Una balia per due anziani

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LA NUTRICCIA

  UNA BALIA PER DUE ANZIANI

(sottotitolo: DUE ANZIANI PER UNA BALIA)

Commedia in tre atti di Pasquale Calvino(Posizione SIAE n. 180531) e Giulia Di Nola(Posizione SIAE n. 251518)

(scena unica 11 personaggi - 8 uomini - 3 donne)

La commedia si può avere con un numero diverso di personaggi, battute…scrivendo a:

calvinopasquale@gmail.com    cell. 347-6622400

Personaggi

1m - Felice Carrozza, marito della balia.

2m - Don Carlo Dentecane, padre di Ernesto. Avaro

3m - Don Alessio Ciripà, padre di Nannina. Spendaccione!

4m - Ernesto Dentecane, marito di Nannina.

5m - Don Raffaele Sensale, medico di famiglia.

6m - Giovanni Spicciatevi, cameriere di Ernesto.

7m – Guido, sguattero.

8m - Peppino Mitraglia, cameriere tuttofare di Ernesto.

1f - Lisetta Faraglioni, balia.

2f - Nannina Ciripà (Ciripà: si tratta d’un vecchio tipo di pannolino pediatrico), moglie di Ernesto.

3f - Concetta Scimmia, cuoca di Ernesto.

In casa Dentecane è nato Carletto, primogenito di Ernesto e Nannina Ciripà.

L’atmosfera domestica viene ulteriormente sconvolta dall’arrivo di Lisetta, un’ avvenente e giovane balia, e da quello inaspettato dei due nonni, Carlo e Alessio, che accecati dalla bellezza della nutrice, cercheranno, invano e in modo esilarante, di conquistarla.

A Napoli…(anni 50?) Tutti i tre atti in casa di Ernesto. Gli stacchi tra alcune scene con passaggio di tempo possono essere rappresentate con dissolvenze incrociate di luce e momenti di buio.

ATTO PRIMO

Camera in casa di Ernesto. Porta in fondo, 3 porte laterali, finestra a sinistra dell’attore. Mobilia dorata. Divano, poltrone…secondo le idee dello scenografo.

SCENA PRIMA

All’alzarsi del sipario si sente il pianto di un bimbo, poi il campanello. Peppino e Concetta  sono sdraiati sulle poltrone come se fossero stanchi.

CONCETTA: (Su una poltrona) Peppino, non senti il campanello.

PEPPINO: (Sdraiato su altra poltrona)Vado, vado...quello è il postino…poi ripassa!

CONCETTA: Mamma mia, in questa casa non c’è un momento di riposo.

PEPPINO: Dalla nascita di Carletto s’è perduta la pace.

CONCETTA: Il bambino? Diciamo pure sgorbio, con quel dente solo con cui è nato! Mai visto niente del genere in tutta la mia vita!

PEPPINO: Hai ragione, veramente è brutto: un nasone, una bocca enorme. Cara Concettina, se noi ci sposassimo avremmo dei figli stupendi.

CONCETTA: Tu, tu hai un’idea fissa.

PEPPINO: Già, questo non può essere, la tua fiamma è Francesco il contadino. Ma m’impegnerò a tal punto da farlo licenziare.

CONCETTA: Peppino, ti ho avvisato tante volte, quello si vendica, smette di potare e comincia a farti barba e capelli!

PEPPINO: Ma quale Figaro, quello è solo un allocco!

SCENA SECONDA (Ernesto e detti.)

ERNESTO: Hanno bussato, siete sordi?

PEPPINO: Eccellenza, era il postino e il postino, si sa, suona sempre due volte!

ERNESTO: Comunque, Concetta, la Signora ha bisogno di te, il bambino piange.

CONCETTA: Vado a darle una mano. (In questa casa faccio la cuoca, non la nutrice). (Via)

PEPPINO: Eccellenza, che comandate?

ERNESTO: Niente, grazie Peppino.

PEPPINO: Perché così imbronciato? Vi ho conosciuto che eravate sempre sorridente.

ERNESTO: Peppino mio, ho perduto il sonno, la serenità domestica e tra un po' la salute. Ho sempre desiderato un figlio e ora che l’ho avuto sono infelice, mi vergogno a dirlo, ma è così.

PEPPINO: Eh! Vi avevo avvisato, l’arrivo d’un figlio cambia la vita tutta!

ERNESTO: Sono due mesi che piange e strilla: non so più che significa dormire. L’aria nello stomaco, l’aria nella pancia, il ruttino, la scoreggina. Stanotte, per esempio, pareva un’anguilla.

PEPPINO: Eccellenza, ma il seno della signora gli giova?

ERNESTO: Non lo so, ci ho pensato anche io.

PEPPINO: Perché non prendete una balia?

ERNESTO: Ne ho parlato con Don Raffaele, il nostro medico; mi ha promesso che oggi, ne mandava una. T’assicuro, Peppino mio, che stanotte, Nannina ed io, siamo andati nel panico, forse l’inesperienza.

PEPPINO: Certo col primo figlio va sempre in questo modo.

ERNESTO: Ah! A proposito, ieri ho ricevuto una lettera da mio padre: viene a trascorrere del tempo, qualche settimana qui con noi. Ti raccomando di far trovare tutto sistemato, tu sai quanto quello sia esigente.

PEPPINO: Non dubitate.

ERNESTO: Preparagli la stanza che affaccia sul giardino, lui è amante del verde.

PEPPINO: Vado subito. (Via a destra)

ERNESTO: Con papà mi sentirò più rilassato; la nutrice, poi, penserà alla creatura, e Nannina  potrà riposare.

SCENA TERZA (Nannina e detto, poi Concetta.)

NANNINA: (entra) Ernesto, se vedi quel piccolino come dorme, è un piacere.

ERNESTO: E già, così fa: quando sono sveglio io, dorme lui: che disperazione!

NANNINA: Hai visto come piangeva, ma quando Concetta l’ha preso in braccio e lo ha cullato, s’è addormentato: come è dolce! Com’è bello! E’ un capolavoro! Solo che,  Ernesto mio,  che nottate!

ERNESTO: Pare che tutto si sistemi, la nutrice ci aiuterà. Indovina chi viene a trovarci?

NANNINA: Chi?

ERNESTO: Papà.

NANNINA: Veramente? Oh! Che piacere!

ERNESTO: Tu lo sai, papà ti vuole bene.

NANNINA: Oh! Questo è vero, e io pure gli voglio bene!

CONCETTA: Signora, ho appannato le imposte: dorme profondamente.

NANNINA: Brava Concetta.

CONCETTA: Allora vado giù in cucina.

ERNESTO: Vai, vai pure.

CONCETTA: Signore, il piccolino, però, è un poco sciupato; ho paura che il latte della mamma non gli giovi.

ERNESTO: Sì, stamattina, infatti, viene la balia.

CONCETTA: Scusate se mi sono permessa.

NANNINA Oh! No, anzi...

CONCETTA: Permettete. (Via pel fondo)

ERNESTO: Comunque questa nutrice non si vede ancora. Nel mentre corro in farmacia e chiedo a Don Raffaele il motivo di questo ritardo. (Via a sinistra)

NANNINA: Ho piacere di mio suocero. Potesse venire anche mio padre mi farebbe piacere (Poi ripensa)…forse è meglio di no. Sono sempre in disaccordo: uno è spendaccione, l’altro è avaro. Se fosse ancora viva mamma, che gioia avrebbe avuto vedendo il nipote! Povera mamma mia, quanto mi voleva bene! (Si asciuga gli occhi).

SCENA QUARTA (Peppino e detta.)

PEPPINO: (Con lettera): Signora, una lettera per voi. (Via)

NANNINA: Uh! La scrittura di papà. (Apre e legge) «Mia cara figlia, dopo la malattia affrontata, il medico mi ha consigliato di cambiare ambiente; ho pensato, quindi, di venire da voi. Domani parto col treno delle 9, a  mezzogiorno  sarò in Napoli e finalmente potremo abbracciarci. Vorrei, anche e soprattutto, vedere il nipotino. Se a tuo marito dovesse dispiacere, domani me lo farai sapere, t’invito ad essere chiara e io alloggerò altrove. Con affetto, tuo padre Alessio».

Oh! Che bello, papà viene qui. Mi mancava e questa sarà una vera sorpresa. Ernesto avrà piacere, tanto più che viene pure il padre. Ora gli faccio leggere la lettera. ..Che piacere, come sono contenta!! (Via a sinistra)

SCENA QUINTA (Peppino, D. Raffaele, poi Peppino, Lisetta e Felice. Di nuovo al portone.)

PEPPINO: Favorite dottore.

RAFFAELE: Grazie. Don Ernesto c’è?

PEPPINO: Stava venendo da voi. Loro chi sono? (Aspettano sull’uscio)

RAFFAELE: La nutrice col marito.

PEPPINO: E perché non li fate entrare?

RAFFAELE: No, voglio parlare prima con Don Ernesto.

PEPPINO: Ve lo chiamo. (Via a sinistra, poi torna)

RAFFAELE: (Tra sé e sé): Sono sicuro che a lui piacerà; alla signora non troppo, è tanto gelosa. Una balia brutta, però, non l’ho trovata, devono contentarsi. Il marito dice di essere stato un gran signore. La vita, poi, lo ha portato a questo.

PEPPINO: Don Ernesto vi raggiungerà.

RAFFAELE: Ci mette molto?

PEPPINO: Sta parlando con la signora.

RAFFAELE: Allora, per piacere, falli entrare. (Si chiamano  Lisetta e Felice)

PEPPINO: (Al fondo): Entrate, entrate.

LISETTA (entra): Grazie tanto.

RAFFAELE: E tuo marito?

