UN UOMO COMUNE
Titolo originale: OBYKNOVENNIJ CELOVEK
Commedia in quattro atti
di LEONIDA MAKSIMOVIC LEONOV
Traduzione di Andrea Jemma
PERSONAGGI
LADYGHIN DMITRIJ ROMANOVIC, noto cantante d'opera
VERA ARTEMJEVNA, sua moglie
ALESSIO IVANOVIC, suo nipote
KIRA, fidanzata di Alessio
COSTANZA LVOVNA, madre di Kira
PASCJA SVEKOLKIN, amico di Ladyghin
ANNUSCKA
PARASCIA, cameriera dei Ladyghin
L'autista dei Ladyghin
Il portinaio
Un guardiano
L'AZIONE SI SVOLGE IN UNA CAPITALE
ATTO PRIMO
L'appartamento cittadino dei Ladyghin abbandonato per l'estate. simile ad una bottega d'antiquario per l'abbondanza di oggetti. avvolti in involucri di garza o ricoperti di giornali ingialliti. L'ultimo raggio del giorno soleggiato, che passa sotto la tendina, si rifrange dal pianoforte ad una piccola vetrina di fragile e variopinto vasellame accatastato, per brillarvi un quarto d'ora e poi spegnersi. Qui nel caldo crepuscolo d'agosto, stanno appendendo un nuovo quadro alla parete spoglia, dalla quale stato allontanato un divano turco.
(Issatosi su di uno sgabello posato sul tavolo e tenuto fermo da Parascia, l'autista dei Ladyghin batte col martello su di un chiodo ricurvo; i colpi del martello si sentono gi prima della levata del sipario. Il portinaio, dalla corporatura erculea, pronta a sollevare in aria il prezioso oggetto avvolto in una fodera. Facendosi aria con un cappello di paglia, Vera Artemjevna dirige il lavoro da una poltrona).
Vera - Insomma, vi decidete ad appenderlo? ora di partire per la campagna. Appena rincasa Dmitrij Romanovic ci metteremo subito in viaggio.(Tutti sono pronti. Vera Artemjevna si alza) Non togliamo la fodera, cos le mosche non vi si poseranno.(Trilla il telefono).
Pakascia - Dev'essere ancora quella forestiera che chiede di Dmitrij Romanovic.(Il telefono suona una seconda volta. Vera Artemjevna si dirige con dispetto verso l'apparecchio) Non rispondete, Vera Artemjevna. Queste ammiratrici sono troppo sfacciate. L'altro giorno una venuta a chiedere un biglietto a Dmitrij Romanovic; e si profusa in mille baci.
Vera - Disgraziata! (Il portinaio alza il quadro) Aspettate... non precipiter poi sulla testa di Dmitrij Romanovic? Quello proprio il suo posto preferito.
Parascia - Pu anche cadere. pesante, sembra dipinto sulla ghisa.
Vera - E se invece lo mettessimo l, sopra quella vetrina, trasportando qui i quadretti?
Parascia - Patemi pensare, Vera Artemjevna.(Decisa) Ma certo, contro la finestra sta meglio. Ed il pericolo minore.
Vera - Svelti, facciamo le prove finch non torna Dmitrij Romanovic.(Pulendosi il viso con la manica, l'autista scende a terra. Parascia toglie i piccoli quadri dalla parete. Nella camera vicina si sente rumore di vetri in frantumi e un'imprecazione emessa da una voce di basso. Tutti si voltano a guardare nella direzione da cui venuto il rumore).
Parascia - tornato Dmitrij Romanovic.
Vera - Non importa, continuate. (A voce alta) Mitja, che cosa hai rotto, l?
Voce di Ladyghin - Un vaaa-so! Diavolo, ce n' dappertutto. Partiamo presto per la campagna?
Vera - Fra dieci minuti.(Cade una lettera da sotto un quadro. Parascia tenta di nasconderla) Date qui, Parascia.
Parascia - Che polvere! Vado a prendere uno straccio, Vera Artemjevna.
Vera - (con voce lamentevole) Ho visto, Parascia, date qui.
Parascia - diretta a Dmitrij Romanovic.
Vera - Sono sua moglie e sua amica. Datemela, su.(Parascia le d la lettera. Vera Artemjevna la legge reggendola con la punta delle dita).
Parascia - (animatamente) Che fate l impalati come due mummie! Prendetela in basso e reggetela bene agli angoli.(Con un lamentevole suono di cristalli la vetrina si muove verso il centro della camera) Non sar meglio spostarli un po' alla volta, Vera Artemjevna? Il vasellame si romper.(Tutti aspettano in attesa che Vera abbia finito di leggere).
Vera - (riponendo la lettera) Temo che cada anche l. E portarlo con noi in campagna, Parascia... che ve ne pare?
Parascia - Ah, certo che in campagna, sar meno pericoloso per l'incolumit personale. Si sta quasi sempre all'aria aperta. E se cascher, cascher al suo posto.
Vera - (alzandosi) Facciamo cos, allora.(Porgendo la lettera) Portatela a Dmitrij Romanovic.
Parascia - (uscendo, al portinaio) Trascinalo sino all'auto. Lo legheremo in alto. E non far rumore per le scale. (Il portinaio porta via il quadro).
Vera - (all'autista) Prendete le albicocche, giacch ci siete. Sul sedile davanti, per piacere. (L'autista porta via il setaccio con le albicocche. Parascia rientra con i cocci di un grande vaso).
Parascia - Avete aggrottato le ciglia... per la lettera... e non avete detto nulla.
Vera - Gi. Verr una signora anziana. Direte che sono in casa. (Annuendo, Parascia si avvia all'uscita. Alto e bello con le tempie argentate, entra Ladyghin che indossa una camicia dal colletto aperto).
Ladyghin - Non avete qualcosa di agro, oppure una mela in brusco? (Si schiarisce la gola emettendo un suono) Sto soffrendo la sete.
Parascia - (guardando verso il padrone) Abbiamo gi portato tutto in macchina, Dmitrij Romanovic. (Vera Artemjevna fa cenno a Parascia di uscire).
Vera - (indicando il quadro) Hai comprato ancora un colosso, Mitja. Come vuoi, lo far portare in campagna.
Ladyghin - Una cosa mondiale!... Ma s, diavolo, portiamola in campagna. Uffh! che caldo! (Abbandonandosi nella poltrona) Con questo tempo si starebbe bene a pescare.
Vera - (radunando gli acquisti) Vai a prepararti, andiamo via subito.
Ladyghin - Parti da sola... Io verr domattina.
Vera - Hai un concerto?
Ladyghin - No, ma devo fermarmi in citt.
Vera - (scherzando) Ammiratrice di turno? (Sedendoglisi accanto sul bracciolo della poltrona) Non credere, sono abbastanza giovane anch'io per essere gelosa delle tue donnette!... A proposito, una di esse ha portato ieri due vasetti di marmellata. L'ho data al guardiano: quella alla fragola non mi piace. A parte questo, non mi piacciono le ragazze cos sguaiate... (Guardando con la coda dell'occhio il marito) Non trovi anche tu?
Ladyghin - Verocka, ho gi quarantacinque anni. Mio nipote ormai mi sta superando. C' un altro articolo su Alessio... Hai letto?
Vera - Non divagare. tutto il giorno che una squilibrata telefona. Ecco, senti... (Trilla il telefono. Vera si dirige verso l'apparecchio) Che cosa devo dirle?
Ladyghin - Malato.
Vera - (al telefono) Pronto, chi parla? No, sono l'accompagnatrice e segretaria particolare di Dmitrij Romanovic. Disgraziatamente non si sente bene. Gli stanno applicando in questo momento le coppette ai lombi... cosa? No, ai lombi.
Ladyghin - Che stai dicendo, Vera!
Vera - Togli la mano. (Al telefono) No, dicevo all'infermiere. S, ieri ha cantato nel Faust , ma oggi... beh, ragazza mia, quando anche voi toccherete i cinquantasei anni comincerete a sentirvi spesso indisposta. Abbiatevi riguardo in giovent, mia cara. I fiori potete consegnarli alla cameriera. (Depone il ricevitore) E cos; perch hai bisogno di restare solo nell'appartamento vuoto?
Ladyghin - (offeso) Ti sbagli. Non ti ho mai tradito, Verocka.
Vera - Ma sei sempre stato pienamente disposto. (Accarezzando ed aggiustando i capelli di lui) E allora, da chi hai ricevuto quella lettera?
Ladyghin - (ridendo come se lo solleticassero) Non posso certo proibir loro di scrivere. Ebbene, da una donna... E con ci?
Vera - Vorrei avere un'idea di codesta gattina scherzosa. Che colore ha?
Ladyghin - Come dire... Facciamo, pi scura di questa poltrona.
Vera - Et?
Ladyghin - Ne dimostra circa 40. E nell'insieme sembra abbastanza giovane.
Vera - (cambiando tono) Va bene, risponder io stessa. gi prossima alla cinquantina. Dal modo con cui parla si direbbe che abbastanza fresca, ma nella sua barba appare qualche filo d'argento. La chiamano Pavel. Purtroppo, questo Pavel o Pasci non scrive nulla di s. Chi costui, Mitja?
Ladyghin - (svogliato) B, durante la guerra civile... avevo un amico al fronte. Di cognome Svekolkin. Con lui abbiamo diviso il pane a met e abbiamo dormito sotto lo stesso cappotto.
Vera - Non correre, voglio sapere tutto per ordine.
Ladyghin - Purch tu vada a sedere altrove. Fa caldo. (Vera si sposta verso il piano) C'eravamo incontrati anche prima. Una volta egli era riuscito a trar d'impiccio la nostra batteria. Ma siamo diventati amici quando la nostra divisione, che portava gi bandiera rossa, si era fermata sotto Cherson. Un uomo ricciuto, disinteressato, che vale tanto oro quanto pesa. (Come vergognandosi) Mi voleva molto bene e mi ha sempre preconizzato la gloria. (Entra Parascia, che esce subito dopo un gesto impaziente di Vera) Ricordo che alla vigilia della mia partenza per il Conservatorio sedemmo sino all'alba sulla riva spiovente di un fiume. Scapestrati, allegri, affamati e giovani!
Vera - Ed successo qualche cosa quella notte?
Ladyghin - No, ma io cantai per lui tutta la notte come sapevo allora. Eravamo in agosto, la luna del Dnieper si muoveva nel cielo... (Con espressione teatrale) E nonostante in quella grande sala vi fosse un solo spettatore, Svekolkin... mai pi mi riusc dopo allora di cantare cos bene.
Vera - E da allora? Ti sei rivisto con lui qualche volta?
Ladyghin - (impacciato) Lui mi ha scritto, ma io dovevo andare a studiare in Italia. Ci fu una seconda lettera: mi pare per che in quel tempo facessi le prove nella parte di Basilio...
Vera - Ed ecco un modesto provinciale che, accingendosi a viaggiare per affari, ti chiede il permesso di salutarti. E tu hai ficcato la lettera chi sa dove ed hai persino dimenticato che proprio oggi. Non vuoi vederlo? (Ladyghin tace) Ti eri vantato con Alessio di un certo amico che diventato un pezzo grosso. Non lui?
Ladyghin - (mortificato) Si tratta proprio di questo, che io non so che cosa sia divenuto lui. Da vent'anni conservo con cura in me il ricordo di quella notte e... temo che mi capiti qui un qualsiasi cassiere con busta di cuoio, piccolo e calvo... vedr tutte queste cose, si ubriacher e gozzoviglier. E la mia visione se ne andr al diavolo.
Vera - Se gi allora vi era in lui questa tendenza al'ubriachezza e alla baldoria puoi fare a meno di aspettarlo e parti senz'altro per la campagna.
Ladighin - Ma a quest'individuo io ho cantato le mie prime canzoni.
Vera - Allora siediti e aspettalo.
Ladighin - (pensieroso) Hanno sempre bisogno di qualcosa questi vecchi amici. Non sanno mai dove pernottare. E sono sempre vittime di certe disgrazie africane! L'amicizia un sentimento coraggioso e non voglio che degeneri in piet. (Il sole tramontato, un leggero vento d'estate entrato nella casa).
Vera - (sorridendo) Sei come un bambino, Mitja. Deciditi, fra poco spunta la tua luna del Dnieper.
Ladighin - Sai, penso di star seduto qui fino alle undici... e poi parto. Qual quell'ospite che arriva di notte?
Vera - Anche se non stato fortunato nella vita, tu devi aspettarlo, Mitja.
Parascia - (entrando) Vera Artemjevna, arrivata quella signora, ha un nome cos strano, ci si rompe la lingua a pronunziarlo... molto inquieta.
Vera - (al marito) lei. (A Parascia) Trattenetela di l un minuto. (Parascia esce) Me n'ero proprio scordata. arrivata la zia Costanza da Jalta. Voglio invitarla da noi in campagna.
Ladighin - Che Costanza ?
Vera - S, la moglie del fratello della mia povera mamma... In breve, la madre di Kira. Ha saputo che Kira sposer Alessio e vuole essere presente alle nozze. E nonostante sia piuttosto sciocca sono sicura che le vorrai bene quando l'avrai conosciuta un pochino.
Ladighin - Ma s, al diavolo. Abbiamo dato asilo alla figlia, troveremo posto anche per la madre Piccala nella stanzetta d'angolo; vuol dire che faremo scendere Kira a basso, vicino ad Alessio. (Maliziosamente) Cos saranno a portata di mano. Che due tipi, chiss che aspettano a sposarsi!
Vera - Lui ha molto da fare; un incarico statale, lo sai. Passa tutte le notti all'Universit.
Ladighin - Ma Kira una donna giovane e a star sola si annoia.
Vera - Io lo capisco Alessio. Vuole osservar bene la persona con cui dovr dividere tutta la vita. Non di quelli cui piacciono molte donne. Per non si contenta semplicemente della bellezza di Kira. (Lancia ancora un'occhiata al marito) E lei, a mio parere, molto bella.
Ladighin - (senza convinzione) N...nnon trovo. (Vera lo osserva mentre egli si muove in lungo e in largo nella camera sforzandosi di nascondere il proprio turbamento. Il silenzio di lei lo obbliga a parlare) Anzitutto ha una schiena di un'architettura incomprensibile. Oserei dire che una schiena poco piacevole, e il collo! E poi certe... non sono gambe quelle.
Vera - Sei ingiusto con lei. Mi stai invecchiando, Mitja.
Ladighin - Pu darsi, ci non toglie che io sia un artista. Io ho il gusto della bellezza. (Parascia nuovamente entra e si ferma reggendo la porta al pomo).
Parascia - Vera Artemjevna, quella cittadina si sta agitando. Mi ha licenziata per il primo del mese.
Vera - (al marito) Valle incontro tu. Le ho parlato tanto di te. (Parascia apre la porta. Ladyghin saluta pittorescamente l'ospite che ancora non apparsa sulla soglia. Entra nella camera con fare imponente e seccato una signora robusta con forte peluria sulle labbra e senza neppure un capello grigio; porta un cappello con un uccellino, ed occhiali a molla muniti di una lunga cordicella. In mano regge una voluminosa valigia con lucchetto, che tintinna. Alla vista della padrona di casa il suo volto si addolcisce. Ella avanza verso Vera passando davanti alle mani tese di Ladyghin) Vi abbiamo fatto aspettare, zia Costanza?
Costanza - Oh! tutti noi aspettiamo qualcosa, amica mia. (Dopo essersi avvicinata indietreggia di un passo) Stai zitta, lascia che ti guardi. Le stesse sopracciglia, lo stesso sguardo ineffabile... Dio, come somigli a tua madre! (Gli occhiali a molla cadono in basso dal suo naso, il suo viso assume un'espressione piagnucolosa. Vera Artemjevna si affretta ad abbracciarla) Tua madre... morta nelle mie braccia!
Vera - (tagliando corto) Avete dimenticato zia che a quel tempo eravate addirittura in un'altra citt.
Costanza - (inconsolabile) Tanto peggio, tanto peggio, amica mia. Essere separati in un momento cos eccezionale... (Come far sempre nel corso di questi giorni, ella estrae un fazzoletto e, dimenticando di tergere gli occhi asciutti, se lo passa dietro la schiena) Passando ad altro, dov' tuo marito? Dorme?
Vera - Eccolo. da un pezzo che sta cercando di fare la vostra conoscenza. (Ladyghin si inchina. Gli occhiali salgono nuovamente al loro posto. Dopo averlo osservato a distanza si muove verso di lui e nonostante Ladyghin si allontani prudentemente, ella lo raggiunge).
Costanza - Beh! Salve caro. Abbassati. Non vorrai farmi adoperare la scala! (E abbassando la sua testa lo bacia rumorosamente sulla fronte) Si dice che tu abbia inventato qualcosa, non vero? Non ti schernire, non ti schernire. Non c' niente di male, che cosa hai inventato?
Ladighin - (asciugandosi la fronte) Vierocka, per piacere cerca di sbrogliare questa matassa.
Vera - Avete confuso, zia. Non lui, ma suo nipote... ha scoperto un vaccino contro i pappataci.
Costanza - Come hai detto?... Ripeti.
Vera - Si tratta di una specie di febbre da zanzara, da pappataci.
Costanza - Ah!... (A Ladyghin) Cos tu non hai scoperto proprio niente? (Togliendosi il cappello) E sei ancora ingegnere. Non va. (Ladyghin evidentemente si infastidisce).
Vera - Zia, ve l'ho spiegato ieri sera per telefono. Mio marito un noto cantante d'opera.
Costanza - Chi ingegnere, allora? Se si tratta di una scoperta ci deve pur essere un ingegnere.
Vera - Ma nessun ingegnere. Kira si sposa con suo nipote, un pato-fisiologo di talento. (Costanza non convinta passa lo sguardo dalla moglie al marito) S, patofisiologo. Studia la natura delle malattie, per poterle combattere. Ecco tutto... Tiene in un laboratorio una scimmia molto preziosa. Ne hanno persino riprodotta l'effige sui giornali. E le ha provocato artificialmente una inaudita malattia.
Costanza - Oh!... (A Ladyghin) E tu mio caro, anche tu mi combini cose di questo genere?
Ladyghin - Se non vi troppo difficile, cara zia, datemi del voi . Sono un individuo piuttosto rozzo, provengo da una famiglia di imbianchini. Preferisco cos.
Costanza - (intimidita) Va bene. Mi siedo. (Siede).
Vera - (al marito) Tu vai intanto a dire a Parascia che cosa deve comprare per questa sera. (A Costanza) Vogliate scusare, Dmitrij Romano vie aspetta ospiti.
Costanza - Vai, vai, amico mio. Verr poi da te a scusarmi. Oh! adesso ho capito tutto. (Accennando con la testa a Ladyghin che esce) Dimmi... ma quell'individuo non ha scoperto anche lui qualcosa?
Vera - (perdendo la pazienza) Dmitrij Romanovic un cantante. Lui ha la voce. Nella gola ha il basso, capito? Lui canta. E per questo riceve del denaro.
Costanza - (mortificata) S, s, dappertutto il denaro. Anch'io dovevo cercarmi una stanza. (Chinandosi verso la valigia prende qualcosa avvolto in un panno da cui appare un grande astuccio) Mi rimasto l'orologio del mio povero marito. I suoi compagni d'arme me l'hanno portato. D un po', tuo marito non lo comprerebbe da me un orologio?
Vera - Non avete bisogno di venderlo, zia. Per questi giorni sarete nostra ospite in campagna, e dopo il matrimonio Alessio... (precisando) il patofsiologo... probabilmente otterr un nuovo appartamento.
Costanza - Ma con voi vive gi mia figlia... (Alzandosi) Sar meglio che gli venda l'orologio.
Vera - (trattenendola nella poltrona) La casa molto grande. Il fiume scorre proprio sotto la terrazza. Vi un boschetto di betulle.
Costanza - No, e non mi pregare. Sono un tipo delicato. Ho bisogno di quiete e silenzio.
Vera - Laggi da noi c' molta calma. Soltanto Dmitrij Romanovic qualche volta canta al mattino.
Costanza - Non importa. Se poi si tratta di una volta tanto, lascia che faccia. Anch'io, del resto, talvolta canto... Non ricordo pi che cosa ti volevo dire. (Timidamente) Glielo avrei ceduto per poco! (Vera scoraggiata abbassa il capo).
Parascia - (entrando) L'autista domanda se fa in tempo ad avvicinare al garage.
Vera - No, tardi. Doveva farlo prima. (Alzandosi) Io parto.
Costanza - E sia. Io, anche a tua madre, non sapevo negare nulla. Portami, portami nel tuo boschetto di betulle. (Approfittando del fatto che Vera occupata con Parascia, Costanza senza farsi notare si dirige alla porta verso Ladyghin).
Vera - (avvicinandosi a Parascia) Verr una persona poco conosciuta a visitare Dmitrij Romanovic. Non servite vodka in tavola. Se si dovesse fermare a lungo, ricordate a voce alta a Dnitrij Romanovic che io sono rimasta sola in campagna.
Parascia - Ho capito, Vera Artemjevna.
Vera - Poi ho promesso a Costanza Lvovna di ospitarla da noi in campagna. Dite all'autista di andare a prendere il suo bagaglio. Vi dar lei l'indirizzo. Perch ridete, Parascia?
Parascia - Cos. Il bagaglio gi in macchina! (Sorridendo) Una cesta non molto grande e una sporta cos... triste. Li ha gettati proprio sulle albicocche.
Vera - (non subito) Be', tanto meglio. Ma dov' andata ora? (Ambedue ascoltano alcune voci alte che provengono dallo studio) Cielo, gi di l...
Voce di Ladighin - (ruggendo) Cercate di capire, pregiata signora... Che io ne ho gi quattro. Dovrei portarlo fra i denti il vostro orologio? (Vera corre in soccorso al marito. La porta rimasta aperta. Entrano Kira con una racchetta da tennis e Alessio, che sentono il crescente rumore proveniente dallo studio).
Voce di Costanza - Io voglio semplicemente regalartelo... come un'antichit. Farai pure acquisto di cose antiche!
