Un uomo d’oro

UN UOMO DORO

Commedia in tre atti

Di ROGER FERDINAND

PERSONAGGI

ERNESTO PAPON

MOINEAU

ROLAND HARDI

JANETTE

BERTA

MARCELLA

ROGER FERDINAND

Roger Ferdinand nato il 6 ottobre 1898 a Saint-Lo: ( sempre bello incominciare una biografia, sia pur breve, secondo il modo dei nostri classici). Quando si legge Roger Ferdinand vien voglia di cercare, dopo questi due nomi, un cognome che sembra mancare di proposito: invece il cognome precisamente Ferdinand. Esser nato il 6 ottobre 1898 a Saint-Lo (cercate questa localit sulle carte geografiche: un passatempo invernale) significa avere attualmente meno di trentanni. Roger Ferdinand, a non ancora treni'anni professore e commediografo celebre; ma il primo attributo, per quanto doloroso, non offusca per nulla il secondo veramente invidiabile. Ciascuno di noi ha qualcosa che pu turbare la sua gioia per le sue affermazioni spirituali: Paganini, che era un Dio del violino, soffriva di un male alle gengive che comprometteva seriamente il sapore dei suoi baci alle molte belle donne che gli si concedevano. Trascuriamo dunque il professore e presentiamo - quasi ce ne fosse bisogno - il commediografo. I suoi ultimi tre strepitosi successi sono: La macchina dei ricordi, Irma, Via Paroisse, 7 e Un uomo d'oro. Quest'ultima commedia, rappresentata recentemente, e leggibile nel presente numero del Dramma , ha definitivamente affermato le origini e sorprendenti qualit del suo ingegno. Qualcuno ha detto che Ferdinand uno scrittore che seduce le signore: indubbiamente la sua arte fra quelle che pi attraggono la simpatia delle donne, insieme con quella degli uomini. Piacere alle donne, oggi, sul palcoscenico come in privato, forse il massimo segreto del successo. E questo autore possiede il segreto come pochi. In somma, nato sotto una buona stella, e approfitta con sagacia della sua felice origine. Coi suoi mezzi, con la sua fortuna e col suo ascendente sul bel sesso, si pu indubbiamente andare molto lontano. Napoleone - ma s, abbondiamo nelle citazioni culturali - stato l'unico uomo che abbia fatto una certa carriera pur mancando di questo indispensabile ascendente, ma anche vero che visse in un secolo molto di verso dal nostro. Roseo, gioviale, sentimentale, ironico, ricco di spirito e di risorse: ecco Roger Ferdinando. Il suo ritratto, che potete ammirare gratuitamente sopra queste righe, quello di un uomo felice.

ATTO PRIMO

In casa di Ernesto Papon, a Parigi. Un grande sforzo stato compiuto per dare al mobilio di vecchio stile un aspetto moderno. Cuscini, pierrots, bambole. La camera sarebbe l'entrata-salotto-studio dell'alloggio di un funzionario di Stato. All'alzarsi del sipario, Ernesto, seduto, guariti l'ora all'orologio, esamina la camera con aria puerile e allegra. Si crederebbe in visita, mentre invece in casa sua. Si alza, indossa il soprabito goffamente, il colletto troppo alto e non sta ben chiuso; si crederebbe che si sia sbagliato di soprabito, invece il suo. Si mette il cappello che porta con noncuranza, ma che lo rende ancora pi ridicolo. La sua espressione imbarazzante, timida, goffa.

SCENA PRIMA

Ernesto solo

Ernesto - (dolcemente) Janette... Sai che ora , cara?... Sono le tre!

Janette - (nella camera vicina) Impossibile!

Ernesto - (gentilmente) Ti domando perdono, cara.

Janette - (brusca) No.

Ernesto - Non arrabbiarti.

Janette - S.

Ernesto - E' colpa mia se sono le tre?

Janette - S.

Ernesto - (levandosi) Devo andare. Quel signore non verr pi.

Janette - Sono certa che verr.

Ernesto - E poi io finir di farmi rimproverare dal capo ufficio.

Janette - Ti starebbe bene!

Ernesto - (timido) Allora vado.

Janette - Attendi ancora cinque minuti.

Ernesto - E' assolutamente impossibile.

Janette - Te Io ordino,

Ernesto - No.

Janette - (stizzita) Eh?!

Ernesto - (tornando a sedersi) S!

Janette - Indossa il tuo soprabito. Occuperai il tempo.

Ernesto - L'ho gi indossato!

Janette - Mettiti il cappello, allora.

Ernesto - L'ho gi messo.

Janette - Levateli, che vuoi che ti dica?

Ernesto - (rassegnato) No, non lo far mai!

Janette - (severa) E parlami un po' pi gentilmente, sai.

Ernesto - (spaventato) Li ho tolti, piccola. (pausa).

SCENA SECONDA

Ernesto - Janette

Janette - (entrando) Il tuo ufficio! II tuo ufficio! Non mi farai credere che il tuo ufficio sia il centro dell'universo! I tuoi scartafacci? Li getterai tutti sul fuoco!

Ernesto - Non ci mancherebbe altro.

Janette - Vuoi tacere?

Ernesto - (bonariamente) Ma no, non averla a male, io dico non ci mancherebbe altro perch pensa, rifletti un poco... sarebbe un disastro se si gettassero sul fuoco.

Janette - I tuoi colleghi! Dei perfetti cretini. Ingoffiti nei loro abiti rattoppati... Vuoi che te lo dica: sono degli acchiappanuvole! . Se fossi ministro li licenzierei tutti, in blocco!...

Ernesto - (bonariamente) Che cosa ti hanno fatto?

Janette - Tu mi annoi... E poi non parlarmi malamente, sai! Non voglio che mi dia sulla voce, capisci? Come sei poco delicato! Mi fai stare sempre zitta... mi contraddici... non rispondi quando ti parlo... o, se rispondi, mi parli con termini cos volgari e con tale tono!...

Ernesto - (avvicinandosi) Ti domando perdono, piccola. Permetti solo che ti spieghi. Devo essere al Ministero alle due. Passi che io arrivi alle tre, perch, come al solito, non c' ancora nessuno; ma alle quattro troppo tardi. Bisognerebbe attendere le quattro e mezzo, quando tutti siano gi siano andati via... cos non pi il caso di disturbarsi... (pausa) Ti prego di scusarmi se sono stato un po' brusco, nervoso. Me ne pento. Mi hai perdonato ?

Janette - (spingendolo) Vedremo. In ogni modo, devi farmi il piacere di lasciare questo vecchio soprabito, che ti rende ridicolo, di farti la cravatta un po' meglio e di metterti un cappello che doni al tuo viso invece di questo straccio che ti rende goffo. D'altra parte mi sbarazzer delle tue cianfrusaglie. E le tue scarpe?... Fammi un po' vedere. Su, via, levatele!

Ernesto - (eseguendo l'ordine) Ti ripeto, cara, che non ne ho il tempo!

Janette - (severa) Ernesto! (una pausa) Non essere brutale!

(Silenzio. Ernesto, intimorito, getta sulla moglie uno sguardo di can battuto).

Ernesto - (intento a svestirsi) Sai che cosa penso, mentre mi slaccio le scarpe?

Janette - A che cosa?

Ernesto - Penso che oggi marted,

Janette - Come sei originale.

Ernesto - No: che oggi soltanto marted ed io sono vestito a festa.

Janette - Molto spiritoso!

Ernesto - Ma s di marted non si usa vestirsi a festa.

Janette - E con ci?

Ernesto - Lascia che ti spieghi: il mio collega Pipeau vedendomi sbellicher dalle risa, si divertir un mondo. Lo conosco; mi prender in giro.

Janette - Un perfetto imbecille, questo tuo Pipeau.

Ernesto - (difendendo il collega) Non dire cos: un burlone. Senza contare che vince tutti i concorsi delle parole incrociate... E' un genialoide, un ragazzo pieno di risorse... Ha perfino installato da solo un posto di telegrafia senza fili. Ed anche pittore; s, pittore dilettante... Ti basta?

Janette - Scherza un po' meno e sbrigati di pi... Se quel signore che noi aspettiamo arrivasse... pensa un po' che bella figura faresti,., su, in fretta...

Ernesto - Ma quale signore? Il signore dell'annunzio ?

Janette - Proprio lui.

Ernesto - Non verr.

Janette - E perch?... Anzitutto non sostenere che mancher, quando io desidero e voglio che venga.

Ernesto - Aveva annunziata la sua visita per stato ieri nel pomeriggio.

Janette - E con ci?

Ernesto - Non venuto...

Janette - Negli affari, ci sono contrattempi.

Ernesto - E' possibile; ma io non conto pi , su di lui. E poi ti confesso che non me ne rincresce. Ci che io guadagno poco, ma sicuro...

Janette - Sicuro per vegetare...

Ernesto - E' gi qualche cosa!...

Janette - (alzando le spalle) Chi non rischia (non avr mai nulla, cara,

Ernesto - Me ne infischio io dei proverbi: chi rischia sempre e tutto finisce col non aver pi nulla.

Janette - Sei mila franchi al mese, Ernesto... tu realizzeresti sei mila franchi il mese.

Ernesto - Senza dubbio, ma devo cominciare collo sborsarne venti mila: tutto ci che noi possediamo...

Janette - (con disprezzo) Della carta...

Ernesto - Carta filogranata: si pu sempre fare qualche cosa...

Janette - Venti miserabili biglietti da mille!

Ernesto - Mio padre per accumularli ha lavorato quarant'anni.

Janette - Uno spiantato!

Ernesto - (religiosamente) Pace alla sua anima...

Janette - Ma s. scusami, (pausa) Infine, se ti proponessero di cambiare la tua situazione?

Ernesto - (che ha finito per mettersi le scarpe) Ci penser... A proposito, la prossima volta, compreremo delle scarpe coi bottoni... Le preferisco.

Janette - Coi bottoni? come per il passato!

Ernesto - Passato! passato! E poi?... Anche noi, un giorno, saremo del passato.

Janette - Ma attendendo, siamo al presente.

Ernesto - Si capisce.

Janette - A vederti e sentirti, non lo si direbbe... tanto sei goffo e pauroso...

Ernesto - Non posso cambiare!

Janette - Nessuna distinzione nel gesto, nessuna presenza, niente chic.

Ernesto - Anche quando sono vestito a festa?

Janette - Sei un po' meno ridicolo, ecco tutto... Non si direbbe mai che tu hai fatta la guerra...

Ernesto - Me ne sono tuttavia ricordato poco fa, chinandomi...

Janette - La tua scheggia?

Ernesto - Oh! non niente, (pausa).

Janette - Vorrei essere ascoltata, quando ti consiglio di modernizzarti.

Ernesto - In avvenire, ci penser.

Janette - Posso star tranquilla!... Sia detto tra noi, la generazione che ci segue, mi sembra assai pi interessante. Sa cavarsela sempre. Si diverte... Vive... Non si adagia nelle piccole situazioni stabili e ridicole, come voi altri...

Ernesto - Forse noi sappiamo ancora essere saggi...

Janette - Ha dei nervi, dei muscoli, dell'iniziativa. E' nuova.

Ernesto - Non ha avuto occasione di consumarsi. Tanto meglio per lei. Ha ragione ad approfittarne.

Janette - Non scherzare! Sai cosa sei tu, lo sai?...

Ernesto - Tuo marito, che ti ama molto.

Janette - S, ma socialmente?... Una mezza manica

Ernesto - Non ne arrossisco.

Janette - E' il caso di arrossire, invece. Ma pensa un po': siamo nel 1927, il secolo dell'aviazione, della telefonia senza fili, della elettricit, delle novit; si passa di audacia in audacia, i crea ogni giorno...

Ernesto - Ti confesso che tutto questo interessante...

Janette - Ma tu ti tieni risolutamente in disparte...

Ernesto - Mi riposa...

Janette - Ma in fin dei conti pensa, Ernesto, che hai trentasei anni, cinque anni di fronte, tre ferite, la croce... (entusiasmandosi) La croce... Sei stato un eroe... vero?

Ernesto - Cosa vuoi? Ho fatto come tutti gli altri e non l'abbiamo fatto apposta...

Janette - Hai dovuto vedere delle cose impressionanti, che scuotono...

Ernesto - Abbastanza!

Janette - Credevo saresti ritornato un altro, nuovo, rigenerato, armato per la lotta... E invece...

Ernesto - Invece, sono soltanto Ernesto... il povero Ernesto... un po'... ridicolo, vero... (pausa) Ma non per questo il tempo corre meno in fretta. Me ne varo, cara.

Janette - (esasperata) Sei cocciuto! Attendi, forse verr.

Ernesto - Scherzi?... No, no, me ne vado. (si siede).

Janette - (dolcemente) Dimmi, Ernesto: se non hai portato di laggi il desiderio di vivere bene, che cosa hai portato, allora?