PEPPINO: Vieni, vieni.

FELICE : Ma che modi da maleducato! Sono “Don Felice”.

PEPPINO: Ma è pazzo?

LISETTA: Abbiate pazienza.

RAFFAELE: Se non avesse questo carattere sarebbe un buon giovane.

PEPPINO: Don Felice favorite.

FELICE: Non facciamo caricature che perdo le staffe. (c.s.)

PEPPINO: Lisetta, allora invitatelo voi ad entrare. (Via pel fondo)

LISETTA: Vieni e non fare lo stupido!

FELICE (Entra): Don Raffaele io, io intendo essere trattato bene, quello lì crede di parlare col fratello!

RAFFAELE: Felice, un po' di contegno, abbassa le piume poi, se non freni questa superbia, non combiniamo niente.

FELICE. Sono d’elevata estrazione sociale. La buon’anima di mio padre, teneva la carrozza propria con il cocchiere e molti cavalli….

RAFFAELE: Eh! Ma oggi neppure un carrettino. Questo, non dimenticarlo.

FELICE: Lo so, papà morì giovane, io avevo 20 anni: in poco tempo abbiamo perso tutti i nostri possedimenti.

RAFFAELE: Ma ditemi una cosa, voi che cosa sapete fare?

FELICE: Niente, non so fare niente, ma faccio tutto! Ogni anno lucro qualche cosa: sapete quando? A novembre.

RAFFAELE: E che fate?

FELICE: Le cassettine per i morti, le maschere, i fischietti e tante altre cose….

RAFFAELE: Guadagnate assai!!

FELICE: Faccio anche presepi, pastori. Lisetta parla tu.

LISETTA: No, per questo è capace.

FELICE: Sono un architetto dei camposanti in miniatura: discese, salite, tombe con salici piangenti. Anzi, Don Raffaele, se volete, un piccolo cimitero, lo realizzo pure a voi.

RAFFAELE: No, no, lo ritengo un malaugurio; comunque col mondo dei morti hai chiuso perché, in questa casa, tua moglie sarà trattata coi guanti bianchi. La famiglia è ricchissima e molto stimata: è brava gente, inoltre cercherò di farvi avere un’ottima paga.

FELICE:  20.000 lire?

RAFFAELE: Tirerò acqua al vostro mulino.

FELICE: Mia moglie, ridursi a fare la nutrice!

RAFFAELE: E’ un lavoro onesto, quindi che c’è di così tanto scandaloso?

FELICE: E il mio allora?

RAFFAELE: Che dirti, continua con i cimiteri. Se preferisci!

LISETTA: Non lo ascoltate, non sa che dice.

FELICE: Mio padre teneva la carrozza personale.… e...

RAFFAELE: Che fine ha fatto ‘sta carrozza, l’hai ancora?

FELICE: No.

RAFFAELE: Allora taci, per piacere!

FELICE: Non ho più la carrozza ma ho le cinghie come ricordo...

RAFFAELE: Facci un bel funerale, una bara e poi al cimitero.

LISETTA: Non dategli retta, Felice è un po' strano.

FELICE: Che fai mi remi contro?

RAFFAELE: Piuttosto, sappiatevi presentare bene quando conoscerete i signori e soprattutto lasciate fare a me. Inoltre se vi domandano della bambina, voi risponderete che è morta da 4 giorni.

FELICE: E perché dobbiamo dire una bugia? Adesso siete voi l’uccello del malaugurio. Per il dispiacere saremmo morti tutti e due. Oggi compie due mesi sta bene  e si trova dalla comare di battesimo.

RAFFAELE:  (Rivolto a Felice e ad alta voce). Devi dire così per via del latte.

LISETTA: Don Raffaele, parlate con me, lui non capisce. Però, io vorrei allattare anche mia figlia!

FELICE: Ah! A questo non ci avevo pensato.

RAFFAELE: Felice, al mattino presto puoi farlo.

FELICE: Povera Anna, anima innocente, che peccato ha fatto!

RAFFAELE : (A Lisetta) La mattina, di nascosto, te la porta e tu la nutri: hai un’apprezzabile latteria, due bei seni ricchi, ricchi!

LISETTA: Oh! Accetto.

FELICE: Così sia! E ditemi Don Raffaele, io non potrei far niente in questa casa come amministratore, contabile, segretario, …?

RAFFAELE: Non fate castelli in aria, qua non hanno bisogno di nessuno.

FELICE: Ho studiato molto fino alla quarta “alimentare” e se continuavo prendevo anche la “laura”: so contare, infatti.

RAFFAELE: Vediamo come cameriere.

FELICE: Cameriere io!? Voi siete impazzito!

RAFFAELE: Ma che presunzione, che sicumera!

FELICE: Cameriere!  Mio padre teneva la carrozza.

RAFFAELE: Tuo padre, ma tu cosa possiedi?!

FELICE: E che volete dire?

RAFFAELE: Zitto, sento venire gente. Ah! Sono loro, allontanatevi per piacere!

FELICE: Avete detto?

RAFFAELE: Mettetevi vicino alla porta!!

FELICE: Va bene.

(Felice e Lisetta si ritirano in fondo)

SCENA SESTA (Ernesto, Nannina e detti, poi Peppino.)

ERNESTO: Carissimo dottore.

NANNINA: Scusate, vi abbiamo fatto attendere.

RAFFAELE: Oh! Niente, per carità. Come va la salute?

NANNINA: Eh! Non c’è male.

RAFFAELE: Avete preso quelle cartine?

NANNINA Sì dottore, ma non abbiamo dormito per niente: una nottata chiara, chiara.

RAFFAELE: E perché?

NANNINA: Carlino, doveva avere forti dolori di pancia, piangeva, gridava e ci ha fatto paura.

FELICE: (Da lontano) Forse aveva mangiato fagioli e i fagioli fanno venir mal di pancia!

ERNESTO: Chi è? Come un “ragazzo” di 2 mesi mangia fagioli? E poi i fagioli in casa mia?

RAFFAELE: (Parla troppo e a vanvera!). Il latte, il latte bisogna cambiare. A questo proposito, ecco Lisetta, la giovine che son sicuro darà una buona nutrizione al vostro Carlino. Fatevi avanti. (Felice si avanza. Lazzi)

ERNESTO: Oh! Bravo, è proprio una bella giovine.

NANNINA: La bellezza non si cerca. In questi casi è il latte che dev’essere buono.

RAFFAELE: Ed è buono, non dubitate.

ERNESTO: Quando ce l’assicura il dottore. Che età hai?

FELICE: 27 anni.

ERNESTO: Non parlo con te. Dai latte tu? (Lazzi) Che età hai?

LISETTA: 24 eccellenza.

ERNESTO: (Nannina: che vi pare?).

NANNINA: (Eh! Non c’è male).

ERNESTO: (Dottore, più o meno, di che mensile parliamo?).

RAFFAELE: (Almeno un 15 000 lire).

ERNESTO: (Quello che dite voi si fa) 15 000 lire al mese, sei contenta?

LISETTA: Quello che decide vostra eccellenza è ben fatto.

FELICE: Signore, se si potesse avere un anticipo.

ERNESTO: Va bene, a questo ci penserò.

NANNINA: Ernesto, perché non ti consigli con papà?

ERNESTO: Ah! Sì.

PEPPINO: Signore, è arrivato Don Carlo. (Felice Lazzi ballo)

ERNESTO: Oh! Che piacere, da quanto tempo!

NANNINA: L’abbiamo appena nominato.

ERNESTO: Peppino, hai preparato la stanza?

PEPPINO: Sissignore, tutto è pronto.

ERNESTO: Dottore, accompagnate Lisetta e Felice in soggiorno; tra non molto li chiamerò e presenterò loro mio padre. (Via pel fondo con Peppino e Nannina)

RAFFAELE: Entrate qua e aspettate.

FELICE: Don Raffaele, questo lavoro è certo o perdiamo solo tempo?

RAFFAELE: Tranquillo, è sicuro.

FELICE: No, perché se così non fosse, andrei a fare quattro cassettine da morto.

RAFFAELE: Un’altra volta con questa storia!

FELICE: Don Raffaele, allora sarò felice, quando vi costruirò un camposanto tutto per voi.

RAFFAELE: Se non la smetti te lo faccio in testa un cimitero. (Felice via)

LISETTA: Abbiate pazienza, Don Raffaele. (Via appresso a Felice)

RAFFAELE: Mamma mia com’è insistente lui e il camposanto! Ha un amore enorme per il camposanto! (Dissolvenza incrociata)

SCENA SETTIMA (D. Carlo, Nannina, Ernesto e Peppino.)

NANNINA: Entrate, entrate. Che piacere!

ERNESTO: Peppino, porta le valigie in camera.

PEPPINO: Va bene. (Via pel fondo a sin. con 2 valigie)

CARLO: Veramente avrei voluto vivere qui, con voi, già dall’anno scorso, sarebbe stato più economico! Quando sposaste, si pensava all’acquisto d’un appartamento di una decina di stanze, ma una persona ti consigliò la villa con il giardino, l’orto, il vigneto, l’agrumeto…

NANNINA: Beh..!

CARLO: Fu tuo padre, Don Alessio, l’uomo dalle mani bucate. Ne disse tante e tante finché non fu accontentato. Vince sempre lui, solo che ce ne vogliono di soldini per mantenere la villa! Oramai è passato, non ne parliamo più!

ERNESTO: Grazie! Papà, vi presento Don Raffaele, medico chirurgo.

CARLO: Piacere.

RAFFAELE: Fortunatissimo. Starete un po', vero?

CARLO: Già, in effetti sono qui per fare ordine in questa casa. Che volete, loro sono giovani e adesso anche genitori.

