: Conte… anzi, José, hai fatto un’imprudenza a venire qui. 

José:               Non ho paura de nada!

Maria Luisa: (Asciugandosi per l’ennesima volta i viso) Peccato che quando parli, bagni un

                        po’ la gente. Però va bene lo stesso. Su, andiamo di là. (Indica a destra)

                        Ormai il cavallo… el caballo… dovrebbe essere pronto!

José:               Va bene, ma tornerò. E quando torno, ho deciso: a tuo marito… lo mato!

Maria Luisa: Ma sei mato? Ehm… ma sei matto? Mica puoi uccidere mio marito? (Ci fa  

                        un pensierino) Va bene, basta così. Lascio fare a te. Andiamo.

                        I due escono mano nella mano nella porta di destra.

3. [Carlo IV e Julio. Poi Masino]

                       Da sinistra torna Carlo IV, seguito dal servo Julio.

Carlo IV:       No, ma io te faccio scemo, a te. Tu sei scemo! Ormai ne sono convinto.

Julio:              (Costernato) Ma perché, futura maestà? Ch’aggio fatto ‘e male?

Carlo IV:       E me lo domandi pure, Julio? Tu ti sei messo a tagliare le cipolle. E come le

                        hai tagliate? Con la mia spada?

Julio:              E per forza.

Carlo IV:       Perché?

Julio:              Ho lavato i coltelli e mi dispiaceva sporcarli con la puzza delle cipolle.

Carlo IV:       E come ci vado in guerra? Con la spada che puzza di cipolla?

Julio:              E certamente, così fate piangere il nemico!

Carlo IV:       No, ma io te faccio scemo, a te. Tu sei scemo! Ormai ne sono convinto.

Julio:              No, no, io sono furbo. Con la spada vostra, sapete che cos’ho fatto pure? Ho

                        tagliato la carne e i peperoni.

Carlo IV:       E sì, he’ fatto ‘o spiedino! No, ma io te faccio scemo, a te. Tu sei scemo!

                        Ormai ne sono convinto. E sai io che cosa ci faccio con gli scemi? Li mando

                        alla gogna!

Julio:              No, maestà, pietà!

Carlo IV:       Guarda, ti salvo la vita, giusto perché sei il servitore fedele di mio padre da

                        tanti anni. Dove sei nato tu?

Julio:              A Portici, ma mio padre e mia madre erano spagnoli. Perciò mi chiamo Julio.

Carlo IV:       Quando sono venuto a trovare questa reggia, tu già c’eri. In pratica, ti hanno

                        costruito insieme alla reggia! E perciò, resterai per sempre mio servitore.

Julio:              Grazie, maestà. Come posso ricambiare il vostro atto di magnanimità?

Carlo IV: Tenendo d’occhio la mia consorte.

Julio:        Ma pecché, maestà, ve mette ‘e ccorne?

Carlo IV: Néh, ma quanta cunferenza?No, ma io te faccio scemo, a te. Tu sei scemo!

                  Ormai ne sono convinto. (Poi lo osserva) Ebbene sì, forse tengo ‘e ccorne.

Julio:        Maestà, io tengo una medicina contro queste cose.

Carlo IV: No, io non posso prendere medicine. Mi portano il mal di stomaco.

Julio:        Ma non una medicina da speziale. Io parlo di un rimedio: mio fratello tiene una

                  moglie che gli fa le stesse cose che vostra moglie fa a voi. E sapete come risolve

                  il problema? L’abboffa ‘e mazzate!

Carlo IV: E io dovrei picchiare una donna? E soprattutto, la mia donna?

Julio:        Maestà, e allora tenìteve ‘e ccorne e stateve zitto!

Carlo IV: Come osi? Pensa a spiare mia moglie. Capito?

Julio:        Agli ordini!

Carlo IV: Ed ora vai a spaccare la legna per il camino. E dopo lava quella spada!

Julio:        State tranquillo, sarete contento di me. Come al solito, del resto!

                  Ed esce via al centro, marciando come un soldato.  

Carlo IV: No, ma chist’è scemo. Julio è scemo! Ormai ne sono convinto.

                  Dal centro entra Masino che va direttamente dal re.

Masino:    Sire! (E gli si inginocchia davanti)

Carlo IV: Di nuovo tu? Non mostrarti genuflesso!

Masino:    Comme?

Carlo IV: Genuflesso!

Masino:    No, ma io nun songo fesso!

Carlo IV: Cretino, aìzete allerto!

Masino:    (Rialzandosi) Sì, sì, subito!

Carlo IV: Come hai fatto a superare i miei soldati?

Masino:    Uguale a prima. Maestà, quando Masino vuole, si intrufola dappertutto!

Carlo IV: Aggio capito, devo mettere in punizione i miei soldati. Dormono troppo! E allora

                  cosa ti conduce qua?

Masino:   Maestà, con tutto il rispetto, oggi è venuto da me un tizio mandato da voi. Niente

                 di meno si è permesso di chiedermi di pagare le tasse!

Carlo IV: E con ciò? Quello era il mio messo.

Masino:   Ah, era ‘nu preveto?

Carlo IV: No!

Masino:   E allora comme fa a dicere ‘a messa?

Carlo IV: Ma quala messa? Va bene, insomma che cos’altro devi dirmi?

Masino:   Maestà, questo mese le tasse erano più costose del mese precedente.

Carlo IV: Niente di meno? Si è trattato di un ducato in più. Ah, ho capito. Mi hanno già
                 parlato di te. Tu sei il più spilorcio di Portici. Sei sordido!

Masino:   No, no, io ce sento buono!

Carlo IV: Ho detto sordido! Avaro! Taccagno! Tieni la mano tirata. Hai capito, adesso?

Masino:   Maestà, ma io non è che tengo la mano tirata. Io penso al futuro. Qua che ne

                 sappiamo come va a finire? Ogni giorno rischiamo di entrare in guerra. Voi la

                 conoscete la Francia?

Carlo IV: Sì!

Masino:   E quella è pericolosa. Allora, se fa qualche pensata strana, io devo tenere qualche

                 soldo per scappare altrove e vivere bene.

Carlo IV: Aspetta un momento, ma tu che ne sai della Francia? Voi del popolo non dovete

                 sapere queste cose. Allora vuol dire che tu sei una spia.

Masino:   No, però vengo a sapere certe cose che vi potrebbero essere utili. Capitemi!

Carlo IV: E come fai?

Masino:   Maestà, io mi chiamo Masino, diminutivo di Tommasino, derivante da San

                 Tommaso. E per nome e per carattere, devo sapere tutto. Tengo i miei segreti.

Carlo IV: Masino, vieni un poco con me. Spiegami qualcosa di questo Napoleone.

Masino:   (Infido) Maestà, le informazioni di guerra sono difficili da ottenere. ‘O ssapite?

Carlo IV: Va bene, questo mese tu non riceverai l’aumento delle tasse.

Masino:   Grazie! (Infido) A proposito, qualche notizia pure sulla vostra familia, la volete?

Carlo IV: Va bene, tu non riceverai aumento di tasse per tutta la parte restante dell’anno.

Masino:   Grazie! (Infido) Qualche notizia suvostro fratello? Quello malato di mente.

Carlo IV: Va bene, tu non pagherai tasse fino a quando vuoi tu.

Masino:   Grazie! (Infido) Qualche notizia suvostra moglie?

Carlo IV: Aggio capito: te pavo io a te!

Masino:   Affare fatto!

Carlo IV: Jammuncenne, jamme!

Masino:   Subito!

                 I due escono a sinistra celermente.

4. [Gaetano e Rosa. Poi José]

                 Dal centro entrano Gaetano e Rosa.

Rosa:       Néh, Gaità, ma che ce si’ turnato a ffa’, ccà ddinto?

Gaetano: Uffà, Rosa, ma tu staje sempe appriesso a me?

Rosa:       E certo. Io t’aggia controllà. O si no ‘o futuro re Carlo IV s’’a piglia cu’ me.

Gaetano: (Ironico) Comm’è bella, me pare‘a scigna ‘ncopp’’o rucchiello!

Rosa:       A me? ‘Stu cepullaro!

Gaetano: Cepullaro a me? ‘Sta pirchipetola!

Rosa:       Pirchipetola a me? ‘Stu vrennajuolo!

Gaetano: Vrennajuolo a me? ‘Sta quaquarchia!

Rosa:       No, quaquarchia a me nun m’’o puo’ dicere, pecché io nun songo brutta!

Gaetano: Ma te si’ guardata ‘o specchio?

                 Intanto dalla comune entra José, tutto indolenzito alla schiena, zoppicando.

                 Va in disparte. I due lo notano e smettono di litigare. José non li nota e parla

                 da solo.

José:        Devo parlare assolutamente con Julio, il servo del re. Ma donde estas?

Gaetano: Néh, ma chi è, chisto? (A José) Scusate, signore, vi serve qualche cosa?

José:        Yo soy spagnolo. Prima estavo sulla finestra perché dovevo andare sul caballo,  

                 però Rosa ha sbagliato la finestra e il caballo è andato altrove, ma io pensavo che

                 il caballo estava di sotto, così mi sono gettato, ma il cavallo non c’era. E allora…

                 (Nota  due molto perplessi) Che c’è? Perché mi guardate così?

Gaetano: Scusate, ma noi non parliamo lo spagnolo. Voi ci avete detto tutte quelle cose

                 nella vostra lengua e noi non vi abbiamo capisciato!

Rosa:       Ma forse voi state qua per il re?

José:        Ehm… no, no.

Rosa:       Allora per la regina?

José:        Per carità! Yo soy aqui paraJulio*.                                   *(Si legge “para culio”)

Gaetano: Comme?

José:        Para Julio!                                                                          *(Si legge “para culio”)

Gaetano: A me? Ma mò te sputo in occhio!

Rosa:       Càlmate, càlmate, Gaità!

Gaetano: Ma tu he’ ‘ntiso comme m’ha chiammato? Ma chi se penza ‘e essere?

Rosa:       No, no, non lo offendere. Tu non lo hai riconosciuto.

José:        Io sono don José Moñino, ex primo ministro di Spagna, conte di Floridablanca!

                 I due subito v si inginocchiano al cospetto, a capo chino.

                 Signori, qualcosa non va?

Gaetano: Scusate, ma io non sapevo chi eravate. Perciò, se volete, maltrattatemi pure!

José:        (Sedendosi su una delle sedie) Ma no, rialzatevi.

Rosa:       (Si rialza, poi nota che Gaetano non fa altrettanto) Oh, e te vuo’ aizà?

Gaetano: (Si rialza) Eh, vabbuò! (Poi a José) Conte, ma vi siete fatto male?

José:        Certo. Come dite voi in italiano? Sono caduto. A proposito, hai trovato il caballo?

Rosa:       Ehm… no.

Gaetano: Che cosa gli hai trovato?

Rosa:       Niente, niente, fatte ‘e fatte tuoje. Devi sapere che lui sta scappando da qua

                 dentro dove è entrato di nascosto. E sai perché? Non deve farsi scoprire che ha

                 incontrato la futura sovrana Maria Luisa!

José:        Ma cosa dici?

Rosa:       E vabbé, che ci sta di male? Si vede chiaro che voi siete una persona perbene.

Gaetano: Néh, ma pecché nun te faje ‘e fatte tuoje? Ma pecché te miette a ffa’ ‘e jacuvelle?

                 Chiuttosto, va’ a piglià ‘na mùmmera d’acqua pe’ fa’ bevere ‘o conte.

José:        (Si alza subito in piedi) No, no, sto benissimo. Muchas gracias. Io volevo solo

                 parlare col servitore Julio. Lo conoscete?

Gaetano: Sì!

José:        E lo potete chiamare?

Gaetano: E vabbé. Io devo incontrare il re. Appena lo vedo, chiedo a lui.

José:        No, no, per carità!Me lo trovo da solo. Con permesso.

                 Esce via centralmente, zoppicando.