Ernesto - Dei dolori... e abbastanza filosofia per sopportarli senza lamentarmi... E' gi molto.

Janette - Ed tutto?

Ernesto - Un po' di rimpianto e dei tristi ricordi... (si intenerisce).

Janette - Cosa hai?

Ernesto - (emozionato) Penso al mio compagno che si fatto uccidere per salvarmi... (una pausa) Tu non mi ami molto; vi dipinta sul tuo viso una fierezza, una energia che io non ho... S, s. Vedi, alcune volte, quando esco con te, mi sento umile come uno di quei cani spelacchiati che seguono i padroni. Sotto la mia goffaggine sento tutto questo. E credi che non m'accorga di tutto ci che fai qui, del gusto che hai nel rendere il nostro alloggio sempre pi bello? Bisogna perdonarmi. Non si pu cambiarsi, come tu dici, (pausa) Oppure abbandonami, se sei infelice... Ma tu non lo farai, vero?... Io ho bisogno di te1... (avvicinandosi) Non mi abbandonerai, vero?

Janette - Sei disposto ad accettare l'offerta che ti stata fatta?

Ernesto - Vedremo.

Janette - Abbi fiducia: tutto andr bene... Si guadagner del denaro, si vivr... Ci ripagheremo di tutto anche noi... Passeremo le nostre vacanze al mare, come tutti

Ernesto - Pipeau non ci va al mare.

Janette - Forse avremo anche un'automobile... io guider; saremo uguali a tutti coloro che si vedono, dalla seconda galleria, nelle prime fila di poltrone, a teatro, o a quei signori che si vedono nelle terrazze dei caff eleganti.

Ernesto - (meravigliato) S?!

Janette - Non sono pi furbi di te.

Ernesto - (modesto) Ma, non so.

Janette - Io seguir la moda, visiteremo le esposizioni, viaggeremo in prima classe sul mtro... Andremo a ballare...

Ernesto - E i miei colleghi?

Janette - Li vedremo di tanto in tanto.

Ernesto - Li lasceremo perdere? Poverini! Cesseremo del tutto di frequentare le loro famiglie?

Janette - Ma no. Io sar fiera di te; sei contento ?

Ernesto - S.

Janette - Ebbene, allora?

Ernesto - Non mi resta pi che diventare qualche cosa; proponimi tu qualche invenzione...

Janette - Se io fossi un uomo, sarei banchiere, industriale, commerciante all'ingrosso, avvocato celebre, medico con una clientela ricca...

Ernesto - Ragioniamo: mettiamo il caso che io sia industriale, anche un grande industriale. Vedi che non ho paura. Ebbene, quando sar diventato un grande industriale? E se i miei affari pericolassero in questi tempi di crisi? E poi non con questi venti mila franchi che abbiamo ereditato che posso mettermi alla testa di una grande industria. Oggi, con ventimila franchi si vive bene per un anno; ed gi troppo!

Janette - Non esigo che diventi milionario da oggi a domani...

Ernesto - (spaventato) Ma, cara, non lo potrei nemmeno.

Janette - Ti supplico solamente di accettare i sei mila franchi al mese, dal momento che te li offrono...

Ernesto - Vedi: non venuto...

Janette - E' questo che ti secca?

Ernesto - (placido) S, s, mi secca...

Janette - Hai paura di perdere i venti mila franchi!

Ernesto - (inquieto) No, affatto!

Janette - Allora, accetti? S? Per me? Vero? S?...

Ernesto - (incamminandosi verso la porta) Vuoi lasciarmi andare?...

Janette - E poi, giacch ci penso, puoi fare a meno di conversare col portinaio come fai tutte le sere.

Ernesto - E' un brav'uomo.

Janette - Se dobbiamo mutare situazione, necessario comportarsi diversamente.

Ernesto - Prover.

Janette - E non dire pi grazie al fattorino dell'autobus, quando ti d il biglietto.

Ernesto - Perch?

Janette - Quando si bene educati non si dice grazie .

Ernesto - (perplesso) Procurer di rimediare!

(Suonano alla porta).

Janette - E' lui.

Ernesto - Chi?

Janette - Il signore dell'annunzio. Scommetto che lui,

Ernesto - Credi ?

Janette - (sospingendolo e levandogli il cappello e il soprabito) Su, sbrigati.

Ernesto - Fa attenzione alla mia schiena! (suonano senza tregua) E' un uomo tenace!

Janette - Siediti. Parla poco. Sta diritto. Prendi quel libro. Accendi una sigaretta. Immergiti nella lettura. Incrocia le gambe. E sii calmo. Fa vedere il tuo brillante... senza averne l'aria... Uno, due (lo bacia). Apro? (Ernesto fa dei lodevoli sforzi per eseguire tutti gli ordini. Janette apre. Appare un uomo giovanissimo, molto elegante. Ernesto si alza, si inchina).

SCENA TERZA

Detti e Hardi

Hardi - Buon giorno, signore.

Ernesto - (dandogli la mano) Buongiorno.

Hardi - Il signor Ernesto Papon ?

Ernesto - (energico) Perfettamente.

Hardi - Permettete che mi presenti: Rolando Hardi, direttore generale del cioccolato Sweet.

Ernesto - Lusingato!

Hardi - Volete autorizzarmi a sedere?

Ernesto - Naturalmente. Le sedie sono fatte per questo.

Hardi - Non vi siete per caso trattenuto per aspettarmi ?

Ernesto - Affatto! Stavo per uscire. Vedete sono in abito da passeggio, (si riprende) Almeno lo ero. Dimenticavo: mia moglie.

Hardi - I miei omaggi, signora.

Janette - Il signore desidera restar solo con mio marito?

Hardi - No, per carit, signora.

Ernesto - (semplice) Sta in voi a giudicare...

Hardi - (secco) Non perdiamo tempo in formalit. Come vedete signore, sono venuto da voi come mi avete pregato!

Ernesto - Me ne rendo conto e vi ringrazio.

Hardi - (osservandolo) Sapete bene di che si tratta?

Ernesto - Intendevo appunto intrattenervi al riguardo.

Hardi - Che et avete?

Ernesto - Trentasei anni.

Hardi - Fatta la guerra?

Ernesto - S.

Janette - Brillantemente, signore. Ha la croce della Legion l'onore.

Hardi - Ferito?

Ernesto - Una scheggia.

Janette - Una grossa scheggia nella schiena.

Hardi - Benissimo.

Ernesto - Male, ci, per adesso doloroso.

Hardi - Ah! Non siete molto robusto?

Ernesto - Come tutti gli invalidi, se ne risente sempre.

Janette - S, ma infine tu sei robusto... pi che robusto...

Hardi - Attivo

Ernesto - Di regola, s!

Janette - (categorica) S!

Hardi - Allenato agli affari?

Janette - Enormemente.

Hardi - II lavoro non vi fa paura?

Janette - Non Io spaventa mai.

Ernesto - Di che lavoro si tratta, per favore?

Hardi - Per esempio... telefonare in tre luoghi diversi nello stesso tempo, scrivendo pure una lettera e dettandone un'altra...

Janette - (negligentemente) Puoi farlo benissimo!

Ernesto - (sconcertato) Perch no?

Hardi - Preferirei che voi foste affermativo.

Ernesto - (ad un cenno di Janette) Posso farlo!

Hardi - Siete impiegato in un ministero?

Ernesto - Applicato all'Istruzione Pubblica,. seconda divisione.

Janette - Ha la licenza liceale... signore.

Hardi - (secco) Non ha importanza. Sarete pagato male?

Ernesto - Mille franchi al mese, tutto compreso, con le ritenute, novecento settantadue franchi,

Hardi - Stipendio ridicolo.

Ernesto - Non lo nego.

Hardi - In breve, volete guadagnare?

Janette - (ardente) Mio marito un valore, astuto, con molto amor proprio, orgoglioso, fatto per gli affari, ha bisogno di trafficare, di dar prova di iniziativa. Rode il freno, come voi potete benissimo vedere. (Ernesto molto calmo e sorride beatamente) E' un nervoso che si domina, non vero, caro? Soffre segretamente di dover vivere una esistenza la cui monotonia l'accora. Non vero, Ernesto? E' intrepido, ha un bisogno imperioso di attivit, di responsabilit, di rischi. S, signore, di rischi...

Hardi - Avete una bella calligrafia?

Ernesto - Passabile?

Janette - E' un calligrafo, signore.

Hardi - (traendo un foglio di carta) Abbiate la cortesia di scrivere qui il vostro nome. (Ernesto eseguisce).

Hardi - (riprendendo il foglio) Va bene. Vi ringrazio. E picchiate?

Ernesto - (riservato) Se picchio? Dio mio...

Janette - (interrompendolo) S, signore, scrive a macchina benissimo.

Hardi - Ebbene, signore, vi ringrazio. Ho buona speranza che potremo metterci d'accordo. Io vi dar seimila lire al mese e voi mi verserete una cauzione di ventimila franchi. D'altra parte ho gi la vostra firma.

Ernesto - Come?

Janette - Ma s, hai firmato.

Ernesto - Per nulla al mondo. Ho scritto il mio nome.

Hardi - (categorico) Avete firmato, (astuto) Ve ne rincresce?... (mettendo il foglio in tasca) Sono disposto a lasciarvi libero da ogni impegno.

Ernesto - Voglio dire soltanto che avrei preferito studiare prima la questione... Secondo la mia intenzione ci che ho firmato non equivale affatto ad un contratto...

Hardi - (categorico) Ripeto, sono pronto... a calmare le vostre inquietudini...

Janette - Ma no. Egli molto contento. Vero, Ernesto, che sei contento?

Hardi - S o no? Sono abituato agli affari, non temete di offendermi...

Ernesto - (molto perplesso) Sono contento. Ma, permettetemi una domanda: di che cosa si tratta?

Hardi - Ecco: io sono direttore generale nello stesso tempo amministratore di una grande casa di cioccolato che ha la sede in svizzera, a Berna. Capitale: due milioni e cinquecentomila franchi svizzeri. E' il caso di dirlo? Cioccolato di lusso, si intende: preferiti, cremini, caramelle, ecc. La casa madre che dirigo ha innumerevoli succursali.

Ernesto - (meravigliato) E' un'impresa mondiale!

Hardi - Mondiale, signore! Vi abbiamo affittato; perch, s'intende, voi siete padrone, un ufficio in via dell'Opera. Sarete in casa vostra; l'affitto sar a vostro nome. Vedete che metto le carte in tavola. Cos, posto al centro del mondo, in questa magnifica arteria il cui battito quello stesso della vita, voi, centralizzerete i comandi, solleciterete la clientela, riceverete i nostri pi grandi clienti. In breve, sarete il legame fra Berna e Parigi. Voi avrete cos una magnifica occasione di dispensare l'esuberante attivit che vi anima, di soddisfare quel gusto del rischio che la qualit essenziale dell'uomo moderno. Spero che voi sarete lusingato della fiducia di cui vi d prova in nome della societ del cioccolato di cui ecco l'atto di costituzione.

Ernesto - (esaminando nervosamente l'atto) S, ma...

Hardi - (levandosi) Mi ritiro. I miei affari mi chiamano...

Ernesto - Rifletter, signore...

Hardi - Prenderete servizio luned prossimo, verso le nove, a meno che voi di qui ad allora non decidiate di non accettare. Siete libero...

Ernesto - Io non dico che...

Hardi - Al pi presto possibile dal mio procuratore, signor Michel-Michel...

Ernesto - (prendendo nota) Michel due volte?

Hardi - Che si trova, ogni giorno, dalle nove alle dieci, in quell'ufficio che vi abbiamo affittato: 22, via dell'Opera, quarto piano. Arrivederci, signore. I miei omaggi, signora... (Esce. Una pausa. Ernesto, sconcertato, guarda la moglie con un certo sbalordimento).

SCENA QUARTA

Ernesto - Janette

Janette - Ebbene? Sembri un po' sconvolto? Sei nervoso? Ti senti disorientato dagli avvenimenti? Ernesto, non sei felice? La prospettiva di una vita attiva ed agitata non ti sorride? L'idea che tu stai per lasciare Pipeau e compagni non ti conforta?

Ernesto - No. Per prima cosa io amo molto Pipeau; e quanto a quel signore, che uscito poco fa, lo trovo un po' pesante.

Janette - Perch non hai l'abitudine degli affari.

Ernesto - Forse.

Janette - Perch tu preferisci la tranquillit...

Ernesto - Precisamente.

Janette - Perch preferisci al i-ischio di arricchirti la sicurezza di vegetare...

Ernesto - Probabilmente.

Janette - O sar perch non hai cuore, n amor proprio?

Ernesto - Credi ?