Voce di Ladighin - Non ho affatto bisogno della sua sveglia. Non ha neppure le lancette.
Voce di Vera - Calmati, calmati, Mitja. Stai parlando a una signora!
Voce di Costanza - Spiegagli, Verocka, che le lancette gliele potranno mettere dovunque.
Kira - (con un sospiro prende in mano il cappello di Costanza e riconoscendo l'uccello lo lascia nuovamente cadere).
Alessio - Chi sta facendo fare il sangue cattivo allo zio Mitja?
Parascia - (accennando ironicamente a Kira) arrivata la sua mammina. (Esce. Kira tacendo rimira una piccola nappa che sul tavolo).
Alessio - Kira, faremo tardi al concerto.
Kira - Andate a vestirvi, Alessio. Mi fermo soltanto a salutare la mamma. (Alessio esce. Indietreggiando davanti a Vera Artemjevna, entra Costanza dalla porta dello studio).
Costanza - (agitatamente) Ma io sono di vecchio stampo, amica mia. Non sono abituata a vivere a spalle del prossimo.
Vera - (spiccando le sillabe come ad un sordo) Andatevi a sedere nell'auto. ora di andare, (Chiude la porta. Costanza, picchia all'uscio dello studio).
Costanza - Ma capisci, forse io vivr con voi ancora una decina d'anni. In famiglia erano tutti di una salute eccezionale e sono morti tutti in incidenti.
Kira - (vergognandosi di lei) Temo, mamma, che tu non sfuggirai a quella predestinazione. (Costanza si volta e vede la figlia. Le muoiono le parole sulle labbra; si fa mesta, vecchia e, dimentica del fazzoletto, piange questa volta sul serio).
Costanza - Kira!
Kira - Ti prego, mamma!
Costanza - Come sono stata in pensiero per te, rosa mia... la mia rosa nera. Due anni senza una lettera! (E subito si china verso la mano della figlia che la nasconde convulsamente dietro la schiena).
Kira - Come non ti vergogni, mamma!
Costanza - Tu mi bai perdonata? Mi bai perdonato quel mio errore? Volevo che tu sedessi in un nido per portarti i bruchi. Ma chi ne ha colpa se proprio il primo era guasto?
Kira - Non voglio sentire. Siediti. Ti fermi molto?
Costanza - (sedendo) Per sempre, mia piccola. Figurati, il marito di Katja aveva insegnato a quel suo povero cagnone a leccarmi il viso ogni mattina. Ma io gli ho preparato una grandiosa notte di San Bartolomeo e l'ho annientato. Tu conosci il mio carattere.
Kira - (ridendo) Sei incorreggibile, mamma.
Vera - (uscendo dallo studio del marito) Mander la macchina alle undici. Non siete ancora uscita, zia?
Kira - Bene, parleremo domattina, mamma.
Costanza - Sii felice, rosa mia! Dove ho ficcato il cappello? (Si accorge di esservi seduta sopra. Aggiustando luccellino ammaccato, si calca il cappello in testa ed esce).
Vera - Sempre la stessa e sempre preoccupata della tua felicit. Ho sentito che andate al concerto, tu ed Alessio. Ha gi finito il suo lavoro?
Kira - Non so. Pare che la scimmia si stia rimettendo. Be', arrivederci. (Si separano. Parasela giunge per apparecchiare. Si fatto quasi buio; sulle tende sono apparse le macchie luminose delle finestre dei vicini. Dallo studio fa capolino Ladyghin).
Ladyghin - L'hanno portata via? una signora meravigliosa!
Parascia - Che cosa ci trovate di meraviglioso? Ogni ape vola nel suo miele. (Di sfuggita) Dicono che Alessio Ivanovic ricever un gran premio. Sposo con dote!
Ladyghin - Aprite la finestra, Parascia. Fate purificare l'inferno qui. (Parascia scosta le tende e apre la finestra. Entra un venticello e si vede lo spazio grigio del cortile, di sera).
Voce di Alessio - Siete voi, Parascia, che fate corrente?
Ladyghin - Sono io qui... (Canticchiando una melodia) Chi nessuno ama e... sempre pi vitale... Vieni poi da me Alessio! (Alzando il coperchio del pianoforte, suona con un dito il motivo di quella melodia) Perch, Parascia, da tempo scherzate riguardo a quella dote?
Parascia - Cos, Dmitrij Romanovic.
Ladyghin - Cos, non significa nulla. E allora?
Parascia - (continuando le sue faccende) Lei non ama Alessio Ivanovic. Ha un altro nel cuore.
Ladyghin - E chi ha nel cuore?
Parascia - (si porta furtivamente il grembiule agli occhi).
Ladyghin - Su, su, che vi prende... compaesana?
Parascia - Mi dispiace per Vera Artemjevna. buona, non vede nulla... Per quanti devo apparecchiare, Dmitrij Romanovic?
Ladyghin - Per due, Parascia, per due, e smettetela! (Vestito per il concerto esce Alessio. Quando ancora sulla soglia egli saluta con un gesto lo zio) Ma sei dimagrito, pirata. Non dormi la notte. Che ne della scimmia?
Alessio - Ha sofferto molto negli ultimi giorni. Purtroppo si tratta di una malattia che non si verifica negli altri animali e perci ora vive in un lungo quanto meritato riposo. (A Parascia) Scendete a chiamare un taxi, per piacere, Parascia. (Parascia esce. Alessio scostando la manica guarda l'orologio) Kira, sta finendo il primo tempo del concerto.
Voce di Kira - (tranquillamente) Subito.
Ladyghin - Siedi, un secolo che non ti vedo. Si dice che dopo il premio passerai alla carica per l'Accademia... Sei in gamba! Tuo nonno, nonch mio padre, non fu ultimo tra i pittori. La vita bisogna romperla come un favo di cera e divorarla come il miele a piene mani. (Di sfuggita) A proposito, forte il premio? (Alessio fa una smorfia) Capisco. Star zitto, star zitto.
Alessio - Perch non sei andato in campagna, zio Mitja?
Ladyghin - Sto aspettando un mio compagno d'armi. Mi struggo e il tempo passa inutilmente... (A questo punto si sente il battito delle ore dei diversi orologi sparsi nelle camere dell'appartamento. Zio e nipote ascoltano questo mormorio musicale) ...Il tempo passa invano ed il vecchio amico non arriva.
Alessio - E non hai timore? Allora erano amici di una povert eroica... arriver, vedr queste pareti e domander: Che cos'hai qui, compagno... uno scalo merci o un monte di piet? Oppure, perdona l'insolenza, la dote della tua futura vedova? .
Ladyghin - (adombrato) Non la prima volta che tu fai con me simili discorsi. Ma io... io non ho rubato tutto questo. Me lo ha dato il popolo, perch io canto per lui. E poi, fratello mio, queste sono sciocchezze tali che...
Alessio - Zio Mitja, anche la lebbra comincia con delle sciocchezze. Comincia col raffreddore.
Ladyghin - Che cosa vorresti dire con ci?
Alessio - Ti ho adorato nell'infanzia, zio Mitja; ti ho imitato in giovinezza, e voglio stimarti molto anche ora.
Ladyghin - Tu?... (Scaldandosi) Tutto il paese mi ha aiutato per allevare te. Tu hai avuto libri, sei stato nelle case dei pionieri, ed io invece ho trascorso la mia infanzia a cavallo dei tetti, col secchiello del grigioverde a far da aiutante ai pittori. Noi facevamo tesoro delle semitke, per preparare il kvass [1]. E tu, uno scienziato, non sai neppure che cosa sia la semitka. Lo sai, il due kopeki del mendicante!... Da bambino mi scacciavano da per tutto, e attorno a me non v'era altro che: vietato, vietato, vietato. Ho aspettato troppo a lungo, fratello, che tutto potesse divenire: possibile, possibile, possibile!
Alessio - (ironicamente) Cos ti vuoi vendicare del passato... Oppure stai ancora placando la fame di quando eri bambino? (Ladyghin si volta) Oh, non ti sei per caso offeso, zietto!
Ladyghin - Il mio povero fratello mi ha incaricato di allevarti. Ho assolto il mio compito. Tu sei diventato maturo, e ti allontani da me. Non vedo pi il tuo volto e i tuoi pensieri... Sii gentile, accendi la luce. (Alessio gira l'interruttore. Non c' luce. Ladyghin arrabbiato apre la porta) Parascia!... Perch non c' luce?
Parascia - (inciampando) Hanno appeso il nuovo lampadario che avete comprato ieri, Dmitrij Roma-novic... e non hanno fatto in tempo a fare il collegamento.
Ladyghin - (a piena voce) Qui subito mezzo centinaio di candele... Un centinaio delle candele steariche pi grosse.
Alessio - (tranquillamente, con calma) Zio Mitja vuol dire che due candele per ora gli sono sufficienti. (Parascia esce. Poggiando le mani amichevolmente sulle spalle dello zio) Be', non ruggire. Capisco che ti sei arrabbiato con me.
Ladyghin - Lascia, lascia. Vorresti vedermi scalzo, con l'organetto di Barbera? Tu hai bisogno per forza di raddrizzare tutto nel mondo. Se te ne dessero l'autorit, saresti capace di mettere a regola anche l'usignolo.
Alessio - Be', zio Mitja... Gli usignoli non cantano da basso. (Dopo aver guardato l'orologio, ad alta voce) Kira, fra un po' comincia la seconda parte del concerto.
Voce di Kira - Eccomi. (Parascia porta in scena un candelabro con quattro candele accese).
Alessio - Va bene, facciamo la pace e beviamo alla salute del tuo amico che penso ormai non venga pi: non la stagione. Si lavora in pieno dovunque, di questi tempi. Che professione fa?
Ladyghin - Non te lo dico. Non voglio parlare con te. Non un vostro fratello... F-fsiologo! . un uomo di grande azione. (Guardando Alessio che versa il vino) Non fosse stato per lui a quest'ora la terra mi ricoprirebbe da un pezzo in localit sconosciute... In una parola, mi ha salvato. Una volta i bianchi ci avevano accerchiati brandendo le sciabole... (Esaltandosi nel racconto) Immagina: il sole stava tramontando cos, dietro le colline e noi contro quelle migliaia... (Alessio sorridendo gli porge il vino) D un po', non sei diventato allegro troppo presto, compagno?
Alessio - Non badare a me, zio Mitja. Prendi, preti di!
Ladyghin - No, spiegami. Altrimenti non sentirai pi una parola.
Alessio - (dolcemente) Ecco vedi, quando io ho sentito questa storia la prima volta i bianchi erano soltanto duecento.
Ladyghin - (socchiudendo gli occhi) Questo... questo crudele, Alioscka!
Alessio - Sei tu che me l'hai insegnato, quando ero bambino! Sii severo con te stesso, se non vuoi che siano gli altri severi con te.
Ladyghin - Ma lascia tuttavia che abbellisca la mia giovinezza, infiorandola. No, non voglio bere con te, uomo sobrio e assennato. (Posando il suo bicchiere, ad alta voce) Kiraa... La seconda parte del concerto si avvicina alla fine!
Kira - (di l dalla porta) Eccomi pronta. (Entra con un lungo abito, senza cappello) Su, Alessio, andiamo? (Suona il telefono. Kira avvicinandosi all'apparecchio prende in mano il ricevitore) Casa Ladyghin... Chi parla? Quale dei due? (Coprendo con la mano il microfono, ad Alessio) il laboratorio, dico che sei gi uscito?
Alessio - No, vengo io. (Afferrando il ricevitore) Chi parla? Ah! (Quasi subito il suo volto assume una espressione preoccupata) Quando? Niente febbre, e l'urina? Ho bisogno di sapere quando si interrotta la fuoruscita dell'urina... No, non va bene. Vengo subito io. (Silenzio. Deposto il ricevitore Alessio accende una sigaretta e volge impacciato lo sguardo verso Kira).
Kira - la prima sera del mese, che avevate intenzione di regalarmi. E ancora una volta... non possibile?
Ladyghin - (allarmato) E successo qualcosa alla scimmia?
Alessio - Ha perso nuovamente conoscenza. (Kira si toglie i guanti. Il tono di Alessio cambia. Sembra che egli voglia commuovere la fidanzata) un essere molto divertente che insegna molte cose. Si chiama Liliana. Ha anch'essa gli occhiali a molla, senza lenti, ma con il cordoncino. Volete venire laggi... con me? Il vecchio Mozart non se ne avr a male se rimanderemo il concerto a un'altra volta. (Kira, estratta una sigaretta dal portasigarette di Alessio, aperto sul tavolo, lo rimira come se lo vedesse per la prima volta) In questi giorni si decide la felicit di molta gente.
Kira - Tranne la mia.
Ladyghin - (facendo eco) Il che vuol dire la tua, Alioscka.
Kiba - Tutti giorni lavorativi, tutti, tutti. Non avete mai un giorno di riposo, Alessio?
Alessio - Domani, sar tutto il giorno con voi... Ed avremo un colloquio importante. Oggi potr soltanto accompagnarvi sino all'ingresso. (Deciso) Scendete dalla scala di servizio, Kira, l'auto nel cortile. Vado un momento a cambiarmi, non posso andar l vestito cos. (Esce, lasciando la porta aperta. Ladyghin si dirige verso il bicchiere. Poi si volta: con la sigaretta in mano Kira lo guarda fissamente dalla soglia).
Ladyghin - (turbato da quello sguardo) Un fiammifero? Erano qui... adesso. (Cerca tastando in tasca e sul tavolo; la sigaretta spezzata dalle dita cade sul pavimento. Ladyghin in imbarazzo) Qui, tra parentesi, ci sono dei pesci marinati. Ne volete?
Kira - (pensosamente) Sin da bambina mi avevano predetto che avrei avuto nella vita qualche cosa di straordinario. La vita giunta. Ed anche i pesci marinati! Dov' mai la straordinariet?
Ladyghin - Voi... a me lo domandate? Che dirvi, non so...
Kira - (a voce alta) C' un posto libero. Volete venire con me al concerto, Ladyghin? (Ladyghin tace. Lo trae d'impiccio l'arrivo di Parascia).
Parascia - (guardando verso Kira con ostilit) C' gente che chiede di voi, Dmitrij Romanovic.
Ladyghin - (con evidente gioia) S, presto... fatelo passare! Ehi, tu dove sei, compagno? (Kira sparisce).
Parascia - (accertatasi che Kira sia uscita) arrivata una ragazza tutta in ordine che chiede di potervi offrire dei fiori. Dispiace mandarla via... cos snella che passerebbe tutta attraverso un ago!
Ladyghin - Non si deve mandar via nessuno, Parascia!... Fate entrare!... Vado soltanto a mettere la giacca. (Esce. Parascia guarda nel corridoio).
Parascia - Entrate su... poverina! (Stringendo al petto un'intera bracciata di fiori entra una giovane ragazza, in abito scollato a fiori e con cappello di tla: Annuscka) Tenete presente per, piccola cittadina... che fra breve Dmitrij Romanovic avr un'importante seduta. (Annuscka annuisce timidamente. Dopo averla guardata con gelosia da capo a piedi, Parasela esce. E subito appare Alessio, con un pacchetto; indossa una giacca di pelle esotica. Annuscka lo guarda con occhi scintillanti. Le cadono alcuni fiori).
Annuscka - (mormorando) Ah, ecco come siete... Ladyghin!
Alessio - Proprio cos sono io... Avete perso dei fiori!
Annuscka - Lasciate, non importa.
Alessio - Se non ve ne importa, datemene la met. Cercate di capire, ho urgente bisogno di fiori. (Senza staccare gli occhi da lui, lei gli porge alcuni fiori) Oh, grazie. Se non vi dispiace ne prendo ancora, posso? Siete venuta per lo zio, non vero? Viene subito, di l che si arriccia i baffi. (A voce alta) Zio Mitja, c' qui un'ammiratrice per te.
Voce di Ladighin - Vengo.
Alessio - Lui dei fiori non sa che farsene. G-li piacciono le mele in brusco! (Esce in fretta portando via il bouquet della ragazza. Capito di essersi sbagliata, Annuscka mostra la lingua ad Alessio che le volta le spalle. Dietro di lei appare l'altro Ladyghin).
Ladighin - (con tono indulgente) E cos, dove sono i miei fiori?
Annuscka - (dandogli qualcuno dei fiori che le sono rimasti in mano) Ecco io credevo... me li ha presi tutti lui!
Ladyghin - Ah, mio nipote! non importa, a lui sono pi necessari... Ha bisticciato or ora con la fidanzata. Non guardate qui, tutto in disordine.
Annuscka - (guarda con rispetto le pareti) Non ho mai visto finora come vivono i grandi artisti. Tutti quadri, quadri,... grandi e piccoli... Mi chiamo Annuscka!
Ladyghin - Toglietevi intanto il cappello Annuscka. Ecco, prendete una mela, cos. Ora sedete su questa nuvola molleggiata, fatina...
Annuscka - Che ne dite! (Sorridendo, e quando ella ride le rughe spariscono dallo spazio compreso fra le sopracciglia, Annuscka si siede sul bordo dei divano turco. Dopo aver messo un fiore all'occhiello, Ladyghin le si siede pesantemente accanto).
Ladyghin - Ditemi, quando mi avete sentito l'ultima volta... e in che parte?
Annuscka - Non pi tardi di ieri nel... (Per la timidezza ha dimenticato il titolo) Come si chiama... quell'opera sulla vita dei diavoli...
Ladyghin - (con aria da protettore) Ah, il Faust! L'ho cantato per la prima volta dopo anni... Aspettate, mi pare di ricordare queste lentiggini! Eravate seduta in barcaccia?
Annuscka - Chi... noi? Nooo. Eravamo l, proprio sotto il lampadario. Ci avevano detto... quando canta Ladyghin, non si trovano mai biglietti.
Ladyghin - E come suonava la mia voce?
Annuscka - Non c' male. Suonava abbastanza forte. (Tacciono. Tendendo il braccio dietro la schiena dell'ospite, Ladyghin paternamente rimette a posto una bretella del vestito di lei che era caduta dalla spalla. Annuscka si schermisce) Per voi... non dovete abbracciarmi. Non mi piace essere abbracciata.
Ladyghin - E io non ne avevo affatto l'intenzione...
Annuscka - Fa lo stesso, non bisogna. (Si alza. La mela ruzzola a terra dal suo grembo) Ecco come siete voi...(Delusa) Ladyghin!
Ladyghin - Come sono, io?
Annuscka - E pap mi aveva detto che eravate giovane e bello! (Dopo di che guarda verso la porta da cui uscito Alessio) Probabilmente non ricorda con esattezza: dev'esser passato del tempo!
Ladyghin - (piuttosto secco) troppo presto perch possiate esprimere giudizi su certe cose. Siete ancora una bambina.
Annuscka - No, sono gi grandicella, sono venuta per frequentare l'Istituto Superiore.
Ladyghin - E quale ramo avete scelto?
Annuscka - (vergognandosi) Pap vorrebbe che io mi dedicassi alle scienze, ma io preferirei...
Ladyghin - Che, che? Che cosa state mormorando fra i denti?
Annuscka - (a voce alta, con timore) Il teatro... dicevo.
Ladyghin - (freddamente e con tristezza) Non vi accetteranno nella sezione teatrale. Non avete i requisiti, e la vostra una vocina da cuculo. A occhio e croce, vi starebbe bene il camice della scienza... oppure, ad esempio, potreste dedicarvi all'apicultura! (In tono di rimprovero) E senza girare sola di notte per le case degli artisti.
Annuscka - Non sono sola, sono venuta con pap. Mentre lui paga il taxi, io sono corsa quass.
Ladyghin - Quale pap? Non capisco nulla...
Annuscka - (in segreto) Desideravo controllare se proprio vero che una volta... avete cantato solo per lui un'intera notte, al fronte.
Ladyghin - Fermatevi... (Afferrandola per le spalle ed emettendo suoni poco chiari di meraviglia, egli guarda tormentosamente il di lei volto, poi d'un tratto si lancia verso la porta) Ehi, l, chi c' in casa... presto, Parasela! (Parasela entra di corsa) Gi a basso... un tipo ricciuto... Svekolkin... Accompagnatelo con l'ascensore, qui, svelta! (Parasela esce di corsa. Ladyghin, portando di peso Annuscka alla finestra) Dov', mostratemi dov'.
Annuscka - Eccolo l che prende commiato da vostro nipote. Ecco, Parascia gli si avvicinata. Quello lui! (Sporgendosi alla finestra) Pap, vieni su presto, che il tuo cantante si gi rimesso. (A Ladyghin) Com' contento... lui non sa ancora che adesso state bene! (Ladyghin non stacca lo sguardo dalla ragazza perch gli sembra di vedere in lei il tempo trascorso) Dopo lo spettacolo ieri non avevamo voglia di dormire, abbiamo passeggiato per le strade sino all'alba. Mi piace vagare di notte nelle citt sconosciute. Pap tutto il tempo mi ha raccontato della sua giovent, di voi... Come eravate buono, come eravate buono... Ladyghin! Ma perch non vengono?
Ladighin - Smettetela di girarvi, capinera. (A fatica) Allora... Voi siete la figlia di Pasci Svekolkin? Ecco mi pare che voi non ci foste allora.
Annuscka - Esatto, allora non c'ero. Sono nata dopo.
Voce di Parascia - (dal corridoio) ...Tenete presente che Dmitrij Romanovic atteso ad una importante riunione. (Ed ecco, affrettandosi e sorridendo, entra con un vecchio cappello in mano un uomo piuttosto basso, dal fare modesto. Sotto lo sguardo di Ladyghin che batte leggermente le palpebre egli si passa il fazzoletto sul capo divenuto calvo, si aggiusta la giacca, indossata sopra una camicia ricamata).
Annuscka - Ecco pap a grandezza naturale. (Silenzio).
Svekolkin - Non mi riconosci, Dmitrij Romanovic? Su, su, cerca di abituarti alla mia vista. (Il sorriso lentamente se ne va dal suo volto) Non abbiamo fretta.
Ladighin - Dove sono i tuoi buccoli, pirata?