Rosa:       Meglio accussì. Siente, Gaità, ma pecché vuo’ parlà cu’ ‘o rre?

Gaetano: Pecché ‘o servitore suojo s’ha accattato ‘a frutta mia ma ancora nun l’ha pavata!

Rosa:       Julio? E chillo fa sempe accussì.

Gaetano: Però aggia fa’ ambresso, pecché cchiù tarde ha da venì l’arrocchiapampena.

Rosa:       Ah, chillo che te porta ‘e foglie secche pe’ dint’’a stalla? E allora va’ muòvete.

                 (Interessata) Ma è bellillo?!

Gaetano: Ma stattu zitta, janàra! Famme cercà ‘o rre, ch’è meglio!

                 Escono a destra.

5. [Carlo IV e Masino. Poi Maria Luisa. Poi Rosa]

                  Da sinistra tornano Carlo IV e Masino.

Masino:    Avete capito, maestà?

Carlo IV: Fammi capire bene: i francesi si sono messi d’accordo con i Sumeri e con gli

                  uomini primitivi per muovere guerra a Napoli?

Masino:    No, mica i francesi? Io parlo di Gaetano il contadino! Vuole fare una rivolta.

Carlo IV:       (Dubbioso) Masino, ma sei sicuro di quello che stai affermando?

Masino:          Sire, se voi mi credete, è bene, altrimenti fate quello che volete voi.

Carlo IV:       E allora mi toccherà scrivere una lettera da inviare in Spagna. Speriamo che

                        arrivi presto. E per quel che riguarda mio fratello, che cosa sai?

Masino:          Sire, vostro fratello è morto.

Carlo IV:       Meglio così. Quello teneva un ritardo mentale. Non avrei saputo come

                        aiutarlo. Pace all’anima sua. E… su mia moglie?

Masino:          Maestà, vostra moglie è una donna fedele al massimo, anche se una volta

                        stava per avere una tresca amorosa.

Carlo IV:       E con chi?

Masino:         Voi non ci crederete mai: il contadino Gaetano.

Carlo IV:       Ma dai, è impossibile. Mia moglie avrebbe tresche solo con uomini danarosi.

Masino:          Sire, se voi mi credete, è bene, altrimenti fate quello che volete voi.

Carlo IV:       Va bene, ti credo. Tanto, le ho messo una spia alle calcagna. In quanto a te,

                        manterrò la parola data: non pagherai mai più tasse finché ci sarò io a Portici.

Masino:         Grazie, maestà. Non ve ne pentirete.

Carlo IV:       Ed ora va’, torna a casa.

Masino:         Con piacere. Sempre ai vostri comandi.

                        Fa l’inchino ed esce via celermente, fregandosi le mani. Carlo è pensieroso.

Carlo IV:       Devo prima difendere il regno oppure devo prima pensare a mia moglie? (Si

                        siede su una delle sedie) Questo è un pensiero difficile.

                       Carlo IV si siede a riflettere. Da destra torna e si ferma Maria Luisa,

                        preoccupata (non nota la presenza di suo marito).

Maria Luisa: Accidenti, dov’è finito il conte? Devo trovarlo assolutament… (Ma quando

                        va per andare a sinistra, s’imbatte in Carlo IV e si spaventa) Mamma mia!

Carlo IV:       (Si alza in piedi) Moglie cara, cosa accade? Perché sei così preoccupata?

Maria Luisa: No, niente, José…

Carlo IV:       José?

Maria Luisa: (Sorride finta) Ma no, cosa dici? Cercavo Rosa. E tu?

Carlo IV:       Niente, io ho ricevuto importanti novità sulla politica e sulla guerra.

Maria Luisa: Ah, sì? Ma io non ho visto alcun generale presentarsi qui.

Carlo IV:       Mi ha riferito tutto un uomo del popolo.

Maria Luisa: Davvero?

Carlo IV:       E sì. Un tale Masino.

Maria Luisa: Quello spilorcio taccagno? Ma cosa vuoi che sappia della guerra, quel tipo lì?

Carlo IV:       A volte conosce più cose la gente comune che militari graduati.

Maria Luisa: Ma calmati, caro. Non ascoltare le prime cose che ti si dicono. Accomodati.

Carlo IV:       (Si siede, stranito) E perché mi hai fatto accomodare?

Maria Luisa: Perché sei un po’ stressato.

Carlo IV:       A proposito, lo sai che quel Masino sapeva molte cose anche sul tuo conto?

Maria Luisa: Lo farò squartare vivo!

Carlo IV:       Come?

Maria Luisa: No, nulla! Dicevo che quel cialtrone avrebbe da ridire pure su di te.

Carlo IV:       Dici?

Maria Luisa: E certo.

Carlo IV:       E allora gli darò retta solo sulla guerra.  

Maria Luisa: Bravo! Io ora vado.

                       Da destra entra Rosa, parlando a Maria Luisa ad alta voce come nulla fosse.

Rosa:              Il cavallo di don José non si è trovato!

Carlo IV:       Eh?

Maria Luisa: No, nulla! Non darle retta. Lei ama i cavalli. Pensa, si fidanzerebbe molto

                        volentieri con un cavallo. Ma la cosa non è possibile!

Rosa:              E già!

Maria Luisa: Bene, Rosa, ti aspetto nella mia stanza. Raggiungimi subito. A dopo, caro!

                        Esce via a sinistra.

Carlo IV:       Rosa, prima che tu raggiunga la signora nella sua stanza, ho una domanda da

                        porti. Per carità, non voglio entrare nelle tue cose, però mi interessa sapere.

Rosa:              (Timorosa) E… e… cosa?

Carlo IV:       Tu e Julio che rapporto avete?

Rosa:              Nessuno in particolare.

Carlo IV:       E la signora mi è sempre fedele?

Rosa:              Ma certo!

Carlo IV:       Saresti pronta a giurarlo?

Rosa:              Ehm… volete sapere se sono pronta a giurarlo? Cioè, volete saperlo proprio?

Carlo IV:       Sì, voglio saperlo.

Rosa:              Sì!

Carlo IV:       Meglio così! (E si tranquillizza) Ora puoi andare.

Rosa:              Grazie.

                        Fa l’inchino e s’avvia a sinistra, facendosi il Segno della Croce.

                        Che il Signore mi perdoni!

                        Ed esce via.

Carlo IV:       Ora che sono tranquillo con mia moglie, posso andare pure a dissetarmi. (Si

                        alza in piedi) Embé, preferisco perdere una guerra, piuttosto che la dignità!

                        Esce via a destra.

6. [Julio e José. Poi Carlo IV e Filippo]

                       Dal centro, entra José che minaccia Julio.

José:              Disgraziato, ma donde estas il mio caballo?

Julio:             Signor José, ma io non lo so.

José:              Io non sono il signor José. Sono José Moñino eccetera eccetera!

Julio:             Già, però sempre José vi chiamate.

José:              Ma sono un conte, non sono un signore. E allora, il mio caballo?

Julio:             Ma io non mi sono preso nessun caballo. Che cos’è questo caballo?

José:              Quello che tiene quattro zampe, la coda e le orecchie.

Julio:             Il cane?

José:              No, è molto più grande.

Julio:             Il ciuccio?

José:              Secondo te io vado in groppa ad un somaro?

Julio:             Allora il cavallo?

José:              Esatto!

Julio:             Non lo so, io non l’ho visto. Però qua fuori ho visto un bel cavallo bianco.

José:              E che ne hai fatto?

Julio:             Sta in cucina.

José:       Sta mangiando?

Julio:      No,sta cuocendo!

José:       Che cosa? (Frenetico) Ma io ti dovrei tagliare la lingua, le orecchie e le mani!

Julio:      Nientedimeno? Pe’ ‘nu cavallo?Scusate, ma con tutto il rispetto, che ve ne              

                ‘mporta ‘e ‘stu cavallo? Gli siete parente?

José:       (Gli afferra il bavero della giacca) Era il mio!

Julio:      Ah, era vostro? Complimenti!

José:       Perché? Era bello?

Julio:      No, l’ho assaggiato: è saporito!

José:       Ignorante, adesso trova un altro animale che io posso cavalcare per tornare a casa.

                Capito? E non tornare a mani vuote.

Julio:      Ma io devo cucinare.

José:       Vai fuori!

               Lo spinge via fuori casa, poi torna al centro e si lamenta.

               Deficiente! Ora come faccio ad andare via di qua? I soldati già mi hanno 

               osservato troppo tempo, qui dentro.

               Nel mentre, dal centro, entra Filippo, fratello di Carlo IV, con gli occhi sgranati,

               da pazzo, che da dietro si avvicina lemme a José, il quale intanto prosegue.

               Per fortuna che sono il conte José Moñino Francisco Domingo Álvarez de Faria

               Ríos Sánchez Zarzosa.

Filippo: (Gli si appaia e gli fa una pernacchia) Pzzzz!

José:      (Lo osserva perplesso) Che cos’è questo suono con la bocca?

Filippo: Si chiama pernacchia. L’hanno inventata i sanniti nella battaglia di Caudium!

José:      E che cosa vuol dire?

Filippo: Che te stongo sfuttenno!

José:      A me? Ma tu chi sei?

Filippo: No, per favore, non mi fate domande troppo complicate. Se no mi imbroglio e

               sbaglio. E dopo sono guai!

José:      Ma io ho chiesto solo como te llamas. Cioè, come ti chiami.

Filippo: Filippo Antonio Gennaro Pasquale Francesco di Paola di Napoli e di Sicilia.

José:      Tutti questi nomi?

Filippo: Siente chi parle!

José:      Ma cosa vuoi da qui dentro?

Filippo: E a te che te ne ‘mporta? Io sono il futuro re!

José:      Ma non farmi ridere.

Filippo: Sì? E domanda a mio fratello.

José:      E chi è tuo fratello?

Filippo: Carlo IV!

José:      Che? Il fratello di Carlo IV? Quello ritardato mentalmente?

Filippo: No, io non sono in ritardo. Sono in anticipo mentalmente!

José:      (Gli parla in viso e sputacchia) Per carità! Si dice che tu fai perdere la testa a tutti.  

Filippo: (Asciugandosi il viso) Mamma mia, m’he’ fatto ‘o bagno!

José:      Basta, adesso vado via.

Filippo: E non puoi andartene, perché non tieni il cavallo!

José:      E allora sai che ti dico? Me ne vado a piedi! Adiòs!

               Ed esce via per il centro. Filippo allora si siede e parla da solo.

Filippo: Dicono che io non sono mentalmente all’altezza di guidare un regno. Ma chi ve

                  l’ha ditto? Io so bene quello che faccio. Ho ucciso solo qualche cugino, qualche

                  moglie, qualche fidanzata, qualche antipatico… Insomma, non ho mai fatto male

                  a una mosca. Solo agli esseri umani! Però non farei mai del male a mio fratello.

                  E sì, quello mi vuole bene. Anche se mi strilla sempre perché scappo spesso da

                  un luogo chiuso dove ci stanno dei signori che mi guardano. Chissà cosa

                  vogliono. Quasi, quasi, la prossima volta li uccido!

                 Da destra torna Carlo IV. Non nota Filippo.

Carlo IV: Ah, che bella bevuta di vino mi sono fatto. Ecco che cos’è la felicità! Ora vado a

                  prendere la mia cara mogliettina e la porto a passeggio con me.

                  Si volta per andare a sinistra, ma nota Filippo e grida dallo spavento.

                 Aaaaah!

Filippo:    (Gli parla senza guardarlo) Fratello caro, ogni volta che mi vedi, fai sempre

                  questo grido. Ma come mai?

Carlo IV: Ehm… fratello Filippo… e sì, questo è un grido di gioia! (E va da lui)

Filippo:    E allora devi essere proprio felice di vedermi.

Carlo IV: Uff! Senti, ma come mai stai qui? Ah, ho capito: sei scappato un’altra volta dal

                  tuo nascondigl… ehm… dalla casetta che ho comprato per te.

Filippo:    Non mi piace, è buia, senza finestre.E non ci sono donne. Io voglio le donne.