RAFFAELE: Sì, avete ragione.

CARLO: Oh! Ditemi una cosa: qua la chiave della cassa chi la tiene?

ERNESTO: Quale cassa?

CARLO: La cassa dei risparmi.

RAFFAELE: (Andiamo bene, non ha perso tempo!).

ERNESTO: Papà, la tiene mia moglie.

CARLO (ridendo): La tiene lei?

NANNINA (caccia la chiave): Eccola qua.

ERNESTO: Prima gestivo io. Poi, per non avere grattacapi, ho preferito darla a Nannina.

CARLO: Peggio di peggio.

ERNESTO: Si può sapere chi deve tenere questa chiave?

CARLO: Poiché sono qui, la chiave la terrò io che sono giusto e oculato nelle spese. In seguito vedremo.

RAFFAELE: Bravissimo!

ERNESTO: Oh, a noi fa piacere.

NANNINA: Certamente, tenetela pure.

CARLO: Oh! Ancora un’informazione: quante persone di servizio avete?

ERNESTO: Quattro: Peppino il tuttofare; Giovannino il cameriere, Concetta la cuoca e Gino lo sguattero.

CARLO: Che mercato! Bisogna mandare via lo sguattero perché quello che fa lui lo può fare il tuttofare. La cuoca resta. Qui bisogna risparmiare!

RAFFAELE: Già, dice bene.

ERNESTO: Questo anche sarà fatto.

SCENA OTTAVA (Peppino, indi Alessio, Ernesto, Nannina, Peppino con valigie).

PEPPINO: Eccellenza, sta salendo il padre della signora.

NANNINA: Uh! Papà. (Carlo si alza e sbuffa) Ernesto, andiamogli incontro, abbracciamolo! (Via pel fondo)

ERNESTO: Papà, ti raccomando, il passato è passato. (Via c.s.)

CARLO: Se sapevo, non venivo, comunque importante è non dargli confidenza, non amo chi sciupa il danaro!

RAFFAELE: (Mi pare che non gli ha fatto piacere).

NANNINA: Entra papà, vieni.

ERNESTO: è stata proprio una sorpresa. (Peppino esce con valigie)

ALESSIO: Dunque, hai avuto piacere?

NANNINA: Tanto! Nonostante la malattia ti trovo in forma.

ERNESTO: Papà, vi presento Don Raffaele, medico chirurgo.

ALESSIO: Oh! Piacere, davvero piacere.

RAFFAELE: Tutto mio.

ALESSIO: Caro dottore!

ERNESTO: Papà, guardate chi c’è?

ALESSIO (Si volta e vede Carlo, si guardano e si salutano con inchini).

RAFFAELE: (Acqua, acqua!).

ERNESTO: Sedie, sedie. (Peppino dà le sedie e via)

ALESSIO: E così hai ricevuto la mia lettera?

NANNINA: Poco prima.

ALESSIO: Vi parlo francamente: sono venuto per 2 ragioni. La prima perché il medico mi ha ordinato di cambiare aria; la seconda perché ad Avellino m’attanagliava la solitudine e, quasi, quasi, non ci torno più; vendo tutto e mi stabilisco qui da voi, sempre che ne abbiate piacere, s’intende e con il ricavato posso fare la bella vita!

ERNESTO e NANNINA: Saremmo felici.

ALESSIO: Grazie, grazie. Per ora i grandi affari mi trattengono ad Avellino, però, sono malinconico e la compagnia di nuovi amici, qualche sera al teatro, qualche cenetta…giochi di carte… giochi di società, un bicchiere di vino d’annata: tutto m’aiuterebbe a superare la nostalgia che ho dentro di me….chi spende spande la propria felicità! Gli avari (guarda il consuocero) vivono male!

CARLO: Bu... bu... bu...

ALESSIO: Ho sentito una cannonata.

ERNESTO: Ah! Non ci badate..

ALESSIO: Tu, tu non sai nemmeno che piacere sia il gioco. Dottore, giocate voi.

RAFFAELE: Si qualche volta gioco anch’io e un goccetto di vino non guasta!

ALESSIO: A proposito, il rampollo?

NANNINA: Dorme, tra poco lo vedrai..

ALESSIO: E’ bello? A chi somiglia?

RAFFAELE: Per me a voi nonni: è nato con un dente in bocca.

ALESSIO:  Mamma mia è nato con un dente? Questa è nuova! (Già, se ha preso del nonno paterno, sai quant’è orribile!)

ERNESTO: E la balia?

RAFFAELE: è nell’altra stanza; non s’è definito gran che, aspettiamo che i papà approvino.

ERNESTO: Chiamatela, allora.

RAFFAELE: Lisetta, veni, vieni avanti.

SCENA NONA (Felice, Lisetta e detti, poi Ernesto.)

FELICE E LISETTA (Escono e si fanno in fondo).

RAFFAELE: Mettetevi là. (Tutti la guardano, pausa)

ERNESTO: (a Carlo): Che te ne pare?

CARLO: Eh! Non c’è male... (Bella scelta!)

NANNINA: Papà, ti piace?

ALESSIO: Sicuro. (Perfetta!)

RAFFAELE: Signore, potete domandarle quello che volete.

CARLO: A me? Oh! Scusate, c’è il padre di Nannina.

ALESSIO: A me? Oh! Scusa, ci sei tu!

CARLO: Oh! No, tu.

ALESSIO: Questo non sarà mai, se non parli, io non parlo.

ERNESTO: Ma scusate, quante cerimonie, parla chi vuole.

CARLO: A me non conviene.

ALESSIO: Se non conviene a te, non conviene neppure a me.

RAFFAELE: Avanti Don Carlo, esprimetevi.

CARLO:  Così sia.

ALESSIO: Amen.

CARLO: Ubbidisco: come ti chiami?

FELICE: Felice Carrozza, a servirvi. (Si fa avanti)

CARLO: Non domando a te, ma alla Signora. Come ti chiami?

LISETTA: Lisetta, a servirvi.

CARLO: Abiti?

FELICE: Strada San Liborio n. 16. (Lazzi)

CARLO: Non parlo con te. Hai già servito altrove?

LISETTA: A nessuna parte, eccellenza.

CARLO: è la prima volta che fai la balia?

LISETTA: Sissignore eccellenza.

RAFFAELE: I risultati delle analisi parlano chiaro: il suo latte è prezioso.

CARLO: Quando lo dite voi basta! E questo giovine chi è, il sensale?

FELICE: Sono il marito; per combinazione ci troviamo qui a servirvi. Mio padre teneva la carrozza; quando morì avevo 20 anni, sciupai i suoi beni e ora costruisco bare.

CARLO: Scusa, questo a noi non ci riguarda, hai detto d’essere il marito e così basta!

ALESSIO: Infatti, Carlo hai ragione!

FELICE: Insomma, per qualunque lavoro sono a disposizione.

ALESSIO: Di che cosa?

FELICE: Qualche bara, per esempio. Organizzo anche funerali.

ALESSIO: (si gratta) Uh! Questo mi vede già sotto terra.

FELICE:  Quattro ossa, un teschio...

ALESSIO: Taci, per piacere, sono convalescente. Un po' di delicatezza: è malaugurio!

FELICE: Io sono esatto e preciso quando lavoro.

ALESSIO: Buon per te,  ma non ne intravvedo l’urgenza!

LISETTA: Eccellenza perdonateci, noi questi siamo, umili, ma sinceri.

ALESSIO: Senti questa!

CARLO: Avete figli?

LISETTA: Una femminuccia.

FELICE: Una dolce e cara femminuccia.

ALESSIO: E ora dov’è?

LISETTA: Sono 4 giorni che è morta!

ALESSIO: Era una femminuccia?

CARLO: Già, femminuccia

CARLO: Ve bene, resta soltanto da stabilire il prezzo.

RAFFAELE: Stabilitelo voi, Signore.

CARLO: Ah, no! Scusate, questo spetta ad Alessio.

ALESSIO: Scusa, questa è cosa che riguarda te.

CARLO: No, ci sei tu..

ERNESTO: Su via, cercate di non litigare. Dopotutto resterete qui per un poco.

ALESSIO (Meravigliato): Ah! Rimani qua?

CARLO: Ero venuto per qualche settimana, ma penso di non resistere.

ALESSIO: Oh! Ti faccio spazio.

ERNESTO: Non beccatevi, dovete restare tutti e due.

NANNINA: Certo.

RAFFAELE: Ha ragione il Signor Ernesto, non punzecchiatevi.

ALESSIO: Facciamo così: se tu vai via, vado via pure io.

CARLO: Oh! Perché? Allora io resto.

ALESSIO: Restiamo.

CARLO: Dunque, dicevamo della mensilità. Per me 10 000 lire. (A Lisetta) Che ne dite? (Felice prende la moglie e via)

ERNESTO: Uh! Dottore quelli se ne vanno?

RAFFAELE (Corre appresso): Scostumati! (Li fa venire in scena)

FELICE: Eccellenza, 10 000 lire sono una miseria: non è latte de 30 lire al giorno.

CARLO: Dimmi, a quanto lo vendi al litro?

FELICE: Vi pare, è latte fresco.

ALESSIO: Bravo, la mattina me ne porti una tazza, posso anche succhiarlo direttamente!

FELICE: Da che cosa?

ALESSIO: Da un petto fresco, latte fresco!

FELICE: Petto fresco, latte fresco… Ma che dite?

LISETTA: Signore, noi abbiamo avuto tante richieste.

FELICE: Stanotte 3 chiamate.

ALESSIO: Che cosa?

FELICE: Quelle di gente bisognosa di  latte!

CARLO: Ma che è ‘sta donna una latteria!!

