Un trapezio per Lisistrata

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UN TRAPEZIO PER LISISTRATA

UN TRAPEZIO PER LISISTRATA

Commedia musicale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini

Musica di Gorni Kramer

IL LUOGO E L’EPOCA

L’azione si svolge in Grecia, all’incirca nel 400 A.C., quando il destino dei popoli dipendeva dalla rivalità tra due sole grandi potenze: Atene e Sparta; e quando la pace universale era continuamente messa in pericolo dall’interminabile guerra fredda tra Ateniesi e Spartani.

Qualsiasi riferimento all’attualità non è casuale né involontario.

I PERSONAGGI COSI’ COME APPAIONO IN SCENA

IL CORO:  Ha LA funzione classica di narratore e commentatore. I suoi interventi, ora in prosa lirica ora in musica, spiegano e commentano l’azione. Ha naturalmente un suo stile d’espressione e un suo luogo.

LISISTRATA:  Moglie di Euro, il neutrale. Giovane donna, molto ambiziosa. Ha sempre cercato nella vita di sottrarsi al grigiume dell’ambiente per diventare qualcuno. Pur volendo bene al marito, ha verso di lui un po’ di quell’animosità di chi cerca un responsabile del mancato successo nella vita.

EURO:  E’ il neutrale. Pigro, opportunista e mediterraneo. E’, in fondo, un abitudinario e tutte le scosse che cercano di modificare il suo sistema di vita lo disturbano assai.

DIMITRIONE:  E’ il capo degli Spartani. Sempre minaccioso, sempre diffidente, sempre invasato dall’ideale della supremazia. E’ selvaggio, ardente e passionale.

SAMIO:  E’ il capo degli Ateniesi. Cordialone, ottimista, fiducioso nell’organizzazione. Tipo del businessman. Sta a metà tra un commesso viaggiatore e un generale statunitense interpretato da Spencer Tracy. Nessun premio a chi indovinerà chi simboleggia.

TATIANIDE:  E’ la moglie di Dimitrione. La femmina Spartana, ardente e sentimentale, rozza e passionale. Si sforza di essere una esemplare rotellina del pesante ingranaggio spartano ma in realtà è tutta sesso.

BETTIDE:  E’ la moglie di Samio. La signora Ateniese è svanita, piuttosto ricercata. E’ una donna che si annoia, una donna al cellophane che occupa il suo tempo in attività igienico-estetico-mondane.

POLIPAIDE:  Esimia suonatrice di flauto, di incerte origini ma di certissima professione: cortigiana.

GLI SPARTANI             GLI ATENIESI              LE SPARTANE               LE ATENIESI

FIODOROFANE           MARLOKEO                CATIUSCIDE                 MARILINIDE

VASSILICO                  GIONNIDE                     SONIADE                       ODREIA

IGOROTELE                FRENCHIDE                 ANASTASIONA            CAROLIDA

NICOLAONIDE           GERRIO                         KATIUSCIDE                MAMIDE

VLADIMIROFANE     ROBERTEO                  ZORINA                         GINGERICA

SCENA PRIMA

Appena terminata l’introduzione di orchestra, si sentono degli accordi vocali mentre la luce illumina lentamente i quattro coreuti. Il Coro Greco (allineato nel suo “lungo”)

CORO:

O genti di tutta la Grecia e paesi vicini

Venuti a convegno sin qua

Noi siamo il coro

Il coro greco.

E naturalmente faremo commenti,

postille ed interventi

su ciò che avverrà

come fa il coro,

il coro greco.

Portiamo su queste scene l’acerrima rivalità

Fra Sparta e Atene.

Forse conviene

Guardiate bene

Quello che avviene

Fra Sparta e Atene

Perché propone

Qualche allusione

E va benone

Per una futura rivalità.

(sottolineato da squilli di trombe, s’illumina la scena e appare una piazza di Grecia. A destra la casa di Samio, l’ateniese; a sinistra la casa di Dimitrione, lo spartano; al centro la casa di Euro, il neutrale. Avanti alla casa di Dimitrione e a quella di Samio sono, fermi in posa, come a comporre un quadro, gli uomini spartani e gli uomini ateniesi).

CORO:

A destra vive il clan degli ateniesi

Ed a sinistra il clan degli spartani

Si guardan come i gatti con i cani

Nei loro quotidiani vis-a-vis.

Ogni occasione è una ragione

Di discussione e di tensione.

La guerra fredda tutti divide

Per cui se Atene piange qui nemmeno Sparta ride.

Oh, e in qualità di coro greco

Noi dobbiamo fare il pianto greco.

Il clan spartano è molto strano

Tutto riunito in un partito

Dove uno solo tutto decide

Per cui se Atene piange qui nemmeno Sparta ride.

CORO SPARTANI:

Viva il lavoro! Viva il lavoro!

Viva i lavoratori metallurgici,

gli agricoltori, coltivatori

ed i lavoratori siderurgici.

La bandiera porpora di Sparta trionferà

Ed il sol dell’indoman sorgerà… sorgerà.

Sparta! Sparta! Sparta! Terra d’amor.

Noi v’aspettiam… qui v’aspettiam…

Se non verrete qui, noi verremo lì.

CORO:

Oh, di fronte a ciò la nostra eco

È questo secondo pianto greco.

Nel clan d’Atene tutto va bene

Tutto è dosato e organizzato

Ma l’ingranaggio talvolta stride

Per cui se Sparta piange qui nemmeno Atene ride.

CORO ATENIESI:

Conta le stelle del nostro ciel

Quarantanove son.

Sotto a lor, scritta in or, brilla un’iscrizion:

super-produzion!

Supermercato del mondo intier

Emporio per stranier

Con tutti Atene è splendida

A tutti manda il suo superfluo

Per propaganda mondial.

CORO:

Oh, facciamo il terzo pianto greco.

CORO SPARTANI:

Sparta! Sparta! Sparta!

CORO ATENIESI:

Atene splendida!

CORO:

Precisata la realtà

A nessuno sfuggirà

Il legame di attualità.

(dopo aver ripreso alcune volte le melodie, mentre i cori spartani e ateniesi abbandonano le scene, il coro greco riprende dall’inizio)

CORO:

In simile can-can bilaterale, al centro vive il povero neutrale

E in questo dolce sabato iniziale, Lisistrata, sua moglie, cosa fa?

(appare l’interno della casa di Euro; Lisistrata sdraiata mollemente sta terminando il suo maquillage)

LISISTRATA:  (canticchia) Euro… Sei pronto, tesoro?

EURO:  (fuori scena) Quasi… (entra) Senti, per piacere, fammelo tu il nodo al nastrino. Mi viene sempre male.

LISITRATA:  (facendogli il nodo) Neanche il nodo… (gli spettina affettuosamente i capelli poi si avvia verso la camera)

EURO:  (la guarda passare nella sua vestaglia trasparente, con voce allusiva) Lo sai che sei carina stasera… Senti un po’… cosa…

LISITRATA:  Che c’è?

EURO:  E se non vieni qui… Vieni che ti devo dire una cosa… (le si avvicina) Una parola… una cosa nostra… ti devo parlare un momento.

LISITRATA:  Mi rovini tutta l’acconciatura. Euro, ma che fai?

EURO:  E che faccio? E’ sabato sera… non lo so… Ti sto dicendo che ti devo dire una cosa…

LISISTRATA:  E sta fermo, Euro!

EURO:  E che è? Sei mia moglie… non ti posso neanche dire una cosa?

LISITRATA:  No, non è il momento.

EURO:  Perché?

LISITRATA:  Dobbiamo andare a teatro.

EURO:  Perché?

LISITRATA:  Ma come perché, Euro!

EURO:  E va bene. Una cosa… un momento… che ci vuole?

LISITRATA:  Possibile che tu pensi sempre a quello?

EURO:  Sì.

LISITRATA:  (divincolandosi) Dobbiamo andare a teatro.

EURO:  (riabbracciandola) Ma te lo faccio io il teatro.

LISITRATA:  (liberandosi) Smettila, Euro. Voglio arrivare prima che cominci. Stasera ho un vestito nuovo. (esce)

EURO:  E va bene, scusa tanto… A teatro, proprio di sabato sera. La sera di Cupido… la sera della scaramucce amorose… la sera del.. teatro. Già, c’è questa abitudine cretina una volta la settimana. E noi a teatro. (forte a lei) Almeno che c’è a questo teatro?

LISITRATA:  (di fuori) C’è una prima di Aristofane.

EURO:  Capirai! E come si chiama?

LISITRATA: (c.s.) La pace.

EURO:  Buono quest’autore. Intelligente! (fra sé) E di che tratta questa pace? Della pace! Di questi tempi?…

LISITRATA:  (entra alla spalle di Euro. Ha un’ardita tunica a trapezio)

EURO:  (senza vederla) E’ matto, scrive la pa…(vede Lisistrata che si pavoneggia davanti a lui, mostrando il modellino) Amore!

LISITRATA:  Ti piace?

EURO:  Perché non me l’hai detto subito?

LISISTRATA:  Cosa?

EURO:  Che aspetti un bambino.

LISISTRATA:  Non dire sciocchezze. E’ la tunica a trapezio, l’ultima moda. Me l’ha fatta il miglior sarto di Grecia.

EURO:  Questo è il guaio: i sarti. I vestiti delle donne non li dovrebbero fare i sarti, li dovrebbero fare gli uomini.

LISITRTATA:  Se mi sta un amore.

EURO:  Dove vuoi andare combinata con quel saccone.

LISISTRATA:  Non chiamarlo saccone, è un modellino delizioso. Tanto lo sapevo, tu non hai gusto.

EURO:  Non avrò gusto ma sono tuo marito e il saccone non te lo metti.

LISISTRATA:  Io me lo metto.

EURO:  E va bene, mettitelo.

LISISTRATA: Ah, grazie.

EURO:  E io ti chiudo a casa.

LISISTRATA:  Ah, sei un mostro! Sarei stata la sola, stasera, con la tunica a trapezio. E invece no… lui, il marito, non vuole. Perché sei geloso di me. Sì, geloso… ogni volta che cerco di farmi avanti, di avere le mie soddisfazioni… lui, no… Solo moglie, devo essere… Mi volevano o non mi volevano eleggere reginetta alla festa di Venere Anadiomene? E tu non mi ci hai portato! Avrei o non avrei potuto vincere la gara di salto ai giochi olimpici? No, mi hai impedito di partecipare! E agli indovinelli dell’oracolo di Delfo, dove avrei potuto vincere cinque milioni di dracme, tanto più m’avevano detto tutto prima… neanche lì! E adesso arriva addirittura a proibirmi la tunica a trapezio. Sarei stata la sola donna di Grecia  ad averla stasera… e invece lui mi dice “levatela”!

Levatela, mi dice… e va bene… me la levo… (si leva la tunica e la sbatte in faccia al marito) Sei contento adesso?

EURO:  (guardandola in desabillè) Sì, anche perché c’è sempre quella cosa che ti dovevo dire prima… (la tocca)

LISISTRATA:  Mascalzone. (gli dà uno schiaffo ed esce)

EURO:  Ahia! M’hai fatto male! Maleducata, manacciuta!

LISISTRATA:  (riappare) Però ricordati che io prima o poi  il saccone… il trapezio, me lo metto. (ribatte la porta)

EURO:  (fra sé) Te lo metti? Intanto te lo sei levato. (raccoglie il trapezio e se lo prova) Guarda che roba, il trapezio… mi sembrano matti questi sarti. “Guardi signora come le sta bene il modellino” (con voce femminile) “Ah, lei trova che mi sta bene questo saccone?”…

MESSAGGERO: (entra dalla piazza ansimando, vede Euro) Scusi, signora.

EURO:  (rispondendo con la stessa voce da donna di prima) Sì?… (riprendendosi) Che vuoi?

MESSAGGERO:  (energico) Sono un messaggero, cerco la casa di Dimitrione. Dov’è?

EURO:  (pausa piena di disgusto) Per piacere…

MESSAGGERO: E va bene, per piacere, ma dov’è?

EURO:  (indicandogli la casa di Dimitrione) E’ quella.

MESSAGGERO:  Dimitrione! Dimitrione!

DIMITRIONE:  (si affaccia) Chi è? Chi mi chiama? Chi ti manda? Chi c’è? Chi sei? Che vuoi?

MESSAGGERO:  Sono il vicepapacellula dell’esecutivo di Sparta. Porto gravi notizie!

DIMITRIONE:  Cosa succede? Ssssst! Non parlare forte, anche i muri hanno orecchie.

MESSAGGERO:  Un drappello d’ateniesi, armato di tutto punto, è sbarcato stamattina sulle coste del Libano, col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile!

DIMITRIONE:  (terrificato) Un drappello d’ateniesi, armato di tutto punto,  è sbarcato stamattina sulle coste del Libano, col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile?!

MESSAGGERO:  Sì.

DIMITRIONE:  All’armi! Tradimento! Fiodorofane! Vassilico! Igorotele! Nicolonide! Vladimirofane! Tutti qui, all’armi! (arrivano i cinque spartani chiamati, sono spaventatissimi)

SPARTANI: Che c’è?

DIMITRIONE: Un drappello d’ateniesi, armati di tutto punto, è sbarcato stamattina sulle coste del Libano, col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile!

SPARTANI: Un drappello d’ateniesi, armati di tutto punto, è sbarcato stamattina sulle coste del Libano, col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile?!

DIMITRIONE: Sì, Hanno infranto i patti di pace! Tradimento! Tutti pronti per il dispositivo di rappresaglia. Correte alle fabbriche, che sospendano il piano quinquennale e intensifichino la produzione di macchine di guerra! Gliela faremo pagare cara. (chiama) Euro! (verso casa sua) Moglie, la corazza! (chiama) Euro!

EURO: (si affaccia) Dimitrione.

DIMITRIONE: Lo sai cos’è successo?

EURO: Un drappello d’ateniesi, armato di tutto punto, è sbarcato stamattina sulle coste del Libano, col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile.

DIMITRIONE: E come lo hai saputo? Te l’ha detto l’ateniese, Samio! Il tuo amico Samio!

EURO: Amico… non esageriamo. Buongiorno e buonasera! Hatemer e Kalispera per le scale. Tutt’al più “buone calende”…

DIMITRIONE: Una brutale aggressione (verso l’interno) Moglie, corazza ed elmo! (a Euro) Ma questa volta ci siamo, sono gli ultimi attimi di pace.

EURO: Oddio, ricominciamo.

DIMITRIONE: (urlando) Basta!

EURO: Dimitrione mio, non fare così… hai ragione… hai ragione…

DIMITRIONE:  Certo che ho ragione. E sia ben chiaro per te e per tutto il mondo che il mio paese, qualunque cosa faccia, ha un solo obiettivo: la pace. (verso l’interno) Moglie, corazza, elmo, scudo, giavellotto, spada, frecce e gavetta. E chi non è con me è contro di me. (fa per andarsene) E’ inutile dire, Euro, che tu sei con me?

EURO: Ma è inutile dirlo Dimitrione bello. Che vogliamo scherzare?

DIMITRIONE:  Appunto. (esce)

EURO:  Certo, è inutile dirlo che io sto con… (voltandosi vede Samio che è apparso sul balcone)… Samio! Carissimo Samio.

SAMIO:  Salve e buona fortuna a tutti, nel clima di una reciproca comprensione e una pacifica coesistenza fra i popoli. Euro, Euruccio, come stai, bene stasera? Bello, sano, vitale… Vuoi una gomma ateniese? (gliela tira)

EURO:  Grazie, grazie Samio… (masticando tutti e due gomme ateniesi) Sapessi come si è arrabbiato Dimitrione per lo sbarco… A proposito, come è andato? Com’è andato? Bene, eh?

SAMIO:  Okeion, vecchio mio… okeion!

EURO:  Come?

SAMIO:  Okeion, tutto bene, greco antico.

EURO:  Ah… okeion… okeion. Okeion per te ma il povero metallurgico ha rimediato una bufala.

SAMIO:  Una bufala?

EURO:  Bufala: grave ammanco. Greco moderno.

SAMIO: Ah, bufala… bufala. Bello. Oh, naturalmente lui ha cercato di tirarti subito dalla sua parte?

EURO:  Beh… ma io… figurati…

SAMIO:  No, amico, no. E poi no. Alla base del nostro programma c’è l’autodecisione dei popoli. Tu sei completamente libero di scegliere. Se vuoi provare a stare con lui…

EURO:  Io? Ma ti pare, Samio?

SAMIO: Provaci.

EURO:  Ma che dici?

SAMIO:  No. Tu ci devi solo provare.

EURO: (guardando dalla parte di Dimitrione col terrore di vederlo spuntare) Io voglio stare con te. Samio mio, lo sai…

SAMIO:  Ah, ti sei autodeciso! Bene… Allora vai giulivo, ti mando tutto io. Facciamo una bella organizzazione! La chiameremo…Nec… Pac… Pic… Poc…

EURO:  Non ti preoccupare, il nome lo trovi dopo. Intanto manda!

SAMIO:  Eh no! L’importante nelle mie organizzazioni è la sigla! Il resto, sono dettagli. E a noi i dettagli non interessano… A noi interessano le basi! Una volta che abbiamo le basi… Okeion!

EURO:  Okeion!

SAMIO: E nel clima di una reciproca comprensione e una pacifica coesistenza fra i popoli, salve amico! (saluta alla maniera dei pugilatori ed esce)

EURO:  Ciao Samio. Numi, numi, numi. A me quello che mi fa ridere è il giovane autore Aristofane. Ha la prima questa sera e di che? Della “Pace”! Scusi, signor Aristofane, lei magari passerà anche ai posteri ma che ne direbbe di cambiare titolo a questo suo lavoretto? (si sente rumoreggiare la folla dalla parte degli spartani; Euro ascolta) Oddio, i dimostranti!

DIMOSTRANTI SPARTANI:  Abbasso Atene. Abbasso Atene. Guerra, guerra, guerra!

UNO SPARTANO:  Viva la paceee! (tira una pietra contro il balcone di Samio ma colpisce quello di Euro; una lanterna si rompe; i dimostranti escono correndo)

EURO:  Ahia! (entrano i dimostranti ateniesi correndo e urlando).