Carlo IV: E che te ne devi fare, delle donne?

Filippo:    Fratello Carlo, che si fa con le donne? Io sono in astinenza.

Carlo IV: Ma non si dicono queste cose. Tu sei puro e casto.

Filippo:    E tu perché non sei puro e casto?

Carlo IV: Che c’entra? Io sono il futuro re.

Filippo:    Ma allora anch’io quando sarò re, non sarò più puro e casto?

Carlo IV: E certamente.Ma adesso ci sono io. Ed io sto bene. Non sono ancora morto.

Filippo:    (Lo guarda male) Sei sicuro?

Carlo IV: Ehm… Filippo, non guardarmi così. Io sono tuo fratello e ti voglio tanto bene.

Filippo:    (Volge lo sguardo altrove) Io, qualche volta, non ti voglio bene.

Carlo IV: Ma tu fusse cretino? Che discorsi sono questi? Rispondi!

                  Filippo non risponde. Allora Carlo lo osserva per un po’, poi chiede ancora.

                  Vabbé, lascia stare. A proposito, ma quanta gente ti ha visto arrivare qui?

                  Filippo non risponde. Allora Carlo lo osserva per un po’, poi chiede ancora.

                  No, dico, quanta gente ti ha visto arrivare qui? Dieci persone? Venti? Trenta?

                  Filippo non risponde. Allora Carlo lo osserva per un po’, poi sentenzia.

                  Maledizione, è iniziata la crisi. Adesso, quando uno gli farà una domanda, lui

                  risponderà dopo diversi secondi. Ma come devo fare, con questo? Filippo, 

                  svegliati, svegliati! E vabbuò, mò ce vaco a piglià ‘nu bicchiere d’acqua.

                  Corre via a destra. Dal centro entra Julio, pensando di trovare José.

Julio:        Conte José, conte José, ho trovat… (Nota che non c’è) Ma addò è gghiuto? Io gli

                  devo dire che ho trovato un animale da cavalcare. (Nota Filippo) E chisto chi è,

                  mò? (Gli si avvicina)Scusate,state cercando a qualcuno?

                  Filippo non risponde. Allora Julio lo osserva per un po’, poi chiede ancora.

                  Ma perché non rispondete?

Filippo:    Deficiente sarai tu!

Julio:        Io? E chi ve l’ha ditto?

Filippo:    Dieci persone. Ma forse pure venti. Anzi, trenta!

Julio:        Ma io nun ‘o capisco, a chisto!

Filippo:          No, Filippo non ha alcuna crisi.E se non mi tieni con te… (Gridando) Io me

                       metto a alluccàààà!

Julio:              Puozze passà niente, ma che cacchio ha passato, chisto?

Filippo:          (Gridando) No, io non sto cercando a nessunoooo!

Julio:              Lo devo portare via di qua. Subito!

                       Lo prende per mano e lo indirizza verso sinistra. Intanto Filippo prosegue.

Filippo:          (Gridando) Ma tu a chi vuoiiii?

Julio:              Stattu zitto!

                       Ed escono a sinistra.

7. [Caterina e Maria Luisa. Poi Masino e Gaetano]

                       Dal centro, entra la nobildonna Caterina. E’ una donna molto presuntuosa.

Caterina:       Signore e signori, ma come? Nessuno mi accoglie? Solo questi soldatacci

                        rozzi e ripetitivi. Ogni volta che mi vedono, mi domandano io chi sono. E c’è

                        bisogno di domandarlo ancora? Una nobildonna come me. Ma fatemi il

                        piacere! (Si guarda intorno in stanza) Com’è tenuta male, questa casa! Non

                        c’è che dire: se ne fossi la padrona io, sarebbe moooolto molto meglio!

                       Da sinistra torna Maria Luisa, chiamando qualcuno.

Maria Luisa: Caro…! (Nota Caterina) E questa chi è?

Caterina:       (Nota Maria Luisa e le si avvicina, festante) Tesoro, ma tu staje ccà?

Maria Luisa:(Fredda) Non ho l’onore di conoscervi.

Caterina:       Uh, e che sso’ ‘sti ccose? Adesso mi dai del voi?

Maria Luisa: Ma… quando ci siamo conosciute?

Caterina:       All’ultima festa che abbiamo fatto nella villa di Maria Luisa di Borbone.

Maria Luisa: Ma perché, c’eravate anche voi?

Caterina:       E certamente.

Maria Luisa: Chiedo venia, ma non potreste ricordarmi chi siete?

Caterina:       Sono la nobildonna Caterina.

Maria Luisa: Nobildonna per cosa? Che titolo avete?

Caterina:       Sono principessa, duchessa e contessa!   

Maria Luisa: Sì, ma di cosa?

Caterina:       Di niente. Songo chello che songo!

Maria Luisa: Va bene, non vi arrabbiate. Io volevo soltanto ricordarmi chi siete. A

                        proposito, come mai siete passata qui a palazzo reale?

Caterina:       Per venirti a trovare e fare quattro chiacchiere.

Maria Luisa: Ma prima dovevate annunciarvi a me.

Caterina:       A te? E mica sei già la regina? Tu sei un’abusiva, qua dentro.

Maria Luisa: Ma come vi permettete? Io sono sposata col futuro re Carlo IV dal 1765.

Caterina:       Sì, sì, vabbuò, è inutile che me mò me vuo’ cuntà ‘a storia toja. Già ‘a

                        saccio: stai piena di figli e non vedi l’ora che il re Carlo III schiatta, così tu e

                        tuo marito vivete per sempre qua.

Maria Luisa: Non vi permetto simili illazioni.

Caterina:       (Deridendo il suo viso arrabbiato) Uh, guardate quanta s’è fatta brutta! E che

                        t’arraggie ffa’? Io mica solo la duchessa di Osuna oppure tua cognata Maria

                        Carolina? Lo so benissimo che tu le schifi, a quelle due. E’ inutile che neghi.

Maria Luisa: Signora, io non ho nulla di cui darvi conto. Per cui, uscite subito da qui.

Caterina:       Sì, sì, vabbuò. Famme vedé ‘a casa toja. Anzi, la futura casa tua.

Maria Luisa: Che?

Caterina:       (Indica destra) Famme vedé accà che ce sta.

Maria Luisa: Chiamo le guardie!

Caterina:       Ma a chi vuo’ chiammà? Nun fa’ ‘a scema! Viene cu’ me.

                       Se la prende sottobraccio e se la tira a sinisra. Maria Luisa protesta.

Maria Luisa: No, non voglio venire. Non voglio venire.

                       Escono via a destra. Dal centro, entrano Gaetano e Masino, litigando.

Gaetano:        Tu si’ ‘o scuorno d’’e ggente.

Masino:         Ma miéttete scuorno d’’a faccia toja!

Gaetano:       Mò aggio capito addò t’aggio visto a te: tu faje ‘omuzzunare. T’aggio visto

                       ‘e purtà ‘o tabbacco annanzo e areto pe’ tutta Puortice!
Masino:         No, he’ sbagliato.

Gaetano:       Ah, già, mò m’arricordo chi si’ tu. E sì, tu si’ ‘o capillò! Ogni gghiuorno te

                       sento ‘e alluccà: “Nééééh, capillòòòòò, chi me chiamma?”… e t’accàtte ‘e

                       capille d’’e femmene pe’ fabbricà ‘e parrucche.

Masino:         He’ sbagliato ‘n’ata vota!

Gaetano:       E allora faje ‘o carnacuttaro.

Masino:         Niente,he’ sbagliato ancora. E ppo’ che te ne ‘mporta che mestiere faccio.

Gaetano:       He’ raggione, a me me ne ‘mporta sulo che tu t’arruobbe ‘a frutta mia. E

                       allora saje che faccio? Vaco a scetà ‘o rre e ce ‘o ddico.

Masino:         No, mò vaco io add’’o rre.

Gaetano:       No, l’aggio ditto primm’io.

Masino:         Ma io tengo ‘a cunferenza cu’ ‘o figlio d’’o rre. Ha ditto che nun me fa’ pavà

                       cchiù ‘e ttasse.

Gaetano:       E allora io me piglio ‘a cunferenza cu’ ‘o pato. E mò te faccio avvedé.

Masino:         E famme vedé, buffò!

                       Escono a sinistra, sempre discutendo con frasi incomprensibili.

8. [Carlo IV e José. Poi Julio e Filippo. Infine Rosa]

                       Da destra torna Carlo IV con un bicchiere d’acqua.

Carlo IV:       Filì, t’aggio purtato ‘o bicchiere… (Non lo nota più presente) …d’acqua! E

                        dov’è andato, adesso, questo? Accidenti, non posso perderlo d’occhio, se no

                        mio fratello combina guai dappertutto. (Lo chiama) Ehi, Filippo!
                        Esce a sinistra. Dal centro torna José, di corsa.

José:               Mamma mia, le guardie mi stanno cercando. Mi hanno visto qua intorno e si

                        sono insospettite. Appena ho detto che yo soy José Monino Francisco

                        Domingo… mi hanno fermato e mi volevano fare domande. E io che

                        rispondevo, che sono qui per Maria Luisa? Ma che fine ha fatto Julio? 

                        (Chiama) Ehi, Julio!

                        Va verso sinistra, da dove esce Carlo IV col bicchiere in mano, spingendo

                        Julio e Filippo che abbracciano José.

Carlo IV:       Dentro!

José:               Para la miseria!Este vestido es nuevo. Mira, es arruinado!

Carlo IV:       Eh, e che ti arrabbi a fare? Mica ti volevo colpire? Ma poi, scusami, che cosa

                        ci fai ancora qui?

José:         Ehm… Julio, mi occorre Julio.

Carlo IV: E che cosa cerchi dal mio servo?

José:         Ha preso il mio cavallo ed io non posso tornare a casa.

Julio:        Ma io non sapevo che quel cavallo era vostro.

Carlo IV: Ma cosa ci dovresti fare con quel cavall…? (Poi fa mente locale) Ah, ora  

                  capisco quale carne di cavallo stai cucinando.

José:         Como? Tu quieres comer mi caballo?

Carlo IV: No, io non voglio mangiare il tuo cavallo. Io voglio… Ma lascia perdere. Io ho

                  ritrovato Filippo.

José:         E che me ne faccio di Filippo? Mica posso cavalcare Filippo?

Filippo:    Scusa, non ho capito la domanda!

José:         Quale domanda?

Filippo:    Quella che hai appena fatto.

José:         Io ti ho fatto una domanda?

Carlo IV: Insomma basta! E a te, Filippo, prenditi quest’acqua. (Gli cede il bicchiere) Bevi

                  e siediti!

Filippo:    (Fa le due cose insieme, l’acqua gli va di traverso e tossisce) Uhm uhm…!

Carlo IV: E non ti strozzare!

                  Carlo IV gli picchia sulla schiena, José gli tiene la testa su e Julio gli toglie il

                  bicchiere di mano. Filippo si riprende e rimane fisso, immobile.

                  Filippo, tu non devi fare le cose affrettate. Hai capito? Devi ragionare.

                  Filippo non risponde e fissa un punto.

Julio:        Néh, ma pecché nun risponne?

José:         E starà rifettendo.

Carlo IV: No, per favore, non gli fate nessun genere di domanda. Sarebbe peggio.

José:         Peggio per cosa? Una persona educata risponde alle domande che gli si fanno.

                  Mica è un cretino come Julio?

Julio:        Signore, con tutto il rispetto, io non sono un cretino. Infatti vi ho trovato un

                  animale che vi trasporterà via di qua.

José:         E dov’è?

Julio:        Qui fuori.

José:         E che aspetti a dirmelo? Allora, Carlo IV, io ti saluto e vado via. E saluto anche

                  tuo fratello Filippo.

                  Filippo non risponde e fissa un punto.

                  Forse un po’ maleducato è! Andiamo, Julio.

                  I due escono al centro. Carlo osserva Filippo.