ALESSIO: Ah! Sono poche le chiamate, credevo di più.

FELICE: Ah! Ma a che chiamate alludevate?

ALESSIO: Ma non si agisce così, ora vediamo di accomodare la cosa. Dottore, ditemi: il latte a quanto va a poppata?  Insomma 10 000 sono poche: ne propongo 20 000, contenta?

LISETTA: Grazie, eccellenza.

CARLO: 20 000 lire!? Sono eccessive!

ALESSIO: La nutrice bisogna trattarla bene.

CARLO: Allora perché non contratti tu?

ALESSIO: Se mi permetti, faccio io.

CARLO: Padronissimo.

ALESSIO: Oltre le 20 000 lire vi sarà fatto un bel corredo.

LISETTA: Eccellenza, grazie tanto. Devo farvi una domanda.

ALESSIO: Domandaci e ti sarà dato.

LISETTA: Mio marito dove lo mando?

FELICE: Eccellenza, sono a spasso da quel dì.

CARLO: Rimanere in questa casa non può essere.

ALESSIO: Un momento to... to...

FELICE: Aspetta, Totò.

CARLO: Non mi chiamo Totò.

ALESSIO: Vediamo che dice.

FELICE: Siamo sposati da poco e ci vogliamo bene, non possiamo separarci. Se non ci vediamo ci deprimiamo. Lisetta non può ammalarsi di melanconia e io ho bisogno di lei.

ALESSIO: L’ ospedale degli’ Incurabili, i pellegrini…San Gennaro dei poveri…

FELICE: Eccellenza, una volta al giorno, se vengo, mi  può bastare, voi mi controllate.

ALESSIO: E che faccio mantengo la candela a te? (Ad Ernesto) Certo, questi sono giovani sposi, come si fa.

ERNESTO: (Fate voi).

ALESSIO: Voi siete freschi... (A Felice)

FELICE: Di giornata Signore! (Lazzi)

ALESSIO: Io dico voi, voi siete freschi?

FELICE: Molto freschi e tanto profumati. (Lazzi)

ALESSIO: Dico, giovani sposi freschi. (Felice ripete con Lazzi)

FELICE: Eccellenza, voi avete voglia di scherzare e anch’io sono pazziariello...

ALESSIO: Sì, io non scherzo. Allora resterai come cameriere.

FELICE: Non ci sarebbe altro posto?

ALESSIO: E che posto?

FELICE: Come maggiordomo.

ALESSIO: Che maggiordomo!

LISETTA: (Conferma imbecille!).

FELICE: Va bene, cameriere...

ALESSIO: Ti daremo 5 000 lire al mese, e il vitto.

LISETTA E FELICE: Grazie, eccellenza!

FELICE: Eccellenza, volevo pregarvi di qualche abitino.

ALESSIO: Sicuro, ora che mi cambio, questi abiti provinciali li do a te.

FELICE: Grazie eccellenza.

ALESSIO: Va bene, l’avrai.

LISETTA: (E che ne fai?).

FELICE: (Li metto nel materasso!).

CARLO: (Povera casa, povera casa!).

ERNESTO: Don Alessio, mio padre proponeva di licenziare qualche servitore: sono molti.

ALESSIO: Perché quanti sono?

ERNESTO: Con questo che avete preso: 3 servitori, uno sguattero e una cuoca.

ALESSIO: E me li chiami molti? Ma scusate, voi senza di questi come siete serviti? Che figura fate? Io che sto ad Avellino ne ho 3, voi state a Napoli, io direi di non licenziare nessuno, ma di assumere: più servi ci sono meglio si vive! (A Carlo) Dico bene?

CARLO:  Non son d’accordo ma non metto lingua, fai come vuoi!

ALESSIO: Grazie tanto. Oh! Dimmi una cosa: c’è una camera per accogliere Felice?

ERNESTO: Su, in mansarda.

FELICE: Eccellenza…!!

ALESSIO: Questo c’è, niente più. (Curvandosi avanti e indietro)

FELICE: . Va bene.

ALESSIO: Vostra moglie sarà vicino ai padroni.

FELICE: Eccellenza, un’ultima cosa.

ALESSIO: Che cosa?

FELICE: Se si poteva avere un poco d’anticipo, abbiamo qualche obbligazione, pignoramenti vari...

ALESSIO: (Hanno ragione, si vede che tengono amor propri: stanno ai piedi di Pilato!).

ERNESTO: Va bene, questa cosa riguarda me. Li sconterete mensilmente: vi serve?

FELICE: 100 000 lire.

CARLO: Eh! 100.000 lire, e che devi stare un secolo in questa casa?

LISETTA: Non Signore eccellenza, mio marito voleva dire 20 000 lire.

CARLO: : 20 000 lire sta bene.

FELICE: Eccellenza, mi volevo spignorare l’orologio a catena.

ALESSIO: Ernesto, dagli 20.000 lire, fai questa buona azione.

ERNESTO: Nannina, vai a prendere i soldi.

NANNINA: Papà, la chiave.

CARLO: Eccola.

ALESSIO: Come, la chiave la tiene Carlo!?

CARLO: Sì, ma la passo a te

ALESSIO: Oh! Per carità.

CARLO:  Non la posso più accettare, la rendo, di nuovo, a tua figlia. (Gliela dà)

NANNINA: A questo punto la do ad Ernesto. (Gliela dà)

ERNESTO: Che seccatura! (Via)

NANNINA: Io so regolarmi! Non sono né spendacciona, né avara!.

ERNESTO: Ecco qua le 20 000 lire.

FELICE: Grazie!

LISETTA: Grazie, eccellenza!

ALESSIO: Niente, niente... (Che bella donnetta, formosa, gommosa!)

CARLO: (Che bella carnagione che tiene questa nutrice, pare Biancaneve, ma senza quello gnomo di marito!).

ALESSIO: Dunque, da stamattina tu farai la nutrice e tu il cameriere.

LISETTA: Va bene, eccellenza.

SCENA DECIMA

Peppino e detti, poi Carlo, Alessio, Peppino e Felice, poi ripassano come a concerto.

PEPPINO: Il pranzo è pronto.

ALESSIO: Benissimo, giungi a proposito, la fame si fa sentire.

RAFFAELE: Io tolgo il fastidio.

ERNESTO: Restate con noi.

RAFFAELE: Grazie, ho molto da fare, alla prossima.

ERNESTO: Allora vi aspettiamo domani. Verrete?

RAFFAELE: Ci sarò. (Via)

ERNESTO: Peppino, ‘sto giovane è un nuovo servitore, te lo raccomando.

PEPPINO: Non dubitate, eccellenza.

ERNESTO: Prepara la camera sull’attico.

PEPPINO: Va bene. (Bella assai la nutrice!)

LISETTA (a Nannina): Signora, dov’è il bambino?

NANNINA: In quella camera, vai a vedere, si sarà svegliato.

LISETTA: Subito. (Via a sinistra. Felice va appresso)

ALESSIO: Dove vai Felice?

FELICE: Con Lisetta.

ALESSIO: No, devi servirci a tavola, vai con l’altro servo.

PEPPINO: (Ironico) Don Felice illustre, andiamo. 

FELICE: Con te litigherò, sicuro! (Viano)

ALESSIO: Allons nous, march, a tavola! (Lazzi) (Tutti viano pel fondo a sinistra. Dopo poco esce Carlo ed entra a sinistra dove sta Lisetta, poi Alessio fa lo stesso, appresso esce Peppino e fa lo stesso, l’ultimo Felice. Dopo poco risorgono tutti e quattro come a concerto. Esce Carlo, poi Alessio, poi Peppino, poi Felice con mazzariello in mano — via pel fondo a sinistra. Tutto questo senza parlare)

(Cala la tela.)

Fine dell’atto primo

ATTO SECONDO

La stessa camera del primo atto.

SCENA PRIMA (Lisetta, seduta ad una sedia col bimbo in braccio, lo culla; dalla sinistra vengono D. Alessio, D. Carlo, Ernesto e Nannina.)

ALESSIO: Allora che facciamo?

NANNINA: Qualcuno deve cedere, un po' d’elasticità.

ALESSIO: Scusate, mi era stata promessa la camera con vista.

CARLO: Per me una vale l’altra.

ERNESTO: Di altro non dispongo, qui ci sono anche due lettini. (Indica a sinistra)

CARLO: Se niente c’è...

ALESSIO: Finiamola una buona volta, accettiamo!

CARLO: Scusate, perché debbo finirla io e non tu?

ALESSIO: E la finisco io, va bene?

CARLO: Però questi sono modi da villano, io ti tratto diversamente.

ALESSIO: Anche tu sei scortese, ma furbo come un politico: il miele in bocca e il fiele nel cuore.

CARLO: E vogliamo, invece, parlare della tua scaltrezza? Hai sempre un secondo, losco fine.

ALESSIO: Lo posso fare e lo so fare:  rido di tutti e dei parenti in special maniera!

CARLO: Pure io!

ALESSIO: Se avessi saputo della tua “vacanza” avrei desistito….sarei rimasto a casa mia!

CARLO: Altrettanto, non mi sarei fatto proprio vedere!. Se sono qui è per mio nipote Carletto.

NANNINA: Un po' di pudore, sembrate due galli in uno stesso pollaio.

ERNESTO: Smettetela!

ALESSIO: Tu, tu con quel dente superstite che hai in bocca poi...! Non hai mai pensato ad una protesi?

CARLO: Non posso, ho il rigetto. Sei offensivo. E tu, tu sei affetto dal morbo di Parkinson, e sicuro, soffri d’incontinenza. Sei un attore!