Svekolkin - Eh, il vento e il tempo me li hanno un po' portati via. (Accennando col capo alla figlia) Guarda quel calendario... Non tanto bello, quanto igienico, Dmitrij Romanovic.
Ladighin - (con bella voce) Su, lascia che ti stringa, Pasci Svekolkin! (Si abbracciano, ma non tanto forte) Ora ti riconosco. Riconosco i tuoi occhi birbanti. Ed anche i segni del vaiolo sono al loro posto, ah, ah!
Svekolkin - Mi sono trattenuto con tuo nipote... (Sinceramente) E poi scusa se sino ad oggi non sono mai venuto a farti visita: mai, neppure una volta. Io ti ho scritto, e non soltanto una lettera ho scritto. (Ladyghin pronunzia qualcosa di indecifrabile).
Annuscka - (al padre) Dmitrij Romanovic forse ti ha risposto al vecchio indirizzo.
Svekolkin - Ho immaginato che fosse cos. Ma io e mia figlia ci siamo trasferiti altrove. Hai superato tutti, Dmitrij Romanovic. La tua voce risuona in tutto il paese.
Ladighin - (gentilmente) Smettila, non mi piace. Raccontami di te.
Svekolkin - Ti ascoltiamo alla radio. Ha molto volume la tua voce! Mi credi, riempie tutto l'appartamento e non basta. Conferma, figlia!
Annuscka - (felice) Andiamo sempre ad ascoltarvi in giardino!
Ladighin - Beh, grazie. E tu, e tu, che cosa sei diventato, ora!
Annuscka - (lanciando delle occhiate al padre) Non dirlo, non dirlo. Lascia che indovini lui.
Svekolkin - Tu sei un artista, hai l'occhio accorto. Indovina.
Ladighin - Allora stai diritto, Pasci. Stai fermo l. (Girandogli attorno) Non ti arrabbiare, dalla faccia e dall'aspetto direi... che fai parte delle autorit cittadine.
Annuscka - No, pi preciso, pi preciso!
Ladighin - Su, alza la tsta, cos. (Cautamente per non offenderlo) Cassiere?
Annuscka - (battendo le mani) Indovinato, indovinato!
Svekolkin - Si vede subito che un artista. Guarda di sbieco!
Ladighin - Be', non copri una carica importante, ma non importa, Svekolkin. A paragone del proprio popolo ogni uomo piccolo. Mi pare che ti volessi dedicare alle scienze per... non andata bene? Non ti preoccupare, tua figlia penser a superarti. (Ad Annuscka, quasi scherzando) Alle scienze, compagna!
Svekolkin - Ascolta, non ho soddisfatto le tue aspettative, Dmitrij Romanovic? Ti aspettavi forse che venissi con una Lincoln fin quass, direttamente al sesto piano, eh?
Ladighin - Non esatto. (Teatrale) Sarei stato felice di abbracciarti anche se tu fossi stato ricoperto di piaghe, di foruncoli, Pasci Svekolkin. E ieri ho avvertito quasi subito che ti trovavi in platea. (Ne quasi convinto anche lui) E quando mi hanno fatto salire dal soppalco con i miei paramenti rossi successo persino un mezzo pasticcio!... non hai notato? Varavvin, che dirigeva, d il secondo segnale dell'inizio... ricordi? Pa-pam, pa-pam... (Canticchia alcune battute della sua aria preferita) Ed io taccio... Capisci, mi mancata la voce. Guardo in quel silenzio dai milleocchi, ti cerco... Cos ho desiderato di poter vivere con te una settimana e di poter rievocare tutto ci su cui ormai si posata la brina della storia!... (Svekolkin d un'occhiata all'orologio) Tu che fai, guardi l'orologio, pirata?
Svekolkin - Non ti offendere, Dmitrij Romanovic... Siamo piuttosto stanchi. E poi i tuoi lombi... tempo che il tuo basso vada a dormire.
Annuscka - (furbescamente) Dobbiamo ancora cercare una camera in albergo. Quando c' la seduta gli alberghi sono sempre pieni. La notte scorsa con pap abbiamo passeggiato tutto il tempo. (Svekolkin in segno di rimprovero scuote la testa alla figlia da dietro le spalle di I/adyghin) E financo il bagaglio abbiamo dovuto lasciare in camera d'altri.
Ladighin - Mi dispiace, amici miei... Ma io qui, come vedete, non avrei dove ospitarvi... (Entra Parasela) Che volete?
Parascia - L'autista tornato, chiede se partite presto.
Ladighin - Che aspetti! Andate, Parascia!
Paeascia - Ero venuta per dirvi che fuori notte, e la campagna sterminata, tutta vuota... Vera Artemjevna avr paura, da sola. (Silenzio).
Ladighin - (malvolentieri) L'idea non cattiva. Sentite pirati: sette stanze, fiume con pesci e quaranta chilometri di orizzonte di prima qualit. L'auto fa servizio quattro volte al giorno. Siete d'accordo?
Svekolkin - Che ne dici, Annuscka? Esaudiamo le sue preghiere. (Annuscka da un pezzo gli fa segno di accettare).
Annuscka - (ragionando) Dmitrij Romanovic ti sta pregando in tal modo, che sarebbe sconveniente non accettare.
Ladighin - (a Parascia) Ora scendiamo. (Parascia esce. Ladyghin impacciato tocca il gomito di Svekolkin) Una piccola raccomandazione, Pasci. Fallo per un amico, quando saremo laggi fatti passare per un personaggio di importanza... (Svekolkin poco convinto batte le palpebre) Vedi, mi sono sempre vantato molto di te, con i miei di casa, e... Insomma, ti prego, ecco!
Svekolkin - (confuso) Per ehi dovrei spacciarmi? Facciamo, Direttore del Mar Caspio. Suona male, non ti pare?
Ladighin - Non va. E assumere una carica pi elevata?
Annuscka - Per esempio, Commissario del popolo della Sanit dell'estremo oriente?
Ladighin - Commissario del popolo... non va male. Te la senti?
Svekolkin - Prover, Dmitrij Romanovic. Brilleremo, figliola?
Annuscka - Brilleremo, pap. (Entra Parasela col cappello e il cappotto di Ladyghin).
Ladighin - (indicando la porta agli ospiti) Prego... (Gli ospiti escono per primi) Raccogliete queste cianfrusaglie e venite col primo treno in campagna. (Indicando Svekolkin) Hai visto, ragazza? Era Direttore di tutto il Mar Caspio ed ora lo hanno promosso Commissario del popolo della sanit. Soltanto di dottori ne comanda settemilacinquecento, e altri pi piccoli, feldcher, levatrici... (Fa soltanto un gesto con la mano) In una parola, al fronte ci siamo guadagnati insieme il potere sovietico.
Paeascia - (rispettosamente) A vederlo cos non si direbbe che un personaggio importante.
Ladighin - (con un sorriso) Importante... un uomo comune!
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Quando sar aperta la tenda azzurra sulla quale si infrange gi il mattino con le macchie del sole ed il cinguetto degli uccelli, rester scoperta la separazione mobile di vetro che divide la camera dalla veranda; sono visibili una serie di vivaci nasturzi d'agosto, le cime delle betulle che discendono verso il fiume e nello spazio fra luna e l'altra dei lontani mucchi di fieno; gli allegri colori del giardino si rifletteranno allora sulla tinta delle pareti, sulla lacca dei mobili, sullo smalto, del frigorifero elettrico. Per ora tutto azzurro come se una oscurit invernale regnasse in questa camera piena di porte e munita di una grande scala in fondo, che porta all'alloggio dei padroni.
(Sul tavolo attorno al quale sono disposte disordinatamente le sedie, si trovano ancora i piatti della cena notturna degli ospiti, alcune bottiglie, dei fiori appassiti ed il bello scialle di seta di Vera Artemjevna, dimenticato sulla poltrona. Sul divano in un angolo, lunga distesa, dorme Annuscka; il suo vestito convenientemente appeso sulla spalliera di una sedia vicina. L'altro letto, col materasso gi arrotolato, disposto vicino alla parete, accanto air'quadro portato la sera prima. Entra Parascia per fare la pulizia mattutina. Dopo aver rimesso sotto la coperta i nudi piedi di Annuscka, la nasconde dietro a un paravento. Dalla camera sotto la scala, inciampando nella soglia sopraelevata, entra Costanza).
Paeascia - Ssss-t, piano.
Costanza - Ma che soglie... si aggrappano alle gambe. Che ordine in questa casa! gi ora di colazione e non si vede nessuno!
Paeascia - domenica e Dmitrij Romanovic questa sera ha spettacolo. Dormite, tutti dormono ancora.
Costanza - Io sono un tipo attivo per natura, amica mia. Non sono abituata a star seduta senza far nulla. Ho sempre bisogno di far qualcosa. (Si muove dietro Parascia e osserva come questa lavori) Manca molto tempo al caff?
Paeascia - Prima Dmitrij Romanovic va al fiume, poi torna ed allora cominceremo ad aspettare Vera Artemjevna. (Costanza torna agitata nella sua camera. La porta rimane aperta. Kira esce dalla propria stanza, avvolta in un lenzuolo. Va a bussare alla porta di Alessio).
Kira - (a mezza voce) Alessio, siete pronto per il bagno? gi mattino, Alessio!
Paeascia - (raccogliendo le stoviglie dal tavolo) Alessio Ivanovic ancora non ha fatto ritorno.
Kira - Ha pernottato in citt?
Paeascia - No, non rincasato affatto. Soltanto stanotte ha chiamato dall'istituto.
Kira - Perch?
Paeascia - Ha domandato se eravate tornata allegra dal concerto. (Sinceramente) Ha domandato... se eravate tornata sola dal concerto.
Kira - Che cosa gli avete detto?
Paeascia - (senza affabilit) Gli ho detto che Dmitrij Romanovic ha condotto con s ospiti in campagna.
Kira - (turbata e alle spalle di Parascia) Chi sono... questi ospiti?
Paeascia - Il Direttore del Mar Caspio e la figlia sono venuti a fargli visita. (E prese le stoviglie esce. Kira con un sorriso di presunzione percorre la stanza con lo sguardo e soltanto ora nota accanto alla porta le grandi scarpe nere di Costanza).
Kira - Mammina, vedo i tuoi enormi stivaletti. Ritirali, per piacere. (Gli stivaletti spariscono. Sul pianerottolo della scala appare Ladyghin con la lenza, che, vista Kira, cerca subito di nascondersi) Andate anche voi al fiume, zio Mitja?
Ladighin - Un minutino, vado soltanto a prendere l'asciugamano.
Kira - L'avete sulle spalle. (Sale lentamente verso di lui qualche scalino) Voi cercate assiduamente di non incontrarmi. Mi temete, Dmitrij Romanovic?
Ladighin - Piano, stanotte sono arrivato con un amico. Qui dorme sua figlia.
Kira - Da qualche tempo non mi guardate neppure negli occhi.
Ladighin - (guardando da una parte) Voi... negli occhi? Non mi pare. (D'un tratto a bruciapelo) Evidentemente c' un posto da occupare!
Kira - Alle volte fate delle osservazioni cos preziose che semplicemente mi commuovono.
Ladighin - Volevo dire che in questi ultimi tempi voi date segni di una attenzione verso di me che non ho meritato. Beh, scusate, devo andare. Sento di qui... i pesci guizzare nel fiume. (Kira, ferma tre scalini pi in basso, gli impedisce il cammino) Se mia moglie ci vedesse non penserebbe a nulla, lei sa bene quanto io voglia bene ad Alessio; ma che succederebbe se egli stesso ci sorprendesse qui, da soli!
Kira - (sottovoce) soltanto questo che io vado cercando, Ladyghin, non lo avete ancora capito?
Ladyghin - Perch, a che scopo tutto questo? Vi annoiate con lui? Anch'io non capisco che cosa possa attirarlo verso quei... microbi. Ma, credetemi, Kira, quel ragazzo vai la pena di amarlo. Per giunta gi tra i segnalati e fra cinque anni, quando la gloria e il danaro pioveranno su di lui come l'acqua di una inondazione, qualunque donna, capite, qualunque donna gli correr dietro saltando. Ma voi siete pi bella di tutte! Avete occhi bellissimi, gambe... ed anche il collo. Lui... ha perso il senno per voi. Abbiatene piet!... e ascoltate il mio consiglio: baciatelo, baciatelo prima del fidanzamento. Quel ragazzo onesto e soprattutto... di coscienza. (Con gli occhi semichiusi lei ascolta tutto ci, che in sostanza e una confessione di Ladyghin).
Kika - (scuotendo la testa) Voi non capite nulla al di fuori delle vostre melodie, Ladyghin!
Ladyghin - Sono due mesi che tutti mormorano sul vostro matrimonio. Lo champagne ormai svanito in dispensa. Vera vi ha da tempo preparato i regali... perch, perch non volete diventare sua moglie?
Kika - Avete proprio bisogno che sia io a parlarvi di ci? Bene. (Appoggiata la lenza alla parete egli chiude per ogni evenienza la porta dietro di s. Ambedue non hanno notato che gli stivaletti di Costanza sono riapparsi sotto la porta) Io non vedo Alessio per settimane intere. Quando con me non fa altro che parlarmi di Liliana. I suoi giorni ed i suoi pensieri sono occupati soltanto da lei. La scimmia dispone anche del mio personale destino... Ma del matrimonio Alessio non mi ha parlato neppure una volta. (Scostandosi verso la ringhiera della scala) Vi impedisco di passare? prego!
Ladyghin - Perdonatemi, Kira io non sapevo... (Si sforza di consolarla e muovendo d'improvviso un braccio si infervora) Ma allora, se io fossi al vostro posto...
Kira - (molto semplicemente) Non sbracciatevi, Dmitrij Romanovic. Lui pi forte di me. Non ha competitori in questa casa. Avevo un solo espediente per richiamare la sua attenzione su di me: voi. Ma non avete capito, non volete... neppure se mi facessi rilasciare per voi l'autorizzazione scritta da Vera!
Ladyghin - Io... io non ho bisogno del permesso di nessuno. (Deciso) Datemi ventiquattro ore di tempo e vi appiccicher Alessio come una mosca a quella striscia vischiosa. (Coraggiosamente) Andiamo al fiume, e che venga a cercarci, tanto per cominciare. (Le lenze cadono rumorosamente sugli scalini. Ladyghin guarda con timore la porta dietro le spalle).
Kira - Perch vi siete spaventato cos, zio Mitja? Stiamo forse facendo qualcosa di male?
Ladyghin - Ssss-t, svegliamo Annuscka. Scendete, piano... (Escono in punta di piedi, cautamente. Sorridendo per le sue segrete congetture Costanza esce dietro le porte. Poi chiude la porta della stanza di Kira, prima che entri Alessio di ritorno dalla citt).
Alessio - Buon mattino!
Costanza - Salve, amico mio. Noi non ci conosciamo. Sono la mamma di Kira. (Si muove con l'evidente intenzione di abbracciarlo ed fermata a mezza strada dall'ironico sguardo di lui) Vi conosco soltanto attraverso le lettere di Kira. Mi credete, durante tutto questo ultimo anno non ha fatto altro che scrivermi di voi.
Alessio - Vi credo volentieri, tanto pi che Kira mi conosce da due mesi appena. Eravamo intesi che saremmo andati insieme al fiume. Si gi alzata?
Costanza - (languidamente) Oh, lasciate che questi ragazzi poltriscano ancora un po' nel letto!
Alessio - Voi intanto provate a bussare. Vengo a prenderla fra un minuto. ,(Va in camera sua. La testa di Annuscka appare al di sopra del paravento).
Annuscka - (sussurrando) gi uscita. andata al fiume con Dmitrij Romanovic. (L'occhiale di Costanza portato al naso in segno d'interrogazione).
Costanza - E che cosa fate voi qui, cara?
Annuscka - Chi, io? Dormooo...
Costanza - E voi, cara, dormite sempre in piedi dietro il paravento o soltanto quando siete ospite in casa d'altri?
Annuscka - No, mi sono svegliata quando sono cadute le lenze di lui. Pap invece esce sempre a passeggiare prima del t.
Costanza - Anche a voi farebbe bene uscire prima del t. Vestitevi, cara. Ai ragazzi non fa bene restare a lungo in letto. (La quel che si pud giudicare vedendo i movimenti dell'ombra sul paravento, Annuscka si veste in fretta) Ecco, perfettamente. Abbiamo un giardino magnifico. Andate a raccogliere dei fiori freschi. (Accompagnandola dolcemente verso la veranda) Cos, voi siete Annuscka? Avete un viso assai grazioso, Annuscka. Somigliate molto a me quando ero giovane... Ed anch'io vi somiglio! (Esce Alessio con una camicia estiva aperta e con l'asciugamani. Accompagnata Annuscka, Costanza riesce a precederlo sul cammino che reca alla porta di Kira) Kira, sei sveglia? (Batte cautamente) Alessio Ivanovic ti chiama per andare al fiume. (Ad Alessio sorridendo) Dooorme!...
Alessio - Come dorme a lungo, oggi!
Costanza - Oh, le ragazze quando stanno per svegliarsi, hanno un sonno cos duro! Avete un aspetto molto stanco. Potreste andare a riposare in camera vostra. Kira verr pi tardi a chiamarvi.
Alessio - molto pi semplice aspettarla qui. Abbiamo ancora tempo a sufficienza. (Egli si abbandona in una comoda poltrona di vimini. Sul pianerottolo delle scale appare Vera Artemjevna. Alessio la saluta con la mano) Zio Mitja dorme ancora?
Vera - Non ho guardato. Si coricato tardi. Ha chiacchierato a lungo con i suoi ospiti. (Scendendo la scala) Come avete passato la notte, zia?
Costanza - Agitatamente, mia cara. Della gente affatto sconosciuta mi ha costretto sino al mattino a segare un ciocco enorme. Ho sofferto tremendamente la fame!... Stai un po' qui con Alessio Ivanovic, vado un momento a svegliare Kira. (Entra nella camera di Kira).
Vera - Anche stanotte non avete dormito, Alessio? Quante notti sono, questa settimana?
Alessio - Oh, in laboratorio ho un divano... un vecchio amico che punge. Sono riuscito a riposare mezz'ora prima dell'alba. E ora vado a fare il bagnoooo... (Abbandonandosi sulla spalliera della poltrona egli chiude soddisfatto gli occhi. Vera Arternjevna gli si siede vicino) Ho davanti a me soltanto una... trentina d'anni. Poi mi metter a coltivare fiori e ad abbellire con la mia presenza le commissioni, a scrivere memorie... E il tempo passa. Ed intanto mi affretto a caricargli il mio bottino.
Vera - Devo andare, Alessio.
Alessio - Sedete qui con me, Verocka. (Cercando alla cieca le mani di lei) Voglio parlarvi un po' di me... e di qualcun altro. gi un mese che dormo senza spogliarmi. C' sempre tanto da fare. Mi sta davanti l'oceano del tempo... Sembra che io sia felice, Verocka! (Lei si alza) Dove andate? ancora mattino...
Vera - Voglio andare al fiume.
Alessio - Ora svegliano Kira e vi andremo tutti e tre assieme.
Vera - Eh, oggi dovranno svegliarla a lungo. (Alessio apre gli occhi) Kira si trova da un pezzo al fiume. uscita con Mitja. (Sorridendo) E sua madre lo sa.
Alessio - Perch allora tutta questa commedia?
Vera - Prima o poi lo sapremo. Tutti e due insieme.
Alessio - (ridendo del tono di lei) Eppure siete una donna coraggiosa... Voi lasciate andare vostro marito con la mia fidanzata, in pieno giorno; soli... e chi sa dove. penoso dirlo: al fiume!
Vera - Non scherzate, Alessio, la gente guarda spesso attraverso il vino che beve.
Alessio - Capisco. Zio Mitja sta superando gli esami di fedelt.
Vera - E non il solo. (Difendendosi) E voi... voi chiudereste forse gli occhi su ci che vi circonda, se vi si insinuasse nella mente un sospetto?
Alessio - Sospetto di che?
Vera - (tutta presa da una nuova idea) Dite un po', potrebbe darsi che voi non riceveste il premio?
Alessio - Probabilmente sar proprio cos. Sono stati presentati laggi dei brillanti lavori... sulla chirurgia da campo, ad esempio. Ma per i miei pappataci non ancora morto nessuno. A che proposito?
Vera - Conosco la madre di Kira da quando ero bambina e so che cosa cerca lei per la figlia. Siete certo che Costanza permetterebbe a Kira di stare con voi sapendo che dovrbbe sopportare le privazioni della pi semplice vita di lavoro?
Alessio - Kira adulta, ormai.
Vera - Una volta sua madre ha tentato di farle abitare i propri castelli in aria. Sapevate che Kira si sposata gi una volta?
Alessio - Queste chiacchiere non mi interessano affatto.
Vera - Non sono stata io a cominciare. Sposata ad un regista la cui deformit d'animo e di sembianze era celata da un nutrito stipendio.
Alessio - (con cattiveria) Ci nonostante spero che da questo viaggio al fiume con la mia fidanzata, zio Mitja possa tornare sano ed incorrotto.
Vera - (rimproverando) Alioscka, io vi preparavo il cestino della colazione quando andavate a scuola.
Alessio - Mi risulta che la gente si ammala. Ma ritengo che la malattia sia una deviazione della salute e non viceversa. A parte ci io amo Kira. Amo lei sola. Amo lei, amo... (Con voce affatto diversa) Come vorrei dormire, per! (E rovesciandosi nuovamente sulla spalliera, chiude gli occhi).