Carlo IV: Filì, ma te vuo’ scetà o no?

                  Da sinistra accorre tutta affannata Rosa.

Rosa:        Mio signore, mio signore!

Carlo IV: Cos’è successo, Rosa? Perché ti rechi verso di me tanto ansimante?

Rosa:        Due signori strani stanno entrando nella stanza dove riposa vostro padre. 

Carlo IV: Ma come osano? Adesso gliela faccio vedere io! Filippo, hai sentito? Resta lì e

                  non ti muovere!

                  Esce a sinistra. Filippo resta lì, fermo, immobile. Rosa, maliziosa, gli parla.

Rosa:        Don Filippo! Oggi non mi avete salutata? Io so benissimo ce vi piacciono le

                  donne. Ma io, pur essendo una serva, potrei piacervi? (Non riceve risposta e

                  allora insiste) Sono una bella donna? (Non riceve risposta) Mah! Chisto nun

                       risponne. E’ meglio che me ne vaco, va’.

                       Esce via a sinistra.

9. [Filippo, Maria Luisa e Caterina. Infine José e Julio, Carlo IV, Masino e Gaetano]

                       Da destra entrano Maria Luisa e Caterina. Hanno fatto amicizia.

Maria Luisa: Ma davvero stai dicendo? Mia cara… mia cara… mia cara…

Caterina:       Caterina!

Maria Luisa: Caterina, appunto! Dunque, tu ritieni che mia cugina abbia un amante.

Caterina:       Certo, come te.

Maria Luisa: Io? Ehm… ma mica io ho un amante? Cosa dici?

Caterina:       Ma dai, Maria Luisa, che c’è di male ad ammetterlo? Sapessi quanti ne ho io!

                        E poi adesso siamo qui da sole.

Maria Luisa: (Si guarda intorno) Altro che da sole. C’è pure quello lì.

Caterina:       E chi è?

Maria Luisa: Filippo, il fratello di mio marito.

Caterina:       Uh, allora facciamo finta di niente.

Maria Luisa: Meglio! (Gli si avvicina con fare gentile) Ehm… carissimo Filippo, come

                        stai? Adesso ti presento una persona, un’amica d famiglia. Vieni, Caterina.

Caterina:       (Si avvicina con fare gentile) Buongiorno, don Filippo!

Maria Luisa: Hai visto che bella donna? Si chiama Caterina.

Filippo:          Nun me piace proprio!

Le due:          (Sorprese) Eh?

Filippo:          Tu nun si’ ‘na bella donna. Quanto si’ brutta! Fai la serva e resta al tuo posto!

Caterina:       Serva… a me?

Maria Luisa: (Imbarazzata) Ehm… ma no, forse ti ha confuso con Rosa.

Filippo:          Brava, è meglio che te ne vaje!

Caterina:       E me ne vado sì! Voglio vedere il resto della reggia.

Maria Luisa: Oh, no, ma non è il cas…

Caterina:       E invece sì. Andiamo!

                       Volta la faccia a Filippo e si tira via a sinistra Maria Luisa. Filippo, rimasto

                        solo, si riprende. Si alza in piedi e si guarda intorno, andando verso destra.

Filippo:          Néh, ma pecché so’ rimasto io sulo? Io ho paura della solitudine. Quasi,

                        quasi, vado da papà! Speriamo solo che non sta riposando, se no si arrabbia!

                        Ma da sinistra ecco di corsa, spaventati: Carlo IV, Masino, Maria Luisa,

                        José, Julio, Caterina, Rosa e Gaetano. Dalla porta aperta si sente solo la

                        voce di Carlo III.

Carlo III:       (Gridando) Uhé, massa ‘e fetiente, m’avìte scetato ‘a dint’’o suonno!

José:               E va bene, sire, come siete rabbioso.

Carlo III:       (Gridando) A sòreta!

Maria Luisa: Cos’ha detto? Non capisco il napoletano.

Gli altri:         (Additandola) A sòreta!

Maria Luisa: Ah, va bene!

                        Tutti la guardano, perplessi.

FINE ATTO PRIMO

            E’ il 1800. Sono passati 23 anni.  

ATTO SECONDO

                                                              PROLOGO [Carlo IV]

                  Seduto al centro, Carlo IV. Spiega qualcosa.

Carlo IV: E’ il 1800. Da 22 anni sono divenuto re Carlo IV, successore di re Carlo III di

                  Borbone. A dire il vero, avrebbe dovuto succedergli mio fratello Filippo. Ma egli

                  era incapace di intendere e di volere. E 23 anni fa trovò la morte a causa del

                  vaiolo. Da allora tante cose sono cambiate. Per esempio Francia e Spagna sono

                  in pace e siam potuti tornare a Portici. (Si alza in piedi) Prometto solennemente

                  di regnare al meglio possibile, con la mia fedele sposa Maria Luisa e i miei figli!

                  Ed esce via a sinistra.

1. [Manuel Godoy e Rosa. Poi Julio e José con Maria Luisa]

                 Dal centro entrano Manuel Godoy e Rosa. Il primo pare misterioso.

Rosa:       La mia sovrana sta ancora riposando, mentre re Carlo si è alzato molto presto

                 stamattina. Avrà avuto qualche affare da sbrigare. E voi, signor Manuel?

Manuel:  (Mette una moneta nelle mani di Rosa) Io non sono mai entrato qui.

Rosa:       Ma ci mancherebbe, don Manuel.

Manuel:  Ora vado a svegliare dolcemente la mia bella regina.

Rosa:       Beata lei! Don Manuel, devo chiedervi una cosa.

Manuel:  Sii veloce.

Rosa:       Non avete un bel fusto come voi che può venirmi a svegliare la mattina?

Manuel:  Ma fammi il piacere! (Si avvia a sinistra, poi torna da Rosa) La prossima volta

                 fammi entrare dal retro. Non mi va di giustificare ai soldati la mia presenza qui.

Rosa:       Ora vediamo.

Manuel:  Ho capito.(Mette una moneta nelle mani di Rosa)

Rosa:       Adesso che ci penso, si può entrare dal giardino. Lì ci sono meno guardie.

Manuel:  Grazie! (Avviandosi a sinistra) Adesso vado a svegliare la mia Maria Luisa con

                 un bacio sul collo!

                 Esce via a sinistra. Rosa esce a destra, sospirando. Dal centro entrano Julio e

                 José. Il primo pare misterioso.

Julio:       La mia sovrana sta ancora riposando, mentre re Carlo si è alzato molto presto

                 stamattina. Avrà avuto qualche affare da sbrigare. E voi, conte José?

José:        (Mette una moneta nelle mani di Julio) Io non sono mai entrato qui.

Julio:       Ma ci mancherebbe, don José.

José:        Ora vado a svegliare dolcemente la mia bella regina.

Julio:       Don José, devo chiedervi una cosa.

José:        Sii veloce.

Julio:       Non avete una bella cavallona come la regina che venga a svegliarmi la mattina?

José:        Ma fammi il piacere! (Si avvia a sinistra, poi torna da Julio) La prossima volta

                 fammi entrare dal retro. Non mi va di giustificare ai soldati la mia presenza qui.

Julio:       Ora vediamo.

José:               Ho capito.(Mette una moneta nelle mani di Julio)

Julio:              Adesso che ci penso, si può entrare dal giardino. Lì ci sono meno guardie.

José:               Grazie! (Avviandosi a sinistra) Adesso vado a svegliare la mia Maria Luisa

                        con un bacio sul collo!

                        Esce via a sinistra. Julio esce a destra, sospirando. Da sinistra si sentono

                        della grida. Da lì entrano di corsa Manuel e José, duellando con spade, e

                        Maria Luisa (spaventata. E’ in vestaglia, scalza, ha orecchini lunghi).

Maria Luisa: Per favore, non vi fate male!

José:               Combatti, infame!

Manuel:         Infame a me? Adesso ti faccio a fette!

José:               No, vi prego!

                        Ad un tratto,  due cessano di combattere e si osservano.

Manuel:          Ma tu sei José Moñino y Redondo, conte di Floridablanca.

José:               E tu sei ManuelGodoy eccetera, eccetera!

Maria Luisa: Scusate, perché avete smesso di combattere?

José:               Perché lui è un importante esponente della politica español.

Manuel:         E lui è l’ex primo ministro d’España, condannato per appropriazione indebita

                        di denaro.

José:               Aggiungerei ingiustamente!

Maria Luisa: Peccato che non combattiate più per me. Ma in fondo è bene così. Se vi fate

                        male, mi sporcate il pavimento di sangue. E mio marito il re scopre tutto.

                       (Poi chiama) Rosa!

                       Da destra accorre Rosa.

Rosa:              Sì, mia regina.

Maria Luisa: Per favore, corri nella mia stanza a prendermi le pantofole.

Rosa:              (Guarda in terra) Mia regina, stamattina ho lavato il pavimento. Non lasciate

                        le pedate a terra!

Maria Luisa: Il pavimento è mio e ci faccio quel che voglio! Corri!

                        Rosa fa l’inchino ed esce a sinistra.

Manuel:         (A José) E così, voi siete spasimantedella regina Maria Luisa.

José:               E a quanto pare, anche voi lo siete. (Indica a terra) E vi ho anche ferito.

Manuel:         No, guardate, che ho ferito io voi. Quella macchia rossa è sangue è vostro.

José:               No, è vostro.

Manuel:         Ma neanche per sogno.

José:               Un momento, ma se non è sangue mio e non è vostro… allora di chi è?

                        I due guardano Maria Luisa.

Maria Luisa: Dev’essere mio. (Si guarda il gomito) E infatti è il mio. (Chiama) Julio!

                        Da destra accorre Julio. Mangia un pezzo di pane.

Julio:              (Masticando) Agli ordini… ganm gnam… mia regina… gnam gnam…!

Maria Luisa: Smettila di mangiare e pulisci quella macchia di sangue in terra.

                        Julio si getta su pavimento e pulisce. Poi ri rialza.

Julio:              Ecco fatto!

Maria Luisa: E adesso portami qualche benda per medicarmi il gomito.

Julio:              Subito!

                        Va a sinistra e quasi si scontra con Rosa che porta le pantofole della regina.

Rosa:              E statte attiento ‘nu poco!

Julio:              ‘Sta addurmuta!

                        Julio esce a sinistra mentre Rosa corre a mettere le pantofole (e poi si mette

                        da parte) a Maria Luisa che richiama i due contendenti.

Maria Luisa: Signori, ma voi vi rendete conto di cosa state facendo?

José:               Io sì. Lui no.

Manuel:         Guarda, bello, che c’ero prima io.

José:               Ma che modo di parlare, è questo? Non è degno della vostra presenza.

Manuel:         Sapete che c’è di nuovo? Adesso vado via. Ma il mio non è un abbandono. E’

                        solo una ritirata strategica.

                        Bacia la mano a Maria Luisa e poi esce via al centro.

José:               E pure la mia è una ritirata strategica.

                        Bacia la mano a Maria Luisa e poi esce via al centro.

Rosa:              E pure la mia è una ritirata strategica.

                        Bacia la mano a Maria Luisa, poi esce a destra. La regina si siede al tavolo.

Maria Luisa: Ma come posso vivere tranquilla?

                        Da sinistra torna Julio: mangia ancora il pane e con uno straccio in mano.

Julio:              Maestà, rieccomi.

Maria Luisa: Sì, sì, dammi.

                        Julio le dà il pezzo di pane.

                        Ma non il pane. Io voglio la benda.

                        Julio le dà lo straccio e lei lo osserva.

                        E questa sarebbe la benda per coprirmi la ferita? Ho capito, faccio da sola.

                        Si alza ed esce a destra. Julio la guarda perplessa.

Julio:              E intanto s’ha purtato ‘o piezzo ‘e pane mio! Roba da matti!

                        Esce via al centro.

2. [Carlo IV e Gaetano. Poi Masino. Infine Filippo]

                       Da destra torna Carlo IV. Appare depresso.