ALESSIO: Io? Io parlo in faccia! (Il bambino piange)

LISETTA: Ecco, avete fatto svegliare la creatura con le vostre urla. Siete, a dir poco, incivili!

CARLO: Non era mia intenzione strillare, ma il Signor Alessio esaspera, è lui il villano!

ERNESTO: Basta, basta! Volevate godere di un po' di pace, e invece, la guerra è entrata in casa mia.

ALESSIO: Colpa di tuo padre.

CARLO: No, tua; hai cominciato tu.

LISETTA Va bene, non ha importanza chi ha cominciato. Siete parenti, fate pace!

ALESSIO: (Più guardo Lisetta e più m’ attrae! Con quegli occhioni e quel “personale” tornerei bambino!! ).

CARLO: (Per lei qualunque cosa, è un portento!).

ALESSIO: Depongo le armi.

CARLO: Lo stesso per me.

ERNESTO: Dunque, si va a dormire? Non sono ancora le 22.00, mi pare sia presto.

ALESSIO: Sono d’accordo. E poi dobbiamo vedere ancora Carletto. Questo pupo, ho notato, che ha scambiato la notte per il giorno!

CARLO: Stavolta Alessio ha ragione. Comunque, per me, possiamo superare anche mezzanotte.

ALESSIO: Per me? Io lo facevo per te.

ERNESTO: Non raggiungeranno mai un compromesso!

SCENA SECONDA (Peppino e detti, poi Concetta.)

PEPPINO: Signore, c’è Don Raffaele. Lo faccio accomodare ?

ERNESTO: All’alba, che seccatura! (Via)

CARLO: A quest’ora?

NANNINA: Mi pare brutto mandarlo via.

ALESSIO: Facciamo quattro chiacchiere per ammazzare il tempo. (A Lisetta) S’è addormentato il bambinello?

LISETTA: Sì, sembra un angioletto!

ALESSIO: (Lisetta, devo parlarti!) Quanto è bello! Che splendore! (Mamma mia, non ho mai visto un mostro del genere, un neonato con un dente in bocca: cannibalismo puro! Povera Lisetta! E poi che naso e che bocca: sono giganteschi! Sarà normale? Bah! Comunque, questo fatto del dente solitario mi ricorda, senza dubbio, il consuocero. Che disdetta, questo figlio s’è rovinata la vita! (Via con Nannina)

CARLO: Ma che bella creatura, è proprio alata! (Oddio, ‘sto bambino è un ghirigoro, è un vero e proprio incidente cosmico! Picasso non sarebbe riuscito meglio! Madonna mia, ha le orecchie di Dumbo! Pure il naso: una cappa industriale! Pieno di pelo: un Brucaliffo! Ecco! Somiglia a Don Alessio, tutto lui ma in peggio, molto peggio!) Lisetta, devo parlarti! (Benedetto, benedetto!  Anzi, qui ci vuole un esorcismo!) (Via)

LISETTA: (I vecchietti sono impazziti, danno i numeri!).

PEPPINO: (La nutrice ha avuto l’abilità di farmi dimenticare Concetta!). Io me ne vado, volete niente?

LISETTA: Niente, grazie.

PEPPINO: Proprio niente?

LISETTA: Niente, quando ti dico niente, è niente!

PEPPINO: Tutto quello che v’occorre, chiamatemi e: a servirvi! Qualunque cosa mi domandate, pure buttarmi giù dal balcone, io eseguirò! (Concetta in ascolto)

LISETTA: Moriresti per me!?

PEPPINO: Sarebbe un piacere!

LISETTA: Veramente?

PEPPINO: Voi, con uno sguardo, lo uccidete un uomo!

LISETTA: Non ho il fucile al posto degli occhi.

PEPPINO: Fucile? Cannone, mitragliatrice. Da quando vi ho vista, ho scordato pure Concetta.

CONCETTA: (Viene avanti): Signori miei, felice sera!

PEPPINO: (Felice notte!).

CONCETTA: Senti Peppino, non ti prendo a calci perché non voglio perdere il lavoro che a questo punto è più importante d’ogni cosa.

PEPPINO: Hai origliato? Mi fa piacere!

CONCETTA: Fino a poco tempo fa sembravi un cane.

PEPPINO: Alla prima taverna. Poi ho conosciuto questa trattoria…!

CONCETTA: Si, ma è una trattoria che non ti apre!

LISETTA (S’alza e va verso Concetta).

LISETTA: Cara, questa trattoria ha un buon locandiere e apre solo a lui. Misura le parole!

CONCETTA: Chiacchierona, non ho paura di voi.

LISETTA: Sono qui come nutrice.

CONCETTA: Oh! Scusate signora nutrice, riverisco!!

LISETTA: Devi cucinare? E vai ai fornelli, vai e restaci!

PEPPINO: Vai ad arrostire il pesce, vai!

CONCETTA: Ah! Vi farò vedere che piatto la cuoca preparerà!!

LISETTA: Nessun timore!

CONCETTA: Di buon mattino, appena alzata, allora mi dovreste vedere: sono da spavento!

PEPPINO: Non è vero, si alza a mezzogiorno.

LISETTA: Se non te ne vai ti prendo a schiaffi!

CONCETTA: Voi, schiaffi a me? Scendete nel giardino, se avete coraggio!

LISETTA: Sì, scendo infame! (Il bambino piange)

CONCETTA: V’aspetto! (Via)

LISETTA: (A Peppino) Prendi Carletto, per piacere! (Glielo dà e via)

PEPPINO: Che guaio ho fatto! Aspettate, venite qua. E questo scarabocchio dove lo metto! (Via appresso)

SCENA TERZA (Felice, poi Don Alessio, indi Don Carlo.)

FELICE (Entra con figlia, guarda se c’è nessuno, e va a sinistra, camera di Lisetta, riesce dopo poco): Lisetta, Lisetta… E dove è andata?! Questa piange, ha fame! (Rivolto alla neonata) hai ragione, stai digiuna, ma adesso la troviamo tua madre e ti fai una bella ciucciatina! Dove sarà mai!? (Via a sinistra)

ALESSIO: Muoio dalla voglia di sapere se Lisetta è in camera (Va alla porta e bussa) Ci sei Lisetta?

FELICE: Sì.( Da dentro la camera)

ALESSIO: Lisetta.. Stasera, quando tutti staranno dormendo, verrò in silenzio. Aprimi perché ti devo parlare necessariamente. Intesi? (Via in punta di piedi)

FELICE (fuori): Carogna, il  vecchio è carogna! Nientemeno questo c’era sotto? Non ti preoccupare! Ma Lisetta dove cavolo è andata? Era meglio che continuavo con le bare, molto meglio! Sento gente! (Si nasconde c.s.)

CARLO: Lisetta sarà nella stanza. Ora busso (Bussa) Lisetta, Lisetta...

FELICE (c.s.): Chi è?

CARLO: Stai a letto vero?

FELICE (c.s.): (Con voce femminile) Sì, sto riposando!

CARLO: Ti devo parlare, questa sera! Quanto sei cara! (Via)

FELICE: Che dovevo passare con questi due vecchi bavosi e “rattusi”! Meno male che ci sono io, io che v’aggiusterò per le feste! Che m’hanno pigliato per un cazzone da incorniciare! Cervo a primavera, dice la canzone! (Entra Lisetta)

SCENA QUARTA (Lisetta, Concetta, Peppino e detto.)

FELICE: Oh! Finalmente Lisetta.

LISETTA (fuori): Possiamo continuare, se vuoi.

CONCETTA: Fate la buffona perché questo insignificante di Peppino ha preso le vostre parti.

PEPPINO: (Con bambino): Io sono corso per non allarmare i padroni. (Il bambino piange)

FELICE: Si può sapere dove sei stata?

LISETTA: Non rompere tu pure. (A Peppino) Tu,  dammi Carletto. (Peppino glielo dà)

FELICE: E così mi rispondi?

CONCETTA: Non vi prendete collera , vostra moglie ha un mitra al posto degli occhi. Voi siete solo uno stonato, un baccalà, Ah! Ah! Vado ai fornelli! (Via a soggetto)

LISETTA: In questa casa, tutte e due, non possiamo rimanere.

PEPPINO: Non le date retta, è una vipera!

FELICE: Io, un baccalà?

PEPPINO: Non drammatizzate, Concetta ha scherzato. A noi servitori piace fare così. Qualche nomignolo e si sorride.  (Peppino via)

FELICE: Ma insomma qua che facciamo? Lisetta, domani ce ne torniamo a casa.

LISETTA: E perché?

FELICE: (Questa non sa il fatto di stanotte!) Niente, niente. Poi ti racconto. Ho portato la creatura, sta sul letto, dalle un poco di latte se no quella muore.

LISETTA (Via a sinistra).

FELICE: No, devo andare via da questa casa o divento il capo cornista.

NANNINA (d.d.): Lisetta, Lisetta dove sei?

FELICE: Uh! Arriva la padrona, come faccio? Mi nasconderò sotto il letto di mia moglie! (Via a sinistra)

SCENA QUINTA (Nannina, D. Alessio, D. Carlo, poi D. Raffaele ed Ernesto).

NANNINA (d.d.): Lisetta, Lisetta...

LISETTA (fuori, col bimbo che culla): Oh! Oh! Fai la ninna, fai la nanna...!...

NANNINA: Lisetta il piccolo s’è addormentato?

LISETTA: Sì, una pace, ho allattato e ora riposa.

CARLO: Quant’è bello (Quando dorme è un po' più gradevole pure al tatto!!) Quant’è bello! (E che fa Lisetta s’alza?). (Si scosta)

ALESSIO: Dorme?

CARLO (seccato): (No, gioca a tressette!).

ALESSIO: Quando dorme assomiglia tutto a te, Nannì...