Janette - O perch non mi ami?O perch non hai desiderio di vedermi felice, e preferisci che io sia sequestrata qui, privata di ogni gioia e di ogni conforto...

Ernesto - Forse, al contrario, sar la sola ragione per cui mi decider...

Janette - Fa questo per me, Ernesto. Per me che ti voglio vedere potente, ricco, rispettato. Personalmente, non ho altra ambizione che di condividere con te la tua sorte soprattutto se brillante. Vedi bene che non sono egoista. Quando si ama una donna, si deve renderla felice. Ascolta ci che ti dico: sai tu in quale momento della vita ti ho amato di pi? Lo sai tu? Avvicinati: quando tu eri laggi al fronte... al fuoco, coperto di fango, esposto alla morte...

Ernesto - Ah!

Janette - Quando ti battevi; allora io sentivo dal mio letto le pallottole fischiare alle tue orecchie; ti immaginavo balzare fuori dal parapetto della trincea e gettarti coraggiosamente all'assalto... Allora, io vibravo, vedi... sentivo un po' della tua gloria riflettersi su di me... Condividevo le tue sofferenze... con il pensiero...

Ernesto - (sorridendo dolorosamente) E' stato in quei momenti che mi hai amato di pi ?

Janette - Era il periodo in cui mi addormentavo con il pensiero rivolto a te... Tu eri grande... tu eri bello... Tu mi difendevi... Io tutto ci io trovavo sublime...

Ernesto - Questo era magnifico.

Janette - E ho pianto sovente. Avevo anche paura... Si ha un bell'essere forti... si ha il cuore... e si soffre, (lo guarda lungamente) Oh! quando ti rivedo al tuo arrivo in licenza, barbuto, sporco, pieno di fango e di pidocchi, e lo sguardo calmo ed acceso nello stesso tempo, mi sento trasportata d'amore... (lo bacia) Mi sento piena di riconoscenza... (si stringe a lui) Mi sento piccola, fragile e meschina, ma difesa, protetta dia te... Ernesto... Tu eri bello, sai... E ti amavo molto... e poi... (esita),

Ernesto - E poi?

Janette - Naturalmente ci non poteva durare per sempre..,

Ernesto - E' durato fin troppo.

Janette - Tutto ha fine, e tu sei ritornato...

Ernesto - E', forse, un rimprovero?

Janette - Come sei cattivo...

Ernesto - Sai bene che io non penso cos...

Janette - Io avevo pensato sovente al tuo ritorno. Dicevo fra me stessa: ce Che cosa non far mai dopo avere fatto tutto quello? . Con quale fuoco, con quale ardore affronter la vita... Se mette tanto eroismo in pace come ne ha messo in guerra dove mai si arrester? Tanto pi che non ci sar pi il pericolo della morte?...

Ernesto - E' gi qualche cosa...

Janette - Mi ricordo del tuo ritorno: hai preso un bagno, ti sei sbarbato, hai messo gli abiti civili, e dopo averli spazzolati ti sei seduto su questa poltrona. Sembravi dire: Auf! La pace finalmente e le pantofole! . E in meno di ventiquattro ore, sei ritornato l'uomo di prima. Due giorni dopo, riprendevi il lavoro all'ufficio e poi... Invece di avere considerata la guerra come un preludio alla lotta per la vita, hai commesso l'errore di considerarla come la fine...

Ernesto - Non colpa mia.

Janette - Non sei offeso con me, caro?

Ernesto - Affatto, piccola.

Janette - Mi ami lo stesso?

Ernesto - E' naturale; altrimenti non avrei avuto la pazienza di ascoltarti.

Janette - Cosa vuoi dire?

Ernesto - Nulla.

Janette - Vedi, noi donne, ci che preferiamo che qualcuno si sacrifichi per noi... che si... mi spiego male! Ecco: che voi altri uomini vi imponiate a noi con la vostra forza, con il vostro ardire, con i vostri successi... che voi siate qualcuno... E tu sarai qualcuno, sia pure nel cioccolato, ma qualcuno, (carezzevole) Io ti amo molto, Ernesto, ma io voglio amarti ancora di pi... Io non potrei continuare ad amare una mezza manica . Io sono troppo coquette, troppo fiera, cosa vuoi? ho troppi difetti. Io sono franca, vedi... Baciami!...

Ernesto - (liberandosi) Ah... Me ne devo andare... Se ne saranno andati tutti... Sono le tre e mezzo,..

Janette - Allora, accetti? D, amor mio, fallo per me dal momento che ti amo.

Ernesto - Lo far... per te... perch io ti amo.

Janette - Saremo felici.

Ernesto - (dirigendosi verso la porta) Arrivederci...

Janette - E' promesso?

Ernesto - E' promesso. Fra poco... (esce). (Janette, esuberante, va e viene nellappartamento, bacia una fotografia di Ernesto che su di un tavolinetto e si ritira mentre la porta si riapre. Riappare Ernesto in compagnia di Moineau, trentacinque anni, corretto, severo, austero. Lo si vede in preda a una nervosit contenuta, a una emozione che nasconde sotto una certa caparbiet e dignit).

SCENA QUINTA

Ernesto - Moineau

Moineau - (molto severo e con tono di rimprovero) S, io venivo da te. Permetti? (si siede). Per l'ultima volta, verosimilmente... Venivo per dirti che mia moglie ed io non verremo a cena stasera... mettendo cos in pratica una decisione irremovibile. Io venivo per dirti egualmente a che cosa si ridotta la nostra amicizia; venivo per dirti che noi siamo, mia moglie ed io, nella crudele necessit di cessare ogni relazione con te...

Ernesto - Ma, amico mio, spiegati.

Moineau - (scandendo le parole) Ho il dovere di spiegartelo... Ecco... Ieri siamo usciti, mia moglie ed io, con l'intenzione di fare alcuni acquisti alle Gallerie Lafayette; aspettiamo un beb nell'anno, e pensiamo gi al corredino. Quando, d'un tratto, io vidi una coppia: tua moglie passeggiava a braccio di un uomo, molto distinto, d'altronde, slanciato, sbarbato, con gli occhiali...

Ernesto - Non vero.

Moineau - Allegra, sembrava, ridente e contenta e lui, anche...

Ernesto - Ti sei sbagliato, impossibile...

Moineau - (indignato) Il colpo fu terribile puoi ben pensarlo; vi frequentiamo da alcuni anni e fa pena vedere degli amici cadere cos in basso. Che faccio?... Proseguii la mia strada scandalizzato, e bisogna dirtelo, umiliato e anche ferito nella mia amicizia, perch, non credevo che tu ci riservassi, un giorno, una sorpresa di questo genere; che nella tua casa, noi dovessimo vedere l'esempio del vizio e del tradimento. Oso credere che tu non fossi informato della cosa.

Ernesto - Sei molto gentile: grazie.

Moineau - Berta si rivoltata e indignata; noi ci sentiamo un po' colpiti da questo scandalo. Ne abbiamo onta. Apparteniamo l'uno e l'altra a famiglie poco abituate a questo genere di sregolatezze..

Ernesto - Ti domando scusa, vecchio mio.

Moineau - Berta faceva pena a vedersi. Era straziante... Non osiamo pi guardarci. Quando pronunzio il tuo nome davanti a lei, ella arrossisce... il mio cuore si serra...

Ernesto - Povero vecchio...

Moineau - Da te non ci aspettavamo questo... non pensavamo che tu avresti sottomesso, un giorno, la nostra amicizia a una cos rude e dolorosa prova.

Ernesto - Devi perdonarmi, Moineau.

Moineau - (scandalizzato) Giammai Non comprendo come tu abbia il coraggio di domandarmi questo. Per chi ci prendi tu? D un po'?... Per dei testimoni compiacenti? Per delle comparse? Per dei depravati, che un tanfo di vizio rallegra? O per dei cinici che la tua disgrazia soddisfa? Spiegati un po', Ernesto: ci disprezzi a tal punto? Vorresti che continuassimo a vederci come se nulla fosse successo? E il senso morale? Che cosa hai fatto tu del senso morale?

Ernesto - Comprendo le ragioni della tua indignazione!

Moineau - Ma naturalmente. Abbrutito ed umiliato. Credimi, atroce dover dire: mi sono sbagliato sul conto di un amico.

Ernesto - E' esatto...

Moineau - Abbiamo passalo delle ore estremamente dolorose... Avevo in te una fiducia completa. Elogiavo a tutto spiano la tua probit. In casa dei nostri suoceri parlavamo di te. Che cosa dire loro adesso? Vedi in quale situazione ci hai gettati? E le fotografie di voialtri due che abbiamo sul caminetto? Dove metterle?

Ernesto - Bruciale! Di' che io sono morto... tanto io mi rifiuto di credere che Janette...

Moineau - Fa come credi!

Ernesto - L'hai vista accompagnata?

Moineau - Ma, ingenuo, li abbiamo seguiti...

Ernesto - Come era lui?

Moineau - Alto.

Ernesto - (attento) Ah!

Moineau - Distinto.

Ernesto - Ah!

Moineau - Svelto. Guantato. Rasato, con un soprabito perfetto. In breve un uomo molto moderno.

Ernesto - Moderno?

Moineau - Simpaticissimo. Non dispiaceva. Sembrava alla mano, semplice, ma chic... Da questo punto di vista non c' nulla da ridire... Secondo la mia impressione egli sarebbe un uomo d'affari, un commerciante; ma potrebbe anche essere un attore, o avvocato o che io...

Ernesto - Non certo uno come me?

Moineau - (negligentemente) Meno apatico, pi nervoso.

(Una pausa. Moineau osserva duramente Ernesto, un po' offeso).

Moineau - (alzandosi) Cosa fari? La ucciderai; ti ucciderai? Divorzierai?

Ernesto - Ci penser.

Moineau - Oso sperare che sarai energico.

Ernesto - Vedr.

Moineau - Non avrai, spero, la vilt di chiudere gli occhi? Che la tua debolezza non sia di esempio agli altri, un premio alla cattiva condotta. In ogni modo non verremo stasera a cena da te. E' elementare, (si dirige verso la porta). Ne questa sera, ne mai.

Ernesto - (accompagnandolo) Non dirai nulla?

Moineau - Non so fino a. quale punto io ho il dovere di tacere.

Ernesto - Me lo vuoi promettere? Mi aiuterai affinch ella non sappia nulla?

Moineau - Lei?

Ernesto - (emozionato) S, lei. Ti spiegher pi tardi...

Ioineau - (duro) Soffri?

Ernesto - Ne ho il diritto; e soffrir da solo: soffrire l'unico sentimento che non si divide. (Moineau esce. Ernesto, inebetito, addolorato, torna a sedersi. E' annientato: cerca di trattenere le lacrime, si prende la lesta fra le mani: Un silenzio molto lungo. Entra lanette).

SCENA SESTA

Ernesto - Janette

Janette - Chi era?

Ernesto - Moineau.

Janette - Che cosa ti ha detto?

Ernesto - Che non viene a cena da noi questa sera.

Janette - Perch?

Ernesto - Perch ha dei dispiaceri.

Janette - Coniugali?

Ernesto - Non so... forse.

Janette - Ma che hai?

Ernesto - Nulla, cara.

Janette - Non possibile: sembri preoccupato... Perch vuoi accorarti per gli altri? Ognuno ha i suoi grattacapi...

Ernesto - S, ognuno ha i suoi. Io sono sciocco, vero?... Io lo so che sono sciocco... Avvicinati... Guardami... (silenzio) E se io guadagnassi molto denaro, saresti felice?

Janette - Oh! S

Ernesto - (forte) Veramente felice? Felice... con me?

Janette - Certamente.

Ernesto - Tenter... purch tu sia felice... (Ernesto contiene la sua emozione con sforzi sovrumani, fissa Janette dolorosamente, le prende le mani, gliele bacia).

Janette - Ebbene, Ernesto, a cosa pensi?

Ernesto - (dolorosamente) A te, piccola, come sempre, solo a te!

Fine del primo tempo

ATTO SECONDO

Ufficio commerciale in via dell'Opera. Ai muri cartelli reclame del cioccolato Sweet. Telefono. Mobilio sobrio, nuovo. In un canto un tavolino e, sopra il tavolino, una macchina da scrivere. Marcella, dattilografa, scrive una lettera. La rilegge attentamente, la mette nella busta e va a deporta sulla scrivania. In un vaso depone dei fiori. Li mette vicino alla lettera e torna a sedersi. La porta si apre. Appare Ernesto completamente cambiato: elegante, con i baffi tagliati. Il portamento quello di prima, piuttosto goffo, ma esteticamente moderno.

SCENA PRIMA

Ernesto - Marcella.

Ernesto - Buon giorno, signorina Marcella.

Marcella - (gettando un piccolo grido) Oh!

Ernesto - Cosa c'?

Marcella - Mi avete fatto paura.

Ernesto - Io?