Vera - (con tono materno) Kira la vostra prima donna, e voi avete perso la testa. Ci bello; la giovinezza. Ma avete una grande vita davanti e non dovete sciuparla con degli errori. Cercatevi una moglie per la quale il vostro lavoro sia la cosa pi importante del mondo. Quando avete conosciuto Kira ho voluto farla abitare con noi apposta affinch poteste osservarla pi da vicino. E ci non vi bastato. Allora ho invitato qui anche sua madre. Osservatele bene, non abbiate fretta. A me non piaciuto affatto che lei durante tutto il viaggio mi abbia domandato del vostro premio. (A mezza voce e allontanandosi da Alessio nel timore che qualcuno possa entrare) Volete fare un piccolo esperimento, Alessio? (Egli tace) Il vero amore non teme alcuna prova. Forse che nel vostro laboratorio, prima di decidervi a qualcosa di importante, non fate degli esperimenti preliminari? (Alessio immobile. Entra Parascia con i recipienti del t su di un vassoio. Mentre Vera Arternjevna si avvicina a lei, lasciugamani di Alessio cade sul pavimento scivolandogli dalle ginocchia) Una preghiera, Parascia. Vogliamo fare uno scherzo a Mitja. Quando tutti saranno riuniti, venite a dire che chiamano Alessio Ivanovic al telefono. Fate finta che sia successo qualcosa di molto grave. Potete anche rompere qualcosa con gran rumore...
Parascia - (abbassando gli occhi) Capisco perfettamente, Vera Arternjevna.
Vera - (severamente) Cercate di capire di meno, Parascia, e resterete pi a lungo da noi. (Ritorna vicino ad Alessio) Tutto pronto, Alessio. Al resto ci penso io. Mi sentite? (Lui non risponde, dorme. Vera raccoglie esitando l'asciugamani di Alessio, poi ferma Parascia che stava uscendo) Parascia, non fate nulla. Niente baccano, intesi? (Annuendo col capo, Parascia esce. Torna Annuscka con i fiori. Vera, parlando gi sottovoce) Dove siete andata cos presto, Annuscka?
Annuscka - Ho dormito abbastanza per oggi. Non ho mai dormito cos profondamente in nessun luogo.
Vera - E che cosa avete sognato in questo nuovo luogo, Annuscka?
Annuscka - Quella cosa... che ha detto ieri Dmitrij Romanovic. (Ricordandosi) Un silenzio dai mille occhi. Io l in mezzo con un camice bianco e tutti stanno a vedere quale strada sceglier nella vita. Ed io non lo so ancora...
Vera - Vi mostrer un uomo, Annuscka... di cui sar vergogna non conoscere il nome, un giorno. (Conducendola verso Alessio) Si addormentato all'improvviso. Ha lavorato tutta la notte. Ricordatelo, il suo viso!
Annuscka - Oli! lo conosco gi quello l. Ieri sera mi ha portato via i fiori.
Vera - Tanto meglio. Parlate a lui del vostro avvenire. (Aggrottando le sopracciglia e sorridendo per i pensieri che scorrono come macchie di sole sul suo volto, Annuscka sta in piedi davanti ad Alessio. Diretta verso il giardino, Vera tira rumorosamente la tenda. Nella camera irrompe il giorno. Alessio apre gli occhi).
Alessio - Perdonate, Verocka,... mi sembrava proprio di essere travolto da un'onda. (Scorgendo Annuscka) Voi... da me!
Annuscka - (maliziosamente) Russavate cos forte che persino le mosche avevano paura di posarsi su di voi. Sono corsa dal giardino per vedere come facevate... (Lo scherzo di lei non compreso da Alessio) Ho scherzato... Ho letto qualche articolo su di voi. Credevo che foste vecchietto e "bonaccione, e invece... Siete gi celebre?
Alessio - (seccamente) Di famoso non ho che mio zio. Per il momento i miei affari non vanno troppo bene.
Annuscka - (infervorandosi) Non vero. Pap dice che, voi diventerete come Pavlov. E pap sa quel che dice! (Il viso di Alessio cambia d'un tratto espressione. Annuscka indietreggia) Vi ho offeso?
Alessio - Siete molto giovane, compagna. Non sciupate parole che potranno esservi utili un giorno, per indicare-la cosa pi cara della vita. (Quasi austero) Pavlov, un modello di uomo e i suoi lavori...
Annuscka - Ma Pavlov non sar mica nato vecchio per caso? Alcuni ritengono che anch'egli fosse giovane un tempo... (Alessio sorride) E dicono pure che andasse in bicicletta.
Alessio - (rabbonitosi) a voi che ho preso i fiori ieri sera?
Annuscka - A me. Hanno servito?
Alessio - Un po'. Ora vi ricordo. Siete l'ammiratrice di ieri sera.
Annuscka - (offesa) Non vero. Sono venuta qui per studiare.
Alessio - Ah, questo vi fa onore. E a quale ramo avete intenzione di dedicare le vostre potenti energie?
Annuscka - Non ho ancora deciso. L'intelletto in lotta col cuore. 0 il teatro o la scienza.
Alessio - (quasi scherzoso) Se esitate, scegliete il teatro. L c' gloria, folla, applausi... La scienza invece ha bisogno di gente fedele che non si aspetta da lei denaro, o rapido successo, nulla... (quasi parlando fra s) tranne che la piccola soddisfazione, in vecchiaia, di avere aiutato il genere umano a sollevarsi sia pure di uno scalino dalla sua triste brutalit. E cos, al teatro, cara compagna! (Annuscka si allontanata per mettere in un vaso i fiori che non vi entrano. Vedendo tremare le mani della ragazza Alessio le si avvicina) Lasciate che vi aiuti. E non vi amareggiate. Anche lo zio Mitja per esempio un uomo di teatro. Ed una persona assolutamente rispettabile...
Annuscka - Grazie del consiglio! (Ella corre in veranda. Costanza esce dalla camera di Kira, sbuffando con i capelli in disordine).
Costanza - Kira viene subito. Ho finito or ora di svegliarla. Dove andate ora, amico mio?
Alessio - Penso che Kira non avrebbe motivo di venire al fiume con me per la seconda volta. (Toccandosi il mento, egli guarda nel corridoio) Parascia, datemi dell'acqua calda, per piacere. (Esce. Costanza apre la porta, non c' nessuno. Con sua meraviglia Kira appare dalla veranda).
Costanza - Perch non hai scavalcato la finestra come ti avevo pregata?
Kika - (risoluta) Non voglio passare per la finestra, mamma.
Costanza - Sei fortunata che uscito. Siedi. Voglio che tu mi metta al corrente di tutto. (Kira depone sul tavolo una tazza da t) Non riesco a capire chi hai scelto dei due, infine. Dovresti essere la fidanzata del giovane Ladyghin e ti rimorchi tranquillamente il vecchio. Ma io so dove miri, sono stata donna anch'io! A quel che sembra, tu ami il cantante e vai in isposa allo scienziato? Mi rifiuto di capire i tuoi piani.
Kika - Non hai bisogno di capire. Lasciami fare il mio destino.
Costanza - Dobbiamo vederci chiaro in questo pasticcio. Prendiamo anzitutto il fidanzato. Certo . giovane, buono e, pare, anche colto... nel suo ramo, s'intende! Ma non riuscir mica sempre a trovare quei microbi. Sono cos piccoli, ragazza mia. Una, vicina di casa mi ha parlato di loro, non hanno neppure le zampette! Quando nascono, non li vede neanche la loro madre!
Kira - Parla pi piano. Se ti sentono, rideranno di te.
Costanza - (minacciando col dito) Non importa, mia cara, anche di Suvorov ridevano... Ma voglio concederti: tu vai a far visita poniamo ad un'amica, e lui in questo frattempo si chiude nello studio, si. toglie la giacca, osserva al microscopio e scopre nuovamente un certo microbo mai descritto, che era. gi in agguato come una tigre e pronto a balzare sull'umanit... Non c' che dire, una cosa piacevole, ma pu darsi anche che non gli diano nulla per tutto ci. Questi microbi sono disposti in ogni granello di polvere come in un tranvai. Se si dovesse pagare un premio per ogni microbo, fallirebbero anche le banche americane. (Nella veranda si vedono Ladyghin e Svekolkin con la figlia).
Kira - (ridendo) Smettila, mi farai rompere qualcosa, mamma...
Costanza - Ed ora valutiamo in fretta il tuo cantante. Certo gente stordita, spostata... grazie al cielo io ho avuto a che fare con artisti! A parte ci diventano rauchi, perdono la voce in vecchiaia... ed in generale amano morire di paralisi. Dopo di che chiudi gli occhi ed immagina per un momento. Tu siedi in prima fila a un suo concerto. Indossi un abito lungo, una fine pelliccia, ma sei triste. E finch tuo marito tuona qualcosa dal palcoscenico, tutti, trattenendo il respiro, guardano col binocolo verso di te sola... (Con foga) Oh, questo non un microbo, mia cara. Una volta canta un po' pi piano: un lampadario; un'altra un po' pi forte: la volta, della pelliccia di volpe! Perbacco, se avessi io un basso cos, non chiuderei mai bocca, canterei per un mese intero a Parigi, gioia mia! (Sospirando) Il mio consiglio: prendi il cantante!
Kiba - Hai finito?... ed ora ascoltami. (Costanza tace al semplice suono delle sue parole) Tu, ti sei bisticciata con i fratelli, e gi una volta mi hai messo crudelmente in subbuglio la vita. Ecco dunque: o io me ne parto di qui... oppure tu mi prometti di smettere la tua fervente attivit...
Costanza - Vabbene.
Kira - ... e di non immischiarti nelle mie faccende.
Costanza - (evasivamente) Bene. (Cercando di prenderla per la mano) Credevo che mi avresti perdonato...
Kira - Lasciami, vado da loro. (Ma ormai tardi: entrano Vera e Ladyghin con le lenze. Contemporaneamente, gi in abito estivo, entra Alessio).
Vera - Zia Costanza, dite a Parascia che serva il caff. (Ad Alessio) Cos, voi avete atteso Kira invano?
Alessio - (baciando la mano della fidanzata e guardandola negli occhi) Kira uscita mentre io sonnecchiavo e le dispiaceva svegliarmi.
Vera - Ecco, voi dormite sempre, Alessio, e intanto Mitja vi porta via la fidanzata.
Ladyghin - Veramente, Alessio l'aprile ed io sono l'agosto. Quando mai si visto competere l'agosto con l'aprile!
Kira - Agosto non significa ancora novembre.
Alessio - Ma sempre agosto! (Allo zio) Sono uscito in giardino ed ho sentito gridare i pesci che tu sventravi. Dov' la tua pesca?
Ladyghin - Prima non abboccavano, poi un luccio si portato via la lenza, ed infine si messo a piovigginare...
Vera - Insomma, non ti andata bene. (Parascia porta una grande caffettiera) Parascia, mandate qualcuno per il quadro. Bisogna appenderlo adesso! Dopo pranzo tutti andranno a vedere la partita. Ma dove s' cacciata la zia Costanza?
Parascia - l in camera sua che si agghinda.
Kira - (notato il sorriso di Parascia) Vado da lei, Verocka. (Parascia e Kira escono. Entrano Svekolkin e Annuscka. Nello stesso tempo si sente un leggero scroscio di pioggia).
Vera - Avete fatto in tempo a scampare la pioggia. Vi conoscete? Questo Alessio Ladyghin... (spingendo avanti Annuscka) ... e questa la ragazza che cerca di risolvere il problema della scelta dell'avvenire: Annuscka.
Alessio - Il primo consulto che abbiamo fatto, a dire il vero, non andato molto bene.
Vera - E questo suo padre, amico di giovent di Mitja.
Svekolkin - (inchinandosi) Io seguo da tempo attentamente le esperienze di Alessio Ivanovic.
Alessio - Non c' da meravigliarsi. Sono cos poche!
Ladyghin - (battendo sulla spalla a Svekolkin) Non scherzare con lui, Alessio. Questo, fratello, anch'egli uno scienziato nel suo genere. Fa incroci sotto birra di conchiglie e pomodori! (Tutti guardano meravigliati verso Ladyghin).
Alessio - (a Svekolkin) Non vi offendete per quel che dice lo zio Mitja. una bravissima persona ma al suo umorismo ei si deve abituare pazientemente. (Entrano l'autista e il guardiano) Verocka, vi desiderano.
Vera - Mitja, fa sedere intanto gli ospiti. (Avvicinandosi ai nuovi arrivati) Buongiorno. Prendete quel quadro, per favore... Parascia vi indicher il punto al di sopra del divano. Cercate soltanto di piantare bene a fondo il chiodo. Che non abbia a cadere, per carit! (L'autista e il guardiano portano via il quadro. Dal corridoio si odono le voci di Kira e di Costanza).
Costanza - Lasciami stare in pace, mia cara, so ben io quel che si conviene e quel che no. (Vera Artemjevna torna ai suoi ospiti. Entra Costanza avvolta in un abito di raso che le va un po' stretto. Sul suo collo muscoloso come quello di un condor si distingue un collarino di velluto nero con una croce di agata. Con le mani unite dietro la schiena Kira si ferma sulla porta).
Vera - (con affettazione) Fate la conoscenza, prego. Questa la madre della fidanzata di Alessio Ivanovic. (Alzandosi, Svekolkin fa un inchino. Intanto Alessio senza farsi notare si dirige verso Kira).
Costanza - (rumorosamente) Oh! mi hanno gi parlato di voi. Se la memoria non mi inganna voi siete il Direttore del Mar Caspio.
Ladyghin - No, una volta era Direttore del Mar Caspio.
Costanza - (sedendosi accanto al tavolo) Mi sono sempre tanto commossa sino alle lacrime per quel povero Mar Caspio. Se non mi sbaglio dev'essere proprio quello che sta per asciugarsi.
Svekolkin - (alzando le spalle) Gi, un mare, come dicono, non troppo sicuro.
Costanza - Ma sar terribile, se un giorno o l'altro si asciugher del tutto!
Veea - Non lo faranno arrivare a quel punto. (A Svekolkin) Vi sar certamente toccato aggiungere acqua ogni primavera, no?
Annuscka - C' una strada l, piena di curve e le autocisterne viaggiano avanti e indietro.
Ladyghin - Anche i cammelli. Portano sulle spalle certi otri... (Sbuffando) Li ho visti io con i miei occhi. (Tutti ridono. Costanza pi di tutti e non si capisce pi di chi si prenda gioco ciascuno di essi. Nello stesso tempo Alessio accompagna al tavolo la fidanzata).
Kira - No. Voglio andarmene, Alessio.
Alessio - Non vi vergognate di vostra madre, Kira. Io non ne ho avuta neppure una simile. (Ha richiamato su di s lo sguardo di Svekolkin) Vi fermerete molto da noi?
Svekolkin - La seduta finisce domani. Ci fermeremo ancora un giorno.
Annuscka - Non dimenticare che domani dovrai tenere rapporto ai medici.
Svekolkin - Far in tempo. La seduta termina di giorno e avr libera tutta la serata...
Ladyghin - (aiutandolo attivamente a sostenere la difficile parte) Stai attento, vecchio mio, che non ti. sistemino! Ti metteranno a dirigere qualche sanatorio e ti presenteranno un battaglione di medici... (Frattanto si inizia il lavoro al di l della parete. Sotto i colpi del martello il chioda viene piantato nel muro) Di' un po', che cosa stanno combinando, quelli?
Vera - Sei un portento, Mitja! Appendono il tuo quadro.
Ladyghin - Randellano con quattro martelli. Lasciateci tranquilli almeno la domenica.
Vera - Kira, vai a dire che facciano pi piano, per favore. (Kira esce volentieri. Poco dopo il rumore cessa).
Svekolkin - Da tempo ho intenzione di fare una visita alle vostre scimmie, per conoscere sopratutto la famosa Liliana. Si chiama cos, non vero?
Alessio - Ha un gran da fare in questi giorni. Stiamo studiando su di lei quella nuova malatta dei reni.
Svekolkin - Purtroppo, ho sentito. Non da molto che avete cominciato questa esperienza? (Intanto nuovi colpi rompono il silenzio. E' "uopo alzare la voce. Ladyghin ascolta compiaciuto la conversazione scientifica).
Alessio - Tre settimane fa. Le ho iniettato io stesso nella vena l'elemento patogeno.
Svekolkin - (portando la mano al padiglione per sentire meglio) Non avete notato dei fatti alla meninge?
Alessio - No. Il sistema nervoso centrale non stato interessato. E poi questo riguarda ormai il passato. Oggi gi entrata... in contatto, la temperatura si abbassata. C' soltanto un insolito arrossamento dell'occhio... (Il rumore si fa pi forte. Svekolkin non sente) Dicevo che gli occhi sono diventati molto rossi (Guardando verso la parete) Quelli fanno sul serio.
Ladyghin - Sa il diavolo che cosa combinano. (Alla moglie) Fai entrare in testa a quella gente che io ho ospiti, ospiti... (La sua voce coperta da un gran fracasso, come di un mobile che si rovesciato, si sente poi un suono e un grido al di l della parete. Annuscka corre subito di l. Tutti alzatisi in piedi guardano verso il muro. Silenzio. Entra Parascia).
Parascia - (affannata) Vera Artemjevna, non avete in qualche posto materiale di pronto soccorso?
Ladyghin - Che succede di l, una battaglia?
Parascia - Il portinaio ruzzolato dallo sgabello. E andata bene che caduto sul quadro, e non si fatto molto male.
Svekolkin - Si potrebbe andare a mettergli una fascia?
Vera - Cose da nulla, non era molto in alto. Zia Costanza andate voi di l. I medicinali sono nell'armadietto. (Costanza si alza con in mano un gran panino).
Parascia - Prendiamo intanto una fascetta, per ogni evenienza.
Costanza - Decideremo sul luogo, Parascia. (Escono. Si sente soltanto un calpesto convulso).
Alessio - Il culto dell'estetica sar la tua rovina, zio Mitja.
Ladyghin - Ne avranno per un bel po'. Sloggiamo in terrazza. Forza ragazzi, trasportiamo le provvigioni... (Svekolkin e Ladyghin prendono con s parte delle stoviglie. Vera Artemjevna depone su un vassoio il resto. Alessio esce con le sedie. Entra Parascia tutta agitata).
Parascia - Dov' Alessio Ivanovic? Lo vogliono subito al telefono.
Vera - (in tono canzonatorio) Anzitutto vi avevo pregata di chiamarlo quando tutti fossero stati attorno al tavolo...
Parascia - Hanno fatto confusione con quel quadro, Vera Artemjevna.
Vera - ...in secondo luogo vi avevo detto di non fare alcun baccano.
Parascia - Ma no, lo chiamano al telefono per davvero! (Alessio tornato a riprendere delle sedie).
Alessio - Vierocka, venite a vedere l'arcobaleno. Si formato in mezzo al cielo.
Vera - Vi desiderano al telefono, Alessio.
Parascia - Dev'essere accaduto qualcosa di terribile laggi. Parlava una donna che ad un tratto si messa a piangere. (Alessio esce in fretta).
Ladyghin - (entrando) Chi... dove piangono?
Parascia - (austera) Al laboratorio di Alessio Ivanovic c' qualcosa che non va. (Silenzio).
Kira - (entrando) Zio Mitja, si chiede l'intervento della vostra forza atletica. Pensate che un paletto rimasto cos infisso in terra che non ci riesce di trarlo fuori... Che succede? (Nessuno le risponde).
Vera - (premendo le dita alle tempie) tutto il giorno che ne ho il presentimento. Che far mai ora... Proprio alla vigilia del matrimonio!
Kira - (con crescente inquietudine) Vera... Che successo?
Ladyghin - Avevamo cominciato ad allontanarci dal vostro chiasso rifugiandoci in terrazza, quando Parascia lo ha chiamato al telefono. uscito come se lo avessero gettato in acqua.
Vera - (studiatamente, per Kira) Potrebbero anche cacciarlo dall'Istituto...
Parascia - (incrociando le mani sul petto) Ed anche molto facile. Se vero che le cose al laboratorio non vanno bene. (Guardandosi con Vera Artemjevna cerca di drammatizzare gli eventi) Gli andr bene se non lo mandano sotto processo! (Ritorna Costanza col grembiule, una corda e il martello).
Costanza - (agitata) Un pover'uomo reggendo quel po' po' di peso sta in piedi sotto il soffitto ad aspettare e tutti se ne vanno. Ma insomma, lo appendiamo s o no quel quadro?
Vera - Lo appenderemo domattina. (A Parascia) Dite che per oggi basta. Possono andare. (Soddisfatta al pensiero di avere eseguito bene l'incarico, Parascia esce).
Costanza - Ma allora perch iniziare quel gran chiasso?
Ladyghin - Cerca di rallegrare tua zia, Verocka.
Kira - (sottovoce) Alessio ha delle grandi seccature.
Costanza - (lasciando cadere il martello) C' qualcosa per il premio?
Vera - Avete proprio colto nel segno, zia.
Costanza - Che spavento, che... (Una subitanea previsione la rabbuia in viso) Ma lui dov'? Cercatelo, fate che io possa abbracciarlo in questa circostanza eccezionale.
Vera - Lascia che rimanga Kira con lui per ora. Noi verremo dopo. Mitja, tira la tenda! (Dopo aver separato in tal modo la veranda dalla sala da pranzo Ladyghin esce).
Costanza - (lamentevole alla figlia) Corri presto da lui, mia piccola infelice. Digli che non importa, si pu vivere comodamente anche in una capanna... Dividi con lui questo... dolore inesistente. (Verso la veranda) Ah! burloni!
Kira - Come hai detto... inesistente?
Costanza - Non so nulla.
Kira - Che cosa mi stai nascondendo?
Costanza - Oh, stai strappando la manica del mio abito migliore. (Liberando il braccio) Non dimenticare che mi avevi proibito di immischiarmi nei tuoi affari.
Kira - Mamma.
Costanza - Posso soltanto augurarti una rapida decisione. Ma temo che, qualunque essa sia, sar errata. (Decidendosi) D un po', non ti pare che essi vogliano metterti alla prova?
Kira - Provare?... provare me? E in che cosa? (La madre si allontana mandando alla figlia un bacio trionfante. Inquietanti dubbi assalgono Kira. Nel contegno di lei si riflettono decisioni improvvise e subito respinte. Ella corre verso la veranda e ripensatoci apre la porta verso il corridoio, ma la richiude come se l sentisse pi imminente una sventura. Annuscka deve fare uno sforzo per entrare) Ebbene? (Annuscka tacendo guarda le mani di lei) Solo una cosa mi spaventa, che non sia accaduto nulla...