NANNINA: è vero, gli occhi sono i miei.

CARLO: Già, il resto è del padre...

ALESSIO: (Lisetta se ne va?).

NANNINA: Devo chiamare  Ernesto, glielo voglio far vedere, pare un angioletto (p.a.)

LISETTA: (Questi che vogliono, mi sono alzata e allora?).

RAFFAELE: Signori miei,  io e Don Ernesto proponiamo di andare a cena fuori, a Posillipo. Accettate?

ALESSIO: Per me è impossibile: non ceno la sera. Padronissimi di uscire, se credete. (Seh! A Posillipo. Dalla nutrice piuttosto!)

CARLO: Anch’io preferisco digiunare. (Quella m’aspetta!)

NANNINA: Non è possibile, ho Carletto e non m’allontano. Se volete andare voi...

ERNESTO: Ah! No, questo poi no, senza te no! Don Raffaele, per stavolta andate solo...

RAFFAELE: Io, a Posillipo da solo! E che ci vado a fare da solo?

CARLO: Fate quello che vi pare, noi restiamo tutti qui.

RAFFAELE:  Don Carlo non vi alterate...

CARLO: E fate certe proposte oscene; mi pare non sia il caso.

RAFFAELE: Ringraziate il Cielo che siete il padre di Ernesto, che siamo a casa sua e che sono un Signore,  altrimenti…

ERNESTO: Basta, basta. Dottore e mo’ pure voi?

NANNINA: Non vi soffermate sulle parole di mio suocero, la vecchiaia fa brutti scherzi, si torna bambini e si è spontanei.

ALESSIO: Don Carlo, smettila. (A Carlo) Io vado a fare la pipì.

NANNINA: Ecco, Dottore: che vi dicevo?

CARLO: E a noi?

ALESSIO: Tra non molto torno. Signori. (Via)

ERNESTO: Dottore, è stato un malinteso, domani v’aspetto a pranzo, non mancate.

RAFFAELE: Vi ringrazio, ma non so se posso.

ERNESTO: C’avevo creduto, comunque..

RAFFAELE: Farò il possibile. (A Carlo) Arrivederci, signore.

CARLO (fa un inchino).

ERNESTO: Dottore sorvolate. Voi sapete quanto vi stimo.

RAFFAELE: Buona notte.

ERNESTO: Arrivederci a domani. (Via con Raf.)

NANNINA: Lisetta, mi raccomando Carletto e: buona notte! (Via)

CARLO: Quel dottore mi ha dato ai nervi: Posillipo, non Posillipo… (io tengo questo pezzo di mare, coi Faraglioni...!!) (Via)

SCENA SESTA (Felice e detta, poi Peppino.)

LISETTA: Felice, finalmente regna il silenzio.

FELICE: Lisetta, questi ci faranno morire la bambina!

LISETTA: Non credo, tutto sta ad organizzarci. (Via a sinistra)

FELICE Chi poteva crederlo, mio padre, la carrozza... Oh! Padre, padre apri gli occhi e dacci una mano, ma se li aprisse me ne canterebbe quattro. Una grande eredità tutta sciupata, perduta, gettata al vento; comunque di fame non sono morto ancora. A colazione mi sono rimpinzato ben bene, però, in questa casa, non possiamo restare più di tanto. (Con quei due vecchi lumaconi alle costole di Lisetta!!)

LISETTA: Felice, porta via Carletto, mettilo nella culla. (Gli dà il bimbo)

FELICE: Stasera abbiamo visite a quanto pare.

LISETTA: Non ti preoccupare, mi so difendere.

FELICE: No, meglio esserci.

LISETTA (Va a guardare in fondo): Non puoi uscire, nasconditi, arriva Peppino.

FELICE: Sai? Voglio sapere che cerca. (Si nasconde a sinistra)

PEPPINO: Serve niente?

LISETTA: Niente.

PEPPINO: Domattina cappuccino e cornetto da inzuppare?

LISETTA: Il dolce non mi piace.

PEPPINO: Nemmeno un biscotto?

FELICE (dalla sinistra): (Mo’ te lo do io un biscotto!)

LISETTA: Grazie, solo latte.

PEPPINO: Allora felice notte.

LISETTA: Felice sera.

PEPPINO: (Per andare, poi torna): Scusate, volevo dire, ma forse vi arrabbiate.

LISETTA: Dimmi, dimmi. (Pure va a finire che lo malmeno!)

PEPPINO: Voi state qui e pensate che vostro marito stia dormendo. Invece chissà dov’è e che va combinando.

LISETTA: Spiegati.

PEPPINO: Parlo, però agite con prudenza.

LISETTA: Racconta, insomma!

PEPPINO: Poco prima scendeva in giardino con Concetta. Li ho visti che si baciavano sotto il limone. Ci sono rimasto male, ma non ho voluto creare scandali. Mi dispiace per voi che siete così gradevole!!

FELICE: (Traditore, traditore!).

LISETTA: Dovevi intervenire, invece.

PEPPINO: Un consiglio: ricambiate il favore.

FELICE: (Devi vedere quello che faccio a te!).

LISETTA: Si capisce, dici bene...

PEPPINO: Non dite di me, con Felice è meglio non averci a che a fare.

LISETTA: Oh! Non dubitare per questo.

PEPPINO: Non ci posso credere, con una moglie come voi! Comunque resto a vostro servizio sempre e in ogni caso.

LISETTA: Grazie, troppo buono.

PEPPINO: Dormite bene... Ah! (Sospira e via)

LISETTA: Disgraziato!

FELICE: Questo è un brigante! Io lo sparo, lo sparo!

LISETTA: Non preoccuparti, domani ne riparliamo.

FELICE: Meno male che ero qui con te (Per andare, poi torna)

LISETTA: Notte santa Felice.

FELICE: (Ci siamo!). Lisetta, non ti muovere. Guarda, questa corda mi serve (prende un laccio).

LISETTA: Per fare che?

FELICE: Vedrai! (Lisetta prende il bimbo e via. Felice smorza la luce)

SCENA SETTIMA (D. Alessio e detto, poi D. Carlo, indi Ernesto, Nannina, Peppino in mutande con lume.)

ALESSIO (A voce bassa): Lisetta, cucù settete. Lisetta!?...

FELICE (Che ha uno scialle addosso? Che piattino!) Psst... Psst...

ALESSIO: Lisetta, dove sei?

FELICE (Con voce finta): Qui, ditemi. (Prende il calamaio)

ALESSIO (Osservandola): Lisetta mia, tu devi sapere che dal momento che t’ho vista, mi sei entrata nel cuore, mi piaci assai. (Gli bacia la mano) A te piaccio?

FELICE (c.s.) Sì, siete un simpaticone. (Carezzandolo con le dita sporche d’inchiostro)

ALESSIO: Lisetta cara, mi carezzi? Però non infervorarmi così, che poi perdo il senno. Sei bella e attraente! Che  mano: un guanto, un po' umido, ma un guanto!

FELICE (c.s.): Per carità, se viene mio marito!

CARLO: Lisetta, Lisetta...

FELICE: Psst... Psst... Venite...

CARLO (Afferrandolo): Bella, zuccherino mio! Ti ho vista e m’hai rubato il cuore, sono frastornato, non connetto più! (Gli bacia la mano)

FELICE (Carezzandolo): Anch’io!

CARLO: (Felice si scosta) Lisetta, dove sei andata?

ALESSIO: E qui c’è qualcun altro! Lisetta...

CARLO: (Non sbaglio, è la voce di Alessio).

FELICE (Prende la corda e li lega tutti e due poi a Lisetta che stava in osservazione): Lisetta io vado!

ALESSIO (gridando): Chi è?

CARLO (c.s.): Chi è?

LISETTA (c.s.): Un ladro, un ladro… (Esce Ernesto, Nannina, Peppino con lume)

ERNESTO: Papà !!!...

CARLO: Uh! Ernesto!...

NANNINA: Papà !!!...

ALESSIO: Mia figlia... (Don Alessio e Don Carlo si guardano e tutti e due scoppiano a ridere)

(Cala la tela.)               Fine dell’atto secondo o dissolvenza incrociata di luce. 

ATTO TERZO

La stessa camera degli atti precedenti.

SCENA PRIMA (Peppino e Giovanni, poi Don Alessio, indi Don Carlo.)

PEPPINO: Giovanni, i padroni vogliono pranzare, avvisa Concetta.

GIOVANNI: Dimmi, ieri sera che è successo?

PEPPINO: I due vecchi, zitti, zitti, sono andati “a trovare” Lisetta... Lei ha strillato, pensava fossero ladri. Entrando in camera, li abbiamo trovati legati e sporchi di inchiostro!

GIOVANNI: Ma è stata lei?

PEPPINO: Credo.

GIOVANNI: Glielo devo domandare...

PEPPINO: Vai, corri da Concetta, invece, dille di preparare subito il pranzo!

GIOVANNI: Ah! Ah! (Ridendo, via)

ALESSIO (Esce di cattivo umore): Peppino, hai sollecitato?

PEPPINO: Sissignore eccellenza, tra poco sarà pronto il pranzo.

ALESSIO: Ho tanto di quel veleno in corpo.

PEPPINO: Voi siete arrabbiato e la nutrice allora?

ALESSIO: Don Carlo era andato con le mie stesse intenzioni.

PEPPINO: Ma perché avevate la faccia sporca di inchiostro ed eravate legati?

ALESSIO: Non lo so, non ne ho idea, forse Lisetta ha voluto prendersi gioco di noi!

CARLO (Esce, dopo pensa, dice): Buongiorno!

ALESSIO (Ridendo): E pure a te, già in piedi? Di’, t’è piaciuto visitare la balia?