Marcella - Non vi riconoscevo pi.

Ernesto - Sono cos cambiato, senza baffi?

Marcella - Siete trasfigurato. Vi ho creduto un ladro internazionale,

Ernesto - Vedo che ci guadagno.

Marcella - Piuttosto... - (sospira lungamente)

- Oh! come batte il mio cuore. Toccate...

Ernesto - (mettendole dolcemente la mano sul cuore) Effettivamente, batte.

Marcella - Mi sento male. Aiutatemi.

Ernesto - (ritirando la mano) Non posso.

Marcella - Non divertitevi cos con i miei nervi... Mi accorgo che si legano...

Ernesto - (inquieto; con la fanciulla fra le braccia Si legano?

Marcella - S!

Ernesto - Tanto meglio, Dio mio, tanto meglio... Mi domando cosa avrei fatto, se foste restata nelle mie braccia?

Marcella - Mi avreste dati dei piccoli schiaffettini per rianimarmi.

Ernesto - Non ne avrei avuto il coraggio, signorina.

Marcella - (civettuola) Davvero?

Ernesto - (corretto) S, signorina.

- (Marcella guarda Ernesto a pi riprese con un sorriso malizioso. Ernesto, un po' confuso, evita il suo sguardo e va a sedersi).

Ernesto - Nulla di nuovo?

Marcella - Nulla.

Ernesto - Niente posta?

Marcella - Nemmeno una lettera...

Ernesto - (con finta autorit) Bisogna, che cammini! Ad ogni costo. E' importante e necessario!,.. Capirete che ho abbandonato un impiego, poco rimunerato senza dubbio, ma stabile, per lanciarmi negli affari e guadagnare denaro. Per conseguenza ci tengo che tutto vada bene...

Marcella - Ma, signore, non desidero altro...

Ernesto - Lo so, signorina, non vi rivolgo alcun rimprovero. Non posso spiegarvi la mia situazione... Ma ne conosco gli svantaggi...

Marcella - Quante cose siete riuscito a cambiare dopo il vostro arrivo qui.

Ernesto - Mi studio, lentamente, di evolvermi.

Marcella - La vostra aria di una volta non dispiaceva.

Ernesto - Ero pi alla buona, lo confesso. Personalmente, io mi preferivo.

Marcella - Allora, perch cambiare?

Ernesto - (con spavalderia d'uomo timido) Mi adatto ai tempi. Che volete? Non siamo pi ai tempi in cui era possibile riscaldarsi davanti a un bel fuoco di legna, digerire lentamente, fumando un sigaro... L'attivit ci prende, ci afferra, bisogna ben decidersi a seguire la corrente, a subirne il risucchio, a tenersi alla sbarra e sfidare le intemperie... O altrimenti accontentarsi di isolarsi e di vegetare... (con alquanta timidezza) Preferisco l'alto mare, malgrado i suoi pericoli, all'acqua dolce che invita al sogno e all'ozio. Ho incominciato a assumere un aspetto esteriore un po' pi moderno, poich l'abito, si dice, fa il monaco, bench io non ami molto i proverbi... E' certo per che i baffi tolgono al viso la sua nettezza e il suo carattere. E poi la moda e... poi ci ringiovanisce... Noi siamo in un'epoca in cui il successo fugge la barba...

Marcella - State benissimo!

Ernesto - Faccio quel che posso. Sono un po' come una vecchia casa in rovina; il tetto minaccia di sprofondare... ma infine con qualche puntello...

Marcella - Da quanto tempo che vi modernizzate ?

Ernesto - Da poco!

Marcella - Mi ricordo la prima volta che vi ho veduto. Apparivate sconvolto. Quando siete entrato siete scivolato. Sembravate cos confuso quando vi siete rimesso! Facevate pena.

Ernesto - Quando un uomo fa pena a vedersi, in generale simpatico!

Marcella - Non dimenticher mai quel primo giorno.

Ernesto - Vi ringrazio, signorina.

Marcella - Avevate un profumo di bont e di semplicit... Io vi amo molto.

Ernesto - Scherzate!

Marcella - No. Nutro per voi un sentimento molto spontaneo, sincero, di... amicizia, di grande amicizia, di tenerezza... di vera tenerezza... di...

Ernesto - Via!....

Marcella - Spesso mi viene voglia di saltarvi al collo.

Ernesto - (dignitoso) Per carit!

Marcella -... di dirvi la gioia che mi procura la vostra presenza, la felicit che mi date, senza dubitarne.

Ernesto - (protestando) Lasciamo andare, via!

Marcella - Ho un bel ragionare, condannare, nel fondo alla mia anima, una condotta che, so, non corretta; ma sono sempre vinta dal mio amore.

Ernesto - Lottate, signorina, ve ne prego!

Marcella - Ho sempre adorato gli uomini buoni.

Ernesto - E' un sentimento degno di lode, non ne dubito.

Marcella - Vi spiegher: vedendovi la prima volta vi ho trovato comico.

Ernesto - Comico?

Marcella - S! Avevo una folle voglia di ridere. Quell'aria impacciata che avevate mi rendeva allegra... Eravate divertente. Poi, a poco a poco...

Ernesto - Diavolo!

Marcella -... mi sono sentita attirata, trasportata, in preda a un sentimento confuso di tenerezza, di ammirazione...

Ernesto - Avete avuto un gran torto, signorina.

Marcella - Mi son detta: perch il mio cuore batte cos?

Ernesto - Non siete, per caso, soggetta ad attacchi cardiaci?

Marcella - (con trasporto) Affatto. Sapete ci che mi ha attirata a voi? E' quella evoluzione lenta, metodica, quella serie di sforzi quotidiani, che avete compiuto per alzarvi lino a me, quella lenta e dolce metamorfosi elle ho osservata nei minimi particolari... La delicatezza con cui vi siete sforzato di attirare il mio sguardo... un nulla che va dal nodo della cravatta all'emozione interiore che vi dava il sapere che io mi ero accorta di tutto ci. Quella scusa muta che il vostro sguardo implorava, quei tic impercettibili causati da una nervosit comprensibile... quella finta disinvoltura con cui voi affrontate i miei sorrisi, quella certa asprezza anche nel parlare, quella indifferenza, quel modo di evitarmi, quel gioco a mosca cieca in cui voi siete stato maestro.. Giammai cuor di fanciulla stato assediato con maggior arte... E' da una quindicina di giorni che noi siamo qui, insieme, ed una lunga e interminabile carezza, un balsamo che si espande, si infiltra e agisce su di me, come la droga che d l'incanto... Oli! Io vorrei potervi parlare ancora meglio... ancora meglio...

Ernesto - Siete meravigliosamente eloquente, signorina.

Marcella - Non sono una civetta... Non so farmi amare... Tengo tutto per me, qui, in fondo, qui...

Ernesto - (inquieto) Calmiamoci, vi supplico.

Marcella - (calorosamente) Non esco mai... non vedo mai a ballare... n ai concerti, n alle esposizioni... Sono ridotta a divorare romanzi. Ne ho un baule pieno. Io prendo agli eroi dei miei libri le loro parole d'amore: imparo a memoria dei versi. Quando un cantastorie si lamenta sotto le mie finestre, io piango e gli getto dei fiori. Forse, egli preferirebbe dei soldi, ma io non ne ho...

Ernesto - (desolato) Vi confesso che questo molto delicato, ma io mi sento personalmente incapace di rispondere a questo lirismo. Io ne sono molto toccato, mollo emozionato solamente...

Marcella - Avete indovinato ci che volevo dirvi?

Ernesto - Abbastanza chiaramente.

Marcella - Volete che termini?

Ernesto - Come! Non avete ancora terminato?

Marcella - Sedetevi qui vicino a me, un po' pi vicino, volete? Oh! (Ernesto, mollo timido, acconsente. Marcella gli prende la ninno e l'accarezza. Un silenzio. La coppia, si trova a disagio, d l'impressione di balbettare).

Marcella - Mi avete perdonato? So che molto male quel che ho fatto e anche molto scorretto.

Ernesto - No. Un po' imbarazzante per me.

Marcella - Non ho avuto la pazienza di aspettare che vi dichiaraste voi.

Ernesto - Forse sarebbe stato un po' saggio, effettivamente...

Marcella - Vedete, io non ho vergogna di confessarvi il mio amore.

Ernesto - Non un delitto, capisco, solamente...

Marcella - Ho voluto evitarvi la confessione...

Ernesto - S.

Marcella - E poi anche, maman mi ha detto che ero una stupida ad attendere. Lasciatemi spiegare. Ecco come andata: A mamm ho parlato di voi, potrete capire in quali termini... Le ho detto che rassomigliate a pap. Allora mamm ha detto: Prendilo, ne farai ci che vorrai! . Faccio rilevare che non per ci che io vi prendo... Poi mamm ha soggiunto: nelle tue condizioni mi sarei gi sposata dieci volte. Parla tu, se lui non osa... Tuo padre era come costui! Sono io che l'ho domandato in matrimonio . Cos io ho fatto come mamm. Vi domando perdono. Se non fosse stato per la mamma non vi avrei mai detto nulla. Vi avevo scritto una lettera... E' sulla vostra scrivania, vicino ai fiori. Non siete felice?

Ernesto - S, ma sono seccato.

Marcella - Credo di avere compreso.

Ernesto - Se avete gi compreso, meglio, tanto meglio, Dio mio, incredibile! Come questa faccenda va tutta da se...

Marcella - (con un sospiro) Parlate...

Ernesto - (imbarazzato) Ah! (silenzio) Per prima cosa, bambina mia, devo in verit dirvi che io rimango tranquillo... E' evidente che sono un uomo che non ha l'abitudine di sentirsi dichiarare un sentimento come quello l, e, soprattutto, su quel tono...

Marcella - Vi ripeto, mamm che l'ha voluto.

Ernesto - Questo non dice nulla... E poi, io ilio un uomo un po' fuori di moda, un nomo all'antica. Non protestate! Non sono n bello n eloquente. Non sono nulla io... Non sono che il prolungamento di un essere che non era gran cosa. Infine, sono un nomo che si lascia camminare sui piedi senza protestare; lo urlano, e lui domanda scusa! [

Marcella - Oh! Come bello, come questo bello!

Onesto - Ma no... E' doloroso, tutt'al pi! E poi penso: io ho trentasei anni e voi venti (appena.

Marcella - Ho letto molto, so ri ettere...

Ernesto - Ci resta, nondimeno, mia cara bambina, una differenza considerevole...

Marcella - Pap ha venti anni pi della mamma.

Ernesto - Ah!... L'argomentazione fondala... Vediamo un po' come poterne uscire... 6enza farvi troppo soffrire, perch sono sensibile al vostro dolore. Supponiamo, che io fossi sposato!

Marcella - Non lo crederei. Non portate l'anello...

Ernesto - L'ho tolto provvisoriamente.

Marcella - E' una bugia!

Ernesto - (molto sincero) No. Sono sposato: ive lo giuro sul mio onore...

Marcella - (categorica) Non sapete mentire. S vede, si capisce quando un uomo sposato. Non date l'impressione di essere circondato di tenerezze, vezzeggiato, viziato, di essere il capo di una famiglia, di avere al vostro fianco qualcuno che si china su di voi. No, mai! Date invece la sensazione molto precisa di essere solo, abbandonato, isolato dalle donne... Vedovo, forse, non dico di mo, ma sposato!... E poi perch questa vostra eleganza improvvisa?... Non si fanno pi queste cose quando si sposati... Non si pensa a ripulire la facciata come avete detto e fatto voi!... Dite che non mi amate, ma non cercate un pretesto simile... Lo so. Non mi perdonerete mai di avervi parlato a cuore aperto.

Ernesto - Ma s.

Marcella - Volete mettermi alla prova. Mi crederete viziosa. E allora volete che vi baci?

Ernesto - (allontanandosi) Una volta per sempre, cessiamo questo gioco pericoloso... (Marcella va a sedersi al suo tavolino e singhiozza. Ernesto, addolorato di vederla in lacrime, le prende le mani, poi il braccio... poi il viso. E la bacia).

Marcella - (singhiozzando) Ancora!

Ernesto - Guai a noi!

Marcella - (supplicando) Parlate, signore...

Ernesto - Non sentite che scivoliamo...

Marcella - Tanto peggio.

Ernesto - Ci che facciamo adesso molto grave. E' insensato...

Marcella - (estatica) Non tanto... Sento che il mio cuore sale al viso... vedo che i miei sogni ti fanno rilucere gli occhi.

Ernesto - (scandalizzato) Cosa avete detto?... Ho capito bene? La vostra ultima parola. E'... tu ? Tu, cio io? Io che sono tu ? Rendetevi conto della enormit della cosa. Oh! no! Finiamola, state a posto, dominatevi, per favore... Lasciate stare per carit il... tu... Non sono un puritano, ma tuttavia...