Carlo IV:       Maledetta politica!Mi fa solo perdere la testa.Devo ritornare assolutamente

                        in patria.Basta, la vacanza è finita. (Si siede sul divanetto) E intanto avrei

                        bisogno di un medico.

                       Da sinistra, arretrando, entra Gaetano: ha cambiato vestito, ha un cappello e

                        una barba finta. Ha in mano un antico vaso. Carlo lo nota, si alza e gli a

                        dietro. Gaetano lo urta e si ferma. Poi si volta e lo osserva.

Gaetano:        Buongiorno, maestà!

Carlo IV:       (Cordiale) Ah, buongiorno! Ma che cosa mi fate dire? Chi siete, voi?

Gaetano:        Ah, ehm… chi sono io? Chi sono io?

Carlo IV:       Se siete un medico, vi do il benvenuto nella mia dimora.

Gaetano:        Allora sono un medico?

Carlo IV:       E io che ne so?

Gaetano:        Sì, sono un medico.

Carlo IV:       Voi sareste un medico?

Gaetano:        E certamente.

Carlo IV:       E cosa ci fate con quel vaso in mano?

Gaetano:        (Glielo offre) Questo è un regalo per voi!

Carlo IV:       Uh, che bello, grazie! E pensare che avevo una coppia di questi vasi, ma uno

                        mi si è proprio rotto. Adesso lo vado a mettere accanto all’altro!

Gaetano:  No, no, aspettate, addò jate? Volevo dire, non è il caso. Lo fate dopo.

Carlo IV: Avete ragione. Adesso sapete cosa facciamo? Ci sediamo e mi curate.

Gaetano:  Io?

Carlo IV: Sì. (Posa il vaso sul tavolo) Voi sete un medico.

Gaetano:  Aggio fatto ‘o guajo!

Carlo IV: E come mai eravate nella mia dimora?

Gaetano:  Ehm… perché mi sono detto: secondo me il re ha bisogno di essere curato!

Carlo IV: Bravissimo! Voi sarete il mio medico ufficiale!

Gaetano:  Pure?

Carlo IV: A proposito, ma gli strumenti per curarmi?

Gaetano:  E già, non li ho portati. Che peccato. Io dovevo portarmi gli strumenti tipici per

                  curare le malattie: ‘o triccabballacche, ‘o putipù, ‘o scetavajasse e ‘o calascione!

Carlo IV: Che strani strumenti. Non ne capisco, non li conosco.

Gaetano:  Eh, caro sire, questi sono strumenti che portano l’allegria alla gente. E voi ne

                  avete bisogno.

Carlo IV: Voi dite?

Gaetano:  E certamente. Io vi proporrei un bel viaggio.

Carlo IV: E dove?

Gaetano:  In Spagna!

Carlo IV: In Spagna? Ma lloco ce stongo ‘e casa!

Gaetano:  E io saccio ‘sti fatte? (Si alza in piedi) E adesso scusatemi, sire. Io devo tornare

                  nella mia terra. Cioè, a casa mia. Aggia ì’ a curà ‘e cucuzzielle e ‘e ceveze!

Carlo IV: Eh?

Gaetano:  No, niente, me capisco io, ‘na cosa mia. Ultimamente sta facénno ‘nu cavero

                  schifoso. ‘E che maccarìa!

Carlo IV: Maccarìa?

Gaetano:  E’ il cavero! Fa troppo cavero! Arrivederci, maestà. Statevi bene!

                  Gaetano esce via frettolosamente. Carlo IV è interdetto.

Carlo IV: Questo medico parla come quel contadino. Come si chiama? Ah, sì, Gaetano.

                  Da sinistra, arretrando, entra Masino: ha cambiato vestito, ha un cappello e una

                  barba finta. Ha in mano un antico vaso. Carlo lo nota, si alza e gli a dietro.

                  Masino lo urta e si ferma. Poi si volta e lo osserva.

Masino:    Buongiorno, maestà!

Carlo IV: E voi chi siete? Un altro medico?

Masino:    Io? Sì, sì, sono un medico. Però non mi occupo del corpo, ma della testa.

Carlo IV: E questo vaso?

Masino:    (Glielo offre) E’ un regalo per voi.

Carlo IV: Uh, che bello, grazie! E pensare che avevo una coppia di questi vasi, ma uno mi

                  si è proprio rotto. Strano, poco fa mi è successa una cosa simile con un altro

                  vaso. Ma accomodiamoci.

                  Posa il vaso sul tavolo e così i due si siedono sul divanetto.

Masino:    E allora, maestà, che si dice?

Carlo IV: Male, male, molto male. Non dormo di notte. Sento la voce di mio fratello, che è

                  morto, nelle orecchie.

Masino:    E’ morto nelle orecchie?

Carlo IV: No, è morto, ma lo sento nelle orecchie.

Masino:    Uh, scusate, avevo capito male. Embé, e se vostro fratello è morto, come fate a  

                       sentirlo ancora nelle orecchie?

Carlo IV:      Ma io non è che lo sento proprio nelle orecchie. Lo sento nell’anima.

Filippo:         (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito) Fratello mio!

Carlo IV:      Ecco, lo sentite?

Masino:        No!

Carlo IV:      E io lo sento. E’ come se sentissi il rimorso per non aver potuto curare la sua

                       malattia mentale. Peccato non avervi conosciuto quando lui era invita.

Masino:         Ma pecché, o si no l’’eva curà io?

Carlo IV:      E certamente. Così come curerete me. Ma voi lo sapete che ogni tanto sento

                       come se lui mi avesse trasmesso i suoi problemi mentali?

Filippo:         (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito) Ma nun dicere palle!

Carlo IV:      (Gli risponde) No, no, fratello mio, lasciati pregare. Tu mi hai mischiato la tua

                       malattia mentale. (Poi a Masino) E allora, caro dottore, curatemi prima che io

                       parta per la Spagna.

Filippo:         (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito) Ma qualu duttore? Chillo è

                       sulamente ‘nu ‘mbruglione!

Carlo IV:      E come ti permetti di offendere il dottore? Chiedigli subito scusa!

Masino:         (Impressionato) Giesù, ma chisto sta ascenno pazzo? (Si alza in piedi) Ehm… 

                       maestà, io vi proporrei un bel viaggio.

Carlo IV:      E dove?

Masino:         In Spagna!

Carlo IV:      Pure vuje?  

Masino:         Ma perché? Ci sta qualche guerra?

Carlo IV:      Contro l’Inghilterra. Però non riguarda direttamente la Spagna, ma la Francia.

Masino:         E Napoleone? Non lo conoscete? E a Gioacchino Murat?

Carlo IV:      Certo che li conosco. Sono alleati nostri.

Masino:         Fingono di essere alleati! Non vi fidate. Napoleone è corto corto ma fino fino.

                       E nel regno ci sta una persona che è una spia francese: il contadino Gaetano!

Carlo IV:      Cosa? Accidenti! Non lo avrei mai sospettato. Lo farò arrestare quanto prima.

                       Carlo IV si distrae, cosi Masino con una mossa repentina ruba i due vasi dal

                       tavolo ed esce via fugacemente. Intanto Carlo IV si alza e parla da solo.

                       Caro padre, caro fratello, farò onore alla vostra anima e vincerò ogni guerra.

                       (Cerca Masino) Dottore, grazie per… (Non lo nota più) E addò sta?

Filippo:         Fratello, ma si’ proprio fesso? Quand’ero vivo io, non capivo quello che

                       facevo. Ma adesso che sono morto, vedo tante cose che prima non vedevo.

Carlo IV:      Fratello caro, non parlare.

Filippo:         No, ma io…

Carlo IV:      Zitto, zitto!

                       Ed esce via a sinistra.

Filippo:         (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito)Nun ce sta niente ‘a fa’: capatosta

                       era e capatosta rimarrà pe’ sempe!

3. [Maria Luisa e Caterina. Poi Manuel]

                       Da destra torna Maria Luisa con un braccio fasciato.

Maria Luisa: Ma guarda un poco questo braccio. E appena lo vedrà Carlo, cosa gli  

                        racconterò? (Poi, romantica) Se solo anche lui combattesse per me! E se solo

                        anche lui morisse per me! Che romanticismo!

                        Dalla comune entra Caterina. Va da lei.

Caterina:       Carissima Maria Luisa!    

Maria Luisa: Oh, nobildonna Caterina!

Caterina:       (Le bacia le guance, senza toccarle) Come stai? 

Maria Luisa: Non c’è male. E tu?

Caterina:       Io sto benissimo. Possiamo accomodarci sei minuti?

Maria Luisa: Sei minuti? E va bene.

                        Si siedono sul divano. Caterino nota le pantofole col piumino della regina.

Caterina:       Ma che belle pantofole!

Maria Luisa: Ti piacciono?

Caterina:       Sì! Me le regali?

Maria Luisa: E io cosa metto? Mica posso rimanere a piedi nudi?

Caterina:       E che fa? Tu sei la regina. Sai quante puoi comprarne?!

Maria Luisa: Va bene, te le regalo. Insomma, sei qui per le mie pantofole?

Caterina:       No, per parlarti francamente. Ormai io e te siamo diventate amiche. E tra

                        amiche ci si può parlare anche di cose molto personali. E tra le cose personali

                        ci sono i problemi economici: mio marito.

Maria Luisa: Cos’ha?

Caterina:       E’ un mercante d’arte molto conosciuto, ma anche molto indebitato.

                        Specialmente per le tasse. Ma io lo so benissimo: tu lo risolleverai.

Maria Luisa: (Guarda altrove, fredda) L’amicizia è una cosa, le tasse ne sono un’altra.

Caterina:       E va bene, non ti preoccupare. Io sono una brava donna. Quando il re, tuo

                        marito, mi ha chiesto se avevi un amante, io ho sempre negato. M’aggio fatto

                        ‘e fatte mie! Speriamo soltanto che non me lo chiede un’altra volta!

Maria Luisa: Che vuoi dire? Saresti pronta a tradirmi?

Caterina:       Ma allora vuoi dire che veramente tieni l’amante?

Maria Luisa: Non ho detto questo. Ho solo chiesto se saresti pronta a tradirmi.

Caterina:       Ma scherzi? Io sono una donna seria.  

Maria Luisa: Bene, ti farò sapere.

Caterina:       Grazie, io non ti ho chiesto niente. Tanto, io non conosco i tuoi amanti

                        Manuel Godoy e il conte José di Floridablanca. Però ci metto poco a

                        conoscerli! E allora grazie per le pantofole! (Gliele toglie dai piedi) A presto.

                        Si alza in piedi ed esce via. Maria Luisa, infastidita, trama qualcosa.

Maria Luisa: Tanto che ha fatto, si è portata via le mie pantofole! Credo che sia arrivato il

                        momento di mettere in atto il piano mio e di Manuel. Carlo non deve regnare.

                        Proprio Manuel entra da destra, carponi e va verso di lei.

Manuel:         (Bisbigliando) Ehi, Maria Luisa!

Maria Luisa: Oddio! Sei ancora qui?

Manuel:         Non mi ha visto nessuno. (Resta dietro il divano e sporge solo la testa

                        quando deve parlare) Allora, è giunto il nostro momento?

Maria Luisa: Sei pazzo? Non possiamo ancora entrare in azione.

Manuel:         E invece sì. Este es el momento de confusiòn che stavamo aspettando.

Maria Luisa: Benissimo!

Manuel:         Tra poche ore rovesceremo il trono di tuo marito.

Maria Luisa: Sì, lo rovesceremo, così lui finirà in terra!

Manuel:         Non in quel senso. Bueno, senti, perché non fuggiamo via?  

Maria Luisa: Non è ancora il momento. E poi mi hanno portato via le pantofole!

Manuel:         Maria Luisa, io organizzo tutto. Fatti trovare pronta. Capito? 

Maria Luisa: Certo, mi amor!

Manuel:         Un beso!   

                        Manuel lancia un bacio a Maria Luisa e poi esce via a destra, carponi.