Annuscka - - Ho visto con i miei occhi quando il ricevitore sembrava gli fosse caduto dalle mani.
Kira - Avete sentito di che cosa parlava? Sia pure una mezza parola... Di che cosa?
Annuscka - Ma, pare che debba cominciare laggi l'istruzione di qualche affare. Forse hanno sciupato del danaro o andato a monte qualche segreto. Cominciavano subito... Ma forse meglio che egli non riceva alcun premio e che vada cos. Tanto voi non siete avida, vero? In compenso nessuno potr dire che avete sposato un uomo con la fortuna fatta. Da noi c' ancora chi ama sposare subito gente molto nota... Ma dov'erano prima quelle donne, imbellettate e senza piet, quando i loro mariti da soli si battevano per la propria gloria... dove! (Animandosi) Bisognerebbe frustarle, frustare la loro pelle bianca!
Kira - Come siete... crudele, Annuscka!
Annuscka - Non sono crudele, sono semplicemente onesta... Per voi un colpo grave, lo capisco. In fondo anch'io sono una futura donna! (Indulgendo verso Kira) Lo so che voi siete superba... Ma, dicono, che quando si piange si soffre di meno.
Kira - Sin da bambina non sono mai riuscita a piangere, Annuscka. (Parlando degli occhi) Li ho asciutti, li ho asciutti...
Annuscka - Anche a me accaduto raramente di piangere: pap me lo proibiva. Ma voi provate, forse riuscirete... Mi volto dall'altra parte. (Kira vuole andarsene. Annuscka con le braccia aperte le impedisce la via) Non uscite, non osate lasciarlo. Voi siete buona. Alessio Ladyghin non potrebbe amare una donna cattiva. (Parlando ormai con tono infantile) Non vi permetto, non vi permetto...
Kira - (fra i denti) Patemi uscire, ragazzina. (E schivandola esce. Annuscka agitata, quando fa ritorno Alessio, apparentemente tranquillo).
Alessio - Kira uscita? Avevo udito la sua voce.
Annuscka - Le... girava la testa... per il caldo. (Piangendo e stropicciando la tenda) Non bisogna, non si deve...
Alessio - (seccato) Dite un po', che state mormorando? Imparate forse qualche parte? Smettetela, mi impedite di pensare... (Lei tace chiudendo la bocca con il bordo stropicciato della tenda. Lui le si avvicina e la volta verso di s, guarda il suo volto abbassato) Che? E successo anche a voi qualche disgrazia? Certamente si ammalata la vostra bambola preferita. Non importa, la ungeremo con colla di falegname e si rimetter. Diventer pi bella. Su, sorridete... attrice!
Annuscka - Mi dispiace molto per voi.
Alessio - Dispiacersi per me proprio superfluo. Guardatemi, su! Sono un giovane sanissimo, settantadue chili. Ma il mio dolore effettivamente inconsolabile... il dolore. Ora non riuscir pi a terminare in tempo il compito affidatomi dallo stato. Vedete, mi morta... la scimmia.
Annuscka - (con curiosit) E... era molto importante?
Alessio - Molto, Annuscka. Ed abbastanza cara, anche. (E quasi inavvertitamente egli si muove con lei attraverso la camera cingendole amichevolmente col braccio le spalle) Vi un paese, la Guinea... l'avete studiato in geografia... Ecco, laggi, nella loro patria, esse si dondolano e discendono dalle liane come tanti gigli... E noi l'avevamo chiamata Liliana. Non era molto giovane. Gi Pavlov aveva studiato su questo libro vivente durante le sue esercitazioni. Fu necessario provocare in lei una nuova malattia...
Annuscka - (alzando gli occhi) Quale?
Alessio - Tanto non capireste. Una nefrosi nefrite emorragica, capito? I miei ragazzi la fissarono con delle cinghie ed io stesso ho fatto ci. Lei si dibatteva, gridava e nel delirio vedeva il suo bosco ed il branco delle compagne... Nelle scorse notti mi ha detto col suo muto linguaggio molte di quelle cose che occorrono agli uomini. (Amaramente) Oh, se tutti coloro che amiamo ci aiutassero cos nelle nostre ricerche della felicit umana!
Annuscka - (con forza) Per la prima volta nella vita... desidero danaro, molto danaro! (Alessio la guarda attentamente) Se avessi delle ricchezze ve ne comprerei subito dieci.
Alessio - (sorridendo del suo slancio) Ieri notte sono andato da lei nell'allevamento con i miei collaboratori. (Egli allontana Annuscka per mostrarle coi gesti come avvenuto l'ultimo incontro) L'attacco era finito e lei si era abbandonata in quell'angolo l. Io le porsi una mela, la prese e tutti attorno si misero a ridere. Ma non la mangi. Non avete fatto in tempo a vederla, Kira!
Annuscka - (indietreggiando e con amarezza) Ah,... come la amate! Anche ora, anche ora... (Alessio non ha capito lo sbaglio che ha commesso. Annuscka si affretta a correggersi) ... anche ora che morta! (Dalla veranda entrano lentamente Vera, Svekolkin, Ladyghin, il quale s avvicina per abbracciare il nipote. Alessio attende che qualcun altro entri, ma non vi nessuno, tranne il vento che agita la tenda).
Ladyghin - Non ti abbattere, Alessio.
Vera - Vi accaduta una disgrazia, Alessio?
Alessio - Ho perso Liliana, quella che siete venuti a vedere con lo zio Mitja.
Ladyghin - Naturalmente spiacevole. Ma Liliana non un uomo!
Alessio - (piuttosto aspro) Abbiamo vedute diverse, zio Mitja. Io sono abituato ad amare lo strumento con cui trasformo il mondo, perch parte di me stesso, del mio braccio. E Liliana era uno strumento vivo e preciso, non ne ho altri di simili.
Svekolkin - (cautamente) Alessio Ivanovic, domani alla seduta avr modo di vedere qualcuno, e se voi permettete...
Alessio - Grazie. prematuro. Vostra figlia mi ha dato lo spunto per piani diversi.
Vera - Dei piani parleremo dopo. Mi hanno pregato di suonare loro qualche cosa... Vi dispiace un po' di musica, Alessio? (Ad Annuscka) Andiamo di sopra, piccola consigliera.
Annuscka - (nascondendo il viso) Corro un momento a lavarmi.
Vera - Non riuscirete lo stesso per a togliere dal viso i segni della primavera. (Agli altri) Prendete posto sul divano. (Tutti guardano Annuscka che sale la scala incespicando) Che buon cuore ha quella ragazza, Alessio. Vero?
Alessio - (distratto) S... anche il cuore. Voi cominciate, io vado a telefonare all'Istituto. Hanno gi iniziato l'autopsia di Liliana. Noi due verremo pi tardi... Io e Kira. (Vera sale con Ladyghin che si sofferma sul pianerottolo. Svekolkin afferra alle spalle Alessio).
Svekolkin - Siete un tipo austero, Alessio Ivanovic. Ho sempre desiderato di avere un figlio come voi. (Alessio risponde con un cenno del capo) Probabilmente domani sar pubblicata la deliberazione del governo sui premi. E questa sar una gioia. Beh, non vi trattengo... Ne parleremo pi tardi. (E accompagnando Alessio con lo sguardo egli va verso Ladyghin).
Ladyghin - Pasci, ho una cosa seria da dirti. (Svekolkin si ferma) Cerca di sostenere la parte sino in fondo, Pasci. Tanto pi che ti riesce molto bene. Sei semplicemente un artista.
Svekolkin - Di che parte stai parlando, Dmitrij Romanovic?
Ladyghin - Alioscka nella sua bonaria semplicit crede effettivamente che tu sia un alto papavero. Sarebbe crudele se tu ora d'un tratto ti rivelassi.
Svekolkin - Ah!... Certo far di tutto, Dmitrij Romanovic. (Vera Artemjevna ha iniziato a suonare le prime battute) Andiamo, andiamo, altrimenti la padrona di casa si offende. (Escono. Il concerto domestico cominciato... Solenne, come un inno al giorno nascente, la musica riempie la casa. Quando la prima ondata si spenta, dal giardino entra Kira, che conduce per mano la ritrosa Costanza)
Costanza - Cos tu vieni a pregarmi, superbetta?
Kira - S.
Costanza - No, non cos. Devi pregare dolcemente tua madre.
Kira - (fra i denti) Ti prego.
Costanza - (aggiustandosi nella poltrona) Ecco, mia cara, tutto questo spettacolo stato predisposto per te sola. (Kira non distoglie lo sguardo dal viso della madre) Egli ti ha fatto credere ieri che avrebbe avuto con te un importante colloquio. Evidentemente una proposta. E prima di ci ti vogliono far perdere del tutto il coraggio e ti pongono sotto il microscopio.
Kira - Non capisco...
Costanza - In breve, essi fingono che il premio non vi sar, anzi al contrario.
Kira - Ma Annuscka ha sentito lei stessa...
Costanza - (ribattendo) ... Anche Annuscka! A tutti loro interessa la tua condotta in questa circostanza. Se resterai con lui non riuscirai lo stesso ad amarlo dopo siffatta villania. Se te ne andrai diranno: meschina, ha avuto paura della vita modesta.
Kira - (con un incredulo mezzo sorriso) Stai combinando qualche pasticcio.
Costanza - da un pezzo che, con le mie orecchie e assolutamente per caso, ho udito Vera che si accordava con Parascia per chiamare Alessio al telefono e costruire questo infernale trambusto. (Battendo con un dito sul tavolo) Oh, Verocka!... Dopo la morte di tuo padre sono stata io a dare asilo a te ed alla tua infelice madre. Ed io volevo vivere in buona armonia con te. Ma tu hai risvegliato in me il diavolo. Bene, la zia accetta il tuo gioco!
Kira - (con una certa speranza) Naturalmente Alessio non si trovava presente.
Costanza - S, invece.
Kira - C'era! Ma non voleva, si opposto, ha discusso?
Costanza - Mi pare che fumasse una sigaretta... Poi sono corsa per cercarti. Avrebbero potuto aprire la porta...
Kira - Ma in definitiva, che c'entra il premio... La messa in scena a questo riguardo non stata fatta!
Costanza - Ah, amica mia... Vuol dire che il tuo esame stato rimandato a domani. Ma tieni presente che questo Alessio capacissimo di rinunciare interamente al premio. Dirai, chi potrebbe rinunziare alla felicit personale. Oh, questi moderni... sono capaci di tutto. Ti fanno quaranta norme di lavoro, non dormono a decine di giorni e per di pi ci ridono sopra! (Ascoltando la musica) Cielo, che sta suonando? E qualcosa che riconosco ma non riesco a ricordare... (Ella ripete ad alta voce la melodia di Vera Artemjevna) Se fossi io al tuo posto sarei cauta all'eccesso. In casa altrui non lecito essere pi belle della giovane padrona di casa. Io avrei lodato il talento di lui ad ogni istante, gli artisti amano ci. Poi mi sarei messa a singhiozzare e gli avrei concesso di consolarmi. Ed infine: Verocka, non ti impressionare; non c' nulla di straordinario. Mitja mi ama!... . Ah, ora ricordo! quel pezzo che suonavano il giorno che, molto tempo fa, ho fatto conoscenza con tuo padre. Vado di sopra. Voglio ricordare la giovinezza.
Kira - (fermandola quando gi sulla scala) Pap era un uomo buono e di spirito. Come ha potuto sposarti?
Costanza - Oh, cara non vi ha proprio fatto caso. Ed ora bevi il destino che tu vuoi, ma bada di non inghiottire l'ago che sta sul fondo. (Esce. Kira resta immobile: anche quando giunge Alessio col soprabito al braccio. Essi tacciono e passa cos qualche secondo).
Alessio - Come ho atteso che voi mi avvicinaste... Magari con qualche parola tenera, Kira.
Kira - Voi eravate con quella... ragazzina. Non ho voluto disturbarvi.
Alessio - vero. Tutti qui attorno mi hanno spiritualmente teso la mano. Tutti tranne voi. Non credevo che vi avrebbe sbigottito a tal punto la mia sventura.
Kika - Com' ridicolo: non mi avete ancora parlato della cosa pi importante e gi mi fate una scena familiare. Stiamo iniziando in modo falso la nostra vita in comune, Alessio.
Alessio - Ma sarebbe tardi rimproverarvi fra un anno, quando sar diventato vostro marito.
Kika - (ironicamente) Cos presto! Siete frettoloso Alessio!
Alessio - SI... vorrei che voi vi abituaste almeno un po' al mio lavoro. E Liliana stata ammalata un mese intero.
Kira - Ogni volta si frappone tra noi due, questa famosa Liliana! Io non ho pi la forza di lottare contro di lei. (Amaramente) Su, descrivetemi la mia avversaria. bella, almeno?
Alessio - (molto piano e serio) Molto. Aveva una colonna vertebrale forte e un poco curva e un piccolo seno coperto di peli. Ai miei occhi quello era il pi geniale dei primati. Vado da lei per l'ultimo appuntamento. Laggi hanno appena cominciata l'autopsia. (Toccata dalla rudezza della confessione di lui, Kira meccanicamente si muove verso Alessio) Non siate gelosa di lei con me. gi morta.
Kira - Perdonate, non volevo offendere il vostro dolore. Aspettavo sempre che voi cominciaste... ci che avevate promesso!
Alessio - (dopo aver sorriso) Quel colloquio! Oh, non ho dormito questa notte e non ho la mente fresca. Il colloquio lo rimandiamo a domani. (Egli esce verso il giardino e a met strada fa ritorno) Ma io mi batter per voi... con vostra madre, col diavolo, con voi stessa infine. Perch, anche se siete cieca, io vi amo, Kira!
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
notte, rischiarata dal luccichio delle stelle di agosto, e l'occhio non coglie subito i contorni di questo ampio spiazzo del giardino dei Ladyghin. Esso quasi sospeso e termina con un pendo abbellito da giovani pini. Lontano nella nebbia scintilla la sinuosit del fiume. Non si vede assolutamente chi parla e chi risponde; sin dall'inizio si ode soltanto il ritmico cri-cri dei grilli. Pi tardi, quando a sinistra verso la campagna ricoperta di luppolo, si accende una finestra, un chiaro fascio di luce sottrae al buio un alto palo con Un fanale - nascosto dai rami degli alberi - un tavolo rotondo verniciato ed una panca infissi nel terreno.
(Ladyghin sulla panca. Svekolkin su di una sedia a sdraio. Dalla casa giunge il suono lieve di una musica che proviene dalla radio).
Ladyghin - Che diavolo! I giornali non arrivano e Alessio non si vede! Mancanza assoluta di notizie. Oh, ti decidi a prendere qui? Mi sono stancata la mano!
Svekolkin - Aspetta... che cosa mi stai rifilando?
Ladyghin - Prendi, fuma un buon sigaro. I cassieri non ne fumano di cos buoni. Sono contento sai, Pasci, che ci siamo incontrati e che sediamo vicini come una volta. Attraverso la nebbia risplende la strada silicea, e le stelle... l'infinito. Prendi, prendi... I sigari sono ottimi contro le zanzare!
Svekolkin - No, preferisco le sigarette, Dmitrij Romanovic. (Un fiammifero acceso rischiara il suo viso e la mano di Ladyghin protesa con la scatola dei sigari).
Ladyghin - Senti, pirata... ma come fai tu a sapere che la Deliberazione gi stampata?
Svekolkin - Me l'ha comunicato laggi un mio amico, cassiere del giornale. I cassieri sanno tutto! Non ti agitare per Alessio Ivanovic. La cosa ormai certa.
Ladyghin - Ma non potrebbe dare un colpo di telefono?
Svekolkin - Pazienta, pu darsi che trasmetteranno qualcosa per radio.
Ladyghin - Mi sento in un modo... come se dovessi sostenere io gli esami... (Qualcuno si avvicina a lui da un lato della campagna) Ecco arrivato anche il kvass . Hai preso i bicchieri, Parascia? (Tintinnano i bicchieri deposti sul tavolo).
Vera - Che fate qui seduti al buio?
Svekolkin - Aspettiamo la nostra luna del Dnieper...
Ladyghin - Sembra che non abbia fretta per, la vecchia. (Alla finestra aperta viene tolta la tenda. Una luce chiara batte sullo spiazzo) Vi avevo pregato, pregato di non accendere... Spegnete la luce in casa!
Vera - Lasciali stare, Mitja. Sono ancora l, alle prese con il tuo quadro. Bisogner pure appenderlo una buona volta. (Alla finestra appare Parascia, la sua grande ombra si muove sulle cime degli alberi) Non avete ancora finito, Parascia?
Pakascia - Dmitrij Romanovic ha proibito di far chiasso e a noi basterebbe dare ancora tre o quatti colpi. Temiamo che si stacchi il chiodo.
Ladighin - Va bene. Battete... Due soli colpi.(Parasela scompare. Una tenue luce passa attraverso la fessura della tenda. Seguono con grande intervallo due colpi poderosi ed uno piccolo) Non va, Verocka. Neanche un giornale ed gi notte fatta.
Vera - Evidentemente il postino si ammalato. (A Svekolkin) Mitja terribilmente inquieto per il premio di Alessio.
Svekolkin - Lo ha tenuto a balia, sulle ginocchia, lo ha cresciuto...
Ladighin - Vera, e mandare Parasela alla stazione? Pu darsi che qualcuno venda il giornale!
Veka - Non si pu spedire un individuo di notte, a quattro chilometri, Mitja... Ha lavorato tutto il giorno. Ho telefonato io laggi. Alessio partito da un pezzo. Pu darsi che sia gi sulla zattera.
Ladighin - Be', aspetta che gli d una voce. (A piena gola dalla parte del fiume) Aleee-ssioooo... Alioscka! (Silenzio, eco, i grilli cantano) Niente. Non accendete la radio. Non preparate sino a mio ordine.
Vera - Copriti la gola, Mitja! Lo farai raffreddare quel tuo potente basso. (Vera gira attorno al collo di Ladyghin la propria sciarpa ed esce).
Svekolkin - Hai una moglie energica, capitano! Ti tiene con riguardo!
Ladighin - Gi, lei di me... cura... la gola...
Svekolkin - La mia morta... Ricordi che mentre noi sedevamo sulla riva venuta a chiamarmi per la cena una ragazza un po' rossiccia'?
Ladighin - Perdonami, ho dimenticato. Ecco, non ricordo se c'erano i grilli. Non ricordo neppure me stesso. Dovevo certamente essere divertente allora, non vero?
Svekolkin - Sei partito da me verso la vita, lungo, goffo, con una voce da basso, quasi povero. Ricordo di averti offerto una valigetta per il viaggio ma tu mi hai risposto che il destino del mondo era racchiuso nel tuo paniere intrecciato, di betulla. Me l'hai detto proprio cos con superbia... Esiste ancora quel paniere?
Ladighin - Bah! Sar in qualche ripostiglio.
Svekolkin - L'hai forse dato in cambio di .balocchi prediletti? Eppure sei un'artista! Il tuo popolo ti osserva ogni giorno.
Ladighin - Ma gli artisti bisogna guardarli davanti... Chi guarderebbe gli artisti di dietro?
Svekolkin - Forse che diventando artista hai cessato di essere uomo, Mitja? Oppure tu ti accingi a portare tutto questo vecchiume con te, nel futuro? Guarda che nell'altro mondo bisogner vergognarsi di ogni piccola macchia.
Ladighin - Vuoi dire che non ci sar arte l?
Svekolkin - Scorrer per le strade per abbellire la vita stessa. Ricordo che una volta tornando via mare da un congresso decisi di andare ad Annach...
Ladighin - Un momento, Pasci! (Egli accende la luce del fanale e fa un giro della piazzetta) Nessuno... che cosa mi stai contando? A proposito ho sentito che tu parlavi con gran disinvoltura ad Alessio di un certo acido barbiturico...
Svekolkin - C' un acido che si chiama cos, il Veronal. E con ci?!
Ladighin - E mi venuto un dubbio.
Svekolkin - Finalmente, che uomo perspicace!
Ladighin - (astutamente) Di' un po'... Non saresti per caso parente di quello scienziato, il famoso Svekolkin che ha parlato all'ultima seduta e che fa parte della Commissione degli esperti per l'assegnazione dei premi?
Svekolkin - Hai fatto cilecca, Dmitrij Boma-novic. No... Non gli sono parente.
Ladighin - E allora, dove hai arraffato tutte queste cognizioni, pirata?
Svekolkin - Ecco vedi... quelli, all'Istituto, hanno un cassiere. La cognata della sorella di costui rimane nostra vicina di strada. Le sere laggi sono lunghe e la vecchietta chiacchiera volentieri... Noi la ascoltiamo e cos approfondiamo le nostre conoscenze!
Ladighin - (incredulo) Ho l'impressione che tu conosca troppi cassieri.
Svekolkin - Aspetta... Pare che la nostra luna stia per sorgere. (Si alzano e tacciono. Una luce azzurrina si spande sul piano al di l del fiume. Poi dalla casa si odono voci, rumori, affrettar di passi e dall'angolo appare agitata Parasela, seguita a breve distanza da Vera Artemjevna).
Parascia - Dmitrij Romanovic, Dmitrij Romanovic... Ohi, mi scoppia il cuore!
Ladighin - caduto ancora qualcuno?
Parascia - (precipitosamente) L'abbiamo appeso adesso al chiodo... Stavo ancora provando se era appeso bene, quando sentiamo che nominano Ladyghin... Ma proprio chiaramente. E subito mi sono sentita avvampare...
Vera - Grida urr , Mitja! L'hanno appena comunicato per radio. Alessio al quarto posto. (Ladyghin incredulo tace) Vieni che ti d un bacio...
Svekolkin - Permetti anche a me di farti le congratulazioni, amico.
Ladighin - Ecco quello che aspettavo. Ora sei pronto alla vita. Ti lascio al tuo destino. In alto, pi in alto di tutti, vola, Alioscka!
Vera - Per, che strano, Mitja. Kira mi sedeva accanto e non si neppure mossa, soltanto il suo volto si oscurato d'un tratto. Possibile che non abbia provato piacere? Una tal somma di danaro...