SCENA SECONDA

Detti - Moineau

(Suonano. Marcella getta uno sguardo da pazza e Ernesto, indietreggiando, sconvolto, va verso la porta ed apre. Appare Moineau, rigido, serio e minaccioso).

Moineau - (dalla soglia) Allora, divorzi?

Ernesto - (molto agitato) Entra, ti spiegher... Sono felice di potermi spiegare... di spiegarti... di spiegarvi... Siediti, amico mio. (breve silenzio. Marcella rimarr immobile).

Moineau - Come vanno gli affari?

Ernesto - Benissimo.

Moineau - Non rimpiangi di aver lasciato la amministrazione ?

Ernesto - No.

Moineau - Tu, ora, ci disprezzi?

Ernesto - Affatto, amico mio.

Moineau - Siamo dei travet noi altri!

Ernesto - Ma no!

Moineau Sei nervoso! Si sente che qui non sei a tuo agio.

Ernesto - Sbagli!... Sbagli...

Moineau - Perch lo dici due volte?

Ernesto - Perch tu lo comprenda meglio.

Moineau - Finirai per fare delle bestialit.

Ernesto - Anche!

Moineau - Sono affari tuoi!

Ernesto - Lo credo bene.

Moineau - (a Marcella che vede appena adesso) Buongiorno, signorina.

Marcella - Buon giorno.

Ernesto - Tu mi fai l'impressione di un uomo che per distrarsi, usi dei balocchi di bambini. Hai il tamburo, la trombetta, fai i mucchi sulla sabbia... Ci non ti diverte pi, forzatamente, per il lungo tempo ti diventato monotono. Ti guardi attorno con occhio stupito! Sei l allampanato... come un fantasma. Ti rendi conto di questo stato catalettico in cui sei? Ti crdi furbo, perch tu l'accetti, perch tu soffri di ci che non hai. E' af-far tuo!

Moineau - Non lo si direbbe!

Ernesto - Cammini dunque con gli occhi chiusi?... Non hai mai guardato i boulevards, i caff, una piattaforma di autobus, una sala da ballo, non hai mai sentito un motore di aviazione, un alto-parlante? Un jazz?... non hai mai notato il volto di una donna, il taglio del suo mantello, il suo modo di camminare?

Moineau - (reprimendo il riso) Oh!

Ernesto - Ma ridi pure liberamente, non averne paura.

Moineau - Le donne non mi interessano... accetto mia moglie. Disprezzo tutte le altre... (a Marcella) Vi domando perdono, signorina, ma un fatto. Troppo leggere! Troppo esuberanti. E impudiche...

Ernesto - Cosa vuoi?... Esse camminano sul ritmo dei tempi... sanno ballare l'ultimo passo di danza, perch questo passo, armonioso o no, l'hanno in loro stesse... Esse lo attendevano. Esprime ci che esse sentono.

Moineau - E' vero!

Ernesto - Noi non siamo dei giudici, ma parte in causa... Bisogna ballare o abbandonare il ballo.

Moineau - Ma io ballo, Ernesto, io ballo.

Ernesto - A tempo?

Moineau - Ma s, a tempo, perch no?

Ernesto - Ebbene, io imparo a ballare.

Moineau - E' molto tardi.

Ernesto - Ne ho maggior merito. Imparo, perch la mia dama sia contenta del suo cavaliere, perch non abbia a vergognarsi Ai ballare con lui, perch non abbia bisogno di cercarne un altro, o di conservarlo, se gi l'ha trovato. Io imparo a ballare.

Moineau - Dove?

Ernesto - Qui, in avenue dell'Opera, al quarto piano, in questo ufficio commerciale!

Moineau - (che non sicuro di avere capito bene) Ricapitoliamo!

Ernesto - Non hai capito?

Moineau - E' con la signorina che tu impari a ballare?

Ernesto - Ma no!

Moineau - Con tua moglie?

Ernesto - Perfettamente.

Moineau - (che non capisce ancora) Vivi sempre sotto il tetto coniugale?

Ernesto - S, vecchio mio.

Moineau - (a voce bassa) A dispetto del tradimento, che ti ho svelato, in tutta amicizia?

Ernesto - Ma s, amico mio.

Moineau - Dunque, tu non credi?

Ernesto - Ma s, vecchio mio. E con ci?

Moineau - Sei magnifico!

Ernesto - Ma no. Non indovini? Vuoi che sia esplicito? Ti spiegher chiaramente, qusta volta, perch non ci siano pi equivoci. Tu ricordi di quel ballerino, di quell'elegante cavaliere che ha sedotto mia moglie?

Moineau - Ebbene?

Ernesto - Non gli rassomiglio?

Moineau - Vuoi copiarlo?

Ernesto - In apparenza almeno. Non gli rassomiglio di pi adesso di un mese fa, per esempio? D, Moineau? Tu che l'hai veduto, rispondimi...

Moineau - Mi metti nell'imbarazzo!

Ernesto - Perch? Si tratta che io desidero una donna e che questa donna mia moglie; che, in secondo luogo, io ho la fortuna di potere avvicinarla, di studiarla, di conoscerne i minimi desideri, forse di conquistarne il cuore, di farmi amare da lei, capisci? Ho la fortuna di passare ogni giorno delle ore al suo fianco, di sentirla parlare, di vederla addormentarsi. Sarebbe troppo stupido, in verit non approfittarne!

Moineau - Tu lavori inutilmente. Ordinando a tua moglie di amarti, non eserciti che un tuo diritto. Un diritto legale: sei ridicolo, Ernesto. Tu compi una fatica improba per fare la conquista di una donna che suo padre ti ha accordata, che il sindaco ti ha pubblicamente data. La tua argomentazione non si regge in piedi. Tu neghi la virt del matrimonio. E' chiaro, commetti un sacrilegio...

Ernesto - Voglio che ella mi ami. Faccio appello alla tua franchezza e alla tua amicizia che ho esperimentato. Sono io diverso da quello che ero una volta?... Tendo io forse a confondermi con lui? A diventare a suoi occhi agli occhi di lei, una immagine suscettibile di rivaleggiare con quella che lui le offre? A cancellare un po' la sua presenza? A confondere in lei i sentimenti in modo che ella non sappia pi se lui... o se sono io? A portargliela via? Ma piuttosto lealmente, onestamente a riconquistarla, non perch ella abbia di me paura o piet, ma perch ella mi sentir pi vicino a lei, pi degno di lei... perch il suo cuore e il suo desiderio non (avranno pi bisogno di darsi a altri. Vedi, vedi, vorrei che ella si dicesse: A che scopo? Perch un altro invece di lui?. Lasciami parlare... Perch non lui semplicemente? . Io? E' la sola felicit che desidero... Questo, vedi, mi esalta. Tu dirai: Che imbecille! E' un semplicione, un allocco, poco fiero . Poco fiero!... Ma, caro mio, non so che farne della fierezza... Sono un terribile egoista, come tutti, un egoista che vuole la vera felicit... Se veramente io riuscissi a conquistarla senza lacrime, senza minacce, con i miei propri i mezzi, quell'idiota, che io sono, sarebbe felice... Cos, io porto ghette grigio-perla! Guarda un po' questa cravatta di seta? Questa faccia di uomo d'affari moderno... E' il mio aspetto?... Che ne dici, tu?... Non va? r E il mio portamento?... Non sono grandi

cose, ma ho capito tutto questo! S, caro Moineau, ho capito tutto questo... E soprattutto, capisci, non dirle nulla, che essa non sappianulla, che nessuno le dica nulla... Voglio vederla tornare a me da sola, spontaneamente... Voglio che ella non abbia l'aria di dimenticarlo, ma che lo dimentichi realmente senza avvedersene.

Moineau - E tu credi che una donna sia capace di un ritorno simile?

Ernesto - S.

Moineau - Non saresti d'avviso che sarebbe, meglio per te cancellarla dai tuoi pensieri?

Ernesto - Ma, caro mio, credi che io possa farlo? Dimentichi, dunque, che ogni sera io (rientro in casa entusiasta al pensiero che sto per ritrovarla? Che la sua presenza , malgrado tutto, per me una gioia indicibile? Che una sua parola, un suo sorriso, un suo sguardo un po' tenero sono per me altrettanti onori che ella mi accorda?... Che io l'amo troppo per sentirmi stanco di ammirarla ancora... E poi ella bella, tu lo sai, fine, ...

Moineau - Ernesto, ma via, Ernesto!...

Ernesto - Lo so, sono un cretino, ma non importa. Io la ricerco, la voglio di nuovo... io.

Moineau - Al tuo posto, io l'avrei uccisa...

Ernesto - Per soddisfare il mio amor proprio. E' abbastanza stupido...

Moineau - O mi sarei ucciso, io...

Ernesto - Per non vederla pi, mentre io voglio vederla...

Moineau - Avrei divorziato... In ogni caso, siamo dignitosi!...

Ernesto - Sentimi: non molto pi bello tentare di salvarla e di salvarmi nello stesso tempo? Anche se ci ridicolo, non per pi bello? Anche se l'opinione pubblica grider allo scandalo e dir che sono un asino calzato e vestito, o un pazzo, non per pi bello? Posso io forse darle una pi bella prova d'amore? e poi vedi, non si riconquista una donna con la forza... Non si ripesca un cuore con l'amo... lo so bene... Forse non riuscir! Forse tutti i miei sforzi saranno vani... ma io non ho altro mezzo per riprenderla...

Moineau - In altre parole, tu scusi il suo tradimento.

Ernesto - No, caro! Soltanto mi dico: se ella fosse stata felice come me, se io fossi stato il suo ideale, ella non avrebbe pensato a divertirsi diversamente... Forse che per amore del denaro tu non vedi ogni giorno degli uomini rinunziare ad ogni amor proprio, a superare ogni scrupolo? E l'amore forse non vale i sacrifici che si fanno per il denaro?...

Moineau - La mia impressione che tu avrai scacco matto!

Ernesto - Sar possibile... In questo caso, avr perduto, avr perduto tutto... Non ci sar pi alcun ricorso... Attualmente, io sono in appello... Mi difender fino alla fine, fino alla morte, se necessario... Tu credevi che io sia venuto qui per ambizione, per amore del danaro, del prestigio, degli affari?... No.. No, no! Seno qui per lei... per elevarmi fino a lei... per rendermi degno di lei, perch ritorni a me... difendo la mia pelle. Tutto serve anche la vigliaccheria...

Moineau - (che da quando entrato guarda Marcella ad intervalli regolari) E voi, signorina, che ne dite di tutto questo?

Marcella - (asciugandosi una lacrima) Io ascolto, signore...

Moineau - Ne capite qualche cosa?

Marcella - (a bassa voce) S, signore.

Moineau - Mi fai trasecolare, Ernesto! Mi fai trasecolare!... Sei cambiato... E pertanto non sei uno stravagante... Non so che cosa tu sei... So solamente che io sono in ritardo e che mo ne vado... (si alza). Cos, amico mio, arrivederci... E calmati... ritorna in te...

Ernesto - E tu mi prometti di non dire nulla di tutto questo? Me lo giuri? Perch non bisogna che lei lo sappia, ma che ella capisca da s; altrimenti sono perduto... (riprendendosi) Scusami, caro... Non ci penso pi... Ho detto delle bestialit. Nemmeno una parola? A nessuno?

Moineau - Sta tranquillo. Del resto, sono anch'io preoccupato in questo momento. Non avrei il tempo da pensarci... Ho dei valori che ribassano... Sto per perdere due o tre mila franchi... E' atroce!...

Ernesto - Buona fortuna! Arrivederci!

Moineau - Arrivederci, povero amico mio... Vi saluto, signorina (esce).

(Ernesto chiude la porta, guarda Marcella, che a prezzo di grandi sforzi riuscita a cessare di piangere. Ella china la testa, confusa, triste e scrive una lettera. Ernesto va a sedersi alla scrivania, vuole parlarle, ma esita e tace. Marcella si alza, va a prendere la lettera che aveva deposta sulla scrivania).

Ernesto - Riprendete la lettera?

Marcella - Se permettete, signore.

Ernesto - Di che trattava ?

Marcella - Oh! signore, da rifare...

SCENA TERZA

Ernesto - Marcella - Janette

(Entra, come un colpo di vento, la signora Papon. Marcella torna a sedersi. Ernesto si alza per ricever la moglie e la guarda con ammirazione, la saluta con rispetto, le prende la mano con emozione).

Janette - Buon giorno, caro.

Ernesto - Non si bacia il proprio maritino? Siediti... Come stai?... Come trovi il mio ufficio?...

Janette - E' bello! E' chiaro!

Ernesto - (indifferente) Abbastanza!

Janette - Sei contento?

Ernesto - Abbastanza... Va pianino la faccenda, ma tutto lancia prevedere che andr...

Marcella - (batte sulla macchina come una forsennata. Ernesto ammucchia davanti a s delle lettere e delle cartelle: vuol dare la impressione di essere un commerciante sovraccarico di lavoro).

Janette - Hai molto lavoro?

Ernesto - Abbastanza.

Janette - Andr bene?

Ernesto - Credo.

Janette - Ti stanca?

Ernesto - No.

Janette - Non hai rimpianti?

Ernesto - Affatto... E tu sei contenta?

Janette - S, molto contenta... Sai clic sto per fissare un appartamento? Sei camere e gabinetto da bagno. Quartiere delle Ternes.

Ernesto - Ti piace?

Janette - S. Seimila d'affitto.

Ernesto - Ah!

Janette - Lo fissiamo?

Ernesto - Se ti piace...

(Janette per la prima volta lo guarda con meraviglia. C nel suo atteggiamento del rispetto e un po' di ammirazione).

Janette - A che ora sarai di ritorno, stasera?

Ernesto - Se hai pazienza di aspettarmi, sbrigo alcuni affari rapidamente ed esco. (Ernesto si alza e d per alcuni minuti l'impressione studiata di un intenso lavoro. Telefono).

Ernesto - Pronto, pronto, Gutenberg 16-39... Pronto... S... parla la casa Sweet. E' il direttore che vi parla a proposito di quella ordinazione.... S. Inteso, trasmetto i vostri ordini..... (aggancia il ricevitore) Signorina, scrivete, (si alza e passeggia). Pi-ego di evadere al pi presto l'ordinazione Schmidt. Pagabile al 30 corrente, (riprende il ricevitore). Pronto, pronto... Eliseo 17-31. E' la casa Francis... S... Sono il signor Papon...Ah! No. No. Passate domani da me dalle tre alle tre e mezzo... E' inteso, (rimette il ricevitore) Signorina, prendete nota del mio appunta mento, per favore... (chiama al telefono). Pronto, pronto, datemi Wagram 16-36... (scrive una lettera, mentre sta ascoltando al telefono) S, perfettamente, sono io, la casa Sweet... non interrompetemi, per favore... Bene, va bene. Inteso... (si alza, prende il soprabito, il cappello se li mette, continuando a dare ordini). Favorite di sbrigare la posta, prima di andarvene... Avete preso nota di tutto? Scrivete tutte le lettere di stasera... Ne avrete una ventina, stasera... Non dimenticate nulla... mi affido a voi.

Marcella - S, signore.

Ernesto - (con autorit) Rileggete attentamente, badare alla punteggiatura, soprattutto alla punteggiatura.

Marcella - Bene, signore.

Ernesto - Sono da te, cara... Su, andiamo... Janette, sedotta, sorride ad Ernesto amorosamente, ed esce. Quando ella uscita, Ernesto ne approfitta per tornate fino a Marcella, le prende la mano)

Ernesto - Scusatemi... e grazie... grazie... (esce).

(Marcella, triste, batte qualche tasto della macchina, si arresta, sta immobile, gli occhi pieni di lacrime).

Fine del secondo tempo

ATTO TERZO

Un magnifico appartamento nel quartiere delle Ternes. All'alzarsi del sipario, Janette, distesa su di usi divano, fuma leggendo. Ha l'aspetto di una grande dama un po' viziata, ma siccome non ha ancora avuto il tempo di acclimatarsi, non ha nessuna affettazione nello atteggiamento e nei gesto. Suonano. Ella si alza, chiama due volte- Maria, che non viene, e va ad aprire. Ritorna accompagnata da una giovane donna dallo sguardo torbido, la signora Berta Moineau.

SCENA PRIMA

Janette - Berta Moineau

Janette - Come stai?

Berta - Secondo... Sei sola?

Janette - S!

Berta - Allora va male, malissimo.

Janette - Cosa ti succede?

Berta - Sono molto disgraziata...

Janette - Affari di cuore?

Berta - Se vuoi... Ma non parliamo di me, Ernesto sta bene?

Janette - Molto bene. Sai che La cambialo posizione. Ha lasciato il cioccolato che ci costato le nostre economie... Per pi giorni stato orribilmente oppresso... Era rovinato, deluso, vinto. Poi, con un ritorno magnifico di energia, si ripreso: un suo compagno, ricco industriale, che aveva conosciuto al fronte, gli ha offerto una situazione insperata... Ha pianto di gioia... Ed ora, eccolo direttore di una grande casa di esportazione. Siamo raggianti... Ma che hai tu?... piangi?

Berta - (piangendo) No!

Janette - Come no? S. Cosa ti succede?

Berta - Nulla!

Janette - Allora spiegami...

Berta - (funebre) Credo di dover morire!

Janette - Scherzi!

Berta - (singhiozzando) Io cos giovane, cos vivace, cos gaia... E' triste andarsene alla mia et... mentre ho diritto di vivere! Non so decidermi a dare l'addio a tutti, a tutto... Ho un bel ragionare! Amo troppo il ballo, le tolettes, i negozi, Parigi... il jazz, i negri... tutto... (cambiando tono) Come tutto chic in casa tua. E' adorabile... Puoi favorirmi l'indirizzo del tuo tappezziere... E questo Pier-rot, come bello! (cambiando fono) No, non voglio morire. In ogni caso, se muoio, posso dire che avr dei rimpianti... Se fossi ammalata, ancora, comprenderci... Sarebbe logico correre il rischio... Ma io non sono affatto ammalata... (cambiando tono) Sei tu che hai messo questi rideaux?... Molto ben messi... graziosi... Fra poco quando avremo l'alloggetto, che ho in vista nei pressi del Trocadero, ti copier il modello... (cambiando tono) E ho un nodo qui, che va, che viene, che sale, che scende. E un peso l che mi opprime e mi schiaccia e una sbarra alla fronte che mi serra... Dio mio, quanto sono disgraziata!... Mi accorgo di avere ereditato da mia madre una sensibilit folle... E poi io ho sempre creduto all'atavismo, (negligentemente) E tu, no?

Janette - S!

Berta - Mi trattengo di piangere pi che posso... E' strano?

Janette - S!

Berta - Come sei fortunata, mia cara, di po-terti sdraiare sul tuo divano... Non mi domandi nemmeno cosa ho?

Janette - Cos'hai?

Berta - No, non interrogarmi, preferisco... (trae una lettera di tasca) Ti ho portata una mia fotografia perch tu conservi il mio ricordo. Avr cos l'impressione di non morire del tutto... Ma tu non sei inquieta di vedermi cos sconvolta?

Janette - Sono molta inquieta.

Berta - Non devi esserlo! Tenter di essere calma. Che avventura! Quanto la vita pu essere capricciosa e il destino ingiusto!(esaltandosi) Sentire che si vivono le proprie ultime ore, che si dorme l'ultima notte, che una rivoltella, nascosta sotto il cuscino, attende traditrice, e che sar puntata su di voi, che non ci saranno pi fiori, ne primavera, ne sole, ne... (singhiozza) n... ne... ne... mai pi... Lasciami piangere... Tanto peggio... Mi calmer, (si ricompone e diventa, in un istante, quasi normale. Freddamente) Ti spiegher... Moineau pazzo! S! Quell'imbecille pazzo... Mi ama e ci lo ha reso pazzo... Molto calmo, molto freddo, assoluto padrone di se... ma pazzo, completamente pazzo... Non manifesta alcuna nervosit... Parla poco, come sua abitudine, risolve sempre i giuochi delle parole incrociate, mangia bene, ma pazzo. Credimi terribile , vivere con un pazzo in buona salute... E Ernesto? Come sta tuo marito?

Janette - Molto bene.

Berta - Che uomo! Un eroe!

Janette - Un uomo...

Berta - Capisce la vita!

Janette - E' normale.

Berta - Hai ragione. E' normale, niente di.! pi. L'ho visto l'altro giorno. Ma si modernizza: l'ho ritrovato bello... ringiovanito, elegante, severo, lo amo molto gli uomini severi... Credo di avere un'anima di schiava, io. (cambiando tono) Cos, figurati, mio marito si..; messo in testa nella sua testa di bretone,; nella sua zucca di testardo - che io abbiaun amante! Quest'idea calata fra le paretidel suo cranio, e non c' nulla da fare... Nontrovi che tutto questo sia seccante? E allora egli non esce pi di casa senza il revolver... Sospetta di tutti... Mi ha avvisata che quando avr la prova, mi uccider come una cagna... Ho un bel dimostrargli, come dopo A e B viene C, che sono innocente, si intesta a volere che sia colpevole... E' spaventevole di ingiustizia e... anche pericoloso.

Janette - Ma tu ne hai degli amanti?

Berta - S, ma ascolta... Per prima cosa egli non ha alcuna prova... Per conseguenza, legalmente non ha il diritto di sospettarmi... e, a pi forte ragione, di uccidermi... In seguito, io conosco Camillo da cinque anni e mio marito non si mai lamentato... Dunque, impossibile che tutto ad un tratto, oggi, si metta in testa che io abbia un amante. Perch non se lo messo in testa l'anno scorso? Sono forse pi colpevole d prima?... No, non cos? Non ho alcun demerito, perch nulla cambiato nella mia vita da cinque anni a questa parte... E poi, infine, Camillo non ha verso di lui alcun rancore... Perch deve averlo lui? Ci capisci tu qualche cosa?... Vallo a spiegare a un testardo, a un maniaco, che ragiona a sangue freddo, che non sente lo sfumature, che tutto di un pezzo... Non si pu! E poi non si potrebbe forzare una donna a fare violenza al suo sentimento. E' psicologico tutto questo!... (una pausa e poi con convinzione) E poi, infine, io non sono colpevole; quindi non ho d;i difendermi... Tu non mi approvi?

Janette - Ma, vediamo, come mai egli si messo a dubitare, tutto d'un tratto, di te?

Berta - E' molto semplice... E' per te, per voi, per una frase disgraziata che ho detta per difendervi...

Janette - Per difenderci?.,.

Berta - Ma s.... E' cos semplice, che fu mi capirai subito... Ricordi bene che ti abbiamo incontrata, un giorno, sono due o tre mesi, alle Gallerie Lafayette accompagnata

Janette - Io?...

Beuta - S, tu... naturale.

Janette - Io?

Beuta - (negligentemente) Vedi... Io avevo tentato di nasconderti ai suoi occhi, ma lui ti ha veduta lo stesso. E' diventato rosso, ti ha trattata con tutti i nomi, con i peggiori nomi... E' un mascalzone! Ha detto che Ernesto un idiota... E' grottesco, perch tutto questo non ha niente a che vedere con l'intelligenza. In breve, vi ha giudicati severamente... Mi ha proibito di frequentarti dicendomi che tu non eri degna di me. Io invece dico il contrario. Non siamo venuti a cena da te quella sera per questo. In conclusione ha rivelato ad Ernesto la sua scoperta...

Janette - No! No! Cosa vai inventando? Sei pazza?... Hai finito di fare delle elucubrazioni? No! No!... Non ha detto nulla ad Ernesto, non ha detto nulla...

Berta - (candida) Ma s!... te lo giuro... Gli ha detto tutte... Anzi Ernesto si scusato... Come, non lo sapevi?...

Janette - Non glielo ha detto! Giuro che non glielo ha detto. Lo so... Ne sono certa... Perch ti diverti a farmi paura?

Berta - Credimi, cara. Glielo ha detto!... anzi io ho preso la vostra difesa... Gli ho detto che farebbe meglio a guardare i suoi interessi... Di qui venuto tutto il male. Egli si sentita colpito perch io ero troppo spontanea, e dopo gli sono venuti i dubbi... (Janette si alza, in preda ad una viva inquietudine, prende Berta per le mani).

Janette - Finiamola di scherzare, di dire delle sciocchezze... Hai mentito? Hai mentito? Confessami che hai mentito... Confessami che lui non sa niente, che non sa niente... Via, spiegami, perch io non scherzo... non rido... Ilo bisogno di sapere... Tu parli con una leggerezza e con una incoscienza incredibili... Tu ti rallegri di sciocchezze senza nome... Hai mentito? E' s... E' s...

Berta - Per una volta tanto, non ho mentito.

Janette - (seria) Me lo giuri? Senza ridere?

Berta - Rido, ma te lo assicuro, posso giurartelo.

Janette - Ma vuoi spiegarmi, perch Ernesto non ha detto una parola su questa faccenda?

BRTA -. Un uomo, sai bene, furbo.

Janette - Allora perch si comporta come il pi fedele degli uomini? Perch spende per colmarmi di gioielli, di regali?

Berta - Ha paura d essere trattato male.

Janette - Perch ha taciuto? Perch tace? Spiegami questo?

Berta - Orgoglio, convenienza, desiderio di pace.

Janette - Un marito offeso rivela l'insulto, si difende...

Berta - Forse non ha amor proprio!

Janette - Accusa... Parla... Si vendica...

Berta - O ha timore forse di recarti dolore... se ha del cuore.

Janette - La sua gelosia lo fa agire...

Berta - E se non ti ama?

Janette - S, mi ama.

Berta - Sar!

Berta - In generale queste cose li fanno saltar su... hai ragione.

Janette - Allora?

Berta - Senza dubbio ti ama.

Janette - No.

Berta - Perch no?

Janette - (duramente) No.

Berta - Tu mi farai piangere... Non maltrattarmi cos! Sii buona... Cosa vuoi? Vediamo. Tutto possibile. Forse avr interesse a non parlare, dal momento che tu lo lasci in pace e lui ama la pace... Io, per esempio, non faccio mai scenate a Moineau... E forse...

Janette - Forse, che cosa? Cosa vuoi insinuare? Esprimi chiaro il tuo pensiero.

Berta - Chiss che non abbia anche lui... E' difficile a sapersi!

Janette - Io sono sicura di lui, capisci, sicura di lui...

Berta - Anche Moineau diceva cos prima di cambiare opinione. Non hai notato che tuo marito diventa pi elegante, piacente, che si modernizza, che fa degli sforzi per piacere? E' questo un indizio, credo. Per conto mio, egli si lasciato sedurre da qualche civetta. Vi sono donne terribili, che non hanno n scrupoli, n delicatezza, che portano via alle altre i mariti senza farsene accorgere... E' atroce... Ti assicuro che ci sono delle donne completamente immorali, che non indietreggiano davanti a nessun ostacolo...

Janette - Cos, tu credi che Ernesto abbia taciuto, perch aveva interesse a tacere?

Berta - Sono degli egoisti gli uomini!

Janette - E che la sua eleganza, la sua evoluzione siano altrettanti sintomi di tradimento?

Berta - E' elementare!

Janette - Lo credi?

Berta - Ne sono convinta!

Janette - Mostro!

Berta - E' classico! Sono tutti mostri.

Janette - Ma, allora, lui rappresenta la sua parte...

Berta - Con arte perfetta... E bisogna che io, che sono innocente, estranea a tutte queste manovre, paghi per lui... viva sotto la perpetua minaccia della rivoltella. Non me la levo pi!... Io, che ci terrei tanto a vivere... e poi a ritrovare la mia indipendenza...

Janette - Mostro!

Berta - (che segue il suo pensiero) Se tu lo vedessi... Camillo...

Janette - Vigliacco!!

Berta - (con adorazione) Abita in un atelier di Montparnasse. Ha dei grandi occhi neri, brucianti di febbre... dei lunghi capelli neri, onduleggianti... Un grande cappello... un mantello... la pipa...

Janette - (con dolcezza) Credi tu che mi tradisca?

Berta - (estasiata) Dipinge quadri che gli ispiro io, dei miei nudi, i miei occhi, le mie mani... A me deve la sua arte... Me lo ha ancora ripetuto questa mattina per telefono...

Janette - Perch mi porta quei fiori? Perch mi accarezza, se non mi ama?

Berta - Siamo dei balocchi nelle loro mani!... E la nostra sola difesa, per noi donne, contro la loro doppiezza, di prenderli di fronte: occhio per occhio...

(Janette si prende la testa fra le mani e singhiozza. Berta fa altrettanto. Silenzio).

Berta - Sei umiliata? Confesso che una cosa penosa. Si ha un bel non amare, ma si hanno sempre dei diritti. E poi, una donna non si sente veramente forte che alla condizione di tradire senza essere tradita. O altrimenti, vinta. E tu l'ami?

Janette - S.

Berta - No?!

Janette - S.

Berta - Da quando?

Janette - Vedi... Nella mia ingenuit, ho creduto che lui si trasformasse per me, per piacermi... che si battesse per me, che tentasse di lusingare la mia ammirazione e il mio amore. Allora, lui mi apparso d'un tratto sotto una luce nuova... bello, energico, forte, temerario... Sono diventata fiera di lui.

Berta - (indignata) Noi diamo loro troppe , prove della nostra buona volont! Ma essi l sono senza piet! Quando siamo nelle loro mani , noi, fragili, inermi, sottomesse, ci maltrattano, ci uccidono... Vigliacchi!

(Entra Ernesto, preoccupato, ma che si sforza di essere amabile e gioviale).

SCENA SECONDA

Dette e Ernesto

Ernesto - (disinvolto) Buon giorno, signora, - state bene?

Berta - Benino.

Ernesto - E Moineau?

Berta - Molto bene, dal momento che io sto e benino.

Ernesto - (a Janette, prendendole le mani) E tu, cara, come stai? (le porge dei fiori. A Berta) Scusatemi, signora, se avessi previsto che voi eravate qui, ne avrei portato anche per voi. Ma vostro marito mi avr preceduto...

Berta - (crolla le testa, tristemente) No.

Ernesto - Dispiaceri?

Berta - S.

Ernesto - Gravi ?

Berta - S.

Ernesto - Chi ha torto?

Berta - Lui, naturalmente.

Ernesto - (osservando la moglie) Si aggiusteranno, si aggiusteranno!

Berta - Quando sar morta!

Ernesto - Scherzate.

Berta - D'altronde, per me uguale morire. (Silenzio):.

Ernesto - Inezie!

Berta - Facile a dirsi.

Ernesto - Conosco Moineau.

Berta - Ed io ne divido il letto.

Ernesto - Lui ne lusingato.

Berta - Non lo si direbbe.

Ernesto - E' un ragazzo dolcissimo, molto sensibile, che non farebbe male a una mosca.

Berta - A una mosca, forse.

Ernesto - E che sotto un carattere un po' freddo e rude, nasconde una sensibilit e un cuore d'oro. Mi fa un po' il broncio in questi momenti. Ditegli di venirmi a trovare un po' pi di sovente.

Berta - Voglio morire, ma non firmer io la mia condanna a morte.

Ernesto - Cosa volete dire?

Berta - Non vi rivedr mai pi. Vi ho portata la mia fotografia.

Ernesto - Non capisco.

Berta : - Ha una rivoltella sotto il cuscino.

Ernesto - Diavolo!

Berta - Le sei pallottole sono per me.

Ernesto - Ma perch tutto questo?

Berta - E' geloso. Crede che io lo tradisca. E mi sopprime.

Ernesto - Ma questo bestiale!

Berta - - Ed io voglio vivere. Ne ho il diritto!

Ernesto - Logico, (a sua moglie) E tu che ne dici, cara?

Berta - Ha piet di me.

Ernesto - Aggiuster tutto, vedr Moineau.

Berta - (contenta) Davvero? Sar felicissima di vedere aggiustata questa faccenda. Pensate: di notte ho dei fantasmi; vedo cento cannoni puntati su di me. Ci molto strano, quando non se ne ha l'abitudine. Aggiustate voi! Aggiustate tutto! Mille grazie! Capirete: io sono buona, calma, ho la coscienza tranquilla, ma ho paura lo stesso... Sto per andarmene... Ho la perfetta impressione di camminare diritta al supplizio... con la speranza tuttavia di sfuggirlo... Grazie, signor Papon! (si avvicina a Janette, per baciarla. Janette le tende solamente la mano) Arrivederci. (Ernesto ritorna; si siede vicino alla moglie, la guarda lungamente. Ella si sforza di non piangere).

SCENA TERZA

Janette -Ernesto

Ernesto - Sei stanca?...

Janette - Un poco!

Ernesto - E' vero quel che ci racconta?

Janette - Non so!

Ernesto - La credi seria?

Janette - E tu?

Ernesto - Chiss...

Janette - Perch dici cos?

Ernesto - Cos, senza alcuna intenzione.

Janette - Tu adunque potresti metterci della intenzione?

Ernesto - No. (pausa) Ma no, cara. D'altronde, ammettendo che ella lo tradisca, non vedo come un dramma possa aggiustale la cosa. Ho sempre avuto l'impressione che gli amanti che si uccidono a vicenda non si amino... sono degli orgogliosi che si lasciano vincere dallo sdegno e non altro... E' vero per che io non sono pratico in materia... Che ne pensi, tu?...

Janette - Ascolto, caro.

Ernesto - Al contrario io ho sempre pensato che un essere, che ama veramente, perdona, anche suo malgrado... E' un poveraccio che sfida il ridicolo, e sacrifica il suo amor proprio al suo desiderio di felicit!... Il vero amore non deve fare nascere che della bont. E dico questo...

Janette - Perch lo dici?

Ernesto - Cos macchinalmente.

Janette - Davvero?

Ernesto - Ma s, cara.

Janette - Che faresti tu, se fossi al posto di Moineau ?

Ernesto - Liti la ama?

Janette - Perch fai questa domanda?

Ernesto - L'ama?

Janette - E supponendo che l'ami?

Ernesto - Se io fossi Moineau? Non sono affatto capace di mettermi nei panni altrui, e, a pi forte ragione, di giudicare i loro sentimenti, la loro condotta... Capisci? Io tento, cos bonariamente, di vegliare su di me, su di te, su noi due. E ci che occorre, di fare in modo che la baracca cammini, che noi due camminiamo con lo stesso passo. E poi, avere il coraggio, in casi di incidente, di rendersi conto freddamente del guasto, di vedere ci che manca. Io credo che in amore non ci siano n vincitori, n vinti... Non si devono cercare le responsabilit, indirizzarsi rimproveri... o adirarsi... in breve, se si vuole amare, bisogna sapere farsi amare... Non potete rimproverare a un altro di non amarvi... E' come rimproverare ad un miope di portare gli occhiali... Sarebbe ridicolo... Un uomo cos diventa becco. Becco? E' con ci? Si tratta di accorgersi di essere becco e di guarirne... non un male ignominioso... Si pu curarlo. E poi, vedi... Ma che cosa hai? (le prende la mano) Perch mi guardi con quest'aria di rimprovero? Non sei felice? Non sono chic? Ho l'impressione, quando mi guardo in uno specchio, di avere affittato una maschera e un costume... Vedi, mi succede alle volte di credere di essere di marted grasso, e di fare il pazzo... A dire il vero, ci vogliono poche cose per cambiare un povero diavolo... Un colpo di ferro ai pantaloni, la cravatta fatta con eleganza, le sopracciglia leggermente aggrottate, lo sguardo un po' sperduto... Su, guardami un po'... Ho del portamento? Della distinzione? Non sono di buona razza? (ride) Sai dove tengo adesso gli spiccioli? Non ho pi il portamonete, li metto nella tasca... cos alla rinfusa... con i biglietti... (trae di tasca dei denari) Ah! Ho una proposta da farti... Vuoi che andiamo al ballo?

Janette - Non ti riconosco pi.

Ernesto - Ne sono lusingato.

Janette - Sei cambiato in un modo incredibile!

Ernesto - Mi lusinghi.

Janette - Eccoti quasi un uomo di mondo.

Ernesto - Quasi!

Janette - Mi fai paura. Sei cos diverso da quello che eri!

Ernesto - Tanto meglio per me.

Janette - Le gioie del focolare non ti bastano dunque pi?

Ernesto - (malizioso) Appena.

Janette - Cerchi di stordirti ?

Ernesto - Non dico di no... Infine, ho un po' il desiderio di vivere bene, di gettarmi nel vortice della vita, naturale!

Janette - Ma perch?

Ernesto - Perch non sono nemico del progresso...

Janette - Non stai dunque volentieri qui?

Ernesto - Ma s, mia piccola.

Janette - La mia presenza non ti basta a darti | la felicit che desideri?

Ernesto - Anzi al contrario, cara.

Janette - Come mi apparivi gaio, disinvolto e confidente.

Ernesto - Perch no?

Janette - (nervosa) Non camminare cos per la casa... (Ernesto si ferma subito) Mi piace quando tu sei seduto vicino a me e mi guardi.

Ernesto - (eseguendo) Eccomi vicino a te, ecco che ti guardo.

Janette - Non mi piace vederti ridere!

Ernesto - (aggrottando le sopracciglia) Ecco.

Janette - (infastidita) Non mi piace vederti scherzare.

Ernesto - Ai vostri ordini, signora.

Janette - (sureccitata) Hai finito di scherzale?

Ernesto - S.

Janette - Ernesto!

Ernesto - Eccomi, cara.

Janette - Tu sei cambiato vero: ma temo. che tu lo sia soprattutto con me. Mi hai abbandonata.

Ernesto - No!

Janette - S! Non mentire! Tu mi amavi, forse, al tempo in cui io ti vivevo miseramente a fianco. Oggi non mi ami pi. Prima ero la i sola tua cura. Tu soffrivi per la paura di vedermi infelice e pagavi con tenera affezione li la mediocrit della nostra vita. La tua bont compensava la nostra povert. Ti sentivo completamente vicino a me, unito a me: ora tu mi togli in affezione ci che mi dai in denaro. Mi fai sentire che sei divenuto il padrone, col pretesto che mi paghi di pi. Mi sembra di non avere pi alcun diritto, perch, denaro alla mano, soddisfi ogni mio capriccio. E' una bella cosa! Ma non l'amore!

Ernesto - (sorpreso) Ti assicuro, mia cara, che tu sbagli, che io mai...

Janette - Non recitare la commedia! E' inutile! E' troppo tardi!

Ernesto - Troppo tardi! Troppo tardi! Ah, e mai

Janette - Credi dunque che io non sappia che non sei pi mio? Lo capisco da mille particolari... Tu disprezzi le gioie del focolare... Esse al presente ti sembrano banali... Prima, quando eri al ministero, ci accadeva (di passare molte ore insieme.

Ernesto - Allora sbadigliavi, ricordati.

Janette - Ma tu, mi guardavi con amore. Non uscivi mai senza chiedermi: devo prendere il parapioggia? Quale cappello devo mettere? E cos di seguito. Eri gentile e delicato.

Ernesto - Lo dici adesso, ma allora mi trovavi idiota. Ammettilo!

Janette - Forse, ma era gentile lo stesso... Il fatto che non ti vergognavi di apparire idiota pur di piacermi, era per me l'omaggio migliore. Credimi, Ernesto... Oggi, non ti curi dei miei consigli: io sono un piccola donnetta che baci con negligenza, quando ti capita, che accarezzi, cos, pensando ad altre cose, ai tuoi affari alla tua amante forse... Mi offri dei fiori, ma hanno tutta l'aria di servire come scuse per calmare i miei timori!... La felicit, la felicit non cos.

Ernesto - (beffardo) Lo credo!

Janette - (indispettita) Veramente?

Ernesto - (ingenuamente) Che cosa la felicit? Vuoi dirmelo?

Lanette - E' la gioia di sentirsi amata, un po' il piacere feroce che si ha al pensiero di non avere rivali, che si la pi forte, che si sola, che si ci che le altre non sono, tutte insieme... E' la gioia di possedere, di essere padrona, di essere egli occhi di qualcuno pi bella di tutte le altre...

Ernesto - Ci che vorrei sapere da te quale sarebbe la tua felicit.

Janette - (sincera) Qui, vicino a te, per la tua presenza, per le tue carezze... nel tuo sorriso... e quando posi il tuo sguardo sul mio e mi fai credere che io sono la sola al mondo...

Ernesto - Davvero?

Janette - Davvero... Vedi, quando tu sei rimasto rovinato per il cioccolato, e io ti ho veduto angosciato, abbattuto, e poi d'un tratto energico deciso a vincere malgrado tutto, a essere forte a trionfare... per me - perch credevo che fosse per me - allora tu mi sei apparso d'un tratto come un gigante adorabile, un colosso ai cui piedi io volevo gettarmi e fare atto di umilt...

Ernesto - (lusingato, ma modesto) Non ho fatto che una cosa naturalissima.

Janette - (leziosa) S, ma l'hai fatta per me?

Ernesto - (semplicemente) E per chi altri vuoi che io potessi farlo?

Janette - (stringendosi a lui) Tutto questo, allora?... il tuo lavoro, i tuoi sforzi, le tue speranze, tutto era per me? Ernesto? Rispondimi... Cosa c'?... Non sai rispondere?... Non osi? Non puoi rispondere?... Tu piangi? Ma perch piangi?

Ernesto - Perch io non so dirti che ti amo... E allora, io te lo dico a mio modo, stupidamente, fra noi. (la guarda) Cos! (silenzio). Scusami, non niente... finito... (Ella lo guarda lungamente, esita, poi rivolgendosi a lui dolcemente).

Janette - Io ho bisogno ora di sapere una cosa.

Ernesto - Quel che vuoi.

Janette - (leggermente preoccupata) Non li hanno detto niente?... Nessuno li ha detto niente?

Ernesto - No!

Janette - Moineau non ti ha detto niente?

Ernesto - (timido) S!

Janette - E tu non me ne hai mai parlato?

Ernesto - No!

Janette - E perch?

Ernesto - Perch io avevo paura di perderti del tutto... Perch io ho pensato che ero colpevole quanto lo eri tu... e che dovevo tentare di riparare al male che noi ci avevamo fatto insieme... Perch quando un incidente accade lungo la strada se si tiene a continuare il cammino, si deve tentare di riparare. Ho tentato di rimettere in marcia... la macchina, ecco, semplicemente, mia piccola...

Janette - Ma tu hai creduto che fosse vero?

Ernesto - - Non sapevo... Non cercavo di sapere... ma a salvarci tutti e due; te lo assicuro, nient'altro.

Janette - E tu mi avresti perdonato?

Ernesto - Naturalmente!...

Janette - E non lo credi pi?

Ernesto - Non lo credo pi.

Janette - Davvero?

Enesto - (persuasivo) Non ho alcun motivo di crederci... se tu hai il desiderio che non ci creda.

Janette - E' gentile ci che mi dici. Cos vorrei spiegarti a mia volta ci che c' stato, perch oramai nessun malinteso pi ci separi...

Ernesto - A che scopo? Non abbiamo pi bisogno di saperlo al presente.

Janette - Si, lasciamelo dire... Io ho bisogno di dirtelo... due parole solamente... Avevo incontrato un signore, capisci, un signore che non avevo mai veduto, capisci, no?... Allora, egli mi ha detto io non so che cosa... Gli ho risposto di no, che non volevo. E poi lui mi ha accompagnato al magazzino... E' tutto! Vorrei convincerti che la verit.

Ernesto - E quand'anche tu mentissi, io sarei lusingato che tu ti prenda la cura di farlo con un simile ardore. Baciamoci e non ne parliamo pi.... Su, su, Janette... Non voglio che tu pianga e sopratutto che tu pianga per causa mia. (Suonano, ella si scioglie dallabbraccio).

Ernesto - Va via, piccola; hai gli occhi rossi... potrebbero credere che io ti abbia fatto del male; va, io vado ad aprire. (Ella esce stordita, un po' confusa. Ernesto va ad aprire. Entra Moineau, trafelato, nervoso).

SCENA QUARTA

Ernesto - Moineau

Moineau - Buon giorno, Ernesto.

Ernesto - Buon giorno, caro.

(Silenzio).

Moineau - (molto nervoso) Sei tu sempre il mio vecchio amico?... Il mio grande amico?

Ernesto - Ma certamente!

Moineau - Ti ringrazio... (pausa) non sai niente?

Ernesto - Non so niente.

Moineau - Passo delle ore crudeli... Le ultime d'altronde.

Ernesto - Spiegati!

Moineau - Ecco la genesi: immagina una pesiate sbarra di ferro che vi cada sul cranio vi stordisca...

Ernesto - Deve far male!

Moineau - E non basta! Una sbarra di ferro non niente. Una morsa le cui branchie vi serrano e vi attanagliano.

Ernesto - Diavolo!

Moineau - Non una morsa... ma una idea che pianamente si insinui in voi, corra con il vostro sangue, si cacci qui e... non ne voglia pi uscire.

Ernesto - Insomma?

Moineau - Conosci Berta?

Ernesto - Si!

Moineau - No, non la conosci!

Ernesto - Va bene.

Moineau - Sai che cosa ho fatto per lei.

Ernesto - Si... si...

Moineau - No! Non lo puoi supporre: L'ho raccolta quando uscita dal convento e l'ho docilmente risvegliata all'amore... Candida, fragile e bianca...

Ernesto - Passiamoci sopra!

Moineau - Ed ecco che io non le basto pi...(Trae di tasca una rivoltella). Ella mi scappa. Mi scappa non so dove... Mi gira attorno, si nasconde dietro la maschera del riso... delle lacrime e del silenzio... E' spaventevole Ed io, io sono come un poveraccio che ha girato venti volte di seguito su se stesso.

Ernesto - In breve, tu sei stordito, ecco tutto!

Moineau - (con sfida) Solamente io devo essere coraggioso, quando occorre: io so sacrificarmi. .

Ernesto - Cosa farai?

Moineau - (con convinzione) La uccido.

Ernesto - No, mai!

Moineau - (freddamente) E' fatto.

Ernesto - Cosa?

Moineau - E' deciso, voglio dire...

Ernesto - Ah!... Hai delle prove?

Moineau - Non ci inanellerebbe pi altro... Le supposizioni mi bastano!

Ernesto - Non so quale valore hanno; ma io so che ti sbagli.

Moineau - No!

Ernesto - Tua moglie stata qui.

Moineau - Ah!

Ernesto - Inquieta e piangente.

Moineau - Era piangente?...

Ernesto - Ella mi ha confidata la sua disperazione... Era una cosa dolorosa...

Moineau - Dolorosa?

Ernesto - Mi ha confidato questo odioso sospetto che tu fai pesare su di lei; ella crudelmente offesa nel suo onore... si, caro mio.

Moineau - Io l'ho offesa?... Ella ha sempre avuto molto amor proprio.

Ernesto - E anche del cuore.

Moineau - (intenerendosi) Forse esatto!

Ernesto - Dell'amore...

Moineau - Non dico di no...

Ernesto - Mi ha confidata la sua decisione di finirla con questa situazione intollerabile, che tu le fai vivere.

Moineau - Povera Berta!

Ernesto - In breve ella mi ha affermato la sua innocenza.

Moineau - (rallegrato) No?!...

Ernesto - (con autorit) Credimi: Ella non colpevole. Ella vuole che tu comprenda senza che abbia bisogno di scolparsi. Ella ha il desiderio di liberarsi a forza di tenerezza e di sincerit...

Moineau - E' delicato...

Ernesto - Le in fondo dolce di soffrire per te...

Moineau - La sua condotta non manca di grandezza...

Ernesto - Ella vagheggia di poter conquistare il tuo cuore con la sola forza del suo amore. Elia combatte una battaglia in cui, come posta, c' il tuo amore.

Moineau - (lusingato) Davvero?

Ernesto - Cosa vuoi... una donna come le altre! E' giovane, vivace, allegra, imprudente forse nel parlare...

Moineau - (entusiasta) Graziosa... In campagna corre, salta, si arrampica sugli alberi...

Ernesto - E' un piccolo animale pieno di vita.

Moineau - (con rispetto) Sii corretto, Ernesto.

Ernesto - Senza dubbio non infallibile.

Moineau - (affermativo) Si, lo .

Ernesto - Voglio dire che ella lusingata di sentirsi guardata.

Moineau - No, affatto!

Ernesto - Un sorriso la lusinga.

Moineau - Il mio s, ma non quello di altri! Potrei citarti molti esempi del suo attaccamento.

Ernesto - Li conosco!

Moineau - (del tutto rassicurato) Capisco benissimo... Povera Berta... Tu mi rassicuri... ma naturalmente non ho alcuna ragione di essere inquieto... ancora ultimamente, per il mio onomastico, ella mi offriva un parapioggia... e queste iniziali intrecciate che ho qui... E' la tua faccenda che mi ha sconvolto.

Ernesto - Ah! si?

Moineau - Scusami, Ernesto...

Ernesto - Ma si, vecchio mio.

Moineau - Non ne parliamo pi... (Guarda la rivoltella). E tu?... No?... Se tu ne hai bisogno, te la lascio... Hai riflettuto? E' si?

Ernesto - No, grazie.

Moineau - Affari tuoi.

Ernesto - Credo bene, amico mio.

Moineau - Mio povero Ernesto!

Ernesto - (con il medesimo gesto) Povero amico mio.

Moineau - (sorridendo) Ella ama i fiori; vado subito a comperarle alcune rose.

Ernesto - Arrivederci, caro.

Moineau - (con orgoglio) La vita una lotteria... Io ho la fortuna di avere tirato un buon numero.

Ernesto - (sospingendolo gentilmente fuori) Tanto meglio. E addio, caro. (Sorridendo, Ernesto torna a sedersi. Entra Jannette che si siede spontaneamente sui suoi ginocchi).

Janette - Cosa ti ha detto?

Ernesto - Delle sciocchezze.

Janette - E tu?

Ernesto - Io? Io l'ho consolato. Cosa vuoi, che facessi?

Jannette - (stringendosi a lui) Sei un uomo d'oro.

Ernesto - D'oro... Lo credi?... Io sono un poveraccio come tutti gli altri..

Janette - Stringimi bene a voglio sentire la tua voce?

Ernesto - Ti sembra che io parli bene? Piccola mia, sei tu che mi hai insegnato a parlare bene cos! (Ella si allaccia a lui). E ora guardandomi, fammi credere che tu non pensi ad altro... (Si stringono lungamente poi si guardano timidamente come due innamorati che si sono scambiati il loro primo bacio). Io non domando di pi... Credo che nessuno potrebbe desiderare di pi...

FINE

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