Maria Luisa: (Raggiante) Finalmente si avvererà il sogno della mia vita. Camminerò a

                        testa alta in tutto il regno. Solo che per camminare devo mettere le scarpe!

                        Esce via a sinistra, felice.

4. [Rosa e Julio. Poi Carlo IV e Carlo. Infine José]

                       Dal centro torna Julio, tutto arrabbiato.

Julio:             Quel maledetto cane del contadino Gaetano! Come si chiama? Ah, già, si

                       chiama Napoleone. S’è fissato che ha da venì ‘int’’o giardino imperiale a ffa’

                       ‘o pipì!Io non glielo dico più a Gaetano. Gli avveleno il cane e così sia!

                       Da destra torna Rosa.

Rosa:             Julio, pecché staje alluccanno? 

Julio:             Niente, Rosa, làsseme sta’ ‘npace. Quando uno tiene una bestia, deve starci

                       attento. Non deve lasciarla andare in giro a fare danni.

Rosa:             Ma di chi stai parlando?

Julio:             Napoleone!

Rosa:             E lascia stare quel povero cane. Tu me pare che ce ll’haje a morte cu’ isso.

Julio:             Ma quello mi distrugge sempre le rose e i cactus. Ma nun riesco a capì, cu’

                       tutte chelli spine, chillo nun se pogne?! Ma ch’è fatto, ‘e metallo?!

Rosa:             E allora è meglio che nun te dico ‘o riesto. Oltre al cane Napoleone, nel

                       nostro giardino ci sta pure un altro animale che appartiene a Gaetano il

                       contadino: il galletto Gioacchino!

Rosa:             Pure? Embé, accomme veco a Gaetano, ll’aggia fa’ ‘na faccia tanta!

                       Dal centro, qualcuno spinge in stanza Gaetano (senza finta barba).

Gaetano:       Eh, ma che maniere! ‘Sti surdate nun cunòscene ‘nu minimo d’educazione!

Julio:             Ah, ‘o vi’ lloco, ‘o vi’! (Va da lui e gli afferra il bavero della giacca e lo

                       conduce da Rosa) Finalmente t’aggio acchiappato!

Rosa:             Nun ‘o fa’ male. Scùmmele sulo ‘nu poco ‘e sango!

Gaetano:       Ma io nun aggio fatto niente ‘e male!

Julio:             Ah, no? E che mi dici del cane Napoleone? E del galletto Gioacchino?

Gaetano:       E che t’aggia dicere? Quelli mi scappano sempre. Specialmente Napoleone.

                       Ho scoperto che sta appresso a una cagnetta. Si chiama Regina!

                       Dal centro giunge Carlo IV.

Carlo IV:       Fermi lì!

                       I tre si mettono sugli attenti. Carlo va da loro.

                       Che state facendo? Il contadino Gaetano è stato arrestato in quanto io lo 

                       debbo interrogare. Per cui, Rosa e Julio, sparite!

                       Julio e Rosa fanno l’inchino ed escono a destra. Carlo si rivolge a Gaetano.

                       E a te, siediti sul divano.

Gaetano:       (Esegue, giustificandosi) Maestà, ma che cosa ho fatto di male? Ah, ho

                       capito: avete scoperto che io volevo rubare i vostri vasi vestito da medico!

Carlo IV:      Cosa?   

Gaetano:  Ma io ho bisogno di soldi, perché qua si pagano troppe tasse.

Carlo IV: Di questo poi parleremo in un altro momento. Invece ti ho fatto arrestare per

                  parlarti di Napoleone! Dal tuo volto, vedo che hai già capito di che cosa parlo.

Gaetano:  Maestà, ma io glielo dico sempre a quello scellerato. Chillo è ‘nu gabbamunno!

Carlo IV: (Estrae la spada e gliela punta sotto il naso) Non usare parole difficili con me.

                  Fatti capire!

Gaetano:  E’ ‘nu gabbamunno, nel senso ch’è ‘nu figlio ‘e ‘ntrocchia! (Osserva da vicino la

                  spada di Carlo) Maestà, tenìte ‘a spada senza ‘a ponta.

Carlo IV: Effettivamente, ha perso anche il taglio.

Gaetano:  Nun ve prioccupate, ve l’acconcio io. Quann’ero guaglione, facevo

                  l’ammolafuorfece. Aggiustavo le lame.

Carlo IV: Ah, facevi l’arrotino. Ma non cambiare discorso. Che cosa mi dici di Napoleone?

                  E di Gioacchino?

Gaetano:  E che v’aggia dicere? Gioacchino va sempe appriesso a Napoleone. So’ amicie!

Carlo IV: No, non sono amici. Sono cognati!

Gaetano:  Addirittura? (E comm’è, ‘o cane mio fa’ ammore cu’ ‘na gallina?!). Maestà,

                  secondo me ci sta un equivoco. Napoleone si è fissato con un’altra creatura di

                  Dio: sto parlando di… Regina!

Carlo IV: Che cosa? (Quel porco vuole mia moglie?!). Gaetano, ma sei sicuro di quello che

                  stai dicendo? Sei pronto a giurarmelo?

Gaetano:  E comme! Io l’aggio vattuto pure! Cu’ ‘a currea! Con la cinta!

Carlo IV: Hai picchiato Napoleone?

Gaetano:  E certamente. Chillo fa’ chello che dich’io! (Fiero) Napoleone obbedisce a me!

Carlo IV: E io ti farò condannare all’impiccagione.

Gaetano:  A me? E pecché?

Carlo IV: Perché aveva ragione Masino. Tu sai troppe cose. E nel mio regno non è un fatto

                  positivo. Per cui, mi dispiace, ma sarai condannato a morte. E subito! 

Gaetano:  Io?

Carlo IV: Sì! (Va alla comune e chiama chi è di fuori) Soldati! Ehi, soldati, venite qua.

                  Comandante Perez! Soldato Gonzales! (Torna da Gaetano) Ma che miseria,

                  chiste, quanno ‘e cchiamme, nun vénene maje. Se sanne piglià sulo ‘e sorde!

                  (Chiama) Julio! 

                  Da destra torna Julio.

Julio:        Ai vostri comandi!

Carlo IV: Conduci Gaetano dai soldati. Devono impiccarlo immediatamente.

Julio:        (Sorpreso) Impiccarlo? Ma…

Carlo IV: Niente ma! Obbedisci, se no faccio impiccare pure te.

Julio:        (Prende sottobraccio Gaetano e lo fa alzare in piedi) E io te l’avevo detto pure:

                  per colpa di quel Napoleone, tu avresti passato i guai tuoi! Jammuncenne!

                  Julio conduce via Gaetano (perplesso).

Carlo IV: Bene, ho eliminato uno dei più acerrimi nemici della democrazia spagnola.

                  Adesso è giunta l’ora di prepararsi a partire.

                  Dal centro entra José che va da Carlo.

José:         Mio sovrano!

Carlo IV: Cosa? L’ex primo ministro José Moñino? Cosa fate qui?

José:         Aspettate, sire, prima di rimproverarmi, voglio chiedervi una cosa: io sono stato

                  sostituito nel mio incarico. Ma non meritavo una simile umiliazione.

Carlo IV: Conte, questo non è il momento per parlarne. Nel nostro paese incombe una

                  grave crisi e grande pericolo.

José:         Quale pericolo?

Carlo IV: I francesi stanno tentando di invaderci. Napoleone ha tradito.

José:         Eh?

Carlo IV: Poco fa ho interrogato e mandato a morte una spia francese. Ha confessato tutto.

José:         Accidenti!Allora partirò subito per la Spagna.

Carlo IV: Un momento, non avete ancora risposto alla mia domanda. Cosa ci fate qui?

José:         Ah, io… ehm… qui a Portici… passavo da voi per avvisarvi che i francesi

                  vogliono invadere la Spagna.

Carlo IV: Ma se lo avete saputo da me.

José:         Sì, però io già lo sapevo che voi lo sapevate. Ma volevo sapere se lo sapevate che

                  io lo sapevo che voi lo sapevate.E infatti lo sapete! Lo sapete?

Carlo IV: Conte, voi state diventando vecchio! Venite con me, ho un piano.

                  I due escono a destra.

5. [Masino e Caterina. Poi Maria Luisa]

                  Dal centro entra Masino (tornato in abbigliamento abituale), sconvolto.

Masino:    Mio Dio, ch’aggio fatto? I soldati stanno preparando il patibolo per impiccare

                  Gaetano. E’ tutta colpa mia. E mò comme faccio? Se io spiego al re tutta la

                  verità, quello impicca a me. Ma se non gliela dico, sarà impiccato Gaetano.

                  Insomma, sempre un morto ci scappa! E fammi pensare cosa fare.

                  Si mette a riflettere, mentre entra Caterina.

Caterina: Bene, bene, adesso vediamo se Maria Luisa mi può regalare anche…

                  I due si ritrovano uno accanto all’altro e si osservano.

Masino:    Buongiorno!

Caterina: Buongiorno!

Masino:    Scusate, ma vuje tenìte ‘na faccia cunusciuta.

Caterina: (Si volta un po’ per non farsi vedere bene) Io? Ma vi sbagliate!

Masino:    Mò aggio capito tu chi si’! Ma certamente. Tu si’ Caterina ‘a ‘mbrugliessa!

Caterina: Stattu zitto, nun alluccà!

Masino:    E sì, io te cunosco. T’arricuorde ‘e me? So’ Masino.

Caterina: Te cunosco, tu si’ Masino ‘o puricchiuso. Ma t’aggio ditto nun alluccà.

Masino:    Dice ‘a verità, cocche affare staje cumbinanno ‘a chesti pparte. E’ accussì?

Caterina: Ma cosa dici? Ti sbagli. Io sono venuta dalla regina a cercare… a cercare… ‘nu

                  poco ‘e prutusino!

Masino:    Ma pecché, ‘a regina usa ‘o prutusino?

Caterina: E certamente. ‘Na regina nun po’ usà ‘o prutusino?

Masino:    Sì, ma nun sarrà ‘o stesso prutusino ch’usamme nuje. Secondo me è prutusino

                  regale. E’ cchiù prufumato d’’o nuosto!

Caterina: E tu che staje cumbinanno, invece, ccà.

Masino:    Io? No, niente, io sono venuto dal re a cercare… a cercare… ‘na capa d’aglio.   

Caterina: Ma pecché, ‘o rre usa ll’aglio?

Masino:    E certamente. ‘Nu rre nun po’ usà ll’aglio?

Caterina: Ah, mò capisco tutto cose: io cerco ‘o prutusino e tu ll’aglio. 

Masino:    A chistu punto, io dicésse: facìmmece ‘ fatte nuoste tutt’e dduje!

                       Da sinistra entra (con passo regale) Maria Luisa che ha smesso la vestaglia

                        ed indossato mantella e scarpe (tenendo sempre gli orecchini lunghi).

Maria Luisa: Oh, finalmente ho tralasciato l’abbigliamento da riposo.

Caterina:       Uh, comm’è bella, ‘a regina!

Masino:          Me pare ‘a Maronna ‘e ll’Arco!

Caterina:       Cara regina! Non mi inginocchio, se no vengo meno nelle gambe e vado a

                        faccia a terra!

Maria Luisa: Ah, sei di nuovo qui? Mi hai riportato le pantofole?

Caterina:       E pecché? Chelle so’ belle. (Nota gli orecchini) Uh, che belli sciucquaglie!

Maria Luisa: Prego?

Caterina:       Comm’è chiamme, tu? ‘E ricchine!

Maria Luisa: Ah, gli orecchini? Ho dimenticato di cambiarli. Con questi ci dormo la notte.

Masino:          Ma comme, maestà, vuje durmite cu’ ‘e ricchine? E nun ve fanne male?

Maria Luisa: Devo dar conto a voi? Su, forza, Caterina, di cosa mi vuoi parlare?

Caterina:       Beh, io ero tornata per parlarti… per parlarti… di un fatto che mi sta a cuore.

Maria Luisa: Ah, sì? E cosa?