Parascia - C' da incretinire dalla gioia, Vera Artemjevna. Che felicit! Di fronte a tutto il popolo lo hanno ringraziato... Che cosa devo portare dalla ghiacciaia?
Vera - Tutto quello che vi in casa. Tutto in tavola.(Parascia corre via).
Ladighin - Luce!... Accendete tutte le luci, in casa, nel garage, nella cantina. E mi ubriacher con te, Alioscka!... Andategli incontro con tutti gli onori. Aspettate, vengo anch'io con voi. (Tutti escono tranne Svekolkin. Giunge uno scricchiolo di rami dalla riva scoscesa. Svekolkin si avvicina al bordo dello spiazzo. Dalla terra compatta, aprendosi il varco attraverso i rami dei pini, si alza la figura di Annuscka. Imbattutasi nel padre ella respira affannosamente e d'un tratto, alzata la testa, sorride con gioia).
Svekolkin - Oh, i piedi bagnati, hai rotto le calze... Da dove vieni, Annuscka? (Annuscka non in grado di pronunziar parola) C' bisogno di correre cos, figliola? Hai il cuoricino che batte a pi non posso.
Annuscka - (con sforzo) Io... vengo dalla stazione... Ho procurato un giornale. (8i ode il suo respiro affrettato) L'ho ottenuto a stento... Ho mentito, ho detto di essere la sua fidanzata.
Svekolkin - Che dice di bello il giornale, Annuscka?
Annuscka - Prendi! (Tirando il gomito al padre) Metti gli occhiali...
Svekolkin - Lo leggo gi nei tuoi occhi. Vi stampato tutto. Ed io che pensavo ti fossi raggomitolata in qualche angolo...
Annuscka - Sta arrivando. Gli soltanto successo qualcosa alla macchina. Io l'ho sorpassata al ponticello. Ho tagliato dritto in mezzo ai cespugli. Oh, correvo, correvo, ballavo... e poi correvo. (Lontano clacson di automobile. La luce in casa aumenta. Cigola il carrello dei viveri. Si ode la impaziente voce di Ladyghin: Camminate con le stampelle, che diamine? ) Ecco, sta arrivando. Vieni, gli andiamo incontro al fiume?
Svekolkin - Non conveniente, Annuscka. un'altra che gli deve andare incontro. (Conducendola verso la panca) Noi sediamoci qui.
Annuscka - (slanciandosi) Vado soltanto a portargli il giornale...
Svbkolkin - (trattenendola) Tutti ormai lo sanno, Annuscka. L'hanno appreso qui dalla radio, senza di te.
Annuscka - Ma laggi dev'essere bello, adesso. C' odor di fieno... E gli uccellini sussurrano sotto gli alberi. Andiamo!
Svekolkin - Gli uccellini in questo momento stanno dormendo. Sono le rane che gracidano sotto i cespugli. Come mai sei cos allegra, figliuola? (Annuscka nasconde il viso sulla spalla del padre) Il premio non l'ha ottenuto tuo padre, e neppure tuo fratello, ma uno zio estraneo, di lontana parentela... (Indagando) A noi tutto ci che cosa importa? (Ella tace. D'un tratto si alza un allegro vociare, esclamazioni e saluti di coloro che incontrano Alessio sulla veranda. Si sente: Viva Alessio Ivanovic , Anch'io, anch'io voglio abbracciarlo . Ma sopra tutti si sente il basso di Ladyghin: .Sei un Claude Bernard, Alioscka! ).
Annuscka - (sottovoce) Non dovremmo esserci anche noi l?
Svekolkin - Hanno altro da fare. Figurati se pensano a noi. Noi due siamo estranei. E poi domani ce ne andiamo.
Annuscka - Gi... domani?
Svekolkin - Ci sar una gran confusione per il matrimonio, per il trasloco nel nuovo appartamento... Saremo soltanto di impiccio. Tu cerca intanto di sistemarti nel pensionato, ho gi preso accordi con il Direttore. (Dalla veranda giunge una nuova ondata di voci ed il suono dei calici).
Annuscka - Non ho mai bevuto vino sino ad oggi. Dev'essere amaro, vero?
Svekolkin - Ce n' anche di dolce. (Il chiasso si avvicina) Eccoli che arrivano. Sappiti controllare... Tu non sai nulla! (Annuscka ubbidiente fa un cenno di risposta. Dall'angolo, esaltato dal vino e dalle congratulazioni, esce Alessio col cappello sul cocuzzolo; pi lontano Kira. Dietro a tutti Parasela che porta un vassoio con i calici pieni e davanti a tutti, come se fosse lei l'animatrice della solennit, Costanza).
Costanza - Noi li cerchiamo e loro son qui a complottare, gli eremiti. Versa anche a loro sino all'orlo, Kira!
Alessio - Prendete parte alla mia grande gioia, amici.
Kika - (reggendo i calici) Tutti bevano sino in fondo!
Svekolkin - (prendendo il boccale) Per quanto non sia lecito sciupare l'autentico merito con degli elogi... Insomma; sono fiero di aver visto la vostra giovinezza; e voglio vedere la vostra piena maturit.
Alessio - Sono scappato dall'Istituto per sfuggire ai discorsi. (Ad Annuscka) Come vedete di chiasso se ne fa abbastanza anche attorno alle nostre noiose vicende. (Annuscka abilmente fa vista di non capire).
Kira - Congratulatevi con lui, Annuscka. Ha ottenuto una grande ricompensa.
Annuscka - Oh... ne siete molto contento, vero?
Alessio - Molto, Annuscka. Questo denaro mi torna proprio comodo.
Annuscka - Chiss quante belle cose acquisterete ora... Specchi, lampadari. Solo tappeti non dovete comprare, ce n' gi tanti. (Alessio ha fissato Annuscka, sorpreso dal tono infantile delle sue esclamazioni) Potreste anche comprare una grande casa, con doppie porte e un cane alla catena... che abbaier al mondo intero.
Costanza - (con sussiego) Forse non saranno sufficienti per la villeggiatura; vorr dire che la rimandiamo alla prossima volta. (Accigliato, senza aver brindato con Annuscka, Alessio si accinge a posare il calice sul vassoio, per incontrarsi qui con Parascia).
Alessio - Voi non vi siete congratulata con me, Parascia. Auguratemi qualcosa di bello, per cui valga la pena di bere un po' di vino.
Parascia - Oh!, non voglio certo rifiutare l'invito! (Afferrando con la sinistra il vassoio, prende con la destra il calice. Con molta semplicit) Lavorate in tal modo, Alessio Ivanovic, che agli uomini possa sembrare sempre pi bello vivere sulla terra. (Alessio riconoscente stringe al polso"Parascia).
Ladyghin - (dalla finestra) Pavel, vieni ad aiutarci. E finch non sar pronto non fate entrare Alessio. (Svekolkin esce, portandosi il giornale di Annuscka. Questa lo segue indecisa).
Alessio - Annuscka, dove andate? Non ci date affatto noia, sapete!
Kira - Fatela tornare indietro! Si vergogna, poverina. (Alessio la raggiunge soltanto all'angolo. In questo frattempo Costanza si avvicinata alla figlia).
Costanza - (sottovoce) Ed ora stai all'erta, mia cara, comincia la tua prova. Ha degli occhi cos trionfanti, lui!
Kira - Non far nulla!
Costanza - Lo vedrai. Qualunque cosa dica per, tu taci. Ci penso io. (Alessio ritorna, conducendo per mano Annuscka).
Alessio - ... E poi, non riesco a capire che cosa si mutato in voi da ieri. Siete assolutamente un'altra.
Annuscka - Forse addormentata? Sonnecchiavo nell'amaca, quando voi siete arrivato.
Alessio - Non eravate voi allora a correre in quel modo davanti all'auto? Mi ero persino fermato al ponte per gridarvi, quando avete svoltato.
Annuscka - (d'un tono scherzoso) Voi, a quanto pare, siete convinto che vi ero venuta incontro?
Alessio - No, e perch mai? Perch ho visto distintamente un vestito bianco agitarsi davanti ai fari e poi sparire. Avevo anche deciso...
Costanza - Ci sono altre persone qui, vestite di bianco! (CU sguardi di tutti si 'posano involontariamente su Kira).
Kira - (agitata) Ma anch'io son rimasta tutto il tempo a casa. Verocka pu attestarlo...
Costanza - Che ci sarebbe da vergognarsi se ti eri fatta premura di andare incontro al fidanzato? Qualunque altra donna al tuo posto lo avrebbe fatto. (Allontanandosi da Annuscka che resta celata nellombra di un albero, Alessio tacendo bacia la mano della fidanzata e si adagia nella sedia a sdraio) Raccontatemi, caro, come ha avuto inizio la vostra scoperta. Se non un segreto, beninteso. (Abbassandosi sul dorso, Alessio, socchiude gli occhi).
Kira - (sottovoce) Volete un cuscino, Alessio?
Alessio - Grazie. Sto bene cos. (E fresa alla cieca la mano di lei, egli la tiene stretta) Sui litorali del meridione vive una zanzara, che procura la febbre. Si chiama flebotomus .
Costanza - (facendo locchiolino alla figlia) Senti, Kira? Flebotomus!
Alessio - Lo abbiamo ricercato a lungo nelle isole pi basse, abbiamo afferrato i suoi progenitori, e migliaia di quelle bestiole sono nate in laboratorio. Questa criminale zanzara, color marron e munita di due sole ali, ha annientato per l'addietro i pescatori, ha messo fuori uso molti dei nostri marinai ed ha ronzato spesso anche nelle nostre orecchie. (Esaltandosi in questa improvvisata conferenza) Ora noi abbiamo una tesi scientifica detta triade di Kock... (Egli apre gli occhi e vede un dolce e malcelato sbadiglio di Costanza).
Costanza - (chiudendo confusa la bocca) Che canaglia, eh? Fl-flebotomus... Sono pronta a trafiggerlo con qualsiasi cosa mi capiti in mano!
Alessio - (raffreddandosi subito) Insomma una storia lunga. Domani vi cercher un mio articolo e vi sar chiara ogni cosa. (Rivolto soltanto a Kira) Che cosa meravigliosa potersi riposare a lavoro finito!
Costanza - Ma forse lecito estenuarsi cos... giusto prima del matrimonio, ragazzo mio?
Kira - (contenendosi) Mamma, stiamocene tranquilli a contemplare la notte.
Costanza - La notte la contemplerete dopo, per intanto dobbiamo pensare a dove andrete dopo le nozze. A suo tempo i cittadini come si deve se ne andavano all'estero. Il padrone presso il quale lavorava il padre di Kira, dopo le nozze se ne andava sempre all'estero. E l ammiravano la natura, si rimettevano in salute, sognavano... Naturalmente ora non pi cos. A paragone dell'estero dei nostri giorni, la tomba di un fratello sembra un luogo di villeggiatura!
Kira - Non sarebbe bene che tu aiutassi un poco Vera nelle faccende di casa, mamma?
Costanza - Lo so che tu adori il mare. Certamente bello abitare una casetta solitaria, vicina agli scogli... Per vi consiglio in ogni caso una lunga gita in piroscafo sul fiume. (Fantasticando) Immaginate un po': sera, e le eliche si muovono sulle acque di ametista; e vien voglia di sognare a qualcosa di irrealizzabile... E a parte ci, del bel pesce sempre fresco. Vi piace il pesce, Alessio?
Alessio - Dei fiumi io apprezzo sopratutto la tranquillit. Mi piace il silenzio.
Costanza - Abbiamo proprio gli stessi gusti, amico mio.
Alessio - (adirandosi) Volevo dire, dubito che noi possiamo muoverci di qui dopo il matrimonio. Ho molto lavoro urgente da sbrigare e quasi certamente sar molto occupato per una... trentina d'anni.
Costanza - Potremmo intanto partire noi due, voi ci raggiungereste pi tardi!
Kira - Mamma, Alessio vorrebbe riposare.
Costanza - Cielo! ma di che cosa sto parlando io? Tenete presente che quando avrete in mano quella somma, non vi permetter di dissiparla. Oh, tutti gli innamorati sono prodighi! (Con un sospiro) Ci penser io... Deve durare il pi a lungo possibile... per poter vivere un mese, due, ed anche sei senza far nulla, proprio nulla e pensare soltanto a riposarsi! (Vedendo che lumore di Alessio si fa sempre pi nero, Kira fa l'ultimo tentativo di evitare l'imminente scenata).
Kira - Ho freddo. (Alzandosi) Ritiriamoci, Alessio.
Alessio - Perdonate, non ci avevo pensato prima... (Egli depone sulle spalle di Kira la sua giubba con garbo, ma decisamente la fa tornare al suo posto) Fermatevi ancora un po'. Evidentemente vostra madre non ha interpretato con esattezza la mia gioia. (A Costanza) Non sarete costretta ad assumervi tanta responsabilit. Ho gi destinato quella... somma inaspettata. Quel denaro, non l'ho pi, io. (Agitazione generale. Costanza lancia un'occhiata trionfante alla figlia).
Costanza - Hai sentito? Quel denaro, lui non l'ha pi!
Kira - (sorridendo forzatamente) Che cosa ne avete fatto? Lo avete gettato nel fiume?
Alessio - No, ma come se lo avessi gi speso stamattina.
Costanza -: Kira, ha rinunziato al premio... Ti ha gi mandato in rovina prima ancora di sposarti, questo giovanotto!
Alessio - Non ho rinunziato affatto al premio.
Costanza - Allora, avete perso il danaro? ...ma dove, dove? Vado io stessa, a piedi, fino a laggi... Portami la spolverina, Kira! (Colpito dal chiasso dell'ironia maligna di Costanza, Alessio tace aspettando. Costanza cambiando bruscamente di tono) Oh, ho indovinato... Alessio Ivanovic ti ha comprato un regalo di nozze, lo ha in tasca. (Dolcemente) Su, non tormentateci, mostratecelo, alfine!
Kika - Non ti agitare, mamma. Lascia che egli ci spieghi da s... il suo scherzo!
Alessio - Non ho scherzato, Kira. Nella vita io avr bisogno soltanto di ci che mi indispensabile per il lavoro. E al di fuori del lavoro io non ho altro al mondo.
Costanza - Oltre al lavoro avrete una moglie!
Alessio - Ritengo che a mia moglie, come a me non siano necessari... (guardando di sbieco Annuscka) n castelli con cani alla catena, n oggetti... che starebbero bene nei musei.
Costanza - Sarebbe ora di smettere queste usanze antiquate, Alessio Ivanovic. Grazie al cielo, noi, anche se esseri deboli, abbiamo la nostra voce in capitolo. Noi, donne, ci siamo conquistato questo diritto lottando. Sar vostra moglie ad indicarvi ci di cui avr bisogno, lei stessa... (Silenzio. Vera Artemjevna viene a chiamare Alessio).
Vera - quasi tutto pronto. Si sono travestiti ambedue in un modo terribilmente ridicolo. (Passando in rassegna con lo sguardo gli astanti) Mitja ha organizzato l una vera fantasmagoria... (Nessuno le rivolge neppure uno sguardo).
Alessio - Mi spaventa il vostro silenzio, Kira.
Kira - (confusa) Perdonate, Alessio... ancora non sono riuscita a capire esattamente che cosa sta succedendo qui. (Annuscka fa un passo avanti. Vera Artemjevna la trattiene prudentemente afferrandola ad una spalla).
Costanza - (provocando) Come, non capisci, Kira? Alessio Ivanovic si accinge scientificamente anche alla scelta della moglie. (La sua voce risuona distintamente) Prima getta sotto il tavolo un foglio da tre rubli e poi star a guardare da una fessura se tu, per caso, di nascosto, non lo...
Annuscka - (a Vera) Fatela smettere, li far bisticciare!
Costanza - (severamente) I bambini devono tacere quando parlano i grandi... (a Kira) e quando tu tenderai la mano verso quel biglietto, lui ti afferrer il braccio!
Annuscka - (lanciandosi verso Costanza) Come non vi vergognate, voi... una donna anziana! Alessio Ladyghin buono, buono... pi buono di noi, di tutti noi!
Costanza - Sono pienamente d'accordo in ci, ragazza mia. Ma imparate a tenere celati i vostri sentimenti. Vi piacerebbe andare in isposa ad un giovanotto cos famoso? (Costernazione. Tutti hanno cambiato di posto. Alessio si raddrizzalo e fatto serio. Annuscka si allontanata come dopo aver subito un colpo).
Annuscka - (strozzando le parole, dal dolore) Maligna, siete la pi cattiva donna della terra. Guardate, che viso vecchio, segnato, che viso scuro ha mai...
Vera - Annuscka! (Afferrando un calice dal tavolo) Prendete, bevete un sorso... Su, bevetene un po'. (Il liquido si versa dal bicchiere. Annuscka non vede altri che Costanza).
Annuscka - Lasciateci vivere in pace, gente sciagurata! Andatevene, andatevene!
Vera - Calmatevi, Annuscka, calmatevi. Tanto io, che Mitja, che Parascia... tutti vi vogliamo bene in questa casa. (Ad Alessio) Datele da bere qualcosa, sta tremando tutta.
Annuscka - (ormai pi calma) Come non si vergogna di vivere qui tra noi! (Silenzio. Cantano i grilli. Appare alla finestra Ladyghin con un ingegnoso turbante, ottenuto da un tappeto di velluto; solennemente e assolutamente fuori proposito).
Ladyghin - (battendo su di un piatto di rame) Per ordine del gran visir e del sole si ordina ad Alessio di condurre...
Vera - (con voce piana) Vattene, Mitja. E spegni la luce. Che cosa avete preparato a fare quell'illuminazione fuori tempo!
Ladyghin - (togliendosi mortificato il turbante dal capo) Il vino diventa aceto, capisci, e le mosche si posano sugli antipasti.
Vera - Vai via. E fai che non venga qui suo padre. (Ladyghin abbassa in fretta la tenda. Costanza beve rumorosamente vicino al tavolo; in questo momento si trova quasi a disagio in scena. Le luci di casa, ora qui ora l, si spengono gradatamente).
Costanza - Sarai costretta a scegliere fra i tuoi ospiti, Verocka!
Vera - (guardando il capo di Annuscka nascosto alla "sua spalla) Bene, zia Costanza.
Costanza - Domani stesso, mia cara. (Ad Alessio) Anche se non vi sembrato opportuno prendere le difese della madre della vostra fidanzata, penso, almeno, che vorrete spiegarmi il vostro scherzo di cattivo genere.
Alessio - Non credevo che vi avrebbe amareggiato tanto quel mio gesto.
Costanza - (alla figlia) Hai sentito?... Ha gi capito il suo gesto, lui. (Ad Alessio) Ancora, Alessio Ivanovic, frugate ancora dentro di voi. Porse troverete qualche parola umana! (L'un dopo l'altro, Alessio guarda tutti per trovare la spiegazione di ci che sta accadendo, e nessuno sta guardando verso di lui in questo momento).
Kira - Ora lascia parlare me, mamma. (Si alza, la giacca di Alessio cade in terra dalle sue spalle. Vera Artemjevna teme una conclusione affrettata).
Vera - Sei pallida, Kira. Sar meglio rimandare a domani questo colloquio... (Si sente un lontano clackson d'auto) Ecco, qualcuno viene da noi.
Kira - Facciamo in tempo a finire, Verocka. (Ad Alessio) Io sapevo... sin da ieri sapevo ci che avevate meditato per me. Ho passato in rassegna tutta la notte i mille modi con cui voi mi avreste messo alla prova. E pensavo: non gli basta dunque Liliana perch egli debba studiare anche su di me le oscure malattie della gente... (Quasi tranquilla) Ditemi, anche lei gridava, come me, vi guardava negli occhi, vi chiedeva per piet, quando avreste provato su di lei tutto... questo?
Vera - Kira! Non aver fretta di dire l'ultima parola, Kira.
Kira - Gi, noi abbiamo avuto fretta... Ed io ho gi cambiato idea. Io non sono adatta per voi e non voglio essere vostra moglie, Alessio Ladyghin. (Sottovoce) Sono stanca, Alessio. (Esce lentamente. Costanza si muove dietro a lei) Non venirmi dietro, mamma.
Costanza - Soltanto un idolo di legno potrebbe fermarti in questo momento!
Vera - (in fretta ad Alessio) Eaggiungetela, spiegatele che avete scherzato.
Alessio - (senza ancora aver capito) Kira, tornate indietro. Kira!
Costanza - (ponendosi davanti a lui) tardi ormai, Alessio Ivanovic. Una rosa, quando la recidono con la zappa alle radici... che vi credete che se ne andr in sanatorio per bere le vostre scimmiesche medicine? Si assottiglier e morir, giovanotto! (Ella si allontana solennemente dietro la figlia. Bimane soltanto sul limitare dello spiazzo).
Paeascia - (alla finestra, sottovoce) Stanno arrivando degli ospiti, Vera Artemjevna, sono gi sulla zattera. Dobbiamo far finta di essere gi andati a dormire?
Vera - Mettete tutto in ordine, Parascia. Dite a Mitja che vada loro incontro. (Parascia se ne va. Vera alza la testa ad Annuscka, prendendola per il mento) Ancora, Annuscka?
Annuscka - Va meglio... Che bella serata abbiamo sciupato!
Vera - Ognuno tiene in pugno la propria sorte. Non bisogna gettarla via, qualcuno altrimenti potrebbe impadronirsene. (Si avvia con lei verso la panca) Ehi, voi, idolo di legno... dateci la vostra giacca! (Alessio si avvicina distratto trascinandosi dietro la giacca) E cos voi, nonostante tutto, avreste deciso di guardare in trasparenza nel vostro vino? Non abbiate rimorsi, Alessio. Voi avete bisogno di un'altra moglie, come Virchov, Pasteur, una moglie-amica, una moglie-aiutante. (Coprendo con la giacca le spalle di Annuscka) E quando nel vino cade una mosca, bisogna gettarlo via e mescerne dell'altro! (La luce di un faro, che passa attraverso le piante percorre lo spiazzo) State qui seduta un momento, io vado incontro agli ospiti. (Abbandonando la giacca come se scottasse, Annuscka si alza dopo di lei. Vera si avvia all'uscita) Che venite a fare, Annuscka?