DIMOSTRANTI ATENIESI:  Abbasso Sparta! Abbasso Sparta! Guerra, guerra, guerra!

UN ATENIESE:  Viva la paceee! (lancia un sasso contro la casa di Dimitrione ma anche lui colpisce la casa di Euro; un vaso si rompe; escono correndo)

EURO:  Ahia! Tanto lo sapevo… i primi danni di guerra… (chiama verso l’interno) Lisistrata! Lisiii!

LISISTRATA:  (esce molto offesa) Ti prego di non rivolgermi mai più la parola.

EURO:  Ah, fai l’offesa… hai scelto proprio il momento giusto… quelli sono sbarcati nel Libano!

LISISTRATA:  Come?

EURO:  Qui da un momento all’altro può scoppiare la guerra.

LISISTRATA:  Eh no, non è possibile! Non se ne può più. Ogni cinque minuti… E poi ce l’hanno sempre con noi. Oh, sembra fatto apposta: ogni volta che facciamo un programma, succede qualcosa. Ti ricordi quando dovevamo fare quel viaggetto a Chio? Scoppiò la questione degli ungari. Dovevamo andare alle feste di Demetra: il problema egiziano.

EURO: Oh, non mi riesce mai di andare alle feste di Demetra.

LISISTRATA:  Adesso il Libano… basta. Così non si può più andare avanti. Dobbiamo fare qualche cosa, Euro, dobbiamo fare qualche cosa.

EURO:  (guardandola fissamente) Tu dici?

LISISTRATA:  Sì.

EURO:  E proprio la vogliamo fare?

LISISTRATA: Sì.

EURO:  E vabbè… allora senti un po’ una parola… (la guarda invitante)

LISISTRATA:  Euro, come prima?

EURO:  (canticchia) Come prima, più di prima… (alla maniera dei Platters) tatatatatatata!

LISISTRATA:  Smettila. Ma possibile? In un momento come questo tu a che pensi?

EURO:  Beh, perché scusa? Se iniziano le ostilità… oggi ci sto, domani non lo so… capito l’antifona?

LISISTRATA: Come puoi essere così? Euro, svegliati, guarda dentro di te! Tu puoi lottare per questo! Non sottovalutarti, ricorda le parole di Socrate: conosci te stesso!

EURO:  Io proprio perché mi conosco, Lisi… ma che posso fare fra questi due?

LISISTRATA:  Moltissimo, Euro. Solo che tu voglia! Disse Socrate…

EURO:  Ma quanto parlava questo Socrate.

LISISTRATA: (citando) “Qualunque uomo, anche il più inetto, anche il più disgraziato, può, quando la guerra batte alle porte, fare qualche cosa”.

EURO:  Qui sì che Socrate dice bene.

LISISTRATA:  E allora, che pensi di fare?

EURO:  Le provviste. Due orciuoli d’olio, una botte di vino di Samo, quello buono…

LISISTRATA:  Euro, Euro… Che uomo sei diventato… e pensare che Socrate disse…

EURO:  Lisistrata, io vado per provviste. Tu salutami a Socrate. (esce – strappata forte di orchestra – nota tenuta dei violini durante la battuta successiva)

LISISTRATA:  Ah, apatico, agnostico, abulico… Ah, fossi uomo io, cosa non farei… cosa non escogiterei. Un’occasione simile. Fermare una guerra. Vuol dire davvero diventare l’uomo più famoso del mondo! Io sono solo una donna… e che può fare una donna? (avvilita) Che può fare una donna? (rallenta, come colpita da un pensiero) Che può fare una donna! Che idea, che idea… Per Elena si è fatta una guerra, per Lisistrata si farà una pace.

CONCERTATO DEI TRE BALCONI

CORO:  Ahi, se una donna ha qualche idea non si sa mai…

Son vespai, son gineprai, son formicai. Ahi !

( rullo di tamburo)

LISISTRATA: (parlando sul rullo) Moglie di Samio! Bettide, moglie di Samio.

BETTIDE:  (appare sul balcone cantando) Mia cara Lisi, che cosa c’è? Che cosa vuoi da me?

LISISTRATA:  (c.s.) Debbo parlarti d’una cosa grave. Fra un quarto d’ora in piazza. Avverti le altre femmine ateniesi.

BETTIDE: (cantando) Non mancherò. (scompare)

CORO GRECO:  Ahi! Ahi! Se due donne fan combutta è peggio assai. Ahi! Ahi!

LISISTRATA:  (c.s.) Moglie di Dimitrione. Tatianide, moglie di Dimitrione!

TATIANIDE:  (appare sul balcone vestita con corazza ed in assetto di guerra – cantando) Chi mi chiamò? Chi mi chiamo? Lisistrata sei tu. Parla dunque orsù.

LISISTRATA:  (c.s.) Di una cosa gravissima voglio parlarti. Tra un quarto d’ora in piazza. Avverti le altre femmine spartane.

TATIANIDE:  Anche se la cosa è misteriosa anzichenò ti prometto che verrò… sì, verrò… sì, verrò. (scompare)

CORO GRECO:  Ahi! Ahi! Ahi! Tre donne, insieme, quanti guai! Ahi! Ahi! Ahi! (Lisistrata è rientrata nella sua camera – la musica continua con svolgimento di brevissimo balletto durante il quale tutte le donne arrivano sulla piazza e prendono posto per prepararsi ad ascoltare la parola di Lisistrata. Eventuale descrizione dei vari tipi di donne, sia spartane sia ateniesi. Le donne dei due clan non solidarizzano fra loro, ma assumono un atteggiamento quasi di sfida, dividendosi in due gruppi. Sì vedrà che Bettide è la signora delle ateniesi e Tatianide degli spartani. Appena arrivata, Lisistrata comincerà a parlare)

LISISTRATA:  O donne di Atene e Sparta, in libero parlamento io v’ho chiamato a raccolta in questa piazza.

TATIANIDE: Un momento.

LISISTRATA:  Parlerai dopo, Tatianide.

TATIANIDE:  No, parlo adesso.

LISISTRATA:  Sii breve.

TATIANIDE:  Brevissima. Manda via quella.

BETTIDE:  Dicevi a me, Biancaneve?

TATIANIDE:  Sì, sì, proprio a te, campionessa della reazione in agguato.

LISISTRATA:  Signore, vi prego, cessate il vostro alterco privato. Ben altro dissidio, purtroppo, travaglia la povera terra. Dal Libano trema la nuova minaccia di guerra.

BETTIDE:  Ma queste son cose da uomini.

LISISTRATA:  Ti sbagli. Abbiamo il sistema che pone in mano a noi mogli la chiave di tutto il problema.

BETTIDE:  Noi donne tentar d’inserirci tra gli uomini in aspra contesa.

TATIANIDE:  La donna è fragile giunco… una mammoletta indifesa…

LISISTRATA:  Ma abbiamo l’arma segreta. Perché siamo tutte fornite del potenziale ultrabellico di Venere l’Afrodite.

BETTIDE:  Il potenziale è chiarissimo. Ma il fatto dell’arma segreta contro gli uomini?

LISISTRATA:  E’ facile. Bisogna che restino a dieta!

TUTTE:  A dieta?

TATIANIDE:  A dieta di cibo?

LISISTRATA:  Non siate ingenue, signore. E’ chiaro, se parlo di dieta, alludo a una dieta d’amore.

(sorpresa generale sottolineata da orchestra)

BETTIDE:  Sarebbe?

LISISTRATA:  Che se mi seguite, l’uomo a un gran bivio si trova fra le battaglie del campo e le battaglie d’alcova.

TATIANIDE:  Vorrei ben comprendere. O fanno la pace o nell’attimo di… beh… insomma… noialtre chiudiamo la porta del talamo?

LISISTRATA:  Sì.

TATIANIDE:  Benone. Così io mi privo del mio divago più bello..

LISISTRATA:  Ma tu sei malata di sesso.

TATIANIDE:  No. Tu sei malata al cervello.

LISISTRATA:  Tatianide!

TATIANIDE:  Certo, fai presto. Non sai come stanno le cose. Il mio Dimitrione è un marito che nelle battaglie amorose è un lupo di Tracia, un leone di Cipro, un torello di Coo, un orso del Peloponneso.

BETTIDE:  Perché non lo porti allo zoo.

LISISTRATA: (prevenendo la reazione di Tatianide) Smettete. E pensate all’onore di essere voi le colonne di quello che un dì chiameranno: “Lo sciopero delle donne”?

1° DONNA:  Per me, non ci tengo.

2° DONNA:  Io approvo.

3° DONNA:  E grazie, hai un marito in disuso.

LISISTRATA:  Tatianide, tu?

TATIANIDE:  Fossi matta. Io sciopero pel tuo bel muso col risultato che resto la notte più sola d’un cane, a beneficio esclusivo di tutte le cortigiane.

LISISTRATA:  Ma no, che lo sciopero investe l’intera categoria. Tutte le donne del mondo!

BETTIDE:  E’ bello ma solo in teoria, perché ogni marito ateniese, di fronte a una cosa imprevista secondo la moda attuale, consulta uno psicanalista il quale gli scopre il complesso di qualche ricordo infantile… e io a mezzanotte lo trovo che gioca a palletta in cortile.

LISISTRATA:  Sciocchezze! Ma su, ragionate… Pensate che da un sacrificio pur grave, però temporaneo, scaturirà il beneficio d’aver evitato la guerra. La guerra ch’è terminata da qualche anno soltanto e già tutte l’avete scordata. Il coprifuoco… i teatri chiusi… la vita mondana interrotta… il razionamento dei caldi tessuti di lana… e il letto deserto. Il tuo sposo affronta il nemico e, ahimè, fa il corpo a corpo con lui, invece di farlo con te.

TATIANIDE:  Ma quanto dovrebbe durare?

LISISTRATA:  Che importa se un giorno od una anno?

TATIANIDE:  (spaventata) Un anno?

LISISTRATA:  Ma immagina, in cambio, a come i mariti saranno al loro ritorno nel talamo dopo cotanto digiuno.

TATIANIDE:  Mi pare già di vederlo, il mio orso bruno.

LISISTRATA:  E allora?

DONNE:  Io accetto… io pure…

TATIANIDE:  Ma che dirà Dimitrione?

TUTTE:  Evviva Lisistrata.

BETTIDE:  Ho un’ultima opposizione.

LISISTRATA:  Ancora?

BETTIDE:  Un piccolo dubbio: e se per il nostro divieto spartani e ateniesi finiscono per consolarsi a Spoleto?

LISISTRATA:  I nostri mariti? Ma sei matta? Avanti, non temporeggiate, un’ora solenne è nell’aria. Davanti ai numi giurate che fino a quando nel mondo una vera pace si faccia, incroceremo le braccia.

TATIANIDE:  E fossero solo le braccia.

LISISTRATA:  Giurate, o donne di Grecia. Giurate pel bene futuro che chiuderete ai mariti le porte del talamo.

TUTTE:  Giuro!

MUSICA: IL TRIO DELLO SCIOPERO

LISISTRATA:  (rivolta ad un’ateniese) Memide, la buccina. (Memide esce di scena per rientrare subito con la buccina) Suona. (Memide esegue – tutte le donne si schierano dietro Lisistrata. Entrano d’impeto gli spartani, guidati da Dimitrione. Sono in completo assetto di guerra)

DIMITRIONE:  All’armi… all’armi… Dove sono? Presto, due alla colonna, due sotto l’architrave… tre laggiù…Pronti colle armi!… Dove sono? Dove sono gli ateniesi?

LISISTRATA:  Calmati Dimitrione, qui non c’è nessun ateniese.

DIMITRIONE:  Ah, meno male. E la buccina?

LISISTRATA:  Io l’ho suonata. Debbo parlarti.

DIMITRIONE:  Ah… (ai soldati) Riposo.

LISISTRATA:  Ma i tuoi, Bettide, non arrivano?

BETTIDE:  Arrivano. Arrivano dopo, ma arrivano.

LISISTRATA:  Suonate ancora. (si suona di nuovo la buccina)

BETTIDE:  Che ti dicevo? Eccoli. (si sente fischiare il motivo degli ateniesi a marcia, alla maniera del “ponte sul fiume kwait” – entrano gli ateniesi. Alla testa Samio che fa il mazziere)

SAMIO:  Salve e buona fortuna a tutti nel clima di una reciproca comprensione e di una pacifica coesistenza fra i popoli.

DIMITRIONE:  Spartani, attenti!… Impugnaaat lancia!

SAMIO:  Gli spartani! Armati, ragazzi, fuori le armi! (impugna il giavellotto)

1° ATENIESE:  Primo giavellotto impugnato.

2° ATENIESE:  Secondo giavellotto impugnato.

SAMIO:  Molto bene.

3° ATENIESE:  Terzo giavellotto impugnato.

4° ATENIESE: (gli casca il giavellotto) Quarto giavellotto cascato.

SAMIO:  Molto male.

LISISTRATA:  (frapponendosi fra i giavellotti ateniesi e spartani) Fermi, fermi, uomini. Sono io che ho suonato perché vi debbo parlare. Ascoltate.

TATIANIDE:  Manca tuo marito.

LISISTRATA:  Il solito ritardatario… (a Memide) Suona. (Memide suona violentemente la buccina. Si apre un varco fra i due eserciti ed appare Euro)

EURO:  E’ finito l’allarme?

LISISTRATA:  Zitto. Ascoltate, io parlo a voi, uomini di Sparta e Atene. Io parlo a voi a nome di tutte le donne.

EURO:  (tirandola per la tunica, sottovoce) Che fai? Di che t’impicci? Stai zitta!

LISISTRATA:  (sbattendo via Euro) Noi donne, perenni vittime delle vostre sciocche contese, pretendiamo da voi solenne giuramento di una lunga e prospera pace.

DONNE: Sì.

DIMITRIONE:  Cosa dici, donnicciuola? (Euro cerca di minimizzare e fa cenni come per dire “è matta”, sempre non visto da Lisistrata)

SAMIO:  Divertente la ragazza, molto divertente. (Euro fa gli stessi gesti)

LISISTRATA:  Noi non scherziamo uomini. O ci date la pace o scioperiamo!

DONNE: Sì, sì.

DIMITRIONE:  Sciopero? Donna spartana, cosa intende?

TATIANIDE:  Cosa intende?  Ora te lo spiega lei.

BETTIDE: Sì, spiegaglielo Lisistrata.

SAMIO:  Brava, pupa, se no per la preoccupazione avrei dovuto prendere i tranquillanti del dottor Miltaunide.

LISISTRATA:  (imbarazzata) Noi mogli vi priveremo… della nostra attività di mogli.

1° ATENIESE:  Che significa?

2° ATENIESE:  Significa che non ci faranno più mangiare.

SAMIO:  E vuol dire che noi andremo alla trattoria.

LISISTRATA:  No, uomini, cercate di capire… Noi mogli vi priveremo… vi priveremo delle nostre collaborazioni matrimoniali.

1° SPARTANO:  Che sarebbe?

2° SPARTANO:  Che non ci laveranno più le tuniche.

DIMITRIONE: E vuol dire che noi andremo alla lavanderia.

LISISTRATA: No, voglio dire che noi mogli… vi rifiuteremo la nostra prestazione amorosa.

DIMITRIONE:  E vuol dire che noi andremo…

EURO:  E no, li hanno chiusi!

LISISTRATA:  (fulminandolo) Euro!

UOMINI:  (rimasti colpiti, pian piano si rendono esattamente conto) Ma avete capito… vuol dire che… le mogli non… ah questa… Uh! Uh! Uh!... (comincia a serpeggiare fra tutti gli uomini, dopo questa pausa piena di mormorii, una risata che a mano a mano cresce e dilaga – le donne guardano stupite, poi cominciano a tentennare)

TATIANIDE:  (a bassa voce)  Lisistrata, ridono!

BETTIDE:  (c.s.) Stanno ridendo.

LISISTRATA:  (c.s.) Zitte! Non vi mostrate preoccupate… (forte) Noi non scherziamo.

UOMINI:  Ah! Ah! Ah!…

LISISTRATA: (sempre più forte) Rispondeteci!

UOMINI:  Uh! Uh! Uh!…

LISISTRATA:  Uomini, è questa la vostra risposta?

UOMINI:  Oh! Oh! Oh!…

LISISTRATA:  Bene, da questo momento solennemente proclamo lo sciopero delle mogli. Donne, sciopero!

DONNE:  Sì! Sì! Sì! (riprende il finalino della musica dello sciopero, mentre le donne sfilano in corteo uscendo. Lisistrata è ultima. Gli uomini seguitano a ridere dividendosi in gruppi, mentre la risata scema)

EURO:  (tira Lisistrata per la tunica) Lisistrata, sei stata proprio gagliarda… che idea!

LISISTRATA:  Ah, t’è piaciuta?

EURO:  Hai fatto scioperare le mogli… così ateniesi e spartani…

LISISTRATA:  Me compresa! (esce)

EURO:  Come? Lisistrata, aspetta… noi siamo neutrali… (corre da Samio) Samio, o Numi, Numi… Samio, qui la situazione è grave.

SAMIO:  Non preoccuparti, risolveremo il problema.

EURO:  Come? Come?

SAMIO:  Con i nostri soldati.

EURO:  Coi soldati? Ma no, no.. io non ci sto.

SAMIO:  Tu hai liberamente deciso, tu ci devi stare.

EURO:  No, questo non me lo puoi chiedere, Samio. Coi soldati!… Io voglio la moglie.

SAMIO:  Ah, tu parlavi dello sciopero? Piccole cose… capriccetti di donne… Io ho da fare (volgendosi ai suoi uomini) Dunque ragazzi, vi dicevo che ho parlato col generale Icaro. E’ in gran forma, ha messo allo studio un progetto per un volo interplanetario… Sssst… (continuando sottovoce)

EURO:  Dimitrione… Dimitrione! Qui è un disastro.

DIMITRIONE:  Non spargere voci allarmistiche. Non creare panico fra i fieri soldati spartani.

EURO:  Ma sempre alla guerra pensate… Io parlo di questo sciopero delle mogli.

DIMITRIONE:  Cose da donnicciuole (ritorna ai suoi soldati) Dunque gli esperti di balistica… Sssst… (continua sottovoce)

EURO:  Cose da donne… cose da donne! Queste sono cose da uomini. Quelli ancora, gli ateniesi, sono belli, hanno le dracme, ma, dice, sai, sono un po’ frigidi…Ma quest’altro, dice, orso bruno… Ma quale orso bruno? Tutta propaganda… (a Dimitrione) Senti, orso bruno… Dimitrione, Samio… (i due non gli rispondono)… Ma guarda questi due (Improvvisamente urla) Aiutoooo! (i due balzano velocemente verso di lui)

SAMIO:  Chi ti ha aggredito?

DIMITRIONE:  T’aiuto io, t’aiuto io!

EURO:  Ma siete fissati… non mi ha aggredito nessuno. Io penso allo sciopero.

SAMIO:  Tu, ragazzo, pensi a questa inezia di oggi, mentre noi pensiamo al bene delle generazioni future!

DIMITRIONE:  Noi pensiamo alle generazioni future!

EURO:  Ma qui, se le donne scioperano, che le fa queste generazioni future?(i due reagiscono alzando le spalle a Euro e tornano dai loro soldati)

SAMIO:  (ai suoi) Allora, amici, a casa e tutti d’accordo. (alza la voce) La più piccola mossa falsa del nemico e scocca l’ora zero. Andate (gli ateniesi vanno – Samio si avvicina da Euro che è avvilito e seduto per terra con la testa fra le mani) Sta tranquillo, piccolo Euro. L’uomo ateniese che ha alzato le dighe sulle grandi rapide, che ha elevato le sua case fino al cielo, non conosce ostacoli.

EURO: (alzando il dito) Sì, ma se tua moglie…

SAMIO: (afferrandoglielo e interrompendolo) Non temere, ragazzo, e sorridi. Mia moglie è una bimba nelle mie mani… Conosci quella canzone di Archilico: I diamanti sono i migliori amici delle donne? Infallibile. Stasera mi presento con un amico di sette carati… un diamantone così… vedrai come cadrà. Scommetti una dracma? (Euro fa l’indifferente) Scommetti, e io mi presenterò al balcone e ti farò questo segno (fa il segno di O.K.) Lo sai che cosa vuol dire questo tipico gesto ateniese?

EURO:  Vuol dire che è andato tutto bene.

SAMIO: No, vuol dire che mi devi allungare una dracma. E naturalmente sempre nel clima di una reciproca comprensione e di una pacifica coesistenza fra i popoli. (esce)

EURO:  Questo con questi popoli…

DIMITRIONE:  Spartani, rientrate a casa. (gli spartani escono di scena – Dimitrione si avvicina ad Euro) Che ti diceva?

EURO:  Dimitrione mio, mi viene una rabbia… Qui va a finire che per colpa vostra io mi gioco il mio sabato sera. Io sono meridionale, caldo, passionale… mi può pure fare male!

DIMITRIONE:  Mantieni la calma, Euro. Infischiatene, guarda me.

EURO:  E che ti devo dire: è segno che la cosa non ti interessa.

DIMITRIONE:  Cosa vuoi insinuare? Osi mettere in dubbio…

EURO:  No, no… eh, tu sei orso bruno… Ma insomma, tu che fai se Tatianide ti resiste?

DIMITRIONE:  Tatianide è una femmina spartana. Ella ha coscienza di essere matrice e fattrice. Ella è campo e zolla. Ella è zolla ed io aratro. E tu sai cosa fa l’aratro?

EURO:  Traccia il solco.

DIMITRIONE:  Appunto. Non aver paura. Euro, tu stanotte guarda verso il mio balcone e quando vedrai brillare una lanterna è segno che l’aratro spartano sta arando la sua zolla! Buonanotte Euro. (

EURO:  Notte… e buona aratura! (Dimitrione esce)

CAPO RONDA:  (entra) A casa, cittadini, a casa… E’ sabato sera e tutto va bene!

EURO:  Come tutto va bene? C’è lo sciopero delle mogli e tu dici che tutto va bene? Non ti capisco.

CAPO RONDA:  Si vede che non hai mai visto in faccia mia moglie… (riprendendo) E’ sabato sera e tutto va benissimo! A casa, cittadini. (Euro esce)

MUSICA : LA RONDA DEL SABATO SERA

(Il coro continua in sottofondo senza parole – si vede il rincasare di alcuni sposi – le tre donne escono sui loro balconcini)

LISITRATA:  Avete sentito? D’ovunque s’inneggia al sabato sera.

BETTIDE:  Ed invece stanotte…

TATIANIDE:  Ridete… ma a voler essere sincere, io…

BETTIDE:  Nutri ancora dubbi?

TATIANIDE: No, nutro una grande paura.

LISISTRATA:  Non devi averla.

TATIANIDE:  Ce l’ho.

LISISTRATA :  Io, invece, mi sento sicura perché sopra il tempio di Apollo si leggono queste parole : All’alba, al meriggio o al tramonto, ognuno ha il suo raggio di sole.

MUSICA: OGNUNO HA IL SUO RAGGIO DI SOLE

(terminato il numero musicale si sentono dalle quinte la voce di Dimitrione e quelle dei suoi uomini che si augurano la buona notte)

BETTIDE:  (impaurita) Gli uomini che rincasano.

LISISTRATA:  (un po’ meno sicura) Facciamo finta di niente… e in bocca al lupo.

DIMITRIONE:  (F.C.) Tatianide!

TATIANIDE:  In bocca all’orso ruggente. (le tre donne si ritirano in casa)

DIMITRIONE:  (entra in casa cantarellando) Ognuno ha il suo sbarco in oriente… ma ognuno ha il suo sabato sera…

(appaiono gli interni delle case – quello della casa spartana appare più illuminato. Tatianide corre alla porta e ascolta – Dimitrione sta salendo – Tatianide corre a pettinarsi i lunghi capelli neri – entra Dimitrione)

DIMITRIONE:  (avanza a passi di lupo. L’atmosfera è tesa) Brava, brava, brava Tatianide… Hai visto quelle donnicciole che facevano quel movimento pseudo-pacifista e subito ti ci sei inserita per fomentare il disordine… brava… Che gran figlia di Sparta!

TATIANIDE: (a parte) La sua voce… quegli occhi di fuoco… Riuscirò a resistere… tremo verga a verga!

DIMITRIONE:  Tatianide, meriti un premio! Dov’è la lista delle calorie amorose settimanali? (prende la lista e guarda Tatianide di sottecchi) Sei proprio una gran bella spartanona! Stai bene con i capelli sciolti, Tatianide.

TATIANIDE:  (a parte) Egli mi sta avviluppando nell’inestricabile rete di Venere Ciprigna… Vigilo, ma vacillo!

DIMITRIONE:  (consultando la lista) Ecco qua! Abbiamo diritto a due bollini, ma siccome meriti un premio, stasera ne consumeremo almeno quattro e mezzo. Pensa: Tremilatrecentosettantatre calorie d’amore!

TATIANIDE:  (a parte) O programma ardente e proteinico!… Sono già tutta un fremito, ma resisto!

DIMITRIONE:  Vieni dal tuo orso bruno, Tatianiduccia… vieni. (fa per ghermirla)

TATIANIDE:  (vincendosi) No, no. Spartano, no.

DIMITRIONE:  Ella si nega. Poi si concederà. E’ l’eterno giuoco di Eros fanciullo. (forte) Vieni qui, Tatianide!

TATIANIDE:  No, non ti avvicinare. (gli sfugge)

DIMITRIONE:  Non sfuggirmi.

TATIANIDE: No.

DIMITRIONE:  E vieni… (s’inseguono) che fai?… Tatianide… (col fiato grosso) Ma in quest’infantile acchiapparello ci bruciamo tutte le calorie.

TATIANIDE:  Non ci servono calorie. Io sciopero.

DIMITRIONE:  Ah, non scherzavi? Scioperi.

TATIANIDE:  Sì, sciopero.

DIMITRIONE:  Donna di Sparta, ti richiamo al tuo dovere. Lo sciopero è antinazionale. Non è permesso.

TATIANIDE: Che dici? Sparta incoraggia gli scioperi.

DIMITRIONE: Sì, ma a casa degli altri, non in casa propria. Tu fai il giuoco del nemico. Tu mini alla base il contratto collettivo coniugale. Tu devi prestare le tue 40 ore di lavoro settimanale!

TATIANIDE:  Io sciopero.

DIMITRIONE:  Attenta a quello che fai, femmina spartana. Tu sei campo e zolla, non puoi ricusare l’aratro.

TATIANIDE: Lo ricuso. Quando una donna spartana dice “sciopero”, vuol dire sciopero.

DIMITRIONE: Ah, tradimento. Io ti denuncio al comitato interno. (lei fa spallucce e si avvia) Revisionista! Capitalista! Deviazionista! E filoateniese! (Tatianide è uscita e lui seguendola) Guarda che ti faccio deportare nella penisola Iberica… Attenta che io ti mando in Iberia… (esce)

(la luce si abbassa e aumenta, invece, nella stanza dell’ateniese – Bettide è intenta a fare ginnastica – dopo un po’ si spalanca la porta)

SAMIO:  (entra danzando alla maniera di Fred Astaire – fa le claquette e finisce con la mano in avanti – sul palmo teso ha un pacchettino col regalo)

BETTIDE:  (nel fare ginnastica dà un colpo alla mano di Samio e fa cadere il pacchetto) Samio, ti prego, la mia ginnastica estetica.

SAMIO:  Ah, ah, ah… simpaticona! Che pupa, ragazzi, che pupa!(raccoglie il pacchetto e cerca di farlo notare a Bettide che continua a fare ginnastica) Guarda che ti porta il tuo omaccione? Su… bacio-bacio-bacio, in cambio di, di… indovina?

BETTIDE:  Ti prego, Samio!

SAMIO:  Ho capito, muori dalla voglia di sapere che c’è… E va bene, il tuo vecchio Samio ti ha portato nientepopodimenoche: (mostra il diamante) Questo popò di brelocco! Un diamantone di sette carati. Su… bacio-bacio-bacio…

BETTIDE:  Samio, sto facendo la mia ginnastica (si allontana facendo il passo del leopardo)

SAMIO:  (osservando le morbide rotondità) Ma sei già in forma, pupa… Però ce l’hai con me. E hai ragione, hai ragione. Questo maritaccio sempre indaffarato colle sue guerre, le sue dighe, la sua politica, ti costringe a trascorrere in città anche la fine settimana. Hai proprio ragione. Però, sai che ti dico? In fondo al tuo vecchio Samio c’è sempre il ragazzino di una volta, quello che hai conosciuto ai ludi panellenici. Pupa, ricordi quella notte sotto l’Acropoli? La ricordi la nostra canzone? (balla e canta)

Ep ep pupa del Peloponneso

Ep ep pupa del Peloponneso

Non posso darti che amor

Schiripiricchidap.

BETTIDE:  Samio, trema tutta la casa.

SAMIO:  Hai ragione. Non sarò più il susciolo di una volta. Però se mi ci metto riesco ancora a farti vincere la maratona di ballo, eh schiripiricchidap! Dap – dap!

BETTIDE:  Samio!

SAMIO:  Non ti piace questa musica?

BETTIDE:  No.

SAMIO:  Le parole?

BETTIDE:  No.

SAMIO:  Ma come? Schiripiricchidap, dap! (cerca, ballando, di prenderla per una mano e trascinarla nella danza)

BETTIDE:  (con un gesto di distacco) Non gradisco. (lo allontana)

SAMIO:  (riprendendo il regalo) Ma gradirai il brelocco! (glielo ripresenta ma Bettide seguita ad ignorarlo)

BETTIDE:  Samio!

SAMIO:  Oh, pupa, non sarà mica per quel capriccetto dello sciopero? Sarebbe sciocco.

BETTIDE:  Credi proprio?

SAMIO:  Certo, pupa. E’ un’idea assolutamente ridicola. Oltretutto ci farebbe anche male. L’hai letto il libretto del dottor Fasculapio sull’igiene matrimoniale? Contempla, non contempla… E allora pensiamo a queste sciocchezze. (le va vicino) Rilassati, rilass…(Bettide, facendo una flessione, gli dà un colpo) Ahi! Pupa, non vorrai deteriorare il tuo maritone proprio di sabato sera?… Su, un sorrisetto… Non ridi?

E allora sorbisciti questa, la racconta Bolopide: Callimacone, ormai vecchio di 80 anni, convola a giuste nozze con Kirrina, giovine di 30 anni. La prima notte di nozze, mentre si slaccia i calzari, il vecchio Callimacone dice alla giovane sposa: Senti un po’, Kirrina, ti ha detto niente la mamma? No? Andiamo bene, io non mi ricordo più niente… Non ti fa ridere?

BETTIDE:  No.

SAMIO:  Non ti fa ridere?

BETTIDE: No.

SAMIO:  Te ne racconto un’altra: Callimacone quando era giovane un giorno incontrò Prascilla che gli fa: Callimacone… Callimacò…(mentre racconta, Bettide prende il regalo e si chiude nella sua stanza, senza che lui se ne accorga – Samio si volta) Bettide, dove sei? (fa per seguirla ma si accorge che sul tavolo non c’è più il regalo) Visto la pupa come s’è sciroppata il brelocco? E’ infallibile il mio piano: Piano Erogazione Regali Propiziatori. E, erre, pi… Piano E.R.P. Eh, come funzionano le sigle. La pupa è andata di là a sprofumarsi tutta e fra cinque minuti si ripresenterà. Giusto il tempo di vedere come va a finire questo papiro giallo (prende il papiro) Che titolo, ragazzi: “Una bara per Agamennone”. Voglio proprio sapere chi l’ha ammazzato. Per me è stata Clitemnestra. O Clitemnestra o il maggiordomo… (sprofonda nella lettura)

(la luce si abbassa e si alza nella casa di Dimitrione – Tatianide rientra seguita da Dimitrione urlante)

DIMITRIONE:  Attenta, Tatianide! Non fare così, che io t’ammazzo, sai? Io spacco tutto, sai? Io ti schiaccio, sai?

(la luce si abbassa sulla casa di Dimitrione e si alza su quella di Euro)

LISISTRATA:  (entra come una ventata) Euro… Euro…

EURO:  (apparendo fulmineo e pronto) Sì?

LISISTRATA:  Senti come ho pensato di cominciare il proclama alle donne di Micene.

EURO:  Pure alle donne di Micene? Cancellato… avevo pensato di farci una scappata. Creta ha aderito?

LISISTRATA:  Certo!

EURO:  Cretine! Ma come, non t’è bastato quello che hai combinato qui?

LISISTRATA:  Tesoro ma allora non ti rendi conto. Io finalmente ho trovato la mia vera strada, ho trovato la mia missione. Io sono utile al mondo.

EURO:  Meno che a me.

LISISTRATA:  Pensa che in questo momento in tutte le camere da letto di Grecia si parla di me.

EURO:  Non solo di te, anche di tua madre, di tuo nonno, degli avi…

LISISTRATA:  Euro, tua moglie sta per entrare nella storia. Un giorno questo mio proclama sarà inciso su una stele di marmo. Senti come comincia:  O donne di Micene, eccomi a voi. Il volgo dice spesso che noi stando accanto al focolare non corriamo nessuno dei pericoli che l’uomo affronta in campo. Questa è stoltezza. Preferirei tre volte, le armi in pugno, combattere, che non restare sola e l’uomo attendere.

EURO:  Lisistrata, è bello… è bello… Mi hai convinto, sì, mi hai commosso. Sono orgoglioso di te. Lascia che ti baci… (si lancia su Lisistrata cercando di ghermirla)

LISISTRATA:  (divincolandosi) Giù le mani, non mi toccare!

EURO:  Ero commosso… un bacetto sulla guancia.

LISISTRATA:  Nemmeno sulla guancia. Il nostro sciopero investe tutti i settori.

EURO:  Ma non s’era detto che fosse localizzato?

LISISTRATA:  No, Euro, finché l’uomo non cede.

EURO: Eh… m’aiuti a dire: Io sono uomo, cedo.

LISISTRATA:  Ma tu non c’entri, amore. Purtroppo però che ci vuoi fare? Ti trovi fra i due litiganti…

EURO:  Stavolta ti sei compromessa.

LISISTRATA: Perché?

EURO:  Lo sanno pure i bambini: fra i due litiganti il terzo…

LISISTRATA:  Euro!

EURO:  Eh, andiamo… il maritino… Poi tu oramai l’idea l’hai lanciata, la bella figura l’hai fatta, quelle ci hanno creduto. Io non lo dico a nessuno, parola d’onore.

LISISTRATA:  Non capisci, loro hanno fiducia in me. Io devo dare l’esempio, sono una bandiera.

EURO:  (si accosta a lei) Meglio, è pure patriottico.

LISISTRATA:  Non mi toccare. T’ho detto che sono una bandiera.

EURO:  E beh? Un bacetto alla bandiera.

LISISTRATA:  Non posso. Mi dispiace, ma non tradirò la loro fiducia.

EURO:  Fiducia, fiducia… Tu stai qui a fare l’eroina e quelle, magari, a quest’ora…

LISISTRATA:  No, hanno giurato, resisteranno.

EURO:  Sì… coll’orso bruno… (avvicinandosi al balcone) Vuoi vedere che Dimitrione ha già messo la lanterna al balcone?… La lanterna… Hai capito l’antifona?… Vieni, vieni. Guarda la lante… (si rende conto che non c’è)

LISISTRATA:  (ride) E’ inutile, Euro: siamo tutte compatte. Vado di là a finire il proclama per le donne di Micene. (esce)

EURO:  Ma no, aspetta, Lisistrata…

(s’illumina la stanza di Dimitrione)

DIMITRIONE: (entra supplichevole seguendo un’energica Tatianide) Tatianide… Tatianiduccia… piccola colomba. Non negarti a me, non farmi impazzire di desiderio. (lei gli sbatte in faccia la porta della camera) No, Tatianiduccia… fammi entrare. Non essere crudele così con il tuo orsacchiotto. Sarò il tuo scendiletto. (continua a bussare e a supplicare vicino alla porta)

EURO:  (fra sé, preoccupato) Io poi non capisco l’orso bruno… Ma come, ti chiami orso bruno (illuminandosi) Vuoi vedere che questo figlio d’un’orsa bruna nell’impeto, s’è scordato… (tende l’orecchio. Ode Dimitrione che bussa alla porta) Senti che sta facendo…

DIMITRIONE:  Tatianide, che cosa vuoi? Che m’inginocchi? Ecco, sono in ginocchio.