Masino:          ‘O prutusino!

Caterina:       (Ripete inconsapevolmente) ‘O prutusino!

Maria Luisa: Cosa?

Masino:          Sarebbe il prezzemolo!

Caterina:        No, ma quale prezzemolo? Si tratta di quel fatto di mio marito. Facciamo

                        così, adiamo a parlarne dentro.

Maria Luisa: No, ma veramente…

Caterina:        Ti aspetto lì. Nel frattempo, parla con Masino. Quello voleva chiedere una

                        cosa a tuo marito: ‘na capa d’aglio!

                        Ed esce via a sinistra.

Maria Luisa: No, ma dove vai? Mannaggia, è già andata.Quella donna è terribile. (Poi a

                        Masino) E voi cosa volete? Come posso esservi utile? Volete dell’aglio?

Masino:          No, quale aglio? Io ho detto così a Caterina ‘a ‘mbrugliess… cioè, alla

                        signora Caterina. Ma l’ho fatto per non far sapere i fatti miei. Maestà, io mi

                        chiamo Masino. E devo dire la verità su una cosa.

Maria Luisa: Vi ascolto.

Masino:          Fuori al giardino stanno per impiccare un uomo: il contadino Gaetano.

Maria Luisa: L’ho notato dal mio balcone. E allora?

Masino:          Quello è un povero disgraziato. Io l’ho calunniato perché sono suo nemico.

                        Però quello non c’entra niente con Napoleone.

Maria Luisa: Sentite, spiegatevi alla svelta che non ho tempo.

Masino:          E’ una parola a spiegarsi in poco tempo. L’unico Napoleone che c’entra con

                        Gaetano, sta in giardino insieme a Gioacchino.

Maria Luisa: (Sconvolta) Mio Dio, cosa dite? Napoleone e Gioacchino Murat qui?

Masino:          Non lo so se Gioacchino si gratta. Però sta facendo la pipì con Napoleone!

Maria Luisa: Ma allora devo avvisare subito mio marito.

Masino:          No, aspettate, io non ho finito. Ci sta un equivoco.

Maria Luisa: Zitto, basta così! Per la notizia che mi avete dato, io vi premierò. Addio!

Masino:          No, ma…

                        Maria Luisa esce a sinistra e Masino rimane perturbato.

                        Uh, mamma mia! Che cacchio ha capito, chesta? Devo trovare subito il re.

                  Esce via a destra.

6. [Manuel e Julio. Poi Carlo IV, Filippo e Maria Luisa]

                  Da sinistra torna Julio. Asciuga le lacrime con un enorme fazzoletto.

Julio:        (Commosso) Comme me dispiace pe’ chillu poveru Gaitano. E io nun pozzo fa’

                  niente pe’ l’aiutà.

                  Mentre piange e asciuga le lacrime, da dietro entra Manuel che si avvicina a lui.

Manuel:   Psss psss!

Julio:        Chi è?

Manuel:   Psss psss!

Julio:       (Guarda a terra) Ma che d’è? E’ trasuto ‘nu serpente?

Manuel:   No, sono io!  

Julio:        Ah, don Manuel.

Manuel:    Julio, mi sono arrampicato dal balcone della regina ed ho notato che sta parlando

                  con una signora.Se io te regalo 50 ducati, tu devi andare dalla regina e farla

                  venire qui da me con una scusa. Capito?

Julio:        Guardate, don Manuel, non voglio essere pagato neppure un soldo. Però vi cerco

                  un piacere enorme: salvate la vita al contadino Gaetano. Stanno per impiccarlo.

Manuel:   Mi dispiace, ma non so chi sia.

Julio:        Però voi avete molta influenza sulla regina.

Manuel:   Julio, io non posso far niente. Mi dispiace. Accontentati dei 50 ducati. (Glieli dà)

Julio:        E va bene. Faccio finta che me li ha dati lui per dirmi: “Non è colpa tua”. Io vado

                  dalla regina. Voi aspettate qua.

Manuel:   Presto, vai subito!

                  Julio corre via a sinistra. Manuel sembra nervoso. Da destra torna Carlo IV.

Carlo IV: ‘O conte s’è addurmuto ‘ncoppa ‘a seggia! Cose da pazz…! (Si volta e si ritrova

                  faccia a faccia con Manuel)Don Manuel Godoy… e tutto ‘o riesto appriesso!

                  Come mai da queste parti?

Manuel:   Ah, ehm… sono appena arrivato dalla Spagna per dirvi… per dirvi… che in

                  Spagna è tutto tranquillo.

Carlo IV: Ma come? Io e il primo ministro stiamo discutendo dell’ascesa de francesi in 

                  territorio spagnolo. Ho acchiappato perfino una spia francese. Ne ho ordinato

                  pure l’impiccagione!

Manuel:   Interessante! Bene, allora occorre rinforzare il muro difensivo dei nostri soldati.

Carlo IV: Ecco, bravo. Tornate in Spagna subito. Avete fatto una venuta inutile!

Manuel:   D’accordo, io precedo la vostra regale persona. Ci si rivede in Spagna.

Carlo IV: Stàteve buono!

Manuel:   A…arrivederci.

                  Esce via al centro, ma in realtà si apposta alla comune e spia.

Carlo IV: Quant’è antipatico, chisto! Sta sempe ‘nmiezo! (Poi si guarda intorno, in alto)

                  Fratello mio! Se sei in ascolto, dimmi cosa fare. Io ho paura. Dovrei riposare in

                  quanto stanco, ma non mi è possibile. Che cosa mi dici?

Filippo:    (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito) Fratello, stavo riposando in pace.

Carlo IV: E cosa m consigli di fare?

Filippo:    (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito) Vatte a cuccà!

Carlo IV: Ti ho detto che non posso.Ha visto che sta succedendo in Spagna?  

Filippo:          (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito) No! Che sta succedendo?

Carlo IV:       Ma come? Tu dovresti già saperlo prima di noi.La tua anima vola in alto.

Filippo:          (Voce d’oltretomba da un luogo indefinito) E che m’he’ pigliato pe’

                        ‘n’auciello? Io posso solo dirti che tu ti stai fidando delle persone sbagliate.

Carlo IV:       Ah, sì? E quali? (Non riceve risposta) Fratello, ti ho chiesto quali. (Non

                        riceve risposta) Oh, no, si è bloccato! Proprio adesso doveva farlo.

                        Mannaggia, adesso risponderà al mio quesito dopo diversi minuti. Ma io non

                        ho tempo. Devo cercare subito Maria Luisa.

                        Da sinistra giunge proprio Maria Luisa (senza notare chi c’è in stanza).

Maria Luisa: Amore!

Carlo IV:       Sì?

Maria Luisa: Ah, ma ci sei tu?

Carlo IV:       Certo che ci sono io. Un momento, tu non mi hai mai chiamato “amore”.

Maria Luisa: Ehm… hai ragione. Però avrei dovuto pur farlo.  

Carlo IV:       E allora bisogna subito partire.La Francia invaderà la Spagna.

Maria Luisa: Cosa? Ma è magnifico! No, cioè, è terribile!

Carlo IV:       (Indica destra) In quella stanza c’è l’ex primo ministro. Andremo subito in

                        Spagna, prima che sia troppo tardi.

Maria Luisa: Ma… io non posso aspettarti qui?

Carlo IV:       Tu sei mia moglie e devi stare dove mi trovo io.Per cui, prepara i bagagli.

Maria Luisa: Ascolta caro, ma sei sicuro di quello che sta succedendo?

Carlo IV:       I miei soldati stanno impiccando una spia dei francesi. Lui mi ha rivelato

                        tutto: Napoleone e Gioacchino Murat hanno tradito la Spagna, con la scusa di

                        allearsi con noi per lottare insieme contro l’Inghilterra. Ed ora stanno

                        invadendo il mio paese.

Maria Luisa: Non è possibile. Io ho saputo da un’altra persona che Napoleone e

                        Gioacchino, in questo momento, si trovano nel nostro giardino.

Carlo IV:       Overamente staje dicenno?

Maria Luisa: Precisamente!

Carlo IV:       E che stanno a fare?

Maria Luisa: Impellenze fisiologiche.

Carlo IV:       Stanne facénno ‘o pipì ‘int’’o giardino mio? Ma è inaudito! Adesso capisco

                        tutto: Napoleone e suo cognato ambiscono al trono di Napoli.

Maria Luisa: Ed ora cosa intendi fare?

Carlo IV:       Devo svegliare subito il conte José, avvisarlo di ciò che mi hai detto e poi

                        insieme a lui correre dai soldati a ricevere Napoleone e Gioacchino come si

                        conviene: li combatteremo nel giardino di casa nostra!

Maria Luisa: E poi?

Carlo IV:       E poi ripartiremo per la Spagna con la testa tagliata di Napoleone, falso

                        alleato! Vedrai, passeremo alla storia!

Maria Luisa: (Falsa felicità) Che bello!

Carlo IV:       Vai a preparare subito i bagagli. L’ora della gloria e della battaglia è giunta!

Maria Luisa: Certo.

                        Carlo IV corre via a destra. Maria Luisa, confusa, si avvia a sinistra, ma

                         viene fermata da Manuel che subito (dal centro) accorre da lei.

Manuel:          Mi amor, non ho capito una mazza di quel che ha detto tuo marito!

Maria Luisa: Dobbiamo subito mettere in atto il nostro piano, approfittando della guerra

                        che sta per cominciare con Napoleone. Egli è in giardino.

Manuel:         Cosa? Ma allora ho capito bene.

Maria Luisa: Vieni con me nella mia stanza e ti spiego tutto.

Manuel:         Ma c’è quella signora che sta parlando con te.

Maria Luisa: Ah, già, Caterina.

Manuel:         Sai cosa faccio? La getto giù al balcone! Vamonos!

                       Maria Luisa e Manuel escono a sinistra.

7. [Rosa e José. Poi Carlo IV]

                        Da destra entrano Rosa e José.

José:               Scusa, tu devi essere la cameriera.  

Rosa:              No!

José:               La schiava!

Rosa:              No!

José:               La domestica!

Rosa:              No, sono la serva.

José:               E non è la stessa cosa? Puerca vaca!

Rosa:              E perché dite le parolacce?

José:               Io sono l’ex primo ministro di Spagna e faccio quel che voglio. Capito? Ora                    

                        dimmi dov’è finito re Carlo.

Rosa:              Non lo so. Scusate la domanda: ma voi, se non siete più il primo ministro,

                        che ci fate qua dentro?

José:               Devo dar conto a te?  Presto, chiama subito il re.

Rosa:              Non so dove sta.

José:               Cercalo.

Rosa:              Il palazzo reale è enorme.

José:               Ho capito, ho capito. (Mette mano alla tasca e regala una moneta a Rosa)

Rosa:              Lo cerco subito!

                        Da destra torna Carlo IV.

Carlo IV:       Non importa, sono qui.

José:               E allora restituiscimi la moneta che ti ho dato!

Rosa:              No, non voglio!

José:               E invece sì!

Carlo IV:       Don José, lasciate stare le monete.

Rosa:              Appunto! (E si guarda la moneta in controluce) 

Carlo IV:       Don José, quel traditore di Napoleone è giunto insieme a Gioacchino Murat

                        nel giardino imperiale. Non so dove egli si sia nascosto.

José:               Vi consiglio di avvisare i vostri soldati.

Carlo IV:       No, occorrerebbe troppo tempo. C’è una persona che invece può aiutarci.

José:               E già, la spia dei francesi che avete scoperto poco fa.

Carlo IV:       Sì, ma io lo sto facendo impiccare. Facciamo così: dopo impiccato, gli faccio

                        due domande.

José:               Maestà, io non vi voglio mortificare. Ma se voi lo impiccate… (Si arrabbia)

                        …come fate a fargli le domande?!

Carlo IV:       Bravo, don José, giusta osservazione. Allora bisogna subito impedire ai 

                        soldati miei di impiccare la spia dei francesi.