CARLO: Volevo Peppino per accendere il lume.

ALESSIO: Hai sbagliato porta e lei si è presa gioco di noi.

CARLO: Io non so niente.

ALESSIO: Eri andato dalla nutrice per… Con me ti puoi confessare.

CARLO: Mi credi capace di questo?

ALESSIO: Perché fai lo gnorri?

CARLO: Io ti dico che non so niente. Tu siete andato dalla nutrice per... Io no!

ALESSIO: Sei disonesto, io sono stato leale con te.

CARLO: Perché? Ho la coscienza pulita e non posso dire diversamente.

ALESSIO: Mi verrebbe da prenderti a schiaffi...

CARLO: Ti sei preso troppe brighe con me!!

ALESSIO: Io?

CARLO: Tu, tu..

ALESSIO (Toccandogli il soprabito): Sto a casa di Nannina e non vado oltre, è meglio tacere così impari le buone maniere.

CARLO (Toccandogli la veste da camera): Tu non insegni niente a nessuno.

ALESSIO: Non mi toccare la veste che ti colpisco! (Carlo si mette in posizione di difesa) Ma tu guarda con chi dovevo imparentarmi.

CARLO: La mia è una onorevole famiglia napoletana e non si discute su ciò.

ALESSIO: Onore e gloria. Tuo figlio era un disperatone, e con la dote di mia figlia s’è sollevato di rango! Mia figlia: un bocciolo di rosa!

CARLO: Mio figlio: la perla dei giovanotti!

ALESSIO: M’hai tolto un fiore!

CARLO: M’hai tolto un gioiello!

ALESSIO: E come disse il bravo a Don Abbondio: questo matrimonio non doveva farsi!

SCENA SECONDA (Raffaele e detti, poi Ernesto, poi Nannina.)

RAFFAELE: Ancora a beccarvi?

CARLO: Don Alessio insulta!

ALESSIO: Hai cominciato tu!

RAFFAELE: Che sono queste chiacchiere? Dovete rispettarvi, volervi bene. Su, facciamo una risata: vi ho portato in dono un ciuccio! Credo vi serva!

CARLO: Un che?

ALESSIO: Un ciuccio!?

RAFFAELE: (Ride) Siete due ingordi in uno stesso piatto, anzi seno! Ma ch’è successo? (Ridendo ancora)

ALESSIO: Ch’è successo? E’ un bugiardo!

CARLO: Nessuna bugia: ho detto di non essere andato dalla nutrice per… Mi capite?

RAFFAELE: Ah! Ah! Ho capito, ho capito...

ALESSIO: Non ti ho potuto mai sopportare, sei stato sempre antipatico, per giunta, quel dente in bocca mi fa senso! (Via prima sinistra)

CARLO: Ma che faccia tosta! Stanotte avevo sete. Mi sono alzato, sono andato al buio verso il comò, cercavo il mio bicchiere con l’acqua. E invece ho bevuto l’acqua sua, quella con la dentiera dentro. Non ho rimesso per miracolo. Sentito Alessio? Sei ributtante! Vedete, vedete con che gente mi son dovuto imparentare!

RAFFAELE: Ah! Ma se vogliamo non ha tutti i torti! A voi è piaciuto andare da Lisetta? Perché lo negate?

CARLO: Insistete! Non mi fate salire il sangue in tetta.. volevo dire in testa e non ci rompete lo scatolame! Fatevi i fattacci vostri. Devo dar conto a voi? (Via a destra)

RAFFAELE: Sono proprio due bambini! Non so se questa casa è un asilo nido o un reparto di geriatria mattoide!

ERNESTO (Dalla comune): Buongiorno Don Raffaele, tra non molto il pranzo è in tavola. Ma avete visto papà?

NANNINA (Dalla seconda a sinistra): Buongiorno dottore, e il mio?

RAFFAELE: (Quante so’ belli tutte e due!). Si, li ho visti, erano fuori di capoccia. Si sono insultati non poco.

NANNINA: Sempre tuo padre!

ERNESTO: Mio padre è calmo, il tuo è matto e s’inalbera per un non nulla!

NANNINA: Con Don Carlo nei paraggi.

ERNESTO: Tuo padre  è vizioso, vuole la carne fresca!

RAFFAELE: No, quelli sono tutti e due della stessa pasta!

ERNESTO: E perché era da Lisetta?

NANNINA: E tuo padre?

ERNESTO: Già,  lo difendi sempre!

NANNINA: Ti piace contrariarmi? Te ne pentirai!

ERNESTO: Sai che c’è di nuovo? Me ne esco e torno domani sera.

NANNINA: Se tu esci, esco pur’ io.

ERNESTO: Se mi viene in testa, io non torno più!

NANNINA: E io faccio lo stesso!

ERNESTO: Ah! Ma io sono una persona responsabile, ho un figlio, io! (Via a destra)

NANNINA: Ah!  Anch’io lo sono e resto.(Via a sinistra)

RAFFAELE: Di questo passo qua non si mangia! Voi vedete che fuoco hanno acceso i vecchi! Fammi andare in cucina… (Via)

SCENA TERZA (Felice con piatti, poi Peppino, indi Raffaele.)

FELICE: Eppure quando penso ai nonnetti mi vien da ridere: trattati come pacchi postali!

PEPPINO: Sbrigatevi e servite a tavola!!

FELICE: Moderiamo i toni, parla come si conviene!

PEPPINO: Parlo come mi pare e se non sapete fare il cameriere, scegliete altro che si accordi al vostro ceto sociale.

FELICE: Non hai alcun diritto di comandare.

PEPPINO: E invece sì che ce l’ho: lavoro in questa casa da molto prima di voi.

FELICE: Proprio non ti sopporto! (S’è scordato il fatto di stanotte!)

PEPPINO: “SIGNORE” dirigetevi altrove, allora.

FELICE: Hai ragione, vado via. (Gli cade un piatto)

PEPPINO: Che disastro! Avete rotto i piatti!

FELICE: Che esagerato! M’è scivolato un solo piatto dalle mani. Nessuna speranza, questo non è il mio posto con tutti questi cafoni! Io sono un signore e mio padre teneva la carrozza.

PEPPINO: Forse un “carrozzone”! Alzate i cocci piuttosto.

FELICE: Mi sento perseguitato. (Si calano)

PEPPINO: Arriva qualcuno, io me la filo! (Via, Felice si nasconde sotto il tavolo)

RAFFAELE: Altro che geriatria, questo è la succursale d’un manicomio! Pure la cuoca è ammattita e non c’è speranza di mangiare! Chi me l’ho ha fatto fare di venire qua! (Felice per prendere un pezzo del piatto, tocca la gamba di Raffaele) Via, via! C’è un cane qua sotto? (Vede Felice) Uh, voi! Che fate lì?

FELICE: Sto passeggiando.

RAFFAELE: E già, questa è “Villa del Popolo”!

FELICE: No eccellenza, ho rotto un piatto e ne raccattavo i pezzi.

RAFFAELE: M’avete spaventato e credevo fosse un cane! Questo è una covo di forsennati! (Via)

SCENA QUARTA (Concetta e detto.)

CONCETTA: Felice, che avete rotto?

FELICE: Peppino mi ha fatto innervosire e m’è scappato un piatto.

CONCETTA: Non è contento della vostra presenza.

FELICE: Ma non gli ho fatto niente.

CONCETTA: Gli avete puntato il cannone, la mitragliatrice...

FELICE: Quale mitragliatrice?

CONCETTA: Siete veramente un peperone, un “pastenacone”!

FELICE: Pastenacone! E cosa vuol dire?

CONCETTA: Voi siete il padre dei “pachiochi”!

FELICE: Pachiochio (imbecille), pastenacone (carotone)...

CONCETTA: Ricordate la storia di Peppino e Lisetta?

FELICE: Sì.

CONCETTA: Eravamo andate in giardino per cantarcele.

FELICE: E perché?

CONCETTA: Li avevo trovati che parlavano, lui faceva il lumacone dicendole di avere lo sguardo mitragliatore; a confronto, io, una scimmia. Non c’ ho visto più!

FELICE: Possibile! Perciò mia moglie mi allontanò e Peppino inventò la tresca tra noi due.

CONCETTA: Vi voleva mettere contro di lei, quell’altro sciocco!

FELICE: A questo punto voglio fare quello che non ho fatto ancora!

SCENA QUINTA (Lisetta e detti, poi Guido.)

LISETTA (Con bimbo): Felice sei qui!

FELICE: Sì, qua!

LISETTA: Quando si pranza, ho fame!

FELICE: Domandalo a Peppino, lui sa tutto.

CONCETTA: (Bravo!).

FELICE: (Ah! Io so’ tremendo!).

LISETTA: E cos’è questo parlare?

FELICE: E’ il parlare d’un uomo, un vero uomo che ha concesso troppa libertà! Me ne vergogno per quello che sei arrivata a fare contro di me! (A Concetta) Pigliatevi un poco Carletto.

CONCETTA: (Troppe chiacchiere, pochi fatti!).

LISETTA: Felice, ma che dici, di che parli!?

GUIDO: Il pranzo è pronto, i signori possono accomodarsi.

CONCETTA: Riprendete il bambino.

LISETTA (A Guido): Fammi il piacere, tieni Carletto.

GUIDO: Sissignora. (Lo prende)

CONCETTA: (Uh! Questo è il momento!).

LISETTA: Felice, spiegati meglio.

CONCETTA: (Scusa!).

FELICE: (Eh! questo è niente).

LISETTA: Sei ubriaco?

FELICE: Già, zuppo! (A Concetta) (Diciamo che sono ubriaco).

CONCETTA: (E che fate, ripetete?!).