Annuscka - Vado a preparare la valigia. Visto che per colpa mia c' stato uno scandalo, bene che me ne vada.
Vera - Non vi muoverete di qui, fino a che non partiranno anche gli altri. Di posto ne abbiamo a sufficienza.
Annuscka - Non voglio...
Vera - Ma voi non sapete neppure che cosa sto per dirvi.
Annuscka - Fa lo stesso, non voglio... (E non riuscendo a celare la sua involontaria gioia ella scappa via; Ladyghin che esce dall'angolo fa appena in tempo a schivarla).
Ladyghin - (ad Alessio) arrivata gente dall'istituto per congratularsi con te. Vieni?
Alessio - Gi, ero riuscito a svignarmela. (Con un sorriso) Ero scappato per venire dalla fidanzata. Spiegatemi che cosa successo, Verocka.
Vera - Sono convinte che avete voluto metterla alla prova.
Alessio - E a chi devo ci... Chi ha combinato questo pasticcio?
Vera - Voi stesso! Ma avreste potuto agire senza lasciarvi scoprire, e invece l'avete fatto apposta davanti a tutti.
Alessio - Ma io effettivamente ho speso quel denaro.
Ladyghin - (offeso) Be', Alessio... io e Vera non ti stiamo chiedendo dei prestiti! (Con indifferenza, alla moglie) Vai dagli ospiti intanto, non facciamo cattive figure. (Vera esce).
Alessio - Ho dovuto impiegare quel denaro per cose mie all'Istituto. Non ne avevo il diritto, zio Mitja?
Ladyghin - Lo sai tu, in che considerazione tiene i tuoi studi il governo. Se necessario domanda e ti sar dato, se si tratta di una questione che interessa lo Stato!
Alessio - (andando in collera) Ma il mio governo ha ora molte altre spese... non ti pare? (Svekolkin appare all'estremit dello spiazzo con la figlia) Vengo, vengo! Scusa se mi permetto l'osservazione... ma non combineremo mai nulla se gli affari del governo non li considereremo nostri, personali. Non ti pare, zietto? (E battendo affabilmente sulla spalla allo zio, esce frettolosamente).
Svekolkin - (a Ladyghin) Vai anche tu, gli ospiti vogliono i padroni di casa. (Ladyghin esce mogio mogio) Dove mi stai conducendo, figliuola? Cos' tutta questa allegria?
Annuscka - Fermati l. Ecco... guardami bene.
Svekolkin - Guardato. E poi?
Annuscka - Guarda, guarda ancora... (Fiduciosa) Dimmi, sono ridicola io? Sono goffa, vero?
Svekolkin - l'et, Annuscka. Purtroppo succede.
Annuscka - Per, senti... secondo me lei non poi cos bella. Ha soltanto gli occhi belli. E anche i capelli non c' male...
Svekolkin - No, Annuscka. Lei molto bella. Cerca di superarla in bont. (E notando la sua amarezza egli si affretta a carezzarla) Ed ha bellissimi capelli. I tuoi sono pi soffici, per!
Annuscka - (tutt'a un tratto, ridendo) Bicordi, Dmitrij Romanovic ha cantato il terzo giorno: ah, l'idea, ah, l'idea di quel metallo . (Segretamente) Alessio Ivanovic, ha fatto finta,... cos, per provarla! di avere speso quel denaro. E loro se ne sono dispiaciute, hanno cominciato a gridare contro di lui. Io invece sarei andata a lavargli il camice all'Istituto, per poter soltanto studiare, studiare, accanto a lui... (riprendendosi) naturalmente se mi piacesse almeno un pochino!
Svekolkin - Gridavano ambedue contro di lui?
Annuscka - No, soltanto la vecchia... Si agitava come un'ortica ed ha raggiunto lo scopo: si sono lasciati. No, lui non l'ama, non l'ama, non l'ama.
Svekolkin - Egli l'ama molto, Annuscka. E tu lo sai meglio di ogni altro.
Annuscka - Ma si pu mai mettere alla prova in tal modo la donna amata?
Svekolkin - E se non l'avesse provata, ma se effettivamente avesse comprato... ad esempio, oggetti indispensabili al suo lavoro? Ed a lei chiss perch sembrato che lui non dicesse il vero. Non ha capito, si offesa... verosimile? Vedi, come si fa tutto pi semplice.
Annuscka - Ad ogni modo, ormai stata detta l'ultima parola.
Svekolkin - Veramente in queste cose dopo ogni ultima parola si trova sempre un posticino per l'ultimissima. (Con circospezione) Tu non vorresti cercarla e spiegarle l'equivoco? (Annuscka poco convinta scuote la testa) E se tu per caso, poniamo, trovassi per via una felicit. Grande, elegante... ed altrui. Forse che te ne impadroniresti per sotterrarla vicino alla tua soglia... o per misurarla di nascosto su te stessa! No, tu gireresti sino al mattino, domandando persino agli animali del bosco: non avete voi perso per caso, piccoli, la vostra felicit? (Annuscka cerca di raffreddare con le dita le sue guance roventi) Vai, portale ci che hai trovato, Anna. (Annuscka docilmente si mette in cammino ma ad un tratto, senza forze, si ferma e poggia la schiena al tronco di un albero).
Annuscka - Io non posso... non so fingere io.
Svekolkin - Oh, come ti confondi. Ti mancano le forze per la prima parte da recitare. (Avvicinandosi) Come farai ad esibirti sulle vere scene? Quando ti vestiranno di vestiti non tuoi, ti daranno un altro nome, ti inietteranno nel piccolo cuore delle amarezze non tue... E migliaia di persone molto severe e molto attente ti giudicheranno per le colpe altrui...
Annuscka - (si sente appena) Portami via di qui, pap... Subito!
Svekolkin - Dove andare di notte a quest'ora? E poi i biglietti li ho ordinati per domani. Va bene, andr io stesso a cercare la tua fortunata avversaria! (Non si vede dove sono andati, poich la luna si gi nascosta e la notte quasi buia. Soltanto il fanale riluce pallidamente agitato dal venticello e le ombre dei rami si agitano sulla terra. Kira attraversa la scena; lla si trova al centro quando, scostando la tenda, Vera Artemjevna guarda nelle tenebre).
Veka - Sei tu Kira?... Parascia andata in cantina ed scomparsa.
Kika - Non l'ho veduta! (Riparandosi dalla luce) Non mi ha cercato nessuno?
Vera - No. Alessio di l allegro coi suoi ospiti. Vieni a distrarti un pochino. (Si ode il riso di qualcuno giungere da una camera e la tenda ricade. Poi si sente il respiro smorzato di Costanza che appare tra gli alberi).
Costanza - Non ho le forze necessarie per correrti dietro sulle balze. Non scappare, non dir pi nulla. Se ti sta ancora a cuore, quel caro ragazzo, tacer per sempre! (Kira si muove verso la panca. Costanza seguendola) Vedi, io taccio. E posso tacere ancora. Magari sino all'alba. Per carit! (Silenzio, si odono soltanto i rumori della notte passare come tanti topi in una scatola sonora) Voglio soltanto dirti che quell'artista, quel cantante... segnato dal cielo, e questo invece un uomo comune. Io non me ne ho a male: i figli non hanno mai apprezzato le nostre premure...
Kira - Premure! (Amaramente) Se non fosse stato per te a quest'ora lavorerei come chimico in qualche fabbrica... mangerei il mio pane nero, avrei conosciuto gente, che da tempo invidio! Tu, tu mi hai indotta ad abbandonare gli studi, mi hai fatto sposare un sudicione, dal quale sono fuggita la notte in cui... Ed ora mi commerci al vecchio Ladyghin, perch Foro gli scorre dalla gola, ed una macchina a otto cilindri lo aspetta davanti al portone...
Costanza - (solenne) Ti ho cercato la felicit. Tu la ripudi. Sia. Tornerai a sgobbare sulle equivalenze dei tuoi trattati di chimica e a rimirare a nottate intere questo vestito. (Scuotendola per la manica) Poich questo l'ultimo, superbetta.
Kira - Non mi toccare, non toccarmi!
Costanza - Non ho bisogno di nulla da te: ne zucchero, n rubli, n stracci. Me ne torno nella mia tana. Sono madre, soltanto per piangere... Ma io ti voglio bene, non mi odiare per questo! (Esse non hanno udito Svelcolkin che si avvicinato dietro di loro, alzatosi dalla sdraio).
Svekolkin - (proprio nell'orecchio) Bisogna saper amare i propri figli, madame! (Tenendosi una mano al cuore, Costanza si volta. Kira si copre il volto con le mani).
Costanza - (cercando di contenersi) Che modi son questi! C' da rimaner stecchiti...
Svekolkin - Ero qui che sonnecchiavo da povero vecchio. Poi ho sentito scricchiolare le ossa di qualcuno. E cos sono uscito a vedere chi stavano tormentando nell'oscurit.
Costanza - Per curiosit, guardate che cosa ha fatto di lei quel ragazzo.
Svekolkin - No, non capace di ci. chiaro che c' sotto la mano esperta di qualcuno. (Invitandola in disparte e molto correttamente) Non voglio ingannarvi, ma vi assicuro che avete indubbie qualit per fare cose simili. Se le sfrutterete maggiormente, potrete andare molto lontano. Anche sino a... alla Terra del Fuoco, madame. Ma oggi vi siete tanto affaticata, che ormai potete andare a riposarvi.
Costanza - (abbassando la cresta) Kira, non vuoi venire con la tua mammina?
Svekolkin - (con maligna dolcezza) Finir di dirvi domani tutto ci che non ha avuto il tempo di dirvi ora. (Costanza sparisce nell'oscurit) Non siete andata con lei, ci significa che volevate restare sola con me... oppure non sapete semplicemente dove andare, Kira? (Silenzio) In questi giorni non ci siamo scambiata neppure una parola. Domani io parto. E fra cinque minuti mi chiameranno per andare l con gli ospiti. Ma cinque minuti sono molti. Bastano per salvare un uomo che annega... Vero? (Silenzio) Perch non abbiate ad annoiarvi con me vi confider un segreto. (Distantamente) Nessuno aveva predisposto per voi questa prova umiliante. Egli ha effettivamente impiegato quel denaro. (Kira fiduciosa alza il capo) Gi, voi non riuscite a capire come si possa spendere senza avere ancora ricevuto. Se quel materiale per il suo lavoro non si trovasse da noi... non avrebbe potuto egli inoltrare un'istanza per ottenere il permesso di acquistarlo all'estero? ...Verosimile? Ho visto proprio io stamattina quella domanda. Ha urgente necessit di alcune scimmie... Che avete detto?
Kira - (sopra pensiero) Sono molti giorni che mi perseguita, Liliana!
Svekolkin - Ecco tutto. (Con molta semplicit) Se non avete pi bisogno di me, andate. Comincia a far fresco...
Kira - (alzandosi) Grazie... siete molto buono. (Esce. Svekolkin non la trattiene. Ma una qualche forza la fa tornare indietro, a Svekolkin. Ella senza coraggio si abbandona al suo fianco ed ora in tutta la sua figura traspare quello smarrimento che si notava in Annuscka nel non lontano colloquio col padre).
Svekolkin - Ecco, abbiamo fatto ritorno... vuol dire che c' ancora qualcosa che addolora? Che cosa? (Silenzio) La superbia va bene coi nemici, ma io . sono amico di tutti coloro che amano Alessio Ivanovic. (Affettuosamente) E tu non mi nascondere nulla, figliuola! (Ed allora per la prima volta in vita sua, Kira piange inconsolabilmente, poggiando la testa sulle mani abbandonate sul tavolo. Con paterna fermezza Svekolkin stacca le mani dal viso di Kira) Oh, proprio come una bambina... tutte le dita bagnate, dobbiamo procurare un secchiello. Su, fammi vedere il tuo dolore, figliuola!
Kira - (non osando alzare gli occhi) Non posso... mi fa male...
Svekolkin - Devi essere tu ad individuare il tuo malanno. Si tratta proprio del cuore dunque; non appena hanno gridato alla prova , esso ha detto: per me !
Kira - Io, proprio io mi sono creata questa bella vita, questa vita non comune.
Svekolkin - Avevo capito subito che non si trattava soltanto della vecchia. Chi si lascerebbe costringere oggigiorno a prender marito! E le cose non comuni, straordinarie, non vivono, muoiono come ogni mostruosit. Soltanto ci che semplice, eterno. un'altra la bellezza che batte alle porte del mondo e se non le aprono, domani romper le pareti. (Parascia si avvicina a lui dalla casa) Abbandonate presto i castelli meravigliosi della vostra straordinaria madre, sotto il sole comune, della comune primavera. Alessio Ivanovic sapr parlarvi di ci meglio di me. Egli pi giovane...
Parascia - Pavel Sergheevic, gli ospiti sono molto offesi con voi. (Ella prende le stoviglie dal tavolo).
Svekolkin - (a Kira) Ne parleremo ancora, pi tardi. (A Parascia) Lasciate che vi aiuti a portare qualcosa. (E caricatosi di stoviglie egli esce per primo. Parascia si avvicina a Kira).
Parascia - (sottovoce) Perch non andate da Alessio Ivanovic?... l nel mezzo della festa come stordito. (Ella spegne la luce del fanale ed esce. Buio come all'inizio dell'atto. Kira si avvicina alla finestra. Dal di fuori, scostando la tenda e nascondendosi nell'ombra, ella sente la fine del brindisi che una delle ospiti, giunte poco prima, pronunzia in casa con impeto sonante e infantile).
La Voce - ... allegramente, intelligentemente e appassionatamente, come sa fare Alessio Ivanovic. Salve a Te, vento, vento impetuoso, vento che accompagni tutta la storia del mondo! Sospingi la nostra rossa vela sulle vette dell'umana felicit. Brindiamo alla semplicit eroica! (Si odono applausi e voci. Kira lascia cadere la tenda e d'un tratto silenzio. Si sente il soffio del vento della notte).
Kira - (nel buio) Voglio vivere con voi, Alessio Ladyghin!
Fine del terzo atto
ATTO QUARTO
Una camera laterale con una terrazza non molto grande, ricoperta in alto e ai lati di vetri colorati. Questi vetri quadrati rompono la monotonia del fresco colorito verde cupo dell'abitazione. La terrazza munita di un fanale a forma ellittica d a sinistra in un boschetto di betulle; attraverso i rami che scendono verticali si vedono in lontananza le spalliere di piccoli pini. Di qui si esce pure nel giardino. Sopra il divano - dove sono deposti, ormai arrotolati, i materassi degli Svekolkin leggermente inclinati su di un fianco, - e appeso il quadro sempre avvolto nella sua fodera che ha trovato finalmente qui il suo rifugio. Sotto di esso, un po' pi in l, il telefono.
(Annuscka, che si messa a scrivere sull'orlo estremo del tavolino sul 'quale disposto un vaso basso di vetro, con fior d campagna, firma con zelo scolaresco una missiva. Accanto sono visibili le tracce delle sue esercitazioni: un mucchietto di fogli stracciati. Cade una pioggerella fine. Da sera vicina).
Annuscka - (deponendo la penna) - Oh, vediamo un po' che ne venuto fuori. (Rilegge soffermandosi ad ogni parola) Addio Alessio Ladyghin! Avrete la moglie pi bella del mondo. Spiegatele che la felicit umana come un uccellino che mai si riposa. E non bisogna tendergli la trappola: a chi potrebbe essere utile con un'ala rotta? Avrei voluto parlare personalmente a Kira, ma non far in tempo perch oggi lascer con pap questa casa. Vi auguro anche la moglie pi buona del mondo. Per vi sbagliate di grosso se pensate che io vi ami anche solo un pochino. Voi mi siete piaciuto una sola volta, l'anno scorso, come lavoratore scientifico. A. S. . Non va... Si accorger subito che sono io. Bisogna togliere la firma.(Suona il telefono) Un minutino che cancello soltanto... (Cancella la firma. Secondo trillo. Stacca il ricevitore) Chi parla? (Cambiando tono) Oh, non vi avevo riconosciuto, Alessio Ivanovic. No, niente affatto, sono allegra. Solo che... piove. E l no...! Certo... la chiamo subito. (Dopo aver nascosto la lettera, apre la porta ed indietreggia. Agitata, irriconoscibile dal giorno precedente Kira appare nel vano della porta).
Kira - (incredula) Me?
Annuscka - Prendete, su. (Consegnandole il ricevitore con ambedue le mani come se si trattasse di cosa fragilissima) Parla da fuori... Non posate, altrimenti tolgono la comunicazione. A proposito, domandate se pap si gi procurato il biglietto.
Kira - (al telefono) S... s?... S-i... (Annuscka osserva con la coda dell'occhio Kira che cambia l'espressione del volto contemporaneamente al cambiamento di tono) So gi tutto. No, gli altri... Sono contenta che quei denari non ci siano pi! Ma certo. (Abbassando la voce) Ve lo dir pei.
Annuscka - Devo uscire?
Kira - (trattenendola per la manica) Aspetter. Oh... non vi preoccupate. (E aggiunge, mentre depone il ricevitore, come se lui potesse ancora sentirla) Fate presto!... (Ad Annuscka, non subito) Vostro padre ha gi acquistato il biglietto per s.
Annuscka - E cos'altro vi ha detto?
Kira - Ha detto che mander un'auto con la velocit di un fulmine.
Annuscka - (con considerazione) Di un fulmine!... Allora tutto aggiustato, no? Perch non vi rallegrate... eh? (Lei la fa girare con forza per la camera) Svelta, svelta... Oh, mi gira persino la testa. A che stavate pensando?
Kira - Cos... a tante cose. A voi certo dispiacer dovervi separare da vostro padre. Iersera ho chiacchierato con lui sino a mezzanotte. un uomo ... buono e giusto.
Annuscka - Oh, mio padre non cattivo, cos amabile. divenuto soltanto un po' calvo.
Kira - Io vado, Annuscka. (Fermandosi) Che strani occhi avete in questo momento!
Annuscka - Pensavo che... un giorno anch'io amer qualcuno. Come sar? Come mio padre... o diverso? ... Andate. (Kira la guarda dalla soglia. Rimasta sola, Annuscka riprende la lettera) Quando riceverete questa lettera, Alessio Ladyghin, io sar lontano, lontano da voi. E non la riceverete subito. (Stracciando la lettera a met) Impiegher molto tempo per arrivare... I vostri figli saranno gi grandi ed invecchieranno, ed ancora essa viagger verso di voi... Alessio Ladyghin. (La rompe in pezzi sempre pi piccoli, fino a che giunge, avvolta nel suo scialle veneziano, Vera Artemjevna con il marito. Annuscka riesce a stringere nel pugno i frammenti della lettera).
Vera - Siete impegnata, Annuscka. Io e Mitja vorremmo parlarvi di affari. (Ladyghin si siede sul divano. Vera getta preoccupata uno sguardo al quadro appeso sul suo capo) Cerca di sederti in un altro posto, Mitja, ho paura.
Ladyghin - Che sciocchezze!... Sei diventata semplicemente superstiziosa. Che, devo sedermi sul soffitto?
Vera - Dove vuoi. Te ne prego. Quel quadro prima o poi finir per cadere! (Alzando le spalle Ladyghin va a sedersi altrove) Domani avrete gli esami all'Istituto teatrale. Il nostro appartamento proprio l vicino. E Mitja vorrebbe rendersi in qualche modo utile a vostro padre... (Entra dal giardino, con il soprabito bagnato, Svekolkin. Fermatosi sulla soglia egli fa cenno che non lo guardino. Annuscka non lo ha visto) Per farla breve, vi invitiamo a restare per tutto questo periodo... con noi.
Annuscka - Con voi? (E reprimendo subito la sua gioia) No, grazie. Non voglio.
Vera - Non ci darete affatto soggezione. Abbiamo sempre qualcuno ospite. Pensateci, non abbiate fretta...
Ladyghin - Guarda che originale! Ha scelto lei il teatro; e dire che si tratterebbe soltanto di attraversare la strada.
Annuscka - Ci ho ripensato. Voi avevate ragione: io non ho i requisiti necessari per il teatro, ho la voce... chioccia. E poi, sono io che non voglio. (Vedendo il padre) Oh, tornato pap! Come sei bagnato...! (Fissandolo negli occhi) D presto, su... quanti biglietti hai preso? Sei astuto, indovini tutto prima, tu...
Svekolkin - (togliendo il soprabito) Due, Annuscka, due. (A Ladyghin) Effettivamente meglio che parta con me. Da noi l'Istituto non peggiore del vostro. A quanto pare si gi stancata dell'ospitalit. La casa propria attira sempre come una calamita.
Ladyghin - Sappiamo di quale elettromagnete si tratti. alto cos, un po' pi di me... ed ha gli occhi marron. Indovinato? Indovinato.
Vera - (guardando il viso turbato di Annuscka) proprio vero che qualcuno vi chiama laggi? Se cos non saremo certo noi a rimproverarvi. (Annuscka felice accenna affermativamente col capo) Chi questo fortunato che ha fatto breccia nel vostro cuoricino?
Svekolkin - Su, svela i tuoi segreti, figliuola.
Annuscka - Ecco, ... un calciatore. Egorov sapete? Quello che tre giorni fa ha giocato come centro attacco nella partita contro il Kiev. (A Ladyghin) Voi eravate seduto accanto a me e non avete neppure notato Egorov? Quello con le spalle quadrate e la maglia azzurra... Toh, scommetto che non ricordate che al secondo tempo ha preso la palla e l'ha gettata in porta come un uragano. (Al padre) Pap, non hanno neppure notato Egorov.
Svekolkin - Come si fa a ricordarli tutti! Corrono come tanti diavoli!
Ladyghin - Un momento, mi pare di ricordare. Egorov quella specie di pertica! Sembra un contrabbasso, ed ha le sopracciglia che si congiungono sul naso?
Annuscka - (al padre, offesa) Sarebbe Egorov il contrabbasso!... Che ridicolo, vero? (Facendo un gesto con la mano, Ladyghin ritorna a sedersi sul divano, sotto il quadro).