                  Carlo IV corre alla comune seguito da José e grida fuori.

                  Soldati, aspettate, non ammazzate quell’uomo! Mi serveeee!

                  E così Carlo IV e José corrono subito fuori. Rosa guarda ancora la moneta.

Rosa:        (Nota qualcosa di strano) Ma… ma… chesta è fàveza! Che imbroglione

                  d’uomo. Adesso ho capito perché è stato condannato!

                  Esce via a destra, scuotendo la testa.

8. [Masino e Julio. Poi Carlo IV, Gaetano e José]

                  Da sinistra torna Julio.

Julio:        Ah, finalmente un poco di pace!

                  Ma da destra torna Masino, tutto frenetico. Si ferma appena entrato.

Masino:    Ma addò è gghiuto ‘stu rre? Io lo debbo avvisare.

Julio:        (Va da lui) Néh, ma ch’è stato? Che ci facevi tu, là dentro?

Masino:    Cercavo il re.

Julio:        E a che ti serve?

Masino:    Ho mandato a morte il povero Gaetano.

Julio:        Tu? Si’ stato tu? Cioè, tu hai dato l’ordine ai soldati di impiccarlo?

Masino:    Io? E’ stato il re a dare l’ordine. Io però l’aggio cuntato ‘nu sacco ‘e palle.

Julio:        A Gaetano?

Masino:    No, al re. Perciò lo sta mandando a morte.

Julio:        Mannaggia ‘a capa toja! Io t’avéssa rompere ‘a capa!

Masino:    Che peccato che Gaitano è muorto!

Julio:        Pace all’anima sua!

                  Ad un tratto, dal centro, qualcuno spinge in stanza Gaetano.

Gaetano:  Eh, ma che maniere! So’ tutte quante scustumate, ‘int’a ‘stu’ palazzo riale!

Julio:        Ah, ‘o vi’ lloco, ‘o vi’!

Masino:    Gaità, ma allora si’ vivo! Menu male, accussì nun te tengo ‘ncoppa ‘a cuscienza!

Gaetano:  Ah, ma allora è stata colpa toja? Tu si’ proprio ‘nu canestraro, cardalana,

                  mellunaro, ‘mpagliaseggie e pettenessaro!

Masino:    Bello, come me piace ‘e t’’o sentì ‘e dicere! Offendimi ancora!

Gaetano:  Mastuggiorge, cevezaro, cutecaro, calonze e soprattutto… ricuttaroooo!

                  Dalla comune entra Carlo IV.
Carlo IV: Dove sta? Dove sta? (Nota Gaetano e va da lui) Ah, eccolo qua. Julio, Masino,
                  sparite. Devo interrogare questa spia francese.

Masino:    No, aspettate, sire.

Carlo IV: Silenzio!

Julio:        Posso parlare io?

Carlo IV: Silenzio pure tu! (Gli lascia una pergamena in mano) Questa è la dichiarazione

                  di guerra che porterai personalmente al governo francese a Parigi.

Julio:        Ma io…

Carlo IV: Basta, fuori! 

                  Julio e Masino escono subito, senza fiatare.

                  E a te, spia francese, voglio sapere tutto: devi condurre me e i miei soldati da 

                  Napoleone e Gioacchino che sono nascosti nel mio giardino.

Gaetano:  Maestà, chiedo perdono io per loro.

Carlo IV: Non ti ho chiesto clemenza per quei due traditori. Quelli vogliono invadere la

                        Spagna e il regno di Napoli. Non vuoi salvare la tua gente?

Gaetano:        Cioè, fatemi capire, quelle due bestie vogliono fare quello che state dicendo?

Carlo IV:       Esatto!

Gaetano:        Embé, accomme l’acchiappo, l’aggia struppià cu’ ‘a currea a tutt’e dduje!

                        Maestà, venite cu’ me. Mò ve faccio catturà io a Napulione e a Gioacchino!

Carlo IV:       Ah, bene! Andiamo!

                        Escono celermente al centro.

Scena Ultima. [Maria Luisa e Manuel. Poi Carlo IV, José, Masino, Gaetano e Caterina]

                        Da sinistra tornano Maria Luisa e Manuel con un vessillo spagnolo con

                        effige borbonica.

Maria Luisa: E’ arrivato il mio giorno!

Manuel:         Il nostro giorno!

Maria Luisa: Ah, già, il nostro giorno. Io e te domineremo il regno di Spagna e di Napoli.

                        E sì, muoveremo guerra a quella antipatica della Francia e perfino

                        all’Inghilterra. E queste guerre le farai tu!

Manuel:         Aspetta un momento, perché tu devi governare e io devo fare le guerre?

Maria Luisa: E tanto, combatteranno i soldati.

Manuel:         Giusto! E allora sono d’accordo con te!

Maria Luisa: Andiamo!

Manuel:         Vamonos!

                        I due escono tenendo alta la bandiera. Ma ad un tratto si sente un cane

                       (Napoleone, il cane di Gaetano) abbaiare.

Cane:             Bu-bu-bu…!

                       Così pochi secondi dopo, dalla comune, spaventati, entrano di corsa Maria

                       Luisa e Manuel (che si mettono nell’estrema sinistra della stanza, abbracciati

                       sotto la bandiera spagnola); poi Carlo IV, José Moñino, Masino e Gaetano.

Luisa&Man: (Gridando spaventati) Aaah!

Carlo IV:       (Gridando spaventato) Aiuto!

José:               Ma che cosa voleva quel cane da noi?

Carlo IV:       Don José, voi vi siete spaventato per il cane? Io mi sono spaventato per il

                        galletto! Ua’, e comme pizzicava, chillu cusariello!

Gaetano:        Scusate, nun ce facìte caso. Quegli animali sono i miei.

Carlo IV:       Gaetano, abbi pazienza, ma dove stanno Napoleone e Gioacchino?

Gaetano:        E li avete visti. Napoleone ha abbaiato contro i soldati e il galletto vi ha dato

                        i pizzichi sul vostro regale culetto!

Carlo IV:       Come, come? Ma io cerco Napoleone e Gioacchino esseri umani.

Gaetano:        E ‘e gghiate truvanno ‘a me?

Carlo IV:       Ma… aspetta, tu non sei una spia dei francesi? Me lo ha detto Masino.

Masino:          Maestà, è colpa mia. Io volevo mettere in cattiva luce a lui e mi sono

                        inventato questa storia. Però non immaginavo che succedeva tutto questo.

Carlo IV:       E tu hai ottenuto la cancellazione delle tasse a tuo carico… ingannandomi?

Masino:          No, io non vi volevo ingannare. Volevo solo la cancellazione delle tasse, in

                        quanto io sono pidocchioso, avaro. Come dite voi.

Carlo IV:        E allora la situazione è questa: Gaetano, tu sei libero.

Gaetano:        Grazie, maestà! Vuje site ‘nu ‘nzuvarato!

Carlo IV:       ‘Nu nzevato?

Masino:          No, ‘nzuvarato vuol dire “gustoso”.

Carlo IV:       Grazie per la traduzione, ma questo non ti risparmierà la pena capitale. Tu

                        sarai impiccato al posto di Gaetano.

Gaetano:        No, aspettate, non uccidete il mio nemico preferito.

Carlo IV:       Ma come, quello mi stava facendo dichiarare guerra a degli alleati.

Gaetano:        E che fa? In fondo, maestà, siamo tutti vivi. E vogliamoci bene come fratelli.

José:               Beh, maestà…

Carlo IV:       Ho capito. E va bene, andate pure. Ma non vi fate vedere mai più davanti ai

                        miei occhi, altrimenti vi faccio squartare vivi. Intesi?

Mas&Gaet:    Sissignore!

Carlo IV:       E a voi, Gaetano, portatevi via quel cane e quel galletto, altrimenti li

                        ammazzo e li faccio cucinare per pranzo domani!

Gaetano:        Va bene.

Carlo IV:       E ora fuori!

Mas&Gaet:   Arrivederci!

                       Masino e Gaetano, di corsa, escono per il centro.

Carlo IV:       Ma voi avete capito, don José? Io stavo per dichiarare guerra ad un alleato.

                        Avrei distrutto un trattato di pace ottenuto grazie a Manuel Godoy.

José:               Grazie a Manuel Godoy?

                        José indica a Carlo IV proprio Manuel che è ancora insieme a Maria Luisa.

Carlo IV:       (Sorpreso di vederli insieme) Cosa fate voi due?

José:               Secondo voi cosa fanno, maestà? E pensare che io sono stato condannato a

                        tre anni di carcere per appropriazione indebita di denaro. E il mio

                        accusatore era quell’uomo lì. Già, quello stesso uomo che ordiva alle vostre

                        spalle insieme alla regina.

Maria Luisa:  Non vi permetto!

Carlo IV:        Taci!

José:               Maestà, voi credevate di essere un uomo felice. Ma non è così. E sapete

                        perché? Voi avevate una serpe in seno: vostra moglie.

Carlo IV:       Mia moglie tiene una serpe nel seno? (Va da lei) Maria Luisa, fammi vedere

                        il seno. Voglio vedere la serpe!

José:               No, non mi avete capito. E’ un modo di dire.

Manuel:         Io e la regina stavamo ordendo contro il re? Maestà, come fate a credere a

                        quell’individuo? Sta cercando di imbrogliarvi per ritrovare un ruolo politico.

José:               E allora volete negare anche di essere l’amante della regina Maria Luisa?

Maria Luisa: No, Carlo, non è vero.

Manuel:         Ma non temere, mia sovrana. Quello è un pazzo.

José:               E quel vessillo della Spagna? Cosa ci dovevate fare?

Manuel:         Insomma basta, vecchio cane. Tu non puoi dimostrare niente di quello che

                        affermi. Non hai nessun testimone. Io non sono mai stato nella camera da

                        letto della regina.

                        Dalla comune entra Caterina, zoppicante, tutta arrabbiata. Va da Manuel.

Caterina:       Néh, uhé, coso brutto! Tu si’ trasuto ‘int’’a stanza ‘e lietto d’’a regina e

                        m’he’ ittato abbascio p’’a fenesta. Vulìveve fa’ ‘e ccose sporche ‘e nascosto?

Carlo IV:       Ah, bene, ecco la testimonianza che vi inchioda. Ora capisco tutto. Vi ho

                        smascherati grazie alla signora… alla signora…

Caterina: Maestà, nun songo nisciuna signora, o baronessa, o contessa. Songo Caterina ‘a

                  ‘mbrugliessa e tengo a mio marito ‘int’’e guaje pe’ colpa d’’e tasse. Nun m’’a

                  putìte da’ ‘na mana?

Carlo IV: Grazie all’aiuto che mi avete dato, vostro marito sarà esentato dalle tasse, vita

                  natural durante.

Caterina: Grazie, maestà! Puzzate avé tantu bene! Bona jurnata a tutte quante!

                  Esce via felice e zoppicante.

Carlo IV: Maria Luisa, dopo mi darai una spiegazione plausibile. Ma giacché non ne hai,

                  come io penso, tu potresti essere condannata a morte per alto tradimento. Mentre

                  per don Manuel Godoy ci sono le galere a vita coi lavori forzati. Voi vi chiamate

                  Manuel Godoy? E ora voglio “godoy” pure io!

Manuel:   Ricordatevi che io sono il fautore della pace tra Francia e Spagna. E sono stato

                  insignito del titolo di “Principe de la paz”!

Carlo IV: E chillo giusto chella “paz” ‘e mugliérema me puteva tradì cu’ vuje! E non me ne

                  importa niente che avete garantito la pace tra Francia e… (Realizza) Oddio, ho

                  messo nelle mani di Julio la dichiarazione di guerra alla Francia. Se la leggono i

                  francesi… succede ‘o fuja fuja!

José:         Bisogna raggiungere subito Julio e fermarlo!

Carlo IV: (Chiama) Julioooo… Julioooo…!

                  Carlo IV esce via di corsa al centro, seguito dagli altri.

FINE DELLA COMMEDIA

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