LISETTA: Vai a dormire ch’è meglio!

FELICE: Non ho sonno.

LISETTA: E allora fatti una passeggiata, un paio d’ore per svagarti!

FELICE: Ah! Svagarmi? (c.s.) (Diciamo svagarmi!)

CONCETTA: (Eh! Va bene!).

FELICE: Stasera ne riparliamo!

LISETTA (Prende una sedia): Te la rompo in testa!

FELICE (Intimorito): Ferma, stasera parliamo. (Scansando Lisetta, camminando dinanzi a lei per la paura, via)

CONCETTA: (Volevate spaccare il mondo e invece...!).

LISETTA: Che pasticcio! Chi sa che gli hanno raccontato.

CONCETTA: Non certo io.

LISETTA: Quanta invidia e quante lingue biforcute incontriamo nella vita! Credi che io non abbia capito? Te lo ripeto, gira alla larga da quel bonaccione di mio marito, altrimenti...!

CONCETTA: ...altrimenti ve la do io una sedia in testa!

LISETTA: Tu a me?

CONCETTA: Si, io a voi!

GUIDO (In mezzo): Signore, datevi una regolata, signore!

LISETTA (Prende il bimbo): Ci rivedremo!

CONCETTA: Mi trovate qui!

SCENA SESTA (Peppino e detti, poi Felice.)

PEPPINO: Probechè, hai riferito?

GUIDO: Sissignore.

CONCETTA: Me lo vedo io, non ti preoccupare.

PEPPINO: Attenta, io ti avviso...

CONCETTA: Da te non voglio avvertimenti.

PEPPINO: Voi, Donna Lisetta, che avete? Aspettate il consorte. D. Felice, c’è vostra moglie.

FELICE: Lo so dov’è mia moglie.

PEPPINO: Scusate, non ho detto niente di male.

FELICE: (Guido ride. Felice gli dà uno schiaffo) Ridi come una iena!

GUIDO: Statevi fermo con le mani!

FELICE: E tu  non ridere! E, poi, che c’è da ridere? Mica sono Don Nicola?

PEPPINO: (Prendendolo per il naso): Scusate, Don Nicola chi è?

FELICE: A buon intenditore poche parole!

PEPPINO: Quindi sarei io Don Nicola!?

FELICE: Tu lo dici.

PEPPINO: Ne ho piacere!

FELICE: Io pure!

PEPPINO: Adesso il pranzo, poi ne parliamo!

FELICE: Quando volete!

CONCETTA: Con lo stomaco pieno chiariremo tutto.

PEPPINO: Che?

FELICE: Niente, cose di poco conto!

LISETTA: Vogliamo parlare del giardino e dell’albero di limone?

PEPPINO: Dopo.

GUIDO: Datevi una mossa!

FELICE: Meno chiasso e non sederti a tavola con noi.

GUIDO: Uh! E perché?

FELICE: Sei uno sguattero e soffro in tua presenza.

PEPPINO: Perché voi  non siete servitore?

FELICE: No, mio padre teneva la carrozza.

PEPPINO: Era cocchiere!

FELICE: Forse tuo padre faceva il cocchiere! Il mio teneva la carrozza sua e ci andava quando gli pareva.

PEPPINO: Ah! Ho capito, faceva il tira mole.

FELICE: Faceva il tira mole? Non scherzare, ti rendi ridicolo!

PEPPINO: Ridicolo io?

FELICE: Se dici che papà faceva il tira mole.

PEPPINO: Così credevo!

FELICE: Papà stava sempre in carrozza.

PEPPINO: Ma che cosa doveva essere ‘sta carrozza!

SCENA SETTIMA

Giovanni e detti

GIOVANNI: Il pranzo, il pranzo… I Signori sono su tutte le furie! Concetta, ancora qui?

CONCETTA: E’ pronto, ne riparliamo poi!

PEPPINO: Dopo una bella pennichella!

FELICE: Il pomeriggio digerisco, non riposo!

GIOVANNI: Che sono queste frecciatine?

FELICE: Appunto, che sono?

PEPPINO: Come, uno che aveva la carrozza, non sa che sono le frecciatine! Sottintesi, avete capito?

FELICE: Inutile, il mio posto non è tra i servitori. E tu, Peppino, spiegati bene, parla chiaro: possono sorgere equivoci. Come pure spieghiamo meglio la storia della limonata.

CONCETTA: Forse era la sorella!

FELICE: Ah! Era la sorella?

PEPPINO: No, la mamma! Concetta, mettiamo da parte i parenti o mi arrabbio.

CONCETTA: Si arrabbia. Sbruffone, sei solo un calunniatore.

LISETTA: Se c’è chi gli crede.

FELICE: Zitta tu, non parlare, qui si sa tutto!

LISETTA: Ma si può sapere che cosa?

FELICE: Abbiamo detto dopo pranzo? E dopo pranzo se ne parlerà.

LISETTA: No, tu devi dire che cosa e chi ti ha imbottito di fesserie.

FELICE: M’ha preso per lacerto!

LISETTA: Chi ti ha riempito la testa, deve vedersela con me!

CONCETTA: Cara, le vostre minacce non ci fanno un baffo!

LISETTA: Allora sei stata tu?

CONCETTA: Si, sono stata io!

FELICE: Allora parlate in vostra discolpa.

CONCETTA: Sì, ieri l’ho veduta amoreggiare con Peppino.

LISETTA: Che brutta gente... E comunque? Continuate.

PEPPINO: (ride): Le ho chiesto...

FELICE: Voi non parlate, dopo pranzo!

GIOVANNI: Io non capisco...

LISETTA: Ne ho conosciute di persone pettegole e maldicenti, ma come te no.

CONCETTA: Un’altra volta? Siate onesta e nessuno taglierà e cucirà!

LISETTA Guardate chi parla di onestà!

CONCETTA: Andate ad arricchire un’altra casa!

LISETTA: Hai ragione, questo bacchettone di mio marito abbocca tutto.

FELICE: Tu hai colpa!

LISETTA: Gentaglia!

CONCETTA: Chissà da quale montagna scendi!

FELICE: Montagna!?

LISETTA: Io sono di montagna?

FELICE: T’ha pigliata per una castagna!

LISETTA: Felice mantieni Carletto. Colombina, io ti faccio uscire il sangue dal naso!

CONCETTA: Il sangue dal naso! (Giovanni e Peppino in mezzo) Io rompo la testa a te e a quell’illuso di vostro marito!

FELICE: Illuso poi!... (A Peppino dandogli il bimbo) Scusate, un momento il piccolo. Io non faccio il prestigiatore!

CONCETTA: Un altro marito le avrebbe gonfiata la faccia

FELICE: Io non devo picchiare lei, ma Peppino!

PEPPINO: A me? Giovanni, tieni qua, abbi pazienza. (Gli dà il bimbo) Fino adesso ho sopportato, sono stato zitto. Voi, voi a chi volete picchiare?

FELICE: A te, a te!

PEPPINO: E li avete gli attributi per farlo?

FELICE: Questo credete voi servitori! (d.d. campanello)

GIOVANNI: Ma perché, che hai contro i servitori? (A Probechello) Tiene qua un momento. (Gli dà il bimbo) Siamo servitori, voi siete migliore?

FELICE: E si capisce, ho fatto male a confondermi con voi!

GIOVANNI: Tanto onore hai potuto ricevere!

SCENA ULTIMA

Ernesto, Raffaele, Carlo, Alessio, Nannina e detti.

ERNESTO: Ma siete diventati sordi?

RAFFAELE: Questo pranzo è pronto o no?

PEPPINO: Pronto eccellenza.

ERNESTO: Pronto! Pronto! Ma qui nessuno serve e tutti a confabulare.

LISETTA: Signore, vi comunico che andiamo via.

ERNESTO: Come, te ne vai! Perché?

LISETTA: Abbiamo tutta la servitù contro!

FELICE: Non voglio andare in galera!

PEPPINO: Signore, vedete, sapete...

CONCETTA: Lei, Lisetta...

GIOVANNI: Eccellenza, loro...

ERNESTO: Silenzio in aula, anzi in cucina!! Domani parliamo e tu, Lisetta, non te ne andrai, Carletto ha necessità di riprendersi e la tua presenza, qui, è fondamentale!

LISETTA: Grazie eccellenza!

FELICE: Grazie Ernesto!

ERNESTO: Teniamo le distanze, non sono vostro fratello!

ALESSIO: Ho capito, dopo pranzo alzo i tacchi e vado via io.

ERNESTO: E perché?

ALESSIO: La pace domestica prima di tutto e le troppe discussioni non giovano a noi vecchi, a voi giovani!

CARLO: In questo caso, sarò io a togliere il disturbo.

ALESSIO: Io.

CARLO: No, no...

ALESSIO: Senza acredine, tutti e due.

CARLO: Approvo!

NANNINA: Ma perché?

ERNESTO: Ci fate rattristare, così!

ALESSIO: Su, su fate pace, non vi voglio vedere così. (Spinge Ernesto e Nannina ad abbracciarsi)

TUTTI: Bene! Bravi!...

ERNESTO: Ed ora, servite il pranzo.

PEPPINO: Subito. (Si avviano tutti)

RAFFAELE: Ah! Ringrazio Dio! Stavo per svenire! (Via)

FELICE: Lisetta, perdonami!

LISETTA: Io ti ho già perdonato!

FELICE Ci siamo presi le nostre soddisfazioni!

LISETTA: E’ vero, sono tutti in cucina a rodersi!

FELICE: E’ il pubblico che deve giudicare e al pubblico, di certo, son piaciuti i tuoi pasticci!

(Cala la tela.)

Fine

FINE DELLA COMMEDIA

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