EURO: (chiama forte dal balcone) Dimitrione, Dimitrione, egoista! La lanterna! (Dimitrione si sente chiamato da Euro. Come colto in flagrante si ricompone. Vede la lanterna, la prende e cercando di assumere l’aria di chi ha vinto amorose battaglie, la va a portare sulla terrazza) Bene. La lanterna… Aspetta! (chiama in interno) Lisistrata… Signora bandiera!

LISISTRATA:  (apparendo) Che c’è?

EURO:  Guarda, guarda, signora bandiera.

LISISTRATA:  Come? Tatianide ha ceduto?

DIMITRIONE:  Ne dubitavi?

EURO:  Eh, ne dubitavi? E vuoi vedere che anche la moglie di Samio…

LISISTRATA:  Come? Anche la moglie di Samio?

LISISTRATA:  La moglie di Samio?

EURO:  (chiamando) Samio!… Samio!

SAMIO:  (affacciandosi) Salve, buona fortuna a tutti nel clima…

EURO:  Non è il momento. Te la tiro la dracma?

SAMIO:  Non ancora.

LISISTRATA E DIMITRIONE:  (trionfanti) Ah!

SAMIO:  Bettide si sta preparando. Fra un minuto… Sssst, eccola… tieni pronta la dracma.

LISISTRATA: (chiamando) Psst… (Euro le mette la mano sulla bocca, impedendole di gridare)

SAMIO:  (si appoggia allo spigolo della porta finestra facendo il micione e sapendo di avere un pubblico. Bettide si avvicina ancheggiando provocante. Tutti seguono la scena con tensione) Beh… pupa, hai gradito il brellocco? Cosa fai adesso per il tuo vecchio Samio?

BETTIDE:  (invitante) Chiudi gli occhi.

SAMIO:  (facendo cenni d’intesa agli altri) Subito, pupa…(chiude gli occhi) Bacio, bacio, bacio… (Bettide gli sbatte in faccia la porta del balconcino)

LISISTRATA:  Brava Bettide!

DIMITRIONE:  Ah, ah, ah! Bella figura, marito ateniese… Mai un marito spartano si sarebbe fatto chiudere la po…(Tatianide chiude fracassonamente la porta finestra alle sue spalle)

LISISTRATA:  Brava Tatianide. Ecco, uomini vanagloriosi, presuntuosi, bugiardi… Uomini! Questa è la risposta delle donne di Grecia.

EURO:  Ma Lisistrata…

LISISTRATA:  Lo sciopero continua! (sbatte anche lei la porta in faccia a Euro)

DIMITRIONE:  Tatianiduccia!

SAMIO:  Bettide!

RIPRESA “LA RONDA DEL SABATO SERA”

 (balletto della notte che ha come soggetto l’inseguimento dei mariti alle mogli e il fuggire e negarsi di queste, nel periodo di sette notti)

MUSICA:  DONNA

(sette giorni dopo. Siamo nella sala del sudarium, alle terme. L’aria è satura di calore e di fumo. Samio e Dimitrione sono distesi su lettini a rotelle e sudano. Euro si aggira nervoso per la stanza.)

EURO:  (a parte, canticchiando) Donna, niente si fa per te…

DIMITRIONE:  Donna… (parlando) che caldo! Sette giorni, sette giorni e sette notti. E queste niente… non si muovono. E quelle nemmeno. Ma io oggi ci devo riuscire, a fargli fare la pace, quant’è vero Giove! Scusa! (tira la cordicella e scende nuovo vapore)

SAMIO:  Così, così! Che bel caldo! Ah, come si sta bene. Amico, questo vecchio ciarlatano del dottor Ippocrate ha avuto una grande idea… Queste terme sudarie sono proprio okeion! Sì, sì… una bella traspirata e il problema è risolto.

EURO:  Ah, per te è risolto?

SAMIO:  Assolutamente, amico, assolutamente! Io vengo qui e che faccio? Sudo, poi risudo e poi che faccio? Sudo ancora.

EURO:  Che fai?

SAMIO:  Sudo ancora. Espello gli umori cattivi e trovo la pace dei sensi!

EURO:  (a parte) Questo una pace trova, e qual è? La pace dei sensi!… Almeno non me le dire, queste cose.

SAMIO:  Coraggio Euro, prendi esempio da me. Io ci sto benissimo! Qualcun altro forse… è pieno di cellule maligne…

DIMITRIONE:  Qui si allude! Si sappia, invece, che l’uomo di Sparta, questo miracolo di autodisciplina, è riuscito persino a dimenticare com’è fatta una donna!

EURO:  Ah, tu addirittura non te la ricordi?

DIMITRIONE:  No.

EURO:  Fammi capire: proprio te la sei scordata?

DIMITRIONE:  Assolutamente!

EURO:  Come sarebbe? Non ti ricordi, per esempio, che qui davanti ci ha due…

DIMITRIONE:  (urlando) No! Non me lo ricordo, e non me lo voglio nemmeno ricordare! Perché lo spartano suda. Lo spartano è forte. Lo spartano…

EURO:  Calmati, Dimitrione, calmati… Io ti capisco. Pure io… pensa che poco fa Aristobulone m’ha regalato questa…(tira fuori da una sacca una statuetta di donna nuda e fa per rimetterla dentro)… Oh, io lì per lì nemmeno capivo cosa fosse.

DIMITRIONE:  Che è quella?

EURO:  Niente, una statuetta.

DIMITRIONE:  Ma quella… è una donna!

EURO:  Niente… una statuetta…

DIMITRIONE:  Ma quella, è una donna!

EURO:  Beh… sì… insomma…

DIMITRIONE: Nuda!

EURO:  Ah, già… è vero, è nuda…

SAMIO:  Euro, Euro! Che cosa stai guardando?

EURO: Niente, una statuetta.

SAMIO:  Fammi vedere.

EURO:  Momento… La sto facendo vedere a Dimitrione, poi…

SAMIO: (come un bambino piagnucoloso) Ecco, fai sempre vedere le cose prima a lui, a me niente! Bada che m’arrabbio!

EURO:  Ma no, ma no, adesso la faccio vedere pure a te! (fa per avviarsi)

DIMITRIONE:  E come? La stavi facendo vedere a me! Come sarebbe? (gliela strappa di mano e va in un angolo a guardarla)

SAMIO:  (a Euro) Lui l’ha già vista, ora tocca a me! Fammela dare!

EURO:  (avvicinandosi a Dimitrione) Su, adesso dammela. Un po’ pure a lui.

DIMITRIONE:  (nascondendo la statuetta dietro la schiena) No!

SAMIO:  E’ un’ingiustizia!

EURO:  Su… pure a lui.

DIMITRIONE: Va bene, però in mano mia.

SAMIO:  No, la voglio toccare pure io.

EURO:  Su, la tengo io. (prende la statuetta. Samio e Dimitrione la guardano)

SAMIO:  Che pupa, ragazzi… che pupa!

EURO:  Oh, viene dalla Gallia.

DIMITRIONE:  La Gallia…

SAMIO:  Certo che questi Galli per le donne bisogna lasciarli perdere! Che caldo che fa!

EURO:  Carina, eh?

DIMITRIONE:  Carina? E’ bella! Bella!… che caldo che fa…

SAMIO:  Guarda che curve! (le segue col pollice) Mmmm…

DIMITRIONE: Fa un po’ vedere di là… C’è proprio tutto…

EURO:  E pensare che noi ci perdiamo tutta questa grazia di Dio. (a Samio) Eh?

SAMIO:  (che non capisce) Eh?

EURO:  (ancora a Samio, con più intenzione) Eh?

SAMIO:  (che ha capito) Eh!

EURO:  Voi proprio non potreste? (a Dimitrione) Eh?

DIMITRIONE:  Eh?

EURO:  Non potreste vedere se questa… (a tutti e due) Eh?

I DUE:  Eh?

EURO:  Se questa pace…

I DUE:  Mai! (i due si allontanano. Pausa. Euro rimane colla statuetta in mano considerando i due)

SAMIO:  (a Euro) Psst! Psst! Euro…(si avvicina) Ma quella statuetta da dove veniva? Dalla Gallia?

EURO:  Eh, sì… sissignore… Oh! Ma questa Gallia… dice…

SAMIO:  Che dice?

EURO:  Cose di fuoco! Certi spettacoli!… Con certi pezzi di druide!

SAMIO:  Ma davvero?

EURO:  Eh! Dice che ballano.

SAMIO:  Queste druide?

EURO:  Sì… ballano… poi si levano un velo, poi riballano, poi si levano un altro velo… riballano, poi si levano…

SAMIO:  Un altro velo?

EURO:  La tunica.

SAMIO:  E non è possibile!… Che caldo! Anche la tunica!

DIMITRIONE:  (urlando) Non ho capito, Euro. Che si levano?

EURO:  Anche la tunica!

SAMIO:  (riportando Euro a sé) E poi, e poi?

EURO:  Poi dice… piano piano si levano tutto e rimangono completamente…

SAMIO:  Nude!

EURO:  Sì, stanno sempre tutte nude.

SAMIO:  Che caldo… e poi?

EURO:  Eh, non ti dico… dice che fanno tutte danze!

DIMITRIONE:  Euro, non sento niente, porca miseria! Che mi fai l’ostruzionismo? Di che stavate parlando?

EURO:  Parlavamo di…

SAMIO:  Non glielo dire a quello.

DIMITRIONE:  Allora?

EURO:  Niente… parlavamo della Gallia.

DIMITRIONE:  Ah, della Gallia. Parlate, parlate, m’importa assai! Io ci sono stato tre anni come plenipotenziario, in Gallia!

EURO:  (correndogli incontro) Tre anni?

SAMIO:  In Gallia!

EURO:  Racconta, racconta…

DIMITRIONE:  Eh, non saprei da dove incominciare.

I DUE:  dal principio, dal principio…

DIMITRIONE:  (fa un gesto come di chi promette delizie) Appena arrivato in Gallia, da chi mi fanno ricevere? Da cinquanta giovani sacerdotesse!

SAMIO:  Nude?

DIMITRIONE:  No… Appena mi vedono, si aprono a ventaglio e chi viene verso di me? La sacerdotessa massima.

SAMIO:  Nuda?

DIMITRIONE:  No… Guidato da lei, vengo portato al Simposio. Che Simposio… abbiamo mangiato…

SAMIO:  Uuuuh….

EURO:  Vai avanti.

DIMITRIONE:  Pensate: eravamo serviti da dodici bellissime ancelle…

SAMIO:  Nude?

DIMITRIONE:  No…

SAMIO:  Ma allora, questa Gallia?…

DIMITRIONE:  Ad un certo punto si apre una tenda ed escono ventiquattro ballerine druide…

SAMIO:  Nude?

DIMITRIONE:  No… Ballano, si dispongono a semicerchio, ed ecco entrare due magnifici cavalli bianchi…

SAMIO:  Nudi?

DIMITRIONE:  Ehm… sì, sì.

SAMIO:  (dopo una pausa) E sai quanto ce ne importa a noi dei cavalli bianchi nudi!

MESSAGGERO:  (entra deciso) Dimitrione, un messaggio per te: malgrado le ricerche non abbiamo notizie di Polipaide.

DIMITRIONE:  (che ha cercato di far tacere il messaggero) Sssst… vai.

SAMIO: Polipaide? Cos’è, un’arma segreta? Una nuova freccia?

DIMITRIONE:  E’ un segreto di stato.

EURO:  Ma che segreto… Polipaide… Sfido io che resisti, ti facevi cercare Polipaide. Samio, non te la ricordi Polipaide?

SAMIO:  Polipaide?!

EURO: Ma sì, Polipaide, la flautista. Piripiripì…

DIMITRIONE:  Quale piripiripì? Polipaide è un’eletta artista di stato, esimia concertista, ragazza coltissima, filosofa, allieva di Aristotele… frequentatrice della scuola dei Peripatetici…

SAMIO:  Ah, la peripatetica.

EURO: Ma sì, Polipaide, la flautista… Apposta fa l’eroe della resistenza! Si faceva venire la crumira.

DIMITRIONE:  Ma quale crumira! Sette giorni che la cerco e non si trova.

SAMIO:  Non avrà aderito?

DIMITRIONE:  Allo sciopero? No, quella non c’è pericolo!

EURO:  (che si sta aggirando tra le terme sventolandosi, passa davanti ad una finestra. Si ferma di colpo. Torna indietro e riguarda dalla finestra. Vede qualcosa che lo sconvolge) Ehi! (cerca di parlare ma non gli escono che suoni inconsueti. A gesti chiama Samio e Dimitrione)

SAMIO:  Che c’è, amico?

DIMITRIONE:  Che succede?

EURO:  (senza parlare gli fa gesti indicandogli di guardare. I due guardano e rimangono anche loro sconvolti)

SAMIO:  Che meraviglia!

DIMITRIONE:  Oh, che caldo!

EURO:  Ma di chi è?

SAMIO:  Ma… è quello di mia moglie! Non guardate… (cerca di coprire gli altri due. A Dimitrione) Non guardare tu!

DIMITRIONE:  Giù quelle manacce! Tanto, che ti credi? Io guardo quello, ma penso a quello di mia moglie…

SAMIO:  Già, ma intanto guardi quello della mia, maleducato.

DIMITRIONE:  Maleducato sei tu, sciocco imbecillone!

EURO:  Ma vi rendete conto… Litigare perché una signora fa asciugare alla finestra il suo reggiseno…

SAMIO:  Ma è il bucato di mia moglie, e lui fa i pensieracci sul reggiseno di mia moglie. Guarda come guarda!

DIMITRIONE:  Io sono abituato a ben altri reggiseni… calibri spartani! Cosa vuoi che mi facciano quelle due conchigliette…

SAMIO:  Già, sei abituato a due amache!

EURO:  Lo vedete, lo vedete… altro che terme sudarie! Così non si può andare avanti. Cercate di mettervi d’accordo. In fondo, forse non siete neanche tanto nemici… Eh, Samio, che ne dici tu?… Sei molto nemico suo?

SAMIO:  Io, per me, sono anche disposto a levare dal Medio Oriente i miei reggiseni… oh, pardon, i miei reggimenti… Ma lui cosa fa con gli Ungari?

DIMITRIONE:  Cosa c’entra… Se lui leva i suoi reggimenti… pardon, i reggiseni… insomma, quelli con i soldati… vuol dire che anche io…

EURO:  Vedi Samio, lui anche.

SAMIO:  Ah, se lui anche… (a Dimitrione) Anche?

DIMITRIONE:  Anche.

SAMIO:  Anche!… (cadendo in estasi) Belle le anche!

DIMITRIONE:  (anche lui in estasi) Belle le anche!

SAMIO:  Bianche…

DIMITRIONE:  Bianche…

SAMIO:  Belle le anche bianche!

EURO:  (profittando del loro stato) Signori, concludiamo in fretta, se no… se no…

DIMITRIONE:  Se no… se, no… bello il seno…

SAMIO:  Prego?

DIMITRIONE:  Il seno. Bello!

SAMIO:  Bello, bello il seno! Ma anche le anche!

DIMITRIONE:  Bianche…

SAMIO:  Bianche…

EURO:  Buoni, buoni! Sveglia, su… Non ci abbandoniamo ai sogni, concludiamo, che ci attende una succulenta realtà. Qui stiamo male… (dà schiaffetti a Dimitrione) Su, Dimitrione…

DIMITRIONE:  Come sto male…

SAMIO:  Anch’io sto male… Perché poi fa male. L’ha scritto pure il dottor coso… Lì sul coso… Insomma, fa male, io l’ho letto. L’ho letto… letto… Che bello il letto…

DIMITRIONE:  Bello il letto, bello… Ma anche le anche…

SAMIO:  E come no, anche le anche bianche… e pure il seno…

DIMITRIONE:  E certo, bello il seno, bello…

EURO:  Ma anche la pace è bella.

I DUE:  La pace… la pace… sì…

DIMITRIONE:  Sì, ma qui però…

EURO:  Ma perché proprio qui no?

SAMIO:  La ragione: l’occhio del mondo… gli storici… Domani la chiamerebbero la pace dell’albergo diurno… la pace sudata…

EURO:  Non lo so; più sudata di così…

DIMITRIONE:  No, no. Se pace dev’essere, che sia solenne.

SAMIO:  Okeion, allora facciamola a casa mia!

DIMITRIONE:  Povero cocco. Perché i gazzettieri possano commentare: Sparta si è piegata! Perché non vieni tu da me?

SAMIO:  E come no? E che ci ho scritto in fronte? Allora Atene si può piegare e Sparta no…

EURO:  Sentite, sentite: mi piego io, guardate, mi piego, mi spezzo, mi inchino, vi metto la casa a disposizione. Ci mettiamo lì, un tavolo, tre sedie…

DIMITRIONE:  Di sedie ne occorreranno almeno una decina.

SAMIO:  Perché? Bastano tre.

DIMITRIONE:  Ah, così i miei satelliti restano in piedi.

SAMIO:  I satelliti? Non ho capito bene… Diciamolo pure alla portiera col marito… che portino i bambini… facciamo un pic nic.

DIMITRIONE:  Debbo forse arguire che con questa sottile ironia si vuole mancare di rispetto ai miei satelliti?

SAMIO:  Sì.

DIMITRIONE:  Ah, sì?

EURO:  Basta, basta… addio pace! Voi non cedete, quelle non cedono. Numi, numi, numi… perché non mi aiutate voi?

SAMIO:  Ecco, bravo amico, prega i numi che facciano cedere le donne, perché tanto Atene non cede.

DIMITRIONE:  E Sparta nemmeno. Perché Sparta è…

EURO:  Eh, sì, questo lo sappiamo, ma adesso, vi prego…innalziamo insieme la rituale invocazione ai numi… La innalziamo?

I TRE:  Innalziamola.

MUSICA: NUMI… NUMI… NUMI

(terminato il trio dei sacrifici agli dei, rapido buio. Musica agitata, con i motivi intrecciati dei spartani e ateniesi.. Due riflettori illuminano l’ingresso in scena di due cortei di spartani e ateniesi, con cartelli inneggianti alla pace e alla donna)

MUSICA:  PRENDILA CON FILOSOFIA

(terminata la canzone tutti gli uomini si allontanano)

TATIANIDE:  (entrando) Pssst… pssst… Scusino signori (ai coristi)

CORO:  Dicci, diletta figlia.

TATIANIDE:  Erano loro, poco fa, che consigliavano di prendersela con filosofia?

CORO:  Sì, diletta figlia.

TATIANIDE:  Ah, sì? (tira fuori un nodoso randello e comincia a seguire il coro che scappa) Mascalzoni! Vengono pure a prenderci in giro…

LISISTRATA:  (accorre) Tatianide, che fai? Ferma! Il coro è sacro agli dei.

TATIANIDE:  Come? Nella situazione in cui mi trovo da sette giorni, per colpa di questo maledetto sciopero, quelli mi vengono pure a dire di prendermela con filosofia… (urlando) Ma prendetevela…

LISISTRATA:  (interrompendola) Tatianide… Cosa dici?… Hai perso la testa?

TATIANIDE:  Sì. Ti rendi conto che da sette giorni il mio Dimitrione, il mio leone ruggente…

LISISTRATA:  Beh?

TATIANIDE:  Non ruggisce… Un atroce sospetto mi morde il cuore.

LISISTRATA:  Di che cosa sospetti?

TATIANIDE:  Polipaide, la flautista, quella cortigiana… quella sporcacciona… Io l’ammazzo, io glielo faccio mangiare, il flauto…(si avvia furente)

LISISTRATA:  Dove vai? Fermati! Non dare corpo alle ombre.

TATIANIDE:  Ombre? Tu parli così perché non conosci i fascini del mio Dimitrione. Non sai com’è ardente e appassionato, selvaggio come un cavallo dell’Argolide, tenero come un polipetto del mar Egeo. E caldo come il vento che squassa le sabbie di Cirene. E quando mi stringe fra le sue forti braccia, io cosa sono? Una piccioncina piccola, piccola…

LISISTRATA:  Tatianide, non diciamo stupidaggini.

TATIANIDE:  Perdonami, perdonami ma mi sento debole… Ho paura di tradire la causa. Perché ogni qualvolta lo vedo varcare la soglia di casa… brividi caldi e ghiacciati mi corrono lungo la schiena e ripendo al rotolarsi sull’erba, le corse nudi sui prati… margheritine cogliendo… e l’incalzare dei baci, dolci qual miele di Tracia. E l’intervallo coi cigni… Dei! La sua voce infuocata che mi sussurra sul lobo: gattina, sirena, pulcino…

LISISTRATA:  Sì, buonasera!

TATIANIDE:  Ed il suo sonno di bimbo…

LISISTRATA:  E basta, Tatianide, dominati! Cosa credi?… Anche io…

TATIANIDE:  E’ diverso, è diverso… tu sei una borghese…

LISISTRATA:  Può anche essere, ma che ne sai tu di quant’è difficile per me fare a meno di quel mio ragazzaccio pigro? Che ne sai tu di quanto mi piace… come gli crescono i capelli… E quella sua maniera di dire le bugie… e quegli occhioni di cucciolo smarrito di quando vuole farsi perdonare… E la notte, ogni notte, quando viene a grattare alla porta della mia stanza… e insiste… e mi chiama… e rimane lì… Credi che per me non sia difficile quanto per te fare finta di non sentire?

TATIANIDE:  Allora anche tu sei come me… Senti, Lisistrata, cediamo! Sì, perché resistere. Forse è tutto inutile… Dammi retta, cediamo!

LISISTRATA:  Zitta Tatianide, non mi tentare…

TATIANIDE:  Ma pensa, ma pensa che bello, stasera, quando viene a grattare alla porta della tua stanza, tu gli apri e così vedi quanto gli sono cresciuti i capelli… sì, sì, cediamo…

LISISTRATA:  Forse… forse hai ragione tu.

TATIANIDE:  Ma certo che ho ragione io. Su, cediamo, sii buona!

BETTIDE:  (entra di corsa come una ventata, dietro di lei una schiava della Gallia) Lisistrata, Lisistrata, notizie meravigliose! Questa ancella porta l’adesione di tutte le donne della magna Grecia, dell’Etruria, dell’Iberia e perfino quelle della Gallia.

LISISTRATA:  Davvero?

CRISEIDE:  Certo, grande Lisistrata… La tua idea, come una fiamma sospinta dal vento, ha incendiato tutte le donne d’Europa (entrano via via tutte le donne entusiaste, a gruppi di due e tre)

BETTIDE:  Pensa che in Gallia, in tuo onore, hanno fondato i circoli amici di Lisistrata.

CRISEIDE:  Un uomo di Tebe ha offerto mille dracme per avere l’esclusiva del tuo memoriale.

BETTIDE:  E poi un principe di Persia ha ripudiato la sua bellissima moglie perché vuole sposare te. E Pindaro ha scritto una canzone per te e l’ha mandata al festival di Patrasso! Non è meraviglioso? Tatianide, non hai sentito?

TATIANIDE:  Ho sentito, ma tanto, ormai…

BETTIDE:  Ormai perché?

TATIANIDE:  Tanto ormai Lisistrata ha già deciso.

LISISTRATA:  (aggredendola) Che cosa ho deciso?

TATIANIDE:  Non s’era detto…

LISISTRATA:  Cosa? Sei pazza?

TATIANIDE:  Come… cinque minuti fa, proprio qui…

LISISTRATA:  Oh, ti dà di volta il cervello. Non le date retta… Piuttosto, quel principe di Persia… che mi dicevi?

BETTIDE:  Egli è pazzo di te.

LISISTRATA:  Che stupido, non mi conosce nemmeno… non ti pare, Tatianide?

TATIANIDE:  Non mi pare. (le volta le spalle)

BETTIDE:  E non ti ha ancora detto dei doni: quattro carri stracolmi di regali!

LISISTRATA:  Regali? Mandano anche regali? (tutte le donne si interessano)

CRISEIDE:  Sì, o Lisistrata, sete d’oriente, veli di Scizia, profumi d’Arabia, le donne di Gallia, maestre d’amore, vi mandano perché, più che mai seducenti, possiate al più presto costringere gli uomini a cedere. (le donne spingono in scena i carretti con i doni. Tutte eccitate e felici, urlando si gettano su questi carretti. Ne estraggono stoffe, monili e biancheria. In pochi minuti la piazzetta si trasforma in una specie di festoso e variopinto mercato)

LISISTRATA:  (sale su un carretto e domina l’eccitazione delle donne) Donne, donne! Ancora una volta la divina Afrodite mi ha ispirato una grande idea.

TATIANIDE:  Un’altra…

LISISTRATA:  Domani, quando l’ultimo sole incendierà l’Acropoli, cominceranno le grandi Dionisiache. Noi, in questa sacra occasione, offriremo agli uomini una tregua.

TATIANIDE:  Una tregua?!

LISISTRATA:  Una tregua finta.

TATIANIDE:  E ti pareva!

LISISTRATA:  Essi, nella loro vanagloria, crederanno che stiamo per cedere. Noi, invece, forti della nostra femminilità, potenziata dai doni delle nostre sorelle, li provocheremo fino a costringerli alla più ignominiosa delle rese! Siete d’accordo?

DONNE:  (con un urlo di entusiasmo) Sì!

MUSICA:  QUESTA E’ FEMMINILITA’

LISISTRATA:  E’ pronto per voi l’armamento di questa nuova offensiva. (vede Tatianide che ha preso qualcosa e la nasconde dietro la schiena) Tatianide, che cosa hai preso? Dai, mostra la refurtiva. (Tatianide mostra vergognosamente tre cappellini) Ma insomma, voi donne spartane appena varcate i confini, la prima cosa che fate… rubate due o tre cappellini. Provati piuttosto queste (e le porge delle calze)

TATIANIDE:  E che sono?

LISISTRATA:  Sono calze.

TATIANIDE:  E che faccio con questi affari? (le infila nel braccio)

LISISTRATA:  Ma come, te li sei infilati nel braccio?

TATIANIDE: (fingendo di aver sbagliato) Oh, che sciocca… ho sbagliato (se le mette a mo’ di nastri intorno al viso) Va bene?

LISISTRATA:  Tatianide, tu m’impressioni. Le devi infilare alle gambe.

TATIANIDE:  (provando) Ma sopra o sotto i dragoni?

LISISTRATA:  Che guaio.

TATIANIDE:  Non è colpa mia… A Sparta la moda ritarda… Insegnami tu ad esser bella, afrodisiaca e maliarda.

LISISTRATA:  Eccoti questa… (le porge un’ampolla)

TATIANIDE:  Cos’è?

LISISTRATA:  E’ un delicato profumo.

TATIANIDE:  Ah, lo conosco benissimo. Ne faccio largo consumo (prende l’ampolla e ne beve d’un fiato il contenuto)

LISISTRATA:  Ma che fai? Te lo bevi? Cospargerne il corpo, bisogna, e nel sentire gli effluvi l’uomo… la vittima… sogna…

MUSICA: FEMMINILITA’

(nel balletto che segue Lisistrata mostra alle donne come servirsi delle armi della femminilità. Una donna porta un paio di scarpe con tacchi alti, insoliti per le donne di Grecia. Lisistrata le calza e comincia a camminare con difficoltà. Anche le altre fanno lo stesso e lentamente si muovono fino a camminare normalmente. Terminata la danza ed uscite tutte di scena, ecco apparire Tatianide che ha indossato gli ultimi arrivi distribuiti da Lisistrata. Cammina seguendo i consigli ricevuti alla maniera delle donne di Efeso. E’ sexi e, alla sua maniera, buffa. Canta anche lei. Durante la canzone appaiono gli uomini, tutti vestiti per le Dionisiache e fanno circolo intorno a lei. Tatianide danza con tutti gli uomini. Uscita lei, appaiono, inghirlandati a festa con corone di alloro sulla fronte, Samio, Dimitrione ed Euro. Sempre sul motivo di “Questa è femminilità” cantano “Questa è la mascolinità”)

(Cambio scena per le grandi Dionisiache. Il coro canta, entra il corteo degli uomini che portano palme dorate. Si dispongono in semicerchio. Entra poi il corteo delle donne che fa mostra delle nuove armi femminili giunte in dono dalla Gallia. Gli uomini guardano meravigliati le loro donne che gli appaiono così indifferenti. Entrano Samio, Dimitrione ed Euro ai quali tutti indicano tre chioschetti. I tre uomini aprono le tende dei chioschetti e appaiono in quello di destra Bettide, in quello di sinistra Tatianide ed al centro Lisistrata. Ha inizio una danza che si fa sempre più frenetica. Bettide si slancia nella danza, trascinando anche Samio, ma quando egli sta per abbracciarla, fugge. La stessa cosa fa poi Tatianide con Dimitrione e Lisistrata con Euro. Il ballo si fa sempre più violento. Tatianide, Bettide e Lisistrata entrano, si mescolano con i danzatori e fanno a nasconderella con i loro mariti sempre più lanciati e desiderosi.)

LISISTRATA:  (al culmine della danza, grida) Fermi! La nostra tregua è finita. Da questo momento, ogni donna riprende lo sciopero. A meno che non sia questo l’attimo della vostra pace. (tutti gli uomini ansimanti guardano supplichevoli Samio e Dimitrione. C’è un momento di suspance)

I DUE:  E pace sia! (un urlo di gioia accoglie questa dichiarazione e la danza riprende più festosa che mai. E’ una specie di ratto delle sabine. In questa confusione entra un messaggero)

MESSAGGERO:  Dimitrione! Dimitrione!

DIMITRIONE:  Che c’è, messaggero?

MESSAGGERO:  Truppe ateniesi armate di tutto punto sono sbarcate nell’isola di Formoseide.

DIMITRIONE:  (con un balzo minaccioso verso Samio) Tu?

SAMIO:  Sì.

DIMITRIONE:  Perché?

SAMIO:  Così.

DIMITRIONE:  Ah, sì?

SAMIO:  Sì.

DIMITRIONE:  All’armi!

SAMIO:  All’armi!

LISISTRATA:  Questa, uomini, la pagherete cara. Donne, a me. Da questo momento le vostre mogli lasceranno le vostre case e si chiuderanno con me nell’Acropoli. (le donne, che nel frattempo hanno fatto gruppo attorno a Lisistrata, stanno per avviarsi)

EURO:  Un momento… Lisi… ferma. Voi due zitti! (a Samio e Dimitrione)  Giove, Giove, ma come… m’avevi promesso che sistemavi tutto… (un tuono improvviso squassa l’ambiente. Le donne si fermano in attesa)

GIOVE:  (fuori campo) Euro, lo sai pure tu che io, quando posso, coopero. Ma sai che succede quassù? Giunone ha aderito allo sciopero! (un grido di trionfo delle donne che si allontanano. Poi, ad un cenno di Lisistrata, cantano sul motivo dello “sciopero”)

DONNE:  Scioperiamo…scioperiamo… sì, sì, sì… scioperiamo!

(gli uomini si abbattono desolati, mentre Dimitrione e Samio continuano a discutere, moderati da Euro. Dall’interno si sente un suono di flauto, è Polipaide. Gli uomini si riprendono e si voltano verso la parte dalla quale arriva il suono. Entra in scena, bellissima, Polipaide la flautista. Tutti gli uomini la seguono, cantando, una volta tanto d’accordo).

MUSICA:  CRUMIRA

(al termine della canzone le donne fanno una veloce sortita, s’impadroniscono di Polipaide e la portano via, mentre cala il sipario sugli uomini ancora una volta beffati)

FINE DEL PRIMO TEMPO

ATTO SECONDO

SONO PASSATI SETTE GIORNI DALLE DIONISIACHE. LA SCENA RAPPRESENTA L’ESTERNO DELL’ACROPOLI OVE SONO SEMPRE RINCHIUSE LE DONNE. TUTTI INTORNO NELL’ACROPOLI, LE TENDE DEGLI UOMINI CHE STANNO ASSEDIANDO LE LORO MOGLI. IL CAMPO DORME. E’ L’ALBA. SUONA LA BUCCINA DELLA SVEGLIA. DALLE TENDE ESCONO GLI UOMINI ATENIESI E SPARTANI. SI STIRANO. SBADIGLIANO. POI UN ATENIESE PRENDE UN MEGAFONO E SI RIVOLGE ALLE MURA. ALTRETTANTO FA UNO SPARTANO. MUSICA SOTTOFONDO.

ATENIESE: Buongiorno donneeee!

SPARTANO:  Buongiorno, tenere spose.

ATENIESE:  Avete trascorso bene la vostra settima notte nell’Acropoli?

SPARTANO:  La quindicesima notte di solitudine?

ATENIESE:  La volete smettere con questa sciocchezza?

SPARTANO:  Tanto noi l’assedio non lo togliamo.

ATENIESE:  Ci rispondete oggi? (tutti tendono l’orecchio. Dall’Acropoli non giunge nessuna risposta)

SPARTANO:  Ci rispondete? (nessuna risposta. Tutti appaiono seccatissimi ma le voci continuano speranzose)

ATENIESE:  Pazienza! E non preoccupatevi, perché senza di voi ce la caviamo benissimo.

SPARTANO:  Terminano così le nostre comunicazioni del mattino.

BREVISSIMO BALLETTO DEGLI UOMINI CHE FANNO FACCENDE DOMESTICHE

DIMITRIONE:  (arrivando di corsa) Euro! Euro!

EURO:  (si affaccia dalla tenda sbadigliando) Che c’è?

DIMITRIONE:  Qui non si può più andare avanti.

EURO:  (svegliandosi di colpo) Che? Smettiamo? E’ finito lo sciopero?

DIMITRIONE:  Io parlo del tuo amico Samio! Tu sei testimone che le fontane il sabato toccavano a me; beh, non ho trovato le fontane occupate dagli ateniesi? Allora uno i patti che li fa a fare, scusa? Ché, è il padrone delle fontane lui?

EURO:  Lo conosci, no; lui ha quella debolezza! Appena vede un po’ d’acqua, perde la testa e ci sbarca dentro.

SAMIO:  (apparendo sulla sua tenda) Senti Euro, invece di fare tanto lo spiritoso, di al tuo amico Dimitrione  che prima di tutto è poco carino a dire le cose dietro le spalle e poi, se le cose stanno così, ricordagli che i suoi panni se li vada a stendere sul pratone degli ulivi, secondo gli accordi, e non sul campo di zucche che spetta a noi.

DIMITRIONE:  E che è colpa mia se le vostre vacche hanno sporcato tutto il pratone? Che dovevo fare? Stendere, con rispetto parlando, sulla pupù?

SAMIO:  E’ già… per le zucche sì e per le fontane no. Quello che è suo è suo e quello che è mio è pure suo…

EURO:  Buoni, buoni… si sa che il giorno del bucato siamo tutti un po’ nervosi! Avevamo stabilito che fino a che quelle stavano chiuse dentro l’Acropoli le assediavamo d’amore e d’accordo? Se invece litigate… un po’ di pazienza. Oramai siete nemici intimi!

DIMITRIONE:  E va là… tocca sempre a me! Manda giù, manda giù. Perché sono troppo buono… ma ha da venì… anzi, ho da venì… (se ne va arrabbiatissimo)

SAMIO:  Che carattere, una zitella! Brutto effetto che gli fa lo sciopero.

EURO:  Eh, poveretto, lui un po’ ci soffre, orso bruno com’è. Poi capirai, cuci, lava, spolvera, rigoverna, stira… A proposito, che mi daresti una mano a stirare il peplo? Il plissè mi viene sempre male… ci vengono sempre le false pieghe.

SAMIO:  Il plissè è difficile. Tante volte dipende da come ci spruzzi l’acqua sopra, da quanto è caldo il ferro… certo ci vuole la mano. Ora te lo vengo a stirare io. (entrano nella tenda di Euro)

MUSICA:  LA GUERRA DI TROIA

TERMINATA LA CANZONE TUTTI ESCONO DI SCENA. LA SCENA SI GIRA A VISTA ED APPARE L’INTERNO DELL’ACROPOLI. ENTRANO LE DONNE VESTITE DA AMAZZONI. NELL’AZIONE COREOGRAFICA SI VEDRA’ LISISTRATA CHE TENTERA’ INVANO DI INSEGNARE L’USO DELL’ARCO E DELLE FRECCE E DEL GIAVELLOTTO ALLE ALTRE DONNE.

BETTIDE:  Lisistrata! Il reparto sarte ha terminato le divise fuori ordinanza. Va a vederle.

LISISTRATA:  Vado. Voi, con me. (esce seguita da alcune donne. Entra sconvolta Tatianide)

TATIANIDE:  Lisistrata, Bettide, dove siete? Sciagura, sciagura, sciagura!

BETTIDE:  Ancora? Ma ti verrà un esaurimento. Che altro succede?

TATIANIDE:  Orribili cose a dirsi, orribili a vedersi! Da anni la notte mi portava sempre lo stesso sogno: un orso bruno che insegue nel bosco una cerbiatta azzurra… io… M’insegue, m’insegue poi con un balzo mi raggiunge e lì, nel sottobosco… Mirabili cose a dirsi, mirabili a vedersi! Ma questa notte, l’orso bruno è passato avanti alla cerbiatta azzurra, le ha mostrato le terga e si è dato ad inseguire un cinghiale giallo! Capisci Bettide?

BETTIDE:  No.

TATIANIDE:  E se il cinghiale giallo fosse Samio?

BETTIDE:  Cosa?

TATIANIDE:  Era tanto che mi chiedevo: ma come faranno a resistere? Ora con questo sogno lo so. Sono tutti uomini, sempre insieme, soli! Hanno cambiato idea…. Ma io salverò il mio Dimitrione. Non permetterò mai che passi all’altra sponda! Essi non l’avranno. (si avvia)

BETTIDE:  (la trattiene) Fermati.

TATIANIDE: Lasciami.

LISISTRATA:  (ENTRA) Che cosa succede?

TATIANIDE:  Succede che basta! Fino ad oggi sono stata umile gregaria al servizio della tua individualistica ambizione! Ora basta! Voglio Dimitrione, lui ha bisogno di me, io di lui, scelgo la libertà.

LISISTRATA:  Vai pure se vuoi. (a  Bettide) Lasciala… qui dentro non c’è posto per i deboli.

TATIANIDE:  (si guarda intorno, poi, come assalita da una crisi, si getta in ginocchio) Perdonami Lisistrata! Ti abbraccio le ginocchia… perdonatemi voialtre tutte!

LISISTRATA:  Alzati, Tatianide, solo chi cade può rialzarsi.

SAMIO:  (di fuori, al megafono) Donne ascoltate!

TATIANIDE:  O numi, ricominciano.

BETTIDE:  Questa guerra psicologica m’innervosisce in un modo…

SAMIO:  Questa è la voce di Atene che vi parla.

LISISTRATA:  In gamba ragazze, resistete a tutte le tentazioni.

SAMIO:  Donne ateniesi! Qui tutto bene… serata magnifica, quella organizzata per questa sera. Venite e troverete il vostro cantore preferito. E’ arrivato niente popò di meno che Perricomide!

GINGERICA:  Perricomide? Lui, oh!

MAMIDE:  Magici Momenti.

CAROLIDA:  Adorato!

LISISTRATA:  Ferme! E’ tutta propaganda! Vi promettono Perricomide e magari poi vi fanno trovare Claudio Villico.

SAMIO:  E non basta, bellezze! Sapete chi è arrivato dalla nebbiosa Abbione?  Un narratore che vi potrà raccontare tutti i particolari dell’amore fra la principessa Margareide di Britannia e il guerriero Taunsendio!

BETTIDE:  E io che ero rimasta a quando si erano lasciati.

GINGERICA:  Anch’io.

BETTIDE:  Avranno avuto il consenso! Io debbo sapere… io vado!

LISISTRATA:  Fermati, non li ascoltare!

DIMITRIONE:  (da fuori con il megafono) Qui parla Sparta. Qui parla Sparta.

TATIANIDE: Ora tocca a noi… voglio riscattarmi, coraggio compagne!

DIMITRIONE:  Qui sparla Parta… rettifico… qui parla Sparta! Che v’informa sulle ultime notizie. La perfetta organizzazione di Stato sta provvedendo all’invio di una contingente di schiave persiane che saranno socializzate.

TATIANIDE:  Vigliacchi!

LISISTRATA:  Non ci credere.

DIMITRIONE:  Ascoltate le impressioni di mirrina, la schiava campione pervenutaci ieri sera. Buongiorno, bella Mirrina, come ti sei trovata tra i mariti spartani?

MIRRINA:  Bene, proprio bene. Siete dei simpaticissimi maschiacci!

TATIANIDE:  Maledetti!

SONIADE:  Mascalzoni!

KATIUSCIDE:  Io l’ammazzo!

DIMITRIONE:  E chi ti ha fatto la migliore impressione?

MIRRINA:  Il capo, quell’infuocato orso bruno!

TATIANIDE:  Io lo strozzo! (fa per lanciarsi, urlando, verso la scaletta)

LISITRATA:  Un momento, tenetela. Vado io. (si arrampica sulla scaletta)

MIRRINA:  Un uomo con un temperamento, con un impeto… (Lisistrata le tira un sasso dall’alto delle mura. Dimitrione, con la sua voce naturale) Aia! Chi è che tira i sassi?

LISISTRATA:  (tornata giù) Avete visto? Non dovete lasciarvi vincere dalla guerra dei nervi.

EURO:  (di fuori con il megafono) Questa è la voce di Euro neutrale, che non c’entra niente e se la passa tanto male! Lisistrata, mi senti? Io ho sempre quella cosa da dirti… stasera, poi, c’è pure la luna…

LISISTRATA:  Basta!

EURO:  Ti dico una cosetta…

LISISTRATA:  Bisogna farli tacere!

DONNE:  Sì, falli tacere, falli tacere!

LISISTRATA:  Donne, al contrattacco! Mettiamo in atto il piano di emergenza! Il corpo scelto di rappresentanza, sulle mura! Monterete la guardia. Questa volta, non da guerriere ma da donne! Sinuose, tentatrici, femmine… devono perdere la testa! (la luce si abbassa su Lisistrata. L’acropoli si chiude. Si vedono gli uomini come all’inizio della scena)

ATENIESE:  Allora donne? Vi decidete a tornare a casa? Vi arrendete donne?

SPARTANO:  Andiamo, smettetela donne!… (le donne sono arrivate sugli spalti ed iniziano il ballo della tentazione. Gli uomini le vedono)

ATENIESE:  Donne… (cambiando tono) donne…

SPARTANO:  Donne… (cambiando tono) donne…

(tutti gli uomini si radunano per guardare la ronda di guardia femminile. Esce un robusto guerriero)

ATENIESE:  Uomini, cosa fate? Vi lasciate tentare così dalle donne? Cos’è questa debolezza? Tutti qui subito, a fare ginnastica. In casi come questi la ginnastica è quello che ci vuole.

MUSICA:  CANZONE DELLA GINNASTICA

 SPARTANI ED ATENIESI, FINITO IL NUMERO, ESCONO. ENTRA DIMITRIONE CON IN MANO LA PALLA DI FERRO. E’ STREMATO. BUTTA PER TERRA LA PALLA DI FERRO E SI SDRAIA LAMENTANDOSI.

DIMITRIONE:  Mamma mia che stanchezza…

EURO:  (entra con in mano il disco. Anche lui è distrutto. Butta il disco e si siede massaggiandosi) Ahia, ahia, ahia… Dimitrione mio, sono tutto un dolore! Ma a chi è venuta questa maledetta idea di stancarsi facendo ginnastica!…

DIMITRIONE:  A chi lo dici…

EURO:  Ahia… io non ho più il fisico… Poi con questo maledetto disco di ghisa mi si sono ingrippati tutti i reni! Che poi io ai reni ci tengo tanto.

SAMIO: (entra in souplesse con un giavellotto. Fa corse ed esercizi come se lo lanciasse) Un, un, un! Lancio, stop! Un, un, un! Lancio, stop!

DIMITRIONE:  Senti, di a quell’amico tuo che stia fermo perché io mi stanco solo a guardarlo.

EURO:  Samio, Samio… per piacere! Non fare tanto il saltapicchio.

SAMIO:  Ma chi c’è sdraiato vicino a te? Non mi dire, amico… il leone di Sparta! E com’è che il leone si è accasciato? Che forse il leone di Sparta sia una mozzarella?

DIMITRIONE:  Senti Euro, riferisci all’ammasso di gelatina ateniese che il leone spartano sa lui quando deve ruggire e che non s’impicci! Che tanto io non lo vedo per niente, proprio non lo discerno.

EURO:  Samio, io stavolta non ti riferisco perché sono troppo stanco, tanto tu hai sentito benissimo!

SAMIO:  Non raccolgo. (a parte) Non raccolgo anche perché se mi chino ci resto. (forte) Op, op!  Tutta invidia per il giuoco dei muscoli… l’ateniese è un forte!

EURO:  Ma che forte! E’ un dritto. Come un razzo si è accaparrato il giavellotto e a noi ha lasciato la palla di ferro e il disco di ghisa! Forte dice, è un dritto… il giavellotto…

DIMITRIONE:  Che poi non lo sapeva neanche tirare. Più che a due o tre metri mica l’ha lanciato!

SAMIO:  E grazie! L’ateniese è un intellettuale. Mente superiore.Due metri, certo. Più lontano lo tiri e più lontano lo devi andare a riprendere! Non lo so. Op, op.. giuoco dei muscoli!

DIMITRIONE:  Fumo negli occhi! Sparta invece è tutta sostanza. Vuoi sentire il signor muscolo? Tocca l’omero spartano.

EURO:  Ci credo, ci credo.

DIMITRIONE:  No, tocca.

EURO:  Ti dico che ci credo.

DIMITRIONE:  Ti rifiuti di toccare l’omero spartano?

EURO:  E va bene, lo tocco. (esegue)

DIMITRIONE:  Ecco, bravo… tocca… bene… bravo… così… Dato che ci sei fammi anche un massaggetto! Bravo… Piano, che ci ho tutti i muscoli incordati! Ah… ah… ah…

TATIANIDE:  (appare dall’alto dell’Acropoli e guarda inorridita) Ah! Il sogno si è avverato! Orribili cose a dirsi, orribili a vedersi. Lisistrata! (fugge via terrificata)

SAMIO:  Op, op! Una roccia, l’ateniese, ragazzi. Una roccia. Ehi, dico, Sparta… siamo un po’ giù in fatto d’atletica, eh?

DIMITRIONE:  Senti, Euro, digli che qui m’è entrata e che da qui m’è uscita, perché io sono tanto stanco che non… (scorge Bettide, Tatianide e Lisistrata che appaiono sull’alto dell’Acropoli. Scatta vigorosamente in piedi e inizia velocemente e gagliardamente a fare ginnastica)… Uno, due, uno, due. Le mogli… Uno, due, uno, due… le mogli… tre passi avanti, a terra, in piedi. Le mogli… uno, due…

EURO:  Ma che, sei matto?

DIMITRIONE:  Uno, due… mogli… Ci sono le mogli… uno, due, uno, due…

EURO:  (scattando anche lui) Uno, due…

SAMIO:  (scattando in modo uguale) Facciamoci vedere forti, virili… Uno, due…

LISISTRATA:  Vedi, Tatianide. Veneggiavi. Fanno solo ginnastica.

TATIANIDE:  Avevo tanta paura che il mio guerriero fosse… che il mio sogno si avverasse.

DIMITRIONE:  Uno, due… uno, due…

SAMIO:  Euro, Euro… forza! Sii più atletico. Fai un lancio… un salto…

EURO:  Posso fare un salto mortale.

SAMIO:  Adesso non esagerare.

EURO:  Tanto, qualunque salto faccio… muoio.

TUTTI E TRE:  Op! Op! Op!

BETTIDE:  Samio che fa ginnastica… la fine del mondo!

LISISTRATA:  Ed Euro… povero tesoro…

BETTIDE:  L’hai chiamato tesoro.

LISISTRATA:  Io?

TATIANIDE:  Non ne posso più! Il mio gladiatore è lì… io mi catapulto! (Lisistrata e Bettide trattengono Tatianide)

SAMIO:  Che fanno, ci guardano?

EURO:  Sì, sì… ci guardano.

SAMIO:  Che si chiamano queste vene qua?

EURO:  Le coronarie.

SAMIO:  Ho paura che mi sono saltate! Op, op, op…

DIMITRIONE:  Non ce la faccio più. Ora salto sul muro e la bacio!

SAMIO:  Niente pazzie, dobbiamo resistere.

DIMITRIONE:  Non me ne importa un accidente di niente! Io la bacio! (si lancia, Samio ed Euro lo trattengono)

SAMIO:  (per coprire il trambusto) Oh, chi si vede! Salve, ragazze… ciao pupa!

EURO:  Ciao Lisistrata.

LISISTRATA:  Fate ginnastica, eh? Per stancarvi…

SAMIO:  No, ci alleniamo per le olimpiadi (Dimitrione cerca di divincolarsi) Salve, mogliettina! (lo trascinano via sollevandolo dalle ascelle, correndo. Dimitrione seguita a scalciare)

TATIANIDE:  (fa per lanciarsi dal muro) Dimitrione! (le altre due le tappano la bocca e la trascinano indietro)

DIMITRIONE:  Tati… (gli altri due lo trascinano via)

LISISTRATA:  (a Tatianide) Stavi per rovinare tutto.

TATIANIDE:  Non m’importa… lo voglio. Mi spetta!

LISISTRATA:  Portala giù. Io stessa farò il primo turno di guardia. E’ una serata pericolosa, sta sorgendo la luna.

TATIANIDE:  La luna! Non sai che effetto fa su lui la luna! E’ la metamorfosi dell’orso in lupo! (si sente fuori Dimitrione ululare alla luna) Lo senti? Mi chiama!

LISISTRATA:  Portala giù, Bettide. (esegue)

TATIANIDE:  (uscendo) Il mio amore… lo voglio…

MUSICA: CHISSA’

(lui di sotto, lei di sopra si toccano la mano. Euro cerca di tirare giù Lisistrata)

LISISTRATA:  (divincolandosi) Lasciami, Euro!

EURO:  Hai detto che stai male senza di me?

LISISTRATA:  Non vuol dire, è tutta colpa tua.

EURO:  Ma che mi vuoi fare innervosire? Che posso fare io da solo?

LISISTRATA:  Perché? Menenio Agrippa non era solo forse?

EURO:  E chi è questo Menenio Agrippa?

LISISTRATA:  Quel romano che un secolo fa pacificò patrizi e plebei.

EURO:  Ah, quello dell’apologo: il braccio e la mente… No… il braccio e lo stomaco… insomma, braccio e roba.

LISISTRATA:  Vedi che te lo ricordi.

EURO:  Sì, sì… me lo ricordo… però mi sfugge un particolare… Se vieni giù un momento, ti volevo chiedere una cosa…

LISISTRATA:  Ancora?

EURO:  Una cosa di Menenio Agrippa.

LISISTRATA:  Ecco, lo vedi? Scherzi. Tanto l’ho capito perché non ti muovi, perché non vuoi che io abbia successo. Sei un antipatico! Ecco quello che sei. (scoppiando quasi a piangere, fugge)

EURO:   (compiaciuto)  Ella mi ama, poverella. Eh, beh… bisogna capirla. Ma il fatto di Menenio Agrippa è tutto un’antifona! Certo che questo Menenio è uno a cui bisogna fare tanto di elmo. Eh, sì… perché non era mica facile persuadere la plebe. Perché se la passava male, era stracarica di tributi, la plebe, a Roma antica. Mentre i patrizi, colla scusa, sai, dice: noi dobbiamo reggere la cosa pubblica, i tributi non li pagavano, a Roma antica. Poi c’era pure quell’affare della soprattassa di quattordici sesterzi sulla biada che serviva a far camminare i cavalli dei cocchi, a Roma antica. Sa, dice, è una cosa provvisoria, ci si è otturato il canale attraverso il quale ci arrivava la biada… Però poi il canale s’è sturato e allora un altro reggitore di un altro pezzo di cosa pubblica fa: noi la leveremmo pure, questa soprattassa, però i cocchi sono una cosa voluttuaria e allora la lasciamo. Detto questo montò sul suo cocchio e se ne andò a spasso, perché si vede che il cocchio del reggitore non era voluttuario, a Roma antica. Perciò pensa con che razza di costumi stretti viveva la plebe a Roma antica. Ora, se Menenio Agrippa ha appianato tutto coll’apologo, può darsi che pure io… fammici un po’ provare. E se ci riuscissi? Samio, ti devo parlare.

SAMIO:  (dalla tenda) Un momento, amico. Finisco di preparare i gamberoni e volo.

EURO:  Dimitrione!

DIMITRIONE:  (dalla tenda) Un attimo, metto il pollo sul fuoco!

EURO:  Eh, Lisistrata, guarda che si deve fare per…Beh!

MUSICA:  DONNA

EURO:  Allora… Dimitrione… Samio!

SAMIO:  Che c’è?

DIMITRIONE:  (entra e vedendo Samio) Ah! (rientra nella sua tenda)

SAMIO:  Ah! (rientra anche lui)

EURO:  Calma, vi devo dire una cosa importante.

DIMITRIONE:  Beh, facciamo presto che ho la roba sul fuoco.

EURO:  E che ci metto? E’ una cosa di Menenio Agrippa.

SAMIO:  E chi è questo Menenio Agrippa?

EURO:  Ah, cominciamo bene… Menenio Agrippa, quello di Roma…

SAMIO:  Che è Roma?

EURO:  Ma come?! Quel villaggetto nuovo alla periferia di Para Sabina… Dice che a Roma i plebei ad un certo punto si erano seccati di farsi sfruttare dai patrizi.

DIMITRIONE:  Mi piace questa città. I romani devono essere proprio un popolo di lavoratori.

EURO:  Questo la storia non lo dice. Dunque: Menenio Agrippa andò dai plebei e raccontò un apologo.

SAMIO:  Che è l’apologo?

EURO:  E’ tutta una storia di stomaco e di membra. Disse: plebei, ma che vi scioperate, v’arrabbiate che i patrizi mangiano? Quelli sono lo stomaco e voi siete le membra. Se lo stomaco non mangia, le membra s’afflosciano. Ahò, te li convinse e fecero la pace.

SAMIO:  Beh!

EURO:  Hai capito l’antifona?

SAMIO:  Che è l’antifona?

EURO:  Forse non mi sono spiegato bene. Ricominciamo da capo. (a Dimitrione) Tu sei lo stomaco.

DIMITRIONE:  E perché proprio io?

EURO:  E vabbè…allora lo stomaco lo fa Samio.

SAMIO:  Eh sì… eh già… eh no…io prendo gli avanzi suoi… lo faccia lui lo stomaco! Che poi, tra l’altro, io ci soffro pure di stomaco.

DIMITRIONE:  E che si crede? Che ci soffre pure lui? Pure io.

EURO:  Ma no… pure lui ci soffre di stomaco.

SAMIO:  Sì, a me mi comincia con una fitta qui che poi mi sale fino all’orecchio.

DIMITRIONE:  Anche a me.

SAMIO:  Come? Anche a te all’orecchio destro?

DIMITRIONE:  No, al sinistro.

SAMIO:  Ah, già…a te….

DIMITRIONE:  Qui si riallude!

EURO:  Allora!

SAMIO:  Zitti un po’…(odora) Sento puzza di bruciato.

DIMITRIONE:  (scattando) Il pollo! (scappa verso la tenda)

EURO:  Se gli si è bruciato il pollo, lo stomaco non mangia.

FRENCHIDE:  (entra) Capo, un uomo di Salamina vuole parlare con te.

SAMIO:  Non ho tempo, mandalo via. (Frenchide esce)

DIMITRIONE:  (rientrando) Mi si è bruciato tutto… un polletto novello! Tutta la cena…

EURO:  (insinuante a Samio) Siamo senza cena…

SAMIO:  E con questo?

EURO:  Menenio Agrippa… lo stomaco… non mangia… capito l’antifona?

SAMIO:  Un’altra antifona?

EURO:  Lo devi invitare a cena…

SAMIO:  Eh, già… eh sì…

EURO:  Eh sì! (a Dimitrione) Dimitrione, Samio ti invita a cena.

DIMITRIONE:  Farnetichi!

EURO:  Guarda che ha certi gamberoni alla troiana…

DIMITRIONE:  I gamberoni alla troiana?

EURO:  Viene… viene…

SAMIO:  Momento! Non facciamo altre antifone. Quest’incontro non dev’essere ad alto livello!

DIMITRIONE:  Molto giusto! Euro, a che livello?

EURO:  A che livello dev’essere? Mangiamo per terra.

SAMIO:  Allora io vado a prendere i gamberoni… (esce)

DIMITRIONE:  Ma io voglio portare la frutta, però, eh? (esce)

EURO:  Certo, fai bene! E io ci metto il vino, quello delle provviste. Tanto stasera, Menenio… (prende il vino mentre gli altri rientrano con i gamberoni e la frutta) Qui, portate qui. Coraggio, incominciamo.

DIMITRIONE:  Posso?

SAMIO:  Prego.

EURO:  Ma che, vogliamo fare i complimenti? (ne mangia uno) Non male, vero Dimitrione?

DIMITRIONE: No, davvero niente male, questo cibo ateniese.

SAMIO:  Non male? Solo la freschezza… l’ho pescato un’ora fa!

DIMITRIONE:  Tu peschi?

SAMIO:  Sì, perché?

DIMITRIONE:  Beh… sai… anch’io.

EURO:  Pescate tutti e due. Guarda la combinazione, tante volte! Non solo malati di stomaco, ma anche pescatori.

SAMIO:  Modestamente ho vinto anche delle gare. Sono lenza d’argento di Atene.

DIMITRIONE:  Se è per questo io sono lenza d’oro di Sparta.

EURO:  Due lenze di niente! Su, un goccetto.

DIMITRIONE:  Grazie. Ma tu, per le trote, che adoperi? Mosca o vermetto?

SAMIO:  Esca multipla a quattro ami e specchietto di richiamo!

DIMITRIONE:  Ah, quattro ami… Ma allora, scusa, nel lancio?

SAMIO:  Certo, la bilanciata si sposta molto! Però sull’acqua ferma, sul lago Ontarico per esempio, è sufficiente l’impugnata a mezza canna.

DIMITRIONE:  Ma questa impugnatura a mezza canna nella doppia bilanciata come la fai… così? (mostra un’impugnatura)

SAMIO:  No, guarda, il pollice… permetti… (gli aggiusta le mani) Ecco, vedi? Op, op, op…

EURO:  Questi fra un po’ si fidanzano.

BUIO COME DISSOLVENZA MENTRE SI SPRE L’ACROPOLI. IL CORTILE è ILLUMINATO DALLA LUNA. LISISTRATA GIUNGE DI CORSA. UN COMMENTO MUSICALE ACCOMPAGNERà TUTTA LA SCENA. LISITRATA SI RIVOLGE, AFFANNATA ED IMPAURITA A VENERE.

LISISTRATA:  Venere, Venere… Stanotte mi perseguita, m’insegue una visione… ovunque vedo Euro! E’ come un’ossessione.  (un attimo di musica come per significare una risposta di Venere)  O Venere, perdonami. Forse fu debolezza, una crisi d’un attimo dovuta alla stanchezza. Sì, vado a letto, scusami, sarò più coraggiosa. (apre le tende e appare la visione di Euro)

EURO:  E’ sabato, Lisistrata, ti devo dì na cosa…

LISISTRATA:  (fuggendo) Aiuto! Aiuto! (guarda terrorizzata ma Euro è scomparso) E’ sparito… chissà, forse è finito l’incubo.

EURO:  (riapparendo in un altro punto) Lisistrata, sto qua.

LISISTRATA: Va via… Euro, su, smettila con queste apparizioni. Sono visioni orribili…

EURO:  Sono Eurovisioni!

LISISTRATA:  Vattene!

EURO:  Andiamo, piantala.

LISISTRATA:  Va via!

EURO:  Come ti pare. (scompare)

LISISTRATA:  Però, basta resistere e l’incubo scompare. (si sente un suono di flauto) Cos’è?

EURO:  (riappare abbracciato a Polipaide) Mia Polipaide, piripì del mio cuore… sei meglio di Lisistrata!

LISISTRATA:  Questo no! Traditore! (si scaglia contro i due che scompaiono) Ma perché mi perseguita, o Venere, perché?

TATIANIDE:  (apparendo al posto di Venere) Perché te lo meriti, accidentaccio a te!

LISISTRATA:  Tatianide!

TATIANIDE:  Sì, sciopera! Lo sposo ti s’invola e tu, ambiziosa femmina, tu come resti? Sola! (Lisistrata corre in un angolo e gli appare Euro)

EURO:  Sola! (lisi scappa in un altro angolo) Sola! (ancora fugge) Sola! (la voce di Euro si moltiplica come un incubo) Sola, sola, sola, sola, sola! (ridono) Ah, ah, ah, ah… (Lisistrata si getta terrorizzata a terra ed urla. Tutti gli Euro scompaiono improvvisamente)

LISISTRATA:  Che debbo fare, o Venere? Già la forza mi manca!

VOCE DI EURO:  Hai capito l’antifona, alza bandiera bianca.

(Lisistrata, dopo un attimo di dubbio, prende la sua decisione. Afferra un giavellotto poi si guarda intorno e scorge accanto al muro la sua bianca tunica a trapezio, quella che all’inizio di questa storia provocò la prima discussione con Euro)

LISISTRATA:  Proprio il trapezio! E’ logico, eri la mia ambizione ed oggi sarai il simbolo di resa a discrezione! (lo infila sul giavellotto e si precipita su per le scale. L’Acropoli si chiude e si gira di nuovo. Si sentono i nostri tre eroi che ridono. La luce si accende e si vedono Samio e Dimitrione che si danno pacche amichevoli. Lisistrata appare, no vista dagli uomini, sugli spalti. Ha la lancia con “bandiera” bianca)

DIMITRIONE:  Simpatico! Ma sai che sei proprio un simpaticone… (a Euro) e poi le racconta bene! (Lisistrata li scopre in questo atteggiamento e toglie il trapezio dalla lancia)

EURO:  Su, raccontane un’altra…

SAMIO:  Beh, ce ne sarebbe una… ma non so se posso…

DIMITRIONE:  E’ sporca?

SAMIO:  No, è politica. Riguarda te.

EURO:  Dilla, dilla!

SAMIO:  (a Euro) Ma poi non se ne avrà a male?

EURO:  Lui? Allora non l’hai capito… è un allegrone, bontempone e mattacchione. (Dimitrione ride)

SAMIO:  Dunque: a Sparta arrestano un tale perché ha detto che il capo degli spartani…

DIMITRIONE:  Io?

SAMIO:  Sì… è un cretino.

DIMITRIONE:  Ah!

SAMIO:  Ma sapete a quanto lo condannano?

DIMITRIONE:  No, a quanto?

SAMIO:  Ventiquattro anni. Quattro per aver offeso il capo e venti per aver rivelato un segreto di stato.

DIMITRIONE:  Ah, ah, ah…buona! Mi piacerebbe proprio conoscere chi l’ha inventata, questa storiella. Lo farei subito decapitare! (ridono ancora più forte) Ma sai che sei proprio uno spasso?

(Lisistrata felice si allontana)

EURO:  E poi cucina bene! Com’è fatta questa salsetta?

SAMIO:  Ricetta segreta. Segreto inviolabile! La conosco solo io.

DIMITRIONE:  Pepe, peperoncino, pangrattato, prezzemolo, pomodoro, paprika. La ricetta delle sei P.

SAMIO:  Ma come la conosci? E’ un segreto!

DIMITRIONE:  Appunto, e allora che ce le ho a fare tutte quelle spie?

SAMIO:  Ah, ah… mi spia anche in cucina… è il massimo!

DIMITRIONE:  Sai, l’abitudine. Anzi, visto che siamo un po’ in confidenza, ti avverto: ricordi quei piani della balestra a lunga gittata?

SAMIO:  Quelli che avevo nascosto nell’edificio fatto a pentagono?

DIMITRIONE:  Beh, adesso ce li ho io.

SAMIO:  Ma no!

DIMITRIONE:  Ma sì!

SAMIO:  E allora, confidenza per confidenza, ti dirò che quei piani erano falsi. Li avevo fatti nascondere apposta per farli rubare a te.

DIMITRIONE:  Ma no!

SAMIO:  Ma sì!

DIMITRIONE:  Allora, ancora più in confidenza, ti dirò che con quei piani i miei scienziati hanno costruito davvero la balestra a lunga gittata.

SAMIO:  Ma no!

DIMITRIONE:  Ma sì!

SAMIO:  E funziona?

DIMITRIONE:  Ma sì!

SAMIO:  Ma no! (ridono)

EURO:  Oh, ma questi scienziati spartani…

DIMITRIONE:  Veramente erano germanici.

SAMIO:  Anche i miei.

EURO:  Ma questi scienziati germanici lavorano per porci e cani

I DUE: (ridendo) Porci e cani!

DIMITRIONE:  Ma perché poi mi tocca litigare proprio con te?

SAMIO:  Sì. Dimmi la verità: a te ne importa gran che di questo Medio Oriente?

DIMITRIONE:  A me no.

SAMIO:  Figurati a me.

EURO:  Allora, dico… questa volta, anche per cambiare, non potreste?

DIMITRIONE:  Fare che cosa, Euro?

EURO:  Aaah! La pace!

SAMIO:  Eh… che sei, Euro mio! (a Dimitrione) Ma l’hai sentito?

DIMITRIONE:  La pace noi due! Lo prenderebbero per uno scherzo.

EURO:  Eh beh... io questo scherzo al mondo glielo farei. Pensa che succederebbe domattina… per tutta la Grecia arriva questo messaggero (urlando) Atene e Sparta hanno fatto la pace!

DIMITRIONE:  Eh no… semmai Sparta e Atene hanno fatto la pace.

SAMIO:  Eh sì, eh già, eh no… Atene e Sparta hanno fatto la pace.

DIMITRIONE:  (abbandonando la bonomia) Sparta e Atene hanno fatto la pace!

SAMIO:  (alzando anche lui la voce) Atene e Sparta hanno fatto la pace! (le porte dell’Acropoli si spalancano e tutte le donne, capitanate da Lisistrata, escono inneggiando)

DONNE:  Atene e Sparta hanno fatto la pace! Sparta e Atene hanno fatto la pace! Evviva! (Samio e Dimitrione sono sorpresi ed esitanti)

SAMIO:  Veramente…

DIMITRIONE:  Momento… (vengono travolti dalla massa urlante che li sommerge. Sopraggiungono anche gli uomini inneggiando alla pace. Lisistrata ed Euro si abbracciano)

LISISTRATA:  Fra un’ora dinnanzi al tempio di Giove firmeremo solennemente la pace. Dopodiché le donne torneranno a voi per celebrare i sacri misteri del sabato sera.

TUTTI:  Viva! Viva! (Samio e Dimitrione danno la mano a tutti e poi, insieme ad Euro, vengono portati in trionfo.

MUSICA: OGNUNO HA IL SUO RAGGIO DI SOLE

(è tornata la scena come all’inizio. La luce sale sulla casa di Dimitrione)

DIMITRIONE:  Eccoci tornati al nostro nido, o mia rondine!

TATIANIDE:  Corro a mettermi la veste nuziale, o mio rondone.

DIMITRIONE:  No, lo spartano promise che solo a pace firmata l’opificio coniugale avrebbe ripreso la sua attività, firmeremo fra un’ora e poi…

TATIANIDE:  O clessidra! Fa che la tua sabbia filtri più veloce nell’apposito pertugio.

DIMITRIONE:  Aiutami ad indossare i paludamenti della pace.

TATIANIDE:  Ti precedo o mio fulgido.

DIMITRIONE:  Ti seguo, o mia fulgida. (escono).

(si accende la luce in casa di Samio)

SAMIO:  Eh, la pace! La pace! Oggi mi sento più buono.

FRENCHIDE:  (entrando) Scusa capo, è tornato ancora una volta quel piccolo uomo di Salamina.

SAMIO:  Caccialo via. Questo dev’essere uno di quei levantini che vendono i tappeti. Via! (Frenchide esce) Dicevo? Ah sì, che mi sento buono. E perché? Per questa pace. Che poi è d’una semplicità… Io chiudo la mia fabbrica d’armi di Lero, lui chiude la sua fabbrica d’armi all’Eufrate…. Chiudo io, chiude lui… okeion. Piuttosto, per questa cerimonia storica, che ne dici, me la metto la medaglia del congresso?

BETTIDE:  Certo tesoro, è giusto che tu ti tenga un po’ su.

SAMIO:  No, no, no… sembra un’ostentazione: il mio amico Dimitrione è così semplice, non vorrei avvilirlo! (entrano in camera)

(si alzano le luci in casa di Dimitrione. Entra seguito da Tatianide. Ha il petto colmo di medaglie. Quando si volterà si vedrà che ha medaglie anche sulle spalle)

DIMITRIONE:  Io, quasi quasi, mi metto pure queste!

TATIANIDE:  Certo, mio bel guerriero.

DIMITRIONE:  (srotolando un papiro) Le clausole della mia pace: articolo 1 Sparta chiude la fabbrica d’armi all’Eufrate e Atene quella di Lero. Articolo 2…

TATIANIDE:  Un momento, mio eroe… Chiudi la fabbrica all’Eufrate?

DIMITRIONE:  Certo. Armi, chiuso. Via!

TATIANIDE:  Ma ti ricordi, o mio tutto, chi è il commissario delle fabbriche d’armi?

DIMITRIONE:  Commissario DELle fabbriche d’armi…Borescilone!

TATIANIDE:  E ti ricordi, o mio sole, perché hai dato quel posto a Borescilone?

DIMITRIONE:  Perché?

TATIANIDE:  Perché possedeva le copie del poema che tu avevi scritto in onore di quello che c’era prima.

DIMITRIONE:  Uh, è vero. Il poema in onore di quello… Che diceva? “Il tuo baffo mi sia timone e vela…”

TATIANIDE:  “Sempre faro mi sia quel tuo baffone”

DIMITRIONE:  Sssst! Culto della personalità! Non lo tirare più fuori quel poema.

TATIANIDE:  Ma lo tira fuori Borescilone, se tu gli chiudi la fabbrica d’armi.

DIMITRIONE:  Beh, una pace non si può fermare per un Borescilone… Troveremo… sistemeremo (guardandosi le medaglie) Mi pare che qui ci sia un po’ di vuoto. Io ci metto pure quest’altra.

TATIANIDE:  Ma quella è mia. E’ la stella al merito di massaia rurale spartana.

DIMITRIONE:  Tanto chi se ne accorge? (escono)

(casa di Samio)

SAMIO: (entra come seguitando a provare un discorso) Questa è una pace, amici, che nasce nel clima di una reciproca comprensione e di una pacifica coesistenza…

BETTIDE:  (entra interrompendolo) Sammi, dicevi che chiudi la fabbrica di armi a Lero?

SAMIO:  Certo pupa, Con la pace…

BETTIDE:  Ma nella fabbrica di Lero tu hai il settantacinque per cento delle azioni, no?

SAMIO:  Certo.

BETTIDE:  Ottocentocinquantamila dracme l’anno.

SAMIO:  Beh, più o meno. Ma di fronte alla pace! Pensa che bello… ci facciamo una croceretta sulla nostra bella triremi.

BETTIDE:  Che ti sarai già venduta.

SAMIO:  Come sarebbe?

BETTIDE:  Eh sì, perché rientrava nelle ottocentocinquantamila dracme. La triremi, il personale di bordo, il cuoco fenicio…

SAMIO:  Anche il cuoco fenicio?

BETTIDE:  Eh già.

SAMIO:  Ah. E vabbè…. E che importa di fronte alla pace! La pace… Vuol dire che prenderemo lo zatterone pubblico e ce ne andremo nella nostra bella villa sull’Egeo.

BETTIDE:  Che ti sarai già dovuta vendere pure quella.

SAMIO:  Anche quella sta nelle ottocentocinquantamila…

BETTIDE:  Sì!

SAMIO:  Beh… la pace… Che vuoi farci, la pace. Vammi a prendere il peplo di porpora, va. (Bettide esce) La villa sull’Egeo, mi dispiace… Però c’è sempre la dote di Bettide… Vorrà dire che io fondo una società, ho una sigla libera: A.G. … Anonima Guerrieri! Mi faccio prestare i soldi dai sacerdoti di Apollo…

(casa di Dimitrione)

TATIANIDE:  E la seconda clausola, mia stella?

DIMITRIONE:  Soppressione reciproca del centro studi frecce a lunga gittata.

TATIANIDE:  Li chiudete?

DIMITRIONE:  Logica conseguenza.

TATIANIDE:  E i centomila operai che dovrai licenziare?

DIMITRIONE:  Eh… per la pace…

TATIANIDE:  E i sorveglianti?

DIMITRIONE:  Già, due per ogni operaio…

TATIANIDE:  Duecentomila.

DIMITRIONE:  Per la pace.

TATIANIDE:  E i guerrieri che sorvegliano i sorveglianti?

DIMITRIONE:  Due per ogni sorvegliante.

TATIANIDE:  Quattrocentomila.

DIMITRIONE:  Ah!

TATIANIDE:  E le spie che rientrano dall’estero? Settecentomila.

DIMITRIONE:  Ah, già… Se non ci sono più frecce a lunga gittata queste spie che si spiano? Tornano qui e si mettono a spiare me.

TATIANIDE:  E il popolo…

DIMITRIONE:  Cosa c’entra il popolo?

TATIANIDE:  Eh sì, perché fino adesso, quando dovevi chiedere qualche sacrificio al popolo, contemporaneamente gli annunciavi che era partita una bella freccia a lunga gittata!… C’era quella seccatura che tu dovevi stare due o tre giorni nascosto in terrazza a fare bip-bip-bip, ma il popolo ci credeva e tu te lo tenevi buono! Adesso?

DIMITRIONE:  E’ vero… E se non partono più frecce che gli racconto al popolo? Che parto io?

TATIANIDE:  A Roma antica fanno così: non hanno frecce spaziali da far partire ma in cambio fanno partire il capo della repubblica e va bene lo stesso.

DIMITRIONE:  Zitta donna! Spiegherò tutto al commissario per la propaganda e lui inventerà qualche cosa… Ricordami un po’. Chi è il commissario per la propaganda?

TATIANIDE:  Boroscilone!

DIMITRIONE:  Maledizione! (escono)

(casa di Samio)

BETTIDE:  Idea, Sammi… idea! La fabbriche d’armi la trasformiamo in una fabbrica civile. Produrrà delle scarpe!

SAMIO:  Grande idea! Perché una fabbrica come la nostra può arrivare, a produzione piena, anche ad un milione di scarpe al mese.

BETTIDE:  E’ meraviglioso.

SAMIO: E come no! Tanto più che io, grazie a questa pace, non ho più nessuno né da liberare, né da proteggere. Voglio sapere questo milione di scarpe a chi lo ammollo! Facciamo le scarpe, dice… ha parlato l’incosciente! Meno male che c’è sempre la dote tua…

BETTIDE:  Uh, la mia dote, Sammi…

SAMIO:  Beh?

BETTIDE:  L’ho investita.

SAMIO:  E come?

BETTIDE:  Oh, Sammi, ho finanziato la fabbrica d’armi degli spartani.

SAMIO:  Quella che con la pace si chiude?

BETTIDE:  Sì, Sammi… Tu avevi detto che sarebbe stata una buona speculazione e io ti volevo fare una sorpresina!

SAMIO:  E me l’hai fatta la sorpresina! E io che adesso devo fare la pace. Ho dato la mia parola a Dimitrione.

BETTIDE:  No, tesoro. Se tu fai questa stupida pace io torno nell’Acropoli.

SAMIO:  Torna dove ti pare. Vammi a prendere il peplo di porpora. (Bettide esce) Io devo fare qualche cosa. Devo trovare una soluzione… Dove accidenti sono le mappe! (cerca)

(casa di Dimitrione)

DIMITRIONE:  Qui è la fine. Qui mi processano! Eh no, io mi butto malato… già, poi mi mandano i dottori loro… No, no… come faccio? Che figuraccia con Samio… io vado lì e firmo la pace.

TATIANIDE:  No, mio eroe! Non la devi fare questa pace, fuggiamo!

DIMITRIONE:  Come osi? All’eroe spartano di mille battaglie, come osi, femmina, indicare la via della vergogna e del disonore. La fuga, io? Mai! E poi mi fai ridere: che scappiamo? Qui ci arrestano prima ancora che arriviamo in cucina. Un momento!… Ho trovato! Sai che faccio, donna? La grande purga! Lasciami solo. (Tatianide esce)

(Casa di Samio)

SAMIO:  (solo sulle carte) Qui sono sbarcato… Qui sono già sbarcato… Oh, ma io sono già sbarcato da tutte le parti! … Eppure un posto dove fare lo sbarco lo devo trovare… Sennò come la monto una di quelle belle litigate di prima della pace?… Ah, qui!… Come si chiama? Golfo di Neapolis… Per carità ! Qui l’ultima volta che ci sono sbarcato, in mezz’ora m’hanno fatto fuori tutte le triremi… Questa è l’Elvezia… non c’è il mare. Io le abolirei le nazioni senza mare. Qui no… qui già fatto… Aspetta un po’… (si accosta per guardare meglio)

(casa di Dimitrione)

DIMITRIONE:  (dopo aver verificato carte e papiri) Ecco qua! La grande purga risolve le situazioni difficili. Scende l’onda del terrore. Attenti all’onda, inizia l’epurazione! (prende alcuni oggetti sul tavolo e comincia a smuoverli seguendo i suoi ragionamenti) Dunque, allora il Comitato Interno per la Politica estera te lo faccio eliminare dal Centro Segreto Etica di Governo e il Centro Segreto Etica di Governo da chi te lo faccio eliminare? Dall’Assemblea Suprema delle Centralizzazioni! L’Assemblea Suprema dall’Apparato per la salvaguardia del Paese e Affini… l’Apparato per la Salvaguardia viene eliminato dal Commissariato per il Collettivismo Idrico! E’ uno dei miei… (realizzando)… è Boroscilone! Maledetto, sta da per tutto. Sempre lui! Tatianide, Tatianide… è l’ora della decisione suprema. (esce)

(casa di Samio)

SAMIO:  (sempre sulle sue carte) Dove sbarco? Dove accidenti sbarco? (si sente un vocio interno di discussione) Che sta succedendo?

BETTIDE:  (entra) C’è di là quell’ometto di Salamina.

SAMIO:  Ancora! Mandalo via, non voglio tappeti, caccialo. (Bettide esce) Dunque… calma, la clessidra!

UOMO DI SALAMINA: (entra trattenuto a forza da Bettide) Grande Samio, sono venuto da Salamina per parlarti e ti parlerò.

SAMIO:  Ma non te ne vuoi proprio andare! Non voglio tappeti, vattene! (lo caccia)

UOMO DI SALAMINA:  (dibattendosi) A Salamina è scoppiata la guerra civile!

SAMIO:  E sai quanto me ne import… Che è scoppiata a Salamina?

UOMO:  La guerra civile, invocano il tuo aiuto.

SAMIO:  Ma certo, ometto! E’ fatta, ragazzi… Bettide, siamo salvi! (all’ometto) Vai e dì al tuo paese che stanotte Samio e i suoi marinai faranno uno sbarco lampo.

UOMO DI SALAMINA:  Grazie Samio. (esce di corsa)

SAMIO:  (a Bettide) Adesso convoco il senato e annuncio che Atene porta la libertà a… o numi!! Mi sono scordato dove devo portare la libertà… Come si chiama quel maledetto posto?… Bettide, devo sbarcare a… a…

BETTIDE:  Amore, non mi viene.

SAMIO:  E no! Ti deve venire. Come diavolo si chiama… finiva in “ina”…

BETTIDE:  Terracina.

SAMIO:  Ma vattene, va!… Aspetta… a Salamina! Ecco, uno sbarco a Salamina. Suona pure bene. O numi… ma c’è il mare a Salamina? (corre a vedere) fa vedere… Ah, c’è! Questi sono paesi. Siamo salvi, pupa! Corriamo in senato (escono)

(casa di Dimitrione)

DIMITRIONE: (entra insieme a Tatianide. Entrambi hanno un’aria da cerimonia funebre. Dimitrione porta coperta col peplo la sua grande spada) Ecco il momento supremo! Ora io me ne andrò per gli oscuri sentieri degli inferi…

TATIANIDE:  Voglio morire prima io.

DIMITRIONE:  Ben altro compito attende la donna spartana. Tu dovrai reggere il ferro, e io verrò verso di te, come per abbracciarti!

TATIANIDE:  O maledetta me. maledettissima Lisistrata. Orrore, orrore!

DIMITRIONE:  (poggia il petto alla spada, alza gli occhi al cielo mentre Tatianide singhiozza) O dura Sparta! Ferrea patria! Madre di marmo! Ecco il tuo figlio che pur nel fiore degli anni a te… (a Tatianide) Singhiozza più piano, o donna, mi puncichi!

TATIANIDE:  Scusa, mio eroe.

DIMITRIONE:  Prego. (riprendendo) Che pur nel fiore degli anni a te stesso immola… Già m’attendono laggiù le anime dei prodi! Già odo la voce di colui che mi fu timone e vela!

MESSAGGERO: (da fuori) Dimitrione.

DIMITRIONE:  Egli mi vuole accanto a se.

MESSAGGERO:  Dimitrione.

DIMITRIONE:  Sì, o grande anima… abbandono le cose terrene, abbandono la mia diletta…

MESSAGGERO:  Dimitrione.

DIMITRIONE:  (scoppiando) E un momento! Sto salutando! Che maniera è? Ho detto che vengo…

TATIANIDE:  Ma è un messaggero che ti chiama.

DIMITRIONE:  Un messaggero? (si affaccia) Che c’è? Chi sei? Che vuoi?

MESSAGGERO:  (entra) Un drappello di ateniesi, armati di tutto punto, sbarcherà questa notte sulle coste di Salamina col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile.

DIMITRIONE:  Un drappello di ateniesi, armati di tutto punto, sbarcherà questa notte sulle coste di Salamina col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile?

MESSAGGERO:  Sì.

DIMITRIONE:  Tatianide, cosa succede?

TATIANIDE:  Un drappello di ateniesi, armati di tutto punto, sbarcherà stanotte sulle coste di Salamina col pretesto d’impedire il dilagare della guerra civile.

DIMITRIONE:  Siamo salvi, capisci, salvi!… Salvi! (escono)

LISISTRATA:  (esce dalla sua casa pavoneggiandosi con la tunica a trapezio) Euro, sei pronto, tesoro?

EURO:  (esce anche lui facendosi il nodino) Quasi… senti, per piacere, fammelo tu il nodo al nastrino, mi viene sempre ma…(la vede) Ma come! Ti sei messa il saccone?

LISISTRATA:  Euro, è la mia grande giornata.

EURO: E per questo ti sei messa il saccone? (Lisistrata tossicchia)… Il trapezio… e va bene… il trapezio… Tanto fra poco te lo levo. Se no quando te la dico questa cosa?

LISISTRATA:  Hai aspettato tanto… appena sarà proclamata la pace, la mia pace.

EURO:  Anche la mia pace! (passano a ritmo di marcia alcuni soldati ateniesi)

LISISTRATA:  Vedi, già i soldati tornano alle loro case.

EURO:  E allora in onore dei congedati un morsichetto al lobo (la bacia sul collo; passano più velocemente alcuni soldati spartani)

LISISTRATA:  Guarda, altre truppe che vanno a smobilitare.

EURO:  Io invece ho una mobilitazione generale! (passano altri soldati ateniesi ancora più velocemente)

LISISTRATA:  E’ la pace, Euro. Pensa, non ci sono più armi nel mondo. (passano spartani portando una enorme testuggine; un soldato si ferma per aggiustarsi il calzare)

EURO:  Salve, soldato, ci siamo, eh? Hanno deciso tutto?

SOLDATO:  Sì.

EURO:  Allora è la pace.

SOLDATO:  No, è la guerra. (raggiunge di corsa i suoi)

EURO:  La guerra?

LISISTRATA:  Ma che dici? E’ pazzo… Tatianide, Tatianide! Bettideeeeee!… Non rispondono. Allora è proprio vero… non c’è più niente da fare. Ma io continuerò da sola la mia battaglia! Girerò casa per casa, cercherò di persuaderle una per una, e se tutte resteranno io sola, cittadina del mondo, mi chiuderò nell’Acropoli.

EURO:  Come hai detto?

LISISTRATA:  Sì Euro, io sola!

EURO:  (spazientito) Ma cammina… (la prende e comincia a schiaffeggiare e a sculacciare violentemente)

LISISTRATA:  (urlando sotto gli schiaffi) Ahii!… Ahii… No… No… Aiutoooo! Euro, mi fai male!... Ahii!… (piange; Euro la carica sulle spalle e la scaraventa dentro casa)

EURO:  E adesso spogliati e mettiti a letto! (sbatte la porta e tira un grande respiro di sollievo) Aaah! Giove perdonami, ma quando ci vuole, ci vuole! (si rivolge ai terrazzini vuoti) Quanto a voi, Samio e Dimitrione, voi mi potete levare la pace, ma questa soddisfazione non me la potete levare, perché dentro casa mia il capitano della nave sono io!

LISISTRATA:  Euro, ti devo dire una cosa…

EURO:  E adesso aspetti!!… (ripensandoci) Ma poi, perché deve aspettare? Ma chi me lo fa fare! (si precipita dentro casa)

(tre accordi forti di orchestra poi rapidissimamente compare il coro)

CORO:  Perdonali o grande Aristofane

              Tu che in più rosea maniera

              Chiudesti il tuo inno alla pace

              Perdonali, son pessimisti

              Ma una altro finale hanno in serbo

              Che viene dedicato a coloro

              Che cullano un sogno ottimistico

              Finale magari umoristico

              O addirittura utopistico

              Insomma quel certo finale

              Che in lingua ateniese moderna

              Si suole chiamare happy end

              La storia riprende dal punto

              In cui fu lasciata. Tu, Euro,

              ritorna all’usato balcone.

EURO: (su una musica languida di mattina esce dalla porta come un marito che ha trascorso una felicissima notte)

CORO:  Va sul balconcino con un grappolo d’uva in mano

              Guarda chi c’è all’orizzonte

EURO:  (si sporge e guarda in quinta)

CORO:  Preparati al grande spettacolo

EURO:  (si sistema comodamente, i piedi sulla balaustra del balconcino, come chi si appresti a godersi uno spettacolo)

CORO:  Eserciti in marcia…

(musica e voci guerriere sottolineano l’arrivo di ateniesi e spartani in assetto di guerra. Entrano e si dispongono alla battaglia. Dimitrione e Samio comandano le loro truppe. Il commento musicale intreccia i temi ateniesi e spartani. Col crescendo di musica inizia la battaglia. Euro assiste interessato e divertito, lanciando ogni tanto chicchi d’uva tra i combattenti. Alto clamore di scudi e urla di guerra. Appena si è accesa la battaglia, Euro fa un gesto ed appare Lisistrata)

LISISTRATA:  (suona la buccina. La battaglia cessa e tutti restano immobili nelle loro posizioni. Lisistrata è esageratamente melodrammatica) Fermi, o uomini. Come potete alzare le mani gli uni contro gli altri? Non sentite che in fondo siete tutti fratelli? Avete scoperto di avere in comune gioie, dispiaceri… Voi volete pescare insieme e invece vi combattete. Perché vi fate del male?

SAMIO:  Eh, sì. Io t’ho fatto male, vero Dimitrione?

DIMITRIONE:  Beh, insomma, una ficozzetta… Ma forse anch’io… scusa, sai..

SAMIO:  No, scusa tu.

LISISTRATA:  Tutti uguali siete! Combattete e intanto, tristi le vostre spose piangono. Guardatele. (indica le spose che appaiono vestite di nero e piangono) E laggiù, tutti avete una mamma, una mammetta bianca che v’aspetta…

SAMIO:  E’ vero, io ce l’ho una mammetta bianca che m’aspetta.

DIMITRIONE:  Anch’io ce l’ho… (tira fuori un quadretto) Guardala.

SAMIO:  (guardando) Oh, credevo che la mia mammetta fosse bianca ma da quando ho visto la tua…

LISISTRATA:  Sentite… è come nell’aria… c’è un presagio di pace. Vedo battere nel cielo le ali di mille colombe bianche…

EURO:  (le fa segno di diminuire)

LISISTRATA:  Di cento colombe…

EURO:  (le fa segno)

LISISTRATA:  Di svariate colombe bianche che portano a voi l’annuncio della pace ritrovata! Venite o colombe bianche!

EURO:  (guarda preoccupato poi esce rapidamente)

LISISTRATA:  Venite o colombe bianche! (le colombe non arrivano) Venite o colombe bianche! (aspetta ancora. Tutti fidano nell’attesa) Colombe bianche, perché non venite?

EURO:  (affacciandosi da una barcaccia) Perché s’è incastrata la gabbia!

LISISTRATA:  Eccole, eccole! (arriva una nuvola di colombe e tutti inneggiano) Di fronte al bianco vaticinio, orsù, donne, smettete il vostro lutto. (le donne si aprono il peplo nero e appaiono in vesti colorate) Uomini, deponete le armi. (tutti gettano le armi a terra) E adesso datevi la mano. (dopo una breve incertezza Samio e Dimitrione si danno la mano, poi Samio passa a dare la mano al soldato spartano più vicino a Dimitrione e Dimitrione al primo soldato ateniese. Via via uno ad uno si danno la mano fino a che tutti sembrano danzare un’immensa quadriglia)

MUSICA:  OGNUNO HA IL SUO RAGGIO DI SOLE

(Lisistrata frattanto si è seduta sulle ginocchia di Euro che è rientrato. Cala un velo avanti alle coppie che danzano. La luce dietro il velo si abbassa lentamente fino a che sul velo appare la parola FINE)

FINE

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