Veba - (delusa) Ci dispiace, Annuscka. E che cosa farete quando sarete tornata a casa?
Annuscka - Ci sono tante cose, laggi. Si va a ballare, si va a cinema. (Guardando il pugno dove tiene stretti i resti della lettera) Ecco, il cinema quello che mi piace di pi... E poi le nuove danze, da noi non le sa ballare nessuno, bisogna sempre seguire il cavaliere! (I Ladyghin si scambiano uno sguardo di indulgenza).
Svekolkin - ancora ragazzina, come vedete. Veba - E quando contate di studiare, Annuscka? Annuscka - Oh, s'intende che nel tempo che rimane penser a studiare.
Ladyghin - (alla moglie) Hai visto? E tu ti accingevi a condannarla alla nostra compagnia di vecchierelli.
Vera - Ti sei seduto nuovamente l! Possibile che ti attiri tanto quel posto, Mitja! (Ladyghin tacendo cambia di posto) E allora partite, Annuscka. Vi troverete meglio l. (Kira attraversa la scena dirigendosi verso il giardino e coprendosi affrettatamente la testa con un leggero scialle) Dove hai intenzione di andare con questo tempo, Kira?
Kira - Faccio una corsa fino alla zattera... sta ritornando Alessio.
Vera - Ti inzupperai tutta cos. Senza discutere, torna indietro a indossare il soprabito. Ti prego categoricamente di riguardarti la salute.
Kira - Non mi succeder nulla... Verocka, lasciatemi andare, non farei in tempo.
Vera - Tieni almeno questo... (Le porge il proprio scialle. Prendendolo di sfuggita, Kira corre via).
Ladyghin - Lasciala fare. Pu darsi che voglia proprio bagnarsi un pochino... per lui.
Svekolkin - Gi, una pioggerella calda e fine.
Vera - Si ammaler proprio prima delle nozze...
(Al marito) Di' a Parascia che le porti il soprabito.
(Ladyghin esce. Lo si sente chiamare Parascia in ogni camera).
Svekolkin - (a Vera) Avr una buona moglie Alessio Ivanovic!
Vera - L'ho sempre detto io... purch si decida ad avvicinarsi al suo lavoro e si separi dalla mamma. (Per cambiar discorso) Cos non avete fatto in tempo a passare all'Istituto?
Svekolkin - Vengo proprio di l. Alessio Ivanovic ha voluto mostrarmi tutto prima della mia partenza.
Annuscka - Avevano gi portato via Liliana?
Svekolkin - Siamo andati vicino alla sua gabbia, ci siamo fermati un po'...
Annuscka - C'era silenzio, vero?... Quando portano via anche il pi piccolo essere dalla casa... o dal cuore, lo stesso!... c' sempre un gran silenzio, vero? (E attratta da questa intonazione non infantile Vera guarda nuovamente con attenzione Annuscka).
Svekolkin - Presto torner anche laggi l'animazione. Mi hanno gi chiesto informazioni sul lavoro che Alessio sta svolgendo attualmente. (Abbassando il tono della voce) Il governo per ritiene che egli non debba impiegare il denaro del premio per procurarsi le scimmie. Esse saranno acquistate con procedura d'urgenza. (Egli tace. Arriva Costanza che ha ascoltato tutto dal giardino. Fa finta di cercare qualcosa).
Vera - (evidentemente non rivolta ad Annuscka) Perch non restate con noi, Annuscka!
Annuscka - (o voce alta) Varrebbe la pena per qualche settimana!...
Vera - Al contrario, noi vogliamo che vi fermiate per sempre. Avete perduto qualcosa, zia Costanza?
Costanza - (col tono di minaccia contenuta) Gi, sto preparando il bagaglio ed ho smarrito la mia valigia.
Vera - Ditelo a Parascia, vi potr aiutare a trovarla.
Costanza - Grazie, cara. (Affrettatamente a Svekolkin) Voi partite subito, non vero? Concedetemi un piccolo posticino sulla vostra auto!
Svekolkin - Con sommo piacere... (guardando lorologio)... purch vi affrettiate. Noi siamo quasi pronti.
Costanza - (esitando) Per io dovrei andare piuttosto lontano...
Svekolkin - Vi porteremo in capo al mondo... e magari oltre, madame.
Costanza - (molto tragicamente) Verocka, posso prenderti un tozzo di pane nero per il viaggio?
Vera - da stamani che ho dato ordine di prepararvi un'anitra arrosto. Parascia mi ha gi detto che tutto pronto. (Costanza esce facendo una smorfia).
Svekolkin - (alla figlia) Vai a preparare le valige.
Vera - (uscendo) Anche a voi ho preparato qualcosa per il viaggio, Annuscka. (Silenzio. Con meraviglia del padre, Annuscka si siede sul davanzale della -finestra).
Annuscka - Ancora l'ultimo minuto, pap. Diciamo addio a tutti. Addio, vecchie betulle. Addio bel divano! e addio anche a te quadro senza requie... Guarda di non cadere! Ecco fatto, guidami alla tua scienza, pap. Ho scelto ormai la strada del mio avvenire.
Svekolkin - Ci siamo fatti grandi, eh? Come mai hai tirato fuori quella storia di Egorov?
Annuscka - Quale Egorov? Ah... non so, m' venuta cos. Giudiziosa tua figlia?
Svekolkin - Giudiziosa, giudiziosa, per ti eri caricata di troppe cose: le danze, il cinema, il calciatore...
Annuscka - (con malizia) Ho voluto mostrarti che avrei potuto essere anche una buona attrice. Per da noi pi bello: il fiume pi grande e la neve non cade con indolenza... (Ella getta con slancio dalla finestra i pezzi della lettera strappata. Volteggiando lentamente i frammenti di carta si posano sul terreno) Rincasata dalle lezioni ti preparer il pranzo, e il pomeriggio andremo ancora a sciare insieme. Se arrivasse presto l'inverno! (E balzando improvvisamente con slancio sul pavimento) Basta, ora siamo stati anche ospiti di un grande artista! (Tirando fuori da sotto il divano la valigia, si accinge a riporvi le sue cose) Questo qui, e questo... Guarda, il vestito che mi ripromettevo di indossare il giorno degli esami all'Istituto teatrale. la cosa pi cara che io abbia. (Si odono voci nel giardino).
Voce di Alessio - Prendete il mio impermeabile... Che modo di correre sotto la pioggia!
Kira - (entrando di corsa, dalla soglia) Ma controllate voi stesso, toccate, sono assolutamente asciutta. (Annuscka si affretta a riporre gli oggetti nella valigia).
Svekolkin - E lo metti gi cos alla rinfusa?
Annuscka - Tanto bisogner stirarlo lo stesso, non importa. (Padre e figlia sentono involontariamente il colloquio che si svolge, sia pure sottovoce, alle loro spalle).
Alessio - Devo pur dirvele una volta queste cose!
Kira - Riservatele per questa sera. Ho tanto temuto di perdervi, Alessio.
Alessio - Vi ho comprato delle rose... Le ultime, non n'erano altre. (Ed estraendole dalla busta di cuoio, sotto i libri, egli soffia su di esse per raddrizzarne i petali ammaccati) C'era anche la terza, possibile che l'abbia perduta?
Kira - Bastano due, datemele!... (Parlandogli in faccia) Non parlate. Aspettate fino a stasera... quando tutti saranno usciti.
Annuscka - Come ti sei fatto lento, pap! Faremo tardi al treno.
Svekolkin - (ad Alessio) Anche vostra figlia quando sar grande, comincer ad alzar la voce.
Alessio - (avvicinandosi ad Annuscka) Partite gi? Mi sembrer brutto senza di voi... Mi ero ormai abituato a vedervi, in questi giorni.
Annuscka - (stringendo la cinghia della valigia) Avremo modo di incontrarci. (Al padre) Cosa fai, fermo l. Li portiamo via allora, quei regali? (Svekolkin prende alcuni pacchetti dall'armadio) Passeranno dieci o venti anni... passeranno presto, senza che ce ne accorgiamo! e, forse, quando verr a discutere la tesi, voi sarete il mio oppositore ufficiale!
Alessio - Pu darsi, pu darsi... (A Kira) Andiamo intanto a cambiarci, Kira! (Egli la sospinge. Tutti i bagagli degli Svekolkin sono radunati. Entra dal giardino Ladyghin col colletto alzato e con in testa il soprabito di Kira).
Ladyghin - (scuotendo il soprabito) Non c' Parascia, non c' nessuno: sono spariti tutti!
Svekolkin - E allora, grazie per la casa, Dmitrij Komanovic, per il vitto e per le parole fraterne.
Ladyghin - Avrei voluto, Pasci, offrirti qualcosa di piacevole. E non mi riuscito. (Molto seriamente) Senti, l a casa tua hai un chiodo ad uncino?
Svekolkin - (sorridendo) Ho ancora voglia di vivere, Dmitrij Komanovic... Il chiodo lo potrei trovare, ma a che proposito?
Ladyghin - Allora ti regalo questo quadro. Prendilo, purch non mi ringrazii.
Svekolkin - Grazie, Mitja, non ne ho bisogno.
Ladyghin - (offeso). Peccato, una cosa mondiale. Il capitalista Rjabuscinskij ne ha sborsati duemila per quello l. Non ricordo per che cosa vi sia raffigurato... Non sono certo corvi posati, vicino a un cimitero, no... Dev'essere una scena di caccia. Possiamo guardare, del resto!
Svekolkin - Non ti disturbare, Dmitrij Komanovic, non lo porto via. (Ad Annuscka) Vai a vedere che ne della macchina. (Annuscka esce).
Ladyghin - Quand' cos... Ho qui del denaro datomi da una Filarmonica. Prendi, Pasci, te li presto. (Estraendo un pacco di biglietti dalla tasca) Da amico... Ti prego!
Svekolkin - Ma non ne ho bisogno. Metti via, metti via. Che originale sei mai. Vivo meglio, pi agiatamente di te, io.
Ladyghin - (impacciato) Non ti potrebbe accadere di perdere del denaro di cassa? di fare qualche errore contabile... di sciuparli, insomma, senza volere? Tienili di scorta, Pasci!
Svekolkin - (allegro) Insomma vuoi proprio comprarmi, Mitja... solo per questo, no? Affinch io non venga pi da te o forse per assicurarti il mio silenzio? Ma io ti sono amico, Mitja, non tacer. Cerca un po' quel cestino di vimini e guardalo un po' pi spesso: vi troverai la tua brillante giovinezza. Pensa piuttosto che in tutto questo tempo non hai cantato per me neppure una volta!
Ladyghin - Per te, se proprio vuoi... (Battendo le palme) Vera, Verocka!
Vera - (entrando) La macchina gi pronta vicino alla terrazza grande. (A Parascia che corre sotto la finestra) Parascia, date una voce ad Alessio Ivano vie, ditegli che gli ospiti partono. (Annuscka entra da una delle porte che danno nelle camere interne, con lo stesso cappello di tela del primo atto).
Ladyghin - (porgendo il soprabito a Svekolkin) Il primo concerto che sentirai per radio sar dedicato a te soltanto!
Svbkolkin - Quando ci avverr, dai almeno un colpettino di tosse all'inizio per farmi capire... Vado a cercare la signora. Mi pare che non si affretti troppo a partire con noi.
Parascia - Si chiusa in quella cameretta ad angolo ed ha perfino abbassata la tenda.
Svekolkin - Non importa, ho una chiavettina segreta io per quella cameretta. (Uscendo si imbatte in Alessio e Kira) Da vecchio amico, Alessio Ivanovic, aiutate Annuscka a portare il nostro bagaglio sull'auto. (Dopo che egli uscito tutti si fanno attorno ad Annuscka in semicerchio).
Annuscka - Vi ringrazio per tutto... siete stati cos affettuosi con me. (Stringendo la mano ad ognuno, guardandoli negli occhi, come se si sforzasse di portare con s il ricordo di essi) Anche voi, anche voi, cara Parascia! (Mordendosi le labbra e riuscendo appena a contenersi, Parascia si volta da una parte. Annuscka si avvicina a Kira, che rimasta in disparte) Addio anche a voi. La pi fortunata donna del mondo.
Kira - (tenendo la mano di lei) Verooka mi ha detto in confidenza che il vostro fidanzato giocava in quella partita. (Ad Alessio) Mi pare che sia Egorov, lo ricordate? Peccato che non ce l'abbiate indicato, Annuscka! (Annuscka immobile guarda in viso Kira, piegando appena la testa. Kira, leggendo un dolore, che ancora non si spento, nel sorriso abbozzato di Annuscka, si turba e si accorge di qualcosa: ora finalmente ella comprende quale regalo di nozze le abbia fatto quella ragazzina forestiera).
Annuscka - (guardandola fissa negli occhi) Siete felice ora... Kira? Vogliate bene ad Alessio Ivanovic!
Kira - (togliendo in fretta dai capelli le rose regalatele da Alessio) In questo momento nessuna cosa mi pi cara di esse. Datele a... Egorov!
Annuscka - (mormorando) Senza fallo... (Ed esce lentamente. Tossicchiando e senza guardarsi Vun l'altro, tutti si avviano all'uscita. Ognuno porta qualche fagotto del bagaglio degli Svekolkin. Poi entrano, con fare apparentemente amichevole, Costanza col soprabito gettato su un braccio e Svekolkin che porta cautamente come una reliquia, il cappello di lei, sovrastato dall'uccellino).
Svekolkin - (aiutandola con una mano ad indossare il soprabito) Da lontano voi .capirete meglio i vostri sentimenti materni e forse conoscerete financo delle madri che obbligheranno alle privazioni e alle sofferenze le persone pi care.
Costanza - Vedrete che vi sar d'impiccio. Mi duole cos forte la testa!
Svekolkin - (seccamente) Vi dorrebbe ancor di pi, signora, se Vera Artemjevna venisse a conoscere le vostre intenzioni... riguardo a suo marito. (Dandole il cappello) Ed ora il cappello, signora!
Costanza - Siete molto amabile, amico mio!
Svekolkin - Non ho ancora dimenticato come si fa la corte alle signore.
Costanza - Ma io sono ormai vecchia...
Svekolkin - Non direi. Non sarebbe neppure troppo tardi assegnarvi ad esempio un posto in qualche organismo produttivo! (Dal giardino entrano in fretta Vera e Parascia).
Vera - (a Parascia) Devo averlo dimenticato di l nel buffet. (Parascia corre in una stanza).
Svekolkin - Prendete commiato da vostra zia, Vera Artemjevna. Ve la porto via.
Costanza - (avvicinando il fazzoletto agli occhi) Non vorrei abbandonare cos la tua casa ospitale, Verocka.
Vera - (consolandola) Verrete nuovamente da noi l'anno venturo. Per quanto, nella prossima estate Mitja ha intenzione di andare verso il sud... (Parascia porta un canestrino ricolmo di dolci e canditi).
Costanza - (improvvisamente a Svekolkin) Oh, vi toccher partire senza di me. Ho dimenticato tutto il mio bagaglio...
Parascia - gi in macchina. Ve l'ho portato io da un pezzo. Un cesto non tanto grande e una valigia piuttosto... triste. ,
Costanza - (furibonda, guardando verso di lei attraverso gli occhiali a molla) Sarei proprio desiderosa di incontrarmi ancora con voi, Parascia!
Parascia - (con un sorriso semplice) Pu darsi che ci incontreremo. Anch'io dal primo momento vi ho subito... voluto bene, (E soltanto ora, alzando fieramente il capo, Costanza lascia la casa dei Ladyghin).
Vera - (consegnando il canestrino a Svekolkin) Questo per Annuscka. Oltre al cinema, i ragazzi amano molto anche i dolci. Venite ancora a farci visita! Tornate presto! Come vedete la casa grande, c' il boschetto di betulle, il fiume...
Svekolkin - Chiss, quando potremo, e con... i nipotini! (Tutti escono. Giungono dal di fuori le esclamazioni di addio: Scrivete! e Stai attento al denaro di cassa . Dopo di che, rumor di porte e del motore d'auto... Intanto il tempo si volto al bello ed i lontani pini rosseggiano al tramonto. Tenendosi per mano rientrano Vera e Ladyghin).
Ladyghin - Non mi piacciono... (Sedendosi sul divano) Le valige e le stazioni non mi piacciono. Non mi riesce di accompagnare gente che parte.
Vera - Io l'ho osservata bene... tanto cara, una sempliciona, quell Annuscka. Kira pi forte e pi bella di lei. Non vero?
Ladyghin - (senza alcuna espressione) Per la settima volta ti dico che per me tu sei la migliore di tutte, Verocka.
Vera - Ed io capisco perch ci tenevi tanto ad andare con lei al fiume!
Ladyghin - (con lo stesso tono) Per la settima volta ti ripeto che bisognava smuovere un po' Alessio. A quest'ora altrimenti giocherebbero ancora ai sordomuti. (Guardano il quadro, Vera fa togliere Ladyghin dal divano).
Vera - Per me sei un uomo eccellente. Ma non mi devi nascondere nulla. Io penso soltanto a custodire la tua voce. Non appena mi accorgessi che ti impedisco di cantare, me ne andrei da sola. (Carezzevole) Non... mi credi?
Ladyghin - Io... io faccio tutto il possibile, Verocka. A proposito, dove avr preso quella gran macchina?
Vera - chiaro: commissario del popolo, deputato, uomo di scienza. Come vedi i tuoi timori erano infondati. Che cosa hai, Mitja?
Ladyghin - (come se si svegliasse allora) No, niente... e io che gli ho ficcato in tasca i soldi di nascosto e volevo rifilargli questo colosso. (Indicando il quadro. Ed in questo momento con un fruscio di cattivo presagio il quadro si stacca dal chiodo ad uncino; rimbalza sulle molle del divano e, come se avesse intenzione di raggiungere Ladyghin, si abbatte con fracasso sul pavimento. Al rumore accorre Alessio, poi Parascia con Kira).
Alessio - (dopo un lungo silenzio) Certi oggetti sarebbe meglio appenderli sotto il letto, zio Mitja. Attento che non ti corra dietro per la casa!
Parascia - precipitato, quell'accidente!
Vera - (avvicinandosi con cautela al quadro) Sarebbe bene portarlo senz'altro nel garage. Che ne dite, Parascia?
Parascia - Certamente, Vera Artemjevna. L, starebbe al sicuro, e se qualcuno vorr rimirarlo potr andar dentro con un lanternino, guardarlo ed uscirne incolume.
Ladyghin - (tornando in s) Son tre giorni che mi stava sospeso sul capo come una montagna. Al diavolo, via di qui, subito... Su datemi una mano, qualcuno! (Essi trascinano fuori, alla meglio, il colpevole colosso) Che diavolo combina quella, dove ha messo il piede?
Vera - (aprendo per tempo la porta) Parascia, avete messo il piede sull'anello. Perch stai uscendo dai gangheri, Mitja?
Parascia - Una cosa senza vita, ma a quanto pare aveva messo fuori le zampe! (Hanno portato fuori il quadro. Dalle camere si sente la voce irritata di Ladyghin sempre pi fievole. Alessio che rientra trova Kira intenta a mettere a posto le sedie che erano cadute).
Alessio - (ridendo) E per colmo ci siamo accorti che il quadro non era quello che gli avevano venduto. Ha tuonato, ha minacciato di strappar tutto dalle pareti. Mi piace un mondo lo zio Mitja quando in lui si agita il pittore!
Kira - Come sono ridicole a volte le persone pi buone!
Alessio - (rimproverandola) E noi, Kira?
Kira - Oh, io sono rimasta giornate intere da sola, pur essendo vostra fidanzata. E pensavo con terrore: che cosa sar quando sar vostra moglie? Che cosa non ho inventato per strapparvi a quella Liliana! Ma ora... non voglio, non voglio passare da sola le mie notti insonni.
Alessio - Kira! Quando un uomo invecchia e le sue forze si offuscano, egli ricorda soltanto le notti insonni trascorse felicemente od impiegate nel lavoro. Ed io vi insegner ad amare quelle notti... ad amare il tavolino con le fiale e le fragili ore mattutine ed il camice di tela rammendata. (Con forza) Io non ho di quei tesori che vostra madre potrebbe toglierci, ma divider con voi la mia potenza, la mia diligenza, la mia sete insaziabile di penetrare addentro ai misteri, ai segreti, che nessuno ancora conosce, e la gioia pi ardente: rendersi ad ogni istante indispensabile all'umanit...
Kira - Ed io all'alba porter il t in ghiaccio... a voi, uomo di scienza!
Alessio - Far di voi il mio primo aiutante. In due anni... che lasciate pure vi sembrino un'eternit!... io vi trasmetter tutto ci che sono riuscito ad imparare della mia scienza. E forse, voi mi supererete, perch vi dar pi di quanto io stesso non possieda... Vi far dono delle mie stesse intenzioni, perch amo voi sola, vi amo, Kira! (Suona il telefono. Non senza un'evidente esitazione Alessio stacca il ricevitore) Pronto, Ladyghin. No, nessuno ha disdetto il consulto! (Guardando l'orologio sotto la manica) Preparatevi, magari nella stanzetta ad angolo. (La sua voce si fa completamente misurata) No, a fra poco.
Kira - (avvicinandosi a lui) Ancora... laggi?
Alessio - S.
Kira - Per tutta la notte?
Alessio - Non lo so, si tratta di un'esperienza molto complessa. (Dolcemente) Vedete, ho riservato inutilmente le mie parole per questa sera.
Kira - Voi mi avevate promesso di regalarmi due anni che mi sembreranno un'eternit. Cominciamoli oggi insieme, va bene? (Lui non capisce) Posso venire laggi con voi? Andate, preparate l'auto. (Egli attira a s e bacia Kira, che ha abbandonato le braccia. Poi lei quasi soffocata lo allontana da s) Lasciatemi... teniamo in serbo qualcosa... per questa eternit!
FINE
[1] Kvass: bevanda acidula dissetante che si prepara con farina o pane fermentati nell'acqua.
- Questo copione è stato visto:


